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APPUNTI SULLE SERIE

DI FOURIER
Joseph Fourier
(1768-1830)
Lip ot Fejer Willard Gibbs
(1880-1959) (1839-1903)
Note per il corso di
Complementi di Analisi Matematica di Base
Laurea triennale in Fisica - A. A. 2007-8
Gianni A. Pozzi
29/8/2007
Indice
1 Serie trigonometriche. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
2 Serie di Fourier. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
3 Il fenomeno di Gibbs. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
3.1 Due esempi preliminari. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
3.2 Analisi quantitativa del fenomeno di Gibbs. . . . . . . . . . 28
4 Somme di Fejer. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
5 Cenni sulla teoria in L
2
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
5.1 Serie di Fourier in L
2
(, ). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
5.2 Verso la trasformata di Fourier. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51
6 Qualche applicazione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
6.1 Somma di serie numeriche. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. . . . . . . . . . . . . 63
Indice analitico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 81
i
1
1 Serie trigonometriche.
Le serie trigonometriche sono particolari serie di funzioni, costruite a partire
dalle funzioni trigonometriche elementari {sinnx, cos nx}, che risultano estre-
mamente utili in moltissime applicazioni: ad esempio ma non soltanto: si veda
il Paragrafo 6 nellanalisi di fenomeni periodici.
Cominciamo con lintrodurre la nozione di polinomio trigonometrico:
Denizione 1.1 Si dice polinomio trigonometrico ogni funzione s
n
da R in C
della forma
s
n
(x) :=
1
2
a
0
+
n

k=1
(a
k
cos kx +b
k
sin kx) = (1)
=
1
2
a
0
+a
1
cos x +b
1
sin x +. . . +a
n
cos nx +b
n
sin nx,
dove n `e un intero 0 ssato. I numeri complessi a
0
e a
k
, b
k
(1 k n) sono
i coecienti del polinomio trigonometrico. Il polinomio si dice reale quando
tutti i suoi coecienti sono reali (ed allora, evidentemente, s
n
: R R). Se
i coecienti a
n
, b
n
di indice massimo non sono entrambi nulli, si dice che il
polinomio ha grado n.
La terminologia usata deriva dal fatto che, grazie alle formule di De Moivre e del binomio
di Newton, si ha
cos kx + i sin kx = (cos x + i sinx)
k
=
k
X
h=0

k
h

i
h
sin
h
x cos
kh
x,
dunque, posto t
1
:= cos x, t
2
:= sinx,
1
cos kx =
[k/2]
X
h=0

k
2h

(1)
h
t
k2h
1
t
2h
2
; sin kx =
[(k1)/2]
X
h=0

k
2h + 1

(1)
h
t
k2h1
1
t
2h+1
2
;
quindi un polinomio trigonometrico di grado n `e in eetti un polinomio Pn(t
1
, t
2
) di grado n
nelle variabili t
1
= cos x, t
2
= sinx.
`
E chiaro che ogni polinomio trigonometrico s
n
`e una funzione indenitamente
derivabile, e 2-periodica (cioe tale che s
n
(x + 2) = s
n
(x) per ogni x R):
ovviamente, non `e detto che 2 sia il minimo periodo positivo.
Una propriet`a, immediata ma notevole, del sistema {sin nx, cos nx}:
Proposizione 1.1 Per ogni m, n N, valgono le relazioni di ortogonalit`a
1

sin nx sinmxdx =
n,m
;
_

sinnx cos mxdx = 0; (2)


1

cos nx cos mxdx =


n,m
,
dove
n,m
`e il simbolo di Kronecker, denito da
n,n
:= 1, e
n,m
:= 0 se
m = n.
1
[x] indica la parte intera di x R ([x] Z, e [x] x < 1 + [x]).
2 1 SERIE TRIGONOMETRICHE.
Dim.: basta integrare tra e le identit`a di Werner, valide (m, n N),
sin nx sin mx =
1
2
(cos(n m)x cos(n +m)x),
sin nx cos mx =
1
2
(sin(n m)x + sin(n +m)x),
cos nx cos mx =
1
2
(cos(n m)x + cos(n +m)x).
Grazie a queste propriet`a di ortogonalit`a, si ricava immediatamente che
se s
n
(x) `e il polinomio trigonometrico dato dalla (1), i suoi coecienti sono
determinati dalle formule seguenti:
_

_
a
k
:=
1

s
n
(x) cos kxdx (k = 0, 1, . . . , n);
b
k
:=
1

s
n
(x) sin kxdx (k = 1, 2, . . . , n).
(3)
Se il polinomio trigonometrico (1) `e reale, si pu` o anche scrivere nella forma5
sn(x) =
1
2
a
0
+
n
X
k=1
A
k
cos(kx +
k
) : (4)
basta porre A
k
:=
q
a
2
k
+ b
2
k
, e denire
k
, per A
k
= 0, mediante le relazioni cos
k
:=
a
k
/A
k
, sin
k
:= b
k
/A
k
(se A
k
= 0, il valore di
k
`e irrilevante); il passaggio inverso, dalla
(4) alla (1), si eettua ponendo a
k
:= A
k
cos
k
, e b
k
:= A
k
sin
k
. A
k
e
k
si dicono,
rispettivamente, ampiezza e fase della k-esima armonica di sn(x).
Unaltra scrittura equivalente di un polinomio trigonometrico, che risulta
spesso utile anche nel caso reale, si ricava utilizzando esponenziali complesse.
Grazie alle formule di Eulero, si ha infatti, per ogni k N,
a
k
cos kx +b
k
sin kx =
1
2
(a
k
ib
k
) e
ikx
+
1
2
(a
k
+ib
k
) e
ikx
;
quindi, posto
c
0
:=
1
2
a
0
; c
k
:=
1
2
(a
k
ib
k
), c
k
:=
1
2
(a
k
+ib
k
) (k = 1, . . . , n), (5)
la (1) assume la forma
s
n
(x) =
n

k=n
c
k
e
ikx
. (6)
Per passare dalla (6) alla (1), basta porre a
k
:= c
k
+c
k
, b
k
:= i(c
k
c
k
) per
k = 0, 1, . . . , n. Si osservi che il polinomio (1) `e reale se e solo se, scritto nella
forma (6), si ha
c
k
= c
k
(k = 0, 1, 2, . . . , n).
Il sistema delle esponenziali complesse verica le relazioni di ortogonalit`a:
1
2
_

e
inx
e
imx
dx =
m,n
,
3
di verica immediata. Se s
n
(x) `e scritto nella forma (6), valgono quindi le
formule seguenti:
c
k
=
1
2
_

s
n
(x) e
ikx
dx (k = n, . . . , 0, 1, . . . , n). (7)
Risulta naturale a questo punto considerare serie trigonometriche, cioe
serie di funzioni della forma
1
2
a
0
+
+

n=1
(a
n
cos nx +b
n
sinnx). (8)
In termini di esponenziali, denendo i {c
n
} tramite le (5), la (8) si scrive
+

n=
c
n
e
inx
, (9)
ma `e indispensabile una precisazione. Se si vuole che la convergenza della serie
(8) sia equivalente alla convergenza della serie (9) (con i c
n
dati dalle (5)),
occorre infatti utilizzare il valore principale della (9)), denito come il limite
(quando esiste) per n + delle somme parziali simmetriche:
v.p.
+

k=
c
k
e
ikx
:= lim
n+
n

k=n
c
k
e
ikx
.
Osservazione 1.1 Insistiamo nel sottolineare due circostanze:
Lesistenza del valore principale della serie

c
n
e
inx
non implica le-
sistenza del limite lim
n,m+

n
k=m
c
k
e
ikx
: un esempio banale si ha, x R,
per c
0
:= 0, c
n
= 1/n n Z\ {0} (si veda lesempio dopo il Corollario 1.1).
analogamente, non `e equivalente richiedere che converga la serie che com-
pare nella (8), oppure che convergano entrambe le serie
+

n=1
a
n
cos nx e
+

n=1
b
n
sin nx. (10)
Infatti, `e ovvio che se le (10) convergono entrambe nel punto x R, nello stesso
punto converge anche la (8); ma la (8) pu` o convergere anche in punti nei quali
nessuna delle (10) `e convergente. Ad esempio, la serie
+

n=1
(cos(4n 1)x + sin(4n 1)x)
ha tutti i termini nulli (quindi converge a zero) per x = /4, mentre i termini
generali delle serie

+
n=1
cos((4n 1))/4) e

+
n=1
sin((4n1))/4 non sono
innitesimi (valgono rispettivamente (1)
n

2/2 e (1)
n+1

2/2).
Il primo problema che si pone `e evidentemente di studiare se si possano ca-
ratterizzare la convergenza della (8) e le propriet`a di regolarit`a della sua somma
tramite condizioni sui coecienti {a
n
}, {b
n
}.
`
E una questione notevolmente
complessa; ci limiteremo quindi ad illustrare alcune condizioni sucienti per la
convergenza, che utilizzeremo nel seguito.
Un risultato immediato `e il seguente:
4 1 SERIE TRIGONOMETRICHE.
Teorema 1.1 Se esiste un intero k 0 tale che
+

n=1
n
k
(|a
n
| +|b
n
|) < +, (11)
allora la serie (8) converge uniformemente in R; la sua somma s(x) `e 2-
periodica, e s C
k
(R); inoltre, sono lecite in (, ) sia lintegrazione per
serie, sia la derivazione per serie di s no allordine k.
Dim.: per k = 0, basta applicare il criterio di convergenza di Weierstrass:
per ogni x R e per ogni n N, risulta infatti
|a
n
cos nx +b
n
sin nx| |a
n
| | cos nx| +|b
n
| | sinnx| |a
n
| +|b
n
|,
e lultima quantit`a `e il termine generale di una serie numerica convergente per
ipotesi. La serie (8) converge quindi (assolutamente ed) uniformemente in tutto
R ad una funzione s(x), che `e evidentemente 2-periodica ed inoltre continua
(come limite uniforme di funzioni continue); `e quindi lecito integrare per serie
su (, ).
Per k = 1, si osservi che la serie delle derivate si scrive
+

n=1
n(b
n
cos nx a
n
sin nx),
dunque, ancora per il criterio di Weierstrass, converge uniformemente; la
conclusione segue allora dal teorema di derivazione per serie. Inne, per k > 1
la tesi si dimostra facilmente per induzione.
Se la serie `e scritta nella forma (9), si vede subito che una condizione equivalente
alla (11) `e la seguente:
+

n=1
n
k
(|c
n
| +|c
n
|) < +:
basta infatti osservare che, per ogni n N, si ha
|a
n
| +|b
n
| 2(|c
n
| +|c
n
|) 2(|a
n
| +|b
n
|).
Osservazione 1.2
`
E intuibile che la condizione (11), gi` a con k = 0, pu` o risultare
eccessivamente restrittiva. Infatti, fornisce esistenza e continuit`a della som-
ma della serie su tutto R, mentre, in molte applicazioni, hanno interesse serie
trigonometriche la cui somma presenta delle discontinuit`a.
Inoltre, i due esempi che seguono mostrano che i coecienti {a
n
}, {b
n
} non
hanno un ruolo perfettamente simmetrico.
1. Si consideri la serie (di soli coseni) (8) con a
0
= a
n
= 1, b
n
= 0 (n N):
1
2
+
+

n=1
cos nx =
1
2
+ cos x + cos 2x +. . . + cos nx +. . . . (12)
Questa serie non converge per nessun x R. Infatti, se per assurdo
convergesse per x = x
0
, il suo termine generale cos nx
0
dovrebbe essere
innitesimo per n +. Ma ci` o `e impossibile, dato che si avrebbe
cos
2
nx
0
0, ma anche cos
2
nx
0
=
1 + cos 2nx
0
2

1
2
.
5
2. Si consideri la serie (di soli seni) (8) con a
0
= a
n
= 0, b
n
= 1 (n N):
+

n=1
sin nx = sin x + sin2x +. . . + sin nx +. . . . (13)
Supponiamo che la serie converga per x = x
0
; in particolare, sin nx
0
0,
e lidentit` a
sin(n + 1)x
0
sin(n 1)x
0
= 2 sinx
0
cos nx
0
mostra, grazie al risultato precedente, che devessere sinx
0
= 0: la serie
converge (e la sua somma `e nulla) se e solo se x = k, k Z.
Prima di illustrare un altro teorema di convergenza, premettiamo la
Denizione 1.2 (successioni a variazione limitata) La successione {
n
} si di-
ce a variazione limitata se `e convergente la serie

+
n=1
|
n+1

n
|.
Poiche
n
=
1
+ (
2

1
) + . . . + (
n

n1
) =
1
+

n1
k=1
(
k+1

k
), `e
chiaro che valgono le propriet`a seguenti:
ogni successione reale monotona (in senso largo) e con limite nito `e a
variazione limitata; ne segue che lo `e anche la dierenza di due successioni
reali limitate, entrambe non decrescenti (oppure, entrambe non crescenti);
ogni successione (complessa) a variazione limitata ammette limite nito.
Invece, una successione pu`o avere limite nito (addirittura nullo) ma non essere
a variazione limitata: un esempio `e dato dalla successione denita da
n
:=
(1)
n
/n, che `e innitesima, ma per la quale risulta
|
n+1

n
| =

(1)
n+1
n + 1

(1)
n
n

=
1
n + 1
+
1
n
>
2
n + 1
,
da cui si ricava, per confronto con la serie armonica, che la serie

+
n=1
|
n+1

n
|
`e divergente.
Un primo notevole risultato, di portata generale:
Teorema 1.2 Siano {
n
} una successione numerica ed {f
n
(x)} una successione di
funzioni da (a, b) in C. Se sono vericate le condizioni:
i) le ridotte s
n
(x) della serie

+
n=1
f
n
(x) sono uniformemente limitate in
(a, b), cioe
M : |s
n
(x)| = |f
1
(x) +f
2
(x) +. . . +f
n
(x)| M (n N, x (a, b));
ii) {
n
} `e a variazione limitata e innitesima,
allora la serie

+
n=1

n
f
n
(x) converge uniformemente in (a, b).
6 1 SERIE TRIGONOMETRICHE.
Dim.: ssato > 0, per la prima delle ii) esiste n N tale che per ogni n > n e per ogni
r N risulti
n+r
X
k=n+1
|
k+1

k
| < .
Dallidentit`a di Abel (analogo discreto della formula di integrazione per parti)
n+r
X
k=n+1

k
f
k
(x) =
n+r
X
k=n+1

k
(s
k
(x) s
k1
(x)) =
n+r
X
k=n+1

k
s
k
(x)
n+r1
X
k=n

k+1
s
k
(x) =
=
n+r1
X
k=n+1
(
k

k+1
) s
k
(x) +
n+r
s
n+r
(x)
n+1
sn(x)
e dalla i) segue che, per ogni x (a, b),

n+r
X
k=n+1

k
f
k
(x)

M
0
@
n+r
X
k=n+1
|
k+1

k
| +|
n+r
| +|
n+1
|
1
A
< M ( +|
n+r
| +|
n+1
|) .
La serie
P
+
n=1
n fn(x) verica allora, grazie anche alla seconda delle ii), la condizione di
Cauchy uniformemente su (a, b); ne segue la convergenza uniforme della serie.
Per mostrare unimportante applicazione del Teorema precedente, premet-
tiamo qualche propriet`a delle serie di coseni e delle serie di seni, cioe serie
trigonometriche rispettivamente della forma
1
2
a
0
+
+

n=1
a
n
cos nx, oppure
+

n=1
b
n
sin nx.
Osserviamo intanto le seguenti propriet`a (di verica immediata):
La somma f di una serie di coseni `e denita in un insieme I simmetrico
rispetto allorigine, ed `e una funzione pari (f(x) = f(x) x I); ma
linsieme I pu` o essere vuoto.
La somma g di una serie di seni `e denita anchessa in un insieme I

simmetrico rispetto allorigine, ed `e dispari (g(x) = g(x) x I

); ma
linsieme I

di convergenza della serie non `e mai vuoto (contiene sempre


linsieme {k | k Z}, in cui la somma della serie `e nulla).
Mostriamo che, ssato ad arbitrio > 0, le ridotte delle serie (12), (13) sono
uniformemente limitate quando x [, ] \ (, ); pi` u precisamente, si ha il
seguente risultato:
Lemma 1.1 Per ogni n N e per ogni x = 2k (k Z), risulta
1
2
+
n

k=1
cos kx =
sin
_
n +
1
2
_
x
2 sin
x
2
;
n

k=1
sin kx =
cos
x
2
cos
_
n +
1
2
_
x
2 sin
x
2
. (14)
Dim.: consideriamo la progressione geometrica di ragione e
ix
; si ha
n

k=0
e
ikx
= 1 +
n

k=1
cos kx +i
n

k=1
sin kx =
1 e
i(n+1)x
1 e
ix
=
e
ix/2
e
i(n+
1
2
)x
2i sin
x
2
=
=
1
2 sin
x
2
_
sin
x
2
+ sin
_
n +
1
2
_
x +i
_
cos
x
2
cos
_
n +
1
2
_
x
__
;
uguagliando parti reali ed immaginarie dei due membri si ottengono le (14).
Dal Teorema 1.2 segue allora che
7
Corollario 1.1 Se {a
n
}, {b
n
} sono due successioni a variazione limitata ed inni-
tesime, allora, ssato ad arbitrio > 0,
i) la serie (8) converge uniformemente in R \

nZ
(2n , 2n +);
ii) la serie trigonometrica
1
2
+
+

n=1
(1)
n
(a
n
cos nx +b
n
sinnx)
converge uniformemente nellinsieme

nZ
[(2n 1) +, (2n + 1) ].
Dim.: la prima aermazione `e evidente; la seconda segue subito dalla prima
con il cambiamento di variabile x x +.
In particolare, poiche ogni serie di seni converge (a zero) per x = k con k Z,
dalla i) del Corollario precedente si deduce che
se {b
n
} `e a variazione limitata ed innitesima, la
serie di soli seni

+
n=1
b
n
sin nx converge x R.
Tuttavia, la sua somma, continua in R \ {2k | k Z}, pu`o presentare delle
discontinuit` a per x = 2k. Ne `e un esempio la serie
+

n=1
sinnx
n
= sin x +
sin 2x
2
+. . . +
sin nx
n
+. . . ,
la cui somma f
0
(x), come mostreremo pi` u avanti, `e data nellintervallo [, ]
da
f
0
(x) =
_
_
_

1
2
(x +) se x < 0,
0 se x = 0,

1
2
(x ) se 0 < x ,
(15)
e presenta nellorigine (in generale, nei punti x = 2k con k Z) una disconti-
nuit` a di prima specie:
6
-

2
- -2 2
Si possono per` o presentare casi ben pi` u complicati (daltronde, si ricordi l Osservazione
1.2). Esistono infatti serie trigonometriche che (ad esempio. . . ) presentano uno di questi
comportamenti nellintervallo [, ]:
8 1 SERIE TRIGONOMETRICHE.
la serie converge in [, ] \ {0} ad una funzione C

([, ] \ {0}), mentre diverge per


x = 0;
la serie converge x [, ]; la sua somma s(x) `e limitata, ma ha una discontinuit` a
di prima specie in ciascuno dei punti x = 1/n, ed una discontinuit` a di seconda specie per
x = 0;
la serie verica tutte le propriet` a del caso precedente, tranne che la sua somma `e
illimitata.
Osservazione 1.3 Mettiamo in evidenza unaltra dierenza tra serie di seni e serie
di coseni, per quanto riguarda condizioni equivalenti alla convergenza uniforme:
Teorema 1.3 Siano {a
n
}, {b
n
} due successioni reali non crescenti.
i) La serie di soli coseni
1
2
a
0
+
+

n=1
a
n
cos nx
converge uniformemente in R se e solo se `e convergente la serie numerica

+
n=1
a
n
.
ii) La serie di soli seni
+

n=1
b
n
sinnx
converge uniformemente in R se e solo se lim
n+
nb
n
= 0.
(Le ipotesi implicano evidentemente che le successioni {a
n
}, {b
n
} sono innite-
sime).
Dim.: i) la condizione esprime la convergenza in x = 0, quindi `e necessaria. Per il
Teorema 1.1 (con bn = 0), `e anche suciente per la convergenza uniforme della serie di
coseni (si osservi che an 0).
ii): supponiamo che la serie di seni converga uniformemente; posto xn := /(2n) (n N),
quando k = 1 + [n/2] , 2 + [n/2] , . . . , n si ha (/4) < kxn (/2), quindi
n
X
k=[
n
2
]+1
b
k
sinkxn bn

sin

4

n
h
n
2
i

2
4
nbn 0,
perci` o limn nbn = 0. Reciprocamente, sia nbn 0; allora, posto m := sup
km
kb
k
, si ha
limm m = 0. Fissiamo x (0, ], e sia N := [/x], cosicche /(N + 1) < x /N. Per ogni
m N, decomponiamo il resto m-esimo della serie di seni nel modo seguente:
Rm(x) = R
(1)
m
(x) +R
(2)
m
(x), dove R
(1)
m
(x) :=
m+N
X
k=m+1
b
k
sin kx, R
(2)
m
(x) :=
+
X
k=m+N+1
b
k
sin kx.
Si ha allora
|R
(1)
m1
(x)| =

m+N1
X
k=m
xkb
k
sin kx
kx

x
m+N1
X
k=m
kb
k
< xNm m,
mentre, posto
e
Dn(x) :=
n
X
k=1
sin kx =
cos
x
2
cos
`
n +
1
2

x
2 sin
x
2
(si ricordi la formula (14)) si ottiene
|R
(2)
m1
(x)| =

+
X
k=m+N
(b
k
b
k+1
)
e
D
k
(x) b
m+N
e
D
m+N1
(x)

,
9
da cui, osservando che |
e
Dn(x)| (1/ sin(x/2)) (/x),
|R
(2)
m1
(x)| 2b
m+N

x
2(N + 1)b
m+N
2m.
La convergenza uniforme della serie di seni ne segue immediatamente.
Quando {c
n
} `e non crescente, la condizione

+
n=1
c
n
< + `e strettamente
pi` u restrittiva della condizione lim
n+
nc
n
= 0. Per vericare che la prima
implica la seconda, basta utilizzare le disuguaglianze, valide per ogni m, n N
con n > m,
0 nc
n
= (n m)c
n
+mc
n

n

k=m+1
c
k
+mc
n

+

k=m+1
c
k
+mc
n
,
ed osservare che il primo addendo `e il resto m-esimo di una serie convergente,
mentre il secondo (per m ssato) `e innitesimo per n +. Invece, la suc-
cessione (decrescente) di termine generale c
n
:= 1/(n ln n) (n 2) `e tale che
nc
n
0+, mentre la serie

+
n=2
c
n
`e positivamente divergente: si ha infatti,
per N +,
N

n=2
1
n ln n
>
N

n=2
_
n+1
n
dx
xln x
=
_
N+1
2
dx
x ln x
= [ln(lnx)]
N+1
2
+.
Utilizziamo ora le propriet`a di ortogonalit`a del sistema {sinnx, cos nx} per
fornire una risposta (parziale) alla seguente domanda, che si pone in modo del
tutto naturale, vista la formula (3):
la conoscenza della somma di una serie trigonometri-
ca convergente permette di individuarne i coecienti?
Naturalmente, la risposta dipende anche dal tipo di convergenza che si im-
pone alla serie. Il problema si riconduce a stabilire se una serie trigonometrica
che converge a zero abbia necessariamente tutti i coecienti nulli. Ci limi-
tiamo per ora a citare due risultati relativi alla convergenza puntuale. Il primo,
dovuto a Riemann, d`a una risposta aermativa nel caso in cui la convergenza
a zero sia vericata per ogni x R\ E, con E al pi` u numerabile. Ci si potrebbe
aspettare che lo stesso valga anche nel caso della convergenza q.o.; viceversa,
Mensov ha mostrato che
esiste una serie trigonometrica che converge quasi
ovunque a zero, ma i cui coecienti non sono tutti nulli.
Questo risultato, piuttosto sorprendente, mostra che per poter dare una
risposta aermativa alla domanda iniziale `e indispensabile qualche ipotesi pi` u
forte della sola convergenza q.o.. Vediamo due condizioni, ciascuna delle quali `e
suciente a garantire che i coecienti della serie trigonometrica sono individuati
univocamente dalla sua somma (avvertiamo che in questi appunti lintegrabilit` a
`e sempre intesa nel senso di Lebesgue):
10 1 SERIE TRIGONOMETRICHE.
Teorema 1.4 Se la serie trigonometrica (8)
i) converge q.o. ad una funzione s(x), e la successione delle sue ridotte `e
maggiorata in modulo da una funzione integrabile su (, ), cioe se
integrabile in (, ) : n N, |s
n
(x)| (x) q.o. in (, );
oppure
ii) converge uniformemente ad s(x),
allora i coecienti a
n
, b
n
della serie sono necessariamente dati dalle formule
_

_
a
n
=
1

s(x) cos nxdx (n = 0, 1, . . .);


b
n
=
1

s(x) sin nxdx (n = 1, 2, . . .).


