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Henri Marrou La conoscenza storica

Introduzione (si pu fare dal libro, per sport)



Cap. 1 La storia come conoscenza

Che cos la storia? La storia conoscenza del passato umano. Prima ancora che venga scritta, la
storia compiutamente elaborata gi presente nel pensiero dello storico; e pertanto quali che
possano essere le interferenze tra questi due tipi di attivit, essi restano logicamente distinti.
Conoscenza Conoscenza vera, cio valida storia devessere una conoscenza scientificamente
elaborata del passato.
Per ci che concerne la conoscenza del passato, dobbiamo ricordare che mentre il filosofo della
storia conosce o pretende di conoscere gli aspetti essenziali di questo passato, noi ci rifiutiamo di
seguirlo e accettiamo nel suo complesso tutto ci che appartenne al passato delluomo, o almeno
tutto quello che noi riusciremo a saperne.
Lunico elemento che cos resta ambigua la qualifica di umano attribuita al passato: noi
crediamo che essa importi lidentificazione suscettibile di essere compreso direttamente e di
essere colto dallinterno.
As esempio quando lo stesso studioso della preistoria sposta la sua indagine su quegli oggetti che
conservano i segni di un atto volontario delluomo, e attraverso la loro muta testimonianza si
sforza di comprendere le tecniche materiali o spirituali, le idee e i sentimenti dei loro remotissimi
artefici, questa sua attivit{ rientra in quel ramo della storia che larcheologia e che pu gi{ dirsi
storia. La conoscenza interiore delluomo e delle sue possibilit ci permette di capire quei
cacciatori preistorici, i quali sono perfettamente storici. (artifacts oggetti che conservano le
tracce di unattivit{ umana).

La storia il rapporto posto in essere dallo storico tra due piani di umanit: il passato vissuto
dagli uomini di un tempo e il presente in cui si sviluppa tutto uno sforzo inteso a rievocare questo
passato, perch ne tragga profitto luomo, cio gli uomini che verranno.
bene quindi opporre realt storica a conoscenza storica:
Tedesco Geschichte(realt storica oggettiva)/Historie(conoscenza storica soggettiva)
Italiano Storia/storiografia
Francesce Histoire/histoire.
Marrou propone di lasciare da parte le antitesi perch scinderebbero la realt che la
conoscenza del passato umano, la sola che abbia mai designato il linguaggio. Tale coscienza
presente in tutto il rapporto, cio nella sintesi che lintervento e liniziativa del soggetto
conoscente stabilisce tra presente e passato.
Storia conoscenza presuppone un oggetto, cio di conoscere il passato di cui possiamo
postulare lesistenza come qualcosa di necessario.
Dilthey loggetto della storia ci si presenta ontologicamente, cio come noumeno: esso
certamente esiste, ma non possiamo descriverlo.
Si deve allora evitare di indicare questo passato, prima che possa dirsi compiuta lelaborazione
della sua conoscenza con quello stesso termine che sta appunto ad indicare tale compiuta
conoscenza. bene allora soffermarsi sulla formula Evoluzione dellumanit{ che comprende in
s i concetti di genesi e divenire. Nellaccezione biologica, levoluzione sta ad indicare il
complesso di relazioni causali che uniscono nel tempo lessere vivente ai suoi diretti
predecessori. Lestensione analogica di questo concetto al periodo vissuto dallhomo sapiens
successivamente allapparizione della sua specie, sembra pi che ammissibile. La condizione
presente di un essere vivente si spiega con leredit{ del suo passato.
Il passato realmente vissuto, levoluzione delluomo non sono la storia. Il passato delluomo,
rivivendo nella coscienza dello storico, diviene tuttaltra cosa, partecipa di un altro modo
dellessere. Il passato quindi caratterizzato dal fatto che esso conosciuto come passato.
Quello che passato per noi, era presente per quelli che lo hanno vissuto e cos via a ritroso.
Da ci vien fuori che:
a) Lungi dal farsi contemporaneo del suo oggetto, lo storico se ne appropria per situarlo
prospetticamente nella profondit del passato; lo conosce in quanto passato.
In questa capacit di sentire in modo egualmente vivo realt e lontananza del passato, ci
sembra che suole indicarsi come senso storico.
b) Lontananza dal passato non vuol dire che tutto il tempo trascorso da allora sino ad oggi
sia come uno spazio vuoto: gli avvenimenti studiati dallo storico non hanno mai cessato
dal produrre frutti e conseguenze, dallo spiegare cio una loro intrinseca potenzialit,
cos che noi non possiamo scindere la cognizione che abbiamo del lontano passato dalla
conoscenza di tutti gli eventi che si sono poi succeduti fino ai giorni nostri. Bisogna
introdurre una regola dellepilogo: ogni studioso che non esami il suo oggetto dalle
origini ai giorni nostri, deve essere sempre preceduto da una introduzione che mostri i
precedenti del fenomeno studiato ed essere seguito da un epilogo in cui si cerchi di
rispondere a questa domanda: che cos accaduto successivamente?. Bisogna evitare
che la ricerca si inizi ex abrupto e termini improvvisamente.
c) Quando il passato era qualcosa di vivo e quindi di presente, lo era non diversamente dal
presente che noi viviamo oggi. Almeno su questa terra non esistono posti di osservazioni
privilegiati.
La conoscenza dello storico mira allintelligibilit{, a sollevarsi dalla polvere dei piccoli fatti, per
sostituirvi una visione ordinata che permetta di scorgere le linee e gli orientamenti generali
suscettibili di comprensione, le catene di relazioni causali finaliste, nonch i significati e i valori.
Fine dello storico quello di guardare al passato con uno sguardo razionale, capace di
impadronirsene, di comprenderlo e, in un certo senso, di spiegarlo: uno sguardo che noi non
potremmo mai gettare sul tempo presente.
Marrou poi se la prende con la storia locale perch un racconto che riferisce il passato
fedelmente, ma anche con quelle assurdit che sono implicite nelle confuse impressioni di
unesperienza diretta. Questa non ancora storia proprio perch manca limpegno a ripensare il
dato immediato per renderlo appunto pensabile, cio suscettibile di comprensione.
Pi che accettare i fatti, allo storico importa soprattutto comprenderli, e daltronde gli
avvenimenti che lo interessano rivelano nella maggior parte dei casi qualcosa di pi sottile che
non le semplici constatazioni materiali.

Capitolo 2 La storia inseparabile dallo storico

La filosofia critica della storia pu finalmente impegnarsi a sottolineare il compito decisivo che
nella elaborazione della conoscenza storica viene svolta dallintervento attivo dello storico, dal
pensiero e dalla personalit sua.
Vero problema A quali condizioni possibile la conoscenza storica?
I positivisti sognavano di porre la storia sullo stesso piano di quelle scienze, che essi chiamavano
esatte. I teorici positivisti cercarono di definire le condizioni alle quali avrebbe dovuto obbedire
la storia per raggiungere anchessa lambito rango di scienza positiva, di conoscenza valida per
tutti, lobiettivit{.
In fondo loro palese ambizione era di promuovere una scienza esatta delle cose dello spirito
(Renan).
Formula dei positivisti : h= P+p. I positivisti vedono nella storia lobiettiva registrazione del
passato con in pi, purtroppo, un inevitabile intervento in cui si muove lo storico, qualcosa come
lastigmatismo delloftamologo o lequazione personale dellosservatore: un dato superfluo, una
entit che bisogna ridurre al minimo. Dello storico, nonch dei suoi informatori, si sarebbe voluto
fare uno strumento meramente passivo, una sorta di apparecchio registratore che riproducesse
loggetto, cio il passato con meccanica fedelt o fotografarlo.
Linterpretazione critica individua la testimonianza, il cui valore viene stabilito da una severa
critica interna negativa dellesattezza e della sincerit{: a poco a poco nelle nostre schede viene
accumulandosi il buon grano dei fatti: allo storico resta solo da riferirli con fedelt ed esattezza
sino quasi a scomparire dietro le testimonianze riconosciute valide.
Collingwood la chiama storia forbici-e-colla. Niente pi approssimativo di questa analisi che si
dimostra assolutamente incapace di rendere i momenti della evoluzione interiore dello storico.
Una metodologia del genere non portava ad altro se non a degradare la storia in erudizione.
Contro Langois, si pu dire che la storia il risultato dellattivit{ creatrice dello storico che, come
soggette conoscente, stabilisce un rapporto tra il passato evocato e il presente che suo.
V.H. Galbraith di Cambrigde: La storia il passato nella misura in cui possiamo conoscerlo. Gli
storici non son pi soli, ma si scontrano nelle tenebre con un Altro misterioso, quel passato che
pi sopra indicavo come la realt noumenica del passato, realt che a volte si avverte
terribilmente presente, ribelle ad ogni nostro sforzo, sicch quando noi cerchiamo di
impadronircene, di obbligarla a piegarsi essa finisce sempre per sottrarsi almeno in parte alla
stretta.
la storia una battaglia dello spirito, unavventura, e come ogni impresa umana conosce
solo successi parziali, sempre relativi, sproporzionati alle ambizioni iniziali; come da ogni
certame che si ingaggia con le sue sconcertanti profondit dellessere, luomo ne esce con
unacuta coscienza dei suoi limiti, della sua debolezza, della sua umilt.
Lesperienza di storico riesce sempre ad avvertirci di una fitta rete di relazioni in cui pu dirsi
che le cause abbiano effetti che si prolungano nel tempo, conseguenze che si confondono, si
legano e si contrastano, mentre il fatto pi trascurabile pu essere la conclusione di una serie
convergente di reazioni a catena: ogni problema storico, anche il pi limitato, richiede la
conoscenza dellintera storia universale.
Tema Pascaliano del duplice infinito Se questo il problema di fronte a cui ci pone la storia
qual lo Spirito che pu dirsene allaltezza? Noi risponderemo che questo spirito esiste ed Dio,
la cui saggezza increata di per se stessa uno spirito santo, unico, molteplice.
La prima norma di condotta che noi indicheremo al nostro discepolo sar questa: tu non sei il
buon Dio, non dimenticarti mai di essere soltanto un uomo. Il filosofo deve rallegrarsi di aver
precisato la verit{ circa lessere; in questo caso la verit{ circa lessere dello storico.
Ne deriva che anche la filosofia umana e pertanto pu avanzare solo cautamente, un passo dopo
laltro, perci abbiamo una fondamentale sproporzione tra loggetto della storia e i mezzi cui la
conoscenza dispone perch ci troviamo di fronte la realt storica noumenica che non pu essere
compresa da altri se non da Dio. I mezzi limitati dello storico infatti non gli permettono di
raccogliere ci che di cui dispone il passato. La storia ci che del passato lo storico riesce a
possedere; ma passando attraverso i suoi strumenti di conoscenza, questo passato ha
subto una cos profonda rielaborazione, un tale mutamento, da mostrarsi interamente
cambiato, da divenire ontologicamente tuttaltra cosa.
Per capire cos la storia bene partire dallo storico e seguire il suo cammino verso la
conoscenza.
Langois-Sebois: La storia si fa con i documenti. Marrou: il nostro lavoro suppone unattivit{
originale fondata sulliniziativa; la storia la risposta ad una domanda che la curiosit{,
linquietudine, langoscia esistenziale, lintelligenza e lo spirito dello storico rivolgono al mistero
del passato. Il processo di elaborazione storica non deve essere mosso dallesistenza di
documenti, ma da un atto originale, ovvero la posizione del problema, che si concreta nella
scelta, delimitazione e concezione del soggetto.
Secondo Marrou la storia non deve ridursi soltanto ad una storia generale che metta insieme
tutto con tutto. Oggi della storia si ha una concezione affatto diversa, pi ampia e nello stesso
tempo pi profonda. (M. Bloch). La histoire historisante deve vincere contro la sua rivale, ovvero
la histoire vnementielle. Lo storico, quando decide di studiare un periodo storico, non ha
niente di predeterminato tra le mani. Un tale piano lo determina egli stesso: tutto lo sviluppo
ulteriore della ricerca e la stessa conoscenza che ne sar il risultato si trovano condizionate ed
orientate dalla entit delle domande poste.
Ma per evitare che il fantasma dellidealismo aleggi qui intorno bene ricordare che la
costruzione autonoma che comporta una tale elaborazione del questionario e delle sue ipotesi
annesse, propone che lo storico, grosso modo, sappia gi quali siano i problemi veramente
proponibili, quali le idee, i sentimenti, le reazioni, le caratteristiche tecniche riferibili agli uomini
di una certa epoca o di un certo ambiente.
Progresso storico Quando la scienza storica inizia lo studio di un nuovo settore le riesce assai
arduo evitare il grave peccato di anacronismo: si ignora quali problemi porre; e daltra parte il
pensiero non dispone di strumenti analitici abbastanza precisi da permettergli la formulazione di
un questionario adeguato.
Ogni epoca, ogni ambiente umano, ogni oggetto storico, solleva sempre una pluralit di
problemi e pu prestarsi a uninfinit di domande: la conoscenza che ne acquister lo
storico dipender evidentemente da quella o da quelle che egli decider di approfondire;
e questa scelta sar a sua volta in funzione della sua personalit, dellorientamento del suo
pensiero, del suo livello culturale, insomma della filosofia in generale che determina le
sue categorie mentali e i suoi criteri di giudizio. Grande storico sar chi, nei limiti del suo
sistema di pensiero sapr porre il problema storico nel modo pi ampio e pi capace di
sviluppi, sapr vedere quale domanda rivolgere al passato. Perci il valore della storia
strettamente subordinato al genio dello storico perch A misura che si possiede pi
spirito ci si accorge della presenza di pi individui originali, di un maggior numero di
tesori da strappare al passato delluomo.

