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LA STAFFA: INVENZIONE O ADOZIONE PROGRESSIVA?

di Giuseppe Sergi

Un permanente contrasto caratterizza, negli ultimi decenni, il rapporto fra scienziati che
praticano la storia delle tecniche e storici puri: i primi fondano le loro riflessioni su conoscenze storiche
consolidate (e talora obsolete) del pieno Novecento, i secondi si tormentano sulla complessit dei
contesti intellettuali e sociali; i primi amano i momenti di svolta (linvenzione che avrebbe cambiato il
corso della storia), i secondi - quasi sempre - ricostruiscono la gradualit e individuano nell
invenzione il rischio che si tratti di un luogo comune. Qualche esempio? Uno dei pi grandi storici
contemporanei, David Landes, polemico in modo argomentato contro la diffusa convinzione della
corrispondenza fra adozione dei telai meccanici in Inghilterra e rivoluzione industriale. Varie
recensioni hanno accusato di ingenuit un libro di Steven Shapin e Simon Schaffer sulla pompa ad aria
come tappa fondamentale non solo dello sviluppo tecnico ma anche del pensiero scientifico.
Eppure lidea di svolta piace molto alla divulgazione e al grande pubblico. Certamente una delle
tesi che ha avuto pi fortuna (nelle scuole, ad esempio) quella che riguarda linvenzione della staffa.
La cavalleria munita di staffa avrebbe cambiato il corso della storia perch avrebbe consentito a Carlo
Martello di vincere nel 732 la battaglia di Poitiers contro le armate musulmane e, poi, sarebbe stata la
vera arma segreta in grado di regalare ai Franchi la conquista dellEuropa. Questa tesi ha avuto un
autore geniale e di grande livello: Lynn White jr. nel 1962. La sua forza stata (oltre a quella di
ragionamenti tecnici e riscontri documentari di indubbia originalit) la semplicit: un oggetto, un
semplice oggetto frutto dellinventiva umana, in grado di spiegare tutto dei secoli successivi e quindi
degli sviluppi politici, economici e sociali dellEuropa. La contestazione di questa tesi fu quasi subito
affidata a ricerche minuziose e ad articoli su riviste specialistiche, le cui argomentazioni sono poi
confluite in una sintesi del 1980, il testo fondamentale su La guerra nel medioevo di Philippe
Contamine, tradotto in italiano dal Mulino nel 1986: ci non ostante continua a essere la tesi di White
la pi nota e circolante, come pu constatare chi si informi sul tema in Internet (trovandovi, tra laltro,
il recente articolo Un evo ingegnoso di Vittorio Marchis).
Tre sono i temi su cui occorre chiarirsi le idee e aggiornarsi per uscire dallinerzia delle nostre
conoscenze: Poitiers, il ruolo della cavalleria nelle battaglie medievali, luso della lancia e di altre
attrezzature tra cui la staffa. Procediamo con ordine.
Il pi grande studioso vivente di civilt islamica, Bernard Lewis, si impegnato a dimostrare
che la storiografia occidentale , ancora oggi, vittima della propaganda dei cronisti carolingi e del loro
atteggiamento encomiastico nei confronti di Carlo Martello. Poitiers non un invenzione della storia
dovuta a manipolazioni moderne, ma una ben riuscita e immediata creazione della propaganda di poco
posteriore. In realt sarebbe stata una scaramuccia come tante altre, non una gigantesca battaglia che
blocc gli Arabi e imped allEuropa di islamizzarsi. Allinizio del secolo VIII era normale che bande
di Saraceni (per lo pi irregolari, non inquadrate in una struttura di potere, spesso non arabe ma
composte da Berberi e Ispanici), conducessero a nord dei Pirenei spedizioni di saccheggio. Vincevano,
di frequente, tornavano in Spagna con il bottino di intere citt saccheggiate, era il loro modo di
mantenersi: e non traducevano le loro vittorie in conquiste territoriali, non avevano la forza e il numero
- probabilmente neanche la volont - di comportarsi da truppe di occupazione. Tutto, se valutato a
mente fredda e senza condizionamenti, suggerisce che anche Poitiers fosse una di queste battaglie:
importante, certo, perch Tolosa, Bordeaux e Tours furono salvate dal saccheggio e perch rallent la
pratica di quelle spedizioni - fin allora troppo comode - da parte dei Musulmani, ma non decisiva. Se
per ipotesi Carlo Martello fosse stato sconfitto, non per questo lIslm avrebbe dilagato verso
settentrione e non per questo si sarebbe costituito un califfato a nord dei Pirenei. Poitiers fren, senza
dubbio, la permanente minaccia musulmana, ma non dobbiamo rievocarla come larchitrave militare su
cui si fonda lEuropa cristiana.

