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1.

IL

LEOPARDI

PENSIER

LA NATURA BENIGNA
Tutta l'opera leopardiana si fonda su un sistema di idee continuamente meditate e
sviluppate (vd. "Lo Zibaldone"). Al centro della riflessione di Leopardi si pone subito un
motivo pessimistico, l'infelicit dell'uomo.
-->Egli arriva ad individuare la causa prima di questa infelicit nello Zibaldone, nel
luglio 1820.
Restando fedele al pensiero settecentesco, identifica la felicit con il piacere, sensibile
e materiale. Ma l'uomo non desidera un piacere, bens il piacere: aspira cio a un
piacere che sia infinito, per estensione e durata. Nasce cosi in lui un senso di
insoddisfazione perpetua in quanto nessuno dei piaceri desiderati dall'uomo pu
soddisfare questa esigenza.
-->Da questa tensione inappagata verso un piacere infinito che sempre gli sfugge,
nasce per Leopardi l'infelicit dell'uomo.
L'uomo dunque, per Leopardi, necessariamente infelice ma la natura che in questa
prima fase concepita da Leopardi come madre benigna e provvidenzialmente attenta
al bene delle sue creature, ha offerto all'uomo un rimedio: l'immaginazione e le
illusioni.
Per questo gli uomini primitivi e gli antichi Greci e Romani, che erano vicini alla natura
(come i fanciulli), e quindi capaci di illudersi e di immaginare, erano felici, perch
ignoravano la loro reale infelicit.
Il progresso della civilt, mediante l'opera della ragione, ha allontanato l'uomo da
quella condizione privilegiata, ha messo sotto i suoi occhi il <<vero>> e lo ha reso
infelice.
IL PROGREDIRE VERSO UNA SOCIET SEMPRE PI CIVILIZZATA ERA UN
ALLONTANAMENTO DALLA FELICIT

IL PESSIMISMO STORICO
I fase del pensiero leopardiano--> costruita sull'antitesi tra natura e ragione, tra
antichi e moderni.
Gli antichi, grazie all'immaginazione, erano capaci di azioni eroiche e magnanime;
erano anche pi forti fisicamente, e questo favoriva la loro forza morale; la loro vita
era pi attiva e intensa, e ci contribuiva a far dimenticare il nulla e il vuoto
dell'esistenza.
Il progresso della civilt e della ragione, spegnendo le illusioni, ha spento ogni slancio
magnanimo, ha reso i moderni incapaci di azioni eroiche, ha generato vilt meschinit
calcolo gretto ed egoistico, corruzione dei costumi.
LA COLPA DELL'INFELICIT QUINDI ATTRIBUITA ALL'UOMO STESSO CHE SI
ALLONTANATO DALLA VITA TRACCIATA DALLA NATURA BENIGNA
Leopardi giudica duramente la civilt dei suoi anni descrivendola come dominata
dall'inerzia e dal tedio; ci vale soprattutto per l'Italia, decaduta dalla grandezza del
passato. Scaturisce di qui la tematica civile patriottica che caratterizza le prime
canzoni leopardiane (--> titanismo: Leopardi, unico depositario della virt antica,
sfida solitario il fato maligno che ha portato l'Italia al degrado).

LEOPARDI
Questa fase del pensiero leopardiano stata definita con la formula pessimismo
storico in quanto la condizione negativa del presente viene vista come effetto di un
processo storico, di una decadenza e di un allontanamento progressivo da una
condizione originaria di felicit e pienezza vitale.
FELICIT RELATIVA = non bisogna dimenticare che quella degli antichi era una felicit

relativa in quanto frutto di illusione, di un provvidenziale inganno e che Leopardi


sempre stato consapevole che la vera condizione dell'uomo infelice.

LA NATURA MALVAGIA
Leopardi si rende conto che, pi che al bene dei singoli individui, la natura mira alla
conservazione della specie, e per questo fine pu anche sacrificare il
visione di natura
bene del singolo e generare sofferenza-->
benigna e
Si rende conto inoltre del fatto che la natura che ha messo nell'uomo
quel desiderio di felicit infinit, senza dargli i mezzi per soddisfarlo.