Capitolo 3 La storia si fa con i documenti

Posta la domanda occorre trovarvi una risposta. A questo punto interviene il documento: questo
pu essere conosciuto solo attraverso le tracce che ha lasciato dietro di s, e che noi riusciamo a
capire, e inoltre soltanto nella misura in cui queste tracce sono state lasciate, in cui le abbiamo
ritrovate e ci siamo mostrati capaci di interpretarlo.
Esigenza tecnica grava sullelaborazione della storia I filosofi non hanno insistito a sufficienza
su questo punto, forse perch la nostra filosofia critica nata quando la scienza storica, ebbra dei
suoi successi, tendeva a dimenticare i suoi limiti.
Ranke Storia Universale La storia comincia l dove i monumenti divengono intelligibili e
dove esistono documenti degni di fede.
Spengler dimostra la necessaria esistenza di avvenimenti di importanza capitale, die quali
purtroppo non sapremo mai assolutamente niente per mancanza di documenti che li ricordino.
Meyer storico solo ci che o stato attivo.
Poich lesistenza e la conservazione di questi documenti sono dovute al gioco di un complesso di
forze che non sono state predisposte in vista delle esigenze di un eventuale storico, si deve
dedurre che mai riuscire a sapere tutto ci che stato questo passato, e nemmeno tuto ci che
siamo in condizione di desiderare di sapere. I documenti conservati non sono sempre quelli che
noi vorremmo, ci che dovrebbero essere. O non ve ne sono o non se ne trovano abbastanza.
Oppure i documenti sono troppi: circostanza normale nella storia contemporanea, un campo in
cui lo studioso quasi soccombe sotto il peso degli archivi accumulati e, da un tempo a questa
parte, egregiamente conservati. I problemi realmente interessanti diventano allora inaccessibili.
Limite della conoscenza storica La sua possibilit, la sua precisione, il suo interesse, il suo
stesso valore sono determinati dal fatto brutale, assolutamente estrinseco, della presenza o meno
di una documentazione relativa a tutti i problemi che la ricerca si propone di affrontare. Grande
storico non sar soltanto chi meglio sapr porre i problemi, ma colui che sar allo stesso tempo
capace di elaborare nella maniera migliore un piano concreto di ricerche che permetta di trovare
e di dare risalto ad una maggiore quantit di documenti tra i pi sicuri e rivelatori.
Langlois-Seignobos: leuristica si riduce alla consultazione bibliografica.
Spesso loriginalit{ dello storico sta proprio nel trovare una nuova prospettiva che permette di
utilizzare, ai fini di un nuovo problema, un gruppo di documenti che si credevano gi
esaurientemente analizzati.
La scelta dei documenti utilizzabili per la soluzione di un determinato problema, lungi dal
presentarsi come unoperazione puramente meccanica, offre allo studioso occasione di esercitare
il suo talento. In primo luogo leuristica unarte che comporta le sue regole, i suoi strumenti di
lavoro, il suo consumato mestiere. La scienza storica ha dovuto adeguare il suo metodo di ricerca
alle condizioni affatto differenti dei periodi e degli aspetti del passato da essi studiati.
Alla ricerca delle fonti si associa strettamente lanalisi della bibliografia.
Ma lingegnosit{ dello storico non si manifester{ soltanto nellarte di scoprire i documenti:
bisogna anche e soprattutto sapere quali di essi cercare. Fino a che la questione circoscritta al
campo abbastanza elementare di quella che noi chiamiamo vnementielle non molto difficile
determinare quale sia il documento pertinente; la nozione si fa molto pi complessa e soprattutto
molto pi sfuggente quando, di l{ dallaccertamento materiale della realt{ di un fatto preciso, si
ricercano tutti i suoi aspetti marginali, tutte le sue circostanze, i suoi effetti, le sue cause, il suo
significato e il suo valore. Ogni fonte di informazione da cui lo storico sappia dedurre qualche
elemento per la conoscenza del passato umano, considerato in funzione della domanda che gli
stata rivolta, pu considerarsi un documento. La nostra documentazione si giover di tutto ci
che ancora si conserva del retaggio del passato, e che pu essere interpretato come un indizio
rivelatore della presenza, dellattivit{, dei sentimenti e della mentalit{ delluomo di un altro
tempo. Tale nozione ci appare in funzione di due distinte varianti: nella stessa misura in cui
dipende dal passato, essa si mostra egualmente legata alliniziativa e allabilit{ dello storico nel
servirsi dei suoi strumenti di lavoro e delle sue conoscenze, ma soprattutto ai dati intrinseci della
sua personalit: intelligenza, ricchezza di interessi, cultura. Per lo storico, la capacit di percepire
una documentazione, altrimenti nemmeno supponibile, dipender dalla quantit di conoscenze
diverse che egli sar riuscito ad accumulare dalle sue esperienze umane. Anche se del documento
si abbia un concetto molto limitato, qual quello da noi criticato, anche ove si tratti di un nucleo
di testimonianze ben conosciute e facilmente accessibili, lo studioso non pu mai dirsi sicuro di
non essersi lasciato sfuggire qualche elemento essenziale, nonostante i suoi spogli metodici,
accurati, approfonditi.
Operazione chiave del lavoro storico la COMPRENSIONE. La comprensione storica si manifesta
come linterpretazione di segni o di indizi, la cui realt{ immediata ci permette di cogliere
qualcosa delluomo di un tempo: la sua azione, il suo comportamento, il suo pensiero, la sua vita
interiore, a volte, invece, semplicemente la sua presenza (il segno del passaggio di un uomo).
La conoscenza del passato umano non si limita solo ai dati rigorosamente umani di questo
passato. Luomo non vive isolato, egli inseparabile dallambiente di cui partecipa. La conoscenza
della sua storia non potr prescindere dai fenomeni naturali. Anche per il presente in cui viviamo
vale lo stesso discorso (esempio di quello che ci scivola davanti).
Si deve rinunciare alla trasposizione dei metodi delle scienze naturali, occorre prendere le mosse
da quel genere di conoscenza definita volgare, quella cio di cui ci serviamo nella vita di ogni
giorno. La storia incontro con lAltro e comprende questi altri-da-noi nellesperienza del
presente e insieme con questa rientra nella categoria generale della conoscenza delluomo da
parte delluomo.
Comprensione dellaltro Gnoseologia.
Conoscenza storica comprensione dei documenti relativi al passato: ci non differisce dal
constatare lesistenza degli altri e della loro attivit{ nel presente.
Perch io possa comprendere un documento e un altro uomo, occorre che lAltro partecipi
largamente alla categoria dellIo: bisogno che io gi{ conosca il senso delle parole di cui si serve il
suo linguaggio. Il che esige che io conosca egualmente la stessa realt di cui queste parole, questi
segni rappresentano il simbolo. Noi possiamo comprendere soltanto quello che, in misura
abbastanza, gi{ nostro e a noi vicino (nellesperienza per esempio).
Incontro con laltro Dimenticarci per un attimo ci che siamo, e concentrarsi su di lui. (storico
devessere capace di una tale epokh).
Pi la parte dellAltro andr{ accrescendosi a spese della categoria dellIo, come accade quando il
documento ci giunge da un passato pi lontano o da un ambiente pi esotico, pi la
comprensione diverr difficile, rischiosa e parziale: la lingua sar conosciuta in misura sempre
pi esigua, la realt evocata da questi segni parteciper di un ordine meno consueto e diverr
ipotizzabile con assai maggiore difficolt.
Filosofo invece cerca di suggerire, attraverso la retorica, quel che la parola non ha detto e non
dice. Oppure cerca attraverso neologismi di disperdere lattenzione del lettore con inutili
fumismi.

Capitolo IV Condizioni e mezzi per la comprensione

Storico colui che, attraverso lepokh, sa uscire da se stesso per incontrarsi con gli altri. Questa
virt detta simpatia. Secondo i positivisti invece la principale dello storico lo virt.
Secondo Marrou una esasperazione dello spirito critico da considerarsi come una delle pi
gravi deficienze dello storico. Se veramente per comprensione si deve intendere la dialettica
dellIo con lAltro-da-me, questa postula una pi ampia e profonda comunione fraterna tra il
soggetto e loggetto, tra lo storico e il documento: impossibile comprendere senza questa
disposizione dellanimo che ci rende connaturali agli altri, che ci permette di risentirne le
passioni, di ripensarne le idee di una prospettiva non diversa dalla loro e di comunicare con loro.
In questo caso anche il termine simpatia si dimostra insufficiente: se lo storico vuole veramente
comprendere, deve cercare di creare un legame di amicizia con il suo oggetto, poich nessuno
pu conoscersi se non attraverso lamicizia.
Naturalmente tutto questo non tende ad escludere la presenza e il ricorso allo spirito critico. Io
voglio conoscere, comprendere questo passato e, in primo luogo, i documenti suoi nella loro vera
essenza; voglio amare in questo amico un Altro che esiste. Nella vita, come nella storia,
lautentica amicizia presuppone la verit{. Una sincera passione non abolisce la coscienza della
realt: in un certo senso, io sono felice di scoprire anche i limiti, anche i difetti di colui che amo,
poich questo contatto con ci che esiste, a volte brutale, mi conferma della sua realt, della sua
essenziale alterit.
Spirito critico e simpatia devono essere sempre facilmente conciliabili e egualmente presenti in
ogni studioso. Laddove si esamini pi dappresso lapporto reale di queste diverse fasi della
ricerca, apparir evidente come sia sempre la simpatia a rappresentare il momento costruttivo:
la critica demolisce ledificio di una conoscenza imperfetta, afferma esigenze che saranno poi utili
alla ricostruzione ulteriore; ma il suo contributo, di per se stesso, appare trascurabile.
(esempio di Febvre che smonta la critica distruttrice di Denifle e ricostruisce unimmagine di
Lutero conforme alla storia).
Secondo i tanto odiati positivisti, lequazione simbolica sarebbe del tipo: h = P + p Storico
perci era soprattutto il critico che non si lasciava sorprendere, capace di scorgere
linterpolazione, smascherare il falsario, respingere unattribuzione usurpata.
Secondo Marrou lesperienza della storia invece, lungi dal mostrare una siffatta specie di
orgoglio, esiga e allo stesso tempo sviluppi una costante, profonda umilt. La storia un incontro
con gli altri e noi vedremo che, per chi non sia imbelle e meschino nellanimo, sovente significhi
esperienza di una grandezza che ci lascia smarriti; non di rado infatti gli uomini del passato da
essa rivelati erano pi grandi di noi. Ma prima ancora di tutto questo, il nostro atteggiamento
sar determinato dalla preoccupazione di mostrarci attenti e diremmo quasi recettivi di fronte
alloggetto e al documento che lo esprime: comprendere un documento, sapere che cosa sia, che
cosa dica, che cosa significhi, non poi la cosa pi facile. Spesso infatti critichiamo qualcosa che
infondo non abbiamo colto in pieno. Ogni nuova esigenza che si impone allo storico, segna per
contraccolpo un nuovo limite alla conoscenza storica. Perch noi possiamo conoscere un
determinato periodo del passato, non basta che ne rimangano documenti significativi, ma occorre
che vi sia uno storico in grado di reperirli e soprattutto di capirli: per giungere alla conoscenza
del suo oggetto, lo storico deve possedere nella sua cultura personale, nella struttura stessa del
suo spirito, quelle affinit psicologiche che gli permetteranno di immaginare, di comprendere, di
rivivere i sentimenti, le idee, gli atteggiamenti di quei figli del passato che ritrover nei
documenti. La validit della conoscenza storica anche in funzione diretta della ricchezza
interiore, dellintelligenza, delle doti spirituali dello storico che lha elaborata. Lo storico per
deve essere anche e soprattutto uomo in tutta la sua complessit e non ridursi alla dimensione di
un topo di biblioteca o, peggio, di uno schedario.
Nuova nozione di epokh: la subordinazione alloggetto, da noi definita, implica che lo storico si
dimentichi perfino la stessa questione per cui si trascelto il documento. Bisogna ascoltarlo,
lasciarlo parlare, dargli la possibilit di mostrarsi nella sua vera essenza.
Lincontro dellaltro nella storia dellaltro nella storia dei suoi documenti avviene non
diversamente nella vita quotidiana: non certo un buon metodo, per stringere conoscenza con
una persona con cui s recentemente entrati in relazione, rivolgerle una serie di domande dalle
nostre preoccupazioni immediate, No, bisogna cercare di coglierla in se stessa in quanto estranea
da noi.
I tipici manuali di metodologia storica, elencano una siffatta classifica di operazioni:
Critica esterna:
1) Critica dellautenticit{: il testo che abbiamo tra le mani o no identico a quello scritto
dallautore? A questa prima fase si ricollega la critica di restituzione che si propone di
ricostruire un originale scomparso.
2) Critica della provenienza: attraverso lanalisi dei caratteri intrinseci e il confronto con le
testimonianze di altri documenti, si cerca di rispondere a tutte queste domande: chi ha
redatto il documento? Quando, dove e come? Per quali vie esse giunto sino a noi?
Critica interna:
a) Critica di interpretazione: ci che ha detto lautore, ci che ha inteso dire.
b) Critica dellattendibilit{: critica negativa della sincerit{, della competenza, della
esattezza: si cerca di determinare il valore della testimonianza.

In una simile prospettiva la ricerca storica finisce con il concentrarsi sullaccertamento della
realt dei fatti, cio delle azioni umane che possibile constatare obiettivamente; partendo da
questa premessa, il documento ideale sar{ loriginale di un processo verbale redatto sul luogo dai
testimoni oculari accorti e degni di fede: ogni documento incontrato sar classificato come buono
o cattivo, a seconda che si avvicini o meno a quella che si ritiene la testimonianza per eccellenza.
Ogni problema critico, cio il complesso di operazioni che lo storico fa subire al documento prima
di servirsene per la conoscenza del passato, si riduce a determinare la natura, lessere di questo
documento: noi cerchiamo di sapere esattamente che cosa esso sia in s e per s. Al concetto di
ricerca critica positiva di comprensione del documento; la ricerca si muove e si conclude con
lesigenza, postulata e risolta, di stabilire la realt{ del documento.
La conoscenza del documento nella sua realt ci insegna a leggerlo correttamente, a non cercarvi
ci che non contiene, a non studiarlo secondo una prospettiva deformante. Lapprofondimento
della ricerca preliminare porter necessariamente a conclusioni positive: il documento, in quanto
esiste, possiede un certo essere determinabile attraverso la comprensione e in virt della
simpatia.
S.Agostino: Non si pu mai dire che un documento nel suo essere reale sia menzognero; pu
ingannare lo storico ingenuo o distratto, se questi lo scambia per qualcosa di diverso da ci che
realmente , ma fonte dellerrore sar sempre questa ipotesi falsa e non lesser stesso del
documento: se siamo ingannati non ex eo quod est, bens ex eo quod non est.
Un falso certamente una menzogna, ma lo storico attento, grazie ad una simpatia che gli
permette di comprendere senza ingannarsi questo delitto perfetto, pu utilizzare la verit che
quella menzogna nasconde nel suo intimo. La comprensione del documento si realizza attraverso
una dialettica tra lIo e lAltro da me. Bisogna insistere su questo punto, se non altro per
contribuire a precisare gradualmente un concetto rimasto fino ad oggi piuttosto polemico, quello
della storia come conoscenza del singolare. vero, non pu negarsi che la conoscenza storica
aspiri a cogliere ci che non potr mai vedersi una seconda volta: essa percepisce il singolare
nella stessa misura e negli stessi modi della conoscenza divina. Da qui deriva la contrapposizione
abituale tra la storia e le scienze naturali; queste, attraverso princpi generali cercano di
raggiungere una conoscenza di ci che comune: lantitesi un procedimento oratorio che
spesso risulta inadeguato e approssimativo. In realt anche la conoscenza storica utilizza leggi e
si serve della conoscenza delluomo in generale per conoscere un individuo in particolare; per
converso, le scienze naturali, nei loro campi rispettivi, esaminano fatti singoli (fenomeni).
Tutti i fenomeni poi sono caratterizzati da una certa storicit. Ma inversamente bisogna precisare
che questa comprensione del singolare, dellaltro in quanto tale, una conoscenza di tipo
analogico costruita su elementi che, se non sono universali, sono per lo meno generali. Io
comprendo un documento cos come comprendo una parola, una espressione del linguaggio
quotidiano, lo comprendo cio nella misura in cui esso non mi si presenta isolato. Ogni
documento storico, se da un lato deve possedere una certa originalit{, almeno numerica, daltra
parte, in uno dei suoi diversi aspetti deve presentare una certa somiglianza o, in unaccezione pi
rigorosa, una qualche analogia con altri documenti gi noti. In realt, pi un documento si
presenter punti comuni con tutto omogeneo di documenti analoghi e gi conosciuti, tanto pi
agevolmente e con maggior sicurezza lo si potr interpretare. La storia allora ha necessit per
linterpretazione dei documenti di scienze ausiliare di tipo scientifico o socio-umanistico. (es.
dellepigrafia romana).

