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Freebudo autore: Alessio Oltremari

Insegnamento del Judo.


Di Alessio Oltremari.
1. Insegnamento del Judo.
Insegnare Judo , come abbiamo gi accennato, mettere in condizione chi si trova a praticare questa
disciplina di poter trarre da essa quanto pi gli opportuno per il proprio beneficio personale.
Intendiamo per beneficio personale una somma di tre punti chiave che sono alla base del Judo:
A. Costituire una valida Educazione Fisica.
B. Aiutare il praticante a trovare un proprio equilibrio Psico-Fisico attraverso i benefici dati dal
Judo stesso, inteso come pratica di combattimento incruenta.
C. Essere veicolo di valori sociali e mezzo di Educazione-permanente dell'Individuo.
Questo programma judoistico era stato espresso in altre parole da Jigoro Kano, quando nel suo Judo
Kyohon (Fondamenti del Judo), definiva il Judo come:
1- Rentai Ho - Educazione Fisica
2- Shobu Ho - Pratica di combattimento
3- Suishin Ho- Valori Morali.
Egli procedeva nello spiegare meglio questa sua concezione spiegando che, nella costruzione del
Judo, Rentai Ho sono le buone fondamenta, Shobu Ho sono le pareti della costruzione e Suishin Ho
rappresenta il tetto, senza il quale tutto quanto inutile o forse dannoso. Infatti Kano proseguiva nel
dire che coltivare in un giovane i primi due punti di questo schema tralasciando il terzo, serve solo
ad incentivare lessere preda del proprio egoismo e risultare poi incapaci di porsi al servizio altrui.
In altre parole, visto che il Judo secondo Kano :
- Sei Ryoku Zen Yo : Il miglior impiego dell'energia
(che va perseguito attraverso, ed ha per suo fine)
- Ji Ta Kyo Ei : Tutti insieme per progredire,
possiamo affermare che in assenza di Suishin Ho, quello che viene insegnato non Judo, ma una
pratica fisica volta a migliorare l'efficienza e la determinazione dell'individuo senza che essa abbia
il suo coronamento nella presa di coscienza dei valori morali che stanno alla base del Judo e della
civilt stessa.
Quindi quale il beneficio personale che un Istruttore di Judo deve cercare di apportare a chi si
trova a praticare?
Per capire questo dobbiamo definire meglio i punti che abbiamo prima elencato, nel tentativo di
chiarire cosa realmente essi significhino, come siano legati alla pratica del Judo e in definitiva come
si debba operare affinch l'insegnamento sia coerente con l'assunto che ci siamo proposti.
2 Educazione Fisica.
La seguente definizione di Educazione Fisica tratta dall Enciclopedia Multimediale Encarta 98:
Educazione fisica: Attivit educativa finalizzata a promuovere lo sviluppo e il benessere fisico
dell'individuo. L'educazione fisica fa parte del curriculum scolastico dal livello prescolare a quello
medio superiore. Comprende sport individuali e di squadra, ginnastica e, talvolta, danza.
Nei tempi antichi, l'educazione fisica comprendeva attivit volte ad aumentare la forza, l'agilit e la
resistenza del corpo. I greci consideravano il fisico come una sorta di tempio, in cui risiedevano la
mente e lo spirito; le attivit ginniche contribuivano a mantenere questo tempio funzionante e in
buona salute.
Oggi l'educazione fisica comprende non solo le attivit necessarie ad acquisire capacit e benessere
duraturi, ma anche quelle che promuovono la cooperazione tra le persone e il gioco di squadra,
elementi educativi di fondamentale importanza. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per

