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Moneta e circolazione monetaria a Parma

nel Medioevo (secc. VII-XIV)


Marco Bazzini

Estratto da C. Bertelli et alii, Vivere il medioevo. Parma al tempo della


Cattedrale, catalogo della mostra, Parma, 7ottobre 2006-14 gennaio 2007,
2a edizione, Slvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2006, pp. 106-113

Moneta e circolazione monetaria a Parma


nel Medioevo (secc. VII-XIV)
Marco Bazzini

Scopo del presente saggio quello di cercare di


tratteggiare un quadro complessivo, anche se
inevitabilmente incompleto a causa della scarsit di elementi a disposizione, della circolazione monetaria nel territorio parmense durante
il medioevo. Per fare ci si cercato di utilizzare, quando possibile, le fonti documentarie insieme a quelle materiali, vale a dire le monete
recuperate nel territorio. A questo proposito non
si pu non osservare come manchino quasi
completamente dati relativi al materiale ritrovato in scavo.
La dimensione limitata del presente contributo
non consente di approfondire nessuno degli
aspetti riguardanti leconomia monetaria medievale. Si rimanda pertanto, per eventuali approfondimenti, alla bibliografia citata in nota.
Lantica provincia romana dellAemilia fu conquistata dai Longobardi gi nella prima fase di
espansione seguita al loro arrivo in Italia, nel
5691. Forse Parma fu occupata gi al tempo
del re Alboino.
Numerosi reperti archeologici longobardi sono
stati recuperati in scavi sistematici sia in Parma che nel territorio, compresi due tremissi di
fattura barbarica. Questi ultimi confermano il
rapido assoggettamento della zona ai
Longobardi. Si tratta infatti di monete la cui
datazione non supera il terzo quarto del VI secolo2 . Un terzo tremisse (presente in mostra),
recante il nome dellimperatore Maurizio Tiberio
(582-602) e dunque leggermente pi tardo rispetto ai precedenti, stato rinvenuto a Parma, in Piazza Cesare Battisti, allinterno di una
sepoltura3.
Largento longobardo documentato da
due frazioni di siliqua del tipo busto/monogramma rinvenute in terreni erratici4.
A parte uneccezionale emissione di folles
dal diametro e peso ridotto, realizzata
nella zecca di Ravenna, i Longobardi non
coniarono monetazione in rame. Probabilmente, per la semplificata vita economica del tempo essi non ne sentirono la
necessit, preferendo, per le transazioni

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quotidiane, altre forme di pagamento, quali il


panis de cambio e la scutella de cambio5; oppure utilizzarono il numerario prodotto in
et romana e durante la dominazione gota6.
per documentato il reimpiego di monete
romane a scopo ornamentale, montate in collane, monili, ecc. Esemplari enei romani forati, chiaro indizio di una loro
demonetizzazione e riutilizzo con altra funzione rispetto a quella originaria, sono stati
rinvenuti a Parma, nella zona della necropoli
di Via Silvio Pellico, e in altre localit della
provincia7.
Una volta conquistato il Regnum
Langobardorum, Carlo Magno ne lasci intatta
la struttura amministrativa, ma al posto dei funzionari longobardi insedi personale franco. A
lui si deve unimportante riforma monetaria, destinata a lasciare il segno per molti secoli. Nel
781 egli demonetizz il numerario aureo
longobardo (il tremisse da 1/3 di solido) e introdusse il denaro dargento di tipo franco. Da quel
momento in quasi tutto lOccidente il sistema
monetario di conto si bas sulla tripartizione
lira - soldo - denaro (il cui rapporto era di 1 : 20
: 240) con il solo denaro dargento quale unico
nominale realmente coniato. Forse nel 793/94,
nellambito di una pi generale riforma riguardante i pesi e le misure del regno, ne fu modificato il peso (che pass da circa 1,3 g a 1,7 g) e la
tipologia8.
Carlo Magno fu a Parma due volte, nel 781 e
nel 787. In entrambe le occasioni furono battuti, forse da artigiani al suo seguito, denari
recanti il nome del sovrano su di un lato e
quello della citt dallaltro ( presente in mostra un denaro del 781). Si tratt comunque
di coniazioni sporadiche; a Parma una vera e
propria zecca venne infatti attivata solo nel
1207.
Nessuna moneta di epoca carolingia (774-888)
stata rinvenuta in scavo, n a Parma n in provincia. Ho per notizia di un esemplare di denaro
post riforma del 793/94 della zecca di Milano,
transitato sul mercato antiquario parmigiano di-

versi anni fa e forse recuperato nel territorio9.


Non si pu per il momento non notare la sostanziale uniformit di questi dati con quanto gi appurato per gran parte dellItalia centro-settentrionale, dove i rinvenimenti di denari dellet carolingia,
sia in scavo che sporadici, sono complessivamente
modesti se paragonati a quelli di epoca longobarda
o a quelli di X-XII secolo10. Alcune carte di IX secolo
rese note da Aff sembrerebbero nondimeno indicare per Parma un certo uso della moneta11. La
contrapposizione tra documentazione scritta e documentazione archeologica, con questultima che
sembra riflettere una notevole difficolt di circolazione del denaro carolingio, mentre il materiale
darchivio lascia [viceversa] supporre unampia,
anche se non costante, diffusione dello strumento
monetario gi stata notata da altri12. La spiegazione sta innanzitutto nellelevato valore intrinseco
del denaro carolingio, che lo rendeva inadatto ad
un uso quotidiano. Di contro, il fatto che le transazioni registrate dalle fonti siano in genere di
livello medio/alto fa s che queste non possano
essere arbitrariamente impiegate come spie di
un generalizzato uso dello strumento monetario13. Sempre lalto potere liberatorio del denaro
portava poi a limitarne drasticamente lo smarrimento accidentale. comunque indubbio che
nei secoli dellalto medioevo, perlomeno in questa parte del Penisola, dovette verificarsi un utilizzo assai ridotto della moneta. Il sistema
curtense, pressoch autosufficiente, poteva quasi
farne a meno, prevedendo al limite il ricorso ad
altri strumenti di scambio quali il baratto.
Maggiormente documentato il periodo successivo
alla morte di Carlo il Grosso (888). Ci potrebbe far
pensare ad un intensificarsi delluso della moneta in
questa epoca.
Negli scavi effettuati nei pressi della cripta della
cattedrale di Fidenza stato rinvenuto un denaro
(frammentario) della zecca di Pavia a nome di
Berengario del Friuli attribuibile al periodo 901924 . In localit Madregolo, sulla superficie del terreno, stata recuperata unaltra moneta sempre
della zecca di Pavia a nome dello stesso Berengario
con il titolo di imperatore (915-924)15.
Recentemente sono apparsi sul circuito commerciale parmigiano un denaro pavese di Berengario, uno a
nome di Ugo e Lotario II associati, sempre di Pavia, e
uno a nome di Ugo di Arles della zecca di Venezia. Ci
sono forti possibilit che siano stati trovati sul territorio, ma non sono in grado di confermarlo16.
Del periodo degli Ottoni (962-1002) sembra che

