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Bimestrale Poste Italiane s.p.a. Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art.

rt. 1, comma 2, DCB Firenze

n. 3/2015 (100)

ISSN 1129-566X

Bimestrale dellUAAR

n. 3/2015 (100)
4,00

NUMERO 100

UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

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CONTRIBUTI
bire lagricoltura, ledilizia, la manifattura, la finanza. I lavoratori e le lavoratrici non si proteggono proibendo la produzione e il commercio.

praticano e aiutarle a liberarsi dal controllo e dallo sfruttamento da parte delle bande criminali. Inoltre sarebbe un
modo di insegnare ai clienti che hanno
a che fare con persone umane con uguali diritti alla libert, alla sicurezza e alla ricerca della felicit.

Proviamo a trattare largomento anche


da un altro punto di vista, utilizzando la
pornografia come modello. La produzione e il commercio di materiale pornografico sollevano le medesime reazioni
puritane. Eppure ci sono anche produzioni che vengono considerate arte, dalle foto di bondage estremo di Araki, alle
performance di antropometria di Yves
Klein, alla letteratura erotica come il Kamasutra. Ci si potrebbe chiedere, come
mai i corpi femminili delle fotografie di
Araki, seminudi, legati e impacchettati,
con gli organi sessuali esibiti in posizioni di totale sottomissione al fruitore sono arte, mentre un qualsiasi spettacolo
erotico pornografia: le emozioni che
questi corpi suscitano sono le medesime. Anche qui la violazione della dignit
femminile non sta nellatto di esibirsi ma
nelle condizioni in cui ci si esplica: autonomia e creativit oppure costrizione
e involuzione.

Vedete organizzazioni di auto-aiuto di


prostitute come www.verein-xe
nia.ch a Berna, e www.aspasie.ch a
Ginevra. I nomi sono molto evocativi:
Xenia era larte dellospitalit nellAntica Grecia; Aspasia, etera, compagna
di Pericle, era donna colta e emancipata gi ai tempi della misogina Antica
Grecia. Sono nomi che non evocano disonore o vergogna ma piuttosto la rivendicazione di rispetto e tolleranza.
Vedete siti pornografici come www.ab
bywinters.com: chi agisce di fronte alla telecamera e chi opera dietro non d
limpressione di partecipare a un atto
di violazione della propria dignit, ma
mostra piuttosto il piacere di una sana
e consapevole libidine, quasi quasi un
certo orgoglio, vogliamo chiamarlo slut
pride?

La storia insegna che per proteggere i


lavoratori dallo sfruttamento il miglior
mezzo si rivelato finora la loro libera
associazione. questa la via da seguire anche per il mercato del sesso. Non
criminalizzare le prestazioni sessuali a
pagamento (dalla pornografia alla prostituzione) ma promuovere lorganizzazione delle lavoratrici stesse e dei lavoratori stessi del sesso. Proprio la promozione della professione potrebbe favorire lautostima, lautonomia e la dignit personale delle persone che la

Molte professioni oggi prestigiose sono state disprezzate nel passato: professioni circensi, attori, artisti, cerusici
ambulanti. Oggi abbiamo famose compagnie di circo, prestigiose scuole di
teatro, accademie artistiche, facolt di
medicina e chirurgia. Perfino la raccolta dei rifiuti diventata unapprezzata
operazione ecologica; solo le prostitute
restano disprezzate; forse questo un
segno tangibile che lemancipazione
femminile ancora soltanto una parola
vuota.

Bibliografia
Nicole Castioni, Le soleil au bout de la nuit,
Editions Albin Michel, Paris 1998.
Wendy Chapkis, Live sex acts: women
performing erotic labor, Routledge, New
York 1997.
Kamala Kempadoo & Jo Doezema (eds),
Global sex workers: rights, resistance and
redifinition, Routlege, New York 1998.
Kamala Kempadoo (ed. with Jyoti Sanghera & Bandana Pattanaik), Trafficking
and prostitution reconsidered, new perspectives on migration, sex work and humanrights, Paradigm, Boulder 2005.
Valentin N.J. Landmann, Nackte Tatsachen, der Rotlicht-Report, 2. Auflage. Orell
Fssli, Zrich 2011.
Martha C. Nussbaum, Taking money for
bodily services in sex and social justice,
Oxford University Press, Oxford 1999.
Richard A Posner, Sex and reason, Harvard
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Joan Roughgarden, Evolutions rainbow.
Diversity, gender and sexuality in nature
and people, University of California Press,
Berkeley 2004.
Timothy Taylor, The prehistory of sex. Four
millions years of human sexual culture,
Bantham Books, New York 1996.

