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Storia medievale

Anno 2014-2015
Modulo A: introduzione allo studio della storia medievale
Docente: Marco Venditelli

Valerio Fabrizi
Universit degli Studi di Roma Tor Vergata

Sommario
CAPITOLO 1: INTRODUZIONE AL MEDIOEVO

Introduzione al Medioevo...
..4

Le fonti..11

CAPITOLO 2: LA STORIA MEDIEVALE

La successione dei poteri e l' ascesa dei


Longobardi15

I Franchi.22

Il rapporto tra la Chiesa e la guerra, e l'avvento del potere


carolingio....29

L' organizzazione del Sacro Romano Impero...


.31

CAPITOLO 3: IL SISTEMA MONETARIO (argomento da sostenere all' esame, nel caso non si abbia superato l'
esonero scritto del 31/10/2014)

Le monete...43

La lavorazione nella
zecca..45

La storia monetaria dell' Europa medievale...48

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Capitolo 1: nozioni sul Medioevo

Parte 1: introduzione al Medioevo


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8/10/2014
Quando noi parliamo di studio della storia medievale, dobbiamo tenere presente di come sia fin troppo
comune formulare degli anacronismi che si potrebbero benissimo evitare. Come periodo millenario, il
Medioevo non deve stupire per quanto fosse diversificato dal punto di vista temporale e nazionale, con
delle sfumature di grigio sui lati comunemente pi visti negativamente e viceversa. Tuttavia, notiamo
delle similitudini fra i seguenti personaggi, divisi sia nel tempo che nei luoghi: Alarico, Carlo Magno e
George W. Bush.
Tutte e tre le figure non devono essere viste secondo uno schema di moralit bianco/nera, e che quindi
distingue di netto i buoni dai cattivi, ma secondo un punto di vista che possa spiegare le loro azioni
nellarco di tempo che prendiamo in considerazione. Alarico, generalmente visto come un barbaro, era
in realt un generale romano, che distrusse Roma dopo che non venne ricompensato adeguatamente dei
suoi servigi; Carlo Magno fu invece intenzionato ad allargare le sue conquiste cos da sopprimere una
volta per tutte la minaccia longobarda in Nord Italia, che si trovava pericolosamente vicina al papato;
Bush, che nel 2003 conquist lIraq sotto il pretesto di cacciare il dittatore uscente Saddam Hussein,
mirava perlopi alle enormi riserve di petrolio che potevano offrire i giacimenti della Mesopotamia e
del Golfo Persico.
Sebbene le somiglianze siano decisamente marcate, i paragoni sono sempre un rischio da correre per la
mancanza di elementi che possano effettivamente mettere in netta specularit i diversi personaggi:
Carlo Magno sconfisse i Longobardi sia per proteggere il papato che per la propria ragion di Stato, ma
Bush non trasform lIraq in uno Stato americano!
Chiusa parentesi, il periodo storico che studieremo occupa una pagina cos lunga della storia
dellEuropa che non si sa nemmeno quando cominci: se la data del 476 pu sembrare familiare, in
realt non doveva sconvolgere cos tanto il panorama europeo, dato che la morte dellImpero Romano
dOriente risult pi come un ultimo respiro affannato che una fine segnata dalla violenza. Molti storici
ritengono invece che fu dal 378 D.C. che potremmo definire gli anni successivi come medievale, ossia
quando lImpero Romano venne sconfitto dai Visigoti ad Adrianopoli, lodierna Edirne, in Turchia. E
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che da allora vi fu, allo stesso momento, unaccelerazione e una decelerazione della societ. Da un lato,
lidea di Impero progred grazie al contributo dei regni romano-barbarici, mentre da un altro la scadente
qualit di vita aveva accorciato pesantemente le aspettative di vita (ma non che tutti morissero a 40
anni!).
Ci si rese quindi conto che risultava necessario studiare nel dettaglio queste evoluzioni dalla doppia
faccia. Nel XIX secolo si distinse tra:

Alto

Basso Medioevo (XII - XV secolo)

Medioevo

(V

XI

secolo)

Lidea di distinzione tra Alto Medioevo e Basso Medioevo divenne sempre pi stretta fino alla
creazione del mito della microstoria. Uno storico del 1815 aveva fonti numerosissime tra annali e
cronache di ognuno dei dieci secoli che componevano lintera epoca medioevale, ma proprio lenorme
distanza temporale poteva risultare tremendamente difficile da analizzare anche per il pi abile degli
studiosi di storia antica.
Possiamo tuttavia riassumere, nel seguente modo, la situazione immediatamente successiva alla
detronizzazione di Romolo Augusto: dopo un periodo di iniziale vuoto, vi fu un sostanzioso aumento
della popolazione che non conobbe particolari periodi di crisi fino al XII secolo, quando invece ci fu un
altro notevole calo. In questi ottocento anni, si sviluppo inoltre la figura del papa come vicario di Dio
sulla terra, quando la sua figura consisteva allinizio come un vescovo dal solo primato morale, nonch
una particolarit nel diffuso sistema di circoscrizioni cristiane. La scissione fra la Chiesa dOriente e la
Chiesa dOccidente (1054) determin un rafforzamento del potere che il papa aveva sullappena diviso
mondo cristiano, e fu da qui che la plenitudo spodestati rese lallora vescovo di Roma nella figura
autoritaria pi importante del mondo conosciuto, dato che aveva in s la stessa volont e supporto di
Dio. Fu a partire da Innocenzo III (1198-1216) che il papato inizi a raccogliere i frutti di questa
riforma, mentre Bonifacio VIII, noto per essere stato uno degli acerrimi nemici di Dante, fu colui che si
trov per primo in contrapposizione con un potere regio, ossia il Re di Francia Filippo il Bello. Quando
questi decise di tassare il clero e di autodefinirsi il Vicario in Cristo (Papa) della Francia, Bonifacio
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non esit a scomunicarlo per turpiloquio, scatenando la reazione del monarca che invi nel 1303 un
plotone di soldati con lobiettivo di umiliare pubblicamente il Pontefice. Ad Anagni, nacque cos la
leggenda dello schiaffo onomimo, mentre declin la teocrazia papale appena disonorata, facendo tra
spartiacque tra la Chiesa dellAlto Medioevo e la Chiesa del Basso Medioevo.
Quanto agli Stati europei che sorsero sulle ceneri di Roma, il concetto di modernit era
prevedibilmente inesistente. Tipica era la scomparsa di ogni legge statale non appena la nazione in
questione era sul procinto di collassare su se stessa, e cos accadde pure con lImpero Romano
dOccidente. Ci non significa che gli uomini fossero tornati alla Preistoria, ma vuole intendere che la
perdita dei raccolti, di unottima aspettativa di vita e di unorganizzazione statale resero prioritari i
seguenti progetti:

Unefficiente giustizia sociale.

Un sistema, ben costruito, di difese abbastanza forti da non permettere ai vicini di invadere il
proprio territorio.

In un contesto non troppo dissimile, le popolazioni europee migrarono allintero dellImpero Romano
dopo che il limes romano venne meno. In Gallia, per esempio, i Franchi fondarono il proprio regno a
partire dai Merovingi, nel V secolo D.C., ma chi poteva garantire che il loro potere potesse essere
riconosciuto dalla popolazione? Era necessario allora trovare un modo per farsi riconoscere membri di
un ceto elevato e quindi formante una classe dirigente, il che significava raccogliere il maggior bottino
durante le campagne belliche e i maggiori possedimenti terrieri. Questultimo dato di fatto evidenzia
come la propriet privata stesse aumentando a dismisura nel primo Medioevo, spesso anche col
contributo dei vescovi, che formavano delle circoscrizioni in cui poteva essere possibile costruire prima
delle abbazie e poi dei monasteri. Questo fu una delle tante ragioni per cui la Chiesa riusc a trovare un
saldo appoggio anche al di fuori della penisola italiana, che allora, come abbiamo visto, non aveva
ancora la guida politica del Vescovo di Roma, ma solo spirituale.
Risult cos che i re di questi regni romano-barbarici avessero tra i propri possedimenti veri e propri
patrimoni, e che quindi il potere gestito fosse di tipo patrimoniale. Per esempio Carlo Magno, per
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incentivare la produzione agricola, finanzi a proprie spese quelle aziende allora note come ville. Ma
cosa sarebbe successo se il monarca fosse morto allimprovviso? Normalmente tutti i suoi possedimenti
passavano al suo primogenito, ma nella societ germanica, che allora si era fatta strada con forza in
Europa, era costume comune spartire leredit tra tutti i figli, cos che sarebbe stato inevitabile che un
possedimento terriero di grandi dimensioni si sarebbe ridotto a un insieme di piccole zone private,
ciascuna delle quali aveva un proprio signore con una propria propriet. Inutile dire a proposito che la
ricchezza, intesa come la capacit di potere dacquisto, era sproporzionatissima: il re aveva bisogno di
queste ricchezza cos da poter confermare il suo status di regnante, e aumentare ulteriormente i suoi
tesori. Sempre Carlo Magno, come abbiamo citato prima, invase il territorio dei Longobardi per
ragione sia politiche che espansionistiche; tuttavia, eredit gi dal padre, Pipino il Grande, diversi
territori conquistati nel 755 D.C. (e.g. La Frigia, una regione corrispondente allOlanda e le coste
occidentali della Germania). Ci che fece consistette nellusare i suoi soldi per far aumentare di numero
il proprio esercito, inizialmente troppo piccolo per poter competere con i Longobardi.
La terra, intesa come dominio del sovrano, era laltro requisito essenziale per poter essere riconosciuti
come signori. Maggiore era la superficie occupata dal possedimento, maggiore sarebbe stato il potere e
il prestigio del suo proprietario. Ma era sempre possibile donare la terra a chi non la possedeva (detto
vassallo), cos da aspettarsi una fedelt assoluta nonch un servizio pressoch permanente, ed da qui
che si svilupparono successivamente i gradini della piramide sociale: il re, il vassallo, appunto, e i
vassalli minori, divisi tradizionalmente in valvassori e valvassini.
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Il Medioevo, come il nome suggerisce, unepoca posta tra due grandi periodi storici dominati da un
potere centrale: indietro nel tempo, troviamo lImpero Romano, sostenuto in gran parte dalla
manodopera schiavile e da un efficiente sistema politico-militare; avanti nel tempo, gli Stati moderni,
in chiara evoluzione politico-sociale ancora oggi. Sono quindi due differenti realt rispettivamente
involute ed evolute nello scorrere dei secoli.
Sergi nel suo libro ci spiega come il Medioevo fosse un tempo sperimentale, piuttosto che statico,
ossia egli lo definisce come un momento in cui presero luogo i primi cambiamenti antecedenti
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allesplosione evolutiva dellepoca moderna. Basti pensare che, a differenza di come facciano vedere
numerose opere della cultura di massa, esisteva un certo grado di consapevolezza su un passato mitico
e glorioso, dove la cultura e la conoscenza avevano raggiunto picchi altissimi (ma non bisogna
prenderla come un attacco al Medioevo stesso, dato che la cultura fior in approcci differenti ma
comunque ben evidenziati allinterno della societ). La difesa della propria nazione, nonch della
propria vita, era allora la necessit pi impellente di tutti. Ed per questo che dal mondo romano venne
ripreso il diritto, ovvero linsieme di leggi che regolano la vita di ogni cittadino allinterno del proprio
territorio. Il codice giustinianeo del VI secolo D.C. fece da modello esemplare, ma la societ germanica
implement alle leggi un ceto guerriero che fungeva da classe dirigente. Gli stessi popoli germanici
avevano un proprio codice tramandato oralmente (dato che la scrittura, fatta eccezione per quella
runica, non veniva usata al di fuori dei contesti religiosi), che venne assimilato gi a partire da quel
fatidico anno 406, quando il limes romano venne attraversato dalle orde di Goti in fuga dallesercito
unno, ma fu solo nel 643 che il sovrano longobardo Rotari ordin la versione scritta del diritto
longobardo. E da notare che nel rispetto dei costumi dei Latini e dei Germani, entrambi i diritti erano
validi soltanto nei confronti del cittadino preso sotto esame. Quindi un latino non poteva essere punito
per aver infranto una legge longobarda, ma solo in caso di violazione di una legge romana. Lidea dell
evoluzione indipendente, quindi senza unit e coerenza, delle leggi delle societ di una stessa epoca
viene definita particolarismo giuridico. La scrittura, per esempio, non aveva una propria forma standard
che poteva essere compresa da persone di pi regni diversi, cosa che poteva mettere in serie difficolt i
rapporti diplomatici fra di essi. Fu per questo che Carlo Magno, nel sogno di riunire lEuropa sotto la
sua figura, eman una riforma della scrittura che prese il nome di carolingia, o carolina in onore
della famiglia a cui apparteneva limperatore del Sacro Romano Impero. Fu cos che il particolarismo
grafico venne notevolmente ridimensionato a favore di un tipo di scrittura comprensibile a tutti.
Oltre ai beni primari, anche il lusso forniva un supporto fondamentale per vivere nel medioevo. Ma
cosa intendiamo esattamente per lusso? Il lusso semplicemente una comodit, ottenuta tramite una
notevole ricchezza, che migliora la qualit della vita e che quindi fa provare un forte senso di piacere.
Qualcosa che ovviamente era possibile solo per i nobili, e non per i non-non nobili.
Adalberone di Laon, poeta e vescovo francese dellundicesimo secolo, ci d uninteressante
suddivisione della societ secondo tre classi principali,:

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BELLATORES (guerrieri, coloro che combattono)

ORATORES (religiosi, coloro che pregano)

LABORATORES (contadini, coloro che lavorano)

Il classico bellatorex era un uomo nato esclusivamente per la guerra, fortemente dedito allallenamento
fisico e a turni di lavoro praticamente
interminabili, data la responsabilit che copriva.
E tu ricoprivi questo ruolo solo se i tuoi sudditi
ti riconoscevano quanto tale, dato che altrimenti
sarebbe stato inutile usare la propria fortuna per
unarmatura e, soprattutto, un costosissimo
cavallo da guerra (anche se generalmente, si
ottenevano anche come regalo o concessione
da

parte

del

sovrano).

Quello

che

Adalberone non ci dice che effettivamente


prestasse

il

comando

nella

Schema delle tre classe sociali del


Medioevo. Le frecce azzurre indicano i
rapporti, quelle rosse la protezione, e
quelle verdi il lavoro svolto nei confronti di
qualcuno.

societ:

prevedibilmente, erano entrambe le prime due


classi, che si specializzarono rispettivamente in
attivit fisiche ed intellettuali.
Per essere un membro della classe dirigente non era daltro canto necessario essere di sangue blu:
questa prerogativa sarebbe stata presa in considerazione solo a partire dal Basso Medioevo, quando la
porosit fra le diverse classi sociali divenne molto pi marcata rispetto ai primi secoli successivi alla
caduta di Roma. Per usufruire di questo prezioso ascensore sociale, bastava:

Combattere valorosamente sul fronte.

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Incominciare unattivit ecclesiastica, nel caso non si volesse divenire bellatorex.

Accumulare una propria ricchezza tramite tributi o bottini ottenuti durante le campagne militari.

In questa fluidit esisteva questa possibilit di elevarsi rispetto agli altri, e chi poteva raggiungere il
ceto alto otteneva lappellativo di Dominus (signore), e successivamente di Nobilis (gi pi
selettivo semanticamente). Ma se il contrario del nobile era lignobile, quindi una persona spregevole
dal punto di vista morale, allora la categoria che stiamo analizzando va valutata solamente secondo un
punto di vista morale! Eimportantissimo ricordarsi di come allora i privilegi ed i ruoli venissero
spartiti secondo questi comportamenti e prerogative.
Il mondo romano ci d un chiaro esempio di come lesercito fosse vitale, nonostante costituisse un
organismo a parte nello Stato: la cavaliera era tendenzialmente spietata nei confronti dei nemici, ma
manteneva un proprio codice donore che evitava il totale eccidio ingiustificato. Limpatto col mondo
germanico comport la scomparsa del mondo senatorio, ossia quella classe di dirigenti che usava pi la
propria forza intellettuale come prestigio sociale: da allora, fu mandatario armarsi, andare a cavallo e
permettersi unarmatura abbastanza robusta da permettere lincolumit del cavaliere. Tuttavia, i costi
erano altissimi e fu la concorrenza a migliorare i reparti militari in una continua corsa agli armamenti,
grazie anche al mix di culture che si susseguirono nei secoli. La staffa, ossia quello strumento con cui
fare presa sul cavallo sia per stabilizzarsi sia per spronarlo, venne introdotta in Europa dai Normanni,
grazie alle quale vinsero ad Hastings nel 1066.
Larte bellica costituiva in principio una realt di tutti i giorni, anche in piccola scala. Il ruolo sociale
dei combattenti era molto importante, poich necessitavano di un seguito militare che li seguisse e li
sostenesse, nonch del supporto offerto da un fido cavallo da guerra. Pi nel dettaglio, il feudatario
selezionava tra i contadini le persone pi adatte a divenire cavalieri; solo a quel punto era definitiva la
scelta di formare un proprio gruppo di soldati, i quali avrebbero ottenuto come pegno di fiducia un
pezzo di terra da possedere, cos da poter lasciare il ceto contadino una volta per tutte. I miles si
riconoscevano collettivamente e se non erano necessarie le investiture nellEuropa continentale, in
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Inghilterra erano invece obbligatorie, dove rivestivano difatti lunico modo per poter entrare
nellaristocrazia.
Parte 2: le fonti
15/10/2014
Le fonti sono quei reperti di vario genere che ci permettono di comprendere come fosse organizzata la
societ di un certo luogo in un determinato tempo. Nel nostro modulo, analizzeremo i seguenti tipi di
fonti storiche, ovviamente riguardanti lepoca medievale europea:

Fonti archeologiche (costruzioni, monumenti, etc.)

Fonti iconografiche (immagini, scritte, simboli, etc.)

Fonti numismatiche (monete)

Fonti scritte (annali, documenti ufficiali, testi letterati, etc.)

Il primo tipo concerne le principali fonti materiali che usiamo ancora oggi per conoscere pi da vicino
un periodo di una certa civilt. Un determinato reperto archeologico deve essere antico o recente in
bade allo strato in cui lo si rinviene: uno strato posto diversi metri sotto terra indica una sua maggiore
antichit, mentre uno poco distante dalla superficie indica una sua relativa vicinanza alla nostra epoca.
Indipendentemente dalla loro provenienza, queste fonti supplementano le fonti scritte, cos che luna
combaci cronologicamente con laltra. Larchitettura spicca per la sua importanza di averci fatto vedere
con pi precisione i periodi pi oscuri del Medioevo: per fare un esempio lampante, la Roma del VI
secolo non era un cumulo di rovine come spesso si sar sentito dire a scuola; era invece una citt
ridimensionata, ma tuttaltro che morta! Questo grazie alla presenza di basiliche provenienti proprio da
quel periodo, come per esempio Santa Maria Maggiore.

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Le fonti iconografiche ci raccontano invece le varie vicende di re e santi, ma anche di costumi tipici
dellepoca. Possiamo in questo caso rifarci alla celebre composizione di Ambrogio Lorenzetti, Gli
effetti del buon e del cattivo governo, in cui possiamo osservare con forte realismo gli oggetti tipici
dellepoca.
Le fonti scritte sono di natura molto varia: si tratta spesso di appunti, documenti, iscrizioni, avverbali,
dichiarazioni, moduli, etc. A loro volta si possono suddividere nei seguenti sottogruppi:

Fonti scritte narrative, ossia quando narrano unesperienza del cronista oppure una serie di
avvenimenti importanti, raccolti insieme nella raccolta chiamata annale. Conviene tenere
presente che anche la letteratura fantastica ci pu dare un resoconto molto attendibile del tempo
(e.g. Il Decameron di Boccaccio o La Divina Commedia).

Fonti scritte documentate, quindi quel tipo che concerne la giurisdizione e i testi non
intenzionali. Generalmente, il tipo pi comune comprendeva documenti nei quali si registrava
unazione giuridica, conclusa formalmente con una stretta di mano (cfr. un negozio giuridico,
quellazione che permette di eseguire formalmente unazione giuridica). Ad assistere allatto
venivano chiamati dei testimoni, che eventualmente sarebbero stati chiamati in futuro in caso di
possibile contestazione da parte di una delle parti o dei suoi discendenti.

Gi nel mondo romano esistevano archivi creati allo scopo di raccogliere le diverse registrazioni di atti
giuridici. Era fondamentale per lefficienza della pubblica amministrazione:

Avere un personale certificato, capace quindi di certificare le proprie decisioni su un testo


scritto.

Usufruire delle cancellerie, cos da verificare la veridicit della documentazione pubblica


tramite formalismi limitati (e.g. simboli, accessori certificanti la loro autenticit).

Figura chiave di questi processi era il notaio, una figura giuridica capace di scrivere ci che si
registrava come legge (e.g. ogni sentenza emanata su un caso discusso determinava un punto di svolta
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su una legge ambigua, che quindi veniva segnalata a partire dalla registrazione notarile). Oltre a ci, la
sua incondizionata onest era difficilmente corruttibile (salvo rari casi), cos che in molti potevano
fidarsi ciecamente della loro funzione. I notai si affermarono in Europa tra il XII e il XIII secolo a
partire dal nostro Paese.
Ci soffermiamo infine sullimportanza degli affreschi come fonti iconografiche dal valore pedagogico:
data lalto tasso di analfabetizzazione, poche persone potevano avere il lusso di leggere, e per narrare
gli avvenimenti della Bibbia si usavano questi dipinti messi in successione cronologica, orientando il
visitatore verso la cappella principale, dove spesso veniva raffigurata la figura di Ges Cristo, o la
controfacciata che, come nella Cappella degli Scrovegni, poteva avere un rimando al Giudizio
Universale come monito per i fedeli in uscite.

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Capitolo 2: la storia medioevale

Parte 3: la successione dei poteri e l ascesa dei Longobardi


17-10-2014
Limpero romano dellultimo secolo, nonostante il forte indebolimento, non era affatto morente. E non
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affatto vero anche il ruolo distruttivo del Cristianesimo come religione di stato, tralasciando alcuni
attriti tra i fedeli e gli ultimi pagani. Anzi, il Cristianesimo rese pi omogenea la gi variegata societ
romana, che cominci infine a supportare questa forza religiosa emergente.
Uno dei miti pi comuni e sbagliati nella visione del Medioevo limmaginare gli invasori di Roma
come barbari ignoranti e senza un briciolo di Weltschauung (visione del mondo). Paradossalmente,
questi personaggi apparentemente incivili erano persone coltissime, e soprattutto dotate di un gran
senso darguzia e pragmaticit. Ne possiamo citare due nomi molto conosciuti, Attila e Teodorico.
Capo de facto dellorda unna, Attila riconobbe fin da subito la potenza politica di Roma e trov un
compromesso coi Romani con la riscossione di tributi tramite trattati. Spesso, la fedelt di ciascuna
fazione veniva messa alla prova scambiandosi un gruppo di ostaggi, che venivano adottati e formati
sia culturalmente che professionalmente. Quando Attila devast lItalia, possedeva a sua favore proprio
questi insegnamenti tramandati dai suoi mentori romani!
Qualcosa di molto simile fu essenziale per la formazione dei regni romano-barbarici, avvenuto persino
trentanni prima del 476 D.C. Fu la rottura del limes a permettere alle varie popolazioni di
colonizzare territori mai esplorati prima. Nel VI secolo, le colonie dellappena caduto Impero Romano
erano organizzate cos:

INGHILTERRA (ANGLIA): Angli e Sassoni, che avrebbero poi formato lunica etnia degli
Anglosassoni.