Lynn White jr. invece non metteva in discussione lassoluta importanza di Poitiers e fu giusto,
da parte sua, interrogarsi sulle ragioni tecnico-belliche che spiegavano la vittoria di quella volta a
confronto con le sconfitte precedenti. Ci anche se la stessa battaglia conteneva dati contraddittori.
Perch la ragione per cui le truppe franche non riuscirono a inseguire gli sconfitti deve essere cercata in
una spiegazione quasi ovvia: i cavalieri, nellesercito di Carlo Martello, dovevano essere pochi (la parte
aquitana dellesercito franco). E allora ecco che dobbiamo chiarirci le idee anche sulla composizione
degli eserciti medievali e, in particolare sulla cavalleria.
Nellalto medioevo erano sparite da tempo le coorti regolarissime e ben organizzate
dellesercito romano, ed era sparito anche il mercenariato del basso impero. Tuttavia la fanteria
continuava a prevalere largamente, se pur in forma diversa. Teniamo conto che le popolazioni
germaniche, tutte (dai Burgundi agli Alamanni, dai Longobardi agli stessi Franchi), convivevano
quotidianamente con il combattimento (per lo pi per far bottino, spesso perch migravano in massa) e
che i loro erano eserciti di popolo: erano exercitales tutti gli adulti di sesso maschile, erano loro
che eleggevano capi e re, cera insomma coincidenza fra vita militare e vita civile. Lo stesso termine
arimanno (che per gran parte del Novecento la tradizione erudita italiana riferiva al componente di
una guardia speciale del re longobardo) non significava altro (come ha dimostrato in modo irreversibile
Giovanni Tabacco) che Longobardo libero armato, cio lexercitalis di quel popolo. In queste
condizioni non si pu pensare n che le armature potessero essere sofisticate, n che ci fossero molti
componenti di quegli eserciti di popolo in grado di mantenere un cavallo. La stessa archeologia ci ha
dato un aiuto parziale, negli ultimi anni: perch per alcune famiglie era troppo oneroso seppellire i
propri morti con le loro armi, che era vitale, invece, trattenere per passarle ad altri membri della
famiglia. Dunque nellEuropa occidentale, sino al declino dellet carolingia, gli eserciti erano di
massa, con attrezzatura semplice e con prevalenza della fanteria.
I Longobardi in Italia, dopo aver riservato per anni il diritto-dovere di combattere solo ai
Germani, nel 750, con un editto di re Astolfo, stabilirono che occorreva raggiungere un minimo di
ricchezza per far parte dellesercito e che, a quelle condizioni di censo, potevano far parte dellesercito
anche i Latini. E un editto famoso, usato dagli storici per testimoniare il processo di integrazione
etnica, e tuttavia prezioso anche perch fa rilevare come combattere costasse e, in regime di assestata
stanzialit, non si potesse pi chiedere a tutti. Il mondo carolingio (pur etnicamente integrato fin dal
VII secolo, anzi forse proprio per questo) in particolare dagli anni di Ludovico il Pio in poi, cominci a
stentare nel pretendere da tutti lobbligo del combattimento. Ai livelli sociali pi bassi lagricoltura
aveva le sue esigenze di continuit, a quelli pi alti era difficile far costantemente avvertire lunit di
intenti che era spontaneamente sentita quando si trattava di fare spedizioni di conquista, come quelle
precedenti di Carlo Magno.
