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La grammatica (< Gr.

grammatike- [gramma = lettera dell'alfabeto; tekhne= arte delle lettere]) il sistema di codificazione e di organizzazione di una lingua (language). Senza grammatica, la lingua sarebbe in uno stato di caos e non ci sarebbero norme di coerenza. L'italiano, come il catalano, il francese, il portoghese, lo spagnolo, e il rumeno (Rumenian), fa parte di quelle lingue chiamate "lingue romanze" (Romance Languages). Le lingue romanze hanno origini (originate from) nel latino. L'aggettivo "romanzo" deriva da una parola latina che significava "nella maniera dei romani" (in the way of the Romans). L'italiano ha molto in comune con queste altre lingue, comunque ha una grammatica tutta sua. L'italiano si evoluto dal latino medioevale (chiamato latino "volgare" [Vulgar Latin]). Durante il Medioevo (Middle Ages), l'Italia era diversa geograficamente e linguisticamente dall'italia di oggi. L'"italiano" di oggi non esisteva ancora: in diverse zone d'Italia, c'erano diverse "parlate" (local vernaculars) o "volgari" (vernaculars, local tongues), ad es., il volgare toscano, quello di Roma, quello della Sicilia, quello di Venezia, quello di Torino, quello di Milano, ecc. Queste parlate erano in continua evoluzione. Una, per, quella toscana, o con precisione, quella fiorentina si imposta anche come lingua letteraria. L'italiano che parliamo oggi il "volgare" o la lingua evoluta che si parlava in Toscana (regione al centro ovest della penisola italiana). Perch il toscano? perch il fiorentino (parte del toscano) stato la base letteraria della lingua italiana. Infatti (infact), i padri della letteratura italiana, Dante, Petrarca e Boccacio erano fiorentini. Sebbene ci siano state molte polemiche (polemics), questa variante linguistica (linguistic variant) si poi evoluta ancora e si arrichita (enriched itself) con il tempo. Solo nel Cinquecento, nel 1525 con le Prose della volgar lingua del grande e primo "ufficiale" grammatico (grammarian) italiano Pietro Bembo, avvenuta (took place) la prima codificazione di questo "modello" comune chiamato poi l'"italiano".
(Per una storia completa dell'italiano, v. (Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, 11ed. [Firenze, Sansoni, 1992] e Stefano Gensini, Elementi di storia linguistica italiana [Bergamo: Minerva Italica, 1990]).

Il verbo (< Lat. verbum = "parola" per eccellenza) la parte pi importante di una frase (sentence) e ne indica l'azione principale, lo stato (state), l'esistenza, il modo di essere (way, manner of being) delle persone, degli animali o delle cose. possibile avere pi verbi in una frase.

ESEMPI:
1.

L'uomo cammina. 2. Il tempo passa. 3. Dopo che avevano mangiato, i ragazzi sono usciti con i loro genitori che erano appena tornati dall'Italia. 4. "Penso quindi sono". (Descartes)

(azione) (stato, modo di essere) (azione, azione, azione) (modo di esssere)

Il verbo non solo definisce (defines) il soggetto, ma definisce anche il tempo dell'azione, presente, passato, futuro, ecc. e il tipo di rapporto temporale fra un'azione e l'altra. In aggiunta (in addition), il verbo indica e il "modo" o la maniera in cui l'azione avviene (occurs).

Il numero del verbo indica se il verbo singolare (abbreviato "sing.") o plurale (abbreviato "pl.") di numero. Il verbo al singolare quando il soggetto esprime (expresses) una sola persona, una sola cosa o un solo animale. I possibili "pronomi" (< lat. pro nomen [che rappresenta il nome (that works on behalf of the noun)] personali soggetto sono quelli alla:
1 p. sing. "io" 2 p. sing. "tu" 3 p. sing. "lui o egli (pi elegante ma meno usato oggi)/lei per persona "esso/essa" per cosa o animale (dissuasti) "Lei" per persona

ESEMPI:
1. 2. 3.