SPAGNA E PORTOGALLO (HIBERIA): Visigoti (Goti dellOvest), che tentarono


precedentemente di conquistare pure la Francia.

NORD AFRICA (TRIPOLITANIA): Vandali, sconfitti nel 550 D.C. dalle forze dell Imperatore
bizantino Giustiniano.

ITALIA: tralasciando il regno autocrate di Odoacre (Rex Italiae) , non vi furono


sorprendentemente incursione di popoli barbarici. I passaggi di potere furono poco dolorosi, e
sarebbero rimasti tali fino allarrivo dei Longobardi.

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Teodorico fu un altro re barbaro che us con scaltrezza il suo potere regio: riconoscenza la superiorit
politica e militare di Bisanzio, fece in modo da poter governare sulla penisola, senza doversi
preoccupare di ripercussioni ad Est, col fine ultimo di poter unire insieme Latini e Goti in una relazione
pacifica. La fine del potere gotico coincise con lavvento del nuovo Imperatore Giustiniano, che se ne
sbarazz donando tributi alle altre popolazioni barbariche in migrazione, che si scaricarono in massa ad
Occidente.

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Teodorico, re degli Ostrogoti. Il suo nome, in


gotico, significava re del popolo.

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Fu nel 535 che incomincio la grande guerra goto-bizantina, che vide le due fazioni in lotta alternarsi tra
vantaggi e svantaggi fino al 553, quando Bisanzio vinse con un prezzo altissimo: Roma venne
gravemente deturpata, i collegamenti acquiferi rotti e i raccolti compromessi. A risentire
definitivamente del colpo furono in particolare i membri del ceto senatorio, formato da persone che non
si cimentarono mai nel combattimento (unabitudine divenuta oramai prassi sin dalla morte di Cesare,
fatta eccezione per molti imperatore, che in realt parteciparono a diverse campagne di conquista). A
sostituirli fu un ceto fortemente militarizzato e il potere sempre pi rilevante della Chiesa di Roma.
Questa adott dei servizi di assistenza nei confronti della popolazione tramite le diaconie, ossia quei
possedimenti gestiti da un diacono (N.B. Una figura della chiesa che fungeva da mediatrice tra potere
regio e potere temporale). Una persona del tempo poteva quindi divenire un membro dellesercito
oppure del clero, un dato di fatto che sar importantissimo per capire il resto dellAlto Medievo.
I Longobardi, come popolazione germanica originatasi in Svezia, si spostarono in questo periodo
prima in Pannonia (la zona corrispondente oggi a Ungheria, Slovenia orientale e Croazia del Nord) e
poi direttamente a Ovest. I Franchi li respinsero facilmente, e la loro migrazione interess quindi la
penisola italiana, dove i vari capi elessero un loro re, che prese il nome di Alduino. Il 3 settembre del

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569 D.C. raggiunsero Mediolanum (lodierna Milano) senza trovare resistenza, e nove decimi dellarco
alpino vennero in seguito uniti in ununica confederazione longobarda.
I Bizantini sottovalutarono le loro forze rispetto ai loro problemi ad Oriente, anche a causa della nascita
dellImpero Arabo in Medio Oriente. Fu cos che le forze di Teodorico si spostarono a Sud,
raggiungendo la Toscana. Questo fu un momento storico fondamentale per la storia dItalia, dato che
rappresenta il momento in cui avvenne la prima grande divisione della penisola fino al Risorgimento
italiano.
I Longobardi erano una popolazione non molto grande, ed era governata da una figura simile al "rex"
latino, che, durante l'espansione verso Sud, fu Arborino. Pi che di popolo, come accadeva anche in
altre trib germaniche, si parla di una confederazione di trib unite per cultura e lingue, organizzate in
clan con a capo un capo militare. La loro organizzazione politica era decisamente di tipo federale: le
regioni conquistate vennero divise in nuclei geografici di potere detti ducati, ognuno dei quali era
governato da un "dux", conductore militare scelto dai capi clan del territorio. A livello minore esisteva
invece un territorio circostritto detto "fara". Molti toponimi italiani, come "Fara Sabina" o "Fara petri",
mantengono ancora oggi questo sostantivo.
Una delle ipotesi pi accreditate che in realt questo termine venga dal verbo germanico "faran" (cfr.
tedesco "fahren", ossia "viaggiare con un mezzo"), dovuto al fatto che, alla base di questa accezione,
sembrava ci fossero dei gruppi di marcia per spostarsi in territori pi fertili e controllarli per un certo
periodo di tempo, classica abitudine dei popoli nomadi.
Un' ipotesi meno accreditata suppone che queste "fare" fossero proprio dei gruppi familiari. Tuttavia,
quando parliamo di gruppi familiari dellAlto Medioevo dobbiamo staccarci dallidea tradizionale di
famiglia, ossia come una linea verticale che comprenda nonni, genitori, e figli. Almeno per i
Longobardi, la famiglia era pi una sorta di linea orizzontale dove il concetto di solidariet familiare si
espandeva fra tutti coloro che erano strettamente imparentati. Era la semplice memoria della propria
famiglia a permettere una discendenza riconosciuta tra padre e figlio. E' da qui che la cultura
aristocratica avrebbe mantenuto la capacit di ricordare lascendenza, specie quando i trisavoli svolsero
un ruolo fondamentale per la formazione di un regno o di un impero (cfr. La nascita delle casate dei
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Plantageneti, dei Carolingi e dei Capetingi presero il loro nome dal primo esponente riconosciuto della
stirpe). I cognomi, nota importante, erano inusati dalle persone, e quello "pseudo-cognome" che
indicava l' individuo poteva riferirsi o ad un soprannome, ad un titolo feudale o semplicemente al
proprio nome declinato al genitivo latino (e.g. Michele Michelis, Valerio Valeris, etc.). Curiosamente,
scarseggiavano i casi di onomimia, poich i figli tendevano semplicemente a prendere il nome del
padre. In alcuni ambiti, ad esempio ad Amalfi, cera persino labitudine di prendere un certo nome e
crearsi quello di famiglia attraverso laccorciamento di esso.
Adesso, il nome tecnico della famiglia orizzontale era "Sippe". Ma come si arriv alla fara? Per questa
transizione, fu necessario che l'unione di pi clan e famiglie allargate costituisse un gruppo collettivo
detto,

nel

lessico

longobardo,

"fara". Le conquiste del Nord Italia


trovarono origine, pertanto, nell'
inarrestabile migrazione delle "fare"
componenti l' intera confederazione
longobarda. La capitale del loro
regno fu Pavia, strategicamente
posta vicino ai traffici del Ticino;
Lucca prese contemporaneamente il
merito di essere stato uno degli
avamposti dell' Italia Centrale, tanto
che adesso vi troviamo ancora
amplissime testimonianze della loro esistenza. Proprio sul loro modo di vivere, la discesa in Italia
permise la loro "latinizzazione" da parte delle popolzioni locali, cos che persero infine la loro cultura
nomade per una invece di carattere sedentario.
Questo associazionismo era un

Ricostruzione di una fara longobarda.

fenomeno pi che tipico nelal societ del Medioevo, giustificato dall' assenza di strutture centrali che
potessero provvedere alla risoluzione dei problemi di natura politico-sociale. Ad un certo punto, la
collaborazioen fra le varie parti produsse una sovrapposizione dei poteri, cos che, per esempio, nel X
secolo, i vescovi riuscirono a gestire la cosa pubblica pur senza il consenso del popolo, in gran parte
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nelle citt. Il loro potere, d'altro canto, avrebbe sprigionato la formazione di strutture laiche, base della
politica tipica dei comuni. I cittadini che vivevano all' interno di questi centri urbani svolgevano i ruoli
di mantenitori dell' ordine pubblico, formando ronde ed associazioni militari, composte da cavalieri e
fanti, spesso volenterosi di entrare nel panorama politico locale. Fu per questo che la societ dei primi
decenni del X secolo avrebbe subito forti contrapposizioni fra le varie classi.
Adesso, le "fare", aventi in comune questa cultura e lingua comuni fra di loro, dovevano coordinarsi
per mantenere la loro posizione nei territori occupati. Tra i vari capifamiglia, venne scelto cos uno che
potesse rappresentare tutti quanti e mantenere un ordine: costui venne nominato "dux", che sarebbe poi
diventato in seguito il "duca". Il duca doveva far subito fronte a al serio problema dell' integrazione fra
germani e latini. Bench decimati, quest' ultimi erano ancora molto pi numerosi rispetto ai nuovi
arrivati, e unirli alla loro causa poteva far nient' altro che reinforzare il regno. E' possibile che, come
comprromesso, i Longobardi avessere seguito il criterio dell "ospitalitas", un sistema di spartizione
delle terre cos che un terzo fosse passato ai conquistatori, e due terzi ai conquistati.
Bench il consenso nell' eleggere la figura del monarca fosse comune a tutte le trib, scegliere un
sovrano era per alcuni uno svantaggio, oltre che un' apparente perdita di tempo. Quando Alboino mor
nel 572 D.C., e dopo che Clefi mantenne il potere fino al 574 D.C., si apr un periodo di anarchia che
dur per dieci anni, dove i Duchi possedevano un potere pi che illimitato nei loro domini. Fu solo con
Autari (incoronato nel 584 D.C.) che l' equilibrio fra i vari clan venne ristabilito, al prezzo salato di un
imposta regia; secondo questa direttiva, il re aveva diritto a prendere la met delle terre appartenenti a
ciascuno dei duchi, di cui lui era in origine uno. Il rapporto fra duchi e re era quello tipico del periodo
storico analizzato, in cui la fiducia si acquisiva grazie alle gesta in battaglia e a una buona reputazione.
Il demanio regio doveva essere gestito, organizzato e mantenuto in piedi

da

delle figure di

amministratori. Questi presero il nome di "gastaldi". Nell'ordinamento longobardo il "gastaldato"


serviva da contrappeso alla quasi indipendenza dei duchi, i quali amministravano circa 1/3 delle terre.
L'ufficio era temporaneo e la sua importanza venne meno con il crescere della potenza ducale di fronte
a quella regia. I Longobardi avevano diviso i loro domini in molti gastaldati ognuno dei quali era in
mano ad un gastaldo. Nel Ducato di Spoleto ce n'erano anche 10.

