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IL FOGLIO

Redazione e Amministrazione: via Carroccio 12 20123 Milano. Tel 02/771295.1

ANNO XX NUMERO 62

quotidiano

Sped. in Abb. Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

SABATO 14 MARZO 2015 - 2,00

DIRETTORE CLAUDIO CERASA

Due anni di misericordia onnipotente, Giubileo compreso, per riconquistare il mondo. O farsi conquistare?
D

ue anni di misericordia onnipotente, Giubileo compreso, di


cuore lanciato oltre lostacolo, due anni di missione: che cosa ne resta? Ora arriva lenciclica francescana su nostra sorella madre terra e il climate change, poi a settembre il viaggio conDI

GIULIANO FERRARA

trastato nellAmerica del nord, del capitale, dellindividualismo


e del clero conservative. Tutti scrivono di un biennio trionfale,
la chiesa cattolica ha ritrovato un suo pubblico, al box office c
spesso il tutto esaurito, lo spirito si rallegra, il vescovo universale della carit festeggia, come si era ripromesso di fare, un

Sconfitti (e spaccati) su unioni gay e


aborto. Nuovi gruppi e secolarizzazione.
Il caso emblematico di Gallardn

Wojtyla 2003, Ratzinger 2006


Milano. Il voto favorevole del Parlamento europeo ai due rapporti del belga Marc
Tarabella e dellitaliano (Pd) Antonio
Panzeri sul diritto allaborto e sul diritto
delle coppie omosessuali al matrimonio
stato definito il primo voto culturale dellAssemblea eletta nel 2014. I numeri (441 s
e 205 no per il primo; 390 e 151 per il secondo) parlano di una netta sconfitta del fronte da sempre schierato in difesa dei ratzingeriani valori non negoziabili, o pi genericamente dei valori tradizionali, di cui il
Partito popolare europeo sempre stato
il pivot. Notizia nella
notizia infatti una
spaccatura, non solo
fisiologica,
nel
gruppo popolare (ne
parla in dettaglio un
articolo a pagina tre), e soprattutto la silenziosa rinuncia a dare battaglia su questi temi. Che cosa stia capitando al Ppe con
qualche analogia al gruppo dei Conservatori e riformatori europei di cui fanno parte
i Tories, da tempo su posizioni aperturiste
su tutte le frontiere eticamente sensibili
una domanda complessa. Non basta lingresso nella famiglia cristiano-democratica nata (1976) nel solco della visione dei De
Gasperi e degli Adenauer (ancora ieri Joseph Daul, presidente del Ppe, a Roma, ha
usato il termine famiglia) di nuovi paesi
e nuovi gruppi politici rispetto, poniamo, al
Ppe dellra di Helmut Kohl, lultimo grande leader cattolico europeo (sono nato cattolico-romano, voglio morire cattolico-romano). La secolarizzazione a ritmi dinflazione degli ultimi decenni base sufficiente per spiegare i mutamenti anche allinterno di gruppi politici un tempo stabili, se
non proprio solidi, nelle loro visioni. Il caso del ministro spagnolo Alberto Ruiz-Gallardn, dimessosi lo scorso anno dopo che il
premier popolare Mariano Rajoy aveva cestinato la sua cruciale riforma sullaborto,
emblematico.
Ma una debolezza che parte da pi lontano. Quantomeno dagli anni della Convenzione europea che ebbe il compito, tra 2001
e 2003, di preparare la strada alla Costituzione europea. A guidarla cera Valery Giscard dEstaing, che pure nei primi anni 90
fu nel gruppo Ppe a Strasburgo. Fu lui a decidere che i riferimenti a Dio e alla tradizione cristiana non avrebbero trovato posto
nella Carta, se non in un blando accenno
nel preambolo come riferimento al patrimonio spirituale e morale. In quellestate
del 2003, Giovanni Paolo II intervenne pubblicamente dieci volte per chiedere il riconoscimento delle radici cristiane dellEuropa e per denunciare lapostasia silenziosa da parte delluomo sazio, che vive
come se Dio non esistesse. Non ebbe grande fortuna, n politica n di assenso culturale. Il 2004 sarebbe stato lanno del caso
Buttiglione, ministro europeo bandito per
aver tenuto fede alle proprie convinzioni
morali. Il pensiero di Benedetto XVI sulla
crisi delle culture europee noto, il 2006
lanno del discorso ai delegati del Ppe:
Per quanto riguarda la chiesa cattolica,
linteresse principale dei suoi interventi
nella vita pubblica si centra sulla protezione e sulla promozione della dignit della
persona e per questo presta particolare attenzione ai princpi che non sono negoziabili. Da allora la difesa dei valori non negoziabili stata una delle chiavi politiche
del Ppe, con alterne fortune. Ma il sempre
pi netto congedo dallidea illuminista dei
diritti basati su una ragione universale
spinge lEuropa a fondare le sue libert
sulla relativizzazione dei valori, sui diritti
soggettivi e sul principio di non discriminazione. Terreni impraticabili, per la tradizionale cultura cristiano-democratica che
crede allidea di incorporare valori e interessi cristiani e cattolici nella loro sintesi
politica orientata al bene comune (Buttiglione). Ancora nel 2013, il Ppe aveva bloccato il rapporto Estrela sui diritti sessuali e riproduttivi. Solo un anno dopo, la
strada si fatta tutta in salita.
Twitter @maurizio_crippa

SU GENDER E ABORTO
Cos il Ppe si sfarinato in soli due
anni
(articolo a pagina tre)

tazione. Preferisco farmi qualche domanda, argomentare.


San Giovanni Paolo II aveva messo a fuoco il mondo con il suo
protagonismo atletico, la poesia del suo volto virile e conquistatore, la ruvidezza sincera e giudicante della dottrina morale,
specie su vita e famiglia, lanticomunismo programmatico, combattente. Benedetto XVI era stato in quanto capo della Dottrina della fede il suo compagno darmi, con le sue idee e il suo
specialismo del Logos, teologo tedesco, anzi bavarese, di tratto aristocratico e di tempra dolce ma distante. In quanto Papa
eletto per combattere il relativismo, per raddrizzare la rotta della barca secolare investita da ogni vento di dottrina, assediata

COME TI ASFALTO PIKETTY

Assalto al lavoro

Scorrere la lista Forbes dei neo miliardari e scoprire che la superstar della
sinistra ha toppato tutto. Il mondo neo balzacchiano dei rentier onnipotenti
lontano. Non solo Uber. Storie di centinaia e fantastici self-made man

Elogio radicale del Jobs Act


da Riccardo Illy che (se potesse)
raddrizzerebbe altre storture

Lenta deriva a Strasburgo

Perch il Ppe non sa pi


(o non pu) difendere
i valori non negoziabili

tratto del suo affollato cammino di popolo in compagnia di


santIgnazio e di san Pietro Favre, il santo del santo padre. E
mercoled scorso, parlando dei vecchi, ne ha detta una delle sue,
piuttosto bella: state allegri, qualcuno dovr pur cantare.
Profeticchio di sventura, un anno fa scrivevo che il tipo mi piace, lo stile luomo, ma ero in allarme, poteva finire male, perch il fine di riconquistare il mondo santo, ma i mezzi implicano lalto rischio che sia il mondo a riconquistarti definitivamente, cancellandoti come contraddizione o segno di contraddizione. Mi pare che siamo un pezzo avanti, su questa seconda
strada, ma non voglio giudicare in modo arbitrario, con precipi-

Milano. Forbes, la rivista americana che


ogni anno pubblica la lista degli uomini pi
ricchi del pianeta, ha da poco rilasciato lelenco dei nuovi miliardari del 2015. Sono
DI

LUCIANO CAPONE

290, un record, il segno che nonostante crisi


finanziaria e stagnazione economica il numero dei super-ricchi continua a crescere in
ogni angolo del pianeta, 71 vengono dalla Cina, 57 dagli Stati Uniti, 28 dallIndia e 23 dalla Germania. A prima vista sembrerebbe
una conferma delle teorie rese popolari dal
successo del libro delleconomista francese
Thomas Piketty, Il Capitale nel XXI secolo, secondo cui staremmo vivendo in unepoca di crescente diseguaglianza dovuta alla naturale
tendenza del capitalismo a
remunerare il capitale pi
del lavoro. Il rischio il ritorno a un capitalismo ottocentesco in cui per essere ricchi contano i patrimoni e i matrimoni, essere figlio
di un miliardario o sposare un
riccone. In realt lo stesso
Piketty di recente ha ammesso che
la sua nota formula r>g, la remunerazione del capitale che supera la
crescita delleconomia, non ci dice
molto su come sar la diseguaglianza in futuro che anzi dipender pi da choc politico-isituzionali e dallo sviluppo economico.
Soprattutto, dice Piketty, questa
formula che riguarda la diseguaglianza della ricchezza non
utile a spiegare la diseguaglianza del reddito.
In effetti la lista dei nuovi
miliardari non sembra confermare il ritorno al capitalismo patrimoniale
di cui tanto si parlato in questi mesi di
pikettymania. Se si va a vedere chi sono i
nuovi ricconi e come hanno fatto fortuna, si
nota come molti siano partiti da zero. E non
vale solo per i paesi in via di sviluppo come
la Cina e lIndia, ma anche per le economie
pi mature ma comunque dinamiche come
gli Stati Uniti. Tra di loro c Travis Kalanick
(5,3 miliardi di dollari), che ha iniziato vendendo coltelli porta a porta ed fallito un
paio di volte prima del successo di Uber. C
il ventiquattrenne Evan Spiegel, 1,5 miliardi a testa con il socio Bobby Murphy, con cui
sui banchi delluniversit ha fondato lapp di
messaggistica istantanea Snapchat. Ci sono
altri campioni della sharing economy come
i tre fondatori di Airbnb (1,9 miliardi a testa) che hanno rivoluzionato il modo di prenotare le camere e fare le vacanze. Con 4,5
miliardi di patrimonio la trentenne Eliza-

beth Holmes diventata la giovane imprenditrice pi ricca del mondo, una ragazza che
a 19 anni ha lasciato gli studi di Chimica e
usato i soldi che dovevano servire per luniversit per fondare Theranos, con cui sta
sconvolgendo il sistema sanitario grazie a test del sangue senza siringhe e prelievi massicci, un metodo molto pi rapido ed economico. Ci sono anche nuovi miliardari meno
giovani come Reed Hastings, il fondatore
della tv online Netflix (quella di House of
Cards) o la star del basket Michael Jordan
e imprenditori in settori pi tradizionali come il food and beverage, la farmaceutica e la
distribuzione, che hanno costruito la loro
ricchezza e non lhanno ereditata. Insomma,
non proprio vero che l1 per cento dei
ricchi contro cui si sono scagliati Occupy Wall Street e gli Indignados sia
una casta, nel senso di un gruppo sociale chiuso e ristretto che domina sul restante 99 per cento. Se evidente che il
divario tra questi due gruppi si allargato, non affatto vero che gli appartenenti alle due classi di reddito siano sempre
le stesse. Mark Rank della Washington University e Thomas Hirschl
della Cornell University, analizzando i dati dellultimo mezzo secolo, hanno evidenziato come la
societ americana sia molto fluida
e ci sia unelevata mobilit sociale: il 12 per cento della popolazione
almeno un anno nella vita ha fatto parte del top 1 per cento, il 39
per cento stato almeno una
volta nel top 5 per cento, il 56
per cento nel top 10, addirittura il 73 per cento
ha fatto parte del top 20
per cento. E se il 12 per
cento degli americani stato almeno una
volta nell1 per cento dei pi ricchi, solo lo
0,6 per cento riuscito a rimanerci per dieci anni di fila. Questa mobilit sociale, almeno negli Stati Uniti, indica che il capitalismo
non conduce ineluttabilmente al mondo balzacchiano evocato da Piketty.
Unaltra star delleconomia (ma meno
pop di Piketty) come Greg Mankiw ha sottolineato che ci che indigna le persone
non sono tanto la diseguaglianza e laccumulazione della ricchezza in s, ma come
quei patrimoni si sono costituiti. Non un
caso, dice Mankiw, se il movimento simbolo della protesta si chiami Occupy Wall
Street e non Occupy Silicon Valley, Occupy
Hollywood o Occupy Nba, perch le persone ritengono che la ricchezza di Steve Jobs,
Brad Pitt o Kobe Bryant sia meritata, a differenza di quella di chi ha fatto la propria
fortuna grazie allappoggio della politica in
(segue a pagina quattro)
mercati protetti.

Teoria glamour vs tecnocrazia


Da ex ministro delle Finanze vi spiego perch Varoufakis out

anis Varoufakis, il ministro delle Finanze greco, una star delleconomia


della sinistra impegnata, un po come Thomas Piketty, reso popolare dalla sua tesi seDI

FRANCESCO FORTE

condo cui il capitalismo ha accresciuto le


diseguaglianze. Piketty ha poi formulato la
proposta di una patrimoniale mondiale ma
ha fatto un buco nellacqua perch per passare dalla teoria glamour ai fatti ci vuole la
grigia tecnica, che gli manca. Varoufakis
pensava che avere avuto facile successo come star da rotocalco gli avrebbe agevolato
il compito di ottenere nuovi sostegni finanziari senza sottostare alla disciplina dei creditori internazionali. Ed da presumere
che labbia pensato anche il premier Alexis
Tsipras, che lo ha scelto come suo braccio
destro. Ma il burbero ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schuble, che spesso
raggiunge intese accettabili per entrambe
le parti, questa volta, dopo un crescendo di
battibecchi, ha dichiarato che Varoufakis
bravo nel comunicare ma tecnicamente ingenuo. In effetti ha presentato proposte
astratte, poco credibili, niente di operativo.
Gli mancano i peones burocratici in grado di individuare i buchi nelle entrate e i
bubboni nelle spese. Il ministero delle Finanze come una grande azienda. Quando
fui nominato ministro delle Finanze e mi
insediai (1982) chiesi quanti addetti aveva il
dicastero, comprese le dogane e la Guardia
di Finanza, e mi fu detto 110 mila, cio pi
dellEni ove per anni avevo lavorato come
esperto e poi nel vertice. E immaginai le imposte come il fatturato di unimpresa e le
spese del governo come quelle delle azien-

de tessili che mi consegnavano da ristrutturare, mediante operativi (non cattedratici). Il Fondo monetario internazionale, la
Banca centrale europea, la Commissione
Ue, le direzioni centrali delle grandi imprese, sono conventi e ogni convento ha i suoi
codici scritti e non scritti, le sue divise, i
suoi tic umani. Non ci si deve presentare come intellettuale, ci equivale a fare supporre che loro, invece, non lo sono. Avere la camicia sbottonata ed essere senza cravatta,
come piace a Varoufakis, viene poi preso
come mancanza di rispetto di un codice non
scritto per listituzione e le persone a cui ci
savvicina. Gli esperti del Parlamento e della burocrazia sono disposti a collaborare se
sinstaura un rapporto bilaterale. Vige,
nel popolo del Parlamento, la regola di rimandare lascensore e quella di spingere
il bottone per gli altri, quando loro ne hanno necessit. Quando, da ministro delle Finanze, lopposizione stabil lostruzionismo
a un mio decreto fiscale omnibus, molti del
Pci che dovevano fare resistenza mi vennero incontro facendola solo pro forma, perch da presidente della commissione Industria avevo tollerato larrivo in ritardo di
quelli che dovevano usare il bagno del Parlamento: nellalbergo convenzionato in cui
il partito li alloggiava, cerano servizi inadeguati. E li avevo aiutati nella dichiarazione
dei redditi, modesta, perch il partito prelevava una quota elevata della loro indennit. Bisogna sapere trattare.

INSEGUENDO VAROUFAKIS
La charm offensive del ministro greco
a Villa DEste (Peduzzi a pagina due)

Roma. Lanalisi di Riccardo Illy sul perch le aziende guardano con favore al Jobs
Act onesta e brutale: Perch ci toglie dal
pericolo di tenerci fino alla pensione e
con la Fornero parliamo di 65 anni un dipendente che non lavora. Presidente e terza generazione di unazienda che produce
caff dal 1933, renziano ante litteram (come
sindaco di Trieste e governatore del Friuli-Venezia Giulia), non quello che si dice
un falco delle relazioni industriali. Eppure,
se potesse, cancellerebbe anche gli scatti
di carriera legati al fatto che si stati
trentanni nella stessa azienda, le pensioni di reversibilit concesse anche alle
donne che lavorano o il Tfr che aveva un
senso perch cambiavi lavoro al massimo
una volta nella vita. Lui invece un fautore della flexicurity, della responsabilizzazione. LItalia ha un problema culturale:
i genitori e i nonni, invece di preoccuparsi
di comprare la macchina ai figli, dovrebbero insegnare loro a mantenersi da soli. Mi
raccontava un prete, alla guida di una cooperativa sociale, che molti disoccupati rifiutano un posto quando scoprono che c
da lavorare qualche sabato o la domenica
oppure che le ferie si fanno quando si
pu. Illy licenzierebbe i colleghi che hanno usato la minaccia di licenziamento per
pretendere dal lavoratore quello che non
tenuto a fare. A domande su Confindustria premette che non sar io a difenderla. Ricordo soltanto che, come azienda, abbiamo sempre trovato una tiepidissima risposta alle nostre richieste di maggiore impegno sui fronti dellinnovazione e dellesportazione. Forse perch la cosa legata
anche al progressivo ingresso di aziende
dei servizi, che hanno interessi in conflitto
con le imprese manifatturiere. Ma ancora
pi duro con il sindacato. Come si fa ad
assumere in un paese, dove accanto alla tutela normativa, c unultra protezione sindacale? Conosco imprese che hanno visto i
giudici costringerle a riassumere dipendenti che durante la malattia facevano paracadutismo. Perch secondo il giudice
quellattivit faceva bene alla salute! Se vai
in Gran Bretagna, non troverai mai un sindacato disponibile a difendere un loro
iscritto cos: sono i primi a chiedere di licenziarlo. Prima del Jobs Act, dice Illy,
avevamo tre gruppi di lavoratori: i datori
lavorano anche loro , i professionisti e i
temporanei che rischiavano il collo e che
sono diventati la maggioranza; i lavoratori
ultratutelati oltre ogni ragionevole limite
dal sindacato. Cgil, Cisl e Uil dovrebbero
occuparsi soltanto di evitare gli abusi. Invece, siccome in Italia non siamo capaci di
prevenire situazioni di abusi, hanno introdotto il posto fisso a vita per legge. Questo
stato larticolo 18. Il risultato? E stato
devastante. Larticolo 18 ha portato i lavori a tempo indeterminato a diventare una
casta. Illy si vanta di avere fatto il facchino in giovent per comprarsi la moto, di
aver iniziato come ultimo aiutante di un
capoarea, dopo inverni passati a fare il
maestro di sci ed estati come istruttore di
vela. Forte di ci vuole che i suoi figli e i
suoi dipendenti riequilibrino il giro daffari di un gruppo oggi legato sostanzialmente al caff, ma che in futuro dovr far remunerare anche le attivit nel t, nella cioccolata e nel vino come lo storico brand. Il
Jobs Act potrebbe aiutare chi come noi non
ama assumere precari, perch non ha senso formare chi poi va a lavorare altrove. A
noi serve gente con un approccio globale. Il
precariato stato un antidoto alla rigidit,
fa solo calare la produttivit e aumentare
i rischi, come gli incidenti sul lavoro.
Twitter @FrrrrrPacifico

dallio e dalle sue voglie, come disse nella memorabile omelia


sul sagrato di San Pietro prima della fumata bianca, aveva lanciato il suo guanto di sfida a Ratisbona, e fu lasciato completamente solo. Il resto dei suoi discorsi, delle sue encicliche, del
suo magistero fu un manifesto controculturale bagnato nella grazia trascendente, ma produsse un lungo e impudico assedio del
papato, governato dai vincenti del secolarismo e dei mass media.
Un anno prima del fatale febbraio del 2013, data dellabdicazione o renuntiatio, scrivemmo qui, in un articolo intitolato le dimissioni del Papa che se c uno capace di andarsene, questo
(segue nellinserto I)
Ratzinger.

SULLINCOSCIENZA DISRAELE
Il gossip della campagna elettorale pi banale di sempre nasconde
langoscia di non poter tenere, come prima della guerra del Kippur
Roma. Israele un fazzoletto di terra poco pi grande della Lombardia, ma lunico stato del mondo la cui esistenza messa apertamente in discussione. Il sud sotto assedio fra il regime di Hamas e i tagliateste del Sinai. Il nord rigonfia di paura, in attesa che Hezbollah
e lIran scarichino migliaia di missili sulla fertile Galilea. A destra c
la Giordania, unico e precario cuscinetto prima dello Stato islamico.
Nel mezzo ci sono i palestinesi, sempre pi impazienti di accoltellare sionisti. A sinistra c lunico confine tranquillo: il mar Mediterraneo. E l che si vorrebbe far rotolare tutti gli ebrei. Eppure, Israele,
alla vigilia delle elezioni di marted prossimo, appare come beato.
Il paese si sente sicuramente forte dellesercito pi potente che ci sia fra Marrakech e il Bangladesh, come ha detto Amos
Yadlin, il generale candidato a diventare
DI

GIULIO MEOTTI

ministro della Difesa se la sinistra vincer


alle elezioni. Ma anche il paradosso di
uno dei paesi pi minacciati e felici del
mondo. Un sondaggio del Pew Center ha appena rivelato che il 59 per cento degli israeliani soddisfatto del proprio paese, contro, ad esempio, il 33 per cento degli americani (per non parlare dei depressi europei). E se si confrontano il tasso di fertilit
e quello di suicidi di Israele con quello di
tutti gli altri paesi industrializzati, lo stato
ebraico sta al primo posto della classifica
dei paesi amanti della vita.
Nella campagna elettorale fra il Likud di
Benjamin Netanyahu e il Zionist Camp di
Isaac Herzog non si parlato delle centrifughe alluranio degli ayatollah, della Terza Intifada, del boicottaggio e dellantisemitismo in Europa, dei rapporti con lAmerica, di Califfato, di risoluzioni Onu, di nuovi muri da costruire, di nuove armi da sviluppare. Non ha influito sugli elettori il discorso che il premier Netanyahu ha appena tenuto al Congresso degli Stati Uniti. E
pensare che tutti temevano la faziosit elettorale del suo intervento. Non hanno peso
specifico sugli elettori le uscite contro Bibi degli ex capi del Mossad, degli ex generali, di chi ha avuto in mano la sicurezza
del paese. Allisraeliano medio il politico
piace un po (non troppo) corrotto. E non gli
piacciono le slealt, seppur condite da expertise, di burocrati in pensione e mai eletti. Del tutto ininfluente il tema delleconomia, visto che Israele ha registrato una crescita del 2,6 per cento nel 2014 e per il 2015
ci si aspetta un balzo persino maggiore. Netanyahu ha reso il paese pi ricco, pi dinamico, pi aperto agli investimenti. Tutti
i salari crescono, compresi quelli degli insegnanti pubblici. Nessun israeliano pensa
che il paese abbia bisogno di una diversa
politica economica.
Nessuno parla di trattative con i palestinesi, visto che ogni partito ha la propria
piattaforma che oscilla fra il fallimentare e
lirrealistico: il Labour di Herzog per i
due stati e per dividere Gerusalemme; il
Likud d voce al pi totale e maggioritario
scetticismo sulla reale volont dei palestinesi; la destra di Focolare Ebraico per
lannessione; Yesh Atid di Lapid vuole un
divorzio dai palestinesi, ma anche tenere unita Gerusalemme; Kulanu di Moshe
Kahlon evita di nominare il problema; Yisrael Beiteinu di Lieberman per lo scambio territoriale; la sinistra di Meretz per le
linee del 1967. Un caos programmatico che
nasconde il sospetto assoluto nei confronti
del mondo arabo-islamico, anche a sinistra.
No. A dominare la campagna elettorale,
a parte gli esercizi vocali di Herzog per migliorare la propria voce nasale, stata la
storia delle bottigliette. E successo che la
first lady, Sarah Netanyahu, aveva labitudine di raccogliere le bottiglie vuote dalla residenza del premier. Ordinava poi allautista di consegnarle a un supermercato e reclamare lindennizzo dei vuoti, tenendo per
s il ricavo. Appropriazione indebita di fon-

di pubblici? Poi c stato lo scandalo del


tappeto. Si appreso che quando il presidente Obama ha fatto visita a Netanyahu,
nel salotto del premier campeggiava un tappeto sfilacciato. Cos un agente dei servizi
segreti ci ha dovuto mettere un piede, per
evitare imbarazzi. Se non bastasse, la campagna elettorale si concentrata sul lato
spilorcio di Bibi che chiedeva ai dipendenti di compiere acquisti mai rimborsati. Sotto accusa, quarantadue shekel per una bottiglietta di collirio per gli occhi. Diceva Golda Meir a Oriana Fallaci, nel 1972: Quindici anni fa in Israele non cerano quasi furti, n assassinii, n prostituzione. Ora invece abbiamo tutto, tutto. E prima dei tappeti e dei vuoti di bottiglia il paese stato
ipnotizzato dal costo dei gelati al pistacchio
di Netanyahu e dei letti speciali che il premier ha chiesto di installare durante il volo di rientro da Washington.
E questo Israele, un misto di incoscienza e di fortezza da Deserto dei Tartari. La
banalit quotidiana di Israele, che si riverbera nella sua campagna elettorale, nasconde qualcosa che la rende del tutto irriferibile a quella di qualsiasi altro paese civile
occidentale. La normalit israeliana in sostanza anormale, radicata su qualcosa di
oscuramente traumatico. Il vero volto della
sicurezza e dellinvulnerabilit israeliane,
che hanno come specchio la frivolezza in
politica, sono insicurezza e vulnerabilit.
Si parla del tappeto di Bibi per non pensare della nuova Masada. Gli israeliani, disillusi dal passato e increduli dellavvenire,
sono coscienti della propria forza, oggi come ieri, ma appaiono induriti, esacerbati,
sentono fisicamente che non possono abbandonare la guardia nemmeno un giorno,
hanno la sensazione dessere sempre pi
isolati in un mondo indifferente e che la
stessa America sempre pi lontana. Tutto il gossip, questa spensieratezza, il discrimine che separa Israele dal mondo arabo-islamico. La societ palestinese non va
al cinema, concentrata sullo scontro, nelle strade e nellagone diplomatico. La societ israeliana diversa, vuole vivere. E
come Momik, il personaggio di Vedi alla
voce: amore di David Grossman, ladulto
dallaspetto fisico di uno scolaretto.
Qualcuno paragona lincoscienza israeliana al periodo intercorso fra il 1967 e il
1973. Dopo la vittoria di giugno, il paese si
divertiva, adorava il nuovo vitello doro, il
consumismo che dilagava dai fortini della
linea Bar-Lev sul canale di Suez ai night
club di Tel Aviv. Nessuno prese sul serio i
movimenti di truppe sul canale e sul Golan
(oggi sono le centrifughe dellIran). Cera
boriosa sufficienza in tutto il paese. Poi arriv il 6 ottobre 1973, lo sfondamento delle
linee, langoscia di non poter tenere, di
essere ricacciati in mare. Dopo la vittoria
per disperazione, la gente apparve pi matura, come dopo una malattia. Da allora, la
possibilit di sparire, di fare le valigie, domina la coscienza di ogni israeliano. Meglio
fare i conti in tasca a Bibi e dare una sbirciatina al suo salotto di casa. Si vive meglio.
Come se si fosse in un paese normale. Come se non ci fosse soltanto la mobilitazione perenne. Come se, oltre alla maschera
antigas, ci fosse anche il collirio di Bibi.

Ci vorrebbe un bel pm, per la Madonna del Nazareno


Va bene la sfiga, il
sorriso di Mattarella,
il debito pubblico,
Severgnini. Va bene
che non siamo un popolo guerriero. Ci
mancava lIsis, per,
a umiliarci: Parigi
prima, Roma dopo, se
mai, e la occuperemo soltanto se c tempo. Di nuovo secondi. Ma si pu? Ma che
ti abbiamo fatto di male, Isis? Pensi forse
che le 70/72/77 ur, praticamente tutte le
vergini del Moulin Rouge, possano essere
sopravvissute al passaggio di Sarkozy e
Strauss-Kahn? Digita Google. E passa prima a Roma, di, Isis. C il Papa, qui. O te
lo sei scordato come noi?
Questo numero stato chiuso in redazione alle 21

e li avessero, degli attorney


come quelli di Milano, a New
York. Di sicuro avrebbero gi
chiesto il prolungamento delle in-

CONTRO MASTRO CILIEGIA - DI MAURIZIO CRIPPA

dagini (una trentina danni, pi o meno)


per lincrescioso caso dello stupro della fu
giovinetta Louise Veronica Ciccone. Consenziente, non fu consenziente. E ovviamente ce ne duole, ora per allora. Retribuita, men che meno, o per dirla tutta meno di un Emilio Fede, ma non se n lagnata. Fu violentata sul tetto di un edificio
dopo essere stata trascinata su con un coltello puntato alla schiena, che non proprio un invito in uno scantinato elegante, e
aveva 19 anni, unet che qualsiasi pm ambrosiano sottoporrebbe dufficio al male-

ficio del dubbio. E la storia questa, brutta storia. Ma ora chi glielo spiega, a una
Laura Boldrini, o a una profetessa del se
non ora quando (nel senso dei tempi di
prescrizione, che come gli esami non finiscono mai). O a un teorico del corpo della
ragassa come Gad Lerner, o magari anche
solo a un monsignor Galantino. O a Fabio
Fazio, che avuta tra le mani la pi longeva icona trasgressiva della storia della musica (eccezion fatta, forse, per Katia Ricciarelli), le ha posto soltanto domande che
sarebbero andate bene pure per la puntata con Paola Binetti. Chi glielo spiega, che
Madonna Ciccone ora, avendoci pensato
un qualche po, ha concluso: Non vale la
pena denunciare la violenza sessuale,
troppo umiliante. Che diranno adesso,
che pure Madonna sta col Nazareno?

ANNO XX NUMERO 62 - PAG 2

Lettere rubate
Asino che legge, ovvero
lincredibile storia delle cose
inutili e dei bambini timidi
Senti, Raimond, facciamo che te lo dico subito, che problema ho, cos tu lo sai e andiamo
avanti: sono timido. Ho la timidezza, come problema. () Mio padre, che sono timido, una
cosa che lo manda in bestia. Dice che sono cos timido che non so vivere, non so stare al
mondo e chiss come far da grande, il mondo mi far a fettine. Ma si pu sapere come bisogna stare al mondo? E che cosha questo benedetto mondo, gli artigli? E perch ce lha gi
con me, cosa gli ho fatto io?
Lettera di Guglielmo a Raimond
Lesercito delle cose inutili
Guglielmo ha dodici anni e scrive lettere
bellissime a un amico, che non ha mai visto
e che non gli ha mai risposto. Gli scrive della sua famiglia, dei suoi genitori che fanDA

ANNALENA

no gli intellettuali, di mestiere (il padre


uno storico che fa il giornalista e la madre
dirige una associazione culturale), sono
molto impegnati e per ogni tanto la madre
lancia al padre la pila dei suoi giornali di
merda, come dice lei. Guglielmo racconta
allamico per niente immaginario che la vita di un ragazzino non sempre spensierata e dolce, ci sono tante cose tristi e strane,
e nessuno con cui parlarne: non con la sorella grande, perch troppo perfetta e non
gliene importa niente, non con il fratello
piccolo perch troppo piccolo e gli ha invaso la stanza, non con il padre perch Guglielmo pensa di non piacergli, non essendo
abbastanza concreto e di successo. Guglielmo impacciato, cicciottello, a scuola lo
prendono in giro. La Banda del cesso, soprattutto, il suo incubo, un gruppetto di
ragazzi che lo perseguita. Lo chiamano Ulligulli, lo legano alla pertica in palestra, gli
lanciano addosso le caramelle, lo insultano
e lui si fa venire il mal di pancia finto per
non andare a scuola. I genitori di Guglielmo
sono molto intelligenti, molto colti, a Natale fanno regali simbolici (un portachiavi a
forma di cammello per attraversare i suoi
infiniti e preziosi deserti interiori, perch
trovi finalmente unoasi), ma non capiscono quel figlio timido che vorrebbe cose
semplici: un paio di scarpe da ginnastica,
un cane, un sugo di pomodoro. Ma in questa favola di Paola Mastrocola, Lesercito
delle cose inutili (Einaudi), il protagonista
non Guglielmo, e nemmeno i suoi genitori intelligenti, o gli insegnanti svogliati e
brulli, ma un vecchio asino pensionato. Trasportava pietre e adesso non pu trasportare pi niente, quindi finisce nel paese delle Cose Inutili (a Biella c davvero un rifugio degli asinelli, arrivano da tutta Europa
e possono essere adottati) e l, in mezzo ad
acrobati, stiracravatte, centrini di pizzo, pigne secche, scollatori di francobolli, parrucche bionde, trapiantatori di primule, lasino
occupa panchine, guarda la luna e un libro
gli insegna a leggere. E lamico di Guglielmo: un asino adottato a distanza da genitori intelligenti come regalo simbolico di Natale, a cui Guglielmo scrive pieno di fiducia
e bisogno di vicinanza. E il mondo capovolto, come spesso succede nei libri di Paola
Mastrocola, come in unopera di Bruno Munari: un asino che legge David Copperfield,
Oliver Twist, Don Chisciotte, un bambino
cos saggio che da grande vorrebbe diventare un infilzatore di momenti giusti, genitori intellettuali cos inutili che non sanno
ascoltare il loro bambino, e oggetti e persone inutili che diventano indispensabili, vitali, come i sacchetti pieni di conchiglie, come la ballerina di plastica del carillon innamorata di un cavatappi che non la vuole
perch lei non serve a niente. Chi decide
che cosa o chi non serve a niente? Chi sono
gli utili e chi gli inutili? Nella scuola di Guglielmo la Banda del cesso a giudicare, e
a emarginare. Ma dentro una favola lasino
che ha amato Huckleberry Finn pu guidare la fantastica rivolta delle cose inutili a
rotta di collo, come diceva Huck.

