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TESINA DI STORIA MEDIEVALE I - LM

Note sul feudalesimo


Reynolds e Vico
Docente: Albertoni Giuseppe
Studente: Aluigi Matteo

Anno accademico 2011/2012

Indice
Feudi e vassalli unintroduzione ......................................................... 2

Feudalesimo, vassallaggio e feudi ........................................................ 3


Feudalesimo......................................................................................................... 3
Vassallaggio ......................................................................................................... 4
Feudi.................................................................................................................... 5

Il feudalesimo in G.B. Vico ................................................................... 7


Presentazione di G.B. Vico ................................................................................... 7
Sulla Fodalit come mentalit mdivale .......................................................... 9
Il feudalesimo in Vico ......................................................................................... 10

Bibliografia......................................................................................... 13

Feudi e vassalli unintroduzione


La vita umana nel suo complesso, fuori dai libri di testo, piena di anomalie, particolarmente se
regolata da un diritto consuetudinario.1 Con lobiettivo dindagare pi a fondo possibile tali anomalie
legate ad un determinato periodo storico, il Medioevo europeo e pi precisamente dalla caduta
dellImpero Romano dOccidente al Quattordicesimo secolo ,2 la studiosa inglese Susan Reynolds attua una
sorta di revisione storiografica 3 del concetto di feudalesimo attraverso la sua opera monumentale Feudi e
vassalli (1994).
Compie questoperazione animata da grande accortezza e motivata da una convinzione attentamente
argomentata. Laccortezza quella verso lo studio del Medioevo che, ai suoi occhi, stato assunto
[artificiosamente] come lepoca del feudalesimo e cos qualsiasi aspetto che non costituisca un tassello
dellimmagine tagliato fuori dal campo visuale o modificato per adattarsi allo sfondo.4 La convinzione
invece che i feudi e il vassallaggio [siano] concetti post-medievali5 e che, di conseguenza, la storia delle
istituzioni feudali sia rimasta per lungo tempo prigioniera delle codificazioni redatte dai feudisti del tardo
Medioevo e dellet moderna. 6 Porta avanti la sua analisi distinguendo tre fasi nella storia del
feudalesimo: un primo periodo di diritto consuetudinario con pochi possessi dipendenti; il periodo del diritto
feudale imposto dallautorit regia a partire dal dodicesimo secolo; e, dal sedicesimo secolo ad oggi, la
credenza che il sistema feudale esistette per tutto il Medioevo. 7 Conclude la sua ricerca rimanendo scettica,
in materia di vassallaggio, circa il fatto che i rapporti tra governanti e nobili del Basso Medioevo si siano
sviluppati a partire da quelli tra capi militari e loro seguaci dellAlto Medioevo 8 e rivendicando che la
societ altomedievale non fosse tenuta insieme solo dai legami personali.9 Ribadisce inoltre, in materia di
feudi, che queste forme di propriet del dodicesimo secolo e dellepoca successiva [] formavano una
categoria di propriet fondamentalmente diversa sia dal tipo di possessi che prima venivano chiamati feudi,
sia dalle propriet nobiliari antecedenti, non chiamate, in generale, feudi. 10 Chiude il suo lavoro, in
definitiva, sostenendo che, nella misura in cui siano mai esistite delle istituzioni feudo-vassallatiche, esse
furono il prodotto non del governo debole e scarsamente burocratico dellAlto Medioevo, ma di
unamministrazione sempre pi burocratica e di un diritto esperto che cominciarono a svilupparsi a partire,
allincirca, dal dodicesimo secolo.11
Nel tentativo di fornire spessore a tale tesi, cerchiamo di ripercorrere alcuni tratti salienti del percorso di
Reynolds, rimarcando le sue argomentazioni e lasciando a margine le parti legate allesposizione della
concezione classica del feudalesimo e quelle relative alle vicissitudini storiche.
1

S. REYNOLDS, Feudi e vassalli. Una nuova interpretazione delle fonti medievali, Jouvence, Roma 2004, p. 83.
D. J. A. MATTHEW, Fiefs and Vassals. The Medieval Evidence Reinterpreted by Susan Reynolds, in The English Historical
Review, Vol. 110, No. 439 (Nov., 1995), p. 1209: This book is conceived on the grand scale. In scope it reaches from
the end of the Roman Empire to the fourteenth century; it embraces the whole of western Europe, Spain excepted.
3
. PLATAGEAN, Un Medioevo Greco. Bisanzio tra IX e XV secolo, Dedalo, Bari 2009, p. 62.
4
S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 24.
5
Ibid., p. 15.
6
. PLATAGEAN, Un Medioevo Greco cit., pp. 62-3.
7
D.J.A. MATTHEW, Fiefs and Vassals cit., p. 1209: Miss Reynolds distinguishes three phases in the history of feudalism:
an early period of customary law with few conditional tenures; the period of a law of fiefs enforced by royal authority
from the twelfth century; and the belief from the sixteenth century to the present that the feudal system existed
throughout the Middle Ages.
8
S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 621.
9
Ibid., p. 622, corsivo mio.
10
Ibid., p. 623.
11
Ibid., p. 625.
2

Feudalesimo, vassallaggio e feudi


Nei primi tre capitoli dellopera, Reynolds si concentra nellesposizione del problema del feudalesimo
ed insiste sulla necessit di tenere distinti il tema del vassallaggio (relativo ai rapporti sociali medievali) e
quello dei feudi (concernente i rapporti di propriet medievali). Il presente lavoro li ripercorre integrandoli
e portando a sostegno delle annotazioni della storica inglese alcuni riferimenti ai successivi tre capitoli nei
quali Reynolds si cimenta in unanalisi dettagliata del feudalesimo nella Gallia allepoca merovingia e
carolingia, nella Francia dal 900 al 1100 e nellItalia dallepoca del regno longobardo fino al dodicesimo
secolo.

