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La nuova normativa sismica per le costruzioni in acciaio

F.M. Mazzolani
Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale, Universit di Napoli "Federico II", Italia

V. Piluso
Dipartimento di Ingegneria Civile, Universit di Salerno, Italia

SOMMARIO: La presente memoria intende fornire un contributo conoscitivo agli utilizzatori della nuova normativa sismica attraverso una sintesi degli aspetti innovativi contenuti nel Capitolo 6 Edifici in Acciaio, fornendo, ove necessario, i background references che ne costituiscono il riferimento scientifico, senza tuttavia rinunciare ad indicare quali sono i punti che gi oggi richiederebbero una revisione e/o un miglioramento. In particolare, vengono esaminate le prescrizioni relative alle principali tipologie strutturali sismo-resistenti: le strutture intelaiate, i controventi concentrici, ed i controventi eccentrici. ABSTRACT: This paper is aimed at providing a background contribution to the users of the new seismic code by means of a brief summary of the innovative issues contained in the Chapter 6 Steel Buildings, suggesting the background references constituting the scientific background and, furthermore, without renouncing to indicate the application rules already deserving a revision and/or an improvement. In particular, the provisions regarding the main seismic-resistant structural typologies are examined: moment-resisting frames, concentrically braced frames and eccentrically braced frames.

1 ASPETTI DI CARATTERE GENERALE L'Ordinanza 3274 (2003) si presenta profondamente innovativa rispetto alla normativa precedente (D.M. 16/01/96) in quanto si basa, ai fini progettuali, sul criterio di gerarchia delle resistenze (capacity design) e, ai fini delle verifiche, sul metodo di verifica semiprobabilistico agli stati limite. Esso ispirato alle normative di pi moderna concezione tra cui, in particolare, lEurocode 8 (prEN 1998-1:2003), e, sotto alcuni aspetti, si presenta innovativa anche rispetto a tali norme. Per quanto riguarda le tipologie strutturali, l'Ordinanza 3274 riprende sostanzialmente le pi diffuse tipologie sismo-resistenti, analizzate anche dallEurocodice 8: le strutture resistenti a telaio, le strutture con i controventi concentrici e quelle con i controventi eccentrici. Inoltre, vengono fornite alcune indicazioni progettuali per quanto riguarda le strutture a mensola o a pendolo invertito e le strutture intelaiate controventate. La duttilit e le capacit dissipative dipendono non solo dalla tipologia strutturale, ma anche dai criteri di dimensionamento adottati e dal dettaglio costruttivo delle zone dissipative. Pertanto, a tal riguardo, si distinguono due classi di duttilit: strutture a bassa duttilit e strutture ad alta duttilit. A tali strutture corrispondono, rispettivamente, i seguenti criteri di dimensionamento: criteri puramente elastici, quando le membrature costituenti l'organismo strutturale vengono dimensionate sulla base dei valori delle azioni interne ricavati dall'analisi elastica globale. criteri semplificati per il controllo del meccanismo di collasso, quando il dimensionamento degli elementi non dissipativi viene effettuato nel rispetto del criterio di gerarchia delle resistenze. Una significativa innovazione, rispetto al D.M. 16/01/1996, costituita dallesplicito riferimento al fattore di struttura q quale coefficiente di riduzione delle forze sismiche di progetto, in funzione delle capacit dissipative della struttura, rispetto a quelle che la struttura dovrebbe sostenere per restare in campo elastico. Il fattore di struttura viene assunto dipendente dalla tipologia strutturale, dai criteri di dimensionamento, dalla duttilit locale delle membrature e dal grado di rego-

