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Francesco Di Natale

Andare oltre
dubbi e problemi di grammatica
italiana per stranieri
(livello elementare e

intermedio)

Guerra Edizioni

FRANCESCO DI NATALE
Docente presso l'Universit per Stranieri di Perugia

ANDARE OLTRE
dubbi e problemi di grammatica
italiana per stranieri
(livello elementare e intermedio)

DEDIZIONI A
= -TT7Tr L^.

Copyright 1997, Guerra Edizioni


Propriet letteraria riservata
ISBN 88-7715-384-9

INDICE
Premessa
Quale articolo?
Articolo: s o no?
Andare: quale preposizione?
Quale plurale?
Nomi invariabili al plurale
Plurali particolari
Plurale degli aggettivi
Concordanza dell'aggettivo
con il nome
Uso di "ci"
Uso di "ne"
Elisione o troncamento?
Particolarit ortografiche varie
Dare, dire, fare e pronomi:
particolarit ortografiche
Apostrofo: s o no?
Problemi con i verbi?
Verbi transitivi o intransitivi
Essere o avere? (nei tempi composti) . .
Imperfetto o passato prossimo?
Accordo del participio passato
Attenzione al futuro anteriore
Attenzione ai verbi irregolari

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Indicativo o congiuntivo?
Attenzione ai verbi impersonali
Osservazioni sull'infinito
Con o senza accento?
Parole attaccate o staccate?
Quale femminile?

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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PREMESSA

"Andare oltre" i dubbi e le perplessit che


rallentano un normale processo di apprendimento della lingua italiana un po' l'obiettivo
di questa opera nata dall'esperienza pluriennale
maturata all'Universit per Stranieri di Perugia.
Si tratta, infatti, di un manuale di sostegno
il cui scopo quello di proporre alcuni problemi
grammaticali finalizzati a porre lo studente nella condizione di utilizzare in modo pratico e corretto le strutture linguistiche acquisite.
Viene, inoltre, tenuta presente l'analisi degli
errori a livello morfosintattico da parte degli
stranieri, come ad esempio gli "slavofoni", che
tendono spesso ad un uso improprio degli articoli e delle preposizioni, o gli "anglofoni", che
incontrano delle difficolt anche nella scelta
dell'ausiliare appropriato.
L'autore

QUALE ARTICOLO?
Forme dell'articolo determinativo:
"IL" (singolare), "I" (plurale), davanti a nomi
maschili che cominciano per consonante (eccetto s impura, z, gn, ps, x);
esempi: il cane, i cani; il dente, i denti, ecc...
"LO" (singolare), "GLI" (plurale), davanti a
nomi maschili che cominciano per vocale, s+
consonante, z, gn, ps, x;
esempi: lo sbaglio, gli sbagli; lo specchio, gli
specchi; lo zio, gli zii; lo pseudonimo,
gli pseudonimi, ecc...
"LA" (singolare), "LE" (plurale), davanti a nomi
femminili;
esempi: V amica, le amiche; la giacca, Ze giacche; la casa, /e case; l'aula, le aule; la
strada, le strade; la zia, le zie, ecc...
Forme dell'articolo indeterminativo:
"UN" (singolare), "DEI" (plurale), davanti a
nomi maschili che cominciano per consonante
(eccetto s+consonante, z, gn, ps, x);
esempi: un cane, dei cani; un fiore, dei fiori;
un sospiro, dei sospiri; ecc.

"UNO" (singolare), davanti a nomi maschili che


cominciano per s+consonante, z, gn, ps, x;
esempi: uno sbaglio, uno specchio, uno zio, uno
psicologo, ecc.
"DEGLI" (plurale), davanti a nomi maschili che
cominciano per vocale, per s+consonante, z, gn,
ps, x;
esempi: degli amici, degli orari, degli sbagli,
degli specchi, degli zii, ecc.
"UNA" (singolare), "DELLE" (plurale), davanti a
nomi femminili che cominciano per vocale, consonante, s+consonante, z, gn, ps, x;
esempi: un' amica, delle amiche; una giacca,
delle giacche; una strada, delle strade;
una zia, delle zie; ecc.
("Dei", "degli", "delle", comunque, pi che articoli
sono partitivi e non sono sempre obbligatori: ho
amici in tutta Perugia, oppure ho degli amici in
tutta Perugia; sono ragazze intelligenti, oppure
sono delle ragazze intelligenti, ecc.).
NOTABENE: "LE" e "DELLE" NON si apostrofano mai: le amiche, delle amiche, ecc.
Davanti a parole che cominciano per "Y" oppure
per "1"+"vocale, se maschili si usano gli articoli
"LO", "GLI", "UNO", "DEGLI": lo yogurt, gli iettatori, ecc.

ARTICOLO: s o no?
S: davanti ai nomi dei continenti, delle nazioni,
delle regioni, dei monti, dei fiumi, dei laghi e di
grandi isole (l'Europa, l'Italia, l'Umbria, il Monte Bianco, il Tevere, il Trasimeno, la Sicilia,
ecc.); davanti ai soprannomi (lo Smilzo, il Lungo, ecc.).
No: davanti ai nomi di persona, di citt (Francesco, Perugia, ecc.); davanti ai possessivi singolari che precedono un nome indicante relazione di parentela, eccetto con il possessivo "loro"
(mio padre, tua sorella, vostro zio, sua moglie,
tuo marito, la loro zia, le tue figlie, il loro nonno, le loro sorelle, il loro fratello, ecc.).
ATTENZIONE: obbligatorio l'articolo anche davanti ai possessivi seguiti da un aggettivo (la
mia buona zia); invece si omette nei telegrammi
(viaggio terminato), nelle esclamazioni ed invocazioni (che meraviglia!), nelle locuzioni verbali
(avere sete, avere fame, ecc.).
Quando il nome si riferisce non alla persona,
ma alla sua opera, l'articolo , invece, d'obbligo
(il David di Michelangelo, ecc.).

ANDARE: QUALE PREPOSIZIONE?


Con i nomi che terminano in -eria;
esempi: andare in segreteria, in gelateria, in libreria, in pasticceria, in pizzeria, in
tabaccheria, in lavanderia, ecc.;
con i nomi che terminano in -aio;
esempi: andare dal giornalaio, dal tabaccaio, dal macellaio, ecc.;
con i nomi che terminano in -iere;
esempi: andare dal droghiere, dal portiere,
ecc.;
con i nomi che terminano in -ista;
esempi: andare dal dentista, dal commercialista, ecc.;
con i nomi di citt e con l'infinito dei verbi:
esempi: andare a Roma, a vedere un bel firn,
ecc.;
con i nomi di regione e di nazione al singolare:
esempi: andare in Umbria, in Italia, ecc.;
con i nomi di persona:
esempi: andare da Mario, da Nadia, ecc.;

