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DEFINITIVAMENTE E DINTORNI

PROF. M. TARALLO

1. Proposizioni definitivamente vere Diremo che una proposizione P (n), dipendente da un numero naturale n, ` e denitivamente vera quando: esiste tale che P (n) ` e vera per ogni n In termini pi` u colloquiali, la richiesta ` e che il valore di verit` a di P (n) sui assesti sul vero per tutti gli n abbastanza grandi. Sostituendo laggettivo vero con falso, otteniamo la denizione di proposizione denitivamente falsa: ovviamente, ci` o equivale ad aermare che la proposizione P (n) (negazione di P (n)) ` e denitivamente vera. Eempio 1. Una proposizione vera per ogni n ` e anche denitivamente vera, mentre non ` e ragionevole aspettarsi il contrario. Ad esempio, la proposizione 2n ` e divisibile per 128 ` e vera per ogni naturale n 7 e quindi denitivamente vera, senza per` o essere vera per tutti gli n. Eempio 2. La proposizione 11n 1 + 105 2 ` e denitivamente falsa. Infatti la precedente disequazione ` e equivalente a (1) n2 n2 22n + 105 0 le cui soluzioni sono tutti e soli i naturali n che soddisfano 7 n 15 . In particolare, la proposizione (1) ` e falsa per ogni n > 15, e quindi ` e denitivamente falsa. Si noti che (1) ` e falsa anche per altri valori di n (n < 7), ma questo fatto non altera le nostre conclusioni: per la denitiva falsit` a di (1) basta ed avanza il fatto che sia falsa per n > 15.
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Alle stesse conclusioni si sarebbe giunti considerando la negazione della proposizione (1), ovvero 11n 1 < n2 + 105 2 e dimostrando che tale nuova proposizione ` e vera per per n > 15 (oltre che per n < 7). (2) Esempio 3. Consideriamo la proposizione (3) 4n 2n+4 > 100

ed analizziamo se il suo valore di verit` a si assesta su un valore costante per n grande. n Eettuando la sostituzione x = 2 , la disequazione diventa x2 16x 100 > 0, i e 8 2 41 < 0, la proposizione (3) ` e vera cui zeri reali sono x = 8 2 41. Poich per tutti i naturali n soddisfacenti n > log2 (8 + 2 41) e falsa per i restanti n. Quindi la proposizione (3) ` e denitivamente vera. Si noti che il valore log2 (8 + 2 41) non ` e un intero, e che quindi non sembra idoneo a giocare il ruolo del valore di soglia , nella denizione di proposizione denitivamente vera: lostacolo per` o` e facilmente aggirabile denendo = log2 (8 + 2 41) = 5 dove x denota lapprossimazione intera per eccesso del numero reale x. Esempio 4. Lultimo esempio, ovvero la proposizione (4) (1)n > 0

ha lo scopo di smascherare un errore piuttosto comune: ritenere che la negazione di denitivamente vero coincida con denitivamente falso. Si noti infatti che la (4) ` e vera per tutti gli n pari, e falsa per tutti gli n dispari. Il suo valore di verit` a non si sogna neppure di assestarsi su un valore costante per n grande, ma continua ad oscillare tra vero e falso: non ` e quindi dicile rendersi conto che tale proposizione non ` e n e denitivamente vera n e denitivamente falsa! Procediamo con una dimostrazione pi` u strutturata e formale. Negare che P (n) sia denitivamente vera, signica aermare che per ogni esiste n > tale che P (n) ` e falsa ovvero, in termini di pi` u immediata comprensione: esistono valori arbitariamente grandi di n per i quali P (n) ` e falsa. La negazione di proposizione denitivamente falsa si ottiene in modo speculare, per semplice scambio degli aggettivi. Quindi P (n) denitivamente falsa = P (n) denitivamente vera

ma non ` e vero il viceversa. Ci sono proposizioni che non sono denitivamente vera, senza per questo essere denitivamente false. Ne ` e un esempio proprio la proposizione (4), che - non ` e denitivamente vera, perch` e esistono dispari arbitariamente grandi - non ` e denitivamente falsa, perch` e esistono pari arbitariamente grandi