larit della configurazione strutturale. Pertanto, esso viene espresso per ciascuna tipologia strutturale nella forma seguente: q = 0 R q 0 (1) dove: q 0 il valore di riferimento del fattore di struttura dipendente dalla tipologia strutturale e dai criteri di dimensionamento adottati (classe di duttilit); R un coefficiente di riduzione che tiene conto delle risorse di duttilit locale delle membrature impiegate; 0 un coefficiente di riduzione che tiene conto della configurazione strutturale, da assumersi pari a 1.0 nel caso di strutture regolari e pari a 0.80 nel caso di strutture irregolari. Questultimo coefficiente 0 previsto nel documento originale del 2000, per ragioni sconosciute agli scriventi, stato omesso nella Ordinanza 3274 e, quindi, non compare nel Capitolo 6 cosicch le strutture in acciaio non risultano, secondo tale ordinanza, sensibili ai problemi di irregolarit strutturale. I valori di riferimento previsti per il coefficiente di struttura ricalcano sostanzialmente quanto suggerito dallEurocodice 8 e sono riportati in Tab. 1, dove u il moltiplicatore ultimo delle forze sismiche orizzontali ed y il valore di tale moltiplicatore che conduce alla prima plasticizzazione. Tali valori di q0 sono da intendersi validi a patto che vengano rispettate le regole di progettazione fornite dalla stessa norma. In particolare, essi richiedono collegamenti a completo ripristino di resistenza progettati con un margine di sovraresistenza tale da consentire il completo sviluppo delle risorse di duttilit locale delle membrature collegate.
Tabella 1 Valori di riferimento q0 del coefficiente di struttura per le diverse tipologie strutturali e le diverse classi di duttilit. TIPOLOGIA STRUTTURALE CLASSE DI DUTTILITA BASSA Strutture intelaiate Controventi reticolari concentrici Controventi eccentrici Strutture a mensola o a pendolo invertito 4 2 4 2 ALTA

5 u y
4

5 u y

Ai fini della progettazione delle strutture dissipative (q>1) viene fatto ricorso al fondamentale criterio del capacity design. In accordo con tale criterio, le zone dissipative devono essere progettate in maniera tale da essere localizzate in quelle parti della struttura in cui la plasticizzazione o l'instabilit locale o altri fenomeni di degrado dovuti al comportamento isteretico non influenzino la stabilit globale della struttura. Le parti strutturali delle zone dissipative devono avere adeguata resistenza e duttilit e devono essere progettate in funzione delle caratteristiche della sollecitazione interna derivanti dalle forze sismiche di progetto. Le parti non dissipative delle strutture dissipative ed i collegamenti delle parti dissipative al resto della struttura devono possedere una sufficiente sovraresistenza per consentire lo sviluppo della plasticizzazione ciclica nelle parti dissipative. In altri termini, le zone non dissipative devono essere progettate in funzione delle massime caratteristiche della sollecitazione interna che le zone dissipative plasticizzate ed incrudite sono in grado di trasmettere. 2 REGOLE DI DETTAGLIO PER TUTTE LE TIPOLOGIE STRUTTURALI

Al fine di garantire una sufficiente duttilit locale delle membrature vengono limitati i valori dei rapporti larghezza-spessore b/t delle parti compresse, che ne compongono la sezione trasversale. In funzione della loro capacit di deformazione plastica, le membrature si distinguono in tre categorie di duttilit:

duttili, quando l'instabilit locale delle parti compresse della sezione si sviluppa in campo plastico ed sufficientemente ritardata in maniera tale che la membratura sia in grado di sviluppare grandi deformazioni plastiche in regime incrudente senza significative riduzioni della capacit portante; plastiche, quando l'instabilit locale si sviluppa in campo plastico, ma i rapporti larghezzaspessore non sono tali da consentire deformazioni plastiche significative; snelle, quando l'instabilit locale avviene in campo elastico, senza consentire l'inizio di plasticizzazioni. Sotto tale aspetto, l'Ordinanza 3274 da un lato introduce una semplificazione rispetto a quanto previsto dallEurocodice 3 (EN 1993-1), ove sono previste quattro classi di comportamento, e, dallaltro, si presenta innovativa in quanto, per la prima volta, seppure con riferimento al solo caso pi frequente di profili a doppio T, inflessi o pressoinflessi, e con riferimento agli usuali acciai da carpenteria, fornisce un parametro, s, per la definizione della classificazione che tiene conto non solo della interazione tra le parti compresse (flangia ed anima) della sezione ma anche della dimensione longitudinale della membratura (Mazzolani e Piluso, 1992, 1996). Tale parametro esprime il rapporto fra la tensione che determina la instabilit locale e la tensione di snervamento: fu 1 (2)
s= 0.695 + 1.632 2 f
2 + 0.062 w

