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Historia Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone

e
PROVINCIA DI UDINE

con il patrocinio dell
UNIVERSITA DEGLI STUDI DI UDINE
e del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla cultura e la lingua del Friuli (CIRF)
con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
presentano la tavola rotonda

La tutela della lingua friulana e lEuropa
Lingue, religione, scuole del Friuli

UDINE, Sala del Consiglio della Provincia di Udine, Palazzo Belgrado

Marted 19 novembre 2013 ore 17.30-19.00

INFLUENZE CRISTIANE NELLA LEGISLAZIONE LONGOBARDA
di Enzo Marigliano

Fra il 568 ed il 569, quando i Longobardi entrarono in Friuli, reduci da un lungo cammino
dalla Scandinavia, serbano di quellimpresa una vaga ma radicata memoria orale, di cui
dar conto, in piena epoca carolingia (VIII sec.) Paolo Diacono
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uno dei personaggi di
spicco dellentourage multietnico voluto da Carlomagno.
Lesodo era iniziato circa tre secoli prima ma sera accentuato fra III e IV secolo quando le
pressioni daltre etnie, a loro volta in movimento dal cuore delle steppe asiatiche, li
cacciarono dalla pianura pannonica avviando il fenomeno che, per la storiografia tedesca
sidentifica col termine Vlkerwanderungen (= migrazione di popoli) mentre per quella
italiana, con errata visione prospettica, passata nella vulgata popolare come invasioni
barbariche.
A rigore i Longobardi non erano un popolo omogeneo, ma un coacervo di trib
originariamente dtti Vinili abituati ad alternare periodi stanziali a fasi nomadiche e che,
gi In uno dei periodi pi convulsi della tetrarchia imperiale, fra i regni di Valentiniano II
(375 392) e Teodosio I (379 395), erano divenuti occasionali alleati dellImpero romano
giungendo ad oltrepassare il Danubio in pi punti creando proprie enclave.
Sotto Giustiniano I ( 527 565) ottennero terre in Pannonia
2
in un primo tempo
acquisendo lo status di fderati, il che li mise sempre pi in contatto con la latinit che
ne influenz lidentit culturale. Ne palese dimostrazione la ricca produzione darte orafa
e prodotti artigianali ritrovati nei sepolcreti
3
, chiara testimonianza dellacquisizione di
tecniche di lavorazione e stilemi decorativi avanzati che rimarranno tali anche nella fase
successiva allingresso in Italia che gli archeologi hanno collocato nellarco dei 60 anni che
vanno dal 508 al 568.

2
Naturalmente tale processo di contaminazione culturale non si svolse a senso unico
poich anche i Longobardi trasmisero parte della loro cultura alle molteplici realt latine
con cui entrarono prima in contatto poi in simbiosi in particolare attraverso il frequente
fenomeno dei matrimoni misti e dello scambio interetnico esaurientemente studiato da
Bruno Luiselli che ne ha riassunto i caratteri attraverso la felice formula di acculturazione
ed inculturazione
4
.
Tuttavia il pi formidabile elemento darricchimento interculturale per tutte le etnie
barbariche fu certamente la conversione al cristianesimo.
Per i Longobardi essa era avvenuta ben prima del loro ingresso in Italia ed in forma molto
particolare, ovvero a mezzo delladesione allarianesimo, versione giudicata eretica dal
Concilio di Nicea apertosi il 20 maggio 325 e considerato dalla storiografia ecclesiastica
come il primo vero Concilio della nascente organizzazione cristiano-cattolica.
Laccettazione di questa concezione era avvenuta attraverso lintrecciarsi di due eventi: i
forti legami con lesercito bizantino e la circolazione della Bibbia cos come tradotta dal
greco e dal latino grazie al Vescovo di origine visigota Wulfila chera stato il primo
esponente di unetnia barbarica ad attuare una vera e propria rivoluzione linguistica
inventando, di sana pianta, un nuovo alfabeto fonetico successivamente definito proto
gotico che si trasform in un decisivo veicolo di avvicinamento culturale fra le lingue della
classicit greco-romana ed il complesso mosaico di culture barbariche
5
.
importante sottolineare questo aspetto, in quanto ne derivarono conseguenze non
secondarie per largomento che qui si vuole indagare.
Presso la maggior parte delle etnie barbariche, infatti, la conversione non fu il frutto duna
scelta generalizzata ed ampia, oggi diremmo di massa, quanto, piuttosto, dun intervento
traumatico ed improvviso, frutto il pi delle volte della volont del sovrano cui solo
formalmente aderirono i sudditi
6
.
Nel caso dei longobardi si tratt, invece, dun lungo e sofferto processo di conversioni
individuali che incontr la dura reazione degli arimanni
7
per molto strenui tempo difensori
delle tradizioni e della religione atavica.
Non a caso nel corso del tempo salterneranno sovrani legati allarianesimo ed altri
cattolici, come pure non un caso se rimarranno ben vive, sia fra la popolazione che in
parte delle lite, sacche paganesimo.
Ladesione allarianesimo non fu priva duna sua logica: tale versione del messaggio
cristiano, infatti, appariva semplice e logica agli occhi ed alla mentalit di gran parte delle
etnie barbariche, e germaniche in specie, le cui concezioni religiose scaturivano dalle
mitologie orali e dal ruolo dei druidi
8
, lontani dalle millenarie finezze dialettiche tipiche della
cultura ebraica, greca e latina sulle cui basi poggiava il cristianesimo nella sua versione
cattolico - romana.
Buona parte delle popolazioni, ma soprattutto ampi settori delle lite barbariche,
espressero subito forti critiche verso i monaci in quanto non ne comprendevano n la
scelta pauperista n lapproccio mistico fortemente teologico.
Appariva loro anacronistico il voto di castit, nel quale tutte le etnie barbariche leggevano
un assurdo impedimento verso la formazione della famiglia, nucleo fondante di tutte le
societ (sippe = gruppo parentale o famiglia allargata di tipo cognatizio), e soprattutto