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` formali della nozione 2. Proprieta Nelluso concreto della nozione introdotta, dovremo spesso combinare informazioni che sappiamo essere denitivamente vere, nel tentativo di produrre nuove informazioni che siano denitivamente vere: in questa questa sezione, introdurremo e commenteremo le tre manipolazioni pi` u rilevanti. Propriet` a 1. La pi` u rilevante di tutte ` e tanto ovvia quanto spesso mal compresa e sottovalutata. Per aerrarla appieno, partiamo da un problema concreto, quello di stabilire se la proposizione R(n) denita da n2 100n > 0 log2 (n) 8 possegga o meno denitivamente un qualche valore di verit` a. Per rispondere partiamo ovviamente dal risolvere separatamente le due disequazioni a sistema n2 100n > 0 log2 (n) 8 scoprendo cos` che le due proposizioni P (n) = (n2 100n > 0) Q(n) = (log2 (n) 8) n 101 n 64

sono denitivamente vere. Il valore della soglia, oltre la quale diventano vere, ` e diverso nei due casi: P = 101 e Q = 64 rispettivamente. E per` o chiaro che, oltre la soglia = max{P , Q } = 101 entrambe le proposizioni P (n) e Q(n) sono vere, e quindi anche R(n) = P (n) Q(n) diventa vera! In altri termini, abbiamo esemplicato il seguente fatto astratto se P (n) ` e denitivamente vera e Q(n) ` e dentivamente vere, allora anche R(n) = P (n) Q(n) ` e denitivamente vera Chiaramente nulla cambia se le proposizioni in gioco sono pi` u di due, purch e restino in numero nito. Propriet` a 2. Nella sua formulazione astratta, ` e un caso particolare della prima (sapreste spiegare il perch e?) se Q(n) P (n) ` e denitivamente vera e Q(n) ` e denitivamente vera , allora anche P (n) ` e denitivamente vera. Lutilizzo pratico ` e per` o abbastanza diverso da quello di prima: lidea ` e quella di sostituire un problema dicile (stabilire per quali n la proposizione P (n) ` e vera) con uno pi` u facile (stabilire per quali n la proposizione Q(n) ` e vera) ma pi` u restrittivo (se Q(n) ` e vera per un certo valore di n, lo stesso accade a P (n)). Mettiamo in atto lidea su di un esempio concreto: dimostrare che la proposizione P (n) espressa da 5 >0 n2 100 log2 (n + 1) ` e denitivamente vera. Nessuno di noi saprebbe risolvere esattamente la disequazione in questione. Il punto chiave ` e proprio capire che, per rispondere alla domanda posta, non occorre trovare tutte le soluzioni, ma solo poter aermare che

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tra le soluzioni c` e un insieme del tipo {n N : n }. Implementiamo la semplicazione cercata osservando che 5 1 n 31 log2 (n + 1) e che quindi (5) n2 100 10 n2 101 log2 (n) n 11 n 31 .

Del resto ` e facile vedere che (6) n2 101 > 0

il che ci porta a concludere che P (n) ` e denitivamente vera: infatti la concatenazione di disuagualianze 10 n2 101 > 0 n2 100 log2 (n) risulta vera per ogni n max{31, 11} = 31. Cos` facendo abbiamo probabilmente perso per strada dei valori di n per i quali P (n) ` e vera ... ma non importa: le stime sono state fatte con avvedutezza, ed i valori rimasti sono bastati! Laderenza di questa argomentazione allo lo schema formale, introdotto allinizio, diventa chiara introducendo la nuova proposizione Q(n) n2 101 > 0 . Allora la stima (5) diventa la dimostrazione che Q(n) P (n) ` e denitivamente vera, mentre (6) corrisponde al fatto che Q(n) ` e denitivamente vera. Propriet` a 3. Partiamo da un problema concreto: capire se la proposizione P (n) espressa da (7) n2 + 4n (1)n 21

sia o meno denitivamente vera. Dovrebbe essere evidente che, se riuscissimo ad eliminare la dipendenza da n nel termine (1)n , allora ci saremmo ricondotti ad unequazione di secondo grado, che non avremmo problemi a risolvere. Per` o per farlo dobbiamo necessariamente dividere gli interi in pari e dispari A = 2N Quando n A, laermazione (7) diventa n2 + 4n 21 0 che ` e vera per ogni n 3. Quindi: P (n) ` e vera per tutti i numeri pari n 3 . Analogamente, quando n B otteniamo n2 4n 21 0 che ` e vera per ogni n 7, e da cui deduciamo che: P (n) ` e vera per tutti i numeri dispari n 7 . Possiamo concludere qualcosa da tutto ci` o? Evidentemente s` , ovvero che P (n) ` e vera per tutti gli interi n max{3, 7} = 7 senza pi` u alcun riferimento alla distinzione tra numeri pari e numeri dispari: insomma, abbiamo dimostrato che la proposizione ` e denitivamente vera. B = 2N + 1 .

