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IL ROMANTICISMO - 1800

Foscolo ci d indicazioni su quelle che saranno le caratteristiche del Romanticismo, movimento culturale che sviluppa caratteri tipici in ogni nazione. In CAMPO FILOSOFICO il Romanticismo si pone come un arida idea razionalista, inoltre pone l'attenzione sull'originalit dell'animo. In CAMPO ARTISTICO prevale la libert d'espressione e l'originalit. In CAMPO RELIGIOSO il Romanticismo ripropone una spiritualit molto forte. In CAMPO MORALE il Romanticismo rifiuta l'idea di vita dell'illuminismo, l'eudemonismo, la felicit intesa come un appagamento moderato e ragionevole. I Romantici puntano a raggiungere una felicit assoluta, radicale e totale(a volte di prova anche dolore). In CAMPO POLITICO il Romanticismo rifiuta il cosmopolitismo degli illuministi. La tradizione popolare inizia ad essere maggiormente considerata, presente quindi una vena nazionalistica.("uomini, comunit d'arme,di lingue, d'altare, di memoria, di sangue e cor" Manzoni) In CAMPO STOREOGRAFICO il Romanticismo reagisce all'Illuminissmo. I romantici sostengono che non bisogna essere "antistorici" , essi iniziano a guardare nel passato ricercando i segni della ragione e dell'armonia con la natura; cercano le peculiarit delle singole epoche storiche.(l'epoca a cui il Romanticismo far riferimento sar il Medioevo). In CAMPO SOCIALE si percepisce la necessit di una rinascita. In CAMPO SCIENTIFICO il Rinascimento rifiuta il culto della scienza, cio l'idea che la scienza sia l'unica via per dare una spiegazione e conoscere tutte le cose. In CAMPO LINGUISTICO Durante il Rinascimento vengono utilizzati la lingua nazionale e i dialetti poich sono espressione della tradizione nazionale. L'INDIVIDUO vuole escere cosciente della propria personalit ed individualit. SENTIMENTALISMO processo attraverso il quale si assolutizza un sentimento perdendo di vista la realt.

IL ROMANTICISMO IN ITALIA
La nascita del Romanticismo italiano convenzionalmente riferita al 1816, l'anno in cui Madame de Stael pubblic sul primo numero della rivista milanese"Biblioteca italiana" un articolo intitolato "sulla maniera e l'utilit delle traduzione". Madame de stael esortava gli italiani a uscire dall'isolamento e dall'arretratezza culturale per iniziare ad interessarsi alle letterature europee al fine di trovare in esse l'impulso per una nuova letteratura. Inoltre proponeva un allontanamento della tradizione classica poich considerava i classici assolutamente inattuali ed inadatti alla creazione di una nuova forma letteraria;in ultimo sottolineava la necessit di un linguaggio vivo. La scrittrice svolse inoltre il ruolo fondamentale di mediatrice della nuova cultura romanica, ispirata ai modelli tedeschi. I protagonisti della nuova scuola romantica, a Milano, accolsero le proposte della donne e ne divennero fervidi sostenitori. Nel 1816 infatti comparvero 3 manifesti, testi pragmatici in cui venivano raccolti ed esplicitati i punti essenziali del progetto culturale romantico. Il primo manifesto intitolato"intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani" fu scritto da Ludovico di Breme, egli sottolineava l'importanza di un'unit tra poesia e natura che rappresentava la spontaneit di sentimenti e aspetti. In questo modo il repertorio mitologico viene in qualche modo rifiutato.(POETICA DELL'UNITA') Il secondo manifesto intitolato "avventure letterarie di un giorno" fu scritto da Pietro Borsieri che attuava una panoramica sul mondano ed intellettuale ambiente milanese, riproponeva IL TEATRO e IL ROMANZO. Il terzo e ultimo manifesto , il pi importante, intitolato "Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo" fu scritto da Giovanni Berchet ed divisa in 2 parti: nella 1 parte l'autore finge di inviare al figlio la traduzione di 2 ballate di Burger che erano ispirate a leggende popolari germaniche(parlare di ballate popolare serve per elevare la nuova poesia); nella 2 parte l'autore finge di aver scherzato e invita il figlio a seguire i classicisti(in profonda contraddizione con gli ideali romantici), attua quindi una parodia dei classicisti e dell'accademia. Berchet indende per esprimere 3 idee fondamentali: 1-Ritiene che la vera poesia sia quella popolare, tutti possiedono la tendenza alla poesia ma solo pochi la rendono attiva.Questi pochi hanno il compito di rendere poetici i sentimenti e gli ideali del tempo. Il poeta divide poi il pubblico in 3 categorie: ottentotti(bruti, insensibili e goffi), parigini(raffinati ma gelidi) e tutti gli altri(popolo --> la borghesia). 2-Ritiene che la posia classica sia la poesia dei morti, mentre quella romantica quella dei vivi. La poesia figlia ardente delle passioni, quindi deve trarre ispirazione dall'animo ardente dell'uomo. 3- Ritiene che il poeta debba essere coeso al suo tempo e debba pascere(educare) i suoi contemporanei "di pensieri e non di vento".La poesia diventa educatrice del popolo. Nel 1818 i romantici milanesi fondarono un proprio periodico intitolato "Il Conciliatore" il cui scopo era quello di conciliare tutti i sinceri amatori del vero. L'orientamento della rivista, liberale in materia politica, insospett il governo austriaco che soppresse il giornale. Nonostante la sua vita breve ne fecero parte tutti i futuri dirigenti della classe liberale.

