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COS LA GEOGRAFIA ECONOMICA?

Viviamo in un mondo fortemente integrato, variegato e complesso; un mondo denso di squilibri, problemi, tensioni, contraddizioni, ma anche un mondo percorso da incessanti cambiamenti, talvolta repentini e profondi. Quale contributo pu offrirci la geografia economica affinch riusciamo in qualche modo a orientarci all'interno di una realt tanto composita, fluida e incerta? Innanzitutto un contributo come ambito disciplinare, per la sua area di competenza sul piano dei contenuti, delle conoscenze. Per definizione la geografia economica studia i fenomeni economici, in particolare le attivit economiche (produzione, circolazione, distribuzione e consumo dei beni economici), non in linea teorica, ma nella loro effettiva distribuzione nello spazio geografico secondo le sue varie scale: locale, statale, continentale, globalemondiale... Ci conferisce alla disciplina una marcata concretezza e una spiccata adesione ai processi in atto, non senza termini di riferimento di carattere pi generale. L'impianto metodologico Ma l'apporto pi fecondo della geografia economica alla comprensione del "presente storico" discende senz'altro dal suo impianto metodologico istituzionale. In quanto scienza ancorata allo studio del territorio nel suo insieme, la geografia economica non si occupa , n si pu occupare, esclusivamente di fatti economici, ma deve costantemente prendere in considerazione anche i fatti fisici, politici, sociali, storici e culturali che ai quei fatti economici di quel dato territorio sono indissolubilmente legati. In altri termini, la geografia economica la scienza delle relazioni spaziali, tanto di quelle che intercorrono tra i soggetti economici (individui, famiglie, comunit, imprese, societ, ed enti di diversa natura e a vario titolo operanti in campo economico), quanto di quelle che collegano tali soggetti economici con l'ambiente in cui essi operano e viceversa. Le relazioni geografico-spaziali del primo tipo, quelle tra soggetti economici, sono dette orizzontali e riguardano fondamentalmente i flussi che interessano tali soggetti (scambi, movimenti di persone, informazioni, tecnologie, capitali) e le reti di localizzazione di insediamenti e impianti che ne derivano. Le relazioni del secondo tipo, dette verticali, o anche ecologiche, identificano le interazioni che i soggetti economici hanno non solo col contesto naturale dei diversi luoghi (clima, risorse, altitudine, posizione), ma soprattutto col territorio propriamente detto, vale a dire con lo spazio umano organizzato nei suoi diversi aspetti giuridici, antropologici, storici ecc. La combinazione e l'intreccio di questa doppia griglia interpretativa di relazioni verticali e orizzontali possono fornirci non solo un quadro di riferimento utile a definire le diverse gerarchie e strutture territoriali che connotano il mondo d'oggi, ma possono anche consentirci di focalizzare fasci di relazioni , funzionali o critiche, tanto su scala locale quanto su scala globale, che indichino le linee di tendenza di fondo dell'economia e della societ contemporanea. Sotto quest'ultimo aspetto, le delimitazioni convenzionali tra il "territorio" della geografia economia e "i territori" delle discipline affini, come la geografia umana, quella politica, o sociale, si fanno sfumate, impercettibili. I rapporti con le altre discipline geografiche Quale specificazione della geografia umana, o antropica, la geografia economica ne condivide l'ampio spettro d'interessi, dallo studio delle dinamiche demografiche, a quello delle differenze culturali, di tipi di civilt, di lingua, di tradizione, a quello delle forme d'insediamento, di rapporti con l'ambiente, tra diverse formazioni sociali e cos via.Analogamente, come possibile separare in modo netto le dinamiche geoeconomiche da quelle geopolitiche, oggetto della geografia politica, che si occupa appunto delle entit politiche, delle loro divisioni esterne e interne, delle loro relazioni e delle loro forme di sviluppo? O ancora, come si possono separare nettamente la geografia economica e la geografia politica dalla geografia sociale, orientata a considerare le forme di organizzazione che si danno i diversi gruppi umani in relazione tra loro e con il territorio, o a studiare i differenti generi e stili di vita, in base alle tradizioni, alle "culture" ecc.? E lageografia urbana , o la geografia rurale, o la geografia sanitaria, come si collocano rispetto alla geografia economica e alle altre geografie antropiche?Al limite anche lo steccato ben pi solido che separa queste "geografie" e la geografia fisica rivela molti punti di cedimento ove si consideri la ricaduta sugli ecosistemi naturali delle attivit umane, comunque esse siano catalogate (economiche, politiche, sociali), e si prendano in esame i diversi correttivi in materia delle politiche ambientali proposte dalla geografia ecologica . Un approccio interdisciplinare La questione delle barriere scientifiche vecchia e si pu estendere facilmente ad ambiti pi vasti, a partire da quello delle discipline storico-atropologico-sociali, ragione per cui altrove, in Europa, lo studio della geografiatout-court associato a storia e senza particolari distinzioni interne alla materia.Questa condizione di soglia disciplinare che porta con s lo statuto multiforme di geografia economica, mentre propone il

problema di individuare un' unit di analisi parziale adeguata a interpretare il nostro presente storico, implica anche l'esigenza di serbare un atteggiamento flessibile e aperto nei confronti delle partizioni interne della disciplina stessa.Una prima bipartizione, che tradizionalmente percorre tutte le geografie, quella che distingue le trattazioni a carattere regionale, da quelle a carattere generale. La geografia regionale si concentra su porzioni di territorio (la Basilicata o le Murge, per esempio, ma anche l'Italia, il Nordamerica, il subcontinente indiano), soffermandosi su ci che caratterizza dal punto di vista fisico, amministrativo, socioeconomico ecc. la regione presa in esame rispetto alle altre. La geografia generale prende invece in considerazione gli stessi aspetti nella loro distribuzione spaziale sulla scala dell'intero pianeta. Schematizzando, la geografia regionale, tende, o quantomeno dovrebbe tendere, a mettere in rilievo le diversit tra le varie parti del pianeta ; la geografia generale insiste, o dovrebbe farlo, invece sulle caratteristiche comuni tra le diverse regioni del pianeta. In realt le cose sono molto pi complesse di cos, e, sovente, una visione generale possibile solo a condizione di mettere in evidenza le particolarit regionali, o, meglio, come nel nostro caso, utile partire dalla globalit delle dinamiche, per interpretare le specificitlocali. Una seconda bipartizione, propria di geografica economica, tende a separare i problemi emergenti(sottosviluppo, esplosione demografica, questione ambientale, urbanesimo) dall'andamento dei settori economici (primario, secondario, terziario). Pur non abbandonando del tutto questa impostazione, parso opportuno procedere per aree e nodi problematici (il sistema globale, le risorse, il territorio, le comunicazioni), ricomprendendo dentro questi i temi in questione.

IL SISTEMA MONDO E LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI "Nel breve intervallo di una vita umana la tecnica moderna ha bruscamente collegato in un'unit l'intero mondo abitato attraverso l'annullamento della distanza. Tutti i popoli, le culture, le comunit di fede sul globo terracqueo sono oggi, per la prima volta nella storia, in diretto contatto fisico tra loro. Tuttavia noi restiamo sul piano spirituale quasi altrettanto lontani quanto eravamo in passato. Ci significa che stiamo entrando in una fra le epoche pi pericolose in cui la specie umana abbia mai dovuto vivere. Noi dobbiamo gi coesistere in stretto contatto con altri popoli prima ancora di avere imparato a conoscerci reciprocamente". Il grande storico inglese Arnold Toynbee scriveva queste parole quasi mezzo secolo fa, ma il loro contenuto straordinariamente attuale come se da allora nulla fosse cambiato. Eppure cinquant'anni fa il mondo si trovava in piena guerra fredda, attanagliato dai due blocchi politicomilitari ed economici contrapposti, sovietico e americano, che se ne contendevano il dominio, e nessuno era in grado di prevedere l'ancor pi brusca accelerazione che sarebbe stata impressa alla contrazione dello spazio mondiale dall'introduzione dei jet, dei voli spaziali, delle comunicazioni via satellite, o dal prepotente sviluppo del mass media e dall'avvento della telematica e della telefonia cellulare. Oggi termini come globalizzazione, mondializzazione o espressioni come "mondo villaggio", "mercato globale" fanno parte del linguaggio comune. Molto dunque cambiato dai tempi di Toynbee, ma al tempo stesso nulla sembra sia cambiato da allora al fondo delle cose. Per districarci da questo apparente paradosso e dalla massa di dati e di fatti che gli stanno intorno, dobbiamo stabilire alcuni punti fissi di riferimento e seguire un filo conduttore. Un buon punto di partenza quello di individuare quali sono i principali attori che operano oggi sulla scena internazionale e vedere se e in quale modo i loro rapporti e i loro ruoli sono cambiati nel corso del tempo e soprattutto in questo scorcio di millennio. Due tendenze di segno opposto dominano le relazioni internazionali di questo cambio di secolo. Una, lo abbiamo visto, la spinta, proveniente dalla sfera economica e veicolata dall'innovazione tecnologica, verso la trasformazione dello spazio mondiale in un unico immenso apparato produttivo e commerciale. la tendenza nota come globalizzazione. L'altra si manifesta nella resistenza, spesso accanita, che diversi settori della societ civile "globalizzata" oppongono all'uniformazione e all'appiattimento delle differenti specificit culturali, in difesa delle proprie identit particolari. la cosiddetta tendenza al localismo, che pu divenire un fattore di ricchezza

collettiva, ma talvolta anche degenerare nelle forme aggressive dell'etnocentrismo, del fondamentalismo, dell'ultranazionalismo, della xenofobia e del razzismo. L'azione combinata di queste due spinte contrapposte mette a dura prova la stabilit e la coesione interna dei singoli Stati e del sistema degli Stati nel suo complesso, imponendo la ricerca di nuovi orizzonti e di nuove dimensioni e modalit della comprensione geografica e dell'agire politico. In poco meno di cinquant'anni l'assetto geopolitico del mondo ha cambiato radicalmente faccia due volte: la prima, quando l'Europa postbellica e postcoloniale ha perso il ruolo di centro di gravit del pianeta a vantaggio delle due superpotenze, sovietica e americana; la seconda, quando il vuoto d'egemonia creato dalla fine dell'URSS ha assegnato agli Stati Uniti la funzione di unica potenza mondiale globale. La successione relativamente rapida, se rapportata ai tempi della storia, di questi due cambiamenti ha comportato, insieme con la messa in crisi di quadri mentali che credevamo consolidati, la consapevolezza di trovarci nel cuore di un passaggio epocale di cui tuttavia difficile cogliere sia l'orientamento, sia il senso. Il planisfero che cambia Le carte geografiche , si sa, non sono semplici rappresentazioni della superficie terrestre costruite per orientarci nello spazio, ma contengono sempre in qualche modo il punto di vista di chi le ha prodotte e di coloro a cui sono destinate. Ci subito evidente nel caso dei planisferi: va de s che una carta cinese del mondo porr al centro la Cina e l'Oceano Pacifico e ai suoi bordi esterni l'Europa e l'Africa, da un lato, e le Americhe, dall'altro, mentre una carta statunitense sar centrata sul Nordamerica e avr ai bordi corrispondenti il Pacifico, con l'Asia orientale, e, rispettivamente, l'Europa, l'Africa e l'Asia occidentale.Ma che cosa succede se dobbiamo costruire un planisfero valido per tutto il pianeta, ossia, per cos dire, universale?Per oltre quattro secoli ci siamo a serviti a questo scopo, e ci serviamo ancor oggi abitualmente, di planisferi basati su varianti della proiezione elaborata 1569 dal cartografo fiammingo Mercatore e, ovviamente, centrata sull'Europa. La cosa ci pare scontata, ma non cos.Quanto poco quest'immagine del mondo corrisponda alle realt delle cose cos come la percepiamo oggi lo possiamo intuire raffrontando il modello di Mercatore col planisfero proposto nel 1972 dal cartografo tedesco Arno Peters (fig. 1.4.1) e adottato dalle ONG dell'ONU che operano nel campo della cooperazione internazionale. La proiezione di Mercatore, congegnata per i naviganti europei, d conto delle distanze che separano un punto dall'altro della carta, ma enfatizza l'emisfero settentrionale del pianeta a scapito di quello meridionale. La proiezione di Peters, impostata negli anni della decolonizzazione, rispetta la misura delle aree dei continenti e riequilibra le proporzioni tra i due emisferi, ridimensionando il "peso" dell'Europa. Tra le due dunque la pi fedele? Ancora una volta questione di punti di vista. Stando al geografo francese Christian Grataloup(1995), viviamo in un mondo a tre dimensioni: quella della simultaneit "senza distanza" creata da Internet; quella delle reti di trasporto, dove costi e tempi prevalgono sulle distanze ("effetto tunnel"), infine quelle delle "distanze euclidee" sulla superficie della Terra. Com' possibile rappresentare insieme queste tre variabili? Se cambia la guerra Dei cento e pi conflitti armati , guerre civili a parte, che hanno insanguinato questo tormentato secondo dopoguerra, poco meno di un terzo sono avvenuti negli ultimi dieci anni. La cifra inquietante, tanto pi se si considera che una decina di tali conflitti ha avuto per teatro l'Europa balcanica (ex Iugoslavia ) e orientale (Stati e regioni caucasiche dell'ex URSS), riportando venti di guerra in un'area centrale del pianeta che da mezzo secolo ne sembrava esente. Un'altra zona nevralgica il Medio Oriente, alla ribalta delle maggiori tensioni internazionali da oltre cinquant'anni a causa del suo ingente patrimonio petrolifero e del cronicizzarsi della questione nazionale palestinese.Focolai di crisi sono presenti pure in periferia, in Asia meridionale e sudorientale (Sri Lanka, India, Pakistan, Indonesia, Filippine), in Africa (ex Sahara spagnolo, Sierra Leone, Angola, Sudan, Ruanda, Eritrea-Etiopia, Zimbabwe), e in America Latina (Messico, Colombia, Per). Sui principali scacchieri asiatici grava poi l'ipoteca delle potenze nucleari "di fatto" (Israele, India, Pakistan), i cui arsenali atomici sfuggono al controllo della comunit internazionale. Nel panorama strategico dell'ultimo decennio esistono per anche sviluppi positivi o quantomeno "aperti". Importanti progressi sono stati compiuti nel campo della limitazione degli armamenti nucleari con la proroga a tempo indefinito del Trattato di non proliferazione (1995, dal quale si sono autoesclusi solo Cuba, India e Pakistan), l'apertura alla firma del Trattato per la proibizione totale degli esperimenti nucleari (1996), e la denuclearizzazione di oltre met del pianeta (dall'Antartide, 1959, all'America Latina, 1967, al Pacifico del Sud, 1985, all'Asia sudorientale, 1995, all'Africa, 1996). In ottemperanza a tali accordi il Sudafrica ha smantellato le proprie testate atomiche, la Bielorussia, il Kazakistan e l'Ucraina hanno consegnato alla Russia le armi nucleari presenti sul loro territorio, mentre il Brasile e l'Argentina si sono impegnati a non