ATTENZIONE: andare in America, ma andare negli Stati Uniti, nelle Filippine; andare da Maria
oppure a casa di Maria; inoltre si dice andare a
letto, a scuola, a lezione, a casa, all'ufficio postale, all'universit, alla mensa, alla stazione, alla
posta, al centro, al bar, al ristorante, al cinema,
al lago, al mare, in campagna, in chiesa, in piscina, in discoteca, in farmacia, in biblioteca, in
libreria, in albergo, ecc.
Da notare, poi, Fuso idiomatico di andare:
andare a briglia sciolta, a fagiolo, a genio, a
gonfie vele, al creatore, a letto con le galline, all'altro mondo, al massimo, a nozze, a pennello, a
rotta di collo, a ruba, a spron battuto, a tutta
birra, a tutto gas, a vuoto, col vento in poppa,
con i piedi di piombo, di gran carriera, di pari
passo, in bestia, in bianco, in brodo di giuggole,
in fumo, in tilt, in sollucchero, in visibilio, nel
pallone, per la maggiore, per le lunghe, su tutte
le furie,ecc. (modi di dire particolari della lingua italiana);
esempi: appena ho sentito ci, sono andato su
tutte le furie; tu mi vai poco a genio; va
tutto a gonfie vele; appena mi ha telefonato, sono andato di corsa da lei;
questo vestito mi va a pennello, il mio
ultimo libro va a ruba; meglio andare sempre con i piedi di piombo, non

temete di andare controcorrente; l'autobus andava contromano; bisogna


andare di pari passo; purtroppo siamo
andati in bianco; andato tutto in
fumo.

QUALE PLURALE?

I nomi maschili che terminano in -o, al plurale


cambiano in -i;
esempio: il ragazzo, i ragazzi;
i nomi femminili che terminano in -a, al plurale
cambiano in -e;
esempio: la ragazza, le ragazze;
i nomi maschili e femminili che terminano in -e,
al plurale cambiano in -i;
esempi: il bicchiere, i bicchieri; la chiave, le
chiavi;
i nomi maschili che terminano in -a, al plurale
cambiano in -i;
esempi: il problema, i problemi; il tema, i temi,
il telegramma, i telegrammi, il programma, i programmi, il poeta, i poeti, ecc.;
eccezioni: il vaglia, i vaglia; il gorilla, i gorilla,
il sosia, i sosia; il lama, i lama; il delta, i delta; il cinema, i cinema; il boia,
i boia;
i nomi femminili che terminano in -ca e -ga, al
plurale cambiano spesso in -che e -ghe;
esempi: l'amica, le amiche; la bottega, le botte-

ghe; la strada larga e lunga, le strade sono larghe e lunghe; (stessa regola
per gli aggettivi);
i nomi maschili che terminano in -co e -go, al
plurale cambiano spesso in -chi e -ghi, raramente in -ci e -gi; siccome diffcile stabilire una regola fssa, poich le eccezioni sarebbero troppe,
opportuno ricordare il plurale dei nomi pi comuni;
esempi: il banco, i banchi; il parco, i parchi; l'arco, gli archi; il cuoco, i cuochi; il valico, i valichi; il fuoco, i fuochi; il ricco,
i ricchi; l'albergo, gli alberghi; l'ago,
gli aghi; il lago, i laghi; l'obbligo, gli
obblighi; il castigo, i castighi; il sindaco, i sindaci; il medico, i medici; il
parroco, i parroci; il portico, i portici;
il manico, i manici; l'amico, gli amici;
il nemico, i nemici; il greco, i greci; il
turco, i turchi; il profugo, i profughi; il
porco, i porci; il traffico, i traffici; il
farmaco, i farmaci; lo stomaco, gli stomaci;
altri
l'amico tedesco, gli amici tedeschi,
esempi: n mobile antico, i mobili antichi; il
meccanico italiano, i meccanici italiani; il libro pratico, i libri pratici; ecc.;

i nomi maschili che terminano in -logo, se indicano cose, al plurale cambiano in -loghi;
esempio: il catalogo, i cataloghi;
se, invece, indicano persone, al plurale cambiano in -logi;
esempio: il teologo, i teologi;
i nomi maschili che terminano in -fugo, al plurale cambiano in -fughi;
esempio: il callifugo, i callifughi;
i nomi maschili che terminano in -fago, al plurale cambiano in -fagi;
esempi: l'esofago, gli esofagi; il sarcofago, i
sarcofagi;
i nomi femminili che terminano in -eia e -gi
(con i atona) cambiano al plurale in -eie e -gie se
davanti a -eia e -gi c' una vocale;
esempi: la camicia, le camicie; la valigia, le
valigie;
se invece, davanti a -eia e -gi c' una consonante, al plurale cambiano in -ce e -ge;
esempi: la roccia, le rocce; la spiaggia, le
spiagge;
i nomi femminili che terminano in -eia e -gi
con i tonica, al plurale cambiano in -eie e -gie;

esempi: la farmacia, le farmacie; la bugia, le


bugie; la nevralgia, le nevralgie;
i nomi maschili che terminano in -io (con i tonica), al plurale cambiano in -ii;
esempi: lo zio, gli zii; il mormorio, i mormorii; l'addio, gli addii;
m* NOTA BENE: in italiano l'accento tonico (quello che cade su una sillaba che viene pronunciata
con maggiore intensit di tono) in genere non si
scrive. Invece obbligatorio solo nel caso in cui
cada sull'ultima sillaba (accento grafico).

NOMI INVARIABILI AL PLURALE

Quelli che terminano in -i;


esempi: la crisi, le crisi; il brindisi, i brindisi;
i monosillabici;
esempi: il bis, i bis; il re, i re; il t, i t;
quelli con l'accento sull'ultima vocale;
esempi: il caff, i caff; la virt, le virt; la citt, le citt;
quelli stranieri e i nomi che terminano per consonante;
esempi: il bar, i bar; il gas, i gas; lo sport, gli
sport; l'autobus, gli autobus; il film, i
film;
quelli femminili che terminano in -ie;
esempi: la serie, le serie; la specie, le specie, la
carie, le carie;
eccezioni- la moglie, le mogli; la superficie, le superfici;
quelli composti formati da due verbi;
esempi: il parapiglia, i parapiglia; il saliscendi, i saliscendi;

PLURALI PARTICOLARI
I nomi accorciati non cambiano al plurale;
esempi: la foto, le foto; l'auto, le auto; la moto,
le moto; il cinema, i cinema;
i nomi in -ista e in -cida (ed altri con terminazione in -a al singolare), al plurale cambiano la
desinenza in -i se maschili, in -e se femminili;
esempi: il giornalista, i giornalisti; la giornalista, le giornaliste; il pianista, i pianisti; la pianista, le pianiste; il suicida, i
suicidi; la suicida, le suicide; il pediatra, i pediatri; la pediatra, le pediatre.
Hanno il plurale irregolare:
il paio, le paia; il centinaio, le centinaia; il migliaio, le migliaia; il miglio, le miglia; il dito, le
dita; l'uovo, le uova; l'arma, le armi; la biro, le
biro, il carcere, le carceri; il dio, gli dei; l'uomo,
gli uomini; il bue, i buoi; l'ala, le ali; la mano, le
mani.
Hanno solo il singolare:
la fame, la sete, il sole, l'universo, la mezzanotte,
il mezzogiorno, il sangue; i nomi collettivi (la
prole, la plebe,ecc.), i nomi di alcuni prodotti
alimentari (il miele, il latte, il pepe, ecc.), i nomi
di minerali e di elementi chimici (l'ossigeno, il