IL DIALETTO E LA POESIA: PORTA E BELLI. Let del Romanticismo dedica unattenzione speciale al linguaggio, considerato nelle sue origini e nella sua evoluzione storica in relazione con lo sviluppo dei diversi popoli. La lingua ora viene vista come espressione dello spirito di un popolo; dotata di una forma interna corrispondente alla visione del mondo del popolo che la parla. In Italia la discussione verte soprattutto sullesigenza di creare una lingua letteraria e una lingua duso comune che siano nazionali. Nel nostro paese la stessa conversazione fra italiani di regioni diverse non poteva svolgersi in modo spontaneo. Le uniche alternative alluso dei dialetti erano rappresentate dalla lingua letteraria, lontanissima dal parlato, e perci innaturale, oppure da una lingua straniera. Si ricercava dunque una lingua adatta alla modernit. Carlo Porta si dedic all'uso del dialetto milanese nella poesia stimolato dal principio romantico di aderire al vero; esso infatti rispondeva perfettamente ai presupposti della cultura romantica: ricerca di una letteratura legata alla realt e l'adozione di una lingua capace di dar voce a tutti i membri della societ.Porta intervenne nel dibattito tra classicisti e romantici con il suo poemetto satirico "El romanticismo"(1818) scitto sotto forma di lettera ua una classicista, Madam Bibin. Egli in questo testo riassume tutte le idee del nuovo movimento letterario; il dialetto si addice perfettamente al tono ironico da lui utilizzato. Tra 1812 e 1813 Scive "le disgrazie di Giovannino Bongeri" in sestine e "altre disgrazie di Giovannin Bongeri" in ottava. Un milanese racconta le ingiustizie e le umiliazioni di cui vittima per mano dei soldati francesi e dei suoi concittadini. Nelle opere prettamente satiriche evidente l'influenza nel Parini, soprattutto nelle riflessioni sul clero e la religione. Un opera che tratta queste tematiche "Meneghino servitore di ex monache" 1820 il protagonista rispone a dei religiosi che lamentano la gelosia degli operai e la mancanza di rispetto per le gerarchie sociali opponendosi all'avarizia e all'ipocrisia del clero. Anche Giuseppe Bell si accost al dialetto romano che gli dava l'opportunit di rappresentare in modo realistico il mondo popolare. Nei suoi sonetti Belli pone al centro la saggezza della pleba di Roma in relazione ad una gerachia ecclesiastica lussuriosa. Viene mostrato un mondo in cui dominano l'ipocrisia e la finzione, al vertice del quale appare la figura del papa. Il corpus dei sonetti stato definito come una "commedia umana". La variet dei toni e dei temi lo collega al realcismo romantico europeo. Con gli occhi dei popolani il poeta osserva e descrive tutta la scoicet, ingiustamente divisa secondo il censo e le ricchezze. ASPETTI COMUNI TRA PORTA E BELLI: valorizzano l'esigenza romantica di una letteratura legata alla vita contemporanea ma evidente il loro legame con l'illuminismo perch rifiutano l'idea dell'idealizzazione della storia e dell'interpretazione libera e spregiudicata dela societ civile. Entrambi utilizzano toni comici ed ironici per sottolineare i vizi dei signori e del clero e per descrivere con realismo il mondo urbano.