costruirne.Progressi sono avvenuti anche nel campo delle convenzioni relative alla limitazione delle armi convenzionali e laser(1995), alla proibizione delle armi chimiche (1993) e delle mine antiuomo (1997). Secondo i due maggiori centri indipendenti di studi strategici, l'International Institute for Strategic Studies , di Londra (sito Internet: www.iiss.org) e lo Stockholm International Peace Research Institute(sito Internet: www.sipri.se), tra il 1990 e il 1999 si avuta una riduzione della spesa militare mondiale in termini reali di quasi un terzo, imputabile per lopi ai tagli negli armamenti operati da Stati Uniti e Russia nella prima met del decennio. Dal biennio 1998-99, tuttavia, vi sarebbe una ripresa degli investimenti nel settore, confermata dai dati relativi al commercio internazionale di armi, con ai primi posti tra i paesi esportatori gli Stati Uniti (che da soli coprono quasi il 50% del mercato), il Regno Unito (19%), la Francia (12%), quindi la Germania e l'Italia. Un'ultima considerazione. Nella stragrande maggioranza dei conflitti di fine secolo, dalla guerra del Golfo del 1991, a quella del Kosovo del 1999, fino a quella tra Eritrea ed Etiopia del 2000, si sono moltiplicati gliinterventi dell'ONU, coadiuvata dalle grandi potenze, a salvaguardia della pace e della sicurezza nelle aree di crisi (missioni di peacekeeping e/o di peacebuilding). Se ci corrisponda a mere "ingerenze a carattere umanitario" o preluda a un nuovo ruolo strategico delle Nazioni Unite fa parte degli scenari "aperti" del periodo. La NATO e l'OSCE La NATO (acronimo di North Atlantic Treaty Organization, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, quest'ultimo meglio noto come Patto Atlantico) l'unica alleanza militare sorta nell'immediato secondo dopoguerra a essere sopravissuta al terremoto geopolitico dei primi anni Novanta. Quando fu costituita, nel 1949, la NATO comprendeva 12 paesi delle due sponde dell'Atlantico settentrionale (Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, USA) accomunati dall'impegno alla difesa reciproca contro l'URSS e l'avanzata del comunismo. Negli anni seguenti l'organizzazione si estese ad altri quattro Stati (Grecia, Turchia, Germania Occidentale, Spagna), mentre nel 1955 i paesi socialisti si coalizzarono nel Patto di Varsavia (Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Orientale, Polonia, Romania, Ungheria, URSS). Riunificata la Germania (1990), sciolto il Patto di Varsavia e cessata l'URSS (1991), la NATO ha rivisto i propri obiettivi proponendosi come struttura garante della democrazia e della stabilit in Europa e dal 1994, tramite gli accordi di Partnership per la pace , ha aperto l'organizzazione ai paesi dell'Europa centrorientale e balcanica e dell'ex URSS, Russia compresa, ammessi a far parte del Consiglio d'associazione euroatlantico, istituito nel 1997. In tale quadro hanno aderito all'iniziativa della NATO, la cui segreteria ha sede a Bruxelles (sito Internet: www.nato.int), anche paesi tradizionalmente neutrali come la Svezia e la Svizzera.L'azione della NATO ha come complemento quella dell' OSCE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), che dal 1994 sostituisce la preesistente Conferenza per la cooperazione e la sicurezza in Europa (CSCE) avviata nel 1974 dalla Conferenza di Helsinki per la tutela dei diritti umani tanto nei paesi occidentali, quanto in quelli socialisti. L'organizzazione, con sede a Vienna (sito Internet: www.osce.org), comprende 55 paesi e raggruppa, oltre agli Stati membri e associati della NATO, Cipro, Citt del Vaticano, Finlandia, Iugoslavia e San Marino. Un primo tentativo di disporre di una sede istituzionale dove comporre pacificamente le controversie tra Stati si ebbe nel primo dopoguerra con la creazione, nel 1920 a Ginevra, della Societ delle Nazioni, la cui esistenza, tuttavia, non imped la conflagrazione, nel 1939, del secondo conflitto mondiale. Nel pieno delle ostilit prese quindi corpo l'idea, suggerita dal presidente americano Franklin D. Roosevelt, che l'assetto mondiale postbellico si sarebbe dovuto reggere su di un ordine internazionale globale "stabile, giusto e pacifico", e che questo sarebbe dovuto esser garantito dall'alleanza permanente delle grandi potenze che avevano formato la coalizione antinazifascista: Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia e Cina. A tale disegno, compendiato nella formula " One World ", "un mondo unico", si deve la nascita dell'ONU (sito Internet: www.un.org), il cui ruolo di garante della cooperazione e della stabilit internazionali sembra possa cominciare a dispiegarsi solo ora a mezzo secolo di distanza, dopo la lunga parentesi della guerra fredda. Gli organi principali dell'ONU La Carta di San Francisco , istitutiva dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e approvata il 24.V.1945, ha affidato all'ONU obiettivi molto ampi, prevedendo 6 organi principali: l'Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Economico e Sociale, il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria, la Corte Internazionale di Giustizia e il Segretariato. Assemblea Generale: il pi importante organo deliberante; ogni Stato membro dispone nell'Assemblea di un voto. L'Assemblea si riunisce periodicamente in sessioni. Il suo funzionamento si basa sulle sedute

plenarie, su commissioni e comitati. Consiglio di Sicurezza: ha come funzione principale quella di mantenere la pace e la sicurezza nel mondo. Dal 1965 composto da 15 membri, cinque dei quali permanenti: Cina, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e URSS (ora Russia). Tali paesi possono esercitare il diritto di veto sulle decisioni del Consiglio. Gli altri dieci membri sono eletti dall'Assemblea generale per un periodo di due anni. Il Consiglio di sicurezza l'unico organo dell'ONU autorizzato a prendere decisioni. Secondo la Carta delle Nazioni Unite, tutti gli Stati membri sono costretti ad accettare e applicare le decisioni del Consiglio. Consiglio Economico e Sociale: posto sotto l'autorit dell'Assemblea Generale, coordina le attivit economiche e sociali dell'ONU e delle istituzioni specializzate. Dal 1971 composto da 54 membri, 18 dei quali vengono eletti ogni anno per un periodo di tre anni. Le decisioni vengono prese a maggioranza semplice. Il Consiglio, che si riunisce due volte l'anno, a Ginevra e a New York, composto da numerosi organismi sussidiari quali i comitati permanenti, le commissioni economiche regionali e le commissioni tecniche. Consiglio di Amministrazione Fiduciaria: con compiti di supervisione dell'amministrazione dei territori in amministrazione fiduciaria, ha sospeso le proprie attivit nel 1994 dopo l'indipendenza di Palau, l'ultimo territorio che rientrava nella sua sfera di competenza. Corte Internazionale di Giustizia: con sede all'Aia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite e comprende tutti gli Stati membri dell'ONU. L'Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza possono chiedere pareri alla Corte, a titolo consultivo, sulle questioni giuridiche. La Corte dirime anche il contenzioso giuridico tra Stati che ne fanno richiesta. composta da 15 magistrati, eletti per nove anni dall'Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza. Segretariato: svolge le funzioni amministrative dell'ONU, sotto la direzione di un segretario generale nominato dall'Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza per un periodo di cinque anni. Egli pu sottoporre all'attenzione del Consiglio di Sicurezza ogni questione che pu mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali. Il segretario generale nomina il personale amministrativo delle Nazioni Unite e, ogni anno, presenta un rapporto sull'attivit dell'organizzazione. Altri organismi Sono una ventina tra programmi, fondi, istituti di ricerca che rispondono a finalit specifiche e fanno capo all'Assemblea generale e al Consiglio Economico e Sociale dell'ONU. Qui di seguito si segnalano gli organismi pi importanti. ACNUR - Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United Nations High Committee for Refugees, UNHCR, sito Internet: www.unhcr.ch). Fondato nel 1951, con sede a Ginevra, garantisce protezione giuridica e aiuti materiali ai profughi su basi strettamente umanitarie. L'ACNUR conta 60 uffici in tutto il mondo, che si occupano di circa 20 milioni di profughi espatriati e di circa 25 milioni di profughi all'interno del proprio paese. INSTRAW - Istituto Internazionale di Ricerca e Formazione per l'Avanzamento delle Donne(International Research and Training Institute for the Advancement of Women, sito Internet: www.un-instraw-gains.org). Creato nel 1976, ha sede a Santo Domingo. UNCTAD - Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (United Nations Conference on Trade and Development, sito Internet: www.unctad.org). Fondata nel 1964, con sede a Ginevra, ha lo scopo di negoziare le relazioni tra i PVS e quelli industrializzati e di promuovere il dibattito Nord-Sud. Suo organo permanente il Consiglio del commercio e dello sviluppo. UNDCP - Programma delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga (United Nations Drug Control Programme, sito Internet: www.undcp.org). Fondato nel 1998, segue gli sviluppi nel campo del traffico di droga e della prevenzione dei fenomeni di criminalit internazionali. UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (United Nations Development Program, sito Internet: www.undp.org). Fondato nel 1965, con sede a New York, il principale organismo di assistenza tecnica dell'ONU ai PVS. Pubblica annualmente un Rapporto sullo sviluppo umano (Human Development Report), basato sull'ISU. UNEP - Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (United Nations Environment Program, sito Internet: www.unep.org). Fondato nel 1972, con sede a Nairobi, ha il compito di sorvegliare i cambiamenti rilevanti a livello di ambiente e di incoraggiare e coordinare pratiche positive in materia. UNICEF - Fondo delle Nazioni Unite di Aiuti d'Emergenza per l'Infanzia (United Nations International Children's Emergency Fund, sito Internet: www.unicef.org). Fondato nel 1946, con sede a New York, aiuta i governi a mettere a punto "servizi di base" in campo sanitario, alimentare, igienico, educativo ecc. L'UNICEF, che dipende completamente da contributi volontari, pu anche intervenire rapidamente in caso di

disastri naturali, guerre civili o epidemie. UNU - Universit delle Nazioni Unite (United Nations University, sito Internet: www.unu.edu). Istituita col patrocinio dell'ONU e dell'UNESCO, ha iniziato l'attivit nel 1975 a Tokyo. L'UNU non sede di formazione, ma una comunit di ricerca mirante a individuare soluzioni ai problemi mondiali della sopravvivenza, dello sviluppo e del benessere dell'umanit. Agenzie specializzate e collegate Sono anch'esse una ventina con diversi livelli di autonomia. Qui di seguito si segnalano le pi importanti. AIEA - Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (International Atomic Energy Agency, IAEA, sito Internet: www.iaea.org). Creata nel 1957, con sede a Vienna, ha il compito di promuovere la cooperazione scientifica e tecnica ai fini dell'utilizzazione pacifica dell'energia nucleare. Vi aderiscono 130 Stati. Banca Mondiale - Fondata nel 1945 come Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) all'epoca della conferenza di Bretton Woods del 1944, che istitu anche il FMI, oggi un insieme di organismi finanziari (World Bank Group, sito Internet: www.worldbank.org) con sede a Washington. FAO - Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Food and Agriculture Organization, sito Internet: www.fao.org). Creata nel 1945, con sede a Roma, ha il compito di incrementare i livelli nutrizionali e le condizioni di vita, di migliorare il rendimento e l'efficienza della distribuzione dei prodotti agricoli, di migliorare le condizioni delle popolazioni rurali e di contribuire all'eliminazione della fame nel mondo. FMI - Fondo Monetario Internazionale (International Monetary Fund, IMF, sito Internet: www.imf.org). Creato nel 1945 insieme con la Banca mondiale, con sede a Washington, consiglia i governi in campo finanziario. Il Fondo pu anche vendere divise e oro ai propri membri al fine di agevolarne il commercio internazionale. Il FMI ha anche creato un'unit di conto internazionale, i diritti speciali di prelievo (DSP), che gli Stati membri possono usare per i pagamenti internazionali. ILO - Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization, ILO, sito Internet: www.ilo.org). Fondata nel 1919 dal trattato di Versailles, con sede a Ginevra, nel 1946 diventata la prima agenzia specializzata delle Nazioni Unite. L'organizzazione comprende i rappresentanti dei governi, dei datori di lavoro e dei lavoratori, allo scopo di raccomandare norme internazionali di base e di redigere convenzioni internazionali riguardanti il campo del lavoro. OMS - Organizzazione Mondiale della Sanit (World Health Organization, WHO, sito Internet: www.who.ch). Costituita nell'aprile 1948, con sede a Ginevra, ha come scopo quello di portare tutti i popoli al livello sanitario pi elevato possibile. L'OMS comprende un'Assemblea mondiale della sanit che si riunisce annualmente e un Consiglio esecutivo eletto dall'Assemblea. OMT-WTO - Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization, sito Internet: www.world-tourism.org). Con sede a Madrid, gode di uno statuto speciale all'interno dell'ONU dal 1977. Si occupa di questioni relative allo sviluppo mondiale del turismo. UNESCO - Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (United Nations Educational, Scientific, and Cultural Organization, UNESCO, sito Internet: www.unesco.org). Fondata nel 1946, con sede a Parigi mira a diffondere l'istruzione, a stabilire le basi scientifiche e tecniche necessarie allo sviluppo, a incoraggiare e conservare i valori culturali nazionali, a sviluppare le comunicazioni in uno scambio equilibrato e a promuovere le scienze sociali. WTO-OMC - Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization WTO, sito Internet: www.wto.org). Con sede a Ginevra, l'organismo che ha sostituito dal 1995 il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade, Accordo generale sulle tariffe e il commercio), il trattato multilaterale entrato in vigore nel 1948 e inteso a fissare le regole per gli scambi commerciali internazionali.

Sono qui comprese associazioni e ragruppamenti di Stati a carattere politico culturale o tecnico economico che istituzionalmente tendono a operare su scala mondiale. Consideriamo separatamente le due categorie.

