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IL D E CONSOLATIONE.

LOPERA E IL MANOSCRITTO
di Marialuisa Baldi

Sit igitur hic liber nullius nomini addictus1. Un proemio e tre


libri: il De consolatione esplicitamente esclude una dedica e si sof
ferma a spiegare le ragioni di questa esclusione. Lavvertimento di
1 H. Cardani, D e consolatione libri tres, Venetjis, apud Hieronymum Scotum,
1542, Prohemium ad Lectorem, p. 2v. N elle citazioni ho modernizzato luso delle
m aiuscole e la punteggiatura. Le traduzioni in italiano sono mie. D ora in avanti le
opere di Cardano saranno citate in forma abbreviata.
Lista delle abbreviazioni:
Ses. 302 = ms. Sessoriano 302 conservato alla Biblioteca Nazionale Vittorio
Emanuele di Roma.
Cons. 42 = H. Cardani, D e consolatione libri tre s, Venetjis, apud Hieronymum
Scotum, 1542.
Cons. 44 = H. Cardani, D e Consolatione libri tres a lias editi sed nunc a b eodem
authore recogniti, in D e Sapientia libri quinque. Eiusdem de Consolatione libri tres
alias editi se d nunc ab eodem authore recogniti. Eiusdem, de Libris proprijs, liber
unus, Norimbergae, apud J. Petreium, 1544.
Cons. 24 = H. Cardani, D e consolatione libri tres, in D e sapientia libri quinque,
quibus om nis humanae vitae cursus vivendique ratio explicatur. Eiusdem de conso
latione libri tres quibus p ro p te r sim ilitudinem argumenti, & ipsius C ardani commendationem, a djecti sunt P etri A lcyonii viri undequaque doctissim i D e exilio, libri duo,
perquam elegantes & eruditi, Genevae, apud Petrum & Iacobum Chout, 1624.
00 = H. Cardani, O pera om nia, cura Caroli Sponii, 10 voli., Lugduni, sumptibus
Ioannis Antonii Huguetan, & Marci Antonii Ravaud, 1663, Faksimile-Neudruck mit
einer Einleitung von A. Buck, Frommann, Stuttgart-Bad Cannstatt, 1966.
Cons. 63 = H. Cardani, D e Consolatione libri tres, in 00, I, pp. 538-636.
Lip. 4 4 = H. Cardani, Libellus de libris propriis, cui titulus est Ephem erus, N o
rimbergae, Petreium 1544, in O pera om nia, voi. I, pp. 55-59.
Lip. 57 = H. Cardani, L iber de libris propriis, eorum que ordine, et usu, a c de
m irabilibus operibus in arte m edica fa c ti, Lugduni, apud G. Rovillium , 1557, in
O pera om nia, voi. I, pp. 60-95.
Lip. 62 = H. Cardani, D e libris propriis, eorum que usu liber recognitus, Henricpetri, Lugduni 1562, in O pera om nia, voi. I, pp. 96-150.

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M arialuisa B aldi

Erasmo nei Sileni di Alcibiade - Etiam atque etiam te rogo, lector,


ne putes haec in cuiusquam dici contumeliam. Rem notamus, non
homines2 - riproposto da Cardano: il lettore non pensi che egli
voglia screditare qualcuno in particolare. Chi si trovasse a essere de
dicatario di unopera di natura consolatoria - affermato nel proe
mio - potrebbe ritenere per questo compromessa limmagine pubbli
ca del suo successo e della sua felicit, o vedere oscuramente prean
nunciate future disgrazie. Come se al libro potesse essere attribuita
la capacit di trasformare la felicit in infelicit, come se, cio, esso
potesse essere la causa di mali presenti o da venire. E una presun
zione ridicola, ma lautore si dichiara consapevole della vacuit di
ogni tentativo volto a dissimulare o a correggere questa specie di su
perstizione3.
A llinizio - come emerge anche nel De libris propriis del 15444 aveva pensato a unintitolazione diversa, VAccusator, che vanos
hominum affectus atque falsas argueret persuasiones. Poi aveva di
viso lo scritto in tre libri e gli aveva cambiato il nome, nella convin
zione che fossero pi carenti di consolazione gli infelici che non di
biasimo i felici. Di contro alla valenza polemica delVaccusatio volta
a denunciare le varie manifestazioni dellerrore e dellinganno, la
consolatio abbassa i toni e risulta consona a un punto di vista pi
comprensivo. La consuetudine dichiarata di leggere quoscunque
qui in arte aliqua scripsissent prima di in eadem quicquam componerem5, si traduce qui nelladesione agli stilemi del genere; cos,
attorno al tema del solacium - nella tradizione della terapeutica
dellanima, la consolatio e la filosofia che la esprime sono per lo
spirito ci che la medicina per il corpo - lopera strutturata se
condo uno schema che mira a darle sistematicit e completezza: il
primo libro si sofferma sulla ratio generale della consolazione, il
secondo e il terzo ne offrono lapplicazione concreta nella variet
2. D . Erasmi Roterodami, Sileni A lcib ia d is, A dagia, III, iii, I, in O pera om nia,
II-5, North-Holland, Amsterdam-Oxford, 1981, p. 166
3. O m nem ipsum tituli & rei series perterrebit: tamquam ad eum m issus hic liber videatur, qui quam vis foelix nunc sit, protinus tamen sit infoelix evasurus.
Tantum om nes quod ridiculum est sapiunt. At ego m agis illis insanirem, si hanc illorum superstitionem aut dissimulare viderem, aut corrigere tentarem ( C ons. 42,
p. 2v).
4. Ibid. Cfr. Lip. 44, p. 58b. Il riferimento aVA ccu sator scompare nelle due edi
zioni su ccessive del D e libris p ro p riis, sia in quella del 1557, sia in quella del
1662.
5. Ivi, p. 56b.
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Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

delle disgrazie e delle sfortune umane, dal lutto e dalla morte (sono i
casi pi eclatanti dei mali propri e semplici) alla schiavit, al car
cere, allesilio, alla povert e alla vecchiaia (sono i mali propri e
molteplici). In questo senso, il lavoro fa proprie, le caratteristiche
del genere: un invito alla moderazione e alla fortezza dellanimo,
gli unici antidoti possibili allincostanza delle vicende umane.
U niform ata sul m odello letterario codificato dalla tradizione,
lopera - a detta dello stesso Cardano - contiene solo paradoxum
illud ut parum admodum inter[est] inter beautissimum atque infoelicissimum6. Il riconoscimento del paradosso passa attraverso la con
sapevolezza, da parte dellautore, dellesem plarit della propria
esperienza individuale cui assegnato, peraltro, un valore di ecce
zionalit. Igitur quod divino factum puto esse aliquo consilio, ut
scilicet genitus, natus educatusque in maximis calamitatibus non
meliore fortuna ad hanc usque diem pervenerim, si silentio transigerem, magnam partem ac necessariam huuius propositi praetermittere
arbitrarer: la soggettivit emerge nel tessuto del genere e conferisce
coerenza alla consolatio - pu consolare solo chi ha vissuto il dolo
re e la sofferenza nelle forme pi radicali - riducendo la distanza
delle parole dalle cose e ponendo le condizioni per eliminare lin
versione del rapporto tra verit e apparenza. linversione che si
manifesta anche nel paradosso per cui di solito gli uomini si ritengo
no pi miseri di quanto effettivamente non siano ma vogliono far
mostra di una felicit maggiore di quella di cui godono realmente.
[...] illud natura omnibus insitum mortalibus videtur, ut se m iseriores
quam sint existiment, foeliciores vero videri cupiant. Quapropter divites
opes suas, reges potentiam, m ilites robur ostendant; eruditi nugas suas,
etiam audire nolentibus effutiunt. Tarn magnum studium hominibus est tales velie apud homines videri quales minime sint, inde e diverso vitia &
turpitudinem suam suorumque omni occulunt industria: tectoque igne, tormentum maius ob inanem hanc gloriam tolerant7.

Il passaggio dallaccusatio alla consolatio non si configura dun


que nella forma di un capovolgimento radicale, n il secondo termi
ne esclude il primo, dal momento che la comprensione del grado
6. H ieronym i C ardani M ediolanensis M edici L ib er de libris p ro p rijs et de o rd i
ne legendi illos, ms. F. II. 38. Nr. 1, f. lOv conservato alla ffentliche Bibliothek di
Basilea, di prossima pubblicazione nella Rivista di storia della filosofia, a cura di
Marialuisa Baldi e Guido Canziani. Su una possibile influenza senechiana relativa
mente a questo paradosso cfr. Cons. 42, p. 11 Ir.
7. Cons. 42, p. 2r; cfr. anche ivi, pp. 73v-74r.
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\