PREGHIERA
di Camillo Langone

Tutti parlano di Milano, io


vado a Bologna. Tutti andranno a RhoPero (lExpo mica davvero a Milano),
io torner a Bologna. Tutti confonderanno liconoclasta Padiglione Vaticano
con qualsiasi altro padiglione di qualsiasi altra, anche islamica, nazione, io
rivedr il Compianto di Niccol dellArca nelliconofila Santa Maria della Vita.
In Lombardia nutriranno il pianeta, vasto programma, in Emilia alimenter il
mio cuore a tortellini, ovviamente non
asciutti bens in brodo, caldo come liquido amniotico. Bologna un grembo
e un grembo sempre conservatore e
regressivo: perfetto per me. A Bologna
ci sono ancora i negozi di libri (di carta),
ci sono ancora i negozi di dischi (di vinile), ci sono ancora le drogherie e le
mesticherie e in una cartoleria ho visto
perfino la fila. Poi ci sono gli studenti
universitari e cosa c di pi medievale
di uno studente universitario di materie
umanistiche, magari fuorisede come un
chierico vagante? Libeskind allExpo ha
architettato un ristorante comunitario
cinese, peccato che a Bologna il ristorante comunitario esista dal 1465 ed
laffollata Osteria del Sole dove allo
stesso tavolaccio puoi trovarci il disoccupato cos come il potente Fabio Roversi Monaco. Poi c Zanarini dove incontro Gabriele Tagliaventi che mi spiega in qual modo Libeskind e Boeri e soci stanno danneggiando Milano (non
Rho-Pero, chi se ne frega di Rho-Pero).
Secondo me colpa di disumane altezze mentre per il mio maestro di urbanistica, non contrario ai grattacieli di
Manhattan, soprattutto colpa di antiurbani disallineamenti. Che vadano
tutti a Milano, cos a Bologna trover
sempre un tavolo.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

DUE ANNI CON FRANCESCO, PARLA IL VATICANISTA JOHN ALLEN

Un pontificato drammatico, ma lasciamo perdere gli indici di gradimento


Roma. Ripercorrendo ci che abbiamo vissuto negli ultimi due anni, dire che
questo papato drammatico dire poco.
John Allen considerato il principe dei
vaticanisti statunitensi. Gi tra le firme
principali
di
National Catholic Reporter,
passato al Boston Globe e ha
dato vita al portale Crux. Da
dieci giorni
nelle librerie,
edito da Time
Books, il suo
The Francis
Miracle: inside
the transformation of the Pope
and the Church, (Il miracolo Francesco: dentro la
trasformazione del Papa e della chiesa).
Un libro sul papato, non sul Papa, chiarisce subito Allen. Un papato, appunto,
drammatico: Consideriamo lenorme
reazione globale ai suoi primi giorni di
pontificato, le interviste che ha dato e lintenso dibattito che queste hanno scatenato. E poi i sinodi, i viaggi, i trasferimenti
di personale, lEvangelii Gaudium. A volte pare di aver vissuto un pontificato ventennale in solo due anni. Naturalmente,
dipende da ciascuno valutare se questo
dramma sia stato buono o cattivo. I sondaggi ci dicono che in giro per il mondo
una grande maggioranza di cattolici e non
cattolici dalla parte di questo Papa, ma
c una minoranza determinata dentro la
chiesa che lo trova destabilizzante ed eccessivamente accomodante verso la secolarizzazione. Ci che nessuno pu negare,
per, che questi anni sono stati tutto
tranne che tranquilli. Se poi il consenso
verso il carisma di Francesco riesca a
riempire le chiese, un altro discorso: E

vero che oggi difficile parlare di un effetto Francesco che si possa misurare.
Negli Stati Uniti, un recente studio del
Pew Forum non ha riscontrato alcun aumento statisticamente significativo nella
partecipazione alla messa o nellidentificazione come cattolico in seguito allelezione di Bergoglio. In Italia, invece, Massimo Introvigne ha rilevato che met dei
sacerdoti da lui intervistati ha riscontrato
un aumento della partecipazione alla
messa e alle confessioni. Ci vorr del tempo per valutarne limpatto. Daltra parte,
in un certo senso non corretto fare queste statistiche per misurare il successo o
il fallimento di un Pontefice. Giovanni
Paolo II ha riempito le piazze per quasi
ventisette anni, senza per essere riuscito ad arginare la marea secolarizzante in
occidente. Quel che appare evidente,
continua Allen, che in conseguenza
della popolarit di questo Papa, la gente
sta guardando in modo nuovo il cattolicesimo, il che significa che la chiesa sta vivendo un nuovo momento missionario.

Certo, i problemi non mancano e le resistenze sono forti. Lo si visto bene al Sinodo straordinario dello scorso ottobre,
quando vescovi e cardinali si sono accapigliati dentro e fuori lAula nuova: Sembra chiaro che sono divisi su tre punti, e
cio sulla possibilit di riammettere i cattolici divorziati e risposati alleucaristia,
sullaccoglienza delle persone omosessuali e sullapproccio positivo della chiesa nella valutazione morale delle relazioni irregolari, come le convivenze. Non c
nulla di sorprendente, dato che il cattolicesimo diviso su queste questioni gi alla sua base. Come andr a finire difficile dirlo: La mia previsione che il
prossimo ottobre le divisioni saranno altrettanto intense. Il dramma del Sinodo
non sta in ci che il Papa ascolter, ma in
ci che lui far quando i vescovi saranno
tornati a casa e lui dovr prendere delle
decisioni. Prima dellassemblea dellautunno, Francesco si recher negli Stati
Uniti, il paese dove pi intense sono state le critiche al nuovo corso impostato dal

Ma quali dimissioni, c da fare un Giubileo


N

el corso della Liturgia penitenziale


che si tenuta ieri nella basilica di
San Pietro, il Papa ha annunciato lindizione di un Giubileo straordinario che
avr al centro il tema della misericordia.
LAnno santo si aprir il prossimo 8 dicembre, festa dellImmacolata concezione e cinquantesimo anniversario della
chiusura del Concilio Vaticano II. Si concluder il 20 novembre del 2016. Lorganizzazione stata affidata al Pontificio
consiglio per la promozione della nuova
evangelizzazione, lorganismo presieduto
da mons. Rino Fisichella. Sono convinto
che tutta la chiesa potr trovare in questo
Giubileo la gioia per riscoprire e rende-

re feconda la misericordia di Dio, ha


detto il Pontefice. In occasione del secondo anniversario dallelezione papale,
Francesco ha rilasciato unintervista allemittente messicana Televisa. Parlando
della possibilit di seguire le orme del
predecessore, Bergoglio s detto contrario a far cessare un papato al compimento degli ottantanni: Non mi piace molto.
Credo che il papato sia qualcosa di ultima istanza. E una grazia speciale. A
ogni modo, Francesco s detto convinto
che il suo sar un pontificato breve: Ho
questa sensazione. Quattro o cinque anni. E come una sensazione un po vaga.
Poi pu essere che non sia cos.

Pontefice argentino, fin dalle prime settimane dopo lelezione del marzo 2013: Lidea che tutti pensino la stessa cosa pura fantasia. Qui ci sono 195 tra diocesi e
arcidiocesi. Con gli ausiliari si arriva a
240 vescovi, con quelli in pensione a pi
di 300. In generale, si pu dire che la corrente principale della Conferenza episcopale americana fortemente impegnata
sulle questioni pro life, come la lotta contro laborto e i mandati sulla contraccezione imposti dallAmministrazione Obama come parte della riforma sulla salute.
Ma altrettanto coinvolta anche sui temi
di giustizia sociale, come i diritti degli immigrati. I vescovi che sottolineano maggiormente le questioni pro life potrebbero essere un po nervosi per come le cose
stanno andando sotto questo pontificato.
Detto questo aggiunge il vaticanista del
Globe la maggior parte dei vescovi
americani soddisfatta di Francesco, anche perch francamente quando un Papa
popolare il lavoro del vescovo infinitamente pi semplice. E pi facile raccogliere fondi, andare in tv, visitare le parrocchie, ottenere favori dai politici. Nessuno vuole trovarsi sul lato opposto rispetto al leader religioso pi importante
del mondo. In ogni caso, lattenzione dovrebbe spostarsi pi sul sud del pianeta,
dove entro la met del secolo vivranno i
tre quarti dei cattolici. I fedeli di quelle
regioni, Africa e Asia in testa, rivendicano di essere protagonisti nella vita della chiesa. Sono pronti a un ruolo di guida. A ogni modo, se oggi interessante
parlare di come si sta reagendo alla rivoluzione di Francesco negli Stati Uniti o in
Italia, nel lungo periodo questo discorso
non sar pi cos rilevante. La questione
importante sar capire la risposta nelle
Filippine, in Nigeria, in Colombia. E qui
che si sta formando il futuro del cattolicesimo.
Matteo Matzuzzi

R I V E D E R E I L M O N O L O G O A N T I C A V. I N T V O G G I . F U O R I T E M P O M A S S I M O

Santoro, Luttazzi e leffetto tetro del come eravamo che non funziona pi
N

on credono di dover chiedere scusa.


Va bene, un loro diritto. Rinfocolano, gridano che non finita, evidente che
nun ce vonno sta. Va bene anche questo,
chi vive in una tetra prigione non ha animus per gustarsi unora di aria. Ma rivangare per favore no: questo almeno risparmiatecelo.
Laltra sera Michele Santoro ha chiuso
la puntata di Servizio pubblico con dieci minuti del monologo di Daniele Luttazzi del 25 marzo 2010 al PalaDozza di Bologna, quando fu ospite di Rai per una notte. Il comico era scomparso dagli schermi
Rai otto anni prima, non per via del famoso editto bulgaro, ma perch grossier, coprofago, e non faceva grandi ascolti. Lo
prese La7, che successivamente lo cacci
perch grossier, coprofago, non faceva
grandi ascolti e per di pi rompeva il cazzo al mio ex direttore. Santoro dunque cinque anni fa lo rimette in scena. Rai per
una notte and in onda su qualche Tv nazionale, su molte locali e tantissimi siti

web: aggir in questo modo la decisione


dellorrendo cda berlusconiano dellorrenda rai berlusconizzata di sospendere i talk
politici, il suo Anno Zero, Ballar e
Porta e Porta, per tutta la durata della
campagna elettorale per le regionali del
2010. Voleva essere anche una scossa tellurica nel sistema televisivo, globalmente
fece 13 per cento di share, se ci fu scossa
venne prontamente assorbita. Ma si vedevano allo specchio e si piacevano assai al
Paladozza, erano tanti, puri, forti di morali precetti e spesse letture, marciavano
uniti e uniti colpivano, sul palco cerano la
Federazione nazionale della stampa e il
sindacato dei giornalisti della Rai e Lerner e Morgan e Venditti e Benigni e Cornacchione e Grillo, il fior da fiore insomma. Sugli spalti una folla sempre pi eccitata dalla caccia alluomo nero.
Un contesto da nostalgia, come rivedere
lamore impossibile del liceo. Quanto al testo luttazziano, a beneficio di chi lavesse
dimenticato, pi o meno si articolava cos.

LItalia ha fiducia in Berlusconi al 60 per


cento malgrado sia reazionario, classista,
tagli salari e investimenti, distrugga scuola sanit e ambiente, faccia leggi ad personam, affidi lemergenza a una cricca, metta la mordacchia a giustizia, libera informazione e satira, conduca guerre criminali, introduca il razzismo di stato, ritorni al
nucleare, sia un affarista senza scrupoli
che mette la macchina dello stato al servizio delle sue aziende come nemmeno il fascismo os fare? Come mai? Perch il sesso anale ha tre fasi, la prima quando il
silos di carne fa pressione sul buco di culo inizialmente reticente, la seconda quando si apre a corona di cipolla e comincia
ad accettare la sottomissione, la terza il s
del godimento: ecco con B lItalia sarebbe
in questa terza fase. Forse il medesimo B
notoriamente appassionato del lato omonimo, avr apprezzato allepoca la metafora,
ma oggi su chiunque fa leffetto di un peplum girato nel frusinate, di un western
andaluso: fuori tempo massimo, si vede

che roba per poveracci, che i soldi sono


finiti e che anche i cultori del genere non
faranno la fila al botteghino. Ammetto che
Luttazzi sarebbe piaciuto molto alle copines di trenta anni fa che appena sentivano pipi, caca, baiser e cul si piegavano in
due, erano de gauche ma reagivano come
collegiali di buona famiglia. Ma oggi la
quenelle di Dieudonn le ha vaccinate.
Riavvolgere il film della vita collettiva
raramente unoperazione efficace, ci sono fatti che molto meglio lasciare sepolti nella memoria di ciascuno. E leffetto
Come eravamo che colpisce chiunque ha
avuto modo di vedere il film in epoche diverse della vita. La prima, quasi ti strazi
per la storia di amore tra lo snob borghese Robert Redford e Barbara Streisand,
pervicace comunista pacifista. La seconda,
pensi che lei sia una lagna e che abbia ragione il pragmatico Hubbel. La terza, che
siano entrambi due stronzi e allora spegni
il televisore.
Lanfranco Pace

LA CHARM OFFENSIVE DEL MINISTRO DELLE FINANZE GRECO A VILLA DESTE

Varoufakis a Cernobbio congela le sue promesse elettorali per rassicurare lUe


Cernobbio. Ricomincia loffensiva greca in Europa, il premier Alexis Tsipras va
a Bruxelles e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, arriva a Cernobbio
per il Workshop The European House
Ambrosetti a Villa DEste, come ha detto
appena entrato in albergo con la moglie.
Ma lunica cosa che interessa qui proprio la Grexit. Che si fa, si paga o si esce?
Varoufakis si lascia rincorrere e fotografare, sorride ai giornalisti che lo circondano a ogni passo, finalmente decide di fissare una conferenza stampa, per avere un
po di tregua dalle insistenti richieste, e
a vederlo non sembra cos arrabbiato con
la categoria forse perch si gi ampiamente sfogato nellintervista a Paris Match: ha detto che il giornalista del Corriere della Sera ha fatto un lavoro abominevole. Si riferisce allintervista pubblicata domenica sulla prima pagina del
quotidiano milanese, quella titolata sul
referendum sulleuro che ha ghiacciato
anche i pi speranzosi, gi smentita, ma
il ministro greco non devessere uno che
perdona facilmente, e cos tornato sullaccaduto precisando che il titolo riassumeva il contrario di quello che aveva
proposto, ed era dettato dalla volont precisa di fare distorsioni. Certo che lintervista a Paris Match, dal titolo avventuroso Prima della battaglia, passer alla
storia per altri motivi (prendersela con i
giornalisti ormai piuttosto banale): Varoufakis si fatto fotografare nella sua casa ai piedi dellAcropoli, un nido damore destinato per a essere abbandonato
fra tre settimane la coppia glam della
Grecia si trasferisce da unaltra parte
ma intanto vuole ricordare la terrazza, i
pranzi fatti insieme, i libri letti (nella fattispecie quello scritto da se stesso, Rational Conflict), il pianoforte, soprattutto
lamore, celebrato nello scatto in cui il ministro prende in braccio la moglie, Danae
Stratou (a Cernobbio sorridente come lui).
Per uno che sta gestendo una crisi umanitaria, Yanis Varoufakis sembra parecchio rilassato nelle foto di Paris Match,
ha tuittato Ferdinando Giugliano del Financial Times, e la rete si divisa tra chi
difende Varoufakis e chi dice che il ministro farebbe meglio a licenziare il consigliere che gli ha suggerito di prestarsi a
questo gioco (anche a Cernobbio si ripetuto questo dibattito: Che cosa c di male nel farsi fotografare con la moglie, non
si pu?; Ma il marxista con terrazza fighetta sullAcropoli?; soprattutto il com-

mento falsamente solidale: Che effetto


far ai poveri greci?). Alcuni hanno fatto i conti in tasca al ministro, dicendo
che il vino con cui brindano nelle foto
coster al massimo 10 euro, e anche il
tavolo su cui mangiano varr 30 euro, insomma lo spirito non sar
sobrio, nemmeno il vestito della
signora, ma lo status del ministro
duro e puro si pu pi o meno
salvare.
Glam a parte, i toni sulla
Grexit non sono tranquilli. Il
New York Times ha pubblicato
un bellarticolo che racconta come cambiato il linguaggio in
queste settimane di trattativa, il
garbo si disintegrato e ormai si
parla in termini assolutamente
personali. Le parole neutre
della finanza hanno lasciato
spazio a tuttaltro, ci sono liti a
distanza, liti sui giornali, il linguaggio sulla crisi greca riguarda lumiliazione, lorgoglio nazionale, il moral hazard e lipocrisia. A Cernobbio gli animi
sono divisi, c chi come Federico Ghizzoni, ceo di Unicredit, dice in conferenza stampa che si
far di tutto per evitare una
Grexit, ma se dovesse poi realizzarsi ci sarebbe volatilit
per un breve lasso di tempo,
non un disastro insomma. Al contrario
Nouriel Roubini, apocalittico come sua
consuetudine, dice a Bloomberg che gli
effetti di una Grexit sarebbero deva-

BORDIN LINE
di Massimo Bordin

Un caso, che era prevedibile


prima o poi si ponesse, dovrebbe
far riflettere gli elettori e i dirigenti della sinistra che sostengono la via giudiziaria alla politica e sulle orme di Travaglio
e Grillo vogliono essere governati solo da
incensurati. Luigi Nieri un militante
della sinistra sociale, oggi vicesindaco di
Roma e cinque anni fa assessore regionale. In questultima veste fu chiamato dai
suoi compagni per garantire che una manifestazione di immigrati potesse tenersi
senza degenerare. Come talvolta capita la
mediazione non riusc e ieri un pm romano ha chiesto per lui una condanna a due
anni per il reato di resistenza a pubblico

stanti per tutti, non soltanto per


lEuropa. Richard Koo, capo economista del Nomura Research Institute, spiega al Foglio che aspettarsi che la Grecia ora paghi i suoi
debiti irrealistico. E
stato applicato un modello
alla Grecia continua leconomista deciso a
Bruxelles e dalla Bce,
che non si rivelato corretto, queste istituzioni
sono responsabili quanto il popolo greco del
fatto che leconomia
non sta andando bene.
Koo non teme nemmeno
che un eventuale accordo sia letto dagli altri
paesi dellEurozona come un invito a rischiare,
tanto tutto sar perdonato, perch le regole che lUe vuole
imporre sono errate: I trattati esistenti sono difettosi, il parametro del 3 per cento un
errore che impedisce di gestire questa crisi, e nemmeno il
Quantitative easing ci salver,
perch ogni volta che lo applichi in un paese, altri paesi
ne soffrono. Lo hanno utilizzato americani e inglesi e la loro
valuta si svalutata, mentre il
Giappone si ritrovava con uno
yen fortissimo. Poi lha applicato
il Giappone e ne hanno sofferto
le altre valute ed quello che sta
ufficiale, cio a un questurino. Si potrebbe osservare che anche un assessore un
pubblico ufficiale e dunque la resistenza
sar stata reciproca ma mettiamo pure
che in mezzo alla strada un poliziotto sia
pi pubblico e pi ufficiale di un assessore. E mettiamo anche che ora Nieri sia
condannato. La legge parla chiaro, Nieri
dovr decadere da vicesindaco. Eppure i
suoi elettori lo hanno votato proprio perch svolgesse quel ruolo per il quale ora
possono condannarlo, cio difendere il
diritto di manifestare per i pi deboli.
Spero lo assolvano. Non tanto per lui ma,
egoisticamente, per evitarmi il fastidio di
sentire qualche idiota, che si ritiene di sinistra, definirlo un condannato non
eleggibile.

accadendo adesso con un euro in caduta


libera e il dollaro tanto forte che gli economisti si sentono costretti a rivedere le
loro previsioni. E un gioco a somma zero.
Ma qui lesperto dei giochi (della teoria,
in realt) Varoufakis. E la charm offensive cominciata con un bicchiere di vino
su Paris Match continua nella conferenza
stampa al Workshop, quando lui dice che
lobiettivo di tutta lEuropa la stabilizzazione della Grecia e che non si litiga,
perch la famiglia europea non divisibile, non si divider, io ragiono come un
ministro europeo, e lunione monetaria
funziona se non ragiono sul mio interesse e sul loro interesse. Varoufakis si
spinge oltre quando spiega che il suo programma stato pensato per una legislatura di quattro anni, se le promesse dovranno essere sospese temporaneamente o
rimandate, lo faremo, per costruire fiducia con i nostri partner. E il massimo
che si potesse chiedere, insomma, in questa fase di stallo, assieme alla rassicurazione sul fatto che un accordo ci sar entro il 21 aprile. Eppure c dellaltro: La
Germania ha pagato troppo per i bailout,
dice Varoufakis, e la frase pare enorme,
sembra detta da un Wolfgang Schuble o
dalla maggior parte dei cittadini tedeschi.
Ma ora che c maggiore consapevolezza,
dice lui, si pu scrivere un nuovo contratto europeo: Non si tratta di violare le regole, ma di far evolvere le regole in modo
multilaterale. Cio lobiettivo sistemare quel che non va, adattandosi a una nuova realt Potevamo immaginare nel
2003 o nel 1998 che sarebbe stato istituito
un European Stability Mechanism? in
cui si disegna una nuova prospettiva europea. In questa visione ci sono alcuni punti chiari: la Banca centrale europea deve
continuare a fare whatever it takes,
mantenendo la sua indipendenza, come
faceva anche con il governo precedente,
e allEuropa non ci sono alternative, come
ha risposto a un giornalista russo che ha
iniziato la sua domanda con tono suadente: Non voglio parlare dei problemi ma
delle opportunit della Grecia. Fiducia e
consenso nellUnione europea sono importanti per tutti i paesi in crisi, anche
per lItalia, certo, pure se leconomia italiana seria, non come la nostra. Lultima carezza del ministro che sa fare il tenero.
Paola Peduzzi
Twitter @paolapeduzzi

Grembiulini per tutti


La buona scuola nei giornali, e la
stampa sadegua: EGdL rottama
De Bortoli, la Marzano a Rep.
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. Non solo Rai, non solo scuola. Le
riforme di Matteo Renzi travolgono anche
i giornali. Presidi al posto dei direttori,

NOVE COLONNE

supplenti al posto dei redattori e perci


adesso s capito quello avvertito a suo
tempo da Ferruccio de Bortoli a proposito del governo del Rottamatore non era
odore stantio di massoneria, bens la
naftalina degli armadi zeppi di grembiuli
gi pronti per mutare i giornalisti in scolari e non, certo, in frammassoni.
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. I presidi vanno in redazione e comincia, da par suo, il Corriere della Sera.
Alla rimozione di De Bortoli, come da decreto governativo, fa seguito la nomina di
Ernesto Galli della Loggia. Il professore,
uomo solo al comando, arriva in Via Solferino forte delle prerogative assegnategli
dal governo e perci dispone che ogni firma abbia la possibilit di partecipare al
corso di aggiornamento tenuto dallonorevole Luca Lotti dal titolo: Io speriamo
che me lo stampo.
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. Anche Angelo Panebianco viene
sostituito da un precario e la riforma consente altres di dare a ciascun supplente
ognuno dei quali chiamato a sostituire
un redattore 500 euro per la formazione
culturale (e cos leggere, per esempio, 50
sfumature di grigio, andare a vedere al cinema 50 sfumature di grigio e comprarsi
fruste e 50 sfumature di cuoio per rassodare le natiche).
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. Anche Beppe Severgnini, seguendo linflessibile meccanismo della riforma, viene spedito a far supplenze ma il legislatore non cieco e considerando la
sua antica fedelt pu beneficiare di un
trattamento speciale e perci scegliere la
sede, lasilo di Pontassieve, manco a dirlo, dove leccelso Bepy pu cantare con i
bimbetti il coro che fu: Clap and jump.
Proprio quello con cui venne accolto Renzi in una scuola di Siracusa
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. Troppo facile, certo, la battuta sui
grembiuli ma per non creare equivoci,
nelle slide illustrative del Corriere dei
Presidi sono tassativamente proibiti i
compassi e cos, dalle cattedre di Scienze
naturali cos come dalle pagine di approfondimento non resta traccia della
pietra grezza da lavorare e Michele Santoro e Sandro Ruotolo, gi celebrati eroi
della guerra per la legalit, non possono
pi costruire templi alle virt e scavare
prigioni al vizio, devono anche loro trasferirsi a scuola, rispettivamente supplente
e insegnante di sostegno allItas di Scampia (dove preside, ops, direttore Roberto Saviano).
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. La riforma parla chiaro, tutte le
redazioni devono avere il pavimento a
quadri bianchi e neri. Ecco, non proprio
in Sala Albertini, al Corriere, ma nella redazione della Stampa, a Torino, i giornalisti improvvisati piastrellisti mentre i
supplenti si siedono ai desk sono costretti a pavimentare tutto secondo lo schema
massonico della scacchiera.
Un uomo solo al comando, manco fosse il
Grande Architetto dellUniverso. Cos appare Marcel, ossia Marcello Sorgi, che se
proprio non viene nominato preside, viene fatto direttamente provveditore e pure
Gran Mogol della migliore pasta con le
sarde e di tutta linformazione mentre
Gianni & Riotto detto Johnny, beneficiario
di un trattamento speciale in virt della
sua antica fedelt a Matteo Renzi, vede
sfumare il suo desiderio di essere mandato a fare il viaggio distruzione a Detroit
per ritrovarsi bidello a disposizione di
Marcel.
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. Un preside anche alla Repubblica. La riforma di Matteo Renzi non si ferma neppure davanti al quotidiano fondato
da Eugenio Scalfari ed lo stesso Fondatore a doversi fare carico della cattedra di
Filosofia e Storia al liceo Tasso, a Roma,
giusto in via Sicilia, da dove non pi la
sera, ma alle 14,00, al suono della campanella pu andare in via Veneto e realizzare cos lEterno Ritorno di nicciana memoria.
Un uomo solo al comando, grembiuli &
lavagne. La riforma di Renzi arriva nei
giornali. Il preside che prende possesso di
Repubblica, invece, una preside: Michela Marzano. Una donna sola al comando
che fu di Ezio Mauro. Ed subito paideia:
con Massimo Recalcati messo dietro la lavagna e Curzio Maltese in grembiule impreparato col cono dei monelli in testa.

PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri

Io mi sento vecchio. Non


strano, perch sono vecchio.
E poi, con questo rottamare tutto attorno. Ma un vero improvviso colpo di
vecchiezza lho avuto ieri leggendo la
lettera al direttore di una gentile signora Maria, che cominciava cos: Sono una fedele lettrice del Foglio dal
tempo di Giuliano Ferrara. Mancava
solo un A. C.

ANNO XX NUMERO 62 - PAG 3

SABATO 14 MARZO 2015

EDITORIALI

Renzi tesse con Al Sisi, ma hanno piani diversi sulla Libia

Nazareno bis, urge passo renziano

IL PREMIER CORTEGGIA IL PRESIDENTE EGIZIANO CON IL PENSIERO ANCHE AI POZZI. HAFTAR STA PER VOLARE A MOSCA?

Perch al premier riformista conviene bussare alla porta del Cav.

onostante la baldanza con cui ha risposto picche alle richieste quasi ultimative della minoranza interna al Partito democratico che pretende cambiamenti radicali nelle riforme costituzionali ed elettorali, Matteo Renzi corre il
rischio di incartarsi. Identificare la maggioranza istituzionale con quella di governo restringe gli spazi di manovra rendendo pi ardua la navigazione del governo. Gi si sono viste le prime retromarce, quella sulla conferma dellanzianit anzich del merito come elemento
decisivo per definire le retribuzioni nella scuola e nel pubblico impiego, linsistenza sullinseverimento delle pene invece che sulla semplificazione delle procedure nella lotta contro la corruzione
(nonostante le buone intenzioni di Madia
che restano per ora petizioni di principio). Non difficile pensare che anche
sulla riforma della Rai sar difficile
spuntarla sulla caparbia resistenza anti-

riformista dellUsigrai che punta a unintegrazione tra interessi corporativi e lottizzazione. Sono i primi segni delleffetto della denuncia del patto del Nazareno, e non saranno gli ultimi. Spetta a
Renzi, se non vuole rischiare di essere
pesantemente condizionato dagli spiriti
tribali di una sinistra autoreferenziale,
riaprire la partita, magari proponendo
un ultimo giro di consultazioni con le opposizioni sulle scelte istituzionali, prima
che si arrivi ai passaggi parlamentari decisivi che renderebbero impraticabile
ogni mediazione successiva. Forse conviene far passare la fase inevitabilmente competitiva e propagandistica della
campagna elettorale per le regionali, per
poi verificare se si pu ottenere collaborazione nello scioglimento dei nodi ancora irrisolti delle riforme, nodi e contraddizioni di merito e reali, che non
conviene trascurare con unalzata di
spalle.

La brigata #sepoff
Macch sinistra greca, Landini&Co. fanno unammucchiata social

lexis Tsipras non se la passa troppo


bene e non solo per i nein della
Germania di Wolfgang Schuble e i no
della Bce di Mario Draghi: a Syriza manca un programma credibile, dare la colpa al resto dEuropa non basta pi. Cos
in Italia la brigata Kalimera, che era scesa in piazza per farsi una canna, metaforica come disse Luciana Castellina,
e dimostrare che unaltra sinistra possibile, riorganizza idee e obiettivi. In che
modo? Maurizio Landini ha convocato
una coalizione sociale invitando per
oggi sindacalisti, associazioni, reti, personalit e quantaltro nella sede Fiom di
corso Trieste a Roma. Anche la missiva
su carta intestata del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, il che , diciamo,
bizzarro per chi fa la predica al resto del
mondo e ora rivendica al nuovo soggetto
indipendenza e autonomia. Ma soprat-

tutto la dice lunga sulle prospettive di


successo delliniziativa, visto che la Fiom
landiniana ha perso tutte le ultime battaglie sindacali e politiche. La coalizione
intende agganciarsi alle sorelle di Syriza e soprattutto alla spagnola Podemos,
non ancora messa alla prova dei fatti. In
che modo? Pensando collettivamente
con la propria testa, e anche questa ci
mancava. Valentino Parlato, uno dei fondatori del manifesto, ha scritto che la sinistra non ha pi idee perch non c
unanalisi della crisi, c solo un aggregato di persone. Giudizio che calza a pennello per le annunciate scese in campo
dei Landini, dei Cofferati, dei Civati, oltre
a quella balenante di Laura Boldrini.
Dalla brigata Kalimera a Ecce bombo: Vedo gente, faccio cose. Insomma
sepoff, si dice a Roma. Forse quella
canna non era tanto metaforica.