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Ogni gastaldo aveva nelle proprie mani un potere molto forte, dato che provvedevano alla gestione
diretta del territorio gestito. Come sarebbe successo con i conti carolingi, il potere sarebbe stato
possibile tramandarlo per via ereditaria. Ovviamente, un danno all' efficienza del sistema politico, che
poteva intorbidirsi per numerosi casi di nepotismo. Inizialmente, i re longobardi riuscirono a contenere
questo indirizzo, tenendo d' occhio lacquisizione di questo potere e il loro ancoramento al ruolo
invariato di funzionari regi, prevenendo un abuso di potere. Tra la fine del VI secolo D.C. e l' inizio del
VII secolo D.C. la situazione politica si stabilizz, e l' egemonia longobarda prese a consolidarsi sulla
penisola italiana.
La religione longobarda, a differenza di quella dei loro avi, che vissero nell' ordierna penisola dello
Jutland, era di matrice cristiana, ma differente dal gruppo cattolico: parliamo in questo caso di
cattolicesimo "ariano", ossia quel tipo ideato da Ario, pensatore del IV secolo. Costui sosteneva l' idea
della trinit, a differenza dei futuri ortodossi, ma dandogli un valore gerarchico, cos che il figlio fosse
subordinato al padre. Inutile a dirsi, nel 325 D.C. la Chiesa lo condann come eresia.
Il passaggio verso il cattolicesimo, e un maggiore avvicinamento a Roma, prese una svolta grazie all'
influenza di una regina longobarda: Teodolinda. Figlia di Auri e sposa di Agilulfo, con la sua
conversione al cattolicesimo l' intero popolo fu "costretto" a fare la stessa cosa. Questa decisione era
dovuta a ragione prettamente politiche: una riappaficicazione coi Bizantini e il Papa erano mandatorie
per un mantenimento dei rapporti diplomatici. Proprio di questi, Teodolinda commission una
consiglieria, un gruppo di persone che potessero sostenere il re per mettere in pratica i suoi ordini. Il
clero era, oltre ci, un punto di riferimento per la cultura, quella priorit essenziale per il progresso
della societ longobarda, specie grazie alla scrittura e alla documentazione scritta. Qeusto fu, non a
caso,

il

periodo

dei

primi

testi

scritti

in

longobardo.

Per citare un caso, quando i sovrani longobardi furono nominati all interno di un documento regio a
partire da Autari, i loro nomi venivano accompagnati da dei prenomi (nel caso dello stesso Autari,
Flavius) chiaramente latini. Questo uno dei numerosi segni dell influenza romana nella cultura
longobarda. Possiamo inoltre citare la nascita del monastero benedettino di Bobbio da parte della casa
regnante longobarda nel 612 D.C., al gine di creare un luogo con il fine di creare un centro di crescita
culturale longobarda. Pochi decenni dopo avvenne un enorme cambiamento: re Rotari, tra il 636 D.C. e
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il 652 D.C., ordin la scrittura di un intero corpus di leggi longobarde. In questo caso, comunque, si
cerca un compromesso di assimilazione: si mantennero difatti le distanze dal diritto romano, pur
scrivendo tali leggi in latino.
In ambito storico, il VII secolo D.C. fu importante per la tregua stabilita con i Bizantini (680 D.C.).
Larmistizio comport il riconoscimento del regno longobardo proprio a causa delle sue notevoli
dimensioni. Per trent anni, cos, vi fu la pace fra i due regni. Poi, nel 712 D.C, il re Liutbrando
avrebbe puntato le sue attenzioni sul ducato romano, sempre pi indipendente da Bisanzio. Le zone
periferiche vennero assaltate, ma non Roma, per una semplice ragione: da cattolico, Liutbrando voleva
mantenere delle relazioni con il papa, se non per aumentarle. Come pegno, don al pontefice zone
prese da Bisanzio, permettendogli di applicare le proprie
leggi. Fino all arrivo di Astolfo sul trono longobardo, i papi
non avrebbero temuto lavanzata longobarda proprio grazie
a questo favore; da allora in poi, fu necessaria chiamare
dalla Francia lemergente regno franco.

22/10/14

Parte

4:

Franchi

I Franchi furono una popolazione germanica occidentale


I Franchi furono uno dei numerosi popoli germanici
occidentali che

entrarono

nel

tardo Impero

L Italia nel VI secolo D.C.

romano come federati e stabilirono un reame duraturo, in


un'area che copre parte dell'odierna Francia e della Germania.
Il regno dei Franchi fu sottoposto a varie partizioni e ripartizioni, in quanto essi dividevano le loro
propriet tra i propri figli e, senza un ampio concetto di res publica, concepivano il regno come una
forma estesa della propriet privata. Questa pratica spiega, in parte, le difficolt nel descrivere con
precisione le date, i confini fisici dei diversi regni franchi e chi ne governava le varie parti.
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Due dinastie regnanti si succedettero alla guida dello Stato franco, i Merovingi e i Carolingi.
I Merovingi prendono il nome da un capostipite leggendario di nome Meroveo, di cui non si conoscono
ancora fonti storiche. Con la conversione al cattolicesimo di queste popolazioni, la monarchia assunse
una decisione concezione sacrale, per cui il re era tale per la volont di Dio. Nel tempo, l importanza di
questa virt intrinseca della nobilt francese le fece assunse poteri taumaturgici, ossia capaci di
debellare le malattie. E chiunque avesse ostacolato il re, allora avrebbe ostacolato la volont del
Creatore in persone.

Il regno dei franchi fu un regno molto esteso, tra i pi potenti dEuropa dell Alto Medioevo,
ulteriormente consolidato di ulteriore prestigio con l incoronazione di Carlo Magno come Imperatore
del Sacro Romano Impero: sacro perch riconosciuto dalla Chiesa, e romano per aver preso come
modello Roma antica. L Impero si sarebbe in seguito diviso a causa delle spartizione del territorio da
parte dei figli di Carlo Magno. Ma come inizi tutto?
Fu nel corso del III secolo che le trib franche cominciarono ad insediarsi nella parte orientale
dellImpero Romano, non come invasori, ma migranti. Il loro numero, in confronto con gli abitanti
delle province romane, era in un rapporto fra 1:50 e 1:30, quindi fra il 2% e il 3%. Bench sottoposti
ancora a Roma, lobbedienza al re. Nel 435 D.C. il re Childerico strinse un accordo con lormai
decadente Impero Romano d Occidente, col quale sarebbe divenuto capo del Federato di Gallia: i
Franchi non avrebbero permesso lingresso di altre popolazioni, ma avrebbero goduto loro stessi dei
diritti riservati ai cittadini romani.

Figlio di Childerico fu Clodoveo, che regn dal 481 D.C. al 511 D.C. Alla sua ascesa al potere, i
territori assoggettati alla casata dei Merovingi si estendevano lungo tutta lEuropa Nord-occidentale,
occupando, oltre a parte della moderna Francia, i Paesi Bassi, lOvest della Germania, e lAustria. La
parte orientale di questo regno, dove viveva il maggior numero di famiglie franche, era detto
Austrasia. La caduta dell Impero Romano permise una loto espansione verso Occidente, lottando
contro i Visigoti di Alderico, conquistando l Aquitania. Governare questa vastissima porzione della
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penisola francese era decisamente arduo per cos poche persone, e la cultura romana era ancora troppo
dilagante per potersi integrare. Si scelse cos un metodo passivo per facilitare il processo, ossia
sostenendo la crescente societ cristiana, allora attiva in diverse diocesi con una rete vastissima di
monasteri sparsi in tutta Europa.

Clodoveo comprese magnificamente come la scelta della conversione alla chiesa cristiana potesse
divenire utilissima per i propri fini. Si fece quindi battezzare dal vescovo Remigio di Reims, con una
cerimonia che ricord molto quella di
Costantino.

dispetto

della

sua

presunta rinuncia al paganesimo, la sua


sepoltura incluse luccisione di tutti i
suoi cavalli, un elemento di matrice
chiaramente germanica.

La tutela dei vescovi fu la prima grande


azione che Clodoveo fece a favore della
Chiesa di Roma: il legame fra potere
temporale

potere

regio

sarebbe

perdurato per pi di un millennio,


finch nel 1870 la Repubblica Francese
avrebbe scacciato lultimo assolutista
francese, Napoleone III. Assieme a
questa protezione, Clodoveo fece in
modo

da

poter

limitare

il

potere

I rapporti con Bisanzio segnarono un


altro fondamentale traguardo della

politico

politica merovingia: poich l Impero

delle

cariche

religiose

lui

assogettate.

Clodoveo I viene battezzato dal vescovo Remigio.


La colomba sulla destra sta a rappresentare l
unzione del sovrano con l olio santo.

Bizantino non voleva abbandonare l


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Ovest europeo a s stesso, l Imperatore Anastasio I era intenzionato a trovare un valido garante della
sua sicurezza. Accett in tal modo la presenza dei Franchi nel territorio della Gallia (508 D.C.),
concedendo a Clodoveo il titolo di Patricius. Tale titolo elev il re franco alla pari della pi alta
gerarchia sociale del mondo bizantino. Cos come fece il longobardo Rotari, che nel 638 D.C. mise per
iscritto le leggi del proprio popolo, Clodoveo fece la stessa cosa con le proprie, ribadendo specialmente
la legge salica, il cui nome deriva dalla trib franca dei Salii. Essendo il regno un patrimonio, i figli
del regnante avevano diritto ad acquisirne delle parti eguali che si sarebbero dovuto dividere equamente
in una proporzione decisamente tendente all infinito. La grande debolezza di questo sistema di
successione era la frammentazione del regno originario in pi regioni con un proprio regnante. Con la
morte di Clodoveo, l unico figlio che sopravvisse fino all et adulta era Clotario, che regn in un
momento storico del regno franco assai critico: le frammentazioni dovute alla spartizioni delle legge
salica resero i poteri locali dei vescovi molto forti, nonch quelli dell aristocrazia, che, per ammenda
dei loro peccati, e in cerca di redenzione, offrivano grande parte del patrimonio, se non tutti i loro
averi, alla Chiesa. Questi beni donati sarebbe poi passati in mano dei Merovingi e dei Carolingi.
Prima dell avvento di Carlo Martello e dei suoi discendenti, il regno merovingio era tipicamente
dominato dagli amministratori del re, che quindi svolgeva una sola funzione simbolica (cfr. un ruolo
simile al nostro Presidente della Repubblica). Ognuno di questi maggiordomi veniva indicato col nome
tecnico di maggiordomo.

Uno di questi maggiordomi era Pipino di Eristal, e govern fino al 714 D.C la regione dell Austrasia.
Si distinse rispetto ai suoi tre colleghi per la sua politica di sostegno dei Merovingi, prendendo potere
nei confronti degli altri poteri locali

Cosa pi importante di tutte, Pipino assicur al figlio tutto il potere che gli spett in vita. Costui, Carlo
Martello, nonno di Carlo Magno, continu egregiamente il lavoro del padre e acquist sempre pi
potere rispetto agli regnanti. Per essere precisi, dopo un evento che la sua figura divenne
universalmente

nota:

invasione

araba

da

Ovest.

Da ormai un secolo, l esplosiva espansione del califfato arabo, seguente quindi il credo sunnita dell
Islam, attraversava l Africa dall Egitto fino in Marocco, dove la risicata distanza dalla Spagna
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comport un massiccio avanzamento dei musulmani fino ai Pirenei. Allarmato, Carlo Martello prese l
iniziativa e nel 732, in una scaramuccia divenuta poi leggenda, li sconfisse a Poitier. Il punto che non
si tratto di un invasione vera e propria, ma pi di un modo per fermare una serie interminabile di
saccheggi ed attacchi da parte dei Saraceni (N.B. I saraceni avevano al loro interno sia membri di
origine semitica, ma anche molti uomini provenienti dal Nord Africa, quindi di colore).
La vittoria offr a Carlo Martello la chance di rafforzare nella propria cultura l importanza della cultura
cristiana come una parte fondamentale della societ occidentale, che quindi doveva essere difesa dagli
infedeli. Non troppo sorprendentemente, Carlo venne riconosciuto informalmente come sovrano, ma
non era effettivamente Re dei Franchi. Esercit comunque un influenza decisamente forte per essere
un sovrano non riconosciuto formalmente: per un amministrazione pi efficiente delle regioni, istitu il
sistema beneficiario vassallatico, con cui il re cedeva parte dei suoi possedimenti a un suo inferiore (il
vassallo vero e proprio) in cambio della sua fedelt e del provvedere a tutte le necessit di quella zona.
Vi era quindi un forte rapporto di fiducia ulteriormente giustificato da un motivo etico-religioso, dato
che il tradimento o l omicidio erano peccati punibili nell aldil con la dannazione perpetua. Il
vassallaggio fu, in tale maniera, il segno dell abbandono decisivo dall antica societ germanica, con
interesse invece verso una modernizzazione della struttura sociale franca.