cromo, il rame, il mercurio, ecc.), i nomi delle


malattie (il tifo, il morbillo, la varicella, la malaria, ecc J, i nomi astratti in generale (l'umilt.,
la pazienza, il coraggio, l'orgoglio, ecc.).
Hanno solo il plurale:
j pantaloni, gli occhiali, le forbici, le redini, le
manette, le fondamenta, le esequie, le ferie, le
nozze, le dimissioni, i viveri, i dintorni, gli annali, le stoviglie, ecc.
Hanno un doppio plurale:
il braccio, i bracci (di un fiume, ecc.), le braccia
(del corpo umano); il cervello, i cervelli (gli ingegni), le cervella (dell'uomo e degli animali); il ciglio, i cigli (della strada), le ciglia (degli occhi);
il corno, i corni (strumenti musicali), le corna (
degli animali), il dito, i diti (in senso particolare); le dita (in senso complessivo, le dita della
mano); il filo, i fili (di ferro, ecc.), le fila (di una
congiura); il fondamento, i fondamenti (del sapere, ecc.), le fondamenta (di una casa); il fuso, i
fusi (orari o per filare), le fusa (del gatto); il gesto, i gesti (i movimenti del corpo), le gesta (le
imprese); il labbro, i labbri (di una ferita), le
labbra (della bocca); il membro, i membri (di
un'associazione), le membra (del corpo umano);
il muro, i muri (di una casa), le mura (di una
citt); l'osso, gli ossi (della bistecca, ecc.), le ossa

(del corpo umano), il riso, i risi (diverse qualit


dei chicchi), le risa (effetti del ridere).
M- NOTA BENE: con il plurale di oro, gli ori; argento, gli argenti; bronzo, i bronzi, ecc., si indica
generalmente una serie di oggetti fabbricati con
tali metalli: gli ori degli Etruschi, i bronzi di
Riace, ecc.

ATTENZIONE poi ai nomi dal significato diverso


che hanno la stessa terminazione:
R capitale (patrimonio), la capitale (di una nazione); il fine (scopo), la fine (termine);
R fronte (settore di operazioni militari); la fronte (del viso), ecc.; al plurale: i capitali, le capitali; i fini, le fini, i fronti, le fronti.

PLURALE DEGLI AGGETTIVI


Per quanto riguarda gli aggettivi, vale quanto
gi osservato a proposito del plurale dei nomi.
Invece gli aggettivi composti, che risultano dall'unione di due aggettivi, cambiano al plurale
soltanto la desinenza del secondo elemento;
esempi: sacrosanto, sacrosanti; sacrosanta, sacrosante; sordomuto, sordomuti; ecc.
Sono invariabili:
l'aggettivo "pari" e i suoi derivati "impari" e "dispari";
esempi: numero pari, numeri pari; numero dispari, numeri dispari; cifra pari, cifre
pari, ecc.;
-le locuzioni avverbiali usate come aggettivi;
esempi: persona dabbene, persone dabbene;
donna perbene, donne perbene;
-sono invariabili anche le coppie di aggettivi che
indicano una graduazione di colore;
esempi: un vestito rosso cupo, dei vestiti rosso
cupo; una cravatta verde pallido, delle
cravatte verde pallido;
-alcuni aggettivi recenti composti da anti- e un
sostantivo;

esempi: sistema antifurto, sistemi antifurto;


faro antinebbia, fari antinebbia, ecc.
-gli aggettivi di origine straniera e quelli che
terminano per consonante, ad esempio chic, ecc.

CONCORDANZA DELL'AGGETTIVO
CON IL NOME
In italiano l'aggettivo concorda sempre, nel genere e nel numero, con il nome a cui si riferisce.
Nel caso che un aggettivo si riferisca a pi
nomi, se questi sono maschili, l'aggettivo concorda al maschile plurale (il quaderno e il libro
sono neri); se invece questi sono femminili, l'aggettivo concorda al femminile plurale (la matita
e la penna sono rosse); se questi sono di genere
diverso, l'aggettivo concorda al maschile plurale
(Paolo, Nadia e Maria sono simpatici; Ann,
Mary e Paul sono americani).

USO DI "CI"
1) Particella riflessiva:
noi ci alziamo sempre alle sette (ci=noi stessi/e).
2) Pronome indiretto dativo:
Mario ci parla spesso della sua famiglia (ci= a
noi).
3) Pronome diretto debole:
Maria ci aspetta tutti i giorni (ci=noi).
4) Particella pronominale con funzione di
pronome dimostrativo:
hai perso tutti i soldi ? Non ci pensare! (ci= a ci,
a questa o a quella cosa); posso uscire stasera
con Sabrina? No, meglio che non ci esca mai!
(ci= con questa o con quella persona, cosa o animale).
5) Particella avverbiale di luogo:
quando andrai a Roma? Ci andr domani (ci=in
questo o in quel luogo).
6) Insieme al verbo "essere" con il significato di
esistere":
mi racconti un'altra storia? S. C'era una volta
un re... (ci+essere=esistere).

7) Pleonastico, per dare pi forza, efficacia al discorso:


hai il passaporto ? No, non ce l'ho. Perch parli
ad alta voce? Perch mio nonno ci sente poco (ci
rafforzativo).
8) In locuzioni fisse e particolari:
quanto tempo ci vuole in treno da Perugia a
Roma? Ci vogliono tre ore. Riuscirai a ripararla? S, ce la far (ci in locuzioni fisse).

USO DI "NE"
1) Pronome partitivo:
quante lettere hai scritto? Ne ho scritte molte
(ne- partitivo).
2) Particella pronominale con funzione di pronome personale:
questo signore mio zio: te ne ho parlato spesso
(ne-di lui, di lei, di loro).
3) Particella pronominale con funzione di pronome dimostrativo:
tuo fratello non ancora arrivato? Non te ne
preoccupare (ne- di ci, di questa o di quella
cosa).
4) Avverbio di luogo:
Maria ritornata dalla discoteca? S, ne ritornata completamente distrutta (ne=da questo o
da quel luogo).
5) Pleonastico, per dare pi forza, tono al discorso:
hai letto molti giornali stranieri? S, di giornali
stranieri ne ho letti veramente tanti; hai pi notizie di Sonia? Che vuoi che ne sappia di lei! (ne
pleonastico).

6) In locuzioni fsse e particolari:


sei stufo di questa vita? S, non ne posso pi; valeva la pena di studiare la lingua italiana? S,
ne valeva la pena (ne in locuzioni fisse).

