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GEORG GRODDECK

Il libro dellEs
Lettere di psicoanalisi a unamica

Titolo originale: Das Buch vom Es Psychoanalytische Briefe an eine Freundin Traduzione di Laura Schwarz 1961 Limes Verlag Wiesbaden 1966 Adelphi Edizioni s.p.a. Milano Edizione Club su licenza di Adelphi Edizioni S.p.A. Edizione marzo 1983

NOTE DI COPERTINA Medico famoso, uomo affascinante e paradossale, Georg Groddeck fu il primo che si valse dei metodi psicoanalitici nella cura delle malattie organiche; fu anche il solo, tra i pionieri della psicoanalisi, a non voler mascherare quella componente fantastica di guaritore e mago che deve esserci in chi opera sulla psiche delluomo. Groddeck diffidava delle teorie troppo rigide, era insofferente a ogni gergo tecnico e mai avrebbe rinunciato alla sua fantasiosa ironia. naturale perci che la sua opera pi nota, Il libro dellEs, pubblicato per la prima volta a Vienna nel 1923, sia il meno accademico, il meno ortodosso, tra i testi salienti della psicoanalisi. Trattato psicoanalitico sotto forma di romanzo epistolare, dove si alternano malizia, tenerezza e ironia, Il libro dellEs un carteggio tra il medico-psicoanalista Patrik Troll e una sua amica. In un linguaggio diretto e spregiudicato, Groddeck espone la propria concezione sullinconscio, da lui denominato Es, termine che venne adottato anche da Freud. LEs uno spiritello maligno e onnipotente che, contrapposto allEgo razionale e cosciente, fa agire luomo a dispetto della propria razionalit. Le lettere contenute nel volume sono dimostrazioni delle teorie groddeckiane, della forza e delle imprevedibili capacit del nostro Es. I temi sono quelli classici della masturbazione, dellincesto, delle fantasie sul parto e sul coito, ma non sono mai unesposizione dottrinale: in ogni pagina fioriscono gli aneddoti, episodi apparentemente incredibili accorsi a pazienti beffati dal loro Es, la vera intima realt negata allessere umano. A distanza di 60 anni dalla sua prima edizione questo libro non ha perso nulla del suo mordente, anzi alimenta linteresse per laspetto non tradizionale della psicoanalisi, per il linguaggio del corpo, per quanto di occulto e di affascinante c in natura. Una lettura scorrevolissima e divertente, essenziale in una biblioteca completa. Georg Groddeck nacque a Bad Kosen (Germania) nel 1866. Ultimo figlio di un medico, studi medicina a Berlino, dove fu discepolo di Ernst Schweninger, ideatore di una terapia basata sulle diete e sui massaggi. Quando si trasfer a Baden-Baden, nel 1897, fond una clinica che nel giro di pochi anni divenne celebre e attir pazienti da ogni parte dEuropa. Le sue esperienze cliniche e soprattutto la scoperta dellimportanza che i simboli possono acquistare nella vita delle persone, lo

avvicinarono, senza che se ne rendesse conto, alla psicoanalisi. Nel 1917 scrisse una lettera a Freud dichiarandosi convertito alla psicoanalisi e da qui inizi tra i due unamicizia che dur tutta la vita. Nel 1921, grazie allappoggio di Freud, Groddeck pubblic un romanzo psicologico Il cercatore di anime e nello stesso anno inizi Il libro dellEs, pubblicato due anni dopo, che affascin Freud e consacr Groddeck analista selvaggio. Mor nel 1934.

INDICE

Prefazione di Lawrence Durrell Lettera I Lettera II Lettera III Lettera IV Lettera V Lettera VI Lettera VII Lettera VIII Lettera IX Lettera X Lettera XI Lettera XII Lettera XIII Lettera XIV Lettera XV Lettera XVI Lettera XVII Lettera XVIII Lettera XIX Lettera XX Lettera XXI Lettera XXII Lettera XXIII Lettera XXIV Lettera XXV Lettera XXVI Lettera XXVII Lettera XXVIII Lettera XXIX Lettera XXX Lettera XXXI Lettera XXXII Lettera XXXIII Qualche parola in memoria di Georg Groddeck

PREFAZIONE Questo libro straordinario merita oggi la nostra attenzione per due motivi: come splendido esempio di arte letteraria, e come resoconto di prima mano del padre della medicina psicosomatica sullevoluzione delle proprie idee riguardanti la salute e la malattia. No di certo, nonostante la materia, il libro non una dissertazione scientifica! Con semplicit, in una serie di lettere a una paziente, Groddeck spiega le sue idee: sono lettere piene di spirito, di poesia e di malizia. Come tutti i poeti, egli non sistematico, n dogmatico, n didattico, e forse proprio per questo il mondo medico gli dedica cos poca attenzione. Procede per intuizioni selezionate, e con labilit che propria di uno scrittore nato. Eppure Invano scrive Freud Georg Groddeck sostiene di non aver nulla da spartire con la scienza. S, invano! Ma Groddeck era piuttosto un guaritore e un saggio che non un medico; egli non poteva rimanere nei limiti di un determinismo psicologico cos rigido come quello di Freud. Amava e onorava Freud come suo maestro, e a questo grande uomo infatti doveva tutto, ma il suo angolo visuale interamente nuovo e originale. Egli fu il primo ad attribuire pieno valore alle ipotesi freudiane nel campo delle malattie organiche: nella sua celebre clinica di Baden-Baden, egli lott contro il cancro e la tisi, non contro le nevrosi. Sue armi principali erano la dieta, il massaggio e lindagine psicologica secondo i principi freudiani. Il suo sistema terapeutico si sviluppava dallidea fondamentale che le malattie delluomo sono una specie di

rappresentazione simbolica delle sue predisposizioni psichiche, e che in molti casi possibile servirsi dei metodi freudiani (con laggiunta della dieta e del massaggio) per interpretarne la sede e il modello tipologico, con esito altrettanto positivo che in una comune nevrosi ossessiva. Egli si rifiutava di accettare la separazione di anima e corpo in due parti in s conchiuse: per lui erano due diversi modi di essere. Noi ci fabbrichiamo nellidentico modo le nostre malattie mentali e quelle fisiche. Questo appare oggi un tale luogo comune che il lettore stenter a comprendere tutta loriginalit di una siffatta posizione, allorch essa fu esposta per la prima volta da Groddeck. Ma baster che egli dia unocchiata allanno in cui questo libro vide la 1 luce. Ma, allora, come mai lopera di Groddeck ha sofferto di uneclisse cos immeritata? In parte, perch egli rifuggiva dalle trattazioni scientifiche di lungo respiro, ma soprattutto perch, nella sua modestia, egli si oppose al desiderio dei discepoli e degli ammiratori di fondare una Societ Groddeck, sullesempio delle societ che ci hanno reso familiare il nome di Freud, di Jung, di Adler e di altri. Egli nutriva tutto lorrore del poeta per i discepoli, le dissertazioni, i contributi scientifici, le esegesi e, sopra ogni altra cosa, per tutta quella sterile polvere che turbina intorno a una personalit creatrice e a un nuovo pensiero. Non voleva lasciarsi trasformare in archimandrita o in un bonzo. La sua fu una vita di guaritore, e invero tutta la sua impostazione teorica pu riassumersi in poche centinaia di parole. Ma limportanza di Groddeck non risiede per noi soltanto nelle sue idee, bens, soprattutto, nella forza della comunicazione artistica. Egli fu il primo a dare un nuovo orientamento alla medicina moderna, allontanandola dalla separazione tra corpo e spirito: certe sue scoperte possono apparire anche oggi frutto di fantasia, ma io sono sicuro che un giorno sar possibile dimostrarne lesattezza. I suoi libri hanno la certezza magica della loro poesia che, dopo tutto, non che il dono di vedere. Per uno scrittore inglese (che molto deve a questo ammirevole genio germanico) un grande onore e una grande gioia essere pregato di presentare la nuova edizione di questo libro, cos ingiustamente dimenticato. Penso con molto piacere ai giovani lettori tedeschi che riscopriranno questo enigmatico (spesso malizioso) poeta tedesco della salute psichica anzi, dovrei scrivere, della salute psicofisica, poich Groddeck avrebbe disprezzato una locuzione cos manchevole. Non importante che essi accettino o rifiutino luna o laltra delle sue idee: Groddeck ci trascina con la sua gioia di vivere, con il moto flessuoso del suo spirito tenero e ironico. Quanto amerei averlo conosciuto, solo per potergli stringere la mano! Norman Douglas distingueva gli scrittori in due categorie, a seconda del loro atteggiamento verso la vita: nella sua scala di valori, gli uni dicevano di s alla vita, gli altri la negavano. Groddeck era, fino in fondo, uno di quelli che dicevano di s. La sua forza e la sua tenerezza dovrebbero ancora oggi commuovere ciascuno di noi, poich di lui abbiamo ancora, sempre, bisogno. Eccolo a voi! LAWRENCE DURRELL

1 La prima edizione, pubblicata a Vienna presso l'Internationaler Psychoanalytischer Verlag, del 1923.

Georg Walther Groddeck nacque in Germania, a Bad Kosen, nel 1866, quarto e ultimo figlio di un noto medico, e mor in Svizzera, a Zurigo, nel 1934. A dodici anni fu inviato al celebre collegio di Pforta in Sassonia, dove ben presto si distinse per la sua insofferenza alla rigida disciplina di quella scuola. Nel 1881 la sua famiglia, rovinata economicamente, dovette trasferirsi a Berlino, dove, finiti gli studi a Pforta, Groddeck la raggiunse nel 1885 per iscriversi alla facolt di medicina di quella universit e dove, poco prima, era morto suo padre. A Berlino egli divenne un fervente ammiratore e discepolo del famoso Ernst Schweninger, caposcuola di una terapia basata sulle diete e i massaggi, e che era, tra laltro, medico personale di Bismarck. Laureatosi in medicina nel 1889, egli pass otto anni nellesercito come ufficiale medico, con profonda insoddisfazione; poco dopo la morte della madre, avvenuta in questo periodo, egli spos una giovane signora, gi madre di due figli, che divorzi dal marito per unirsi a lui. Nel 1897 Groddeck, lasciato lesercito, si trasfer a Baden-Baden, per dirigervi una clinica appartenente a Schweninger, che abbandon tre anni dopo per darsi alla libera professione e per fondare poi, lui stesso, una piccola clinica. Fu in questo periodo che cominci a scrivere: il suo primo libro, Ein Frauenproblem, fu pubblicato nel 1903, seguito nel 1905 dal romanzo psicoanalitico Ein Kind der Erde; nel 1906 apparve un suo lungo poema dal titolo Hochzeit des Dionysos e nel 1910 un saggio critico sulle opere teatrali di Ibsen; unampia raccolta di saggi fu poi pubblicata lanno successivo. Nel frattempo, la sua vita e la sua attivit professionale avevano subito una svolta importante; durante la cura di una sua paziente egli fu colpito dallimportanza che i simboli hanno nella vita e nella salute delle persone. Questa esperienza (che egli descrive diffusamente nel Libro dellEs, pp. 274-81 di questa edizione) lo indusse ad adottare nuovi metodi di cura e a dare una sempre maggiore importanza alla psicoanalisi. Nel 1913 il suo nome acquist notoriet per il successo ottenuto dal suo libro su Schweninger, con il titolo di Nasamecu (dalle lettere iniziali del noto adagio Natura sanat, medicus curat). Nominato direttore dellospedale della Croce Rossa di Baden-Baden nel 1915, dette poco dopo le dimissioni per protestare contro latteggiamento brutale degli ufficiali, inviati in ispezione, verso i suoi pazienti. Nel maggio 1917 Groddeck scrisse a Freud per comunicargli la sua completa conversione alla psicoanalisi. Freud rispose immediatamente con una lunga lettera nella quale esprimeva molto calorosamente la propria simpatia e il proprio apprezzamento per la sua persona e per la sua attivit professionale. Fra laltro, egli scrisse: Noto che Lei mi prega con insistenza di darLe la mia conferma ufficiale che non uno psicoanalista, che non uno del gruppo dei seguaci, ma che pu, piuttosto, presentarsi come qualcosa di particolare e di autonomo. Evidentemente, Le faccio un grosso favore se la respingo da me, l dove sono gli Jung, gli Adler e altri. Ma non posso farlo, io devo avanzare le mie pretese su di Lei, devo affermare che lei uno splendido analista, il quale ha afferrato in modo definitivo la sostanza della questione. Chi riconosce che il transfert e la resistenza sono i punti cardinali del trattamento appartiene ormai, senza rimedio, alla schiera dannata. Cos cominci la loro corrispondenza e una amicizia duratura, sentita da entrambi. Essi si incontrarono tre anni dopo allAia, in occasione del congresso internazionale di psicoanalisi, e nel

1921, con lappoggio di Freud, il romanzo psicologico di Groddeck, Der Seelensucher, fu pubblicato dallInternationaler Psycoanalytischer Verlag di Vienna, lo stesso editore presso cui, nel 1923, apparve anche Das Buch von Es. Poco dopo questultima pubblicazione, Freud scriveva a Groddeck: Questo piccolo libro mi molto caro. Ritengo sia unazione meritoria mettere continuamente sotto il naso delle persone i fondamenti dellanalisi, da cui esse tanto volentieri si discostano. Oltre a ci, lopera sostiene il punto di vista, teoricamente importante, che io ho affrontato nel mio libro, che sta per essere pubblicato, Ich und Es. Effettivamente Freud riconobbe che egli doveva il termine Es a Groddeck, il quale, a sua volta, laveva tratto da Nietzsche. A partire del 1925 Groddeck cominci la pubblicazione di una piccola rivista, Die Arche, di cui egli scriveva quasi tutti gli articoli e che, seppure intesa a divertire i pazienti della sua clinica, ha offerto un notevole contributo allapprofondimento e alla diffusione delle dottrine psicoanalitiche. Nel 1930 egli ebbe un primo attacco di cuore, che non gli imped tuttavia di continuare il suo lavoro di medico e di scrittore. Un nuovo attacco lo colp, per, nel maggio del 1934. Per protestare contro le persecuzioni degli Ebrei in Germania, Groddeck scrisse in questo periodo alcune lettere a Hitler, la cui risposta fu di ordinare il suo arresto. Avvertito in tempo, egli riusc a rifugiarsi in Svizzera, a quindici giorni di distanza dal suo secondo attacco. Poco dopo fu invitato dalla Societ Psicoanalitica di Zurigo a tenere una conferenza, ed egli parl con molto successo di uno dei suoi argomenti favoriti: Occhi, visione e visione senza occhi. Qualche ora pi tardi ebbe un nuovo collasso e fu trasportato alla clinica di Knonau, dove mor, nel sonno, due settimane dopo. Nel 1926 il noto medico e oftalmologo inglese William Inman ci ha lasciato di Georg Groddeck questo ritratto: Era un uomo grosso, alto, con le spalle larghe, gli occhi blu e unattraente brutta faccia alla Puck, calvo e con la testa completamente rasata in estate, le mani forti dal tocco gentile (egli infatti si vantava, con ragione, della sua abilit di massaggiatore), un sorriso affascinante, una risata cordiale unita a un acuto senso dumorismo, e la reverenza di un mistico per le forze che guidano luomo sul sentiero della vita. Era, penso, il pi umile uomo di scienza che io abbia mai incontrato. Di facile approccio, gentile e rispettoso di tutti, umili e potenti, di una timidezza dignitosa, anche se con una grande fede nelle proprie idee, egli era un modello di medico.

Il libro dellEs
LETTERA I E cos, mia cara amica, Lei desidera che io Le scriva; ma non vuole notizie personali, pettegolezzi, belle frasi: vuole una corrispondenza seria, istruttiva, il pi possibile scientifica. E un brutto affare!

Che cosa centro io con la scienza, poveretto? Quel poco di scienza di cui mi servo nella pratica medica non Glielo posso esporre, altrimenti Lei scoprirebbe le magagne nascoste sotto il camice che indossiamo con tanto di autorizzazione statale. Ma forse La potr accontentare raccontandoLe perch ho voluto fare il medico, e come sono giunto al mio atteggiamento di rifiuto nei riguardi della scienza. Non ricordo di aver dimostrato da bambino una particolare inclinazione per la medicina, e in ogni caso sono sicuro di non aver mai, neanche in seguito, collegato dei sentimenti filantropici a questa professione. E se anche, come certo accaduto, mi sono fatto bello di tali nobili sentimenti, si giudichi benignamente la mia menzogna. Ho fatto il medico perch lo faceva mio padre. Egli aveva proibito a tutti i miei fratelli di abbracciare quella carriera, probabilmente perch voleva convincere se stesso e gli altri che le sue difficolt economiche dipendevano dal fatto che i medici guadagnano poco; ma le cose non stavano certo cos: egli aveva fama di buon medico presso giovani e vecchi e i guadagni erano proporzionati alla sua fama. Ma, come avviene anche a suo figlio e a chiunque altro, quando dentro di lui cera qualcosa che non andava, gli piaceva attribuirlo a una causa esterna. Un giorno, non so perch, mi chiese se non volevo fare il medico e io, interpretando tale domanda come un segno di distinzione rispetto ai miei fratelli, risposi di s. Cos fu deciso il mio destino, sia per quanto riguarda la scelta della professione, sia per il modo in cui lho sempre esercitata. Infatti, da allora in poi, ho sempre imitato consapevolmente mio padre, tanto che una sua vecchia amica, quando mi conobbe molti anni dopo, scoppi a dire: proprio tale e quale il padre, ma senza una scintilla del suo genio!. Mio padre in quella occasione mi raccont un episodio che pi tardi, quando cominciai a nutrire dubbi sulle mie attitudini per la medicina, mi tenne saldamente ancorato a questa professione. Forse quella storia la conoscevo fin da prima, ma certamente, nello stato danimo in cui mi trovavo, novello Giuseppe scelto e preferito tra i fratelli, essa mi fece molta impressione. Quando avevo tre anni, mio padre mi osserv un giorno giocare alle bambole con la sorellina, che era un poco pi grande di me ed era la mia assidua compagna di giuochi. Lina voleva infilare alla bambola ancora un altro indumento, e io dopo una lunga lotta cedetti dicendo: E va bene, ma vedrai che soffocher!. Da questo episodio mio padre aveva dedotto che io fossi dotato per la medicina, e anche io ne trassi la stessa ben poco fondata conclusione. Ho riferito questo fatterello perch mi d occasione di parlare di un lato del mio carattere: la tendenza a lasciarmi prendere da una strana angoscia, in modo improvviso e apparentemente immotivato, di fronte a cose di poco conto. Langoscia , come Lei sa, la conseguenza di un desiderio represso; nel momento in cui esprimevo lidea che la bambola sarebbe soffocata, dovevo sentire io stesso il desiderio di uccidere una qualche creatura, rappresentata in quel momento dalla bambola. Non so di chi si trattasse, ma suppongo fosse proprio la mia sorellina: la sua costituzione delicata le procurava da parte di mia madre molti privilegi che, come figlio minore, io avrei preteso per me. Ecco dunque la qualit essenziale del medico: una tendenza alla crudelt, repressa giusto quel tanto che le permetta di diventare utile, e dominata dallangoscia di fare del male. Varrebbe la pena di indagare ulteriormente in questo ben congegnato giuoco di opposti che c fra crudelt e

angoscia, perch esso ha grande importanza nella vita; ma in questa lettera mi limiter ad affermare che il rapporto con mia sorella ha molto influito sullevoluzione del mio desiderio di fare del male e sul modo in cui lho tenuto a bada. Giocare alla mamma era il nostro passatempo preferito, e succedeva che il bambino fosse cattivo e le prendesse. La natura malaticcia di mia sorella ci costringeva a far le cose delicatamente, e ci si riflette nel modo in cui, in seguito, ho fatto uso della mia professione. Oltre allavversione per il mestiere sanguinario del chirurgo, nutro disgusto per i veleni assortiti della farmacopea, e cos mi sono dato al massaggio e al trattamento mentale; non che siano metodi meno crudeli, ma entrambi si adattano meglio allumano desiderio di soffrire che proprio di ogni individuo. La delicatezza di cuore di Lina imponeva ogni giorno esigenze sempre mutevoli alla mia sensibilit inconscia, e da ci nacque in me la disposizione a occuparmi di malati cronici, mentre le malattie acute mi rendono impaziente. Questo, pressappoco, ci che posso dirLe sulla mia scelta della professione. Ma se Lei ci riflette solo un pochettino, Le verranno in mente ogni sorta di cose sul mio atteggiamento di fronte alla scienza; infatti chi, sin dallinfanzia, si occupato solo di un singolo malato, difficile che impari a catalogare sistematicamente le sue esperienze; e anche qui la cosa pi importante stata limitazione. Mio padre era un eretico della medicina: non riconosceva altra autorit che se stesso, andava per la propria strada, giusta o sbagliata che fosse, e non dimostrava, n a parole n a fatti, troppo rispetto per la scienza. Ricordo ancora come se la rideva delle speranze suscitate dalla scoperta del bacillo della tubercolosi e del colera, e con che profonda soddisfazione raccontava come, contro tutti i dogmi della fisiologia, avesse allevato un lattante nutrendolo per un anno esclusivamente di brodo. Il primo libro di medicina che mi mise in mano, quando ero ancora al ginnasio, era la Medicina empirica di Rademacher, e, dato che in quel libro i punti in contrasto con la scienza ufficiale erano energicamente sottolineati e arricchiti di ampi commenti in margine, non c proprio da meravigliarsi che io fossi incline al dubbio fin dallini zio dei miei studi. Questa tendenza al dubbio aveva anche altre origini: a sei anni persi per un certo periodo lamicizia esclusiva di mia sorella, che rivolse le sue simpatie a una compagna di scuola di nome Alma, e, questa la nota pi dolorosa, cominci a fare con la sua nuova amica i nostri giochetti sadici, escludendone me. Una sola volta mi riusc di spiare le due bambine mentre si raccontavano delle storie: questa era la loro occupazione preferita. Alma aveva inventato la storia di una madre cattiva che per castigo rinchiude il suo bambino disubbidiente in un gabinetto (e bisogna pensare a un primitivo gabinetto di campagna). Ancor oggi mi rammarico di non aver udito la fine di questa storia. Lamicizia fra le due bambine si esaur, e la mia sorellin a ritorn a me. Ma quel periodo di solitudine bastato a ispirarmi una profonda avversione per il nome Alma. E ora vorrei ricordarLe che le universit sono chiamate Alma mater. Ci mi ha molto maldisposto contro la scienza, tanto pi che Alma mater veniva chiamato anche il mio ginnasio, dove io ho molto sofferto, e di cui dovrei parlarLe a lungo, se volessi spiegarLe la mia evoluzione sul piano umano. Ora per non voglio occuparmi

di questo, ma solo del fatto che ho riversato sulla scienza tutto il mio odio e la sofferenza dei giorni di scuola, perch pi comodo attribuire a cause esterne i turbamenti dellanima piuttosto che ricercarne i motivi nelle profondit dellinconscio. Pi tardi, solo molto pi tardi, mi sono reso conto che lespressione Alma mater, madre nutrice, mi ricordava i primi gravissimi conflitti della mia vita. Mia madre ha allattato solo il figlio maggiore; essa contrasse allora una grave infezione che le atrofizz le ghiandole mammarie. Probabilmente io nacqui un paio di giorni prima del previsto; in ogni caso non cera ancora la balia che era stata assunta per me, e per tre giorni fui stentatamente nutrito da una donna che veniva due volte al giorno ad offrirmi il seno. La cosa non mi aveva nociuto, mi dissero, ma che cosa ne sappiamo dei sentimenti di un lattante? La fame, non certo una buona accoglienza per un bambino appena venuto al mondo! Ho incontrato qua e l persone cui accaduta la stessa cosa, e, anche se non posso proprio dimostrare che la loro psiche ne abbia risentito, ci mi sembra assai probabile. In confronto a loro, credo ancora di esserne uscito abbastanza bene. C per esempio una donna che conosco da molti, molti anni: appena nata, fu oggetto di avversione da parte di sua madre, che non la allatt, pur avendo allattato gli altri figli, e la affid alla bambinaia e al biberon. Ma la bimba prefer soffrire la fame piuttosto che succhiare da un ciuccio di gomma; si ammal e giunse in punto di morte, finch un medico non riusc a scalzare lantipatia della madre. Allora, da insensibile, essa divenne una madre apprensiva: assunse una balia, e non passava unora senza che ella andasse a vedere la bimbetta. Questa rifior e divenne una donna piena di salute, la beniamina della madre, che fino alla morte cerc di accattivarsene laffetto. Ma nella figlia non rimase che lodio: la sua vita tutta una catena di inimicizie, in cui ogni anello stato forgiato dalla vendetta. Ha tormentato la madre sino alla fine dei suoi giorni, abbandonandola sul letto di morte; perseguita, senza rendersene conto, chiunque le ricordi la madre, e per sempre vivr in lei linvidia instillatale dalla fame. Non ha bambini: le persone che odiano la propria madre non hanno figli, e questo talmente vero che, di fronte a un matrimonio sterile, si pu senzaltro affermare che uno dei due coniugi odia la propria madre. Chi odia la propria madre ha paura di avere a sua volta dei figli, perch la nostra vita governata dal principio: Oggi a me, domani a te. Eppure essa dilaniata dal desiderio di aver dei bambini: cammina come una donna gravida, quando vede un lattante le si inturgidisce il seno, e quando qualche sua amica rimane incinta anche il suo ventre comincia a gonfiarsi. Pur essendo ricca e appartenendo alla buona societ, per anni ha frequentato quotidianamente un reparto maternit, aiutando ad accudire ai bambini, lavando i pannolini, assistendo le puerpere; e di soppiatto, come una ladra, accostava con folle bramosia gli infanti al suo petto senza latte. Eppure si sposata per ben due volte con uomini di cui sapeva fin da prima che non potevano generare. Vive di odio, di angoscia, di invidia, del tormentoso desiderio di ci che non pu avere. Ed ecco unaltra donna, che anchessa soffr la fame nei primi giorni di vita. Non mai riuscita a confessare a se stessa che odiava sua madre, ma incessantemente

tormentata dallidea di averla uccisa, pur ammettendo per prima lassurdit di tale idea: sua madre infatti mor giovane, durante unoperazione di cui la bambina non sapeva neppure che doveva aver luogo. Da molti anni ella malata, vive chiusa nella propria camera, si nutre di odio contro tutta lumanit, non vede nessuno, piena dinvidia, di livore. Ma, tornando a me, finalmente giunse la nutrice, che poi rimase in casa nostra per tre anni. Ha mai riflettuto su quello che prova un bambino allattato da una balia? La faccenda un po complicata, per lo meno se il bambino ha una madre che gli vuol bene. Da una parte c una madre nel cui grembo egli rimasto per nove mesi, al calduccio, senza alcuna preoccupazione, beato e soddisfatto. Non deve forse amarla? E poi ecco unaltra creatura, al cui seno si attacca ogni giorno; ne succhia il latte, sente il tepore della sua fresca pelle, ne respira lodore. Non deve forse amarla? Ma a quale attaccarsi? Il lattante nutrito dalla balia collocato in una situazione dincertezza e di dubbio che egli non abbandoner mai pi. La sua capacit di credere scossa sin dalle fondamenta, e per lui sar sempre pi difficile che per gli altri scegliere di fronte a unalternativa. E per questa persona, la cui vita emotiva stata lacerata fin dallinizio, che stata defraudata della forza della passione nella sua pienezza, che cosa possono rappresentare le parole Alma mater se non una menzogna, uno scherno? Ma il sapere gli apparir fin da principio sterile. E come se gli si dicesse: Questa, che non ti nutre, tua madre, e pretende che tu sia cosa sua; laltra invece ti nutre, e tuttavia non sei suo figlio. Il bambino si trova di fronte a un problema che non pu risolvere con il sapere, da cui deve evadere, e per evadere da questo pressante interrogativo non c di meglio che rifugiarsi nella fantasia. Ma chi si trova a suo agio nel regno della fantasia, un giorno o laltro arriver a riconoscere che tutta la scienza non altro che una variet, una specialit della fantasia, per cos dire, con tutti i pregi e i difetti della specializzazione. Vi sono anche persone che non si trovano a proprio agio nel regno della fantasia, e Le parler brevemente di una di queste. Nessuno voleva che venisse al mondo, ma egli ci venne lo stesso, a dispetto di suo padre e di sua madre. Alla madre venne a mancare il latte, e fu assunta una balia. Il bimbo crebbe in mezzo ai fratelli pi fortunati, che avevano succhiato al seno materno, ma rimase estraneo a loro, e cos pure ai genitori. E, senza volerlo e neppure saperlo, egli ha gradatamente allentato i vincoli che univano il padre e la madre: oppressi da un semiconsapevole senso di colpa, che saltava agli occhi chiaramente agli estranei per lo strano modo con cui trattavano il figlio, essi si sono separati e ora non sanno pi nulla luno dellaltro. Il figlio diventato una persona che dubita di tutto, dallesistenza dissociata; non osando abbandonarsi alla fantasia, poich voleva diventare una persona rispettabile mentre i suoi sogni erano quelli di un avventuriero al bando della societ, cominci a bere, come destino di molte persone cui mancato lamore nelle prime settimane di vita. Ma, come in tutto, egli un alcoolizzato solo per met, ed preso dalla smania di bere solo per dei periodi che durano qualche settimana o qualche mese; e io, che lho studiato un poco in queste sue vicissitudini, so che, prima di afferrare il bicchiere, gli viene sempre in mente quella faccenda della balia. Ci mi d la certezza che egli potr guarire. Ed ecco una cosa strana: questuomo ha scelto per moglie una

donna che nutre verso i propri genitori un odio profondo come il suo, che come lui va matta per i bambini, eppure ha paura di averne come della morte. E, poich questo non dava ancora alla sua anima torturata la certezza che non gli sarebbe potuto nascere un figlio, il quale lavrebbe a sua volta punito, egli contrasse una bella malattia venerea e ne contagi la moglie. Quante tragedie sconosciute si celano nella vita degli uomini! La mia lettera giunge al termine, ma vorrei finire di raccontarLe la storia della mia balia. Non ne ricordo pi laspetto, ma solo il nome: Berta, la splendente. Ricordo per chiaramente il giorno in cui se ne and: mi diede una moneta di rame da tre pfennig come regalo daddio e ho in mente ancora benissimo che, invece di comprarmici dei dolci secondo il suo desiderio, mi sedetti sui gradini di pietra della cucina sfregandovi sopra la moneta, per farla luccicare. Da allora sono stato perseguitato dal numero tre. Parole come trinit, triangolo, triplice alleanza, hanno per me un suono sospetto, e non solo le parole, ma anche i concetti cui si riferiscono, anzi tutto ledificio di idee costruito attorno a esse da un ostinato cervello infantile. Cos fin dallinfanzia ho rifiutato lo Spirito Santo in quanto Terza Persona, la trigonometria stata per me un tormento nei giorni di scuola, e la politica della Triplice Alleanza, a quel tempo molto lodata, ha subito goduto della mia disapprovazione. S, il tre divenuto per me una sorta di numero fatale: se mi volgo indietro e osservo la mia vita sentimentale vedo che, ogni volta che nel mio cuore si accendeva una passione, io subentravo come terzo in una coppia di persone gi legate da un preesistente vincolo di affetto; ho sempre cercato di separare dallaltra la persona per cui palpitava il mio cuore, e appena ci riuscivo la mia passione si raffreddava. S, ora mi rendo conto che, per mantenere in vita questo affetto languente, chiamavo unaltra volta in giuoco una terza persona, per poi allontanarla nuovamente. Cos si sono ripetuti in me senza che lo volessi, anzi senza che neppure lo sapessi, i sentimenti del doppio rapporto con la madre e con la balia; ed una cosa su cui val la pena di riflettere, poich dimostra, se non altro, che nellanima di un bambino di tre anni si svolgono processi stranamente intricati, eppure ben chiari nella loro direzione fondamentale. La mia balia lho rivista una volta sola, per pochi minuti, quando avevo circa otto anni. Era unestranea per me, e provai un grave senso di oppressione in sua presenza. A proposito del numero tre, ho ancora due storielle significative da raccontarLe. Quando mio fratello maggiore cominci a studiare il latino, mio padre gli chiese un giorno a tavola come si dicesse lagrima in latino; egli non lo sapeva, ma, per qualche motivo, a me era rimasta impressa la parola lacrima la sera prima, quando Wolf ripeteva ad alta voce una serie di vocaboli; quindi rispose in sua vece, e mi fu data in premio una moneta da cinque pfennig. Dopo pranzo, i miei due fratelli mi proposero di barattarla con una splendente moneta da tre pfennig, e io accettai con gioia: accanto al desiderio di mettere dalla parte del torto i fratelli maggiori, devono aver giocato in me ricordi di oscure emozioni. Se lo desidera, Le racconter un giorno che cosa significa per me la parola lacrima. Il secondo episodio mi mette di buon umore ogni volta che mi viene in mente. Una trentina di anni dopo, avevo scritto per i miei bambini un raccontino in cui compariva

il personaggio di una vecchia zitella secca e inaridita: una persona molto colta, che dava lezioni di greco e veniva selvaggiamente derisa. E a questa creatura della mia 2 fantasia, piatta e spelacchiata comera, avevo dato il nome Dreier! Dunque la rappresentazione che mi faccio della scienza deriva dalla fuga dal mio primo, non ricordabile, dolore: la separazione da quella donna viva e traboccante damore che mi aveva nutrito al suo seno e a cui io mi ero attaccato. Sono certamente cose serie quelle che Le ho scritto, o almeno cos mi sembra; ma lo sa Dio se questo che Lei si attendeva dalla nostra corrispondenza! Comunque, sono sempre il Suo devoto Patrik Troll LETTERA II Mia cara amica, Lei non contenta: dice che la mia lettera troppo personale, mentre Lei mi vorrebbe oggettivo; credevo di esserlo stato! Vediamo un po: io Le ho parlato della scelta della professione, di certe avversioni e di certe fratture interiori che risalgono allinfanzia. Le ho parlato di me, vero, ma si tratta di esperienze tipiche, generali, e trasferendole ad altre persone Lei verr a sapere molte cose su di loro; e in primo luogo si render conto come la nostra vita sia governata da forze che non operano alla luce del giorno, e che bisogna indagare con molta fatica. Io volevo mostrarLe con un esempio, con il mio esempio, come in noi avvengano molte cose al di fuori del nostro pensiero cosciente. Ma forse meglio che Le spieghi subito che cosa mi proponevo di fare in queste lettere, cos Lei potr decidere se si tratta di un tema abbastanza serio. Se cadr in vuote chiacchiere o in belle frasi, me lo faccia notare: la cosa giover a entrambi. Io ritengo che luomo sia vissuto da qualcosa dignoto: vi in lui un Es, unentit prodigiosa che dirige tutto ci che egli fa e tutto ci che gli accade. Lespressione io vivo vera solo in un certo senso, in quanto esprime solo un aspetto parziale e superficiale di questa verit fondamentale: luomo vissuto dallEs. Di questo Es si occuperanno dunque le mie lettere: daccordo? Una cosa ancora: dellEs noi conosciamo soltanto ci che sta dentro alla nostra coscienza, ma di gran lunga la maggior parte di esso territorio inaccessibile. Con un faticoso lavoro di ricerca noi possiamo tuttavia allargare i confini della coscienza, e inoltre possiamo penetrare profondamente nellinconscio se solo ci decidiamo non pi a voler sapere, ma a seguire la nostra fantasia. Coraggio dunque, mio bel dottor Faust, il mantello pronto per il volo; si parte per linconscio Non strano che non si sappia pi nulla dei nostri primi tre anni di vita? Qualche volta riaffiora debolmente il ricordo di una faccia, di una porta, di un tappeto o di qualche altra cosa che ci sembra di aver visto durante la prima infanzia; ma non ho ancora incontrato nessuno che si ricordi dei suoi primi passi, o di come ha imparato a parlare, a mangiare, a vedere, ad ascoltare. Eppure si tratta di esperienze fondamentali! Credo proprio che un bambino riceva impressioni pi profonde dalle
2 Dreier in tedesco significa moneta da tre pfennig [N.d.T.].

sue prime scorribande per la stanza che non un adulto da un viaggio in Italia. E immagino che un bambino, riconoscendo per la prima volta la madre in quella persona che gli sorride dolcemente, ne provi una commozione pi profonda che non il marito quando conduce a casa la novella sposa. Perch dimentichiamo tutto ci? Qui si potrebbero dire molte cose ma, prima di rispondere, bisogna fare una precisazione: si tratta di una domanda mal posta. Non vero che dimentichiamo quei primi tre anni; semplicemente il loro ricordo scompare dalla nostra coscienza, pur continuando a vivere nellinconscio; anzi, rimane talmente attivo in noi, che questo inconsapevole patrimonio di ricordi alimenta in seguito tutto ci che noi facciamo: camminiamo nel modo in cui abbiamo imparato allora, mangiamo, parliamo, sentiamo nello stesso modo. Vi sono dunque delle cose che vengono escluse dalla coscienza nonostante la loro importanza vitale, e che, proprio perch sono indispensabili alla vita, vengono custodite in una regione del nostro essere che abbiamo chiamato inconscio. Ma perch la coscienza dimentica delle esperienze senza di cui luomo non potrebbe esistere? Per ora vorrei lasciare la domanda in sospeso, ma dovr ritornarci ancora molte volte. Ora mi preme di pi chiedere a Lei, in quanto donna, come mai le madri sappiano cos poco sui propri figli, come mai anchesse dimentichino le cose essenziali di quei primi anni. Forse si tratta solo di una finta dimenticanza, o forse anche in loro certe cose essenziali non arrivano alla coscienza? Lei mi accuser di beffarmi unaltra volta delle madri, ma come potrei fare altrimenti? Ho un cuore pieno di nostalgia, e quando son triste invoco la mamma, ma non riesco a trovarla. Dovrei forse prendermela con Dio o con luniverso? meglio ridere di se stessi, di questi infantilismi da cui non ci si libera mai; e invero, ci accade ben di rado di essere completamente adulti, e, anche quando capita, lo siamo sempre solo in superficie: noi ci limitiamo a giocare a fare i grandi, proprio come i bambini, e ritorniamo bambini non appena siamo presi profondamente dalla vita. LEs, che non ha et, la nostra vera vita. Guardi un po gli uomini nei momenti di intenso dolore o di gioia profonda: il viso, i movimenti divengono infantili; la voce ritrova la sua dolcezza, il cuore galoppa come negli anni lontani, gli occhi luccicano o si offuscano. Certo, noi tentiamo di nascondercele, ma tutte queste cose accadono, e se non ci fermiamo a osservarle perch non vogliamo cogliere nelle altre persone quei piccoli segni che parlano cos chiaro anche in noi stessi. vero che non si piange pi, da adulti? S, ma solo perch non si usa, perch per qualche motivo maledettamente stupido non pi di moda. Io ho sempre trovato simpatico che Marte, ferito, piangesse come diecimila uomini, e il fatto di aver versato lagrime sul cadavere di Patroclo sminuirebbe Achille solo agli occhi dei presuntuosi. Noi siamo degli ipocriti, ecco tutto, e non osiamo neppure ridere veramente di cuore. Ma ci non impedisce che, quando non ce la facciamo a far qualcosa, sembriamo degli scolaretti, con la stessa espressione smarrita di quando eravamo fanciulli; ci non ci impedisce di conservare sempre quei vizietti, nel modo di camminare, di star sdraiati, di parlare, che dicono a chiunque abbia occhi per vedere: Ecco un bambino!. Provi un po a osservare qualcuno che si crede solo, e vedr ricomparire subito il bambino, spesso in modo assai comico: il bambino che sbadiglia, che si gratta senza alcun imbarazzo la

testa o il deretano, che si fruga nel naso, e, dobbiamo pur dirlo, che scorreggia: anche le nostre signore pi raffinate fanno i peti. Oppure osservi delle persone molte assorte in unattivit, in un pensiero; guardi gli innamorati, i malati o i vecchi; tutti sono, ogni tanto, dei bambini. Con un po di fantasia, si potrebbe pensare alla vita come a una mascherata per cui ci si traveste, magari in dieci, dodici, cento modi diversi, rimanendo tuttavia sempre noi stessi sotto ai vari travestimenti e alle diverse maschere: se ne esce, alla fine, assolutamente identici a quando si era arrivati. La vita comincia con linfanzia, e in tutta let adulta non fa che perseguire un unico scopo, per mille vie diverse: quello di ritornare bambini; lunica differenza fra gli uomini consiste nel fatto che alcuni divengono bambini, altri bambineschi. Lo stesso fenomeno per cui c in noi un quid che pu manifestarsi a suo piacimento, in qualunque et, lo si riscontra anche nei bambini. ben noto, e si dice spesso, che i lattanti possono avere unespressione da vegliardi. Ma provi un po a guardare per strada le bambinette di tre o quattro anni; in loro la cosa si nota pi che nei maschietti, e di questo fatto potrei addurre buoni motivi: esse a volte si comportano proprio come se fossero le loro madri. E in realt tutti i bambini, non solo alcuni prematuramente segnati dalla vita, no, proprio ogni maschietto e ogni bambina hanno a volte quella strana espressione da vecchi. Questa ha la bocca litigiosa della donna inasprita, in questaltra le labbra tradiscono uninnata tendenza al pettegolezzo, qui intravvediamo la vecchia zitella, l la civetta. E poi, quante volte in una bimbetta scorgiamo gi la madre. Non si tratta di semplice imitazione, ma della prepotenza dellEs, che, passando sopra allet, stabilisce quale vestito noi si debba indossare oggi e quale domani. Ma forse per invidia che io mi prendo giuoco delle madri, per invidia perch io non sono una donna e quindi non posso diventar madre io stesso. Lei non rida, perch proprio vero, e non capita solo a me, ma a tutti gli uomini, anche a quelli che sembrano pi virili. Ce lo rivela gi il loro linguaggio, perch anche luomo pi mascolino non si vergogna di dire che ha dei pensieri in gestazione, parla delle creature del suo cervello, e definisce parto difficile il frutto di un lavoro faticoso. E non si tratta solo di espressioni verbali. Lei giura in nome della scienza? Ebbene, il fatto che lessere umano consista di un elemento maschile e uno femminile un dato scientifico incontestabile; eppure, nel pensiero e nel linguaggio, noi lo ignoriamo, come cos spesso avviene per tante semplici verit. Dunque nellessere che chiamiamo uomo presente anche la donna, e nella donna luomo, e lunica cosa strana nellidea di un uomo di avere un bambino che essa venga cos accanitamente negata. Ma ci non cambia minimamente le cose. Questo miscuglio di maschio e femmina pu essere a volte fatale. Ci sono uomini il cui Es rimane paralizzato dal dubbio, che vedono tutto sotto due punti di vista, che sono schiavi delle impressioni ambigue ricevute nellinfanzia: per esempio i bambini allattati dalla balia, di cui Le ho parlato. Tutte e quattro le persone che Le ho citato hanno un Es che a volte non sa se maschio o femmina, e di me Lei ricorda benissimo che a volte, in seguito a qualche impressione, mi si gonfia il ventre, per poi

sgonfiarsi immediatamente appena io Gliene parlo. Ma Lei non sa o forse Glielho gi raccontato? Non importa, Glielo racconto di nuovo. Circa ventanni fa mi era cresciuto un gozzo. Allora non sapevo ancora ci che so, o per lo meno credo di sapere, adesso. Comunque per dieci anni sono andato in giro con il mio gozzo, rassegnato ormai a portarmelo nella tomba. Poi feci la conoscenza dellEs, e scoprii, non importa ora dire come, che il gozzo significa sempre un figlio immaginario. Lei stessa si meravigliata di come io abbia potuto liberarmi di quella mostruosit senza operazioni, senza cure, senza jodio n estratto di tiroide. Io ritengo che il gozzo mi sia scomparso perch il mio Es aveva capito, e fatto capire alla mia coscienza, che io, come ogni altra persona, ho veramente una doppia vita e una doppia natura sessuali, e che non poi necessario dimostrarlo tangibilmente con un rigonfiamento. E Le dir che alla donna che prestava volontariamente servizio in una maternit, godendo dei parti altrui, in certi periodi si atrofizzavano i seni: sono i momenti in cui si risveglia in lei la natura mascolina, spingendola irresistibilmente, nei giuochi damore, a mettere il marito sotto e a cavalcarvi sopra. Alla terza persona di cui Le ho parlato, la donna triste e sola, lEs ha fatto crescere una sporgenza fra le cosce somigliante a un piccolo pene, che lei, stranamente, ha pennellato con lo jodio: per liberarsene, a suo dire, ma in realt per dare alla punta il colore rosso del glande. Alla quarta persona, che da bambino era stata data a balia, di cui Le ho parlato, succede come a me: le si gonfia il ventre in una immaginaria gravidanza. E inoltre egli ha delle coliche epatiche, cio delle doglie da parto, se vogliamo, e soprattutto ha dei guai con lappendice, come tutti gli uomini che vorrebbero esser castrati e diventare donna; lEs, nella sua puerilit, crede infatti che la donna derivi dalluomo grazie allasportazione dei genitali. Quelluomo ha avuto tre attacchi di appendicite, per quanto io ne so, e in tutti e tre era lampante il desiderio di essere una donna. O forse sono stato io a metterglielo in testa? E difficile dirlo. Devo parlarLe ora di un quinto figlio di balia, un uomo di grande talento, ma che, avendo avuto due madri, diviso a met in tutte le cose, e cerca di dominare questa sua lacerazione interiore con la droga. La madre afferma di non averlo allattato per scaramanzia: due figli le erano morti, e questo terzo non lha voluto attaccare al seno. E lui ora non sa se un uomo o una donna, non lo sa il suo Es. Nella prima infanzia si era risvegliata in lui la donna, ed egli giacque a lungo ammalato di una pericardite, cio di una immaginaria gravidanza del cuore. Pi tardi questa sua tendenza si rivel di nuovo con la pleurite, e con irrefrenabili impulsi omosessuali. Rida pure delle mie favole stravaganti; sono abituato a essere deriso, e ogni tanto mi piace mettere alla prova la mia capacit di resistenza. Posso raccontarLe ancora unaltra storiella? Lho udita da un uomo caduto in guerra, ormai molto tempo fa, e che si buttato lietamente nelle braccia della morte, poich apparteneva al tipo delleroe. Un giorno, quando aveva pi o meno diciassette anni, il cagnolino di sua sorella, un barboncino, si masturb contro la sua gamba. Egli osserv lanimale con interesse, ma quando il seme gli scorse gi per la gamba, lo assal improvvisamente lidea che ora gli sarebbero nati dei cagnolini, e questo pensiero gli rimase fisso in testa per settimane e mesi.

Se Lei ne ha voglia, ora potremmo esplorare un po il mondo delle fiabe, e parlare di quelle regine che invece del proprio figlio si trovavano nella culla un cagnolino; potremmo fare ogni sorta di riflessioni sulla parte curiosa che svolgono i cani nella vita segreta delluomo, e queste riflessioni getterebbero molta luce sulla farisaica ripugnanza delluomo verso le sensazioni e le pratiche perverse. Ma forse si tratta di faccende troppo intime, e sar meglio continuare con le gravidanze dei maschi: sono cose molto comuni. Ci che pi colpisce in una donna gravida il ventre gonfio. Che cosa ne pensa della mia idea che anche nelluomo il ventre gonfio sia un sintomo di gravida nza? ovvio che egli non ha veramente un bambino dentro di s, ma il suo Es si costruisce questo ventre gonfio col cibo, con le bevande, con laria, o con qualche altra cosa, desiderando esser gravido e immaginando perci di esserlo. Vi sono gravidanze simboliche e parti simbolici, che si svolgono nellinconscio e durano pi o meno a lungo, ma scompaiono senza fallo quando vengono scoperti gli elementi simbolici che si esprimono inconsciamente in quei processi. Non si tratta di cosa facile, ma a volte riesce, specie nei casi di flatulenza o di doglie simboliche al ventre, alla regione sacrale, o alla testa. S, proprio strano che lEs non si preoccupi affatto delle nostre nozioni anatomiche e fisiologiche, ma continui a ripetere con sovrana disinvoltura la vecchia leggenda della nascita di Atena dalla testa di Zeus. Perch io ho abbastanza fantasia da ritenere che questo e altri miti siano frutti dellinconscio. Lespressione partorire unidea deve provenire da una realt umana ben profonda, deve avere un significato assai importante, per aver assunto la forma di leggenda. Naturalmente queste gravidanze e questi parti simbolici avvengono anche in donne capaci di generare realmente dei figli, e forse, anzi, sono in esse ancor pi frequenti; ma li si riscontra ugualmente in donne anziane, anzi sembra che svolgano una parte importante nelle pi diverse forme morbose durante e dopo il climaterio; e perfino i bambini vanno soggetti a simili fantasie di riproduzione, anche quelli le cui madri garantiscono che credono ancora nella cicogna. Devo stuzzicarLa ancora un po con le mie affermazioni stravaganti? Devo dirLe che i sintomi secondari della gravidanza, come la nausea e il mal di denti, hanno a volte una radice simbolica? Che ogni genere di emorragia, in primo luogo naturalmente le emorragie uterine extramestruali, ma anche quelle nasali, rettali, polmonari sono sempre strettamente connesse a fantasie di parto? O che la piaga degli ossiuri, che tormenta molte persone per tutta la vita, deriva spesso dallassociazione verme-bambino, e scompare appena ai vermi viene a mancare il nutrimento del desiderio simbolico inconscio? Conosco una donna (anchessa appartiene alla categoria delle donne che adorano i bambini, ma non ne hanno, perch odiano la propria madre), cui per cinque mesi mancarono le mestruazioni; le si gonfiarono il ventre e il seno, e si ritenne incinta. Un giorno le parlai a lungo del rapporto fra i vermi e le fantasie di gravidanza, a proposito di un nostro comune conoscente. Quello stesso giorno essa espulse un verme solitario, durante la notte le vennero le mestruazioni e il ventre le si sgonfi. E ora dovrei parlarLe delle cause occasionali che provocano queste gravidanze immaginarie. Esse rientrano, praticamente tutte, nell'ambito delle associazioni, di cui

ho gi fatto un esempio con laccostamento verme-bambino. Si tratta per lo pi di associazioni molto indirette, complesse, che, essendo radicate nellinfanzia, molto difficile portare a consapevolezza. Ma vi sono anche associazioni facili, evidenti, che saltano subito agli occhi a chiunque. Un mio conoscente mi raccont come la notte precedente il parto di sua moglie avesse cercato in uno strano modo di trasferire su di s quellesperienza, a suo dire, tormentosa. Sogn dunque di partorire lui stesso, con tutti i particolari che aveva appreso durante i parti precedenti, svegliandosi, poi, nel momento in cui il bambino veniva al mondo, per scoprire di aver prodotto, se non proprio un figlio, qualcosa di un caldo vivo, il che non gli era mai pi successo dalla primissima infanzia. Questo non era che un sogno; ma, interrogando i Suoi amici e le Sue amiche, Lei scoprir con sorpresa quanto spesso i mariti, le nonne, o i bambini vivano nel proprio corpo il parto della loro congiunta. Ma non necessario un rapporto cos chiaro: spesso basta la vista di un neonato, di una culla, di un biberon, o anche mangiare determinate cose. Lei conosce certamente parecchie persone cui si gonfia il ventre se mangiano cavoli, piselli o fagioli, carote o cetrioli. Alcune soffrono le doglie del parto sotto forma di mal di pancia, o possono addirittura partorire sotto forma di vomito o di diarrea. Sono veramente ridicole le connessioni create nellinconscio dallEs, cos stupide per il nostro tanto stimato intelletto! Cos, ad esempio, nella testa del cavolo esso vede una somiglianza con la testa del bambino; i piselli e i fagioli stanno nel baccello come il bambino nella culla o nel grembo materno, la minestra e la puree di piselli ci ricordano i pannolini, e le carote e i cetrioli Lei che cosa ne pensa? Non ci arriver di certo, se non laiuto io! Quando i bambini giuocano con un cane, osservando con vivo interesse tutte le sue attivit, vedono che a volte, nellapparato destinato alle sue faccenduole, compare una piccola punta rossa, che sembra un po una carota. Essi mostrano questo strano fenomeno alla madre o a chi altro si trovi l vicino, e dalle parole e dallo sguardo imbarazzato degli adulti imparano che di queste cose non si deve parlare, anzi, che non si deve neppure osservarle. Linconscio per conserva questa impressione, in modo pi o meno confuso, e, avendo una volta identificato la carota con la puntina rossa del cane, si attiene ostinatamente allidea che anche le carote siano una cosa proibita, reagendo con il disgusto, la nausea o con una gravidanza simbolica quando se le vede nel piatto. Infatti, anche in questo linconscio talmente stupido e puerile rispetto al nostro tanto lodato intelletto da credere che il seme del bambino entri attraverso la bocca come il cibo, per poi crescere nel ventre, cos come i bambini credono anche che, inghiottendo un nocciolo di ciliegia, ci crescer poi in pancia un albero di ciliegie! Ma che la cosina rossa del cane abbia qualcosa a che fare con la nascita dei bambini, i bambini stessi, nella loro innocente ignoranza infantile, lo sanno altrettanto bene, o altrettanto confusamente, quanto che il germe del fratellino o della sorellina, prima di entrare nella mamma, doveva stare, non si sa bene come e dove, in quella strana appendice delluomo e del maschietto che assomiglia a un codino messo al posto sbagliato, e a cui attaccato un sacchetto con due uova o due noci: una cosa di cui si pu parlare solo con reticenza, che si pu toccare solo quando si fa pip e con cui solo alla mamma permesso di giocare.

Come vede, la strada che porta dalle carote alle fantasie di gravidanza piuttosto lunga e difficile da trovare. Ma se la si scopre, si comprende anche il significato del disgusto per i cetrioli che, oltre alla loro somiglianza comica e fatale con il membro del pap, contengono anche dei semi, che simboleggiano ingegnosamente i semi di futuri bambini. Mi sono molto allontanato dal mio tema, ma oso sperare che Lei, mia cara amica, per un particolare riguardo verso di me, rilegga un paio di volte le lettere un po confuse come questa mia di oggi. Allora Le risulter chiaro che con tutte le mie elucubrazioni intendevo affermare che lEs, quella strana cosa da cui siamo vissuti, non rispetta affatto le differenze del sesso, cos come non rispetta le differenze di et. E con ci credo di averLe dato almeno unidea di quanto sia irrazionale questa entit. Forse allora comprender come mai io a volte sia cos femmineo da desiderare di mettere al mondo un figlio. Ma, se non sono riuscito a spiegarmi abbastanza bene, cercher di essere pi chiaro la prossima volta. Cordialmente Suo Patrik Troll LETTERA III Dunque io non sono stato chiaro; nella mia lettera cera una gran confusione, mentre Lei vorrebbe che io esponessi le cose per benino, con ordine, e soprattutto si attende da me fatti ben precisi, istruttive informazioni scientifiche, invece delle mie idee stravaganti o addirittura folli, come ad esempio quella faccenda delle persone panciute che si credono gravide. Ebbene, mia cara amica, se Lei vuole istruirsi Le consiglio uno di quei manuali che girano per le universit. Quanto alle mie lettere, eccone la chiave: tutto ci che in esse suona ragionevole, o soltanto un pochino strano, viene dal professor Freud di Vienna e dai suoi collaboratori; ma per tutto ci che vi di completamente insensato, io rivendico la mia paternit. Lei trova esagerata la mia affermazione che le madri non sappiano quasi nulla dei loro bambini. Certo, Lei dice, anche il cuore di mamma pu sbagliare, anzi, probabilmente, sbaglia pi spesso di quanto le madri stesse non credano, e a volte pu perfino sbagliare nelle cose pi importanti e pi vitali; eppure, se c al mondo un sentimento di cui ci si pu fidare, proprio lamore materno, il pi profondo d i tutti i misteri. Allora, vogliamo parlare un pochino dellamore materno? Non pretendo di risolvere quello che anchio ritengo un profondo mistero; ma su di esso si possono dire varie cose che di solito non si dicono. Ci si richiama per lo pi alla voce della natura, ma questa voce parla spesso una lingua ben strana. inutile che Le parli del fenomeno degli aborti, praticati da che mondo mondo, e che solo dei cervelli tormentati dai rimorsi possono immaginare di far scomparire dalla terra. Basta soltanto osservare per ventiquattrore una madre che accudisce al suo bambino per notare in lei una certa dose di indifferenza, di fastidio, di odio: non c niente da fare, accanto allamore per il bambino esiste in ogni madre anche unavversione contro di lui. Luomo sottoposto a questa legge: dove c lamore c anche lodio, dove c

il rispetto c anche il disprezzo, dove c lammirazione c anche linvidia. una legge universale, cui non si sottraggono neppure le madri. Ne era a conoscenza? Sapeva che questa legge vale anche per le madri? Se conosce lamore materno, conosce anche lodio materno? Ripeto la mia domanda: da che cosa dipende il fatto che le madri sappiano cos poco sul loro bambino? Sappiano consciamente, voglio dire, poich linconscio conosce questo sentimento di odio, e chi sa interpretare linconscio non crede pi allonnipotenza dellamore, ma capisce che lodio altrettanto potente dellamore, e che nel mezzo c lindifferenza, che rappresenta la norma. Egli, pieno di quello stupore che non abbandona mai chi si avventura nelle profondit dellEs, seguir le tracce che qua e l si dipartono dalle vie pi battute, per perdersi nelle tenebre misteriose dellinconscio. Forse queste tracce, spesso e volentieri trascurate, lo porteranno a capire perch le madri non sappiano o non vogliano saper nulla del loro odio verso il bambino, e forse lo aiuteranno anche a comprendere perch dimentichiamo totalmente i nostri primi anni di vita. Innanzitutto, mia cara, Le voglio mostrare in che modo si rivela nelle madri questa avversione, questo odio, dato che Lei non vi crederebbe certamente cos, per pura amicizia verso di me. Quando, nei romanzi costruiti secondo il gusto popolare, due innamorati dopo molte peripezie si uniscono finalmente in matrimonio, giunge un momento in cui lei, arrossendo, nasconde la testa nel maschio petto di lui e gli confida un dolce segreto. Tutto ci molto carino e commovente, ma nella realt la gravidanza, oltre che con lassenza delle mestruazioni, si annuncia in modo molto sgradevole, con nausee e vomito. Non sempre, lo dico subito per prevenire possibili obiezioni; e mi auguro che nella vita di questi autori e autrici il vomito da gravidanza compaia tanto poco quanto nei loro libri. Ma Lei ammetter che il fenomeno assai frequente. La nausea dovuta allopposizione dellEs contro qualcosa che si trova dentro lorganismo: nella nausea si esprime il desiderio di eliminare questo intruso, e il vomito proprio un tentativo di espellerlo. Dunque desiderio e tentativo di aborto. Che cosa ne dice? Forse pi avanti Le parler di certi casi di vomito da me osservati, e che si verificano al di fuori della normale gravidanza; anche qui riscontriamo significative connessioni simboliche, strane associazioni dellEs. Ma ora vorrei farLe notare che in queste nausee si manifesta di nuovo lidea che il seme del bambino entri nella donna attraverso la bocca, e a questa idea allude anche laltro sintomo concomitante della gravidanza, suscitato dallostilit contro il bambino, il mal di denti. Attraverso le malattie dei denti lEs intende dire, con la vocina tenue ma insistente dellinconscio: Non masticare: sta attento, sputa quello che vorresti mangiare!. Ora, nel caso del mal di denti delle donne gravide lavvelenamento ad opera del seme del marito gi avvenuto, ma forse linconscio spera di potersi ancora liberare di quel po di veleno incorporato, se non se ne aggiunge dellaltro. E in realt lEs cerca di uccidere il veleno vivente della fecondazione, e proprio attraverso il mal di denti: infatti (e qui riaffiora la totale mancanza di logica dellEs, che mostra quanto sotto al pensiero razionale esso stia), linconscio identifica il bambino col dente. Per linconscio il dente un bambino; e, ora che ci penso bene, questidea dellinconscio

non mi sembra poi cos stupida: non pi sciocca dellintuizione di Newton, che scorse lintero universo in una mela che cadeva. E mi domando anche se questa associazione dellEs fra dente e bambino non sia molto pi importante e pi feconda di conseguenze scientifiche che non le deduzioni astronomiche di Newton. Il dente il figlio della bocca, e la bocca lutero in cui esso cresce, proprio come il feto cresce nel corpo materno. Lei ammetter che questi simboli devono essere ben radicati nella psiche umana, o come si spiegherebbero altrimenti le espressioni labbra della vulva e labbra della vagina? Il mal di denti dunque il desiderio inconscio che il seme del bambino si ammali, muoia. Come faccio a saperlo? Be, fra laltro (vi sono molte vie per arrivare a queste cognizioni), dal fatto che il vomito e il mal di denti scompaiono quando si fa prender coscienza alla madre del desiderio inconscio che il figlio muoia. Allora ella si rende conto di quanto poco questi mezzi servano allo scopo, e anzi molto spesso abbandona del tutto un proposito condannato dalla legge e dalla morale, quando se lo vede davanti senza veli, in tutta la sua crudezza. Anche le strane voglie e ripugnanze delle donne in attesa derivano a volte dallodio per il bambino. Alcune si richiamano allidea inconscia che si possa distruggere il seme del bambino ingerendo determinati cibi; altre si fondano su qualche associazione che richiama lidea della gravidanza o della fecondazione. Perch lavversione talora cos forte (in ogni donna, ma ci non diminuisce minimamente il suo amore per il nascituro) da farle reprimere anche il solo pensiero della propria condizione. E si potrebbe continuare cos allinfinito. Vuole sentirne ancora qualcuna? Prima ho accennato allaborto, che, in pubblico, bollato con tutto il possibile disprezzo dalle persone morali. Ma le pratiche anticoncezionali sono, dal punto di vista scientifico e da quello dei risultati, la stessa cosa, e io non ho certo bisogno di illustrarLe quanto esse siano frequenti, n di insegnarLe che cosa siano. Tuttal pi posso farLe notare che anche il celibato un modo per evitare lodiato bambino, ed spesso questo il motivo che si cela dietro una vita solitaria e virtuosa. E anche se si concluso un matrimonio, si pu pur sempre cercare di tener lontano il coniuge. Basta che la moglie sottolinei continuamente con le parole e con gli atti, o ancor meglio con lassenza degli atti, il grande sacrificio cui si sottopone per amor del marito. Vi sono molti uomini che credono a tali idiozie e guardano con timorosa reverenza queste creature superiori, che si sacrificano, immolandosi alle sozzure del basso ventre, per amore dei cari bambini e del caro marito. Le anime nobili non comprendono proprio perch Dio abbia voluto che il bambino sia concepito in mezzo a quelle porcherie, ma si sottomettono ugualmente alla sua volont. Tuttavia si pu pur sempre mostrare al marito tutto il nostro disprezzo per queste cose, anzi glielo si deve mostrare, altrimenti egli potrebbe scoprire che vi sono parecchi surrogati alle sue attestazioni damore, ai quali non si rinuncia volentieri. E quando il marito arrivato fino al punto di fare a meno del piacere di masturbarsi nella vagina della sua legittima consorte, allora gli si pu addossare in mille modi la colpa per ogni nostro malumore, per la triste infanzia della prole e per il fallimento del matrimonio.

E poi, a che cosa servono le malattie, e in particolare quelle addominali? Sono comode da molti punti di vista: in primo luogo offrono la possibilit di evitare il bambino; c inoltre la soddisfazione di sentirsi dire dal medico che ci si ammalate a causa del marito, della sua sregolata vita prematrimoniale; non ci sono mai abbastanza armi nella vita coniugale. E soprattutto (se tocco cose troppo intime La prego di dirmelo sinceramente), e soprattutto c la possibilit di esibirsi di fronte a un estraneo. Su quel lettino si provano le pi gradevoli sensazioni, sensazioni cos intense da invogliare lEs a produrre malattie di ogni genere. Ho incontrato poco fa una donnina, trovandola di ottimo umore. Anni fa mi disse Lei mi raccontava che le donne vanno dal ginecologo perch desiderano sentire il tocco di una mano diversa da quella del loro uomo, e che anzi addirittura si ammalano per questo scopo. Da allora non mi sono mai pi fatta visitare, n ho sofferto pi di alcun disturbo. carino e anche istruttivo udire una cosa del genere, e perch sia istruttivo Glielo spiego ora. Ed questo: che io avevo esposto a quella donna la mia cinica verit non nellintento di aiutarla dal punto di vista medico, bens per farla divertire o per stuzzicarla un po. Ma lEs di quella donnina ne ha ricavato un rimedio per guarire, riuscendo in unimpresa in cui non saremmo riusciti n io n sei altri medici. Che cosa si pu dire, di fronte a tali fatti, del desiderio di un medico di aiutare i pazienti? Non si pu che tacere confusi, e pensare che tutto, lasciato a se stesso, va per il meglio. In ginecologia tutte le cose essenziali avvengono al di fuori della coscienza. La ragione pu indurci a scegliere il medico di fronte al quale ci sdraieremo, a guardare se la nostra biancheria intima abbastanza elegante, a ricorrere al sapone e al bid; ma gi il modo in cui ci si distende, contraddice lintenzione cosciente e tradisce il dominio dellinconscio, che si rivela ancor pi nella scelta della malattia e nel desiderio stesso di ammalarsi. E, questo, territorio esclusivo dellEs, poich linconscio Es, non la ragione cosciente, a creare le malattie. Esse non ci invadono dallesterno come nemici, ma sono creazioni intenzionali del nostro microcosmo, del nostro Es, altrettanto intenzionali quanto la struttura del naso e dellocchio, che essa pure opera dellEs. O Lei ritiene impossibile che unentit, che da uno spermatozoo e da un ovulo ha prodotto una creatura con cervello e cuore umani, possa produrre anche un cancro o una polmonite o un prolasso dellutero? Vorrei chiarire, incidentalmente, che io non ritengo affatto che la donna si inventi i suoi guai al basso ventre per malizia o per lussuria: non intendo dir questo. Voglio dire che lEs, linconscio, la spinge a questa malattia contro la sua volont cosciente, poich lEs lussurioso, malizioso, e reclama i suoi diritti. Mi ricordi, al momento opportuno, di illustrarLe alcuni dei modi con cui lEs si assicura il proprio diritto al godimento, nel bene come nel male. No, io ritengo tanto vasto il potere dellinconscio e tanto ristretto quello della volont cosciente che considero come manifestazioni dellinconscio perfino le malattie simulate: considero cio la simulazione consapevole di una malattia come una maschera dietro la quale si celano gli oscuri e sconfinati territori dei segreti della vita. In questo senso indifferente che al medico si dica la verit o che lo si inganni, purch egli osservi tranquillamente e oggettivamente ci che il malato gli dice con la

bocca, coi gesti, coi sintomi, cercando poi di interpretare come meglio pu tutti questi elementi. Ma dimentico che volevo parlarLe dellodio della madre verso il bambino. A questo scopo devo farLe osservare un altro strano procedimento dellinconscio. Tenga presente che possibile, e capita spesso, che una donna desideri con tutto il cuore un bambino eppure non lo concepisca, non perch lei o suo marito sono sterili, ma perch nellEs c una forza che le ripete ostinatamente: meglio che tu non abbia un bambino!. E questa forza cos potente che a volte, quando c la possibilit del concepimento, quando il seme gi nella vagina, impedisce la fecondazione. Forse chiude la bocca dellutero, o produce un veleno che distrugge lo spermatozoo, o uccide lovulo, o quel che si vuole. In ogni caso il risultato che non si giunge a una gravidanza semplicemente perch lEs non lo vuole; si potrebbe quasi dire: perch lutero non lo vuole, tanto questi fatti sono indipendenti dai sublimi pensieri degli uomini. Anche di questo devo a suo tempo trovar loccasione di parlare. Insomma, la donna non concepisce un figlio finch s, finch lEs no n si persuade, in seguito a un qualche avvenimento o magari a un trattamento, che la sua avversione alla gravidanza il residuo di qualche pensiero infantile risalente ai primi anni di vita. Lei non pu proprio immaginare, mia cara, quali strane idee vengono alla luce nellindagine di questi casi di rifiuto della maternit. Conosco una donna che ha lidea fissa di dover generare un bambino con due teste, e questa idea le viene da un miscuglio di ricordi infantili di baracconi da fiera, e di gravi rimorsi, assai pi recenti, per aver desiderato due uomini contemporaneamente. Ho parlato di idee inconsce, ma le cose non stanno proprio cos, perch queste donne che bramano il bambino e fanno di tutto per procurarsi le gioie della maternit, che non sanno, e quando glielo si dice non vogliono crederlo assolutamente, di essere loro stesse a rifiutare il bambino, queste donne hanno una cattiva coscienza; non certo perch si sentono disprezzate in quanto sterili: oggigiorno nessuna donna pi disprezzata per questo motivo. La loro cattiva coscienza non scompare neppure con la gravidanza, ma solo quando si riesce a scoprire nelle profondit dellanima e a eliminare il focolaio velenoso che appestava linconscio. Che impresa difficile parlare dellinconscio! Si percuote a caso una corda e invece di una singola nota ne rispondono tante, che risuonano tutte insieme, confusamente, per poi ricadere nel silenzio, a meno che non risveglino nuove note, e sempre altre ancora, finch non ne risulta un rumoreggiare, unincredibile confusione, in cui si perde il balbettio della parola. Mi creda, dellinconscio non si pu parlare, ma solo balbettare qualcosa, o meglio, si pu solo piano piano accennare a questo o a quel particolare, se non si vuole che dal profondo emerga con clamore selvaggio la genia infernale delluniverso sotterraneo. Devo proprio dirLe come si possa applicare anche alluomo quel che si detto sulla donna che rifiuta la gravidanza? Come, per questo motivo, luomo rimarr scapolo, o si far frate, o praticher l a castit, o contrarr da qualche parte la sifilide, la gonorrea o lorchite, tutto per non generare figli? Come render sterile il proprio seme, impedir al proprio membro di erigersi o altre cose del genere? Non creda che io voglia gettar tutto sulle spalle delle

donne. Se do questa impressione, solo perch sono io stesso un uomo, e quindi cerco di scaricare sulle donne le colpe che gravano su di me; anche questa infatti una caratteristica dellEs: su ognuno di noi grava ogni possibile forma di colpe, cosicch possiamo dire a noi stessi, di fronte a un assassino, a un ladro, a un ipocrita, a un traditore: Anche tu sei uno di loro!. Ma per adesso sto ancora parlando dellodio della donna verso il bambino, e devo spicciarmi, per non appesantire troppo questa lettera. Finora ho parlato dei modi per impedire il concepimento, ma senta un po questa storia: una donna, che desidera un bambino, riceve una visita del marito mentre si trova in un luogo di cure termali. Trascorrono insieme la notte, e con un miscuglio di speranza e di angoscia essa attende la prossima mestruazione. Questa non compare, e il secondo giorno dopo il mancato evento la donna inciampa sulle scale, cade, e con suo giubilo le balena nella testa il pensiero: Eccomi liberata dal bambino!. Questa donna non ha perduto il figlio, perch nellEs il desiderio era pi forte dellavversione. Ma quante volte un caso simile ha distrutto il germe appena fecondato! Chiacchieri un po con le Sue conoscenti, e in pochi giorni avr raccolto unintera collezione di simili fatti; e se Lei ottiene la fiducia delle Sue amiche, cosa assai rara e che devesser prima conquistata, si sentir spesso dire: Ero contenta che le cose fossero andate cos. E penetrando pi a fondo Lei scoprir che vi erano ragioni irresistibili che sopponevano alla gravidanza, e che la caduta era voluta, non da parte della coscienza, sia ben chiaro, ma dellinconscio. E lo stesso avviene se laborto provocato dal sollevamento di pesi eccessivi, da uno spintone ricevuto, o da qualunque altra cosa. Potr credermi o no, ma non c mai stato alcun aborto non provocato volutamente dallEs, per motivi facilmente riconoscibili: proprio nessuno. Nel suo odio, se questo ha il sopravvento, lEs spinge la donna a ballare, ad andare a cavallo, a viaggiare o a ricorrere a persone compiacenti che facciano uso di un ago, o di una sonda, o di qualche veleno, o a cadere, o a ricevere uno spintone, o a farsi maltrattare, o ad ammalarsi. S, e succedono anche degli episodi buffi in cui linconscio stesso non sa pi quello che fa. Cos quella nobile donna che conduce una vita eterea, librandosi molto al di sopra del suo basso ventre, suole farsi un pediluvio caldo per abortire senza colpa. Ma il bagno caldo gradevolissimo al germe, e ne favorisce la crescita. Come vede, a volte lEs prende in giro se stesso. Sar difficile addurLe, per concludere, cose ancor pi empie e pi pazze di quelle che ho detto finora; eppure ci prover. Dunque ascolti: io sono convinto che il bambino venga alla luce in virt dellodio. La madre ne ha abbastanza di essere grossa, di portare un fardello di alcuni chili, e quindi lo butta fuori, e in modo assai poco gentile. Se non ci fosse in lei questo fastidio, il bambino rimarrebbe nel suo corpo, pietrificandosi; e anche questo pu accadere. Per essere giusto, devo aggiungere che anche il bambino non ne pu pi di starsene nelle tenebre, e da parte sua favorisce attivamente il parto. Ma questa unaltra faccenda. Qui basta constatare che, perch avvenga la nascita, devesserci nella madre e nel bambino un comune desiderio di separarsi. Basta per oggi. Sono sempre il Suo Patrik Troll

