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Donald W.

Winnicott
DAL LUOGO DELLE ORIGINI.

Raffaello Cortina Editore, Milano 1990


(Collana di Psicologia).

Edizione italiana a cura di Renata De Benedetti Gaddini.


Titolo originale: "Home is where we start from"
Penguin Books, London 1986.
Copyright 1986, the Estate of D.W. Winnicott by arrangement
with Mark Paterson.
Traduzione di Anna Margaretha Chagas Bovet e Renata De
Benedetti Gaddini.
Redazione di Stefano Re.
Donald W. Winnicott (1896 - 1971), figura di primo piano del
movimento psicoanalitico della generazione successiva a Freud e
tra i maggiori psicoanalisti inglesi, conosciuto dal pubblico
italiano per i suoi studi sulla natura delle relazioni umane e sui
bambini disturbati. Per i nostri tipi sono apparsi "Il bambino
deprivato", "I bambini e le loro madri", le "Lettere" e "Sulla
natura umana".
INDICE.
Introduzione all'edizione italiana.
Prefazione.
Ringraziamenti.
Psicoanalisi e scienza: amici o parenti?

Parte prima. Salute e malattia.


Il concetto di individuo sano:
(Premessa - Maturit ed et - Il rapporto madre-bambino L'ambiente facilitante - Le zone erogene - L'individuo e la societ
- I primi stadi dello sviluppo - Riepilogo - Lo scopo della vita Sommario).
Vivere creativamente:
(Definizione di creativit - Le origini della creativit - Mantenere
la creativit - Vita creativa e creazione artistica - Vita creativa nel
matrimonio - Ancora sulle origini della vita creativa).
Sum, io sono.
Il concetto del falso S.
Il valore della depressione:
(Sviluppo emotivo individuale - Psicologia della depressione - Il
S come unit - Natura della crisi - Impurit dell'umore depresso
- Sommario).
Aggressivit, colpa e riparazione:
(Primo caso - Secondo caso - Terzo caso - Quarto caso).
La delinquenza come segno di speranza:
(Discussione).
Vari tipi di psicoterapia:
Prima categoria [psiconevrosi] - Seconda categoria [fallimento
nelle prime cure] - Terza categoria [deprivazione]).
La cura.
Parte seconda. La famiglia.
Il contributo della madre alla societ.
Il bambino nel gruppo familiare:
(Il gruppo in rapporto all'individuo - Il principio di realt Escursioni e ritorni - Lealt e slealt).
L'apprendimento dei bambini.
L'immaturit dell'adolescente:
(Osservazioni preliminari - Ancora confusione - La morte e
l'omicidio nel processo adolescenziale - La natura dell'immaturit

- Il potenziale dell'adolescenza - Costruzione, riparazione,


restituzione - Idealismo - Sommario).
Parte terza. Riflessioni sulla societ.
Il pensiero e l'inconscio.
Quanto costa trascurare la ricerca psicoanalitica:
(La psichiatria degli adulti - La pratica medica - L'educazione - Il
rapporto madre-bambino - L'adolescenza - Il medico di famiglia Il caso particolare della tendenza antisociale - I dividendi).
Questo femminismo:
(Approccio all'argomento dal punto di vista dello sviluppo - Un
dettaglio specifico - La fantasia e la realt psichica interna L'invidia per il sesso opposto - Donna e donne - Cercare pericoli
- Conclusioni).
La pillola e la luna.
Discussione sugli scopi della guerra.
Il muro di Berlino.
La libert:
(La minaccia alla libert).
Alcune considerazioni sul significato della parola democrazia:
(Il meccanismo della democrazia - Tendenza innata alla
democrazia - Creazione del fattore democratico innato - Sviluppo
di temi sussidiari: la scelta delle persone - La tendenza
democratica: riassunto - Persona: uomo o donna? - Rapporto
bambini-genitori - Confine geografico di una democrazia Educazione in sapere democratico - Democrazia in tempo di
guerra - Conclusioni).
Il ruolo della monarchia:
(L'uso inconscio della monarchia - Sopravvivere a prescindere
dalla preservazione - Il ruolo della persona che occupa la
posizione di monarca - Sommario - Conclusioni).

INTRODUZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA.


Non forse vero che oggi, sanata l'annosa controversia
natura/ambiente, si tende a pensare che ognuno quel che
diventa? Non forse vero che, almeno nelle specie superiori e
soprattutto nell'uomo, ogni schema di comportamento viene
oggi visto come il prodotto congiunto dell'ereditariet e
dell'ambiente?
In questo volume, tuttavia, uno degli ultimi inediti di Winnicott,
l'Autore vuole ricordarci che la casa il punto da cui si parte.
Sono versi di Thomas S. Eliot, tratti dai "Quattro quartetti" (1).
La casa, dice Eliot nel primo verso di East Coker, il punto da
cui si parte. E continua, sulla processualit del vivere:
"La casa il punto da cui si parte. Man mano che invecchiamo
Il mondo diventa pi strano, la trama pi complicata
Di morti e di vivi. Non il momento intenso
Isolato, senza prima n poi,
Ma tutta una vita che brucia in ogni momento
E non la vita di un uomo soltanto
Ma di vecchie pietre che non si possono decifrare".
Winnicott, lo psicologo del processo maturativo, non poteva
rimanere sordo a questa immagine della vita che trascorre in un
processo e di un mondo che, man mano che invecchiamo,
diventa pi strano... un mondo dove si perde la capacit di
vivere in modo isolato l'intensit di un momento, senza prima n
poi.. Diventa allora tutta una vita che brucia in ogni momento,
e non la vita di un uomo soltanto.
Il volume si compone di tre parti, corrispondenti a tre temi
centrali nel pensiero di Winnicott: Salute e malattia, La
famiglia e Riflessi sul sociale.
Particolarmente notevole, nella prima parte, il saggio Sum, I
am, tradotto in italiano con Sum, io sono (2). E' un richiamo
al Cogito, ergo sum cui Winnicott, in certo modo, si
contrappone, in quanto, per lui, prima di poter cogitare

(pensare), l'individuo ha da esserci, in uno spazio definito. Come


dice Eugenio Gaddini (3): [...] il cerchio che il bambino disegna
spontaneamente a due anni gi la consapevolezza di esistere.
Occupo uno spazio definito, dunque, sono la fantasia
inconscia soggiacente.
Nel titolo Sum, I am per anche implicita l'idea di somma
matematica che aggrega parti sparse in un intero. Winnicott,
infatti - noto -, amava i nonsense e i giochi di parole, ed era
capace di tocchi impressionistici, nel parlare come nello scrivere,
mediante i quali, con un tratto o con un colore, egli passava un
messaggio. I suoi giochi di parole potevano, con una sola lettera
sbagliata, suggerire un secondo senso, come nel caso di
"passifier" usato per "pacifier", dove con la doppia "s" al posto
della "c" egli riusciva a introdurre l'elemento passivizzante del
succhiotto, di cui egli tanto si rammaricava. La parola "sum",
pronunciata in una conferenza rivolta agli insegnanti di
matematica, doveva evocare loro l'idea dell'addizione, somma
delle infinite parti, all'origine non integrate, che vengono in
seguito a costituire un insieme che il S.
La lettera a Masud Khan, del 26 giugno 1961 (4), esprimeva il
suo pensiero sull'integrazione di parti nel S che viene a
costituire la somma di parti. Vale la pena di rileggerla insieme:
Credo che il termine "integrazione" descriva la tendenza
evolutiva e il raggiungere, in un individuo sano, la condizione per
cui diventa un intero. Cos l'integrazione acquista una
dimensione
temporale.
(Posizione
depressiva,
capitolo
ventunesimo.) Lo stato che precede l'integrazione io lo chiamo
"non integrazione". Nella psicopatologia c' la "disintegrazione",
che una difesa, una frammentazione della personalit prodotta
e mantenuta per evitare la distruttivit che inerente al
rapporto di oggetto dopo la fusione (di elementi erotici e
distruttivi).
Vi poi anche la "dissociazione", che un tipo di scissione
piuttosto sofisticata, in cui l'intera personalit non si rompe.
Questa non tanto 'la controparte patologica della non
integrazione', quanto una forma sofisticata di disintegrazione. Il

termine non integrazione mi sembra descrivere uno stato


primitivo, oppure uno stato clinicamente associato con la
regressione alla dipendenza. La dissociazione (come la
disintegrazione e la scissione) sembra essere un'organizzazione
difensiva.
La famosa lettera alla sua traduttrice francese, che gli chiedeva
di tradurre la parola Self, ribadisce questo concetto di
integrazione:
Per me il S, che non l'Io, la persona che me, che
soltanto me, che ha una tonalit basata sull'operazione del
processo maturativo. Nello stesso tempo il S ha parti e, di fatto,
costituito da queste parti. Queste parti si vanno agglutinando
da una direzione interno-esterna, nel corso dell'operazione del
processo maturativo, aiutato in questo, come deve essere,
dall'ambiente umano che contiene e col quale viene in contatto,
e che facilita in maniera evidentemente (e solamente) umana. Il
S si trova naturalmente dislocato nel corpo, ma pu, in certe
circostanze, diventare dissociato dal corpo o il corpo da questo.
Il S, essenzialmente, si riconosce negli occhi e nell'espressione
facciale della madre, e nello specchio, che pu in seguito venire
a rappresentare la faccia della madre. Eventualmente il S arriva
a un significativo rapporto tra il bambino e la somma delle
identificazioni che (dopo una sufficiente incorporazione e
introiezione
delle
rappresentazioni
mentali)
diventano
organizzate in forma di realt psichica interna, vivente.
Tutto questo il "Sum, I am" per Winnicott.
A questo importante saggio, che contiene l'essenza del suo
pensiero sull'essere, fanno seguito una serie di conferenze e
presentazioni negli ambienti pi diversi, ognuna delle quali
contiene l'elemento di comunicazione assolutamente originale e
pertinente, che permette all'oratore di calarsi in mezzo al suo
pubblico, pur mantenendo la capacit di vedere le cose con il
suo personale punto di vista.

Alcuni altri saggi che si trovano nella terza parte, quella storicosociale, mi sembra meritino di essere segnalati. Vorrei solo
ricordare: Questo femminismo (1964); Discussione sugli
scopi della guerra (1940), con le sue argute e brevi notazioni
sui capi di stato di allora, compreso Mussolini; Il muro di
Berlino (1969), Alcune considerazioni sul significato della
parola democrazia (1950) e Il ruolo della monarchia (1970).
Essi, a tratti, hanno accenti profetici. E' in questi saggi, come
anche in La pillola e la luna (1969), che Winnicott esprime
alcuni dei suoi pensieri pi personali sulla libert, sulla
depressione e sulla asocialit.
Ci che accomuna questa raccolta di saggi , in modo evidente,
la convinzione che chi governa i progetti razionali del vivere
sociale dovrebbe tenere in conto i bisogni e i desideri inconsci:
pena altrimenti il dover continuare a pagare l'alto prezzo che si
paga attualmente ignorando i dati che vengono via via
emergendo dalla ricerca psicoanalitica. Questa tesi evidente
nel breve paragrafo Le tre vite, che sintetizza il percorso
maturativo dai fenomeni transizionali all'esperienza culturale.
Nella distruttivit nucleare l'autore indica il possibile fallimento
delle persone sane della societ di farsi carico dei suoi membri
malati.
Anche in questa opera, come nelle precedenti, si apprezza la
grande civilt di questo autore di vasti interessi, mai sordo agli
echi che gli giungono dal mondo esterno, compreso il fragore
della guerra. E' qui che si coglie il suo sguardo compassionevole
sulla grande moltitudine di individui che combattono e si
distruggono a vicenda, senza conoscersi e senza mai riconoscere
l'elemento umano che li ha portati a combattersi.
I suoi pensieri sono forti, scarni e liberi da ogni ideologismo e
dogmatismo, centrati sull'individuo e sulle vicissitudini cui egli va
incontro, nell'entrare in rapporto con il gruppo e con il sociale.
Renata De Benedetti Gaddini

PREFAZIONE.
Quando Donald Winnicott mor, nel 1971, lasci circa ottanta
scritti che non erano mai stati pubblicati. Insieme a questi scritti
ve ne erano molti altri che erano stati pubblicati in volumi e
riviste ormai diventati di difficile reperibilit.
E' da questi due gruppi di scritti che sono stati attinti la gran
parte di quelli che compongono l'attuale volume, pur essendovi
ancora, per completare, alcuni scritti tolti da volumi di Winnicott.
Lo stesso Winnicott aveva in mente di raccogliere ulteriormente i
suoi scritti per una pubblicazione; se mai l'avesse fatto, poco
probabile che la sua scelta e il suo modo di disporli sarebbe
stato esattamente come quello adottato da noi. Siamo quindi
responsabili della nostra selezione, e siamo grati al dr. Robert
Todd per l'aiuto che ci ha dato all'inizio.
L'aggiustamento degli scritti non ancora pubblicati stato
contenuto al minimo, anche se riteniamo che probabilmente
Winnicott li avrebbe rivisti, prima di presentarli al pubblico.
Il nostro criterio nello scegliere i lavori per questo volume stato
dettato dall'ampiezza e dalla profondit dell'interesse che essi
destavano. Quasi tutti i lavori hanno avuto origine come
conferenze, poich a Winnicott piaceva accettare l'invito a
parlare di fronte a una grande variet di persone. Risultato di
questa scelta un volume in cui idee e argomenti vengono a
volte ripetuti, ma che speriamo potr indicare la profondit del
suo convincimento che la struttura della societ riflette la natura
dell'individuo e della famiglia, non meno di quanto rifletta il suo
vivo senso di responsabilit dell'individuo per la particolare
societ in cui vive. Speriamo che questa scelta riesca gradita
anche al lettore, cosa che Winnicott avrebbe particolarmente
desiderato.
Londra, febbraio 1983
Clare Winnicott
Ray Shepherd
Madeleine Davis

RINGRAZIAMENTI.
Gli editori sono grati dell'opportunit che stata loro concessa di
riprodurre materiale gi pubblicato nei seguenti libri e riviste:
The concept of a healthy individual (Il concetto di individuo
sano) in Sutherland, J.D. (Ed.) "Towards Community Mental
Health", Tavistock Publications, London 1971; Sum, I am
(Sum, io sono) in "Mathematics Teaching", 1984; The value of
depression (Il valore della depressione) in "Br. J. Psychiat.
Social Work", 7, 3, 1964; Delinquency as a sign of hope (La
delinquenza come segno di speranza) in "Prison Service J.", 7,
27, 1968; The mother's contribution to society (Il contributo
della madre alla societ) in "The Child and the Family", Tavistock
Publications,
London
1957,
e,
parzialmente,
anche
nell'introduzione a "The Child, the Family and the Outside
World", Penguin Books, Harmondsworth 1964; Children
learning (L'apprendimento dei bambini) in "The Human Family
and God", Christian Teamwork Institute of Education, London
1968; Adolescent immaturity (L'immaturit dell'adolescenza)
in "Proc. Br. Stud. Health Ass.", 1969, e in "Playing and Reality",
Tavistock Publications, London 1971 [trad. it. "Gioco e realt",
Armando, Roma 1974], e, parzialmente, anche in "Pediatrics"
(USA) 44, 5, 1969; Thinking and the unconscious (Il pensiero
e l'inconscio) in "Liberal Magazine", 1945; The price of
disregarding psychoanalytical research (Quanto costa
trascurare la ricerca psicoanalitica) in "The Price of Mental
Health: Report of the National Association for Mental Health
Annual Conference", London 1965; Freedom (La libert) in
"Nouv. Rev. Psychanal.", 30, 1984; Some thoughts on the
meaning of the word 'democracy' (Alcune considerazioni sul
significato della parola democrazia) in "Human Relations", 3, 2,
1950, e in "The Family and Individual Development", Tavistock
Publications, London 1965 [trad. it. "La famiglia e lo sviluppo
dell'individuo", Armando, Roma 1968]; Aggression, guilt and

reparation (Aggressivit, colpa e riparazione) e Varieties of


psychotherapy (Vari tipi di psicoterapia) in "Deprivation and
Delinquency", Tavistock Publications, London 1984 [trad. it. "Il
bambino deprivato", Raffaello Cortina Editore, Milano 1986].
I seguenti scritti sono pubblicati per la prima volta in questo
volume:
Psychoanalysis and science: friends or relations? (Psicoanalisi
e scienza: amici o parenti?), 1961; Living creatively (Vivere
creativamente), 1970; The concept of false Self (Il concetto
del falso S), 1964; Cure (La cura), 1970; The child in the
family group (Il bambino nel gruppo familiare) 1966; This
feminism (Questo femminismo), 1964; The pill and the
moon (La pillola e la luna), 1969; Discussion of war aims'
(Discussione sugli scopi della guerra), 1940; Berlin walls (Il
muro di Berlino), 1969; The place of the Monarchy (Il ruolo
della monarchia), 1970.
Gli editori ringraziano la Squiggle Foundation per la riproduzione
della trascrizione di The pill and the moon e il dottor Colin
Morley per la stesura degli indici.

PSICOANALISI E SCIENZA:
AMICI O PARENTI?
(Conferenza tenuta alla Oxford University Scientific Society, 19
maggio 1961.)
La psicoanalisi un metodo di trattamento dei disturbi psichici
che si avvale di mezzi psicologici, senza ricorso, cio, ad
apparecchiature meccaniche, a farmaci o all'ipnotismo. E' stata
sviluppata da Freud alla fine del secolo scorso, quando
l'ipnotismo era utilizzato per la remissione dei sintomi. Freud,
insoddisfatto dei risultati ottenuti sia da lui che dai suoi colleghi,
si rese conto del fatto che, eliminando il sintomo per mezzo
dell'ipnotismo, perdeva la possibilit di comprendere il paziente;
adatt quindi il setting ipnotico in modo da poter lavorare con il
paziente, impostando il rapporto in termini paritetici e lasciando
che il tempo desse i suoi frutti. Il paziente veniva ricevuto
quotidianamente, a un'ora stabilita, senza alcuna fretta di
rimuoverne i sintomi, ma focalizzando la seduta su un obiettivo
ben pi importante: quello di consentire al paziente di rivelarsi a
se stesso. In questo modo anche Freud raccoglieva una serie di
informazioni che utilizzava a due livelli: per l'interpretazione del
paziente e per la graduale creazione di una nuova scienza,
quella che ora noi chiamiamo psicoanalisi e che avrebbe potuto
essere chiamata psicologia dinamica.
Psicoanalisi, quindi, un termine che si riferisce in modo
specifico a una forma di terapia e a una teoria in elaborazione
che concerne lo sviluppo emotivo dell'individuo: una scienza
applicata che si fonda su di una scienza. Noterete come io abbia
citato la parola scienza, proponendo il mio punto di vista,
secondo cui Freud ha realmente dato il via a una nuova
disciplina scientifica, un'estensione della fisiologia, che ha per
oggetto la personalit, il carattere, le emozioni e gli obiettivi
degli esseri umani.
Questa la mia tesi.

Ma che cosa si intende per scienza? E' una domanda posta di


frequente e a cui sono state date molte risposte.
A proposito degli scienziati direi questo: quando si scopre una
lacuna nelle conoscenze, lo scienziato non ricorre a spiegazioni
soprannaturali: ci implicherebbe panico, paura di ci che non si
conosce, un atteggiamento non scientifico. Per lo scienziato ogni
lacuna nelle conoscenze costituisce una sfida eccitante.
Accettata l'ignoranza, si imposta un programma di ricerca: lo
stimolo per il lavoro sta nella lacuna. Lo scienziato in grado di
sopportare l'attesa e l'ignoranza. Ci significa che ha una specie
di fede, non una fede in questo o in quello, ma una fede, o una
capacit di avere fede. Non capisco. Bene, forse un giorno
capir. O forse no. Magari, forse, qualcun altro capir.
Per lo scienziato la formulazione delle domande praticamente
quasi tutto. Le risposte, una volta trovate, inducono solo a porsi
nuovi quesiti. L'incubo dello scienziato l'idea di una conoscenza
completa: egli trema quando pensa a una simile eventualit. Se
si paragona tutto questo con la certezza che propria della
religione, ci si pu rendere conto quanto differisca la scienza
dalla religione. La religione sostituisce al dubbio la certezza; la
scienza implica una miriade di dubbi e una fede. Fede in che
cosa? Probabilmente in nulla: semplicemente una capacit di
avere fede; o, se ci deve essere fede in qualcosa, allora la fede
nelle inesorabili leggi che governano i fenomeni.
La psicoanalisi procede dal punto in cui la fisiologia cede le armi.
Essa estende l'ambito scientifico, occupandosi dei fenomeni della
personalit, dei sentimenti e dei conflitti umani. Sostiene quindi
che la natura umana pu essere indagata; e quando emerge un
aspetto sconosciuto, la psicoanalisi pu permettersi di attendere,
senza dover ricorrere a speculazioni superstiziose. Uno dei
principali contributi della scienza quello di evitare fretta,
confusione e noia: concede tempo per una pausa. Possiamo fare
la nostra partita a bocce e contemporaneamente battere gli
spagnoli.
Vi invito a tenere separata nella vostra mente la scienza dalla
scienza applicata. Giorno dopo giorno, quali esperti in scienza
applicata, veniamo a contatto con i bisogni dei nostri pazienti o

delle persone che vediamo per l'analisi, spesso abbiamo


successo, a volte sbagliamo. Il nostro fallimento non pu essere
evitato pi di quanto non lo possa essere la cristallizzazione del
metallo in un aeroplano e la sua disintegrazione in un dato
momento. La scienza applicata non scienza; quando facciamo
un'analisi, non si tratta di scienza. Ma mi rifaccio alla scienza
quando svolgo un lavoro che non avrebbe potuto essere
intrapreso prima di Freud.
Freud stato in grado di elaborare la teoria su cui si basa la
psicoanalisi quando gi era piuttosto avanti negli anni: questa
teoria viene abitualmente definita metapsicologia (in analogia
con la metafisica). Studi le psiconevrosi, ma gradualmente
estese le sue ricerche sino a interessarsi del paziente pi
profondamente disturbato: lo schizofrenico e il maniaco
depressivo. Molto di ci che oggi si conosce della psicologia della
schizofrenia e delle psicosi maniaco-depressive si deve a Freud e
a coloro che hanno continuato a utilizzare il metodo di ricerca e
di trattamento da lui ideato.
Qui mi trovo in una posizione di svantaggio, perch non vi
conosco, non so quali sono le vostre conoscenze, n se
condividete ci che ho sostenuto o se avete differenti opinioni
che ritenete io non abbia preso in considerazione.
Probabilmente volete che io faccia una descrizione della
psicoanalisi: cercher di farlo. C' naturalmente moltissimo da
dire, se mai l'argomento possa essere sviscerato a fondo.
Anzitutto occorre avere un'idea dello schema generale dello
sviluppo emotivo degli esseri umani, poi essere a conoscenza
delle tensioni inerenti alla vita e delle misure che vengono messe
in atto per farvi fronte. Infine bisogna essere al corrente del
fallimento delle normali difese e dello stabilirsi di una seconda e
terza linea di difesa; dell'insorgenza, cio, della malattia come di
un mezzo per far fronte al fallimento delle difese normali. Al di
sotto delle tensioni vi sono gli istinti, e le funzioni del corpo che
agiscono orgiasticamente.
Naturalmente una parte delle difese individuali contro l'angoscia
intollerabile viene sempre fornita dall'ambiente. L'ambiente vitale
si evolve, di norma, insieme all'individuo, cosicch la dipendenza

del neonato gradualmente si trasforma nell'indipendenza del


bambino pi grande e nell'autonomia dell'adulto. Tutto ci
piuttosto complesso ed stato elaborato in modo molto
dettagliato.
E' possibile classificare le malattie in termini di fallimento
dell'ambiente. Pi interessante, per, lo studio della malattia in
termini di organizzazione delle difese nell'individuo. Ciascuno di
questi approcci ci dice qualcosa a proposito della vita degli
individui normali; uno ci parla della societ, l'altro delle personali
tensioni umane, argomento che impegna i filosofi, gli artisti e la
religione. In altre parole, la psicoanalisi ha fortemente
influenzato il nostro modo di guardare alla vita: si pu ricavare
da essa molto pi di quanto ci abbia dato l'analisi della societ e
della gente comune. Intanto la psicoanalisi continua a essere un
metodo di ricerca che non ha uguali o rivali. Ma a molti non
piace, o non piace l'idea di questa disciplina, per cui sono
relativamente pochi gli esperti che praticano l'analisi in questo
paese e, di questi, la maggior parte vive a Londra.
Qual l'elemento principale che la psicoanalisi ci fornisce a
proposito dell'individuo? E' quanto ci dice sull'inconscio, sulla vita
profonda e nascosta di ogni essere umano, che ha radici nella
vita reale e immaginaria della primissima infanzia. All'inizio della
vita i due aspetti, la vita reale e quella immaginaria, sono
tutt'uno, perch il bambino non ha percezioni oggettive, ma vive
in uno stato soggettivo, in cui creatore del mondo.
Gradualmente, in condizioni di salute, riesce a percepire un
mondo che altro da lui, un mondo non-me; per raggiungere
questo stadio deve aver ricevuto cure sufficientemente buone
nel periodo della sua assoluta dipendenza.
Attraverso il sogno e l'attivit onirica l'individuo viene a
conoscenza del proprio inconscio: i sogni rappresentano un
ponte tra la vita cosciente e i fenomeni inconsci.
"L'interpretazione dei sogni" (1899) resta la pietra miliare del
lavoro di Freud.
Naturalmente spesso i sogni emergono solo a causa delle
particolari circostanze della seduta. La psicoanalisi crea ulteriori
circostanze speciali; in essa comunque i sogni pi importanti

riguardano, direttamente o indirettamente, l'analista. Nel


transfert il materiale per l'intepretazione emerge attraverso una
lunga serie di frammenti prodotti dall'inconscio represso, che
rivelano l'esistenza di difese contro l'angoscia.
La psicoanalisi in una particolare relazione con la scienza, in
quanto incomincia a mostrarne la natura, nei seguenti modi:
1. l'origine di uno scienziato;
2. il modo in cui la ricerca scientifica tratta l'angoscia derivante
dalla fantasia e dalla realt (soggettivo-oggettiva);
3. il metodo scientifico dell'"impulso creativo", che si evidenzia
come un nuovo quesito derivante, per esempio, da una
consapevolezza gi esistente;
Il nuovo quesito nasce da un'idea circa la sua soluzione. Si
potrebbe vedere la sequenza del metodo scientifico come: (a)
insorgenza di aspettative; (b) accettazione di prove, o di prove
relative; (c) nascita di nuovi quesiti derivanti dal parziale
fallimento.
E che dire della statistica? E' una scienza? Pu essere utilizzata
per provare che una certa risposta a una domanda corretta:
ma da chi stata posta la domanda e chi ha dato la risposta?
A volte stato sostenuto che lo psicoanalista uno psichiatra
che mostra una parzialit verso il metodo in conseguenza della
sua stessa analisi. Se ci vero in alcuni casi, tuttavia non
dimostra che la teoria psicoanalitica sbagliata. Per praticare la
psicoanalisi, l'analista deve averne fatto esperienza, a meno che
non possegga il genio di Freud.
Cos come accade nell'ipnotismo, anche nella psicoanalisi
avvengono cose sorprendenti, per non in modo straordinario.
Avvengono con gradualit, e ci che succede si verifica perch
accetto al paziente. Io non sono in grado di produrre del
materiale psicoanalitico spettacolare. E' pi facile trovare esempi
di cambiamenti sensazionali nella psichiatria infantile, ma nella
vera psicoanalisi, il paziente e l'analista faticano giorno dopo
giorno fino alla conclusione del trattamento.

Facciamo un esempio. Un uomo viene in analisi perch non pu


sposarsi. A poco a poco si svela a se stesso e scopre: (a) che le
sue tendenze eterosessuali sono ostacolate (b) da
un'identificazione femminile come fuga dall'omosessualit e che
(c) il tab dell'incesto non pienamente accettato. Egli ora
libero di avere qualsiasi ragazza perch nessuna rappresenta pi
la madre del complesso edipico. Gradualmente la situazione si
risolve ed egli si sposa; si tratta ora di creare una famiglia. Il
problema successivo quello di affrontare la sua relazione con il
fratello, di cui aveva negato l'esistenza. In questo processo
scopre l'amore profondo che da ragazzo aveva nutrito per il
padre.
Egli riesce a questo punto ad accettare il suo odio per la figura
paterna; sul lavoro assume atteggiamenti pi positivi. Si
presenta quindi un nuovo fine: indagare i primissimi e pi
profondi aspetti del suo amore per la madre, senza tralasciare le
radici del S negli impulsi primitivi. Risultato: non semplicemente
una remissione dei sintomi, ma la strutturazione di una
personalit pi solida, capace di una vasta gamma di sentimenti
e pi tollerante nei confronti degli altri perch pi sicura di s.
Tutto ci gi si evidenzia nel suo rapporto con i figli e nella
capacit di riconoscere il valore della moglie, scelta in modo
felice. Contemporaneamente, il suo lavoro si svolge con maggior
impulso e originalit.
La statistica non potrebbe mettere in evidenza questi
cambiamenti.
Parte prima.
SALUTE E MALATTIA.
IL CONCETTO DI INDIVIDUO SANO
(Conferenza tenuta presso la Royal Medico-Psychological
Association, Psychoterapy and Social Psychiatry Section, 8 marzo
1967.)

PREMESSA.
Quando parliamo delle persone in termini di normale o sano,
sappiamo probabilmente ci che intendiamo. Tuttavia, di tanto
in tanto pu essere utile precisare il significato di questi termini,
affrontando il rischio di dire cose ovvie o quello di renderci conto
che non sappiamo dare una risposta. In ogni caso, il nostro
punto di vista evolve con il passare del tempo, per cui una
definizione comunemente accettata negli anni '40 potrebbe non
essere pi attuale vent'anni dopo.
Non comincer con citazioni prese da autori che hanno
affrontato questo stesso tema: mi limiter a dire che le mie tesi
derivano principalmente dalle teorie di Freud.
Spero di non cadere mai nell'errore di pensare che un individuo
possa essere valutato prescindendo dal posto che occupa nella
societ. La maturit individuale implica un cammino verso
l'indipendenza, ma la dipendenza in assoluto non esiste. Non
sarebbe indice di salute per un individuo isolarsi a tal punto dal
contesto sociale da sentirsi indipendente e invulnerabile. Se
esiste una tale persona, in realt esiste la dipendenza!
Dipendenza da un'infermiera psichiatrica o dalla famiglia.
Ad ogni modo tratter del concetto di salute mentale
dell'"individuo", dato che da essa dipende la salute della societ,
la quale altro non che una somma di persone. La societ non
pu superare la media della salute individuale, anzi, non pu
neppure raggiungerla, poich essa ha in se stessa dei membri
malati.
MATURITA' ED ETA'.
Dal punto di vista evolutivo possiamo dire che salute mentale
significa raggiungimento di quel grado di maturit che previsto
in rapporto con l'et anagrafica dell'individuo. Un prematuro
sviluppo dell'Io e della coscienza del S un fattore negativo in
termini di salute tanto quanto lo uno sviluppo tardivo. La
tendenza verso la maturazione insita nel patrimonio genetico
dell'individuo. Lo sviluppo, in particolare all'inizio, dipende in
modo complesso (e sono stati fatti parecchi studi sul fenomeno)

dal fatto che venga offerto al bambino un ambiente


sufficientemente buono. Con questa espressione intendiamo un
ambiente capace di facilitare lo sviluppo dell'individuo in
conformit alle sue molteplici tendenze innate. Ereditariet e
ambiente sono entrambi da considerarsi fattori esterni, quando
parliamo in termini di sviluppo emozionale dell'individuo, cio in
termini di psicomorfologia. (Mi domando se non si potrebbe
utilizzare questo termine, anzich ricorrere a quell'espressione
inadeguata che formata dalla parola psicologia seguita
dall'aggettivo dinamica.)
Si pu ritenere che un ambiente sufficientemente buono
quando esso sa adattarsi in larga misura ai bisogni individuali del
bambino. La madre generalmente in grado di sopperire a
questa esigenza, grazie alla particolare situazione da lei vissuta
che ho definito come "preoccupazione materna primaria". Sono
stati utilizzati altri termini per indicare questa situazione, ma
personalmente preferisco usare questa mia definizione
descrittiva. L'adattamento dell'ambiente diminuisce in rapporto
col crescere del bisogno del bambino di mettere in atto delle
reazioni alla frustrazione. La madre sana in grado di differire il
momento in cui la propria funzione di adattamento viene meno
sino a quando il bambino capace di reagire a essa con rabbia,
anzich esserne traumatizzato. Il trauma una frattura nella
continuit dell'esistenza dell'individuo: e solo grazie al senso di
continuit dell'esistenza pu realizzarsi, come caratteristica della
personalit individuale, il senso del S, del sentirsi reale e
dell'esistere.
IL RAPPORTO MADRE-BAMBINO.
All'inizio, quando il bambino vive in un suo mondo soggettivo,
non possiamo parlare di salute riferendoci solo all'individuo. Sar
in un momento successivo che potremo pensare a un bambino
sano in un ambiente che non lo , ma questo non prima che il
bambino abbia acquisito la capacit di valutare la realt, non
prima che gli sia chiara la distinzione tra il me e il non-me, e che
sia in grado di discernere tra ci che la realt condivisa e quelli
che sono i fenomeni della realt psichica personale, non prima

dunque che abbia cominciato a costituirsi una realt interna


personale.
Mi riferisco a quel duplice processo in cui, da una parte, il
bambino vive in un suo mondo soggettivo e dall'altra la madre si
adatta ai suoi bisogni per fornirgli le premesse necessarie per
l'"esperienza di onnipotenza". Si instaura cos una relazione
vitale.
L'AMBIENTE FACILITANTE.
L'ambiente facilitante, con i suoi progressivi adattamenti ai
bisogni dell'individuo, potrebbe essere considerato come parte
integrante dello studio sulla salute. Verrebbero, in questo caso,
esaminati il ruolo paterno come complemento delle funzioni
materne e quello della famiglia, che risulta essenziale
nell'introdurre il bambino, con graduale complessit, man mano
che cresce, al principio di realt, e nel restituirlo a se stesso. In
questo contesto, per, non analizzer l'evoluzione dell'ambiente.
LE ZONE EROGENE.
Nella prima met del secolo di Freud, ogni valutazione sulla
salute doveva essere fatta in relazione allo sviluppo dell'Es e alla
conseguente dominanza delle zone erogene. Questo criterio
ancora valido. La successione nota: dapprima vi la
supremazia della zona orale, poi di quella anale e uretrale,
quindi segue lo stadio fallico o della boria (tanto difficile per le
bambine), e infine la fase genitale (dai tre ai cinque anni) in cui,
"nella fantasia", sono presenti tutti gli elementi della sessualit
adulta. Se un bambino segue questo schema nel suo sviluppo, ci
sentiamo soddisfatti.
Successivamente il bambino sano assume le caratteristiche del
periodo di latenza, in cui non si verificano ulteriori movimenti
dell'Es, se non una lieve riattivazione delle pulsioni dovuta
all'apparato endocrino. In questa fase il concetto di salute
legato alla capacit di apprendimento, mentre si realizza una
spontanea divisione tra i sessi. E' utile ribadire questi fatti perch
indice di salute agire come un bambino di sei anni quando se
ne hanno sei, e come uno di dieci quando se ne hanno dieci.

Segue poi la pubert, di solito preceduta da una fase


prepuberale, in cui pu manifestarsi una tendenza omosessuale.
A quattordici anni, un ragazzo o una ragazza che non siano
ancora entrati pienamente nella fase puberale possono, come
conseguenza, pur essendo "sani", cadere in uno stato di
confusione e di dubbio che stato, molto appropriatamente,
definito stato di bonaccia. Voglio sottolineare di nuovo che
quando vediamo un ragazzo o una ragazza in et prepuberale
vivere in uno stato di confusione, non ci troviamo di fronte a una
malattia.
La pubert pu essere sia un sollievo sia un fenomeno altamente
disturbante, fenomeno che solo ora cominciamo a comprendere.
Al giorno d'oggi i ragazzi in et puberale possono vivere
l'adolescenza come un periodo di crescita condiviso con altri
individui che si trovano nella stessa condizione. Il difficile
compito di discernere ci che patologico da ci che sano
nell'adolescenza venuto in luce soprattutto nel dopoguerra,
per i problemi non sono nuovi.
A coloro che sono impegnati in questo compito si pu solo
chiedere di indicare le soluzioni dei problemi teorici, piuttosto
che di quelli effettivamente incontrati dagli adolescenti, i quali,
nonostante gli inconvenienti legati alla loro sintomatologia, sono
i pi qualificati a trovare le soluzioni pi opportune alle loro
difficolt. E in tutto ci il tempo gioca un ruolo importante.
L'adolescente non deve essere curato come se fosse malato:
questo un fatto che deve essere tenuto presente quando si
vuole definire il concetto di salute. Naturalmente ci non vuol
dire che in questo periodo della vita non possano esservi delle
malattie.
Alcuni adolescenti soffrono molto, per cui negar loro un aiuto
sarebbe una crudelt. A quattordici anni sono piuttosto comuni
le idee suicide; i ragazzi devono infatti sostenere l'interazione di
parecchi fenomeni di tipo diverso - la loro immaturit, i
mutamenti prodotti in loro dalla pubert, l'idea che essi si vanno
facendo di ci che la vita, i loro ideali e le aspirazioni; a tutto
questo si deve aggiungere la delusione riguardo il mondo degli
adulti che essi giudicano sostanzialmente un mondo di

compromessi, di falsi valori e del tutto indifferente a ci che


essenziale. Non appena superato questo stato, gli adolescenti
cominciano a sentirsi reali, ad avere il senso del "S" e
dell'"esistere". Questa salute. Il senso di esistere produce
azione, ma non vi un "fare" prima dell'esistere, e questo il
messaggio che gli adolescenti ci trasmettono.
Non dobbiamo incoraggiare gli adolescenti che hanno difficolt
personali e che tendono ad assumere un atteggiamento di sfida,
pur rimanendo dipendenti; non ne hanno bisogno.
Dobbiamo ricordare che la tarda adolescenza il periodo in cui
si realizzano eccitanti conquiste in modo rischioso, per cui
consolante notare l'emergere di un ragazzo o di una ragazza
dall'adolescenza attraverso l'iniziale identificazione con i genitori
e con la societ responsabile. Nessuno pu sostenere che salute
sinonimo di tranquillit: e ci particolarmente evidente per
quanto concerne l'area di conflitto tra la societ e la sua
componente adolescenziale.
Procedendo dobbiamo modificare il nostro linguaggio: abbiamo
iniziato questa parte del discorso parlando in termini di impulsi
dell'Es e ora dobbiamo ricorrere a termini tipici della psicologia
dell'Io.
E' un elemento molto positivo per l'individuo se la pubert porta
con s la capacit di potenza sessuale per il ragazzo e
l'equivalente per la ragazza, cio se la piena genitalit gi una
caratteristica acquisita, essendo stata raggiunta attraverso il
gioco nel periodo che precede la latenza. Nonostante ci, i
ragazzi e le ragazze in et puberale non cadono nell'errore di
credere che gli impulsi sessuali siano tutto; li interessa infatti
soprattutto l'essere, l'essere in qualche posto, il sentirsi reali e la
possibilit di acquisire un certo grado di costanza dell'oggetto.
Hanno bisogno di guidare gli istinti, piuttosto che di esserne
travolti.
La maturit o la salute, intesa come raggiungimento della piena
genitalit, assume un aspetto particolare quando l'adolescente si
trasforma in adulto che pu a sua volta diventare genitore. E' un
bene che un ragazzo che vuole assomigliare al padre sia in
grado di avere fantasie a carattere eterosessuale e agire nel

pieno possesso della sua potenza genitale; altrettanto utile che


una ragazza che voglia assomigliare alla madre possa avere
fantasie eterosessuali e possa sperimentare l'orgasmo genitale
nel rapporto sessuale.
A questo punto ci si deve porre una domanda; pu l'esperienza
sessuale essere associata al piacere e all'amore inteso nel senso
pi ampio del termine?
Disturbi in questo campo sono nocivi e le inibizioni possono
essere distruttive e crudeli: l'impotenza pu ferire pi della
violenza sessuale.
Tuttavia al giorno d'oggi non possiamo accontentarci di una
definizione formulata solo da un punto di vista delle posizioni
dell'Es. E' pi semplice, certamente, descrivere il processo dello
sviluppo in termini di funzioni dell'Es piuttosto che dell'Io e della
sua complessa evoluzione, ma non si pu prescindere da questo
secondo metodo. Ed questo che cerchiamo di applicare qui.
Quando vi immaturit nella vita istintuale, esiste il pericolo che
l'individuo vada incontro a disturbi nella sfera della personalit,
del carattere o del comportamento; ma si deve fare attenzione,
perch il sesso pu operare solo come funzione parziale,
cosicch, anche se pu "sembrare" che funzioni correttamente,
la potenza sessuale, e il suo equivalente femminile, possono
esaurire anzich arricchire l'individuo. Ma non ci addentriamo in
questi problemi, dato che non stiamo guardando l'individuo da
un punto di vista comportamentale e dei fenomeni di superficie,
ma siamo invece interessati a studiare la struttura della
personalit e il rapporto degli individui con la societ e con gli
ideali.
Probabilmente un tempo gli psicoanalisti hanno cercato di
considerare la salute "in termini di assenza di disturbi
psiconeurotici", ma questo modo di procedere non pi attuale.
Abbiamo bisogno di criteri pi precisi. Non comunque il caso di
rigettare il metodo utilizzato precedentemente, anche se oggi
pensiamo in termini di libert interiore, di capacit di avere
fiducia, di attendibilit e continuit dell'oggetto, di libert dalle
illusioni e di qualcosa che ha a che fare con la ricchezza

piuttosto che con la povert come qualit della realt psichica


personale.
L'INDIVIDUO E LA SOCIETA'.
Supponiamo ora che le capacit istintuali abbiano raggiunto uno
sviluppo soddisfacente; ecco allora che nuovi impegni attendono
l'individuo sufficientemente sano. Cio, per esempio, il rapporto
con la societ, che rappresenta un prolungamento della famiglia.
Diciamo che in condizioni di salute un uomo o una donna
possono "raggiungere l'identificazione con la societ senza che si
realizzi una perdita troppo rilevante delle pulsioni individuali e
dell'identit". Si verifica naturalmente una perdita in termini di
controllo degli impulsi personali, ma un'identificazione estrema
con la societ, tale da comportare una perdita totale del senso
del S e della sua importanza, non normale.
Risulta quindi chiaro da quanto detto che non possiamo
accettare un concetto di salute come semplice assenza di
disturbi psiconevrotici - cio quei disturbi relativi all'evoluzione
delle posizioni dell'Io verso la piena genitalit e l'organizzazione
delle difese contro l'angoscia nelle relazioni interpersonali. In
questo contesto possiamo sostenere che la salute non
sinonimo di tranquillit. La vita di un individuo sano
caratterizzata da paure, sentimenti conflittuali, dubbi e
frustrazioni come pure da elementi positivi.
La cosa fondamentale che l'uomo o la donna sentano di "stare
vivendo la loro propria vita" e assumendosi la responsabilit di
quanto fanno o non fanno, attribuendosi il merito del successo e
della colpa del fallimento. In una parola, si pu dire che
l'individuo passato dalla dipendenza all'indipendenza o
autonomia.
Ci che non trovavamo soddisfacente nella definizione di salute
in termini di posizioni dell'Es era l'assenza della psicologia dell'Io.
Prendere in considerazione l'Io ci riporta agli stadi preverbali e
pregenitali dello sviluppo individuale e al contributo
dell'ambiente: l'adattamento legato ai bisogni primari tipici della
prima infanzia.

A questo punto sono tentato di pensare in termini di


"contenimento" (holding). Si tratta dapprima di un contenimento
fisico durante la vita intrauterina per poi gradualmente allargare
il suo significato fino a comprendere l'insieme delle cure
materne, fra cui maneggiare il bambino. Questo concetto pu
quindi essere esteso fino ad includere il ruolo della famiglia,
passando attraverso l'idea del "lavoro sul caso" che alla base
del lavoro sociale. Il contenimento pu essere offerto anche da
chi non abbia conoscenze intellettuali circa quanto accade
all'individuo; ci che occorre la capacit di identificazione e di
comprensione dei bisogni del bambino.
In un ambiente che contiene il bambino in modo
sufficientemente buono, questi in grado di realizzare il suo
"sviluppo personale in conformit con le sue tendenze innate".
Ne deriva una continuit dell'esistenza che diviene senso di
esistere, senso del S e che alla fine sfocia nell'autonomia.
I PRIMI STADI DELLO SVILUPPO.
Intendo ora analizzare ci che avviene durante i primi stadi dello
sviluppo della personalit. La parola chiave a questo riguardo
"integrazione", e copre quasi tutte le tappe dello sviluppo.
L'integrazione porta il bambino dal primigenio stato unitario al
riconoscimento del pronome personale io e al concetto del
numero uno, rendendo cos possibile l'"io sono", che d senso
all'"io faccio".
Noterete
che
sto
guardando
in
tre
direzioni
contemporaneamente: quella delle cure infantili, quella dei
disturbi schizoidi, cercando nel frattempo di stabilire cos' la vita
per i bambini e gli adulti sani. Dico fra parentesi che una
caratteristica della salute il fatto che lo sviluppo emozionale non
si arresti mai nell'adulto.
Porter tre esempi. Nel caso del bambino di prima infanzia,
l'integrazione un processo che ha un suo ritmo e una
crescente complessit. La caratteristica dei disturbi schizoidi il
fenomeno della disintegrazione, e, in particolare, la paura di
questa e l'organizzazione delle difese che l'individuo attua per
prevenirla. (La pazzia non generalmente una regressione, la

quale ha in s un elemento di fiducia, ma piuttosto un sofisticato


sistema difensivo per prevenire il ripetersi della disintegrazione.)
L'integrazione, come processo del tipo di quello che caratterizza
la vita infantile, si trova in psicoanalisi nei casi borderline. Nella
vita adulta, l'integrazione vissuta in tutte le accezioni del
termine, compresa quella di integrit. Le persone sane possono
sopportare la disintegrazione in stato di riposo, di distensione e
nel sogno, e anche il dolore ad essa associato, soprattutto grazie
al fatto che lo stadio di rilassamento legato alla creativit: gli
impulsi creativi appaiono o riappaiono durante lo stato di non
integrazione. E' per questo che le difese organizzate contro la
disintegrazione privano l'individuo delle condizioni necessarie
all'impulso creativo, impedendo cos la vita creativa (1).
- Unit psicosomatica.
Una tappa collaterale dello sviluppo infantile quella dell'unione
tra psiche e soma (per il momento non prendo in considerazione
l'intelletto). Gran parte delle cure fisiche prestate al bambino,
come il tenerlo in braccio, il manipolarlo, il nutrirlo, il fargli il
bagno ecc., si propone di facilitare il raggiungimento da parte
del bambino stesso di un'unit psiche-soma che viva e operi in
armonia con se stessa. Tornando di nuovo alla psichiatria, una
caratteristica della schizofrenia il fatto che vi sia solo una
debole connessione tra la psiche (o come la si voglia chiamare)
e il corpo con tutte le sue funzioni. La psiche pu addirittura
essere proiettata all'esterno.
Nello stato di salute, l'uso del corpo e di tutte le sue funzioni
costituisce un'esperienza piacevole, particolarmente per i
bambini e per gli adolescenti. Ed ecco di nuovo una relazione tra
i disturbi schizoidi e la salute mentale. E' penoso che persone
mentalmente sane debbano vivere in corpi deformi, malati o
vecchi, o che possano morire di fame o soffrire profondamente
(2).
- La relazione oggettuale.