Lacciaio degli ayatollah


Perch il salvataggio dellIlva nasce e traballa in procura a Milano

l superconsulente multitasking Andrea


Guerra ha messo le mani avanti casomai il percorso difficilissimo di salvataggio dellIlva dovesse naufragare (non
ho nessuna sicurezza che andr bene, ha
detto a Radio 24). Le previsioni (entro lestate sapremo se salva o fallita) passano in secondo piano rispetto ai ringraziamenti ai pubblici ministeri che hanno
fatto un lavoro straordinario per andare
a sequestrare dei fondi alla famiglia Riva (definita da Guerra proprietaria o ex
proprietaria dellIlva, tutti sanno che la
gestione squisitamente pubblica da due
anni). Colpisce il riferimento ai pm, ma
solo uno merita plausi per lattivismo: il
procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, grande suggeritore della strategia governativa per il siderurgico tarantino. Linput a procedere allamministrazione straordinaria giungeva dalla
procura milanese in tempi non sospetti

(Corriere della Sera, 17 luglio), poi diventato il pilastro del decreto Ilva convertito in legge il 3 marzo scorso. Greco
il deus ex machina (Corsera 12 febbraio) delle modifiche al testo in sede
parlamentare che consentirebbero di
usare, mediante unemissione obbligazionaria, il mitico miliardo e due sequestrato ai fratelli Emilio e Adriano Riva
per presunta truffa allo stato (le indagini
non sono chiuse dopo oltre due anni) e cos rimpinguare le asciutte casse dellIlva.
Non sappiamo cosa pensano del congegno finanziario alla banca svizzera Ubs
dove giace gran parte della somma. Sappiamo invece che le leggi vengono proposte non dal Parlamento o dal governo ma
dal potere giudiziario (che funzione, non
potere). La Costituzione impedisce a un
giudice di redigere una norma, pure a fin
di bene, altrimenti una deriva simil-iraniana di un sistema democratico.

Le sirene cinesi di Cameron


Lingresso di Londra nellanti Fmi della Cina fa infuriare Washington

IL FOGLIO QUOTIDIANO

onstant accommodation il termine che un alto funzionario della Casa Bianca ha usato con i giornalisti del
Financial Times per raccontare lo scontro notevole in atto in questi giorni tra i
due protagonisti della special relationship atlantica, America e Inghilterra.
La condiscendenza costante quella
del governo inglese nei confronti della
potenza cinese, che gli americani, in misura sempre maggiore, vedono come una
minaccia oltre che un rivale. Su questo,
per, sembra che gli inglesi non siano
daccordo, e lultima mossa di Londra,
che gioved ha annunciato il suo ingresso nellAsian infrastructure investment
bank, unorganizzazione creata da Pechino con lo scopo esplicito di contrastare linfluenza delloccidente sulla
Banca mondiale e sul Fmi, ha provocato la reazione furente degli americani.
Questo trend verso la condiscendenza

costante dellInghilterra, ha detto lalto funzionario americano al Ft, non il


modo migliore per relazionarsi con una
potenza emergente. Ma Cameron, che
fin da un suo viaggio a Pechino nel 2013
aveva detto di voler cambiare lattitudine dellInghilterra verso la Cina,
guarda con realismo alle possibilit di
una relazione migliore con il gigante
asiatico, e le prove della condiscendenza inglese dai mancati colloqui con il
Dalai Lama alle proteste inesistenti durante la crisi di Hong Kong dellanno
scorso fino alla rottura del protocollo
reale per far incontrare il premier cinese Li Keqiang con la regina Elisabetta
sono molte. Le sirene delle potenze
emergenti si sentono forti nella vecchia
Londra, ma il calcolo realista dei benefici deve considerare anche i colpi non
richiesti dati alla special relationship
con lamico Obama.

Roma. Ieri, tre ore dopo latterraggio e subito dopo aver parlato al Forum economico
di Sharm el Sheikh, il premier italiano Matteo Renzi si chiuso in una stanza con il
DI

DANIELE RAINERI

presidente Abdel Fattah al Sisi per un incontro di unora, il secondo in pochi mesi
(Sisi era venuto in Italia a novembre). Sosteniamo lEgitto nella lotta al terrorismo e
per la soluzione politica in Libia, aveva
detto alla platea, ma le due cose non sono
esattamente cos appaiate come sembrano.
LEgitto considera la lotta al terrorismo una
certezza assoluta (ma ha una definizione sua
di terrorismo) e la soluzione politica a Tripoli una proposta vaga se non da rigettare
per principio. Quindi c da convincere il
presidente egiziano ad aderire alla linea
proposta da Renzi sulla Libia e ancora non
si sa se possibile. E come ripete Federica
Mogherini, capo della diplomazia europea
anche lei in prima fila al Forum, il tempo
sta scadendo, laccordo va fatto in giorni,
non settimane.
Ci sono (almeno) due piani sul futuro della Libia in competizione. Uno potrebbe essere chiamato piano Matteo RenziBernardino Len, dai nomi del presidente del Consiglio e dello spagnolo inviato speciale per
la Libia delle Nazioni Unite. Consiste in
questo: il Parlamento di Tripoli, di tendenza islamista e che controlla la Tripolitania,
deve riconciliarsi con il Parlamento di Tobruk, quello che generalmente riconosciuto anche in campo internazionale e che
controlla la Cirenaica; devessere nominato un premier di Tobruk affiancato per da
alcuni vice di Tripoli per mantenere un sistema di check and balances e di equilibrio
fra le parti. Una volta raggiunta la riconciliazione nazionale e ritrovata lunit dintenti soprattutto attorno allestrazione di
greggio e ai suoi profitti, cominceranno le
operazioni contro lo Stato islamico, che invece ora sguazza a suo agio nel caos libico

ed ancora a una fase minore, embrionale


del suo arco evolutivo non quel predatore sviluppato che ha preso un terzo della
Siria e dellIraq.
Laltro piano quello Haftar-Sisi, dai no-

perch le armi ci serviranno contro il Califfato e agita anche il problema immigrazione, quando avremo il controllo del paese, solo allora, ristabiliremo gli accordi sullimmigrazione e lancia un messaggio va-

Missione sul Mar Rosso. LItalia spinge per la riconciliazione politica, ma Il


Cairo e Tobruk non ci sentono: vogliono armi per battere Tripoli e le sue milizie.
Chi non dalla nostra parte? Ce ne ricorderemo. Un ammiraglio americano
scrive che Roma dovrebbe invocare il Patto atlantico contro lo Stato islamico
mi del comandante in capo dellesercito libico che sta a Tobruk e del presidente egiziano (ma ancora generale dentro) Abdel
Fattah al Sisi. Haftar e Sisi a fare la pace

con il Parlamento di Tripoli e le sue milizie


raccolte sotto il nome di Alba libica non ci
pensano nemmeno, stando a quello che dicono. Lunica cosa che vogliono che le Nazioni Unite sollevino lembargo che blocca
larrivo di armi in Libia (ufficialmente, perch la settimana scorsa un italiano stato
arrestato a Tunisi mentre trattava un carico
darmi definito enorme con partner libici). Haftar ha detto che lItalia deve spingere le Nazioni Unite a sollevare lembargo,

gamente ricattatorio sullenergia. Ci ricorderemo di chi stato dalla nostra parte.


Con Haftar c lEgitto, che preme per la fine dellembargo e anche la Russia. LEgitto
ha per gli islamisti di Tripoli ha la stessa
considerazione che ha per la Fratellanza
musulmana. Non si tratta con loro, li si combatte. Poi c Mosca, dove Renzi appena
stato in missione. Il ministro degli Esteri
russo il 10 marzo ha detto di essere a favore della fine dellembargo per armare Haftar. Secondo il sito del giornale Libya Herald, i russi gi fanno passare artiglieria attraverso il valico egiziano di Salloum in violazione dellembargo Onu.
Nota bene: se anche volesse buttarsi a
corpo morto con il piano Sisi-Haftar, Renzi
non potrebbe, perch gli impianti Eni stanno a ovest, in Cirenaica, vale a dire nella
parte controllata dai nemici di Haftar-Sisi.
Finora lItalia ha cercato di muoversi come
in un minuetto danzato, se prendesse le parti di Tobruk metterebbe a repentaglio i suoi
interessi energetici.
Riconciliazione nazionale quindi contro
campagna totale anti islamista senza far caso alle varie tonalit, tra la Fratellanza musulmana e lo Stato islamico. La competizione tra i due piani sta generando un traffico
vorticoso di incontri diplomatici. Renzi a
Sharm per riparlare con Sisi, doveva parlare con il Kuwait ma lincontro saltato e ave-

va in programma anche un faccia a faccia


con gli Emirati arabi uniti che sono schierati con lEgitto sulla questione libica. Due
giorni fa ha incontrato Len, che intanto
andato a seguire i negoziati di Rabat con lex
ambasciatore italiano in Libia, Goffredo
Buccino. Luned si dice che Haftar nuovo
uomo forte di Tripoli voler a Mosca, per saldare lasse tra Tobruk, il Cairo e Putin. Del
resto il suo superiore cicile, il premier Abdullah al Thani, era gi stato a Mosca a fine
febbraio sempre con la stessa richiesta: eliminare lembargo Onu e altre forniture di armi, non necessariamente in questordine.
Il generale invoca la Nato
Renzi non tradisce questa differenza di
vedute con Sisi in pubblico, anzi spinge sul
pedale dellassoluta condivisione dintenti:
La sfida dellEgitto anche la nostra sfida,
la sua stabilit anche la nostra stabilit.
Rinnovo il mio impegno nel collaborare con
voi e tutti gli attori internazionali per poter
uscire dalla crisi libica, ha detto ieri al Forum. Renzi ha detto di apprezzare la leadership e la saggezza di Abdel Fattah al Sisi, soprattutto per quanto riguarda la Libia.
Sosteniamo la sua visione, la sua lotta alla
corruzione e il suo lavoro per la stabilit
dellEgitto. Questo vale anche per la crisi libica e siriana.
Ieri sul Washington Post lex comandante delle forze Nato nel 2011 (quindi al momento delle operazioni in Libia), lammiraglio americano James Stavridis, ha scritto
che contro lo Stato islamico in Libia lItalia
dovrebbe appellarsi al titolo IV del Trattato atlantico, che impegna gli stati alleati a
soccorrere militarmente un membro quando in pericolo.
Il Forum di Sharm el Sheikh stato una
buona occasione di incontro con Al Sisi sulla Libia, ma ci sono interessi corposi per
possibili investimenti italiani. C un progetto per allargare il Canale di Suez che vale otto miliardi di dollari.

Le conseguenze (previste) dellintervento umanitario in Libia


New York. Lestate scorsa Barack Obama
ha ammesso un errore di natura tattica nellintervento militare in Libia del 2011 che
ha rovesciato il regime di Gheddafi: AbQUELLI CHE VOLEVANO GHEDDAFI MORTO

biamo sottostimato la necessit di andare a


piene forze. Se decidi di farlo devi fare uno
sforzo molto pi aggressivo per la ricostruzione della societ. Lerrore va cercato nei
metodi e nelle proporzioni dellintervento,
ha detto il presidente a Thomas Friedman
del New York Times, implicitamente legittimando la visione strategica dellanima interventista del suo governo, che quella volta ha avuto la meglio sulla prudenza dei
realisti. Hillary Clinton, Samantha Power e
Susan Rice avevano spinto Washington ad
accodarsi a una guerra concepita con un
impuro cocktail di motivazioni umanitarie
e di business fra Parigi e Londra.
Si sa com andata a finire: esecuzioni di
copti sulla spiaggia da parte dello Stato

islamico, due governi in rotta, pozzi di petrolio presi dassalto, milizie che dichiarano fedelt al Califfato. Anche il clima allinterno dellAmministrazione cambiato.
Gli interventisti attorno a Obama tacciono
o timidamente sollevano lipotesi di una
guerra per salvare il paese dalle conseguenze della guerra precedente, mentre la
fazione dei prudenti, capitanata dal capo
di gabinetto del presidente, Denis McDonough, spadroneggia. Ironicamente, lo
scandalo delle email da cui Hillary Clinton
si sta districando a fatica nato in Libia:
stato lattentato di Bengasi a infondere nei
suoi avversari il desiderio ossessivo di mettere il naso nelle comunicazioni dellex segretario di stato. Rice in Libia s giocata la
possibilit di rimpiazzarla.
Chi era contrario dallinizio allintervento il politologo del Dartmouth College
Benjamin Valentino, che nel 2011 ha scritto su Foreign Affairs un saggio non soltanto contro lintervento in Libia, ma contro li-

dea degli interventi militari a scopo umanitario, nobili e disastrosi. Allora Valentino passava come un cinico che voleva fare
il patto col diavolo, oggi la sua posizione
quella prevalente a Washington. Un intervento umanitario a basso costo molto
peggio che non intervenire affatto, questa
la prima lezione della guerra in Libia, dice Valentino al Foglio. Quello che dice
Obama vero solo in parte: se avessimo occupato il paese con i soldati sarebbe stato
diverso, ma il fatto che non abbiamo la
volont di pagare un prezzo per scenari
che non coinvolgono direttamente i nostri
interessi. C un equivoco sullidea della
responsabilit di fronte alle tragedie umanitarie: abbiamo un senso di responsabilit
pi ridotto di quello che pensiamo, e pensiamo di avere i mezzi tecnici per risolvere i problemi quando invece non li abbiamo. Quindi interveniamo, ma fino a un certo punto; ci coinvolgiamo, ma non affrontiamo le conseguenze.

Per Valentino la differenza fra la Siria e


la Libia presto detta: In Libia abbiamo
speso un sacco di soldi per una campagna
che, con le dovute proporzioni, ha prodotto risultati simili allinazione siriana. Purtroppo ora continua Valentino la forza
qualcuno dovr usarla in Libia, e questo
qualcuno essenzialmente lEgitto: il regime change ci costato molto in termini di
influenza nella regione, perch ora qualcun altro deve fare quello che non possiamo pi permetterci o non abbiamo pi voglia di fare. Ma la diffusione dello Stato
islamico in Libia implica anche un cambio
di obiettivo e di prospettiva per gli Stati
Uniti nella lotta contro il Califfato, ed qui
che secondo Valentino affiora laspetto pi
bruciante della disastrosa campagna militare in Libia: Nel giro di quattro anni siamo passati dallinterventismo umanitario
contro i dittatori al contenimento dello Stato islamico. Non un grande progresso.
Twitter @mattiaferraresi

Cos, su gender e aborto, il Ppe si sfarinato in soli due anni


Bruxelles. Se la scorsa legislatura dellEuroparlamento si era chiusa con uno storico voto antiabortista, il fronte laico ha ottenuto questa settimana due rivincite di peso nelle battaglie culturali che regolarmente animano
lAssemblea di Strasburgo. Socialisti, Liberali, Verdi e Comunisti sono riusciti a far passare a larga maggioranza due rapporti che portano il nome dei relatori, il belga Marc Tarabella e litaliano Antonio Panzeri in cui si affermano rispettivamente il diritto della donna
ad avere accesso allaborto e quello delle coppie dello stesso sesso al matrimonio. Le donne devono avere il controllo dei loro diritti
sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione
e allaborto, dice il rapporto Tarabella. LEuroparlamento incoraggia le istituzioni e gli
stati membri a contribuire ulteriormente alla
riflessione sul riconoscimento del matrimonio
o delle unioni civili tra persone dello stesso
sesso in quanto questione politica, sociale e di
diritti umani e civili, dice il rapporto Panze-

a dissolvenza di un mondo, colta nitidamente, fotogramma per fotogramma, emerge da queste lettere familiari
(raccolte e a cura del nipote dellautore,
lambasciatore Bernardino Osio), sullo
sfondo della disgregazione di una societ
europea legata da vincoli socio-culturali,
ma divisa da interessi politico-economici.
Testimone deccezione e da un osservatorio deccezione, Costantinopoli, Bernardino Nogara (1870-1958): ingegnere comasco, di tradizione cattolica, direttore della Societ commerciale dOriente istituita
dalla Banca commerciale italiana per la
penetrazione economica nellImpero ottomano, incaricato dei preliminari di pace al termine della guerra italo-libica e
poi delegato italiano presso il Debito pubblico ottomano. A Costantinopoli dal 1907
al luglio 1915, inserito nellambiente cosmopolita e socialmente variegato della
citt, invia lettere alla moglie, Ester Martelli, dal luglio del 1914 (era tornata allora in Italia con i figli) al luglio successivo, coprendo quellannus horribilis, in cui
il diffuso nazionalismo acuto innesta
limminente conflitto europeo: attentato
di Sarajevo, ultimatum austriaco alla Serbia, generali mobilitazioni alle armi. LItalia inizia a smarcarsi dallalleanza triplicista con la Germania e lAustria, gesto che non cavalleresco commenta
Nogara cosicch saremo invisi a nemici
e amici. Quei vincoli culturali, quei rapporti di amicizia che legavano tra loro i

ri. La vittoria simbolica i due voti non sono vincolanti ma segna il ritorno del dominio
culturale laico, nonostante la progressione alle elezioni europee di partiti dellestrema destra che, su aborto e matrimoni omosessuali,
sono pi tradizionalisti della dottrina cattolica. Molto pi della manciata di cattolici del Pd
che ancora esita, il gruppo del Partito popolare europeo ad aver abbandonato le bandiere religioso-culturali. Nel dicembre del 2013, a
poche settimane dallavvio della campagna
per le elezioni europee, il Ppe era stato intransigente nella sua battaglia contro il rapporto Estrela su salute e diritti sessuali e riproduttivi, che avrebbe voluto fare dellaborto un diritto umano fondamentale. La mobilitazione era gi iniziata alcuni mesi prima,
con il rinvio di un voto il cui esito sembrava
scontato, vista la predominanza storica delle
forze laiche allEuroparlamento. Nessuno sperava davvero in una bocciatura del rapporto
Estrela. Ma, dopo unintensa lobby dei movimenti cattolici, il Ppe aveva scelto di andare

LIBRI
Bernardino Nogara
LETTERE DA COSTANTINOPOLI
1914-1915
Centro Di, 174 pp., 30 euro
rappresentanti della folta colonia europea, si lacerano. Subentrano i rancori, le
minacce. Facile profeta, Nogara (ben pi
dinamico dellinerte e enigmatico ambasciatore italiano, il giolittiano Camillo
Garroni): Di noi i Tedeschi dicono tutto il
male che pensano, e sul fronte opposto,
malgrado la nostra neutralit abbia salvato la Francia, tanto questa che lInghilterra mormorano semi-insolenze al nostro
indirizzo. Considerazioni vieppi diffuse
che, al sopraggiungere dellintesa turcotedesca, renderanno malagevole la vita
quotidiana. Mentre sinfiamma il Bosforo,
Nogara ha dallItalia quelle poche notizie
che riescono a passare il controllo censorio di posta e giornali: angosciato dalla
traballante situazione ministeriale e dalla relativa assenza di prospettiva internazionale, mentre il caleidoscopio delle
tumultuose manifestazioni di piazza pro o
contro la guerra denuncia tutta la debo-

fino in fondo con la linea dura. Allepoca il governo di Mariano Rajoy a Madrid teneva ancora testa ai socialisti e a unopinione pubblica ostile su una nuova legge antiabortista.
I popolari portoghesi cavalcavano londa. Perfino i francesi dellUmp tradizionalmente
laici e abortisti si erano in parte allineati.
Risultato, il rapporto Estrela era stato respinto con 334 voti a 327, con alcuni eurodeputati del Pd decisivi per la vittoria del fronte antiabortista. Pallottoliere alla mano, anche se il Ppe ha perso qualche seggio la sera
del 25 maggio 2014, la maggioranza antiabortista si sarebbe dovuta rafforzare grazie allingresso allEuroparlamento di un centinaio
di deputati euroscettici della destra (dal
Front national francese di Marine Le Pen al
Congresso della nuova destra polacca di Janusz Korwin-Mikke). I gruppi pro vita, del resto, hanno subito lanciato un appello per non
lasciare che Tarabella rilanci Estrela. Invece, i numeri del primo voto culturale della
nuova legislatura sono senza appello: 441 s
lezza politico-sociale italiana. Minaccioso, lambasciatore tedesco Wangenheim
avverte Garroni che i Tedeschi saranno
a Milano in 48 ore se lItalia si muove contro di loro. Eppure lItalia si muover
scrive Nogara alla moglie il 18 aprile del
15: ha avuto informazioni attendibili. E
lepilogo della sua permanenza a Costantinopoli: attende disposizioni, pensa generosamente ai suoi impiegati, continua
ad avere buoni rapporti coi politici ottomani, mentre dai comunicati turco-austriaci, ai primi di giugno, ha notizia
che su tutta la frontiera alpina dallo
Stelvio alle Alpi Carnie cominciato il fatale duello. Da Roma lo si inviter a lasciare Costantinopoli il mese seguente,
poco prima della notifica della dichiarazione italiana di guerra allImpero ottomano. Qui, come in tutto il mondo, la
guerra che rende triste lambiente, scriver alla moglie l11 luglio, nellultima lettera da Costantinopoli. Nogara lasciava
alle spalle non una capitale, ma un mondo di ricordi, di microstorie e dambiente,
testimoniato da fotografie del tempo che,
sole, valgono monografie di storia: il quartiere diplomatico dellantica Pera, lestate a Therapia, sul Bosforo, dove si trasferivano ambasciate, uffici e famiglie, i t
dai Rosenthal, le miniere di Zonguldak
Un mondo in cui avevano convissuto
gruppi sociali e comunit religiose diverse. E che non sarebbe sopravvissuto allo
strappo tragico del Novecento.

e 205 no per il diritto allaborto; 390 favorevoli e 151 contrari a fare dei matrimoni tra
persone dello stesso sesso un diritto umano.
Il Ppe si profondamente diviso su un emendamento per la promozione di aborto e contraccezione: 57 popolari hanno votato a favore e 4 si sono astenuti. Al di l dei casi singoli di coscienza la polacca Danuta Hubner
o le italiane Barbara Matera e Alessandra
Mussolini intere delegazioni nazionali del
Ppe si sono schierate con il fronte laico: belgi, bulgari, cechi, danesi, francesi, lettoni, lussemburghesi, olandesi, romeni, slovacchi, sloveni e svedesi. Sullemendamento antiabortista anche il gruppo dei Conservatori e riformatori europei (Ecr) dove siedono i Tories
britannici si spaccato. Ppe e Ecr sono almeno riusciti a far riconoscere allEuroparlamento che le politiche su salute e diritti sessuali e riproduttivi sono di competenza nazionale. Ma 16 voti di scarto sulla sussidiariet abortista sono un margine troppo stretto per sperare in una controrivincita.

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ANNO XX NUMERO 62 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

Salvini federatore? Mmm. La Cei sogna i titoli di Rep. A chi serve il corpo intermedio
Al direttore - Ma perch Yanis Varoufakis polemizza indignato con Wolfgang Schuble? Deve stare pi tranquillo. In fondo, il ministro delle Finanze tedesco si sta comportando con lui come quel medico che diede al suo paziente sei mesi di vita, ma quando si accorse che non poteva pagare il conto gliene diede altri sei.
Michele Magno
Al direttore - La rubrica Alta Societ talmente inutile da essere indispensabile. Un po
come i corpi intermedi, la riforma della Rai, gli
editoriali della domenica, la riforma della giustizia, i sindacalisti in politica, le unioni civili,
il silenzio venatorio e le lettere al direttore.
Valerio Gironi
Alta Societ il massimo della goduria
della disintermediazione: in tre righe racconta quello che altri giornali racconterebbero
in trenta paginate patinate a colori. Per il resto, il problema del corpo intermedio non il

corpo intermedio ma il modo in cui il corpo intermedio viene inteso in Italia: non come uno strumento per semplificare i processi democratici ma come uno strumento per
rallentarli, appesantirli e se serve anche ingolfarli. E dunque, essendo questa la premessa, viva la disintermediazione!
Al direttore - I vescovi, il discorso morale
su Berlusconi dovrebbero tenerlo per s e per il
confessionale. O vogliono che lItalia diventi
una teocrazia come lIran?
Enrico Cavallini
Cera un tempo in cui la chiesa si occupava
dei valori non negoziabili. Ora arrivato il
tempo in cui la chiesa preferisce fare dichiarazioni solo per finire sulla prima pagina di
Repubblica.
Al direttore - Non crede che la Berlusconiade, dietro lo schermo nobilmente giustizialista,

riveli lati dellanimo umano di pi basso rango:


invidia e superbia? Invidia per il successo e la
scapigliatura nel saper prendere i lati della vita, superbia nel giudicarsi eticamente superiori
che giustifica il livore contro un destino cinico
e baro che ingiustamente ha riservato allimprobo una sorte migliore, ma immeritata?
Antonio Maranca
Invidia e superbia non credo. E pi una
confusione culturale, e comincia tutto nellistante in cui la questione morale diventata moralismo. Ci torniamo su.
Al direttore - Le notizie che arrivano dalle regioni meridionali vedono ormai sempre pi spappolarsi le forze del centrodestra e avviare una migrazione nel Pd renziano, praticamente anche le
ultime roccaforti in Veneto e Campania rischiano di crollare non tanto per la forza della sinistra,
ma per il passaggio in massa dei capibastone verso sinistra o il partito della nazione. Se affrontia-

mo le prossime elezioni politiche con questo spirito Berlusconi rischia una disfatta. Salvini a
piazza del Popolo a Roma, invece di aprire un
ampio fronte antisinistra, ha fatto scrivere uno
striscione nel quale si dichiarava finita la stagione politica di Berlusconi. Con ci, in sostanza,
non voleva creare unalleanza con Forza Italia,
se in Veneto ci dovesse essere la candidatura Tosi lelettorato di quella regione si disorienterebbe
e si spaccherebbe, e infine Alfano e il suo manipolo, che in Campania con una mano fanno un
accordo con Forza Italia con laltra si tengono
ben strette le poltrone, e si accodano come figuranti nel governo, lasciano unidea di un campo
politico ormai preda del caos dove tutti cercano
individualmente di trovare una via duscita.
Quello che mandiamo in onda sembra quasi la
fine della stagione berlusconiana. Se Salvini non
fa il federatore del centrodestra rischia di portare lintero centrodestra verso la marginalit politica e stavolta consegnare tutto il potere a Renzi in cambio praticamente della sola Lombardia,

al netto di Milano, in mano alla sinistra. Un blocco sociale che per tanti anni aveva una rappresentanza ora la perde, per trasformarsi in un movimento minoritario e reazionario del tutto fuori
contesto in Italia e in Europa. Affrontare il voto
delle regionali in questa maniera controproducente anche perch se Renzi fa filotto e in Italia
il centrosinistra governasse in 19 regioni su venti in tutti i capoluoghi e nell80 per cento delle
province non vi sarebbe pi battaglia, ma in Italia regnerebbe un solo uomo e un solo partito.
Carlo De Rosa
Pensare a Salvini come federatore del centrodestra come pensare che Ingroia possa
fare il direttore del Garantista. Il centrodestra si salva se la smette di ragionare pensando solo a dove andare (alleanze) e non a cosa
fare (idee). La strada lunga. Noi, come
ha fatto sul Foglio la nostra Peduzzi con
linchiesta sulle destre europee, qualche
suggerimento continueremo a darlo.

Capitale non fa male


Linvidia sociale come lente
sbagliata per leggere leconomia.
Il caso (positivo) degli Stati Uniti
(segue dalla prima pagina)

E lo stesso ragionamento fatto da Branko


Milanovic, un economista di sinistra che come Piketty da molti anni studia le diseguaglianze, che sul suo blog ha scritto che nessuna persona razionale pu essere contro
chi diventato ricco creando, inventando e
migliorando le condizioni di vita degli altri:
Senza di loro vivremmo senza elettricit,
internet e lavatrici. Anche chi ha inventato
la pizza a domicilio merita la sua ricchezza
e la nostra eterna gratitudine. E cos Milanovic ha suggerito ai suoi amici della Ong
Oxfam di non fare classifiche generiche sui
miliardari, ma di usare un approccio diremmo nozickiano per ricostruire come i ricchi sono diventati ricchi e distinguere gli
imprenditori dai predatori. Pi importante
della redistribuzione della ricchezza capire se la distribuzione avvenuta in maniera giusta: lidea quella di prendere la lista
dei paperoni e dare un punteggio in base a
quanto la ricchezza sia stata costruita secondo le normali regole del mercato e beneficiando gli altri: la ricchezza di Bill Gates
diversa da quella di un oligarca russo.
Ma qualcosa di simile lo fa gi Forbes che
a ogni nome della sua lista d un voto da 1 a
10, dove 1 indica un patrimonio completamente ereditato mentre 10 storie di persone
partite da condizioni pi che precarie: a un
estremo c Christy Walton che la vedova
dellerede dellimpero Walmart e allaltro
Oprah Winfrey, nata povera, orfana e vittima
di violenze in famiglia. Analizzando i dati degli ultimi trenta anni, quelli del neoliberismo
selvaggio che secondo la vulgata avrebbero
visto lavanzata dei rentier, si scopre invece
che aumentato a dismisura il numero dei
self-made man a discapito degli figli di pap.
Nel 1984 il 25 per cento della lista Forbes 400
(uno su quattro) aveva punteggio 1, ovvero
possedeva una ricchezza completamente ereditata, mentre quelli con punteggio 10, partiti dalla miseria, erano il 2,5 per cento. Dopo
30 anni il numero degli ereditieri si ridotto di oltre tre volte e ora inferiore al numero di self-made man che nel frattempo si
pi che triplicato e rappresenta l8,5 per cento della classifica. Tra di loro ci sono storie
che potrebbero entrare in un romanzo di Horatio Alger, esempi di persone che sono riuscite a far diventare realt lAmerican
Dream: dal vecchio Sheldon Adelson, il re
dei casin di Las Vegas, cresciuto dormendo
sul pavimento perch la famiglia di immigrati ebreo-lituani non aveva i soldi per il materasso, al giovane Jan Koum, che ha fondato
WhatsApp e lha venduta a Facebook per 19
miliardi di dollari, emigrato dallUcraina con
la mamma a 16 anni senza soldi ed cresciuto grazie allassegno di invalidit della madre
malata di cancro, passando per litaliano
Douglas Leone, emigrato da Genova a 11 anni, soprannominato Pasta dai compagni di
scuola e cresciuto pulendo i bagni sulle navi, che con Sequoia uno dei venture capitalist pi importanti della Silicon Valley. Certo,
ancora oggi i patrimoni contano e chiunque
voglia avere successo si pu trovare di fronte al dilemma di Rastignac, la scelta tra una
vita di sacrifici e duro lavoro come quella di
pap Goriot oppure un comodo matrimonio
con unereditiera, come gli suggerisce Vautrin. Sposare un miliardario ancora oggi
unipotesi da prendere in considerazione se
si vuole diventare ricchi, ma rispetto allepoca di Balzac nel capitalismo odierno, quello
in cui vive Piketty, molto pi facile fare soldi se sei in gamba e hai una buona idea. Almeno negli Stati Uniti.
Luciano Capone

Alta Societ
Weekend a New York. Visto Paul McCartney al Caf Carlyle allora dei drink
verso le 7 di sera. Si congratulato col pianista per lottimo swing.

INNAMORATO FISSO
di Maurizio Milani

Non per mancare di rispetto, e


dispiace dirlo: se potessi manderei un bellavviso di garanzia sulla base spaziale a Samantha Cristoforetti.
Motivo? Cos, per vantarmi.
Ps. Simpatico lantropologo comunista
ospite sempre a Ballar. Come personaggio mancava. Mi scuso gi prima
se qualcuno si offende.

IL RIEMPITIVO
di Pietrangelo Buttafuoco
Cesare Battisti, arrestato in Brasile, stato liberato sette ore dopo. Una
vicenda squallida su cui sinnesta un dettaglio. La dichiarazione di Nicolas
Sarkozy: LItalia volti pagina. Ecco,
questo pronunciamento del capo della
destra francese a proposito di un terrorista bohmien rivelatore di un atteggiamento tipico della destra: assoggettarsi
allo spirito del tempo. Succede quando la
destra, rinunciando ai sani rutti con cui
rende concreta e poi fa vera la responsabilit di far fronte alla politica vuole farsi accettare dalla sinistra e si fa prona.
Certo, c poi una componente privata a
reclamare voce in certi leader e nel caso dellex presidente della Repubblica
francese un coefficiente anche domestico: la parolina di Carla Bruni, laffascinante signora Sarkozy, da sempre custode del brivido rivoluzionario. E viene da
pensare a Gianfranco Fini ora tornato
a far capolino e a tutte le sciocchezzuole del ci ci suo, tipico del destrorso a
modino: tutte venute fuori al tempo in
cui, con Elisabetta Tulliani, egli si fece
novello fidanzatino. Della serie, lEliseo
non meglio di Val Cannuta.