LETTERA IV Mia cara amica, Lei ha proprio ragione; volevo parlarLe dellamor materno e invece Le ho parlato dellodio materno. Ma amore e odio coesistono sempre, condizionandosi reciprocamente e, poich dellamor materno si gi tanto parlato e ognuno crede di saper tutto su di esso, avevo pensato bene, per una volta, di guardar laltra faccia della medaglia. E inoltre non sono affatto convinto che Lei si sia mai veramente interessata dellamor materno: si sar limitata a provare questo sentimento e ad ascoltare, o a pronunciare, su di esso luoghi comuni di stampo lirico o tragico. Lamor materno una cosa che non richiede dimostrazione, radicato a priori in ogni madre, un sacro sentimento innato nella donna. Sar, ma mi stupirebbe molto che la natura si fosse affidata soltanto a questo sentimento femminile, e che possa farsene qualcosa dei sentimenti che noi uomini chiamiamo sacri. Se si guarda un po pi da vicino, si possono forse scoprire alcune, se non tutte, delle fonti di questo sentimento primordiale; fonti che, a quanto pare, hanno ben poco a che fare col tanto celebrato istinto riproduttivo. Dimentichi per una volta tutto ci che stato detto sullamor materno, e osservi Lei stessa, con i Suoi occhi, quel che avviene fra queste due creature, la madre e il bambino. Innanzitutto c lattimo del concepimento, il ricordo pi o meno consapevole di un istante di beatitudine. E infatti, senza questo sentimento veramente celestiale (celestiale proprio perch, in ultima analisi, ad esso si connette la fede nella beatitudine e nel regno dei cieli) non si pu giungere al concepimento. Lei non crede a quanto Le dico e mi cita le migliaia di esempi di connubi esecrati, di stupri, di donne rese gravide in stato dincoscienza. Ma tutti questi esempi dimostrano soltanto come non occorra che la coscienza partecipi a questa ebbrezza, e non ci dicono proprio nulla sullEs, sullinconscio. Per rendersi conto di quel che prova linconscio Lei deve osservare gli organi attraverso i quali esso parla, gli organi con cui la donna esprime la sua volutt; e sar sorpresa di constatare quanto le pareti della vagina e le labbra della vulva, la clitoride o i capezzoli se ne infischino della ripugnanza espressa sul piano cosciente. Essi rispondono a proprio modo alla stimolazione, alleccitazione appropriata, del tutto indipendentemente dal fatto che la coscienza gradisca o meno latto sessuale. Interroghi pure ginecologi, giudici, criminali, e trover conferma a quanto Le dico. Potr ottenere la risposta veritiera anche da donne che hanno concepito senza piacere, che sono state violentate o ingravidate in stato dincoscienza, purch sappia porre le domande nel modo giusto o, meglio, conquistare la loro fiducia. Solo se convinto che chi lo interroga scevro da qualunque atteggiamento di biasimo, che prende veramente sul serio il comandamento non giudicate, linterrogato gli aprir uno spiraglio della sua anima. Oppure si faccia un po raccontare i sogni di tante frigide vittime della libidine maschile: il sogno il linguaggio dellinconscio, e vi si possono leggere parecchie cose. Ma la via pi semplice quella dinterrogare se stessa, rispondendo sinceramente, come Suo costume. Non Le ancora mai capitato che luomo amato non riesca a volte ad avere una erezione? Quando pensa a Lei la sua virilit ne

talmente eccitata da procurargli un desiderio intensissimo, eppure, quando Le vicino, tutta questa potenza si affloscia. Questo ben strano fenomeno significa che luomo mille volte potente, anche nelle condizioni pi insolite, ma che non pu assolutamente ottenere unerezione in presenza di una donna che vuole impedirlo. una delle pi segrete armi femminili, unarma cui la donna ricorre senza alcuno scrupolo quando vuole umiliare un uomo; o meglio, credo che sia il suo inconscio a servirsi di questarma, perch non voglio credere che una donna sia coscientemente capace di una tale malvagit; ritengo pi probabile che nellorganismo femminile si svolgano inconsciamente dei processi che, producendo un fluido misterioso, fanno indebolire luomo. Comunque sia, un uomo non riesce assolutamente a possedere una donna che non sia in qualche modo consenziente. Far bene quindi a dubitare della frigidit delle donne, pensando piuttosto al loro desiderio di vendetta e alla loro indole incredibilmente subdola. Non ha mai immaginato nella Sua fantasia di essere violentata? Non mi risponda di no, tanto non Le credo. Forse non ha la paura che hanno molte donne, e in particolare le sedicenti frigide, di trovarsi sola in un bosco o nel cuor della notte; la paura un desiderio, Glielho gi detto, e chi teme di essere violentata, in realt lo desidera. Probabilmente, per quel che La conosco, Lei non guarda sotto i letti e negli armadi, ma molte lo fanno, col continuo timore e col continuo desiderio di scoprirvi luomo abbastanza forte da non temere la legge. Lei conosce certamente la storia di quella signora che, scoprendo un uomo sotto il letto, prorompe nelle parole: Finalmente, erano ventanni che lo aspettavo!. E come significativo che questuomo venga immaginato con un coltello lucente, con quel coltello che verr conficcato nella vagina! Ora, Lei certamente superiore a tutte queste cose, ma una volta era pi giovane, cerchi un po di ricordarsene. Riaffiorer alla Sua memoria il momenti ma che dico, il momento? Riaffiorer il ricordo di tutta una serie di momento in cui era percorsa da un brivido gelido perch le sembrava di aver udito dei passi dietro di s; di quando si svegliava improvvisamente in una camera dalbergo chiedendosi: Ho chiuso bene la porta?, di quando si nascondeva rabbrividendo sotto le coperte, rabbrividendo perch doveva smorzare il fuoco che Le bruciava dentro! Non ha mai finto di resistere al suo amato, giocando a farsi violentare? No? Che pazzerella mai a privarsi delle gioie dellamore, e che pazzerella a supporre che io Le creda! Io credo solo alla Sua cattiva memoria e al Suo vile rifiuto di conoscere se stessa, poich impossibile che una donna non desideri questa massima, si potrebbe dire questunica prova damore; essere cos bella, cos desiderabile che luomo, dimenticando tutto, pensi solo ad amarla: questa una cosa ambita da ogni donna, e chi lo nega, o singanna o mente consapevolmente. E se posso darLe un consiglio, cerchi di far rivivere in s queste fantasie. Non bello giocare a nascondino con noi stessi. Quanto scommettiamo? Chiuda gli occhi e si lasci andare ai Suoi sogni, senza prevenzioni, senza alcuna intenzione precisa. In pochi secondi sar avvinta, trasportata dalle immagini del sogno, e non oser quasi neppure pensare, neppur fiatare. Lo scricchiolio dei rami, poi un balzo improvviso, ed afferrata alla gola, gettata a terra, le vesti selvaggiamente lacerate, unangoscia mortale in petto. E ora guardi quelluomo che fugge, lo fissi ben bene senza lasciarsi distrarre. alto, basso, bruno,

biondo, ha la barba, rasato? Ecco il suo magico nome! Sapevo che Lei lo conosceva gi! Lha visto ieri, o ieri laltro, o molti anni fa, per la strada o in treno, o in una battuta di caccia o a un ballo. E il nome che Le balenato in testa la fa tremare, perch Lei non avrebbe mai creduto che proprio questuomo risvegliasse le Sue voglie pi profonde. Le era indifferente, lo detestava, Le faceva ribrezzo? Stia bene a sentire: il Suo Es se la ride alle Sue spalle. No, stia seduta, non guardi lorologio, non cerchi le chiavi, ma sogni, sogni del martirio, del disonore, del figlio che Le cresce in grembo, del processo e del Suo nuovo incontro col criminale in presenza del giudice tutto nero, e del tormento di sapere che latto per cui ora egli deve scontare la pena Lei lo desiderava. Terribile, inconcepibile, eppure tanto affascinante! Oppure unaltra scena: la nascita del bambino, Lei che lavora e si punge le dita con lago, mentre il bimbo giuoca ignaro ai Suoi piedi e Lei non sa cosa dargli da mangiare. Povert, miseria, abbandono! E allora arriva il principe, nobile, generoso, buono, il principe che Lama, e Lei lama, ma rinuncia a lui. Ascolti come lEs se la ride di questo bel gesto! E ancora unaltra scena: il bimbo cresce nel Suo grembo, e con lui cresce langoscia; poi egli nasce, e Lei lo strangola, gettandolo nello stagno. E questa volta sar Lei a comparire davanti ai neri giudici, accusata di assassinio. Dun tratto il mondo delle fiabe si spalanca: ecco un rogo su cui viene issata linfanticida, legata a un palo: le fiamme lambiscono i Suoi piedi. Ascolti un po lEs Le indica il palo e le lingue di fuoco, sussurrandoLe che forse quei piedi, che legano alle fiamme il profondo del Suo essere, sono quelli di Sua madre linconscio pieno di misteri, ed angeli e demoni sonnecchiano nei suoi oscuri labirinti. E ora parliamo dello stato dincoscienza. Se ne ha loccasione, provi ad osservare un attacco convulsivo isterico, e si render conto come molte persone ricorrono alla perdita della coscienza per procurarsi sensazioni voluttuose; certo, si tratta di un procedimento stupido, ma lipocrisia sempre una cosa stupida. O vada in una clinica chirurgica a osservare una dozzina di persone sotto narcosi, e vedr quanto luomo possa godere anche in stato dincoscienza. E, infine, faccia attenzione ai sogni, questi straordinari interpreti dellanima umana. Ma, per tornare al punto di partenza, io sostengo che una delle radici dellamore materno sia il piacere che la donna prova a concepire. Sorvolo, senza per volerne diminuire limportanza, su tutta una gamma di complessi sentimenti, come laffetto per il marito che viene trasferito sul figlio, e lorgoglio per aver portato felicemente a termine una tale impresa; ed ben strano, perfino per la nostra tanto alta intelligenza, che ci si possa inorgoglire per cose che, come la gravidanza, sono regolate soltanto dallEs, e con cui quelle che noi consideriamo opere meritevoli hanno tanto poco a che fare quanto la bellezza, o le ricchezze ereditate, o un grande talento innato. Eppure la donna tanto fiera per aver creato nottetempo, e con un lavoro cos gradevole, una creatura vivente! Non star a dire quanto lammirazione e linvidia degli altri contribuiscano a far crescere lamor materno, o come il senso di aver lesclusiva responsabilit per una creatura (e la madre crede volentieri alla responsabilit esclusiva, quando tutto va liscio, ma quando le cose vanno male laccetta malvolentieri e solo costrettavi dal senso di colpa) accresca laffetto verso il nascituro, instillando in lei e negli altri il senso della sua importanza, n dir quanto

lidea che lei protegge una creatura indifesa, nutrendola con il proprio sangue (anche questo un luogo comune cui si ricorre volentieri, e che altrettanto volentieri viene pi tardi usato contro i figli, e in cui la donna pretende di credere pur percependone intimamente la falsit), circondi la madre di una specie di alone divino, ispirandole un pio sentimento verso la madre di Dio. Vorrei piuttosto richiamare la Sua attenzione su di una cosa assai semplice e apparentemente insignificante, sul fatto cio che il corpo femminile contiene una cavit vuota, che viene riempita dalla gravidanza, dal bambino. Se Lei si rende conto di quanto sia disturbante la sensazione di vuoto, di come ci si senta un altro quando siamo sazi, potr pressappoco immaginare che cosa significa in questo senso la gravidanza per la donna. Pressappoco, non completamente, poich nellapparato genitale della donna non si tratta solo di una sensazione di vuoto, ma di una sensazione dincompletezza, presente fin dallinfanzia, e che in misura maggiore o minore provoca un senso dinferiorit: un giorno o laltro, ma sempre assai presto, la bambina viene a sapere, attraverso losservazione diretta o per qualche altra via, che qualcosa le manca che, invece, luomo e il maschietto possiedono. E, incidentalmente, non strano che nessuno sappia quando e come un bambino impari a distinguere i sessi, bench si possa ben dire che questa scoperta lavvenimento pi importante della vita? Quella bambolina, dunque, nota che le manca una parte del corpo umano e lo prende per un difetto della sua natura. A ci si riallaccia tutta una serie di strane idee, di cui avremo occasione di occuparci un giorno, improntate alla vergogna e al senso di colpa. Dapprima la speranza che questa lacuna venga colmata col tempo tiene in qualche modo a bada il senso dinferiorit; ma la speranza non si avvera, e rimane solo un senso di colpa dalle radici sempre pi oscure, e una vaga nostalgia: entrambi i sentimenti divengono sempre pi intensi man mano che perdono di chiarezza. Per lunghi anni la donna soffre nel profondo di questo incessante tormento. Poi viene il concepimento, la beatitudine del desiderio appagato, la scomparsa del vuoto, di quellinvidia struggente, della vergogna. E allora nasce in lei una nuova speranza, la speranza che nel suo grembo cresca una nuova parte di s, il bambino, che non abbia questo difetto, che sia un maschio. Non certo necessario dimostrare che ogni donna gravida desidera partorire un maschio. Nei casi in cui desiderata una bambina, lindagine porter alla luce molti segreti di quella particolare madre, ma rester sempre confermata la regola generale per cui la donna desidera mettere al mondo un maschio. Se tuttavia Le racconto una mia personale esperienza, perch essa contiene una circostanza secondaria che mi sembra caratteristica, e che forse provocher in Lei una di quelle beate, divine risate, con le quali si saluta una verit profonda che ci appare in veste comica. Un giorno chiesi a tutte le donne senza figli che conoscevo (non erano naturalmente moltissime, quindici o venti al massimo) se avrebbero desiderato un maschio o una bambina. Tutte risposero: un maschio. Ma ora viene la cosa strana. Chiesi allora a che et si rappresentavano il loro bambino e che cosa immaginavano che facesse in quel momento. Tutte, tranne tre, risposero nello stesso modo: il bambino aveva due anni, era sdraiato sul fasciatoio e con assoluta noncuranza irrorava luniverso di un vigoroso zampillo ad arco. Delle altre tre donne, una immaginava il bambino mentre

muoveva i primi passi, la seconda lo vedeva giocare con un agnellino e la terza vagheggiava un pargoletto di tre anni, ritto in piedi, che faceva pip. Capisce bene, mia cara amica? Ecco una possibilit di guardare nel profondo dellanima umana, di scorgere per un istante, mentre si fa una risata, ci che veramente commuove. E rifletta se non sarebbe forse il caso dindagare ulteriormente, alla ricerca di altre verit. Il concepimento del bambino, la sua crescita in peso e volume nel grembo materno, hanno una grande importanza per lanima femminile anche in un altro senso, perch si intrecciano con abitudini profondamente radicate e rinsaldano i legami fra madre e figlio servendosi delle inclinazioni che, dagli strati pi segreti dellinconscio, dominano il cuore e la vita delluomo. Avr osservato che il bambino, quando seduto sul vasetto, non ha molta fretta di sbrigare le sue faccende, mentre ladulto, cui questa incombenza non procura molto piacere, lo esorta dapprima dolcemente, poi con sempre maggiore insistenza. Se Le interessa (e indubbiamente si tratterebbe di un interesse assai strano) investigare questa strana tendenza alla costipazione volontaria, che non di rado resta unabitudine vita natural durante, La prego di ricordare che nelladdome, nei pressi del retto e della vescica, funzionano dei nervi delicatissimi quanto lascivi, che, una volta stimolati, suscitano sensazioni piacevoli. Tenga anche presente come assai spesso i bambini, mentre giuocano o studiano (e forse lha fatto anche Lei, nei giorni innocenti della Sua infanzia), si agitano inquieti sulla seggiola, dimenando le gambe, finch risuonano le parole fatali della madre: Pierino, o Mariuccia, va al gabinetto!. Perch? vero che il bambino o la bambina erano troppo assorti nel giuoco, come dice la mamma per riguardo alle proprie inclinazioni da lungo tempo rinnegate, o troppo presi dai compiti che stavano facendo? No, il piacere che allorigine di questo indugio: una singolare forma di autogratifcazione praticata fin dallinfanzia e che pi tardi si perfeziona nella costipazione; solo che allora, purtroppo, lorganismo non risponde pi con la sensazione di piacere, e anzi il senso di colpa legato alla masturbazione crea cefalee o vertigini o dolori addominali, o comunque si vogliano chiamare le conseguenze di una costante pressione esercitata sui nervi genitali. Proprio cos, e Le verranno anche in mente delle persone che hanno labitudine di uscir di casa senza essere prima andate al gabinetto, e poi, colte dal bisogno per strada, patiscono le pene dellinferno, senza rendersi conto coscientemente di quanto dolci siano quelle pene. Ma, se si pensa alla frequenza e allassoluta inutilit di tali lotte tra luomo e il suo ano, si giunge a poco a poco alla conclusione che in questi casi linconscio pratica lonanismo innocentemente. Ora, gentile signora, la gravidanza una forma di masturbazione non solo innocente, bens addirittura santificata; ma tutta la santificazione della maternit non impedisce che lutero gravido ecciti quei nervi, procurando sensazioni di piacere. Lei pensa che, perch si possa parlare di piacere, questo devessere sperimentato consapevolmente? unopinione errata, che Lei pu benissimo tenersi, perdonandomi, per, se mi fa un po ridere. E, dato che siamo su questo argomento scabroso del piacere, della volutt segreta, inconscia, mai chiamata apertamente per nome, vorrei parlarLe anche di quel che rappresentano per la madre i movimenti del bambino dentro il suo ventre. Anche

questa esperienza stata cantata dai poeti, che lhanno tinta di rosa e circonfusa di un soave profumo; in realt, per, se si toglie quellalone trasfigurante, si tratta della stessa sensazione che la donna prova quando qualcosa si muove nel suo corpo. la stessa sensazione che le procura luomo, ma scevra di ogni senso di colpa, esaltata invece che biasimata. Ma non si vergogna? mi dir Lei. No, gentilissima signora, non mi vergogno, anzi, lungi da ci, ritorco la domanda su di Lei. Non sopraffatta dal dolore e dalla vergogna pensando che luomo ha cosparso di fango il pi alto dono della vita, lunione fra uomo e donna? Pensi solo un minuto a quel che significa questo reciproco piacere, che la base del matrimonio, della famiglia, dello Stato, che costituisce il fondamento di tutto ci che esiste, che ha suscitato dal nulla larte, la religione, la scienza, che ha creato tutto, tutto ci che Lei onora, e poi si provi ancora a dire che disgustoso paragonare latto dellaccoppiamento con i movimenti del bambino nellutero! Ma no, Lei troppo ragionevole, e, dopo averci riflettuto solo un momento, non mi serber rancore per delle parole che scandalizzerebbero tante virtuose istitutrici. E quindi accetter di buon grado unaltra mia affermazione ancora pi rigorosamente tab per le persone sensibili ed elevate, e cio che soprattutto il parto stesso una fonte di sublime piacere, il cui ricordo permane poi sotto forma di amore per il bambino, di amor materno. O forse la Sua buona volont non giunge al punto di indurLa a credere a questa mia affermazione, facendoLe obiettare che essa contraddetta dallesperienza universale, dallesperienza millenaria? Be, c una esperienza almeno, che io ritengo quella fondamentale, quella da cui bisogna partire, che non la contraddice: il fatto che al mondo continuano a nascere bambini, e che dunque gli orribili dolori di cui si parla da tempo immemorabile non sono poi cos gravi da non poter essere superati dal piacere, da una qualche sensazione di piacere. Ha mai assistito a un parto? una faccenda ben curiosa: la donna urla e si lamenta, ma nel suo viso brilla uneccitazione febbrile e i suoi occhi hanno quel meraviglioso splendore che nessun uomo pu dimenticare, se lha suscitato una volta negli occhi di una donna: sono occhi strani, stranamente velati, che parlano di ebbrezza. E che cosa c di singolare, di incredibile, nel fatto che il dolore possa essere godimento, sublime godimento? Solo chi annusa dappertutto perversioni e cose contro natura non sa, o pretende di non sapere, che la volutt pi grande esige anche il dolore. Si liberi delle impressioni inculcateLe dalle lamentele delle partorienti e dalle idiozie delle vecchie comari invidiose; cerchi di essere onesta. Anche la gallina canta dopo aver fatto luovo, ma il gallo non se ne cura minimamente e torna unaltra volta a rivolger le sue attenzioni alla pollastrella, che manifesta in uno strano modo la paura di nuove sofferenze, soggiacendo piena damore alle voglie del re del pollaio. La vagina della donna un insaziabile Moloch, e quale vagina si accontenterebbe di un piccolo pene della grandezza di un dito, quando pu averne uno forte come il braccio di un bambino? La fantasia femminile ama lavorare con gli strumenti della potenza maschile, lha sempre fatto e sempre lo far.

Quanto pi grande il pene, tanto maggiore il piacere, e il bambino, durante il parto, preme con il suo grosso cranio contro le pareti della vulva, che per la donna la sede del piacere, proprio come il membro maschile, con lo stesso movimento in su e in gi, in qua e in l, con la stessa durezza e la stessa energia. Certamente che dolorosa, questa forma di coito intensissima e per questo indimenticabile e sempre nuovamente bramata, ma anche lapice della volutt femminile. Ma allora perch, se il parto veramente una fonte di piacere voluttuoso, se ne descrivono i dolori come sofferenze indimenticabili? Non so rispondere a questa domanda; la rivolga alle donne. Posso solo dire che ho incontrato qua e l delle madri che mi hanno confessato: La nascita di mio figlio, malgrado tutti i dolori, o meglio proprio a causa di questi dolori, stata la pi bella esperienza della mia vita. Forse si pu dire una sola cosa, e cio che la donna, costretta da sempre a dissimulare, non pu mai parlare con completa sincerit delle sue sensazioni, poich le incombe per tutta la vita il dovere di detestare il peccato. Ma da dove venga questa identificazione del piacere sessuale col peccato, non lo si potr mai comprendere a fondo. Nel labirinto di questi intricati problemi si possono per seguire alcune tracce. Mi sembra per esempio naturale che una persona cui per tutta la vita, anche con laiuto della religione, si sia inculcata lidea che il parto unesperienza terribile, pericolosa, dolorosa, vi creda poi, e perfino contro la propria esperienza diretta. Per me chiaro che molte di queste storie paurose sono state inventate per distogliere le ragazze nubili dai rapporti sessuali extramatrimoniali. Anche linvidia di coloro che non hanno mai partorito, e soprattutto la gelosia della madre per la propria figlia, a cui ora accade ci che per lei ormai acqua passata, vi hanno la loro parte. E vi concorrono anche il desiderio di intimidire il marito che deve rendersi conto di quale sofferenza ha provocato alla sua adorata, di quale sacrificio essa compia, e di quale eroina essa sia e la soddisfazione di vederlo, realmente intimidito, trasformarsi, almeno per il momento, da tiranno brontolone in padre riconoscente. E soprattutto la tendenza interiore ad apparire come una grande, come una nobile madre spinge la donna a esagerare, a mentire. E la menzogna peccato. Ma, infine, dalla nebbia dellinconscio emerge limmagine materna; poich ogni brama, ogni volutt penetrata dellanelito a tornare nel grembo materno, il frutto avvelenato del desiderio di unirsi sessualmente alla madre. Lincesto, il peccato supremo: non ce n abbastanza per sentirsi colpevoli? Ma cosa centrano qui tutte queste misteriose motivazioni? Io volevo persuaderLa che la natura non si affida al nobile sentimento dellamor materno, che essa non crede che ogni donna, per il fatto di esser madre, divenga quellamabile, altruistica creatura di cui non conosciamo leguale, che non potremo mai rimpiazzare, e il cui solo nome ci riempie di gioia. Volevo persuaderLa che la natura attizza in mille modi il fuoco che col suo calore ci accompagner per tutta la vita, servendosi di ogni mezzo (e quelle che ho citato non costituiscono che una piccola parte delle fonti a cui si abbevera lamore materno) per impedire alla madre di staccarsi dal bambino. Sono riuscito nel mio intento? Ne sarei veramente lieto. Il Suo vecchio amico Patrik Troll

LETTERA V Dunque non mi ero ingannato, mia cara amica, supponendo che a poco a poco il Suo interesse per linconscio sarebbe cresciuto. Mi prenda pure in giro per le mie esagerazioni, ci sono abituato; ma perch sceglie proprio, come esempio, la mia volutt del parto? In questo caso ho ragione. Mi ha detto recentemente che Le piacciono quelle storielle che inserisco qua e l nelle lettere; dice che danno vivacit alla trattazione e che si quasi tentati di crederLe, quando adduce dei fatti cos concreti. Be, questi fatti potrei anche inventarli, o per lo meno ricamarvi sopra, come avviene dentro e fuori il mondo scientifico. Benissimo, avr la Sua storiella. Qualche anno fa una signora, dopo molti anni di attesa, diede alla luce una bambina. Il parto, in presentazione podalica, avvenne in una clinica, con labile aiuto di un noto ostetrico coadiuvato da due assistenti e due levatrici, e sotto anestesia. Due anni dopo la donna era nuovamente incinta, e, dato che nel frattempo io avevo guadagnato una maggiore influenza su di lei, ci accordammo che nulla sarebbe stato fatto, che riguardasse il parto, senza che io ne fossi informato. Contrariamente alla precedente, questa gravidanza ebbe un decorso liscio e regolare. Si decise che il parto sarebbe avvenuto in casa, con il solo aiuto di una levatrice. Allapprossimarsi del lieto evento, per desiderio dellostetrica fui chiamato al capezzale di quella signora, che abitava in unaltra citt. Il bambino era in presentazione podalica, che cosa si doveva fare? Effettivamente, al mio arrivo, il bambino era in presentazione podalica e le doglie non erano ancora incominciate. La paziente era agitatissima e voleva essere ricoverata in clinica. Io mi sedetti presso di lei e incominciai a indagare un poco nei suoi complessi, nelle sue rimozioni, a me gi abbastanza noti, per poi descriverle a colori radiosi (e Lei sa se ne sono capace!) il godimento del parto. La signora X ne fu soddisfatta, e una particolare espressione dei suoi occhi mi annunci che la scintilla si era accesa. Poi cercai di farmi spiegare come mai il bambino si era posto di nuovo in presentazione podalica. Cos il parto pi facile; mi rispose il sederino pi morbido e si fa strada con pi delicatezza che non la testa, dura e grossa. Allora le illustrai la faccenda dellarnese grosso o sottile, duro o flaccido che si muove nella vagina, pressappoco come ho fatto nella mia ultima lettera. La cosa le fece una certa impressione, ma permaneva ancora un residuo di diffidenza. Infine disse che avrebbe ben voluto credermi, ma che tutti gli altri le avevano descritto in modo cos terribile i dolori del parto che lei preferiva comunque farsi anestetizzare. E, se il bambino si trovava in presentazione podalica, le avrebbero somministrato lanestetico, lo sapeva per esperienza; quindi preferiva questa posizione. Io le risposi che, se era cos sciocca da rinunciare a priori al pi sublime piacere della vita, era padrona di farlo; quanto a me, non avevo nulla in contrario a che chiedesse lanestetico se non ce la faceva pi, ma per questo non era necessario che il bambino fosse in presentazione podalica. Le do il permesso di farsi anestetizzare anche se il bambino si presenta di cervice; decider lei stessa se usare o no lanestetico. Cos detto me ne andai, e il giorno seguente ricevetti la notizia che, mezzora dopo la mia partenza, il bambino era gi a testa in gi. Il parto si svolse nel modo pi liscio, e la puerpera me lo descrisse in una simpatica lettera: Lei aveva proprio ragione, signor dottore, stato veramente un

gran godimento. Avendo accanto a me sul tavolino la boccetta delletere col permesso di usarla, non ero minimamente agitata, e potevo osservare tutto ci che avveniva, apprezzandolo senza inibizioni. A un certo momento il dolore, che fino ad allora aveva avuto un non so che di gradevolmente eccitante, divenne troppo forte e io gridai: Etere, ma aggiunsi subito: Non pi necessario. Il bambino piangeva gi. Mi dispiace soltanto che mio marito, che ho tormentato per anni con le mie stupide paure, non possa sperimentare questo meraviglioso godimento. Se Lei scettica, potr dire che si trattato di una suggestione ben riuscita, e il caso non ha alcun valore dimostrativo; per me la cosa del tutto indifferente. Ma sono convinto che, la prossima volta che avr un bambino, anche lei osserver tutto senza inibizioni, liberandosi di un pregiudizio e venendo a conoscere qualche cosa che la stupidit generale Le ha tenuto nascosta con la paura. Poi, mia cara amica, Lei passata con una certa esitazione sullargomento scabroso della masturbazione, ostentando tutto il Suo disprezzo per questo vizio segreto e manifestandosi insoddisfatta per la mia disgustosa teoria della masturbazione innocente del bimbo che siede sul vasetto, degli adulti costipati e delle donne gravide; e infine trova ciniche le mie opinioni sulle basi dellamor materno, affermando che in questo modo si potrebbe ricondurre tutto alla masturbazione. Certamente, e non ha torto a ritenere che, se non tutto, molte cose secondo me derivano dalla masturbazione. Il modo in cui sono giunto a questa opinione forse ancor pi interessante dellopinione stessa, e quindi Gliene voglio parlare. Ho spesso avuto loccasione, sia in veste professionale che in altre situazioni, di assistere al bagno di bambini piccoli; e Lei ammetter, per esperienza diretta, che questa cerimonia non sempre si svolge senza strilli. Ma forse non sa (non val la pena di osservare tali quisquilie nei bambini piccoli!) che questi strilli cominciano a un determinato stadio del rito e finiscono in un altro momento ben preciso. Il bambino che or ora urlava, mentre gli lavavano la faccia (e se vuol sapere perch urlasse, si faccia lavare il viso da una qualunque persona cara con una spugna o una pezzuola cos grande da tapparLe allo stesso tempo bocca, naso e occhi!), questo bambino, dico, si calma improvvisamente quando la spugna gli passa su e gi fra le gambine. Anzi, gli compare in viso unespressione quasi rapita, ed egli se ne sta buono e tranquillo. E la madre, che poco prima doveva riprendere o consolare il bimbetto in questa sgradevole operazione, ha ora nella voce uninflessione dolce, affettuosa, direi quasi innamorata; anchella ora rapita in estasi, e i suoi movimenti sono diversi, pi carezzevoli, pi affettuosi. Ella non sa che sta procurando al bambino un godimento sessuale, ma lo sente e lo sa il suo Es, mentre latto erotico induce quellespressione beata sul volto del bambino e della madre. Cos stanno dunque le cose. La madre stessa d al bambino lezioni di masturbazione, e deve farlo, poich la natura accumula la sporcizia che bisogna togliere proprio l dove hanno sede gli organi del piacere sessuale; deve farlo, non pu esimersene. E, mi creda, molte cose che portano letichetta delligiene e della pulizia, come luso assiduo del bid, i lavaggi dopo la defecazione, le irrigazioni, non sono altro che una ripetizione imposta dallinconscio di quelle piacevoli lezioni materne.

Questa semplice osservazione, della cui esattezza Lei pu in qualunque momento sincerarsi, distrugge in un istante tutto quel mostruoso edificio che la stupidit umana ha costruito attorno allautogratificazione. E come si pu chiamare vizio unabitudine appresa dalla madre? Unabitudine per imparar la quale la natura si servita della mano materna? O come sarebbe possibile pulire un bambino senza provocargli sensazioni erotiche? forse innaturale una necessit cui luomo sottoposto fin dal suo primo respiro? Come si giustifica lespressione vizio segreto per una pratica il cui primo esempio stato inculcato nel bimbo molte volte al giorno e senza alcun imbarazzo dalla madre? E come si pu avere il coraggio di considerare nociva la masturbazione, se nella vita umana essa una cosa ovvia e inevitabile? Si pu ugualmente considerare cosa perversa il camminare, o innaturale il mangiare, o dire che luomo che si soffia il naso condannato alla perdizione. Lineluttabile necessit con cui la vita ci costringe alla masturbazione, per il fatto di aver situato la sporcizia e il puzzo delle orine e delle feci nella stessa sede dei sacri piaceri sessuali, dimostra che la divinit, per certi suoi scopi, ha imposto alluomo, come parte del suo destino, questo atto condannato, questo preteso vizio. E, se ne avr voglia, Le indicher a tempo opportuno alcuni di questi scopi, dimostrandoLe che in ogni caso il nostro mondo umano, la nostra cultura, sono in gran parte fondati sulla masturbazione. Ma allora come mai, chieder Lei, questo atto naturale ha acquistato la fama universale di un vizio ripugnante, nocivo ugualmente alla salute fisica e a quella dello spirito? Far meglio a porre questa domanda a dei sapienti, ma anchio posso risponderLe qualcosa. Innanzitutto non vero che la masturbazione sia universalmente considerata una cosa nociva. Io non ho esperienza diretta dei costumi esotici, ma da tutto ci che ho letto ho ricavato unopinione diversa. Inoltre mi accaduto, passeggiando in campagna, di vedere talvolta un giovane contadino dietro laratro che si procurava il piacere da solo e senza alcun segno di vergogna, e lo stesso si pu notare anche nelle ragazze di campagna, purch la proibizione infantile non ci abbia resi e mantenuti ciechi di fronte a queste cose; in certe circostanze una tale proibizione rimane efficace per molti anni, magari per tutta una vita e, fra parentesi, divertente osservare quante mai cose gli uomini non vedono perch la mamma laveva a suo tempo proibito! Ma non occorre andare a cercare fra i contadini: i Suoi stessi ricordi Gliene diranno abbastanza. O forse la masturbazione meno nociva se la pratica su di noi luomo amato, il marito, in quei posticini tanto sensibili chegli conosce cos bene? Non certo necessario pensare alle mille possibilit di masturbazione dissimulata, innocente, come landare a cavallo e in altalena, il ballo, la ritenzione delle feci; e non sono certo rare le carezze che mirano segretamente allautogratificazione. Questa non masturbazione, mi dir Lei. Forse no, ma forse anche s, dipende dal punto di vista. Secondo me, non c una gran differenza fra la carezza ad opera della propria o dellaltrui mano; anzi, in ultima analisi, non occorre neppure una mano, basta anche il pensiero, e soprattutto il sogno. Eccolo qui di nuovo, questo sgradito interprete dei pi riposti segreti! No, mia cara amica, se sapesse quante cose noi medici interpretiamo come masturbazione (e lapparenza, per lo meno, ci d ragione), Lei non parlerebbe certo pi della sua dannosit.

Ha mai conosciuto qualcuno cui sia stata nociva? La masturbazione in se stessa, non la paura delle sue conseguenze, che veramente assai dannosa. E proprio perch tanto nociva alcuni, almeno, dovrebbero cercare di liberarsene. Dunque, ha conosciuto qualcuno cui abbia fatto male? E qual la sua opinione in proposito? forse per quel po di seme che luomo perde, o per quel poco di secrezione della donna? Lei stessa non lo crede, o per lo meno non lo creder pi dopo aver visto e studiato un manuale universitario di fisiologia. La natura ha provveduto affinch la riserva sia ricca, inesauribile, e, inoltre, labuso per se stesso impossibile: la mancanza di erezione e di eiaculazione costringe il ragazzo e luomo a un periodo di riposo, e anche nella donna subentra un periodo di saziet che dura alcuni giorni, o almeno molte ore; il desiderio sessuale come la fame: nessuno si fa scoppiare lo stomaco per troppo mangiare, e cos pure nessuno esaurisce con la masturbazione la propria potenza sessuale. Con la masturbazione, ben inteso; non parlo dellangoscia di masturbazione, che unaltra cosa, e che mina veramente la salute; per questo tengo a mostrare quanto siano criminali coloro che parlano di vizio segreto, inculcando langoscia nella gente. Dato che tutti, coscientemente o no, praticano la masturbazione, e considerano tale anche il godimento inconscio, questo un delitto contro tutta lumanit, un immenso delitto; ed anche unidiozia, come si ritenesse dannosa alla salute la stazione eretta. No, non la perdita vera e propria, dice Lei. S, ma molte persone vi credono, e anzi credono che il seme provenga dalla spina dorsale, e che il famigerato abuso prosciughi il midollo, e che alla fin fine anche il cervello si inaridisca e si divenga dementi. Anche il termine stesso di onanismo indica che ci che spaventa gli uomini proprio la perdita del seme. Conosce la storia di Onan? Non ha propriamente nulla a che fare con lautosoddisfazione. Presso gli Ebrei vigeva la legge che, se un uomo moriva senza figli, suo fratello ne sposasse la vedova, e il figlio di questa unione era il successore del morto. Questa legge, tuttaltro che stupida, mirava a conservare le tradizioni, a perpetuare la stirpe, bench a noi moderni questo sistema appaia un po strano. Anche i nostri antenati avevano avuto una simile idea, e fino a poco prima della Riforma vigeva a Verden una legge analoga. Dunque Onan, a causa della morte del fratello, venne a trovarsi in questa situazione, ma, non potendo soffrire la cognata, fece cadere il suo seme per terra anzich nel corpo della donna, e per questa infrazione alla sua legge Geova lo pun con la morte. Di questa storia linconscio delle masse ha colto solo il fatto del seme che viene sparso per terra, bollando col nome di onanismo ogni atto del genere, e da ci nata lidea della morte come conseguenza della masturbazione. Mi fa piacere che Lei non creda a queste cose. Il brutto, dice, sono le fantasie voluttuose. Oh, mia cara amica, forse che nellamplesso non Le vengono delle fantasie voluttuose? E prima? Forse Lei le caccia via, le rimuove, per usare unespressione tecnica; Le parler a suo tempo del concetto di rimozione. Tuttavia le fantasie ci sono, e ci devono essere perch Lei una creatura umana e non pu bellamente liberarsi della parte centrale del Suo corpo. Di fronte alle persone che credono di non nutrire mai dei pensieri voluttuosi, mi vengono sempre in mente quei

tipi in cui la smania della pulizia si spinge tantoltre che non si limitano a lavarsi, ma si fanno quotidianamente un clistere. Gente ingenua, nevvero? Gente che non pensa affatto come, sopra a quel pezzetto dintestino che essi lavano con tanta cura, ve ne siano metri e metri, che rimangono ugualmente sporchi. E, per arrivare subito al punto, Le dir che essi si fanno i loro clisteri senza sapere che si tratta di una forma simbolica di coito: il culto della pulizia non che un paravento, un inganno dellinconscio che permette alla coscienza di seguire alla lettera le proibizioni materne. Lo stesso avviene con la rimozione delle fantasie erotiche: se si indaga in profondit nelluomo, lerotismo appare sotto tutte le forme possibili. Ha mai visto uscir di senno una dolce, eterea, innocentissima fanciulla? No? Peccato, perch ci La farebbe guarire per tutta la vita dalla fede in quella che gli uomini chiamano purezza, inducendola a designare un simile tipo di purezza e di innocenza con il giusto termine di ipocrisia. Questo non vuole minimamente essere un rimprovero: lEs si serve anche della menzogna per i suoi scopi, e non certo molto difficile individuare lo scopo di unabitudine tanto disprezzata eppure tanto diffusa, come quella a cui prima accennavamo. Forse ci avviciniamo maggiormente ai motivi per cui la masturbazione suscita tanta paura nei genitori, nei maestri e nelle altre persone autorevoli se esaminiamo la storia di questo terrore. Io non ne so molto, ma mi sembra che il grido di guerra contro la masturbazione sia stato lanciato verso la fine del diciottesimo secolo. Nel loro carteggio, Goethe e Lavater parlano entrambi di onanismo spirituale con la stessa naturalezza con cui discorrerebbero di una passeggiata in campagna. Ora, quella anche lepoca in cui ci si cominci a interessare degli ammalati di mente, e costoro, e particolarmente gli oligofrenici, sono dei patiti della masturbazione. verosimile che, scambiando la causa con leffetto, la gente abbia pensato: se i dementi si masturbano, vuol dire che hanno perso il senno perch si masturbavano. Ma in ultima analisi dobbiamo cercare altrove la causa della strana ripugnanza delluomo verso una cosa cui stato iniziato dalla madre nei primi giorni di vita. Posso dilazionare la risposta? Devo ancora dire tante cose, e inoltre la lettera gi divenuta troppo lunga. Ma vorrei farLe succintamente notare una strana deformazione dei fatti, che si riscontra anche in persone per il resto assai ragionevoli. La masturbazione viene definita un surrogato dellatto sessuale normale. Quante cose si potrebbero dire sulla cosiddetta normalit dellatto sessuale! Ma qui mi voglio occupare solo dellidea del surrogato: come si pu giungere a una tale stupidit? In una forma o nellaltra, la masturbazione accompagna luomo per tutta la vita, mentre lattivit sessuale cosiddetta normale inizia solo a una determinata et, per scomparire poi in unepoca in cui compare nuovamente la masturbazione nella forma infantile del trastullarsi consapevolmente con gli organi sessuali. Come possiamo considerarla il surrogato di unattivit che compare quindici o venti anni dopo? Varrebbe invece assai pi la pena di constatare una buona volta quanto spesso latto sessuale normale sia semplicemente una forma ben consapevole di masturbazione, in cui la vagina o il pene non fanno che sostituirsi alla mano o al dito

nellazione stimolatrice. Io sono giunto a sorprendenti conclusioni sullargomento, e sono sicuro che lo stesso accadr a Lei se ci penser su un poco. Ma, e lamore materno? Che cosa centra con tutto ci? Centra, e parecchio. Ho gi accennato come lespressione della madre si alteri stranamente quando pulisce la zona genitale del suo bambino. Essa non se ne rende conto, ma proprio questo inconscio godimento comune costituisce il pi saldo legame fra i due, e il fatto di procurare piacere al bambino, in una forma qualsiasi, suscita lamore anche nelladulto. Nel rapporto fra la madre e il bambino, ancor pi che fra gli innamorati, procura pi felicit il dare che il ricevere. Quanto allinflusso della masturbazione, vorrei sottolineare ancora un punto. So gi che Lei scuoter il capo, ma io non Glielo posso risparmiare, perch si tratta di una cosa importante, e che ci apre un altro spiraglio nelle tenebre dellinconscio. LEs, linconscio, pensa in modo simbolico, e, nel suo simbolismo, esso fra laltro identifica ed usa indifferentemente, luno per laltro, il bambino e lorgano sessuale. Lorgano sessuale della donna dunque, per lEs, la cosina, la bambina, la figliolina o la sorellina, lamichetta; quello delluomo il maschietto, il giovinetto, il figliolino, il fratellino. Suona strano, ma proprio cos. E ora La prego di riconoscere francamente, senza stupidi pudori n false vergogne, quanto ogni persona ami i propri genitali, quanto li debba amare, poich alla fin fine deve a loro ogni piacere di cui gode, ogni vita. Lei non pu neppure immaginarsi lintensit di questo amore, e lEs, questo amore, lo trasferisce (poich anche il trasferire costituisce una delle sue caratteristiche) sul bambino, identificando, per cos dire, bambino e organi genitali. Buona parte dellamore per il bambino deriva, nella madre, dallamore per i propri organi sessuali e da ricordi di masturbazione. stato molto brutto? Per oggi devo aggiungere ancora solo un piccolo particolare, che forse pu contribuire a spiegare perch in generale alla donna i bambini piacciono pi che alluomo. Ricorda quel che Le ho detto sulleccitazione degli organi sessuali da parte della madre quando lava il bambino, e come, grazie al simbolismo inconscio, il piacere che ne deriva si connetta con lamore per il bambino stesso? Pu forse pensare che al maschietto questo strofinio procuri altrettanto piacere che alla bambina? Io no di certo. Sono sempre il Suo devotissimo Patrik Troll LETTERA VI Lei trova, mio amabile e severo giudice, che le mie lettere tradiscono troppo la gioia di sbandierare tutte quelle mie storielline erotiche. La Sua osservazione giusta, ma non posso fare altrimenti: ne godo e non posso nascondere il mio godimento, altrimenti scoppierei! Quando ci si rinchiusi molto a lungo in una camera stretta, buia, soffocante, per paura che gli altri di fuori ci possano deridere o sgridare, e poi si esce allaria aperta, scoprendo che nessuno si occupa di noi, o che al massimo qualcuno ci guarda un momento e poi continua tranquillamente per la sua strada, allora quasi si impazzisce dalla gioia.

Lei sa che io ero il pi giovane dei miei fratelli, ma non pu immaginare quanto la mia famiglia fosse amante delle prese in giro, dei motteggi. Bastava dire una stupidaggine, e ce la si ritrovava nel piatto tutti i giorni; e si pu ben immaginare che il pi giovane di vari fratelli, per et assai distanziati fra loro, di stupidaggini ne dicesse pi di tutti. Perci ho perso assai presto labitudine di esprimere le mie opinioni, e ho imparato a rimuoverle. La prego di prendere alla lettera questa espressione: ci che viene rimosso non scompare affatto, ma perde semplicemente il suo posto originario; viene spinto da qualche parte dove non gli si d retta, e viene schiacciato e maltrattato. L continua a rimanere, sempre sulla punta dei piedi, e ogni tanto cerca con tutte le forze di farsi strada verso quello che dovrebbe essere il suo posto, e, appena vede una breccia nel muro, cerca di infilarvisi. Pu anche avvenire che ci riesca, ma, quando vi arrivato, ha gi consumato tutte le sue forze, e rimane quindi vittima del primo possente spintone, da parte di qualche forza autoritaria, che lo ricaccia indietro. proprio una situazione spiacevole, e Lei pu immaginare i salti di gioia di una creatura cos repressa, pestata, tartassata, quando finalmente riacquista la libert. Abbia solo un po di pazienza: ancora qualche lettera un po mattacchiona, e poi questa creatura ubriaca si calmer, acquistando la compostezza di un ben ponderato lavoro di qualche psicologo di professione. Certo per che i suoi vestiti nella mischia si sono tutti insozzati, sgualciti, strappati, la nuda pelle fa capolino da tutte le parti, e non sempre impeccabilmente pulita, e rivela quel particolare odore di calca che le rimasto addosso. In compenso per ha imparato qualcosa, che pu anche trasmettere agli altri. Ma, prima di lasciarlo parlare, vorrei illustrarLe brevemente il significato di un paio di espressioni di cui mi servir spesso. Non abbia paura, non Le dar delle definizioni, il mio modo sconnesso di pensare non ne sarebbe capace. Cercher di fare con le parole simbolo e associazione quello che ho fatto ora con la parola rimuovere. Una volta Le avevo scritto che difficile parlare dellEs: nei suoi riguardi tutte le parole e tutti i concetti divengono un po vaghi, poich per sua natura esso, a ogni nome, a ogni azione, fa aderire tutta una serie di simboli, associandovi le idee provenienti da ambiti del tutto diversi, e quindi ci che per lintelletto sembra molto semplice, per lEs diviene assai complicato. Per lEs non esistono concetti ben delimitati, ma solo degli ambiti di pensiero, dei complessi, costituitisi attraverso i processi di simbolizzazione e di associazione. Per non confonderLa troppo, Le mostrer con un esempio quel che intendo per simbolizzazione e associazione. Lanello un simbolo del matrimonio, ma pochissime persone sanno con chiarezza perch questo cerchietto esprima il concetto dellunione coniugale. I detti popolari secondo i quali lanello significherebbe una catena, oppure il simbolo dellamore eterno, senza inizio e senza fine, ci permettono certamente di trarre conclusioni sullo stato danimo e le esperienze di coloro che di tali espressioni si servono, ma non spiegano il fenomeno per cui delle potenze ignote abbiano scelto proprio lanello per indicare lo stato matrimoniale. Ma se si parte dallidea che matrimonio significa fedelt sessuale, allora diviene facile interpretare questo simbolo: lanello rappresenta lorgano sessuale femminile e il dito quello

maschile; lanello non dovr mai essere infilato su di un altro dito che non sia quello del legittimo sposo, e quindi rappresenta la promessa che lanello dell a donna non accoglier mai un membro che non sia quello dello sposo. Questo paragone tra anello e genitali femminili, fra dito e genitali maschili, non frutto di uninvenzione arbitraria, ma imposto dallEs, e chiunque pu accertarlo su di s e sugli altri osservando come la gente giuochi con lanello che porta al dito: sotto linflusso di determinate impressioni, che facile indovinare, ma che di solito non sono pienamente coscienti, si comincia a giocare con lanello, a infilarlo e sfilarlo, a voltarlo e a rivoltarlo. Una svolta nella conversazione, il fatto di aver udito o pronunciato determinate parole, unocchiata a un quadro, a una persona, a un oggetto, ogni possibile impressione sensoriale, possono suscitare gesti che rivelano certi aspetti della nostra storia segreta e dimostrano al tempo stesso a saziet che non sappiamo quel che stiamo facendo, e che linconscio ci spinge a esprimerci attraverso simboli i quali non provengono dal nostro pensiero cosciente, bens dallattivit sconosciuta dellEs. E infatti chi compirebbe consapevolmente, sotto gli occhi degli altri, movimenti che tradirebbero la sua eccitazione sessuale, che rivelerebbero al pubblico quella pratica che sempre tenuta accuratamente celata, lautogratificazione? Eppure anche le persone che conoscono bene il significato di quel simbolo continuano a giocare con lanello, non possono esimersene. I simboli non sono inventati; esistono, appartengono allinalienabile patrimonio dellumanit; si potrebbe anzi dire che tutti i pensieri e le azioni coscienti sono la conseguenza inevitabile del processo inconscio di simbolizzazione, e che la vita delluomo governata dai simboli. Come il processo della simbolizzazione indissolubilmente legato al destino umano, cos lo anche limpulso allassociazione; si tratta in fin dei conti della stessa cosa, poich nellassociazione i vari simboli vengono collegati fra loro. Gi dal giuoco con lanello, di cui si or ora parlato, risulta che linconscia rappresentazione della donna e delluomo sotto i simboli dellanello e del dito una lampante raffigurazione dellatto sessuale. Se, in questi casi particolari, si seguono le tracce oscure che portano da unimpressione sensoriale semiconscia allatto dellinfilarsi e del togliersi lanello, si scopre che in quella persona erano improvvisamente balenate determinate idee, e che queste stesse idee si presentano anche in altre persone in diverse circostanze. Certe associazioni simpongono automaticamente: anche luso simbolico dellanello come segno del matrimonio stato imposto da determinate associazioni inconsce. Queste considerazioni ci richiamano alla mente i profondi rapporti che esistono fra i giuochi con lanello e certe antichissime rappresentazioni e usanze religiose, e cos pure certi importanti complessi della vita individuale, costringendoci ad abbandonare lillusione di una libera autodecisione e a cercar di individuare le vie misteriose e intricate dellassociazione. Allora ci rendiamo ben presto conto che linterpretazione dellanello come catena, o come amore senza principio e senza fine, pu essere s la manifestazione di un disappunto, o di una romantica esaltazione, ma che, per esprimersi, questi sentimenti debbono attingere al patrimonio universale dei simboli e delle associazioni.

Dappertutto, ad ogni passo, cimbattiamo in queste associazioni automatiche: basta tenere aperti occhi ed orecchi. Frughi un po fra le espressioni idiomatiche, fra le rime, fra le coppie di contrari: ecco amore e piacere, amore e dolore, petto e diletto; culla e tomba; vita e morte; qua e l; su e gi; riso e pianto; sole e luna; paradiso e inferno. Gli esempi si accumulano, e, pensandoci su, Le sembrer di vedere tutto ledificio del linguaggio sorgere improvvisamente davanti a Lei, e colonne, facciate, tetti, torri, finestre e pareti emergere sotto ai Suoi occhi come da masse di nebbia. Lei ne sar profondamente commossa e si sentir sfiorata, incalzata, quasi soffocata dallincomprensibile. Coraggio, mia cara amica, passiamo oltre: non dobbiamo indugiare. Si fissi solo in testa alcune cose, per esempio il fatto che limpulso ad associare si serve a volte della rima e del ritmo o dellallitterazione, o di connessioni affettive. In tutte le lingue del mondo la parola che indica colui che ci ha generati incomincia con il suono P, che serve a esprimere disprezzo, mentre la parola che indica la genitrice incomincia con il suono M, in cui si sente una nota di approvazione. Oppure pensi a come questo processo si serva delle coppie di contrari, cosa importante questa, poich ogni cosa contiene in s il suo contrario, e nessuno mai dovrebbe dimenticarlo: altrimenti crederebbe alla reale esistenza dellamore eterno, dellinviolabile fedelt, dellincorruttibile stima. A volte mentono anche le associazioni, ciononostante non si pu comprendere la vita se non si ben compreso che tutti i fenomeni sono condizionati dal loro contrario. Non facile trovare associazioni che valgono sempre, in qualunque circostanza: la vita assai varia, e alla scelta delle associazioni contribuiscono lindividualit di ognuno e la sua situazione del momento. Tuttavia possiamo presumere che la sensazione di una corrente daria, appena diventa sgradevole, faccia sorgere lidea di andare a chiudere la finestra, che laria viziata di una camera susciti in ognuno il desiderio di aprire la finestra, che la vista del pane e del burro richiami lidea della tartina. E chi vede unaltra persona bere, sente subito una vocina che gli sussurra: Perch non dovrei bere anchio?. La bocca del popolo, che con la sua logica grossolana trae le conclusioni dagli innumerevoli fatti osservati, anche se non pienamente compresi, esprime il profondo segreto dellassociazione nel crudo proverbio: Se una mucca piscia, piscia anche laltra. E ora si fermi un momento , e cerchi di comprendere quanta parte della vita, della civilt, dellevoluzione umana dipendano dal fatto che, per un qualche motivo, migliaia e migliaia di volte si sono costituiti dei legami associativi fra lidea di urinare e quella del mare, finch alla fine nacquero le spedizioni marine, con lalbero maestro eretto sulla nave come simbolo della potenza maschile, mentre i remi, col loro movimento, scandivano il ritmo 3 dellamore. Oppure cerchi di seguire le vie che portano dalluccello allatto sessuale: una via che, partendo dallerezione, dal sollevamento di un peso, porta alla sensazione provata, allapice della volutt, di librarsi sopra la terra, e che dal getto di urina o di seme che zampilla e sprizza nellaria, porta allEros e al dio della mor te,
3 L'associazione, presente in tutte le lingue, rafforzata nella lingua tedesca dalla somiglianza fra la parola Vogel (uccello) e vogeln, termine colloquiale che designa l'atto sessuale [N.d.T.].

entrambi alati, alla credenza negli angeli e allinvenzione dell'aeroplano: quale creatura straordinaria il nostro Es! Ma la cosa pi straordinaria sono le vie del pensiero scientifico. In medicina parliamo da molto tempo dei processi associativi, e su di essi la psicologia si fatta in quattro per insegnare un sacco di belle cose. Ma quando Freud e i suoi collaboratori cominciarono a osservare sul serio quel che avveniva nelle associazioni, facendole derivare dalla natura istintuale delluomo e dimostrando che istinto e associazione sono fenomeni primordiali della vita, che costituiscono le fondamenta di tutto il sapere, di tutto il pensiero, di tutta la scienza, un grido dodio si sollev da ogni parte, e tutti si comportarono come se qualcuno volesse demolire ledificio della scienza, solo perch aveva compreso la natura del terreno su cui sorgeva. Povere anime pavide! Le fondamenta della scienza sono pi solide del granito, e le sue mura, le sue stanze, le sue scale si ricostruiscono da sole, anche se qua e l cade qualche pezzo di muro innalzato con puerile inesperienza. Facciamo insieme un po di associazioni? Oggi ho incontrato una bimbetta con un cappuccio rosso; mi ha guardato stupita, non ostile, credo, ma stupita, perch avevo un berretto nero di pelliccia calato profondamente sugli orecchi per proteggermi dal freddo. Qualcosa deve avermi colpito alla vista della bambina, poich improvvisamente mi rividi, ragazzino di sei o sette anni, con un berretto rosso in testa. Mi venne in mente Cappuccetto rosso, e poi mi rison nella memoria il verso: Nel bosco c un ometto, da l passai al nano e al suo cappuccio, e poi al frate cappuccino, e infine mi resi conto che da un po di tempo stavo percorrendo la via dei Cappuccini. Le associazioni mi avevano quindi riportato al punto di partenza, chiudendosi come in un circolo. Ma perch avevano seguito proprio questo corso, presentandosi in questa successione? Per la via dei Cappuccini io dovevo passare, questo era un fatto; la bimba invece lavevo incontrata per caso, ma perch lavevo notata e perch la sua vista aveva suscitato in me quel determinato corso di pensieri? Mentre uscivo di casa, due mani femminili mi avevano calzato ben bene sulle orecchie il mio berretto di pelo, mentre una voce di donna mi diceva: Cos, Pat, non soffrirai il freddo. Con le stesse parole mia madre, molti anni fa, usava calzarmi il berretto in testa; ed era ancora mia madre che mi raccontava la storia di Cappuccetto Rosso: ed ecco che improvvisamente me lero visto davanti, in carne e ossa! Cappuccetto Rosso lo conoscono tutti: la testina rossa fa curiosamente capolino dallinvolucro del prepuzio ogni volta che si deve orinare, e, quando mossa dallamore, si protende verso i fiori del prato e sta ritta come un fungo, come lometto dal cappuccio rosso se ne sta ritto su di una gamba in mezzo al bosco; e il lupo nel cui ventre scompare, per poi riuscirne dopo nove lune, un simbolo delle teorie infantili sul concepimento e sulla nascita. Ricorder di aver creduto Lei stessa un giorno che i bambini si facessero nascere tagliando il ventre alla madre, ma certamente non ricorda pi di essere stata un giorno fermamente convinta che tutti possedessero quella cosa con il cappuccio rosso, anche le donne, alle quali per essa era stata poi tolta, e che quindi dovevano in qualche modo mangiarla per far nascere dei bambini. Per noi, creature associative, questa teoria classificata come complesso di castrazione, e ne sentir parlare ancora

molte volte. Dal Cappuccetto Rosso e dal fungo humperdinckiano si passa facilmente al nano e al cappuccio, e di l al frate e al cappuccino, il cammino breve. In entrambe le idee risuona ancora leco del complesso di castrazione, poich il vecchissimo nano con la sua lunga barba la personificazione della grinzosa impotenza, e il monaco impersona la rinuncia volontaria, anche se in realt involontaria. Fin qui le cose sono chiare, ma come mi venuta in testa lidea della castrazione? Il punto di partenza, se lo ricordi bene, era stato una scena che mi ricordava mia madre, e il punto di arrivo la via dei Cappuccini. In quella via ero stato molti anni fa malato di nefrite, mortalmente malato, e, indagando bene nelle profondit del mio inconscio, credo che quelledema nefritico derivasse dal fantasma dellangoscia da masturbazione, che in ultima analisi era connessa con certe emozioni da me provate nei riguardi di mia madre quando estraeva con premura il nanetto dalla sua grotta per fargli fare una spruzzatina. Questa non che unipotesi, ma il fung o solitario con il berretto rosso, il fungo velenoso, fa pensare alla masturbazione, e il berretto rosso al desiderio dincesto. Lei si meraviglia delle vie tortuose in cui minoltro per la mia mania dinterpretare le associazioni? Questo non che il principio, poich ora ho il coraggio di affermare che le favole sono sorte dal processo di associazione e di simbolizzazione, e che cos doveva essere, dato che i misteri dellaccoppiamento, del concepimento, della nascita e della verginit hanno tormentato lanima umana finch essa riuscita a esprimere in forma poetica lincomprensibile. Ora ho il coraggio di affermare che la canzoncina dellometto nel bosco deriva, in ogni particolare, attraverso associazioni inconsce, dai fenomeni della comparsa dei peli nella regione pubica e dellerezione; che la credenza nei nani deve essere nata allo stesso modo, per lassociazione fra bosco e pelo, fra flaccidit e nano grinzoso, e che la vita claustrale, la tonaca, sono una conseguenza inconscia della fuga da un incesto con la madre. Tanto in l, e ancor oltre, si spinge la mia fede nellassociazione e nei simboli. Posso mostrarLe ancora un esempio dellimpulso ad associare? importante, perch getta un po di luce sul linguaggio dellinconscio, cio sul sogno, una zo na dellEs che pone molti problemi a noi medici. Si tratta di un sogno breve, di un sogno fatto di una sola parola: casa. La donna che fece questo sogno, dalla parola casa 5 pass a sala da pranzo, poi a posate, indi a strumenti chirurgici. Suo marito era allora in attesa di una grave operazione, una operazione al fegato, detta operazione di Talma, e lei ne era molto preoccupata. Dalla parola Talma pass a Talmi (imitazione dellargento), e colleg questa parola con il suo servizio di posate, che non era dargento, ma di christofle. Anche il suo matrimonio era Talmi, cio fasullo, poich suo marito, che doveva sottoporsi alloperazione di Talma, era da molto tempo impotente. E Talmi, cio falsa, era lei verso di me che la curavo: venne fuori che mi aveva mentito, comportandosi quindi veramente come delle posate Talmi.
4 Dall'opera musicale Hansel und Gretel di Engelberg Humperdinck sul testo della celebre fiaba dei fratelli Grimm [N.d.T.]. 5 In tedesco: da Esszimmer (sala da pranzo) si passa ad Essbesteck (posate), e di qui a Operationsbesteck (strumenti chirurgici) [N.d.T.].

In tutto questo non c nulla di particolare; al massimo val la pena di sottolineare il suo desiderio di liberarsi del marito Talmi per procurarsene un altro di vero argento. Ma questo racconto, con il rapido susseguirsi delle operazioni, ebbe un risultato notevole: quella donna da due giorni era tormentata da una grave ansiet, il cuore le martellava e il suo ventre era pieno daria. Per fare tutte queste associazioni intorno alla parola casa aveva impiegato suppergi venti minuti; quando smise di parlare, il suo ventre era rilassato, il cuore calmo, lansiet scomparsa. Che cosa ne devo pensare? Che la sua ansia, la sua nevrosi cardiaca acuta, il gonfiore del ventre, cio della sua sala da pranzo, fossero una manifestazione dellangoscia per il marito malato, oppure dei rimorsi per il desiderio di vederlo morire? Le sue sofferenze derivavano dal fatto che aveva rimosso ogni cosa, impedendo a questi sentimenti di affiorare alla coscienza, oppure dal fatto che il suo Es la costringeva, attraverso le associazioni, a portare alla luce un profondo segreto rimasto nascosto in lei fin dallinfanzia? Tutte queste cose potevano esser presenti contemporaneamente, ma, per quel che riguarda il mio trattamento, per le gravi sofferenze che lavevano ridotta a una miserabile inferma con le membra gottose, mi sembra che lelemento pi importante fosse lultimo, cio il tentativo, da parte dellEs, di rivelare mediante le associazioni un segreto tenuto nascosto dai giorni dellinfanzia. E infatti, un anno dopo, la paziente torn su questo sogno, raccontandomi per la prima volta che la parola Talmi era s connessa con limpotenza, ma non con quella di suo marito, bens con la sua stessa i mpotenza, da lei profondamente sentita, e che lansia per loperazione non riguardava suo marito, bens il suo proprio complesso di masturbazione, che le sembrava la causa della sua sterilit e della sua malattia. Dopo questi chiarimenti ella procedette senza ostacoli verso la guarigione, e, nella misura in cui si pu parlare di salute, quella donna oggi sana. E ci basti per quanto riguarda le associazioni. Se, dopo tutto quel che Le ho detto, Le faccio notare che io rivendico anche per la mia persona luniversale diritto umano a esprimermi in modo ambiguo, credo di averLe dato una qualche idea degli ostacoli che sincontrano quando si vuole parlare dellEs: per comprenderlo mi sembra non esserci altra via che il tuffarsi direttamente in medias res. E, dato che si parla di definizioni, cercher subito di spiegarLe il significato della parola transfert, che ho usato qua e l nei miei scritti. Ricorda che Le ho parlato dellinfluenza di mio padre su di me, e di come io limitassi consapevolmente e inconsapevolmente? Limitazione richiede un interesse per le cose e le persone imitate; ed effettivamente io nutrivo un grande interesse per mio padre, e nutro per lui, ancora oggi, unammirazione di natura prettamente passionale. Mio padre mor quando avevo diciottanni, ma da allora rimasta viva in me la tendenza allammirazione passionale, e, poich per mille motivi, di cui potremo parlare unaltra volta, sono poco portato al culto dei morti, ho riversato la mia capacit di appassionata ammirazione, rimasta senza oggetto, sul nuovo capo della famiglia, il mio fratello maggiore, trasferendola su di lui: ecco pressappoco quel che si intende per transfert. Sembra per che la sua personalit non bastasse alle esigenze

della mia giovane anima, dato che, pochi anni dopo, sorse in me, senza che diminuisse lammirazione per il fratello, un sentimento altrettanto intenso per il mio maestro, il Dott. Schweninger: una parte della carica affettiva che avevo riversato su mio padre era fino ad allora rimasta disponibile, e fu cos che io la trasferii su Schweninger. E che fosse veramente disponibile, vacante, lo dimostra il fatto che, nel periodo intercorso fra la morte di mio padre e lincontro con Schweninger, io avevo instaurato un simile rapporto di ammirazione con molte persone, sempre per per breve durata, e negli intervalli i miei affetti rimanevano per cos dire disoccupati, oppure si riversavano su personaggi storici, su libri, su opere darte, in breve su ogni oggetto possibile. Non so se ora Le sia chiaro limportantissimo significato che io attribuisco al concetto di transfert; comunque Le esporr di nuovo le cose, iniziando dallaltro capo. Non dimentichi per che sto parlando dellEs, e che quindi le cose non sono cos nette e definite come farebbero pensare le parole; che si tratta di aspetti intimamente collegati fra loro, che solo artificialmente si possono separare. Deve raffigurarsi ogni discorso sullEs come la rete di meridiani e paralleli che suddivide la superficie terrestre: si tracciano linee immaginarie, verticali e orizzontali, frazionando poi la superficie terrestre in conformit ad esse. Ma la superficie della Terra in se stessa se ne infischia di tutte queste linee: se c dellacqua a ovest del sessantesimo meridiano, ce n anche per una certa longitudine a est di esso; si tratta solo di punti di riferimento e per quel che riguarda linterno della Terra, queste linee hanno un valore assai limitato e vengono usate assai poco come riferimento. Fatte queste premesse vorrei dire che luomo porta in s una data capacit affettiva, e per ora del tutto indifferente se si tratti di sentimenti di attrazione o di repulsione. Non so neppure se questa quantit sia sempre la stessa; nessuno lo sa, e probabilmente mai lo si sapr. Ma, con la mia autorit di autore di questa lettera, propongo di accettare lipotesi che la capienza emotiva di cui un uomo pu disporre sia sempre la stessa. Ora, di una cosa non c alcun dubbio: la maggior parte, la quasi totalit di questa capacit emotiva, luomo la riversa su se stesso; una parte assai minore, ma molto importante nella vita, pu invece essere indirizzata verso il mondo esterno. Ma questo mondo esterno assai complesso e vario: esso comprende persone, oggetti, luoghi, date; abitudini, fantasie, attivit di ogni genere; in breve, tutto ci che fa parte della vita pu divenire per luomo oggetto di attrazione o di repulsione. Limportante che egli pu cambiare loggetto dei suoi sentimenti; o meglio, egli di per s non potrebbe farlo, ma lEs ve lo costringe, bench allapparenza sia il suo Io che sceglie e cambia gli oggetti di amore e di odio. Prenda per esempio un lattante: assai probabile che egli ami molto il latte; dopo alcuni anni il latte gli sar divenuto indifferente o addirittura non gli piacer pi, ed egli preferir il brodo, o il caff, il semolino o qualche altra cosa. Anzi, non occorre neppure un periodo cos lungo; adesso egli bramosissimo di bere, due minuti dopo stanco, e vuol dormire; o strillare, o giocare: toglie il suo favore a un oggetto, il latte, per riversarlo su di un altro, il sonno. Dunque in lui si presentano sensazioni e sentimenti continuamente nuovi, ed egli vi prova gusto, ed costantemente teso a cercar di ricreare in s questa o quella

emozione. Certe tendenze sono per lui esigenze vitali e lo accompagneranno per tutta la vita, come ad esempio lamore per il riposo, per la luce, o che altro si voglia. Ora, almeno per quanto riguarda gli esseri viventi, ve n uno, fra quelli che circondano il bambino, che concentra su di s la massima parte del suo mondo affettivo: la madre. Si pu anzi affermare con un certo diritto che questa inclinazione verso la madre, che comprende sempre anche il suo opposto, lodio, quasi altrettanto immutabile come lamore verso se stessi. In ogni caso il primo affetto, e nasce gi nel ventre materno; o Lei appartiene forse a quella strana categoria di persone che nega ai non ancora nati la possibilit di provare emozioni? Spero proprio di no. Dunque il bambino concentra su questa unica persona, la madre, almeno per un certo periodo, una parte talmente grande dei suoi sentimenti, che tutti gli altri uomini non vengono neppur presi in considerazione. Ma questo affetto, come ogni altro affetto, anzi, pi di tutti gli altri, anche pieno di delusioni. Lei sa che i sentimenti si raffigurano le persone diverse da quel che sono in realt, si fanno unidea del loro oggetto e poi amano lidea, non loggetto in se stesso. Il bambino, un certo momento, si crea questa idea, questa imago (cos la chiamano coloro che per primi si sono affannati a studiare queste cose) di sua madre; forse se ne crea anche diverse, di queste immagini, probabilmente anzi cos. Ma, per comodit, noi vogliamo ora attenerci a una sola immagine, perch ci siamo abituati a chiamarla limago materna. Per tutta la vita luomo anela a questa imago materna, e cos intensamente che, ad esempio, il desiderio di sonno, di morte, di pace, di protezione si possono considerare anche espressioni dellanelito verso limago materna, e nelle mie lettere mi atterr a questa interpretazione. Questa imago materna ha dunque tratti universali, ma anche peculiarit individuali che appartengono a quella determinata imago sperimentata da un determinato bambino. Cos questa imago materna pu avere i capelli biondi, chiamarsi Anna, avere un naso un poco arrossato, o un neo sul braccio sinistro, un seno prosperoso, e un particolare odore, pu camminare un po curva, starnutire rumorosamente, o che altro si voglia. Per questa creatura della sua fantasia lEs ha, per cos dire, una certa riserva di carica affettiva. Ora, poniamo che questuomo, o questa donna, incontrino un certo momento una persona che si chiama Anna, bionda e prosperosa, che starnutisce rumorosamente: non forse possibile che si risvegli in loro la nostalgia assopita per limago materna? E, in circostanze favorevoli (anche su questo punto ci spiegheremo meglio in seguito), quella persona trasferir improvvisamente su questa Anna tutto il suo potenziale affetto nei riguardi dellimago materna: deve farlo, ve lo costringe il suo Es. Ha capito quel che intendo per transfert? Se no, me lo dica, per favore, perch, se non mi sono spiegato chiaramente, ogni ulteriore discorso diviene inutile. Lei deve afferrare il significato del transfert, altrimenti impossibile continuare a parlare dellEs. Stia bene, e risponda a questa domanda del Suo devotissimo Patrik Troll

LETTERA VII Mia cara amica, lultima mia lettera Le parsa, dunque, troppo arida. Anchio la trovo tale, ma Lei la smetta di criticarmi, tanto non mindurrebbe lo stesso a dire ci che Lei vorrebbe. Si decida una buona volta a non cercare nelle mie lettere cose gradite e piacevoli per il Suo Io, ma le legga come si leggerebbe un libro di viaggi o un romanzo giallo. La vita gi di per se stessa abbastanza seria, perch si debbano prendere veramente sul serio le letture, o gli studi, o il lavoro, o qualunque altra cosa. Lei mi accusa di mancar di chiarezza; e dice che n il transfert n la rimozione sono divenuti per Lei realt viva e concreta come noi vorremmo: per Lei si tratta ancora di vuote parole. Su questo punto mi permetto di non darLe ragione: posso indicarLe un passo della Sua ultima lettera che dimostra proprio il contrario? Mi racconta della Sua divertente visita ai Gessner, per la quale, fra laltro, La invidio di cuore, e di una giovane studentessa che ha attirato su di s lira del professor Gessner e famiglia mettendo in dubbio lonnipotente influenza formatrice del liceo, e spingendosi addirittura nella sua foga ad avanzare delle riserve sullutilit dellinsegnamento del greco. Devo ammettere prosegue che la ragazza si comportata veramente male con il vecchio professore, ma, non so perch, tutto mi era simpatico in lei. Forse ci dipende dal fatto che questa ragazza mi ricordava mia sorella: come sa, Susi mor mentre faceva lesame di maturit. Anchella sapeva essere cos caustica, quasi mordente, e, quando era in collera, era perfino offensiva. E per di pi quella ragazza dai Gessner aveva una cicatrice sullocchio sinistro, proprio come mia sorella Susi. Questo proprio un transfert della pi bellacqua! Per il fatto che assomiglia a sua sorella Susi, Lei prova simpatia per una persona, pur rendendosi conto che in lei c qualcosa che non va. E il buffo che Lei stessa, senza saperlo, mi fornisce nella sua lettera il materiale che ha dato origine al transfert. Mi sbaglio, o lanello con un topazio, sulla cui perdita e sul cui ritrovamento, contrariamente alle Sue abitudini epistolari, Lei mi aveva poco prima fornito ampi particolari, proveniva da sua sorella? Dunque, ancora prima che incontrasse quella ragazza, Lei pensava gi a Susi: il suo transfert era stato preparato. E ora la rimozione: dopo avermi enunciato, nero su bianco, che la Sua giovane e impenitente amica aveva una cicatrice sopra locchio sinistro, proprio come mia sorella Susi, Lei prosegue: Del resto non so neanche se la cicatrice di Susi fosse a destra o a sinistra. E come pu non sapere una cosa simile di una persona a Lei cos vicina, che Lei ha visto tutti i giorni per ventanni e che deve a Lei questa cicatrice? proprio quella della ferita che Lei le inflisse per una svista con le forbici, mentre giocava, nevvero? Secondo me non si trattava solo di una svista: ricorda che gi una volta ne avevamo parlato, e Lei aveva ammesso che cera stata una certa intenzione? Una zia aveva lodato i begli occhi di Susi, paragonando invece, scherzosamente, i Suoi a quelli del gatto di casa. Il fatto che lei non sappia se la cicatrice di Susi fosse a destra o a sinistra opera della rimozione. Lattentato ai begli occhi di Susi stato per Lei un fatto molto sgradevole, se non altro a causa dellira e dei rimproveri materni; Lei ha cercato di liberarsi di questo ricordo, rimovendolo, ma la cosa Le riuscita solo in parte: e cio soltanto a scacciare dalla coscienza il ricordo della posizione in cui si trovava la cicatrice. Ma io sono in grado di dirLe che questa era

veramente a sinistra. E come lo so? Ma perch Lei mi ha raccontato che, dalla morte di Sua sorella, Lei soffre, proprio come accadeva a questa, di un mal di testa che parte dallocchio sinistro, e perch il Suo occhio sinistro di quando in quando devia un poco dalla direzione giusta (cosa che Le dona assai, ma non per questo meno vera), guardando verso lesterno, come per cercare aiuto. Un bel giorno, inventando lespressione per una svista, Lei ha cercato di raddrizzare il torto, spostando, nella fantasia, la ferita dalla parte sinistra, cattiva, sbagliata, a quella buona, a quella giusta, 6 la destra. Ma lEs non si lascia imbrogliare: per mostrarLe che aveva agito male, Le ha indebolito un muscolo oculare, ammonendola cos a non deviare pi dalla retta via. E, alla morte della sorella, Lei ne ha ereditato per castigo quellemicrania dalla parte sinistra, che Le faceva sempre tanta paura. Quel giorno, da bambina, non era stata castigata, probabilmente perch tremava talmente per paura di prenderle che Sua madre ne fu impietosita; ma lEs vuole avere i castighi che gli spettano, e, se lo si defrauda del piacere di soffrire, un giorno o laltro si vendica: spesso con molto ritardo, ma non rinuncia mai alla sua vendetta, e molte malattie misteriose rivelano il proprio segreto se si interroga lEs dellinfanzia sulle percosse a cui si sfuggiti. Posso citarLe un altro esempio di rimozione nella Sua lettera? un po tirato per i capelli, se vuole, ma io lo considero valido. Nella mia ultima lettera avevo parlato di tre cose: il transfert, la rimozione e il simbolo. Nella risposta Lei parla del transfert e della rimozione, ma non menziona il simbolo: e il simbolo di cui avevo parlato era lanello. E ora guardi un po: invece di nominare il simbolo nella Sua lettera, Lei lo perde, sotto forma dellanello col topazio. Non buffo? Secondo i miei calcoli, che la Sua risposta sembra confermare, Lei ha ricevuto la lettera in cui parlavo dei giochetti con lanello lo stesso giorno in cui ha perduto lanello di Sua sorella. Dunque, sia brava per una volta, e mi dica la verit! Susi era di poco minore di Lei, e sono quasi sicuro che voi due avete avuto contemporaneamente le prime rivelazioni sul sesso, quelle rivelazioni di cui nessuno si ricorda, o che nessuno vuol ricordare: forse Susi aveva qualcosa a che fare con quei giochetti con 1anello della donna, con le prime esperienze di masturbazione? Mi hanno indotto a questa supposizione le Sue risposte cos secche e taglienti alle mie osservazioni sulla masturbazione. Io credo che sia il Suo grande senso di colpa a renderLa cos ingiusta verso questa innocente forma di piacere: tenga presente che la natura d ai bambini dei fratelli, delle sorelle e dei compagni di giuochi proprio perch apprendano da loro le cose del sesso. E ora vorrei tornare a quella straordinaria esperienza umana, il parto, da cui mi ero allontanato per un po. Sono sorpreso che Lei abbia accettato senza resistenza la mia affermazione che il dolore rende pi intenso il godimento. Ricordo una nostra violenta discussione sul piacere che luomo prova nellinfliggere e nel subire un dolore. Eravamo a Berlino nella Leipzigerstrasse: il cavallo di una carrozza era caduto, e si era radunata una folla di uomini, donne, bambini, di persone ben vestite e di operai in tuta; tutti seguivano con soddisfazione pi o meno rumorosa gli inutili tentativi dellanimale per rimettersi in piedi. Lei mi aveva tacciato dinsensibilit
6 Ricordiamo che in tedesco (come anche in latino e in altre lingue) l'aggettivo recht (destro) ha anche il connotato di buono, giusto, mentre link (sinistro) ha il connotato opposto di cattivo, sbagliato [N.d.T.].

perch io dicevo che tali incidenti erano auspicabili, e mi spingevo tantoltre da trovare comprensibile e naturale linteresse delle signore per i processi criminali, per le sciagure minerarie, per i naufragi dei vari Titanic, e via dicendo. Se ne ha voglia, possiamo riprendere la nostra diatriba, e chiss che questa volta non giungiamo a una conclusione. I due avvenimenti importanti nella vita di una donna (e in senso lato nella vita di ogni persona, poich senza di essi nessuno esisterebbe), il primo rapporto sessuale e il parto, hanno entrambi a che fare col dolore; e la concordanza su questo punto cos sorprendentemente perfetta che non posso esimermi dal cercarvi un qualche significato. Sul carattere voluttuoso delle doglie del parto si pu avanzare qualche dubbio a causa degli urli, ma i pareri non possono essere che unanimi sulla natura voluttuosa della notte nuziale, di quella notte che le fanciulle sognano mattina e sera, che i ragazzi e gli uomini si sono mille volte raffigurata. Alcune fanciulle pretendono di temere quel dolore, ma, indagando un pochino, questa paura risulter fondata su altri motivi, radicata nel senso di colpa per i complessi di masturbazione rimossi, che si mescola a oscure rappresentazioni infantili delle lotte fra i genitori, della violenza del padre e delle ferite sanguinanti della madre. Vi sono donne che non possono ripensare senza un brivido di orrore alla loro prima notte con il marito. Indaghi un poco, e affiorer la delusione perch tutto stato cos inferiore alle aspettative; e nella pi oscura profondit del loro animo Lei ritrover pur sempre il divieto materno dei piaceri sessuali e la paura di esser ferita dalluomo. Vi furono epoche, e anche epoche di grande civilt, come quella greca, in cui il marito evitava timidamente di deflorare la moglie, affidandone lincarico agli schiavi; ma tutto ci non intacca il desiderio, profondamente eccitante per qualsiasi essere umano, del primo rapporto amoroso. Procuri alla fanciulla impaurita un compagno abile, che spazzi via il suo senso di colpa, che sappia mandarla in estasi, ed ella accoglier il dolore con grida di giubilo; procuri alla moglie delusa un amante che ne sappia eccitare la fantasia al punto di farle credere, nonostante la deflorazione gi avvenuta, di rivivere il primo rapporto sessuale, e lei, con la vagina nuovamente ristretta, assaporer voluttuosamente quel dolore di cui un giorno era stata defraudata e arriver persino a sanguinare per illudersi meglio. Lamore unarte assai singolare, che solo in parte si pu apprendere, e se c al mondo una cosa che lo governa, essa pu essere solamente lEs. Studi un po gli episodi pi intimi di un matrimonio, e vedr con stupore come spesso a coppie sposate gi da molti anni capita un bel giorno, senza che ne sappiano il perch, di rivivere la notte nuziale, e non solo con la fantasia, ma con tutto il piacere e tutte le sofferenze. E anche luomo che pensa con orrore allidea di infliggere un dolore alla sua amata, lo far invece con gioia, se la compagna che va bene per lui sapr indurvelo. In altre parole, il dolore fa parte di questo momento di sublime piacere. E tutti, senza eccezione, tutti gli elementi che sembrerebbero contraddire questa affermazione si fondano sull'angoscia e sul senso di colpa che giacciono nelle profondit dellanima umana; e quanto pi intensi sono questi sentimenti, tanto pi violentemente essi prorompono nel momento delladempimento di tutti i desideri,

sotto la veste di paura del dolore, mentre in realt si tratta della paura di una punizione da lungo tempo dovuta. Dunque non vero che il dolore costituisca un ostacolo al piacere; in realt esso una condizione perch il piacere esista. Dunque non vero che il desiderio di provocare dolore sia una cosa perversa, contro natura; non vero quello che Lei ha letto e imparato sul sadismo e sul masochismo. A bollare come perverse queste due tendenze, radicate senza eccezioni in tutti gli uomini, e che come la pelle e i capelli fan parte della natura umana, stata la colossale stupidaggine di un dotto. E si pu comprendere che questa stupidaggine si sia poi diffusa: per millenni luomo stato educato allipocrisia, ed essa divenuta una sua seconda natura. Ogni uomo sadi co, ogni uomo masochista; ognuno, per sua natura, desidera procurare e subire dei dolori, vi costretto dallEros. Ecco un altro punto: non vero che alcuni uomini amino infliggere il dolore e altri subirlo, non vero che vi siano i sadici e i masochisti. Ogni uomo sia sadico sia masochista. Ne vuole una prova? assai facile parlare della brutalit delluomo e della delicatezza della donna, e le vecchie zitelle e i baciapile di entrambi i sessi si esprimono in questo modo, col plauso dei conformisti, ai quali apparteniamo tutti, nelle nostre innumerevoli ore di ipocrisia. Ma induca una qualsiasi creatura femminile in uno stato di frenesia bacchica no, non neppure necessario, n, a quanto si dice, un simile comportamento si converrebbe a una donna; no, le dia semplicemente la libert, il coraggio di lasciarsi andare ad amare in modo vero e sincero, a mostrare a nudo la sua anima, e la vedr mordere e graffiare come una belva, la vedr causare dolore e provarne grande diletto. Non ricorda come era il Suo bambino al momento della nascita? Gonfio, ammaccato, un vermiciattolo maltrattato. Si mai detta: Sono stata io a conciarlo cos? Oh no, tutte le madri e tutte le donne che aspirano a diventarlo amano gloriarsi dei propri dolori; alla madre non viene in mente di aver costretto una povera, tenera creatura indifesa a star per ore e ore schiacciata a testa in gi, in uno stretto passaggio, come se non avesse la minima traccia di sensibilit. E hanno anche il coraggio di affermare che il bambino non sente dolore! Ma se il padre o chiunque altro non tengono il neonato nel modo giusto, urlano subito: Ma tu fai male al bambino!, e: Mio marito proprio un buono a nulla!. Ma se il bambino alla nascita non respira, la levatrice gli batte la schiena, finch egli si mette a strillare, testimoniando quindi che il dolore lo sente. Non vero che la donna sia danimo delicato, che disprezzi e odii la rudezza: si comporta cos solo quando i rudi sono gli altri, e la propria rudezza la chiama sacrosanto amor materno. O crede forse che Caligola o qualche altro sadico della sua fatta avrebbero potuto inventare cos tranquillamente la raffinata tortura di far passare il cranio di una persona in un condotto troppo stretto? Un giorno vidi un bambino che aveva infilato la testa in uninferriata e non riusciva a mandarla n avanti n indietro: non dimenticher facilmente le sue grida. La crudelt, il sadismo, se cos lo vuole chiamare, non sono affatto estranei allanima femminile, e non occorre neppure essere una madre snaturata per

tormentare un poco la propria creatura. Non molto tempo fa, Lei mi raccontava di come una Sua amica si pascesse alla vista del faccino stupito e offeso del suo bimbo quando, mentre stava succhiando, gli estraeva improvvisamente il capezzolo dalla boccuccia: si tratta di un giuoco, certamente, pi che comprensibile, e praticato da tutti noi quando in una forma o nellaltra prendiamo in giro un bambinetto. Per un giocare alla tortura Ma devo innanzitutto spiegargliene il significato, bench Lei potrebbe arrivarci anche da sola, tenendo presenti i simboli. Nellallattamento la madre luomo che d, e il bimbo la donna che riceve; o, per dirla pi chiaramente: la bocca che succhia il genitale femminile, che accoglie in s, sotto forma di capezzolo, il membro maschile. C unaffinit simbolica, unaffinit assai stretta fra latto del succhiare e il coito, e questo simbolismo serve a rafforzare il legame fra madre e bambino. Il giuoco della Sua amica ha, senza che lei ne sia conscia, una impronta erotica. E come la donna, a cui generalmente attribuita la specialit del dolore, ama anche infliggere voluttuose sofferenze, cos il brutale uomo va alla ricerca della sofferenza. Luomo prova piacere nella fatica, nel tormento di un compito da asso lvere, sente lattrazione del pericolo, della lotta, e se vuole, anche della guerra; la guerra nel senso di Eraclito, la guerra con gli uomini, con le cose, con le idee, e quellavversario che maggiormente lo fa soffrire, quel compito che quasi lo schiaccia sono i veri oggetti del suo amore. E soprattutto ama la donna che gli infligge mille ferite: non si meravigli delluomo che corre dietro a una civetta senza cuore, si meravigli piuttosto di quello che non lo fa; e se vede un uomo ardentemente innamorato, ne deduca pure tranquillamente che la sua amata ha un cuore crudele, profondamente crudele, di quel tipo di crudelt che ha laspetto della gentilezza e che ferisce giocando. Tutto questo Le suona paradossale, Le sembra uno scherzo, unassurdit veramente 7 trollesca; ma, mentre cerca gli argomenti per contraddirmi, Le sono gi venute in mente mille cose che confermano quello che dico. Luomo viene concepito nel dolore (poich il vero concepimento quello della prima notte) e nel dolore viene al mondo. E ancora una cosa: viene concepito e viene messo al mondo nel sangue; e tutto ci non deve avere un significato? Ci pensi un po su, Lei abbastanza intelligente per farlo, e soprattutto si abitui allidea che il bambino appena nato ha delle sensazioni, anzi probabilmente delle sensazioni pi profonde delladulto. E quando se ne sar ben convinta, rifletta ancora un momento su quel che avviene alla nascita: il bambino, come si usa dire, vede la luce del mondo, e luomo amer per sempre questa luce, cercandola e procurandosela anche nelle tenebre notturne. Da unangusta prigione esce fuori nel mondo libero, e la libert per luomo il principale oggetto damore. Per la prima volta respira, assapora il piacere di fare entrare in s laria della vita; e per tutta la vita la possibilit di respirare liberamente sar per lui una delle cose pi belle. Durante la nascita lo tormenta langoscia, la paura di soffocare; e fino alla fine dei suoi giorni langoscia e la paura accompagneranno tutte le sue pi grandi gioie, quelle che fanno battere il suo
7 Da Troll, il cognome con cui si firma l'autore; questo aggettivo ricorrer varie volte, sempre a proposito di un'idea ardita, presentata dall'autore in tono fra il serio e il faceto [N.d.T.].

cuore. Dolore egli prova nellaprirsi la strada verso la libert, dolore egli procura alla madre con la sua grossa testa; e per sempre egli cercher di rinnovare lesperienza del dolore, sia attivo sia passivo. E la prima impressione che colpisce i suoi sensi lodore del sangue, assieme a quelleffluvio stranamente eccitante che proviene dal grembo femminile. Lei, che istruita, sa che nel naso c un punto strettamente collegato alla zona genitale; nel neonato questo punto esiste non meno che nelladulto, e Lei non pu immaginare quanto la natura si serva dellolfatto infantile. Ma il sangue che luomo versa alla nascita, il sangue che fiuta alla nascita col suo primo respiro, e che quindi non potr pi dimenticare, quello della madre. E poi non dovrebbe amarla? Non dovrebbe esserle legato col sangue, anche in senso diverso da quello con cui si intende normalmente questa espressione? E nella profondit dellanima si cela ancora unaltra cosa, un altro vincolo fatale che lega il bimbo alla madre con una forza divina: la colpa e la morte; il sangue grida vendetta! Ah, mia cara amica, la lingua e il pensiero umani sono un debole strumento quando si tratta di descrivere linconscio! Ma le parole madre e bambino ci fanno divenire pensosi: la madre la culla e la tomba, colei che d la vita perch si muoia. E se non mi costringo a chiudere, questa lettera continuer allinfinito. Patrik Troll LETTERA VIII Mia cara amica, non dubitavo che mi avrebbe dato ragione su molti punti; anzi oso presumere che a poco a poco, se non su tutti i particolari, riusciremo a metterci daccordo almeno sulle cose principali. Per ora Lei continua a prendermi in giro, e ritiene che tre quarti di quanto dico sia dovuto al mio spirito di contraddizione, e che, del rimanente, almeno la met mirerebbe a salvare la mia anima sadica. Per credere a quanto Lei dice mi scrive si dovrebbe abbandonare la convinzione che esistono vizi contro natura, e persuaderci invece che tutte quelle che siamo soliti chiamare perversioni (la masturbazione, lomosessualit, il sadismo, la sodomia, o che altro si voglia) siano tendenze naturali delluomo, patrimonio universale della nostra anima. Non abbiamo gi parlato una volta dellespressione contro natura? Per me non che una manifestazione del delirio di grandezza delluomo, che della natura ama considerarsi signore e padrone. Si divide il mondo in due parti: quel che ci aggrada in un determinato momento naturale, quel che ci disgusta contro natura. Ha mai visto qualcosa che non sia nella natura? E lespressione contro natura non indicherebbe proprio questo? Io e la natura, pensa luomo, senza turbarsi minimamente di fronte a questa presuntuosa divinizzazione di se stesso. No, mia cara canzonatrice, tutto ci che esiste naturale, anche se a Lei sembra contrario alle regole, e perfino se sembra andar contro alle cosiddette leggi della natura. Codeste leggi di natura sono creazione umane, non si dovrebbe mai dimenticarlo, e se qualcosa non si conforma a esse, ci dimostra che si tratta di una falsa legge di natura. Cancelli lespressione contro natura dal Suo vocabolario, e dir una stupidaggine in meno.