27-10-2014
La relazione fra il re dei Franchi Clodoveo ed il Papa fu di natura specialmente politica, anche se il
Pontefice non avesse ancora assunto quella figura di potere cos forte che lo avrebbe contrassegnato dal
XIII secolo in poi come la figura autocratica della Chiesa cattolica, nonch il vicario terreno di Cristo.
Se il Papa oggi viene visto come una figura rispettosa a priori, quest'usanza era gi presente nell'Alto
Medioevo, guarda caso quando i suoi poteri erano, esattamente come adesso, limitati alla sola sfera
morale. I Franchi percepirono l'importanza sociale delle strutture ecclesiastiche fin da subito, dato che
permettevano un' ulteriore appoggio dell'autorit regnante e un controllo maggiore sulle masse. I ricatti
psicologici non mancavano, e spesso erano considerati necessari per gli equilibri politici: uno di questi
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era la scomunica, che poteva comportare per l'anima dell'espulso un viaggio di sola andata nella
dannazione eterna, parte ripentimento.
Il gap fra ricchi e poveri era, strano a dirsi, maggiore di quello che stiamo sperimentando oggi: circa il
90% (si tratta di una stima approssimativa, che quindi va presa con le pinze) dei contadini possedevano
un misero 10% della ricchezza, mentre il 90% dei capitali apparteneva alle classi pi abbienti.
Il lavoro del contadino era di per s molto precario: non nel senso moderno di instabile e sottopagato,
ma pi come privo di sicurezza e dannoso per la salute. I raccolti potevano venire devastati da
improvvise calamit naturali, nonch da guerre o ritardi delle stagioni, comportando il fallimento della
rendita annuale e la possibile morte del fattore per stenti. In modo non troppo sorprendente, molti
contadini sfortunati tentarono di ribellarsi a questa terribile sorte, ma le fonti narrative del tempo tesero
ad occultare queste lotte tra classi, spesso avvenute in buona parte dell'Alto Medioevo e poi
affievolitesi nel Basso Medioevo, quando si sarebbe dovuto aspettare il XIV secolo per il successivo
calo drastico dell' economia europea, dovuto anche all'arrivo della Morte Nera.
Esistevano comunque dei vantaggi unici, tra le varie difficolt, che aveva il contadino dell' Alto
Medioevo: il pi importante di tutti consisteva nella maggiore libert di poter ampliare i propri
possedimenti, e nell' assenza di concorrenti, cos che si poteva benissimo selezionare un certo numero
di lotti senza incorrere in contenziosi. Un possibile modo per incrementare gli introiti e migliorare la
produzione poteva essere, e spesso lo era, la collaborazione con membri della stessa famiglia, quasi
sempre un numero molto alto di figli, la prole (da qui il termine proletariato, che indica la classe
sociale dove l'unica ricchezza certa era il numero di persone che lavoravano). La Chiesa, in questo,
fungeva da ruolo mediatore con la politica, componendo il gruppo gerarchico degli Oratores, spesso
in forte rapporto con i contadini del posto.
L'alleanza di Pipino rientr in questa logica; egli, nel 754 D.C., diede al Papa Stefano II il suo aiuto
militare, nonch un supporto efficiente contro l'invasione dei Longobardi (oramai prossimi alla
scomparsa definitiva in quel periodo storico), che approfittarono della debolezza di Bisanzio, e dei suoi
due ducati di Spoleto e Benevento, per spingersi a Sud. Fu cos che i Franchi presero l'iniziativa.

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Pipino, sempre nel 754, scese in Italia e, due anni dopo, sconfisse il re Astolfo, il che comport
l'annessione al regno franco delle province bizantine. Per questa ragione, un accordo diplomatico con
l'imperatore di Bisanzio comport la restituzione dei territori persi, ma non a lui stesso, ma al Papa! Fu
cos che la temporalit del Vescovo di Roma venne riconosciuta dalla super-potenza del secolo, cosa
che avrebbe inaspettatamente preso un verso diverso con la scissione del mondo cattolico e di quello
ortodosso.
Proprio la Chiesa d'Oriente si impegn a combattere le icone religiose, seguendo quindi un'attivit
iconoclastica. Le immagini raffiguranti i santi e i profeti erano difatti considerate un simbolo di
idolatria religiosa, esattamente come i pagani veneravano oggetti materiali come luoghi di culto (cfr.
Gli Scandinavi descritti da Adamo da Brema, storico dell' Alto Medioevo, veneravano, per esempio,
una quercia gigante dedicata al culto di Thor, dio del tuono. Ebbene, venerare oggetti materiali
raffiguranti le figure religiose cristiane veniva visto dagli ortodossi tanto scorretto quanto venerare gli
antichi di pagani!). Questa fu solo la prima delle diverse spaccature che avrebbero diviso i due grandi
blocchi cristiani, dato che poi si sarebbe aggiunta anche la questione del Filioque, secondo la quale
sarebbe, per gli ortodossi, inammissibile che Ges Cristo fosse Dio, un' entit infinitamente grande,
incarnato, e che egli fosse semplicemente un suo profeta (un' idea per altro simile a quella che i
Musulmani associarono a Maometto, che rifiut con forza di venire venerato come Allah).
Pipino il Breve mor nel 768 D.C., lasciando due figli per due regni: Carlo (il futuro Magno) e Carlo
Manno. Il nomignolo Magno, dal tardo latino Magnus (grande) , visto oggi come un' errata
interpretazione della punteggiatura di diverse incisioni in cui veniva celebrata la usa figura.
Generalmente, si lesse la seguente frase, tradotta come Carlo, grande re dei Franchi e dei
Longobardi,
CARLUS, MAGNUS REX FRANCORUM ET LONGOBARDORUM
come
CARLUS MAGNUS, REX FRANCORUM ET LONGOBARDORUM

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Il litigio fra i due principi fu inevitabile: Carlo Manno si ritir , per ragione ignote, in convento,
permettendo al fratello di riunire il regno e governare saldamente l'Europa Centro- occidentale per ben
36 anni. Il fatto che egli visse cos a lungo, ci dimostra come avesse governato con relativa equit il suo
popolo, quando molti sovrani rischiavano la vita solo per soddisfare i propri capricci. Sappiamo che
egli diede un grande valore alla cultura, fondamentale per un' efficienza dei diversi settori del regno;
vide la scrittura come un formidabile strumento di formazione, tanto che, nonostante fosse incapace di
scrivere per buona parte della sua vita, ordin la codificazione dei suoi atti esecutivi, detti capitolari.
Questo grazie anche alle uniche persone colte del tempo: i membri del mondo ecclesiastico. L'impero
carolingio comprendeva un areale stimato di 9 milioni di km/^2, e dominare un areale vasto quasi
quanto l'intera Unione Europea doveva essere una sfida notevole per un futuro imperatore.
Parte 5: il rapporto tra la Chiesa e la guerra, e l'avvento del potere carolingi
I Padri della Chiesa, essendo membri di una religione non dedita in principio alla violenza, rifiutavano
l'uso della forza bruta, ma il loro messaggio venne fortemente sottovalutato per il concetto di guerra
santa: il servire Dio per poter liberare il mondo dai pagani affiliati da Satana, poteva essere visto come
una giustificazione per portare con estrema brutalit il messaggio di Cristo, in una macchiavellica
giustifica dei mezzi per un fine apparentemente positivo per l'intera umanit. I gruppi monastici che
abbracciarono questa ideologia esplosero con l'avvento delle Crociate, e acquisirono potere militari
grazie alle imprese fatte in Terra Santa e in Medio Oriente. I Templari e gli Ospedalieri furono i due pi
influenti gruppi ad essere attivi in quelle zone; tuttavia, anche il Nord dell' Europa aveva ancora forti
residui di religioni pagane (in realt culti strettamente correlati al sostrato indoeuropeo, come le
religioni degli Slavi e degli Scandinavi, citati precedentemente). I Sassoni, popolazione germanica dell'
Ovest europeo, furono la vittima prescelta per l'avanzata di Carlo Magno oltre i confini del proprio
regno, spinto politicamente da una causa apparentemente religiosa. Fu nelle guerre che Carlo Magno si
distinse per la sua abilit da stratega e valoroso combattente: enormi bottini vennero conquistati in
ognuna delle sue campagne, eppure la sua era una tradizione guerriera che risaliva fin dal suo antenato
Brenno. L' or era necessario, per le trib germaniche, esattamente come il bestiame (da qui la relazione,
almeno in inglese, tra fee, termine in origine indicante il bestiame, e l' affitto da pagare ancora oggi
ai proprietari di casa), i cavalli, e un corpo militare che potesse formare un esercito ben addestrato e
competente. Carlo pass nella Storia per non aver MAI perso una battaglia, comportando una
stratosferica impennata dei beni che possedeva gi dall' inizio, ma fu anche un capitalista pi che abile:
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progett la costruzione di aziende agricole che permettessero al sovrano di poter guadagnare anche in
sua assenza, garantendosi un sostanzioso vitalizio e rifornimento delle casse dello Stato.
Tornando ai Sassoni, la loro brutale repressione (772-777) , giustificata dalla loro fede ancora pagana,
stravolse l'intera regione per tutti i successivi venti anni: la casta franca entr prepotentemente nel
gioco politico della Sassonia, prendendo col pugno di ferro il controllo politico ed economico delle
popolazioni indigene. Le leggi capitolari, come ciliegina sulla torta, comportarono la definita
assimilazione delle terre sassoni nel regno franco.
Quanto alle altre campagne, ci conviene analizzare la
Spagna e l' Italia: se nella prima la politica espansiva fu
molto pi tenute rispetto agli avvenimenti accaduti in
Sassonia, nella seconda avvenne in modo decisamente pi
repressivo: come immortalato da L' Adelchi di Manzoni,
i Franchi sottomisero i Longobardi di Desiderio, dopo un
matrimonio combinato tra Carlo Magno e la figlia del re,
Ermengarda, con motivazione principale la difesa del
Papato di Roma da incursione straniere.
La resistenza longobarda fu estremamente risicata: Pavia fu
conquistata facilmente, e la guerra fu quasi del tutto senza
particolari colpi di scena. Ci che ci deve riflettere su ci,

di
Ritratto
di
Carlo
Magno,
successivamente
alla
sua
incoronazione come Imperatore del
Sacro Romano Impero. Lo stemma
carolingio l aquila nera sulla
sinistra.

come l'impatto col mondo franco fu molto meno forte


rispetto a quello che subirono i Sassoni. Entrambe
avevano in comune, tuttavia, una giustificazione dal
punto di vista religioso.

Ma cosa significava organizzare un impero? Significa innanzitutto unire, con un repertorio culturale
preciso, fasce di popolazioni annesse con le conquiste; poi anche l' introduzione di un modello
giuridico, permessa tramite l' esportazione di funzionari e organi statali importanti per un saldo
controllo dei nuovi territori. Ci avvenne, per esempio, in Italia, successivamente alla caduta del regno
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longobardo.
Arriviamo cos alla famosa notte di Natale dell' 800 D.C. Grazie all' aiuto offerto per una causa santa,
Carlo Magno viene ufficialmente incoronato Imperatore dal Papa, segno ormai irreclamabile di un
giudizio divino favorevole all' ascesa del nuovo Sacro Romano Impero, ufficialmente riconosciuto da
Roma. L' unica parte che prese le distanze fu Bisanzio, gi in difficolt per gli Arabi sui confini ad Est,
e seccata per il fatto che fosse nato un Impero ad Ovest, l dove esisteva, meno di mezzo millennio
prima, l' Impero Romano d' Occidente.

