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ERNST KANTOROWICZ, Laudes Regiae.

Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto del sovrano nel Medioevo, con un saggio di M. F. Bukofzer sulla musica delle laudes con le loro trascrizioni musicali, cura ed intr. di A. Pasquetti, ed. it., Milano, Medusa, 2006, pp. 317 (Grandi saggi 2).

A sessantanni dalla sua prima edizione in lingua inglese (E. KANTOROWICZ, Laudes Regiae. A Study in Liturgical Acclamations and Mediaeval Ruler Worship, Berkeley Los Angeles, University of California Press, 1946) e a quarantatre dalla morte del suo autore finalmente uscito in traduzione italiana, sulla scia di una rivalutazione della figura di Ernst Kantorowicz quale storico di fama internazionale (ad esempio da poco stata pubblicata in Italia una raccolta di suo saggi sulla regalit ed il pensiero politico nel Medioevo: E. KANTOROWICZ, I misteri dello Stato, a cura di G. Solla, Genova, Marietti 1820, 2005), il suo magistrale lavoro sulle laudes regiae (ovvero sulle acclamazioni liturgiche rivolte ai sovrani in et medievale). Lopera ebbe una lunga gestazione. I primi studi al riguardo iniziarono, in una Germania ormai nazista, nel 1934 e gi nel 1936 alcuni nuclei del lavoro erano pronti per la stampa. Dopo che nel dicembre del 1938 lo studioso, di origini ebree, abbandon spontaneamente il proprio paese in seguito alle leggi razziali la stesura dellopera prosegu a Berkeley, in California, e fu portata a compimento nel gennaio del 1941 ma fu pubblicata, in seguito a un susseguirsi di circostanze spiacevoli (come lo stesso Kantorowicz specifica nella prefazione), solamente nel 1946. Lo studio, classificabile tra le opere inerenti la liturgia medievale, analizza un particolare canto liturgico in uso in Europa sostanzialmente tra lVIII ed il XIII secolo: le laudes regiae (una sorta di litania cesarea cantata in occasione delle incoronazioni regie, delle solennit liturgiche e delle principali occasioni festive). Il Kantorowicz ne ricostruisce con grande abilit ed attenzione filologica le origini, le forme e le strutture, ne segue le diffusioni, gli sviluppi e gli utilizzi ed infine, ed questo certamente laspetto pi rilevante dal punto di vista storico, ne mette a nudo il significato politico ed ideologico. Si dimostra cos la validit delle laudes (e delle fonti liturgiche in generale) come fonti utili non solo agli studi di carattere filologico, teologico e di storia della Chiesa ma anche a quelli, come lo stesso autore sostiene nella prefazione, incentrati sulla storia politica, culturale e costituzionale e sullo studio del pensiero delle idee e delle teorie politiche medievali. Ed infatti il merito del Kantorowicz, lo vedremo meglio tra breve ma forse meglio anticiparlo subito qui, proprio quello di porre in evidenza come certi, apparentemente insignificanti, cambiamenti della struttura o dei termini adottai allinterno dei testi delle laudes riflettano in realt importanti trasformazioni della concezione dei poteri secolari e spirituali in periodi e luoghi diversi dellEuropa medievale. La prima parte del lavoro incentrata sullindividuazione delle origini del formulario delle laudes cos come ci appare nella loro redazione prodotta nella Gallia di met VIII secolo. Grazie allo studio, nella migliore tradizione kantorowicziana, di ogni tipo di fonte disponibile (da quelle narrative e documentarie a quelle giuridiche e liturgiche passando per quelle iconografiche e materiali) si tratteggia un ampio quadro che, delineato con abile maestria, spazia dallantichit romana e pagana allimpero cristiano tardo-antico e bizantino e dallOriente mediterraneo allIrlanda ed allInghilterra anglosassoni. Ne emerge come le laudes regiae avessero subito linfluenza, da una parte, delle antiche acclamazioni militari imperiali romane (in seguito cristianizzate ed incorporate, ma senza perdere la loro connotazione marziale e cavalleresca, nella liturgia ecclesiastica e perdurate, in seguito alla caduta della parte occidentale dellimpero, a Bisanzio) e, dallaltra, delle Litanie dei Santi diffusesi, a partire dallIrlanda e dallInghilterra protocristianizzate, sul continente europeo. Dopodich si pone laccento sul contenuto del testo delle laudes riponendo particolare attenzione, passando cos a quella parte del lavoro che forse pi densa di implicazioni e di significati da un punto di vista prettamente storico, alle suppliche in favore dei titolari dei poteri