Associazioni politico culturali Rispondono a istanze storico politiche e/o di comunit linguistica. Commonwealth - Con la scomparsa dell'impero britannico, nel 1949, il Commonwealth si proposto come una nuova entit politica e culturale, in grado di radunare intorno alla Gran Bretagna gli Stati che un tempo appartenevano alla corona. Con sede a Londra (sito Internet: www.thecommonwealth.org), tale organismo attualmente raggruppa 54 paesi distribuiti in cinque continenti, 16 dei quali riconoscono la regina Elisabetta II come capo di Stato. CPLP - Comunit dei Paesi di Lingua Portoghese (Comunidade dos Pases de Lngua Portuguesa, sito Internet: www.cplp.org). Creata nel 1996, con sede a Lisbona, costituita da sette Stati (Portogallo, Angola,

Guinea-Bissau, Capo Verde, Mozambico, So Tom e Prncipe e Brasile). OEI - Organizzazione degli Stati Iberoamericani (Organizacin de Estados Iberoamericanos para la Educacin, la Ciencia y la Cultura, sito Internet: www.oei.es). Costituito nel 1948 a Madrid come istituzione culturale, dal 1991 lo strumento operativo del vertice dei capi di Stato e di governo dei 20 paesi di lingua iberica dell'America centromeridionale, della Guinea Equatoriale e di Spagna e Portogallo, occupandosi anche di temi di cooperazione politica ed economica. OIF - Organizzazione Internazionale della Francofonia (Organisation Internationale de la Francophonie, sito Internet: www.francophonie.org). Creata nel 1986, con sede a Parigi, riunisce 51 paesi francofoni, gi parte dell'impero coloniale francese, comprese le province canadesi del Qubec e del Nuovo Brunswick, o dove il francese utilizzato come lingua veicolare internazionale (Albania, Bulgaria, Romania), e con i quali la Francia mantiene rapporti di cooperazione culturale, sociale ed economica. Associazioni tecnico economiche Rientrano in questa categoria organizzazioni di diversa origine e natura. D8 - Sigla di Developing-8 (sito Internet: www.developing-8.net), organizzazione di cooperazione economica e commerciale creata nel 1997, con sede a Istanbul, dagli otto maggiori paesi islamici in via di sviluppo: Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Malaysia, Nigeria, Pakistan e Turchia. G15 - Gruppo dei Quindici (o Vertice di cooperazione Sud-Sud, portale Internet: www.sibexlink.com.my/g15). Costituito a Belgrado nel 1989, prende nome dai 15 paesi in via di sviluppo fondatori ed inteso a promuovere il dialogo tra PVS e il G7 dei paesi industrializzati. Nel 2000 conta 17 membri: Algeria, Argentina, Brasile, Cile, Egitto, Giamaica, India, Indonesia, Kenya, Malaysia, Messico, Nigeria, Per, Senegal, Sri Lanka, Venezuela, Zimbabwe. G77 - Gruppo dei 77 (sito Internet: www.g77.org). Costituito nel 1964 dai paesi in via di sviluppo (che allora erano settantasette) alla fine della prima Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (vedi sopra UNCTAD), comprende ora 133 Stati e ha sede presso l'ONU a New York. OCSE - Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Organisation for Economic Cooperation and Development / Organisation de coopration et de dveloppement conomiques, OECD/OCDE, sito Internet: www.oecd.org). Costituita nel 1961 in sostituzione dell'OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica), raggruppa i principali paesi industrializzati che condividono "i principi dell'economia di mercato, la democrazia basata sul pluralismo politico e il rispetto dei diritti umani", assistendoli dal punto di vista tecnico ed economico. Vi aderiscono 29 Stati: Australia, Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Corea del Sud, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria, USA. La ex Iugoslavia vi partecipava con uno statuto speciale; la Russia ha chiesto di entrarvi. L'organizzazione, con sede a Parigi, comprende diversi gruppi di lavoro specializzati, un'Agenzia per l'energia nucleare (AEN), un'Agenzia internazionale dell'energia (AIE) e un Comitato per gli aiuti allo sviluppo (CAS). Le organizzazioni internazionali su aree geografiche pi o meno vaste si sono moltiplicate di pari passo col frazionamento politico degli ultimi decenni. Anche solo considerando le pi importanti, se ne dovrebbero elencare almeno una cinquantina. Per ragioni di spazio, ma soprattutto per evitare di disperderci, ci limiteremo qui a ricapitolare le realt di maggior peso in campo economico o politico strategico globale in quattro macroregioni: Europa, Africa-Medio Oriente, Americhe, Asia-Indiano-Pacifico. Europa Dal punto di vista geopolitico la macroregione europea comprende, oltre all'Europa propriamente detta, gli Stati dell'area caucasica e dell'Asia centrale gi facenti parte dell'URSS e rientranti, come s' visto all'inizio del capitolo, negli accordi della NATO e dell'OSCE. Le principali organizzazioni europee sono qui elencate in ordine alfabetico. BSECP - Patto di Cooperazione Economica del Mar Nero (Black Sea Economic Cooperation Pact). Lanciato informalmente nel 1992 su iniziativa della Turchia, stato ufficializzato nel 1999 a Istanbul. Comprende: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Georgia, Grecia, Moldavia, Romania, Russia, Turchia e Ucraina. Osservatori: Austria e Italia. Consiglio d'Europa - Fondato nel 1949 da dieci stati, con sede a Strasburgo, (portale Internet: www.coe.int). Vi aderiscono 41 Stati: Albania, Andorra, Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Moldavia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Russia, San Marino, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera,

Turchia, Ucraina, Ungheria. Candidato ufficiale: Bielorussia. Consiglio Nordico - Organismo consultivo costituito nel 1952 tra Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Con sede a Stoccolma (sito Internet: www.norden.org), mira a promuovere la cooperazione economica, sociale e culturale tra i paesi aderenti.Consiglio degli Stati del Mar Baltico - Costituito nel 1992 (Council of the Baltic Sea States, CBSS) ha sede a Nyborg, in Danimarca (sito Internet: www.baltinfo.org). Ne fanno parte: Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia, Russia, Svezia e Unione Europea. CSI - Comunit di Stati indipendenti (Commonwealth of Indipendent States). Sorta alla fine del 1991 dallo smantellamento dell'URSS, ha segretariato a Minsk, in Bielorussia e comprende 13 delle ex repubbliche sovietiche: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Federazione Russa, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. EFTA - Associazione Europea di Libero Scambio (European Free Trade Association, sito Internet: www.efta.int). Fondata nel 1960 per iniziativa della Gran Bretagna, riuniva originariamente i paesi europei che non intendevano aderire al MEC. Attualmente aderiscono all'associazione, con sede a Ginevra, solo quattro paesi: Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Iniziativa Centro-europea - Sorta nel 1992 come forum informale per promuovere la cooperazione economica e politica nella regione (Central European Initiative, CEI, sito Internet: www.ceinet.org), conta 15 membri: Austria, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Italia, Macedonia, Moldavia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ucraina e Ungheria. SEE - Spazio Economico Europeo (European Economic Area). Stabilito nel 1992 ed entrato in vigore nel1994, una zona di libero scambio tra i 15 paesi dell'Unione Europea e tre dei quattro paesi dell'EFTA (Islanda, Liechtenstein e Norvegia); la Svizzera se ne mantiene al di fuori. UE - Unione Europea il nome assunto il 1.XI.1993, in seguito ai trattati di Maastricht, dalla Comunit Europea. L'UE un'associazione politica ed economica di 15 Stati (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia) con organismi rappresentativi e direttivi sovranazionali che operano nell'ambito di un mercato unico. L'UE si regge su tre organi principali, il cosiddetto "triangolo istituzionale": il Consiglio dell'Unione (portale Internet: europa.eu.int), centro decisionale del sistema, diretta emanazione degli Stati membri e che si riunisce a livello ministeriale; il Parlamento europeo , con sede a Strasburgo (sito Internet: www.europarl.eu.int), eletto ogni cinque anni a suffragio universale dai cittadini dell'Unione, avente funzioni in parte legislative, in parte di controllo sulla Commissione; la Commissione europea, con sede a Bruxelles (sito Internet: europa.eu.int/comm), organo operativo e rappresentante dell'Unione in campo internazionale. Tale sistema istituzionale completato dalla Corte di giustizia e dalla Corte dei conti, mentre la struttura complessiva della comunit prevede altri cinque organismi, tra i quali la Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte sul Meno (sito Internet: www.ecb.int), che definisce e attua la politica monetaria dell'Unione. Africa-Medio Oriente L'Africa dispone di un'organizzazione a carattere continentale e di diverse organizzazioni a livello subregionale nell'area subsahariana. A carattere continentale l'OUA (sigla dell'Organizzazione per l'Unit Africana), fondata nel 1963 allo scopo di rafforzare la solidariet politica e la cooperazione economica tra i paesi membri. L'organizzazione, con sede a Addis Abeba, in Etiopia (sito Internet: www.oau-oua.org), comprende i 53 Stati africani indipendenti a eccezione del Marocco, che ne uscito nel 1984 dopo la condanna da parte dell'OUA dell'occupazione del Sahara Occidentale. Dei circa quindici accordi a livello subregionale nell'Africa subsahariana, almeno tre vanno menzionati. COMESA - Mercato Comune dell'Africa Orientale e Meridionale (Common Market for Eastern and Southern Africa, sito Internet: www.comesa.int), ha sostituito nel 1994 la Preferential Trade Area (Zona di scambio preferenziale), creata nel 1981 a Lusaka, in Zambia. la maggiore area d'integrazione economica del subcontinente, collegando 20 paesi, dall'Egitto alla Namibia, dall'Angola alle Comore, con 380 milioni d'abitanti. SADC - Comunit di Sviluppo dell'Africa Meridionale (South Africa Development Community), ha assunto tale denominazione nel 1992, sostituendo la SADCC, che era stata fondata nel 1980 a Lusaka. Ha sede a Gaborone, nel Botswana, e conta 14 membri: Angola, Botswana, Lesotho, Malawi, Maurizio, Mozambico, Namibia, Repubblica Democratica del Congo, Seicelle, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.

UEMOA - Unione Economica e Monetaria dell'Africa Occidentale (Union Economique et Monetaire Ouest-Africaine, sito Internet: 212.52.130.131). Sostituisce dal 1994 la CEAO (Comunit economica dell'Africa occidentale) che era stata fondata nel 1973. Ha sede a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, comprende 9 Stati (Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Repubblica Centroafricana, Senegal, Togo), e ha una propria banca centrale. La cerniera tra Africa e Medio Oriente rappresentata dal mondo arabo, che occupa gran parte dell'Asia occidentale e il Nordafrica ed organizzato nella Lega araba. Fondata nel 1945 al Cairo da Arabia Saudita, Egitto, Iraq, Libano, Siria, Giordania e Yemen, la Lega comprende attualmente 22 membri, tra i quali l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). Sempre in Medio Oriente, vanno ricordati altri due organismi: il GCC, o Consiglio di Cooperazione del Golfo(Gulf Cooperation Council, con sede a Riyad, Arabia Saudita), costituito nel 1981 dai paesi arabi del Golfo Persico in risposta alla rivoluzione iraniana (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar) e l'OCE, l'Organizzazione di Cooperazione Economica (Economic Cooperation Organisation, ECO). Creata nel 1985 da Turchia, Iran e Pakistan, con sede a Teheran, in Iran, stata estesa nel 1992 all'Afghanistan e alle sei repubbliche musulmane dell'ex URSS (Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan). Americhe Il processo d'integrazione delle Americhe, tanto a livello continentale, quanto a livello subcontinentale e regionale, piuttosto avanzato, anche se con alcune eccezioni.A livello del continente esiste dal 1948 l'OSA,Organizzazione degli Stati Americani, che ha sede a Washington (sito Internet: www.oas.org), e comprende i 34 Stati americani indipendenti a eccezione di Cuba, sospesa dal 1962. Nell'ambito dell'OSA, stata avanzata dagli Stati Uniti nel 1994 la proposta di creare una zona di libero scambio continentale (Free Trade Area of the Americas / Area de Libre Comercio de las Amricas, FTAA/ALCA), sempre con l'esclusione di Cuba, da realizzare a partire dal 2005 (sito Internet: www.ftaa-alca.org). L'America settentrionale forma ormai un'area economica in fase di forte integrazione, rappresentata dal NAFTA, o Accordo di Libero Scambio del Nordamerica (North American Free Trade Agreement), sottoscritto da Stati Uniti, Canada e Messico, ed entrato in vigore nel 1994 (sito Internet: www.nafta.org), mentre il Centroamerica presenta assetti organizzativi in rapida evoluzione e ancora instabili.In evoluzione pure il panorama dell' America meridionale, dove s'intrecciano il tentativo, ormai storico, di creare un'area continentale autonoma dell'America Latina, rappresentata dall'ALADI (Asociacin Latinoamericana de Integracin, sito Internet: www.aladi.com), e l'emergere di associazioni internazionali regionali di rilevante peso economico. Tali sono, ilG3, Gruppo dei tre (Grupo de los 3), formato da Colombia, Messico e Venezuela, che hanno approvato un accordo di libero scambio nel 1995, e il Mercosur, il Mercato comune dell'America del Sud, fondato nel 1991 da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay con sede a Montevideo, in Uruguay (sito Internet: www.mercosur.org.uy), integrato da accordi di libero scambio con il Cile e d'associazione economica con la Bolivia. Asia-Indiano-Pacifico Abbraccia due aree distinte, ma anche tra loro collegate e suscettibili di ricoprire un ruolo economicamente rilevante su scala globale nel prossimo futuro.La prima area, corrispondente alle regioni prospicienti l'Oceano Indiano, comprende due grandi organizzazioni. SAARC - Associazione dell'Asia Meridionale per la Cooperazione Regionale (South Asia Association for Regional Cooperation, sito Internet: www.saarc-sec.org). Fondata nel 1985, con sede a Katmandu, in Nepal, raggruppa i 6 Stati del subcontinente indiano: Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan, Sri Lanka. IOR-ARC - Associazione Regionale per la Cooperazione dei Paesi Rivieraschi dell'Oceano Indiano(Indian Ocean Rim - Association for Regional Cooperation). Promossa da Maurizio nel 1995, conta 14 paesi membri di tre continenti: Australia, India, Indonesia, Kenya, Madagascar, Malaysia, Maurizio, Mozambico, Oman, Singapore, Sri Lanka, Rep. Sudafricana, Tanzania e Yemen.La seconda area, corrispondente alle regioni prospicienti l'Oceano Pacifico, il cosiddetto Pacific Rim, o "orlo del Pacifico", considerato in nuovo baricentro economico del mondo, comprende a propria volta, tra le altre, due organizzazioni di particolare importanza. ASEAN - Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Association of Southeast Asian Nations, sito Internet: www.aseansec.org). Fondata nel 1967, con sede a Giacarta, in Indonesia, raggruppa i 9 maggiori Stati del Sudest asiatico (Birmania, Brunei, Laos, Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Vietnam), con Cambogia e Papua Nuova Guinea come osservatori, mentre la Corea del Sud dispone di uno statuto speciale.

APEC - Associazione di Cooperazione Asia-Pacifico(Asia-Pacific Economic Cooperation, sito Internet: www.apecsec.org.sg). Creata nel 1989, con sede a Singapore, l'organizzazione comprende 20 paesi di quattro continenti. Oltre ad alcuni Stati membri dell'ASEAN (Brunei, Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore), ne fanno parte Australia, Canada, Cile, Cina, Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Messico, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Per, Russia, Taiwan, USA, Vietnam.