Il ragazzo mangia. (= 1 ragazzo solo) L'amore la forza (force) dell'universo. (= 1 amore solo) Il cane abbaia (fa b b). (= 1 cane solo)

Se il soggetto "collettivo" (es. la gente, la famiglia, la classe) il verbo al singolare e (se c' accordo) si accorda con il genere del nome (spesso i nomi collettivi sono femminli). ESEMPI:
Tutta la famiglia mangia insieme la domenica. La gente ha visto l'oppressione di quel leader politico. La classe andata a visitare il Vaticano.

Il verbo al plurale quando il soggetto esprime (expresses) pi persone, pi cose o pi animali. I possibili soggetti sono quelli alla 1 p. pl. "noi", alla 2 p. pl. "voi"e alla 3 p. pl.. "loro" o "essi/esse" per persone, cose o animali e "Loro" per persone. ESEMPI:
1. 2. 3.

I ragazzi mangiano. L'amore e la pazienza sono virt. I cani abbaiano (fanno b b).

(= 1+ ragazzi) (= 1+ virt) (= 1+ cani)

Il genere (gender) del verbo indica se il soggetto del verbo al maschile (masculine) (abbreviato "m.") o al femminile (feminine) (abbreviato "f."). Il concetto del "genere" deriva dal latino classico (Classical Latin) che aveva tre generi (maschile, femminile e neutro [neuter]). Pian piano, (slowly) il latino ha perduto (lost) il genere neutro e solo il maschile e il femminile sono rimasti. Oggi tutte le lingue romanze hanno solo il maschile e il femminile. Il "genere" del verbo corrisponde al "genere" del nome solo per gli accordi nei tempi composti. Generalmente (generally), il genere del nome al maschile, se esprime
1. esseri maschili 2. alberi da frutta (fruit tree) 3. monti (mountains) 4. mesi e giorni (months and days) 5. laghi (lakes) uomo, gatto, coccodrillo il melo, il pero, l'arancio, il noce l'Everest, Il Monte Bianco Gennaio, venerd (eccezione: la domenica) il Garda, il Lago Maggiore

al femminile, se esprime 1. esseri femminli 2. frutti (fruits) 3. isole (islands) 4. concetti astratti (abstract concepts) donna, gatta, farfalla la mela, la pera, l'arancia, la noce la Sicilia, la Sardegna bellezza, virt, onest

Il maschile e il femminile, come il singolare e il plurale, si differenziano da (differ by) desinenze (endings) speciali che si aggiungono (are added) alla FINE (end) della parola (word).

sing. masch. f. o {, e} a {, e}

pl. i {, i} e {, i}

N. B. La puo' essere maschile e femminile e non cambia mai al pl. Alcuni nomi maschili possono terminare in -a

ESEMPI:
1. 2.

il ragazzo ~ i ragazzi; il tab ~ i tab; il piede ~ i piedi la ragazza ~ le ragazze; la virt ~ le virt; la neve ~ le nevi

La "persona" del verbo pu essere al singolare o al plurale. La "persona" indica "chi" (who) esprime (expresses) il verbo: singolare plurale chi esprime azione?
1a p.

esempi

"io" "tu"

1a p.

"noi" "voi"

2a p.

2a p.

3a p.

"lui/lei"

3a p.

loro"
3a p.

Io parlo. chi parla esprime azione Noi parliamo. Roberto, prendi la penna! persona alla quale si Roberto, Sandro parla esprime azione prendete la penna! La pioggia cade. La ragazza esce. persona o cosa di cui si Claudio e Claudio parla esprime azione escono.
pronomi allocutivi alla quale si parla Lei, signor professore, esce? Loro, signori professori, escono?

3a p. "Lei"

Loro"

L'azione espressa dal verbo transitivo passa (o transita) direttamente dal soggetto all'oggetto o nell'oggetto. Il verbo transitivo richiede dunque un complemento oggetto (direct object). Tutti i verbi usati transitivamente richiedono l'ausiliare AVERE nei tempi composti.