3
sorprendeva la scelta di castit interpretata come rifiuto della riproduzione, scelta che, alla
lunga, avrebbe condotto allestinzione della popolazione.
Altri elementi di contrasto furono lincomprensione verso il modello della vita santa al cui
centro era proposta una serie di valori pacifici (porgi laltra guancia) considerati antitetici
alla pratica della violenza e della guerra considerata, invece, il pi alto titolo donore e di
gloria individuale e collettiva tramandato da saghe e tradizioni orali.
Per di pi, essendo di tradizione nomadica e non stanziale, tutti i popoli estranei al mondo
greco-romano erano abituati a svolgere i riti religiosi nel corso dAssemblee notturne o
allalbeggiare ma svolte comunque allaperto, il che li portava al rifiuto aprioristico nei
confronti di riti da svolgersi al chiuso, in luoghi di culto quali basiliche, chiese e pievi che
trovavano invece la loro origine in societ tradizionalmente stanziali comera avvenuto per
il culto ebraico praticato nelle Sinagoghe ed in quello del politeismo greco romano i quali
per secoli avevano eretto templi in onore di ciascun Dio del loro variegato pantheon.
Significativo, a tal proposito, il fatto che nei primi tempi delle grandi spedizioni
evangelizzatrici del cuore del continente europeo svolte da monaci itineranti come San
Colombano (542 615), San Brendano (460 o 484 577 o 583), San Patrizio (385 461)
o SanBonifacio-Winfrido (680 754) ciascuno di loro, conscio della situazione con cui
dovevano misurarsi, scelse di svolgere il culto eucaristico e la celebrazione dei battesimi in
luoghi aperti ed esclusivamente sotto grandi croci di legno provvisoriamente installate il pi
delle volte nei crocicchi di importanti vie o nei medesimi siti precedentemente usati dai
druidi o dai precedenti culti politeisti
9
.
Per la stessa formazione culturale delle varie etnie barbariche, del resto, era
comprensibilmente difficile accettare la natura umana di Ges Cristo quale Dio
consustanziale alle altre figure della Trinit, concetto cardine del Credo approvato dal
citato Concilio di Nicea e della tradizione che diverr cattolico-romana, il che port ad
accogliere con maggior favore lidea ariana del Dio Padre soggetto autonomo e pi
grande del Figlio e dello Spirito Santo con la figura di Ges Cristo quale mediatore fra gli
uomini e le altre due figure della Trinit il Dio Padre.
Come storico non intendo sottacere il fatto che nelladesione allarianesimo, ovviamente,
contarono anche aspetti pi prosaicamente politici: glinteressi territoriali rispetto al mondo
latino e bizantino; la nascente, e fatale, rivalit con i Franchi, strenui fiancheggiatori del
papato romano per puri calcoli della dinastia carolingia; la difesa dei caratteri nazionali in
contrasto con luniversalismo della Chiesa di Roma, percepito come speculare
allinternazionalit dellImpero romano.
Sar solo in una fase ben pi matura che i Longobardi, ed in particolare quelli stanziati nel
settentrione italico, entreranno lentamente nellorbita della Chiesa di Roma, ma ci avverr
ormai quasi a ridosso nel 774, nellimminenza della sconfitta finale chessi subiranno da
parte dei Franchi.
Si realizzer in quel periodo una conversione nella conversione: labbandono della
concezione ariana a favore di quella cattolico romana.
Questa scansione produrr una profonda innovazione nei valori fondanti della societ
longobarda, entrata comunque nella fase discendente ed in lento declino, le cui tracce pi
evidenti si ritrovano proprio nellambito della legislazione tanto che possiamo identificarne

4
levoluzione confrontando fra loro le norme promulgate dai sovrani aderenti ora
allarianesimo ora al cattolicesimo.
Ha buona ragione, a tal proposito, Giulio Vismara, affermando che: la trasformazione
del diritto longobardo per la cosiddetta influenza cristiana non che un atto della
trasformazione dellintera civilt longobarda a seguito della conversione[tuttavia]non
possibile parlare di influenze nel senso di pressioni che vengono dal di fuori; nulla viene
dallesterno.Quellazione non cessa di essere interna alla societ, anche se in essa
sussiste una dualit tra il potere politico del re e il centro di propulsione culturale,
individuabile nei vari Monasteri del regno ed in quello di Bobbio in particolare
10
.

IL PASSAGGIO DALLARIANESIMO AL CATTOLICESIMO NEL TESTO DEI
PROLOGHI DEGLI EDITTI
Sappiamo con certezza che lEditto promulgato da Rotari nel 643 il pi antico testo
normativo di tale etnia che passa dalla tradizione orale a quella scritta. Determinando, in
tal modo, uno dei primi casi di legislazione romano-barbarica e che il testo fu redatto
poco prima della spedizione contro i Bizantini presenti in Liguria, quindi in un frangente
politico militare estremamente teso e fragile dal punto di vista degli equilibri interni
segnati da perplessit e divisioni interne.
Dal punto di vista del contenuto, per esplicita ammissione del sovrano, apprendiamo che
molte norme in esso contenute sono il frutto dun sapiente lavoro di mediazione fra antiche
tradizioni, nuove idee recuperate dal diritto romano ed, infine, impostazioni relativamente
recenti rispetto alla promulgazione frutto delle influenze del cristianesimo.
In buona sostanza lEditto di Rotari connette fra loro la ratio legis e la ratio
consuetudinis.
Dal punto di vista dellindagine sulla struttura dellEditto rotariano non c dubbio che il
primo riconoscimento dellinfluenza esercitata dal cristianesimo, a quel tempo ancora
saldamente ancorato allarianesimo, ed antica tradizione longobarda, immediatamente
riscontrabile nel Prologo.
Questo fatto importante, poich ritroveremo esplicite espressioni di adesione al
cristianesimo anche negli incipit degli gli atti emanati dai successori di Rotari e questo
perch ciascun sovrano vorr rimarcare la propria legittimazione a legiferare sia in quanto
successore di Rotari sia in quanto sovrano aderente al cristianesimo e postosi, quindi,nel
solco tracciato dal primo testo.
dunque dal confronto dei singoli prologhi, prima ancora che dal testo delle disposizioni,
che possibile ricostruire il progressivo affermarsi del cattolicesimo romano rispetto
alliniziale adesione alla versione ariana dichiarata eretica nel 325 dal Concilio di Nicea.
Il Prologo rotariano dice