Capitolo V Dal documento al passato

A ogni ritorno su stessa, a ogni giro della nostra elica simbolica, lipotesi viene ripresa, corretta,
completata: e cos, gradualmente, nasce e si sviluppa la conoscenza storica. La storia non si
concreta in due fasi distinte: determinare il valore del documento e da questo risalire al passato;
la storia postula invece un processo omogeneo; solo comprendendo i documenti,
familiarizzandosi con essi essi, meditandoli, esaminando incessantemente, penetrandoli a poco a
poco, si pu giungere a conoscere tanto la loro vera essenza, quanto il passato umano di cui essi
conservano segni e testimonianza. Lo storico luomo che acquista tale familiarit{ con i
documenti, grazie a cui riesce a conoscerne con certezza il significato, limportanza, il valore, a
sapere quale immagine del passato essi racchiudano e offrano.
Giungiamo a farci una immagine veramente valida dellAltro da noi, solo in quanto lo vediamo
vivere, agire, reagire, lo ascoltiamo parlare, ne osserviamo le tante e diverse testimonianze che
dellalterit{ sua egli ci offre. La consuetudine con i documenti ci permette in ultima analisi di
conoscere luomo del passato non diversamente da come, oggi, lamico conosce i suoi amici.
Proprio a questo punto lo storico deve compiere il salto e risalire dal documento ad una realt
evocata dal documento stesso ma a questo esteriore; la realt di quel passato naturalmente
molto pi difficile a stabilire, anzi laliquota di incertezza andr{ ben presto crescendo. A questo
proposito la metodologia positivista aveva elaborato una dottrina rigorosissima, che pu cos
riassumersi: di per se stesso, nessun documento prova in modo indiscutibile lesistenza di un
fatto; lanalisi critica porta soltanto a determinare lattendibilit{ che sembrerebbe meritare la sua
testimonianza. Non si pu risalire alla realt di un fatto servendosi solo di un documento. Se si
capaci di riunire un certo numero di testimonianze egualmente autorevoli e le cui affermazioni
siano rigorosamente convergennti; se si riesce a stabilirne lindipendenza, allora soltanto la
probabilit di potere affermare la loro veridicit diviene pi grande e finisce per raggiungere
praticamente la certezza.
La teoria positivista definisce le condizioni necessarie ad assicurare la richiesta purezza della
Conoscenza, ma non riesce a garantire lestensione e linteresse del Conosciuto che in tal
condizioni effettivamente accessibile. Queste esigenze trascura i limiti posti dalla condizione
umana del caso capriccioso che ha determinato lo stato della documentazione di cui dispone lo
storico. Per lo pi, nessuna delle condizioni suddette si trova concretamente realizzata: esse
postulerebbero la formulazione di singole proposizioni negative, circostanza che la pi difficile
a ottenersi.
Per ci che concerne lindipendenza dei testimoni possiamo stabilire i rapporti positivi di
dipendenza eventualmente esistenti tra i documenti, oppure concludere che sino a informazioni
pi precise essi sembrano indipendenti. Ma allora quando potremo affermare che lo sono
realmente? La critica interna determina il massimo grado di credibilit che, allo stato delle nostre
cognizioni, sembrerebbe meritare un documento; non quello reale, perch non possiamo fare
lenumerazione esauriente delle cause di possibili errori.
Per quanto riguarda la concordanza di pi testimonianze, perch si verifichi un caso del genere
necessario ovviamente che loggetto osservato sia stato lo stesso; orbene, due uomini diversi, che
si interessando a cose diverse, ciascuno con la sua propria mentalit e con le sue inclinazioni, non
riusciranno mai a vedere un che di identico in quello stesso avvenimento umano che si svolge
sotto i loro occhi. Senza dubbio sufficiente, e accade non di rado, che i campi di osservazione si
incontrino: il consenso verte infatti sui punti comuni delle testimonianze; ma necessario
premettere che questa identit non pu riferirsi se non agli elementi pi esteriori della realt,
oggettivi o oggettivabili, sui quali possibile raggiungere un accordo fondato sullesame: eppure,
in questo caso, di fronte alla totalit della realt umana, che sola importa ricercare e conoscere, di
fronte a questa complessa in cui gesti esteriori e azioni visibili sono inseparabili dai valori
psicologici e da tutti quegli altri che le conferiscono significato e importanza, quellaccordo
come uno scheletro senza carne.
Di fronte alla realt{ del passato, lo storico si preoccupa pi dellessenza che dellesistenza:
stabilire la realt{ dellelemento ha la sua importanza, ma non pu essere ritenuto sufficiente;
sullo scheletro degli avvenimenti necessario sistemare i nervi, la carne e la pelle, la
epidermide delicata del reale, delluomo. In effetti bisogna intendersi su ci che si indica come
verit della storia: se ne oggetto il passato umano, essa sar vera nella misura in cui giunger a
ritrovare in tutta la sua ricchezza la realt{ delluomo; conoscere questultimo, infatti, non
significa ridurlo a un corpo mobile animato da movimenti identificati nel tempo e nello spazio. La
teoria classica della verifica per mezzo delle convergenze delle diverse testimonianze pu
assumere solo il fattore comune tra queste pi evidente, mentre portata a trascurare ci che
ciascuna possiede di maggiormente prezioso, perch pi sottile e delicato; di pi reale, perch
pi vicino alla inesauribile complessit della realt umana. La conoscenza dunque deve aderire al
suo oggetto. I positivisti sono stati mossi dallideale di oggettivit{ intesa, con estremo rigore,
quale conoscenza che in qualche modo fosse verificabile sperimentalmente; conoscenza, come
essi amavano dire, valida per tutti: ci che in definitiva non portava ad altro risultato che a quello
di escludere praticamente la stessa possibilit di una storia. Molto coerentemente i positivisti
concludevano che, ove mancassero testimonianze convergenti, sufficienti per quantit e per
valore, non restava altro da fare che confessare la nostra ignoranza. (marrou non accetta affatto
questa posizione).
Secondo Marrou, quando ci troviamo alla presenza di un documento o di un testimone, la nostra
preoccupazione immediata non sar pi quella di domandarci se sia possibile confrontarlo con
altri, se il testimone abbia voluto ingannarci ecc, ma cercheremo innanzitutto di sapere se egli
abbia compreso ci di cui parla, e fino a che punto labbia capito ed espresso; con quanta e con
quale precisione, ampiezza, complessit, profondit, sia riuscito a riflettere, a registrare e quindi
trasmetterci la sottile realt{ che noi tentiamo di cogliere. La pretesa di controllare dallesterno la
validit dei nostri testimoni si dimostra quasi sempre illusoria; spesso, pur conoscendo assai
bene il nostro documento, pur adoperandoci per comprenderlo sempre pi profondamente, non
possiamo fare altro che formulare un giudizio probabile sul grado e sulla natura della sua
autenticit e decidere se, proseguendo la ricerca, gli potremo o meno attribuire la fiducia.
Cogliamo qui lessenza stessa della conoscenza storica: Quando affronta in pieno il suo oggetto,
cio tutta la ricchezza della realt umana, la conoscenza storica non riesce ad accumulare quella
somma di probabilit che teoreticamente potrebbe portare ad una quasi certezza; in definitiva
essa si fonda su un atto di fede: del passato conosciamo soltanto ci che siamo riusciti a
comprendere dei documenti che abbiamo o so si sono conservati.
Constatare che la conoscenza storica il risultato di un atto di fede non esclude sua verit, non
nega che essa possa mostrarsi suscettibile di verit. Ancora una volta dobbiamo mostrarci attenti
a non confondere rigore e rigidit di spirito; ridurre il razionale allapodittico, limitare la verit{
alle sole conquiste della deduzione more geometrico e dellesame sperimentale delle ipotesi
attraverso linduzione, infatti soltanto falso rigore. Una vera filosofia, ansiosa di tutto
comprendere, sar invero la prima a constatare la funzione legittima e necessaria che assolve
nella vita delluomo una conoscenza fondata sulla fede. Ed proprio vero che il filosofo, per
quanto sia o voglia essere razionale, non smette di ricorrere alla fede, tanto nel pi modesto atto
di vita quotidiana, quanto nellesercizio rigoroso del pensiero puro. Poich, a differenza di altre
religioni che si rifanno solo a verit eterne o simboli mitici, il Cristianesimo si fonda su verit di
carattere storico come lIncarnazione, la Passione, la Resurrezione, la nostra teoria della
conoscenza storica pu mettere a frutto tutte le riflessioni che la teologia e la psicologia cristiana
hanno accumulato sulla nozioni di Fede Divina. Latto di fede storica non deve essere arbitrario,
in quanto comporta sempre alcuni preambula fidei razionali. Lo sforzo di comprensione a cui
abbiamo sottoposto i documenti, questo sforzo finisce con il risolversi in un giudizio di
credibilit, fondato sulla ragione: lo storico coscienzioso infatti sar sempre attento a evitare
quellerrore che la teologia cattolica indica con il termine fideismo, cio la tendenza a
minimizzare o ad escludere la funzione dimostrativa della ragione nellaffermazione di una fede
veramente salda.
Una volta ammesso che altro fiducia, altro credulit, che la fede non semplice arbitrio o
effetto di un dispotismo della volont{ che asservirebbe lintelligenza, si deve concludere che latto
di fede resta atto libero, un atto che impegna luomo nella sua totalit{ e implica una decisione
esistenziale.
Nessuna verit storica per inconfutabile e vincolante. Ci assai chiaramente deducibile dal
complesso dei fatti raccolti dallipercritico nelle sue singolari cartelle, che bisogna avere il
coraggio di sfogliare, considerandole senza scandalo.
La ragione storica si pone sul piano del possibile, del pi o meno probabile, essa ci propone
testimonianze alle quali niente ci impedisce di credere e che abbiamo anzi buoni motivi di
accettare. Non si pu per costringere alla fede.
Non dunque impossibile giungere ad un accordo sulla definizione di quelli che chiameremo i
giusti limiti di applicazione della ragione storica che si possano considerare normali. Senza
dubbio sembra che proprio in questo senso sia possibile difendere dallo scetticismo la validit
della storia. Ma bisogna precisare le condizioni logiche di un tale accordo. In primo luogo
constatiamo che, ove esista, esso non si stabilisce al medesimo livello di esigenza critica e in ogni
settore della ricerca storica: vi sono zone pacifiche in cui le testimonianze vengono accettate
senza difficolt nel loro valore immediato; altre, invece, in cui regnano inquietudine incertezza e
diffidenza: cos, quale contrasto l{ dove si passa dalla storia dellImpero romano a quella delle
origini cristiana. Perch tutto questo? Perch quella del cristianesimo, per molti nostri
contemporanei, resta una questione grave, attuale, imperiosa, che implica una scelta importante
nella loro vita. In un campo in cui ogni affermazione storica costituisce di per se stessa una
ragione di credere o di dubitare, naturale che lo storco si muova con cautela e sondi a ogni
passo la stabilit del terreno su cui dovr posare il piede, esiga con particolare insistenza dal
documento titoli di credibilit e non si decida a passare oltre se non in virt di lunghi colloqui
interiori. Ma necessario ricordare come la storia positivista evitasse assolutamente di
riconoscere che queste conclusioni storiche, di cos grande importanza per il credo religioso,
dipendessero gi{ di per se stesse dalla categoria gnoseologica della fede: lanalisi critica, per
penetrante che sia, non andr{ mai oltre lesame dei motivi di credibilit{, non potr{ mai giungere
ad ammettere la realt del passato, ove non intervenga la volont di credere, di prestare fede alle
testimonianze dei documenti. Lesperienza dellipercritica non di rado ci pone di fronte a ci che
in teologia si chiamerebbe ostinazione dellincredulit{: basta che lo storico si sia mosso da
qualche passione profonda perch, prima di decidersi ad accordare il suo credito, pretenda una
quantit impressionante di documenti, che esami con occhio sempre pi sospettso: e cos la
possibilit{ di una conclusione si fa sempre pi lontana! Ebbene, un po dovunque nel campo degli
studi storici esistono punti cancrenosi, nei quali la polemica si invelenisce e si protrae senza fine,
senza che si manifesti alcun profitto. Lo scetticismo pu ammettersi solo in relazione al
dogmatismo positivista le cui radici risalgono a Kant, per il quale i fatti storici, conosciuti
attraverso la testimonianza dellesperienza degli altri, sarebbero oggetto di scienza; il disinganno
esiste solo in correlazione con queste illusioni. La conoscenza storica, legata al concetto di
testimonianza, solo unesperienza mediata del reale, attraverso un personaggio interposto e
perci non suscettibile di dimostrazione: non una scienza nel senso esatto del termine, ma
soltanto conoscenza fondata sulla fede. Diviene quindi possibile determinare i limiti in cui possa
farsi valere efficacemente lesigenza critica. Il giudizio storico si inserisce nella sfera del
probabile e non in quella della necessit. vero, n vi alcun dubbio, che le cose potrebbero
sempre essere accadute in modo diverso: ogni testimonianza suscettibile di contestazione. E
allora, cerchiamo di comprendere il nostro documento, di vedere che cosa si possa appurare
della sua effettiva entit e che cosa sia ragionevole dedurne. Ragionevole, niente di pi; a chi
esigesse alcunch di meglio, bisogna rispondere di abbandonare la storia e di limitarsi alle
matematiche, perch questultimo il solo campo in cui lo spirito geometrico pu trovare,
insieme con una completa soddisfazione, un legittimo campo di azione.
Noi non siamo Dio e non possiamo sapere tutto: a differenza delle scienze naturali in cui, nei
limiti dellesperienza comune sempre possibile precisare meglio lesperienza, in istoria invece
la precisione ben presto finisce per accrescersi a danno della certezza.

