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Il verbo (< Lat.

verbum = "parola" per eccellenza) la parte pi importante di una frase che designa un'azione, un avvenimento, uno stato, una qualit o propriet, l'esistenza del soggetto. non solo definisce il soggetto, ma definisce anche il tempo dell'azione, presente, passato, futuro, ecc. e il tipo di rapporto temporale fra un'azione e l'altra. In aggiunta, il verbo indica e il "modo" o la maniera in cui l'azione avviene. Le determinazioni essenziali del verbo sono le seguenti: 1. Il numero del verbo indica se il verbo singolare (abbreviato "sing.") o plurale (abbreviato "pl.") di numero. Il verbo al singolare quando il soggetto esprime una sola persona, una sola cosa o un solo animale. I possibili pronomi (< lat. pro nomen (che rappresenta il nome) personali soggetto sono quelli alla:
1 p. sing. "io" 2 p. sing. "tu" 3 p. sing. "lui o egli (pi elegante ma meno usato oggi)/lei per persona "esso/essa" per cosa o animale (dissuasti) "Lei" per persona

Se il soggetto collettivo (es. la gente, la famiglia, la classe) il verbo al singolare e (se c' accordo) si accorda con il genere del nome (spesso i nomi collettivi sono femminili). Il verbo al plurale quando il soggetto esprime pi persone, pi cose o pi animali. I possibili soggetti sono quelli alla:
1 p. pl. "noi" 2 p. pl. "voi" 3 p. pl. "loro o essi/esse (pi elegante ma meno usato oggi) per persone, cose o animale (dissuasti) "Loro" per persone

2. La persona del verbo pu essere al singolare o al plurale. La persona indica "chi" esprime il verbo: singolare plurale
1a p. 2a p. chi esprime azione? esempi

"io" "tu"

1a p. 2a p. 3a p.

"noi" "voi"

Io parlo.
Noi parliamo. Roberto, prendi la penna! persona alla quale si parla esprime Roberto, Sandro prendete la penna! azione La pioggia cade. persona o cosa di cui si parla La ragazza esce. Claudio e Claudio escono. esprime azione Lei, signor professore, esce? pronomi allocutivi alla quale si Loro, signori professori, parla escono? chi parla esprime azione

3a p. "lui/lei"

loro"
3a p.

3a p. "Lei"

Loro"

3. Un modo (< lat. modus) indica la maniera in cui l'azione del verbo avviene. Ogni modo comunica un aspetto diverso della modalit del verbo. In italiano, ci sono sette modi divisi in due classificazioni : modi definiti; modi indefiniti. I modi definiti sono quei modi che "definiscono" l'azione del verbo secondo la persona e il numero. I modi definiti sono quattro: indicativo; congiuntivo; condizionale; imperativo.