La relazione oggettuale pu essere analizzata come stato fatto


a proposito della coesistenza psicosomatica e del concetto di
integrazione in senso ampio. Il processo maturativo conduce il
bambino a stabilire la relazione oggettuale, che, sicuramente,
non pu per realizzarsi se il mondo non gli viene presentato in
modo sufficientemente buono. La madre che si adatta al
bambino, gli presenta il mondo in modo tale da offrirgli
un'"esperienza di onnipotenza", elemento fondamentale affinch
egli possa, pi tardi, accettare il principio di realt. Si verifica qui
un paradosso per il fatto che in questa fase iniziale il bambino
crea l'oggetto, ma l'oggetto gi presente, altrimenti egli non
avrebbe potuto crearlo. Il paradosso deve essere accettato, non
risolto.
Trasferiamo ora tutto ci nel campo della malattia mentale e in
quello della salute dell'adulto. Nelle turbe schizoidi, la relazione
oggettuale non funziona: il paziente stabilisce una relazione con
il mondo soggettivo, mentre non ne ha alcuna con gli oggetti al
di fuori di s. Il soggetto asserisce la propria onnipotenza per
mezzo di idee deliranti, chiuso in se stesso fuori dal contatto,
confuso, isolato, irreale, sordo, inaccessibile, invulnerabile
eccetera.
Nell'individuo sano gran parte della vita ha a che fare con i vari
aspetti della relazione oggettuale in un movimento di andirivieni
nel processo di relazione con gli oggetti esterni e quelli interni.
In ultima analisi, si tratta di un problema di relazioni
interpersonali in cui per non sono assenti i residui della prima
relazione creativa: questo ci che rende stimolante ogni
aspetto della relazione oggettuale.
Salute, sotto questo punto di vista, implica il concetto di una vita
stimolante e del fascino dell'intimit. Questi aspetti si integrano,
contribuendo a creare il senso di essere reali e di esistere,
mentre le esperienze alimentano la realt psichica personale
arricchendola e dilatandola. Il risultato che il mondo interiore
dell'individuo sano correlato al mondo esterno e reale, pur
rimanendo esso personale e capace di una vita autonoma. Si
realizzano continuamente identificazioni introiettive e proiettive;
ne consegue che una perdita, o una disgrazia (e la malattia, nel

senso che ho spiegato), possono essere pi terribili per una


persona sana di quanto non lo siano per una psicologicamente
immatura o disturbata.
La salute comporta dunque dei rischi.
RIEPILOGO.
A questo punto della discussione non possiamo sottrarci
all'obbligo di fare alcune considerazioni sui nostri termini di
riferimento. Dobbiamo decidere se restringere la nostra
riflessione sul concetto di salute a coloro che sono sani fin dalla
nascita o se estenderla anche a chi porta in s il germe della
malattia e tuttavia riesce a farcela nel senso che perviene, alla
fine, a uno stato di salute che non si prodotto n facilmente n
naturalmente. Io sono propenso a includere nella nostra
riflessione anche questa seconda categoria: cercher
brevemente di descrivere ci che intendo dire.
- Due categorie di persone.
Ritengo sia utile dividere il mondo in due categorie di persone.
Ci sono quelle che nell'infanzia non sono mai state
abbandonate, e che in un certo senso sono candidate a
godere della vita. Ma vi sono anche coloro che hanno vissuto
esperienze traumatiche, come l'abbandono da parte
dell'ambiente, e che devono sopportare per tutta la vita il peso
del ricordo (o del materiale del ricordo) della situazione in cui si
trovavano al momento del trauma. Costoro sono candidati a una
vita burrascosa, a tensioni e probabilmente alla malattia.
Ci sono anche persone che hanno perduto la capacit di tendere
a un sano sviluppo e le cui difese sono organizzate in modo
rigido, tale da rendere impossibile un cambiamento in positivo.
Non possiamo allargare il significato della parola salute al
punto di comprendervi anche queste situazioni.
Esiste peraltro un gruppo intermedio. In una pi ampia
esposizione della psicomorfologia della salute avremmo potuto
prendere in considerazione coloro che portano con s il ricordo
di esperienze di un'angoscia inimmaginabile o arcaica e che si

difendono con maggiore o minore successo da questo ricordo,


ma che tuttavia colgono ogni occasione per ammalarsi o per
avere un crollo nervoso, in modo da riavvicinarsi cos a quella
angoscia terribile. Il crollo solo raramente porta a un risultato
terapeutico, ma non si pu ignorare che esso abbia in s un
elemento positivo. A volte il crollo produce effettivamente una
specie di guarigione, facendo cos riaffiorare il termine salute.
Sembra dunque che esista una tendenza verso un sano sviluppo
anche in queste condizioni, e se le persone appartenenti a
questa categoria riescono a seguire, seppur con ritardo, questa
tendenza verso il sano sviluppo, esse possono farcela. E' lecito
quindi annoverarle fra gli individui sani: sani per amore o per
forza.
- La fuga nella salute.
Si deve tener presente che la fuga nella salute mentale non
cosa sana. La vera salute, infatti, tollera la malattia, traendo
addirittura un certo vantaggio dall'entrare in contatto con essa in
tutti i suoi aspetti, e in particolar modo con quella sua forma che
definita di tipo schizoide e che ha a che fare con la
dipendenza.
Tra i due estremi, costituiti da una parte dal gruppo delle
persone fortunate e dall'altra da quello delle persone sfortunate,
(e ci in riferimento al tipo di ambiente in cui si svolto il primo
sviluppo), vi un grande numero di persone che riescono a
nascondere un certo bisogno del crollo nervoso, ma che in effetti
non vi arrivano, se non quando si verificano quelle condizioni
ambientali che lo favoriscono e che possono essere costituite da
un ripresentarsi del trauma in una nuova versione o dal vedere
andare deluse le speranze riposte in persone di cui si fidavano.
A questo punto viene naturale porsi una domanda: in quale
misura devono essere considerate sane anche queste persone
che appaiono in buona salute nonostante il fardello che si
portano con s (geni, abbandoni precoci, esperienze
traumatiche)? Dobbiamo tener presente che al gruppo di queste
persone appartengono individui la cui angoscia li spinge verso

imprese eccezionali. Pu risultare difficile vivere loro accanto, ma


sono loro che trascinano il mondo verso il progresso nel campo
delle scienze, dell'arte, della filosofia, della religione, o in quello
della politica. Non do una risposta alla domanda, ma ne pongo
un'altra del tutto legittima: cosa dire dei geni?
- Vero e falso.
A quest'ultima categoria di persone in cui predomina la
caratteristica di un potenziale crollo nervoso appartiene un
gruppo che non pone grossi problemi (ma nulla nelle cose
umane ha dei confini netti, e infatti chi potrebbe mai dire dove
finisce la salute e dove comincia la malattia?). Alludo a coloro
che sono ricorsi all'organizzazione di un falso S compiacente, a
difesa del vero S. (Il vero S stato traumatizzato e non deve
pi essere ritrovato e ferito di nuovo.) La societ si lascia
facilmente ingannare da questa falsa organizzazione del S, e ne
subisce poi le pesanti conseguenze. Secondo il nostro punto di
vista il falso S, per quanto costituisca una difesa efficace, non
rappresenta un'espressione di salute. Si ricollega al concetto
kleiniano di difesa maniacale, in cui esiste la depressione che
viene per negata da un processo inconscio in modo tale che i
sintomi della depressione stessa compaiono sotto la forma
opposta (su anzich gi, leggero invece di pesante, bianco o
luminoso invece di scuro, vita al posto di morte, eccitazione
anzich indifferenza ecc.).
Tutto ci non salute, ma ha un aspetto di salute, di festosit,
in quanto per le persone anziane o che stanno invecchiando
l'impeto e la vitalit della giovinezza sono un costante e legittimo
antidoto alla depressione. La seriet, infatti, legata, nello stato
di buona salute, alle gravi responsabilit che le persone sono
costrette ad assumersi con il passare degli anni e che
abitualmente i giovani non conoscono.
A questo punto necessario accennare al tema della
"depressione" stessa, che il prezzo da pagare per raggiungere
l'integrazione. Non il caso che io ripeta qui ci che ho scritto
altrove sul valore positivo della depressione, o meglio sul grado

di salute implicito nella capacit di sperimentare la depressione,


in quanto lo stato depressivo legato alla capacit di sentirsi
responsabili, di provare il senso di colpa o l'afflizione, e anche di
provare una gioia profonda quando tutto procede bene.
E' comunque vero che la depressione per quanto terribile va
rispettata come manifestazione dell'integrazione personale.
Nello stato di malattia intervengono complesse forze distruttive
che, quando sono all'interno dell'individuo, favoriscono il suicidio
e quando sono proiettate all'esterno producono deliri di
persecuzione. Non voglio dire che questi elementi facciano parte
della salute, ma in uno studio sulla salute necessario includere
la seriet, che assomiglia alla depressione (3) ed tipica degli
individui che sono cresciuti, nel senso che hanno raggiunto
l'interezza della loro realt.
E' in queste persone che possiamo trovare una personalit ricca
e con notevoli potenzialit.
- Omissioni.
Non mi possibile prendere qui in considerazione il tema
specifico della tendenza antisociale, la quale collegata alla
deprivazione, cio al fatto che il bambino abbia sperimentato la
fine di un buon periodo in una fase del suo sviluppo in cui era in
grado di percepirne le conseguenze, ma non di farvi fronte.
Questo non neppure il luogo adatto per parlare di aggressivit.
Devo per dire che nella societ sono i membri malati a essere
costretti da motivi inconsci a entrare in guerra e ad attaccare per
difendersi da deliri di persecuzione, o anche a distruggere il
mondo, quel mondo che nell'infanzia li ha annientati.
LO SCOPO DELLA VITA.
Per finire, voglio prendere in considerazione il tipo di vita che
una persona sana in grado di condurre. Cos' la vita? Non so
dare una risposta precisa, ma penso che possiamo essere
d'accordo nell'affermare che la vita pi una questione di
"essere" che di sesso. Lorelei ha detto: I baci sono molto
piacevoli, ma un bracciale di brillanti rimane per sempre (4).

Essere e sentirsi reali sono caratteristiche specifiche della salute


mentale, e solo quando l'essere un fatto acquisito possiamo
procedere verso cose pi positive. Ritengo che non si tratti
soltanto di un giudizio di valore, ma che vi sia un legame tra la
salute emozionale dell'individuo e il senso di sentirsi reali. Senza
alcun dubbio la maggior parte della gente d per scontato il
fatto di sentirsi reali, ma a quale prezzo? In quale misura essi
negano la verit che di fatto esiste il pericolo di sentirsi non
reali, posseduti, di non essere se stessi, di precipitare all'infinito,
di non avere una direzione, di essere separati dal proprio corpo,
annientati, di essere un nulla, di non avere un luogo in cui stare?
La salute non compatibile con la "negazione" di alcunch.
- Le tre vite.
Concludo parlando dei tre tipi di vita che le persone sane
possono condurre:
1. La vita nel mondo, con le relazioni interpersonali che
costituiscono una chiave anche per l'utilizzazione dell'ambiente
non umano.
2. La vita della realt psichica personale (a volte detta interna).
E' questo l'ambito in cui una persona creativa si dimostra pi
ricca di un'altra, pi profonda e pi interessante. A questa vita
appartengono i sogni (o ci da cui scaturisce il materiale del
sogno).
Queste due vite sono ben conosciute, e si sa che entrambe
possono essere sfruttate in termini difensivi: l'estroverso ha
bisogno di trovare la fantasia nel vivere; l'introverso, invece, pu
divenire autosufficiente, invulnerabile, isolato e socialmente
utile. Ma esiste un'altra area di cui pu fruire la salute e di cui
non facile parlare in termini di teoria psicoanalitica.
3. L'area dell'esperienza culturale.
L'esperienza culturale ha inizio con il gioco e conduce a tutto ci
che costituisce il mondo umano, dalle arti ai miti della storia, alla
lenta marcia del pensiero filosofico e ai misteri della matematica,
fino alle istituzioni sociali e alla religione.

Dove poniamo questa terza area? Penso che non appartenga


alla realt psichica interna o personale: non si tratta di sogno, e
fa parte della realt condivisa. Ma non rientra neppure
nell'ambito dei rapporti con l'esterno, delle relazioni esterne,
dato che dominata dal sogno. Delle tre vite, inoltre, quella
che presenta la pi grande variet: nelle persone angosciate,
incapaci di rilassarsi, essa quasi inesistente, mentre per altre
costituisce l'elemento essenziale della vita umana, ci che la
differenzia dalla vita animale. In questa area infatti non
rientrano solo il gioco e il senso di humour, ma anche tutto il
patrimonio culturale che andato costituendosi negli ultimi
cinquemila o diecimila anni. Questo il campo in cui opera
l'intelletto e tutto ci che produce espressione di salute.
Ho cercato di analizzare dove si pu situare l'esperienza culturale
e sono giunto a questa conclusione: essa inizia "nell'area
potenziale esistente tra il bambino e la madre quando, grazie
all'esperienza, il bambino ha sviluppato un elevato grado di
fiducia nei confronti della madre", tanto da sentirsi sicuro che
ella sar disponibile quando lui ne avesse improvvisamente
bisogno.
Concordo in ci con Fred Plaut (5), il quale utilizza il termine
fiducia per indicare l'elemento di base per lo stabilirsi di
quest'area di sana esperienza.
- Cultura e separazione.
La salute dunque in stretta relazione con la vita, con la
ricchezza interiore, e, in modo diverso, con la capacit di fare
un'esperienza culturale.
In altre parole, nella salute non vi separazione, perch
nell'area spazio-temporale tra il bambino e la madre, il bambino
(e nello stesso modo l'adulto) vive in maniera creativa,
utilizzando il materiale a sua disposizione - il pezzo di legno o il
quartetto di Beethoven.
E' questo uno sviluppo del concetto di fenomeno transizionale.
Ci sarebbe ancora molto da dire a proposito della salute, ma
spero di essere riuscito a far comprendere che io ritengo l'essere

umano qualcosa di unico. L'etologia non sufficiente.


Certamente gli esseri umani hanno istinti e funzioni animali e a
volte appaiono molto simili agli animali. Probabilmente i leoni
sono pi nobili degli uomini, le scimmie pi agili, le gazzelle pi
eleganti, i serpenti pi sinuosi, i pesci pi prolifici e gli uccelli pi
fortunati perch possono volare, ma gli esseri umani sono
qualcosa assolutamente a s, e quando sono sani fanno
esperienze culturali superiori a quelle di qualsiasi animale
(eccetto forse le balene e la famiglia dei cetacei).
E l'uomo che probabilmente distrugger il mondo. Se cos sar,
forse moriremo in un'unica esplosione atomica, consci del fatto
che ci non espressione di salute mentale ma di paura, ed la
conseguenza del fallimento delle persone sane e della societ
sana di farsi carico dei suoi membri malati.
SOMMARIO.
Questi sono i risultati che spero di avere raggiunto:
1. Dare al concetto di salute il significato di assenza di disturbi
psiconevrotici.
2. Collegare la salute al processo maturativo che si conclude
nella maturit.
3. Mettere in evidenza l'importanza dei processi maturativi che
riguardano l'Io, in confronto a quelli correlati con le posizioni
dell'Es e con le zone erogene.
4. Collegare questi processi dell'Io alle cure offerte al lattante, ai
disturbi schizoidi e alla salute dell'adulto, utilizzando i concetti di:
(a) integrazione,(b) sodalizio psicosomatico, (c) relazione
oggettuale, come esempi di ci che accade nel quadro
complessivo.
5. Sottolineare la necessit di una decisione circa l'includere o
meno nella categoria delle persone sane coloro che, nonostante
alcuni handicap, raggiungono uno stato di salute.
6. Evidenziare le tre aree in cui vive l'uomo, prospettando che
una questione di salute se la vita ha o meno validit ed
efficienza, se alcune personalit sono ricche e creative e se, per

alcuni, l'esperienza culturale costituisce il contributo pi prezioso


offerto dalla salute.
7. Infine, sottolineare che non solo la salute della societ
dipende dalla salute dei suoi membri, ma che anche i suoi
modelli sono la copia di quella dei suoi membri. In questo senso
la democrazia (intesa nel vero senso del termine) indice di
salute, dato che scaturisce in modo naturale dalla famiglia, che
di per s una struttura della quale si rendono responsabili gli
individui sani.
VIVERE CREATIVAMENTE
(Testo elaborato da due bozze di discorso per la Progressive
League, 1970.)
DEFINIZIONE DI CREATIVITA'.
Qualunque sia la definizione di creativit che si voglia accettare
essa deve includere il concetto di validit o di inutilit della vita a
essere vissuta, e ci quale conseguenza dell'accettazione o della
negazione che la creativit faccia parte dell'esperienza
individuale del soggetto.
Per essere creativa, una persona deve esistere e avere il
sentimento di esistere, non tanto come certezza consapevole,
quanto come un dato di base da cui partire.
La creativit dunque l'azione che deriva dall'essere, segno che
colui che , vivo. L'impulso pu essere silente, ma quando
possiamo parlare di fare, allora siamo gi in presenza della
creativit.
E' possibile dimostrare che, talora, in alcune persone, tutte
quelle attivit che indicano che l'individuo vivo non sono altro
che risposte a stimoli: sospeso lo stimolo, la persona non ha pi
vita. Ma nel caso limite, la parola essere non ha alcun
significato: affinch l'individuo esista, e ne abbia il sentimento,
deve predominare in lui il fare impulsivo su quello reattivo.
Tutto ci non semplicemente una questione di volont, di
impostazione e di re-impostazione di vita; i modelli

fondamentali, infatti, vengono tutti posti nel corso del processo


di crescita emotiva, e inizialmente sono essi i fattori che
esercitano la maggiore influenza. Dobbiamo presumere che la
maggior parte delle persone si trovino in una posizione
intermedia tra i due estremi, ed proprio questa la posizione
che ci consente di intervenire sui nostri propri modelli. Ci che
rende interessante questa discussione, liberandola dal pericolo di
essere un mero esercizio accademico, esattamente questa
possibilit (oltre al fatto di prendere in considerazione in questo
modo ci che possiamo fare come genitori ed educatori).
La creativit, quindi, consiste nel mantenere, nel corso della vita,
qualcosa che appartiene all'esperienza infantile: la capacit di
creare il mondo. Per il bambino ci non difficile, perch, se la
madre non in grado di adattarsi ai suoi bisogni, egli non
conscio del fatto che il mondo esisteva prima che lui fosse
concepito o pensato. Il principio di realt qualcosa di molto
negativo, ma, nel momento in cui il bambino viene sollecitato a
produrre le prime lallazioni, si sono gi verificati in lui importanti
mutamenti, grazie ai quali il bambino ha acquisito
geneticamente i meccanismi mentali per affrontare questa
offesa: perch il principio di realt un'offesa.
Posso descrivere alcuni di questi meccanismi mentali. In
presenza di condizioni ambientali sufficientemente buone, il
bambino (che diventa poi voi e me) ha trovato il modo per far
fronte a questa offesa. Da una parte la compiacenza viene a
semplificare i rapporti con gli altri, i quali hanno da badare alle
loro esigenze e al loro bisogno di onnipotenza; dall'altra parte il
bambino conserva la sua onnipotenza attraverso la creativit e
una visione personale di ogni cosa.
Per esempio, se una madre ha otto figli, vi sono otto madri. E
questo non semplicemente perch essa ha atteggiamenti
differenti verso ciascun bambino: quand'anche avesse potuto
comportarsi esattamente nello stesso modo con ognuno (il che
assurdo, poich non una macchina), ogni bambino avrebbe
avuto la sua propria madre vista attraverso i suoi occhi.
Attraverso un complesso processo di crescita, determinato
geneticamente, e con l'interazione di fattori esterni, che possono

essere facilitanti o ostacolanti al punto da produrre reazioni, il


bambino - che diventato voi o me - ha costruito la capacit di
vedere tutto in modo nuovo, di essere creativo in ogni dettaglio
della sua vita.
Avrei potuto cercare in un dizionario il termine creativit, fare
una ricerca su tutto ci che stato scritto su questo argomento
da psicologi e filosofi e servirvi il tutto su un piatto d'argento, in
modo tale da farvi esclamare: Com' originale!. Ma
personalmente non sono capace di comportarmi in questo
modo: io sento, infatti, il bisogno di parlare come se nessuno
avesse mai trattato precedentemente l'argomento di cui mi sto
occupando, parole queste che potrebbero farvi sorridere.
Ritengo, comunque, che possiate riconoscere la mia necessit di
non venire soffocato dal mio stesso tema: infatti, elaborare una
concordanza tra le varie accezioni del termine creativit sarebbe
per me un impegno letale. Evidentemente, devo combattere
continuamente per "sentirmi" creativo, ci che implica lo
svantaggio che, se sto considerando una parola semplice come
amore, devo partire da zero (e forse proprio questa la
posizione giusta da cui cominciare). Ma torner su questo punto
una volta stabilita la differenza tra vita creativa e arte creativa.
Cercando il termine creare in un dizionario, ho trovato questa
definizione: portare a esistere. Una creazione pu essere un
prodotto della mente umana. Non sicuro che la creativit sia
una parola del tutto gradita agli eruditi. Per vita creativa io
intendo la possibilit di non essere continuamente uccisi o
annientati dalla compiacenza verso o dalla reazione a un mondo
che fa violenza all'individuo; si tratta di riuscire a vedere ogni
cosa in modo sempre nuovo. Mi riferisco all'appercezione in
contrapposto alla percezione.
LE ORIGINI DELLA CREATIVITA'.
Credo di avere gi dimostrato ci che ritengo essere l'origine
della creativit; devo, comunque, fare una duplice affermazione.
Il primo punto che la creativit appartiene al fatto di essere
vivi, cosicch il soggetto, a meno che stia riposando, in qualche
modo si espande, tanto che, se vi un oggetto intorno a lui,

possibile che stabilisca con esso una relazione. Il secondo punto


riguarda il fatto che l'espandersi fisico o mentale ha significato
solo per l'individuo che l per essere. Un bambino nato con
un'assenza quasi totale di cervello pu espandersi, trovare e
usare un oggetto, ma non pu fare esperienza del vivere
creativo. Per quanto riguarda il bambino normale, esso deve
crescere in complessit e diventare un essere stabile per poter
fare esperienza dell'espandersi e trovare un oggetto come atto
creativo. Torno cos alla massima: essere prima di fare: il
bambino pu cos controllare gli impulsi senza perdere il senso
del S. All'origine vi dunque la tendenza dell'individuo,
determinata a livello genetico, a essere e restare vivo, e a
stabilire una relazione con gli oggetti con cui entra in contatto
nel suo espandersi, fosse questo anche mosso dal desiderio di
raggiungere la luna.
MANTENERE LA CREATIVITA'.
Per l'individuo che non abbia subito delle distorsioni a causa di
un approccio sbagliato con il mondo, lo sviluppo di questo
attributo desiderabile costituisce un fine importante. E' vero,
come mi si potrebbe far notare, che buona parte della vita
spesa in lavori di poco conto che qualcuno deve pur fare. E'
difficile per parlare di questi lavori in modo univoco, perch
qualcuno li trova utili; probabilmente il fatto che lavare un
pavimento non impegni molto l'intelligenza d la gradevole
possibilit di uno spazio per l'esperienza immaginativa. Ma si
deve tener conto anche dell'identificazione incrociata, di cui
parler pi avanti. Una donna pu pulire un pavimento senza
annoiarsi perch trova soddisfazione nell'occuparsi, in modo
vicario, di un luogo fangoso attraverso l'identificazione con il
figlio pestifero che nei momenti di creativit porta in casa il
fango dal giardino e lo calpesta. Egli lo fa convinto che le madri
amino lavare i pavimenti, e in questo sta la sua forza, propria
della sua ingrata et. (Ci si riferisce a ci in termini di
corrispondenza fra espressione e fase raggiunta, e trovo che ci
renda bene l'idea!) Un uomo, invece, pu annoiarsi
profondamente lavorando a una catena di montaggio, ma se

pensa al denaro che guadagna, gli vengono in mente anche le


migliorie che potr apportare alla cucina, o alla partita che potr
guardare grazie al televisore, pagato solo per met.
Il punto fondamentale che la gente non deve fare quei lavori
che trova soffocanti, o, se vi costretta, deve organizzare il fine
settimana in modo da alimentare l'immaginazione, anche nei
momenti di peggiore routine. E' stato detto che pi facile
sviluppare una vita immaginativa in una situazione di routine
estremamente noiosa, piuttosto che in un ambito di lavoro in
qualche modo interessante. Si deve anche ricordare che il lavoro
pu essere molto interessante per chi lo utilizzi a scopo creativo,
senza permettere ad alcun altro di usare la propria personale
discrezione. In qualche modo, dentro il sistema, ognuno ha la
possibilit di vivere creativamente. Ci implica avere qualcosa di
personale, forse segreto, che inconfondibilmente suo. Al limite
il respirare, cosa che nessuno pu fare per qualcun altro.
Oppure sentirsi se stessi quando si scrive una lettera a un amico
o a un giornale, nella speranza che sia letta da qualcuno prima
di essere cestinata.
VITA CREATIVA E CREAZIONE ARTISTICA.
Nel menzionare lo scrivere lettere ho toccato un argomento che
non posso trascurare: voglio infatti chiarire la distinzione tra
vivere creativamente ed essere artisticamente creativi. Vivendo
in modo creativo ci rendiamo conto del fatto che ogni cosa che
facciamo aumenta il sentimento di essere vivi, di essere noi
stessi. Si pu guardare un albero (non necessariamente un
quadro) e farlo in modo creativo. Se avete avuto una fase
depressiva di tipo schizoide (e la maggior parte della gente l'ha
provata) conoscete al negativo ci di cui parlo. Quante volte mi
stato detto: Fuori dalla mia finestra c' una pianta, e il sole, e
razionalmente so che deve essere uno spettacolo piacevole, per
chi lo pu vedere. Ma questa mattina (luned) per me tutto ci
non ha senso. Non riesco a esserne partecipe e ci mi rende
profondamente conscio del fatto di non sentirmi reale.
Sebbene siano affini alla vita creativa, le creazioni di scrittori,
poeti, artisti, scultori, architetti, musicisti, sono una cosa diversa.

Concorderete nel ritenere che, se qualcuno coinvolto nella


creazione artistica, si deve sperare che possa contare su qualche
talento specifico. Ma per vivere creativamente non occorre alcun
talento particolare. E' un bisogno e un'esperienza universale,
tanto che persino uno schizofrenico rinchiuso in se stesso pu
vivere in modo creativo, e in un certo senso felice, attraverso
un'attivit mentale segreta. Infelice chi a un certo momento si
accorge di aver perso ci che essenziale per l'essere umano, e
che ben pi importante del cibo o della sopravvivenza fisica.
Se avessimo tempo, ci sarebbe qualcosa da dire a proposito
dell'ansia legata all'attivit artistica.
VITA CREATIVA NEL MATRIMONIO.
Mi sembra necessario parlare del fatto che spesso nel
matrimonio uno o entrambi i partner hanno la sensazione di un
declino dell'iniziativa. E' questa un'esperienza piuttosto comune,
sebbene l'importanza attribuita a questa sensazione vari
notevolmente in relazione a tutti gli altri aspetti della vita di cui
si potrebbe trattare. In questo contesto devo dare per scontato
che "non tutte le coppie sposate pensano di poter avere una vita
creativa nel matrimonio". A volte pu venire a determinarsi un
processo che porta uno dei due coniugi a vivere in un modo
creato dall'altro. Portata alle estreme conseguenze deve essere
una situazione molto sgradevole; ritengo, per, che nella
maggior parte dei casi non si giunga mai a questo punto,
sebbene la possibilit sia sempre latente e possa di tanto in
tanto raggiungere un acme.
Tutto il problema pu, per esempio, restare nascosto per un
paio di decenni, durante i quali si allevano i figli, per emergere
come crisi di mezza et.
C' probabilmente un modo piuttosto semplice di parlare di
questo problema, partendo dall'apparenza. Conosco due persone
che sono sposate da lungo tempo e hanno cresciuto una famiglia
numerosa. Durante la prima vacanza estiva del loro matrimonio,
dopo aver passato una settimana insieme, il marito disse: Ora
mi prendo una settimana per andare in vela. E la moglie
rispose: Bene, mi sempre piaciuto viaggiare, perci faccio le

valigie e parto. Gli amici pensarono che non ci sarebbe stato


futuro per quel matrimonio, ma le previsioni erano troppo
pessimistiche: questa coppia ha avuto infatti un matrimonio
felice, la cui caratteristica principale sta nel fatto che lui si
preso abitualmente la sua settimana di vela, migliorando le sue
capacit e divertendosi, mentre la moglie ha visitato tutta
l'Europa. Nelle rimanenti cinquanta settimane dell'anno hanno
molto di cui parlare e trovano che sia di aiuto alla loro relazione
il fatto di stare separati per met delle vacanze estive.
A molti questo non piacerebbe. Non esistono regole fisse per
tutti. Tuttavia, questo esempio dimostra come due persone che
non abbiano paura di stare lontane abbiano molto da
guadagnare, mentre facile che si annoi chi teme la
separazione. Questa noia potrebbe risultare da un blocco della
vita creativa, che nasce dall'individuo e non dal fatto di stare
insieme, sebbene un partner possa promuovere la creativit.
Se guardiamo a qualsiasi famiglia che funzioni, troveremo
l'equivalente della soluzione adottata dalla coppia di cui abbiamo
discusso. Non voglio entrare nei dettagli, portando esempi di
mogli che suonano il violino e mariti che passano una sera alla
settimana al bar a bere con gli amici. Tra gli uomini vi
un'incredibile variet di situazioni, nello stato di normalit e di
salute. Se vogliamo parlare delle "difficolt", sicuramente ci
troveremo a descrivere situazioni noiosamente ripetitive in cui la
gente si trova coinvolta, indici dell'esistenza di qualcosa di
sbagliato da qualche parte. C' un elemento coercitivo in tutto
ci, che sottende un timore presente da molto tempo. Ci sono
persone incapaci di essere creative a causa di coazioni legate al
loro passato. Penso che solo alle persone relativamente felici da
questo punto di vista, libere cio da coazioni, si possa
agevolmente parlare degli ostacoli tipici del matrimonio. A chi
infastidito da una relazione che ritiene soffocante, si pu dire
ben poco: non esistono consigli utili e non possibile sottoporre
tutti a terapia.
Tra i due estremi - coloro che pensano di poter conservare una
vita creativa nel matrimonio e coloro che si sentono ostacolati
sotto questo punto di vista dal matrimonio - c' di sicuro una

posizione intermedia in cui si trova la maggior parte delle


persone. Pur essendo abbastanza felici e creativi, siamo
consapevoli del fatto che esiste un certo urto tra l'impulso
personale e i compromessi connessi ad ogni tipo di relazione che
abbia caratteristiche di affidabilit.
In altre parole, si tratta, ancora una volta, del principio di realt:
proseguendo nella discussione, dovremo ulteriormente
affrontare il tentativo dell'individuo di accettare la realt esterna
senza incorrere in un'eccessiva perdita dell'impulso personale.
Questo uno dei tanti problemi fondamentali propri della natura
umana, ed negli stadi iniziali dello sviluppo emotivo che
vengono poste le basi della capacit per superarlo. Spesso si
parla della riuscita di un matrimonio in termini di numero di figli
o di amicizia che la coppia in grado di sviluppare. Possiamo
parlare molto a questo proposito, ma so che non vi interessano i
commenti facili e superficiali. Se prendiamo in considerazione il
sesso, che dopo tutto deve avere un posto centrale in una
discussione sul matrimonio, potremmo riscontrare un notevole
imbarazzo in tutti. Sarebbe un assioma valido, ritengo, quello
secondo cui non facile trovare gente sposata che pensi che
entrambi i partner abbiano una vita sessuale creativa.
Si scritto molto sull'argomento: forse la sfortuna dello
psicoanalista sta nell'essere, pi di altri, a conoscenza delle
sofferenze che ne derivano. Non possibile, infatti, per lo
psicoanalista, conservare l'illusione che la gente si sposi e viva
per sempre felice, in ogni caso non per quanto riguarda la sua
vita sessuale. Quando due persone sono giovani e innamorate
pu esserci un periodo, anche lungo, in cui la loro relazione
sessuale costituisce un'esperienza creativa per entrambi. Tutto
ci indubbiamente indice di salute, ed questo il motivo per
cui ci fa piacere che i giovani ne facciano inizialmente
esperienza. Penso che sia errato far credere loro che un tale
stato duri a lungo nel matrimonio.
Qualcuno ha detto (temo solo per scherzo): Ci sono due tipi di
matrimoni: quello in cui la sposa si accorge di aver sposato
l'uomo sbagliato mentre va all'altare e quello in cui se ne
accorge mentre scende dall'altare. Ma non il caso di

scherzare su questo argomento. Il problema nasce quando


cerchiamo di inculcare nei giovani l'idea che il matrimonio sia
uno stato prolungato di innamoramento. Ma non giusto
neppure il contrario: disilludere, cio, i giovani sulla base della
teoria che sia bene che essi sappiano tutto e non si facciano
illusioni. Se una persona " stata felice" pu sopportare le
difficolt. E' lo stesso che dire che un bambino non pu essere
svezzato se non stato allattato al seno o in un modo
equivalente. Non c' disillusione (accettazione del principio di
realt) se non sulla base dell'illusione. Quando ci si rende conto
che un'esperienza tanto importante come quella sessuale sta
assumendo un carattere sempre pi creativo per un solo partner
della coppia, allora subentra un profondo senso di fallimento.
Talvolta pu essere pi positiva una situazione in cui l'attivit
sessuale inizia male e, gradualmente, i due riescono a
raggiungere un certo compromesso tra il dare e l'avere, tanto da
fare entrambi, alla fine, una certa esperienza creativa. Si deve
dire che l'esercizio della sessualit una cosa sana e di grande
aiuto, ma sarebbe errato presumere che costituisca l'unica
soluzione dei problemi della vita. Si deve fare attenzione a ci
che latente quando l'attivit sessuale, oltre che essere un
fenomeno arricchente, anche una forma ricorrente di terapia.
A questo punto voglio ricordare i particolari meccanismi mentali
di proiezione e introiezione: intendo dire le funzioni essenziali
per identificare se stessi con gli altri e gli altri con se stessi.
Come potete immaginare, c' chi non pu utilizzare questi
meccanismi, chi volendo lo pu fare e chi lo fa in modo
coercitivo, indipendentemente dalla sua volont. In altre parole,
mi riferisco alla capacit di mettersi nei panni degli altri, e a
situazioni di simpatia e di empatia.
Ovviamente, quando due persone vivono insieme, unite da un
vincolo stretto e pubblicamente riconosciuto come quello del
matrimonio, hanno ampia possibilit di vivere l'uno attraverso
l'altro, possibilit che, in condizioni di salute, pu essere
sfruttata o meno, in relazione alle circostanze. Ma, mentre
alcune coppie si trovano ad avere ruoli fissi e determinati, in
altre c' una maggiore flessibilit e fluidit a tutti i livelli.

Naturalmente meglio se una donna lascia all'uomo il ruolo


maschile dell'atto sessuale e viceversa; non vi comunque solo
l'azione,
ma
anche
l'immaginazione,
e nel
campo
dell'immaginazione non vi aspetto della vita che non possa
essere delegato ad altri o essere assunto in proprio.
Puntualizzato tutto questo, possiamo rivolgere la nostra
attenzione alla creativit. Non c' molto da dire a questo
riguardo, quando si esamina l'ambito della funzione sessuale: chi
pi creato, un padre o una madre? Non saprei rispondere,
perci penso che sia meglio accantonare l'argomento. Ma
proprio in quest'area di "reale" operativit si deve ricordare che
un bambino pu essere "concepito" in modo creativo, cio senza
"essere pensato", senza giungere come idea presente nella
mente dei genitori. D'altra parte, un bambino pu invece iniziare
a vivere esattamente al momento giusto, quando desiderato
da entrambi i genitori. In "Chi ha paura di Virginia Woolf?"
Edward Albee studia il destino di un bambino pensato che per
non si mai incarnato. Una splendida analisi sia nella tragedia
che nel film.
Ma voglio chiudere questo argomento di sesso e bambini reali,
perch qualunque cosa facciamo pu essere fatta in modo pi o
meno creativo. Voglio invece riprendere il discorso sulle origini
della capacit individuale di vivere creativamente.
ANCORA SULLE ORIGINI DELLA VITA CREATIVA.
Si tratta di una storia molto vecchia. Ci che siamo dipende, in
gran parte, dallo stadio raggiunto nello sviluppo emotivo o dalle
occasioni che ci sono state offerte per quella parte di crescita
che ha a che fare con i primi stadi della relazione oggettuale:
esattamente di questo che intendo parlare.
Dovrei dire: felice colui che sempre creativo nella sua vita
personale come pure nei rapporti con i partner, con i figli, con gli
amici eccetera. Al di fuori di questo territorio filosofico non vi
nulla.
Posso guardare un orologio e vedere solo l'ora; oppure non
vedere neppure quella, ma solo delle ombre sul quadrante;
posso anche non vedere nulla. D'altra parte, posso cercare

potenziali orologi e poi permettermi di allucinarne uno, perch


mi ben evidente che un orologio vero in quel punto per
essere visto, perci, quando lo percepisco, sono gi passato
attraverso un complesso processo che si originato in me. E'
per questo che quando vedo l'orologio lo creo e quando vedo
l'ora creo anche quella. In ogni momento ho la mia piccola
esperienza di onnipotenza, prima di passare questa ingrata
funzione a Dio. C' qualcosa di illogico in tutto questo. A un
certo momento la logica assume la forma dell'illogicit logica.
Non possibile evitarlo: cos. Voglio procedere ulteriormente
in questo argomento.
Il bambino acquisisce la capacit di trovare un mondo di oggetti
e di idee: questo lo stadio in cui la madre gli presenta il
mondo. Cos, all'inizio, grazie alla sua grande capacit di
adattamento, la madre permette al figlio di fare esperienza di
onnipotenza, di trovare nella realt ci che crea e collegare
quanto crea a ci che reale. Il risultato finale che ogni
bambino inizia con una nuova creazione del mondo. E speriamo
che al settimo giorno ne sia soddisfatto e si riposi. Questo
avviene quando le cose procedono sufficientemente bene, come
capita in genere. Ma occorre la presenza di qualcuno perch ci
che viene creato sia materializzato e reso vero. Se manca questa
presenza, allora, come conseguenza estrema, il bambino diventa
autistico - creativo nello spazio - e noiosamente compiacente
nelle relazioni (schizofrenia infantile).
Pu essere poi introdotto gradatamente il principio di realt: il
bambino che ha conosciuto l'onnipotenza fa cos esperienza dei
limiti imposti dal mondo. Ma a questo punto egli gi in grado
di vivere in modo vicario, utilizzando i meccanismi di proiezione
e di introiezione, concedendo, a volte, all'altro un ruolo direttivo
e rinunciando all'onnipotenza. Alla fine l'individuo desiste della
volont di essere la ruota o il cambio per adottare la pi comoda
posizione di rotella di un ingranaggio. Aiutatemi a scrivere un
inno umanista:
Essere la rotella di un ingranaggio
Essere parte di una collettivit!

Lavorare in armonia con gli altri!


Essere sposato senza perdere l'"idea" di essere il creatore del
mondo!
L'essere umano che all'inizio della sua vita non fa esperienza di
onnipotenza non avr mai la possibilit di essere la rotella di un
ingranaggio, ma sar costretto a continuare a girare attorno a
onnipotenza, creativit e controllo, con la stessa fatica che
farebbe uno che cercasse di vendere azioni di una societ
inesistente.
Ho trattato spesso nei miei scritti del concetto di oggetto
transizionale, qualcosa a cui il bambino si aggrappa, un
brandello di stoffa del copriletto, una coperta o il nastro dei
capelli della madre. E' questo il primo simbolo e sta a significare
la fiducia nell'unione tra la madre e il figlio, basata
sull'esperienza dell'attendibilit della madre e sulla sua capacit
di sapere ci di cui il bambino ha bisogno attraverso
l'identificazione con lui. Ho detto che questo oggetto stato
creato dal bambino; pur sapendo che esso esisteva prima che il
bambino lo creasse, non contraddiremo mai questa
affermazione. (L'oggetto transizionale pu addirittura essere
stato creato nello stesso modo da un fratello.)
Non si tratta tanto di dire: Chiedi e ti sar dato, ma:
Espanditi e troverai l'oggetto da possedere, da usare e da
gettare. Questo l'inizio, che deve per perdersi nel processo
di introduzione del mondo reale e del principio di realt; ma le
persone sane escogitano modi e mezzi per recuperare la
sensazione di pienezza di senso che viene dalla vita creativa.
Sintomo tipico di una vita non creativa la sensazione che nulla
abbia senso, che tutto sia privo di interesse, inutile.
A questo punto possiamo guardare alla vita creativa sulla scorta
di una teoria valida, che ci permette di vedere alcune delle
ragioni per cui il tema della vita creativa particolarmente
difficile. Lo si pu analizzare nel suo complesso, prestando
attenzione ai dettagli di cui la vita creativa costituita.
E' chiaro che sto cercando di arrivare a un livello piuttosto
profondo, se non addirittura alle basi. Un modo per cucinare

salsicce quello di seguire attentamente i consigli di un esperto;


un altro, invece, quello di prendere delle salsicce e cucinarle a
caso, come se lo facessimo per la prima volta. Il risultato pu
essere lo stesso, ma pi divertente vivere con un cuoco
creativo, anche se a volte il risultato pu essere disastroso, o il
sapore pu rivelarsi strano e far sospettare il peggio. Ci che
voglio dire che "per il cuoco" le due esperienze sono differenti:
quando si conforma alle regole, non trae nulla dall'esperienza, se
non un rafforzamento della sensazione di dipendenza
dall'autorit; quando agisce in modo originale, si sente pi reale
e si stupisce di ci che gli passa per la mente mentre cucina.
Quando ci stupiamo di noi stessi, siamo creativi e ci rendiamo
conto di poterci fidare della nostra inaspettata originalit. Non ci
cureremo del fatto che coloro che mangiano le salsicce non
notano ci che si nasconde dietro la loro cottura oppure se le
persone non mostrano di apprezzarle.
Penso che non vi sia nulla che non possa essere fatto in modo
creativo, se la persona creativa o ha la capacit di esserlo. Ma
se un individuo continuamente minacciato dall'estinzione della
creativit, non gli restano che due possibilit: sopportare una
noiosa accondiscendenza o esasperare l'originalit con il risultato
di ottenere delle salsicce assolutamente eccezionali o del tutto
immangiabili.
Penso che sia vero, come ho gi sostenuto, che, per quanto
povero sia il bagaglio personale, l'esperienza pu essere creativa
e sentita sempre come emozionante, in quanto c' sempre
qualcosa di nuovo e inatteso nell'aria.
Naturalmente, se un individuo ha una fortissima personalit ed
molto dotato, i suoi disegni possono valere 20000 sterline, ma
per quelli che non sono dei Picasso il fatto di disegnare come lui
sarebbe solo pedissequa imitazione e assoluta mancanza di
creativit.
Per disegnare come Picasso, uno deve essere Picasso, altrimenti
non creativo. Coloro che vivono all'ombra di un gruppo sono
per definizione noiosi e accondiscendenti, eccetto per quel tanto
di ricerca che portano avanti personalmente, e hanno bisogno
del coraggio di Picasso per riuscire a esprimere la loro originalit.

Il fatto che ci che creiamo esiste di gi: la creativit consiste


nel modo in cui giungiamo alla percezione, attraverso il
concepimento e l'appercezione. Cos, quando guardo l'orologio,
come devo fare ora, creo un orologio, ma mi guardo dal vedere
orologi se non dove mi aspetto ve ne sia uno. Cercate di non
respingere questo brano di assurda illogicit, ma rifletteteci e
utilizzatelo.
Pu essere di un certo aiuto dire che, se viene buio e io sono
esausto, o leggermente schizoide, posso vedere orologi dove in
realt non ce ne sono. Posso vedere qualcosa laggi sul muro e
addirittura leggere l'ora sul quadrante, mentre si tratta
semplicemente di un'ombra proiettata dalla testa di qualcuno.
La possibilit di essere definiti matti o allucinati costringe alcuni
a non discostarsi dalla sanit e da un'obiettivit che potrebbe
essere definita realt condivisa. Altri si permettono di pretendere
che ci che immaginano sia vero e possa essere condiviso.
Possiamo permettere a qualunque tipo di persona di vivere con
noi nel mondo, ma essenziale che gli altri siano obiettivi, se
dobbiamo trarre piacere dalla nostra creativit e correre i rischi
che comporta il seguire gli impulsi e le idee creative a essi
collegati.
Alcuni bambini crescono in un'atmosfera di vivissima vita
creativa, in cui la creativit, per, appartiene a un genitore o alla
bambinaia, ma non al bambino, che viene soffocato e cessa di
esistere, oppure sviluppa una sorta di ritiro in s.
C' un ampio dibattito sul modo di fornire ai bambini
l'opportunit di vivere la loro vita a casa e a scuola; comunque
un assioma il fatto che i bambini pi facili da trattare sono quelli
che hanno la sensazione di esistere con tutti i loro diritti: quelli,
cio, che non sono stati brutalmente colpiti dal principio di
realt.
Se siamo formalmente uniti a un partner, possiamo usufruire in
qualsiasi modo e a qualunque livello (come ho gi detto) di
proiezioni e introiezioni: la moglie pu trarre piacere
dall'interesse del marito per il suo lavoro e il marito dalle
esperienza della moglie con la friggitrice. In questo modo il
matrimonio - unione formale - amplia le possibilit di realizzare

una vita creativa. Si pu essere creativi per procura, eseguendo


un lavoretto che viene compiuto rapidamente se si in grado di
farlo nel modo descritto sull'etichetta della bottiglia.
Mi domando come reagite alle tesi che ho formulato e che vi ho
letto.
Anzitutto, si deve tener presente che non posso rendervi creativi
con un semplice discorso: sarebbe pi proficuo che vi ascoltassi
invece di parlarvi. Se non possedete, o avete perduto, la
capacit di provare stupore per le esperienze che fate nella
vostra vita, allora le mie parole non possono esservi di alcuna
utilit, e sarebbe difficile aiutarvi anche con la psicoterapia. Ma
importante che sappiamo per gli altri (in particolar modo per i
bambini di cui siamo responsabili) che l'esperienza di una vita
creativa sempre prioritaria rispetto al far soldi. Voglio che sia
chiaro che la vita creativa implica, in ogni suo dettaglio, un
dilemma filosofico: nella salute, infatti, noi creiamo solamente
ci che troviamo. Eppure nelle arti possiamo essere creativi, se
siamo depressi, a meno che non stiamo facendo un'esperienza
di isolamento in un ospedale psichiatrico o nel rifugio del nostro
autismo. Il fatto di essere creativi in arte o in filosofia dipende
molto dallo studio di tutto ci che gi esiste; l'analisi
dell'ambiente, d'altra parte, determinante per la comprensione
e per la valutazione di un artista. L'approccio creativo rende
l'artista capace di sentirsi reale e significativo, anche quando la
sua opera un fallimento dal punto di vista del pubblico, che
resta pur sempre una parte necessaria del suo equipaggiamento,
come il talento, lo studio e gli strumenti.
Ci che io rivendico, dunque, che, finch siamo in buona
salute, non dobbiamo vivere in un mondo creato dal nostro
partner, n egli deve vivere nel nostro. Ciascuno ha il suo
mondo privato: attraverso l'identificazione incrociata, in tutti i
suoi gradi, possiamo imparare a condividere le diverse
esperienze.
Quando alleviamo i bambini e li introduciamo in un mondo di
fatti reali come individui creativi, dobbiamo momentaneamente
rinunciare alla nostra personale creativit per assumere
atteggiamenti compiacenti e di adattamento. Tutto ci

generalmente non risulta letale per noi, grazie all'identificazione


con questi nuovi esseri che hanno bisogno di noi per realizzare
una vita creativa.
SUM. IO SONO
(Conferenza tenuta alla Associazione degli insegnanti di
matematica durante la loro Conferenza di Pasqua a Whitelands,
Putney, Londra, 17 aprile 1968. ["Sum", in latino vuol dire io
sono, ma in inglese vuol dire somma, N.d.T.])
Sar certamente meglio, in questa occasione, che io mi attenga
alla mia materia: la psichiatria infantile e la teoria dello sviluppo
emozionale del bambino, cose che appartengono alla psicoanalisi
e quindi, in definitiva, a Freud. Nel mio mestiere "io so alcune
cose", sono un esperto e ho accumulato esperienza. Nell'area
della matematica e dell'insegnamento non ho invece alcuna
esperienza. Il vostro pi giovane studente ne sa pi di me. Non
avrei certamente accettato il vostro invito e quello di Mr. Tahta,
se nella sua lettera iniziale egli non si fosse mostrato cos
consapevole del fatto che, appartenendo a una disciplina
diversa, avrei potuto fare soltanto un commento sull'ecologia del
particolare giardino che mi trovo a coltivare.
Ho perfino timore del titolo Sum, io sono, per paura che si
possa pensare che io sia uno studioso dei classici o un
professore di etimologia. Alcuni mesi fa, costretto a trovare un
titolo, ho pensato: Bene, poich parler dello stadio dell'"Io
sono" nello sviluppo individuale, potrebbe essere legittimo
collegarlo con la parola latina "sum". Capite la paronomasia?
(questo Calverly, perch non pensiate che io sia un erudito).
Ci che devo fare essere me stesso. Che parte di me stesso
posso darvi, e come posso dare una parte senza che il senso di
unit vada perduto? Devo supporre che possiate attribuirmi un
senso di unit e un certo grado di quella particolare forma di
maturazione che si chiama integrazione, e devo scegliere di

mostrarvi soltanto uno o due degli elementi che fanno parte


della unit Me.
Mi sento gi incoraggiato, perch so che questi problemi, che
costituiscono l'oggetto dello studioso della personalit umana,
sono anche oggetto di interesse del matematico, e infatti la
matematica la versione incorporea della personalit umana.
In breve, quando dico che la caratteristica centrale dello
sviluppo umano l'acquisizione e il sicuro mantenimento dello
stadio dell'"Io sono", so che questa anche un'affermazione
centrale dell'aritmetica, o (si potrebbe dire) delle somme.
Avete sicuramente gi intuito che per natura, pratica e
formazione io sono una persona che ragiona dal punto di vista
dello sviluppo.
Quando vedo un bambino (o una bambina) seduto a una
scrivania, che fa somme e sottrazioni o che si cimenta attorno
alla tavola pitagorica, vedo una persona che ha gi una lunga
storia in termini di processo evolutivo, e so che vi possono
essere insufficienze e distorsioni dello sviluppo, o distorsioni
organizzate per affrontare insufficienze che devono essere
accettate, oppure che vi pu essere una certa precariet in
alcuni aspetti dello sviluppo che sembrano gi acquisiti. Vedo lo
sviluppo verso l'indipendenza, e significati sempre rinnovati del
concetto di unit, che pu diventare o no una realt nel futuro
del bambino, se questi vive.
Inoltre, sono anche costantemente consapevole della
dipendenza dall'ambiente e del modo in cui l'ambiente, la cui
importanza alle origini della vita totale, continua ad avere
significato, e continuer ad averlo anche quando l'individuo
giunger all'indipendenza attraverso l'identificazione con alcuni
elementi ambientali, come quando un bambino cresce, si sposa
ed educa a sua volta una nuova generazione di bambini, quando
inizia a partecipare alla vita sociale e al mantenimento della
struttura sociale.
Questo l'aspetto di me da cui forse potrete trarre beneficio,
perch, se ci atteniamo alle nostre rispettive materie, non ci si
pu aspettare che "voi" siate interessati ai processi evolutivi