che nessuna moneta sia stata rinvenuta in scavo, o quantomeno io non ne ho notizia. Quasi
periodicamente appaiono tuttavia sul mercato antiquario della zona esemplari di sospetta
provenienza, presumibilmente recuperati in
provincia. Recentemente ho avuto occasione
di esaminare alcuni denari di Pavia a nome di
Ottone I e Ottone II associati, databili tra il 962
ed il 96717; mentre in passato erano transitati
sul circuito commerciale alcuni esemplari
pavesi di Ottone II e Ottone III18. Sono a conoscenza anche di due denari di Ottone II o Ottone III della zecca di Milano19. Si fa notare come
questi dati vadano comunque presi con estrema cautela dal momento che ne risulta impossibile la verifica.
Se confermati, questi elementi potrebbero in
parte integrare quanto si ricava dai documenti parmensi dei secoli IX e X. In essi, per
quanto mi risulta, non viene mai menzionato alcuno specifico tipo di moneta ma, pi
genericamente, soltanto denari, denari
buoni, denari buoni e spendibili20. Quanto sopra citato sembra attestare, per il periodo in esame, una circolazione costituita in
prevalenza di moneta pavese.
Il periodo che va dallavvento al trono imperiale di Enrico II di Sassonia (1014) fino alla fine
del XII secolo ben documentato per quanto
riguarda il materiale archivistico.
questo un intervallo lungo, che vede in atto,
a Parma come nel resto dItalia, grandi cambiamenti, sia sociali (nascita e affermazione
del comune), che politici (lotta per le investiture, conflitto con Federico I Barbarossa).
Anche per quanto riguarda luso e la circolazione della moneta si tratta di unet di complessi mutamenti. Le emissioni si fanno pi
abbondanti ma si assiste nel contempo ad un
peggioramento intrinseco delle varie specie
monetali. Secondo Cipolla tale fatto si deve
mettere in relazione col trionfo del
particolarismo politico e amministrativo21.
Le carte parmigiane attestano luso dei denari
pavesi per tutto il secolo XI. Verso la fine del
Mille cominciano a comparire citazioni di moneta lucchese, forse per linfluenza che la dinastia dei conti di Canossa comincia ad esercitare su Parma e sul parmigiano 22.
Attestazioni di denari lucchesi si fanno pi frequenti con linizio del secolo successivo23. Essi
sembrano per rivestire un ruolo marginale
allinterno del mercato monetario parmense,
che ancora per alcuni decenni si rifornir essenzialmente con il numerario di provenienza
pavese. Verso la fine del secondo decennio
del XII secolo, forse a causa di un suo progressivo, marcato peggioramento, alla mo-

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neta di Pavia si comincia a preferire quella di


Milano24. La prima registrazione di una somma in denari milanesi del 15 agosto 1117 e
si tratta di un atto di vendita25. Una pergamena recante la data 8 giugno 1044, rogata a
Parma, menziona quello che sembra apparentemente essere una frazione del denaro pavese.
Nel documento si leggono queste parole: termino die ic ad mercatum sancti donnini de burgo
supradicto prossimo veniente aut antea
quandocumque dederit dinarii vel tres ramesini
pro denario. Oggi non chiaro a quale moneta corrispondesse il ramesino ivi nominato, dal
valore di 1/3 di denaro26.
I rinvenimenti di cui ho notizia sono pochi ma
mi sembra possano sostanzialmente confermare il quadro che venuto delineandosi esaminando la documentazione cartacea. Durante gli scavi di Palazzo Bellotti, a Fidenza, stato trovato un denaro milanese di Corrado II di
Franconia (1026/27-1039). Sempre a Fidenza,
in Via Bacchini, invece stata rinvenuta una
moneta dello stesso imperatore della zecca di
Pavia27. In alcune collezioni private sono presenti denari di Milano che, stando a quanto
comunicatomi dai proprietari, sembra siano
stati trovati casualmente molti anni or sono
in zona pedemontana. Si tratta di due esemplari generalmente attribuiti al solo Enrico II
(1004-1024) ma che forse furono emessi fino
ai primi anni del XII secolo, e un denaro coniato presumibilmente tra gli ultimi anni
dellXI fino a met circa del XII secolo28. Nei
pressi di Fornovo Taro stato trovato, e subito disperso, un denaro attribuito ad Enrico III
(re dal 1039, imperatore dal 1046 al 1056)
della zecca di Pavia29.
Anche la moneta lucchese documentata. A
Rivalta stato rinvenuto un denaro databile
tra il 1039 ed il 105630. Un altro denaro, forse
coniato a Volterra a partire dallinizio degli anni
Novanta del XII secolo ad imitazione del denaro di Lucca, stato scoperto a Vairo31. Da
Rivalta viene anche un denaro di Pisa a nome
di Federico I, emesso a partire dal 118132.
Nel 1154 Federico I, incoronato re di Germania due anni prima, attravers le Alpi per sottomettere i comuni italiani. Lanno dopo ebbe
la corona di imperatore. Dopo aver distrutto
Milano e prima della fine del 1162 il
Barbarossa introdusse una nuova moneta, il
denaro imperiale, che cerc di imporre a gran
parte della Lombardia e dellEmilia, a discapito di quella piacentina e della svalutata nuova moneta milanese, che furono proibite entrambe33 . In precedenza, ma non noto esattamente quando, Milano aveva infatti pesantemente svilito la propria moneta, emettendo