Nel nome del Signore, io Rotari, uomo eccellentissimo e diciassettesimo re della stirpe dei
Longobardi, nellanno ottavo del mio regno col favore di Dio, nel trentottesimo anno di et, nella
seconda indizione e nellanno settantaseiesimo dopo la venuta nella provincia dItalia dei
Longobardi, dove furono condotti dalla potenza divina, essendo in quel tempo re Alboino [mio]
predecessore, salute.
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5
Il successore, Grimoaldo, di proseguir, nel 668, sesto anno del suo regno che si
concluder nel 678, usando una formula assai simile:

io Grimoaldo, uomo eccellentissimo, re della stirpe dei Longobardi, nel sesto anno del mio
regno, con il favore di Dio, nel mese di Luglio, nellundicesima indizione,con il consiglio dei giudici
ed il consenso di tutti, abbiamo provveduto a correggere e a rinnovare ad un miglior stato e ad una
disciplina pi clemente quelle cose che sono parse dure ed empie
12
.

con Liutprando (712 744) che si compie il salto di qualit con la promulgazione dun
vasto corpus di editti strutturato in ben 153 capitoli promulgati tra il 713 ed il 735 con
lapprovazione da parte dellAssemblea generale.
In essi ritroviamo uno spiccato influsso del cattolicesimo romano congiunto ad un forte
recupero ideologico del diritto romano e del nascente e balbettante diritto canonico.
Infatti, pur riconoscendo la validit di antiche consuetudini longobarde non redatte in forma
scritta e, dunque, non presenti negli Editti dei suoi predecessori, Liutprando modifica in
profondit molti istituti dellarcaico diritto germanico sostituendo molte consuetudini con
prescrizioni evidentemente ispirate dalla forte visione cristiana romana ormai
evidentemente consolidatasi quantomeno nellentourage del sovrano.
Anche in questo caso il deciso si coglie nel preambolo nel quale, significativamente,
appare per la prima volta il riferimento al cristianesimo cattolico, operando una cesura
formale con larianesimo:

Le leggi che un principe cristiano e cattolico ha deciso di stabilire e di valutare con saggezza non
le ha concepite nellanimo, ponderate nella mente e rese proficue compiute con le opere per la
propria previdenza, ma per volont e ispirazione di Dio, perch il cuore del re nelle mani di Dio,
come attesta il saggissimo Salomone, che dice: Come lo scorrere dellacqua, cos il cuore del re
nelle mani di Dio; se le trattiene tutte le cose seccano, ma se per la Sua clemenza le lascia
andare, tutte le cose sono irrigate e si colmano di dolcezza. Certamente anche Giacomo, apostolo
del Signore, lo ha dichiarato nella sua lettera, dicendo: Ogni ottimo regalo e ogni dono perfetto
vengono dallalto, dal Padre della luce[] Per questo, io, Liutprando, in nome di Dio
eccellentissimo cristiano re dei Longobardi, nel primo anno del mio regno, con la protezione di Dio,
nel giorno precedente le calende di marzo, nellundicesima indizione, assieme a tutti i Giudici
dellAustria e della Neustria sia anche dei territori della Tuscia, e con tutti gli altri Longobardi miei
fedeli,alla presenza di tutto il popolo, queste cose con consiglio comune ci sono parse e piaciute
sante e conformi al timore ed allamore di Dio.
13


Alcuni storici, per riconoscere il passaggio longobardo dallarianesimo al cattolicesimo
romano, si sono concentrati sulle due citazioni scritturistiche
14
mentre altri hanno notato
che proprio il passo dellAntico Testamento riferito a Salomone si riscontra certo non
altrettanto esplicitamente - anche nellEditto di Rotari
15
.
Si tratta dun dibattito in realt mai risolto, ma che a mio avviso non inficia la certezza di
tale cambiamento che trova, infatti, ulteriori conferme in successivi atti liutprandei; in
particolare mi pare significativo un frammento probabilmente riferito alla gestione della
cosa pubblica
16
rivolto ad attori ai quali sono state date in affidamento le sue corti,
nel quale safferma che:

In nome del Signore, per prima cosa, su quanto gi stato dato al pubblico nel nostro tempo,
perch ciascun attore giuri e dica sul Vangelo: che in qualunque modo vengo a sapere che

6
qualcosa viene sottratta contro la norma, ne dar comunicazione al signore re, perch sia
rilasciata.
17


Sempre pi esplicite conferme del consolidarsi della versione cattollico-romana del
cristianesimo, emergono da pi punti della legislazione di Ratchis (744 749), nella quale
si riesce persino ad intravedere un lento ma progressivo processo evolutivo.
Nel primo blocco di norme, che la maggior parte degli storici e dei paleografi fanno
risalire al biennio 745- 746, compare, per la prima volta nel linguaggio legislativo
longobardo, un richiamo a Ges la cui figura posta in connessione diretta le altre figure
Trinitarie a piena conferma dellavvenuto accoglimento del Credo niceno:

In nome di nostro Signore Ges Cristo. Come ci pare esser giusto da fronte a Dio Padre ed allo
Spirito Santo, alk quale Egli unito, per la salvezza dellanima nostra e di quella di tutti i nostri,
assieme ai nostri giudici, perch gli uomini potenti e poveri che ricercano la loro giustizia, non
rimangano minimamente frustrati, disponiamo che.;

E ancora:
lo diciamo per questo motivo, Dio ne testimone, perch non riusciamo ad uscire da nessuna
parte per pregare in qualsiasi luogo, o cavalcare a causa delle lamentele degli uomini; perci
disponiamo e vogliamo cos, che ciascun giudice fatta tutto questo, perch non cadiamo in
disgrazia al cospetto di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito
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Le ulteriori integrazioni emanate nel 746, sono ancor pi chiare:

A noi conviene sempre adempiere ai precetti di Ges Cristo, nostro Salvatore, per la cui
provvidenza siamo giunti al vertice del comando. Con laiuto della Sua misericordia abbiamo
provveduto a statuire ci che conviene alla stirpe a noi affidata dei Longobardi, cattolica e diletta a
Dio Padre
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Da questo momento in poi ladesione al cattolicesimo romano, quantomeno per i territori
della Langobardia, i cui Ducati corrispondono allItalia settentrionale, talmente scontata
da essere espressa ormai in forma implicita negli incipit delle legislazioni di Astolfo (749
756) ed Adelchi (759 774)
20
i quali, non casualmente, adottano formule pressoch
sovrapponibili fra loro.
Se questa la situazione nel settentrione italico, completamente diverso il quadro nei
Ducati longobardi meridionali (Benevento e Spoleto) nella cui legislazione lunico esplicito
richiamo al cristianesimo rintracciabile nel corpus delle ben 17 disposizioni promulgate da
Arechi (758 774), quello, laconico, della 13 dispositio che recita:

XIII. Lautorit della legge divina e cristiana ammonisce ed attesta: Se qualcuno conduce alla
prigionia vada in prigionia.
21


Nessun altro capitolo, pur intervenendo su argomenti rilevanti come successioni, punizioni
corporali, reati contro il patrimonio ecc. si richiama al cristianesimo, il che decisamente
strano se si considera con quale minuzia, invece, soprattutto Liutprando volle intervenire in

7
queste stesse materie rifacendosi espressamente a concetti di chiara ispirazione cristiana
come giustizia e fratellanza.
La laconicit di questa citazione ha fatto s che si sia protratta per decenni una !querelle,
tuttora non sopta, sulla differenza fra forme e modi della cristianizzazione e delle
conseguenti influenze legislative fra Regno longobardo a nord e Ducati nel centro - sud
della penisola
22
.
Si tratta dun quesito non privo di interesse e di notevole rilievo per le implicazioni generali
che porrebbe sullintero percorso storico che ha visto e vede tuttoggi persistere oggettive
differenze fra nord e sud dellItalia, ma sul quale, a mio parere, opportuno indagare
molto pi approfonditamente prima dassumere una posizione.
Non c alcun dubbio, invece, su quale sia il documento attestante lammissione
delladesione longobarda al cristianesimo nella versione cattolico romana: sia per la
Langobardia major (settentrione italico) che per la Langobardia minor (Ducati del centro
sud)
Si tratta dellHistoria langobardorum Codicis Gothani (Storia dei Longobardi del Codice
di Gotha) risalente all866, ossia ben centoventidue anni dopo che i Franchi avevano
definitivamente sconfitto i longobardi dellItalia settentrionale, tant che, molto
opportunamente, Stefano Gasparri definisce questopera: il manifesto politico del
revanscismo longobardo
23
.
Il breve e frammentario documento, in effetti, sembra voler riscrivere o, meglio ancora,
rileggere lintera storia del popolo Longobardo delineando una sorta dideologia dei Duchi
del centro e sud Italia che, forse, ispir il successivo lavoro cronachistico di Erchemperto
dedicato proprio alla storia del Ducato beneventano dalle origini fino all899
24
.
Condivido la tesi del Cammarosano secondo cui lHistoria langobardorum Codicis
Gothani tent di presentarsi come unalternativa culturale alla ben pi strutturata
Historia Langobardorum di Paolo Diacono, il quale, non a caso, fu uno degli intellettuali
che, pur essendo dorigine longobarda, seppe distaccarsi dalla propria origine etnica per
approdare ad una visione di respiro politico e culturale sovranazionale, direi quasi di
respiro europeo, sancita dal fatto che entr stabilmente a far parte dellentourage palatino
di Carlo Magno
25

Gi nel Prologo, lestensore dellHistoria langobardorum Codicis Gothani sente il
dovere di precisare lapprodo ormai definitivo alla religione cristiana nella versione
cattolico-romana: che:

[i Longobardi]Giunsero nella terra dItalia, fluente di latte e di miele
26
,e ci che pi grande,
trovarono la salvezza nel battesimo e, accogliendo i segni della Santa Trinit, furono tratti nel
numero dei buoni. Per loro si comp: Non si imputi il peccato quando non c legge
27
. Lupi feroci
prima, agnelli al pascolo nel gregge del Signore, poi; perci si devono rivolgere tante lodi e grazie
a Dio che [traendoli] dallo sterco li ha posti nel numero dei giusti, in modo che si compia la profezia
di Davide: E levando il povero dallo sterco, lo fa sedere con i principi del suo popolo.
28
..Come
lo stesso figlio misericordioso di Dio aveva precedentemente predetto: Non sono venuto a
chiamare i giusti ma i peccatori
29
. Essi lo erano, per cui lo stesso Salvatore disse nei Proverbi agli
altri Giudei: Ho altre pecore che non sono di questo ovile; ed necessario condurle a bere
dellacqua della vita
30
..


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QUANDO LA FORMA DIVENTA SOSTANZA: MODIFICAZIONE DEI CONTENUTI

Lexcursus sin qui svolto, ha consentito dindividuare nei Prologhi le evidenti tracce di
evoluzione del diritto longobardo.
Se si esaminasse nel dfettaglio il merito di ciascuno degli Editti succedutisi da Rotari a
Liutprando e, per il sud Italia, di quelli della produzione normativa dei Ducati beneventano
e spoletino il segno delle influenze cristiane sarebbe ancor pi identificabile.
Naturalmente non possibile, in una sede inevitabilmente ristretta come quella offerta da
un saggio, ripercorrere tutte le modificazioni intervenute, tuttavia alcuni capisaldi possono
essere accennati.
Il linguaggio, innanzitutto. Gi nellEditto pi vetusto (Rotari) si rinvengono locuzioni
devidente ascendenza cristiana (anim perciculum, peccatum, scandalum veritat)
che convivono tranquillamente con termini tipici della tradizione germanica, come morth
parola indicante lomicidio compiuto in segreto; angargathungi, quantificazione della
rilevanza sociale delluomo libero; polodrahub , depredazione di un cadavere;
grabworfin, violazione di un sepolcro; marhworfin, disarcionamento intenzionale dun
uomo libero a cavallo; walupaus, azione ingiusta nei confronti dun uomo libero.
LEditto di Rotari, che abbiamo visto aprirsi con un esplicito richiamo al cristianesimo nella
versione ariana paaree, nella sua struttura intima, teso a riaffermare il delicato, e precario,
equilibrio fra cristianesimo e tradizioni ataviche.
Non c da meravigliarsene: lincontro e lo scontro fra le opposte forze che agivano nella
societ longobarda a contatto con la romanit determiner mutamenti contenutistici
sempre pi accentuati man mano che si dipaner il processo dallontanamento
dallarianesimo ed avvicinamento al cattolicesimo romano.
Ad esempio: la pena di morte, caposaldo dellantico diritto germanico, perdette
progressivamente il suo primitivo significato a contatto con i valori cristiani, trasformandosi
in una pura pena, cio in mezzo di espiazione attraverso ammende inflitte dallautorit.
Anzi: dallesame di altri testi aventi valore applicativo dellEditto rotariano, come Sentenze
o decisioni dei Duchi, emerge che, in un primo tempo, la Chiesa tent darginare anche le
pene corporali, molto presenti nellOrigo gentis Langobardorum e nellEditto di Rotari,
senza realmente riuscirci, tanto che sar solo a partire dallepoca di Grimoaldo, ed
evidentemente ancor pi con Liutprando, che verr fatto qualche timido passo avanti nella
mitigazione sanzionatoria.
Un altro caso importante rappresentato dallinterdizione della pratica della faida
prevista ed ammessa esplicitamente in Rotari e successivamente tollerata e sottaciuta fino
a scomparire dal testo degli Editti ma che ci ben noto che sopravvisse a lungo, tanto da
rimanere pratica assai radicata nella mentalit popolare del meridione italico.
Linfluenza cristiana si intravede anche nei palesi tentativi di mitigare le pene mettendo in
campo casistiche che contemplavano cause di forza maggiore: in Rotari, ad esempio,
individuiamo reati puniti con ammende e non con pene corporali in quanto commessi
asto animo, id est volontariae (Capitoli 146, 201, 299, 248, 277) oppure haistan, id est
hirato animo (294, 342, 344, 345, 357, 361) formule riprese da Grimoaldo che parla di
asto et iniquo temporaneo animo (151), da Ratchis in cui il linguaggio si fa ancor pi
preciso con acta dolose et furore accepto (7, 11 e 14).