FEUDALESIMO
Il problema del feudalesimo, per la storica inglese, consiste nel fatto che, ogni volta che pensiamo a
feudi o vassalli, guardiamo la societ medievale sfruttando una struttura interpretativa ideata nel
sedicesimo secolo e sviluppata in quelli successivi. 12 Alcuni termini latini, che potrebbero denotare il
concetto feudo e il concetto vassallo, cos come li intende il feudalesimo classico, seppure non negli
stessi documenti, compaiono nelle fonti gi nellAlto Medioevo. 13 Tuttavia fu solo a partire dal Basso
Medioevo che il diritto accademico sinteress al diritto concernente le propriet chiamate feudi, i cui
detentori definiva vassalli, cos forzando per il carattere consuetudinario [del diritto di propriet
medievale] allinterno del quale erano [] impossibili ununiformit e una coerenza terminologica. 14 A
questo diritto accademico, la cui connessione con il diritto effettivamente applicato nelle corti dei
presunti regni feudali dellEuropa medievale era in gran parte labile e indiretta,15 si sarebbero rifatti in
seguito la maggior parte degli studi storici e delle correnti storiografiche fino ad oggi.
Ora, tale struttura interpretativa che il feudalesimo classico si basava sullidea centrale di
unione tra vassallo e feudo; unidea utile perch, dato che non era esaminata attentamente, e venivano
ignorate tutte le distinzioni tra termini, concetti e fenomeni, colmava il divario esistente tra le assegnazioni
di benefici di Carlomagno e lo stadio in cui i libri di diritto accademico definivano i vassalli come possessori di
12

Ibid., p. 15.
Per esempio, relativamente al primo, possedimenti che cominciano ad assomigliare ai feudi compaiono per la
prima volta in forma di assegnazioni di terre a breve termine, conosciute come benefici o precaria, che abbastanza
precocemente le grandi chiese iniziarono a fare ai nobili. Il modello classico di feudo deriva dalla riproposizione da
parte dei Carolingi di questo sistema, quando fecero ai propri [presunti] vassalli assegnazioni di terre per le quali
attinsero al proprio patrimonio, sia [] a quello ecclesiastico (S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., pp. 71-2) cfr.
MGH, Capitularia regum Francorum, I, ed. A. BORETIUS, Hannover 1883, n. 20, Capitulare Haristallense (779 III), cap. 13,
p. 50 oppure MGH, Epistolae karolini aevi, III, ed. E. DMMLER, Berlin 1899, Einharti epistolae (833-834), n. 34, pp. 1267. Mentre, relativamente al concetto di vassallo, il termine vassus compare [gi] nella versione delle leggi saliche
risalente allinizio del sesto secolo, dove [per, pi che rimandare ad un legame feudo-vassallatico,] sembra designare
una categoria che oggi potrebbe chiamarsi operaia (S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 116). Con meno incertezze
semantiche, comunque, quantomeno a partire dal 757 che parlare di vassalli potrebbe essere meno ambiguo,
definendo emblematicamente Tassilone III il primo vassallo nonostante Reynolds sottolinei che il caso di Tassillo
rappresenta realmente uneccezione e, in ogni caso, non implica nessuna unione del concetto di vassallaggio e
beneficio o feudo: ci che accadde [quando Tassillone III in vasatico se commendans per manus] nel 757, fu un fatto
politico, non di diritto di propriet (ibid., pp. 119 e 134). Cfr. Annales regni Francorum inde ab a. 741 usque ad a. 829,
qui dicuntur Annales Laurissenses maiores et Einhardi, ed. F. KURZE, Hannover 1950 (MGH, Scriptores rerum
Germanicarum in usum scholarum, 6), pp. 15-6.
14
Ibid., p. 29.
15
Ibid., p. 16.
13

feudi.16 Ma Reynolds non disposta a barattare lindagine della realt storica con una qualche utilit
epistemologica. Pertanto procede ad effettuare unanalisi accurata dei due concetti di vassallaggio e
feudo tenendoli scissi.

VASSALLAGGIO
Per quanto riguarda il vassallaggio, cos come tradizionalmente inteso,17 la storica inglese solleva
innanzitutto alcuni problemi di varia natura sui pi importanti dei quali opportuno mettere laccento in
questa sede.
Si tratta di problemi terminologici, in primo luogo, considerando che i riferimenti a vassi o vassalli non
sono affatto cos comuni nelle fonti come ci si potrebbe aspettare dalla lettura di opere moderne sulla storia
medievale.18 Ricercando tra questi riferimenti, relativamente alla Gallia, il termine vassi diventa assai
[] comune a partire dal tardo ottavo secolo, quando sembra essere utilizzato per laici che prestano servizio
sia negli eserciti di re e signori, sia per qualsiasi altro scopo generale di difesa e di governo. Al ritorno dalla
Spagna, nel 778, Carlomagno nomin in tutta lAquitania non solo conti e abati franchi, ma anche vassi
franchi []. [Tuttavia] questo in parte significava solo un cambiamento terminologico: i re e i signori avevano
avuto precedentemente servitori di questo genere, anche se non venivano definiti vassi.19 Invece,
relativamente allItalia del regno dei Longobardi, re, [] ufficiali regi e altri nobili avevano propri seguaci
(gasindii). [Eppure, anche se] un uomo libero [sarebbe] potuto entrare al servizio di un seguace (fidelis) di un
gasindo regio, [] non attestato che ci comportasse una diminuzione dei diritti del cliente dellufficiale
regio sulla sua propriet, o sul suo dovere nei confronti del re e del regno. 20 In seguito, i termini gasindi e
uomini in gasindio vennero sostituiti coi nuovi lemmi vassalli e signori che avevano uomini in vassatico
quando, dopo il 774, Carlomagno estese allItalia la sua politica di insediare i vassi su terre prese in prestito
a questo scopo dalle chiese.21 Ma sono assai ridotte le attestazioni in base alle quali lintroduzione dei
termini vassus o vassallus [] testimonierebbero un cambiamento di idee molto significativo. 22
Ci sono, poi, problemi legati al carattere personale del rapporto: il fatto che la gente nel Medioevo
fosse educata allobbedienza e alla lealt, come alle virt militari, [] non significa che [quella societ]
dipendesse solo da una massa di rapporti individuali, diadici, interpersonali e affettivi. 23 In tale frangente
storico, la fidelitas s collante sociale ma ci non comporta che qualsiasi rapporto tra gli individui, come il
vassallaggio, sia un rapporto personale, totalmente disancorato dalla sfera pubblica. Tant che tutti
sarebbero presumibilmente daccordo sul fatto che le persone che gli storici chiamano vassalli e che,
secondo loro, tenevano feudi talvolta con diritti di giurisdizione, nel nono secolo e successivamente si
trovassero inseriti in un sistema politico di qualche genere. 24
Inoltre sussistono problemi relativi ai rituali diniziazione coi quali si diventa vassalli: semplici riferimenti
allomaggio o alla commendazione non fornisco altro che unidea molto relativa di quale fosse la
cerimonia (se ne esistette una) cui doveva sottoporsi il vassus carolingio [], o [i] vassalli nel periodo