a) Il modo indicativo indica o semplicemente afferma un fatto ed quindi il modo dell'oggettivit. il modo della realt e della certezza ed esprime un fatto reale o supposto come tale. Ha otto tempi, di cui quattro semplici (presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice) e quattro composti (passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore). Si usa nelle proposizioni principali enunciative, nelle secondarie soggettive ed oggettive (specie con i verbi affermativi), nelle causali, consecutive, temporali, locative, avversative, modali ecc. b) Il modo congiuntivo, a differenza dal modo indicativo, il modo della soggettivit, dell'ipotesi /del dubbio /della supposizione, dell'opinione personale e di desiderio. il modo che esprime una azione possibile, incerta o desiderata. Ha quattro tempi: presente, imperfetto (tempi semplici), passato, trapassato (tempi composti). Si usa nelle proposizioni principali volitive, suppositive e meditative ed in numerose proposizioni secondarie: soggettive e oggettive introdotte dai verbi indicanti un'opinione, un'affermazione incerta o una testimonianza dei sensi ( credo, spero, suppongo, sento, mi pare), una volont o un sentimento ( voglio, mi auguro, sono lieto, mi dispiace ); nelle proposizioni interrogative indirette, relative e nel discorso indiretto. Esempi: Magari mi fossi attenuto ai consigli di mio padre!; Possa tu stare sempre in salute!; Caschi il mondo, voglio tentare la sorte (volitive); Si dice che voi abbiate marinato la scuola; Il tuo lavoro pare sia stato molto apprezzato (soggettive); Credo che tu debba partire; Desidero che mia madre sia rispettata (oggettive); Non capisco perch tu te ne sia andato; Le chiesi che cosa facesse (interrogative indirette); Cercavo una persona che mi parlasse dello stato di salute di mia madre; Chi l'avesse visto in quelle condizioni, si sarebbe spaventato (relative); Il comandante ordin ad alcuni militari che andassero in avanscoperta e non si facessero scoprire (discorso indiretto). c) Il modo condizionale il modo della possibilit condizionata. Questo modo non esisteva nel Latino Classico, ma si sviluppato sia perch alcune strutture del congiuntivo erano troppo pesanti, sia perch le esigenze storico-sociali lo richiedevano. Il condizionale dunque sorge nel latino medioevale e continua nelle lingue romanze. il modo dell'incertezza e dell'irrealt. Ha due tempi: presente e passato. Si usa: 1) soprattutto nell'apodosi, cio nella proposizione principale dei periodi ipotetici di tipo potenziale e irreale; 2) per esprimere un desiderio o un'asserzione incerta; 3) per indicare un'azione futura nelle proposizioni dipendenti. Esempi: Vorrei che tu sapessi ogni cosa; Avrei voluto che avessi appreso subito la notizia (desiderio o asserzione attenuata); Eravamo sicuri che avreste detto la verit (posteriorit); Se potessi, ti aiuterei ben volentieri (periodo ipotetico). d) Con il modo imperativo (< lat. imperare) si danno ordini, commandi ed esortazioni. L'imperativo ha solo un (1) tempo: presente, poich impossibile dare un'ordine o un comando diretto nel passato! Esso ha due tempi: presente e futuro. Non ha, naturalmente, la prima persona singolare, perch colui che parla non rivolge un comando, un invito o una preghiera a se stesso. Quando si vuole esprimere un comando a se stessi, si usa il verbo dovere: ad esempio, Debbo studiare; Debbo onorare i miei genitori. In frasi negative ci si serve dell'infinito per formare la seconda persona del singolare: Non parlare!; Non arrabbiarti!. Si pu usare l'infinito anche nelle ammonizioni e nelle sortazioni al posto dell'imperativo: Lavorare, lavorare!; Tenere la destra!. L'imperativo pu venire espresso anche mediante espressioni ellittiche: Silenzio!; Attenzione!; Avanti!; All'erta!; Su!.