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l'Educazione, la Scienza e la Cultura1 (l'UNESCO) considera la formulazione di adeguati
programmi di Educazione Fisica come parte integrante delle proprie funzioni. (L'attivit
dell'UNESCO abbraccia settori d'indagine e d'intervento quali quelli dell'istruzione, dello sviluppo e
dell'urbanizzazione, dei diritti umani e della parit fra i sessi. I suoi progetti sociali e i suoi
programmi di ricerca danno la priorit alla questione giovanile, al problema della disoccupazione, al
tema della crescente distanza fra paesi in via di sviluppo e nazioni industrializzate).
Risulta evidente da quanto scritto che Educazione Fisica non equivale a Sport competitivo, e che la
sua funzione quella di essere un mezzo per rendere il corpo sano ed efficiente ed eventualmente
essere veicolo di valori sociali ed educativi.
Quando qualcuno arriva in palestra, istintivamente viene a richiedervi di ricevere una buona
Educazione Fisica, ma al contempo viene a richiedervi di imparare Judo. Mediamente chi si iscrive
in palestra pensa di praticare per due, tre volte alla settimana, non ha velleit agonistiche e,
naturalmente ,vuole fare Judo, pur non avendo ben chiaro cosa esso sia. Il primo obbiettivo che un
Istruttore deve quello di insegnare un Judo che sia Educazione Fisica.
A volte chi insegna pensa che prima di fare Judo egli debba impartire una buona Educazione Fisica,
facendo s che chi pratica possa in un secondo momento fare Judo, altri cercano di ovviare
dividendo la lezione in una buona ginnastica, o addirittura una buona preparazione atletica, seguita
da un po di Judo. Per una seduta di una ora e mezza appena sufficiente per poter svolgere una
lezione di Judo, quindi, se in essa vengono inserite una Ginnastica completa, uno Stretching
approfondito e chiss quanto altro ancora, quando sar possibile insegnare Judo?
Chiariamo meglio un concetto: Educazione Fisica non Ginnastica, Stretching o altro. Compito
dellIstruttore quello di insegnare un Judo che sia una Educazione Fisica. Questo non toglie che si
possa effettuare un breve riscaldamento o un minimo di esercizi ginnici o di stretching, ma essi non
devono inficiare o limitare la lezione di Judo in s. Tanto meno dovremo fare una preparazione
atletica, o usare il Judo come mezzo per conseguirla.
Si potr obbiettare che senza un corpo sufficientemente preparato non si pu fare Judo, ma non si
allude forse al Judo agonistico? Il Judo assolve di per s i compiti di una buona Educazione Fisica
semplicemente che si conosca abbastanza il Judo e si sappia come utilizzarlo e soprattutto che si
abbia la pazienza, ma soprattutto il criterio di non correre, di imparare a capire che il Judo come
un albero e che la sua fioritura avviene con i suoi modi e con i suoi tempi.
Abbiamo detto che L'Educazione Fisica consiste in:
"Attivit volte ad aumentare la forza, l'agilit e la resistenza del corpo. ( e ) ...non solo le attivit
necessarie ad acquisire capacit e benessere duraturi, ma anche quelle che promuovono la
cooperazione tra le persone e il gioco di squadra, elementi educativi di fondamentale importanza".
In che modo il Judo ottempera questi parametri?
Il Judo aumenta la forza del praticante attraverso la sua pratica, pensate alla lotta a terra o allo
sforzo dell'Uchi Komi per esempio. Il Judo aumenta l'agilit dei praticanti con la complessit delle
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Si badi bene che parliamo di Cultura con la C maiuscola perch vogliamo enfatizzare non lo sterile
nozionismo, ma la capacit di saper fare, saper applicare alla vita di tutti i giorni quel coacervo
d'informazioni che si affastellano nella nostra mente durante l'evoluzione intellettuale che avviene in
ciascuno di noi. Mentre un tempo si parlava della cultura intendendo il Complesso delle cognizioni nel
campo storico, letterario, scientifico, teologico, essa divenuta oggi di ambito pi vasto, e addita il
Complesso delle cognizioni, dei costumi, dei riti, dei modi di operare e replicare, delle capacit di
relazionarsi, proprie dell'uomo in quanto facente parte della societ. Allora facciamo bene attenzione a
distinguere tra culturalismo - ostentazione di cultura, talvolta neppure di buona qualit - e Cultura. La
persona di Cultura non dotata solo di un aggregato strutturato di cognizioni, ma ha anche la capacit di
coglierne le relazioni e i fondamenti. Quindi la Cultura procura quanto necessario per la realizzazione
dell'individuo sul piano intellettuale e morale, oltre a far acquisire all'uomo la consapevolezza del ruolo
che gli compete nella societ.

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sue stesse tecniche o con l'esercizio delle cadute, ad esempio. Il Judo, sempre per portare un
esempio, aumenta la resistenza con la crescente abitudine a praticare pi a lungo il Randori o ad
eseguire Kata oppure ancora ad effettuare lezioni di sempre maggior impegno fisico.
Certo la conoscenza del Judo dell'Istruttore e la sua continua presenza come praticante sul Tatami,
insieme alla sua continua attenzione verso le condizioni fisiche dei propri allievi, alla loro et e alle
loro aspettative, far si che per ognuno di essi sia effettuato un gradiente che porti loro ad
aumentare progressivamente il livello del proprio impegno, in modo che per essi la pratica del Judo
rimanga sempre qualcosa di bello e piacevole. Tutto questo porter chi pratica ad acquisire nel
tempo capacit e benessere duraturi, e per quanto riguarda il promuovere la cooperazione fra gli
individui e il gioco di squadra (intendendo nel caso del Judo l attitudine che ognuno deve
sviluppare di essere di beneficio per la pratica del gruppo e di non considerare il gruppo come
mezzo per la propria pratica), ritroviamo nel pensiero di Kano e nei valori che oggi ci vengono
riproposti dal Judo Tradizionale, la chiave per rendere il Judo veicolo di Valori Umani, ma per
questo tema rimandiamo la trattazione dei Valori Sociali ed Educativi (Suishin Ho) al punto 5.4, in
questo stesso capitolo.
Concludendo quanto detto fin qui bene ricordare che per Jigoro Kano, Tutto quanto nuoce al
corpo non Judo. Su questo concetto, che alla base del Judo, devono riflettere gli Istruttori al
fine di indirizzare sinceramente tutti gli aspetti della pratica verso questo assunto. Questo li aiuter a
trovare con pi semplicit un indicazione affinch il loro insegnamento di Judo costituisca una
buona Educazione Fisica e abbia in s il seme per poter fiorire verso i due successivi livelli della
pratica.
3. Equilibrio Psico-Fisico e pratica di combattimento incruenta.
In generale ogni pratica sportiva si prefigge di offrire ai chi la segue un equilibrio psico-fisico; a
maggior ragione il Budo2 e le Arti Marziali, che in genere da sempre promettono benefici in tale
senso. Per equilibrio Psico fisico possiamo intendere che la condizione e la salute fisica del
praticante siano accompagnate da uno sviluppo emotivo e intellettuale che facciano s che il corpo e
la mente possano interagire in equilibrio fra loro. Da un punto di vista pi Tradizionale invece
possiamo sostenere che tale equilibrio, come sostiene il Maestro Tohei, consista nell'unificazione di
mente e corpo, ovvero l'integrazione di questi due fattori in un sistema olistico, che sarebbe
prerogativa dello sviluppo del KI (Energia Vitale).Secondo questa teoria non possibile dare luce a
tutte le proprie potenzialit fisiche e mentali se non si proceduto prima ad integrarle." Mens sana
in corpore sano", aveva lo stesso significato in origine. Visto da un'ottica psico- somatica, una
concezione che la nostra Medicina segue sempre pi da vicino, la salute del corpo e della mente e il
loro miglior funzionamento dipendono l'uno dall'altro, la mente influenza il corpo come il corpo
influenza la mente.
Al centro fra lo sviluppo del corpo, legato alla pratica dell Educazione Fisica, e quello intellettuale,
legato alla formazione culturale e all'ambiente sociale in cui l'uomo cresce, c' un filtro che dato
dal fattore emotivo. Educare le proprie capacit emozionali in modo da poter utilizzare al meglio le
proprie risorse una chiave che ci aiuta a far funzionare al meglio la nostra unit mente-corpo.
"Dal punto di vista psicologico, igiene e sviluppo emotivo, attraverso la pratica sportiva, si
realizzano sotto il profilo dell'educazione affettivo-volitiva come integrazione e sviluppo della
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Anticamente bu-gei, <<Arte del combattimento>>, verso la fine del 19 secolo, quando quest'arte fu
trasformata in disciplina fisica e <<spirituale>>, prese la denominazione shin bu-do, <<Nuova Via del
combattimento>>, ma per semplicit si soliti dire bu-do, <<Via del combattimento>>. Il termine
usato per indicare le arti marziali aventi come fine principale un'attivit <<pacifica>>; oltre ad includere
discipline fisiche e di combattimento, racchiude anche concetti di natura filosofica, etica e morale
perch le sue finalit sono volte alla Via del perfezionamento dell'essere umano.