Cos' un complemento oggetto (d.o.)? Se dopo il verbo possibile domandare "chi" o che "cosa" (what) e la risposta quello che segue il verbo, il verbo transitivo. Se il verbo ha un complemento oggetto dunque un verbo transitivo. Il complemento oggetto non sempre esplicito. Ecco come fare per sapere se il verbo transitivo: ESEMPIO n. 1:
1. Paolo scrive la lettera/Paolo scrive. 2. Cosa scrive Paolo?/Paolo scrive cosa? 3. la lettera, qualcosa 1. Anna vede Maria. 2. Chi vede Anna?/Anna vede chi? 3. Maria 1. Rosa stata male. 2. *Cosa stata Rosa?/Rosa stata cosa?

ESEMPIO n. 2:

ESEMPIO n. 3:

3. !@##$%%, verbo non

transitivo perch l'azione non passa dal soggetto all'oggetto, resta nel soggetto!

L'azione del verbo intransitivo NON passa (o non transita) dal soggetto al verbo. L'azione dunque rimane nel soggetto. Il verbo intransitivo NON richiede il complemento oggetto (direct object) (e se lo richiede, allora il verbo transitivo) non pu mai rispondere alle domande "chi" o "cosa". Molti verbi intransitivi e tutti i verbi riflessivi richiedono ESSERE come ausiliare nei tempi composti e possono reggere un complemento di termine (indirect object) o complementi di tempo, luogo, ecc.

ESEMPIO n. 1:

1. La mamma va a scuola. 2. la domanda a cui risponde dove 3. il complemento: a scuola = complemento di luogo 1. Il gatto si seduto sulla sedia. 2. la domanda a cui risponde dove 3. il complemento: sulla sedia = complemento di luogo 1. Roberto arriva domani 2. la domanda a cui risponde quando 3. il complemento: domani = avverbio di tempo

ESEMPIO n. 2:

ESEMPIO n. 3:

La parola ausiliare deriva dal latino auxilium che significa "aiuto". In italiano, come nel latino e nelle altre lingue romanze, ci sono solo due ausiliari: AVERE e ESSERE. Questi "ausiliari" sono verbi che "aiutano" altri verbi nei tempi composti. Tutti i verbi usati transitivamente richiedono l'ausiliare AVERE nei tempi composti e non richede l'accordo in numero e in genere. Molti verbi intransitivi, specialmente i verbi di movimento che indicano uno spostamento (andare, ritornare, venire, arrivare, cadere, partire, ecc.), tutti i verbi riflessivi, i verbi impersonali e quelli passivi richiedono ESSERE come ausiliare nei tempi composti e richiedono l'accordo in numero e in genere. ESEMPI:
1. La bambina andata a scuola. 2. La ragazza ritornata al cinema. 3. Le amiche sono uscite/Gli amici sono usciti.

I tempi composti sono tempi che richiedono un ausiliare + participio passato e sono dunque composti di due (2) elementi. I "tempi semplici" invece hanno solo un (1) elemento verbale, per es. l'imperfetto e il passato remoto. Questi tempi composti si creano con due elementi: 1. AVERE / ESSERE al presente/imperfetto/futuro/passato remoto (dipende dal tempo composto) + 2. participio passato del verbo . I tempi che richiedono AVERE / ESSERE al presente del modo (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo sono il passato prossimo, il passato del congiuntivo, il condizionale passato/composto, l'infinito composto e il gerundio composto. I tempi che richiedono AVERE / ESSERE all'imperfetto del modo (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo sono il trapassato prossimo, il trapassato del congiuntivo. Il tempo che richiede AVERE / ESSERE al futuro (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo il futuro anteriore. Il tempo che richiede AVERE / ESSERE al passato remoto (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo il trapassato remoto.

ESEMPI

1. Lucio avr fatto i compiti. 2. Il vino creato dall'uva (grapes). 3. Gli sposi si erano baciati.

La radice (< latino radix [radice ="root"]) del verbo la parte principale del verbo che NON CAMBIA. alla radice che aggiungiamo (to add) le desinenze. ESEMPI:
parlare > PARLmettere > METTfinire > FINdormire > DORM-

La desinenza (< latino desinare [finire="to finish"]) la parte FINALE del verbo che CAMBIA secondo (according) la persona, numero e genere, cio le desinenze del verbo che si declina. ESEMPI:
parl + o = parlo mett + evo = mettevo dorm + irai = dormirai

...