come lo devo essere "io" per poter svolgere il mio lavoro in


modo efficace.
E' difficile per noi ricordare quanto sia moderno il concetto di
individuo.
Lo sforzo per giungere a questo concetto si rispecchia nel primo
nome ebraico di Dio. Il monoteismo sembra essere strettamente
legato alle parole "Io sono". Io sono ci che sono. ("Cogito,
ergo sum" diverso: "sum" qui significa che ho la sensazione di
esistere come persona, che nella mia mente sento che la mia
esistenza stata dimostrata. Ma in questo contesto siamo
interessati alla consapevolezza inconscia dello stato di esistenza,
al di l degli esercizi intellettuali sulla consapevolezza di s.) Non
forse vero che queste parole "Io sono", assegnate a Dio,
rispecchiano il pericolo che l'individuo avverte mentre sta per
raggiungere la condizione di individuo? Se io sono, allora ho
messo insieme questo e quello, l'ho affermato come "me", e ho
ripudiato tutto il resto; ripudiando il non-me ho, per cos dire,
insultato il mondo, e devo aspettarmi una ritorsione. Cos,
quando gli uomini pervennero al concetto di individuo, lo
riportarono rapidamente in cielo e gli diedero una voce che solo
Mos avrebbe potuto udire.
Questo delinea con chiarezza l'angoscia inerente al momento in
cui ogni essere umano raggiunge lo stadio dell'"Io sono". Ci
pu essere osservato, per esempio, nel gioco che vi capitato di
fare sulla spiaggia Io sono il re del castello, in cui interviene
subito la difesa contro un attacco previsto: Tu sei uno sporco
briccone! oppure: Vieni gi, sporco bricconcello!. Orazio
ebbe una sua versione di questo gioco da bambini: Rex erit qui
recte faciet / Qui non faciet, non erit (1). E' chiaro che questa
una versione sofisticata dello stadio dell'"Io sono", nel quale "Io
sono" permesso soltanto al re.
Ci si potrebbe domandare come possano essere esistite delle
somme prima del monoteismo. Intendo dire che la parola
unit ha significato solo in quanto riferita all'essere umano
come unit. In un altro contesto avremmo discusso l'uso della
parola "Io", che di solito il primo pronome del linguaggio
infantile. A questo punto, per, il discorso non chiaro, perch

la capacit di parlare pu di gran lunga essere preceduta dalla


comprensione del linguaggio, e ci sono dei processi mentali
estremamente complessi che appartengono al periodo che
precede la verbalizzazione.
Capirete facilmente ci che intendo dire: l'idea che l'aritmetica
si fonda sul concetto di unit, il quale deriva e deve comunque
derivare, per ogni bambino che si sviluppa, dall'unit del S.
Questo stadio, che rappresenta il raggiungimento di un certo
livello di crescita, pu tuttavia non essere mai raggiunto.
Devo adesso interrompermi per prendere in considerazione
un'enorme complicazione. Che cosa succede quando lo sviluppo
intellettivo stato scisso? L'alta matematica pu funzionare
nell'individuo al di l del raggiungimento o meno dello stato di
unit. In altri campi possiamo riscontrare lo stesso problema.
Prendiamo, per esempio, il giudice che si occupa di successione
e che muore senza aver fatto (presumibilmente perch non gli
stato possibile) testamento; oppure il filosofo che non sa il
giorno della settimana; o il fisico famoso, come il defunto
preside del Trinity a Cambridge, che stato visto camminare con
un piede sul marciapiede e l'altro nella cunetta (donde l'utilit
del torrente Hobson, compreso tra il marciapiede e la strada a
Trumpington Street, come mi piaceva credere quando ero
studente al "The Leys").
Vediamo tutto questo in termini di sviluppo individuale (ho
trattato questo argomento talmente a lungo che mi riesce
difficile parlarne brevemente, se non in forma di vignetta).
Prendiamo l'esempio di un bambino che comincia ad avere fame
e si aspetta che arrivi qualcosa che lo sazi. Se il pasto arriva, va
tutto bene, ma se ritarda pi di x minuti, il pasto non avr pi
per il bambino alcun significato. Ora bisogna chiedersi, quale il
momento in cui il pasto diventa privo di significato per il
bambino?
Prendiamo adesso due bambini: uno di essi fornito di alcune
risorse grazie alle quali potrebbe dimostrarsi in possesso di un
alto quoziente intellettivo, l'altro al di sotto della media. Il
bambino molto dotato presto riconoscer i rumori che
preannunciano la preparazione del cibo, cosicch, senza

verbalizzarlo, dir a se stesso: Questi rumori mi permettono di


prevedere che arriver il cibo, quindi coraggio!, tutto andr per il
meglio. Il bambino meno dotato pi in balia della capacit
della madre di adattarsi a lui, e ha quindi un'immagine pi fissa
del simbolo x.
Potete capire da questo che l'intelletto aiuta a tollerare la
frustrazione? Possiamo proseguire dicendo che una madre pu
approfittare delle funzioni intellettive del figlio per liberarsi dal
legame che le deriva dalla dipendenza del bambino. Tutto ci
normalissimo, ma se si pensa a un bambino con capacit
intellettive molto al di sopra della norma, madre e bambino
possono essere in collusione nell'utilizzo dell'intelletto, che
diventer scisso - scisso cio dalla psiche dell'esistenza e della
vita psicosomatica.
Se si aggiunge a questo una qualsiasi difficolt psicosomatica,
allora il bambino incomincer a sviluppare un falso S in termini
di vita mentale scissa, dove il vero S psicosomatico nascosto,
forse perduto; egli potr cos essere un genio della matematica,
ma non sapr cosa farsene di dieci lire.
Una paziente, che mi ha insegnato molto a questo proposito,
aveva imparato "The Pied Piper of Hamelin" quando aveva
cinque o sei anni, ma stava diventando sempre pi insicura di s
fino a che non decise di venire in trattamento per perdere le sue
capacit intellettuali scisse (delle quali i suoi genitori erano molto
fieri), e ritrovare il suo vero S. All'et di sei o sette anni ella
aveva dettato alla tata, per il diario di famiglia, la storia di una
bambina, ovviamente lei stessa, che era molto brava a scuola e
che gradualmente diventava mentalmente incompleta. Aveva
superato i cinquant'anni quando fin l'analisi.
Spero che capirete che io considero l'intelletto come qualcosa di
molto positivo, ma nel mio lavoro mi capita anche di vedere
come esso possa essere, a volte, indebitamente sfruttato, e nella
descrizione della personalit devo prendere in considerazione le
straordinarie capacit dell'intelletto scisso senza perdere di vista
l'esistenza psicosomatica dell'individuo.
Qualche tempo fa - un centinaio di anni fa - si parlava di mente
e di corpo. Per sfuggire al predominio dell'intelletto scisso, si

dovette postulare l'esistenza di un'anima. Ora possibile


cominciare dall'elemento psiche dell'unit psiche-soma, e da
questa idea della strutturazione della personalit possibile
accedere al concetto di intelletto scisso che, ai suoi estremi, in
una persona molto dotata intellettualmente pu funzionare
brillantemente, senza per molti punti di contatto con l'essere
umano. Ma l'essere umano che, attraverso un accumulo di
esperienze debitamente assimilate, pu raggiungere la
saggezza. Del resto solo l'intelletto sa parlare di saggezza; si
potrebbe citare dall'"Ecclesiaste": Come pu divenire saggio
colui che parla solo di vitelli? ("Ecclesiaste", 38, 25).
Quindi, dal punto di vista che io ho adottato qui, nell'intelletto
scisso non vi sono limiti alle addizioni e alle sottrazioni, alle
divisioni e alle moltiplicazioni che non siano i limiti stessi del
computer, nel nostro caso del cervello umano - che
indubbiamente molto simile ai computer che voi inventate e che
adoperate nella vostra disciplina. Ma c' invece un limite ai
calcoli con i quali l'individuo pu sentirsi identificato, e questo
limite appartiene allo stadio di sviluppo della personalit che
l'individuo ha raggiunto e che in grado di mantenere.
(Abbiamo iniziato a trattare un tema molto importante. Il
problema che non saprei dove fermarmi, poich c' molto da
dire.)
Prendiamo la divisione. Nell'intelletto scisso, la divisione non
presenta difficolt. Infatti, non ci sono difficolt in quest'area, a
parte i limiti dei calcolatori e delle possibilit di programmarli. Ma
questa non la vita, una scissione dalla vita. Consideriamo
invece ora il modo in cui l'individuo giunge alla divisione.
Partendo dallo stato di unit, che costituisce la base della salute
nello sviluppo emozionale di ogni individuo, la personalit come
unit pu permettersi di identificarsi con unit allargate - per
esempio la famiglia o la casa. Dunque la personalit come
un'unit parte di un concetto pi vasto di intero, e sar presto
parte di una vita sociale sempre pi ampia e di un pensiero
politico e, nel caso di alcune rare persone, di qualcosa che si pu
chiamare cittadinanza del mondo.

Alla base di questa divisibilit si trova l'unit del S, forse


affidata (per la paura dell'attacco) a Dio. Quindi torniamo al
monoteismo, e al raggiungimento del significato di uno, unico,
solo, che pu essere rapidamente diviso in tre, la trinit. Tre, il
numero minimo possibile di una famiglia.
Quando insegnate ai bambini a fare le somme, dovete insegnare
a ciascuno secondo le proprie capacit, e certamente
riconoscerete tre differenti tipi di bambini:
1. quelli che cominciano facilmente da "uno".
2. quelli che non hanno raggiunto lo stadio dell'unit, e per i
quali "uno" non ha alcun significato.
3. quelli che sono in grado di elaborare concetti e che, tuttavia,
sono trattenuti dal farlo da banali considerazioni di lire e
centesimi.
Probabilmente vi verr il desiderio di fare iniziare questi ultimi
dalle regole del calcolo e dal calcolo differenziale. Perch non
chiedere loro di "pensare", piuttosto che di "calcolare", affinch
usino il loro computer personale? Non capisco perch, in
aritmetica, si dia una tale enfasi alla risposta esatta. Dove va a
finire il piacere di fare congetture? O il piacere di giocare con
metodi ingegnosi? Suppongo che abbiate pensato a tutte queste
cose nell'impostare i vostri metodi didattici.
Non vi dovete aspettare che un bambino che non ha raggiunto
lo stadio dell'unit possa trarre piacere da pezzi e frammenti,
perch essi rappresentano il caos e quindi gli fanno paura. In
questi casi bisogna lasciare da parte l'aritmetica e tentare di
creare un'ambiente stabile che potrebbe fornire (anche se in un
certo modo tardivo e non scevro da sofferenza) a questo
bambino cos immaturo un certo grado di integrazione. Forse un
bambino simile si dedicher a un topo; ebbene, questo sarebbe,
in qualche modo, come fare della buona aritmetica, anche se di
cattivo odore. Il bambino potr raggiungere cos, sia pure in
forma di topo, il concetto di intero che non riuscito a
raggiungere nel S. Inoltre, il topo pu anche morire, e ci
molto importante; poich la morte esiste solo in termini di

totalit. In altre parole, il raggiungimento dell'interezza


attraverso l'integrazione personale comporta anche la
"possibilit", anzi, la "certezza della morte"; e nell'accettare la
morte si pu provare un grande sollievo, quello di sentirsi
sollevati cio dalla paura di alternative, come la disintegrazione o
come i fantasmi - che rappresentano la sopravvivenza degli
spiriti, dopo la morte della met somatica del sodalizio
psicosomatico. Direi anche che i bambini sani sanno affrontare la
morte meglio degli adulti.
Forse sarebbe utile che io parlassi di un'altra tappa dello
sviluppo, e cio dell'interazione tra i processi individuali e il
contributo dell'ambiente, tappa cui ci si talvolta riferiti in
termini di equilibrio tra natura e cultura. Quando si pensa a
questo particolare problema vi spesso la tendenza a
parteggiare per l'una o l'altra anche se non ce n' alcun bisogno.
Ogni essere umano possiede dalla nascita le proprie tendenze
alla crescita e allo sviluppo, compresi gli aspetti qualitativi dello
sviluppo stesso. Si pu dire che a un anno il bambino dir tre
parole, a sedici mesi probabilmente inizier a camminare e a due
anni a parlare. Questi sono i punti nodali dello sviluppo
(Greenacre), ed necessario che il bambino raggiunga ogni
stadio dello sviluppo al momento giusto, nel lasso di tempo
relativo a ogni punto nodale.
Tutto questo semplice da dire, ma trascura l'importante fattore
della dipendenza. La dipendenza dall'ambiente quasi assoluta
all'inizio, diventa rapidamente relativa, e la tendenza generale
verso l'indipendenza. La parola chiave a proposito dell'ambiente
(in riferimento alla parola dipendenza) affidabilit - affidabilit
umana e non meccanica.
Lo studio dell'adattamento della madre ai bisogni del bambino
molto affascinante, e mostra come la madre abbia, all'inizio, una
grande capacit di adattarsi ai bisogni del bambino attraverso
l'identificazione con il figlio. Gradualmente ella si dis-adatta,
per cos dire, e lotta rapidamente per uscire da questa continua
preoccupazione per un unico bambino e per i bisogni di questo
solo bambino. Senza questo contributo dell'ambiente per, il
bambino non raggiunge le tappe dello sviluppo che agiscono in

lui come tendenze innate. Voi potete cercare di tradurre ci che


riguarda il bambino piccolo in un linguaggio che sia adatto alle
et scolari.
Da questo campo di studi estremamente complesso emerge
qualcosa che ha a che fare con una questione basilare: il
concetto di unit.
Per il neonato, la prima unit esistente riguarda la madre. Se
tutto va bene, il bambino comincer a percepire la madre
insieme a tutti gli altri oggetti, e a vedere tutto ci come nonme, sicch ci sar un me e un non-me (il me pu contenere
elementi del non-me eccetera.) Questi stadi iniziali dell'"Io sono"
possono realizzarsi e favorire la strutturazione del S soltanto se
il comportamento materno abbastanza buono, per quanto
riguarda l'adattamento ed il progressivo dis-adattamento. Cos,
la madre sar dapprima un delirio che il bambino
progressivamente potr respingere, e che dovr essere sostituita
da una scomoda unit, "Io sono", che implica la perdita della
rassicurante fusione originaria. L'Io del bambino forte se l'Io
della madre contribuisce a rafforzarlo; altrimenti, rimane debole.
Nel chiedermi perch i disturbi in quest'area possano influire
sull'apprendimento e sull'insegnamento dell'aritmetica, ho
pensato che essi possono quantomeno influire sui rapporti tra
alunno e insegnante. E tutti gli insegnanti devono sapere
quando il loro compito non riguarda l'insegnamento della loro
materia ma la psicoterapia - cio il riempire incompletezze e
lacune conseguenti al fallimento dei compiti genitoriali. Il
compito a cui mi riferisco quello di dare sostegno all'Io quando
necessario. Al polo opposto troviamo, ad esempio, la derisione
per gli insuccessi del bambino, specialmente quando questi
insuccessi rappresentano paura di crescere e di conseguire
successi.
E' noto che i rapporti tra allievo e insegnante sono sempre di
importanza vitale, e questo l'elemento dal quale gli psichiatri
partono quando fanno riferimento ai problemi della didattica. La
sfiducia nel maestro sconvolge quasi tutti i bambini. Quando un
bambino ci dice che l'addizione (o la storia, o l'inglese) sono
difficili, la prima cosa a cui pensiamo che il maestro non vada

bene. Il sarcasmo del maestro, per esempio, pu aver influito


negativamente sull'apprendimento di molti bambini. Non ,
tuttavia, mia abitudine biasimare il maestro. Spesso il bambino
che insicuro e ipersensibile e, per quanto il maestro possa
essere accorto, il bambino rimane diffidente. Ogni caso deve
essere studiato attentamente, perch non vi sono due bambini
uguali nel mondo, anche se vi sono due bambini che hanno
entrambi difficolt in matematica.
Mi piacerebbe ora cominciare a esaminare la teoria della
didattica in termini di sviluppo individuale, ma devo lasciare
questo argomento da parte. Dir, comunque, che dev'essere
affascinante, nell'insegnamento della matematica, riuscire a
catturare, ad "afferrare l'impulso creativo", per esempio un gesto
che il bambino fa nel gioco, e a utilizzarlo a scopi didattici,
contando anche sulla naturale tendenza del bambino a cercare
oltre e a investigare, insegnandogli tutto ci che pu recepire
finch non abbandoni l'atteggiamento di ricerca creativa. Questo
compito pu avere risultati migliori se svolto individualmente, in
particolare quando vi sono correzioni da fare perch il bambino
ha avuto esperienze negative, esperienze di cattivo
insegnamento, che una forma di indottrinamento.
La creativit inerente al gioco; forse non possibile ritrovarla
altrove. Il gioco di un bambino pu anche essere quello di
muovere leggermente il capo cosicch, nel movimento reciproco
tra la tenda e una linea sagomata sulla superficie della parete, la
linea diventa di volta in volta singola o doppia. Questo pu
attirare l'attenzione di un bambino (e di un adulto) per ore.
Potete rispondere alla domanda: un bambino allattato da due
seni pu sapere che ci sono due seni, oppure, all'inizio, il
secondo non altro che il doppio del primo? Forse riuscite a
comprendere queste attivit di gioco, anche se non so in che
modo. Io penso che voi sappiate le risposte a questi problemi.
Quanto a me, sento che devo ritornare al mio argomento, che
semplicemente il trattamento psichiatrico dei bambini e la
costruzione di una teoria dello sviluppo emozionale dell'individuo
che sia migliore, pi accurata e pi utile possibile.

Infine vorrei chiedervi: perch la matematica il migliore


esempio di un argomento che pu essere insegnato soltanto con
continuit? Se un passaggio stato saltato, il resto
incomprensibile.
Penso che la varicella sia la causa di molte difficolt in
matematica (durante la primavera), e, se avete tempo,
insegnate al bambino privatamente la parte che egli ha perduto
mentre stava a casa o in quarantena.
Tutto ci potr sembrarvi confuso. Mi accontento per
semplicemente di prendere parte a un esercizio di fecondazione
incrociata. Chiss quale sorta di ibrido potr scaturire da questa
operazione.
IL CONCETTO DEL FALSO SE'
(Abbozzo incompleto di una conferenza tenuta presso il gruppo
Crimine. Una sfida dell'Universit di Oxford, All Souls College,
Oxford, 29 gennaio 1964.)
Ho gi avuto l'onore in passato di parlare a Crimine. Una
sfida, e ho dedotto che i vostri oratori possono scegliere
qualsiasi argomento, non necessariamente un argomento
relativo al crimine. Ci comporta una difficolt perch, se posso
parlare di qualsiasi cosa, come sceglierne una fra le tante?
Sei mesi fa, quando mi avete invitato a tenere una conferenza in
questo periodo, ho lanciato l'idea di parlare del concetto di un
vero e di un falso S, e ora devo formulare questo concetto
sotto forma di contributo che voi possiate ritenere utile per una
discussione.
E' facile parlare del crimine, perch so che non siete dei
criminali. Come posso per prendere in considerazione
l'argomento che ho scelto, senza che la mia conferenza abbia la
parvenza di una predica, dato che in ciascuno di noi esiste, in
certo modo, la scissione fra un vero e un falso S? Infatti, avr
bisogno di mettere sullo stesso piano il normale e il patologico;
per questo devo chiedere la vostra comprensione se nel corso

della discussione sembrer che io suggerisca che siamo tutti dei


malati di mente o, al contrario, che i malati sono tutti sani.
Penso che sarete d'accordo sul fatto che non vi niente di
nuovo in questa idea centrale. Poeti, filosofi e veggenti si sono
sempre occupati dell'idea del vero S, e il tradimento del S ha
costituito un esempio tipico di ci che inaccettabile.
Shakespeare, forse per evitare che lo ritenessero presuntuoso,
ha affastellato un insieme di verit e ce le ha consegnate per
bocca di un insopportabile noioso di nome Polonio, in modo che
potessimo seguire il suo consiglio:
"Questo sopra tutto: siate sinceri con voi stessi,
da ci consegue, come dalla notte il giorno,
che non potrete essere falsi con nessun uomo".
Potreste citare quasi tutti i grandi poeti e dimostrare che questo
uno dei temi preferiti da coloro che provano sentimenti intensi.
Potreste anche sottolineare che oggi il dramma consiste nella
ricerca di un nucleo autentico all'interno di ci che squallido,
sentimentale, vincente o magnifico.
Permettete che io dia per scontato che questo stesso tema
ossessiona l'adolescenza, ed echeggia perfino nei corridoi delle
Universit di Oxford e di Cambridge. Qualcuno di voi pu avere
la stessa preoccupazione, come ce l'ho io, ma prometto che non
proporr alcuna soluzione; se abbiamo questo tipo di problema
personale, dobbiamo vivere con esso e vedere in che modo il
tempo porter a una sorta di personale evoluzione piuttosto che
a una soluzione.
Voi sapete che io passo il mio tempo nel trattamento dei pazienti
(in psicoanalisi e nell'ambito della psichiatria infantile), e se
rivolgo lo sguardo verso tutti coloro di cui mi occupo in questo
momento mi sembra di vedere questa preoccupazione in tutti.
Forse vi un legame fra il concetto di maturit, o di salute
personale dell'adulto, e la soluzione di questo problema
all'interno della personalit. E' come se dopo molti anni passati a
combattere con le corna di un dilemma, ci svegliassimo a un
tratto e scoprissimo che l'animale era unicorno.

In certo senso, sto dicendo semplicemente che ognuno ha un S


educato e socializzato e un S privato, accessibile solo
nell'intimit. Ci comune e, potremmo dire, normale.
Se vi guardate intorno, potrete osservare che questa scissione
del S "sana", ed una conquista che si raggiunge crescendo;
"in stato di malattia", la stessa scissione diventa uno scisma
della mente che pu essere anche molto profondo, e che
quando raggiunge il livello pi profondo viene chiamato
schizofrenia.
Io sto pertanto parlando di cose comuni, che sono per di
grande significato e seriet.
Mentre stavo scrivendo queste righe sono stato interrotto per un
consulto con un bambino.
Ha dieci anni, ed il figlio di un collega. Ha un problema
urgente. Vive in un ambiente sereno, ma non per questo pu
sfuggire alle difficolt della vita. Il problema particolare che lo
affligge che, dopo essere stato considerato a lungo un
bambino difficile e poco meritevole negli studi, a scuola si
trasformato e ha cominciato a far bene e ad apprendere con
profitto. Tutti sono rimasti incantati e parlano di lui come del
miracolo del ventesimo secolo. Vi per una complicazione
che fa s che a questo cambiamento se ne aggiunga un altro,
che meno positivo: egli non riesce pi ad addormentarsi. Ha
detto ai suoi genitori, del resto molto comprensivi: Il problema
l'andar bene a scuola. E' terribilmente femminile!. Mentre
sveglio e a letto, assalito da ogni sorta di preoccupazioni, tra
cui l'idea della morte del padre e della propria morte. Egli si
sofferma a lungo a pensare a un personaggio storico che ha
lavorato sodo ed morto all'et di sedici anni. Il bambino
molto preciso nel collegare queste preoccupazioni con il suo
cambiamento di carattere.
Tutto successo dopo che egli aveva preso il primo buono a
scuola. Quando sceso dall'autobus ha avuto immediatamente
un nuovo tipo di paura: la paura che un uomo che aveva veduto
poco prima venisse a ucciderlo. C'era anche un'altra
preoccupazione: che l'idea di venire ucciso gli riuscisse

gradevole. Diceva: Non posso dormire perch se chiudo gli


occhi verr accoltellato.
Tralascio molti dettagli, per poter presentare questo caso in
modo utile in questo contesto. Durante un piacevole colloquio
che abbiamo avuto, egli mi raccont i suoi sogni. Uno di questi
particolarmente significativo. Egli disegn un'immagine di s, a
letto con un assassino e una spada; poi c'era lui seduto, molto
spaventato, con la mano sulla bocca, e l'assassino che era sul
punto di trafiggerlo (penetrarlo) con la spada. E' possibile vedere
in tutto ci un misto di omicidio e di attacco simbolico sessuale;
questo sarebbe un sogno comune per un bambino della sua et.
Il punto che mentre mi parla di queste cose, questo ragazzo di
dieci anni sa anche spiegarmi che se va bene a scuola i suoi
rapporti con il padre migliorano, ma che dopo un po' di tempo
egli comincia a perdere la propria identit. A questo punto
diventa provocatorio e in un modo piuttosto sciocco si rifiuta di
fare ci che gli viene detto: siccome detesta litigare con il padre,
in genere fa in modo di provocare la collera degli insegnanti.
Cos facendo, si sente autentico; altrimenti ritorna il sogno
dell'assassino che lo terrorizza, non tanto perch egli tema di
essere ucciso quanto piuttosto per la paura di trovarsi nella
situazione di desiderare di essere ucciso, il che fa s che egli si
senta identificato pi con le femmine che con i maschi.
Egli ha in realt un problema molto comune ma, probabilmente
grazie al buon rapporto che ha con i genitori, in grado di
spiegarsi con chiarezza. In altre parole, egli pu utilizzare un
falso S che piace a tutti, ma che lo fa stare molto male. In
alcuni casi ci potrebbe far sentire una persona inautentica, ma
in questo caso il problema che egli si sente minacciato, come
se stesse per trasformarsi in una femmina o nel partner passivo
di un attacco. Egli quindi tentato di riaffermare qualcosa che
sul piano del suo vero S e di essere continuamente
provocatorio e manchevole, anche se neanche questo produce
una risposta positiva al suo problema.
Ho proposto questo caso perch penso che questo ragazzo sia
piuttosto normale e penso quindi che il caso possa illustrare

l'idea che ho gi avanzato, e cio che l'elaborazione di questo


problema uno dei compiti dell'adolescente. Forse ritroverete lo
stesso problema in persone che voi conoscete e che stanno
forse ottenendo grandi successi e molti onori, ma che, in un
modo o nell'altro, sentono che questo successo li fa sentire
inautentici, perci, per ristabilire un senso di realt, si
trasformano in membri scomodi per la societ; potete osservarli
mentre, quasi deliberatamente, diventano mediocri e deludono
gli altri.
Questo il peggior aspetto degli esami, che si configurano tutti,
in un certo senso, come riti di iniziazione. Si comincia con i voti
delle elementari fino a quelli dell'universit, e sembra che ci
che viene valutato non sia solo la capacit intellettiva
dell'individuo, ma anche la sua capacit di essere compiacente e
di tollerare, fino a un certo punto, la propria falsit, allo scopo di
guadagnare qualcosa in rapporto alla societ, qualcosa che
possa essere usato in seguito, nella vita, dopo la fase in cui i
vantaggi e i doveri da studente lo collocano in una posizione
privilegiata che, purtroppo, non dura per sempre.
Potrete probabilmente sentire che vi sono persone nel mondo
che possono tollerare facilmente la propria accondiscendenza,
almeno in una certa misura, per ottenere qualche vantaggio,
mentre altre ne sono profondamente disturbate. Naturalmente,
se ci accade, e la persona chiede consiglio a qualcuno, chi la
consiglia deve collocarsi dal lato del vero S, o come lo vogliate
chiamare. Quando questo dilemma insolubile, l'estraneo deve
sempre rispettare l'integrit dell'individuo. Nonostante ci, se
siete genitori, naturalmente sperate che la battaglia tra il vero e
falso S non venga combattuta sul terreno delle parole
insegnare e imparare; c' tanto da guadagnare e da godere
in questo campo, che sarebbe tragico, per un genitore, vedere il
proprio figlio diventare antisociale durante gli anni in cui
l'individuo ha l'opportunit di arricchirsi culturalmente.
Forse capirete meglio ci che sto dicendo se lo riconduco alla
prima infanzia. Voi insegnate al vostro bambino a dire grazie;
lo fate per educarlo, non perch sia ci che il bambino vuole
dire. In altre parole, cominciate a insegnargli le buone maniere,

e auspicate che il vostro bambino diventi capace di dire bugie,


cio di aderire alle convenzioni almeno fino al punto in cui ci gli
consenta una vita pi facile. Sapete perfettamente che il
bambino non vuole sempre dire grazie; la maggior parte dei
bambini accetta questa disonest come un prezzo da pagare per
diventare un individuo sociale. Alcuni bambini per non potranno
mai farlo, o perch hanno insegnato loro troppo presto a dire
cose per cui non erano ancora pronti, o perch essi stessi erano
troppo coinvolti nel problema della propria integrit. Ci sono
sicuramente dei bambini che preferiscono essere esclusi
socialmente piuttosto che dire una bugia.
Mentre descrivo queste cose, sto ancora parlando di bambini
normali, ma se vado un po' oltre parlo allora di bambini che
avranno difficolt nella vita, a causa del loro bisogno di stabilire
e ristabilire l'importanza del vero S in rapporto a tutto ci che
falso. Comunque, nonostante un compromesso sia spesso
possibile e normale nella vita quotidiana, non pu esservi
compromesso nel momento in cui l'individuo sceglie una sua
area specifica. Pu essere la scienza, la religione, la poesia o i
giochi: nell'area prescelta non vi posto per il compromesso.
IL VALORE DELLA DEPRESSIONE
(Contributo all'Assemblea Generale della
Psychiatric Social Workers, settembre 1963.)

Association

of

Il termine depressione ha un'accezione comune e una tecnica


in ambito psichiatrico; eppure, e ci piuttosto curioso, esse
sono molto simili tra loro. Deve esistere un motivo per questo
fatto, che io intendo analizzare. Lo stato affettivo o il disturbo, la
depressione, implicano ipocondria e introspezione; per questo
motivo la persona depressa conscia di sentirsi male ed
esageratamente attenta allo stato del cuore, dei polmoni, del
fegato e ai dolori reumatici. Al contrario il termine psichiatrico
ipomania, probabilmente equivalente al termine psicoanalitico
difese maniacali, implica la negazione dello stato depressivo e

sembra non avere un corrispondente nel linguaggio comune. (Si


potrebbe pensare al greco "hubris", che tuttavia sembra
implicare uno stato di esaltazione piuttosto che un'ipomania vera
e propria.)
L'opinione qui espressa che la depressione ha un suo valore,
per quanto sia evidente che l'individuo depresso soffre, che pu
farsi del male o porre termine alla propria vita e che in alcuni
casi affetto da sindromi psichiatriche: in tutto ci vi
evidentemente un paradosso che intendo analizzare.
Gli psicoanalisti e gli operatori psichiatrici si trovano a doversi
assumere la responsabilit di casi gravi, e a farsi direttamente
coinvolgere dalla psicoterapia, quando essi stessi non sono del
tutto immuni dalla depressione. E, dato che il lavoro costruttivo
uno dei metodi migliori per uscire da uno stato depressivo, ci
capita spesso di usare il nostro lavoro con soggetti depressi (e
con altri) per far fronte alla nostra personale depressione.
Quando ero uno studente di medicina, mi stato insegnato che
"la depressione ha in s il germe della guarigione". E' questo un
brillante presupposto della psicopatologia, che collega la
depressione con il senso di colpa (la cui presenza indica uno
sviluppo sano) e con il processo di lutto. Anche il lutto tende,
alla fine, a portare a termine la sua opera. L'insita tendenza alla
guarigione collega la depressione anche con il processo
maturativo dell'infanzia e della fanciullezza (in un ambiente
facilitante) e porta alla maturit personale, che la salute.
SVILUPPO EMOTIVO INDIVIDUALE.
All'inizio il bambino l'ambiente e l'ambiente il bambino.
Attraverso un processo complesso (in parte conosciuto e al cui
riguardo io e altri abbiamo contribuito estesamente) (1) il
bambino separa gli oggetti e quindi "l'ambiente" dal "S".
C' uno stadio intermedio nel quale l'oggetto con cui il bambino
in relazione un oggetto soggettivo.
In seguito il bambino diventa "un'unit", prima saltuariamente,
quindi quasi di continuo; una delle molteplici conseguenze di
questo nuovo sviluppo che il bambino acquisisce
un'"interiorit". Inizia ora una complessa interazione tra ci che

dentro e ci che fuori, che continuer per tutta la vita


dell'individuo, costituendo la principale relazione del soggetto
con il mondo.
Tale relazione pi importante addirittura della relazione
oggettuale e della gratificazione degli istinti. Questo scambio a
due sensi coinvolge i meccanismi mentali della proiezione e
della introiezione. E allora accadono molte, moltissime cose,
ma sarebbe fuori luogo sviluppare questo argomento in questa
sede.
La fonte di questi sviluppi il processo maturativo congenito
dell'individuo, facilitato dall'ambiente. Un ambiente favorevole
necessario; qualora esso non sia "sufficientemente buono", il
processo maturativo dell'individuo s'indebolisce o si blocca (2).
Cos, la "struttura" e la "forza dell'Io" divengono una realt, e
l'individuo passa, poco per volta, da uno stato di assoluta
dipendenza
dall'ambiente
all'indipendenza,
pur
non
raggiungendo mai un'indipendenza assoluta.
Lo svilupparsi e lo stabilirsi della forza dell'Io costituiscono le
caratteristiche importanti o fondamentali della salute di un
individuo. Naturalmente l'espressione forza dell'Io assume un
significato sempre pi pregnante con il maturare del bambino:
dapprima, infatti, l'Io ha forza soltanto grazie al sostegno fornito
dall'adattamento della madre che, per un certo periodo di
tempo, in grado di identificarsi profondamente con il suo
bambino.
In seguito il bambino raggiunge uno stadio in cui diventa una
unit, in grado di provare delle sensazioni: dall'"Io sono", allo
sviluppo di un'interiorit e di una capacit di far fronte alle lotte
istintuali e di "contenere le tensioni e gli impulsi" che sorgono
nella realt psichica interna. "Il bambino ha acquisito la capacit
di essere depresso": questa una conquista dello sviluppo
affettivo.
La nostra concezione della depressione strettamente collegata
al concetto di forza dell'Io, di strutturazione del S e di scoperta
dell'identit personale: in virt di ci che possiamo sostenere
che la depressione ha un valore positivo.

In psichiatria clinica la depressione pu avere caratteristiche tali


da giustificare una sua connotazione in termini di malattia, ma
sempre, anche nei casi di gravi disturbi affettivi, la presenza di
un umore depresso permette di sostenere che l'Io non crollato
ed in grado di difendere la fortezza, per cos dire, se non,
addirittura, di giungere a una qualche risoluzione della guerra
interna.
PSICOLOGIA DELLA DEPRESSIONE.
Non tutti accettano che esista una psicologia della depressione.
Per molti (compresi parecchi psichiatri), quasi un dogma il
fatto che la depressione una questione biochimica, o
l'equivalente moderno della teoria della bile nera che permise a
uno spirito del medioevo di coniare il termine di melanconia.
Ci si deve quindi aspettare una forte resistenza all'idea che
esista, a livello inconscio, un'organizzazione mentale positiva che
fornisca un significato psicologico all'umore. Ma, a mio avviso,
l'umore e le sue varie forme impure che portano alle sindromi
patologiche hanno un significato; cercher di dire qualcosa di ci
che mi noto. Le mie conoscenze si basano sulla mia pratica
clinica, nella quale applico sia teorie mie, sia teorie derivate da
Freud, Klein e da altri maestri.
Naturalmente in tutto ci entra in gioco l'odio, e, probabilmente,
la difficolt consiste proprio nell'accettare questo odio, sebbene
la presenza dell'umore depresso indichi che questo sotto
controllo. Esaminiamo lo sforzo clinico legato a questo controllo
in un caso semplice di depressione legata a psiconevrosi.
Una ragazza di quattordici anni era stata condotta al Paddington
Green Children's Hospital a causa di una depressione abbastanza
grave, tale da avere compromesso seriamente il suo rendimento
scolastico. In un colloquio psicoterapeutico (un'ora) la ragazza
descrisse, ricorrendo anche al disegno, un incubo in cui la madre
veniva investita da un'automobile. Il guidatore portava un
cappello simile a quello di suo padre. Le interpretai il sogno nei
termini del suo profondo amore per il padre, causa delle sue
idee di morte della madre, mentre, allo stesso tempo, vi era una

rappresentazione violenta del rapporto sessuale. La ragazza si


rese conto che l'incubo aveva la sua causa nella tensione
sessuale e nell'amore e, accettato il suo odio per la madre, verso
cui era devota, mut d'umore. And a casa libera dalla
depressione e nuovamente capace di trarre soddisfazione
dall'attivit scolastica. Il miglioramento perdurato nel tempo.
Questo il tipo di caso pi semplice: quando un sogno viene
fatto, ricordato e raccontato in modo appropriato, significa che il
sognatore ha la capacit di affrontare le tensioni interne che
hanno a che fare con il sogno. Quello in questione, che stato
rappresentato anche attraverso il disegno, indicava forza dell'Io
e, oltre tutto, il suo contenuto forniva un saggio della realt
psichica interna della ragazza. Qualcuno potrebbe parlare a
questo proposito di odio represso e di desiderio di morte nella
posizione eterosessuale, che porta all'inibizione degli impulsi
istintuali. In una valutazione di questo genere verrebbe
tralasciato ci che, invece, costituisce la caratteristica del caso:
l'umore e la mancanza di vitalit della ragazza. Se essa fosse
tornata vitale, la madre avrebbe sofferto: questo un senso di
colpa che agisce anticipatamente.
IL SE' COME UNITA'.
Se si accettano le schematizzazioni, pu essere utile pensare
all'individuo come a una sfera o a un cerchio, al cui interno sono
racchiuse tutte le interazioni tra le forze e gli oggetti che
costituiscono la realt interna del soggetto in un determinato
momento. I particolari di questo mondo interno sono piuttosto
simili alla piantina di Berlino, con il muro quale simbolo di tutte
le tensioni del mondo.
Nello schema, la nebbia sulla citt - se mai l c' la nebbia rappresenta l'umore depresso. Ogni cosa rallentata e immersa
in uno stato di torpore che avvolge tutto, offuscando gli istinti e
la capacit dell'individuo di interagire con gli oggetti esterni. In
alcuni punti gradualmente la nebbia si dirada o inizia a
sollevarsi: ecco allora che possono verificarsi fenomeni positivi
sorprendenti, come l'apertura del muro nel tempo di Natale. La

depressione diminuisce d'intensit e la vita ricomincia, qua e l,


dove le tensioni sono minori. Avvengono degli aggiustamenti: un
cittadino della Germania dell'Est fugge all'Ovest e talvolta uno
dall'Ovest si trasferisce all'Est. In un modo o nell'altro si
verificano alcuni scambi, fino al momento in cui la situazione si
presenta tanto sicura da permettere alla depressione di
abbandonare il campo.
Nel caso dell'individuo, l'equivalente del muro si spostato
leggermente da Est a Ovest e da Ovest a Est, il che non pu
accadere a Berlino.
La depressione e la sua risoluzione sono una questione di
sistemazione di elementi interni buoni e cattivi, la strutturazione
di una guerra. E' come il tavolo della sala da pranzo su cui un
bambino ha disposto i soldatini e la fortezza.
Le ragazze tendono a mantenere la situazione in termini
soggettivi - non specifici - perch possono pensare a eventuali
gravidanze e ai figli. E i figli, per loro natura, contraddicono
l'idea di mancanza di vitalit; questa potenzialit femminile che
i ragazzi invidiano.
La nostra attenzione non si rivolta tanto all'angoscia e ai suoi
contenuti quanto alla struttura dell'Io e all'economia interna
dell'individuo. Il sopraggiungere della depressione, il suo
permanere per un certo periodo di tempo e il suo risolversi
indicano che la struttura dell'Io ha retto in una fase di crisi:
questo un trionfo dell'integrazione.
NATURA DELLA CRISI.
Possiamo analizzare solo brevemente il modo in cui scoppia una
crisi e alcune soluzioni possibili.
Causa principale dell'umore depresso una nuova esperienza
della distruttivit e delle idee distruttive che sono legate
all'amore. Le esperienze nuove richiedono un riassestamento
interno, che si mostra anche come stato depresso.
Qualcosa che sicuramente non costituisce un aiuto sono le
rassicurazioni. Non serve cercare di rallegrare una persona
depressa o far passeggiare su e gi un bambino depresso,
offrendogli dolci o indicandogli gli alberi con frasi del tipo:

Guarda che belle foglie verdi e lucenti. Alla persona depressa


l'albero e le foglie sembrano cose morte. Oppure non vede le
foglie, ma solo una brughiera nera e arida e una landa deserta.
Saremmo solo degli sciocchi se cercassimo di offrire
incoraggiamenti.
Ci che pu invece costituire un elemento determinante la
persecuzione: la minaccia di una guerra, per esempio, o
un'infermiera astiosa nell'ospedale psichiatrico o un tradimento.
Allora i fenomeni negativi esterni possono essere utilizzati come
sede per quelli interni e quindi, grazie alla proiezione delle
tensioni interne, essere di giovamento: la nebbia pu
incominciare a sollevarsi. Ma difficilmente si pu prescrivere il
male. (Probabilmente gli elettroshock costituiscono un esempio
di male prescritto deliberatamente, e per questo, a volte, sono
clinicamente utili, per quanto, se uno ragiona in termini di
dilemma umano, costituiscono una forma d'inganno.)
Ma si pu aiutare una persona depressa adottando il principio
secondo cui si deve tollerare la depressione fino a quando
questa non si risolva spontaneamente, in virt del fatto che solo
la remissione spontanea veramente soddisfacente per
l'individuo. Esistono alcune condizioni che influiscono sul
risultato, lo affrettano o lo ritardano. Il fattore principale lo
stato dell'economia interna dell'individuo. E' in qualche modo
precario? Oppure vi ancora una riserva di elementi benigni tra
le forze schierate l'una contro l'altra, nella neutralit armata
dell'economia interna?
Con nostra sorpresa una persona pu uscire dalla depressione
pi forte, pi saggia e pi stabile di quanto non fosse prima.
Molto dipende dal fatto che la depressione sia priva di ci che
potremmo definire elementi impuri (o spuri). Cercher, a
questo punto, di indicare quale pu essere la natura di tali
elementi impuri.
IMPURITA' DELL'UMORE DEPRESSO.
1. In questa prima categoria colloco tutti i "fallimenti
dell'organizzazione dell'Io", che indicano la tendenza del
paziente verso una forma di disturbo pi primitivo, la

schizofrenia. In questo caso esiste la minaccia della


disintegrazione, e sono le difese psicotiche (dissociazione
eccetera) a costituire il quadro clinico, caratterizzato da
dissociazione, depersonalizzazione, sentimenti di irrealt e
mancanza di contatto con la realt interna. Qualora vi sia un
elemento schizoide diffuso a complicare la depressione, si pu
parlare di depressione schizoide. Con questo termine si indica
che permane una certa organizzazione dell'Io (depressione)
nonostante le minacce di disintegrazione (schizoide).
2. A questa seconda categoria appartengono quei pazienti che,
pur mantenendo una struttura dell'Io che rende possibile la
depressione, sono tuttavia soggetti a "deliri persecutori". La
presenza di tali deliri indica che il paziente sta utilizzando fattori
esterni avversi o il ricordo di traumi passati per alleviare il peso
delle persecuzioni interne, la cui copertura d, come esito, un
umore depresso.
3. Nella terza categoria colloco i pazienti che alleviano le tensioni
interne esprimendole in "termini ipocondriaci". La presenza di
una malattia somatica pu essere reale o, come nel caso dei
deliri persecutori (seconda categoria), immaginaria, o prodotta
tramite una distorsione dei processi fisiologici.
4. In questa categoria rientra un differente tipo di impurit,
quella che in termini psichiatrici viene definita "ipomania" e in
psicoanalisi "difesa maniacale". In questo caso la depressione
esiste, ma viene rifiutata o negata. Ogni caratteristica depressiva
(torpore, pesantezza, ombrosit, severit eccetera) viene
soppiantata dal suo opposto (vitalit, leggerezza, luminosit,
disinvoltura eccetera); una difesa utile, ma che l'individuo paga
con l'inevitabile ritorno della depressione che egli deve
affrontare in privato.
5. A questa categoria io riferisco la "depressione ciclotimica", che
in un certo modo ricorda il passaggio dalla depressione alla
difesa maniacale, pur avendo un tratto caratteristico che la
differenzia profondamente: la dissociazione relativa ai due stati.
Nella depressione ciclotimica il paziente depresso perch
intento a controllare la tensione interna, oppure in uno stato
maniacale perch in preda ad alcuni impulsi interni. In ciascuno

dei "due stati descritti il paziente non ha alcun tratto


comportamentale caratteristico dell'altro stato".
6. In questa categoria colloco la "dilatazione dei confini dell'Io"
che consegue alla paura del crollo nei meccanismi della scissione
schizoide. Il risultato, sul piano clinico, una rigida
organizzazione della personalit in un modello depressivo che
pu persistere inalterato per un lungo periodo di tempo, tanto
da entrare a far parte della personalit del paziente.
7. Nella situazione di "malumore e melanconia" c' un certo
ritorno del rimosso. Sebbene tutto l'odio e la distruttivit siano
sotto controllo, lo stato clinico che si determina nel paziente
proprio per questo controllo risulta insopportabile per coloro che
hanno contatti con lui. L'"umore" antisociale e distruttivo,
sebbene l'odio del paziente sia inefficace e costante.
In questo contesto non mi possibile sviluppare ulteriormente
questi argomenti; ci che importante evidenziare, comunque,
la forza dell'Io e la maturit personale che si manifestano nella
purezza della depressione.
SOMMARIO.
La depressione fa parte della psicopatologia; pu essere grave e
paralizzante e durare tutta la vita, mentre generalmente uno
stato passeggero in individui relativamente sani. Nel suo lato
normale, la depressione, fenomeno comune e quasi universale,
in stretta relazione con il lutto, con la capacit di provare il senso
di colpa e con il processo maturativo. La depressione implica
sempre forza dell'Io: per questo che ha tendenza a risolversi e
la persona depressa pu recuperare la salute mentale.
AGGRESSIVITA', COLPA E RIPARAZIONE
(Discorso tenuto alla Progressive League, 8 maggio 1960.)
Desidero rifarmi alla mia esperienza di psicoanalista per trattare
un tema ricorrente nel lavoro analitico e sempre di grande
importanza. Esso ha a che fare con una delle radici dell'attivit

costruttiva, con il rapporto tra costruzione e distruzione.