IL SISTEMA GLOBALE La parola sistema evoca l'idea di un insieme d'elementi (fenomeni, eventi, processi) collegati tra loro in modo tale che, per capire ogni singolo elemento, occorre tener conto delle sue relazioni con gli altri elementi, vale a dire col resto del sistema. In geografia sono messe in primo piano le relazioni spaziali, su scala territoriale locale, regionale, nazionale, sovranazionale. Quando si considera l'insieme delle relazioni spaziali su scala planetaria, allora si parla in termini di sistema mondo, o globale. Dal punto di vista geoconomico il sistema globale di questo inizio di secolo caratterizzato da forti interdipendenze tra i suoi elementi: nessuno dei soggetti, siano Stati o multinazionali o organizzazioni sovrastatuali, pu sopravvivere isolatamente. Ma questo sistema cos integrato al suo interno lacerato da drammatici squilibri tra poli di ricchezza irraggiungibili e non generalizzabili ed estremi di povert e degrado umano che vanno aggravandosi. Interdipendenza e squilibrio non sono caratteristica esclusiva del mondo contemporaneo: ci che nuovo il fatto che non si riferiscono solo alle relazioni tra alcuni elementi, ma investono il sistema mondo nel suo complesso. Si tratta allora di capire come si arrivati a questa situazione, che cosa essa comporti e quali forme tenda ad assumere. La lettura del sistema economico mondiale in chiave, "globale" si deve allo storico e sociologo americano Immanuel Wallerstein e alla sua teoria dell'economia-mondo, il cui primo abbozzo risale al 1974. Alla base della teoria di Wallerstein sta l'idea che l'organizzazione degli spazi geografici sia il risultato di un lungo processo storico fondato non tanto su singoli Stati, quanto piuttosto su formazioni sociali pi ampie e complesse dotate di una propria base "economico-materiale" e culturale autonoma, tali cio da formare dei veri e propri "mondi", che egli chiama per l'appunto sistemi-mondo . I sistemi-mondo I sistemi-mondo, e con ci la polarizzazione degli spazi geografici, hanno fatto la loro comparsa con la rivoluzione neolitica, in particolare con l'invenzione dell'agricoltura e la formazione dei primi nuclei urbani. Escludendo i minisistemi basati sulle "economie di sussistenza", dalle dimensioni territoriali troppo limitate e dalla durata pi o meno effimera, i sistemi-mondo che si sono avvicendati e hanno coabitato sul pianeta da allora fino all'Et Moderna sono stati di due tipi: gli imperi-mondo e le economie-mondo. Gli imperi-mondo sono sistemi fortemente gerarchizzati in senso verticale, dove il momento politico prevale su quello economico e il cui funzionamento basato su meccanismi di produzione della ricchezza di tipo "ridistribuitivo-tributario" e sull'espansionismo territoriale. La rigidit strutturale interna e l'elevata conflittualit esterna insieme un punto di forza e di debolezza di tali sistemi. Le economie-mondo sono invece aggregati di tipo orizzontale, dove non esiste un centro o un unico vertice politico, ma dove prevalgono piuttosto fattori e legami d'ordine culturale, sociale ed economico di portata territoriale pi vasta rispetto a quella controllabile da un'entit politica. Storicamente le economie-mondo premoderne si sono spesso sviluppate intorno alle grandi vie d'acqua (il Mediterraneo, il Golfo Persico, l'Oceano Indiano), ma anche alle grandi arterie commerciali terrestri, denotando, tuttavia, anch'esse un'elevata instabilit intrinseca e tendendo perci a trasformarsi o ad essere inglobate in imperi o a disintegrarsi. L'economia-mondo capitalistica Una svolta epocale si ha con l'affermarsi dell' economia-mondo europea , alle origini del sistema economico mondiale contemporaneo. Essa il frutto di un processo plurisecolare i cui inizi si collocano nell'Europa nel XVI secolo, quando, in coincidenza con l'espansione coloniale seguita alla scoperta dell'America, prende corpo una forma di sviluppo economico, il capitalismo mercantile, il cui tratto distintivo risiede nella capacit di espandersi in modo praticamente illimitato mediante la diffusione e l'allargamento del mercato.A differenza delle altre economie-mondo, il nuovo sistema si avvale dei meccanismi dell'accumulazione del capitale per "penetrare in ogni angolo dell'economia sociale", e riesce a inglobare, attraverso l'espansione degli scambi e con l'aiuto delle organizzazioni statali di matrice europea, le aree esterne (imperi-mondo, altre economie-mondo, minisistemi), giungendo a creare sulla fine del XIX secolo "un unico spazio economico sulla Terra".Un successo di tale portata non spiegabile se non si tiene conto anche di un'altra peculiarit dell'economia-mondo capitalistica: la sua attitudine, cio, a

funzionare e a consolidarsi mediante la separazione tra sfera economica e sfera politica, o, detto in altri termini, la tendenza del capitalismo a riprodursi come sistema-mondo mantenendo ben distinta la dimensione mondiale dell'agire economico e la dimensione territoriale delle strutture di governo. In tal modo la nuova economia-mondo ha potuto svilupparsi non solo evitando la sua trasformazione in un impero-mondo, ma anche traendo vantaggio dall'esistenza di pi centri politici, potendo anzi sfruttare le discontinuit politico-territoriali e le diversit di condizioni operative locali come fattori di ulteriore espansione. Il sistema politico ed economico mondiale cos come lo vediamo oggi non , dunque, un "dato" naturale risultante da un'evoluzione pi o meno lineare del mondo nel suo insieme o dall'incontro spontaneo di civilt, culture, formazioni politiche ed economiche diverse. Il sistema mondiale odierno invece il prodotto del puro e semplice prevalere su scala planetaria di un unico modello di organizzazione socioeconomica e politica, il "modello europeo", o, in senso lato, "occidentale", che nel corso del suo processo d'affermazione ha destrutturato, assimilato, omogeneizzato e riorganizzato in modo a funzionale a s ogni altra realt preesistente o "diversa". Tale processo ha attraversato varie fasi, ciascuna della quali ha lasciato una propria impronta sugli assetti mondiali attuali. Interno-esterno, la divisione internazionale del lavoro Fino a tutto il XVII secolo lo sviluppo del sistema capitalistico prevalentemente incentrato sull'Europa.L'organizzazione geografica dei fenomeni economici contempla la bipartizione tra uno spazio interno europeo (colonie americane comprese) e uno spazio esterno extraeuropeo. La polarizzazione dello spazio riguarda essenzialmente il mondo europeo con le sue appendici coloniali di popolamento. Il centro sistema si situa prima in Spagna, poi nell'Europa nordoccidentale, dove si formano gli embrioni dell'economia industriale basata sul lavoro libero (Francia del nord, Inghilterra, Paesi Bassi). La periferia costituita dall'Europa orientale e dall'America iberica, poi anche da quella anglofrancese, dove prevalgono le attivit primarie, agricola ed estrattiva, basate perlopi sul lavoro coatto e sulla schiavit. La semiperiferia comprende la Francia meridionale, l'Italia settentrionale, poi anche Svezia, Brandeburgo-Prussia, dove prevalgono la mezzadria e forme intermedie di lavoro.La guerra dei trent'anni, conclusa nel 1648, sancisce, insieme con la nascita del sistema degli Stati, anche l'insorgere del primo conflitto tra potenze centrali per l'egemonia sulla nuova economia-mondo. Colonialismo, dominanza-dipendenza Tra il XVIII e il XIX secolo il sistema europeo si estende progressivamente sul resto del mondo, incorporando dentro il proprio circuito economico, sia direttamente come colonie di sfruttamento, sia indirettamente come partner commerciali, gli spazi esterni (imperi ottomano, persiano e cinese, subcontinente indiano, Sudest asiatico, Africa subsahariana), e completando il proprio sistema di colonie di popolamento (Australia, Nuova Zelanda).Si proietta cos su scala mondiale anche la polarizzazione dello spazio geografico elaboratasi in Europa nei due secoli precedenti e sperimentata nelle colonie e semicolonie d'oltremare dell'area atlantica fin dal '600 mediante il cosiddetto "commercio triangolare" (fig. 1.3.1). Le relazioni tra centro e periferia trasposte fuori d'Europa sono strutturate sul principio di dominanzadipendenza, con una subordinazione e riconversione sempre pi spinte delle strutture socioeconomiche delle periferie extraeuropee secondo le esigenze dei mercati e dei processi produttivi delle metropoli continentali (monocoltura, economia di piantagione, fornitura di manodopera ecc.). A tale meccanismo ferreo non si sottraggono neppure le ex colonie americane, che si agganciano, come gli Stati Uniti, ai processi di trasformazione economica in atto nella madrepatria per convergere verso il centro del sistema mondiale, oppure come l'America Latina, non riescono ad uscire dalla loro subalternit restando confinate in uno spazio marginale. Industrializzazione, migrazione del centro, conflittualit A partire dalla rivoluzione industriale inglese a cavallo tra '700 e '800, attraverso la rivoluzione francese dell'89, su su fino al '900 inoltrato, l'europeizzazione del mondo si universalizza e in qualche modo si autonomizza. Mentre il sistema di produzione industriale generalizza il lavoro salariato, cancellando o assorbendo ogni residua forma "altra" di organizzazione del lavoro, l'organizzazione politica degli spazi geografici si uniforma al modello di Stati nazione di stampo europeo. Sostanzialmente immutati nel corso del tempo restano i rapporti gerarchici centro-periferia; cambiano invece la dislocazione dei poli economici centrali e le relazioni egemoniche tra gli Stati dominanti.Partiamo dalla migrazione del centro. L'Europa nordatlantica serba il ruolo di cardine dell'economia-mondo fino all'inizio del '900, dapprima sotto il contrastato condominio franco-britannico, poi sotto l'egemonia della Gran Bretagna, epicentro della rivoluzione industriale. Gi negli anni '70 dell'800 si affacciano alla ribalta nuovi competitori: la Germania e,

per la prima volta un paese extraeuropeo, gli Stati Uniti. La lotta per il predominio comporta, come si sa, due guerre mondiali e si conclude con lo spostamento del centro di gravit del pianeta fuori d'Europa, negli Stati Uniti , appunto. E veniamo alle conflittualit. L'egemonia americana assicura un quarantennio di stabilit in Europa, a prezzo di una conflittualit crescente in periferia col nuovo competitore eurasiatico, l'URSS.Venuta meno questa conflittualit bipolare dopo il 1991, si moltiplicano le conflittualit sia in periferia, sia al centro, in Europa, sia soprattutto tra centro (in Nord) e la periferia (il Sud). Al tempo stesso la crescita del colosso economico, Giappone, e di quello demografico, Cina, preannunciano la dislocazione del centro in una nuova area, quella del Pacifico.

Ora che tutte le terre abitate fanno parte di un unico grande spazio globale, possiamo dire il processo di espansione del sistema-mondo "europeo" sull'intero pianeta abbia raggiunto i suoi confini estremi e debba perci ritenersi concluso? S e no. In linea di principio, non c' dubbio che la ripartizione del mondo in Stati territoriali e la diffusione dell'economia capitalistica abbiano creato un sistema globale chiuso, convertendo le formazioni geopolitiche e geoeconomiche mondiali preesistenti in spazi interni di tale sistema.Esistono in concreto, tuttavia, aree inabitate del pianeta che non sono state ancora investite, o sono marginalmente toccate, da queste dinamiche e che quindi possiamo considerare esterne. Tali zone ed aree, accomunate dal fatto d'esser state dichiarate dall'ONU "patrimonio comune dell'umanit", sono l'Antartide, i fondali oceanici e lo spazio cosmico. L'Antartide Grande quasi una volta e mezzo l'Europa, in gran parte sepolto da una coltre di ghiacci perenni, il cui spessore pu raggiungere l'altitudine del Monte Bianco, e spazzato da venti che possono toccare i 300 km/h e abbassare la temperatura fin quasi a - 90C, l'Antartide uno sconfinato deserto dalle condizioni climatiche proibitive, ma anche un vero e proprio scrigno di ricchezze naturali. I suoi ghiacciai, pari ad oltre il 90% di quelli terrestri, contengono quasi il 70% dell'acqua dolce dell'intero pianeta; i suoi mari, densi di plancton, pullulano di banchi d'un minuscolo crostaceo, il krill, di cui si nutrono le balene, ma che costituisce anche un'ottima fonte potenziale di proteine per l'alimentazione umana e l'allevamento animale; il suo sottosuolo e i suoi fondali racchiudono numerosi depositi di risorse minerarie d'ogni genere (gas naturale, petrolio, carbone, uranio, ferro, rame, stagno, manganese, nichel, cromo, titanio, oro, argento, platino), la cui consistenza effettiva, sicuramente considerevole, ancora in via d'accertamento.Rivendicazioni unilaterali di sovranit su porzioni del continente sono state avanzate da diversi paesi facendo riferimento o al diritto di scoperta (Regno Unito, Norvegia, Francia), o al principio di prossimit geografica (Argentina, Cile, Australia, Nuova Zelanda), senza che, per, la cosa abbia prodotto effetti pratici.I paesi elencati sopra, insieme con Stati Uniti, Unione Sovietica, Belgio, Sudafrica e Giappone, hanno quindi sottoscritto nel 1959 un apposito trattato, entrato in vigore nel 1961 (Trattato Antartico), che pone il continente sotto giurisdizione internazionale, sancendone l'utilizzo per fini pacifici ed esclusivamente scientifici (tab. 1.3.1), col divieto di ogni attivit mineraria. Il trattato, prorogato nel 1991 per cinquant'anni e con l'adesione di oltre quaranta Stati, tra i quali l'Italia, stato allora integrato da un Protocollo sulla protezione ambientale, che dovrebbe non solo preservare l'Antartide da ogni forma d'inquinamento, ma farne la pi vasta riserva naturale del pianeta.Ci non toglie che le acque antartiche siano battute da flotte pescherecce di diversi paesi, Stati Uniti e Giappone in testa, e che da qualche anno le baie pi accessibili del continente siano aperte al turismo d'lite. I fondali oceanici Le acque marine, il "settimo continente", coprono quasi il 70% della superficie della Terra, costituendo da sempre per l'uomo, oltre che un'importante via di comunicazione, una fonte pressoch inesauribile di risorse. Per il diritto internazionale, solo una quota minima delle acque costiere ricade sotto la sovranit diretta degli Stati, formando il cosiddetto mare territoriale, il cui limite stato convenzionalmente fissato nel 1958 entro 12 miglia marine (circa 22 km) dalla linea di costa. Tale limite stato pi volte contestato da diversi Stati costieri in merito ai diritti di pesca dei paesi terzi, ma soprattutto dopo che le esplorazioni marittime e le prospezioni minerarie degli anni '60 e '70 del '900 hanno rilevato la presenza sui fondali oceanici di importanti concentrazioni di materie prime, in particolare giacimenti di gas idrati, cristalli di ghiaccio che racchiudono metano, e depositi di noduli polimetallici, questi ultimi costituiti da aggregati allo stato praticamente puro di diversi materiali come manganese, nichel, molibdeno, rame, vanadio e cobalto. Nel 1982, con la Convenzione di Montego Bay, stato quindi introdotto un nuovo regime in materia di diritto marittimo tramite l'istituto della zona economica esclusiva (ZEE), che estende la facolt da parte dei