(16)
Dim.: i): cominciamo ad osservare intanto che ciascuna delle ipotesi i), ii)
implica lintegrabilit`a di s(x) su (, ): nel primo caso, perche risulta |s(x)|
(x), nel secondo perche s(x), limite uniforme di funzioni continue, `e anchessa
continua. Basta allora mostrare che nelle formule (3) si pu` o passare al limite
per n + sotto il segno di integrale. Ci`o `e in eetti lecito: nel caso i),
grazie al Teorema di Lebesgue sulla convergenza dominata; nel caso ii), per la
convergenza uniforme di {s
n
}.
Si osservi che, nelle ipotesi del Teorema precedente, se la serie `e scritta nella
forma (9) si ha
c
n
=
1
2
_

s(x) e
inx
dx, n Z.
Un risultato fondamentale per il seguito `e il
Lemma 1.2 (Riemann-Lebesgue) Per ogni funzione f integrabile sullintervallo
(a, b), risulta
lim
+
_
b
a
f(x) sin xdx = lim
+
_
b
a
f(x) cos xdx = 0. (17)
Dim.: dimostriamo la prima relazione (la dimostrazione delle seconda `e perfet-
tamente analoga). Il risultato `e ovvio se f `e costante (= c) in un sottointervallo
(, ) di (a, b), e nulla in (a, b) \ (, ), dato che allora

_
b
a
f(x) sin xdx

[cos x]


2|c|
||
,
da cui la (17). Ne viene facilmente che la (17) vale anche se f `e una funzione a
scala su (a, b). Inne, nel caso di una generica f integrabile, ssato ad arbitrio
> 0 esiste una funzione a scala tale che
_
b
a
|f(x) (x)| dx < /2; per
quanto appena visto, esiste inoltre

tale che

_
b
a
(x) sinxdx

< /2 per
ogni >

, quindi

_
b
a
f(x) sin xdx

_
b
a
[f(x) (x)] sin xdx

_
b
a
(x) sin xdx

< ,
11
cioe la tesi.
Ne discende il seguente risultato (che fornisce anche una condizione neces-
saria per la convergenza di una serie trigonometrica):
Teorema 1.5 (Cantor-Lebesgue) Se lim
n
(a
n
cos nx + b
n
sin nx) = 0 per tutti gli
x I, dove I `e un sottoinsieme di [0, 2) con misura di Lebesgue positiva, allora
lim
n
a
n
= lim
n
b
n
= 0.
Dim.: scriviamo a
n
cos nx +b
n
sin nx nella forma
n
cos(nx +
n
): la tesi equi-
vale allora ad aermare che lim
n

n
= 0. Supponiamo che ci`o non sia vero:
in tal caso, devono esistere > 0 ed una successione strettamente crescente
{n
k
}
kN
di interi positivi tale che
n
k
> per ogni k N; ma in I si deve
avere, in particolare, che, per k +,
n
k
cos(n
k
x +
n
k
) 0, possibile solo
se cos(n
k
x +
n
k
) 0, quindi anche cos
2
(n
k
x +
n
k
) 0. Per il Teorema di
Lebesgue sulla convergenza dominata, si ha allora
lim
k+
_
I
cos
2
(n
k
x +
n
k
) dx = 0.
Dallidentit`a
cos
2
(n
k
x +
n
k
) =
1
2
[1 + cos 2n
k
x cos 2
n
k
sin 2n
k
x sin 2
n
k
] ,
per il Teorema precedente, e detta la funzione caratteristica di I, si ha
lim
k
_
I
cos 2n
k
xdx = lim
k
_
2
0
(x) cos 2n
k
xdx = 0,
e lo stesso risultato vale per lintegrale su I di sin 2n
k
x. Ne segue facilmente che
lim
k+
_
I
cos
2
(n
k
+
n
k
) dx =
1
2
m(I),
dunque, per quanto visto pi` u sopra, m(I) = 0: ma ci`o `e contrario allipotesi.
12 2 SERIE DI FOURIER.
2 Serie di Fourier.
In molte applicazioni, ha notevole interesse il seguente problema (in un cer-
to senso inverso a quello di studiare la convergenza di una assegnata serie
trigonometrica):
data una funzione f, 2-periodica da R in C, stabilire
se esiste una serie trigonometrica di cui f `e la somma.
Si tratta cioe di dare condizioni su f anche esistano delle costanti complesse
a
0
, a
n
, b
n
(n N) tali che la serie (8) non solo sia convergente, ma converga
proprio ad f(x).
Quando ci`o accade, si dice che f `e sviluppabile in serie di Fourier. Se
inoltre `e vericata una delle ipotesi del Teorema 1.4, i coecienti della serie
trigonometrica sono individuati in modo univoco da f (sono dati dalle (16)), il
che autorizza a denire tale serie come la serie di Fourier di f.
Osserviamo tuttavia che se f `e una qualunque funzione integrabile su (, ),
gli integrali che compaiono nelle (16) esistono e sono niti, quindi `e sempre
possibile considerare la serie trigonometrica con coecienti dati dalle (16):
Denizione 2.1 Indichiamo con L
1
#
linsieme delle funzioni f (a valori reali o com-
plessi), denite su R, 2-periodiche (quasi ovunque), ed integrabili su (, ).
Fissata f L
1
#
, i numeri
_

_
a
n
= a
n
(f) :=
1

f(x) cos nxdx (n = 0, 1, . . .);


b
n
= b
n
(f) :=
1

f(x) sinnxdx (n = 1, 2, . . .)
(18)
si dicono costanti di Fourier di f rispetto al sistema delle funzioni trigono-
metriche (per il Lemma 1.2, lim
n
a
n
= lim
n
b
n
= 0). La serie
1
2
a
0
+
+

n=1
(a
n
cos nx +b
n
sin nx),
con i coecienti dati dalle (18) si dice serie di Fourier associata ad f, e si
scrive
f(x)
1
2
a
0
+
+

n=1
(a
n
cos nx +b
n
sinnx). (19)
In termini di esponenziali complesse, le relazioni precedenti si scrivono
f(x) v.p.
+

f(n) e
inx
, dove

f(n) :=
1
2
_

f(x) e
inx
dx
(si ricordi lOsservazione 1.1).
Una precisazione essenziale: nella (19) non si `e usato il segno di uguaglianza,
ma un simbolo particolare, () il cui unico signicato `e:
i coecienti a
n
, b
n
nella (19) sono legati ad f dalle (18).
13
Ma deve essere ben chiaro che ci`o non sottintende alcuna aermazione sulla
(eventuale) somma della serie. In eetti,
non `e detto che la serie che compare nella (19) sia convergente in (, );
anche se la serie converge, non `e detto che la sua somma sia f(x)
1
2
a
0
.
`
E immediato vericare che
Lemma 2.1 Se g L
1
#
, allora:
i) x
0
R,
_
+x0
+x0
g(x) dx =
_

g(x +x
0
) dx =
_

g(x) dx.
ii): se g `e pari,
a
n
(g) =
2

_

0
g(x) cos nxdx (n = 0, 1, . . .); b
n
(g) = 0 n N;
mentre se g `e dispari,
a
n
(g) = 0 (n = 0, 1, . . .); b
n
(g) =
2

_

0
g(x) sin nxdx n N.
Dim.: i): `e ovvio che g, data la sua periodicit`a, `e integrabile su ogni intervallo
limitato; di conseguenza, lo `e anche ogni traslata di g, della forma x g(x+x
0
)
con x
0
R. Con la sostituzione y := x x
0
, si ha subito che
_
+x0
+x0
g(x) dx =
_

g(y +x
0
) dy =
_

g(x +x
0
) dx;
si ha inoltre che
_

g(x +x
0
) dx =
_
+x0
+x0
g(x) dx =
=
_

+x0
g(x) dx +
_

g(x) dx +
_
+x0

g(x) dx =
=
_

+x0
g(x) dx +
_

g(x) dx +
_
+x0

g(x 2) dx =
=
_

+x0
g(x) dx +
_

g(x) dx +
_
+x0

g(x) dx =
=
_

g(x) dx.
ii): evidente
Osservazione 2.1 Per semplicit` a, nel seguito ci riferiremo sempre a funzioni 2-
periodiche; ma il caso generale di una funzione g da R in C che sia T-periodica
(dove il periodo T `e un qualunque numero positivo assegnato) si riconduce facil-
mente al precedente con il cambiamento di variabile x
2
T
x. Osserviamo solo
che, posto :=
2
T
, si ha, quando g `e integrabile su (0, T),
g(x)
1
2

0
+
+

n=1
(
n
cos nx +
n
sin nx),
14 2 SERIE DI FOURIER.
dove le costanti di Fourier sono date da
_

n
:=
2
T
_
T
0
g(x) cos nxdx (n = 0, 1, . . .);

n
:=
2
T
_
T
0
g(x) sin nxdx (n = 1, 2, . . .).
(20)
Se poi g `e una qualunque funzione denita nellintervallo limitato [a, b], si pu` o
considerarne un prolungamento periodico, al quale applicare le denizioni
precedenti.
Ad esempio, posto T := b a, si pu` o:
denire la funzione (T-periodica)
g(x) := g(x kT) se a +kT x < b +kT;
estendere dapprima g alla funzione g
1
da [a T = 2a b, a + T = b] in
R, simmetrica rispetto ad x = a:
g
1
(x) := g(2a x) se x verica 2a b x < a,
e poi prolungare come sopra g
1
alla funzione ( 2T-periodica) g
1
;
o, ancora, estendere g (ristretta ad (a, b)) ad una funzione g
2
antisim-
metrica rispetto ad x = a (ponendo g
1
(x) := g(2a x) se x verica
2a b < x < a), e poi prolungare g
2
a g
2
.
Se g `e continua su [a, b], anche g
1
`e continua su R, g lo `e se e solo se g(b) = g(a),
e g
2
`e prolungabile ad una funzione continua su R se e solo se g(b) = g(a) = 0.
Inne, si osservi che se la funzione (non costante) f `e continua, ed esiste un
T > 0 tale che f sia T-periodica, linsieme { > 0 | f `e -periodica} ammette
minimo, che si chiama periodo fondamentale di f (lipotesi di continuit` a `e
essenziale: la funzione di Dirichlet `e -periodica Q).
Indicando come faremo dora in poi con s(f) la serie di Fourier di f in
L
1
#
, e con s
n
(f; x) la sua ridotta n-esima s
n
(f) calcolata nel punto x:
s
n
(f; x) :=
a
0
2
+
n

k=1
(a
k
cos kx +b
k
sinkx), (n N, a
n
, b
n
dati dalle (18)),
risulta
s
n
(f; x) =
1

f(y)
_
1
2
+
n

k=1
(cos kx cos ky + sinkx sin ky
_
dy =
=
1

f(y)
_
1
2
+
n

k=1
cos k(x y)
_
dy.
Se per ogni n N si indica con D
n
il nucleo di Dirichlet:
D
n
(x) :=
1
2
+
n

k=1
cos kx =
_

_
n +
1
2
se x = 2k,
(k Z)
sin
_
n +
1
2
_
x
2 sin
1
2
x
se x = 2k,
(21)
15
(si ricordi il Lemma 1.1), si pu`o scrivere s
n
(f) in forma integrale:
s
n
(f; x) =
1

f(y) D
n
(x y) dy =
1

f(x y) D
n
(y) dy = (22)
=
1

_

0
[f(x +y) +f(x y)] D
n
(y) dy.
Utilizzeremo tra poco il nucleo di Dirichlet per dimostrare un Teorema di
convergenza puntuale per le serie di Fourier. Osserviamo intanto che, dalla
denizione stessa, si ha che D
n
(x) `e una funzione 2-periodica, pari, ed inoltre
1

D
n
(x) dx = 1; (23)
di conseguenza, dati S
0
C ed f integrabile
2
su (, ) risulta, grazie alla (22),
s
n
(f; x
0
) S
0
=
1

_
f(x
0
+y) S
0

D
n
(y) dy. (24)
Per quanto visto nellOsservazione 1.2, quando n + la funzione D
n
(y)
non ammette per` o limite per nessun y [, ] \{0}; non si pu`o quindi pensare
di valutare il limite del primo membro utilizzando qualche risultato relativo al
passaggio al limite sotto il segno di integrale. Dal Lemma 1.2 discende tuttavia
il seguente risultato di convergenza puntuale:
Teorema 2.1 (Dini) Sia f una funzione in L
1
#
. Se in corrispondenza al punto
x
0
R esiste un numero S
0
tale che sia vericata la seguente condizione
generalizzata del Dini:
> 0 :
_

0
|f(x
0
+y) +f(x
0
y) 2S
0
|
y
dy < +, (25)
allora s(f; x
0
) = S
0
: nel punto x
0
, la serie di Fourier di f converge ad S
0
.
Dim.: si ha intanto che
s
n
(f; x
0
) S
0
=
1

_
0

[f(x
0
+y) S
0
] D
n
(y) dy+
+
1

_

0
[f(x
0
+y) S
0
] D
n
(y) dy =
=
1

_

0
f(x
0
y) +f(x
0
+y) 2S
0
2 sin
y
2
sin
_
n +
1
2
_
y dy.
Supponiamo, come non `e limitativo, che sia < , ed indichiamo con (y) la
frazione che compare nellultimo integrando. Nellintervallo (0, ) si ha 2 sin
y
2

2

y, quindi
|(y)|

2
|f(x
0
+y) +f(x
0
y) 2S
0
|
y
,
dunque, per la (25), `e integrabile in (0, ). Nellintervallo (, ) risulta
|(y)|
_
2 sin

2
_
1
{|f(x
0
+y)| +|f(x
0
y)| + 2|S
0
|} ,
2
che supponiamo estesa ad una funzione 2-periodica su tutto R.
16 2 SERIE DI FOURIER.
quindi `e integrabile anche in (, ), e, in denitiva, in (0, ). La conclusione
segue allora dal Lemma di Riemann-Lebesgue.
Una prima conseguenza immediata `e il seguente
Teorema 2.2 (Principio di localizzazione di Riemann) Siano f, g due funzio-
ni in L
1
#
; se le due funzioni coincidono q.o. in un intervallo
3
(a, b), allora
lim
n+
(s
n
(f; x
0
) s
n
(g; x
0
)) = 0 x
0
(a, b).
Dim.: la funzione f g verica la condizione generalizzata del Dini con S
0
= 0
per ogni x
0
(a, b); quindi, x
0
(a, b) si ha
s
n
(f g; x
0
) = s
n
(f; x
0
) s
n
(g; x
0
) 0.
Si noti che i limiti per n + di s
n
(f; x
0
) e di s
n
(g; x
0
) potrebbero anche
non esistere separatamente. Una conseguenza del Teorema precedente `e per`o
che il comportamento della serie di Fourier di f nel punto x
0
ha carattere
puramente locale, cioe dipende solo dallandamento di f in un intorno di raggio
> 0 comunque piccolo di x
0
. In altri termini, comunque si modichino i valori
di f fuori dallintervallo (x
0
, x
0
+) (con lunica avvertenza che la funzione

f cos` modicata deve essere ancora 2-periodica, ed integrabile in (, )),


le serie di Fourier di f e

f nel punto x
0
hanno lo stesso carattere (sono
entrambe convergenti, oppure divergenti, oppure indeterminate); inoltre, se sono
convergenti la loro somma in x
0
`e la stessa.
`
E una propriet`a estremamente
notevole, dato che i coecienti delle serie di Fourier di f e di

f dipendono
invece dai valori che le funzioni assumono in tutto lintervallo (, ), e possono
quindi essere completamente diversi.
La (25), come si vede immediatamente, `e vericata con S
0
= f(x
0
) in ogni
punto x
0
in cui la funzione f `e derivabile.
Se ne deduce il seguente notevole risultato:
Corollario 2.1 La funzione g L
1
#
`e quasi ovunque nulla se e solo se tutte le sue
costanti di Fourier sono nulle.
Dim.: se g = 0 q.o., `e ovvio che a
n
(g) = b
n
(g) = 0. Per dimostrare la reciproca,
conviene introdurre la funzione integrale G(x) :=
_
x

g(y) dy, che `e continua,


derivabile q.o. in R (con G

(x) = g(x)), ed `e 2-periodica: infatti, dato che, per


ipotesi,
_

g(x) dx = a
0
(g) = 0, da cui anche (si ricordi il Lemma 2.1, i))
_
x+2
x
g(y) dy = 0 x R, risulta
G(x + 2) =
_
x+2

g(y) dy =
_
x

g(y) dy +
_
x+2
x
g(y) dy =
_
x

g(y) dy = G(x).
Alla funzione G, in ogni punto x in cui `e derivabile (cio`e q.o. in R), `e di
conseguenza applicabile il Teorema 2.1:
G(x) = s(G; x) =
a
0
(G)
2
+
+

n=1
(a
n
(G) cos nx +b
n
(G) sin nx);
3
di ampiezza comunque piccola, che non `e limitativo supporre contenuto in (, )
17
ma si ha a
n
(G) = b
n
(G) = 0 n 1, dato che, per il Teorema 1.4,
a
n
(G) =
1

G(x) cos nxdx =


1
n
_

(x) sin nxdx =


=
1
n
_

g(x) sinnxdx =
1
n
b
n
(g) = 0,
e analogamente per b
n
(G). Dunque G(x) =
1
2
a
0
(G) per ogni x R (dato che
G `e continua); quindi, q.o. in R, g(x) = G

(x) = 0.
La condizione (25) pu`o tuttavia essere soddisfatta anche in condizioni ben pi` u
generali della derivabilit`a di f in x
0
: ad esempio, e supponendo per semplicit`a
che f sia a valori reali, in x
0
la funzione potrebbe presentare un punto angoloso,
o addirittura un salto, come mostra la seguente
Proposizione 2.1 Se f : (x
0
, x
0
+) \ {x
0
} R ( > 0) `e tale che:
i): esistono niti i limiti f(x
0
0) := lim
h0+
f(x
0
h);
ii): esistono niti i limiti (detti anche pseuderivate sinistra e destra in x
0
)
d

(x
0
) := lim
h0+
f(x
0
h) f(x
0
0)
h
,
allora in x
0
`e soddisfatta la condizione generalizzata del Dini con
S
0
=
1
2
[f(x
0
+ 0) +f(x
0
0)].
Dim.: basta osservare che dalle ipotesi poste segue che esistono > 0, c

R
tali che, y (0, ),

f(x
0
+y) f(x
0
+ 0)
y

c
+
;

f(x
0
y) f(x
0
0)
y

.
Ne viene che
_

0
|f)x
0
+y) +f(x
0
y) [f(x
0
+ 0) +f(x
0
0)]|
y
dy

_

0

f(x
0
+y) f(x
0
+ 0)
y

dy +
_

0

f(x
0
y) f(x
0
0)
y

dy
(c
+
+c

) < +.
Le ipotesi della Proposizione precedente sono evidentemente vericate in
ogni punto dalle funzioni regolari a tratti, di cui ricordiamo la denizione:
Denizione 2.2 La funzione f : [a, b] R si dice regolare a tratti in [a, b] se
esiste una partizione nita
0
= a <
1
< . . . <
n
= b dellintervallo [a, b] tale
che, per ogni k = 1, . . . , n,
i) f `e derivabile nellintervallo aperto (
k1
,
k
);
ii) esistono niti f(x
k1
+ 0) e f(x
k
0);
ii) esistono niti d
+
(x
k1
) e d

(x
k
).
Se f : R R, si dice che f `e regolare a tratti in R se lo `e in ogni intervallo
limitato [a, b] di R. Inne, se f `e a valori in C si dice regolare a tratti se lo
sono Ref e Imf.
18 2 SERIE DI FOURIER.
Ne segue il risultato, importante per le applicazioni:
Teorema 2.3 Sia f : R C una funzione 2-periodica e regolare a tratti in R. Per
ogni x
0
R, la sua serie di Fourier converge, e si ha
s(f; x
0
) =
1
2
[f(x
0
+ 0) +f(x
0
0)] .
In particolare, la serie di Fourier di una funzione f regolare a tratti converge
ad f(x
0
) in ogni punto x
0
in cui f `e continua.
Si pu` o poi dimostrare che se f `e 2-periodica e regolare a tratti in R, s
n
(f)
converge ad f uniformemente in ogni intervallo [, ] in cui f `e continua.
Le funzioni che vericano le ipotesi del Teorema precedente costituiscono una
classe notevolmente ampia; va tuttavia precisato che anche funzioni f che non
sono regolari a tratti possono vericare in ogni punto x
0
luguaglianza s(f; x
0
) =
1
2
[f(x
0
+ 0) +f(x
0
0)] .
La rilevanza del Teorema del Dini `e messa bene il luce dal fatto che, in
generale,
la sola continuit`a di una funzione 2-periodica non `e
suciente a garantirne la sviluppabilit`a in serie di Fourier.
Osservazione 2.2 I graci di D
n
per n = 25, 50, 100 nellintervallo [1, 1] sono i
seguenti:
1 0.8 0.6 0.4 0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
40
20
0
20
40
60
80
100
120


n = 25
n = 50
n = 100
19
Tenendo conto della dierenza, estremamente rilevante, tra le unit` a di mi-
sura sui due assi, landamento di D
n
illustra bene, da un punto di vista graco,
il principio di localizzazione di Riemann, che pu` o anche essere formulato come
segue: se f `e in L
1
#
, (x R, (0, )) si ha
lim
n+
_
|y|
f(x y) D
n
(y) dy = 0. (26)
Questo risultato tuttavia `e dovuto ad una sorta di compensazione tra i con-
tributi relativi alle zone in cui D
n
`e positivo, ed a quelle in cui `e negativo.
Daltra parte, si pu` o vericare che risulta
lim
n+
_

|D
n
(x)| dx = +. (27)
Proprio dalla (27), utilizzando alcuni risultati generali di Analisi Funzionale, si
deduce il seguente risultato, che evidenzia un aspetto (poco intuitivo ed un po
deludente, ma fondamentale) delle serie di Fourier:
esiste una funzione continua, 2-periodica, la cui serie di
Fourier ha un insieme di convergenza che non `e tutto R.
Osserviamo poi che (con una terminologia che lo studente apprender` a in altri
Corsi) dal Teorema 2.3 e dalla (22) segue che la successione
_
1