ANNO XX NUMERO 62 - PAG I

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

TROPPA GRAZIA, CARO PAPA


Misericordia onnipotente, giustizia dietro la lavagna. Lo stile vince ed popolare,
ma il mondo va per la sua strada, non proprio una riconquista nel nome di Dio
Non erano informazioni riservate, ci
hanno sempre fatto leggermente schifo,
qui in ditta, ma una lettura del clima di
penosa espiazione che era toccato a
una chiesa messa sul banco degli imputati come societ essenzialmente castigatrice e pedofila.
Poi venne Francesco con il suo buonasera, con i suoi buon pranzo, le borse nere con breviario e rasoio, le Ford
Focus, i pulmini, con le sue misericordine e il suo rigetto del potere di giudicare le vite degli altri. Mica male, in
un certo senso. Unaltra faccia della
chiesa, e stavolta la faccia di un prete
e vescovo e cardinale gesuita venuto,
dopo che italiani polacchi e bavaresi
avevano dato tutto il possibile, dalla
lontana e abandonica Argentina a miracol mostrare. Sola fide, ha subito proposto. Basta con indugi razionali, illuminismi cristiani, dottrina in sviluppo
per governare lo spazio pubblico in relazione dialettica con lautorit civile e
politica; basta con gli specialismi teologici e filosofici di quelli che il suo vice,
Oscar Rodrguez Maradiaga, chiama
filosofi tedeschi, dove linsulto sprezzante, diretto al cardinale Gerhard
Mller che misericordioso anche verso la giustizia divina di cui riconosce la
funzione salvifica, pu poggiarsi a seconda del punto di vista sulla filosofia
o sulla Germania, Baviera compresa
(Maradiaga fieramente honduregno,
paese totalmente scristianizzato).

sacerdote, che cercava di capire in


quante scuole della diocesi si predica
lindifferenza di genere, lintegrazione
culturale politicamente corretta e educativamente coatta nel canone nuovo
che non prevede la differenza di maschio e femmina. Silenzio del Papa,
che non vuole la rogna del mondo
com, se lo rappresenta come un cuoricino pieno di bont e di misericordia.
Resta la povert, sebbene Madre Teresa sostenesse che i pi poveri del
mondo sono i bambini e le bambine forzatamente esclusi dalla nascita. Povert
che diminuisce in ragione dellavanzamento del capitalismo globalizzato in
Cina, in India, in Russia, in Africa e in
America latina. Ma fa niente. La povert critica, ed scandalo vero di cui
la chiesa si fa, nei suoi modi nuovi, poveri anchessi, sovrana tutrice in nome
del Salvatore e del suo corpo sofferente. Il pauperismo del Logos, uno specialismo che d luogo a una teologia popolare di natura populista, e a una diffidenza verso il futuro dellumanit nutrita di pensiero apocalittico spacciato per
profezia e spiritualit. Mi sbaglier, ma
tutto questo che di Francesco piace,
e piace troppo. Ed il piacere triste della chiesa che si arrende, io preferisco il
Papa che mette allegria e spande gioia
con il suo stile, ma la testimonianza di
cultura, la vera laicit come dimensione moderna, la capacit di funzionare
come contraddizione sociale, questa
manca. O mi manca, se volete.
Ora vedremo che cosa combineranno in settembre, ottobre, al Sinodo su
sesso e famiglia e matrimonio, dopo il

Due anni dopo, Francesco


piace, piace troppo e dispiace, e
sempre per gli stessi motivi. Lui
e i suoi predecessori: un confronto

Quando allegro e invita a


cantare, lui che viene da una
compagnia di preti geniali e muti,
mi seduce. Per il resto...

Sola fide. Ma Francesco non un luterano. Ch tutti ricorderete come fu il


genio teologico massimo del Cinquecento, appunto frate Martino, agostiniano che visse il dramma del chiostro e
fin a scontare i suoi peccati nei discorsi a tavola o Tischreden servito
dalla moglie, Caterina von Bora, fu lui
a lanciare questo banner fatale allunit della cristianit, con varie e diverse conseguenze, non tutte ispirate al
suo creatore originale Paolo di Tarso.
Il giusto vivr per la fede, com detto nella Lettera ai romani, e tutto il resto ne discende. Liberiamoci dellidea
che la ragione possa aprirsi al mistero,
il mistero rivelato abita i cuori, nutre la
coscienza, rende retta la persona attraverso lopera dellamore, elaborazione
magari pi tarda dellardente e criptica
teologia paolina. Non servono altre opere, se non nella fede. Fede, amore, misericordia, quello cristiano un cuore
di carne, ovvio, che sostituisca il cuore
di pietra dei pagani.
Mica male, ripeto. Il pensiero del biblista e gesuita cardinale di Milano,
Carlo Maria Martini, aveva gi instradato la chiesa sulla strada del postmoderno, cio del fiore della cultura del Novecento. Un passettino in pi, un gesuita a Casa Santa Marta, in funzione di Papa regnante, assistito nelle preghiere
dal Papa emerito ritirato in un altro
compound vaticano, una messa al giorno al mattino presto, esegesi biblica
della pi intensa e bella specie, e il gioco fatto. Seguono viaggi, applausi, raduni, innovazioni curiali allinsegna
della sedizione contro la lebbra del clero di Roma o romanizzato, un buon segretario di stato dai ranghi della migliore diplomazia, e il gioco fatto. La fede
e lamore sono insondabili, abitano in
interiore homine, li amministra lo Spirito santo, che soffia dove vuole, e consente a ogni desiderio di trasfigurarsi in
diritto della coscienza personale, chissenefrega della normativit morale,
delle life issues, dellaborto, del divorzio, della biogenetica e di altre diavole-

viaggio di Francesco nellinsidiosa


America che non conosce e non ama.
Speriamo che non tratti il clero che governa novanta milioni di cattolici di
quel grande paese con lo stesso tratto
burbero che ha dedicato al movimento
pi laico, pi politico, pi intensamente missionario e caritatevole del Novecento, il movimento di don Giussani. Va
bene che sinistra e destra non sono categorie della chiesa, va bene che come
diceva Henri de Lubac al Papa si ubbidisce e basta, virt eroica, alla fine.
Perch forse negare il cerchio mostrare che esso ha un centro? forse distruggere il corpo affermare che esso
ha una testa?, diceva il grandissimo
gesuita della nouvelle thologie, e il
Papa il centro del cerchio cristiano
cattolico e la testa della chiesa in vicaria del Cristo, il colore della Colomba perfetta, con santIgnazio il padrone di tutta la messe di Cristo. Non
pretendo dai cattolici quel che non sono tenuti a dare, pretenderei dai laici,
che si sono scatenati contro le mie laiche devozioni di illuminista senza boria e non giacobino, di essere un poco
meno trionfalisti quanto al biennio di
popolarit e successi intra ed extra ecclesiali del nuovo Pontefice. La loro devozione adulazione.
La bellezza del verso e lintensit dello spettacolo non si misurano dallo sbigliettamento. Lo spartito conta, la musica tempo, e il tempo, come dice
Francesco, superiore allo spazio. Lui
intende dire che la storia umana e la
metastoria cristiana sono fatte di processi, che la tradizione un processo, e
sia, ma varare il dogma dellantidogma,
togliere al mondo, sia pure per riconquistarlo, il piacere dellinibizione, della comunione nella verit, ecco, mi pare una cosina piuttosto spregiudicata,
un po giornalistica, poco motivata spiritualmente e teologicamente. Ma scusate, i teologi, specie se tedeschi e specialisti del Logos, se poi anche filosofi
non ne parliamo, sono esclusi dal nuovo orizzonte. In bocca al lupo.

di Giuliano Ferrara
(segue dalla prima pagina)

In ottobre il Sinodo su sesso, famiglia e matrimonio, dopo il viaggio di Papa Francesco nellinsidiosa America che non conosce e non ama (foto LaPresse)

rie che sembrano inventate per infragilire una chiesa che combatte la buona
battaglia, altro che catechismo, catalogazione dei peccati, definizione del credo, tutta dottrina, tutta ideologia,
tutta tradizione pietrificata, morta e sepolta dal Vaticano II. Sola fide.
Tutto bene. Se non che laltro giorno
si apprende, senza per questo voler giudicare, che in Gran Bretagna un figlio
gay ha ottenuto un figlio mettendo incinta sua madre, che gli ha usato la misericordia di esaudire, ama il prossimo
tuo, un suo desiderio. Non so perch ma
la cosa ha fatto notizia. Chi abbia letto
le due formidabili pagine dedicate qui
di recente da Nicoletta Tiliacos a tutti
i modi oggi esistenti, tecnicamente esistenti e legalmente riconosciuti, per
mettere al mondo il prodotto-bambino,

Il Papa gesuita offre al mondo


un perdono senza confini, il
mondo se lo prende e rende
indietro niente
avr sbadigliato. In bocca al lupo al pupo, al pap e alla sua mamma e moglie,
ovviamente, non siamo nessuno per giudicare, appunto, ma la cosa ha fatto notizia comunque. In materia di etica, altro che criteri non negoziabili, la chiesa di Francesco, impegnata ora nella
rincorsa dellecoambientalismo apocalittico, e vedremo che cosa ne uscir
fuori, una chiesa del silenzio, come
quella dellest europeo durante la dittatura sovietica.
In tutto questo c una logica. Se vuoi
riconquistare il mondo secolare, in cer-

to senso devi farti perdonare quella che


Francesco chiama lingerenza spirituale del passato. Ci vuole dolcezza alla Favre, tatto, indifferenza gesuitica ignaziana pura, devi essere capace di vedere
Dio in tutte le cose, devi fare in modo
che un certo modo intenso e spirituale
di credere, senza una troppo ingerente
mediazione della chiesa e del clero, innovi la dottrina, sviluppi la tradizione,
riscriva i testi sacri o anche quelli laici
di una sapienza cristiana che va, come
si dice, aggiornata. E questo, avverte il
Papa, non relativismo: discernimento. Non casuistica, come nel Seicento
quando i gesuiti scandalizzavano i giansenisti e Pascal giustificando con il loro probabilismo morale misericordioso
furto omicidio e assassinio, no, questo
evangelizzazione allo stato puro, missione, proiezione della chiesa cattolica
fuori dellautoreferenzialit, cio della
propria identit.
Silenzio, silenzio, silenzio. Laborto
diventato un diritto umano: non pi
una circostanza dolorosa, di cui prendere atto mentre la si combatte con le
armi della cultura, della civilt argomentativa, non si dica della dottrina
della vita (Evangelium vitae, celebre
enciclica di Wojtyla e Ratzinger). Oggi
vige lEvangelii gaudium, lallegria di
naufragio che pervade una chiesa missionaria che si fa tutto a tutti, come
voleva il grande Ignazio che puntava
su uno smisurato allargamento del
campo di coscienza. Nel giorno di
Santa Elisabetta il padre spirituale del
santo padre e primo prete della Compagnia, fatto subito santo della dolcezza eroica, quel geniale e certo santissimo Pietro Favre, autore di un magni-

fico diario chiamato Memoriale, ebbe


mentre era in missione in giro per lEuropa una mozione devozionale dello
spirito: vide sullo stesso piano di benevolenza riuniti assieme il Papa, il Turco, lImperatore, Enrico VIII, Lutero,
Bucero e Melantone (Memoriale, 25). Il
Papa, il turco assediante, il re adultero, limperatore e gli eretici tutti insieme appassionatamente. Bossuet, grande predicatore, diceva che i gesuiti sono esperti in benevolenza, e non aveva torto (a parte la distruzione di PortRoyal, monastero di piet e di scuola,
capitale del giansenismo nemico, dove
era cresciuto Jean Racine, e la dispersione delle ossa dei defunti a cura dei
soldati di Louis XIV guidati dalle sapienti menti della Compagnia).
Il programma di Francesco benevolente e autoritario il giusto, sollecita laicit nella discussione tra il clero,
punisce e bandisce i dissidenti tradizionalisti, premia i consenzienti, ma
questo nella logica di qualunque potere monocratico efficace. La sua
proiezione esterna tutta festa e gioiosa capacit di annuncio, e belle sono le
prediche in Santa Marta del mattino,
daltra parte i gesuiti, come e da un
certo punto in poi pi dei domenicani,
sono grandi predicatori. Solo che questo programma non si incontra, e da
due anni, con il mondo com, con il
mondo reale. E una testimonianza di
stile, un elenco di ottime intenzioni
pastorali, ma la gente contemporanea,
uomini donne vecchi bambini maschi
femmine e gay, non investita da altra
assistenza che il perdono, il perdono di
un Dio che ti ama, ti guida nel segreto
intenso e individuale della preghiera,

e puoi anche fare a meno della chiesa,


vabb se non vai a messa sei scemo,
daccordo, qualche elemento del mestiere pur rimasto.
Ti puoi sposare tra maschietti e tra
femminucce. E un diritto anche questo, un diritto umano come laborto.
Lumanit dei diritti sembrerebbe una
coca light, o una coca zero, un luogo
frizzante in cui il nutrimento una
combinazione segreta, spirituale, il cui
brevetto non certo nelle mani del
confessore, del prete, che non deve per
nessuna ragione torturare con le richieste di penitenza i diritti imprescrittibili, non negoziabili, delle legislazioni libertine e ciudadane, dalla
Spagna agli Stati Uniti, e in tutto il
mondo civile doccidente. La cultura
Lgbt (Lesbian Gay Bisexual Transgen-

Voglio un figlio da mia madre.


Posso, tecnicamente, legalmente.
La chiesa cattolica resta in
silenzio
der) comincia a espandersi e forse
gi dominante con le leggi contro lomofobia, contro le quali si battono movimenti laici depotenziati e delegittimati da Francesco come la Manif pour
tous e le Sentinelle in piedi. Tutti irrisi da vescovi come il pupillo del Papa
Nunzio Galantino, segretario della Cei
che non ha piet per gli antiabortisti e
i prolifer di tutte le risme. Per non parlare dei programmi scolastici. Il cardinale di Milano, la pi grande diocesi
cattolica del mondo, si dovuto scusare per lingerenza spirituale di un suo

ANNO XX NUMERO 62 - PAG II

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

el 1773 Leopold Mozart, padre di


Wolfgang Amadeus, scriveva alla
moglie che si trovava a Salisburgo: Abbiamo avuto una grande serata musicale nel giardino del nostro amico Mesmer in Landstrasse. In quel giardino
sulle rive del Danubio il bel mondo di
Vienna, gaudente e pettegolo, era solito riunirsi per ascoltare i quartetti e le
arie di Franz Joseph Haydn, Christoph
Willibald Gluck, Niccol Piccinni. Dopo
aver sposato la ricca vedova di un consigliere di corte, il padrone di casa era
diventato un generoso mecenate. Nel
1770, poich il direttore dellOpera si
era rifiutato di rappresentare La finta
semplice, opera prima del quattordicenne Mozart, aveva messo a disposizione il suo teatro allaperto per il singspiel (letteralmente, canto e recitazione) Bastien und Bastienne. Il giovane Amadeus non dimenticher questo
gesto del caro Mesmer. In Cos fan

Paul Marat scriveva trattati fantastici


sulla luce, il calore e i voli in mongolfiera. E tra i suoi sostenitori Mesmer poteva contare futuri capi della Rivoluzione come Lafayette, Adrien Duport, Jacques-Pierre Brissot, Jean-Louis Carra,
Nicolas Bergasse. Avevano scelto il mesmerismo perch serviva da arma contro il dispotismo accademico che opprimeva chi, pi in basso nella scala sociale, aveva un genio superiore. Se devo
essere giudicato scriveva il Marat prerivoluzionario lasciate che avvenga da
parte di un pubblico illuminato e imparziale: al suo tribunale che mi appello con fiducia, a quella suprema corte il cui volere deve essere rispettato
dallo stesso corpo scientifico. Mesmer
aveva opposto allattacco accademico la
stessa difesa: E al pubblico che io mi
appello. Come ha sottolineato lo storico americano Robert Darnton (Il mesmerismo e il tramonto dei Lumi, Medusa, 2005), i nomi di Danton e Mesmer
sembrano oggi distanti, ma sono stati un
aspetto importante del movimento che

Ciarlatano o taumaturgo,
epigono di Paracelso o precursore
di Freud? Stefan Zweig stato tra
i primi ad analizzare la sua figura

Alle critiche dellestablishment


scientifico risponde E al
pubblico che mi appello. Era
la sua rivolta allAntico regime

tutte (1790), quando Despina tocca con


una calamita la testa ai finti infermi, a
lui alludono i versi scherzosi di Lorenzo Da Ponte: Questo quel pezzo di calamita, / Pietra mesmerica, / Chebbe lorigine nellAlemagna, / Che poi s celebre l in Francia fu. Allora il medico
che aveva dato il nome a una delle pi
spettacolari mode culturali del tardo
Settecento era allapice della sua fama.
Tutti i salotti europei parlavano delle
sue guarigioni prodigiose. Morir nel
1815, in solitudine e dimenticato. Gli
studiosi si sono interrogati a lungo sulla sua figura: un ciarlatano o un taumaturgo, un epigono di Paracelso o un precursore di Freud? Stefan Zweig stato
tra i primi ad analizzarla in una asciutta biografia. Pubblicata nel 1931, ora
disponibile per il lettore italiano
(Franz Anton Mesmer, traduzione dal
tedesco di Lavinia Mazzucchetti, Castelvecchi, 93 pp., 14,50 euro).
Franz nasce nel 1734 a Iznang, un villaggio vicino a Costanza. Studiosus
emeritus di teologia a Ingolstadt, nel
1766 si laurea in Medicina a Vienna con
la tesi De planetarum influxu. La sua
fonte principale era una dissertazione
di Richard Mead comparsa a Londra
nel 1704. In essa si sosteneva che, come
la gravit newtoniana produceva maree
sulla supeficie terrestre, cos i pianeti
potevano alterare lequilibrio dei fluidi nei corpi umani. Franz, tuttavia, non
ha fretta di esercitare la professione.
Impara a suonare il violoncello e larmonica a bicchieri, lo strumento a cristalli rotanti perfezionato da Benjamin
Franklin. Si interessa di chimica, geologia, fisica, matematica. Nellestate del
1773, Maximilian Hell un noto astronomo gesuita lo informa di aver curato
una donna afflitta da crampi allo stomaco con una calamita a ferro di cavallo.
Incuriosito dal racconto, si fa preparare magneti di vario taglio e li applica
sulle parti dolenti dei suoi pazienti. Gli
effetti terapeutici sono sorprendenti.
Comincia cos gli esperimenti pi singolari, fino a magnetizzare lacqua bevuta dai malati. Gotta, ronzii alle orecchie,
disturbi nervosi e intestinali, insonnia,
epatiti, paralisi: nella monumentale dimora di Landstrasse avvengono miracoli su miracoli. Ben presto la voce si
diffonde in tutta lAustria. Non c contadino o gentiluomo che non desideri
recarsi in pellegrinaggio dal mago del
Danubio. Nel novembre 1775 lAccademia delle scienze bavarese lo nomina
suo socio, per le incontrovertibili prove di una dottrina inattesa e utilissima.
Poco prima, sotto linfluenza dellesorcista svevo Johann Gassner, si era accorto che poteva curare i malati massaggiandoli solo con le sue mani. Aveva
quindi annunciato la scoperta di un

ha rovesciato lAntico regime. Soprattutto il richiamo di Mesmer riecheggiava nei quartieri popolari di Parigi, dove schiere di misconosciuti eredi di
Newton e Voltaire maledicevano lestablishment per la loro misera condizione, ben descritta da un giornalista conservatore, il calvinista ginevrino Mallet
du Pan: Parigi piena di giovani adatti a fare gli impiegati, i commessi, gli avvocati, i soldati che si trasformano in
autori morti di fame e mendicanti che
scrivono pamphlet.
Dopo la presa della Bastiglia, il duro
acciaio di Guillotin si sostituisce al fluido invisibile di Mesmer. Le sue vasche si
svuotano. Lingente patrimonio accumulato in quindici anni si dissolve in pochi
mesi. Nel periodo del Terrore, la sua vita minacciata da Robespierre. Nel
1792 si rifugia a Vienna. L viene prima
arrestato e poi sorvegliato dalla gendarmeria del Kaiser, perch incredibilmente sospetto di simpatie rivoluzionarie.
Ripara in Svizzera, eterno asilo dellintellettualit europea. Si stabilisce a
Frauenfeld, dove nel 1799 pubblica Mmoire de Franz Anton Mesmer, docteur
en mdecine, sur ses dcouvertes, un
testo corredato da una dettagliata descrizione dei benefici terapeutici del
sonnambulismo e dellipnosi indotta.
Dopo che il governo francese gli concede una rendita vitalizia come risarcimento per la svalutazione degli assegnati (la moneta coniata durante la Rivoluzione), nel 1812 si ritira a Meersburg. Nella sua terra natale vive come
un modesto gentiluomo di campagna, e
non rinuncia mai al concerto settimanale nella residenza del principe Dalberg.
Quando sente avvicinarsi la fine, prega
un seminarista di suonargli per lultima
volta lamata armonica a bicchieri. Il 5
marzo 1815 esalava lultimo respiro. Poco prima della sua morte, aveva dato il
suo benestare allistituzione di un corso
di magnetismo animale presso lUniversit di Berlino. James Braid aveva iniziato lanalisi dellipnosi indotta in Inghilterra e gli ipnotisti transalpini, guidati da Jean-Martin Charcot, avrebbero
esercitato unimportante influenza sullo
sviluppo della psicologia freudiana. Per
altro verso, il mesmerismo continuer a
ispirare sia teorici politici come Charles
Fourier e Robert Owen, sia romanzieri
come Honor de Balzac e Alexandre
Dumas, fornendo loro quel materiale
che Thophile Gautier chiamava il fantastico, il misterioso, locculto, linesplicabile. Il magnetismo animale era passato attraverso molte reincarnazioni da
quando Mesmer ne aveva annunciato
lesistenza nel 1778 a Parigi; al tempo in
cui si insinuava nella Comdie Humaine, si era ormai lasciato alle spalle le
rovine dellIlluminismo.

di Michele Magno

Franz Christoph Janneck (1703-1761), Il medico alchimista (Philadelphia, Chemical Heritage Foundation)

MAGNETICO MESMER
Le guarigioni e lipnosi: quasi un precursore di Freud, idolatrato
e osteggiato nellEuropa di fine Settecento. Una biografia dautore
fluido impalpabile, che avvolge e penetra tutti i corpi. In realt, non lo aveva
isolato in laboratorio, ma lo aveva dedotto da una peculiare lettura del newtonismo. Era infatti giunto alla conclusione che quel fluido doveva esistere
quale medium della forza di gravit, dal
momento che i pianeti non potevano attrarsi vicendevolmente nel vuoto. Mentre immergeva luniverso in questo primordiale elemento naturale, Franz lo
portava nella sua clinica magnetistica,
creata insieme ad Hell. Era infatti sicuro di poter controllare e rinforzare lazione del fluido palpeggiando i poli
del corpo, in modo da provocare una

Prepara calamite di vario taglio


e le applica sulle parti dolenti dei
suoi pazienti. Gli effetti
terapeutici sono sorprendenti
crisi spesso sotto forma di convulsioni in grado di ristabilire la salute, ovvero larmonia delluomo con la natura.
Questa pratica medica, da lui denominata magnetismo animale, viene
subito osteggiata dai suoi colleghi: La
speranza che ho di vedere studiato il
mio sistema scrive nel marzo 1776
non pu avverarsi, giacch devo affrontare lotte continue contro le pi infime
prepotenze. Qui proclamano me un imbroglione e pazzo chi mi crede. Finalmente, gli si presenta loccasione tanto
cercata per dimostrare la nuova verit. Maria Teresa Paradies una fanciulla cieca dallet di quattro anni, a
causa di una lesione dei nervi ottici
considerata irreversibile. Famosa per il
suo straordinario talento al pianoforte,
aveva come madrina unaltra illustre
Maria Teresa, limperatrice. I genitori
decidono di farla visitare da Mesmer,
che la ospita nella sua clinica per un
trattamento magnetico. Dopo qualche
settimana, scoppia uno scandalo. Franz
Anton afferma di averle restituito la vista; gli oculisti di corte attribuiscono il
miglioramento allimmaginazione so-

vreccitata della ragazza. Il padre esige


il suo immediato rilascio, ma lei resiste.
Non vuole abbandonare il suo salvatore (e forse il suo amante). Ma intanto
perde la debole facolt visiva che aveva riacquistato. A questo punto, la sovrana spinta dalle autorit ecclesiastiche e dalla commissione del Buon costume dispone di porre fine a questa
impostura. Screditato e sconfitto, Mesmer costretto a scegliersi una nuova
patria.
Nel febbraio 1778 arriva a Parigi, dove installa il suo primo baquet in un
appartamento di Place Vendme. Era
una vasca contenente bottiglie di liquido magnetizzato disposte a raggiera, che
trasmettevano il fluido ai pazienti tramite barre dacciaio mobili. Sedendo in
cerchio attorno alla vasca, essi dovevano congiungere i pollici e gli indici al fine di creare una catena mesmerica,
qualcosa di simile a un circuito elettrico. Ogni particolare era progettato con
lo scopo di indurre uno stato di trance.
Pesanti tappeti, decorazioni murali a tema esoterico-astrologico e tendaggi
chiusi, per attutire le urla e il riso degli
accessi isterici che spezzavano labituale silenzio. I soggetti che cadevano in
trance venivano portati nella stanza
delle crisi, imbottita di materassi. Solo se la loro spina dorsale non fremeva
e il loro ipocondrio non si arrendeva si
palesava Mesmer, vestito di taffet lilla,
con il suo sguardo maestoso e la sua
bacchetta magnetizzata. Non tutte le crisi assumevano forme violente; talvolta si
manifestavano con un sonno profondo,
in cui i pazienti si mettevano in comunicazione con i defunti o con spiriti lontani latori di messaggi misteriosi.
La forte personalit, lapparato scenico suggestivo e le positive performance
procurano subito a Franz Anton un numero impressionante di seguaci, tra i
quali personaggi molto in vista. Allarmata da tanto successo, la reazione della scienza ufficiale non si fa attendere:
il Journal de Mdecine e la Gazette de
Sant lo scherniscono con articoli al vetriolo. I mesmeristi rispondono per le

rime guidati dal loro maestro, che in un


pamphlet Prcis historique des faits
relatifs au magntisme animal (1781)
lancia un veemente atto daccusa contro
il conservatorismo dellestablishment
scientifico. Spronata dai cortigiani mesmeristi, come il conte di Sgur e il
principe di Cond, Maria Antonietta invita Maurepas a spegnere la polemica.
Il primo ministro offre a Mesmer un vitalizio per listituzione di una clinica, a
patto di accettare la sorveglianza di tre
suoi uomini di fiducia. Franz lo rifiuta,
perch contrario alla austerit dei
suoi principi. In realt, le sue esigenze finanziarie erano gi ampiamente
soddisfatte dalla Societ dellArmonia
Universale. I suoi due facoltosi fondatori, Nicolas Bergasse e Guillaume Kornmann, si immergevano nel baquet al
prezzo di dieci luigi al mese. Dopo lunghe trattative, Mesmer aveva anche acconsentito a svelare i suoi segreti alla
Societ dietro il pagamento di un profumato indennizzo. Nel 1785 pu cos sistemarsi nel sontuoso Htel de Coligny,
a rue Coq-Hron, mentre la Societ si
incaricava di diffondere il verbo e le
tecniche del mesmerismo. Nel 1789 la
casa madre di Parigi contava 430 adepti, e vantava ormai filiali in tutte le principali citt francesi.
Il movimento prosperava grazie agli
episodi spettacolari che facevano il giro
di caf e salon. Padre Hervier, uno dei
pi attivi discepoli di Mesmer, aveva interrotto un sermone a Bordeaux per poter mesmerizzare un parrocchiano epilettico. Enorme sensazione aveva suscitato la scoperta dellipnosi indotta da
parte dei fratelli Chastenet de Puysgur. Un pastorello, mesmerizzato nella
loro propriet di Buzancy, dopo essere
caduto in uno strano letargo aveva conversato e obbedito ai loro ordini. Nel
1784 il marchese Maxime de Puysgur
ipnotizzava ormai su larga scala, con
lentusiastico supporto delle autorit locali di Bayonne.
La presa del magnetismo animale
sulla vita interiore dei suoi sudditi, e i
rapporti di polizia che ne denunciavano

il potenziale eversivo, convincono Luigi XVI a istituire una commissione reale per fare luce sul fenomeno. Lindagine dei commissari, tra cui spiccavano i
nomi prestigiosi di Joseph Guillotin,
Jean Bailly, Antoine Lavoisier e Benjamin Franklin, si protrae per diversi mesi. Essendosi sottoposti essi stessi alla
mesmerizzazione senza alcun effetto,
decidono che le guarigioni erano frutto
esclusivamente della fantasia esaltata
dei mesmeristi. Thomas Jefferson, ambasciatore degli Stati Uniti in Francia,
il 5 febbraio 1785 annotava nel suo diario che il magnetismo animale era
morto, ridicolizzato. Era invece molto

I massaggi e la scoperta del


fluido universale. Nel 1778
arriva a Parigi, il mesmerismo
si diffonde in tutta la Francia
pi vitale di quanto potesse immaginare. Il giansenista Jean-Jacques dEprmesnil, autorevole membro del Parlamento, continuer a propagandarne la
dottrina fino al 1789. Lo stesso Mesmer
nella primavera del 1786 inizia un tour
trionfale nelle province meridionali del
paese. Allapprossimarsi della Rivoluzione, tuttavia, i mesmeristi si consacreranno sempre meno alla cura delle malattie e sempre pi alla decifrazione di
geroglifici, alla manipolazione di numeri magici, allo spiritismo. La filiale lionese annoverava tra le sue file rosacrociani, swedenborghiani, alchimisti, cabalisti e teosofi reclutati dal massonico
Ordre des Chevaliers Bienfaisants de
la Cit Sante. La filiale parigina comprendeva alcuni dei pi grandi aristocratici di Francia
Antidoto contro la noia per nobili e
agiati commercianti, il magnetismo animale mieteva crescenti consensi anche
negli ambienti riformatori e radicali.
Era infatti considerato come unespressione di quella scienza popolare in voga alla vigilia della convocazione degli
Stati generali. Prima del 1789, Jean-

ANNO XX NUMERO 62 - PAG III

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

ADDIO SOGNI DI PETROLIO


Ormai condannati alleolico, rimpiangeremo le emozioni di Dynasty. Quando Gei Ar somigliava a Moravia
una scena, nella terza stagione di
Dynasty, in cui il protagonista, il
petroliere Blake Carrington, costretto a fare i conti con un imminente default della sua compagnia a causa del
basso prezzo del greggio. Parla con un
politico di Washington, da lui notoriamente foraggiato, e gli chiede di fare
pressioni sulla Casa Bianca. Il politico
non si fa piegare, dice che non pu garantire nulla. Blake Carrington sar costretto, per non fallire, ad allearsi con
la sua ex moglie, la tremenda Alexis,
impersonata da Joan Collins. Il momento Dynasty simboleggia la prima crisi di sovrapproduzione petrolifera,
quella dei primi anni Ottanta, molto
meglio di complicate analisi econometriche. E del resto il Financial Times
usa proprio la puntata di questo polpettone petrolifero, e non complicati diagrammi, per spiegare nel suo blog
Alphaville cosa succede col petrolio a
cinquanta dollari. Perch Tu lo chiami
solo un maledetto imbroglio. Ma uno
sbaglio. E petrolio, cantava il Poeta. E
loro nero, nel luogocomunismo giornalistico, ha prodotto anche tanto immaginario, che forse il solare e leolico
e il fotovoltaico non saranno in grado di
rimpiazzare.
Epoche in cui Alexis era solo lei, la
proto femminista petrolifera, e non certo un politico della remota Grecia. Anni in cui non ci si vantava ancora di fruizioni di polpettoni televisivi da scaricare bulimicamente, ma si aspettava un
certo giorno (per Dynasty, il gioved)

sidente di Centrex Italia e responsabile dellOsservatorio energia dellIspi di


Milano. LOpec, altro nome mitico della
letteratura petrolifera, questa volta ha
deciso di mantenere le quote di mercato, e non di chiudere i rubinetti come
avrebbe fatto in altri tempi, quando lArabia Saudita da sola tagli la produzione da 9 a poco pi di 3 milioni di barili
al giorno. La complottistica, che ha un
ruolo non secondario nel grande romanzo del petrolio, vuole che gli arabi
non diminuiscano la produzione corrente e per abbassare il prezzo, mettendo cos in difficolt le nuove produzioni non convenzionali (tight oil) degli
Stati Uniti. Se per questo, qualche
complottista ha anche scritto che lobiettivo era di rovinare la Russia. Le
teorie del complotto lasciamole ai fumetti. In una condizione di sovrapproduzione mondiale i Sauditi difendono i
loro volumi a spese del prezzo; e se questo influir in negativo sulla produzione
americana perch questultima rispetto al petrolio convenzionale ha un
ciclo produttivo molto breve che perci
risente immediatamente del rallentamento degli investimenti. E chiamarlo
semplicemente mercato?, dice sempre
Nicolazzi.
In attesa di futuri rialzi, per ora i trivellamenti alternativi non riguardano
solo lo shale gas americano estratto con
queste siringate ma anche le tar sands,
le sabbie bituminose da cui si estrae
greggio soprattutto in Canada; e la letteratura e le narrazioni si aggiornano:
non c solo Franzen, del 2012 il filmdenuncia Promised Land, diretto da
Gus Van Sant con Matt Damon, in cui