LEOPARDI
VITA TOTALMENTE ANTIROMANTICA, non c il desiderio di viaggiare, si isola dalle persone, vive unemarginazione. Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798, dal conte Monaldo e Adelaide Antici. Nel 1803 lamministrazione dei beni familiari tolta al padre, che si ritira quindi in una velleitaria attivit di letterato dilettante, e passa nelle mani della madre. Latmosfera di casa Leopardi non felice ed caratterizzata dallindole della madre, severa, bigotta e povera daffetti. Quindi si dedica allo studio. Il giovane Giacomo inizia nel 1807 gli studi con i fratelli Carlo e Paolina, inizia a scrivere traduzioni e a comporre piccoli componimenti poetici. Tra il 1813 e il 1816 inizia da solo lo studio del greco; si dedica a ricerche erudite e a varie indagini filologiche sorprendentemente rigorose e precise. Politicamente sposa le idee ultralegittimiste del padre. Nel 1817 pubblica sullo Spettatore lInno a Nettuno, fingendo trattarsi della traduzione di un originale greco, e due odi apocrife in greco, presentate come autentiche. Inizia la sua amicizia epistolare con Pietro Giordani ed inizia lo Zibaldone, il grande diario intellettuale che continuer sino al 32. Nel 1818 si conclude la sua conversione politica che lo porta a diventare un patriota repubblicano e democratico. Nel 1819 le cagionevoli condizioni di salute lo obbligano a sospendere gli studi; tutto ci una spinta a chiarire la propria condizione di solitudine, di noia, e a maturare il suo pessimismo ancora indeterminato. in questo periodo che scrive Linfinito e Alla luna. Nel 1820 continuano le composizioni poetiche come, ad esempio, La sera del d di festa. Nel 1822 si reca a Roma, il primo viaggio fuori da Recanati: rimarr molto deluso. Nel 1823 ritorna a Recanati dove analizza la decadenza nazionale e gli effetti nefasti della Restaurazione. Nel 1824 scrive la maggior parte delle Operette morali e lanno dopo parte per Milano, dove prende contatto con leditore Stella, e poi passa a Bologna. Nel 1827 si trasferisce a Firenze dove conosce Alessandro Manzoni; i due non si capiranno, troppo diversa lindole personale. Nel 1828, finiti i mezzi di sostentamento, dopo aver composto A Silvia, costretto a far ritorno a Recanati. Nel 1829 compone: Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il Sabato del villaggio. Poco dopo aver concluso il Canto notturno, nel 1830, torna a Firenze ed inizia lamicizia con un esule napoletano: Antonio Ranieri. Nellaprile 1831, durante i moti dellItalia centrale, escono i Canti per leditore Piatti. Nel 1833 Giacomo si trasferisce con il Ranieri a Napoli; i due vivono in condizioni economiche estremamente precarie.

Nel 1835 escono i Canti per leditore Starita di Napoli; vi compaiono nuove poesie tra cui Il passero solitario e il cosiddetto ciclo di Aspasia (Il pensiero dominante, Amore e Morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia). Muore, a 39 anni, nel 1837 a Napoli durante unepidemia di colera: il Ranieri a stento riesce a sottrarne il corpo alla fossa comune. POETICA - I pi recenti studi su Leopardi attribuiscono un'importanza fondamentale al suo pensiero e considerano la riflessione filosofica di Leopardi non come un elemento esteriore e aggiuntivo, ma come l'elemento generatore della sua poeticit. - La poetica di Leopardi si fonda su un sistema di idee continuamente meditato che si sviluppa con coerenza e con una grande capacit di penetrazione conoscitiva e riscontrabili nello Zibaldone. Al centro del pensiero si pone subito un motivo pessimistico: l'infelicit dell'uomo. Rifacendosi ad un modello settecentesco, Leopardi identifica la felicit con il piacere sensibile e materiale. Luomo non desidera un piacere, ma IL piacere, infinito per durata ed estensione, e come tale irraggiungibile: perci, non potendosi soddisfare, sar sempre infelice. L'uomo del suo tempo vive un rapporto corrotto e alterato con la natura. Gli antichi e i bambini infatti, pi vicini alla natura, erano pi capaci di immaginare e perci pi felici, pi grandi e pi eroici di noi. Il progresso e la ragione hanno allontanato l'uomo da quella condizione privilegiata e lo hanno reso infelice: se ritrovasse quel rapporto ingenuo troverebbe la felicit. Questa prima parte del pensiero e detta pessimismo storico: la condizione negativa del presente frutto di una decadenza e di un allontanamento dalla felicit. In questo periodo Leopardi assume un atteggiamento titanico: il poeta, unico depositario dell'antica virt, sfida da solo il fato maligno. - Con il passare del tempo il pensiero del poeta cambia e dopo un periodo in cui Leopardi, attraverso una concezione dualistica, contrappone una natura benigna ad un fato maligno rovescia la sua concezione della natura che, pi che al bene dei singoli, pensa alla conservazione della specie. Il male non perci un semplice accidente, ma rientra nel piano della natura, la quale ha messo nell'uomo il desiderio di una felicit infinita senza dargli i mezzi per raggiungerla. Da una madre benigna e attenta si passa ad un meccanismo cieco ed indifferente alla sorte delle sue creature. La colpa dell'infelicit non pi l'uomo stesso, ma la natura. Cambia anche la concezione della felicit, che non pi assenza di piacere, ma un male dovuto a fenomeni esterni, ai quali nessuno pu sfuggire. Tutti gli uomini, di ogni epoca, di ogni et, sotto ogni forma di governo sono necessariamente infelici. Il pensiero di Leopardi in questa seconda fase della sua vita detto pessimismo cosmico: l'infelicit non pi legata ad una condizione relativa,ma alla condizione assoluta di uomo. Abbandona per questo la poesia civile e il titanismo, considerando vane la protesta e la lotta. Leopardi vive un periodo di contemplazione lucida, distaccata ed ironica della realt. Il suo idolo non pi l'eroe antico, ma il saggio stoico.