M arialu isa B aldi

della propria felicit o infelicit che gli uomini riescono a avere


per lo pi fuorviata da presupposti errati e del tutto incongrua; la
consolazione non annulla, al contrario ricomprende la condanna dei
vanos affectus e delle false persuasioni che fanno scambiare lim
magine esteriore con la realt. Nel rapporto di interrelazione accusatio-consolatio si costituisce la specificit dellopera allinterno del
genere: due termini inscindibili, talmente inscindibili da essere giu
dicati, alla fine del proemio, insignificanti rispetto alla sostanza del
le cose; si voglia chiamare il libro come si vuole, seu de Consolatione, seu Accusatorem, res ipsa pertractata, a nomine suo non
abhorrebit8. E il riferimento allesperienza personale e soggettiva
media i due poli, consentendo la condanna dellaltrui comportamen
to ma anche la comprensione della vastit e della radicalit del male
nel mondo. Decisiva al fine della definizione dellopera, la to p p ia
segna anche lavvio della riflessione filosofica dellautore cos, al
meno, come risulta dalla cronologia delle opere edite. Il modello let
terario entro cui essa proposta destinato a essere superato e Car
dano non nasconder che, anche dal punto di vista formale, quel suo
lavoro assimilabile allimmagine di juvenilis ingenii et primae
format oni s9,\jyia le ragioni e i problemi, come pure le fonti e gli
autori richiamati dal De consolatione e sottesi al binomio accusatioconsolatio che lo caratterizza, resteranno come punto di riferimento
dellindagine morale svolta negli anni successivTj

La storia del testo: le edizioni a stampa e il manoscritto


Nella tavola dei 22 libri editi contenuta nellultima edizione del
De libris propriis, il De consolatione dato per bis impressus10: il
volume esce infatti a Venezia, presso leditore Scoto nel 1542 e due
anni dopo, nel 1544, a Norimberga, dalleditore Petreius, insieme al
De sapientia e al De libris propriisn . Dopo la morte di Cardano si
8. lbid.
9. Cfr. Lip. 57, p. 127b. N e llultima tavola (tabula librorum tum editorum, tum
edendorum ) contenuta in questa edizione del D e libris p ro p riis, il D e consolatione
compare tra i lavori impuri, sed quasi perfecti (ivi, p. 120b).
10. Ivi, p. 120a.
11. La numerazione delle pagine progressiva per tutte e tre le opere contenute
nel volum e, il D e sapientia, il D e consolatione e il D e libris propriis. Il libro con
tiene due indici delle materie, uno, allinizio, com prensivo del D e sapientia e del
D e consolation e e uno alla fine specificam ente attinente al D e consolatione. La de38

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

possono contare altre due stampe secentesche. La prima esce nel


1624, a Ginevra presso la stamperia della famiglia Chout12, leditore
rifugiato in Svizzera per la sua fede ugonotta; ripropone, nella struttu
ra, ledizione del 1544: compare infatti nuovamente con il De sapien
tia e con il De libris propriis - anche se il titolo di questultimo non
figura nel frontespizio - e aggiunge il dialogo ciceroniano Medices
legatus, de exilio di Petrus Alcionius, stampato qui per la terza
volta13; la seconda stampa del 1663, nel primo volume degli Opera
omnia, a cura di C. Spon (Lione, Huguetan & Ravaud). Quattro testi
moni a stampa, dunque, di cui due cinquecenteschi: un caso relativa
mente favorevole nelledizione delle opere di Cardano. E ancora pi
favorevole se si tiene presente che disponibile anche un manoscritto
omonimo, conservato alla Biblioteca Nazionale di Roma (Fondo Sessoriano 302)14; registrato dai bibliotecari come autografo, pu essere
utilmente confrontato con il Career e con altri documenti15.
Per completezza bisogna ricordare che, vivente lautore, pubbli
cata anche una traduzione inglese Comforte16 (a opera di Thomas
dica a Francesco Sfrondati che segue immediatamente il frontespizio del volum e
espressamente riferita al D e sapientia.
12. La numerazione delle pagine ricom incia da 1, per ciascuna delle tre opere.
Al termine del D e consolation e, con numerazione di pagina progressiva, aggiunto
il D e libris p ro p r ijs, riprodotto nelledizione del 1544. Il volum e contiene solo, cia
scuno al termine dellopera relativa, gli indici delle materie specifici del D e sapien
tia e del D e consolatione. Sugli Chout cfr. E. et E. Haag, La France protestante,
10 voli., Slatkine Reprints, G enve 1966, voi. IV, a d vocem.
13. M edices legatus, de exsilio, V enetiis, in aedibus A ldi et Andreae Asulani soceri m ense Novembri, M DXXII; la seconda edizione compare a B asilea nel 1546
presso lo stampatore J.H. Hoechstetten.
14. Consta di 136 ff. m ss., numerati al recto.
15 Cfr., ad esem pio, la lettera a Carlo Borromeo, Pavia, 21 aprile 1560, conser
vata alla Biblioteca Ambrosiana di M ilano (ms. segnato F 100 inf., f. 152r). Cfr.
infra, pp. 513-520.
16.
Cardanus Com forte, tran slated into Englishe an d pu blish ed by com m endem ent o f th right honourable th E arle o f Oxenford. Il volum e privo della nume
razione delle pagine; la versione condotta su lledizione del 1544, di cui emenda
gli errori. La lettera di dedica del traduttore Th. B edingfield allEarl o f Oxford, che
ha ordinato il lavoro, datata 1 gennaio 1571. B edingfield ricorda com e il libro
fosse stato so long desidered da chi l aveva com m issionato, il quale unwares to
me som e parte o f this worke, spronandolo tutte le volte che my long discontinuance o f study, or rather th lacke o f grounded know ledge did [...]d iscorage me
(p. A2r). Ancora alla fine della dedica Th. Bedingfield non manca di sottolineare le
difficolt della traduzione per chi non appartiene alla cerchia degli specialisti e e v o
ca i suoi interessi militari: Sure I am it would have better beseem ed to me to have
taken this travaile in som e discourse o f Armes (being your L. chiefe profession &
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M arialuisa B aldi

Bedingfield, London M arsh 1573; rist. 1576): riproduce fedelmente


il testo latino cinquecentesco di cui, peraltro, omette il poemio sosti
tuendolo con una dedica del traduttore17; una seconda, diversa, tra
duzione compare successivamente allo Spon: Tlire e books o f Consolation (London, Aylmer and Croutch, 1683).
Tra le opere filosofiche edite, il De consolatione la prima in or
dine cronologico a essere data alle stampe: compare dopo alcuni
scritti di argomento astrologico, matematico e medico della cui edi
zione Cardano lamenta nello stesso De consolatione la precocit e
frettolosit18. In base al racconto autobiografico fornito qui dallaumine also) then in Philosophers skill to have thus busied my se lf (ivi, p. A 2v). Ol
tre alla dedica del traduttore allEarl o f Oxford, la versione inglese contiene anche
una lettera di questultim o al primo, un suo com ponim ento poetico al lettore, un av
vertimento al lettore in prosa e in versi di Thomas Churchyard: il carme scritto
in th behalfe o f this book, mentre l avvertimento a sostegno della traduzione.
N ella ristampa del 1576 l avvertimento scompare, mentre aggiunto un altro carme
di George G ascoigne. La ristampa, che reca nel titolo l aggiunta: N ew ly perused,
corrected, and augmented, porta dei marginali che sintetizzano il contenuto del te
sto; riproduce fedelm ente la versione del 1573, anche nella divisione delle pagine,
cui aggiunge la numerazione.
17. D altro canto, il traduttore tiene in qualche m odo conto della precoccupazione in virt della quale Cardano aveva deciso di non scrivere alcuna dedica e si pre
mura di mettere al riparo l Earl o f Oxford da possibili insinuazioni sullo stato della
sua felicit, sottolinenando com e questa, al contrario, sia m essa in risalto dalla con
statazione della m iseria degli altri. A nedelesse thing I knowe it is to comforte
you, w hom nature and fortune hath onely not iniured, but rather upon whom they
have bountifully bestow ed their grace: notwistanding sith you delight to see others
aqcquited o f cares, your L. shall not do am isse to reade som e part o f Cardanus
counsell: wherein consideringe th m anyfolde m iseries o f others, you may th
rather esteem e your ow ne happy estate with encrease o f those noble and rare vertues which 1 know and reioyse to be in you (ibid.). Thomas Bedingfield ( f l6 1 3 ) ,
gentlem an pensioner della regina Elisabetta, pubblic nel 1584 The A rt o f Riding
di Claudio Corte e nel 1595 The F iorentine H istoire w ritten in th Italian tongue by
N iccolo M achiavelli. L Earl o f Oxford Edward de Vere (1550-1604), poeta lirico,
drammaturgo e m ecenate, considerato, da alcuni, l autore delle opere di Shakespea
re; nel 1575-76 visit la Francia e l Italia.
18. N ella ricostruzione autobiografica del D e consolation e, Cardano dichiara di
avere scritto m axim am vero congeriem librorum, ut vel legere pigeat, ad hanc
usque aetatem scripsimus; om nium tamen em endationem absolvere despero. Q uo
rum etiam aliqui, quamvis m inim i, & si in lucem minus castigati prodierint, vitium
in nobis quidem fuit; aliorum vero culpa, qui per invidiam, nos coegerunt, immaturos foetus edere, namque nec cum his, satis com m ode, nec sine his, ullo m odo v i
vere poteram, illorum igitur calum niae, quicquid erratum est imputetur Cons. 42,
pp. 76r-v. C om e noto, prima del D e con solation e, escono cinque titoli: il P rogn o
stico o vero ju d icio g en erale... d a l 1534 insino al 1550 (V enezia 1534); il P rogn o
stico d e l anno 1535 (M ilano 1535), il D e m alo recentiorum m edicorum m edendi
40