0.602

bf L
*

fy

dove fu la tensione ultima, fy la tensione di snervamento, bf la larghezza delle flange, L* la distanza tra il punto di nullo del diagramma del momento e la cerniera plastica (zona dissipativa), f e w sono parametri di snellezza delle flange e dell'anima, dati da: (3) fy b f = f
2 tf E

w =

d w ,e tw

fy E

(4)

essendo tf lo spessore delle flange, tw lo spessore dell'anima e dw,e la parte compressa dell'anima data da: (5) d A d w ,e = w 1 + dw
2 Aw

dove dw l'altezza dell'anima, A l'area della sezione, Aw l'area dell'anima e = Nsd / Afy il rapporto fra lo sforzo normale di progetto e lo sforzo normale plastico. La (2) si basa direttamente sulla analisi dei risultati di prove sperimentali del tipo three point bending test, comunemente impiegate ai fini della valutazione sperimentale della capacit rotazionale delle membrature soggette a flessione non uniforme. Essa stata ricavata nell'ambito dello sviluppo di un metodo semi-empirico per la valutazione della capacit di rotazione plastica delle membrature in accaio, riportato nella Ordinanza 3274 nell'Allegato 11.C Valutazione delle rotazioni di collasso di elementi di strutture in acciaio la cui affidabilit stata validata sulla base dei confronti con risultati sperimentali disponibili (Mazzolani e Piluso, 1996). I valori limite del parametro s che identificano le diverse categorie di comportamento delle membrature sono possono assumersi pari a: duttili s 1.20 plastiche 1 s < 1.20 snelle s 1.00 Per i casi non contemplati dalla Ordinanza 3274 cio per sezioni diverse dal profilo a doppio T, si pu fare riferimento alla classificazione dellEurocodice 3 (EN 1993-1) ritenendo duttili le sezioni di prima classe, plastiche le sezioni di seconda e di terza classe e snelle le sezioni di quarta classe.

I valori q0 del fattore di struttura forniti in Tabella 1 sono da intendersi come valori di riferimento validi nel caso di membrature di prima classe (duttile). Pertanto, ai suddetti valori si applicano i seguenti coefficienti di riduzione in accordo con la categoria delle membrature in cui sono collocate le zone dissipative: duttili R = 1.00 plastiche R = 0.75 snelle R = 0.50 L'impiego di membrature snelle consentito solo in zone di bassa sismicit. Sempre al fine di garantire una adeguata duttilit locale, nel caso di membrature tese o di parti tese di membrature, secondo le indicazioni gi contenute nellEurocodice 3, la resistenza plastica di progetto deve risultare inferiore alla resistenza ultima di progetto della sezione netta in corrispondenza dei fori per i dispositivi di collegamento. Ci richiede il rispetto della relazione seguente: (6) fy Anet
A 1.25 fu

essendo Anet l'area netta in corrispondenza dei fori ed A l'area lorda. La prima regola di progettazione basata sul capacity design quella riguardante i collegamenti delle zone dissipative a quelle non dissipative. Tali collegamenti devono avere sufficiente sovraresistenza per consentire la plasticizzazione delle parti collegate. A tale scopo il progettista deve garantire che: (7) Rd s R y dove Rd la resistenza di progetto del collegamento e Ry la resistenza plastica della membratura collegata. Nel caso di membrature duttili e plastiche, il coefficiente s (Eq. 2) tiene conto della sovraresistenza che la membratura pu sviluppare a seguito dell'incrudimento (1sfu/fy), essendo fu e fy rispettivamente la tensione ultima e la tensione di snervamento della membratura collegata). Invece, il coefficiente (assunto nella norma pari a 1.20) tiene conto della possibile alterazione della gerarchia delle resistenze a causa degli effetti dellaleatoriet delle propriet meccaniche del materiale. Il coefficiente dato da: (8) 1

1 2 COV

essendo COV il rapporto fra lo scarto quadratico medio ed il valor medio della tensione di snervamento.Con riferimento ai coefficienti di variazione previsti dalla normativa italiana (Allegato 8) per i comuni acciai da carpenteria, i valori del coefficiente sono riportati in Tabella 2.

Tabella 2

Valori del coefficiente per i diversi acciai da carpenteria. ACCIAIO Fe 360 Fe 430 Fe 510 COV 0.08 0.07 0.06 1.19 1.16 1.14

Una analisi dettagliata dell'influenza dell'aleatoriet delle propriet meccaniche dei materiali sul progetto di collegamenti trave-colonna a completo ripristino di resistenza riportata in (Piluso et al., 2003). Una prescrizione analoga alla (7) viene suggerita dallEurocodice 8 (prEN 1998-1:2003). Inoltre, si ritiene che il requisito di sovraresistenza (7) sia automaticamente soddisfatto nel caso di saldature di prima classe a completa penetrazione.