CANTI
- sono la raccolta poetica di gran parte dei componimenti poetici di L. scritti tra 1817 e 1837, ordinati secondo due criteri: cronologico e secondo una scansione stilistica,di temi e argomenti. - Il titolo sottolinea lidentit tra espressione poetica e genere lirico: L. crede che sia la musicalit lelemento essenziale e peculiare della sua poesia. - 3 edizioni: 1831_firenze_editore Piatti, 1835_Napoli_editore Starita, ultima edizione postuma_1845_Firenze_realizzata da Ranieri_editore Le Monnier. Ranieri realizza quella progettata da L. che avrebbe dovuto pubblicare in francia. Lultima edizione non scandita secondo un ordine cronologico ma la sua organizzazione mira ad evidenziare levoluzione poetica, intellettuale e sentimentale del poeta. CANZONI PATRIOTTICHE E FILOSOFICHE [PASSAGGIO DAL PESSIMISMO STORICO AL PESSIMISMO COSMICO] Le prime nove canzoni sono ispirate a una volont di intervento etico e civile e ai valori del classicismo. Trattano temi come la decadenza politica e culturale italiana; la meschinit del mondo moderno, dominato dal cieco interesse economico; il tramonto definitivo dell'et antica, eroica e virtuosa. Le prime due canzoni denunciano la condizione di degrado e debolezza della nazione, contrapposta all'antica grandezza. All'Italia e sopra il monumento di Dante. queste prime due canzoni introducono la figura del soggetto lirico, che rappresenta un soggetto eroico-elegiaco. nelle opere successive la poesia leopardiana acquista progressivamente una dimensione filosofica e universale. Il testo che chiude le prime nove canzoni (L'ultimo canto di Saffo) presenta l'infelicit degli esseri umani come il frutto di una legge universale e ineluttabile, non come prodotto della societ e della storia. La morte di Saffo rappresenta la tragica caduta della bellezza, il pi grande valore delle illusioni. PICCOLI IDILLI dopo il passero solitario L. introduce cinque poesie raggruppa sotto il nome di Idilli, composte tra 1819 e 1821. I titolo deriva dal titolo dei componimenti di ambiente pastore del poeta greci Mosco, tradotti da Leopardi nel 1815. Il tema principale l'annullamento del pensiero nella contemplazione della natura. (L'infinito, La sera del d di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria.) Il linguaggio degli Idilli si distacca da quello della produzione precedente per una scrittura pi pacata e raccolta, i testi pi brevi in endecasillabi sciolti, e una sintassi pi semplice e lineare. GRANDI IDILLI o CANTI PISANO-RECANATESI dopo il trasferimento a Pisa nel 1828 leopardi sente rinascere in se le illusioni e l'ispirazione poetica "antica". In questa fase scrive A Silvia, Le ricordanze, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del

villaggio. Con questo componimenti crea la CANZONE LIBERA: scioglie completamente gli endecasillabi e i settentrionale dal vincolo delle rime e numero di versi prestabiliti. Si collegano ai piccoli Idilli per le tematiche affrontate, ma nelle nuove liriche la materia sentimentale e riflessiva diventa pi complessa; al ricordo e alla descrizione del paesaggio si aggiunge una componente filosofi a pi marcata; la scrittura caratterizzata da versi pi musicali in cui sono accostate parole auliche e quotidiane. CANTI FIORENTINI Il ritorno di L. a Firenze nel 1830 segna l'inizio di una nuova fase della sua poesia. Abbandona la ricerca dell'indefinito e del vago, il discorso poetico diventa pi teso e drammatico, la sintassi pi complessa, il lessico spoglio e astratto. Alla base della nuova poesia degli anni fiorentini sta un'esperienza amorosa con Fanny Tozzetti, vissuta come assoluta. Da esso trassero spunto le cinque liriche che vanno sotto il nome di CICLO DI ASPASIA. dominato dal tema dell'amore che rende sopportabile il dolore dell'esistenza, ma si rivela anch'esso un'illusione, perch solo il ridotto del pensiero. GRANDI CANTI NAPOLETANI Il tramonto della luna e La ginestra, scritti nel 1836 a Torre del Greco. La prima svolge un confronto tra il tramonto della luna e il tramonto della giovinezza: ma mentre alla luna attende una nuova alba, la vita umana destinata alla vecchiaia e alla morte. Ne La ginestra propone il problema della lotta contro la natura "matrigna", e che gli uomini devono essere uniti contro di essa.

OPERETTE MORALI
Caratterizzate dal passaggio dal bello al vero e dal passaggio da pessimismo storico e pessimismo cosmico. Dal 1824 L. scrisse in forma prosastica una serie di testi che sviluppa vano alcuni spunti filosofici di un progetto del 1820,di cui ne aveva parlato all'amico e maestro Pietro Giordani. Il titolo (derivato dal rettore greco Isocrate) ne richiama il contenuto filosofico (morale = parte della filosofia che studia i temi relativi alla vita e al comportamento umani) e satirico (morale=argomento importante, operette=diminutivo). Il libro espone le considerazioni di L. sulla societ e sulla storia. L. da una rappresentazione molteplice, allegorica e favolistica della condizione umana. La prosa elegante e piacevole, ricca di citazioni erudite, cerca di creare una nuova prosa filosofica, modellata sui classici e adatta a esprimere la verit delle cose.