16

Ibid., p. 53.
Cfr. ibid., p. 34.
18
Ibid., p. 39.
19
Ibid., p. 118.
20
Ibid., p. 252.
21
Ibid., p. 253.
22
Ibidem.
23
Ibid., p. 46, corsivo mio.
24
Ibid., p. 44.
17

postcarolingio.25 In pi, un loro riscontro non attesta un rito dentrata nel vassallaggio: per esempio in
Gallia, nell854, tutti i Franchi nel regno di Carlo il Calvo dovevano giurare di essergli fedeli con le modalit a
essi note in cui un uomo di diritto franco era tenuto a essere fedele al re. [] Qualsiasi fosse lorigine o
limplicazione dellenunciato, i giuramenti di fedelt prestati in modo cos generale non possono aver creato
un legame personale tra il suddito e il re, o avere avuto tale intento. 26 In fatto di giuramenti di fedelt,
lItalia (Settentrionale) costitu invece uneccezione notevole: qui la commendazione raramente
menzionata dopo il decimo secolo e il rito dellomaggio sembra essere stato del tutto sconosciuto o
insignificante nel dodicesimo e nel tredicesimo secolo. 27 Va comunque prestata attenzione alla
pluristratificata realt italiana. Infatti, in contrapposizione a quanto accadeva pi a Nord, stato spesso
affermato [ad esempio] che i papi nellundicesimo secolo, sotto linfluenza delle norme feudali del mondo
secolare, fecero assegnazioni di [presunti] feudi e richiesero giuramenti di fedelt ai governanti temporali,
[] giuramenti di fedelt [] che avrebbero potuto contribuire a formare una consuetudine, per i giuristi
accademici feudali, cui adattarsi e da seguire, [anche se] non sembra esistere alcuna attestazione che essi si
rifacessero a quella che allora poteva configurarsi come una consuetudine feudale consolidata.28
Una volta terminata la pars destruens del suo discorso, Reynolds propone allora di allontanarci dal
termine vassallo, specialmente quando non utilizzato dalle fonti. 29 Inoltre, ritenendo che i valori che gli
storici tradizionalmente associano al vassallaggio [] vadano visti in un contesto pi ampio di rapporti e di
norme,30 avanza una sua ipotesi circa quelli che furono (e come circolarono) i valori culturali generali
della societ medievale. Cos, ribadito che si tratta comunque di una societ fortemente diseguale, la
storica inglese la raffigura come distinta in tre categorie nobili e gentry, contadini di condizione non
libera e linsieme di quelle persone con armi e cavalli delle quali la maggior parte non sarebbe mai stata
definita nobile, ma molti sarebbero stati in qualche occasione definiti liberi.31 Queste categorie costituivano
una sorta di societ tiramis [pi che] una torta, perch i suoi strati erano indistinti, e il caff dei valori
accettati filtrava attraverso di essi.32 a partire da tale contesto che la natura e le norme del clientelismo
[medievale possono essere] sottoposte a unindagine assai pi vasta; 33 a partire da tale contesto che
Reynolds pu sostenere che il vassallaggio vada compreso come il rapporto che la maggior parte dei nobili
e degli uomini liberi avevano con i propri governanti, che non era in qualit di possessori di feudi, ma di
sudditi.34

FEUDI
Per quanto riguarda i feudi, la storica inglese sottolinea innanzitutto che tali unit di propriet, di
norma, anche se non sempre, fondiaria, tenute con diritti [] limitati,35 debbano essere contrapposti non
soltanto al possesso pi servile dei contadini, ma anche allalodio, una propriet del tutto indipendente, non

25

Ibid., p. 47.
Ibid., pp. 122-3.
27
Ibid., p. 36.
28
Ibid., pp. 280 e 286.
29
Ibid., p. 52.
30
Ibid., p. 54.
31
Ibid., p. 60.
32
Ibid., p. 61.
33
Ibid., p. 68.
34
Ibid., p. 69.
35
Ibid., p. 71.
26