Il requisito di sovraresistenza dei collegamenti non deve essere applicato nel caso di collegamenti speciali progettati allo scopo di contribuire significativamente alla dissipazione dell'energia sismica. L'efficacia di tali collegamenti in termini di resistenza, rigidezza e capacit di dissipare energia deve essere dimostrata mediante opportune prove sperimentali. 3 STRUTTURE INTELAIATE

Il controllo del meccanismo di dissipazione dellenergia sismica in ingresso pu essere conseguito in maniera pi o meno estesa in funzione dei criteri di progettazione adottati. Pertanto, per le strutture intelaiate la Ordinanza 3274, in analogia con le indicazioni dellEurocodice 8, distingue due casi: telai a bassa duttilit e telai ad alta duttilit. Conseguentemente alcuni requisiti di progettazione risultano comuni alle due classi di duttilit altri sono specifici della classe di duttilit alta. Sia nel caso di telai a bassa duttilit che nel caso di telai ad alta duttilit, i collegamenti travecolonna devono essere progettati in maniera tale da possedere una adeguata sovraresistenza per consentire la formazione delle cerniere plastiche alle estremit delle travi. Tale requisito si ritiene soddisfatto se la seguente condizione risulta verificata: M j ,Rd 1.20 s M b ,Rd (9) essendo Mj,Rd la resistenza flessionale di progetto dei collegamenti trave-colonna e Mb,Rd la resistenza flessionale di progetto delle travi collegate. Ai fini della valutazione della aliquota di sovraresistenza s che la trave in grado di sviluppare per effetto dell'incrudimento, prima che si manifesti l'instabilit locale della flangia compressa, si pu utilizzare la (2) nellipotesi che al collasso il punto di nullo del diagramma del momento sia in mezzeria, assumendo cio: (10) L *
L = 2

essendo L la lunghezza della trave. Inoltre assumendo = 0 risulta:


w =
dw 2t w fy E

(11)

Ovviamente, la (10) esprime il fatto che in flessione semplice la parte compressa dellanima risulta pari alla met della stessa. LEurocodice 8 richiedeva, per quanto riguarda il requisito di sovraresistenza dei collegamenti, inizialmente (ENV 1998-1), il soddisfacimento della seguente relazione: (12) M j , Rd 1.20 M b , Rd Il fattore di sovraresistenza, pari ad 1.20, stato tradizionalmente giustificato, in un approccio di tipo deterministico, ritenendolo rappresentativo degli effetti dellincrudimento. Tuttavia, tale fattore risulta spesso sottostimato rispetto alleffettivo incrudimento che le travi sono in grado di sviluppare prima dellinsorgere della instabilit locale, rappresentato dal fattore s riportato nella (7), mentre il fattore 1.20, ossia , intende invece tenere conto degli effetti dellaleatoriet delle propriet meccaniche dei materiali, ossia della probabilit che la resistenza plastica del collegamento sia inferiore al valore nominale di progetto e, al contempo, la resistenza plastica flessionale della trave collegata sia maggiore del valore nominale di progetto. Recentemente, nella fase di conversione dellEurocodice 8 da ENV ad EN, il requisito da soddisfare ai fini della progettazione di collegamenti trave-colonna affidabili a completo ripristino di resistenza stato modificato secondo la seguente relazione (prEN 1998-1:2003): (13) M j , Rd 1.10 ov M b , Rd dove il fattore 1.10 tiene conto dellincrudimento ed il coefficiente 0v tiene conto degli effetti dellaleatoriet delle propriet meccaniche dei materiali e risulta variabile da 1.0 Con riferimento alle cerniere plastiche nelle travi, sia nel caso di telai a bassa duttilit che nel caso di telai ad alta duttilit, necessario verificare che la resistenza flessionale plastica e la capacit rotazionale non siano ridotti dalle contemporanee azioni di sforzo normale e taglio. A tale scopo, nelle sezioni in cui attesa la formazione delle cerniere plastiche devono essere verificate le seguenti relazioni:

N Sd < 0.15 N pl ,Rd

(14) (15)

Vg ,Rd + VM ,Rd V pl ,Rd

dove: MSd e NSd sono i valori di progetto del momento flettente e dello sforzo assiale risultanti dall'analisi strutturale; Mpl, Rd, Npl, Rd, Vpl, Rd sono i valori delle resistenze plastiche di progetto, flessionale, assiale e tagliante; Vg, Sd la sollecitazione di taglio di progetto dovuta alle azioni non-sismiche; VM, Sd la forza di taglio dovuta all'applicazione dei momenti resistenti Mpl, Rd alle estremit della trave, con segno tale da produrre un diagramma dei momenti intrecciato (a doppia curvatura). Un'altra prescrizione che deriva dalla applicazione del capacity design costituita proprio dalla (15) in quanto la sollecitazione di taglio di progetto viene ricavata con riferimento alle condizioni che si verificano quando entrambe le estremit della trave sono plasticizzate. Sia nel caso di telai a bassa duttilit che nel caso di telai ad alta duttilit, alla base del telaio, il collegamento delle colonne alla fondazione deve essere progettato in maniera tale da possedere una adeguata sovraresistenza allo scopo di consentire la plasticizzazione delle sezioni di base delle colonne. Tale requisito si pu ritenere soddisfatto quando il momento flettente di progetto del collegamento della colonna alla fondazione viene assunto pari a: (16) M Sd = 1.20( s ) M pl , Rd (con s > ) dove: Mpl, Rd il momento plastico di progetto della sezione delle colonne; il valore adimensionale dello sforzo normale di progetto ( = Nsd / Afy); s ancora dato dalla (2), calcolando il parametro di snellezza dell'anima (w) attraverso le (4) e (5). Evidentemente, la (16) rappresenta la naturale estensione della (9) al caso dei collegamenti colonna-fondazione. Sia nel caso di telai a bassa duttilit che nel caso di telai ad alta duttilit, i pannelli nodali dei collegamenti trave-colonna devono essere progettati in maniera tale da escludere la loro plasticizzazione a taglio. Tale requisito si ritiene soddisfatto quando la seguente relazione risulta verificata (Mazzolani e Piluso, 1996): (17) M pl ,Rd h t
Vwp ,Rd

hb t f

f 1 b H hb

dove Mpl, Rd la sommatoria dei momenti plastici delle travi e delle colonne convergenti nel nodo, hb l'altezza della sezione della trave, H l'altezza di interpiano e Vwp, Rd la resistenza di progetto del pannello nodale. Ai fini del calcolo della resistenza di progetto a taglio del pannello nodale, l'area resistente a taglio pu essere assunta pari a: Avc = Ac 2bfctfc + tfc (twc+ 2rc) nel caso di colonne in profilo laminato, essendo Ac l'area della colonna, bfc e tfc la larghezza e lo spessore delle flange della colonna, twc lo spessore dell'anima e rc il raggio di raccordo ala-anima; l'area dell'anima, nel caso di colonne in profilo in composizione saldata. Il secondo membro della (17) rappresenta la sollecitazione di taglio che si verifica nel pannello nodale quando le estremit delle travi che concorrono nel nodo risultano contemporaneamente plasticizzate, ossia la massima sollecitazione di taglio che le travi, ossia le zone dissipative, sono in grado di trasmettere al nodo, ossia alla zona non dissipativa. Pertanto, anche la (17) risulta essere una applicazione del concetto di capacity design. Pertanto, la Ordinanza 3274 esclude la plasticizzazione a taglio del pannello nodale. A tale riguardo risulta opportuno sottolineare che, nella comunit scientifica internazionale, le opinioni circa lopportunit e lefficacia della collaborazione del pannello nodale ai fini della dissipazione dellenergia sismica in ingresso sono talora contrastanti. Infatti, se da un lato la partecipazione del pannello nodale alla dissipazione dellenergia sismica in ingresso conduce ad una riduzione