Il Financial Times usa una


puntata di Dynasty per
spiegare nel suo blog cosa succede
col greggio a cinquanta dollari

Luomo medio ambientalista


americano che sale tutti i gradini
dellambiguit fino a consacrarsi
al fracking, in Libert di Franzen

per guardarli, li si chiamava telefilm


e non serie, e non si pensava di assistere a capolavori narrativi. Dynasty era
la saga di una famiglia di petrolieri posh, i Carrington, contrapposta ai pi
burini Ewing di Dallas (sempre petrolieri ma texani). Si dice che per la figura di Blake Carrington, oil man brizzolato che sapeva stare a tavola, self-made
man araldico con abiti su misura, si fosse preso a modello Gianni Agnelli; ed
erano poi pochi anni (1976) che il petrolio del colonnello Gheddafi era entrato
nel capitale del pericolante gruppo torinese. Era il tempo dei petrodollari,
immediatamente prima dellascesa di
Ronald Reagan alla Casa Bianca e il
petrolio scorreva a fiumi, cos come il
denaro. A recitare questa frase, Larry
Hagman, cio poi J. R., o meglio Gei Ar,
in italiano nel testo. Il capo della famiglia Ewing, petroliere con cappello a
larga falda, con una strana nemesi energetica si era convertito in tarda et (
morto nel 2012) allenergia solare. E in
uno spot per la Solar World, primario
gruppo dei pannelli solari, il vecchio
Gei Ar guarda un suo vecchio ritratto
accanto a pozzi di greggio sprizzanti, e
dice in un flusso di coscienza: In passato era solo petrolio, e il petrolio scorreva a fiumi, come il denaro. Too dirty,
troppo sporco. Ho smesso anni fa. Poi
usciva da una specie di villetta bifamiliare vista mare con dei coppi neanche
anticati e, sopra il suo ecomostro di pannelli solari, il vecchio leone della trivella si rivolgeva allastro in cielo: Shine,
baby, shine, brilla, baby, brilla.
Mah. Che nostalgia rispetto alle narrazioni dellidrocarburo e i suoi derivati. E anche la villetta non regge il confronto con villa Filoli, il maniero neoneo rinascimentale dei Carrington che
incantava casalinghe non ancora disperate e tutti noi, teatro dei catfight tra la
perfida Alexis e la seconda moglie
del petroliere, Kristle. Il villone, che a
San Francisco e non a Denver, Colorado, come si voleva nel telefilm del carburante fossile, una specie di monumento nazionale che promette visite
guidate a venti dollari a testa, e con la
solita commovente mancanza di ironia

scaltri capitalisti vogliono turbare la


quieta provincia americana con le loro
iniezioni nel sottosuolo; ma alluscita
del film poi si scopr che tra i finanziatori cerano anche gli Emirati arabi, con
qualche imbarazzo ecologico. Per le
sabbie bituminose non sono ancora stati trovati plot convincenti, ma gli sceneggiatori sono al lavoro, si suppone.
Intanto, poca fiction sul solare, il nucleare, lidroelettrico, il fotovoltaico.
Tutte in crescita, e per che immaginario saranno in grado di creare? Dinastie del pannello solare e della diga?
Bildungsroman su magnati delle pale
eoliche? Per adesso poca roba: anche il
filone drammatico nucleare un po in
crisi; ha avuto il suo apice nei primi anni Ottanta col film Sindrome Cinese
(1979), in cui si immaginavano collassi
planetari ed esplosioni di noccioli in
grado di arrivare fino allaltra parte del
pianeta: pianeta naturalmente Irritabile, secondo il famoso romanzo antinucleare dellanno precedente di Paolo Volponi. Mentre la sindrome cinese
fa benissimo a Raymond Tusk, imprenditore del nucleare molto amico di Pechino nel polpettone politico che piace
alla gente che piace, House of Cards.
E per, anche l, per questo tycoon non
petrolifero, un immaginario da ceto medio riflessivo: una villetta senza piscine
n eliporti, come un travet qualsiasi, e
anche l come in Libert lossessione
delluccello raro e la mania del birdwatching. Che nostalgia per le lotte nel
fango tra mogli ed ex mogli a tirarsi capelli molto vaporosi in Dynasty o
Dallas. E anche nel romanzo Solar
di Ian McEwan (2010), ecco un signore
pluridivorziato in crisi di mezza et,
che si ricicla nellenergia solare, mentre la moglie se la fa col muratore. Una
trama pi da Moravia che da Hollywood. E assomiglia vagamente allo
scrittore romano Gei Ar nei suoi ultimi
spot per i pannelli solari; in uno di questi legge placido un libro sul divano, gli
manca solo il foularino. Trasformato in
un intellettuale in pantofole, Gei Ar.
Per sempre col suo cappello a falda
larga, unico ricordo dellet dei petrodollari in fiore.

di Michele Masneri

Larry Hagman nella parte di J. R., il volto pi noto della serie televisiva Dallas, prodotta dal 1978 al 1991

degli americani, presenta uno dei pi


rari esempi di architettura di inizio
Ventesimo secolo, dunque una grande
antichit. Ma tra laghetti e piscine che
ispiravano cataloghi Paghera e Unopi,
il genius loci della villa restava precipuamente petrolifero. Qui infatti abitava anche, nella finzione cinematografica, Leo Fansworth, il magnate in cui si
reincarner il campione di football

Il petrolio scorreva a fiumi,


cos come il denaro, ricordava
in uno spot Gei Ar, convertito in
tarda et allenergia solare
Warren Beatty nel Paradiso pu attendere, pellicola del 1978, piena seconda crisi petrolifera, innamorato di una
rocciosa attivista anti carburanti fossili
impersonata da Julie Christie che gli
vuole boicottare una raffineria.
Nella stessa California anni Settanta
si aggiravano anche gli hippie un po allucinati e infiltrati dai Servizi descritti
da Paul Thomas Anderson nel recente
Vizio di forma, e per saghe di cartelli dellanfetamina e delleroina e dellLsd, tratte da Thomas Pynchon, non raggiungono le vette drammatiche ed este-

tiche del Petroliere, il film-capolavoro dello stesso regista del 2007 sullascesa dellex minatore disintermediatore
Daniel Plainview, che in breve tempo
diventa il pi importante oilman della
California. Il film era poi tratto dal romanzo Petrolio del 1927 di Upton Sinclair, stesso titolo della grande incompiuta pasoliniana che sarebbe poi alla
base, secondo alcuni, della morte del
Poeta. Secondo alcune ricostruzioni, infatti, alla base del delitto di cui questanno si ricorda il quarantennale, ci
sarebbe anche il tentativo del poeta
friulano di recuperare parti del grande
romanzo sulla borghesia italiana, a partire dalla vita di Carlo, ingegnere dellEni con doppia vita, di giorno frequentatore della meglio societ e la sera autore di meticolosi pompini in periferie
non ancora riqualificate da murales (interpretato da un attore che faceva il cattivo in Incantesimo e in altre primarie serie italiane non petrolifere).
Per quanta letteratura e quanto immaginario prodotto dallEnte nazionale
idrocarburi, con lunica figura un po internazionale e drammatica di tycoon e
oilman che lItalia abbia mai esportato.
Il caso Mattei, come da film del compianto Francesco Rosi (1972), con misteri relativi a politiche estere e energeti-

che, e abbattimento finale aeronautico


nei cieli di Bascap. Ma se il petrolio
causava mitologie (le sette sorelle) e
stragi, non solo abbattimenti aeronautici ma anche grandi inquinamenti marini, non cera solo il Moby Prince, traghetto che speron una petroliera Agip
il 10 aprile 1991 al largo di Livorno, causando 140 morti. C anche Moby
Dick: come scrive infatti lex presidente dellEni Giuseppe Recchi in Nuove
energie. Le sfide per lo sviluppo dellOccidente (Marsilio), prima del petrolio, per lilluminazione si usava lolio di
balena. Dunque loro nero avrebbe
salvato pi capodogli delle varie navette di Greenpeace, e dalle baleniere si
passer direttamente alle petroliere, un
mito del trasporto marittimo costellato
da cormorani imbronciati e incatramati, topos dei vari oil spill, e incidenti
aviari come quello della Exxon Valdez,
che il 24 marzo del 1989 lasci andare
quarantaduemila metri cubi di greggio,
provocando la morte di trecento foche,
duemilaottocento lontre, e soprattutto
duecentocinquantamila uccelli marini.
E un uccellone non marino ma di
terra, la dendroica cerulea, blu come
luccello di Twitter, campeggia sul
great fracking novel americano, Libert di Jonathan Franzen, in cui

luomo medio ambientalista americano sale tutti i gradini dellambiguit fino a consacrarsi a questo nuovo tipo di
estrazione del petrolio, appunto il
fracking. Tecnologia che consiste nello sparare acqua o gas ad altissima
pressione sottoterra facendo poi fuoriuscire il petrolio e gli altri idrocarburi. Tecnologia che in Libert voluta fortemente dalla presidenza Bush, e

Il villone neo rinascimentale


dei Carrington, meta di visite
guidate a venti dollari a testa. Il
Moby Prince e Moby Dick
che in realt assai perseguita anche
da Obama, e che ha contribuito alla
nuova indipendenza energetica americana (in cambio del fracking, nella saga di Franzen si preservano grandi foreste dove le sue dendroiche cerulee
sono libere di scorrazzare).
In seguito alla sovrapproduzione
causata anche dal fracking, il prezzo del
barile oggi rimane basso, come negli anni dei tormenti di Blake Carrington. Intorno ai cinquanta dollari, e non si sa
fino a quando rester a questo prezzo,
dice al Foglio Massimo Nicolazzi, pre-

ANNO XX NUMERO 62 - PAG IV

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

LEURO, UN COLPO DI TEATRO


Elite determinate, banchieri sbadati e coincidenze della storia. Come sarriv alla moneta travagliata
lo della Bundesbank. Lobiettivo della
politica monetaria la stabilit dei
prezzi. Le finanze pubbliche dei paesi
membri debbono essere tenute sotto
controllo. I governatori hanno fretta di
concludere, convinti, tra laltro, che i governi comunque non ne faranno nulla.
Largomento per cos dire definitivo di
Leigh-Pemberton: Se mostro queste
maledette carte al Tesoro, a quelli saltano i nervi Se chiudiamo fra una settimana, mi chiederanno di fare altri
emendamenti Io cerco di salvarmi da
questo guaio. E dunque il governatore del paese pi contrario, il Regno
Unito, quello che alla fine spinge in
porto la nave di Delors.
Cos si conclude il primo atto. E tuttavia, come si detto, probabilmente il
capolavoro tattico di Delors non avrebbe portato alla moneta unica se la storia non avesse fatto il resto. I governi
non avevano alcuna voglia di procedere
con lUnione economica e monetaria,
neppure dopo la presentazione del
Rapporto Delors nellaprile del 1989. I
problemi erano troppo complicati. Per
approvare un nuovo trattato serviva
laccordo unanime dei paesi membri.
La signora Thatcher non ci pensava
proprio. Cadde invece il Muro di Berlino e la prospettiva della riunificazione
della Germania cambi di colpo tutto.

di Giorgio La Malfa

a vicenda della creazione delleuro


veramente straordinaria. Pi la si
studia, pi appare sorprendente. E la
storia di una moneta che non doveva
nascere, perch quasi nessuno era favorevole a un progetto di questa portata
e che invece, attraverso il concatenarsi
di una serie di circostanze, divenne
unidea inarrestabile. E forse perch in
fondo nessuno aveva creduto che davvero si sarebbe giunti a una moneta
unica per lEuropa, quando essa venuta alla luce, ci si resi conto che cerano molti aspetti del problema sui quali
non si era riflettuto abbastanza.
Nella seconda met degli anni Ottanta del Novecento, quando questa storia
comincia, lo schieramento dei contrari
era vasto e potente. Ne facevano parte
le Banche centrali dei 12 paesi che allora costituivano la Comunit europea,
con leccezione, forse, della Banca dItalia di Carlo Azeglio Ciampi e della Banca di Spagna. Ferocemente contrarie
erano, in particolare, le due banche pi
importanti, la Bundesbank guidata dal
sanguigno Karl Otto Phl e la Banca
dInghilterra guidata da Robin LeighPemberton, un loose cannon un peso
leggero piuttosto incontrollabile nel
giudizio impietoso di Nigel Lawson, allora cancelliere dello Scacchiere, ma
che aveva comunque alle spalle la volont ferrea della signora Thatcher.
Erano contrari nella sostanza i governi europei, pur se tutti, tranne lInghilterra, a parole si dichiaravano a favore
dellidea di una Unione economica e

Atto secondo. Scena prima.


Cade il Muro
La caduta del Muro non gener alcuna ondata di gioia nelle cancellerie europee. Nelle sue Memorie la signora
Thatcher racconta perfidamente che
Mitterrand la chiama allindomani del-

Negli anni 80 il fronte dei


contrari allUnione monetaria
era vasto: cerano pure i banchieri
centrali (ma non Ciampi)

Le riunioni segrete dei banchieri


centrali e il cedimento dellultrarigorista Phl. Lo scenario della
Germania unita cambia tutto

monetaria. E in ogni caso le loro idee


sullorganizzazione e gli scopi dellUnione erano cos variegate e contrastanti da assicurare che ben difficilmente
essi avrebbero potuto mettersi daccordo fra di loro su un progetto concreto.
Anche le opinioni degli economisti e
degli esperti, nella loro grande maggioranza, erano largamente negative. Gli
economisti americani esprimevano
apertamente i loro dubbi, mentre gli
europei, pur non ignorando i problemi
e le difficolt di introdurre una moneta unica in paesi cos diversi fra loro,
preferivano non approfondire troppo il
discorso per non essere accusati di
scarso europeismo. A queste difficolt
si aggiungeva, infine, il fatto che lintroduzione di una moneta europea non era
prevista dai trattati europei allora vigenti e dunque richiedeva ladozione di
un nuovo trattato, con tutte le difficolt
che questo avrebbe comportato.
Invece, nonostante questo insieme di
circostanze negative, a un certo punto,
fra il 1988 e il 1989, venne messo a punto il progetto di una Unione monetaria
europea e quando, subito dopo, lidea si
mise in cammino, la sua marcia divenne inarrestabile. Venne negoziato in
fretta un nuovo trattato, sottoscritto a
Maastricht nel febbraio del 1992, in cui
il capitolo principale riguardava lUnione monetaria europea. Tranne in Francia, dove un referendum incautamente
promesso da Mitterrand rischi di far
saltare tutto, le ratifiche del trattato furono velocissime (il Parlamento italiano fu, come sempre, fra i pi solerti e i
meno riflessivi). Alla fine del 1993 il
trattato entr in vigore. Meno di 5 anni
dopo nasceva la Banca centrale europea. Contemporaneamente alla creazione della Banca, vennero individuati
i primi undici paesi membri dellEurozona. Dal primo gennaio del 1999 la politica monetaria pass nelle mani della
Banca centrale europea. Tre anni dopo
entrava in circolazione leuro.
Come avvenne questa specie di obnubilazione collettiva che permise di
realizzare in tutta fretta un progetto di
cui oggi, a distanza di pochi anni, anche
molti fra quelli che allora furono favo-

la caduta del Muro e le dice che nei momenti di pericolo la Francia e lInghilterra devono fare fronte comune. Pericolo? La riunificazione tedesca, ovviamente. Giulio Andreotti, che pensava di
essere spiritoso, disse in quei giorni che
egli amava cos tanto la Germania che
gli faceva piacere ce ne fosssero due. E
cos via. LEuropa si chiedeva come si
sarebbe potuto evitare che la Germania
corresse da sola nelle praterie dellEuropa orientale. E cos a Mitterrand venne in mente e forse fu Delors a suggerirglielo che, se non si poteva evitare
lunificazione tedesca, cui gli americani
erano favorevoli, si poteva offrire laccordo europeo allunificazione in cambio della rinuncia della Germania al
marco. E cos in poche settimane si
part in direzione di Maastricht.

Il personaggio principale di tutta la vicenda fu Jacques Delors. Ostile a qualunque proposta venisse da Bruxelles, invece, il primo ministro inglese Margaret Thatcher

revoli hanno finito per prenderne le distanze? E una vicenda che merita di essere ricostruita, anche alla luce di un libro prezioso relativamente recente e
che il Foglio ha anticipato in Italia,
Making the European Monetary
Union (Harvard University Press,
Cambridge 2012), scritto dallo studioso
Harold James potendo utilizzare, accanto ai documenti ufficiali, le carte di
quegli anni conservate negli archivi
delle Banche centrali europee e della
Banca dei regolamenti internazionali
di Basilea. La storia pu essere raccontata come una specie di pice teatrale
in due atti e molte scene. Il primo atto si
svolse in seno a un comitato per lo studio dellUnione economica e monetaria
europea, istituito dal Consiglio europeo
di Hannover nel giugno 1988. Il comitato presieduto da Jacques Delors, allora
presidente della Commissione europea,
svolse molto rapidamente i suoi lavori e
consegn il rapporto conclusivo, adottato allunanimit dai suoi componenti,
nellaprile del 1989. Il secondo atto eb-

Tra gli scettici pure i governi


europei, tuttaltro che felici di
condividere i loro poteri. E tanti
economisti
be invece inizio il 9 novembre del 1989
con la caduta del Muro di Berlino e si
concluse a Maastricht, in Olanda, con la
firma dellomonimo trattato, il 7 febbraio del 1992. In mezzo vi fu lunificazione della Germania che pes in maniera determinante sul corso degli avvenimenti.
Il personaggio principale di tutta
questa vicenda, nel primo come nel secondo atto, fu Jacques Delors, che allora presiedeva la Commissione europea
con unenergia e un prestigio che nessuno dei suoi successori ha pi avuto. Al

suo fianco ebbero un ruolo importante


alcuni alti funzionari europei, fra i quali forse il pi incisivo fu il nostro Tommaso Padoa-Schioppa, in quegli anni
direttore degli Affari monetari della
Commissione. Delors era mosso dalla
persuasione che non fossero pi sufficienti i passi parziali con cui si sviluppava il processo di integrazione europea e fosse necessario un salto di qualit nel senso della unificazione politica del continente. Per farlo bisognava
forzare la mano ai governi e alle Banche centrali, arroccati come essi erano
nella difesa delle sovranit nazionali
dalle quali sembrava dipendere il loro
potere. Con Delors interagirono, nel primo atto, i governatori delle Banche centrali; mentre, nel secondo, entrarono in
scena i governi europei dellepoca.
Atto primo. Scena prima.
Nasce il comitato Delors
Giugno 1988. Delors convince i capi di
stato e di governo europei a costituire
un comitato di saggi per lo studio dellUnione economica e monetaria europea
e a nominarlo presidente. Lidea non
piace quasi a nessuno. Daccordo con il
cancelliere tedesco, Helmut Kohl, Delors decide di chiamare a far parte del
comitato a titolo personale i governatori delle Banche centrali dei 12 paesi
membri (pi tre economisti e un vicepresidente della Commissione). E la
prima trovata. I governatori, risolutamente contrari allidea di studiare la
creazione di unaltra diavoleria europea destinata sospetta Karl Otto Phl,
il presidente della Buba (come si chiama affettuosamente la Bundesbank) a
mettere il naso nelle loro competenze di
severi tutori della stabilit, non possono
per non calmarsi un po essendo chiamati a far parte del comitato. Anche la
Thatcher, ostile a qualunque proposta
venga da Bruxelles (e da Delors in particolare), si tranquillizza alquanto per-

ch con due cani da guardia come Phl


e Robin Leigh-Pemberton, il capo della
vecchia signora di Threadneedle Street
(come familiarmente chiamata a Londra la Bank of England), il comitato non
combiner nulla.
Atto primo. Scena (e trovata) seconda.
Si avvia il comitato
Nella prima riunione Delors spiega
che il compito del comitato non quello di discutere se fare lUnione economica e monetaria. Il loro compito dice non quello di scrivere un manifesto politico sullintegrazione europea,
(solo) quello di condurre unesplorazione tecnica di come organizzare unUnione monetaria europea, nel caso in
cui la politica decida di procedere in tal
senso. Messa cos, anche i pi scettici
fra i governatori si mettono al lavoro
pensando, come disse uno di loro, che
il compito fosse di spiegare esattamente che cosa significasse lUnione e soprattutto quanto essa fosse difficile.
Delors aggiunse che le riunioni dovevano essere riservatissime per ridurre
quanto pi possibile le interferenze
esterne, cio i tentativi dei governi di
immischiarsi nelle decisioni dei governatori. Si crea cos uno spirito di corpo
e si lasciano praticamente al buio i governi su ci che il comitato sta discutendo e in che direzione sta andando.
Atto primo. Scena terza.
Le riunioni del comitato
Gestire una serie di prime donne vanitosissime come sono di fatto i governatori (oltre a Phl e Leigh-Pemberton,
bisogna aggiungere fra i protagonisti
anche il francese Jacques de Larosire)
deve essere stato molto complicato. Ma
Delors abilissimo. Indirizza i governatori verso la descrizione dellarchitettura del nuovo sistema che pi si avvicini ai loro ideali e ai loro sogni di indipendenza dal potere politico. Delors, in

particolare, d a Phl il compito di delineare le caratteristiche di una banca


centrale europea. E Phl a broken
reed, una persona debole e inaffidabile, scriver in seguito il cancelliere dello Scacchiere inglese dopo aver detto
nella prima riunione che il comitato doveva togliere di mezzo lidea dellUnione monetaria e spiegare ai politici che
in questo momento non vi una chance realistica di costruire ununione monetaria, finisce prigioniero delle sue
stesse proposte, descrivendo una banca
centrale che assomiglia in tutto e per
tutto alla Buba.
La conversione di Phl porta con s
quella di Robin Leigh-Pemberton, laltro cane da guardia che aveva avuto dal
suo governo il compito di vigilare a che
il comitato non combinasse nulla. La
Thatcher, che non doveva averne unalta opinione, gli aveva detto: Io ho fiducia in Phl. Se lui propone qualcosa, seguilo. Quindi, imbarcato Phl, era a
bordo anche Leigh-Pemberton. A dimostrazione del suo acume, c una sua let-

Motore immobile della


repentina obnubilazione collettiva
fu Delors, allora presidente della
Commissione Ue
tera al cancelliere dello Scacchiere dopo la prima riunione in cui si legge che
in seno al comitato i pragmatici hanno
in mano la faccenda; a quanto pare sono la maggioranza; gli idealisti sono silenziosi e Delors neutrale!
Atto primo. Ultima scena.
Le conclusioni del comitato
Allinizio dellaprile 1989, Delors porta un testo finale che in sostanza delinea il cammino in tre fasi verso lunione monetaria poi adottato a Maastricht.
Il modello della Banca centrale quel-

Atto secondo. Scena seconda


4 gennaio del 1990. Meno di 2 mesi
dopo la caduta del Muro di Berlino,
Kohl e Mitterrand si incontrano. Nel comunicato finale, citano insieme lavvio
dei negoziati per la riunificazione tedesca e quelli per la creazione dellUnione monetaria. Il treno parte. E tutti i
dubbi e le incertezze sulla presenza
delle condizioni necessarie per il successo della moneta unica? Spazzati via
dalla urgenza delle scelte politiche. La
Bundesbank era e rimaneva contraria,
ma da un lato Phl non poteva pi prendere le distanze da un progetto di Banca centrale europea ricalcato sul modello della Bundesbank e dallaltro
Kohl non voleva ostacoli allunificazione tedesca. E cos si andati verso la
moneta unica senza tener conto delle
condizioni economiche e politiche che
avrebbero potuto assicurarne il successo e senza davvero mettersi daccordo
su come farla funzionare.
Il resto storia recente, ivi compresi
gli esiti delle elezioni in Grecia e il crescente euroscetticismo in tutta lEuropa, a sud come a nord. Lintendance suivra diceva Charles de Gaulle parlando
del primato della politica sulleconomia. Ma lintendance, in questo caso,
non ha seguito e non segue. Ecco perch siamo in un mare di guai.

ANNO XX NUMERO 62 - PAG V

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

ono i giorni della caduta degli ex di


in toga (sentenza di Cassazione su
Silvio B.), i giorni dello straniamento
per gli inquisitori decennali, i giorni del
contrappasso, anche: capita infatti che
lex pm de La trattativa stato-mafia
(indagine nonch film di Sabina Guzzanti) ed ex candidato premier Antonio
Ingroia detto Antonino, sia ora indagato
a Palermo dalla sua ex procura, per una
storia non chiara di assunzioni a Sicilia
e-Servizi (assieme al suo paladino, luomo che dopo laddio alla magistratura
di Ingroia causa passione politica gi
frustrata dalle urne ha tribolato per
trovargli un incarico: il governatore siciliano Rosario Crocetta). E bisogna fare
qualche passo indietro, ch la caduta
del dio Ingroia, ex star dellantimafia
militante, non iniziata oggi.
Ci sono, intanto, due fotogrammi-indizio. Nel primo fotogramma (del 2012),
si vede un Ingroia vagamente divertito
che saluta in video gli amici vicini e lontani, con un bicchiere di vino rosso in
mano. Vado in Guatemala, dice, vado in
Guatemala per lOnu a combattere il
narcotraffico. Seguivano i Diari dal
Guatemala sul Fatto quotidiano, e i collegamenti con gli studi santoriani. Sfondo di palme al vento, cieli tropicali e di-

Dunque lIngroia politico non vittorioso, che a fine 2011 si era dichiarato partigiano della Costituzione al congresso
Pdci (atto inopportuno, era stato il
commento del Csm stesso), si ridichiarava partigiano della Costituzione con
beata ambiguit di termini: parteggia,
Ingroia, ma in nome di qualcosa di neutrale e superiore. E decideva di buttarsi in politica a valle della sconfitta politica. Era lestate del 2013 e lex pm diceva che quella di lasciare la magistratura era stata la decisione pi sofferta
dei suoi 54 anni, ma aveva dovuto farlo, anche in nome del suo maestro
Paolo Borsellino, perch ormai occorrevano tanti cittadini organizzati in un
movimento politico per difendere con
la loro azione la nostra magnifica Carta. E tac, con la bacchetta magica trasformava la zucca (la defunta Rivoluzione civile) in presunta carrozza
(unAzione civile poi non pervenuta).
Due anni di oblio, e adesso che Ingroia
si affaccia timidamente sulla possibile
nuova creatura di Maurizio Landini (la
coalizione sociale presentata oggi dal
leader Fiom alla sede Fiom), ecco che
arriva lindagine a Palermo. La Palermo dove lem pm stato osannato per
anni in nome dellopera di scandaglio
sotterraneo sulla presunta trattativa,
con contorno di polemiche mediatiche
sullex presidente Giorgio Napolitano e

Luomo de La trattativa
(indagine e film) che salutava
in video gli amici prima della
trasferta-lampo in Guatemala

Crocetta lo voleva Gran


Gabelliere, invece Ingroia finito
a Sicilia e-Servizi. E non gli resta
che la cosa di Maurizio Landini

chiarazioni del tipo se la strage di via


DAmelio non stata pensata, attuata,
da uomini dello stato, di certo lo stato
ne stato complice. Questo posso dire
di saperlo. Io so, diceva lIngroia guatemalteco, si immagina nelle pause dellinseguimento-narcos, io so (affermazione, ma anche titolo di un suo libro).
Il mio libro si chiama Io so e il sottotitolo potrebbe essere perch ho le prove, diceva, ho ricostruito con sufficiente solidit, sulla base dei fatti emersi, una trama criminale che ha pesantemente condizionato la Prima e la Seconda Repubblica Borsellino stato ucciso perch considerato un ostacolo alla trattativa, ma come faceva Cosa nostra a saperlo? Deve averlo saputo dallo stato. Quello che voglio dire che se
la morte di Borsellino non stata pensata, realizzata, da uomini dello stato, di
certo lo stato ne stato complice e questo posso dire di saperlo. Ed era un appello alla pancia della societ emotiva,
quello, la societ che, ci mancherebbe,
non vuole dimenticare le vittime di mafia e chiede, ci mancherebbe, giustizia e
verit solo che poi spesso ci si mette
di mezzo il protagonismo di alcuni magistrati, almeno fino al crollo dellimpianto accusatorio o alla messa in dubbio di alcune patacche: a Ingroia, a
proposito di trattativa, accaduto con
Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito,
dallex pm definito icona dellantimafia e dai magistrati di Caltanissetta dichiarato pubblicamente inattendibile.
Poi c il secondo fotogramma: quello dellIngroia che, a neppure due mesi
dal bicchiere di vino pre-Guatemala, e a
neanche tre mesi dalle elezioni politiche, torna dal Sudamerica di gran carriera per candidarsi premier alla testa
della nuova creatura ibrida Rivoluzione civile, un po casa politica dei giudici un po dei centri sociali, un po partito liquido (cittadini non legati a nessuno) un po accozzaglia (lallora concorrente sul piano anticasta Beppe Grillo
lo chiamava bidone aspiratutto). Cerano gli ex comunisti (Prc e Pdci) e gli
ex Verdi, con Ingroia, e lIdv decapitata
dalle inchieste di Milena Gabanelli a
Report. Ingroia non ci lasciava neppure il cuore, in Guatemala. Se ne andava senza grandi complimenti, con tanti
saluti ai bellicosi progetti di cattura
narcos, talmente in fretta da irritare la
signora Carmen Ibarra, presidente della ong Movimiento pro Justicia: Il suo

sullex ministro Nicola Mancino. La Palermo in cui, a volte, sono risuonate parole di critica da parte degli addetti ai
lavori. Il professor Giovanni Fiandaca,
penalista gi membro del Csm di area
pd, aveva per esempio detto che era impossibile, gi in astratto, contestare ai
vertici delle istituzioni di avere discrezionalmente deciso di alleggerire lapplicazione concreta di misure antimafia
per evitare altre stragi da parte dei corleonesi. E Giovanni Pellegrino, ex senatore pd ed ex presidente della commissione Stragi, aveva fatto capire alla lontana la sua perplessit: Cesare accett
la trattativa con i pirati che lo avevano
rapito, ma il pagamento del riscatto non
gli imped successivamente di catturarli e di tagliare loro la testa.
Man mano che linchiesta procedeva,
i dubbi si sollevavano da pi parti, anche in seno a Magistratura democratica,
la corrente di sinistra dellAnm di cui
faceva parte lo stesso Ingroia. Piano
piano, ma inesorabilmente, lex pm scivolava non nella polvere, ma sicuramente gi dal piedistallo di divinit
senza macchia divinit di legge, battaglia e scrittura (articoli, saggi, ch Ingroia pure giornalista pubblicista). E
Rosario Crocetta, il governatore siciliano che ci tiene a esser di popolo,
devessersi convinto che un Ingroia
Gran Gabelliere (settore riscossione imposte locali) fosse un gran colpo dimmagine nonch un giusto risarcimento
per tante fatiche dellex pm incompreso. Eppure non gli riusc di piazzarlo a
Riscossione Sicilia (il Csm metteva il veto). Gli riusc soltanto di affidargli il
compito di amministrare Sicilia e-Servizi, la societ ora attenzionata del giudice Lorenzo Matassa per alcune assunzioni non linearissime. E dalla Sicilia
(commenti diramati dai lettori sulla
stampa locale) si leva una sorta di filastrocca: Si cap di che pasta fosse fatto Ingroia quando da Magistrato and al
congresso di un partito / si cap ancor
meglio dopo la figuraccia del Guatemala / lo cap Crozza che lo imit alla perfezione / Lo capirono gli italiani che non
lo votarono / Lo cap il procuratore di
Aosta che non lo vide presentarsi in ufficio / Lo capirono le vittime della mafia, quando ebbe lardire di definire il
sig. Ciancimino unicona dellantimafia
/ Lunico a non capirlo Rosario Crocetta. Allex pm resta solo Landini (uomo
avvisato, mezzo salvato).