ELISIONE O TRONCAMENTO?
L'"elisione" la soppressione di vocale finale di
parola davanti a vocale iniziale e viene contraddistinta dal segno grafico dell'apostrofo;
esempi: l'albero, l'amica, l'orologio;
"le" e "da" non si apostrofano;
esempi: le amiche, io le invito domani, gli amici da invitare, vengo da Ascoli.
Il "troncamento" la soppressione, nella pronuncia o nella scrittura, dell'ultima vocale o
dell'ultima sillaba e viene spesso usata per ragioni di eufonia;
esempi: mal di mare, cavai donato;
Il "troncamento" obbligatorio con:
1) "uno" che diventa "un" davanti a nomi maschili singolari che cominciano per vocale o per
consonante (eccetto s+consonante, z, gn, ps, x);
esempi: un amico, un banco, uno specchio, uno
zio;
2) "alcuno" e "nessuno" che seguono la stessa
regola di "un":
esempi: nessun amico, alcun biscotto;

3) "buono", "bello" e "quello" stessa regola precedente;


esempi: un bel premio, un buon amico, un bel
giovane, quel quadro, quel vaso, un bel
quadro, un buon film.
Quindi il troncamento pu avvenire sia davanti
a consonante, sia davanti a vocale e non viene
indicato nell'apostrofo, neanche quando la parola che segue inizia per vocale;
esempio: difficile dover essere sempre onesti.
Troncamenti irregolari:
il troncamento rifiuta l'apostrofo; attenzione,
per, ai troncamenti irregolari: po' (poco) e gli
imperativi da', va', di', fa', sta'.
inoltre, a "bello" e "quello" seguiti
da vocale: sei un bell'amico; quell'orologio mio,
ecc...
ATTENZIONE,

PARTICOLARIT
ORTOGRAFICHE VARIE
BELLO, QUELLO, BUONO, SANTO, GRANDE: PARTICOLARIT ORTOGRAFICHE

L'aggettivo "bello" al plurale maschile diventa


"belli" se non precede, ma segue il nome;
esempio: occhiali belli;
diventa "begli" davanti a vocale, s+consonante,
gn, ps, pn, z, x, y, i+vocale;
esempi: begli amici, begli specchi, begli orologi, begli stivali;
diventa "bei" davanti a consonante;
esempi: bei cani, bei vasi, bei quadri;
al femminile plurale "bella" diventa "belle" in
ogni caso;
esempi: belle citt, belle ragazze, donne belle
belle amiche.
"Quello" segue le regole di "bello";
esempi: quei vasi, quei quadri, quegli specchi,
quegli anelli, quegli orologi, quei gatti
sono belli, sono dei bei gatti, quei vestiti sono belli.
L'aggettivo "buono", in funzione attributiva, si
tronca davanti a vocale e a consonante, ma non
davanti a s+consonante, gn, ps, z;

esempi: un buon amico (senza apostrofo), un


buon film,ecc.;
"buona" si elide davanti a vocale;
esempio: una buon'amica (con l'apostrofo);
al plurale maschile "buoni" si usa in ogni caso;
esempi: buoni amici, buoni cani;
al plurale femminile "buone" si usa in ogni caso;
esempi: buone amiche, buone ragioni.
* *

"Santo" si usa al maschile singolare davanti a


nomi che cominciano con s+consonante;
esempio: santo Stefano;
assume la forma "san" davanti a nomi che cominciano per consonante;
esempio: san Francesco;
"santo" perde, invece, la "o" e prende l'apostrofo
davanti a nomi che cominciano per vocale;
esempio: sant'Andrea;
lo stesso accade per i nomi femminili;
esempi: santa Chiara, sant'Anna.
m- NOTABENE: al plurale l'aggettivo "santo" non
si apostrofa e non si tronca mai;

esempi: i santi Pietro e Paolo, i santi Antonio e


Francesco.
Se l'aggettivo "grande" non segue il nome, ma lo
precede, al singolare maschile e femminile
possibile, davanti a consonante, la forma
"gran";
esempi: gran signore, gran signora o grande
signora;
al plurale maschile e femminile si usa "grandi"
davanti a s+consonante, gn, ps, pn, z, x, y, i+vocale;
esempi: grandi isolati, grandi isole;
davanti a consonante possibile la doppia forma "gran" e "grandi";
esempi: gran signori o grandi signori, gran signore o grandi signore.

DARE, DIRE, FARE E PRONOMI:


PARTICOLARIT ORTOGRAFICHE
Quando l'imperativo costituito da una sola sillaba, si raddoppia la consonante iniziale del
pronome che segue;
esempi: fammi un favore, fammelo subito!
Dimmi come stanno le cose, dillo solo
a me!Se vedi Roberta, dalle questo libro! Prendi queste penne e dalle a Maria! Dammi una sigaretta, dammela
subito!

APOSTROFO: s o no?
E' consentito l'uso dell'apostrofo:
1. con l'articolo "lo" e con le preposizioni articolate composte con "lo";
esempi: l'albero, l'arco, dell'arco;
2.

con l'articolo "la" e con le preposizioni articolate composte con "la";


esempi: l'amica, all'eternit;

3. con "santo" e "bello" seguiti da parole che


iniziano con vocale;
esempi: sant'Antonio, bell'orologio;
4. con "ci" insieme al verbo essere;
esempi: c', c'era;
5. in alcune espressioni con "di";
esempi: d'oro, d'argento, d'accordo, ecc.;
6. in alcune frasi particolari;
esempi: senz'altro, nient'altro, mezz'ora, a
quattr'occhi, ecc.;
7. in alcune espressioni con "da";
esempi: d'altra parte, d'altronde, ecc.;

8. con "poco";
esempio: un po'.
L'apostrofo invece da evitare:
1. quasi sempre con "da";
esempi: da Alassio, ecc.;
2.

con "ci" davanti a parole che cominciano con


a, o, u;
esempi: ci aveva consigliato, ci urlava di
scappare, ci offende spesso;

3. con gli articoli "le", "gli" e i pronomi "le",


"li";
esempi: le amiche, gli Esquimesi, li odia tutti; ecc.
4.

se la parola che segue comincia con i, y, o j


seguita da un'altra vocale;
esempi: lo iodio, ecc.

PROBLEMI CON I VERBI?


ATTENZIONE AI VERBI IN -CARE, -GARE E IN CIARE., -GIARE.

I verbi che terminano in -care e -gare prendono una H davanti alle desinenze che cominciano in E oppure in I;
esempi: (dimenticare) dimentico, dimentichi,
dimentica, dimentichiamo, dimenticate, dimenticano; dimenticher, dimenticherai, dimenticher, ecc.;
(pagare) pago, paghi, paga, paghiamo,
pagate, pagano; pagher, pagherai,
pagher, pagheremo, pagherete, pagheranno, ecc.;
I verbi in -CIARE E -GIARE perdono la I del
tema davanti alla I della desinenza;
esempi: (cominciare) comincio, cominci, comincia, cominciamo, cominciate, cominciano; comincer, comincerai, comincer, cominceremo, comincerete,
cominceranno, ecc.;
(mangiare) mangio, mangi, mangia,
mangiamo, mangiate, mangiano,
manger, mangerai, manger, mangeremo, mangerete, mangeranno, ecc.;

VERBI TRANSITIVI O INTRANSITIVI?