Capitolo VI - Luso del concetto

Ricerca, comprensione, utilizzazione dei documenti: in tal modo lo storico elabora una risposta
alla domanda che lo ha mosso a scoprire e ad incontrare il passato. Ora occorre prescisare in che
modo e con quali strumenti si realizzi questo processo di elaborazione: la cosa ha una sua
importanza, perch tutto il problema della verit storica condizionato dalla validit di queste
operazioni mentali che consentono la trasformazione e il passaggio dal numero alla conoscenza,
dalla realt umana, che si evolveva nel passato, alla storia. A questo fine, lo strumento essenziale
sembra essere il concetto: conoscere storicamente significa sostituire ad un dato, di per se stesso
incomprensibile, un sistema di concetti elaborati dallo spirito. Lo storico non pu apprendere
nulla dal passato, nemmeno il fatto pi elementale, pi semplice, pi oggettivo senza qualificarlo:
non ci si pu limitare a dire che esso stato, senza in qualche modo precisare che cosa sia stato.
La pretesa della di conoscere prescindendo dagli strumenti logici della conoscenza,
implicherebbe una vera e propria contraddizione. Qualsiasi episodio non avrebbe significato se si
risalisse alle singole cose in se stesso. (quel fatto c accaduto nel tempo t nello spazio s). Lungi
dal cogliere i fatti nella loro immediatezza, come sono realmente accaduti, li abbiamo pensati, e
cio appresi, servendoci di concetti elaborati dalluomo al fine di costruire le scienze naturali.
Anzich garantirci una pi immediata comprensione del passato, questi concetti, ottenuti
attraverso un processo di schematizzazione, hanno potuto darci soltanto una immagine mutilata
della realt umana, diventa perci necessario completare i concetti scientifici con altri pi
specificatamente umanai, i quali, oltre a permetterci di comprendere meglio la realt storica, le
conferiranno una struttura molto pi facilmente intelligibile. Ricorreremo dunque a varie nozioni
e cercheremo di determinare la validit di questi concetti, cio la loro verit da cui dipende la
verit della storia. Poich dunque non tutti gli strumenti di cui si serve lo storico hanno la stessa
struttura logica e lo stesso valore, distinguiamo cinque grandi categorie:
a) La storia utilizza concetti che ambiscono alluniversale, suscettibili di essere applicati a
ogni uomo, qualunque sia lepoca o lambiente in cui vissuto. Lo storico, prima di
interessarsi al quel che di singolare presenta luomo, o di peculiare una determinata
civilt{, deve cogliere luomo semplicemente e soltanto come uomo. Nessuno di noi infatti
pu pensare per un solo momento al passato senza richiamarsi alle nozioni universali di
uomo, homo o vir, donna, vita, morte etc. La validit ed effettiva universalit dei concetti
ovviamente condizionata dal valore delle scienze che li hanno elaborati ed relativa al
grado di verit a cui le stesse scienze possono assurgere allo stato attuale del loro
sviluppo. (Es: cesare era calvo si avvale del concetto universale di calvizia che viene
dalla medicina). Unaltra specie dello stesso genere rappresentata dalle idee sulluomo,
sulle cose delluomo e, in generale, sullumanit{; idee che, pi o meno coscientemente, lo
storico assorbe dallambiente in cui vive: la lingua del suo popolo, le idee dominanti del
suo tempo, lideologia della classe sociale cui appartiene, la filosofia che gli ha insegnato
a pensare. fin troppo evidente come lo storico non di rado resti prigioniero di una
prospettiva particolare che gli imposta, egli si convincer{ facilmente di pensare luomo
in termini di validit universale, mentre in realt lo guardano attraverso le forme
peculiari allesperienza che gli contemporanea: questi strumenti adeguati non
permetteranno allo storico di avvicinarsi agli uomini del passato in quanti altri da lui e
diversi, senza deformarli. E giustamente lo storico denuncia il pericolo di un ingenuo
dogmatismo che, ignorando la storia, conduce soltanto ad un illusorio pseudo-
universalismo. Il giovane ricercatore a contatto con i documenti apprende gradualmente
a liberarsi dai suoi pregiudizi, dai suoi abiti mentali, dalla sua troppo particolare forma
di umanit, a lasciare da parte il suo io per aprirsi ad altri modi di esperienza vissuta, per
divenire capace di incontrare e di comprendere gli altri. Questideale difficilmente e
mai completamente raggiungibile e impone allo storico de norme di metodo: imparare
anzitutto a pensare con rigore, a reagire alla consuetudine del linguaggio comune
attribuendo un senso preciso a ogni termine impiegato.
Luniversalit{ o la generalit{, la validit dei concetti di cui si serve lo storico, sono pi che
relativi, dipendenti, non dalla personalit dello storico, dalla sua mentalit e dal tempo in
cui vive, ma piuttosto dalla verit della filosofia implicita ed esplicita, che gli ha
permesso di elaborarli. Tutte le nostre idee sulluomo, che costituiscono i mezzi di cui ci
serviamo quando ci proviamo a comprendere il passato, si collegano ad una certa
filosofia delluomo. E la verit{ di questi concetti, che implica i limiti della loro validit{,
condiziona la stessa verit della conoscenza storica; accertare, precisare e verificare
questa validit non sospetta tanto allo storico, quanto al filosofo come tale e
allantropologo. La storia partecipa di un tutto, di un organismo culturale in cui la
filosofia come la spina dorsale, lo scheletro, il sistema nervoso; in questo organismo
essa si regge e con esso cade; bisogna avere il coraggio di riconoscere questo carattere
fortemente strutturato della conoscenza e lunit{ delle diverse manifestazioni dello
spirito umano.
b) Si avr{ cura di distinguere i veri concetti, elaborati per generalizzazione, dalluso
analogico o metaforico di una singola immagine a cui lo storico pu fare eventualmente
ricorso. Secondo Croce la conoscenza storica sarebbe un insieme di giudizi del tipo S P,
I U, che affermano il predicato universale di un soggetto particolare. Predicato che poi
sarebbe un concetto funzionale, suscettibile di una rigorosa definizione, e che
permetterebbe di conferire al singolare un carattere razionale, o piuttosto di percepire la
razionalit immanente in ogni singola realt. Per Croce insomma questi universali
avrebbero unorgine extratemporale e non empirica. (guarda esempio pagina 138-139)
Secondo Marrou, la conoscenza storica che cerca di cogliere la vita degli uomini passati
in tutta la sua delicatezza, in tutte le sue infinite sfumature, in tutta la sua complessa
verit, non saprebbe appagarsi delle risorse della logica matematica, rigorosa s, ma
sempre rigida: un paragone implicito pu permettere la comprensione di molti aspetti
del reale, che rimarrebbero incomprensibili per chi tentasse di racchiuderli in esplicite
definizioni. I paragoni sono sempre imperfetti e non si deve mai dimenticare che nella
storia, dominio del singolare, non vi sono parallelismi perfetti n ripetizioni assolute.
Pertanto il servirsi di tali procedimenti analogici o metaforici esige prudenza. Quando si
render{ necessario passare dallelaborazione della conoscenza nello spirito dello storico
alla sua espressione diretta al pubblico, luso figurato di singole immagini presenter{
difficolt di gran lunga maggiori: come dirsi sicuri che il lettore comprendere tutto ci
che lautore ha voluto porre in quel certo accostamento e i limiti in cui esso stato
tenuto?
c) In opposizione ai concetti veramente universali esaminati nel paragrafo a, lo storico si
serve di nozioni tecniche la cui validit limitata nel tempo e nello spazio, o relativa ad
un determinato ambiente di civilt. il caso di tutti quei termini tecnici che indicano fatti
di civilt passate. Si deve per esempio trovare la giusta corrispondenza tra significati,
oppure lesatta traduzione di alcune parole che ci sono ancora sconosciute. Ma il pericolo
duplice: possiamo escludere qualcosa dalla verit del passato; oppure includervi
qualcosa di diverso o di eccessivo. Questultimo il tipico problema di chi fa storia della
filosofia, del pensiero, della mentalit{, in quanto egli spinto ad attribuire alluomo di un
tempo lidea chiara e distinta da lui stesso elaborata con lestrapolare i dati dei
documenti di cui dispone.
d) Abbiamo ora unulteriore categoria, quella dellIdealtypus (termine preso da Weber).
Lesempio di Idealtypus quello che viene dal testo citt{ antica di Fustel de Coulanges.
Si tratta della citystate intesa come confederazione di grandi famiglie a struttura
patriarcale, prima riunite in fratrie, poi in trib, la cui unit per ognuno di questi gruppi
sociali, dalla famiglia alla citt, viene espressa e confermata dalla esistenza di un culto
specifico dedicato al capostipite o alleroe, e praticato intorno ad un altare comune. Si
tratta di uno schemo ideale, cio di uno schema organico le cui parti sono
reciprocamente dipendenti ed esso espresso infine con rigore e precisione dallo
storico, in una definizione che ne esaurisce il contenuto. Infatti lattributo ideale insiste
sulla parte di costruzione originale che la nozione contiene: i caratteri che lIdealtypus
assome in s sono quelli offerti dai casi pi favorevoli, cio che suggeriscono allo storico
la nozione pi coerente, la pi ricca di significato, la pi comprensibile.
Idealtypus Predicato universale crociano.
Stando con Fustel, lidealtypus unidea pura di cui lo storico, ritornando al concreto, si
serve per meglio conoscere i singoli casi, i soli reali offerti dai nostri documenti. Il
procedimento avviene in due modi: da una parte nella misura in cui i singoli esempi,
avvicinati al modulo astratto dellIdealtypus, rivelano con questo una maggiore o minore
coincidenza (il reale, in tal caso, ha acquistato una intelligibilit autentica, anche se
indubbiamente parziale); in secondo luogo, laddove il confronto porti ad un giudizio
negativo (quando cio il caso reale si rivela diverso dallIdealtypus); appurato, questo
giudizio consente una conoscenza precisa del singolare in quanto tale, sino a quel
momento inafferrabile nella sua autonomia e nella sua assoluta originalit. Il tipo-Ideale
non solo il mezzo di conoscenza di cui si serva lo storico e nemmeno quello a cui egli
ricorra con maggiore frequenza; in secondo luogo, dal momento che ci si preoccupa di
assicurare a questo tipo di concetto un optimum di rendimento, la sua elaborazione si
rivela quanto mai delicata; in effetti, nella misura in cui si distingue da un semplice
concetto generale formulato per astrazione, lIdealypus tende a divenire arbitrario: le
definizioni delle parole sono libere ed in mio potere definire questo o quellidealtypus,
ma perch esso sia veramente utile allo storico necessario che il concetto, anche
possedendo questa logica interiore carica di significati che gli conferisce la sua clart, la
sua intelligibilit, sia nello stesso tempo quello i cui caratteri si ritrovano meglio
partecipati nei singoli casi che la nostra documentazione rivela esistenti; donde le molte
difficolt di ordine pratico. LIdealtypus pu usarsi legittimamente soltanto ove lo storico
conservi sempre piena coscienza del suo carattere nominalista. Come lo stesso Weber
dice tutti gli Ideal-tipi hanno un carattere artificioso irreale e fittizio. Essi non vanno
presi come Essenze dei concetti che andiamo a trattare.
Non sar superfluo insistere sul fatto che attraverso i concetti ideali non si pu giungere
alle essenze; quelli infatti sono soltanto profili, schizzi, costruzioni dellintelligenza che
cercano di cogliere qualcosa di un reale la cui sconcertante complessit si sottrae da ogni
parte agli schemi che vorrebbero imprigionarla. Eccedendo nella valutazione positiva del
valore ontologico di questi strumenti del pensiero, si pu giungere a una storia
assolutamente immaginaria: il passato finirebbe cos per apparire meno reale di tali
entit intelligibili, che si mostra incapace di incarnarne pienamente; lo storico
passerebbe il suo tempo a cercare nel passato qualcosa che non vi si trova o perlomeno
che non vi si trova in misura sufficiente. Adoperato incautamente, lIdealtypus tende ad
essere soltanto un preconcetto, uno stereotipo: lidea precostituita, interposta tra lo
spirito e la realt, minaccia di smorzare la curiosit che devessere instancabile di chi
cerca un contatto sempre pi immediato e profondo con il concreto. In realt, nei veri
storici, limpiego pratico delle nozioni sopra definite come Tipi-Ideali rivela una reazione
istintiva contro questa deformazione idealistica e una opportuna rettifica. Al termine
della sua elaborazione la conoscenza storica rivela il suo radicale nominalismo ad onta
della sua professione di fede: impiegati in tal modo, i termini tecnici non pi Idealtypen,
ma semplici etichette verbali le quali non pregiudicano il contenuto complesso che esse
permettono di indicare agevolmente.
e) Alla fine trattiamo quei termini singolari, non suscettibili di una definizione esauriente,
che indicano un tutto unitario, per esempio un periodo pi o meno ampio della storia di
un determinato ambiente umano o di quella dellarte, del pensiero, ecc., cio la totalit{ di
un tutto quanto riusciamo a conoscere delloggetto cos definito. Servirsi di tali nozioni
perfettamente legittimo, purch si stia attenti a conservare loro un carattere
strettamente nominalista: il termine solo il simbolo verbale di una realt la cui
struttura pi o meno organica, pi o meno anarchica, resta intatta: lo storico, dopo
lunghi anni di studio, con una sola parola, socchiudendo gli occhi, pu evocare tutto
quanto sa del suo oggetto, cos come un amante pronuncia sommessamente il nome della
Beneamata. Sussiste per il pericolo di ipostatizzare queste nozioni e di conferir loro il
valore di unIdea, di unessenza, di una realt superiore, di un principio di coesione e di
intelligibilit{. Il processo che porta allerrore il seguente: lo storico per un qualsiasi
motivo decide di designare un pericolo fondandosi su quanto gli sembra aver avuto un
carattere dominante: cos la storia si popola di fantasmi e queste vane ombre sono
unaltra maniera per farne un gioco dastrazione. Lo storico rigoroso, dunque deve
sempre precisare in che senso intenda assumere una tale maniera di ipostatizzare.
Lultimo stadio della conoscenza non pu essere rappresentato da concetti generali o
astratti, poich la realt del passato sempre pi ricca, pi sottile e complessa di
qualsiasi idea noi possiamo elaborare per farla nostra; essa consiste in questa
concretezza, in questa singolarit che sempre ci turba, ci sconcerta, ci sorprende con
qualcosa di nuovo, di inatteso, di radicalmente diverso. Un rigido razionalismo se ne
adonter come di una sconfitta, ma il vero storico al contrario se ne compiace, poich
proprio in questo aspetto della realt{ umana consiste la fecondit{ e loriginalit{ della
storia. Lesperienza del passato fatta in modo tale da avere la funzione di sconvolgere
gli schemi facili e simmetrici, in cui la ragione umana quasi naturalmente tende a
racchiudere la realt. proprio la storia a ricordarci continuamente, farci scoprire che vi
sono pi cose nelluomo e nella vita di quanti sogni non ci siano nei poveri concetti di
una filosofia. Quanto si detto finalmente permette di risolvere una questione troppo a
lungo controversa: la divisione della storia in periodi. Si tratter sempre di etichette,
precarie comunque, e relative alla prospettiva momentaneamente assunta; la loro
funzione di ordine pratico, pedagogico, non deve mai essere sopravvalutata, perch in
nessun caso potr darci una determinazione di essenze.