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

tore, la stampa dellopera successiva alla stesura del De arcanis


aeternitatis, dalla cui farrago - come noto, in base a quanto si
evince dal De libris propriis del 1557 e del 1562 - sarebbero poi
stati tratti il De sapientia (1544) e il De immortalitate animorum
(1545)'9. Autonomo rispetto a quella farrago che secondo lultima
redazione del De libris propriis sarebbe stata scritta a quarantanni,
il De consolatione va associato a unulteriore farrago, da cui
avrebbe dovuto essere tratto un altro libro sulla consolazione degli
amanti (il De libris propriis del 1544 lo d per gi scritto) mai com
pletato e sostituito, nella stampa, dal primo libro del Contradicentium medicorum: Simili ratione ex librorum De consolatione farragi
ne librum, qui dicitur Consolatione amantium, perficere destinaveram,
sed maioribus intentus destiti. Perfeci autem primum contradicentium20. Se il rapporto tra la farrago e la stampa dunque data da
usu, insiem e al D e sim plicium m edicinarum noxa (V enezia 1536); il Supplem entum
Almanach. insiem e al D e restitutione tem porum e t m otuum coelestium (M ilano
1538); la P ra ctica arithm eticae, et m ensurandi singu laris (M ilano 1539). Peraltro,
in questo passo del D e con solation e, Cardano ritiene di dover fare riferimento
esplicito solo a tre suoi lavori, nessuno dei quali al m om ento edito, per i quali m o
stra piena soddisfazione (sono richiamati com e testimonianza del fatto che cum
caetera sereno animo m elius fiant; hoc unum tam enjM nquiljitatiy animi praeminm
est, inventio): il librum Arithm eticae, nondum editum, cuius titulus est Opus perfectum (basti ricordare che Y A rs m agna de regulis algebraicis, Norimbergae, Petreium, 1545 data alle stampe com e sezione decim a totius operis de arithmetica, intitolata opus perfectum; su llargom ento si vedano anche Lip. 44, pp. 57b58a che presenta il librum in termini pressoch sim ili al D e consolatione; per la
versione lievem ente diversa di Lip. 57, ripresa da Lip. 62, cfr. p. 66a e p. 133a), la
geometriam nostram e il librum D e medicorum discordia (la prima edizione
del Contradicentium m edicorum lib e r avviene a Venezia, presso leditore Scoto nel
1545). Altrove, sempre nel corso d ellopera, Cardano d per gi scritto il D e a rc a
nis aetern itatis e parla al futuro in relazione al D ialogus de m orte, cui titulus est
G uglielm us, la cui prima edizione risale al 1562 (cfr. Cons. 42, p. 20v: in libri au
tem de Morte dicturi sim us). Questo stesso D ialogus m uove dal riferimento alla
trattazione relativa alla morte di un figlio svolta nel D e consolation e (cfr. O pera
om nia, cit., I, p. 675a).
Sulle edizioni dei testi di Cardano cfr. I. M aclean, Cardano an d his pu blish er
1534-1663, in E. Kessler (hrsg.), G irolam o Cardano. Philosoph N aturforscher A rtz,
Harrassowitz Verlag, W iesbaden 1994, pp. 309-338 e in particolare su Scoto pp.
313-314.
19. Lip. 57, p. 69b e Lip. 62, p. 106a.
20. Lip. 57, p. 69b e, per una versione lievem ente diversa relativa al C ontradi
centium , cfr. ancora Lip. 62, p. 106a). Lip. 44 recita differentemente: Interim animadverti, lectis libris de consolatione, m e nihil de animantium cruciatu dixisse.
Protinus igitur, libel lum de amantium consolatione, secundo libro de consolatione
41

M arialuisa B aldi

" v'
...
;

Cardano in termini di priorit della seconda sulla prima, quello di


entrambe con il manoscritto e di questultimo con il testo a stampa
pu essere ricostruito soltanto, in mancanza di altri dati documenta
ri, attraverso il lavoro di collazione.
Innanzitutto, questa non consente di mettere in evidenza grosse
differenze tra le varie edizioni. Le varianti sono numerose ma m i
croscopiche e delineano una convergenza tra le edizioni cinque
centesche, da una parte, e quelle secentesche dallaltra. In buona
parte la convergenza dovuta allevoluzione degli usi linguistici e
tipografici, che com portano inversioni nellordine delle parole,
presenze o assenze di parti invariabili del discorso (si tratta di avverbi, e di forme verbali non indispensabili per il senso oppure coniugate secondo modi diversi). Non mancano interpolazioni di ele
m enti nelle stampe secentesche, talvolta segnalate da parentesi
quadre, e determinate dal tentativo di facilitare la comprensione
del lettore; solo molto raramente linterpolazione si rivela signifi
cativa: come quando in un elenco che comprende Virgilio, Dem o
stene, Cicerone aggiunto il nome di Lucrezio, a accrescere il nu
mero degli autori illustri che non furono longevi21. opportuno ri
cordare la disinvoltura e la scorrettezza proprie dello Spon, che
non solo ripoduce gli stessi errori di Ginevra 1624 (anche quando
questi sono evidenti refusi), ma ne aggiunge di propri (distrazio
ni tipografiche, interventi nel testo per alleggerirlo o per risolver
ne le difficolt pi o meno apparenti). Leccellenza negativa dello
Spon confermata dal numero ridottissimo delle correzioni di er
rori comuni alle altre edizioni (il rapporto tra errore e correzione
di errore di 10 a 1); si deve tuttavia sottolineare che la scorret
tezza delledizione di Lione non si accompagna alla presenza di
grossi casi di interpolazione.
iam edito, aequalem edidi: quem aliquot ostendi amicis: inde denuo immutavi (p.
58a). Secondo questa lettura tutto ci sarebbe avvenuto eisdem diebus in cui ven
ne pubblicato il D e im m ortalitate anim orum (cfr. ibidem ). N ella gi citata copia ms.
del D e libris p ro p riis Cardano non nomina il consolatorius amantium e richiama
pi volte un D e am ore in italiano, diviso in 10 libri, che include fra le opere morali
e di cui fornisce l indice, aggiungendo: sed solum materia superest, liber ipse m i
nime abosolutus (ivi, f. 2r).
21.
Cfr. Cons. 24, p. 62 e Cons. 63, p. 604b: Illud vero animaduersione dignum
videri debet, quod pleriq; magni viri, in iuuenta extincti sunt: Heroum enim nullus
ferme ad senectam peruenit, Hercules, A chilles, Castor, Pollux, A iax, Iason; tum
poetae, Lucanus, Catullus, Tibullus; nec V irgilio longaeua vita fuit, nec Lucretio,
nec D em ostheni, nec Ciceroni.
42

Il D e consolatione. L 'opera e il m anoscritto

Tra le redazioni cinquecentesche, la pi caratterizzata quella ve


neziana del 1542 (rispetto alle altre presenta varianti autonome di
scretamente frequenti, anche se non sempre significative, in parole
singole; omette interamente citazioni da autori classici - talvolta non
ha il testo greco, talvolta non ha la traduzione latina; contiene una
frase intera che scompare nelle altre edizioni22). - come noto ledizione di cui Cardano si lamenta nel De libris propriis del 57 e
del 62, per gli innumeri atque turpissimi errores, ai quali ascrive,
almeno in parte, la responsabilit dellinsuccesso editoriale; titulus,
& forsan etiam stylus23 avrebbero fatto il resto.
Ma vorrei soffermarmi di pi sul manoscritto, in relazione al qua
le la collazione consente di arrivare a alcune conclusioni:
1. A llintero della generale convergenza con le redazioni cinque
centesche, il manoscritto sembra essere pi strettamente legato al
42: ne accetta sovente le lezioni che le stampe successive non se
guono; contiene anche la frase appena richiamata che tutte le altre
redazioni rifiutano; cita gli autori classici con la medesima omissio
ne ora del testo greco, ora di quello latino. In verit si danno anche
casi, peraltro quantitativamente inferiori, di accordo con il 44, con
tro il 42 (la media quantificabile allincirca nel rapporto di 1 a 2).
Ma quando il manoscritto conferma il 44 e contraddice il 42, que
stultimo per lo pi segue una lezione manifestamente scorretta.
2. Corregge gli errori del 42 e risulta anche pi corretto di en
trambe le edizioni cinquecentesche: per stare a un campione limitato
di occorrenze (quelle che risultano a esempio dalla collazione di una
parte del testo equivalente a 6 pagine dello Spon), su due casi in cui
il ms. presenta errori propri, in altri cinque sono emendate scorret
tezze gi presenti nel 42 e riproposte ancora nel 44.
22. Cfr. Cons. 42, p. 35v: N ec Xerxi numerosus exercitus; nec Tiberio th e sa u -5
rus; nec Antonio truculentae minae, nec Iulio foelicitas, non Alexandro m agnitudo ;
animi, non robur A chilli, nec Aristotelis sua philosophia, non m elliflua sermonis *
dulcedo Platani, non Archimedi ingenium, nec Ciceroni facundia, quicquam prode- I
rit. D ove nel 1544 e nelle redazioni successive, dopo minae, la frase terminaJ
con quicquam proderunt (Cons. 44, p. 319).
23. Impressus est hic liber ab Octaviano Scoto primum, deinde cum libris D e
Sapientia a Ioanne Petreio Norimbergae. Id qua ratione contigerit, nunc explicabo.
Neque enim, ut dixi, Octavianus sponte libros m eos, neque libenter imprimebat,
iacturam veritus impensae: nani tametsi lucrum fecisset in librorum D e malo medendi usu im pressione, id tamen in libris D e consolatione postea com pensavit, non solum quod titulus, & forsan etiam stylus non arrideret: sed quod Typographus suus
innumeros atque turpissimos errores imprimendo com m isisset (cfr. Lip. 57, p. 67b
e Lip. 62, p. 103b).
43