Noterete subito che uno dei temi sviluppati soprattutto da
Melanie Klein che ha sintetizzato il proprio pensiero su questo
argomento nella definizione di posizione depressiva nello
sviluppo emozionale. Che questa denominazione sia
appropriata o meno non ci interessa. La cosa importante che
la teoria psicoanalitica si evolve in continuazione ed stata la
Klein a occuparsi della distruttivit presente nella natura umana
e a intraprenderne la spiegazione in termini psicoanalitici. Si
trattato di un significativo progresso avvenuto nel decennio
successivo alla prima guerra mondiale, e molti di noi sentono
che non avrebbero potuto svolgere il proprio lavoro senza
questo rilevante contributo alla concettualizzazione, che Freud
aveva proposto, dello sviluppo emozionale dell'essere umano. Il
lavoro di Melanie Klein ha allargato la concettualizzazione di
Freud senza modificare il metodo di lavoro dell'analista.
Si potrebbe pensare che questo argomento riguardi
l'insegnamento della tecnica psicoanalitica. In questo caso, se
giudico bene, la cosa non vi interesserebbe affatto. Sono,
invece, fermamente convinto che l'argomento sia di importanza
vitale per tutte le persone chiamate alla riflessione, soprattutto
perch allarga la nostra comprensione del significato del termine
senso di colpa, collegando il senso di colpa da un lato con la
distruttivit e dall'altro con l'attivit costruttiva.
Tutto ci sembra semplice e ovvio: emergono idee di distruggere
un oggetto, compare un senso di colpa e ne consegue il lavoro
costruttivo. Ma la realt molto pi complessa, e nel tentare
una descrizione globale importante ricordare che quando
questa semplice sequenza comincia ad apparire, a svolgersi
davvero o a essere significativa, si verifica una conquista nello
sviluppo emozionale dell'individuo.
E' caratteristico dell'approccio psicoanalitico, quando si cerca di
trattare un argomento come questo, pensare in termini di
"processo maturativo dell'individuo". Questo significa risalire
molto indietro nel tempo e vedere se si pu individuare il punto
d'origine. E' certamente possibile pensare alla primissima
infanzia come a uno stato in cui l'individuo non ha la capacit di

sentirsi colpevole, e dire che sappiamo che in un momento


successivo (in condizioni di normalit) si pu provare un senso di
colpa o che questo pu essere sperimentato, forse per senza
essere percepito come tale a livello di coscienza. Tra queste due
situazioni vi un periodo in cui la capacit di senso di colpa in
fase di acquisizione, ed di tale periodo che voglio occuparmi
ora.
Non necessario indicare et e date, ma direi che i genitori
possono talvolta scorgere le origini di un senso di colpa prima
che il loro bambino compia un anno, sebbene nessuno sia
propenso a pensare che prima dei cinque anni si sia saldamente
instaurata nel bambino la capacit di accettare tutta la
responsabilit delle sue idee distruttive. Nel trattare questo
processo di sviluppo sappiamo di parlare dell'infanzia nella sua
globalit, e in particolare dell'adolescenza, e se parliamo
dell'adolescenza, parliamo anche degli adulti, perch nessun
adulto sempre tale. Infatti le persone non hanno
semplicemente la propria et, esse hanno in un certo senso ogni
et, oppure non ne hanno nessuna.
Vorrei dire, incidentalmente, che mi sembra relativamente facile
scoprire la distruttivit che in noi, quando essa si collega alla
collera per la frustrazione o all'odio per qualcosa che
disapproviamo, oppure quando consiste in una reazione alla
paura. Ci che difficile per chiunque assumersi la piena
responsabilit della distruttivit che personale e intrinseca a un
rapporto con un oggetto sentito come buono: in altre parole, la
distruttivit collegata all'amore.
Integrazione una parola che viene in mente a questo punto
perch, se pensiamo a una persona perfettamente integrata,
essa non pu che assumersi la piena responsabilit di "tutti" i
sentimenti e le idee che l'essere in vita comporta. Invece c' una
mancanza di integrazione quando abbiamo bisogno di trovare
che le cose che disapproviamo sono fuori di noi e per far questo
paghiamo un prezzo che consiste nella perdita della distruttivit
che in realt appartiene a noi stessi.
Parlo quindi dello sviluppo che deve aver luogo in ogni individuo,
della capacit di assumersi la responsabilit di tutti i propri

sentimenti e pensieri; la parola salute strettamente


collegata al grado di integrazione, poich essa permette al
processo di integrazione di svolgersi. Una caratteristica di una
persona sana di non dover ricorrere in modo rilevante al
meccanismo della proiezione per far fronte ai propri impulsi e
pensieri distruttivi.
Avrete compreso che sto sorvolando sulle primissime fasi, su
quelli che si possono definire gli aspetti primitivi dello sviluppo
emozionale. Preciser, anzi, che non parlo della prime settimane
e dei primi mesi di vita. Un crollo in quest'area dello sviluppo
emozionale di base porta alla malattia mentale psichiatrica, cio
alla schizofrenia, della quale non mi occupo in questa
conferenza. Qui parto dal presupposto che i genitori abbiano
dato l'apporto essenziale per consentire al bambino di
cominciare a vivere un'esistenza individuale. Ci che dir pu
valere sia nella cura di un bambino normale durante una certa
fase di sviluppo sia in una fase del trattamento di un bambino o
di un adulto, poich in psicoterapia non accade mai veramente
niente di nuovo; il massimo che pu verificarsi che qualcosa
che originariamente non era stato completato nello sviluppo di
un individuo giunge in un certo senso a completarsi pi tardi, nel
corso dell'analisi.
E' mia intenzione ora darvi alcuni esempi ricavati da trattamenti
analitici. Tralascer tutto quanto non pertinente all'idea che
cerco di proporre.
PRIMO CASO.
Questo esempio tratto dall'analisi di un paziente che esercita
egli stesso la professione di psicoterapeuta. Cominci una seduta
dicendomi che era stato a veder lavorare uno dei propri pazienti.
Egli era uscito cio dal ruolo di terapeuta che incontra il paziente
nel proprio studio e l'aveva visto al lavoro, un lavoro altamente
qualificato che richiedeva movimenti molto rapidi. Il paziente del
mio analizzato riusciva molto bene in questo specifico lavoro, nel
quale esercitava appunto rapidi movimenti che nella seduta
terapeutica non aveva pi alcun senso eseguire, e che tuttavia
erano presenti e si manifestavano con il continuo muoversi del

paziente sul divano, come fosse un indemoniato. Il mio paziente


(il terapeuta di quest'uomo) aveva dei dubbi circa ci che aveva
fatto, cio se aveva fatto bene o meno a vedere quest'uomo al
lavoro, sebbene sentisse che probabilmente era stata una buona
idea. Poi il mio paziente parl dell'attivit cui si era dedicato
durante le vacanze di Pasqua. Egli ha una casa in campagna e
ama molto il lavoro fisico, come pure tutti i tipi di attivit
costruttiva; gli piacciono gli arnesi in genere che egli in effetti
utilizza. Poi continu a raccontare vicende della sua vita
familiare. Non necessario che riferisca queste cose con la loro
tonalit emotiva, dir semplicemente che ritornava su un
argomento che era stato importante negli ultimi tempi della sua
analisi, quando diversi tipi di arnesi tecnici si erano caricati di
notevole interesse. Quando fa la strada per venire in seduta, si
ferma spesso a osservare con attenzione una macchina utensile
nella vetrina di un negozio vicino a casa mia. Questa macchina
ha degli splendidi denti. E' questo il modo utilizzato dal mio
paziente per arrivare alla sua aggressivit orale, all'impulso
d'amore primario, con tutta la sua spietatezza e distruttivit.
Potremmo chiamarlo mangiare. Il suo trattamento tende
verso questa spietatezza dell'amore primario e, come si pu
immaginare, la resistenza a giungervi tremenda.
(Incidentalmente, quest'uomo conosce la teoria e potrebbe fare
un buon resoconto di tutti questi processi da un punto di vista
intellettuale, ma egli viene per una seconda analisi perch deve
veramente mettersi in contatto con i suoi impulsi primitivi, non
come un problema della mente bens dell'esperienza istintuale e
del sentire corporeo.) Accaddero molte altre cose nel corso della
seduta, ci fu anche una discussione sul dilemma: si pu
mangiare la propria torta e poi averla ancora?
L'unica cosa che voglio ricavare da questo esempio
l'osservazione che, quando emerse questo nuovo materiale in
relazione all'amore primario e alla distruzione dell'oggetto,
"c'erano gi stati" alcuni riferimenti al lavoro costruttivo. Quando
gli diedi l'interpretazione di cui il paziente aveva bisogno
riguardo al suo distruggermi (mangiare), potei ricordargli quello

che aveva detto a proposito del costruire. Potei rammentargli


che, cos come egli aveva visto lavorare il proprio paziente e ci
gli aveva rivelato il significato dei suoi movimenti spasmodici, io
avrei potuto vedere lui lavorare nel suo giardino e usare attrezzi
per migliorare la sua propriet. Egli poteva abbattere pareti e
alberi e goderne enormemente, ma, se l'avesse fatto
indipendentemente da un fine costruttivo, si sarebbe trattato di
un episodio maniacale privo di senso.
Questa una caratteristica abituale che si presenta nel nostro
lavoro ed l'argomento del mio discorso di questa sera. Forse in
realt gli esseri umani non tollerano il fine distruttivo nelle loro
primissime forme d'amore. L'idea della distruzione diventa per
sopportabile, se l'individuo che vi si sta avvicinando ha gi la
certezza di un fine costruttivo di cui pu ricordarsi.
Penso al trattamento di una donna. All'inizio del trattamento
commisi un errore che per poco non pose termine a tutto.
Interpretai proprio questa cosa, il sadismo orale, il mangiare
senza piet l'oggetto, che proprio dell'amore primario. Avevo
moltissime prove e in realt avevo ragione, ma l'interpretazione
era stata data con dieci anni di anticipo. Imparai la lezione. Nel
lungo trattamento che segu, la paziente riorganizz se stessa e
divent una persona reale e integrata, che poteva accettare la
verit circa i suoi impulsi primitivi. Infine fu pronta per questa
interpretazione, dopo dieci o dodici anni di analisi quotidiana.
SECONDO CASO.
Un paziente entr nel mio studio e vide un registratore che
avevo avuto in prestito. Ci gli sugger delle idee e, mentre si
sdraiava e si raccoglieva per il lavoro della seduta analitica disse:
Mi piacerebbe pensare che quando avr finito il trattamento,
ci che accaduto qui con me sar di qualche utilit, in un
modo o nell'altro, per gli altri. Annotai mentalmente che questa
osservazione "poteva" indicare che il paziente era vicino a uno di
quegli accessi di distruttivit che mi ero trovato pi volte ad
affrontare dal momento in cui la terapia era cominciata, due
anni prima. Prima della fine dell'ora, il paziente aveva veramente
raggiunto una nuova consapevolezza della sua invidia nei miei

confronti per il fatto che ero un buon analista. Ebbe l'impulso di


ringraziarmi perch ero esperto e capace di fare ci di cui egli
aveva bisogno. Tutto questo era gi successo altre volte, ma
ora, pi che nelle precedenti occasioni, egli era in contatto con i
suoi sentimenti distruttivi verso ci che si potrebbe definire un
oggetto buono. Dopo che questa condizione fu pienamente
raggiunta, gli ricordai la speranza, che aveva espresso entrando
alla vista del registratore, che cio la sua terapia potesse
dimostrarsi utile contributo alle umane necessit. (Naturalmente
non era "necessario" che glielo ricordassi, perch la cosa
importante era che fosse accaduto e non il parlarne.)
Quando collegai queste due cose, disse che gli sembrava giusto,
ma che sarebbe stato terribile se io avessi fatto l'interpretazione
sulla base della sua prima osservazione. Cio questo intendeva
dire - se io avessi rilevato il suo desiderio di essere utile e gli
avessi risposto dicendogli che era indice di un desiderio di
distruzione. Egli doveva prima prendere contatto con l'impulso
distruttivo e doveva raggiungerlo con i suoi tempi e modi. Non
c' dubbio che era stata la sua capacit di immaginare di poter
finalmente dare un contributo a consentirgli di entrare in pi
intimo contatto con la sua distruttivit. Ma lo sforzo costruttivo
falso o quantomeno insignificante se, come egli disse, non si
prima giunti alla distruzione. Egli sentiva che il suo lavoro fino
allora era stato privo di una vera motivazione e (come mi
ramment) proprio per questo si era rivolto a me per essere
analizzato. Detto per inciso, egli ha svolto sempre molto bene il
suo lavoro, ma ogni volta che si avvicina al successo prova un
senso crescente di futilit e di falsit e un bisogno di dimostrare
la sua inutilit. Questo stato il suo modello di vita.
TERZO CASO.
Una collega parla di un suo paziente. Questi produce del
materiale che pu essere interpretato come un impulso a
derubare l'analista. Infatti, dopo una lunga esperienza positiva di
lavoro analitico, le dice: Ora mi accorgo di odiarla per la sua
intuizione, che la ragione per cui ho bisogno di lei; ho l'impulso
di rubarle qualsiasi cosa ci sia in lei che la rende capace di

svolgere questo lavoro. Ora, subito prima di questa


affermazione, aveva detto (incidentalmente) come sarebbe stato
bello guadagnare pi denaro in modo da poter pagare un
onorario pi alto. Voi noterete qui la stessa cosa, una base di
generosit raggiunta e usata per gettare da essa un rapido
sguardo sull'invidia, sul furto e sulla distruttivit verso l'oggetto
buono, ci che costituisce il fondamento della generosit e che
appartiene all'amore primario.
QUARTO CASO.
Questo stralcio tratto dalla lunga descrizione del caso di una
ragazza adolescente, in trattamento presso una persona che allo
stesso tempo la ospita nella sua casa e si prende cura di lei
assieme ai propri figli. Una tale situazione presenta vantaggi e
svantaggi.
La ragazza stata gravemente malata e all'epoca dell'incidente
che racconter stava uscendo da un lungo periodo di
regressione alla dipendenza e a uno stadio infantile. Si potrebbe
dire che ora la ragazza non pi regredita nel suo rapporto con
la casa e la famiglia, ma ancora in una condizione del tutto
particolare nell'ambito delle sedute che si svolgono la sera a
un'ora stabilita.
Venne il momento in cui la ragazza espresse l'odio pi profondo
per la signora X (che allo stesso tempo la persona che la
accudisce e la sua terapeuta). Tutto andava bene per il resto
delle ventiquattro ore, ma durante le sedute la signora X veniva
completamente e ripetutamente distrutta. E' difficile descrivere
l'intensit dell'odio della ragazza verso la signora X, la terapeuta,
e la distruzione che ne faceva. Non era questo il caso del
terapeuta che andava a vedere il proprio paziente al lavoro,
poich la signora X vedeva di continuo la ragazza che era
affidata alle sue cure e fra loro si svolgevano
contemporaneamente due relazioni distinte. Durante il giorno
cominciarono ad accadere cose di ogni genere, la ragazza voleva
aiutare a pulire la casa, spolverare i mobili, rendersi utile.
Questo prestare aiuto era un'assoluta novit, qualcosa che non

era mai rientrato nelle abitudini della ragazza quando viveva a


casa sua, anche prima della grave malattia.
Direi anzi che pochi adolescenti hanno probabilmente dato un
aiuto cos scarso in casa come aveva fatto lei; non aveva mai
neanche lavato i piatti. Questo aiuto dunque era un tratto del
tutto nuovo, che emergeva silenziosamente (per cos dire),
insieme alla pi completa distruttivit che la ragazza cominci a
scoprire negli aspetti primitivi dell'amore che raggiunse nel
rapporto con la terapeuta durante le sedute.
Vedete ripresentarsi qui lo stesso concetto. Naturalmente il fatto
che la paziente stesse diventando conscia della distruttivit
rendeva possibile l'attivit costruttiva che si manifestava durante
il giorno. Ma desidero richiamare la vostra attenzione anche sul
percorso inverso: le esperienze costruttive e creative
consentivano alla ragazza di accedere all'esperienza della propria
distruttivit.
Noterete la conseguenza logica di tutto questo, e cio che il
paziente ha bisogno dell'occasione di dare il proprio contributo.
Ed a questo punto che il mio tema si collega con il vivere
normale. Ci che noi cerchiamo di dare a tutti allo stesso modo
l'occasione per l'attivit creativa, per il gioco immaginativo e per
il lavoro costruttivo. Su ci ritorner in seguito. Ora vorrei
cercare di raccogliere le idee che ho presentato sotto forma di
materiale clinico.
Stiamo considerando un aspetto del senso di colpa. Esso deriva
dalla capacit di sopportare i propri impulsi distruttivi nell'amore
primario. Il sopportare tali impulsi d origine a qualcosa di
nuovo, e cio alla capacit di godere, sia delle idee, anche di
quelle che contengono della distruttivit, sia degli stati di
eccitamento corporeo, che di tali idee sono la causa oppure
l'effetto. Ci consente libert di sviluppo all'esperienza della
preoccupazione responsabile, che rappresenta la base per tutto
ci che costruttivo.
Come vedrete, si possono fare vari accoppiamenti di termini a
seconda della fase di sviluppo emozionale che si descrive:

annientamento - creazione
distruzione - ri-creazione
odio - amore rafforzato
essere crudele - essere affettuoso
sporcare - pulire
danneggiare - riparare
e cos via.
Consentitemi di formulare cos la mia tesi. Se volete, possibile
guardare al modo in cui una persona cerca di riparare e dire
ragionevolmente: Ah, questo significa distruzione inconscia.
Ma non si aiutano le persone facendo cos. In alternativa, si pu
considerare l'atto del riparare di una persona come il modo di
conquistarsi la forza per tollerare la distruttivit insita nella sua
natura. Ammettiamo che in qualche modo si blocchi il processo
di riparazione, allora quella persona diventa sostanzialmente
incapace di assumersi la responsabilit dei propri impulsi
distruttivi, e l'esito clinico la depressione oppure una ricerca di
sollievo ottenuto mediante il vedere altrove la distruttivit, ossia
mediante il meccanismo della proiezione.
Per completare questa breve esposizione di un argomento tanto
vasto, permettetemi di elencare alcune delle usuali applicazioni
del lavoro che sta alla base di quanto ho detto:
(a) l'occasione di contribuire, in un modo o nell'altro, aiuta
ciascuno di noi ad accettare la distruttivit che parte di noi
stessi e che rappresenta qualcosa di basilare, inerente all'amore,
che mangiare;
(b) l'offerta di tali occasioni, il percepire quando le persone
hanno momenti costruttivi, non d sempre risultati positivi e si
pu capire perch;
(c) offriamo a qualcuno l'occasione di dare un suo contributo e
possiamo ottenere tre risultati:
1. quell'occasione proprio ci che occorreva;
2. l'occasione utilizzata in una forma priva di autenticit e
successivamente le attivit costruttive vengono meno perch
sono sentite come false;

3. l'occasione, offerta a qualcuno che incapace di entrare in


contatto con la propria distruttivit, percepita come un
rimprovero e il risultato clinico disastroso;
(d) possiamo utilizzare le idee che ho formulato per disporre di
una certa comprensione intellettuale del modo in cui funziona un
senso di colpa che si collochi al punto in cui la distruttivit si
trasforma in costruttivit (occorre qui rilevare che generalmente
il senso di colpa di cui parlo silenzioso e inconscio: un senso
di colpa potenziale, annullato dalle attivit costruttive; il senso di
colpa clinico, che un peso di cui si consci, un'altra cosa);
(e) da ci giungiamo a una certa comprensione della distruttivit
coatta, che pu apparire in qualsiasi momento, ma che
costituisce un problema tipico dell'adolescenza e una
caratteristica costante della tendenza antisociale. La distruttivit,
sebbene coatta e fasulla, pi autentica della costruttivit,
quando questa non sia adeguatamente fondata sul senso di
colpa che nasce dall'accettazione dei propri impulsi distruttivi
diretti verso l'oggetto che sentito come buono;
(f) tali questioni si riferiscono alle cose estremamente importanti
che accadono, in modo alquanto oscuro, quando una madre e
un padre offrono la possibilit al loro bambino neonato di iniziare
bene la vita;
(g) infine, arriviamo all'affascinante, filosofica domanda: si pu
mangiare la propria torta e poi averla ancora?
LA DELINQUENZA COME SEGNO DI SPERANZA
(Conferenza tenuta presso il Borstal Assistant Governor's
Conference al King Alfred's College. Winchester, aprile 1967.)
Sebbene sul programma il titolo della conferenza sia La
delinquenza come segno di speranza, preferisco parlare di
tendenza antisociale, per il fatto che questo termine pu
essere applicato a tendenze che possono apparire di tanto in
tanto anche nei vostri stessi bambini, o comunque in bambini
normali che vivono in ambienti sereni; ed in questo contesto

che possiamo meglio vedere la connessione che esiste tra


questa tendenza e la speranza. Nel momento in cui il ragazzo si
indurito perch la comunicazione venuta a mancare e l'atto
antisociale non stato riconosciuto come un S.O.S., e quando il
guadagno secondario diventa importante e una notevole
destrezza stata conseguita nell'attivit antisociale, allora
molto pi difficile riconoscere (anche se ancora presente)
l'S.O.S. come segno di speranza.
Il secondo punto che vorrei chiarire che io non potrei mai fare
il vostro mestiere: non sarei adatto a farlo per temperamento, e
in ogni caso non sono abbastanza alto n abbastanza grande.
Ho determinate competenze e un certo tipo di esperienza; resta
da vedere se vi una strada che ricongiunga al vostro lavoro ci
che io conosco. Pu darsi che nulla di ci che dir abbia alcun
effetto su ci che voi farete quando tornerete al vostro lavoro.
Tuttavia, vi potr essere un effetto "indiretto", e allora pu darsi
che qualche volta vi sembrer un insulto alla natura umana il
fatto che la gran parte dei ragazzi con cui venite in contatto
abbia questa tendenza a provocare disturbo.
Voi cercate di porre in rapporto la delinquenza con alcune
questioni generali come la povert, la precariet dell'abitazione,
la disgregazione della famiglia, la delinquenza dei genitori e la
mancanza di adeguate forme di previdenza sociale. Spero che
ci che sto per dire vi aiuti a vedere pi chiaramente che "in tutti
i casi che vi vengono sottoposti vi una causa iniziale", che si
configurata come una malattia che ha portato il ragazzo ad
essere un "bambino deprivato". In altre parole, c' un senso in
ci che accaduto, sebbene, quando l'individuo arriva da voi,
questo tipo di causa sia andata perduta.
Vorrei chiarire un terzo elemento, che ha a che fare con il fatto
che io sono uno psicoanalista. Non voglio dire che la psicoanalisi
porti un contributo diretto alla vostra materia. Se lo dovesse
portare, sarebbe merito dell'evoluzione pi recente della ricerca
psicoanalitica; ho portato il mio contributo personale nel
tentativo di formulare una teoria che io ritengo vera e dunque
assai preziosa, e che deriva in parte dal corpus generale di
conoscenze dovute alla psicoanalisi.

Sono arrivato al punto principale di ci che vi voglio dire e che in


realt non per niente complesso. Dal mio punto di vista, che
fondato sull'esperienza (debbo dire che la mia esperienza stata
principalmente acquisita con bambini piccoli, che stanno appena
cominciando ad avere guai e che non provengono dalle peggiori
condizioni sociali), la "tendenza antisociale collegata
intrinsecamente alla deprivazione". In altre parole, la
responsabilit non tanto dovuta al fallimento sociale in genere,
quanto allo specifico fallimento dell'individuo. Si pu dire che per
il bambino che stiamo considerando "inizialmente le cose sono
andate bene, e poi non sono pi andate bene". Vi stato un
cambiamento che ha alterato la vita del bambino nel suo
insieme, e questo cambiamento nell'ambiente avvenuto
quando egli era gi abbastanza grande da esserne consapevole.
Il bambino non pu venire qui a fare una conferenza su se
stesso, ma in condizioni favorevoli potr ricordare ci che gli
accaduto, perch allora era gi abbastanza grande da esserne
consapevole. In altre parole, nelle particolari condizioni della
psicoterapia, il bambino pu ricordare in termini di produzione di
materiale, nel gioco, nel sogno o nel colloquio, le caratteristiche
essenziali della deprivazione originaria. Vorrei contrapporre
queste difficolt con quelle che hanno origine in uno stadio
precedente dello sviluppo emozionale. Un neonato privo di
ossigeno non va in giro nella speranza di convincere qualcuno
che, se ci fosse stato ossigeno a sufficienza, le cose sarebbero
andate bene. I disturbi ambientali che distorcono lo sviluppo
emozionale del neonato non producono tendenze antisociali;
producono distorsioni della personalit che danno origine alla
malattia di tipo psicotico, cos che il ragazzo o va incontro a un
disturbo mentale che pu portare al ricovero in un ospedale
psichiatrico, oppure vivr per l'intera vita con disturbi nel
rapporto con la realt, e simili, disturbi che qualche volta
possono essere socialmente accettati. La tendenza antisociale
deriva dalla deprivazione, non dalle privazioni.
La caratteristica della tendenza antisociale l'impulso a ritornare
indietro, alla ricerca del momento o della condizione che ha
preceduto la deprivazione. Un bambino che stato molto

deprivato ha sofferto prima di un'angoscia inimmaginabile, e poi


si gradualmente riorganizzato, configurandosi come un
individuo passabilmente neutrale e compiacente, perch non era
sufficientemente forte per fare nient'altro. Questo stato di cose
pu essere abbastanza soddisfacente dal punto di vista delle
persone che hanno la responsabilit del bambino. Poi, per
qualche ragione, la speranza comincia a emergere, e ci significa
che il bambino, senza esserne consapevole, comincia ad avere
un bisogno urgente di tornare al momento precedente alla
deprivazione, e cos facendo di cancellare la paura dell'"angoscia
o la confusione impensabile che ha preceduto l'organizzazione
dello stato neutrale". Questo l'elemento ingannevole che
coloro che hanno in carico bambini antisociali devono conoscere
per poter dare un senso a ci che succede intorno a loro. Ogni
volta che il bambino in condizione di avere un certo grado di
speranza, la "tendenza antisociale diventa la nota clinica, e il
bambino diventa difficile".
A questo punto necessario prendere coscienza che stiamo
parlando di due aspetti della stessa cosa: la tendenza
antisociale. Vorrei collegare il primo di questi aspetti al rapporto
tra il bambino piccolo e la madre, e l'altro allo sviluppo
successivo, e cio al rapporto tra il bambino e il padre. Il primo
aspetto riguarda tutti i bambini, il secondo riguarda
specialmente i maschi. Il primo aspetto ha a che fare con il fatto
che la madre, nell'adattarsi ai bisogni del bambino piccolo, lo
mette in grado di trovare gli oggetti in modo creativo; ella lo
inizia all'uso creativo del mondo. Quando questo intento fallisce,
il bambino perde il contatto con gli oggetti e perde la capacit di
trovare qualsiasi cosa in modo creativo. Nel momento della
speranza, il bambino allunga la mano e ruba un oggetto:
questa un'azione coatta, e il bambino non sa perch la fa.
Spesso il bambino si arrabbia perch subisce la coazione ad
agire e non sa perch. Naturalmente, la penna stilografica
rubata dal cartolaio non appagante: non l'oggetto che il
bambino cerca; quello che il bambino sta cercando la capacit
di trovare. Tuttavia, vi pu essere una certa, parziale
soddisfazione in ci che si fa in un momento di speranza. La

mela rubata nel frutteto sulla "borderline": pu essere matura


e saporita, e pu essere divertente essere inseguiti dal fattore.
D'altra parte, la mela pu essere acerba e, una volta mangiata,
pu provocare mal di pancia. Pu anche darsi che il ragazzo non
mangi ci che ha rubato, ma lo regali, o forse che egli abbia
organizzato il furto evitando il rischio di scavalcare il muro.
Possiamo vedere in questa sequenza la transizione dalla normale
monelleria all'atto antisociale.
Pertanto, se prendiamo in esame il primo tipo di espressione
della tendenza antisociale, arriviamo a qualcosa di cos comune
da poter essere considerato normale. Il vostro stesso figlio pu
rivendicare il diritto di andare in dispensa a prendere una
ciambella, oppure il vostro bambino di due anni pu esplorare la
borsa di vostra moglie e sottrarne una penna. Se prendiamo in
esame tutti i gradini della scala, troveremo a un'estremit
qualcosa che si sta trasformando in un'azione coatta che non ha
significato, che non produce una soddisfazione diretta e che sta
diventando una sorta di competenza, mentre all'altra estremit
vi qualcosa che si manifesta numerose volte in ogni famiglia:
un ragazzo che reagisce a una qualche forma di deprivazione
con un atto antisociale e i genitori che rispondono con un
periodo transitorio di indulgenza, che pu essere di grande aiuto
per il ragazzo in una fase difficile.
Vorrei ora prendere in esame la deprivazione in termini di
rapporto tra bambino e padre. Ma il principio lo stesso: il
bambino - e questa volta parler al maschile perch, anche se
far riferimento a una bambina, parler del suo lato maschile scopre che lecito avere sentimenti aggressivi ed essere
aggressivo, a causa della struttura della famiglia, che del resto
rappresenta la societ in modo sia pur limitato. La fiducia che la
madre pone nel marito o, nel caso in cui si trovi a dover
chiedere aiuto, nel sostegno della comunit in cui vive, o
eventualmente della polizia, d al bambino la possibilit di
esplorare, anche in modo crudele, alcune attivit distruttive che
hanno a che fare con il movimento in senso lato e, pi
specificamente, di esplorare la distruzione connessa alle fantasie
che possono accumularsi attorno all'odio. In questo modo (a

causa della sicurezza ambientale, del sostegno che il padre d


alla madre eccetera), il bambino diventa capace di fare qualcosa
di molto complesso, cio di integrare i suoi impulsi distruttivi con
gli impulsi affettivi; il risultato, quando le cose vanno per il verso
giusto, che il bambino riconosce l'esistenza delle idee
distruttive inerenti alla vita o al vivere e all'amare, e trova il
modo e gli strumenti per proteggere le persone e gli oggetti che
per lui hanno valore, e di difenderli dalla propria aggressivit.
Cos, egli organizza la propria vita in maniera costruttiva, in
modo da non sentirsi troppo in colpa per la reale distruttivit che
gli passa per la mente. Per raggiungere questa fase del suo
processo di sviluppo, il bambino "ha assolutamente bisogno che
l'ambiente sia indistruttibile negli aspetti essenziali": i tappeti
certamente si sporcano e i muri dovranno essere imbiancati;
occasionalmente una finestra si rompe; ma in qualche modo la
casa rimane in piedi, e dietro a tutto questo sta la fiducia che il
bambino ha nel rapporto fra i genitori. Quando la deprivazione
sopravviene a causa della distruzione della famiglia, e
specialmente a causa della discordia tra i genitori, allora accade
qualcosa di molto grave ai fini dell'organizzazione mentale del
bambino. Tutt'a un tratto le sue idee e i suoi impulsi aggressivi
diventano pericolosi. Ci che accade immediatamente , mi
sembra, che il bambino riprende il controllo di realt che aveva
perduto e si identifica con la struttura familiare; ne risulta che
egli perde la propria impulsivit e spontaneit; c' troppa ansia
perch vi sia la possibilit di una sperimentazione che
porterebbe il bambino a venire a patti con la propria
aggressivit. Ne segue un periodo che pu, di nuovo (come nel
primo tipo di deprivazione), essere abbastanza soddisfacente dal
punto di vista di chi si occupa del bambino, perch questi si
identifica con quelli che si occupano di lui pi che con il proprio
S immaturo.
La tendenza antisociale in questo caso conduce il bambino, ogni
volta che egli prova qualche speranza di un ritorno alla
sicurezza, a riscoprire se stesso, e cio a "riscoprire la propria
aggressivit". Egli, ovviamente, non sa che cosa stia
succedendo, sa semplicemente che ha ferito qualcuno o che ha

rotto una finestra. In questo caso, pertanto, la speranza, invece


di portare un segnale di S.O.S. attraverso il furto, porta un
segnale di S.O.S. tramite una "esplosione di aggressivit".
L'aggressivit pu essere priva di senso e ben lontana da ogni
logica, e non serve a nulla chiedere a un bambino che stato
aggressivo in questo modo, perch ha rotto la finestra, cos
come non serve a nulla chiedere a un bambino che ha rubato
perch lo ha fatto.
Questi due tipi di manifestazioni cliniche della tendenza
antisociale sono in realt collegate, con la differenza che l'atto di
rubare , generalmente, relativo a una deprivazione che
precede, in termini di crescita emozionale del bambino,
l'esplosione aggressiva. Vi qualcosa di comune nella reazione
della societ verso entrambi i tipi di comportamento antisociale
nel momento in cui entra in gioco la speranza. Quando un
bambino ruba o aggressivo, la societ tende non solo a non
cogliere il messaggio, ma (assai spesso) a sentirsi stimolata a
dare una risposta moralistica. La naturale reazione della massa
degli individui quella di punire il furto o l'accesso maniacale, e
tutti si sforzano affinch il giovane criminale dia una spiegazione
logica che, di fatto, non ha alcun valore. Dopo qualche ora di
interrogatorio, di rilievo delle impronte digitali eccetera, i
bambini antisociali faranno una confessione qualunque o
daranno una qualsiasi spiegazione, semplicemente per porre fine
all'intollerabile e interminabile interrogatorio. Questa confessione
per non ha valore, perch, sebbene possa contenere alcuni fatti
veri, non potr tuttavia arrivare alla vera causa o all'"eziologia"
del disturbo. Infatti, il tempo dedicato all'estorsione delle
confessioni e della verifica dei fatti tempo sprecato.
Anche se corretto, ci che ho affermato pu non aver alcun peso
nella gestione quotidiana di un gruppo di ragazzi; per
necessario esaminare la situazione per vedere se, in certe
circostanze, vi possa essere un'applicazione pratica della teoria.
Sarebbe per esempio possibile, per chi gestisce un gruppo di
ragazzi delinquenti, avere qualche forma di contatto personale di
natura terapeutica? In un certo senso, tutte le comunit sono
terapeutiche, purch funzionino bene. I bambini non hanno nulla

da guadagnare da una vita in un gruppo caotico e, presto o


tardi, se non vi fosse una gestione abbastanza forte,
emergerebbe fra loro un despota. Tuttavia, esiste un altro
significato della parola terapeutico, che consiste nel mettersi
in una posizione in cui la comunicazione possa avvenire a un
livello pi profondo.
Penso che, nella maggioranza dei casi, sia impossibile per coloro
che hanno cura dei ragazzi giorno e notte, creare all'interno di
se stessi lo spazio necessario che consentirebbe di concedere al
ragazzo un periodo di psicoterapia o di contatto personale.
Certamente non consiglierei a nessuno di usare con leggerezza
alcuno di questi metodi. Al tempo stesso, tuttavia, penso che tali
questioni potrebbero essere alla portata di alcuni operatori, e
che i ragazzi potrebbero fare un ottimo uso di questo tipo di
seduta terapeutica mirata. Ci che deve essere sottolineato per
la "totale differenza tra il vostro atteggiamento come
responsabili della gestione generale e l'atteggiamento che avrete
nel rapporto personale con il ragazzo". Infatti, l'atteggiamento
verso la manifestazione antisociale diverso nei due casi. Per
coloro che hanno la responsabilit di un gruppo, l'attivit
antisociale non accettabile. Nella seduta terapeutica, al
contrario, non esiste la questione morale, ma solo ci che pu
emergere nel bambino. La seduta terapeutica non una
commissione per la verifica dei fatti, e chiunque svolge questo
lavoro terapeutico non volge la propria attenzione alla realt
obiettiva, ma a ci che il paziente sente come reale.
A questo punto c' qualcosa che deriva direttamente dalla
psicoanalisi, dal momento che gli psicoanalisti sanno bene come,
in alcune sedute con i pazienti, essi vengano accusati, per
esempio, di cose di cui sono innocenti. I pazienti possono
accusare gli analisti di aver deliberatamente cambiato la
posizione di un oggetto nella stanza, per ingannarli; oppure
possono sentirsi certi che l'analista preferisce un altro paziente
eccetera. Mi riferisco a ci che viene chiamato allucinazione
transferale. Sarebbe naturale per un analista che non si sa
difendere dire, per esempio, che l'oggetto nello stesso posto, o
che il paziente ha commesso un errore; oppure che fa del suo

meglio per non favorire una persona piuttosto che un'altra. Cos
facendo, l'analista mancherebbe "di usare il materiale che il
paziente gli presenta". Il paziente sta sperimentando nel
presente qualcosa di reale che ha avuto luogo a un certo punto
del proprio passato, e se l'analista si pu permettere di essere
messo nel ruolo che gli stato assegnato, ci sar uno sviluppo,
nel senso che il paziente si riprender dall'allucinazione. A causa
della necessit del terapeuta di accettare il ruolo che gli stato
assegnato in quel momento dal paziente, deve essere molto
difficile passare dal ruolo di gestione del gruppo a quello di una
disponibilit individuale, ma ogni volta che questo avverr sar
molto gratificante. A chiunque desideri cimentarsi, deve essere
ricordato per che non si pu svolgere questo lavoro alla
leggera. Se un ragazzo ha un appuntamento tutti i gioved alle
tre, "questa una data sacra" e nulla potr interferire. Il ragazzo
non potr fare uso del suo appuntamento a meno che esso non
sia diventato prevedibile e affidabile e, ovviamente, uno dei
primi modi in cui far uso del suo appuntamento, se avr
cominciato a sentirlo affidabile, sar quello di sprecarlo; queste
cose devono essere accettate e tollerate. Non necessario per
nessuno nel ruolo di psicoterapeuta essere intelligente. E'
necessario soltanto, nel momento convenuto, essere disponibile
a lasciarsi coinvolgere in qualunque cosa vi sia nel ragazzo in
quel momento o in qualunque cosa emerga dalla collaborazione
inconscia del paziente, che si sviluppa ben presto e che sfocia in
un efficace processo. E' questo processo nel bambino che d
valore alle sedute.
DISCUSSIONE.
Nella discussione che seguita, qualcuno ha domandato: come
si pu riconoscere fra i ragazzi quello che potrebbe essere scelto
per questo tipo di trattamento? La mia risposta, che doveva
essere breve, stata che probabilmente si dovrebbe scegliere il
ragazzo che diventato particolarmente difficile da poco tempo.
Questo particolare momento clinico o provoca la punizione e
quindi un ulteriore indurimento, oppure pu essere considerato
come una comunicazione che indica una nuova speranza.

Ora dobbiamo chiederci: in che cosa consiste la speranza? Che


cosa il bambino "spera" di fare? E' difficile rispondere a questa
domanda. Il bambino, senza saperlo, spera di poter portare chi
lo sta ascoltando fino al momento della sua deprivazione, o fino
alla fase in cui la deprivazione si consolidata configurandosi
come una realt ineludibile. La speranza che il ragazzo possa
risperimentare, nel rapporto con la persona che opera da
psicoterapeuta,
la
sofferenza
intensa
immediatamente
successiva alla reazione causata dalla deprivazione. Nel
momento in cui il ragazzo avr potuto servirsi del sostegno del
terapeuta per ritornare all'intensa sofferenza di quel periodo
cruciale, vi sar il ricordo di "un tempo che esistito prima della
deprivazione" (1). In questo modo, il ragazzo potr ritornare sia
alla capacit perduta di trovare gli oggetti, sia alla perduta
sicurezza della struttura. Il ragazzo potr recuperare un rapporto
creativo con la realt esterna o col periodo in cui la spontaneit
non era pericolosa, anche se conteneva impulsi aggressivi.
Questa volta il ritorno all'indietro ha potuto verificarsi senza il
furto o l'aggressione, perch ora si tratta di qualcosa che accade
automaticamente come effetto dell'arrivo del bambino a ci che
precedentemente era intollerabile, la sofferenza reattiva alla
deprivazione. Per sofferenza intendo confusione acuta,
disgregazione della personalit, lo sbagliare sempre, la perdita
del contatto con il proprio corpo, il disorientamento totale e altri
stati di questo genere. Una volta che si riesca a riportare un
bambino in quest'area e che il bambino possa ricordare tutto
questo e ci che ha avuto luogo prima, allora non vi alcuna
difficolt a capire perch i bambini antisociali passano la loro vita
cercando un aiuto di questo tipo. Non possono continuare la loro
vita fino a quando qualcuno non ritorni con loro nel tempo,
consentendo loro di ricordare, rivivendolo l'effetto immediato
della deprivazione.
VARI TIPI DI PSICOTERAPIA
(Discorso tenuto al MIASMA [Mental Illness Association Social
and Medical Aspects], Cambridge, marzo 1961.)

Sentirete pi spesso parlare di variet di malattie che di variet


di terapie. Naturalmente le due cose sono interdipendenti, quindi
dovr parlare prima di malattia e poi di terapia.
Sono uno psicoanalista e pertanto mi sar consentito dire che la
base della psicoterapia la formazione psicoanalitica che
comprende l'analisi personale dell'allievo analista. Accanto a
questa formazione ci sono la teoria psicoanalitica e la
metapsicologia psicoanalitica che influenzano tutta la psicologia
dinamica, di qualsiasi scuola.
Ci sono, comunque, molte specie di psicoterapia, e la loro
applicazione dovrebbe dipendere non dalle opinioni del
terapeuta, ma dalle necessit del paziente o del caso. Diciamo
che, quando possibile, noi consigliamo la psicoanalisi, ma
quando essa non possibile o ci sono controindicazioni, allora si
pu escogitare una modificazione appropriata.
Dei molti pazienti che per un motivo o un altro vengono da me,
solo una percentuale minima in effetti viene trattata con la
psicoanalisi, sebbene io lavori al centro del mondo psicoanalitico.
Potrei parlare delle modificazioni tecniche adottate quando il
paziente psicotico o borderline, ma non questo l'argomento
che desidero trattare ora.
Qui sono soprattutto interessato al modo in cui un analista che
ha completato la propria formazione pu fare qualcosa di diverso
dall'analisi e farlo in maniera utile. Questo importante quando,
come succede di solito, si dispone di poco tempo per il
trattamento. Spesso questi trattamenti alternativi possono
sembrare migliori di quelli che, a mio parere, hanno in realt un
effetto pi profondo, quelli cio che rientrano nella psicoanalisi.
Innanzitutto dir che una condizione essenziale della
psicoterapia che non le si affianchi alcun altro trattamento.
Non possibile condurre il lavoro se si profila in modo
consistente l'idea di una possibile terapia con l'elettroshock,
poich ci altera tutto il quadro clinico. Il paziente teme o
desidera (o teme e desidera) segretamente il trattamento fisico,

e lo psicoterapeuta non viene mai in contatto con il vero


problema personale del paziente.
Do per scontata un'adeguata cura fisica del corpo.
Il problema che viene subito dopo questo: qual il nostro
scopo? Desideriamo fare il pi o il meno possibile? Nel campo
della psicoanalisi ci chiediamo: quanto possiamo fare? All'altro
estremo, nel mio reparto ospedaliero, vige il motto: qual il
minimo che si deve fare? Questo ci rende continuamente
consapevoli dell'aspetto economico del caso; ci induce inoltre a
cercare sempre la malattia che al centro di una famiglia, o la
malattia sociale, in modo da evitare di far perdere tempo e
denaro a qualcuno proponendo un trattamento a personaggi
secondari del dramma familiare. Non c' nulla di originale in
tutto questo, ma forse vi far piacere udire queste parole da uno
psicoanalista, poich gli analisti sono particolarmente esposti al
pericolo di lasciarsi invischiare in lunghi trattamenti nel corso dei
quali possono perdere di vista un fattore negativo esterno.
E ancora, quanta parte delle difficolt del paziente
semplicemente dovuta al fatto che nessuno lo ha mai ascoltato
con empatia? Ho scoperto molto presto nei miei quarant'anni di
lavoro che, se ben fatto, il raccogliere l'anamnesi dalle madri
costituisce gi un momento di psicoterapia. Occorre dar tempo e
naturalmente non adottare un atteggiamento moralistico; in tal
modo pu succedere che la madre, dopo aver detto tutto quello
che ha in mente, aggiunga: Ora mi rendo conto che i sintomi
attuali si inseriscono nel quadro complessivo della vita del
bambino in famiglia e adesso posso farcela semplicemente
perch lei mi ha portato a capire tutta la storia, con i miei tempi
e modi. Questo problema non riguarda solo i genitori che
portano i loro bambini. Gli adulti dicono la stessa cosa a
proposito di se stessi, e si potrebbe dire che la psicoanalisi sia
un lunghissima ricerca anamnestica.
Sapete certamente del transfert in psicoanalisi. Nella situazione
psicoanalitica i pazienti portano campioni del loro passato e della
loro realt interna e li manifestano nella fantasia che appartiene
al loro rapporto continuamente mutevole con l'analista. In
questo modo l'inconscio pu diventare gradualmente conscio.

Una volta che questo processo sia iniziato e si sia conquistata la


collaborazione inconscia del paziente, resta sempre molto da
fare; da qui deriva la lunghezza del trattamento. E' interessante
esaminare i primi colloqui. Se si comincia un trattamento
psicoanalitico, l'analista sta attento a non essere troppo bravo
all'inizio, e ne ha ben motivo. Il paziente porta ai primi colloqui
tutta la sua fiducia e tutta la sua diffidenza. Bisogna permettere
che questi estremi trovino un'espressione reale. Se l'analista sa
troppo all'inizio, il paziente se ne scappa via o altrimenti, libero
da ogni paura, sviluppa una totale fiducia e diventa come
ipnotizzato.
Prima di proseguire devo richiamare altri presupposti. Non ci pu
essere nel paziente una zona riservata. La psicoterapia non fa
prescrizioni in relazione alla religione del paziente, ai suoi
interessi culturali e alla sua vita privata, ma un paziente che
tenga una parte di s completamente difesa sta evitando la
dipendenza intrinseca al processo. Vedrete che questa
dipendenza comporta qualcosa di corrispondente nel terapeuta,
ossia un'attendibilit professionale che anche pi importante di
quella richiesta al medico nella pratica consueta della medicina.
E' interessante che il giuramento di Ippocrate, che ha fondato la
pratica medica, abbia riconosciuto questo fatto con molta
chiarezza.
Ancora, secondo la teoria sottesa a tutto il nostro lavoro, un
disturbo che non ha un'origine fisica, ed perci di natura
psicologica, rappresenta un ostacolo nello sviluppo emozionale
dell'individuo.
La psicoterapia mira semplicemente e unicamente a eliminare
l'ostacolo, in modo che possa verificarsi uno sviluppo l dove
prima esso non era possibile.
In una prospettiva concettuale parallela si pu dire che il
disturbo psicologico immaturit, immaturit della crescita
emozionale dell'individuo, e questa crescita comprende
l'evoluzione della capacit dell'individuo di avere una relazione
con le persone e con l'ambiente in generale.
Per maggior chiarezza cercher di darvi un'idea del disturbo
psicologico e delle categorie dell'immaturit personale, anche se

ci comporta una notevole semplificazione di un argomento


estremamente complesso. Distinguo tre categorie. La prima di
queste richiama alla mente il termine psiconevrosi. Qui si
collocano tutti i disturbi degli individui che nelle prime fasi dello
sviluppo hanno ricevuto cure sufficientemente buone da essere
in grado di affrontare, ma di riuscire solo in una certa misura a
contenere, le difficolt inerenti alla vita nel suo insieme, una vita
in cui l'individuo domina gli istinti anzich esserne dominato.
Vanno incluse in questa categoria le pi normali forme di
depressione.
La seconda categoria richiama alla mente la parola psicosi. In
questo caso qualcosa non andato per il verso giusto nelle
primissime cure della vita del bambino e ne risultato un
disturbo della struttura di base della personalit dell'individuo.
Questo difetto di base, come lo ha chiamato Balint (1), pu
avere prodotto una psicosi in prima o seconda infanzia; oppure
possono essere difficolt che si presentano nelle fasi successive
a rivelare nella struttura dell'Io un difetto che era passato
inosservato. I pazienti di questa categoria non sono mai stati
abbastanza sani da diventare psiconevrotici.
Riservo la terza categoria a coloro che si trovano in una
condizione intermedia, cio a quegli individui i cui inizi sono stati
abbastanza buoni, ma il cui ambiente a un certo punto venuto
loro meno a pi riprese o per un lungo periodo di tempo. Si
tratta di bambini, adolescenti o adulti che potrebbero
giustamente affermare: Tutto andato bene fino a quando
[...], e la mia vita personale non pu svilupparsi a meno che
l'ambiente non riconosca il suo debito nei miei confronti; ma,
naturalmente, non usuale che la deprivazione e la sofferenza
che ne deriva siano accessibili alla coscienza, e dunque, invece
delle parole, noi riscontriamo clinicamente un atteggiamento che
rivela una tendenza antisociale e che pu cristallizzarsi in
delinquenza e recidiva.
Per il momento, quindi, voi state guardando delle malattie
psicologiche dal rovescio di tre telescopi. Attraverso un
telescopio vedete la depressione reattiva, che ha a che fare con
gli impulsi distruttivi che accompagnano gli impulsi d'amore nelle

relazioni duali (fondamentalmente tra bambino e madre), e


vedete anche la psiconevrosi che ha a che fare con
l'ambivalenza, ossia con la coesistenza di amore e di odio
propria delle relazioni triangolari (fondamentalmente il bambino
e i due genitori), e la relazione sperimentata sia in senso
eterosessuale sia in senso omosessuale in proporzioni mutevoli.
Attraverso il secondo telescopio vedete le primissime fasi dello
sviluppo emozionale deformarsi a causa delle deficienze delle
prime cure. Ammetto che certi bambini sono pi difficili da
allevare di altri, ma poich non intendiamo biasimare nessuno,
possiamo far risalire la causa della malattia a un insuccesso
nell'allevare il bambino. Ci che riscontriamo un difetto della
strutturazione del S personale e della capacit del S di
mettersi in rapporto con oggetti ambientali. Mi piacerebbe
approfondire con voi questo vasto argomento, ma non mi
consentito farlo qui.
Attraverso questo telescopio vediamo le varie carenze che
determinano il quadro clinico della schizofrenia, o vediamo le
tendenze psicotiche nascoste che disturbano il corso regolare
della vita di molti fra noi che riescono a farsi classificare come
normali, sani, maturi.
Quando consideriamo la malattia in questo modo, notiamo solo
un'esasperazione di elementi presenti in noi stessi, ma non
rileviamo nulla che esiga la classificazione delle persone
psichicamente malate in un'area a s stante. Questo giustifica lo
sforzo di offrire trattamento e assistenza alle persone malate
psicologicamente, piuttosto che curarle con dei farmaci e con i
cosiddetti trattamenti fisici.
Il terzo telescopio sposta la nostra attenzione dalle difficolt
inerenti alla vita a disturbi che hanno una natura diversa, dato
che la persona deprivata si trova impedita a scoprire i propri
problemi a causa di un risentimento, una pretesa giustificata di
riparazione di un danno che quasi ricordato. Noi che ci
troviamo in questa sala probabilmente non apparteniamo a
questa categoria, neppure marginalmente. La maggior parte di
noi pu dire dei propri genitori: hanno commesso degli errori, ci
hanno frustrato costantemente ed stato loro compito introdurci

al principio di realt (il nemico per eccellenza della spontaneit e


della creativit) e al senso del reale; ma non ci hanno mai
veramente abbandonati.
E' questo essere abbandonati che costituisce la base per la
tendenza antisociale, e per quanto non ci piaccia essere derubati
della bicicletta o dover ricorrere alla polizia per prevenire la
violenza, noi scopriamo e comprendiamo per quale ragione
questo ragazzo o quella ragazza ci costringono ad affrontare una
sfida per mezzo del furto o di atti distruttivi. Ho fatto il possibile
per predisporre una base teorica per la mia breve descrizione di
alcune forme di psicoterapia.
PRIMA CATEGORIA (PSICONEVROSI).
Se la malattia di questa categoria tale da richiedere un
trattamento, sarebbe auspicabile offrire una psicoanalisi, una
preordinata situazione professionale di generale attendibilit in
cui l'inconscio rimosso possa diventare conscio. Questo il
risultato della comparsa nel transfert di innumerevoli esempi
dei conflitti personali del paziente. In caso favorevole, le difese
contro l'angoscia derivante dalla vita istintuale e dalla sua
elaborazione immaginativa diventano sempre meno rigide e
sono sempre pi soggette al sistema di controllo volontario del
paziente.
SECONDA CATEGORIA (FALLIMENTO NELLE PRIME CURE).
Nel momento in cui una malattia di questo tipo necessita di
trattamento, dobbiamo fornire al paziente l'occasione di fare
esperienze caratteristiche della prima infanzia in condizioni di
estrema dipendenza. Rileviamo che tali condizioni si possono
trovare, per esempio, oltre che nella psicoterapia organizzata,
nell'amicizia, nell'assistenza infermieristica che pu essere
prestata per una malattia fisica, in esperienze culturali
comprese, per qualcuno, quelle che vengono definite religiose.
Una famiglia che si prende cura di un bambino con continuit gli
offre occasioni anche molto profonde di regressione alla
dipendenza, e costituisce in realt una caratteristica della vita
della famiglia bene inserita in un ambiente sociale questo