Capitolo VII La spiegazione e i suoi limiti

La storia, tentando di conoscere il suo oggetto nel modo pi preciso e completo possibile, si
preoccupi nello stesso tempo di farlo comprendere e cio di offrirne una spiegazione.
In primo luogo, si deve considerare il caso relativamente semplice del quadro storico: si valuti
perci lo sforzo compiuto dallo storico per cogliere i giusto significato dello spettacolo che gli
offre, in un momento t della sua evoluzione, il passato dellumanit{ o piuttosto il settore sempre
limitato ch loggetto dellautentica ricerca storica. Il dato non si presenta ai nostri occhi come
confuso e da ordinare, al contrario lanalisi vi individua con sicurezza strutture e fenomeni di
coordinazione. Senza dubbio loggetto della storia partecipa sempre della categoria del Singolare;
allo stesso modo non pu negarsi che gli attori della storia siano sempre uomini, cio
individualit. Per ci sono anche realt storiche che, pur rientrando nella sfera del Singolare,
possiedono tuttavia un certo carattere generale, nel senso che si presentano come un compendio
di fenomeni elementari, meno comprensivi, che in rapporto ad essa appaiono come parti di
fronte ad un tutto.
Bisogna stabilire lesistenza di una struttura unificata, di un tutto omogeneo, di un
Zusammenhang: lunit{ costituisce un problema, non un principio da cui si possa prendere le
mosse. Perci il vero storico prover{ uninvincibile avversione per la maggior parte delle teorie
sulla civilt che si sono andate moltiplicando negli anni tra le due guerre, nella misura in cui tali
teorie accolgono questo postulato della coerenza, dellunit{ strutturale.
I nostri teorici della civilt, i culturologhi non sono i soli ad aver abusato di questa ipotesi
unitaria: anche gli etnografi, dal canto loro, sono caduti sovente nello stesso errore. Il mito
dellunit{ strutturale delle civilt{, uno degli aspetti di quella prepotente tentazione idealistica
che lo storico deve superare. La struttura reale delle diverse civilt non pu essere postulata;
essa si rivela soltanto in seguito a un esame attento e minuto.
Secondo Sorokin, tra gli elementi di realt storica che i fatti di civilt costituiscono, alcuni si
presentano isolati, altri possono incontrarsi empiricamente riuniti in congerie; altri ancora
costituiscono sistemi e a loro volta i sistemi possono combinarsi in ampie sintesi. In definitiva, si
delinea la possibilit{ di un supersistema ideologico che avrebbe lambizione di reggere tutta una
civilt, ma trattasi soltanto di un limite, che pu esser stato presente sotto forma di ideale nella
coscienza degli uomini, ma che non si mai completamente realizzato in nessuna civilt; una
civilt{ reale si presenta, allanalisi, pi complessa e meno unitaria dei supersistemi che hanno
tentato di inserirvisi. Sia che si tratti di elementi isolati, o di congerie, di sistemi, di sintesi pi o
meno vaste, lesperienza insegna che in ogni civilt{ tre sono i casi che volta a volta possono
verificarsi: integrazione, antagonismo, indifferenza.
Lo storico deve cercare di cogliere il reale nella sua totalit: la sua conoscenza dovr registrare
tanto le strutture intelligibili quanto le anomalie, precisare i rapporti esistenti tra i diversi
elementi, congerie o sistemi che egli avr saputo individuare. Deve ancora, anche l dove la sua
analisi autorizzi una visione sintetica, ricordarsi a tempo che il dato fondamentale, ci che
realmente esistito non n il fatto civilt{, n il sistema o il supersistema, ma lessere mano, la
cui individualit{ il solo vero organismo validamente offerto dallesperienza. Lo spirito non pu
appagarsi di una enumerazione elementare in cui, disposti esclusivamente per ordine
cronologico, si succedano fatti ed avvenimenti di ogni genere. La storia non giunge
allintelligibilit{ se non nella misura in cui si mostra capace di stabilire e di scoprire i rapporti che
legano ciascun momento del divenire umano a quelli che lo precedono e agli altri che lo seguono:
come una situazione storica, considerata statisticamente in un istante t, rivela sempre una
struttura pi o meno complessa, cos il succedersi dei diversi momenti non dato da una linea
discontinua di atomi di realt, isolati come i grani di un rosario che la volont di Dio,
imperscrutabile, sgranerebbe con un ordine arbitrario: lesperienza della storia, che il lavoratore
coscienzioso acquista a contatto con i documenti, ci dimostra come fra i momenti che si
succedono nel tempo esistono rapporti intelligibili. Certo, non tutto concatenato: vi sono iati
nello sviluppo temporale, come vi sono limiti alle strutture statiche. Ma compito dello storico
appunto quello di individuare questi concatenamenti, l dove essi esistono. quello che si
intende quando si afferma che la storia non deve limitarsi a stabilire fatti, ma deve altres
ricercarne le cause e le conseguenze e per la piena comprensione di un elemento del passato
stabilire quale avvenimento esso abbia potuto determinare non meno importante che sapere da
quale causa sia derivato. Qui causa significa realmente qualcosa soltanto in quei casi in cui
lindagine storica resta ancora assai vicina allo schematismo elementare della ricerca di carattere
giudiziario: chi lautore responsabile di un atto volontario? importante pi che identificare
lautore di una determinata azione, ricostruire invece il sistema di valori di cui quelluomo appare
lagente: motivi o moventi occassionali o profondi. La ricerca delle cause aveva senso soltanto se
inserita in una concezione della storia come studio analitico di avvenimenti, sul genere dellantica
storia politica e militare, la quale operava su ci che essa indicava come fatti precisi, sorta di
atomi di realt storica, enucleati dal pensiero per il facile intento di disporli in serie concatenate
di cause ed effetti. Oramai siamo divenuti assai sensibili al carattere artificiale, voluto, derivato
dal fatto storico cos concepito: lungi dallo scorgervi la vera essenza del passato, abbiamo
imparato a riconoscervi il risultato di un taglio, di una selezione che dallo svolgersi continuo e
complesso del passato stacca quel frammento che lo storico ritiene utile esaminare: donde il
rischio di trattare come distinto un effetto di una causa ci che forse non ha mai avuto un
esistenza sua autonoma. Dobbiamo insistere allora sulla difficolt che sorge dalla impossibilit in
cui ci troviamo di isolare i singoli aspetti ed elementi della realt storica. La comune nozione di
causa pu essere impiegata rigorosamente soltanto nel caso in cui, attraverso lindagine
sperimentale, si crei un sistema chiuso nel quale sia possibile isolare lazione di una certa causa
per constatarne e farne variare gli effetti. Non possibile agire sul passato; daltra parte,
interessati come siamo alla conoscenza del singolare, non possiamo sperare di trovare nella
iterazione un equivalente della molteplice esperienza di laboratorio. Perci in questa ricerca
delle cause non possiamo offrire niente di meglio che ipotesi verosimili, fondate su un calco di
probabilit retrospettiva. Data una certa situazione storica prima ne ricordiamo i diversi
precedenti poi, mentalmente, facciamo variare volta a volta luno o laltro dei due termini,
cercando di dedurre i probabili risultati di questo mutamento. In tal modo ci possibile avere
unidea del valore relativo delle diverse cause in gioco; lesperienza mentale sostituisce
limpossibile esperienza di laboratorio, ma purtroppo, il suo carattere fittizio inficia la portata
delle sue conclusioni. Lo storico pu ricorrere alla nozione di causa solo a prezzo di unarbitraria
schematizzazione, di una semplificazione del reale affatto priva di rigorosit.
Sarebbe allora tempo che la teoria della storia procedesse per suo conto a una revisione del
concetto di causa, cos come hanno fatto le scienze naturali dopo Comte; la storia deve sostituire
alla ricerca delle cause quella degli sviluppi coordinati, concetto questo che rappresenta
lestensione della nozione statica di struttura alla nuova dimensione del tempo. La realt{ storica
potrebbe paragonarsi ad un muscolo di cui studiamo la struttura valendoci di una sua sezione in
un punto determinato: come il muscolo ci appare diviso in fasci a loro volta ripartiti in fibre e
fibrille, cos il passato storico rivela una struttura complessa, nel cui ambito i fatti di civilt
vengono a disporsi in un ordine gerarchico pi o meno perfetto. Lo storico che va ancora pi a
fondo nella sua ricerca scoprir che ciascun elemento della realt storica, dal pi elementare ed
isolato fatto di civilt alla sintesi pi vasta, si inserisce in uno sviluppo continuo, durante il quale
non cessa di trasformarsi, come non cessano di modificarsi le relazioni stabilite con gli elementi
vicini.
La spiegazione, in istoria, la scoperta, la comprensione, lanalisi dei mille legami che, in maniera
forse inestricabile, uniscono gli uni agli altri i molteplici aspetti della realt umana, che
ricollegano ciascun fenomeno ai fenomeni vicini, ciascuna situazione ai suoi precedenti e, ancora,
alle sue conseguenze: la concreta esperienza della complessit del reale, il prender coscienza
della sua struttura e della sua evoluzione, entrambe cos ramificate. Conoscenza senza dubbio
spinta in profondit quanto allargata in comprensione, ma, in definitiva, pi vicina alla
esperienza vissuta che alla spiegazione scientifica.
Non vi dubbio che il tipo di conoscenza a cui siamo arrivati sia sensibilmente lontano dal dato
greggio cos come, nel suo originario disordine, ci appariva al primo incontro con i documenti:
lanalisi ha saputo trarne elementi dordine e di classificazione, princpi atti a facilitare la
comprensione, relazioni di sviluppo, fra le quali si stabiliscono rapporti di interdipendenza e
spesso di gerarchia. Questopera di coordinazione giunge a complicare, oltre che a sistematizzare,
la nostra conoscenza del passato. Ogni spiegazione lascia un residuo: via via che la ricerca si
approfondisce, e si intensifica il nostro sforzo di comprensione, la realt storica mostra di
possedere in s legami strutturali, rapporti di interdipendenza, coordinazioni fra i diversi stadi di
ciascuno dei suoi svolgimenti, cos che questa rete di relazioni, su cui contiamo per cogliere pi
facilmente nel suo insieme il reale, ci appare essa stessa tanto complessa, intricata e confusa,
quanto il reale informe che si voleva rendere intelligibile. Lo storico coscienzioso, anche se non si
illuder di essere esauriente, almeno si sforzer di assegnare il giusto posto a ciascun ordine o
principio; se invece si limiter a giustapporli, ricadr in un disordine da cui gli sar difficile
districarsi, simile a quello che inficia la pura e semplice descrizione empirica. Perch limmagine
del passato da noi ricostruita divenga realmente intelligibile, bisognerebbe poter ordinare
gerarchicamente questi diversi princpi di interpretazione, organizzare un sistema di queste
diverse reti di relazioni, farne risaltare le direttrici essenziali, introdurvi ordine e unit.
inevitabile che a sua volta lo storico subisca la tentazione propriamente filosofica della
riduzione allunit e non di rado finir per soccombervi. Purtroppo per gli studiosi spesso e
volentieri influiscono sulle loro rispettive personalit vari fattori: innanzitutto il background
culturale e in secondo luogo le illusioni degli storici. A tal proposito Marrou analizza due aforismi
Raymond Aron:
La teoria precede la storia: la teoria, ovvero la posizione assunta dallo storico di fronte al
passato, fa s che solo il credo filosofico professato suggerisca allo storico la scelta del
sistema di pensiero in funzione del quale ricostruir e spiegher il passato. La ricchezza,
la natura complessa dei fatti umani, e di conseguenza della realt storica, fa s che
questultima sia una fonte praticamente inesauribile per chi si sforzi di riscoprirla e di
comprenderla.
Inesauribile, la realt storica allo stesso tempo ambigua: si incontrano e si
sovrappongono in uno stesso punto del passato tanti aspetti diversi, tante forze in
azione, che il pensiero dello storico vi trover{ sempre quellelemento specifico che,
secondo la sua teoria, si rivela come preponderante e si impone come principio di
intelligibilit, come la spiegazione. Lo storico sceglie come vuole. Egli finisce sempre col
trovare quello che cerca.
Lo storico si trover diviso continuamente fra le due interpretazioni suggeritegli
dallesperienza vissuta, seguendo le premesse da cui parte sceglier{ luna o laltra.
Oppure egli avvertir in maniera esasperata il sentimento della necessit storica: spesso
abbiamo infatti limpressione che quanto ci accade si imponga con una forza irresistibile,
che tutta la nostra vita sia determinata da un gioco di forze che, volentese, nolentes, ci
guidano o ci trascinano; il cristiano si sentir nelle mani di Dio, il pagano parler in tal
caso di Destino.
Contingenza o fatalit? Cause profonde o fatti casuali? Considerata, ancora una volta,
lartificiosit{ delle operazioni mentali attraverso le quali, valutando il pro e il contro,
operiamo la scelta tra le diverse possibili interpretazioni, dobbiamo necessariamente
riconoscere la discutibilit e la fondamentale gratuit di ogni soluzione.
Nella realt{ della storia vi sono sempre pi cose di quante non ne possa comprendere lipotesi
pi ingegnosa Nessuna ipotesi potrebbe pretendere di ridurre la molteplicit osservata a qualche
principio generale, che di volta in volta spiegherebbe il reale in maniera vera e completa.
Lucien Febvre dice a proposito che queste ampie ipotesi che, riunendo una miriade di piccoli
fatti sparsi, li spiegano proprio attraverso il loro accostamento, permettendo tutto un fecondo
lavoro di controlli, demolizioni e ricostruzioni. Ma essi possono diventare anche grandi macchine
che impedisono di comprendere.
Lo storico deve mostrarsi assai attento a non sopravvalutare la qualit logica delle sue ipotesi pi
che quella dei suoi concetti. Ove non stia in guardia dimostrando la pi vigilante prudenza,
facilmente si lascer indurre alle estrapolazioni. Il meccanismo il seguente: poich una teoria
sempre elaborata al fine di risolvere un problema particolare e ben definito, essa si fonda su di
una selezione, una scelta tra gli innumerevoli aspetti offerti dalla realt storica presa in esame: lo
storico trattiene soltanto gli elementi ritenuti utili a chiarire lubi consistam di quei fenomeni che
ha deciso di spiegare: operazione pienamente legittima, fino a che si ricorda come essa
rappresenti unastrazione. Ma il pericolo non pu certo dirsi indifferente, poich c sempre il
rischio di dimenticare lesistenza di tutto quanto si era deciso di non prendere in considerazione.
La teoria pu paragonarsi ad un riflettore, il cui sottile fascio di luce penetra la realt ed illumina
violentemente gli oggetti che gli si offrono in una prospettiva favorevole, lasciando invece tutto il
resto nella pi completa oscurit. Come ogni paragone anche questo si dimostra inadeguato, in
quanto potrebbe far credere che, per ottenere una verit pi completa, basti aumentare il
numero di queste illuminazioni parziali, per poi sommarne gli effetti. Procedimento veramente
specioso: in effetti bisogna considerare che quasi fatalmente ogni ipotesi esplicativa tende a
oltrepassare i limiti della materia per cui stata concepita, e a manifestare gradualmente
unambizione che vorrebbe tutto sussumere e spiegare: in tal modo si trascinati a ripensare e a
ricostruire il complesso della realt storica esaminata in funzione del sistema privilegiato a cui si
deciso di aderire. E poich quello della realt storica un ordito abbastanza compatto, poich
gradualmente tutto sembra, finisce col venire, ci si illude che la teoria abbia tutto spiegato: si
sorpresi del successo ottenuto e vi si scorge una sorta di riprova sperimentale della verit del
sistema; laddove questa retrospezione, in quanto implica la teoria in funzione della quale stata
compiuta, non sarebbe mai in grado di dimostrarla. (Es. pag. 174-179).
Secondo Marrou inutile considerare leventualit{ di unelaborazione di vere e proprie leggi
storiche. La realt storica ci offre soltanto una serie di singoli fenomeni, ciascuno irriducibile alle
dimensioni degli altri, di ogni altro. Ove ne sia possibile un accostamento, le analogie che in tal
modo possono rivelarsi interessano aspetti soltanto parziali, astratti in modo fittizio per mezzo
dellanalisi mentale, e mai la realt{ in se stessa. Le osservazioni di carattere generale che si cerca
di fare passare per leggi della storia, sono solo somiglianze parziali, condizionate dalla
prospettiva transitoria sotto cui lo storico ha deciso di esaminare alcuni aspetti del passato.
Alcune di queste leggi sono soltanto massime la cui sentenziosit solo un brillante modo di
presentare, sotto un abito di generalit, modesti accostamenti fra qualche caso di esperienza.