della rotazione plastica richiesta alle estremit delle travi, dallaltro, la plasticizzazione del pannello nodale determina una significativa distorsione dello stesso con forti flessioni locali delle flange della colonna che determinano una concentrazione di tensione nelle saldature di collegamento delle flange della trave alla colonna. Tali concentrazioni di tensione possono determinare linnesco di cricche che conducono alla frattura delle saldature di collegamento e, quindi, a fenomeni di rottura fragile. I telai a bassa duttilit sono progettati mediante criteri puramente elastici, senza alcun controllo del meccanismo di collasso. Al contrario, i telai ad alta duttilit debbono essere progettati mediante criteri semplificati per il controllo del meccanismo di collasso (Mazzolani e Piluso, 1996). In tale ambito si colloca il criterio di gerarchia trave-colonna secondo il quale, in corrispondenza di ogni nodo, i momenti plastici di progetto delle colonne che convergono nel nodo devono essere maggiori delle sollecitazioni flessionali che si possono verificare nelle stesse nell'ipotesi che le travi abbiano raggiunto la loro resistenza flessionale ultima. Tale principio si presta alladozione di regole applicative diverse. Il criterio di gerarchia trave-colonna adottato nella Ordinanza 3274 coincide concettualmente con quello messo a punto la prima volta nelle Raccomandazioni ECCS (1988) e si ritiene soddisfatto quando per le colonne convergenti in ogni nodo risulta: M c ,Rd ,red 1.20( M c ,Sd ,G + M c ,Sd ,E ) (18) dove Mc, Rd, red la resistenza flessionale di progetto ridotta per la presenza dello sforzo normale, Mc, Sd, G la sollecitazione di progetto dovuta ai soli carichi verticali, Mc, Sd, E la sollecitazione flessionale di progetto dovuta alle sole azioni sismiche ed il massimo valore dei rapporti: (19) s M c , Rd ,i M b , Sd ,G ,i

i =

M c , Sd , E ,i

calcolati con riferimento alle travi convergenti nel nodo in esame (i indica l'i-esima trave). Il valore dello sforzo normale da considerare nel calcolo di Mc, Rd, red risulta pari a: (20) dove Nc, sd, G lo sforzo normale dovuto ai soli carichi verticali e Nc, sd, E lo sforzo normale dovuto alle sole azioni sismiche ed fornito dal massimo valore dei rapporti (19). Il rispetto della (18) non necessario al piano superiore degli edifici multipiano e nel caso degli edifici monopiano. LEurocodice 8 attualmente (prEN 1998-1:2003) adotta, di fatto il criterio di gerarchia travecolonna, con regole applicative diverse. Come gi detto a commento della (12), il fattore che tiene conto dellincrudimento viene assunto pari ad 1.10, con laggiunta di un ulteriore fattore amplificativo 0.v al fine di includere gli effetti dellaleatoriet delle propriet meccaniche dei materiali sul problema del controllo del meccanismo di collasso. Inoltre la principale differenza con la Ordinanza 3274 consiste nellassumere per il fattore il minimo dei rapporti anzich il massimo. In realt, la prescrizione che assume il valore massimo finalizzata ad un pi severo controllo del meccanismo di collasso, motivato dal fatto che le analisi numeriche condotte con riferimento a telai progettati secondo le prescrizioni dellEurocodice 8 hanno spesso evidenziato lo sviluppo di meccanismi di collasso di tipo parziale (Mazzolani et al., 2001). 4 CONTROVENTI CONCENTRICI
N c ,Sd = N c ,Sd ,G + N c ,Sd ,E

Anche nel caso dei controventi concentrici il comportamento sismico inelastico e la conseguente capacit di sviluppare un comportamento di tipo dissipativo sono in parte influenzati dai criteri di dimensionamento adottati, oltre che dalla tipologia di controvento. Conseguentemente, in relazione a criteri di dimensionamento adottati, si distinguono controventi concentrici a bassa duttilit e controventi concentrici ad alta duttilit. Il principale obiettivo da conseguire ai fini della progettazione di controventi duttili che la plasticizzazione delle diagonali tese abbia luogo prima della plasticizzazione o della instabilit delle travi o delle colonne e prima del collasso dei collegamenti. Inoltre, allo scopo di prevenire l'instabilit in campo elastico delle diagonali, che costituiscono le zone dissipative in tale tipologia strutturale, la snellezza normalizzata , data dal rapporto fra la snellezza e la snellezza al limi-