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personalit per effetto dell'attivit motoria. Contestualmente si propone un gratificante
soddisfacimento al bisogno di espressione creativa , col conseguente raggiungimento di stati
d'animo positivi, come serenit, gioia, sollievo dalla tensione nervosa. Inoltre una costante e
gratificante dedizione all'attivit fisica produce nei vari soggetti l'acquisizione dell'autodominio, il
rafforzamento dell'attenzione e la conformazione del carattere. Il raggiungimento di determinate
abilit in ambito sportivo sviluppa il senso della competenza e di conseguenza l'autostima e la
fiducia in se stessi".
( Alberto Nigi 1996 - Imparare ed insegnare Karate oggi).
Da qualsiasi profilo lo si guardi, lo sviluppo emotivo del soggetto all'interno di qualsiasi attivit
sportiva, e chiaramente nel Judo nel nostro caso, di primaria importanza. Per sviluppo emotivo
non si deve intendere soltanto quello del bambino e del giovane, ma anche quello dell'adulto.
Durante la pratica del Judo determinate stimolazioni date da esperienze a prima vista banali quali il
semplice contatto fisico o esercizi quali le cadute, fino a esperienze pi forti quali il Randori e lo
Shiai, hanno sempre una loro eco nel sistema emotivo del praticante. Prendere coscienza dei nostri
timori (sia da un punto di vista legato all'esercizio fisico, sia da un punto di vista pi marcatamente
psicologico), come delle nostre eccessive sicurezze (che ci portano a non conoscere i nostri reali
limiti) sono conquiste importanti, che ci aprono le porte per trovare un'equilibrio interiore, che
nasce da una pi approfondita conoscenza di noi stessi; tutto questo, vissuto per non in una
dimensione intellettuale, ma in una dimensione che ci coinvolge appieno. Corpo, intelletto ed
emozioni cominciano a dialogare meglio fra loro, aiutandoci a divenire cos da un lato pi sereni,
dall'altro pi efficienti nella nostra azione.
Perch tutto questo funzioni nel Judo, dobbiamo far s che lallievo faccia determinate esperienze
all'interno della pratica. Qualsiasi forma di confronto o di competizione genera una risposta
emotiva, ne ha esperienza un giocatore di scacchi come un Marine reduce dalla guerra. Qualsiasi
praticante o Istruttore di Judo certo ne testimone, basta tornare al ricordo del primo giorno di
Judo, del primo Randori o del primo Shiai. Rispetto alle sue prime esperienze, ogni buon praticante
dopo un po di anni, usualmente ha chiaro in se di aver fatto un buon progresso e di poter
controllare meglio le proprie emozioni.
In ogni caso anche dopo molti anni di pratica ognuno riconosce che ogni volta che fa Judo prova
ancora certe tensioni, solo che, se il Judo ha funzionato bene, naturale che siano scartate quelle
inutili, superflue, originate da paure o desideri che sono stati riconosciuti come inconsistenti. E
naturale imparare cos a dialogare meglio con se stessi. Capita spesso di sentire qualcuno che
sostiene che certe esperienze gli sono state utili nella vita di tutti i giorni, a qualcuno in una
occasione difficile, ad altri di fronte ad una decisione da prendere. Il beneficio che linsegnamento
deve poter trasmettere pi o meno dello stesso tipo, rispetto al tema che trattiamo, ma giusto
trasmetteerlo dando agli allievi una progressione Judoistica ordinata e corretta.
Nell'uomo, come in qualsiasi essere vivente, esiste un profondo comandamento interiore, quello di
sopravvivere. Cos qualsiasi dimensione che evochi la vittoria e la sconfitta, la vita e la morte,
genera una risposta emotiva forte e violenta, ed all'interno di situazioni di questo genere che pi
facile riconoscere la nostra emotivit e renderla funzionale agli scopi che ci prefiggiamo. Come
accennato prima ci avviene in tutte le gradazioni di forme di competizione, dal gioco degli scacchi
alla guerra pi cruenta.
Avviene anche in tutte le forme di confronto con se stessi e con gli altri, come ad esempio lo studio
di una qualsiasi Arte, come cimentarsi nella pittura o nella poesia, o il relazionarsi sotto le pi
disparate forme che la vita ci offre, dagli affetti all amicizia, dalle relazioni di lavoro al trovarsi
impegnati in una discussione. Il Judo il laboratorio emotivo in cui possibile effettuare i propri
esperimenti, dove confrontandosi con le nostre paure e le pieghe pi nascoste della nostra
personalit, possiamo tracciare le nostre Formule e Teorie. In questo laboratorio interiore abbiamo
la possibilit di fallire cento, mille volte e, cambiando tutte le volte qualcosa, raggiungere infine un
risultato positivo, una maggior conoscenza di noi stessi.
Linsegnamento deve fare s che chi impara possa fare la stessa esperienza, ricordando che non sta