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denari con un valore intrinseco corrispondente


alla met di quelli coniati nei decenni passati.
Negli atti notarili questi denari svalutati si cominciarono ad indicare con il nome di denari
nuovi milanesi e successivamente di denari
terzoli; mentre i precedenti, pi pesanti e di
migliore lega furono qualificati come veteres,
vecchi. Nel parmense la prima menzione di
moneta vecchia milanese del 1143, contenuta in un atto di vendita rogato a Fidenza il
9 novembre34. Tra il 1162 ed il 1167, nella
zecca imperiale di Noseda, localit nei pressi
di Milano, furono probabilmente emessi cospicui quantitativi di denari imperiali. A Parma essi non tardarono a diventare caput
monetae. In un rogito del 28 febbraio 1165
vengono richiesti per una compravendita arg.
den. Bonorum Mediol. Veterum vel imp. xx sol.
finito precio35. Molti documenti successivi prevedono somme pagabili in denari milanesi
vecchi oppure miste, in denari vecchi e denari
imperiali. In una carta del 18 ottobre 1177 si
chiede che laffitto annuo sia pagato in den.
bonorum mediol. vel imper. quales pro tempore
cucurrerint Parme sol. xi36.
Sono a conoscenza di almeno sei denari imperiali transitati in passato sul mercato antiquario, forse rinvenuti in altrettante zone
della provincia. In citt lutilizzo del denaro
imperiale documentato dai cinque esemplari presenti nel gruzzolo rinvenuto nel 1881
nei pressi dellodierna Via Buffolara37.
Verso la fine del XII secolo le zecche attive
nellItalia Settentrionale erano oramai circa
una ventina e le loro monete cominciavano
ad invadere il mercato parmigiano. Lo dimostrerebbe proprio la composizione del
tesoretto di Via Buffolara, che conteneva, oltre ai denari imperiali di Noseda, esemplari
di Brescia (diciotto denari mezzani scodellati),
Cremona (nove inforziati piani e un obolo,
anchesso piano), Mantova (dodici denari
mantovani piani) e un cospicuo numero di
denari terzoli di Milano (61). Un esemplare
bresciano, uno cremonese ed uno di Mantova,
simili a quelli di Via Buffolara, sono stati trovati a Vairo38. A Rivalta, nei pressi dei resti
del castello, invece stato recuperato un denaro inforziato della zecca di Cremona, ma
di tipo pi recente, forse databile agli ultimi
anni del XII secolo o allinizio del XIII39. Mi
stato segnalato il ritrovamento avvenuto anni
fa di quello che doveva essere un piccolo
gruzzolo composto da circa una decina di
denari bresciani, dello stesso tipo di quelli di
Via Buffolara. Sembra che al momento della
scoperta si trovassero impilati uno nellaltro. In collezioni private sono presenti molti

esemplari simili a quelli del gruzzolo di Parma, forse provenienti anchessi dal territorio.
Alcuni denari mantovani di tipo scodellato sono
poi stati venduti sul circuito commerciale40.
Diversi esemplari di denari terzoli milanesi,
alcuni del tipo pi vecchio, altri delle serie
emesse nel XIII secolo, anchessi transitati sul
circuito commerciale e forse provenienti da
ritrovamenti sporadici nel territorio parmense, sembrerebbero documentare, insieme ai
pezzi di Via Buffolara, un massiccio utilizzo di
questo tipo di moneta41.
Mi inoltre stato segnalato il ritrovamento di
un denaro piccolo di Venezia a nome del doge
Orio Malipiero (1178-1192)42, e di alcuni denari piccoli crociati di Verona con legenda
frir, emessi tra il 1185 e la met circa del
XIII secolo43.
Nei documenti parmigiani degli ultimi decenni del secolo XII, tuttavia, non si trova apparentemente menzione di altra moneta che non
sia quella imperiale oppure, ma oramai raramente, quella milanese. La spiegazione che
probabilmente le somme si riferiscono non ad
una moneta effettiva, ma ad una unit di conto, il cui ammontare poteva essere pagato con
varie valute, quales pro tempore cucurrerint
Parme, come si legge nel documento del 1177
citato sopra. In un atto del 19 aprile del 1193
relativo allaffitto di alcuni beni dati a livello
dalla chiesa di Parma, si esige per singulos
annos fictum iiii sol. et dim. imperialium vel talium
denariorum qui eorum loco currerent44. In un
contratto di vendita rogato a Fidenza il 6 marzo 1188 viene richiesta una somma di vi lib.
mezanorum, vale a dire di quei denari scodellati
di Brescia che da altre fonti sappiamo avevano lo stesso valore degli inforziati cremonesi e
dei terzoli di Milano, i quali a loro volta corrispondevano ai denari mantovani. Tutte queste monete, poi, valevano esattamente la met
del denaro imperiale.
Alle valute nazionali doveva presumibilmente
affiancarsi un certo movimento di monete estere, introdotte dai viandanti che transitavano
lungo la via Francigena per recarsi in pellegrinaggio a Roma. Negli scavi della chiesa di San
Giorgio a Fidenza stato rinvenuto un denaro
del Poitou della seconda met del XII secolo45.
Un obolo della zecca arcivescovile di Lione della
stessa epoca, facente parte di una collezione privata, proviene forse dalla zona di Fornovo Taro46.
Nel 1207 Parma attiv una propria zecca47. Stranamente, la moneta presa a modello non fu n il
denaro imperiale e neppure il suo mezzo. Al parmigiano parvo (cos si chiam il denaro di Parma) fu dato il valore di 1/3 di imperiale (ne sono
presenti in mostra alcuni esemplari). Esso cor-