di Marianna Rizzini

Antonio Ingroia, detto Antonino: indagato a Palermo per una storia non chiara di assunzioni a Sicilia e-Servizi

INGROIA STORY
La parabola triste di un magistrato ossessionato dalla politica.
Voleva conquistare Palazzo Chigi, finito indagato dagli ex colleghi
arrivo in Guatemala aveva creato grandi aspettative nella comunit internazionale, faceva sapere Ibarra, ci avevano detto che veniva un esperto di mafia e anticrimine, una persona in grado
di fronteggiare la delinquenza organizzata. Il fatto che se ne sia andato dopo
meno di due mesi per me stato un gesto irresponsabile, che ha fatto perdere
tempo e risorse allOnu e alla commissione. Ma era troppo urgente il compito in patria. Ed ecco laltra immagine:
Ingroia seduto su una seggiolina nellantico teatro Capranica, polveroso come
polverosi potevano apparire alcuni storici leader di formazioni politiche consunte dal tempo e dalle sconfitte, eppure presenti e pronti a partecipare alla
nuova avventura con colui che, nelle loro parole, pareva leroe dei due mondi
tornato dal mondo nuovo. Si era alla
presentazione ufficiale di Rivoluzione
civile, dicembre 2012, e Ingroia era gi
intento a parlare con tutti i sintomi di

Seduto su una seggiolina al


teatro Capranica, al lancio di
Rivoluzione civile, poi flop alle
Politiche del 2013
sfinimento nelleloquio poi resi celebri dallimitazione forse maieutica di
Maurizio Crozza: che sia stato Crozza a
tirare fuori il vero Ingroia che era in Ingroia? Perch luomo imitato su La7 dal
noto imitatore superava loriginale, risultando tuttavia aderente alloriginale,
che ne usciva inesorabilmente (e per
sempre?) macchietta. Ecco il Crozza-Ingroia, con tono strascicato, sguardo fisso, bocca ritratta in smorfia ed espressione scocciata, spiegare con lentezza
esasperante la genesi del nome della
Cosa, la Rivoluzione civile di fresco conio: Si chiama cos perch abbiamo

messo nel cappello tante parole, e poi


uscito sto nome e abbiamo lasciato questo. Ma scusi, dottor Ingroia, chiedeva una voce fuori campo nello sketch, si
pu sapere chi siano i candidati? Sono
i soliti, uno vale laltro. E scusi, dottor
Ingroia, se arriva a Palazzo Chigi che cosa fa nei primi cento giorni? Disfo il bagaglioooo. E poi? E poi disfo il bagaglioooo. Ma non ha un programma?, lo incalzava gentile il finto-giornalista. Eh, s s, abbiamo una quindicina di provvedimenti, rispondeva,
sempre pi stanco e spazientito, il finto
Ingroia, al quale, alla fine, veniva posta
la domanda che ogni osservatore, fuor
di sketch, sentendo parlare lIngroia vero, si era forse gi posto: Dottor Ingroia,
ma lei ne ha voglia?. Ed era tutto l, il
contrasto evidente tra il desiderio di
farsi politico e il fastidio di non essere
unico attore come sul palco dellinchiesta trattativa. Fu cos che nei mesi
successivi, prima delle elezioni del febbraio 2013 che lo videro sconfitto (quorum mancato sia al Senato sia alla Camera), lIngroia aspirante premier si
produsse in una serie di siparietti che
nemmeno il falso Ingroia: Basta barzellette, diceva a chi osasse domandare
ma i suoi futuri rapporti con il Pd?;
provocatore, provocatrice!, gridava a
chi, in tv, non lo trattava con deferenza.
E una sera, da Lucia Annunziata, a
Leader, su Rai 3, si era visto un Ingroria corrucciato e a braccia conserte, per
nulla pago del sostegno esterno di Fiorella Mannoia. Un Ingroia deciso a interrompere con un ancra? (o palermitana) linsolenza di chi, in studio,
pensava di poter intervistare come un
qualsiasi politico il malmostoso ex pm
della trattativa.
Non sorrideva, Ingroia, pur cercando
il motto di spirito, e senza sorriso metteva intanto in lista i giornalisti che, sullargomento mafie, stato e trattative gli

avevano fatto arrivare la luce della ribalta: giungevano infatti a Rivoluzione


civile Sandro Ruotolo, simbolo di stampa santoriana dura e pura, Sandra
Amurri (teste nel processo sulla trattativa), Maurizio Torrealta (autore di un libro sul processo). Pi ci si inoltrava nella campagna elettorale, pi la Rivoluzione civile, in cui si era candidato anche lex grillino Giovanni Favia, subiva
i colpi di piazza e di teatro dellallora tonitruante Beppe Grillo, competitore
sullo stesso campo (voto degli arrabbiati), e su Ingroia calava anche lonta (fuoco amico) degli articoli sul blog dellex
comico, dove Rivoluzione civile veniva
descritta come la foglia di fico adatta
al riciclo dei partiti-zombie con tutti quei faccioni pigliatutto, aggiungeva Grillo durante i comizi. Il pubblico di
elettori forse non capiva: che vuole, Ingroia? Vuole essere No tav o s Tav?
Moralmente intransigente o intransigente a corrente alternata? Non pareva
in effetti molto intransigente, Ingroia,
con il Di Pietro colpito da Report e
per giunta S Tav quando era ministro
dei Lavori pubblici. E infatti reggeva,
lalleanza con lex pm di Mani pulite,
tanto pi che lIdv era ancora dotata di
una cassa, fondamentale per affrontare
una campagna cos difficile. Ma gi in
fase di compilazione liste, come capiter poi ai reduci di quellavventura
confluiti nella Lista pro Tsipras alle ultime europee, ci si cominci ad accapigliare su chi dovesse meglio rappresentare questa e quellistanza, con il risultato che alcuni nomi antimafia e pacifisti per antonomasia si ritrovarono fuori,
con gran rammarico di Salvatore Borsellino, dei giovani delle Agende rosse e di Emergency: tutti a dire che
spreco, che spreco!. Aleggiava pure,
sulla Rivoluzione civile, lombra in teoria protettiva del sindaco di Napoli
arancione Luigi De Magistris, altro ex

magistrato precipitato dallaltare di intoccabilit. Ma tutto si rivel inutile,


con gran confusione nel frattempo: non
cera accordo neppure sui sogni (che
facciamo se vinciamo? Ci alleiamo o no
con il Pd?, era il tormento dei candidati). E non ci fu modo di arrivare al dunque, viste le misere percentuali.
A quei tempi Ingroia diceva: torner
in magistratura soltanto per occuparmi
di liti condominiali, dovessero mettersi male le cose. Si era candidato
ovunque, persino a Palermo dove era
ineleggibile, vista la sua lunga attivit
in loco come pm (secondo il Testo Unico delle leggi elettorali). Poi il nulla:
fuori dal Parlamento, con laspettativa
agli sgoccioli e un impiego ad Aosta
proposto dal Csm. Aosta, cio i monti
dopo le palme guatemalteche, Aosta lunico luogo dove Ingroia non si era candidato. E per il flop della lista (1,8 al
Senato, 2,2 alla Camera) non gli aveva
impedito di confessare in diretta televi-

Il gran rifiuto della sede ad


Aosta, laddio alla magistratura,
linchiesta sulle assunzioni, i
dubbi (altrui) sulla trattativa
siva, ad Agor, allindomani della
sconfitta, che di idee sul futuro ancora
non ne aveva. E se, a poltrona valdostana appena assegnata, Ingroia aveva detto che no, in fondo quella per lui non
era una punizione, qualche mese dopo, a poltrona sostanzialmente schifata
(finite le ferie, non si era presentato, risultando di fatto decaduto), aveva lasciato intendere un fondo di vittimismo
non sopito: Sarei rimasto in magistratura, se mi fosse stata data la possibilit
di mettere a frutto la mia esperienza
ventennale di pm antimafia in Sicilia.
Ma c chi non vuole, Csm in testa.

ANNO XX NUMERO 62 - PAG VI

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

Umberto Tirelli e la sua sartoria

di Stefano Di Michele

ve una merceria chiudeva, ove un


armadio serrava, ove una sartoria
ripiegava Umberto Tirelli accorreva.
A soccorso dello strascico nobiliare, a
salvezza delle piume di struzzo titolate,
a saldo presidio dei pi antichi cilindri.
Al cabochon! Al cabochon! Al cabochon, con scapicollo! Alla fusciacca! Alla fusciacca! Alla fusciacca, con ardor!
Per esempio: Al Tritone cera una merceria, la pi elegante e tradizionale di
Roma (). Un giorno, ricevo una telefonata. E il proprietario: 65 anni lui, 90 la
madre. Abbiamo deciso di metterci in
pensione, signor Tirelli. Vendiamo tutto. Mi hanno fatto il suo nome. Dopo
mezzora, ero l. Un paradiso di vecchi

Compie mezzo secolo di vita la


Sartoria Tirelli. Il suo creatore
morto giovane, a 62 anni, nel
dicembre del 1990
residui dal 1907 in poi: pizzi, frange, bottoni, fibbie, foulards, sciarpe, giarrettiere, zagane, nastri, cabochon, cordelle. Ho comprato tutto, compresi i mobili a cassettiera del magazzino, dilazionando il pagamento. C Romolo Valli
da bardare quale teatrale Enrico IV,
scomposto e saggio matto pirandelliano;
c Silvana Mangano, bianco accecante
dentro un volo di velette e cappelli, sulla sabbia del lido di Venezia dove la
morte del professor Von Aschenbach si
apparecchia; c Marcello Mastroianni,
Casanova in disfacimento sulle strade
del mondo nuovo; c Maria Callas,
Medea pasoliniana carica di collane e
blu accecanti e grandissimi occhi sbarrati; c Bob De Niro che danza dentro
il colossale racconto dellAmerica di
Sergio Leone; c il Mozart assassinato
dal mediocre Salieri e c il genio, dietro, vario e felice, di Piero Tosi cos rigoroso e Dante Ferretti e Pier Luigi Pizzi cos esplosivo e Danilo Donati e Gabriella Pescucci, e altri, e tanti altri,
molti Oscar (costumisti di formidabile
talento: cos sui giornali, cos per la critica), un frusco cinquantennale di gonne e sottogonne, un rumore sordo di armature, trine e pizzi e persino garza
ospedaliera che invadono laria come
rondini quando primavera, foglie
morte quando fuori dalle finestre le foglie cadono infilzate da fili colorati.
Ogni volta, qualcosa da inventare, qualcosa persino da far resuscitare. Per,
poi, non ho mai debellato la febbre
dellacquisto. E allora Tirelli ripartiva, un instancabile pattugliatore di

UNA CITTA
DI ABITI
PER VESTIRE
I SOGNI
E LA STORIA
Centosettantamila costumi creati per il cinema, il teatro,
la televisione. Quindicimila pezzi autentici, frutto
di una incontrollabile passione per gli antichi armadi.
La collezione unica di un topo da retrobottega
sbaracchi una vecchia cappelleria, e me
ne ritorno a Roma con duemila fra cilindri, bombette, gibus, panama, lobbie.
Ritorno a Milano e rilevo dal carnettista Sassi chilometri di rasi e sete. Sassi
chiudeva e mi permise di pagare a rate
per anni e anni. Spesso non ho bisogno
di radar n di informatori, perch mi
cercano, perch sanno che, in tutto il
mondo, c un solo pazzo che pu perdere la testa per un bottone dellOttocento. Usava anche certe inserzioni, Tirelli, nella lotta titanica per salvare dalle tarme e dalla dimenticanza un doppiopetto dautore, una giarrettiera abbandonata sul fondo del cassetto, una
borsetta che non vedeva la luce dallanteguerra (la Prima): Compro abiti di
sartoria anni Trenta, Cercasi divise uf-

ficiali guerra Libia. Poi, man mano, gli


annunci lanciati nel vuoto, persi tra
quelli delle ragazze di buon cuore, non
servirono pi. Chi vuole ripulire gli armadi, chi vuole vendere il Caraceni del
nonno, il Dior della zia, sa che Tirelli
compra, non fa pettegolezzi. Vecchi
merletti, poco arsenico, molta polvere,
e giurava Tirelli sugli infiniti stupori che
il riaprirsi di ante e coperchi potevano
determinare. Un po archeologo, un po
scopritore, un po consolatore per
unintera vita, quasi come un bambino
felice in una bottega di caramelle, dentro uno sconvolgente luna park. Ho fatto incontri incredibili: vecchi ammiragli
che traslocano, ti aprono gli armadi delle divise e ci si legge dentro la storia di
una vita; riccone decadute e bastonate

dallet che, vendendoti il Balmain, rievocano una serata resa inimitabile da


quellabito; la figlia che si sbarazza del
guardaroba materno e capisci che un
po se ne vergogna. Ho fatto scoperte singolari, al limite del morboso, perch i
guardaroba spesso raccontano segreti e
inconfessabili intimit. Un po bimbo, allora, e un po psicologo e persino
un po prete che assolve, mentre con
occhi rapiti e rapaci osserva, il peccato
ultimo della dismissione e della dimenticanza. Il pathos dolente e sorprendente del mondo della passamaneria.
Anni Cinquanta. Chi quel brunetto l che si agita tanto? cos chiese Luchino Visconti, mentre metteva in scena
a Milano la sua Traviata. Tirellino
cos cominci a chiamarlo. Era allora,

Tirelli non ancora viscontiano Tirellino,


fattorino presso la pregiata sartoria di
Pia Rame, sorella di Franca, in quel di
via Montenapoleone, ove maschere di
carnevale si affittavano, e cumenda e
sciure meneghini sortivano fuori vestiti come Napoleone o principessa Sissi
o regina Cleopatra (autentiche delizie,
vere miniere, si potrebbe pensare, per
la signorina snob di Franca Rame), e lui
proponeva ardito pure il fauno di Nijinskij. Visconti lo port a Roma, il Tirellino fattorino l dove Tosi preparava il
suo Gattopardo, e il miracolo di un
cow boy mutato per sempre nellaristocratico principe di Salina (il principe
pi principe della storia del cinema)
stava per realizzare e Angelica dalla
vita sottile che danza senza pi smette-

re. E morto giovane, Tirelli che poi fu


sempre Tirelli, e mai pi Tirellino: ad
appena 62 anni, nel dicembre del 1990.
Prima, riemp gli occhi degli spettatori,
e i suoi stessi occhi di topo da retrobottega, di stupori. Rivest i corpi, le
voci, i gesti. (Anni dopo, infiniti anni dopo, confider Tosi a Laura Laurenzi, sul
Venerd di Repubblica: Troppe volte,
se non ci fosse stato lui, sarei scappato,
mi sarei arreso. Tutti gli chiedevano
consigli, lui era piuttosto prepotente,
aveva delle impuntature, ma portava allegria e vitalit. Mi stato di grande aiuto: era una forza della natura, litigava
con la produzione e noi vigliaccamente
mandavamo sempre avanti lui. Aveva
anche un grande senso dellumorismo,
sapeva fare degli scherzi atroci). Visconti lo port alla Safas, la sartoria di

Nobildonne decadute, generali


decrepiti, mercerie in disuso. E lui
poteva perdere la testa per un
bottone dellOttocento
cui si serviva. Dur nove anni. Poi, il 30
novembre 1964, debutta la Sartoria Tirelli, con due macchine da cucire e un
pugno di sarte e modiste. Avevo letto
su una rivista una pagina di Luigi Einaudi sullo spirito imprenditoriale. La
incorniciai e fu la prima cosa che appesi alle pareti di via Tevere. A via
Tevere, numero 6, per la precisione. E
perci sono appena poco pi di cinquantanni e appunto lanniversario
del mezzo secolo si va festeggiando: con
un raffinatissimo volume, Tirelli 50. Il
guardaroba dei sogni (Skira), curato da
Masolino, Silvia e Caterina dAmico, e
Dino Trappetti, una mostra (I vestiti
dei sogni, fino al 22 marzo) a Palazzo
Braschi, e tra pochi mesi, a New York,
presso il Museum of the Moving Image,
unaltra mostra, Costumes for Cinema
from Tirelli Atelier, allestita da Dante
Ferretti. La Ditta Tirelli stata un fucina di amori, ha portato fortuna, ha
aperto la via dellaltare anche a mature signorine gi rassegnate allo zitellaggio. E sono fioccati quaranta bambini. Li ho tenuti, quasi tutti, a battesimo
come padrino, esibiva il Fondatore
(cos, in apposito capitolo librario, a ragione definito).
Fenomenale stato limpatto della
Tirelli sul meglio cinema italiano. Fenomenale fu il suo titolare. Il volume
della Skira trabocca di centinaia e centinaia di foto dove si incrociano Visconti e Pasolini, Scola e Zeffirelli,
Strehler e Ronconi, Menotti e Bertolucci, Scorsese e Minghella, Leone e Magni, Bolognini e Fellini, e altri da non

La passione laterale del suo


fondatore: svuotare cassapanche
e guardaroba, alla ricerca di
pezzi autentici e dimenticati

Gli abiti della regina, gli Chanel


della principessa, giarrettiere,
garze dospedale e bottoni. Un
innamoramento da sentirsi male

vecchi bauli, di custoditi guardaroba, di


scatole come lampade magiche. Aladino o seta stampata? Da sedici anni, faccio incetta di pezzi autentici e non
smetto raccontava allinizio degli anni Ottanta a Guido Vergani, nel libro
Vestire i sogni. Il lavoro, la vita, i segreti
di un sarto teatrale (Feltrinelli) Ogni
giorno compro qualcosa e non solo abiti, anche accessori, bigiotteria, stoffe,
materiale depoca. Ho ormai una sorta
di radar per lautentico che ci pu essere al di l delle pi anonime vetrine.
Il richiamo di uno chiffon sepolto da decenni, il luccicho di un ricamo, il misteriosissimo tigan (su cui neppure internet vomita qualcosa) cosera, comera, sulla pelle?
Volo a Milano, perch so che un negozio di piume sta per chiudere, trovo e
compro una favolosa moltitudine di piume antiche. Corro a Siena, prima che

poterli contare, e cos legioni di attori e


di attrici e cantanti: (quasi) tutti quelli
che si possono pensare al cinema e al
teatro e allopera pensando, e lintera
terribile famiglia Borgia (quella capitanata da Jeremy Irons) pure. C la storia, divertentissima, dei costumi che alla Tirelli disegn Tosi per la Callas, la
Medea di Pasolini. Fu un lampo e un azzardo. Il rischio era quello di ricadere
nelle solite tuniche, negli stereotipi della grecit, in una masticata ovviet
lamericanata, insomma. Niente broccati, sete, rasi, dorature, veli volanti.
Via, tutto via! Fu scelta la strada opposta. Erano davvero e volutamente
stracci (). Il cencio della nonna, quella stoffa poverissima che i tappezzieri
usavano per i sottodivani. Cencio di
nonna e garze da ospedale, comprate a
chilometri dai fornitori sanitari. Mai
nessuno aveva usato per un vestito un

Due donazioni: un costume di scena del 1949 per Oreste, della compagnia di Luchino Visconti, e gli abiti del torero Luis Miguel Domingun e del maestro Manolete (foto di Fiorenzo Niccoli)

ANNO XX NUMERO 62 - PAG VII

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971): costumi di Piero Tosi realizzati dalla sartoria Tirelli (foto di Mario Tursi)

Volo a Milano, perch chiude un negozio di piume Corro a Siena, prima che
sbaracchi una cappelleria, e torno con duemila tra lobbie, cilindri e bombette
materiale cos misero. (Voci sulle scale della sartoria, in quei giorni, tra Tirelli ed Emilia, la magazziniera. Tirelli, dal secondo piano, che chiama: Emiliaaa! Emiliaaa!. Emilia dal piano terra, con una bacinella in mano, che urla: A sor Tir! Cho la Gallas nella bagnarola! stava tingendo la stoffa di un
costume della Callas. Certo: Cho la
Gallas nella bagnarola!, strepitosa
annotazione, da grandissima sceneggiatura ch poi pure faccenda da Superiride, tanta di questa magia, di bucce di limone e camomilla per certi gialli, ortica i verdi, il mistero del pliss perenne). Quando la Callas arriva per le
prove, Tirelli appunta gli spilli e Tosi,
il costumista, un po trema. Cera un
grande silenzio. Maria Callas si guard
allo specchio e disse: Adesso, sono Medea. Tosi quasi non ci credeva. Cinquantanni della Tirelli hanno prodotto
questo miracolo: di centosettantamila
costumi creati, oltre quindicimila pezzi
autentici questi, il frutto della incontrollata passione di Tirelli per gli antichi armadi, per le soffitte inesplorate,
per i negozi consegnati alla polvere e al
chiaroscuro. La parte della sua storia
pi personale e bislacca e (forse) appassionata. Quellimpressionante numero di costumi e di autentici abiti depoca salvati sono ora a Formello, in un
gigantesco magazzino-showroom di cinquemila metri quadrati e dallalto
pendono e si dondolano, corazze e crinoline, velluti e fustagno, bottoni, fibbie, nastri, piume, zagane, aspr, fusciacche, dalmatiche, passamaneria,

guanti, cappellini, busti, borsette, a recuperare uno dei tanti parziali elenchi
delle sue passioni dettati da Tirelli, e
biglietti scritti a mano segnalano le tipologie: Nobildonne (sottogonne a balze di crine), prostitute, Otello finale Ed molto pi difficile realizzare labito di un povero che quello di un
ricco ha spiegato Gabriella Pescucci

Da Tosi alla Pescucci, molti


Oscar e lunga gloria. Cho la
Gallas nella bagnarola!. Due
mostre e un raffinato catalogo
. Va invecchiato, consumato, liso, graffiato, il tutto a mano, con olio di gomito:
cos che, paradossalmente, pare quasi
costare pi fatica sembrare poveri, che
ad esserlo davvero. Pure nella finzione,
il povero di pi patisce. Il pi antico tra
gli abiti risale al Seicento, lultimo al
1971 sar che, come diceva Giovanni
Urbani, direttore dellIstituto del Restauro in quegli anni, irriverente e presago, investendo quasi tutto il suo patrimonio in completi Caraceni, qui, cari miei, spariranno i sarti e arriveranno
gli stilisti!. Nel libro scritto da Vergani,
quando tutto era ancora sparpagliato in
nove magazzini, Tirelli tirava persino
pi indietro con gli anni. Il museo si
ferma al 1968, perch da quel momento addio moda come fenomeno di cultura. Oggi non si fa che copiare; magari
c intelligenza, di sicuro c un furbo
senso degli affari, ma le invenzioni, le
emozioni, che mettono radici nella cultura e rinnovano, appartengono solo al
passato prossimo e remoto.
E perci, appena poteva, Umberto Tirelli partiva in avanscoperta. Seguiva
una traccia, una voce, un odore di naftalina come Eta Beta arrivava al culmine del piacere, agli abiti da sera e da
giorno della regina Margherita, della regina Elena, della regina Maria Jos.
Sono lunico al mondo che abbia investito il proprio denaro, il proprio lavoro, il proprio sudore in questa archeologia della moda (). Per anni, ho fatto
i conti della serva, per vedere se, dal bi-

lancio della ditta, veniva fuori qualche ma Gallenga aveva avuto bottega (atesoldo per questa maniacale forma din- lier, nel caso, atelier, vest le snobissivestimento (). Per anni, se risparmia- me, sofisticate clienti di Chanel, di Vionvo cinque-seicentomila lire, non ho mai net, di Paquin). Vera ossessione somsognato di cambiare auto, di pagarmi ma, madama Gallenga, nellossessiouna vacanza esotica. March aux puces. ne tirelliana. Che in un paradiso a sua
Quanti fine settimana della mia vita ho misura, appunto Tirelli si ritrov: Nel
passato carponi a rovistare fra i mucchi retro, grandi armadi liberty e dentro
di stracci dei brocantes. E che meravi- una sfilza di pezzi sublimi. Il patrimonio
consisteva in una
glie ho trovato: Poicinquantina
tra
ret, Chanel, pizzi e
mantelli, vestiti e
ricami della Soeurs
sciarpe da sera,
Callot, Schiaparelqualche abat-jour e
li, buttati per terra
tra pantalonacci biqualche copripianoforte, in una grossunti e vecchie tusissima rimanenza
te.
Personaggi
di velluti e chiffon
straordinari, in queancora perfetti di
sto suo deambulare,
nella lotta senza
trama e di colori;
nel brevetto del siquartiere a tarme e
stema di stampa e
casalinghe nei merin settemila stampi
cati e distrazioni di
di legno, parte scoleredi. Come Concetpiti a mano e parte
ta Gazzoni, che nata
come sarta aveva via traforo, di tutte le
misure, da quelle di
rato verso qualcosa
un centimetro a
di pi pratico. Semquelle di dieci mepre Tirelli: Si era
tri a incastro: uninbuttata a comprare
abiti usati dalle
credibile gamma di
disegni (motivi rogran dame dellari- Umberto Tirelli (foto di Fiorenzo Niccoli)
mani, bizantini, Ristocrazia romana,
quella di sangue blu o di reddito. Li ria- nascimento, ispirati al pavimento del
dattava e li vendeva alle signore della Duomo di Siena, art nouveau, art dco).
piccola e media borghesia. Erano usati Persi la testa. Un innamoramento da
per modo di dire: per le principesse sentirsi male.
Cos era Tirelli a nome Umberto,
Borghese o Colonna, per le protagoniste
della societ romana, che allora delira- causa laviatore Nobile, nei giorni delvano per il giovane DAnnunzio, per il la nascita disperso al Polo nord. Scrive
Duca minimo, era inammissibile in- Masolino DAmico: Era avido di vita, di
dossare e sfoggiare per pi di una volta amicizie, di allegria, e non lo dissimuun abito importante, firmato, sia che si lava, anzi, lo gridava a tutto il mondo.
trattasse diun gran sera o di un tailleur Quando qualcosa lo colpiva favorevolda caccia alla volpe (che c solo da im- mente o, pi di rado, sfavorevolmente,
maginarla, la signora della piccola bor- lultima delle sue preoccupazioni era
ghesia di via XXI Aprile col tailleur da quella di abbassare il tono di voce. In
caccia alla volpe). Che a proposito di alto il cuore e alti i decibel, mentre le
caccia quella inoffensiva e febbrile di ante del guardaroba si aprivano quasi
Tirelli dur lintera vita. Da darci via come caverna di Al Bab, grotta di
con il cervello, da lasciare in bagnarola Montecristo fosse pure solo lappartala Callas e pure la Medea in persona. mento delle sorelle Gazzoni a via MeUna volta, si present a un indirizzo di rulana, che puzzava di naftalina, pieno
via Ludovisi l dove la mitica mada- di armadi e di stipi (Pier Luigi Pizzi),

per col tesoro di uno strascico reale


nel fondo del corridoio. Quello che capitava, veniva buono: Ultimamente ho
acquistato dal figlio di un notabile, di
un gerarchissimo del regime fascista,
tutte le bombette del padre e, chiss,
forse cera anche quella della marcia su
Roma marcianti squadristi in bombetta, e non solo con bombe? Per fortu-

Oltre 170 mila costumi, 15 mila


capi autentici, le tante donazioni:
scrutando armadi, Tirelli ha
costruito una citt di meraviglie
na, a sostegno della tirelliana passione,
arrivarono le donazioni (c un apposito
capitolo nel grande libro, interamente
fotografate da Fiorenzo Niccoli), spesso
da aristocratiche romane di elevato
guardaroba di famiglia fornite. Anne
Marie Aldobrandini ha rastrellato per
me i guardaroba dellaristocrazia francese; mi ha regalato il suo corredo da
sposa, firmato negli anni Cinquanta da
Dior e Chanel, e molti abiti della madre
Lilie Volpi (). Una grande sala dovrei
dedicarla anche a Domietta del Drago,
generosa mecenate della mia collezione. Per successive eredit, Domietta si
trovata gli armadi pieni di meraviglie:
Chanel degli anni Venti, Balenciaga, Paquin, Dior. Sono fra le mie cose pi importanti. E si riparte col bolero di
marab e abito di crepe satin, abito
di shantung di seta color ghiaccio, costume per un bal masqu realizzato nel
1928 dal Couturier Gaston Zemel, persino le livree dei maggiordomi del Casato Altieri e del Casato del Drago
Successione di meraviglie l a Formello, alle porte di Roma. Quando Tirelli mor, cos allimprovviso ogni cosa poteva prendere altro corso: la grandezza in scena, lammasso prodigioso
realizzato fu la persona a lui pi vicina, Dino Trappetti, a prendere tutto in
mano. Storico socio da tantissimo lamicizia con Umberto era sempre pi
salda, era cresciuto un affetto e una
confidenza meravigliosa, ha rievocato
in questa occasione ha salvato ci che

la pazzia e lallegria di Tirelli avevano


ammucchiato. Anzi, lha ampliato. Chi
pensava che dopo la scomparsa di Umberto la Tirelli potesse naufragare fu,
per fortuna, smentito. Il brunetto
che si agitava tanto, sul palco viscontiano degli anni Cinquanta, realizz alla fine quel suo sogno insensato e indispensabile. I bilanci del mio collezionismo sono in rosso, al di l del patrimonio in materiali diceva . Anche
perch, pur essendo io a fare il mercato perch sono praticamente il solo a
comprare, non ne ho mai approfittato
per strozzinare rigattieri, vecchie sarte, dame in decadenza, figli che volevano liberare gli armadi di famiglia, decrepiti generali in pensione che, a malincuore, intendevano realizzare qualcosa dalle antiche divise della guerra di
Libia o del Carso. Un bilancio che per
lui, alla fine, attraversava i secoli, mica
solo il secolo ultimo: Il Cinquecento; il
Seicento; il Settecento; la drastica ribellione della rivoluzione francese con
le donne che buttano parrucche, cerchi,
busti, rasi, e si denudano sotto le camicie di batista bianca; il primo Impero;
il ritorno del busto; il romanticismo di
trine, uccellini, rasi, fiori, velluti; la
pomposit fasulla della moda di Luigi
Filippo e il trionfo della volgarit del
secondo Impero con le crinoline a tutto spiano e a tutto gonfiore, i diademi, i
boccoli, gli strascichi a non finire. Ma
non oltre il Sessantotto, please. Tirelli
luomo che svuotando gli altrui armadi e i segreti cassetti edific quasi una
piccola citt di fruscianti meraviglie.