continuare a essere disponibile per ristabilire e accentuare gli


elementi di cura che sono propri delle prime cure del bambino.
Sarete d'accordo sul fatto che alcuni bambini godono della
propria famiglia e della propria crescente indipendenza, mentre
altri continuano a usare la famiglia in modo terapeutico.
A questo punto entra in gioco l'assistenza sociale professionistica
come tentativo di dare, in modo professionale, l'aiuto che
avrebbe dovuto essere offerto in forma non professionistica dai
genitori, dalla famiglia e dalle unit sociali. Tutto sommato,
l'assistente sociale non uno psicoterapeuta nel senso descritto
a proposito dei pazienti della prima categoria, ma lo quando
affronta i bisogni della seconda categoria.
Vedrete che molto di ci che una madre fa con un bambino
potrebbe essere chiamato contenimento. Il contenimento
effettivo non solo molto importante, ma una cosa delicata
che pu essere fatta con tatto solo dalle persone giuste. Inoltre,
una grande parte dell'educazione di un bambino di prima
infanzia corrisponde a un'interpretazione sempre pi ampia della
parola contenimento. Il contenimento viene a includere tutte le
cure fisiche offerte al bambino per rispondere ai suoi bisogni. A
poco a poco il bambino apprezza di essere lasciato libero, e ci
corrisponde al fatto che gli si presenta il principio di realt, che
in un primo momento in contrasto con il principio di piacere
(abrogazione dell'onnipotenza). La famiglia continua questo
contenimento, e la societ a sua volta contiene la famiglia.
Si potrebbe definire il "casework" (2) (lavoro sul caso) come
l'aspetto professionalizzato di questa funzione normale dei
genitori e delle unit sociali locali, un contenimento di persone
e situazioni, mentre vengono offerte occasioni di realizzazione
alle tendenze verso la crescita, sempre presenti in ogni individuo
a meno che la disperazione (determinata da ripetuti fallimenti
ambientali) abbia portato a un ritiro organizzato. Queste
tendenze sono state descritte come integrazione, come un
venire a patti della psiche con il corpo, in modo che l'una si
collega all'altro, e come sviluppo di una capacit di mettersi in
relazione con gli oggetti. Questi processi continuano a meno che

non siano bloccati da fallimenti del contenimento e della risposta


agli impulsi creativi dell'individuo.
TERZA CATEGORIA (DEPRIVAZIONE).
Quando i pazienti sono dominati da un'area di "deprivazione"
appartenente alla loro storia passata, necessario che il
trattamento sia modificato in base a questo elemento. Questi
pazienti possono essere persone normali, nevrotiche o
psicotiche; difficilmente si riesce a vedere quale sia il modello
personale, perch ogni volta che la speranza comincia a nascere
il ragazzo o la ragazza produce un sintomo (rubare o farsi
derubare, distruttivit agita o subita) che costringe l'ambiente a
prenderne atto e ad agire. L'azione ha di solito carattere
punitivo, ma ci di cui ha bisogno il paziente , naturalmente, un
riconoscimento completo e il pieno risarcimento. Come ho detto,
ci non si realizza molto spesso perch troppe cose non sono
disponibili a livello conscio, ma importante che una seria
ricerca condotta sui primi stadi della carriera antisociale riveli
molto spesso l'indizio e la soluzione.
Uno studio sulla delinquenza dovrebbe cominciare dall'esame
della tendenza antisociale presente in bambini relativamente
normali le cui famiglie siano integre; vedo che in questi casi
spesso possibile individuare la deprivazione e l'immensa
sofferenza che ne derivata e che ha modificato l'intero corso
dello sviluppo del bambino. (Ho pubblicato del materiale su casi
di questo genere e potr fare altri esempi se ne avremo il
tempo.)
Il problema qui che la societ viene lasciata alle prese con tutti
i casi che non sono stati trattati e non sono trattabili, nei quali la
tendenza antisociale si trasformata gradualmente in
delinquenza permanente. In questi casi necessario fornire
ambienti specializzati che vanno distinti in due tipi:
1. quelli che sperano di far socializzare i bambini di cui si
prendono cura;
2. quelli cui spetta il compito di custodire i bambini affidati loro
per salvaguardare la societ fino a quando questi ragazzi e

ragazze, raggiunto un limite di et, dovranno essere lasciati


liberi di entrare come adulti nel mondo, dove si metteranno
continuamente nei guai.
Questo secondo tipo di istituzione pu funzionare benissimo se
diretto in modo molto severo.
Risulta sufficientemente chiaro che davvero pericoloso
impostare un sistema di cure per il bambino ispirandosi al lavoro
svolto in istituti per disadattati e specialmente al trattamento
riuscito di delinquenti nei centri di detenzione?
A questo punto, in base a quanto ho detto, forse possibile
confrontare i tre tipi di psicoterapia.
Naturalmente necessario che lo psichiatra sia in grado di
passare facilmente da un tipo di terapia all'altro, e di usarli tutti
e tre contemporaneamente, quando ve ne sia la necessit.
La malattia di tipo psicotico (seconda categoria) richiede
l'organizzazione di un genere complesso di contenimento che
includa, se occorre, l'assistenza fisica. In questi casi entra in
gioco il terapeuta professionista o l'infermiera, se l'ambiente
immediato del paziente non riesce ad assolvere il suo compito.
Come ebbe a dire un mio amico (il compianto John Rickman):
L'infermit mentale non essere capaci di trovare qualcuno
che ci sopporti, e qui intervengono due fattori: il grado di
malattia del paziente e la capacit dell'ambiente di tollerarne i
sintomi. In questo senso vivono in mezzo alla societ degli
individui pi malati di altri rinchiusi nei manicomi.
Il tipo di psicoterapia a cui faccio riferimento pu apparire
amicizia, ma non lo , perch il terapeuta viene pagato e vede il
paziente solo per un tempo limitato dietro appuntamento, e per
di pi solo per un certo periodo, poich lo scopo di ogni terapia
di arrivare a un punto in cui il rapporto professionale finisce
perch il paziente acquista il controllo della propria vita e del
proprio modo di affrontarla, e il terapeuta passa a occuparsi di
un altro paziente. Un terapeuta come gli altri professionisti, nel
senso che nel lavoro il suo comportamento a uno standard pi
alto di quello della sua vita privata. Egli puntuale, si adatta ai

bisogni del paziente e non manifesta i propri impulsi frustrati nei


contatti con lui.
E' evidente che i pazienti di questa categoria, che sono molto
malati, sottopongono l'integrit del terapeuta a uno sforzo,
poich essi hanno bisogno di contatto umano e di sentimenti
reali, e anche di riporre una fiducia assoluta nel rapporto rispetto
al quale sono estremamente dipendenti. Le maggiori difficolt si
hanno quando vi stata una seduzione nell'infanzia del paziente,
nel qual caso il paziente si trova a dover sperimentare, nel corso
del trattamento, un delirio in cui il terapeuta sta ripetendo la
seduzione. Naturalmente la guarigione dipende dal vanificare
questa seduzione infantile che ha portato prematuramente il
bambino a una vita sessuale reale anzich immaginaria,
guastando cos la qualit essenziale dell'infanzia: il gioco senza
limiti.
Nella terapia finalizzata al trattamento di malattie
psiconevrotiche (prima categoria), la situazione psicoanalitica
classica ideata da Freud si pu raggiungere facilmente, poich il
paziente porta nel trattamento un certo grado di fiducia e di
capacit di fidarsi.
Dando tutto ci per scontato, l'analista ha la possibilit di
permettere al transfert di svilupparsi in modo naturale e, al
posto dei deliri del paziente, entrano nel materiale di analisi
sogni, fantasie e idee espresse in forma simbolica, che possono
essere interpretate man mano che il processo si sviluppa
attraverso la collaborazione inconscia del paziente.
Questo tutto ci che il tempo a mia disposizione mi permette
di dire a proposito della tecnica psicoanalitica, che possibile
apprendere, anche se abbastanza difficile, e che non cos
stressante come la terapia destinata ad affrontare i disturbi
psicotici.
La psicoterapia finalizzata alla cura della tendenza antisociale del
paziente efficace solo se, come ho detto, il paziente nella
prima fase del proprio iter antisociale, prima dell'instaurarsi dei
guadagni secondari e delle capacit delinquenziali. E' soltanto
nelle prime fasi che il paziente sa di essere tale e sente
effettivamente un bisogno di arrivare alle radici del disturbo.

Quando possibile lavorare in questa prospettiva, medico e


paziente si mettono a vivere una specie di giallo, usando ogni
indizio disponibile, ivi compreso ci che si sa della storia passata
del caso, e il lavoro viene fatto in una piccola area che si trova
da qualche parte tra l'inconscio profondamente sepolto e la vita
conscia e il sistema della memoria del paziente.
Quest'area che tra l'inconscio e il conscio occupata nelle
persone normali da attivit culturali, e la vita culturale del
delinquente notoriamente inconsistente, perch in questo caso
non c' libert se non con una fuga verso il sogno che non si
ricorda o verso la realt. Qualsiasi tentativo di esplorare l'area
intermedia non porta all'arte o alla religione o al gioco, bens al
comportamento antisociale, che coatto e intrinsecamente non
gratificante per l'individuo e dannoso per la societ.
LA CURA
(Conferenza tenuta per medici e infermiere nella chiesa di S.
Luca di Hatfield, 18 ottobre 1970.)
Vorrei usare l'opportunit che mi stata offerta per tradurre in
parole alcuni dei pensieri e dei sentimenti che immagino siano
comuni a tutti noi.
Non mi occupo della religione intesa come esperienza interiore,
non il mio campo specifico, bens della filosofia del nostro
lavoro di medici, che una sorta di religione dei rapporti col
mondo esterno.
Esiste una parola nella nostra lingua: cura. Se si desse a
questo termine il permesso di parlare, probabilmente
racconterebbe una storia. Le parole hanno questo tipo di valore,
hanno radici etimologiche e hanno una storia: come gli esseri
umani, esse talvolta lottano per affermare e per mantenere la
propria identit.
A un livello pi superficiale, la parola cura indica un comune
denominatore della pratica medica e di quella religiosa. Credo
che, alla radice, la parola cura significhi prendersi cura, essere

attenti. Verso il 1700 essa ha cominciato a degenerare e a


designare il trattamento medico, come nel caso della cura delle
acque. Il secolo successivo diede al termine cura la
connotazione di conseguimento di un risultato positivo; la salute
del paziente ristabilita, la malattia sconfitta, lo spirito
maligno esorcizzato. I versi lasciate che l'acqua e il sangue /
siano del peccato la doppia cura contengono gi pi che un
accenno al passaggio fra il prendersi cura e il porre rimedio, la
transizione che mi propongo di considerare in questa
circostanza.
Nella pratica medica esiste uno scarto fra i due usi estremi della
parola. La cura, nel senso di rimedio, di sradicamento della
malattia e delle sue cause, tende oggi a sostituire il significato di
cura come prendersi cura. I medici sono di continuo
impegnati in una battaglia per impedire che i due significati della
parola perdano il contatto fra di loro. Si pu dire che il medico
generico si prende cura, ma deve conoscere i rimedi. Al
contrario, lo specialista interessato ai problemi della diagnosi e
dello sradicamento della malattia, e ci che egli deve sforzarsi di
ricordare che anche il prendersi cura pertiene alla pratica
medica. Al primo dei due estremi, il medico come un assistente
sociale, e si trova quasi a pescare in quegli stessi stagni che
danno una buona pesca per un parroco, il ministro della
religione. All'altro estremo, il medico un tecnico, sia nel fare la
diagnosi che nel trattare il paziente.
Il campo talmente vasto che la specializzazione comunque
inevitabile. Tuttavia, come pensatori, non siamo esonerati dal
tentativo di un approccio integrato.
Cosa chiedono le persone a noi medici e infermieri, e cosa
vogliamo noi dai nostri colleghi, quando ci troviamo noi stessi in
una condizione di immaturit, di malattia o di vecchiaia? Queste
condizioni - l'immaturit, la malattia e la vecchiaia - portano con
s la dipendenza. Quindi, ci di cui si ha bisogno la possibilit
di dipendere. Come medici, e anche come infermieri e assistenti
sociali, siamo chiamati a essere umanamente (non
meccanicamente) affidabili, ad avere affidabilit come parte
costitutiva del nostro atteggiamento generale. (Per il momento

devo supporre che noi abbiamo la capacit di riconoscere la


dipendenza e di adattarci a ci che troviamo.)
Non vi alcun dubbio sul valore dei rimedi efficaci; alla
penicillina, per esempio, io devo il fatto di non essere storpio, e
mia moglie deve la vita. La scienza applicata alla pratica medica
e chirurgica deve essere data per scontata. Non possiamo
sottovalutare il rimedio specifico ma, dall'accettazione di questo
principio possibile, per chi osserva e riflette, procedere verso
altre considerazioni.
L'"incontro dell'affidabilit e della dipendenza" il tema di
questa conferenza. Sar ben presto evidente come questo tema
implichi infinite complicazioni, cosicch sar necessario definirlo
per poter delineare le aree di discussione.
Vedrete immediatamente come questo modo di pensare
differenzi il medico che esercita le sue prerogative a favore di se
stesso da quello che agisce per la societ.
Anche se io critico la professione medica, devo dire che sono
fiero di essere un membro della professione da quando mi sono
laureato cinquant'anni fa, e non ho mai voluto essere nient'altro
che un medico.
Ci non mi impedisce di scorgere vistosi errori nei nostri
atteggiamenti e nelle nostre rivendicazioni sociali, e vi assicuro
che so tutto della trave che ho nel mio stesso occhio.
Forse proprio quando siamo noi medici a essere i pazienti che
possiamo vedere pi facilmente i difetti dei nostri colleghi, e,
d'altra parte, sappiamo quanto dobbiamo alla professione
medica e infermieristica proprio quando siamo stati malati e poi
siamo guariti.
Non mi riferisco agli errori che commettiamo. Ho personalmente
commesso degli errori a cui preferisco non pensare. Una volta,
ho fatto morire un paziente diabetico nel tentativo stupido e
ignorante di applicare istruzioni impartitemi dall'alto. Il sapere
che l'uomo sarebbe comunque morto non mi fa sentire meglio.
Ho fatto cose anche peggiori. Felice il giovane medico che non
verr giudicato ignorante prima di essersi potuto costruire uno
spazio fra i colleghi che lo aiuteranno ad andare oltre i disastri
commessi. Ma queste sono delle piste gi battute: accettiamo la

fallibilit come una delle caratteristiche affascinanti dell'uomo.


Non desidero formulare considerazioni che producano occasioni
di rimorso, bens vorrei esaminare la maniera con cui voi e io
svolgiamo la pratica medica, chirurgica e infermieristica "nel
momento in cui la stiamo svolgendo nel miglior modo possibile".
Come posso scegliere? E' necessario che io rievochi la mia
esperienza specifica, cio la pratica della psicoanalisi e della
psichiatria infantile. Suggerisco l'esistenza di una dinamica
potenziale di rapporti fra la psichiatria e la pratica medica. La
psicoanalisi non soltanto l'interpretazione dell'inconscio
rimosso; essa fornisce piuttosto una griglia professionale cui
affidarsi, entro la quale il lavoro potr svolgersi.
Io, personalmente, sono gradualmente passato dalla pratica
medica con i bambini e con i loro genitori alla psicoanalisi. La
psicoanalisi (come la psicologia analitica) legata alla teoria e al
training intensivo di pochi individui selezionati. Lo scopo di tale
training quello di approntare gli strumenti necessari a svolgere
quel tipo di psicoterapia che raggiunge le motivazioni inconsce,
utilizzando ci che viene chiamato transfert. E cos di seguito:
Enuncer ora alcuni principi emersi dal lavoro che i miei colleghi
e io ci troviamo a fare. Ho scelto a questo fine sei categorie
descrittive:
1.
2.
3.
4.
5.
6.

Le gerarchie
Chi il malato? La dipendenza
Gli effetti che ha su di noi la cura/sollecitudine
Effetti ulteriori
La gratitudine/propiziazione
Lo holding. La facilitazione. La crescita individuale.

1. Consideriamo innanzitutto la questione delle gerarchie. Nella


nostra disciplina, quando ci troviamo davanti a un uomo, a una
donna o a un bambino, non siamo altro che due esseri umani di
status eguale: cadono le gerarchie. Io posso essere un medico,
o un infermiere, o un assistente sociale o un genitore che sta a
casa, oppure, come in questo caso, posso essere uno
psicoanalista o un parroco. Non esiste differenza. La cosa

significativa il rapporto interpersonale, in tutta la ricchezza e la


complessit dei suoi colori umani.
Soltanto all'interno della struttura sociale vi posto per le
gerarchie, non nell'ambito del confronto clinico.
2. C' solo un piccolo passo da qui alla domanda: chi dei due il
malato? Alcune volte soltanto una questione di convenienza;
importante capire che il concetto e la condizione di malato
portano un sollievo immediato, perch rendono la dipendenza
legittima, e colui che si dichiara malato ne trae un particolare
beneficio. L'affermazione Lei malato naturalmente mi pone
nel ruolo di chi d una risposta al bisogno, cio di adattamento,
di sollecitudine e di affidabilit; di cura nel senso di "prendersi
cura". Il medico, l'infermiere o chiunque esso sia, avr
naturalmente un atteggiamento professionale nei confronti del
paziente.
Ci non implica un senso di superiorit.
Quale dei due, dunque, sar il malato? Si potrebbe quasi dire
che l'assumere il ruolo di chi si prende cura sia anch'esso una
malattia, solo vista dall'altro lato della medaglia. Abbiamo
bisogno dei nostri pazienti tanto quanto loro hanno bisogno di
noi. Recentemente il prevosto di Derby ha citato ai suoi fedeli S.
Vincenzo de' Paoli, dicendo: Preghiamo affinch i poveri ci
possano perdonare perch noi li aiutiamo. Allo stesso modo,
noi potremmo pregare affinch i nostri malati ci perdonino
perch rispondiamo ai loro bisogni. Stiamo parlando di amore,
ma se l'amore dev'essere prodigato da professionisti in un
contesto professionale, allora il significato della parola deve
essere specificato; in questo secolo gli psicoanalisti stanno
dando a questa parola un senso specifico.
3. Possiamo ora considerare l'effetto che ha su di noi l'assumere
il ruolo di colui che cura e si prende cura.
Osserviamo cinque punti principali:
(a) In questo ruolo non siamo moralisti. Non di alcun aiuto per
un paziente dirgli che lui un vizioso perch malato. N aiuta un
ladro, una persona affetta da asma o uno schizofrenico essere
inclusi in una categoria morale. Il paziente sa che non siamo l
per giudicarlo.

(b) Siamo onesti fino in fondo: quando non abbiamo una


risposta, diciamolo. Una persona che sta male non pu tollerare
la nostra paura della verit. Se ne abbiamo paura, allora
dobbiamo imboccare un'altra professione, non quella del medico.
(c) Diventiamo affidabili; l'unico modo in cui la nostra
professione pu andare avanti. Il punto che se siamo affidabili
(professionalmente)
proteggiamo
i
nostri
pazienti
dall'imprevedibilit. Molti di loro hanno sofferto proprio di
questo, cio di essere stati soggetti, come parte costitutiva del
loro modello di vita, all'inaffidabilit. Non possiamo permetterci
di rientrare in quel modello. Dietro all'inaffidabilit vi
confusione mentale, e dietro a questa si pu trovare il caos nel
funzionamento somatico, vale a dire un'angoscia impensabile
che si traduce in termini somatici.
(d) Accettiamo l'amore e l'odio del paziente, siamone colpiti, ma
non lo provochiamo n speriamo di ottenere, da un rapporto
professionale, delle soddisfazioni emozionali (essere amati o
odiati), che devono essere elaborate nell'ambito delle nostre vite
private e dei nostri nuclei personali o, all'interno della nostra
realt psichica, quando sogniamo in psicoanalisi, ci studiato
come un fattore essenziale, e quella particolare forma di
dipendenza che sorge tra il paziente e l'analista detta
transfert. Il medico che si occupa di medicina interna e di
chirurgia ha molto da imparare dalla psicoanalisi in quest'area
specifica. Prendiamo un solo punto molto semplice: "se un
medico arriva all'ora convenuta, egli sperimenter un incredibile
rafforzamento della fiducia che il paziente ripone in lui", e questo
importante non solo per evitare l'angoscia del paziente, ma
anche per favorire i processi somatici che tendono alla
guarigione, non solo delle funzioni, ma anche dei tessuti).
(e) Diamo per inteso che il medico o l'infermiere non siano
crudeli per il gusto di esserlo. La crudelt si presenta
inevitabilmente, nel nostro lavoro, ma per "indulgere alla
crudelt" dobbiamo guardare alla vita stessa, fuori dei nostri
rapporti professionali. E non vi posto, nel nostro lavoro, per
propositi vendicativi. Potrei certamente parlare di crudelt e di

sentimenti vendicativi attuati da medici, ma non avremmo


alcuna difficolt nel collocare questo malcostume al suo posto.
4. Prima di arrivare alle altre conseguenze che hanno su di noi il
riconoscimento della malattia, e quindi ai bisogni di dipendenza
dei nostri pazienti, dobbiamo fare considerazioni pi complesse
che riguardano la struttura della personalit. Per esempio, un
segno di salute mentale lo si pu vedere nella capacit
dell'individuo di entrare con l'immaginazione, in modo per
cauto e delicato, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e
nei timori di un'altra persona, ed anche di permettere all'altro di
fare lo stesso nei suoi confronti. Suppongo che i parroci e i
medici che, per vocazione, curano/si prendono cura siano bravi
in questo genere di cose, mentre esorcisti e guaritori non ne
hanno bisogno.
Talvolta, la capacit di giocare bene con le identificazioni
incrociate pu costituire una responsabilit troppo grande.
Tuttavia, per la selezione degli studenti di medicina, uno degli
elementi pi importanti sarebbe sicuramente la valutazione (se
questa potesse essere fatta) della capacit di fare ci che ho
chiamato identificazione incrociata, cio la capacit di mettersi
nei panni dell'altro e permettere il contrario. Non c' dubbio che
le identificazioni incrociate arricchiscano l'esperienza umana, e
che tutti coloro che hanno una capacit ridotta in questo campo
si annoiano e annoiano gli altri. Inoltre, essi non possono andare
molto oltre le funzioni tecniche della pratica medica, e possono
causare molta sofferenza senza saperlo. Parlando recentemente
alla B.B.C., James Baldwin ha menzionato il peccato che i
cristiani hanno dimenticato di notare: questo il peccato di
inconsapevolezza. Potrei fare qui una notazione sulle
identificazioni incrociate deliranti: esse possono davvero fare
disastri.
5. Proseguo tornando al concetto di gratitudine. Ne ho gi fatto
riferimento quando ho citato S. Vincenzo de' Paoli. La gratitudine
fa piacere, e ci piace ricevere la bottiglia di whisky o la scatola di
cioccolatini come espressione della gratitudine dei nostri
pazienti. Tuttavia, la gratitudine non cos semplice. Se le cose
vanno bene, i pazienti la danno per scontata, ed soltanto

quando c' negligenza (un tampone dimenticato nel peritoneo)


che si lamentano e diventano sinceri nei confronti di se stessi. In
altre parole, la maggior parte delle espressioni di gratitudine,
una gratitudine sicuramente eccessiva, ha a che fare con la
propiziazione; vi sono forze vendicative latenti che devono
essere placate. I malati progettano spesso, quando sono a letto,
generosi regali o clausole testamentarie; ma i medici, gli
infermieri e gli altri devono essere contenti quando, dopo che
stato dimesso il paziente, che era cos disperato, dimentica
presto tutto, anche se forse egli non sar dimenticato. Penso di
poter dire che sono i medici e gli infermieri che vivono un lutto
doppio e ripetuto; uno dei rischi della nostra professione di
diventare insensibili, perch perdere ripetutamente i pazienti ci
fa diventare prudenti e cauti nell'affezionarci ai nuovi malati. Ci
particolarmente vero per le infermiere che si occupano di
bambini piccoli, o che si prendono cura di bambini lasciati nelle
cabine telefoniche o (come Ernest) in una borsa al reparto
oggetti smarriti della Victoria Station.
La pratica di medico generico in una zona rurale pu essere la
risposta a questo problema, poich il medico vive fra i suoi
pazienti, e questo certamente il miglior modo per praticare la
medicina. Il medico e il paziente sono entrambi sempre sul
posto, ma solo in determinate occasioni uno medico e l'altro
paziente.
C' molto da imparare, per il medico, da coloro che si
specializzano nel curare/prendersi cura piuttosto che nel curare
per sradicare gli agenti che provocano il male.
6. Esiste una cosa che deve rientrare nella pratica medica in
modo particolare, e concluder con questo. Mi riferisco al
curare/prendersi cura come estensione del concetto di
holding. Tutto inizia con il bambino nel grembo, poi con il
bambino nelle braccia, e l'arricchimento della persona deriva dal
processo di crescita nel bambino che reso possibile dalla
madre grazie alla sua conoscenza di quel particolare bambino cui
ha dato vita.
Il tema dell'ambiente favorevole alla crescita personale e al
processo maturativo deve essere la descrizione delle cure

prodigate dal padre e dalla madre e della funzione della famiglia;


ci conduce all'edificazione della democrazia intesa come
estensione politica delle favorevoli condizioni familiari, con
individui maturi che possono prendere parte, secondo la loro et
e capacit politica, sia al mantenimento sia alla ricostruzione
della struttura politica.
Accanto a ci vi il senso dell'identit personale, che un
elemento essenziale per ogni essere umano, e che "pu solo
realizzarsi per ciascuno in conseguenza di cure materne
sufficientemente buone" e del contributo ambientale durante
le fasi immature. Il processo maturativo, da solo, non pu
condurre l'individuo a diventare tale.
Quindi, quando parlo della cura nel senso di cura/prendersi cura,
mi trovo davanti alla naturale tendenza del medico e
dell'infermiera ad andare incontro alla dipendenza del malato,
ma questo espresso in termini di salute: si delinea cio come
dipendenza naturale dell'individuo immaturo, che richiama nelle
figure parentali la tendenza a fornire le condizioni che
favoriscono la crescita individuale Questa non cura, nel senso
di rimedio, ma il curare/prendersi cura che poi l'argomento
della mia conferenza e che potrebbe anche diventare il motto
della nostra professione.
In termini di malattia sociale, il curare/prendersi cura pu essere
ancora pi importante della cura come farmaco e di tutte le
diagnosi e prevenzioni che fan parte di ci che viene chiamato
approccio scientifico.
Qui siamo in sintonia con gli assistenti sociali, la cui espressione
lavoro sul caso pu essere vista come un'estensione
altamente complessa dell'uso della parola holding e come una
applicazione pratica del curare/prendersi cura.
In una cornice professionale e con un comportamento
professionale appropriato, il paziente pu trovare una soluzione
personale a problemi complessi della propria vita emozionale e
dei propri rapporti interpersonali, e quello che abbiamo fatto si
configura come una facilitazione della crescita, non come
l'applicazione di un rimedio.
E' troppo chiedere al clinico di curare/prendersi cura?

Questo aspetto del nostro lavoro viene meno nel momento della
richiesta di remunerazioni pi elevate, che mina lo status quo
delle gerarchie consolidate. Tuttavia, le persone adatte
potrebbero facilmente imparare, e questa una conquista molto
pi soddisfacente di quanto non lo sia il sentirsi intelligenti.
Vorrei suggerire che possiamo vedere l'aspetto del curare/
prendersi cura come una cornice adatta all'applicazione dei
principi che abbiamo appreso all'inizio della nostra vita, quando,
come individui immaturi, eravamo oggetto di attenzione e di
cura da parte delle nostre madri, per cos dire sufficientemente
buone, (ed questa la migliore specie di medicina preventiva),
e dei nostri genitori.
E' sempre un elemento rassicurante constatare che il proprio
lavoro collegato con fenomeni del tutto naturali e universali, e
con quello che ci aspettiamo di trovare nella migliore poesia,
nella filosofia e nella religione.
Parte seconda.
LA FAMIGLIA.
IL CONTRIBUTO DELLA MADRE ALLA SOCIETA'
("Postscriptum" alla prima raccolta delle trasmissioni
radiofoniche di D. W. Winnicott, pubblicate nel 1957 con il titolo
"Il bambino e la famiglia".)
Suppongo che ciascuno di noi abbia un interesse particolare, un
impulso profondo che lo spinge verso qualcosa. Se si vive
abbastanza a lungo da potersi guardare indietro, emerge, fra
tante altre, una tendenza predominante che si costituita come
elemento di integrazione delle svariate attivit della nostra vita
privata e della nostra carriera professionale.
Quanto a me, posso vedere fin d'ora come gran parte della mia
vita sia stata caratterizzata, per quanto riguarda il lavoro, dal
bisogno di ritrovare e di dare riconoscimento a un modello di

madre sufficientemente buona. So che i padri sono altrettanto


importanti, e che l'interesse per le cure materne include
necessariamente l'interesse per i padri e per il ruolo essenziale
che essi svolgono nella cura del bambino. Ma stato verso le
madri che io ho sentito questo profondo bisogno di parlare.
Mi sembra che nella societ umana qualcosa vada perduto. I
bambini crescono e diventano a loro volta padri e madri ma, nel
complesso, non crescono nella consapevolezza di ci che le loro
madri hanno fatto per loro all'inizio della vita. La ragione di ci
che il ruolo che la madre svolge ha cominciato a essere
percepito soltanto di recente.
Devo per chiarire ora che ci sono alcune cose che io non voglio
dire.
Non voglio dire che i bambini debbano ringraziare i loro genitori
per averli concepiti. Essi possono certamente sperare che
l'incontro originario fra i genitori sia stato un incontro piacevole
e soddisfacente per entrambi. I genitori non possono certamente
aspettarsi di essere ringraziati per il fatto che il bambino
venuto a esistere. I bambini non chiedono di nascere.
Ci sono inoltre altre cose che non intendo dire. Per esempio, che
i figli sono in debito verso i loro genitori perch questi, insieme,
hanno collaborato a costruire una casa e provvedono alle cose
della famiglia, anche se pu spesso nascere un sentimento di
gratitudine. I genitori ragionevolmente buoni costruiscono una
casa e rimangono insieme, provvedendo alle cure essenziali di
cui hanno bisogno i bambini, mantenendo un ambiente entro cui
ogni bambino possa gradualmente scoprire il proprio S e il
mondo, e una relazione funzionale fra essi. Ma i genitori non
vogliono gratitudine per questo; hanno i loro riconoscimenti, e
anzich essere ringraziati preferiscono vedere i loro figli crescere
e diventare a loro volta genitori e iniziatori di una nuova
famiglia. Ci pu anche essere visto all'inverso: i figli possono
legittimamente accusare i genitori quando questi, dopo averli
messi al mondo, non forniscono loro ci che necessario, e che
quindi loro dovuto.
Nell'ultima met del secolo vi stato un incremento della
consapevolezza del valore della famiglia ( inevitabile che questa

consapevolezza sia derivata da ci che si andava capendo sulle


conseguenze cui andava incontro una famiglia disturbata).
Sappiamo qualcosa di quanto sia lungo e difficile il compito di
essere genitori e di crescere dei bambini, ma valeva la pena di
svolgerlo; pensiamo, infatti, che esso ponga le sole vere basi
della societ, e che costituisca l'unica vera risorsa a disposizione
del sistema sociale di un paese per rafforzare lo sviluppo
democratico.
Ma la responsabilit della famiglia riguarda i genitori, non i
bambini. Voglio essere molto chiaro nell'affermare che io ritengo
che nessuno debba necessariamente esprimere gratitudine. Ci
di cui mi sto occupando specificamente non riguarda n i tempi
del concepimento n i tempi della costruzione di una famiglia. La
mia attenzione rivolta alla relazione della madre con il suo
bambino appena prima della nascita e durante le prime
settimane e i primi mesi dopo la nascita. Sto cercando di
richiamare l'attenzione sull'immenso contributo che una madre
sufficientemente buona, sostenuta dal marito, d all'individuo,
all'inizio della vita, e alla societ, semplicemente attraverso il suo
dedicarsi al figlio.
Ma non proprio perch immenso che questo contributo della
madre devota non viene riconosciuto? Se questo contributo
fosse condiviso da tutti, allora ogni persona sana, col sentimento
di esistere nel mondo e per la quale il mondo ha un significato,
ogni persona felice, sarebbe infinitamente debitrice nei confronti
di una donna. Al tempo in cui questa persona (maschio o
femmina) era appena nata e non sapeva niente della
dipendenza, vi era dipendenza assoluta.
Vorrei di nuovo sottolineare che quando questo riconoscimento
si verifica, il risultato non espresso dalla gratitudine n
dall'apprezzamento. Il risultato si manifesta come un venir
meno, dentro di noi, della paura. Se la nostra societ ritarda nel
riconoscere pienamente questa dipendenza, che un fatto
storico nello stadio iniziale dello sviluppo di ogni individuo, allora
rimarr un blocco, sia nel progresso che nella regressione: un
blocco basato sulla paura. Senza un vero riconoscimento del
ruolo della madre, rimarr una vaga paura della dipendenza.

Questa paura prender qualche volta la forma di paura della


"donna", o di paura di "una" donna, e altre volte prender forme
non facilmente riconoscibili, che includono sempre la paura di
essere sopraffatti.
Sfortunatamente, la paura della dominazione non porta i gruppi
di individui a evitare di essere dominati; al contrario, li attrae
verso una forma di dominio specifico o scelto. Infatti, se si
studiasse la psicologia del dittatore, probabilmente si
scoprirebbe che, fra le altre cose, all'interno del suo conflitto
personale, egli tenta di controllare la donna di cui teme
inconsciamente il dominio; che tenta di controllarla
sopraffacendola, agendo al suo posto e richiedendone la
soggezione totale e l'amore.
Molti studiosi di storia sociale hanno pensato che la paura della
"donna" sia una possente causa del comportamento
apparentemente illogico degli esseri umani nel gruppo, ma
raro che questa paura venga ricondotta alla sua origine. Se si
riconduce la paura della "donna" all'origine della storia di ogni
individuo, si constata che essa la paura di accettare la
dipendenza. Ci sono quindi buone ragioni sociali per incoraggiare
la ricerca nel campo degli stadi precoci del rapporto madrebambino.
Per quanto mi riguarda, io sono stato attratto dalla ricerca di
tutto ci che potevo trovare sul significato della parola
devozione, e dalla possibilit di riuscire a dare alla mia propria
madre un riconoscimento completo e profondamente sentito. In
questo l'uomo si trova in una posizione pi difficile della donna,
poich non potr mai venire a patti con la propria madre
diventando a sua volta una madre. Non ha alcuna alternativa
tranne quella di spingere fino in fondo la propria consapevolezza
di ci che la madre ha fatto. Lo sviluppo di qualit materne come
qualit appartenenti al patrimonio maschile non pu andare
lontano, e la femminilit in un uomo si manifesta solo come un
binario parallelo ad altri pi importanti.
Una delle soluzioni possibili per l'uomo che si sente coinvolto in
questo problema quella di studiare in modo obiettivo il ruolo

della madre, principalmente il ruolo che ella ha svolto all'inizio


della sua vita.
Oggi l'importanza della madre all'inizio della vita spesso
negata; si tende a dire che durante i primi mesi vi sia soltanto il
bisogno di una tecnica adeguata di cure corporee, e che quindi
una buona governante sia sufficiente. Esistono addirittura madri
(spero non in questo paese), cui viene detto che "devono" fare il
"maternage" al loro bambino, e ci la massima negazione del
fatto che il "maternage" si sviluppa naturalmente dal semplice
fatto di essere madri. Succede spesso che nel momento
immediatamente precedente alla comprensione di qualcosa vi sia
una fase di rifiuto, o di cecit, anche deliberata, proprio come
quando il mare si ritira dalla sabbia prima di lanciare in avanti
un'onda tempestosa.
La precisione nell'amministrazione domestica, le regole
dell'igiene, un lodevole impulso a promuovere la salute del corpo
- queste e molte altre cose - si interpongono fra la madre e il
suo bambino, ed improbabile che le stesse madri si facciano
avanti nel comune tentativo di opporsi alle interferenze.
Qualcuno deve agire al posto delle giovani madri che stanno
avendo i loro primi bambini e che, necessariamente, sono esse
stesse in uno stato di dipendenza. Si pu presumere che
nessuna madre di un neonato far lo sciopero contro i medici e
le infermiere, qualunque grado di frustrazione essa provi, perch
ella impegnata in un altro modo.
Anche se molte delle mie trasmissioni radiofoniche sono dirette
alle madri, improbabile che quelle giovani, che ne sono
maggiormente toccate, possano seguirle. Non desidero cambiare
questo. Non posso pretendere che le giovani madri vogliano
sapere cosa stanno facendo mentre provano piacere
nell'accudire i loro bambini. Esse hanno naturalmente paura che
l'essere istruite possa guastare il loro piacere e la loro esperienza
creativa, che l'elemento essenziale che conduce alla
soddisfazione e alla crescita. La giovane madre ha bisogno di
protezione e di informazione, cos come ha bisogno del massimo
che la scienza medica pu offrire nel campo della cura corporea
e della prevenzione degli incidenti che possono essere evitati. Ha

bisogno di un medico e di una infermiera che essa conosca e in


cui abbia fiducia. Ha anche bisogno dell'affetto di un marito e di
esperienze sessuali soddisfacenti. No, la giovane madre di solito
non una persona che impara dai libri. Tuttavia, nel preparare
le trasmissioni radiofoniche, ho conservato la forma della
conversazione diretta con le giovani madri, perch ci mi porta a
disciplinarmi. Chiunque scriva sulla natura umana dovrebbe
costantemente cercare di usare una lingua semplice,
allontanandosi dal gergo psicologico, sebbene questo gergo
possa talvolta comparire negli articoli delle riviste scientifiche.
Probabilmente coloro le quali hanno gi vissuto l'esperienza di
madre e possono quindi permettersi una visione di insieme,
saranno interessate a leggere queste cose formulate in questo
modo, e forse potr aiutare a fare ci che tanto necessario
oggi, vale a dire dare un sostegno morale alla madre
normalmente buona, colta oppure no, intelligente o limitata,
ricca o povera, e a proteggerla da qualunque cosa o persona si
interponga tra essa e il suo bambino. Uniamo le nostre forze per
permettere che il rapporto emozionale tra la madre e il bambino
inizi e si sviluppi naturalmente. Questo compito collettivo
un'estensione dei compiti paterni o, meglio, degli iniziali compiti
paterni, quando cio la moglie incinta, o quando sorregge e
allatta il bambino, nel periodo precedente a quello in cui il padre
pu essere utile al bambino in altri modi.
IL BAMBINO NEL GRUPPO FAMILIARE
(Relazione svolta alla Conferenza dell'Associazione delle scuole
materne su Sviluppi nell'educazione primaria, tenuta al New
College, Oxford, 26 luglio 1966.)
Molto stato scritto recentemente sul bambino e sulla famiglia,
ed assai difficile portare un contributo a questo vasto
argomento in modo originale. La consapevolezza di fondo deve
essere che tutto gi stato detto, e si potrebbe anche affermare
che il titolo diventato privo di significato semplicemente per il

suo uso ripetuto. Qualche rinnovamento venuto recentemente


da un cambiamento del punto di vista privilegiato: ora l'accento
non pi sull'individuo ma sulla famiglia. Vi una sorta di
progetto di cambiamento del modello del lavoro sociale, in modo
che la famiglia si venga a trovare al centro dell'attenzione e il
bambino sia considerato come parte della famiglia.
A mio avviso, ci non porta ad alcun cambiamento, perch il
bambino stato sempre studiato in rapporto alla famiglia o alla
mancanza di essa, ma, ad ogni modo, cerchiamo di usare
qualunque cosa ci sollevi dalla monotonia.
Se guardiamo al contributo psicoanalitico possiamo constatare
che l'enfasi che gli psicoanalisti hanno posto sul modo di trattare
un bambino stata eccessiva. Per un lungo periodo la
psicoanalisi si occupata del trattamento del bambino come di
un fenomeno isolato. Ci non poteva essere evitato. Tuttavia, vi
stato un cambiamento all'interno dei circoli psicoanalitici - un
cambiamento avvenuto semplicemente attraverso il processo di
sviluppo delle idee. Questo cambiamento per non riguarda lo
psicoanalista, ma il lavoro sociale in genere - e direi che il lavoro
sociale, nel considerare il bambino, ha sempre considerato la
famiglia.
Vi per ora il pericolo, secondo me, di porre un'eccessiva
enfasi sulle difficolt umane in termini di famiglia e di altri
gruppi, quasi per evitare di concentrarsi sullo studio
dell'individuo, che sia esso bambino, neonato, adolescente o
adulto. A un certo punto del lavoro che ogni caso richiede
l'operatore deve andare incontro a un individuo al di fuori del
gruppo; qui che sorgono le maggiori difficolt e, d'altra parte,
qui che si incontrano le maggiori possibilit di operare un
cambiamento.
Comincio quindi con una preghiera: ricordatevi il singolo
bambino, il processo di sviluppo del bambino, l'angoscia del
bambino, il bisogno che il bambino ha di un aiuto personale, e la
capacit che ha di farne uso, e ricordatevi pure, come ovvio,
l'importanza della famiglia, dei vari gruppi scolastici e di tutti gli
altri gruppi che conducono a ci che chiamiamo societ.

In ogni punto di un lavoro sul caso, si dovr prendere una


decisione su chi la persona malata nel caso in questione. E
alcune volte, anche se il bambino a essere considerato malato,
qualcun altro che sta causando o mantenendo un disturbo,
oppure pu darsi che la difficolt sia causata da un fattore
sociale. Questi sono casi particolari, e gli operatori sociali sono
pienamente consapevoli di questo problema, che non li dovrebbe
per rendere ciechi del fatto che, nella maggioranza dei casi,
quando un bambino manifesta dei sintomi, questi sintomi
indicano un'angoscia cui si pu fare fronte lavorando con lui.
Vi voglio ricordare che ci sicuramente vero per tutte le miriadi
di casi che esistono in una comunit, ma che non arrivano agli
ambulatori specializzati per i bambini, i quali ovviamente
tendono a occuparsi di casi molto meno comuni e pi complessi.
In altre parole, se guardate intorno a voi, ai bambini che
conoscete all'interno della vostra famiglia e del vostro ambito
sociale, vedrete un vasto numero di bambini ai quali basterebbe
un piccolo aiuto ma che non cercheranno mai delle cure. Sto
dicendo che questi sono i bambini che potrebbero essere aiutati
meglio e che hanno bisogno di attenzione individuale. I bambini
negli ambulatori non sono rappresentativi di quelli che hanno
bisogno di aiuto nella comunit. Dico ci fiducioso in questo
uditorio, perch esso composto di insegnanti, e la
maggioranza dei bambini a cui insegnate non costituita da casi
clinici; sono bambini comuni, molto simili a quelli che
appartengono al vostro gruppo sociale. Non vi praticamente
alcun bambino che non abbia bisogno di aiuto per qualche
problema personale: ieri, oggi e domani. Molto spesso trattate
questi problemi a scuola, ignorando i bambini, tramite una
disciplina attentamente modulata oppure insegnando al bambino
una competenza specifica, o fornendogli opportunit per fare
emergere i suoi impulsi creativi. E bisogna ammettere che, tutto
sommato, la vostra visione della psicologia deve essere e deve
rimanere diversa da quella degli operatori sociali e degli
psichiatri infantili. Tuttavia, voi capirete che necessaria una
sovrapposizione, e che alcuni dei vostri bambini dovrebbero
frequentare un ambulatorio mentre alcuni dei bambini che

frequentano un ambulatorio dovrebbero trattare le loro difficolt


con l'aiuto di zii, di insegnanti e di tutto ci che la societ pu
loro offrire.
IL GRUPPO IN RAPPORTO ALL'INDIVIDUO.
Ci che voglio fare per usare al meglio l'opportunit che mi
avete dato ricordarvi in dettaglio come la famiglia sia un
gruppo la cui struttura in rapporto con la struttura della
personalit individuale. La famiglia il raggruppamento primario
ed , fra tutti i raggruppamenti, quello che pi si avvicina a
essere un raggruppamento all'interno della personalit come
unit. Il primo raggruppamento semplicemente un duplicato
della struttura unitaria. Quando diciamo che la famiglia il primo
raggruppamento, stiamo naturalmente parlando della crescita
dell'individuo, e ci giustificato dal fatto che il mero passare
del tempo non ha un legame con l'esistenza umana che sia
paragonabile, in quanto a forza, a legame relativo al momento in
cui ciascuna persona inizia, attraverso un processo di crescita, a
crearsi una zona di tempo personale.
Il bambino sta iniziando a separarsi dalla madre, e prima che la
madre venga percepita oggettivamente, ella ci che pu
essere chiamato un oggetto soggettivo. C' uno scarto netto che
il bambino deve sperimentare fra l'uso della madre come
oggetto soggettivo, vale a dire come aspetto di s, e l'uso della
madre come oggetto altro da s, e quindi fuori del controllo
onnipotente; la madre svolge un compito molto importante
nell'adattarsi ai bisogni del bambino mitigando in qualche modo
questo terribile strappo che fa parte del principio di realt. La
figura materna viene duplicata.
In alcune culture viene fatto un sforzo deliberato per impedire
che la madre sia un'unica persona, cos che il bambino venga
protetto sin dall'inizio dal trauma connesso alla perdita. Nella
nostra cultura tendiamo a considerare normale per il bambino
sperimentare a pieno il trauma della madre che diventa una
persona esterna; ma dobbiamo ammettere che ci sono degli
inconvenienti. Quando, con una determinata madre, tutto va
bene, c' una ricchezza di esperienza, che l'argomento

principale in favore di questo metodo. Lo studio antropologico di


questa materia fornisce materiale affascinante per il ricercatore
che osservi i risultati della scissione precoce, deliberata e
socialmente determinata, dalla figura materna.
Il padre entra a far parte del quadro in due modi diversi. Fino a
un certo punto egli una delle persone che riproducono la figura
materna; c' stato un cambiamento di orientamento negli ultimi
cinquant'anni in questo paese, cos che i padri diventano molto
pi reali per i loro bambini nel ruolo di doppio della madre di
quanto non lo fossero alcune decine di anni fa. Tuttavia, questo
interferisce con l'altro aspetto del padre, quello per cui egli entra
nella vita del bambino come un aspetto della madre: severo,
duro, inflessibile, intransigente, indistruttibile, e che, in
circostanze favorevoli, diventa gradualmente quell'essere umano
che pu essere temuto e odiato, amato e rispettato.
In questo modo si sviluppato un gruppo, e dobbiamo notare
che esso si formato in due ordini di modalit. Il primo riguarda
l'estensione della struttura della personalit del bambino e
dipende dai processi di crescita. Il secondo dipende dalla madre
e dal suo atteggiamento nei confronti di quel bambino in
particolare, dalle altre persone che possano essere disponibili
come figure materne, dall'atteggiamento della madre nei
confronti dei sostituti materni, dall'atteggiamento sociale locale,
e poi dall'equilibrio fra i due aspetti della figura paterna che ho
descritto. Il modo di essere del padre, naturalmente, determina
in gran parte il modo in cui il bambino ne fa uso (o non ne fa
uso) nella formazione di questa particolare famiglia. Ad ogni
modo, ovviamente, il padre pu essere assente oppure pu
essere messo molto in evidenza, e questi dettagli costituiscono
un'enorme differenza nel significato della parola famiglia per
quel particolare bambino di cui stiamo parlando.
Incidentalmente, io conosco una bambina che ha chiamato
famiglia il suo oggetto transizionale. Penso che in questo caso
ci sia stato un riconoscimento molto precoce dell'inadeguatezza
del rapporto tra i genitori, ed stato in un periodo
sorprendentemente precoce che questa bambina ha cercato di
porre rimedio al difetto che percepiva, chiamando la sua

bambola famiglia. E' l'unico esempio che io conosco in cui ci


accaduto; e ora, trent'anni dopo, la persona sta ancora
lottando con la propria incapacit di accettare la discordia fra i
suoi genitori.
Ci che spero di aver fatto finora di avervi ricordato che
quando parliamo semplicemente di un bambino e della sua
famiglia, stiamo ignorando i delicati stadi attraverso cui quel
particolare bambino ha acquisito una famiglia. Non si tratta
semplicemente del fatto che c' un padre e che c' una madre e
che spesso nascono nuovi bambini, e poi che c' una casa con
genitori e bambini, arricchita da zii e cugini. Questa soltanto
l'affermazione di un osservatore. Per i cinque bambini nella
famiglia vi sono cinque famiglie; non c' bisogno di uno
psicoanalista per vedere che queste cinque famiglie non devono
per forza somigliarsi, e che certamente non sono identiche.
IL PRINCIPIO DI REALTA'.
Ora che ho introdotto l'idea di una famiglia accanto al concetto
dell'oggetto soggettivo che viene, in seguito, percepito
oggettivamente, vorrei continuare a prendere in considerazione
quest'area. C' un enorme cambiamento nello sviluppo
dell'essere umano proprio in questo punto, fra questi due tipi di
relazione. Ho personalmente cercato di contribuirvi facendo la
maggior parte delle osservazioni sugli oggetti e sui fenomeni
transizionali, vale a dire su tutte le cose che vengono usate dal
bambino individualmente, mentre egli sta attraversando questa
fase in cui la capacit di avere percezioni oggettive limitata, e
in cui l'esperienza principale della relazione oggettuale deve
continuare a essere quella di relazione con oggetti soggettivi.
(Non possibile qui usare l'espressione oggetto interno,
l'oggetto che possiamo vedere esterno ed percepito
soggettivamente, vale a dire proviene dagli impulsi creativi e
dalla mente del bambino; una questione pi sofisticata quando
il bambino, che ora ha un mondo interno, prende degli oggetti
percepiti esternamente e li fissa come immagini interne; stiamo
parlando di uno stadio precedente a quello in cui questo
linguaggio ha un senso.)