rispondeva in pratica a quello del bolognino di


Bologna e del ferrarino di Ferrara. Il motivo di
una simile scelta da parte delle autorit comunali oggi ci sfugge, dal momento che, come
si visto, Parma aveva sempre fatto parte dellarea di circolazione monetaria che prima era
stata del denaro pavese e poi del denaro di
Milano/denaro imperiale48. Una spiegazione
potrebbe essere che ci corrispondeva meglio
agli interessi economici e commerciali della
citt in quel momento storico. Un altro motivo
di questa scelta potrebbe essere legato alla
mancanza di una concessione formale dello
ius cudendi da parte dellautorit imperiale al
comune cittadino. Si tratta comunque solo di
ipotesi che necessitano di approfondimenti.
In questo periodo si dovette verificate una
massiccia penetrazione nel territorio di monete bolognesi e ferraresi, testimoniate da un certo
numero di esemplari recuperati in diverse zone
della provincia. Un esemplare di bolognino piccolo stato recuperato a Rivalta, tre a Vairo49.
Molti bolognini piccoli sono stati venduti negli
ultimi anni sul circuito antiquario. Per molti
di essi se ne presume, ma senza che ve ne sia
la certezza, una provenienza dal territorio50.
Troviamo traccia delluso dei bolognini a Parma in un passo di Salimbene de Adam dove,
parlando della grettezza di Giberto da Gente,
riferisce che era questo uomo tanto avaro
che un giorno che un cavaliere di corte gli
chiese di dargli qualcosa, gli rispose che gli
avrebbe dato un bolognino per comprarsi dei
fichi (<...> dixit quod daret unum bononinus
pro ficubus emendis)51.
Due esemplari di denaro ferrarino provengono da Vairo52.
comunque verosimile che a Parma le monete dellarea del denaro imperiale non abbiano
mai veramente smesso di circolare. Sicuramente limperiale rimase in uso come unit di conto. Poco dopo la met del secolo il mercato di
approvvigionamento della moneta era senza
altro tornato ad essere quello lombardo.
Nel 1254, i delegati della citt, insieme ai
rappresentanti di Bergamo, Piacenza,
Pavia, Cremona, Tortona e Brescia, sottoscrissero un accordo monetario che disciplinava la coniazione di moneta dalle caratteristiche comuni. Era prevista la
battitura di denari grossi dal valore di quattro denari imperiali, denari imperiali, denari mezzani dal valore di 1/2 imperiale e,
presumibilmente per favorire Parma, unico centro tra i firmatari ad utilizzare un
simile nominale, del denaro parvo dal valore di 1/3 di denaro imperiale.
Monete pertinenti alla seconda met del XIII

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secolo sono state trovate in diverse zone della


provincia. Un denaro planeto della zecca di
Bergamo stato trovato in localit Casanova,
presso Bardi; un denaro di Pavia a Gazzano;
uno di Cremona a Vairo53. Esemplari di
Bergamo, di Piacenza, di Cremona, di Pavia
transitano con una certa frequenza sul mercato antiquario di Parma, per alcuni di essi
non si pu escludere un origine locale.
Ho notizia di un tesoretto composto forse da
alcune centinaia di monete rinvenuto a
Fidenza alcuni anni or sono e disperso sul
mercato antiquario. Da quanto mi stato riferito esso sarebbe stato composto da esemplari di Piacenza, Parma, Pavia e Cremona,
forse Brescia, oltre a due denari imperiali della
zecca di Chivasso a nome di Teodoro I
Paleologo (1307-1338)54.
Leconomia per svilupparsi ha bisogno di moneta, non importa di che tipo. Tra la fine del
XIII e linizio del XIV secolo le specie che circolavano a Parma dovevano essere numerose. Una quietanza del 13 settembre 1278 attesta il versamento di quadraginta quinque
lib. bonorum et legalium Turon.
(quarantacinque lire di buoni e legali tornesi)
ad estinzione di un prestito55.
Allinizio del Trecento Parma emise un suo
denaro imperiale ed il denaro mezzano (entrambi presenti in mostra). In linea con quanto stavano facendo nello stesso periodo altre
citt della Lombardia, fu coniato anche un
denaro grosso dal valore di 10 denari imperiali (presente in mostra). Monete parmigiane
dal basso potere liberatorio (denari parvi e
denari mezzani), dei secoli XIII e XIV, sono state
trovate a Castione De Baratti, Bardone,
Vairo56. Un denaro a nome di Filippo di Svevia
stato rinvenuto a Parma durante gli scavi in
Borgo Bosazza57. Anche alcuni esemplari di
denari parvi e di torellini58 dispersi negli ultimi anni sul mercato proverrebbero verosimilmente da rinvenimenti della zona.
Che specie monetarie grosse fossero ammesse a circolare in citt negli anni Venti del Trecento ce lo mostra unordinazione comunale
stabilita il 14 aprile 1325. Si trattava di fiorini
doro, tornesi, gigliati, ambrogini grossi da due
soldi di imperiali, aragonesi, monete non meglio specificate dal valore di sedici denari imperiali, ducati veneziani, ambrogini dal valore di un soldo di imperiali, popolini59. Non ho
notizia del ritrovamento in scavo di nessuna
delle monete appena citate. Il loro alto valore
liberatorio doveva far s che non fossero perse tanto facilmente.
Recentemente sono apparsi sul mercato di Parma molti esemplari del denaro mantovano dal

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valore di due piccoli attribuito al periodo della


signoria di Luigi Gonzaga (1328-1360)60. Alcuni di essi sono posseduti anche da collezionisti locali. ragionevole pensare che almeno
una parte provenga dalla zona. La causa, o
una delle cause, che hanno portato questa moneta ad invadere letteralmente il parmigiano,
si pu forse vedere negli interessi politici ed
economici venutisi a creare durante periodo
della dominazione scaligera (1335-1341) e
ancor di pi dopo lavvento dei da Correggio
(1341-1344), legati ai Gonzaga di Mantova
anche da vincoli famigliari. Unaltro motivo
potrebbe essere stato la carenza, in quello stesso periodo, di numerario minuto disponibile
sul mercato parmigiano, forse venuto a mancare a causa di un prolungata fase di inattivit della zecca cittadina.
Leggermente successivi sono i due quattrini di Lodovico I Gonzaga (1370-1382) trovati a Rivalta61.
Gli interessi economici dellindustria tessile
parmigiana a Pisa, documentati da Greci per
il decennio compreso tra il 1354 ed il 136362,
potrebbero invece essere stati tra le cause
della comparsa a Parma di moneta toscana.
Un grosso maggiore della zecca di Pisa, con
il segno della balla, databile forse alla seconda met del XIV secolo, stato recuperato
in citt, negli scavi di Via Petrarca63; mentre
un grosso guelfo di Firenze, disperso sul
mercato, coniato nel secondo semestre del
1349 proveniva da una localit imprecisata
del territorio64.
A Vairo sono state rinvenute alcune monete
di piccolo taglio, appartenenti ad un arco cronologico che della fine del Trecento arriva fino
ad inoltrato Quattrocento65. Si tratta probabilmente di esemplari giunti qui trasportati
dai pellegrini che da Roma facevano ritorno
ai loro luoghi di origine. Sempre a Vairo
stato rinvenuto un doppio denaro di zecca
provenzale della fine del XIV secolo66.
Con lacquisto di Parma e del suo territorio
da parte dei Visconti, dopo aver coniato a
nome di Bernab Visconti (1355-1385) gli
ultimi denari parvi della propria storia (ne
presente in mostra un esemplare), la zecca
cittadina venne chiusa. Da questo momento in avanti il mercato verr rifornito essenzialmente tramite limportazione di moneta
milanese, soprattutto per quanto riguarda i
nominali minori, come confermerebbero numerosi denari imperiali di Luchino Visconti, Giovanni, Galeazzo e Bernab, ma soprattutto di Gian Galeazzo Visconti (13851395)67 , che con un certa facilit si trovano
in commercio.