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Vediamo di mettere in luce lapparato formale alla base di tale approccio, premettendo una nozione di denitivamente che generalizza quella originale. Dato un sottoinsieme innito S N, diremo che una proposizione P (n) ` e denitivamente vera su S quando esiste tale che P (n) ` e vera per ogni n soddisfacente n S Quando S = N riotteniamo ovviamente la denizione iniziale. Nella soluzione del problema siamo partiti da due sottoinsiemi inniti A, B dei numeri naturali, aventi le seguenti caratteristiche (8) AB = AB =N ed abbiamo analizzato il valore di verit` a di una proposizione P (n) separatemente sui due insiemi, per poi mettere assieme i risultati. La propriet` a formale che abbiamo esemplicato ` e la seguente se P (n) ` e denitivamente vera sia su A che su B , allora ` e anche denitivamente vera su N. La centralit` a della seconda condizione in (8) dovrebbe essere evidente: se nellunione di A con B perdessimo dei numeri naturali, non potremmo concludere nulla. Ad esempio, se sapessimo che qualcosa ` e vero sia sulle potenze di 2 che sulle potenze di 5, non potremmo certo concludere che quel qualcosa ` e denitivamente vero: ad esempio, mancherebbero allappello tutte le innite potenze di 7, che generano numeri naturali arbitrariamente grandi. E la prima condizione in (8), che ruolo gioca esattamente? In realt` a, assolutamente nessuno: usare come insiemi A = 2N 3N e B = 2N + 1, che hanno unampia intersezione ` e assolutamente lecito ... quanto inutile dal punto di vista pratico. Perch e infatti fare la fatica di dimostare due volte la verit` a di P (n) per tutti gli n A B , quando una volta basta ed avanza? Ultima osservazione riguardo alla propriet` a appena enunciata: nulla cambia se gli insiemi sono tre, quattro ... un qualunque numero nito. Ad esempio, prendendo in esame proposizioni P (n) che dipendono sensibilmente dal resto di n modulo 16, ci dovremmo quasi certamente rassegnare a considerare 16 diversi insiemi! Concludiamo la sezione con una osservazione generale sulle tre regole di manipolazione enunciate: nella pratica, il loro utilizzo di consente di liberarci dalla schiavit` u di dover esibire ogni volta esplicitamente un valore di soglia per n, oltre il quale tutto va bene. Le regole ci dicono che, in determinate situazioni, tale valore di soglia esiste, e pu` o essere dedotto da altri valori di soglia precedentemente calcolati: quando il suo valore esplicito non sia di nessuna rilevanza per il problema, tanto vale non darsi nessuna pena per calcolarlo!

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3. Limiti di successioni La nozione di proposizione denitivamente vera trova la sua piena giusticazione nel concetto di limite: si dice che an l quando per ogni intorno U di l la proposizione an U ` e denitivamente vera Lampiezza dellintorno U misura la precisione con la quale an approssima l: quanto pi` uU ` e piccolo, tanto pi` u precisa ` e lapprossimazione. Ricordiamo che gli intorni di l sono sono intervalli del tipo (l , l + ) >0

quando l R, e diventano sempre pi` u piccoli al diminuire di . Quando invece l = +, i suoi intorni sono gli intervalli del tipo (M, +) M R

e rimpiccioliscono allaumentare di M . Per l = la denizione ` e speculare. Larbitariet` a dellintorno ` e uno dei cardini della denizione di limite, ma pu` o essere parzialmente rimossa: bastano gli U sucientemente piccoli. Detto in maniera pi` u precisa, non ` e restrittivo scegliere un intorno V di l, e cambiare la denizione di limite in per ogni intorno U V di l la proposizione an U ` e denitivamente vera Non saranno infatti gli intorni W V a creare problemi: se an V ` e denitivamente vera, a maggior ragione lo ` e an W . Nei problemi concreti, una buona scelta di V porta ad una netta semplicazione dei conti. Esempio 1. Dimostriamo che laermazione n 0. 1 + n2 ` e vera. Allo scopo, prendiamo un arbitrario > 0 e consideriamo la proposizione n (9) < <. 1 + n2 Poich e la successione in esame ` e positiva, lunica disequazione da risolvere ` e n2 n + > 0 . Il segno del discriminante 1 2 varia con : ` e positivo per 0 < < 1 e negativo per > 1. Per descrivere le soluzioni della disequazione, sembrerebbe quindi necessario dividere in due il problema. In realt` a, tale divisione non ` e necessaria: come spiegato poco sopra, solo i valori piccoli di (corrispondenti ad intorni piccoli di 0) hanno interesse. In altri termini, scegliendo V = (1, 1) realizziamo che non ` e restrittivo supporre che 0 < < 1. Questo porta a concludere che (9) ` e vera per ogni n > 1 + 1 2

