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INTERVISTA A LEOPARDI

Buonasera e ben ritrovati. Questoggi tratteremo del Romanticismo italiano, e per farlo nel migliore dei modi abbiamo voluto intervistare uno dei suoi massimi esponenti, o, a detta di altri, precursori : Giacomo Leopardi. Dopo una lunga ricerca per tutta Italia siamo riusciti a incontrarlo e a fargli tutte le domande che avevamo in mente. Ma non perdiamo altro tempo, regia, guardiamo il video! Buonasera Signor Leopardi, grazie per aver accolto il nostro invito e per averci concesso il suo tempo. Buonasera a lei, si figuri, mi fa sempre piacere rispondere alle vostre curiosit. Iniziamo subito dalle sue origini. Come descriverebbe la sua adolescenza? La definirei chiusa e triste. Come ben sa nacqui a Recanati, un piccolo paesino delle Marche, e qui trascorsi tutta la mia adolescenza. Ovviamente non cera molto da fare l, ma mi sarebbe piaciuto trascorrere del tempo fuori dalle mura di casa. Mio padre era molto severo e pensi che non mi permise di uscire fino a quando ebbi compiuto 20 anni. Inoltre mia madre non era una persona molto affettuosa, non mi ha mai dedicato molte attenzioni. E quindi cosa potevo fare? Mi dedicai allo studio. Ha detto che non usciva mai di casa.. Come e dove ha studiato? Mio padre era un uomo molto ricco e sa in cosa spese gran parte della nostra fortuna di famiglia? In libri. La sua biblioteca era una miniatura di quella di Babilonia tanti erano i testi che possedeva. Quindi sin da bambino, intorno ai dieci anni, invece che giocare passavo le giornate immerso nella lettura e nello studio, sia da solo che con i miei fratelli Carlo e Paolina. Inutile dirle che una conseguenza di quegli anni di studio matto e disperatissimo fu un graduale peggioramento delle mie condizioni di salute: a star chinato sui libri mi venne la scoliosi e perdetti la vista.. Si pente quindi di aver trascorso cos la prima fase della sua vita? No, assolutamente. Sa quanto imparai in quegli anni? Neanche un precettore mi avrebbe insegnato cos tanto: lessi e studiai libri di ogni argomento, dalle lettere alla scienza alla filosofia, altro che gli studi che fate al giorno doggi! Per non parlare di tutte le lingue che conoscevo, avrei potuto girare leuropa e sapere sempre come rivolgermi agli stranieri.. Ah, se mio padre non mi avesse scoperto quella volta.. A cosa si riferisce? Nel 19, dellottocento ovviamente, non ne potevo pi di quella vita di clausura peggio che in un monastero. La vista era peggiorata e quindi non potevo neanche consolarmi con lo studio. La noia era la mia sola ed unica compagna.. sa che divertimento! Allora decisi di scappare, ma mio padre mi scopr.. Da allora conobbi unaltra compagna, che mi rest fedele per tutta la vita: linfelicit. Ecco, ha toccato un argomento di cui ero pronta a farle una domanda: come ha scritto lei stesso, la sua infelicit non era dovuta alla sua, sebbene triste, adolescenza o al suo aspetto fisico; ma era dovuta a qualcosa che si portava dietro sin dalla nascita, come se fosse una condizione della vita, giusto? Esattamente. S certo, non ero tra i ragazzi pi fortunati, ma sicuramente anche se avessi vissuto in una maniera diversa, non sarei stato comunque felice. Con gli anni elaborai una mia personale teoria, che i vostri libri mi pare chiamino del pessimismo cosmico: da giovane credevo che io, e con me tutti gli uomini del mio tempo, vivessi una condizione di infelicit perch il progresso ci aveva allontanati da quel rapporto ingenuo che avevano gli antichi con la Natura, e la ragione ci impediva di usare limmaginazione. Ma crescendo ho capito che linfelicit proprio una condizione connaturata nella vita delluomo. Quindi lei da la colpa alla Natura. Assolutamente s. La nostra Matrigna pensa solo alla sua conservazione. Linfelicit e il male sono un dato di natura, parte dellesistenza umana e di qualunque essere vivente. Ci ha messi al mondo con il desiderio di una felicit infinita ma non ci ha dato nessun mezzo per raggiungerla. In nessun luogo del mondo si pu essere felici senza subire o far subire patimenti. Pensi a un giardino: un immagine di serenit e pace a prima vista. Invece dominata dal male: il vento spezza i rami e danneggia i fiori e le piante, luomo che passeggia schiaccia e spezza lerba, la fanciulla raccoglie e spezza fiori e il giardiniere taglia le piante. Quindi secondo lei non esiste nessuna forma di piacere per luomo? Natura fortunatamente ci concede dei momenti di estremo benessere, ma non sono assolutamente sufficienti a consolarci del dolore che siamo costretti a subire. Conosce la mia teoria del piacere? Ecco secondo tale teoria, come ho gi detto, ogni essere vivente vive per IL desiderio del piacere, indefinito e illimitato, che non pu quindi essere

soddisfatto dagli oggetti del desiderio, finiti e limitati per natura. Quindi ogni volta che luomo ottiene un piacere, sente un vuoto nellanima, poich lanima desidera in modo indefinito e illimitato. In conclusione, non esiste piacere che non sia anche dispiacere. Non abbiamo ancora parlato di un argomento importantissimo: la poesia. Per me la poesia rappresenta lunico modo di tendere allimmortalit, e quindi la mia unica consolazione per la mia vita infelice. Ho dimenticato di dire che mi dedicai alla poesia tra il 1815 e il 1816, quando avvenne in me un forte cambiamento frutto di una profonda crisi spirituale che mi port ad abbandonare l'erudizione per dedicarmi alla poesia. Mi rivolsi quindi ai classici, non pi come ad arido materiale adatto a considerazioni filologiche ma come a modelli di poesia da studiare. E da cosa causata lispirazione? Sicuramente dallimmaginazione e dalla rimembranza. Limmaginazione in grado di far superare i confini della realt e lo smarrimento che viviamo nella ricerca dellinfinito. Lo spazio vuoto tra realt e desiderio, citato nella teoria del piacere, pu essere colmato grazie allimmaginazione, che conferisce realt anche a ci che non esiste. E questa una di quelle poche fonti di gioia. Attraverso la rimembranza invece, possibile salvare loggetto ricordato dallabisso del passato, quindi anchesso un atto piacevole, anche se i ricordi che tornano alla mente sono dolorosi. Avete assolutamente ragione. Quella era lultima domanda, la ringrazio di nuovo e la saluto.