te elastico y delle diagonali, deve essere inferiore a 2.0, come richiesto anche dallEurocodice 8 (prEN 1998-1:2003) (il valore 1.5 riportato nella Ordinanza 3274 da considerare un valore troppo conservativo dovuto ad un errore contenuto in una versione non definitiva dellEC8). La progettazione dei collegamenti delle diagonali alle altre parti strutturali deve garantire il rispetto del seguente requisito di sovraresistenza: fu (21)
R j ,d fy N pl ,Rd

dove Rj, d la resistenza di progetto del collegamento e Npl, Rd la resistenza plastica di progetto della diagonale collegata. I controventi concentrici ad X possono considerarsi ad alta duttilit quando la resistenza di progetto di travi e colonne a sollecitazioni di tipo assiale soddisfa il seguente requisito: N Rd ( M Sd ) 1 .20 ( N Sd ,g + N Sd ,E ) (22) dove: NRd (MSd) la resistenza di progetto all'instabilit, della trave o della colonna, in presenza della sollecitazione flessionale di progetto M Sd ; NSd, g la sollecitazione assiale di progetto, della trave o della colonna, dovuta ai carichi di tipo non sismico nella combinazione di carico corrispondente alla situazione sismica di progetto; NSd, E la sollecitazione assiale di progetto, della trave o della colonna, dovuta alle forze sismiche di progetto; il pi grande tra i coefficienti di sovraresistenza (23) fu
i =
fy N pl ,Rd ,i N Sd ,i

calcolati per tutte le diagonali del sistema di controvento, essendo Npl, Rd, i N pl ,Rd ,i la resistenza plastica di progetto della i-esima diagonale, NSd, i la sollecitazione assiale di progetto della stessa diagonale nella situazione sismica di progetto. Ladozione del valore massimo dei rapporti (23) per il fattore , combinato alla limitazione del valore della snellezza delle diagonali, potrebbe risultare eccessivamente gravoso ai fini progettuali, conducendo a dimensioni eccessive delle colonne. Dal punto di vista progettuale utile osservare che la necessit di limitare la snellezza delle diagonali deriva dall'evidenza sperimentale che, all'aumentare della stessa, con riferimento alle diagonali compresse instabilizzate, nella fase di comportamento post-critico aumenta la deformazione flessionale fuori piano dei fazzoletti di collegamento che, conseguentemente, possono raggiungere rapidamente il collasso per fatica oligociclica. Inoltre, limitando la snellezza delle diagonali, si ottiene un migliore comportamento ciclico assiale di tali membrature, potendosi fare affidamento anche su una certa capacit di dissipare l'energia sismica in ingresso anche in compressione. D'altro canto, necessario osservare che l'adozione di una snellezza limite eccessivamente severa costringe il progettista ad un sovradimensionamento delle diagonali agli ultimi piani dell'edificio conducendo a valori penalizzanti del fattore , qualora per esso si assuma il massimo valore dei rapporti (23). Pertanto, si comprende che la scelta ottimale del fattore risulta complessa in quanto derivante dalla necessit di trovare un compromesso tra opposte esigenze. In tale ottica, si ritiene che la (22) possa gi meritare una revisione (Longo et al., 2003). A tal riguardo, utile rilevare che lEurocodice 8 richiede per le membrature non dissipative il rispetto della seguente relazione: (24) N c , Rd 1.10( N c ,Sd ,G + ov N c , Sd , E ) dove il pi piccolo tra i coefficienti di sovraresistenza:

i =

N pl , Rd ,i N Sd ,i

(25)

In ogni caso, risulta evidente che il progettista deve fare in modo che i coefficienti di sovraresistenza siano quanto pi prossimi possibile allunit. Infatti, solo in tal caso possibile attendersi la partecipazione di pi piani alla dissipazione dellenergia sismica in ingresso, attraverso la plasticizzazione di pi diagonali, senza un eccessivo prezzo da pagare in termini di peso delle colonne. 5 CONTROVENTI ECCENTRICI

Come ben noto, i controventi eccentrici si fondano sull'idea di irrigidire i telai per mezzo di diagonali eccentriche che dividono la trave in due o pi parti. La parte pi corta in cui la trave risulta suddivisa viene chiamata link ed ha il compito di dissipare l'energia sismica attraverso deformazioni plastiche cicliche taglianti e/o flessionali. I link vengono denominati corti quando la plasticizzazione avviene per taglio, lunghi quando la plasticizzazione avviene per flessione e intermedi quando la plasticizzazione un effetto combinato di taglio e flessione. In relazione alla lunghezza e del link, si adotta di norma la classificazione seguente (Hjelmstad e Popov 1984, Malley e Popov 1984, Engelhardt e Popov 1989): link corti: link intermedi: link lunghi:

e 1.6
1.6

M l , Rd Vl , Rd e3 M l , Rd Vl , Rd

(26) (27) (28)