Giovanni Ruggia ha studiato medicina, antropologia e odontoiatria alle universit di


Friburgo, Berna e Zurigo. Conduce uno studio dentistico a Lugano. Ha sempre avuto
la passione per la lettura, una curiosit fine
a se stessa, senza scopo di applicazioni.
Pubblica il risultato delle sue letture nella
sua pagina web ( www.ruggia.ch/
blog). Partecipa al comitato di redazione
di Libero Pensiero, il trimestrale di lingua italiana dei liberi pensatori svizzeri
(www.libero-pensiero.ch).

Per un ateismo consapevole,


tra esemplarit e ragionevolezza
di Giovanni Gaetani, giovannigaetani@hotmail.it
In una certa misura, lateismo contemporaneo sta subendo il suo passato, in
maniera inconscia e anacronistica: il suo
vocabolario risulta infatti spesso datato, la sua prassi obsoleta. Perseverare
in pensieri e atteggiamenti superati potrebbe rivelarsi un grave errore: lateo,
storicamente solitario e strenuo difensore della libert di parola e di pensiero contro ogni dogmatismo e intolle-

ranza religiosi, potrebbe, infatti, diventare inaspettatamente dogmatico e intollerante a sua volta. Una riflessione
critica sui fondamenti dellateismo
dunque necessaria, per un motivo ben
preciso: far coincidere allespansione
quantitativa dellateismo a livello planetario unelevazione qualitativa dei
suoi contenuti e dei suoi metodi. Da una
simile presa di coscienza ne guada-

gnerebbero sorprendentemente tutti,


credenti e non-credenti, come cercheremo di mostrare pi avanti.
Prima e dopo la morte di Dio
Storicamente, lateismo nasce clandestino e si mantiene tale per un lungo
periodo di tempo. Al contrario di qual-

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CONTRIBUTI
siasi comunit esoterica, che ricerca
loscurit e la segretezza per scelta, lateismo stato clandestino per necessit: sin dallantica Grecia, infatti, lateo ha sempre dovuto mantenersi nellombra, al riparo della vita pubblica,
per convenzione sociale o addirittura
per legge; coloro che, per amore della
verit, professarono pubblicamente il
loro ateismo, subirono condanne atroci dallesilio al rogo, passando per labiura [1].
Limitatamente alla nostra Europa, la situazione indubbiamente cambiata [2]:
lateismo non pi un reato, per fortuna; e, nella prospettiva religiosa, solo
pochi credenti ed ecclesiastici continuano anacronisticamente a considerarlo un peccato. Il processo di secolarizzazione occidentale, sebbene sia ancora molto lontano dal potersi definire
compiuto, ha dunque effettivamente
sdoganato lateismo dopo secoli di
persecuzione. Al suo interno, lautentico spartiacque filosofico stata lopera
di Nietzsche, in particolare il suo annuncio della morte di Dio in maniera silenziosa, con molta meno violenza
e fragore della rivoluzione francese ma
ben oltre essa, perch, dopotutto, per
Zarathustra i pensieri che vengono a
passi di colomba guidano il mondo.
Eppure, cosa significa effettivamente
laffermazione Dio morto? Non di
certo che la religione sia finita, n tanto meno che finir a breve. Nietzsche lo
dice esplicitamente: Dio morto, ma le
sue ombre sopravviveranno ancora a
lungo [3]. La medesima sentenza non
significa neanche che Dio, prima vivente, sia oggi morto: egli, infatti, resta morto [4]. La prospettiva di Nietzsche piuttosto unaltra, come ben si
evince dal seguente aforisma:
un tempo si cercava di dimostrare che Dio
non esiste oggi si mostra come ha potuto
avere origine la fede nellesistenza di un Dio,
e per quale tramite questa fede ha avuto il
suo peso e la sua importanza: in tal modo
una contro dimostrazione della non esistenza di Dio diventa superflua. Quando una volta si erano confutate le prove addotte per
dimostrare lesistenza di Dio, restava sempre il dubbio che si potessero trovare ancora prove migliori di quelle gi confutate: a
quel tempo gli atei non erano capaci di far tabula rasa [5].