M arialuisa B aldi

3.
Conserva una relativa autonom ia che non esaurita dalla
emendazione degli errori. Nello stesso campione di pagine, si devo
no registrare 29 lezioni diverse dalle altre edizioni. E non sono solo
differenze relative a parole singole; si tratta anche dellinserimento
di frasi intere che integrano o arricchiscono il testo pubblicato, sen
za alterarne peraltro il senso. Occorre sottolineare che le integrazio
ni pi numerose e significative non sono contenute nel corpo del
manoscritto, bens aggiunte in interlinea (una o due parole) o a mar
gine (parole, frasi, periodi) e che sono tutte marginalia le varianti
relative a frasi intere. Pi frequenti con la progressione del numero
dei fogli, non hanno tuttavia una consistenza tale - neanche nella
parte finale - da rendere caotica la stesura. Per lo pi necessarie per
la coerenza logica o grammaticale del testo quando sono limitate a
qualche parola (allora la loro omissione pu risolversi in una lacu
na), le aggiunte si rivelano logicamente accessorie quando assumo
no lentit di una proposizione: in questo caso la loro soppressione
non compromette il significato e non rende precaria la struttura sin
tattica dello scritto.
Nella quasi totalit dei casi i marginali uniformano il manoscritto
alle stampe: si danno solo tre casi contrari: due in cui la difformit
solo parziale (si tratta dellintegrazione di una citazione24 e della
continuazione di una frase25) uno soltanto in cui completa26. Il
passo concerne la genesi dei culti religiosi, pi propriamente la di
vinizzazione di un cadavere insepolto; un tema particolare inserito
nella trattazione pi vasta sul lutto e posto immediatamente dopo
24. Cfr. Cons. 42, p. 44r, dove una citazione quasi fedele da Seneca, Tranq., 14,
4-9 relativa al comportamento di Cano G iulio di fronte alla morte - Observare
proposui, an extremo ilio m om ento, animus m eus discessum sentiat; am icis postea
renunciaturus - integrata com e segue in m s., f. 37r: quos ego hom ines dicam
quam beatos qui non ante (quam est) ex hac vita tanquam som no in mortem suaviter concidentes expergiscuntur turbulentum hoc som num reliquentes.
25. Cfr. Cons. 42, p. 61 v: Quamobrem ut omnibus necessarius est somnus: his
quidem exiguus, illis plurimus, sic & animis vita, dove, dopo vita, il ms. ag
giunge: ut functa o fficio suo et morte repurgata a labe sempiternae foelicitati restituatur (f. 37v).
26. Cfr. Cons. 42, p. 46v: Sim ile quoddam Clearchi cadaveri C [t]esias accidisse refert: nata enim sylva super ipso, pr D eo coepisse adorari. Su questa lezione
concordano tutte le stampe, ma il m s., in marginale, legge: sim ile quoddam Clear
chi cadaveri Ctesias accidisse refert: congesto enim super ipsum pulvere a ventis,
nata ob id sylva, divinitatis opinionem attulit cum tamen ob id proiectum esset ut
damnari corpus [parola illeggibile] laceraretur a canibus; tantum casum potest ut
nihil non eveniat quod evenire possit (f. 27v).
44

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

una discussione dedicata allutilit dei monumenti funebri27 (ne


aveva trattato anche lAlberti nel De re aedificaloria2*): tuttavia,
anche in questa occasione, il marginale si limita a rendere m aggior
mente comprensibile l assunto pi sintetico del testo. Solo alcune
volte (e due significative quantitativam ente e qualitativam ente)
laggiunta in margine che - ripeto, uniforma il manoscritto alla
stampa - sostituisce una parte cancellata nel corpo del manoscritto,
una parte che quindi non vedr mai la luce. In questi casi non si
legge solo una redazione diversa del testo effettivamente pubblica
to; vi si trovano anche accennati e affastellati temi che il De Milita
te svolger analiticamente in maniera sistematica. A proposito della
morte, la stampa scrive che la scomparsa di un figlio digna luctu
non est, posta la facilit con cui la progenie defunta pu essere
rimpiazza con la generazione di un nuovo erede; la considerazione
della causalit naturale pu portare un sostegno alla consolatio: il
figlio un prodotto del seme e del seme non ci si cura quando vie
ne disperso, perch allora preoccuparsi qualiter esso perisca? I
vermi e i pidocchi che albergano in noi e che noi alimentiamo non
sono propriamente nostri, n sono giudicati degni di amore o di lut
to; e il seme, comunque esso si trasformi, deve essere considerato
alla stessa stregua:
est autem semen tertiae concoctionis alimentum superfluum, ut stercus
primae et urinae secundae: si igitur quae ex superfluis nascuntur, nostra
sunt; erunt etiam vermes et pediculi nostri atque amore digni. Cogita
quantum semini s olim incassum effuderis, vel cum meretricibus concumbendo, vel etiam cum uxore iam pregnante: totum id periit et non doles;
quid amplius est in filio, quam quod sem el effuderis? tam vilem igitur &
contemptam rem, tam grandi luctu digna censes, cuius totiens omnino nullam rationem habueris. Si ad initia mentem revolvas, videbis te non aliud
lugere, quam modicum infoelix excrementum: quod si per somnum, ut
27. Cfr. Cons. 42, p. 46r.
28. Cfr. L.B. Alberti, D e re a e dificatoria, Argentorati 1541, pp. 114 r -115v;
su llargomento cfr. anche E. Garin, Studi su L.B. A lb erti, in R inascite e rivoluzioni.
M ovim enti culturali d a l X IV a l XVIII secolo, Laterza, Bari 1975, pp. 183-184. Tra i
temi che avvicinano Cardano allAlberti si possono ricordare l attenzione alla rela
tivit degli usi; la sottolineatura dei risvolti igienici e sociali nel trattamento dei ca
daveri e nelle forme della sepoltura; infine il riconoscim ento del nesso che stringe il
culto dei defunti alle credenze religiose, anche se a questultimo proposito il m edi
co pavese si rivela pi radicale nel considerare le conseguenze in linea di principio
superstiziose delle sorti riservate a un cadavere.
45
/

M arialuisa B aldi

quandoque solet, effusum esset, non omnino curasses: at m odo quid inte
rest qualiter id pereat29?

Largomentazione di ordine naturalistico e radicale: il capitolo


xii del De utilitate, il De luctu, la riprende - probabilmente non a
caso - solo attraverso un cenno30, destinato a sfumare allinterno di
considerazioni prevalentemente morali. Nel manoscritto del De Con
solatione un marginale introduce il tema dei figli supposititii; il
lutto per la loro morte sarebbe fonte solo di riso e canzonatura; n
alcunch pi incerto della paternit di un figlio cui la precaria pu
dicizia delle mogli pu offrire lunico grado di sicurezza possibile.
La parte cancellata svolge lo stesso tema, ma si sofferma di pi
sullestrema facilit con cui le donne si fanno adultere e sulla diver
sit di condizioni che anche a questo proposito si realizza tra miseri
e potenti (utilizzando a questo proposito la parola accusator: pauperum <coniugibus> custodia deest, potentium accusator31); alla fi
ne sottolinea limpraticabilit di ogni soluzione, violenta o remissi
va, per il marito disonorato che si trovi ad avere la moglie madre di
un figlio altrui:
Quam certus es eum filium tuum esse. Omnibus obscuris rebus querendis,
locus aliquis patuit; sola filiorum certitudo nullo ingenio humano haberi
potest: omnes confidimus; nullus scit quos vocant filios proprios esse. Pauperum <coniugibus> custodia deest, potentium accusator: ita fit ut adulteris
undique aditus pateat, nisi quos uxoris probitas [arceat]. Inde imperatoribus
regibusque tum nobilibus etiam supposititii filii <fuerunt>, quorum obitum
nedum est indignum fiere sed periculosum, ne his qui probe noverunt cantilenam risum com m oveas, utque non decet prudentem hac in ambiguitate
torqueri, sic moderate ferendo aut fortitudinis, si vitio res caret, aut contemptus, si subesset labes aliqua, exemplum. Refers at illud tamen maxime
evenit ut flagitio concepti pueri frequentius pereant: seu quod <per> nimias
illecebras vel potius anims vehem enter timore perculsis progignantur.
Quod si tales sint quid inquam melius contemptu fieri potest. Nam postquam
pessima consuetudo et corrupti hominum mores et vitiata lex tantam foeminis licentiam prebuerunt, si quid sinistre incidat, eum pati turpe, dimittere
29. Ses. 302, f. 36v.
30. Cfr. H. Cardani, D e utilitate ex adversis capienda libri quattuor, in 00, II,
IV, xii, p. 269a: Denique nullus pater, ut non potest de pudicitia uxoris certus e s
se, ita nec de filio, quod suus sit. Sed fac, tuus sit, quam tum fem inis incassum,
etiam volens, abiecisti?.
31. Ses. 302, f. 36r. Segnalo fra parentesi uncinate le aggiunte in margine.
46

Il De consolatione. L opera e il m anoscritto

negatum, occidere deo invisum est, <enim > vitio hominum iniuria contrac ta, contemptus his qui aliam perdere vitam non querunt minimum malorum
in hoc casu est, namque ut in enormi atque alieno pecato effugere omnem
societatem tutissimum est ac prudentissim um ...32.