M l , Rd Vl , Rd

e3

M l , Rd Vl , Rd

dove Ml, Rd e Vl, Rd sono, rispettivamente, la resistenza flessionale e la resistenza a taglio di progetto del link, quest'ultima calcolata assumendo come area resistente a taglio quella dell'anima. La resistenza ultima dei link (Mu, Vu), a causa di diversi effetti, quali l'incrudimento, la partecipazione dell'eventuale soletta dell'impalcato e l'aleatoriet della tensione di snervamento, pu essere ben maggiore di Ml, Rd e Vl, Rd. Sulla base dei risultati sperimentali disponibili (Malley e Popov 1984, Engelhardt e Popov 1989, Mastrandrea et al. 2003), la sovraresistenza dovuta all'incrudimento pu essere calcolata mediante le seguenti relazioni: per e 1.6 Ml, Rd / Vl, Rd M u = 0.75 e Vl , Rd (29)

Vu = 1.5 Vl , Rd
per e 3 Ml, Rd / Vl, Rd
M u = 1.5 M l ,Rd
Vu = 2 M l ,Rd e

(30) (31) (32)

Tali relazioni riguardano i link corti ed i link lunghi, rispettivamente; nel caso dei link intermedi la resistenza ultima pu essere determinata per interpolazione. I controventi eccentrici a bassa duttilit sono progettati mediante criteri puramente elastici, senza alcun controllo del meccanismo di collasso. Pertanto, le membrature dovranno essere verificate assumendo come valori di progetto delle azioni di sforzo normale NSd, momento flettente MSd e taglio VSd quelli derivanti dalla analisi elastica globale. I controventi eccentrici ad alta duttilit richiedono, ai fini del dimensionamento delle membrature non dissipative, il rispetto di regole di progettazione analoghe a quelle gi esaminate con riferimento ai controventi concentrici. Pertanto, la resistenza assiale delle colonne, delle diagonali e delle travi al di fuori dei link deve soddisfare la seguente relazione: N Rd ( M Sd ) 1.20( N Sd ,g + N Sd ,E ) (33) dove, in questo caso, deve essere assunto pari al massimo tra i rapporti

i =

Vu ,i VSd ,G ,i VSd ,E ,i M u ,i M Sd ,G ,i M Sd ,E ,i

(34)

e:
i =

(35)

calcolati per tutti i link. Come gi riscontrato nel caso dei controventi concentrici, ladozione del valore massimo dei rapporti (34) e (35) per il fattore potrebbe risultare eccessivamente gravosa ai fini progettuali, conducendo a dimensioni eccessive delle colonne e delle diagonali. Alcuni recenti indagini hanno mostrato che il comportamento dei controventi eccentrici pu essere ottimizzato variando con laltezza le caratteristiche dei link (Panico et al. 2002). La modalit di collasso tipica dei link corti rappresentata dalla instabilit inelastica a taglio dell'anima. Pertanto, allo scopo migliorare la duttilit locale devono essere impiegati degli irrigidimenti d'anima il cui interasse a deve soddisfare le seguenti limitazioni: a = 29t w d / 5 per p = 0.09 rad . (36)
a = 38 t w d / 5 per a = 56 t w d / 5 per

p = 0.06 rad .

(37) (38)

p = 0.03 rad .

essendo t w lo spessore dell'anima, d l'altezza della trave e p la massima deformazione plastica a taglio del link (Figura 1a). Il comportamento dei link lunghi dominato dalla plasticizzazione per flessione e, pertanto, gli irrigidimenti d'anima non sono necessari. Le modalit di collasso tipiche di tali link sono rappresentate dalla instabilit locale della flangia compressa e dalla instabilit flesso-torsionale quando il traverso non impedito di sbandare lateralmente. Gli irrigidimenti devono distare 1.5 bf dalla estremit del link, essendo bf la larghezza delle ali (Figura 1c). Nel caso di link intermedi sono suggeriti i dettagli di irrigidimento di Figura 1b. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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