E ora passiamo alla perversioni. Uno studioso da me molto stimato ha dimostrato che nel bambino esistono tutte le possibili tendenze perverse: il bambino , secondo lui, polimorficamente perverso. Facendo un passo avanti, si pu affermare che anche luomo polimorficamente perverso, che in ogni uomo esistono tutte le tendenze perverse: questa la mia convinzione. Ma allora non n utile n pratico continuare a usare lespressione perverso, la quale risveglia lidea che queste tendenze, proprie, inalienabili e permanenti, di ogni uomo, costituiscano qualcosa di eccezionale, di strano, di sorprendente. Se proprio vuole estrinsecare il Suo disprezzo, usi la parola vizio, o porcheria, o che altro vuole, ma sarebbe pi bello sforzarsi di attuare il principio Nihil humani a me alienum puto: si tratta di un ideale che non raggiungeremo mai, ma che tuttavia giustificato e a cui in noi medici dobbiamo sforzarci di aderire con tutto il nostro essere. Dovremo parlare ancora varie volte di queste tendenze che Lei chiama perverse, e che io invece ritengo presenti in ogni uomo, e dei motivi per cui in queste cose luomo non sia mai sincero con se stesso. Ma Lei mi ha gi procurato una bella vittoria, di cui vado molto fiero. Or non molto mi aveva accusato di empiet perch Le avevo parlato dellodio della madre verso il figlio, e oggi mi racconta (e con evidente soddisfazione) della giovane signora Dahlmann che piange amare lacrime perch ha atteso invano la prima mestruazione dopo il viaggio di nozze. Con che vivezza me la descrive! Mi sembra di vedere il sordo furore con cui quella donnina di mondo si stringe il pi possibile il busto per soffocare dentro di s la nuova vita incipiente! Ed ben triste avere agognato per tutto il fidanzamento al momento di entrare nel salone da ballo come moglie del presidente, al braccio del re della festa, con la prospettiva di essere, il giorno dopo, descritta da capo a piedi come la deliziosa signora Dahlmann, ben triste che una gocciolina di sperma distrugga tutto, riducendoti a una brutta massa informe! Trova tanto orribile questa smisurata vanit, questa immensa brama di godere delle creature umane? Che per amore del ballo si arrivi a un piccolo tentativo di omicidio? Ma se venissero a mancare queste due potenti leve della civilt, che cosa accadrebbe di Lei? In breve tempo sarebbe formicolante di cimici e di pidocchi, dilanierebbe la carne con le unghie e coi denti, estrarrebbe le rape dalla terra per mangiarsele crude, non si laverebbe pi le mani, e userebbe le dita o la lingua al posto del fazzoletto. Mi creda, la mia idea che il mondo poggi sullimpulso allautosoddisfazione (al cui servizio operano il senso della bellezza e lamore per la pulizia) non poi cos stupida come Le sembra! A me lavversione della madre per il suo bambino sembra assai comprensibile, e recentemente ho proprio avuto occasione di sperimentare come oggigiorno sia tuttaltro che piacevole per una donna lattendere un bambino. Mi trovavo in centro, e circa venti passi davanti a me camminava una donna del ceto medio, in avanzato stato di gravidanza; due scolarette di dodici-tredici anni le passarono accanto fissandole gli occhi addosso, e non lavevano quasi ancora sorpassata che la pi grandicella disse allaltra, con quel riso sciocco delle ragazzine: Hai visto che pancione? Aspetta un
8 Freud [N.d.T.]

bambino!. E laltra: Oh, lascia perdere queste porcherie, non ne voglio neanche sentir parlare!. La donna, che doveva aver udito, si volt come se volesse dire qualcosa, ma poi prosegu senza aprir bocca. Pochi minuti dopo, per la strada solitaria avanz un carro, e il conducente con un ghigno grid dietro alla donnetta: Si pavoneggia tanto per mostrare a tutti che suo marito va ancora a letto con lei!. Le cose non sono certo facili per le donne, questo sicuro; non si acquista pi, con la fecondit, quella gloria che in passato aiutava la donna a sopportare il peso di una nidiata di figli. Anzi, oggi le fanciulle sono allevate nella paura di aver dei bambini, e, a pensarci bene, leducazione delle nostre figlie consiste nel cercar di proteggerle da due cose: le infezioni veneree e i figli illegittimi; e a questo fine, non sappiamo far altro che presentar loro lamore sessuale come una colpa e il parto come un grave pericolo. Vi sono persone che con la massima seriet paragonano le probabilit di morire di parto con quelle che offrivano le battaglie della guerra mondiale. soltanto uno dei segni di follia di unepoca che, oppressa dai terrori della coscienza, simpelaga sempre pi nel peccato della menzogna per quanto riguarda i misteri dellorigine della vita, e, conseguentemente, corre sempre pi in fretta verso la propria rovina. Il desiderio di avere un figlio nasce nella fanciulla, con unintensit di cui pochi si accorgono, in unepoca in cui non fa ancora distinzione fra legittimo e illegittimo, e in cui le mezze frasi velate, pronunciate dagli adulti contro i figli illegittimi, vengono riferite ai figli in genere, forse non dallintelletto, ma certamente da ci che vi giace sotto. Si tratta per di cose cui si pu porre rimedio, e cui effettivamente questo o quel popolo, questa o quella epoca ha cercato di rimediare. Tuttavia, nella natura stessa della donna, vi sono dei motivi irremovibili che la spingono a odiare il bambino: in primo luogo, questi la priva della sua bellezza, e non solo durante la gravidanza, poich anche a cose finite rimangono molti danni cui non si potr pi porre rimedio. Una cicatrice al viso pu dar maggior rilievo alla bellezza dei lineamenti, e penso che Sua sorella nellintimo Le fosse grata per quella interessante ferita allocchio; ma un seno cadente e un ventre flaccido sono soltanto brutti, e, per apprezzarli, una civilt deve proprio attribuire un gran valore allabbondanza della prole! Il bambino procura fatiche, preoccupazioni, lavoro, e soprattutto esige la rinuncia a mille cose che rendono gradevole la vita. So bene che le gioie della maternit possono fare da contrappeso a tutte queste sofferenze, ma si tratta pur sempre di un contrappeso, e, se ci si vuole rappresentare questa situazione in modo veritiero, non si deve pensare a una bilancia in cui il piatto pesante se ne sta fermo in basso mentre laltro rimane sollevato, immobile e leggero; si tratta piuttosto di un equilibrio sempre instabile, perch la mano della vita quotidianamente getta con violenza su di un piatto il peso di un invito a un ballo, di un viaggio a Roma, di un amico interessante, e a volte fa pendere la bilancia da questa parte. Si tratta di unoscillazione continua, di sempre nuove rinunce, che infliggono i loro dolori, le loro ferite. vero che possibile prepararsi a queste rinunce, a queste fatiche, a queste preoccupazioni, premunendosi in anticipo contro di esse, ma ci sono pur sempre emozioni dalle madri oscuramente avvertite, che esse sentono ma che non vogliono

manifestare, e i cui artigli avvelenati esse lasciano affondare sempre di pi dentro di loro, al solo scopo di non intaccare la nobile aureola che circonda la maternit. Una volta Lho condotta con me ad assistere a un parto, se ne ricorda? Io di solito non mi occupo di parti, ma cerano dei particolari motivi per cui quella donna desiderava partorire sotto la mia assistenza. Allora non Le dissi nulla, ma oggi voglio metterLa al corrente di tutto. Quella donna era stata in trattamento da me durante tutta la gravidanza; prima vomitava, poi vennero i capogiri, le emorragie, i dolori, i gonfiori alle gambe e tutte le altre gradevoli sorprese che possono presentarsi in quelle condizioni. La cosa di cui ora mi preme di parlare era la sua terribile paura di mettere al mondo un bambino con un piede deforme e di morire durante il parto. Come sa, il bimbo venuto al mondo perfettamente sano e la madre ancor oggi viva e vegeta; ma per lungo tempo fu ossessionata dallidea che sarebbe successo qualcosa alle gambe del bambino; a sostegno di questa sua paura adduceva, con apparente ragione, il fatto che suo figlio maggiore, poche settimane dopo la nascita, aveva contratto una misteriosa infezione alla borsa mucosa del ginocchio sinistro, che poi non riusciva a guarire; lo si dovette operare, e rimase una profonda cicatrice che ostacolava un poco larticolazione. Lascio a Lei decidere se gi questa infezione fosse connessa con quanto Le dir ora; per conto mio ritengo di s, anche se non sono in grado di dimostrare in che modo la madre abbia potuto indurre nel figlio questa malattia, inconsciamente, sintende. Questa donna era la prima di cinque figli; con i primi due fratellini era sempre andata daccordo, mentre fin dal primo momento aveva concepito verso la sorellina che veniva dopo, e che ogni tanto a causa delle cattive condizioni della famiglia era affidata alle sue cure, una intensa avversione, che non si mai attenuata e persiste ancor oggi. Quando era in arrivo il fratellino successivo, la bambina mut carattere, attaccandosi maggiormente al padre e divenendo ostile alla madre, tormentando la sorellina, in breve assumendo un comportamento veramente pessimo. Un giorno le si chiese di badare alla sorellina, ed ella diede in escandescenze, urlando e battendo i piedi; castigata e ridotta allobbedienza dalla madre, si sedette accanto alla culla, si mise a spingerla violentemente col piede, tanto da far piangere la piccina, e url alla madre: Maledetta strega, vecchia strega maledetta!. Unora dopo la madre dovette mettersi improvvisamente a letto, e mand lei a chiamare la levatrice; la ragazzina vide allora che la madre perdeva abbondantemente sangue. Il bimbo nacque quella stessa notte ma la madre fu costretta a letto per molti mesi e in seguito non si mai del tutto rimessa. Nella fanciulla nacque allora lidea, che sussiste tuttora, di aver fatto ammalare la madre con la sua maledizione, e di essere quindi responsabile di quella malattia. Ora, questa unesperienza abbastanza frequente, e che pu contribuire a determinare il destino di una persona, il suo carattere, la sua predisposizione a certe malattie e la sua paura di morire, ma in s non riesce a spiegare la paura di mettere al mondo un figlio con un piede deforme. Qualche elemento lo troviamo nel fatto chella aveva pestato i piedi, e poi aveva violentemente spinto la culla con la gamb a, nellintenzione semiconsapevole di far cader fuori la sorellina. Ma neppure questi motivi bastano a spiegare il fenomeno: laggravante della sua colpa ha unaltra provenienza. Nel paese in cui era cresciuta la mia paziente, viveva un idiota con le

gambe paralizzate, che, appena cera un po di sole, veniva portato fuori dalla casetta in cui abitava e messo a sedere su una sedia; l, malgrado i suoi diciotto anni, se ne stava a giocare come un bimbo di tre anni con pietre e sassolini. Aveva accanto a s le stampelle, ma non sapeva usarle senza aiuto, e sembrava servirsene solo per minacciare emettendo al tempo stesso suoni selvaggi e incomprensibili i monelli del paese, che lo canzonavano furiosamente. La piccola Frida (cos si chiama la donna di cui Lei ha assistito al parto), che fino allora era stata un tesoro di bambina, in quel periodo di cattiveria si associ talvolta alle monellerie degli altri, finch un giorno sua madre la scopr, le fece una grossa predica e le disse: Il buon Dio, che tutto vede, ti castigher, e un giorno avrai anche tu un bambino storpio come questo!. Pochi giorni dopo si svolsero i fatti che Le ho raccontato. Ora i nessi sono abbastanza chiari: sulla base del risentimento per la gravidanza materna si sovrappongono due esperienze negative: la minaccia del castigo divino per aver deriso un disgraziato e la malattia della madre, che viene vissuta come conseguenza dellinvettiva brutta strega maledetta. Entrambi i fatti costituiscono una grave colpa per il credente, e Frida era stata allevata in un cattolicesimo molto rigido. Queste colpe vengono rimosse nel pi profondo dellanima, per riapparire sotto forma di angoscia quando la propria gravidanza fornisce alla paziente un richiamo esterno alle sue esperienze infantili. In entrambi gli episodi il piede aveva svolto una parte di qualche rilievo, e di questa circostanza secondaria si impadronisce, come spesso avviene, il senso di colpa, spingendola in primo piano come paura di generare un figlio deforme, mentre la paura di morire, comparsa contemporaneamente, rimane pi profondamente rimossa e sembra scomparire per prima: sembra soltanto, per, ma in realt non scompare, e si ripresenter qualche anno dopo nella forma singolarmente interessante di paura del cancro, di nuovo collegata a quella maledizione lanciata contro la madre. Ma questa unaltra faccenda. Per farLe comprendere perch proprio ora io Le abbia raccontato questa storia e in che senso si pu parlare qui dellodio della madre per il bambino, devo accennare a qualcosa che ho gi menzionato, ma che probabilmente sfuggito alla Sua attenzione. Durante la gravidanza della madre, Frida non solo si era distaccata da lei, ma si era attaccata cos intensamente al padre che ella stessa lo fa rilevare ancor oggi, dopo molti anni. Si tratta del complesso di Edipo, di cui ha gi sentito parlare; ma per maggior sicurezza sar meglio dedicarvi due parole. Con questo nome si designa la passione del bambino per il genitore del sesso opposto, del figlio verso la madre e della figlia verso il padre, congiunta al desiderio della morte del genitore dello stesso sesso: il padre per il maschio e la madre per la femmina. Di questo complesso, che costituisce una delle inevitabili particolarit della vita umana, dovremo ancora occuparci in seguito, ma qui voglio solo sottolineare che madre e figlia sono sempre, senza eccezioni, rivali in amore, e quindi, da brave rivali, si odiano reciprocamente. Lespressione vecchia strega maledetta ha origine in qualcosa di pi profondo che non lacquisto di un nuovo fratellino. La strega attira a s lamato con i suoi incantesimi, cos avviene nelle fiabe e anche nellinconscio delle fanciulle. Lidea di strega si pu far derivare dal complesso di Edipo: la strega la madre, che conquista

il padre con i suoi incantesimi, mentre in realt egli apparterrebbe alla figlia; dunque la madre e la strega sono per lEs dellanima umana, creatrice di fiabe, la stessa cosa. Ecco dunque affiorare davanti a noi qualche tratto del sorprendente odio della figlia contro la madre, cui solo in parte fa da contrappeso la credenza nelle streghe giovani e belle, empie creature dai capelli rossi, credenza radicata nellodio della madre che invecchia verso la figlia giovane e ardente, che ha appena iniziato, con le mestruazioni (i capelli rossi), la sua vita di donna. Deve essere un odio veramente intenso per produrre tali frutti! Nella maledizione di Frida si era concentrato il tormento di lunghi anni di gelosia, e da essa si pu misurare tutto un aspetto dei suoi sentimenti verso la madre, sentimenti esasperati fino al furore dalla nuova gravidanza di lei. S, perch per essere incinta, la madre deve aver ricevuto le tenerezze del padre, quelle tenerezze che la figlia pretenderebbe per s. La madre si procurata illegittimamente il bambino coi suoi incantesimi, defraudandone la figlia. Ora comprende perch Le ho raccontato la storia di Frida? una storia tipica, poich in ogni figlia, durante la gravidanza materna, si accende una gelosia che non sempre si manifesta in modo clamoroso, ma sempre esiste. E, sia che trovi modo di esprimersi in qualche forma, sia che rimanga profondamente nascosta, essa viene sempre soffocata in virt del comandamento Onora il padre e la madre, o male te ne incoglier, viene sempre pi o meno rimossa ma sempre con lo stesso risultato: linsorgere di un senso di colpa. Che cosa succede poi di questo senso di colpa? Esso esige un castigo, e precisamente un castigo che abbia la stessa forma della colpa commessa. Frida si era fatta beffe di uno storpio e quindi avrebbe dovuto mettere al mondo uno storpio; aveva maledetto e inveito contro sua madre, e cos avrebbe fatto suo figlio contro di lei; aveva odiato la propria madre, e il figlio che portava in grembo lavrebbe ripagata con la stessa moneta; aveva desiderato di carpire alla madre lamore del padre, e il nascituro le avrebbe fatto subire la stessa sorte: occhio per occhio, dente per dente. Non Le sembra comprensibile che questa Frida, la quale sente la propria vita e la propria felicit minacciate dal bambino che porta in grembo, non sempre lo ami, che lo odii anzi, quando un qualche avvenimento fa agitare i veleni che dai giorni dellinfanzia giacciono nel profondo della sua anima, che odii questa futura giovane strega, pi bella, pi fiorente, padrona dellavvenire? Il senso di colpa che ogni figlia prova nei riguardi della propria madre le inculca questo odio potenziale contro il proprio figlio: cos. Forse Lei crede nuovamente che io esageri, generalizzando in base a un singolo caso, come mio costume; e invece, mia cara amica, questa volta non ho proprio esagerato. E, pur avendovi accennato recentemente, non Le ho ancora nominato in tutte lettere la causa pi profonda di questo senso di colpa, che deve necessariamente suscitare angoscia e avversione. Essa consiste nel fatto che il figlio, per nascere, deve versare il sangue materno. Ma chi di spada ferisce di spada perisce e la donna in attesa non pu che temere il bimbo che le cresce in seno, poich questi sar il vendicatore, e nessuno talmente sublime da amare sempre il vendicatore.

Mi sono dilungato tanto perch volevo darLe unidea di come siano complicati i rapporti fra madre e figlio. Spero proprio che Lei non abbia tutto compreso, altrimenti penserei di non averLe mostrato gli angoli pi tenebrosi. Ma a poco a poco giungeremo a comprenderci, e di conseguenza, o Lei interromper il nostro carteggio, e in questo caso avremo per lo meno avuto il piacere di scriverci per un certo tempo, oppure diventer, come me, assai cauta nel giudicare i rapporti umani, assai paziente, e convinta fino in fondo che ogni cosa possiede le sue due facce. Ancora qualche parola sulle esperienze di Frida: Le ho detto che, come tutte le bambine, ella rivendicava a s il figlio della madre. E non solo allora: il desiderio di avere un figlio dal padre accompagna in modo misterioso la donna per tutta la vita, senza chella se ne renda conto. E a questo desiderio dincesto si collega la parola idiota. Non trover neanche una donna che in qualche momento non sia stata angustiata dallidea di mettere al mondo un bambino idiota o destinato a divenir tale: nella testa delluomo moderno infatti radicata lidea che da un rapporto col padre non potr che nascere un figlio mostruoso. Il fatto che il povero storpio fosse idiota, combinandosi con questa credenza, ha fatto s che le emozioni rimosse di quella volta si contaminassero con gli oscuri desideri e timori concernenti lincesto. Ma manca ancora qualcosa per dare un quadro completo della situazione. Le avevo parlato del simbolismo degli organi sessuali; ora il simbolo pi chiaro dei genitali femminili, che gi si manifesta nella parola tedesca Gebrmutter [utero] la madre stessa. Per lattivit simbolizzante dellEs (e Le ho gi detto che lEs non pu fare a meno di costruire dei simboli e di servirsene), i genitali femminili sono la genitrice, la madre. Quando Frida maledice sua madre, ne maledice anche il simbolo, cio i propri genitali, la propria capacit di generare, la propria natura di donna e di madre. Non avevo ragione a dire che sullEs non si pu altro che esprimere confusi balbettii? Devo ripeterlo ancora una volta, se no Lei mi prender per un pazzo: ma anche se cos fosse, vedr per lo meno che la mia una pazzia metodica! Affettuosamente, Suo Patrik Troll LETTERA IX Ha torto, mia cara amica. Non colpa mia se la vita cos complicata, e se vuol capire tutto in un sol colpo, Le consiglio ancora una volta di servirsi dei trattati: l trover le cose gi ordinate e chiaramente spiegate; l non esistono punti oscuri e nebulosi, e, se proprio non ve ne sono, il bravo trattatista passa oltre con losservazione: Qui c un punto oscuro. La scienza accademica come un negozio di mercerie: vi si trovano, luno accanto allaltro, i gomitoli di cotone, di seta, di lana, in tutti i colori possibili e accuratamente arrotolati: prendendo il capo di un filo, lo si pu svolgere presto e facilmente fino alla fine. Mi ricordo ancora che tragedia quando, da piccoli, toccavamo il cestino da lavoro della mamma, imbrogliando i fili e le matasse; era poi unimpresa separare nuovamente i fili tutti aggrovigliati, annodati, mescolati. A volte non rimaneva altra via di scampo che le forbici, le quali facilmente scioglievano tutti quei nodi. E ora

cerchi dimmaginare che il mondo sia tutto percorso da questi fili intricati: se ha abbastanza fantasia per farlo, e abbastanza tenacia per non gridar subito, spossata: No, non posso neppure pensare a un garbuglio del genere!, avr unidea di quel che per il ricercatore il suo campo di lavoro. Esso non visibile, si trova nel retrobottega, e nessuno si reca in questo stanzino, se proprio non vi costretto; l tutti sono affaccendati a sgarbugliare qualche po di filo dallintrico generale: si lotta e ci si accapiglia, ci si aiuta e ci si dispera, e mai nessuno, nessuno, giunge al bandolo definitivo. E ora dal negozio sopraggiunge un giovanottino a chiedere un po di seta rossa o di lana nera perch una signora, forse Lei, vuole fare un bel lavoretto. Allora un uomo stanco, cui proprio in quel momento, scoraggiato, eran cadute le braccia, indica quei pochi metri di filo che egli ha faticosamente districato, nel corso di decenni, da quel folle groviglio, e il commesso con le forbici taglia il suo bel pezzetto, pulito pulito, e, tornando in bottega, lo arrotola in un delizioso gomitolino. Lei lo compra e crede di conoscere qualcosa dellumanit, povera illusa! Ora, il negozio in cui io faccio il commesso (poich non sono una di quelle persone pazienti che si arrabattano per tutta la vita a sgrovigliare le matasse, ma mi limito a vendere i gomitoli), uno stanzone poco illuminato, e il filo, malamente filato, gi strappato e consumato in molti punti. Me ne danno sempre dei pezzetti molto piccoli, che io devo annodare insieme, e devo anche usare a volte le forbici, e poi, quando si tratta di venderlo, mi accorgo che il filo si rompe tutti i momenti, o che il rosso mescolato al nero, la lana alla seta, insomma che una merce invendibile. Io non ci posso far niente, lo strano che vi sono pur sempre persone che lo comprano: si tratta evidentemente di gente puerile, che ama quei gomitoli irregolari, variopinti; e la cosa ancor pi strana che Lei stessa una di queste persone. Dunque, da dove incominciamo oggi? Dal bambino, dal bambino piccolissimo che dorme ancora nel ventre materno; e non dimentichi che io Le offro una lana di fantasia. Un fatto mi ha sempre colpito a proposito della vita intrauterina del bambino; egli si trova completamente isolato, e non soltanto possiede un mondo che tutto per lui, ma costituisce egli stesso un mondo a s. Se in grado di interessarsi a qualcosa (e non abbiamo motivo di pensare che egli sia privo di interessi, incapace di comprendere, anzi, le sue condizioni anatomiche e fisiologiche ci fanno presumere che il bimbo pensi anche nella vita intrauterina, cosa del resto confermata dalle sensazioni e dalle impressioni delle madri in attesa), se dunque capace di interessarsi a qualcosa, ovviamente questo qualcosa non pu essere che lui stesso. Il bambino pensa soltanto a s, e tutti i suoi affetti sono concentrati sul proprio microcosmo. Dobbiamo meravigliarci che questa abitudine, contratta forzatamente fin da principio, persista nelluomo fino alla fine dei suoi giorni? Chi vuol essere onesto sa infatti che noi riferiamo sempre tutto a noi stessi, e sa che un errore pi o meno seducente lidea che si possa vivere per altre persone o per altre cose. Ci non avviene mai, neppure per un istante, e lo sapeva bene colui cui si appellano i propugnatori degli ideali nobili ma irreali del sacrificio, della rinuncia, dellamore del prossimo: Cristo; infatti egli pose come il pi alto ideale, come un ideale irraggiungibile, il comandamento: Ama il prossimo tuo come te stesso; noti bene, non pi di te stesso, ma altrettanto quanto ami te stesso. E Cristo pose questo

comandamento subito dopo laltro: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Vien da chiedersi se questo comandamento non sia simile, anzi identico, allaltro, in forma del tutto diversa: io credo che sia proprio cos, e potremo pi avanti scambiarci le nostre idee a questo proposito. In ogni caso egli era profondamente convinto che luomo ami pi di ogni altra cosa se stesso, e giustamente chiam farisaiche e ipocrite le chiacchiere virtuose di certe persone. Oggi la psicologia chiama narcisismo questo amore delluomo per se stesso, questo sentimento esclusivo, radicato nella solitudine del bambino nel grembo materno. Come lei sa, Narciso, innamorato di se stesso, affog nel ruscello in cui vide riflessa la propria immagine, e questa una magnifica raffigurazione poetica dallimpulso dellautoerotismo. Io avevo affermato, come Lei certamente ricorda, che il primo e quasi unico oggetto damore per luomo lui medesimo. La costante comunione con se stesso per nove mesi, cui la natura lo costringe, un potente mezzo per raggiungere questo scopo. Non ha mai provato a immedesimarsi nei pensieri di un bambino non ancora nato? Provi a farsi piccina piccina e a insinuarsi di nuovo nel ventre da cui Lei uscita: non una proposta cos assurda come Le sembra, e proprio quel dolce sorriso infantile, con cui si sbarazza della mia proposta, mi dimostra che questa idea non certo nuova per Lei. In realt, senza che ce ne rendiamo conto, tutta la nostra vita guidata da questo desiderio di tornare dentro alla madre. Quante volte si sente dire: Vorrei essere in te! Be, supponiamo che Lei riesca a ritornare dentro a Sua madre: secondo me dovrebbe essere come quando si va a letto dopo una giornata molto intensa, piena di pensieri e di avvenimenti tristi e lieti, di preoccupazioni, di fatiche, di lavoro, di piaceri e di pericoli, e poi a poco a poco ci coglie il sonno e ci si addormenta con la gradevole sensazione di essere tranquilli, al sicuro. Ma quella sensazione deve essere mille volte pi bella, pi profonda, pi rassicurante, forse simile a quella descritta a volte da certe persone molto sensibili a proposito di uno svenimento, o a quella che si attribuisce volentieri a un amico che va verso la morte, dicendo che si sta addormentando. E necessario dire espressamente che il letto un simbolo del corpo materno, della stessa madre? Anzi, io mi spingo ancora oltre. Ricorda quel che Le ho scritto sul pensiero simbolico e sulle azioni simboliche nelluomo, ricorda che Le ho detto come luomo sia alla merc del simbolo e debba docilmente soggiacere alle esigenze di questo suo destino, inventando ci cui lo costringe il processo di simbolizzazione? Per preservare lapparenza della nostra somiglianza con Dio noi ci vantiamo delle nostre scoperte come se fossero frutto del pensiero cosciente, del nostro genio, dimenticando che il ragno, con la tela, ha inventato uno strumento non meno geniale della rete con cui noi pigliamo i pesci, che gli uccelli costruiscono nidi che reggono bene il paragone coi nostri edifici. un errore da parte delluomo celebrare la propria intelligenza, ascrivendole il merito di ogni cosa, un errore comprensibile, perch fondato sul sentimento di onnipotenza. Ma in realt noi siamo strumenti dellEs, che fa di noi ci che vuole, e val proprio la pena di fermarci ogni tanto e cercar di seguire le oscure tracce della sua azione. Per dirla in breve, io credo che luomo abbia

dovuto inventare il letto perch non riesce a liberarsi della nostalgia per il corpo materno; non credo che labbia escogitato per poter giacere in posizione pi comoda, o per indulgere alla propria pigrizia, ma solo perch ama la madre. Anzi, mi sembra probabile che in un uomo la pigrizia, lamore per il letto, il desiderio di giacervi anche durante il giorno, siano la prova di un grande amore per la madre; e credo che le persone pigre, che amano dormire molto, siano i migliori figli. E se pensa che, quanto pi il figlio ama la madre, tanto pi deve aspramente lottare per distaccarsene, potr comprendere dei caratteri come quelli di Bismarck o di Federico il Grande, in cui lincredibile attivismo contrasta stranamente con la pigrizia: il loro lavoro indefesso una rivolta contro le catene dellamore infantile, da cui non riescono a liberarsi. E si pu comprendere tale ribellione: quanto pi il bambino si trovato bene nel corpo materno, tanto pi deve trovare orribile il fatto di esser nato; quanto pi intensamente ha amato il grembo in cui giaceva, tanto pi deve avere orrore di questo paradiso della pigrizia, da cui potrebbe essere nuovamente cacciato. Mia cara amica, La prego molto seriamente di riflettere bene prima di continuare questa nostra corrispondenza, perch, se Lei mi ascolter, La condurr cos lontano da tutto ci che pensano le persone ragionevoli, che poi Le sar difficile ritrovare un giusto e sano modo di pensare. Tanti uomini dotti e colti, tanti storici, hanno esplorato in tutte le direzioni la psiche di Bismarck, giungendo alla conclusione che egli non teneva poi molto a sua madre: non la nomina quasi mai e, anche quando lo fa, nelle sue parole risuona un certo rancore. E ora invece vengo io ad affermare che la madre era per lui il centro della vita, la creatura che amava pi di tutte le altre, e come prova adduco solo il fatto che egli anelava sempre al riposo, e pure rifuggiva dallinattivit, che odiava il lavoro, eppure lavorava incessantemente, che amava molto dormire, eppure dormiva male. proprio troppo pretendere che Lei mi creda! Ma, prima di pronunciare la parola assurdo mi lasci citare ancora due o tre fatti che ci illustreranno la natura di Bismarck. In primo luogo c quello strano fenomeno che gli osservatori coscienziosi non mancano mai di rilevare: egli aveva una voce acuta, cosa assai rara in un uomo con quella massiccia corporatura; per noi ci significa che in quelluomo qualcosa era rimasto bambino, che egli si poneva di fronte al mondo come il bambino di fronte alla madre; e quanto dico pu facilmente trovar conferma in qualche tratto del cancelliere di ferro, che aveva in realt i nervi di un bambino. Ma non neppur necessario esaminare la particolarit del carattere di una persona dalla voce cos acuta per diagnosticare che si tratta di un infantile, di un cocco di mamma. Ricorda ancora (Dio mio, quanto tempo passato!) quando siamo stati insieme a teatro a vedere Joseph Kainz nella parte di Romeo? Eravamo tanto stupiti che, nelle scene damore, la sua voce diventasse cos acuta, e che egli pronunciasse la parola amore con quella strana intonazione fanciullesca. In seguito ci ho pensato parecchie volte, poich vi sono molte persone, del resto assai mascoline, che pronunciano la parola amore con unintonazione cos alta. Perch? Perch a questa parola si risveglia improvvisamente in loro quel primo, profondo, intramontabile amore che avevano provato da bambini per la madre, perch con questa parola

vogliono, devono dire, senza volerlo: Ti amo come amo mia madre, e tutto lamore che ti posso dare un riflesso del mio amore per lei. Non facile per nessuno farla finita con questa entit che la madre: fino alla morte essa ci culler nelle sue braccia. Anche in un altro senso Bismarck si rivela un cocco di mamma: egli era un gran fumare. Perch trova subito buffo che io consideri il fumare come prova di infantilismo e di attaccamento alla madre? Non ha mai pensato quanto il fumare assomigli al succhiare al seno materno? Lei ha gli occhi e non vede! Osservi un po queste piccole cose di tutti i giorni, che Le riveleranno molti segreti, e non soltanto che chi fuma un cocco di mamma. Per me non c alcun dubbio, e potrei dire ancora molte cose a questo proposito: quelluomo forte era profondamente dominato dalla madre. Lei che conosce i suoi pensieri e i suoi ricordi, non si mai chiesta come mai questa persona cos solidamente ancorata alla realt abbia ritenuto necessario raccontare un proprio sogno? Il sogno in cui egli con un bastone spezza la roccia che gli sbarrava il passo? Non il sogno la cosa strana, poich per ogni persona che si sia un poco occupata di queste cose chiaro che in esso si manifesta il desiderio dincesto, il complesso di Edipo. Ma il fatto che Bismarck labbia raccontato, questo merita la nostra attenzione. Gi vicino alla tomba, egli era ancora talmente dominato dallinfluenza materna da dover inserire questo segreto della sua vita in mezzo alla narrazione delle sue grandi imprese. Come vede, mia cara amica, con un po di buona volont si pu sco prire in ogni persona linfluenza dellimago materna. E io questa buona volont ce lho. Giudicher Lei, con il Suo discernimento, se io abbia ragione o meno; ma a me non interessa di avere ragione, a me interessa imprimerLe nella memoria una piccola regola che ritengo utile nei rapporti con se stessi e con le altre persone: chi disprezza, ama. Faccia un po attenzione a ci che oggetto di biasimo, di disprezzo, di disgusto: dietro lo schermo del disprezzo, del disgusto, della repulsione si cela sempre un conflitto grave, ancora irrisolto. Non sar mai sbagliato concluderne che ci che si odia lo si molto amato e lo si ama ancora, ci che si disprezza lo si molto ammirato e ancora lo si ammira, ci che ci ripugna, lo si avidamente desiderato. Chi detesta la menzogna, mente certamente a se stesso, chi aborrisce la sporcizia, da essa si sente pericolosamente attratto, e chi disprezza una persona, in realt lammira e linvidia. Ed profondamente significativo che le donne, e anche gli uomini, temano i serpenti, poich c un serpente che signore del mondo, e delle donne in particolare. In altre parole, i complessi che giacciono rimossi nel profondo dellanima si rivelano nelle resistenze, e chi si occupa dellEs deve stare attento a due cose, il transfert e le resistenze. E chi vuol curare i malati, sia egli chirurgo od ostetrico o internista, pu essere loro di qualche aiuto solo se riesce a sfruttare il transfert e a sciogliere le resistenze. Non ho nulla in contrario a che Lei applichi quella regola per giudicare e per condannare il Suo fedelissimo Patrik Troll

LETTERA X Grazie per avermelo ricordato, mia cara: cercher di tenere i piedi sulla terra. Ma non ho voglia di cominciare gi da oggi. Devo raccontarLe una cosa: in certi piacevoli momenti di solitudine cado talora in preda a uno strano sogno ad occhi aperti. Immagino di fuggire, inseguito da un nemico, verso un abisso il cui margine roccioso, simile a un tetto sporgente, si protende sul precipizio. Annodata a un tronco dalbero, una lunga corda penzola gi nel baratro; io lafferro e mi calo, dondolando su e gi, avvicinandomi e poi riallontanandomi dalla parete rocciosa, con oscillazioni sempre pi ampie. Su e gi, su e gi ondeggio sopra labisso, puntando le gambe per non sfracellarmi contr o la roccia. Questo dondolio mi affascina profondamente, e la mia fantasia lo fa durare a lungo. Alla fine per raggiungo la meta: ho davanti a me una caverna, scavata dalla natura, e nascosta allocchio umano; io per ne conosco lesistenza, e con un volo ampio e dolce la raggiungo, vi entro, e sono salvo. Il nemico dallalto della roccia guarda gi nellabisso vertiginoso, poi torna indietro, sicuro che io giaccia l sotto sfracellato. Ho spesso pensato che Lei minvidierebbe se sapesse quanto dolce e v oluttuosa questa fantasia. Permette che Gliela interpreti? La caverna di cui io solo conosco lingresso il corpo materno; il nemico che minsegue, soddisfatto, nel suo odio, che io giaccia sfracellato nellabisso, il padre, il marito della madre, di cui si crede signore, e che invece non conosce il dominio inesplorato e inesplorabile del suo grembo. In ultima analisi, questo sogno non esprime nullaltro che quello che solevo rispondere da bambino quando mi chiedevano: Chi sposerai quando sarai grande?. Non mi passava neppure per la testa che avrei potuto sposare una donna che non fosse mia madre. E devo alla sconsolata solitudine dei miei anni di scuola se questo profondissimo anelito del mio animo stato compresso e deformato in una fantasia dal simbolismo oscuro e difficile. Solo linesprimibile volutt di quel dondolio tradisce ancora lincandescenza del mio sentimento. E il fatto che della mia vita fra i dodici e i diciassette anni io non ricordi nullaltro se non che dovetti rimaner separato da mia madre, dimostra quali battaglie siano avvenute dentro di me. Il distacco dalla madre pu avere conseguenze assai strane, e io posso ben dire che il destino stato benigno con me. Oggi ho avuto unennesima prova di quanto Le dico: ho dovuto duramente lottare con un giovane, che vuol farsi curare da me, ma che appena mi vede comincia a tremare dalla paura e non riesce quasi a spiccicare una parola. giunto a identificarmi con suo padre, e, in qualunque modo io labbordi, egli (o forse il suo Es) resta convinto che io tenga nascosto da qualche parte un grosso coltello per aggredirlo e tagliargli gli attributi della sua virilit. Tutto questo perch aveva amato appassionatamente sua madre, morta molto tempo fa: questuomo aveva nutrito una volta, per anni o per pochi istanti, e forse nutre ancora,

un violentissimo desiderio di prendere per amante sua madre, di possederla, e da questo desiderio, da questa passione incestuosa era nata la paura che il padre, per vendicarsi, gli tagliasse lempio membro con il suo micidiale coltello. comprensibile che un malato veda nel medico il proprio padre, e in ogni trattamento avviene che gli affetti originariamente rivolti al padre o alla madre si trasferiscano su di lui; anzi, questo transfert una condizione determinante per il successo della terapia, e il malato preferir un medico brusco ed energico, o uno dolce e gentile, a seconda che la sua vita emotiva sia pi orientata verso il padre o verso la madre. E noi medici faremo bene a tener presenti queste cose, poich il nostro successo dipende, se non del tutto, almeno per tre quarti da una qualche nostra casuale somiglianza con i genitori dei pazienti. E la maggior parte dei nostri insuccessi va anchessa ricondotta al transfert, il che pu lenire un poco la ferita inferta al nostro amor proprio dal fatto di dover riconoscere che il vero medico non siamo noi, bens il transfert stesso. Senza mio merito, senza mia gloria: chi vuol vivere in pace con se stesso non deve mai dimenticare queste parole di Lutero. Non c nulla di strano nel fatto che il paziente cerchi in me suo padre, ma sorprendente che una persona cos legata allimago materna si cerchi un medicopadre: se ne pu trarre la conclusione che, pur senza rendersene conto, egli sia attaccato al padre non meno che alla madre. Se cos, ci sono buone probabilit di successo. Oppure il suo Es lo spinge verso di me perch egli vuol dimostrare a se stesso, attraverso una serie di trattamenti falliti presso altrettanti scienziati e medici, che suo padre era una povera e miserabile creatura. In tal caso ci sarebbero ben poche speranze che proprio io lo possa aiutare: farei meglio a spiegargli questo stato di cose, invitandolo a rivolgersi a un medico di tipo materno. Ma io sono un incorreggibile ottimista, e penso che, malgrado la sua paura, egli in fondo creda seriamente alla mia superiorit e che questa gli piaccia, anche se nel trattamento ami inserire un po di cattiveria: non sono rari i malati che giuocano simili tiri. In ogni caso, la faccenda piuttosto dubbia, e solo alla fine della cura mi diverr chiaro che cosa ha indotto il paziente a rivolgersi proprio a me. Io conosco un metodo per portare alla luce i veri sentimenti che una persona nutre verso di me in un determinato momento, e Glielo voglio svelare, perch Lei una personcina cara e intelligente, e possiede abbastanza senso dellumorismo per usarlo con ogni discrezione. Chieda dunque alla persona di cui vuol conoscere i veri sentimenti di rivolgerLe un epiteto ingiurioso: se, come c da attendersi, egli dice oca, Lei deve accettare il complimento e riconoscere con filosofia che, per i suoi gusti, Lei chiacchiera un po troppo a vanvera. Ma non dimentichi neppure che loca arrosto un piatto assai gustoso, e che quindi questo epiteto pu significare sia un complimento sia uningiuria. Dunque, al momento opportuno, anchio ho chiesto al mio paziente di rivolgermi un epiteto ingiurioso, ed ecco che, come mi aspettavo, egli ha subito sputato la parola bue. Cos la questione sarebbe bella e risolta: il giovane mi considera stupido, di una stupidit bovina e cornuta; ma forse si tratta solo di un sentimento passeggero, e io spero che col tempo scomparir. unaltra cosa che mi interessa in questa parola,

una cosa che, come un lampo nel cuore della notte, illumina per un istante le tenebre della sua malattia: il bue castrato, e se, come si conviene a un medico ammodo, io passo sopra alla malignit piena di disprezzo che mi degrada alla condizione di eunuco, nella parola bue, trovo una nuova spiegazione per langoscia del mio paziente; anzi essa mi porta assai vicino alla soluzione generalmente valida di un importantissimo problema che noi, nel nostro strano linguaggio, chiamiamo complesso di castrazione. E se una volta giunger a comprendere questo complesso di castrazione, nel suo insieme e nei suoi particolari, potr chiamarmi Dottor Onnisciente, e Le regaler generosamente uno dei tanti milioni che confluiranno nelle mie casse. La parola bue, cio, mi rivela che il mio cliente un giorno ha avuto il desiderio e lintenzione di castrare suo padre, di trasformare il toro in bue, e che a causa di questo empio desiderio egli ora teme un attentato al proprio membro, secondo la legge: occhio per occhio, dente per dente, coda per coda. Che cosa pu averlo dunque indotto a provare quel desiderio? Ecco che Lei ha subito la risposta pronta, mia cara amica, e io La invidio per la Sua prontezza. Se questuomo dominato dal desiderio di prendere la propria madre per amante, non potr sopportare che un altro, il padre, la possieda, e dovr ucciderlo, come fece Edipo con Laio, oppure castrarlo, per farne un innocuo schiavo dellharem. Purtroppo per nella vita le cose non sono cos semplici, e ora deve armarsi di pazienza per ascoltare una lunga spiegazione. Il mio ammalato una di quelle persone con un doppio orientamento sessuale, che hanno legami affettivi con membri di entrambi i sessi; per usare di nuovo il mio amato gergo scientifico, dir che egli al tempo stesso omosessuale ed eterosessuale. Come Lei sa, nei bambini esiste sempre questo doppio orientamento sessuale; e la mia esperienza mi induce ad aggiungere che, se presente negli adulti, il doppio orientamento indice di una persistenza dellEs infantile, assai degna di nota. Nel mio paziente la cosa ulteriormente complicata dal fatto che, nei riguardi di entrambi i sessi, egli pu sentirsi sia uomo sia donna, e che quindi potenzialmente capace delle pi svariate esperienze emotive. Pu quindi darsi benissimo che volesse castrare suo padre solo per poterne fare il suo amante, e che daltro lato il timore che il padre gli tagliasse i genitali rappresenti un desiderio rimosso di divenirne la moglie. Ma io dimentico che Lei non pu capire ci che intendo dicendo che, tagliandogli via i genitali, un uomo pu trasformarsi in donna. Venga per piacere con me nella stanza dei bambini: ecco la piccola Mariuccia, seduta sul fasciatoio nella sua nudit di bimba treenne, mentre la bambinaia andata a prendere lacqua per la pulizia serale. Di fronte a lei sta Pierino, e guarda curiosamente fra le gambine divaricate di lei, poi tocca delicatamente la spaccatura rossa della sorellina chiedendo: Te lhanno tagliato?. No, sempre stato cos. Io non posso soffrire le citazioni; infatti nella mia famiglia erano allordine del giorno, e mia madre e i fratelli mi hanno mille volte ferito nella vanit poich sapevano citare meglio di me, povero Beniamino; n mancavano le gravi mortificazioni che mi attiravo con citazioni errate; se dunque fossi amante delle citazioni e se non le trovassi una cosa stupida, direi ora qualcosa sul significato profondo dei giuochi infantili. Invece mi limiter a indicarLe succintamente che cosa

significhi questa faccenda del tagliare i genitali. Un bel momento, ed ben strano che quasi nessuno ricordi come sia avvenuto ed ancor pi strano che io minterrompa tante volte nel pensare e nello scrivere le mie frasi: ne pu dedurre quanto mi sia difficile parlar di queste cose, e lascio a Lei trarne le conclusioni sul mio personale complesso di castrazione. Un bel momento, dicevo, il ragazzino nota la differenza fra i due sessi: vede che lui, suo padre e i suoi fratelli possiedono una piccola appendice, quanto mai divertente da osservare, e anche da giocarci. Nella madre e nelle sorelle vede invece unapertura, da cui si affaccia della carne viva, come da una ferita. Ne deduce in modo vago e indefinito, come pu farlo con il suo cervellino infantile, che a una parte dellumanit viene tolto, strappato, ritirato dentro, schiacciato o amputato quel codino che aveva alla nascita, affinch esistano anche le bambine e le donne, di cui il buon Dio ha bisogno per far nascere i bambini. E poi pi tardi, un bel giorno, nella strana confusione che regna nella sua testa a proposito di queste cose vergognose, comincia a pensare che quel codino devessere proprio stato amputato poich la mamma a volte, invece della gialla pip, fa nel vasino del sangue vermiglio. Quindi a lei, di tanto in tanto vien tagliato il pip, il galletto da cui sprizza fuori lacqua, e ci avviene di notte, per mano del pap. Da questo momento il maschietto concepisce una specie di disprezzo per il sesso femminile, unansia concernente la propria virilit e un compassionevole desiderio di riempire il vuoto di mamma, e pi tardi la ferita di altre bambine e di altre donne, con il suo galletto, di congiungersi con loro. Oh, mia cara amica, non penso di aver trovato con ci la soluzione alleterno mistero dellamore. Il velo rimane, io ho cercato soltanto di sollevarne un angolino, e quel che ci vedo dietro oscuro. Ma questo per lo meno un tentativo. E non penso neppure che il bambino formuli chiaramente dentro di s questa teoria infantile della sessualit (non si spaventi per la mia dotta espressione). Ma proprio perch non la formula chiaramente, perch non osa farlo, e cinque minuti dopo si costruisce unaltra teoria per poi rifiutarla a sua volta: in breve, perch non accumula queste cose nella coscienza, ma le deposita invece nelle profondit dellinconscio, proprio per questo esse hanno una cos grande influenza su di lui. Perch ci che plasma la nostra vita e la nostra natura non infatti solo il contenuto della coscienza, ma, in grado assai maggiore, il nostro inconscio. Fra la coscienza e linconscio c un setaccio, e sopra, nella coscienza, rimangono solo gli oggetti grossi, mentre la sabbia per il mortaio della vita cade gi nella profondit dellEs; sopra rimane solo la crusca, mentre la farina per il pane della vita si raccoglie in basso, nellinconscio. Tanti affettuosi saluti e auguri. Patrik Troll LETTERA XI assai gradevole scrivere a Lei, mia cara amica. A raccontare ad altri la faccenda della castrazione c rischio che si arrabbino, che mi insultino, come se fossi io il responsabile del peccato originale, della nostra atavica maledizione. Lei invece mi traccia subito il parallelo con la leggenda della Creazione, e vede nella costola di

Adamo, da cui viene formata Eva, lorgano sessuale maschile. Ha proprio ragione, e me ne rallegro. E ora vorrei farLe notare anche altri particolari. In primo luogo, una costola qualcosa di duro e di rigido; dunque la donna non viene creata semplicemente dal pene, ma dal pene irrigidito, indurito, ossuto, dal fallo eretto dal desiderio sessuale. Il godimento sessuale per lanima umana qualcosa di cattivo, di condannabile, la volutt viene punita con la castrazione: dunque il godimento sessuale trasforma luomo in donna. Smetta un momento di leggere, mia cara scolara, e rifletta un poco sul significato che ha avuto e ha tuttora per lumanit e per la sua evoluzione il fatto che il suo impulso pi forte, quellimpulso indomabile, che la volont pu rimuovere ma mai annullare, sia considerato una colpa, il fatto che un evento naturale e inevitabile come lerezione sia oggetto di un senso di colpa e di vergogna. Il mondo in cui noi viviamo sorto dalla rimozione, dallimpulso a rimuovere determinate cose. Ora Laiuter un poco. Ci che viene rimosso spostato dal luogo che gli compete, viene compresso e assume unaltra forma; e infine ricompare in veste di simbolo; la prodigalit si trasforma in diarrea, lavarizia in stitichezza, il desiderio di avere un figlio in dolori addominali; latto sessuale si manifesta nella danza, nella melodia, nel dramma, si erige di fronte agli occhi di tutti gli uomini, in una chiesa, con la sagoma mascolina di un maestoso campanile e con il misterioso grembo femminile della volta, si esprime nel moto della locomotiva, nel ritmico martellare del selciatore, o nel regolare su e gi dellascia del taglialegna. Ascolti il suono delle voci umane, la loro armonica modulazione, la bellezza dei vocaboli; si lasci cullare dal misterioso senso di benessere che la loro inflessione risveglia insensibilmente in Lei, e poi interroghi se stessa nel pi profondo dellanima, e si provi a negare, se ne ha il coraggio, che tutto ci che vi di bello simbolo del corpo umano che si libra nel paradiso dellamore! E anche tutto ci che vi di brutto! Ma che cosa deriva dalla rimozione dellerezione, questimpulso di innalzarsi su cui pesa la maledizione della castrazione? Su, verso il cielo, si erge luomo, tiene sollevata la testa, sta ritto sui propri piedi, guarda verso lalto e spazia con i suoi occhi curiosi sul mondo, abbracciando con la mente pensante tutto ci che esiste, cresce, si sviluppa e sta eretto! Guardi un po, mia cara: luomo attraverso la rimozione, e la creazione dei simboli, diventato signore e padrone delluniverso; non bello ci? E perch le 9 parole sesso e cattivo hanno un suono tanto simile? Di fronte alla natura e ai pensieri segreti dellEs si pu provare paura, un ammirato stupore, oppure si pu sorridere. Limportante combinare queste tre reazioni: chi riesce ad armonizzarle, quello sar amato, poich sar una creatura degna di amore. Ma perch mai luomo sente come una colpa lerezione, e dentro di s si chiede oscuramente: Tu ora diverrai una donna, ora ti si far un buco nel ventre? Noi qualcosa sappiamo sullanima umana, e qualcosa possiamo anche dire, mentre molti suoi aspetti non potranno mai essere del tutto chiariti; ci sono due cose, tuttavia, che

9 In tedesco Geschlecht significa sesso e schlecht cattivo [N.d.T.].

posso dire, e la prima di esse si riferisce a una nostra esperienza comune, che quella volta ci aveva molto rallegrato e messo di buon umore. Avevamo avuto una bella giornata, il sole era stato caldo, il bosco verdeggiante, gli uccelli avevano cantato e, intorno al tiglio, ronzavano le api. Con lanimo colmo della fresca bellezza del mondo, arrivammo a casa Sua proprio in tempo per mettere a letto il Suo bambino. Io gli chiesi: Chi sposerai quando sarai grande?, ed egli, cingendoLe il collo con le braccia e baciandoLa, rispose: La mamma, solo la mamma. Mai, n prima n dopo di allora, ho udito una dichiarazione damore fatta in questo tono. E nei Suoi occhi vi fu, improvvisamente, il velo leggero della beatitudine che piena dedizione di s. Cos avviene per tutti i bambini, i quali amano la propria madre non in modo infantile, puro, innocente, ma ardente e appassionato, intriso di sensualit, con tutta la forza dellamore sessuale; che cos infatti la sensualit delladulto in confronto al bramoso desiderio di un fanciullo? Quellardore incandescente di un amore radicato in anni di mutuo godimento fisico fra madre e figlio si attenua poi, sotto linfluenza delle leggi e dei costumi, e si oscura per il senso di vergogna e di colpa che si diffonde sul volto della madre, per le sue menzogne, per i suoi imbarazzi, trasformandosi in senso di colpa, in angoscia; e dietro quel desiderio bramoso balena il coltello che priver il ragazzo della sua arma amorosa: Edipo! Presso alcuni popoli consentito il matrimonio fra fratello e sorella, presso altri vige lusanza che il padre giaccia con la figlia prima che il marito la possa toccare. Ma, da quando mondo mondo, e finch il mondo esister, mai stato e mai sar consentito al figlio di giacere con la madre. Lincesto con la madre considerato il crimine pi grave, peggiore del matricidio, il peccato dei peccati, il peccato per antonomasia. Come mai? Me lo dica un po Lei, amica mia: forse la donna ne sa pi delluomo a questo proposito. La prima cosa che volevo dirLe dunque questa: poich ogni erezione un moto di desiderio verso la madre, per la legge del transfert ogni erezione, senza eccezione alcuna, accompagnata dalla paura della castrazione. Saremo puniti nella parte in cui abbiamo peccato, la donna col cancro al petto e allutero, poich ha peccato col seno e con laddome, luomo con ferite sanguinose e con la follia, perch ha inferto ferite e nutrito cattivi pensieri: ognuno comunque con lo spettro della castrazione. La seconda cosa che volevo farLe notare lesperienza che a ogni erezione segue la flaccidit: e la flaccidit non una specie di castrazione? Questo rilassamento la forma naturale della castrazione, ed una fonte simbolica dellangoscia. Non strano che la gente continui a pensare che il godimento sessuale possa portare allautodistruzione, bench la natura, mediante lammonimento simbolico della flaccidit, abbia provveduto a costituire una barriera insormontabile contro gli eccessi? Queste idee non saran forse unespressione dellangoscia scaturente dal complesso di Edipo, o dallo spettro della masturbazione, o da qualche altra peculiarit dellanima umana, oppure si tratta forse, semplicemente, di invidia? Linvidia dellimpotente, del frustrato, linvidia di ogni padre verso il proprio figlio, della madre verso la figlia, degli anziani verso i giovani?

Ho divagato molto, ma avevo intenzione di parlare della creazione della donna dalla costola di Adamo. La prego di considerare che Adamo, allorigine, era solo; ma se la carne tenera, che egli possiede in misura maggiore di quanta ne sar data poi alla donna, deve trasformarsi in una dura costola, ci significa che il desiderio che produce lerezione deve nascere dallamore per se stesso, deve aver carattere narcisistico. Adamo prova piacere e soddisfazione con se stesso, da s ottiene la trasformazione da carne in costola. E la creazione della donna, lamputazione della costola che produce poi la ferita della donna, questa forma di castrazione , in ultima analisi, la punizione per lonanismo. E quale altra punizione avrebbe potuto scegliersi luomo quando concep per la prima volta lidea che lonanismo meritasse un castigo, quale altro deterrente se non la castrazione, poich ad ogni atto masturbatorio deve seguire inevitabilmente la castrazione simbolica, sotto forma di flaccidit? Fin qui le cose sono passabilmente chiare, ma ora non possiamo fare a meno di chiederci perch luomo veda nella masturbazione un peccato. Provi un po a immaginare un lattante, un bambinetto, che prima di tutto deve imparare a conoscere se stesso, tastando tutto ci che gli capita a tiro, giocando con tutto ci che gli appartiene: le orecchie, il naso, le dita delle mani e dei piedi. Forse che un innato senso morale lo far astenere, nelle sue giocose esplorazioni, dal toccarsi quellaffanno che sta l attaccato alla pancia? No, certamente! Ma che cosa succede quando ci giuoca? Mentre la madre lo esorta, lo incoraggia con entusiasmo a toccarsi le orecchie, il naso, la bocca, le dita dei piedi o non so che altro, appena egli si mette a giocare con laffanno sopraggiunge una mano, quella grossa mano che la fantasia mitologizzante dellumanit ha trasformato nella mano di Dio, e allontana la manina del bimbo. Forse, anzi sicuramente, il viso del proprietario di quella grossa mano, il viso materno cio, ha unespressione grave, ansiosa e colpevole. Come devesser profondo lo spavento del bambino, quale immensa impressione gli deve fare questa mano divina che sopravviene a impedirgli sempre e soltanto quellunica azione! E tutto ci accade in unepoca in cui egli non sa ancora parlare, in cui non comprende ancora il senso delle parole. Quel divieto si deposita nel pi profondo della sua anima, pi profondamente del parlare, del camminare, del masticare, pi profondamente delle immagini del sole e della luna, delle nozioni di tondo e di angoloso, del padre e della madre: Non devi giocare con i genitali!; e subito vi si collega lidea che ogni forma di piacere una cosa cattiva. E forse lesperienza che, se si giuoca con i genitali, subito la nostra mano ne viene distolta, porta necessariamente allidea che ci porteranno via non soltanto la mano, ma anche il codino. Sul bambino non sappiamo nulla: non sappiamo quanto sia sviluppato il suo senso della personalit, non sappiamo se la sensazione che mani e piedi gli appartengono sia in lui innata o se invece non sia frutto di acquisizione. Possiede fin da principio il senso di essere un Io, separato dallambiente circostante? Non lo sappiamo, e sappiamo solo che tardi, verso i tre anni, egli incomincia a usare la parolina Io. dunque tanto azzardato suppone che allinizio il bambino consideri a volte se stesso come un estraneo, come unaltra persona, dato che Pierino non dice ancora: Ho sete, ma: Pierino ha sete? Noi uomini siamo dei buffi tipi: non

osiamo pone tali domande semplicemente perch i nostri genitori a suo tempo ci avevano proibito di fare tante domande. Rimane per unaltra difficolt, nella leggenda della creazione, a cui vorrei accennare. Noi abbiamo entrambi interpretato la nascita di Eva dalla costola di Adamo come la trasformazione delluomo in donna mediante la castrazione. Ma la nostra mentalit razionalistica ci fa obiettare che, allora, ci sarebbero due Adami, uno che rimane tale e laltro che si trasforma in Eva. Non si tratta per, appunto, che di una stupida obiezione razionalistica: quando mai il mito e la poesia hanno esitato a dividere una persona in due o a farne di due una? Lessenza del dramma consiste proprio nel fatto che lautore si divide in due o magari in venti personaggi; nel sogno si assiste al medesimo processo, e ogni uomo si comporta allo stesso modo, poich del mondo coglie solo quello che esiste anche in lui, proiettandosi continuamente nelle cose esterne. Cos , cos devessere, cos vuole lEs. Mi scusi, so che Lei non ama questi filosofemi, e forse ha ragione. Torniamo al regno dei cosiddetti dati di fatto. Non bene che luomo sia solo, voglio dargli un aiuto, dice il Buon Dio, e crea un essere che possiede unapertura l dove luomo ha unescrescenza, e che, l dove luomo piatto ha due rotonde protuberanze: ecco in che cosa la donna gli pu essere essenzialmente di aiuto. Si tratta della stessa idea infantile secondo cui, perch venga al mondo una persona, si deve creare una Eva togliendo la costola ad Adamo. Non notevole questa concordanza fra limmaginazione infantile e limmaginazione popolare? Se ne avr voglia, esamineremo un giorno le fiabe e i miti, gli stili architettonici e le invenzioni tecniche dei vari popoli, e forse dappertutto troveremo degli elementi infantili E non sarebbe cosa trascurabile, perch ci renderebbe pazienti con i fanciulli, di cui Cristo disse che a loro appartiene il Regno dei Cieli. E forse ritroveremo anche quella capacit di stupirsi, ormai persa da lungo tempo, forse ritroveremo la capacit di adorare il bambino, il che non sarebbe poca cosa in questo nostro secolo malthusiano! Ma faccia attenzione alla parola aiuto: non vi accenno al fatto che luomo venga trasformato in tutta la sua essenza e in tutte le sue finalit; malgrado la castrazione, egli rimane uguale, rimane quello che era prima, una creatura concentrata su se stessa, che ama se stessa, che cerca e trova il suo proprio godimento. Solo che ora c qualcuno che laiuta in questo, qualcuno che gli permette di trovare piacere anche fuori del proprio corpo. Permane in lui limpulso allautosoddisfazione; il pene c ancora, non scomparso, e Adamo non mutato, anche ora come prima spinto a procurar piacere a se stesso: una cosa ben strana! Dunque lopinione dei saggi e degli stolti, secondo cui la masturbazione sarebbe un surrogato del rapporto sessuale, dovuto alla mancanza di un oggetto, al fatto che luomo non avendo a disposizione una donna si soddisfa da solo come pu, non sarebbe forse del tutto errata? Consideri un po i fatti: il bambinetto, il lattante, pratica la masturbazione; poi la pratica di nuovo il ragazzo nellepoca della pubert, e, stranamente, ci ritornano di nuovo il vecchio e la vecchia. E tra linfanzia e la vecchiaia c un periodo in cui di solito la masturbazione scompare per cedere il posto al rapporto con altre persone. Il rapporto sessuale non potrebbe forse essere il

surrogato della masturbazione, e, come dice la Bibbia, un semplice aiuto per luomo? Mia carissima, proprio cos. proprio vero che la masturbazione persiste tranquillamente malgrado lamore e il matrimonio, accanto allamore e al matrimonio, che essa sempre praticata, non scompare mai, e persiste fino alla morte. Provi un po a rivangare nei Suoi ricordi, e Gliene daranno la prova molti giorni e molte notti, i giuochi damore con il Suo uomo, le Sue fantasie. E quando avr trovato questa conferma Le si apriranno gli occhi a mille fenomeni, che pi o meno chiaramente Le si riveleranno connessi, anzi dipendenti dalla masturbazione. E in futuro si guarder bene dal considerarla un vizio innaturale, anche se non potr indursi a considerarla la fonte di ogni bene: per giungere a questo, infatti, dovrebbe riuscire a vincere quella mano, a liberarsi interiormente della mano divina, della mano materna, che interruppe un giorno i Suoi giuochi voluttuosi; e di questo nessuno capace. Cordialmente Patrik Troll LETTERA XII Non riesco a capire quale diavolo si impossessato di Lei, mia cara amica: poco tempo fa mi scriveva tutta contenta per essersi convinta sempre pi della plausibilit delle idee di castrazione nelluomo, e oggi mi solleva delle obiezioni. Ma perch me ne stupisco? Queste cose sono, in tutti, rimosse nelle pi oscure profondit dellanima, e quindi a maggior ragione in Lei, che ed sempre stata tanto orgogliosa. Lidea della castrazione meno accettabile per la donna che per luomo, poich in lui vi fa in qualche modo da contrappeso il fatto che egli rimane pur sempre un uomo e porta su di s lo scettro della virilit, del dominio; pur essendo tormentato da desideri e da angosce, egli pu constatare con i propri occhi che possiede tuttora il membro che tanto teme di perdere. La fanciulla invece si dice, alla vista della propria carenza: Io sono gi castrata, e la mia unica speranza che la ferita si rimargini e che mi cresca nuovamente quella regale appendice. Rinunciare a questa speranza, affrontare il proprio senso dinferiorit, accettando onestamente la propria natura femminile, e trasformare anzi, come ha fatto Lei, il senso dinferiorit nellorgoglio e nellamore della propria femminilit, compito che esige una strenua lotta p rima che la rimozione sia completa; tutto deve essere spinto sempre pi in fondo, tutto deve essere ben sepolto, e anche il pi piccolo assestamento di questo materiale inabissato provoca sconvolgimenti interiori di cui non sappiamo nulla. Ognuno lo pu constatare, e Lei lo vede in se stessa allepoca di ogni mestruazione: il flusso mensile, questo marchio di Caino della donna, risveglia ogni volta il complesso di castrazione, sollevando i veleni repressi, la feccia dellinconscio, e ci, assieme a molte altre cose, offusca il naturale candore di ogni essere umano. Non strano che alle parole periodo, mestruazione, regola, gli Europei pensino subito allemorragia? E che anzi, nel complesso, questo meschino interesse per il sangue sia collegato a unidea rudimentale di sporcizia, di fetore, di vergogna

segreta, di dolore e di parto? Eppure a questo fenomeno di calore periodico si riallaccia tutto un mondo di valori vitali. Lessenziale infatti che il calore, la concupiscenza, il desiderio sessuale si intensificano molto nella donna nei giorni del flusso, ed essa, come lanimale, che sotto questaspetto non certo peggiore delluomo, in un modo o nellaltro in quel periodo attrae particolarmente il maschio; e lamplesso durante il flusso il pi felice e ardente, e tanto maggiormente lo sarebbe se non fosse condannato dal costume. Che le cose stiano veramente cos ce lo dimostra il fatto singolare che gli atti di violenza sessuale avvengono, in pi dei tre quarti dei casi, durante le mestruazioni. In altre parole, nei giorni del flusso c nella donna un misterioso quid che fa impazzire luomo, al punto che egli non indietreggia neppure di fronte a un crimine. Eva induce in tentazione Adamo, cos , sempre stato e sempre sar; e non pu farne a meno, perch essa sanguina, perch in calore, perch in lei stessa divampa il desiderio. Le madri raccontano alle figlie che le mestruazioni servono per avere i bambini, ma questo uno strano errore, un fatale inganno. Il tentativo di far derivare i fenomeni dellEros dallistinto di riproduzione una delle pi colossali idiozie del nostro secolo: ogni melo in fiore, ogni bocciolo, ogni opera delluomo non fanno che smentire questa angusta interpretazione degli scopi della divina natura. Dei ventimila ovuli atti a venir fecondati, di cui la bambina dotata alla nascita, allepoca della pubert ne rimangono solo poche centinaia, e di questi, nel migliore dei casi, solo una dozzina vengono effettivamente fecondati; dei molti milioni di spermatozoi di cui dotato un uomo, ne muoiono schiere infinite senza neppure raggiungere un grembo femminile. La gente dice un monte di sciocchezze, e anchio posso annoverarmi fra la gente. Non vede dunque le connessioni pazzesche, gli intricati sentieri che conducono da un complesso allaltro? Al centro della vita amorosa c il sangue, la volutt del sangue. Che cosa si deve fare quando si penetra nella vita e nei pensieri delluomo? Riderne, disprezzarli, adirarsene? Forse meglio rimanere consapevoli della propria follia, e pregare, come il pubblicano: Signore, abbi compassione di me! Ma io voglio anche dire questo: non vero che la crudelt sia perversa. Ogni anno la cristianit celebra il Venerd Santo; lumanit si creata un Dio che ha sofferto, perch ha compreso che il dolore rappresenta la via per il Paradiso, perch considera la sofferenza, il tormento sanguinoso, come cose divine. Le Sue labbra non sono mai state ferite da un bacio? La Sua pelle non ha mai sanguinato perch una bocca la succhiava ardentemente? Non Le avviene mai di mordere un braccio che La cinge, e non Le piace forse sentirsi schiacciata? E poi mi viene fuori con la sciocchezza che non si devono picchiare i bambini! Mia carissima amica, i bambini vogliono essere picchiati, vi anelano, hanno sete di botte, come diceva mio padre; e ricorrono a mille astuzie per procurarsi un castigo. La madre cerca di calmare il suo bambino con dolci schiaffetti, e il bambino sorride beato; dopo averlo lavato sul fasciatoio, lo bacia sul roseo sederino che poco prima era pieno di sporcizia e, come ultimo, massimo premio, somministra alla creaturina sgambettante un bello sculaccione, che essa accoglie strillando di gioia.

Non ha mai avuto una lite col Suo amato? Ma provi un po a pensare per quale scopo lo faceva e come si svolgevano le cose. Una punzecchiatura da una parte, una parola offensiva dallaltra, e poi ci si scalda, ci si inasprisce, ed ecco il sarcasmo, la collera, il furore. Ma qual era il Suo scopo, perch ha fatto di tutto perch luomo uscisse dai gangheri? Voleva veramente che egli, come poi ha fatto, si mettesse il cappello, prendesse il bastone e sbattesse la porta? No di certo! Egli doveva, invece, aprire una porta che conduce nel suo corpo, doveva farvi entrare il suo ometto, mettergli il cappello nel grembo materno, cingerlo con la corona e con la ghirlanda del Suo corpo di donna; la natura gli ha dato un bastone da usare su di lei, per batterLa, per amarLa crudelmente. Non forse vero che in tutte le lingue il membro maschile si chiama verga? La crudelt indissolubilmente legata allamore, e il sangue vermiglio costituisce lattrattiva pi profonda per lamore vermiglio. Senza le mestruazioni non vi sarebbe amore per la donna, o per lo meno nessun amore che giustifichi lespressione che la donna stata creata per essere di aiuto alluomo: e questo lessenziale. Lei scoprir infatti con sorpresa e con sdegno che molti, se non tutti gli aspetti, della vita umana derivano dallamore, e il fatto che Eva sia stata donata ad Adamo non per procurargli dei figli ma per aiutarlo, mi autorizza per lo meno a dire una parola contro gli stolti clamori della gente che non conosce la propria Bibbia. Cos dunque stanno le cose secondo me: io ritengo che i periodi della donna, e in particolare lemorragia, siano una fonte di forte attrazione per luomo; e me lo conferma un fatterello che ho avuto pi volte occasione di osservare. A molte donne che sono state a lungo lontane dal marito arriva la mestruazione proprio il giorno in cui si ritrovano insieme con lui: esse pensano che la separazione possa aver provocato una certa freddezza nei loro rapporti, e, per superare questo ostacolo, il loro Es ricorre allincantesimo del filtro amoroso, che attrarr luomo nelle loro braccia. Lei sa che a me piace capovolgere tutte le cose, e qui spero di esserci riuscito; ma, per essere onesto, voglio svelarLe ancora altri due motivi che spingono lEs a ricorrere a quello strano espediente e che susciteranno in Lei minore opposizione. Se una donna ha le mestruazioni, vuol dire che non incinta; quindi, mediante lemorragia, lEs fornisce al marito una prova lampante ed eloquente della fedelt della moglie: Vedi, esso dice se ora verr un bambino, sar certamente tuo, poich io ero mestruata al tuo arrivo. Se io ora volessi esser cattivo e far arrabbiare il mondo maschile ma queste lettere sono destinate solo ai Suoi occhi, e quindi Le posso partecipare le mie piccole malignit senza suscitare sospetti nei mariti. Dunque, le troppo vivaci affermazioni dinnocenza danno sempre adito al sospetto che vi si celi dietro il sentimento di una colpa. E invero, ogni volta che ho esaminato un po a fondo questi casi, vi ho sempre trovato uninfedelt che doveva esser nascosta, coperta dal sangue purpureo. Certo, non si trattava di un autentico amplesso con un altro uomo: non ricordo di aver mai constatato un simile caso; ma solo di uninfedelt del pensiero, di una colpa semirimossa, che aveva avuto un influsso doppiamente profondo proprio perch non era giunta a realizzarsi, rimanendo impantanata nelle paludi dellanima. Lei non pu credere, mia cara amica, quali segreti divertimenti possano procurare tali osservazioni. La vita presenta dei curiosi contrasti, e conosce

bene il modo di protestare linnocenza e confessare la colpa con una, ed una sola, parola! Allo stesso modo agisce lEs per raggiungere il secondo scopo di cui le ho parlato; anche qui esso fa il doppio giuoco. Incanta luomo, suggerisce lEs alla donna seducilo con il sangue del tuo amore. La donna ode questa voce ma si chiede indecisa: E se non mi riesce?. Ssst! risponde lEs ridacchiando. Avrai, allora, la migliore giustificazione da offrire alla tua vanit. E infatti, come potrebbe luomo desiderare di toccare una donna impura?. E invero, come potrebbe desiderarlo, dato che da millenni una cosa proibita? Dunque, se ci sar un amplesso focoso, bene, anzi doppiamente bene, poich sar avvenuto a dispetto del costume che lo proibisce; e se non ci sar, ci dipender proprio da questo millenario divieto. LEs si serve abbondantemente e con successo di queste forme di riassicurazione. Ad esempio, far fiorire sulla bocca dellinnamorato che anela ai baci un eczema che lo sfigura tutto: Se malgrado ci sar baciato, grande sar la mia gioia, ma se non lo sar, ci non dipender da carenza di amore, ma dalla repulsione di fronte alleczema. Questo uno dei motivi per cui spuntano quelle pustolette sulla fronte delladolescente, per cui sulle spalle nude o nella scollatura della fanciulla che va al ballo compaiono dei foruncoletti, che incidentalmente riescono ad attirare lo sguardo; per cui la mano che si tende verso lamato fredda e sudaticcia; per cui la bocca che desidera baci ha un alito cattivo, per cui si producono delle secrezioni negli organi sessuali, per cui le donne divengono improvvisamente brutte e lunatiche e gli uomini goffi e puerilmente imbarazzati. E con ci mi avvicino molto al grande enigma: perch i costumi dellumanit hanno sempre proibito, per quanto io ne sappia in ogni tempo e in ogni luogo, il rapporto sessuale durante la mestruazione, che costituisce invece il richiamo al piacere? gi la terza volta che, nelle mie lettere, parlo di proibizioni: ho citato dapprima quella riguardante la masturbazione, poi il divieto contro lincesto con la madre, e ora c il divieto di avere rapporti sessuali durante la mestruazione. Se dunque degli ostacoli tanto gravi si pongono contro questi potentissimi impulsi, lamore per se stessi, lamore fra madre e figlio, e lo stesso rapporto sessuale, grandi s aranno anche le conseguenze che ne derivano. E in effetti, da queste tre proibizioni sono scaturite conseguenze colossali e difficilmente valutabili. Se me lo concede, mi ci trastuller un poco. Cominciamo con la proibizione pi antica, quella che si fa sentire pi presto nella vita dellindividuo: il divieto contro la masturbazione. Il piacere assaporato una volta anela a ripetersi, e, poich la via per procurarselo in quel modo sbarrata, listinto si getta impetuosamente alla ricerca di sensazioni voluttuose simili, fornite da una mano estranea, dalla mano materna che ci lava e ci fa il bagno, ci fa urinare, e ci procura tutte quelle sensazioni gradevoli con la scusa della necessit e dellamor materno, cui tutto concesso. Il legame erotico con la madre non fa che rinsaldarsi a causa del divieto contro la masturbazione, la passione per la madre non fa che crescere. E quanto pi essa si rinforza, tanto pi si rinforza anche la resistenza contro questo amore puramente fisico e sessuale, fino a culminare nellesplicito divieto di

commettere lincesto con la madre. Allora si cerca un nuovo sbocco e si giunge, 10 attraverso lequivalenza simbolica fra madre e utero, al desiderio di unirsi con unaltra donna. Lepoca migliore per questa unione quella in cui lutero pi ardente, la mestruazione. Ma, proprio in questa epoca, fra il desiderio e la realizzazione viene a interporsi un no, che in molte civilt, come in quella ebraica, assume la forza di una vera e propria legge. A quanto pare la natura, o Dio, ha bisogno di questi divieti, che possono assumere forme diverse. Per esempio i nostri tempi, invece di proibire i rapporti sessuali durante la mestruazione, hanno preferito escludere, servendosi anche di strumenti legali, da ogni attivit sessuale eccettuata la mestruazione un determinato periodo della vita umana, e precisamente lepoca della pi ardente passionalit, quella puberale. Forse Le far piacere meditare un po sulle conseguenze di tali divieti. Una cosa infatti chiara: il divieto pu reprimere il desiderio, farlo deviare dalla sua direzione originaria, ma non pu certo distruggerlo. Lo costringe soltanto a cercare soddisfazione altrimenti. Ed esso la trova in mille maniere, in ogni immaginabile forma di attivit: nellinvenzione di ciminiere e di navi, nelluso della vanga e dellaratro, nel poetare e nel pensare, nellamore per Dio e per la natura, nel delitto e nelleroismo, nelle buone e nelle cattive azioni, nella religione e nella bestemmia, nel macchiare la tovaglia e nel rompere un bicchiere, nel battito cardiaco e nel sudore, nella fame e nella sete, nella stanchezza e nel riposo, nella morfinomania e nella sobriet, nellinfedelt coniugale e nei voti di castit, nel moto e nella quiete, nel dolore e nella gioia, nella felicit e nellinsoddisfazione. E perch finalmente si veda che io sono un medico, dir che il desiderio rimosso si manifesta anche nella malattia; in ogni forma di malattia, sia organica sia funzionale, che la si chiami polmonite o melanconia. Questo un capitolo lungo, troppo lungo per trattarlo oggi. Le getter soltanto un piccolo amo, cui spero lei possa abboccare. Che cosa avviene del desiderio delluomo di avere rapporti con la donna durante la mestruazione? Ci che lo eccita il sangue: e quellimpulso alla crudelt, presente in lui fin dallinizio, adesso si scatener. Egli inventa armi, prepara guerre e le combatte, costruisce macelli per fare ecatombi di buoi, scala montagne, solca i mari, esplora il Polo Nord o linterno del Tibet, va a caccia, a pescare, picchia i propri figli e fa la voce grossa con la moglie. E che cosa avviene del desiderio della donna? Essa, con il pretesto universalmente accettato della pulizia, si mette una benda fra le cosce, praticando inconsciamente la masturbazione. E, se particolarmente amante della pulizia, per prudenza si metter la benda un giorno prima, e sempre per prudenza la porter un giorno di pi. E se questo non la soddisfa, far durare lemorragia pi a lungo, o far che ricorra pi spesso. Limpulso allamore di s trover cos via libera, e costruir, attraverso il desiderio sessuale della donna, le basi della nostra civilt: la pulizia, e con essa lacqua corrente, i bagni, gli impianti igienici, il sapone, e ancora, lamore per la purezza danimo,

10 In tedesco Mutter (madre) e Gebrmutter (utero) [N.d.T.].

per la nobilit dello spirito, per larmonia interiore di chi aspira a innalzarsi; mentre luomo, in quanto adoratore del sangue, penetrer nelle misteriose viscere del mondo e continuer senza sosta a creare vita. Vi sono strade misteriose nella vita, che a volte sembrano circoli viziosi: ma in ultima analisi, a noi mortali non resta che una sola cosa, lo stupore. Cordialmente Suo Patrik Troll LETTERA XIII Le sono grato, mia cara amica, perch rinuncia alle espressioni tecniche e alle definizioni: se ne pu fare a meno, e cos se non altro eviter il pericolo di cadere in contraddizione con me stesso. Le confider infatti, in gran segretezza, che io stesso non di rado non comprendo le definizioni, siano esse mie o di altre persone. Invece di propinarLe definizioni, acconsentir al Suo desiderio di parlare ancora un poco sul divieto di avere rapporti sessuali durante le mestruazioni. E poich il destino vuole che io sia un medico, Le far un discorso da medico. Da circa un secolo, da quando si sono trasformati in femminili anche quei simboli mitici, chiaramente maschili, che sono gli angeli, venuto di moda attribuire alla donna una nobilt danimo che si manifesta nel disgusto per tutto ci che erotico, da lei sentito come cosa sporca, e che, in particolare, considera i giorni impuri della donna, quelli delle mestruazioni, come un vergognoso segreto. E questa idiozia (e come altro si potrebbe chiamare una concezione che nega alla donna ogni forma di sensualit, come se la natura fosse cos sciocca da dotare una parte del genere umano, quella che sopporta il peso della gravidanza, di minor desiderio sessuale che laltra?), questa idiozia, dunque, si spinge tantoltre che i trattati da Lei tanto apprezzati parlano con tutta seriet dellesistenza di donne frigide, adducendo dati statistici fondati sullipocrisia cui la donna costretta dal costume odierno, e obbligandola quindi, con questa ignoranza pseudo-scientifica, a sprofondare sempre pi nella menzogna e nellinganno. Quella povera, spaurita creatura che noi chiamiamo signorina si chiede infatti: Perch, dato che mamma desidera che io sia pura, pap lo d per scontato, e il mio fidanzato mi adora proprio per questo, perch non dovrei comportarmi come se fra la mia testa e i piedi non ci fosse in mezzo proprio nulla?. E in genere ella recita abilmente la parte impostale, anzi si sforza di vivere come cosa sua questo atteggiamento inculcatole dalleducazione, e solo la frenesia della quarta settimana superiore alle sue forze. Allora le occorre un aiuto, una specie di nastro che tenga su la maschera, e questo aiuto lo trova nella malattia, e soprattutto nei dolori allosso sacro. Lattivit della donna durante lamplesso consiste nel movimento avanti e indietro della regione sacrale: il dolore allosso sacro impedisce tale movimento, rafforzando cos il divieto di praticare il coito. Non creda per, mia cara amica, che con queste piccole osservazioni io mi illuda di risolvere un qualche problema: voglio solo farLe comprendere una cosa di cui Lei spesso non capisce il senso, e cio perch io chieda sempre ai miei malati quale sia lo scopo della loro malattia. Io non so se la malattia abbia uno scopo, e la cosa mi anzi indifferente, ma le mie domande mi si sono dimostrate utili perch in qualche modo

mettono in movimento lEs del paziente, portando non di rado anche alla scomparsa di un sintomo. Il mio sistema piuttosto brutale, ciarlatanesco, se Lei vuole, e sono certo che ogni occhialuto professore ostenter con disprezzo dignorarlo. Ma Lei mi ha chiesto di parlarne e io risponder. Nel corso del trattamento io, a un certo punto, faccio notare al paziente che, se dallo spermatozoo e dallovulo delluomo nasce sempre una creatura umana, e mai un cane o un gatto, se in quei germi c la forza capace di dare forma a un naso, a un dito, a un cervello, ci significa che una forza con capacit tanto straordinarie potr ben anche creare una cefalea o una diarrea o un arrossamento della gola, e anzi io non considero troppo azzardata lipotesi che essa possa fabbricare anche una polmonite, o una gotta, o un cancro. Mi spingo fino al punto di affermare ai miei pazienti che le cose stanno veramente cos, che quella forza pu far ammalare luomo a suo piacere per determinati scopi, e che per determinati scopi essa sceglie a suo piacere la sede, il momento e la forma della malattia. E non mi chiedo affatto se io stesso credo a ci che dico, ma mi limito semplicemente a dirlo. E poi domando al paziente: Perch hai un naso?. Per sentire gli odori mi risponde. Allora proseguo il tuo Es ti ha procurato il raffreddore perch tu non possa sentire un qualche odore. Prova un po a pensare quale . E a volte il paziente trova veramente chegli voleva evitare un determinato odore, e (Lei pu non crederci, ma io vi credo) quando lha ben trovato, il raffreddore scompare. Secondo me i dolori allosso sacro durante le mestruazioni aiutano la donna a difendersi contro i suoi desideri. Ma ci non significa necessariamente che questo sia lunico scopo di tali dolori. Deve pensare che il mistero della cristianit racchiuso nella parola croce, e losso sacro in tedesco si chiama appunto cos (Kreuz): nellosso sacro si nasconde dunque il problema della madre. Ma qui non parler di questo n di altro; preferisco procedere ancora un po oltre. A volte il dolore allosso sacro non basta, e allora si aggiunge il monito dei crampi e dei dolori al basso ventre che assomigliano alle doglie del parto, e se anche questo non sufficiente, lEs ricorre alla cefalea per tener a bada i pensieri, allemicrania, alla nausea e al vomito. Qui ci troviamo in mezzo a strani simboli, poich la nausea, il vomito, la sensazione che ci scoppi la testa non sono che rappresentazioni simboliche del parto sotto forma di malattia. Capir che non possibile dare spiegazioni chiare l dove le cose sono cos complesse. Posso tuttavia dire tranquillamente una cosa: quanto pi grave il conflitto interiore delluomo, tanto pi gravi sono le malattie che rappresentano simbolicamente il conflitto stesso, e viceversa, quanto pi gravi sono le malattie, tanto pi ardente devessere il desiderio, e quindi la resistenza contro di esso. Questo vale per tutte le malattie, non solo per quelle mensili delle donne. Se una lieve indisposizione non basta a risolvere o a rimuovere il conflitto, lEs ricorre a disturbi pi gravi, alla febbre che ci costringe a casa, alla polmonite o alla rottura di una gamba che ci inchiodano a letto, restringendo in tal modo la gamma delle sensazioni che potrebbero ulteriormente eccitare gli impulsi; oppure pu ricorrere allo svenimento, che elimina addirittura ogni sensazione, a malattie croniche, alla paralisi, al cancro e alla tisi, che minano lentamente le nostre forze, e finalmente alla morte.