Una difficolt che si presenta in una descrizione di questo


genere che quando un bambino piccolo, in questo stadio, in
rapporto con ci che sto chiamando oggetto soggettivo, non c'
dubbio che nello stesso tempo vi una percezione oggettiva in
atto. In altre parole, il bambino non potrebbe aver inventato in
modo esatto come fatto l'orecchio sinistro della madre.
Tuttavia, in questo stadio, si deve dire che l'orecchio sinistro
della madre con cui il bambino sta giocando un oggetto
soggettivo; il bambino ha raggiunto e ha creato quel particolare
orecchio che stava l per essere scoperto. Questo l'aspetto
eccitante del sipario, a teatro; quando si alza, ognuno di noi
immagina il lavoro teatrale che sar rappresentato, e poi
potremo anche verificare che la sovrapposizione di ci che
ognuno di noi ha immaginato fornisce materiale per una
discussione sul lavoro teatrale che stato rappresentato.
Non saprei come proseguire senza dire che, in qualche modo,
esiste un elemento di inganno, un inganno che inerente allo
sviluppo della capacit dell'individuo di mettersi in rapporto con
gli oggetti. Sto leggendo questo lavoro per voi, per un uditorio
che ho immaginato. Ma bisogna ammettere che, mentre scrivevo
il lavoro, ho anche pensato, fino a un certo punto, all'uditorio
che ora si trova qui. Mi piacerebbe pensare che l'uditorio che si
trova qui adesso possa unirsi in una certa misura all'uditorio che
avevo nella mente quando stavo scrivendo il lavoro, ma non
sicuro che i due uditori possano mettersi in rapporto fra di loro.
Nello scrivere questo lavoro devo giocare attorno all'area che
chiamo transizionale, nella quale ho finto che il mio uditorio
foste voi come siete qui adesso.
Questa fase che ho scelto di discutere, e alla volta mi sono
riferito con l'espressione fenomeni transizionali, importante
per lo sviluppo di ogni singolo bambino. Ci vuole tempo,
all'interno di un ambiente mediamente prevedibile (1), perch
il bambino possa essere aiutato da qualcuno che si adatti in
modo estremamente sensibile mentre si trova nel processo di
acquisizione della capacit di usare la fantasia, di richiamarsi alla
realt interna e al sogno, di manipolare i giocattoli. Nel gioco, il
bambino entra in quest'area intermedia di ci che chiamo

inganno (anche se, vorrei chiarire, proprio in questo particolare


aspetto dell'inganno c' la salute). Il bambino fa uso di una
posizione fra s e la madre o il padre o chiunque sia, e l,
qualunque cosa accada, egli simboleggia l'unione o la nonseparazione di queste due cose separate. Il concetto , a dire il
vero, abbastanza difficile, e penso che ci sarebbe una
controversia filosofica se potesse essere colto. Potrebbe forse
anche ricollocare la religione nell'esperienza di quelli che hanno
disconosciuto il concetto di miracolo.
Per quanto ci riguarda, il punto che il bambino richiede un
lasso di tempo nel quale salde esperienze relazionali possano
essere usate per lo sviluppo di aree intermedie, nelle quali il
gioco o fenomeni transizionali possano andare stabilendosi, in
modo che d'ora in poi il bambino possa gioire di tutto ci che
deriva dall'uso dei simboli, poich i simboli dell'unione forniscono
un orizzonte pi vasto per l'esperienza umana che non l'unione
medesima.
ESCURSIONI E RITORNI.
Ripeto che nello sviluppo normale il bambino ha bisogno di
"tempo" affinch questa fase sia pienamente esplorata; inoltre il
bambino ha bisogno di poter sperimentare i diversi tipi di
relazione oggettuale, tutti nello stesso giorno o anche in uno
stesso momento. Per esempio, si pu vedere un bambino piccolo
che prova piacere nei rapporti con una zia o con un cane o con
una farfalla, e l'osservatore pu verificare che il bambino non
soltanto prova piacere per le percezioni oggettive, ma anche per
l'arricchimento che gli deriva dalla scoperta. Ci non significa
per che il bambino sia pronto a vivere in un mondo che lui ha
scoperto. In ogni momento il bambino pu fondersi di nuovo con
il suo lettino o con la madre o con gli odori familiari, e si ristabilisce in un ambiente soggettivo. Sto cercando di dire che il
modello familiare pi di qualsiasi altra cosa che fornisce al
bambino queste reliquie del passato, cosicch, quando il
bambino scopre il mondo, c' sempre il viaggio di ritorno, ricco
di significati per lui. Se verso la famiglia, allora il viaggio di
ritorno non crea tensione in nessuno, perch esso rimane

orientato sull'essenza della famiglia, sia per se stesso che per le


persone all'interno di esso.
Sebbene questi punti non richiedano di essere illustrati,
prender esempio da un caso analitico.
Una paziente riassume i traumi accumulati nella propria infanzia
raccontando un incidente nella maniera in cui i pazienti fanno
spesso. Le sue parole dimostrano l'importanza del fattore tempo.
Avevo circa due anni. La mia famiglia era sulla spiaggia.
Vagavo lontana da mia madre e cominciai a fare delle scoperte.
Trovai delle conchiglie. Una conchiglia mi conduceva a un'altra,
e ce n'era un numero illimitato. Improvvisamente, ebbi paura e
solo ora posso vedere che ci che era successo era che mi ero
interessata alla scoperta del mondo e avevo dimenticato mia
madre. Ci implicava, come lo vedo ora, l'idea che mia madre mi
aveva dimenticato. Mi girai e corsi verso mia madre, forse
soltanto per qualche metro. Mia madre mi rassicur e cominci
un processo di ristabilimento del mio rapporto con lei.
Probabilmente, sembravo disinteressarmi di lei perch mi ci
vuole del tempo per sentirmi ristabilita e per perdere il senso di
panico. Quindi, improvvisamente, mia madre mi mise gi.
Questa paziente era in analisi e riattivava questo episodio e in
base al lavoro fatto in analisi, pot aggiungere: Ora so che
cosa era successo. Avevo aspettato tutta la vita per essere
capace di raggiungere lo stadio successivo, perch se mia madre
non mi avesse rimessa gi le avrei gettato le braccia attorno al
collo e sarei esplosa in un fiume di lacrime, lacrime di gioia e di
felicit. Ma, per come andata, non ho mai pi ritrovato mia
madre.
Deve essere inteso che, raccontando questo episodio, la
paziente si riferiva a un modello di questo tipo di situazione,
basato su ricordi sovrapposti di situazioni simili. Il punto focale di
questo esempio che esso indica il modo estremamente delicato
in cui, se tutto va bene, viene costruita la fiducia di un bambino
nel viaggio di ritorno. Questo un tema sollevato nei tre volumi,
specialmente l'ultimo, dell'autobiografia di Richard Church.

Se si osserva un bambino di due anni, si pu facilmente vedere


la coesistenza di viaggi, escursioni e ritorni che comportano poco
rischio, ed escursioni e ritorni significativi perch se falliscono,
alterano l'intera vita del bambino. Differenti membri della
famiglia hanno diversi ruoli da svolgere, e i bambini usano ora
l'uno ora l'altro di essi per estendere le loro esperienze, in modo
da coprire un vasto campo per quanto riguarda le qualit delle
loro escursioni e dei loro ritorni.
Perci succede spesso che un bambino sia diverso a casa e a
scuola. Il modello abituale che a scuola il bambino stimolato
nella scoperta di cose nuove, di nuovi aspetti della realt
percepiti in modo nuovo, mentre a casa il bambino prudente,
ritirato, dipendente, facile al panico, preservato dalla crisi grazie
al sensibile adattamento della madre o di qualcun altro vicino.
Pu anche darsi che succeda il contrario, ma forse meno
normale, ed pi probabile che insorgano difficolt quando il
bambino pieno di fiducia a scuola, in relazione a una persona o
al contesto, e a casa invece irritabile, insicuro e
prematuramente indipendente. Questo potrebbe accadere
quando non c' posto per il bambino nella famiglia, come
quando il secondo figlio diventato quello di mezzo, cos da
perdere tutti i riguardi, finch qualcuno non si accorge che il
bambino ha cambiato carattere e che, bench inserito in una
buona famiglia, diventato un bambino deprivato.
LEALTA' E SLEALTA'.
Vorrei sviluppare ulteriormente il tema della famiglia in rapporto
a quello dell'individuo in via di sviluppo. Fra i tanti aspetti di
questo fenomeno, che ha molte facce, preferirei parlare dei
conflitti di lealt, che sono inerenti allo sviluppo del bambino.
Nei termini pi semplici, il problema pu essere delineato in
questo modo. C' una grande differenza fra un bambino che si
allontanato dalla madre, che ha raggiunto il padre e che ha
compiuto il viaggio di ritorno, e il bambino che non ha mai fatto
questa esperienza.
In un linguaggio pi sofisticato, si potrebbe dire che il bambino
non munito di elementi che gli permettano di contenere un

conflitto all'interno del S. Questo ci che chiediamo


all'operatore sociale, e sappiamo quale tensione deve sostenere
un adulto maturo mentre si occupa di un caso, e sappiamo che,
per un certo periodo, egli contiene i conflitti propri del caso
stesso. L'operatore che si occupa di un caso d pi importanza a
questo tipo di contenimento che a qualsiasi azione specifica che
riguardi gli individui del gruppo in questione.
Possiamo attenderci che il bambino immaturo abbia bisogno di
una situazione in cui non ci si aspetta lealt, e deve essere nella
famiglia che si pu sperare di trovare questa tolleranza di ci
che sembrerebbe slealt se non fosse semplicemente una parte
del processo di crescita.
Un bambino si muove verso un rapporto con il padre e, nel farlo,
sviluppa un atteggiamento nei confronti della madre che
appartiene al rapporto con il padre. La madre non soltanto pu
anche essere vista dal punto di vista del padre, ma il bambino
sviluppa un tipo di rapporto di innamoramento per il padre che
comporta l'odio e la paura nei confronti della madre. E'
pericoloso tornare alla madre in questa posizione.
Tuttavia, c' stata una costruzione graduale, e il bambino ritorna
alla madre, e in quest'orientamento familiare vede il padre
oggettivamente, e i sentimenti del bambino contengono odio e
paura.
Questo tipo di cose accade continuamente nella vita quotidiana
del bambino. Ovviamente, non c' bisogno che avvenga soltanto
all'interno del rapporto con il padre e la madre; pu anche
essere l'esperienza di andare dalla madre alla tata e
viceversa, o pu essere una zia o una nonna o una sorella.
Gradualmente, nella famiglia si pu andare incontro a tutte
queste possibilit e sperimentarle, e il bambino pu venire a
patti con le paure che si associano con queste esperienze.
Inoltre, il bambino pu cominciare a provare piacere
nell'emozione che propria di tutti questi conflitti, purch essi
possano essere contenuti; e nel giocare alla famiglia i bambini
introducono tutte le tensioni e le paure che appartengono a
questo tipo di sperimentazione della slealt, comprese le tensioni
e le gelosie degli adulti nell'ambiente stesso. In un certo senso,

questo un buon modo per descrivere la vita di famiglia in


termini teorici. Forse il grande interesse dei bambini per il gioco
di fare i pap e le mamme deriva dal progressivo estendersi
della sperimentazione della slealt.
A volte, si pu vedere l'importanza che ha questo modo di
giocare quando un nuovo bambino arriva in una famiglia
piuttosto tardi, per cui, ovviamente, non pu giocare come i
fratelli e le sorelle, perch questi giochi hanno ormai una
complessit che ha senso solo per i fratelli e per le sorelle
maggiori. Il nuovo bambino pu essere coinvolto in modo
meccanico, o sentirsi lasciato fuori o annichilito dal
coinvolgimento stesso, che non creativo poich il nuovo
bambino avrebbe bisogno di ricominciare da capo e di costruire
dall'inizio la complessit delle alleanze incrociate.
Naturalmente so che vi sono delle caratteristiche positive e
libidiche nei sentimenti che appartengono al gioco familiare, ma
il soddisfacimento dell'emozione strettamente associato alla
questione delle alleanze incrociate. In questo senso il gioco
familiare una perfetta preparazione alla vita.
Si vedr che la scuola pu facilmente fornire un'immenso
sollievo al bambino che vive in famiglia. Per i bambini piccoli che
passano la maggior parte del tempo giocando, i giochi di scuola
non sono fondamentali: essi passano presto ai giochi che
sviluppano competenze. Inoltre vi la questione della disciplina
di gruppo: tutto ci che per alcuni pu rappresentare una
gradita semplificazione molto fastidioso per altri. La
semplificazione troppo precoce del gioco della famiglia che la
scuola fornisce deve essere considerata, per i bambini che
vivono in famiglia, come un impoverimento, specialmente per
quelli che sono in grado di fare il gioco della famiglia, e le cui
famiglie sono in grado di tollerare il fatto che i bambini stiano
giocando alla famiglia.
Per contrasto, si pu vedere che il bambino solo o isolato ha
tutto da guadagnare nell'essere introdotto presto in un gruppo
dove comunque, fino a un certo punto, il gioco pu permettere
rapporti interpersonali e alleanze incrociate che sono creative
per il bambino.

E' per questo genere di ragioni che non si pu mai prendere


dall'alto una decisione soddisfacente riguardo all'et in cui i
bambini devono andare a scuola. In queste delicate questioni
ogni nuovo caso deve essere preso in esame da capo, per poter
dare un buon consiglio, e ci significa che per ogni singolo
quartiere qualsiasi tipo di provvedimento pu essere possibile.
Nel dubbio, la famiglia il luogo in cui il bambino pu attingere
alle esperienze pi arricchenti, ma bisogna stare molto attenti al
bambino che, per una ragione o un'altra, non pu essere
creativo nel gioco immaginativo finch non passa qualche ora al
giorno fuori dalla famiglia. L'educazione nella scuola elementare
appartiene all'area in cui il bambino propenso a essere distolto
dall'elaborazione delle complessit che la vita offre,
apprendendo e adottando alleanze specifiche e accettando
regole e modelli insieme con il grembiule scolastico. Talvolta
queste condizioni persistono fino all'adolescenza, ma siamo
scontenti quando il bambino permette che accada, anche se pu
essere conveniente dal punto di vista dell'insegnante. Ci
aspettiamo che nell'adolescenza di ogni individuo riappaiano
tutta la sperimentazione e le alleanze incrociate apparse
creativamente nel gioco della famiglia, anche se questa volta
l'emozione non proviene soltanto dalle paure che possono
insorgere, ma anche dalle intense esperienze libidiche che la
pubert ha liberato.
La famiglia ovviamente di enorme valore per gli adolescenti,
specialmente perch ognuno di essi prova spesso grandi paure,
anche se gode di buona salute mentale, poich l'amore intenso
produce automaticamente odio intenso. Quando il quadro
familiare ha continuit, gli adolescenti possono comportarsi da
padre o da madre; ci era la sostanza del gioco immaginativo
nel periodo dai due ai cinque anni.
Mi sembra che la famiglia sia spesso vista come una struttura
mantenuta dai genitori, come una cornice all'interno della quale i
bambini possono vivere e crescere. Viene considerata come il
luogo in cui i bambini possono scoprire sentimenti di amore e di
odio e dove possono aspettarsi simpatia e tolleranza cos come
possono avvertire l'esasperazione che creano. Ma quello che sto

dicendo riguarda la mia sensazione che il ruolo che ogni


bambino ha nella funzione della famiglia rispetto all'incontro dei
bambini con la slealt, in qualche misura sottovalutato.
La famiglia conduce a tutti i tipi di raggruppamento,
raggruppamenti che si allargano progressivamente fino a
costituire la comunit locale e la societ in generale.
La realt del mondo in cui i bambini dovranno alla fine vivere
come adulti una realt in cui la fedelt implica qualcosa di
natura opposta che pu essere chiamato infedelt, e il bambino
che ha avuto la fortuna di attingere a tutte queste cose nel corso
della propria crescita si trova nella migliore posizione per
occupare un suo spazio in un mondo di questo tipo.
Infine, se ci guardiamo indietro, possiamo vedere che queste
infedelt, come le sto chiamando, sono una caratteristica
essenziale della vita, e derivano dal fatto che se una persona
se stessa anche infedele a tutto ci che se stessa non . Le
parole pi aggressive e quindi pi pericolose di tutte le lingue del
mondo si trovano nell'asserzione "Io sono". Bisogna ammettere
per che soltanto coloro che hanno raggiunto lo stadio in cui
possono fare quest'asserzione sono veramente qualificati come
membri adulti della societ.
L'APPRENDIMENTO DEI BAMBINI
(Questo
lavoro

stato
letto
a
una
conferenza
sull'evangelizzazione della famiglia sotto gli auspici del Christian
Teamwork Institute of Education, al Kingswood College for
Further Education, 5 giugno 1968.)
Sono venuto a parlare in questa conferenza come pediatra,
psichiatra infantile, psicoanalista e come uomo. Rispetto a
quarant'anni fa, ho trovato un atteggiamento diverso. Allora era
improbabile che coloro che erano impegnati nell'insegnamento
della religione potessero aspettarsi da uno psicoanalista un
contributo positivo. Spero che voi sappiate che non sono stato
invitato qui come professore di religione, e neanche come

cristiano, ma come qualcuno che ha una lunga esperienza in un


campo limitato e che si occupa intensamente dei problemi della
crescita, del vivere e della realizzazione umana. Il vostro
"chairman" ha detto qualcosa sul fatto che io so pi di chiunque
altro sul comportamento dei bambini. L'avr letto sulla copertina
di qualche libro! Il contributo che voi vi aspettate da me
proviene dalla mia conoscenza di qualcosa in pi di quel che si
pu vedere esteriormente o del comportamento che appare sulla
superficie dell'intera struttura della personalit. A questo punto
si fa avanti la parola realizzazione. Esiste una categoria di
persone che studia il comportamento infantile tralasciando le
motivazioni inconsce e il rapporto tra comportamento e conflitti
all'interno della persona, e che quindi perde totalmente il
contatto con chiunque insegni la religione penso che fosse
questo che il vostro "chairman" intendeva, e cio che io mi
interesso dello sviluppo dell'individuo all'interno della famiglia e
del contesto sociale.
Cresciuto come metodista wesleyano, mi sono semplicemente
allontanato, durante la crescita, dalla pratica religiosa; sono
stato per sempre contento che la mia educazione religiosa
fosse stata tale da permettere che ci si potesse allontanare dalla
religione. So che mi rivolgo a un uditorio illuminato, per il quale
la religione non significa soltanto andare in chiesa ogni
domenica. Potrei dire che, mi sembra, ci che viene
comunemente chiamato religione deriva dalla natura umana,
mentre alcuni pensano alla natura umana come qualcosa che
stato salvato dalla barbarie attraverso una rivelazione esterna ad
essa.
Vi sono molte questioni significative che possiamo discutere
insieme, una volta che abbiamo deciso di andare a vedere se dal
versante psicoanalitico pu provenire un contributo positivo
all'insegnamento della religione e anche alla pratica religiosa.
Avete bisogno di miracoli in questa era di osservazioni accurate
e obiettive? Avete bisogno di aggrapparvi all'idea di una vita
nell'aldil? Avete bisogno di diffondere il mito tra i cittadini di
seconda classe? Avete bisogno di continuare a derubare il
bambino, l'adolescente o l'adulto della propria bont innata

inculcandogli il moralismo? Devo attenermi a un solo argomento


per rimanere nei limiti del tempo concessomi e nell'ambito
dell'area delimitata dalla mia esperienza specifica. Penso di
essere stato invitato qui oggi a causa di qualcosa che ho detto
una volta sulla capacit del bambino di "credere in". Ci fa
sorgere la domanda su cosa si colloca alla fine della frase. Quello
che sto facendo separare l'esperienza del vivere
dall'educazione. Nell'educare voi porgete al bambino convinzioni
che hanno un significato per voi stessi e che appartengono
all'area culturale o religiosa nella quale vi accaduto di nascere
o che avete scelto come alternativa a essa. Ma voi avrete
successo soltanto se il bambino ha la capacit di credere in
qualcosa. Lo sviluppo di questa capacit non una questione di
educazione, a meno che voi non estendiate il significato della
parola a cose cui normalmente non viene attribuito. E' il
problema dell'esperienza intesa come crescita del neonato e
come cura sollecita al bambino A questo punto subentra la
madre, e forse anche il padre e gli altri che appartengono
all'ambiente che circonda il bambino - ma inizialmente c' la
madre.
Vedrete che per me il problema sempre quello dello sviluppo e
della crescita. Io non penso mai allo stato di una persona "qui e
ora", la penso sempre in relazione all'ambiente e alla sua
crescita sin dal suo concepimento, e certamente dal momento
immediatamente successivo alla sua nascita.
Il bambino nasce con tendenze innate che lo spingono
fortemente verso un processo di maturazione. Questo include la
tendenza verso l'integrazione della personalit, verso l'unit
globale della personalit nel corpo e nella mente, e verso la
relazione oggettuale, che gradualmente diventa una questione di
rapporti interpersonali, mano a mano che il bambino comincia a
crescere e a comprendere l'esistenza degli altri. Tutto ci
proviene dall'interno del bambino o della bambina.
Ciononostante, questi processi di crescita non possono avere
luogo senza un ambiente facilitante, specialmente all'inizio,
quando la condizione di dipendenza pressoch assoluta. Un
ambiente facilitante deve avere qualit umane, non perfezione

meccanica; quindi, l'espressione madre sufficientemente


buona sembra essere la pi adatta alla descrizione di ci di cui
il bambino ha bisogno per rendere operanti i suoi processi innati
di crescita. All'inizio, tutto lo sviluppo ha luogo a causa delle
tendenze innate, che sono incredibilmente vitali - tendenze verso
l'integrazione, verso la crescita, tutto ci che, un certo giorno, fa
desiderare al bambino di camminare, e cos via. Se l'ambiente
provvede al bambino in maniera sufficientemente buona, tutto
ci si svolge. Ma se l'ambiente facilitante non sufficientemente
buono, allora la linea della vita interrotta e le potenti tendenze
innate non possono far progredire il bambino verso la sua
realizzazione personale. Una madre sufficientemente buona
comincia con un alto grado di adattamento ai bisogni del
bambino.
Questo ci che significa sufficientemente buona,
l'incredibile capacit che le madri hanno, di norma, di
identificarsi completamente con il loro bambino piccolo. Verso la
fine della gravidanza e all'inizio della vita del bambino le madri
sono talmente identificate con il figlio che riescono realmente a
sentire come questi si sente, e possono quindi adattarsi ai suoi
bisogni in modo da soddisfarli. Il bambino si trova pertanto nella
posizione di poter stabilire una continuit nello svolgimento della
sua crescita che costituisce il principio dello stato di salute. La
madre sta allora ponendo le basi della salute mentale del suo
bambino, e pi che della salute - della sua realizzazione e della
sua ricchezza personale, con tutti i pericoli e i conflitti che esse
comportano, e con tutte le difficolt che appartengono alla
crescita e allo sviluppo.
Quindi la madre, e anche il padre, bench all'inizio questi non
abbia con il bambino lo stesso tipo di rapporto fisico, hanno
questa capacit di identificarsi con lui senza provare
risentimento, e di adattarsi ai suoi bisogni. La maggior parte dei
bambini del mondo, nelle ultime migliaia di anni, ha avuto
all'inizio un ambiente sufficientemente buono, altrimenti il
mondo sarebbe popolato per la maggior parte da persone
malate piuttosto che da persone sane, ma non cos. Questa
identificazione della madre con il bambino presenta qualche

difficolt per alcune donne, esse si chiedono se potranno mai


ritornare alla loro individualit, e a causa di questa
preoccupazione possono trovare difficile, all'inizio, adattarsi ai
bisogni del bambino con tutte se stesse.
E' ovvio che le figure materne vadano incontro ai bisogni
istintuali del bambino. Ma questo aspetto del rapporto fra
genitori e bambino gi stato fin troppo sottolineato nei primi
cinquant'anni della letteratura psicoanalitica. Ci volle molto
tempo prima che il mondo analitico - malgrado la riflessione
sullo sviluppo del bambino sia stata fortemente influenzata negli
ultimi sessant'anni dal pensiero psicoanalitico - si soffermasse,
per esempio, sull'importanza che ha il modo in cui un bambino
viene tenuto in braccio ("held"); eppure, se ci pensate, ci di
importanza primaria. Potreste fare una caricatura di qualcuno
che fuma una sigaretta mentre tiene il bambino per una gamba,
facendolo dondolare mentre lo immerge nella vasca da bagno, in
certo modo sapendo che non quello ci di cui i bambini hanno
bisogno.
A questo punto si affacciano questioni molto sottili. Ho osservato
e parlato con migliaia di madri. Voi avete presente come esse
tengono il bambino, sostenendone la testa e il tronco. Se voi
avete la testa e il corpo di un bambino nelle vostre mani senza
pensare in termini di unit, e prendete un fazzoletto o qualsiasi
altra cosa, allora la testa del bambino cade all'indietro, e il
bambino si trova scisso in due parti: la testa e il corpo. Il
bambino urla, e non dimenticher mai questo momento. La cosa
terribile che nulla viene dimenticato. Il bambino andr avanti
con una mancanza di fiducia nelle cose. Penso che sia giusto
dire che i bambini non ricordano quando le cose sono andate
bene, ma ricordano quando sono andate male, perch ricordano
che la continuit della vita stata bruscamente spezzata, la loro
testa caduta all'indietro, o qualcosa del genere; le loro difese
sono venute a mancare ed essi hanno reagito di conseguenza;
stato molto doloroso, ed qualcosa di cui non potranno liberarsi.
Devono conviverci, e se una tale esperienza sar ricorrente nelle
cure che ricevono, essa produrr una mancanza di fiducia
nell'ambiente.

Se le cose saranno andate bene, i bambini non diranno mai


grazie, perch non sanno che le cose sono andate bene. In
ogni famiglia vi questa vasta area di debito non riconosciuto
che poi non un debito. Nessuno in debito, ma chiunque arrivi
solido all'et adulta non avrebbe potuto farlo se non vi fosse
stato qualcuno che si fosse occupato di lui fin dalle prime fasi
della sua vita.
Il problema del tenere in braccio e delle attenzioni fisiche solleva
tutta la questione dell'attendibilit umana. Ci di cui sto parlando
non potrebbe essere fatto da un computer - deve essere
attendibilit "umana" (che, a dire il vero, non attendibile).
Nello sviluppo dell'adattamento, la capacit della madre di
adattarsi diminuisce gradualmente; di conseguenza il bambino
comincia a essere frustrato e inquieto, e ha bisogno di
identificarsi con la madre. Ricordo un bambino di tre mesi che
mentre succhiava al seno materno metteva la mano nella bocca
della madre per nutrirla prima di prendere il seno. Era capace di
avere cos un'idea di ci che la madre sentiva.
Il bambino pu mantenere viva dentro di s, per molti minuti,
l'idea della madre o del padre o della baby-sitter, ma se la
madre, in quel momento, si assenta per due ore, allora
l'"immagine" della madre all'interno del bambino si affievolisce e
comincia a svanire. Quando la madre ritorna un'altra persona.
E' difficile far rivivere l'"immagine" dentro di s. Fino a circa due
anni il bambino reagisce molto male alla separazione dalla
madre. Verso i due anni, il bambino conosce la madre o il padre
abbastanza per essere capace di interessarsi non solo a un
oggetto o a una situazione, ma a una persona reale. A due anni
il bambino ha bisogno della presenza della madre se, per
esempio, deve essere ricoverato in ospedale. Ma il bambino
piccolo ha sempre bisogno della stabilit ambientale, che facilita
la continuit dell'esperienza personale.
Imparo molto non solo parlando con le madri e osservando i
bambini, ma anche attraverso il trattamento degli adulti; tutti gli
adulti diventano bambini durante il trattamento. Per far fronte a
questo fatto io devo fingere di essere pi adulto di quanto non
sia. In questo momento ho una paziente di cinquantacinque anni

che non riesce a tenere viva dentro di s la mia immagine se


non mi vede almeno tre volte alla settimana. Due volte appena
possibile. Una sola volta, anche con una seduta lunga, non
sufficiente. L'immagine svanisce, e il dolore nel vedere che tutti i
sentimenti e tutti i significati se ne vanno cos grande, che
essa mi dice che non vale la pena, che meglio morire. Quindi il
modello del trattamento deve dipendere dal modo in cui
l'immagine della figura genitoriale pu essere tenuta viva. Non si
pu evitare di diventare una figura genitoriale, se si sta facendo
qualcosa di professionalmente attendibile. Immagino che tutti
voi siate impegnati in qualcosa di professionalmente attendibile
e, in quell'area limitata, vi comportiate molto meglio che non a
casa, e i vostri clienti dipendono da voi e si appoggiano su di voi.
Gli atti umani attendibili realizzano una comunicazione molto
prima che il linguaggio assuma alcun significato - il modo in cui
la madre si pone mentre culla il bambino, il suono e il tono della
sua voce, tutto questo comunica molto prima che il linguaggio
sia compreso.
Noi siamo persone che credono. Siamo qui, in questa grande
stanza, e nessuno si mai preoccupato che il soffitto possa
cadere. Crediamo nell'architetto. Crediamo perch siamo stati
tirati su bene da qualcuno. Abbiamo ricevuto per un certo
periodo la comunicazione silenziosa di essere amati, nel senso
che vivendo in un ambiente adeguato potevamo fidarci, e quindi
potevamo continuare la nostra crescita e il nostro sviluppo.
Un bambino che non ha sperimentato cure preverbali, nel senso
di essere adeguatamente tenuto in braccio e accudito
attendibilit "umana" - un bambino deprivato. L'unica cosa
logica che pu essere di aiuto per un bambino deprivato
l'amore, amore nel senso di tenere in braccio e prendersi cura in
modo adeguato. Farlo pi tardi nella vita difficile, ma ad ogni
modo si pu provare, come nella cura residenziale. La difficolt
consiste nel bisogno che ha il bambino di verificare se questo
amore preverbale, il tenere in braccio, l'accudire fisico, e cos
via, resistono alla distruttivit che accompagna il primitivo
amore. Quando tutto va bene, questa distruttivit viene
sublimata in atti come mangiare, tirar calci, giocare, competere

e cos via. Tuttavia, se il bambino si trova in questo stadio


primitivo - ecco qualcuno da amare - il suo prossimo passo sar
distruggere. Se si sopravvive, vi sar allora l'"idea" della
distruzione. Ma prima di tutto c' la distruzione, e se cominciate
ad amare un bambino che non stato amato in questo senso
preverbale, vi potete trovare in grande difficolt; vi troverete a
essere derubati, con le finestre rotte, il gatto torturato, e tante
cose spaventose. E dovrete sopravvivere a tutto ci. Sarete
amati in quanto sarete sopravvissuti.
Per quale ragione lo stare qui in piedi dicendo che ho avuto un
buon inizio fa sembrare che io mi stia vantando? Sto solo
dicendo che niente di cui sono capace dipende solo da me; o
innato oppure qualcuno mi ha reso capace di stare dove sono.
La ragione per cui suona come una vanteria che mi
impossibile, come uomo, pensare di non aver scelto i miei
genitori. Sto dunque dicendo che ho fatto una buona scelta,
vero, che sono intelligente? Sembra sciocco, ma abbiamo a che
fare con la natura umana, e per quanto riguarda la crescita e lo
sviluppo umano dobbiamo essere capaci di accettare i paradossi;
si pu mettere insieme ci che sentiamo e ci che pu essere
osservato. I paradossi non devono necessariamente essere
risolti; devono essere osservati. E' a questo punto che
cominciamo a distinguere due campi. Dobbiamo osservare ci
che sentiamo mentre allo stesso tempo dobbiamo usare il
cervello per elaborare ci che suscita i nostri sentimenti.
Prendiamo il mio suggerimento per cui tutta l'espressione
preverbale dell'amore nel senso di tenere in braccio e di dedicare
cure fisiche ha un significato vitale per ogni bambino che cresce.
Per fare un esempio, possiamo quindi dire che, in base a ci che
stato sperimentato dall'individuo, siamo in grado di insegnare il
concetto di braccia eterne. Potremmo usare la parola Dio,
potremmo fare una specifica connessione con la Chiesa e con la
dottrina cristiana, ma ci necessita alcuni passaggi.
L'insegnamento ha luogo qui in base a ci in cui ogni bambino
ha la capacit di credere. Se, nel caso dell'insegnamento della
morale, seguiamo la linea di considerare alcune cose come
peccaminose, come possiamo essere sicuri di non stare

derubando il bambino che cresce della "sua" capacit di


giungere a un proprio senso personale di ci che giusto o
sbagliato, di arrivarvi a partire dal suo sviluppo? Si pu sovente
derubare un individuo del momento, estremamente importante,
in cui il suo sentimento : Ho l'impulso di fare questo e quello,
per anche..., per arrivare a una sorta di stadio dello sviluppo
che sarebbe completamente troncato se qualcuno avesse detto
Non devi fare quello, sbagliato. L'individuo diventer o
compiacente, nel qual caso si arrender, oppure si porr in
posizione di sfida, e allora nessuno ci avr guadagnato e non vi
sar crescita.
Dal mio punto di vista, ci che voi insegnate pu attecchire solo
su ci che esiste gi in termini di capacit del singolo bambino,
capacit basata sulle esperienze precedenti e sulla continuit di
un contenere ("holding") inteso come un circolo che si allarga
dalla famiglia alla scuola e alla vita sociale.
L'IMMATURITA' DELL'ADOLESCENTE
(Conferenza tenuta al ventunesimo incontro annuale della British
Student Health Association, svolto a Newcastle-upon-Tyne, 18
luglio 1968.)
OSSERVAZIONI PRELIMINARI.
Il mio approccio a questo vasto argomento non pu che derivare
dall'area della mia esperienza personale. Le mie osservazioni
devono essere inquadrate nel contesto dell'atteggiamento
psicoterapeutico. Come psicoterapeuta, mi trovo naturalmente a
pensare in termini di: (a) sviluppo emozionale dell'individuo; (b)
ruolo della madre e dei genitori; (c) famiglia come sviluppo
naturale in termini di bisogni del bambino; (d) ruolo della scuola
e degli altri gruppi visti come estensione dell'idea della famiglia e
come variante dei modelli familiari raggiunti; (e) ruolo
particolare della famiglia in rapporto ai bisogni dell'adolescente;
f) "immaturit dell'adolescente"; (g) raggiungimento graduale
della maturit nella vita dell'adolescente; (h) raggiungimento da

parte dell'individuo di un'identificazione con gruppi sociali e con


la societ, senza una perdita troppo estesa della spontaneit
personale; (i) struttura della societ, usando il termine come
sostantivo collettivo, essendo la societ composta di unit
individuali, mature o immature; (l) concettualizzazione della
politica, dell'economia, della filosofia e della cultura viste come
punto di arrivo dei processi naturali di crescita; (m) mondo come
sovrapposizione di un miliardo di modelli individuali, uno sopra
l'altro. La dinamica soggiacente il processo di crescita, innato
per ogni individuo. Ci che qui dato per scontato un
ambiente sufficientemente facilitante, ch all'inizio della crescita
e dello sviluppo di ogni individuo esso si configura come
condizione "sine qua non". I geni determinano modelli e
tendenze innate alla crescita e allo sviluppo della maturit,
eppure niente avviene nella crescita emozionale se non in
rapporto all'ambiente, che deve essere sufficientemente
buono. La parola perfetto non riguarda quest'affermazione la perfezione appartiene alle macchine e le imperfezioni
caratteristiche dall'adattamento umano al bisogno sono una
qualit essenziale di un ambiente propizio.
L'idea fondamentale sottesa a tutto ci la "dipendenza
dell'individuo", che all'inizio pressoch assoluta e che
gradualmente evolve in modo ordinato verso la dipendenza
relativa e verso l'indipendenza. L'indipendenza non diventa mai
assoluta, e infatti l'individuo come unit autonoma non mai
indipendente dall'ambiente, anche se ci sono circostanze in cui
l'individuo maturo pu "sentirsi" libero e indipendente, almeno
abbastanza da essere felice e da avere un senso di identit
personale. Tramite le identificazioni incrociate, la linea netta fra
il me e il non-me rimane fluida.
Finora ho soltanto elencato varie sezioni dell'enciclopedia di una
societ umana, in perpetua ebollizione, cos come si osserva alla
superficie del calderone della crescita individuale intesa
collettivamente e riconosciuta come dinamica. La parte di cui
posso qui occuparmi necessariamente limitata, ed
importante quindi che io inquadri ci che dir nel vasto schermo

dell'umanit, umanit che pu essere considerata da molti punti


di vista, e osservata da una parte o dall'altra del telescopio.
- Malattia o salute?
Appena mi allontano dalle questioni generali e comincio ad
andare nello specifico, devo scegliere di includere alcune cose e
di tralasciarne altre. Per esempio, vi la questione della malattia
psichica dell'individuo. La societ comprende tutti gli individui. La
struttura della societ costruita e mantenuta dai membri che
sono psichicamente sani; ciononostante, deve contenere quelli
malati; per esempio, la societ contiene: gli immaturi (per et);
gli psicopatici (prodotto finale della deprivazione: persone che,
"quando hanno ancora speranze", devono rendere la societ
consapevole di essere stati deprivati di un buon oggetto d'amore
o di una "struttura" soddisfacente in cui avere fiducia per
affrontare i disagi che sorgono dal movimento spontaneo delle
cose); i nevrotici (disorientati dalle motivazioni inconsce e
dall'ambivalenza); i lunatici (che oscillano tra il suicidio e altre
alternative, che possono realizzare i risultati migliori attraverso la
loro collaborazione); gli schizoidi (che hanno un lavoro a vita che
gi stato assegnato loro, cio l'affermazione di s come
individui dotati di identit e senso di realt); gli schizofrenici
(che, almeno nelle fasi di malattia, non possono sentirsi reali, e
nella migliore delle ipotesi possono giungere a qualcosa solo
vivendo per procura).
A queste categorie si deve aggiungere la categoria che causa pi
disagi - quella che include molte persone che giungono a
posizioni di comando e di responsabilit - cio i paranoici, che
sono dominati da un sistema di pensiero. Questo sistema deve
essere costantemente impiegato per spiegare ogni cosa,
essendo l'alternativa a ci (per la persona ammalata in questo
modo) la confusione mentale, il senso di caos e la perdita di
qualsiasi prevedibilit.
In qualsiasi descrizione delle malattie psichiatriche vi sono
sovrapposizioni. Le persone non sono raggruppabili per malattie.
Questo ci che rende la psichiatria cos difficile da capire per i

medici e per i chirurghi. Essi dicono: Voi avete la malattia e noi


abbiamo (o avremo, fra un anno o due) la cura. Nessuna
definizione psichiatrica coincide esattamente con il caso, almeno
nessuna definizione di normale e sano.
Potremmo prendere in esame la societ dal punto di vista della
malattia e di come i suoi membri ammalati, in un modo o
nell'altro, attirano l'attenzione su di s, e di come la societ
diventi variegata a seconda dei raggruppamenti di malattie che
si manifestano negli individui; oppure potremmo prendere in
esame il modo in cui le famiglie e le unit sociali possono
produrre individui psichicamente sani, a meno che l'unit sociale,
a cui incidentalmente essi appartengono in un dato momento,
non li abbia distorti o resi inefficienti.
Non ho scelto di vedere la societ in questo modo. Ho scelto di
guardarla "dal punto di vista della salute", cio della sua crescita
e del suo naturale rinnovamento a partire dai membri
psichicamente sani. Dico questo anche se so che a volte la
proporzione di persone psichicamente malate in un gruppo pu
essere molto alta, cosicch gli elementi sani, anche se si
aggregano, non possono farsene carico. Allora l'unit sociale
stessa diventa un incidente psichiatrico.
Mi propongo quindi di guardare alla societ come se fosse
composta di persone psichicamente sane. Anche cos, potremo
vedere che la societ ha problemi a sufficienza. Davvero a
sufficienza!
Va sottolineato che non ho usato la parola normale. Questa
parola troppo legata a una visione semplicistica. Ma credo
fermamente che la salute mentale esista, e ci significa che mi
sento giustificato a studiare (come altri hanno fatto) la societ in
termini di affermazione collettiva della crescita individuale verso
la realizzazione. L'assioma di base che, poich non esiste la
societ se non come struttura fondata, mantenuta e
costantemente ricostruita dagli individui, non vi realizzazione
personale senza la societ cos come non vi societ senza il
processo di crescita collettivo degli individui che la compongono.
E dobbiamo imparare a cessare la ricerca del cittadino del
mondo, e accontentarci di trovare qua e l delle persone la cui

unit sociale si estende al di l dell'aspetto locale della societ,


al di l del nazionalismo o dei confini di una setta religiosa
Dobbiamo accettare il fatto che le persone sane dal punto di
vista psichico dipendono, per la loro salute e per la loro
realizzazione personale, dalla loro "lealt a un'area limitata della
societ". Potrebbe anche essere il circolo di bowling locale: e
perch no? E' solo se cerchiamo dovunque un Gilbert Murrau che
ci troviamo a soffrire.
- La tesi principale.
Un'affermazione positiva di ci che sostengo mi porta
immediatamente agli enormi cambiamenti che hanno avuto
luogo negli ultimi cinquant'anni a proposito dell'importanza di un
ambiente materno sufficientemente buono. I padri sono parte
di questo ambiente, ma essi devono permettermi di usare la
parola materno per descrivere l'atteggiamento globale nei
confronti dei bambini e delle cure loro riservate. Il termine
paterno viene necessariamente un po' dopo. Il padre, in
quanto maschio, assume gradualmente un ruolo significativo. Poi
segue la famiglia, la cui base l'unione del padre e della madre
in una responsabilit comune per ci che hanno fatto insieme:
un nuovo essere umano, un bambino.
Lasciatemi parlare di ci a cui la madre provvede. Conosciamo
l'importanza del modo in cui un bambino tenuto e accudito,
conosciamo l'importanza che riveste la persona che se ne prende
cura - sia essa la madre o qualcun altro. Nella nostra teoria sulla
cura del bambino, la continuit della cura una caratteristica
centrale del concetto di ambiente facilitante, e sappiamo che
attraverso la continuit delle cure ambientali, e solo attraverso di
esse, il nuovo bambino che dipende potr avere una linea di
continuit nella vita, non un modello reattivo a ci che
imprevedibile e al ricominciare da capo (2).
Posso fare riferimento qui al lavoro di Bowlby: gli studi sulla
reazione del bambino di due anni alla separazione dalla madre
(anche se solo temporanea), che superi il periodo di tempo nel
quale il bambino ha la capacit di tenere viva l'immagine di lei,

hanno trovato piena accettazione, anche se devono ancora


essere utilizzati a pieno (3), ma l'idea a essi sottesa si estende
all'intero campo della continuit delle cure, e ha origine con la
vita stessa del bambino, e cio prima che il bambino percepisca
oggettivamente la madre come persona.
Un'altra nuova caratteristica: come psichiatri di bambini, non ci
occupiamo, oggi, solo della salute mentale. Vorrei che questo
fosse vero per la psichiatria in generale. Ci interessiamo alla
ricchezza della felicit che si costruisce nella salute e "che non si
costruisce" nella malattia mentale, anche se il patrimonio
genetico avrebbe potuto portare il bambino verso la
realizzazione di s.
Ai nostri giorni guardiamo la povert e i bassifondi con orrore,
ma anche con un occhio aperto alla possibilit che una famiglia
dei bassifondi possa essere per un bambino piccolo pi sicura e
buona di una famiglia che vive in una bella casa dove non
esistono le normali avversit. Possiamo anche ritenere che valga
la pena di prendere in considerazione le differenze essenziali che
esistono fra i gruppi sociali in termini di abitudini condivise.
Prendiamo l'abitudine di fasciare i bambini anzich concedere
loro la possibilit di esplorare e di scalciare, abitudine che oggi
pressoch universalmente condivisa dalla societ, per quanto
possiamo vederne in Inghilterra. Qual il nostro atteggiamento
nei confronti dei succhiotti, del succhiare il dito, delle pratiche
autoerotiche in genere? Come reagisce la gente alle incontinenze
naturali della prima infanzia e al loro rapporto con la continenza?
E cos via. L'epoca di Truby King (4) continua a far dimenticare
che gli adulti dovrebbero cercar di lasciare ai loro bambini il
diritto di scoprire una moralit personale, e possiamo
considerarlo il riflesso di un indottrinamento che porta a gravi
conseguenze in termini di totale permissivit. Potrebbe risultare
che le differenze fra i bianchi e i neri degli Stati Uniti non siano
tanto basate sul colore della pelle quanto piuttosto
sull'allattamento. E' incalcolabile l'invidia che la popolazione
bianca, nutrita col biberon, ha di quella nera che per lo pi,
credo, ancora allattata al seno.

Va sottolineato che io mi occupo delle motivazioni inconsce, che


non sono propriamente un concetto popolare. I dati di cui ho
bisogno non devono essere tratti da un questionario. Un
computer non pu essere programmato per fornire i motivi
inconsci di individui che diventano le cavie di una ricerca. Questo
quanto quelli che hanno speso la vita nella psicoanalisi devono
urlare a favore della salute, contro l'insana convinzione del
valore dei fenomeni di superficie che caratterizza la ricerca
computerizzata sugli esseri umani.
ANCORA CONFUSIONE.
Un'altra fonte di confusione la facile asserzione che se le madri
e i padri allevassero bene i loro figli ci sarebbero meno problemi.
Siamo lontani da questo. Ci molto pertinente al mio
argomento principale, perch voglio dire che se consideriamo
l'adolescenza, che il momento in cui i successi e i fallimenti
delle cure dell'infanzia vengono a galla, alcuni problemi di oggi
sono riconducibili agli elementi positivi della moderna educazione
e agli attuali atteggiamenti nei confronti dei diritti dell'individuo.
Se voi fate tutto ci che potete per promuovere la crescita
personale dei vostri figli, dovete essere pronti ad affrontare dei
risultati inquietanti. Se i vostri figli riusciranno a incontrare se
stessi, non si accontenteranno di incontrare solamente una parte
del proprio S, ma vorranno incontrarlo per intero,
comprendendo cio sia gli elementi aggressivi e distruttivi, sia
quelli che potrebbero essere definiti di amore.
Comunque sia, vi sar questa lunga lotta cui dovete
sopravvivere.
Con alcuni bambini sarete fortunati se i vostri insegnamenti li
renderanno presto capaci di utilizzare dei simboli, di giocare, di
sognare, di essere creativi in modo soddisfacente, ma anche in
questo caso la strada per raggiungere questo scopo potr essere
irta di difficolt. In ogni caso commetterete degli errori, e questi
errori saranno visti e sentiti come disastri, e i vostri figli
tenteranno di farvi sentire responsabili delle loro difficolt, anche
se non lo siete. I figli diranno semplicemente non ho chiesto di
nascere. La vostra ricompensa verr dalla ricchezza che pu

manifestarsi gradualmente nel potenziale personale di questo o


di quel bambino. E se avrete successo, dovrete essere pronti a
scoprirvi gelosi dei vostri figli, che stanno avendo opportunit
migliori di quelle che avete avuto voi. Vi sentirete ricompensati
se un giorno vostra figlia affider suo figlio alle vostre cure,
indicando cos che pensa che ne siete capaci; o se vostro figlio
desiderer essere in qualche modo come voi, o se si innamorer
di una ragazza che piacerebbe anche a voi, se foste pi giovani.
Le ricompense vengono "indirettamente". E, ovviamente sapete
che non sarete ringraziati.
LA MORTE E L'OMICIDIO NEL PROCESSO ADOLESCENZIALE.
Passo ora a una nuova messa a fuoco di tali questioni poich
esse interessano i compiti dei genitori quando i figli giungono
alla pubert o sono nella piena adolescenza.
Anche se molto stato scritto intorno ai problemi sociali e
individuali di questo decennio, ovunque gli adolescenti siano
liberi di esprimersi vi sar posto per un ulteriore commento
personale sul contenuto della fantasia adolescenziale.
Durante la crescita adolescenziale, i ragazzi emergono
dall'infanzia e dalla condizione di dipendenza in modo bizzarro o
goffo, brancolando verso lo stato adulto. Parlare di crescita non
vuol dire solo parlare di tendenze innate; si tratta anche di un
intreccio molto complesso con l'ambiente facilitante. Se la
famiglia ancora l per essere usata, allora viene usata
intensamente; e se la famiglia non c' pi o messa da parte
(uso negativo), allora le piccole unit sociali devono provvedere
a controllare il processo di crescita dell'adolescente. Compaiono
con la pubert gli stessi problemi che erano presenti nelle fasi
pi precoci per gli stessi bambini che erano allora relativamente
innocui. Va sottolineato che anche se avete agito bene nelle fasi
precoci e continuate a farlo non potete aspettarvi che tutto vada
sempre liscio. Dovete aspettarvi, invece dei problemi, alcuni dei
quali sono inerenti a questi stadi posteriori.
E' utile mettere a confronto le idee degli adolescenti con quelle
dell'infanzia. Se la fantasia precoce di crescita contiene l'idea di
"morte", quella adolescenziale contiene quella di "omicidio".