Capitolo VIII Lesistenziale in storia

La storia unavventura spirituale in cui la personalit dello storico si trova interamente
impegnata: insomma, a voler esprimerci in poche parole, essa assumer per lui il valore
esistenziale, donde la sua seriet, il suo significato, il suo valore.
Proprio in ci, come gi abbiamo avvertito, sta il nucleo pi vivo della nostra filosofia critica, la
prospettiva centrale da cui tutto si ordina e si chiarisce. A cominciare dal pur grande Dilthey:
certo egli ha in qualche modo esagerato in quel suo insistere sulla biografia, sullautobiografia,
sulla conoscenza dellio nel, e attraverso, il suo passato personale, posto al centro e come
allorigine di ogni storia: appunto muovendosi dalla mia storia personale si allargano la mia
curiosit e la mia ricerca che, gradualmente, finiscono per investire lintera umanit{; dottrina,
questa, che Raymond Aron ha saputo felicemente riassumere in un triplice aforisma: A un certo
momento un individuo comincia a riflettere sulla sua avventura, una collettivit del suo passato,
lumanit{ sulla sua evoluzione: nascono cos lautobiografia, la storia particolare, la storia
universale. Ogni autentico problema storico anche se concerne il pi remoto passato, sempre
un dramma che si svolge nella coscienza delluomo di oggi: una domanda che lo storico pone a
se stesso cos com situato nella sua vita, nel suo ambiente nel suo tempo. Ma a voler troppo
insistere su questo punto si corre il rischio di distruggere e di esautorare il carattere specifico
della storia, che pur sempre la conoscenza del passato, della realt umana in quanto gi stata.
La riscoperta del passato per Heidegger presuppone gi{ lEssere storico teso alla realt{ umana,
che stata una presenza, cio la storicit{ dellesistenza dello storico. Appunto questa storicit{
fonda esistenzialmente la storia come scienza fin dalle disposizioni meno apparenti, le minuzie
del lavoro di erudizione.
Loggetto principale della riflessione di Heidegger non era la nostra scienza, la conoscenza
storica, ma ci che ho indicato come lanalisi della situazione ontologica delluomo che temporale
sino al fondo di se stesso, non e non pu esistere che storicamente; era una tentazione, in un
certo senso inevitabile, trasferire nella conoscenza storica questa descrizione cos
profondamente patetica della storicit della realt umana che trova il suo fondamento nella
finitezza del tempo; descrizione in cui abbondano immagini ed espressioni tragiche: Destino,
disperazione, angoscia, inquietudine, luomo come Essere per la Morte. Da qui infatti si sviluppa
la tendenza, ormai generale, a presentare sotto una luce troppo patetica il carattere esistenziale
della ricerca storica; il nostro dialogo con il passato finisce per divenire un colloquio angoscioso
in cui lo storico, impegnato nei contrati della vita presente, cerca, nellardore dellazione, di
ottenere dal passato qualche indicazione che possa aiutarlo nel suo sforzo di imporre una forma
al futuro.
Spesso, per, un ricercatore decide di dare inizio ad un certo lavoro perch spinto da motivi che,
allapparenza, sembrano meramente estrinseci, ma basta scendere un po pi a fondo perch
subito si manifesti il carattere esistenziale della sua scelta.
Ci che veramente importa che la scelta del soggetto la si delimiti, la si orienti, la si comprende
e la si realizzi: gradualmente la ricerca storica finisce per attingere a tutte le risorse dello spirito
che vi si dedica; come meravigliarsi se essa ne riceva una impronta indelebile? Il suo divenire
strettamente condizionato al suo essere, e non esiste se non nella misura in cui lo storico vi si
interessa, vi si appassiona, vi impegna tutto se stesso.
Se in definitiva ogni conoscenza storica si trova a rivestire un valore esistenziale in actu ci non
pu verificarsi sempre con la stessa intensit, con la stessa utilit immediata. Non tutti gli
elementi che partecipano della scienza storica possono porsi sullo stesso piano: moltissime
conoscenze le sono indispensabili nella loro qualit di mezzi subordinati al fine di una
conoscenza pi alta, la sola che sia vera storia, ma che senza di quelle non sarebbe possibile. il
caso di tutti i materiali, che con infinita pazienza vanno accumulando scienze ausiliarie.
Marrou commenta ora Dilthey: verissimo che una storia ci tocca pi tangibilmente, e in maniera
pi immediata, se in qualche modo ci appare come storia nostra. Ma non bisogner mai limitarla
alla ricostruzione della nostra derivazione biologica diretta.
Se scrivo la storia di una certa popolazione, anchio discendo da loro poich, se sono riuscito a
capirne il passato, proprio in virt del fatto che esso mi si rivelato familiare. Ma non bisogna
esagerare: a voler premere troppo sul tasto esistenziale si corre il pericolo di compromettere
tanto la realt{ come la verit{ della storia. La sua realt{: labbiamo definita come lincontro con
laltro-da-noi, lusicre da se stesso, larricchimento dellessere; ma se luomo si forma una
coscienza troppo acuta ed esasperata del suo impegno esistenziale e della sua operante presenza
nella vita, finisce per rendersene succube e, ossessionato dalla gravit{ e dallurgenza dei
problemi che gli si pongono, diviene assolutamente incapace di porre tra parantesi, di
abbandonare momentaneamente le sue preoccupazioni, incapace di questa epokh la quale, sola,
rende possibile e veramente proficuo luscire da se stesso, lincontrare e il conoscere laltro da
noi. Si tratta di una filosofia che comincia con laffermare la peculiare storicit{ della condizione
umana, per poi risolversi nel pensiero a-storico di Sartre; pensiero che imprigiona luomo nella
carcassa della sua libert e sbarra la strada, esclude con il suo stesso metodo ci che noi
indichiamo come storia, rendendola assolutamente irreintegrabile. La storia suppone una
disposizione interiore che non sia pi egocentrica, ma centrifuga, un aprirsi di fronte agli altri, un
atteggiamento che, in un certo senso, impone di trascurare le nostre preoccupazioni esistenziali,
le quali naturalmente non potranno mai eliminarsi del tutto, perch lepokh, la messa in
parantesi, oltre ad essere sempre provvisoria, anche relativa; io non trascuro affatto quanto la
nostra analisi ha rivelato come dipendenza essenziale tra la storia e lo storico, ma ritengo che
occorra guardarsi dal confondere i piani, quello dellanalisi ontologica e laltro, della condotta
empirica. Opposta a una confusa esaltazione dei valori esistenziali, la nostra etica si varr
abilmente dei saggi princpi enunciati da Cicerone e da Tacito: evitare assolutamente ogni
sospetto di favore o di odio, non parlare di alcuno con amore o risentimento. Tutto ci non
devessere per distaccato come nella formula positivista: considerare i fatti umani nelle loro
parvenze esteriori, come cose.
Loccasione dellesistenziale pu compromettere anche la verit{ della storia. Si comincia col
denunciare, e in un certo senso a ragione, il mito delloggettivit{, si sottolinea con insistenza il
fatto che ogni lavoro storico, se non altro in quanto postula una scelta tra linfinit{ degli aspetti
possibili del passato, suppone e riflette una scelta, un orientamento che gli viene imposto dallo
spirito dello storico. Non vi sono, si afferma, che tre casi possibili: lesposizione che, pur sapendo
di essere paziale, si proclama oggettiva: ipocrisia grossolana; quella che, credendosi obiettiva,
risente invece di pregiudizi incoscienti: imperdonabile ingenuit; come non preferire, allora,
coraggiosamente, lultima soluzione: una storia impegnata, unesposizione polemica e che si vanti
di esserlo? Presto lo storico finir per sentirsi totalmente preso dalle esigenze della polemica in
cui si trova impegnato. Si comincer col suggerirgli che non consigliabile dire ogni sorta di
verit. (esempio del regime sovietico che costringe gli storici o i divulgatori al silenzio sulle sue
pressioni affinch non sia rivelata la verit su Trotskij)
Perci primo dovere imposto allo storico quello di non sostenere nulla di falso, secondo, quello
di avere il coraggio di dire tutta la verit{. Qui Marrou ce lha con la teoria della conoscenza, infatti
esorta il giovane studioso a prendere coscienza sempre pi viva del personalismo essenziale
della conoscenza storica e, per naturale conseguenza, della dignit del suo ruolo e, della
responsabilit che egli assume. Uomo di scienza, lo storico come delegato dai suoi fratelli, gli
uomini, a raggiungere la verit.
La verit{ della scienza dipende dallintegrit{ mentale del ricercatore, dalle sue qualit{ personali,
dalla sua scrupolosit, dalla sua coscienza insomma, e proprio su questo si fondano la nostra
convinzione e la nostra fede. Cosciente della sua responsabilit, lo storico sapr quindi compiere
quanto in suo potere per rendersi capace di raggiungere il maximum di verit, facendo tacere le
sue passioni e in primo luogo placando quelle che eccita e alimenta in lui il suo impegno
esistenziale. Certamente anche noi gli raccomanderemo di prendere coscienza di questo
fondamentale atto di passione, dei presupposti e degli inevitabili preconcetti che esso comporta,
come forme del suo spirito; ma ci avverr perch egli apprenda a sorvegliarsi meglio, a non
essere, nei limiti del possibile, vittima di se stesso, a porsi delle condizioni migliori per vedere,
intendere e comprendere. Lo storico lavora per se stesso e la verit dei suoi risultati sar tanto
pi appassionatamente cercata e sicuramente percepita, quanto pi il problema studiata
coscientemente il suo problema, quello da cui dipende in definitiva la sua stessa persona ed il
significato della sua vita.

Capitolo IX La verit della storia

Qual la verit della storia? La storia potrebbe essere definita dalla verit che essa stessa riesce
ad elaborare. Se ne rivelata capace? Perch si possa rispondere affermativamente a questa
domanda dobbiamo andare a fondo nella conoscenza delluomo, delluomo nella sua ricchezza,
nella sua complessit sconcertante, cio nella sua infinit. Si deve fare perci fare attenzione ai
paragoni, infatti secondo Marrou la teoria della verit storica stata fuorviata per opera dei
positivisti e del loro semplicismo; e, nonostante limponenza della reazione che ne seguita,
sovente essa ne resta ancora come deformata, priva com di solide fondamenta. Porre la storia
sullo stesso piano delle scienze naturali, e fare dellobiettivit{ il criterio supremo e in certo senso
unico della verit, significa allontanarsi dalla via giusta. Pretendere dallo storico, che gli isoli, sul
fondo del suo setaccio, un materiale completamente obiettivo, significa imporgli un compito
irrealizzabile. In questa prospettiva, o si mutila la storia, riducendola a qualche misera
constatazione di fatto, o si apre la strada allo scetticismo. La storia ha un significato soltanto per
chi, avendo fatta sua la tradizione della scienza occidentale, ha accettato di piegarsi ad una
disciplina che gli ha insegnato a schematizzare i dati della esperienza sensibile attraverso
procedimenti scelti per ottenere risultati di un certo ordine. Una filosofia delle scienze che voglia
essere veramente rigorosa dovr insistere sul contributo attivo arrecato dallo studioso a questa
stilizzazione del reale, che implica un intervento positivo, una costruzione teorica, un vero e
proprio lavoro creatore.
Altro aspetto comune: il peso dellautorit{. A misura che i fenomeni studiati si allontanano
sempre di pi dallesperienza quotidiana, averne una conoscenza immediata diventa ognora pi
difficile e improbabile. Cos come i fisici o i biologi accentano la verit dei risultati o dei dati,
prestando fede alla testimonianza di un collega autorevole, lo storico presta fede ai suoi
testimoni. Cos come si crede che, ripetendo lesperienza che ha permesso la deduzione si
otterebbero le stesse verit, lo storico ritiene che, se si fosse trovato al posto del testimone,
avrebbe osservato e registrato lo stesso avvenimento. Di conoscenza oggettiva pu parlarsi
soltanto nel senso che questa, attraverso le tecniche e i procedimenti elaborati dallo scienziato,
riesce a percepire qualcosa che realmente pertinente alloggetto. Per molto tempo, per, in
opposizione alloggettivismo positivistico, siamo stati costretti a sottolineare ilf attore soggettivo
introdotto nella storia dallintervento attivo, costruttivo e in un certo senso creatore del soggetto
conoscente; ma un simile soggettivismo ben lontano da quello dello scettico. Infatti, se due
storici pongono lo stesso problema in termini identici, dispondendo degli stessi dati documentari
e dello stesso bagaglio tecnico e culturale che ne rende possibile lutilizzazione, non giungerano
mai a formulare due soluzioni differenti e non costruiranno affatto due storie. Anche gli
scienziati, come gli storici, spesso non sono daccordo e cercando di raggiungere lo stesso
traguardo seguendo strade differenti. Per tutti i problemi storici che non siano molto complessi
(percezioni oggettive cio) si raggiunge, tra i tecnici competenti, un accordo sui procedimenti
operativi: delimitazione e isolamento del fenomeno, critica della testimonianza, valutazione dei
motivi di attentidibilit. A prezzo di uno sforzo che assieme di interpretazione e di
comprensione, procedendo gradualmente, giungiamo a condividere la stessa convinzione, a porci
nella stessa prospettiva di chi ci ha preceduti, a utilizzare gli stessi strumenti dindagine. Per
quanto si possa fare, non potremo mai eliminare quel residuo, quella zona che conserva
limpronta della personalit{ dello storico. Non potremo mai essere in due ad aver visto le stesse
cose in maniera assolutamente identica.
Quello dello storico non devessere un puro oggettivismo e neanche un soggettivismo radicale; la
storia nello stesso tempo percezione delloggetto e avventura spirituale del soggetto
conoscente. Essa si esplica nel rapporto: h=P/p (Passato in rapporto con il presente storico che
pensa e si muove nella sua prospettiva esistenziale, con il suo orientamento, la sua sensibilit, le
sue attitudine e, ancora, i suoi limiti, le sue chiusure. Se, necessariamente, in questa conoscenza si
manifesta alcunch di soggettivo, di relativo alla mia situazione esistenziale, ci non impedisce
che, contemporaneamente, essa possa essere autentica percezione del passato. In effetti, quando
la storia vera, la sua verit duplice, in quanto costituita di verit sul passato e di
testimonianza sullo storico.
Conoscenza delluomo da parte delluomo, la storia percezione del passato attraverso un
pensiero umano vivente e impegnato; essa una sintesi, una unione indissolubile di soggetti e
oggetto: questa la condizione umana e tale la sua natura. Se lelaborazione storica suppone
necessariamente unimplicazione della personalit dello storico, ci non esclude che essa possa
essere egualmente e contemporaneamente autentica conoscenza del passato. La storia vera
nella misura in cui allo storico si presentano valide ragione di credere a quanto ha capito dei
documenti. Conosciamo il passato umano nelle identiche condizioni, psicologiche e metafisiche,
che ci permettono di elaborare una conoscenza dellaltro-da-noi; di tale conoscenza nessun
filosofo potr ignorare la relativit, le tante manchevolezze, il carattere umano, troppo umano; di
essa tutti i logici porranno in risalto la modalit ipotetica, la non-necessit, la fisionomia affatto
pratica, ma nessuno, tranne un ipotetico solipsista, pretender di contestarne la realt e,
nellabito di certi limiti talora difficilmente definibili, la verit. La storia si differenzia dalle sue
falsificazioni o dalle altre espressioni che possano somigliarle, proprio per questa caratteristica
di realt{ che la investe totalmente. Nellopera degli storici ci sono spesso errori madornali,
incomprensioni grossolane, larghissime zone di incertezza, giudizi pretenziosi, sintesi tanto
ambiziose quanto inconsistenti, ma, giacch siamo in grado di farlo, non mancheremo mai di dar
rilievo ai moventi logici di questi procedimenti ingannevoli. Quasi sempre saremo costretti a
convenire che la storia ha peccato di hybris, di questo eccesso che le faceva dimenticare il senso
dei suoi limiti, il peso delle sue servit, lumilt{ della condizione umana.
Marrou scrive: non lasciarti avvilire dai tuoi limiti; vero, non sei un Dio, ma soltanto un uomo.
Del passato puoi riuscire a sapere qualcosa, mai tutto. Sii umile, guardati dalle illusioni, impara a
misurare le tue forze, la durata dei tuoi giorni. Accetta di buon grado le servit, logiche e tecniche,
che incombono sulla tua opera e ne limitano e ne determinano il campo di applicazione.
Non vi vera storia che non sia legata a una filosofia delluomo e della vita, a un sistema da cui
essa possa mutare i suoi concetti fondamentali, i suoi schemi di interpretazione e, in primo luogo,
le domande che essa porr al passato. La verit della storia in funzione della verit della
filosofia di cui si serve lo storico.
La nuova storia da considerarsi come unaltra spirale: non diversamente dalla sua logica, la
morale dello storico positivista era veramente elementare: suoi doveri erano lesattezza, la
precisione, la prudenza, lattitudine critica e limparzialit{. Ma, una volta riconosciuto il senso
cos realistico e profondo dellassioma il lavoro vale tanto quanto vale loperaio, ci troveremo di
fronte ad unesigenza di gran lunga maggiore: il valore, cio la verit{, del lavoro storico, sar{
proporzionato alla disponibilit umana dello studioso. Pi questi si mostrer colto, ricco di
esperienza, aperto a tutti i valori delluomo, maggiore sar{ la sua capacit{ di attingere al passato,
pi suscettibile di ricchezza e di verit la sua conoscenza. Poich tutto pu costituire
documentazione su un qualsivoglia oggetto di ricerca, lo storico dovrebbe saper tutto, aver visto
letto e conosciuto ogni cosa. Ma una posizione del genere estremista.
Lo storico sar sempre e soltanto un uomo, la sua competenza sar sempre e soltanto un uomo, la
sua competenza sar definita da ci che abbiamo potuto indicare come la sua equazione
personale e cio il suo atteggiamento spirituale, il suo bagaglio mentale, la sua cultura, con i loro
aspetti positivi, ma anche con i loro limiti. Egli conoscer del passato soltanto ci che si
dimostrer capace di comprendere. Le osservazioni gi fatte a proposito della necessaria
funzione che, ai fini della comprensione del documento, ha la simpatia, hanno una portata pi
generale: pi abile storico sar chi, per la sua struttura mentale, si mostrer pi disposto a
riecheggiare armonicamente, a riflettere a captare la gamma donda propria al suo oggetto.
La verit della storia in funzione della personalit dello storico, pretendere di eliminare questa
variabile perfettamente illogico e pu anche diventare pericoloso. Lonest{ scientifica mi
sembra esigere che lo storico, attraverso uno sforzo che tenda a prenderne coscienza, definisca
lorientamento del suo pensiero e dichiari i postulati da cui si muove; che si mostri al lavoro,
facendoci assistere alla genesi della sua opera; perch e in quali modi ha scelto e delimitato il suo
soggetto, quello che vi cercava e quello che riuscito a trovarvi; che descriva il suo itinerario
interiore, giacch ogni ricerca storica, che voglia essere veramente feconda, implica sempre
unevoluzione progressiva nello spirito di chi la compie: lincontro con laltro-da-s, attraverso
soprese e scoperte, lo arricchisce trasformandolo. Insomma la stessa onest scientifica esige che
lo studioso ci fornisca tutto il materiale che una scrupolosa introspezione pu apportare a quella
che la sua propria psicanalisi esistenziale.
I postulati fondamentali, lopzione base sono troppo profondamente radicati nel suo essere
perch lautore riesca a dare un giudizio su se stesso, e un giudizio che sia esauriente e
soprattutto immediato. Soltanto dopo qualche anno levoluzione della sua personalit{ potr{
consentire allo storico un distacco quasi oggettivo che rester associato a una comprensione
diretta. Anche se insufficiente per una spiegazione totale, questa retrospezione, ove sia sincera e
coraggiosa, potr offrire elementi di giudizio veramente preziosi.
La teoria storica deve svilupparsi senza scegliere tra un cieco dogmatismo e un avvilente
scetticismo. Bench la storia sia relativa agli strumenti di pensiero che ne hanno permessa
lelaborazione, sempre suscettibile di una verit{ che pu essere autentica. Se il lettore ha
presente le fasi della nostre analisi, ricorda come ciascuno degli elementi successivi della nostra
teoria della conoscenza, mentre appunto ne stabiliva la possibilit, imponeva alla storia un nuovo
limite. Autentica, la verit della storia si trova ad ogni lato limitata dalle servit imposte alla
condizione umana. La storia vera, ma la sua verit parziale; del passat umano possiamo
sapere qualche cosa, mai tutto. La storia universale impossibile teoricamente, non si pu
conoscere tutto approfonditamente con un metodo rigoroso. Conseguente a ci allora
limpossibilit{ di una filosofia della storia tratta dallesperienza o, se lo si preferisce,
scientificamente fondata; insomma, a voler restare nellaccezione tradizionale, una dottrina che
pretenda di enunciare il significato o le leggi generali che regolano il cammino dellumanit{ nel
tempo.