Generalmente i verbi sono considerati "transitivi" quando esprimono un'azione che passa direttamente dal soggetto al complemento oggetto
(Mario mangia una mela ogni mattina) e rispondono alla domanda: chi?, che cosa? (Maria
incontra sempre la sua migliore amica; Francesco legge il giornale tutti i giorni).
Sono considerati, invece, "intransitivi" i verbi che
esprimono un'azione che rimane nel soggetto che
la compie e rispondono alla domanda: come?
dove? quando? ecc. (il treno parte alle tre; Paul va
a Perugia ogni anno).
Per quanto riguarda la scelta dell'ausiliare nella formazione dei tempi composti, con i verbi
"transitivi" si usa "avere" (Mario ha mangiato
una mela ieri; Maria ha incontrato la sua amica
due giorni fa); invece con i verbi "intransitivi" si
usa generalmente "essere" (il treno partito
alle tre) salvo alcune eccezioni, come ad esempio i seguenti verbi (che vogliono "avere"): abitare, camminare, cenare, dormire, nuotare, parlare, passeggiare, riposare, pranzare, piangere,
ridere, telefonare, viaggiare, ecc. (ho viaggiato
molto, ho abitato, abbiamo pranzato, avete passeggiato, hai telefonato, abbiamo riso, ecc.).

(Con i verbi riflessivi si usa l'ausiliare "essere":


Marco si lavato).
I verbi "dovere", "potere" e "volere" prendono
nei tempi composti lo stesso ausiliare (essere o
avere) richiesto dal verbo all'infinito al quale si
accompagnano se usati come verbi servili: Miriana dovuta partire presto; ho dovuto mangiare tutto, ecc.

ESSERE O AVERE? (nei tempi composti)


L'ausiliare "essere" viene usato generalmente:
1. con i verbi intransitivi e di movimento (
arrivata Maria, noi siamo andati, ecc.); attenzione, per, ai quattro verbi "girare",
"passeggiare", "camminare" e "viaggiare"
che; invece, vogliono "avere" (Mario ha viaggiato molto, noi abbiamo passeggiato, ecc);
2. con i verbi riflessivi (mi sono alzato tardi
ieri, ecc.);
3. con i verbi transitivi alla forma passiva (io
sono amato da tutti);
4. con i verbi impersonali ( piovuto);
5. con i verbi intransitivi pronominali (Luisa
si vergognata molto);
6. con i verbi servili, in parte (non siamo potuti venire, ecc.);
7. con i verbi servili nella forma riflessiva
quando la particella pronominale li precede
(non si sono potuti alzare presto, ecc.);

L'ausiliare "avere" viene usato generalmente:


1. con i verbi transitivi attivi (noi abbiamo
mangiato, ecc.); attenzione, per, ad alcuni
verbi come "cominciare", "iniziare", "finire",
"terminare", ecc., che possono essere usati
transitivamente ed intransitivamente (ho
cominciato a studiare, voi non avete finito di
mangiare, la lezione cominciata alle nove,
il professore ha terminato la sua ricerca,
ecc.);
2.

con i verbi impersonali quando viene indicata la durata del fenomeno (ha nevicato
tutta la notte, ecc.);

3. con i verbi servili, in parte (Nadia non ha


potuto lodarti, ecc.) e usati in modo assoluto
(non abbiamo potuto, ecc.);
4. con i verbi servili nella forma riflessiva se
la particella pronominale unita all'infinito
(non abbiamo potuto lavarci, ecc.);
ATTENZIONE: con l'ausiliare "essere" c' l'accordo (Maria andata a Roma, Nadia e Luisa sono
andate in America, Paolo e Sabrina sono andati
via subito, Roberta, Anna e Francesco sono venuti alla festa, ecc.).

Per quanto riguarda alcuni verbi particolari


come, ad esempio, "volare", "vivere", "appartenere", "scivolare", "durare", "prevalere", ecc. esistono diverse sfumature di significato nell'uso
di "essere" o "avere". Infatti, con l'ausiliare "essere" tali verbi indicano, generalmente, un'azione gi compiuta, un fatto terminato 0mia nonna
vissuta quasi cent'anni), mentre con l'ausiliare
"avere" viene indicata un'azione considerata nel
suo svolgimento (mia moglie ha sempre vissuto
nel lusso, ecc.).
I verbi servili si costruiscono con l'ausiliare richiesto dal verbo che reggono (ha dovuto leggere
tutto il libro, dovuto andare via, ecc.); se il verbo servile seguito dall'infinito "essere", l'ausiliare sar sempre "avere" (ha voluto essere gentile, ecc.); stesso discorso anche quando il verbo
servile seguito da un infinito passivo (il magistrato ha dovuto essere scortato).
Alcuni verbi intransitivi di movimento, come ad
esempio "correre" e "saltare", vogliono l'ausiliare "essere" quando chiarificano la direzione del
movimento (Maria corsa alla stazione, ecc.),
invece prendono l'ausiliare "avere" quando
esprimono l'azione in senso generale (i ragazzi
hanno corso tutto il giorno, le bambine hanno
saltato per venti minuti, ecc.).

Attenzione, poi, all'uso idiomatico del verbo


"saltare": ieri ho saltato i pasti (non ho, cio,
mangiato).
Verbi di largo uso che richiedono l'ausiliare "essere" nei tempi composti:
accorrere, andare, apparire, arrivare, arrossire,
avvenire, cadere, comparire, crescere, dimagrire, divenire, diventare, emergere, entrare, esistere, essere, fuggire, impazzire, ingrassare, intervenire, invecchiare, morire, nascere, partire,
penetrare, pervenire, restare, ricadere, rientrare, rimanere, ringiovanire, ripartire, ritornare,
risorgere, riuscire, sbocciare, scomparire, scappare, scoppiare, sfuggire, sopraggiungere, sopravvivere, sottostare, sparire, stare, svanire,
svenire, tornare, uscire, venire, ecc.;
esempi: Mario andato al cinema; Luigi arrivato tardi; mia zia caduta ieri; Nadia dimagrita; gli studenti sono entrati nell'aula; l'invidia sempre esistita; i cani sono fuggiti via; la mia
amica ingrassata; sono intervenuti i
vigili urbani; siamo partiti molto presto; siete restati soli; le ragazze sono
rientrate tardi; sei rimasto a Perugia;
Sabrina ritornata molto presto; siamo riusciti ad imparare l'italiano;

sbocciato l'amore; i tuoi amici sono


scomparsi; scoppiata una bomba;
sparito nel nulla; i sogni sono svaniti
subito; dopo quella notizia svenuta
subito; siamo tornati alle tre, siete
usciti presto; sono venuto ieri, ecc.
Con il verbo "essere" si usa l'ausiliare essere nei
tempi composti; esempio: noi siamo stati a
Roma ieri; ma con i verbi servili seguiti da essere, si usa l'ausiliare "avere"; esempio: ho dovuto
essere cattivo con te.
Attenzione, poi, ad alcuni verbi che possono essere usati in modo transitivo (con avere) e in
modo intransitivo (con essere):
cominciare (abbiamo cominciato un nuovo lavoro, la lezione cominciata alle nove); cambiare
(Francesco ha cambiato fidanzata, Nadia molto cambiata negli ultimi tempi); finire (ho finito
il mio nuovo libro, la lezione finita alle tredici); iniziare (ho iniziato a leggere ora, il concerto
iniziato alle ventuno); terminare (abbiamo terminato il vino, un altro anno terminato); passare e trascorrere (abbiamo passato le vacanze
in montagna, il tempo passato in fretta, ho trascorso dei bei momenti con te, trascorso molto
tempo); salire (hai salito le scale di corsa, sono
salito in treno); scendere (ho sceso le scale lenta-

mente, Andrea sceso dall'autobus); saltare


(perch avete saltato la cena? Sono saltato gi
dal letto); correre (hai corso il rischio di fare
una brutta figura, sono corso alla fermata dell'autobus); ecc.