D
n
(x)
_
tende
nel senso delle distribuzioni al cosiddetto pettine di Dirac, cio`e allestensione
2-periodica della misura unitaria concentrata nellorigine.
Per dare unidea pi` u globale dellandamento del nucleo di Dirichlet, ripor-
tiamo il graco di D
25
nellintervallo [20, 20] (scelto per far s` che le unit`a di
misura sui due assi siano uguali):
20 15 10 5 0 5 10 15 20
10
5
0
5
10
15
20
25
30
20 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
3 Il fenomeno di Gibbs.
Riprendiamo lesempio visto subito dopo il Corollario 1.1. Sia f
0
(x) la fun-
zione 2-periodica denita nella (15).
`
E evidentemente una funzione regolare a
tratti, e dispari; la serie di Fourier ad essa associata `e quindi di soli seni, e le
costanti di Fourier si calcolano subito: si ha infatti
b
n
(f
0
) =
1

_
2
0
1
2
( x) sin nxdx =
1

_
2
0
1
2
x sin nxdx =
=
1
2n
[x cos nx]
2
0

1
2n
_
2
0
cos nxdx =
1
n
,
cosicche
f
0
(x)
+

n=1
sin nx
n
.
Si pu`o allora applicare il Teorema 2.3; dato che f
0
(0) =
1
2
[f
0
(0+) + f
0
(0)],
risulta cos` dimostrato che s(f
0
; x) = f
0
(x) x [, ), quindi x R.
Riportiamo i graci di s
n
(f
0
), nellintervallo [4, 4], per n = 50, 100, 300:
4 3 2 1 0 1 2 3 4
3
2
1
0
1
2
3


n = 50
n = 100
n = 300
Vicino ad x = 0, si osserva un andamento anomalo: dato che s
n
(f
0
) `e conti-
nua, > 0 limmagine I
n,
tramite s
n
(f
0
) dellintervallo [, ] `e un intervallo,
3.1 Due esempi preliminari. 21
e ci si aspetterebbe che per n + tale intervallo tendesse a [/2, /2].
Invece, lesame dei graci non sembra aatto suragare questa ipotesi; anzi, si
ha limpressione che {I
n,
} tenda s` ad un intervallo, ma pi` u ampio di quello
previsto.
Ci`o sembra ancora pi` u evidente se si ingrandisce il graco precedente vicino
al punto (0, /2):
0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
1.1
1.2
1.3
1.4
1.5
1.6
1.7
1.8
1.9
2


n = 50
n = 100
n = 300
f
0
Per cercare di comprendere questo fenomeno, cominceremo ad esaminare
due casi particolari; eettueremo poi unanalisi quantitativa del caso generale.
3.1 Due esempi preliminari.
Discuteremo dapprima due casi emblematici.
Il primo riguarda una semplicissima funzione periodica con discontinuit`a di 1
a
specie, il cui studio tuttavia, come vedremo, pu`o essere facilmente esteso al caso
generale.
Il secondo caso `e quello di una funzione periodica con discontinuit`a di prima
specie e punti angolosi; lesame di questo caso suggerisce che il comportamento
anomalo delle ridotte della serie di Fourier si manifesti solo in presenza di
discontinuit`a della funzione (e non, ad esempio, della sua derivata).
22 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
1. Onda quadra:
6
-
1
-1 1 -2 2
Indichiamo con q la funzione (onda quadra) denita da:
q(x) :=
_
0 se 2n 1 x < 2n,
1 se 2n x < 2n + 1,
(n Z)
(si osservi che per x (1, 1) \ {0} si ha q(x) =
1
2
(1 +signx), dove sign(x) `e la
funzione segno di x). Le costanti della serie di Fourier
s(q; x) =
a
0
2
+
+

n=1
(a
n
cos nx +b
n
sin nx)
associata a q si determinano immediatamente: si ha infatti, per le (20),
a
0
=
_
1
0
dx = 1;
_

_
a
n
=
_
1
0
cos nxdx = 0,
b
n
=
_
1
0
sin nxdx =
1 (1)
n
n
,
(n N)
Di conseguenza, risulta
s(q; x) =
1
2
+
2

n=1
sin(2n 1)x
2n 1
=
=
1
2
+
2

_
sinx +
sin3x
3
+. . . +
sin(2n 1)x
2n 1
+. . .
_
.
Di seguito riportiamo i graci (per N = 10, 20, 50) delle ridotte N-sime di s(q):
si noti che
s
2n
(q; x) = s
2n1
(q; x) =
1
2
+
2

k=1
sin(2k 1)x
2k 1
.
3.1 Due esempi preliminari. 23
1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
N=10
1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
N=20
1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
N=50
Dai graci di s
n
(q; x), la convergenza a q(x) sembra buona allinterno degli inter-
valli (k, k +1), mentre, in prossimit`a dei punti x
k
= k con k Z, corrispondenti
ai salti di q, si presenta lanomalia descritta in precedenza.
Precisamente, si osserva che ogni ridotta presenta vicino ad x
k
un massimo
assoluto, la cui ascissa tende ad x
k
, ma la cui ordinata `e maggiore di 1, e non
sembra aatto tendere ad 1 (e neppure diminuire) anche se si aumenta lordine
della ridotta; analogamente, sempre vicino ad x
k
presenta un minimo assoluto
negativo, la cui ascissa sembra tendere ad x
k
, mentre lordinata sembra avere
valore negativo sostanzialmente costante.
`
E il cosiddetto fenomeno di Gibbs,
che, come vedremo, si presenta sempre per le ridotte s
n
(f) in in intorno di un
24 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
punto di salto di f. Per mettere in evidenza tale fenomeno, nella gura seguente
riportiamo un ingrandimento, vicino al punto (0, 1), dei graci di s
n
(q) per
n = 50, 100, 300:
0.05 0 0.05 0.1 0.15 0.2 0.25
0.9
0.92
0.94
0.96
0.98
1
1.02
1.04
1.06
1.08
1.1


n = 50
n = 100
n = 300
q
Per avere una visione dinsieme, diamo inoltre una rafgurazione di tipo
tridimensionale: mostriamo cio`e i graci delle funzioni s
n
(q) (per x [.8, 1.8]
ed n = 1, . . . , 50) nel piano (x, n):
0.5
0
0.5
1
1.5
0
10
20
30
40
50
0.5
0
0.5
1
1.5
3.1 Due esempi preliminari. 25
2. Onda semitriangolare:
Tra le funzioni periodiche che presentano, oltre a punti di salto, anche punti
angolosi, una delle pi` u semplici, che ora esamineremo brevemente, `e la cosiddetta
onda semitriangolare t, di cui riportiamo il graco,
6
-
1
-1 1 -2 2
denita da:
t(x) =
_
0 se 2n 1 x < 2n,
x 2n se 2n x < 2n + 1
(n Z).
Calcoliamo le costanti di Fourier di t. Si ha
a
0
=
_
1
0
xdx =
1
2
,
e, per n = 1, 2, . . .,
a
n
=
_
1
0
xcos nxdx =
=
1
n
[xsin nx]
1
0

1
n
_
1
0
sin nxdx =
=
1
n
2

2
[cos nx]
1
0
=
(1)
n
1
n
2

2
;
b
n
=
_
1
0
xsin nxdx =
=
1
n
[xcos nx]
1
0
+
1
n
_
1
0
cos nxdx =
(1)
n
n
.
La serie di Fourier di t `e quindi data da:
s(t; x) =
1
4

1

n=1
_
2 cos(2n 1)x
(2n 1)
2
+ (1)
n
sinnx
n
_
.
26 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
Seguono i graci delle ridotte s
N
(t) di s(t) per N = 10, 20, 50:
1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
N=10
1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
N=20
1.5 1 0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
N=50
Anche in questo caso, nellintorno dei punti x
n
= 2n 1 `e evidente il fenomeno
di Gibbs.
3.1 Due esempi preliminari. 27
Ancora, per avere unimmagine pi` u ecace del fenomeno mostriamo un ingran-
dimento, nellintorno del punto (1, 1), delle ridotte s
n
(t) per n = 50, 100, 300:
0.8 0.85 0.9 0.95 1 1.05 1.1
0.9
0.92
0.94
0.96
0.98
1
1.02
1.04
1.06
1.08
1.1


n = 50
n = 100
n = 300
t
I punti di massimo (assoluto) (x
n
, s
n
(t; x
n
)) delle ridotte sembrano essere
disposti su una retta parallela al graco di t; inoltre, la dierenza tra ordinata
s
n
(t; x
n
) del punto di massimo della ridotta n-esima e valore t(x
n
) della funzione
t nello stesso punto sembra essere costante, ed uguale a quello analogo relativo
alla funzione q (si noti che, in entrambi i casi, il salto delle due funzioni vale 1).
Come mostra il graco delle ridotte s
n
(t) per n = 50, 100, 300 in un intorno
(molto piccolo!) dellorigine, lapprossimazione sembra invece buona (e, soprat-
tutto, migliorare allaumentare dellordine della ridotta) nellintorno dei punti
di ascissa x

n
= 2n, in cui la funzione f non `e derivabile, ma `e continua:
0.06 0.05 0.04 0.03 0.02 0.01 0 0.01 0.02 0.03 0.04
0.01
0.005
0
0.005
0.01
0.015
0.02
0.025
0.03
0.035
0.04


n = 50
n = 100
n = 300
t
28 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
Segue una rappresentazione di tipo tridimensionale delle ridotte s
n
(t),
nellintervallo (.8, 1.8), per n = 1, 2, . . . , 50:
0.5
0
0.5
1
1.5
0
10
20
30
40
50
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
3.2 Analisi quantitativa del fenomeno di Gibbs.
1. Il caso dellonda quadra.
Si `e visto che le ridotte dellonda quadra q hanno lespressione
s
2n1
(q; x) = s
2n
(q; x) =
1
2
+
2

k=1
sin(2k 1)x
2k 1
. (28)
Si vericano immediatamente le seguenti simmetrie:
s
2n
(q; x) = 1 s
2n
(q; x); s
2n
(q; 1 x) = s
2n
(q; x);
inoltre (osservato che s
2n
(q) `e 2-periodica, ed `e quindi suciente studiarla ad
esempio nellintervallo [1, 1)), si ha in tale intervallo
s
2n
(q; x) >
1
2
se x (0, 1); s
2n
(q; x) <
1
2
se x (1, 0).
Per determinare il massimo ed il minimo di s
2n
(q) in [1, 1] (quindi in R), `e
utile semplicare lespressione della sua derivata
s

2n
(q; x) = 2
n

k=1
cos(2k 1)x. (29)
A ci`o risponde il seguente
3.2 Analisi quantitativa del fenomeno di Gibbs. 29
Lemma 3.1 Per n = 1, 2, . . . ed ogni x Z, risulta
2
n

k=1
cos(2k 1)x =
sin 2nx
sin x
.
Dim.: dallidentit`a
2 sinx cos(2k 1)x = sin(x + (2k 1)x) + sin(x (2k 1)x) =
= sin 2kx sin2(k 1)x,
sommando per k = 1, . . . , n si ottiene
2 sinx
n

k=1
cos(2k 1)x = sin 2nx,
da cui luguaglianza cercata.
Dalle (28), (29) si vede facilmente che
le ascisse degli estremi relativi di s
2n
(q) nellintervallo (1, 1) (che coincidono
con gli zeri di s

2n
(q)) sono i punti x
(n)
h
, dove x
(n)
h
:=
h
2n
(h = 1, 2, . . . , 2n1);
si noti che s

2n
(q; 0) = s

2n
(q; 1) = 2n;
pi` u precisamente, i punti x
(n)
h
sono di massimo relativo per h = 1, 3, . . . , 2n1,
di minimo relativo per h = 2, 4, . . . , 2n 2 (si controlla infatti immediatamente
che s

2n
(q;
2h1
2n
) < 0, mentre s

2n
(q;
h
n
) > 0); per simmetria, i punti x
(n)
k
e
1+x
(n)
k
sono di massimo relativo se k `e pari, di minimo relativo se k `e dispari;
inne, come ora mostriamo, il massimo assoluto di s
2n
(q) in [1, 1] (quindi in
R) `e assunto nei punti x
(n)
1
=
1
2n
e x
(n)
2n1
= 1
1
2n
; di conseguenza, il minimo
assoluto `e assunto nei punti
1
2n
e 1 +
1
2n
.
Poiche
s
2n

q;
2h + 1
2n

=
1
2
+
Z
(2h+1)/(2n)
0
sin2nx
sinx
dx =
= s
2n
(q;
1
2n
) +
h
X
j=1
Z
(2j+1)/(2n)
(2j1)/(2n)
sin 2nx
sin x
dx,
basta vericare che ciascuno degli ultimi integrali scritti `e negativo per 1 h < n/2. Ora, si
calcola facilmente che
Z
(2j+1)/(2n)
(2j1)/(2n)
sin 2nx
sin x
dx =
Z
j/n
(2j1)/(2n)
sin2nx
sinx
dx +
Z
(2j+1)/(2n)
j/n
sin 2nx
sinx
dx =
=
Z
j/n
(2j1)/(2n)
sin2nx
sinx
dx +
Z
j/n
(2j1)/(2n)
sin 2n
`
y +
1
2n

sin
`
y +
1
2n
dy =
=
Z
j/n
(2j1)/(2n)

1
sinx

1
sin
`
x +

2n

!
dx =
=
1
2n
Z
2j
(2j1)

1
sin
y
2n

1
sin
y+
2n
!
siny dy.
Quando y varia nellintervallo ((2j 1), 2j), si ha sin y < 0; inoltre, poiche nello stesso
intervallo 0 <
y+
2n

2h+1
2n


2
, si ha anche sin
y
2n
< sin
y+
2n
; di conseguenza, lintegrando
`e sempre 0.
Il valore s
2n
_
q;
1
2n
_
del massimo di s
2n
(q) `e dato da
max
x
s
2n
(q; x) = s
2n
_
q;
1
2n
_
=
1
2
+
_
1/(2n)
0
sin 2nx
sin x
dx,
30 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
mentre il valore s
2n
(q;
1
2n
) del minimo di s
2n
(q) `e
min
x
s
2n
(q; x) = s
2n
_
q;
1
2n
_
=
1
2

_
1/(2n)
0
sin 2nx
sinx
dx.
Poniamo ora
G :=
1

sinx
x
dx =
2

_

0
sinx
x
dx = 2
_
1
0
sin x
x
dx;
si ha il seguente risultato:
Teorema 3.1 Si ha
lim
n+
_
max
x
s
n
(q; x)
_
=
1
2
(1 +G);
inoltre,
lim
n+
_
max
x
s
n
(q; x) min
x
s
n
(q; x)
_
= G.
Dim.: per quanto visto sopra, si ha infatti
max
x
s
2n
(q; x) = s
2n

q;
1
2n

=
1
2

1 +
2

Z

0
sin

/(2n)
sin(/(2n))
d

;
le funzioni (/2n)/ sin(/2n) sono minori di /2 su [0, ] (perche in [0, /2] si ha sin t
2t/), quindi, applicando il Teorema di Lebesgue sulla convergenza dominata, si ottiene che
lim
n+
max
x
s
2n
(q; x) = lim
n+
max
x
s
2n1
(q; x) =
1
2

1 +
2

Z

0
sin

=
1
2
(1 +G).
Poiche s
2n
`
q;
1
2n

= 1 s
2n
`
q;
1
2n

, si ha anche
lim
n+

min
x
s
2n
(q; x)

= lim
n+
s
2n

q;
1
2n

=
1
2
(1 G),
da cui il risultato cercato.
Il numero G si chiama costante di Wilbraham-Gibbs;
4
un suo valore
approssimato `e dato da G 1.178980.... Nel caso ora esaminato, si vede quindi
che il salto eettivo (uguale ad 1) della funzione q in corrispondenza ai punti di
ascissa intera viene enfatizzato di quasi il 18% quando si approssima la funzione
con una ridotta, di ordine comunque elevato, della sua serie di Fourier.
Al caso ora trattato si riconduce immediatamente quello di unonda quadra
2L-periodica, denita in [x
0
L, x
0
+L) da
g(x) =
_
se x
0
L x < x
0
,
se x
0
x < x
0
+L,
basta infatti osservare che g(x) = +( ) q((x x
0
)/L): dalla Proposizione
precedente si ricava subito che
s
2n
_
g; x
0
+
L
2n
_
= + ( ) s
2n
_
q;
1
2n
_
+

2
(1 +G),
4
attenzione: a volte con tale nome viene indicato il numero

2
G 1.851937 . . ..
3.2 Analisi quantitativa del fenomeno di Gibbs. 31
s
2n
_
g; x
0

L
2n
_
= + ( ) s
2n
_
q;
1
2n
_
+

2
(1 G),
e se ne deduce che anche in questo caso il salto di g nel punto x
0
viene
enfatizzato esattamente del fattore G.
In realt`a, come ora mostreremo, tale risultato non `e relativo al solo caso
dellonda quadra, ma ha carattere del tutto generale.
2. Il caso generale.
Premettiamo un notevole risultato riguardante, in generale, le successioni
uniformemente convergenti di funzioni continue:
Lemma 3.2 Sia {g
n
} una successione di funzioni continue in [a, b] che in tale inter-
vallo converge uniformemente ad una funzione g (che quindi risulta continua).
Sia {c
n
} una successione [a, b] che tende a c. Allora la successione {g
n
(c
n
)}
`e convergente, e lim
n+
g
n
(c
n
) = g(c).
Dim.: ssato > 0 ad arbitrio, per luniforme convergenza di {g
n
} a g esiste
n

N tale che per ogni n > n

si abbia |g
n
(x) g(x)| < /2 per ogni x [a, b];
in particolare, |g
n
(c
n
) g(c
n
)| < /2. Dato che c
n
c e g `e continua, esiste
> 0 tale che se |x c| < allora |g(x) g(c)| < /2. Poiche c
n
c, si ha,
denitivamente, |c
n
c| < , quindi |g(c
n
) g(c)| < /2, dunque
|g
n
(c
n
) g(c)| |g
n
(c
n
) g(c
n
)| +|g(c
n
) g(c)| < .
Diamo ora il risultato generale riguardante il fenomeno di Gibbs; natural-
mente, occorrer`a limitarsi a considerare funzioni a valori reali:
Teorema 3.2 Sia f : R R una funzione regolare a tratti, 2L-periodica, che pre-
senta nel punto x
0
una discontinuit` a di 1
a
specie, con salto (x
0
) denito da
(x
0
) := f(x
0
+ 0) f(x
0
0). Posto x
n
:= L/2n, si ha:
lim
n+
s
n
(f; x
0
x
n
) =
1
2
[f(x
0
+ 0) +f(x
0
0)]
(x
0
)
2
G; (30)
inoltre, se si pone
M
n
(f) := limsup
xx0
s
n
(f; x) = lim
0+
{sup{s
n
(f; x) | 0 < |x x
0
| < }} ;
m
n
(f) := liminf
xx0
s
n
(f; x) = lim
0+
{inf{s
n
(f; x) | 0 < |x x
0
| < }}
si ha che
lim
n+
(M
n
(f) m
n
(f)) = |(x
0
)| G. (31)
32 3 IL FENOMENO DI GIBBS.
Dim.: ridenendo eventualmente il valore di f(x
0
), non `e limitativo supporre, come faremo,
che f sia continua da destra in x
0
(cioe che f(x
0
) = f(x
0
+ 0)). Poniamo poi e q(x) :=
q((x x
0
)/L), e deniamo
(x) := f(x) (x
0
) e q(x).
Si noti intanto che `e una funzione regolare a tratti, 2L-periodica, che risulta continua per
x = x
0
, dato che (essendo e q(x
0
+ 0) = e q(x
0
) = 1, mentre e q(x
0
0) = 0) si ha
(x
0
+ 0) = f(x
0
) (x
0
) = f(x
0
0) = (x
0
0) = (x
0
).
Fissato un intervallo [x
0
l, x
0
+ l] che non contiene altre discontinuit` a (oltre x
0
) di f, ne
risulta che `e continua in [x
0
l, x
0
+ l]; quindi, per il Teorema 2.3, si ha che
sn() uniformemente in [x
0
l, x
0
+l].
Se xn := L/2n, si ha
sn(f; x
0
xn) = sn(; x
0
xn) + (x
0
) sn(q; xn);
per il Lemma precedente, e ricordando i risultati visti per sn(q), si deduce che risulta
lim
n+
sn(f; x
0
xn) = (x
0
) + (x
0
)
1 G
2
=
= f(x
0
0) +
1
2
[f(x
0
+ 0) f(x
0
0)]
(x
0
)
2
G,
da cui la (30).
Supponiamo ora (x
0
) > 0: dalla relazione sn(f; x) = sn(; x) + (x
0
) sn(q; (x x
0
)/L) si
ha che
limsup
xx
0
sn(f; x) limsup
xx
0
sn(; x) + (x
0
) limsup
xx
0
sn(q; (x x
0
)/L) =
= sn(; x
0
) + (x
0
) sn(q; 1/2n),
ed inoltre
liminf
xx
0
sn(f; x) liminf
xx
0
sn(; x) + (x
0
) liminf
xx
0
sn(q; (x x
0
)/L) =
= sn(; x
0
) + (x
0
) sn(q; 1/2n).
Ne viene che
limsup
xx
0
sn(f; x) liminf
xx
0
sn(f; x) (x
0
) [sn(q; 1/2n) sn(q; 1/2n)],
da cui, ricordando i risultati relativi ad sn(q),
lim
n+

limsup
xx
0
sn(f; x) liminf
xx
0
sn(f; x)

(x
0
) G
Poiche per` o la (30) implica evidentemente la disuguaglianza opposta, ne discende la (31). Il
caso (x
0
) < 0 si riconduce a quello ora trattato passando alla funzione f.
33
4 Somme di Fejer.
Alcuni degli aspetti meno soddisfacenti della teoria ora svolta (ad esempio, le-
sistenza di funzioni continue non sviluppabili in serie di Fourier, od il vericarsi
del fenomeno di Gibbs), possono essere eliminati se si adotta una denizione
diversa e pi` u generale di convergenza di una successione, quindi anche di una
serie:
Denizione 4.1 Data la successione {s
n
} di numeri complessi, formiamo la suc-
cessione {
n
} delle sue medie aritmetiche:

n
:=
s
1
+. . . +s
n
n
.
Se {
n
} tende
5
ad un limite s C, si dice che {s
n
} tende ad s secondo Ces`aro,
o in media (C, 1), e si scrive (C, 1)-lim
n
s
n
= s; se {s
n
} R e s = , si
dice che {s
n
} diverge (negativamente o positivamente) secondo Ces`aro.
Si dice poi che la serie

+
n=1
a
n
converge ad s R secondo Ces`aro se
la successione {s
n
} delle sue ridotte tende secondo Ces` aro ad s; se la serie `e
a termini reali, si deniscono in modo ovvio la divergenza (a ) della serie.
Non `e dicile dimostrare che se la successione {s
n
} tende ad s con la
denizione usuale, allora tende ad s anche secondo Ces` aro. Per`o, ad esem-
pio, la successione di termine generale s
n
:= (1)
n
, che non ammette limite per
n +, tende a zero secondo Ces` aro: infatti, si ha
s
1
+. . . +s
n
n
=
_
0 se n `e pari,

1
n
se n `e dispari.
La denizione precedente si estende in modo naturale alla convergenza di
successioni o serie di funzioni; in particolare, nel caso della serie di Fourier
associata alla funzione f, le medie aritmetiche

n
(f; x) :=
1
n
n1

k=0
s
k
(f; x) =
a
0
(f)
2
+
n1

k=1
_
1
k
n
_
(a
k
(f) cos kx+b
k
(f) sin kx)
si chiamano somme di Fejer associate a f; anchesse, come ora mostriamo,
sono rappresentabili in forma integrale:
Teorema 4.1 Se f `e integrabile in (, ), le sue somme di Fejer si scrivono nella
forma

n
(f; x) =
1

f(y)
n
(x y) dy =
1

f(x y)
n
(y) dy, (32)
dove il nucleo di Fejer
n
`e dato da

n
(x) :=
_

_
n
2
se x = 2k,
(k Z)
1
2n
_
sin(nx/2)
sin(x/2)
_
2
se x = 2k.
(33)
5
nel senso abituale, cio`e quello n qui utilizzato.
34 4 SOMME DI FEJ