Cos, se da almeno mezzo secolo dimostrato che la politica non era affatto feudale e che non
cera alcuna struttura piramidale (anche se la cultura corrente si ostina a non prendere atto della
correzione), lorganizzazione militare invece cominci a essere fortemente caratterizzata dai rapporti
vassallatico-beneficiari (feudali, appunto). Gruppi di fedeli (del re, di altri funzionari come conti e
marchesi, ma anche di abati, vescovi, latifondisti laici), costituivano le clientele armate che
normalmente combattevano per i loro seniores, ma in caso di mobilitazione si collegavano fra loro
(non cera una piramide, ma una rete che agiva per provvisorie comunanze di interessi) per far fronte a
un nemico comune (i Normanni, ad esempio) o per particolari spedizioni. I diversi regni franchi
affiancavano, a queste clientele permanenti, specifici richiami alle armi della popolazione, con
disposizioni mirate e costrittive. Lesercito di popolo non cera pi, politica e attivit bellica si erano
separate. I milites (i vassalli di qualcuno) avevano professionalizzato la guerra, nel giurare fedelt
mettevano a disposizione le loro armature e i loro cavalli (dovevano essere gi ricchi, dunque), erano
la minoranza stabilmente armata di una struttura sociale molto articolata e, in caso di mobilitazione
militare, coincidevano con i corpi di cavalleria.
Questa laristocrazia militare che spiega molte delle vicende belliche e sociali dei secoli IX-

XII. Chi passava le proprie giornate non impegnate in battaglia ad affilare spade e a curare (o far
curare) cavalli, lance, corazze, certo accelerava il perfezionamento tecnico della propria attrezzatura e
del proprio modo di combattere. E non un caso, dunque, che ormai si sia tutti convinti che fu solo
nellavanzato secolo IX (quindi non solo dopo Carlo Martello, ma anche dopo Carlo Magno e
Ludovico il Pio) che, in seguito a un processo graduale, la staffa divenne di uso generalizzato. E che si
sia peraltro tutti convinti che non si possono collegare repentini rivolgimenti al perfezionamento della
cavalleria, minoranza degli eserciti, spesso importante e decisiva, ma sempre usata in pi rispetto alla
massa durto dei combattenti a piedi.
Vediamola, allora, la storia aggiornata della staffa. Ridatiamola, e colleghiamola allinsieme
dellattrezzatura di un combattente. Lascia bipenne, o francisca, era una pesante arma
prevalentemente da lancio, usata dai fanti, che usavano anche il sax o scramasax, una spada lunga
a un solo taglio. Le battaglie, almeno fino allet merovingia, consistevano essenzialmente in una serie
di duelli individuali fra combattenti a piedi con ascia e spada. Questo spiega i tempi (implicati ad
esempio dal lancio, dal recupero dellascia ecc.) e la pluralit di armi: la lancia pi usata era langone,
con punta metallica circondata da uncini che non solo straziavano la vittima ma, nel caso, si piantavano
nello scudo riducendo la mobilit dellobiettivo, a cui a quel punto ci si avvicinava con il sax. Il
sax rimase prevalente via via che si pass, dal secolo VIII, a combattimenti pi coordinati. Mentre
era pi rara - perch perfetta in particolare per i corpo a corpo fra cavalieri - la spatha (o gladio), pi
corta del sax, a due tagli, ma soprattutto pesante pi in punta che dalla parte dellelsa,
Il gi ricordato angone (una sorta di giavellotto) fu la lancia normalmente usata in un primo
tempo anche dai cavalieri, che non ne inventarono subito un uso diverso, e per i quali era normale
scendere da cavallo per avvicinarsi con la spada allavversario colpito o rimasto senza scudo.
Lynn White jr. aveva certamente ragione quando ci insegnava che nellalto medioevo gli usi
della cavalleria e i modi di cavalcare erano vari. Vandali, Goti e Longobardi usavano molto i cavalli,
mentre tra Franchi e Anglo-Sassoni i combattenti montati erano uneccezione. Per gli uni e per gli altri
era indubbia, nei primi secoli del medioevo, la precariet dellequilibrio: cavalcare su una semplice
coperta, senza sella e senza staffa, attrezzati solo da redini e morso, serviva essenzialmente a garantire
velocit ed essere pronti a saltar gi dalla cavalcatura: infatti White fa notare che prima della staffa per
questa operazione si usava il verbo desilire (saltar gi) e invece, dopo la staffa, descendere, ed tra
le sue osservazioni pi interessanti.