9
Naturalmente va riconosciuto che non tutto il percorso dacculturazione ed inculturazione
avvenuto linearmente; anzi: il cristianesimo risulta palesemente sconfitto in uno dei
capisaldi della trazione sociale longobarda e germanica in genere, ossia la difforme
emanazione di pene e sanzioni in rapporto alla differente collocazione sociale del reo.
Se per la Chiesa non ha alcuna rilevanza la disparit di status sociale dellindividuo
essendo tutti figli di Dio, per la legge longobarda permarr inalterato il concetto secondo
cui un servo una cosa e la schiavit un caposaldo ineliminabile nella struttura sociale.
In Rotari abbiamo articoli (230, Del servo lebbroso; 231, Della serva comprata;
Dellacquisto dun servo 233) che sono parificati ad altri che riguardano animali (232,
Dellacquisto dun cavallo). Persino nellambito del matrimonio, tema delicatissimo per la
Chiesa che si muoveva in una logica universalistica, tesa a favorire lintegrazione
interetnica riconoscendo ed, anzi, benedicendo le unioni miste, nella normativa statuale
longobarda prevalse la tradizione: i figli naturali frutto di un legame fra un libero ed una
donna di condizioni servile non possono essere riconosciuti; perch ci avvenisse era
necessario che la schiava o laldia fosse liberata per decreto, concetto che ritroviamo
ininterrotto da Rotari (155 e 222) a Liutprando (106).
Lunione fisica fra un servio ed una libera era punita con la morte delluomo e la
trasformazione dello status di lei in condizione servile (Rotari 193, 217, 221; Grimoaldo 2;
Liutprando 24 e 78; Ratchis 6; Astolfo 10).
Tutte queste norme contraddicevano radicalmente la dottrina della Chiesa, in specie di
quella cattolico romana, per la quale, essendo il matrimonio un Sacramento devessere
considerato uguale per tutti, liberi e servi.

UN TEMPORANEO GIUDIZIO CONCLUSIVO

Non facile individuare in tutto il corpus legislativo promulgato dei vari sovrani quanto (e
cosa) sia entrato stabilmente a far parte della mentalit quotidiana del popolo longobardo.
Il fatto che un tema sia stato accolto da questo o quellEditto, da questa o quella Sentenza
ducale, non ci consente di darne per acquisito il valore giuridico.
Ci scontriamo, infatti, con loggettiva difficolt ad operare confronti fra materie che qualche
Editto affronta ed altri successivi ignorano totalmente. A volte si pu avere limpressione
che alcune tematiche affrontate da un sovrano siano ignorate dal o dai successori in
quanto date per acquisite; poi, invece, improvvisamente, come un fiume carsico, quelle
stesse problematiche riaffiorano nella determinazione di un legislatore molto successivo al
precedente.
Le complesse procedure inerenti le successioni ereditarie, ad esempio, hanno avuto in
quasi tutti i legislatori spazi di codificazione decisamente ondivaghi: Rotari (154 e 162) e
Grimoaldo (5), ad esempio, sono stati decisamente comprensivi nei confronti dei figli
legittimi di coppoie composte da liberi e, di contro, severissimi negli altri casi; Liutprando,
invece, introduce un inedito sbarramento anche nei confronti delle coppie di liberi qualora
vi fosse la presenza di figli adulterini o incestuosi (32 e 34) aprendo la strada per alla
possibilit di concessioni ereditarie a favore di parentele spirituali (105) con evidente
relazione alle donazioni pro anima a favore della Chiesa.