La declinazione (< latino declinare [to lean away from (i.e., endings "lean" away from root]) significa aggiungere le desinenze per la 1a, 2a ,3a p. sing. o pl. alla radice, e dunque"coniugare" il verbo per ogni persona di un dato (given) modo e tempo. ESEMPIO: Parlare (indic. pres.)
io parlo tu parli lui/lei/Lei parla noi parliamo

voi parlate loro/Loro parlano

I verbi italiani sono classificati in tre (3) coniugazioni: -are, -ere, -ire (-isc). Per esempio: il verbo amare appartiene (belongs to) alla 1a coniugazione -are; il verbo mettere appartiene (belongs to) alla 2a coniugazione -ere (e tutti i verbi -rre del tipo porre, tradurre, trarre; il verbo dormire appartiene (belongs to) alla 3a coniugazione -ire (il verbo finire appartiene [belongs to] alla 3a coniugazione -ire, del tipo "isc"). Coniugare (conjugate) (< lat. "coniugare" [to join together "stem" and "ending"]) il verbo vuol dire farlo entrare nel paradigma (paradigm, pattern) verbale delle desinenze, cio dare la forma corretta per ogni "persona" del verbo in una lista completa sia in forma scritta sia in forma orale per un dato modo e tempo. Ogni coniugazione ha delle vocali (vowels) tematiche (thematic, particular): a per -are; e per ere; i per ire.

L'azione del verbo riflessivo (< lat. riflexare [riflettere]) si "riflette" (reflects back to) sul soggetto. L'oggetto e il soggetto sono la stessa persona. ESEMPI:
io mi lavo i capelli (="io" lava i capelli a me stessa [myself]) la ragazza si ama (="la ragazza" ama s stessa) tu ti pettini (="tu" pettina te stesso)

I verbi riflessivi si coniugano con le "particelle pronominali": una forma speciale di oggetto che si riflette sul soggetto stesso che compie l'azione. Ecco un esempio di un verbo riflessivo.
Vestirsi (to dress oneself) MI TI SI CI VI SI io mi vesto tu ti vesti lui/lei/Le si veste noi ci vestiamo voi vi vestite loro/Loro si vestono = io vesto me stesso/a = tu vesti te stesso/a = lui/lei/Lei veste s stesso/a = noi vestiamo noi stessi/e = voi vestite voi stessi/e = loro/Loro vestono loro stessi/e

Di solito, i verbi riflessivi sono comunemente divisi in verbi riflessivi e verbi reciproci (reciprocal). Il tipo pronominale (<lat. pro nomen [per il nome (on behalf of the noun)]) il tipo qui sopra, gi visto. Il tipo reciproco significa

che l'azione fatta reciprocamente (reciprocally) da un soggetto (e quindi oggetto) al plurale all'altro. Siccome (since) il soggetto al plurale, anche le particelle pronominali corrispondono (correspond to) alla 1, 2 e 3 p. pl. solo: ci, vi, si. ESEMPIO:
noi ci aiutiamo (=uno/a aiuta l'altro/a) loro si amano (=il ragazzo ama la ragazza) voi vi guardate (=uno/a guarda l'altro/a)

Il verbo impersonale (im- = non) NON ha una persona determinata come soggetto. Per es., il verbo impersonale si riferisce (refers to) a fenomeni atmosferici (atmospheric phenomena). Alcuni verbi impersonali sono nevicare (to snow), grandinare (to hail), piovere (to rain), tonare (to thunder), ecc. e espressioni del tipo "fa freddo, fa caldo, fare tempesta", ecc. Il verbo impersonale si usa solo alla 3a p. sing. di tutti i tempi nei modi indefiniti. ESEMPI:
Oggi nevica. It's snowing. Ieri, pioveva a catinelle. Yesterday, it was raining cats and dogs. Quest'inverno ha fatto un freddo da cane. This winter was a bitterly cold one.