proveniente dallassegnazione di un signore.36 Ne deriva che, per capire i feudi come una sorta di
categoria di propriet [], dobbiamo allora stabilire quali fossero i diritti e gli obblighi delle propriet
denominate oggi, o allepoca, feudi, e capire in che misura tali diritti e tali obblighi differissero da quelli
relativi agli alodi o alle propriet contadine.37 Questanalisi pu essere effettuata usando come spartiacque
il dodicesimo secolo.
Prima del dodicesimo secolo, in generale, mentre, in linea di principio, le persone di rango elevato
avevano maggiori diritti sulle propriet, e obblighi meno gravosi e pi onorevoli rispetto a quelle di rango
inferiore, sia i nobili, che gli uomini liberi di condizione inferiore, tenevano talvolta propriet assegnate loro
dalle chiese o dai re con minori diritti e, in alcuni casi, maggiori obblighi.38 Eppure gli equivalenti in latino
dei termini beneficio, feudo e alodio furono utilizzati [poco] frequentemente e ancor meno frequentemente
prima del 1100.39 Anche se i nobili e gli uomini liberi [] potevano riconoscere di avere in concessione
dalle chiese (o, pi raramente, dai re o da altri nobili) determinate terre in qualit di feudi, n essi n
chiunque altro utilizz questo termine per designare la parte sostanziale del proprio patrimonio. 40 Infatti
gli elementi gerarchici individuabili in questepoca sono sociali e amministrativi, non relativi (a parte nel
caso di contadini non liberi o semi-liberi) ai diritti di propriet. Le fonti non indicano che i nobili e gli uomini
liberi ritenessero le loro propriet derivanti da una concessione del re o di un altro signore.41 A conferma di
questa percezione delle cose, sta il fatto che, in molte aree della Francia, si registra un numero
relativamente vasto di alodi, almeno fino al dodicesimo secolo.42 Cos come in Italia, dove nel nono,
decimo e undicesimo secolo, [] il modo normale in cui le persone al di sopra dei contadini di condizione pi
umile si aspettavano di tenere la loro propriet, era la forma tradizionale della proprietas o del proprium.43
Reynolds ne ricava lidea che la maggior parte dei nobili teneva ancora la propriet (chiamata o meno
alodiale dalle fonti) nel 1100 nella stessa forma in cui lavevano tenuta i proprietari di alodi nel 900, o anche
nel 700, ossia non in virt di unassegnazione di cui qualcuno aveva memoria, ma per eredit. [] Le loro
terre, a meno che non fossero state assegnate dalle chiese, erano presumibilmente tenute con diritti
pieni.44 Si capisce da tale considerazione che erano proprio i possedimenti delle chiese ad essere concessi in
forma dipendente: la propriet di cui [esse] godevano sulle loro terre era assoluta e permanente, come
quella di alodi o di eredit, e come quella di cui avevano ufficialmente goduto anche quando le loro terre
erano state parte dei benefici comitali. 45 Constatazioni quali questultima spingono Reynolds a ipotizzare
che gran parte delle regole sui feudi, cos come sono intese dagli storici del feudalesimo, [derivino] non
dalle norme sociali della nobilt laica nellAlto Medioevo, ma dalle pratiche escogitate dal clero per
proteggere la propriet della Chiesa.46
Con il dodicesimo secolo, in conseguenza dei mutamenti sociali ed economici (crescita demografica ed
economica, dissodamenti di nuova terra, progressi nel campo dellistruzione), si verificarono due
cambiamenti che ebbero un effetto [] ovvio e diretto sul diritto di propriet: lavvento di un governo pi
forte e burocratico e la nascita di un diritto professionale. 47 Una legge sui feudi emerse a tempo debito in
36

Ibid., p. 73.
Ibid., p. 80.
38
Ibid., p. 83.
39
Ibid., p. 84.
40
Ibidem.
41
Ibid., p. 88.
42
Ibid., p. 194.
43
Ibid., p. 277.
44
Ibid., pp. 213-4.
45
Ibid., p. 189.
46
Ibid., p. 92.
47
Ibidem.
37

questa fase, quando i re poterono effettivamente imporre i propri diritti di signoria in termini legali sui
sudditi nobili.48 Aveva cos inizio la deliberata conversione di alodi in feudi,49 relativamente alla quale,
probabilmente, sorse (o, comunque, si raccord) la consulenza legale. Sia essa di carattere accademico o
professionale potrebbe [] sottendere [in ogni caso] la creazione di poco successiva dei fiefs de reprise o
feudi oblati in Italia, in alcune parti della Francia e in Germania. [Infatti] in tutte queste aree, lobiettivo
sembra essere stato quello di assicurare un atto di subordinazione politica [verso un signore o un governo
cittadino] da parte del nuovo concessionario del feudo, spesso simboleggiato da giuramenti e da una
qualche cerimonia domaggio.50 Ormai, inoltre, nella misura in cui il diritto riguardava la propriet di
persone che potevano permettersi avvocati e cause nelle corti superiori, le consuetudini a cui si rifacevano
non erano quelle vaghe e variabili della popolazione in generale, ma quelle dei giuristi e dei tribunali da essi
dominati.51 Tali giuristi che elaborarono le nuove consuetudini ossia, in senso lato, le norme del diritto
accademico, creato in Italia nel dodicesimo secolo sulla base dei Libri Feudorum , per quanto nutrissero
rispetto per i testi che studiavano, vi apportavano informazioni e problemi sui feudi e benefici che non
potevano essere trovati in essi.52 Ci fece s che alcune delle testimonianze sulle cosiddette istituzioni
feudo-vassallatiche dellItalia di quel periodo vi si [adattassero] abbastanza bene.53 Un esempio
emblematico potrebbe essere costituito dalle citt italiane del dodicesimo secolo, le quali presto
cominciarono a loro volta ad assegnare terra in beneficio o in feudo, tanto quanto a riceverla. [In tale
contesto] i diritti garantiti ai benefici dallordinanza di Corrado II erano stati confermati dalla consuetudine, e
nelle discussioni dotte assumevano ora una validit e una dignit equivalente (e forse persino superiore) a
quelli della piena propriet.54 Dalla parte loro, il concessionario di un simile beneficio si impegnava alla
fedelt verso il comune, come un vassallo nei confronti del proprio signore [e questo pensando]
probabilmente agli obblighi dei clienti o dei servitori di vescovi o abati.55
Nonostante tali eccezioni notevoli, il modello tradizionale di feudalesimo rimaneva un costrutto
bassomedievale e, soprattutto, restavano infondate tutte le asserzioni o proposte secondo le quali i feudi
rappresentavano la forma archetipica della propriet nobiliare prima del dodicesimo secolo, derivando da
assegnazioni di terra fatte dai governanti altomedievali in cambio del servizio militare, e i loro diritti e
obblighi costituivano un riflesso delle norme sociali generali. 56

Feudalesimo in G.B. Vico


PRESENTAZIONE DI G.B. VICO
Tre anni prima delluscita di Feudi e vassalli, Reynolds pubblica un articolo nel quale simpegna a sfatare
48