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allIstruttore giudicare o dare pareri verbali. Suo compito quello di fare costantemente riuscire,
anche se con un po di impegno e di fatica, chi gli sta di fronte a superare gradino dopo gradino, a
scalare ognuno la vetta del proprio Judo, e cos migliorare nel corpo e nel carattere. Il risultato che
gli allievi otterranno sar ogni volta unico e diverso. Assoluto e ineguagliabile in quanto compiuto
da una persona che, in questo caso attraverso il Judo, impara a raggiungere un risultato, si migliora
e cresce. Impossibile da paragonare e cos non sottoponibile a nessun tipo di classifica perch chi lo
compie una persona, un bambino che cresce, un ragazzo che si forma, un uomo o una donna che
sperimentano la gioia del migliorare se stessi.
Per tutte queste persone il Judo ha una risposta, sta a chi insegna indirizzarle in modo che siano
protagoniste della loro storia Judoistica e trovino la loro strada verso un miglioramento di se stessi,
di cui lIstruttore, potr essere al massimo testimone, ma mai giudice. Gli allievi non dovono mai
incarnare lideale di Judoista di chi insegna, lIstruttore opera per dare il suo servizio, il suo aiuto,
non per pretendere alcunch. Forse tali allievi non saranno mai campioni o grandi maestri, o forse
potranno anche divenirlo, quello che importa che il Judo, tramite chi insegna, tenda loro una
mano, e li aiuti a vivere una vita pi piena.
Il Judo perch sia fruibile da tutti coloro che vi si avvicinano deve, come nella sua natura, essere
incruento. Se, come laboratorio emotivo, il gioco degli scacchi lontano dalla fisicit del giocatore,
e la guerra improponibile, il Judo sta nel giusto mezzo. Le sue caratteristiche fanno s che la realt
virtuale (tale deve essere) della pratica di combattimento da cui costituito, lo facciano essere al
contempo di una assoluta fisicit e di una assoluta sicurezza. D'altra parte la sua pratica deve essere
orientata in modo che l'allievo la intraprenda come uno studio artistico, sia per quanto riguarda la
plasticit della tecnica che lo studio del Kata o la forma del Randori, e al contempo il praticarlo
diventi un continuo moltiplicarsi di eventi in cui l'allievo si mette in relazione con altri, educando
(nel senso di tirare fuori) la sua sensibilit, il suo tatto, la sua empatia come il suo senso di identit.
Non un compito facile per chi insegna essere presenti alla moltitudine di micro-eventi che si
susseguono in una lezione di Judo, insegnare un inimitabile palestra per affinare la propria
sensibilit, il proprio intuito e le proprie qualit. Se per insegnare ci deve essere un compenso,
soltanto questo dovrebbe bastare.
Le caratteristiche che il Judo deve avere perch questa alchimia si compia stanno nella sua duplice
capacit di essere al contempo :
1) Incruento, non pericoloso, piacevole da praticarsi.
2) Banco di prova di difficolt che portino a conquistare i benefici prima delineati.
Come debba essere insegnato, attraverso quali esercizi marcare le tappe e quali siano le
caratteristiche affinch la sua pratica sia davvero non pericolosa e incruenta, verr analizzato
spiegando la Pratica e il Metodo di insegnamento del Judo.
4. Il Judo come veicolo di valori sociali e mezzo di Educazione Permanente.
Giunti a questo punto la pratica del Judo che abbiamo delineato manca del suo coronamento, ovvero
di essere un veicolo di Valori Sociali e mezzo di Educazione Permanente. Jigoro Kano a questo
proposito scriveva che formare uomini e donne con un corpo sano ed efficiente, addestrarli all'arte
dell'attacco e della difesa, senza aver dato loro un Fondamento Morale, equivaleva ad aver creato
dei "Mostri". Secondo Kano, formare un essere umano allenato appieno nel corpo e nella mente,
dunque reso unificato e al massimo della sua efficacia, educato a personalit e carattere senza che
sia stato in lui potenziato il senso Sociale dell'individuo, significa soltanto aver magnificato
l'egoismo del singolo. Jigoro Kano raccomandava che l'insegnamento del Judo fosse permeato dal
suo principio fino al suo termine del Suishin Ho, ovvero dei Valori Morali che, completando la
pratica, la rendono veramente una disciplina educativa e non soltanto uno stile di combattimento.
Ma quali sono i Valori Morali che il Judo ha la possibilit di trasmettere e come si coniugano gli
insegnamenti di Kano con il mondo in cui ci troviamo oggi, con le nostre esigenze e con i Valori
della nostra Societ?
Dobbiamo anzitutto cercare di capire i Valori Morali che Kano auspicava essere insegnati. Tutti