paesi costieri di sfruttare a proprio vantaggio "esclusivo" le risorse dei fondali marini oltre il limite delle acque territoriali e della piattaforma continentale fino a 200 miglia (circa 370 km) dalla linea di costa. La convenzione, adottata da pi di una settantina di Stati, fra i quali l'Italia, ed entrata in vigore nel 1994, prevede come contropartita che gli Stati titolari delle ZEE si facciano carico della tutela ambientale delle zone di rispettiva pertinenza e sotto il controllo di un'Autorit Internazionale dei Fondi Marini, insediata a Kingston, Giamaica, nel 1995. In ogni caso la Convenzione di Montego Bay crea un precedente giuridico internazionale di non poco conto, "privatizzando" il 40% dei fondali marini, dichiarati nel 1970 dall'ONU "patrimonio comune dell'umanit", a vantaggio degli Stati costieri e, sostanzialmente, di un ristretto gruppo di paesi tecnologicamente pi avanzati che, attraverso le loro dipendenze, sono presenti in pi aree del pianeta e in grado di sfruttarne le risorse. Il rimanente 60% dei fondali, che resta al di fuori di ogni giurisdizione, di fatto costituito da zone abissali in gran parte inaccessibili e non sfruttabili economicamente. Lo spazio cosmico L'ingresso dell'umanit nell'era spaziale conta ormai pi di quarant'anni, essendo stato inaugurato nell'ottobre 1957 dal lancio in orbita da parte dell'URSS del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, seguito nell'aprile 1961 dal primo volo di un cosmonauta, il sovietico Jurij Gagarin, e nel luglio 1969 dal primo sbarco umano sulla Luna, compiuto dagli astronauti americani Neil Armstrong e Edwin Aldrin.Da allora i progressi nel campo sono stati continui e hanno interessato molteplici ambiti d'applicazione: da quello militare, a quello scientifico, dalla tecnologia dei veicoli spaziali e delle sonde interplanetarie, a quella delle stazioni orbitali, dei vettori di lancio o delle navette di trasporto, all'utilizzo dei sistemi di telerilevamento per lo studio della Terra e delle sue risorse, fino a investire la nostra vita quotidiana con le reti di satelliti meteorologici, per la navigazione o per le telecomunicazioni. Considerata la rilevanza strategica del settore, l'accesso allo spazio e la sua utilizzazione hanno suscitato sin dall'inizio problemi di carattere giuridico internazionale, avendo come unico precedente le convenzioni in materia di navigazione aerea, che considerano la giurisdizione sullo spazio aereo come pertinenza dei singoli Stati in quanto proiezione nell'atmosfera della rispettiva sovranit territoriale. Ci ha comportato la predisposizione nel 1967 da parte dell'ONU di uno specifico Trattato sullo spazio(abbreviazione di Treaty on Principles Governig the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space, Including the Moon and Other Celestial Bodies, reso in italiano come "Trattato sui principi regolatori delle attivit degli Stati in materia dello spazio cosmico, ivi compresi la Luna ed altri corpi celesti"), subito sottoscritto da Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito, che internazionalizza lo spazio cosmico, garantendo a tutti gli Stati parit di diritti, purch lo utilizzino a scopi esclusivamente pacifici e scientifici, vietando espressamente l'uso di armi nucleari o di distruzione di massa. Aldil delle affermazioni di principio, il trattato, sottoscritto anche dall'Italia, avvantaggia nei fatti un ristretto numero di Stati in grado non solo di operare concretamente in campo spaziale tramite proprie agenzie (tab. 1.3.2), ma anche di competere economicamente nella produzione e nella messa in orbita di vettori e satelliti spaziali, oggi monopolio di una cerchia ancor pi ristretta di paesi. Tab. 1.3.1: Antartide: principali stazioni scientifiche Tabella 1.3.1 Antartide: principali stazioni scientifiche Argentina Almirante Brown Esperanza General Belgrano General San Martin Orcadas Teniente Jubany Australia Casey Davis Mawson Brasile Comandante Ferraz Cile 65 S 63 S 78 S 68 S 61 S 62 S 66 S 69 S 68 S 62 S 63 W 57 W 35 W 67 W 44 W 59 W 111 E 78 E 63 E 58 W

Capitn Arturo Prat General Bernardo O'Higgins Presidente Frei Cina Chang Cheng Zhongshan Francia Dumont d'Urville Germania G. von Neumayer Giappone Mizuho Syowa India Maitri Italia Baia Terra Nova Nuova Zelanda Scott Base Polonia Henryk Arctowski Regno Unito Faraday Fossil Bluff Halley Bay Rothera Signy Stonington Russia Bellingshausen Mirny Molodeznaja Novolazarevskaja Vostok Stati Uniti Amudsen-Scott McMurdo Palmer Sudafrica Sanae

62 S 63 S 62 S 62 S 69 S 67 S 71 S 71 S 69 S 71 S 75 S 78 S 62 S 65 S 71 S 76 S 68 S 61 S 68 S 62 S 67 S 68 S 71 S 78 S Polo Sud 78 S 65 S 70 S

60 W 58 W 59 W 59 W 76 E 140 E 8 W 40 E 40 E 12 E 164 W 167 E 58 W 64 W 68 W 26 W 68 W 46 W 67 W 59 W 93 E 46 E 12 E 107 E

167 W 64 W 2 W

L'espansione dell'economia-mondo capitalistica su scala planetaria non si realizza semplicemente in modo estensivo, colonizzando gli spazi fisici "esterni" ancora vergini, ma si avvale anche di modalit indirettee pi complesse, che potremmo definire di tipo pervasivo , vuoi sfruttando le anomalie giuridicheesistenti all'interno del sistema degli Stati, vuoi penetrando in sfere di vita sociale non ancora, o solo marginalmente, investite dai processi di mercificazione. Tra i molti casi che si possono citare al riguardo, vale la pena di menzionarne almeno due: quello delle zone franche internazionali e dei paradisi fiscali, e quello degli "spazi immateriali" legati alla societ postindustriale e alla cosiddetta New Economy. L'antimondo: zone franche e paradisi fiscali

Il termine antimondo stato introdotto in geografia una decina d'anni fa dal francese Roger Brunet per designare "quella specie di spazio poco esplorato, prodotto dal Mondo, ma da questo appena tollerato, e senza il quale il Mondo stesso non funzionerebbe: l'opposto del sistema, ma parte integrante del sistema". In questo "antimondo indispensabile" rientrano le zone franche, "che facilitano, stimolano, sperimentano" nuove relazioni economiche, e i paradisi fiscali. Le zone franche internazionali sono aree ben delimitate del territorio di uno Stato che godono di particolari facilitazioni in materia doganale, tributaria e del diritto del lavoro, in deroga rispetto alla normativa vigente. Quelle oggi pi diffuse sono le zone franche industriali orientate all'esportazione di prodotti manifatturieri , meglio note sotto la sigla di EPZ(Export Processing Zones), sorte a partire dagli anni '60 del '900 come derivazione delle zone franche commerciali (Hong Kong, Singapore) e presenti ormai in quasi tutto il mondo: dall'Asia orientale e sudorientale, ai Caraibi, all'Africa (Marocco, Maurizio), al Nordamerica (Messico) e all'Europa, dai paesi in transizione (Ungheria, Slovenia), a quelli industrializzati (Irlanda, Belgio, Regno Unito). Si calcola che le EPZ siano attualmente circa 1800, pi della met delle quali in Cina (Zone Economiche Speciali), e che occupano qualcosa come 70 milioni di lavoratori. I paradisi fiscali e bancari sono Stati o dipendenze dove l'afflusso o il transito di risorse finanziarie internazionali incentivato dall'offerta di esenzioni fiscali, accompagnata da limitati controlli sui movimenti di capitali e/o dalla tutela a oltranza del segreto bancario. Ci favorisce la proliferazione, in questi paesi, di sedi o filiali di banche o societ estere, che sfuggono alla giurisdizione degli Stati d'origine in quanto fuori dal loro territorio (offshore) e alimentano flussi finanziari di notevole consistenza (circa 6000 miliardi di dollari USA nel 1999). Tra i maggiori paradisi fiscali e bancari si ricordano le Isole Cayman (quinta piazza finanziaria mondiale), le Bahama, le Bermuda, Aruba e altre isole delle Antille, e, in Europa, oltre a Stati come la Svizzera, il Lussemburgo o il principato di Liechtenstein, dipendenze quali Gibilterra, le Isole del Canale e l'isola di Man. Tra gli spazi dell'antimondo possono essere fatti rientrare anche i paesi che si sono specializzati nella concessione di " bandiere ombr a", ossia nell'immatricolazione agevolata nei propri registri navali di flotte mercantili private. Tali sono Panam, la Liberia, Cipro e le Bahama. Gli spazi immateriali La teoria in base alla quale le moderne societ avanzate sarebbero entrate in una nuova fase di sviluppo, detta postindustriale, conta ormai una trentina d'anni, essendo stata proposta per la prima volta dal sociologo americano Daniel Bell nel 1973. Secondo Bell, la societ postindustriale presenta tre caratteri distintivi: lacentralit assunta dalla conoscenza nei processi economici e sociali attraverso lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione; la sostituzione delle attivit di servizio alle attivit manifatturiere come propulsore dello sviluppo economico e della stratificazione sociale; l'affermarsi delle professioni direttive e tecnico-scientifiche ad alto contenuto di competenza. Sebbene contestata e successivamente rivista e corretta, la teoria di Bell ha colto nel segno laddove individua nella produzione di beni immateriali (inerenti in particolare lo scambio d'informazioni e l'attivit finanziaria) la chiave di volta della nuova fase dello sviluppo socioeconomico connotata dalla commistione tra informatica e telecomunicazioni, la telematica, e divenuta il cavallo di battaglia dei sostenitori della cosiddetta New Economy. Il tema sar trattato nella sezione relativa alle comunicazioni, basti qui rilevare come l'abbinamento di Internet alle attivit economiche tradizionali abbia generato e stia generando un reticolo di relazioni socioeconomiche che cadono al di fuori di qualsiasi dimensione fisica o territoriale, penetrando direttamente nella sfera personale e domestica di famiglie e individui: si pensi ai vari e-commerce, ebanking, e-finance ecc. Tab. 1.3.2: Le principali agenzie spaziali Tabella 1.3.2 Le principali agenzie spaziali CONAE - Comisin Nacional de Actividades Espaciales CSIRO - Commonwealth Scientific and Industrial Research Org. ASA - Austria Space Agency AEB - Agncia Espacial Brasilera CSA - Canadian Space Agency CAST - Chinese Academy of Space Technology DSRI - Danish Space Research Institute CNES - Centre National d'Etudes Spatiales DLR - Deutsches Zentrum fr Luft- und Raumfahrt NASDA - National Aeronautics and Space Development Agency Argentina Australia Austria Brasile Canada Cina Danimarca Francia Germania Giappone www.conae.gov.ar www.csiro.au www.asaspace.at www.agespacial.gov.br www.space.gc.ca www.cast.ac.cn www.disri.dk www.cnes.fr www.dlr.de www.nasda.go.jp

ISRO - Indian Space Research Organisation ASI - Agenzia Spaziale Italiana NR - Norsk Romsenter NIVR - Netherlands Agency for Aerospace Programmes CBK - Centrum Badan Kosmiczinich BNSC - British National Space Centre RKA - Rossijskoe Kosmiceskoe Agenstvo INTA - Instituto Nacional de Tcnica Aeroespacial SSC - Swedish Space Corporation ESA - European Space Agency NASA - National Aeronautics and Space Administreation

India Italia Norvegia Paesi Bassi Polonia Regno Unito Russia Spagna Svezia nione Europea USA

www.isro.org www.asi.it www.spacecentre.no www.nivr.nl www.cbk.waw.pl www.bnsc.gov.uk www.rka.rssi.ru www.inta.es www.ssc.se www.sc.esa.int www.nasa.gov

A vent'anni e passa dal Rapporto Brandt il divario tra Nord e Sud del pianeta resta , per quanto ridimensionato e aggiornato (vedi al paragrafo 1.2.4), il principale squilibro geoeconomico del mondo d'oggi.Prima di Brandt, il problema era gi stato inquadrato in sede teorica da economisti, sociologi, storici e geografi, e affrontato dal punto di vista pratico con massicci aiuti economici ai paesi poveri, aiuti che si sono per spesso rivelati inefficaci, se non controproducenti, per gli stessi Stati beneficiari. Nell'ultimo decennio s' quindi fatta strada l'esigenza non solo di rivedere i criteri di misurazione dello sviluppo, ma anche di mettere a punto politiche d'intervento mirate, tese cio a rispondere ai bisogni effettivi delle realt locali e di mobilitare le risorse della societ civile. Le teorie dello sviluppo economico Fatta piazza pulita del rozzo determinismo naturalistico alla base delle interpretazioni del sottosviluppo, retaggio del periodo coloniale (ostili condizioni climatiche e ambientali, mancanza di risorse minerarie, inferiorit culturale dei popoli colonizzati), le analisi su sviluppo e sottosviluppo si focalizzano sui meccanismi che presiedono allo sviluppo economico e sulle loro eventuali anomalie di funzionamento. Una prima teoria, di matrice liberista, si deve all'economista americano Walt W. Rostow. Questi interpreta lo sviluppo come un unico processo evolutivo che tutti i paesi devono percorrere e che scandito da cinque tappe o stadi della crescita economica: quello della societ tradizionale, a base agricola e a basso livello tecnologico, quello di preparazione delle condizioni per l'industrializzazione, quello del decollo (take off) industriale, quello della maturit tecnologica , durante il quale si consolida e allarga la base produttiva, infine quello dei consumi di massa, proprio delle societ avanzate. Evidenziando come tutte le principali economie mondiali abbiano attraversato, in epoche diverse, le stesse tappe (fig. 1.3.2), Rostow riconduce il sottosviluppo a un semplice ritardo nelle fasi centrali del processo d'industrializzazione (prerequisiti e decollo), senza tuttavia approfondirne le cause.L'idea di "sfasatura temporale" presente anche nella teoria del russo-americano Alexander Gerschenkron , che qualifica il sottosviluppo come "arretratezza relativa", ossia come "distacco" che i paesi in via di sviluppo debbono colmare rispetto a quelli gi industrializzati (first comers), ma, al tempo stesso, anche come opportunit che i nuovi arrivati (last comers) hanno di sfruttare le innovazioni tecnologiche dei loro predecessori sulla via dell'industrializzazione.Meno ottimista l'approccio dello svedese Gunnar Myrdal, premio Nobel per l'economia nel 1974, che, partendo da un'impostazione aperta alle problematiche sociali, vede nel sottosviluppo un prodotto del libero gioco delle forze di mercato (principio di causazione circolare cumulativa degli squilibri economici), i cui effetti indesiderabili possono essere corretti soltanto mediante politiche pubbliche d'intervento nelle aree arretrate. Su posizioni decisamente radicali si colloca la teoria dello scambio ineguale, proposta dagli studiosi marxisti di lingua francese Arghiri Emmanuel e Samir Amin . Secondo questa teoria, il sottosviluppo sarebbe un portato inevitabile dell'accumulzione capitalistica, tendente, per propria dinamica interna, al "superfruttamento" dei paesi pi poveri da parte di quelli pi ricchi, sicch il divario tra queste due realt non pu esser eliminato se non nel quadro di un nuovo ordine economico internazionale che preveda il superamento del capitalismo. L'indice di sviluppo umano (ISU) Gi negli anni '70, ma soprattutto negli anni '80, maturata da pi parti la consapevolezza che lo sviluppo non pu essere ridotto a un processo di mera natura economica, ma che implichi una pluralit di aspetti storici, culturali, giuridici, politici, sociali, sanitari e quant'altro da considerare nel loro insieme. Da tale consapevolezza scaturisce l'istanza, peraltro segnalata dallo stesso Rapporto Brandt, di affiancare agli indicatori quantitatividello sviluppo fino ad allora utilizzati (reddito pro capite, tasso di crescita