29/10/14
Parte 6: l organizzazione del Sacro Romano Impero

L Impero come istituzione aveva un significato molto ideologico, data la sua giustificazione per
volere di Dio, specie dopo le conquiste strategiche di Carlo Magno. Nel campo dell economia,
tuttavia:

Non esisteva un sistema fiscale.

Non cera una moneta circolante sufficientemente diffusa per uno scambio efficiente.

Questo era un dato di fatto grave per un impero cos vasto, che richiedeva dei commerci su larga scala
per provvedere a una popolazione cos numerosa. Le ragioni di tale handicap risiedevano nell ingente
carenza, nellEuropa carolingia, di metallo prezioso. Gi dalla caduta di Roma il commercio di oro sub
un brusco arresto, e Bisanzio fu costretta a pagare con loro per ottenere le merci dall Oriente. In
Europa Occidentali, oltre a ci, l oro venne in gran parte tesaurizzato, quindi usato per scopi non
strettamente
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economici.
Pagina 31

Per contrastare questa crisi, Carlo Magno ide una riforma che introdusse un sistema monometallico
delle valute, cos che se ne potesse usare solo un tipo di moneta dargento per ogni tipo di commercio.
Il suo nome era denaro,termine ripreso dal latino, e ancora oggi, in francese, soldi si traduce in
argent proprio per l importanza di questo sistema monetario. Tuttavia, i primi anni di questo deciso
cambiamento economico furono dominati da una forte scarsit delle monete a livello nazionale.
A questo punto, sarebbe lecito chiedersi come i contadini pagassero le spese di ogni giorno?
Effettivamente lui pagava, ma tramite i prodotti del campo. I contratti agricoli erano tendenzialmente
legati a cambi parziali, e il coltivatore si impegnava nei confronti del concessionario a dargli un terzo
del prodotto. In qualsiasi altro caso diverso, doveva pagare direttamente. Spesso accadeva che la
produzione agricola scarseggiasse, e che conseguentemente gli introiti fossero bassi. Fu per tale motivo
che il denaro fu importante per i rapporti di commercio: grazie alla circolazione di monete, si poteva
potenziare la propria manodopera, vendere maggiormente e ricavare ancora pi di prima in modo da
sbarcare il lunario. La circolazione di denaro serv, detto a grandi linee, a liberare il contadino da un
sovraccarico

di

lavoro

specializzare

il

settore

primario

dell

economia

franca.

Carlo Magno se la dovette vedere col problema di stipendiare i suoi aiutanti, ma ci che non aveva in
soldi lo aveva in terre, forse il bene pi prezioso che riusc ad ottenere dopo anni di guerre e mediazioni
fra innumerevoli popoli, e anche al generoso contributo del padre Pipino. Il demanio regio, allora
vastissimo, venne usato come compenso per tutti coloro che offrirono dei servigi al sovrano, ottenendo
territori controllati pure dalla Chiesa.
Nell'806, a Thionville, Carlomagno redasse un progetto di divisione dell'impero in tre parti, una a
ciascun figlio, senza menzionare chi gli sarebbe successo sul trono imperiale ed invi il documento
al Papa Leone III: La tradizione franca prevedeva la spartizione dell'eredit paterna fra tutti i figli
maschi e Carlo Magno non la ignor. Emano cos la Divisio regnorum, stabilendo la spartizione del
regno tra i suoi tre figli, Carlo, Pipino e Ludovico.[36] I confini spettanti a ciascuno dei suoi tre figli
legittimi dovevano essere i seguenti:

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Pagina 32

Al primo genito Carlo era destinato il regnum Francorum, il principale dei regni, consistente
in Neustria, Austrasia, Sassonia, Turingia e

parte

dellaBorgogna.

A Ludovico il regno dAquitania, Provenza, Marca di Spagna e parte della Borgogna.

A Pipino, precedentemente chiamato Carlomanno, il Regno d'Italia, la Baviera, la Svevia e .la


Carinzia, il Sud dell odierna Austria.

Non soddisfatto della divisione, l Imperatore approv la creazione di contadi, territori gestiti dalla
figura del conte. Per le aree periferiche all Impero vennero istituite in aggiunta le marche.
La Marca era un'ampia circoscrizione pubblica che comprendeva diversi comitati, grazie all'assunzione
diretta dei titoli di conte da parte del marchese, o alle sottomissione dei titolari dei diversi comitati. Da
notare come il titolo non si potesse ereditare, e che ogni funzionario regio era appartenente, e doveva
esserlo,

all

aristocrazia

franca,

nonch

dall

ambiente

militare.

Altro personale itinerante della societ carolingia furono i missi dominici, funzionari migranti inviati
direttamente dal signore. Questa idea di funzionari era gi tipica dei Merovingi, ma con Carlo Magno
personaggi di grandissimo rilievo iniziarono ad avere questo responsabilit di controllo. Erano in due a
lavorare insieme, una coppia formata da un membro laico ed uno ecclesiastico, cos da equilibrare la
rappresentanza fra Stato e Chiesa. A partire dall 802 una riforma li diede ancora pi potere. La loro
funzione principale consisteva nella trasmissione degli ordini del sovrano, un compito arduo e che
doveva essere eseguito con precisione magistrale. Ogni messo dominico era, all inizio, disposto ad
accettare il proprio giuramento di fedelt al sovrano, con garante del rapporto di fiducia i Vangeli.
Il mondo religioso era con ci sempre pi legato, invischiato, e vincolato con il potere laico. Questi
vescovi avrebbero giocato un ruolo importante nella storia della Francia, dato che, dopo la caduta
dellimpero, ognuno sarebbe stato lasciato a se stesso, ma non senza l evoluzione delle altre strutture
carolinge.

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La morte di Carlo Magno, avvenuta nell 814 D.C., fece passare la corona al figlio Ludovico il Pio, che,
in seguito alla morte del fratello Carlo Manno, evit subito una disgregazione immediata del regno. Ci
non ostacol tuttavia la transizione dei poteri locali tramite l eredit fra parenti di sangue, consentendo
a conti e marchesi di mettere le radici sui propri centri del potere.

Ogni qualvolta il re si spostava durante le campagne militari, era obbligatorio che tutti i convocati si
presentassero con il seguito armato, specialmente nel periodo del Calendimaggio. Il sostegno
logistico al sovrano e al suo seguito, che funzionava come una tassa vera e proprio, si chiamava
Fodrum.

3-11-2014
Nell Europa del X secolo, con la caduta del Sacro Romano Impero, la divisione dei diversi territori si
colleg a diversi mutamenti della societ del tempo. Il professor Sergi, come spiega nel suo libro, d le
seguenti spiegazioni:

Essendo un era della sperimentazione, il Medioevo era privo di strutture solide e


le politiche locali sperimentarono, in modo indipendente, le soluzioni migliori
per il benessere dellintero Stato.

La transizione da una grande struttura di inquadramento, ossia il mondo romano,


a quella seguente, il Rinascimento, fu costellata di diverse realt europee che
provarono in modi disparati e disomogenei a definire le proprie leggi, la propria
burocrazie e la certezza del potere. La maggiore innovazione riconosciuta fu
senz ombra di dubbio la signoria.

Dal termine partiamo gi con un problema di natura etimologica: l ambiguit fra il signore e il
dominus. Il primo un titolo nobiliare che spettava a coloro che, nel Medioevo, detenevano il diritto di
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svolgere funzioni, amministrare territori e/o beni grazie ad una concessione o beneficio ricevuto da
un'istanza superiore, che poteva essere un re, un nobile o un'autorit religiosa; il secondo era invece un
termine pi arcaico, che poteva indicare in senso pi generale lautorit.
Francia e Spagna furono i soli due territori a sviluppare quel tipo di signoria detta rurale in italiano,
ossia che era posta nelle campagne prive di un potere preesistente. Questa fu una conseguenza diretta
del disfacimento dei domini conquistati dall oramai defunto Carlo Magno. Ma cosa successe allora
dopo la sua morte?
La prima cosa da immaginare che il Sacro Romano Impero venne governato dai funzionari, che
mettevano in pratica i diritti e i doveri imposti dai capitolari, le leggi emanate dal sovrano.
Nonostante l applicazione delle leggi franchizz i territori conquistati, avvenne che:

Gli attacchi militari dallestero, spesso semplici incursioni da parte dei saraceni (Sud),
dei Magiari (Est) e dai vichinghi (Nord), misero in allarme la sede centrale del potere,
senza che potesse reagire immediatamente, dato le grandi distanze. Con loro rapido
incremento di questi attacchi a partire dalla met del IX secolo, il potere dei Carolingi
sub una forte crisi di identit: come potevano mostrare la loro autorit quando non
riuscivano a respingere i loro nemici fuori dai confini dell Impero? Specie in Padania,
Ungari e saraceni effettuarono dei raid interni molto violenti; altre regione furono invece
pi fortunate, ed evitarono danni ingenti.

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La legge solica dei Carolingi costrinse la divisione equa, tra i discendenti dell
Imperatore, del regno formato con le diverse campagne della fine dell VIII secolo D.C.
Italia, Borgogna, Provenza e Francia si formarono da questa grande scissione, e le
rivalit fra i diversi signori non fecero altro che rendere ancora pi vulnerabile il
sistema, per cos dire, confederato. Spesso accadeva che, per rivalsa, e anche per un
certo desiderio di
accaparrarsi

pi

terra possibile, i
nemici

esterni

dell

Impero

venissero
mercenarizzati
patto

di

una

condizione:

in

cambio della loro


sottomissione

fedelt
temporanea all autorit, avrebbero risparmiato lo Stato ospitante e concentrato i loro
sguardi, invece, sugli altri.

La suddivisione degli stati provoc un effetto domino che port la nascita delle contee e
delle province. Partiremo dalle prime.

I quattro Stati in cui si suddivise il Sacro Romano Impero erano inizialmente gestiti da un funzionario
detto Conte. I sovrani ed i re ebbero uno strettissimo controllo di queste figure
istituzionali, e non li permettevano di accrescere ulteriormente il loro potere. Vi era comunque un
problema pi che umano: il conte, similmente ai politici odierni, ambiva a un proprio dominio
personale e familiare, cos che sarebbe potuto divenire ereditabile ai suoi discendenti. Un lampante
caso di nepotismo medioevale.