Dio dunque morto non perch qualcuno abbia formulato una dimostrazione definitiva della sua inesistenza il
che e resta logicamente impossibile
bens perch abbiamo identificato il

meccanismo psicologico culturale che


ne alla base, la sua origine umana,
troppo umana. Per usare una metafora
efficace, sarebbe come continuare a discutere dellesistenza reale di un ologramma dopo aver scoperto il dispositivo di proiezione che ne permette lapparizione: limmagine permane, ben visibile come lo era prima; il suo significato, invece, muta radicalmente [6]. Ebbene, gran parte dei credenti e noncredenti sembra perseverare nelle loro
convinzioni come se nulla fosse mai
cambiato: i primi, esprimendo una fede
di facciata, superficiale e accomodante, restia al cambiamento e ligia ai sacramenti nelle chiese, ma alquanto inconseguente al di fuori di esse; i secondi, ostinandosi in una critica iper razionalistica e scientista della religione
[7] che li condanna al solipsismo e allauto referenzialit, con toni sempre
pi spesso dogmatici e fanatici. Non potendo n volendo occuparci in questa
sede delle problematiche dei primi, ci
focalizzeremo allora su quelle dei secondi gli atei, intendendo con questo
nome non qualsiasi non credente, bens soltanto quelle persone che risolutamente e consapevolmente vivono senza Dio [8].
Le quattro fallacie
dellateismo contemporaneo
Ora che Dio morto, lateismo deve
dunque assumere su di s la responsabilit di un mondo sconsacrato ma
pur sempre assurdo e deve farlo con
il massimo dellintelligenza e della maturit, consapevole che i tempi della
clandestinit sono passati, ma non quelli della superstizione e delloscurantismo. Il primo passo in questo lungo
cammino , per, riconoscere i propri
stessi errori. Nel presente lavoro ne abbiamo individuati quattro, elencati qui
di seguito.
(1) Manicheismo dogmatico e pregiudiziale. Lateo troppo spesso tende ad
avere una visione semplicistica, e dunque errata, della realt: da una parte,
gli atei, unici depositari della verit; dallaltra, i credenti, considerati pi o meno esplicitamente degli illusi o, peggio,
degli stupidi. Il primo errore sta nellignorare la complessit e variet della
realt, concependo il mondo come
unimmagine in bianco e in nero, diventando cos miopi alle molteplici sfumature di colore esistenti fuor di metafora: la molteplicit dei modi in cui le
persone credono e non credono. Il se-

condo, nel pensare che la stupidit si


ritrovi a priori nel solo campo avversario, mentre essa piuttosto trasversale e onnipervasiva: gli stolti e i
poveri di spirito sono ovunque, a prescindere dal loro credo. Il terzo, nel concepire il credente appunto come un avversario o un nemico, che rimarr tale
fin tanto che non si convertir. Premesso che un simile proselitismo
ateo , sotto un certo punto di vista,
una contraddizione in termini, se davvero si vuole far cambiare opinione ad
una persona occorre partire da premesse diverse. In effetti, nessuno
mai riuscito a far cambiare idea a qualcun altro definendo spazzatura le sue
idee. Semmai riuscito soltanto a rafforzarlo nelle sue convinzioni [9].
(2) Confusione identitaria. Lidentit
atea , nel bene o nel male, sfuggevole
ad una definizione univoca. Si ripete
spesso che esistono tanti ateismi
quanti sono gli atei, senza ben stabilire, per, se si tratti di un punto di forza o di debolezza dellateismo. Paradossalmente, la confusione sul significato della parola ateo , oltre che
esterna, anche e soprattutto interna allo stesso movimento ateo. Il massimo
comun divisore che unisce tutti , evidentemente, il fatto di non credere in
Dio, ma gi sulle motivazioni e sui metodi della non-credenza esistono le pi
diverse posizioni: atei, agnostici, anticlericali, scientisti, materialisti, spiritualisti, ecc. Ovviamente, il problema
non in alcun modo la diversit delle
posizioni, bens lincontestabile aspirazione dogmatica e intollerante di ogni
posizione rispetto le altre. Infatti, nella
vita reale, ma soprattutto in quella virtuale dei forum online, assistiamo quotidianamente a interminabili e veementi
discussioni dai toni incomprensibili [10]:
atei che accusano agnostici di essere
dei credenti mancati; accesi anticlericali che accusano atei pi moderati di
eccessiva tolleranza e rispetto nei
confronti della religione, dei credenti e
della Chiesa; scientisti di ferro che sbeffeggiano gli umanisti al grido di solo la
scienza ci salver; incalliti materialisti
che deridono gli spiritualisti inneggiando al solito slogan luomo (solo)
ci che mangia, e cos via. quanto
mai necessaria uninversione di rotta:
sia perch un simile atteggiamento oltranzista e solipsistico sta costituendo
gradualmente una comunit di monadi monologanti, piuttosto che di persone rispettosamente e lealmente in
dialogo; sia perch, persistendo in questa chiusura mentale, noi in primis non