Poich in realt muore solo chi vuol morire, colui per il quale la vita divenuta insopportabile. Permette che io ripeta quanto ho detto? La malattia ha uno scopo, quello di risolvere un conflitto, di rimuovere cio, o di impedire che il materiale rimosso riaffiori a coscienza; essa deve punirci per aver violato un divieto, e con una precisione tale che dal tipo, dalla sede e dal momento della malattia possiamo trarre conclusioni sul tipo, la sede e il momento del peccato che essa intende punire. Chi si rompe un braccio ha peccato con esso o con esso intendeva peccare: furto, o omicidio, o masturbazione; chi diviene cieco, non vuole pi vedere, e quindi ha peccato con gli occhi o intendeva farlo; chi rauco ha un segreto che non osa rivelare ad alta voce. Ma la malattia anche un simbolo, la rappresentazione di un avvenimento interiore, il palcoscenico di cui lEs si serve per rivelare ci che non pu dire attraverso la bocca. In altre parole, la malattia, ogni malattia, che la si definisca nervosa o somatica, e anche la morte, hanno un significato, un senso, proprio come latto di sonare il pianoforte, di accendere un fiammifero o di incrociare le gambe. Essa rivela qualcosa sullEs, in modo pi chiaro ed efficace di quanto non potrebbe farlo unintera vita cosciente: tat tvam asi [tu sei questo]. E che strani divertimenti si prende lEs! Ho parlato prima della tisi, la consunzione. Il desiderio, limpulso erotico a muoversi in su e in gi, dentro e fuori, deve 11 consumarsi fino a spegnersi, e questo impulso viene simbolizzato nel respiro. E col desiderio si consumano i polmoni, che rappresentano i simboli del concepimento e della nascita, si consuma il corpo, questo simbolo fallico: deve consumarsi, poich durante la malattia il desiderio sintensifica, e la colpa non fa che aumentare attraverso la continua dissipazione del seme che si attua simbolicamente nellespettorazione, perch il desiderio di consumarsi si rinnova continuamente nel tentativo di rimuovere questi simboli che lottano per affiorare a coscienza, perch lEs mediante la malattia polmonare fa brillare gli occhi e i denti e scatena degli ardenti veleni! E il crudele e criminale giuoco dellEs tanto pi folle in quanto si 12 fonda su di un errore. Ma, a quanto sembra, lEs non si intende affatto di etimologie, e si attiene al semplice suono delle parole, servendosene per scatenare e per prolungare la malattia. Non sarebbe poi tanto male se i pezzi grossi della medicina fossero un po meno intelligenti e pensassero in modo un po pi terre terre: forse ci servirebbe pi che non la costruzione di tanti sanatori e di tanti consultori. Mi sbaglio, o Lei vorrebbe da me anche una parola sul cancro? Con la nostra supina obbedienza ai referti della anatomia, della fisiologia e della statistica, siamo a poco a poco giunti al punto che nessuno sa pi che cosa si debba chiamare cancro e che cosa no. Di conseguenza, la parola cancro, come la parola sifilide, viene stampata e pronunciata migliaia di volte al giorno: che cosa infatti
11 Ricordiamo che il termine tedesco per tisi Schwindsucht, che sembrerebbe significare, letteralmente, desiderio di venir meno. Vedi nota seguente [N.d.T.]. 12 Segue qui, nel tedesco, una frase che spiega come la parola Schwindsucht, interpretata comunemente come Sucht zum Schwinden (desiderio di venir meno), derivi invece in realt dalle parole schwinden e siech (malato), e quindi non abbia nulla a che fare con la parola a essa affine Sehnsucht (brama) [N.d.T.].

gli uomini amano di pi che udire storie di spettri? E poich ai fantasmi non si pu pi credere, queste due parole, ancora indefinibili, nonostante o forse a causa di tutta la nostra scienza, con le associazioni terribili e grottesche ad esse collegate, costituiscono un buon sostituto per procurarci brividi. Ora, nella vita dellEs c un fenomeno, langoscia, che proviene da unepoca antecedente ai nostri ricordi e che simpossessa di queste due parole per giocare dei tiri al nostro intelletto pi alto e per spiegare al pi basso la comparsa dellangoscia stessa. Se si include quella causata dalla masturbazione, abbiamo tutta una massa complicata di angosce, che riempie una buona met della vita. Ma io volevo parlarLe un po delle mie idee sul cancro, e vedo invece che mi sono lasciato trascinare dallira. Provi un po ad andare dalla Sua amica che abita l vicino, porti la conversazione sul tema del cancro, e vedr che essa ci si butter a pesce, perch, come tutte le donne, ha paura del cancro; le chieda allora che cosa le viene in 13 mente alla parola cancro. Le risponder subito che il granchio cammina allindietro, e, dopo una certa esitazione, che ha le pinze. E se Lei strapper il velo della scienza con sfacciataggine pari alla mia, ne concluder subito che in superficie il complesso di cui si nutre la paura del cancro ha qualcosa a che fare con il movimento allindietro, e che pi sotto c qualcosa che a che fare con il concetto di tagliare. Ed assai facile spiegarlo, perch luomo ammalato di cancro regredisce, nelle energie e nel coraggio di vivere, e il medico taglia via il cancro, quando sia nello stadio iniziale. Ma se penetrer pi profondamente il problema, vedr che il movimento allindietro forzatamente associato a certe osservazioni che risalgono allepoca infantile, assai presto rimosse, e che quindi hanno continuato ad agire nellinconscio. Langelica bambinetta non affatto cos innocente come si ama credere, e non affatto pura come affermano le persone grandi: proprio come la colomba, che ci viene presentata come simbolo della purezza e dellinnocenza, mentre per i Greci era la compagna della dea dellamore; dunque questo angioletto osserva strane manovre del cane e della cagna, del gallo e della gallina, e, non essendo stupida e deducendo dallassurdo atteggiamento della madre e dellistitutrice che si tratta di un segreto della vita sessuale, lo mette in rapporto con laltro segreto, per lei assai importante, dellalcova dei genitori. Anche pap e mamma pensa fra s fanno come questi animali, quando io sento quella strana agitazione nel loro letto e li odo entrambi sbuffare come locomotive. In altre parole, la bimba giunge allidea che il coito si svolga dal di dietro, e poi seppellisce questa idea nel profondo, finch essa riaffiora sotto forma di angoscia attraverso le associazioni fra le due idee allindietro e granchio-cancro. E le pinze, quasi non necessario dirlo, ci riportano direttamente e indirettamente al grande problema della castrazione, fonte di angoscia, alla trasformazione in donna di una creatura originariamente di sesso maschile, ottenuta mediante il taglio del pene, che lascia in mezzo alle gambe un buco da cui a volte esce sangue. Anche questa idea

13 Ricordiamo che la parola tedesca Krebs significa sia cancro, sia granchio, e che, d'altronde, il simbolo per la costellazione zodiacale del cancro appunto il granchio [N.d.T.].

si appoggia su di unesperienza, su una delle prime esperienze della vita, il taglio del cordone ombelicale. Di tutte le teorie che sono state proposte sul cancro io, nel corso del tempo, ne ho conservata solo una, e cio che il cancro, attraverso determinate manifestazioni, conduce alla morte. Se non porta alla morte non cancro, secondo me. Da ci pu dedurre che non nutro alcuna speranza nella scoperta di un metodo per guarirlo. E invece, in tutti i casi di sospetto cancro, val proprio la pena di interrogare un poco lEs del paziente. Sono sempre il Suo Patrik Troll LETTERA XIV Mia cara amica, Lei ha colto nel segno; proprio vero che il complesso di Edipo domina tutta la vita umana. Ma io non so come assecondarLa nel Suo desiderio di sentirmi dire ancora qualcosa su di esso. La leggenda secondo la quale Edipo, colpevole e innocente al tempo stesso, uccide il proprio padre e genera dei figli infelici da un incestuoso rapporto con la madre, Lei la conosce gi, o la pu trovare facilmente in qualsiasi libro di mitologia. Ho gi detto che il contenuto di questo mito, cio lamore appassionato del figlio per la madre e lodio criminoso per il padre, rappresenta una situazione tipica, valida per tutti gli uomini e per tutti i tempi, e che in questa leggenda quasi svelato un profondo mistero dellumanit. Sta poi a Lei applicarne linsegnamento alla Sua vita, alla mia o a quella di qualsiasi altra persona. Io non posso fare altro che raccontarLe alcune storie, in cui potr trovare forse degli elementi che Le interessano. Ma non deve perdere la pazienza, poich difficile decifrare la vita dellinconscio, e Lei sa che io non mi preoccupo affatto di qualche eventuale errore. Pi di ventanni fa (ero a quel tempo un giovane medico, temerariamente e presuntuosamente convinto di non sbagliare mai) mi diedero in cura un ragazzo che soffriva di una strana malattia della pelle, chiamata sclerodermia. Lestensione del morbo, che aveva invaso ampie zone del ventre, del petto, delle braccia e delle gambe, aveva indotto gli specialisti a considerarlo un caso disperato. Io intrapresi bravamente a curarlo con i metodi imparati da Schweninger, e, poich dopo circa un anno il male sembrava arrestato, non dubitando delle mie capacit quasi divine, attribuii alle mie cure (s, posso ben dirlo) il merito della guarigione. O meglio, quella che si suol chiamare guarigione, poich noi medici siamo molto ottimisti quando si tratta di giudicare i nostri successi. In quel caso cerano ancora molte cose che non andavano bene: a parte le cicatrici lasciate dalla malattia e che Lei non pu immaginare quanto fossero grosse, le articolazioni dei gomiti erano cos contratte che il paziente non poteva stendere completamente le braccia, e una sua gamba era sottile come un bastoncino, e tale rimase. Inoltre non era riuscito a far scomparire n la sua eccitabilit cardiaca, che si manifestava ogni tanto con una folle accelerazione del battito, con stati di grave ansia, n la cefalea quasi ininterrotta, con stati di grave ansia, n la cefalea quasi ininterrotta, n tutta una serie di disturbi nevrotici. Tuttavia il ragazzo sopravvisse, frequent il ginnasio, fu per alcuni anni ufficiale nellesercito,

e poi pass a una professione accademica. Di tanto in tanto tornava da me per alcune settimane, a rimettersi un po a nuovo. Negli intervalli veniva curato da questo e da quel medico per i suoi numerosi disturbi, e alla fine capit nelle mani di un celebre dottore di Berlino, assai stimato sia da Lei sia da me. Per alcuni anni non sentii pi nulla di lui, poi venne la guerra, e pochi mesi dopo me lo vidi ricapitare. Questa volta il suo quadro clinico si presentava molto strano. Poco dopo lo scoppio della guerra il signor D. (cos lo chiameremo) era stato colto da violenti brividi e da una febbre che raggiungeva i 40 gradi. La cosa dur qualche tempo senza che si riuscisse a comprenderne le cause. Al mattino la temperatura cadeva al di sotto dei 36 gradi, e verso sera risaliva a 39-40. Si fecero gli esami del sangue per accertare se si trattasse di malaria, una, sei, non so quante volte: non si trovarono plasmodi, e il chinino e larsenico, che, ad ogni buon conto, gli somministravano, non produsser o alcun effetto. Nel frattempo gli si fece senza risultato positivo una reazione tubercolare, e si riesum una vecchia diagnosi di sifilide, a causa della quale era stato sottoposto per anni a un trattamento antiluetico (come suona bene questa parola!). La famosa Wassermann (Lei sa certo di che cosa si tratta) diede un risultato dubbio, e alla fine se ne sapeva tanto quanto in principio. Improvvisamente la febbre scomparve, lorganismo stremato cominci a riprendersi, luniforme venne rispolverata e tutto sembr procedere per il meglio. Il signor D. cominci a uscire, fece richiesta al Ministero (che laveva dichiarato insostituibile) di poter raggiungere il fronte come volontario, ne ottenne il permesso, e lo stesso giorno fu preso da febbre e mal di gola. I medici accorsi gli guardarono in bocca, riscontrandogli ulcerazioni alle tonsille e alla faringe; ma poi la febbre scomparve, mentre le ulcerazioni si estendevano; si present uneruzione sospetta e alcune ghiandole furono cos compiacenti da gonfiarsi: i medici si pronunciarono allora in favore di una recidiva del presunto episodio sifilitico, cosa di cui non posso certo accusarli. La Wassermann fu chiaramente negativa, e tale rimase; ma, per farla breve, lo curarono con salvarsan e chinino. Lesito fu deprimente: invece di un miglioramento, si produsse di nuovo quella misteriosa febbre, accompagnata da occasionali svenimenti; il malato continuava a deperire, e finalmente, allo stremo delle forze, si fece portare da me. A quel tempo non ero cos convinto come lo sono oggi che tutti i disturbi organici dipendono dallEs, e inoltre credevo, mosso non so da quale malvagit del mio inconscio, che avrei perso la fiducia del paziente se, dopo averlo curato per tre lustri con un certo metodo, avessi improvvisamente imboccato unaltra strada. In breve lo curai come avevo fatto prima, con bagni locali molto caldi, massaggi, unaccuratissima dieta, e via dicendo. Ci non escludeva che cercassi di influenzarlo anche sul piano psichico, ma sempre e solo nella mia vecchia direzione, cio mirando ad aiutare il paziente attraverso la suggestione autoritaria. In primo luogo dichiarai con piena convinzione e sicurezza, in modo da evitare qualunque obiezione, che non si trattava assolutamente di sifilide; poi dimostrai al paziente che la sua malattia era in qualche modo connessa al suo desiderio di raggiungere il fronte. Egli si difese per un poco da queste mie asserzioni, ma presto cedette, ammettendo che le cose

potevano effettivamente stare cos, e raccontandomi alcuni episodi degli ultimi mesi che mi confermarono nella mia opinione. Sembrava che le cose andassero bene: D. recuperava le forze, cominciava a far passeggiate nei dintorni e faceva di nuovo progetti per arruolarsi come volontario. Questa era una cosa che gli stava molto a cuore: egli proveniva da una vecchia famiglia di tradizioni militari ed aveva fatto lufficiale con molta passione. Ma un giorno la febbre ricomparve nel solito modo, con temperature basse al mattino e acute puntate la sera, e contemporaneamente si presentarono i suoi strani sintomi a netto carattere sifilitico: dapprima unulcerazione allarticolazione del gomito e poi, quando questa guar, unaltra alla gamba, poi alla gola, poi di nuovo al gomito e alla gamba, e alla fine al pene. Nel frattempo gli si era sviluppata uneruzione simile alla rosolia: in breve, ogni sorta di sintomi che mi indussero a chiedermi se dopo tutto, forse, non si trattasse proprio di sifilide. Le reazioni Wassermann, eseguite presso la clinica universitaria, davano risultati contrastanti: a volte erano del tutto negative, a volte sembravano incerte. Le cose si trascinarono cos per tre mesi; poi, improvvisamente, e senza che io ne potessi scoprire in alcun modo il motivo, tutto il quadro morboso scomparve. Il signor D. rifior: recuperava forze e aumentava di peso di giorno in giorno, e tutto andava per il meglio. Io gli praticai le iniezioni prescritte contro il vaiolo, il colera e il tifo, ed egli si mise il sacco in spalla, congedandosi da me con lintenzione di fare unescursione di tre giorni nella Foresta Nera e poi presentarsi subito al suo Comando. Al termine della sua escursione ricomparve la febbre; il signor D. ritorn da me per alcuni giorni, e poi si rec a Berlino per cercare di curarsi sotto la guida di un altro medico. Dopo quasi sedici mesi, nellestate del 1916, egli venne di nuovo da me. Era rimasto a lungo in cura a Berlino, poi era stato mandato ad Aquisgrana per i bagni termali, poi a Sylt, in montagna, a Nernndorf, e infine era tornato a Berlino, dove era rimasto a letto, gravemente ammalato, per dei mesi. Presentava sempre gli stessi sintomi: frequenti attacchi di febbre violentissima, piaghe, svenimenti, disturbi cardiaci e via dicendo. Io constatai che in alcune parti del corpo gli era ricomparsa la vecchia sclerodermia e che i suoi sintomi nevrotici si erano aggravati. Nel frattempo anchio ero molto cambiato. Nel periodo trascorso allospedale militare mi ero reso conto di quanto la psicoanalisi possa influire sulla guarigione delle ferite e delle malattie organiche; la pratica privata mi aveva procurato esperienza e successi, e mi era riuscito di elaborare una tecnica a me congeniale; in breve, intrapresi il trattamento del signor D. con la ferma intenzione di non occuparmi minimamente della diagnosi e di terapie fisiologiche o medicamentose, ma semplicemente di analizzarlo. I risultati non tardarono a presentarsi e i sintomi scomparvero luno dopo laltro; sei mesi dopo il signor D. and al fronte come ufficiale di fanteria, per cadervi poi due mesi pi tardi. Non posso dire se la sua guarigione sarebbe stata duratura, perch il paziente nel frattempo era morto. Per quel che ne so ora, ritengo che il trattamento era stato troppo breve e che probabilmente, se egli fosse vissuto pi a lungo, si sarebbero presentate delle ricadute; sono per convinto che egli avrebbe potuto guarire totalmente. Questa comunque una

questione irrilevante, e Le ho raccontato tutta la storia non per vantarmi di un mio successo, ma per darLe unidea di quel che pu combinare il complesso di Edipo. Del trattamento Le dico soltanto che fu tuttaltro che facile, perch si presentavano sempre nuove resistenze: ora il paziente se la prendeva con il mio nome, Patrik, che per lui era il nome di un irlandese bugiardo, ora coglieva il pretesto delle mie scarpe di gomma o di una cravatta male annodata: la cravatta rappresentava per lui un testicolo flaccido e cadente come quello, che aveva visto una volta, del suo vecchio padre, e le scarpe di gomma risvegliavano in lui vecchi risentimenti infantili. Poi torn a trincerarsi dietro il mio secondo nome, Georg, che gli rammentava un personaggio di Roberto il mozzo: un seduttore e un ladro; emerse allora, pian piano, una folla di persone a nome Georg, ed erano tutte dei poco di buono; alla fine apparve un vero criminale, sotto le spoglie di un tizio da cui D., al tempo del ginnasio, aveva ricevuto uno schiaffo senza poi chiederne soddisfazione. Anche un modo di dire che io usavo a quel tempo assai spesso, lespressione parlare francamente, o anche Le devo francamente confessare, gli diede, e quindi ci diede, moltissimo da fare: D. ne concludeva che io mentivo, e in questo non si mostrava poi tanto stupido. La resistenza del paziente contro il medico costituisce loggetto di ogni trattamento, poich lEs non vuol certo guarire subito, per quanto la malattia possa essere tormentosa. Al contrario, la malattia proprio la prova lampante che, nonostante tutte le proteste, le lagnanze e gli sforzi fatti sul piano cosciente, quella persona vuole essere malata. E questa una cosa importante, mia cara. Si malati perch lo si vuol essere, e ci si difende contro la guarigione come una ragazzina viziata che, pur desiderando in cuor suo di andare al ballo, fa un sacco di storie per non andarci. Val sempre la pena di esaminare a fondo queste difese poste in atto contro il medico, poich esse ci rivelano molte peculiarit del malato. Cos era anche nel caso di D., che si irritava particolarmente di fronte ai testicoli flaccidi e alle scarpe di gomma da effeminato, perch egli stesso aveva un acuto senso della propria impotenza. La menzogna che gli sembrava di cogliere nel nome Patrik e nel parlare francamente egli la detestava, come tutte le persone per bene, ma come tutte le persone per bene, egli mentiva a se stesso, e quindi agli altri, incessantemente. Il mio nome gli dava tanto fastidio perch egli odiava il suo proprio nome, Heinrich, e dagli intimi si faceva chiamare Hans, col nome cio di un qualche suo eroico antenato. Anche in questo per egli fiutava la menzogna, perch il suo Es gli sussurrava che egli non era affatto un eroe, che la sua malattia era una creazione del suo pavido inconscio. E infine laltro mio nome, Georg, gli era insopportabile perch una volta egli, come il ladro di Roberto il mozzo (questo ricordo affior in lui durante un grave episodio febbrile accompagnato da altri sintomi morbosi), aveva rubato a suo padre due medaglie. Ma la parola medaglie lo port a medaglione: suo padre portava un medaglione con il ritratto di sua madre, ed era stato questo medaglione ci a cui mirava il suo furto; egli aveva voluto rubare la madre al padre: Edipo. Devo menzionare ancora unultima cosa curiosa. D. si portava dietro unintera ed estesa rete di complessi tutti legati in ultima analisi con il complesso di Edipo e con lidea dellimpotenza. Se nel corso del trattamento si attaccava il complesso di Edipo in un punto particolarmente sensibile, insorgeva la febbre, e se si andava troppo

vicino allidea dellimpotenza ecco che comparivano i sintomi della sifilide. D. mi spieg il fatto in questo modo: Nel corso degli anni mia madre mi divenuta totalmente indifferente. Io me ne vergogno, e quando sono costretto a pensare a lei cerco in tutti i modi di far rivivere lantica fiamma: ma, poich non vi riesco nellanima, mi compare la febbre nel corpo. Quanto a mio padre, che era gi vecchio, secondo me troppo vecchio, quando mi gener, io gli attribuisco tutta la colpa della mia impotenza. E poich, essendo egli morto da lungo tempo, non lo posso castigare di persona, lo castigo nella sua immagine, nel suo simbolo di genitore, nel mio organo sessuale. E con ci ottengo il vantaggio di punire anche me stesso per la mia menzogna, dato che la colpa della mia impotenza non di mio padre, ma mia. E, per concludere, un sifilitico ha ben il diritto di essere impotente; tanto meglio per lui e per le donne. Come vede, D. troneggiava un pochino, e questo me lo rendeva simpatico. E ora veniamo al complesso di Edipo. In primo piano vi la passione per la madre. Trascurando tutta una serie di particolari, Le addurr come prova il furto delle medaglie, che simbolizza il ratto della madre, e invece di una massa di piccoli indizi, sceglier alcuni elementi che Le dimostreranno il lavorio profondo dellEs. Vi in primo luogo la costituzione malaticcia di D., che ogni tanto dava luogo a gravi e fastidiose malattie. Il malato ha bisogno di cure, egli fa in modo di farsi curare. In ogni malattia si ripete la condizione del lattante, perch ogni malattia deriva dalla nostalgia per la madre; ogni malato un bambino, ogni adulto che si prende cura di lui diviene una madre. La costituzione malaticcia, la frequenza e la durata degli episodi morbosi costituiscono una prova di quanto ladulto sia ancora legato allimago materna. E ci si pu spingere anche oltre, per lo pi senza tema di sbagliare: quando qualcuno si ammala probabile che, in un periodo prossimo allinsorgenza della malattia, egli abbia in qualche modo rivissuto un ricordo particolarmente intenso dellimago materna, quella delle sue prime settimane di vita. S, e non mi perito di aggiungere, anche a questo proposito, la parola sempre. Avviene sempre cos. E non vi forse prova pi convincente della passione di una persona per la madre, dellintensit del suo complesso di Edipo, che una costituzione perennemente malaticcia. Questa passione in D. ha provocato anche un altro effetto, che non raro riscontrare in casi del genere: il signore, il possessore della madre il padre, e il figlio, per divenire a sua volta signore, possessore, amante della madre, deve diventare simile al padre: proprio il caso di D. Allorigine (ho visto delle sue fotografie da bambino) non si riscontrava in lui la minima somiglianza col padre, e, a detta della madre, anche nel carattere egli non aveva nulla in comune con lui. Durante i due decenni in cui ho avuto a che fare col paziente ho potuto osservare come, di anno in anno, egli andasse sempre pi rassomigliando al padre, nei gesti, nel portamento, nelle abitudini, nel viso e nella corporatura, nel modo di pensare e nel temperamento. Non che il suo Es fosse cambiato, ma sopra, in superficie, in modo che solo qua e l riaffiorava la sua vera persona, egli si era costruito un Es posticcio, o come altro vuole chiamarlo; questo nuovo Es poi scomparve, man mano che il paziente procedeva verso la guarigione, il

che costituisce la dimostrazione del mio assunto. Ricomparve allora il vero D. La progressiva rassomiglianza col padre si manifest in D. soprattutto con il precoce invecchiamento: a trentanni i suoi capelli erano completamente bianchi. Ho visto molte persone diventare canute ad imitazione della maschera del padre, e a volte ho anche visto scomparire la canizie. Non so che cosa sarebbe avvenuto a D.: egli morto troppo presto. Un terzo segno della sua passione per la madre era limpotenza; di fronte a un uomo che manchi di virilit bisogna sempre chiedersi come siano i suoi rapporti con la madre. D. soffriva della caratteristica forma dimpotenza descritta da Freud: p er lui le donne si dividevano in signore e sgualdrine. Con le signore, cio con la madre, egli era impotente, mentre con le sgualdrine riusciva ad avere rapporti. Ma tanto forte era in lui linflusso dellimmagine materna che il suo Es, per proteggersi da ogni forma di incesto, anche da quello perpetrato con la prostituta, si era inventato linfezione sifilitica. Mi capitato spesso di vedere un uomo farsi contagiare da qualche donna, sotto la pressione del complesso di Edipo. Ma assai raro che lEs inventi di sana pianta il contagio inscenando poi per anni i sintomi della sifilide o della gonorrea: io lho potuto riscontrare in modo sicuro solo due volte, in D. e in una donna. Inoltre, la malattia si era manifestata allinizio (ed sempre opportuno osservare bene i primi sintomi, che rivelano molte cose sulle intenzioni dellEs), con la sclerodermia alla gamba sinistra, che poi si era estesa anche al braccio destro. Laffezione alla gamba sinistra mi dice, in quel buffo linguaggio che io mi sono fatto per mio uso: Questuomo vorrebbe prendere una brutta via, vorrebbe fare una scelta sinistra, ma il suo Es glielo impedisce. Se invece si ammala in qualche modo il braccio destro, ci significa: Questo braccio destro vorrebbe fare qualcosa che disturba lEs, e quindi ne viene impedito mediante la malattia. Poco prima che egli si ammalasse alla gamba era avvenuto un fatto per lui importante: sua madre era rimasta incinta. Egli aveva allora quindici anni, ma affermava di non aver notato in alcun modo la gravidanza: segno sicuro dei profondi turbamenti della personalit che lo costringevano alla rimozione. Questo processo, che avveniva proprio allepoca dello sviluppo fisico del ragazzo, si collega con un secondo processo di rimozione di tipo sessuale: infatti D., come sosteneva che la nascita del fratellino laveva colto assolutamente di sorpresa, cos affermava anche che, a quel tempo, non aveva la minima idea dei rapporti sessuali. Ora, entrambe le cose sono impossibili: questultima perch, proprio in quellepoca, il ragazzo allevava dei conigli e assisteva per ore ai giuochi sessuali degli animaletti, e laltra perch egli, nel corso dellanalisi, si rese ben presto conto che gi durante la gravidanza della madre aveva nutrito le idee omicide di cui parler adesso. Dallidea di liberarsi del nuovo fratellino deriva in parte laffezione sclerodermica al braccio destro. Lidea di uccidere persone che ci danno noia sempre presente in ognuno di noi, e in circostanze sfavorevoli il desiderio e il terrore di uccidere divengono cos forti che lEs si decide a rendere invalido lo strumento dellomicidio, cio, nelluomo, il braccio destro. Credo di averLe gi raccontato perch queste idee omicide siano cos diffuse, ma lo ripeter qui per Suo uso ed edificazione. E attraverso i giuochi che il bambino acquista familiarit con lidea della morte: egli spara alladulto, lo trapassa, questi cade e si

finge morto, e poi ritorna in vita poco dopo. Non forse strano come lEs sappia presentare allanima infantile i problemi pi gravi in forma leggera e scherzosa, come trasformi la morte in un mezzo per divertire i bambini? E ci si deve forse meravigliare che questa allegra impressione della morte, seguita da una rapida resurrezione e per noi legata ai pi bei ricordi infantili, si incida nella nostra anima, pronta a ripresentarsi, quanto mai comoda, pi tardi? Per concludere, laffezione alla gamba e al braccio derivavano da conflitti sessuali alimentati dal rapporto erotico madre-figlio. E ora vengo allaspetto pi strano di questa strana malattia, al modo cio in cui dal complesso della madre derivata lidea della sifilide, divenuta poi, proprio a causa di questa sua origine, cos potente da produrre sempre nuovi sintomi sifilitici, e da ingannare tutti i medici curanti, me compreso. Io chiesi a D. se sapeva da chi fosse stato contagiato. Ma io non so neppure se sono stato veramente contagiato, mi rispose lo suppongo soltanto. E che cosa Glielo fa supporre?. Il fatto che una volta ho avuto rapporti con una donna che portava una veletta. Poi, leggendo sul mio volto unespressione incredula, continu: Tutte le donne di strada che portano la veletta hanno la sifilide. Questa era nuova per me, ma pensai che lidea non fosse poi cos inverosimile, e quindi gli chiesi ancora: Dunque pensa che sia stata quella donna a contagiarLa?. S rispose lui, ma subito prosegu: non lo so, non so neppure se sono mai stato contagiato. Certamente non dopo di allora, perch non sono mai pi andato con una donna. Il giorno dopo ebbi paura, e mi recai dal medico per farmi visitare. Egli mi disse di tornare dopo alcuni giorni, e quando tornai mi rimand nuovamente indietro, e cos continu per un po, finch egli mi dichiar in tono fra il severo e il faceto che io ero sano come un pesce e che non presentavo il minimo segno dinfezione. Dopo di allora sono stato visitato molte, molte volte, dai pi svariati medici, e nessuno mi ha mai trovato niente. Ma, ribattei Lei non aveva ricevuto un trattamento antiluetico ancor prima che insorgesse la sua prima malattia, allo scoppio della guerra?. S, su mia richiesta, poich io pensavo che la cefalea, i guai alla gamba e al braccio e tutto il resto potessero derivare dalla sifilide. Io ho letto tutto ci che stato scritto sulla sclerodermia, e ho visto che alcuni la mettono in rapporto con la sifilide. Ma allepoca in cui fu colpito dalla sclerodermia Lei non aveva che quindici anni!, con la sifilide ereditaria; mi interruppe lui io non ho mai creduto seriamente di essere stato contagiato, ma pensavo che mio padre fosse luetico. Tacque un poco, e poi prosegu: Se ricordo bene, la donna di cui Le ho parlato prima non aveva affatto la veletta, e sono anzi sicurissimo che non aveva la pi piccola macchia in tutto il corpo. Io lho spogliata tutta, ho tenuto la luce elettrica accesa tutta la notte, lho vista nuda davanti allo specchio, ho guardato il suo libretto sanitario; insomma, non poteva assolutamente essere malata. Il fatto che io avevo una paura matta di essere affetto da sifilide ereditaria. Perci ero andato dal medico, inventando la faccenda della veletta, perch non volevo comunicargli i miei sospetti su mio padre; poi ho raccontato questa storia tante volte che ho finito per crederci io stesso. Ma ora, con tutta lanalisi che ho fatto, sono sicuro di non aver pensato che quella donna avesse la sifilide, e so per certo che non portava neppure la veletta.

Tutto questo mi sembr assai strano, come certamente sembra a Lei. Desiderando e sperando di ottenere qualche lume, chiesi al signor D. che cosa gli facesse venire in mente la parola veletta. Invece di una risposta egli me ne diede subito due: Il velo vedovile e la Madonna velata di Raffaello. E di qui inizi una catena di associazioni, protrattasi per settimane, di cui Le riferir solo sommariamente. Il velo vedovile condusse subito alla morte del padre e ai vestiti a lutto della madre. Risult che D., nella sua lotta per rimuovere il desiderio dincesto con la madre, laveva identificata con la prostituta, che poi nella fantasia aveva rivestito di un velo e resa sifilitica, perch il suo inconscio credeva in tal modo di potersi pi facilmente liberare del desiderio incestuoso. La madre doveva assolutamente essere esclusa dalla sua vita erotica; chi affetto da sifilide non pu essere desiderato da nessuno, e quindi sua madre doveva essere sifilitica. Ma questo non funzionava (e vedremo presto perch); quindi egli doveva cercare un sostituto della madre, e lo trov, con laiuto dellassociazione velo-veletta; poi per rafforzare le sue difese D. elabor lidea che suo padre fosse sifilitico. Che il paziente non accettasse lidea che sua madre fosse sifilitica lo si pu ben comprendere; ma a questa idea venne ad aggiungersene unaltra, che appare nellassociazione della Madonna velata. Con questa associazione egli rendeva sua madre inavvicinabile, immacolata, togliendo al tempo stesso di mezzo suo padre, e con il vantaggio, inoltre, di potersi considerare nato da una vergine, e quindi di origine divina. Linconscio si serve di terribili espedienti: per reprimere il desiderio dellincesto D. aveva divinizzato la madre, proprio nello stesso istante in cui la degradava al rango di una sgualdrina sifilitica. Se vuole, pu trovare qui la conferma di ci che io ho cos spesso cercato di indurLa a credere, il fatto cio che tutti noi ci attribuiamo unorigine divina, che per ognuno di noi il padre veramente un Dio Padre, e la madre veramente la Madre di Dio. cos, luomo fatto inevitabilmente in modo da dover credere di q uando in quando alla propria origine divina, e se anche oggi scomparisse tutta la religione cattolica, con la sua Vergine Maria e il suo Bambino Ges, e non ne rimanesse pi alcun ricordo, alcuna traccia, domani sorgerebbe un nuovo mito sullunione fra Dio e lUomo e sulla nascita del figlio di Dio. Le religioni sono creature dellEs, e lEs del bambino non pu sopportare lidea degli amplessi amorosi fra padre e madre n, nella lotta contro il desiderio dellincesto, pu rinunciare allarma fornitagli dall a santificazione della madre stessa, n infine pu astenersi, come ci ha insegnato Ferenczi, dal considerarsi simile a Dio, poich, da quando stato nel grembo materno, egli si sente onnipotente. Le religioni sono creature dellEs; guardi un po la croce, con le sue braccia spiegate, e mi dar ragione; lass appeso, e per sua causa muore, il Figlio di Dio. La croce la madre, e tutti noi moriamo a causa della madre: Edipo, Edipo! Ma stia bene attenta: se la croce la madre, i chiodi che trafiggono il figlio trapassano anche le sue carni, ed essa prova la stessa sofferenza, lo stesso dolore del figlio, e sulle sue robuste braccia materne porta il dolore di lui, la di lui morte, cui essa partecipa allunisono con lui. Madre e figlio: in questo binomio si concentrano tutte le sofferenze del mondo, tutte le lacrime, tutti i lamenti. E per ringraziamento la madre riceve le dure

parole: Donna, che cosa ho io a che fare con te?. Questo il destino umano, e nessuna madre si adira perch il figlio la respinge: cos devessere. Nella storia di D. si manifesta anche un altro profondo conflitto, comune a tutti gli uomini, che affonda una delle sue radici nel complesso di Edipo: il problema della omosessualit. Egli mi raccont che, quando era brillo, girava per le strade di Berlino per scovare un pederasta e poi, chiunque egli fosse e in qualunque luogo lavesse trovato, lo picchiava e lo lasciava l mezzo morto. Questa una delle cose che mi disse. In vino veritas. Ma questa rivelazione acquista un senso solo se la si connette a una seconda, che egli mi fece alcune settimane dopo. Un giorno trovai il paziente con una febbre altissima, ed egli mi raccont che la sera prima, nel bosco, era stato improvvisamente colto dallidea che dei briganti lavrebbero assalito, imbavagliato, abusando di lui, per poi lasciarlo legato a un albero con il deretano nudo e vilipeso. Questa fantasia ricorreva spesso in lui, ed era sempre seguita dalla febbre. Langoscia desiderio, di questo non c alcun dubbio. Lodio con cui D., sotto i fumi del vino, perseguitava i pederasti non che omosessualit rimossa, e tale era pure il suo incubo ricorrente; la violentissima febbre poi ci lascia indovinare lardore di questo suo desiderio omosessuale. Torner unaltra volta sulla questione della omosessualit: qui vorrei solo dire che, fra i vari motivi che possono spingere ad aver rapporti con il proprio sesso, non bisogna trascurare il desiderio rimosso di praticare lincesto con la madre. Luomo conduce unaspra lotta per liberarsi dallattrazione erotica verso la madre, e non c da meravigliarsi se in essa vengono contemporaneamente rimosse anche tutte le inclinazioni coscienti verso il sesso femminile; cosicch alla fine, per alcune persone, la donna rimane priva di ogni attrattiva sessuale. Nel caso di D., che teme di essere violentato da un pederasta, lamore omosessuale mostra chiaramente di fondarsi anche su di un altro elemento rimosso: linclinazione verso il padre; questa sua paura pu derivare solo dal fatto che egli, in qualche periodo della vita, ha nutrito il desiderio di esser donna, di esser la donna del proprio padre. Rifletta, mia cara amica, sulle origini di certe perversioni, e le giudicher meno severamente. E con questo sono arrivato allaltro lato del complesso di Edipo, cio al rapporto di D. con suo padre. Devo subito sottolineare una cosa, comune a molte persone. D. era fermamente convinto che per lui non ci fosse individuo pi nobile, pi venerabile, pi amabile di suo padre, mentre attribuiva ogni sorta di mancanze alla madre, con cui non riusciva a stare se non per poche ore. vero che suo padre era morto e sua madre viva, ed facile divinizzare i morti; comunque sia, D. credeva di amare il padre con tutte le sue forze, e per tutta la vita aveva rimosso lodio contro di lui. Non si pu negare che egli lamasse veramente molto, come dimostrano chiaramente il suo complesso omosessuale e la crescente rassomiglianza con lui. Ma il suo odio era altrettanto forte, e, specie allinizio della sua malattia, esisteva in lui un aspro conflitto fra lodio e lamore. Citer due fra i ricordi di quel periodo, che, nel corso dellanalisi, si liberarono del peso della rimozione. Uno che D., durante la gravidanza materna di cui ho parlato sopra, aveva preso labitudine di stare per ore in agguato alluscita di un tombino per uccidere i ratti che ne sbucavano fuori. Un giuoco da ragazzi, penser Lei. Certo, ma perch ai bambini piace tanto uccidere, e perch D. uccide proprio i ratti che escono

dal tombino? Nel desiderio di uccidere, non ho bisogno di dirlo, si manifesta lesuberanza dellimpulso sessuale allepoca della pubert, che trova espressione nellazione simbolica. Ma il ratto che D. uccide il membro virile di suo padre, che egli punisce con la morte nel momento in cui esce dal tombino, cio dal grembo materno. No, non una mia interpretazione, viene proprio da D., e io mi limito a ritenerla esatta. E accetto anche laltra sua asserzione, secondo la quale il tombino rappresenta ancora il grembo materno, ma il ratto ora il bambino atteso dalla madre. Accanto al desiderio di castrare il padre (questo infatti il senso delluccisione del topo) si fa strada il desiderio di ammazzare il nascituro, ed entrambi i pensieri sono stati costretti dalle forze della rimozione ad assumere forma simbolica. E nel corso di queste gravi lotte sotterranee, solo vagamente percepite, si intromette il destino: il nuovo fratellino muore dopo poche settimane. Ora il senso di colpa, questo sinistro compagno delluomo, ha un oggetto, il fratricidio. Lei non pu credere, mia cara amica, quanto sia comodo per la rimozione trovare una grossa colpa, dietro alla quale si pu celare, ed effettivamente si cela, qualunque cosa! D. si ampiamente servito di questa assurda faccenda del fratricidio per ingannare se stesso. E poich caratteristica della natura umana il punire un altro per le proprie colpe, dopo la morte di suo fratello, D. non ha mai pi ucciso topi, ma gatti, cio dei simboli di sua madre. Strane e misteriose sono le vie dellEs! Ma D. non riuscito a coprire completamente con lidea del fratricidio il desiderio di castrare suo padre, e ce lo dimostra un altro suo ricordo. Le avevo raccontato che allepoca di quei conflitti egli allevava dei conigli, fra i quali vi era un maschio bianco come la neve. Con questo, D. si divertiva a inscenare uno strano spettacolo: egli permetteva a tutti i maschi di accoppiarsi con le femmine, e si divertiva ad assistere alle loro attivit; solo il coniglio bianco non poteva avvicinarsi a una femmina, perch, se cercava di farlo, D. lo afferrava per le orecchie, lo immobilizzava, lo legava a una traversa e lo picchiava con una frusta finch il braccio non gli dolesse. Era il braccio destro, quel braccio che per primo fu colpito dal male, e ci avvenne proprio in quel periodo. Questo ricordo ha incontrato fortissime resistenze prima di poter affiorare a coscienza: il paziente cercava sempre di sottrarvisi, inscenando tutta una serie di gravi sintomi organici, uno dei quali particolarmente significativo: peggiorarono le ulcerazioni sclerodermiche al gomito destro. Il giorno in cui dallinconscio emerse quel ricordo, esse cominciarono a migliorare, e guarirono in modo cos perfetto che da allora in poi il paziente fu in grado di piegare e stendere completamente il gomito destro, cosa che non gli riusciva pi da ventanni, a dispetto di tutte le cure. E senza alcun dolore! Ma stavo per dimenticare la cosa pi importante. Quel coniglio dal pelo bianco cui si impediva ogni forma di soddisfazione sessuale, e che veniva frustato se non si comportava a dovere, rappresentava suo padre. O forse laveva gi indovinato? stanca? Ancora un po di pazienza; un paio di tratti e lo schizzo sar terminato. C un altro elemento che rientra nel quadro dellodio verso il padre, un elemento che Lei conosce gi da Freud; e infatti la storia di D. ha molti elementi in comune con la storia delluomo dei topi che ci ha raccontato Freud. D. era credente, si pu quasi dire fanaticamente credente, ma si preoccupava pi del Dio padre che del Dio figlio, e

tutti i giorni rivolgeva una sua particolare preghiera a questa divinit che si era creato secondo limmagine paterna. Ma nel bel mezzo di questa preghiera, sinsinuavano allimprovviso parolacce, maledizioni, orribili bestemmie: scoppiava fuori lodio contro il padre. A questo proposito deve rileggere Freud, perch io non potrei aggiungere nulla di nuovo, ma solo sciupare ci che egli ha detto con qualche commento saccente. Devo per aggiungere ancora qualcosa a proposito della faccenda dei conigli. D. aveva dato a quel coniglio bianco il nome di Hans, e, come Lei sa, questo era il nome che egli avrebbe desiderato per s. Quando nellanimale bianco egli picchiava suo padre, picchiava contemporaneamente anche se stesso, o meglio il proprio membro, quel piccolo Hans che pendeva in fondo al suo ventre. O forse Lei non sa che vecchi 14 e giovani amano tanto il nome Hans perch fa rima con Schwanz e perch associano Hans a Giovanni Battista, che abbastanza chiaramente raffigura le vicende del membro maschile, col battesimo e con lesecuzione capitale? Non so se sia vero, ma un inglese mi ha raccontato che al suo paese il membro viene chiamato St. John, e anche i Francesi lo chiamano pressappoco cos. Ma ci non centra con quanto volevo dire. D. si riferiva comunque al proprio membro quando battezz col nome di Hans il suo coniglio, e lo picchiava per castigarsi delle proprie pratiche masturbatorie. Eh, s, la masturbazione; strano, non vero? Sono giunto alla fine, cio non ho pi nulla di essenziale da aggiungere; se quindi, come Lei avr notato, ho omesso la cosa pi importante, i ricordi della prima infanzia, perch ne conosco solo una minima parte. E per questo, prima, ho detto che D. probabilmente si sarebbe riammalato se fosse vissuto pi a lungo: la sua analisi era lungi dallesser completa. Per concludere, voglio addurLe almeno una delle ragioni per cui D. aveva tanta paura di andare in guerra, pur desiderandolo ardentemente: egli immaginava che sarebbe stato colpito da un proiettile negli occhi. Ci per me costituisce una dimostrazione (che traggo dalle mie esperienze con altri soldati) del fatto che, una volta, egli aveva visto sua madre nuda, in unepoca in cui si rendeva gi conto di commettere una grave colpa. C un detto popolare secondo il quale chi vede sua madre nuda, diventer cieco; ed Edipo si strappato gli occhi! La saluto, mia cara, e sono sempre il Suo Patrik Troll LETTERA XV Certamente, mia cara amica, Le potrei raccontare ancora tutta una serie di storie che, come quella del signor D., hanno a che fare con il complesso di Edipo, ed anche vero che Glielo avevo promesso. Ma a che scopo? Se quella che Le ho raccontato non Le ha servito a niente, non c da sperare che molte altre La convincerebbero subito; e inoltre, di casi del genere ne trover a iosa nella letteratura psicoanalitica. Preferisco cercare di difendermi dalle Sue obiezioni, altrimenti si
14 Schwanz significa coda (e quindi, colloquialmente, il membro virile); Hans l'abbreviazione di Johannes (Giovanni) e corrisponde al nostro Gianni [N.d.T.].

radicheranno in Lei ogni sorta di preconcetti e la nostra corrispondenza perder ogni senso. Lei non riesce a comprendere, mi dice, che fatti come quelli che Le ho raccontato possano produrre mutamenti fisici in una persona, o addirittura farla ammalare, e ancora meno comprende come una persona possa guarire scoprendovi determinate relazioni. Anchio, mia cara amica, non comprendo tutte queste cose, ma le vedo con i miei occhi, le vivo, e naturalmente ci faccio sopra tanti pensieri; ma assai difficile comunicare questi pensieri. Per Le vorrei chiedere una sola cosa; abbandoni, nella nostra corrispondenza, la distinzione fra psichico e organico: queste denominazioni servono solo a comprendere meglio certe peculiarit della vita, ma in sostanza si tratta della stessa cosa, perch entrambi gli aspetti sono soggetti alle stesse leggi e fanno parte della stessa vita. Un bicchiere da vino, senza dubbio, diverso da un bicchiere per lacqua, o da un boccale da birra, ma sono tutti fatti di vetro, e sono tutti prodotti dalluomo. Una casa di legno diversa da una casa di pietra, ma Lei stessa non dubiter che sia una differenza di scopi e non di abilit a indurre un architetto a costruire una casa in legno piuttosto che in pietra. Con le malattie organiche, funzionali e psichiche, avviene esattamente la stessa cosa: lEs sceglie dispoticamente le malattie che vuole produrre, e non si lascia certo guidare dalle nostre denominazioni. Credo che ora finalmente ci intendiamo, o per lo meno che Lei comprenda me e la mia categorica asserzione che per lEs non esiste alcuna differenza fra organico e psichico e che quindi, se mediante lanalisi si pu in qualche modo influenzare lEs, si possono, e in certe circostanze si devono, trattare psicoanaliticamente anche le malattie organiche. Fisico, psichico: quanta importanza hanno le parole! Si pensava un tempo, e forse molti lo pensano ancora, che luomo avesse un corpo in cui risiedeva lanima, come in una dimora. Ma, anche se si accetta questa impostazione, il corpo in s non pu ammalare, poich senza lanima sarebbe morto. Ci che morto non pu ammalare, al massimo pu deteriorarsi. Solo ci che vivo pu ammalare, e, poich nessuno dubita che si possa definire vivo solo linsieme dellanima e del corpo Ma mi scusi, queste sono oziosit, e noi non vogliamo stare a discutere sulle parole. A me importa solo di esprimere in modo comprensibile quella che la mia opinione, visto che Lei desidera conoscerla. E la mia opinione Glielho detta chiaramente: per me c soltanto lEs. Quando mi servo delle parole corpo e anima, mi riferisco a dei modi di manifestarsi dellEs, o, se preferisce, a delle sue funzioni: non sono comunque per me dei concetti indipendenti, e tanto meno antagonistici. Abbandoniamo dunque questo tema penoso, oggetto da millenni di confuse diatribe: vi sono ben altre cose di cui parlare! Lei trova che io attribuisco troppa importanza al processo della rimozione: mi fa notare che vi sono anche malformazioni congenite e malattie prenatali, e desidera che io dia anche a questi fattori la dovuta importanza. A ci posso solo rispondere che il termine rimozione mi fa molto comodo, e non mi interessa sapere se esso copra ogni genere di fenomeni. Per me finora stato sufficiente, e anche per la mia assai superficiale conoscenza della vita embrionale; quindi non trovo alcun motivo per aggiungervi qualcosa di nuovo o tanto meno per metterlo da parte.

Forse sar bene far ricorso alla fantasia, per farsi unidea di quanto vasto il regno della rimozione. Supponiamo che un bambino e una bambina siano soli in sala da pranzo. La madre sta facendo qualcosa in unaltra camera, oppure dorme; insomma, i bambini si sentono sicuri, tanto sicuri che il maggiore approfitta delloccasione per procurare, grazie a unispezione oculare, a se stesso e al pi piccolo, un po di istruzione sulle differenze fra i sessi, e su tutte le cose piacevoli che ne possono derivare. Improvvisamente si apre la porta; i bambini hanno giusto il tempo di allontanarsi luno dallaltro, ma non sanno nascondere unespressione colpevole. E poich la madre, convinta della celestiale innocenza dei suoi rampolli, li vede entrambi nelle vicinanze della zuccheriera, pensa che abbiano sgraffignato un po di zucchero, e li sgrida, minacciando le botte se la cosa si ripeter. Forse i bambini si difenderanno dellaccusa, forse no, ma in ogni caso sar difficile che confessino la loro vera colpa, ritenendola molto pi grave. Essi la tacciono, la rimuovono. A merenda la madre ripete le sue minacce, e il bambino che ha un maggior senso di colpa arrossisce, dando cos limpressione che egli si consideri listigatore. E nuovamente rimuove ci che vorrebbe tanto confessare. Dopo un paio di giorni (la madre ha gi perdonato da un pezzo, ma si diverte a stuzzicare i bambini), qualche parola scherzosa sul fattaccio giunge alle orecchie di una zia: Il ragazzino sa bene dove trovare la zuccheriera!, o qualcosa del genere; e anche questa zia, pi tardi, alluder nuovamente al misfatto. Non di rado si viene cos a costituire tutta una catena di rimozioni. Ora, i bambini differiscono molto luno dallaltro; uno pu prendere la sua colpa alla leggera, un altro in modo serio, e per un terzo sar quasi insopportabile il fatto di aver peccato e, soprattutto, di non aver confessato la sua colpa. Che cosa gli resta da fare? Egli comprime sempre pi la sua colpa, respingendola nellinconscio, dove essa rimarr dapprima vicino alla superficie, e poi cadr sempre pi in fondo, finch ogni suo ricordo sar scomparso dalla coscienza. E perch non possa riaffiorare, verr coperta da altri ricordi, per esempio dal fatto che la madre era stata ingiusta, accusando i bambini di aver rubato lo zucchero e minacciando di picchiarli. E ora cominciano, o per lo meno possono incominciare, i guai. Si formato un complesso, una zona sensibile al minimo tocco, e la cosa continua a peggiorare al punto che, anche solo avvicinandosi a essa, si ha una sensazione terribile. Alla superficie stanno i ricordi di copertura: lo zucchero, lo sgraffignare, la falsa accusa, la minaccia delle botte, il silenzio che significa menzogna, il rossore, e poi, tuttintorno, la zuccheriera, il t avolo da pranzo con le sue sedie, la camera con un tappeto marrone e tutti i mobili e le porcellane, il vestito verde della mamma, la bimbetta di cinque anni che si chiama Pinuccia con addosso un vestitino scozzese, e via dicendo. Pi sotto c il territorio della sessualit. Gi cos, in determinate circostanze, il lavoro della rimozione pu assumere delle proporzioni addirittura incredibili. Prenda per esempio la parola zucchero: essa rientra nel complesso, e quindi sar meglio evitarla appena possibile; e se sar connessa con qualche altra colpa, per esempio un effettivo furto di zucchero, il desiderio di rimuoverla diverr ancora pi intenso. Ma essa si trascina dietro altre idee: il dolce, forse il bianco, o i quadretti; poi forse si estender ad altre forme dello zucchero, al pan di zucchero per esempio, di l al pane vero e proprio o al colore

azzurro della carta che lo avvolge. Questa catena si pu allungare allinfinito, e stia pur sicura che non di rado ci avviene effettivamente, con laiuto dell e associazioni. Per evitare la dolcezza dello zucchero si potr dunque incorrere nellamarezza danimo, oppure, quale surrogato, in uno zuccheroso sentimentalismo; alla parola sgraffignare si pu collegare unesagerata attenzione a non appropriarsi delle cose altrui; oppure essa pu dar luogo a un gusto puerile per le piccole frodi, a un amore per la giustizia di tipo farisaico; le parole botte, picchiare, schiaffo, bastone, castigo, frusta, si associano anchesse al complesso; pur essendo bandite, esercitano una misteriosa attrazione, perch la colpa non espiata anela al castigo, e ancora dopo decenni invoca le botte che non ha ricevuto. Il tappeto marrone ci diviene insopportabile, e parimenti i vestiti verdi e scozzesi, il nome Pinuccia ci fa vomitare, e via di questo passo. E a tutto ci si aggiunge quel che viene dal territorio orrendo della sessualit. Forse Lei pensa che io esageri o che Le racconti qualche curioso episodio dalla storia clinica di un isterico. Oh no, questi complessi ce li abbiamo addosso noi tutti! Provi un po a esaminarsi nel profondo, e vi trover parecchie cose: certe avversioni inesplicabili, certe scosse emotive incomprensibilmente intense rispetto alla causa momentanea che le ha provocate, certe strane voglie di attaccar briga, certe ansie, certi malumori che divengono comprensibili solo se si tien conto del complesso da cui derivano. Come Le si apriranno gli occhi quando avr imparato a gettare un ponte fra il presente e la Sua fanciullezza, quando avr compreso che siamo tutti dei bambini e tali restiamo, e che continuiamo, continuiamo incessantemente a rimuovere! E che, proprio perch li rimuoviamo ma non li distruggiamo, siamo costretti a riprodurre sempre di nuovo determinati fatti della nostra vita, siamo costretti a riviverli, a ripeterli senza posa. Mi creda, il desiderio si ripete con singolare frequenza: in esso risiede un folletto che lo costringe alla ripetizione. Su questa coazione a ripetere dovrei dirLe molte cose, ma stavo parlando della rimozione, e Le devo ancora spiegare come immagino che essa possa divenire la causa di malattie organiche; non Le occorreranno infatti le mie delucidazioni per comprendere come essa possa causare disturbi psichici di ogni genere. Quel che Le dir ora sar di nuovo frutto dellimmaginazione, e Lei potr prenderlo sul serio o riderne, la cosa mi indifferente. Per me lorigine delle malattie organiche rappresenta un problema insolubile; ma io sono medico, e in quanto tale mi interessa solo il fatto che il risolversi della rimozione provoca un miglioramento. Prima di proseguire nelle mie spiegazioni vorrei fare un piccolo esperimento. Provi a pensare a una cosa che Le sta molto a cuore; per esempio, se debba comprarsi o meno un cappellino nuovo, o qualcosa del genere. E ora provi a reprimere improvvisamente lidea del cappello. Se si era gi vista con il cappellino addosso e aveva gi pregustato linvidia delle sue amiche, non Le sar possibile reprimere questo pensiero senza contrarre i muscoli addominali. Forse anche altri gruppi muscolari saranno coinvolti nello sforzo repressivo, ma certamente non ne saranno esclusi i muscoli superiori delladdome, in cui anche la minima tensione provoca un irrigidimento. Ne conseguir inevitabilmente uno squilibrio circolatorio, per quanto lieve e trascurabile possa essere, e questo, grazie ai nervi simpatici, si trasmetter ad

altre parti dellorganismo, e innanzitutto a quelle che si trovano nelle immediate vicinanze, come lintestino, lo stomaco, il fegato, il cuore, gli organi respiratori. Anche se si tratta di una perturbazione assolutamente minima, essa tuttavia esiste, e coinvolge una quantit di organi, e provocher subito tutta una serie di processi chimici di cui anche la persona pi dotta non capisce un accidente: egli sa solo che questi processi ci sono, e tanto pi se si occupato di psicologia. Ora immagini un po che questo evento apparentemente trascurabile si ripeta dieci volte nel corso della giornata: gi qualcosa; ma se si verifica venti volte allora, ne nascer un putiferio, una confusione di processi fisici e chimici tale da far rabbrividire. Ora provi ancora ad aumentare lintensit e la durata dello sforzo; supponga che un simile sforzo debba durare ore e ore, giorni e giorni, inframmezzato da brevi istanti di rilassamento della muscolatura addominale. Le sembrer ancora inverosimile un nesso fra la rimozione e la malattia organica? Probabilmente Lei non ha avuto occasione di osservare molte persone nude, ma io lo devo fare spesso, e ci mi d modo di riscontrare una cosa curiosa: sulla parte superiore delladdome molta gente ha una piega trasversale, come una lunga ruga: il risultato della rimozione. Oppure il ventre coperto di venuzze rosse, oppure gonfio, o qualche altra cosa. Provi un po a immaginare una persona che per anni, per decenni, si porta dietro la sua paura di far le scale. Le scale sono un simbolo sessuale, e infinite persone sono perseguitate dal terrore di caderne gi. Oppure pensi a una persona che abbia loscura sensazione che il cappello, o un bottone, o lo scrivere, siano simboli sessuali. Questi individui devono esercitare costantemente unopera di rimozione, devono continuamente far subire al ventre, al petto, alle braccia, ai reni, al cuore, al cervello degli squilibri circolatori, delle stimolazioni chimiche inattese, degli avvelenamenti. No, mia cara, non mi sembra affatto strano che la rimozione, o qualunque altro evento psichico, possa provocare disturbi organici. Al contrario, trovo strano che questi disturbi siano relativamente cos rari. E sono pieno di meraviglia, di rispettosa meraviglia di fronte allEs, che in grado di volgere al meglio tutto ci che accade. Prenda per esempio un occhio: quando esso vede, vi si svolgono ogni sorta di processi; ma se vede, mentre gli sarebbe proibito vedere, e quindi non osa trasmettere le sue impressioni al cervello, che cosa gli pu accadere? Non forse verosimile che, costretto a ignorare mille volte al giorno ci che vede, alla fine ne abbia abbastanza e si dica: Posso trovare un sistema pi comodo: se non devo vedere a tutti i costi, diventer miope, allungando il mio asse, e se non basta, far in modo che il sangue invada la retina e diverr cieco. Sappiamo cos poco sullocchio! Mi lasci dunque il piacere di fantasticarci su un poco! Riesce a raccapezzarsi in ci che scrivo? Ma vede, Lei mi deve leggere con indulgenza, non certo con spirito critico! Anzi, deve mettersi anche Lei a costruire a Sua volta una dozzina di simili edifici della fantasia. Io non Le ho offerto che un esempio, frutto di una mia vena un po audace. Non badi alla forma, e neppure alla idea in se stessa: a me importa che Lei, ponendo da parte lintelletto, prenda gusto a questo modo di fantasticare.

AvendoLe parlato del modo in cui sorgono le malattie, devo dirLe qualcosa anche sul modo di curarle. Anni fa, dopo essere riuscito a domare la mia vanit al punto chessa mi permise di scrivere per la prima volta a Freud, egli mi rispose pressappoco nel modo seguente: Se Lei ha compreso il significato del transfert e della resistenza, pu tranquillamente procedere al trattamento psicoanalitico dei malati. Dunque, il transfert e la resistenza sono i punti di attacco per il trattamento. Quello che intendo per transfert, credo di averlo spiegato abbastanza chiaramente: il medico, in una certa misura, pu provocarlo, o per lo meno pu e deve cercare di conservarlo e di guidarlo, una volta che si presentato. Ma la cosa essenziale, il transfert in se stesso, un processo reattivo che si svolge nel paziente, e che sostanzialmente si sottrae allinflusso del medico. Quindi, in conclusione, il compito principale del trattamento rimane quello di smuovere e superare la resistenza. Freud ha paragonato una volta la coscienza umana a un salotto in cui vengono ricevute persone di tutti i generi. In anticamera, dietro la porta chiusa, cio nellinconscio, sono ammassate le entit rimosse, e sulla soglia sta un portiere che lascia entrare nel salotto solo le cose che si addicono a un salotto. Le resistenze quindi possono provenire da tre zone diverse: dal salotto, cio dalla coscienza che non ammette la presenza di determinate cose; dal portiere, che una specie di mediatore fra la coscienza e l'inconscio, e che pur dipendendo in buona misura dalla coscienza, possiede pur sempre una volont propria, e a volte impedisce lingresso a suo capriccio anche se la coscienza non lo rifiuta; e infine dallinconscio, che non ha alcuna voglia di unirsi alla compagnia noiosa di un salotto ammodo. Quindi nel trattamento bisogna tener conto di queste tre possibili forme di resistenza, e in tutte e tre bisogna essere pronti a incontrare capricci di ogni genere e strane sorprese. Ma siccome, secondo me, sia la coscienza sia il portiere sono in ultima analisi strumenti passivi dellEs, questa distinzione non ha poi grande importanza. Con la storia di D. avevo colto loccasione per mostrarLe alcune forme assunte dalla resistenza; ma in realt, di queste forme ce ne sono migliaia e migliaia: non si finisce mai di impararle, e, per quanto io non sia il tipo del diffidente, sono purtuttavia convinto che un medico debba sempre tener presente che il malato gli stia opponendo resistenza; essa si dissimula dietro ogni azione, dietro ogni manifestazione della vita, e ogni parola, ogni gesto, pu nasconderla oppure tradirla. Come si pu dunque sconfiggere la resistenza? difficile dirlo, mia cara. Io credo che lessenziale sia partire da se stessi, cominciare a guardare nei propri angoli pi nascosti, nelle proprie cantine, nei propri ripostigli, trovare il coraggio di sopportare se stessi, la propria cattiveria, o, come preferirei dire, la propria umanit. Chi non sa di essersi nascosto egli stesso dietro ogni siepe e dietro ogni porta, e non ha il coraggio di dire quali mucchi di sudiciume si annidano dietro a quelle siepi o a quelle porte, e quanti ne abbia accumulati egli stesso, non potr andare molto lontano. Il primo requisito dunque la sincerit, lonest verso se stessi. Le resistenze simparano a conoscere soprattutto su se stessi, e analizzando gli altri simpara in fondo a conoscere se stessi. In questo, noi medici siamo fortunati, e non so quale altra professione mi potrebbe attrarre. Inoltre io credo che ognuno di noi abbia bisogno

ancora di due cose: attenzione e pazienza. La pazienza pi di tutto, la pazienza, sempre di nuovo la pazienza; ma anchessa si pu imparare. Dunque, necessario analizzare se stessi. Non cosa facile, ma cos possiamo vedere le nostre resistenze personali, e dopo non molto tempo ci si accorger che esistono anche resistenze comuni a tutta una classe, a tutto un popolo, a tutta lumanit. Cos, ad esempio, oggi mi sono di nuovo imbattuto in una forma di resistenza che ho spesso notato, e cio il fatto che tutti noi abbiamo ritegno a usare delle espressioni infantili, delle espressioni che adopravamo correntemente durante linfanzia. Le usiamo senza alcuna difficolt quando parliamo coi bambini, e, cosa singolare, nel linguaggio amoroso: allora parliamo tranquillamente di far pip e pup, del babau, del pop; ma fra gli adulti preferiamo fare anche noi gli adulti, negando la nostra natura infantile, e ci sembra pi normale dire culo, cacare e pisciare: ci diamo delle arie, ecco tutto! Per concludere vorrei dire ancora una parola su come agisce il trattamento, anche se purtroppo ne so assai poco anchio. Ho una vaga idea che vi abbia importanza la liberazione del materiale rimosso, ma dubito che questa sia la causa diretta della guarigione. Forse il fatto che un qualche elemento rimosso entri nel salotto della coscienza provoca dei movimenti nellinconscio, e questi possono favorire o meno la guarigione. In tal caso non sarebbe neppure necessario che lelemento rimosso, che aveva fornito lavvio alla malattia, affiori esso stesso a coscienza: potrebbe anche tranquillamente rimanere nellinconscio, se gli si fa un po di posto. In base a quanto sono finora riuscito a sapere su queste cose (e Le ho gi detto che ne so assai poco) mi sembra che spesso basta fare in modo che il portiere chiami ad alta voce un qualche nome nello stanzone dellinconscio, per esempio il nome Bossi. Se l vicino non c nessuno che si chiama Bossi, questo nome passer di bocca in bocca, e se anche non giunger fino al legittimo proprietario, ci sar probabilmente un qualche Rossi che, fraintendendo consapevolmente o no lappello del portiere, si far avanti ed entrer nella coscienza. Questa lettera assai lunga, e sembra che le mie chiacchiere non abbiano fine. Addio, mia carissima, ora di dormire. Sono il Suo stanchissimo Patrik Troll LETTERA XVI Le si confondono le idee? Anche a me, ma non ci posso far nulla: lEs sempre in movimento e non ci lascia tirare il fiato neppure un istante. Si agita, ribolle e manda su alla superficie ora luno ora laltro frammento di esperienza. Proprio mentre incominciavo a scrivere questa lettera ho tentato di decifrare quel che avveniva in me; ma non sono riuscito a passare oltre alle cose pi triviali. Ecco quel che ho scoperto. Con la mano destra tengo la penna, e con la sinistra mi trastullo con la catena dellorologio. Il mio sguardo volto alla parete di fronte, dove appesa unincisione olandese, che riproduce la Circoncisione di Ges di Rembrandt. Ho i piedi posati a terra, ma quello destro scandisce col tallone il ritmo di una marcia eseguita dallorchestra dello stabilimento termale. Contemporaneamente

odo il grido di una civetta, la tromba di unautomobile e lo sferragliare di un tram che passa in strada. Non provo alcuna precisa sensazione olfattiva, ma ho limpressione che la mia narice destra sia un poco ostruita. Sento un prurito al polpaccio destro e sono consapevole di avere una macchia rossa e tonda al di sopra delle labbra, a destra, a circa mezzo centimetro dallangolo della bocca. Mi sento inquieto, e ho le punte delle dita fredde. Mi permetta, cara amica, di cominciare dalla fine. Ho le punte delle dita fredde, il che mi rende difficile lo scrivere, e significa: Sta attento, perch altrimenti scriverai delle sciocchezze. E lo stesso si pu dire per linquietudine, che rafforza lammonimento ad agire con prudenza. Il mio Es del parere che io dovrei occuparmi di qualche altra cosa invece di scrivere, ma non so che cosa sia. Suppongo per il momento che la contrazione dei vasi capillari delle mie dita e la mia inquietudine vogliano dire: La tua corrispondente non comprender quello che tu le dici, avresti dovuto prepararla meglio, con pi metodo. Non importa, io provo lo stesso a lanciarmi. La far sorridere che io giuochi con la catena dellorologio; Lei conosce questa mia abitudine, per cui mi ha spesso preso in giro, ma certamente non ne conosce il significato: una forma simbolica di masturbazione, simile al trastullarsi con lanello, di cui Le ho parlato di recente. Ma la catena ha le sue propriet caratteristiche: lanello un simbolo femminile, e cos pure lorologio, come ogni macchina, ma non la catena, secondo me; credo che essa simboleggi qualcosa che viene prima dellatto sessuale vero e proprio, cio del giuoco con lorologio. La mia mano sinistra Le rivela che io provo pi piacere in ci che precede lunione fra uomo e donna, nei baci, nelle carezze, nello spogliare lamata, nei giuochi preliminari, in quelle sensazioni voluttuose e sottilmente eccitanti, insomma in tutte quelle cose che amano i ragazzi; e Lei sa da ormai molto tempo che io sono un ragazzo, o per lo meno lo sono rimasto dal mio lato sinistro, quello del cuore. A sinistra sta lamore, a sinistra sta ci che proibito, ci per cui i grandi ci riprendono, ci che non giusto!9 Ecco quindi un nuovo motivo per linquietudine che mi affligge, per le mie dita fredde. La mano destra, quella che crea, quella dellautorit, della retta via, ha interrotto la sua seria attivit dello scrivere per rivolgersi minacciosa verso la sinistra, troppo amante dei giuochi infantili, e da destra e da sinistra viene quellagitazione, quellinquietudine, che mobilita i centri nervosi che controllano la circolazione sanguigna e mi fanno gelare la punta delle dita. Ma una voce dellEs rassicura la mia mano destra recalcitrante, che rappresenta il mio lato adulto, con le parole: Lascia in pace il ragazzo, tanto giuoca con la catena, non con lorologio!. E con ci quella voce intende dire che lorologio rappresenta il cuore, come nella ballata di Lowe. Dunque questa voce trova che non sta bene giocare con il cuore. Nonostante le rassicurazioni io non mi sento ancora tranquillo: subito lEs della mia mano destra mi spiega come sia riprovevole il comportamento della mia mano sinistra. Se giocando tiri un po troppo forte, lorologio esce dal taschino e cade, e un cuore si spezza!.

Allora mi si affollano in testa una massa di ricordi, sotto forma di nomi di ragazze: Anna, Marianna, Lisa, e via dicendo; tutte persone a cui avevo pensato una volta di aver spezzato il cuore trastullandomi con loro. Ma improvvisamente mi calmo; da quando mi sono un poco addentrato nelle profondit dellanimo femminile ho imparato che tali giuochi sono in s gradevoli, e che diventano per loro materia di tormento solo perch io prendevo sul serio lavventura; io stesso avevo una cattiva coscienza, ed esse lo intuivano. Se luomo ha lidea che la ragazza debba vergognarsi per quel che ha fatto, essa se ne vergogna, non perch abbia fatto qualcosa di male, no, ma perch ci si aspetta da lei una purezza morale che essa non possiede, grazie a Dio! Non la possiede, vero, ma nulla ferisce maggiormente una persona che lessere ritenuta pi nobile di quanto non sia in realt. Malgrado questa autodifesa a proposito del giuoco con i cuori femminili, io non metto ancora in moto la penna, e cerco di spiegarmi perch. Allora mi vengono in mente dei ricordi, se cos li si vuol chiamare. Parecchi miei pazienti afflitti dal crampo dello scrittore mi hanno dato, senza saper nulla luno dellaltro, la seguente spiegazione riguardo al loro sintomo: La penna lorgano sessuale del maschio, la carta la donna che lo riceve, linchiostro il seme che viene emesso nel rapido movimento in su e gi della penna. In altre parole, lo scrivere un atto sessuale simbolico, ma anche al tempo stesso il simbolo della masturbazione, dellatto sessuale vissuto nella fantasia. Che la spiegazione sia giusta lo dimostra, secondo me, il fatto che, in questi pazienti, il crampo era scomparso appena essi avevano trovato queste relazioni. Posso aggiungere ancora qualche osservazione divertente? Per chi ha il crampo pi difficile scrivere in gotico che in caratteri latini, perch nella scrittura gotica i tratti in su e in gi della penna sono molto pi marcati, pi energici, e molto pi staccati luno dallaltro, che non nei caratteri latini: pi facile usare una penna grossa che una sottile, perch questultima simboleggerebbe il dito o il pene troppo debole; la matita ha il vantaggio di evitare la perdita simbolica del seme, e la macchina da scrivere, pur mantenendo un significato erotico nella tastiera, nel movimento in su e in gi dei tasti, evita che la mano afferri direttamente il pene. Tutto ci concorda con quanto avviene per chi soffre del crampo degli scrittori, che indotto dapprima ad abbandonare la solita penna per la matita, poi ad adottare i caratteri latini invece che i gotici, poi a servirsi della macchina da scrivere, e infine a dettare. E non ho ancora parlato del ruolo del calamaio, sul quale, pure, i sintomi della malattia mi danno gentilmente delle informazioni. Il calamaio, con le sue fauci spalancate, che si aprono nelle nere profondit, un simbolo materno, e rappresenta il grembo della genitrice: eccoci di nuovo al complesso di Edipo, al divieto del lincesto. E ora cominciano ad agitarsi quei diavoletti neri, che sbucando su dalloscuro grembo dellinferno, ci fanno intravedere quali stretti rapporti vi siano fra il pensare alla madre e il regno del male. Lei non pu credere, mia cara, quali strani salti faccia lEs quando in vena di mescolare terra, cielo e inferno assieme allurina e alla penna del paziente, e di far impazzire il povero cervello del dottore al punto da indurlo a credere che il calamaio, il grembo materno e il baratro infernale siano davvero strettamente connessi fra loro.