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Il contrasto si evolse nella direzione di un accrescimento del potere del funzionario stesso, prolungando
la sua carriera il pi a lungo possibile, permettendo l eredit dei suoi beni ai suoi figli e generazione
successive. Una prova di queste cariche fu un capitolare emanato nell 877 da Carlo il Calvo. Una delle
maggiori preoccupazioni di un conte era vedere il proprio posto occupato da qualcun altro non appena
si metteva piede fuori dalle mura della citt. Per questo era comune prassi, dal X secolo D.C., che i figli
governassero in vece dei loro padri nei periodi di assenza, ereditando la carica solo dopo la loro morte.
I figli, dividendo di nuovo la Contea, formarono cos le province, governata ognuna da un governatore.
La situazione gi precaria delle contee divenne cos ancora pi seria con la loro divisione in province:
come avvenne coi Franchi Occidentali, si perse la capacit di controllare tutti i governatori. Le tasse
erano richieste di rado, e ci si occupava maggiormente dei beni del fisco e quelli demaniali,
appartenenti quindi all autorit governante, spesso accresciuti grazie agli acquisti o ai matrimoni
combinati, o addirittura ripresi quando lasciati incustoditi per diverso tempo. L autonomia di ognuno di
questi governatori, una volta consolidata, non permise al Conte di poter agire direttamente sul nuovo
potere instaurato, e di conseguenza la transizione da uno Stato in uno Stato in un insieme di staterelli
ancora pi piccoli ebbe luogo. Non che allora i tribunali potessero impedire tale processo, dato che le
pene previste erano generalmente pecunarie, quindi che prevedevano il solo pagamento di multe. Anzi,
esistevano tribunali reali che portavano gli introiti delle multe all Imperatore, e tribunali provinciali
che li consegnavano invece al Conte. Adesso, la nascita dei castelli, inizialmente mere strutture di
legno su un terrapieno con fossato, centralizz i possedimenti di questi nuovi dirigento, che, grazie
anche all aiuto di subordinati, riscuotevano tributi militari tramite l esercitazione diretta del potere.
Ironia della sorte, gli stessi conti che cercarono di contrastare il provincialismo dilagante presero l
iniziativa, e costruirono anche loro fortificazioni murarie abbastanza forti da assicurare una buona
protezione. In genere, il conte si distingueva come colui che ne possedeva di pi.
Dopo il 1050, il signore del castello, quindi il subordinato che era stato incaricato di raccogliere i tributi
in cambio del possedimentom incominci a provvedere in maniera diretta al potere del suo dominio;
nacquero difatti dei territori indipendenti che solo adesso possiamo definire signorie, dato che erano
appunto stati con un proprio ordine giuridico. Stavolta le tasse venivano riscosse periodicamente, e si
tratt di una tendenza che ricomparve solo nelle future monarchie nazionali. Ugo Capeto, al momento
della sua sua incoronazione come Re di Francia (987) , comandava solo le propriet famigliari, ma egli
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stesso era figlio del duca dei Franchi, quindi appartenente a un livello gerarchico sufficiente per
ottenere potere tra le diverse propriet terrieri.
Ma in tutto questo processo di divisione, chi ci perse? Gli storici francesi del XIX secolo avrebbero
detto con tranquillit lo Stato, ma, sebbene sembri ovvio, non era la risposta corretta. Se lo Stato avesse
fallito la sua funzione, la popolazione avrebbe sofferto moltissimo per la mancanza di un unit
nazionale, eppure sappiamo che ognuno di questi staterelli trov un maggiore equilibrio sociale, spesso
garantito da un insieme di leggi non scritte, che venivano tuttavia considerate basilari per una
coesistenza accettabile. Tra il 950 e i primi decenni del XIV secolo si sarebbe sviluppata, non a caso,
un Europa pi che sviluppata rispetto ad altri paesi dell Est (e.g. il regno di Russia era ancora
dominato da un khaganato ormai divenuto obsoleto, e il sistema politico europeo era ormai scomparso
da secoli, quando Bisanzio permise leuropeizzazione della Rus kievana)
A perdere molto fu la Chiesa: il danno alle propriet ecclesiastiche venne fatto quando i diversi
monasteri europei vennero assoggettati dal signore locale. Per esempio, quando la signoria di
Benevento annesse Montecassino, una zona che copriva un areale di ben 800 chilometri quadrati.
Vi erano tuttavia alti e bassi: le richieste degli abitanti delle campagne impennarono il tasso della
manodopera, delle tasse che ogni imprenditore doveva pagare, e del tasso di produzione trasferito ai
dominanti. Inutile dire che i contadini furono ingabbiati in un sistema che si stava consolidando,
grazie anche alla comparsa della classe mercantile, forse la pi avvantaggiata in questi periodi floridi: i
beni artigianali suscitavano spesso l interesse dei signori, indipendentemente dalla loro provenienza
locale od estera, e le citt aumentarono demograficamente.
5/11/2014
Cos un castello? In termini generali, il castello era una fortificazione altrimenti conosciuta come
motta, usato a scopi difensivi e quindi di garanzia contro gli stranieri. Essi furono i luoghi della
residenza del signore e della sua famiglia, cos come di buona parte della popolazione a loro
assoggettata. Il termine deriva dal latino castrum pi il suffisso diminutivo -ellum, che stava a
significare quindi piccolo campo. In un questo contesto, ci riferiamo all accampamento dell esercito
romano, studiato a tavolino ed edificato in base alle necessit richieste. Buona parte delle citt inglesi
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avente il suffisso -chester erano per esempio tutte postazioni delle legioni romane del Nord,
impegnate a lottare contro gli Angli e in seguito le forze di Budicca.
Il castrum era pi vicino a un villaggio protetto che ad una fortezza militare, dato che i Romani
stanziarono delle piccole comunit all interno man mano che le zone conquistate permisero larrivo di
persone non esclusivamente dedite all attivit militare. E per questo che noi, leggendo un documento
medievale, troveremo come sostantivo
indicante

la

fortezza

del

signore

castrum: un insediamento non sparso


e

quindi

concentrato

su

unarea

delimitata. Generalmente era concepito


come un luogo dove erano presenti:

Un recinto fortificato, con


all interno delle abitazioni.

Un

nucleo

centrale

corrispondente alla dimora


del signore, con una torre
davvistamento,

Ricostruzione di un castello lituano dell Alto


Medioevo. Da notare come l intera struttura
fosse composta di legno, materiale di per s facile
da trovare nelle vastissime foreste di quell epoca.

casserum,

per

il
eventuali

incursioni dall esterno o dall


interno (in questo caso, si
parla ovviamente di rivolte

popolari).
Come comunit, l insieme di persone che condividevano questo spazio comune lavoravano
istintivamente in base ai propri ruoli nella societ, permettendo la specializzazione di diversi campi,
come quello artigianale. Questo fu essenziale per aumentare la manodopera e, per esempio, ad affinare
le tecniche di raccolta e produzione agricola, cos da poter aumentare sensibilmente la qualit della
vita.
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Il signore, ovviamente, non poteva far altro che godere dei risultati ottenuti con il suo progetto di miniStato, creando numerosi rapporti di subordinazione con i contadini e la classe militare, ossia: in cambio
del lavoro svolto nelle campagne o al fronte, questi ricevevano uno stipendio garantito dallautorit.
Ovviamente, pi era ricco era il signore, e pi la qualit della vita dei suoi subordinati avrebbe
raggiunto un livello pi accettabile.
La geografia del territorio risent con le pratiche agricole: i cereali potevano venire raccolti quattro
volte lanno. Gli orti pi vicini alle abitazioni necessitavano di un regolamento degli spazi e delle zone
strategiche, l dove il vento o le battaglie fossero rare, mentre gli animali dallevamento si nutrivano di
vegetali di vario tipo, e dovevano essere difesi da eventuali predatori delle foreste europee (e.g. I lupi
eurasiatici, Canis lupus lupus, oppure gli orsi bruni, Ursus arctos, ancora comuni nell Europa
continentale).
Il signore aggregava quindi i territori in suoi possesso in base alla necessit della societ signorile;
linsicurezza delle campagne fu minore; pianificati in modo strategico. A Farfa, nel Lazio del Sud, i
settori del territorio erano introduttivi, reclut con patti delle famiglie contadine per lottizzare il
territorio urbano, la crescita demografica era sempre in crescita (ca. 12% - 13%). Fu cos che il
fenomeno castellamento; le contee immense, ma i castelli erano microscopici con una famiglia molto
numerosa. Un contro era essere signori (domini) del terreno, un altro essere una persona libera con una
propriet personale (allodi). In Italia, i poteri grossi erano scarsi. I castelli venivano usati in un
sistema clientelare.
Nel contratto vi fu la clientela: ma bastava poco per concessione che potevano andare ben oltre le
regole, con scontri fra lautorit ecclesiastica e il territorio, e con successiva degenerazione dei rapporti.
In Italia fu ben evidente nel Centro-Nord. Nel vuoto di potere centrale, gli spazi di crescita delle
signorie proliferarono e crebbero assieme alla popolazione e agli insediamenti rurali.
La competizione nella parte urbana era terribile: la nobilt era di fatto e non di diritto, e intere citt si
sfidavano sul fronte delle innovazioni, spesso per iniziativa del vescovo, la figura fondamentale per le
cattedrali.

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Il professore Venditelli specifica, in nota di conclusione, come lorigine della mafia ebbe un processo
simile a quello che riguardava il rapporto tra proprietari terrieri e signori della terra. Molti dei religiosi
ottennero delle concezioni d immunit, ovvero la capacit di poter rispondere al solo sovrano in caso
di violazione delle regole. Questo caus la creazione di forme d indipendenza e lo scardinamento
finale delle signorie con lavvento dei personaggi politici dal forte riferimento ideologico, che, come il
sovrano, spinsero al concepimento dell unit nazionale attraverso la sua figura.

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Capitolo 3: il sistema monetario

Capitolo

7:

le

monete

6/10/2014
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A uno studio introduttivo della moneta, dobbiamo subito precisare la polivalenza del termine: moneta
ha due significati nella lingua italiana.

L oggetto di studio della numismatica.

L oggetto di studio della storia economica.

Nelle lingue europee moderne, come il tedesco e l inglese, questo fenomeno non esiste, e ritroviamo
nel vocabolari due lessemi distinti.
TEDESCO das Geld / die Munze
INGLESE Money / Coin
A partire dal XVII secolo, tutte le fonti materiali e scritte comportarono un nuovo bisogno di
rinnovamento della cultura filologica, cos come dei falsi, e della diplomatica (N.B. in questo contesto,
la diplomatica lo studio del testo cartaceo, in latino diploma, giuridico). Le tre fonti materiali pi
specializzate sono:

Le fonti numismatiche, che quindi vedremo nei particolari nei prossimi capitoli.

Le fonti archeologiche.

Le fonti artistiche.

La numismatica, come scienza, si origin solo dal XVIII secolo in avanti, partendo la sua indagine a
cominciare dal mondo classico. Ma cos esattamente?
La numismatica quella disciplina specialistica che studia le monete come oggetti metallici, di
natura e peso predeterminati, che hanno un valore legale in quanto mezzi di scambio, e garantiti da un
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marchio di autorit impresso su essi. Hanno con ci una propria natura, ovvero una certa quantit di
metallo prezioso che li costituisce, e un conio di riferimento dal quale vennero forgiati e regolarizzati.
Ogni esemplare di un tipo monetario possiede le seguenti propriet:
PROPRIETA FISICHE

Il dritto, la faccia principale, spesso ornata da un immagine.

Il rovescio, la faccia opposta al dritto.

La legenda, il testo scritto sui bordi.

Il marchio, la zona del dritto in cui possibile rinvenire il nome della zecca d origine, della
citt in cui era usata come merce di scambio, o del monetiere che autorizz il suo uso.

Il campo, la zona vuota priva di alcun segno grafico.

Il fino, la quantit percentuale di materiale prezioso usato nella lavorazione della moneta,
nonch l indice discriminatorio del suo valore.

PROPRIETA CONVENZIONALI

Il nominale, il nome formale di una moneta stampata in serie, dal valore proporzionale al suo
fino, e quindi, alla quantit di esemplari in commercio.

Quando l esemplare monetario veniva contrassegnato dall autorit emittente, si faceva in modo che:

Vi fosse una garanzia pubblica, la certezza che ci sia un autorit competente nel coniare e nel

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certificare le monete.

Si potesse far conoscere la figura del sovrano, spesso impressa sul dritto. E da ricordare che
spesso, la gente comune non avrebbe mai visto il re di persona, poich egli era sempre a gestire
i suoi possedimenti nella capitale, oppure a lottare al fronte.

Il governo in carica potesse sfruttarla come uno strumento di propaganda, rendendola il primo
tipo riscontrato di mezzo di comunicazione di massa.

Durante il Medioevo le monete potevano differire in fino e dimensioni, al punto che gli studiosi
moderni devono analizzarle secondo tre differenti tecniche:

Tecniche empiriche, riguardanti lo studio del peso, della forma, etc.