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avremo mai la credibilit necessaria per
porci come strenui promotori della laicit e come difensori del pluralismo di
parola, di pensiero e di religione.
(3) Unilateralismo ideologico. Lintransigenza unarma a doppio taglio anche per lateo: da una parte, pu invero fornire la determinazione necessaria
per non scendere a compromessi in un
contesto lassista, conformista e dissoluto; dallaltra, per, pu diventare una
condanna allimmobilismo e al settarismo. Il movimento ateo contemporaneo
persevera nei suoi vari unilateralismi
ideologici, cos come descritto sopra,
e proprio per questo motivo esso ideologicamente frammentato. Come se non
bastasse, ogni singolo frammento sempre pi spesso sembra ignorare o non
tollerare la prospettiva altrui, per questioni di principio. A tal riguardo ritengo siano necessari alcuni chiarimenti metodologici di vario tipo:

te e sistematiche, sono spesso fini a se


stesse;
(e) abbiamo ridimensionato da tempo il
potere della coscienza, il dominio dellintelletto, la libert della volont; attraverso alcuni avanzamenti della psicologia e delle neuroscienze, siamo divenuti consapevoli della complessit e
non-linearit della psiche umana, cos

(a) la scienza fondamentale ed imprescindibile, sia per le conoscenze e


le tecniche innovatrici che ci fornisce, sia per il suo metodo di ricerca rigoroso; essa , oggi pi che
mai, uno dei veri motori del
mondo; pensare di poterne fare a meno significa porsi su posizioni retrograde e luddiste;
eppure
(b) la scienza non onnipotente; pensare che essa lo sia significa farsi promotori di un positivismo anacronistico,
ostile a qualsiasi altra forma del sapere (la filosofia in primis) e sordo ai loro
argomenti, nella convinzione che questioni etiche o esistenziali, ad esempio,
siano superflue, superate o superabili
con la sola scienza;
(c) le istituzioni ecclesiastiche, nessuna esclusa, hanno una storia aberrante,
piena di contraddizioni e di atrocit;
tuttoggi esse perseverano in politiche
intolleranti, illiberali e retrive, lontane
da qualsiasi idea di laicit; eppure
(d) lanticlericalismo ad oltranza non
pu essere lunico contenuto dellateismo, come spesso accade; restando
pur sempre vigili sulle continue ingiustizie perpetrate dalle chiese in tutto
il mondo, dobbiamo uscire da una simile logica autoreferenziale e compiaciuta; schernire e deridere la religione,
infatti, significa non comprenderne la
rilevanza come fenomeno storico, culturale e psicologico; inoltre, la blasfemia gratuita e lirriverenza, se ripetu-

come dei meccanismi fisiologici e neuronali che influenzano il nostro sentire


e pensare; concepire luomo la Descartes, scisso cio in unanima pensante (res cogitans) e un corpo materiale (res extensa), o addirittura in maniera platonica, definendo il corpo come tomba o prigione dellanima,
ormai anacronistico; ma, allo stesso
tempo,
(f) non possiamo porci su posizioni totalmente materialiste o riduzioniste, cos come fecero, ad esempio, i materialisti del Settecento, i quali negavano in
toto lesistenza di una dimensione spirituale e di una libert umana in nome
di un radicale determinismo materialistico, oppure cos come affermano oggi le neuroscienze, concependo la coscienza come mero epifenomeno dei
processi neuronali; la libert umana, per
quanto resti logicamente indimostrabile, infatti il presupposto essenziale
dellagire morale, come gi Kant aveva
mostrato;
(4) Ignorare la valenza esistenziale della
religione. Conosciamo bene la tesi: il
fondamento della religione la stupidit,