Lattuale estensione della provincia di Parma non


completamente sovrapponibile a nessunaltra realt territoriale precedente. Non coincide con il territorio controllato dal comune tra X e XIV secolo, n allestensione
della contea del periodo franco e neppure corrisponde
al territorio diocesano in et medievale. Tuttavia queste istituzioni amministravano unarea che per gran
parte abbracciava la zona compresa tra il fiume Po a
nord, lEnza a est e il crinale appenninico a sud, cio
tre degli confini distrettuali della moderna provincia
parmense. Per lestensione della diocesi e della contea
in et medievale vedi R. Schumman, Authority and the
Commune, Parma 833-1133 (Impero e Comune, Parma
833-1133), Fonti e Studi, II s., VIII, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Parma 1973 (trad.
it., Id., Istituzioni e societ a Parma dallet carolingia
alla nascita del comune, Diabasis, Citt di Castello 2004).
Per i reperti longobardi rinvenuti in provincia, oltre ai
contributi presenti in questo volume vedi anche M.
Catarsi DallAglio (a cura di), I Longobardi in Emilia Occidentale, catalogo della mostra (Parma, 15 gennaio-18
aprile 1993), Sala Baganza 1993; M. Catarsi DallAglio
et. al., Longobardi in Appennino. Mostra. Ritrovamenti
archeologici nel parmense con reperti inediti, catalogo
della mostra (Parma, 4 maggio-1 giugno 2002), s.l. e
s.d (ma 2002), ciclostilato, presso il Museo Archeologico
Nazionale di Parma.
2
Un tremisse a nome di Giustiniano I stato rinvenuto
in localit Neviano degli Arduini (presente in mostra).
Di un altro incerto il luogo di ritrovamento, comunque situato entro i confini della provincia. Il primo pezzo non trova confronti in nessuno dei repertori consultati e pertanto potrebbe anche non essere di produzione longobarda (merovingia? bavara?). La sua datazione
non dovrebbe superare il terzo quarto del VI secolo. Il
secondo tremisse, anchesso a nome di Giustiniano I,
trova riscontro nelle monete delle necropoli cividalesi
ed dunque databile ai primi anni di conquista
longobarda (la moneta stata resa nota da M. Bazzini,
Lettere in redazione, in Panorama Numismatico 162,
aprile 2002, pp. 55-59). Per la monetazione longobarda
vedi i recenti contributi di E. A. Arslan, Le monete di
Ostrogoti, Longobardi e Vandali. Catalogo delle Civiche
Raccolte Numismatiche di Milano, Milano 1978; Id., La
monetazione, in G. Pugliese Carratelli (a cura di),
Magistra Barbaritas. I Barbari in Italia, Collana di Studi sullItalia Antica Antica Madre, Milano 1984, pp.
413-444; Ph. Grierson, M. Blackburn, Medieval
European Coinage with a Catalogue of the Coins in the
Fitzwilliam Museum, Cambridge, 1, The Early Middle Ages
(5th-10th centuries), Cambridge 1986 (dora in poi citato
come MEC 1); E. A. Arslan, Le monete, in G. C. Menis (a
cura di), I Longobardi, catalogo della mostra (CodroipoCividale Friuli, 2 giugno -11 novembre 1990), Electa,
Milano 1990, pp. 164-177; Id., Mutamenti di funzione e
di struttura degli stock monetari in Europa tra V e VIII
secolo, in AA. VV., Morfologie sociali e culturali in Europa fra tarda antichit e alto medioevo, Atti della Settimana di Studio del Centro Italiano di Studi sullAlto
Medioevo (Spoleto, 3-9 aprile 1997), XLV, 1998, I, Centro Italiano di Studi sullalto Medioevo, Spoleto 1998,
pp. 379-460; B. Callegher, Tra Bizantini e Longobardi
in Friuli: problemi di emissione e circolazione monetaria,
in AA. VV., Paolo Diacono e il Friuli Altomedievale (secc.VIX), Atti del XIV Congresso Internazionale di Studi sullAlto Medioevo (Cividale del Friuli, 24-29 settembre
1999), II, Centro Italiano di Studi sullalto Medioevo,
Spoleto 2001, pp. 671-696.
3
M. Catarsi DallAglio (a cura di ), I Longobardi..., cit.,
p. 53.
4
Notizia in M. Bazzini, Appunti di numismatica
longobarda: una siliqua di Pertarito apparentemente
inedita, in Panorama Numismatico 179, novembre
2003, pp. 7-14. Per il tipo vedi MEC 1, n. 328.
5
G. P. Bognetti, Il problema monetario delleconomia
longobarda e il panis e la scutella di cambio, in Archi-