Sono, queste ultime, le premesse che nel capitolo De Adultera


Uxore del De Utilitate33 portano Cardano a concludere che luxoris
improbitas comunque un mezzo per incremetare il numero dei fi
gli: nella variet dei casi della vita umana si danno anche donne ste
rili con il coniuge, che dopo aver concepito da adultere diventano
feconde anche con il loro legittimo sposo34. Una provocazione, for
se, e lautore non manca di notare che essa apparir senzaltro tale
iuxta criticos nostros et sapientes ac morum censores. Tuttavia
forsan probabitur da coloro i quali res ex iudicio recto expendunt
intelliguntuntque quantum inter fumum & corpus, inter praesentem
gloriam et rem immortalem intersit. Di nuovo, l opinione e la
realt della felicit non vanno scambiate luna per laltra: aliter
[...] non secum ac stulti, qui se aut reges aut deos esse putant, falso
beati essemus. E allora decisivo resta solo il fatto che praestat
[...] filios habere quam plures35.

La consolatio cardaniana
Si tratta ora di dare qualche elemento sulla specificit del testo
cardaniano allinterno del genere consolatorio. Si detto del bino
mio accusatio-consolatio. Di per s, esso implica il cpnfronto con il
modello stoico36. Nel De vero et falso bono, tra le critiche allo stoi
cismo che Lorenzo Valla mette in bocca allepicureo Vegio, vi an
che lipocrita incoerenza di voler associare laccusa alla consolazio
32. Ses. 302, f. 36r.
33. Cfr. H. Cardani, D e utilitate ex adversi capienda, cit., IV, v, pp. 245a-247b.
S u llimpraticabilit di ogni soluzione cfr. ivi, p. 245b.
34. Cardano adduce qui delle ragioni fisiche a giusticazione della sua afferma
zione: ex primo conceptu venae uteri dilatantur, uterus ipse incalescit, intemperies,
si qua dominabatur, corrigitur, purgantur loci: ideoque infoecundae, usu foecundae
sunt, sicut nim io usu fecundae insteriliscunt in posterum (ivi, p. 246b).
35. Ivi, p. 246b.
36. Sulla collocazione della consolatio cardaniana allinterno della tradizione
stoica si pronuncia G.W . McClure, The R enaissance Vision o f Solace and Tranquillity: Consolation and Therapeutic W isdom in Italian H um anist Thought, dissertation, University o f M ichigan, 1981, II, pp. 490-501 e 905-913.
47
/

M arialuisa B aldi

ne: Catone lo stoico accusa la natura e gli uomini per la loro intrin
seca perversit, e ne compiange allo stesso tempo la misera condi
zione con lintento di accattivarsi la benevolenza del pubblico37:
una manifestazione tipica della duplicit intrinseca nel modello stoi
co della sapienza che presuppone la scissione delle parole dai fatti,
delle azioni dai discorsi.
Lavvio del testo del De consolatione cardaniano, escluso il proe
mio, indubitabilmente critico nei confronti delle manifestazioni
tradizionali e pi elevate del genere. Il genere, riconosce Cardano,
locupletissimum semper fuit e ha dato luogo a prodotti raffinati,
tutti pi o meno connessi - almeno quelli che richiama - con la tra
dizione stoica. Il suo lavoro non sa eguagliare Ciceronis eloquentiam, nec Plutarchi gravitatem, aut Petrarchae acumen, vel Boetii
philosophiam38. Cardano nomina qui in via programmatica alcuni
testi divenuti classici sullargomento: di Cicerone ricorda il De finibus bonorum et malorum, le Tusculanae disputationes, i Paradoxa
stoicorum, il De senectute\ di Plutarco gli opuscoli morali; di Petrar
ca il De remediis utriusque fortunae, tutti preziosi per un lettore eru
dito, che pu trovarvi una non minimam calamitatum medicinam.
Non fosse andata persa la consolatio ciceroniana per la morte della
figlia, il De luctu minuendo, si sarebbe raggiunto il vertice nel gene
re39, perch dove l oggetto di riflessione di per s ricco e vasto,
lingenio e leloquenza di un uomo prope divinus (linglese del
traduttore legge more than a man40) avrebbe portato a risultati al
di l di ogni aspettativa.
In coerenza con gli obiettivi della consolazione, Cardano rifugge
qui da valutazioni generali sugli autori che prende in considerazione
e si limita a utilizzarli per i suoi fini: sono per lui in primo luogo re
pertori di fonti e illustrazioni dei casi e dei comportamenti che da
to rinvenire nelle multiformi manifestazioni della miseria. Latteg
giamento tipico e generalizzato allinterno dellopera, dove anche
un classico come Seneca41 - un esempio illuminante - pu essere
37. Cfr. L. Valla, D e vero fa lso q u e borio. Criticai edition by M aristella D e Panizza Lorch, Adriatica Editrice, Bari 1970, I, V ili, 3-4, pp. 12-13.
38. Cons. 42, p. 73r.
39. Cfr. Cons. 42, p. 5.
40. Cfr. Cardanus C om forte, cit., p. Ir.
41. Sulla presenza di Seneca e, pi in generale dello stoicism o nella riflesisone
morale di Cardano, cfr. A. Ingegno, S aggio sulla filo so fia di C ardano, La N uova
Italia, Firenze, 1980, pp. 322 ss. A l volum e si rimanda anche per il rapporto con
Cicerone.
48

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

richiamato senza che sia avvertita la necessit di esplicitare il dis


senso radicale sulla sua impostazione di fondo. Cos, pur non essen
do evocato tra i modelli del genere, ne sono riprese le considerazio
ni sulla funzione esclusivamente sociale del monumento funebre, a
copertura di un cadavere inutile, foetens, horridum42, o sulla ne
cessit dellesperienza dellavversit per la consapevolezza della fe
licit43, oppure ancora come fonte di aneddoti relativi alla figura di
Socrate44. Poca cosa rispetto alla quantit notevolissima delle cita
zioni o parafrasi dei testi senechiani, contenuta nel De utilitate ex
adversis capienda - una quantit superiore rispetto a quella riservata
allo stesso Cicerone - , tale da indurre Cardano a ammettere il presti
to dagli scritti del moralista romano, soprattutto dalle sue epistole45,
pur esplicitando un giudizio di condanna che non ha pari nel De
consolatione. In quellopera Seneca appare un opportunista adulato
re dei potenti, scrittore di cose inverisimili e soprattutto incongruen
te nellasserire a parole ci che confuta nei fatti della sua vita vissu
ta: chi gli crederebbe paupertatem laudanti, cum ipse tantum opum,
tamque inusate congesserit? quis probitatem, cum fuerit proditor sui
discipuli? quis bonos mores, Stoicaque dogmata, cum palam esset
Epicureus. Un tale uomo sine praefatione nominare non decet. E
se la morte ne ha in qualche modo redento la vita turpissima quod
fortiteter tulisse eam videatur46|re s ta comunque insostenibile la sua
convinzione secondo la quale summa beatitas sarebbe lexpectatio mortis47. Prefer dives in perpetua mortis solicitudine vivere,
42. Quid enim hom ini corpus est, cum anima secesserit? nec enim hom inis
amplius pars est, cadaver inutile, foetens, horridum: quod Seneca mandari sepolturae, inventum , iure aestimat, non mortuorum, sed viventium causa: ne scilicet, iacens, et odore, et aspectu hom ines offendat (cfr. Cons. 42, pp. 45v-46r e Seneca,
E xcerpta, II).
43. Seneca vero putat eum vere esse in foelicem , cui nihil unquam contigit
adversi: eoque solum existim andum m iserum quod nimium foelix sit (C ons, 42,
p. 1 Ir).
44. Stoicorum instituto, Socrates (ut Seneca autor est) cum in foro esset, pallium vidi; cumque discessisset, am icis dixit pallium em issem libenter si pecuniam
habuissem (Cons. 42, p. 86r). Cardano si riferisce a D e beneficiis, VII, 24, 1.
Su llinfluenza di Seneca, cfr. anche supra, p. 37, n. 6.
45. Veruntamen ut ille hom o fuerit malus, epistolae tamen ipsius multum huic
argumento conducunt; neque ille propterea fraudandus gloria, aut nos furtum quasi
admittere debemus; quinim o libere fateri, multum ex earum lectinones iuvatos (H.
Cardani, D e utilitate, cit., I, i, p. 12b).
46. H. Cardani, D e utilitate, cit., I, iv, p. 37b.
47. Ivi, p. 32b.
49
/