ER.
Dim.: dalla (22) si ottiene che

n
(f; x) =
1
2n
_

f(x y)

n1
k=0
sin
_
k +
1
2
_
y
sin
y
2
dy;
per calcolare la somma che compare nellintegrale, osserviamo che, grazie al
Lemma 1.1,
n1

k=0
sin
_
k +
1
2
_
y = cos
y
2
n1

k=1
sin ky + sin
y
2
_
1 +
n1

k=1
cos ky
_
=
= cos
y
2
cos
y
2
cos
_
n
1
2
_
y
2 sin
y
2
+ sin
y
2
_
1
2
+
sin
_
n
1
2
_
y
2 sin
y
2
_
=
=
1
2 sin
y
2
_
cos
2
y
2
cos
y
2
cos
_
n
1
2
_
y
_
+
+
1
2 sin
y
2
_
sin
2
y
2
+ sin
y
2
sin
_
n
1
2
_
y
_
=
=
1
2 sin
y
2
(1 cos ny) =
sin
2 ny
2
sin
y
2
.
Riportiamo i graci dei nuclei di Fejer
n
per n = 25, 50, 100; `e utile
un confronto con gli analoghi graci dei nuclei di Dirichlet illustrati nel
Paragrafo 2 (nei due casi, le unit`a di misura sullasse delle ordinate sono
diverse).
1 0.8 0.6 0.4 0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
20
10
0
10
20
30
40
50
60


n = 25
n = 50
n = 100
35
Si vede facilmente che anche i nuclei di Fejer sono pari, e vericano
1

n
(x) dx = 1; (34)
infatti, se f `e la funzione identicamente uguale ad 1, `e chiaro che
n
(f; x) = 1;
basta allora applicare la (32) ad f(x) = 1.
Tra i nuclei di Fejer e quelli di Dirichlet ci sono per`o delle dierenze,
che sono fondamentali perche, come ora vedremo, implicano comportamenti
radicalmente diversi tra le relative somme s
n
(f) e
n
(f): precisamente,
i nuclei di Fejer sono non negativi;
per ogni > 0 ssato,
n
(x) tende uniformemente a zero per |x| .
La prima propriet`a `e ovvia; per la seconda, si osservi che per 0 < y
1
2
si ha
siny
2

y; di conseguenza, per |x| risulta 0


n
(x)
1
2n

2
.
Riportiamo i graci di
25
nellintervallo [20, 20], sempre con unit`a di
misura uguali sui due assi, da confrontare con i graci di D
25
nello stesso
intervallo:
20 15 10 5 0 5 10 15 20
10
5
0
5
10
15
20
25
30
36 4 SOMME DI FEJ

ER.
Si tenga presente che in alcuni testi si denisce

n
:=
s
0
+. . . +s
n
n + 1
;
naturalmente, in questo caso anche la denizione di
n
deve essere modicata
di conseguenza: precisamente, nel secondo membro della (33), n va sostituito
da n + 1.
Dalle propriet`a ora viste del nucleo di Fejer si ricava il seguente
Teorema 4.2 (Fejer) Se f : R C `e continua e 2-periodica, la successione delle
sue somme di Fejer
n
(f) tende ad f uniformemente in R.
Dim.: ssiamo con 0 < < ; dalla (32) si ricava che, per ogni x R,
|
n
(f; x) f(x)| =

n
(y) f(x +y) dy f(x)

=
=

n
(y) [f(x +y) f(x)] dy

n
(y) |f(x +y) f(x)| dy =
=
1

_
|y|

n
(y) |f(x +y) f(x)| dy+
+
1

_
|y|

n
(y) |f(x +y) f(x)| dy

_
sup
|y|
|f(x +y) f(x)|
_
1

n
(y) dy+
+
_
sup
|y|

n
(y)
_
1

|f(x +y) f(x)| dy.


Poiche f `e uniformemente continua, ssato > 0 `e possibile determinare > 0
tale che se |y| < risulti |f(x + y) f(x)| < x R; ssato in queste
condizioni, `e poi possibile determinare n

tale che n > n

si abbia
n
(y) <
per tutti gli y con |y| > ; dalla disuguaglianza precedente si ha allora che
|
n
(f; x) f(x)| (1 + 4M) (x R, n > n

),
dove M := max |f(x)|, da cui la tesi.
Dato che
n
(f) `e un polinomio trigonometrico, ne discende il
Teorema 4.3 (Teorema di approssimazione di Weierstrass) Ogni funzione
continua e 2-periodica in R `e limite uniforme di una successione di polinomi
trigonometrici.
Osserviamo inoltre la seguente importante conseguenza:
37
Corollario 4.1 Se f : R C `e continua, 2-periodica, e la sua serie di Fourier `e
convergente nel punto x R, allora s(f; x) = f(x).
Dim.: basta osservare che se la successione {s
n
(f; x)} tende a g(x) in C, an-
che la successione {
n
(f; x)} tende allo stesso limite g(x); ma, per il Teorema
precedente,
n
(f; x) tende ad f(x), da cui g(x) = f(x).
La positivit` a `e una delle propriet`a fondamentali dei nuclei di Fejer, ed
ha conseguenze estremamente rilevanti. Una prima osservazione immediata `e
che, essendo
n
(x) 0, se q.o. nellintervallo (, ) la funzione 2-periodica
ed integrabile f verica le maggiorazioni c f(x) C, allora (dalle (32),
tenuto conto delle (34)) si deduce che risulta anche c
n
(f; x) C. Ci`o
implica unaltra notevole caratteristica delle somme di Fejer, di non presentare
il fenomeno di Gibbs: se f : R R `e regolare a tratti, periodica, ed x
0
`e una
discontinuit`a di 1
a
specie per f, con salto (x
0
), si verica che
lim
n+
_
limsup
xx0

n
(f; x) liminf
xx0

n
(f; x)
_
= |(x
0
)|;
si ricordi il risultato espresso invece dal Teorema 3.2.
Per confronto con il Paragrafo 2, torniamo allesempio da cui era partita
la nostra analisi, cioe alla funzione 2-periodica f
0
che vale f
0
(x) =
1
2
( x)
nellintervallo [0, 2).
Riportiamo i graci delle somme di Fejer
n
(f
0
) della funzione f
0
, nellin-
tervallo [4, 4] e per n = 50, 100, 300.
4 3 2 1 0 1 2 3 4
2
1.5
1
0.5
0
0.5
1
1.5
2


n = 50
n = 100
n = 300
f
0
In eetti, i graci questa volta non presentano lanomalia dovuta al fenomeno
di Gibbs: le immagini tramite f
0
di un intorno pressato dellorigine sono
contenute nellintervallo [/2, /2], al quale sembrano tendere per n +.
38 4 SOMME DI FEJ

ER.
Ancora pi` u convincente `e lesame di un ingrandimento del graco precedente
vicino al punto (0, /2):
0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8
1
1.1
1.2
1.3
1.4
1.5
1.6


n = 50
n=100
n=300
f
0
Le gure seguenti riportano una rappresentazione di tipo tridimensionale
delle somme di Fejer dellonda quadra (
n+1
(q)) e dellonda semitriangolare
(
n+1
(t)), nellintervallo (-.8,1.8) e per n = 1, 2, . . . , 50; `e utile un confronto
con i graci, dati in precedenza, delle ridotte di Fourier relative alle stesse
funzioni.
0.5
0
0.5
1
1.5
0
10
20
30
40
50
0.5
0
0.5
1
1.5
39
0.5
0
0.5
1
1.5
0
10
20
30
40
50
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2
Sempre per confronto, riportiamo i graci delle somme di Fejer
n
(q) e

n
(t), per n = 50, 100, 300, nellintorno rispettivamente di (0, 1) e (1, 1):
0.05 0 0.05 0.1 0.15 0.2
0.86
0.88
0.9
0.92
0.94
0.96
0.98
1
1.02
1.04
1.06


n = 50
n = 100
n = 300
q
40 4 SOMME DI FEJ

ER.
0.8 0.85 0.9 0.95 1 1.05 1.1
0.85
0.9
0.95
1
1.05


n = 50
n = 100
n = 300
t
I graci precedenti illustrano unaltra caratteristica delle somme di Fejer:
quella di attenuare drasticamente le piccole oscillazioni presentate dalle ridotte
delle serie di Fourier. Ci`o `e particolarmente evidente se si confrontano le
rappresentazioni assonometriche relative sia allonda quadra, sia allonda semi-
triangolare.
Una situazione analoga si presenta nel caso dei punti angolosi: riportiamo,
ad esempio, il graco delle
n
(t) nellintorno dellorigine, per n = 50, 100, 300
(da confrontare con lanalogo graco delle s
n
(t)):
0.06 0.05 0.04 0.03 0.02 0.01 0 0.01 0.02 0.03 0.04
0.01
0.005
0
0.005
0.01
0.015
0.02
0.025
0.03
0.035
0.04


n = 50
n = 100
n = 300
t
41
Nel caso dellonda quadra, le ridotte di Fourier e di Fejer hanno una
ulteriore particolarit`a: nellintervallo (0, 1), le curve y
1
:= s
2n1
(q) = s
2n
(q) e
y
2
:=
2n
(q) sono tangenti nei punti di minimo relativo di y
1
, mentre nellinter-
vallo (1, 0) il graco di y
1
`e tangente a quello di y
2
nei punti di massimo relativo
di y
1
(che, ricordiamo dal Paragrafo 3.2, hanno ascisse date rispettivamente
da x
(n)
h
= h/n, x
(n)
h
= h/n (h = 1, . . . , n 1).
Dalla denizione di somme di Fejer, x Z si ha
s
2n
(q; x)
2n
(q; x) =
n
X
k=1
sin(2k 1)x
2n
=
1
4nsin x
n
X
k=1
2 sin xsin(2k 1)x =
=
1
4nsinx
n
X
k=1
[cos 2(k 1)x cos 2kx] =
1 cos 2nx
4nsinx
,
quantit` a che si annulla per x = h/n). Poiche poi
s

2n
(q; x)

2n
(q; x) =
2n sin2nx cos x(1 cos 2nx)
4nsin
2
x
,
e s

2n
(q; h/n) = 0, ne viene che

2n
(q; x) = 0 per x = h/n, (h = 1, . . . , (n 1)).
Riportiamo ad esempio i graci, sovrapposti, di s
29
(q) = s
30
(q),
30
(q):
0.5 0 0.5 1 1.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2


s
29
(q)=s
30
(q)

30
(q)
Questa situazione per`o non `e di natura generale (`e specica dellonda quadra).
Ad esempio, per la funzione f
0
introdotta nel Paragrafo 1, si ha che, in
(0, 2), alcune delle intersezioni tra le due curve y
1
:= s
n
(f
0
) e y
2
:=
n+1
(f
0
)
coincidono con punti che annullano la derivata di s
n
(f
0
) (ma non quella di

n+1
(f
)
)).
6
6
il motivo per cui, in generale, occorre confrontare sn con
n+1
, non con n, `e evidente:
nella denizione di n non compare il termine an cos nx + bn sin nx, presente invece in sn.
42 4 SOMME DI FEJ

ER.
Consideriamo infatti il sistema
_
_
_
s
n
(f
0
; x) =
n+1
(f
0
; x),
(0 < x < 2)
s

n
(f
0
; x) = 0.
Ricordando che f
0
(x) =

+
n=1
sin nx/n, si vede facilmente che la prima equa-
zione equivale a

n
k=1
sinkx = 0, la seconda a

n
k=1
cos kx = 0; quindi, le
soluzioni comuni vericano lequazione

n
k=1
e
ikx
= 0. Dato che

n
k=1
e
ikx
=
e
ix
(1e
inx
)/(1e
ix
), ne viene che soluzioni del sistema sono i punti x = 2h/n,
con h = 1, . . . , n 1. Riportiamo i graci di s
15
(f
0
) e
16
(f
0
):
1 0 1 2 3 4 5 6 7
2
1.5
1
0.5
0
0.5
1
1.5
2


s
15
(f
0
)

16
(f
0
)
Un ingrandimento del graco precedente, per 1 x 5:
1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 4.5 5
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1


s
15
(f
0
)

16
(f
0
)
43
Per completezza, riportiamo, nella gura che segue, i graci di s
15
(t),
16
(t),
dove t `e la funzione studiata nel Paragrafo 3.1:
0.5 0 0.5 1 1.5
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
1.2


s
15
(t)

16
(t)
44 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
5 Cenni sulla teoria in L
2
.
5.1 Serie di Fourier in L
2
(, ).
Nei Paragra precedenti abbiamo illustrato qualche aspetto della teoria classi-
ca delle serie di Fourier; laggettivo classica sta ad indicare che il problema
di studiare la sviluppabilit` a in serie di Fourier di una assegnata funzione 2-
periodica f `e stato impostato nellambito della convergenza puntuale. Abbiamo
gi`a osservato per`o che nella denizione di serie di Fourier (Denizione 2.1)
serve solo l integrabilit` a (secondo Lebesgue) di f su (, ). Sembra quindi
ragionevole chiedersi se i risultati di convergenza puntuale visti nel caso di fun-
zioni regolari a tratti possano essere estesi, in qualche forma opportuna, a classi
pi` u generali di funzioni.
Quella pi` u naturale sembrerebbe ovviamente lo spazio L
1
(, ) delle (clas-
si di equivalenza di) funzioni integrabili su (, ) (che, pensandole prolungate
per periodicit`a, possiamo identicare ad elementi di L
1
#
).
`
E chiaro che la conver-
genza di tipo puntuale ovunque non `e certo naturale in questambito (daltronde,
si `e visto (Osservazione 2.2) che pu`o non essere vericata anche nel caso di
una funzione 2-periodica e continua). Si pu`o allora pensare di utilizzare la
convergenza puntuale, ma quasi ovunque: invece, Kolmogorov ha mostrato
che
7
esiste una funzione in L
1
#
la cui serie di
Fourier non converge in nessun punto.
Ci`o suggerisce di sostituire lo spazio L
1
(, ) con qualche altro spazio meno
ampio. Anche in vista delle applicazioni (ad esempio, alla Meccanica Quantisti-
ca, in cui gli spazi basilari non sono di tipo L
1
, ma di tipo L
2
), in questo Para-
grafo forniremo qualche prima indicazione sulle serie di Fourier in L
2
(, ).
Ricordiamo che con L
2
(a, b) ( a < b +) si indica linsieme
delle classi di equivalenza (modulo la relazione di uguaglianza q.o.) delle fun-
zioni f : (a, b) C che vericano la condizione
_
b
a
|f(x)|
2
dx < +. Dalla
disuguaglianza
|f(x) g(x)|
1
2
(|f(x)|
2
+|g(x)|
2
)
discende che se f, g L
2
(a, b) allora il prodotto f g `e integrabile su (a, b). Ne
viene altres` che se f, g sono in L
2
(a, b), lo `e anche f +g (dato che, per quanto
ora visto, risulta che |f(x)+g(x)|
2
|f(x)|
2
+2|f(x)g(x)| +|g(x)|
2
2|f(x)|
2
+
2|g(x)|
2
). La quantit`a
(f, g) :=
_
b
a
f(x)g(x) dx
7
Si dimostra per` o che per ogni f integrabile in (, ) la successione {n(f)} delle sue
somme di Fejer tende ad f q.o. in (, ), ed in media integrale:
lim
n
Z

|f(x) n(f; x)| dx = 0.


5.1 Serie di Fourier in L
2
(, ). 45
`e detta prodotto scalare di f con g, e verica evidentemente
8
le propriet`a
formali del prodotto scalare in C
n
: per ogni f, g L
2
(a, b) ed ogni C si ha
_
(f, f) 0; (f, f) = 0 f = 0; (f, g) = (g, f);
(f, g) = (f, g); (f
1
+f
2
, g) = (f
1
, g) + (f
2
, g)
(35)
(per la seconda delle relazioni precedenti, si ricordi che gli elementi di L
2
sono
classi dequivalenza di funzioni); poniamo poi f
2
:= (f, f)
1/2
( 0). Si ha che
Teorema 5.1 (disuguaglianza di Schwarz) f, g L
2
(a, b), si ha
|(f, g)| f
2
g
2
;
luguaglianza vale se e solo se delle due funzioni f, g una `e un multiplo dellaltra.
Dim.: il risultato `e ovvio se g = 0 (si osservi che (f, 0) = (f, 0+0) = 2(f, 0), da cui (f, 0) = 0);
se g = 0, posto h := g
2
2
f (f, g) g si ottiene che
0 h
2
2
=
`
g
2
2
f (f, g) g, g
2
2
f (f, g) g

=
= g
4
2
f
2
2
g
2
2
(f, g) (f, g) (f, g) (g, f) g
2
2
+ (f, g) (f, g) g
2
2
=
= g
2
2

f
2
2
g
2
2
|(f, g)|
2

,
da cui la tesi.
Ne discende facilmente che
Proposizione 5.1 Lapplicazione f f
2
`e una norma in L
2
(a, b), cioe verica
le seguenti propriet` a:
i) f
2
0 f L
2
:= L
2
(a, b); f
2
= 0 f = 0;
ii) f
2
= || f
2
(f L
2
, C);
iii) f +g
2
f
2
+g
2
(f, g L
2
).
Dim.: le propriet`a i) e ii) sono ovvie, grazie alle (35). Per quanto riguarda la
iii), basta osservare che, grazie alla disuguaglianza di Schwarz,
f +g
2
2
= (f +g, f +g) = f
2
2
+ (f, g) + (g, f) +g
2
2

f
2
2
+ 2|(f, g)| +g
2
2
f
2
2
+ 2f
2
g
2
+g
2
2
=
= (f
2
+g
2
)
2
.
Di conseguenza, la quantit`a f g
2
ha tutte le propriet`a di una distanza
(verica immediata), quindi L
2
(a, b) `e in particolare uno spazio metrico, in cui
hanno senso le nozioni di successione convergente e di successione di Cauchy:
8
con il prodotto scalare ora introdotto, L
2
(a, b) `e un modello canonico di una struttura,
quella degli spazi di Hilbert (separabili ed a dimensione innita), che verr` a trattata in altri
Corsi.
46 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
Denizione 5.1 La successione {f
n
} L
2
(a, b) tende (fortemente) in L
2
(o in
media quadratica) ad f L
2
se tende a zero la distanza in L
2
tra f
n
ed f:
lim
n+
f f
n

2
2
= lim
n+
_
b
a
|f(x) f
n
(x)|
2
2
dx = 0;
in tal caso, si scrive lim
n+
f
n
= f in L
2
(a, b), oppure L
2
-lim
n+
f
n
= f,
od anche f
n
L
2
f.
Si dice poi che la serie

+
n=1
f
n
converge (fortemente) in L
2
(o in media
quadratica) ad s se la successione {s
n
} delle sue ridotte tende ad s in L
2
.
La successione {f
n
} L
2
(a, b) verica la condizione di Cauchy in L
2
se
> 0, n

N : (n > n

, r N), f
n+r
f
n

2
< .
Si ricavano immediatamente le seguenti propriet`a:
Teorema 5.2 Se le successioni {f
n
}, {g
n
} L
2
tendono rispettivamente ad f, g in
L
2
, allora:
i): per ogni h L
2
, esiste il lim
n+
(f
n
, h), ed `e uguale a (f, h);
ii): esiste il lim
n+
f
n

2
, ed `e uguale a f
2
;
iii): esiste il lim
n+
(f
n
, g
n
), ed `e uguale a (f, g).
Dim.: i): segue subito dalla disuguaglianza di Schwarz, dato che
|(f
n
, g) (f, g)| = |(f
n
f, g)| f
n
f
2
g
2
.
ii): basta osservare che, per la i),
f
n

2
2
= f f
n

2
2
f
2
2
+(f, f
n
) +(f
n
, f) 0 f
2
2
+f
2
2
+f
2
2
= f
2
2
.
iii): si ha infatti
|(f, g) (f
n
, g
n
)| |(f, g) (f
n
, g)| +|(f
n
, g) (f
n
, g
n
)| = |(f f
n
, g)|+
+ |(f
n
, g g
n
)| f f
n

2
g
2
+f
n

2
g g
n

2
;
grazie alla ii), la successione numerica {f
n

2
} `e convergente, quindi limitata.
Poiche {f f
n

2
} e {g g
n

2
} sono innitesime per ipotesi, ne discende
facilmente la conclusione.
`
E ovvio che ogni successione convergente `e di Cauchy. Grazie alle propriet`a
dellintegrale di Lebesgue, si ha il risultato fondamentale
Teorema 5.3 Lo spazio L
2
(a, b) `e completo: ogni successione di Cauchy in L
2
converge in media quadratica ad un elemento di L
2
.
In L
2
(, ), conviene introdurre il seguente sistema di funzioni (n N):
e
0
(x) :=
1

2
; e
2n
(x) :=
1

cos nx; e
2n1
(x) :=
1

sin nx; (36)


5.1 Serie di Fourier in L
2
(, ). 47
dalla Proposizione 1.1, si ricava che {e
n
} `e un sistema ortonormale in
L
2
(, ), cioe:
(e
n
, e
m
) =
n,m
(n, m = 0, 1, 2, . . .). (37)
Risulta inoltre (nel senso della Denizione 2.1)
f(x)
+

n=0
(f, e
n
) e
n
(x) = s(f; x), (38)
dove i numeri (f, e
n
), che si dicono coecienti di Fourier di f rispetto al
sistema ortonormale {e
n
}, sono legati alle costanti di Fourier dalle relazioni
(f, e
0
) = a
0
_

2
; (f, e
2n
) = a
n

, (f, e
2n1
) = b
n

(n N).
Equivalentemente, si pu`o introdurre il sistema, pure ortonormale, delle espo-
nenziali normalizzate
e
n
(x) :=
e
inx

2
(n Z);
si ricavano facilmente le relazioni tra i coecienti di Fourier di f rispetto al
sistema { e
n
} e quelli rispetto ad {e
n
}:
(f, e
0
) = (f, e
0
); (f, e
n
) =

2
2
(f, e
2n
) i

2
2
(f, e
2n1
) (n N);
risulta anche (si ricordino le (5)):
(f, e
n
) =
1

2
_

f(x) e
inx
dx = c
n

2 (n Z).
Ogni polinomio trigonometrico si scrive (in modo equivalente) nella forma
p
n
(x) =
2n

k=0

k
e
k
(x), (39)
dove n `e un intero, e
0
,
1
, . . . ,
n
sono costanti. Ci poniamo il problema
seguente:
assegnata f L
2
(, ) e ssato n, determinare le costanti

0
,
1
, . . . ,
n
in modo che sia minima la distanza in L
2
(, )
tra f ed il polinomio trigonometrico p
n
(x) :=

2n
k=0

k
e
k
(x).
Mostriamo che tale problema ha una ed una sola soluzione; precisamente:
Teorema 5.4 Per ogni n N, indichiamo con P
n
linsieme di tutte le funzioni
della forma (39). Fissati n N ed f L
2
(, ), la ridotta s
n
(f) della serie
di Fourier di f `e caratterizzata dallessere la funzione in P
n
che ha minima
distanza da f in L
2
(, ):
f s
n
(f)
2
f p
n