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conoscono le famose massime: "Sei Ryoku Zen Yo3" e "Ji Ta Kyo Ei". Alcuni conoscono anche ci
che esse significano: "Il miglior impiego dell'energia" e "Mutua prosperit ed Amicizia", a volte
anche tradotto come " Tutti insieme per progredire". Ma dapprima cerchiamo di addentrarci per un
attimo in un concetto che in Giapponese suona "Rei No Kokoro4", ovvero spirito del Rispetto.
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Sono massime usuali del Maestro Jigoro Kano:


Ji-ta-kyo-ei: tutti insieme per progredire; reciproche concessioni.
Sei-ryoku-zen'yo: utilizzare efficacemente l'energia.
<<Tutti insieme per progredire>>, viste le possibili valenze del dato linguistico, si presta a pi
significati e per la sua difficolt compresa in base al proprio livello di cultura e di elaborazione delle
esperienze di vita. <<Tutti>> inteso in relazione alla coscienza individuale e pu esprimere per alcuni
<<tutta l'umanit>> (indipendentemente dal colore della pelle e dal credo politico o religioso, senza
distinzione di sesso o ceto sociale), per altri comprendere tutto il mondo visibile e invisibile, la totalit
delle cose esistenti, conosciute e sconosciute, l'Universo. <<Insieme>> un concetto che va oltre la
semplice amicizia e, nei valori derivanti dal termine, si inoltra negli ambiti propri dell'amore, ma non
quello meschino ed egoistico che fa credere d'amare (nel senso di possedere) qualcosa o qualcuno, ma
un amore che si espande nell'Universo abbracciando tutto. <<Progredire>> una delle basi del concetto
della Via: migliorare per donare e cos facendo migliorare ulteriormente. <<Utilizzare efficacemente
l'energia>> o <<Il miglior impiego dell'energia>> deriva da Ji-ta-kyo-ei perch il miglior impiego
dell'energia pu essere ottenuto solo se si lavora tutti insieme, in armonia e gioia, per uno scopo comune
e non egoistico. Sei-ryoku-zen'yo penetra la coscienza individuale proporzionalmente alla propria
spiritualit e, in conformit a questa, l'energia pu essere percepita con connotati essenzialmente fisici,
oppure fisici e mentali. Solo poche persone, dall'animo sensibile e in sintonia con l'Universo, riescono a
<<sentire>> l'energia come qualcosa che pu avere anche peculiarit spirituali. In ogni caso, si rileva
l'inadeguatezza degli strumenti verbali per definire la <<Via>> alla cui comprensione si perviene
tramite una percezione sensoriale perch, per penetrarne i significati sincretici, non sufficiente la sola
speculazione intellettuale e dogmatica. Quel <<reciproche>> di Ji-ta-kyo-ei, di derivazione buddista,
vuol indicare che dobbiamo dare senza aspettarci nulla in cambio: il dare completamente senza
compenso, mushotoku (senza scopo). Il dare, l'offrire, trova il suo appagamento nell'armonia
dell'evento, nella sincerit d'animo che sostanzia l'azione, e va concretizzato con spirito puro; l'umanit
trarr vantaggio se si armonizzer nel sentimento dell'offrire. Mushotoku disinteresse verso il
raggiungimento di uno scopo, di un profitto o di una ricompensa per un'azione svolta; tale sentimento
deve guidare colui che agisce in sintonia con la filosofia Zen e nella pratica delle arti marziali. Solo chi
padroneggia un atteggiamento mentale puro (makoto) potr raggiungere quest'ultimo stato della vita in
perfetta sintonia con la natura. Mushotoku realizza la non-coscienza, la non-meditazione, che rende lo
spirito pronto all'agire. Makoto la <<mente pura>>, la <<mente senza macchia>> che non distratta
dalle cose esterne. Il termine composto da ma (autentico, puro, vero) e da koto (cose); makoto la
virt fondamentale dell'eroe giapponese, comprendente la purezza d'intenti, il rifiuto di scopi egoistici e
materiali. Questo concetto etico, peculiare dell'animo giapponese, racchiude il senso dell'incorruttibilit
morale e fisica, connotato essenziale e irrinunciabile dei veri praticanti d'arti marziali. Makoto
raffigurato dal fiore di ciliegio (caducit di tutte le cose, fragilit della vita) e dalla neve (purezza
assoluta).
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Rei-no-kokoro: Lo Spirito del Rispetto. Inizia con il rito del saluto che magnifica con un
<<atteggiamento esteriore>> (mi-gamae), formalizzato nel gesto, uno <<stato d'animo interiore>> (kigamae): in definitiva il mutare dell'atteggiamento mentale nello stato d'attenzione. Il tutto veicolato dal
cuore (shin) al corpo (tai) per il tramite della mente (gi). Il saluto fa penetrare lo Spirito del Rispetto,
che deve impregnare tutta la pratica; rispetto per il proprio corpo e quello degli altri: <<qualsiasi cosa
possa essere di danno al corpo, non Judo>>, soleva dire Jigoro Kano. Rispetto per s, evolvendosi in
modo da unificare corpo, mente e cuore al fine di accrescere le facolt di percezione; rispetto per la
Legge Universale (Do). Rei-no-kokoro conduce all'eliminazione di angosce e desideri, permette di
ponderare senza pregiudizi e interessi l'istante, consente di acquisire l'autodisciplina dell'Ego e realizza
lo stato di mu-shin (non-mente). Questo stato consente alla coscienza di liberarsi dalle limitazioni dei