POESIE SUDDIVISE PER TEMATICHE


IMMAGINAZIONE,INDEFINITO [paesaggio e meditazione si fondono] "L'infinito"[CANTI] scritto nel 1820 a Recanati appartiene ai "Piccoli Idilli". Una siepe ostacolo la vista al poeta che supera i confini della realt grazie all'immaginazione che aiuta a superare lo smarrimento nell'infinito. Smarrimento che per risulta essere piacevole "..il naufragar m' dolce in questo mare." Se l'uomo avesse sempre di fronte a s vedute larghe, non avrebbe niente da scoprire. Nelle vedute strette l'uomo, a causa del desiderio dell'infinito, tende ad immaginare ci che nascosto. "La sera del d di festa" [CANTI] scritto nel 1820 a Recanati appartiene ai "Piccoli Idilli". Nella prima parte presente una descrizione del paesaggio notturno; le parole "notte" e "notturna" sono parole poeticissime perch nel buio della notte le cose appaiono vaghe ed indefinite. Segue la dichiarazione della sofferenza del poeta dovuta ad un'esperienza d'amore non corrisposta e agli inganni della natura, che lo costringeranno per sempre a vivere nell'infelicit. Segue la chiara disperazione dell'io poetico, il poeta si rende conto che il passare del tempo vanifica ogni evento umano. In ultimo Leopardi ricorda la sua fanciullezza che accende ancora pi in lui la consapevolezza della sua solitudine. RICORDANZA "Alla luna" [CANTI] scritto tra 1819 e 1820 appartiene ai "Piccoli Idilli". Il tema principale quello della ricordanza, il poeta si rivolge alla luna, interlocutore verticale fisso e immutabile. Il poeta si trova sul colle dove da giovane era solito osservare la luna, anche adesso la osserva e rimembra tutti i ricordi passati che lo rendono felice anche se i momenti che riportano alla mente dell'autore sono momenti tristi e dolorosi. Il testo stato scritto in corrispondenza di una anniversario che ci illude di poter riportare nel presente momenti passati. L'anniversario dunque una ragionevolezza illusoria che ci permette per di godere nel piacere della rimembranza, perch il ricordo sempre bello. "A Silvia" [CANTI] scritto nel 1828 e appartiene alla seria dei canti pisano-recanatesi con i quali Leopardi, grazie al soggiorno a Pisa, recupera le memorie e le emozioni giovanili. A prima vista l'argomento potrebbe essere l'amore, in realt il tema quello della fine della speranza giovanile. Silvia, infatti, incarna la scomparsa della speranza con il passare del tempo. E' possibile definire questo testo dialogico perch come se Leopardi stesse parlando direttamente alla fanciulla; la ripetizione della consonante "T" associata alle vocali e all'interno delle parole forma il "TU" attraverso il quale l'autore indirizza il suo scritto direttamente a Silvia. Nelle prime due strofe viene descritta la fanciulla e il modo in cui soleva trascorrere il tempo, immaginandosi quale futuro la potesse attendere. Successivamente l'autore sposta l'attenzione su di s dichiarando che da giovane mentre studiava porgeva le orecchie al suono della sua voce mentre(lei) tesseva. Leopardi ricorda che nella giovinezza era spensierato e questo lo conduce a porsi delle domande , diventa consapevole della sproporzione che l'uomo vive dentro di s e si accorge di non trovare risposte ad alcune domande poich queste devono arrivare dall'esterno(l'uomo non pu avere in s tutte le risposte). A questo punto Silvia muore e con lei la speranza, muore nel momento della giovinezza non pu sapere cosa il futuro aveva in serbo per lei. La caduta delle speranze e delle