2
p
n
P
n
.
48 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
Dim.: si osservi intanto che, grazie alle (35) e (37), per ogni pn dato dalla (39) si ha
f pn
2
2
=

f
2n
X
k=0

k
e
k
, f
2n
X
k=0

k
e
k
!
=
= f
2
2
2Re
2n
X
k=0

k
(f, e
k
) +
2n
X
k=0
|
k
|
2
.
In particolare (per
k
= (f, e
k
)) si ha
f sn(f)
2
2
= f
2
2

n
X
k=0
|(f, e
k
)|
2
; (40)
ne viene allora che, se pn `e il generico polinomio trigonometrico della forma (39),
f pn
2
2
= f sn(f)
2
2
+
2n
X
k=0
|(f, e
k
)|
2
2Re
2n
X
k=0

k
(f, e
k
) +
2n
X
k=0
|
k
|
2
=
= f sn(f)
2
2
+
2n
X
k=0
|(f, e
k
)
k
|
2
.
Poiche lultima somma `e costituita da addendi non negativi, il minimo di f pn
2
`e raggiunto
se e solo se i n sono proprio i coecienti di Fourier di f rispetto al sistema {en}.
Una prima interessante conseguenza della disuguaglianza (40) `e la seguente:
esistono serie trigonometriche che convergono in tutto R, ma
non sono la serie di Fourier di nessuna funzione in L
2
(, ).
Un semplice esempio `e dato dalla serie
+

n=2
sin nx
ln n
.
La convergenza per ogni x R della serie deriva dal Corollario 1.1 (la succes-
sione {1/ lnn} `e decrescente ed innitesima); ma se la somma della serie fosse
una funzione f in L
2
(, ), si dovrebbe avere (f, e
2n1
) =

/ lnn, e, per la
(40), f
2
2

n
k=2
|(f, e
2k1
)|
2
=

n
k=2
(ln k)
2
per ogni n, il che `e assurdo
perche si ha

+
n=2
(ln n)
2
= +. (In realt`a, si pu`o anzi dimostrare che la
somma della serie non `e neppure integrabile in (, )).
Si noti che nella dimostrazione del Teorema 5.4 si sono usate unicamente
la denizione s
n
(f) :=

2n
k=0
(f, e
n
) e
n
e lortonormalit`a del sistema {e
n
}, non
la sua forma specica. Il Teorema vale quindi anche se ad {e
n
} si sostituisce
un qualsiasi sistema ortonormale {
n
} nello spazio L
2
(a, b); dalla (40) si deduce
allora il seguente
Corollario 5.1 (disuguaglianza di Bessel) Dato un sistema ortonormale {
n
}
in L
2
(a, b), per ogni f L
2
(a, b) la serie numerica di termine generale |(f,
n
)|
2
`e convergente, e vale la disuguaglianza di Bessel
+

n=0
|(f,
n
)|
2
f
2
2
. (41)
5.1 Serie di Fourier in L
2
(, ). 49
Per estensione, dati in L
2
(a, b) un sistema ortonormale {
n
}
nN
ed una fun-
zione f, si chiamano coecienti di Fourier di f rispetto al sistema {
n
}
i numeri {(f,
n
)}; la serie

+
n=1
(f,
n
)
n
si dice serie di Fourier di f, sem-
pre rispetto ad {
n
}. Si noti che la serie di Fourier di f L
2
`e sempre
convergente (in L
2
):
Teorema 5.5 Dato un qualunque sistema ortonormale {
n
} in L
2
(a, b), per ogni f
ssata in L
2
(a, b) la serie di Fourier

+
n=1
(f,
n
)
n
converge sempre (in L
2
)
ad una funzione g L
2
(a, b).
Dim.: posto S
n
(f) :=

n
k=1
(f,
k
)
k
, dalla (41) si ricava che {S
n
(f)} `e una
successione in L
2
(a, b) che verica la condizione di Cauchy: si osservi infatti
che dallortonormalit`a di {
n
} discende che
S
n+r
(f) S
n
(f)
2
2
=
n+r

k=n+1
|(f,
k
)|
2
;
la conclusione segue dalla completezza di L
2
(a, b).
In generale, tuttavia, g non coincide, neppure q.o., con f: ad esempio, se
b = a = ,
n
:= e
2n
ed f `e una qualunque funzione dispari in L
2
, la sua serie
di Fourier rispetto ad {
n
} `e identicamente nulla. Da qui limportanza della
Denizione 5.2 Il sistema ortonormale {
n
} si dice completo in L
2
(a, b) se, per
ogni f L
2
(a, b), la serie di Fourier di f rispetto ad {
n
} converge in L
2
proprio ad f.
Sono estremamente utili le seguenti caratterizzazioni:
Teorema 5.6 Dato il sistema ortonormale {
n
}
nN
in L
2
(a, b), sono equivalenti le
seguenti propriet` a:
i) {
n
} `e completo in L
2
(a, b);
ii) f L
2
(a, b), vale l identit`a di Parseval
f
2
2
=
+

n=1
|(f,
n
)|
2
; (42)
iii) se f L
2
(a, b) `e ortogonale ad {
n
}, cioe se (f,
n
) = 0 n N, allora,
q.o. in (a, b), si ha f(x) = 0.
Dim.: i) ii): scriviamo la (40) con e
n
sostituito da
n
; se {
n
} `e completo,
passando al limite per n + si ottiene la (42).
ii) iii): evidente.
iii) i): ssata f L
2
, indichiamo con S(f) lelemento di L
2
(a, b) cui
converge la serie di Fourier di f rispetto ad {
n
}. Fissato r N, si ha, per
ogni n r,
_
f
n

k=1
(f,
k
)
k
,
r
_
= (f,
r
)
n

k=1
(f,
k
)
k,r
= 0,
50 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
da cui, per il Teorema 5.2, i),
(f S(f),
r
) = 0 r N.
Pertanto, dallipotesi 3) risulta che f = S(f); quindi il sistema `e completo.
Si ha il seguente risultato fondamentale:
Teorema 5.7 Il sistema {e
n
} della (36) `e completo in L
2
(, ).
Dim.: mostriamo che {en} verica la condizione iii) del Teorema 5.6. Sia dunque f in
L
2
(, ) tale che (f, en) = 0 per n = 0, 1, . . .. Indichiamo con
e
f il suo prolungamento per
2-periodicit` a a tutto R (poniamo cioe
e
f(x) := f(x 2k) se (2k 1) x < (2k + 1)).
Deniamo intanto
F(x) :=
Z
x

e
f(t) dt,
ed osserviamo che F `e continua in R, anzi derivabile q.o. con derivata F

(x) = f(x), ed inoltre


2-periodica: infatti (si ricordi che F() =
R

f(x) dx =

2 (f, e
0
) = 0) si ha che
F(x + 2) =
Z
x+2

e
f(t) dt =
Z

f(t) dt +
Z
x+2

e
f(t) dt =
Z
x

e
f( + 2) d =
=
Z
x

f() d = F(x).
Si calcola poi immediatamente che, per ogni n N, poiche F() = F() = 0 si ha
(F, e
2n
) =
1

F(x) cos nxdx =


1

1
n
F(x) sinnx

1
n
Z

f(x) sinnx dx
)
= 0;
(F, e
2n1
) =
1

F(x) sin nxdx =


=
1

1
n
F(x) cos nx

1
n
Z

f(x) cos nx dx
)
= 0.
Pertanto, se si pone
e
F(x) := F(x) (F, e
0
) e
0
(x), si ha che
e
F `e continua, 2-periodica, e tutte
le sue costanti di Fourier sono nulle; grazie al Corollario 2.1, si ha
e
F(x) = 0, quindi F `e
costante, e di conseguenza f = F

= 0.
Se ne deduce, evidentemente, che il sistema ortonormale { e
n
} delle esponen-
ziali complesse `e anchesso completo in L
2
(, ). Si osservi che in L
2
(a, b) sono
ortonormali e completi i sistemi
_
1

b a
;
_
2
b a
cos nx;
_
2
b a
sin nx
_
nN
;
_
e
inx

b a
_
nZ
,
dove si `e posto := 2/(b a).
Qualche osservazione nale. Il risultato principale di questo Paragrafo pu`o
essere sintetizzato nel modo seguente:
ogni funzione di L
2
(, ) `e sviluppa-
bile in serie di Fourier in L
2
(, )
(43)
5.2 Verso la trasformata di Fourier. 51
(rispetto al sistema {e
n
}, o, equivalentemente, { e
n
}).
`
E una formulazione sem-
plice e suggestiva, per`o occorre comprenderne bene il signicato, per evitare
errori grossolani. A prima vista, infatti, la (43) sembra in evidente contrasto
con quanto esposto nel Paragrafo 2, dove si era aermato che una funzione con-
tinua e 2-periodica (quindi, in particolare, tale che la sua restrizione a (, )
`e in L
2
(, )) non sempre `e sviluppabile in serie di Fourier. Ma la contrad-
dizione `e solo apparente: sono infatti radicalmente diverse le due denizioni
di convergenza della successione {s
n
(f)} ad f. Infatti, quella data nel Para-
grafo 2 `e la convergenza puntuale, mentre quella del presente Paragrafo `e la
convergenza in media quadratica, che, ricordiamo, signica:
lim
n+
f s
n
(f)
2
2
= lim
n+
_

f(x)
2n

k=1
(f, e
k
) e
k
(x)

2
dx = 0.
Orbene, `e chiaro che questultima convergenza di tipo integrale non implica
aatto la convergenza in ogni punto di (, ). Dai risultati generali validi per
la convergenza in L
2
, si pu`o ricavare il risultato (molto pi` u debole) che, per ogni
f L
2
(, ) ssata, esiste una sottosuccessione s
nj
(f) tale che
lim
j+
s
nj
(f; x) = f(x) q.o. in (, );
ma solo nel 1966 Carleson `e riuscito a dimostrare che l intera successione
{s
n
(f)} converge ad f(x), naturalmente per`o soltanto quasi ovunque.
Possiamo ora completare il risultato citato nellOsservazione 2.2, riguar-
dante la possibilit`a che una funzione f, 2-periodica e continua in R, non sia
sviluppabile in serie di Fourier in tutto R. Grazie al Teorema di Carleson,
si pu`o per`o concludere che in queste condizioni la serie s(f; x) converge quasi
ovunque in R ad f(x).
`
E interessante osservare che questo risultato non `e
migliorabile: in eetti, Jean-Pierre Kahane e Yizhak Katznelson hanno di-
mostrato che, ssato ad arbitrio un sottoinsieme trascurabile I di (0, 2), esiste
una funzione g continua su [0, 2], con g(0) = g(2), la cui serie di Fourier
non converge in nessun punto di I.
Inne, osserviamo che i sistemi {e
n
} ed { e
n
} non sono i soli che intervengono
nelle applicazioni; si incontrano frequentemente sviluppi in serie rispetto ad altri
sistemi di funzioni ortogonali in spazi di tipo L
2
(quali i polinomi di Legendre,
le funzioni di

Cebysev, di Hermite, di Laguerre,. . . ) il cui studio per`o non
rientra nello scopo di queste note.
5.2 Verso la trasformata di Fourier.
Accenniamo molto brevemente ad un argomento, la trasformata di Fourier,
che verr`a illustrato in altri Corsi; qui lo scopo `e principalmente di mostrarne i
collegamenti con la teoria appena svolta delle serie di Fourier.
La trattazione ha n qui riguardato funzioni periodiche, o, pi` u in generale,
funzioni denite su un intervallo limitato, quindi prolungabili a tutto R per
periodicit`a. Ci chiediamo se sia possibile estendere, in qualche forma, la teoria
al caso di funzioni da tutto R in C che siano integrabili, ma non necessariamente
periodiche.
52 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
Osserviamo intanto che in L
1
(a, b) ( a < b +), lapplicazione
f f
1
:=
_
b
a
|f(x)| dx
`e una norma (cio`e soddisfa le i)iii) della Proposizione 5.1), come `e immediato
vericare. La Denizione 5.1 in questo caso si modica nel modo seguente:
Denizione 5.3 La successione {f
n
} di funzioni in L
1
(a, b) tende in L
1
(o in
media integrale) ad f L
1
(a, b) se
lim
n+
f f
n

1
= lim
n+
_
b
a
|f(x) f
n
(x)| dx = 0;
in questo caso, scriviamo lim
n+
f
n
= f in L
1
(a, b), o L
1
-lim
n+
f
n
= f,
od anche f
n
L
1
f. La serie

+
n=1
f
n
di funzioni f
n
L
1
(a, b) converge ad s
in L
1
(o in media) se la successione {s
n
} delle sue ridotte tende ad s in L
1
.
Se ora f `e 2T-periodica in R ed integrabile in (T, T), `e lecito denirne i
coecienti di Fourier (f,
n
) rispetto al sistema, ortonormale in L
2
(T, T),
_

n
(x) :=
e
inx/T

2T
_
nN
,
e risulta
(f,
n
) =
1

2T
_
T
T
f(t) e
int/T
dt. (44)
Si ha allora (si ricordi che nel caso delle esponenziali complesse si utilizzano le
ridotte simmetriche)
f(x)
1
2T
lim
N+
N

n=N
_
_
T
T
f(t) e
int/T
dt
_
e
inx/T
; (45)
ma, come si `e visto, senza ipotesi supplementari su f non `e possibile aermare
ne che il limite scritto esista, ne che, se esiste, valga proprio 2Tf(x).
Per ogni x ssato in R, introduciamo la funzione F(; x) da R in C data
da
F(; x) :=
_
1

2
_
T
T
f(t) e
it
dt
_
e
ix
. (46)
Poiche vogliamo, per il momento, solo ottenere dei suggerimenti sul come mod-
icare le formule (44), (45), procediamo in modo puramente formale; beninteso,
una volta individuata una formulazione plausibile, occorrer`a precisarne il senso
e dimostrarne la validit` a. Supponiamo che lintegrale
_
+

F(; x) d esista, e
si possa approssimare con somme del tipo di Cauchy-Riemann, ma relative
ad una partizione dellintera retta (naturalmente, questo `e uno dei punti solo
formali del discorso). In particolare, prendendo come partizione quella data
dai punti {
n
:= n/T}
nZ
(cosicche = /T), e calcolando la funzione in-
tegranda nel primo estremo di ciascun intervallo della suddivisione, si avrebbe
che
1

2
_
+

F(; x) d =
1
2

T
lim
N+
N

n=N
_
T
T
f(t) e
in(xt)/T
dt;
5.2 Verso la trasformata di Fourier. 53
dalle (45), (46) discende che, se f `e sviluppabile in serie di Fourier,
f(x) =
1

2
_
+

_
1

2
_
T
T
f(t) e
it
dt
_
e
ix
d.
Nel caso di una funzione f L
1
(R) ma non necessariamente periodica (il che
corrisponde, sempre formalmente, a T = +), `e allora naturale considerare la
funzione

f() :=
1

2
_
+

f(t) e
it
dt, (47)
che `e ben denita in R, e si chiama trasformata di Fourier

f di f. I ragiona-
menti precedenti lasciano supporre che, sotto opportune ipotesi, f si possa a sua
volta esprimere, in modo pi` u o meno simmetrico, tramite

f. In eetti, vale il
Teorema 5.8 Sia f : R C una funzione integrabile che, nel punto x R, verica
la condizione del Dini bilatera, cio`e
> 0 :
_

f(x +t) f(x)


t

dt < +; (48)
allora vale la formula di inversione
f(x) =
1

2
lim
y+
_
y
y

f() e
ix
d, (49)
dove

f() `e denita dalla (47).
Alla dimostrazione del teorema ora enunciato, premettiamo il seguente risul-
tato.
Lemma 5.1 La funzione t
sin t
t
`e integrabile in senso improprio su (0, +), cioe
esiste nito il limite
lim
R+
_
R
0
sin t
t
dt :=
_
+
0
sin t
t
dt;
quindi esiste, per ogni y > 0 ssato, anche lintegrale improprio su (, +)
di (sin yt)/t; inoltre, risulta
_
+

sin yt
t
dt = (y > 0). (50)
Dim.: per ogni n = 0, 1, . . ., poniamo
In := (1)
n
Z
(n+1)
n
sint
t
dt =
Z
(n+1)
n
| sin t|
t
dt,
cosicche (n + 1)
1
< In < n
1
. Inoltre,
I
n+1
=
Z
(n+2)
(n+1)
| sint|
t
dt =
Z
(n+1)
n
| sin( + )|
+
d =
Z
(n+1)
n
| sin|
+
d < In;
per il criterio di Leibniz, la serie a segni alterni
P
+
n=0
(1)
n
In =
P
+
n=0
R
(n+1)
n
sin t
t
dt
`e convergente (ma non assolutamente, per confronto con la serie armonica); si noti che
54 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
P
N
n=0
(1)
n
In =
R
(N+1)
0
sint
t
dt. Fissato ad arbitrio R > 0, sia N la parte intera di
R/; si ha

+
X
n=0
(1)
n
In
Z
R
o
sint
t
dt

+
X
n=N+1
(1)
n
In

Z
(N+1)
R
sin t
t
dt

+
X
n=N+1
(1)
n
In

+

R
.
Nellultima quantit` a scritta, il secondo addendo tende evidentemente a zero per R +; e
tende a zero anche il primo addendo, che `e il valore assoluto del resto di una serie convergente.
Dunque lintegrale improprio esiste (`e uguale alla somma della serie
P
+
n=0
(1)
n
In).
Vediamo ora di calcolarne il valore (anche se, come lo studente vedr` a in altri Corsi, il
modo pi` u rapido per calcolare integrali come quello della (50) utilizza il metodo dei residui,
relativo a funzioni complesse di variabile complessa).
In particolare, da quanto precede, con il cambiamento di variabile x = (n + (1/2))t, si ricava
che
Z
+
0
sin x
x
dx = lim
n+
Z
(n+(1/2)
0
sin x
x
dx = lim
n+
Z

0
sin(n + (1/2)t
t
dx.
Dato che il nucleo di Dirichlet Dn `e pari, si ha
R

0
Dn(x) dx = /2 n N; ne viene che

Z
+
0
sin x
x
dx = lim
n+
Z

0

1
2 sin(t/2)

1
t

sin

n +
1
2

t dt.
Poich`e per` o
1
2 sin(t/2)

1
t
=
t 2 sin(t/2)
2t sin(t/2)
=
t
3
/4 +o(t
3
)
t
2
+ o(t
2
)
0 per t 0+,
la funzione tra parentesi grae nellultimo integrale `e sommabile in (0, ); dunque, per il
Lemma 1.2, il limite dellintegrale vale zero, il che dimostra la (50).
Osserviamo inne che, per ogni y > 0 ssato, si ha
Z
+
0
sinyt
t
dt = lim
R+
Z
R
0
sinyt
t
dt = lim
R+
Z
yR
0
sin

d =
Z
+
0
sin t
t
dt.
Dimostrazione del Teorema 5.8: deniamo, per ogni y > 0,
g(y; x) :=
1
2
Z
y
y
Z
+

f(t) e
it
dt

e
ix
d.
Occorre dimostrare che il limite per y +di g(y; x) esiste, ed `e uguale ad f(x). Osserviamo
intanto che, scritto lintegrale precedente come somma degli integrali tra y e 0, e tra 0 e y,
con il cambiamento di variabile nel primo dei nuovi integrali si ottiene che
g(y; x) =
1
2
Z
y
0
Z
+

f(t)
h
e
i(xt)
+e
i(xt)
i
dt

d =
=
1

Z
y
0
Z
+

f(t) cos (x t) dt

d.
Utilizzando il teorema di Fubini, si ottiene che
g(y; x) =
1

Z
+

f(t)
Z
y
0
cos (x t) d

dt =
1

Z
+

f(t)
sin (x t)
x t

y
0
dt =
=
1

Z
+

f(t)
siny(x t)
x t
dt =
1

Z
+

f(x )
siny

d.
Per il Lemma precedente, si ha, per ogni R > 0, posto A(R) := {t R | |t| > R},
g(y; x) f(x) =
1

Z
+

f(x ) f(x)

siny d =
1

Z
R
R
f(x ) f(x)

siny d+
+
1

Z
A(R)
f(x )

sin y d +
1

f(x)
Z
A(R)
siny

d.
5.2 Verso la trasformata di Fourier. 55
Il primo integrale dellultima espressione tende a zero per y +: basta osservare che la
funzione

f(x ) f(x)

`e integrabile in (R, R) (lo `e, per la condizione del Dini bilatera, su un opportuno intervallo
(, ); e lo `e anche in (R, R)\(, ), dove in modulo `e maggiorata dalla funzione integrabile
1

(|f(x + )| + |f(x)|)), ed applicare il Lemma 1.2. Anche il secondo ed il terzo integrale


tendono a zero per R +: per il secondo, basta in eetti osservare che

Z
A(R)
f(x )

sin y d

1
R
Z
A(R)
|f(x )| d
1
R
Z
+

|f()| d =
f
1
R
,
mentre per lultimo la propriet` a `e ovvia, data lintegrabilit` a in senso improprio di siny/ su
R. Di conseguenza, ssato > 0 arbitrario si pu` o intanto determinare R
0
tale che per R > R
0
il modulo della somma degli ultimi due integrali sia < /2; ssato R > R
0
, esiste y
0
tale che
per y > y
0
il modulo del primo integrale sia anchesso < /2; in conclusione, per ogni y > y
0
si ha allora |g(y; x) f(x)| < , cioe la tesi.
La condizione (48) `e pi` u restrittiva della (25) con S
0
= f(x): infatti, se `e
vericata la (48) si ha
_

0
|f(x +t) +f(x t) 2f(x)|
t
dt

_

0
|f(x +t) f(x)| +|f(x t) f(x)|
t
dt =
=
_

f(x +t) f(x)


t

dt < +.
Tuttavia, la (25) pu`o essere vericata senza che lo sia la (48), come mostra ad
esempio (per x = 0) la funzione f denita da
f(x) =
_
0 se |x| > 1 oppure x = 0,
1 se 1 x < 0,
1 se 0 < x 1.
Qualche considerazione sul limite che compare nella (49). Data una funzione
da R in C, integrabile su ogni intervallo limitato (a, b), si chiama valore
principale dellintegrale tra e + di lespressione
v.p.
_
+

(x) dx := lim
y+
_
y
y
(x) dx,
naturalmente quando tale limite esiste ed `e nito.
`
E chiaro che se `e integrabile
in R, allora il valore principale dellintegrale esiste, e coincide con il valore
dellintegrale; non vale per`o, evidentemente, il viceversa (si pensi alla funzione
(x) = x, o, in generale ad una funzione continua e dispari). Le formule che
legano la funzione sommabile f alla sua trasformata di Fourier

f si possono
allora scrivere

f() :=
1

2
_
+

f(x) e
ix
dx; f(x) =
1

2
_
+

f() e
ix
d (51)
56 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
purche si sottintenda
9
che il secondo integrale `e inteso nel senso del suo va-
lore principale. Tra laltro, si noti che le due formule nella (51) hanno signicati
completamente diversi: la prima `e una denizione, la seconda `e lenunciato di
un teorema.
Non `e detto per`o che la trasformata di Fourier di una funzione di L
1
(R)
sia in L
1
(R): ad esempio, se `e la funzione caratteristica dellintervallo limitato
(a, b), si ha (0) = (b a)/