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Per Kano un essere umano deve coltivare anzitutto il rispetto per il proprio corpo, la cura, l'esercizio
fisico, l'alimentazione. La regola di vita serve a fare s che il nostro corpo sia in buona condizione,
ed nostro dovere osservarla. Il secondo punto dello Spirito del Rispetto, coltivare il Rispetto
verso il proprio S. Rispetto per il proprio S significa l attenzione costante che un essere umano
deve porre nello sviluppare incessantemente le proprie possibilit, vivere una vita piena, impegnarsi
in cose importanti, essere soprattutto sinceri verso se stessi e sviluppare dignit e carattere. Lo
Spirito del Rei no Kokoro si risolve nel suo terzo punto, quando si enuncia che il culmine in cui
questo sentire deve sfociare il Rispetto per il Tutto. Esso comprende chi ci vicino come chi ci
lontano, abbracciando tutta l'umanit al di l di fazioni, politica e religioni, comprendendo i nostri
pi cari amici e parenti come chi non conosciamo e non conosceremo mai. Esso comprende
l'ambiente in cui viviamo e quello in cui vivranno gli altri domani. Esso comprende tutto ci che
esiste, e l'avventurarsi nella ricerca dello Spirito del Rispetto, corrisponde alla scoperta di una
continua espansione della propria sensibilit, in un viaggio di empatia verso gli altri e verso la
Natura.
Nella pratica del Judo ci si imbatte negli altri, viene detto che Randori collaborare insieme ad un
altro, ma spesso il sentimento che questo suscita soltanto il desiderio di battere chi si ha di fronte,
mostrargli la propria superiorit, e cos mostrarla a se stessi, e cos essere. Ma il Judo, se condotto
attraverso i codici che gli sono propri (li vedremo nei capitoli relativi alla Pratica e al Metodo di
Judo), ci mette di fronte a noi stessi, ai nostri limiti, riconiugandoci con una positiva umilt. Poi se
l'attenzione dell'Istruttore posta a fare s che non solo il Randori, ma tutto l'esercizio del Judo, sia
crescere insieme, piano piano si incomincia a capire la bellezza, l'armonia, l'eleganza del gesto che
non dipende soltanto pi da noi stessi ma dal nostro Uke. Si scopre che bello aprirsi, abbandonare
quell aggressivit congenita ereditata da questa convulsa societ. Si incomincia a scoprire che per
essere non si deve far soccombere nessun altro, ma possiamo crescere insieme, che soltanto insieme
e non contro possiamo progredire.
"Il Judo inizia dove termina il desiderio di vittoria e la paura della sconfitta", sono parole dello
stesso Kano. In sostanza Kano predicava che attraverso la pratica del Judo si viene educati ad
autorealizzarci per essere utili. E possibile migliorare grazie all'aiuto degli altri, non solo
dell'istruttore, ma grazie alla partecipazione di tutti coloro con i quali si condivide la pratica.
sensi, dall'Ego e dal pensiero corrente. Non vi pi differenza fra chi conosce e ci che conosciuto,
ma superamento del dualismo e reintegrazione. Non vi pi consapevolezza. Siamo in grado, allora, di
affrontare ogni circostanza in modo diverso; siamo liberi dall'abitudine e acquisiamo una capacit di
giudizio equilibrato. La nozione di rei (buone maniere: Li in cinese) deriva da keirai (saluto, inchino) e
rappresenta l'etichetta, i riti, la cortesia, la benevolenza, la buona educazione, l'irreprensibilit.
Modellando la propria vita ad una rigorosa etichetta e correttezza, sostengono i confuciani, l'uomo pu
elevarsi ed acquisire un animo nobile e generoso. Il principio del controllo si confonde con il principio
della buona educazione ed una pratica d'autodisciplina. L'uomo deve acquisire il rispetto per le scale
gerarchiche umane e, attraverso un codice di comportamento, diventare raffinato, purificato dal gesto
rituale. La cortesia, la benevolenza, la gentilezza d'animo sono l'essenza e il nutrimento dell'etichetta.
Rei il <<Codice di atteggiamento rituale>>. Kokoro la pronuncia in puro giapponese
dell'ideogramma (raffigurante un cuore) che si legge, con pronuncia sinico-giapponese, shin e che
significa cuore, spirito, anima, coscienza, intuizione. Lo Spirito del Rispetto una dote importante che
deve manifestarsi gi al momento dell'iscrizione ad un Dojo; Rei-gisaho la correttezza da osservare nel
Dojo. Questo, infatti, <<il luogo dove si pratica la Via>> e per questo anche <<il luogo in cui si
uccidono gli uomini>>: <<uccidere>> si legittima con il fatto che quando si entra nel Dojo bisogna far
morire il proprio Ego e, in altre parole, lasciare le illusioni, abbandonare i desideri, gli scopi, le paure, le
certezze, gli amici, troncare con tutto. Questo morire il principio della rinascita spirituale.
Quest'atteggiamento mentale sicuramente difficile da attuare ai nostri giorni, ma proprio considerando
il significato originale dell'intenzione si riesce a comprendere l'importanza di applicarsi seriamente a
quello che si mette in atto nel Dojo che, quindi, pi di una semplice palestra.