10
In Rotari (376) troviamo la condanna dellomicidio di una serva o aldia che fosse ritenuta
strega con la motivazione esplicita che si tratterebbe di sottostare ad una illicita
superstitio, cos come, sempre in Rotari (272), si riconosce, il diritto di asilo da parte della
Chiesa, che diverr pratica comune in tutto lalto medioevo dai Franchi in poi, ma ci solo
quando il fuggiasco fosse stato un libero mentre lo schiavo doveva essere restituito al
proprietario con laggiunta di una pena da comminare alla Chiesa ospitante.
dunque impossibile giungere a mettere un punto fermo sulla questione, poich ci
richiederebbe non solo quel confronto interno ai singoli Editti cui ho fatto cenno, ma
necessiterebbe anche di dar luogo alla pi vasta disamina della produzione edittale anche
da parte daltre etnie come i Bavari, gli Alemanni, gli vari, di modo che nel confronto fra
tutte queste norme ed il nascente diritto canonico, a sua volta da confrontarsi con i retaggi
del diritto greco romano, potrebbe consentire di esaminare dallinterno le influenze
cristiane nellambito delle civilt romano-barbariche.
Uno studio in questo senso ancora di la da venire, anche se alcuni importanti contributi,
seppur fra molte contraddizioni, si stanno affacciando.
Un risultato, per, mi sembra di poter dire sia stato ampiamente raggiunto dallindagine
storiografica: possiamo ormai dare per certa la forte discontinuit fra i contenuti dellEditto
di Rotari e quello di Liutprando; il primo aoppare chiaramente ancora in precario equilibrio
fra acquisizione dei valori cristiani nella versione ariana ed antica tradizione orale
germanica; il secondo appare, anche nel linguaggio, decisamente pi maturo a conferma
del fatto che nella societ longobarda di quel periodo veniva man mano accrescendosi
lautorit della Legge facendo parallelamente diminuire la forza della consuetudine un
processo, questo, frutto dellaffermarsi dellidea secondo cui la fonte della legge non er
pi il re ma Dio, nel cui nome il re legiferava.
I Prologhi ne sono una conferma persin troppo palese!
Ne conseguito un ragionamento che, per ricaduta, dopo la sconfitta longobarda per
mano dei Franchi, finir con diventare il filo conduttore della rappresentativit regia in tutto
lalto medioevo ed, in particolare, nella fase di accentuato consolidamento della struttura
feudale. Il legislatore, acquisita e metabolizzata la lezione cristiana, mira con la propria
azione a realizzare la giustizia umana legandola, per, alla possibilit di contribuire a
creare le condizioni nelle quali la redenzione divina possa liberamente espandersi.
linizio di un salto di qualit concettuale che avr gigantesche ripercussioni, che
determiner ambigue interrelazioni fra potere politico e religioso, che a lungo andare
far da incubatore alla complessa vicenda che porter alla lotta per le investiture ed al
mai risolto problema del rapporto fra potere laico e religioso; fra il dare a Cesare quel
cxh di Cesare, ed a Dio quel ch di Dio.
Ma questa tutta unaltra storia che trover formidabili attori antagonisti in Gregorio VII ed
Enrico IV ed una conclusione nel 1122 con il Concordato di Worms.

11


INDICAZIONI PER UN PERCORSO BIBLIOGRAFICO
Per lo svolgimento di questa indagine si sono utilizzate e confrontate fra loro varie fonti.
Il principale punto di riferimento stato il libro di Claudio Azzara e Stefano Gasparri Le
Leggi dei longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico (Ed. Viella, 2005)
che offre al lettore il testo latino, con traduzione italiana a fronte, dellintero corpus
legislativo sia dei longobardi settentrionali che di quelli dei Ducati di Spoleto e Benevento
nonch lHistoria Langobardorum Codicis Gothani (Storia dei Longobardi del Codice di
Gotha) testo che si colloca nella scia dellOrigo Gentis Langobardorum ma narra le
vicende del popolo longobardo fin oltre la caduta del regno di Desiderio per giungere a
descrivere alcune gesta di Carlomagno e di suo figlio Pipino nel primo decennio del IX
secolo.
Per il testo integrale della Historia Langobardorum di Paolo Diacono si ricorso
alledizione curata da Italo Pin, Edita da Studio Tesi col titolo Storia dei Longobardi,
Pordenone, 1990 che ha il pregio di proporre, in Appendice, anche la Storia dei
Longobardi di Benevento di Erchemperto.
A proposito della presenza longobarda nel centro e sud Italia, i testi di maggior respiro
utilizzati sono Langobardia minor di Elio Galasso, a cura della Sezione didattica del
Museo del Sannio (Benevento, s.n.e., 1991) e Potere, istituzioni, chiese locali:aspetti e
motivi del mezzogiorno medievale dai Longobardi agli Angioini (Ed. CISAM, 1991,
ristampa anastatica delledizione del 1977).
Una disamina pi ampia a proposito della societ Longobarda nel suo insieme, stata
resa possibile dallesame di una serie di testi che, per quanto datati, conservano una loro
significativa importanza, in particolare: AA.VV. Langobardia, a cura di Paolo
Cammarosano e Stefano Gasparri, Udine, Casamassima,1990; AA.-VV. Atti del I
Congresso di studi Longobardi (Spoleto, 217 30 settembre 1951) a cura del Centro
Italiano di Studi sullAlto Medioevo (CISAM); AA.VV. Atti del 6 Congresso di Studio
sullAlto Medioevo indetto dal Centro Italiano di Studi sullAlto Medioevo (Milano 21 25
Ottobre 1978 (CISAM) - due Tomi, 1980; da segnalare, allinterno degli Atti test citati, due
saggi: Franca Sinatti DAmico I Longobardi nella Langobardia: una societ laica? e, con
riferimento alla specificit religiosa longobarda ed alla controversia fra arianesimo e
cattolicesimo romano, il saggio di G. Cuscito La politica religiosa della corte longobarda
di fronte allo scisma dei Tre Capitoli. Let leodolidiana; AA.VV. Atti del XIV Congresso
Internazionale di Studi sullAlto medioevo. Paolo Diacono e il Friuli Altomedievale (sec. VI
X) Cividale del Friuli Bottenicco di Moimacco 24 29 settembre 1999. A cura Del
Centro Italiano di studi sullAlto medioevo (CISAM), due Tomi, 1999. Sempre per una
visione generale della societ longobarda, in particolare nel settentrione italico, il Catalogo
della Mostra I Longobardi tenutasi a Villa Manzon di Passariano (Udine) e Cividale del
Friuli nel 1990. curato da Gian Carlo Menis. Ed. Electa Milano, 1992.
Sul tema della cristianizzazione dei popoli barbari e dellorganizzazione della Chiesa
cattolica nella fase di penetrazione nel cuore del continente europeo un testo che, pur
datato, resta di fondamentale rilievo : AA.VV. Cristianizzazione ed organizzazione