illusioni coincide con l'apparire del vero. Silvia una ragazza giovane che eleva la nostra mente alla speranza e ai pensieri sublimi perch la giovinezza di per s l'immagine della purezza e dell'innocenza. TEORIA DEL PIACERE(piacere futuro): "Il sabato del villaggio"[CANTI] scritto a Recanati nel 1829. Leopardi descrive immagini che riportano all'atmosfera di gioia che caratterizza il borgo nei preparativi del d di festa. L'attesa risulta essere ancora pi piacevole della festa ; Leopardi afferma che il piacere sempre futuro, non pu dunque esserci una speranza certa se lo stesso presente non lo . La speranza deve essere futura per poter contenere quell'indefinito ,che reca felicit all'uomo , e che la realt non pu contenere. Una donzelletta torna dalla campagna pronta a prepararsi al d di festa; una vecchiarella siede con le vicine a filare ricordando i momenti della giovinezza nei quali anche lei si preparava alla festa. L'aria imbruna e la campana suona in segno della festa che sta per arrivare. Lo zappatore ritorna da lavoro; nel silenzio della sera si sentono gli artigiani terminare le loro opere prima che giunga l'alba. Questo tra i 7 il giorno pi gradito che porta gioia e allontana il dolore, il giorno dell'attesa, attesa di un piacere futuro. Nella parte finale compare la figura di un garzoncello per il quale la vita intera una festa. Leopardi sottolinea ancora una volta la spensieratezza dei giovani. "Dialogo di un venditore d' almanacchi e di un passeggere" [OPERETTE MORALI] scritta nel 1832 a Firenze appartiene alla seconda edizione delle "Operette morali". Compare un dialogo tra un venditore di almanacchi e un passante, portavoce del pensiero dell'autore. I due discutono sull'anno venturo e sugli anni passati. La conclusione riguarda ancora una volta la teoria di Leopardi nel definire il piacere come qualcosa di futuro. MORTE COME VIA D'USCITA "La quiete dopo la tempesta" [CANTI] scritto nel 1829 in contemporanea al sabato del villaggio. Il poeta descrive la scena del borgo nel quale riprende la vita in seguito ad un temporale. Questa immagine diventa metafora della condizione di sofferenza e noia provata dagli uomini per i quali ,soltanto nel momento in cui cessa un dolore, possibile provare una breve illusione di felicit. La tempesta terminata, la natura risplende e le persone ritornano al proprio lavoro .L'artigiano osserva il cielo umido, la giovane paesana corre a raccogliere l'acqua appena caduta, il venditore ambulante di ortaggi rinnova il suo grido. Il sole ritorna e da lontano si sente il rumore del carro che riparte. I cuori si rallegrano ma il dolore non svanisce, semplicemente l'uomo ne ha meno consapevolezza perch per un po' lo ha dimenticato. Il piacere nasce dunque dalla sofferenza ed una gioia inconsistente poich solo una momentanea assenza del dolore. Ognuno di noi , per, deve essere contento quando tra un dolore e l'altro si vede uno spiraglio di luce. In realt l'unica cosa che pu davvero portare alla fine delle sofferenze, l'unica vera quiete la morte. L'uniformit cagione di noia quindi il piacere e il dolore alternati riescono a rompere questa uniformit e a far cessare la noia. "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia"[CANTI] scritto tra 1829 e 1830 successivamente alla lettura di una articolo che riportava le impressioni di un viaggiatore riguardo un gruppo di pastori nomadi dell'Asia. L'interlocutore prescelto da Leopardi ancora una volta la luna. L'autore si domanda quale sia lo scopo della posizione della luna nel cielo. Viene inserito una similitudine che mette a confronto la luna fissa e immutabile con la vita del pastore che porta al pascolo il suo gregge e non desidera nient'altro. La prima strofa si conclude con un'antitesi che fa emerge la differenza tra la vita dell'uomo, breve e l'immortalit della luna. La seconda strofa una metafora che mette a tema la negativit della vita: il vecchio pastore percorre una lunga strada sopportando fatiche e sofferenze diretto ad una meta non definita, quando pensa di averla finalmente trovata, sprofonda nell'abisso. Questa la vita dell'uomo. Nella terza strofa Leopardi si interroga sullo scopo dell'esistenza. Quando una persona viene messa al mondo i genitori passano la loro esistenza a preoccuparsene e a consolarla nei momenti di difficolt, a soffrire se questa soffre. La domanda di Leopardi sorge dunque spontanea:perch dare la vita se essa solo fonte di sofferenza? Successivamente il poeta si rivolge alla luna sottolineando l'immensa differenza che c' tra essa e gli umani. Spera che lei possa sapere quale sia lo scopo della vita e della morte, lei conosce tutto ci che l'uomo non sa, osserva dall'alto e conosce tutti i segreti degli uomini. Il poeta domanda poi chi sia lui, nonostante tutto quello che possa fare l'uomo non potr mai indovinare o scoprire chi . All'uomo la vita un male. Il poeta cambia interlocutore, ora si rivolge al gregge che soddisfatto di tutto ci che accade, di tutto quello che fa perch nona ha consapevolezza. L'uomo si distingue dagli animali proprio perch possiede quella consapevolezza che gli fa provare noia, tristezza e dolore. Nell'ultima strofa il poeta si rivolge ad entrambi gli interlocutori ed esprime il desiderio di felicit ed evasione dell'io poetico. Se potesse avere le ali forse sarebbe pi felice, ma poich nato uomo comprende che tutto il dolore che prova legato alla sua nascita. Viene quindi espresso il pensiero che individua nella morte l'unica via d'uscita per allontanarsi dai dolori della vita. "Dialogo di Tristano e di un amico" [OPERETTE MORALI] scritto nel 1832 appartiene alla seconda edizione delle "Operette morali". E' riportato il dialogo tra Tristano e un amico. Si tratta in realt dell'autore e un possibile esponenti del pensiero contemporaneo. Il testo caratterizzato dal costante tono ironico con cui l'autore si fa beffe della societ contemporanea affermando che si tratta di uomini che non hanno il coraggio di affrontare la realt e guardano il mondo come meglio conviene loro. Afferma poi che il XIX sec. un secolo che non verr ricordato da nessuno, il secolo delle masse e non degli individui, i secolo dell'ignoranza diffusa. L'autore considera gli uomini felice ma se deve guardare alla sua condizione si considera totalmente infelice e considera la morte l'unica via duscita possibile per abbandonare un mondo falso e finto.