2, e, per = 0,
() =
1

2
_
b
a
e
ix
dx =
1

2
_
e
ix
2i
_
b
a
=
e
ia
e
ib
i

2
,
e evidentemente non `e integrabile secondo Lebesgue su R.
Ci limitiamo ad enunciare alcune propriet`a signicative della trasformata di
Fourier
10
in L
1
(R):
Teorema 5.9 i) La trasformata

f di ogni f L
1
(R) `e uniformemente continua in
R, e tende a zero per || +;
ii) se {f
n
} L
1
(R) tende ad f in L
1
, allora

f
n
tende a

f uniformemente
in R;
iii) se f L
1
(R) `e derivabile no allordine n, e f

, f

, . . . , f
(n)
L
1
(R),
allora

f
(k)
() = (i)
k

f() (k = 1, . . . , n); (52)
iv) se f L
1
(R) `e tale che anche le funzioni xf(x), . . . , x
n
f(x) sono in
L
1
(R), allora

f `e derivabile no allordine n, e risulta
(

f )
(k)
() =
_
(ix)
k
f(x)
_

() (k = 1, . . . , n). (53)
La propriet`a iii) ha svariate applicazioni, perche permette di passare da
unequazione dierenziale per la f ad unequazione ordinaria per la sua trasfor-
mata

f. In termini intuitivi, la iii) stabilisce che, per || +,

f() tende a
zero tanto pi` u velocemente quanto pi` u f `e regolare, mentre la iv) mostra che
vale anche il viceversa:

f `e tanto pi` u regolare, quanto pi` u f(x) tende a zero
rapidamente per |x| +. Si comprende quindi come uno spazio naturale in
cui studiare la trasformata di Fourier sia lo spazio S(R) delle funzioni a
decrescenza rapida (o spazio di Schwartz), denito come il sottoinsieme
delle funzioni f C

(R) tali che lim


|x|+
|x|
n
f
(k)
(x) = 0 (n, k N); in
S(R), valgono le propriet`a seguenti:
Teorema 5.10 i) Per ogni f S(R),

f appartiene a S(R), e le (52), (53) valgono
per ogni n N in tutto R;
9
ma non sarebbe male esplicitarlo, utilizzando anziche la seconda delle (51) la formula
corretta f(x) =
1

2
v.p.
R
+

f() e
ix
d.
10
per questioni tipograche, indichiamo anche con f

la trasformata di Fourier di f.
5.2 Verso la trasformata di Fourier. 57
ii) f S(R), vale x R la formula di inversione
f(x) =
1

2
_
+

f() e
ix
d;
iii) f, g S(R), vale la formula di Parseval
(f, g) =
_
+

f(x) g(x) dx = (

f, g) =
_
+

f() g() d. (54)


Dim.: la i) e la ii) sono evidenti. Per la iii): la funzione (x, )

f() g(x) e
ix
`e integrabile
nel piano (x, ), quindi, per il Teorema di Fubini,
Z
+

f(x) g(x) dx =
Z
+

2
Z
+

f() e
ix
d

g(x) dx =
=
Z
+

f()

2
Z
+

g(x) e
ix
dx

d =
=
Z
+

f() g() d.
Propriet`a del tutto analoghe valgono in S(R) per la cosiddetta antitrasfor-
mata di Fourier f

, cos` denita:
f

() :=
_
+

f(x) e
ix
dx, (55)
per la quale si hanno inoltre le seguenti propriet`a (la prima delle quali spiega il
termine antitrasformata)
Teorema 5.11 i) Per ogni f S(R), si ha f = (f

e f = (f

.
ii) Per ogni f, g S(R), si ha (f

, g) = (f, g

).
Dim.: i): la prima relazione non `e altro che la formula di inversione, scritta con la notazione
ora introdotta. Se indichiamo con r la trasformazione che manda la funzione h : R C nella
funzione denita da (rh)(y) := h(y), per ogni f S(R) si ha evidentemente che f

= r
b
f; si
ha allora
(f

(x) =
1

2
Z
+

(y) e
ixy
dy =
1

2
Z
+

(r

f)(y) e
ixy
dy =
=
1

2
Z
+

b
f(y) e
ixy
dy =
1

2
Z
+

b
f(y) e
ixy
dy = (f

(x) = f(x),
cioe (f

= (f

= f.
ii): la (54), scritta con g

al posto di g, d` a (f, g

) = (f

, (g

) = (f

, g).
Le trasformazioni (da S(R) in se) f f

e f f

sono quindi suriettive,


e sono luna linversa dellaltra.
Nel caso di L
2
(R), le cose sono pi` u complicate, perche non `e detto che una
funzione f L
2
(R) sia integrabile in R.
`
E tuttavia possibile (ed in modo unico)
estendere (in una forma opportuna!) la nozione di trasformata (e di antitrasfor-
mata) di Fourier alle funzioni di L
2
(R); la possibilit`a di tale estensione si basa
sui risultati appena visti per la trasformata di Fourier nellambito di S(R),
58 5 CENNI SULLA TEORIA IN L
2
.
nonche sulle seguenti propriet`a di densit` a di S(R) in L
1
(R) ed in L
2
(R), che ci
limitiamo ad enunciare:
_
f L
2
(R), {f
n
} S(R) : f
n
L
2
f;
g L
1
(R), {g
n
} S(R) : g
n
L
1
g.
(56)
Lidea `e appunto di estendere la nozione di trasformata di Fourier a tutto
L
2
(R) per densit` a e continuit` a. Fissata f L
2
(R), esiste intanto, per la prima
delle (56), una successione {
n
} S(R) tale che L
2
-lim
n

n
= f. Grazie alla
(54), la successione {
n
} `e di Cauchy in L
2
(R), dato che

n

m

2
= (
n

m
)

2
=
n

2
;
dunque
n
ammette limite in L
2
(R). Tale limite dipende solo da f, non dalla
particolare successione approssimante {
n
} scelta: infatti, se {
n
} `e unaltra
successione in S(R) tale che L
2
-lim
n

n
= f, si ha
n

n

2
0, dunque,
ancora per la (54),
n

2
0, quindi {
n
} e {

n
} hanno lo stesso limite.
Indichiamo tale limite con Ff, e chiamiamo Ff trasformata di Fourier di f
in L
2
(R).
Si ponga attenzione al fatto che la denizione ora data signica che, per ogni
successione {
n
} S(R) tale che L
2
-lim
n

n
= f, risulta
lim
n+
_
+

|(Ff)()
n
()|
2
d = 0,
e non implica che il limite puntuale delle
n
() esista, neanche q.o. in R. I
risultati generali sulla convergenza in L
2
mostrano tuttavia che esiste una sot-
tosuccessione {
n
k
} che tende a (Ff)() per quasi ogni R. Inoltre, vale la
seguente estensione della (54):
Teorema 5.12 (Plancherel) Per ogni f, g L
2
(R), si ha
(f, g) =
_
+

f(x) g(x) dx = (Ff, Fg) =


_
+

(Ff)() (Fg)() d;
in particolare,
Ff
2
= f
2
f L
2
(R). (57)
Dim.: se {n}, {n} S(R) sono tali che L
2
-limn n = f e L
2
-limn n = g, per il
Teorema 5.2, iii) si ha che (n, n) tende a (f, g), e, analogamente, che ( c n,
c
n) tende a
(Ff, Fg). Grazie alla (54), si ha ( c n,
c
n) = (n, n), da cui la tesi.
Inne, controlliamo che la denizione ora data di trasformata di Fourier `e
coerente con le denizioni precedenti: ci`o `e conseguenza del
Teorema 5.13 Se f L
2
(R) L
1
(R), allora Ff =

f.
Dim.: supponiamo dapprima che f L
2
(R) sia nulla fuori da un intervallo [L, L]; allora
si ha anche f L
1
(R), dunque esiste

f (anzi,

f C
0
(R)). Si pu` o mostrare che esiste una
successione {n} S(R) tale che ogni n `e nulla fuori da [L, L] e n
L
2
f. Ma allora si
5.2 Verso la trasformata di Fourier. 59
ha anche n
L
1
f, (perche f n
1

2Lf n
2
), quindi c n

f uniformemente in
R. Inoltre, per quanto visto in precedenza, esiste una sottosuccessione { d n
k
} che tende a Ff
q.o.; di conseguenza, per lunicit` a del limite, si ha (Ff)() =

f() q.o. in R.
Se ora f `e una qualsiasi funzione in L
2
(R) L
1
(R), introduciamo la successione {fn} delle
sue troncate a zero fuori da [n, n], cos` denite:
fn(x) :=

f(x) se |x| n,
0 se |x| > n;
si ha evidentemente che fn
L
2
f e fn
L
1
f. Inoltre, per il Teorema 5.12, Ff Ffn
2
=
f fn
2
, quindi una sottosuccessione Ffn
k
tende a Ff q.o.; daltra parte, per la prima
parte della dimostrazione si ha che Ffn =
c
fn, e sappiamo che
c
fn

f uniformemente; in
conclusione, si ha Ff =

f q.o. in R.
Ne discende anche lulteriore relazione espressa dal seguente
Corollario 5.2 Per ogni f L
2
(R), si ha Ff = L
2
-lim
n+

f
n
, dove f
n
`e la
troncata a zero di f fuori da [n, n]; risulta quindi
lim
n+
_
+

(Ff)()
_
n
n
f(x) e
ix
dx

2
d = 0.
Dim.: poiche f fn
2
0, per la (57) si ha Ff
c
fn
2
0, cioe la tesi.
In modo del tutto analogo si procede per lantitrasformata di Fourier in
L
2
(R), che indichiamo con F f, della funzione f L
2
(R): precisamente, F f
si denisce come L
2
-limite di (
n
)

, dove {
n
} `e una qualunque successione di
S(R) che tende ad f in L
2
(R). Valgono gli analoghi del Teorema 5.12:
(f, g) = (F f, F g) f, g L
2
(R); f
2
= F f
2
f L
2
(R),
e del Teorema 5.13:
f L
2
(R) L
1
(R) = F f = f

,
nonche la relazione
lim
n+
_
+

(F f)(x)
_
n
n
f() e
ix
d

2
dx = 0.
Concludiamo con il seguente
Teorema 5.14 F e F sono isomorsmi suriettivi di L
2
(R) su L
2
(R), e sono
luno linverso dellaltro. Inoltre, vale il seguente collegamento tra F e F:
(F f, g) = (f, F g) f, g L
2
(R).
Dim.: `e evidente che F `e lineare (F(f +g) = Ff +Fg); sappiamo che `e iniettiva (perche
Ff = 0 = f
2
= Ff
2
= 0, quindi f = 0), e che conserva il prodotto scalare (quindi la
norma) in L
2
(R). Mostriamo che F `e suriettiva: data f L
2
(R), sia {n} S(R) tale che
n
L
2
f. Poiche Fn Fm
2
= n m
2
, si ha che {Fn} tende in L
2
(R) ad una
funzione g. Ma allora, dato che Fn = (n)

S(R),
F(Fn) = ((n)

= n
L
2
Fg,
e, per lunicit` a del limite, si ha che f = Fg.
Fissata ora ad arbitrio f L
2
(R), sia {n} S(R) tale che n
L
2
f; procedendo come
sopra, si vede che Fn = c n Ff, quindi F(Fn) = ((n)

= n F(Ff), da cui
f = F(Ff). In modo analogo si verica che F(Ff) = f, sempre per ogni f L
2
(R). Se poi
g `e unaltra (arbitraria) funzione di L
2
(R), e {n} S(R) `e tale che n
L
2
g, dalla ii) del
Teorema 5.11 si ha che ((n)

, n) = (n, (n)

), da cui, passando (come `e possibile) al


limite, risulta (Ff, g) = (f, Fg).
60 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
6 Qualche applicazione.
Sarebbe veramente troppo limitativo ritenere che le serie di Fourier rappre-
sentino esclusivamente uno strumento utile nellanalisi di un segnale periodi-
co. In realt`a, si utilizzano con successo in problemi di natura estremamente
varia. Per motivi di tempo, accenniamo soltanto a due tra le (numerosissime!)
applicazioni.
6.1 Somma di serie numeriche.
Le serie di Fourier possono essere utilizzate per il calcolo esplicito della som-
ma di svariate serie numeriche. Ci limitiamo a qualche semplice esempio,
cominciando dalle serie di Fourier gi`a esaminate nei precedenti Paragra.
1. Sia f
0
la funzione denita dalla (15); abbiamo visto che, in particolare, risulta
1
2
( x) =
+

n=1
sinnx
n
x (0, ).
Scegliendo x = /2, ed osservando che, k N,
sin
k
2
=
_
0 se k = 2n,
(1)
n1
se k = 2n 1,
si ricava la relazione
11
+

n=0
(1)
n
2n + 1
=

4
. (58)
Lo stesso risultato si ottiene utilizzando la serie di Fourier dellonda quadra;
per x = 1/2 si ha infatti che
s(q; 1/2) = 1 =
1
2
+
2

n=1
sin((2n 1)/2)
2n 1
=
1
2
+
2

n=1
(1)
n1
2n 1
,
che rid`a la (58).
2. Calcolando la serie di Fourier dellonda quadra per x = 1/, si ottiene:
s(q; 1/) = 1 =
1
2
+
2

n=1
sin(2n 1)
2n 1
,
e ne viene che
sin 1 +
sin3
3
+
sin 5
5
+. . . =

4
. (59)
Per x = 1/4 si ha poi
s(q;
1
4
) = 1 =
1
2
+
2

n=1
sin(2n 1)

4
2n 1
=
1
2
+

n=1
1
2n 1
_
sin
n
2
cos
n
2
_
,
da cui
11
la stessa formula si pu` o ottenere, in modo per` o pi` u elaborato, partendo dalla somma
della serie geometrica 1 +
P
+
n=1
(1)
n
y
2n
= 1/(1 + y
2
) (con |y| < 1), ed integrando tra 0 e
x (0, 1). Si ha infatti arctan x =
P
+
n=0
(1)
n
x
2n+1
/(2n + 1), e da qui, per x 1 0 ed
applicando il Teorema di Abel, si riottiene la (58)).
6.1 Somma di serie numeriche. 61
1 +
1
3

1
5

1
7
+ . . . + (60)
+
1
8n + 1
+
1
8n + 3

1
8n + 5

1
8n + 7
+. . . =

2
4
.
3. La (58) si riottiene anche calcolando la serie di Fourier dellonda semitri-
angolare per x = 1/2, dato che
s(t; 1/2) =
1
2
=
1
4

1

n=1
(1)
n
sin n

2
n
=
1
4
+
1

n=1
(1)
n
2n 1
.
Calcolando invece s(t; x) per x = 0, si ottiene
s(t; 0) = 0 =
1
4

2

2
+

n=1
1
(2n 1)
2
,
da cui si ricava la formula
+

n=0
1
(2n + 1)
2
=

2
8
. (61)
Se ne deduce facilmente che
+

n=1
1
n
2
=

2
6
; (62)
si ha infatti, per la (61),
+

n=1
1
n
2
=
+

n=1
1
(2n)
2
+
+

n=1
1
(2n 1)
2
=
1
4
+

n=1
1
n
2
+

2
8
,
da cui la (62).
4. Sia g la funzione 2-periodica che per x [, ] vale x
2
; `e evidentemente
continua, regolare a tratti e pari, quindi sviluppabile in serie di coseni per ogni
x R. I coecienti del suo sviluppo si calcolano facilmente: si ha
a
0
=
1

x
2
dx =
2
2
3
,
e, n N, (integrando per parti),
a
n
=
2

_

0
x
2
cos nxdx =
2

_
x
2
sin nx
n
_

4
n
_

0
xsin nxdx =
=
4
n
_
_

xcos nx
n
_

0
+
1
n
_

0
cos nxdx
_
=
4
n
2
cos n =
= (1)
n
4
n
2
;
quindi,
g(x) = s(g; x) =

2
3
+ 4
+

n=1
(1)
n
cos nx
n
2
(x R).
In particolare, per x = 0 si ottiene
+

n=1
(1)
n+1
1
n
2
=

2
12
, (63)
62 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
mentre per x = si ritrova la (62), dato che
g() =
2
=

2
3
+ 4
+

n=1
1
n
2
.
5. Indichiamo con h la funzione 2-periodica che per x [, ] vale |x|,
anchessa sviluppabile in serie di coseni per ogni x R. Calcoliamo i coecienti
del suo sviluppo:
a
0
=
2

_

0
xdx = ;
a
n
=
2

_

0
xcos nxdx =
2
n
_

0
sin nxdx =
2
n
2

[(1)
n
1],
di modo che
h(x) = s(h; x) =

2

4

n=0
cos(2n + 1)x
(2n + 1)
2
x R. (64)
Per x = 0 si ritrova cos` la (61).
Anche lidentit`a di Parseval pu`o essere utilizzata per il calcolo della somma
di serie numeriche, come ora mostriamo. Si faccia per`o attenzione ad utilizzare
i coecienti di Fourier rispetto ad un sistema trigonometrico normalizzato,
cioe costituito da vettori di norma 1 (come ad esempio, nel caso di L
2
(, ),
il sistema (36)).
6. In L
2
(1, 1), `e ortonormale il sistema {
1

2
; cos nx; sin nx}; conviene
allora scrivere lo sviluppo di Fourier dellonda quadra nella forma
s(q; x) =

2
2
1

2
+
+

n=1
2
(2n 1)
sin(2n 1)x,
in modo da mettere in evidenza i coecienti di Fourier rispetto al sistema.
Dallidentit`a di Parseval si ottiene che
q
2
2
= 1 =
_

2
2
_
2
+
+

n=1
4
(2n 1)
2

2
,
da cui si ritrova subito la (61).
7. Sempre in L
2
(1, 1), scritta la serie di Fourier dellonda semitriangolare
nella forma
s(t; x) =

2
4
1

2
+
+

n=1
2

2
(2n 1)
2
cos(2n 1)x +
+

n=1
(1)
n+1
n
sinnx,
si ha, ricordando la (62),
t
2
2
=
_
1
0
x
2
dx =
1
3
=
_

2
4
_
2
+
+

n=1
4

4
(2n 1)
4
+
+

n=1
1
n
2

2
=
=
1
8
+
4

4
+

n=1
1
(2n 1)
4
+
1
6
,
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 63
e ne viene che +

n=0
1
(2n + 1)
4
=

4
96
. (65)
Procedendo come nellEsempio 3, si trova che
+

n=1
1
n
4
=
+

n=1
1
(2n)
4
+
+

n=0
1
(2n 1)
4
=
1
16
+

n=1
1
n
4
+
+

n=0
1
(2n + 1)
4
,
da cui
+

n=1
1
n
4
=

4
90
. (66)
8. Lo stesso risultato si riottiene applicando lidentit`a di Parseval alla funzione
f considerata nellEsempio 4. Si ha infatti
s(f; x) =

2

2
3
1

2
+
+

n=1
4(1)
n

n
2
cos nx

,
da cui
f
2
2
= 2
_

0
x
4
dx =
2
5
5
=
2
5
9
+
+

n=1
16
n
4
,
quindi la (66); se ne deduce poi, procedendo analogamente a quanto visto sopra,
anche la (65).
9. In alternativa, si pu`o utilizzare lo sviluppo dellEsempio 5: poiche
s(g; x) =

2
2
1

2
+
+

n=0
4(1)
n

(2n + 1)
2
cos(2n + 1)x

,
ne viene che
g
2
2
= 2
_

0
x
2
dx =
2
3
3
=

3
2
+
+

n=0
16
(2n + 1)
4
;
si riottiene cos` la (65), e successivamente la (66).
6.2 Lequazione del calore unidimensionale.
Non possiamo non dare almeno un rapido cenno ad una delle pi` u fruttuose ap-
plicazioni delle serie di Fourier, quella alle equazioni a derivate parziali. Per
semplicit`a, ci limiteremo allesame degli aspetti pi` u elementari di un caso par-
ticolare, che tra laltro ha motivato Fourier ad introdurre le serie che portano
il suo nome.
Consideriamo un cilindro retto, di materiale omogeneo e conduttore del
calore, di altezza L. Supponiamo che, in ogni sezione retta del cilindro, la
temperatura U sia costante (come accade, ad esempio, se il raggio del cilindro
`e trascurabile rispetto ad L), quindi dipenda solo dalla distanza x dalla base
(0 x L), oltre che, beninteso, dal tempo t. Se il cilindro ha la supercie
laterale termicamente isolata, quindi pu`o ricevere o cedere calore solo attraverso
64 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
la basi (cio`e, solo se x = 0 oppure x = L), ad ogni istante t > 0 la temperatura
U deve vericare lequazione del calore, o equazione di Fourier
U(x, t)
t
= k

2
U(x, t)
x
2
(0 < x < L, t > 0), (67)
dove k `e una costante positiva che dipende dalle caratteristiche siche del ma-
teriale, e che per semplicit`a nel seguito supporremo uguale ad 1. Sempre per
semplicit`a, supponiamo che le basi del cilindro vengano mantenute a temperatu-
ra nulla; vanno allora aggiunte, come condizioni ai limiti, quelle di Dirichlet
(omogenee)
12
U(0, t) = U(L, t) = 0 (t > 0). (68)
Inne, si deve supporre nota la distribuzione iniziale (cioe, per t = 0) della
temperatura nel corpo, il che equivale ad imporre la condizione iniziale
U(x, 0) = U
0
(x) (0 < x < L), (69)
con U
0
funzione assegnata. Siamo quindi ricondotti allo studio del sistema
_

_
U(x, t)
t
=

2
U(x, t)
x
2
per 0 < x < L, t > 0,
U(0, t) = U(L, t) = 0 per t > 0,
U(x, 0) = U
0
(x) per 0 < x < L,
(70)
che si chiama primo problema ai limiti, o problema ai limiti del tipo di
Cauchy-Dirichlet per lequazione del calore (in una dimensione spaziale, con
dati di Dirichlet omogenei).
Per formulare in termini matematicamente corretti il problema, occorre in-
tanto precisare la denizione di soluzione, specicando le condizioni di regolarit` a
che si richiedono ad U, nonche il senso in cui vanno intese le (70). Una vol-
ta denita con esattezza la nozione di soluzione, ci proponiamo di arrivare ad
un teorema di esistenza ed unicit` a, per il quale occorre stabilire un opportuno
quadro funzionale. Vogliamo cioe individuare una coppia di spazi, U
0
(spazio
dei dati iniziali) ed U (spazio delle soluzioni), in modo che si possa dimostrare
(almeno) il seguente risultato:
per ogni U
0
U
0
, esiste ununica U U soluzione delle (70).
Nel programma precedente c`e, come si vede, una certa libert` a sia per quanto
riguarda la denizione di soluzione, sia per quanto riguarda la scelta di U
0
e di
U. Naturalmente, ci sono per`o degli evidenti vincoli. Scegliere uno spazio U
molto ampio, cioe dare una denizione di soluzione molto debole, facilita la
12
evidentemente, sono per` o possibili numerose varianti: ad esempio, le condizioni di Dirich-
let non omogenee U(0, t) = g
1
(t), U(L, t) = g
2
(t) traducono la situazione, pi` u generale, in
cui le basi del cilindro sono mantenute rispettivamente alle temperature (dipendenti dal tem-
po) g
1
(t), g
2
(t). Invece, il caso in cui anche le basi sono termicamente isolate si formula
imponendo le condizioni di Neumann (omogenee)
U
x
(0, t) =
U
x
(L, t) = 0 (t > 0).
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 65
possibilit`a che una soluzione esista, ma rischia di farne cadere lunicit` a. Vice-
versa, una scelta molto restrittiva di U gioca a favore dellunicit`a, ma rischia di
compromettere lesistenza. Analoghi problemi si presentano per la scelta dello
spazio dei dati. Se U
0
`e molto ampio, pu`o succedere che per qualche U
0
U
0
non
valga un risultato di esistenza; daltra parte, pi` u piccolo `e lo spazio U
0
, minore
`e la generalit`a del risultato, quindi pi` u ristretto `e il suo campo di applicabilit`a.
`
E chiaro che, pur con le cautele dovute ai motivi ora esposti, si possono
ipotizzare molte formulazioni del problema. Ci limiteremo a qualche cenno
sulla formulazione in ambito classico. Una scelta abbastanza naturale e non
troppo restrittiva per U sembrerebbe quella delle funzioni
U : Q