M arialuisa B aldi

quam pauper in tranquillitate48 e spese il suo tempo nel convincere


se stesso e gli altri mortem non esse malum, atque ideo nullum es
se malum, quandoquidem morte ipsa omnia incommoda effugere liceat49. La questione ricca di connessioni importanti, coinvolge il
rapporto del sapiente con la religione, posto che per Cardano quella
convinzione non solo empia ma anche assurda, pur avendo una
parziale giustificazione storica. Sono tutti problemi su cui il De Mi
litate si sofferma a pi riprese e che il De consolatione lascia
nellom bra^
Ma la duplicit che nel lavoro pi tardo connota cos chiaramen
te la figura di Seneca, nello scritto del 42 costituisce un elemento
non eludibile della caratterizzazione che Cardano lascia trasparire
di tutti gli autori richiamati come modelli pi autorevoli del genere.
La difformit tra le parole e i fatti il limite di fondo delle consolationes che la cultura filosofica ha saputo esprimere nel corso dei
secoli e anche Cicerone, bench in infortuniis homo ullus abiectior [non] fuit, non ne va esente. Pi di altri, Cicerone ha speri
mentato su di s la miseria, non solo lesilio, la perdita dei propri
beni, la distruzione della casa, ma anche la morte della figlia, mo
strando quam tantum [extulerit] fortitudinem in adversis50. Se nel
quindicesimo Paralipomenon Cardano d per scontato che Qui in
ter nos tam praeclaros viros adnumeretur ex Italis, aut Cicero est,
aut nullus51, nel De consolatione assegna allautore latino, tra i
classici, una posizione elevata nella graduatoria delle occorrenze
del nome o degli scritti52: il primo tra i non filosofi e il terzo in
assoluto, dopo Platone e dopo Socrate. Eppure anche la sua gran
dezza non va esente da debolezze. Nel testo del 42 non sono enun
ciati i motivi che nel sedicesimo Paralipomenon portano a conclu
dere: si quis anim adverterat, non alium exitum rerum suarum
quam quem habuit expectandum ducet53: Cicerone non riusc a
pervenire ad maximam potentiam pur essendo vissuto in unepo
ca di libert politica e pur essendosi dedicato allarte summa patientia. Egli fu un timido: prudente per natura, minus valuit ob
48. H. Cardani, D e M ilitate, cit., I, i, p. 12b.
49. Ibid.
50. Cons. 42, pp. 73r-v.
51. H. Cardani, L iber decim usquintus Paralipom enon. D e clarorum virorum vita
et lib ris, v, D e Cicerone, in OO , X , p. 551.
52. In questa graduatoria Cicerone terzo con 25 occorrenze, dopo Platone con
36 e Socrate con 33. Precede Aristotele, richiamato 24 volte, e Virgilio 11.
53. Ibid.
50

Il D e consolatione. L 'opera e il m anoscritto

immodicam eloquentiam, mentre la paura qui consilium expectorat54 gli fece commettere molti errori. Volle combattere senza armi
con gli armati e in pernitiem se cum tota domo dedit; os opporsi
con la sola eloquenza a Pompeo e a Cesare; per non parlare del fat
to che cerc stultae filiae tribuere honores [...] atque id in mediis
armis, iam ruente Republica55. Nel 42 tutto ci non emerge, come
non traspare alcun cenno relativo alla stultitia della figlia cui il
padre dedic la consolatio evocata come modello perduto del gene
re. Lautorevolezza di Cicerone qui almeno esplicitamente inden
ne dai limiti che pi tardi saranno messi in evidenza; tuttavia nep
pure essa riesce a contrastare la debolezza radicale che coinvolge,
come si detto, tutta la cultura dotta e che secondo Cardano si m a
nifesta in maniera precipua nella tradizione stoica, segnandone la
distanza dalla vita vissuta. Se questa tradizione il referente privi
legiato del genere e impone allautore l adesione a moduli letterari
consolidati, non per questo egli rinuncia a far valere le sue critiche
e a evidenziare limiti tanto pi avvertiti quanto obbligata la scelta
di quegli stessi moduli. Laddove linvito alla moderatio l obiet
tivo dellargomentazione, autori e temi stoici non possono essere
elusi. Pi tardi, sulla scorta di vicende familiari la cui drammaticit
si far incalzante, linadegatezza dellopera del 42 sar riconosciu
ta e la superiorit del De utilitate sar apertamente dichiarata: una
superiorit funzionale alla capacit di far fronte alla miseria, che
presuppone insieme una maturit filosofica non ancora raggiunta
nel 42. Eppure anche agli esordi della sua riflessione morale lau
tore non resta passivamente aderente al genere, ma lo sottopone a
tensioni sviluppando largomentazione secondo linee tangenziali ri
spetto allo schema che pure fa proprio.
Cos, non manca di sottolineare come i modelli pi elevati della
consolatio restino intangibili, almeno per l maggioranza di quanti
vorrebbero trovare un aiuto alle proprie sciagure ma illetterati, non
possono accedervi: tota pene plebs, tum rustici, & ex patritiis, pars
maxima56. Di qui il caratteristico, frequente ricorso agli esempi di
miseria dei semplici - dai casi pi comuni di rovine economiche o
morali ai pi caratterizzati, come quello di un tale, ricchissimo,
plorantem quod fame esse interiturus solo perch non riusciva a
54. H. Cardani, L iber decim us-sextus Paralipom enon. D e hom inibus antiquorum
illustrium iudicio, I D e C icerone, in OO, X, p. 563b; cfr. anche p. 563a.
55. Ivi, p. 563b.
56. Cons. 42, p. 73r.
51
/

M arialuisa B aldi

trovare il grano nella paglia57, o di un tal altro che cum vitreum es


se putaret, singuli momenti timebat abrumpi58 - per i quali lautore
fa appello non solo alle sue letture ma anche alla sua esperienza di
vita quotidiana e ai suoi personali ricordi di fatti anche recentissi
mi59: sono vicende e persone talvolta lasciate nellanonimato, talvol
ta identificati con precisione di nome e cognome60. Di qui, ancora, il
tentativo di contrapporre alla grandezza dei modelli letterari evocati
la pochezza del proprio tentativo; suo, per questo gli caro; irri
mediabilmente segnato dallesperienza personale della disgrazia,
non pu essere tacciato di eccessiva audacia e vanit: serve quanto
meno a chi lha scritto e per gli altri la testimonianza concreta,
non solo a parole, oratione sola, di una vita vissuta nellavversit.
Mentre ancora una volta l autobiografia riemerge nel tessuto dellar
gom entazione teorica, si conferm a l assunto del proem io che
nell'escludere ogni dedica, esplicita la valenza riflessiva della con
solatio - mentre gli altri libri sono dedicati a qualcuno, hunc unum
57. M em ini quendam ditissim um insanisse, captantemque paleas, ac plorantem,
quod fam e esse interiturus: nihil enim tritici in inanibus stipulis esse (Cons. 42, p.
3 Ir).
58. Ibid. Cfr. anche l esem pio della vetula illa orbitatem [lugens], che Carda
no si diletta di riferire analiticamente, addotto com e prova del ridicolo cui possono
degenerare le m anifestazioni del lutto: Venerat anus quaedam ad ostium paupercula, panem petens, atque id subiiciens se parentibus orbam esse: id cum nos, primo
quasi verbo attoniti, haud intelligerim us, unus e sociis interrogavit quantula aetate
esset, cumque respondisset anus septuagesimum ex cessisse annum, risimus intellecta re; quam vis m iseresceret [Ses. 42, f. 29v misereseret] non parum, mulier septuagenariam orbam se parentibus conqueritur (Cons. 42, p. 50r). Per i casi di rovina
materiale o morale, cfr., a solo titolo esem plicativo, la successione delle vicende ri
portate a p. 36r: Quendam patritium literis vacantem, ob non impetratam gratiam
apud mulierem Patavinam, quam deperibat, veneno sumpto mori vidim us. Alius
concivis noster, cum iacturam in frumenti precio fecisset, laqueo se suspendit. Alius
& idem patricius cum aes alienum non tam com m ode dissolvere posset, in puteum
se praecipitans, extinctus est. M ulierem vidi quae, cum adulterium com m isisset,
taedio vitae etiam spe veniae proposita venenum sumpsit.
59. Cfr., ad esem pio, Cons. 42, p. 58v: Nudius tertius quasdam mulierculas
pauperes complorantes, filiorumque mortem optantes audiebam o, ancora, ivi, p.
72r: Nuper etiam dum haec nos scriberemus, quidam pigmentarius V enetiis, damnatus celeris, colloquio cum fratre impetrato, cum ille osculo dedisset, venenum in
cortice avellanae latens ex ore accepit, indeque horis paucis extinctus, a cruciatu &
dedecore se subtraxit.
60. Cfr. ivi, p. 605a, per l esem pio di Baccius Valor (filium indolis egregiae iuvenem , ante oculos capite mulctari vidit, & ipse protinus moriturus) addotto a con
ferma della tesi di intonazione antistoica, secondo cui la vecchiaia deve essere tolle
rata ma non desiderata.
52