Ci sono verbi che si usano "impersonalmente", cio senza un vero soggetto o si riferiscono a tutti in modo generale, ad es.,. "bisognare", "importare", "occorrere", "parere", "sembrare", ecc. Alcuni verbi possono diventare "impersonali" con la particella "si" o "ci si" con i verbi riflessivi, es., "Si parte domani". ( = Everybody is leaving/we are all leaving tomorrow"); "Ci si ama" = We all love each other, everybody loves everybody. ESEMPI:
Sembra che tutto vada bene. E' importante dormire bene. Bisogna studiare! Ci si vede in Italia. It seems as though all is well. It is important to sleep well. It is necessary that every body study! /It's necessary to study! We shall all meet again/everybody shall see each other again in Italy.

I verbi servili hanno la funzione di "servire" o aiutare altri infiniti. I tre (3) verbi servili sono dovere, potere e volere e indicano obbligo, capacit e desiderio. ESEMPI:
Devo studiare. vs. Studio. Pu lavorare. vs. Lavora. Vuole ballare. vs. Balla.

Con i tempi composti, i verbi servili prendono l'ausiliare richiesto dall'infinito che segue. ESEMPI: dovere
Lucia ha dovuto. dovere richiede "avere" Lucia ha dovuto studiare. studiare richiede "avere" Lucia dovuta uscire. uscire richiede "essere"

potere
Marisa ha potuto. potere richiede "avere" Marisa ha potuto studiare. studiare richiede "avere" Marisa potuta venire. venire richiede "essere"

volere
Claudio ha voluto. volere richiede "avere" Claudio ha voluto mangiare. mangiare richiede "avere" Claudio voluto venire. venire richiede "essere"

Il verbo ausiliare essere uno dei due (2) ausiliari che si adoperano in italiano. "Essere" si usa nei seguenti (following) casi:
Quando si usa "essere"? 1. nei tempi composti con molti verbi intransitivi, specialmente di movimento: es. Sono salito, Fabrizio uscito. 2. con i verbi impersonali: es. Ieri nevicato tutto il giorno mentre due giorni fa piovuto. b. e altri usati impersonalmente: es. Si discusso a lungo, si partiti. 3. nei tempi composti dei verbi riflessivi: es. Marco si lavato le mani, e si messo il capotto.

Quando si utilizza l'ausiliare "essere" nei tempi composti, ci deve essere un accordo (agreement) tra il soggetto e il verbo. Ci deve dunque essere una "concordanza" (concordance) perfetta tra verbo e soggetto della stessa persona, dello stesso genere e dello stesso numero, nel tempo e nel modo appropriato.

ESEMPI:
Elena (soggetto 3 p. sing. f.) andata (verbo 3a p. sing.). Fabrizio e Aldo (soggetto 3a p. pl. m.) sono andati all'universit (verbo 3a p. pl.).
a

ecc.

Quando si fanno gli accordi? CASI:


Rita partita per l'Italia. Gino partito per l'Italia. Rita e Gino sono partiti per l'Italia. Lo studio ci ha aiutati. 2. nei tempi composti dei verbi quando il complennto oggeto espresso La fede lo ha salvato. da un pronome che precede il verbo Ho vista sua zia e la ho salutata. 1. nei tempi composti dei verbi coniugati con "essere"

Bisogna anche ricordare che siccome l'italiano sempre stata una lingua "patriarcale" il genere maschile prevale in contesti di "femminilit" e di "maschilit" assieme. ESEMPI:
Fabrizio, Anna, Linda, Rosa e Vittoria sono andati al cinema.

vs. Anna, Linda, Rosa e Vittoria sono andate al cinema. ecc.

I verbi irregolari (non regolari) sono verbi che non seguono (follow) perfettamente il modello delle coniugazioni. La prima coniugazione ha solo tre (3) verbi irregolari: andare, dare, stare. La seconda coniugazione ha gran parte dei verbi irregolari, al passato remoto e al participio passato. Alcuni verbi sono avere, bere, dovere, essere, fare,piacere, porre, potere, rimanere, sapere, tenere, tradurre, trarre, vedere, vivere, volere. La terza coniugazione ha pochi verbi irregolari. Alcuni sono dire, uscire,

venire.