R; U, U
t
, U
x
, U
xx
C
0
(Q

) (Q

:= (0, L) (0, +)); (71)


si intender`a allora come soluzione una funzione U U che verica la prima
equazione nelle (70) per ogni (x, t) Q

, e le altre due nel senso che


_
U(0+, t) = U(L 0, t) = 0 t > 0,
U(x, 0+) = U
0
(x) x (0, L).
(72)
Per`o questa impostazione, anche se molto spontanea, presenta una dicolt`a,
forse inaspettata, ma seria al punto da compromettere lintero programma:
esistono soluzioni (nel senso sopra esposto) non identicamente
nulle del problema completamente omogeneo (cioe con U
0
= 0);
vedremo pi` u avanti un esempio.
Ci`o comporta la mancanza di unicit` a della soluzione del problema (70), che
evidentemente non `e accettabile dal punto vista sico.
Questa dicolt`a, come ora vedremo, scompare se si impone alla soluzione
di essere globalmente continua: assumiamo allora la seguente formulazione, pi` u
restrittiva:
Denizione 6.1 Una soluzione del problema (70) `e una funzione U tale che
_

_
U C
0
(Q

); U
t
, U
x
, U
xx
C
0
(Q

);
U
t
(x, t) = U
xx
(x, t) (x, t) Q

;
U(0, t) = U(L, t) = 0 t 0;
U(x, 0) = U
0
(x) x [0, L].
(73)
Le propriet`a di regolarit`a richieste alla soluzione rendono evidente il senso
in cui sono vericate lequazione, la condizione iniziale e le condizioni ai limiti
omogenee di Dirichlet.
A questo punto, si presenta per`o un altro problema, relativo questa volta
allesistenza di una soluzione, e che si riette sulle condizioni da imporre al
dato iniziale U
0
. Infatti, perche una soluzione esista `e evidentemente necessario
che U
0
sia in C
0
([0, L]), e che risulti U
0
(0) = U
0
(L) = 0. Assumiamo allora
questa ipotesi, e cerchiamo qualche indicazione su come risolvere il problema.
66 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
Prolunghiamo intanto la denizione di U
0
a tutto R: precisamente, indichiamo
con u
0
la funzione denita su tutto R, dispari e 2L-periodica, che coincide con
U
0
su [0, L] (si ricordi lOsservazione 2.1). Siamo cos` ricondotti allo studio
del problema ai valori iniziali
_

_
u(x, t)
t
=

2
u(x, t)
x
2
in R (0, +),
u(x, 0) = u
0
(x) in R.
(74)
Supponiamo che il problema ammetta ununica soluzione u, sucientemente
regolare, dispari e 2L-periodica nella variabile x; sviluppandola, per ogni t > 0
ssato, in serie di Fourier
u(x, t) =
+

n=1
b
n
(t) sin nx ( := /L),
dalla prima delle (74) si ricava che deve essere
+

n=1
(b

n
(t) +n
2

2
b
n
(t)) sin nx = 0.
Poiche tale uguaglianza deve valere per ogni x R, siamo cos ricondotti a
risolvere le equazioni dierenziali ordinarie
b

n
(t) +n
2

2
b
n
(t) = 0 (n N); (75)
si calcola subito che b
n
(t) = b
n
e
n
2

2
t
, quindi
u(x, t) =
+

n=1
b
n
e
n
2

2
t
sin nx, (76)
dove le costanti b
n
sono da determinare imponendo la condizione iniziale. Dato
che u(x, 0) =

n
b
n
sin nx, se ne deduce che b
n
sono le costanti di Fourier
di U
0
rispetto al sistema {sinnx}:
b
n
=
2
L
_
L
0
U
0
(y) sin ny dy. (77)
Se U
0
`e sviluppabile in serie di Fourier di soli seni, le considerazioni prece-
denti suggeriscono per la soluzione del problema di Cauchy-Dirichlet (70)
lespressione
U(x, t) =
2
L
+

n=1
_
_
L
0
U
0
(y) sin ny dy
_
e
n
2

2
t
sin nx. (78)
Naturalmente, si tratta ora per`o di vericare che, in opportune ipotesi su
U
0
, la formula precedente fornisce eettivamente una soluzione (anzi, si spera,
la soluzione) del problema (70); un primo passo `e costituito dal seguente
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 67
Teorema 6.1 Per ogni ssata U
0
continua e regolare a tratti in [0, L], con U
0
(0) =
U
0
(L) = 0, la funzione U data dalla (78)
i) `e in C
0
([0, L] [0, +)) C

([0, L] (0, +));


ii) `e una soluzione del problema di Cauchy-Dirichlet (70).
Dim.: la (78) si scrive nella forma
U(x, t) =
+

n=1
b
n
(t) sin nx, (79)
dove
b
n
(t) := b
n
e
n
2

2
t
=
2
L
_
_
L
0
U
0
(y) sin ny dy
_
e
n
2

2
t
. (80)
Fissiamo ad arbitrio , T con T > > 0; per il Lemma di Riemann-Lebesgue,
la successione {b
n
} `e innitesima, quindi limitata: M : |b
n
| M n N.
Di conseguenza, il termine generale della serie a secondo membro della (79) `e
maggiorato in modulo, nel rettangolo [0, L] [, T], da M e
n
2

, termine gene-
rale di una serie numerica convergente. Per il criterio di Weierstrass, la serie
converge uniformemente, perci`o U `e continua, in [0, L] [, T], e, per larbitra-
riet`a di , T, in [0, L] (0, +). In modo analogo si dimostra, procedendo per
induzione, che U C

([0, L] (0, +)); basta osservare che in [0, L] [, T] si


ha, per ogni h, k N ssati,
|D
h
t
D
k
x
(b
n
(t) sin nx)| M (n)
2h+k
e
n
2

.
Poiche il termine generale della serie in (79) verica lequazione del calore
(si veda la (75)), ne viene che anche U `e soluzione dellequazione del calore (67)
(con k = 1).
Per completare la dimostrazione, basta mostrare che la serie che compare
a secondo membro della (79) converge uniformemente nella semistriscia chiusa
Q

. Ne verr`a allora, infatti, che U `e anche in C


0
(Q

), soddisfa evidentemente
la condizione ai valori iniziali (69), ed inoltre le condizioni di Dirichlet (68),
dato che, per ogni n ssato,
[b
n
sin nx]
x=0
= [b
n
sin nx]
x=L
= 0.
Indichiamo con un(x) la ridotta n-esima della serie di Fourier di U
0
(un = sn(U
0
)), e poniamo
n(t) := e
n
2

2
t
; si ha allora che un tende ad U
0
uniformemente in [0, L] (Teorema 2.3), e
per ogni t 0 la successione {n(t)} `e non crescente. Se Un `e la ridotta n-esima della serie
nella (79), si ha, per ogni n N, r > 0,
U
n+r
(x, t) Un(x, t) =
n+r
X
k=n+1
(u
k
(x) u
k1
(x))
k
(t) =
=
n+r
X
k=n+1
(u
k
(x) un(x))
k
(t)
n+r
X
k=n+1
(u
k1
(x) un(x))
k
(t) =
=
n+r
X
k=n+1
(u
k
(x) un(x))
k
(t)
n+r1
X
k=n
(u
k
(x) un(x))
k+1
(t) =
=
n+r1
X
k=n+1
(u
k
(x) un(x)) (
k
(t)
k+1
(t)) +
+ (u
n+r
(x) un(x))
n+r
(t).
68 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
Fissato > 0, per la convergenza uniforme di {un} esiste n tale che (n > n, r N) risulti
|u
k
(x) un(x)| x [0, L], (k = n + 1, . . . , n +r);
dato che {n} `e non crescente (e 0 < n(t) 1), si ha quindi, (x [0, L], t 0),
|U
n+r
(x, t) Un(x, t)|
n+r1
X
k=n+1
(
k
(t)
k+1
(t)) + 2,
che prova la convergenza uniforme della serie in [0, L] [0, +).
Una notevole propriet`a dellequazione del calore, di cui vedremo subito una
conseguenza fondamentale, `e espressa dal principio (debole) del massimo:
Teorema 6.2 Se V C
0
(Q

), V
t
, V
x
, V
xx
C
0
(Q

), e V verica lequazione del


calore in Q

, allora, per ogni T > 0 ssato,


max
QT
V (x, t) = max
T
V (x, t), (81)
dove Q
T
`e il rettangolo aperto Q
T
:= (0, L) (0, T), e
T
`e la sua frontiera
parabolica:

T
:= {(x, 0) | 0 x L} {(0, t) | 0 t T} {(L, t) | 0 t T}. (82)
Dim.: ssato > 0, poniamo W(x, t) := V (x, t) + x
2
((x, t) Q
T
). Co-
minciamo a mostrare che il massimo di W(x, t) in Q
T
`e assunto in un punto
(x
0
, t
0
)
T
. Infatti, se per assurdo fosse (x
0
, t
0
) Q
T
\
T
, grazie alla
regolarit`a di W si dovrebbe avere
W
t
(x
0
, t
0
) 0; W
xx
(x
0
, t
0
) 0;
ma allora si avrebbe
0 W
t
(x
0
, t
0
) W
xx
(x
0
, t
0
) = V
t
(x
0
, t
0
) V
xx
(x
0
, t
0
) 2 = 2 < 0,
assurdo. Per concludere la dimostrazione, basta osservare che per ogni (x, t) in
Q
T
si ha V (x, t) W(x, t) max
T
W(x, t), da cui
max
QT
V (x, t) max
QT
W(x, t) = max
T
W(x, t) max
T
V (x, t) +L
2
;
data larbitrariet`a di , la tesi `e dimostrata,
Applicando il Teorema precedente alla funzione V , si ottiene lanalogo
principio (debole) del minimo:
min
QT
V (x, t) = min
T
V (x, t).
Possiamo cos` concludere che:
Teorema 6.3 Ogni soluzione del problema (70) verica
(x, t) Q

, min
x
U
0
(x) U(x, t) max
x
U
0
(x); (83)
in particolare, la (78) `e l unica soluzione del problema (70).
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 69
Dim.: data larbitrariet`a di T, la (83) `e conseguenza immediata di quanto
appena dimostrato. Ne discende subito lunicit`a: se U
1
, U
2
sono soluzioni del
problema (70) relative allo stesso dato iniziale U
0
, la loro dierenza U = U
1
U
2
deve vericare la (83) con U
0
= 0; dunque U = 0, cioe U
1
= U
2
in Q

.
Possiamo riassumere i risultati ottenuti nel seguente
Teorema 6.4 Fissata U
0
continua e regolare a tratti in [0, L], tale che U
0
(0) =
U
0
(L) = 0, il problema di Cauchy-Dirichlet (70) ammette una ed una sola
soluzione U nel senso della Denizione 6.1. La soluzione U `e data dalla (78),
e verica lulteriore propriet` a di regolarit` a U C

([0, L] (0, +)).


La (83) implica non soltanto lunicit`a della soluzione, ma anche una continui-
t` a della sua dipendenza dal dato iniziale: intuitivamente, esprime la circostanza
che una piccola perturbazione del dato causa un piccolo cambiamento nella
soluzione. Non ci soermiamo sullimportanza dal punto di vista teorico del-
la nozione di dipendenza continua (che d`a origine alla nozione di problema
ben posto), e che `e fondamentale, ad esempio, nello studio di problemi ai
limiti per equazioni alle derivate parziali. Ci limitiamo ad indicare due con-
seguenze deleterie della mancanza di dipendenza continua: ogni (inevitabile)
errore sperimentale nella misurazione dei dati porterebbe a gravi discrepanze,
anche qualitative, tra la soluzione attesa e quella eettiva; risulterebbe poi
estremamente complicato formulare un metodo di approssimazione numerica
del problema.
Osservazione 6.1 Vogliamo sottolineare alcune propriet` a rilevanti del problema ora
esaminato.
Eetto regolarizzante. Ad ogni ssato istante t > 0, la soluzione del proble-
ma (70) `e sempre in C

([0, L]), indipendentemente dalla regolarit` a del dato U


0
iniziale: nel processo di diusione del calore, il dato iniziale viene regolariz-
zato.
Irreversibilit`a. Fissiamo T > 0, ed indichiamo con U
T
la soluzione allistante
T del problema (70) con dato iniziale U
0
. La funzione t U(., t) descrive,
istante per istante, levoluzione della distribuzione di temperatura nel corpo,
dallo stato iniziale U
0
(x) allo stato nale U
T
(x). Nel caso banale in cui U
0
`e identicamente nullo, lo `e anche la soluzione, ed in particolare U
T
= U
0
= 0.
Se invece U
0
non `e identicamente nullo, la funzione t V (., t) := U(., T t) de-
scrive il processo inverso, che porta dallo stato U
T
(x) allo stato U
0
(x). Orbene,
questa funzione non risolve mai lequazione del calore: il che `e la traduzione
matematica del fatto che la diusione del calore `e un fenomeno irreversibile.
Per leetto regolarizzante appena descritto, ci` o `e del tutto evidente se U
0
non `e in C

([0, L]); ma vale in generale. Si ha infatti


V
t
(x, t) =
U
t
(x, T t) =

2
U
x
2
(x, T t) =

2
V
x
2
(x, t).
Se V risolvesse lequazione del calore, la derivata parziale rispetto a t e la deriva-
ta parziale seconda rispetto ad x di V (x, t) dovrebbero essere nulle, quindi si
70 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
avrebbe V (x, t) = ax + b. Ma ci` o non risulta compatibile con le condizioni di
Dirichlet, a meno che si abbia a = b = 0, che per` o implica U
0
(x) = 0 in
[0, L], caso che abbiamo escluso.
Comportamento asintotico. Se M `e tale che |b
n
| M (dove b
n
`e dato dalla
(77); si veda la dimostrazione del Teorema 6.1), ad ogni t > 0 la soluzione U
verica la maggiorazione
|U(x, t)| M
+

n=1
e
n
2

2
t
M
+

n=1
e
n
2
t
=
M e

2
t
1 e

2
t
,
quindi tende a zerocon rapidit` a esponenzialeper t +.
Per illustrare quanto abbiamo esposto, esaminiamo un semplice esempio.
Risolviamo il problema di Cauchy-Dirichlet per lequazione del calore nel-
lintervallo [0, ], con dati di Dirichlet nulli e con il dato iniziale
U
0
:= 2(1 10 |1 x|)
+
(1 5 |2 x|)
+
(il graco di U
0
`e la spezzata che unisce i punti (0, 0), (.9, 0), (1, 2), (1.1, 0), (1.8, 0),
(2, 1), (2.2, 0), (, 0)). La soluzione U `e data dalla (78), con L = , = 1;
restano da calcolare i coecienti b
n
della (77). Osserviamo che, se si pone
(x) := (1 10 |1 x|)
+
, risulta intanto che U
0
(x) = 2(x) (
x
2
); di con-
seguenza,
b
n
=
4

_

0
(x) sin nxdx
2

_

0

_
x
2
_
sin nxdx =
=
4

_
1.1
.9
(x) sin nxdx
4

_
1.1
.9
(x) sin 2nxdx.
Ora, si calcola facilmente che, n N,
_
1.1
.9
(x) sinnxdx =
_
1.1
.9
(1 10|x 1|) sin nxdx =
=
_
.1
.1
(1 10|y|) (sin ny cos n + cos ny sin n) dy =
= 2 sinn
_
.1
0
cos ny dy 20 sinn
_
.1
0
y cos ny dy =
=
20
n
2
sin n
_
1 cos
n
10
_
=
40
n
2
sin n sin
2
n
20
.
Pertanto, risulta
b
n
=
160
n
2
sin n sin
2
n
20

40
n
2
sin2n sin
2
n
10
.
Le gure che seguono sono relative alle ridotte s
50
(U) della soluzione U del
problema di Cauchy-Dirichlet con dato U
0
. La prima, che d`a una visione
dinsieme, `e ottenuta raccordando linearmente le sezioni s
50
(U; x, t
n
) con t
n
=
n/200 (n = 0, . . . , 20); la seconda fornisce, sovrapposti, i graci di s
50
(U; x, t
n
)
con t
n
= 0, .001, .01, .1, .5:
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 71
x

U
.1
t
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
1
0.5
0
0.5
1
1.5
2


t = 0
t = .001
t = .01
t = .1
t = .5
72 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
Risultano evidenti sia la propagazione nello spazio della soluzione, sia la rapida
decrescenza della funzione t max
0x
|U(x, t)|.
Veniamo ora allesempio annunciato prima della Denizione 6.1. Premet-
tiamo che si chiama soluzione fondamentale K dellequazione del calore la
funzione da R
2
in R denita da:
K(x, t) :=
_
0 se t 0,
1
2

t
e
x
2
/(4t)
se t > 0
(84)
(il termine usato `e giusticato dalla successiva formula (94)). Per dimostrarne
alcune propriet`a basilari, utilizzeremo il seguente
Lemma 6.1 Per ogni t > 0, x = 0, >
1
2
, vale la maggiorazione
e
x
2
/(4t)
t
+
1
2

c()
|x|
2+1
, dove c() :=
_
4 + 2
e
_
+
1
2
. (85)
Dim.: ssati x = 0 e > 0, poniamo
f

() :=

e
x
2
/4
( 0). (86)
`
E evidente che f

`e in C
0
([0, +))C

((0, +)), ed inoltre verica f

(0) = 0,
f

() > 0 > 0, e lim


+
f

() = 0; dunque ammette massimo positivo


in un punto
0
> 0. Per > 0, f

() si annulla se e solo se =
0
= 4/x
2
,
quindi il massimo vale f

(
0
) = (4/(e x
2
))

. Posto t := 1/, :=
1
2
, si ha
la (85).
Possiamo ora dimostrare il seguente
Teorema 6.5 La soluzione fondamentale K ha le seguenti propriet` a:
i) nel semipiano {(x, t) | t > 0}, K `e di classe C

e strettamente positiva;
inoltre,
lim
t0+
K(x, t) =
_
0 se x = 0,
+ se x = 0;
(87)
K
x
(x, t) =
x
2t
K(x, t); K
xx
(x, t) = K
t
(x, t) =
x
2
2t
4t
2
K(x, t); (88)
ii) per ogni >
1
2
, x = 0, t > 0, posto c() := c()/(2

), valgono le
maggiorazioni
_
K(x, t) c() t

|x|
21
; |K
x
(x, t)|
1
2
c( + 1) t

|x|
22
;
|K
xx
(x, t)|
_
1
4
c( + 2) +
1
2
c( + 1)
_
t

|x|
23
;
(89)
iii) in R
2
\{(0, 0)}, K, K
x
, K
t
, K
xx
sono continue, e K
t
(x, t) = K
xx
(x, t);
iv) t > 0,
_
+

K(x, t) dx = 1; > 0, lim


t0+
_

K(x, t) dx = 1.
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 73
Dim.: i): le propriet` a enunciate sono di verica immediata.
ii): la prima delle (89) `e conseguenza ovvia della (85) e della denizione di K; grazie alla
prima delle (88) ed alla prima delle (89), scritta con + 1 al posto di , si ottiene subito
la seconda delle (89). Inne, per dimostrare la terza delle (89) basta osservare che, per la
seconda delle (88) e grazie alla prima delle (89) (con sostituito prima da +2, poi da +1),
si ha
|Kxx(x, t)|
x
2
4t
2
c( + 2) t
+2
|x|
25
+
1
2t
c( + 1) t
+1
|x|
23
.
Verichiamo le iii). Sappiamo che K `e di classe C

in R
2
privato della retta {t = 0};
resta quindi da mostrare che K, Kx, Kt sono continue, come funzioni delle due variabili x, t,
in ogni punto (x
0
, 0) con x
0
= 0; dato che K(x, t) = K(x, t), possiamo anzi supporre x
0
> 0.
Cominciamo dalla continuit` a di K. Dobbiamo mostrare che, ssato > 0 ad arbitrio, esiste
> 0 tale che se |xx
0
| e |t| risulta K(x, t) (anzi, basta mostrarlo per 0 < t ).
Imponiamo intanto a di essere x
0
/2, cosicche se |x x
0
| si ha 0 <
1
2
x
0
x
3
2
x
0
.
Dalla prima delle (89) con = 1 si ha allora che se |x x
0
| e 0 < t si ha
K(x, t) c(1)
t
x
3

8 c(1)
x
3
0
,
quantit` a se si impone a lulteriore condizione di essere (x
3
0
)/(8 c(1)).
Analogamente, dalla seconda delle (89) con = 1, si ha che (sempre per |xx
0
| (x
0
/2)
e 0 < t )
|Kx(x, t)|
1
2
c(2)
t
x
4

8 c(2)
x
4
0
,
che `e se `e inoltre (x
4
0
)/(8 c(2)).
Resta da dimostrare la continuit` a nel punto (x
0
, 0) di Kt. Dato che per t = 0 si ha Kt(x, t) =
Kxx(x, t), basta vericare che per (x, t) (x
0
, 0) si ha Kxx(x, t) 0 (in tal caso si ha infatti
che per (x, t) (x
0
, 0) anche Kt(x, t) 0, dunque, in particolare, lim
t0
Kt(x
0
, t) = 0, il
che implica lesistenza di Kt(x
0
, 0) e luguaglianza Kt(x
0
, 0) = 0). Ancora, grazie alla terza
delle (89) con = 1 si ha che (nelle ormai solite ipotesi su x, t)
|Kxx(x, t)|

1
4
c(3) +
1
2
c(2)

t
|x|
5

1
4
c(3) +
1
2
c(2)

2
x
0

5
,
quantit` a pur di prendere sucientemente piccolo.
iv): con il cambiamento di variabile := x/2

t si ha che
Z
+

K(x, t) dx =
1
2

t
Z
+

e
x
2
/(4t)
dx =
1

Z
+

2
d = 1.
Analogamente,
lim
t0+
Z

K(x, t) dx =
1

lim
t0+
Z
/(2/

t)
/(2

t)
e

2
d =
1

Z
+

2
d = 1,
il che conclude la dimostrazione.
Landamento di K(x, t) nel rettangolo [3, 3] [.005, 1] `e riportato nella
pagina seguente:
74 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
La soluzione fondamentale del calore.
Dai risultati ora visti discende che K(x, t) `e una soluzione positiva delle-
quazione del calore nel semipiano {t > 0}. In termini intuitivi, alla luce della
(87) e delle propriet`a espresse nella iv), rappresenta la temperatura nel pun-
to (x, t) di un conduttore unidimensionale di lunghezza indenita, mantenuto
a temperatura nulla per t < 0, al quale istantaneamente (per t = 0) viene
somministrata una quantit`a unitaria di calore, concentrata nel punto x = 0.
13
Introduciamo a questo punto la soluzione fondamentale derivata
H(x, t) :=
x
t
K(x, t) = 2K
x
(x, t)), (90)
74 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
13
In termini un po meno vaghi, ma il cui signicato verr` a chiarito in altri Corsi, il limite
nel senso delle distribuzioni di K per t 0+ coincide con la delta di Dirac concentrata
nellorigine.
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 75
x
t
La soluzione fondamentale derivata.
della quale riportiamo landamento nel rettangolo [3, 3] [.005, .3] del piano
(x, t):
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 75
Teorema 6.6 La soluzione fondamentale derivata H ha le propriet` a seguenti:
i) nel semipiano {(x, t) | t > 0}, H `e di classe C