Jadran Ferluga, documentatissimo bizantinista contemporaneo, d rilievo alla guerra grecogotica per pi aspetti: 1) perch vi individua una prevalenza, fra i bizantini, di truppe appiedate, in
particolare nellimportante battaglia di Tagina del 552; 2) perch vi compaiono drappelli di arcieri a
cavallo, di cui Bisanzio si era dotata copiando i nomadi dellAsia centrale; 3) perch sono usati i
catafratti (corazzati in larga parte del corpo) che sono appesantiti ma versatili, e combattono sia a
piedi sia a cavallo. Si pu supporre, nelle truppe bizantine, la presenza - anche se non un uso
sistematico - della staffa: si era nel secolo VI (in Cina era gi nota alla fine del V). Il modello della
staffa era dunque arrivato presto in occidente, ma si afferm a fatica, proprio per ladozione tuttaltro
che sistematica del combattimento a cavallo. Per la fine del secolo VII, in Francia orientale, sappiamo
di un esercito di 704 combattenti: di questi solo 135 sono cavalieri e tra questi cavalieri solo 13 sono
muniti di staffe. Si pensi che addirittura nella battaglia di Hastings, combattuta il 14 ottobre 1066 tra il
duca di Normandia Guglielmo e il re d'Inghilterra Aroldo, gli Anglo-Sassoni erano quasi privi di
cavalleria e certamente senza staffe.
Per troppo tempo gli studiosi hanno adottato unequazione cavalli=cavalleria: mentre provato
che i cavalli servivano prevalentemente a coprire lunghe distanze, in preparazione ai combattimenti a
piedi una volta arrivati a destinazione. In una nota e bella fonte iconografica per la storia della guerra,
larazzo di Bayeux del 1080 circa, sono molti i cavalieri che impugnano ancora la lancia a braccio teso
verso lalto, pronti a usarla come un giavellotto. Ricordiamoci sempre che a Poitiers i Franchi non
riuscirono a inseguire i Musulmani sconfitti. Ma prendiamo anche atto che, ancora nel pieno secolo IX,

quando la cavalleria cominciava a diffondersi, il combattimento con lancia in resta era tuttaltro che
comune. Eppure il cavaliere saldamente in sella, appoggiato alle staffe, corazzato, con la lancia in resta
(cio appoggiata al corpo e pronta a colpire di punta il nemico), era una macchina da guerra
straordinaria: la forza durto del peso del cavaliere e del cavallo in corsa, tutta concentrata su quella
lancia ben assicurata allinsieme, era eccezionale.
Perch allora tanta lentezza nelladottare la staffa e la tecnica di combattimento che consentiva,
pur secoli dopo la data-mito di Poitiers? Perch negli eserciti cerano meno combattenti montati di
quanto normalmente si pensi. Perch era unattrezzatura da ricchi, che aveva bisogno della rinuncia agli
eserciti di popolo e della successiva diffusione delle clientele militari: formate da aristocratici gi
abbienti, che per il mantenimento proprio e della propria attrezzatura potevano anche contare sulle rese
delle terre feudali. Perch quasi sempre, nella storia, uninnovazione tecnica si afferma
progressivamente (anche nella guerra, che purtroppo ne spesso il motore): raro che ci siano
folgorazioni di massa verso la novit e, soprattutto, occorrono le condizioni economiche e sociali che
ne consentano ladozione generalizzata.
Unaltra, e finale, domanda. Perch allora i Franchi conquistarono lEuropa? Perch i re
Carolingi (a differenza dei predecessori Merovingi) smisero di imitare il modello statale romano e
costruirono un sistema composito e duttile, in cui mescolarono le tradizioni germaniche dei legami
personali con apparati solo in parte statali e territoriali. Perch mantennero vivo, nel loro ceto
dominante, interessi soggettivi alla conquista e allaffermazione, non mediati da apparati burocratici.
Perch - ed la causa meno nota - non erano per nulla conservatori ed erano scarsamente gelosi della
propria identit etnica: pronti a integrare chiunque con parit di diritti (si trattasse di altri Germani, di
Gallo-Romani o di Latini), inclini a mettere sullo stesso piano i loro princpi di eminenza sociale (tutti
giocati sulla capacit di comando e sul valore militare) e quelli delle popolazioni romanizzate (in cui
dava prestigio, ad esempio, compiere carriere ecclesiastiche). Furono certamente grandi combattenti,
ma non cerchiamo una spiegazione unica della loro affermazione (e certamente non la staffa).