Il tempo (< lat. tempus [time]) del verbo indica "quando" o "in quale momento" l'azione avviene (occurs). L'azione pu avvenire al presente, al passato o al futuro rispetto al (with reference to, with regards to) presente. I tempi principali sono tre (3): presente; passato; futuro 1. Il tempo presente uno (1) solo. Certo, ci sono diverse forme e desinenze per i diversi modi, ma il concetto di "presente" identico per tutti: l'azione principale (il verbo) avviene nello stesso momento in cui si parla/si legge/si scrive/si dice, ecc. Tutti i sette (7) modi hanno una forma presente. 2. I tempi al passato sono cinque (5). Al passato sono tutti tempi composti, tranne (except) l'imperfetto e il passato remoto nell'indicativo:
o

l'Imperfetto
(per le rispettive formazioni, consultare verbo modello)

significa "non [=im] perfetto", cio non "finito". Infatti, il verbo all'imperfetto indica durata, descrizione o ripetizione nel passato. L'imperfetto come il passato remoto sono gli unici due (2) tempi al passato del modo indicativo che non sono tempi composti. Il trempo imperfetto si trova solo nel modo indicativo e quello congiuntivo. Osservare:
1. per descrivere un'azione che si ripete o continua nel passato es. L'anno scorso andavo al cinema il venerd (ogni venerd) 2. periodo di tempo: azione che continua nel passato es. Da bambina, avevo paura del buio (durante l'infanzia [childhood]) 3. per descrivere azioni contemporanee, simultanee nel passato es. Ieri, mentre io studiavo, tu dormivi.

futuro/futuro anteriore, solo un tempo del modo indicativo. ESEMPI: Cristoforo Colombo scopr l'America nel 1492. L'azione al passato remoto ha dunque un'inizio e una fine netta e precisa. Per la differenza tra il passato prossimo e il passato remoto, v. sopra. Un'osservazione (observation) linguistico-culturale: la tendenza (tendency) nel Nord Italia di quasi (almost) esclusivamente usare il passato prossimo, mentre (while) nel Sud Italia si ha la tendenza ad usare il passato remoto. La ragione (reason) per questi usi "regionali" (regional usage) l'influsso (influence) delle parlate dialettali (dialects). o il Trapassato remoto formato dal passato remoto dell'ausiliare avere/essere + participio passato del verbo (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello). Il trapassato remoto, come il passato remoto e il futuro/futuro anteriore, solo un tempo del modo indicativo. Il trapassato remoto significa "pi passato del passato", cio un'azione avvenuta prima del verbo principale gi al passato remoto. L'azione dunque anteriore. Il trapassato remoto quasi caduto in disuso (no longer used), tranne alcune circostanze (circumstances) con un uso molto specifico: nelle proposizioni temporali dopo quando, dopo che, non appena:
I nonni arrivarono in Canada nel 1925.

ESEMPI: Quando ebbe finito di studiare, usc.

Dopo che ebbe mangiato, Marco dorm .

3. 4.
o

Il Futuro (semplice)

(per le rispettive formazioni, consultare verbo modello)

indica un'azione che deve ancora accadere "dopo". L'azione posteriore. Il futuro, come il passato remoto, il trapassato remoto e il futuro anteriore, solo un tempo del modo indicativo.

ESEMPI:

Fra due mesi finiranno le lezioni.

L'anno prossimo andr in Italia. o o

il Futuro anteriore formato dall'ausiliare avere/essere al futuro + participio passato del verbo (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello) Il futuro anteriore, come il futuro, il passato remoto, il trapassato remoto, solo un tempo del modo indicativo. Questo tempo esprime un'azione futura che anteriore al verbo principale al futuro semplice: cio deve avvenire prima del verbo principale al futuro. E' come se fosse un tipo di "trapassato" ma proiettato (beamed) nel futuro, un "passato nel futuro".

