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Sintesi del corso di Analisi Reale e Complessa

Foletto Federico Università degli studi di Padova


folettof@dei.unipd.it Dip. di Elettronica ed Informatica
Padova, 29 gennaio 2010

Indice
1 Successioni e serie di funzioni 2

2 Analisi funzionale 6

3 Integrale di Lebesgue 10

4 Serie di Fourier 16

5 Funzioni a variabile complessa 21

6 Trasformata di Fourier 32

7 Distribuzioni 36

8 Appendice: formulario base 42

1
1 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI

1 Successioni e serie di funzioni


Def 1.1 (Convergenza). Una successione an si dice convergente se limn→∞ an = l, cioè se ∀  > 0 ∃ N > 0 tale che ∀ n > N vale
|an − l| < .
P∞
P(Ridotta
Def 1.2 n-esima). Data una successione an , dove S = n=0 an èP
la sua somma, si definisce la ridotta n-esima Sn la somma
n n
Sn = k=0 ak = a0 + a1 + ... + an . Se esiste il limite limn→∞ Sn = S = k=0 ak allora esiste la somma della serie.
Def 1.3 (Convergenza puntuale). Sia D un insieme non vuoto, fn : D → C∗ con n ∈ N e f : D → C funzioni; si dice che la
successione di funzioni fn converge puntualmente alla funzione f in D se per ogni x ∈ D la successione numerica fn (x) ha per limite
f (x).
limn→∞ fn (x) = f (x)
P Pn
Si dice anche che la serie di funzioni n fn converge puntualmente
P ad f se la successione delle ridotte k=0 fk converge puntualmente
ad f. Si scrive anche che la serie di funzioni Sn = n fn converge puntualmente ad S se la successione numerica Sn converge
puntualmente ad S.
Pn
Def 1.4 (Convergenza assoluta). Data una successione di funzioni fn , questa sarà assolutamente convergente se k=0 |fk | è
convergente.
an+1
Def 1.5 (Criterio del rapporto). Data una successione a termini positivi an , allora se an converge definitivamente per n → ∞
Pn
allora k=0 ak converge.
Def 1.6 (Monotona crescente-decrescente). Dato A ⊆ R non vuoto e la funzione f : A → R è monotona crescente (rispettivamente
decrescente) se per ogni a, b ∈ R con a < b si ottiene f (a) < f (b) (rispettivamente f (a) > f (b)).
Def 1.7 (Monotonia crescente e convergenza puntuale). Sia fn una successione di funzioni crescenti tali che fn → f converge
puntualmente allora f è monotona crescente.
Dimostrazione. Partendo dalla definizone di monotonia dove ∀ x, y ∈ I tale che x < y allora fn (x) ≤ fn (y) per n → ∞ allora
f (x) < f (y), cioè la diseguaglianza si conserva.
Def 1.8 (Monotonia decrescente e convergenza puntuale). Sia fn una successione di funzioni decrescenti tali che fn → f converge
puntualmente allora f è monotona decrescente.
Def 1.9 (Convergenza uniforme). Sia D un insieme non vuoto, fn : D → C con n ∈ N e f : D → C funzioni; si dice che la
successione di funzioni fn converge uniformemente alla funzione f in D se per ogni x ∈ D se

limn→∞ supx∈D |fn (x) − f (x)| = 0


P Pn
Si dice anche che la serie di funzioni n fn converge uniformemente ad S se la successione delle ridotte Sn = k=0 fk converge
uniformemente ad S, cioè
n
X
limn→∞ supx∈D | fk (x) − f (x)| = 0
k=0

Def 1.10 (Estremo superiore-inferiore). S si dice estremo superiore di una funzione f : D → R se:
• D ⊆ R superiormente limitato, cioè S > a ∀ a ∈ D
• S=sup(A), minimo dei maggioranti, cioè ∀  > 0 ∃ a ∈ D tale che a > S − 
Def 1.11 (Convergenza uniforme→puntuale). La convergenza uniforme implica la puntuale.
Dimostrazione. Partendo dalle definizoni:
conv. puntuale ∀ > 0, ∀x ∈ D ∃n,x > 0 tale che n > n,x ⇒ |fn (x) − f (x)| < 
conv. uniforme ∀ > 0, ∀x ∈ D ∃n > 0 tale che n > n ⇒ |fn (x) − f (x)| < 

si nota che la convergenza uniforme è un caso generalizzato della convergenza puntuale, infatti data la convergenza
puntuale e ponendo una x arbitraria si ottiene la convergenza puntuale.

Def 1.12 (Criterio per la convergenza uniforme). Sia fn una successione di funzioni che converge puntualmente a f in D. Se esiste
una successione an ∈ R con an ≥ 0, infinitesimo (cioè che tende a zero) tale che |fn (x) − f (x)| ≤ an ∀ an ∈ D allora fn converge
uniformemente a f in D.
∗ Se vale per C i teoremi qui di seguito varrano per R e sottoinsiemi.

Foletto Federico 2 ANALISI REALE E COMPLESSA


1 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI

Dimostrazione. Tale criterio maggiora fn con an e studia la convergenza di quest’ultima (se an convergerà convergerà anche
fn , in caso contrario nulla si può dire).
Partendo dalla definizione |fn (x) − f (x)| ≤ an ∀ an ∈ D specifico che 0 ≤ supx∈D |fn (x) − f (x)| ≤ an , e poichè an è per
definizione infinitesima per il th. dei due carabinieri 0 ≤ supx∈D |fn (x) − f (x)| ≤ 0 si ha che limn→∞ supx∈D |fn (x) − f (x)| =
0.
Def 1.13 (Criterio di Weierstrass). Siano fn : D → C funzioni e siano cn numeri reali positivi, se per ogni n ∈ N vale

|fn (x)| ≤ cn ∀x ∈ I
P P
e la serie n cn converge, allora la serie
fn converge uniformemente in D.
n
P
Dimostrazione. Per il criterio del confronto, la serie nP fn (x) converge assolutamente e quindi converge, per ogni x ∈ D;
chiamiamo S la sua somma puntuale e poniamo C = cn . Dobbiamo mostrare che la successione delle ridotte converge
uniformemente a S. Si ha perciò:
n ∞ ∞ ∞ n
X X X X X
supx∈D fk (x) − f (x) = supx∈D fk (x) ≤ |fk (x)| ≤ ck = C − ck


k=0 k=n+1 k=n+1 k=n+1 k=0

dove l’ultima espressione tende ovviamente a 0 per n → ∞ perchè ck non dipende da x.


Def 1.14 (Convergenza totale). Sia D unPinsieme non vuoto, fn : D → R con n P ∈ N; se esiste una successione cn ⊆ R e cn ≥ 0
dove vale supx∈D |fn (x)| ≤ cn con la serie n cn convergente (somma finita) allora n fn converge totalmente.
Def 1.15 (Convergenza totale→uniforme). Data una successione fn : D → R che converge totalmente allora converge uniforme-
mente.
P P
Dimostrazione. Il criterio dice che se vale supx∈D |fn (x)| ≤ cn P
(dove n fn converge totalmente) allora n supx∈D |fn (x)|
converge. Poichè |fn (x)| ≤ supx∈D |fn (x)| ≤ cn con la serie n cn convergente, allora se cn converge convergerà anche
|fn (x)|.

Def 1.16 (Conservazione continuità). Siano D un sottoinsieme non vuoto di R, fn : D → C, n ∈ N, e f : D → C funzioni. Se


tutte le fn sono continue in x0 ∈ D e fn → f in D, allora anche f è continua in x0 .
Se fn è continua e converge uniformemente a f , allora f è continua in D.
Dimostrazione. Sapendo che dobbiamo dimostrare che fn → f uniformemente in D cioè ∀  > 0 ∃ n > 0 tale che n > n
allora |fn (x) − f (x)| <  dove f è continua in x0 , partendo dalla definizione di continuità ∀  > 0 ∃ δ > 0 tale che |x − x0 | < δ
x ∈ D allora |f (x) − f (x0 )| < . Applicando una maggiorazione partendo da l’ipotesi che x0 ∈ D:

|f (x) − f (x0 )| = |f (x) − f (x0 ) − fn (x) + fn (x) − fn (x0 ) + fn (x0 )| ≤ |f (x) − fn (x)| + |fn (x) − fn (x0 )| + |fn (x0 ) − f (x0 )| ≤ 

Foletto Federico 3 ANALISI REALE E COMPLESSA


1 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI

dove ogni membro vine posto



|f (x) − fn (x)| ≤ 3

|fn (x) − fn (x0 )| ≤ 3

|fn (x0 ) − f (x0 )| ≤ 3

il primo mebro è continuo per convergenza uniforme nell’ipotesi,il secondo membro è continuo per continuità di fn nel-
l’ipotesi, il terzo per per convergenza uniforme nell’ipotesi. Ragion per cui per ogni membro esiste un 3 che soddisfa le
ipotesi, di conseguenza esiste anche un  che soddisfa la tesi iniziale.
Cor 1.1 (Funzioni non continue). Sia fn una successione di funzioni definite nell’intervallo [a, b] tale che fn converge puntualmente
a f ma f non è continua allora fn non converge uniformemente a f in D.
Def 1.17 (Passaggio al limite sotto il segno di integrale). Sia fn una successione di funzioni definite nell’intervallo [a, b] tale che
fn converge uniformemente a f . Se ogni fn è integrabile secondo Riemann in [a, b], anche f è Riemann integrabile in [a, b] e si ha
Z b Z b
f (x)dx = limn→∞ fn (x)dx
a a
R
b Rb
Dimostrazione. Si vuole dimostrare che limn→∞ a fn (x)dx − a f (x)dx = 0 e per farlo usiamo maggiorazioni

Z Z Z
b Z b b b
fn (x)dx − f (x)dx = fn (x) − f (x)dx ≤ |fn (x) − f (x)| dx ≤


a a a a

Z b
≤ supx∈D |fn (x) − f (x)| dx = (b − a)supx∈D |fn (x) − f (x)|
a

e dato dobbiamo portare al limite limn→∞ (b − a)supx∈D |fn (x) − f (x)| per l’ipotesi di convergenza uniforme si osserva che
supx∈D |fn (x) − f (x)| = 0 perciò la tesi è dimostrata † .

P∞ per serie). Sia fn una successione di funzioni definite nell’intervallo [a, b] continue tale che esiste s : [a, b] → R
Def 1.18 (Integrali
per cui la serie n=1 fn (x) converge ad s uniformemente in [a, b] allora vale anche la relazione:
∞ Z
X b Z ∞
bX
fn (x)dx = fn (x)dx
n=1 a a n=1

Def 1.19 (Passaggio al limite sotto il segno di derivata). Sia fn una successione di funzioni derivabili definite nell’intervallo [a, b].
Se esistono una funzione g : [a, b] → R, xo ∈ [a, b] e λ ∈ R tali che

dfn
→ g e limn→+∞ fn (x0 ) = λ
dx
allora la successione fn converge uniformemente ad una funzione f : [a, b] → R derivabile e

dfn d df
limn→+∞ = [limn→+∞ fn ] = =g
dx dx dx
Perciò f è quella primitiva f : [a, b] → R di g tale che f (x0 ) = λ.
Se in particolare le funzioni fn sono di classe C 1 , allora g è continua e quindi
Z x
f (x) = λ + g(t)dt
x0

Dimostrazione. Per il teorema fondamentale del calcolo si può scrivere per ogni x ∈ [a, b]:
Z x
fn (x) = fn (x0 ) + f 0 (t)dt
x0

e per il teorema di passaggio al limite sotto il segno di integrale si ha che


 Z x  Z x
limn→+∞ fn (x) = limn→+∞ fn (x) + f 0 (t)dt = λ + f 0 (t)dt = f (x)
x0 x0
† Questo è vero a patto che l’intervallo sia finito altrimenti sarebbe un integrale indefinito.

Foletto Federico 4 ANALISI REALE E COMPLESSA


1 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI

dove si è supposto che limn→+∞ fn (x0 ) = λ e f 0 (x) = g(x), per la conservazione della continuità la g(x) sarà continua ed
f 0 (x) derivabile. Ora si continua con il dimostrare la convergenza uniforme di fn (x) tramite maggiorazione e l’uso della
diseguaglianza tringolare:
Z x Z x Z x Z x
dfn (t) dfn (t)
|fn (x) − f (x)| = fn (x0 ) + dt − λ − g(t)dt ≤ |fn (x0 ) − λ| + dt − g(t)dt ≤
x0 dt x0 x0 dt x0

Z x
df (t)
Z b
df (t)
n n
≤ |fn (x0 ) − λ| + − g(t)dt ≤ |fn (x0 ) − λ| + supx∈D − g(t)dt ≤

x0 dt a dt

dfn (t)
≤ |fn (x0 ) − λ| + |b − a|supx∈D − g(t)dt
dt

si osserva che l’ultimo termine è ancora infinitesimo per n → +∞ perciò si ha convergenza uniforme:

dfn (t)
limn→+∞ |fn (x0 ) − λ| + |b − a|supx∈D
− g(t)dt = 0 + 0 = 0
dt

Def 1.20 (Diseguaglianza triangolare). Siano x, y ∈ R allora |x + y| ≤ |x| + |y|.


Def 1.21 (Continuità). Data una funzione f : x → R, f si dice continua se per ogni x0 ∈ X esiste limx→x0 f (x) = l dove l ∈ R
finito.
Def 1.22 (Integrabilità secondo Riemann). Data una funzione f : [a, b] → R limitata, f si dice integrabile secondo Riemann se il
sup {s(D, f ) : D è suddivisione di [a,b] } = inf {s(D, f ) : D è suddivisione di [a,b] } ed in tal caso questo volume è detto integrale di
f in [a,b].

Foletto Federico 5 ANALISI REALE E COMPLESSA


2 ANALISI FUNZIONALE

2 Analisi funzionale
Def 2.1 (Spazio metrico e distanza). Sia X un insieme non nullo, allora X si dice spazio metrico se esiste una funzone d : X × X
tale che:
• d(x, y) ≥ 0 per ogni x, y ∈ X
• d(x, y) = 0 se e solo se x = y

• d(x, y) = d(y, x) per ogni x, y ∈ X


• d(x, y) ≤ d(x, y) + d(y, z)
dove d(., .) si definisce distanza metrica in X.
Def 2.2 (Palla). Sia r > 0 e sia X uno spazio di funzioni, definiamo come palla su x ∈ X l’insieme B(x, y) = {y ∈ X : d(x, y) < r}.

Def 2.3 (Insiemi aperti). Sia (X, d) uno spazio metrico, e C ⊂ X, allora C è aperto se per ogni x ∈ C esiste r > 0 tale che
B(x, r) ⊂ X.
Def 2.4 (Insiemi chiusi). Sia (X, d) uno spazio metrico, e C ⊂ X, allora C è chiuso se il suo complementare su X è aperto.
Def 2.5 (Chiusura di sottoinsiemi attraverso successioni). Sia (X, d) uno spazio metrico, e C ⊂ X, allora C è chiuso se e solo se
contiene tutti i limiti per ogni successione xn ∈ C, cioè limn→+∞ xn = x ∈ C.
Def 2.6 (Continuità in spazi metrici). Siano (X, d) e (Y, d) spazi metrici, con f : X → Y , f è continua in x0 se per ogni  > 0
esiste δ > 0 tale che dx (x, x0 ) < δ allora dx (f (x), f (x0 )) < .
Def 2.7 (Continuità attraverso successioni). Per ogni successione f : xn → x0 è continua in x0 se e solo se f (xn ) → f (x0 ).

Def 2.8 (Norma). Sia V uno spazio vettoriale su Rn si chiama norma su V una funzione x → kxk , V → Rn tale che:
• kxk ≥ 0 e kxk = 0 ⇔ x = 0
• per ogni a ∈ R e x ∈ V , kaxk = |a| kxk
• x, y ∈ V allora kx + yk ≤ kxk + kyk

Def 2.9 (Linearità, biunivocità e isomorfismo). Una funzione f : V → W si dice lineare se f (ax1 + bx2 ) = af (x1 ) + bf (x2 ), se
tale funzione poi è biunivoca essa si definisce isomorfismo.

Def 2.10 (Limite mediante successioni). La successione xn converge a x ∈ V se una qualsiasi palla centrata in x contiene de-
finitivamente i termini della stessa successione, cioè tutti i termini a partire da un certo indice; perciò limn→+∞ kxn − xk = 0 e
k.k
limn→+∞ xn = x in (V, k.k). Formalmente si scrive che xn → x0 se per ogni  > 0 esiste N > 0 tale che per ogni k > N allora
kxn − x0 k <  dove xn ∈ B (x0 ).
Def 2.11 (Norma infinito). Sia f continua su R allora kf k∞ = maxx∈[a,b] |f (x)|.
Def 2.12 (Norma infinito e conv. uniforme). Date fn , f funzioni continue in uno spazio metrico allora fn converge uniformemente
a f funzione continua con k.k∞ se
d(fn , f ) = kfn − f k∞ → 0
Se limn→+∞ kfn k∞ =0 allora convergerà uniformemente.
Def 2.13 (Relazioni tra norme). Data la successione continua fn allora kfn k∞ → 0 ⇒ kfn k1 → 0.

Foletto Federico 6 ANALISI REALE E COMPLESSA


2 ANALISI FUNZIONALE

Dimostrazione. Si dimostra facilmente con una maggiorazione:


Z b Z b Z b
kfn k1 = |fn (t)|dt ≤ sup[a,b] |fn (t)|dt = kfn k∞ = (b − a) kfn k∞
a a a

e questo tende a 0 per ipotesi.


Def 2.14 (Funzioni continue tra spazi normati). Siano (V, k.k) e (W, k.k) spazi normati e sia f : V → W . Sia x0 ∈ V e l ∈ W ,
si dice che limx→x0 f (t) = l se per ogni  > 0 esiste δ > 0 tale che kx − x0 kV < δ allora kf (x) − f (x0 )kW <  (definizione di limite
usando le norme).
In più vale anche limx→x0 f (x) = l se e solo se per ogni successione xn ⊂ V tale che xn → x0 ma xn 6= x0 .
Dimostrazione. Se partiamo con il dimostrare il limite, cioè che |f (x) − l)| ≤ , partendo dal fatto che xn → x0 ma xn 6= x0 .
Scrivendo la definizione di limite con xn → x0 , cioè limx→x0 f (x) = l per ogni  > 0 esiste δ > 0 tale che kx − x0 kV < δ
allora kf (x) − f (x0 )k < .
Viceversa partendo dal limite, si usa una dimostrazione per assurdo, cioè che se è vero limx→x0 f (x) 6= l, e scriviamo la
definizione di limite, cioè per ogni  > 0 esiste δ > 0 tale che kx − x0 k < δ allora kf (x) − f (x0 )k ≥ . Se pongo la quantità
δ = n1 , si avrà quindi che per ogni  > 0 esiste δ > 0 tale che kx − x0 k < n1 allora kf (x) − f (x0 )k ≥  questo però è assurdo
perchè xn → x0 vale ma limx→x0 f (x) 6= l è in contraddizione con le ipotesi.
k.k k.k
Th 2.1 (Th. unicità del limite). Data una successione xn ⊆ V tale che xn → l1 ed xn → l2 allora l1 = l2 .
Def 2.15 (Assioma di completezza). Se A ⊆ R superiormente limitato allora esiste a = sup {A} ∈ R.
Def 2.16 (Successioni di Cauchy). Sia (X, k.k) uno spazio normato, una successione xn ∈ X è di Cauchy se vale che per ogni  > 0
esiste N tale che n, m > N tale che kxn − xm k < .
Def 2.17 (Convergenza e successioni di Cauchy). Ogni successione convergente è di Cauchy.
Dimostrazione. Devo dimostrare che per ogni  > 0 esiste N tale che n, m > N tale che kxn − xm k < ; usando la disegua-
glianza triangolare e per la definizione di convergenza entrambi i membri convergono : kxn − xm k = kxn − xm + x − xk ≤
kxn − x k+k xm − xk < .
Def 2.18 (Completezza). Uno spazio normato (X, k.k) si dice completo se e solo se ogni successione xn ∈ X di Cauchy è convergente
ad un elemento di X.
Def 2.19 (Spazi di Banach). Uno spazio normato (X, k.k) si dice di Banach se tale spazio normato è completo.
Def 2.20 (Spazio con kk∞ è di Banach). Si dimostra che lo spazio C 0 [a, b] è completo con la norma infinito: lo spazio è completo
se una successione fn di Cauchy che converge a f continua,cioè se limn→+∞ kfn − f k∞ = 0, in altra forma scelto un  > 0 si ha
maxx∈[a,b] |fn − f | <  per tutti gli n > n . Ipotizando che con  > 0 esiste n > 0 tale che m, n > n allora maxx∈[a,b] |fn − fm | < ,
e siccome R è completo, allora |fn − f | < kfn − fm k∞ <  con x ∈ [a, b] ed esisterà il limite limn→+∞ fn (x) = f (x); passando al
limite maxx∈[a,b] |fn − fm | = 0 allora limm→+∞ |fn − fm | = |fn − f | = 0. Infine bisogna dimostrare che f è continua, e lo si dimostra
similmente per il th della conservazione della continuità.
Def 2.21 (Spazio con kk1 non è di Banach). Si dimostra che lo spazio C 0 [a, b] non è completo con la norma uno: L’obbiettivo è
quello di trovare una successione continua che non converge, per comodità scegliamo fn ∈ [−1, 1] che tende a sgn(x), tale successione
R1
limn→+∞ −1 |fn (x) − sgn(x)|dx = n1 → 0 convergera puntualmente (soddisfa Cauchy) senza però conservare la continuità. Se
prendiamo una funzione g continua tale che kfn − gk1 = 0 dimostreremo anche la continuità, ma ciò non è possibile, infatti

1
kf − gk1 ≤ kfn − f k1 + kfn − gk1 = + kfn − gk1
n
si vede che non esiste alcuna n tale che kfn − gk1 = 0 perchè g è continua e f = sgn(x) che è discontinua, in x = 0 avranno sempre
un valore non nullo.
Th 2.2 (Funzioni lineari tra spazi normati). Siano (V, k.k) e (W, k.k) spazi normati e sia T : V → W funzione lineare allora è
equivalente scrivere:
1. T è continua
2. T è continua in 0 ∈ V
3. esiste una costante c ≥ 0 se kT xkW ≤ c kxkV

Foletto Federico 7 ANALISI REALE E COMPLESSA


2 ANALISI FUNZIONALE

Dimostrazione. La 2 deriva banalmente dalla 1, mentre la 1 dalla 2 si dimostra usando la linearità e continuità in zero. Se
prendiamo un punto x0 6= 0 e voglio dimostrare che è continua in x0 significa dimostrare che ogni successione xn → x0 si
ha che T xn → T x0 ; se pongo xn → x0 , con x0 6= xn si ha che T xn − T x0 = T (xn − x0 ) → 0 per n che tende ad infinito. Se
T (0) − 0 = 0 significa che T in 0 è nulla per continuità, infatti ogni funzione lineare in zero è nulla per continuità.
La 2 deriva dalla 3 poichè se xn → 0 e kT xkW ≤ c k0kV = 0 significa che kT xkW → 0 e questo è vero per ipotesi.
La 3 deriva dalla 2 con una dimostrazione per assurdo, cioè supponendo che la 3 è falsa con la 2 vera, cioè n ∈ N ed
esiste xn ∈ X tale che kT xkW > c kxkV . Pongo perciò che per ogni n > 0 esista ∈ V tale che kT yn kW > n kyn kV
yn 
ottenendo che nkyn k > 1 che diventa per linearità della funzione nkyn k = T nkyynnk > 1 perciò se prendo
T yn T yn
 V W V W V W
un xn = T nkyynnk ∈ V soddisfo la relazione ma calcolando kxn kV = n1 si ha che tende a zero solo per n infinita e si cade
V
nell’assurdo perchè x deve tendere ed esistere in zero per ipotesi iniziali.