IMPERFETTO O PASSATO PROSSIMO?


Uso del passato prossimo:
1. azione avvenuta da poco tempo e ancora legata al presente: ci sentiamo male perch
abbiamo bevuto due litri di vino;
2.

azione trascorsa da molto tempo, ma sentita ancora vicina: dieci anni fa sono andato a
Londra e ne ho ancora molta nostalgia;

3.

azione avvenuta in uno spazio di tempo non


ancora concluso: in questo secolo le scoperte
della medicina hanno fatto grossi passi
avanti;

4. azione lontana nel tempo, ma i cui effetti


durano nel presente: la Rivoluzione Francese ha provocato numerose discussioni a livello storico;
5. azione riferita ad un periodo di tempo determinato: non stato mai possibile scoprire
l'assassino.
NOTA BENE: la scelta tra il passato prossimo
e l'imperfetto riguarda soprattutto T'aspetto"
dell'azione, cio se l'azione compiuta (passato

prossimo) o non compiuta (imperfetto), se presentata in un momento del suo svolgersi (imperfetto) o nella sua interezza (passato prossimo).
Attenzione agli esempi:
quando ero a Londra, sono andato una volta in
discoteca;
quando ero a Londra, andavo spesso in discoteca.
Uso dell'imperfetto indicativo:
1. azioni ripetute, abituali (si ripetono nel passato in quanto non avvengono una volta
sola):
quando ero a Londra, andavo in discoteca
tutte le sere; Vanno passato andavo al mare
con la mia amica del cuore ogni sabato;
2.

azioni contemporanee (che avvengono nello


stesso momento):
mentre mangiavo, guardavo la TV; mentre
il professore spiegava la lezione, gli studenti
prendevano appunti;

3. incontro di due azioni (un'azione viene descritta nel suo svolgimento e l'altra sopraggiunge dopo l'inizio della prima):

mentre andavo alla stazione, ho incontrato


Arianna; mentre dormivo, mi ha telefonato
Sabrina;
4. descrizione (per descrivere uno stato di
cose, una situazione relativa al passato):
era una bella giornata, il sole splendeva e
non c'era una nuvola; ero allegro, senza pensieri e non vedevo l'ora di rivederti;
5. per esprimere un'azione non compiuta, considerata in un momento del suo svolgersi:
ieri mattina alle dieci dormivo ancora.
Nella lingua parlata l'imperfetto indicativo
usato spesso:
1. per esprimere una richiesta (al posto del
condizionale semplice):
volevo quel paio di scarpe nere che esposto
in vetrina;
2.

al posto del condizionale composto (in particolare con i verbi servili):


Paolo doveva (sarebbe dovuto) partire domenica, ma c'era lo sciopero dei treni e allora
ha cambiato idea.

ACCORDO DEL PARTICIPIO PASSATO


Accordo con il soggetto:
il participio passato rimane invariabile quando
l'ausiliare "avere" (Maria ha gi letto questo
libro, Sabrina e Francesco hanno visto il film);
quando, invece, l'ausiliare "essere", c' l'accordo con il soggetto (Sonia andata a Milano, Roberto e Pino sono partiti ieri, Luisa e Valeria
sono venute a trovarmi, Marco rimasto a
casa).
Accordo con il complemento oggetto:
obbligatorio quando il complemento oggetto
precede il verbo ed un pronome come "lo", "la",
"li", "ne", "le" (quanti libri hai scritto? Ne ho
scritti sei; quante sigarette hai fumato? Non ne
ho fumata nessuna; hai spedito tutte le lettere?
S, le ho spedite tutte; hai gi invitato la signorina? S, l'ho gi invitata; quando hai incontrato
Valeria? L'ho incontrata ieri; hai gi letto la
mia lettera? No, non l'ho ancora letta).

ATTENZIONE AL FUTURO ANTERIORE:


Il futuro anteriore (futuro semplice dell'ausiliare essere o avere pi il participio passato
del verbo), indica un'azione futura anteriore
ad un'altra futura; esempi:
quando Sabrina avr mantenuto la sua promessa, io manterr la mia (prima Sabrina dovr
mantenere la promessa, poi io manterr la mia);
andr al cinema, dopo che avr mangiato; capirai tutto dopo che avrai studiato.

ATTENZIONE AI VERBI IRREGOLARI!


Si considerano verbi "regolari" quelli che mantengono la stessa radice tematica durante la coniugazione e la cui desinenza cambia secondo
una regola che unisce tutti i verbi di una stessa
coniugazione.
Sono, invece, considerati "irregolari" quelli che
si discostano nella radice e nella desinenza dai
modelli di coniugazione a cui appartengono; alcuni presentano variazioni sia nella radice che
nella desinenza.
I verbi irregolari della prima coniugazione sono
quattro: andare, dare, fare e stare; sono, invece,
pi numerosi quelli della seconda.

I verbi irregolari della terza coniugazione sono


meno numerosi.
Da notare, inoltre, che alcuni verbi, oltre la forma irregolare, hanno anche quella regolare.
Nell'imperativo dei verbi avere, essere, sapere e
volere, le forme irregolari derivano dal congiuntivo invece che dall'indicativo (abbi, abbiate, sii,
siate, sappi, ecc.); attenzione, poi, al congiuntivo
imperfetto dei verbi dare e stare: dessi, stessi,
ecc.
Esempi di forme irregolari dell'imperativo:
sii qui prima di pranzo! Abbi pazienza con lei!
Di' la verit! Fa silenzio! Stia seduto! Non gli
dia la parola! Venga a casa mia! Vada a prenderlo subito! Abbine cura! ecc.
Esempi di forme irregolari del participio passato:
che cosa hai fatto (fare) ieri? Ho preso (prendere)
un'aspirina e sono rimasto a casa; avete chiuso
(chiudere) la porta? No, l'abbiamo lasciata aperta
(aprire); hai letto (leggere) il mio ultimo libro? No,
perch ho scritto (scrivere) una lunga lettera; che
cosa hai deciso (decidere)? Ho preso (prendere)
una decisione molto importante; tu non mi hai
detto (dire) tutta la verit! Voi avete bevuto (bere)
troppo! Ho speso (spendere) molto per te; Maria
ha messo (mettere) tutto in ordine; abbiamo tra-

scorso (trascorrere) una bella giornata; avete acceso (accendere) la luce?


Attenzione ai seguenti verbi che possono far nascere alcuni dubbi a causa del participio passato irregolare:
annesso (annettere); attinto (attingere); compresso (comprimere); contuso (contundere); converso (convergere); eliso (elidere); eluso (eludere); eretto (erigere); espulso (espellere); estinto
(estinguere); flesso (flettere); fuso (fondere); incusso (incutere); infranto (infrangere), leso (ledere); nociuto (nuocere); percosso (percuotere);
preluso (preludere); presunto (presumere); redatto (redigere); redento (redimere); roso (rodere); scisso (scindere); scorto (scorgere); sorto
(sorgere); strutto (struggere); terso (tergere); torto (torcere); valso (valere ); volto (volgere);
esempi: la Francia ha annesso la Corsica pi
di un secolo fa; da quale fonte hai attinto tale notizia? Tu hai eluso la mia
domanda! L'Italia ha espulso un cittadino straniero; l'amministrazione comunale ha eretto un monumento a
Mazzini; tu hai infranto i miei sogni;
la madre ha percosso il bambino cattivo; il marinaio ha scorto una nave all'orizzonte.