ESEMPI:
Quando avr finito di lavorare, andr in discoteca.

Un modo (< lat. modus) indica la maniera (manner) in cui l'azione del verbo avviene. Ogni modo comunica un aspetto diverso della modalit (modality) del verbo. In italiano, ci sono sette (7) modi divisi in due (2) classificazioni : modi definiti; modi indefiniti. I modi definiti sono quei modi che "definiscono" l'azione del verbo secondo la persona e il numero. I modi definiti sono quattro (4): indicativo; congiuntivo; condizionale; imperativo. I tempi sono diversi per ogni modo. 1. Il modo indicativo "indica" o semplicemente afferma (afferms) un fatto ed quindi il modo dell'oggettivit (cfr. il modo congiuntivo). ESEMPI: Paolo dorme;

Maria studiava; il vino buono.

2. Il modo indicativo ha otto (8) tempi: presente (present), imperfetto (imperfect), passato
prossimo (present perfect), trapassato prossimo (past perfect/pluperfect), passato remoto (past absolute), trapassato remoto (past absolute pluperfect), futuro (future), futuro anteriore (future anterior) (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello).

3. 4. Il modo congiuntivo, a differenza dal modo indicativo, il modo della soggettivit (subjectivity), dell'ipotesi (hypothesis)/del dubbio (doubt)/della supposizione, dell'opinione personale e di desiderio. ESEMPI: 5. Il modo congiuntivo ha quattro (4) tempi: presente (present), imperfetto (imperfect), passato
(past),

Credo che Paolo dorma; Mi sembrava giusto che Maria studiasse; La mia opinione personale che questo vino sia buono/ Ritengo (consider, retain) che questo vino sia buono. Desidero che Fabio venga.

trapassato (past perfect/pluperfect of the Subjunctive) (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello).

6. 7. Il modo condizionale il modo della "possibilit condizionata". Questo modo non esisteva nel Latino Classico, ma si sviluppato (developed) sia perch alcune strutture del congiuntivo erano troppo pesanti, sia perch le esigenze storicosociali lo richiedevano. Il condizionale dunque sorge (appears) nel latino medioevale e continua nelle lingue romanze. Il modo condizionale ha due (2) tempi: presente (present) e passato (past).
(per le rispettive formazioni, consultare verbo modello)

Gli usi del condizionale sono vari:

Usi del condizionale


1.

per indicare un fatto non certo

Vorrei andare in Italia quest'estate.


(I would like to go to Italy this summer.)

indicare un fatto o un'azione non Ieri sarei andata/o a lezione, ma non sono stata/o bene. avvenuta I would have gone to class yesterday, but I was not feeling well.)
2. per

-Dovrei studiare, ma voglio uscire.


3. per

indicare un'azione possibile, con verbi modali: dovere, potere, volere

(I should study, but I want to go out.)

-Vorrei andare in Italia, ma devo frequentare un


corso. ( I would like to go to Italy, but I have to take a course.) "Scusi cameriere, vorrei un caff."
("Waiter, excuse me, I'd like a coffee".)

4. per

indicare una richiesta cortese

5. per

esprimere una notizia non confermata, una supoosizione


5. per

Secondo i giornali, i poliziotti avrebbero arrestato il ladro.


(According to the newspapers, the police officers have allegedly arrested the thief.)

esprimere un' opinione in forma attenuata

"Direi di lasciarlo stare."


("I would say tleave him alone".)

8. Con il modo imperativo (< lat. imperare [to command; to rule]) si danno ordini, commandi ed esortazioni (exhortation). L'imperativo ha solo un (1) tempo: presente (present) (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello), poich impossibile dare un'ordine o un comando diretto nel passato!

ESEMPI: Maria non studiare!


Viva la Fiorentina!

Paolo, vattene!

I modi indefiniti sono quei modi che NON "definiscono" l'azione del verbo secondo la persona e il numero e cio sono indeterminati (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello). I tre (3) modi sono: gerundio; infinito; participio. 1. Il verbo al gerundio esprime una "modalit" d'azione di solito di mezzo, modo, tempo, circostanza, ecc. L'azione del gerundio si svolge (takes place) in rapporto ad un verbo principale:

ESEMPI: 2.