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completando la dimostrazione dellaermazione iniziale. Prima di passare al successivo esempio, scriviamo cosa signica negare che an l: si tratta semplicemente di aermare che esiste un intorno U di l tale che la proposizione an U non ` e denitivamente vera Esempio 2. Dimostriamo che laermazione (1)n 1 ` e falsa. Dobbiamo trovare un intorno U di 1 tale che la proposizione (1)n U non sia denitivamente vera. Allo scopo, basta prendere un intorno di 1 che escluda 1, come ad esempio U = (1/2, 3/2). Infatti (1)n (1/2, 3/2)
n

n 2N

e quindi la proposizione (1) (1/2, 3/2) non ` e denitivamente vera. Esempio 3. Cerchiamo di stabilire se laermazione 100 + n + 1+n sia vera oppure falsa. Dire che ` e vera corrisponde a dover dimostrare che, preso un qualunque M reale, la proposizione 100 + n >M 1+n ` e denitivamente vera. Con ovvie manipolazioni la disequazione si trasforma in (10) (M 1)n < 100 M ed ancora una volta, per procedere, sembrerebbe necessario distinguere il caso in cui M > 1 dal caso in cui M < 1. Tuttavia, per gli stessi motivi di prima (piccolezza dellintorno di +), ci interessa veramente solo il caso M > 1. In corrispondenza di tali M , possiamo concludere che (11) (10) ` e vera n< 100 M . M 1

Linsieme degli n dove la proposizione (10) ` e vera ` e addirittura nito, il che ci dice che (10) non pu` o essere denitivamente vera. Quindi laermazione inziale ` e falsa. Chiudiamo queste note mostrando come utilizzare le propriet` a formali della nozione di proposizione denitivamente vera, introdotte nella precedente sezione, per maneggiare il concetto di limite. Ecco il primo esempio. Teorema 3.1. Il limite (quando esiste) ` e unico. Proof. Per assurdo, supponiamo che una stessa successione an abbia due limiti distinti l ed l . Finiti od inniti che siano tali limiti, ` e sempre possibile scegliere due intorni U l e V l tali che U V =

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Del resto, ciascuna delle due proposizioni an U an V

` e dentivamente vera: la prima a causa del fatto che an l e la seconda a causa del fatto che an l . Allora, dalla prima delle propriet` a formali enunciate nella precedente sezione, segue che anche la proposizione an U V ` e denitivamente vera. In particolare, U V = , in aperta contraddizione con la scelta dei due intorni. Passiamo ad una versione del teorema del confronto. La dimostrazione risulter` a forse un po articiosa, dovuta ad un eccessivo ricorso al linguaggio delle proposizioni: lo scopo ` e solo quello di esplicitarne lo schema formale, per mettere in evidenza il ruolo delle propriet` a formali enunciate nella precedente sezione. Teorema 3.2. Se an + e se la proposizione bn an ` e denitivamente vera, allora anche bn +. Proof. Fissiamo arbitrariamento un numero M (e quindi un intorno di +). Poich e an +, possiamo aermare che la proposizione an > M ` e denitivamente vera. Inoltre, poich e la proposizione bn an ` e dentivamente vera, anche limplicazione an > M = bn > M

risulta essere dentivamente vera. La seconda delle propriet` a formali, enunciate nella precedente sezione, garantisce allora che anche la proposizione bn > M ` e denitivamente vera, dimostrando cos` che bn +. Come ultimo esempio, consideriamo una successione denita da an = n2 2n log n se n pari se n dispari

e poniamoci il problema di come dimostare formalmente ci` o che appare evidente, ovvero che an + . Partiamo dal fatto di saper dimostrare (come?) che (12) n 2 n + log n + .

Queste successioni corrispondono a due particolari sottosuccessioni di an , ed hanno lo stesso limite: tuttavia esistono molte altre sottosuccessioni di an , alcune delle quali potrebbero avere un comportamento radicalmente diverso, e quindi non abbiamo in linea di principio alcuna ragione di ritenere che il limite di an debba esistere. Nella realt` a, le due sottosuccessioni considerate sono molto particolari: prese assieme esauriscono la successione di partenza, visto ogni indice intero di questa ` e o un indice pari oppure un indice dispari! Per dimostrare la tesi attesa, prendiamo un

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arbitrario intorno U di + e vediamo cosa possiamo dire del valore di verit` a della proposizione an U . Dal primo limite in (12) deduciamo che la proposizione ` e denitivamente vera sui pari, e dal secondo che ` e denitivamente vera anche sui dispari: stavolta ` e quindi la terza delle propriet` a formali, enunciate nella precedente sezione, a garantire che la proposizione ` e dentivamente vera sugli interi, chiudendo cos` la dimostrazione.