D. J. A. MATTHEW, Fiefs and Vassals. cit., p. 1210. A partire da questo momento i governi, nonostante non potessero
ignorare i diritti consuetudinari, avanzarono richieste e obblighi verso i sudditi e riuscirono ad assicurarsi buona parte
delle tasse e dei tributi che richiedevano (S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 93), avendo dalla loro parte la vaghezza
delle norme precedenti, degli efficienti funzionari alfabetizzati ed essendo il senso del rispetto verso i governanti
abbastanza alto.
49
Ibid., p. 97.
50
Ibidem.
51
Ibid., p. 96.
52
Ibid., p. 292.
53
Ibid., p. 340.
54
Ibid., pp. 307-8.
55
Ibid., p. 309.
56
Ibid., p. 340.

il mito della presunta credulit, dellincapacit di ateismo, da parte della mentalit medievale,57 allo scopo
dillustrare anche i problemi sollevati dal concetto di mentalit sociale. 58 Gi nellincipit di questo lavoro,
con tono polemico, la storica inglese appunta il fatto che, nonostante difficilmente ci sia il bisogno di parlare
di mentalits, tuttoggi vanno ancora di moda tanto il termine francese quanto la storia delle mentalit
che mira a studiare le diverse modalit attraverso le quali le societ del passato potrebbero aver visto il
mondo. Ma il tema risalirebbe almeno a Vico;59 e cos, quantomeno in quella sede, Reynolds non si
spinge tanto indietro nella sua analisi. Eppure lascia trasparire questo nome Giambattista Vico (Napoli
1668 ivi 1744).
Si tratta del filosofo partenopeo che, formulando il principio del verum-factum, aveva sostenuto che
all'uomo dato conoscere l'ampio regno di tutto ci che il frutto della sua attivit: politica, diritto, arte,
istituzione ecc., in una parola tutto ci che ha una storia ed storia. 60 Pi nel dettaglio si tratta dellautore
della Scienza nuova (che poi scienza del mondo civile), nella quale si tenta di rintracciare il disegno di
una storia ideal eterna, sopra la quale corrono in tempo le storie di tutte le nazioni.61 Proprio entro le
maglie di questo disegno, il feudalesimo acquista un ruolo fondamentale in quanto linguaggio ed in quanto,
seppure di contro alla critica della Reynolds, mentalit.62 Ma soprattutto in quanto, coi suoi caratteri, una
tappa fondamentale per le storie di tutte le nazioni che corrono in tempo. 63 Infatti, molto
sommariamente, Vico ritiene che le repubbliche tutte son nate da certi principi eterni de feudi,64 che
sussista un ricorso che fanno le nazioni sopra la natura eterna de feudi 65 e che i feudi [siano] la
stratificazione sociale originaria senza la quale [] non [si] concepisce la societ civile.66
57

S. REYNOLDS, Social Mentalities and the Cases of Medieval Scepticism, in Transactions of the Royal Historical
Society, Sixth Series, Vol. 1 (1991), p. 25: It is constructed out of the assumed credulity, the incapacity for atheism,
of the medieval mentality.
58
Ibid., p. 28: What I want to do is [also] to consider the subject as an illustration of the problems raised by the
concept of social mentality.
59
Ibid., p. 21: The history of mentalities has now become so widely accepted that even British historians sometimes
refer to it: one hardly needs to talk about mentalits any more, though the French word still sounds more modish. But
the subject goes back at least to Vico.
60
A. DE BERNARDI, S. GUARRACINO, Dizionario di storiografia, Mondadori, Milano 1996, Vico, Giambattista
[http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/438.htm]. Con le parole del filosofo: [] questo mondo civile
egli certamente stato fatto dagli uomini, onde se ne possono, perch se ne debbono, ritruovare i princpi dentro le
modificazioni della nostra medesima mente umana (G. B. VICO, Scienza nuova 1744, in Opere, 2 voll., a cura di A.
Battistini, Mondadori, Milano 1990, vol. I, pp. 541-2). Vico is saying that since history is a human product, we must
interpret it in the light of our knowledge of the formal conditions of society and social development, a knowledge
accessible to us because we are our-selves part of such a society (L. POMPA, Vico's Science, in History and Theory,
Vol. 10, No. 1 (1971), p. 74). Tuttavia la questione non cos semplice e lineare: il verum-factum, come criterio
epistemologico per fondare la conoscenza storica, presenta diversi problemi (per esempio cfr. P. CRISTOFOLINI, La
Scienza nuova di Vico. Introduzione alla lettura, La nuova Italia scientifica, Roma 1995, pp. 61-5 e J.C. MORRISON, Vicos
principle of verum is factum and the problem of historicism, in Journal of the History of Ideas, Vol. 39, No. 4 (Oct. Dec., 1978), pp. 579-595).
61
G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 53.
62
Cfr. G. VITOLO, Il feudalesimo in Giambattista Vico, in Atti dell'Accademia di Scienze morali e politiche della Societ
Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli, 83(1972), pp. 83-123 e A. ALBERTI, Linguaggio feudale e metodologia
storica in Giambattista Vico, in Annali del Dipartimento di filosofia dellUniversit di Firenze, I (1985), pp. 31-62.
63
Ci scusiamo se in tale sede siamo obbligati a tralasciare la trattazione di buona parte delle tappe fondamentali,
individuate da Vico nelle storie di tutte le nazioni. Ci auspichiamo comunque che, nonostante questomissione, i
tratti fondamentali di almeno una delle tappe, il feudalesimo, si riesca ad inquadrare ugualmente. Diversamente, per
un sunto conciso ma completo della linea di sviluppo storico elaborata da Vico, segnaliamo i tre lavori di Thomas
Whittaker col titolo Vico's New Science of Humanity apparsi su Mind nel 1926.
64
G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 708.
65
Ibid., p. 938.
66
P. CRISTOFOLINI, La Scienza nuova di Vico. cit., p. 145.

Procediamo dunque in primo luogo nellesposizione della prospettiva della storia delle mentalit,
quale quadro generale per lo studio del feudalesimo, e, in secondo luogo, nellanalisi per sommi capi della
particolare concezione di Vico, sempre usando come riferimento critico le annotazioni di Reynolds.