Anche se la crescita durante la pubert prosegue senza crisi


importanti, ci si pu scontrare con problemi acuti riguardanti il
fatto che crescere significa prendere il posto dei genitori. "Ed
realmente cos". Nella fantasia inconscia, crescere
necessariamente un'atto aggressivo. E il bambino non ha pi la
statura di un bambino.
Credo che a questo proposito sia utile e legittimo riferirsi al gioco
Io sono il re del castello. Questo gioco riguarda l'elemento
maschile dei bambini, sia maschi che femmine. (Il tema
potrebbe anche essere formulato in termini di elemento
femminile nelle femmine e nei maschi, ma non questa la
sede.) Questo un gioco dell'inizio della latenza, e durante la
pubert viene trasformato in situazione di vita.
. Io sono il re del castello un'affermazione dell'esistenza
della persona, un punto di arrivo della crescita emozionale
dell'individuo ed una posizione che implica la morte di tutti i
rivali oppure lo stabilirsi di un dominio. L'attacco atteso si
manifesta nelle seguenti parole: E tu sei un mascalzone
(oppure: Scendi, mascalzone). Si nomina il rivale e si sa dove
si sta. Presto il mascalzone fa fuori il re e diventa re a sua volta.
Gli Opie (5) fanno riferimento a questo verso. Dicono che il gioco
molto antico, e che Orazio (20 a.C.) attribuisce ai bambini le
parole seguenti: Rex erit qui recte faciet / Qui non faciet, non
erit.
Non dobbiamo pensare che la natura umana sia cambiata. Ci
che dobbiamo fare cercare l'eterno nell'effimero. Dobbiamo
tradurre questo gioco infantile nel linguaggio delle motivazioni
inconsce dell'adolescenza e della societ. Se il bambino deve
diventare adulto, questo movimento deve essere compiuto sul
cadavere di un adulto. (Devo dare per scontato che il lettore sa
che mi sto riferendo alle fantasie inconsce, cio al materiale
sottostante il gioco.) Ovviamente so che ragazzi e ragazze sono
in grado di attraversare questa fase della crescita aggiustando
continuamente gli accordi fatti con i genitori reali, senza
necessariamente manifestare ribellione nell'ambiente domestico.
Ma bene ricordare che la ribellione appartiene alla libert che
avete dato ai vostri figli educandoli in modo che siano

consapevoli del loro diritto di esistere. In alcuni casi si potrebbe


dire: Avete seminato un bambino e raccogliete una bomba. Di
fatto ci sempre vero, ma non sempre appare cos.
Nella fantasia inconscia della crescita nella pubert e
nell'adolescenza c' "la morte di qualcuno". Molte cose possono
essere gestite dal gioco e dagli spostamenti e sulla base delle
identificazioni incrociate; nella psicoterapia del singolo
adolescente (e parlo da psicoterapeuta) vi sar morte e trionfo
personale in relazione al processo di maturazione e
all'acquisizione dello stato adulto. Ci rende il compito difficile
per i genitori e per i tutori, ma siate ben consci per che
difficile anche per il singolo adolescente, che in questa fase
cruciale si avvicina con timidezza all'omicidio e al trionfo che
appartengono alla maturazione. La tematica inconscia pu
manifestarsi tramite impulsi al suicidio o tramite il suicidio vero e
proprio. I genitori possono essere di poco aiuto; il meglio che
possono fare "sopravvivere", sopravvivere intatti e senza
cambiare atteggiamento, senza abbandonare alcun principio
importante. Ci non vuol dire che non possano crescere essi
stessi.
Un certo numero di adolescenti pu assumere la forma di
accidenti o pu raggiungere una sorta di maturit in termini di
sesso o di matrimonio, forse diventando genitori come i genitori
stessi, e ci pu andare bene. Ma in qualche modo c' sullo
sfondo una battaglia di vita e di morte. La situazione viene a
perdere la propria ricchezza, se si riesce a evitare troppo
facilmente lo scontro delle armi.
Questo mi porta al punto principale, cio il difficile punto
dell'immaturit dell'adolescente. Gli adulti maturi devono saperlo
e devono credere alla propria maturit pi che mai.
Devo dire che difficile parlarne senza che ci sia un malinteso,
dato che parlare di immaturit suona facilmente degradante. Ma
non questa l'intenzione.
Un bambino di qualsiasi et (poniamo sei, sette anni) pu
all'improvviso aver bisogno di diventare responsabile, ad
esempio a causa della morte di un genitore o della rottura della
famiglia. Un bambino di questo genere deve maturare

precocemente, e deve perdere la spontaneit e l'impulso


creativo del gioco spensierato. Pi spesso l'adolescente a
trovarsi in questa posizione, avendo acquisito all'improvviso il
diritto al voto o la responsabilit di gestire un collegio.
Ovviamente, se le circostanze sono cambiate (se, per esempio,
siete malati o morite, oppure avete dei problemi finanziari), non
potete evitare di avviare il giovane ad assumersi delle
responsabilit prima del tempo; forse vi sono dei bambini pi
piccoli da curare e educare, e vi pu essere un assoluto bisogno
di denaro per vivere. Ciononostante, diverso il caso in cui,
come parte di una politica deliberata, gli adulti cedono le proprie
responsabilit; in verit, fare questo significa abbandonare i figli
in un momento critico. In termini di gioco, del gioco della vita,
abdicate proprio quando stavano arrivando a uccidervi. Pensate
che qualcuno sia contento? Certamente non l'adolescente, che
ora diventa l'istituzione. Viene perduta tutta l'attivit
immaginativa e la lotta caratteristica dell'immaturit. La
ribellione non ha pi senso, e l'adolescente che vince troppo
presto rimane impigliato nella propria trappola, deve diventare
dittatore e aspettare di essere ucciso - ucciso non da una nuova
generazione dei propri figli, ma dai coetanei. Naturalmente, il
suo obiettivo sar di controllarli. Questo uno dei punti in cui la
societ ignora i pericoli della motivazione inconscia. Il lavoro
quotidiano dello psicoterapeuta potrebbe certamente essere
utilizzato dai sociologi e dai politici, cos come dalla gente
comune - cio adulti, almeno nella loro limitata sfera di
influenza, anche se non sempre nella loro vita privata.
Ci che vado affermando (dogmaticamente, per essere breve)
che l'adolescente "immaturo". L'immaturit un elemento
essenziale della salute nell'adolescenza. C' una sola cura per
l'immaturit, e cio il "passaggio del tempo" e la crescita verso la
maturit che solo il tempo pu portare, alla fine tutte queste
cose insieme possono risultare nel sorgere dell'individuo adulto.
Questo processo non pu essere accelerato n rallentato,
sebbene possa essere interrotto e distrutto, oppure minato
dall'interno e trasformarsi quindi in malattia mentale.

Sto pensando a una ragazza che rimase in contatto con me


durante tutta l'adolescenza. Non era in trattamento. A
quattordici anni aveva tendenze al suicidio. Alcune poesie hanno
contrassegnato tutti gli stadi che attraversava. Eccone una,
molto corta, del periodo in cui stava appena emergendo:
"Se sei ferito una volta - ritira la tua mano
Giura che non dirai quelle parole;
E poi sii consapevole - dell'amore inconsapevole
Troverai la tua mano nuovamente tesa".
Cos lei stava venendo fuori dalla fase suicida verso quella in
cui c' un po' di speranza. Ora, a ventitr anni, questa giovane
donna ha una famiglia propria, comincia ad avere un posto nella
societ, ed diventata capace di fidarsi del compagno. Non solo
le piacciono la propria casa e il proprio bambino, ma riuscita
anche a circoscrivere il dolore che aveva attraversato il suo
cammino e a trovare un nuovo modo di venire a patti con i
genitori senza perdere la propria identit. E' stato il passaggio
del tempo a compiere questo.
Penso a un ragazzo che non poteva adattarsi alle restrizioni di
una scuola piuttosto buona. And per mare, evitando cos di
essere espulso. Per anni la madre stata in pena per lui, pur
assumendosene le responsabilit. Qualche tempo dopo egli
torn ed entr all'universit, dove ottenne successi perch in
quel tempo aveva imparato lingue di cui nessuno aveva mai
sentito parlare. Poi fece vari mestieri, fino a sistemarsi in una
prospettiva di carriera. Credo si sia sposato, ma non voglio dare
l'impressione che il matrimonio sia la soluzione definitiva - anche
se spesso il matrimonio segnala l'inizio della socializzazione.
Queste storie sono al tempo stesso ordinarie e straordinarie.
L'immaturit una parte preziosa dello scenario adolescenziale.
Essa contiene le caratteristiche pi eccitanti del pensiero
creativo, dei sentimenti freschi e rinnovati, delle idee per una
nuova vita. La societ ha bisogno di essere scossa dalle
aspirazioni di coloro che non sono responsabili. Se gli adulti
abdicano, l'adolescente diventa adulto prematuramente

attraverso un falso processo. Un consiglio alla societ potrebbe


essere questo: per il bene degli adolescenti, e della loro
immaturit, non permettete loro di farsi avanti e di raggiungere
una falsa maturit cedendo responsabilit che non gli
appartengono ancora, anche se lottano per ottenerle.
Premesso che l'adulto non abdichi, possiamo certamente
pensare alla lotta che gli adolescenti intraprendono per ritrovare
se stessi e per determinare il proprio destino come la cosa pi
eccitante che vediamo nella vita attorno a noi. Il concetto che
l'adolescente ha di una societ ideale eccitante e stimolante,
ma il punto centrale sull'adolescente la sua immaturit e il
fatto che non responsabile. Questo, che costituisce l'elemento
pi sacro dell'adolescenza, dura solo qualche anno, ed una
qualit posseduta che ogni individuo deve perdere quando
raggiunge la maturit.
Cerco sempre di tener presente che lo stato di adolescenza che
la societ trascina perpetuamente avanti, non il singolo
adolescente che, ahim, in pochi anni diventa adulto e ben
presto viene identificato in una qualche cornice nella quale nuovi
bambini e nuovi adolescenti potranno essere liberi di avere dei
sogni, delle visioni e dei nuovi piani per il mondo.
Il trionfo appartiene a questo raggiungimento della maturit
tramite il processo di crescita, non alla falsa maturit basata su
una falsa impersonificazione dell'adulto.
LA NATURA DELL'IMMATURITA'.
E' necessario considerare per un momento la natura
dell'immaturit. Non possiamo aspettarci che l'adolescente sia
consapevole della propria immaturit, o che sappia quali sono le
caratteristiche della stessa, n abbiamo affatto bisogno di capire.
Ci che conta che la sfida adolescenziale sia affrontata.
Affrontata da chi? Confesso che sento di stare insultando
quest'argomento mentre ne parlo. Quanto pi facilmente
verbalizziamo, pi siamo inefficaci. Immaginate qualcuno che
parla agli adolescenti dicendo loro: La parte interessante di voi
la vostra immaturit!. Questo costituirebbe un esempio
grossolano di come si pu affrontare la sfida adolescenziale.

Forse la frase affrontare la sfida rappresenta un ritorno alla


salute mentale, perch la comprensione stata sostituita dal
"confronto". La parola confronto usata qui per significare
che un adulto rivendica ad alta voce il diritto di avere il proprio
punto di vista, un punto di vista che pu avere l'appoggio di altri
adulti.
IL POTENZIALE DELL'ADOLESCENZA.
Vediamo quale genere di obiettivi non raggiunto dagli
adolescenti. I cambiamenti della pubert hanno luogo in et
variabile, anche nei bambini sani. Ragazzi e ragazze non
possono far altro che aspettare questi cambiamenti.
Quest'aspettativa implica un'ansia considerevole per tutti, ma
specialmente per quelli che si sviluppano tardi; quindi i tardivi
possono trovarsi a imitare quelli che si sono sviluppati prima, e
questo conduce a delle false maturit basate su identificazioni
piuttosto che sui processi di crescita innati. Ad ogni modo, il
cambiamento sessuale non il solo. Vi un cambiamento verso
la crescita fisica e l'acquisizione di una forza reale; emerge
quindi un pericolo reale, che d un nuovo significato alla
violenza. Insieme con la forza si acquisiscono abilit e astuzie.
Solo con il passare del tempo e con l'esperienza di vita un
ragazzo o una ragazza possono accettare gradatamente la
responsabilit di tutto quello che succede nel mondo della
propria fantasia. Nel frattempo c' una forte probabilit che
l'aggressivit si manifesti in forme di suicidio; in alternativa,
l'aggressivit si trasforma in una ricerca di persecuzione, che
un tentativo di uscire dalla follia di un sistema allucinatorio.
Laddove la persecuzione attesa in maniera allucinatoria, si pu
contare che essa sia provocata, come tentativo di
allontanamento dalla follia e dall'allucinazione. Un ragazzo
malato mentalmente con un sistema allucinatorio ben strutturato
pu innescare un sistema di pensiero in un gruppo e condurre il
gruppo a episodi basati sulla persecuzione "provocata". La logica
non ha presa, una volta che questa gradevole semplificazione
della posizione persecutoria stata raggiunta. Ma la cosa pi
difficile di tutte l'angoscia che l'individuo sente nei confronti

delle fantasie "inconsce sul sesso" e della rivalit associata con


la scelta dell'oggetto sessuale.
L'adolescente, o il ragazzo che si trova ancora nel processo di
crescita, non pu assumersi la responsabilit della crudelt e
della sofferenza, dell'uccidere ed essere ucciso che viene
proposta dallo scenario del mondo. Ci salva l'individuo che si
trova in questo stadio dalla reazione estrema contro
l'aggressivit personale latente, vale a dire il suicidio
(un'accettazione patologica della responsabilit di tutto il male
che esiste o che pu essere immaginato). Sembra che il senso di
colpa latente dell'adolescente sia terrificante, e si richiedono anni
prima che si sviluppi nell'individuo la capacit di scoprire in s
l'equilibrio tra il bene e il male, tra l'odio e la distruzione che si
accompagnano all'amore che esiste all'interno del S. In questo
senso, la maturit appartiene alla vita successiva, e non ci si pu
aspettare che l'adolescente veda oltre lo stadio successivo, che
riguarda i primi vent'anni.
A volte viene dato per scontato che quei ragazzi e quelle ragazze
che saltano da un letto all'altro, come si dice, e che hanno dei
rapporti sessuali (e a volte una o due gravidanze) siano arrivati
alla maturit sessuale. Ma loro stessi sanno che questo non
vero, e cominciano a disprezzare il sesso come tale. E' troppo
facile. La maturit sessuale deve includere tutte le fantasie
inconsce del sesso, e l'individuo deve in definitiva essere capace
di accettare tutto ci che viene alla mente insieme con la scelta
dell'oggetto, la costanza dell'oggetto, la soddisfazione e la trama
sessuale. Inoltre, vi anche il senso di colpa, appropriato nei
termini della fantasia inconscia globale.
COSTRUZIONE, RIPARAZIONE, RESTITUZIONE.
L'adolescenza non ancora in grado di conoscere la
soddisfazione che pu essere connessa alla partecipazione a un
progetto che include in s la fidatezza. Non possibile per
l'adolescente calcolare la misura in cui il lavoro, a causa del
contributo sociale che implica, diminuisce il senso di colpa (che
appartiene agli impulsi inconsci aggressivi strettamente collegati
alla relazione oggettuale e all'amore) e quindi aiuta a diminuire

la paura interiore e la forza degli impulsi al suicidio o della


propensione ad avere incidenti.
IDEALISMO.
Una delle cose eccitanti dell'adolescenza potrebbe essere
l'idealismo. Gli adolescenti non si sono ancora adattati alla
delusione, e il corollario di ci che sono liberi di formulare dei
progetti ideali. Gli studenti d'arte, per esempio, possono vedere
che la loro materia potrebbe essere insegnata bene e quindi lo
rivendicano. Perch no? Ci che non prendono in considerazione
il fatto che ci sono solo poche persone che possono insegnare
bene l'arte. Oppure gli studenti constatano dei disagi fisici e lo
proclamano ad alta voce. Gli altri devono trovare i soldi. Bene,
dicono, abbandonate i programmi della difesa e spendete il
denaro liquido nella costruzione di nuovi edifici universitari!
Non compito dell'adolescente avere una prospettiva sul lungo
periodo, che pu essere acquisita in modo pi naturale da coloro
che hanno vissuto diversi decenni e cominciato a invecchiare.
Tutto ci condensato in modo assurdo. Viene omesso il
significato primario dell'amicizia; non viene presa in
considerazione la posizione di coloro che non si sposano o si
sposano tardi. E si tralascia il problema vitale della bisessualit,
che viene risolto, ma mai completamente, in termini di scelta
dell'oggetto eterosessuale e della costanza oggettuale. Ancora,
molte cose che riguardano la teoria del gioco creativo sono state
date per scontate. Inoltre, vi l'eredit culturale; non ci si pu
aspettare che, nell'adolescenza, il ragazzo medio abbia pi che
un sentore dell'eredit culturale dell'uomo, perch bisogna
lavorarci sopra molto anche soltanto per averne un'idea. A
sessant'anni, quelli che ora sono dei ragazzi staranno
instancabilmente tentando di recuperare il tempo perduto, nella
ricerca delle ricchezze della civilt.
Il punto principale che l'adolescenza qualcosa di pi della
pubert fisica, nonostante sia largamente incentrata su di essa.
L'adolescenza implica crescita, e questa crescita lenta. E
mentre la crescita prosegue, "la responsabilit deve essere presa
dalle figure genitoriali". Se queste abdicano, allora l'adolescente

costretto a fare un salto verso una falsa maturit e a perdere


la sua maggior risorsa: la libert di avere delle idee e di agire
sulla spinta dell'impulso.
SOMMARIO.
In breve, eccitante che l'adolescente sia in azione e sia
ascoltato, ma la lotta adolescenziale che oggi si fa sentire in
tutto il mondo deve subire un confronto, cio essere resa reale
da un confronto. Il confronto deve essere personale. Gli adulti
sono necessari per l'esistenza e per la vitalit degli adolescenti.
Il confronto riguarda il contenimento senza rappresaglie, senza
vendetta, ma che tuttavia conserva la sua propria forza. E' bene
ricordare che l'attuale inquietudine degli studenti e la sua
espressione manifesta pu essere in parte il prodotto
dell'atteggiamento che siamo fieri di aver raggiunto
nell'allevamento e la cura dei bambini. Lasciamo che i giovani
cambino la societ e insegnino agli adulti ad avere una nuova
visione del mondo; ma, laddove c' la sfida del ragazzo che
cresce, allora lasciamo che un adulto raccolga la sfida. E ci non
sar necessariamente piacevole.
Nella fantasia inconscia queste sono questioni di vita e di morte.
Parte terza.
RIFLESSIONI SULLA SOCIETA'.
IL PENSIERO E L'INCONSCIO
(Articolo apparso in "Liberal Magazine", marzo 1945.)
Il Partito Liberale collegato nella mia mente con l'uso
dell'intelligenza e con il tentativo di riflettere sulle cose, ed
certamente per questo che attrae coloro il cui lavoro comporta
una certa familiarit con le scienze esatte. A loro volta, gli
scienziati desiderano introdurre nella politica qualcosa della loro
disciplina. Tuttavia, per quanto riguarda le questioni umane, il

pensiero razionale non altro che una trappola e un'illusione, a


meno che non tenga conto dell'inconscio. Mi riferisco a entrambi
i significati della parola, cio inconscio nel senso di profondo e
non rapidamente disponibile, e nel senso di rimosso, vale a dire
mantenuto tenacemente inaccessibile a causa del dolore che
deriva dalla sua accettazione come parte del S.
I sentimenti inconsci dominano le persone nei momenti critici, e
chi pu dire se ci un bene o un male? E' comunque un fatto;
un fatto che deve essere preso in considerazione costantemente
dai politici, se vogliono evitare pericolose conseguenze. Infatti, a
uomini e donne possono essere affidati con sicurezza dei compiti
nel campo della pianificazione soltanto se sono qualificati nella
comprensione dei sentimenti inconsci.
I politici sono abituati a scavare intuitivamente nel profondo,
cos come fanno gli artisti di tutti i tipi scoprendo e mettendo in
luce i meravigliosi e terribili fenomeni che appartengono alla
natura umana. Ma il metodo intuitivo ha i suoi inconvenienti;
uno dei maggiori consiste nel fatto che le persone intuitive
spesso sono intransigenti quando parlano di cose di cui vengono
a conoscenza senza difficolt.
Preferirei ascoltare sempre dei pensatori che riflettono su ci a
cui stanno pensando piuttosto che delle persone intuitive che
parlano di ci che sanno. Ma, per quanto riguarda la
pianificazione delle nostre vite, che il cielo ci aiuti se i pensatori
prendessero il sopravvento! Innanzitutto, essi solo raramente
credono all'importanza dell'inconscio; secondo, anche se lo
fanno, la nostra comprensione della natura umana non ancora
sufficientemente completa da permettere che la sola riflessione
sostituisca il sentimento. Il pericolo in parte dovuto al fatto che
i pensatori elaborano dei sistemi che sembrano meravigliosi.
Ogni incrinatura in questi sistemi viene sottoposta a un
ragionamento ancora pi brillante e, alla fine, questo capolavoro
di costruzione razionale viene demolito da un piccolo dettaglio
come l'Avidit, che non stata tenuta in conto; il risultato
un'altra vittoria dell'irragionevolezza, e la sua conseguenza: un
incremento della pubblica sfiducia nella logica.

A mio avviso, la questione dell'economia, cos come si


sviluppata e come ci stata presentata in Inghilterra negli ultimi
vent'anni, l'esempio di uno dei temi che possono far indulgere
allo sconforto. Per quanto riguarda la chiarezza di pensiero in
relazione a una disciplina infinitamente complessa, gli economisti
sono ineguagliabili. E la chiarezza di pensiero necessaria.
Tuttavia, per qualcuno il cui lavoro mantiene costantemente il
contatto con l'inconscio, l'economia spesso sembrata la scienza
dell'Avidit, in cui viene eliminata ogni menzione all'Avidit.
Scrivo Avidit con la lettera maiuscola, perch mi riferisco a
qualcosa di pi dell'avidit per cui i bambini vengono ammoniti;
mi riferisco all'Avidit come a un impulso amoroso primitivo, ci
di cui ci spaventa riappropriarci, ma che alla base della nostra
natura e di cui non possiamo fare a meno se non cessiamo di
interessarci alla nostra salute fisica e mentale. Vorrei suggerire
che una sana economia dovrebbe prendere in considerazione
l'esistenza e il valore (come pure il pericolo) dell'Avidit
personale e collettiva e dovrebbe tentare di imbrigliarla.
L'economia malsana, al contrario, attribuisce l'Avidit soltanto ad
alcuni individui o gruppi di individui, che definisce come
patologici: pretende che essi siano eliminati o richiusi, e si fonda
su questo assunto. Essendo questo un assunto falso, gran parte
dell'economia intelligente soltanto intelligente, vale a dire
divertente da leggere ma pericolosa come fondamento per la
pianificazione.
L'inconscio pu essere un elemento di disturbo per i pensatori,
ma anche l'amore lo per i vescovi.
QUANTO COSTA TRASCURARE LA RICERCA PSICOANALITICA
(Conferenza su Il costo della salute mentale, tenuta alla
riunione annuale della National Association for Mental Health
all'Assembly Hall, Church House, Westminster, il 25 febbraio
1965.)

Per valutare il prezzo che paghiamo nel trascurare i risultati della


ricerca psicoanalitica dobbiamo innanzitutto indagare sulla
natura di tale ricerca. Sar questo il punto in cui la scienza si
divide in ricerca apprezzabile e ricerca che riguarda l'inconscio?
Una delle considerazioni importanti da fare che non dobbiamo
aspettarci che il pubblico in generale si interessi dei fenomeni
inconsci.
Potremmo dire che vi sono due strade che conducono alla verit:
la strada poetica e quella scientifica. I risultati della ricerca
riguardano l'approccio scientifico. La ricerca scientifica, che pu
essere creativa e immaginativa, tenuta a bada da un obiettivo
limitato, dal risultato dell'esperimento e dalla previsione.
La connessione tra la verit poetica e quella scientifica si trova
certamente nelle persone, in voi e in me. Il poeta che c' in me
raggiunge l'intera verit in un attimo, mentre lo scienziato
brancola verso uno degli aspetti della verit; nel raggiungere
l'obiettivo immediato, un nuovo obiettivo si presenta.
La verit poetica presenta dei vantaggi. Per quanto riguarda
l'individuo, la verit poetica offre soddisfazioni profonde e una
rinnovata espressione di verit conosciute d adito a nuove
esperienze creative nell'ambito della bellezza. Ciononostante,
molto difficile utilizzare la verit poetica. Essa una questione di
sentimento, e non tutti hanno gli stessi sentimenti nei confronti
di un problema. Attraverso la verit scientifica con un obiettivo
circoscritto speriamo di portare le persone che sanno usare la
testa e che possono essere interessate a considerazioni
intellettuali, verso un accordo in alcune aree pratiche. Nella
poesia, le cose vere si cristallizzano; per progettare le nostre vite
abbiamo bisogno della scienza. Ma la scienza elude il problema
della natura umana, e tende a perdere la visione globale
dell'essere umano.
Pensavo a queste cose mentre guardavo alla T.V. il funerale di
Winston Churchill. Ci che mi stancava fino all'esaurimento,
mentre ero comodamente seduto, era il peso della bara e
l'incredibile sforzo che gli otto necrofori facevano per noi tutti. Il
peso della cerimonia era poggiato sulle spalle di quegli uomini,
che sono stati ora adeguatamente decorati. Abbiamo sentito, nei

retroscena, che qualcuno di loro quasi svenuto, e pare che la


bara foderata di piombo pesasse circa cinquecento chili, ridotti
poi alla met.
Ora, io ho conosciuto un uomo dotato di inventiva, che si
occupava delle applicazioni della scienza, e che ha avuto un'idea.
Ha inventato, e tentato di lanciare sul mercato, una bara molto
leggera. Se quest'uomo avesse consultato una dozzina di
psicoanalisti, li avrebbe trovati tutti d'accordo sul fatto che il
peso che portano i necrofori il peso della colpa inconscia, un
simbolo di dolore. Una bara leggera implicherebbe la negazione
del dolore.
E' vero che qualsiasi persona sensibile avrebbe potuto reagire a
ci in modo poetico. Consideriamo per un comitato di
pianificazione composto da alti funzionari, che deve organizzare
un altro funerale di stato. Un'alternativa alla verit poetica deve
essere trovata nell'ambito dei processi intellettivi elevati, e la
ricerca di questa verit alternativa viene chiamata indagine
scientifica. Si ricorrerebbe alla scienza, e la prima
sperimentazione scientifica da fare riguarderebbe i cambiamenti
nella pressione sanguigna degli uomini che portano fardelli
massicci. Vengono alla mente un centinaio di possibili progetti di
ricerca. Ma (e questo il problema) anche se li mettessimo
insieme, tutti questi progetti potrebbero portarci al concetto di
simbolizzazione inconscia e di dolore? Ed questo ci a cui porta
la psicoanalisi.
Quale tipo di ricerca potrebbe essere chiamata ricerca
psicoanalitica? (Penso di dover tralasciare tutto ci che gli
psicoanalisti hanno scritto a riguardo.)
La ricerca psicoanalitica non deve attenersi al modello
confacente alla ricerca nel campo delle scienze fisiche. Ogni
analista fa ricerca, ma questa ricerca non pianificata come tale
perch l'analista deve assecondare il cambiamento dei bisogni e
la maturazione degli obiettivi della persona in analisi. Questo
fatto non pu essere accantonato. Il trattamento del paziente
non pu essere alterato dalle necessit della ricerca, e nessun
quadro di riferimento pu essere mai ripetuto. La cosa migliore

che l'analista guardi indietro e metta in rapporto ci che


accaduto con la teoria, e modifichi la teoria di conseguenza.
Senza dubbio si potrebbe progettare una ricerca; faccio
l'esempio di un progetto: un valido ricercatore che conosca bene
la teoria della crescita umana potrebbe andare da dieci analisti
con un'unica semplice domanda, che potrebbe essere: in che
modo l'idea di nero emerge nel materiale delle analisi che
siete andati conducendo durante l'ultimo mese?
Si potrebbe scrivere un buon lavoro su questo materiale; tale
lavoro includerebbe l'idea di nero cos come emersa nei sogni
dei pazienti e nei giochi infantili e rivelerebbe qualche aspetto
del simbolismo inconscio contenuto nell'idea di nero, oltre che le
reazioni inconsce di vari tipi di individui al nero. La seconda
domanda sarebbe: le vostre osservazioni possono avallare
l'attuale teoria psicoanalitica, oppure richiedono modifiche della
teoria stessa? Uno dei risultati potrebbe essere la scoperta che
molti aspetti del significato di nero nell'inconscio sono ancora
sconosciute. Ma una gran parte invece conosciuta e aspetta di
essere messa a frutto.
A quale prezzo si ignora questa ricerca, che potrebbe essere
realizzata cos facilmente? Il prezzo che si paga alto, dal punto
di vista della continua incomprensione dei neri da parte dei
bianchi e dei bianchi da parte di milioni di neri. Qual il prezzo
che
paghiamo
sprecando
regolarmente
l'osservazione
sistematica che ogni analista fa mentre lavora?
Si sar osservato che la ricerca psicoanalitica ha poco a che fare
con i topi e con i cani, o con i giochi di salotto, o con le stime
statistiche. Il materiale della ricerca psicoanalitica
essenzialmente l'essere umano... l'essere, il sentire, l'agire, il
comunicare e il contemplare.
A mio avviso, la ricerca psicoanalitica l'esperienza collettiva
degli analisti. E' necessario semplicemente raccoglierla in
maniera intelligente. Tutti noi abbiamo fatto un'enorme quantit
di osservazioni dettagliate e stiamo scoppiando di significati che
si sprecano. Ma il nostro lavoro riguarda le motivazioni inconsce,
e questo lo taglia fuori dalla mente di coloro che fanno i progetti.

Per trovare un pubblico che legga i suoi risultati lo scienziato


(delle vicende umane), ahim, deve ignorare l'inconscio.
Forse dovremmo semplicemente accettare il fatto che le
motivazioni inconsce non vanno bene per la societ, eccetto
quando si cristallizzano in alcune forme d'arte. Se accettiamo
questo, possiamo considerare di nuovo la domanda: che prezzo
paghiamo? E possiamo rispondere che paghiamo il prezzo di
restare come siamo, giocattoli dell'economia, della politica e del
destino. Comunque, per quanto mi riguarda, non mi lamento.
Quel che segue non altro che l'enumerazione di esempi
costosi delle reazioni negative che ha la societ nei confronti
del legame tra il concetto di inconscio e la ricerca scientifica, e
far questi esempi senza alcuna idea dell'uso che se ne potr
fare. Non necessario che io dimostri qui che la psicoanalisi il
trattamento migliore. Essa certamente fornisce una forma di
educazione per l'analista, anche quando un caso clinico fallisce
come procedura terapeutica. Se ci che propongo in questo
lavoro corretto, allora il training e la pratica psicoanalitica
dovrebbero essere altamente valutati, nel momento in cui un
uomo o una donna desiderano essere educati a trattare con gli
esseri umani, sani o malati che siano.
Supponiamo che, invece di fare domande sul nero, i
ricercatori indagassero sulla guerra, sulla bomba e sull'aumento
della popolazione.
- La guerra.
La discussione sul valore inconscio della guerra per l'individuo o
per il gruppo quasi in tab. Tuttavia, se viene tralasciata, il
prezzo che si dovr pagare sar sicuramente il disastro della
terza guerra mondiale.
- La bomba.
La simbologia inconscia della fisica termonucleare e delle sue
applicazioni nella costruzione di bombe potrebbe essere presa in
esame. Sono gli analisti che si occupano di casi "borderline"
(personalit schizoidi), quelli che hanno pi informazioni in
questo campo. Mi riferisco alla bomba come un esempio, tratto

dalla fisica, della disintegrazione della personalit in psicologia


dinamica.
- L'aumento della popolazione.
L'esplosione demografica viene di solito studiata in termini
economici, ma c' altro da dire, e l'argomento non
completamente compreso nel termine sessualit. Le difficolt
nel controllo demografico certamente interessano la pratica
psicoanalitica quotidiana. Ma, come ho gi detto, lo psicoanalista
deve imparare a tenere per s ci che impara, a rassegnarsi al
fatto che nessuno vuol sapere ci che un esame individuale e
accurato dei sentimenti umani rivela.
Lasciatemi per un attimo prendere in considerazione il vasto
territorio della psichiatria, anche se non sono uno psichiatra nel
senso stretto della parola.
LA PSICHIATRIA DEGLI ADULTI.
In alcuni ospedali e ambulatori per malati mentali adulti gli
psichiatri hanno aggiunto al loro atteggiamento modernamente
umanitario il tentativo di applicare i risultati della psicoanalisi.
Altri ospedali e ambulatori si accontentano di avere un
atteggiamento umano, gi abbastanza difficile in generale, dal
momento che centinaia e anche migliaia di pazienti sono
accumulati in un solo istituto.
Esiste un considerevole contributo alla comprensione dei
fenomeni depressivi nel campo della psicoanalisi che aspetta di
essere incluso in quello generale della psichiatria. Un esempio a
questo riguardo (scelgo soltanto un dettaglio) potrebbe essere la
necessit di permettere alle persone depresse di essere
depresse, mantenerle percettive e accudirle durante il periodo in
cui potrebbero risolvere i loro conflitti interni, con o senza la
psicoterapia.
Si potrebbe a volte provare nostalgia per il vecchio termine
asilo, se questo potesse significare rifugio per alcuni tipi di
pazienti depressi che hanno bisogno di potersi ritirare (dal
mondo esterno). Qui il costo sociale deve essere valutato in
termini di spreco e di sofferenza umana. Un dettaglio pratico

che la gente dovrebbe accettare il suicidio come un evento


triste, e non considerarlo come un indizio della negligenza dello
psichiatra. La minaccia del suicidio costituisce una sorta di ricatto
che fa s che il giovane psichiatra ecceda nel trattamento e nella
protezione del paziente depresso, e ci interferisce con la
gestione umana e sensibile del caso del depresso.
Un argomento ancora pi controverso quello della ricerca sulla
schizofrenia, in particolare perch la schizofrenia considerata
da molti una malattia, il risultato di un fattore ereditario o di una
disfunzione biochimica. La ricerca in questa direzione ottiene
molto sostegno. Ma vi anche un contributo che pu essere
desunto dalla psicoanalisi. Gli psicoanalisti sono stati costretti, a
causa di errori diagnostici, a studiare le persone schizoidi, e
cominciano ad avere cose da dire sui pazienti che mostrano in
analisi una sintomatologia schizoide. In questo senso la
schizofrenia sembra essere un disturbo della strutturazione della
personalit.
Lo psicoanalista fortunato se ha un amico psichiatra che si
prender cura di uno dei suoi pazienti in fase di "breakdown", e
che inviter l'analista a continuare il trattamento, vale a dire a
occuparsi dell'aspetto psicoterapeutico del trattamento. Gran
parte della ricerca psicoanalitica ostacolata a causa dei sospetti
reciproci tra psichiatra e psicoanalista. Il valore dell'attivit
interdisciplinare va misurato non tanto in termini di cura quanto
in termini di educazione dello psichiatra e dello psicoanalista.
Grosso modo, la tendenza della psicoanalisi di considerare che
nell'eziologia della schizofrenia vi una regressione dei processi
maturativi della prima infanzia all'et in cui la dipendenza
assoluta. Ci porterebbe la schizofrenia nel regno dell'universale
lotta per la vita, sottraendola al regno dei processi specifici di
malattia. Il mondo medico deve urgentemente includere questo
aspetto della salute, per quanto c' di vero, nel suo modo di
considerare le cose, perch i disturbi che scaturiscono dalla lotta
per la vita non dovrebbero essere messi nella stessa categoria di
quei disturbi che dipendono da processi degenerativi.

Ho difficolt a parlare della mia materia, la psichiatria dei


bambini, perch anche se tentassi di darne una formulazione
condensata, solo un libro mi potrebbe soddisfare.
LA PRATICA MEDICA.
L'area dell'interazione fra il campo medico e quello psicoanalitico
cos vasta che posso farne soltanto un breve riferimento. E'
necessario integrare la medicina e la psicoanalisi, come due
aspetti della personalit scissa del paziente, laddove il disturbo
psicosomatico nasconde quello mentale. Come possibile, per
un malato psicosomatico, raggiungere l'integrazione se coloro
che se ne prendono cura sono in disaccordo?
Vi sono ora, in tutti questi campi, organizzazioni professionali
che tentano di colmare le lacune cercando di integrare i risultati
di vari gruppi di ricercatori, inclusi gli psicoanalisti, i quali
vendono al minuto le motivazioni inconsce in modo sempre pi
maldestro.
L'EDUCAZIONE.
Nel campo dell'educazione, il prezzo della mancata utilizzazione
dei risultati della ricerca psicoanalitica pu essere valutato in
termini di incurie degli asili e della scuola elementare, vale a dire
di tutto ci di cui hanno parlato Margaret McMillan, Susan Isaacs
e altri. Potrebbe essere valutato in termini di perdita
dell'opportunit di proporre un apprendimento creativo, che
l'opposto di quello passivo, o in termini di interferenza
nell'educazione di bambini normali da parte di altri bambini che
hanno disturbi emozionali - specialmente quelli che hanno a casa
un ambiente inadeguato a causa della mancanza di locali
disponibili per separare i due gruppi.
Per fare un esempio specifico: la punizione fisica a Eton o in
qualsiasi scuola destinata a bambini normali, che abbiano
famiglie solide, non pu essere discussa alla stessa stregua
dell'idea di punizione fisica in scuole per bambini deprivati o
antisociali.
Tuttavia, alcune lettere inviate al "Times" tendono a ignorare
questo aspetto. Ma l'idea del castigo corporale ha un significato

diverso nell'inconscio dei bambini, a seconda della loro salute o


della loro malattia. Gli insegnanti devono essere edotti sulle
dinamiche della cura dei bambini tanto quanto lo sono nelle
materie che devono insegnare, e devono essere istruiti sulla
diagnosi in termini di educazione.
IL RAPPORTO MADRE-BAMBINO.
Parler brevemente del rapporto madre-bambino e del rapporto
del bambino con i genitori, perch ho gi messo per iscritto la
mia parte di contributo psicoanalitico su questo argomento.
Tuttavia, vi ricorder che la psicoanalisi tende a dimostrare che
la base della salute mentale non soltanto una questione di
fortuna e di ereditariet; la base della salute mentale
attivamente costruita durante la prima infanzia, quando la madre
sufficientemente buona, e durante il periodo infantile di ogni
bambino che vive in una famiglia che funziona bene. La ricerca
psicoanalitica d il massimo credito quindi alla madre
sufficientemente buona nel suo naturale prendersi cura del
bambino, alla solidariet fra i genitori, quando questa esiste e
continua a funzionare in modo soddisfacente, e alla famiglia
come continuo punto di riferimento, particolarmente durante i
momenti nodali dello sviluppo; l'et in cui i bambini cominciano a
camminare e l'et dell'adolescenza. Inoltre, essa attribuisce la
stessa importanza all'attiva interazione fra i genitori e gli
insegnanti, che caratteristica della parte migliore della
scolarizzazione nel periodo di latenza.
L'ADOLESCENZA.
La ricerca psicoanalitica ha dato un contributo alla teoria
generale dell'adolescenza portando i suoi contributi per lo studio
di questa fase dello sviluppo al lavoro di altre discipline. Forse la
possibilit concreta che gli adolescenti hanno nell'universo intero
di vivere appieno l'adolescenza (almeno in parte) uno dei
risultati positivi dei principi fondati sulla ricerca psicoanalitica. Io
almeno personalmente lo penso.
Coloro che danno valore alla famiglia e che pensano che
l'individuo abbia bisogno di una struttura familiare possono

trovare maggior sostegno nella ricerca psicoanalitica che in


qualunque altro luogo. La psicoanalisi ha indicato il cammino
attraverso cui i processi di maturazione individuale hanno
bisogno di un ambiente facilitante, e come questo stesso
ambiente facilitante, che ha le sue proprie caratteristiche
evolutive, sia qualcosa di molto complesso.
IL MEDICO DI FAMIGLIA.
E' molto allettante essere di attualit e potere aggiungere una
parola sul compito del medico di famiglia. Un'inchiesta fra gli
psicoanalisti al tempo dell'istituzione del Servizio di salute
mentale avrebbe messo in luce conoscenze gi disponibili per ci
che riguarda l'ipocondria illimitata della comunit, con la
corrispondente angoscia ipocondriaca del medico, che sottende
l'eccesso di prescrizioni.
Non sarebbe ragionevole per attenderci che questo tipo di
informazione venga richiesto al momento della pianificazione,
giacch essa stessa ha motivazioni inconsce. Il prezzo pagato in
questo senso stato pesante.
Inoltre era gi possibile raccogliere informazioni circa il fatto che
la gente odia e invidia la figura del medico; mentre ciascuno
ama e ha fiducia nel proprio medico; oppure, all'inverso, la
gente idealizza la professione medica ma, allo stesso tempo,
l'individuo non riesce a trovare il medico giusto per se stesso. I
sentimenti pubblici e individuali hanno tendenze opposte per
quanto riguarda il medico. E i medici sono intrappolati nello
stesso conflitto di motivazioni inconsce. Per di pi, i migliori tra
essi sono troppo coinvolti nei loro problemi clinici per potersi
fermare e prendere in esame i loro problemi obiettivamente.
IL CASO PARTICOLARE DELLA TENDENZA ANTISOCIALE.
Forse l'uso pi positivo che la societ ha fatto dei risultati
psicoanalitici stato l'approccio al problema del comportamento
antisociale. Una delle ragioni pu essere il fatto che
l'osservazione del bambino antisociale fa risalire a una storia di
deprivazione e alla reazione del bambino un particolare trauma.
Cos, c' meno resistenza nei confronti della ricerca sulla

dinamica della tendenza antisociale, perch ci che viene


scoperto non esattamente la motivazione inconscia. In
circostanze
adeguate,
un
bambino
pu
riprendersi
dall'esperienza concreta di deprivazione senza ricorrere al
processo analitico. La societ ha fatto buon uso del lavoro di
Bowlby e dei Robertson sulla separazione, e uno dei risultati
pratici stato la facilitazione delle visite dei genitori e la
permanenza delle madri in alcuni degli ospedali pediatrici. Per
quanto riguarda l'ulteriore applicazione di questa ricerca, si
potrebbe dire che una delle ragioni per cui l'affido familiare
stato presto accettato, negli anni successivi alla guerra, in luogo
delle grosse istituzioni, che l'affido molto meno costoso, e
per questo riceve il massimo appoggio dal Tesoro.
Il prezzo che si paga nel tralasciare le cose che si conoscono
sulla delinquenza deve essere valutato in termini di costo per la
comunit. Ma c' un fatto positivo: il "Children Act" del 1948 (1)
che medicina preventiva nei confronti della delinquenza,
forse la miglior cosa che esista in questa vasta area che sto ora
prendendo in considerazione.
I DIVIDENDI.
Non mia intenzione essere totalmente pessimista. Cos come
Freud ha permeato di s l'esistenza, la letteratura e le arti
figurative, cos i diversi principi della psicologia dinamica hanno
avuto il loro effetto sulla cura del bambino, sull'educazione e
sulla pratica religiosa. Gli analisti hanno dovunque stretto la
mano a coloro che ragionano in termini di crescita emozionale
dell'individuo, e a coloro che pensano alla salute come a un
percorso che fa l'individuo dalla dipendenza verso l'indipendenza
e come a un progresso del bambino che, gradualmente e a
tempo debito (dopo, e non "durante" l'adolescenza), si identifica
con la societ, prendendo parte come adulto al mantenimento e
anche alle eventuali modifiche di essa.
Con il tempo verr accettato il fatto che i risultati psicoanalitici
sono stati in linea con le altre tendenze a una concezione della
societ che non violi la dignit dell'individuo. Se il mondo
sopravviver ai prossimi decenni si scoprir che l'idea

impopolare di motivazione inconscia stata un elemento


essenziale dell'evoluzione della societ, e che la ricerca
psicoanalitica ha avuto il suo ruolo nel salvare il mondo da quello
che, senza il concetto di motivazione inconscia, sarebbe il fato.
Sarebbe bello che le motivazioni inconsce potessero essere
generalmente accolte e studiate prima che il fato cambi
ortografia e diventi "fait accompli".
QUESTO FEMMINISMO
(Abbozzo di una conferenza tenuta alla Progressive League, 20
novembre 1964.)
Questa la cosa pi pericolosa che io ho fatto negli ultimi anni.
Naturalmente, avrei potuto scegliere un altro titolo, ma sono
disposto a correre ogni rischio e ad andare avanti con la mia
formulazione personale.
Posso dare per scontato che l'uomo e la donna non sono la
stessa cosa, e che ogni uomo ha una componente femminile e
ogni donna ne ha una maschile? Devo comunque avere una
base sulla quale delineare le somiglianze e le differenze fra i
sessi. Ho lasciato spazio per una conferenza alternativa nel caso
in cui l'uditorio non si trovi d'accordo con me nel proporre
questo assunto di base. Faccio una pausa, qualora vogliate
dichiarare che "non vi sono differenze".
L'argomento in ogni caso molto vasto, e non posso trattare
tutto ci che so o che credo di sapere. Quello che potrebbe
risultare importante per qualcuno di voi, forse, sar proprio ci
che dovr tralasciare.
APPROCCIO ALL'ARGOMENTO DAL PUNTO DI VISTA DELLO
SVILUPPO.
Naturalmente, tendo a considerare questo argomento in termini
di sviluppo dell'individuo, dall'inizio della vita fino alla morte per
vecchiaia. Lo sviluppo la mia specialit. Non cercher di capire
se l'uomo pi bello della donna, o se la parola grazioso

utile per riferirci al lato femminile, il che richiederebbe un altro


termine come vigoroso per il lato maschile. Tutto ci deve
essere lasciato ai poeti.
In realt (se sapete ci che io intendo per realt), gli uomini e le
donne hanno ognuno la propria forma. E' molto giusto quando
un bambino desidera, in via generale, essere un uomo, e una
bambina desidera essere una donna. Tuttavia, ci non sempre
vero. E se prendiamo in considerazione le emozioni pi profonde
e l'inconscio, possiamo facilmente trovare dei ragazzi robusti che
ambiscono a essere ragazze, cos come troviamo ragazze che
hanno una vita sessuale difficile durante l'adolescenza perch
invidiano continuamente i maschi. Infatti ci possiamo aspettare
tutti i gradi di identificazioni incrociate, e i problemi sorgono
principalmente dal modo in cui questi disagi possono essere
effettivamente celati nell'inconscio rimosso. I problemi peggiori
provengono dal modo in cui, nelle persone schizoidi, una
scissione della personalit pu separare gli elementi maschili da
quelli femminili, oppure pu separare il funzionamento globale
da quello parziale.
Consideriamo cinque possibili livelli, scelti arbitrariamente.
1. La maggioranza dei maschi diventano uomini e la
maggioranza delle femmine diventano donne. Dobbiamo per
considerare i vari tipi di uomini e di donne: gli eterosessuali, gli
omosessuali e i bisessuali.
2. L'adolescenza scorre lentamente, e nel corso di circa cinque
anni dobbiamo aspettarci che gli adolescenti giochino con tutte
le possibili varianti, prima di definire stabilmente se stessi come
maschi o come femmine.
3. Durante l'et prepuberale, gran parte dei ragazzi mostra una
temporanea oscillazione verso il sesso opposto al loro.
4. Prima, nel periodo di latenza, nessuno badava molto al fatto
se una bambina usava i jeans. Per qualche ragione, invece, i
bambini maschi devono avere un aspetto da maschi, e fare cose
da maschi, come fare la lotta e riunirsi in gruppi; possono anche
essere creativi e materni, se lo vogliono. I costumi cambiano, e
nessuno pu predire ci che avverr nei prossimi dieci anni

5. Ancora prima, nell'et cruciale, alla fine del periodo in cui si


apprende la deambulazione, la maggioranza dei bambini (tranne
quelli che stanno inclinando al disordine psichico) si trova in uno
stadio di forte attrazione per il genitore del sesso opposto e di
grande tensione in rapporto al genitore dello stesso sesso, a
causa dell'ambivalenza, cio della coesistenza dell'odio con
l'amore. Alcuni trovano un elemento corrispondente nel genitore
di sesso opposto, altri non lo trovano.
Diamo qui per scontato che esista una vita immaginativa. Questi
bambini sognano, giocano, immaginano e usano l'immaginazione
degli altri; la loro vita, nel complesso, molto ricca e i loro
sentimenti violenti. Ovviamente, molto dipende da fenomeni
casuali, come negli esempi seguenti.
Un bambino potrebbe voler molto bene a suo padre che, di
carattere schivo, pu non manifestare lo stesso sentimento nei
suoi confronti a causa della propria omosessualit repressa.
Questo bambino potrebbe allora diventare deprivato del padre.
Ci ostacolerebbe la sua eterosessualit perch non potrebbe
assecondare sentimenti di odio per il padre.
Oppure consideriamo il caso di una bambina che ama il padre
ma, trovandosi di fronte a una madre che sminuisce tutti gli
uomini, vede sciupata la sua esperienza con il padre. La
bambina quindi perder quella occasione ma se la procurer, in
seguito, con il fratello maggiore.
Un bambino e una bambina soffrono perch la bambina ha un
anno di pi, e quindi il rapporto tra sessi stato, in qualche
modo, rovesciato.
Un bambino il terzo in una famiglia di quattro maschi. Questo
terzogenito assorbe tutti i desideri dei genitori, che erano quelli
di avere una bambina. Egli tende ad adattarsi al ruolo che gli
stato assegnato, malgrado molti genitori cerchino di nascondere
il loro disappunto.
In altre parole, la natura dei genitori, il posto del bambino nella
famiglia e altri fattori influiscono sul modello e distorcono la
classica immagine, nota come complesso di Edipo.