Def 2.22 (Prodotto scalare). Sia V uno spazio vettoriale su C, una funzione a : V × V → C si dice prodotto scalare se per ogni
x, y, z ∈ V e α, β ∈ C :
• a hαx + βy|zi = aα hx|zi + aβ hy|zi
• a hx|zi = a hz|xi
• x 6= 0 allora hx|xi > 0

Dove si può osservare che: a hαx + βy|zi = a hz, αx + βyi = aα hz|xi + aβ hz|yi.
Rb
Il prodotto scalare è definito come hf |gi = a f (x)g(x)dx
p
Def 2.23 (Prodotto scalare su spazi normati). Sia (X, k.k) uno spazio normato con prodotto scalare, allora kxk = hx|xi.

p 2.3 (Corenza del prodotto scalare su spazi normati). Sia (X, k.k) uno spazio normato con prodotto scalare, allora kxk =
Th
hx|xi definisce la norma.
Dimostrazione. Dobbiamo dimostrare le tre proprietà della norma:
• kxk > 0 e kxk = 0 se e solo se x = 0
p p q q q
• kλxk = hλx|λxi = λ hx|λxi = λhλx|xi = λλhx|xi = |λ|2 hx|xi = |λ| kxk

• si deve dimostrare che kx + yk ≤ kxk + kyk perciò elevando al quadrato


2
kx + yk = hx + y|x + yi = hx|x + yi + hy|x + yi = hx + y|xi + hx + y|yi = hx|xi + hy|xi + hx|yi + hy|yi =
2 2 2 2 2 2 2 2
= kxk + kyk + 2Re [hx|yi] ≤ kxk + kyk + 2 hx|yi ≤ kxk + kyk + 2 kxk kyk = (kxk + kyk )2

Def 2.24 (Disuguaglianza di Cauchy-Schwarz). Per ogni x, y ∈ V vale |hx|yi| ≤ kxk kyk
2
Dimostrazione. Data a ∈ C ci calcoliamo kax + yk ≥ 0
2
kax + yk = hax + y|ax + yi = a hx|ax + yi + hy|ax + yi = ahax + y|xi + hax + y|yi = aa hx|xi + hy|xi + a hx|yi + hy|yi =
2 2 2 2
= |a|2 kxk + a hx|yi + ahx|yi + kyk = |a|2 kxk + 2Re [a hx|yi] + kyk ≥ 0
−hx|yi
se poi impongo a = kxk2
per cui ottengo:

− hy|xi 2
" #
2 2
2 − hy|xi 2 hy|xi hy|xi 2
kxk + 2Re hx|yi + kyk = − 2 2 + kyk ≥ 0

kxk2 2 2

kxk kxk kxk

2 hx|yi2
per cui ottengo kyk − kxk2
≥0

Def 2.25 (Norma hilbertiana). Sia V uno spazio vettoriale normato, allora la norma su v si dice hilbertiana se e solo se vale la legge
del parallelogramma, cioè date u, v ∈ V ku + vk2 + ku − vk2 = 2(kuk2 + kvk2 ).

Foletto Federico 8 ANALISI REALE E COMPLESSA


2 ANALISI FUNZIONALE

Def 2.26 (Vettori ortogonali). Sia V uno spazio vettoriale normato con prodotto scalare, dati u, v ∈ V allora si dice che u⊥v (u
ortogonale v) se il loro prodotto scalare è nullo: hu|vi = 0.
Def 2.27 (Th. di Pitagora). Per ogni coppia di vettori x, y ∈ V ortogonali (o spazio vettoriale con vettori a due a due ortogonali)
P+∞ P+∞
allora vale kx + yk2 = kxk2 + kyk2 (rispettivamente k n=0 xn k2 = n=0 kxn k2 )
Dimostrazione. Presi x⊥y si può scrivere kx+yk2 = hx + y|x + yi = kxk2 +kyk2 +hx|yi+hy|xi = kxk2 +kyk2 ed è dimostrato
grazie all’ortogonalità.
Invece per N vettori ortogonali si dimostra per induzione: |x1 + x2 ...xn k2 = |x1 + x2 + ... + xn−1 k2 + |xn k2 vero per
l’ortogonalità di x, perciò ripetendo il procedimento si ottiene |x1 + x2 ...xn k2 = |x1 k2 + |x2 k2 + ... + |xn k2
Def 2.28 (Indipendenza lineare). Per ogni coppia di vettori x, y ∈ V se vale l’uguaglianza kx + yk ≤ kxk + kyk allora x,y sono
detti linearmente indipendenti; una famiglia di vettori ortogonali è linearmente indipendente.

Dimostrazione. Presa una famiglia di vettori ortogonali xn , se li moltiplico per la stessa costante c osservo che
* N
+
X
ci xi |xk = h0|xk i = ckxk k2
i=1

e questo è vero solo per c = 0.

Def 2.29 (Spazio di Hilbert). Sia V uno spazio vettoriale su C con prodotto scalare, se V è completo (di Banach) allora V si dice di
Hilbert.
Def 2.30 (Complementare ortogonale). Sia V uno spazio ortonormale con prodotto scalare e sia S ⊂ V , se pone

S ⊥ = {v ∈ V tale che hv|xi = 0∀x ∈ S}

Def 2.31 (Proiezione ortogonali). Sia V uno spazio ortonormale con prodotto scalare e sia {x1 , x2 , ..., xn } un insieme di vettori
linearmente indipendenti. Poniamo Vn = span {x1 , x2 , ..., xn }, allora per ogni x ∈ V esiste uno e uno solo y ∈ Vn tale che x = y + z
con z ∈ Vn+ :
1. y si chiama proiezione ortogonale di x su Vn

2. per ogni y 0 ∈ Vn vale kx − yk ≤ kx − y 0 k

3. dalla ortogonalità ne deriva y = i=1 hx|x ii


Pn
kx k2
i

Dimostrazione.
nP Si deve
o dimostrare P la 2 e la 3, partiamo con la 3 usando la definizione di ortogonalità.
D Sia x ∈ Vn dove E Vn =
N N ⊥
PN
i=1 ci xi : ci ∈ C , prendo y = i=1 ci xi e suppongo (x − y) ∈ Vn cioè hx − y|xk i = 0 da cui x − i=1 ci xi |xk = 0 e
DP E
N
se calcolo i=1 ci xi |xk = ck hxk |xk i quindi

hx|xk i hx|xk i
ck = = 2
hxk |xk i kxk k

il che significa che y è univocamente determinato da ck .


Il punto 2 si dimostra partendo dal fatto che se y 0 ∈ Vn allora y−y 0 ∈ Vn quindi ricordando l’ortogonalità hx − y|y − y 0 i =
0. Applicando il th. di Pitagora si ottiene che
2 2 2 2
kx − y 0 k = kx − y + y − y 0 k = kx − y| + |y − y 0 k
2
poichè (x − y) ∈ Vn⊥ e (y − y 0 ) ∈ Vn ; si nota che kx − y| è il punto di minima distanza.
Def 2.32 (Disuguaglianza di Bessel). La proiezione ortogonale di y su x soddisfa la disuguaglianza kyk ≤ kxk.
2
Dimostrazione. Calcoliamo kxk2 = ky + x − yk2 = kx − yk2 + kyk2 perciò è vera kyk ≤ kxk, kx − y| è la proiezione
ortogonale.

Foletto Federico 9 ANALISI REALE E COMPLESSA


3 INTEGRALE DI LEBESGUE

3 Integrale di Lebesgue
Def 3.1 (Iper-intervallo). Si definisce un iper-intervallo in Rn il prodotto cartesiano di n intervalli contenuti in R del tipo I =
[a1 , b1 ] × ... × [an , bn ]. In figura a e in figura b si può vedere un esempio di intervalli e la loro non sovrapposizione per ottenere la
misura.

Qn La misura di un intervallo I è definito come il prodotto delle lunghezze dei singoli intervali [ai , bi ]
Def 3.2 (Misura di un intervallo).
dove i = 1, 2...n, scritta m(I) = i=1 (bi − ai ).
S
Def 3.3 (Pluri-intervallo). Un pluri-intervallo è l’insieme P = k Ik ∈ NIK dove IK sottoinsieme finito o al più numerabile di
iper-intervalli.
Def 3.4 (Non sovrapposizione). Ogni pluri-intervallo può essere scritto come unione di iper-intervalli non sovrapposti al più nei
punti di confine.
Def 3.5 (Misura di un pluri-intervallo). La misura m(P) di un pluri-intervallo P è indipendente dalla suddivisione adottata per esso:
[ [ X X
P = Ik = In ⇒ m(Ik ) = m(I n )
k n k n

Th 3.1 (Ordine nella misura). Il valore della misura non dipende dall’ordine della somma degli intervalli.
Def 3.6 (Misura esterna). Sia E ⊆ Rn allora si può definire la sua misura esterna come l’estremo inferiore (finito o infinito) delle
misure dei pluri-intervalli che contengono E, si scrive m∗ (E) = infP [m(P )].
La misura esterna ha le seguente proprietà:
• la misura di un insieme nullo è nulla , m∗ (0) = 0
• monotonia: E ⊆ E 0 ⇒ m∗ (E) ≤ m∗ (E 0 )
• sub-additività= m∗ (E ∪ E) ≤ m∗ (E) + m∗ (E)
 P+∞ ∗
• sub-additività numerabile: m∗
S
k∈N Ek ≤ k=0 m (Ek )

In figura c si può vedere la misura esterna di un insieme.


Def 3.7 (Insiemi misurabili secondo Lebesque). Un insieme E ∈ Rn si dice misurabile secondo Lebesque se per ogni intervallo I si
ha che
m(I) = m∗ (I ∩ E) + m∗ (I/E)
e in tal caso si pone m(E) = m∗ (E)
Def 3.8 (Misurabilità degli insiemi con misura nulla). Un insieme E ∈ Rn per cui m∗ (E) = 0 allora E è misurabile ed m(E)=0.
Dimostrazione. Bisogna dimostrare che m(I) ≥ m∗ (I ∩ E) + m∗ (In ∩ E c ); per ogni intevallo I si ha I ∩ E ⊆ E quindi dalla
definizione di misura esterna si ha 0 ≤ m∗ (I ∩E) ≤ m∗ (E) = 0. Devo dimostrare che m(I) ≥ m∗ (I ∩E c ); siccome I ∩E c ⊆ I,
per monotonia, 0 ≤ m∗ (I ∩ E c ) ≤ m∗ (I) = 0.
Def 3.9 (Sigma algebre). Sia M la famiglia degli insiemi misurabili secondo Lebesque di Rn allora M è σ−algebra di parti di Rn
contenente l’insieme vuoto, cioè se {Ei ; i ∈ N} ⊆ M allora ∪Ei ∈ M , ∩Ei ∈ M e Rn E ∈ M ; vale a dire:
• se E1 , E2 ... sono elementi di M, in quantità finita o numerabile, tali sono la loro unione e intersersezione;
• se M contiene un insieme E, contiene anche il suo complementare rispetto rispetto a Rn ;

Foletto Federico 10 ANALISI REALE E COMPLESSA


3 INTEGRALE DI LEBESGUE

S P
• per ogni famiglia finita o numerabile E1 , E2 ... di parti di M, a due a due disgiunte, si ha che m( i Ei ) = i m(Ei );
In più posso definire le seguenti proprietà:
• m(0) =0
• E1 ⊆ E2 allora m(E1 ) ≤ m(E2 )
S  P+∞
• se E1 e E2 sono disgiunti m k∈N Ek ≤ k=0 m(Ek )
• se E 0 è ottenuto da E ∈ M tramite una rototraslazione allora E 0 è misurabile e m(E) = m(E 0 )
Def 3.10 (Funzioni continue in spazi metrici). Sia E ⊆ Rn , una funzione f : E → R si dice continua se per ogni a ∈ R l’insieme
Ea = {x ∈ E; f (x) < a} e Ea0 = {x ∈ E; f (x) > a} sono aperti.
Def 3.11 (Funzioni misurabili). Sia E ⊆ Rn , una funzione f : E → R si dice misurabile secondo Lebesgue se per ogni a ∈ R
l’insieme Ea = {x ∈ E; f (x) ≤ a} è misurabile.
Th 3.2 (Continuità in spazio metrico). Ogni funzione continua è misurabile.
Th 3.3 (Estensione della misurabilità). Se f è misurabile allora lo sarà anche f + , f − e |f |. In più date f e g funzioni misurabili e
y, k ∈ R allora anche yf (x) + kg(x) sarà misurabile.
n
Pm f : R → R si dice semplice se assume un numero finito o al più numerabile di valori;
Def 3.12 (Funzione semplice). Una funzione
una funzione semplice è del tipo f (x) = k=1 yk χEk (x) dove gli insiemi Ek sono numerabili e yk ≥ 0.
P+∞
Def 3.13 (Da integrale a somma). Sia f : Rn → R una funzione semplice non negativa allora vale Rn f (x)dx = k=1 yk m(Ek ).
R

Def 3.14 (Limite puntuale). Sia f : Rn → R una funzione misurabile allora esiste un successione di funzioni semplici fn : Rn →
[0, +∞] tale che fn converge puntualmente a f e per ogni x ∈ Rn la successione {fn (x); n ∈ N} è crescente. In tal caso si scrive
fn (x) ↑ f (x)∀x ∈ Rn .
Def 3.15 (Integrale di Lebesgue). Sia f : Rn → [0, +∞] funzione misurabile, f si dice integrabile secondo Lebesque o sommabile se
Z Z 
f (x)dx = sup g(t)dt; g : Rn → [0, +∞]
Rn Rn

con g(x) funzione semplice,g(x) ≤ f (x) e g(x) ↑ f (x) per ogni x.


In figura si può notare la differenza strategica tra l’integrazione sul dominio per Riemman (figura a) e sul codominio per Lebesgue
(figura b).
Def 3.16 (Funzioni sommabili). Sia f : RRn → [0, +∞] una R funzione misurabile, f è sommabile se f + e f − (dette parte positiva e
+ −
R
negativa) sono sommabili. In tal caso si pone Rn f (x)dx = Rn f (x)dx − Rn f (x)dx.
In

Th 3.4 (Sommabibilità di f se lo è |f |). Sia f : Rn → R sommabile allora lo p se e solo se lo è |f |.


Dimostrazione. Se f è sommabile verifichiamo che il suo modulo lo è: se f > 0 è banale perche f = |f |, altrimenti si scompone
f = f + + f − che risultano singolarmente sommabili, percio |f | = |f + | + |f − | che è somma di funzioni sommabili perciò
sommabile.
Se |f | è sommabile verifichiamo che f è sommabile: poichè il |f | ≥ f la sommabilità si ottiene per maggiorazione.

Foletto Federico 11 ANALISI REALE E COMPLESSA


3 INTEGRALE DI LEBESGUE

Def 3.17 (Estensione dell’intervallo di integrazione). Sia E ⊆ R misurabile e f : Rn → [0, +∞] misurabile, poniamo

f (x) x ∈ E
fE (x) = tale che Rn → [0, +∞]
0 x∈ /E
R R
misurabile si definisce E f (x)dx = Rn fE (x)dx.
Def 3.18 (Proprietà delle funzioni L-integrabili). Le funzioni integrabili secondo Lebesgue hanno le seguenti proprietà:
R R R
• linearità: E [af (x) + bg(x)]dx = a E f (x)dx + b E g(x)dx
R R R
• additività: se E1 ∩ E2 = 0 allora E1 ∩E2 f (x)dx = E1 f (x)dx + E2 f (x)dx
R R
• monotonia: se f (x) ≤ g(x) allora E f (x)dx ≤ E g(x)dx
R R R
• se f (x) = g(x) q.o. in E allora E f (x)dx = E g(x)dx; in particolare se f(0)=0 q.o. in E allora E f (x)dx = 0
• f è sommabile se e solo se |f | è sommabile, e vale f − ≤ |f | e f + ≤ |f |
Def 3.19 (Quasi Ovunque). Si dice che una proprietà vale quasi ovunque (q.o.) o quasi certamente in un insieme misurabile E se il
sotto insieme di E dove non vale tale proprietà ha misua nulla.
Th 3.5 (Th. di Vitali- Lebesgue). Sia a, b ∈ R e f : [a, b] → R Riemann integrabile allora f è anche Lebesgue integrabile. Al contrario
se f è Lebesgue integrabile, f sarà Riemann integrabile se e solo se l’insieme dei punti di discontinuità di f ha misura nulla.
Th 3.6 (Th. di Lebesgue o convergenza dominata). Sia E ⊆ Rn misurabile e fn : E → R successione crescente di funzioni e sia
g : E → R sommabile, supponiamo che:
• |fn (x)| ≤ g(x) q.o. in E perciò ogni fn sarà sommabile fino al limite
• fn (x) → f (x) q.o. in E (convergenza puntuale) cioè per q.o. x ∈ E vale limn→+∞ fn (x) = f (x)
R R R
allora f è sommabile e limn→+∞ Rn |fn (x) − f (x)|dx = 0 che implica limn→+∞ Rn fn (x)dx = Rn f (x)dx.
R
Dimostrazione.R Le cose daRdimostrare sono 3: la sommabilità, l’integrale limn→+∞ Rn |fn (x) − f (x)|dx = 0 e il conseguente
limn→+∞ Rn fn (x)dx = Rn f (x)dx. Partiamo con il dimostrare la sommabilità: si usa il lemma per cui se f(x) e g(x) sono
misurabili, con g(x) non negativa e sommabile, in cui vale f (x) ≤ g(x) per ogni x ∈ E q.o. allora f(x) è sommabile.
Quindi si prova che f + (x) e f − (x) sono sommabili, e lo sono per ipotesi visto |fn (x)| ≤ g(x) è sommabile (se converge
il modulo di f(x) convergeranno anche la sua parte negativa e positiva) anche con la condizione di quasi ovunque. Da un
punto di vista insiemistico si ha
Z  Z 
h(x)dxdove h è funzione semplice con h ≤ f + ⊆ h(x)dx dove h è funzione semplice con h ≤ g
E E


analogamente si dimostra per la sommabilità f (x). R R
Il secondo integrale non si dimostra, ma sopponiamo vero limRn→+∞ Rn fn (x)dx = Rn f (x)dx.
Il primo integrale si dimostra applicando la proprietà per cui Rn f + (x)dx ≤ Rn |f (x)|dx, per cui
R

Z Z Z Z

limn→+∞ fn (x)dx − f (x)dx = limn→+∞ fn (x) − f (x)dx ≤ |fn (x) − f (x)|dx
Rn Rn Rn Rn

è vero per le ipotesi di convergenza puntuale.


Th 3.7 (Th. di Beppo Levi o della convergenza monotona). Sia E ⊆ RnR misurabile e fn : E → R successione crescente di
funzioni rispetto ad n e L-integrabili; se esiste un elemento A ∈ R tale che supn E fn (x)dx ≤ A allora:
1. esiste f : E → R L-integrabile (sommabile) che converge quasi ovunque in E
R R
2. E f (x)dx = limn→+∞ E fn (x)dx
Def 3.20 (Integrale in senso generalizzato). Si dice che f : [a, b] → R continua è integrabile in senso generalizzato se esiste il
Rc Rb Rc
limc→b a f (x)dx = l con l ∈ R finito dove b è un punto di infinito, in tal caso si pone a f (x)dx = limc→b a f (x)dx; tale integrale
può avere entrambi gli estremi di integrazione infiniti, ma in tal caso si spezza l’integrale e relativi limiti.
Def 3.21 (Assolutamente integrabile). Si dice che f : [a, b] → R continua è assolutamente integrabile in [a,b] se |f (x)| è integrabile
in senso generalizzato.

Foletto Federico 12 ANALISI REALE E COMPLESSA


3 INTEGRALE DI LEBESGUE

Def 3.22 (Assolutamente integrabile → in senso generale). Se f : [a, b] → R continua è assolutamente integrabile in [a,b] allora
lo è anche in senso generalizzato.
Def 3.23 (Criterio del confronto). Date due funzioni f (x) e g(x) non negative con f (x) ≤ g(x) per ogni x ∈ R se g(x) è integrable
in senso generalizzato in un intervallo [a,b] allora anche f(x) lo è; al contrario se f(x) non è integrable in senso generalizzato in un
intervallo [a,b] neppure g(x) lo è.
Def 3.24 (Criterio del confronto asintotico). Date due funzioni f (x) e g(x):

• se limx→+∞ fg(x)
(x)
= l ∈ R (0) allora f è integrabile in senso generalizzato se e solo se g(x) lo è.

• se f (x) = o[g(x)] per x → +∞ se f è assolutamente integrabile in [a,b] allora anche g è assolutamente integrabile.