lignoranza. Di estrema spendibilit in


ogni disputa sulle questioni religiose,
questo punto di vista , in realt, piuttosto superficiale. Ad esso sfugge, infatti, una profonda comprensione critica del fenomeno religioso nella sua interezza. Lerrore principale il seguente: si confondono le soluzioni religiose
lantropomorfa invenzione del paradiso
e dellinferno, le varie teodicee ed escatologie volte ad una giustificazione della sofferenza, la ritualit dei sacramenti, ecc. con i problemi esistenziali ai quali esse tentano di rispondere la paura
di fronte allabisso della morte, la necessit di dare un senso alla sofferenza,
il bisogno tutto umano di comunit, ritualit e giustizia; poich le prime sono
inconsistenti e frutto dellimmaginazione umana, allora si pensa che anche i secondi lo siano, finendo con il condannare entrambi come illusori. In altre parole, poich si nega a priori la religione, si
negano a priori anche i problemi da cui
essa muove. Il paradosso ultimo di questa prospettiva credere che tali problemi esistenziali sussistano solo
per il credente, mentre lateo ne sarebbe in qualche modo naturalmente esente. Perseverando in
questa visione, oltre che alimentare il vecchio (errato)
pregiudizio sullimmoralit e
lindifferenza dellateo, si perde unoccasione intellettuale
importante, sordi ancora una volta alla
lezione di Spinoza: ho assiduamente
cercato di imparare a non ridere delle
azioni degli uomini, n a piangerne, n
ad odiarle, bens a comprenderle [11].
Per un ateismo consapevole
Fatte queste premesse, possiamo dunque definire ateismo consapevole
quellateismo capace di prendere realmente consapevolezza dei propri fondamenti storici e teoretici, eliminando
le impurit concettuali del passato al fine di conquistare un grado di maturit
e di potenza mai raggiunti in precedenza. Per prima cosa, necessario un
riequilibrio tra la pars destruens e la pars
costruens del nostro metodo argomentativo. Filosofare col martello, ovvero cercare di eliminare idoli e pregiudizi della tradizione religiosa, condizione necessaria ma non sufficiente del nostro essere. Se bastasse questo per definire la nostra identit, lateismo sarebbe cosa da poco.
Lateismo, quello consapevole, invece ben altra cosa. Esso invero creato-

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re di una visione della vita totale e particolareggiata, sempre aperta allinnovazione e al cambiamento. I suoi fondamenti ideali sono lo spirito critico, un
certo scetticismo metodologico che non
riconosce nessuna autorit al di fuori
dellevidenza concettuale e della chiarezza linguistica, unonest intellettuale capace di riconoscere i limiti del
sapere e dellagire, in primis i suoi limiti. Come il credente, lateo sa bene che
il mistero precede e segue il sapere,
ma, lungi dal voler riempire il primo con
le immagini dei propri desideri e delle
proprie umane aspirazioni, vuole piuttosto mantenersi saldamente nel dominio del sapere e della ragionevolezza, al fine di espanderlo fin dove possibile. Quando inevitabilmente incontrer
le mura assurde che delimitano i confini della ragione, egli non salter oltre
di esse, per quanto a volte vorrebbe: labisso dellinconoscibile , infatti, allo
stesso tempo una tentazione e un limite; in ci dobbiamo essere noi stessi
maestri dellepoch, della sospensione
del giudizio.
Similmente, proprio perch sappiamo
quanto sia arduo vivere senza Dio e la
sua prospettiva consolatrice, dobbiamo essere maestri del rispetto e del
pluralismo. Non dobbiamo, cio, voler
imporre in alcun modo la nostra visione della vita a nessuno, sia perch non
vogliamo che lo stesso venga fatto a
noi, sia perch siamo consapevoli del
grado di potenza e di lucidit che lateismo richiede. Tutto ci che possiamo fare , piuttosto, ostinarci a parlare il linguaggio della ragionevolezza
affinch si creino le condizioni favore-