SULLA FODALIT COME MENTALIT MDIVALE


Con il diciottesimo secolo, [] con un crescente gusto per lastrazione e una crescente percezione della
stranezza del passato, [si sent] la necessit di caratterizzare e analizzare i fenomeni medievali in generale [e,
quindi, si] rese naturale il fatto che ora gli storici caratterizzassero lintero Medioevo come feudale. Un
governo e una societ feudale erano la logica controparte di un diritto feudale.67 Di fatto, in tanti hanno
rilevato che tutte le indagini relative al periodo anteriore non hanno fatto altro che portare alla luce
discorsi piuttosto parziali e limitati che non costituiscono, al contrario di quelli del XVIII secolo, un approccio
globale alla societ europea. [] La caratterizzazione di unepoca attraverso delle considerazioni sulla sua
organizzazione sociale non apparvero prima del XVIII secolo, lentamente, e a questo proposito non si pu
citare nulla di precedente a G. B. Vico.68 Riguardo allapplicazione di un simile approccio al feudalesimo, a
dispetto delle critiche e del vigore con il quale i propugnatori delle definizioni rigorose respingono i
tentativi di generalizzazione e sistematizzazione operati dai fautori di un concetto di feudalit in senso
lato, di impostazione abitualmente marxista, leredit di questa impostazione ancora rinvenibile negli
studi del secondo dopoguerra.69 Un esempio emblematico nel XX secolo di feudalit intesa in senso lato
la sua considerazione come mentalit medievale che sostiene, per esempio, George Duby.70 Vico, dal
canto suo, potrebbe rientrare in questo filone di ricerca, il quale, partendo dal presupposto che la feudalit
innanzitutto una mentalit,71 la generalizza sino ad estenderla allintero Medioevo e non solo, come
vedremo. Tra le considerazioni del filosofo partenopeo sul feudalesimo come una sorta di mentalit,
potrebbero forse nascondersi dei suggerimenti preziosi per la medievistica.
67

S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 21.


A. GUERREAU, Fief, fodalit, fodalisme. Enjeux sociaux et rflexion historienne, in Annales. Histoire, Sciences
Sociales , 45e Anne, No. 1 (Jan. - Feb., 1990), pp. 139: [] toutes les enqutes portant sur la priode antrieure
n'ont abouti qu' la mise en vidence de discours trs partiels et limits, ne constituant pas, comme ce fut au
contraire le cas au XVIII sicle, une approche globale de la socit europenne. [] La spcification d'une poque par
des considrations sur son organisation sociale n'apparat qu'au XVIII sicle, lentement, et l'on ne peut rien citer cet
gard d'antrieur J.B. Vico. Tra gli altri autori che avrebbero condiviso questidea viene annoverato persino
Voltaire: La fodalit n'est point un vnement. C'est une forme trs ancienne qui subsiste dans les trois quarts de
notre hmisphre avec des administrations diffrentes (ibid., p. 140).
69
R. AGO, La feudalit in et moderna, Laterza, Roma-Bari 1994, p. 161.
70
G. DUBY, La Fodalit? Une mentalit mdivale, in Annales. Histoire, Sciences Sociales, 13e Anne, No. 4 (Oct. Dec., 1958), pp. 765-771. Duby fa una recensione di From fief to indenture. The transition from feudal to non-feudal
contract in western Europe di B.D. Byron; elogia questopera perch mostra come il feudalesimo riusc a sopravvivere
al XII secolo, quando le nuove condizioni economiche e laccelerazione della circolazione monetaria misero in
questione i legami di fedelt strettamente dipendenti dalla terra. I signori e i re dInghilterra per primi, infatti, usarono
denaro per ricompensare la devozione personale senza rinunciare alle forme feudali, distribuendo feudi di borsa (fiefrentes), ma reclamando lomaggio. Da ci Duby ne ricava che si le fief-rente ensuite sortit d'usage, ce fut parce que
l'hommage (donc le lien vassalique) ne prsentait plus d'intrt, ce fut parce que la conception fodale du service,
jusqu'ici vigoureuse, se perdit []. L'usage du fief-rente tait en ralit dpendant d'une certaine attitude mentale
(ibid., p. 771, corsivo mio). Ancora, in Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori, Duby tratta
magistralmente lenunciazione da parte di Adalberone, vescovo di Laon, e di Gerardo, vescovo di Cambrai, negli anni
Venti del secolo XI di quel postulato di trifunzionalit quellimmagine che forse ossessionava la mentalit comune,
ma che restava lontana dalla riflessione dei dotti sulla realt sociale (Laterza, Roma-Bari 1998, p. 118, corsivo mio).
71
G. VITOLO, Il feudalesimo cit., p. 120.
68

IL FEUDALESIMO IN VICO
Se Feudi e Vassalli si interessa esclusivamente del feudalesimo nel suo presunto significato ristretto e
si pone in continuo dialogo con le fonti, 72 il concetto vichiano di feudalesimo [invece trae] origine non gi
da una riflessione storica sullet feudale, ma da un problema di ordine teorico []. Egli cio si [pone] il
problema di determinare le ragioni teoriche per cui un organismo politico in generale, a un certo momento
del proprio processo di sviluppo, viene ad assumere una forma di tipo feudale; e le ragioni per cui, una volta
instaurato un sistema feudale, ad esso dovr inevitabilmente succedere un sistema politico-sociale fondato
sulluguaglianza dei diritti di tutti i cittadini. 73 Considerando il feudalesimo in questo senso lato, il filosofo
partenopeo postul lesistenza allinizio di ogni societ, non soltanto di una forma di vita sociale primitiva,
ma anche di unumanit fornita di una forma mentis essenzialmente diversa da quella propria dellumanit
civilizzata. E consider il feudalesimo come la forma socio-economica rispondente a tale tipo di razionalit
primitiva.74 Dice infatti Vico: tutte le nazioni antiche si truovano sparse di clienti e di clientele, che non si
possono pi acconciamente intendere che per vassalli e per feudi, n da feudisti eruditi si truovano pi
acconce voci romane per ispiegarsi che clientes e clientelae.75
Il feudalesimo per Vico, dunque, non solo non un fenomeno peculiare [della sola] et medievale ma,
anche nel caso in cui visto caratterizzare questo momento storico, modellato sulla base del sistema
feudale dellet arcaica di Roma antica. 76 A quellaltezza, infatti, si vedono bene la fede, di cui i giuramenti
[] attestano lossequio de soggetti e la protezione, chi potenti debbono avere de deboli [] nelle quali
due cose consiste tutta lessenza de feudi.77 Detto altrimenti, nella Roma arcaica era emersa la vera
caratteristica della societ feudale [ossia] lesistenza di due classi: [non i] liberi e [i] non liberi [o] laici e
chierici [ma] contadini e nobili-guerrieri78. Questi nobili, novelli eroi, furono come pastori de popoli,79
ch [guidarono] la societ umana verso il superamento della barbarie e lavvento dellet della ragione al
punto da rendere fondamentale tale legame feudale e centrale il feudalesimo per la storia dellumanit.
Tutte le repubbliche sarebbero nate da questi principi eterni de feudi e, dunque, non solo lo Stato
moderno [sarebbe] nato dalle strutture feudali, [perch] tutte le societ umane [avrebbero] cominciato a
formarsi quando i patres [presero] sotto la loro protezione i deboli e glindifesi in cambio della loro
soggezione.80