Def 3.25 (Coincidenza integrale Lebesgue e Riemann). Sia f : [a, b] → R continua ed assolutamente integrabile in senso gene-
ralizzato in [a,b] allora f è sommabile in [a,b] e l’integrale di f su [a,b] secondo Lebegue coincide con l’integrale generalizzato secondo
Riemann.

Dimostrazione. Le ipotesi sono la continuità e l’assoluta integrabilità in senso generalizzato. Se prendiamo ad esempio la
funzione f(x) in figura e la maggioriamo con

|f (x)| a ≤ x ≤ b − n1

gn (x) =
0 b − n1 < x ≤ b

osserviamo che per ogni n gn (x) è sommabile in [a, b], e per ogni n gn (x) è crescente fissando x.
R R b− 1
Notiamo poi che supn [a,b] gn (x)dx = limn→+∞ 0 n |f (x)|dx e questo esiste finito per ipotesi perchè |f (x)| è assoluta-
mente integrabile in senso generalizzato. Il th. di Beppo Levi dice che siccome gn (x) → |f (x)| allora |f (x)| è sommabile in
R R b− 1
[a,b] e [a,b] |f (x)|dx = limn→+∞ 0 n gn (x)dx e se valuto separatamente la sommabilità della parte positiva e negativa:

f + (x) a ≤ x ≤ b − n1 f − (x) a ≤ x ≤ b − n1
 
gn+ (x) = specularmente gn− (x) =
0 b − n1 < x < b 0 b − n1 < x < b

per convergenza (e maggiorazione) si ha che gn+ (x) → f + (x) e gn− (x) → f − (x) allora f + (x) e f − (x) sono sommabili ‡
e
integrabili secondo Riemann.
Th 3.8 (Th. del cambio di variabili). Sia E ⊆ Rn aperto e sia g : E → Rn diffemorfismo § e g : R → Rn misurabile; se f è sommabile
su Rn oppure f (x) ≥ 0 q.o. allora Z Z
f (x)dx = f (g(y))|det[J(g(y))]|dy
R E
R +∞
Def 3.26 (Calcolo integrale). Sia f : R → R sommabile, la funzione integrale di f è F (x) = −∞
f (t)dt a meno di una costante
additiva.
Th 3.9 (Th. fondamentale del calcolo integrale o di Torricelli). Sia f : R → R sommabile, allora F(x) (integrale di f(x)) è continua
su tutto R e per q.o. x ∈ R derivabile e vale F 0 (x) = f (x).
‡ Ho usato il teorema della convergenza dominata perchè dalle ipotesi mi sono costruito una maggiorante e conseguentemente la convergenza, da tali

ipotesi giungo alla coincidenza tra l’integrale di Lebesgue e Riemann


§ Un diffemorfismo è una funzione biettiva (se è iniettiva e suriettiva) e l’inversa è di classe C 1 .

Foletto Federico 13 ANALISI REALE E COMPLESSA


3 INTEGRALE DI LEBESGUE

Dimostrazione. Dobbiamo dimostrare


R la continuità,R per farlo si fissa x ∈ R e per ogni successione xn → x si prova che
Fn (x) → F (x) , cioè limn→+∞ (−∞,+∞) fn (t)dt = (−∞,+∞) f (t)dt, per farlo poniamo gn (x) = fn (t)χ[−∞,+xn ] (t) e g(x) =
f (t)χ[−∞,x] (t) ¶ per cui Z Z
fn (t)dt = gn (t)dt
[−∞,xn ] R
Z Z
f (t)dt = g(t)dt
[−∞,x] R

e applicando il th. della convergenza dominata vedo che gn → g q.o. in R e prendo comeR maggiorante R |f |(rispettivamente
|fn |) visto g è una troncata di f dove per ipotesi |f | è sommabile perciò |gn (t)| ≤ |f (t)| e R gn (t)dt = R g(t)dt. Similmente
poteva essere dimostrato anche con la maggiorazione
Z xn Z x Z x Z b Z
b

f (x)dx − f (x)dx = f (x)dx = f (x)χ (t)dx ≤ |f (x)|χ[+xn ,x] (t)dx

[+x ,x]

n
c c xn a a

applicando le ipotesi di sommabilità e il th. della convergenza dominata come sopra.


Def 3.27 (Spazi di funzioni sommabili Lp ). Sia p ∈ N e p > 0 con E ⊆ Rn misurabile si pone

Lp (E) = f : E → C; f p ∈ L1 (E)


e inoltre si pone
Z ( p1 )
p
kf kLp (E) = |f (t)|dt
E
1
dove L (E) = {f : E → C; f è sommabile in E }.
 
Th 3.10 (Spazio di Banach L1 ). Lo spazio generato da L1 (E), k.kL1 (E) è uno spazio di Banach.

Def 3.28 (Prodotto scalare in L2 ). Siano f, g ∈ L2 (E) e f (x)g(x) sommabile allora esiste il prodotto scalare
Z
hf |gi = f (x)g(x)dx
E

e il prodotto di due funzioni a quadrato sommabile è sommabile.


2 2
Dimostrazione. Dato che f (x)g(x) è sommabile e dalla relazione ab ≤ a +b 2 si ha
2
f (x) + g 2 (x) |f (x)|2 + |g(x)|2

|f (x)g(x)| =

2 2

Allo stesso modo si dimostra che il prodotto di due funzioni a quadrato sommabile è sommabile k .
 
2
Th 3.11 (Spazio di Hilbert L2 ). Lo spazio generato da L2 (E), k.kL2 (E) è uno spazio di Hilbert.
¶ Non è possibile usare il passaggio sotto il segno di integrale perchè è il dominio a cambiare e non il codominio
k Attenzione perchè il prodotto di due funzioni sommabili in generale non è sommabile.

Foletto Federico 14 ANALISI REALE E COMPLESSA


3 INTEGRALE DI LEBESGUE

Def 3.29 (Relazioni tra spazi Lp ). Se E ⊆ Rn ha misura finita allora L∞ ⊂ ... ⊂ L2 ⊂ L1 .


Dimostrazione. Si dimostra solo che LR2 ⊂ L1 ; lo si dimostra partendo 2 1
R dalla tesi (f R∈ L ) ⊂ (f ∈ L ), e si nota che se
2 1 1
|f | ∈ L (E) allora |f | ∈ L (E) cioè E |f (x)|dx < +∞. Se osservo E
|f (x)|dx = E 1 · |f (x)|dx osservo che ha misura
finita in quanto E ha misura finita per ipotesi e 1 ∈ L2 (E) perchè E 12 dx = m(E). Se ricordiamo poi la diseguaglianza di
R

Cauchy-Schwarz:
| hf |gi | ≤ f L2 (E) + g L2 (E)
2
perciò E |f (x)|dx = E 1 · |f (x)|dx = h1|f i ≤ f 2L2 (E) 1 2
R R
< +∞.

L (E)

Th 3.12 (BIBO stabilità). Sia f : [0, +∞] → R continua e limitata, sia g : [0, +∞] → C sommabile allora anche g è di classe C 1 e
limitata; inoltre il funzionale C 0 [0, +∞] → C 0 [0, +∞] del tipo f → g è continua.

Th 3.13 (Th. di Fubini). Sia f ∈ L1 (R2 ) allora:


• per quasi ogni y ∈ R, la funzione x → f (x, y) è sommabile su R, rispettivamente per quasi ogni x la funzione y → f (x, y) è
sommabile
R R
• la funzione y → R f (x, y)dx definita q.o. è sommabile in R, rispettivamente x → R f (x, y)dy definita q.o. è sommabile in R
RR R R 
• vale la relazione R2
f (x, y)dxdy = R R f (x, y)dx dy

Th 3.14 (Th. di Tonelli). Sia f : R2 → R misurabile e non negativa q.o. allora:


• per quasi ogni y ∈ R, la funzione x → f (x, y) è sommabile su R, rispettivamente per quasi ogni x la funzione y → f (x, y) è
sommabile
R R
• la funzione y → R f (x, y)dx definita q.o. è sommabile in R, rispettivamente x → R f (x, y)dy definita q.o. è sommabile in R

• f ∈ L1 (R2 ), cioè è sommabile

Foletto Federico 15 ANALISI REALE E COMPLESSA


4 SERIE DI FOURIER

4 Serie di Fourier
Def 4.1 (Polinomi trigonometrici
 reali e complessi).
Ogni segnale periodico è sovrapposizione
di infinite sinusoidi.
√ In particolare
se costruiamo uno spazio Vn = L2 (−π, π), C con la famiglia di funzioni ortogonali eikx L2 (−π,π) = 2π, si ha che Vn =
 ikx
e : −n ≤ k ≤ n con dimensione (2n+1) e gli elementi di tale spazio si chiamano polinomi trigonometrici:

eikx = cos(kx) + i sin(kx)


eikx − e−ikx
sin(kx) =
2i
eikx + e−ikx
cos(kx) =
2
1
Possiamo definire anche span[Vn ] = 2 , cos(kx), sin(kx) : −n ≤ k ≤ n . Si può calcolare poi (per parti):
Z π
2
ksin(kx)kL2 (−π,π) = sin2 (kx)dx = π
−π
Z π
2
kcos(kx)kL2 (−π,π) = cos2 (kx)dx = π
−π
2 Z π
1 1 π

2 2 = dx =
L (−π,π) −π 4 2

Osserviamo che −π
sin(nx) cos(mx)dx = 0 se e solo se n diverso da m.
Def 4.2 (Coefficienti reali e complessi). Sia f ∈ L2 (−π, π) la proiezione di f su Vn , si calcola
n
X
Sn = ck eikx
k=−n

dove la base complessa vale


π


f |eikx
Z
1 −ikx
ck = f (x)e dx = 2
2π −π keikx kL2 (−π,π)
in alternativa
n
a0 X
Sn = + ak [cos(kx)] + bk [sin(kx)]
2
k=1
dove le basi reali valgono
π
1 π
Z Z
2 1
a0 = f (x) dx = f (x)dx
π −π 2 π −π
1 π
Z
ak = f (x) cos(kx)dx
π −π
1 π
Z
bk = f (x) sin(kx)dx
π −π
Si osserva poi che se f è pari allora bk = 0 , mentre se f è dispari ak = 0.
Th 4.1 (Convergenza di una serie di Fourier in L2 ). Sia f ∈ L2 (−π, π) allora la successione Sn [f ](x) con n ∈ N dei polinomi
trigonometrici di f è di Cauchy in L2 (−π, π) quindi è convergente, questo è vero perchè L2 (−π, π) è di Hilbert.
Dimostrazione. Dire che la successione Sn [f ](x) con n ∈ N è di Cauchy in L2 (−π, π) significa che dati m, n ∈ R con m ≤ n
2
allora ∀ > 0 ∃ N : n, m > N si ha che kSn (f ) − Sm (f )kL2 (−π,π) < ; Perciò se calcolo (usando anche l’ortogonalità)
2 2
Xn m
X −m−1 n
2 ikx ikx X ikx
X
ikx
kSn (f ) − Sm (f )kL2 (−π,π) = ck e − ck e = ck e + ck e =


k=−n k=−m L2 (−π,π) k=−n k=m+1 L2 (−π,π)
−m−1 n
2 −m−1 n
!
ikv 2 X X X X
= e L2 (−π,π) ck + ck = 2π |ck |2 + |ck |2


k=−n k=m+1 L2 (−π,π) k=−n k=m+1

vediamo che converge perchè sono a quadrato sommabili, perciò sono di Cauchy.

Foletto Federico 16 ANALISI REALE E COMPLESSA


4 SERIE DI FOURIER

Th 4.2 (Identità di Parseval). L’ortogonalita dello spazio Vn implica la seguente uguaglianza


+∞ 2
X kf kL2 [−π,π]
|ck |2 =

k=−∞

2 P+∞
dove kSn kL2 [−π,π] = 2π k=−∞ |ck |2 (tale identità deriva dall’indentità di Bessel).

Th 4.3 (Th. di Riesz - Fischer). Sia f ∈ L2 (−π, π) allora la successione Sn [f ] converge a f in L2 (−π, π), cioè

X n
ikx
limn→+∞ ck e − f (x) = 0


k=−n

inoltre vale la seguente identità (di Parseval):


+∞ 2
X kf kL2 [−π,π]
|ck |2 =

k=−∞

+∞ 2
|a0 |2 X kf kL2 [−π,π]
+ |ak |2 + |bk |2 =
2 π
k=1


e infine se f |eikx = 0 per ogni k ∈ Z allora f=0.
1 1
Th 4.4 (Convergenza
Rπ R π serie di Fourier in L ). Sia f ∈ L (−π, π), i coefficienti di Fourier di f possono esistere se
puntuale di una
numeri reali e −π f (x) cos(kx)dx e −π f (x) sin(kx)dx sono sommabili. Si dice che f è a coefficienti finiti.

Th 4.5 (Lemma di Riemann-Lebesgue). Sia f ∈ L1 (a, b) i coefficienti di Fourier di f sono infinitesimi per k → ∞; più precisamente
Rb
sia f ∈ L1 (a, b) allora limλ→∞ a f (x)eiλx dx = 0.
PN
Dimostrazione. Supponiamo f (x) costante a tratti, del tipo f (x) = m=1 ξm χ[αm ,βm ] (x) dove ξm è l’altezza, allora se calcolo

bm bm bm bm b b
ξm cos λx m ξm sin λx m
Z Z Z Z
iλx
ξm e dx = ξm (cos λx + i sin λx)dx = ξm cos λxdx + i ξm sin λxdx = +
am am am am λ am λ
am

vediamo che se λ → +∞ tende a zero.


Def 4.3 (Costante a tratti). Una funzione f(x) si dice costante a tratti se ha un numero finito di intervalli. Una funzione non costante
a tratti si può approssimare con una funzione costante a tratti.
Def 4.4 (Serie e nucleo di Dirichlet). Se prendiamo f ∈ L1 (−π, π) allora
n Z π  Z π n
!
1 X −ikt 1 X
Sn [f ](x) = f (t)e dt e ikx
= f (t) e−ik(t−x) dt
2π −π 2π −π
k=−n k=−n

Pn Pn
Se calcolo a parte k=−n e−ik(t−x) = k=−n e−ikτ allora
n
X 1 − e(2n+1)iτ e−inτ − e(n+1)iτ
e−ikτ = e−inτ 1 + e−iτ + ... + ei2nτ = e−inτ

= =
1 − eiτ 1 − eiτ
k=−n

iτ 1 1
n + 12 τ
 
e 2 e−i(n− 2 )τ − e(n+ 2 )iτ sin
= =
sin τ2
iτ iτ iτ

e2 e− 2 − e 2
ponendo τ = −x + t e sostituendo alla precedente equazione
π 1
 
sin n+ 2 (−x + t)
Z
1
Sn [f ](x) = f (t) −x+t
 dt
2π −π sin 2

e ancora -x+t=z Z −x+π


x−π
n + 21 (z)
 
sin
Z
1 1
Sn [f ](x) = f (x + z) dz = f (x + z)Dn (z)dz
sin z2

2π −x+π 2π −x−π

Foletto Federico 17 ANALISI REALE E COMPLESSA


4 SERIE DI FOURIER

1 sin((n+ 2 )(z))
1
dove D( z) = 2π sin( z2 )
è chiamato nucleo di Dirichlet. In più si può scrivere per periodicità

Z −x+π Z π
1 1
Sn [f ](x) = f (x + z)Dn (z)dz = f (x + z)Dn (z)dz =
2π −x−π 2π −π
Z 0 Z π Z π
1 1
= f (x + z)Dn (z)dz + f (x + z)Dn (z)dz = [f (x + z) + f (x − z)] Dn (z)dz
2π −π 2π 0 0

Def 4.5 (Proprietà del nucleo di Dirichlet). Il nucleo di Dirichlet ha le seguenti proprietà:
1. Dn (x) è una funzione pari
2. Dn (x) è 2π periodica
Rπ R π Pn 1

3. −π Dn (t)dt = −π k=−n eikτ dt = 2π −π
dt = 1

Th 4.6 (Criterio di Dini). Sia f ∈ L1 (−π, π) e sia s ∈ R e supponiamo che la funzione

f (x + t) − f (x − t) − 2s
t→
t
sia sommabile in un intervallo [0, δ] con δ ∈ R+ allora la serie di Fourier di f in x converge a s, cioè
n
X
limn→+∞ Sn [f ] = limn→+∞ ck eikx = s
k=−n
.

Dimostrazione. Bisogna dimostrare che limn→+∞ Sn [f ] = s, cioè dalla definizione di limite limn→+∞ |f (t) − s| = 0 si ha che

1 π
Z
limn→+∞ (f (x + t) − f (x − t) − 2s)Dn (t) dt = 0
π 0 | {z }
Bn (t)

Rπ Rδ Rπ
che possiamo spezzare in 0
Bn (t)dt = 0
Bn (t)dt e calcolare separatamente:
Bn (t)dt + δ
Z π Z π   
(f (x + t) − f (x − t) − 2s) 1 n→+∞
Bn (t)dt = t
 sin n + t dt → 0
δ δ 2 sin 2
| {z 2 }
An ∈L1 (−π,π)

An è sommabile e per il th. di Riemann - Lebesgue l’integrale è nullo;


δ δ   
(f (x + t) − f (x − t) − 2s)
Z Z
t 1 n→+∞
Bn (t)dt = t sin
 n+ t dt → 0
0 0 | t
{z } |2 sin 2
2
{z }
An
Cn

An è sommabile, Cn è limitata (è un sinc maggiorabile con 2), la combinazione delle due è sommabile perciò per il th. di
Riemann - Lebesgue l’integrale è nullo;
Cor 4.7 (Condizioni di Holder per la convergenza). Sia f ∈ L1 (−π, π) e sia x ∈ (−π, π) fissato, supponiamo:
• esistano finiti limt→0+ f (x + t) = f (x+ ) e limt→0+ f (x − t) = f (x− )
• esistono L, α > 0 tali che per ogni t > 0 valgono

|f (x + t) − f (x+ )| ≤ Ltα

|f (x − t) − f (x− )| ≤ Ltα
f (x+t)+f (x−t)
allora la serie di Fourier di f converge a 2 , in particolare f è continua in x e la serie di Fourier di f in x converge a f(x).

Foletto Federico 18 ANALISI REALE E COMPLESSA


4 SERIE DI FOURIER


+
(x− ) +
(x− )
Dimostrazione. Per il criterio di Dini ponendo s = f (x )+f allora f (x+t)+f (x−t)
− f (x )+f è sommabile; questo è

2 t t
facilmente dimostrabile:
f (x + t) + f (x − t) f (x+ ) + f (x− ) f (x + t) − f (x+ ) + f (x − t) − f (x− )

− = ≤
t t t
f (x + t) − f (x+ ) +f (x − t) − f (x− )

≤ + = 2Lα−1
t t

dove entrambe sono sommabili ed esisterà un L, α che sodisfano le condizioni.


Def 4.6 (Condizioni di Lipchiz). Sia f ∈ L1 (−π, π) continua e sia λ ∈ (−π, π) fissato, e supponendo valgano le condizioni di
Holder, cioè cioè esistono L, α, δ > 0 tali che per ogni t > 0 valgono

|f (x + t) − f (x+ )| ≤ Ltα

|f (x − t) − f (x− )| ≤ Ltα
con t = |y − x| ≤ δ, allora f è di classe C 1 se α = 1.
Dimostrazione. Fissato x con f 0 ∈ C 0 , cioè f di classe C 1 , allora esiste δ > 0 ed M > 0 tale che |f 0 (y)| ≤ M per ogni y che
|y − x| ≤ δ; se usiamo il th. di Lagrange ∗∗ si ha che |f (y) − f (x)| = |f 0 (ξ)||y − x| ≤ |y − x| e f converge puntualmente.
Def 4.7 (Periodo T qualunque per le serie di Fourier). La serie di Fourier è sviluppabile per qualunque intervallo limitato, non solo
[−π, π] , o periodo T. Se ne ricavano le relazioni w = 2π
T :

T
Z Z kπ
2 cos(t) sin(t) kπ T
kcos(kwx)kL2 (− T , T ) = | cos(kwx)|2 dx = | cos(t)|2 dx = 1 + |−kπ =
2 2
− T2 −kπ 2 2

dove è stato eseguito il cambiamento di variabile wkx = t, e similmente si ottiene

2 2 T
kcos(kwx)kL2 (− T , T ) = ksin(kwx)kL2 (− T , T ) =
2 2 2 2 2
kwx 2
e 2 T T =T
L (− , ) 2 2

e i coefficienti di Fourier si calcolano come:


Z T
2 2
ak = f (xw) cos(kxw)dx
T − T2
Z T
2 2
bk = f (xw) sin(kxw)dx
T − T2
Z T
1 2
ck = f (xw)e−ikxw dx
T − T2

kf k2 2
P+∞ 2 L (− T , T )
L’identità di Parseval diventa: k=−∞ |ck | = .
2 2
T

Def 4.8 (Prolungamento 2π periodico). Le funzioni 2π periodiche e continue in R si indicano come appartenenti a C2π dove
 
C2π = f[ − π, π] → R continua tale che f (π) = f (−π) = f[ − π, π] → R è prolunghabile ad f 2π periodica in R

Th 4.8 (Coefficienti di Fourier della derivata). Sia f ∈ C2π (R) derivabile q.o. in [−π, π] con derivata prima continua a tratti,
cioè C 0 [−π, π], dove ak e bk sono i coefficienti di Fourier reali allora la serie di Fourier di f 0 (x) si ricavano i coefficienti di Fourier dell
derivata: αk = kbk e βk = −kak .
∗∗ Se f (b)−f (a)
f(x) è una funzione reale derivabile nell’intervallo chiuso [a, b] allora f 0 (x0 ) = b−a

Foletto Federico 19 ANALISI REALE E COMPLESSA


4 SERIE DI FOURIER

Dimostrazione. Partendo da Sn (f ) ci ricaviamo Sn (f 0 ) e si uguagliano i coefficienti:


n
a0 X
Sn (f ) = + ak [cos(kx)] + bk [sin(kx)]
2
k=1
n
X n
X
Sn0 (f ) = −kαk [sin(kx)] + kβk [cos(kx)] = kβk [cos(kx)] − kαk [sin(kx)] = Sn (f 0 )
k=1 k=1

Bisogna però verificare i singoli coefficienti, con l’ipotesi di parità f (−π) = f (π).