ANNO XX NUMERO 62 - PAG VIII

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

nonni di Charlie Hebdo ne combinano di tutti i colori gi dalla fine dellOttocento. Sboccati e libertini, anarchici e dinamitardi, ferocemente antiborghesi e mangiapreti, nemici giurati
dellesercito, della giustizia, della famiglia e della massoneria, si arruolano in
una miriade di riviste satiriche pronte
a bruciare le polveri e a far saltare il sistema. LEuropa attraversata dal loro
pirotecnico contrabbando culturale e
politico, uninternazionale anarchica e
cosmopolita di artisti satirici e iconoclasti che ingaggia Daumier, Vallotton,
Pissarro, Signac, Kupka, Galantara e
Scalarini.
Nonni e nipoti hanno in comune il
Dna anarchico e libertario che della satira stimmata incancellabile. I nonni
dinamitardi di Charlie quel Dna lo ereditano da Bakunin, Cafiero, Malatesta e
Kropotkin. Conoscono a menadito
Tempi difficili di Dickens, Germinal di Zola, I bassifondi di Gorkij, I
Miserabili di Hugo e I misteri di Parigi di Eugne Sue. Sfidano Bava Beccaris, il Papa Re, Cecco Beppe e i boulevard di Parigi disegnati per la gittata
del cannone e a misura di rivolta. Hanno negli occhi i bambini inghiottiti nelle miniere e lo scandalo dellaffare

na piena con solo didascalie grottesche


e fumetti. Aggrediscono il mercato con
una grafica raffinata ma a prezzi popolari e con una distribuzione capillare e
tirature di tutto rispetto. Artisti celebri
si espongono disegnando giudici trasformati in rospi, preti dalle mani lorde di sangue, scheletri con le facce dei
re. Diffondono il contagio della satira in
tutta Europa. In Inghilterra nasce il libertario Punch, in Germania Simplicissimus che attacca ugualmente il malcostume della chiesa cattolica e di quella
protestante, in Spagna Papitu, in Italia
il Fischietto, il Pasquino, il Guerrin Meschino e lAsino.
La vera rivoluzione editoriale quella dellAssiette au Beurre, una rivista
dalla testata a doppia valenza, il piatto di burro sulla tavola dei ricchi e una
fonte di profitto appetitosa per gli autori. Un burro esplosivo, difficile da digerire, ma ottimo per ungere le utopie.
Fondata dallebreo ungherese Samuel
Schwarz, vanta duecento collaboratori
sparsi in tutta Europa, tra il 1901 e il
1912 sforna 593 numeri monografici affidati a un solo artista e sviluppati con
immagini a piena pagina. La galleria
corrosiva. In un numero monografico
intitolato Le Vatican, litaliano Galantara mette in croce la chiesa di Roma.
In LArgent il boemo Frantisek
Kupka immagina una rassegna di rospi

Al centro dellinternazionalismo
editoriale della satira tra Otto e
Novecento la Francia anticlericale,
culla del libello e della caricatura

Giudici trasformati in rospi,


scheletri con le facce dei re.
Nuove riviste anche in Italia: il
Fischietto, il Pasquino, lAsino

Dreyfus. I nipotini di Charlie, al posto


di Napoleone III e della contessa di Castiglione, devono accontentarsi di Hollande e della Gayet. Ma pagano col sangue la sfida al moloch della contemporaneit: lIs e lislamismo feroce.
Al centro dellinternazionalismo editoriale della satira tra la fine dellOttocento e gli inizi del Novecento la
Francia anticlericale, oscillante tra Impero e Repubblica e culla del libello e
della caricatura, in cui i nonni terribili
inventano una rete di riviste collegate
con scambi continui di autori, e costruiscono una dorsale satirica che attraversa lEuropa. I nonni di Charlie viaggiano da una redazione allaltra con le valigie piene di disegni dirigono una rivista ma collaborano intensamente con le
altre. Linternazionale satirica anarchica libertaria e accetta incursioni politiche eterodosse come quelle del socialista di ferro Scalarini che, pur lavorando per lAvanti, collabora per le riviste satiriche di mezza Europa, e dopo
aver subito unincursione punitiva che
gli deforma la mascella per sempre, finisce in galera ed costretto allesilio.
Tra volute liberty e graffi espressionisti i nonni al fulmicotone delle riviste
satiriche mordono societ e costumi. Invocano, come tutte le avanguardie, un
Mondo Nuovo e il relativo Uomo Nuovo, ma inventano un armamentario di
soggetti retorici e di metafore, catene
spezzate, soli nascenti, capitalisti con la
faccia di maiale e preti crudeli, che ci
accompagner per un secolo. Il capitale, sotto forma di una gigantesca piovra
dai meandri art nouveau, stritola con i
tentacoli il popolo inerme. Un magistrato con la faccia di scimmia che ricorda
i personaggi dei quadri di Bosch, accovacciato sui codici, mastica un disgraziato mentre stila la sentenza che lo
condanner. Una capra feroce con la tonaca da prete stringe nelle mani fedeli
imbesuiti e proietta unombra minacciosa. E poi il vitello doro, il broker che
gioca in Borsa I cattivi ci sono tutti.
Ma sfolgoranti compaiono anche gli
eroi della lotta sociale. I pi classici seminatori, aratori, operai o muratori. I
demolitori, armati di dinamite, vanga o
piccone, la demolizione, necessaria per
far sorgere un mondo nuovo, a partire
dal Destruam et aedificabo di
Proudhon degli anarchici una fissazione. Si aggiungono loratore che arringa la folla in sciopero, lartista povero,

con le facce di re e imprenditori, la pancia deformata dal denaro come personaggi di Bosch. In Crimes et chtiments Flix Vallotton prende di petto
i metodi violenti della polizia. In Les
Refroidis, con un segno espressionista
che ricorda le xilografie medievali e anticipa la scarnificazione del fumetto e
del graffitismo, Jossot mette in scena
una galleria di scheletri, raffreddati e
dunque disillusi, che raccontano ciascuno la propria storia in una strepitosa danza macabra.
Prima dellAssiette au Beurre, il Libertaire stampa il suo primo numero a
New York nel 1858 grazie a un turbolento rfugi, Joseph Djacques, ma rispunta a Parigi nel 1895 diretta dallanarchico Sbastien Faure. Le tirature
sono di tutto rispetto: i Temps Nouveaux, fondata da Jean Grave nel 1895
stampata in ottomila copie con tanto
di numeri speciali e supplementi letterari, ma dopo 982 numeri il vento freddo della Grande guerra la far chiudere. Il Canard sauvage con solo trentun
numeri, a un prezzo molto popolare,
coinvolge lettori progressisti e lascia un
segno profondo tanto da ispirare il Canard Enchain. Dichiaratamente anticlericale Corbeaux, con i preti gi nel
logo di testata disegnati come corvi neri e messi ferocemente in burla insieme
a suore lascive e sadiche.
Senza partito e senza dirigenti, attraverso le riviste satiriche, gli anarchici
diffondono le idee libertarie di
Proudhon, di Bakunin e del principe
Kropotkin che inneggia alla rivolta
permanente attraverso la parola, lo
scritto, il pugnale, il fucile, la dinamite.
Tutto va bene per noi, purch non sia la
legalit. Dalla dinamite della metafora
si passa al fulmicotone vero e proprio.
Lesplosione del terrorismo anarchico
cambia le carte in tavola. Nel 1894 il
presidente francese Sadi Carnot ucciso dallanarchico italiano Sante Caserio. Nel 1898, Sissi, limperatrice Elisabetta dAustria, accoltellata a Ginevra.
Nel 1900 il re dItalia Umberto I colpito a morte da Gaetano Bresci. Nel
1901 viene ucciso il presidente degli
Stati Uniti William McKinley. I governi
europei approvano leggi eccezionali, la
repressione sempre pi dura: processi, carcere, impiccagioni. Alla dinamite
della satira si aggiunge quella che dilania le carni. Il rosso dellinchiostro tipografico muta in quello del sangue.

di Cinzia Leone

Una copertina contro leducazione religiosa per il numero del 1 dicembre 1907 di Corbeaux

SATIRA & DINAMITE


Anarchici e bombaroli, antiborghesi e mangiapreti: un secolo fa
reinventarono lo sberleffo danzando sotto il vulcano dellEuropa
le ragazze abbandonate, i miserabili e
i disoccupati. Ma anche bei ragazzotti
seminudi che, brandendo una lancia e
illuminando le tenebre con una torcia,
sconfiggono lidra a tre teste, una con la
corona del re, laltra con il tocco del magistrato e la terza con il cappello del
prete. Alle donne il compito di simboleggiare la libert, la rivolta, lanarchia,
sempre trascinando con s uomini di
cui hanno appena spezzato le catene.
Spuntano anche personaggi eccentrici
come il vagabondo, il trimardeur curvo
sotto il peso del sacco cos simile allesule anarchico. E persino il gatto, simbolo di libert e indipendenza, prediletto dalliconografia liberty e tenuto in
gran conto anche dalla satira anarchica e che dar il nome a un caff letterario. Ricorre lenfasi dei simboli del la-

Un armamentario di soggetti
retorici, maschere e metafore
(catene spezzate, soli nascenti)
che ci accompagner per un secolo
voro, aratri e picconi, e di torce a illuminare lutopia di un futuro desiderato ma
anche temuto. Temuto perch industriale e dunque oppressivo. Sullo sfondo della lotta tra bene e male, gli artisti pennellano i luoghi dello sfruttamento: tetre ciminiere e miniere, citt
tentacolari e gi inquinate e macchinari industriali. E la sagoma della Tour
Eiffel, simbolo del demonio e dellinarrestabile sviluppo edilizio che sta trasformando la Parigi borghese celebrata nelle tele degli impressionisti in una
pericolosa capitale divorante e ostile.
Un prequel delle allucinazioni della

Metropolis di Fritz Lang balena nelle


immagini degli artisti anarchici che
sembrano temere la modernit e il progresso ma insieme ne sono attirati. Cos Signac in una lettera a Pissarro: Non
ti ho detto delle mie sensazioni durante la discesa nella miniera, gi a 800 metri, ma quale celebrazione del colore visitando le acciaierie di Marcinelle e

Couillet! E la sinfonia del fuoco []. L


non ho visto fabbriche nere e sporche,
ma giochi di luce e colori come quelli
dei pi bei tramonti. A unire gli artisti votati allanarchia e quelli regalati al
futurismo di destra c il baluginio di un
verde acido e la lama di luce di un grigio acciaio.
Le metafore iconografiche inventate

Una mostra a Lecco e una a Mendrisio

li originali delle riviste maledette


e le opere degli artisti dinamitardi, sono raccolti nella mostra Disegno
e dinamite, dedicata a Cabu, Charb,
Tignous, Georges Wolinski, inaugurata in questi giorni a Lecco a Palazzo
delle Paure. Difficile scegliere un nome pi evocativo per raccontare la
strana storia degli spericolati nonni di
Charlie Hebdo. A quella di Lecco
collegata la mostra a Mendrisio Anarchia tra storia e arte. Da Bakunin al
Monte Verit, da Courbet al Dada,
che ricostruisce la storia del Ticino, e
della Svizzera, crocevia europeo di
cultura e focolaio di anarchia. Svuotato dei rifugiati mazziniani dopo lUnit
dItalia, il Ticino accoglie flussi di rfugi cosmopoliti. Bakunin, i comunardi parigini, gli esuli russi fuggiti dalla
persecuzione dello zar ed esuli francesi e italiani scampati alle prime agitazioni sociali o dalle rivolte internazionaliste. Qualche aristocratico, molti
borghesi ma anche operai, spesso
anarchici, che entravano in concorrenza con la manodopera locale.
Nelle sue lettere Bakunin elogiava
il Canton Ticino come il luogo ideale
per lasilo politico anche grazie al cli-

ma e al basso costo della vita e grazie


a Bakunin, il rifugio del Ticino accoglie gli anarchici italiani Carlo Cafiero, Errico Malatesta e Andrea Costa. I
governi europei approvano leggi eccezionali: processi, carcere, impiccagioni. La frontiera ticinese presa dassalto da ondate di rifugiati. La Svizzera non pu rimanere a lungo lAtene
dellanarchismo. Nel 1892 il Corriere
del Ticino scrive: In generale nel rifugiato politico c la vittima di una tirannia, lanimo caldo di un patriota
che sogna la patria libera e forte: nellanarchico invece non c che lassassino, la peggior specie di malfattore; in
lui gli istinti di belva, sordo com ad
ogni sentimento di umanit. Il diritto
dasilo troppo sacro perch si
confonda colla licenza di impunit. Le
teorie anarchiche non si discutono
pi, si aborrono, e coloro che si fanno
paladini di queste idee si mettono da
s al bando della civilt. Letichetta
di anarchico serve ormai per bollare chiunque appaia un pericoloso sovversivo. Come per il giovane Benito
Mussolini segnalato dalle autorit del
Ticino nella lista degli anarchici in
Bellinzona nel 1903.

dalle riviste satiriche libertarie e anarchiche, il capitalista con la marsina e il


popolo che brandisce gli attrezzi da lavoro come santi con gli attributi del
martirio, ci accompagneranno per i primi sessantanni del Novecento. Influenzeranno i simboli dei partiti, dalla falce e martello alla fiamma missina, al sole del Partito socialista. Si continueranno a spezzare catene fino alla fine degli anni Settanta, ma il postindustriale e
la pop art inghiottiranno le metafore visive inventate dai nonni di Charlie Hebdo. Lascia il segno la loro ricetta satirica; dosi massicce di fantasia, un pizzico
di grottesco, una presa abbondante di
giudizi morali, una spolverata di gusto
per linvettiva e un tuffo nellesperienza
diretta. Anche grazie a loro, e allesercizio della satira, lartista di fine Otto-

Grazie a loro, lartista di fine


Ottocento cambia pelle, riscopre
Goya e Hogarth, si libera dalla
accademia e torna artigiano
cento cambia pelle, riscopre la strada
indicata da Goya e da Hogarth, diventa
interprete della modernit, si libera
dallaccademia e torna artigiano. Impara a fotografare la realt trasformandosi in giornalista e polemista. La frittata
fatta.
Gli artisti engag, tutti molto giovani
salvo Pissarro, Meunier e Crane, con i
Temps Nouveaux, lAssiette au Beurre,
il Pre Peinard, la Feuille, Mother
Earth, Aktion e il Canard sauvage, rivoluzionano il linguaggio delleditoria illustrata ribaltando il rapporto testo immagine a favore di illustrazioni a pagi-

ANNO XX NUMERO 62 - PAG IX

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

IL GRADO 2.0 DI SEPARAZIONE


Lamore, la famiglia e la morte ai tempi dei social network. Quando i legami non finiscono mai
a lo sguardo un po troppo determinato tipico degli startupper della
California Jasmine Caldern, messicana, mentre stringe in una mano un rosario luminoso che pulsa, e nellaltra la
foto del nonno defunto. In Silicon Valley cerca finanziatori per la sua idea. E
fa bene. Perch in Sudamerica, e forse
anche nel sud Italia, sfonder. Un anno
fa, sul letto di morte del vecchio, mentre sua madre pregava e sgranava corone, arrivata lilluminazione: far vivere il nonno nel web quando sar morto. Ascoltarla come fare lupgrade a
un romanzo di Garca Mrquez. Prima
che fosse troppo tardi ho registrato il
battito del cuore, il respiro e la voce. E
li ho messi online. Connettendo a internet il rosario noi parenti possiamo condividere lo spirito del nonno in occasione della messa per il trigesimo o in
qualsiasi momento di preghiera. Praticamente una via di mezzo tra una seduta spiritica 2.0 e una rivisitazione del
concetto di reliquia.
Non bastava che le bacheche facebook dei defunti avessero sostituito del
tutto le tombe, ospitando foto pensieri
ricordi e fotografie inedite del caro
estinto postate e commentate da tutti.
Ora i resti non sono pi quelli relegati
alla memoria o allombra dei cipressi e
nelle urne confortate di pianto, ma
quelli che si reintegrano nel presente
e lo ricreano.
Il dolore al contempo attenuato e
rinnovato, dice Gianluigi, rimasto vedovo un anno fa dopo trenta di matri-

bimbi piccoli hanno invaso il web, commentati da tutti, e io ero inerme. Zitto,
per non passare da troglodita. Lho lasciata e ho recuperato il centauro che
in me. Adriana non ha mai capito. Lanfranco convinto che tra quelli che si
sono fidanzati dopo la nascita di WhatsApp con una persona con figli una vera intimit non ci sia mai stata. Lui ama
gli spazi deserti. Ma anche durante le
vacanze in moto per quattro anni stato costretto a battere solo itinerari coperti dal wi-fi, e ogni bel tramonto che
lui e Adriana hanno visto in Islanda
stato condiviso allistante via Instagram
con i figli di lei. E la tomba del sesso;
la fine della lotta per la conquista degli
spazi (quali poi? Quelli reali o quelli del
web?). Non c pi neanche la gioia di
ritagliarsi del tempo per vivere romanticamente un fine settimana.
I social network naturalmente sono
entrati a gamba tesa anche nei tribunali. I provvedimenti presi nelle cause di
separazione oramai comprendono anche il collegamento Skype, dice Marina Blasi, avvocato divorzista del foro di
Roma. Sempre pi giudici stabiliscono per i genitori separati che vivono in
citt diverse tre incontri a settimana
con i figli via Skype. E se uno dei coniugi non ha lapplicazione il giudice
pu costringerlo a scaricarla. Personalmente sconsiglio lutilizzo di WhatsApp in fase di separazione. Appena
infatti uno dei due coniugi impara a
stampare quei messaggi, laltro nelle
sue mani. E questo vale per i tradimenti come per le costanti indicazioni sullaffido del bimbo durante le varie attivit della giornata. Facebook invece

Prima che fosse troppo tardi


ho registrato il battito del cuore,
il respiro e la voce. E li ho messi
online. Il nonno rivive nel web

Essersi fidanzati dopo la nascita


di WhatsApp con una persona
con figli. Essere obbligati agli
incontri con i figli via Skype

monio. I ricordi che gli amici e i parenti mettono nella bacheca di mia moglie
Monica mi fanno piacere, mi mostrano
aspetti di lei che ignoravo e immagini
che non avevo mai visto. Ma al contempo in questo modo non elaboro mai il
lutto. Mi confronto continuamente con
i suoi pensieri o vado a fare ricerche su
quello che via Facebook gli altri raccontano di lei. Per ora mi fa piacere cos, ma alla lunga non so se sar un bene o un male.
E liperstoria. Quella che mischia
passato presente e futuro rendendo il
tempo circolare come nel film The
Others, in cui la vita in una villa era
raccontata attraverso i fantasmi che la
abitavano, ma che erano inconsapevoli, come gli spettatori del film, della loro condizione di trapassati.
Dopo la preistoria (finita con i geroglifici) e la storia (finita con i Big Data)
tutti noi abbiamo avuto questo onore:
essere destinati a gettare le fondamenta non per la vita della prossima generazione come avvenne allepoca della
rivoluzione industriale bens per
unintera ra in cui ripensare noi stessi, le nostre relazioni e le politiche facendo i conti con qualcosa che prima
non cera mai stato: 25 miliardi di intelligenze artificiali che si intrecciano e si
moltiplicano grazie agli algoritmi; e che
ora abitano il pianeta e lo gestiscono assieme a noi umani, che siamo solo sette miliardi. Almeno i vivi. Tempo e spazio sono dunque categorie destinate a
essere sostituite.
Ma quello che non si pu proprio pi
chiamare passato il tempo trascorso
con persone ancora vive e vegete: un
amico dei tempi del liceo con cui si passava il tempo bruciando motorini (ma
magari ora che il giovane piromane
diventato un noto magistrato non ha
proprio piacere si scriva su Facebook);
un posto di lavoro da cui si stati licenziati in malomodo; una citt o un quartiere nato di cui ci si vuole dimenticare; una relazione amorosa finita. Tutto
questo passato rester per sempre l, accessibile, a chiedere di essere integrato nella vita quotidiana. Detto in termini psicoanalitici, scompare il rimosso.

meno rischioso, se si sa come utilizzarlo. Certo non come ha fatto Lorenzo.


Capoazienda, ha lasciato la moglie per
la segretaria. Un classico. Ha dichiarato lo stato di crisi e corrisposto per il
primo anno alla moglie 700 euro al mese. Non ha un account Facebook, e
quindi non si accorto che la segretaria ha postato tutte le foto delle loro
magnifiche vacanze, gli alberghi cinque stelle e i gioielli avuti in dono. Risultato: la moglie lo ha riportato in tribunale e ora le dovr corrispondere
pi del doppio. Le vendette tra coniugi passano anche attraverso la gestione
dellimmagine dei figli sui social, avvisa la Blasi. Per pubblicare le foto dei
minori infatti ci vuole il consenso di entrambi i genitori, e se uno dei due contravviene, laltro pu farlo richiamare
allordine dallavvocato. In realt il
minore dovrebbe essere tutelato anche
dai genitori: il giorno in cui, tra 40 anni, dovesse diventare ammiraglio, potrebbe non gradire che le sue immagini con lo scolapasta in testa viaggino tra
i sottoposti. Rosaria e la madre dei figli del suo compagno si parlano con un
nickname attraverso un blog di ricette.
Tutte e due sanno che dietro lo pseudonimo c laltra, ma fa comodo per
capire come far mangiare i ragazzi.
Alessandro spia la figlia che dal divorzio non gli parla pi attraverso un falso account di Facebook, e cos chatta
con lei, viene a sapere i problemi a
scuola e nello sport, se triste, felice e
cos via, mentre Maurizia per tutelarsi
dalla ex moglie del compagno che la
spia attraverso laccount dei figli ha dovuto cambiare il suo comportamento
online, cosa che vive come una vera e
propria lesione dellidentit. Ma anche
i secondi matrimoni, si sa, finiscono.
In quel caso a trovarsi senza alcun diritto sui figli del compagno o della compagna la matrigna, o il patrigno, che
magari li hanno cresciuti per anni affezionandosi. A quel punto i social diventano spesso lunico legame con il
bambino o ladolescente. Per gestire
al meglio il nuovo rapporto nato il
blog club delle matrigne, ma questa
unaltra storia.

di Barbara Carfagna

La condivisione con i nuclei familiari del passato o del presente passa per Facebook o Twitter (Vittoria 1965, dal libro fotografico di Giuseppe Leone Il matrimonio in Sicilia, edito da Sellerio)

Il quadro pi stravolto quello dei


matrimoni finiti. Dimenticate la famiglia Bradford, dove la madre di otto figli era morta e pap Tom si era risposato con la vedova senza figli Abby;
ma dimenticate anche i Cesaroni. La famiglia, da allargata passa a aumentata. Cio: a prescindere da quali figli
siano in casa durante la settimana o per
il weekend, e a chi dei due coniugi appartengano, tutti possono condividere i
momenti quotidiani con i vari nuclei familiari del passato o del presente. Attraverso Skype, Facebook, Twitter o Instagram.
Gli uomini in particolare nella maggior parte dei casi coronano il loro sogno inconscio di poligamia dividendo e
suddividendo mogli figli e prole in vari
gruppi di Facebook e WhatsApp, che
portano cognomi nomi o nomignoli
spesso scelti dai figli (quindi immodificabili nel nuovo mondo dove lo scettro
del comando in mano ai piccoli). Ad
esempio I Rossi (mentre la mamma
ora risposata con un Bianchi e di suo
si chiamerebbe Verdi), Poldo, che il

Tutto questo passato rester


sempre l, accessibile, integrato
nella vita quotidiana. In termini
psicoanalitici, scompare il rimosso
soprannome del figlio unico quando
mamma e pap stavano felicemente insieme e lui, oggi quindicenne, ne aveva
sei. I conigli che era il soprannome di
tutta la famigliola un tempo felice, e cos via.
Una matassa di relazioni digitali e
reali tra passato e presente al cui confronto la notizia di Al Bano e Romina
di nuovo insieme sul palco di Sanremo
scompare. Ma se al nativo digitale che
ora si chiama postevolutivo tutto
questo sembra naturale, ai secondi coniugi specie se senza figli propri, ricor-

da i moniti espressi da Paolo VI nellAngelus allindomani della legge sul


divorzio.
La prima moglie la nuova suocera il motto delle seconde, che cos seconde non sono mai state. Bei tempi
quelli in cui le avventuriere riconoscevano il loro archetipo in Glenn Close
quando, nei panni di Alex, lamante
persecutrice, esce dalla vasca da bagno
dopo che Michael Douglas lha creduta
morta nella terrificante scena di Attrazione fatale. Erano loro lo spauracchio
della prima moglie. Le rubamariti.
Oggi le parti sono invertite. Grazie a
una costante consultazione online anzi onlife come dicono i filosofi, unendo online e life le ex (per modo
di dire) abbandonano presto le ire violente della post separazione. Le pi furbe, smartphone alla mano, gestiscono
alla perfezione il maschio, prendendone i lati positivi e lasciando il peggio alla nuova arrivata. Le amanti, tradizionalmente dipinte come malinconiche e
eternamente appese al filo del telefono,
oggi che il filo non esiste pi hanno visto il loro ruolo riconosciuto. Spesso
grazie a una separazione accelerata dal
ritrovamento dei messaggi privati da
parte della moglie dellamato (negli Stati Uniti un matrimonio su otto finisce a
causa di uno smartphone lasciato incustodito). Ascese al podio di compagne
ufficiali nellra sbagliata, vengono letteralmente crocifisse sullaltare della
nuova civilt di modi.
E un vero strazio di cui non posso
parlare con nessuno per non sembrare
acida, commenta Alessandra (e infatti
le dobbiamo cambiare il nome). Parla
quasi sdraiata, diremmo prostrata, sul
bancone del negozio extralusso che dirige in centro a Roma. Il suo compagno,
che in un impeto di autoconservazione
ha scelto di non sposare, coltiva con la
madre dei suoi figli, abbandonata per
Alessandra, questo rapporto innovato, a tutti gli effetti ancora familiare;

fatto di solido e duraturo affetto, rispetto, mutua assistenza, estrema complicit testimoniata dagli emoticon disseminati ovunque tra le comunicazioni digitali. Non pi una ex , ma diventata lei laltra, lamenta Alessandra.
Tutto aumentato dalla condivisione
di memorie (che poi memorie non sono
pi) continuamente rinnovate da vecchi
documenti e foto scannerizzate, o dal
piacere dellarcheosocial: il ritrovamento di antiche comuni amicizie sui
social network.
La prima moglie perch no? dispensa consigli via WhatsApp anche
sulla vita sentimentale della nuova coppia, in un ruolo ben pi insidioso di
quello della suocera, visto che comprende anche la conoscenza profonda
del carattere e della sessualit del vecchio partner. Se mi lamentassi apertamente passerei per gelosa, cosa che non
sono, dice Alessandra. Lui, Giovanni,
ha lasciato ex moglie e due figlie in
unaltra citt. Lasciato per modo di dire aggiunge . Complice la crisi economica, quando le raggiunge dorme addirittura a casa loro, riassumendo il
ruolo di maschio alfa, col placet del
nuovo compagno della ex moglie. E naturalmente postano le foto delle attivit
di famiglia su Facebook.
Sopiti gli istinti (anche perch le passioni, si sa, deflagrano e sopravvivono
solo tra impedimenti e distanze) questa
nuova, calda, melassa si spalma sulla vita di tutta la trib dellalfa. Almeno i
musulmani, poligami, ripartiscono le
spese tra le mogli in parti eguali dice
Alessandra, tanto per trovare un appiglio razionale a un fastidio viscerale .
Tra noi due il suo guadagno tutto destinato al mantenimento di figlie ed ex
moglie, che non lavora. Io, single e con
un figlio gi grande, provvedo a tutte le
spese di casa. Dalle bollette ai viaggi.
Che sono ormai unesperienza di gruppo anche quando siamo in due: Quando siamo in situazioni intime, tipo una

cenetta o un weekend romantico, che


siano le due di notte o le sei del mattino, compaiono sullo smartphone gli sms
delle figlie, o il suono acuto e penetrante del messaggio WhatsApp con le loro
richieste, a cui lui, espiando il senso di
colpa caratteristico del padre separato,
risponde allistante. Alessandra non sa
di essere fortunata, perch quando il
pap di figli adolescenti nella stessa
citt viene convocato regolarmente per
qualsiasi bisogno, tipo luscita dalle discoteche. Dimenticate lappuntamento
alluscita del locale a un orario concordato. Ormai la notifica arriva allultimo
momento tramite il solito WathsApp
passa a prendermi. Mai prima delle
tre del mattino.
Ho lasciato Adriana durante il trasloco. Del suo ex. A parlare Lanfranco, capelli rasati, ex motociclista che ha
girato tutto il mondo a cavallo della sua
moto da enduro. Adriana, lattuale compagna, separata da un ricco costruttore,
due figli piccoli, lha sottoposto perfino
a una cena organizzata dalla madre dellex marito. Lex suocera che ha 74 an-

Tutto aumentato dalla


condivisione di memorie rinnovate
di continuo da vecchi documenti
e dal piacere dellarcheosocial
ni ha organizzato una cena in presenza delle due nuore. Adriana con il rispettivo compagno, e tutti i nipoti. Siccome sempre in casa al computer, si
era messa in testa di vederci tutti insieme come sulla bacheca di Facebook.
Lanfranco fuori di s: Ho pazientato
e sono andato. Per quando due settimane dopo lex marito di Adriana ha tirato fuori dalle scatole del trasloco tutte le vecchie foto e le ha pubblicate su
Instagram, ho capito che con Adriana
era finita. Il fidanzamento, il matrimonio, i viaggi, i momenti felici con i loro

ANNO XX NUMERO 62 - PAG X

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

u dagliela. Dalla a Felipe Anderson: sui piedi, non in profondit. Dagliela che parte. Con la palla al piede,
con la testa alta. Dagliela che trova lo
spazio che altri non vedono. Il gemello
diverso di Neymar. Pagato un decimo e
considerato un centesimo per troppo
tempo. Perch non funzionava, non girava, non partiva. Gliela davano e lui rimaneva fermo. Bloccato non si sa da chi
e non si sa da che. Avevano letto e sentito Neymar dire Felipe fortissimo
e non capivano se fosse vero o se fosse
lo spot esagerato del campione che cerca di piazzare lamico da qualche parte. Perch quello che sera visto per diverso tempo alla Lazio era un mezzo
giocatore. Funambolo inutile. Questo
parte, va. Spacca le partite, ha detto durante una telecronaca su Sky Riccardo
Trevisani. Questo non centra con quello. Questo la conferma che Neymar
non voleva piazzarlo. Otto milioni sembrano un regalo, adesso. Ne fanno uno
dei giocatori pi pagati della storia della Lazio di Lotito, il terzo dicono, dopo
Zrate e Hernanes. Ne fanno soprattutto un affare, ora. Perch Anderson il
giocatore pi inatteso del campionato.
Higuan, Icardi, Tvez confermano se
stessi. Pogba pure. S, c Dybala. C

campionati meno difficili.


Lotito denunci Doyen Sports alla Fifa, definendo la condizione di Anderson
come quella di uno schiavo contemporaneo costretto a fare ci che il suo padrone voleva. Accordo trovato in quel
momento: 8 milioni per il cartellino e
800 mila euro allanno per il giocatore
per 5 anni, con aumenti di ingaggio progressivi. La Lazio aveva Anderson, non
senza la rabbia di aver dovuto spendere pi di quanto aveva previsto e di essere stata costretta a una trattativa borderline. Una sensazione cresciuta dopo
le prime prestazioni di Felipe. Perch
labbiamo detto: la prima stagione stata un fallimento completo. Un gol, in
Europa League. Basta. Prestazioni deludenti, atteggiamento imbarazzante, la
sensazione sgradevole di aver trovato
un altro di quelli che sembrano fenomeni e invece sono stelline solo dallaltra parte del mondo, dove la pressione
diversa, dove c un altro spirito. La
nostalgia, s. Comunque lidea che 8 milioni fossero stati una follia ha tormentato per molti mesi la dirigenza laziale.
Nessuno sa che cosa sia successo,
poi. O meglio tutti sanno ci che successo, ma nessuno conosce davvero il
perch, probabilmente nemmeno Felipe. C chi dice sia stato il gol in Coppa
Italia contro il Varese, c chi dice sia
stato linfortunio di Candreva e nellob-

Funambolo inutile, dicevano.