Ma la storia non finisce qui. Dalla penna fluisce linchiostro che feconda la carta; quando ho finito di scrivere, piego la lettera, la metto nella busta e la vado a impostare. Lei la apre, spero con un amichevole sorriso, e indovina, scotendo leggermente il capo, che con queste azioni io ho in realt descritto la gravidanza e il parto. E allora pensa a tutti quelli che sono accusati di essere pigri nello scrivere, e capisce perch per loro lo scrivere sia una cosa tanto penosa: tutte queste persone hanno, senza saperlo, una certa intima capacit di comprendere i simboli, e tutte soffrono per la paura di partorire, di avere dei figli. E infine Le viene in mente il nostro comune amico Rallot, che quando scriveva una lettera andava dieci volte alla posta e poi tornava a casa, prima di decidersi a imbucarla; e allora comprender come io con una conversazione di mezzora sia riuscito a liberarlo del suo sintomo (non dalla malattia, intendiamoci bene); la conoscenza una gran bella cosa, e se conoscerete il bene e il male diverrete simili a Dio! Se non avessi paura di stancarLa, farei volentieri un excursus nella grafologia, Le direi qualche cosa sulle lettere dellalfabeto. Non posso prometterle che, alloccasione, non ritorner sullargomento; ma oggi vorrei solo pregarLa di ricordare che da bambini dovevamo star l per delle ore a disegnare le a e le o e le u, e che, per sopportare questo supplizio, dovevamo vedere e leggere in questi segni ogni sorta di figure e di simboli. Provi a rifarsi bambina, e forse Le verranno in mente tante idee sullorigine della scrittura, e ci sar da chiedersi se siano poi idee pi stupide di quelle dei nostri dotti. Con la sola erudizione non si mai riusciti ad afferrare lEs, e poi ebbene s, non ho una grande opinione della scienza! Mi vengono in mente ancora un paio di episodi connessi con il complesso della masturbazione. Una volta ho litigato con una mia buona amica (Lei non la conosce, ma non certo una persona stupida), perch non voleva credere che le malattie fossero creazioni dellEs, che le vuole e le provoca a suo piacimento. Se si tratta di sintomi nervosi, isterici, lo posso bene ammettere, ma le malattie organiche, poi!. Anche le malattie organiche, le risposi, facendole notare che la distinzione fra malattie nervose e organiche non che una autoaccusa da parte dei medici, che con questo intendono dire: Non sappiamo molto sui processi chimici, fisici, biologici che stanno alla base dei disturbi nervosi; sappiamo solo che tali processi esistono, ma non si rivelano alle nostre ricerche, e quindi ci serviamo del termine nervoso per informare il pubblico della nostra ignoranza, e per sbarazzarci di questa spiacevole prova della nostra incapacit. Prima per che io potessi recitare tutta questa tiritera, essa prosegu: E anche gli incidenti?. S, anche gli incidenti. Allora sono curiosa di sapere a cosa mirava il mio Es quando mi ha fatto rompere il braccio destro. Ricorda ancora come si svolto lincidente? Certo, ero a Berlino, nella Leipzigerstrasse. Volevo entrare in una drogheria, ma sono scivolata e mi sono rotta il braccio. Ricorda che cosa pu aver veduto, in quel momento?. S, davanti al negozio cera una cesta di asparagi. La mia avversaria si fece improvvisamente pensosa: Forse ha ragione, mi disse, e mi raccont una storia su cui non voglio diffondermi, ma che verteva sulla somiglianza fra gli asparagi e il pene, e su un certo desiderio della infortunata: una fantasia masturbatoria rimossa, nulla pi. La rottura

del braccio era un tentativo ben riuscito per puntellare la sua vacillante moralit: se c un braccio rotto, il desiderio passa in seconda linea. Ed ecco un altro episodio che sembra a prima vista assai lontano dal complesso della masturbazione. Una donna scivola sulla strada gelata e si rompe il braccio destro; afferma poi che al momento della caduta aveva avuto una visione: le era sembrato di veder improvvisamente davanti ai suoi occhi una signora vestita da passeggio, come spesso laveva incontrata, solo che sotto il cappello non aveva visto il suo volto da viva, ma il cranio di un morto. Non era difficile indovinare che questa visione era la manifestazione di un desiderio: la signora in questione era stata una volta la sua pi intima amica, ma lamicizia si era tramutata in un odio rovente, che proprio al momento dellincidente si era nuovamente rinfocolato. Lipotesi che si trattasse di unautopunizione per un desiderio omicida trov subito conferma, avendomi la paziente raccontato che gi unaltra volta aveva avuto una visione simile a proposito di unaltra signora, che era morta nel preciso istante in cui le era apparsa quella visione. La frattura del braccio sembrava dunque avere una motivazione sufficiente, anche per uno scrutatore di anime come me; ma il corso successivo degli avvenimenti me ne rivel una migliore. La frattura guar facilmente, ma per tre anni continuarono a manifestarsi, di tempo in tempo, dei dolori, attribuiti ora al cambiamento di tempo, ora allaffaticamento eccessivo. Poco per volta venne alla luce un marcato complesso di masturbazione, nel cui ambito si collocarono le fantasie omicide: esso suscitava nella paziente una tale ripugnanza da farle preferire di mettere avanti la visione omicida, in modo da ottenere una certa liberazione dal desiderio di masturbarsi, piuttosto che lasciar affiorare a coscienza quel desiderio. E cos sono giunto a un punto interessante: alla catena del mio orologio appeso un piccolo teschio, regalo della mia cara amica. Io ho pensato molte volte di aver sconfitto il complesso della masturbazione, almeno per quanto riguarda la mia persona, ma un fatterello come quello di oggi, quando mi impedivo di scrivere giocherellando con la catena, mi dimostra quanto invece vi sia ancora impantanato. Sullonanismo incombe la minaccia di morte, come dimostra il fatto che questo nome stranamente derivi da un avvenimento del tutto diverso, di cui vien colta solo la morte improvvisa del protagonista. Il piccolo teschio alla mia catena mi ammonisce, mi ripete insistentemente tutte le folli minacce che incombono su chi si masturba: che ci si ammala, che si va fuor di senno, che si muore, se si d libero corso a quellimpulso. Langoscia da masturbazione corrode profondamente lanima umana, e Le ho gi spiegato perch: perch, prima ancora di prender coscienza del mondo, prima ancora di poter distinguere luomo dalla donna, prima di sapere che cosa vuol dire lontano e vicino, quando ancora si allunga la mano per prendere la luna e si considerano le proprie feci come un giocattolo, sopraggiunge minacciosa la mano materna a interrompere i nostri giuochi voluttuosi con gli organi sessuali. Ma vi anche un altro rapporto tra la morte e la volutt dei sensi: un rapporto pi importante dellangoscia, e che dimostra in modo impressionante le propriet simboliche dellEs. Per luomo innocente, non ancora contaminato dal pensiero, la morte appare come una fuga dellanima dal corpo, come un annullamento di s, come un distacco dal

mondo. Ma questa morte, questo uscire dal mondo, questo annullamento dellIo si verifica anche in certi momenti durante la vita, quando luomo si dissolve nella volutt dei sensi, quando si perde nel godimento sessuale, quando, secondo lespressione popolare, muore nellaltro: in altre parole, amore e morte si assomigliano molto. Come Lei sa, i Greci avevano attribuito a Eros le stesse caratteristiche della Morte, solo che a lui avevano dato una fiaccola viva, fiammeggiante, eretta, e alla Morte invece una fiaccola abbassata, spenta, morta; ci dimostra che i Greci conoscevano questa rassomiglianza rispetto allEs. E tutti noi la conosciamo: anche per noi lerezione la vita, e lemissione del seme generatore di vita un morire in pace, e la flaccidit la morte. E, a seconda del modo in cui i nostri sentimenti si dispongono intorno allidea della morte nella donna, sorge in noi la credenza in unascensione al cielo, nel regno dei beati, o nella discesa nellabisso infernale: cielo e inferno derivano infatti dalla morte che luomo prova nellamplesso, dal dissolversi della sua anima nel grembo femminile, o con la speranza di risorgere in un figlio dopo tre volte tre mesi, o con langoscia davanti ai fuochi inestinguibili del desiderio. Amore e morte sono la stessa cosa, non vi alcun dubbio. Non so per se qualcuno sia pervenuto a questa vera morte, in cui luomo si dissolve nella donna, e la donna nelluomo; dato il nostro livello di civilt, lo considero una cosa quasi impossibile, e in ogni modo si tratterebbe di casi talmente rari che non mi posso pronunciare su di essi. Forse quelle persone che si raffigurano pi intensamente nella fantasia lesperienza della morte durante lamplesso sono le pi vicine alla possibilit di una tale morte simbolica; e poich esistono veramente casi di morte avvenuta nel momento del pi intenso godimento, si pu ben supporre che anche la simbolica morte damore sia stata, in questi casi, sperimentata. Lanelito verso di essa, universalmente diffuso, e che si esprime nella musica, nella poesia e in certe locuzioni, ci offre dei punti di riferimento per rintracciare i fili che uniscono lamore e la morte, la culla e la tomba, la madre e il figlio, la crocifissione e la resurrezione. Sfiora la morte simbolica chi subisce un attacco convulsivo isterico: stando alle apparenze, queste convulsioni sono una specie di delirio masturbatorio. Ma ho troppo divagato. Spero che Lei non si confonder troppo con questa mia lettera, ma porter pazienza, permettendomi di riprendere il filo nella mia prossima. Considero importante che Lei sappia una volta tanto tutto quel che mi passa per la testa quando provo difficolt a scrivere. Cordialmente il suo Patrik Troll LETTERA XVII Non mi stupisco, mia cara, che Lei non condivida le mie opinioni. Lavevo invitata gi una volta a leggere le mie lettere come se si trattasse di un libro di viaggi, e non pretendevo che attribuisse alle mie osservazioni pi valore che a quelle del famoso inglese il quale, dopo due ore di sosta a Calais, affermava che tutti i Francesi hanno i capelli rossi e la pelle lentigginosa solo perch questo era laspetto del cameriere che lo aveva servito.

La fa ridere il fatto che io attribuisca allEs una intenzionalit, capace di provocare una caduta e la frattura di un arto. Io sono giunto a questa ipotesi (e non la considero nullaltro che unipotesi) perch vedo che funziona. Secondo me ci sono due tipi di opinioni: quelle che sintrattengono per proprio diletto, quindi le opinioni di lusso, e quelle che si usano come strumenti, cio le ipotesi di lavoro; se esse siano giuste o sbagliate, per me una questione secondaria. Io mi attengo alla risposta di Cristo alla domanda di Pilato: Che cos la verit?, che leggiamo in uno dei Vangeli apocrifi. Cristo risponde: La verit non sta n in Cielo n in Terra, n in mezzo, fra il Cielo e la Terra. Nel corso dei miei studi sulla psiche umana mi sono a volte occupato delle vertigini, e sono stato indotto, potrei quasi dire controvoglia, a considerare ogni attacco di vertigine come un ammonimento dellEs, che suona pressappoco cos: Sta attento a non cadere. Se ne vuole una dimostrazione, sia cos gentile da tener presente che vi sono due tipi di caduta, una caduta reale del corpo e una caduta morale, quella di cui si parla nel mito del peccato originale. Pare che lEs non sia in grado di distinguere bene luna dallaltra, o, per dirla meglio, un tipo di caduta lo fa immediatamente pensare allaltra. Il capogiro rappresenta dunque sempre un ammonimento in entrambi i sensi, quello reale e quello simbolico. E se lEs ritiene che un semplice capogiro, un passo falso, un inciampo, lurto contro un lampione, il dolore a un callo o la caduta su di un sasso tagliente non costituiscano un ammonimento abbastanza efficace, ecco che getta un uomo a terra, gli scava un buco nel cranio, gli ferisce locchio o gli rompe un arto, quello con cui voleva peccare. E magari gli manda una malattia, per esempio la gotta, ma su ci torner fra poco. Per ora vorrei sottolineare che non sono io a ritenere peccaminoso un pensiero omicida, il desiderio di commettere adulterio, il vagheggiamento di un furto o una fantasia masturbatoria: non sono io, ma lEs dellinteressato. Io non sono n un sacerdote n un giudice, ma soltanto un medico. Il bene e il male non sono di mia competenza; io non devo giudicare, ma solo constatare che lEs di questa o di quella persona considera questa o quella cosa peccato, giudica in questo o in quel modo. Per ci che mi riguarda, io mi sforzo di attenermi al principio: non giudicate, e non sarete giudicati, e prendo questo detto in senso tanto lato che cerco di evitare di giudicare anche me stesso, e similmente esorto i miei pazienti a non giudicarsi. Ci suona molto pio, o molto frivolo, a seconda di come lo si prende, ma in realt si tratta solo di uno stratagemma medico. Non ho alcuna paura che ne possa derivare un male; se dico a una persona (e lo faccio veramente): Lei deve arrivare al punto di poter accucciarsi tranquillamente in mezzo a una strada affollata, in pieno giorno, slacciarsi i calzoni ed evacuare, quella che sottolineo la parola potere. C la polizia, ci sono i costumi, c la sua paura inculcata da generazioni, a impedire che il paziente si comporti effettivamente cos. A questo riguardo mi sento del tutto tranquillo, nonostante Lei mi chiami spesso Satana o corruttore dei costumi. In altre parole, per quanto ci si sforzi di evitare di giudicare, non ci si riesce mai veramente: luomo continua pur sempre a emettere giudizi di valore; essi fan parte della sua natura, come gli occhi e il naso; e anzi, proprio perch egli possiede due occhi e un naso dovr anche, sempre, dire: Questo male. Ne ha bisogno, perch anche la persona pi

umile deve adorare se stessa, e anche Cristo sulla croce, con le parole: Mio Dio, perch mi hai abbandonato?, e con laltra frase: Consummatum est esprime il medesimo atteggiamento. Umano latteggiamento farisaico di chi ripete continuamente: Ti ringrazio, mio Dio, perch non sono come gli altri, ma altrettanto umano il dire: Mio Dio, abbi piet di me, che sono un peccatore!. Luomo, come ogni cosa, ha due facce, e ora ne mostra una, ora laltra; per esistono sempre tutte e due. Costretto a credere nel libero arbitrio e ad ascrivere a proprio merito certi aspetti della sua natura, luomo deve anche trovare una colpa, in s, negli altri, in Dio. Ora le racconter una storia cui Lei non creder; ma a me piace molto, e Lei la deve ascoltare, perch vi sono condensate molte cose che non Le ho ancora spiegato abbastanza chiaramente, o di cui non Le ho ancora parlato affatto. Qualche anno fa presi in cura una signora che soffriva di uninfiammazione cronica alle articolazioni. La malattia era incominciata diciotto anni prima: allepoca della pubert le erano comparsi dei dolori e poi dei gonfiori alla gamba destra. Quando io la vidi per la prima volta, le articolazioni delle mani, delle dita e dei gomiti erano quasi del tutto fuori uso, e la malata doveva quindi farsi imboccare; non poteva quasi aprire le cosce, aveva entrambe le gambe completamente rigide, non poteva girare la testa n chinarsi, e fra i suoi denti non si poteva neppure infilare un dito, perch le articolazioni della mascella non lo consentivano; inoltre la paziente non era neppure in grado di alzar le braccia allaltezza delle spalle. Insomma, come disse ella stessa in un momento di umorismo nero, se fosse passato limperatore a cavallo ella non sarebbe neppure stata in grado di gridargli Evviva! e di salutarlo col braccio, come aveva fatto una volta da bambina. Per due anni era stata a letto, imboccata e accudita in tutto dagli altri: insomma, era in una situazione disastrosa. E anche se la diagnosi di tubercolosi articolare, per cui la si era curata per degli anni, era infondata, era tuttavia giusto parlare di unartrite deformante della pi brutta specie. Ora la paziente cammina, mangia da sola, zappa il suo giardino, sale le scale, piega completamente le ginocchia, e volta e muove la testa a suo piacere, allarga le gambe quando vuole e, se venisse davvero limperatore, potrebbe salutarlo e gridargli Evviva!. In altre parole, essa guarita, se si pu chiamare guarigione la piena capacit di movimento. Ma rimasto in lei un modo curioso di camminare spingendo indietro il bacino, quasi come se volesse ricevere delle sculacciate. E tutti questi tormenti li ha patiti perch suo padre si chiamava Federico Guglielmo e perch le si era detto per scherzo che non era figlia di sua madre, ma era stata trovata dietro una siepe. Ci mi porta a parlare di quello che i miei compagni di fede in Freud chiamano il romanzo di famiglia. Ricorder quellepoca della Sua fanciullezza in cui amava fingere o fantasticare di essere stata rapita dagli zingari ai Suoi veri genitori, persone assai altolocate, mentre il padre e la madre con cui viveva erano solo genitori adottivi. Non c bambino che non nutra pensieri del genere, e si tratta fondamentalmente di desideri repressi. Finch, dalla culla, si regna su tutta la casa, si soddisfatti dei familiari, ma quando sopraggiunge leducazione, con le sue pretese legittime e illegittime, a disturbarci nelle nostre abitudini favorite, a volte troviamo

che i nostri genitori non sono degni di avere un figlio cos straordinario. Essi divengono allora per noi, che pur facendocela ancora addosso, vogliamo conservare lillusione di essere molto importanti, dei genitori adottivi, degradati al rango di somari, di streghe, mentre noi giochiamo a fare il povero principe maltrattato. Queste cose le pu trovare anche nelle fiabe e nei miti, o, se vuol avere la pappa scodellata, nei libri pieni dingegno della scuola freudiana. L, legger anche che tutti noi allorigine consideriamo nostro padre come la creatura pi forte, pi buona, pi nobile del mondo, ma che poi cominciamo a vedere che si fa piccino di fronte a questa persona o a quellavvenimento, e quindi comprendiamo che egli non affatto quel signore assoluto che avevamo creduto. Ma poich vogliamo tenerci aggrappati allidea di essere figli dei genitori pi straordinari (e infatti la reverenza, come lorgoglio, un sentimento cui non sappiamo rinunciare), fantastichiamo di essere stati rapiti, sostituiti, e ci creiamo il nostro romanzo personale. E per conservare questa posizione privilegiata, dato che in fin dei conti anche il re non poi un personaggio cos sublime, per placare la nostra insaziabile sete di grandezza, decretiamo infine di essere figli di Dio, creando a nostro uso e consumo il concetto di Dio padre. Un simile romanzo di famiglia viveva, a sua insaputa, in quella paziente di cui Le ho parlato. Per costruirlo, il suo Es si era servito di due nomi, quello di suo padre Federico Guglielmo e il proprio, Augusta. E per completare lopera aveva tirato fuori la teoria infantile secondo cui la bambina deriva dal maschio, attraverso la castrazione. Ecco il filo dei suoi pensieri: io discendo dallex principe ereditario Federico Guglielmo, pi tardi imperatore Federico, e sono in realt un ragazzo, lerede al trono, il legittimo imperatore, dal nome di Guglielmo. Sono stato rapito appena nato e al mio posto hanno messo nella culla il figlio di una strega, che poi, divenuto adulto, si impadronito illegittimamente, a mio danno, della corona imperiale, col nome di Guglielmo II. Io invece sono stata abbandonata dietro una siepe, e, per togliermi ogni speranza, mi hanno trasformato in femmina asportandomi il membro virile. Come unico segno del mio rango, mi hanno dato il nome Augusta, la divina. Si pu datare abbastanza precisamente linizio di questa fantasia inconscia: devessere sorta al pi tardi nel 1888, quando la paziente non aveva pi di quattro anni. Lidea di discendere dalla famiglia Hohenzollern si fonda infatti sul nome Federico Guglielmo, che il padre da lei vagheggiato portava solo in quanto principe ereditario. Vi entra anche il fatto che la piccola aveva udito parlare di un supposto 1 cancro del padre, senza afferrare nullaltro che lidea delle pinze, del tagliare, e collegandola allidea della castrazione. Questa a sua volta era connessa con lesperienza personale del taglio delle unghie e dei capelli, il cui legame con il complesso di castrazione era stato rafforzato dalla storia di Pierino Porcospino, che le avevano letto, e di cui aveva visto le figure; in questo libro immortale c anche la storia di Corrado che si succhia il dito, una storia che risveglia la vecchia nostalgia per il seno materno e i tormentosi ricordi dello svezzamento, questa inevitabile castrazione ad opera della madre.

Le accenno solo brevemente a tutti questi aspetti perch Lei ci rifletta su un poco, dato che solo riflettendoci sopra personalmente potr convincersi che proprio fra i tre e i quattro anni si pongono le basi per certe fantasie che possono poi avere conseguenze cos enormi, come nel caso della mia paziente. Io Le dico solo questo: lEs di quella donna convinto, o meglio, vuol convincersi, di essere lEs di un legittimo imperatore. Chi porta la corona non guarda n a destra n a manca, ma giudica senza guardare, e non piega la testa di fronte a nessuna potenza sulla terra. Quindi, comanda lEs alle energie vitali della persona che ha cos stregato tenete alta la testa, saldate le vertebre. Serrate le mascelle, in modo che non possano gridare Evviva!, come una volta hanno fatto, inneggiando allusurpatore, al figlio della strega messo di nascosto nella culla. Paralizzategli le spalle, perch non porgano pi ossequio al falso principe a braccia levate; le gambe devono irrigidirsi, perch il divino imperatore non deve inginocchiarsi di fronte a nessuno! Stringetegli le cosce, in modo che nessun uomo vi possa mai giacere in mezzo: il piano diabolico giungerebbe infatti a compimento, se questo corpo, che un odio meschino e una infame invidia hanno trasformato da maschio in femmina, generasse un figlio! Sarebbe la fine di ogni speranza. Obbligatelo a tenere il ventre in dentro, perch nessuno ne trovi laccesso, evitate che gli sarrotondi la pancia, costringetelo a stare e a camminare col bacino arretrato. Non c ragione di supporre che il membro virile, subdolamente sottrattogli, non possa ricrescere, che questo imperatore non possa divenire un vero uomo. Mostrate a questo castrato, voi, forze vitali, che si pu far divenir rigide le membra flaccide, insegnategli lidea dellerezione, dellirrigidimento che impedisce alle gambe di piegarsi, insegnategli a dimostrare simbolicamente di essere un uomo!. Posso immaginare, egregia amica, la Sua esclamazione involontaria: Quante assurdit!. E poi penser certamente che io Le racconti i deliri di grandezza di una mentecatta; ma non deve crederlo. La paziente mentalmente sana come Lei; quelle che io Le espongo sono alcune delle idee, e certo non tutte, che possono indurre un Es a sviluppare una gotta, a paralizzare una persona. Se quanto io Le dico La spingesse a riflettere un poco sullorigine delle malattie mentali, si renderebbe conto che la persona considerata folle, priva di senno, non poi tanto matta come pu sembrare al primo sguardo, che le sue idee fisse sono quelle che tutti noi abbiamo e non possiamo non avere, perch costituiscono il fondamento della vita umana. Ma perch, in una persona, lEs manifesti queste idee con la religione di Dio padre, in unaltra con la gotta, in una terza con la pazzia, in unaltra ancora con la fondazione di un regno, con scettro e corona, nella fidanzata con la corona nuziale, e in tutti noi con lanelito alla perfezione, con lambizione, con leroismo, questi sono problemi di cui si pu occupare nelle Sue ore di noia. Non deve credere che io abbia trovato belle fatto questo romanzo nellanima della mia paziente, cos come Glielho presentato. Era frantumato in mille pezzetti, nascosti nelle dita, nel naso, nei visceri e nelladdome. Noi labbiamo messo insieme, e molte cose non le abbiamo trovate o le abbiamo trascurate, talora intenzionalmente, pi spesso per stupidit. E devo confessare, per concludere, di aver lasciato via tutto ci che risultava oscuro, e che era, quindi, lessenziale. E infatti (ma deve subito

dimenticare ci che sto per dirLe), in ultima analisi, tutto ci che si crede di sapere sullEs vero solo relativamente, solo nel momento in cui lEs si manifesta con quelle parole, quei gesti, quei sintomi. Un minuto dopo, la verit se n bella e andata, e non la si pu pi ritrovare n in cielo, n in terra, n in mezzo, fra il cielo e la terra. Patrik Troll LETTERA XVIII Da brava scolara diligente Lei mi chiede, cara amica, perch, invece di continuare a parlare dei miei giuochi con la catena dellorologio, ho cominciato a raccontarLe storie che non centrano per nulla. La spiegazione che Le posso dare buffa. Laltro giorno, allinizio di questa mia piccola autoanalisi, Le avevo scritto: Con la mano destra tengo la penna, e con la sinistra mi trastullo con la catena dellorologio, e proseguivo affermando che entrambe le azioni eran connesse con il complesso di masturbazione. Poi proseguivo: Il mio sguardo volto alla parete di fronte, dove appesa unincisione olandese, che riproduce la Circoncisione di Ges di Rembrandt. Ma ci non esatto: lincisione riproduce la presentazione di Ges al Tempio in mezzo a una folla di persone. Avrei dovuto saperlo, e in realt lo sapevo, perch molte, molte volte ho osservato attentamente questa incisione. Eppure il mio Es mi aveva costretto a dimenticarlo, e a trasformare la presentazione in circoncisione. Perch? Perch ero vittima del complesso di masturbazione, perch lonanismo merita un castigo, perch viene punito con la castrazione, e perch la circoncisione una forma simbolica di castrazione. Il mio inconscio, per reagire al complesso di masturbazione, si aggrappava allidea della castrazione, e invece rifiutava decisamente lidea che il bambino Ges fosse stato presentato al tempio di fronte a molta gente: questo bambino infatti, come ogni bambino, un simbolo del membro virile, e il tempio un simbolo della madre. Se il soggetto dellincisione fosse giunto alla mia coscienza, in quello stretto rapporto con la penna e con la catena dellorologio, esso avrebbe significato: Tu pratichi il tuo giuoco con il bambinetto simbolico di fronte agli occhi di tutti, e riveli quindi a tutti che in ultima analisi questo giuoco masturbatorio connesso con limmagine materna, simboleggiata da Rembrandt nel tempio immerso in un misterioso chiaroscuro. Ma questo era insopportabile al mio inconscio, a causa del doppio divieto della masturbazione e dellincesto, ed esso ha quindi preferito ricorrere subito alla punizione simbolica. Che il rito della circoncisione abbia in realt a che fare con la castrazione io tendo a crederlo in quanto la sua origine viene collegata al nome di Abramo. Nella vita di Abramo c la strana storia del sacrificio di Isacco: Dio gli impone di uccidere il figlio, ed egli si sottomette obbediente, ma lordine viene revocato allultimo momento dallangelo, e al posto di Isacco viene sacrificato un ariete. Con un po di buona volont, Lei pu vedere in questa storia come il sacrificio del figlio significhi il taglio del pene, rappresentato simbolicamente sotto forma di figlio. La storia significherebbe allora che, allautocastrazione del servo di Dio, di cui troviamo ancor oggi traccia nel voto di castit dei preti cattolici, a una certa epoca si sostituito il

sacrificio dellanimale; e lariete si adatta particolarmente a questa interpretazione simbolica, perch in tutti i tempi i pastori hanno praticato la castrazione dei montoni. Se si considerano le cose in questo modo, il patto della circoncisione fra Geova e Abramo non che una ripetizione del racconto simbolico sotto unaltra forma, un doppione, come se ne trovano spesso nella Bibbia e anche altrove. La circoncisione sarebbe dunque il residuo simbolico della castrazione come segno di dedizione a Dio. Ma, comunque sia, per il mio inconscio (ed questa lunica cosa che conta nel mio confondere fra circoncisione e presentazione) circoncisione e castrazione sono strettamente connesse, anzi identiche fra loro: come molte altre persone, anche io infatti mi sono reso conto relativamente tardi che un evirato, un eunuco, qualcosa di diverso da un circonciso. Del resto, queste connessioni fra circoncisione e castrazione hanno una particolare importanza nella dottrina freudiana, e Le devo quindi raccomandare di leggere Totem e tab di Freud; quanto a me, vorrei solo presentarla una mia piccola fantasia etnologicopsicologica di cui Lei poi far ci che meglio crede. Mi sembra che nelle epoche in cui il matrimonio avveniva in et molto precoce, il figlio primogenito doveva essere un ospite piuttosto sgradito per il padre. La differenza di et era talmente piccola che il primogenito era, sotto ogni punto di vista, il rivale naturale del padre, e in particolare doveva costituire un pericolo nei riguardi della madre, non molto pi anziana di lui. Anche adesso padre e figlio sono per natura nemici e rivali, e sempre a causa della madre, che luno possiede come moglie, e laltro desidera con lamore pi ardente. Ma in quei tempi, quando la differenza di et non era ancora cos pronunciata, e le passioni e gli istinti erano pi violenti e incontrollati, al padre doveva venir spesso lidea di uccidere quel figlio importuno: questa idea ormai rimossa da lungo tempo, ma si manifesta ancora violentemente in molte circostanze della vita e in molti sintomi morbosi. Infatti, a guardarlo bene, lamore paterno non appare meno strano che lamore materno. possibile dunque che allori gine si usasse uccidere il figlio maggiore e, poich luomo un commediante e un fariseo, egli ha trasformato il delitto in un atto di omaggio a Dio, offrendogli il figlio in sacrificio. Cos, oltre a nobilitare lazione, ci sarebbe stato anche il vantaggio di poter poi mangiare lucciso, realizzando lidea infantile delinconscio secondo la quale la gravidanza si procura inghiottendo il pene, cio il figlio simbolico. Con la graduale rimozione dellimpulso a odiare si sono poi adottati altri metodi, anche perch il crescente bisogno di forze lavorative sconsigliava il ricorso allomicidio vero e proprio. Allora si cominci a liberarsi del rivale in amore mediante la castrazione, cos non cera pi nulla da temere e ci si era procurati uno schiavo. Se la po polazione diveniva troppo densa, si adottava il metodo di inviare in terra straniera il primogenito, e questa usanza, il ver sacrum, si riscontra ancora in tempi storici. E finalmente, quando lagricoltura e la fusione delle trib in popolo resero necessar ia la conservazione di tutti gli individui a scopo di lavoro e di difesa, si scopr il modo di praticare solo un omicidio simbolico inventando la circoncisione. Se ora vuole chiudere questo cerchio immaginario, deve considerare la cosa anche dal punto di vista del figlio, che odia il padre non meno di quanto questi odii lui. Il

desiderio omicida nei confronti del padre si trasforma nellidea di castrarlo, come la troviamo nel mito di Zeus e di Crono, e da ci deriva anche la castrazione religiosa del sacerdote; infatti, come il pene simboleggia il figlio, cos simboleggia anche il genitore, il padre, e la sua asportazione unuccisione simbolica del padre stesso. Ho paura di stancarLa, ma devo tornare ancora alla catena del mio orologio. Accanto al piccolo teschio che vi appeso, c anche un piccolo globo terrestre. Il corso lunatico dei miei pensieri mi fa venire in mente che la terra un simbolo materno, e che quindi il giocare col mappamondo simboleggia lincesto. E poich c l vicino la minacciosa testa di morto, si pu comprendere come la mia penna si sia arrestata, non volendo mettersi al servizio di due peccati mortali, la masturbazione e lincesto. E ora, dove mi conducono le impressioni acustiche di cui Le avevo parlato, la marcia musicale, il grido della civetta, lautomobile e il tram? La marcia caratterizzata dal ritmo cadenzato, e la parola ritmo mi porta a considerare quanto sia pi facile svolgere ogni sorta di attivit se la si eseguisce a ritmo cadenzato, come sa ogni bambino. E forse i bambini ci potrebbero anche spiegare perch le cose stiano cos. Forse il ritmo cadenzato una nostra vecchia conoscenza, unabitudine incancellabile acquisita nel ventre materno. probabile che il bimbo prima di nascere abbia una gamma di percezioni molto limitata, e fra queste una delle pi importanti devessere la sensazione del ritmo e della cadenza. Il bambino cullato nel ventre materno, ora pi ora meno leggermente, a seconda dei movimenti della madre, della sua andatura, del ritmo dei suoi passi. E in lui batte ininterrottamente il cuore, anchesso con un ritmo cadenzato: strane melodie che il bambino percepisce, forse con le orecchie, certo con la sensibilit generale del corpo, che sente le vibrazioni e le elabora nellinconscio. Sarei molto tentato di addentrarmi in qualche considerazione su questo fenomeno, sul fatto che al ritmo non sia soggetta solo lattivit cosciente delluomo, il lavoro, larte, landatura e le azioni, ma anche il sonno e la veglia, la respirazione, la digestione, la crescita e il declino, ogni aspetto della sua vita. Sembra che lEs si esprima nel ritmo come si esprime nei simboli, che il ritmo costituisca una sua propriet assoluta, o per lo meno che noi, per poter esaminare lEs e la sua vita, gli si debba ascrivere delle propriet ritmiche. Ma ci mi conduce troppo lontano, e preferisco dirigere la Sua attenzione sul fatto che la marcetta mi ha fatto pensare alla gravidanza, un riferimento alla quale era del resto gi implicito nel mio accenno di poco fa al globo attaccato alla catena dellorologio. Questo globo infatti, quasi non c bisogno di dirlo, significa certo il corpo della madre in attesa, come risulta dalla espressione madre terra e dalla sua forma sferica. Ora comprendo anche perch batto il tempo col tallone e non con la punta del piede. Il tallone inconsciamente connesso per chiunque, fin dalla infanzia, con lidea del generare. Tutti noi siamo cresciuti con la storia del peccato originale nelle orecchie. Provi un po a rileggerla: la cosa che pi ci colpisce che i due protagonisti, dopo aver mangiato il frutto, si vergognano della propria nudit. Ci dimostra che la narrazione allude simbolicamente al peccato della lussuria. Il giardino dellEden, nel mezzo del quale si erge lalbero della vita e della conoscenza (e

conoscere, in senso biblico, significa giacere con una persona), non ha bisogno di interpretazioni. Il serpente un primordiale, un universale simbolo fallico; il suo morso avvelena, provoca la gravidanza. Il frutto colto da Eva (e, fra laltro, significativo che nel corso dei secoli lo si sia sempre rappresentato come un pomo, il frutto della dea dellamore, bench la Bibbia non parli affatto di un pomo), questo frutto bello da vedere e buono da mangiare, corrisponde al seno, ai testicoli, alle natiche. Se si afferra questa connessione, diviene subito chiaro che la maledizione: La donna calpester la testa al serpente e il serpente le morder il calcagno, allude alla flaccidit, alla morte del membro dopo leiaculazione del seme, e alla beccata 15 della cicogna della nostra infanzia, alla gravidanza. Il fatto che io mi servissi del calcagno per battere il ritmo dimostra quanto il mio inconscio fosse pervaso dallidea della gravidanza. Ma anche dallidea della castrazione. Il calpestare la testa del serpente rappresenta infatti contemporaneamente sia il rilassamento dopo il coito sia la castrazione. E l subito si insinua, di nuovo, lidea della morte. Il calpestare la testa indica la decapitazione, un tipo di morte derivata simbolicamente dalla flaccidit del membro, che una specie di castrazione. Luomo perde la testa, e il membro perde anchesso la testa quando il glande dopo il coito torna a nascondersi nel prepuzio. Se ne ha voglia, pu ritrovare tutti questi elementi nella storia di Davide e Golia, di Giuditta e Oloferne, di Salom e Giovanni Battista. Il coito una forma di morte, la morte nella donna, unimmagine che si ripresenta continuamente attraverso i millenni. E le mie percezioni auditive mi dicono che la morte mi grida, con la voce stridula della civetta: Vieni, vieni! Poi ecco di nuovo il motivo della masturbazione nella tromba dellautomobile: lauto notoriamente un simbolo dellautogratificazione, se addirittura non si pu ascrivere la sua invenzione allimpulso a masturbarsi. Che nel tram, attraverso le associazioni elettricit per frizione trasporto di uomini, siano riuniti i simboli della masturbazione e della gravidanza lo dimostra gi il fatto che la donna, questa parte dellumanit tanto sensibile ai simboli e tanto vicina allarte, mette sempre il piede in fallo quando scende dal tram: in modo da cadere. Ora mi si chiarisce anche un altro aspetto del problema della marcia: molti anni fa avevo udito quel motivo al ritorno dal funerale di un ufficiale. Mi sempre eccezionalmente piaciuto che i soldati, appena deposto nella tomba il loro camerata, ritornino alla vita con animo allegro e giocoso. Cos dovrebbe essere per tutti. Non pi tempo di lagrime, appena il cadavere ricoperto di terra: Serrate i ranghi!. Mi trova crudele? Io trovo crudele pretendere dagli uomini tre giorni di lutto: per quanto li conosco, gi tre giorni di lutto sono per loro insopportabili. I morti hanno sempre ragione, dice un proverbio, ma fondamentalmente essi hanno torto. E se si indaga un pochettino, si scopre che tutto quel lutto soltanto paura, un tremendo terrore degli spettri, che dal punto di vista etico si pone sullo stesso livello dellabitudine di far uscire di casa i cadaveri per i piedi: perch non tornino indietro! Noi abbiamo la sensazione che lo spirito dei morti indugi nelle vicinanze del cadavere: si deve piangere per non offendere lo spettro, e gli spettri, si sa, sono
15 In Germania si suol dire ai bambini, parlando di una donna incinta, che l'ha beccata la cicogna [N.d.T.].

vendicativi. Solo quando il corpo sar ben in fondo, sotto la terra, lo spettro non potr pi venir fuori. E per maggior sicurezza gli si mette una grossa pietra sul petto. La locuzione ho un peso sul cuore dimostra quanto anche noi moderni siamo convinti della sopravvivenza dei morti nella tomba: noi immaginiamo il peso della pietra sul loro petto, trasferendo poi su di noi la sensazione, probabilmente per punirci di aver crudelmente incarcerato il nostro congiunto morto. Se un giorno un morto dovesse veramente risorgere, ci sono pur sempre sul suo sepolcro delle trappole a forma di corona, per impedirgli di venir fuori. Non voglio essere ingiusto. La parola resurrezione dimostra che nella scelta dei tre giorni che devono intercorrere prima di seppellire il morto ha influito anche un altro nesso di idee. Tre giorni passano, prima della resurrezione di Cristo, e tre volte tre fra nove, il numero della gravidanza. E poi c anche la speranza che nel frattempo lanima del morto abbia trovato la via verso il paradiso, dove sar certamente abbastanza lontano e ben sistemato! Luomo non piange i suoi morti, non vero che lo faccia. E se veramente li piange nel suo intimo, non lo d a vedere. Ma anche in questo caso c da chiedersi se il suo lutto si riferisce al morto o se invece il suo Es non sia triste per qualche altro motivo, e si serva del decesso solo come pretesto per razionalizzare la tristezza, per giustificarla agli occhi della signora Morale. Non ci crede? Dice che gli uomini non sono cos cattivi? Ma perch li definirebbe cattivi per questo? Ha mai visto un bambino piccolo piangere un morto? E forse i bambini sono cattivi? Mia madre mi ha raccontato che, dopo la morte del nonno (potevo avere tre o quattro anni), io giravo saltando e battendo le mani attorno alla sua bara, e gridavo: C il mio nonno l dentro!. Mia madre non mi consider cattivo per questo, e io non mi sento autorizzato a essere pi morale di lei. Ma perch si usa portare il lutto per un intero anno? In parte a causa della gente, ma soprattutto, farisaicamente, per farsi belli di fronte a se stessi, per autoingannarsi. Si giura al morto e a se stessi di essergli fedeli per sempre, di non dimenticarlo mai, e poche ore dopo il decesso cominciamo gi a dimenticarlo. bene dunque ricordarlo a noi stessi con gli abiti neri, con gli annunci funebri, circondandoci delle immagini del defunto e portando sul cuore una ciocca dei suoi capelli. Ci si sente cos buoni quando si piange un morto! Posso dirLe una cosina allorecchio? Osservi un po il dolore dellafflitto superstite due anni dopo la morte del coniuge: o morto anche lui, come non di rado avviene, oppure la vedova una signora fiorente e soddisfatta, e il vedovo di nuovo uno sposo felice. Non rida! Quanto Le ho detto ha un significato profondo ed profondamente vero! Sono sempre il Suo Patrik Troll LETTERA XIX Lei tira fuori di nuovo ogni sorta di obiezioni, e questo non mi piace: dora in poi mi esprimer chiaramente. Perch Le sembra tirato per i capelli il paragone fra il

pomo di Eva e le natiche? Linvenzione non mia, ma della lingua tedesca, e in italiano e in inglese la stessa cosa. Le dir perch Lei irritata e mi sgrida. Laccenno al pop di Eva Le fa venire in mente che a volte il Suo amato Lha presa dal di dietro, mentre Lei era inginocchiata o gli sedeva in braccio; e Lei se ne vergogna, proprio come se fosse la scienza tedesca in persona, che designa con farisaico pudore questa forma di piacere con lespressione more ferarum come le bestie, e che non si perita di dare in tal modo uno schiaffo ai propri araldi, pur sapendo benissimo che tutti loro, da giovani, hanno amato, o per lo meno avrebbero desiderato di amare more ferarum. Ed essa sa anche, o per lo meno dovrebbe sapere, che larma damore del maschio triangolare, e cos pure la guaina femminile, e che quindi pu aderire perfettamente alla vagina solo se viene introdotta dal dietro. Non dia ascolto alle chiacchiere ipocrite dei farisei: lamore non ha solo per scopo la procreazione, e il matrimonio non solo unistituzione morale. Il rapporto sessuale deve procurare piacere, e tutte le coppie, i mariti pi casti e le mogli pi pure, lo praticano in ogni forma immaginabile, con la masturbazione reciproca, con lesibizionismo, con i giochetti sadici, con la seduzione e con lo stupro, baciando e succhiando le zone erogene, con la pederastia, scambiando le parti in modo che la donna stia sopra e luomo sotto, in piedi, sdraiati, seduti, e anche more ferarum. Solo certe persone non hanno il coraggio di fare queste cose e si limitano a sognarle, ma io non ho mai notato che siano migliori delle altre, di quelle che non nascondono il proprio infantilismo di fronte alla persona amata. Vi della gente che parla della bestia nelluomo, intendendo per umano ci che essi chiamano nobile ed elevato, ma che a uno sguardo pi attento si rivela ben poco nobile, per esempio lintelligenza o larte o la religione, insomma tutto ci che per un qualche motivo essi collocano nel cervello o nel cuore, al di sopra del diaframma; mentre bollano invece di bestialit tutto ci che avviene nel ventre, e in particolare ci che sta in mezzo alle gambe, i genitali e lano. Al Suo posto io starei bene attenta prima di stringere amicizia con delle persone che si esprimono cos. Posso dire ancora una piccola cattiveria? Noi Europei colti ci comportiamo sempre come se fossimo gli unici esponenti della umanit, come se ci che noi facciamo fosse buono e naturale, e ci che fanno altri popoli, o che si faceva in altre epoche, fosse cattivo e perverso. Legga un po il libro di Ploch sulla donna: vi trover che centinaia di milioni di persone praticano costumi sessuali e forme di coito diversi dai nostri. E vero per che si tratta soltanto di Cinesi, Giapponesi, Indiani, o perfino di negri. Oppure vada a Pompei, dove hanno dissotterrato una casa, la casa dei Vett, in cui la camera da bagno comune di genitori e figli ornata da un fregio che rappresenta tutti i tipi di rapporti sessuali, anche quelli con gli animali. Certo, non si trattava che di Greci e di Romani, ma erano quasi contemporanei di san Paolo e di san Giovanni! Sono tutte cose importanti, e Lei non immagina neppure quanta parte esse abbiano nelle abitudini quotidiane e nelle malattie. Prenda per esempio solo il more ferarum. Se non fosse stato per questo giochetto da cagnolini, non sarebbe mai nata lidea del clistere; e neppure si misurerebbe la temperatura nellano. N la teoria sessuale infantile della nascita attraverso lano, che si esprime in mille forme nelle manifestazioni, sia sane sia morbose, di tutti gli uomini. Ma non voglio parlare di

questo, perch mi porterebbe troppo lontano. Preferisco addurLe un altro esempio. Ha presente il modo in cui corre una ragazza? Tiene dritta e tesa la parte superiore del corpo e scalcia indietro con le gambe, mentre il ragazzo avanza a grandi falcate e con il busto piegato in avanti, come se volesse trafiggere qualcuno che fugge innanzi a lui. Lei fa un grande uso della parola atavismo: non crede che questa strana differenza nel modo di correre sia forse un retaggio atavico dei tempi primordiali in cui luomo dava la caccia alla donna? O forse lEs a ritenere che laggressione sessuale deve avvenire da dietro, e che quindi sia bene che la donna scalci? difficile stabilirlo; ma ci mi porta a parlare di altre differenze, assai divertenti da osservare. Il maschietto, quando fa delle costruzioni per terra, sta in ginocchio, mentre la bambina si acquatta con le gambe ben divaricate. Il bambino cade in avanti, la femminuccia allindietro. Luomo seduto, quando cade un oggetto dal tavolo, cerca di afferrarlo chiudendo le ginocchia, la donna allargandole. Quando cuce, luomo fa dei grandi gesti per lungo e per largo, la donna, invece, dei delicati movimenti dal basso in alto, precisi, identici a quelli che compie durante il coito, mentre il bambino ficca maldestramente lago dallalto in basso, conformemente allidea infantile secondo cui la fecondazione avviene attraverso la bocca. Incidentalmente, ha mai pensato alla connessione fra il cucire e il complesso di masturbazione? Ci rifletta su un poco, la cosa Le servir e Lei giunger o alla conclusione che il cucire ricorda simbolicamente la masturbazione, oppure, come me, a convincersi che da essa deriva. E gi che sono venuto a parlare di vestiti, dedichi un attimo della Sua attenzione alla scollatura a forma di cuore della fanciulla, alla rosa e alla spilla, alla collana e alla gonna, che essa non indossa certo per rendere difficile latto sessuale, ma solo per mettersi in evidenza, per allettare. La moda ci insegna a capire le caratteristiche di certe epoche, di cui altrimenti nulla potremmo sapere. Per lunghi periodi la donna non usava portare mutande, e uomo e donna si dilettavano di fuggevoli unioni; poi si trov pi divertente darsi ai giochetti eccitanti e sinventarono le brache che, con la loro apertura, nascondevano i segreti solo a met; e infine, adesso, ogni donna porta delle eleganti mutandine di pizzo tutte chiuse: il pizzo per adescare, la chiusura per prolungare il giuoco. Ma osservi anche il cavallo dei calzoni delluomo, che indica il punto in cui c il cavallino pronto a partire; guardi alla pettinatura di moda, con la scriminatura e i riccioli: sono tutte creazioni dellEs, dellEs della moda e di quello di ogni singolo individuo. Ma torniamo alle differenze spicciole fra uomo e donna. Per raccogliere qualcosa da terra, luomo si china, la donna si accuccia. Luomo, solleva e porta i pesi con la muscolatura dorsale, la donna col bacino, a simbolizzare la gravidanza. Luomo si deterge la bocca da un angolo allaltro, come per dire lungi da me, la donna fa passare il tovagliolo dagli angoli verso il centro, perch vuole concepire. Luomo quando si soffia il naso, barrisce come un elefante, perch il naso un simbolo del suo membro, chegli fieramente ostenta; la donna usa il fazzoletto in modo delicato e discreto, perch le manca ci che al naso corrisponde. La fanciulla ferma il fiore con una spilla, luomo lo infila nellocchiello. La fanciulla preme il mazzo di fiori contro il suo seno, luomo lo tiene col braccio penzolante, a indicare che il fiore della fanciulla non ha niente che si spinga verso lalto, che ella non un uomo. I ragazzi e

gli uomini sputano, a mostrare che essi emettono il seme, le fanciulle piangono, perch il traboccare degli occhi simboleggia il loro orgasmo. O forse Lei non sa che pupilla significa bambina, e che quindi locchio un simbolo della donna, perch negli occhi ci si vede riflessi in piccolo? Locchio la madre, gli occhi sono i testicoli, perch anche nei testicoli ci sono dentro i bambini, e il raggio della passione che emana dagli occhi un simbolo maschile. Luomo sinchina, offrendo i suoi servigi, volendo con ci significare: La tua sola vista ha provocato in me il pi intenso piacere, e ora mi rilasso; ma fra pochi secondi sar di nuovo diritto, pieno del desiderio di godere nuovamente di te. La donna invece fa una piccola riverenza col ginocchio, a significare: Se ti vedo, cessa in me ogni resistenza. La bambinetta giuoca con la bambola, il maschio non ne ha bisogno: la sua bambola se la porta sotto il pancino. Vi sono tante abitudini cui noi non facciamo caso, ma che varrebbe la pena di osservare. Che cosa vorr significare luomo lisciandosi i mustacchi? Il naso il simbolo del suo membro, come ho gi detto, e attirando lattenzione sui mustacchi egli vuol fare notare che davanti a noi c un uomo sessualmente maturo, provvisto di pelo pubico; ma la bocca il simbolo della donna, e lisciandosi i mustacchi egli vuole perci anche dire: mi piacerebbe trastullarmi con una donnina. Un viso ben rasato deve dar lidea di uninfantile innocenza, poich il bimbo non possiede ancora il pelo pubico, ma allo stesso tempo deve significare la potenza, poich luomo con la sua stazione eretta simboleggia il fallo, e la testa rappresenta il nudo glande durante lerezione. Non se ne dimentichi, quando vede una testa calva, o quando le Sue amiche si lamentano di perdere i capelli: ci vuol significare la potenza virile, oppure linnocenza infantile di un neonato. Una donna, quando si siede, si tira gi il vestito, insinuando con questa sua mossa: Guarda pure come sono i miei piedi, ma io non ti permetto di vedere di pi, perch sono pudica!. Se deve sdraiarsi alla presenza di un estraneo, essa incrocia i piedi, senza eccezione alcuna, e questo significa: So che mi desideri, ma io sono armata contro laggressione. Provaci un po!. E tutti questi atti hanno un doppio senso: sono un giuoco per attrarre pur respingendo, per stuzzicare pur difendendosi, sono la rappresentazione mimata di quello strano: No, ma con cui la fanciulla allontana le mani troppo intraprendenti. No, ma! Oppure il fatto di portar gli occhiali: si vuol vedere meglio, ma non si vuole esser visti. L c una persona che dorme con la bocca aperta: pronta per concepire; eccone qui unaltra che dorme tutta raggomitolata come un feto. Quel vecchio cammina a passettini brevi perch vuole prolungare il cammino che lo condurr alla tomba; dorme male, perch le sue ore sono contate, e dopo dovr dormire anche troppo; diviene presbite, perch non vuol vedere quel che gli cos vicino, il nero funebre dei caratteri tipografici, il filo che le Parche taglieranno fra poco. La donna ha paura di ammalarsi se sta troppo a lungo in piedi durante le mestruazioni: lemorragia le ricorda chella non possiede nulla che stia eretto, che le manca la cosa migliore; in quei giorni essa evita di ballare, perch le proibito compiere latto sessuale, anche solo in forma simbolica. Perch Le ho raccontato tutte queste cose? Perch cerco di evitare una lunga spiegazione sul pomo dellEden. Eppure Gliela dovr ben dare una buona volta! Ma prima posso parlarle un poco dei vari frutti. Ecco la prugna, che cela dentro il

nocciolo il bambino, e la fessura appena accennata tradisce il suo carattere femminile. Ecco il lampone: non assomiglia ai capezzoli? O la fragola, che cresce ben nascosta nel verde dellerba, e occorre cercare prima di trovare quel dolce segreto nella parte pi riposta della donna. Ma attenzione: il voluttuoso godimento della clitoride si imprime sempre pi profondamente nel nostro essere, diviene oggetto di uno spasmodico desiderio, eppure lo si rifugge come una colpa. Ecco allora lorticaria, che in un modo centuplicato riproduce simbolicamente il desiderio, con tutti i suoi tormenti. La ciliegia? La trova sul seno, ma anche luomo ce lha sul suo albero, poich tutti i simboli sono bisessuali. Ed ecco la ghianda, ufficialmente riconosciuta dalla scienza, pur essendo cos strettamente imparentata con il porco, un animale che cela in s molti misteri. Vuole che Gliene sveli uno? La madre, in veste di educatrice, d del porcellino al suo bimbo che sinsudicia. Pu forse meravigliarsi se il bambino le risponde dentro di s: Se io sono un maialino tu sarai una scrofa!. E in effetti, per quanto ci le possa suonare ostico, il maiale uno dei simboli materni pi comuni. Il che ha un profondo significato, perch il maiale viene macellato, gli si taglia la pancia, ed esso squittisce. E una, forse la pi diffusa teoria infantile sul parto, quella secondo cui alla madre vien tagliata la pancia per estrarne il bambino: questa teoria confermata dallesistenza di una strana linea che va dallombelico al pube, e inoltre dalle grida delle donne durante il parto. Come la madre, cos anche il padre viene trasformato in un animale: un bue, naturalmente, perch, invece di avvicinarsi al figlio con amore, egli rimane insensibile alle sue arti seduttrici, e quindi deve venir castrato. E, per concludere, non deve dimenticare il fico, che in tutte le lingue simboleggia i genitali femminili: eccomi dunque tornato al mito del Paradiso. Che cosa pu significare il fatto che la prima coppia si sia fatta una cintura con le foglie di fico? E poi, perch la tradizione secolare ha trasformato questa cintura in ununica foglia di fico? Io non so leggere i pensieri degli aedi della Bibbia, e quindi azzardo solo qualche ipotesi scherzosa sulla foglia di fico che doveva ricoprire la nudit. Questa foglia ha cinque lobi, e cinque dita ha la mano: non si pu supporre che fosse la mano a nascondere ci che non si doveva vedere? Ma la mano sui genitali? L, dove non dovrebbe stare? Mi sembra uno scherzo dellEs: Dato che non ti permesso vivere liberamente nellEros, fa come ti insegna la natura, serviti della mano!. So di essere frivolo, ma ora devo finalmente diventar serio. Come Lei sa, si chiama pomo dAdamo la parte sporgente nella laringe delluomo; c dunque lidea che ad Adamo il pomo fosse rimasto conficcato in gola. Ma perch solo a lui, e non a Eva, che pur aveva mangiato anchessa il frutto? Lei laveva inghiottito, perch ne potesse nascere un nuovo frutto, un figlio; ma Adamo non poteva generare un figlio. Siamo cos caduti senza accorgercene in quel groviglio di idee sulla gravidanza e sul parto che assillano il bambino. Lei certamente ritiene che un bambino come si deve creda alla cicogna, e cos infatti avviene. Ma non dimentichi che il fanciullo crede anche in Ges Bambino, pur sapendo al tempo stesso che i regali glieli comprano i genitori nei negozi. Il fanciullo molto credulo, e nulla gli impedisce di venerare la cicogna e purtuttavia di sapere che i bambini si formano nel ventre materno. Lo sa, non pu non saperlo, perch due anni, tre anni prima, c stato lui

stesso in quel grembo. Ma come ne uscito, e come vi era entrato? Queste domande devono averci perseguitato tutti, in modo dapprima vago, poi sempre pi pressante. E una delle molte risposte che noi tutti, senza eccezioni, abbiamo trovato (dato che da bambini non si sa nulla dellutero e della vagina) che il bambino nasce da quellapertura da cui esce tutto ci che proviene dal ventre, lano. E come vi entra? Anche per questa domanda la mente infantile trova molte spiegazioni. Per lo pi essa tende a credere che il seme per un futuro bambino venga inghiottito, come il latte che si succhia dai bottoncini del seno. E da queste considerazioni, da queste continue ed eccitanti domande che il bambino pone a se stesso e cui poi da se stesso risponde, nasce il desiderio di succhiare il membro dellamato, di fumare, di baciare, un desiderio doppiamente cocente perch nella sua soddisfazione si risveglia il ricordo del seno materno e della beatitudine infantile; da ci deriva anche lidea di chiamare pomo dAdamo quella cartilagine sporgente nella gola delluomo. E, per concludere, si deve anche dire che da ci deriva quellingrossamento del collo, che tanto la preoccupa nella Sua bambina. Anche Lei da ragazzina aveva un collo grosso, mi creda, ma queste cose poi scompaiono; solo in quelle persone il cui Es tutto pervaso dallidea del concepimento attraverso la bocca e dalla paura di avere un figlio in pancia si sviluppa un vero gozzo, o il morbo di Basedow. Grazie a Dio, ho finito per oggi. Patrik Troll LETTERA XX Certo, mia cara amica, Le prometto di terminare oggi la storia della penna e della catena dellorologio. Ora devo cercare di scoprire perch il mio naso era intasato a destra; o il mio Es non desiderava sentire qualche odore, oppure voleva cancellare dal naso una vecchia impressione olfattiva. questo un mio caso personale, che pu non aver valore per molte altre persone: la mania ormai fanatica di proteggersi dalle malattie, e soprattutto dalla tubercolosi, ha indotto moltissima gente a considerare il naso soprattutto come un organo respiratorio, perch per loro respirare attraverso la bocca significherebbe tentare la Provvidenza; per altri il naso senzaltro un simbolo fallico; quindi le intenzioni dellEs vanno interpretate in modo diverso a seconda dei pazienti, quando ci si trova di fronte a qualche sintomo che concerne il naso. Quanto a me, se c qualcosa che non funziona nel mio naso, devo chiedermi che cosa non devo odorare, e, poich intasata la mia narice destra, ci che offende il mio olfatto deve trovarsi alla mia destra. Ma per quanto mi dia da fare, non riesco a trovare qualcosa che puzzi alla mia destra. Per la mia pluriennale fiducia nelle intenzioni dellEs mi ha reso astuto, e mi ha fatto escogitare ogni sorta di cavillose giustificazioni a sostegno della mia teoria. Cos ora mi dico: Se non c nulla che abbia un cattivo odore, c forse qualcosa che ti ricorda un qualche odore del passato. E subito mi viene in mente unincisione di Hans am Ende, che sta sulla parete alla mia destra, e rappresenta un paesaggio costiero, dalle acque poco profonde, con canneti e una barca a vela. Improvvisamente mi vedo davanti

Venezia, pur sapendo che lincisione riproduce un paesaggio del Mare del Nord, e da Venezia passo al leone di San Marco, e da qui a un cucchiaino da t che avevo usato qualche ora prima. E a un tratto mi sembra di sapere qual lodore da cui rifuggo: quando, molti anni fa, dopo una grave polmonite mi venne la nefrite, il mio olfatto si era talmente affinato che non potevo sopportare di usare i cucchiai, perch, per quanto fossero stati lavati con la massima cura, io sentivo ancora per delle ore o per dei giorni lodore dei cibi con cui erano stati a contatto. Sarebbe dunque questa la cosa da cui rifuggo, anche solo nel ricordo, la malattia nefritica? In realt, poche ore fa ho decifrato la storia clinica di una ragazza in cui figurava un vaso da notte puzzolente; ma a me lodore dellurina non d fastidio, e quindi non pu trattarsi di questo. Per questo ricordo mi porta ai miei giorni di scuola, a quel gabinetto comune, col suo acre odore di ammoniaca, che mi sembra di sentire ancora come fosse oggi: e il solo pensiero di quel periodo mi disturba ancor oggi. Come Le ho gi raccontato, di quellepoca ho dimenticato quasi tutto; so per che, pur avendo gi dodici o tredici anni, avevo ancora labitudine di bagnare il letto, e temevo quindi di essere deriso dai compagni, il che del resto non avveniva quasi mai, o al massimo si limitava a qualche lieve canzonatura. Mi torna in mente lamicizia appassionata che ho nutrito per luno o per laltro compagno: in questi affetti il contenuto sessuale era rimosso, e trovava quindi espressione nelle fantasie. Ripenso al momento in cui imparai a masturbarmi, e poi a una scarlattina, che condusse alla mia prima malattia renale; mi viene in mente che Hans am Ende era mio compagno di scuola e che anchegli aveva avuto la scarlattina; e dietro a tutte queste cose si profila sempre pi chiaramente unombra, limago materna. Io ero un figlio di mamma, un pulcino allevato nella stoppa, e ho molto sofferto per la separazione da mia madre quando mi mandarono a scuola. Ora mi arresto; ma anche qui mi viene in aiuto un fatto che ho spesso osservato nei miei tentativi di tenere a galla la mia teoria dellEs: proprio dove cessano le associazioni si trova la soluzione dellenigma. Quindi si tratta di mia madre. Avrei potuto immaginarlo, poich in me tutto ci che sta a destra connesso con la madre. Ma, per quanto ci pensi, non riesco a ricordare di aver percepito in lei un qualche odore sgradevole; anzi non ho alcun ricordo olfattivo che sia connesso con lei. Provo dapprima con il nome Hans (Hans am Ende); cos si chiamava il mio fratello maggiore, che molto legato ai miei ricordi di scuola. E improvvisamente, un altro nome viene a collocarsi davanti al suo: Lina. Cos si chiamava mia sorella, quella di cui Le ho gi parlato a proposito dei miei giochetti sadici infantili. E allora emerge anche la sensazione olfattiva, bench non sia affatto un odore sgradevole, ma anzi un odore inebriante, indimenticabile. Di quella volta (avevamo undici e dodici anni) non riesco a ricordare leccitazione che avevo provato, ma quellodore lho incontrato unaltra volta nella vita, e da allora so quanto sia travolgente per me quella sensazione. A questo si riallaccia subito un altro ricordo: poco tempo dopo, Lina mi aveva iniziato ai misteri delle mestruazioni; mi aveva fatto credere di essere tisica, mostrandomi il sangue, e poi aveva riso di me, del mio spavento, spiegandomi il significato di quella emorragia.

A questo punto la mia narice si liber, e quello che aggiunger ora serve solo a chiarire il nesso delle associazioni. In primo luogo mi viene in mente che cosa significa per me Hans am Ende: tutti i membri della mia famiglia sono morti, e mio 16 fratello Hans stato lultimo, Hans am Ende. con questo fratello che ho compiuto il mio unico viaggio in barca a vela, e ci si collega alla barca a vela dellincisione di Ende. Dopo, mi si chiarisce il rapporto, dapprima oscuro, fra il mio complesso e limago materna. Mia madre si chiamava Lina, come mia sorella: tanto pi mi stupisco di non ricordare di lei alcuna impressione olfattiva mentre ne ho di cos vivide di mia sorella, e cos ricomincio a fare il giocoliere con le idee. Quando due cani sincontrano, si fiutano vicendevolmente il deretano, ed chiaro che essi accertano attraverso il naso se provano o meno una simpatia reciproca. Chi provvisto di senso dellumorismo ride, come fa Lei, di questa abitudine canina, chi ne manca la trova disgustosa. Ma il Suo senso dellumorismo regger se io affermo che anche gli uomini si comportano cos? Sapr anche Lei, per Sua personale esperienza, che una persona che puzza potr avere tutte le buone qualit del mondo, ma fondamentalmente risulter antipatica; solo non si deve dimenticare che quello che per luno un odore disgustoso, per laltro un profumo celestiale. Da brava madre osservatrice Lei avr notato come anche il bambino giudichi cose e persone con il suo olfatto. vero che secondo la scienza sono la lingua e la bocca il banco di prova di ci che gradevole o sgradevole, ma la scienza ne dice tante di cose, e noi non dobbiamo preoccuparcene. Io sostengo che luomo si serve del suo naso in modo assai pi intenso e, se si vuole, assai pi disgustoso del cane, per stabilire ci che gli va e ci che non gli va. In primo luogo c lodore del grembo femminile e del sangue che ne esce: una delle prime impressioni che colpiscono luomo. Gliene avevo gi parlato, per spiegarLe il significato del calore periodico. Poi viene lepoca in cui il naso del nuovo cittadino del mondo si occupa principalmente dellodore dei propri escrementi, alternandolo di tanto in tanto con il sentore del latte e del pelo ascellare materno, mentre perdura vivissima la penetrante e indimenticabile impressione olfattiva del sangue delle lochiazioni. Nel periodo successivo al parto la madre rivive i propri ricordi di quando lei stessa era neonata, e ci le d modo di trasferire sul lattante il suo amore di s; si risveglia in lei la gradevole sensazione, da lungo tempo obliata, dellodore dei pannolini. Inoltre la madre aspira i vari odori che provengono dai capelli e da tutto il corpo del piccino. Tutto questo dura per un bel po, poich il bambino piccolo e la madre grossa, cosicch ogni volta che maneggia il figlio essa per prima cosa si rende conto, con la vista e con lolfatto, dei suoi capelli, cosa tuttaltro che trascurabile, perch un ammasso simile di peli si trova proprio attorno agli organi dellamore. Quanto al bambino, esso cambia il suo terreno dindagine: nei primi anni di vita annusa particolarmente i piedi e le gambe, perch lui piccolo e gli adulti sono grandi. Tenga bene in mente, mia cara, che il bambino impara per prima cosa a conoscere e ad amare le gambe delle persone: un fatto importante, che spiega
16 Hans am Ende significa letteralmente in tedesco Hans alla fine [N.d.T.].

molte cose, e che non viene mai tenuto presente. Poi vengono degli anni (e anche sommando assieme tutti i fuggevoli momenti in cui i cani si annusano a vicenda, si sarebbe ben lungi dal raggiungere la durata complessiva di questo periodo), degli interi anni impiegati dal bambino quasi ininterrottamente ad annusare ci che avviene nella zona addominale degli adulti. La cosa gli piace immensamente, e anche noi la troviamo commovente: quale scrittore sensibile, infatti, si lascerebbe sfuggire loccasione di descrivere il fanciullo, o luomo, che nasconde la testa nel grembo della madre, o dellamata? Il che, spogliato della veste poetica, significa pressappoco che ficca il naso fra le gambe di lei. Per quanto volgare, tutto ci spiega lorigine dellamore nei bambini e dellamore per la donna: la natura dispone di meravigliose vie per spingere luomo nelle braccia della donna; e questa quella da cui tutte si dipartono. Ma questo cosa centra, mi chieder Lei, con il fatto che io non rammenti alcuna impressione olfattiva di mia madre? abbastanza semplice: se il bambino veramente costretto per anni, dalle circostanze, a percepire col naso tutto ci che avviene nelladdome materno, dovr anche accorgersi degli strani mutamenti di odori che si verificano nella donna ogni quattro settimane; e dovr anche certamente risentire della tensione emotiva cui soggiace la madre durante le mestruazioni. Quellatmosfera impregnata di sangue lo avvolge, accrescendo il suo desiderio di incesto: da queste impressioni eccitanti sorgono ogni sorta di conflitti interiori, bench oscuramente percepiti, cui si collegano profonde e dolorose delusioni, rese pi intense dalle sofferenze che provocano in lui i malumori, i capricci, le emicranie della madre in quei giorni. C dunque da meravigliarsi che io abbia preso la strada della rimozione? Non Le sembra ovvio ci che dico? Ma pensi allora che certe persone affermano di non aver saputo nulla delle mestruazioni fino allet adulta. Sono molte persone, se non minganno, o forse si tratta di quasi tutti? Dove hanno dunque lasciato il loro naso? E che cosa succede alla memoria delluomo, se dimentica, se deve dimenticare simili esperienze? E poi ci si meraviglia che luomo abbia un odorato cos debole: ma che cosa avverrebbe in lui se non ostruisse il suo naso con tutte le forze del suo inconscio? Ve lo costringe limposizione degli adulti a non conoscere nulla sulle cose del sesso, ve lo costringe la reticenza imbarazzata e vergognosa della madre di fronte a certe curiosit del figlio: nulla infatti pi umiliante che il vedere limbarazzo di una persona amata per qualcosa che noi le abbiamo detto con franchezza e semplicit. Non sempre necessario che siano delle parole a intimidire il bambino: i movimenti involontari, gesti appena accennati e certi imbarazzi possono avere su di lui un effetto molto pi profondo. Ma come potrebbe una madre evitare di apparire imbarazzata? destino della madre ferire il proprio figlio nei suoi sentimenti pi profondi, e non c buona volont o previdenza che lo possa anche minimamente impedire. Ah, mia cara amica, quante cose tragiche nella vita attendono ancora il poeta che le canti! E forse questo poeta non ci sar mai. Si dimentica quello che ci penoso sopportare, e se una cosa non la si dimentica vuol dire che non era per noi insopportabile: deve ben riflettere su questa affermazione, che rovescia molte opinioni correnti. Noi dimentichiamo di essere stati

un tempo nel corpo materno, perch terribile pensare che siamo stati espulsi dal Paradiso, ma anche terribile il fatto di esser vissuti un tempo nelle tenebre di una tomba; dimentichiamo in che modo siamo venuti al mondo, perch stata insopportabile la paura di soffocare; dimentichiamo i nostri primi passi, perch stato terribile il momento in cui la mano materna ci ha abbandonato, e anche perch la beatitudine di questa prima azione indipendente ci ha talmente sopraffatti che non ne possiamo conservare il ricordo. Come potremmo sopportare il ricordo di aver sporcato per anni pannolini e mutandine? Pensi alla vergogna che prova se trova una macchiolina scura nella Sua biancheria, pensi al Suo sconvolgimento se per strada non riesce a trattenere ci che spetta alla latrina! E che cosa dobbiamo fare del ricordo di quelle persone cos orribilmente forti che ci scagliavano in aria, che ci sgridavano senza che noi potessimo dire la nostra, che ci picchiavano e ci mettevano nellangolino, noi che ora siamo commendatori, dottori o anche semplicemente liceali? Non possiamo sopportare che questa creatura che si chiama madre un giorno ci abbia rifiutato il seno, questa persona che sostiene di amarci; che ci ha iniziato alla masturbazione per poi punirci perch la praticavamo. E, ahim, piangeremmo fino a morirne se ricordassimo che un tempo cera una madre che si curava di noi, e sentiva con noi, mentre ora siamo soli e la madre non labbiamo pi. E per colpa nostra! Che ci si dimentichi di essere stati a conoscenza delle mestruazioni, su cui lodorato ci ha edotto nella primissima infanzia (oppure la vista del sangue, degli assorbenti, del vaso da notte, oppure i litigi, le emicranie e le cure mediche cui abbiamo assistito), che si dimentichi totalmente tutte queste cose non ci deve meravigliare pi del fatto che si perde ogni ricordo delle masturbazioni dei nostri primi anni di vita. E c per lo meno un motivo comune che spiega queste due lacune della nostra memoria: la paura della castrazione. Ricorda che io ho affermato come la paura della castrazione sia connessa con il senso di colpa derivante dalla masturbazione e dal divieto che incombe su di essa? Ma lidea che i genitali ci possano venire asportati deriva dalle prime constatazioni sulle differenze fra i sessi, perch da bambini consideravamo i genitali femminili come una ferita provocata dalla castrazione: la donna non era che un uomo evirato. Questa idea si trasforma in certezza grazie alla percezione olfattiva della emorragia mestruale. Le emorragie ci fanno paura perch suscitano in noi il timore di poter essere trasformati in donna. Per cancellare il ricordo di queste emorragie dobbiamo uccidere il nostro olfatto e liberarci anche del ricordo dellodore del sangue. Ma non ci riusciamo, riusciamo soltanto a rimuovere. E questa rimozione si serve della vita per imporre il divieto di praticare rapporti sessuali durante le mestruazioni: poich la donna che perde sangue risveglia il nostro complesso di castrazione rimosso, noi evitiamo il contatto con la donna ferita. Qui entra in giuoco anche un altro complesso rimosso, anchesso legato con il senso dellolfatto; il complesso della gravidanza e della nascita. Ricorda che un giorno Le chiesi se non avesse notato nulla delle gravidanze e dei parti di Sua madre? Lei era reduce da una visita a Sua cognata Elisabetta che aveva appena partorito, e aveva ancora addosso quel caratteristico odore delle puerpere. No, mi rispose non ne conservo alcun ricordo. Laveva colta di sorpresa anche la

nascita del Suo ultimo fratello, bench, coi Suoi quindici anni, sapesse ormai da tempo come nascono i bambini. Com possibile che un figlio non veda che la madre diventa sempre pi grossa? Come pu un figlio credere alla cicogna? N luna n laltra cosa sono possibili. I bambini sanno di esser venuti fuori dalla pancia di mamma, ma sono costretti, da loro stessi e dagli adulti, a credere alla storia della cicogna; i bambini vedono che la madre singrossa, che improvvisamente le vengono dei dolori alla pancia, che mette al mondo un figlio, che perde sangue e che quando si alza dal letto di nuovo sottile; i bambini sanno di ogni gravidanza materna e non sono mai sorpresi dalla nascita di un fratellino: ma tutte queste conoscenze e tutte queste impressioni vengono rimosse. Se pensa a quali energie si devono impiegare per spinger lontano tutte queste impressioni e le conclusioni che se ne traggono, comprender un po meglio quel che io intendo affermando che la rimozione lattivit principale della vita. E quel che io dico qui a proposito della gravidanza e del parto avviene ad ogni minuto nella vita di un uomo anche per altri complessi. Non si pu entrare in una stanza senza mettere in moto il meccanismo della rimozione, senza eliminare dalla coscienza questa o quella impressione sui mobili, sui ninnoli, sui colori, sulle forme di ci che c dentro. Non si pu leggere uno scritto, non si pu vedere un viso, non si pu ascoltare un discorso senza rimuovere continuamente, senza rifiutare dei ricordi, delle fantasie, dei simboli, delle emozioni, dellodio, dellamore, del disprezzo, della vergogna e dellemozione. E ora, mia cara, pensi un po che il materiale rimosso non viene distrutto, ma rimane, anche se relegato in un cantuccio da dove un giorno uscir fuori; oppure viene solo spostato cosicch, non essendo pi illuminato dal sole, non sembrer pi rosso brillante, ma nero. La rimozione agisce incessantemente sui fenomeni e li trasforma: ci che ora per locchio un dipinto di Rembrandt viene rimosso, e ricompare nello stesso istante sotto forma di giuoco con la catena dellorologio, di una bollicina sullangolo della bocca, di un trattato sulla castrazione, della fondazione di uno Stato, di una dichiarazione damore, di rabbia, di stanchezza, di una fame improvvisa, di un abbraccio o di una macchia dinchiostro. Rimuovere significa trasformare, edificare e distruggere civilt, creare la Bibbia e la favola della cicogna. E unocchiata nei segreti della rimozione ci confonde talmente le idee che bisogna chiudere gli occhi e dimenticare addirittura che la rimozione esiste. Patrik Troll LETTERA XXI Lei si lamenta perch non ho mantenuto la promessa, e non finisco mai la storia della catena dellorologio. Non La credevo cos sciocca da credere alle mie promesse! Ha molto pi ragione di rimproverarmi perch continuo a divagare, e non porto mai a conclusione gli argomenti iniziati. Stavo parlando della rimozione delle sensazioni olfattive al momento della nascita e non ho neppure aggiunto che lacre odore delle lochiazioni, per quanto ogni altra cosa gli possa essere accuratamente celata, viene percepito dal bambino, e che quindi egli raccoglie inevitabilmente delle

esperienze sul parto attraverso il naso; n ho spiegato abbastanza chiaramente perch queste sensazioni olfattive scompaiono dalla memoria cosciente. Perch succede questo? In primo luogo perch la madre, i genitori, gli adulti proibiscono al bambino di comprendere simili cose; forse non glielo proibiscono espressamente, con le parole, ma con il tono delle parole stesse, con linflessione della voce, con un certo strano imbarazzo che non manca di sorprendere il piccolo. infatti destino delluomo vergognarsi di essere stato generato e messo al mondo in modo umano: una realt che sente pericolosa per il suo orgoglio, per la sua rassomiglianza con Dio. Egli vorrebbe tanto essere stato concepito divinamente, vorrebbe tanto essere Dio, e in fin dei conti lo era, era un Dio onnipotente quando si trovava nel ventre materno. Egli si trova allora unorigine divina mediante la religione, si inventa un Dio padre ed esalta la rimozione dellincesto fino a credere nella Vergine Maria e nellImmacolata Concezione, o finch ha trovato conforto in qualche scienza. Definisce con disprezzo come atti animaleschi laccoppiamento e il concepimento, per poter dire che egli non un animale che non ha forme animali, che quindi figlio di Dio ed stato concepito divinamente; e poich ci non gli riesce, circonda questi fatti con un ambiguo alone di mistero, per ottenere il quale, egli, come Giuda, deve tradire il suo amore. E giunge addirittura al punto che non si vergogna di insozzare il momento dellunione fra uomo e donna con menzogne inverosimili, come se non si trattasse di un momento celestiale. Tutto vorrebbe essere luomo, tranne che semplicemente uomo. Laltro motivo per cui rimuoviamo il complesso olfattivo connesso con il parto, rinnegando quindi il nostro pi caratteristico ornamento, il naso (ci che infatti ci distingue dagli animali , in fin dei conti, il naso), il fatto che noi non sopportiamo lidea di avere una madre. Oh, deve comprendermi: fin quando ne siamo soddisfatti, fin quando essa si comporta come piace a noi, la riconosciamo certo come madre. Ma se appena ci viene in mente che essa ci ha generati, noi la odiamo. Non vogliamo sapere che ha sofferto per noi, questa idea ci insopportabile. O forse non ha mai visto come i Suoi bambini sono sconvolti, angosciati, se La vedono triste, o se La scorgono piangere? Certo, io so bene che mia madre mi ha partorito, e ne parlo come della cosa pi naturale del mondo. Ma il mio cuore non lo vuol riconoscere, vi si ribella, dice di no. Questo fatto pesa a volte come un macigno sul nostro cuore: per il ricordo inconscio di quella lotta per respirare subito dopo la nascita, dice la nostra ignorante sapienza analitica. No, ci sussurra il folletto cattivo sono i tuoi peccati contro la madre, che ti ha generato, i peccati mortali dellingratitudine, dellincesto, dello spargimento di sangue, dellomicidio. Hai fatto quel che dovevi perch bene te ne venisse, perch tu potessi vivere lunghi anni su questa terra?. Questa mano mi ha accarezzato, mi ha offerto cibo e bevanda, e io a volte lho odiata, lho spesso detestata perch mi guidava; questa pelle mi ha riscaldato, e io lho odiata, perch ero troppo debole per rinunciare volentieri al suo calore e alla sua attraente morbidezza, e quindi le ho attribuito in mala fede ogni sorta di rughe e di brutture per sfuggire alla tentazione: io, Giuda! Questa bocca mi ha sorriso e mi ha parlato, e io spesso lho odiata perch mi sgridava; questi occhi mi hanno sorriso e mi hanno parlato, e io li ho odiati; questo seno mi ha nutrito e io lho morso coi denti; in

questo corpo io ho abitato, e io lho lacerato. Matricidio! Lei lo sa, lo sente come me: non c mai stato uomo che non abbia ucciso sua madre. E per questo non vogliamo riconoscere che la madre ci ha generati: vi crediamo con la bocca, non col cuore. Il sangue che abbiamo versato invoca vendetta dal cielo, e noi fuggiamo, fuggiamo dallodore del sangue. Mi viene in mente anche un terzo motivo per cui evitiamo il ricordo del puerperio e preferiamo distruggere il nostro senso pi caratteristico, lolfatto: langoscia della castrazione. So di annoiarLa, ma che cosa ci vuol fare? Se vuol sapere fino in fondo la mia opinione io devo anche ripetermi. Lidea della castrazione permea di s tutta la nostra vita, proprio come le lettere dellalfabeto: come la a e la b si ripresentano continuamente nel discorso, cos riemerge ogni momento in noi questo complesso, la paura di diventare donna. E se mette insieme la a e la b, avr la parola ab, e spero che 17 rider come me dei giuochi di parole dellinconscio! Ma tempo di portare a termine le mie osservazioni sulle teorie infantili sul parto, altrimenti non usciremo mai da questo groviglio. Le ho gi detto che il bambino sa che si vive nel ventre materno prima di venire al mondo, e tanto meglio lo sa quanto pi piccolo. E fra laltro, a che non lo dimentichi, provvede anche la Bibbia con le parole: E il bambino saltava nel suo grembo. Talvolta la sede del nascituro viene precisamente localizzata sotto il cuore, cio nello stomaco. Provi a dirlo, alloccasione, al Suo medico: la cosa gli pu essere utile sia per informazione sia a scopo terapeutico, soprattutto per i disturbi gastrici, dalla nausea fino al cancro allo stomaco. E lesperimento sar utile anche a Lei, per conoscere meglio il Suo dottore: se reagisce con unalzata di spalle, se ne cerchi un altro, perch il Suo ormai fuori moda, per quanto capace possa essere; e so che per Lei non c nulla di pi sgradevole che rimanere indietro rispetto alla moda Ogni tanto compare anche lidea che la gravidanza abbia sede proprio nel cuore: Le ho raccontato di un caso in cui questa idea aveva condotto a una vera e propria malattia, ed era rimasta ben salda fino al momento dellanalisi. Le persone che hanno creduto a questa idea nellinfanzia, se la cavano male. Allidea assurda, infatti, che viene dalle espressioni amorose: io ti porto nel cuore e tu sei il figlio del mio cuore, si collega loscura e terribile consapevolezza di aver veramente spezzato il cuore della madre. E anche questo dovrebbe sapere il Suo medico, per i suoi malati di cuore. Per rivelarLe tutte le possibili manifestazioni della follia infantile aggiunger ancora che so da persone malate agli occhi come esista anche lidea che la gravidanza abbia luogo negli occhi: pensi solo alla parola pupillo, derivante dal fatto che la madre chiama il bimbo pupilla dei miei occhi. O forse lespressione pupilla dei miei occhi deriva dal fatto che questa teoria talmente diffusa che si affermata anche nel linguaggio? Non saprei dirlo. Basta: secondo lidea dominante, comunque, la gravidanza ha sede nel ventre. E, se prescindo dalle fantasie sullo scoppio o sul taglio della pancia o sul parto attraverso lombelico o mediante il vomito, lidea infantile pi diffusa che i bambini
17 Ab il prefisso tedesco che entra nella composizione di molte parole, e che indica sempre (come l'omonimo prefisso latino) separazione e allontanamento; in questo caso l'autore si riferisce certamente al verbo abschneiden (tagliar via) intorno al quale s'impernia il discorso sulla castrazione [N.d.T.].