PESSIMISMO COSMICO(natura causa del dolore) "Dialogo della Natura e di un islandese" [OPERETTE MORALI] scritto nel 1824 appartiene alla prima edizione delle "Operette morali". In questo testo Leopardi immagina un dialogo tra un islandese, che fugge dalla natura alla ricerca di un luogo dove potesse in qualche modo non essere costantemente in pericolo di vita, e la natura stessa. La natura dichiara di agire senza badare alla felicit o infelicit dell'uomo. E' evidente quindi il pessimismo cosmico di leopardi: egli crede ch il mondo sia totalmente immerso nel dolore e che questo dolore sia causato dalla stessa natura che anticamente portava felicit agli uomini in quanto produttrice di illusioni. "Dialogo della Moda e della Morte"[OPERETTE MORALI] scritto nel 1824 appartiene alla prima edizione delle "Operette morali". Leopardi immagina il dialogo tra Moda e Morte e spiega come le due si aiutino a vicenda per infliggere sofferenze agli uomini. "Il passero solitario" [CANTI] scritto tra 1831 e 1835. Nella prima strofa viene descritto il paesaggio e l'indole solitaria del passero che canta rivolto verso la splendida campagna primaverile. Nella seconda strofa Leopardi si paragona al passero e descrive la propria situazione: come il passero anche l'autore non interessato ai divertimenti ai quali si abbandonano i propri simili. La solitudine e la pensosit del poeta risultano evidenti anche durante la passeggiata che il poeta fa in campagna al tramonto. Il principale elemento che accomuna il poeta al passero per il canto . Nell'ultima strofa il poeta si rivolge direttamente al passero provando una sorta di invidia. Ancora una volta vediamo la contrapposizione tra uomo e animale: il passero agisce sempre seguendo l'indole della sua specie, spensierato ed istintivo, nonostante sia solo. Il poeta nella sua solitudine vive la malinconia e l'infelicit della vita, prova nostalgia per la giovinezza. Questo perch l'animale non ha coscienza di s mentre l'uomo s.

FASI POETICHE
1)PERIODO DELLERUDIZIONE : anni di studio matto e disperatissimo. Sin da giovane L. si dedica allo studio, sfruttando la ricca biblioteca del padre. Nel 1807 inizia gli studi con i fratelli Carlo e Paolina; inizia a scrivere traduzioni e a comporre i primi componimenti poetici. Dal 1813 inizia da solo lo studio del greco; si dedica a ricerche erudite e a varie indagini filologiche. 2)PASSAGGIO DALLERUDITO AL BELLO (poesia): Tra il 1815 e il 1816 si avverte in L. un forte cambiamento frutto di una profonda crisi spirituale che lo porter ad abbandonare l'erudizione per dedicarsi alla poesia. Egli si rivolge pertanto ai classici, non pi come ad arido materiale adatto a considerazioni filologiche ma come a modelli di poesia da studiare. Seguiranno le letture di autori moderni come Alfieri, Parini e Foscolo, che servirono a maturare la sua sensibilit romantica. Ben presto Leopardi inizia a liberarsi dall'educazione paterna accademica e sterile, a rendersi conto della ristrettezza della cultura recanatese. Nel 1817 pubblica sullo Spettatore lInno a Nettuno, fingendo trattarsi della traduzione di un originale greco, e due odi apocrife in greco, presentate come autentiche. 3)PASSAGGIO DAL BELLO AL VERO (filosofia): Nel 1819 le cagionevoli condizioni di salute lo obbligano a sospendere gli studi; tutto ci una spinta a chiarire la propria condizione di solitudine, di noia, e a maturare il suo pessimismo ancora indeterminato. Da una poesia fondata sull'immaginazione passa a una pi meditata riflessione filosofica. Avverte i sintomi di un progressivo e crescente disincanto e prende atto che la maturit esistenziale coincide con il dominio della ragione. Da fanciullo "antico" si sente diventare uomo "moderno". In questa fase leopardi intende l'infelicit umana come prodotto dell'incivilimento, del progresso che ha allontanato l'uomo dalla natura, generatrice di illusioni, ora spente dalla ragione. Quindi se la ragione uccide le illusione che nell'antichit davano senso e valore alla vita, non c' possibilit alcuna di sfuggire al dolore e alla noia.

MANZONI
Manzoni scrive le sue tragedie tra 1816 e 1822 periodo che coincide con la pubblicazione dei manifesti romantici e con il giornale milanese "Conciliatore" che rese pubblica l'esigenza di un rinnovamento letterario, politico e sociale. La poesia manzoniana doveva avere: " l'utile per scopo , il vero per oggetto e l'interessante per mezzo". Manzoni sent sempre l'esigenza di interrogarsi sul senso del proprio agire letterario e sul fine della letteratura. Arriv alla conclusione che l'arte pu avere un senso solo se contiene qualcosa che possa portare ad un progresso morale ed etico dell'umanit. Le principali innovazioni introdotte nel teatro furono ben espresse nella lettera a Monsieur Chauvet (1820) nella quale Manzoni riflette sulla teoria delle unit aristoteliche, sullo stile tragico e sulla mescolanza del comico e del sublime sostenuta dai romantici. Manzoni consider tutto in base all'aderenza al "vero storico" in modo da non perdere di vista l'intento morale. Inoltre affronta il rapporto tra storia e poesia affidando a quest'ultima il compito di indagare negli animi umani e comunicare agli spettatori ci che la storia ha tralasciato in modo che possa avvenire in loro una crescita morale. CARMAGNOLA La tragedia racconta la storia del duca di Carmagnola Francesco Bussone, al servizio prima del duca di Milano e poi della