; `e dispari nella variabile


x (H(x, t) = H(x, t)); H(x, t) > 0 nel quadrante {(x, t) | x > 0, t > 0};
inoltre,
lim
t0
H(x, t) = 0 x R; (91)
ii) in R
2
\{(0, 0)}, H, H
x
, H
t
, H
xx
sono continue, e H
t
(x, t) = H
xx
(x, t).
Dim.: i): le propriet` a enunciate sono evidenti.
ii): dato che, in R
2
\ {(0, 0)}, H = 2Kx e Hx = 2Kxx, sappiamo gi` a che H, Hx sono
continue. Si osservi poi che per t = 0 si ha Ht = 2Kxt = 2Kxxx = Hxx; per concludere,
basta quindi mostrare (si confronti con la dimostrazione del Teorema precedente, iii)) che per
76 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
ogni x
0
> 0 la funzione (x, t) Hxx(x, t) tende a zero quando (x, t) (x
0
, 0). Per questo, si
osservi che (calcolo immediato) per x = 0, t > 0 si ha
Kxxx(x, t) =
6tx x
3
8t
3
K(x, t).
Dalla prima delle (89) si deduce la maggiorazione, valida (x = 0, t > 0, >
1
2
)
|Kxxx(x, t)|

3
4
c( + 2) +
1
8
c( + 3)

|x|
24
. (92)
Da questa (con = 1) si ricava che, ssati x
0
> 0, > 0 e > 0 tale che < x
0
/2, se
|x x
0
| < e 0 < t < risulta
|Hxx(x, t)| = 2|Kxxx(x, t)| 16 (6c(3) +c(4))
1
x
6
0
,
quantit` a < se `e sucientemente piccolo, il che conclude la dimostrazione.
Sottolineiamo che, nonostante valga la (91), tuttavia H non `e continua per
(x, t) = (0, 0): basta ad esempio osservare che per x = 0 si ha H(x, x
2
) =
(2
4

x|x|)
1
.
Il graco precedente `e tuttavia puramente qualitativo. Per avere qualche
informazione di natura quantitativa, riportiamo qui sotto i graci delle sezioni
x H(x, t
n
), nellintervallo .08 x .08 e per t
n
= n 10
5
, con n = 1, . . . , 8
(ma si tenga ben presente che le unit`a di misura sugli assi dieriscono addirittura
per un fattore dellordine di 10
5
!):
0.08 0.06 0.04 0.02 0 0.02 0.04 0.06 0.08
1
0.5
0
0.5
1
x 10
4


t=10
5
t=2 x 10
5
t=3 x 10
5
t=4 x 10
5
t=5 x 10
5
t=6 x 10
5
t=7 x 10
5
t=8 x 10
5
Si osservi che al diminuire di t lascissa del massimo si avvicina sempre pi` u a
zero, mentre lordinata cresce (in eetti, tende a +); considerazioni analoghe
per il punto di minimo.
6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 77
Poniamo ora, per (x, t) A := R
2
\

nZ
{(2n, 0)},
v(x, t) := H(x, t) +
+

n=1
[H(x + 2n, t) +H(x 2n, t)] ; (93)
vogliamo mostrare che
Teorema 6.7 La restrizione U di v alla striscia (0, 2) (0, +) `e una soluzione
non identicamente nulla dellequazione del calore, che verica le (72) con U
0
= 0
ed L = 2.
Dim.: dimostriamo intanto che, ssati ad arbitrio t
0
> 0, N N, la serie nella (93) converge
uniformemente in [2N, 2N] [t
0
, +). Infatti, in tale striscia risulta, per ogni n > N,
|x + 2n| = x + 2n 2(n N); |x 2n| = 2n x 2(n N),
quindi, dato che H = 2Kx e grazie alla seconda delle (89) con = 0,
|H(x + 2n, t) + H(x 2n, t)|
c(0)
2(n N)
2

2
= O

1
n
2

.
La stima precedente, grazie al criterio di Weierstrass, assicura la convergenza uniforme della
serie; dato che le funzioni (x, t) H(x 2n, t) sono continue in [2n, 2n] [t
0
, +), ne
discende la continuit` a di v. Per larbitrariet` a di N, t
0
, si pu` o concludere che v `e continua nel
semipiano {(x, t) | x R, t > 0}.
Utilizzando la terza delle (89) con = 0, si ottiene poi che per |x| 2N, t t
0
, n > N
|Hx(x + 2n, t) + Hx(x 2n, t)| (c(2) + 2c(3))
1
8(n N)
3

3
= O

1
n
3

;
quindi anche la serie
P
+
n=1
(Hx(x+2n, t)+Hx(x2n, t)) converge uniformemente, e grazie
al Teorema di derivazione per serie si deduce che vx `e continua per t > 0.
In modo analogo, ma utilizzando la (92) con = 0, si vede che si ha, sempre per |x| 2N,
t t
0
e n > N,
|Hxx(x + 2n, t) +Hxx(x 2n, t)| = |Ht(x + 2n, t) + Ht(x 2n, t)| = O

1
n
4

,
il che permette di concludere che per t > 0 le funzioni vt e vxx sono continue, e vt = vxx.
Poiche v, per t < 0, `e identicamente nulla, resta da studiare il comportamento della serie
sulla retta {t = 0} privata dei punti {(2m, 0) | m Z}.
Fissati > 0 (e, come non `e limitativo, < ), N N, m Z con |m| < N, osserviamo
intanto che se x [2m +, 2(m + 1) ] si ha, n > N,
|x + 2nx| 2(n N) + ; |x 2n| 2(n N 1) +;
ancora per la seconda delle (89) con = 0, nellinsieme
B
N
:=
[
mZ, |m|<N
([2m + , 2(m+ 1) ] R)
vale la maggiorazione, per ogni n > N + 1,
|H(x + 2n, t) +H(x 2n, t)|
c(1)
(2(n N 1) +)
2
= O

1
n
2

.
Sempre per il criterio di Weierstrass, la serie converge uniformemente in B
N
, quindi v `e
continua in B
N
. Per larbitrariet` a di N e per quanto visto in precedenza, la continuit` a di v
in A `e dimostrata.
`
E poi immediato vericare che in A la funzione v `e dispari e 2-periodica nella variabile
x per ogni t ssato; inoltre, per t = 0 si ha evidentemente v(2m, t) = 0 m Z, il che
conclude la dimostrazione.
Per completezza, diamo un rapido cenno al problema ai valori iniziali (74).
78 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
Ci chiediamo anzitutto se sia possibile trovare una formula esplicita che
permetta di calcolare la soluzione (in un senso da precisare) u(x, t) a partire
dal dato u
0
(x). Anche in questo caso, procediamo dapprima in modo puramente
formale.
Supponiamo u
0
S(R); dato leetto regolarizzante dellequazione del calore,
`e lecito attendersi che, per ogni t > 0 ssato, anche la funzione x u(x, t) sia
in S(R). Possiamo allora introdurne la trasformata di Fourier u(, t) (rispetto
alla variabile x; si noti che t viene trattato come un parametro)
u(, t) :=
1

2
_
+

e
ix
u(x, t) dx.
Dalla iii) del Teorema 5.9 si ricava che la funzione t u(, t) verica le-
quazione (si noti che ora consideriamo come parametro)

t
u(, t) =
2
u(, t) (t > 0),
la cui soluzione generale ha la forma u(, t) = c() e

2
t
. Imponendo (sempre
in modo formale) la condizione iniziale, si ha c() = u(, 0) = u
0
(), cosicche
u(, t) = u
0
() e

2
t
. Resta quindi da calcolare lantitrasformata di Fourier
(rispetto a ) di questultima funzione; tuttavia, poich`e, come vedremo tra poco,
`e molto pi` u semplice calcolare lantitrasformata del prodotto di due trasformate,
conviene scrivere u(, t) = u
0
() e

2
t
nella forma u(, t) = u
0
()

h(, t), dove


h(x, t) = (e

2
t
)

(x). Per questo, utilizzeremo il seguente


Lemma 6.2 Dato > 0, e posto g

(x) := e
x
2
, si ha g

() =
1

2
e

2
/(4)
.
Dim.: si ha intanto g

(x) = 2xg

(x); per le iii), iv) del Teorema 5.9, ne


segue che i g

() = 2iD

(). Di conseguenza, g

() = c e

2
/(4)
; dato
che
c = g

(0) =
1

2
_
+

e
x
2
dx =
1

2
_
+

e
y
2
dy =
1

2
,
si conclude che g

() = (2)
1/2
e

2
/(4)
.
In particolare, per = 1/(4t) si ha e

2
t
=

h(, t) = (2t)
1/2
g
1/(4t)
(), cio`e
h(x, t) = (2t)
1/2
g
1/(4t)
(x) = (2t)
1/2
e
x
2
/(4t)
.
Di conseguenza, per ogni t > 0 si ha h(x, t) =

2 K(x, t), dove K `e la


soluzione fondamentale dellequazione del calore, denita nella (84).
Siamo cos` ricondotti a cercare lantitrasformata del prodotto di due trasfor-
mate. Per questo, introduciamo intanto la
Denizione 6.2 Date f, g S(R), si dice prodotto di convoluzione (o, sem-
plicemente, convoluzione) di f e g la funzione f g denita da
(f g)(x) :=
_
+

f(y) g(x y) dy.


6.2 Lequazione del calore unidimensionale. 79
Non `e dicile dimostrare che la trasformata di Fourier muta il prodotto
di convoluzione nel prodotto ordinario (a meno di una costante moltiplicativa):
Proposizione 6.1 Per ogni f, g S(R), si ha
(f g)

2

f g, quindi (

f g)

=
1

2
f g.
Dim.: posto F := f g, utilizzando il Teorema di Fubini si ottiene che

F() =
1

2
_
+

__
+

f(y)g(x y) dy
_
e
ix
dx =
=
1

2
_
+

f(y)
__
+

g(x y) e
ix
dx
_
dy =
=
1

2
_
+

f(y)
__
+

g() e
i
e
iy
d
_
dy =
=
1

2
__
+

g() e
i
d
___
+

f() e
iy
dy
_
=

2

f() g().
Dalla relazione
u(, t) = u
0
()

h(, t) = (2)
1/2
((u
0
( . ) h( . , t)(x))

() =
= ((u
0
( . ) K( . , t)(x))

()
segue allora che u(x, t) = (u
0
( . ) K( . , t))(x), da cui la formula di Poisson
u(x, t) =
_
+

u
0
(y) K(x y, t) dy = (94)
=
1
2

t
_
+

u
0
(y) e
(xy)
2
/(4t)
dy.
`
E chiaro tuttavia che, anche quando u
0
`e, ad esempio, soltanto sommabile in R,
si pu`o denire u tramite la relazione precedente; si controlla facilmente che u `e
in C

(R (0, +)), e verica lequazione del calore in R (0, +). Se poi,


ad esempio, u
0
`e continua e limitata, si dimostra che u verica la relazione
x R, lim
t0+
u(x, t) = u
0
(x); (95)
`e quindi una soluzione del problema ai valori iniziali, se si richiede alla so-
luzione di vericare la condizione iniziale nel senso debole dato dalla (95).
In questo caso, tuttavia, sappiamo gi`a che non c`e unicit` a: la funzione H(x, t)
verica infatti, nel senso debole ora introdotto, il problema ai valori iniziali
con dato iniziale nullo. Per analogia con il problema di Cauchy-Dirichlet
appena trattato, si pu`o pensare di eliminare questa dicolt`a imponendo alla
soluzione di essere continua nel semipiano chiuso R [0, +) (si confronti con
la Denizione 6.1). Tuttavia, neanche questo risolve il problema dellunicit`a,
come mostra il seguente controesempio, dovuto a Tikhonov: ssato p > 1, e
posto (per t > 0)
p
(t) := e
1/t
p
, si dimostra che la funzione
u
p
(x, t) :=
+

n=0
1
(2n)!

(n)
p
(t) x
2n
80 6 QUALCHE APPLICAZIONE.
`e ben denita e regolare in R (0, +), dove `e soluzione dellequazione del
calore. Inoltre, se si prolunga la denizione di u
p
ponendola uguale a zero per
t = 0, si ha che tale prolungamento `e continuo in R [0, +); `e quindi una
soluzione continua in R [0, +) e non identicamente nulla del problema ai
valori iniziali nel semipiano, con dato u
0
identicamente nullo.
Per avere unicit`a, occorre quindi dare una denizione ancora pi` u restritti-
va di soluzione: si dimostra infatti (Teorema di Widder) che c`e unicit`a se
si impone alla soluzione lulteriore condizione di essere inferiormente limita-
ta,
14
come daltra parte deve necessariamente essere una soluzione che abbia
signicato sico.
Vogliamo inne sottolineare come la formula di rappresentazione di Pois-
son metta in evidenza una circostanza: lequazione del calore modellizza un
fenomeno di diusione che si propaga con velocit`a innita (quindi il model-
lo `e non-relativistico). Ci`o `e conseguenza immediata della stretta positivit` a
della soluzione fondamentale per t > 0: se il dato iniziale u
0
(x) `e ad esempio
nullo fuori da un intervallo (a, b), nel quale `e strettamente positivo, allora in
ogni istante t > 0 la soluzione `e strettamente positiva in tutti i punti x: il che
corrisponde appunto ad una velocit`a innita di propagazione del calore.
Osservazione 6.2 Per concludere, rileviamo che, pur restando in questa imposta-
zione, si possono dare altre denizioni di soluzione, pi` u deboli ma applicabili a
dati iniziali u
0
meno regolari. Abbiamo infatti enunciato che la (94) denisce
una soluzione u C

(R(0, +)) dellequazione del calore (in R(0, +))


anche nella sola ipotesi che (ad esempio) u
0
sia sommabile in R;
15
`e spontaneo
chiedersi se, o sotto quali ulteriori ipotesi sul dato, si abbia che, per t 0+, la
funzione t u(., t) converge ad u
0
in media integrale, cio`e
lim
t0+
_
+

|u(x, t) u
0
(x)| dx = 0.
Questioni analoghe si possono porre, per un dato iniziale in L
2
(R), sostituendo
la convergenza in media integrale con la convergenza in media quadratica.
Il problema (74) pu` o per` o essere arontato in altre impostazioni, estremamente
generali ma di natura completamente diversa (soluzioni variazionali; soluzioni
ultradeboli;. . . ), il cui esame tuttavia esula dallo scopo di queste note.
14
oppure, superiormente limitata
15
anzi, `e facile mostrare che t > 0 risulta
R
+

|u(x, t)| dx
R
+

|u
0
(x)| dx
Indice analitico
, 12
(C, 1)-lim, 33
L
1
-lim, 52
L
1
(a, b), 52
L
1
#
, 12
L
2
-lim, 46
L
2
(a, b), 44
[x], 1
F, F, 58
S(R), 56

n,m
, 1

f, f

, 53
f

, 57
v.p., 3, 55
(f),
n
(f),
n
(f; x), 33
f
n
L
1
f, 52
f
n
L
2
f, 46
s(f), s
n
(f), s
n
(f; x), 14
condizione
del Dini bilatera, 53
del Dini generalizzata, 15
iniziale, 64
condizioni
ai limiti
di Dirichlet, 64
di Neumann, 64
costante di Wilbraham-Gibbs, 30
dipendenza continua dai dati, 69
disuguaglianza
di Bessel, 48
di Schwarz, 45
equazione del calore, 64
comportamento asintotico, 70
eetto regolarizzante, 69
irreversibilit`a, 69
velocit`a di propagazione, 80
fenomeno di Gibbs, 23, 26, 31
formula
di inversione, 53, 57
di Parseval, 57
Fourier
antitrasformata di, 57
coecienti di, 47
costanti di, 12
equazione di, 64
trasformata di, 53
funzione
a decrescenza rapida, 56
regolare a tratti, 17
sviluppabile in serie di Fourier,
12
identit`a
di Abel, 6
di Parseval, 49
lemma
di Riemann-Lebesgue, 10
limite
in L
1
(a, b), 52
in L
2
(a, b), 46
in media (C, 1), 33
in media integrale, 44, 52
in media quadratica, 46
secondo Ces` aro, 33
norma
in L
1
(a, b), 52
in L
2
(a, b), 45
nucleo
di Dirichlet, 14
di Fejer, 33
onda
quadra, 22
semitriangolare, 25
parte intera, 1
polinomio trigonometrico, 1
coecienti, 1
grado, 1
principio
(debole) del massimo, 68
(debole) del minimo, 68
problema
ai valori iniziali, 66
di Cauchy-Dirichlet, 64
prodotto scalare, 45
relazioni di ortogonalit`a, 1
81
82 INDICE ANALITICO
serie
di Fourier
associata ad f, 12
generalizzata, 49
in L
2
(, ), 44
trigonometrica, 3
simbolo di Kronecker, 1
sistema ortonormale, 47
completo, 49
soluzione fondamentale, 72
derivata, 74
somme di Fejer, 33
spazio
di Schwartz, 56
metrico completo, 46
successione
a variazione limitata, 5
delle medie aritmetiche, 33
teorema
del Dini, 15
di Plancherel, 58
valore principale, 3, 55
83
7 Altri risultati notevoli.
7.1 Esistenza di una funzione continua 2-periodica la cui
serie di Fourier non converge per x = 0.
Dimostriamo laermazione, fatta nellOsservazione 2.2, che la sola continuit`a
di una funzione 2-periodica non garantisce, in generale, la convergenza della
sua serie di Fourier su tutto R.
Indichiamo con C
0
#
:= C
0
#
(, ) il sottospazio chiuso di C
0
:= C
0
([, ])
delle funzioni f continue su [, ] e tali che f() = f(). Posto, f in C
0
#
,
F
n
(f) := s
n
(f; 0), si ha |F
n
(f)| (2n + 1) f
C
0, quindi F
n
`e in (C
0
#
)

. Se
f C
0
#
esistesse il lim
n
s
n
(f; 0), la successione {F
n
} sarebbe

-debolmente
convergente, quindi, per il Teorema di Banach-Steinhaus, limitata in norma.
Mostriamo che invece sup
n
F
n

(C
0
#
)
= +.
Per denizione, si ha intanto che F
n

(C
0
#
)
|F
n
(f)| f C
0
#
tale che
f
C
0 = 1. Mostreremo tra poco che, per ogni n N ssato, `e possibile costruire
una successione {g
n,N
}
N>n
C
0
#
che tende in L
1
(, ) alla funzione signD
n
,
ed `e tale che g
n,N

C
0 = 1 N > n. Ne viene allora che
F
n

(C
0
#
)
|F
n
(g
n,N)
| =
1

g
(n)
N
(x) D
n
(x) dx

,
quindi, per N +,
F
n

(C
0
#
)

1

|D
n
(x)| dx,
e la conclusione segue dal fatto che lim
n
D
n

L
1
(,)
= +.
La costruzione di g
n,N
consiste nel modicare il graco di signD
n
sostituendo
i tratti verticali in corrispondenza ai salti di signD
n
(che in [, ) sono nei
punti x
(n)
k
:= 2k/(2n + 1), con |k| = 1, . . . , n) con segmenti di pendenza N.
Ad esempio, se D
n
(x) > 0 per x (x
(n)
k
, x
(n)
k+1
)(x
(n)
k+2
, x
(n)
k+3
), mentre D
n
(x) < 0
per x (x
(n)
k+1
, x
(n)
k+2
), il graco di g
n,N
per x (x
(n)
k
+
1
N
, x
(n)
k+3

1
N
) `e la spezzata
che unisce i punti
_
x
(n)
k
+
1
N
, 1
_
,
_
x
(n)
k+1

1
N
, 1
_
,
_
x
(n)
k+1
+
1
N
, 1
_
,
_
x
(n)
k+2

1
N
, 1
_
,
_
x
(n)
k+2
+
1
N
, 1
_
,
_
x
(n)
k+3

1
N
, 1
_
.
Nella gura che segue riportiamo i graci di signD
n
e di g
5,10
:
84 7 ALTRI RISULTATI NOTEVOLI.
3 2 1 0 1 2 3
1.5
1
0.5
0
0.5
1
1.5
2
2.5


sign D
5
g
5,10
7.2 Il teorema di Mensov.
Nel Paragrafo 1 abbiamo enunciato il seguente risultato:
Teorema 7.1 (Mensov) Esiste una serie trigonometrica che converge quasi ovun-
que a zero, ma i cui coecienti non sono tutti nulli.
Diamo un rapido cenno alla dimostrazione, senza entrare nei dettagli.
Fissato (0, 1/2), deniamo linsieme E = E() (che generalizza lin-
sieme di Cantor) come segue. Dallintervallo [0, 2] togliamo lintervallo aperto
(2, 2(1 )): restano due intervalli chiusi, la cui unione indichiamo con E
1
,
entrambi di lunghezza 2. Da ciascuno di questi ultimi togliamo un interval-
lo centrale aperto, in modo che rimangano quattro intervalli chiusi, ognuno di
lunghezza uguale a 2
2
; indichiamo con E
2
la loro unione.
2 2
2
2
2
2
2
2
2
2
. . . .
. . . . . . . .
Iteriamo il procedimento: al k-esimo passo rimangono 2
k
intervalli chiusi
{I
k,n
} (n = 1, . . . , 2
k
), ciascuno di lunghezza 2
k
; poniamo E
k
:=

n
I
k,n
.
Deniamo su [0, 2) una misura
k
ponendo, per ogni sottoinsieme A di [0, 2)
misurabile secondo Lebesgue,

k
(A) :=
1
2
m(A E
k
)
2
k

k
,
dove m `e lordinaria misura di Lebesgue. In altri termini, su ciascuno degli
intervalli I
k,n
si denisce
k
come un multiplo m della misura di Lebesgue,
7.2 Il teorema di Mensov. 85
con la costante scelta in modo che
k
(I
k,n
) = 2
k
n = 1, . . . , 2
k
(quindi

k
(E
k
) = 1); mentre A E
k
= =
k
(A) = 0.
Deniamo E() := lim
k
E
k
(per = 1/3 si ritrova lusuale insieme di Can-
tor): `e facile vedere che E() `e un chiuso di misura nulla secondo Lebesgue;
inne, indichiamo con

il limite debole

delle misure
k
(`e evidentemente
una misura singolare rispetto a quella di Lebesgue, dato che il suo supporto `e
contenuto in E()).
A questo punto, lidea `e di introdurre la serie di Fourier associata a

,
cio`e la serie trigonometrica di costanti
a
n
:=
1

cos nx d

(x); b
n
:=
1

sin nx d

(x);
si noti che i coecienti della serie non sono tutti nulli: ad esempio, a
0
= 1.
Se questa serie riproduce (in qualche senso) la misura

, la sua somma
deve essere nulla in E(), dunque la dimostrazione `e conclusa.
A questo punto, occorre per`o ricordare che, per il Teorema di Cantor-
Lebesgue, condizione necessaria perch`e la serie converga almeno su un insieme
di misura positiva `e che i coecienti a
n
, b
n
siano innitesimi; daltra parte, si
pu`o dimostrare che se tali coecienti sono innitesimi, allora la serie converge
a zero sul complementare del supporto di

. Il problema `e cos` ricondotto al


seguente:
per quali (0, 1/2) i coecienti della serie di Fourier associata a

tendono a zero?
La risposta `e piuttosto complicata, e, un po inaspettatamente, fa inter-
venire propriet`a algebriche di . Un primo risultato, parziale ma. . . semplice (da
enunciare!) `e il seguente:
se `e razionale, scritto nella forma = p/q con p, q primi tra loro, i
coecienti di Fourier di

tendono a zero se e solo se p = 1.


Il risultato generale `e il seguente:
i coecienti di Fourier di

tendono a zero se e solo se 1/ non `e un


numero di Pisot,
dove
Denizione 7.1 Un numero > 1 si dice numero di Pisot se `e un intero algebrico
(cio`e, `e radice di unequazione della forma x
n
+ c
n1
x
n1
+ . . . + c
0
, dove i
coecienti c
0
, . . . , c
n1
sono numeri interi), e tutte le altre radici della stessa
equazione hanno modulo < 1.