vio Storico Lombardo, IX, 1944, pp. 112-120 (ristampato


in Id., Let longobarda, I, Milano 1966, pp. 381-390).
6
Cfr. E. A. Arslan, La monetazione..., cit., p. 426. Lo
stesso E. A. Arslan, Mutamenti..., cit., p. 405, ha fatto
notare come nel mondo longobardo la diffusione di
moneta in argento di peso ridotto [1/8 e 1/16 di siliqua,
corrispondenti a 60 e 30 nummi] renda inutile la
coniazione di monete in rame di grande modulo.
7
E. Ercolani Cocchi, Schede delle monete rinvenute nella
zona della necropoli longobarda di Via S. Pellico a Parma, in M. Catarsi DallAglio (a cura di ), I Longobardi...,
cit., pp. 58-59. Rinvenimenti sporadici e
decontestualizzati di monete romane forate provengono da Gazzano, Martorano e Malandriano. Cfr. M.
Bazzini, Alcune considerazioni sul materiale
numismatico raccolto dal Gruppo Culturale Quingento
nel corso di ricerche di superficie, in M. Bazzini (a cura
di), Ritrovamenti monetali di superficie nel territorio parmense, Quaderni del Gruppo Culturale Quingento,
1996, Gruppo Culturale Quingento, San Prospero Parmense 1997, ciclostilato, presso il Museo Archeologico
Nazionale di Parma, pp. 8-15, pp. 8-9.
8
Per la cronologia delle riforme di Carlo Magno vedi da
ultimo MEC 1, p. 190 e segg., con bibliografia precedente.
9
Tipo MEC 1, n. 743.
10
Cfr. A. Rovelli, La funzione della moneta tra lVIII e il X
secolo. Unanalisi della documentazione archeologica, in
R. Francovich, G. Noy (a cura di), La storia dellAlto
Medioevo Italiano (VI-X secolo) alla luce dellarcheologia,
Atti del Convegno Internazionale di Studi (Siena, 2-6
novembre 1992), Firenze 1994, pp. 521-537, passim, a
cui si rimanda per tutta la problematica riguardante la
circolazione di moneta carolingia in Italia.
11
I. Aff, La zecca e moneta parmigiana, Parma 1788,
pp. 10-11.
12
A. Rovelli, la funzione..., cit., pp. 523-524.
13
Ibidem, p. 532.
14
M. Bazzini, schede delle monete, in M. Catarsi, G.
Gregori (a cura di), San Donnino e la Cattedrale. La
nascita del Borgo, catalogo della mostra (Fidenza, 2
aprile-16 luglio 2006), Artigrafiche Soncini, Guastalla
2006, passim, p. 79. La mancanza di circa la met del
tondello non consente di accertarne esattamente il periodo di emissione.
15
Tipo MEC 1, n. 1019. Notizia in M. Bazzini, Alcune
considerazioni..., cit., p. 9. Anchessa si presenta frammentata. Si tratta di circa ? della moneta intera.
16
Si tratterebbe di esemplari tipo CNI IV, p. 472, n. 5;
MEC 1, n. 1025; MEC 1, n. 1024.
17
Tipo CNI IV, pp. 478-479, nn. 1-12, Ottone I e Ottone
II; A. Saccocci, Il ripostiglio dallarea Galli Tassi di Lucca
e la cronologia delle emissioni pavesi e lucchesi di X secolo, in Bollettino di Numismatica 36-39, aa. 2001-2002
(pubblicato nel 2004), pp. 167-204., p. 174, tipo I.
18
Per Ottone II vedi CNI IV, pp. 477-478, nn. 1-8, ma
attribuiti ad Ottone I; A. Saccocci, Il ripostiglio..., cit.,
p. 174, tipo III, Ottone II. Per Ottone III, CNI IV, pp.
481-484, nn. 3-36; A. Saccocci, Il ripostiglio..., cit., p.
174, tipo VI.
19
Tipo O. Murari, La moneta milanese nel periodo della
dominazione tedesca e del Comune (961-1250), in Memorie dellAccademia Italiana di Studi Filatelici e
Numismatici, I, fasc. IV, 1981, pp. 27-42, n. 5.
20
G. Drei, Le carte degli Archivi Parmensi dei sec. X-XI,
II, dallanno 1001 allanno 1100, Parma 1928, passim.
Per una discussione sulleffettiva circolazione del tipo
di moneta registrata nei documenti notarili vedi A.
Rovelli, Circolazione monetaria e formulari notarili nellItalia altomedievale, in Bullettino dellIstituto Storico
Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, 98,
1992, pp. 109-144; Ead., Usi monetari nellItalia
altomedievale: lesempio della documentazione farfense,
in Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini,
XCV, 1993, pp. 547-556; A. Saccocci, Le origini della
zecca di Mantova e le prime monete ei Gonzaga, in M.
Romani, M. A. Romani et al., Monete e medaglie di

111

Mantova e dei Gonzaga dal XII al XIX secolo. La collezione della Banca Agricola Mantovana. I, Mantova nellet
dei Gonzaga. Una capitale europea, Martellago 1996,
pp. 127-154, in particolare le pp. 137-147; Id., Moneta
locale e moneta internazionale nelle fonti scritte medievali: problemi di interpretazione, in G. Gorini (a cura di
), Forme di contatto tra moneta locale e moneta straniera nel mondo antico, Atti del Convegno Internazionale
(Aosta 13-14 ottobre 1995), Esedra Editrice, Padova
1998, pp. 137-148; Id., Billon and Bullion: Local and
Foreign Coins in Northern Italy (11th-15th Centuries), in
L. Travaini (a cura di), Moneta locale, moneta straniera. Italia ed Europa XI-XV secolo, Atti del Secondo Simposio di Numismatica di Cambridge, Collana di
Numismatica e Scienze Affini, 2, Societ Numismatica
Italiana, Como 1999, pp. 41-65; L. Travaini, Le monete, in F. Missere Fontana, L. Travaini, Monete medievali
e materiali nella tomba di San Geminiano di Modena,
Biblioteca del Centro Studi Storici Nonantolani, n. 35,
Centro Studi Storici Nonantolani, Nonantola 2005, Centro Studi Storici Nonantolani,, pp. 35-73, in particolare p. 46 e segg.
21
C. M. Cipolla, Le avventure della lira, Il Mulino, Urbino
1975, p. 21. Al principio dellXI secolo le zecche principali in attivit erano quelle di Pavia, Milano Verona e
Lucca.
22
I Canossa provenivano dalla Lucchesia. Detenevano
beni allodiali in Lunigiana e Garfagnana ed erano imparentati con Ugo marchese di Toscana. Nel 1026 limperatore Corrado II confer il titolo di marchese di Tuscia
a Bonifacio di Canossa. Cfr. quanto osservato da A.
Saccocci, Le origini..., cit., pp. 141-142, sullanaloga situazione verificatasi a Mantova nello stesso periodo.
23
Cfr. G. Drei, Le carte degli Archivi Parmensi del sec.
XII, Parma 1950, docc. 7 (Parma, 10 ottobre 1001), 12
(Parma, 6 giugno 1102), 17 (Parma, 1 febbraio 1104),
21 (Parma, 12 agosto 1105), 24 (Parma, 31 marzo 1106),
32 (Parma, 28 dicembre 1111), 140 (Parma, 25 luglio
1145), 400 (Parma, 3 giugno 1171).
24
generalmente accettato che i riferimenti ai vari tipi
di monete presenti nelle fonti si debbano intendere in
primo luogo come termini di conto, traducibili in monete effettive differenti. I rinvenimenti numismatici paiono non di meno confermare, per il periodo in esame,
luso di moneta milanese al posto della pavese. Per il
peggioramento della moneta di Pavia nel XII secolo vedi
A. Rovelli, Il denaro di Pavia nellalto medioevo (VIII-XI
secolo), in Bollettino della Societ Pavese di Storia
Patria, 1995, pp. 71-90, con bibliografia precedente.
25
G. Drei, Le carte..., 1950, cit., p. 43, doc. 46.
26
Il documento citato da I. Aff, La zecca..., cit., p. 23.
Per il problema di romesine e ramesine cfr. quanto osservato da L. Travaini, La zecca e le monete di Salerno
nel XII secolo, in P. Delogu, P. Peduto, (a cura di), Salerno
nel XII secolo. Istituzioni, societ, cultura, Atti del Convegno Internazionale (Raito Di Vietri sul Mare, 16-20
giugno 1999), Salerno 2004, pp. 337-354, p. 343 e segg.
27
M. Bazzini, Schede..., cit., p. 83.
28 Tipo O. Murari, La moneta..., cit., n. 12 (1039-1125).
M. Matzke, J. Diaz Tabernero, Eine Brse mit
mailndischen Denaren des 12. Jahrhunderts aus Lenz/
Lantsch GR, Kapelle St. Cassian, in Schweizerische
Numismatische Rundschau, 83, 2004, pp. 125-138,
hanno recentemente proposto da di datare queste monete tra il primo decennio e la met circa del XII secolo.
29
Tipo CNI IV, pp. 488-490, nn. 1-14.
30
M. Bazzini, Le monete, in M. Bazzini et al., Testimonianze Archeologiche al castello di Rivalta (Lesignano
de Bagni - PR -), Quaderni del Gruppo Culturale
Quingento, 1997, Gruppo Culturale Quingento, San
Prospero Parmense 1998, ciclostilato, presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma, pp. 40-49, p.
40, n. 1. Si tratta di un esemplare tipo M. Matzke,
Vom Ottolinus zum Grossus: Mnzprgung in der
Toskana vom 10. bis zum 13. Jahrhundert, in
Schweizerische Numismatische Rundschau,72,