INDICATIVO O CONGIUNTIVO?
A differenza del modo indicativo che esprime,
generalmente, un'azione "reale", "sicura" ed oggettiva", il congiuntivo esprime un'azione sentita come "incerta", "personale" e "soggettiva":
dicono che a Perugia, in inverno, faccia molto
freddo ( una notizia incerta).
Uso prevalente del congiuntivo:
1. dopo verbi o locuzioni indicanti un'opinione,
un'affermazione incerta e personale (pensare, credere, ritenere, supporre, facile,
possibile, ecc.);
2. dopo verbi o espressioni di volont, timore,
speranza (volere, avere paura, desiderare,
sperare, ecc.);
3. Dopo verbi o locuzioni che esprimono un
giudizio (bisogna, occorre, necessario,
ecc.);
4. dopo verbi o locuzioni affettive (mi dispiace,
sono lieto, ecc.);
5. dopo congiunzioni o locuzioni congiuntive

(bench, malgrado, sebbene, a patto che, a


condizione che, nel caso che, ecc.);
esempi: credo che Giuliana sia a casa e non
abbia nulla da fare; temo che Marco
non torni pi a Perugia; desideriamo
che voi siate sempre gentili con tutti;
sembra che Giovanni sia molto ricco;
pu darsi che domani faccia bel tempo; necessario che tu vada subito alla
stazione; probabile che loro vengano
domani; bello che tu dica questo;
ora che Maria metta la testa a posto;
un peccato che voi non possiate cenare
da noi; una vergogna che tu non capisca nulla; stasera andr in discoteca
bench sia molto stanco; ti dir tutto a
patto che tu non lo dica a nessuno;
devi andare da Sabrina nel caso che
lei non ti telefoni; voglio il tuo indirizzo prima che tu parta; faremo tutto
senza che voi ci aiutiate.
Si usa il congiuntivo passato quando l'azione
della proposizione dipendente anteriore a
quella della proposizione principale (al presente
o al futuro):
(ora) penso che Miriana non abbia dormito a
Parigi ieri; non sapr se Valeria abbia lavorato

(oppure avr lavorato); Mario crede che lei sia


gi partita; spero che Luisa non abbia perso il
treno; pu darsi che Sergio sia uscito prima.
Congiuntivo in proposizioni non dipendenti:
-congiuntivo esortativo (benedizioni, maledizioni, ecc.): viva il Papa! Amiamo l'Italia! Che tu
sia maledetta!
-congiuntivo concessivo: vada pure! Esca pure!
-congiuntivo dubitativo: perch non venuto anche Mario? Che sia morto? Perch non venuta
Maria? Che abbia perso l'autobus?
-congiuntivo ottativo (imperfetto o trapassato
del congiuntivo): non l'avesse mai detto! Almeno
dicessi la verit! Magari fosse vero!
Il congiuntivo si usa anche:
1. in espressioni indicanti uno stato d'animo:
sono felice che tu abbia finalmente capito;
mi dispiace che tu non possa venire;

2. dopo il superlativo relativo:


il libro pi interessante che io abbia letto;
la canzone pi noiosa che io abbia mai sentito;
3. dopo un predicato al condizionale (imperfetto o trapassato del congiuntivo): vorrei che
tu fossi qui; avrei desiderato che tu mi avessi ascoltato; vorrei che tu mangiassi di
meno;
4. Dopo alcune locuzioni impersonali: difficile che Marco non ti dia ascolto; facile che
Miriana non ti creda; giusto che la pensi
cos; bene che siano venuti anche loro;
5. dopo alcuni aggettivi e pronomi indefiniti:
qualsiasi cosa dica, non credergli; qualunque cosa faccia, non mai contento; chiunque telefoni, non dire che sono in casa;
6. nelle proposizioni finali e concessive: il professore parla a voce alta affinch tutti sentano; bench stia male, verr a cena da te;
7. nelle proposizioni temporali: ti telefoner
prima che tu esca da casa; uscir prima che
piova;

8) nelle proposizioni modali: comunque vada,


puoi ritenerti fortunato; fate come se io non
ci fossi;
9) nelle proposizioni comparative di maggioranza: il concerto stato pi noioso di quanto pensassi; la lezione stata pi interessante di quanto prevedessi.
Verbo principale (quando richiede il congiuntivo) al passato:
-per esprimere un'azione contemporanea a quella del verbo principale al passato si usa l'imperfetto del congiuntivo: non pensavo che Mario venisse (quel giorno);
-per esprimere un'azione anteriore a quella del
verbo principale al passato si usa il trapassato
del congiuntivo: non pensavo che Mario fosse venuto (il giorno prima);
- per espimere un'azione posteriore a quella del
verbo principale al passato si usa il condizionale composto: non pensavo che Mario sarebbe venuto (il giorno dopo).
Riassumendo, il congiuntivo obbligatorio specialmente dopo i verbi che esprimono un per-

messo, una preghiera, un ordine, un desiderio,


un sospetto, una speranza, una persuasione,
come ad esempio volere, dubitare, sperare, sospettare, temere, permettere, desiderare, ordinare, pregare, pretendere, ecc.
esempi: vorrei che non veniste pi a casa mia;
dubito che Nadia abbia torto; speriamo che ci riusciate; sospetto che tu non
mi abbia detto la verit; temo che Sabrina non venga alla festa; permetti
che ti dica tutto; desidero che voi andiate subito via; ordina che la facciano
finita; pretendo che lei mi dia ragione.

ATTENZIONE A "FORSE"

Con "forse" si usa l'indicativo: forse ora lui dorme;


con "pu darsi che", "pu essere che", invece si
usa il congiuntivo: pu darsi che ora lui dorma.

ATTENZIONE AI VERBI IMPERSONALI

I verbi impersonali esprimono un'azione che


non pu essere generalmente attribuita ad un
soggetto e si usano nei modi indefiniti e alla terza persona singolare dei tempi di modo finito.

Molti indicano fenomeni atmosferici, come ad


esempio piovere, nevicare, tuonare, grandinare,
ecc.: piove, governo ladro; dovrebbe nevicare presto, ecc.
A volte, per, quando vengono usati in senso figurato possono essere coniugati anche personalmente: piovevano bombe da tutte le parti, ecc.
L'ausiliare dei verbi impersonali "essere", ma
pu essere anche "avere" quando viene espressa
la durata del fenomeno atmosferico: Vanno scorso ha nevicato tutto l'anno.
Vengono considerati "impersonali" anche i verbi
succedere, accadere, occorrere, capitare, sembrare, parere, importare, necessitare, ecc.,
quando hanno per soggetto un infinito o una
proposizione retta da "che": sembra che stia per
piovere; bisogna dire sempre la verit, ecc.
Da notare, inoltre, le locuzioni impersonali con i
verbi essere, andare, fare e stare: va bene; oggi
fa molto caldo; ecc. e la costruzione impersonale
con la particella "si" e la terza persona singolare
di qualsiasi verbo, se il soggetto non determinato: si dice; si sa; si spera; ecc.