Adesso diventato il giocatore
pi inatteso del campionato, uno
che spacca le partite

La prima stagione in Italia


stata un fallimento. Poi successo
qualcosa. Forse quel gol in coppa.
Alla fine arrivato quello vero

Franco Vzquez. Per Felipe era stato


bocciato. Era quel tipo di giocatore che
una squadra come la Lazio quindici anni fa non avrebbe aspettato. Benedetta
crisi, per Anderson. Perch vero che
ci siamo impoveriti, che abbiamo perso peso e potere, che non avendo soldi
non abbiamo pi i giocatori migliori.
Abituati a spendere pi di spagnoli, inglesi e francesi compravamo calciatori
fatti, certi che avrebbero funzionato. E
quelli che non andavano li scartavamo,
spedendoli altrove in prestito, senza
dar loro il tempo di crescere, di far capire che chi li aveva acquistati non si
era sbagliato, non avevano visto male.
Prendete Gourcuff, preso in un Milan
troppo forte per poter dire: ok, diamogli
tempo. La Lazio di fine anni Novanta
forse lesempio migliore: poteva permettersi di comprare giocatori spendendo qualsiasi cifra (poi abbiamo scoperto che il poterselo permettere era
molto relativo): Vern, Nedved, Simeone, Crespo, Vieri, Mancini. Uno come
Felipe Anderson sarebbe stato messo
tra le delusioni. Otto milioni buttati.
Oggi non possiamo, non pu la Lazio,
non pu nessun club italiano. Ora quelli cos sono gli altri: il Chelsea che ha
mollato Salah, come se fosse un bidone.
Con la rosa che ha Mourinho alla prima partita sbagliata uno che non Fbregas, che non Diego Costa, che non
Hazard finisce in panchina. Marchiato come una promessa non mantenuta,
valutato laccessorio che con 33 milioni
ha permesso al Chelsea di prendere
Cuadrado. Non che a Londra siano
impazziti. E che avere il meglio ti porta a non avere pazienza. Forse a non poterne avere.
Siamo dallaltra parte, noi. Stavamo
meglio prima, non scherziamo. La decrescita del pallone porta con s poche
cose buone: la storia di Felipe Anderson una di queste. La crisi ci ha obbligato a prendere giocatori da far crescere, maturare, diventare forti. Siamo costretti a credere nel talento e nella nostra capacit di riconoscerlo. Quello di
Felipe labbiamo trovato questanno. Il
derby stato il derby, la chiave. Perch
vero che era gi esploso, per in quella partita, per come lha giocata, per
quanto stato determinante e per la
partita in se stessa stato il momento in
cui Anderson ha definitivamente cominciato a essere forte. E dal derby che
si parte per andare in avanti o indietro

bligo per la Lazio di farlo giocare. Comunque arrivato, Anderson. E arrivato quello vero, quello che prende la palla e va. Assist, soprattutto. Ma pure gol.
Quello che entra in un partita e la spacca a met. Il derby, s. Serratura e chiave di una carriera. Ma come detto c
anche il prima e il dopo. Prima ci sono
stati quattro gol in quattro partite: contro il Parma, il primo. Con lAtalanta zero, ma arrivano due assist fondamentali. Con lInter doppietta, per il 2-2 finale. Con la Sampdoria forse la partita migliore: gol e due assist, ovvero come essere il centro del centro dei tre gol della Lazio. Sembrava di avere di fronte
Cristiano Ronaldo, dice a fine partita
lallenatore della Samp Mihajlovic.
Arriva il derby e con il derby tutto,
perch uno forte con tutti, ma se
decisivo in quella partita di pi.
Per poi c il dopo, intervallato da
una storia brutta, un altro pezzo di tipicit da brasiliano complicato: il padre arrestato con laccusa di aver ucciso una donna di 61 anni e un uomo
di 30. Luomo era lex fidanzato della
moglie. Secondo laccusa il padre di
Anderson ha inseguito in auto lex fidanzato della moglie scappato in moto, lo ha investito, ha perso il controllo della macchina ed finito contro la
casa della donna. Morta anche lei.
Omicidio volontario e omicidio colposo, rischia trentanni di carcere. Anderson in quei giorni sinfortuna.
Il dopo arriva con un altro gol fantastico al Sassuolo, una partita da favola
contro la Fiorentina. Gli otto milioni
del 2013 che sembravano sprecati sono diventati improvvisamente pochi.
Anderson ha un valore che oggi non
stato definito e non lo sar fino alla fine del campionato, quando ci si porr
la domanda: venderlo o no? E qui Lotito dovr scegliere che cosa essere.
Tre possibilit: il presidente che rifiuta a prescindere, quello che valuta e
vende al migliore, oppure se fare un
po come quelli della Doyen Sports, ovvero tenersi il giocatore sperando di
far crescere il suo valore, ma avendolo gi praticamente venduto. Ogni scelta un rischio, come per tutti. Fino ad allora, sar solo campo. Con Anderson
che far Anderson: messo in campo
per inevitabilit e per inevitabilit diventato il migliore. Della Lazio, almeno. Del campionato, forse. Inatteso, trovato, avuto. Aspettato, ecco, aspettato.

di Beppe Di Corrado

5 gennaio 2015, Felipe Anderson esulta dopo il gol alla Sampdoria. Sembrava di avere di fronte Cristiano Ronaldo, dir a fine partita lallenatore dei blucerchiati (foto LaPresse)

FELICE ANDERSON
Cercato, voluto, ma soprattutto aspettato. Cos lex vice
di Neymar diventato il migliore dopo essere stato il peggiore
nel racconto di questa stagione. E dal
momento in cui prende la palla e fa
trentasette metri, supera due avversari
muovendosi a sinistra e poi a destra, la
mette in mezzo per Mauri che fa gol. E
dallaltro momento, ovvero da quando
segna il due a zero, quinto gol in cinque
partite. Degli altri quattro ne parleremo
poi, perch quel punto zero da cui parte tutto il continuo forward-rewind di
Felipe Anderson.
Ecco, allora se torni indietro da quei
due momenti, quindi da quel giorno, ovvero dal derby, scopri un ragazzo che ha
avuto una dinamica professionale abbastanza standard. Per analogia e un
po per scherzo Aristoteles de Lallenatore nel pallone: il brasiliano considerato fenomeno che fa fatica ad ambientarsi prima di esplodere. Saudade
una parola anni Ottanta che stata tirata fuori per lui, a Roma. Nostalgia la

Deve la sua fortuna alla crisi


del calcio italiano. Qquindici anni
fa non lo avremmo aspettato: via
subito, perso per sempre
traduzione ed quella che ha usato lui
quando gli hanno chiesto che cosa avesse prima, quando non andava, quando
invece di partire rimaneva fermo: Ci
ho messo alcuni mesi per imparare a
comunicare. Non ho reso quanto speravo, tanto che temevo di essere ceduto in
prestito. Si parlava di alcuni club di serie A, come Torino e Napoli.
Gli hanno costruito attorno il ritratto
del brasiliano stereotipato, che poi lunico che in Italia conoscono tutti. Quello del ragazzino nato povero, che grazie
al calcio diventa ricco e famoso ed esce
dalla condizione disgraziata che il desti-

no e la nascita gli avevano riservato.


Senna e Kak hanno archiviato quellidea, ma stata unalternativa durata poco. La storia di Anderson andava dalla
parte opposta, verso la simbologia tipica: padre spazzino, madre casalinga, la
vita in un sobborgo di Brasilia, quattro
fratelli e poi lui, quello che con un pallone avrebbe potuto riscattare la famiglia e donare a tutti soldi e futuro. E
unimmagine che funziona e per quanto vera anche la pi semplice. Cos
lha raccontata lui: Ho cominciato a
giocare a dieci anni, nella scuola calcio
della mia citt, il Santa Maria, e l ho
iniziato a partecipare ai tornei. Ho sempre creduto che un giorno avrei fatto il
calciatore. La mia vita stata difficile,
era tosta per i miei arrivare a fine mese.
Pap e mamma si massacravano per me
e i miei quattro fratelli. Non avevamo
mai un soldo in tasca, ci aiutavamo con
i nostri amici poveri. Cos ho imparato
a svegliarmi ogni giorno per essere il
migliore. Frequentavo una scuola per
meno fortunati, la mia famiglia non poteva permettersi di farmi allenare con
una buona squadra. Grazie a Dio un imprenditore si accorto di me e mi ha
portato al Santos nel 2007. Aveva 14 anni e a 17 avrebbe segnato il suo primo
gol da professionista. Giocava con Neymar e Ganso. E uno pensa che tra questi due quello difficile da gestire, con
cui pi complicato confrontarsi sia il
giocatore del Barcellona. No, per Felipe era laltro. Quello che in realt non
ce lha fatta, quello che rimasto in Brasile e che per diverso tempo stato il
continuo confronto con Anderson. Perch a Neymar avevano costruito il futuro, mentre gli altri due hanno dovuto
cercarselo. Non centrano nulla, n come modo di stare in campo, n come
ruolo, eppure quando Ganso lasci il

Santos tifosi e critica pensavano che leredit fosse di Felipe: Part Ganso e la
gente si aspettava che facessi di pi.
Quando senti cos tanta pressione difficile esprimersi al meglio. Lui aveva il
10 sulla maglia e il giorno del suo addio
la diedero a me. Forse stato quello
che ha alimentato un confronto in parte naturale, in parte forzato. Abbiamo
una visione di gioco simile, ma non siamo uguali. Lui ha cadenze diverse in
campo, tocca spesso la palla, la passa. Io
gioco a campo aperto.
Con Neymar tutto bene, invece. Dopo un Santos-Atltico Mineiro pessima,
con Anderson in versione fermo, ci furono momenti tosti: prima i fischi durante la partita, poi lattesa dei tifosi
fuori dallo stadio per insultarlo e invitarlo ad andare via. Neymar si mise davanti al compagno, lo difese dagli insulti e dalle critiche. Sono amici, lo sono
ancora. E c stato un momento in cui il
fenomeno pareva Felipe: gli osservatori dei club europei che avevano cominciato a seguirlo ricordano una partita in
particolare, Santos-Figueirense del
2011. Finir 2-0. Uno dei due gol suo,
ma la meraviglia un assist: parte con
la palla al piede, punta un avversario
seminando quello che aveva gi cominciato a seguirlo. Supera anche il secondo, poi pure il terzo, arriva sul fondo,
aspetta larrivo dellultimo avversario
superato che non ha smesso di seguirlo. Quello gli scivola vicino, mentre lui
rientra beffandolo. Alza la testa e la
mette in mezzo, facile per il compagno.
Il suo gol, invece, una ribattuta dopo
la respinta del portiere di un suo tiro
precedente. Era forte, Felipe. Lo dicevano quelli del Barcellona che erano l
per Neymar e cominciarono a pensare
che si potesse prendere anche lui. Lo
dicevano quelli del Borussia Dort-

mund, che avevano cominciato a seguirlo con continuit. Lo dicevano quelli


della Lazio, che quelle e altre giocate
le avevano viste dal vivo. Erano stati i
primi a cercarlo, erano stati anche i pi
veloci. Una trattativa di quasi dieci mesi, con Lotito pronto a pagare pi dei
concorrenti per prenderlo. Anomalia,
questa, perch di solito il contrario.
La Lazio voleva Felipe. Lo voleva il direttore sportivo Tare che era andato
personalmente a vederlo e a trattare, lo
voleva Lotito. Operazione facile soltanto a parole. Perch il brasiliano tipico
e per certi versi da commedia pallonara era per tipicamente contemporaneo
per un altro verso: quello della propriet del suo cartellino, al 50 per cento del Santos e al 50 per cento di Doyen
Sports un fondo dinvestimento. Il club
era daccordo: 7,5 milioni di euro e 700
mila euro allanno per Anderson. Il fon-

Comincia giocando con Ganso


e Neymar.Seguito da tanti club
europei, finisce alla Lazio dopo
dieci mesi di trattative
do no: pensavano che il giocatore valesse di pi, pensavano che se avesse rimandato larrivo in Europa, il valore sarebbe potuto aumentare ancora. Lotito
sinnervosiva: aveva laccordo con il
Santos, per la miseria. Aveva i soldi giusti e ce li aveva tutti, soprattutto ne aveva pi di altri che stavano trattando il
giocatore. Il caso Anderson, allora. Perch quando la propriet del cartellino
frazionata sempre un caso. Il primo fu
Tvez, che allinizio della carriera si
muoveva tra Argentina e Brasile perch
il fondo che aveva parte del suo cartellino voleva far crescere il suo valore in

ANNO XX NUMERO 62 - PAG XI

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

SPETTATORI PER UNA SETTIMANA

NUOVO CINEMA MANCUSO

scelti da Mariarosa Mancuso

CLORO di Lamberto Sanfelice, con Sara Serraiocco, Andrea Vergoni, Anatol Sassi, Giorgio Colangeli

l nuoto sincronizzato, ultima frontiera


del cinema italiano. In Vergine giurata di Laura Bispuri (esce la prossima settimana) una metafora: Alba Rohrwacher, albanese vestita in abiti maschili
lunico modo per ribellarsi a un matrimonio si aggira tra le vasche e
scopre un po
di mondo
diverso
dalle montagne con
le caprette. In Cloro uno
sport, molto meglio:
le metafore
uccidono il cinema, anche se
si capisce che
Lamberto Sanfelice
qualche tentazione
lha avuta. Capita, ai
registi che scrivono
(con Elisa Amoruso)
e dirigono il loro
primo film. Evitata
la tentazione numero uno, cade per
nella seconda: la lentezza. Una lentezza
programmatica, che
invece di avvicinare lo
spettatore al personaggio lo allontana. Noi gli
adolescenti ripresi di nuca non li sopportiamo neppure nei film di Gus Van Sant o
dei fratelli Dardenne, per citare due nomi spesi (con qualche esagerazione) quando Cloro stato presentato al Sundance
Film Festival e poi alla Berlinale. Voi, po-

SUITE FRANCESE di Saul Dibb, con Michelle Williams, Matthias Schoenaerts, Kristin Scott Thomas, Sam Riley, Ruth Wilson

rne Nmirovsky cos brava che neppure un regista poco trascinante come
Saul Dibb riesce a rovinarla. Fu il suo destino, da quando mand il primo romanzo alle edizioni Grasset. Il titolare Bernard Grasset luomo che nel 1913 aveva
pubblicato il primo volume della Recherche a spese di Marcel Proust senza
darsi la pena di leggerlo cominci a David Golder e lo fin in una notte. Fece
chiamare la scrittrice e la bombard di
domande. Non era possibile che una ventiseienne raccontasse tanto bene la storia
di un venditore di stracci a New York che
diventa ricchissimo commerciando in petrolio e carbone. Grasset era sicuro che
facesse da prestanome a qualche scrittore gi affermato. Con il senno di poi, sarebbe stato meglio un altro editore: dopo
linvasione tedesca Grasset fu in prima fila tra i collaborazionisti. Saul Dibb aveva
girato La duchessa con Keira Knightley,
ambientato nel 700 inglese: per le scenografie, i costumi, perfino la posizione delle pecorelle sul prato si sarebbe dovuto
candidare allOscar Thomas Gainsborough. Qui si trattiene un pochino, dopotutto
siamo nella campagna francese occupata

tete scegliere, ma siete avvertiti. Fa da


modello Sister di Ursula Meier: una diciassettenne che si stava allenando a
Ostia per i campionati di nuoto sincronizzato deve lasciare la piscina. La madre
morta (non si danno altri dettagli, ma non
sono queste le ellissi che rendono interessante una sceneggiatura), il padre ha perso il lavoro e la casa, torna quindi al paesello abruzzese, c un fratello ragazzino
da accudire. La
lentezza fa s
che lo spettatore noti subito
le coppie oppositive che
governano il
film: la fluidit dellacqua
e la durezza delle
montagne, la musica
che accompagna lesercizio e il silenzio
della nuova dimora,
la depressione del
padre e la
cocciutaggine delladolescente
che prova il suo
numero con la giacca a vento tra la neve,
e via cos fino alla fine.
La regia corretta, Lamberto Sanfelice un quarantenne romano che ha studiato cinema negli Usa, manca un vero sviluppo drammatico che faccia appassionare alla storia. Laveva, per restare tra il cloro delle piscine, il primo film
della francese Cline Sciamma, ora anche
sceneggiatrice della serie tv Les Revenants: Naissance des pieuvres. Verrebbe voglia di curiosare tra i consumi
culturali di Lamberto Sanfelice: per scoprire se ama le storie lente anche da spettatore, oltre che da regista.

Popcorn
Mi sento come se avessi incontrato una trib perduta nellAmazzonia, esulta il regista. A parte che noi un documentario su una trib sperduta dellAmazzonia non lo andremmo a vedere se non costretti se vogliono stare sperduti lo
stiano, e se invece non vogliono, b se non vogliono soltanto Maurizio Milani
potrebbe suggerire loro qualcosa da fare andato completamente fuori strada. The Wolfpack il documentario di Chrystal Moselle presentato allultimo
Sundance Film Festival la caverna di Platone. Niente di pi e pi e niente
di meno.
Trovate voi un altro nome adatto a un appartamento nel Lower East Side di
Manhattan dove vivono sei fratelli e una sorella avevano dai 11 ai 18 anni nel
2010, quando il regista li incontr in una delle loro rarissime uscite che il padre
peruviano seguace di Hare Khrisna tiene segregati in casa. Troppo pericolo, allistruzione pensa la madre Susanna che con i soldi ricevuti per questo impegno dal
comune mantiene la famiglia (pap beve, i servizi sociali fecero unincursione anni fa, non trovarono motivi per intervenire). Era una hippie del Midwest che si
innamor della guida indigena (erano dalle parti del Machu Picchu). Chiusi a
chiave e costretti a stare insieme e a tenere i capelli lunghi, i figli hanno per la
libert di vedere tutti i film che vogliono. Ci sono le catene, fin dalla tenera et.
Ci sono le immagini sul muro. Che altro manca per essere la caverna di Platone?
Si calcola che i sette fratelli Angulo abbiano consumato cinquemila film. Nutrendosi di ombre, tuonerebbe il filosofo, e con lui quelli convinti che il mondo reale sia superiore a quello virtuale (lo scrivono di continuo anche su Twitter, a illustrare vedute di piazze italiane e monumenti esteri che fanno arrossire di vergogna, ridateci le cartoline). Non solo li vedevano, ma li trascrivevano, imparavano le battute a memoria e li rimettevano in scena, con costumi cuciti in casa e
manifesti dipinti a mano.
Il film si intitola The Wolfpack per via di Quentin Tarantino: Le iene e Pulp
fiction erano tra i titoli prediletti dagli Angulo Brothers, che essendo numerosi
sceglievano soprattutto storie corali. Qui non cera problema neppure con i costumi: completi neri e brillantina (una foto recente mostra che i fratelli maschi un
po i capelli li hanno accorciati, mentre la sorella bionda li ha oltre le spalle). Un
altro titolo che guardavano, riguardavano, rimettevano in scena era Non un
paese per vecchi, diretto dai fratelli Coen dal romanzo di Cormac McCarthy.
La realt sopravvalutata, e se proprio non volete andare contro Platone, datevi una riguardata a Oltre il giardino con Peter Sellers: Chance il giardiniere
ha visto solo televisione, per gli altri mica se ne accorgono, a cominciare dal presidente che anzi lo prende come consigliere. I fratelli Angulo al momento non hanno buoni rapporti con il padre (il documentario non ha aiutato). Lunica cosa che
davvero rimproverano alla loro educazione di essere cresciuti convinti che tutte, ma proprio tutte, le ragazze finiscono per spezzarti il cuore.

dai tedeschi e non dato sapere quando e come la guerra finir. Irne Nmirovsky
scrisse i primi due capitoli di
Suite francese (su cinque previsti) con la certezza che sarebbero stati pubblicati postumi
(servono a passare il tempo diceva mentre era sfollata: i grandi
scrittori si distinguono dai piccoli
per latteggiamento dimesso verso il
proprio lavoro, gli altri sono sempre a
vantarsi). Non poteva sapere quanto postumi: il manoscritto fu ritrovato in una
valigia e trascritto dalla figlia Denise solo nel 2004 (la madre era morta a Auschwitz nel 1942). Saul Dibb non riesce a
rovinare Suite francese perch le storie
sono in presa diretta, scritte mentre stanno accadendo. Non vuol dire che sono
scritte di getto. Vuol dire che raccontano
gli occupanti e soprattutto i francesi con
sguardo lucidissimo e senza pi illusioni
(difficile averne, quando leditore a cui
devi il successo ora sta con i nazisti). Michelle Williams ha il marito al fronte, e in
casa il tedesco pi fascinoso del cinema:
una scena al piano minaccia Cinquanta
sfumature di nazi. Per fortuna dura poco e si torniamo alle storie del villaggio.
Inutile, come sempre, la voce fuori campo a ribadire quel che i personaggi si sono detti con gli occhi.

FOXCATCHER UNA STORIA AMERICANA di Bennett Miller, con Steve Carrell,


Mark Ruffalo, Channing Tatum

scuola di sceneggiatura spiegano due


modi per costruire una trama. O, adattando una frase di Nick Hornby sul romanzo, per tenere la fine lontana dallinizio, compito che
ogni raccontatore
di storie deve accollarsi (a parte
una manciata di
illusi
convinti
che si possa mettere da parte
senza danni il
come va a finire, in genere lo
fanno volentieri).
In gergo, i due
modelli si chiamano
actiondriven o character-driven.
La prima struttura poggia sullazione: i colpi di
scena sono un
uomo che entra
dalla porta con la
pistola (seguendo
il consiglio che
Raymond Chandler dava ai noiristi), bombe che
scoppiano, catastrofi
naturali o altri incidenti. La seconda struttura poggia sui personaggi: la loro complessit funziona da motore. Character-driven senzaltro Foxcatcher, terzo film di Bennett Miller dopo
Truman Capote e Larte di vincere (con
Brad Pitt e il genio della statistica applicata al baseball Jonah Hill, poi accanto a Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall

Street). Tre storie vere, non per questo pi


facili da raccontare. Niente peggio di una
storia aderente ai fatti ma noiosa, e capita
spesso che i parenti (se vivi) mettano becco.
E capitato con American Sniper: il padre del cecchino Chris Kyle (nel frattempo
leroe di guerra stato ucciso da un commilitone, lo aiutava a superare lo choc portandolo al poligono di tiro) ha fatto sapere a Clint Eastwood che non avrebbe
tollerato fango sulla
memoria del figlio. Lo
sceneggiatore ha lavorato sotto minaccia, povero lui, e il film decolla davvero quando arriva il cecchino iracheno e
scatta il duello western.
Foxcatcher il nome
della squadra di wrestling che il miliardario
John duPont decise di finanziare e allenare in vista di Seul, 1988.
Chiam la medaglia
doro olimpica Mark
Schultz (laveva vinta
insieme al fratello
Dave, suo vicepadre dopo la separazione dei genitori). Stup il solitario wrestler con il
lusso, gli fece provare la cocaina,
quando Mark cap che
era finito in un vicolo cieco chiese aiuto al fratello. Abbiamo
un soccombente, un folle innamorato delle armi e tormentato dalla madre (Vanessa
Redgrave), un padre di famiglia indeciso se
proteggere il fratello, o farlo camminare da
solo: bastano per una tragedia americana. I
lottatori Mark Ruffalo e Channing Tatum
sono bravissimi, Steve Carrell nella parte del miliardario meritava lOscar.

oveva essere meglio, loriginale intitolato A Mulher Invisivel, per rimanere nelle sale del Brasile pi di venti
settimane. Vuol dire che non siamo bravi
neanche a copiare, pratica che si impara
di solito sui banchi di scuola. Vuol dire
che, dopo loriginale Soap opera, Alessandro Genovesi regista di cinema ha deciso di tornare alle origini: aveva debuttato con La peggior settimana della mia vita e proseguito con Il peggior Natale
della mia vita (come drammaturgo e regista di teatro, Alessandro Genovesi ha
firmato invece Happy Family, portato
al cinema da Gabriele Salvatores). Francamente, non gli possiamo dare torto, se
ha deciso per un remake, facendo il nano
sulle spalle dei giganti (cos dicevano i
moderni, quando si disputavano
con gli antichi: voi avete fatto
tanto, noi facciamo un passettino in pi: il segreto del bravo copiatore e anche del bravo plagiatore). Non gli possiamo
dare torto perch Soap opera
piacque solo a noi, e a pochi
compagni di giochi. A a parte lo
scandaletto al Festival di Roma

Ma come, aprite con una commedia, dove va a finire la seriet della manifestazione non fu proprio un successo. Claudio Bisio fa linsegnante a Napoli si capisce che del nord non solo perch va
in bicicletta nei quartieri spagnoli, ma anche perch indossa il casco ed appena stato lasciato dalla moglie. Dov la novit? Non c: Bisio fa sempre il milanese
al sud lasciato dalla moglie, e anche se il
mercato non fosse di nicchia quanti saranno quelli che vogliono vedere per lennesima volta Claudio Bisio milanese a
Napoli lasciato dalla moglie? il mercato dovrebbe essere ormai saturo. La vicina di casa Valentina Lodovini sottoveste
nera che spunta sotto vestituccio dordinanza, non credevamo neppure fossero
ancora in commercio, certe cotonine a fiori vive con un tizio in canottiera che si
ingozza di cibo (dove sparisce in questi
casi lorgoglio napoletano, pronto a scattare solo quando a Ornella Vanoni sfugge
un insulto neanche troppo pesante). Lodovini ama in silenzio Bisio e lo ascolta attraverso la parete. Bisio apre la porta di
casa e trova la donna ideale: sa di calcio
(primo requisito), gira per casa sempre
mezza nuda (abbigliamento pi adatto alla pupa del capo in Empire), loda un
manoscritto che Bisio ha nel computer.
Sparisce solo quando c altra gente nei
dintorni, chiss come mai.

MA CHE BELLA SORPRESA di Alessandro


Genovesi, con Valentina Lodovini, Claudio
Bisio, Frank Matano, Frank Matano

RIPESCAGGI
NESSUNO SI SALVA DA SOLO di Sergio Castellitto, con Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio

WHIPLASH di Damian Gazelle, con Miles


Teller, Melissa Benoist, J. K. Simmons, Austin Stowell

BLACK OR WHITE di Mike Binder, con Kevin Costner, Jennifer Ehle, Octavia Spencer,
Anthony Mackie

BIRDMAN di Alejandro Gonzlez Irritu,


con Michael Keaton, Emma Stone, Edward
Norton, Naomi Watts

LE LEGGI DEL DESIDERIO di Silvio Muccino, con Silvio Muccino, Nicole Grimaudo,
Maurizio Mattioli, Carla Signoris

UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULLESISTENZA di Roy Andersson con Holger Andersson, Nisse Vestblom

hiedimi del titolo, suggerisce Castellitto a Fazio che gridando al capolavoro


scorda la scaletta. Teneva a precisare grazie per la domanda che trattasi di visione del mondo. Fazio: Altro che 50 sfumature di grigio, qui abbiamo 1000 sfumature
damore. Lesperimento comincia male,
ma va portato a termine. Abbiamo deciso
con Oscar Wilde: non leggo i libri che recensisco, temo di restarne influenzato di
non vedere lultima fatica Castellitto&Mazzantini. Temevamo di restare influenzati.
Davanti alla bruttezza abbiamo difese debolissime. Forse lontani dalla sala capiremo finalmente che son capolavori. Come
assaggio, Fazio manda tre spezzoni, a illustrare loriginalissima storia di due che si
amano e poi si lasciano. Jasmine Trinca ha
il basco, Riccardo Scamarcio le fa locchio
da triglia sopra lo scaffale quali opere
preferisce? (opere? ma son parole da dire una ragazza?). Mi piacciono le storie sospese, risponde lei. Che poi sussurra finali aperti (finiscono a letto). Si torna in
studio, Castellitto dice sorgivo e descrive una cena con sul tavolo il corpo del loro amore finito. Tenersi a distanza non basta. Anche se non li andiamo a vedere, la
malefica influenza di certi film si fa sentire lo stesso. La prossima volta, neanche
uno spezzone.

urner di Mike Leigh e questo Whiplash sono accomunati da un primo


applauso: spazzano via lidea che musica
o pittura siano praticabili da chiunque
voglia esprimere quel che ha nel cuoricino. Il pittore della luce non si commuove davanti ai tramonti, usa talento e tecnica per rifarli sulla tela. Nel film di Damian Gazelle, trentenne ex batterista ora
candidato a cinque Oscar, un maestro facile allo scatto dira e severo fino a contemplare punizioni corporali cerca di tirare fuori il meglio da un allievo promettente e ambizioso. La follia a due: esercitandosi a suonare, rispettando il tempo
in sette quarti, il classico del jazz che d
il titolo al film, il giovanotto si riduce le
mani a una poltiglia sanguinante. Mai prima si era visto un film sullossessione artistica che sconfina con il masochismo: al
cinema rende meglio laccoppiata tra genio e sregolatezza, per contorno critici e
pubblico contrari alle novit. Linsegnante J. K. Simmons: un incanto di bravura
e di terrore, che ha spinto Richard Brody
a scrivere sul New Yorker una recensione infuriata per leso jazz. La musica deve essere una festa, sostiene. Per chi la
ascolta, forse. Chi la suona, al pari di chi
fa il cinema bene come Damian Chazelle,
sa cosa sta dietro alla perfezione.

o guardiamo, lo riguardiamo, e francamente non capiamo come mai Kevin


Costner abbia potuto avere il suo momento di celebrit. Saranno stati i lupi o lo
sguardo sempre fisso verso un punto lontano dellorizzonte. Con il regista Mike Binder aveva gi lavorato in Litigi damore,
entrambi sembravano parecchio pi in forma. Il nonno bianco, appunto Kevin Costner, vorrebbe continuare a occuparsi della
nipotina meticcia tutta riccioli e fiocchetti, mentre la nonna nera Octavia Spencer la
vorrebbe con s. E qui cominciano le sfumature di nero: il padre drogato, il secchione che parla dieci lingue, lavvocato di successo ancora terrorizzato dal giudizio della madre linguacciuta, il giudice donna che
dovr decidere laffidamento. Meglio un
nonno molto attaccato alla bottiglia, oppure un padre che fuma crack? Meglio un
nonno benestante con villa e grande piscina, o una famiglia modesta ma ricca di calore umano? Meglio una cameretta tutta
per te e una governante che la tiene in ordine, o un lettuccio a castello nella disordinata ma allegra casa dei cugini? Meglio
un bianco che fa il gradasso o un nero che
riconosce i propri errori?Perfino gli attori,
tranne Costner che di scena in scena avanza serissimo e con sprezzo del ridicolo,
sembrano poco convinti delle battute.

edi quella stronza l in fondo, che ha


laria di aver appena slinguazzato un
barbone nel vicolo?. La nemica una critica teatrale, che ha deciso di stroncare
uno spettacolo senza vederlo. Lo spettatore, che invece osserva come lo spettacolo
viene messo in scena siamo alle anteprime con il pubblico capisce che non ne
uscir molto di buono. Ha scritto e prodotto la pice, dove reciter da primattore,
una star di Hollywood in cerca di riscatto
dopo una carriera da supereroe con becco
e piume, Birdman, appunto. Metterci
Michael Keaton fu Batman per Tim
Burton aggiunge gag a gag. Vale lo stesso per lirruzione di Edward Norton, sostituto che discetta tutto il tempo su verit e
finzione. Riggard Thompson cos si chiama la star ha affittato il St. James, storico teatro di Broadway: lo esploriamo in un
lungo piano sequenza, tra camerini di varie dimensioni, palco e retropalco, scale e
corridoi. Dura quasi quanto il film, senza
cedere alla tentazione del tempo reale.
Assai prima dellinsulto ai critici, si capisce che Birdman scritto benissimo, e si
pu concedere tutto il teatro nel teatro e il
tutto il cinema nel cinema che vuole. Restando uno spasso dalla prima allultima
scena: dopo il deprimente Biutiful, il
messicano rinasce con la commedia.

l guru con i capelli lunghi (aspettate di


vedere lo chignon!) saltella sul palco
come un gorillino. Idea: aiuter tre persone a realizzare i sogni rispettivi. A contar
bene, i prescelti sono quattro. Oltre alla
scrittrice di porno, allamante delluomo
sposato, al disoccupato anziano, completa
il quartetto Silvio Muccino. Il suo sogno
realizzato, con patetici risultati imitare Tom Cruise in Magnolia di Paul Thomas Anderson. Seduci e distruggi era il
motto delloriginale, basterebbe per non
provarci neppure, se poi tutto deve finire
con i biscottini di Natale. Non spoiler:
che la sceneggiatura, firmata da Silvio
Muccino con Carla Vangelista, lo fa capire subito allo spettatore. Gli sfigati organizzati vengono presi in carico dal guru,
intanto stramazziamo per il cattivo gusto
delle palandrane e delle collanine. Alla
signorina che prende appunti sulla trasformazione dei brutti anatroccoli dicono
Redigerai un resoconto. In anni spesi a
frequentare giornali, radio, e case editrici, mai nessuno in nostra presenza ha usato a quel modo il verbo redigere (ampiamente difettivo, e sta bene cos). A parte Maurizio Mattioli che sembra paracadutato da un altro film, gli attori suscitano una sola reazione: abbassare gli occhi,
per pudore.

a Arthur Miller a David Mamet, i commessi viaggiatori sono figure della


desolazione. Ma paiono allegroni al cospetto di Sam e Jonathan, venditori di
scherzi (in campionario troviamo i denti
da vampiro, una maschera sdentata, un
marchingegno che sputa risate). Nessuno
li vuole c la crisi e la mesta coppietta rientra nellappartamentino fornito
dallassistenza sociale. Mentre litigano,
parte una canzonetta straziacuore che ricorda certi tanghi finlandesi ascoltati nei
film di Aki Kaurismki. Benvenuti nel
mondo di Roy Andersson, settantenne
svedese dallumorismo nerissimo. Vecchiette che sul letto di morte stringono al
petto la borsa con i gioielli, cavaturaccioli assassini, clienti che muoiono a scontrino appena battuto. Una quarantina di scenette quasi tutte mute, magnificamente
messe in scena tenendo la macchina da
presa a distanza (di sicurezza, verrebbe
da dire, per cogliere lassurdo senza farsi contagiare). In tutte le sfumature del
beige, ricordano le tinte e le composizioni della pittura fiamminga. Roy Andersson ha un occhio micidiale, un senso del
ritmo fantastico (anche quando niente
sembra muoversi, attenti alle controscene), una mostruosa intelligenza impastata di cinismo.

ANNO XX NUMERO 62 - PAG XII

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 14 MARZO 2015

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