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E giusto sottolineare e incentivare nellinsegnamento che solo dalla collaborazione pu nascere il
progresso comune.
Gli allievi pi avanzati con attenzione e partecipazione devono cercare di far superare le difficolt a
chi meno bravo , e con la stessa attenzione cercare di impegnarsi al massimo con chi pi avanti,
per essere utili in qualche modo pure a loro.
Sar importante nei prossimi capitoli capire come eseguire certi esercizi, come presentarli agli
allievi, come questi debbano comportarsi nei ruoli che si trovano a sostenere, per fare s che il Judo
non si limiti ad avere nella sua cultura una idea puramente concettuale di cosa siano i Valori Sociali,
ma sia di questi una vera e propria palestra.
Quando Kano definiva "Mostri" coloro che si impegnano nel Judo, come in qualsiasi Arte Marziale,
senza dare peso alla dimensione Etica di queste discipline e limitandosi al solo aspetto di esercizi di
combattimento, si deve pensare che queste affermazioni venivano fatte mentre il Giappone si
preparava alla lI Guerra Mondiale, mentre lo spirito dei giovani veniva forgiato all'amor patrio e
alla massima efficienza, come preludio allo sforzo bellico. Kano era un pacifista e sentiva il Judo
come mezzo per unire i popoli, non per dividerli, e la formulazione del suo pensiero risente molto
del periodo storico in cui egli ha vissuto. Ma il bisogno di dare attraverso il Judo un messaggio di
Valori, un insegnamento alla pace e alla tolleranza attraverso la pratica stessa rimane insostituibile,
perch l'insidia dell'egoismo e il seme della violenza , purtroppo, ancora presente ovunque nel
mondo. I Valori che vengono proposti non sono transitori, momentanei o di una singola cultura,
sono Valori che ogni cultura pu condividere e che ritrova certo nelle sue stesse tradizioni. Il Judo
cos non vuole aggiungere niente al nostro mondo dei Valori, ma si afferma come uno strumento di
conferma dei valori pi alti insiti in ogni cultura. Ci che lo contraddistingue che la sua pratica, se
ben indirizzata, costituisce un banco di prova dove questi concetti diventano concreti e tangibili,
tanto da poter essere fatti propri, quasi metabolizzati, dai praticanti.
Questo solo un piccolo riassunto del Kano-pensiero, che chiunque abbia a cuore questi temi potr
meglio comprendere leggendo Judo Kyohon, l'unico libro edito in italiano a firma del creatore del
Judo, e quanto detto vuole soltanto dare una idea di quale fosse l'intento educativo del Judo al
momento della sua origine.
E interessante notare che un certo sentire non esclusivamente patrimonio della cultura del Judo.
Consigliamo di leggere "il Diritto allo Sport, i diritti nello Sport", che la dichiarazione
programmatica della Uisp, per capire bene come l'humus culturale del Judo sia vicino agli Ideali
che un Ente di Promozione Sportiva pone a base della propria esistenza.
In questo testo emerge come da parte sua la Uisp si batta da anni affinch lo Sport acquisti una
valenza Sociale ed Educativa, lontana da uno sforzo volto al solo risultato agonistico, tutto questo
tenendo in considerazione che lo Sport deve essere a misura dei cittadini, e non viceversa. Cos la
tutela della salute, come la difesa dell'ambiente, la solidariet sociale, la riscoperta espressiva del
movimento e la socializzazione, divengono obbiettivi che l'Uisp si prefigge di ottenere tramite la
pratica dello Sport. Promuovere i valori di dignit umana, non violenza e solidariet, la ragione di
essere di questa nuova tendenza dello Sport moderno, che vuole essere motore di un cambiamento
importante della nostra Societ.
La formulazione del concetto di Diritto allo Sport vuole significare per i cittadini non solo quindi
la possibilit di poter ricevere una educazione motoria dalla infanzia alla terza et ma, negli
obbiettivi che la Uisp si pone, vuole costituire una educazione alla cultura.
Attualmente la Uisp sta collaborando attivamente con Marcello Bernardi5, pediatra ed educatore di
5

Nato a Rovereto (Trento) nel 1922. Specialista in pediatra, pedagoga nonch judoista, ha scritto
numerosi libri sull'educazione dei giovani. Anche pubblicista, ha lavorato molto in TV. Nel 1972 scrisse
<<Il nuovo Bambino>>, ed. Rizzoli, che stato un libro fondamentale per i nuovi genitori italiani (ne
sono state stampate circa venti edizioni). Nel 1995 ha pubblicato <<L'avventura di crescere>>, ed.
Fabbri, le cui pagine sono permeate degli ideali di Jigoro Kano. Nel 1998 ha scritto, con Cesare Barioli,
<<Corpo Mente Cuore>>, ed. Luni.