I modi indefiniti sono quei modi che NON definiscono l'azione del verbo secondo la persona e il numero e cio sono indeterminati. I tre modi sono: gerundio, infinito, participio. a) Il verbo al gerundio esprime una modalit d'azione di solito di mezzo, modo, tempo, circostanza ecc. Ha due tempi: presente e passato. b) L'infinito uno dei modi indefiniti del verbo ed esprime genericamente l'idea del verbo senza determinazione di persona e di numero. Ha due tempi: il presente e il passato. Si usa in funzione di un sostantivo, di un'intera proposizione soggettiva ( infinito soggettivo) od oggettiva (infinito oggettivo), con valore di congiuntivo o di indicativo, nelle proposizioni infinitive ed in altre secondarie. Quando svolge la funzione di proposizione soggettiva od oggettiva, l'infinito suole essere costruito con la preposizione di, specialmente con i verbi parere, avvenire, toccare: ad esempio, Mi pare di sognare. Speravo di aver trovato la soluzionegiusta.Talvolta avviene di sbagliare. Esso si costruisce senza preposizione con i verbi potere, dovere, volere, usare, lasciare, desiderare, preferire, fare, vedere, sentire e simili: ad esempio, Desiderei partire subito. Non voglio disturbarla. Gradirei sapere se hai esaminato la questione. Uso alzarmi di buon mattino. Preferisco andare in bicicletta. Quando il soggetto dell'infinito un pronome personale, quest'ultimo si pospone al verbo nella forma soggettiva (io, tu), se si tratta delle prime due persone; e nella forma oggettiva (lui, lei, loro), se si tratta della terza persona: ad esempio, Credevo essere io il pi fortunato. Credevano essere stati loro a provocare i danni. c) Il participo cos detto perch partecipa della funzione nominale come un aggettivo e si usa in funzione attributiva, predicativa e verbale. Ha due forme temporali: presente e passato. 4. Il tempo (< lat. tempus) del verbo indica "quando" o "in quale momento" l'azione avviene. L'azione pu avvenire al presente, al passato o al futuro rispetto al presente. I tempi principali sono tre: presente; passato; futuro. I. Il tempo presente uno (1) solo. Certo, ci sono diverse forme e desinenze per i diversi modi, ma il concetto di "presente" identico per tutti: l'azione principale (il verbo) avviene nello stesso momento in cui si parla/si legge/si scrive/si dice, ecc. Tutti i sette modi hanno una forma presente. -per indicativoAvere Io ho Tu hai Egli ha Noi abbiamo Voi avete Essi (loro) hanno Essere Parlare Io sono Io parlo Tu sei Tu parli Egli Egli parla Noi siamo Noi parliamo Voi siete Voi parlate Essi (loro) sono Essi (loro) parlano Parlare parli parli parli parliamo parliate parlino Aprire Io apro Tu apri Egli apre Noi apriamo Voi aprite Essi (loro) aprono Aprire apra apra apra apriamo apriate aprano Vendere Io vendo Tu vendi Egli vende Noi vendiamo Voi vendete Essi vendono

-per congiuntivoAvere Essere Che io abbia sia Che tu abbia sia Che egli abbia sia Che noi abbiamo siamo Che voi abbiate siate Che essi (loro) abbiano siano

Vendere venda venda venda vendiamo vendiate vendano

-per condizionaleAvere Io avrei Tu avresti Egli avrebbe Noi avremmo Voi avreste Essi (loro) avrebbero -per imperativoAvere Io Tu abbi Egli abbia Noi abbiamo Voi abbiate Essi (loro) abbiano -per infinitivo Avere Avere -per gerundio Avere Avendo -per participio Avere avente

Essere sarei saresti sarebbe saremmo sareste sarebbero Essere sii sia siamo siate siano Essere essere Essere essendo Essere ente

Parlare parlerei parleresti parlerebbe parleremmo parlereste parlerebbero Parlare parla parli parliamo parlate parlino Parlare parlare Parlare parlando Parlare parlante

Aprire aprirei apriresti aprirebbe apriremmo aprireste aprirebbero Aprire apri apra apriamo aprite aprano Aprire aprire Aprire aprendo Aprire aprente

Vendere venderei venderesti venderebbe venderemmo vendereste venderebbero Vendere vendi venda vendiamo vendete vendano Vendere vendere Vendere vendendo Vendere vendente