voli per una maggiore diffusione dellateismo, parallelamente alla religione e oltre alla mera non credenza. Il
nostro unico strumento di persuasione lesemplarit, ovvero la dimostrazione in prima persona di cosa significhi e di cosa non significhi una
vita senza Dio.
Eliminiamo dal nostro vocabolario la parola Verit, con la maiuscola: al suo posto, facciamo piuttosto spazio alla saggezza.
Note
[1] Inutile stilare qui una lista, troppo lunga
e ripetitiva, dei vari atei ed empi condannati, da Diagora di Milo fino ad Alexander
Aan, nostro contemporaneo. Rinvio per questo allottimo articolo Venticinque secoli di
ateofobia di Raffaele Crcano, apparso sul
sito dellUAAR.
[2] Ancora troppi paesi nel mondo, infatti,
condannano e perseguono chi si professa
pubblicamente ateo, non solo quelli a tradizione mussulmana.
[3] F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma
108: Nuove lotte. Dopo che Buddha fu
morto, si continu per secoli a mostrare la
sua ombra in una caverna, unombra
enorme, orribile. Dio morto, ma, per come
sono fatti gli uomini, ci saranno forse ancora
per millenni caverne in cui si mostrer la sua
ombra. E noi noi dobbiamo vincere anche la sua ombra!.
[4] F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma
125: Dio morto! Dio resta morto! [] Questo enorme evento ancora per strada e sta
facendo il suo cammino non ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini [].
[5] F. Nietzsche, Aurora, aforisma 95.
[6] Si noti linfluenza implicita di Feuerbach
nella genesi di questa metafora: Dio come

proiezione oggettivante dellessenza positiva delluomo, ma proiezione appunto inconsapevole, che non potrebbe pi sussistere se fosse resa manifesta.
[7] Ignorando che la religione fa appello
non alla ragione, bens allanimo, allistinto
di felicit, alle affezioni della paura e della
speranza. Non si pone [cio] in un punto di
vista teoretico []. L. Feuerbach, Lessenza
del cristianesimo, Laterza, Roma-Bari 1997,
p. 202.
[8] Si pu essere, infatti, non-credenti per indifferenza alle questioni religiose, per pigrizia intellettuale o, pi raramente, per tradizione familiare o conformismo. Altra cosa
invece vivere senza Dio dopo aver riflettuto
sul problema, con cognizione di causa e responsabilit.
[9] R. Crcano, Nuovi dogmatismi fanatici,
in LAteo 91 (6/2013), p. 16.
[10] In effetti, abbiamo sostituito al dialogo
la polemica, definita da Camus come segue:
Qual il meccanismo della polemica? Essa
consiste nel considerare lavversario un nemico, di conseguenza nel semplificarlo e nel
rifiutarsi di guardarlo. Della persona che insulto, io non conosco pi il colore dello
sguardo. Grazie alla polemica, non viviamo
pi in un mondo di uomini, bens in un
mondo di silhouette. A. Camus, Le Temps
des meurtriers (traduzione mia).
[11] B. Spinoza, Trattato teologico-politico,
1.4.

Giovanni Gaetani, Laurea magistrale in Filosofia presso lUniversit di Roma Tor Vergata con una tesi dal titolo Nichilismo e
responsabilit ai tempi della morte di Dio in
Nietzsche e Camus (premio UAAR 2013),
attualmente studente del dottorato in
Scienze Filosofico-Sociali della stessa Universit. (Per ulteriori informazioni e articoli:

www.uniroma2.academia.edu/Gio
vanniGaetani).

Una favola per adulti imposta ai bambini


di Giuseppe Ugolini, eugugo@alice.it
Quando ci infuriamo per la pervasivit
della chiesa, per il suo ordire panie mediante le quali ingabbiare la funzione
progressiva dello Stato, la funzione di
promotore delle libert, dellequilibrio
sociale e della parit di valore delle diverse istanze culturali, ecc., quando ci
infuriamo per la rapacit di denaro e
le altre sue numerose pretese e ancora quando dobbiamo scontrarci con la
sua ostinazione insieme ottusa e astutamente calcolata a difendere princi-

pi, opinioni, comportamenti obsoleti,


subendone anche danni fisici oltrech
morali, mi pare che ci occupiamo operativamente per poco dellesteso sostrato di molti Italiani che, nonostante i tanti nonostante, accordano ancora alla chiesa fiducia, rispetto, credito per un suo presunto ruolo di referente morale e di verit. Sarebbe il
caso, che girassimo il periscopio anche su di loro e non soltanto sui politici e sul clero.

Se giusto non aggredire questo popolo tanto mite che da sempre ha accettato e accetta tutto, non giusto esimerlo dalladditargli come stanno le cose e dal mostrargli le sue trascuratissime responsabilit verso se stesso, verso i propri figli e nipoti. Ma questo popolo, come si compone?
Si tratta duna estesa congerie dindividui che per conformismo, per pigrizia,
per quieto vivere, per inconsistenza o