secolari ed ecclesiastici accompagnate dalle invocazioni dagli elenchi di santi. In particolare si seguono evoluzioni e sviluppi delle varie versioni delle laudes passando da quelle gallo-franche (prodotte in Gallia dalla met dellVIII secolo per i sovrani carolingi) a quelle franco-romane (adoperate a Roma tra il IX e il XII secolo per le incoronazioni imperiali), continuando con quelle episcopali, papali ed imperiali (create successivamente al XII secolo) e concludendo con quelle normanne (in uso in tempi e con modalit diverse in Inghilterra, Sicilia e Normandia), dalmate e veneziane (utilizzate fino ai primi anni dellet moderna). Per ogni tipologia vengono segnalate, con grande attenzione, presenze, assenze e differenti posizionamenti allinterno del testo delle acclamazioni rivolte alle varie autorit laiche e religiose, gli appellativi con i quali queste sono citate e le diversificate qualit dei santi invocati in loro soccorso. Quello che emerge da questa lettura delle differenti versioni dei testi delle laudes, e che sicuramente costituiscono il maggiore merito del lavoro del Kantorowicz, sono le principali caratteristiche del pensiero politico regio medievale e dei rapporti di forza tra potere temporale e spirituale. Levoluzione di questi aspetti, sapientemente delineati dal nostro autore per larco di allincirca cinque secoli, crea un quadro completo della regalit medievale fino alle soglie del XIII secolo che possiamo, tenute in conto variazioni e sfumature, ancora oggi considerare sostanzialmente valido e che pu costituire un buon punto di partenza per ogni tipo di ricerca indirizzata sullargomento. In particolare vi si mette in evidenza il concetto di regalit allinterno del regno franco di Pipino e Carlomagno che viene, grazie ad una liturgizzazione della sfera secolare e la propensione ad istituire un potere politico di natura teocratica, basato sulla regalit biblica di Davide. Cos facendo il regno franco si trasforma in un Regnum Davidicum dove lautorit regia deriva direttamente da Dio, dove il sovrano incarna una tipologia di monarca esemplata su quella di Davide e si presenta come un rex et sacerdos di ascendenza biblica (ovvero come il detentore sia del potere temporale che di quello spirituale) e dove il popolo franco con sempre maggiore insistenza paragonato a quello dIsraele. La versione gallo-franca delle laudes sembra indicare ed enfatizzare proprio questo carattere angelicus dei re carolingi elevati, in virt del rito dellunzione, a veri e propri christi Domini ed autentici capi della Chiesa. La situazione cambia completamente, in seguito alla riforma della Chiesa ed alla lotta per le investiture, quando il pontefice tende ad assumere su di s un potere sempre pi monarchicoimperiale di natura universale che lo configura come lunico vicarius Dei sulla terra e come un vero e proprio sacerdos et imperator in contrapposizione alla pretesa autorit spirituale dei re. Tutto ci comporta necessariamente uno svilimento degli elementi clericali e sacerdotali in precedenza, soprattutto in et ottoniana, tipici dellimperatore romano. Agli occhi del papato riformato limperatore non altro che un subalterno del pontefice e la nozione di regalit sacramentale si avvia ormai sul viale del tramonto insieme alla natura sacerdotale dellimperatore. Questo snodo fondamentale per levoluzione del pensiero politico medievale, che il Kantorowicz tratteggia con la consueta lucidit anche grazie ai preziosi riferimenti al cerimoniale, ai simboli del potere ed alliconografia papale, viene posto alla base delle nuove versioni delle laudes approntate tra la fine del XII e linizio del XIII secolo per lintronizzazione papale e per lincoronazione imperiale. Le laudes papales inaugurate poco prima dellascesa al soglio pontificio di Innocenzo III si configurano come il pendant antitetico delle acclamazioni in onore dellimperatore. La concentrazione dei poteri spirituali e temporali nelle mani del solo papa comporta necessariamente lesclusione di tutti gli altri poteri dallacclamazione e linvocazione dellintercessione di tutte le categorie dei santi nei confronti del solo summus pontifex che incarna in s tutta la Chiesa. Viceversa le laudes imperiali probabilmente utilizzate per la prima volta in occasione dellincoronazione di Ottone IV nel 1209 celebrano limperatore nella sua qualit di semplice monarca ormai asservito al potere papale (secondo la celebre metafora del sole e della luna), privato della sua proiezione escatologica e della sua relazione diretta con Dio (infatti non viene pi qualificato n come rex pacificus n come a Deo coronatus ma come colui che sanctus Petrus, inteso nel senso del papa, elegit). Ormai egli semplicemente classificato come il braccio

armato al servizio della Chiesa (in quanto definito unicamente come invictissimus Romanorum imperator). Una situazione particolare, che permette al Kantorowicz di delineare e chiarire in maniera ancora pi completa il quadro fin qui esposto, costituita dalle laudes realizzate per i sovrani normanni del regno di Sicilia. Qui il singolare status di legato pontificio e lapporto della tradizione bizantina creano una situazione politica nella quale linfluenza del papato riformato si dimostra pi mitigata e meno efficace e dove la concezione liturgica e teocratica di un potere regio che si divide tra sfera temporale e sfera spirituale sembra essere ancora comunemente accettata ed anzi forse sviluppata nelle sue pi estreme conseguenze. In queste laudes il sovrano vi infatti definito come un a Deo coronatus, come un sanctissimus dominus e come un pacificus rector della Chiesa siciliana e non vi trovano spazio le acclamazione n per il papa n per il clero ma solamente quelle per il re (in modo da evitare qualsiasi tipo di equivoco che una lode in onore del pontefice avrebbe comportato). Quello che attraverso lo studio delle laudes regie Kantorowicz delinea un avvincente percorso allinterno dellideologia politica medievale dal regno franco carolingio ai primi anni del XIII secolo attraverso quello snodo fondamentale per la regalit medievale che passato alla storiografia moderna sotto il nome di lotta per le investiture e sulla quale lo storico di Pozna auspica, in chiusura del libro, uno studio specifico in grado di mettere il luce tutte le ripercussioni che ebbe sulla liturgia dei secoli successivi. Laffermazione, prima, e la crisi, poi, di una regalit liturgica basata sul concetto del sovrano come rex et sacerdos e come immagine di Cristo e suo vicario sulla terra si riflette, come in un gioco di specchi, nei testi delle laudes regiae entro ai quali il lettore abilmente condotto dal Kantorowicz fino alle soglie del XIII secolo quando, come aveva gi in parte individuato (nel E. KANTOROWICZ, Kaiser Friedrich der Zweite, Berlin, Bondi, 1927) e come specificher con ancora pi accurata attenzione (nel E. KANTOROWICZ, The Kings Two Bodies. A Study in Medieval Political Theology, Princeton - New Jersey, Princeton University Press, 1957), si affermano i fondamenti di quella che stata definita la regalit giuricentrica. Ma questa unaltra storia. MIRKO VAGNONI