72

S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 14.


A. ALBERTI, Linguaggio feudale cit., pp. 33-4.
74
Ibid., p. 35.
75
G. B. VICO, Scienza nuova cit., pp. 523-4.
76
A. ALBERTI, Linguaggio feudale cit., pp. 37. Ancora: la struttura sociale di Roma arcaica era una struttura di tipo
feudale e quindi [] si avanza lipotesi di una corrispondenza tra la societ feudale e la primitiva et eroica (G. VITOLO,
Il feudalesimo cit., p. 90). Ci ci permette di precisare che let degli eroi quella nella quale dappertutto essi [eroi]
regnarono in repubbliche aristocratiche, per una certa da essi riputata differenza di superior natura a quella de lor
plebei (G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 438). Fornirne le coordinate storiche unoperazione complessa che in
questa sede non pu essere affrontata. Basti ricordare per che unet eroica legata al processo dincivilimento
(Cfr. A. MOMIGLIANO, Vico's Scienza nuova: Roman "Bestioni" and Roman "Eroi", in History and Theory, Vol. 5, No. 1
(1966), pp. 3-23) e che Roma arcaica, agli occhi di Vico, fa parte delle prime et degli eroi, [quando questi eroi che a
Roma furono i patrizi, le prime gentes ] erano rigidamente distinti dai famoli [che furono i clienti o i fuggiti in asilo
nelle familiae], cos [come] nel Medioevo i feudatari dai loro vassalli (A. BATTISTINI, Commento e note a G. B. VICO,
Scienza nuova cit., vol. II, nota 3 (p. 938), p. 1739.
77
G. B. VICO, Scienza nuova cit., pp. 710-1.
78
G. VITOLO, Il feudalesimo cit., p. 93.
79
G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 939.
80
G. VITOLO, Il feudalesimo cit., p. 93.
73

10

Fin qui per quanto riguarda il feudalesimo in senso teorico. Di possibili collegamenti con Reynolds, ai
miei occhi ne risultano uninfinit di quelli critici e, forse, solo uno potenzialmente costruttivo. Quelli critici
riguardano il fatto che per la storica inglese non possiamo capire la societ medievale e i suoi rapporti di
propriet se li guardiamo attraverso lenti del diciassettesimo o del diciottesimo secolo. 81 Eppure Vico,
essendo uomo del suo tempo (vissuto proprio a cavallo tra XVII e XVIII secolo), non pu che indossare quelle
lenti e finisce per considerare assodata lesistenza del presunto feudalesimo medievale. Di contro a
questo, c un punto di collegamento tra Reynolds e Vico che potrebbe essere potenzialmente costruttivo.
Nella parte di Feudi e vassalli sul Regno di Francia, 900-1100 la storica inglese notava che alcuni riferimenti
del dodicesimo secolo al feudo del re [] dovrebbero escludere la possibilit di sostenere che, persino in
unepoca [] cos tarda, il termine avesse sempre connotazioni di dipendenza 82. Sosteneva piuttosto che
alcuni obblighi furono verso il re in quanto tale, e non in qualit di signore di un feudo. 83 Questa
considerazione pu essere ricompresa allinterno di una posizione ben pi ampia di Reynolds, con la quale si
conclude la trattazione del vassallaggio e dei rapporti sociali medievali: possiamo capire meglio la variet di
rapporti che ci sembra di rintracciare nelle fonti, se smettiamo di tentare d'inserirli nel costrutto del
vassallaggio. [] Pi che indagare i rapporti tra signori e vassalli, dobbiamo concentrarci su quelli tra
governanti e sudditi, e tra superiori e inferiori, prendendo le mosse da categorie cos generali e poco
tecniche, fino a vedere quali sono le categorie che le fonti stesse impongono. 84 In tale prospettiva, forse
potrebbe non essere del tutto inutile la contrapposizione vichiana tra due categorie cos generali e poco
tecniche come quelle di contadini e nobili-guerrieri, famoli ed eroi.
Questo compito, per, andrebbe ben oltre gli intenti (e le capacit argomentative stesse) di questo
lavoro. Pertanto ci limitiamo a vedere in breve, e solo genericamente, come si muove questa macchina del
feudalesimo teorico in una prospettiva storica come quella medievale, sperando che ci consenta di chiarire,
per quanto indirettamente, il tema del rapporto essenziale della feudalit [che] per Vico quello del
contadino e del signore.85
Il filosofo partenopeo sostiene che noi in questopera [la Scienza nuova] facciam luce [alla barbarie
seconda]86 con le antichit della prima.87 Anche se tale barbarie seconda viene presentata semplicemente
come ricorso che fanno le nazioni sopra la natura eterna de feudi e quindi il ricorso del diritto romano
antico fatto col diritto feudale,88 ci non significa che non venga trattata considerandone, quantomeno un
minimo, la specificit storica. Questa compare nella forma di unanalisi terminologica dei vocaboli del
linguaggio feudale,89 che per Vico un vero e proprio modo di rappresentazione della realt e di
concettualizzazione proprio della mente primitiva, un codice mentale, una forma mentis.90 A titolo
emblematico, per esempio, per quanto riguarda i termini relativi al servaggio e alla signoria, Vico ci dice
81

S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 15.