demografica ed economica, consumi calorici ed energetici per abitante, investimenti nel campo dell'innovazione scientifica e tecnologica ecc.) un indicatore di tipo qualitativo in grado di rilevare la complessit del fenomeno. A partire dal 1990 viene cos introdotto dall'ONU un nuovo parametro statistico, denominato indice di sviluppo umano (ISU), risultante dalla combinazione di tre componenti: il livello di salute, misurato in base alla speranza di vita alla nascita, illivello d'istruzione, a sua volta composto dall'indice d'alfabetizzazione degli adulti e da quello di scolarizzazione giovanile, e dal Prodotto interno lordo (PIL) per abitante, ponderato sul potere d'acquisto reale della popolazione. I valori dell'ISU, compresi tra un minimo di 0 e un massimo di 1 (tab. 1.3.3), danno una rappresentazione pi precisa del tenore di vita dei diversi paesi se raffrontati con quelli relativi alle classi di reddito (tab. 1.3.4). Le politiche di sviluppo Le politiche pubbliche in favore dei paesi del Terzo e Quarto Mondo prendono corpo all'inizio degli anni '60, proclamati dall'ONU primo "decennio per lo sviluppo". Gli strumenti d'intervento di volta in volta utilizzati nei due decenni successivi sono molteplici: dalla concessione di prestiti agevolati da parte di agenzie internazionali come la Banca Mondiale, ai programmi di aiuti diretti da parte di Stati e altri organismi sovranazionali, al varo di progetti di modernizzazione nel settore agricolo, come la "rivoluzione verde" promossa dalla FAO, ad accordi bi- e multilaterali d'assistenza tecnica e di cooperazione economica, al finanziamento d' infrastrutture e opere pubbliche. A questa mobilitazione di risorse, in termini di trasferimento di tecnologie e soprattutto di capitali, da parte dei paesi ricchi verso i paesi poveri solo in rari casi, come in quello delle "tigri" asiatiche, ha corrisposto l'attivazione di processi di sviluppo autonomo, mentre in generale si manifestata la tendenza a un indebitamento crescente dei PVS e, spesso, alla distrazione degli aiuti verso spese militari o a vantaggio di gruppi sociali privilegiati. A ci corrisposto nell'ultimo decennio del XX secolo un rallentamento nell'erogazione di aiuti destinati ai paesi pi poveri, tanto pi che parte di tali aiuti sono stati dirottati verso i paesi in transizione dell'Europa dell'Est e dell'ex URSS, accompagnato da maggiori controlli circa l'efficacia dei progetti e gli effettivi destinatari. Un contributo importante in questa direzione viene dalle ONG (Organizzazioni Non Governative) operanti nel campo della cooperazione internazionale attraverso numerosi microprogetti elaborati e realizzati a diretto contatto con le realt locali.In Italia la cooperazione allo sviluppo fa capo a un'apposita direzione delMinistero degli Affari Esteri (sito Internet: www.ice.it/mae/xvi), col quale collaborano circa 150 ONG italiane, tra loro collegate in cinque coordinamenti (sito Internet: www.retelilliput.it/lllpt-collegamenti/coop.asp). Tab. 1.3.3: Indice di sviluppo umano (ISU) Tabella 1.3.3 Indice di sviluppo umano (ISU) posto Ad alto sviluppo umano 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 paesi CANADA NORVEGIA USA AUSTRALIA ISLANDA SVEZIA BELGIO PAESI BASSI GIAPPONE REGNO UNITO FINLANDIA FRANCIA SVIZZERA GERMANIA DANIMARCA AUSTRIA LUSSEMBURGO IRLANDA ITALIA NUOVA ZELANDA valori 0,908 0,935 0,934 0,929 0,929 0,927 0,926 0,925 0,925 0,924 0,918 0,917 0,917 0,915 0,911 0,911 0,908 0,908 0,907 0,903 0,903

21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 A medio sviluppo umano 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75

SPAGNA CIPRO ISRAELE SINGAPORE GRECIA Hong Kong (CINA) MALTA PORTOGALLO SLOVENIA BARBADOS COREA DEL SUD BRUNEI BAHAMA CECA, Repubblica ARGENTINA KUWAIT ANTIGUA E BARBUDA CILE URUGUAY SLOVACCHIA BAHREIN QATAR UNGHERIA POLONIA EMIRATI ARABI UNITI ESTONIA SAINT KITTS E NEVIS COSTA RICA CROAZIA TRINIDAD E TOBAGO DOMINICA LITUANIA SEICELLE GRENADA MESSICO CUBA BIELORUSSIA BELIZE PANAM BULGARIA MALAYSIA RUSSIA LETTONIA ROMANIA VENEZUELA FIGI SURINAME COLOMBIA MACEDONIA GEORGIA MAURIZIO LIBIA KAZAKISTAN BRASILE ARABIA SAUDITA

0,899 0,886 0,883 0,881 0,875 0,872 0,865 0,864 0,861 0,858 0,854 0,848 0,844 0,843 0,83736 0,836 0,833 0,826 0,825 0,825 0,820 0,819 0,817 0,814 0,810 0,801 0,673 0,798 0,797 0,795 0,793 0,793 0,789 0,786 0,785 0,784 0,783 0,781 0,777 0,776 0,772 0,772 0,771 0,771 0,770 0,770 0,769 0,766 0,764 0,763 0,762 0,761 0,760 0,754 0,747 0,747

76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 A basso sviluppo umano 122 123 124 125 126 127 128 129 130

THAILANDIA FILIPPINE UCRAINA SAINT VINCENT E GRENADINE PER PARAGUAY LIBANO GIAMAICA SRI LANKA TURCHIA OMAN DOMINICANA, Repubblica SAINT LUCIA MALDIVE AZERBAIGIAN ECUADOR GIORDANIA ARMENIA ALBANIA SAMOA GUYANA IRAN KIRGHIZISTAN CINA TURKMENISTAN TUNISIA MOLDAVIA SUDAFRICA EL SALVADOR CAPO VERDE UZBEKISTAN ALGERIA VIETNAM INDONESIA TAGIKISTAN SIRIA SWAZILAND HONDURAS BOLIVIA NAMIBIA NICARAGUA MONGOLIA VANUATU EGITTO GUATEMALA SALOMONE BOTSWANA GABON MAROCCO MYANMAR IRAQ LESOTHO INDIA GHANA ZIMBABWE

0,745 0,744 0,744 0,738 0,737 0,736 0,735 0,735 0,733 0,732 0,730 0,729 0,728 0,725 0,722 0,722 0,721 0,721 0,713 0,711 0,709 0,709 0,706 0,706 0,704 0,703 0,700 0,697 0,696 0,688 0,686 0,683 0,671 0,670 0,663 0,660 0,655 0,653 0,643 0,632 0,631 0,628 0,623 0,623 0,619 0,614 0,471 0,593 0,592 0,589 0,585 0,583 0,569 0,563 0,556 0,555

131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174

GUINEA EQUATORIALE SAO TOM E PRNCIPE PAPUA NUOVA GUINEA CAMERUN PAKISTAN CAMBOGIA COMORE KENYA CONGO LAOS MADAGASCAR BHUTAN SUDAN NEPAL TOGO BANGLADESH MAURITANIA YEMEN GIBUTI HAITI NIGERIA CONGO, Rep. Dem. ZAMBIA COSTA D'AVORIO SENEGAL TANZANIA BENIN UGANDA ERITREA ANGOLA GAMBIA GUINEA MALAWI RUANDA MALI CENTRAFRICANA, Repubblica CIAD MOZAMBICO GUINEA BISSAU BURUNDI ETIOPIA BURKINA FASO NIGER SIERRA LEONE

0,555 0,547 0,542 0,528 0,527 0,512 0,510 0,508 0,507 0,484 0,483 0,483 0,477 0,474 0,471 0,461 0,451 0,448 0,447 0,440 0,439 0,430 0,420 0,420 0,416 0,415 0,411 0,409 0,408 0,405 0,396 0,394 0,385 0,382 0,380 0,371 0,367 0,341 0,331 0,321 0,309 0,303 0,293 0,273

Tab. 1.3.4: Indice di sviluppo umano per regioni e livelli di sviluppo Tabella 1.3.4 Indice di sviluppo umano per regioni e livelli di sviluppo Paesi in via di sviluppo (PVS) Paesi sottosviluppati Paesi Arabi Asia Orientale Asia Orientale (esclusa Cina) America Latina e Caraibi Asia Meridionale Asia Meridionale (esclusa India) 0,641 0,435 0,635 0,716 0,649 0,758 0,560 0,550

Asia Sudorientale e Pacifico Africa Subsahariana Europa Orientale e paesi ex sovietici Paesi OCSE Paesi ad alto reddito Paesi reddito medio Paesi a basso reddito Mondo STATI E MULTINAZIONALI

0,691 0,464 0,777 0,893 0,920 0,750 0,502 0,712

Sulla scena mondiale operano molteplici soggetti , tra i quali in primo luogo gli Stati e le imprese multinazionali , il cui peso economico supera in parecchi casi quello della maggior parte degli Stati. Accanto a tali attori principali intervengono anche altre entit, espressione di volta in volta o del sistema degli Stati, o delle minoranze etniche, o della societ, creando un quadro politico ed economico complesso . Il sistema politico ed economico mondiale si basa in primo luogo sulle relazioni internazionali tra Stati, innanzitutto sistema di Stati. Gli Stati territoriali sovrani quali li concepiamo oggi, cos come il sistema delle relazioni internazionali centrato sui rapporti tra Stati sono una creazione di matrice europea e, tutto sommato, abbastanza recente, che risale non oltre l'Et moderna e si colloca, nelle sue versioni "nazionali", tra il XIX e il XX secolo. La frammentazione politica Gli Stati attualmente esistenti al mondo sono circa duecento (192, per l'esattezza), gran parte dei quali sono sorti nel XX secolo, e in particolare negli ultimi quarant'anni. Se prendiamo come base di riferimento gli Stati presenti alla vigilia del primo conflitto mondiale (54 nel 1914), costatiamo infatti come il loro numero cresca di un terzo nell'immediato secondo dopoguerra (83 nel 1948), quindi in circa 35 anni, per pi che raddoppiare nel trentacinquennio seguente (170 Stati nel 1984). Va detto che l'eccezionale proliferazione di Stati di questa fase avviene esclusivamente nei continenti extraeuropei per effetto della tumultuosa stagione della decolonizzazione, culminata negli anni '60 e '70 del '900 e considerata uno dei fattori d'instabilit del quadro politico internazionale contemporaneo. Una nuova fase di frammentazione politica, i cui sviluppi sono ancora in atto, quella inaugurata tra il 1989 e il 1991 dalla caduta del muro di Berlino e dalla dissoluzione del blocco sovietico. In appena cinque anni, tralasciando la riunificazione della Germania in Europa e l'unificazione dei due Yemen in Asia, nascono ben 25 Stati, nella quasi totalit prodotti dallo scioglimento dell'URSS (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan), dal "divorzio" tra Repubblica Ceca e Slovacchia, e dalla disintegrazione della Iugoslavia (Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia, Slovenia). A differenza della fase precedente, relegata perlopi alla periferia del pianeta, ora il fenomeno investe direttamente uno dei suoi centri nevralgici, il continente europeo, e rimette in questione gli equilibri strategici, geopolitici ed economici globali usciti dal secondo dopoguerra.

La dimensione territoriale e demografica Un secondo aspetto relativo agli Stati riguarda il loro rango in termini di gerarchie territoriali e/o demografiche, di peso economico, o di potenza militare. In base alle dimensioni territoriali solitamente si distinguono almeno cinque categorie di Stati. La prima quella dei megastati (con una superficie superiore al milione di chilometri quadrati): 29 in tutto, ossia poco pi d'un sesto del totale degli Stati, ma la cui sovranit si estende sul 77% delle terre emerse, Antartide esclusa, e sul 63% degli abitanti del globo. Nella seconda e terza categoria rientrano gli Stati grandi (tra il milione e 500.000 km2), 19, e gli Stati medi (tra i 500.000 e i 100.000 km2), 56 (fra i quali l'Italia): nel loro insieme coprono un quinto della superficie terrestre e un terzo della popolazione mondiale. Il restante quasi 2% di superficie, con il 5% di popolazione, frazionato tra 44 Stati piccoli (tra i 100.000 e i 20.000 km2) e 42 Stati minimi o ministati (con meno di 20.000 km2). All'interno di quest'ultima categoria possibile individuare un sottogruppo di 25 Stati ancor pi piccoli, per cui stato coniato l'appellativo di microstati, le cui ridottissime dimensioni spaziali (al di sotto dei 1000 km2) oltrepassano la soglia, almeno in linea teorica, dell'autosufficienza politica ed economica. In realt, come vedremo pi avanti, proprio per la loro marginalit territoriale molti ministati e microstati svolgono un ruolo "connettivo" rilevante nel circuito delle relazioni economiche globali.

Una percezione immediata dell'enorme scarto di scala territoriale e demografica esistente all'interno della comunit internazionale si pu ottenere raffrontando i valori relativi ai primi dieci Stati in termini di superficie e popolazione (tabb. 1.1.1 e 1.1.2) con i corrispondenti valori degli ultimi dieci microstati (tabb. 1.1.3). Il divario tanto pi macroscopico se si assume come criterio discriminante quello delle dimensioni demografiche. In proposito bastano un paio di dati: il 60% della popolazione mondiale si concentra in 10 Stati con oltre cento milioni d'abitanti (Cina, India, USA, Indonesia, Brasile, Pakistan, Russia, Bangladesh, Giappone e Nigeria), i quali occupano un territorio pari al 40% della superficie abitata del pianeta. La dimensione economica e politica Ma la vera cartina di tornasole che evidenzia la forte verticalizzazione del sistema di Stati contemporaneo data dalle statistiche relative al Prodotto nazionale lordo (PNL) del 1999 delle dieci maggiori potenze economiche del mondo (tab. 1.1.4). Posto che su di un prodotto lordo mondiale complessivo di poco pi di 29.000 miliardi di dollari questi dieci Stati da soli incidono per oltre il 70%, (con gli USA in posizione egemonecon quasi un terzo del reddito di tutto il mondo), va rilevato che i primi sei di tali Stati, insieme con il Canada, formano il cosiddetto G7 (Group Seven, il Gruppo dei Sette), un vero e proprio direttorio politico economico mondiale, in parte allargato, per la trattazione di alcuni temi d'importanza generale, alla Russia (G8).Se in questa ristretta pattuglia includiamo anche il gigante Cina, abbiamo tutti gli elementi per identificare il nucleo di Stati dominante sul sistema mondo: le 7 maggiori potenze industriali (USA, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada), le 5 maggiori potenze militari dotate di armamemnto atomico, il cosiddetto club nucleare (USA, Russia, Francia, Regno Unito e Cina), che sono poi le stesse potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto mondiale e che, come tali, sono anche i massimi decisori politici nel campo delle relazioni internazionali in qualit di membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU dotati di diritto di veto.Pur sotto forme diverse e in un contesto radicalmente diverso, la struttura di fondo del sistema degli Stati ha mantenuto una straordinaria continuit con l'epoca, ormai per noi remota, di Arnold Toynbee. Tab. 1.1.1: Giganti territoriali (stima ONU 2000) Tabella 1.1.1 Giganti territoriali (stima ONU 2000) numero d'ordine 1 2 3 3 5 6 7 8 9 10 stati Russia Canada Cina USA Brasile Australia India Kazakistan Sudan Argentina superficie (km2) 17.075.400 9.670.610 9.596.986 9.372.674 8.547.393 7.682.300 3.287.263 2.724.900 2.503.000 2.381.767