OSSERVAZIONI SULL'INFINITO
L' "infinito" pu anche essere usato:
1. con valore di sostantivo: non mi piace il vostro andare e venire in aula; il tuo parlare
senza senso mi rende nervoso;
2. come imperativo: prendere una compressa
dopo i pasti; non toccare la merce esposta;
3. nelle esclamazioni e nelle interrogazioni: io
partire subito? Non vincere al totocalcio!
Che sfortuna!

CON O SENZA ACCENTO?


"S", pronome, da non confondere con "se" congiunzione;
"", verbo, da non confondere con "e" congiunzione;
"n", congiunzione negativa, da non confondere
con "ne" particella pronominale o avverbiale;
"d", verbo, da non confondere con "da" preposizione;
"l", avverbio, da non confondere con "la" articolo o pronome;
"l", avverbio di luogo, da non confondere con
"li" pronome;
"s", affermazione, da non confondere con "si"
pronome riflessivo;
"t", bevanda, da non confondere con "te" pronome.
Esempi: vorrei una tazza di t; ha detto a te!
Vuoi bene a Francesco? S! Nadia si
alza sempre tardi; n carne, n pesce:

ecco quello che sei! Ho mangiato tutto


il dolce: ne volevi un po'? Aspettami l;
li conosci ? Guarda l! La ragazza, la
vedi? arrivata Sabrina: di che colore
il suo vestito? Voglio una penna e
una matita; quella ragazza pensa solo
a s; se fossi in lei, cambierei comportamento.

PAROLE ATTACCATE O STACCATE?


Specialmente per quanto riguarda la lingua
scritta, attenzione alle seguenti parole che possono creare dei dubbi:
si scrivono tutte attaccate:
allorch, almeno, ancorch, bench, bens, chiss, davvero, dopodomani, dovunque, ebbene,
fabbisogno, finora, giacch, infatti, inoltre, invano, invero, laggi, lass, malgrado, neanche,
nemmeno, neppure, oppure, ossia, ovvero, ovverosia, perci, perfino, pertanto, piuttosto, poich,
pressappoco, purtroppo, quaggi, qualcosa,
quass, sebbene, sicch, siccome, sissignore, soprattutto, sottosopra, talora, talvolta, tuttavia,
tuttora, ecc.;
si scrivono invece staccate:
alVincirca, a proposito, d'accordo, d'altronde, in
quanto, per cui, senz'altro, ecc.

QUALE FEMMINILE?
1. Generalmente i nomi che al maschile terminano in -o, cambiano al femminile in -a:
ragazzo, ragazza; amico, amica; nonno, nonna; ecc.
2.

I nomi che al maschile terminano in -a, generalmente cambiano al femminile in -essa:


duca, duchessa; poeta, poetessa; ecc.
(I nomi che terminano in -ista e in -cida, rimangono invece invariati: il giornalista, la
giornalista; il suicida, la suicida, ecc.).

3. I nomi che al maschile terminano in -e, possono in alcuni casi cambiare al femminile in
-a (cameriere, cameriera; signore, signora,
ecc.), oppure in -essa (studente, studentessa;
conte, contessa; barone, baronessa; ecc.)
4. I nomi maschili che terminano in -tore, generalmente al femminile cambiano in -trice:
attore, attrice, scrittore, scrittrice; pittore,
pittrice, ecc.
(attenzione a "dottore" che invece diventa
"dottoressa").
5. I nomi che al maschile terminano in -sore,
non vengono molto usati al femminile, ad

eccezione di "professore" che diventa "professoressa".


Alcuni sostantivi hanno il femminile alquanto
irregolare:
eroe, eroina; dio, dea; re, regina; gallo, gallina; ecc.
Infine vi sono dei nomi che hanno radici diverse
per il maschile e per il femminile:
fratello, sorella; padre, madre; marito, moglie;
genero, nuora; celibe, nubile; uomo, donna; maschio, femmina; ecc.
Attenzione, poi, ai nomi che hanno una forma
unica per il maschile e per il femminile:
un atleta, un'atleta; il collega, la collega; un artista, un'artista; il pianista, la pianista; un omicida, un'omicida; un insegnante, un'insegnante;
il cantante, la cantante; il parente, la parente, il
custode, la custode, il pediatra, la pediatra; ecc.
Per quanto riguarda i nomi di animali, alcuni
hanno una forma unica, maschile o femminile,
con la quale si indica sia il maschio che la femmina (la volpe, il serpente, il leopardo, la pantera, ecc.), in questi casi si aggiunge "maschio" o
"femmina" per distinguere il genere: il maschio
della volpe oppure la volpe maschio, la volpe
femmina oppure la femmina della volpe,
ecc.;"leone" diventa invece "leonessa" al femminile; cane, cagna; ecc.

ATTENZIONE ALLE "DONNE"!


(nelle professioni e nelle cariche)
La lingua italiana in continua evoluzione e
uno dei problemi quello riguardante i nomi
delle professioni al femminile.
Infatti, visto che alcune attivit lavorative erano una volta riservate ai soli uomini, non sempre facile usare al femminile certi termini professionali.
Comunque meglio evitare i femminili in -essa,
ad eccezione di "dottoressa" e "professoressa",
ormai entrati nell'uso comune.
Quindi si consiglia di lasciare invariato al
maschile il nome della professione, magari
aggiungendo, se possibile, il nome della persona:
il ministro Rosy Bindi, il giudice Elvira Mercati, il sindaco Giuliana Peparino, l'avvocato Miriana Trevisan, il magistrato Valeria Moretti, il
vigile urbano Francesca Marini, il notaio Arianna Maiorelli, ecc.
Evitare anche di aggiungere il termine "donna"
al sostantivo maschile che indica la professione
e cos pure di cambiare in -a la -o finale: meglio
quindi lasciare "magistrato" da solo piuttosto
che farlo diventare "donna magistrato" o peggio
"magistrata"!
In tal caso i problemi riguardanti i nomi femmi-

nili di professione non dipendono tanto dalla


grammatica, quanto dai mutamenti sociali recenti.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

G.L., Italiano antico e nuovo, Milano,


1988.
CAMILLI A., Pronuncia e grafa dell'italiano, Firenze,
1965.
DARDANO M., TRIFONE P., La lingua italiana, Bologna, 1985.
FOCHI F., Lingua in rivoluzione, Milano, 1966.
GABRIELLI A., Il museo degli errori, Milano, 1977.
LEVI E., Dosi A., I dubbi della grammatica, Milano,
1982.
MARCHI C., In punta di lingua, Milano, 1992.
MENGALDO P.V., Storia della lingua italiana, Bologna, 1994.
SERIANNI L., TRIFONE P., Storia della lingua italiana, Torino, 1993.
TODISCO A., Ma che lingua parliamo, Milano, 1984.
BECCARIA

Finito di stampare nel mese di settembre 2003


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