Ibid., p. 218.
83
Ibidem.
84
Ibid., p. 70, corsivo mio.
85
G. VITOLO, Il feudalesimo cit., p. 102.
86
La barbarie ritornata (o barbarie seconda) quel periodo di storia europea che, appunto ai [] tempi di Vico, si
era cominciato a pi particolarmente delimitare dagli storici e a denominare (bench il Vico non lo denomini ancora
cos) il Medioevo; quel periodo di decadenza e di barbarie, quei secoli mediae et infimae latinitatis che, dal
tempo dellumanesimo [ed ancora ai tempi di Vico], si era sentito [con] distacco e orrore (B. Croce, La filosofia di
Giambattista Vico, Laterza, Bari 1922, p. 223).
87
G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 946.
88
Ibid., pp. 938-53.
89
A. ALBERTI, Linguaggio feudale cit., p. 33.
90
Ibid., p. 58. Cette disposition mentale [des hommes du Moyen ge] se manifeste par certains signes, des gestes
rituels surtout, mais aussi des mots. Le vocabulaire est bien sans doute le document le plus riche dont dispose
l'historien de la psychologie sociale (G. Duby, La Fodalit? cit., p. 766).
82

11

chi vassalli rustici in lingua feudale si dicono homines e ritiene che da qui derivino hominium, quasi
hominis dominium [] pi elegante che homagium, detto quasi hominis agium, menamento delluomo o
vassallo ove voglia il barone: la qual voce barbara i feudisti eruditi 91 [] voltano obsequium, che dapprima fu
una prontezza di seguir luomo ovunque il menasse, a coltivar i suoi terreni, leroe. La qual voce obsequium
contiene eminentemente la fedelt che si deve dal vassallo al barone.92 qui evidente che homagium,
spiegato come hominis agium, gli faceva pensare [al pensatore partenopeo] appunto allarbitrio degli eroi o
dei baroni che potevano esigere soggezione incondizionata da parte dei loro protetti. 93 Tutto sommato,
per, la ricostruzione semantica di Vico, per quanto suggestiva, pare cada nella trappola del proiettare sui
termini quelli che sono i propri concetti a priori su ci che i vocaboli denotano: sembra che in buona parte
della discussione sui feudi, come anche sul vassallaggio, si identifichino i termini con i concetti, i nostri
concetti con quelli medievali, e tutti e tre questi elementi con i fenomeni. 94
Questultimo fondamentale accorgimento di Reynolds colpisce quasi al cuore non tanto lintera
prospettiva della storia delle mentalit ma, perlomeno, limpostazione vichiana al suo interno. Tutto il suo
metodo di analisi della storia dellumanit spingeva lo storico a spogliarsi dei suoi abiti mentali e
recuperarne altri appartenenti al passato della sua stessa mente, per ridiscendere in tal modo alle forme
della mente umana che avevano prodotto la storia feudale. [Cos] egli avrebbe scoperto come, seguendo
quel determinato itinerario mentale, un termine veniva ad assumere [] un determinato significato,
diverso da quello chegli stesso gli avrebbe attribuito se avesse seguito i propri consueti processi mentali.95
Cos lo storico avrebbe potuto comprendere lintero dizionario mentale 96 feudale, tipico dellet
medievale, e con esso la sua stessa mentalit. Con laiuto delle annotazioni di Reynolds, invece, evidente
che non il mondo storico ma quello immaginario, nel quale radicata anche lanalisi etimologica del termine
vassallo, costituisce lesito dellanalisi vichiana di buona parte dei vocaboli del linguaggio feudale.
Particolarmente eloquente a tal proposito, il riferimento ai beni allodiali che, secondo Vico, considerati come
beni stabili liberi dogni peso reale privato, ma soggetti a pesi resi pubblici, venivano distinti dai feudi:
chi beni feudali portavano di seguito laudazione del signore, gli allodi non gi.97 Come se, allodio fosse
composto da a particella privativa e da laudare, nel senso che lallodero non riconosceva nessuno come
proprietario del suo fondo [mentre, ad unanalisi che pasticci meno tra concetti e termini, risulta evidente
che] la parola germanica e significa piena propriet.98
In definitiva, dunque, le idee sul feudalesimo di Reynolds e Vico rimangono profondamente distanti, al di
l di un generico e comune rimando a categorie cos generali e poco tecniche (quali famoli ed eroi) per
studiare i rapporti sociali medievali. Anzi, chiudendo con una battuta, nonostante lintuizione originale ma
approssimativa di Vico sulla natura eterna de feudi, una dettagliata analisi del feudalesimo, come quella
operata dalla storica inglese, potrebbe avere lo stesso effetto sul pensiero del filosofo partenopeo che si
temeva potesse avere la sua traduzione nella lingua di Reynolds: linglese una lingua onesta. Di Vico non
rimarr nulla.99

91

I feudisti eruditi ai quali Vico si riferisce per le proprie analisi etimologiche (infondate o meno) sono J. Cujas (15221590), F. Hotman (1524-1590) e G. Bud (1467-1540) cfr. G. VITOLO, Il feudalesimo cit., pp. 98-100.
92
G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 938.
93
G. VITOLO, Il feudalesimo cit., p. 103.
94
S. REYNOLDS, Feudi e vassalli cit., p. 28.
95
A. ALBERTI, Linguaggio feudale cit., p. 58.
96
G. B. VICO, Scienza nuova cit., p. 499.
97
Ibid., p. 947.
98
G. VITOLO, Il feudalesimo cit., pp. 107-8.
99
A. MOMIGLIANO, Vico's Scienza nuova cit., p. 3.

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Bibliografia
MONOGRAFIE

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ALTRO

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