Il De consolatione. L opera e il m anoscritto


r* i

r r*

mihi composuisse - e stempera laccusa nella compartecipazione


dellinfelicit.
Attraverso l esperienza personale della sciagura e della miseria la
scissione tra parole e fatti, apparenza e verit, ricomposta e supe
rato il limite che compromette l efficacia delle consolazioni di im
pronta stoica. Se - come stato notato - il racconto autobiografico
nel segno della sfortuna identifica la generale tradizione consolatoria stoica61 in cui Cardano si colloca, certo che che egli assegna
alla propria esperienza individuale della miseria alcune caratteristi
che particolari. Concepito, nato e educato in tempi di massima cala
mit, condivide la sorte e la grandezza dei semplici, cui non pro
prio vitam a verbis absimile habere62. Laccordo tra luna e le al
tre il tratto distintivo dei grandi saggi (Aristide, Focione, Socrate e
Platone), dei profeti e dei santi, soprattutto di Ges Cristo, la cui vi
ta terrena non si svolse allinsegna della fortuna e della felicit63.
Nel De consolatione l immagine erasmiana del Cristo Sileno non
riproposta. Linversione dei valori che contraddistingue, per lautore
lombardo, il mondo presente, non ribaltata nella rivendicazione di
un altro modello: Cristo, appunto: scorza spregevole con una ra
ra perla all'interno, come aveva scritto Erasmo64. Manca, in queste
pagine cardaniane, la rivendicazione di unalternativa che sia in gra
do di contrastare con forza limmersione nella sventura e nel dolore.
Per ragioni personali e teoriche Cardano volutamente si radica nel
punto di vista del misero. Pi tardi, nel De Libris propriis del 1557,
vorr sottolineare che anche gli sfortunati, al pari dei fortunati, han
no le loro buone ragioni per giudicare inutile il libro: i secondi pen
sano di non averne bisogno, i primi possono ritenerlo non a torto
impari al compito di sanare dei mali prorsus [...] insanabiles65.
Mentre scrive unopera che si uniforma agli stilemi di un genere or
mai consolidato, Cardano esprime una sfiducia che a_ rischio di
mettere in discussione la funzione della consolatio. Per i contadnFe
per il popolo un lavoro come il suo del tutto superfluo perch essi
trovano spontaneamente i modi del solacium . In Della tranquillit
61. G.W . McClure, The Renaissance Vision o fS o la c e , cit., p. 492.
62. Cons. 42, p. 73v.
63. Namque ut qui res difficiles aliis persuaderent, si ipsim et eas aggrediantur
et fidem & auctoritatem dictis adiiciunt. Sic enim Aristidem, Phocionem , Socratem,
Platonem, Catonem, tum prophetas et sanctos viros atque om nium bonorum auctorem et conditorem Christum Iesum, fecisse video (ivi, p. 74r).
64. Cfr. D. Erasmi Roterodami, Sileni A lcibiadis, A dagia, III, iii, I, cit., p. 164.
65. Lip. 57, p. 67a.
53

M arialuisa B aldi

dellanimo VAlberti, che aveva voluto anche lui scrivere il suo libro
non ad altri che a me, aveva espresso lo stesso concetto: non ve
diamo forse tutti i giorni ridere e cantare i nostri miseri servi, op
pressi da disagi continui e sfiniti dalle fatiche66?
Coerente con le finalit e con il modello del genere letterario, il
De Consolatione cardaniano implica tuttavia un progetto che coin
volge il sapiente: lopera sar utile ad persuadendum67, ma lo sar
per il sapiente, cui lautore offre la propria riflessione maturata nel
confronto con gli antichi e filtrata attraverso lesperienza personale
della sofferenza. Privo lui stesso di docenti ( stato sostenuto solo
dalla fede eorum quae post mortem fiunt68), si prefigge tuttavia
un obiettivo didattico che passa dalle coscienze e dalla conoscenza
che esse possono conseguire. Al di l della retorica, la consolatio
implica la filosofia: non Rhetorum more quicquam persuadere decreuimus, sed Philosophorum instituto69.
Non necessario nientaltro ut non sis miser, quam quod miserum te non credas70; altrimenti detto: la felicit o l infelicit una
funzione della coscienza. Lassunto ha implicazioni filosofiche note
voli e in altre parti del testo Cardano non le lascia implicite: dal
principio secondo cui lintelletto homo sit totus71 ricava limmor
talit dellanima, salvo poi aggiungere che non necessario far ri
corso allargomento con coloro che non ci credono perch la tesi
mortalistica spazza via anche la paura della morte72. Sono temi im
66. Cfr. L.B. Alberti, D ella tranquillit d e llanim o, in O pere volgari, 5 voli., Ti
pografia Galileiana, Firenze 1 8 4 3 -4 9 ,1, p. 17.
67. Cons 42, p. 77v: quae soli Sapientis utilis ad persuadendum si quis forsitan
sit pertinax.
68. Ibid. Per la cautela nei confronti di un possibile contrasto con la legge cri
stiana relativamente allipotesi del passaggio delle anime dei demoni m alvagi nei
corpi degli uomini cfr .Cons. 42, p. 7v. Qui, dopo aver elencato i fattori causali della
miseria che contraddistingue la vita umana, Cardano scrive: ut saepe m ecum repu
to (si admodum opinio haec Christianae legi non adversetur) dicere auderem, maiorum daem onum animas, in homina corpora transeuntes, sceleris poena hic dare.
Su llipotesi stoica della conflagrazione universale, riferita senza voler prendere vo
lutamente partito, cfr. Cons. 42, p. 27r.
69. Cons. 42, pp. 89r-v.
70. Cons. 42, p. 77v.
71. Cons. 42, p. 2 3 v.
72. Cons. 42, p. 27r. Cardano rifiuta qui la tesi averroistica di un intelletto sepa
rato e estrinseco: Verum quod de duplici intellectu Averroes affirmat, apud Aristotelem nunquam inveni. Unus enim est qui foris advenit, ac inseparabilis non est;
caetera om nia, ex materia, & sem inis virtute educuntur. A t duos Intellectus in homine efficere, ambosque perpetuos absurdissimum est. Sed iam hoc nostra nihil in54

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

portanti, ma dal punto di vista delloggetto della mia relazione vor


rei sottolineare come sulla coscienza di s faccia perno la possibilit
stessa della consolatio cardaniana. In linea generale, Cardano non
inventa niente di nuovo; si uniforma, piuttosto, a>ino schema tipico
del genere. Basti pensare, appunto, al De consolatione philosophiae
di Boezio, dove al concetto secondo cui nihil est miseranti, nisi
curri putes73, sono legate lestrema variabilit delle vicende umane
e la felicit come correlato del comportamento di chi tollera la sorte
incostante con equanimit. Nostra omnia momentanea sunt et nihil
aliud quam flatus et ventosus tumor est ipsa foelicitas humana74:
sono le parole di Cardano, che rendono chiara la natura onnipervasiva della mutabilit e dellincostanza.^Da ci consegue la dichiara
zione del carattere interiore della felicit e la rivalutazione della for
tezza d animo, la fortitudo bollata - giova ricordare - dallepicu
reo Vegio nel De vero et falso bono15. la virt dei miseri, che ac
quisendo la tranquillit della mente, si aprono un varco, lunico pos
sibile, ad fortunae mutationem76: quando i mali sono inevitabili
perch sono extra animum nostrum, la temperanza non serve e
neppure la prudenza, luna essendo utile per ci la cui causa nel
nostro animo, laltra per quanto ci viene dallesterno e a cui, tutta
va, occurri potest77. Eppure anche la fortezza omnibus exposita
periculis, iacturam magis quam fortunam tandem affert78. Di qui il
primato attribuito alla prudenza:;
terest; ostendamus eum qui imm ixtus sit, atque forinsecus venit, om nino unicum e s
se non potest (Cons. 42, p. 25r). Se l intelletto fosse separato e estrinseco sarebbe
com e la natura per gli animali, cio sussisterebbe dopo la morte d ellanimale. Ma
poich l uom o a seipso regitur, & est immortale quod regit, si pu concludere
che copulata vero est vis in hom ine intellectiva [...] sed unicuique suus Intellectus
attributus est (Cons. 42, pp. 25v-26r). In coerenza con il suo oggetto, il D e con so
latione discute dellimmortalit solo in relazione al problema an in morte seu pro
pria, seu necessariorum, aliquid mali sit; et si mali sit an malum a bono, seu potius
iactura ab utilitate vinci queat (Cons. 42, p. 20v), indicando nel D e arcanis aeternitatis e nel D e m orte i luoghi specifici della trattazione. La discussione su llim
mortalit dellanima si connette a quella sulla natura della memoria che Ses. 302
svolge soprattutto in note marginali aggiunte, com e quasi di consueto, a uniformare
il testo m anoscritto alle stampe (cfr. soprattutto, ff. 13v e 14r),
73. A .M .T.S. B oezio, D e consolatione philosoph iae, II, 4, 55.
74. Lip. 57, p. 67a.
75. Cfr. Valla, D e vero fa lso q u e bono, cit., Ili, IV, pp. 95 ss.
76. Cons. 42, p. 77r.
77. Cons., p. 35r.
78. C ons., p. 12v.
55

M arialuisa B aldi

quasi divinum quoddam munus, inter mortales cum veneratione cohabitat.


Hanc reges quaerunt, populi admirantur, plebs laudat, undique et utilis et
necessaria. Itaque si prudentia caruisti, non est quod quaeraris: offenditur
autem prudentia pluribus, ut etiam valetudo, causisi ira, voluptate, ignavia,
stupore, amore, ambitione, avaritia, denique omni vitio animi prudentia laeditur, stultissimum vero puto velie eos solari, quod seipsos ex animi impotentia in calamitates trudunt, ut in obscenis voluptatibus, in praecipitique
vindicta79.