Repubblica di Venezia. La vicenda occupa un arco di tempo piuttosto esteso, mentre i luoghi di scena cambiano frequentemente ; Manzoni non rispetta le unit di tempo e luogo della tragedia classica perch il suo intento quello di creare qualcosa di verosimile. Il principio di verosimiglianza porta l'autore ad avere una concezione pi libera dell'arte, sciolta dalle regole classiche ed accademiche. La stesura della tragedia fu preceduta da un attento lavoro di documentazione, per rimanere fedele al concetto del "vero storico". Manzoni mette in luce il contrasto tre etica eroica e generosa del protagonista e la logica di stato portata avanti dai suoi avversari politici. L'aspetto pi innovativo della tragedia consiste nell'introduzione del coro che esterno alla narrazione; l'autore lo utilizza per introdurre riflessioni riguardanti temi contemporanei senza alterare la verit storica dei fatti raccontati dalla tragedia. Il coro consente dunque al poeta di ritagliarsi un cantuccio che gli consenta di parlare in prima persona. La tragedia preceduta da una prefazione nella quale Manzoni spiega e giustifica alcune sue scelte stilistiche. ADELCHI La tragedia stata scritta tra 1820 e 1821 ed ambientata al tempo della conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno. I personaggi principali sono 4 suddivisi in 2 gruppi: Desiderio e Carlo Magno animati dallo spirito politico che li spinge ad interessarsi solamente del potere e della sopraffazione; i figli di Desiderio, Ermengalda e Adelchi, che sono le vittime dei due sovrani. Ermengalda vive il dramma dell'amore tradito; innamorata di Carlo che l'ha rifiutata. Adelchi costretto a combattere contro il papa nonostante lo ritenga ingiusto. Il riscatto dell'eroe morale sconfitto nella storia, avviene su un piano che lo riguarda intimamente: la sua sofferenza deve mostrare i limiti della condizione terrena e la necessit dellespiazione, legata alla condizione delluomo e ai disegni della Provvidenza divina; lo spettatore guidato cos verso le due virt cristiane della rassegnazione e della speranza. I PROMESSI SPOSI Romanzo storico scritto tra 1821 e 1823 appare come un vero e proprio esperimento; subisce delle modifiche sia del contenuto che della lingua utilizzata. La prima edizione compare nel 1827, ma ancora non soddisfa l'auotere ch apporta altre modifiche e pubblica la versione definitiva dell'opera nel 1840. Manzoni dichiara nell'introduzione del romanzo di avere trovato un antico manoscritto del seicento e di averlo tradotto nell'italiano moderno perch potesse essere letto da tutti. La caratteristica principale del romanzo sempre legata al principio del "vero-storico" : l'autore si documenta sul periodo storico, inserisce nel racconto personaggi realmente esistiti e inventa tutto il resto per rendere la realt pi interessante. Inoltre Manzoni pone moltissima attenzione sulla psicologia dei personaggi: ognuno di e si ha infatti ha degli aspetti che lo caratterizza e lo distingue dagli altri. Importante il ruolo della Provvidenza. "Il cinque maggio" l'ode dedicata a Napoleone e il titolo corrisponde alla data della sua morte, avvenuta sull'isola di Sant'Elena. La notizia della morte di Napoleone attraversa l'Europa qualche settimana dopo la sua morte e l'oda verr pubblicata alcuni anni dopo. Nella prima parte del testo Manzoni inserisce una breve introduzione poich la celebrazione dell'uomo inizia realmente al verso 25. L'autore paragona la spoglia immobile dell'uomo alla terra che rimane attonita alla scoperta di tale avvenimento. Manzoni afferma che Napoleone ha in qualche modo preteso di cambiare la storia. Manzoni cita poi gli eventi pi importanti che hanno visto Napoleone protagonista e vincitore che terminano con la definitiva sconfitta di Waterloo. Dopo di che Manzoni si sofferma sull'esperienza fatta sull'isola di Sant'Elena, resa amara e difficile da sopportare dalla grandezza perduta ma confortata e resa grande dalla scoperta della fede e dall'avvicinamento a Dio. Alla fede si inchinato l'uomo pi grande ed importante che sia mai esistito nella storia, dopo cristo. La vita di Napoleone fu una perenne antitesi che si risolse accostandosi a Dio. L'esperienza di Napoleone diventa da negativa positiva perch nel male riesce ad entrare la salvezza di Dio. Napoleone si capisce non nel momento del trionfo, ma nel momento della resa.