12
ecclesiastica delle campagne nellalto medioevo (10 16 aprile 1980) Spoleto, 1982 (due
tomi)- al cui interno sono si ritrovano tre saggi di notevole interesse: Raoul Manselli
Resistenze dei culti antichi nella pratica religiosa dei laici nelle campagne Aldo. A. Settia
Pievi e cappelle nella dinamica del popolamento rurale e Cinzio Violante Le strutture
organizzative della cura danime nelle campagne dellItalia centro settentrionale.
La complessa questione del rapporto fra cadente Impero Romano dOccidente e popoli
barbari, un quadro organico e non privo di interessanti novit reperibile in Alessandro
Barbero Barbari. Immigrati, profughi, deportati nellimpero romano Bari Roma,
Laterza, 2007, mentre un approccio decisamente pi datato, ma non per questo meno
organico, in Michael Grant Il declino dellImpero romano Milano, Arnoldo Mondadori,
1976.
Per un approccio al quadro generale delle etnie barbariche si ricorsi a Walter Pohl Le
origini etniche dellEuropa. Barbari e romani tra antichit e medioievo Roma, Viella, 2000;
Lech Leciejewitz La nuova forma del mondo. La nascita della civilt europea medievale,
Bologna, Il Mulino, 2000. Su alcune delle singole etnie: Herwing Wolfram I germani
Bologna, Il Mulino, 2005. Biagio Saitta I Burgundi (413 534) Roma, Viella, 2008.
AA.VV. Loro degli vari popolo delle steppe in Europa a cura di Ermanno A. Arslan e
Maurizio Buora. Udine, InformEdizione, (Catalogo dellomonima Mostraorganizzatavici
Musei di Udine svolta dal 28 novembre al 18 marzo 2001.
Per il tema dellacculturazione ed inculturazione e degli influssi che reciprocamente hanno
percorso la societ tardo antica romana e ciascuna delle etnie barbariche, ponendo le basi
per la nascita di societ multietniche confluite nei regni romano barbarici, si veda




13
Enzo Marigliano

Nato a Salerno nel 1952, risiede a Pordenone, capoluogo della Destra Tagliamento (Friuli Venezia
Giulia) dal 1958. Studioso dellalto medioevo, autore di due libri di successo editi dalla Casa
Editrice milanese ncora : Medioevo in monastero. Vita quotidiana in unAbbazia del XII
secolo. Storia, storie e figure di grandi monaci con prefazione di Mons. Edwin Brian Ferme,
docente emerito di Storia medievale ad Oxford ed Anselmo dAosta. La vicenda umana dun
grande monaco del medioevo (2004), entrambi approdati alle rispettive edizioni della Fiera del
Libro di Francoforte. Nel 2006 stato chiamato a far parte del Comitato Scientifico
dellAccademia Pasquale II, Centro di studi specificatamente dedicato allo studio della figura di
tale pontefice, con sede a S. Sofia (Forl-Cesena) riconosciuto dal Vaticano. Ha gi pubblicato con
la Rivista Citt di Vita vari saggi dal 2006. Ha inoltre pubblicato Guida ai Monasteri del nord
Italia (2006) e Studi medievali entrambi per i tipi de Omino rosso (Pordenone) e per le
Edizioni Paolo Gaspari (Udine) in distribuzione da poche settimane il libro dedicato allo studio
commentato duno dei pi importanti testi carolingi: Il Capitulare de Villis con testo integrale in
latino e traduzione italiana a fronte e prefazione a cura del Prof. Paolo Cammarosano, uno dei
maggiori medievalisti italiani.

* Una prima stesura di questo saggio stato pubblicato dalla Rivista fiorentina Citt di Vita edita
dalla Casa generalizia dei frati Francescani avente sede in Piazza S.Croce Anno 68 - numero 1
Gennaio/Marzo 2013 pagg. 79 88.