E proprio la prudenza a esplicitare il senso della consolatio', se


la fortezza si limita a impedire linvasione del dolore, la prudenza
presuppone lesercizio della ragione, nel confronto costante del sog
getto con il mondo circostante. unarte, in forza della quale luo
mo afferma la sua superiorit sugli animali e pu rendere relamente
efficace il principio per cui la felicit non il frutto fortuito di un
bene esterno, ma dipende da noi. Est autem, si recte animadverteris, omnium malorum plerumque in nobis causa80.
I punti di tangenza della consolazione cardaniana con la tradizio
ne dello stoicismo cristiano non possono dunque impedire al lettore
di constatare quanto lautore lombardo si discosti da quella tradizio
ne. Del resto, se la felicit anche per lui una funzione della co
scienza, limmersione nella sofferenza e la descrizione delle sue
molteplici forme complicano il quadro fino a orientare verso conclu
sioni che sottopongono a tensione alcuni principi fondamentali di
quella tradizione. Gli scettici hanno delle buone ragioni per negare
che sia possibile discriminare tra bene e male nella vita umana81: su
questa base il sapiente pu fare come il medico, approffitare anche
di un veleno per ottenere un beneficio82. La consolazione presuppo
ne, in ultima analisi, la reciproca trasformazione delluno nellaltro;
ma si pu ugualmente dire che essa assume il male come forza rea
le, riconoscendolo di fatto come principio organizzatore della vita
umana. In queste pagine luomo non risulta armoniosamente inserito
79. Ibid.
80. Cons. 42, p. 31 v. Sulla prudenza in Cardano cfr. G. Canziani, Sapientia e
prudentia nella filosofia m orale di C ardano, in Rivista di storia della filosofia
XLVII (1992), pp. 295-395 (poi in E. Kessler, hrsg., G irolam o C ardano, cit., pp.
11-47); in particolare, sulla sua presenza e sul suo significato nel D e consolatione,
cfr. pp. 302-304.
81. Cfr. Cons. 42, p. 6v: neque hac in vita bonum aut malum ullum cernere
possum sapientesque reor scepticos illos philosophos fuisse, qui om nia sola opinio
ne constare putabant.
82. Cfr. Cons. 42, p. 5 Ir.
56

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

nellordine del tutto e oltre la misura della natura: a differenza


dellanimale che mangia quando ha fame e beve quando ha sete,
lessere dotato di ragione quasi costitutivamente eccede la necessit
naturale: nella realt dei fatti l univoca identificazione delFumanit
con la probit non si d. Ancora, sul versante dei mali che vengono
dallesterno, la sciagura appare come fattore necessario per la co
struzione dellumanit. Alla forma classica del cosmopolitismo della
ragione e della sapienza, Cardano affianca cos quella che si potreb
be definire una forma di universalismo nella calamit. Quando peri
sce la patria, muoiono gli amici, si perdono le ricchezze e svanisce
ogni riconoscimento sociale, si sperimenta la comune appartenenza
a una medesima stirpe. Come nella povert, in cui si trovano multos socios e non ci si pu pudere propter errorem, n taedere
propter solitudinem83. Nella consapevolezza della corruzione dei
tempi presenti Cardano ribadisce che la virt ha come compagna la
giustizia, ma certo la sua prospettiva volutamente interna alla de
scrizione delle manifestazioni della vita in cui luna e laltra sono
contraddette. Da qui trae origine latto di accusa del De consolatio
ne, ma anche il compatimento intrinseco alla consolatio. Al termine
dellopera una similitudine rende chiaro lintento dellautore: la con
dizione della vita umana simile a una veste, tanto pi deturpabile
dalle macchie quanto pi preziosa; tanto meno deturpabile, di con
seguenza, quanto pi foedata vitiis84.
Lungo questa strada il De consolatione approda alla figura di
Diogene85: il cinico dai tratti stoici esplicita l autosufficienza della
virt, ma non si ritrae di fronte alla calamit e alla miseria: al con
trario le sceglie volontariamente, nella consapevolezza che nessuna
delle due pu tuttavia invaderlo. Come Dio non pu essere toccato
n sottopposto a pressioni, la mente umana, un dono divino, pu
essere elevata ad coelestia, dove per ognuno preparata una vita
sempiterna ac dulcissima86. Lautosufficienza del saggio non si
costruisce al di fuori di valori religiosi e cristiani. Al term ine
dellopera unultima similitudine evoca unimmagine rinascimentale
83. Cons. 42, p. 1 13v.
84. Cfr. Cons. 42, p. 130v.
85. Reliquum igitur est, ut de malorum multitudine dicamus, ac ut D iogenes
ait: Is ego sum, in quem dirae iactatae sunt imprecationes: sum enim - dicebat sine dom o, sine civitate, patria exul, vagus, m endicusque. His omnibus, virtutem
animi esse putavit (Cons. 42, p. 130r).
86. Cons. 42, p. 13Ir.
57

M arialuisa B aldi

non insolita: il mondo come un teatro. E Cardano aggiunge: un


teatro in cui Dio ci ha posto e nel quale ci guarda ex occulto, co
me figli da preporre al suo regno: ci osserva mentre lottiamo con i
sensi, con il mondo, con il diavolo e in ragione della fortezza che
sappiamo esercitare nella lotta, al termine dello spettacolo ci solleva
dal teatro per elevarci tra i principi del suo regno; oppure, ci lascia
soccombere a tutto come servi in catene:
Pater in hunc mundum nos tamquam filios regno praeponendos luctamque
cum sensibus, cum mundo, cum diabulo, ex occulto spectat: qui fortiter adversus haec omnia pugnabit, sublatus e theatro, inter Princeps numerabit
Regni illius: qui autem, prorsus iners, omnibus succumbet, tamquam servus
in vinculis, cum thetrum exierit, habebitur. Porro theatrum hoc exornatum
ad spectaculum esse par fuit: ipsum vero Patrem ex abdito spedare. Qui
enim tam stulti filii, coram eo luxuriose & pigre, tum etiam seditiose viverent, si aliquem spectatorem suorum operum, nedum Patrem illum magnum, esse putarent87?

Limmagine si ritrova nella falsa Consolatio ciceroniana, il De luc


tu minuendo88 cui si riferisce lo stesso Cardano allinizio della sua
opera dandola, correttamente, per persa. In effetti loperetta, edita nel
1580, era un clamoroso falso, redatto - pare certo - da Carlo Sigonio
per fini truffaldini, come ha ribadito recentemente A. Grafton89. Qua
87. Cons. 42, p. 13 lv.
88. Cfr. M. Tulli Ciceronis, C onsolatio, vel D e luctu m inuendo, Lugduni, apud
A. Griphium, 1584, p. 62: Nam si verum est, quod a Theophrasto alicubui proditum memoriae mandavimus, orbem terrarum Theatrum quoddam esse magnum, di
vina mente repletu, & coelestis indicandae sapientiae gratia tam multis undique collucentibus ornamentis illustratu, ac depictum, ut cum fortuna, dolore morbis, egestate, casibusque permultis assidue luctentur. Deum vero ipsum quantum quisque
pugnando valeat quamque viriliter fortitudine divinitus accepta utatur, desuper expectare.
89. Cfr. A. Grafton, F orgers and Critics. C reativity an d D u plicity in Western
Scholarship, Princeton 1990, tr. it. F alsari e critici. C reativit e fin zion e nella tra
dizione letteraria occiden tale, Einaudi, Torino 1996, pp. 50-51. Per le attribuzioni
della falsa C onsolatio ciceroniana cfr. E. Sage, The P seudo-C iceron ian C on solatio,
Chicago 1919. Sullinteresse di Cardano per l esegesi delle opere antiche, in rap
porto soprattutto al problema d ellautenticit dei testi del Corpus hippocraticum e
allinfluenza di Galeno, cfr. ibid., p. 32 e 78. M a si veda anche Id., D efen ders o f th
Text: The T raditions o f Scholarship in an A ge o f Science, Cambridge, M ass. 1991,
pp. 23-46 e N. G. Siraisi, The Clock an d th M irror. G irolam o C ardano an d R e
naissance M edicin e, Princeton UP, Princeton 1997, p. 126, oltre che Ead., C arda
no, H ippocrates, and C riticism o fG a le n , in E. Kessler (hrse.), G irolam o Cardano,
cit., pp. 131-155.
58

Il D e consolatione. L opera e il m anoscritto

li fossero state le fonti di Sigonio - a proposito del teatro era nomi


nato Teofrasto, ma possiamo ricordare che Plutarco nel De musica
commentarium aveva individuato in Dio (Gecr) letimologia delle
parole teatro (0onpov) e vedere (Beoopelv)90 - essa attesta la fortu
na di unimmagine che un topos della cultura rinascimentale. Il topos, in Cardano, non esente da reminiscenze platoniche: al termine
della lotta lanima che avr guadagnato il cielo, tamquam amans
amanti copulata, potr godere di una perfetta beatitudine, ormai
lontana da ogni turbamento91. Ma una simile compiuta felicit al
di l, dichiara lautore, della nostra capacit di espressione e di pen
siero, perch al di l della nostra esperienza di vita. Soprattutto,
lontana dalla sua esperienza di vita, portata a exemplum di miseria
universale.

9 0. P robabile est autem e sse theatrum posterius, ac m ulto ante verbum


9etopev, id est spedare, a deo, qui &e<j Graece dicitur, appellationem mutuatum
(cito qui da Plutarco, O pera om nia, Francfurti 1580, p. 653).
91. Cfr. Cons. 42, pp. 131 v - 132r. : Cum itaque extremum agonem anima superaverit, tanquam amans amanti copulata, ea dulcedine ac securitate fruitur, quam
nec scribere, nec cogitare possumus: cum vix liceat amantium terrenorum ostendere
voluptatem; inter quos tamen multa turbulenta, nihil tutum, nihil diutumum: beatus
est tamen hic amans, omniumque aliorum obliviscitur, cum amatae coniugitur: at
ibi, in principatu securus perpetuusque animus, eum amat, in eius conspectu semper
est, qui om nia potest: atque in omnibus, ut verus pater, bono filio piacere paratus
est.
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