Il presente, oltre ad indicare un'azione o uno stato che si svolge nel momento in cui si parla, pu essere usato anche: a) nei proverbi, nelle sentenze e negli aforismi, per indicare che l'azione continua sempre: ad esempio, il sole riscalda la terra; la fortuna aiuta gli audaci; chi va al mulino s'infarina. Tuttavia, negli aforismi e nei proverbi si usa a volte il passato remoto: ad esempio, un bel tacere non fu mai scritto; b) al posto di un tempo passato, per dare maggior vivacit al racconto (cosiddetto presente "storico"): ad esempio, Cesare giunge in Egitto ed informato dell'uccisione di Pompeo; c) per esprimere un'azione o uno stato abituale o che si ripete con regolarit (cosiddetto presente iterativo): ad esempio, Natale cade in dicembre; tutti gli anni andiamo in vacanza ad Ischia;il Parlamento fa le leggi; d) per indicare un fatto che si avvera sempre, in tutti i tempi: ad esempio, la terra gira intorno al sole; e) per riferire passi di autori: Dante dice: "Tu proverai s come sa di sale lo pane altrui". Socrate afferma: "Conosci te stesso"; f) per dare maggiore insistenza al fatto (cosiddetto presente "modale", usato soprattutto nei titoli giornalistici): Il Presidente del Consiglio convoca i ministri; Spara al rapinatore e lo uccide;

g) per indicare cose e fatti futuri, quando essi sono certi e si vogliono esprimere con maggior sicurezza: ad esempio, domani parto per Milano; questa estate vado a Venezia. -per indicativo: II. I tempi al passato sono cinque. Al passato sono tutti tempi composti, tranne l'imperfetto e il passato remoto nell'indicativo: - per indicativo: l'Imperfetto significa "non [=im] perfetto", cio non "finito" . Infatti, il verbo all'imperfetto indica durata, descrizione o ripetizione nel passato. L'imperfetto come il passato remoto sono gli unici due tempi al passato del modo indicativo che non sono tempi composti. Il trempo imperfetto si trova solo nel modo indicativo e quello congiuntivo. Osservare:
1. per descrivere un'azione che si ripete o continua nel passato es. L'anno scorso andavo al cinema il venerd (ogni venerd) 2. periodo di tempo: azione che continua nel passato es. Da bambina, avevo paura del buio (durante l'infanzia) 3. per descrivere azioni contemporanee, simultanee nel passato es. Ieri, mentre io studiavo, tu dormivi.

Avere Io avevo Tu avevi Egli aveva Noi avevamo Voi avete Essi (loro) avevano

Essere ero eri era eravamo eravate erano

Parlare parlavo parlavi parlava parlavamo parlavate parlavano

Aprire aprivo aprivi apriva aprivamo aprivate aprivano

Vendere vendevo vendevi vendeva vendevamo vendevate vendevano

Il passato prossimo indica: a) un'azione avvenuta in passato, ma i cui effetti durano ancora: E' nato nel 1950 ed tuttora vivente; b) un'azione compiuta in un tempo non ancora interamente trascorso: Oggi sono invitato a pranzo da un amico; Stasera non ho telefonato ancora a mia moglie ; c) un fatto avvenuto nello stesso giorno in cui parliamo: Oggi mio figlio partito per la Spagna; Avete udito ci che ha detto? - S, ma non ci ha convinto. Avere Essere Io ho avuto sono stato Tu hai avuto sei stato Egli ha avuto stato Noi abbiamo avuto siamo stati Voi avete avuto siete stati Essi (loro) hanno avuto sono stati Parlare ho parlato hai parlato ha parlato abbiamo parlato avete parlato hanno parlato Aprire ho aperto hai aperto ha aperto abbiamo aperto avete aperto hanno aperto Vendere ho venduto hai venduto ha venduto abbiamo venduto avete ventudo hanno venduto

Il passato remoto indica un'azione conclusa, staccata dal presente. E' il tempo proprio della narrazione: Mecenate aiut gli artisti; Tu Venisti con molto ritardo. Avere Essere Parlare Aprire Vendere Io ebbi fui parlai aprii vendei Tu avesti fosti parlasti apristi vendesti Egli ebbe fu parl apr vend Noi avemmo fummo parlammo aprimmo vendemmo Voi aveste foste parlaste apriste vendeste Essi (loro) ebbero furono parlarono aprirono venderono