Cap X Lutilit della storia

Ora c da stabilire che utilit possa avere la storia e quale funzione sia tenuta ad assolvere nel
campo della cultura.
Abbiamo gi detto, sulla scorta di Heidegger, che non vi storia se non nella storicit dello
storico e attraverso di essa, che il passato pu conoscersi solo ove sia messo, comunque, in
rapporto con la nostra esistenza; ma, se abbiamo affermato tutto questo, ci siamo affrettati ad
aggiungere subito una precisazione, fondamentale dal nostro punto di vista, e cio che se ci
interessa il passato, talvolta questo nostro interessamento assai lungi dallessere immediato e ci
porta a fare un lungo giro. La conoscenza storica implica sempre un giro che suppone un primo
movimento centrifugo, una epokh, una sospensione delle mie pi urgenti preoccupazioni
esistenziali, un uscire dal proprio io, unavventura, una scoperta e un incontro con laltro-da-me.
Nel suo aspetto pi immediato, la storia apparir al moralista come frutto di una semplice
curiosit. Essa in primo luogo la scoperta di una pura alterit. Dopodich la storia si trova
esposta alla critica che il moralista muove alla curiosit: Ma se invece come accade alla maggior
parte dei curiosi, tutto questo non ha altro motivo se non quello di alimentare limmaginazione
con una serie di futili argomenti, che cosa pu esservi di pi inutile che questo indugiare su
qualcosa di scomparso, questo ricercare ogni possibile follia venuta in mente a un mortale,
codesto rievocare con tanta sollecitudine immagini distrutte da Dio nella sua citt santa, ombre
da Lui dissipate, tutto un apparato di vanit che si precipitato da se stesso in quel nulla da cui
era venuto?. Occorre per distinguere sempre il caso specifico. Non pu negarsi, anzi pacifico,
che vi sia una zona periferica in cui la conoscenza storica finisce per perdersi nellinformazione
spicciola e frivola; ma anche lo stesso agostinismo, in nome della seriet{ dellesistenza e
dellimpegno che essa richiede, pu ridursi ad una specie di grossolano e meschino utilitarismo. Il
successo delluomo sta in un equilibrio, difficilmente raggiungibile e sempre precario, tra due
opposte esigenze; nellesperienza culturale infatti salvezza e ricchezza, impegno e ampiezza di
vedute non sempre vanno di pari passo.
Anche se la storia fosse solo una contemplazione estetica delle singolarit, essa avrebbe pur
sempre una sua utilit e una sua funzione culturale. Non sar molto difficile rendersi conto
dellanalogia esistente tra la materia storica e i soggetti di cui si serve la letteratura, epica, tragica,
drammatica, comica o romanzesca. Cos la storia ci appare come un repertorio di storie
interessanti, una magnifica e inesauribile riserva di temi narrativi. Anzi sorprendente
constatare come la conoscenza storica abbia contribuito ad incrementare col suo lievito
limmaginazione creatrice nella letteratura universale. Reagendo al moralista, la cui rigida
intransigenza si fonda sullignoranza, lamatore di letteratura si unir{ allo storico per difendere la
legittimit e, soprattutto, la ricchezza di questa esperienza umana, autentica ancorch
immaginaria, mediata, vicariale, che deve considerarsi un vero e proprio allargamento
dellesperienza di vita, della mia esperienza delluomo. Con molta pi sicurezza di quanto non
faccia la letteratura, la cui umanit sempre parzialmente discutibile, la conoscenza storica si
mostra capace di accrescere entro limiti praticamente indefiniti la mia conoscenza delluomo,
della sua multiforme realt, delle innumerevoli possibilit sue, accrescimento che sempre finisce
per esorbitare dallo spazio troppo angusto in cui necessariamente costretta la mia esperienza
quotidiana. E sia ben chiaro che quando parliamo di uomo intendiamo alludere a tutto ci di cui
sia suscettibile la natura umana: aspetti individuali e manifestazioni collettive; la storia studia e
conosce la civilt romana e la cultura antica allo stesso modo in cui conosce e fa oggetto delle sue
indagini la personalit di Cicerone. Facciamo storia cos come leggiamo seriamente e con
attenzione, e con quello stesso interesse che ci spinge nella vita ad incontrare a conoscere gli
uomini per apprendere ci che ignoriamo e che mai riusciremmo a conoscere da soli se non
fossimo proprio quelluomo che ce linsegna. Quando labbiamo conosciuto e ci siamo riusciti a
comprenderlo, siamo oramai divenuti quelluomo, sappiamo tutto ci che lui sa e, per quanto
abbia vissuto assai lontano nel tempo da noi, possediamo la sua stessa esperienza delluomo e
della vita.
Marrou ritiene questo arricchimento del nostro mondo interiore, attraverso lapprensione di
valori culturali recuperati al passato, una delle funzioni essenziali che assolve la storia.
Valore culturale Tutto quanto possiamo conoscere e comprendere di vero, di bello, di reale
nella vita. Questi valori noi li scopriamo in primo luogo nella categoria dellAltro, ritrovandoli
come gi{ esistiti presso gli uomini del passato, nellambito di civilt{ o di societ{ scomparse; ma,
nella misura in cui ci mostriamo capaci di avvicinarli e di comprenderli, essi assumono in cui
nuova vita, acquistano in qualche modo una nuova realt, una seconda storicit definita dai limiti
in cui si muovono il pensiero dello storico e la cultura contemporanea in cui questi li reinserisce.
Ciascuno di noi pu rendersi conto di quale contributo abbia dato la storia allarricchimeno della
nostra coscienza estetica e allaffinamento del nostro gusto.
Nietzsche La storia pu essere affrontata da forti personalit. I deboli, essa finisce con il
corromperli del tutto, in quanto confonde la loro sensibilit e il loro giudizio estetico.
Lo storico non deve sostituirsi allesteta, al critico darte, allamatore o allartista; soltanto a
costoro spetta di pronunciare il giudizio originale, irriducibile a ogni altro genere di conoscenza
che, riaffermando nellopera darte il suo valore specificamente estetico, le conferisce la sua
realt.
La storia della filosofia, cos com generalmente praticata dai filosofi, motivo di continua
irritazione per lo storico in sensu stricto: questi si rende conto di come nelle loro mani il passato
perda la sua concreta realt e il pensiero finisca per dimostrarsi impersonale oltre che
atemporale. Per molti, a rigor di termini, la storia non esist: non altro conoscono se non
limmenso arsenale della philosophia perennis in cui il filosofo di oggi attinge una serie di
concetti o di teorie scelte fra tutte quelle che si giustappongono. Per altri la storia un pretesto e
il filosofo che sta per entrare sulla scena ad affrontare le luci della ribalta; non avendo il coraggio
o non volendo esporre personalmente il suo pensiero, quasi furtivamente lo presenta ammantato
dellautorit{ di un nome pi grande.
Non di rado, infine, letichetta di storia della filosofia ci viene invece proposta una filosofia della
storia. Non pu negarsi che un tentativo siffatto si addirittura doveroso per ogni costruzione
filosofica che si consideri onesta: essa deve porsi in rapporto con tutti i tentativi precedenti,
riordinare in relazione con se stessa la eredit culturale che ha racconta e, soprattutto, mettere
alla prova il proprio criterio di verit dimostrando la presenza di un errore in quei punti in cui le
precedenti filosofie da tale verit si sono allontanate. Il filosofo finisce facilmente per prevalere,
poich solo in funzione dei suoi princpi giudica laltrui comportamento; la nostra teoria della
conoscenza ha chiarito il funzionamento di questo meccanismo: pi che mai pu dirsi in questo
caso che la teoria precede la storia: in rapporto al mio sistema filosofico ogni altro si pone come
un predecessore o un avversario. In realt qui siamo ancora al di fuori della storia, perch questa
comincia soltanto quando lo storico dimentica se stesso per uscire dal suo io e muove senza
remore alla scoperta e allincontro con gli altri. Il pensatore pi di chiunque altro in bali del suo
proprio problema, pi di ogni altro prova dolore a staccarsene e ad aprirsi al pensiero dellaltro-
da-s. Tuttavia la seriet e la realt della storia, la sua fecondit, esigono che si paghi proprio
questo prezzo. Per giungere ad unautentica storia della filosofia necessario che il filosofo si
converta allavventura storica, si persuada che non soltanto ha il diritto, ma anche il dovere di
permettersi una qualche vacanza in cui aprirsi alla possibilit di scoprire altri sistemi di
pensiero. In nome della docilitas che altro non se non la fondamentale virt dellumilt{
applicata alle cose dello spirito, il filosofo che cerchi la verit deve cominciare col chiedersi se
altri, per caso, labbia scoperta prima di lui. La verit{ per non il solo predicato che possa
qualificare una dottrina; non mancano sistemi di pensiero che, pur essendo veri, si dimostrano
limitati, poveri, rigidi e barbari; a rigore la cultura storica non strumento di verit, ma fattore di
cultura. La verit filosofica, come ogni altra verit non ci si offre sotto forma di particelle allo
stato puro, ma ci appare come una lega, una combinazione con una realt umana. La
comprensione di una dottrina sar tanto pi autentica, quanto meglio riusciremo a coglierla in
questa sua realt{ originale, realt{ che teoricamente potremmo isolare e astrarre, se lintervento
chirurgico non fosse cos delicato che spesso, durante loperazione, si rischia di rovinare o
addirittura distrugger quegli aspetti impalpabili e quelli sottili nuances in cui consiste la verit.
Ma la missione e la fecondit della storia stanno proprio nel ricordare continuamente che vi sono
pi cose in cielo e in terra di quante ne possa immagina la filosofia. merito della storia
linsegnare a capire come non vi sia niente di semplice; messo di fronte a due posizioni dottrinali
che sembrano contrastanti, la prima reazione del filosofo si manifester in termini recisi,
immediati: se delle due una vera e laltra la contraddice, la falsit{ di questultima diviene
innegabile. Lintervento dello storico cercher{ di cogliere dallinterno i motivi originali di questi
due pensieri, e sovente sar portato ad escludere una vera e propria antinomia: poich ciamo
che se le due dottrine sono tutte imperniate su due differenti preoccupazioni iniziali, esse non
potranno mai considerare sotto lo stesso aspetto gli stessi problemi e, di conseguenza, luna non
risponder{ mai alla domanda precisa che laltra si sar{ posta; quindi bisogna concludere che esse
non potranno mai n escludersi n convergere. Il che non certo fatto per placare le
inquietudini del nostro avversario, il dogmatico; se limpegno di simpatia disinteressata, che
abbiamo individuato come caratteristica peculiare del vero storico, porta ad escludere la
possibilit stessa di una contraddizione, che cosa diviene il concetto di Verit e la sua
assolutezza? Se lo sforzo di comprensione opera in modo tale da ricondurre ogni dottrina della
prospettiva di verit in cui essa appariva al suo autore, anche a me essa si manifester sotto la
stessa luce, almeno fin quando accetter di pormi in quella determinata prospettiva.
Una volta destato linteresse per la ricerca storica, il filosofo rischia di lasciarsi indurre a
trascurare la sua missione, la sua personale vocazione, il suo problema. Ci si attarda, si riduce
gradualmente la propria ambizione a ricostruire i dati dellinsegnamento di un altro, non si osa
pi pensare autonomamente. In definitiva il vero storico della filosofia si identifica con
quellAltro, che egli conosce cos bene; egli non pensa pi, ma ripensa, gioca a contemplare il
mondo con gli occhi dellaltro. Una volta diagnosticato il male, il rimedio si presenta facile:
occorre mantener viva in se stessi, conservare e rafforzare la coscienza dellimpegno esistenziale
del pensiero. Non si deve permettere che in questo movimento dialettico il nostro io resti
soffocato dallaltro-da-noi, non si dove rinunciare ad esistere, cio ad essere Qualcuno. Il vero
pericolo che la storia presenta per il filosofo non tanto il relativismo, ma il dilettantismo.
Lesperienza storica non responsabile dei danni che pu arrecare lHistorimus; responsabilit{
imputabile invece ad una malattia intrinseca al pensiero filosofico, che aveva smarrito il senso
della verit. Il relativismo storicistico la risposta inevitabile ad un problema malamente
impostato da un precedente fondamentalo scetticismo; se il filosofo rinuncia ad elaborare una
tavola di valori, un criterio di verit, e si avventura cos nella selva del passato, come potr la
storia scoprire e rivelargli ci proprio lui, di sua volont, si reso incapace di vedere? Ove voglia
restar fedele alla sua vocazione, il vero filosofo deve innanzitutto affrontare, e proprio sul piano
filosofico, il difficile problema della Verit{; soltanto quando lavr{ risolto potr{ affronta senza
pericolo il passato nella sua profonda diversit; gli eventuali contrasti con i pensatori che lo
hanno preceduto nel tempo non intimidiranno pi delle critiche dei suoi contemporanei;
autentico filosofo, infatti, chi sa essere nel vero, chi preparato, se occorra, ad avere ragione nei
riguardi di tutti e contro tutto.
Soltanto chi rinuncia alla sua personalit resta disarmato di fronte alla storia: ove ci non accada
possibile reagire ugualmente ai predecessori e ai contemporanei, valutarne le ragioni,
giudicarle, accettarle o respingerle; ma il pensiero esce dal dialogo pi ricco per il confronto, o
comunque reso pi forte dalla prova accettata e superata vittoriosamente.
Quel che dobbiamo cercare di raggiungere la verit allo stato nascente, cio quella intuizione
originale da cui, quale che siano le contingenze, lidea nata e si affermata nella coscienza del
pensatore. Una volta approfondito, lo studio storico non pu dirsi una scuola di relativismo, esso
non tende a dissolvere il pensiero nellambiente culturale o sociale o che altro sia: lo studio della
storia loccasione e il mezzo di una riscoperta, di una riconquista, di un arricchimento.
Nella via e nella cultura la storia non pu assumere la funzione di un principio animatore; il suo
vero ruolo, infinitamente pi umile, ma prezioso e reale, quello di fornire alla coscienza
delluomo che sente, che pensa, che agisce, una quantit{ di materiali su cui esercitare il suo
giudizio e la sua volont{; la sua capacit{ di produrre frutti sta nellallargamento che dalla nostra
esperienza, della nostra conoscenza delluomo, essa realizza. Proprio in questo vediamo la
grandezza e lutilit{ dello studio storico. noto quale risibile e limitata applicazione ne facessero
i vecchi retori: nelle loro mani la storia si riduceva ad un repertorio di aneddoti tipi, di esempi
utili al moralista, di precedenti per il giurista e per luomo di Stato, di accorgimenti gi{
sperimentati, offerti allazione del tattico e del diplomatico. Solo scoprendo e incontrando altri
uomini diversi da me, io imparo a conoscere meglio ci che luomo, luomo che io sono, con
tutte le sue possibilit{ volta a volta splendide e terrificanti; il che, daltra parte, risulta evidente
dalla vita di ogni giorno: chi potrebbe considerare inutile lincontro con quegli uomini che noi
cerchiamo di conoscere, di comprendere, di amare? Anche la storia incontro con lAltro, di tutti
gli aspetti dellessere e della via umana, essa ci rivela molte pi cose di quante non ne potremmo
scoprire nella nostra sola esistenza e attraverso tutto questo arricchisce la nostra immaginazione
creatrice, aprendo mille nuove prospettive cos al pensiero come allazione. La storia ci libera
dagli impedimenti e dai limiti che la nostra posizione nellambio del divenire impone alla nostra
esperienza delluomo e perci diviene in qualche modo uno strumento, un mezzo della nostra
libert.
Pur insistendo sul fatto che la storia non soltanto la ricostruzione del mio lignaggio, dei miei
antecedenti biologici, non ho escluso che possa essere la mia storia, la ricostruzione e nello stesso
tempo la presa di coscienza dellevoluzione umana che ha reso possibile mia condizione attuale,
che ha portato a questa situazione in cui mi trovo inserito con ogni fibra del mio essere. A questo
punto si presenta una differenza, capitale dal punto di vita della storidcea (=giustificazione della
storia nella cultura e nella vita), e cio la differenza tra levoluzione biologica e quella che noi, per
estensione analogica, abbiamo convenuto di definire evoluzione dellumanit{: cos, se un cavallo
potesse avere coscienza delle forme assunte dai suoi lontani antenati, questa conoscenza non
implicherebbe alcuna modificazione nella sua struttura ossea e nemmeno nel suo modo di
correre. Anche levoluzione dellumanit{ ci ha trasmesso uneredit{ che in un primo tempo si
impone con la stessa necessit naturale e tirannica; ma, a partire dal momento in cui me ne rendo
conto, e quindi conosco cosa sono, perch e come lo sono divenuto, questa conoscenza mi rende
libero di fronte ad una eredit{ che oramai accetto soltanto con beneficio dinventario: posso
accettarla o rifiutarla nella misura in cui mi possibile e per quel che mi importa, se non altro,
posso giudicarla coraggiosamente, e, ad esempio, opporle la mia condanna indignata, e a sua
volta questo atto di pensiero potr{ ispirare e animare tutta unazione che si propone una
trasformazione e un mutamento delle cose.
La presa di coscienza storica permette una vera e propria catharsis, una liberazione del nostro
inconscio sociologico, non molto diversa da quella che cerca di ottenere la psicoanalisi sul piano
psicologico: la conoscenza della causa passata modifica leffetto presente: in un caso e nellaltro
luomo si libera del passato che sino a quel momento pesava oscuramente su di lui, non
dimenticandolo, ma compiendo uno sforzo che tenda a ritrovarlo e ad integrarlo, per poi
assumerlo in piena coscienza.
Siamo cos dispiaciuti di dove definire luomo storico, in antitesi alluomo della filosofia della
storia, un barbaro che sa o crede di poter dire lultima parola sul mistero del tempo e, vittima
della sua illusione, dimentico delle selezioni arbitrarie e delle mutilazioni deformanti attraverso
le quali ha potuto elaborare limmagine schematica che si fatta del passato e del divenire
dellumanit{, esaltato dalla volont{ di potenza, si lancia nellazione con una sorta di cieco
fanatismo. Non certo piacevole tagliargli la strada, oppure, da alleato reticente, associarsi
soltanto in parte al suo entusiasmo: sospettati e presto convinti di aver fatto opposizione al
cammino della Storia sarete immediatamente messi da parte e liquidati senza scampo. Nello
stesso tempo quello stesso uomo, costretto a seguire momento per momento le continue
sinuosit{ di quella linea che la realizzazione dellIdea traccia nel tempo, perde anche ogni
struttura interiore, rinuncia alla sua autonomia e alla sua dignit, urla con i lupi, adora i potenti e
sputa sui vinti.
Luomo storico, al contrario, pienamente cosciente di non poter conoscere tutto, non crede di
essere qualcosa pi di un uomo e accetta con semplicit il fatto di non essere un Dio; nel suo
picoclo specchio si riflette una conoscenza soltanto parziale, limitata, e non di rado oscura. Ma
egli sa di non sapere, misura e cataloga limmensit{ di quanto gli sfugge, acquistando per ci
stesso un senso acuto della complessit{ dellessere e delle situazioni delluomo nella loro tragica
ambivalenza. Luomo storico luomo divenuto cosciente, che cammina ad occhi aperti, che non
una vittima, che non avanza come un animale da fatica, il capo chino sul solco, ma a testa alta
contempla limmenso orizzonte aperto a tutte le correnti dello spirito. Egli sa che niente
semplice, che il gioco ancora non fatto e che vi sono molte eventualit capaci o meno di
realizzarsi. Sceglie e giudica; non esalta la vittoria, poich ne misura la precariet{, lincertezza e i
limiti; ma anche luomo che non pu eludere la disfatta e sa dire, quando niente gli possibile:
No, non si deve cedere bisogna soffrire con nobilt e continuare a sperare.