1 π 0
Z Z x0 Z π 
1 0 0 1
αn = f (x)dx = f (x)dx + f (x)dx = (f (x0 ) − f (−π) + f (π) − f (x0 )) = 0
π −π π −π x0 π
π Z π
−k π
Z   Z
0 1 π
βn = f (x) sin(kx)dx = f (x) sin(kx)|−π − k f (x) cos(kx)dx = f (x) cos(kx)dx = −kak
−π π −π π −π

Cor 4.9 (Ordine dei coefficienti di Fourier della derivata). Sia f ∈ C2π (R)  e derivabile q.o. in [−π, π] con derivata prima continua
a tratti, allora ak e bk sono i coefficienti di Fourier reali tali che ak , bk = o k1 per k → +∞.

Dimostrazione. Dato che per ipotesi f 0 ∈ L2 [−π, π] e i suoi coefficienti di Fourier sono infinitesimi per la disuguaglianza di
Bessel, si ha che limk→+∞ αk = limk→+∞ βk = 0 ed allora per k → +∞ vale ak = −β 1 αk 1
 
k = o k e bk = k = o k .
k

Cor 4.10 (Ordine n-esimo dei coefficienti di Fourier della derivata). Sia f ∈ C2π (R) e derivabile n − 1 volte q.o. in [−π, π] con
derivata continua a tratti, allora ak e bk sono i coefficienti di Fourier reali tali che ak , bk = o k1n per k → +∞.


Def 4.9 (Convergenza totale della serie di Fourier). Se f ∈ C 0 [a, b] allora la serie sn = n=1+∞ fn (x) è totalmente convergente
P
P+∞
se n=1 kfn (x)k∞ converge.
Th 4.11 (Convergenza uniforme e totale della serie di Fourier). Sia f ∈ C2π (R) derivabile q.o. in [−π, π] con derivata prima
continua a tratti, allora la serie di Fourier converge totalmente, quindi uniformemente, a f ∈ R.

Dimostrazione.
Pn Per ipotesi f 0 ∈ L2 [−π, π] e la serie di Fourier Sk [f 0 ] → f 0 ∈ L2 [−π, π] , che corrisponde a scrivere che
2 2
k=1 |βk | + |αk | < +∞; vogliamo dimostrare la convergenza totale che corrisponde a scrivere

n
X
supx∈[−π,π] (βk [cos(kx)] + αk [sin(kx)]) < +∞
k=1

Per prima cosa maggioriamo (βk [cos(kx)] + αk [sin(kx)]) ≤ (|βk | + |αk |) per ogni x ∈ [−π, π], e si osserva che per ipotesi
tale quantità è finita visto la somma ai quadrati è finita. Però visto che αk e βk sono infinitesimi allora |ak |2 < |ak | similmente
2 2
|bk |2 < |bk | dobbiamo verificare l’ordine di infinitesimo, per farlo usiamo la diseguaglianza ab ≤ a +b 2 alle quantità ak e bk
ricordando che α e β sono finiti:
|βk |2 + k12
 
−βk 1
ak = = =o
k 2 k
2 1
|α| + k2
 
αk 1
bk = = =o
k 2 k
cosi abbiamo dimostrato la convergenza totale, e di conseguenza quella uniforme. Sk [f ] convergerà proprio ad f perchè
converge puntualmente ad f per ipotesi.

Foletto Federico 20 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

5 Funzioni a variabile complessa


Def 5.1 (Numero complesso). Si definisce il valore i, chiamato anche unità immaginaria, che vale i2 = −1. I numeri complessi sono
formati da due parti, una parte realeped una parte immaginaria, e sono rappresentati da z = a + ib.
Il modulo è definito come |z| = x2 + y 2 .
Il complesso coniugato del numero complesso z = a + ib è definito come z = a − ib, tale per cui |z|2 = zz.
L’inverso di z è z −1 = |z|z 2 .
Rappresentando ogni numero complesso come z = reiθ è facile descrivere la potenza n-esima z n = rn eniθ . Vale poi la formula di
De Moivre: z n = |z|n (cos(nθ) + isen(nθ)).
Per convenzione θ ∈ [−π, π] periodico con −π escluso.
Def 5.2 (Funzioni a variabile complessa). Sia f : C → C questa si dice a variabile complessa e si può scomporre in due funzioni a
variabile reale f (z) = u(z) + iv(z), dette parte reale ed immaginaria .
Def 5.3 (Continuità di funzioni a variabile complessa). Sia f : A → C, allora f è continua in z0 ∈ A se e solo se u(z0 ) e v(z0 ) sono
continue. Sia poi la funzione f : A → C con A ⊆ C, se questa è continua in z0 ∈ A allora limz→z0 f (z) = f (z0 ) , dalla definizione di
limite si ha che per ogni  > 0 esiste δ > 0 per cui se |z − z0 | < δ allora |f (z) − f (z0 )| <  .
Def 5.4 (Funzioni derivabili in senso complesso). Sia A ⊆ C, f : A → C e sia z0 ∈ A ; si dice che f è derivabile in senso complesso
in z0 se il limite
f (z + ∆z) − f (z) df (z)
lim∆z⇒0 = +f 0 (z) + o(∆z) = (1)
∆z dz
Questo rapporto ha senso esistendo il rapporto incrementale, e la 1 è equivalente a f (z) = f (z0 ) + f 0 (z0 )(z − z0 ) + o(z − z0 ) per
z → z0 , il che significa che esiste una buona approsimazione lineare di f, chiamata approssimazione C-lineare.
Def 5.5 (Funzioni differenziabili). Sia A ⊆ C, f : A → C e f (z) = Re(z) + iIm(z) dove z = x + iy, allora f è differenziabile in
z0 = (x0 , y0 ) se esiste una matrice A, la jacobiana in x0 di f:
" #
du dv
dx (x0 , y0 ) dy (x0 , y0 )
A = Jf (z0 ) = du dv
dy (x0 , y0 ) − dy (x0 , y0 )
 
∆x
tale che f (z + ∆z) = f (z0 ) + A∆z + o(∆z) dove ∆z = .
∆y
Th 5.1 (Condizioni di Cauchy-Riemann). Sia A ⊆ C, f : A → C differenziabile in z0 = (x0 , y0 ) dove z = x + iy allora f è
derivabile in senso complesso in z0 se e solo se vale la condizione:

df (z0 ) 1 df (z0 )
= = f (1) (z0 ) (2)
dx i dy
posto f(z)=u(x,y)+iv(x,y) la condizione 2 è equivalente alle condizioni di Cauchy-Riemann:
du dv
dx (x0 , y0 ) = dy (x0 , y0 )
du dv (3)
dy (x0 , y0 ) = − dx (x0 , y0 )

Dimostrazione. Supponendo che f sia derivabile, cioè vale la 1 , allora dimostriamo che vale la 2 : ponendo ∆z = (∆x, 0) =
∆x sull’equazione 1 ottenendo

f (z0 + ∆z) − f (z0 ) = +f 0 (z0 )∆z + o(∆z) ⇒ f (z0 + ∆x) − f (z0 ) = +f 0 (z0 )∆x + o(∆x)

f (z0 + ∆x) − f (z0 ) df (z0 )


lim∆x→0 = +f 0 (z0 ) =
∆x dx
Nel medesimo modo si prende ∆z = (0, ∆y) = i∆y e si ottiene

f (z0 + ∆z) − f (z0 ) = +f 0 (z0 )i∆z + o(∆z) ⇒ f (z0 + ∆y) − f (z0 ) = +f 0 (z0 )i∆y + o(∆y)

f (z0 + ∆y) − f (z0 ) df (z0 )


lim∆y→0 = −if 0 (z0 ) =
i∆y dy
Viceversa ora dimostraimo che se vale la 2 allora c’è derivabilità in senso complesso, cioè vale la 1: per ∆z → 0 scriviamo
df df df
f (z0 + ∆z) = f (z0 ) + (z0 )∆x + (z0 )i∆y + o(∆z) = f (z0 ) + (z0 )(∆x + i∆y) + o(∆z) = f (z0 ) + f 0 (z0 )(∆z)
dx dx dx

Foletto Federico 21 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

perciò siamo riusciti a scrivere la 1.


Se vogliamo dimostrare che se vale la 2 allora vale 3 basta sviluppare la derivata ed applicare la 2
df
 dx (z0 ) = du
dx (x0 , y0 ) +
dv
 i dx (x0 , y0 )
1 df 1 du dv dv
i dy (z0 ) = i dy (x0 , y0 ) + i dy (x0 , y0 ) = + dy (x0 , y0 ) − i du
dy (x0 , y0 )
du dv
dx (x0 , y0 ) = dy (x0 , y0 )
du dv
dy (x0 , y0 ) = − dx (x0 , y0 )

uguagliando la parte reale ed immaginaria si ottengone la 3.

Def 5.6 (Funzioni olomorfe). Sia A ⊆ C, f : A → C si dice olomorfa se è derivabile in senso complesso in ogni z ∈ A.
Def 5.7 (Funzioni intere). Sia f : C → C una funzione a variabile complessa olomorfa allora si dice intera. Combinazioni lineari di
funzioni intere sono intere.
Def 5.8 (Funzione esponenziale complesso). Sia ez = ex+iy = ex (cos y + i sin y) allora tale funzione è continua, differenziabile
in C , |z z | = ex perchè |ei y| = 1 , è 2iπ periodica , è intera (cioè derivabile e valgono le condizioni di Cauchy-Riemann).
P+∞
Def 5.9 (Serie di potenze). Si dice serie di potenze di punto iniziale z0 un’espressione del tipo n=0 an (z − z0 )n dove an , z, z0 ∈ C.
P+∞
Se impongo n = 0 allora z = z0 e (z − z0 )n = 1. Lo sviluppo di n=0 an (z − z0 )n è a0 + a1 (z − z0 ) + a2 (z − z0 )2 + ...
Th 5.2 (Lemma di Abel). Se una serie di potenze Pn converge in z1 6= z0 allora converge assolutamente per ogni z ∈ C tale che
|z − z0 | < |z1 − z0 |, cioè la successione sn = k=0 |ak ||z − z0 |k è convergente.
Pn
Dimostrazione. Partendo Pn dall’ipotesi in cui sn = k=0 ak (z − z0 )k converge in z1 6= z0 , bisogna dimostrare che se |z − z0 | <
|z1 − z0 | allora sn = k=0 |ak ||z − z0 |k è convergente. Se considero:

|z − z0 |n
|ak ||z − z0 |n = |ak ||z1 − z0 |n
|z1 − z0 |n
|z−z0 |n
|z − z0 |n converge visto che |z1 −z0 |n < 1 per ipotesi. Perciò la serie è infinitesima, limitata e maggiorabile con una costante
cn .
P+∞
Defn5.10 (Raggio di convergenza). Dataola serie di convergenza n=0 an (z − z0 )n si definisce raggio di convergenza R =
P+∞
sup |z − z0 | : n=0 an (z − z0 )n converge . Dove R ∈ [0, +∞].
P+∞
Def 5.11 (Disco di convergenza). Data la serie di potenza n=0 an (z −z0 )n si definisce disco di convergenza se dato il raggio R > 0
la serie converge assolutamente in z tale che |z − z0 | < R.

Def 5.12 (Criterio del rapporto). Se vale l’uguaglianza limn→+∞ |a|an+1


n|
|
= l ∈ R ∪ {∞} allora il raggio di convergenza della serie
P+∞ n 1
n=0 an (z − z0 ) è definita da R = l .

Dimostrazione. Dobbiamo dimostrare la convergenza assoluta nel raggio di convergenza partendo dal criterio del rapporto,
cioè l’equazione:
|an+1 ||z − z0 |n+1 |an+1 | n→+∞
n
= |z − z0 | → l|z − z0 |
|an ||z − z0 | |an |
ipotizando z0 = 0 e l|z| < 1 allora R = 1l .
Def 5.13 (Convergenza di una serie delle derivate). La serie delle derivate ha lo stesso raggio di convergenza della sua originale.

Dimostrazione. Ammettendo che il limite esiste allora limn→+∞ |a|an+1


n|
|
= l ∈ +∞ . Uso il criterio del rapporto sulla derivata
limn→+∞ |n+1||an+1 |
|n||an | = |n+1| |an+1 |
|n| |an | = l. Il raggio di convergenza è R = 1l , lo stesso della serie originale.
P+∞
Th 5.3 (Convergenza totale di una serie di potenze). Data la serie di potenze Sn = n=0 an (z − z0 )n con raggio di convergenza
+∞
R > 0 allora all’interno del disco di convergenza Sn è derivabile e Sn0 = n=0 nan (z − z0 )n−1 .
P

P+∞
Cor 5.4 (Convergenza totale di una serie di potenze). Data la serie di potenze n=0 an (z − z0 )n con raggio di convergenza
R > 0 è di classe C ∞ cioè derivabile infinite volte in senso complesso all’interno del cerchio di convergenza, allora la derivata k-esima
(k) P+∞ P+∞
si calcola come ddz n
n=0 an (z − z0 ) = n=0 n(n − 1)(n − 2)...(n − k + 1)ak (z − z0 )
n−k
. Se la calcolo in z = z0 e n = k ottengo
(k) P+∞
d n
dz n=0 an (z − z0 ) = k!ak nota come serie di Taylor.

Foletto Federico 22 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

Dimostrazione. Si dimostra per induzione, per k=1 è vero per il th. precedente, supponiamo sia vero per un k0 e si dimostra
(k0 ) P+∞ P+∞
per (k0 + 1) che è derivabile k0 volte e vale d dz n
n=0 an (z − z0 ) = n=0 n(n − 1)(n − 2)...(n − k0 + 1)ak (z − z0 )
n−k0
per
il teorema precedente con raggio di convergenza r.
P+∞
Def 5.14 (Serie di potenze olomorfe). Sia n=0 an (z − z0 )n una serie di potenze che converge nella palla B(z0 , r) allora la serie
P+∞
somma Sn [f ](z0 ) = n=0 an (z − z0 )n è olomorfa.
Def 5.15 (Curva in C). Si definisce una curva con sostegno in C una funzione δ : R → C scomponibile in due funzioni, parte reale
ed immaginaria. Se i due estremi della curva coincidono la curva si dice chiusa. Se δ è iniettiva allora si dice semplice. Se una curva
è semplice e chiusa allora si dice circuito. In una curva si può definire un orientamento (positivo seguendo regola della mano destra) e
velocità di percorrenza.
Def 5.16 (Integrale curvilineo). Sia δ una curva parametrizzata in r : [a, b] → C di classe C 1 a tratti. Sia f : C → C continua, si
Rb
pone: δ f (z)dz = a f (r(t))r0 (t)dt.
R

Tale integrale gode delle seguenti proprietà:


• data δ, si considera δ − che è la curva opposta tale che r− [a, b] =→ C perciò r− (t) = r(a + b − t). Da cui risulta δ− f (z)dz =
R
Rb
f (r(a + b − t))(−r((a + b − t)))0 dt = − δ+ f (z)dz usando una sostituzione di variabile τ = a + b − t.
R
a

• linearità
• addittività
R
• se |f (z)| ≤ M ∀z allora | δ
f (z)dz| ≤ M · lung(δ)
Def 5.17 (Esistenza della funzione Rprimitiva). Sia f : A → C continua e sia F : A → C una primitiva di f, allora per ogni curva
regolare a tratti δ[a, b] → A si ha che δ f (z)dz = F (δ(b)) − F (δ(a)).
Def 5.18 (Connessione). Dato D ∈ C è connesso se e solo se due punti in D sono connessi da almeno una curva in D. Si dice Convesso
se ogni punto è connesso ad un altro da una retta in D
Def 5.19 (Connessione semplice). Data r ∈ C è semplicemente connessa se e solo se è connessa e per ogni curva semplice e chiusa δ
in r, la parte interna di δ non ha buchi.
Th 5.5 (Th. di Jordan). Una curva δ in C semplice e chiusa, divide il piano complesso in due regioni in cui una sola delle due è limitata
(chiamata parte interna).

Th 5.6 (Formula di Gauss-Green). Sia D ⊆ R2 un aperto, limitato e connesso con frontiere regolare a tratti; sia f : D → R di classe
C 1 allora: Z Z Z
df (x, y)
dxdy = − f (x)dx
D dy dD +
Z Z Z
df (x, y)
dxdy = f (y)dy
D dx dD +
Z Z Z Z
df (x, y) df (x, y)
+ dxdy = f (y)dy − f (x)dx
D dy dx dD + dD +

Dimostrazione. Se consideriamo il caso in cui D = {hx|yi : a < x < b, δ1 (x) < δ < δ2 (x)}, come da figura la cirva può essere
divisa in 4 curve:
• r1 : [a, b] → R2 , t → (t, δ1 (t))
• r2 : [δ1 (b), δ2 (b)] → R2 , t → (b, t)

• r3 : [a, b] → R2 , t → (t, δ2 (t))


• r4 : [δ1 (a), δ2 (a)] → R2 , t → (a, t)
e calcolando l’integrale
Z Z Z b Z δ2 (t) Z b
df (x, y) df
dxdy = (x, y)dxdy = [f (x, δ2 (x)) − f (x, δ1 (x))] dx
D dy a δ1 (t) dy a

Foletto Federico 23 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

se mi calcolo la derivata sulla frontiera


Z Z Z b Z b
f (x, y)dx = f (x, δ1 (x))dx − f (x, δ2 (x))dx
dD + a a

uguagliando le due equazioni


Z b Z b Z b
[f (x, δ2 (x)) − f (x, δ1 (x))] dx = f (x, δ1 (x))dx − f (t, δ2 (x))dx
a a a

verifico l’esattezza della formula Z Z Z


df (x, y)
dxdy = − f (x)dx
D dδ dD +

Th 5.7 (Th. della nullità di un integrale lungo una curva Rchiusa). Sia D ⊆ C aperto e sia f : A → C olomorfa, sia poi δ una
curva chiusa contenuta in A insieme al suo interno in D allora δ f (z)dz = 0.
Cor 5.8 (Nullità di un integrale
R lungo una curva chiusa). Sia D ⊆ C semplicemente connesso e f : A → C olomorfa, allora per
ogni curva chiusa in A vale δ f (z)dz = 0.
Dimostrazione. Ponendo f (z) = u(z) + iv(z) = u(x, y) + iv(x, y) , usando la parametrizzazione r(t) = x(t) + iy(t) e dz =
(x0 (t) + iy 0 (t))dt, con una curva δ ∈ [a, b] sipuò scrivere:
Z Z b
f (z)dz = [u(x(t), y(t)) + iv(x(t), y(t))] (x0 (t) + iy 0 (t))dt =
δ a
"Z #
Z b Z b b
0 0 0 0
= u(x(t), y(t))x (t)dt − v(x(t), y(t))y (t)dt + i v(x(t), y(t))x (t)dt + u(x(t), y(t))y (t)dt =
a a a
Z Z Z Z
= u(x)dx − v(y)dy + i v(x)dx + i u(y)dy
δ δ δ δ
ora se usiamo la formula di Gauss-Green
Z Z Z Z Z Z  
du dv dv du
− dxdy − dxdy + i − + dxdy
D dy D dx D dy dx
ricordando le condizioni di Cauchy Riemann ottengo
Z Z   Z Z  
du dv dv du
− + dxdy + i − + dxdy = 0
D dy dx D dy dx

Th 5.9 (Th. dell’intercapedine). Siano δ1 , δ2 ⊆ A semplici, chiuse e orientate


R concordemente,
R dove δ1 ⊂ [parte interna di δ2 ] dove
D ∈ C. Supponiamo f olomorfa nell’intercapedine di D tra δ1 e δ2 allora δ1 f (z)dz = δ2 f (z)dz.
Dimostrazione. Se chiamiamo D quella regione tra δ1 e δ2 e ponendo la frontiera dD+ = δ1− ∪ δ2 si ottiene per le condizioni
di Caurcy Riemann: Z Z Z Z Z
du dv du dv
f (z)dz = − − dxdy + + − dxdy = 0
dD + D dy dx D dx dy
però nello stesso modo si ottiene
Z Z Z Z Z
f (z)dz = f (z)dz + f (z)dz = − f (z)dz + f (z)dz
dD + δ1− δ2 δ1 δ2
R R
si ha che δ1
f (z)dz = δ2
f (z)dz.

Foletto Federico 24 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

Th 5.10 (Formula dell’integrale di Cauchy). Preso Ω ⊆ C aperto e connesso , f : Ω → C olomorfa, se prendiamo poi il circito δ in
1
R f (z)
Ω con parte interna D, allora per ogni z0 ∈ D vale f (z) = 2πi δ z−z0
dz.

f (z) f (z)
Dimostrazione. Ponendo 0 < r0 < r, la curva δr (t) = z0 + reit con t ∈ [0, 2π] sia costante in D; allora
R R
δ z−z0
= δr z−z0
dz è
it
R 2π )ireit
olomorfa nell’intercapedine, perciò vale 0 f (z0 +re
R f (z)
z−z0 dt = δr z−z 0
dz per ogni r ∈ [0, r0 ].
Z 2π Z 2π
f (z0 + reit )ireit
Z Z
f (z) f (z)
dz = limr→0+ dz = limr→0+ dt = i f (z0 )dt = 2πif (z0 )
δ z − z0 δr z − z0 0 z − z0 0
R 2π
Questo è vero se limr→0+ 0 f (z0 + reit ) − f (z0 )dt = 0, e lo è visto è derivabile in senso complesso, cioè è continua in z0 ,
cioè per ogni  > 0 esiste σ > 0 tale che |z − z0 | < σ allora |f (z) − f (z0 )| < , se 0 < r < σ allora |z0 + reit − z0 | = r < σ
R 2π
perciò |f (z0 + ieit ) − f (z0 )| <  quindi 0 f (z0 + reit ) − f (z0 )dt ≤ 2π con 0 < r < .

P∞ analitica). Sia Ω ⊆ C aperto e f : Ω → C, si dice che f è analitica in Ω se per ogni z0 ∈ Ω esiste r > 0 e una
Def 5.20 (Funzione
serie di potenze n=0 cn (z − z0 )n tale che per ogni z ∈ B(z0 , r) si ha ck = f (zk ). In più se f è analitica in Ω allora f ∈ C ∞ in Ω e
f (n) (z0 )
cn è la derivata n-esima, cioè cn = n! .
Th 5.11 (Analiticità delle funzioni olomorfe). Sia f olomorfa in Ω allora f è analitica in Ω.