vengano alla luce attraverso lano. Glielho gi detto, ma Lei deve imprimerselo bene nella memoria: su questa teoria si fondano infatti tutte le costipazioni, ma anche tutte le tendenze alla parsimonia, quindi anche il baratto e il commercio, il senso della propriet, e, per finire, il senso dordine, e cos pure molte altre cose. Lei non deve ridere, mia cara, a queste mie affermazioni: appena le ho proferite, sembrano anche a me delle enormit, eppure sono vere. LEs non si preoccupa affatto del nostro gusto, del nostro intelletto, del nostro modo di pensare; esso pensa a modo suo, con la sua testa, e si diverte a giocare con i concetti, cosicch tutti i nostri ragionamenti vanno a ramengo. Per me esso dice un bambino equivale a quel salamino che tu produci, o uomo; equivale al denaro che possiedi s, e ho dimenticato che equivale anche a quel codino che contraddistingue il maschietto dalla bambina, e che io, per mio capriccio, ho messo davanti invece che dietro. Dal dietro ne faccio venir fuori uno ogni ventiquattrore, e poi lo castro; davanti invece lo lascio a quelli che riconosco come homines, e agli altri lo tolgo, obbligandoli a cancellarlo, a tagliarlo, a strapparlo via: infatti ho bisogno anche delle donne. Di tutte queste cose Le ho gi parlato varie volte, ma val sempre la pena di ripeterle. Ora vediamo un po quali sono le idee del bambino sul concepimento. In primo luogo dobbiamo spiegarci come egli possa trovare il tempo e loccasione per riflettere. Il mondo esterno ha tante cose interessanti da offrire a un cervello infantile che bisogna ci sia qualcosa che lo costringa a starsene tranquillo, per dargli agio di elaborare le sue impressioni. E ora dovrei proprio ricordarLe il piccolo trono da cui viene dominata ogni casa, non appena ospita fra le sue mura un fantolino. Mi sono chiesto da molto tempo come mai nessun sapiente si sia ancora preso la briga di esaminare il significato del vasino nella vita umana, e la cosa mi risulta doppiamente incomprensibile da quando Busch ha richiamato lattenzione su di esso con i suoi versi classici: Da un oscuro impulso animato, Luomo ha il gabinetto inventato. E realmente, impossibile sopravvalutare limportanza di questo recipiente, che si presta per tutta la vita alla soddisfazione delle nostre esigenze fisiologiche, e anche appaga, grazie al prolungamento volontario dellincombenza, il nostro desiderio di una profonda e solitaria meditazione. L, per cominciare, c il rito quotidiano dei nostri primi anni. Non so dirLe quante volte io abbia visto, volente o nolente, unintera famiglia, il padre severo, la madre pudica, i figli bene educati, assistere allevacuazione del pi piccolo con silenziosa devozione, interrotta solo ogni tanto da un qualche mugolio dincoraggiamento. E, se non sbaglio, era la Sua piccola Margherita che sapeva fare in modo di dover andar di corpo ogni volta che cerano ospiti. Come riusciva poi graziosamente a trattenere intorno a s uomini e donne con un gentile, ma fermo rifiuto di portare a termine la faccenda, e come sapeva infine mostrare, sollevando vezzosamente la camicina, i propri misteriosi e sonnecchianti tesori, non mancando

mai, a chiusura dello spettacolo, di attrarre lattenzione sul sederino con una graziosa riverenza! Un simile comportamento frequente, la regola nei bambini. E poich, per ragioni di decenza, alle cose che non riconosciamo volentieri come nostro patrimonio comune vogliamo trovare dei nomi scientifici per poterle considerare come tendenze morbose a cui noi, per quel che ci riguarda, guardiamo da lontano con orrore e commiserazione, abbiamo definito esibizionismo questo impulso a mostrare agli altri le nostre parti segrete. Non ho nulla contro questa definizione; ma ora, medici, giuristi, teologi, e purtroppo anche quella casta prostituta che si chiama societ, hanno deciso che esistono gli esibizionisti. Sarebbero cio persone in cui la tendenza a esibire le proprie parti sessuali patologicamente sviluppata. Ma una tesi contro cui desidero difendermi: in realt avviene per gli esibizionisti ci che avviene per tutti gli altri gruppi etichettati con la desinenza isti: masochisti, feticisti, ecc. Si tratta di persone essenzialmente non diverse da noi che ci consideriamo sani: la sola differenza che noi lasciamo manifestare il nostro istinto, il nostro ismo, il nostro esibizionismo, solo nelle forme permesse dalla moda, mentre lista non segue la moda. Qualche anno fa cera un uomo che andava di casa in casa alle sei del mattino, suonava il campanello e, quando la domestica veniva alla porta, egli apriva il suo ampio mantello militare, lunico indumento che aveva addosso, presentando alla orripilata fanciulla il suo membro in erezione, cui, perch fosse pi visibile, aveva appeso una lanterna. Questo era bollato come fenomeno morboso, come esibizionismo. Ma perch non si definisce tale anche un abito da sera, che certo non avaro nel mostrare il suo contenuto, e il ballo, che certamente una rappresentazione simbolica del coito, o per lo meno delleccitazione erotica? Certo dei fanatici farisei della castit affermano che si balla solo per fare del moto, ma a questa difesa unilateralmente esagerata della morale io risponder con un attacco altrettanto unilateralmente esagerato alla morale stessa, dicendo che ogni forma di moto, si tratti della danza, del camminare o del tirar di scherma, viene praticata per motivi erotici. Oggi si portano dei calzoni abbastanza larghi, ma un paio di secoli fa non erano mai stretti abbastanza, in modo che si potesse apprezzare anche a distanza la forma dellorgano virile; e i lanzichenecchi dellepoca della Riforma avevano i testicoli abbondantemente delineati sul davanti del loro costume, e inoltre vi cucivano sopra un bastoncino di legno con la punta coperta di panno rosso. E oggi? Osservi un po come si comporta il fumatore novello, come mette rapidamente la sigaretta dentro e fuori della bocca. Osservi come fa una signora a salire sulla carrozza, e poi venga ancora a parlarmi del carattere morboso dellesibizionismo! Le donne lavorano alluncinetto: questo esibizionismo; gli uomini vanno a cavallo: questo esibizionismo; linnamorata infila la sua mano sotto il braccio dellamato: questo esibizionismo; la sposa porta una coroncina e un velo: sono simboli esibizionistici della prossima notte nuziale. Avr certo notato come per me esibizionismo e simbolizzazione siano parenti stretti: mi considero infatti autorizzato a chiamare esibizionismo il lavoro a uncinetto e qualsiasi lavoro di cucito, perch lago, cio il membro, viene infilato nella maglia,

nel buco; lequitazione una forma di esibizionismo, perch la identificazione fra donna e cavallo profondamente radicata nellinconscio di ogni pensiero; e che la coroncina nuziale rappresenti la vagina e il velo nuziale limene, non occorre neppure dirlo. Le certo chiaro lo scopo di questa mia digressione sullesibizionismo: intendevo dire che non c una differenza fondamentale fra il sano e il malato, e che dipende dallarbitrio di ogni medico e di ogni paziente definire o no patologiche certe determinate cose. proprio necessario che il medico tenga presente questo principio, altrimenti egli finir per perdersi sullimpervio sentiero del voler guarire, e questo un fatale errore, dato che in ultima analisi lEs che guarisce, mentre il medico si limita a curare. Unaltra volta potremo forse indugiare su questo argomento, ma oggi ci sono alcune altre cose che mi premono. C una specie di controparte dellesibizionismo, il voyeurismo; con questo termine sintende, a quanto pare, limpulso a cercar di vedere ogni sorta di cose che abbiano a che fare col sesso. E anche a questo impulso si fatto lonore di considerarlo patologicamente sviluppato nei cosiddetti voyeurs: come ho gi detto, una questione di gusti. Non mi piace la gente che ostenta dignorare lerotismo, n credo alla sincerit della mossa con cui la direttrice del collegio si protegge con lombrellino aperto dalla vista delle allieve che si bagnano nel fiume. certo che entrambi questi impulsi, quello a mostrarsi e quello a guardare, hanno grande importanza nella vita e influiscono sullumano e sul troppo umano. Immagini che questi due impulsi tanto perversi scompaiano dalla vita; che cosa accadrebbe? Dove andrebbe a finire il dramma, con il teatro e il sipario che si alza, la chiesa con i suoi matrimoni, il giardino con i suoi fiori, la casa con lornamento dei mobili e dei quadri? Mi creda, a volte non so proprio se ridere o piangere. E quando mi trovo in questo stato danimo, i miei occhi si fanno pi acuti e a poco a poco mi placo pensando che queste cose per me sono importanti e mi forniscono un pretesto per intrattenerLa. Patrik Troll LETTERA XXII Grazie, mia cara; questa volta si orientata subito. La storia della piccola Elsa, che viene a dire buonanotte agli ospiti in camicia da notte, e che alle parole della madre: Vergognati, Elsa, non ci si presenta in camicia da notte quando c gente! risponde sollevando prontamente la camiciola per nascondere la sua onta, si adatta perfettamente alla nostra collezione; ed Ernesto, che ha fatto un buco nella veste della sorellina, per poter sempre vedere come lei fatta l sotto, illustra bene il significato dellabitudine di praticare un foro nel sipario dei teatri. Forse ci laiuta a capire perch ho accostato il teatro allesibizionismo e al voyeurismo: gli attori rappresentano veramente un atto, un atto sessuale simbolico. Ed ecco anche la mia risposta alle Sue obiezioni sulla perversione multiforme dei bambini: io continuo a sostenere che questa perversione multiforme costituisce una caratteristica comune a tutti gli uomini, qualunque et essi abbiano, e non mi lascio

minimamente metter nel sacco da quanto Lei dice. Che entrambe queste perversioni, lesibizionismo e il voyeurismo, si possano certamente riscontrare in ogni bambino, questa una cosa indubbia. E non voglio affatto negare limportanza del fatto che i bambini al di sotto dei tre anni abbiano una spiccata preferenza per questo genere di perversioni: vi ritorner in seguito, perch devo spiegarLe nel modo pi convincente come la natura si serva di quei primi tre anni dimenticati per fare del bambino uno schiavo e un artista dellamore. Ma quel che vale per il bambino vale anche per ladulto: non si pu certo negare che lamante ami vedere nuda la sua amata, e che a lei non dispiaccia mostrarsi, e anzi si pu considerare il contrario come un inequivocabile sintomo morboso. E non ho certo bisogno di dirLe che in queste faccende una parte non indifferente spetta al vaso da notte. Ma non buffo che studiosi, giudici, signore, di giorno dimentichino totalmente ci che hanno essi stessi fatto durante la notte? E ci accade anche a noi medici, che ci immaginiamo liberi da ogni pregiudizio. Il detto: Chi accusa si accusa proprio una verit, e si dimostra tale fin nei minimi particolari. Gli uomini si comportano sempre come quel tale che ha rubato, e ora il primo a gridare a squarciagola: Al ladro, al ladro!. Del resto la perversione non coinvolge solo il senso della vista. Sembrer matto a parlare di un esibizionismo auditivo e olfattivo, di un voyeurismo del tatto e dellodorato, e invece mi riferisco proprio a delle realt concrete. Non solo il ragazzo a orinare in modo rumoroso, a conferma della sua mascolinit; anche ladulto fa qualcosa di simile nei suoi giuochi amorosi. Anche Lei conosce per esperienza la curiosit o la rabbia addirittura morbosa con cui si spiano i sussurrii amorosi o gli ardenti gemiti di una coppia in luna di miele, nellattigua stanza di un albergo, lo sciacquio che fanno nel lavarsi, il caratteristico rumore della porta del comodino che sbatte, il gorgoglio argentino dellurina. Le madri imitano questo rumore quando, con il loro pss, pss, incitano il bimbetto a eiaculare la sua pip, e anche noi medici ricorriamo tutti allespediente di aprire il rubinetto se vediamo che il paziente si vergogna di usare il pitale in nostra presenza. E che parte importante hanno le scorregge nella vita umana! Lei non la sola, mia cara amica, che leggendo questa mia frase sorrider divertita al ricordo di qualche divertente esplosione. Certo, sono convinto che la Sua amica Katinka, se le desse da leggere questa mia lettera, reagirebbe tutta compunta con un puah! e non vorrebbe pi andare avanti, e che il consigliere Pesomassimo, che ha da lungo tempo sotterrato il senso dellumorismo nelle untuose pieghe della sua bocca blaterante, mi darebbe acidamente del porco. Ma lira, non meno del riso, tradisce unemozione, e mostra che lesibizionista delludito ha incontrato un voyeurista delludito. Dal peto si pu passare senzaltro a ci che avviene nella zona dellolfatto. Lascio a Lei di pensare a tutti gli odori gradevoli e sgradevoli che promanano dalluomo o chegli si mette addosso, e mi limito ad aggiungere alcune osservazioni. In primo luogo, come si pu dedurre anche da quanto ho detto prima, lemissione o la percezione di un odore non hanno sempre il carattere di una provocazione sessuale: anche qui vale la legge dei contrari. Attraverso un odore si pu in determinate circostanze dimostrare dellodio, del disprezzo, del ribrezzo. Mi conceder che il fetore che lEs pu infondere in bocca, mani, piedi e organi sessuali suscita risposte

emotive pi intense che non un odore gradevole, e per illustrarLe questo curioso scherzetto dellEs posso ricordarLe la nostra comune amica Anna. Come sa, essa possiede dei bellissimi capelli, forse i pi belli che io conosca; ma vedo gi la Sua smorfia di disgusto: questi capelli meravigliosi puzzano come la peste; o meglio puzzavano, perch ora anche il naso pi fino non troverebbe nulla da ridire sul loro odore. Anna si liberata presto e facilmente di quel fatale miscuglio di bellezza e di ripugnanza quando si resa conto di possedere un Es particolarmente sensuale, che per questo le aveva procurato dei meravigliosi capelli, proprio come capita ai pi sensuali dei sensuali, i tisici, con i propri capelli, i propri occhi, i propri denti. Su questo Es la vita aveva poi sovrapposto un altro Es moralistico, ansioso, che aveva reso puzzolenti i suoi capelli per neutralizzare con un odore ripugnante la sua seducente bellezza. Ancora unosservazione a questo proposito: Lei afferma sempre che puzzano quelle persone che non si lavano, ed ho anche assistito ai Suoi tentativi di imprimere questa idea nel cervello di Suo figlio (che con i suoi dieci anni, nutre una sacrosanta antipatia verso lacqua) mentre gli praticava minuziose e invadenti ispezioni alle orecchie, al collo e alle mani. Posso chiederLe quanto spesso si lava i capelli? Eppure sono sicuro che la Sua chioma ha il profumo di fieno fresco. LEs si preoccupa ben poco delle stupide idee degli uomini: puzza quando gli aggrada, e quando gliene salta il ticchio trasforma invece un tanfo in un soave profumo. A volte tendo a pensare che forse gli uomini si lavano non perch aborrono la sporcizia, ma perch, come Pilato di fronte a Cristo, vogliono ostentare una purezza che invece non possiedono affatto. Non era poi tanto stupido quel ragazzo che diceva: Io non sono un maiale, per dovermi lavare tutti i giorni!. Avviene per lorrore della sporcizia ci che avviene con la pip e la pup: ci si pulisce con molta cura, appena possibile ci si lava dopo ogni evacuazione solida o liquida, senza pensare che il nostro ventre costantemente pieno di quelle cose cosiddette sporche. O tu latrina ambulante che ti fai chiamare uomo, quanto pi ostenti repulsione e disgusto per le feci e per le urine, tanto pi dai a vedere che queste cose ti piacciono, e quanto pi ti lavi, tanto meglio io so che tu consideri sporca la tua anima. Ma perch inghiottisci il tuo sputo, se lo sputo disgustoso? Non voglio ulteriormente tormentarLa con dei paradossi, e preferisco richiamare la Sua attenzione su una singolare forma di esibizionismo, quella di fronte a se stessi. Lei pensa subito allo specchio, e quindi al narcisismo ( stato Narciso a inventare lo specchio), e alla masturbazione (lo specchio un simbolo dellonanismo), e se Lei possiede un cervello da giocoliere come me, pensi pure che davanti allo specchio si fanno le boccacce, e che quindi lesibizionismo pu veramente avere due facce, quella dellattrazione e quella della repulsione. Ma stavo parlando degli odori e del gabinetto: ora, se ne ha voglia, mi nomini per favore qualche Sua amica che non si volti a guardare i propri prodotti nel gabinetto; per ragioni igieniche, sintende. Io credo che nessuna si tappi il naso mentre guarda, e probabilmente ce n anche qualcuna che in letto, dopo aver fatto andare il suo bravo riscaldamento ad aria, sinfila sotto le coperte per constatare che genere di combustibile sia stato impiegato; e forse qualcuna si annusa le dita, se la carta non era

troppo spessa nel luogo di quelle sublimi sensazioni. E mi creda, vi sono persone distintissime che si ficcano le dita nel naso quando sono sole; un buco infatti non si d pace finch non gli entra dentro qualcosa, e quelli del naso non fanno eccezione alla regola. E che cosa non potrei dirLe sullesibizionismo inconscio nei gesti, nella voce, nelle abitudini! Cercate e vi sar dato, dice la Bibbia, ma dice anche: Avete gli occhi e non vedete, avete le orecchie e non sentite. difficile portare a coscienza i nessi fra le sensazioni gustative e lerotismo inconscio, e la traccia migliore la offrono i versi che fanno i bambini, strettamente collegati allatto del succhiare. Se, partendo da questa esperienza, ci si d un po da fare, si trovano certe abitudini, non rare negli innamorati, che si possono classificare sotto la categoria del gusto. Si pu spesso osservare, per esempio, il succhiarsi reciproco delle dita, e la segretezza con cui si prodigano queste attenzioni amorose rivela chiaramente quale grande valore si attribuisca al senso del gusto. Ognuno, anche la persona pi pudica, durante latto damore succhia pur sempre la pelle, il seno, le labbra, il collo del compagno, e la lingua per tutti un organo della volutt, e non solo quando pronuncia in modo sempre stupendamente nuovo la parola amore. Ma soprattutto mi sembra che lesposizione del seno rappresenti un invito per il senso del gusto, oltre che, naturalmente, per il tatto e la vista; come sempre, infatti, le funzioni dei vari sensi si uniscono luna allaltra. E questo mi porta a parlare di un caratteristico atto di esibizionismo da parte dellEs, lerezione dei capezzoli, in cui incorre, indipendentemente dalla sua volont, anche la pi casta delle fanciulle, e che col suo gradevole, lieve prurito se la ride dei dotti e di Lei, mia cara amica, perch chiamate perversione, o tendenza innaturale, ci che opera della natura stessa. E per ora lascio a Lei di trarre, da ci che sa sullerezione dei capezzoli, le conclusioni che si riferiscono alluomo; ma su questo tema, per quanto scabroso sia, dovr ritornare pi tardi. A proposito dellerotismo del gusto devo per ancora accennare ai nostri cibi favoriti. La preferenza per il dolce, per lacido, per lamaro, per il grasso, per il salato, per un determinato cibo o una determinata bevanda, il modo di offrirli, di invitare a servirsene, di mangiare, la composizione di un menu, tradiscono le nostre tendenze particolari: lo tenga ben presente, e non dimentichi che se a uno piace larrosto di maiale o se invece ne prova disgusto, il significato della cosa resta identico. Devo dirLe qualcosa anche sul tatto? Pu provarcisi da sola, riflettendo e tentando di mettere insieme le Sue osservazioni: lofferta reciproca della mano e delle labbra, il ginocchio che si sfiora e il piede che si tocca sotto la tavola. Ma vi sono anche altri aspetti che a prima vista difficile capire. Certo, si fa presto a percepire e a interpretare lintenzione erotica di una mano carezzevole, ma che dire delle mani fredde? Mani fredde, cuore caldo, dice il proverbio, e i proverbi raramente sbagliano. Vedi? dice quella mano io sono fredda; riscaldami, ho bisogno di amore. E lEs, che se ne sta in agguato, pensa, furbo come sempre: Questuomo mi piace, ma forse io non piaccio a lui. Vediamo un po: se la mia mano fredda non gli fa ribrezzo, se la sua mano afferra

amorevolmente questa povera manina che gli offro, tutto bene. E se poi rimarr distante, freddo come la mia mano, sar pur sempre possibile che egli mi ami e sia soltanto la freddezza a tenerlo lontano. E lEs assai pi raffinato di quanto Lei non pensi, perch fa anche umida la mano, che diviene cos un vero banco di prova dellamore: per stringere volentieri una mano sudaticcia bisogna proprio voler bene al suo possessore! Questa mano esibizionistica annuncia in modo chiaro e franco: Vedi, anche quando sono fredda le linfe vitali traboccano in me, tanto ardente la mia passione. Con quale amorosa marea ti inonder se tu mi riscalderai!. Vede, mia cara, sono gi arrivato ai livelli pi profondi dellerotismo inconscio, allinterpretazione dei processi fisiologici, e vorrei indugiare un poco su questo punto. In quanto medico, infatti, provo pi interesse per lesibizione inconscia della sessualit che non per listinto quando agisce semplicemente sul piano della consapevolezza psichica. Un esempio appropriato me lo offrono certi processi cutanei, che mi hanno dato molto filo da torcere. Come Lei sa, in quanto discepolo di Schweninger sono ancor oggi a volte consultato da persone che soffrono di affezioni cutanee, fra le quali ve ne sempre qualcuna colpita da tormentose eruzioni croniche. Prima li ascoltavo distrattamente quando, descrivendomi i loro sintomi, mi dicevano a un certo punto di avere una pelle sensibile. Ora invece so che il loro eczema non fa che ripetere incessantemente questa affermazione, solo che la esprime pi chiaramente, descrivendo anche di che genere di sensibilit si tratta. Esso dice (o per lo meno a me sembra di sentirlo dire, e i risultati, a quanto pare, mi danno ragione): Vedi come la mia pelle anela ad essere dolcemente solleticata? C un tale incanto in una morbida carezza, e nessuno mi accarezza! Comprendimi, dunque, vienmi in aiuto! Come potrei esprimere meglio il mio desiderio che con le graffiature a cui mi costringo?. Questo un vero e proprio esibizionismo nel campo del tatto. Bene, ora abbiamo parlato abbastanza, e nel frattempo il nostro bimbetto, che avevamo lasciato seduto serio e meditabondo sul suo piccolo trono, ha terminato le sue faccende. Era mia intenzione dirLe qualcosa delle sue idee durante quelloperazione, ma non lho fatto perch sono sicuro che egli mediti sul problema del concepimento proprio mentre si trova in quella posizione; mi rifar dopo. Ma c una cosa che devo ancora dirLe prima di congedarmi da Lei: il vasino (o il WC, la stessa cosa) una suppellettile importante, e molte, molte persone vi dedicano tre quarti della loro vita, non nel senso che vi siedano letteralmente per tanto tempo, ma che si svegliano al mattino chiedendosi: Andr di corpo, oggi?. E poche ore dopo aver felicemente compiuto lardua impresa, eccole di nuovo a pensare, e anche a dire ad alta voce, di solito a tavola, a mezzogiorno: Andr di corpo domani?. proprio un buffo mondo, il nostro! Pensi solo questo: che al bambino piccolo piace seguire il pap e la mamma al gabinetto e osservare quel che essi fanno in quel posticino; quando cresce, si cerca dei compagni per proseguire nelle sue indagini e risolvere altri enigmi; poi viene lepoca della pubert, in cui di nuovo al gabinetto si svolge lesperienza pi profonda e pi sconvolgente di quegli anni, e forse di tutta la vita, la masturbazione. Dopo ladolescenza gli uomini incominciano a instupidire, e invece di indagare sulle

meraviglie della vita, si contentano di leggere il giornale, di arricchire la propria cultura, finch, per concludere, viene la vecchiaia, e non di rado un colpo, che ci coglie proprio al gabinetto, mette fine a tutta la storia. Dalla culla alla tomba! La saluta cordialmente il Suo Patrik Troll LETTERA XXIII Ammetto, mia cara, che non era il caso di dilungarmi tanto sullesibizionismo, e riconosco anche di aver dato al termine un senso esageratamente lato. Posso addurre a spiegazione il fatto che proprio attualmente ho in cura un paio di pazienti che si abbandonano a questo istinto con vero virtuosismo. Speravo che Lei passasse sopra alla forma per badare alla sostanza! Oggi dunque, invece di sforzarmi di sistematizzare ci che non pu rientrare in un sistema, mi limiter a presentarLe qualche osservazione, da cui poi Lei stessa potr trarre delle conclusioni. Per favore, osservi per un paio di giorni la bocca di Elena, e apprender molte cose. Come Lei sa, questa bocca considerata particolarmente piccola, e sembra che a fatica vi si potrebbe introdurre una moneta. Ma provi a pronunciare di fronte a lei la parola cavallo: la sua boccuccia si trasformer in una larga bocca equina, e lei digrigner i denti come fa un cavallo. Perch? Quando era piccola, dietro a casa sua cera uno spiazzo per le esercitazioni di un reggimento di dragoni: dunque osservando i cavalli che la bimba ha imparato a distinguere fra maschio e femmina; inoltre da piccola, venne un giorno issata in sella da un sottufficiale, provandovi, a quanto pare, le sue prime sensazioni voluttuose. Immagini una bimba di cinque anni accanto a uno stallone: essa avr davanti a s il ventre della bestia, con un affare che pende gi, e improvvisamente questo affare raddoppia in lunghezza e dal ventre sprizza fuori un potente getto di urina: proprio uno spettacolo grandioso per un bambino! Secondo un detto popolare, dalla grandezza della bocca di una donna si pu giudicare la grandezza dellorifizio vaginale. Forse il popolo ha ragione, poich il parallelismo fra la bocca e lingresso della vagina regge veramente. La bocca cambia forma sotto lo stimolo delleccitazione sessuale, e, se ci non avviene, il giuoco dei muscoli tradisce lo sforzo di rimuovere. E lo sbadiglio non ci parla solo di stanchezza, ma dice anche che chi sbadiglia in quel momento una donna bramosa, similmente a chi dorme con la bocca aperta. Osservi gli uomini, e nel loro viso, nella forma della testa, nellatteggiamento delle mani, nellandatura, legger migliaia di storie. Ecco l uno con gli occhi sporgenti: stia pur sicura che egli Le vuol mostrare anche da lontano la sua curiosit e lorrore per le strabilianti scoperte che ha fatto. Questaltro ha invece gli occhi infossati: gli si sono ritratti in virt del suo crescente odio verso lumanit; sono occhi che non voglion vedere, e tanto meno essere visti. Le lagrime che noi versiamo non sono solo dovute alla tristezza e alla sofferenza: esse vogliono imitare la perla che giace

nascosta nella conchiglia, nella conchiglia di madreperla della donna, e ogni pianto pieno di voluttuosa sensualit simbolica, sempre, senza eccezioni. Lo sa, del resto, ogni poeta, da millenni lo sanno e ne parlano tutti gli autori, pur senza esprimerlo coscientemente: solo chi lo dovrebbe sapere non lo sa. Eros si serve degli occhi per i suoi propri fini: gli occhi gli devono fornire immagini piacevoli. E se le immagini sono troppe, esso le lava via, inondando locchio, perch la tensione interiore divenuta troppo grave per potersi scaricare attraverso le secrezioni dei genitali, perch gli impedito il sistema infantile di liberarsi delleccitazione urinando, oppure perch, seccato dalla morale, esso vuol punire simbolicamente luomo che si vergogna del proprio erotismo. Eros un dio potente, geloso, che sa castigare con crudelt e con ironia. Nellira dice: Tu consideri una cosa schifosa il fatto che io abbia collegato le cose pi sublimi, lunione fra luomo e la donna e la creazione di una nuova vita umana, a quella sostanza umida che ti trovi fra le cosce. Bene, avrai ci che desideri: tu hai delle mucose nello stomaco e altrove, e la tua eiaculazione avverr dora innanzi sotto forma di diarrea, di espettorazione, di sternuto, di sudore ai piedi o alle ascelle, e soprattutto di urina. Comprendo che Lei possa trovare strano tutto questo, ma chi mi impedisce di immaginare le cose come voglio, di chiamare oggi Eros ci che ieri avevo chiamto Es, di considerare lEs come un dio castigatore, pur avendolo descritto poco prima come una divinit gentile, dolce e compassionevole, di attribuirgli un potere che qui incita e l proibisce, e che sembra cadere continuamente in contraddizione con se stesso? Agendo cos, mi limito a fare ci che gli uomini hanno sempre fatto, e per il nostro modo di pensare, ordinato e superficiale, mi sembra una buona cosa mandare ogni tanto tutto allaria. Ogni cosa deve essere rivoluzionata: come fine stupido, ma come osservazione sulla realt giusta. Posso continuare un po con le mie fantasie? Prima avevo paragonato la bocca allingresso della vagina; cos il naso, per un Es divenuto capriccioso, e il cui potere non ha limiti, un membro virile, e quindi lEs lo fa divenire grosso o piccino, camuso o aguzzo, lo pianta dritto o storto in mezzo alla faccia, a seconda che voglia esprimere questa o quella tendenza. E ora La prego di trarne le conclusioni a proposito delle emorragie nasali, particolarmente frequenti in certe epoche della vita, dei peli che crescono fuori dalle narici, dei polipi, o degli odori scrofolosi. Le orecchie, hanno anche loro delle conchiglie, e la conchiglia, come Le ho gi detto, un simbolo femminile; lorecchio un organo della recezione, e la sua forma tuttaltro che priva di interesse per un osservatore dalla fantasia un po viva. Ma Lei non deve credere che io voglia veramente spiegare: la vita troppo varia e multiforme perch la si possa conoscere, troppo sfuggente perch la si possa afferrare. Forse voglio solo divertirmi un po alle spalle della logica, o forse, chiss, c dietro anche qualche altra cosa Le gi accaduto di osservare come sia spesso difficile indurre i bambini a lasciarsi guardare in bocca? Il bambino pensa ancora in modo ingenuo, e considera la bocca come la porta dellanima; quindi teme che il medico, ritenuto un mago da tutti gli sciocchi, grandi e piccini, vi possa leggere ogni suo segreto. E invero c qualcosa in fondo alla bocca, una cosa che nessun bambino ama svelare: la conoscenza

delluomo e della donna. L dietro vi sono due archi (o, se preferiamo, le due tonsille) che limitano unapertura che conduce gi in fondo, e in mezzo guizza e si muove, allungandosi e accorciandosi, una piccola struttura rossa, che pende come un codino. Luomo con gli occhiali, lo zio dottore, se lo vede sapr che io a letto origliavo, quando i genitori, credendo che dormissi, facevano quei giuochi con il pestello e il mortaio, di cui io non devo sapere nulla. E chi lo sa, forse c scritto anche quello che io facevo da solo, senza che nessuno mi scoprisse. I mal di gola dei bambini sono molto istruttivi: Lei non pu credere quante cose vi si possano leggere. E ora prendiamo il morbillo e la scarlattina. Brucio, brucio, dice la febbre e mi vergogno tanto! Guarda come sono diventato rosso su tutto il corpo!. Naturalmente Lei libera di non credervi, ma allora da che cosa dipende il fatto che, su tre bambini, due prendono la scarlattina e il terzo no? A volte una spiegazione un po fantasiosa meglio che niente, e la mia non poi tanto stupida. Deve solo tener presente che let della passione non la giovinezza, ma linfanzia. E lEs, con quel vergognoso rossore, trasmette un duplice messaggio: vela il viso, perch non si possa vedere quel che succede sotto, ma allo stesso tempo perch si veda come divampa il fuoco della sensualit, perch si sappia come lEs, moralmente educato, distolga il sangue dal ventre, dai genitali, dallinferno, dal demonio, per spingerlo nella testa, per annebbiare pi fittamente il cervello. Potrei andare avanti ancora a lungo, e parlare della polmonite e del cancro, dei calcoli e dellematuria, ma ce ne occuperemo unaltra volta. Oggi aggiunger solo una parola sullimpulso esibizionistico e sulla sua forza. Ancora un secolo fa non esistevano i ginecologi, e oggi invece c uno specialista in ogni cittadina e a ogni angolo delle nostre metropoli. Ci dipende dal fatto che una donna non pu mostrarsi a nessuno eccetto il marito, mentre la malattia giustifica invece ogni cosa, e inoltre ci punisce anche per i nostri riprovevoli desideri inconsci, semiconsci e pienamente consci, proteggendoci in tal modo dalla dannazione eterna. C una forma di esibizionismo che storicamente importante per la riuscita della nostra corrispondenza: listeria, e in particolare le convulsioni isteriche. Ho gi citato qualche volta il nome di Freud, e ripeto qui quel che ho detto allinizio: tutto ci che c di giusto nel guazzabuglio delle mie lettere merito di Freud. Dunque Freud ha fatto alcuni decenni fa, studiando unisterica, le sue prime fondamentali osservazioni sullEs. Non so che cosa egli pensi ora di quei fenomeni, e quindi non posso far riferimento a lui se ora affermo che lEs degli isterici pi furbo di quello degli altri uomini. A volte questo Es si diletta a rivelare pubblicamente, di fronte agli occhi di tutti, i segreti dellEros. E per poter inscenare questi spettacoli (rispetto ai quali nulla sono le danze nude o le danze del ventre) senza esser turbato dai suoi stessi rimproveri e dalla moralistica indignazione del mondo, provoca una perdita di coscienza, e traveste simbolicamente le azioni erotiche in movimenti convulsivi, in paurose scosse e contorsioni del tronco, della testa, delle membra. E come se si trattasse di un sogno, solo che qui lEs invita un rispettabile pubblico al suo spettacolo di convulsioni, un pubblico di cui egli se la ride allegramente.

Ora voglio di nuovo avvicinarmi allargomento delle teorie infantili sul concepimento e sul parto, quelle teorie che Lei stessa, che io stesso abbiamo un giorno escogitato. Ma prima devo farLe una domanda: quando ha imparato a riconoscere le differenze fra i sessi? La prego, non mi risponda: A otto anni, quando nato il mio fratellino. Io sono convinto che anche a cinque anni Lei era in grado di distinguere una bambina nuda da un maschietto nudo, e forse anche prima. Alla fine risulter che Lei ne sa poco come me sullet in cui ci avviene, e che nessuno ne sa un bel nulla. Io conosco un bimbetto di due anni e mezzo che si chiama Stacho e che, assistendo al bagno della sorellina neonata, disse, puntando il dito fra le gambe di lei: Stacho ha, e poi volse le spalle alla piccina. Dunque non sappiamo nulla sullepoca in cui il bambino si rende conto delle differenze fra i sessi, ma perfino le madri sanno che gi prima dei quattro anni i bambini cercano con grande interesse di appurare queste differenze, che ci riflettono su molto e pongono molte domande al riguardo: e ci per me costituisce una prova inconfutabile del fatto che si tratta di un interesse assai vivo. Le ho gi detto una volta che il complesso di castrazione spinge il bambino a credere che tutti gli uomini possedessero originariamente il codino, che tutti allorigine fossero di sesso maschile, e che quelle che chiamiamo donne e bambine siano degli uomini castrati, cui stato tagliato il membro perch potessero avere dei bambini, e come castigo perch si masturbavano. Questa idea, tuttaltro che stupida, ha delle conseguenze incalcolabili, perch su di essa si fonda il senso di superiorit delluomo e il senso dinferiorit della donna, perch a causa di essa la donna sta di sotto e luomo di sopra; e la donna aspira verso lalto, verso il cielo, verso la religione, mentre luomo tende alle cose che gli stanno davanti, o esplora le profondit della filosofia. Questa idea si collega, nei pensieri confusi eppure tanto logici dei bambini, con i risultati dellaccurata ispezione ai genitali maschili. E allora ci si domanda, con quellinnato senso delleconomia domestica (labbiamo fatto Lei ed io, lhanno fatto tutti), come possano venire usati questi organi sessuali amputati. Luso che vien fatto del pendaglio rimane a tutta prima un mistero: in certe circostanze esso sembra prolungare la sua esistenza nella forma dellappendice. Invece nel sacchetto vi sono due cosine che rassomigliano decisamente a delle uova. Ora le uova si mangiano, e quindi le uova che vengono tagliate agli uomini condannati a trasformarsi in donne sono mangiate. Il bambino inorridisce di fronte a questa conclusione, anche se nel complesso non molto sensibile agli altrui dolori: gli sembra insensato che si amputino delle parti delluomo per mangiarle, dato che di uova ne fanno abbastanza le galline. E quindi egli cerca un altro motivo che spieghi lamputazione di queste cose che poi si mangiano. Al bambino riflessivo viene allora in aiuto una sua precoce esperienza: dalle uova nascono i pulcini, i figli delle galline, e queste uova vengono fuori dal dietro della gallina, dal buco del suo pop; ed dal pop delle donne che vengono fuori i bambini, questo sicuro. Ora la faccenda chiara: le uova tagliate si mangiano non perch sono buone, ma perch produrranno dei bambini. E a poco a poco il cerchio delle riflessioni si chiude, e dai pensieri oscuri e nebulosi ecco avanzare una figura terribile: il padre. Il padre taglia i genitali alla madre e glieli fa mangiare; da essi poi nasceranno i bambini. Ecco il significato

di quelle battaglie ansimanti che scuotono il letto durante la notte, dei gemiti e dei sospiri, del sangue nel vaso da notte. Il padre una persona terribile, crudele, vendicativa. Ma di che cosa si vendica, che cosa punisce? Certi giochetti, certe carezze. Forse che anche la mamma fa questi giochetti? Non lo si pu neppure immaginare; ma non occorre immaginarlo, perch c unesperienza che parla chiaro: tutti i giorni la mano materna accarezza gli ovetti del figlio, e giuoca con il suo codino. La mamma mi tocca in quel modo particolare, pap lo sa e la punisce di questo. Quindi punir anche me, perch anchio faccio questi giuochi. Ebbene, che mi punisca, perch io voglio dei bambini! Dunque io giocher, lui mi castigher e io avr dei bambini: grazie a Dio, ho una scusa per giocare. Ma con che cosa giocher se pap mi taglier il codino? Sar meglio che nasconda il mio divertimento, certamente meglio!. Cos si alternano desiderio e timore, e a poco a poco il bambino diventa un uomo che ondeggia fra istinto e morale, fra brama e paura. Addio, mia cara, sono il Suo Patrik Troll LETTERA XXIV carina, mia buona amica, a non prendere sul tragico i miei pasticci, a riderci su! Hanno riso di me cos spesso, e poi mi sono tanto divertito a ridere con loro che a volte non so se dico certe cose perch vi credo, o se invece le dico per scherzo. Ma sta scritto: Non sedere sul banco dei motteggiatori. Io non immagino che quel miscuglio di fantasie che Le ho presentato come una teoria infantile della sessualit sia veramente stato elaborato in questa forma dal cervello di un qualche bambino, n penso che sia mai esistito in altro cervello che il mio. Per ne trover dei frammenti dappertutto, spesso trasformati fino a divenire irriconoscibili, spesso incorporati in qualche altra costruzione fantastica. A me interessava spiegarLe, imprimerLe ben bene nella testa che il bambino incessantemente alle prese con gli enigmi della sessualit, dellEros, dellEs, e molto pi intensamente che qualsiasi psicologo o psicoanalista; che egli veramente si sviluppa attraverso i tentativi di risolvere tali enigmi; in altre parole, che si pu proprio considerare linfanzia come la scuola in cui lEros il maestro. E anche se Lei escogita le pi fantastiche storie su come il bambino immagina il concepimento, il parto, la differenza fra i sessi, queste non saranno neppure la milionesima parte di ci che effettivamente il bambino, ogni bambino escogita su questi temi: o meglio, Lei non potr che immaginare ci che Lei stessa ha pensato un tempo, da bambina. Questo infatti laspetto pi notevole dellEs, e La prego di ricordarselo bene: esso non fa differenza, come il nostro sublime intelletto, fra la realt e la fantasia, per lui tutto realt. E se Lei non si ancora istupidita del tutto, potr vedere che lEs ha ragione. S, posso dirLe qualcosa sulla sorte del codino che Lei deve immaginare inghiottito dalla madre; non molto, ma qualcosa posso pur dirLe. Il bambino pensa che da questo codino provenga il salamino; non tutte le uova che inghiottiamo procurano una gravidanza, ma la maggior parte di esse si trasforma, come ogni altro cibo, in una

sostanza color cioccolata, e questa sostanza, poich contiene anche il codino ingerito, prende la forma allungata di un salame. Non strano che nel cervello di un bambino treenne sia gi presente la filosofia della forma, e anche la teoria della fermentazione? Lei non pu immaginare quanto ci sia importante, poich le equivalenze: defecazione-parto-castrazione-concepimento, e salame-pene-potenza-denaro si presentano ogni giorno e ogni ora nel nostro universo inconscio, rendendoci ricchi o poveri, innamorati o apatici, energici o pigri, potenti o impotenti, felici o infelici, dandoci una pelle che suda, creando e distruggendo matrimoni, erigendo delle fabbriche e facendo invenzioni, manifestandosi in ogni cosa, anche nelle malattie. O, meglio, proprio nelle malattie queste equivalenze si possono scoprire pi facilmente; basta non temere lo scherno delle persone di buon senso! Per divertirmi Le esporr anche unaltra idea escogitata dal cervello infantile, e che, a quanto sembra, sussiste non di rado anche negli adulti: lidea che il codino inghiottito si trasformi a volte in un bastone (che corrisponderebbe allerezione) su 18 cui verrebbero a fissarsi le uova, costituendo cos unovaia. Conosco un uomo che era impotente, ma solo nel momento in cui doveva inserire il pene nella vagina: egli credeva che nel corpo della donna vi fossero dei bastoni con infilate su delle uova, e, poich io possiedo una coda particolarmente grossa, pensava nella sua vanit, romper tutte quelle uova, se le tocco. Ora guarito, ma la cosa notevole che egli da piccolo faceva collezione di uova, e, quando le schiacciava, dopo averle sottratte alla madre nel nido, trovava a volte che cera gi un uccellino: a ci risaliva la sua teoria delle ovaie. Per un logico una pazzia, ma Lei non la consideri unidea troppo stupida per rifletterci su! Ora torner alle associazioni collegate alla mia situazione di quando scrivevo quella lettera, laltro giorno, ricorda? Le avevo parlato della catena dellorologio. Le debbo ancora una spiegazione per il mio prurito alla gamba destra e per la bollicina sul labbro superiore. Stranamente la parola gamba mi si subito trasformata in gambale, e allora mi apparsa alla mente la figura di Achille, come la ricordo dai tempi dellinfanzia (avevo allora otto o nove anni), secondo una illustrazione del libro di Schwab sulle leggende degli eroi greci. E mi viene in mente la parola inavvicinabile. Da che parte devo incominciare, dove devo smettere? Si risveglia la mia infanzia, e qualcosa piange in me. Conosce Laddio di Ettore ad Andromaca di Schiller? Il mio secondo fratello Hans (Gliene ho parlato recentemente, a proposito del nome Hans am Ende), s, proprio vero, aveva una ferita alla gamba destra, perch era andato a finire contro un albero con la slitta. Io dovevo avere cinque o sei anni: la sera (era gi accesa la lampada) portarono a casa il ragazzo, ed ecco che io vedo la sua ferita, una profonda ferita lunga quattro centimetri, tutta sanguinante. Questa vista mi ha fatto unimpressione terribile, e ora so perch: limmagine di quella ferita mi si confonde inestricabilmente con unaltra in cui, dalla stessa ferita, pendevano delle nere sanguisughe, e una o due

18 In tedesco ovaia si dice Eierstock, parola che significa letteralmente bastone di uova, donde l'associazione [N.d.T.]

erano cadute a terra; la creazione di Eva, la castrazione, la sanguisuga, la coda tagliata, la ferita, la donna. Ed era stato mio padre ad attaccare le sanguisughe. La slitta: e perch si va in slitta? Sapeva che un movimento rapido provoca uneccitazione sessuale? Lo sa ogni aviatore, da quando stato inventato il volo planato: fra laltro, esso pu a volte portare allerezione e alla eiaculazione. La vita stessa ci spiega perch da millenni, da milioni di anni luomo ha sognato, ha desiderato di saper volare, perch sorto il mito di Icaro, perch gli angeli e gli amorini hanno le ali, perch ogni padre solleva in aria il suo bambino e perch il bambino strilla beato. Landare in slitta era per il bambino Patrik un simbolo della masturbazione, e la ferita con le sanguisughe il castigo corrispondente. Ma torniamo alladdio di Ettore e alle mani inavvicinabili. Il mio secondo 19 fratello, Hans, e Wolf, il terzo (questo un nome fatale, come vedr fra poco), solevano recitare drammaticamente quei versi, di fronte al pubblico della famiglia e di eventuali ospiti. Andromaca si adornava di una mantella di mia madre con la fodera rossa e guarnizioni di pelo bianco: lermellino e la porpora, ecco la grande ferita della donna; la pelle, il sangue e la benda. Che impressione mi faceva tutto ci! Proprio allinizio, ecco le parole: Fece a Patroclo un orrendo sacrificio. Patroclo Patrik, e il sacrificio, lamputazione, il sacrificio di Abramo e la circoncisione, e il pianto e la desolazione provocati dalla vendetta di Achille, dalla castrazione. Il piccolo, il pene, che non scaglier pi la lancia, perch il tenebroso Orco ha inghiottito Ettore. Ettore il fanciullo, e lOrco il grembo materno e la tomba; qui compare lincesto, leterno desiderio delluomo e del piccolo Patrik: Edipo. Che brividi mi scorrevano per la schiena alle parole: Ascolta, il fiero nemico gi tuona sotto le mura! Io conoscevo questo tuono, la terribile ira del padre Achille. E i flutti del Lete si confondevano col ruscelletto nel prato della Paolina di Pierino Porcospino, con la canzone onanistica della bambina, e con il flusso dorina che bagnava il mio letto mentre ero profondamente addormentato. Certo, mia cara, allora questo non lo sapevo, non comprendevo nulla con lintelletto; ma lo sapeva il mio Es, comprendeva tutto ci meglio e pi a fondo di quanto non lo comprenda io adesso, malgrado i miei sforzi per conoscere la mia e le altrui anime. Ora preferisco parlare di quel libro, le Leggende degli eroi greci di Schwab. Me lavevano regalato a Natale: i miei genitori allora erano gi impoveriti, e perci i tre volumi non erano nuovi, ma avevano soltanto una nuova copertina. Essi erano appartenuti prima al mio fratello maggiore, ci che accresceva molto il loro valore ai miei occhi. Su questo mio fratello maggiore mi vengono in mente ogni sorta di cose, ma prima devo finire la faccenda dello Schwab. Uno dei volumi, quello che parlava della guerra di Troia, aveva gli angoli tutti sciupati: me ne ero servito per pestare mio fratello Wolf, che aveva cinque anni pi di me, e che mi faceva andare in bestia con le sue canzonature per poi domarmi, ridendo, con una sola mano. Quanto lho odiato,

19 Wolf significa lupo e a questo significato si riferiscono tutte le associazioni che troveremo in seguito connesse a questo nome. [N.d.T.]

e tuttavia quanto devo averlo amato, quanto devo averlo ammirato, lui, il forte, il selvaggio, il lupo! Devo dirLe una cosa: quando mi sento poco bene, quando ho mal di testa o mal di gola, allanalisi affiora sempre la parola lupo: quel mio fratello indissolubilmente legato con la mia vita interiore, con il mio Es. Sembra che per me non vi sia nulla di pi importante che questo complesso del lupo. A volte io non vi penso per degli anni, ed esso sembra ormai morto da lungo tempo; eppure sinsinua in tutte le mie angosce, sempre presente, qualunque cosa io faccia. C sempre di mezzo Wolf quando affiora il mio complesso di castrazione, e allora sento incombere su di me unoscura e terribile minaccia. Ricordo una sola esperienza sessuale connessa con la sua persona, vedo ancora la scena davanti ai miei occhi: eravamo allaperto, e un compagno di Wolf teneva una carta da gioco contro luce. La luce doveva aver rivelato qualcosa che di solito non era visibile, una cosa proibita, perch ricordo ancora laria imbarazzata dei due ragazzi, il loro senso di colpa. Non so di che cosa si trattasse, ma a questo ricordo se ne lega strettamente un altro: mio fratello Wolf diceva a quello stesso amico che il suo nome Wolfram derivava dal gigante Wolfgrambar, e la cosa mi faceva unimpressione terribile. Adesso io so che il gigante la personificazione del fallo. A un tratto mi viene in mente unillustrazione di Kaulbach per il Roman de Renart: il lupo Ysengrim irrompe nella casa di un contadino, viene scoperto, getta per terra il contadino stesso e nasconde la testa sotto la sua camicia. E per lo meno quaranta nni che non vedo pi quella figura, ma lho ancora abbastanza chiaramente davanti agli occhi: e ora so che il lupo strappa via con un morso i genitali del contadino. una delle poche illustrazioni che mi siano rimaste in mente. Ma Ysengrim (Grimm si chiamava il ragazzo da cui ho imparato a masturbarmi), abbastanza significativamente, voleva avvertirmi di ci che in me profondamente rimosso. Come mai lepopea di Renart ha scelto proprio il lupo quale animale castrante, come mai Kaulbach ha voluto illustrare questo episodio? Che cosa significa la storia di Cappuccetto Rosso e quella dei sette capretti? La conosce? Mamma capra deve uscire e raccomanda ai suoi sette piccini di tener ben chiusa la porta e di non lasciare entrare il lupo. Ma il lupo vi penetra lo stesso e mangia tutti i capretti eccetto il pi piccolo, che si nasconde nella cassa dellorologio a pendolo. L lo trova la madre al suo ritorno, ed esso le racconta i misfatti del lupo; si mettono entrambi sulle tracce della bestia, la trovano profondamente addormentata dopo il pasto succulento, le tagliano la pancia perch sembra che qualcosa vi si agiti dentro, ed ecco che ne saltano fuori i sei caprettini inghiottiti. Ora la madre riempie di pietre il ventre della bestiaccia e poi lo ricuce. Il lupo si sveglia, ha sete, e, quando si china sulla fonte per bere, le pietre lo fanno cadere nellacqua profonda. Io non pretendo di interpretare questa favola in modo da chiarirne tutti i misteri che vi ha introdotto lanima popolare; posso per avanzare qualche commento senza essere troppo avventato. In primo luogo il taglio del ventre, da cui vengono fuori delle giovani vite, si pu facilmente interpretare come un simbolo del parto, in quanto si ricollega alla diffusa idea infantile secondo cui, per far nascere un bambino, si taglia e poi si ricuce la pancia della madre. E cos si spiega anche il fatto che i capretti

vengono inghiottiti, eppure non muoiono: il concepimento. E nellammonimento materno a chiudere bene la porta si pu leggere lavvertimento che la verginit si perde una volta sola, e che la fanciulla non deve lasciar entrare nessuno se non quando avr lanello al dito. Ma rimane oscuro il significato del settimo capretto, che si salva nascondendosi nella cassa della pendola. Lei sa quale parte importante abbia il sette nella vita umana: lo si incontra dappertutto, a volte come numero buono, a volte come cattivo. A questo proposito significativo il fatto che lespressione 20 cattivo sette venga usata esclusivamente per la donna; si autorizzati a supporre che il buon sette raffiguri luomo. I conti sembra che tornino, perch, mentre la donna, con la testa, il tronco e quattro membra, pu essere caratterizzata dal numero sei, luomo ha anche un quinto membro, il contrassegno del suo dominio. I l settimo capretto sarebbe allora il codino, che non viene inghiottito, ma si nasconde nella cassa della pendola per poi saltarne fuori tutto vispo e allegro. E sta a Lei decidere se la cassa della pendola rappresenti il prepuzio o la vagina, da cui il settimo emerge dopo lemissione del seme. Non posso spiegarmi bene il significato del fatto che il lupo alla fine cade nella fontana; tuttal pi potrei dire che questo, come accade sovente, un doppione del motivo principale, quello del parto, e cos pure anche il nascondersi nella cassa si pu interpretare come un simbolo della gravidanza e del parto. Dai sogni sappiamo che la caduta nellacqua simboleggia la gravidanza. E fin qui abbiamo pi o meno trascritto la storia, dalla sua bella forma fiabesca, nel banale linguaggio della vita quotidiana. Rimane solo il lupo, e qui cominciano, come Lei sa, i miei personali complessi. Tenter tuttavia di tirarne fuori qualche cosa, e per questo vorrei ritornare al numero sette. Il settimo il bambino; i sei tutti insieme costituiscono il cattivo sette, la bambina, in cui, il settimo membro, malato e divorato, cattivo perch si masturbato, perch si comportato male. Il lupo sarebbe allora la potenza che trasforma il sette in sei, il maschietto in bambina, che lo castra, gli taglia via il codino. Esso si identificherebbe quindi con il padre. Se le cose stanno cos, lapertura della porta acquista un altro significato: starebbe a rappresentare la precoce masturbazione del sette, del ragazzo, che sfregandolo, riesce a irritare e a incattivire il suo sette, e il lupo allora glielo divora, e poi lo manda in giro per il mondo sotto forma di bambina, con una ferita al posto del suo codino. Il settimo capretto, che ha evitato di masturbarsi, o per lo meno che non ha ancora scoperto la masturbazione, aspetta nella cassa della pendola, nel prepuzio, di raggiungere la maturit sessuale, e conserva quindi la sua mascolinit. La parola bse cattivo, maligno, che viene apposta al sette per designare la donna, fornisce inoltre, con il suo significato pi lato di suppurazione, di ulcerazione, lassociazione con la sifilide e il cancro, e ci aiuta a capire perch ogni donna viva nellangoscia di queste due malattie. Il lupo che inghiotte i capretti ci riporta alla teoria infantile secondo cui il concepimento avviene attraverso lingestione del seme, e questa associazione appare anche nella favola di Pollicino, nella persona dellorco che mangia i bambini; i suoi stivali dalle sette leghe indicano la connessione fra il lupo e

20 L'espressione bose sieben (letteralmente cattivo sette) significa megera [N.d.T.].

luomo, o il padre; non si sbaglia, infatti, vedendo in questi stivali miracolosi un simbolo dellerezione. Ora devo ritornare a un fatto cui ho accennato in precedenza, e cio che il bambino non si lascia guardare volentieri in bocca, temendo che gli si tagli la ugola. Lespressione gola lupina indica chiaramente il legame fra lupo e masturbazione: chi ha la gola lupina manca dellugola, che rappresenta il membro virile, ed quindi castrato, e questo un castigo simbolico per la masturbazione. E se ha mai visto una persona con la gola lupina, sa bene quanto quel castigo sia terribile! Con ci sono arrivato alla fine. Non so se le mie interpretazioni Le piacciano, ma esse mi hanno aiutato a superare molte difficolt che ho col mio complesso del fratellolupo Ysengrim. Cordialmente. Patrik Troll LETTERA XXV Dunque, secondo Lei, il cattivo sette la bocca: sono perfettamente daccordo. Ed anche vero che certi uomini hanno una lingua terribile, ma in definitiva le cose rimangono uguali: il settimo buco della faccia un simbolo femminile, proprio come la grande ferita gi nel basso ventre. E, a proposito, trastulliamoci un poco con i numeri. Devo premettere che lEs ha una formidabile memoria numerica, che padroneggia ogni genere di calcolo elementare con unabilit che si riscontra solo in un particolare tipo di idioti, e come un idiota lEs si diletta a risolvere istantaneamente dei problemi aritmetici. Se ne pu convincere attraverso un facile esperimento. Provi a conversare con una persona su di un argomento che possa sommuovere qualche profondo strato del suo Es: ogni sorta di segni Le indicheranno la presenza di una tale perturbazione. Quando ha osservato i suddetti segni, chieda al Suo interlocutore di dire una data, ed egli con matematica certezza Gliene dir una strettamente associata con il complesso che stato toccato. A volte facile rilevare lassociazione, e linterlocutore stesso rimarr sorpreso di fronte allabilit del proprio inconscio; a volte invece egli contester lassociazione, ma Lei non si lasci ingannare: la parte conscia delluomo ama negare, direi quasi che ama mentire. Non presti orecchio alle proteste dellinteressato, e tenga ben presente che lEs non mente e non nega mai. Dopo un po di tempo risulter che lassociazione era esatta, e subito affiorer tutta una massa di materiale psichico che, rimosso nellinconscio, aveva provocato nel soggetto ogni sorta di buoni e di cattivi effetti. Le descriver un piccolo giochetto coi numeri che mi ha allestito il mio Es, e che io ho scoperto con molto divertimento. Per molti anni, per esprimere impazienza e scontentezza, ho usato lespressione: Te lho detto 26.783 volte!. Ricorder che Lei mi aveva preso in giro per questo intercalare lultima volta che ci siamo visti. Io ne ero rimasto seccato, e allora avevo provato un po a decifrare il significato di quel numero. Mi venne in mente che la somma delle cifre che lo costituiscono ventisei, e questo anche il numero che resta se si tolgono le ultime tre cifre. Il ventisei mi fece venire in mente la parola madre: avevo ventisei anni quando mia madre mor; i

miei genitori avevano entrambi ventisei anni al momento del loro matrimonio; mio padre era nato nel 1826. Se poi fa la somma delle cifre di 783 vien fuori diciotto; se isola le prime tre cifre, considerandole come 2 x (6 + 7) viene fuori di nuovo ventisei; se aggiunge 2 alle due ultime cifre, considerandole come 8x3, viene fuori ventisei. Io sono nato il 13.10. 1866: la somma di queste cifre d ancora ventisei. Ho analizzato anche in un altro modo il numero 26.783: mi sembrava che il 2 stesse per conto suo, perch, senza volerlo, lavevo usato cos nelle due operazioni 6 + 7 e 8 x 3. Le altre cifre si raggruppano, sotto linflusso del due, come 67, 78, 83. 67 era let di mia madre quando mor; il 78 lanno in cui ho dovuto lasciare la casa paterna per entrare in collegio; nell83 ho lasciato per sempre il mio paese natale, perch i miei genitori si trasferirono a Berlino. E in quello stesso anno si colloca un avvenimento le cui conseguenze influirono su di me per un assai lungo periodo. Nellintervallo fra due lezioni un compagno mi disse: Se continui a masturbarti come fai, sarai presto completamente matto, e per met lo sei gi adesso. Queste parole sono state fatali per me, non tanto perch intensificassero le mie angosce da masturbazione, ma perch io non avevo neppure risposto, accettando in silenzio quella pubblica accusa infamante, come se non me ne importasse nulla. Invece mi fece un effetto profondo, ma io subito la rimossi, aggrappandomi alla parola matto: il mio Es si impadronito di questo aggettivo e non lha pi mollato. Da allora mi considerai autorizzato a dar libero corso a ogni sorta di idee capricciose. Mezzo matto per me significa: Tu stai in mezzo fra due possibilit, e, secondo che tu pendi da una parte o dallaltra, puoi considerare la vita e il mondo come una persona sana, normale, oppure come un matto, come una persona abnorme, che ha deviato dalla strada normale. E cos ho effettivamente fatto, in lungo e in largo, come Lei sa anche troppo bene. Il fatto di aver avuto due madri, la balia e la mamma, trov per me una nuova e persuasiva ragion dessere, e la mia mezza pazzia mi rese sopportabile lo stare in mezzo fra le due, sollevandomi dalla necessit di dubitare di tutto, e spingendomi a un paziente e ironico scetticismo, alla forma mentis di Thomas Weltlein. Forse io esagero nellattribuire tanta importanza a questo mezzo matto, ma ci mi spiega strani aspetti della mia natura, che in generale evita la scelta fra due possibilit, ma che capace di seguire al tempo stesso due linee di pensiero opposte o anche contrastanti, senza lasciarsi turbare dal sarcasmo, dai consigli, dalle dimostrazioni, e dalle mie stesse contraddizioni interiori. Esaminando accuratamente le vicende della mia vita ho rilevato che proprio quella mezza pazzia mi ha dato quel tanto di superiorit che occorreva al mio Es per adempiere ai suoi compiti. Ed significativa a questo proposito, almeno mi pare, la mia carriera di medico. Per due volte ho abbracciato delle teorie mediche a me estranee, aderendovi e penetrandovi al punto di farne un mio patrimonio personale: una volta come scolaro di Schweninger, una volta come discepolo di Freud. Entrambi questi maestri hanno esercitato un influsso potente e incancellabile sulla mia formazione medica. Nel 1911 sono riuscito a unificare in me le loro due influenze, e la somma delle cifre di ottantatr undici, e la somma di undici due. Lanno 83, che mettono in evidenza le cifre finali del mio numero misterioso 26.783, ha lasciato una particolare impronta anche sulla mia vita esteriore: poco dopo

quella frase del mio compagno sulla mia abitudine di masturbarmi mi sono ammalato di scarlattina, e in seguito di nefrite. Pi tardi, come Lei sa, ho avuto la nefrite unaltra volta. Cito questo fatto perch la nefrite (e questo vale per me come per tutti i malati di reni) una malattia in cui si esprime un atteggiamento ambiguo verso la vita, caratterizzato dallo stare fra due cose, dal numero due. Il renale, se si pu usare questa espressione, ha una impostazione doppia: il suo Es pu essere con una straordinaria disinvoltura, vantaggiosa e pericolosa al tempo stesso, sia infantile sia adulto: sta in mezzo fra luno, simbolo del fallo eretto, delladulto, del padre, e il tre, simbolo del bambino. Lascio immaginare a Lei linesauribile serie di fantastiche possibilit che si aprono a un simile ibrido, e mi limito a osservare che la mia condizione, oltre che nella nefrite, si rivelata anche nel fatto che io ho continuato a bagnare il letto fino a quindici anni. E, per dire infine anche questo, librido non n uomo n donna, ma entrambe le cose: il caso mio. E ora giochiamo, giochiamo coi numeri, cerchiamo di essere il pi possibile bambini. Ma Lei non deve arrabbiarsi se vi si insinua dentro qualche idea degli adulti: non possibile evitarlo. Il bambino, per sembrare grande, si mette il cappello del padre e ne prende il bastone. Che cosa succederebbe se nel bambino non vi fosse questo desiderio di esser grande, questo desiderio dellerezione? Rimarremmo piccoli, non cresceremmo mai. O crede che io minganni pensando che, se una persona rimane piccola, ci in qualche modo connesso con il suo desiderio di rimaner tale, col fatto che si comporta come se non sapesse nulla dellerezione, come se fosse innocente come un bambinetto? Non crede che, se non si diventa alti, ci dipende dal fatto che lEs si crea una scusa per rimanere sempre bambino, e poter quindi intrattenere ogni sorta di inclinazioni sessuali, cio fare tutto ci che vuole? Proprio secondo il detto Ich bin klein, mein Herz ist Rein (lo sono piccolo, il mio cuore puro)? Sieda con me di fronte alla lavagna, e faremo tutti e due come se stessimo di nuovo imparando a scrivere i numeri. Che cosa passer nel cervello di un bambino costretto a riempire una mezza lavagna di uno o di otto? E lo stesso si pu dire delle lettere dellalfabeto, delle a e delle p, di tutti gli uncini, gli svolazzi che attirano la fantasia infantile. Che cos per Lei luno? Per me un bastone, e quindi un tuffo nel mondo degli adulti, il bastone del padre, il pene, luomo, il padre stesso, la forza, lenergia del numero uno della famiglia. Il due il cigno delle favole di Spekter. Comerano belle! Mia sorella aveva quel collo lungo da cigno, e la prendevano molto in giro per questo. Era veramente un brutto anatroccolo, divenuto poi cigno e morto troppo presto. Improvvisamente mi vedo davanti il laghetto dei cigni della mia infanzia: io ho otto anni e sono seduto in barca con Wolf, Lina e unamica, Anna Speck. Anna Speck cade nellacqua in cui nuota il cigno. O mio cigno, mio silenzioso cigno dalle morbide piume!: per questo, forse, che mi sono tanto occupato di Ibsen, perch era lautore di questi versi, che io udivo cantare in un periodo molto penoso, quando credevo di dover morire? O forse per lAgnes del Brand? Agnes era la mia compagna di giuochi, e io le volevo molto bene; aveva una bocca storta, perch vi aveva introdotto un ghiacciuolo, dicevano: e il ghiacciuolo un simbolo. Con lei

giocavo a saltar la corda, e a lei si legano sia il mio romanzo di famiglia, sia le mie fantasie di violenza. Agnes ed Ernst: cos si chiamava suo fratello, mio inseparabile compagno, che io pi tardi piantai indegnamente in asso. Ed Ernst Schweninger Ah, mia cara amica, quante, quante cose! Torniamo ad Anna Speck. Speck, le favole di Spekter. Che razza di mendicante questo, con un mantello nero come il carbone?. Il corvo, e Corvo si chiamava il mio primo maestro, che io consideravo il prototipo della forza, e che una volta si spacc i calzoni mentre saltava; questo incidente riappare poi nel mio libro Der Seelensucher [Lo scrutatore danime]. E la parola corvo svolge da parecchie settimane una parte importante nel trattamento di un mio paziente che voglio condurre felicemente in porto: sarebbe un trionfo come non ne ho avuti spesso. La favola del cigno di Spekter. Ha mai visto un cigno che inghiotte un grosso pezzo di pane? Ha visto come il pane scende gi per il collo? Anna Speck aveva delle grossissime ghiandole nel collo, e un collo grosso significa che vi rimasto qualcosa che non va n su n gi: il seme di un bambino. Mi creda, proprio cos. Io lo devo ben sapere, perch io stesso ho avuto per un decennio il gozzo, che poi bravamente scomparso quando ho decifrato lenigma del bambino inghiottito e rimasto l. Come avrei potuto arrivare a riconoscere, senza la mia fede nello studio dellEs, che questa Anna ebbe tanta parte nella mia vita? E Anna si chiama leroina del mio primo romanzo, e suo marito si chiama Wolf. Wolf e Anna, entrambi si trovavano in quella barca. E ora ricompare Alma, ricorda? Quellamica di Lina, che disturbava i miei giochetti sadici. Wolf aveva costruito una casa coi materassi, dove abitava assieme ad Anna, e noi piccoli non avevamo il permesso di entrarvi. Ma Alma, che la sapeva lunga, quando Wolf la cacci via corse in giardino con Lina e con me, gridando: Io so che cosa stanno facendo quei due l dentro!. Allora non compresi a che cosa si riferisse Alma, ma quelle parole mi sono rimaste impresse nella memoria, e cos pure il luogo dove furono pronunciate, e ancor oggi sento il brivido che mi corse allora per la schiena. Anna, nome senza principio e senza fine, lalfa e lomega, Anna e Otto, due nomi che si possono leggere da tutte e due le parti, lessere, linfinito e leternit, lanello e il cerchio, lo zero, la madre, Anna. Ecco, ora mi viene in mente che la caduta di Anna nellacqua deve aver avuto una parte importante nella mia vita: per anni, infatti, ho intrattenuto la fantasia masturbatoria di una Anna che dalla riva saltava nella mia barca scivolando, cos che le si alzavano le gonne, e io vedevo le sue gambe e le mutande. Come sono strane le vie dellinconscio! Non dimentichi infatti che il cadere nellacqua un simbolo della gravidanza e del parto, e che Anna aveva il collo grosso, come me. Questo dunque il due; e il due la donna, la madre e la bambina, che ha solo due gambe, mentre il ragazzo ne ha tre. Tre piedi, tripode, e la Pizia parla solo se siede sul tripode. Ed Edipo scioglie lenigma della Sfinge, sullanimale che allorigine ha quattro gambe, poi due, e alla fine tre. Sofocle afferma che Edipo ha sciolto lenigma, ma la parola uomo costituisce forse una risposta a una domanda? Due, numero fatale, tu che significhi il matrimonio, significhi forse anche la madre? O forse la madre il tre? Il tre mi ricorda gli uccelli che mia madre disegnava

per noi. Luccello, s, luccello va bene.15 Ma se metto il numero tre coricato, esso mi diviene il simbolo dei seni, della mia balia, e di tutti quei seni che ho amato e amo ancor oggi. Il tre il numero sacro, il bambino, Cristo, il Figlio: la divina trinit, il cui occhio irraggia nel triangolo. Sei veramente figlia del solo Eros, tu, archetipo di tutte le scienze, o matematica? E anche la fede in Dio deriva da te, o Eros? vero che il due rappresenta la coppia, la coppia dei coniugi e anche la coppia dei testicoli e delle ovaie, delle labbra della vulva e degli occhi? vero che dalluno e dal due nasce il tre, il figlio onnipotente nel corpo materno? E chi sarebbe infatti potente se non il figlio nascituro, i cui desideri si adempiono tutti prima ancora di essere formulati? Il figlio, che veramente un dio e un re, che dimora in Paradiso? Ma il figlio un maschietto, poich solo il maschietto il tre, due testicoli e un codino. Le cose si confondono un poco, non vero? Chi saprebbe ritrovarsi in questo labirinto dellEs? Si stupiti, scoraggiati, eppure ci si tuffa con un brivido voluttuoso nel mare dei sogni. Uno e due, fa dodici: uomo e donna, un numero giustamente sacro, da cui, se confluiscono in ununit nasce il tre, il bambino, il dio. Dodici lune costituiscono un anno; vi sono dodici apostoli, e fra loro sta Cristo, lUnto, il Figlio delluomo. Non meravigliosa questa espressione, Figlio deluomo? E il mio Es mi dice con voce forte e chiara: Interpreta, interpreta!. Addio, mia cara Patrik Troll LETTERA XXVI Dunque, mia cara amica, Le interessa giuocare con i numeri? Mi fa molto piacere. Troppe volte Lei mi ha recensito con grande severit, e ho proprio bisogno di un po di riconoscimento. Le sono pure assai grato perch menziona il mio nome accanto a quello di Pitagora: prescindendo dalla soddisfazione che ha procurato alla mia vanit, ci mi dimostra che Lei possiede il primo requisito per un critico, la capacit cio di paragonare con la massima disinvoltura un Rossi, un Bianchi, un Ferrari o un Troll a Goethe, a Beethoven, a Leonardo o a Pitagora; e quindi raddoppia ai miei occhi il valore delle Sue opinioni. Il fatto che Lei mi adduca perfino degli altri esempi, facendomi notare che il tredici il numero dellUltima Cena, e collegando la paura che il tredi cesimo commensale debba morire alla crocifissione di Cristo, mi fa sperare che a poco a poco scomparir la Sua opposizione ai miei discorsi sullEs. Ma perch deve trattarsi necessariamente di Cristo? Anche Giuda era uno dei tredici, e anchegli doveva morire. Non ha mai pensato quanto queste due idee, quella di Cristo e quella di Giuda, siano strettamente legate fra loro? Le ho gi parlato una volta dellambivalenza dellinconscio e della tendenza umana di fondere assieme odio e amore, fedelt e tradimento. Questa profonda e insuperabile dualit interiore delluomo si creata il mito del bacio di Giuda, che simboleggia le nostre azioni ed esperienze quotidiane. Vorrei che Lei fosse ben convinta di questo importantissimo fatto, perch chi non lo conosce, chi non lha afferrato fino in fondo, non pu capire nulla dellEs. Ma non facile acquistare questa conoscenza. Pensi ai momenti culminanti della Sua vita e poi

cerchi bene finch non avr trovato in se stessa la disposizione danimo, il tradimento, di Giuda. E lo trover sempre: mentre baciava il Suo amato, si teneva i capelli con la mano per paura di spettinarsi; quando Suo padre mor (Lei era ancora assai giovane), Le fece piacere indossare per la prima volta un abito nero; ed era tutta fiera per quel grosso pacco di lettere di condoglianze, su cui, con segreta soddisfazione, aveva posto per prima quella di un duca regnante. E quando Sua madre era ammalata, Lei si vergogn di aver per un attimo pensato alla collana di perle che poi avrebbe ereditato; e il giorno dei funerali, Lei trov che quel cappello La invecchiava di otto anni, e facendo questa riflessione, non pensava a Suo marito, ma al giudizio della gente, di fronte a cui voleva recitare la parte della bella addolorata, proprio come unattrice o unetera. E quante volte non ha tradito vergognosamente, come Giuda, i Suoi pi cari amici, Suo marito e i Suoi figli per trenta denari! Rifletta un po su queste cose, e si render conto che la vita umana piena da cima a fondo di ci che il nostro pi equo giudizio bolla come la colpa pi grave e pi spregevole, il tradimento; ma subito si render anche conto che quasi mai la coscienza considera tali tradimenti come una colpa. Gratti un po via da qualche parte quel sottile strato di coscienza di cui rivestito il nostro Es, e vedr come linconscio stia continuamente setacciando i tradimenti delle ultime ore: qui ne allontana uno, laltro lo tien pronto alluso per il giorno dopo, il terzo lo rimuove nel profondo, per poi estrarne il veleno di future malattie o i filtri magici per delle imprese a venire. Guardi attentamente in quelle strane tenebre, mia cara: da questo pertugio Lei pu vedere confusamente, cos male da disperarsene, le masse nebulose in movimento di una delle vive forze dellEs, il senso di colpa. Il senso di colpa uno degli strumenti pi sicuri e infallibili di cui lEs si serve per agire sulluomo. LEs ha bisogno del senso di colpa, ma fa in modo che luomo non ne trovi mai le fonti, perch sa che quando qualcuno scoprir il segreto della colpa, il mondo sar scosso dalle fondamenta. Per questo esso circonda gli strati pi profondi della vita di un alone di orrore e di angoscia, trasformando in fantasmi le cose pi banali, inventando la parola tradimento, la figura di Giuda e i dieci comandamenti, e confondendo la vista dellIo con mille cose che sembrano colpevoli alla coscienza; solo perch luomo non creda alle parole consolatrici: Non temere, perch io sono presso di te. E poi c Cristo: se il tradimento sinsinua inevitabilmente in ogni nobile azione delluomo, cos pure, in tutto ci che chiamiamo cattivo, inevitabilmente presente lessenza di Cristo, o comunque si voglia chiamarla, la bont e lamore. E per riconoscerlo non necessario prendere la via pi lunga, che ci porta a scorgere dietro la pugnalata omicida limpulso primordiale delluomo a penetrare per amore dentro al prossimo, per dargli e per riceverne felicit: infatti lomicidio , in ultima analisi, solo il simbolo di una passione amorosa rimossa. Non occorre analizzare il furto, scoprendo anche in esso lonnipresente energia trasformatrice dellEros, che, mentre prende, d. Non occorre pensare alle parole di Cristo alla peccatrice: I tuoi peccati ti sono rimessi perch hai molto amato. Nelle Sue esperienze quotidiane trover dappertutto abbastanza sacrificio e innocenza infantile per rendersi conto che ovunque luomo, l Cristo.

Ma io continuo a chiacchierare, mentre volevo semplicemente illustrarLe come in realt non vi siano contraddizioni, perch tutto si riconcilia nellEs, il quale usa a suo piacere la stessa azione come causa di rimorsi o come motivo di soddisfazione per aver agito nobilmente. LEs assai ingegnoso, e non fa molta fatica a dare a intendere alla stupida coscienza che il bianco non nero e che una sedia proprio soltanto una sedia, mentre ogni bambino sa benissimo che anche una carrozza, e una casa, e una montagna, e una mamma. La coscienza l che si affatica e suda sette camicie per escogitare dei sistemi e per incasellare e schedare tutte le manifestazioni della vita, mentre lEs crea gioiosamente, nella sua forza inesauribile, ci che vuole, e io credo che ogni tanto se la rida di cuore della coscienza. Perch Le dico tutte queste cose? Forse mi diverto alle Sue spalle, o forse volevo semplicemente mostrarLe come, partendo da qualsiasi punto, si possano percorrere in lungo o in largo tutti gli aspetti della vita: una verit lapalissiana su cui val la pena di riflettere un poco. E ora spicco un bel salto e torno alla mia situazione di quando stavo scrivendoLe quella lettera, perch ho ancora qualcosa da dire a proposito della bollicina sulla bocca; forse si tratta della cosa pi importante, comunque una faccenda assai strana, che Le riveler sulle mie rimozioni pi di quanto ne sapessi io stesso fino a un paio di anni fa. La bollicina sulla bocca, come Le ho gi detto una volta, significa che avrei voglia di baciare, ma che vi in me una qualche esitazione, abbastanza forte da far sollevare lo strato superiore della pelle e da riempire di liquido la cavit cos creatasi. A tutta prima questa non sembra una gran scoperta, perch, come sa, a me piace molto dare dei baci, e se tenessi conto di tutte le persone che mi sembrerebbero meritevoli di un mio bacio ma che non so se me lo restituirebbero, a questora la mia bocca sarebbe tutta una piaga. Ma la mia bollicina a destra, e io mi dico allora che la parte destra quella della giustizia, dellautorit, dei legami familiari. Lautorit familiare? Mi viene in mente il mio fratello maggiore, ed proprio verso di lui che rivolta la mia bollicina. Quel giorno non avevo fatto che pensare continuamente a un certo mio paziente, e la cosa mi stupiva, perch io in generale mi attengo al principio di non pensare pi ai miei pazienti appena ho chiuso la porta alle loro spalle. Ben presto per compresi il motivo di quella mia insolita preoccupazione: il paziente assomigliava, nei lineamenti e ancor pi nel carattere, a mio fratello. Cos si spiega il mio desiderio di baciare, rivolto a quel paziente, sul quale io avevo trasferito la passione per mio fratello. Lassociazione era stata facilitata da due fatti: in quei giorni cadeva il compleanno di mio fratello, e poco prima io avevo visto quel paziente in stato dincoscienza. Da bambino avevo assistito parecchie volte alle gravi crisi di svenimento di mio fratello; ho ancora davanti agli occhi la forma della sua testa, e ho motivo di supporre che la mia attrazione verso quel paziente derivasse proprio da quellimmagine: limmobilit del viso mi aveva fatto saltare agli occhi la somiglianza fra i due. Ma linsorgenza della bollicina determinata non soltanto dal desiderio di baciare, bens anche da un impulso opposto; la cosa abbastanza spiegabile: nella nostra famiglia erano rigorosamente proibite le espansioni affettuose tra fratelli, e ancora oggi mi sembra inconcepibile lidea che potessimo baciarci. Tuttavia la mia riluttanza

a baciare non ha solamente a che fare con la tradizione familiare, ma anche col problema della omosessualit. E qui devo fermarmi un momento. Come Lei sa, dai dodici anni in poi io sono stato allevato in un collegio, dove vivevamo fra le mura di un convento, totalmente isolati dal mondo esterno; quindi tutta la nostra capacit e il nostro bisogno di amore erano rivolti sui compagni. Quando penso ai sei anni da me trascorsi in quel luogo, mi vedo subito davanti limmagine del mio amico: vedo lui e me che camminiamo strettamente abbracciati per il chiostro; ogni tanto interrompiamo la nostra animata discussione su Dio e sulluniverso, e ci baciamo. Non credo sia possibile immaginare lintensit di una passione ormai svanita, ma, a giudicare dalle molte scene di gelosia, frammiste, almeno da parte mia, a frequenti fantasie suicide, il mio affetto devessere stato molto forte. So anche che in quei tempi le mie fantasie masturbatorie vertevano quasi esclusivamente sul mio amore per quel ragazzo. Quando sono uscito di collegio il mio affetto per questo mio amico durato ancora per parecchio tempo, finch, dopo un anno, lho trasferito su di un compagno di universit, e da questo su sua sorella. Con ci lomosessualit, linclinazione verso persone del mio sesso, parve estinguersi in me, e da allora ho amato soltanto delle donne. Le ho amate in modo molto fedele ed infedele al tempo stesso, perch ricordo che vagavo delle ore per Berlino alla ricerca di una qualche creatura femminile che avevo intravisto per caso, di cui non sapevo nulla n mai riuscivo a sapere nulla, ma che per giorni e settimane mi teneva occupata la fantasia. La serie di questi amori irreali interminabile, e, fino a pochi anni fa, ha continuato ad accrescersi quasi ogni giorno di qualche nuova donna. La cosa interessante che le mie esperienze erotiche reali non avevano assolutamente nulla a che fare con i miei amori dellanima: per le mie orge masturbatorie, a quanto ne ricordo, non ho mai scelto neppure una volta una creatura femminile che amassi veramente, ma sempre delle figure ignote, estranee. Sa che cosa significa ci? Non lo sa? Significa che il mio amore pi profondo apparteneva a una creatura che io non dovevo riconoscere, in altre parole a mia sorella, e, dietro di lei, a mia madre. Ma non dimentichi che queste cose le ho sapute solo da poco, e che prima non mi era mai passato per la testa di poter desiderare mia sorella o mia madre. proprio vero che ci si aggira per il mondo senza sapere nulla di noi stessi! Per terminare la storia di questi miei amori per delle creature ignote, che io non ho mai cercato di conoscere, devo aggiungere ancora una cosa, che per solo lontanamente connessa con largomento di cui intendevo parlare, con lomosessualit. Riguarda i miei rapporti con le donne cui sono stato legato da vero amore. Non da una, ma da ognuna di esse mi sono sentito fare la stessa osservazione ben singolare: Quando sono con te, mi sembra di esserti pi vicino che a qualunque persona sulla terra, ma appena ci congediamo, come se tu erigessi una barriera, come se io ti fossi totalmente estranea, pi estranea di qualunque altra persona. Io non mi sono mai accorto di questo, probabilmente perch non mi mai accaduto di sentire che una persona non mi fosse estranea. Ma ora capisco di che cosa si tratta: per poter amare, io dovevo tener lontana la persona reale, e avvicinare artificialmente limago della madre e della sorella. A volte devessere stato assai difficile, ma questo

era lunico modo per mantener viva la passione. Mi creda, le immagini hanno proprio un grande potere! E ci mi conduce nuovamente alle mie esperienze omosessuali, perch anche con gli uomini le cose andavano nello stesso modo. Per tre decenni me li sono tenuti lontani; non so dire come, ma chi vi sia ampiamente riuscito lo dimostra lelenco dei miei pazienti, in cui solo negli ultimi tre anni i nomi maschili sono di nuovo pi numerosi; e proprio perch lomosessualit non mi mette pi in fuga. stato infatti, in ultima analisi, il desiderio di fuggire gli uomini a far s che assai raramente ricorressero a me dei pazienti maschi. Per lunghi anni io non ho avuto occhi che per le donne, ho valutato attentamente ogni creatura femminile in cui mi imbattevo, e in seguito lho pi o meno amata, mentre, per tutti questi anni, non ho veramente notato, per la strada, in societ, in viaggio, e persino in riunioni di soli uomini, neppure un singolo uomo. Sono passato vicino a loro senza vederli, anche se per ore li ho avuti davanti agli occhi: non penetravano nella mia coscienza, non li percepivo veramente. Ora le cose sono cambiate: ora guardo sia gli uomini sia le donne, e gli uni e gli altri sono divenuti per me creature umane; mi fa piacere intrattenermi con persone di entrambi i sessi e non faccio pi alcuna differenza fra loro. E soprattutto non mi sento pi imbarazzato di fronte agli uomini. Non ho pi bisogno di tenere la gente a distanza; il mio desiderio dincesto che, quando era profondamente rimosso, ha avuto su di me influenze cos gravi e inquietanti, ora venuto a coscienza e non mi turba pi. O per lo meno, cos io mi spiego tutto questo processo. In un certo senso mi accaduta la stessa cosa con i bambini, e con gli animali, con la matematica e la filosofia. Ma ci rientra in un altro contesto, collegato per anchesso con la rimozione della madre, della sorella, del padre e del fratello. Per quanto mi sembri giusta questa interpretazione del mio carattere fondata sulla fuga dai Troll, che per me costituiscono una particolare specie umana (vi sono le persone buone, le persone cattive e i Troll), per quanto sia per me lampante che ho dovuto, per cos dire, usare al rovescio il binocolo con cui guardavo il prossimo, per farlo rassomigliare, allontanandolo artificialmente, alle mie immagini, ci tuttavia non basta a spiegare ogni cosa. Non mai possibile spiegare tutto. Posso aggiungere per ancora un elemento: io ho bisogno di questo modo artefatto di amare e di tener lontana la gente perch sono tutto concentrato su me stesso, perch mi amo a dismisura, perch sono ci che i dotti chiamano un narcisista. Il narcisismo ha una parte molto importante nella vita umana, e se io non ne fossi provvisto in tale misura, non sarei mai divenuto ci che sono, e non avrei mai compreso il detto di Cristo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Come te stesso, non pi di te stesso. Noi ragazzi Troll usavamo spesso questo motto: Prima vengo io, poi vengo di nuovo io, poi per un bel pezzo non viene pi nessuno, e alla fine vengono gli altri. E pensi che buffo: quando avevo circa otto anni possedevo un album in cui i miei migliori amici scrivevano qualche verso e la loro firma. Sullultima pagina di copertina avevo scritto di mia mano, a parodia di un antico detto: Chi ti ama pi di me si firmi qui, sotto di me!

tuo Io Cos la pensavo allora, e temo di non essere cambiato molto. Sono sempre il Suo Patrik Troll LETTERA XXVII Grazie per la Sua lettera, mia cara; cercher, almeno questa volta, di assecondarla, di essere concreto: il fenomeno dellomosessualit abbastanza importante per meritare un esame metodico. S, io ritengo che tutti siano omosessuali, e lo credo cos fermamente che non riesco a comprendere come altri la possano pensare in modo diverso. Lessere umano ama in primo luogo se stesso, si ama con tutte le variet della passione; la sua natura lo spinge a procurarsi ogni immaginabile forma di godimento, e quindi, poich egli stesso maschio o femmina, a priori soggetto alla passione per le persone del proprio sesso. Non pu essere altrimenti, e una qualsiasi indagine serena su una qualsiasi persona ce ne dar le prove. Dunque non ha senso chiedersi se lomosessualit costituisca uninclinazione abnorme, una perversione. Non si tratta di questo; bisogna piuttosto chiedersi come mai sia cos difficile guardare obiettivamente a questo fenomeno dellamore per gli appartenenti al proprio sesso, giudicarlo e parlarne spassionatamente; e poi bisogna chiedersi come avvenga che, nonostante la sua predisposizione omosessuale, lessere umano sia anche in grado di provare attrazione per il sesso opposto. E facile rispondere alla prima domanda: sulla pederastia incombe la minaccia del carcere, essa stigmatizzata come un crimine, considerata da molti secoli come un vizio ignominioso. Il fatto che la gran maggioranza degli uomini non ne veda lesistenza, si spiega in virt di questo secolare divieto, e non ci deve stupire maggiormente di altri fatti: che tanti bambini non si accorgano della gravidanza materna, che quasi tutte le madri non sappiano scorgere le manifestazioni della sessualit nei loro piccoli, che nessuno avesse chiaramente compreso il desiderio dincesto del figlio nei riguardi della madre prima che lo scoprisse e lo descrivesse Freud. Ma anche quelli che sanno quanto sia universalmente diffusa lomosessualit, son ben lungi dal riuscire a giudicarla spassionatamente; e anche chi ne avrebbe il coraggio, preferisce tacere piuttosto che mettersi a lottare contro la stupidit della gente. Sembrerebbe che in unepoca che si vanta della propria cultura, in cui si impara a memoria storia e geografia perch non si capaci di pensare con la propria testa, si dovrebbe almeno sapere che, al di l dellEgeo, in Asia, incomincia il regno della libera pederastia, e che una civilt evoluta come quella dellantica Grecia non sarebbe neppure immaginabile senza il riconoscimento dellomosessualit. I nostri contemporanei dovrebbero per lo meno essere stati colpiti dallo strano episodio del Vangelo sul discepolo che Ges amava e che posava la testa sul petto del maestro. Niente da fare, noi siamo ciechi di fronte a tutte queste prove: non dobbiamo, non possiamo vedere ci che sta l davanti ai nostri occhi.