Il trapassato prossimo indica un'azione interamente compiuta quando ne sopravvenuta un'altra: Era gi uscito, quando andai a trovarlo; Avevamo appena finito di pranzare, quando arriv la notizia della promozione di nostro figlio. Avere Essere Parlare Aprire Vendere Io avevo avuto ero stato avevo parlato avevo aperto avevo venduto Tu avevi avuto eri stato avevi parlato avevi aperto avevi venduto Egli aveva avuto era stato aveva parlato aveva aperto aveva venduto Noi avevamo avuto eravamo stati avevamo parlato avevamo aperto avevamo venduto Voi avevate avuto eravate stati avevate parlato avevate aperto avevate venduto Essi (loro) avevano avuto erano stati avevano parlato avevano aperto avevano venduto Il trapassato remoto indica un'azione portata a termine prima di un'altra, pure passata, espressa dal passato remoto: Appena lo ebbe salutato, part; Dopo che ebbero cenato, andarono al cinema. Avere Essere Parlare Aprire Vendere Io ebbi avuto fui stato ebbi parlato ebbi aperto ebbi venduto Tu avesti avuto fosti stato avesti parlato avesti aperto avesti venduto Egli ebbe avuto fu stato ebbe parlato ebbe aperto ebbe venduto Noi avemmo avuto fummo stati avemmo parlato avemmo aperto avemmo venduto Voi aveste avuto foste stati aveste parlato aveste aperto aveste venduto Essi (loro) ebbero avuto furono stati ebbero parlato ebbero aperto ebbero venduto Il futuro anteriore formato dall'ausiliare avere/essere al futuro + participio passato del verbo. Il futuro anteriore, come il futuro, il passato remoto, il trapassato remoto, solo un tempo del modo indicativo. Questo tempo esprime un'azione futura che anteriore al verbo principale al futuro semplice: cio deve avvenire prima del verbo principale al futuro. E' come se fosse un tipo di "trapassato" ma proiettato nel futuro, un "passato nel futuro". Avere Essere Parlare Aprire Vendere Io avr avuto sar stato avr parlato avr aperto avr venduto Tu avrai avuto sarai stato avrai parlato avrai aperto avrai venduto Egli avr avuto sar stato avr parlato avr aperto avr venduto Noi avremo avuto saremo stati avremo parlato avremo aperto avremo venduto Voi avrete avuto sarete stati avrete parlato avrete aperto avrete venduto Essi (loro) avranno avuto saranno stati avranno parlato avranno aperto avranno venduto - per congiuntivo: imperfetto passato trapassato -per condizionale: passato -per infinito: passato -per participio: Il participio passato si adopera in funzione attributiva e predicativa: a) Si riteneva un giovane colto; Abbiamo forzato un passaggio proibito; Ricordo con piacere i tempi passati (funzione attributiva); b) L'avaro teneva nascosto il suo tesoro; Vide il proprio sogno infranto; Alzatosi, usc subito di casa; Ti credevo interessato al problema (funzione predicativa).