Freebudo autore: Alessio Oltremari


grande fama, nonch praticante di Judo. Del Judo egli ha scritto:
Non ci si pu avvicinare allo spirito del Judo se non si vive in una certa maniera, interiormente ed
esteriormente. E, viceversa, chi pratica Judo nel giusto spirito finisce, pi o meno consapevolmente
col cambiare la propria vita, anzi il proprio stile di vita. Voglio dire, sia pure in termini molto
generici e approssimativi, che il Judo restituisce l'uomo a s stesso, liberandolo da quelle scorie che
una societ mercificante e alienante ha depositato su di lui.
Dire che il Judo restituisce l'uomo a s stesso significa dire che la pratica di quest'arte impone il
recupero di certe qualit umane che si sono perdute negli stravolgimenti di una societ disumana.
E' una via che non conduce verso gli obbiettivi celebrati dalla cultura dominante, ma solo verso un
miglioramento dell'uomo e della condizione umana. E' un'educazione all'amore e alla libert.
Concludendo possiamo dire che nella pratica del Judo esiste la possibilit di dare voce ad alcuni dei
Valori fondamentali dell'Umanit che, attraverso la pratica di questa Arte, possono venire fatti
propri da tutti coloro che si avvicinano al Judo. Essi non devono essere insegnati in modo teorico,
ma devono trasparire dalla pratica quotidiana della disciplina e dalla atmosfera che si respira nei
gruppi di Judoisti. Essendo non teorica, essa indirizzata ai bambini come agli adulti, ed ognuno ne
pu fare esperienza al proprio livello di coscienza (legato alla et), come indipendentemente dal
grado di cultura, dato che non si richiede di capire o memorizzare qualcosa, ma di comprenderlo
intimamente. Tutta l esperienza del Judo, se cos vissuta, diviene un progetto di formazione
educativa permanente dell'individuo, che pu accompagnare un bambino che si avvicina al Judo
nella sua adolescenza e nella giovent, come nella maturit e nella vecchiaia.
Un grande Judoista Inglese, Trevor Legget6, oramai ultra-ottantenne, uno dei pochi esempi di
Judoista europeo ad aver vissuto questa dimensione fino ad oggi. Consigliamo la lettura del Libro
"The Dragon Mask"7, purtroppo edito al momento solo in Inglese, per poter leggere la
testimonianza di una vita e di una coscienza fiorite in gran parte grazie al Judo.
Volendo schematizzare, il Judo ha in s le potenzialit per aiutare chi gli si avvicina ad essere
educato verso questi Valori:
VERITA':
-Conoscere pi profondamente se stesso e imparare ad aprire la propria sensibilit per comprendere
gli altri.
Acquisire un intimo interesse verso la ricerca e la conoscenza, il senso artistico e lo studio
filosofico.
Sviluppare il proprio senso sociale, non alimentando cos sensi egoistici.
Alimentare un impulso volto al continuo miglioramento di s.
RETTA CONDOTTA:
Educare attraverso le regole della pratica ai valori di rispetto e onest.
Favorire la presa di coscienza sia del bambino che dell'adulto di abilit quali :
abilit di auto assistenza: come l'igiene personale e la fiducia in s stessi.
abilit sociali: relative alla lealt, alla capacit di cooperazione e al comportamento.
abilit etiche: come la sincerit, la gentilezza, la capacit di condividere.
PACE:
Educazione alla convivenza ed al raggiungimento di scopi comuni attraverso il reciproco aiuto.

Trevor Pryce Leggett, nato nel 1914, ha avuto come insegnanti di Judo Yukio Tani e Gunji Koizumi,
nel 1930 al Budokwai di Londra. Nel 1984 stato insignito dell'Ordine del Sacro Tesoro dal governo
giapponese. Ha scritto circa trenta libri. E' considerato il padre del Judo Tradizionale europeo, insieme
con G.F.M. Schutte (1901-1978, olandese) e Jean Lucien Jazarin (francese). E' tuttora vivente (1998).
7

Leggett, Trevor Pryce. <<The Dragon Mask and other Judo stories in the Zen tradition>>, Ippon
Books.

Freebudo autore: Alessio Oltremari


Sviluppo della capacit di perseguire con costanza obbiettivi prefissati, che con la presa di
coscienza delle proprie possibilit e dei propri limiti, portano ad una maggior accettazione di s,
base fondamentale della convivenza pacifica con gli altri.
Sviluppare capacit di comprensione e tolleranza.
AMORE:
Sviluppo della capacit di amore verso gli altri, ottenuto attraverso il superamento di rivalit,
rancore, sospetto, invidia, discriminazione, antagonismo, disprezzo e ira.
Il tutto volto all'inizio verso il proprio gruppo e, con il tempo ed il progresso personale, volto ad una
sfera sempre pi vasta, analogamente a quanto espresso in Suishin ho.
NON VIOLENZA:
E' il coronamento di tutto quanto espresso prima. La sua interiorizzazione la comprensione
profonda dei principi morali esposti da Kano, resi pratici dalla capacit della nostra disciplina di
renderci consci, attraverso il combattimento, della nostra carica aggressiva, e sanarla, superando le
paure e le tensioni che la alimentano.
Nel momento in cui nella pratica superiamo il concetto di Arte Marziale, vivendo ogni istante come
un occasione di crescita e come momento educativo, finalizzato al nostro sviluppo come a quello
degli altri, iniziamo a vivere il Judo come "Non Violenza" ed abbiamo la possibilit di trasportare
questo sentire nella vita di ogni giorno.
Volendo delineare uno scopo della pratica del Judo ( come disciplina educativa) , non possiamo che
ricordare le parole del Mahatma Gandhi8: L'Educazione consiste nel trarre fuori il meglio che
ognuno di noi ha nel corpo, nella mente e nello spirito.

Gandhi, Mohandas Karamchand, detto il Mahatma (Grande Anima), pensatore e uomo politico indiano
(Porbunder 1869, Nuova Delhi 1948). Studi prima in India, poi a Londra, dove si laure in
giurisprudenza. Dal 1893 fino al 1914 visse in Sudafrica, dove lott per i diritti civili degli Indiani
sperimentando quei metodi non violenti che lo avrebbero reso celebre in tutto il mondo. Nel 1921 lanci
la grande campagna di disobbedienza civile contro le autorit inglesi che, dopo oltre venticinque anni,
port l'India all'indipendenza. La sua azione politica, a favore dei connazionali oppressi, fu tanto
animosa che pi volte lo port dietro le sbarre della prigione. Gli tronc la vita il pugnale di un fanatico
ind ortodosso.