In primo luogo c il divieto della Chiesa, ed essa evidentemente lha preso dallAntico Testamento, il quale tendeva a subordinare alla procreazione ogni manifestazione della sessualit; poi c la volont di potenza dei preti, che volutamente fecero passare questo istinto primordiale per un peccato, al fine di tener soggiogate le tormentate coscienze; e la cosa riusc particolarmente utile alla Chiesa cristiana perch, anatemizzando lamore fra uomini, si veniva a colpire alla radice la cultura ellenica. Lei sa che un numero sempre pi elevato di voci si leva oggi contro la legge che punisce la pederastia come un crimine, perch molti ritengono che, in nome di un diritto che abbiamo ereditato, si sia per lungo tempo compiuta uningiustizia. Nonostante questa crescente comprensione del problema, non ci si deve aspettare un prossimo mutamento nel nostro giudizio sulla omosessualit, e per un motivo assai semplice: tutti noi, per almeno quindici o sedici anni, e la maggior parte di noi per tutta la vita, siamo vissuti e viviamo con la sensazione pi o meno cosciente di essere degli omosessuali, di esserci comportati come omosessuali un certo numero di volte, e di continuare a farlo. Succede a tutti come successo a me: a un certo momento della vita si fa uno sforzo sovrumano per soffocare in s questa omosessualit, pubblicamente tanto disprezzata; ma non si riesce neppure a rimuoverla, e per praticare questo continuo, quotidiano autoinganno, si aderisce alla pubblica esecrazione dellomosessualit, alleviando cos un poco il proprio conflitto interiore. Ogni volta che si riflette sulle nostre esperienze si giunge alla stessa conclusione: ci scagliamo contro il furto, lomicidio e la menzogna perch noi stessi ci consideriamo dei ladri, degli assassini, dei fedifraghi, dei pederasti, dei mentitori, e lo facciamo affinch nessuno, e men che meno noi stessi, venga a conoscenza della nostra depravazione. Mi creda, ci che oggetto di odio, di disprezzo, di biasimo da parte delluomo costituisce la sua natura pi vera e pi profonda. E se Lei vuol prendere proprio sul serio la vita e lamore, se vuol prendere sul serio i nobili sentimenti, si attenga al detto: Non criticare me, ma critica solo te. E se vedi il mio errore diventa tu migliore! Conosco anche un altro motivo che ci distoglie dallaffrontare onestamente il problema dellomosessualit: il nostro atteggiamento rispetto alla masturbazione. Lomosessualit radicata nel narcisismo, nellamore di s e nellautogratificazione, e deve ancora nascere la persona capace di affrontare spassionatamente il fenomeno della masturbazione. La sorprender il fatto che io finora abbia parlato soltanto dellamore omosessuale fra uomini. La cosa comprensibile, perch io son cresciuto in unepoca in cui ci si comportava (o forse lo si credeva veramente?) come se nelle donne non esistesse sensualit alcuna, eccettuate alcune prostitute messe al bando della societ. Da questo punto di vista il secolo scorso si pu ben considerare comico, ma purtroppo i risultati

di quella comicit sono piuttosto gravi. come se solo di recente si fosse riscoperta lesistenza del seno, della vagina e della clitoride, come se solo da poco ci sia stato permesso pensare che anche le donne hanno un ano, capace di emettere cacca e peti e di provare sensazioni voluttuose. Ma per ora queste conoscenze sono rimaste patrimonio segreto delle donne e di pochi uomini: la gran massa del pubblico sembra far derivare la parola omosessuale da homo e nessuno nota che lamore fra donne cosa di tutti i giorni e si svolge spesso sotto gli occhi di tutti. Ciononostante permane il fatto che qualsiasi donna pu baciare e abbracciare qualsiasi altra donna di qualsiasi et, senza imbarazzo alcuno: ma qui non si tratta certo di omosessualit, proprio come la masturbazione femminile non certo masturbazione, Dio ne scampi e liberi! Posso ricordarLe una nostra piccola avventura comune? Doveva essere circa nel 1912, e infuriavano le polemiche sulla condanna morale della omosessualit, perch si stava modificando il codice penale tedesco. Era anche stata avanzata la proposta di estendere alle donne lapplicazione del paragrafo 175. Io mi trovavo a casa Sua, e, poich avevamo avuto un piccolo battibecco ma desideravamo rappacificarci subito, io presi un giornale e cominciai a sfogliarlo. Era il Kunstwart, e in un suo articolo una delle donne pi stimate della Germania esprimeva il proprio parere sulla omosessualit femminile: era violentemente contraria alla proposta di perseguire penalmente lamore fra donne, affermando che ci avrebbe scosso dalle fondamenta tutta la struttura sociale e che, in ogni caso, se si voleva estendere limputabilit alle donne, si sarebbe dovuto pi che centuplicare il numero delle prigioni. Io Le porsi il foglio, sperando di aver trovato un argomento innocuo per annegare nelle chiacchiere il nostro reciproco malanimo, ma Lei rifiut la mia avance dicendo seccamente: Lho gi letto. La riconciliazione avvenne poi in qualche altro modo, ma quella stessa sera Lei mi raccont un episodio della Sua adolescenza, cio che Sua cugina Lola Le aveva un giorno baciato il seno; e io ne conclusi che Lei condivideva lopinione di quella sostenitrice dellimpunibilit dellamore saffico. Per me il problema dellomosessualit, da quel giorno, fu risolto per sempre: quellaggressione al Suo seno mi rivel a un tratto chiaramente che la natura stessa a imporre delle emozioni erotiche fra donne. Perch, in fin dei conti, le bambine non vengono allattate dal padre, ma dalla madre; e che il succhiare i capezzoli provochi una sensazione voluttuosa lo sa ogni donna e anche luomo. Il fatto poi che siano delle labbra infantili e non di adulto a provocare questo godimento pu al massimo influire nel senso che i bambini titillano il seno in modo pi dolce e delicato di quanto possa mai fare un adulto. Inoltre mi sembra che lautrice di quellarticolo avesse ragione anche in un senso del tutto diverso, quando affermava che la punizione dellomosessualit avrebbe scosso la societ umana dalle fondamenta: i l mondo infatti poggia sui legami sessuali fra madre e figlia, fra padre e figlio. Dunque si potrebbe risolutamente affermare, e anzi gi stato affermato, che fino allepoca della pubert, quindi solo durante linfanzia, noi siamo tutti bisessuali, e che poi la maggior parte delle persone rinuncia allamore per il proprio sesso in favore di quello per il sesso opposto. Ma questo non vero. Luomo una creatura bisessuale per tutta la vita, e tale rimane, e al massimo in questo o quel periodo della vita potr

acconsentire, cedendo al codice morale di moda in quel momento, a rimuovere in parte, in assai piccola parte, la propria omosessualit; e ci non significa che la distrugga, ma solo che la limita un poco. E come non vi sono delle persone esclusivamente eterosessuali, cos non ve ne sono di esclusivamente omosessuali: anche luranista pi appassionato non pu sfuggire al suo destino, che lha fatto vivere per nove mesi nel grembo di una donna. Le espressioni omosessuale ed eterosessuale non sono che parole, titoli sotto ai quali si pu scrivere ci che si vuole, che non hanno alcun significato preciso: sono solo materia di chiacchiere. Pi che lamore per il proprio sesso, che deriva come conseguenza necessaria dellamore di s, mi sembra degno di considerazione il problema di come si passi da questo allamore per il sesso opposto. Nel maschio la cosa mi pare semplice: la permanenza nel corpo materno, la lunga dipendenza dalle cure femminili, la tenerezza, le gioie, i piaceri, e le soddisfazioni che solo la madre gli d ed in grado di dargli, costituiscono un tale contrappeso al narcisismo, che non occorre cercar pi lontano. Ma come arriva la bambina a rivolgersi al sesso maschile? Temo che la mia risposta sar per Lei cos poco soddisfacente quanto lo per me. O, per dirla pi chiaramente, non so indicarLe alcun motivo sufficiente a spiegare questo fatto. E poich nutro unavversione non infondata a trastullarmi con la parola ereditario, non sapendo sullereditariet nulla pi del fatto che essa esiste (e anche in un senso del tutto diverso da quel che si ritiene di solito), mi vedo costretto a tacere. Vorrei per solo darLe qualche indicazione. In primo luogo, si pu riscontrare che la preferenza della figlia per il padre insorge assai precocemente, e quindi, se lammirazione per le dimensioni e le energie superiori delluomo veramente una fonte della eterosessualit femminile, essa si dovrebbe considerare come un indice della innata capacit di giudizio del fanciullo. Ma chi in grado di stabilire se tale ammirazione sia originaria o se invece non nasca nel corso del tempo? E questa stessa incertezza mi disturba anche nei riguardi di un secondo fattore che in seguito influisce grandemente sullatteggiamento della donna verso luomo: il complesso di castrazione. A un certo momento la bambina scopre la menomazione che la natura le ha procurato, e a un certo momento (certo assai presto) si accende in lei il desiderio di farsi prestare il membro virile almeno attraverso latto damore, posto che no n gliene pu crescere uno tutto suo. Se si potesse affermare che leterosessualit femminile ha origine nel corso dei primi anni di vita, sarebbe facile trovare dei motivi sufficienti per spiegarla. Ma i segni di una preferenza sessuale per luomo compaiono in unepoca cos precoce che tutte queste ipotesi non servono un bel nulla. Noto che comincio a vaneggiare, e quindi, invece di tante spiegazioni serie, Le dir ancora qualcosa su di me e sul numero ottantatr. Nell83 mi fu rivolta quella malaugurata frase sulla masturbazione di cui Le ho parlato; poco dopo mi sono ammalato di scarlattina, e, appena guarito, fui colto da quella grande passione per il ragazzo che baciavo passeggiando nel chiostro; ho dunque motivo di conservare lanno 83 nel mio inconscio!

Devo anche aggiungere un altro piccolo particolare. Le avevo parlato degli svenimenti del mio fratello maggiore, che io considero particolarmente importanti per lo sviluppo della mia omosessualit: uno di questi svenimenti, che mi rimasto particolarmente impresso nella memoria, ebbe luogo al gabinetto. Si dovette abbattere la porta, e ricordo ancora chiaramente la figura di mio padre con laccetta in mano e quella esanime di mio fratello, seduto, con la testa rovesciata allindietro, e con il ventre nudo. Se tiene presente che lo sfondamento della porta rappresenta simbolicamente la penetrazione sessuale in un corpo umano, e che quindi per me era stato compiuto simbolicamente un atto sessuale fra uomo e uomo, e che inoltre laccetta rinfocolava il mio complesso di castrazione, comprender come questo episodio possa fornire lo spunto per ogni sorta di riflessioni. E per concludere, La invito anche a tener presente che l entrava, inoltre, in giuoco lequivalenza fra parto e defecazione, e che il gabinetto il luogo in cui il bambino fa le sue osservazioni sui genitali dei genitori e dei fratelli, e in particolare del padre o del fratello maggiore. Il bambino abituato a che gli adulti lo accompagnino in quel luogo, e assai spesso il suo accompagnatore ne approfitta per sbrigare anchegli le sue faccende: il bambino si abitua quindi a identificare inconsciamente il gabinetto con la vista dei genitali, come pi tardi metter nello stesso cassetto della rimozione il gabinetto e la masturbazione. E Lei sapr anche che lomosessuale ama particolarmente frequentare i gabinetti pubblici. Tutti i complessi sessuali sono dunque strettamente collegati alla evacuazione delle feci e dellurina. Mi accorgo di aver interrotto le mie considerazioni sulle fonti delleterosessualit con i ricordi su mio fratello e sul mio complesso anale. Il motivo? La data di oggi: oggi il 18 agosto. Da circa quattro settimane quel paziente che mi ricorda mio fratello mi va dicendo che dopo il 18 agosto egli non far pi alcun progresso nel trattamento, ed effettivamente oggi la sua condizione si aggravata. Purtroppo egli non capace di comunicarmi le idee inconsce che gli rendono critica la data del 18 agosto, e io dal mio canto mi sento a disagio perch non conosco i motivi della sua resistenza, e prevedo ogni sorta di difficolt per i giorni a venire. La questione di come sorga linclinazione della bambina verso il maschio per ora insolubile per me, e lascio a Lei di rispondervi. Da parte mia vorrei formulare lipotesi che nelle donne lerotismo sia molto pi libero nei riguardi dei due sessi: mi sembra che esse possiedano una disponibilit erotica circa uguale verso il proprio sesso e verso quello opposto, e che la trasferiscano dalluno allaltro a seconda delle esigenze e senza gran difficolt. In altre parole, mi sembra che in loro non venga profondamente rimossa n lomosessualit n leterosessualit, e che comunque si tratti di una rimozione abbastanza superficiale. sempre pericoloso attribuire qualit opposte agli uomini e alle donne: non bisogna dimenticare che, in senso proprio, non esistono uomini e donne, ma che ogni persona un miscuglio di elementi maschili e femminili. Fatte queste premesse, io sono incline ad affermare che la questione dellomosessualit e delleterosessualit ha poca importanza nella vita della donna. E mi azzardo a formulare anche unaltra ipotesi: il fatto che il legame con il proprio sesso sia nella donna pi forte che nelluomo, il che mi sembra un dato

sicuro, si spiega perch lamore di s e lamore per la madre sono rivolti nella donna verso lo stesso sesso. A queste due forme di amore si contrappone, per quel che io riesco a vedere, un solo fattore importante che la spinge verso luomo: il complesso di castrazione, la delusione per il fatto di esser donna, il conseguente odio verso la genitrice e il desiderio di divenire un uomo o per lo meno di generare un figlio maschio. Nelluomo la faccenda diversa: per lui, credo, non soltanto una questione di omosessualit ed eterosessualit, in quanto questo problema si fonde strettamente con quello dellincesto con la madre. Limpulso che viene rimosso la passione verso la madre, e la rimozione di questo desiderio, in certe circostanze, trascina con s nelle profondit dellinconscio ogni sorta dinclinazione verso le donne. Forse vuole che ne parliamo pi a lungo unaltra volta? Purtroppo non si tratta che di congetture. Patrik Troll LETTERA XXVIII Non una cattiva idea quella di pubblicare le nostre lettere: La ringrazio, mia cara, per questa Sua proposta. A dire il vero, Lei mi ha subito tolto met della voglia di farlo perch, se pensa seriamente che io debba lavorarci sopra, io non mi ci metto in questa faccenda: di lavoro me ne procura abbastanza la mia professione! Queste cose io le scribacchio per mio piacere, e il lavoro non certo un piacere per me. Ma io spero che Lei non lo abbia detto sul serio. Mi par di vederLa mentre, tutta compresa dallimportanza del tema, mi scrive dei miei errori, delle mie esagerazioni e contraddizioni, delle battute di spirito superflue, che stanno molto bene in una corrispondenza amichevole, ma non sono certo adatte per il pubblico: una specie di piccola ricaduta ai tempi della Sua abilitazione allinsegnamento. A me sempre piaciuto vederLa diventare a un tratto piena di dignit, come se stesse per alzare lindice in un gesto ammonitore; e mi divertivo, con un impertinente giuoco della fantasia, a metterLe la Sua mano destra dietro la schiena, infilandovi dentro col pensiero una bacchetta, e ad appiopparLe un paio di occhiali sul naso. Questo coscienzioso e pedante professore, nei panni di una deliziosa creatura femminile, mi sembrava cos irresistibile che io facevo apposta a lasciarLa andare avanti a predicare per un po, solo per godermi quel contrasto fra la Sua vera natura e quella veste esteriore. Oggi per risponder seriamente alle Sue serie obiezioni. Perch devo togliere al mio prossimo il piacere di trovare degli errori in queste lettere? Io so che effetto insopportabile fanno le persone perfette (noi Troll le chiamavamo gli angeli appiccicosi), so quanto piacere mi fa la scoperta di una qualche stupidaggine, e sono abbastanza altruista da non privare gli altri di questo godimento. Inoltre mi illudo di offrire tante cose utili che non mi preoccupo troppo di quelle inutili: voglio e devo immaginarmi che le cose stiano cos, altrimenti salta in aria la mia adorazione di me, senza la quale io non potrei vivere. Si tratta dello stesso procedimento che ho cercato di illustrarLe a proposito dei foruncoletti in faccia o dellalito cattivo: quando non si ben sicuri se un nostro affetto vien ricambiato, per saperlo ci si procura un qualche

tratto ripugnante, e lEs si dice: Se piaccio lo stesso alla mia adorata nonostante il mio naso gonfio e arrossato, o nonostante i miei piedi sudati, allora vuol dire che mi ama veramente. Cos pensa la fidanzata quando ha la luna, cos pensa il fidanzato quando alza il gomito prima di recarsi dallamata, cos pensa il bambino quando fa il cattivo, cos pensa il mio Es quando insinua degli errori nei miei lavori. Li lascer dunque stare quegli errori, cos come sono rimasti nelle mie precedenti pubblicazioni, nonostante ogni sorta di consigli, sia amichevoli sia ostili. Alcuni anni fa inviai un mio manoscritto a un caro amico, il cui giudizio mi stava molto a cuore. Egli mi scrisse una deliziosa lettera, piena di lodi e dincoraggiamenti, affermando per che il lavoro era troppo lungo e troppo informe, e assomigliava un po a un embrione con gli organi sessuali sproporzionatamente grossi. Dovevo tagliare, tagliare, tagliare, e allora sarebbe divenuto un bel bambino. E aggiungeva che, per capire quali parti fossero da eliminare, dovevo fare come quel tale che voleva prender moglie: quando si accorgeva che stava per innamorarsi, faceva in modo di recarsi al gabinetto appena ne era uscita la probabile regina del suo cuore: Se c un odorino che mi piace, come di biscotti appena sfornati, allora vuol dire che lamo; se invece c una cattiva puzza, la lascer perdere. Io ho seguito la ricetta del mio amico, ma tutto ci che ho scritto aveva la fragranza di un biscotto fresco, e cos non ho eliminato nulla. Le faccio una proposta: lasciamo che tutte le stupidaggini rimangano, Lei per mi segnala ogni errore che trova, e io lo corregger un paio di lettere dopo. Cos il lettore coscienzioso e pedante avr di che divertirsi, e poi, qualche pagina dopo, rimarr seccato di vedere che lerrore stato corretto: allora ci divertiremo noi. Daccordo? Dunque, parliamo un po degli errori che secondo Lei io dovrei assolutamente eliminare. In primo luogo c la storia della creazione di Eva, che fin dal primo momento le ha fatto storcere il naso. E ora Lei mi scarica addosso tutta lartiglieria della scienza, dimostrandomi che questo mito non frutto della fantasia popolare, ma deve la sua esistenza ai preti e alla loro tendenziosa manipolazione dellAntico Testamento. Probabilmente Lei ha ragione su questo punto, o per lo meno anchio ho letto questa storia, da qualche parte; ma ci, come molte altre cose, mi lascia del tutto indifferente. Per me la Bibbia un libro divertente e su cui merita riflettere, con delle belle storie, doppiamente notevoli proprio perch la gente vi ha creduto per millenni, perch hanno influito enormemente sullevoluzione dellEuropa, perch per ciascuno di noi rappresentano un pezzo della nostra infanzia. Il problema di chi sia lautore di tali storie interessa la mia curiosit storica, ma non mi tocca minimamente dal punto di vista umano. Daccordo, Le concedo che siano stati i preti a inventare quelle storie. Ma Lei ne conclude che il mito della creazione non possa essere addotto, come ho cercato di fare io, a sostegno della teoria infantile secondo cui la donna deriva dalluomo mediante la castrazione. In questo ha torto. Non voglio affermare che nel bambino esista originariamente questidea della creazione; anzi, mi sembra molto pi verosimile che, allorigine, egli conosca almeno il meccanismo della nascita, cos come lo pu conoscere per sua esperienza personale. Poi, proprio come avvenuto nellAntico Testamento, su questa conoscenza originaria i preti dellinfanzia, cio i

genitori e altri sapienti del genere, sovrappongono lidea della castrazione e, come lumanit giudaico-cristiana ha creduto per millenni alle favole dei preti, cos il bambino crede alle favole che nascono dalle sue stesse osservazioni e dalle menzogne degli educatori. E come la credenza nella creazione di Eva dalla costola di Adamo ha contribuito e contribuisce tuttora a suscitare il millenario disprezzo per la donna, con tutte le sue conseguenze positive e negative, cos la credenza nella castrazione continua e continuer fino alla nostra fine a influire sulla nostra anima. In altre parole, abbastanza indifferente che unidea sorga spontaneamente o che sia invece inculcata dallesterno: limportante vedere se penetra fin nelle profondit dellinconscio. Approfitter delloccasione per dire una parolina trollesca sulla creazione di Adamo: come Lei sa, Geova suscita la vita in Adamo insufflandogli nelle narici il soffio vitale; e mi ha sempre colpito il fatto che fosse stata scelta questa via singolare, il naso. Allora mi dicevo devessere qualcosa che ha un odore a dar la vita ad Adamo. E di che odore si trattasse mi divenne chiaro quando lessi in Freud la storia del piccolo Hans: ci divenne chiaro per me, ma Lei non obbligata ad accettare la mia interpretazione. Il piccolo Hans convinto, alla sua maniera infantile, che la pup, quel salame che va gi nel gabinetto, sia pressappoco lequivalente di un bambino. Il Suo devoto Troll ha idea che anche quellantica divinit abbia creato luomo dalla propria pup, e che la parola fango sia stata sostituita solo per ragioni di decenza alla parola feci. In tal caso il soffio vitale, assieme alla sua vivificante fragranza, sarebbe stato emesso dallo stesso orifizio da cui provenivano anche le feci. E certo il genere umano ben degno di un peto! Dunque, stimatissima amica, come stanno le cose? La storia di Adamo spiega forse lorigine della teoria infantile secondo cui si nasce attraverso lano, oppure questa sorta da quello straordinario senso di liberazione che, come ogni altra persona, anche gli autori della Bibbia provavano evacuando? Il secondo errore che Lei mi ha segnalato, mi ha fatto molto riflettere: sarebbe facile toglierlo, ma invece lo lascer stare anche quello, e Le dir perch. A proposito del complesso di castrazione io Le avevo menzionato un episodio del Roman de Renart, attribuendo al lupo Ysengrim un episodio di cui in realt protagonista il gatto Tibert. Le cause di questo mio scambio mi sembrano assai intricate, e dubito di riuscire a decifrarle bene. Una cosa certamente chiara: il complesso del lupo cos forte in me, che esso attira nel suo ambito anche elementi che non centrano affatto. Per completare ci che Le ho gi detto a questo proposito, Le racconter un episodio della mia infanzia. Lina ed io, quando avevamo circa dieci e undici anni, una volta, con alcuni amici, abbiamo rappresentato il Cappuccetto Rosso di Tieck. A me avevano affidato la parte del lupo, che io impersonai con particolare passione. Fra gli spettatori cera una bimbetta di cinque anni, di nome Paola. Io odiavo questa Paola, che era una beniamina di mia sorella, e provai una grande soddisfazione quando si mise a urlare per paura del lupo. Si dovette interrompere la recita, e io mi accostai a lei, togliendomi la maschera e tranquillizzandola. Era la prima volta che qualcuno aveva paura di me, e, per quanto

io ne sappia, la prima volta che io provavo una gioia maligna; ed era stato il lupo a infondere terrore! Quellavvenimento mi rimasto impresso anche perch, oltre a mia sorella, avevano recitato con me quella famigerata Alma e un mio omonimo, Patrik, che mi aveva iniziato ai misteri dellerezione. Questo mio omonimo era in realt un amico del mio fratello Wolf, e quindi aveva alcuni anni pi di me, ma per qualche motivo era rimasto nella mia scuola elementare quando Wolf era passato al ginnasio. Noi ragazzi, destate, andavamo spesso a fare il bagno, ed avevamo una cabina in comune: l il mio omonimo ci diede spettacolo con lerezione, compiendo anche qualche movimento masturbatorio, o perlomeno indicandoci una secrezione chiara e filamentosa che formava una goccia alluscita dalluretra, e affermando che questo era il segno precursore delleiaculazione, per cui egli sarebbe stato presto maturo. Io ho un ricordo piuttosto oscuro di questo avvenimento, e ho limpressione di non aver ben compreso quel che succedeva, mentre osservavo tranquillamente queste cose per me nuove. Invece mi rimasto vivamente impresso un altro giochetto del mio omonimo: egli aveva spinto indietro, fra le cosce, il pene e i testicoli, stringendo poi le gambe e affermando che ora era diventato una ragazza. In seguito, io ho spesso ripetuto questo gesto davanti allo specchio, traendone ogni volta una singolare sensazione voluttuosa. Ritengo che si tratti di unesperienza particolarmente importante, perch mette in luce il desiderio di castrazione allo stato puro, non contaminato dallangoscia. Io personalmente non ho mai dubitato di nutrire questo desiderio di castrazione, come dimostrano le mie numerose fantasie in cui cercavo di immaginare le impressioni che prova una donna durante lamplesso: come il membro venga introdotto in quella stretta apertura, come vi si muova poi su e gi, e quali sensazioni provochi. Ma dopo quella trasformazione in donna del mio omonimo ho avuto occasione di osservare anche altri uomini e sono giunto alla conclusione che il desiderio, privo di angoscia, di trasformarsi in donna comune a tutti i maschi. E per constatarlo non occorre intraprendere difficili ricerche: basta esaminare un poco i giuochi amorosi fra uomo e donna per sapere che tutte le coppie praticano la variante secondo cui luomo si mette sotto e la donna sopra, e per rendersi conto che a lungo andare nessuna coppia si attiene al cosiddetto atto sessuale normale, rispetto al quale tutti gli altri sono definiti perversi. Se si considera questa materia degna della nostra attenzione (e per lo meno i medici dovrebbero sentire questo minimo di curiosit scientifica), si troverebbero facilmente in amici e conoscenti delle fantasie coscienti simili a quelle che Le ho esposto; e se invece tali inclinazioni femminili sono per qualcuno totalmente rimosse dalla coscienza, allora basta indurre queste persone sessualmente normali a sottoporsi ad unanalisi del proprio comportamento mentre mangiano, e ancor pi mentre bevono, o si lavano i denti, o si puliscono le orecchie; da l nascono subito associazioni con ogni sorta di abitudini, come il fumare, il cavalcare, il mettersi le dita nel naso. E se ci non funziona, perch la resistenza opposta dalla volont di sembrar virile troppo forte, restano pur sempre le forme quotidiane della malattia: la costipazione, in cui la pressione delle feci sullorifizio anale provoca piacere, le emorroidi, che trasferiscono leccitabilit su questaltra porta dingresso del corpo, il gonfiore al ventre, col suo significato simbolico di gravidanza, il clistere, liniezione

di morfina e luso dei molteplici vaccini, venuto di moda nella nostra epoca di rimozione, lemicrania, con la sua affinit con le doglie del parto, il lavoro e la creazione dellopera, figlia spirituale delluomo. Metta alla prova le mie affermazioni, aggredisca qua e l le resistenze di certi uomini, e un giorno, spesso assai presto, affiorer il ricordo, verr a coscienza il contenuto rimosso, e allora il soggetto dir, come noi, persone meno normali: S, ho succhiato il seno di una donna, e, se non lho fatto in realt, lho fatto con la fantasia; s, ho introdotto il dito nellano, e non solo per calmare il prurito; s, so che in me si pu risvegliare il desiderio di essere una donna. Ma io continuo a chiacchierare, e non Le spiego perch, invece del gatto, ho fatto del lupo il castratore, e perch ho dovuto scambiare per un contadino il parroco, cui in quella scena del Roman de Renart vengono asportati i genitali. E facile indovinare il motivo della seconda confusione: dal parroco al prete, al padre, al padre che deve venir castrato, il passo breve, e alla parola padre si associa per assonanza Patrik. Dunque i minacciosi denti della bestia rivolti contro la mia persona mi avevano costretto a rimuovere, a falsare il ricordo. E qui si rivela lumore singolare dellEs, che permette alla mia paura di liberarsi del Padre-Patrik, ma mi costringe a sostituirlo con un contadino, e Georg (che deriva da una parola greca che significa contadino) , come sa, il mio secondo nome. cos che ci facciamo beffa di noi stessi. Ma perch ho trasformato linnocuo gatto acchiappasorci nel ben pi temibile 21 lupo? Pater e Kater fanno rima fra loro, e linconscio spesso amante delle rime. Quindi era il padre lelemento rimosso: e in effetti egli assai pi temibile del lupo. Mio padre, in qualit di medico, aveva un bel numero di coltelli, mentre mio fratello Wolf, il lupo, aveva al massimo un temperino, e la domenica, accanto al posto di pap, cera un servizio completo di coltelli per tagliare larrosto, che assomigliavano un po al coltellaccio dellOrco che mangia i bambini. E a mio padre sarebbe potuta venire lidea di provare sul mio codino il taglio di quel coltello: dopo che laveva affilato, per un po sembrava piuttosto pericoloso! E ora mi viene in mente anche perch lavevo assimilato al gatto: una qualche ammiratrice aveva lodato le sue belle gambe e lui, per farle piacere, infilava dei grossi stivali e camminava intorno traballando: il Gatto con gli stivali, ecco che cosera, e a quel tempo io stavo leggendo quel libro con gran diletto, e mi ero anche procurato tutta una serie di belle figurine colorate che illustravano la storia. Ora la cosa chiara: a chi oppresso dallangoscia di castrazione il padre fa pi paura del fratello, e il gatto, con la sua presenza quotidiana, fa pi paura del lupo, che si conosce solo per sentito dire, come personaggio delle favole. E poi, il lupo mangia solo pecore, e n allora n adesso io mi sono mai considerato un pecorone, ma il gatto mangia i sorci (anche nel Roman de Renart), e il membro su cui incombe la minaccia della castrazione, il codino, un topolino che sinfila nel buco, come dimostra la

21 Kater significa in tedesco gatto maschio [N.d.T.].

paura che tutte le donne hanno dei topi: il topo sinfila sotto le gonne, e vorrebbe entrare proprio in quel buco che si nasconde l sotto. Dietro alla paura che il padre con gli stivali potesse mangiarmi il topolino sta celato ancora qualcosaltro, una cosa terribile, diabolica. Quel gatto con gli stivali riesce a vincere un mago che si era trasformato in elefante e poi in un minuscolo topolino: qui sono chiari i simboli dellerezione e della flaccidit, e, poich io quando leggevo quella storia e guardavo le illustrazioni di Kaulbach non avevo certo alcuna esperienza di tali fenomeni, tendo a concluderne che il mago, che si trasforma in grosso animale con la proboscide, e poi in topo, rappresentasse mio padre, il suo regno e il suo castello mia madre, e il gatto con gli stivali me stesso, anche perch io ero il padrone del gatto, lultimo figlio del mugnaio. Comprendendo di non poter distruggere totalmente quelluomo nelle sue elefantesche proporzioni, mi sembrava ragionevole divorare almeno quel paparino simbolico, il topo, il membro del padre. E mi sembra anche di ricordarmi di aver indossato in quel periodo i primi stivaloni della mia vita. Nella storia e nelle figure io trovavo dunque oscuramente la mia propria castrazione, e, cosa ancora pi terribile, il criminale desiderio di divorare il topolino di mio padre per poter possedere mia madre; questi sentimenti sono stati entrambi rimossi, ed rimasta solo linnocua rivalit con mio fratello Wolf, il lupo. E con ci anche la trasformazione del prete-padre nel contadino-Georg appare in una luce nuova: il desiderio di castrare il padre viene certamente punito con la castrazione, e il mio Es, che a quanto pare aveva una coscienza piuttosto sensibile, aveva rimosso il crimine ma lasciato sussistere lespiazione, facendo come se limpulso criminoso non fosse mai esistito. Ora vorrei attirare ancora un momento la Sua attenzione sugli stivali: essi compaiono anche nella favola di Pollicino, e si possono certo considerare un simbolo dellerezione. Adesso indaghi un po il significato che essi hanno per Lei: gli stivali potrebbero in primo luogo essere la madre (per me questo il loro significato), e secondariamente la donna, che possiede due aperture come i buchi in cui sinfilano gli stivali, quella dellano e quella della vagina. Oppure potrebbero anche essere la coppia dei testicoli, o degli occhi, o delle orecchie, e forse anche delle mani che nel giuoco preliminare conducono, al passo di sette leghe, sia allerezione sia alla masturbazione. E cos sono giunto al terzo motivo della rimozione, alla masturbazione; e questo un motivo tutto mio personale, che non trova sostegno nella favola, ma solo nella mia diretta esperienza. Proprio in quellepoca io avevo appreso che il gatto a volte divora i propri piccoli: se io ero il gatto, il mio codino era il mio piccolo, votato alla distruzione, come il topolino, dal giuoco masturbatorio delle due mani, cio degli stivali. Gran brutta abitudine! Come vede, se mi do da fare riesco a trovare dei motivi abbastanza fondati per spiegare il mio errore; ma questo procedimento non mi va: io mi arrogo il diritto di sbagliare, anche gi solo per il fatto che considero la verit e la realt come dei beni un po ambigui. Tante belle cose a Lei e ai Suoi Patrik Troll

LETTERA XXIX Mia cara, Lei non mi risponde e io brancolo nel buio, chiedendomi se sia arrabbiata o se, come si suol dire elegantemente, non ha tempo per scrivermi. Mi azzarder a continuare a parlarLe degli animali, pur non sapendo se Lei daccordo di pubblicare le lettere senza toccare gli errori. Le avevo parlato di quel che Lei prova alla vista di un topo, ma non Le avevo detto neppur la met del tutto. Se il topo significasse solo qualcosa che si infila sotto le gonne, non se ne avrebbe una paura cos sproporzionatamente grossa. Il topo, questo animaletto che mangia di soppiatto, simboleggia la masturbazione, e quindi, di conseguenza, anche la castrazione. In altre parole, la fanciulla ha la vaga idea che quello l sia il suo codino che corre su e gi con quattro gambe, il codino che le stato amputato per punizione e che per punizione stato dotato di una propria vita indipendente. un esempio di credenza negli spiriti, di superstizione: se si risale allorigine delle storie di spettri, ci si imbatte ben presto nel problema dellerotismo e della colpa. Questo peculiare significato simbolico del topo, un membro virile che se ne va liberamente a spasso, mi porta a parlare di un animale ad esso affine, il ratto, che assieme al lupo e al gatto un castratore simbolico. E, cosa singolare, il ratto il pi spaventoso e orripilante dei tre. In s il ratto meno pericoloso del lupo, e anche del gatto, ma in esso si riuniscono le due minacce di castrazione, quella contro il bambino e quella contro il padre: in quanto rosicchia ogni sporgenza in cui simbatte, il bambino considera il ratto pericoloso per il suo naso e il suo pene, ma per forma e per natura esso la personificazione del membro amputato del padre, lo spettro del criminoso desiderio di distruggere la virilit del genitore. E in quanto sinsinua dappertutto, e penetra in ogni angolino buio, esso al tempo stesso la colpa simbolica e linvadente curiosit dei genitori. E vive nelle cantine, nelle fogne, nella donna: quanto odioso e detestabile! Nelloscurit della cantina vive anche il rospo, molliccio e viscido al tatto, e velenoso, secondo la credenza popolare. I piccoli rospi, i bei rospetti, non sono fatti per la luce del giorno: lanimaletto della ragazzina gi abbastanza cresciuta, che non ha ancora il calore costante dellamore, ma soltanto umida di segreto desiderio. Gli si affianca, in simbolico contrasto, il topolino furtivo, con la sua pelliccetta morbida, che raffigura la ragazza precocemente matura, che adocchia gi il lardo. E ci vien subito in mente la parola gattaccia, che in tutte le lingue indica la morbida e ricciuta peluria del pube femminile, e anche gli stessi genitali, e anche la donna sensuale, il chat noir, la gatta, che afferra il topolino per poterci giocare e per poi divorarlo, proprio come fa la donna che inghiotte con il suo vorace sesso il topolino delluomo. Ha mai visto le infantili raffigurazioni dei genitali femminili che i ragazzotti adolescenti, nella loro puerile lascivia, disegnano sui muri e sulle panchine? Qui sta

lorigine dellepiteto Kafer con cui ci si rivolge alla fanciulla amata, ma ci spiega anche perch, per insultare una donna, la si chiami ragno: il ragno, che costruisce la tela e succhia il sangue alla mosca. Il noto adagio sul ragno, madri chagrin, soir espoir illustra bene latteggiamento della donna di fronte alla propria sessualit: quanto pi ardente stata la notte damore, tanto pi timidamente essa sbircia luomo al risveglio, per vedere che cosa ne pensi del suo abbandono della sera prima: la vita impone sempre pi insistentemente alle donne una nobilt danimo che sembra condannare ogni forma di sensualit. I simboli hanno sempre un doppio significato: lalbero, se lo si considera come tronco, un simbolo fallico, un simbolo molto per bene, sanzionato dal costume, perch anche la signorina pi pudica non si vergogna di contemplare il proprio albero genealogico appeso alla parete; eppure dovrebbe sapere che di l gli organi genitali dei suoi antenati si protendono a centinaia verso di lei, tutti turgidi di energia vitale. Ma lalbero diviene un simbolo femminile se invece si pensa ai frutti. E, prima di dimenticarmelo, volevo raccontarLe che da qualche settimana mi diverto a chiedere a tutti gli ospiti della mia clinica che tipo di alberi vi siano allingresso delledificio: finora non ho ancora ricevuto una risposta giusta. Sono delle betulle, e sulle betulle crescono quei rami con cui si fanno le verghe, oggetto del nostro timore non meno che del nostro desiderio, poich nelle mille malefatte di grandi e piccini vive la nostalgia per il bruciare cocente delle percosse. E sul portone dingresso, c un paracarro, messo in modo che tutti vinciampano, tondo e prominente come un fallo; e anche quello non lo vede nessuno: la pietra dinciampo, la pietra dello scandalo. Mi scusi per questa interruzione. Dunque, anche altri simboli sono doppiamente significativi: per esempio locchio, che riceve i raggi e che li emana, e il sole, che in quanto sorgente di fecondit la madre, e nei suoi raggi doro luomo, leroe. Cos avviene anche per gli animali, e in primo luogo per il cavallo, che a volte personifica la donna, su cui luomo cavalca e che, nella gravidanza, porta in giro con s il frutto del corpo, e a volte luomo che porta con s il fardello della famiglia e sulle cui spalle e ginocchia il bambino esultante galoppa. Su questa ambivalenza simbolica degli animali si appoggia un curioso atteggiamento del mio inconscio, originato dal complesso di castrazione. Quando incontro un carro tirato da bovini, non so a tutta prima se si tratti di mucche o di buoi, e devo cercare un bel po prima di trovare i contrassegni che li distinguono. Ci non accade solo a me, ma a molte, molte persone, e son ben pochi quelli che sanno distinguere un canarino maschio da un canarino femmina. Per me le cose si spingono ancora pi in l: in un pollaio, so distinguere il grosso gallo dalle sue galline, ma se mi trovo di fronte a dei galletti giovani mi assai difficile riconoscere la differenza, e davanti a un pollo isolato devo tirare a indovinare per stabilirne il sesso. Non ricordo di aver mai osservato consapevolmente uno stallone, un toro o un montone; per me un cavallo semplicemente un cavallo, un bue un bue e una pecora una pecora, e pur sapendo un via teorica che cosa sono una giumenta e un cavallo castrato, una pecora o un montone, in pratica non posso servirmi senza sforzo di queste mie nozioni
22 Kafer significa letteralmente scarafaggio, o, pi genericamente, insetto [N.d.T.].

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teoriche, n saprei dire quando le ho acquisite. Evidentemente, questo leffetto di un vecchio divieto, collegato a uninconscia paura concernente la mia propria castrazione. Alla rispettabile et di cinquantaquattro anni io sono entrato in possesso di un bel gatto maschio: peccato che Lei non abbia assistito allo stupore che mi colto nel vedere i suoi testicoli! Cos sono tornato allargomento della castrazione, ma devo dirLe ancora due parole su alcuni animali dal significato simbolico, che conducono una strana vita nelle profonde oscurit dellanima umana. Ricorda quando abbiamo visitato assieme la tomba di Kleist sul Wannsee? passato molto tempo, noi eravamo ancora giovani e facili allentusiasmo, e chiss quali sublimi sentimenti ci attendevamo da quella visita al sepolcro del nostro poeta prediletto. E mentre lei guardava piena di devota reverenza la sacra tomba, da cui io avevo colto una foglia di edera, un innocuo piccolo bruco Le cadde gi sulla nuca. Lei si mise a urlare, pallida e tremante, dimenticando Kleist e tutto quanto. Io, con una risata Le tolsi via il bruco, feci luomo forte e coraggioso. Ma se Lei non fosse stata cos presa dalla Sua paura, avrebbe certamente notato che mi ero servito della foglia dedera per togliere il bruco, poich mi faceva ribrezzo toccarlo con le dita: contro il simbolo a che servono la forza e il coraggio? Alla vista di quel codino strisciante dai mille piedi siamo sopraffatti dal peso dellincesto con la madre, della masturbazione, della castrazione del padre e di noi stessi, e diventiamo dei bambini di quattro anni senza poter farci nulla. Ieri ho attraversato il bel piazzale panoramico del Rondell, dove c sempre un grande assembramento di carrozze, di ragazzi che si azzuffano e di bambinaie. Una bimbetta di tre anni, grassa e paffuta, port raggiante un lungo lombrico a sua madre: il verme le si era arrotolato fra i ditini, e la madre gett un urlo, picchi la bimba sulla manina e grid orripilata: Puah, via, via!. Poi scagli con la punta dellombrellino il ripugnante verme gi dal pendio, continuando, pallida dallorrore, a sgridare la bambina che piangeva disperata, e pulendole affannosamente la manina. Io avrei voluto arrabbiarmi con la madre, ma la comprendevo troppo bene: un verme rosso che sinfila nei buchi a che servono contro di ci tutti gli insegnamenti di Darwin sulla benefica attivit sotterranea dei lombrichi? Puah, via, via!: ecco a che cosa si riduce tutta la sapienza educativa della madre. Tutto ci che piace al bambino gli deve diventare disgustoso, e non c neanche nulla da obiettare. Il bambino non deve provare piacere defecando e urinando, altrimenti, si crede (non so se sia vero), non imparer mai a essere pulito. Ma io devo pregarLa, in nome della scienza, di farsi scorrere lurina sulle cosce e sulle gambe, altrimenti non vorr credere che al bambino piaccia una cosa simile, e continuer a considerare perversi, contro natura, lascivi, morbosi gli adulti che ogni tanto si procurano tale diletto. Di morboso in ci c solo lansia: provi a farlo, ma difficile, enormemente difficile, farlo con naturalezza. Ho raccomandato questo esperimento ad altre persone prima di Lei, e me ne son fatto fare il resoconto; per quel che ne so, dopo aver allontanato di casa tutti quanti, le persone di cui parlo si chiudevano nella stanza da bagno, eseguendo poi nudi nella vasca loperazione: cos avevo consigliato, perch si potessero ripulire subito dopo. Eppure, quel liquido che sembra cos sporco sulla

pelle, ce lo portiamo sempre dentro al corpo, senza preoccuparcene minimamente. Non sono strani gli uomini? Nonostante tutte quelle precauzioni, nonostante langoscia di fare una cosa proibita, cera sempre stato anche un godimento. Nessuno ha osato negare che si trattasse di unesperienza voluttuosa. Come devessere stato terribile il peso della rimozione per gravare talmente di angoscia unazione praticata con naturalezza da ogni bambino! E poi provi una volta a fare la pup e a rotolarcisi dentro. Ci si deve arrovellare per giorni e giorni anche solo per trovare il modo di compiere una simile operazione, e appena tre o quattro fra le persone che, assetate di sapere, avevano intrapreso sotto la mia guida a studiare i processi dellinconscio, ne hanno avuto il coraggio. Ma poi hanno confermato quanto io avevo detto. Ah, mia cara amica, quando legge qualcosa di filosofico lo legga come si leggevano i temi di Cretinetti, e cos faccia con le mie lettere: di fronte a delle assurdit non si addice un atteggiamento serio. Solo la vita, lEs, capisce qualcosa di psicologia, e i soli portavoce di cui si serve sono quei pochi grandi poeti che ci ha dato. Io per non volevo parlare di questo, ma fare alcune osservazioni sugli effetti che lesclamazione materna: Puah, che schifo! pu avere sul nostro atteggiamento verso il lombrico; Lei potr estenderle alle opinioni correnti su altri animali, piante, persone, pensieri, azioni e oggetti che sono generalmente messi al bando. La lascio alle Sue riflessioni, ma non dimentichi quanto sia difficile ogni indagine sulla natura! Freud ha scritto un libro sulle cose proibite nella vita umana, che egli chiama tab. Lo legga, e poi lasci vagare per un quarto dora la sua fantasia su tutte le cose che sono tab: ne uscir spaventata, e meravigliata di tutte le cose che lo spirito umano riuscito, ciononostante, a realizzare. E alla fine si chieder: Quale pu essere il motivo per cui lEs delluomo giuoca in questo strano modo con se stesso, creandosi degli ostacoli solo per superarli poi a gran fatica? E alla fine prover una gioia, una gioia cos grande che non se limmagina neppure: tale, pressappoco, credo che sia il sentimento della reverenza. Come Lei sa, leducazione non distrugge nulla, limitandosi semplicemente a rimuovere: anche il piacere provocato da un lombrico non si lascia uccidere, ed esso pu ricomparire in una strana forma, quella del verme solitario. Immagino che i germi di questo ospite del nostro intestino siano sparsi un po dappertutto, ed entrino ed escano con molta frequenza dal ventre di tutti gli uomini. Ma se lEs non sa che farsene, li uccide. Un giorno per questa o quella persona ridiviene bambino e ricomincia a vagheggiare fantasie inutili: allora nasce in lei un nostalgico ricordo del lombrico, e seduta stante il suo Es se ne costruisce una copia dalle uova del verme solitario. Se la ride allora, lui, delle esclamazioni schifate della governante, le giuoca un tiro mancino; poi improvvisamente gli viene in mente che il verme anche un bambino; allora ride ancor di pi e giuoca alla gravidanza col verme solitario, e un giorno giocher alla castrazione, al parto. E poi far uscire il verme solitario (oppure i piccoli vermetti bianchi, grazie ai quali ci si procura il permesso di infilare le dita nellano, di praticare la masturbazione anale su grande scala), far uscire questo verme dallapertura posteriore del corpo.

La prego, mia cara, legga questo passo al signor Consigliere Sanitario, e si divertir molto vedendo in che modo reagisce a questa teoria sulla predisposizione alle malattie, formulata in tutta seriet da un suo serio collega! Ora Le devo raccontare anche una storia sulla lumaca, una storia che riguarda una nostra comune conoscente, di cui per non Le far il nome, per non darLe motivo di prenderLa in giro. Stavo passeggiando con lei, quando improvvisamente essa cominci a tremare, le guance le si sbiancarono e il suo cuore cominci a martellarle cos forte che le si vedevano le vene pulsare sul collo. La fronte le si imperl di sudore, e per poco non vomitava. Che cosa era successo? Un lumacone strisciava attraverso la strada. Avevamo parlato della fedelt, e lei si era lamentata di suo marito, che sospettava amoreggiasse con altre donne. Mi disse che da molto tempo le si era affacciata lidea di tagliargli la coda e poi di camminarci sopra. Ora, la lumaca avrebbe rappresentato questo membro amputato. Sembrava una spiegazione abbastanza esauriente, ma, non so perch, non ne restai soddisfatto e affermai subito con grande sicurezza che ci doveva star dietro qualche altra cosa: si deve essere noi stessi infedeli per nutrire una tale furibonda gelosia. E infatti venne ben presto la conferma che non vi pu essere gelosia se il geloso non egli stesso infedele: quella signora non pensava al membro di suo marito, ma al mio. Ne ridemmo entrambi, ma, non sapendo rinunciare allatteggiamento professorale, io le tenni una piccola lezione. Lei si trova fra Scilla e Cariddi; le dissi amando me sar infedele a Suo marito, e invece, rimanendo fedele a lui, tradir me e il grande amore che mi porta. Non c da stupirsi che Lei non riesca ad andare avanti, che si veda costretta a calpestare la lumaca, cio il membro delluno o dellaltro. Simili casi non sono rari: vi sono persone che sinnamorano in giovent, conservando poi nel cuore il primo amore come figura ideale, ma sposando unaltra persona. Se sono malcontenti, cio se hanno fatto qualche torto alla loro met e quindi sono adirati con lei, tirano fuori il loro amore ideale e cominciano a confrontarlo con laltro, rammaricandosi di aver sposato la persona sbagliata e trovando successivamente un mucchio di motivi per dimostrare a se stessi quanto sia indegna la persona che hanno sposato e maltrattato. un procedimento scaltro: troppo scaltro, purtroppo, perch, riflettendo, si rendono conto di essere stati infedeli al primo amore, sposandone un altro, e infedeli al secondo, rimanendo attaccati al primo. Non commettere adulterio! Un simile comportamento, che ha delle gravi conseguenze, difficile da capire, e io ho cercato a lungo il motivo per cui tali persone, che non sono affatto rare, si ficcano in questa situazione di perenne infedelt. Quellamica mi ha svelato lenigma, e per questo Le racconto la storia della lumaca. Ella aveva nella parte interna della coscia, proprio sotto allinguine, una piccola escrescenza a forma di pene, lunga un dito, che la tormentava molto. Ogni tanto sirritava e sanguinava, e uno strano caso volle che questa irritazione comparisse un paio di volte durante il mio trattamento, per poi scomparire quando erano affiorate alla superficie delle tendenze omosessuali rimosse. Da molto tempo le avevano consigliato di farsi tagliare quellaffare, ma lei non si era mai decisa. Io la misi un po alle strette, finch venne fuori, a pezzi e bocconi, che lei portava quel codino per amore di sua madre. Di questa madre aveva sempre affermato di averla odiata per tutta la vita, ma io non le avevo mai creduto,

bench lei continuasse instancabilmente a raccontarmi storie che attestavano tale odio. E io non vi credevo per il fatto che la sua forte inclinazione per me aveva tutta laria di essere un transfert su di me dellamore per la madre. Ci volle molto tempo, ma alla fine apparve un mosaico, naturalmente lacunoso, in cui cera dent ro tutto: lardente amore per il seno, per la madre, per le sue braccia, la rimozione in favore del padre collegata a una gravidanza materna, linstaurarsi dellodio, con i suoi residui omosessuali. Non posso fornirLe alcun particolare, ma il risultato fu che quella signora, quando la vidi lanno dopo, si era fatta operare, e non aveva pi paura n dellinfedelt n delle lumache. Lei creda quel che Le pare, ma io da parte mia sono convinto che si era fatta crescere il codino per amore della madre. E ora vorrei ancora aggiungere che la lumaca un simbolo a doppio senso: alla forma e al tatto rassomiglia a un fallo, ma per la secrezione umida si richiama invece alla donna. E anche dal punto di vista scientifico essa un animale bisessuato. Le devo raccontare, meglio che posso, anche una storiella sullaxolotl. Lei ha visto questo animaletto allacquario di Berlino, e sa quanto esso assomigli a un embrione. L allacquario, davanti alla vasca dellaxolotl, una volta una signora quasi svenuta in mia presenza: anchessa, a suo dire, odiava sua madre, come sempre accade. Le piacevano molto i bambini, ma aveva imparato a odiare sua madre proprio durante una gravidanza di questa, e, nonostante lo desiderasse tanto, lei stessa non aveva avuto figli. Osservi attentamente le donne senza figli quando sono veramente pazze per i bambini. una delle pi frequenti tragedie della vita: tutte queste donne, infatti (oso dire proprio tutte), portano nel cuore lodio contro la propria madre; ma dietro, tutto schiacciato in un angolino, siede tristemente lamore rimosso. Laiuti a liberarsi della rimozione, e quella donna si trover un uomo con cui generare un figlio. Potrei continuare ancora un bel po a discutere di questo tema, ma sono tutto preso da una scena che Le voglio descrivere: dulcis in fundo. Deve sapere che Le scrivo da quel piazzale pieno di carrozzine di cui le ho gi parlato. Ho davanti a me un maschietto e una bambina che giocano con un cane; lanimale giace sulla schiena, ed essi gli fanno il solletico sul ventre, e ogni volta che a causa del solletico il rosso pene del cagnolino fa la sua apparizione, i bambini ridono. Alla fine il giuoco va tantoltre che il cagnolino fa schizzare fuori il suo seme; allora i bambini si fanno pensosi, si avvicinano alla mamma e non si occupano pi dellanimale. Ha osservato quanto spesso gli adulti facciano il solletico al cane con la punta degli stivali? Ricordi infantili! E, poich i cani non sanno parlare, li si deve osservare per conoscer le loro reazioni. Molti di essi reagiscono allodore delle mestruazioni, e molti si masturbano contro le gambe degli uomini. E se i cani tacciono, interroghi un po gli uomini; deve farlo con grande risolutezza, altrimenti non vi sar alcuna risposta. Anche la sodomia, infatti, considerata una perversione, e ci che si visto fare dal cane viene profondamente rimosso; il cane infatti non soltanto un animale, ma anche un simbolo del padre, del babau. Vuole sapere ancora qualche altra cosa sugli animali? Bene, si metta un paio dore di fronte alla gabbia delle scimmie al giardino zoologico ed osservi i bambini; pu lanciare ogni tanto unocchiata anche agli adulti. Se in queste ore non impara

sullanima umana pi di quanto sta scritto in migliaia di libri, non degna di avere un paio di occhi. Tante belle cose dal Suo devoto Patrik Troll LETTERA XXX Questo era dunque il motivo del Suo lungo silenzio: Lei ha ulteriormente riflettuto se sia il caso di pubblicare la nostra corrispondenza, e concede limprimatur per quel che riguarda le mie lettere, negandolo per alle Sue. Cos sia, con la benedizione del Signore! Ha ragione, tempo che io mi esprima seriamente nei riguardi dellEs. Ma le parole sono rigide, e io La prego perci di fare ogni tanto il giro attorno a una di quelle che scrivo, per considerarla da tutti i lati: cos si far unopinione, e questo limportante, non il fatto che questa opinione sia giusta o sbagliata. Mi sforzer di essere obiettivo. In primo luogo devo darLe la triste notizia che secondo me non esiste un Es come io ho finora presupposto, perch esso frutto della mia immaginazione. Siccome io mi interesso esclusivamente delluomo, del singolo uomo, e cos far fino alla fine dei miei giorni, devo comportarmi come se, indipendentemente dalla natura divina che tutto abbraccia, vi siano delle creature isolate chiamate uomini. Devo fare come se tali creature fossero in qualche modo separate dal mondo circostante mediante uno spazio vuoto, e fossero indipendenti e autonome rispetto alle cose che sono fuori di quei loro confini immaginari. So che in realt non cos, eppure continuer ostinatamente a partire dallipotesi che ogni uomo sia un Es indipendente, con certi confini ben determinati, con un principio e con una fine. Insisto su questo punto perch Lei, mia stimatissima amica, ha gi tentato varie volte di sedurmi con tante belle parole sullanima del mondo, sul panteismo, e sulla natura divina. A me queste cose non interessano, e dichiaro qui solennemente che desidero occuparmi soltanto di quello che chiamo lEs delluomo; e con la mia autorit di scrivente decido che lEs comincia con la fecondazione: mi indifferente quale momento del complicatissimo processo della fecondazione si debba prendere come suo punto dinizio, e lascio parimenti a Lei di scegliere, fra tutti i processi che costituiscono la morte, il momento da considerarsi come la fine dellEs. Siccome ammetto fin dallinizio di aver introdotto una consapevole falsificazione nella mia ipotesi, Lei libera di trovare nelle mie spiegazioni tutti gli errori consapevoli e inconsapevoli che Le pare. Ma non dimentichi che questo errore di partenza, consistente nel separare dalla totalit le cose, le individualit viventi e non viventi, presente in tutte le manifestazioni del pensiero umano, e pesa su ogni nostra affermazione. Ora sorge una difficolt: questa ipotetica unit costituita dallEs, di cui abbiamo fissato lorigine al momento della fecondazione, contiene a dire il vero due unit, una femminile e una maschile. E prescindo totalmente dal fatto sconcertante che queste due unit, provenienti dallovulo e dallo spermatozoo, non sono in realt degli

elementi unitari, ma delle molteplicit esse stesse, che discendono dai tempi di Adamo e delle primissime forme animali, in cui lelemento maschile e quello femminile sembrano inestricabilmente legati, pur senza confondersi mai. La prego di tener presente che i due princpi non si confondono luno con laltro, ma semplicemente coesistono: ne consegue che ogni Es umano contiene in s per lo meno due Es, legati in qualche modo a formare una unit, eppure in un certo senso indipendenti luno dallaltro. Non so se devo presupporre in Lei, come nelle altre donne (e naturalmente anche negli uomini), una totale ignoranza di quelle poche cose che si crede di sapere sullo sviluppo delluovo fecondato. Per i miei scopi minteressa dirLe che, dopo la fecondazione, questo ovulo si divide in due parti, o in due cellule, per usare un termine caro alla scienza. Queste due cellule si suddividono a loro volta in quattro, in otto, in sedici cellule, e cos via, finch alla fine si arriva a quello che comunemente si definisce uomo. Grazie a Dio non ho bisogno di descrivere i particolari di questo processo, ma posso accontentarmi di indicarLe una cosa che mi sembra importante, per quanto mi resti incomprensibile. In quella minuscola entit che luovo fecondato c dentro un qualcosa, lEs, che in grado di presiedere alla sua suddivisione in miriadi di cellule, di dar loro forme e funzioni diverse, di indurle a raggrupparsi per formare pelle, ossa, occhi, orecchi, cervello e via dicendo. Che cosa diavolo succede dunque allEs nel momento di questa suddivisione? Evidentemente anchesso si suddivide, poich sappiamo che ogni singola cellula ha la possibilit di esistere e di suddividersi per conto suo. Eppure rimane anche qualcosa di comune, un Es che lega fra loro le due cellule, che in qualche modo influisce sulla loro sorte e daltra parte ne subisce linfluenza. Simili considerazioni mi hanno indotto infine a supporre che, oltre allEs individuale delluomo, vi sia una miriade infinita di Es appartenenti alle singole cellule. E abbia la compiacenza di ricordare che tanto lEs delluomo nel suo complesso, quando quello di ogni singola cellula, albergano in s un Es maschile e uno femminile, e cos pure tutti i piccoli Es della catena ancestrale. Non perda la pazienza, La prego! Non colpa mia se devo tanto complicare dei fatti che sono cos semplici per il linguaggio e per il pensiero quotidiano. Spero che una qualche divinit benevola ci aiuter a uscire dal groviglio che minaccia di soffocarci. E nel frattempo mi ci addentrer ancora un poco. Mi sembra che vi siano anche degli altri Es: nel corso dello sviluppo, le cellule si uniscono a formare tessuti come quelli epiteliali, quelli connettivi, quelli nervosi, e via dicendo, e ognuna di queste formazioni sembra nuovamente possedere un proprio Es, che influisce sullEs della totalit e su quelli delle singole cellule, e a sua volta da essi influenzato nelle sue attivit vitali. E non basta ancora: nuove forme di Es si manifestano negli organi, nella milza, ne! fegato, nel cuore, nei reni, nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e nel midollo spinale; e inoltre nei vari sistemi di organi ci si presentano ancora delle altre forme di Es, che sembrano per cos dire degli Es fittizi, con una loro peculiare esistenza, bench si potrebbe supporre che si tratti soltanto di unapparenza, di meri nomi. Cos ad esempio dovrei affermare che c un Es della parte superiore e di quella inferiore del corpo, e similmente della parte destra e di quella sinistra, uno del

collo e uno della mano, uno della cavit interna del corpo umano e uno della sua superficie esterna. Si potrebbe quasi ritenere che queste entit nascano dal nostro pensiero, dai nostri discorsi, o dalle nostre azioni, che siano creature del nostro tanto lodato intelletto. Ma non lo creda! Una tale opinione deriva solo dallo sforzo vano e disperato di capire qualcosa delluniverso: appena si tenta di farlo, c subito nascosto in qualche angolo un Es particolarmente malizioso che ci giuoca dei brutti tiri e si smascella dalle risa di fronte alla nostra presunzione e alla nostra mania di grandezza. La prego, mia cara, di non dimenticare che il nostro cervello, e quindi anche il nostro intelletto, una creazione dellEs; certo, si tratta di una creatura capace di creare a sua volta, ma che purtuttavia comincia a funzionare relativamente tardi, e che ha un ambito di azione limitato. LEs delluomo gi in grado di pensare molto tempo prima che esista il cervello, di pensare senza cervello, e poi di costruirsi il cervello stesso. Questa una cosa fondamentale, che luomo non dovrebbe dimenticare, e che invece dimentica continuamente. La convinzione, sicuramente errata, che il cervello sia lo strumento del pensiero la radice di migliaia e migliaia di assurdit; certamente per anche la fonte di importanti scoperte e invenzioni, di tutto ci che rende bella la vita e di tutto ci che la imbruttisce. soddisfatta del groviglio in cui ci siamo cacciati? O devo aggiungere ancora che ad ogni istante si manifestano delle nuove e svariatissime forme di Es che sembrano appena venute alla luce? Che vi sono gli Es delle varie funzioni corporee, come il mangiare, il bere, il dormire, il respirare, il camminare? Che pu manifestarsi un Es della polmonite o della gravidanza, che simili strane entit possono derivare dalla professione, dallet, dal luogo di residenza, dal gabinetto e dal pitale, dal letto, dalla scuola, dalla cresima e dal matrimonio, dallarte e dallabitudine? Che confusione, che immensa confusione! Non c nulla di chiaro, si brancola nel buio, un groviglio inestricabile! Eppure eppure! Noi dominiamo tutta quella confusione, noi cinoltriamo in quella corrente minacciosa e larginiamo. In qualche modo noi afferriamo queste energie, trascinandole di qua e di l, poich siamo uomini, e la nostra presa ha pure un qualche potere. Luomo ordina, suddivide, crea e completa; allEs si contrappone lIo, e, comunque sia o qualunque cosa si possa dire, per luomo rimane pur sempre vera laffermazione Io sono io. Non possiamo fare altrimenti, dobbiamo credere di essere padroni dellEs, degli innumerevoli Es parziali e di quello totale: dobbiamo illuderci di poter dominare anche le azioni e il carattere del nostro prossimo, la sua vita, la sua salute, la sua morte. Certo, le cose in realt non stanno cos, ma la nostra organizzazione, la nostra natura umana ci costringono a crederlo. Noi viviamo, e per il fatto di vivere dobbiamo credere di saper educare i nostri bambini, dobbiamo credere che vi siano cause ed effetti, dobbiamo credere di poter a nostra scelta essere daiuto o di danno al prossimo. In realt nulla sappiamo su come le cose siano connesse fra loro, n possiamo stabilire quel che faremo con un anticipo di ventiquattro ore, n siamo in grado di compiere alcuna azione di nostra volont. Ma lEs ci costringe a credere che le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti si svolgano nella nostra coscienza, nella nostra volont, nel nostro Io: solo perch siamo vittime di un eterno abbaglio,

solo perch siamo ciechi, perch non sappiamo proprio nulla, possiamo fare il medico e curare dei malati. Non so bene perch Le dico tutte queste cose: forse per giustificarmi del fatto che, nonostante la mia saldissima fede nellonnipotenza dellEs, continuo a fare il medico, e nonostante sia convinto che tutti i miei pensieri e le mie azioni sono determinati da una necessit esterna alla mia coscienza, continuo pur sempre a curare dei malati e a comportarmi di fronte a me e di fronte agli altri come se fossi responsabile dei successi e degli insuccessi dei miei trattamenti. La vanit e leccessiva stima di s sono la caratteristica essenziale delluomo, e io non posso rinunciare ad essa, devo per forza credere in me stesso e nelle mie azioni. Fondamentalmente, tutto ci che accade nelluomo opera dellEs. Ed bene che sia cos, ed anche bene, almeno una volta nella vita, mettersi l tranquilli a riflettere, il meglio che si pu, a come tutte le cose si svolgano totalmente al di fuori della nostra conoscenza e della nostra volont. Per noi medici queste riflessioni sono particolarmente necessarie. Ma non perch ci debbano insegnare a essere umili: che cosa ce ne possiamo fare di questa virt non umana, anzi, disumana? Sarebbe pura e semplice ipocrisia! No, non per questo, ma perch altrimenti correremmo il pericolo di assumere un atteggiamento unilaterale, di mentire a noi stessi e ai nostri malati quando affermiamo che questo o quel trattamento il solo giusto. Dire che ogni forma di trattamento quella giusta per il malato, sembra assurdo, eppure vero: egli viene sempre curato bene, in ogni circostanza, sia che si seguano le regole della scienza, sia che ci si affidi alle arti di qualche guaritore di campagna: il successo non dipende dal fatto che le nostre prescrizioni si conformano a determinati princpi, ma dal modo in cui lEs del paziente si serve di tali prescrizioni. Se cos non fosse, qualsiasi frattura correttamente trattata e ingessata dovrebbe guarire, ma ci non avviene. Se ci fosse veramente una cos grande differenza fra lopera di un chirurgo, di un internista, di un neurologo, e quella di un medicastro qualunque, si avrebbe ragione di vantarsi dei propri successi e di vergognarsi degli insuccessi. Invece non ne abbiamo il diritto: lo facciamo, ma abusivamente. Mi sembra che questa lettera sia dettata da uno stato danimo curioso, e, se continuo su questo tono, con ogni probabilit La far diventar triste, oppure La far ridere. Ma io non desidero n una cosa n laltra, e preferisco dunque raccontarLe in che modo io sia giunto alla psicoanalisi: cos Lei capir pi rapidamente a che cosa miro con tutte queste chiacchiere, e conoscer le mie strane idee sulla professione medica e sul modo di praticarla. Innanzitutto devo spiegarLe in quali condizioni di spirito mi trovavo a quel tempo: le posso riassumere dicendo che ero un rudere. Mi sentivo invecchiare, uomini e donne non suscitavano pi alcun interesse in me, ero stanco e disgustato delle cose che prima amavo, e, soprattutto, mi ero stufato della mia professione di medico, e la praticavo solo per guadagnare dei soldi. Ero malato, di ci non avevo il minimo dubbio; per non sapevo che cosa avessi. Solo alcuni anni pi tardi uno dei miei critici, che era anche medico, mi ha spiegato quale fosse

il mio male: ero isterico; di questa diagnosi sono tanto pi convinto in quanto stata formulata da un autore che non mi conosceva, e si fondava solo sullimpressione che gli davano i miei scritti; dunque i sintomi devono essere stati assai chiari. In quellepoca intrapresi il trattamento di una signora assai gravemente ammalata, e fu lei che mi costrinse a diventare analista. La prego di dispensarmi dal descrivere particolareggiatamente la lunga storia clinica di questa paziente: non lo faccio volentieri, perch purtroppo non sono riuscito a guarirla del tutto, bench durante i quattordici anni in cui stata in cura mia sia migliorata assai pi di quanto non avesse sperato ella stessa. Ma per darLe la prova che si trattava veramente di una solida malattia organica, e quindi reale, e non semplicemente di una malattia immaginaria, di una semplice isteria, come era il caso mio, Le dir soltanto che negli anni precedenti al nostro incontro ella aveva subito due gravi operazioni e che mi era stata presentata quale candidata alla morte, provvista di unampia scorta di digitale, scopolamina e altre porcherie del genere, dal suo ultimo medico. Allinizio il nostro rapporto non fu facile. Non mi stup il fatto che reagisse al mio esame, invero piuttosto brutale, con abbondanti emorragie uterine e intestinali, perch avevo visto fenomeni simili anche altre volte. Mi colp invece il fatto che, nonostante la sua notevole intelligenza, ella avesse un vocabolario ridicolmente ridotto: per indicare la maggior parte degli oggetti di uso comune si serviva di circonlocuzioni, e cos, per esempio, invece di dire armadio, parlava di quella cosa per i vestiti, e invece di nominare il tubo della stufa, parlava del dispositivo per il fumo. E parimenti non poteva sopportare determinati gesti, come per esempio laccarezzarsi le labbra, o il giocherellare con la frangia di una poltrona. Vari oggetti di uso quotidiano erano banditi dalla sua stanza. Se ripenso ora al suo quadro clinico come mi si present allora, mi riesce difficile credere che ci fu unepoca in cui io non avevo la minima idea di tutte queste cose. Eppure cos: vedevo bene che nella mia paziente cera un complicato miscuglio di sintomi cosiddetti somatici e psichici, ma nulla sapevo sul come si fosse instaurato quel quadro e su come io potessi contribuire a risolverlo. Solo una cosa mi fu chiara fin da principio, e cio che un qualche misterioso rapporto mi legava alla paziente e la induceva ad aver fiducia in me. A quel tempo io non conoscevo il concetto di transfert, e quindi fui semplicemente lieto dellapparente suggestionabilit della mia malata, e cominciai a curarla nel mio solito modo. Gi alla prima visita ottenni un grosso successo: fino ad allora la paziente si era sempre rifiutata di rimanere sola con il medico, esigendo la presenza della sua sorella maggiore, che faceva quindi da intermediaria in ogni tentativo di intendersi con lei; invece, per qualche strano motivo, essa acconsent subito alla mia proposta di farsi visitare da sola la volta successiva, e solo pi tardi ho compreso che ci dipendeva dal tipo del transfert. Infatti la signorina G. vedeva in me sua madre. Qui devo inserire unosservazione a proposito dellEs del medico. Allora solevo impartire le mie poche prescrizioni con grande fermezza e, devo dir cos, con grande impavidit. Dicevo ai miei pazienti: Lei deve morire piuttosto che trasgredire a qualche mia prescrizione!, e lo dicevo proprio sul serio. Ho costretto dei malati di

stomaco, cui determinati cibi provocavano dolori o vomito, a nutrirsi esclusivamente di questi cibi fino a che avevano imparato a sopportarli; altri, che giacevano immobilizzati a letto a causa di qualche infiammazione alle articolazioni o alle vene, li ho obbligati ad alzarsi e a camminare; ho curato degli apoplettici facendo loro eseguire ogni giorno dei piegamenti, e delle persone, di cui sapevo che sarebbero morte poche ore dopo, le ho fatte vestire e le ho portate a spasso; una volta uno di essi caduto morto proprio davanti alla porta di casa! Questo sistema, di impormi colla suggestione come un padre energico, benevolo, autoritario e infallibile, lo avevo assimilato da mio padre; lavevo anche appreso dal gran maestro della medicina paternalistica, Schweninger, e un poco era connaturato in me fin dalla nascita. Ma nel caso della signorina G. le cose andarono diversamente fin da principio. Ella aveva verso di me un atteggiamento infantile, anzi, come lei stessa si espresse in seguito, latteggiamento di una bambina di tre anni, e ci mi costrinse a fare la parte della madre. Certe virt materne che sonnecchiavano nel mio Es vennero svegliate dalla paziente e guidarono il mio trattamento. In seguito, quando esaminai pi a fondo tutta la mia esperienza di medico, mi accorsi che anche in altre situazioni io ero stato a volte indotto, da simili misteriosi influssi, ad assumere verso i miei pazienti un atteggiamento diverso da quello paterno, pur credendo sul piano cosciente ed essendo teoricamente convinto che il medico dovesse essere un amico e un padre che domina i suoi pazienti. Mi trovai dunque a un tratto di fronte a una strana situazione; non ero io a curare il malato, ma il malato a curare me; o, per dirla nel mio linguaggio, lEs del mio prossimo cercava di trasformare il mio Es, anzi lo trasformava effettivamente, in modo da potersene servire per i suoi scopi. Gi larrivare a prender coscienza di questo fatto fu difficile, perch, come si render conto, ci rovesciava del tutto la mia posizione verso il paziente. Non si trattava pi di dargli delle prescrizioni, di ordinargli delle cose che io ritenevo utili, ma di trasformare me stesso in modo da potergli essere utile. Ma, fra il prendere coscienza e il mettere in pratica le conseguenze che ne derivano, la distanza grande. Lei ha assistito al mio cammino, ha visto con i Suoi occhi come da medico attivo e interventista io mi sia trasformato in uno strumento passivo, e mi ha spesso rimproverato e mi rimprovera tuttora, spingendomi a consigliare, a intervenire, a comandare, a guidare. Se la smettesse una buona volta! Io sono irrevocabilmente perso come strumento di soccorso attivo: evito di dare consigli e mi sforzo di smantellare il pi rapidamente possibile ogni resistenza del mio inconscio contro lEs del paziente e i suoi desideri; e sono felice di farlo, perch raccolgo dei buoni risultati, e perch anchio sto meglio cos. Se rimpiango qualcosa, il fatto che il cammino che percorro troppo largo e facile, e cos io, per pura curiosit e per eccessiva esuberanza, faccio qua e l delle deviazioni, e mi perdo in caverne e paludi, provocando in tal modo guai e danni a me stesso e alle persone affidatemi. Mi sembra che la cosa pi difficile nella vita sia lasciarsi andare ad ascoltare lEs nostro e quello del prossimo, e seguirne la voce; ma val la pena di farlo: a poco a poco si ritorna bambini, e, come Lei sa: Se non diventerete come questi bambini, non entrerete nel regno dei cieli. A venticinque anni si deve rinunciare a fare i gran di: fino a quellet

necessario, perch dobbiamo crescere, ma dopo serve solo nella rara occorrenza dellerezione. Rilassarsi, e non celare n a noi stessi n agli altri questo rilassamento, questa mollezza, questa tenera gracilit, ecco la cosa importante. Ma noi siamo come quei soldati con il bastoncino di legno sul fallo, di cui Le ho gi parlato! Basta per oggi. Da molto tempo desidero sentire il Suo giudizio sui miei progressi nel diventare bambino, nel disegoizzarmi. Io ho la sensazione di essere ancora allinizio di quel che di solito si chiama invecchiamento, e che per me come un ridiventare bambini. Ma forse mi sbaglio: una paziente, dopo due anni che non mi vedeva, mi ha detto irosamente: Il Suo spirito ha messo su pancia!. E queste parole mi hanno un poco rassicurato. La prego, faccia sapere che cosa ne pensa al Suo devoto Patrik Troll LETTERA XXXI Non Lavrei mai creduta capace di far certe sgridate, mia carissima! Lei vuole chiarezza, nientaltro che chiarezza. Chiarezza? Se avessi le idee chiare sulla questione dellEs, mi crederei Dio in persona: mi permetta dunque di avere unopinione pi modesta di me stesso. Vorrei tornare a parlarLe di come sono diventato discepolo di Freud. Dopo avermi nominato suo medico-madre, la signorina G. divenne pi fiduciosa verso di me. Tuttavia, bench accettasse senza far storie tutto ci che richiedeva da lei la mia opera di massaggiatore, rimanevano le sue difficolt di linguaggio. A poco a poco mi abituai (per divertimento, mi sembrava) a comprendere le sue espressioni tortuose, e pensi un po, dopo qualche tempo notai con gran meraviglia che ora vedevo delle cose che prima mi erano sempre sfuggite. Cos imparai a riconoscere i simboli: il processo devessere stato assai graduale, e non ricordo in quale occasione mi resi conto per la prima volta che una sedia non semplicemente una sedia, ma tutto un universo di cose, che il pollice il padre, che pu indossare gli stivali delle sette leghe e trasformarsi anche nellindice teso in alto, simbolo dellerezione; che un forno riscaldato significa una donna dal sangue ardente, e il tubo della stufa significa luomo, e il suo colore nero suscita indicibili orrori perch il nero la morte, cos che questa innocua stufa rappresenterebbe i rapporti sessuali di un uomo morto con una donna viva. Che cosaltro devo dire? Fui preso da unebbrezza come non mi era mai accaduto in vita mia. I simboli sono stati la mia prima acquisizione nel campo della sapienza analitica, e da allora in poi non li ho mai pi abbandonati. Ho dietro di me un lungo, lungo cammino di quattordici anni e, se cerco di sorvolarlo con lo sguardo, lo vedo pieno di strane scoperte di simboli: degli anni intensissimi, sconcertanti, meravigliosamente vari e scintillanti di colori. Immensa devessere stata la trasformazione operata in me da questa comprensione dei simboli se, fin dalle prime settimane del mio apprendimento fui indotto a cercare il simbolo nelle trasformazioni esterne, organiche delluomo, in quelle che si chiamano malattie fisiche, od