provvidenziale entra

fase intermedia: Leopardi cerca di uscire di uscire da queste contraddizioni attribuendo


la responsabilit del male al fato--> propone una concezione dualistica: natura
benigna contro fato maligno
Arriva infine alla soluzione delle contraddizioni rovesciando la sua concezione della
natura.[Questo punto d'approdo emerge chiarissimo nel Dialogo della Natura e di un
Islandese (maggio 1824)]
NATURA= concepita ora da Leopardi come meccanismo cieco, indifferente alla sorte
delle sue creature; meccanismo anche crudele, in cui la sofferenza degli esseri e la
loro distruzione legge essenziale, perch gli individui devono perire per consentire la
conservazione del mondo (es. animali che servono da cibo per altri animali)
una concezione non pi finalistica (la natura che opera consapevolmente
per un fine, il bene delle sue creature) ma meccanicistica e materialistica
(tutta la realt non che materia, regolata da leggi meccaniche). La colpa
dell'infelicit non pi dell'uomo stesso ma solo della natura L'uomo non che
vittima della sua crudelt
Poeticamente Leopardi rappresenta la natura come una sorta di divinit malvagia
che opera deliberatamente per far soffrire e distruggere le sue creature--> viene cosi
superato il dualismo che si creava tra la natura e il fato: alla natura vengono attribuite
le caratteristiche che prima erano del fato, la malvagit crudele e persecutoria.
INFELICIT UMANA = coerentemente con l'approdo materialistico, muta anche il senso
dell'infelicit umana: prima, in termini sensistici, era concepita come assenza di
piacere; ora l'infelicit, materialisticamente, dovuta soprattutto da mali esterni a cui
nessuno pu sfuggire (malattie, elementi atmosferici, vecchiaia, morte).

IL PESSIMISMO COSMICO
Se causa dell'infelicit la natura stessa, tutti gli uomini, in ogni tempo, luogo e
circostanza, sono necessariamente infelici.
--> al pessimismo storico della prima fase subentra cos un pessimismo cosmico: nel
senso che l'infelicit non pi legata ad una condizione storica e relativa dell'uomo,
ma ad una condizione assoluta.
(= concezione che dominer le opere di
Leopardi dopo il 1824)

LEOPARDI
abbandono del titanismo = se l'infelicit un dato di natura, la protesta e la lotta
sono vane e non resta che l'accettazione della realt Subentra quindi in Leopardi un
atteggiamento ironico, distaccato e rassegnato (vd. Operette Morali )
ritorno al titanismo = in momenti sucessivi torner l'atteggiamento di protesta,
sfida al fato e alla natura, di lotta titanica.

2. LA POETICA DEL <<VAGO E

INDEFINITO>>
L'INFINITO
NELL'IMMAGINAZIONE
La <<teoria del piacere>> , (luglio 1820) = se nella realt il piacere infinito
irraggiungibile, l'uomo pu figurarsi piaceri infiniti mediante l'immaginazione . << Il
piacere infinito che non si pu trovare nella realt si trova cos nell'immaginazione,
dalla quale derivano la speranza, le illusioni>>
La realt immaginata costituisce la compensazione, l'alternativa a una realt vissuta
che non che infelicit e noia. Ci che stimola l'immaginazione a costruire questa
realt parallela, in cui l'uomo trova l'illusorio appagamento al suo bisogno di infinito,
tutto ci che <<vago e indefinito>>, lontano, ignoto.
Nello Zibaldone --> Leopardi passa in rassegna, in chiave sensistica, tutti gli aspetti
della realt sensibile che, per il loro carattere indefinito, possiedono questa forza
suggestiva.
Teoria della visione = piacevole la vista impedita da un ostacolo, una siepe, un
albero, una torre.. perch laddove gli occhi non riescono a vedere, lavora
l'immaginazione e il fantastico subentra al posto del reale.
Teoria del suono = Leopardi elenca una serie di suoni suggestivi perche vaghi come
un canto che vada a poco a poco allontanandosi, un canto che giunga all'esterno dal
chiuso di una stanza ecc..

IL BELLO POETICO
A questo punto della meditazione leopardiana si verifica la svolta fondamentale, e la
teoria filosofica dell'indefinito si aggancia alla teroai poetica.
Il bello poetico, per Leopardi, consiste dunque nel <<vago e indefinito>>, e si
manifesta essenzialmente in immagini del tipo di quelle elencate nella teoria della
visione e del suono
Leopardi aggiunge poi una considerazione importante: queste immagini sono
suggestive perch per lo pi, evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli.
La <<rimembranza>> diviene pertanto essenziale al sentimento poetico. Poetica
dell'indefinito e poetica della <<rimembranza>> si fondono: la poesia non che il
recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso la memoria

ANTICHI E MODERNI

LEOPARDI
Leopardi osserva che maestri della poesia vaga e indefinita erano gli antichi in quanto,
pi vicini alla natura, erano immaginosi come fanciulli. Questo carattere "fanciullesco"
si nota grazie all'uso spontaneo, nella loro poesia, di immagini vaghe e indefinite.