112

1993, pp.135-199, H1a/b, attribuito al periodo di


Enrico III (1039-1056).
31
Cfr. F. Bacchini, Una variante della Via Romea passante per Vairo, in Le Valli dei Cavalieri. Rassegna
di Storia e Vita dellalta Val Denza e della Val Cedra,
17, 2000, pp. 65-114, p. 97, n. 14, che per lattribuisce a Lucca. Cfr. M. Matzke, Vom Ottolinus..., cit.,
denarius Vulterranus, tipo 1.
32
M. Bazzini, Le monete, cit., p. 40, n. 2. Cfr. M.
Matzke, Vom Ottolinus..., cit., denarius pisanus, tipo
1 (1181/82-1192 o circa il 1200).
33
Per il denaro imperiale fatto coniare da Federico I
a Noseda vedi da ultimo M. Bazzini, L. Ottenio, Il
vittorino di Parma: quale moneta?, in Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini CII, 2002, pp.
129-180, con bibliografia precedente.
34
G. Drei, Le carte..., 1950, cit., p. 120, doc. 142:
Recepit... in super precium argenti den.
Mediolanensium veterum lib. iii.
35
Ibidem, p. 270, doc. 328.
36
Ibidem, doc. 483.
37
G. Mariotti, Ripostiglio di monete medievali scoperto presso Parma, in Gazzetta Numismatica 1, 1881,
pp. 10-14, 21-24 (ristampato in Id., Ripostiglio di
monete medievali scoperto presso Parma, in Atti e
Memorie delle RR. Deputazioni di Storia Patria per
le Province dellEmilia, n. s., VIII, II, 1882, pp. 3-23,
con laggiunta di una tavola di disegni). Secondo chi
scrive, il gruzzolo deve essere stato sotterrato prima
della la fine del XII secolo, forse tra linizio degli anni
Ottanta e la fine dei Novanta.
38
F. Bacchini, Una variante..., cit., passim.
39
M. Bazzini, Le monete, cit., p. 4. Si tratta di un
inforziato tipo CNI IV, p. 191, n. 15 (con a chiusa).
Per una discussione sugli inforziati vedi M. Bazzini,
Recensione del libro di G. Fenti , La zecca di Cremona
e le sue monete , in Panorama Numismatico, 163,
maggio 2002, pp. 52-59.
40
Tipo CNI IV, p. 220, nn. 2-4.
41
Tipo O. Murari, La moneta..., cit., n. 18 (1152-1198)
e n. 19 (fine sec. XII o inizi XIII). Mi stato segnalato
un pezzo tipo ibidem, n. 25, esattamente attribuibile
agli anni 1251-1254, ma non sono in grado di confermare la notizia.
42
CNI VII, p. 26, nn. 57-58.
43
CNI VI, pp. 263-268, nn. 1-47 (1218-1250). Per
questo tipo di moneta vedi da ultimo J. Diaz
Tabernero, I denari piccoli di Verona: tentativo di una
tipologia, in Schweitzer Mnzbltter 203, settembre 2001, pp. 45-49, con bibliografia precedente.
44
Citato in I. Aff, La zecca..., cit., p. 30.
45
M. Bazzini, Schede..., cit., p. 104.
46
Si tratta del tipo F. Poey dAvant, Monnaies Fodales
de France (Parigi 1858-1862), 3 voll., ristampa, s.l.
1993, III, n. 5035.
47
La prima menzione di soldi di parmexanis del
1207 (I. Aff, La zecca..., cit., p. 31). Per una discussione sul tipo di moneta emessa vedi le schede alle
monete redatte da chi scrive, presenti in questo stesso volume.
48
Contra, A. Saccocci, Billon..., cit., pp. 63-64, figg. 1
e 2, che inserisce Parma prima nellarea monetaria
del denaro lucchese e poi in quella del bolognino.
49
Per Rivalta, M. Bazzini, Le monete, cit., p. 41, n. 5.
Ricordo che a Rivalta stato recuperato un esemplare di vittorino di Federico II (notizia in M. Bazzini, L.
Ottenio, Il vittorino..., cit., p. 162). Per Vairo, F.
Bacchini, Una variante..., cit., pp. 101-102, nn. 2123.
50
Si trattava per gran parte di esemplari tra i pi
antichi della zecca bolognese, attribuibili, secondo
studi recenti, tra la data di apertura della zecca (1191)
a il 1236/40 circa (tipo M. Chimienti, Monetazione
comunale della zecca di Bologna, in Memorie dell Ac c a d e m i a I t a l i a na d i St ud i F i l a t e l i c i e
Numismatici, V, fasc. 3, 1994, pp. 19-49, nn. 1-3).