Tecniche chimiche, spesso analizzanti l esemplare monetario in modo distruttivo, ossia


prelevando un campione per studiare la sua composizione chimica.

Tecniche radiografiche spettrografiche: si bombarda la moneta con fasci di raggi X. I vari


metalli riflettono in maniera diversa la radiazione, e si pu risalire alla loro identit.

Capitolo 8: la lavorazione nella zecca


Le monete venivano prodotte nella zecca, un officina autorizzata a produrre e inserire nel commercio i
vari tipi di nominali. Esse venivano ufficialmente messe in commercio in seguito ai processi di:

AUTORIZZAZIONE, il riconoscimento legale e la selezione del suo valore economico.

MANIFATTURA, la lavorazione vera e propria.

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EMISSIONE, l introduzione della moneta nel mercato nazionale, in base al suo nominale e
fino.

Vediamo il processo pi in dettaglio.


L autorizzazione stabiliva il valore del peso, del titolo, del disegno da imprimere sul dritto, del
nominale, del valore legale, del prezzo d acquisto del metallo, della percentuale dei profitti della zecca,
delle paghe dei monetieri e della quantit di pezzi da emettere.
La manifattura, la fase pratica vera e propria, dava il via al processo di fusione della lega, che veniva
colata in una serie di barre appiattite col martello. Un punzone circolare, simile a delle forbici, tagliava
queste strisce in tondelli, i nuclei base delle monete. Questi venivano poi rifiniti sui bordi tramite uno
scalpello.
Prodotto il tondello, questo veniva posto nel cosiddetto conio, una sorta di incudine a forma di piramide
tronca che, ad ogni colpo di martello, imprimeva lo stampo in negativo dell immagine sul dritto e il
rovescio della moneta, il tutto sotto l occhio vigile del monetiere.
Gli strumenti pi importanti della lavorazione erano:

La bilancia.

La fornace

Gli utensili, di cui il pi importante tra tutti era il conio.

Il banco di lavoro.

I lavoratori specializzati appartenevano a tre categorie differenti in mansioni e salari:


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L operaio al conio.

L operaio che poneva il tondello in fase di battitura.

Il martellatore professionista, che fungeva inoltre da fonditore e da fornaciere.

L unica figura intellettuale era il monetiere, il funzionario dell autorit esercitante il potere della zecca,
che sapeva esattamente le competenze richieste e i compiti prefissati. Era inoltre colui che portava il
metallo prezioso da convertire in monete.
Il conio, come strumento pi importante della zecca, era prodotto in ferro od acciaio, in quest ultimo
caso se usato frequentemente, data la veloce usura, e diviso in un conio superiore ed un conio inferiore,
dal diametro variabile in base al tipo di nominale da produrre. Lo stampo posto sul conio superiore
veniva impresso direttamente sulla moneta, grazie anche ai colpi di martello che venivano dati sulla
superficie del conio superiore.
Con l emissione, avvenuta con la produzione della moneta nel conio, si poneva ufficialmente alla
moneta un proprio valore economico e, di conseguenza, un nominale all interno del sistema monetario,
l insieme delle specie monetarie
circolanti in un determinato territorio, e
dipendenti da un autorit che stabilisce
i loro rapporti di scambio fisso. Fu per
questo che nominali diversi venivano
prodotti per tipi di scambio differenti:
una moneta con un fino d oro, per
esempio, veniva scambiata con beni
immobili o cavalli, mentre una dal
valore pi basso, con bronzo o argento
all

interno,

per

servizi

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compravendita dei beni primari (viveri, strumenti, etc.).


Nella storia europea, due tipi di sistemi monetari dominarono il panorama economico del Medioevo:

Il sistema monetario TRITTICO, dell epoca tardo-romana.

Il sistema monetario UNICO, altrimenti detto monometallismo, tipico del periodo carolingio.

Capitolo 9: la storia monetaria dell Europa medioevale


Cominciamo la nostra comprensione del sistema monetario medioevale con la moneta tardo-romana,
ancora presente quando Costantino promulg una riforma monetaria tra il 309 D.C. e il 310 D.C., per la
quale si stabil che i vari nominali dovevano essere regolati dalla legge del trimetallismo.
A tre nominali diversi corrispondevano tre differenti tipi di metallo e fino. Nel nostro periodo abbiamo:

Il solidum d oro.

Il miliarensis d argento.

Il nummus di bronzo.

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Questi nominali erano proporzionati secondo lo schema seguente.

Miliarensis bizantino.

309-310 D.C.

SOLIDUM (dal peso di

MILIARENSIS

NUMMUS

4,55 g, 1/72 della libbra


romana, ossia327, 6 g.)

SOLIDUM

1: 15/ 1:18

1:7200

MILIARENSIS

1: 15/18

1:600

NUMMUS

1: 7200

1:600

Durante il Medioevo, i nuovi sovrani dell Europa Occidentale continuarono a coniare le monete sotto
la loro effige, emettendo i nominali pi diffusi con modello di base Bisanzio. Successivamente,
avvenne una sostituzione dell immagine dei vari coni con quella dei nuovi re. Ne abbiamo in Italia un
esempio lampante coi Longobardi: se tra il 569 D.C. e il 689 D.C. esisteva ancora un modello pseudo imperiale delle monete, tra il 690 D.C. e il 774 D.C. incominciamo a trovare effigi dei re longobardi su
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di esse. Tuttavia, le monete erano usate perlopi come oggetti dal valore simbolico.
Nell Alto Medioevo la moneta
spar per gli scambi locali, e loro
in

circolazione

diminu

moltissimo. Come mai? Per due


motivi essenziali:

Un flusso carente nell


Europa Occidentale. Gli
scambi

con l Oriente

necessitavano
pagamento

il
con

valute

auree, ed inevitabilmente,
queste

riserve

Classico esempio di tesaurizzazione dell oro: questo un


ornamento di una sella in lamina doro longobarda.

doro

finirono con l esaurirsi.

La tesaurizzazione dell oro, ossia il suo uso in contesti non economici.

Nei regni romano-barbarici, dove l oreficeria era molto avanzata, era comunque l usanza di usare l
oro per opere artigianali, come avvenuto con i Longobardi, o anche come tributo. In quest ultimo
caso, l oro era stoccato in lingotti.
Questo non ci deve semplificare l idea sul Medioevo: la moneta esisteva, ma solo in zone circoscritte.
Tra queste, possiamo citare la Gallia merovingia. I successori di questa casata, i Carolingi, attuarono
una riforma monetaria che selezion una sola valuta per tutte le altre: il denarius (dal peso di 1,5 g.).
A partire dalla Francia, anche l Inghilterra e la Frisia (territorio costiero fra Olanda e Germania)
adottarono un sistema monetario monometallico, introducendo i nominali noti come Sceattas e
Pennies.
Contemporaneamente, l invasione araba del Mediterraneo del Sud introdusse un altro sistema
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monetario, il bimetallismo con dihnar d oro, dal peso di 4,25 g. a pezzo, e dihram d argento, dai
pezzi pesanti 2,97 g. luno.
Nel 719 D.C. la Frisia venne invasa dalle truppe carolingie, e nel 755 D.C. Pipino il Breve sottrasse il
potere dei monetieri locali, centralizzando la produzione sotto il diretto controllo della corona. Suo
figlio Carlo Magno attu una seconda riforma monetaria (781 D.C. 794 D.C.) che stabil:

L abbandono della monetazione aurea.

Un nuovo valore della libbra dargento: 420 grammi, con ciascun denaro d argento dal peso di
1,7 g., dalla percentuale totale d argento al 95%.

Il calcolo dei valori monetari in dinari,


soldi e libbre sarebbe rimasto in vigore
fino all uso del sistema decimale in
Gran Bretagna, che cominci solo a
partire dal 1971.
La moneta carolingia, d altra parte,
ebbe numerosi vantaggi:

Un vasto uso, grazie alla scoperta di vari giacimento d argento nella regione del Poitou.

La possibilit di essere usata su un territorio uniformato, che quindi non era soggetto a repentini
cambi politici.

Il poter essere sfruttata per stabilire rotte commerciali sia verso Sud che a Nord, tanto che
esisteva gi in Russia una tratta commerciale che partiva dalla Lituania e terminava in Turchia,
usata dai vichinghi svedesi noti come Variaghi.

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Una crisi della monetazione segu poco dopo questa fase di equilibrio, causata dalla funzione ambigua
della moneta (doveva avere pi un valore simbolico oppure commerciale?), la riduzione dei metalli
preziosi dopo i raid a Nord dei Vichinghi, la rottura di aree commerciali, come avvenne per la citt
tedesca di Dorestadt, e la perdita del controllo regio sulla monetazione.
Fu nel periodo compreso tra il IX e l XI secolo che si assistette ad una monetazione dei poteri locali.
L autorit venne localizzata, produzione ed emissione si ridefinirono su una scala regionale, il denaro
delle zecche tradizionali decadde, e la moneta venne usata secondo il tipo immobilizzato, nel senso
che la si usava come valore simbolico tramite l effige reale su essa impressa. Dopo poco tempo,
comparirono nuove zecche, tipi monetari ed aree di produzione, e una netta distinzione fra il Nord ed il
Sud dell Europa: a Nord i Variaghi estero i loro commerci fino a Baghdad, considerato allora il centro
economico pi florido del secolo, mentre a Sud i musulmani conquistarono il Meridione, imponendo il
sistema bimetallico rappresentato dai tari (un sottomultiplo del dinhar, dato che aveva un rapporto di
1:4) e, appunto. il dinhar.
Il ritorno dei metalli preziosi in Europa coincise con l ascesa della dinastia degli Ottoni, una famiglia
nobile di origine tedesca. Nella zona di Harz furono scoperti nuovi giacimenti dargento, e fu di nuovo
possibile battere moneta certificata dall autorit. Ne risulto il seguente quadro:

Si decise che il denaro dovesse pesare 1,4 g, al pezzo, con un fine dell 83%.

Si applic una vistosa svalutazione del denaro carolingio, poich una lira di conto non pesava
pi 410 grammi, ma 330 grammi. Il fino, similmente, diminu dal 95% all 83%.

Una seconda crisi argentea scoppi nel 1040, causa l esaurimento delle miniere sopracitate, e la ripresa
avvenne solo a partire dalla met dell XI secolo, grazie pure all espansione delle attivit commerciale
su vasta scala (cfr. le repubbliche marinare di Pisa e Genova, che cominciarono pure loro a battere una
propria valuta d argento).
L oro, proveniente dall Africa, veniva scambiato tra Spagna, Provenza, Genova, e Pisa, mentre Amalfi
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e Salerno riuscirono a coniare per s un imitazione del tari siciliano.


L argento, invece, sarebbe stato reintrodotto a partire dalla met del XII secolo. Nello stesso momento,
le zecche si moltiplicarono, con esiti differenti tra l Italia centro-settentrionale e la Francia. In Italia si
svilupparono a dismisura, mentre i cugini transalpini superarono solamente il frazionamento monetario.
Nel XIII secolo ritorn in Europa il sistema bimetallico oro-argento, per la necessit di usare mezzi di
pagamento adatti alla portata delle transazioni nel commercio extra-europeo, trovare una soluzione alla
crisi argentifera senza istituire monete alternative, svilire il titolo o usare strumenti finanziari di conto, e
aumentare il valore unitario della valuta tradizionale nei pagamenti medio- grandi. I primi speculatori,
allora semplici mercanti di metalli preziosi, variavano i prezzi doro e dargento in base alla situazione
politica e alla quantit di materie prime disponibili.

Universit degli studi di Roma Tor Vergata

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