-per gerundio: Il gerundio passato esprime un fatto avvenuto nel passato in relazione ad un altro avvenuto posteriormente o che avviene o che avverr: Avendo ricevuto un invito, lo accettai ben volentieri; Avendo sbagliato, rimedier quanto prima all'errore; Essendo stati promossi, andremo in vacanza premio. Talvolta la costruzione gerundiva viene sostituita da quella participiale: Sparsasi la notizia (che sta per: essendosi sparsa), tutta la famiglia era in grande apprensione; Avuti i disegni tecnici (che sta per: avendo avuto i disegni), furono iniziati i lavori. III. I tempi al futuro -per indicativo: 5) Il genere: Tutti i verbi si distinguono in due grandi classi: transitivi ed intransitivi. Si dice transitivo il verbo la cui azione passa direttamente dal soggetto al complemento oggetto (Giuseppe legge un libro), mentre intransitivo il verbo che esprime un modo di essere del soggetto o un'azione che non passa su un complemento oggetto (Giuseppe legge; Luigi corre a casa). Per riconoscere un verbo transitivo, in alcuni casi non necessaria la presenza del complemento oggetto, poich quest'ultimo pu essere sottinteso. Ad esempio, nella frase Giuseppe legge, il verbo leggere viene usato in forma assoluta e continua a conservare la sua classe transitiva anche se non viene esplicitato il complemento oggetto (cio "un libro"). In sostanza, la frase evidenzia comunque l'azione compiuta dal soggetto: implicito che un oggetto esista, poich impensabile una lettura priva di un elemento su cui concretizzarla. Per quanto attiene ai verbi intransitivi, si pu aggiungere che spesso sono riferiti ad uno stato del soggetto o ad una sua azione pienamente definita senza dover aggiungere un complemento. Ecco alcuni esempi con verbi intransitivi: 1) Giuseppe impallidisce; 2) la roccia frana; 3) l'acqua gorgoglia; 4) Giuseppe distratto; 5) il treno parte; 6) arriva la primavera (ovviamente, la "primavera" il soggetto della frase). Nei periodi sopra elencati, vengono descritti stati d'animo, situazioni, condizioni che non necessitano di ulteriori elementi (cio di complementi oggetto) per avere un senso compiuto; qualora essi venissero aggiunti, servirebbero soltanto a specificare, a precisare meglio il concetto o la circostanza. Altri esempi di verbi intransitivi sono aderire, rinunciare, giovare, ecc.; il riferimento dell'azione esiste, ma espresso da un complemento indiretto: aderisco ad un'iniziativa; rinuncio alla partenza; giova alla salute. 6) La forma: I verbi intransitivi hanno solo la forma attiva, poich l'azione compiuta in s non ricade su un complemento oggetto, cio non "esce" dalla sfera del soggetto; i verbi transitivi, invece, possono avere tre forme: attiva, passiva, riflessiva. La forma attiva si ha quando il soggetto compie l'azione espressa dal verbo: Marco legge il giornale. La forma passiva quella in cui il soggetto subisce l'azione espressa dal verbo: Il bravo scolaro viene lodato dal maestro. La forma riflessiva indica azione che si riflette sul soggetto che la compie: Io mi vesto; essi si lavano.