Solo pochissimi di essi possedevano caratteristiche


stilistiche tali da farli ritenere emessi successivamente
a tale data (dal 1269?) (tipo Ibidem, n. 5).
51
G. Scalia (ed. a cura di), Salimbene de Adam, Cronica,
2 voll.,Bari 1966, p. 650. La traduzione tratta da B.
Rossi (traduzione di), Salimbene de Adam da Parma, Cronaca, Bologna 1987, p. 620.
52
F. Bacchini, Una variante..., cit., pp. 130-104, nn.
26-27.
53
Per il denaro di Bergamo, da Casanova, M. Catarsi
DallAglio, La Chiesa di Santa Maria Assunta, in G. Conti
et al., Segmenti. Segni e testimonianze del Marchesato
di Bardi 1257-1682, Parma 1998, p. 77. Per quello di
Pavia, del tipo CNI IV, pp. 494-495. nn. 17-23, rinvenuto in arativo a Gazzano, vedi M. Bazzini, Alcune considerazioni..., cit., p. 26, n. 47. Per quello di Cremona,
da Vairo, F. Bacchini, Una variante..., cit., p. 109, n.
38.
54
Notizia in M. Bazzini, L. Ottenio, Il vittorino..., cit., p.
15. Per i denari di Chivasso, CNI II, p. 204, nn. 10-13.
Il tesoretto sembra contenesse anche un denaro
scodellato con legenda svictoris, attribuito in passato
alla zecca di Vittoria (CNI IX, pp. 744-745, nn. 1-10), in
cattivo stato di conservazione e frammentario.
55
I. Aff, La zecca..., cit., pp. 51-52.
56
Per Castione De Baratti, M. Bazzini, Alcune considerazioni..., cit., p. 20, n. 20; per Bardone, M. Catarsi,
Catalogo dei reperti esposti, in M. Catarsi, P. Bonardi (a
cura di), Bardone: la Pieve di Santa Maria Assunta,
Edizioni Studi Guidotti, s.l. 2005, p. 51; per Vairo, F.
Bacchini, Una variante..., cit., p. 107, nn. 33-34.
57
Tipo CNI IX, p. 396, n. 1. La moneta inedita. Ringrazio della segnalazione la dott.ssa Manuela Catarsi DallAglio, Ispettrice della Soprintendenza ai Beni
Archeologici dellEmilia Romagna.
58
Cos venivano chiamati dai parmigiani i loro denari
mezzani, a motivo dellimmagine di un torello che recavano impressa.
59
I. Aff, La zecca..., cit., p. 56 e segg. Per una identificazione delle monete citate si rimanda a L. Travaini,
Monete, Mercanti e matematica. Le monete medievali nei
trattati di aritmetica e nei libri di mercatura, Roma 2003,
pp. 235-313. Vedi anche G. Piccinni, L. Travaini, Il libro del Pellegrino (Siena 1382-1446). Affari, uomini, monete nellOspedale di Santa Maria della Scala, Collana

Nuovo Medioevo, 71, Napoli 2003, sebbene per un periodo leggermente pi tardo.
60
Tipo CNI IV, p. 222, n. 7 (Comune, 1256-1328). O.
Murari, Le pi antiche Monete di Mantova, in Quaderni
Ticinesi di Numismatica e Antichit Classiche, XVII,
1988, pp. 297-316 ne ha rivisto la datazione, attribuendolo al periodo di Luigi Gonzaga. A. Saccocci, Le origini..., cit., lo attribuisce anchegli a Luigi, datandolo al
periodo 1336 circa-1360.
61
M. Bazzini, Le monete..., cit., pp. 41-42, nn. 6-7. Nella
stessa localit stato trovato anche un quattrino di Gian
Francesco Gonzaga (1407-1444) (Ibidem, p. 42, n. 9).
62
Cfr. R. Greci, Parma Medievale. Economia e societ
nel Parmense dal Tre al Quattrocento, Parma 1992, p.
69 e segg.
63
CNI XI, p. 305, n. 37 (per la scritta al diritto) e p. 307,
n. 59, var. (per la scritta di rovescio e per il segno della
balla) (1313-1494). Per i tipi cfr. L. Lenzi, Le monete di
Pisa. II. Le monete al nome di Federico II imperatore nei
secoli XIV e XV, estratto da Soldi-Numismatica, gennaio-dicembre 1974, Circolo Filatelico Numismatico Pisano,
Roma 1975, p. 45, n. 27. La moneta inedita. Ringrazio
la dott.ssa Manuela Catarsi DallAglio, Ispettrice della
Soprintendenza ai Beni Archeologici dellEmilia Romagna,
per la segnalazione e per avermi concesso di controllare
il pezzo, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma.
64
M. Bernocchi, Le monete della Repubblica Fiorentina.
II. Corpus Nummorum Florentinorum, Citt di Castello
1975, pp. 193-194. nn. 1062-1067. La moneta, di cui
ho potu to prendere visone prima che fosse dispersa, riportava il simbolo della mano benedicente. Essa dunque esattamente attribuibile allufficiale di zecca Andrea
di Rucco di Savino.
65
F. Bacchini, Una variante..., cit., passim, ma con alcuni errori di identificazione e di datazione. Si tratta di
monete delle zecche di Pisa, Firenze, Siena, Lucca,
Perugia. Sono presenti anche esemplari Cinquecenteschi della zecca di Roma.
66
Ibidem, p. 113, n. 46. Si tratta di un doppio denaro di
Lodovico II dAngi, del tipo F. Poey dAvant, Monnaies...
II, 1858, cit., n. 4057.
67
Si tratta di denari tipo C. Crippa, Le monete di Milano
dai Visconti agli Sforza dal 1329 al 1535, Milano 1986,
p. 88, n. 14.

113