Dimostrazione. Se Ω ⊆ C aperto e connesso, f : Ω → C olomorfa in z0 ∈ Ω e la palla B(z0 , r) ⊂ Ω allora per ogni z ∈ B(z0 , r)
P∞ (n)
si ha f (z) = n=0 cn (z − z0 )n perciò f n!(z0 ) = cn = 2πi
1
R f (z)
δ z−z0
dz.
Cor 5.12 (Convergenza della serie di potenze di funzioni olomorfe). Sia f derivabile in senso complesso in Ω una volta, allora è
1
R f (h)
derivabile in senso complesso in Ω infinite volte, in particolare vale cn = 2πi δ (z−z0 )n+1
dh

Dimostrazione. Fissando z0 ∈ B(z0 , z) con z 6= z0 e prendo δ tale che |z − z0 | < δ < r; applicando la formula di Cauchy
1
R f (h) z−z0
f (z) = 2πi δ h−z
dh e sostituendo h − z = (h − z0 )(1 − h−z0
) si ottiene
Z Z
1 f (h) 1 f (h) 1
f (z) = dh = z−z0 dh
2πi δ h−z 2πi δ h − z (1 − h−z0
)

sapendo che |h − z0 | > |z − z0 | e dalla definizione della serie geometrica si osserva una funzione derivabile n volte, con n
che tende ad infinito.
∞  n ∞  
f (h) X z − z0
Z Z
1 X 1 f (h)
dh = n+1
dh (z − z0 )n
2πi δ h − z n=0 h − z0 n=0
2πi δ (h − z0 )

Foletto Federico 25 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

n
Q∞ di un polinomio). La molteplicità di un polinomio p(z) = aQ
Def 5.21 (Molteplicità n z + ... + a1 z + a0 dove a0 , 01 , ..., an ∈ C.
m
perciò p(z) = an j=1 (z − zj ) con p(zj ) = 0 se raccolgo i monomi simili del tipo an j=1 (z − zj )mj allora mj è detta molteplicità
dello zero zj .
Th 5.13 (Th. sugli zeri delle funzioni analitiche). Sia Ω ⊆ C aperto e connesso per archi e sia f : Ω → C olomorfa, allora le seguenti
proprietà sono equivalenti:
• esiste a ∈ Ω tale che f (n) (a) = 0 per ogni n ≥ 0
• esiste a ∈ Ω tale che f è identicamente nulla in un intorno di A
• f è nulla in tutto Ω
Dimostrazione. FACOLTATIVA
Cor 5.14 (Principio di identità delle funzioni analitiche). Sia Ω ⊆ C aperto e connesso e siano f1 ed f2 : Ω → C olomorfe;
supponiamo che esista una successione zn ∈ Ω tale che:
• zn 6= zm se n 6= m
• f1 (zn ) = f2 (zn ) per ogni n
• esiste z0 ∈ Ω tale che limn→∞ zn = z0
allora f1 (z) = f2 (z) per ogni z ∈ Ω.
Dimostrazione. Se pongo f (z) = f1 (z) − f2 (z) voglio provare che f (z) sia identicamente
P∞ nulla, in particolare per continuità
esiste un intorno non nullo di f (z0 ) = 0 per z0 ∈ Ω. Posso scrivere che f (z) = n=0 cn (z − z0 )n dove |z − z0 | < r , in pratica
cerco l’intorno di convergenza.
Per ipotesi sappiamo che limn→∞ f (zn ) = f (z0 ) = 0 e pongo f (z) = f2 (z) − f1 (z). Nel caso in cui cn siano nulli
P∞ che f (z) = 0, ma lo dimostro per assurdo cioè che se esiste n0 tale che cn 6= 0 allora scrivo f (z) =
avrei dimostrato
(z − z0 )n0 n=n0 +1 cn (z − z0 )n dove suppongo che i primi n − 1 elementi siano cn−1 = 0 e n0 sia il primo elemento non
P∞
nullo. Se chiamiamo g(z) = n=n0 +1 cn (z − z0 )n , g(z) sarà olomorfa e non nulla, e per continuità non nulla in almeno in
un intorno: tale supposizione cade nell’assurdo perchè esisterà un intorno U di z0 in cui g(z) è non nulla, ma per le ipotesi
se c’è uno zero allora f è nulla in tutto l’insieme, perciò f (z) = f1 (z) − f2 (z) = 0, cioè f1 (z) = f2 (z) con z ∈ Ω.
Th 5.15 (Th. di Liouville). Sia f intera e limitata, cioè esiste M tale che |f (z)| ≤ M per ogni z ∈ C , allora f è costante.
P∞
Dimostrazione. Se definiamo f come successione di potenze centrato in z0 = 0 allora f (z) = n=0 cn (z)n dove f è intera
1
R f (z)
e converge in tutto C per definizione; analogamente posso scrivere cn = 2πi δr z n+1
dz dove δr è una qualunque curva
attorno l’origine.
1 2π f (reit )ireit
Z 2π Z 2π
|f (reit )|
Z
1 1 M M
|cn | = n+1 i(n+1)t
dt ≤ n
dt ≤ n
dt = n
2π 0 r
e 2π 0 r 2π 0 r r
Perciò con M > 0 e n ≥ 1 si ha che cn = 0 , mentre solo con c0 sarà non nullo, perciò f sarà costante con altezza definita da
c0 .
Cor 5.16 (Th. fondamentale dell’algebra ). Ogni polinomio con coefficienti complessi di grado n ≥ 1 ha almeno uno zero complesso,
in particolare ne ha esattamente n(che corrisponde al grado del polinomio).
Def 5.22 (Intorno forato). Si definisce intorno forato di un punto z0 ∈ C, l’insieme

B ∗ (z0 , r) = B(z0 , r) (z0 ) = {z0 ∈ C : 0 < |z − z0 | < r}

Def 5.23 (Singolarità isolate). Sia f : Ω → C olomorfa in Ω ⊆ C aperto, e sia dΩ la sua frontiera allora z0 ∈ dΩ si definisce
singolarità isolata per f se esiste r > 0 tale che B ∗ (z0 , r) ∈ Ω.
Def 5.24 (Singolarità eliminabile). Sia f : Ω → C olomorfa in Ω ⊆C aperto, e sia z0 ∈ / Ω singolarità isolata per f , si definisce
f (x) z 6= z0
singolarità eliminabile se esiste limz→z0 f (z) = l e la funzione f2 (z) = è olomorfa in Ω ∪ {z0 }.
l z = z0
Def 5.25 (Polo di ordine n). Sia f : Ω → C olomorfa in Ω ⊆ C aperto, e sia z0 ∈ / Ω singolarità isolata per f , z0 si dice polo di ordine
m ≥ 1 se z0 è una singolarità eliminabile per g(z) = (z − z0 )m f (z) ed inoltre limz→z0 g(z) = l 6= 0, ∞.
Def 5.26 (Singolarità essenziale). Sia f : Ω → C olomorfa in Ω ⊆ C aperto, e sia z0 ∈
/ Ω singolarità isolata per f , z0 si dice
singolarità essenziale se non è eliminabile e non è un polo.

Foletto Federico 26 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

P∞
P∞ 5.27 (Serie bilatere).
Def Una serie bilatera (o di Laurent) è una serie del tipo n=−∞ cn (z − z0 )n , e questa converge se convergono
n
P ∞ −n
n=0 cn (z−z0 ) e n=1 cn (z−z0 ) . Tale serie convergerà nella corona con raggio esterno dipendente dalla prima serie |z−z0 | < r1 ,
1 1
ed interno |z−z0|
< r2 , perciò r2 < |z − z0 | < r1 .

Th 5.17 (Th. di Laurent ). Sia f olomorfa in una corona circolare A = {z ∈ C : 0 ≤ r1 < |z − z0 | < r2 ≤ +∞} allora per ogni z ∈ A
P∞ 1 f (z)
si ha che f (z) = n=0 cn (z − z0 )n dove cn = 2πi
R
δ (z−z0 )n+1
dz dove δ è il circuito contenuto nella corona circolare che si avvolge
it
intorno a z0 orientato positivamente perciò δ(t) = z0 + re con t ∈ [0, 2π] e δ1 < z < δ2 . Se z0 è una singolarità isolata per f allora
P∞ P−1
posso scrivere f (z) = n=−∞ cn (z − z0 )n per ogni 0 < |z − z0 | < r , dove n=−∞ cn (z − z0 )n si chiama parte singolare (o parte
caratteristica) dello sviluppo di f nel disco bucato di centro z0 .
Th 5.18 (Caratterizzazione di una singolaritè isolata mediante lo sviluppi o limiti ). Sia f : Ω → C olomorfa in Ω ⊆ C aperto, e
P−1
/ Ω singolarità isolata per f, in più sia n=−∞ cn (z − z0 )n la parte caratteristica dello sviluppo di f in serie bilatera convergente
sia z0 ∈
nel disco bucato di centro z0 allora valgono:
1. I seguenti enunciati sono equivalenti:
1a z0 è una singolarità eliminabile per f
1b limz→z0 f (z) esiste finito
1c la parte caratteristica è nulla
2. I seguenti enunciati sono equivalenti:
2a z0 è un polo per f di ordine m ≥ 1
2b limz→z0 f (z) esiste infinito
2c esiste m ≥ 1 tale che per ogni −n < −m vale c = 0 e c−m 6= 0 dove cn sono i coefficienti della parte caratteristica
(coefficienti in numero finito).
3. I seguenti enunciati sono equivalenti:
3a z0 è una singolarità essenziale per f
3b limz→z0 f (z) non esiste ne finito ne infinito
3c i coefficienti della parte caratteristica sono tutti non nulli ed in numero infinito.
Dimostrazione. La dimostrazione si fa per ogni punto:
1. Vanno verificate le condizioni due a due:
1a ⇒ 1b vero per definizione di singolarità eliminabile;
1b ⇒ 1c siccome limz→z0 f (z) = l ∈ C, cioè esiste una m, M > 0 tale che per ogni z vale |z − z0 | < m allora |f (z) − l| ≤ M
1
R f (z)
o |f (z)| ≤ M (M è una costante che posso scegliere a piacere) , se scriviamo i coeficienti cn = 2πi δ (z−z0 )n
dz,
ricavando i moduli dei coefficienti
Z Z 2π h it
1 2π f ( h2 eit + z0 )i h2 eit f ( 2 e + z0 ) h2
Z Z 2π
1 f (z) 1 1 M M
|cn | =

n+1
dz = n+1 dt ≤ n+1 dt ≤ n dt = h n
2πi δ (z − z0 ) 2π 0 2π 0 2π 0 2 h

h h
ei(n+1)t

2 2 2
it
dove δ = z0 + he2 e t ∈ [0, π] perciò con n < 0 si ha cn = 0, cioè la serie di Laurent corrisponde alla serie di Mc
Laurin (parte da zero);

Foletto Federico 27 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

P+∞
1c ⇒ 1a vero perchè somma di serie di potenze, cioè f (z) = n=0 cn (z − z0 )n e limz→z0 f (z) = l ∈ C che è la definizione
di singolarità, in caso contrario non si avrebbe converegenza contraddicendo le ipotesi;
2. Vanno verificate le condizioni due a due:
2a ⇒ 2b vero per definizione di polo;
1 1
2b ⇒ 2c siccome limz→z0 f (z) = 0 per ipotesi di polo, allora costruendo f (z) = (z − z0 )m g(z) = a0 + a1 (z − z0 ) + a2 (z −
z0 )2 + ..., da cui si scrive f (z) = (z−z01)m g(z) dove g(z) è non nulla e olomorfa nel disco non bucato B(z0 , δ) ed ha
P+∞ P+∞ (z−z0 )n
forma g(z)−1 = n=0 cn (z − z0 )n , si sostituisce e si ha che f (z) = (z−z01)m g(z) = n=0 cn (z−z 0)
m dove m è un

numero finito (numero finito di termini negativi), e lo sviluppo di c−m = limz→z0 (z − z0 )m f (z) sarà il coeficiente
del polo di ordine m in z0 ;
c−m c−1 P+∞
2c ⇒ 2a vero perchè se f (z) = z−z 0
+...+ z−z 0
+ n=0 cn (z −z0 )n con 0 < |z −z0 | < δ allora limz→z0 (z −z0 )m f (z) = c−m ,
cioè esiste il limite finito che definisce il polo;
3. Vanno verificate le condizioni due a due:
1a ⇒ 3b vero per definizione di singolarità essenziale;
3b ⇒ 3c per esclusione degli altri due casi, la singolarità non può che essere essenziale;
3c ⇒ 3a vero per esclusione degli altri casi;

Def 5.28 (Funzione razionale propria e parte caratteristica). Sia f (z) = p(z)q(z) una funzione razionale propria, cioè con grado del
numeratore maggiore del denominatore e con p(z) e q(z) primi tra loro, allora f coincide con la somma delle parti caratteristiche degli
sviluppi di Laurent di f relativi a poli di f , cioè gli zeri di q(z).
Dimostrazione. Prendiamo z1 ...zn che sono gli zeri del denominatore e σ1 (z)...σn (z) sono la parte caratteristica Pn dello svi-
luppo di Laurent di f convergente in un disco bucato di centro zk con k = 1...n. Pongo g(z) = f (z) − k=1 σk (z) dove
g(z) è intera ha solo singolarità eliminabili, g(z) è limitata (perchè è continua, a sinistra nulla e a destra infinitesima) allora
limz→+∞ g(z) = 0, perciò per il teorema di Liouville g(z) è costante, o meglio identicamente nulla.
Th 5.19 (Th. di De L’Hospital). Siano f e g funzioni olomorfe in un disco bucato di centro z0 ∈ C, supponiamo che vagano una delle
due proposizioni:
• limz→z0 f (z) = limz→z0 g(z) = 0
• limz→z0 f (z) = limz→z0 g(z) = +∞
0
allora limz→z0 fg(z)
(z)
= limz→z0 fg0 (z)
(z)

Dimostrazione. Considerando vera limz→z0 f (z) = limz→z0 g(z) = 0, allora potremmo scrivere f (z) = (z − z0 )k h1 (z) con
h1 (z0 ) 6= 0 e k ≥ 1, g(z) = (z − z0 )m h2 (z) con m ≥ 1. Ora scrivendo il limite limz→z0 fg(z)
(z)
= limz→z0 (z − z0 )k−m hh12 (z)
(z) perciò

f 0 (z) k(z − z0 )k−1 h1 (z) + (z − z0 )k h01 (z) kh1 (z) + (z − z0 )h01 (z) kh1 (z)
limz→z0 = limz→z0 0 = limz→z0 (z − z0 )k−m =
0
g (z) m(z − z0 ) m−1 m
h2 (z) + (z − z0 ) h2 (z) mh2 (z) + (z − z0 )h02 (z) mh2 (z)

Def 5.29 (Residuo di una funzione). Sia f : Ω → C olomorfa e sia z0 una singolarità isolata per f , sia B ∗ (z0 , r) ⊆ Ω, sia
∗ it
R 2π] → B (z0 , r) un circuito tale che γ(t) = z0 + γe con 0 < γ < r. Si definisce residuo di f in z0 la quantità Res(f, z0 ) =
γ : [0,
1
2πi γ f (z)dz.
P+∞ n ∗
Sia f (z0 ) = n=−∞ cn (z − z0 ) lo sviluppo di f in serie bilatera convergente nel disco bucato B (z0 , r), allora il residuo
1 1
R f (z)
Res(f, z0 ) = c−1 è il coefficiente di z−z0 dello sviluppo della serie bilatera. La quanità cn = 2πi γ (z−z0 )n+1 dz si chiama residuo
perchè somma di infiniti elementi che danno contributo nullo tranne in z0 = z.
Th 5.20 (Th. dei residui). Sia f : Ω → C olomorfa e sia γ un circuito R orientato positivamente.
Pn Se z1 ...zn sono punti singolari di f
appartenenti alla parte intera in γ e f è olomorfa in Ω {z1 ...zn } allora γ f (z)dz = 2πi k=1 Res(f, zk ).

Dimostrazione. Se prendiamo per ogni singolarità un cerchio allora per ogni zk ∈ 0 prendo γk = zk + reit con t ∈
[0, 2π] con r sufficientemente piccolo. La parte interna di γk contiene zk eP
nessun’altra singolarità
Pdi f allora f è olomorfa
R n R n
nell’intercapedine tra γ e γk . Per il teorema dell’intercapedine γ f (z)dz = k=1 γk f (z)dz = 2πi k=1 Res(f, zk ).

Foletto Federico 28 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

Def 5.30 (Calcolo del residuo di una funzione in un polo). Sia z0 un polo di ordine n per f, allora

1 dn−1
Res(f, z0 ) = limz→z0 ((z − z0 )n f (z))
(n − 1)! dz
d

In particolare nel caso un polo di ordine 2 si ha Res(f, z0 ) = limz→z0 dz (z − z0 )2 f (z) .
Dimostrazione. Posto limz→z0 (z − z0 )n f (z) = l con f olomorfa in z ∈ B ∗ (z0 , r) allora possiamo scrivere
n
cn c−1 X
f (z) = + ... + + ck (z − z0 )k
(z − z0 )n (z − z0 )
k=0

n
X
f (z)(z − z0 )n = cn + ... + c−1 (z − z0 )n−1 + (z − z0 )n ck (z − z0 )k
k=0

e se deriviamo otteniamo
dn−1
[f (z)(z − z0 )n ] = (n − 1)!c−1
dz
1 dn−1
Res(f, z0 ) = limz→z0 ((z − z0 )n f (z))
(n − 1)! dz
dove la serie non caratteristica non da contributo nella singolarità.

Def 5.31 (Calcolo del residuo di un polo di ordine 1). Siano f e g funzioni olomorfe con g(z0 ) 6= 0 e h(z0 ) = 0 ma h0 (z0 ) 6= 0,sia
g(z)
f (z) = h(z) cioè ho un polo di ordine uno in z0 , allora Res(f, z0 ) = hg(z 0)
0 (z ) .
0

z−z0 g(z0 )
Dimostrazione. Siccome f ha in z0 un polo di ordine uno, allora c−1 = limz→z0 (z − z0 )f (z0 ) = g(z) h(z)−h(z0)
= h0 (z0 ) .

Th 5.21 (Lemma del cerchio grande). Sia R > 0, siano 0 ≤ ϑ1 < ϑ2 < 2π , sia Ω = {z
R ∈ C : ∠z ∈ [ϑ1 , ϑ2 ], |z| > R}, sia
f : Ω → C olomorfa e supponiamo che limR→+∞ zf (z) = 0 con z ∈ Ω allora limR→+∞ γ f (z)dz = 0 dove γ = Reit con
ϑ 1 ≤ t ≤ ϑ2 .
Dimostrazione. Se prendiamo una funzione razione fratta f (z) = p(z) q(z) dove p(z) e q(z) sono polinomi di grado q ≥ p + 2 con
f olomorfa anche fuori dalla palla, vale la seguente diseguaglianza
Z Z ϑ2 Z
ϑ2 Z ϑ2
it it f (Reit )Reit dz ≤ R f (Reit ) dz

f (z)dz = f (Re )Re dz ≤


γ ϑ1 ϑ1 ϑ1


ora limR→+∞ ϑ12 R f (Reit ) dz = 0 è vero se e solo se per ogni  > 0 esiste un R tale che |z| > R per cui |zf (z)| < ; cioè
it
R R ∈ [ϑ1 , ϑ2 ]Rdeve valere |Rf (Re )| < , e per  > 0 esiste R() per cui R > R() , ma poichè limR→+∞ zf (z) = 0 allora
se
R→+∞
γ f (z)dz < γ dz = (ϑ2 − ϑ1 ) → 0.

Foletto Federico 29 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

Th 5.22 (LemmaRdi Jordan). Sia f continua in S = {z ∈ C : 0 ≤ ϑ1 ≤ ∠z ≤ ϑ2 ≤ π dove |z| > r ∈ R+ }, e sia limR→+∞ f (z) = 0
allora limR→+∞ γR f (z)eikz dz = 0 con k > 0 ponendo γR (t) = Reit dove ϑ1 ≤ t ≤ ϑ2 .
In modoR speculare in S = {z ∈ C : π ≤ ϑ1 ≤ ∠z ≤ ϑ2 ≤ 2π dove |z| > r ∈ R+ }, e sia k < 0 con limR→+∞ f (z) = 0 allora
limR→+∞ γR f (z)eikz dz = 0 ponendo γR (t) = Reit dove ϑ1 ≤ t ≤ ϑ2 .

Dimostrazione. Ipotizando k > 0 ci calcoliamo l’integrale γR f (z)eikzdz dove γR (t) = Reit dove ϑ1 ≤ t ≤ ϑ2 :
R

Z Z ϑ2

Z ϑ2 Z ϑ2
ikzdz it ikReit it

it ikReit

f (Reit ) eikR(cos t+i sin t) dt =

f (z)e = f (Re )iRe e dt ≤ R f (Re ) e dt = R


γR ϑ1 ϑ1 ϑ1

Z ϑ2 Z π
f (Reit ) Re−kR(sin t) dt ≤ R max f (Reit ) e−kR(sin t) dt

R
ϑ1 0

siccome max f (Reit ) = M (R) è una quantità finita

π 2
π2
π π
e−kR π t e−kR − 1
Z Z Z 2
−kR(sin t) −kR(sin t) −kR(sin t)
R M (R)e dt = RM (R) e dt = 2RM (R) e dt = 2RM (R) π = −M (r)π
0 0 0 −k2R 2 k
0

−kR
−1
che per R che tende ad infinito −M (r)π e f (z)eikzdz = 0.
R
k tende a zero, perciò γR

it
Th 5.23 (Lemma del cerchio piccolo). Sia f olomorfa in un intornoR forato di z0 , siano γR = z0 + Re con 0 ≤ t ≤ π e R > 0,
supponendo che f abbia un polo di ordine uno in z0 allora limR→0+ γR f (z)dz = iπRes(f, z0 ).
c−1
Dimostrazione. Dalle ipotesi f (z) ha solo un polo semplice perciò ha una forma del tipo f (z) = z−z 0
+g(z) con g(z) olomorfa
in un intorno di z0 ,se calcoliamo l’integrale
Z Z Z Z
c−1 1
limR→0+ f (z)dz = limR→0+ + g(z)dz = limR→0+ c−1 dz + limR→0+ g(z)dz =
γR γR z − z0 γR z − z0 γR

π Z π
iReit iReit
Z Z
= limR→0+ c−1 dt + limR→0 + g(z)dz = lim R→0+ c −1 dt + 0 =
0 z0 + Reit − z0 γR 0 z0 + Reit − z0
Z π
= c−1 idt = iπRes(f, z0 )
0

Def 5.32 (Valor principale di un integrale di variabile reale). Si definisce valore principale di una funzione f che presenta una sin-
golarità e simmetria dispari attorno a questa, l’integrale della funzione in un intervallo simmetrico attorno alla singolarità e comprende
quest’ultima, tale per cui l’integrale esiste finito e nullo.