14
NOTE

1
Cfr. Paolo Diacono Storia dei Longobardi [Historia Langobardorum] a cura di Italo Pin, Pordenone, Ed. Studio
Tesi, 1990. (Perch dallisola di Scandinavuia usc il popolo dei Winnili, cio dei Longobardi) . 2, pag. 4.
2
Cfr. Alessandro Barbero Barbari. Immigrati, profughi, deportati nellImpero romano Roma-Bari, Laterza Ed., 2007.
3
Cfr. Lech Leciejewicz La nuova forma del mondo. La nascita della civilt europea medievale con part. rif. al Capitolo
V I lineamenti della nuova civilt: lOccidente pagg. 243 311. Bologna, Il Mulino Ed., 2000.
4
Cfr. Bruno Luiselli La formazione della cultura europea occidentale con part. rif. allIntroduzione generale pagg. 9
17. ., Collana Biblioteca di Cultura Romanobarbarica n. 7, Roma, Herder Ed., 2002.
5
Cfr. Massimo Zorzin Alto medioevo. Aspetti linguistici, storici e culturalui Pordenone, Ed. Omino Rosso, 2009.
Giovanni Galbiati LUlfila ambrosiano in edizione fototipia completa Milano, Ed. Hoepli, 1937 (reperibile solo alla
Biblioteca Centrale di Milano collocazione MI0162 L0101). Edward Arthur Thompson The visigoths in time of Ulfila
Oxford, Clarenton Press, 1966.
6
il caso dei Franchi e della conversione di Clodoveo.Cfr. Rene Mussot Foulard Clovis Paris, Presses universitaires
de France, 1997. Sul processo di cristianizzazione del variegato mosaico di etnie barbariche la letteratura vasta.
Segnalo in part.: AA.VV. Saggi di storia della cristianizzazione antica e altomedievale [a cura di Bruno Luiselli]
Collana Biblioteca di Cultura Romanobarbarica n. 8, Roma, Herder Ed., 2006. Richard Fletcher La conversione
dellEuropa. Dal paganesimo al cristianesimo (371 1386) Milano, TEA Ed., 2003
7
Dal longobardo harimann (= uomo dellesercito, guerriero) denominazione venuta ad assumere nella societ
longobarda il concetto di uomo libero Secondo la tradizione di tutte le etnie germaniche ogni uomo libero aveva il
diritto-dovere sociale di portare armi e doveva prendere parte alle campagne militari nellesercito regio (come gli
exercitales nella societ franca), partecipare alle assemblee giudiziarie (placiti) ed assolvere ad altri doveri
pubblici.
8
Cfr. Massimo Centini I druidi Milano, Xenia Ed, 2003. William Winwood Reade I misteri dei druidi Bologna, Elfi,
2003.
9
Cfr. AA.VV. Cristianizzazione ed organizzazione ecclesiastica delle campagne nellalto medioevo: espansione e
resistenze Atti della XXVIII Settimana di studi del Centro Italiano di Studi Altomedievali. Spoleto, CISAM, 1982. Di
particolare interesse i contributi di Cinzio Violante Le strutture organizzative della cura danime nelle campagne
dellItalia centro settentrionale (secoli V X) e di C.D. Fonseca Particolarismo e organizzazione ecclesiastica nellalto
medioevo nellItalia meridionale.
10
Cfr. Giulio Vismara Cristianesimo e legislazioni barbariche. Leggi longobarde, alemanne ed avare in La
conversione al cristianesimo nellEuropa dellalto medioevo Atti della XIV settimana di Studio 14 19 aprile 1966.
Spoleto, Edizioni del Centro Italiano di studi Altomedievali, 1967. pagg. 408 409. Per il ruolo del monachesimo:
AA.VV. Il monachesimo nellalto medioevo e la formazione della civilt occidentale IV settimana internazionale di
Studi del Centro Italiano di Studi altomedievali. Spoleto, 8 14 aprile 1956. Spoleto, CISAM, 1957, pagg. 320 segg. Su
Bobbio: Carlo Giulio Mor La fondazione di Bobbio nel quadro del diritto pubblico ed ecclesiastico longobardo in San
Colombano e la sua opera in Italia Bobbio, 1953, pagg. 53 segg. In generale una rilettura di tutta lesperienza
colombanea e bobbiense in Italia stata aggiornata nelle preziose Introduzione e Prefazionedel volume San
Colombano Le Opere Milano, Jaca Book, 2001, rispettivamente a cura di Inos Biffi (pagg. XLI LXX)ed Aldo Granata
(pagg. LXXI LXXXIII).
11
Cfr. Edictum Rothari ( LEditto di Rotari) testo integrale in latino ed italiano in Le leggi dei longobardi. Storia,
memoria e diritto di un popolo germanico a cura di Claudio Azzara e Stefano Gasparri. Roma, Viella Ed., 2005 pag. 14
(lat.) 15 (it.).
12
Cfr. Grimoaldi Legis. Item quod gloriosissimus Grimuald Rex addidit dicens: (Leggi di Grimoaldo. Ugualmente
inizia ci che ha aggiunto il gloriosissimo re Grimoaldo, dicendo: ) testo integrale in latino ed italiano in Le leggi dei
longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico op.cit. pag. 131 (lat.) 132 (it.)
13
CFr. Liutprandi Legis. Item capitula quod addidit dominus Liutprandi Rex (Leggi di Liutprando. Seguono i capitoli
che ha aggiunto il signore re Liutprando) testo integrale in latino ed italiano in Le leggi dei longobardi. Storia,
memoria e diritto di un popolo germanico op.cit. pag.138 (lat.) 139 (it.).
14
Su Salomone Cfr. Libro dei Proverbi 21, 1; cit. successiva Cfr. Lettera di Giacomo 1, 17.
15
Articolo 2 (onfatti dal momento che crediamo che il cuore del re sia nella mano di Dio). Cfr Edictum Rothari (
LEditto di Rotari) op.cit. pag. 16 (lat.) 17 (it.)..
16
Datato 733 e perci inserito dai paleografi nella legislazione liutprandea, pur non essendovene certezza.
17
Cfr. Notitia de actoribus regis (Avviso agli attori del re) ) testo integrale in latino ed italiano in Le leggi dei
longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico op.cit. pag.252 (lat.) 253 (it.).

15

18
Cfr. Ratchis Legis. Incipit legis, quas dominus Ratchis rex instituit (Leggi di Ratchis. Iniziano le leggi che ha istituito
il signore re Ratchis) testo integrale in latino ed italiano in Le leggi dei longobardi. Storia, memoria e diritto di un
popolo germanico op.cit. pag.260 (lat.) 261 (it.).
19
Cfr. . Ratchis Legis. Incipit legis, quas dominus Ratchis rex instituit (Leggi di Ratchis. Iniziano le leggi che ha
istituito il signore re Ratchis) testo integrale in latino ed italiano in Le leggi dei longobardi. Storia, memoria e diritto
di un popolo germanico op.cit. pag.262 (lat.) 263 (it.).
20
In un altro documento questi si autodefinisce in tutto cattolico e magnifico..
21
La citazione richiama lApocalisse (XIII, 10) Cfr. Principum Beneventi leges (Leggi dei principi di Benevento) testo
integrale in latino ed italiano in Le leggi dei longobardi. Storia, memoria e diritto di un popolo germanico op.cit.
pag.304 (lat.) 305 (it.).
22
Cfr. Stefano Gasparri Il regno longobardo in Italia. Struttura e funzionamento di uno Stato altomedievale e Paolo
Peduto Insediamenti longobardi del Ducato di Benevento (secc. VI VIII) entrambi in AA.VV. Langobardia [a cura
di Stefano Gasparri e Paolo Cammarosano] Udine, Casamassima, 1990, rispettivamente pagg. 237 306 e pagg. 307
374.
23
Cfr. Stefano Gasparri La memoria storica dei Longobardi Introduzione a Le leggi dei longobardi. Storia, memoria
e diritto di un popolo germanico op.cit. pag. XXXVIII.
24
Una edizione in cui sono reperibili in unico volume i due testi fu pubblicata a Pordenone, per i Tipi di Studio Tesi, nel
1990 a cura di Italo Pin.
25
Merita segnalare che il gruppo di intellettuali che si raccolse nella corte Palatina di Aquisgrana attivando una vera e
propria scuola protetta e fortemente voluta da Carlo Magno, fu probabilmente il primo esempio di team
interculturale ed interetnico dopo la caduta dellImpero romano. Ne fecero parte, infatti: il britannico Alcuino da Yprk
(735 804), i germani Eginardo (775 840) e Rabano Mauro (784 ca. 856), i franchi Angelberto di Saint-Riquier (750
814) e Adalardo di Corbie (752 827), lispano-visigoto Teodulfo di Orleans (750 821) ed il longobardo Paolo
Diacono (720 799).
26
Cit. dal Libro dellEsodo, 3, 8.
27
Cit. dalla Lettera ai Romani 5, 13.
28
Cit. dal Salmo 112, 7 8.
29
Cit. da Matteo 9, 13.
30
Cit. da Giovanni 10, 16.