Nell'esempio di forma passiva sopra citato, l'elemento che compie l'azione e che agisce "il maestro" e non il "bravo scolaro" (soggetto). Di conseguenza, nell'analisi logica della frase, si parla di complemento di agente e di complemento di causa efficiente quando si tratta di agente inanimato (ad esempio, "I turisti vennero sorpresi dalla tempesta"). Un verbo transitivo pu diventare passivo in tre modi: a) premettendo al suo participio passato le voci corrispondenti del verbo essere: io sono lodato; tu eri lodato; che essi siano lodati , ecc. b) premettendo al suo participio passato, nei tempi semplici, le voci corrispondenti del verbo venire: io vengo chiamato; egli veniva lodato; che egli venga punito; voi verreste licenziati , ecc. c) premettendo alle sue voci attive, ma solo per le terze persone singolari e plurali dei tempi semplici, la particella pronominale si, che in questo caso prende il nome di si passivante: questo libro si legge molto volentieri; si attravers un'ampia pianura; si vedevano molte luci sulla collina. La proposizione attiva pu essere sempre trasformata in passiva, e quest'ultima in attiva: ad esempio, La mamma allatta il bimbo; il bimbo allattato dalla mamma . Nel trasformare la proposizione attiva in passiva, si fa diventare soggetto il complemento oggetto ( il bimbo) e si cambia il soggetto (la mamma) in complemento di agente, facendolo precedere dalla preposizione da. Come gi spiegato, quando il complemento di agente espresso da un nome di cosa, detto complemento di causa efficiente. La forma attiva si cambia in passiva in uno dei tre modi sopra ricordati. La forma riflessiva La forma riflessiva del verbo non altro che il verbo nella sua forma attiva, accompagnato dalle particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi, si che precedono immediatamente il verbo nei modi finiti o lo seguono encliticamente nell'imperativo e nei modi infiniti. Le particelle rappresentano il soggetto, ma fanno da complemento oggetto del verbo: ad esempio, io mi lavo (io lavo me), tu ti lavi, egli si lava, noi ci laviamo, voi vi lavate, essi si lavano . Non si ha dunque forma riflessiva quando le particelle svolgono la funzione del complemento di termine: ad esempio, Io mi lavo il fazzoletto (io lavo il fazzoletto a me); Noi ci prepariamo la colazione (noi prepariamo la colazione a noi stessi). Questa forma con la particella pronominale che non fa da complemento oggetto si dice riflessiva apparente. Simile alla forma riflessiva poi la forma reciproca che, nelle sole voci plurali del verbo, esprime con le particelle pronominali ci, vi, si un'azione scambievole tra due o pi persone: ad esempio, Noi ci aiutiamo; Voi vi salutate; Essi si lodano a vicenda . Per distinguere con sicurezza la forma riflessiva da quella reciproca, bisogna vedere se nel senso della frase nuoccia o no l'aggiunta delle parole a vicenda, fra loro, l'un l'altro o simili. La forma pronominale La forma pronominale quella in cui alcuni verbi intransitivi sono accompagnati dalle particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi, si che hanno solo funzione pleonastica e formano una cosa sola col soggetto: ad esempio, io mi dolgo; egli si pente; noi ci accorgemmo dell'errore. In questi casi evidente che le particelle pronominali non hanno valore di complemento oggetto o di termine; non si pu cio dire: "io dolgo me stesso o a me stesso"; "egli pente se stesso o a se stesso"; "noi accorgemmo noi stessi o a noi stessi". In tal modo si pu agevolmente distinguere questa forma da quella riflessiva. Tra le forme pronominali del verbo da notare l'uso comunissimo di rafforzare alcuni verbi intransitivi con le particelle pronominali raggruppate me ne, te ne, se ne, ce ne, ve ne, se ne , che sono adoperate in senso puramente pleonastico : ad esempio, me ne infischio, te ne cadi, ve ne dispiacete. Tra i verbi pronominali figurano alcuni che, separati dalle particelle pronominali, cambiano di significato, come abbocarsi (venire a colloquio con uno), abboccare (prendere con la bocca);

apporsi (indovinare, non ingannarsi), apporre (aggiungere); sovvenirsi (ricordare), sovvenire (soccorrere). Altri invece non cambiano affatto il significato : affogare annegare ammalar e riposare sbigottire disperare lamentar e sbagliare affogarsi annegarsi ammalars i riposarsi sbigottirsi disperarsi lamentars i sbagliarsi

La coniugazione del verbo consiste nella variazione della desinenza in rapporto a 4 elementi: il soggetto che compie l'azione (e pu essere di prima, seconda, terza persona e di numero singolare o plurale); il modo in cui presentata l'azione (come certa, indicativo; come possibile, congiuntivo; come subordinata ad una condizione, condizionale; come un ordine, imperativo; in maniera indeterminata, infinito, participio, gerundio; il tempo in cui avviene (presente, passato, futuro); la vocale tematica, caratteristica di ciascuna coniugazione a cui il verbo appartiene ( a della prima, e della seconda, i della terza), che per non resta invariata per tutta la coniugazione n sempre presente. Il verbo varia secondo uno schema, che fisso per i verbi regolari e che si articola nelle varie forme. I verbi che non seguono nella variazione il paradigma delle tre coniugazioni regolari si dicono irregolari. Le coniugazioni sono tre, distinte dalla terminazione dell'infinito presente: -are per la prima coniugazione; -ere per la seconda; -ire per la terza. A queste bisogna aggiungere le coniugazioni dei due verbi ausiliari, essere e avere.