R 1 di avvolgimento). Sia γ una curva chiusa in C, sia z ∈ C e z ∈


Def 5.33 (Indice
1
/ γ, si dice indice di avvolgimento attorno a z
avvγ = 2iπ γ h−z
dh .

0
Th 5.24 (Indice di avvolgimento). Sia γ una curva chiusa in C, allora avvγ =
num. giri attorno a z
Th 5.25 (Principio dell’argomento). Sia Ω ∈ C aperto e sia f : Ω → C olomorfa con al più un numero finito di singolarità, tutti
poli; sia γ una curva semplice e chiusa in Ω orientata positivamente, allora avvf (γ) (0) =(num. zeri) - (num. poli).

Foletto Federico 30 ANALISI REALE E COMPLESSA


5 FUNZIONI A VARIABILE COMPLESSA

Dimostrazione. Calcolando l’avvolgimento


b
f 0 (γ(t))γ 0 (t) f 0 (z) f0
Z Z Z
1 1 1 1 X
avvf (γ) (0) = dz = dt = dz = Res( , zk )
2iπ f (γ) z 2iπ a f (γ(t)) 2iπ γ f (z) f
0
dove zk sono i poli e zeri di f dentro γ, e gli zeri saranno di ordine mk = Res( ff , zk )

f (z) = (z − zk )mk gk (z)

f 0 (z) mk (z − zk )mk−1 gk (z) + (z − zk )mk gk0 (z) mk g 0 (z)


= m
= + k
f (z) (z − zk ) k gk (z) (z − zk ) gk (z)
0 0
i poli avranno ordine nk = Res( ff 0 , zk ) = limz→zk − (z − zk ) ff perchè

c−nk c−nk +1 c−1


f (z) = + + ... + + gk (z)
(z − zk )nk (z − zk )nk (z − zk )nk +1

f 0 (z) −nk c−nk + (z − zk )(...)


=
f (z) (z − zk ) c−nk + (z − zk )(...)

Foletto Federico 31 ANALISI REALE E COMPLESSA


6 TRASFORMATA DI FOURIER

6 Trasformata di Fourier
Def 6.1 (Trasformata di Fourier). Sia f ∈ L1 (R), anche detto segnale a energia finita o potenza nulla, si definisce trasformata di
R +∞
Fourier la funzione F [f (x)](w) = −∞ f (x)e−wix dx dove F [f (x)](w) : R → C . Nel caso di periodicità la trasformata si riduce al
medesimo integrale nel periodo, perciò si ottiene esattamente la serie di Fourier di una funzione periodica.
Def 6.2 (Proprietà della trasformata di Fourier). La trasformata di f ∈ L1 (R) ha le seguenti proprietà:
• poichè f (x) ∈ L1 (R) allora [e−wi f (w)] ∈ L1 (R)
R +∞
• limitatezza supw∈R |fˆ(w)| ≤ −∞ |f (x)|dx = kf kL1 (R)

Def 6.3 (Continuità della trasformata di Fourier). Se f ∈ L1 (R) allora fˆ ∈ C 0 (R) è continua.
ˆ ˆ
R Fissando w0 ∈ R, Rla continuità in w0 si dimostra se si ha che per ogni wn → w0 si ha che f (wn ) → f (w0 ) cioè
Dimostrazione.
+∞ +∞
limn→+∞ −∞ f (x)e−wn ix dx − −∞ f (x)e−w0 ix dx = 0, perciò se maggioriamo

Z +∞ Z +∞ Z +∞
−wn ix −w0 ix
−w ix
e n − e−w0 ix |f (x)|dx =

limn→+∞ f (x)e dx − f (x)e dx ≤ limn→+∞

−∞ −∞ −∞
Z +∞
= limn→+∞ gn (x)dx → 0
−∞

per q.o. x con n → +∞. Usando R la convergenza dominata e in modo che la maggiorazione non dipenda da n si ha che
|gn (x)| ≤ 2|f (x)| ∈ L1 (R) dove gn (x)dx → 0 e la trasformata può essere vista come un funzionale F : L1 (R, C) → C 0 (C, C)
se f ∈ L1 (R) allora limw→+∞ fˆ(w) = 0 è continua; per ogni f sommabile è associata una F [f ] continua.

Def 6.4 (Limitatezza della trasformata). Sia f : R → C una funzione sommabile, si pone fˆ : L1 (R, C)k.k1 → C 0 (C, C)k.k∞ allora
fˆ è lineare e continua.
Dimostrazione. La linearità è garantita
dalla linearità
dell’integrale, cioè F [αf +βg] = α[f ]+βF [g]. La continuità si dimostra
ˆ ˆ
se esiste una costante che soddisfa f ≤ f perciò
∞ 1
Z +∞ Z +∞ Z +∞
ˆ ˆ −wix
|e−wix ||f (x)|dx = |f (x)|dx = fˆ

f = supw∈R |f (w)| = supw∈R f (x)e dx ≤ supw∈R

∞ −∞ −∞ −∞ 1

Def 6.5 (Segnali hermitiani). Sia f ∈ L1 (R) allora:

• f reale allora |fˆ| pari e ∠f dispari

• f pari allora fˆ reale

• f dispari allora fˆ immaginaria pura

Def 6.6 (Lemma di Riemann-Lebesgue). Sia f ∈ L1 (R) allora lim|w|→+∞ fˆ(w) = 0.


Th 6.1 ( Formula di inversione della trasformata di Fourier). Sia f ∈ L1 (R) una funzione regolare a tratti, con numero finito di
discontinuità di salto con limite destro e sinistro finito, allora per ogni x ∈ R si ha
+∞ +λ
f (x− ) + f (x+ )
Z Z
1 1
= v.p. fˆ(w)ewix dw = limλ→+∞ fˆ(w)ewix dw
2 2π −∞ 2π −λ

ˆ
Cor 6.2 (Formula di dualità). Sia f ∈ L1 (R) una funzione continua allora per ogni x ∈ R si ha che fˆ(x) = 2πf (−x).
Dimostrazione. Si dimostra con un semplice conto:
Z +∞ Z +∞
ˆ
2πf (−x) = v.p. fˆ(w)ewi(−x) dw = v.p. fˆ(w)e−wix dw = fˆ(x)
−∞ −∞

Foletto Federico 32 ANALISI REALE E COMPLESSA


6 TRASFORMATA DI FOURIER

Th 6.3 (Trasformata della derivata). Sia f ∈ L1 (R) una funzione continua e derivabile di classe C 1 a tratti, allora F [f 0 ] = iwfˆ.
Rx
Dimostrazione. Dalle ipotesi f ∈ L1 (R, C) e continua e derivabile a tratti, cioè f (x) = f (0) + 0 f 0 (t)dt e rispettivamente
( R +∞
∃limx→+∞ f (x) = f (0) + 0 f 0 (t)dt
R0
∃limx→−∞ f (x) = f (0) + −∞ f 0 (t)dt

siccome f ∈ L1 (R) è infinitesima perciò i limiti tendono a zero, quindi (risolvendo per parti)
Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞
F [f 0 (w)] = e−wix f 0 (x)dx = e−wix f (x)|+∞
−∞ − (−iw)e−wix f (x)dx = 0+iw e−wix f (x)dx = iw e−wix f (x)dx
−∞ −∞ −∞ −∞

Cor 6.4 (Trasformata della derivata n-esima). Sia f ∈ L1 (R) una funzione continua e derivabile di classe C (n−1) , cioè derivabile
n − 1 volte con derivata continua a tratti e appartenente a L1 (R), allora fˆn (w) = (iw)n fˆ(w). Inoltre fˆ(w) = o w1n per w → ±∞


per il lemma di Riemann-Lebesque.

Th 6.5 (Derivata della trasformata). Sia f ∈ L1 (R) sommabile e che lo sia anche xf (x), allora fˆ è derivabile e (fˆ(w))0 =
F [−ixf (x)](w).

Dimostrazione. Scriviamo il rapporto incrementale

fˆ(w + h) − fˆ(w) 1 +∞ n −i(w+h)x


Z +∞
e−ihx − 1
Z o
(fˆ(w))0 = limh→0 = limh→0 e − e−iwx f (x)dx = limh→0 e−iwx f (x) dx
h h −∞ −∞ h
Z +∞ Z +∞
e−iwx f (x)(−ix)dx = e−iwx (−ixf (x))dx
−∞ −∞

bisogna giustificare il passaggio al limite sotto il segno di integrale

e−ihx − 1
gh (x) = e−iwx f (x) → ixe−iwx f (x)
h
Dove presa l(x) ∈ L1 (R) e |gn (x)| ≤ l(x), in più per ogni α ∈ R e |eiα − 1| ≤ α quindi |gh (x)| ≤ |f (t)| ht
h = |xf (x)| .

Cor 6.6 (Derivata n-esima della trasformata). Se xn f (x) ∈ L1 (R) allora fˆ ∈ C n (R, C).

Dimostrazione. La dimostrazione avviene per induzione, infatti se xn f (x) ∈ L1 (R) allora anche fˆ ∈ C n (R, C) perciò fˆ(n) =
F [(−ix)n f (x)](w).
−1
RDef 6.7 (Convoluzione di due funzioni). Siano f, g → C misurabili con f [−∞, a] misurabile per ogni a ∈ R allora (f ∗ g)(x) =
R
f (x − y)g(y)dy si dice f convoluto g con x ∈ R se esiste.
Th 6.7 (Convoluzione di due funzioni ). Siano f, g ∈ L1 (R) allora per quasi ogni x ∈ R la funzione h(x, y) = f (x − y)g(y) è
sommabile in R e il prodotto di convoluzione (f ∗ g)(x) = (g ∗ f )(x) ∈ L1 (R) ha senso o meglio esiste sommabile.
Dimostrazione. Usando il th. di Tonelli vediamo se h(., .) ∈ L1 (R).
Definendo h(x, y) e prendendo i moduli |h(x, y)| = |f (x − y)g(y)| ed integrando
Z +∞ Z +∞ Z +∞
|h(x, y)|dx = |f (x − y)g(y)|dx = |g(y)| |f (x − y)|dx
−∞ −∞ −∞

dove tale funzione risulta sommabile in R per q.o. y, e integrando su y se ne verifica la sommabilità:
Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞
|g(y)| |f (x − y)|dxdy = |g(y)| |f (u)|dudy = |g(y)|dy |f (u)|du
−∞ −∞ −∞ −∞ −∞ −∞

e siccome per ipotesi f, g ∈ L1R(R) allora anche Rh ∈ L1 (R) .


Ora se applico il th. di Fubini R2 |h(x, y)|dy = R2 |f (x − y)g(y)|dy ∈ L1 (R) e tale integrabile è calcolabile.

Def 6.8 (Trasformata di una convoluzione). Siano f, g ∈ L1 (R) allora (f ˆ∗ g)(x) = fˆ(x)ĝ(x).

Foletto Federico 33 ANALISI REALE E COMPLESSA


6 TRASFORMATA DI FOURIER

Dimostrazione. Si dimostra con pochi passaggi


Z +∞ Z +∞  Z +∞ Z +∞
ˆ
(f ∗ g)(x) = e−iwx
f (x − y)g(y)dy dx = e−iwx f (x − y)g(y)dydx =
−∞ −∞ −∞ −∞
Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞
= g(y) e−iw(t+y) f (t)dtdy = e−iwy g(y) e−iwt f (t)dtdy = fˆ(x)ĝ(x)
−∞ −∞ −∞ −∞

Th 6.8 (Disuguaglianza di Young ). Siano f ∈ L1 (R) e g ∈ Lp (R) con p ≥ 1 ∈ N finito allora (f ∗ g)(x) è definta per q.o. x ∈ R
dove (f ∗ g)(x) ∈ Lp (R) e vale kf ∗ gkLp ≤ kf kL1 kgkLp
R +n
Th 6.9 (Th. di Plancherel). Sia f ∈ L2 (R) allora gn (w) = fˆn (w) = limn→+∞ −n f (x)e−iwx dx converge in L2 (R) ad una
funzione g, chiamata trasformata di Fourier di f : L2 (R) → L2 (R) e sarà è una biezione lineare e continua. Inoltre
2
2 kfˆkL2
• vale l’identità di Parseval kf kL2 = 2π

• se f ∈ L (R) allora gn (x) converge ad f ∈ L2 (R)


2

Dimostrazione. Dimostriamo solo che vale l’identità di Parseval: Se f ∈ L2 (R) allora f ∈ L2 ([−n, n]) con n → ∞, ma
nell’intervallo limitato f ∈ L1 ([−n, n]), perciò è possibile calcolarci la trasformata, bisogna vedere se tale trasformata fˆn →
fˆ. Se prendiamo una successione sn → f in L1 ([−n, n]) ed applichiamo Parseval si vede che
2 2
kŝn k = 2π ksn k

dove sn sarà a supporto compatto, e se lo portiamo al limite sn → f e la sua trasformata di conseguenza sˆn → fˆ.
In più se f ∈ L2 (R) e xf ∈ L2 (R) si dimostra anche che F [xf (x)] = ifˆ0 (x) q.o. :
d d ˆ
F [xf (x)] = limn→∞ F [xf (x)χ[−n,n] (x)] = limn→∞ i F [f (x)χ[−n,n] (x)] = i f (w) = ifˆ0 (w)
dw dw
dove f (x)χ[−n,n] (x) si può trasformare perchè sommabile.
Def 6.9 (Compatto). Sia E ⊂ Rn chiuso e limitato, allora si dice compatto.
Def 6.10 (Supporto). Sia f : R → R, allora il supp(f ) = {x ∈ R : f (x) 6= 0}; il supporto è l’insieme più piccolo dove la funzione
non assume valore nullo.
Def 6.11 (Spazio S(R) delle funzioni a decrescenza rapida). S(R) è lo spazio delle funzioni a decrescenza rapida definito da
f : R → C tale che f ∈ C ∞ (R, C) per ogni p, q ∈ N esiste una costante cp,q ≥ 0 tale che (|x|p + 1)|f (q) (x)| ≤ cp,q per ogni x ∈ R.
In più si può dire che tutte le derivate di f ∈ S(R) sono anch’esse in S(R).
Def 6.12 (Spazio S(R) contenuto L1 ∪ L2 ). Lo spazio S(R) delle funzioni a decrescenza rapida è contenuto in L1 ∪ L2 .
cp,q
Dimostrazione. Poichè per definizione f ∈ S(R) allora si può scrivere (|x|p + 1)|f (q) (x)| ≤ cp,q allora |f (q) (x)| ≤ (|x|p +1) se
2
c
prendiamo il quadrato |f (q) (x)|2 ≤ (|x|p,q
p +1) allora f
(q)
(x) ∈ L1 (R) con q = 0.

R +∞ R +∞
Def 6.13 (Identità di Parseval in S(R) ). Siano f1 , f2 ∈ S(R) allora −∞ f1 (x)f 2 (x)dx = 2π 1
−∞ 1
fˆ (w)fˆ2 (w)dw, che corrisponde
D E 2
2
1
a scrivere hf1 , f2 i = 2π fˆ1 , fˆ2 ; in particolare se f1 = f2 = f allora vale l’identità di Parseval kf kL2 = 2π1 ˆ
f 2 .
L

Dimostrazione. Si dimostra con dei semplici passaggi, il primo passaggio (l’antitrasformata è giustificata perche f ∈ L2 )
Z +∞ Z +∞ Z +∞
1
f1 (x)f 2 (x)dx = eiwx fˆ1 (w)dwf 2 dx
−∞ −∞ 2π −∞

osservando che (x, w) → eiwx fˆ1 (w)f 2 (w) ∈ L1 (R) posso applicare il th. di Fubini
Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞
1 1 1
eiwx fˆ1 (w)dwf 2 dx = eiwx f 2 (x)dxfˆ1 (w)dw = e−iwx f2 (x)dxfˆ1 (w)dw =
−∞ 2π −∞ 2π −∞ −∞ 2π −∞ −∞
Z +∞ Z +∞ Z +∞
1 1
= e−iwx f2 (x)dxfˆ1 (w)dw = fˆ1 (w)fˆ2 (w)
2π −∞ −∞ 2π −∞

Foletto Federico 34 ANALISI REALE E COMPLESSA


6 TRASFORMATA DI FOURIER

Th 6.10 (Biiettività della trasformata di Fourier in S(R) ). La trasformata di Fourier è una biezione lineare e continua di S(R) con
2
norma k.k in S(R) con la sua inversa; perciò F : S(R) → S(R) e F −1 : S(R) → S(R).
Dimostrazione. Cominciamo con il dimostrare F : S(R) → S(R), cioè F [S(R)] ⊆ S(R). Se f ∈ S(R) devo dimostrare che
fˆ ∈ C ∞ (R, C) e vale (|w|p + 1)|fˆ(q) (x)| ≤ cp,q perciò se applico la definizione di funzione a descrescenza rapida

• per q = 0 si ha che f (x), xf (x) allora fˆ ∈ C 1 (R, C) dalla formula della derivata della trasformata

• per q = n si ha che f (x), xf (x), ..., xn f (x) allora fˆ ∈ C ∞ (R, C) dalla formula della derivata della trasformata

se provo che xn f (x) ∈ L1 (R) per ogni n ∈ N, si dimostra che xn f (x) ∈ S(R) dimostrando che vale (|x|p + 1)|f (q) (x)| ≤ cp,q ,
perciò si procede ponendo (|x|p + 1)|xn ||f (q) (x)| ≤ k(|x|p+n + 1)f (x) ≤ kc(p+n,k) e per diversi valori di q si avrà

• per q = 0 si ha (|w|p + 1)|fˆ(0) (w)| = (|w|p fˆ(w) + fˆ(w)) = F (−i)p f (p) (w) + |fˆ(w)| ≤ cp,q
 

• per q = n si ha (|w|p + 1)|fˆ(n) (w)| = |w|p fˆ(n) (w) + fˆ(n) (w) = wp F [(−ix)n f (x)](w) + F [(−ix)n f (x)](w) ≤ cp,q

siccome f ∈ L1 (R) allora la fˆ risulta limitata esiste una costante che maggiora le precedenti diseguaglianze e dimostra che
F (f (x)) ∈ S(R).
R +∞
Nel medesimo modo si dimostra che F −1 [S(R)] ⊆ S(R) cioè che se fˆ ∈ S(R) allora −∞ eiwx fˆ(w)dw ∈ S(R) (si può dedurre
dalla formula di dualità).
Il fatto che è una biezione è dimostrata dal fatto che F −1 [S(R)] ⊆ S(R) e F [S(R)] ⊆ S(R), la linearità è data dalla definizione
di trasformata, la continuità si dimostra tramite l’identità di Parseval.
La continuità si può dimostrare anche ricordando che se fn → 0 in S(R) e fˆn → 0 in S(R) allora per ogni p, q ≥ 0 si ha che

(|w|p + 1)|fˆ(q) (w)| = (|w|p + 1)|F [xq f (q) (x)]| = |F [xq f (q) (x)]| + wp F [xq fn(q) (x)] = |F [xq f (q) (x)]| + F (p) [xq fn(q) (x)]

∞ ∞

se poniamo p, q = 0, fn → 0 in S(R) e L1 (R) , allora


+∞ +∞ +∞
|fn (x)|(1 + x2 )
Z Z Z
1
dx ≤ (1 + x2 )fn (x) ∞

|fn (x)|dx = 2
dx
−∞ −∞ (1 + x ) −∞ (1 + x2 )
R +∞
dove fˆn →0e 1
dx è sommabile perciò finito, e converge in S(R).

∞ −∞ (1+x2 )

Def 6.14 (Convergenza in S(R) a zero). Si dice che una successione fn con n ∈ N ⊆ C converge in 0 in S(R) se per ogni p, q ∈ N
(q)
la successione (|x|p + 1)|fn (x)| converge a 0 uniformemente in R. Si dice anche che fn → f in S(R) se |fn − f | → 0 in S(R).

Foletto Federico 35 ANALISI REALE E COMPLESSA


7 DISTRIBUZIONI

7 Distribuzioni
Def 7.1 (Spazio D(R) delle funzioni test). Sia D(R) = {f ∈ C ∞ (R, C) : ∃supp(f ) compatto } allora tale spazio è detto spazio
delle funzioni di test.
Lo spazio D(R) è uno spazio di funzioni complesse, indefinitamente derivabili e con supporto compatto (chiuso e limitato). Tale spazio
è D(R) ⊆ S(R) e tutte le derivate di f stanno in D(R). Ricordiamo poi che D(R) non è uno spazio normato (da una norma, ma da
infinite norme si). Una funzione f ∈ D(R) si chiama elemento di test .

Def 7.2 (Convergenza in D(R)). Si dice che una successione fn ∈ D(R) tale che fn → 0 in D(R) se
• se esiste un intervallo [a, b] ⊂ R che contiene tutti i supporti delle fn , cioè supporto(vn ) ⊂ [a, b];

(k)
• per ogni k la successione delle derivate k-esime fn → 0 con convergenza uniforme;

Def 7.3 (Distribuzione). Si chiama distribuzione su R ogni funzionale T : D(R) → C lineare e continuo, cioè lineare tale che fn → 0
in D(R) allora Tfn → 0 in C; la distribuzione Tfn si può anche scrivere hT, fn i (che non è il prodotto scalare).