Tab 1.1.2: Giganti demografici (stima ONU 2000) Tabella 1.1.2 Giganti demografici (stima ONU 2000) numero d'ordine 1 2 3 3 5 6 7 8 9 10 stati Cina India USA Indonesia Brasile Pakistan Russia Bangladesh Giappone Nigeria popolazione 1.277.558.000 1.013.661.000 278.357.000 212.108.000 170.116.000 156.484.000 146.934.000 129.155.000 126.714.000 111.506.000

Tab. 1.1.3: Nani territoriali (stima ONU 2000)

Tabella 1.1.3 Nani territoriali (stima ONU 2000) numero d'ordine 1 2 3 3 5 6 7 8 9 10 stati Vaticano, Citt del Monaco Nauru Tuvalu San Marino Liechtenstein Marshall St. Kitts e Nevis Maldive Malta superficie (km2) 0,440 1,950 21 23,960 61 160 181 269 298 316

Tab. 1.1.4: Giganti economici (dati World Bank/ONU 1999) Tabella 1.1.4 Giganti economici (dati World Bank/ONU 1999) numero d'ordine 1 2 3 3 5 6 7 8 9 10 stati USA Giappone Germania Francia Regno Unito Italia Cina Brasile Canada Spagna pnl (milioni $ USA) 8.350.067 4.047.121 2.079.384 1.427.443 1.338.250 1.136.262 974.665 734.100 591.269 551.740

L'altro grande attore della scena economica mondiale contemporanea costituito dalle societ multinazionali o transnazionali (transnational corporations). Si tratta di imprese, o di gruppi d'imprese, di grandi dimensioni, che operano direttamente o attraverso consociate in pi paesi, in genere di diversi continenti, e che, in virt del loro peso economico-finanziario, sono spesso in grado di condizionare le scelte politico economiche di Stati e organismi internazionali. La multilocalizzazione L'organizzazione tipo pi semplice di una multinazionale contempla un centro direttivo o societ madre, solitamente collocata in un paese industrializzato, dove si concentrano le risorse finanziarie, le competenze tecniche, le decisioni strategiche, ma anche i profitti, e una serie di filiali estere e/o partecipazioni ad altre societ.Gi a questo livello d'integrazione, presente nelle multinazionali di prima generazione tra la fine '800 e met '900 (Siemens, Nestl, Kodak, Texaco), compaiono alcuni fattori di successo propri di questo genere d'impresa: struttura piramidale, forte capacit di penetrazione nei mercati d'approvvigionamento e di sbocco, specializzazione e localizzazione funzionale dei processi produttivi, riduzione dei costi di produzione tramite l'utilizzo dei differenziali salariali territoriali e cos via. Le imprese globali Tra gli anni '60 e '80 del '900 il sistema delle multinazionali guadagna in flessibilit e dinamismo grazie alla rivoluzione delle telecomunicazioni e a un sempre pi spinto decentramento produttivo e organizzativo, fino a culminare nell'ultimo decennio del secolo, per effetto della liberalizzazione dei mercati internazionali, in particolare di quello dei capitali, nell'avvento delle cosiddette imprese globali o a rete. In queste societ di nuova generazione diventano prevalenti le funzioni finanziarie, esplicate tramite un'agile politica d'investimenti, alleanze, fusioni, acquisizioni e accordi di cooperazione incrociati con altre societ e imprese in ambiti strategici (dalla ricerca all'innovazione scientifica e tecnologica, allo scambio d'informazioni, alla spartizione dei mercati), ci che consente ai gruppi guida delle societ madri di ramificarsi rapidamente su scala planetaria, differenziando sempre di pi i propri interessi in settori d'attivit anche molto diversi tra loro e di accrescere, insieme con le sinergie economiche, la propria influenza complessiva. Le dimensioni del fenomeno

Una riprova delle dimensioni e della portata raggiunta dal fenomeno si ha leggendo le ultime statistiche disponibili. Nel 1998 le multinazionali censite erano circa 60 mila , con oltre 500 mila filiali all'estero e un volume d'affari pari al 40% del PNL mondiale.Nello stesso periodo le 100 maggiori imprese multinazionali possedevano un esercito di quasi 12 milioni di dipendenti, la met dei quali nelle filiali estere: molto pi della popolazione di uno Stato delle dimensioni della Grecia e della Danimarca.Nel 1999 le 50 maggiori imprese multinazionali avevano un fatturato superiore al prodotto interno di molti Stati (tab. 1.1.5), tanto che l'americana General Motors potrebbe essere classificata tra i primi 25 Stati pi ricchi del mondo. La stessa FIAT, quarantesima societ nella graduatoria di questo gruppo guida, ha un fatturato superiore non solo a uno tra i pi floridi paesi petroliferi, la federazione degli Emirati Arabi Uniti, ma anche di uno Stato europeo a reddito medio alto come l'Ungheria. Alla fine degli anni '90 la quasi totalit delle societ capofila delle 200 maggiori imprese globali si concentrava in tre sole aree: Unione Europea (76), Stati Uniti (74) e Giappone (41). Le restanti 9 societ si distribuivano in paesi emergenti dell'Asia Orientale (Corea del Sud e Cina, ciascuna con 3 societ) e dell'America Latina (Venezuela, Brasile e Messico, con 1 multinazionale a testa). Le sogo sosha giapponesi Un caso estremo di ipergigantismo, insieme economico e politico, rappresentato dalle multinazionali giapponesi, le sogo sosha: in particolare, dalla Mitsubishi. Il sistema delle grandi imprese giapponesi si basa su un ristretto gruppo di societ madri a carattere familiare, le keiratsu, i cui interessi finanziari sono fortemente intrecciati. Le sei maggiori keiratsu, tra le quali la Mitsubishi, controllano di fatto mediante le loro societ satellite un quarto dell'economia giapponese. Quando tali imprese operano sul mercato internazionale, non solo lo fanno con l'appoggio diretto dello Stato tramite il Ministero dell'Industria e del Commercio Estero (MITI), dove sono presenti con ampi poteri consultivi, ma si avvalgono di un consorzio pi articolato e anche pi centralizzato di societ create allo scopo, le sogo sosha, appunto. Accade cos che laMitsubishi, principale capofila delle multinazionali giapponesi, compaia ufficialmente nella graduatoria della maggiori imprese globali al settimo posto, con un fatturato sensibimente inferiore ad altre imprese americane e giapponesi, mentre il fatturato aggregato della societ madre e delle sue consociate la porrebbe in primissima posizione con un volume di oltre i 200 milioni di dollari, pari al prodotto lordo complessivo del Messico e di tutti i paesi dell'America Centrale, o, se si preferisce, dei Paesi Bassi e della Nuova Zelanda messi insieme. Tab. 1.1.5: Stati e multinazionali a confronto Tabella 1.1.5 Stati e (dati e stime 1999) numero d'ordine 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 stati o multinazionali USA Giappone Germania Francia Regno Unito Italia Cina Brasile Canada Spagna India Messico Corea del Sud Paesi Bassi Australia Russia Taiwan Svizzera Argentina Belgio Svezia

multinazionali

confronto

pnl/fatturato (milioni $ USA) 18.350.067 4.047.121 2.079.384 1.427.443 1.338.250 1.136.262 974.665 734.100 591.269 551.740 448.882 428.670 397.740 384.305 380.830 332.582 277.506 273.052 270.340 250.566 221.779

22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 89 90

Mitsubishi Holding (Giappone) Austria General Motors (USA) Turchia Danimarca Wal-Mart Stores (USA) Exxon Mobil (USA) Ford Motor (USA) Daimler Chrysler (Germania) Polonia Norvegia Arabia Saudita Sudafrica Grecia Finlandia Thailandia Indonesia Mitsui (Giappone) Mitsubishi Societ (Giappone) Toyota (Giappone) General Electric (USA) Iran Itochu (Giappone) Israele Portogallo Royal Dutch/Shell (Paesi Bassi) Sumitomo (Giappone) Singapore Nippon T&T (Giappone) Colombia Marubeni (Giappone) AXA (Francia) IBM (USA) Egitto Venezuela BP Amoco (Regno Unito) Citygroup (USA) Volkswagen (Germania) Nippon Life Insurance (Giappone) FIAT (Italia) Emirati Arabi Uniti

218.985 209.993 189.058 186.551 170.304 166.809 163.881 162.558 159.986 154.242 146.448 139.451 133.055 124.009 122.871 120.914 120.073 118.555 117.776 115.671 111.630 110.840 109.069 106.323 105.894 105.366 95.701 95.443 93.591 93.463 91.807 87.645 87.548 87.402 87.005 83.566 82.005 80.072 78.515 51.331 50.304

Oltre agli Stati e alle multinazionali, altri attori con diversi pesi e ruoli calcano la scena politica ed economica mondiale.Tra i comprimari degli Stati e delle multinazionali vanno annoverate le organizzazioni internazionali , tanto quelle che operano su scala planetaria, come l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ecc., quanto quelle che operano a livello regionale, come l'Unione Europea, l'Associazione di Libero Mercato dell'America del Nord (NAFTA), o il suo corrispettivo in America del Sud (MERCOSUR) e cos via. Di queste, come di altre strutture sovranazionali collegate o similari, rinviamo la trattazione a fine sezione nel capitolo 1.4, dedicato alle tendenze geopolitiche del nuovo millennio, che offre il contesto di riferimento pi idoneo definire e comprendere natura, scopi e funzioni di tali organismi. Dipendenze e semistati Una propaggine del sistema degli Stati rappresentata invece dalle dipendenze politiche (tab. 1.1.6), perlopi vecchi possedimenti (come la regione autonoma danese della Groenlandia) o residui del passato

coloniale, ma anche territori di nuova acquisizione sia per occupazione militare, sia per annessione o creazione unilaterale da parte di uno Stato (per esempio, la Repubblica turca di Cipro del Nord), sia ancora per accordi internazionali, pur con vari gradi di autonomia economica e/o amministrativa. Il grosso delle dipendenze politiche costituito dalle ex colonie, oltre una quarantina, in prevalenza di dimensioni modeste e dislocate soprattutto nell'area del Pacifico. Nella variegata casistica delle ex colonie vale la pena di ricordare almeno un paio di realt di rilevanza internazionale. Una riguarda l'ex Sahara occidentale spagnolo, ricco di fosfati, costituitosi in Repubblica Araba Saharaoui Democratica ( RASD), riconosciuta dall'Organizzazione dell'Unit Africana, ma annessa dal Marocco e oggetto di mediazione internazionale in sede ONU. L'altra realt quella delle ex colonie europee di Hong Kong (britannica) e Macao (portoghese), restituite alla Cina tra il 1997 e il 1999. Ambedue costituite in regioni amministrative speciali, godono di amplissime autonomie. Hong Kong, tuttavia, serba una grande rilevanza internazionale, e come tale trattata nelle statistiche dell'ONU e delle agenzie collegate, essendo a tutt'oggi l'undicesima potenza commerciale del mondo. Una categoria a s stante, che potremmo definire di semistato, costituita dall' Autorit Nazionale Palestinese, sorta per iniziativa internazionale come embrione di uno Stato palestinese su alcuni territori occupati da Israele (Gaza e parte della Cisgiordania) e gi appartenenti all'Egitto e, rispettivamente, alla Giordania. Situazioni per alcuni aspetti analoghe a questa, ma ancora molto in divenire e rubricabili in qualche modo come protettorati internazionali, sono quelle della regione serbo-iugoslava a maggioranza albanese del Kosovo, in Europa, o, in Asia, quella di Timor Orientale , sotto sovranit indonesiana. Minoranze nazionali L'evanescente e spesso controversa linea di demarcazione tra il diritto territoriale sovrano degli Stati e il principio di nazionalit propone tutto un ventaglio di soggetti, formato perlopi da minoranze etniche e nazionali. Normalmente escluse dal sistema delle relazioni internazionali, esse talvolta si affacciano alla ribalta politica ed economica mondiale come portatori di tensioni e conflitti. Esempi recenti riguardano le rivendicazioni autonomistiche dei curdi della Turchia e dell'Iraq o le istanze di autodeterminazione dei ceceniin Russia. Oltre una cinquantina di organismi espressione di tali entit e che interessano pi di 100 milioni di persone sono raggruppate nell'associazione internazionale UNPO (United Nations and People Organisation), con sede ad Amsterdam, nei Paesi Bassi (sito Internet: www.unpo.org). Attori informali Con ci siamo passati agli attori informali della scena internazionale, che possiamo per comodit distinguere in due categorie: associazioni o gruppi di associazioni che si fanno portavoce delle istanze della societ civile nelle diverse sedi internazionali, e le lobbies (gruppi di pressione) economiche che rappresentano gli interessi del mondo degli affari presso Stati e organizzazioni internazionali.Gli ambiti di attivit delle associazioni internazionali espressione della societ civile sono di varia natura, sociale, religiosa, umanitaria, professionale, tecnica ecc., e coprono tra i pi disparati campi, dalla tutela dell'ambiente, a quella della pace, dalla protezione dell'infanzia e della terza et, alla difesa della donna, della persona, e cos via. Molte di queste associazioni private afferiscono all'ONU come Organizzazioni Non Governative (ONG), rappresentate in appositi organismi. Tra le pi note, vale la pena di ricordare, nel campo della difesa dei diritti umani, Amnesty International (sito Internet: www.amnesty.org); la Federazione della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa Internazionali (siti Internet: www.icr.org e www.ifrc.org) e Mdecins sans Frontires (sito Internet: www.msf.org), nel campo dell'assistenza umanitaria; in campo ecologico, Greenpeace International (sito Internet: www.greenpeace.org), l'associazione degli Amici della Terra, Friends of the Earth (sito Internet: www.foe.org), il Fondo Mondiale per la Natura, meglio noto come WWF (sito Internet: www.panda.org).Nel novero delle lobbies economiche, vale la pena di menzionare, oltre alle associazioni imprenditoriali di settore, la rete internazionale delle Camere di Commercio (sito Internet: www.ibnet.com) e, nel campo delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea, il Trans Atlantic Business Dialogue (sito Internet: www.tabd.com). LE GERARCHIE GEOECONOMICHE Le gerarchie mondiali sono venute in parte mutando nell'arco degli ultimi cinquant'anni. All'epoca del bipolarismo prende forma la ripartizione geopolitica del pianeta in Primo, Secondo, Terzo e Quarto mondo. Gi negli anni Ottanta del Novecento emerge tuttavia come disequilibrio centrale degli assetti geoeconomici mondiali il problema Nord-Sud. Col crollo del mondo comunista, nell'ultimo decennio del secolo, affiorano accanto a questa nuove gerarchie. Sino a poco pi di una decina d'anni fa il mondo appariva come una grande costruzione geometrica ripartita in aree ben definite secondo la disposizione dei quattro punti cardinali: nord-sud, est-ovest. La divisione