Conclusione

Non si deve credere che lo storico si indugi tra le ricchezze del passato come un ozioso visitatore
che, di fronte alle vetrine di un museo, si fermi di tanto in tanto, spinto da curiosit o interese per
questo o quelloggetto. Lo storico un uomo impegnato, che attraverso tutte le fibre del suo
essere saldamente legato allambiente umano di cui partecipa che lo ha fatto cos com e nel
quale tutto ci che egli fa si riversa e fruttifica. Nellavvicinare il passato lo storico non solo,
poich, nel farlo, rappresenta tutto il suo gruppo; la domanda che egli si accinge a porre, quella
domanda che determina lintero sviluppo della ricerca, se solleva un vero problema, ricco di
valori esistenziali, esprimer necessariamente, oltre ad una preoccupazione propria dello storico,
unesigenza comune a tutti gli uomini del suo ambiente della collettivit{ alla quale appartiene. Il
rapporto tra lavventura individuale e le esigenze o le aspirazioni collettive, pu essere pi o
meno stretto, diretto, evidente. La storia che sfiorando la propaganda, offre una documentazione
immediatamente legata a ci che si definisce attualit, poniamo diplomatica o politica, non ,
ovviamente, il miglior genere di storia, quello che si dimostra veramente utile nella societ.
Nella misura in cui lo storico raggiunge la verit e una conoscenza ricca di valori fecondi, deve
farne parte al suo prossimo.
Tutto questo, per, non esclude che il problema dellespressione, in quanto tale, resti estraneo
alla storia e vi rientri sotto la spinta di considerazioni di ordine affatto diverso. La necessit di
scrivere considerata una penosa servit; la ricerca di per se stessa in divenire: esprimerla
vuol dire fermarla; daltra parte, egualmente indefinite, vi sono anche le esigenze dellarte,
poniamo dello scrittore: ars longa, vita brevis; lo storico si sente diviso tra le opposte ragioni di
queste due artes, a meno che non si lasci vincere dalla tentazione, sacrificando il suo dovere
sociale alla passione di conoscere; questa infatti pu divenire divorante e tirannica. Gli annali
della storia conoscono moltissimi episodi del genere: individui che accumulano nozioni per tutta
una vita, che arricchiscono la loro esperienza raggiungendo una competenza singolare, ma,
dimentichi di essere uomini e non Immortali, si astengono dallo scrivere, profondissimi vasi di
scienza, sempre avari dellacqua che contengono, e giungono alla morte, inutili, lasciando dietro
di loro un mucchio di annotazioni confuse, prive di ogni valore per altri che non sia lautore.
Qui Marrou, cita Tucidide: aver raggiunto la conoscenza senza la capacit di comunicarla come
non averla nemmeno raggiunto!. Lo storico deve accettare di adeguarsi alle necessit etiche che
nascono dalla sua funzione sociale, e alle esigenze tecniche che ne conseguono. Arriva sempre il
momento in cui la visione del passato dello storico, in quanto subordinata ad una determinata
prospettiva, a certi presupposti, a certi concetti, ad un metodo, raggiunge il massimo grado di
verit di cui capace; a partire da questo momento la ricerca non potrebbe dare pi niente:
documenti e osservazioni vengono ad inserirsi automaticamente nelle caselle dello schedario che
si costituito, mentre gli elementi che offrono una certa resistenza si muovono nella superficie
della coscienza come un corpo estraneo, e non vengono pi assimilati. Come dice anche Paul
Valery, per quanto possano esser diverse da un punto di vista logico, ricerca ed espressione
finiscono praticamente per interferire, e il loro incontro si mostra assai ricco di conseguenze: non
di rado infatti nel tentativo di esprimersi, la conoscenza si accrescer ulteriormente, compiendo
un progresso decisivo: proprio allora si rivelano le lacune, si ristabiliscono le proporzioni e la
verit si manifesta del tutto, uscendo finalmente da quella zona di incertezza in cui il divenire
lotta col non essere. Una volta completata la ricerca, lo storico deve fermarsi per un momento,
prendere in considerazione questo nuovo aspetto del problema, e domandarsi come costruire,
con gli elementi di cui dispone o in grado di disporre, lesposizione migliore, la pi ricca di
contenuto, la pi vicina alla verit, e, nello stesso tempo, la pi convincente e comprensibile;
chiedersi, insomma, come scrivere meglio il suo libro, servendosi dello schedario di cui in
possesso.
La storiografia scientifica non si sarebbe mai tanto svilita nel giudizio dellopinione pubblica, e
non ne avrebbero usurpato la funzione vari tipi di contraffazioni, se coloro che lavoravano con
seriet non avessero talmente spregiato i lettori e non si fossero limitati, assai spesso, a riversare
su di loro, sotto il nome di libri, puri e semplici mucchi di schede. Molte, troppe pubblicazioni non
sono storia, ma soltanto una congerie di materiale ancora scarsamente elaborato. Per
raggiungere lo scopo che si prefigge, per assolvere realmente la sua funzione, necessario che lo
storico sia anche un bravo scrittore. Se si combattuto per strappare la storia alleloquenza, alla
letteratura e far s che le riconoscessero le sue caratteristiche di ricerca e di verit{, daltra parte,
come accade sempre, lardore polemico non ha mancato di produrre i suoi eccessi, facendo s che
si arrivasse ad una posizione limite assai vicina allassurdo.
Ma, sottolinea Marrou, se la storia di per se una conoscenza indicibilmente sottile che matura
lentamente nello spirito dello storico nel corso di quellesperienza decisamente tecnica che la
consuetudine con il documento; se la verit, tutta falsa di sottili sfumature, si raggiunge
attraverso la coordinazione minuziosa e complessa di mille diversi elementi e, in definitiva, tende
a divenire quasi intrasmissibile a chi non passato per la stessa esperienza, quale padronanza
dellarte dello scrivere, quale leggerezza di penna, quale felicit di espressione occorreranno per
presentare la conoscenza storica in una espressione autentica e valida, che la comunichi senza
tradirla! Anche in questo caso parlo per esperienza; il profano difficilmente potrebbe immaginare
la lotta quotidiana condotta dallo storico per raggiungere lespressione pi adeguata, per
formulare quella frase che riuscir{ a manifestare lintera sua conoscenza senza nulla trascurare,
ma anche senza cadere in una sclerosi del pensiero; unespressione tale da non eccedere i limiti
delle sue effettive conoscenze, attenta a non sbrigliare limmaginazione del lettore su qualche
pista sbagliata. Lo storico deve cercare di esprimere esattamente la sua sottile verit:
innegabile che per riuscire in tale scopo egli deve essere anche un artista e questa mia asserzione
confortata e condivisa da tutti i grandi spiriti (Ranke, Renier, Dilthey, Simmel, Croce).
Poi, ogni grande storico anche un grande scrittore.
Marrou ritiene che latteggiamento, a lui contemporaneo, di vedere nel libro di storia soltanto il
riflesso di uno stadio transitorio della ricerca, derivi ancora da una posizione eccessivamente
polemica. Si sostenuto che il miglior elogio di unopera storica sta nel prevedere che, trascorsi
trentanni dalla sua pubblicazione, essa si mostrer del tutto inutile e superata, in quanto tutte le
sue conclusioni si troveranno ad essere totalmente rinnovate dallo stesso progresso sollecitato
dal libro. Questo significa per dimenticare che la verit della storia una verit parzialmente
duplice, costituita sia da ci che essa riesce a percepire dal suo oggetto, sia da ci che nel suo
impegno di ricercatore lo storico vi introduce di se stesso. Lopera storica, ancora sopravvive in
tutto quello che, della sua propria umanit, vi ha trasfuso lautore. Lopera, che lentamente
acquista una sua patina, con eguale lentezza assume dignit di testimonianza storica, divenendo
come abbiamo gi detto, un documento sulla personalit dello stesso storico, del tempo e
dellambiente che gli furono propri. Lopera sopravvive anche in quanto testimonia, esprime una
verit{ sul passato, essendo unintuizione autentica del suo oggetto.