Def 7.4 (Spazio vettoriale D0 (R) ). Sia D0 (R) è lo spazio delle distribuzioni su C e si dice spazio vettoriale delle distribuzioni. I
funzionali in D0 (R) sono linari e continui da D(R) a C. Si può scrivere che se f ∈ L0loc allora Tf : D(R) → C e v → R f (x)v(x)dx
R

in D0 (R).
Def 7.5 (Delta di Dirac è una distribuzione ). La delta di Dirac δ è una distribuzione in D0 (R) .

Dimostrazione. Per verificare che δ è una distribuzione devo verificare linearità e continua; la linearità si dimostra facilmente
con λ, u ∈ C e v1 , v2 ∈ D(R) perciò

hδ, λv1 + uv2 i = (λv1 + uv2 )(0) = λv1 (0) + uv2 (0) = λ hδ, v1 i + u hδ, v2 i

per la continuità si deve dimostrare che fn → 0 in D(R) allora Tfn → 0 in C , cioè hδ, vn i = vn (0) → 0 ed è dimostrato
perchè |vn (0)| ≤ kvn (0)k∞ → 0.


Def 7.6 (Spazio L1loc ). Lo spazio L1loc = v : R → C misurabili tale che se per ogni intervallo[a, b]∃v ∈ L1 [a, b] è lo spazio di fun-
zioni localmente sommabili. Tale spazio è C(R) ⊆ L1loc e L1loc (R) = L1 (R).
Def 7.7 (Inclusione di D(R) in S(R)). Sia f ∈ D(R) allora f ∈ S(R) e se f converge in S 0 (R) allora f converge in D0 (R).

Def 7.8 (Inclusione di L1loc in D1 (R)). L1loc è sottoinsieme di D1 (R).


Dimostrazione. Sia f ∈ L1loc , Tf : D(R) → C con v ∈ D(R), si deve dimostrare che Tf è ben definito, Tf è lineare, Tf è
continuo.
Per dimostrare che Tf è ben definito deve esistere una r > 0 per cui esiste un supp(v) ⊆ [−r, r] , data una v(x) = 0 se |x| > 0
Z +∞ Z r Z r Z r
| f (x)v(x)dx| = | f (x)vn (x)dx| ≤ |f (x)||v(x)|dx ≤ kv(x)k∞ |f (x)|dx = 0
−∞ −r −r −r

dove si useranno le ipotesi di sommabilità di f .


La linearità discende dalla linearità dell’integrale hλTf , λv1 + uv2 i = λ hTf , v1 i + u hTf , v2 i .
La continuità si dimostra partendo dalla definizione di vk con vk → 0 in D(R) e questa ha senso:

• esiste [a, b] ⊆ R tale che supp(vk ) ⊆ [a, b] per ogni k

Foletto Federico 36 ANALISI REALE E COMPLESSA


7 DISTRIBUZIONI


(p)
• vk → 0 per k → ∞ , poniamo p = 0

Z +∞ Z b Z a
| hTf , λvk i | = | f (x)vk (x)dx| = | f (x)vk (x)dx| ≤ kv(x)k∞ |f (x)|dx = 0
−∞ a a

per k che tende ad infinito.

Def 7.9 (Convergenza in L1loc ). Data la successione fn , si ha la convergenza in L1loc nell’intervallo [a, b] se fn → f in L1 [a, b].
Def 7.10 (Funzione di L1loc individuata dalla distribuzione associata). Ad ogni funzione f ∈ L1loc si può associare una distribu-
R +∞
zione Tfn : D(R) → C o hTf , vi = −∞ f (x)v(x)dx .
Dimostrazione. Tfn è una distribuzione, perciò sarà lineare e continua e si dimostra la linearità usando la linearità dell’inte-
R +∞
grale e la continuità si dimostra che dato vn → 0 in D(R) allora −∞ f (x)v(x)dx → 0 in C , si scrive perciò:
Z +∞ Z b Z b Z b
| f (x)vn (x)dx| = | f (x)vn (x)dx| ≤ |f (x)||vn (x)|dx ≤ kvn (x)k∞ |f (x)|dx
−∞ a a a
Rb
dove per definizione la serie vn ha supporto in[a, b] perciò a
|f (x)|dx è sommabile e kvn (x)k∞ tende a zero perciò
Z b
kvn (x)k∞ |f (x)|dx → 0
a

Th 7.1 (Iniettività delle distribizioni). Se f1 6= f2 in L1loc (R), cioè l’insieme x ∈ R tale che f1 (x) 6= f2 (x) ha misura positiva allora
Tf1 6= Tf2 .
Def 7.11 (Delta di Dirac non è rappresentabile in L1loc ). Per dimostrare che δ non è una funzione in L1loc , cioè non esiste una f ∈
R +∞
L1loc tale che δ = Tf . Si dimostra per assurdo, infatti supponiamo esista f ∈ L1loc e v ∈ D(R) , dove hδ, vi = v(0) = −∞ f (x)v(x)dx
. Ponendo per comodità ( 1
+1
v(x) = e x2 −1 |x| ≤ 1
0 |x| ≥ 1
e vn (x) = v(nx) dove vn (0) = 1 per ogni n ed 0 ≤ vn (x) ≤ e per ogni x ∈ R e con il supp(vn ) = − n1 , n1 si ha che vn → 0 q.o.
 
R +∞
in R. Ma siccome −∞ f (x)vn (x)dx → 0 applicando la convergenza dominata |f vn | ≤ |f | ∈ L1 [−1, 1] si cade nell’ assurdo perchè
Tf = 0 e non Tf = δ.
Def 7.12 (Operazioni sulle distribuzioni). Posto T1 , T2 ∈ D0 (R),v ∈ D(R), u, λ ∈ C, x0 ∈ R, γ ∈ C ∞ (R) e γ ∈ L0loc (R) allora:
• additività: hλT1 + uT2 , vi = λ hT1 , vi + u hT2 , vi

R R
• traslazione: hTx0 , vi = Tf (x−x0 ) , v = R f
(x − x0 )v(x)dx R= R f (u)v(u + u0 )du = hTf , v(x + x0 )i
traslazione e amplificazione:
hTax+x0 , vi = Tf (ax+x0 ) , v = R f (ax + x0 )v(x)dx =
1 u−u0 x−x0
R
= |a| R
f (u)v( a )du = Tf , v( a )

• prodotto: hγT, vi = hT, γvi.


Dimostrazione. Giustifichiamo il prodotto, dove ricordiamo che Tf ∈ D0 (R), v ∈ D(R) γ ∈ C ∞ (R), γ, f ∈ L0loc (R) e
scrivendolo in forma estesa Z
hγT, vi = γ(t)f (t)v(t) = hT, γvi
R
ma bisogna vedere che quest’ultima sia veramente una distribuzione cioè sia infinitesima in R se vn → 0 e lo è perchè
γvn → 0 , in più il supp(γ(x)vn (x)) = supp|x|<r [γ(x)vn (x)] = kvn k∞ supp|x|<r [γ(x)] = 0 · supp|x|<r [γ(x)] = 0
Def 7.13 (Distribuzioni pari, dispari, periodiche). Una distribuzione T ∈ D0 (R) si dice pari (rispettivamente dispari) se T−x = T
(rispettivamente T−x = −T ).
Def 7.14 (Derivata di una distribuzione). Sia T ∈ D(R) si pone per ogni v ∈ D0 (R) l’operazione di derivazione hT 0 , γvi =
− hT, γv 0 i.
In più posto T1 , T2 ∈ D(R), u, λ ∈ C, x0 ∈ R, γ ∈ C ∞ (R) e γ ∈ L0loc (R) :

Foletto Federico 37 ANALISI REALE E COMPLESSA


7 DISTRIBUZIONI

• h(λT1 + uT2 )0 , vi = −λ hT1 , v 0 i − u hT2 , v 0 i


• h(γT )0 , vi = hγT 0 + γ 0 T, vi



• per derivate di ordine m ∈ N vale T (m) , γv = (−1)m T, γv (m)
Dimostrazione.
Z Z Z
0 0 0 0
hT , γvi = f (x)v(x)dx = f (x)v(x)dx |R − f (x)v (x)dx = − f (x)v 0 (x)dx = − hT, γv 0 i
R R R

Giustificato il calcolo bisogna verificare che − hT, γv 0 i ha senso ed è una distribuzione. Per vedere che ha senso si osserva
il suo dominio, infatti poichè v ∈ D(R) allora v 0 ∈ D(R) e il supporto non cambia. Per dimostrare che è una distribuzione
sapendo che vn → 0 allora anche vn0 → 0.
Th 7.2 (Derivata distribuzionale di una funzione C 1 a tratti ). Sia f : R → R e sia x0 ∈ R supponiamo che f sia C 0 in [−∞, x0 ] e
[x0 , +∞] dove x0 è detto punto di salto e valgono anche
• limx→x+ f (x) = f (x+
0)∈R
0

• limx→x− f (x) = f (x−


0)∈R
0


poniamo S = f (x+ 0 0
0 ) − f (x0 ) e sia f (x) la derivata di f dove esiste, allora (Tf ) = Tf 0 + Sδx0 detta derivata di f nel senso delle
distribuzioni.

Dimostrazione. Pongo S = f (x+ 0
0 ) − f (x0 ) e g(x) = f (x) − Sδx0 che diventa continua in R e dimostriamo che (Tg ) = Tf 0 :
Z Z x0 Z +∞
0 0 0 0
h(Tg ) , vi = − hTg , v i = − g(x)v (x)dx = − g(x)v (x)dx − g(x)v 0 (x)dx =
R −∞ x0
Z x0 Z r  Z x0 Z +r 
0 0 x0 0 +r 0
= −v.p. g(x)v (x)dx − v.p. g(x)v (x)dx = − g(x)v(x) |−r − f (x)v(x)dx + g(x)v(x) |x0 − f (x)v(x)dx =
−r x0 −r x0
Z x0 Z +r Z x0 Z +r Z +r
= f 0 (x)v(x)dx + f 0 (x)v(x)dx = g 0 (x)v(x)dx + g 0 (x)v(x)dx = f 0 (x)v(x)dx = hTf 0 , vi = Tf 0
−r x0 −r x0 −r

Def 7.15 (Successioni che convergono a δ in S(R)). Sia f ∈ L0 (R) con R f (x)dx = 1 sia fn (x) = nf (nx) allora fn converge a δ
R

in D0 (R) .
Dimostrazione. Sia v ∈ D0 (R), bisogna dimostrare che R f (x)v(x)dx → v(0) allora
R

Z Z
y
nf (nx)v(x)dx = f (y)v( )dy
R R n

e se osservo che |f (y)v( ny )| ≤ kvk∞ f (y) ∈ L0 (R) usando il th. della convergenza dominata porto il limite dentro l’integrale
Z Z
y
limn→+∞ f (y)v( )dy = f (y)v(0)dy = hδ, v(0)i = v(0)
R n R+

perciò f è una distribuzione pari a δ.


Def 7.16 (Distribuzioni temperate). Si dice che il funzionale T : S(R) → C è una distribuzione temperata e si scrive T ∈ S 0 (R) se
per ogni successione vn ∈ S(R) con vn → 0 si ha hT, vn i → 0 in C. Esistoni perciò distribuzioni in S 0 (R) senza supporto compatto.
Def 7.17 (Funzioni a crescita lenta). Se esiste p ≥ 0 con p ∈ R e g ∈ L1 (R) tale che |f (x)| ≤ (1 + |x|p )|g(x)| allora f si dice a
crescita lenta e sta in S 0 (R).
Dimostrazione. R |f (x)||vn (x)|dx = R |1 + |x|p ||g(x)||vn (x)|dx =≤ k(1 + |x|p )v(x)k∞ ≤ kgkL1 (R)
R R

Def 7.18 (Funzioni derivabili in S 0 (R)). Se T ∈ S 0 (R) allora T 0 ∈ S 0 (R).


Dimostrazione. Sia vn → 0 in S 0 (R) allora si deve dimostrare che hT 0 , vn i → 0, ma siccome hT 0 , vn i = − hT, vn0 i e sapendo
che vn0 → 0 in S 0 (R) (e si dimostra facilmente applicando la definizione con una q maggiore di 1), allora siccome T ∈ S 0 (R)
si ha che hT, vn0 i → 0.

Foletto Federico 38 ANALISI REALE E COMPLESSA


7 DISTRIBUZIONI

R +∞ R +∞
Th 7.3 (Prodotto di funzioni L1 (R) ∈ S 0 (R)). Siano f, g ∈ L1 (R) allora −∞
fˆ(x)g(x)dx = −∞
ĝ(x)f (x)dx.
Dimostrazione. Bisogna dimostrare che f (x)ĝ(x) ∈ L1 (R) , e lo posso dimostrare poichè se f ∈ L1 (R) allora sarà continua
q.o. e limitata e varrà:
ˆ ≤ |f (x)|
|f (x)g(x)| ˆ
g(x) = |f (x)| kg(x)k 1 L

Z +∞ Z +∞ Z +∞
ĝ(x)f (x)dx = f (x) e−ixt g(t)dtdx
−∞ −∞ −∞

siccome (t, x) → f (x)g(x)e−ixt ∈ L1 (R) per il th di Tonelli, allora per il th. di Fubini posso calcolare l’integrale e scambiare
l’ordine di integrazione
Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞ Z +∞
f (x) e−ixt g(t)dtdx = f (x)e−ixt g(t)dxdt = fˆ(t)g(t)dt
−∞ −∞ −∞ −∞ −∞
D E
in particolare se f ∈ L1 (R) e v ∈ S(R) allora Tfˆ, v = hTf , v̂i.

0 0
Def
D 7.19 E (Trasformata di Fourier in S (R)). Sia T ∈ S (R) , la trasformata di Fourier del funzionale T̂ per ogni v ∈ S(R) allora
T̂ , v = hT, v̂i. In più si può dedurre che anche T̂ ∈ S 0 (R).

Dimostrazione. Si dimostra che T̂ ∈ S 0 (R), cioè che T̂ è lineare e continuo:


• la linearità deriva dalla linearità della trasformata in S(R)
D E D E D E
T̂ , λv1 + uv2 = hT, F [λv1 + uv2 ]i = λ hT, vˆ1 i + u hT, vˆ2 i = λ T̂ , v1 + u T̂ , v2
D E
• la continuità si ottiene prendendo vn → 0 in S 0 (R) (perciò vale anche v̂n → 0) e provando che T̂ , vn → 0 in C,
questo è vero perchè fˆ è limitato D E
T̂ , vn = hT, v̂n i → 0

Def 7.20 (Biiettività della trasformata di Fourier in S 0 (R)). La trasformata di Fourier F : S 0 (R) → S 0 (R) è una biezione lineare e
continua.
Dimostrazione. Si deve dimostrare la linearità, continuità, iniettività e surriettività:
• La linearità si ottiene scrivendo F [λT1 + uT2 ] = λTˆ1 + uTˆ2 e dalla definizione per ogni v ∈ S(R)
D E D E
hF [λT1 + uT2 ], vi = hλT1 + uT2 , v̂i = λ hT1 , v̂i + u hT2 , v̂i = λ Tˆ1 , v + u Tˆ2 , v

e siccome è una biezione questo vale anche per l’inversa;

• La continuità è definita D Tn → 0 in S 0 (R) con Tˆn → 0 in S 0 (R). Per dimostrarla prendo Tn → 0 in S 0 (R) con
come E
v ∈ S(R) da cui ottengo Tˆn , v = hTn , v̂i per la definizione di distribuzione temperata hT, vi → 0 in C;

• D
L’iniettività
E Dsi dimostra
E ponendo T̂ = Tˆ1 e valutando T, T1 come
D agiscono E sulle funzioni di test. Supponiamo vero che
ˆ ˆ
T1 , v = T̂ , v per ogni v ∈ S(R), da cui si può scrivere T̂ − T1 , v = h0, vi = 0 e bisogna dimostrare che anche
hT − T1 , vi = 0, per farlo non lo dimostro solo sulle trasformate ma su tutte le funzioni di test (anche per avvallare la
biettività), F (S(R)) = S(R) poichè ogni funzione di test è la trasformata di un altra funzione di test (e per quanto già
visto sulla trasformata), perciò la continuità si mantiene anche nella trasformazione ;
†† ˆ
• La
D suriettività si dimostra con la formula di dualità in S 0 (R): cioè T̂ = 2πT−x per ogni v ∈ S(R) e se calcoliamo
ˆ
E
T̂, v = 2π hT, v−x i che deriva dal fatto che

ˆ
D E D E D E
T̂, v = T̂ , v̂ = T, v̂ˆ = hT, 2πv−x i = 2π hT, v−x i

se T ∈ S 0 (R) esiste T1 ∈ S 0 (R) tale che Tˆ1 = 1 basta prendere T1 = 1


2π T̂−x e applicare la formula di dualità;
†† La suriettività di una funzione è quando la sua immagine corrisponde con il codominio.

Foletto Federico 39 ANALISI REALE E COMPLESSA


7 DISTRIBUZIONI

• La continuità dell’inversa deriva dalla formula di dualità usando la convergenza;

Def 7.21 (Spazi L1 (R), L2 (R) sono inclusi in S 0 (R)). Sia fn → f in L2 (R) allora Tfn → Tf in S 0 (R).
R +∞
Dimostrazione. Si deve dimostrare che hTfn , vi → hTf , vi dove f ∈ L2 (R), perciò hTfn , vi = −∞ fn (x)v(x)dx e hTf , vi =
R +∞ R +∞
−∞
f (x)v(x)dx e −∞ (fn (x) − f (x))v(x)dx → 0 e per dimostrare si maggiora
Z +∞ Z +∞
| (fn (x) − f (x))v(x)dx| ≤ |fn (x) − f (x)||v(x)|dx ≤ kfn (x) − f (x)kL2 (R) kv(x)kL2 (R) = 0
−∞ −∞

dove v è una funzione v ∈ S(R) tale che kvkL2 ∈ R.

Def 7.22 (Trasformata di Fourier di funzioni L2 in ambito S 0 (R) ). Se f ∈ L2 (R) allora Tˆf = Tfˆ.
D E D E
ˆ
Dimostrazione. Per ogni v ∈ S(R) varrà Tˆf , v = hTf , v̂i = Tfˆ, v ed è vero perchè ponendo fˆ = limn→+∞ f (x)χ[−n,n] (x)
2 ˆ ˆ 2 0 ˆ
e applicando il th. di Plancherel in L (R) e sapendo che se fn → f in L (R) allora T ˆ → T ˆ in S (R), allora T ˆ = Tf
fn f fn
D E D E D E D E
Tˆf , v = hTf , v̂i = limn→+∞ hTfn , v̂i = limn→+∞ Tˆfn , v = limn→+∞ Tfˆn , v = Tfˆ, v

Def 7.23 (Proprità della trasformata di Fourier in S 0 (R)). Seguono da semplici relazioni le seguenti proprietà:
D E D E


ˆ
• traslazione: Tˆx0 , v = hTx0 , v̂i = T, F [v(x)e−ix0 x ] = T e−ix0 x , v(x) = e−ix0 x T, v̂ = F [e−ix0 x T ], v

D E D E
• trasformata della derivata: hF [T 0 ], vi = − hT, F [−xiv(x)]i = − T̂ , −ixv(x) = i xT̂ , v

• derivata della trasformata: hF [Tf ]0 , vi = −i hF [xTf ], vi


0 0
Def 7.24 (Derivata di unaR distribuzione costante). Sia T ∈ D (R) e T = 0 allora T è costante , cioè esisterà una c ∈ C per ogni
v ∈ D(R) allora hT, vi = R cv(x)dx.
0
R
R v ∈ D(R) e hT, v i = 0, perciò prendiamo v0 ∈ D(R) per cui R v0 (x)dx = 1 e
Dimostrazione. Partendo dall’ipotesi di
poniamo c = hT, v0 i; se poniamo u = R v(x)dx allora se calcoliamo esplicitamente

hT, vi = hT, v − uv0 + uv0 i = hT, v − u0 vi + hT, uv0 i


R R
si vede che hT, v − uv0 i = R
(v(x) − uv(0))dx = 0 perciò hT, vi = 0 + u hT, v0 i = cu = c R
v(x)dx = cu dove la costante è
c = hT, v0 i.
0 0
R 0 della derivata di una distribuzione). Sia v ∈ D(R) allora esiste v ∈ D(R) tale che w = v se e solo se
RDef 7.25 (Esistenza
R
w(x)dx = R v (x)dx = 0.
Dimostrazione. Se esiste w = v 0 allora R w(x)dx = R v 0 (x)dx = v(+∞) − v(−∞) = 0 − 0 = 0; se viceversa R w(x)dx = 0
R R R
Rx
allora v(x) = −∞ v 0 (x)dx dove v ∈ C ∞ (R) e dobbiamo dimostrare che è v a supporto compatto, se v 0 è a supporto compatto
esisterà un punto iniziale dove l’integrale sarà non nullo, e poichè v → 0 esisterà un punto dove l’integrale da non nullo
tornerà nullo, perciò l’integrale sarà limitato a sinistra e destra, perciò v sarà a supporto compatto.

Def 7.26 (Calcolo di F [v.p. x1 ). ] Prima di calcolare esplicitamente la trasformata vediamo che v.p. x1 è una distribuzione dispari:
1. Si deve dimostrare che v.p. x1 è una distribuzione, cioè esiste in S 0 (R) con vn → 0 si ottiene (v.p. x1 ), vn → 0 in C;

  Z +∞ Z Z
1 vn (x) − vn (0) vn (x) − vn (0) vn (x) − vn (0)
(v.p. ), vn = v.p. dx = dx + dx =
x −∞ x |x|<1 x |x|>1 x
Z Z

0
vn (x)
= v (x)dx + dx

|x|<1 n |x|>1 x

Foletto Federico 40 ANALISI REALE E COMPLESSA


7 DISTRIBUZIONI

dove ho usato il th. di Lagrange, e ora maggioro


Z Z Z 1 Z

0
vn (x) 0
vn (x)(1 + x2 )
v (x)dx + dx ≤ kvn k∞ dx + dx ≤

|x|<1 n |x|>1 x |x|>1 x(1 + x2 )

−1
Z
1
2 kvn0 k∞ 2

≤ + vn (x)(1 + x ) ∞ dx =0+0=0

|x|>1 x(1 + x2 )
1
= c ∈ L1 e gli altri membri tendono a zero, perciò v.p. x1 è una distribuzione temperata.
R
dove |x|>1 x(1+x2 )
dx

2. Calclo esplicitamente F [v.p. x1 ], ricordando che F [1] = 2πδ


    +∞
xv(x) − xv(0)
Z
1 1
h1, vi = x(v.p. ), v = v.p. , xv(x) = v.p. dx
x x −∞ x

Poi tenendo presente che F [1] = iF [−ixv.p. x1 ] = iF [v.p. x1 ]0 cioè


 0
1 sgn(x) 1
(F [v.p. ])0 = −2iπδ = −2iπH 0 (x) = −2iπ +
x 2 2
0
dove si deduce F (v.p. x1 ) + 2iπH(x) = 0 da cui si deduce che è una distribuzione costante, cioè esiste una c ∈ R tale che
F (v.p. x1 ) = −iπsgn(x) + c deve essere costante, ma poichè sgn(x) è dispari allora c = 0 per mantenere la disparità della
trasformata F (v.p. x1 ).
Def 7.27 (Distribuzioni periodiche). La distribuzione T ∈ D0 (R) si dice periodica di periodo τ se Tτ = T , cioè se per ogni v ∈ D(R)
si ha che hTτ , vi = hTτ , vi = hT, vi.