L'appetito viene mangiando. Lavorando si impara. Avendo studiato per l'esame, Fabio si era sentito pronto per sostenerlo (to write it)!

Il gerundio ha solo due (2) due tempi: presente; passato. Queste forme sono invariabili perch "indefinite". Il presente ha il valore di ogni altro presente; la parte che cambia la parte finale che si aggiunge alla radice del verbo: -ando per i verbi in are; -endo per i verbi in -ere/-ire/-isc.
pres. -are -> amando pass. avendo amato

ESEMPI: -ere -> vendendo avendo venduto


-ire -> dormendo avendo dormito -isc -> finendo avendo finito

3. Il gerundio passato composto dall'ausiliare di avere/essere al presente del gerundio + participio passato del verbo (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello). 4. L'infinito esprime il verbo nel suo stato "puro": senza desinenze n determinazione di numero, persona o genere.

pres. -are -> amare

pass. avere amato

ESEMPI: -ere -> vendere avere venduto


-ire -> dormire avere dormito -isc -> finire avere finito

L'infinito ha solo due (2) due tempi: presente; passato. Queste forme sono invariabili perch "indefinite". Il presente ha il valore di ogni altro presente; la radice del verbo indica la coniugazione cui appartiene il verbo. L'infinito passato composto dall'ausiliare di avere/essere al presenteee dell'infinito + participio passato del verbo (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello).

5. 6. Il participio chiamato cos perch "partecipa della natura del verbo", come nome, aggettivo. Come aggettivo deve fare l'accordo. ESEMPI: 7. Il participio ha due solo due (2) due tempi: presente; passato. Queste forme sono invariabili perch "indefinite". Il presente ha il valore di ogni altro presente; la parte che cambia la parte finale che si aggiunge alla radice del verbo: -ante per i verbi in are; -ente per i verbi in -ere/-ire/-isc. Il participio passato composto di solo un (1) elemento: se stesso. E' l'elemento secondo (unito) all'ausilare nei tempi composti. La formazione simile alla formazione del participio presente in principio, ma cambiano le forme che si aggiungono alla radice.
pres. pass.

il /la cantante (n.) Scritto l'esame... (adj.)

ESEMPI: -ere vedente


-ire -isc

-are: amante

amato veduto dormente dormito finente finito

8. Quando il participio passsato unito ad "avere" come ausiliare, non c' nessuno accordo con il soggetto. Quando unito ad "essere" come ausiliare, c' sempre accordo di numero, genere e persona con il soggetto.

Abbreviazioni usate
* < -... ...prima seconda terza agrammaticale (non grammaticale) viene da, deriva da che finisce in ...-* ...che inizia in
1a 2a 3a

ec(c). indic. lat. n. sing. p. pres. pl. sec. v.

eccettera (et cetera [etc.]) modo indicativo latino numero singolare persona grammaticale presente plurale secolo verbo; vedere

Per informazioni sulla grammatica completa, v. i seguenti libri:


Bruni, Francesco. L'italiano: elementi di storia della lingua e della cultura. Torino: UTET, 1987. Dardano, Maurizio e Trifono, Pietro. La lingua italiana: una grammatica completa e rigorosa. Bologna: Zanichelli, 1991. Gensini, Stefano. Elementi di storia linguistica italiana. Bergamo: Minerva Italica, 1990. Pittno, Giuseppe. Cos si dice (e si scrive): dizionario grammaticale e degli usi della lingua italiana. Bologna: Zanichelli, 1993. Proudfoot, Anna e Cardo, Francesco. Modern Italian Grammar: A Practical Guide. London and New York: Routledge [Grammars], 1997. Renzi, Lorenzo, cur. Grande grammatica italiana di consultazione. 3 vol. Bologna: Il Mulino, 1989. Serianni, Luca. Grammatica italiana: italiano comune e lingua letteraria. Bologna: UTET Libreria, 1989.