principale percorreva i meridiani lungo l'asse Est-Ovest (con le maiuscole!) che segnava idealmente, ma anche molto concretamente, la linea di demarcazione e di confronto tra i paesi socialisti (URSS e Cina in testa), l'est, e, a ovest, i paesi industrializzati a economia capitalistica (Stati Uniti ed Europa occidentale in testa). I due emisferi, non erano perfettamente simmetrici (a ovest esisteva, e continua a sussistere, l'anomalia di Cuba), ma erano ben separati da barriere fisiche, come la "cortina di ferro", col muro di Berlino, in Europa, o la "cortina di bamb", in Asia orientale e sudorientale. L'asse Est-Ovest connotava il mondo dei sistemi politico-economici e dei blocchi militari contrapposti, il mondo del bipolarismo, dominato dalla competizione per la supremazia politico-militare delle due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, e retto sul precario equilibrio della deterrenza nucleare, della possibilit, cio, sempre presente di un conflitto atomico totale, capace di annientare pi e pi volte il pianeta. La contrapposizione Est-Ovest svanita, come si sa, tra il 1989 e il 1991, lasciando dietro di s una situazione incerta e piena d'incognite, tanto pi che alcuni tra suoi protagonisti maggiori, come la nuova Russia e la Cina, sempre socialista, continuano a occupare una posizione di rilievo sulla scena internazionale. Con ci venuta in primo piano la seconda grande partizione del mondo, quella che corre lungo la direttrice Nord-Sud (sempre con le maiuscole!) e che oppone schematicamente, come vedremo tra poco, la ristretta cerchia dei paesi industrializzati pi ricchi, in prevalenza situati nell'emisfero nord del pianeta,alla massa dei paesi in condizioni economiche pi precarie o disagiate, se non di vera e propria povert, localizzati perlopi nell'emisfero sud.Il mondo globalizzato d'inizio 2000, dopo aver accantonato, se non scongiurato, le vecchie fratture e gerarchie politiche, si prospetta dunque fortemente semplificato e appiattito, focalizzato com' intorno a problematiche meramente economiche e a pure differenze di tipo quantitativo? Le cose stanno cos, ma solo in parte, perch, come sempre, il presente porta in s le sedimentazioni del passato e i germi del futuro. La moltiplicazione di etichette sotto le quali si tentato e si tenta di catalogare la realt odierna esprime tutta l'incertezza e la difficolt di questa tensione e di questo sforzo. I termini "sottosviluppo" e "Terzo Mondo" appartengono al gergo politico della fase iniziale della guerra fredda, avendo fatto la loro prima comparsa a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento. Di una politica di aiuti ai paesi sottosviluppati (underdeveloped countries) parla per la prima volta sulla fine degli anni '40 il presidente americano Harry Truman come "punto cardine" della sua strategia di "contenimento dell'espansione del comunismo" su scala mondiale. Il riferimento riguarda inizialmente i paesi di recente indipendenza dell'Asia meridionale (India e Pakistan) e sudorientale (Indonesia, Filippine), per estendersi via via agli scacchieri pi "caldi" del mondo afroasiatico (Taiwan, Corea, Indocina, Medio Oriente e Nordafrica). Poco pi tarda l'espressione "Terzo Mondo", coniata nel 1952 dall'economista e demografo francese Alfred Sauvy in un articolo del giornale "L'Observateur", dove la situazione politica mondiale dell'epoca paragonata a quella della Francia prerivoluzionaria. Cos come la societ francese alla vigilia della Rivoluzione, sostiene Sauvy, era ripartita in "tre stati", l'ultimo dei quali, il "Terzo stato", che comprendeva la massa della popolazione, sarebbe insorto e avrebbe preso il sopravvento, analogamente il mondo d'oggi diviso in "Tre Mondi", l'ultimo dei quali, il Terzo appunto, che comprende i due terzi dell'umanit, destinato a sollevarsi e imporre un nuovo ordine internazionale. Primo, Secondo, Terzo Mondo Sulla base di tale parallelismo, il Primo Mondo era identificato con le vecchie e nuove potenze coloniali (gli Stati Uniti erano considerati una potenza "neocoloniale") e, pi in generale, con i paesi a regime capitalistico. IlSecondo Mondo era costituito dalla comunit dei paesi socialisti. Il Terzo Mondo raggruppava la massa dei paesi ex coloniali e dei movimenti di liberazione nazionale, in prevalenza dell'Asia e dell'Africa, accomunati oltre che dalla posizione economica e politica subalterna, dal fatto di non riconoscersi in nessuno dei primi due mondi. Nel corso degli anni, la distinzione fra i Tre Mondi assunse una connotazione pi marcatamente economica e, correlata col termine "sottosviluppo" nella sua versione meno cruda di "in via di sviluppo" (developing), fu recepita dalle stesse statistiche internazionali.L'espressione "Primo Mondo" divenne cos sinonimo di paesi industrializzati a economia di mercato (nelle statistiche internazionali, Market Economies), quella "Secondo Mondo" rimase a definire i paesi socialisti a economica pianificata (nelle statistiche, Central Planned Economies), e quella "Terzo Mondo" fin col coincidere con i paesi in via di sviluppo, sigla PVS (nelle statistiche, Developing Economies). Quarto Mondo E il Quarto Mondo? Il Quarto Mondo come il "quarto stato" della Francia prerivoluzionaria, che non esiste nominalmente, ma che designa di fatto il mondo degli esclusi. L'espressione compare sulla stampa negli anni Settanta per indicare la porzione pi diseredata dei paesi del Terzo Mondo, i paesi

sottosviluppati veri e propri, quasi del tutto, se non del tutto, privi di risorse naturali di qualche rilievo o di capacit industriali. Come anche tale categoria di paesi sia stata recepita nelle statistiche internazionali lo vedremo pi avanti. La ridefinizione delle gerarchie mondiali contemporanee, lette non pi tanto in chiave politico ideologica, quanto piuttosto in una prospettiva economico-sociale, si deve a una commissione dell'ONU presieduta dall'ex cancelliere tedesco, Willy Brandt, le cui conclusioni sono compendiate nell'ormai classico Rapporto sullo sviluppo globale, edito nel 1980 sotto il titolo emblematico Nord/Sud. Il Rapporto Brandt All'ombra della contrapposizione Est-Ovest, sostiene il Rapporto, maturata nell'ultimo ventennio una frattura ancora pi profonda e radicale, suscettibile di compromettere irreversibilmente gli equilibri mondiali. La frattura quella che oppone i paesi ricchi e industrializzati dell'emisfero nord, che con un quinto della popolazione consumano i quattro quinti delle risorse del pianeta, e il resto del mondo costretto spesso a vivere ai limiti della sussistenza, con una crescita economica molto lenta, se non stazionaria, e gravato da acuti problemi demografici, etnici, culturali e sociali.Nella visione proposta dal Rapporto Brandt, il Nord del mondo comprende non solo i paesi avanzati dell'emisfero nord in senso geografico (l'America settentrionale, Messico escluso, l'Europa, inclusa l'URSS, e il Giappone), ma anche alcuni paesi industrializzati dell'emisfero sud, come l'Australia, la Nuova Zelanda (fig. 1.2.1). Il Sud del mondo finisce col coincidere con la vasta area del sottosviluppo comunque essa venga qualificata (paesi in via di sviluppo, Terzo e Quarto Mondo).Lo schema Nord-Sud a tutt'oggi un utile paradigma di riferimento per inquadrare le grandi dinamiche geoeconomiche globali. Esso ha infatti il pregio di mettere in primo piano le distorsioni insite nei meccanismi di fondo che presiedono allo sviluppo economico mondiale: dominanza delle economie forti, scambio ineguale tra paesi ricchi e paesi poveri, crescente indebitamento e impoverimento dei paesi pi deboli. Tuttavia, come ogni modello di carattere generale, rischia, se non aggiornato e adattato ai continui cambiamenti della realt, di perdere in efficacia esplicativa e di offuscare proprio gli stessi processi che vuole interpretare.

Nell'ultimo terzo del XX secolo nuovi fattori tendono a ridisegnare la fisionomia geoeconomica e politica del mondo. Da una parte si ha un graduale ma costante processo di differenziazione e ridistribuzione delle gerarchie interne ai paesi del Terzo Mondo (si pensi a Israele, da tempo annoverato tra i paesi industriali), dall'altra un processo per alcuni aspetti analogo avviene nei paesi dell'emisfero nord investiti dalla bufera postcomunista . Paesi emergenti Per quanto riguarda il Terzo Mondo, mentre si allarga il novero dei paesi pi poveri del Quarto Mondo, stanno anche via via affiorando almeno tre categorie di Stati i cui livelli di sviluppo si avvicinano a quelli delle economie pi avanzate, fin quasi a configurare quello che potremmo definire, con un bisticcio di parole, il Nord del Sud del mondo. Una prima categoria di paesi riguarda gli Stati a rendita petrolifera (Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Brunei, Emirati Arabi Uniti, Gabon, Iran, Iraq, Indonesia, Kuwait, Libia, Oman, Nigeria, Venezuela ecc.), i cui redditi cominciano a essere contabilizzati a parte in alcune statistiche internazionali soprattutto dopo la crisi energetica dei primi anni '70. Una seconda categoria quella dei cosiddetti nuovi paesi industriali o NIE(Newly Industrialized Economies), cos chiamati a partire dalla met degli anni '80. Si tratta delle cosiddette "quattro tigri " dell'Asia orientale (Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore), connotate da sostenuti ritmi di crescita economica e da una forte presenza sul mercato internazionale. Alla stessa categoria, pur con tassi di crescita un po' meno elevati, sono ascritti anche Filippine, Indonesia, Malaysia e Thailandia, definiti dalla stampa come i "quattro dragoni " del Sudest asiatico. Il paese senz'altro a pi rapida industrializzazione dell'Asia, se non del mondo, la Cina, con un tasso costante di crescita a due cifre per oltre un decennio e in procinto, dopo l'annessione di Hong Kong e Macao, di ricoprire un ruolo leader mondiale anche in campo economico. La terza categoria di paesi emergenti alquanto composita, abbracciando Stati di grandi dimensioni che dispongono di una forte base agricola e/o mineraria e un discreto apparato industriale (Argentina, Brasile, India, Messico e Sudafrica), o che sono in una fase di decollo industriale pi o meno avanzato (Bangladesh, Egitto, Pakistan, Turchia), piccoli Stati a elevato reddito (Cile, Uruguay), ma ancheministati e dipendenze con un forte sviluppo nel settore terziario legato ad agevolazioni fiscali (Bahama, Bermuda, Isole Cayman, Antille Olandesi), al turismo (Maurizio, Seicelle, Trinidad e Tobago) o ad altri fattori (Macao, Swaziland).

Paesi in transizione La disintegrazione del blocco sovietico e dell'URSS a cavallo degli anni '80 e '90 ha comportato una riclassificazione dei paesi e dei territori che ne facevano parte secondo una nuova categoria statistica rubricata sotto l'etichetta di paesi in transizione (Countries in Transition), sottinteso dall'economia pianificata all'economia di mercato . Aldil della loro ripartizione geografica (tab. 1.2.1), tutti questi paesi, salvo la Mongolia, dovrebbero rientrare, stando allo schema del Rapporto Brandt, nel Nord del mondo. Se si accoglie tuttavia il criterio della ONU di considerare come paesi in via di sviluppo, quelli che non oltrepassano un reddito medio annuo pro capite di 9000 dollari USA, allora, la totalit dei paesi in transizione, Slovenia esclusa, cadrebbe al di sotto della linea di demarcazione tra sviluppo e sottosviluppo. Le cose non migliorerebbero di molto anche assumendo criteri meno restrittivi e abbassando la soglia di reddito pro capite intorno ai 3000 dollari: nell'emisfero Nord passerebbero allora anche Repubblica Ceca, Estonia, Croazia, Polonia, Slovacchia e Ungheria, mentre Russia, Ucraina e altri Stati di dimensioni ragguardevoli, con un apparato industriale e tecnologico di tutto rispetto, per quanto in parte obsoleto, per non parlare dell'attrezzatura militare e aerospaziale, continuerebbero a essere relegati nel Terzo Mondo. Un buona procedura per orizzontarsi nel ginepraio economico del "Mondo Nuovo" di quest'inizio secolo quella di ripartire dai criteri analitici pi elementari di classificazione proposti dalle statistiche internazionali per tentare poi ricombinare i dati ottenuti in una nuova sintesi. Il dato base pi comunemente adottato dalle principali agenzie internazionali, ONU, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, quello del reddito pro capite in termini di Prodotto nazionale lordo (PNL) in dollari USA. Per il 1999 la Banca Mondiale ha ripartito i paesi del mondo, comprese alcune dipendenze, in quattro classi di reddito secondo il seguenti parametri: paesi a basso reddito, con un PNL pro capite fino a un tetto di 755 dollari; paesi a reddito medio basso, con un PNL pro capite tra i 756 e i 2995 dollari; paesi a reddito medio alto, con un PNL pro capite tra i 2995 e i 9265 dollari; infine paesi ad alto reddito, con un PNL pro capite oltre i 9266 dollari. Sempre secondo la Banca, le prime tre classi corrisponderebbero alla categoria dei paesi in via di sviluppo (PVS), con l'avvertenza per che "ci non comporta necessariamente che i paesi che fanno parte del gruppo non siano entrati in fase di sviluppo, n che i paesi che ne sono esclusi siano pienamente sviluppati".Pur entro questi limiti, la ripartizione per classi di reddito (tab. 1.2.2) conferma nelle sue linee di fondo e in qualche modo specifica a vent'anni di distanza i risultati del Rapporto Brandt. Ancora oggi una cinquantina di paesi che potremmo definire "agiati" (ad alto reddito), con appena il 15% della popolazione mondiale, rastrellano il 78% delle risorse mondiali. Tra i restanti paesi, met della popolazione (oltre il 40% sul totale) continua a trovarsi ai limiti della sussistenza (basso reddito), un terzo (35% del totale) comincia a superare il livello dei consumi primari (reddito medio basso), mentre il rimanente10% della popolazione mondiale accede o sta accedendo ai consumi di massa e ad un'economia industriale (reddito medio alto). Incrociando le classi di reddito con altri sistemi classificatori (import-export, crescita demografica, debito estero), e tenendo conto delle nuove categorie di paesi considerate precedentemente (paesi emergenti, paesi in transizione), possibile tratteggiare un quadro delle gerarchie geopolitiche ed economiche mondiali abbastanza plausibile mutuando il vecchio modello geografico "centro-periferia". Secondo quest'ipotesi ilcentro del mondo sarebbe occupato da poco meno di una trentina di paesi a capitalismo avanzato ("economie avanzate", nella dizione della Banca Mondiale, tab. 1.2.3), gravitante intorno a un nocciolo duro formato dalle maggiori potenze industriali, i G7. La periferia corrisponderebbe alle economie meno sviluppate dei PVS, sia in termini di reddito, sia perch privi o con limitate risorse naturali, e spesso fortemente indebitati: in sostanza paesi con una base produttiva poco diversificata, con tecnologie e processi produttivi pi o meno arretrati, in ogni caso con una forte dipendenza dall'estero per finanziamenti e mercati.Vi sarebbe infine una fascia intermedia di realt, lasemiperiferia, nella quale convergerebbero sia i paesi emergenti (escluse le "quattro tigri" asiatiche, inglobate nelle "economie avanzate"), sia numerosi paesi in transizione, che per risorse, organizzazione produttiva, capacit tecnologiche sono in fase di pi o meno avanzata integrazione con il "centro".