Foletto Federico 41 ANALISI REALE E COMPLESSA


8 APPENDICE: FORMULARIO BASE

8 Appendice: formulario base


Trigonometria
sen2 (x) + cos2 (x) = 1
sen(2x) = 2 sen(x) cos(x)
cos(2x) = cos2 (x) − sen2 (x) = 2 cos2 (x) − 1 = 1 − 2sen2 (x)
2 tan(x)
tan(2x) = 1−tan 2 (x)
2
cot(2x) = cot
2
(x)−1
cot(x)
r  
1+cos(x)

cos x =

2 2
r 
1−cos(x)

sen x =

2 2

sen(α + β) = sen α cos β + cos α sen β


cos(α + β) = cos α cos β − sen α sen β
cot(α + β) = cot α cot β−1
cot α+cot β
tan α+tan β
tan(α + β) = 1−tan α tan β
sen (α − β) = sen α cos β − cos α sen β
cos(α − β) = cos α cos β + sen α sen β
tan α−tan β
tan(α − β) = 1+tan α tan β
cot(α − β) = cot α cot β+1
cot β−cot α
sin α + sin β = 2 sin α+β 2 cos 2
α−β

sin α − sin β = 2 cos α+β 2 sin 2


α−β

cos α + cos β = 2 cos 2 cos α−β


α+β
2
cos α − cos β = −2 sin α+β α−β
2 sin 2
sin(α±β)
tan α ± tan β = cos α cos β
sin(β±α)
cot α ± cot β = sin α sin β
sin α cos β = 12 [sin(α + β) + sin(α − β)]
cos α cos β = 12 [cos(α + β) + cos(α − β)]
sin α sin β = 21 [cos(α − β) − cos(α + β)]

binomiale
n n!

k  = k!·(n−k)!
n n

0 = n = 1
n n
1 = n−1  = n
n n
k = n−k 
n+1 n
+ nk
 
k+1 = k+1
n (n−k+k+1)n!
+ nk = (k+1)k!(n−k)(n−k−1)!

k+1
n n n−1
 
k = k k−1

esponenziale
Rapporto tra funzioni trigonometriche ed esponenziali:
it −it
sin(t) = e −e 2i −it
it
cos(t) = e +e 2 −t
t
sinh(t) = e −e 2 −t
t
cosh(t) = e +e 2
cos(it) = cosh(t)
sin(it) = i sinh(t)

Foletto Federico 42 ANALISI REALE E COMPLESSA


8 APPENDICE: FORMULARIO BASE

Derivate
Elenco di alcune proprietà delle derivate:
0
linearità (cf ) = cf 0
0
additività (f + g) = f 0 + g 0
0
prodotti (f g) = f 0 g + f g 0
 0
1 −f 0
reciprocità f = f2 , f 6= 0
 0 0 0
f
quozienti g = f g−f
g2
g
, g 6= 0
regola della catena (f ◦ g)0 = (f 0 ◦ g)g 0
derivata di una funzione inversa (f −1 )0 = f 0 ◦f1 −1
 
elevazione a potenza (f g )0 = f g g 0 ln f + fg f 0

Elenco di alcune derivate fondamentali:


0
(cx ) = cx ln c, c>0
0
(ex ) = ex
0 1
(logc x) = x ln c, c > 0, c 6= 1
0 1
(ln x) = x , x>0
0
(ln |x|) = x1
0
(xx ) = xx (1 + ln x)
(sin x)0 = cos x
(cos x)0 = − sin x
−1
(arccos x)0 = √1−x 2
0
(tan x) = sec x = cos12 x
2

(arctan x)0 = 1+x 1


2
0 2 −1
(cot x) = − csc x = sin 2x
0 −1
(arccotx) = 1+x2
(sinh x)0 = cosh x
x −x
(cosh x)0 = sinh x = e −e 2
(arcosh x)0 = √x12 −1
(tanh x)0 = sech2 x
(artanh x)0 = 1−x 1
2

(coth x) = − csch2 x
0

(arcoth x)0 = x−1 2 −1

Foletto Federico 43 ANALISI REALE E COMPLESSA


8 APPENDICE: FORMULARIO BASE

Integrali
Elenco di alcune proprietà degli integrali:
Rb Rb Rb
linearità [αf (x) + βg(x)]dx = α a f (x)dx + β a g(x)dx
a Rb Rc Rb
additività a
f (x)dx = a f (x)dx + c f (x)dx
Rb Rb
monotonia R a f (x)dx ≤ a
g(x)dx
b Rb
valore assoluto a f (x)dx ≤ a |f (x)| dx
1
Rb
teorema della media b−a a
f (x) dx = f (c)
R R R R g(x) R
integrale per parti g(x)f (x)dx = g(x)( f (x)dx)dx − d dx ( f (x)dx)dx
R f 0 (x)
funzioni fratte f (x) dx = ln |f (x)| + C

Segue un elenco degli integrali fondamentali:


R
dx = x + C
xa+1
R a
R x1 dx = a+1 + C per a 6= −1
R x1 dx = ln |x| + C
R 1+x12 dx = arctan x + C

2
dx = arcsin x + C
R 1−x
√ −1 dx = arccos x + C
2
R 1−x
√ x dx = arcsec x + C
R x12 −1

2
dx = arcsinh x + C
R 1+x 1

2
dx = arccosh x + C
R √ x −1 a2 x x

2 2 2 2
R a − x dx = 2 arcsin a + 2 a − x + C
R ln x dx = x ln x − x + C
logb x dx = x logb x − x logb e + C
(ax+b)n+2
|(ax + b)n | dx = a(n+1)|ax+b|
R
+C
−1
R
R |sin ax| dx = 1a |sin ax| cot ax + C
|cos ax| dx = a |cos ax| tan ax + C
|tan ax| dx = tan(ax)[− ln|cos ax|]
R
a|tan ax| +C
R tan(ax)[ln|sin ax|]
|cot ax| dx = a|tan ax| +C
R x x
e dx = e + C
ax
R x
a dx = ln(a) +C
R
R sin xdx = − cos x+C
R cos xdx = sin x + C
R tan xdx = − ln |cos x| + C = ln |sec x| + C
cot xdx = ln |sin x| + C
2 1 sin 2x 1
R
sin xdx = 2 x − 2  + C = 2 (x − sin x cos x) + C
1 sin 2x
2
+ C = 12 (x + sin x cos x) + C
R
R cos3 xdx = 12 x + 2
sec xdx = 2 sec x tan x + 12 ln | sec x + tan x| + C
n−1
sinn xdx = − sin nx cos x + n−1 n−2
R R
n−1
n R sin xdx
n cos x sin x n−1 n−2
R
R cos xdx = n + √n cos xdx
2
R arcsin xdx = x arcsin x + √1 − x + C
2
R arccos xdx = x arccos x − 1 1 − x + 2C
arctan xdx = x arctan x − ln
2
1 + x + C

1 2
R
R arccotxdx = xarccotx + 2 ln 1 + x + C

R sinh xdx = cosh x + C
R cosh xdx = sinh x + C
tanh xdx = ln | cosh x| + C
bx
cos axebx dx = a2e+b2 (a sin ax + b cos ax) + C
R
bx
sin axebx dx = a2e+b2 (b sin ax − a cos ax) + C
R

Foletto Federico 44 ANALISI REALE E COMPLESSA


8 APPENDICE: FORMULARIO BASE

Serie e sviluppi
Elenco di alcuni sviluppo intorno a zero fondamentali:
2 3
ex = 1 + x + x2! + x3! + · · ·
3 5
sin x = x − x3! + x5! − · · ·
2 4
cos x = 1 − x2! + x4! − · · ·
3 5
tan x = x + x3 + 2x 15 + ···
x3 x5
sinh x = x + 3! + 5! + · · ·
2 4
cosh x = 1 + x2! + x4! + · · ·
tanh x = x − 31 x3 + 15 2 5 17 7
x − 315 x + ···
1 2 3 3
log(1 + x) = x − 2 x + 3 x + · · ·
(1 + x)α = 1 + αx + α(α−1) 2 x2 + · · ·

Sommatorie note
Pn
i = n(n+1)
Pi=1
n 2
2
n(n+1)(2n+1)
i=1 i = 6
Pn n2 (n+1)2
i=1 i =
P∞  4 π2
1 2
n=1 n = 6
P∞ 2 2
1
n=0 2n+1 = π8
P∞ 1
(−1)n 2n+1 = π4
Pn=0
∞ zn
 z
Pn=0 n! = 2n+1 e
∞ n z
n=0 (−1) (2n+1)! = sin z
n z 2n
P∞
(−1) (2n)! = cos z
Pn=0
∞ z 2n+1
n=0 (2n+1)! = sinh z
P∞ z2n
(2n)! = cosh z
Pn=0
∞ n xn+1
n=0 (−1) n+1 = log(1 + x) con x ∈ (−1; 1]
P∞ 2n+1
(−1)n x2n+1 = arctan(x) con x ∈ [−1; 1]
Pn=0
∞ x n

Pn=1 n = − ln(1 − x)
∞ n+1 xn
(−1) = ln(1 + x)
Pn=1
m n
n
1−xm+1
n=0 x = 1−x
P∞ 1
n=0 xn = 1−x
xm
P∞
xn = 1−x
Pn=m
∞ n x
n=1 nx = (1−x)2
P∞ x
(−1)n x2 n = 1+x 2
Pn=0
∞ n
(−1) (2n)! n √
n=0 (1−2n)n! 2 4n x = 1+x
P∞ α n  α
n=0 n x = (1 + x)
P∞ (2n)! 2n+1
n=0 4n (n!)2 (2n+1) x = arcsin x

Foletto Federico 45 ANALISI REALE E COMPLESSA


8 APPENDICE: FORMULARIO BASE

Trasformate di Fourier
R∞ R∞
La trasformata avviene mediante: =[f (x)] −∞
f (x)e−wxi dx e l’antitrasformata f (ξ) = 1
2π −∞
fˆ(w)ewxi dw.
Alcune proprietà fondamentali:
a · f (x) + b · g(x) a · fˆ(w) + b · ĝ(w)
f (x − a) e−iaw fˆ(w)
iax
e f (x) fˆ (w − a)
1 ˆ w

f (ax) |a| f a
fˆ(x) f (−w)
dn f (x) nˆ
dxn (iw) f (w)
dn fˆ(w)
(−ix)n f (x) dwn
(f ∗ g)(x) fˆ(w)ĝ(w)
f (x)g(x) (fˆ ∗ ĝ)(w)
ˆ
ˆ
f (x) 2πf (−w)
Alcune Trasformate fondamentali

=[χ[−a,a] (x)] = 2 sin(aw)


w
=[ sin(ax)
πx ] = χ [−a,a] (w)
=[sgn(x)e−a|x| ] = a−i2w 2 +w 2

=[1] = 2πδ
4 sin2 ( aw )
=[a − |x|+ ] = w2
2

1
=[ x ] = −iπsgn(w)
=[ sinx x e|t| ] = arctg w22
|w|  
π −a √2
1
=[ a4 +x4] = 2a3 e sin π4 + a |w|

2
δ(w−a)+δ(w+a)
=[cos(ax)] = 2
=[sin(ax)] = i · δ(w+a)−δ(w−a)
2
1 π −a|w|
=[ (a2 +x 2 )2 ] = 2a3 e (a|w| + 1)
1 π −a|w|
=[ (a2 +x 2) ] = a e

=[e−a|x| ] = (a22a +w2 )


−ax2
p π − w2
=[e ] = a e 4a
2(1−cos(aw))
=[(a + x)χ[−a,0] (x) + (a − x)χ[0,a] (x)] = w2
sin2 ( ax
2 )
=[ x2 ] = π(a + w2 )χ[−2a,0] (w) + π(a − w2 )χ[0,2a] (w)
=[χ[0,a] (x) − χ[−a,0] (x)] = −2i (1−cos(aw))
w

Foletto Federico 46 ANALISI REALE E COMPLESSA


Indice analitico
Analiticità delle funzioni olomorfe, 25 Criterio del confronto asintotico, 13
Assioma di completezza, 7 Criterio del rapporto, 2, 22
Assolutamente integrabile, 12 Criterio di Dini, 18
Assolutamente integrabile → in senso generale, 13 Criterio di Weierstrass, 3
Criterio per la convergenza uniforme, 2
BIBO stabilità, 15 Curva in C, 23
Biiettività della trasformata di Fourier in S 0 (R), 39
Biiettività della trasformata di Fourier in S(R) , 35 Da integrale a somma, 11
Delta di Dirac è una distribuzione, 36
Calcolo del residuo di un polo di ordine 1, 29 Delta di Dirac non è rappresentabile in L1loc , 37
Calcolo del residuo di una funzione in un polo, 29 Derivata della trasformata, 33
Calcolo di v.p. x1 , 40 Derivata di una distribuzione, 37
Calcolo integrale, 13 Derivata di una distribuzione costante, 40
Caratterizzazione di una singolaritè isolata mediante lo svi- Derivata distribuzionale di una funzione C 1 a tratti , 38
luppi o limiti , 27 Derivata n-esima della trasformata, 33
Chiusura di sottoinsiemi attraverso successioni, 6 Disco di convergenza, 22
Coefficienti di Fourier della derivata, 19 Diseguaglianza triangolare, 5
Coefficienti reali e complessi, 16 Distribuzione, 36
Coincidenza integrale Lebesgue e Riemann, 13 Distribuzioni pari, dispari, periodiche, 37
Compatto, 34 Distribuzioni periodiche, 41
Complementare ortogonale, 9 Distribuzioni temperate, 38
Completezza, 7 Disuguaglianza di Bessel, 9
Condizione di Holder per la convergenza, 18 Disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, 8
Condizione di Lipchiz, 19 Disuguaglianza di Young , 34
Condizioni di Cauchy-Riemann, 21
Connessione, 23 Esistenza della derivata di una distribuzione, 40
Connessione semplice, 23 Esistenza della funzione primitiva, 23
Conservazione continuità, 3 Esistenza della proiezione ortogonali, 9
Continuità, 5 Estensione dell’intervallo di integrazione, 12
Continuità attraverso successioni, 6 Estensione della misurabilità, 11
Continuità continue in spazio metrico, 11 Estremo superiore-inferiore, 2
Continuità della trasformata di Fourier, 32
Continuità di funzioni a variabile complessa, 21 Formula dell’integrale di Cauchy, 25
Continuità in spazi metrici, 6 Formula di dualità, 32
Convergenza, 2 Formula di Gauss-Green, 23
Convergenza assoluta, 2, 3 Formula di inversione della trasformata di Fourier, 32
Convergenza della serie di potenze di funzioni olomorfe, 25 Funzione analitica, 25
Convergenza di una serie delle derivate, 22 Funzione di L1loc individuata dalla distribuzione associata,
Convergenza di una serie di Fourier in L2 , 16 37
Convergenza e successioni di Cauchy, 7 Funzione esponenziale complesso, 22
Convergenza in D(R), 36 Funzione razionale propria e parte caratteristica, 28
Convergenza in L1loc , 37 Funzione semplice, 11
Convergenza in S(R) a zero, 35 Funzioni a crescita lenta, 38
Convergenza puntuale, 2 Funzioni a variabile complessa, 21
Convergenza puntuale di una serie di Fourier in L1 , 17 Funzioni continue in spazi metrici, 11
Convergenza totale, 3 Funzioni continue tra spazi normati, 7
Convergenza totale della serie di Fourier, 20 Funzioni derivabili in S 0 (R), 38
Convergenza totale di una serie di potenze, 22 Funzioni derivabili in senso complesso, 21
Convergenza totale→uniforme, 3 Funzioni differenziabili, 21
Convergenza uniforme, 2 Funzioni intere, 22
Convergenza uniforme e totale della serie di Fourier, 20 Funzioni misurabili, 11
Convergenza uniforme→puntuale, 2 Funzioni non continue, 4
Convoluzione di due funzioni, 33 Funzioni olomorfe, 22
Corenza del prodotto scalare su spazi normati, 8 Funzioni sommabili, 11
Costante a tratti, 17
Criterio del confronto, 13 Identità di Parseval, 17

47
INDICE ANALITICO INDICE ANALITICO

Identità di Parseval in S(R) , 34 Polo di ordine n, 26


Inclusione di D(R) in S(R), 36 Principio dell’argomento, 30
Inclusione di L1loc in D1 (R), 36 Principio di identità delle funzioni analitiche, 26
Inclusioni in L, 14 Prodotto di funzioni L1 (R) ∈ S 0 (R), 39
Indice di avvolgimento, 30 Prodotto scalare, 8
Indipendenza lineare, 9 Prodotto scalare su spazi normati, 8
Iniettività delle distribizioni, 37 Prolungamento 2π periodico, 19
Insiemi aperti, 6 Proprietà del nucleo di Dirichlet, 18
Insiemi chiusi, 6 Proprietà della trasformata di Fourier, 32
Insiemi misurabili secondo Lebesque, 10 Proprietà delle funzioni L-integrabili, 12
Integrabilità secondo Riemann, 5 Proprità della trasformata di Fourier in S 0 (R), 40
Integrale curvilineo, 23
Integrale di Lebesgue, 11 Quasi Ovunque, 12
Integrale in senso generalizzato, 12
Integrali per serie, 4 Raggio di convergenza, 22
Intorno forato, 26 Relazioni tra norme, 6
Iper-intervallo, 10 Relazioni tra spazi Lp , 15
Residuo di una funzione, 28
Legge del parallelogramma, 8 Ridotta n-esima, 2
Lemma del cerchio grande, 29
Lemma del cerchio piccolo, 30 Segnali hermitiani, 32
Lemma di Abel, 22 Serie bilatere, 27
Lemma di Jordan, 30 Serie di potenze, 22
Lemma di Riemann-Lebesgue, 17 Serie di potenze olomorfe, 23
Limitatezza della trasformata, 32 Sigma algebre, 10
Limite mediante successioni, 6 Singolarità eliminabile, 26
Limite puntuale, 11 Singolarità essenziale, 26
Linearità, biunivocità e isomorfismo, 6 Singolarità isolate, 26
Spazi L1 (R), L2 (R) sono inclusi in S 0 (R), 40
Misura di un intervallo, 10 Spazi di Banach, 7
Misura di un pluri-intervallo, 10 Spazi di funzioni sommabili Lp , 14
Misura esterna, 10 Spazio D(R) delle funzioni test, 36
Misurabilità degli insiemi con misura nulla, 10 Spazio L1loc , 36
Molteplicità di un polinomio, 26 Spazio S(R) contenuto L1 ∪ L2 , 34
Monotona crescente e convergenza puntuale, 2 Spazio S(R) delle funzioni a decrescenza rapida, 34
Monotona crescente-decrescente, 2 Spazio di Banach L1 , 14
Monotona decrescente e convergenza puntuale, 2 Spazio di Hilbert, 9
Spazio di Hilbert L2 , 14
Non sovrapposizione, 10 Spazio metrico e distanza, 6
Norma, 6 Spazio vettoriale D0 (R) , 36
Norma hilbertiana, 8 Successioni che convergono a δ in S(R), 38
Norma infinito, 6 Supporto, 34
Norma infinito e conv. uniforme, 6
Norme equivalenti, 7 Th. della convergenza dominata, 12
Nucleo di Dirichlet, 17 Th. dei residui, 28
Nullità di un integrale lungo una curva chiusa, 24 Th. del cambio di variabili, 13
Numero complesso, 21 Th. dell’intercapedine, 24
Th. della convergenza monotona, 12
Operazioni sulle distribuzioni, 37 Th. della nullità di un integrale lungo una curva chiusa, 24
Ordine dei coefficienti di Fourier della derivata, 20 Th. di Beppo Levi, 12
Ordine n-esimo dei coefficienti di Fourier della derivata, 20 Th. di De L’Hospital, 28
Ordine nella misura, 10 Th. di Fubini, 15
Th. di Jordan, 23
Palla, 6 Th. di Laurent , 27
Passaggio al limite sotto il segno di derivata, 4 Th. di Lebesgue, 12
Passaggio al limite sotto il segno di integrale, 4 Th. di Liouville, 26
Periodo T qualunque per le serie di Fourier, 19 Th. di Pitagora, 9
Pluri-intervallo, 10 Th. di Plancherel, 34
Polinomi trigonometrici reali e complessi, 16 Th. di Tonelli, 15

Foletto Federico 48 ANALISI REALE E COMPLESSA


INDICE ANALITICO INDICE ANALITICO

Th. di Torricelli, 13
Th. di Vitali- Lebesgue, 12
Th. fondamentale del calcolo integrale, 13
Th. fondamentale dell’algebra , 26
Th. sugli zeri delle funzioni analitiche, 26
Th. unicità del limite, 7
Trasformata della derivata, 33
Trasformata della derivata n-esima, 33
Trasformata di Fourier, 32
Trasformata di Fourier di funzioni L2 in ambito S 0 (R), 40
Trasformata di Fourier di funzioni periodiche, 32
Trasformata di Fourier in S 0 (R), 39
Trasformata di una convoluzione, 33

Valor principale di un integrale di variabile reale e metodi di


calcolo, 30
Vettori ortogonali, 9

Foletto Federico 49 ANALISI REALE E COMPLESSA