organiche. Che lattivit della psiche fosse un ininterrotto processo di simbolizzazione era per me una cosa talmente ovvia che io scartai impazientemente una massa importuna di pensieri e di sentimenti a me nuovi per inseguire con frenetica sollecitudine leffetto prodotto dalla rivelazione del simbolo sulle malattie organiche. E si trattava per me di effetti magici! Pensi un po, io avevo dietro di me un ventennio di esperienza medica in cui mi ero occupato solo di casi cronici, disperati: il retaggio di Schweninger. Sapevo esattamente che cosa potevo ottenere con i miei metodi precedenti, e quindi attribuivo senza ombra di dubbio alla mia conoscenza dei simboli, con cui investivo i pazienti a mo di ciclone, i nuovi successi che ora mi arridevano. Che bei tempi! Assieme ai simboli imparai a conoscere praticamente, attraverso quella paziente, unaltra caratteristica del pensiero umano: limpulso allassociazione. Probabilmente a ci hanno contribuito anche altri influssi, come articoli di riviste, comunicazioni orali, chiacchiere di vario genere, ma lessenziale mi venuto dalla signorina G. Quindi incominciai subito a far beneficiare i miei clienti anche delle associazioni, e a questo metodo sono rimasto tanto attaccato, nella mia pratica di medico, da commettere degli errori; allora per mi sembrava che tutto andasse a gonfie vele. Cos and per un po di tempo, ma presto si ebbero delle ricadute: improvvisamente mi trovavo a cozzare contro non so quali forze misteriose che pi tardi, sotto linfluenza di Freud, imparai a riconoscere come resistenze. A volte ritornavo al sistema autoritario, ma ne ero punito dagli insuccessi, e alla fine imparai a cavarmela passabilmente. Nel complesso le cose andavano meglio di quanto mi fossi aspettato, e allo scoppio della guerra avevo elaborato una tecnica che corrispondeva abbastanza bene alle mie esigenze professionali. In seguito, nei pochi mesi passati in un ospedale da campo, ho sperimentato anche sui feriti il mio metodo analitico un po dilettantesco e selvaggio, cui del resto mi attengo tuttora, avendo constatato che le ferite e le fratture ossee reagiscono allanalisi dellEs non meno bene delle nefriti, o dellinsufficienza cardiaca, o delle nevrosi. Fin qui tutto scorse liscio, piacevole scriverne e suona assai verosimile; ma nel bel mezzo di questo processo si colloca un evento enigmatico: un attacco scoperto a Freud e alla psicoanalisi, che Lei pu ancora leggere, nero su bianco, in un libro che tratta delluomo sano e delluomo malato. Io avevo sempre creduto, e credo tuttora, di aver imparato il metodo psicoanalitico dalla signorina G., ma ci non pu essere del tutto vero, perch, altrimenti, come avrei potuto conoscere il nome di Freud, in unepoca in cui apparentemente non sapevo nulla su di lui? Che nulla di esatto sapessi su di lui lo dimostra il vocabolario di cui mi sono servito per attaccarlo, e di cui non posso immaginare nulla di pi stupido. Ma dove diavolo avevo sentito parlare di lui? Lho scoperto solo da poco: il suo nome lavevo trovato molti anni prima di conoscere la signorina G., nellarticolo di un quotidiano, la Taglische Rundschau, e la seconda volta avevo inteso il nome di Freud e il termine psicoanalisi chiacchierando con un mio paziente, che aveva raccolto non so dove qualche informazione sullargomento. La vanit mi ha impedito per molto tempo di occuparmi della psicoanalisi scientifica. In seguito ho cercato di riparare a questo mio errore, e spero di esservi

passabilmente riuscito, anche se qua e l nella mia teoria e nella mia tecnica psicoanalitiche rimasta qualche erbaccia inestirpabile. Ma il mio ostinato rifiuto a imparare ha anche avuto i suoi vantaggi: nel mio cieco brancolare, non impacciato da precedenti cognizioni, mi sono imbattuto per caso nellidea che, oltre all inconscio del pensiero cerebrale, vi analogamente un inconscio di altri organi, cellule, tessuti e via dicendo, e che grazie allintima connessione fra queste singole unit inconsce e lorganismo si pu esercitare un influsso salutare sulle singole unit attraverso lanalisi dellinconscio cerebrale. Non deve credere che io mi senta del tutto a mio agio nello scriverLe queste cose: ho la vaga sensazione che esse non resisteranno alle Sue benevole critiche, per non parlare poi del vaglio severo degli specialisti. Ma, poich mi sempre stato pi facile fare delle affermazioni piuttosto che dare delle dimostrazioni, anche qui ricorro a unaffermazione, dicendo che: ogni malattia dellorganismo, sia essa denominata psichica o fisica, pu essere influenzata dallanalisi. Se in un determinato caso si debba ricorrere al metodo analitico, o a quello chirurgico, o a quello fisico, a cure dietetiche o medicamentose, una questione di opportunit; ma non esiste un ambito della medicina cui a priori non si possano applicare con utilit le scoperte di Freud. La Sua allusione al fatto che io esercito la professione di medico e mi faccio chiamare Dottore stata cos energica, mia cara amica, che mi sento costretto a discorrere ancora un poco sul modo in cui io mi rappresento linsorgenza e la guarigione di una malattia. Ma prima dobbiamo metterci daccordo su ci che vogliamo chiamare malattia. Credo che non dobbiamo preoccuparci di ci che intendano gli altri con questo termine, ma solo di definire bene il nostro concetto. Propongo quindi di enunciare chiaramente che la malattia una manifestazione vitale dellorganismo umano. Si prenda il tempo di riflettere e di decidere se daccordo o meno su questa formulazione: e nel frattempo mi conceda di andare avanti come se Lei lavesse gi accettata. Forse Lei non trova che questa sia una questione particolarmente importante. Ma se, come me, si fosse sforzata per trentanni di inculcare giorno per giorno questo semplice principio in numerose persone, e se per trentanni, giorno per giorno avesse dovuto constatare che esso non vuol entrare nella testa della gente, sarebbe daccordo con me sullimportanza che attribuisco al fatto che Lei, almeno, lo capisca. Chi, come me, vede nella malattia una manifestazione vitale dellorganismo, non laffronta pi come unentit nemica: non penser pi a combatterla, non cercher pi di guarirla, anzi non la curer neppure. Per me curare una malattia sarebbe altrettanto assurdo che cercar di correggere il Suo atteggiamento beffardo traducendo coscienziosamente, e senza neppure farGlielo sapere, le piccole cattiverie contenute nelle Sue lettere in altrettanti complimenti. Dallistante in cui mi sono reso conto che la malattia una creazione del malato, essa si posta per me sullo stesso piano del suo mono di camminare, di parlare, della sua mimica facciale, dei gesti delle sue mani, dei suoi disegni, della casa che ha costruito, degli affari che ha concluso, o del corso che d ai suoi pensieri: un simbolo significativo delle forze che lo dominano e sulle quali io cerco dinfluire, se mi sembra il caso. La malattia, allora, non pi qualcosa di anormale, ma qualcosa che

determinato dalla natura di questa persona, che malata e che vuol essere curata da me. C per una differenza, e consiste nel fatto che quelle creazioni dellEs che noi chiamiamo malattie sono in certi casi assai scomode sia per il loro creatore sia per chi lo circonda. Ma in fin dei conti anche una voce stridula o una calligrafia illeggibile possono essere insopportabili per il prossimo, e una casa scomoda ha bisogno di essere trasformata proprio come un polmone infiammato, e quindi, in ultima analisi, non c alcuna differenza essenziale fra la malattia e il modo di parlare, o di scrivere o di costruire. In altre parole, io non sono pi capace di trattare un malato se non come una persona che scrive o parla o costruisce male: cercher di scoprire perch e per quale scopo il suo Es si serve di un brutto modo di parlare, di scrivere, di costruire, o di una cattiva salute, cercher di capire che cosa vuole esprimere attraverso questo mezzo. Io indagher presso di lui, presso lEs, sui motivi che lo spingono a quel comportamento, spiacevole per me e per lui stesso, ne discuter con lui, e poi star a vedere che cosa far. E se una sola conversazione non basta, ne far dieci, venti, cento, finch lEs non ne potr pi e allora si decider a cambiare atteggiamento, oppure costringer la sua creatura, il malato, ad abbandonarmi, o con linterruzione del trattamento o con la morte. Ora, ammetto che possa essere importante, e nella maggior parte dei casi lo sia veramente molto, modificare al pi presto possibile una casa mal costruita oppure abbatterla, e parimenti ficcare a letto una persona affetta da polmonite e curarla, far eliminare lacqua a un idropico mediante la digitale, ridurre e immobilizzare un osso fratturato, amputare un arto cancrenoso. S, e ho motivo di sperare che un architetto, se la casa da lui appena costruita e consegnata al proprietario viene subito modificata o rasa al suolo, far un esame di coscienza, cercando di comprendere i propri errori e di evitarli in futuro, o addirittura cambier mestiere; parimenti un Es che ha danneggiato i propri prodotti, i polmoni o le ossa, procurandosi sofferenze e dolori, metter giudizio e far tesoro di questa esperienza. In altre parole, lEs pu convincersi, grazie allesperienza passata, che stupido impiegare le sue energie per produrre malattie invece di sfruttarle per comporre una canzone, per condurre un affare, per svuotarsi la vescica, o per compiere latto sessuale. Ma tutto ci, dacch il mio Es mi ha fatto diventare medico, non mi esime dalla necessit di ascoltare, se si in tempo, i motivi che spingono lEs del mio prossimo verso la malattia, per poi valutarli, e se necessario e possibile, confutarli. Questa una cosa piuttosto importante, e vale la pena di illustrarla anche da un altro punto di vista. Di solito noi siamo abituati a cercare le cause delle nostre esperienze nel mondo esterno o in noi stessi, come pi ci piace: se scivoliamo per la strada, cerchiamo e troviamo la buccia darancia, il sasso, insomma la causa esterna che ci ha fatto cadere; se invece prendiamo una pistola e ci tiriamo una pallottola nel cervello, riteniamo di farlo intenzionalmente, in virt di certi motivi interiori. Se uno si busca una polmonite, la attribuiamo allinfezione causata dai pneumococchi, ma se ci alziamo dalla sedia, attraversiamo la stanza e prendiamo dallarmadio una fiala di morfina per iniettarla, crediamo di agire in virt di certi motivi interiori. Io, come Le ben noto, sono sempre stato uno che la sa pi lunga degli altri, e, se mi si parla della famosa buccia di arancia che giaceva in mezzo alla strada ad onta di tutti i divieti del

municipio, e che ha fatto rompere il braccio alla signora Lange, vado da lei e le chiedo: Che scopo aveva rompendosi il braccio?. E se mi si racconta che il signor Treiner ieri ha preso la morfina perch non riusciva a dormire, io gli chiedo: Come, e in che modo, lidea della morfina divenuta ieri in Lei tanto prepotente da produrLe linsonnia, e permetterLe cos di somministrarsela?. Finora ho sempre ottenuto una risposta a domande del genere, e ci non poi tanto sorprendente: ogni cosa ha due lati, e quindi la si pu considerare sotto due aspetti diversi, e se ci si d la pena di cercare, si trova un motivo esterno e uno interno per ogni avvenimento della vita. Questo mio sport, di volerla sapere sempre pi lunga degli altri, ha avuto delle strane conseguenze: dedicandomici, sono stato sempre pi allettato dalla ricerca delle cause interiori, in parte perch io sono cresciuto in unepoca che non faceva altro che parlare di bacilli, se addirittura non sinchinava di fronte alle parole raffreddore e indigestione, in parte perch io ho nutrito fin da principio, per presunzione trollesca, il desiderio di trovare in me un Es, cio un Dio che fosse responsabile di ogni cosa. Ma, non essendo abbastanza maleducato per pretendere lonnipotenza solo per me, lho rivendicata anche per gli altri uomini, inventando anche per loro quellEs che Le cos ostico, e mettendomi quindi in grado di affermare: La malattia non viene da fuori, ma luomo che se la crea, che si serve del mondo esterno solo come di uno strumento per potersi ammalare, scegliendo, nellinesauribile riserva delluniverso, ieri la spirocheta della sifilide, oggi una buccia di arancia, domani una palla di pistola, dopodomani un raffreddore, per fabbricarsi i suoi mali. E sempre agisce con lo scopo di procurarsi piacere, perch la sua natura umana lo rende amante della sofferenza, perch la sua natura umana lo fa sentire colpevole e lo induce a cancellare la colpa con lautopunizione, perch egli vuole evitare qualcosa che gli riesce sgradevole. Per lo pi egli non consapevole di tutte queste strane manovre, anzi, esse rimangono chiuse e nascoste nelle profondit dellEs, in cui noi non possiamo mai guardare; ma fra gli strati insondabili dellEs e il nostro sano comprendonio umano vi sono degli strati dellinconscio che Freud considera accessibili alla coscienza, e in cui si pu trovare ogni sorta di cose carine. E il buffo che, rimestandovi in mezzo, non di rado ci si imbatte improvvisamente in quella che chiamiamo guarigione: senza capire nulla di come tale guarigione avvenga, cos per caso, senza nostro merito, senza nostro onore, non mi stancher mai di ripeterlo. E per concludere, secondo la nostra vecchia abitudine, Le racconter una storia, anzi due. La prima abbastanza semplice, e probabilmente Lei trover stupido che io le attribuisca tanto valore. Due ufficiali in trincea parlano del loro paese pensando a come sarebbe bello prendersi una brava pallottola che procuri una licenza di qualche settimana o mese. Ma uno dei due non si accontenta di questa prospettiva, e vorrebbe una lesione permanente che lo lasci per sempre a casa; egli racconta dunque la storia di un camerata che ha ricevuto una palla nellarticolazione del gomito destro, restando cos, per sempre, invalido alle armi. Qualcosa del genere mi andrebbe a genio conclude. Mezzora dopo si busca una pallottola al gomito destro, proprio nel momento in cui alzava il braccio per fare un saluto: se non avesse fatto il saluto, la palla non lavrebbe raggiunto, e non era affatto necessario che egli salutasse, perch

aveva gi incontrato quel suo camerata tre volte nelle ultime due ore. Lei non obbligata ad attribuire importanza a questo episodio, ma per me esso fa comodo. E nutrendo il ben fermo proposito di trovare il pi spesso possibile un rapporto fra la ferita ricevuta e il desiderio da parte delEs di riceverla, non mi stato difficile persuadere la gente che tale rapporto cera. Basta. Un altro signore era venuto a farsi curare da me parecchi anni dopo la fine della guerra, non importa per quale motivo. Fra laltro soffriva di brevi accessi epilettici, e, descrivendomeli, mi raccont il seguente episodio: anchegli, quando era in guerra, a un certo punto ne ebbe proprio abbastanza e accarezzava la speranza di uscire da quel macello senza subirne conseguenze troppo gravi. Allora gli venne in mente (e anche questa non era unidea casuale, ma gli era stata suggerita da certe sue recenti impressioni che ora sarebbe troppo lungo raccontare), che quando era liceale, suo padre, che era assai severo, lo costringeva a sciare: egli non ne aveva alcuna voglia, e aveva invidiato un suo compagno che sciando si era rotto la rotula del ginocchio destro, e di conseguenza era dovuto rimanere a casa per dei mesi. Due giorni dopo egli era al suo posto di osservazione al comando di una batteria; fu attaccato da tre batterie francesi, una leggera, che sparava troppo corto, una media, che sparava troppo a sinistra, e una pesante, le cui granate cadevano, a intervalli regolari di cinque minuti esatti, proprio fra la batteria e il suo posto di osservazione. Se X Y lasciava il suo posto dosservazione subito dopo arrivato il colpo della batteria pesante, poteva giungere senza pericolo alla sua batteria, e cos infatti fece due volte. Poi, un ufficiale che stava dietro, in posizione sicura, gli diede lordine di spostarsi con la batteria. Egli si arrabbi furiosamente per questordine, e ancora una volta invoc ardentemente in cuor suo un bel colpo che lo rimandasse definitivamente a casa; poi (non posso fondarmi che su quel che mi ha detto, e del resto vi credo pienamente) si decise a lasciare il suo riparo proprio nellistante in cui terminava il noto intervallo di cinque minuti fra le due granate pesanti. Il risultato fu eccellente: due secondi dopo egli giaceva a terra con la rotula destra fracassata, veniva colto da uno dei suoi accessi, e dopo aver ripreso coscienza, trasportato nelle retrovie. Naturalmente si tratta di un caso, chi potrebbe dubitarne? Ma lepisodio ebbe un piccolo seguito, ed per questo che Glielho raccontato. Da quel giorno, questo signor X Y rimase con una gamba rigida, non totalmente rigida, ma tale che larticolazione rotava passivamente solo di circa 20, dopo di che sincontrava una resistenza che (secondo il parere di persone certamente competenti, dato che si trattava di esperti chirurghi e di maestri della roentgenterapia dal nome assai stimato) dipendeva dalle aderenze cicatriziali della rotula. Il giorno dopo avermi raccontato questo episodio, il nostro signor X Y riusc a piegare il suo ginocchio fino a 26, e il giorno successivo ancora un poco di pi, e dopo otto giorni andava in bicicletta. Eppure al suo ginocchio non era accaduto nulla se non il fatto che egli ne aveva parlato e che aveva sentito raccontare delle singolari facolt curative dellEs. Per non ha mai imparato a inginocchiarsi. Peccato. Sua madre una donna molto pia e sarebbe assai contenta se egli imparasse di nuovo a inginocchiarsi, come faceva da bambino con molto zelo; sembra per che egli ce labbia ancora troppo con suo padre, a immagine del quale si era creato il suo Dio, per piegare i ginocchi di fronte a lui.

Ho ancora una storia da raccontarLe. Recentemente venuto a trovarmi un giovane che stato in cura mia molto tempo fa: soffriva di unansia spaventosa che lo perseguitava giorno e notte. Quando venne da me sapeva gi che si trattava di unangoscia da castrazione, e mi raccont subito un suo sogno infantile, in cui due briganti erano entrati nel pascolo di suo padre e avevano castrato il suo morello preferito (quel signore, a differenza dei suoi due fratelli, ha i capelli nerissimi). Ancora ragazzino (credo a nove anni) egli aveva avuto un raffreddore cronico, e dopo non molto tempo gli tolsero un pezzo del setto nasale. Io lo so: questo un trucco dellEs per castrare simbolicamente il padre. E dieci anni dopo egli si era fatto togliere senza alcun motivo entrambi gli alluci, castrando cos simbolicamente i due fratelli. Ma non era servito a nulla, e la sua ansia era rimasta: se ne liberato solo dopo un anno di faticosa analisi. Ma il buffo che questo signore coltiva intensamente la fantasia di far la parte della donna nellatto sessuale e di goderne, pur desiderando al tempo stesso di essere eterosessualmente potente, e in grado eccezionale. Egli ha preferito trasferire sul padre e sui fratelli il desiderio di esser castrato, trasformato in donna, che si esprime nel suo sogno, e ha scontato questo cattivo pensiero con loperazione al naso, con lamputazione degli alluci, e con lansia. LEs giuoca dei tiri magnifici: fa guarire, fa ammalare, costringe ad amputarsi degli arti sani e manda la gente incontro alle fucilate. Insomma, un signore lunatico, imprevedibile, divertentissimo. Cordialmente Suo Patrik Troll LETTERA XXXII No, mia cara amica, gli alluci non sono pi ricresciuti a quel paziente, a dispetto dellEs e dellanalisi. Ma ci non esclude che un giorno si possa scoprire un metodo per aiutare lEs a ricreare gli arti amputati: certi esperimenti hanno dimostrato che parti di un organo possono continuare a crescere anche dopo esser state separate dallorganismo, e quindi molte cose che trentanni fa si reputavano impossibili sono divenute verosimili. Ma io ho intenzione di mettere a prova ancor pi dura la Sua capacit di credere. Che ne pensa dellIo, per esempio? Io sono io: questa la proposizione fondamentale della nostra vita. E se io ora dir che questa proposizione, in cui luomo attesta il proprio sentimento di s, errata, non provocher un terremoto solo perch nessuno mi prender sul serio: non ci crederanno, non riusciranno a crederci, e io stesso in fondo non ci credo; eppure vero. Io non sono affatto io, ma una forma in perenne mutamento in cui si manifesta lEs, e il sentimento di s un trucco dellEs per confondere le idee che luomo ha di se stesso, per aiutarlo a mentire a se stesso, per farne un pi docile strumento della vita. Io! Man mano che let ci fa rimbecillire, ci abituiamo a questa idea di grandezza insufflataci dallEs, fino al punto di dimenticare totalmente il tempo in cui non riuscivamo a comprendere quel concetto, e parlavamo di noi stessi in terza persona:

Emma cattiva, Emma prendere toc toc. Patrik stato buono, Patrik cioccolata. Quale adulto potrebbe vantarsi di una simile obiettivit? Non intendo dire che il concetto dellIo, la nozione della nostra personalit, si formi nel momento stesso in cui il bambino impara a pronunciare questa parola dordine dellimpoverimento psichico. Ma per lo meno si pu affermare che la coscienza dellIo, la maniera in cui noi adulti ci serviamo di questo concetto, non innata nelluomo, ma si sviluppa in lui gradualmente; che egli insomma la deve apprendere. Mi deve autorizzare a rimanere un po nel vago a proposito di queste cose: nessuno riesce a orientarsi in questo caos dellIo, e anche nellavvenire pi lontano nessuno ce la far mai completamente. Ho parlato volutamente della coscienza dellIo come la sentono gli adulti. Infatti non per nulla sicuro che al neonato manchi del tutto la coscienza di essere un individuo, e anzi io sono incline a pensare che egli possieda una coscienza del genere, solo che non pu esprimerla in parole. Io penso addirittura che anche nellembrione esista una qualche forma di coscienza individuale, e perfino nelluovo fecondato, e anche in quello non ancora fecondato, e nello spermatozoo. E da ci deduco che anche ogni singola cellula possiede questa coscienza della propria individualit, e ogni tessuto, e ogni organo, e ogni complesso di organi. In altre parole, ogni singolo Es parziale, quando ne ha voglia, pu dar da credere a se stesso di essere unindividualit, una persona, un Io. Mi rendo conto che con questo modo di pensare io Le confondo le idee, e non mi stupirei se Lei smettesse di leggere questa lettera. Ma devo pur dirLe che sono convinto che anche la mano delluomo ha il suo proprio Io, in quanto sa ci che fa, ed anche consapevole di saperlo. E anche ogni cellula del rene o dellunghia possiede una propria coscienza e una capacit di agire consapevolmente, insomma una coscienza di s. Non posso dimostrarlo, ma ne sono convinto, perch in quanto medico ho visto come lo stomaco risponda in modo ben determinato allingestione di determinate quantit di cibo, come esso dosi e scelga accuratamente le sue secrezioni a seconda di quello che si pretende da lui, prendendo tutte le precauzioni del caso, come si serva degli occhi, del naso, delle orecchie, della bocca, e via dicendo, quali propri organi per decidere che cosa fare. Ne sono convinto, perch un labbro che non vuole baciare, anche se lIo del suo padrone non anela ad altro, trova il modo di ferirsi, di farsi venir delle bollicine, di deformarsi, insomma di esprimere e imporre in modo inequivocabile la sua volont contraria. Ne sono convinto, perch un pene protesta mediante una eruzione erpetica contro lamplesso desiderato dallIo totale, oppure si vendica, per essere stato sopraffatto dalle armi della libidine, facendosi contagiare dalla gonorrea o dalla sifilide; perch un utero pu rifiutare ostinatamente la gravidanza, anche se lIo cosciente della donna la desidererebbe intensamente, tanto da farsi anche curare od operare per poter concepire; perch un rene pu rifiutarsi di funzionare, se trova che lIo del suo padrone ha delle pretese ingiuste; ne sono convinto, perch, se si riesce a persuadere la coscienza del labbro, dello

stomaco, del rene, del pene, dellutero a conformarsi alla volont dellIo totale, scompariranno tutte queste manifestazioni ostili, tutti questi sintomi morbosi. Per non essere troppo frainteso nelle mie confuse affermazioni, devo insistere espressamente su di un altro fatto: questo Io che ho rivendicato alle cellule, agli organi, e via dicendo, non affatto la stessa cosa dellEs. Proprio no. Anzi, questo Io non che un prodotto dellEs, un po come i gesti, o la voce, il modo di vestirsi, di pensare, di costruire, di stare eretti, di ammalarsi, di ballare, di andare in bicicletta, sono tutte produzioni dellEs. LEs esprime la propria vitalit ora in un modo ora nellaltro, trasformandosi in una cellula di urina o contribuendo alla costruzione di ununghia, o divenendo un globulo rosso, o una cellula cancerosa, o avvelenandosi, o evitando un sasso aguzzo, o prendendo coscienza di un qualche fenomeno. La salute, la malattia, il talento, lazione e il pensiero, ma soprattutto la percezione, la volont e la coscienza di s non sono che espressioni, manifestazioni vitali dellEs. Quanto allEs in se stesso, non ne sappiamo nulla. Tutto ci abbastanza complicato: se Lei infatti immagina come i singoli Es e i loro aggregati agiscano luno sullaltro e luno contro laltro, ora qui e ora l, ora unendosi e ora scindendosi fra loro, come essi si servano dellIo totale per far affiorare qualcosa a coscienza, e in pari tempo per rimuovere nellinconscio questo o quel contenuto, come spingano una cosa nella coscienza totale, e unaltra soltanto in quella dellIo parziale, e una terza la rinchiudano in un carcere da cui potr poi uscire a coscienza solo grazie al ricordo o alla riflessione, mentre per la stragrande maggioranza delle esperienze, dei pensieri, dei sentimenti, delle percezioni, degli atti volitivi, delle azioni sprofondino in insondabili abissi: se Lei tiene presente tutto questo, avr una pallida idea di quanto sia presuntuoso pretendere di capirci qualcosa. Grazie a Dio, per, non solo non necessario capire, ma il voler a tutti i costi capire non che un impaccio. Lorganismo umano fatto in modo cos singolare che, se ne ha voglia (altrimenti non accadr nulla), pu rispondere a una parola gentile, a un sorriso amichevole, a una stretta di mano, alla lama di un coltello o a un cucchiaio di digitale, con reazioni che non ci stupiscono soltanto perch sono una realt quotidiana. Io ho praticato in un modo o nellaltro ogni sorta di metodi curativi, e ho avuto modo di constatare che tutte le strade conducono a Roma, quelle della scienza e quelle della ciarlataneria; quindi non ritengo particolarmente importante la scelta di una determinata strada, purch non si abbia troppa fretta e non si sia troppo ambiziosi. Cos si sono formate in me delle abitudini divenute ormai pi forti di me, e che io devo seguire perch mi sembrano buone. E fra queste abitudini c in prima fila la psicoanalisi, cio il tentativo di portare a coscienza il materiale inconscio. Che gli altri facciano a loro modo; quanto a me, sono soddisfatto dei miei risultati. Ma volevo parlare dellIo e della sua multiforme natura. Con il termine Io si intende di solito solo quello che prima ho chiamato Io totale, e di cui mi servo come punto di partenza nei miei esperimenti psicoanalitici; ed il solo di cui mi possa servire. Ma anche questo Io totale ha le sue peculiarit, che ognuno conosce, ma di cui raramente si tiene conto, tanto sono ovvie. LIo totale (e dora in poi lo chiameremo semplicemente Io) non una entit facile da conoscere: nel corso di

pochi minuti esso ci pu mostrare gli aspetti pi diversi della sua superficie tutta sfaccettata e variegata. Ora un Io che affonda le radici nella nostra infanzia, ora un Io dei nostri venti anni; ora morale, ora sessuale, ora omicida. Ora mite, e un istante dopo insolente, domani sar lIo di un ufficiale o di un impiegato, un Io professionale; a mezzogiorno magari un Io coniugale e alla sera quello di un giocatore di carte o di un sadico o di un pensatore. Se considera che tutti questi Io (e se ne potrebbero menzionare ancora a centinaia) sono contemporaneamente presenti nelluomo, potr immaginare quanto sia enorme la potenza dellinconscio nellIo, e quanto sia appassionante osservarlo, quale gioia indicibile procuri la possibilit di influenzare questo Io, sia che si manifesti nella forma conscia o in quella inconscia. Mia cara amica, solo da quando mi occupo di analisi so quanto sia bella la vita; e ogni giorno mi diventa pi bella! Mi permetto di dirLe una cosa che non cessa mai di stupirmi: il pensiero umano (intendo il pensiero dellEs, o per lo meno la vita inconscia dellIo) sembra muoversi rotando come una palla, o cos almeno mi pare. Io vedo tutta una massa di belle palle rotonde. Quando si scrivono un certo numero di parole, cos come vengono in mente, e poi le si esaminano, esse, da sole, si dispongono in una fantasia sferica, in una composizione a forma di palla. E quando si chiede a unaltra persona di fare una cos a simile, anche le sue idee si dispongono a forma di sfera. E queste sfere ruotano, adagio o in fretta, scintillando di mille colori cos belli come quelli che vediamo quando chiudiamo gli occhi. meraviglioso! O, per dirla in modo diverso, lEs ci costringe a fare le nostre associazioni in forme geometriche che si raggruppano poi in figure colorate, come avviene in quei simpatici strumenti ottici che, rotando, formano sempre nuove combinazioni con i loro variopinti pezzetti di vetro. Ora dovrei dirLe qualcosa sul modo in cui le malattie insorgono, ma non so niente al riguardo. E anche della guarigione dovrei parlare, per assecondare il Suo desiderio, ma anche su di essa non so proprio un bel niente. Io le prendo entrambe come dati di fatto. Al massimo potrei dire qualcosa sul trattamento, ed quel che mi accingo a fare. Il trattamento, ogni forma di trattamento medico, tende a esercitare un influsso sullEs delluomo. In generale si usa curare a questo fine determinati gruppi di Es, affrontandoli col bisturi, o con sostanze chimiche, con la luce e con laria, col caldo o con il freddo, con la corrente elettrica o con qualche tipo di raggi. Nessuno pu far altro che tentare una qualche forma di intervento, e nessuno in grado di prevedere quali ne saranno le conseguenze. A volte si pu predire con una certa precisione come reagir lEs a tali interventi, a volte invece ci limitiamo a supporre, in base a qualche vaga speranza, che lEs si comporter bene, approvando il nostro intervento, e mettendo in moto da parte sua le energie risanatrici; ma per lo pi si va a tastoni, e allora anche il critico pi benevolo non potrebbe trovare un senso nel nostro brancolare. Comunque, anche questa una via praticabile, e lesperienza di millenni ci dimostra che anche cos si possono ottenere dei risultati, dei buoni risultati. Per non bisogna mai dimenticare che non il medico a provocare la guarigione, ma il malato stesso. il malato che guarisce se stesso, con le proprie forze, proprio come con le proprie forze egli cammina, mangia, pensa, respira, dorme.

Nel complesso ci si accontentati di questi metodi di cura, definiti trattamenti sintomatici perch si occupano delle manifestazioni morbose, dei sintomi. E nessuno oser dire che non era giusto far cos. Ma noi medici, condannati dalla nostra professione ad atteggiarci sempre a Padreterno, e di conseguenza inclini a nutrire ambizioni smisurate, aneliamo a trovare una forma di trattamento che non elimini il sintomo ma la causa della malattia: a praticare una terapia causale, come amiamo esprimerci nel nostro linguaggio medico. Per soddisfare questa aspirazione, ci siamo messi alla ricerca delle cause, e allora abbiamo stabilito in via teorica, con grande sfoggio di parole, che vi sarebbero due tipi di cause assolutamente diverse fra loro: una causa interna, che luomo produce da s, e una causa esterna, che proviene da fuori. E, dopo aver accettato questa netta dicotomia, ci siamo buttati con vero furore sulle cause esterne, come i bacilli, i raffreddori, leccesso di cibo o di bevande, gli incidenti, il sovraffaticamento, e via dicendo. E la causa interna, quella labbiamo dimenticata. Perch? Perch assai scomodo guardare dentro a se stessi, e solo in se stessi si possono trovare quelle poche scintille che illuminano le tenebre delle cause interne, cio della nostra predisposizione; perch vi qualcosa che lanalisi freudiana chiama la resistenza dei complessi, come il complesso di Edipo, il complesso dimpotenza, il complesso di castrazione eccetera, e questi complessi ci fanno una gran paura. Comunque, in ogni epoca vi sono stati dei medici che hanno levato la voce per dire: luomo stesso che si costruisce le sue malattie, in lui si trovano le cause interne, lui la causa prima del morbo, e non c bisogno di cercarne altre. A queste parole si assentiva con un cenno del capo, poi le si ripetevano, e poi si correva di nuovo alla ricerca delle cause esterne, con profilassi e disinfezione e altre cose del genere. E poi sono venute delle persone che avevano una voce forte e hanno cominciato a gridare senza sosta: Immunizziamo!. Essi non facevano che far risaltare la verit che il malato stesso a crearsi la sua malattia. Ma quando poi si passava allattuazione pratica dellimmunizzazione, ci si atteneva di nuovo ai sintomi, e da unapparente terapia causale si passava di nuovo senza accorgersene a una terapia sintomatica. Cos avvenuto anche per la suggestione, e, per dirla subito, cos avviene anche per la psicoanalisi. Anchessa si serve dei sintomi, ed esclusivamente dei sintomi, pur sapendo che lunica causa della malattia luomo. Ed eccomi giunto al punto delicato. La terapia non pu essere che sintomatica, e parimenti, la terapia non pu essere che causale: i due sistemi infatti sono una sola cosa, e fra i due concetti non vi alcuna differenza. Si cura sempre la causa interna, luomo, che ha creato la malattia traendola dal proprio Es; e per curarlo il medico deve osservare i sintomi, sia che lavori con lo stetoscopio e coi raggi X, sia che osservi se la lingua patinosa e lurina torbida, sia che esamini una camicia sporca o una ciocca di capelli tagliati. In fondo la stessa cosa raccogliere accuratamente tutti i sintomi morbosi o accontentarsi di leggere una lettera del malato o guardare le linee della sua mano o andare a tentoni. Si tratta sempre di un modo di curare luomo, e quindi i suoi sintomi. Poich luomo, la sua apparenza stessa un sintomo dellEs, che loggetto di ogni nostro trattamento: il suo orecchio un sintomo non meno che il rantolo dei suoi polmoni, il suo occhio un sintomo, una manifestazione dellEs,

non meno di una scarlattina, la sua gamba un sintomo proprio come lo quello scricchiolio dellosso che denota una frattura della suddetta. Ma allora, se tutto lo stesso, mi chieder Lei, a che scopo Patrik Troll scrive un libro cos lungo, pieno di frasi che suonano come se pretendessero di essere idee nuove? No, mia cara, non lo pretendono affatto, malgrado il loro suono. In realt sono convinto che con la psicoanalisi non faccio nulla di diverso da prima, quando prescrivevo bagni bollenti, diete, massaggi, e impartivo sovranamente degli ordini, cose tutte che faccio ancora adesso. Lunica novit il punto di attacco nel trattamento: il sintomo, quel sintomo che mi sembra presente in ogni circostanza, cio lIo. La differenza, quando c, fra il mio metodo di prima e quello di adesso consiste nel tentativo di portare a coscienza i complessi inconsci, metodicamente, con tutta lastuzia e lenergia di cui dispongo. Si tratta certamente di un metodo nuovo, ma esso non opera mia, bens di Freud, e io mi sono soltanto limitato ad applicare questo metodo anche alle malattie organiche. Ritengo infatti che loggetto del trattamento medico sia lEs, e ritengo che questo Es, con le sue forze tiranniche, dia al naso la sua forma, infiammi i polmoni, renda luomo nervoso, gli prescriva un modo di respirare, di camminare, di agire; e inoltre ritengo che si possa influenzare lEs portando a coscienza i complessi inconsci dellIo non meno che facendo un taglio nella pancia; e quindi non comprendo, o meglio non comprendo pi, come qualcuno possa credere che la psicoanalisi sia applicabile solo ai nevrotici, mentre le malattie organiche andrebbero curate in altri modi. Mi permetta di ridere di una simile idea! Sono sempre il Suo Patrik Troll LETTERA XXXIII Ecco finalmente la parola liberatrice! Lei mi scrive: Sono stufa di leggere le Sue lettere!, e io ribatto: Sono stufo di scriverle!. Purtroppo per Lei mi chiede ancora (e per me ogni Suo desiderio un ordine) di spiegarLe in modo breve e preciso che cosa intendo con la parola Es. Non posso esprimermi meglio di quanto abbia gi fatto finora: LEs la cosa che fa vivere luomo, la forza che lo fa agire, pensare, crescere, ammalare, e guarire: insomma, che lo vive. Ma questa definizione non Le serve a nulla, e quindi ricorrer al mio metodo di provata efficacia e Le racconter delle storie. Lei per deve tener presente che queste mie storie sono tolte fuori da situazioni assai complesse, e riguardano brevi episodi avvenuti nel corso di lunghi e faticosi trattamenti: altrimenti Lei potrebbe perfino credere che io mi consideri un medico che fa miracoli. Niente di tutto ci; anzi, pi mi do da fare per curare la gente, pi si radica in me la convinzione che il medico possa fare terribilmente poco per guarire i suoi malati, che il malato si guarisca da s, che lunico compito del medico, e anche dellanalista, sia di indovinare a quale astuzia ricorra lEs del paziente in quel momento per poter restare malato. quindi un errore supporre che il malato vada dal medico per farsi curare: solo una parte del suo Es desidera guarire, ma unaltra vuol restarsene malata, e per tutto il tempo non fa che spiar loccasione per indurre il medico a nuocerle. La massima,

secondo cui la prima regola in un trattamento di non nuocere al paziente, si impressa sempre pi profondamente in me col passar degli anni, tanto che io sono incline a credere che ogni caso di morte in corso di terapia, e ogni peggioramento, siano riconducibili a un errore in cui il medico si lasciato indurre dalle maligne intenzioni dellEs malato. Ah, non c nulla di divino nel nostro operato, e il desiderio di essere simili a Dio, che poi quello che ci spinge a fare il medico, si vendica su di noi come sui nostri antenati nel paradiso terrestre. E ne conseguono il castigo, la maledizione e la morte. Ecco un esempio recente dellostilit profonda e nascosta che lEs di un paziente nutriva contro di me, mentre il suo Io cosciente mi trattava con ammirazione e riconoscenza. Si tratta di due sogni fatti durante la stessa notte, e che ci possono insegnare molte cose. Al principio il malato mi disse che non ricordava nulla del primo sogno; ma, poich indugiava a lungo su questo sogno dimenticato, cera motivo di supporre che proprio l stesse la chiave dellenigma. Attesi pazientemente che riaffiorasse un qualche ricordo e, siccome non succedeva nulla, alla fine invitai il paziente a dire la prima parola che gli veniva in mente. un trucchetto che spesso val la pena di tentare. Per esempio, una volta, in una situazione simile, mi capitato che il paziente pronunciasse la parola Amsterdam, e che da questa parola prendesse avvio una svolta felice, incredibilmente felice, del trattamento, prolungatosi poi per circa un anno. Dunque, quel malato pronunci la parola casa e mi raccont che il giorno precedente aveva guardato la mia clinica dallesterno, trovando che cerano una torre senza alcuna ragion dessere, un ponte di fortuna, resosi necessario perch ledificio stato costruito in posizione inadatta, e un tetto orribile. Non posso negare che egli avesse ragione, e anche Lei, conoscendo ledificio, non gli dar torto. Tuttavia queste sue considerazioni si riferivano a cose assai diverse, assai pi importanti e decisive per lui e per il mio trattamento. Questo ce lha dimostrato il secondo sogno. Il paziente raccont ridendo: un sogno molto stupido. Io volevo andare a fare una visita in una casa che apparteneva a un calzolaio. Di fronte alla casa cerano due bambini che si azzuffavano, e uno si allontan singhiozzando. Il calzolaio si chiamava Akeley. Non si vedeva nessuno; a poco a poco comparvero dei servitori, ma il calzolaio che io cercavo non si faceva vedere. Invece, dopo un p o, venne un vecchio amico di mia madre, e, cosa strana, aveva una folta capigliatura nera mentre in realt egli completamente calvo. Se, nel raccontarmi il sogno, il paziente non avesse riso, se prima non avesse espresso quelle critiche sullaspetto esterno della mia clinica, forse mi ci sarebbero volute delle settimane per afferrare il significato di quel sogno, cos invece le cose andarono alla svelta. Il primo chiarimento ce lo diede il nome Akeley, che era tolto da unopera di Arno Holz apparsa recentemente e intitolata Gli stagnini: una sciocchezzuola assai spiritosa e piena di erotismo, a quanto pare. Il disprezzo verso la mia persona era evidente, dato che il malato aveva letto da poco il mio Scrutatore danime, recentemente pubblicato dal nostro comune amico Groddeck. Ecco coserano Gli stagnini, e il calzolaio Akeley ero io, e la sua casa la mia clinica. Ci risultava anche dal fatto che effettivamente, quando era arrivato per la prima volta alla clinica, quel paziente aveva dovuto aspettare un bel po in

corridoio prima che qualcuno gli indicasse la sua stanza, e, quanto a me, mi aveva visto solo il giorno dopo. Ogni malato nutre un simile atteggiamento critico nei confronti del medico che lo cura, e il fatto che questo giudizio sfavorevole ci sia sempre, anche se rimosso, dimostra che noi ce lo meritiamo. Non Le avrei raccontato questo sogno se in esso non fossero esposti anche i motivi per cui il malato mi disprezzava. Invece del calzolaio, nel sogno compariva un vecchio amico della sua defunta madre, che stranamente aveva i capelli neri. Questo amico della madre rappresenta il padre, cui si attribuiscono i capelli neri, perch anchegli morto. Lodio non dunque rivolto verso di me, bens in primo luogo contro quellamico della madre, e, dietro di lui, contro il padre. Ci troviamo di fronte a una combinazione di tre persone, che mostra chiaramente quale enorme ammasso di resistenze il paziente abbia trasferito su di me. Ma lamico della madre anche il soggetto stesso, che gode di una rigogliosa capigliatura nera. Il suo inconscio gli dice, attraverso il sogno, come sarebbe diverso se, in luogo del calzolaio Troll, fosse egli stesso a condurre il trattamento. Non ha poi cos torto, perch il malato sa sempre meglio del medico quel che gli giova, solo che, purtroppo, egli non riesce a esprimere ci che sa mediante il pensiero, ma solo attraverso i sogni, i movimenti, il modo di vestirsi, il carattere, i sintomi morbosi: insomma, attraverso un linguaggio che egli stesso non comprende. E in effetti questa identificazione di se stesso con lamico della madre e con il padre rivela assai pi di quanto il paziente non sapesse. Vi nascosto il desiderio dincesto, quellonnipresente desiderio infantile di essere lamante della madre. Ma eccoci ora a una svolta singolare: il malato mi dice, con una risata allegra, per niente ironica, che lamico della madre si chiamava Lameer, che era fiammingo, e che il suo nome non ha nulla a che fare con la mre, la madre. Proprio nulla? Non lo credo. Anzi, ci di buon auspicio per il trattamento; se infatti il malato mi identifica non soltanto con lamico e con lo sposo della madre, ma con la madre stessa, ci significa che egli ha trasferito su di me anche il sentimento che nutriva nei suoi riguardi, un sentimento che non pu essere molto cambiato da quando egli aveva sei anni, cio da quando sua madre mor. Forse questo un bene, purch egli avesse avuto un atteggiamento positivo nei riguardi della madre, purch ella gli fosse stata daiuto. Ma chi pu saperlo? Pu anche darsi che egli avesse nutrito per lei pi odio che amore. Ora devo tornare allinizio del sogno, ai due ragazzi che si azzuffavano davanti alla casa del calzolaio. facile interpretare il loro significato: essi rappresentano la stessa cosa in due momenti diversi, luno il fallo durante lerezione, laltro, che scappa via piangendo, il membro durante leiaculazione. Dietro questo primo significato se ne cela un altro: il primo ragazzo sarebbe il soggetto, e il secondo, che piange, suo fratello, che ha perso il favore dei genitori. E poi c un terzo significato pi profondo: un ragazzo rappresenta il soggetto, che masturba il proprio pene, cio il secondo ragazzo. Latto avviene davanti alla casa del calzolaio, ma le fantasie erotiche del soggetto vertono, come dimostra il seguito del sogno, non solo sul calzolaio, ma sullamico della madre, cio sul padre, e dietro a loro sta ben nascosta la madre stessa, Lameer.

Le racconto questo sogno perch in esso, senza saperlo, il soggetto ci indica i punti su cui il trattamento pu cominciare a far leva. Dapprincipio egli rivela allascoltatore attento, assai prima che se ne renda conto egli stesso, di nutrire una forte resistenza nei riguardi del medico, e ci indica che si raggiunto di nuovo quel punto che definirei come lunico punto veramente importante del trattamento. Lattivit del medico consiste infatti nel riconoscere consapevolmente, o inconsapevolmente, le resistenze e nelleliminarle, ed essa avr quindi tanto pi successo quanto pi il medico si far una visione chiara della situazione. Inoltre, in questo sogno, il malato ci spiega da dove provenga la sua resistenza: dal suo atteggiamento ostile nei riguardi dellamico e dello sposo della madre amata, e, pi in l, dalla rivalit dei due fratelli che si contendevano laccesso alla madre, la quale, anche se nascosta dietro molti veli, rimane pur sempre chiaramente la vera padrona della casa, della clinica in cui si guarisce, del grembo in cui ci si rifugia. E infine il malato svela anche i complessi da cui affetto, quello di Edipo e quello della masturbazione. Ecco dunque un esempio del modo in cui linconscio cerca di rendere comprensibile il materiale rimosso. Ma io porto vasi a Samo, dato che Lei mi scrive di aver letto Linterpretazione dei sogni, di Freud. La rilegga, non una, ma parecchie volte, e ne sar ricompensata in modo che Lei non immagina neppure. Comunque superfluo che io indugi ulteriormente su di un campo che il maestro stesso, e anche migliaia di suoi seguaci, hanno illustrato in forme sempre nuove, per chi lo vuole percorrere. Anche la storia che sto per raccontarLe si muove su un binario che Le , o per lo meno dovrebbe esserLe, noto. Si tratta di una bambinetta di otto anni, che da un po di tempo aveva paura di andare a scuola, mentre prima ci andava volentieri: langosciavano laritmetica e i lavori a maglia. Io le chiesi quale fosse la cifra che le dava pi fastidio ed ella mi cit immediatamente il due. Io le feci disegnare un due ed ella mi disse: Mi d fastidio questo gancino qui sotto; quando scrivo in fretta lo lascio via. Allora le chiesi che cosa le faceva venire in mente quel gancino, e lei senza rifletterci rispose: Un gancio per appendere la carne, aggiungendo subito per i prosciutti e i salami, e, come per cancellare limpressione di questa strana risposta, o per spiegarla meglio, prosegu in fretta: Quando lavoro a maglia, faccio cadere i punti e allora si forma un buco. Partendo da questa ultima frase e allora si forma un buco, potr comprendere come il gancio per la carne sia un gancio fatto di carne, e come quindi quella bambina stia attraversando un periodo in cui cerca nel profondo di spiegarsi la realt dei due sessi. E in forma molto condensata, attraverso lansia e gli atti mancati, tralasciando il gancetto del due e lasciando cadere le maglie, ella ci comunica la sua teoria, secondo cui la dorma, il numero due della famiglia, non possiede quel gancio di carne, anzi lha perduto perch scriveva troppo in fretta, cio perch si masturbava; ella ci dice come, attraverso il rapido movimento dentro e fuori degli aghi, si formi quel grosso buco da cui la ragazzina, precocemente lasciva, espelle lurina, mentre il ragazzo fa sprizzare il suo getto dalla stretta apertura del pene. proprio un problema difficile per il cervello di una bambinetta, e non c da meravigliarsi che laritmetica e i lavori a maglia non le vadano troppo bene! Il giorno seguente la bimba mi d un ulteriore saggio delle sue cognizioni, che questa volta sono abbastanza rassicuranti: si lamenta

dei terribili dolori che la colgono quando va di corpo, sottolineando cos il fatto che, in cambio del gancetto che le stato tolto, la bambina ha la possibilit di partorire dei figli, seppur con dolore. E di nuovo, quelloscuro bisogno di esprimersi pi chiaramente la induce, con gran meraviglia della madre che la credeva ignara di tutto, a raccontare di aver assistito allestrazione di un vitellino dal ventre di una mucca e di aver visto come dalla gatta fossero nati tre graziosi gattini. buffo sentire come queste cose sgorgano fuori dallanima di un fanciullo se appena c una piccola fessura nello strato che ricopre il materiale rimosso! Assai spesso linconscio si manifesta in tali azioni simboliche o negli atti mancati. Cos per esempio ho incontrato di recente uno dei miei pazienti, che appartiene alla categoria dei cosiddetti omosessuali, di pessimo umore perch aveva rotto i suoi occhiali, senza i quali non riesce a godere la vita: gli erano caduti dal naso nel momento in cui voleva togliere un vaso da un tavolo. Io gli chiesi quali altri oggetti si trovassero su quel tavolo, ed egli menzion una fotografia del suo amico, dicendo che vi si trovava ancora. Invece, in realt, essa era sepolta sotto un mucchio di cuscini e di coperte, e messa al rovescio, in modo che non si potesse vedere il ritratto. Salt fuori che il suo amico laveva tradito con una ragazza: poich egli non era in grado di distogliere il giovane da quella donna, voleva per lo meno separarli simbolicamente, e quindi allontanare il vaso, che la rappresentava. A questatto erano seguiti automaticamente quelli di rivoltare la fotografia, di coprirla con i cuscini e di rompere gli occhiali. Tradotto nel linguaggio cosciente, ci significa: Non voglio mai pi vedere linfedele. Per il suo dorso rimarr pur sempre per me, perch una ragazza non saprebbe cosa farsene. Quindi mettiamo la fotografia al rovescio. Per sar pi sicuro anche proteggere il suo dorso; ricopriamolo dunque con dei cuscini. Cos va bene, ora non lo vedo pi; ma sar meglio aggiungere ancora una coperta. Non basta, soffro troppo. Sar meglio che io mi accechi: cos non dovr pi vedere il suo tradimento e potr continuare ad amarlo. A questo punto il poveraccio aveva rotto gli occhiali. Linconscio fa degli strani esperimenti con gli occhi, eliminando dalla coscienza le impressioni retiniche che gli risultano insopportabili. Un giorno io invitai una mia paziente a osservare attentamente tutti gli oggetti della sua scrivania e a imprimerseli bene in testa. Quando poi le chiesi di dirmi che cosa cera sul suo tavolo, essa mi enumer ogni oggetto, escluse per le fotografie dei suoi due figli, di cui non fece cenno nonostante io lavvertissi ripetutamente che aveva omesso due cose. Quando, finalmente, io le chiesi il perch di quellomissione, ella rimase di sasso; poi mi disse: Non le avevo viste, e la cosa tanto pi strana in quanto le spolvero io stessa ogni giorno, e lho fatto anche oggi. Ma, vede, i due poveri ragazzi sono in uniforme: una gi caduto in guerra, e laltro si trova a Varsavia nel cuore della battaglia. Perch, se posso soffocarlo, dovrei nuovamente risvegliare attraverso gli occhi il mio dolore?. Unaltra persona si lament con me perch a un tratto gli era sceso un velo nero davanti agli occhi: ci accade spesso. Io gli chiesi di immaginarsi ancora nel luogo dove era stato sopraffatto dalle tenebre e di dirmi che cosa vedeva. Delle pietre; mi rispose io stavo salendo una scala e ne vedevo i gradini di pietra. Non era un inizio molto promettente; ma, siccome io continuavo ostinatamente ad affermare che era

stata la vista delle pietre ad annebbiargli gli occhi, egli mi promise di pensarci su. Infatti il giorno dopo mi raccont che aveva visto di nuovo delle pietre in occasione di un altro annebbiamento della vista. Forse era un indizio da non trascurare, perch ora gli era venuto in mente che i primi incidenti di quel genere gli erano capitati a Ostenda, e che questa citt gli era sempre sembrata un desolato ammasso di pietre, brulicante di persone dal cuore arido. Io gli chiesi che cosa significasse quellammasso di pietre e di uomini, ed egli mi rispose: Un cimitero. Sapendo che era cresciuto in Belgio, provai ad accennare alla somiglianza fra la parola pierre, pietra, e il nome Pierre, ma egli chiar subito che nessun Piero e nessun Pietro aveva avuto una parte significativa nella sua vita. Il giorno dopo torn spontaneamente sullargomento, dicendo che forse io avevo ragione: la sua casa paterna, in cui egli, a soli sei anni, aveva perduta la mamma, e che era stata venduta poco dopo perch il padre si era trasferito a Ostenda, era in rue St. Pierre e, anche se sua madre non era stata sepolta nel cimitero di St. Pierre, la finestra della sua cameretta, di quando era bambino, guardava sulla gigantesca mole di pietra della chiesa di St. Pierre. In quella chiesa egli si era recato spesso con la madre, e linterno, con le sue pietre sovrapposte e la folla dei fedeli, lo aveva sempre turbato. A Ostenda egli associ poi la parola 23 Russia, cio il paese della fuliggine, il paese nero, della morte. Dal giorno in cui gli erano affiorati a coscienza quei complessi rimossi, egli non ebbe pi annebbiamenti alla vista. Per il suo Es non ha rinunciato a unaltra misura repressiva: quel paziente, cui la madre aveva impartito uneducazione rigidamente cattolica, aveva rinunciato alla sua fede spintovi dal desiderio di rimuovere, e dopo, nonostante la rimozione sia scomparsa, egli non mai pi tornato in chiesa. Ha presente la signora von Wessels? Ricorda quanto sia amante dei bambini e quanto soffra del fatto di non averne? Un giorno ero seduto con lei al margine del bosco; dopo un poco la conversazione langu e alla fine cadde completamente. Dun tratto ella disse: Che cosa mi succede? Non vedo assolutamente nulla di tutto ci che sta alla mia destra, mentre, a sinistra tutto chiaro e nitido. Io le chiesi da quanto tempo durasse quel fenomeno, ed ella ribatt: Me nero gi accorta prima, nel bosco. La invitai a citarmi un posto per cui eravamo passati durante la nostra passeggiata, ed ella nomin un crocicchio che avevamo attraversato. Che cosaveva a destra, in quel crocicchio? proseguii. Una signora ci aveva oltrepassato con il suo bimbetto. Anzi, ora vedo di nuovo tutto in modo chiaro. Allora ricord ridendo come, durante il percorso fino al crocicchio, mi avesse parlato del suo sogno di avere una casetta lontano da tutti, con galline, anitre e ogni sorta di animali, e di abitarvi con il figliolino, mentre il padre sarebbe venuto a trovarli solo una volta ogni tanto. Se non sapessi da molto tempo che Lei ha ragione di affermare che tutte le malattie sono create dallEs per qualche motivo riconoscibile, me ne sarei convinta questa volta. La mia mezza cecit, infatti, non pu essere stata provocata che dal fatto che io non potevo sopportare la vista di quella madre con il suo figlioletto.

23 Russ in tedesco significa fuliggine [N.d.T.].

Isterica? Certo, nessun medico n alcuna persona colta dubiterebbero di questa diagnosi. Ma Lei e io abbiamo imparato a infischiarcene di quel termine; noi conosciamo entrambi la signora von Wessels e, al massimo, per riverenza verso gli occhialuti araldi della scienza, possiamo ammettere che quella signora stata isterica per una mezzora. Ma perch preoccuparci ulteriormente di una parola arcistupida e diabolica come isteria? Ascolti piuttosto che cosa avvenuto alcuni anni dopo. Una sera incontrai la signora von Wessels dopo il teatro. Mi disse che vi era andata pensando di incontrarvi un vecchio conoscente di cui aveva letto il nome poche ore prima nella lista dei forestieri di passaggio in citt. Io le feci notare che aveva la palpebra sinistra gonfia e arrossata; lei, che non se nera ancora accorta, estrasse dalla borsetta lo specchio, si guard locchio e disse: Non mi stupirei se il mio Es volesse di nuovo prendermi in giro con una mezza cecit. Poi ricominci a parlare dellarrivo inaspettato di quel suo vecchio amico, e sinterruppe a un tratto per dirmi: Ora so da che cosa deriva il mio gonfiore allocchio: si formato mentre leggevo il nome del mio corteggiatore nella lista. Mi raccont come avesse civettato con quel signore durante la lunga malattia che aveva condotto alla morte il suo primo marito, fornendomi ogni sorta di particolari su quel periodo e convincendosi sempre pi che locchio le si fosse gonfiato perch lei non doveva vedere quel nome che le infondeva vergogna; per accett anche la mia ipotesi, secondo la quale lEs, forse, la puniva postumamente nella parte del corpo con cui aveva peccato. I risultati parvero darci ragione, perch quando ci accomiatammo il gonfiore era sparito. Il giorno dopo ella litig violentemente con il secondo marito a proposito della figliastra. Nel pomeriggio presi il t da loro e notai che per tutto il tempo ella tenne distolto il viso dalla figliastra, che sedeva alla sua sinistra, e che locchio lentamente le si gonfiava di nuovo. Pi tardi ne parlai con lei, e ammise che lei, donna senza figli, non poteva sopportare la vista della figliastra, e che probabilmente era questo il motivo per cui locchio le si era nuovamente gonfiato. Poi le venne in mente unaltra idea, e la insegu per un po di tempo: forse, disse, anche il giorno prima era stata la figliastra la causa di quel gonfiore allocchio. Ma presto torn allidea che doveva esser e stato il nome del suo vecchio corteggiatore. Fra un paio di giorni mi disse lanniversario della morte del mio primo marito: da anni ho osservato che in quei giorni io non sto bene e ho i nervi a fior di pelle, e credo di aver provocato il litigio con Karl (cos si chiama il signor von Wessels) per avere un motivo di rimpiangere il mio primo marito. La cosa mi sembra tanto pi probabile perch mi venuto in mente proprio ora che laltro ieri, e quindi il giorno prima che mi si gonfiasse locchio, sono stata allospedale e ho visto un nefritico, con quel caratteristico odore di uremico che aveva anche mio marito, togliersi con una spatola la patina dalla lingua, come faceva il mio povero marito. Quella sera, alla vista di una salsa al rafano, mi venuta la nausea, e la nausea subito scomparsa quando mi son resa conto che la salsa assomigliava alla patina della lingua. La vista della figliastra mi era insopportabile perch, con la sua presenza, mi ricordava la mia infedelt al primo marito: come Lei pu immaginare, infatti, durante il periodo del lutto io avevo giurato migliaia di volte che non mi sarei mai pi sposata. E di nuovo, mentre parlava, locchio era tornato normale.

Questa volta linfiammazione alla palpebra scomparve definitivamente. Invece, il giorno dopo, la signora von Wessels mi si present con il labbro superiore grosso come un mezzo pollice: sulla bocca, al limite superiore del labbro, le si era formata una macchia rossa, in modo che il rosso del labbro sembrava alto il doppio. Met ridendo e met in collera, mi porse una lettera scritta da una lontana conoscente a una sua amica, e che costei le aveva mandato fremendo di sdegno, come sogliono fare le amiche. In questa lettera, accanto a ogni sorta di altre cose carine, si poteva leggere che la signora von Wessels, con la sua volgare sensualit, che saltava agli occhi di tutti, era una vera e propria strega. Guardi la mia bocca: mi disse sarcastica ci pu essere una dimostrazione migliore della mia natura sensuale e volgare che questo labbro gonfio e rosso vivo? La signorina H. ha proprio ragione a definirmi una strega, e non posso certo accusarla di mentire!. La cosa mi interessava per diversi motivi (e uno Glielo esporr pi avanti), e quindi per alcuni giorni dedicai parecchio tempo a una analisi approfondita, di cui Le voglio brevemente illustrare i risultati. Il problema non verteva n sulla morte di suo marito n sulla figliastra, n sul vecchio corteggiatore; il punto cruciale era quella signorina H., la cui lettera le aveva fatto gonfiare il labbro. Questa donna, chiamiamola Paola, che da anni era in pessimi rapporti con la signora von Wessels, si trovava a teatro quella sera stessa di venerd 16 agosto, in cui era comparsa per la prima volta linfiammazione alla palpebra sinistra; precisamente, era seduta alla sinistra della signora von Wessels. Proprio una settimana prima, venerd 9 agosto, la signora von Wessels era stata unaltra volta a teatro (e, come Lei sa, queste ripetute serate a teatro sono una cosa del tutto insolita per lei). Cera con lei il suo secondo marito; e alla sinistra di lei sedeva quella stessa Paola, di cui ella sapeva che, in passato, era corsa (invano) dietro al signor Wessels. La signora von Wessels, quel primo venerd, aveva ricevuto uno sguardo carico di odio dagli strani occhi grigi di Paola, che in certe occasioni hanno unespressione particolarmente dura e tagliente. Degli occhi simili li possiede la moglie di quel nefritico dalla lingua patinosa a cui aveva collegato il senso di nausea provato la sera di gioved 15. Quando era andata a trovare questo nefritico, che con il suo odore di urina le aveva ricordato la morte del marito, cera presente anche la moglie di lui, la signora dagli occhi grigi. Quella signora si chiama Anna, e Anna si chiama anche la sorella maggiore della signora von Wessels, che laveva fatta enormemente soffrire da bambina. E sua sorella Anna ha gli stessi occhi grigi e taglienti di Paola. Ora viene la cosa strana: il 21 agosto il compleanno della sorella Anna; il 15 agosto la signora von Wessels aveva guardato il calendario decidendo che avrebbe scritto alla sorella; il 16 avrebbe voluto scriverle, e poi invece era andata a teatro per vedere un balletto, cio delle belle gambe; il 17 aveva nuovamente rimandato la lettera di auguri, che le aveva scritto poi soltanto il 18, cio il giorno in cui le si era gonfiato il labbro; e finalmente il 21, cio il giorno del compleanno, il labbro si era rapidamente sgonfiato; da quel momento lanalisi, che fino ad allora era rimasta incagl iata, cominci dun tratto a scorrere via liscia e veloce, e si poterono risolvere una quantit di grovigli intricati. La signora von Wessels mi fece il seguente racconto: Quando, a circa quattordici anni, venni a sapere come nascono i bambini, confrontai il giorno della nascita di mia

sorella, che allora detestavo cordialmente, con il giorno delle nozze dei miei genitori, giungendo al risultato che ella doveva essere in arrivo gi prima del matrimonio. Ne trassi due conseguenze: in primo luogo che mia sorella non era veramente una figlia legittima (e questa idea si manifesta anche nella mia ostilit, che di solito non c, verso la figliastra, del giorno 17 agosto: ella infatti non nasce da me, e quindi non legittima, ma viene prima del matrimonio); e, in secondo luogo, che mia madre, da me altrettanto cordialmente odiata, doveva essere una donna volgare e sensuale; questa idea mi parve allora tanto pi giustificata in quanto mia madre, sei mesi prima, e quindi durante il mio quattordicesimo anno, aveva avuto un altro bambino. Lei, in quanto analista, sa bene quale gelosia si addensi nel cuore della figlia gi grande quando si presentano queste gravidanze tardive. Io ho sempre considerato quei calcoli concernenti la nascita di mia sorella Anna come la cosa pi penosa della mia vita, e anche ora mi pesa molto confessarli. Come Lei ha potuto constatare dal mio labbro, io mi punisco di questazione infame contro mia madre manifestando la mia sensualit agli occhi di tutto il mondo, non appena Paola mi ha mosso quellaccusa. E proseguiamo: io so che mia sorella Anna si aspettava che nella mia lettera di auguri la invitassi qui per il mese di ottobre. Ma io non voglio averla qui, pur riconoscendo che non bella questa mia avversione. La bocca che non vuol pronunciare quellinvito va castigata, e la stessa bocca va anche punita perch io, allepoca di quei calcoli sulla data del matrimonio dei genitori e della nascita di Anna, le avevo fatto pronunciare il voto sacrilego che non avrei mai avuto dei bambini; lo giurai nellistante in cui per caso sentivo le grida di una donna che partoriva. Il rapporto fra questi fatti e la bocca mi stato rivelato dalle vicende di una mia conoscente, che dopo aver desiderato per moltissimo tempo un figlio finalmente rimasta incinta; le sue labbra, prima sottili ed esangui, ora sono rosse e piene. Questa mia conoscente lavevo vista il 15 agosto, e avevamo parlato a lungo del nascituro. Ecco quanto Le posso dire per spiegarLe il gonfiore alla bocca. Per quel che riguarda locchio, la cosa assai semplice. Delle numerose gravidanze di mia madre io non ne avevo notato alcuna, neppure le ultime, bench avessi gi tredici anni e sapessi benissimo come nascono i bambini. Quindi i tentativi di rendermi cieca di fronte alla gravidanza risalgono in me a unepoca assai precoce, e non mi stupisco che anche ora io ricorra al mezzo gi sperimentato di rinunciare al mio occhio sinistro, che funziona bene (il destro quasi fuori uso), quando mi si presenta il complesso relativo alle gravidanze di mia madre. Ma c dellaltro. Per esempio, adesso so che quando ho fatto visita al nefritico non era stato lodore di urina a disturbarmi, ma quello di feci: cio, dietro al ricordo della morte di mio marito si cela il ricordo bruciante di quella volta che mia madre mi accarezzava la guancia e io, invece di godere di quella tenerezza, percepii in quella mano amorevole un odore di feci; in altre parole, le attribuii delle abitudini che da bambina io devo aver praticato con gran diletto. Lascio alla Sua perspicacia di scoprire se il rafano abbia qualcosa a che fare con mia madre. (E io approfitto di questo permesso: 24 la parola Meerrettich mi sembra richiamare mre, madre, e il rafano un noto

24 Rafano [N.d.T.].

simbolo maschile: lespressione ficcare il rafano nel sedere fa pensare allodore delle latrine). Limpressione olfattiva mi riporta ora alla moglie del nefritico, ai suoi occhi grigi, ai duri occhi di Paola e di nuovo a mia sorella Anna. La paura che certamente mincute Paola dipende da quegli occhi, che sono proprio i temuti occhi di Anna. Ma, se ho detto che odiavo mia sorella Anna, devo per fare delle riserve. Qualcosa amavo in lei a dismisura, e precisamente le sue gambe e le sue mutandine. Ho ancora tutta una collezione di gambe di Anna in mutandine di pizzo che disegnavo sul margine dei quaderni nelle ore di scuola. Comunque le sue gambe centrano molto con la mia passione per il balletto, e Lei sa che il giorno 16 io ero a teatro per vedere delle belle gambe. E a un tratto mi viene in mente unaltra associazione che mi riporta ai tempi pi lontani della mia infanzia, oltre ai quali non posso arrivare che con la fantasia: la paura degli occhi duri risale a mia nonna, che mi incuteva un terribile spavento. La prima cosa che faceva appena arrivavamo da Lei, era di sollevarci le sottane per vedere se avevamo le mutandine pulite. Gi allora mi rendevo conto che queste manovre non erano dirette contro di me, ma contro mia madre, e a causa di questa ostilit contro mia madre la vecchia mi era odiosa. Tuttavia ritengo possibile che questa ispezione delle mutandine fosse per me unoperazione assai gradevole. E tenga presente che quellaccusa di mancanza di pulizia, che mi rivoltava talmente nella vecchia, io stessa pi tardi la mossi a mia madre, nellepisodio della carezza alla guancia. una brutta faccenda! E ora unaltra cosa. Una mia zia (questa storia lho sentita raccontare nella mia prima infanzia) era stata ripudiata dai miei nonni perch il suo fidanzato laveva messa incinta prima del matrimonio: di nuovo, lo stesso rimprovero che io movevo a mia madre. Mia nonna era per me la strega personificata. E questa parola strega mi riporta nuovamente a Paola e ai fatti degli ultimi giorni. Io sapevo che Paola, che ama trastullarsi con ogni sorta di fantasie sulloccultismo, mi attribuisce delle facolt telepatiche e mi chiama strega. Questo stesso epiteto io lho usato spesso per la madre della mia figliastra, che a dire il vero conosco solo di vista, o, meglio, di vista e di udito. Quando udii per la prima volta la voce di quella donna, fui percorsa da un brivido gelato, perch sentivo in essa qualcosa di orribile che risaliva alla mia infanzia. E poi, quando vidi quella signora, mi venne subito in mente che aveva gli occhi duri di mia sorella Anna: allora mi resi conto che la sua voce era quella della nonna, della strega. La strana repulsione a guardare la mia figliastra che ho provato il 17 agosto dipende dal fatto che io identificavo sua madre con mia nonna, con mia sorella, e con la mia nemica Paola, e che essa quindi risvegliava in me dei ricordi terribili e profondamente rimossi. Per quel che ne capisco, anche le cause dei miei disturbi allocchio e al labbro vanno ricercate nei conflitti con la nonna, la mamma e la sorella maggiore; la data del compleanno e lincontro con Paola li avevano risvegliati dal sonno della rimozione, mentre il lutto per mio marito, che si risveglia ogni anno, un tentativo di coprire questi scomodi complessi. Limpossibilit di vedere, causata dal gonfiore alla palpebra, anchessa un tentativo di rimuovere che si manifesta sotto forma di sintomo morboso: io non voglio vedere, e quando, a causa dellaccumularsi dei
25 Il significato di questa espressione analogo al nostro mettere una pulce nell'orecchio [N.d.T.].

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fenomeni, non riesco pi a impedirmi di vedere i miei complessi, desidero per lo meno di non parlarne, e questo mio desiderio si manifesta nel gonfiore del labbro e nella conseguente difficolt a parlare. E tutte e due le cose sono anche, al tempo stesso, un castigo per la mia passione di vedere le belle gambe e per il giuramento di rifiutare per sempre la gravidanza. Resta da appurare, mia cara amica, se le argomentazioni della signora von Wessels siano o meno corrette. Certamente ella ha soppresso ancora moltissima roba, e del materiale presentato ne ha interpretato s e no la met. Io Le ho raccontato questa storia perch qui abbiamo una donna non stupida che descrive vivacemente il modo in cui, secondo me, lEs si manifesta attraverso i sintomi morbosi. Ma, come Le avevo accennato gi prima, avevo anche un altro motivo per riferirLe tanto particolareggiatamente queste cose. Nel periodo in cui la signora von Wessels ebbe quei suoi gonfiori allocchio e al labbro e mi parl dellodore delluremico, avevo nella mia clinica per lappunto un nefritico, con quellodore caratteristico. Mi era giunto quandera gi allultimo stadio, e io mi accinsi a guardarlo morire, cercando di facilitargli il compito; mi sembrava che la forma della sua bocca, con le labbra sottili e serrate, confermasse la mia ipotesi secondo cui, trattenendo i veleni contenuti nellurina, lEs vorrebbe esprimere lo stesso messaggio che si esprime anche nelle labbra contratte. Per me luremia significa una lotta mortale fra la volont di rimuovere e il contenuto rimosso, il quale cerca sempre di nuovo di farsi strada, ma ne impedito dai complessi collegati con lescrezione dellurina, che risalgono alla primissima infanzia, e sono depositati negli strati pi profondi della psiche. Questo caso non ha particolarmente favorito le mie ricerche, molto fantasiose e assai poco scientifiche, che mi stanno particolarmente a cuore in quanto anchio soffro di reni. Dovetti dunque decidermi a cercar di trovare un rapporto fra alcuni strani fenomeni che si manifestavano nel corso di quella tragedia e il tentativo di farsi capire da parte dellEs. Devo ricordare qui che, gi dopo i primi giorni di analisi, la decennale stitichezza del malato si era trasformata in una diarrea dal puzzo indescrivibilmente rivoltante. A essere abbastanza matti, si potrebbe leggere in questo fenomeno lesclamazione sarcastica dellEs: Va bene, ceder le sozzure del mio corpo, che di solito solevo trattenere, ma non moller quelle della psiche!. In modo simile si potrebbe interpretare il vomito, che nelluremia altrettanto frequente che la diarrea, mente daltro canto, con un po di coraggio, si potrebbe affermare che le convulsioni, e alla fine la morte, delluremico sono dei mezzi di coercizione impiegati dallEs per tenere rimossi i complessi e impedir loro di affiorare a coscienza. Alla fine si manifest anche uno strano rigonfiamento edemico delle labbra, che io non avevo mai osservato prima di allora, per cui esse persero quel loro aspetto teso e contratto: come se lEs avesse ironicamente consentito a rendere la libert alla bocca, mentre in realt ledema le impediva di parlare. Ma tutti questi non sono che giuochi della mente, per i quali non posso offrire la minima garanzia. Invece in quel periodo ho fatto una buffa esperienza, che sono in grado di interpretare con una certa sicurezza grazie al fatto di esserne stato il protagonista. Nei giorni in cui, in seguito al gonfiore del labbro, mi dedicavo con molto impegno allanalisi della signora von Wessels, il mio paziente ebbe i primi attacchi convulsi delluremia. Io trascorsi la notte in clinica

e, siccome faceva freddo, mi misi in letto una borsa di gomma con lacqua calda. Prima di addormentarmi, con un affilato tagliacarte tagliai le pagine di un fascicolo della Rivista di psicoanalisi di Freud, sfogliandolo un poco. Fra laltro, vi lessi che Felix Deutsch aveva tenuto a Vienna una conferenza sulla psicoanalisi e le malattie organiche, un tema sul quale, come Lei sa, io sto ruminando da molto tempo, e che ho affidato al nostro comune amico Groddeck perch ci lavori su. Metto rivista e tagliacarte sotto il cuscino e comincio a fantasticare un poco su questo argomento, arrivando ben presto al mio paziente uremico e alla mia interpretazione secondo la quale la ritenzione di urina sarebbe un segno della rimozione. A questo punto mi addormento, per svegliarmi poi verso mattina con una strana sensazione di umido, che mi fece credere di aver pisciato in letto. Effettivamente, nel sonno, avevo perforato con il tagliacarte la borsa di gomma, e quindi ne usciva un rivoletto di acqua. La notte seguente rimasi nuovamente a dormire in clinica, e, poich mi piace aver qualcosa da masticare, questa volta mi ero preso qualche pezzetto di cioccolata, come faccio spesso. Cosa crede che sia accaduto? Quando mi svegliai il mattino avevo la camicia e le lenzuola tutte sporche di cioccolata: assomigliava maledettamente alla cacca, e io ne provai una tale vergogna che tolsi subito, io stesso, la biancheria dal letto perch linserviente non credesse che io avessi fatto il bisogno grosso. Ma proprio quella strana idea di disfare il letto per stornare il sospetto che vi avessi fatto i miei bisogni mi indusse ad analizzarmi un poco. Allora mi venne in mente che anche quando era capitato lincidente della borsa dellacqua io avevo pensato che lo si potesse interpretare come un segno che avevo bagnato il letto. E, poich ero tutto preso dallidea delluremico, mi spiegai la cosa in questo modo: Il tuo Es dice che, bench i tuoi reni non siano del tutto a posto, tu non devi aver paura di diventare uremico; vedi come facilmente ti liberi dellurina e delle feci? Tu non le trattieni, e sei come un poppante, col cuore e col ventre aperti e innocenti. Se io non conoscessi lastuzia dellEs, mi sarei accontentato di queste spiegazioni. Ma invece non me ne ritenni soddisfatto, e dun tratto mi venne in mente il nome Felix: cos si chiamava quel signore che aveva parlato della psicoanalisi e delle malattie organiche. Ma un mio compagno di scuola, che si chiamava Felix Schwarz, era deceduto a causa 26 di unuremia conseguente alla scarlattina. Schwarz, ma questa la morte! E il nome Felix significa felicit, e la connessione fra felix e nero, fra la felicit e la morte, non pu esistere che nellistante della pi sublime volutt dei sensi, listante connesso con la paura di essere puniti con la morte; in altre parole, si tratta del complesso di masturbazione, questo complesso primordiale, che sempre si agita sordamente quando io penso alla mia malattia renale. E cos mi parve di aver trovato una conferma allinterpretazione che avevo dato ai due incidenti. Il mio Es mi diceva: Sii onesto, non rimuovere nulla, e non ti accadr nulla di male. Ma due ore dopo trovai una spiegazione migliore perch, avvicinandomi al letto del mio nefritico, fui improvvisamente colto dal pensiero: Ma assomiglia al tuo fratello Wolf!. Non avevo mai notato quella somiglianza, ma ora la vedevo molto chiara. E confusamente mi domandai: Che cosa centrano tuo fratello Wolf, o la parola lupo, con le tue
26 Schwartz, in tedesco, significa nero [N.d.T.].

rimozioni? Tutto ci riemerge sempre di nuovo, per quanto tu continui ad analizzarti, e mai ne trovi la spiegazione. E anche quella che ora ti balena in mente non lultima, la pi profonda. Ciononostante non Gliela tacer. Quando ero ancora molto piccolo, ma gi abbastanza grande per conservarne un ricordo, spesso, correndo, mi si irritava la fessura fra le natiche, mi veniva cio unintertrigine, che in tedesco si chiama Wolf, cio lupo. Io allora andavo dalla mamma e lei mi ungeva con una pomata. Questo stato certamente un incentivo a praticare pi tardi la masturbazione, e anzi era gi certamente una forma di masturbazione infantile, in cui io semiconsapevolmente e con astuzia volpina mi servivo della mano materna per fare quella brutta cosa, ricordando anche, senza dubbio, quelle sensazioni voluttuose che procurano a ogni lattante le operazioni di pulizia di chi laccudisce. E, giunto a questo punto dellanalisi, mi venne anche in mente che il giorno prima, andando in bicicletta, mi ero veramente prodotto unintertrigine. Ecco dunque il lupo che vai cercando da tanto tempo, dissi fra me esultando, ed ero tutto contento, e assistetti la moglie del mio paziente in unora difficile. Ma, uscendo dalla porta, mi dicevo: Tu sai che neppure questa la soluzione! Tu rimuovi, e per quanto il tuo Es e i tuoi amici ti lodino per la tua sincerit, anche tu sei pur sempre come gli altri. E onesto solo colui che dice, come quel pubblicano: Mio Dio, abbi piet di me!. Ma non trova che anche questo, anzi che proprio questo, sia un atteggiamento farisaico? Addio, mia cara, sono il Suo Patrik QUALCHE PAROLA IN MEMORIA DI GEORG GRODDECK di Hermann Keyserling Il 10 giugno 1934 mor a Zurigo, allet di sessantasette anni, il medico di Baden Baden Georg Groddeck, il solo autentico e qualificato continuatore della scuola di Schweninger. Con lui scomparso uno degli uomini pi straordinari che io abbia mai incontrato. lunica persona di mia conoscenza che mi abbia sempre fatto pensare a Lao-Tse: il suo non-fare era creativo, a un grado addirittura magico. Egli si atteneva al principio che il medico nulla sa, nulla pu fare, e pochissimo deve fare: dovr soltanto, con la sua presenza, risvegliare le forze risanatrici insite nel paziente. Naturalmente, questa tecnica del non-sapere e del non-fare non gli avrebbe permesso, da sola, di mantenere in vita la sua clinica di Baden-Baden. Perci egli guariva facendo uso di una combinazione di psicoanalisi e di massaggi, in cui aveva una parte non trascurabile linfliggere dolore: dalla reazione di difesa contro il dolore sorgeva nei suoi pazienti (a Groddeck ricorrevano soltanto coloro che avevano delle affinit con lui) la volont di guarire; e, allo stesso tempo, dallacuto dolore che certe domande miravano a provocare gli veniva sempre qualche idea utile per la cura. Fu cos che Groddeck mi guar, in meno di una settimana, di una flebite ricorrente che, secondo il parere di altri medici, avrebbe dovuto affliggermi per molti anni, se non per tutta la vita. Ma lessenziale in Groddeck, era la sua silenziosa presenza. Quando

eravate con lui, ed egli non vi domandava nulla, vi venivano in mente pi idee che non di fronte al pi abile analista. Tuttavia, in Georg Groddeck, io non tanto rispettavo e amavo il medico quanto il saggio paradossale. Egli non apparteneva ad alcuna scuola: su ogni cosa aveva le opinioni pi strettamente personali, e spesso le pi eretiche. Ed erano tutte, se intese nel senso giusto, cio non troppo alla lettera, opinioni profonde. Non conosco nessun filosofo della natura che come lui abbia esaltato la condizione dellinfanzia; si potrebbe addirittura dire che il suo ideale fosse luovo, perch nessun organismo gi formato sa fare ci di cui esso capace. Nellamoralit delle sue concezioni egli non era secondo a nessuno. Era un eccentrico allennesima potenza. Ma aveva un contatto cos diretto con lEs creatore che era in lui ( stato Groddeck a coniare il termine tecnico Es, in contrapposizione allIo) che tutte le sue idee, anche se espresse nella forma pi bizzarra, riflettevano sempre delle profonde verit. Nei suoi libri apparsi a tuttoggi (Lo scrutatore danime e Il libro dellEs) non facile, per chi non lo abbia conosciuto personalmente, cogliere questo aspetto essenziale di Groddeck. Ma per alcuni anni egli ha pubblicato privatamente una rivista cos interessante, Die Arche (Larca), che io spero molto che i suoi eredi ne raccoglieranno e ripubblicheranno limportantissimo contenuto. Durante il suo ultimo anno di vita egli lavor a un volume che intendeva fare uscire dopo la sua morte. Ma, come accade per tutte le persone pi ricche di vita, la presenza personale di Groddeck contava molto, molto pi di quel che egli esprimeva nelle parole e nelle teorie. Hanno potuto accorgersene, talora, i partecipanti ai seminari della Scuola della saggezza a Darmstadt: molte volte Groddeck vi prese la parola, ma era soprattutto la sua semplice, viva presenza a fare di Groddeck un partecipante insostituibile di quelle riunioni: ora provocando, ora esasperando, ora affascinando, egli costringeva ognuno a pensare con la propria testa. La sua scorza era ruvida: la sua anima, troppo vulnerabile, aveva bisogno di questa protezione. Ma, nellintimo, era uno degli uomini pi caldi, pi affettuosi, pi preoccupati del bene altrui, e pi grandi che io abbia mai incontrato.