Ora andiamo pi in profondit, o pi all'indietro, nei meccanismi


pi primitivi. Come fanno i bambini piccoli ad arrivare a patti con
il
proprio
corpo?
In
parte
attraverso
l'esperienza
dell'eccitamento. Ma i maschi che hanno un'erezione e le
femmine che sentono stimoli vaginali in relazione alle persone,
all'amore e al funzionamento corporeo, sono in una posizione
diversa da quelli che non hanno queste esperienze integrative.
Molto dipende dall'atteggiamento dei genitori nei confronti di
questi fenomeni naturali. Alcuni genitori non fanno da specchio a
ci che esiste; altri stimolano ci che esiste, per ancora in
forma embrionale.
UN DETTAGLIO SPECIFICO.
C' un dettaglio che deve essere preso in esame separatamente.
E' la qualit che l'organo genitale maschile ha di essere in
evidenza, in contrasto con quello femminile, che invece
nascosto. Non possiamo parlare di femminismo tralasciando
questo fatto.
Freud ha parlato del concetto di una fase fallica che precede la
piena genitalit. Potremmo chiamarla la fase dell'ostentazione e
della spavalderia. Non c' dubbio che le bambine hanno qualche
problema quando attraversano questa fase, o quella che
corrisponde, per loro, alla fase fallica. Anche se solo per poco, si
sentono inferiori e mutilate. Il trauma che ne consegue varia
secondo i fattori esterni (il posto che la bambina ha nella
famiglia, il carattere dei fratelli, l'atteggiamento dei genitori
eccetera); ma non si deve negare che in questa fase il maschio
"ce l'ha" e la femmina "non ce l'ha". Incidentalmente, il bambino
pu urinare in un modo che le bambine possono invidiare
altrettanto quanto esse gli invidiano l'erezione. L'invidia del pene
un fatto.
Nella fase seguente della piena genitalit, la bambina guadagna
terreno; diventa importante e invidiata dai maschi perch pu
richiamare l'attenzione del padre, perch potr, un giorno, avere
dei bambini (bambini sia propri che per procura); durante la
pubert ha il seno e le mestruazioni e tutti i misteri che vi
pertengono.

Freud, tuttavia, ha insistito fino alla fine della sua vita sul fatto
che noi perdiamo qualcosa di molto importante, se trascuriamo
l'effetto che il trauma della loro inferiorit ha sulle bambine
durante la fase fallica. (Alcuni analisti hanno tentato di
dimostrare che Freud si sbagliava in questo, e che era lui ad
avere il problema di vantarsi nei confronti delle donne e di
affibbiare questa complicazione all'umanit per motivi personali.)
Le conseguenze di questo trauma, che le bambine devono
affrontare durante la fase fallica, sono della seguente natura:
1. La sopravvalutazione del pene in erezione e il predominio che
esso pu avere.
2. L'invidia del maschio tra le femmine.
3. La fantasia di avere un pene nascosto che un giorno si
svilupper e si potr mostrare.
4. La fantasia che il pene c'era e non c' pi.
5. La fantasia, nelle bambine, dell'esistenza del pene e la
negazione della differenza fra maschio e femmina durante la
fase fallica, e la fantasia, nei maschi, che le femmine abbiano un
pene, soltanto che un pene nascosto. Ci contribuisce
all'attrazione che esercitano gli spogliarelli, il can-can eccetera.
Tutto ci alimenta l'organizzazione sado-masochistica, e alcune
perversioni sono un tentativo elaborato di raggiungere una sorta
di unione sessuale malgrado l'allucinazione che le femmine
abbiano un pene. Qui si trova una radice del femminismo. Non
posso farci niente se c' nel femminismo molto di pi di quanto
non appaia, e se si pu considerare in termini logici gran parte di
ci che il femminismo dice e fa. La sua radice ha origine nel
delirio diffuso, "nelle ragazze e anche nei maschi", che esista un
pene femminile, e nella fissazione di alcuni uomini e di alcune
donne a livello fallico, vale a dire allo stadio anteriore al
raggiungimento della piena genitalit.
Forse, sociologicamente parlando, il lato peggiore di questa
allucinazione di massa quello maschile, perch fa s che gli
uomini enfatizzino l'aspetto castrato della personalit

femminile, avallando la credenza nell'inferiorit femminile che


rende furiose le donne.
Ciononostante, non dimenticate (se ci sono delle femministe
presenti) che infinitamente maggiore l'invidia dei maschi per le
donne, vale a dire l'invidia dell'uomo per la piena capacit delle
donne, di cui parler fra poco.
Spero che si capisca che questo un problema universale, e che
per i normali lo stesso che per gli anormali, solo che gli
anormali - nelle psiconevrosi - non hanno spazio per il gioco e
per la fantasia a causa di un certo livello di rimozione. Vale a
dire che alcuni aspetti della realt totale non sono disponibili per
essere usati come espressione del S e per essere incorporati
nello sviluppo della struttura della personalit. Va notato per
che, dal punto di vista dello sviluppo, necessario che vi sia una
qualche forma di crescita sana per raggiungere l'invidia del
pene.
Si pu dire, quindi, che il femminismo contiene un grado pi o
meno elevato di anormalit. A un estremo c' la protesta della
donna contro una societ dominata dall'ostentazione maschile
della fase fallica; all'altro capo c' il rifiuto della donna di
accettare la sua reale inferiorit "in una fase" dello sviluppo
fisico. Io so bene che questa semplice affermazione
inadeguata, ma pu essere un valido tentativo di raccogliere una
gran complessit di cose in poche parole. Continuando a parlare
dal punto di vista dello sviluppo, in che stato si trova il bambino
quando la fase fallica appare sulla scena?
E' del tutto normale che i bambini piccoli che hanno avuto
esperienze di povert nei primi tempi della loro vita, per esempio
nella fase dell'allattamento, si eccitino in questa seconda
opportunit che la fase fallica sembra loro offrire - e ci vero
per entrambi i sessi. In questo modo possiamo distinguere due
categorie; i bambini che arrivano alla fase fallica avendo vissuto
in pieno le esperienze delle prime fasi, e coloro che vi arrivano
leggermente o gravemente deprivati. La fase fallica ha
un'importanza smisurata per quelli che vi arrivano deprivati. In
questo modo e in altri, vi una preistoria dei problemi che
sorgono in questa fase cos come in tutte le altre, anche se,

ovviamente, non si possono dimenticare le tendenze patologiche


ereditarie.
Tutte queste questioni fanno parte del lavoro quotidiano
dell'analista con i suoi pazienti, e ciononostante non sono
sufficientemente valutate nelle discussioni generali (come
questa) che non hanno un rapporto diretto con la terapia. Le
persone devono accettare ci che sono e riconoscere la storia
del loro sviluppo personale, oltre agli atteggiamenti e alle
influenze che l'ambiente ha avuto su di loro, e devono
continuare a vivere tentando di intessere rapporti con la societ
in modo tale che ne derivi un contributo reciproco. Queste cose,
che in condizione di anormalit sono come condensate, si
verificano anche nello stato di salute; ma vi un modo per
dissimulare questi elementi primitivi senza perdere il contatto
con essi in modo eccessivo; per esempio, con l'uso della
fantasia.
LA FANTASIA E LA REALTA' PSICHICA INTERNA.
Per alcune persone la fantasia consiste nel manipolare delle
cose, un po' ci che i fumetti rappresentano per il bambino. Ma
in profondit, la fantasia appartiene alla realt psichica interna
dell'individuo, e cio alla parte pi vitale dell'unit della
personalit, tranne quando la malattia stabilisce che non ci
deve essere un mondo interno e dunque una realt psichica
interna. Una delle caratteristiche di uno sviluppo maturo, e
quindi della salute, che la realt psichica interna viene
continuamente arricchita dalle esperienze, e, a sua volta, rende
continuamente le esperienze individuali ricche e reali. In questo
modo, tutto ci che esiste sotto il sole pu essere trovato
dall'individuo, che quindi capace di sentire la realt di tutto ci
che reale e che pu venire scoperto.
In stato di salute, quindi, la donna pu trovare una vita maschile
in esperienze immaginative, attraverso l'identificazione con i
maschi. Nella forma pi primitiva di identificazione, la donna pu
fare uso del maschio consegnandogli la sua mascolinit e
avendo come compenso la possibilit di vivere completamente la

propria femminilit. La stessa cosa vale per l'uso che l'uomo pu


fare della donna.
L'INVIDIA PER IL SESSO OPPOSTO.
Ci mi conduce alla seguente formulazione: "per apprezzare a
pieno l'essere donna, la donna deve essere uomo, e per
apprezzare a pieno l'essere uomo, l'uomo deve essere donna".
L'invidia per il sesso opposto motivo di frustrazione per gran
parte delle persone che dipendono pesantemente dagli istinti,
vale a dire per la maggioranza degli individui che si trovano fra
la pubert e la cinquantina. Il sollievo per questo tipo di
frustrazione viene dalla vita culturale, nella quale il
coinvolgimento sessuale minimo.
Alcuni matrimoni si rompono alla fine del periodo di
innamoramento perch le identificazioni incrociate si sono
indebolite, e l'invidia dell'uomo per la donna coincide con l'invidia
della donna per l'uomo. Cosi i due innamorati cominciano a
lanciarsi i piatti. In questo campo gli uomini e le donne sono
uguali. Nella nuova scelta di coppia che pu seguire, le
identificazioni incrociate si ristabiliscono e per un certo periodo si
risparmiano i cocci.
I bambini hanno difficolt ad ammettere che queste cose
accadano fra i loro genitori, ma ci non pu essere loro
risparmiato.
L'energia liberata pu essere di una tale intensit che ci saranno
inevitabilmente ripercussioni sui figli, nel momento in cui i
genitori sostituiscono i litigi ai rapporti sessuali, o si separano
per risparmiare i cocci.
Presto si vedr che un uomo troppo dolce pu condurre la
donna a un enorme bisogno di un uomo molto maschile, anche
orribile e crudele, che non piacerebbe a nessuno, oppure che
pu farla ricadere nella propria mascolinit, intensificando gli
ingredienti del suo femminismo latente. Eppure i maschi materni
possono essere molto utili. Io sono un buon sostituto materno, e
questo un grande sollievo per una donna quando ci sono molti
figli, quando ammalata e anche quando vuole ritornare al
lavoro. Inoltre, molte donne vorrebbero che i loro mariti fossero

un po' materni nei loro confronti. Chi non un po' deprivato in


termini di cure materne? E l'amicizia fra donne non pu essere
pienamente vissuta senza il timore del coinvolgimento
omosessuale.
Tutto ci sta a dimostrare la difficolt pratica, o l'impossibilit,
della monogamia. Non forse questo un aspetto di cui
l'insegnamento cristiano non tiene sufficientemente conto?
Ciononostante, le persone hanno bisogno di sentire che hanno
mantenuto un rapporto intimo nell'arco della loro vita, perch c'
molto da guadagnare nel mettere insieme esperienze condivise.
Ma se osserviamo gli individui mentre affrontano un conflitto,
vediamo quanto siano svantaggiati coloro che hanno una realt
interna personale relativamente poco importante, e quindi
un'elaborazione fantastica del presente relativamente limitata e
un coinvolgimento culturale poco sviluppato.
La vita culturale viene in aiuto quando l'innamoramento fra
marito e moglie viene meno e il gioco matrimoniale entra nella
sua seconda fase.
DONNA E DONNE.
Ora voglio prendere in considerazione un aspetto di questo vasto
argomento che viene talvolta trascurato. C' una differenza fra
gli uomini e le donne che pi importante della posizione in cui
essi si trovano allorch danno o ricevono attraverso il nutrimento
o il sesso. Vale a dire, non possibile dimenticare che ogni
uomo e ogni donna "provengono da una donna". Vi sono
tentativi per uscire da questa difficolt. C' tutta la questione
della "couvade" (1) e nel mito originario dell'arlecchino vi un
uomo che d alla luce i bambini. Troviamo spesso l'idea di
nascere dalla testa; ed certamente facile saltare dalla parola
concepimento al concetto di concepire. Felice il bambino
che concepito, allo stesso modo di come il frutto di un
concepimento fisico.
Tuttavia, tutti gli uomini e tutte le donne sono nati da un
grembo, anche se la loro nascita avvenuta per taglio cesareo.
Pi si prende in considerazione questo fatto, pi si rende
necessaria l'esistenza del termine generico Donna per esprimere

una comparazione tra gli uomini e le donne. Devo essere breve,


e quindi approfondisco l'argomento formulando due livelli del
nostro pensiero.
1. Troviamo che il problema non tanto che ognuno, prima, era
dentro e poi nato, quanto che ciascuno all'inizio era
"dipendente" da una donna. E' necessario precisare che all'inizio
ognuno era "assolutamente" dipendente e poi relativamente
dipendente da una donna. Sembrerebbe che il modello della
nostra salute mentale sia impostato all'inizio su una donna che
ha fatto sufficientemente bene ci che doveva fare nello stadio
in cui l'amore pu essere espresso soltanto fisicamente perch
abbia un significato per il bambino. Tutte le persone nascono
con tendenze ereditarie alla maturazione, ma affinch queste
abbiano effetto, ci dev'essere un ambiente sufficientemente
facilitante, vale a dire un adattamento iniziale sensibile da parte
di un essere umano. Questo essere umano una donna, di
solito la madre.
2. Pi profondamente ancora vi l'esperienza del bambino che
all'inizio coinvolge questa donna, perch il lattante non ha
ancora fatto la distinzione fra la madre, le cure ambientali, il
tenere in braccio, le cure fisiche e il nutrimento da un lato e il S
dall'altro. Il S non si ancora differenziato. Vi quindi
dipendenza assoluta.
Ora, l'accettazione della dipendenza assoluta e poi relativa
davvero molto difficile, poich riguarda l'uomo e la donna reali.
Per questo vi un fenomeno separato che possiamo chiamare
Donna, che domina tutto lo scenario e che coinvolge tutti i nostri
argomenti. Donna la madre ai primi stadi della vita di tutti gli
uomini e di tutte le donne, e della quale non si ha
consapevolezza.
Conseguentemente, possiamo trovare un nuovo modo per
formulare la differenza fra i sessi. Nel rapporto con la Donna, le
donne devono identificarsi con lei. Per ogni donna, vi sono
sempre tre donne: la bambina; la madre; la madre della madre.

Nei miti appaiono costantemente tre generazioni di donne,


oppure tre donne con funzioni diverse. Che abbia bambini o che
non ne abbia, la donna si trova in questa sequenza senza fine;
al tempo stesso bambina, madre e nonna, o madre, fanciulla e
bambina. Ci la rende capace di essere molto ingannevole. Pu
essere una dolce fanciulla per attrarre l'uomo, e poi diventare la
moglie-madre che domina e pi tardi ancora la nonna gentile. E'
la stessa cosa, perch ella comincia da tre, mentre l'uomo
comincia con l'urgenza di essere uno.
Essere uno significa essere solo, ed esserlo sempre di pi.
Gli uomini non possono compiere ci che la donna pu fare, cio
fondersi con la progenie, senza violare la propria natura. Questo
pu accadere soltanto in stato di malattia. Conosco un uomo (un
paziente) che si identificato molto precocemente con la donna,
in realt con il seno. La sua forza era in funzione del seno. Non
vi erano maschi nella sua vita, c'era soltanto lui stesso, tutt'uno
con le donne ed evirato perfino nella propria funzione maschile.
Ma non era una persona contenta, ed stato per lui un grave
problema, nel corso del trattamento, raggiungere la propria
unit maschile e ultimare la separazione dalla donna. Avendo
trovato l'unit del proprio S maschile, stato capace di mettersi
in rapporto con altri maschi in modo diverso - cio di avere degli
amici uomini.
Direi che ci che le donne femministe sembrano invidiare agli
uomini questo: che pi gli uomini maturano, pi diventano
unici. Alcuni uomini invidiano nelle donne il fatto che esse non
hanno bisogno di risolvere il problema del rapporto individuale
con la "donna", perch sono donne a loro volta, cos come sono
seduttrici e indifese, e richiedono, con successo, la cavalleria
maschile (rimpianti come: Dov' la cavalleria di una volta?).
Rimane l'imbarazzo, per gli uomini e per le donne, di essere
stati, in origine, dipendenti dalla donna; e il rancore scaturito da
tutto questo deve essere, in qualche modo, trasformato in una
sorta di gratitudine perch si possa raggiungere la piena
maturit della personalit.
CERCARE PERICOLI.

Lasciate ora che io vi chieda di prendere in considerazione un


nuovo dettaglio: perch gli uomini cercano il pericolo?
E' inutile tentare di impedire le guerre e gli incendi stradali, le
spedizioni sull'Everest o quelle su Marte, oppure di sopprimere la
boxe, se non esaminiamo che cosa vogliono gli uomini. Le donne
- tutte le donne, in virt della loro identificazione con le donne
del passato, del presente e del futuro - vanno incontro al rischio
del parto. E' inutile fare finta che il parto non presenti alcun
rischio, e non bisogna lasciarsi ingannare e deviare
dall'argomento principale di cui sto parlando, vale a dire che vi
un pericolo inerente alla funzione naturale della donna. Gli
uomini invidiano alle donne questo rischio; inoltre, si sentono in
colpa perch essi causano le gravidanze e poi stanno
tranquillamente seduti a guardare le donne che vanno incontro
non solo alla gravidanza, ma anche al parto e alla responsabilit
delle prime cure del bambino, che impongono alla donna grandi
limitazioni. Cos anche loro corrono dei rischi, e lo faranno
sempre. Cercano di emulare la donna. Ma quando un uomo
muore, morto, mentre le donne sono sempre esistite ed
esisteranno sempre. Un uomo come l'erba.
Quindi, anche gli uomini hanno i loro problemi. La cosa peggiore
della guerra che spesso gli uomini che sopravvivono devono
ammettere che hanno trovato la maturit, perfino quella
sessuale, rischiando di morire. Quindi, senza guerre gli uomini si
sentono vuoti; eppure detestano essere uccisi, a meno che siano
convinti della causa per cui combattono.
CONCLUSIONI.
Ho divagato tra gli argomenti racchiusi nella parola
femminismo che appartengono all'interazione universale tra
gli uomini e le donne. Vi ancora molto di pi che io potrei dire,
ma non c' da vergognarsi per questo. Pi si guarda, pi si
riesce a vedere.
LA PILLOLA E LA LUNA

(La seguente conferenza fu tenuta alla Progressive League l'8


novembre 1969. E' stata conservata soltanto in forma di
registrazione, e il lettore si accorger dell'informalit del
linguaggio usato. Piaceva molto a Winnicott parlare alla Lega
progressista, dove era molto apprezzato; ci appare evidente
nella registrazione, dove vi sono rumori e risa di un uditorio
molto vivace. Sfortunatamente, in alcuni passaggi questi rumori
hanno coperto alcune delle parole pronunciate dall'oratore;
un'ulteriore difficolt dovuta al fatto che vi sono ripetizioni di
parole e di frasi, cos come vi sono interiezioni dovute
probabilmente all'esitazione di Winnicott nell'affrontare in
pubblico un argomento cos serio e difficile. Sono state quindi
necessarie un certo numero di correzioni; esse sono state per
soltanto delle condensazioni, e non stata usata nessuna parola
o frase che non sia stata pronunciata dall'oratore, e l'ordine del
materiale stato strettamente rispettato. All'origine la
conferenza aveva semplicemente avuto come titolo La pillola.
Tuttavia, il sogno raccontato da Winnicott alla fine della
conferenza, cos come le sue parole di chiusura, sembravano
condurre naturalmente alla poesia che egli scrisse in occasione
dell'allunaggio del luglio 1969. Questa poesia stata quindi
inclusa in appendice, e il titolo della conferenza stato cambiato
in omaggio alla poesia. [Nota dei curatori dell'edizione inglese])
In realt, sapete, io non ho mai preso la pillola. E ne so
pochissimo di pillole. Ma quando mi fu chiesto di parlarne l'"idea"
mi sembrata semplicemente meravigliosa, e all'inizio sembrava
essere esattamente ci che volevo, cio parlare della Pillola e del
Me progressista. Penso che ci che mi manca una specie di
slogan propagandistico. E' molto piacevole averne uno su cui
poter contare e andare in giro sperando che, come risultato di
ci che si sta dicendo, nessuno prender pi la pillola, oppure
che tutti la prenderanno. In realt, alcuni anni fa ho scritto per
la "New Society" un lavoro sull'attraversamento della bonaccia,
che riguardava essenzialmente l'adolescenza (1); era un saggio
alquanto avanzato per quell'epoca, perch le cose cambiano cos

rapidamente, non credete? Dieci anni fa si diceva che la pillola


sarebbe presto stata moderatamente sicura e disponibile, e che
avrebbe cambiato la situazione per gli adolescenti e per i
genitori. Ebbene, lo ha fatto, e a malapena ci ricordiamo di come
stavano prima le cose. E' interessante pensare all'adattamento di
questa realt allo schema immaginario. Oserei dire che non
abbiamo svolto pienamente il nostro compito per quanto
riguarda l'aspetto immaginario della cosa. Bene, l'altro giorno avevo pochi pazienti - mi sono seduto per terra, che il miglior
posto per sedersi, con una penna in mano e un pezzo di carta, e
mi sono detto: ora far un abbozzo di ci che dir sabato. Sar
facile, perch so cosa voglio dire, conosco i termini e i punti su
cui soffermarmi: a, b, c, e cos via. E non successo niente,
tutto il giorno! L'unica cosa che usc fuori fu una poesia. E ve la
legger perch mi ha sorpreso; ma io non sono un poeta, quindi
in realt del tutto inutile. L'ho intitolata "L'assassina silente".
"O sciocca pillola per genti non malate!
Perch non attendere per saper quel che Dio consente?
Ci che vuoto si riempir col tempo
e la collina pregna scomparir in un lampo.
Uomini, appagatevi, mettete Jack dentro Jill:
ragazze! Bevete a saziet la sua clorofilla.
Non temete l'emissione: voi sapete il meccanismo,
conoscete un'assassina calma e silente... la pillola.
Prender di certo la mia penna d'oca:
non perdete tempo con la pillola sciocca.
Aspettate soltanto l'accadimento!
Dopodich pagate il conto".
Questo era quindi ci che avevo in mente quando ho cominciato
a scrivere. Mi ha fatto pensare di costruire qualcosa con un
pezzo di legno. E' come se voi pensaste: far una scultura in
legno; avete con voi uno scalpello e un pezzo di olmo, procedete
in un certo modo e, a un certo momento, vi trovate una strega
davanti a voi. Ci non significa che avevate pensato a una
strega, ma che il procedere del lavoro aveva alterato ci che

stavate facendo, cogliendovi di sorpresa. Vi trovereste ad aver


fatto una strega perch l'olmo ha fatto s che le cose andassero
cos. Potete tradurre questo in qualsiasi modo - in qualsiasi
forma - anche se ci dovesse diventare una rima sciocca come la
mia. Vi sorprende perch avete fatto qualcosa che non vi
aspettavate. Quindi mettiamo la poesia da un lato e vediamo
che cosa le accade.
Ora torniamo all'altro lato delle cose: la logica, la logica
cosciente. Gran parte della nostra vita francamente noiosa e
assai semplificata, perch dimentichiamo l'inconscio, lo lasciamo
da parte o lo consideriamo soltanto la domenica mattina.
Elaboriamo ci che logico, e dobbiamo farlo. Siamo civilizzati,
usiamo il nostro intelletto, la nostra mente e la nostra obiettivit.
Abbiamo la capacit di guardare e di vedere quante persone vi
saranno nel mondo nell'anno 2000, e in quale data l'India sar
eccessivamente popolata. E non abbiamo bisogno di andare in
India. Possiamo fare delle congetture sulla data in cui Londra
sar sovrappopolata - lo stiamo gi facendo riguardo le
automobili.
Quindi possiamo pensare in termini di logica della situazione
attuale: logico avere delle famiglie numerose oltre il limite
entro cui si pu esser certi di garantire una corretta educazione?
E' logico riempire il nostro paese di troppi bambini? Possiamo
dire: No, non lo . Va bene, allora ogni coppia avr soltanto
due bambini, oppure ne avr tre nel caso in cui uno di loro
mongoloide o muore di polio; poi si potrebbe dire: Allora
possiamo averne quattro, nel caso in cui avessimo desiderato
molto un maschio e avessimo avuto tre femmine di seguito.
Comunque lo si ponga, il ragionamento avanza in modo subdolo,
e presto si ritorna all'inizio, cio al tempo in cui si avevano dei
bambini quando capitavano. E forse vi state rendendo conto che
cominciate a gettare uno sguardo sulle vostre inibizioni - le
vostre inibizioni sessuali, che abolirebbero i bambini - e a un
tratto vedete che state parlando dell'inconscio in senso stretto.
In un certo senso, le inibizioni sessuali sono interessanti,
costruttive, e sono un contributo alla societ altrettanto quanto

lo sono gli impulsi sessuali; cos stiamo soltanto descrivendoci a


vicenda, sperando di uscirne nel miglior modo possibile.
Avete pensato molto all'argomento, e non necessario dire ci
che sapete gi. Stiamo parlando della popolazione mondiale,
della capacit di guadagnare e di educare i bambini, oppure se
vogliamo inserirli in un programma educativo, oppure se
dobbiamo essere in grado di mandarli a quella che consideriamo
una scuola adatta a quel bambino e a nessun altro che lui. E'
una questione di riflessione, e grazie a Dio noi abbiamo cervello
e "possiamo" riflettere e mettere in atto ci che abbiamo
pensato. La logica ci porta immediatamente al fatto assodato
che non abbiamo a che fare con un numero illimitato di bambini,
e anche chi ne ha avuti dodici lo pu dire. C' un modo di
riflettere sulle cose e un altro in cui le cose semplicemente
accadono, e possiamo vedere che la correlazione fra i due modi
non molto alta.
Riflettere sulle cose e vedere ci che accade sono due cose in
rapporto secondo una nuova modalit.
Ora, prendiamo un caso in esame. E' quello di una ragazza di
sedici anni; tutto ci che essa voleva era che io le dicessi che lei
aveva subito un danno alla nascita. Era entrata nella vita con un
handicap, essendo nata gravemente cianotica perch aveva il
cordone attorno al collo. Quasi mor, e, quando rinvenne,
indubbiamente una certa quantit di cellule neuronali erano
state danneggiate. Non era molto handicappata - aveva
semplicemente una limitata profondit della personalit e lottava
da sempre contro questo limite. Appena arrivava in una scuola
qualsiasi tutti le dicevano: Se ti sforzassi di pi otterresti
risultati migliori. Quindi lei si sforzava, ma nessuno le diceva:
Tutto questo inutile. La ragazza era molto bella e attraente,
e naturalmente molto matura sul piano emozionale. Quando
venne da me, aveva un libro con s e disse: Sto leggendo
questo libro e lo trovo molto interessante; ed "era" un libro
interessante.
Ma si capiva che per lei era un problema apprezzare ci che voi
e io avremmo apprezzato, perch non ce la faceva, non poteva
farcela, almeno non del tutto.

Giocavamo insieme a scarabocchiare, e uno dei suoi scarabocchi


si trasform in una testa e in un corpo; c'era qualcosa nel
disegno che somigliava a una corda, e io dissi: C' un cordone
attorno a quel bambino, c' una fune attorno al collo di quella
persona. Questo era avvenuto nel gioco, e continuammo a
giocare. Allora lei mi disse: A proposito, io sono nata con il
cordone attorno al collo. Qualcuno glielo aveva detto. Dissi:
Guarda, abbiamo un disegno di questo. E lei: Ah, s?. Non
ci aveva mai pensato in quella maniera. Ma ci era emerso nel
materiale di gioco proprio cos, e quando ho indagato ho saputo
che era un fatto vero, non parte di una leggenda familiare.
Quindi continuammo a parlare di questo, e io dissi: Senti, non
ero affatto protettivo, tu sei nata con questa cosa attorno al
collo, eri cianotica, sei stata danneggiata alla nascita e stai
lottando per fare del tuo meglio malgrado questo. Hai una
capacit intellettuale limitata, ma forse questa capacit pu
migliorare con il tempo, e se puoi aspettare forse potrai fare
qualcosa - non lo so ancora. Il tuo problema per non che tu
non ti impegni abbastanza, bens che ti trovi a vivere con un
danno al cervello. E' andata a casa, e la sua reazione fu quella
di dire alla gente: Finalmente ho sentito che qualcuno mi
capisce. Da una situazione estremamente complessa era
emerso quel dettaglio, e da quel momento lei andata avanti in
modo nuovo. Abbiamo instaurato un ottimo rapporto e ora io
posso esserle utile; ha qualcuno che la segue affinch possa
vivere normalmente, senza che nessuno si aspetti che lei faccia
ci che non pu fare, perch richiederebbe una profondit della
personalit e capacit intellettuali che sono al di sopra delle sue
possibilit.
Talvolta ha crisi acute, e quando ci accade tutta la famiglia
sconvolta - anche gli animaletti di casa. I suoi genitori non
possono tenerla a casa perch, anche se le vogliono molto bene,
non riescono a tollerare che la famiglia vada a pezzi quando la
sua capacit di sopportare la situazione viene meno. Un giorno
mi hanno chiamato, chiedendomi di vederla. L'ho ricevuta
immediatamente; lei era in piena crisi (ora torniamo alla pillola).
Era andata a una festa. Di solito cercava di non andare alle feste

perch, essendo molto attraente, tutti la notavano subito e per


dieci minuti si divertiva molto, la festa era stupenda, ma poi? Lei
non aveva la capacit di sostenere le situazioni. Aveva idee
molto sicure sulle cose che le piacevano e che non le piacevano,
su ci che era giusto o sbagliato, e aveva istinti molto forti. Ma
questa volta aveva trovato un ragazzo che le piaceva. Questa
era la cosa pi importante, e rendeva difficile per lei dire di no.
Quindi, dopo la festa, se non fosse andata a letto con lui, non
avrebbe saputo sostenere la frustrazione e tutto il resto, e non
aveva la capacit di gestire la situazione nel lavoro onirico o in
altre maniere. Allora stata con lui tutta la notte, ma lo ha
rifiutato e lui l'ha rispettata. Ma lei era assolutamente
tormentata dal disappunto, sia per il fatto che lui non l'aveva
violentata assumendosene tutte le responsabilit, sia per il
rispetto che lei aveva nei confronti di lui, perch sapeva che se i
suoi amici avessero saputo che lui aveva passato la notte con lei
senza che ci fosse stato un rapporto sessuale, lo avrebbero
deriso. Quindi, lui sarebbe dovuto tornare a casa o dicendo una
bugia o dicendo: Ebbene, lei non ha voluto; e questo non
andava bene. Lei rispettava tutto ci e si sentiva assolutamente
tormentata, era in uno stato spaventoso e sconvolgeva tutta la
famiglia, che si trovava disorientata, eccetto il fatto che erano
abituati a queste cose. Incidentalmente, l'uomo era un nero
africano, ma ci non sembrava causare alcun disturbo nella
famiglia. Non era questo il nocciolo del problema, sebbene fosse
molto eccitante per lei avere rapporti con un uomo di colore. Ma
questo l'argomento per un'altra discussione.
Quindi, l'uomo si era comportato bene e lei era sconvolta per
questo, anche se nello stesso tempo si sentiva molto sollevata;
era lacerata da un conflitto che non riusciva a padroneggiare.
Allora disse: Vedi, il problema che ci non ha nulla a che fare
con il sesso, ma con la pillola. Tutte le mie amiche hanno la
pillola. Se non posso averla, mi sento inferiore e infantile. I suoi
genitori le avevano detto che lei non poteva avere n la pillola
n alcun contraccettivo finch non avesse stabilito un rapporto
con una persona con la quale fossa andata a vivere e finch era
in cura. I genitori pensavano che questo era un buon sistema

per rinviare il problema, per cui avevano detto: Nessuna pillola


per te, e nessun contraccettivo; devi contenerti. In realt, la
pillola, per questa ragazza di sedici anni, aveva un importante
valore simbolico. Se avesse avuto la pillola sarebbe stata bene.
Queste persone sentono che se in loro qualcosa cambiasse
starebbero bene. Lei diceva: Se avessi la pillola non la
prenderei, sai, ma devo averla. E se loro dicono che non posso
averla perch ho solo sedici anni, allora devo andare a
comprarla. Lo posso fare, la comprer e basta. Lei cos,
anche perch tutto viene ingrandito dal fatto che non ha quella
profondit della realt interna che potrebbe aiutarla a riflettere.
Quando ha cominciato ad andare in questo posto dove va
adesso, in cui circondata da un ambiente piuttosto buono e
comprensivo, venuta un giorno da me dicendo: Ho avuto la
giornata pi piacevole della mia vita. Io ho chiesto: Che cosa
ha fatto?. Pensavo che avesse avuto rapporti con una serie di
uomini di colore! Lei disse: Siamo scesi lungo un ruscello e
abbiamo preso dei girini. Dal suo punto di vista, il fatto che non
le permettessero l'uso della pillola era qualcosa che non poteva
sopportare. Tutto era esagerato. Mi sembra che talvolta capiti di
guardare e di vedere le cose in questo modo.
Voglio ricordare un altro caso. Una donna molto intelligente, che
in realt era stata una bambina deprivata, viene da me
regolarmente. Era stata sposata e aveva avuto dei bambini, ma
ora divorziata e molto sola. Come risultato del miglioramento
dovuto al trattamento, ha cominciato a sciogliersi un po' e in
seguito stata invitata fuori a cena da un uomo. Bene, adesso
che libera, pu andare fuori a cena; ed piuttosto contenta di
questo, dato che lui le piaceva abbastanza. E, naturalmente non so come succede - in un modo o nell'altro si trovarono in
una camera, da qualche parte. Lei mi disse: Non so cosa pensa
la gente oggi; nel 1969 sembra che si pensi che le persone
vivano con la pillola. Non ho pensato al sesso per dieci anni e
non prendo la pillola. Lui venuto senza contraccettivi, e
ovviamente sono ricaduta nella vecchia storia delle
mestruazioni. Ma, vedete, l'idea era completamente strana. Lei
stava dicendo: che cosa straordinaria, ecco un uomo che

desidera una donna e d per scontato che lei prenda la pillola.


Questo il linguaggio del 1969, no? Entrambe queste due cose
sono ragionevoli, sebbene questa donna, che assai profonda,
avrebbe potuto vedere le cose diversamente.
Ci che ora vorrei mostrarvi che, dal mio punto di vista, c'
un'area irrisolta nella quale la logica e i sentimenti, la fantasia
inconscia e tutto il resto non si collegano. Non hanno un
rapporto giusto fra di loro, non si risolvono reciprocamente, e
sono tutti necessari; e dobbiamo tollerare le contraddizioni.
Ovviamente, possiamo risolvere qualsiasi problema deviandolo
verso l'area scissa dell'intelletto. Lass, da qualche parte, ci
liberiamo dei sentimenti; possiamo dire che si tratta di un
problema soltanto dialettico, confrontiamo questo con quello
e possiamo risolvere qualsiasi problema. Se non lo facciamo ora,
lo faremo poi. Ma se non deviamo verso l'intelletto scisso, ecco
cosa dobbiamo dire: Bene, ci sono problemi che non possono
essere risolti, e dobbiamo tollerare le tensioni. Questo ci che
sto cercando di illustrare con il caso della ragazza che si sentiva
limitata perch alla nascita aveva subito un danno alla testa. Era
difficile per lei tollerare le tensioni con le quali dobbiamo
convivere e che ci fanno dubitare di tutto e accrescono i dubbi.
Perch certezza e salute sono parole che suonano in modo
terribilmente noioso. Ovviamente, anche l'insanit noiosa, ma
c' comunque qualcosa che la maggioranza delle persone pu
tollerare solo fino a un certo punto, cio l'incertezza.
Ci a cui io voglio arrivare sorprendente, ma lo avrete gi
detto a voi stessi, per cui in realt non sto dicendo niente di
originale. Dico che stiamo parlando dell'uccisione di bambini.
Non dell'uccisione di bambini perch non sono normali, perch
sono spastici o insufficienti. Questi ultimi vengono
immediatamente protetti, hanno cure specialistiche, ci si aiuta a
vicenda quando si deve affrontare questo problema. Stiamo
parlando dell'uccisione di bambini al di l di questa
complicazione. E' un argomento ostico, che cerchiamo subito di
evitare. Stiamo parlando della logica di Malthus e del suo buon
senso, e non vogliamo essere turbati da tutto questo.

Ma, mi domando a questo punto, dobbiamo davvero essere


turbati da questo?
Quando ero bambino e avevo dei criceti, se prendevo in mano i
piccoli, la madre diceva soltanto: Bene, me li riprender;
quindi li mangiava e ricominciava da capo. Anche i gatti fanno
questo. Non credo che i cani lo facciano, perch sono stati
addestrati da secoli a non essere lupi, quindi sono
addomesticati, tranne quando hanno la rabbia. Mi sembra che il
mio criceto stava risolvendo il suo problema quando diceva:
Non ho bisogno della pillola, perch se penso che i miei figli
non avranno un ambiente adeguato per crescere, perch c' la
puzza delle mani di quel bambino, allora li manger e
ricomincer da capo. Molto semplice. Credo, ma non ne sono
abbastanza sicuro, perch queste cose si mischiano cos
facilmente con la mitologia, che gli aborigeni dell'Australia una
volta mangiassero alcuni dei loro figli (2). Questa era la loro
maniera di risolvere il problema della popolazione. Non era l'odio
che li spingeva a mangiare i figli. Ci che sto dicendo che
quando l'ambiente non sufficiente per sopportare il numero di
bambini, allora, in un modo o nell'altro, viene trovato un altro
metodo. Fino a poco tempo fa il mondo aveva un ottimo
metodo. Le persone morivano come mosche per dissenteria e
per altre malattie; poi sono venuti i medici e hanno detto: Non
dovete morire di dissenteria, di malaria, o di qualsivoglia
epidemia. E' quindi necessario riflettere sulla popolazione in
modo diverso, perch non possiamo pi lasciare a Dio, per cos
dire, il compito di uccidere tutti, anche se ovviamente possono
esserci le guerre, e le persone possono uccidersi l'un l'altra in
questo modo.
Se vogliamo essere logici, allora dobbiamo parlare di un
argomento molto arduo, vale a dire: chi sono i bambini che
uccidiamo? A che et i feti diventano degli esseri umani? La
maggioranza delle persone sono d'accordo sul fatto che quando i
feti nascono, nel pieno del loro sviluppo, sono degli esseri
umani. Perci non li uccidiamo. Prendiamo ora in considerazione
il periodo immediatamente precedente alla nascita e diciamo:
Non uccideremo quelli che possono sopravvivere. Andiamo dal

medico e chiediamo: A che et un bambino pu


sopravvivere?. E loro rispondono che pu sopravvivere se ha
raggiunto un certo peso, due chili, un chilo e mezzo, un chilo, e
gradualmente la misura si abbassa, come in un'asta. Quindi
chiediamo parere al medico su che cosa e cosa non
l'omicidio, e andiamo a monte di questo, e diciamo: Bene.
Aborto. Abbiamo deciso.
Proprio in questi giorni mi sto occupando di una ragazza che
felicemente sposata, ma davvero molto irrequieta; sapevo che
per lei sarebbe stato impossibile sopportare l'allontanamento del
marito quando quest'ultimo fu distaccato all'Est. Quindi non fui
sorpreso quando mi telefon dicendo che era incinta e che non
le piaceva l'uomo che l'aveva messa incinta, che non voleva
rompere il suo matrimonio e che era molto angosciata. Non ho
potuto raggiungere il padre subito e quindi l'ho fatta abortire.
Tutti erano molto contenti di questo, e la ragazza era pronta ad
accogliere il marito, quando egli torn; hanno avuto due
bambini, e la famiglia non distrutta dalla presenza di un piccolo
estraneo avuto da una relazione non desiderata che lei non pot
evitare perch non ha la capacit di sopportare le cose.
Ora, tutto ci molto logico. Ma cosa succede alla ragazza? Lei
si sente ancora molto angosciata per l'uccisione di questo
bambino che aveva gi vissuto tre mesi dentro di lei, ma pu
sopportare questa angoscia, ci capita di parlarne insieme, e lei
sa di sentirsi molto male a questo proposito; quindi non conta
solo la logica, c' di mezzo un assassinio. Stiamo parlando di
qualcosa di tremendo.
Se mi spingo ancora indietro nel tempo, ricordo di una ragazza
cui fu chiesto di dare il suo aiuto in un ospedale per malattie
mentali, quando aveva circa diciotto anni. L'ospedale era di
grande aiuto per tutti i giovani ricoverati; la ragazza fu messa in
contatto stretto con un ragazzo schizofrenico e gli diede un aiuto
straordinario; solo che, in quel periodo, lei rimase incinta. La
madre ritenne l'ospedale completamente irresponsabile, per cui
imped alla ragazza di tornarvi per aiutare in reparto. Allora noi
dicemmo: Bene, la ragazza deve abortire al pi presto. Presi
quindi gli accordi necessari e feci pressione perch l'aborto fosse

fatto rapidamente, poich capita che i medici dicano:


Pensiamoci sopra, e due mesi dopo la madre comincia a
orientarsi in maniera positiva verso il bambino, e diventa
traumatico abortire, oppure troppo tardi, e lei ha un bambino
non desiderato da allevare; ci sar nel mondo un bambino
rifiutato, e questo un problema terribile. Comunque io affrettai
e scavalcai le pratiche, e la ragazza abort prima che si potesse
orientare positivamente verso il bambino. Ora sta bene e non si
sente in colpa per quello che stato fatto. Ha in mente di
sposarsi con questo ragazzo ex schizofrenico e progettano di
avere una famiglia non appena si saranno sistemati.
Sto chiedendo di trattenere l'aspetto emozionale, la fantasia che
c' nelle cose, pur continuando a indulgere a una logica
estrema, perch credo nell'obiettivit nel modo pi assoluto;
penso che si debba guardare alle cose direttamente e agire di
conseguenza, senza per renderle piatte col dimenticare la
fantasia, le fantasie inconsce. Questo non gode di popolarit.
Nessuno pi intollerante nei confronti della fantasia inconscia
che la gente in generale. La logica ci d la pillola e ci insegna a
utilizzarla; so che questo ha rappresentato un'enorme differenza
e che il mondo pu farne uso. Ma sto suggerendo che saremo
tutti insoddisfatti se ci limitiamo a pensare in questi termini, e
che dobbiamo renderci conto che la pillola quello che ho
chiamato l'assassina silente. La mia cosiddetta poesia
contiene un grosso conflitto e non risolve alcunch, e tuttavia mi
conduce inaspettatamente a qualcosa che non pensavo affatto di
poter considerare - e cio che nell'immaginazione la pillola
l'uccisione silenziosa dei bambini.
Sono abituato a questo argomento perch ho a che fare con i
bambini. Prendiamo il bambino pi piccolo della famiglia; ho
scoperto che lui - o lei - crede di aver ucciso tutti gli altri che
non sono venuti dopo. Ho scoperto che molti di loro hanno
terribili sensi di colpa per aver ucciso tutti gli altri bambini.
Siamo dunque piuttosto abituati a tutto questo se conosciamo la
fantasia dei bambini.
Forse pensate che io stia dicendo: Bene, abbiamo visto che la
pillola uccide dei bambini, perci non la prenderemo pi. Ma io

non sto affatto dicendo questo. Sto solo dicendo: Riconosciamo


che ci sono delle occasioni in cui diciamo 's', uccidiamo dei
bambini. Solo che lo facciamo in modo molto rispettabile. Non
perch li odiamo - non questo il punto. Uccidiamo dei
bambini perch non possiamo dare loro un ambiente adatto
dove poter crescere. Ma alla fine arriviamo a cose molto
primitive, che hanno a che fare con la distruzione, la distruzione
che riguarda il rapporto oggettuale. Il rapporto oggettuale, in un
certo senso, ha a che fare con la distruzione prima che con
l'odio.
Il mio problema che quando devo affrontare un argomento
devo essere totalmente concentrato su di esso, e quando ne
devo parlare mi trovo, cos come altri, a sognarne. L'altra notte
ho fatto due sogni. Nel primo ero a una conferenza. Non era
come questa - era pi simile alla Conferenza psicoanalitica, a cui
non ho partecipato quest'anno, a Roma. C'era un'intera famiglia,
uomini, donne, bambini. C'era un'enorme quantit di persone.
Tutto procedeva bene quando, a un tratto, in mezzo allo
scenario, entr la figlia. Entr di corsa, telefonava dappertutto,
dicendo: Mia madre ha perso la borsa! Cercate di capire, pu
darsi che lei la ritrovi, ma nel frattempo dobbiamo tutti
cercargliela!. Alla fine tutti si arresero, non ci fu la conferenza,
niente - stavamo cercando la borsa della madre. C' dunque
qualcosa qui che dobbiamo tollerare, se pensiamo al contenuto
immaginario della pillola, vale a dire che sfortunatamente non
possiamo evitare che esso coinvolga la fantasia della perdita
della femminilit.
L'altro sogno a cui pensavo un sogno maschile. Mi interessava
perch vi era un bellissimo oggetto bianco, ed era la testa di un
bambino. Ma non era in alcun modo una scultura: era una
rappresentazione bidimensionale di una scultura. Nel sogno
dicevo a me stesso: Guarda, l'ombreggiatura del chiaroscuro
fatta cos bene che possiamo dimenticare che si tratta di una
rappresentazione accurata della testa di un bambino e pensare a
una ulteriore implicazione, cio al significato dello scuro e del
chiaro.

E prima di svegliarmi pensavo: Ci non ha niente a che fare


con il problema razziale del nero e del bianco, va proprio al di l
di questo. Riguarda il nero e il bianco che c' in ogni individuo.
Ecco tutto.
Allora vidi - poich mi alzo spesso durante la notte in questo
periodo, e mi godo molto la luna - vidi che, ovviamente, si
trattava della luna. E sapevo anche che era la luna, perch mi
venne subito da pensare: Accidenti, c' una bandiera
americana sulla luna!. E realizzai subito, quando ricominciai a
ragionare, che ero tornato al problema delle mestruazioni e alla
signora che aveva detto: Sono dovuta ritornare alla vecchia
storia delle mestruazioni. Il fatto che toccavo qualcosa di
molto primitivo riguardo la luna e i suoi legami con le donne e
con lo sviluppo del mondo. Finii per dire: Il quesito della nostra
civilt in questo momento - anche se ogni giorno diverso - :
possiamo, come poeti, riaverci dall'atterraggio americano sulla
luna?. La canzone dice: Vi ho dato la luna, presto ve ne
stancherete. Io ne sono gi stanco. Ma quando il poeta
ricomincer a scrivere sulla luna, come se nessuno vi fosse mai
atterrato ed essa avesse i significati, per me e per voi, di quando
la vediamo nel cielo mentre cresce e mentre cala e appare in
tutta la sua maest e il suo mistero, allora potremo tornare al
tempo in cui riflettevamo sul significato di queste cose, a quando
conoscevamo il senso del chiaro e dello scuro; potremo ritornare
alla poesia e riaverci dall'atterraggio americano sulla luna, prima
che intraprendano un viaggio su Venere, e forse potremo sentire
che c' speranza per la civilt. Finisco con una notazione buffa,
perch in realt sto parlando della pillola. E, per quanto mi
riguarda, io non ho mai visto una pillola e certamente non ne ho
mai preso una; per quanto ne so, la pillola potrebbe somigliare
alla luna. Forse questa la mia immagine.
Sbarco sulla Luna (3).
I
Dicono

Che hanno raggiunto la luna


Piantato una bandiera
naturalmente una bandiera irrigidita
(l nessuno respira)
II
Diavoli intelligenti Io avrei paura
Io proverei terrore
Io dubiterei
Io commetterei un errore
Io sverrei
Io salterei, griderei, riderei, andrei in pezzi.
Non altrettanto loro.
III
Quale luna?
Hanno fatto una stanza con le loro teste
Nella scatola del computer hanno inventato
Una complessit quasi infinita e poi
Ne hanno esplorato la finitezza. E poi
hanno camminato su di essa, piantato una bandiera irrigidita,
Riportato a casa sassi di marmo
Ma non per il gioco dei bimbi.
IV
E' mutato alcunch?
E' questa la forma del trionfo,
il segno della grandezza
il culmine della civilt
il punto di crescita della vita culturale dell'uomo?
E' questo il momento di innalzare un dio
compiaciuto dei suoi sforzi creativi?
V
No, non per me
Questa non la mia luna
Questo non il simbolo della fredda purezza

Questa non la dominatrice delle maree


Non colei che determina le fasi nel corpo delle donne
la lampada volubile eppur prevedibile per il
pastore astronomo che mutevolmente accende
l'oscura notte o genera spiriti e gufi
streghe e cose che sbattono.
VI
Questa non la luna della finestra magica
Del sogno intimo di Giulietta al balcone,
(nutrice io vengo).
VII
La mia luna non ha bandiera
bandiera irrigidita
La sua vita consiste nell'attiva bellezza
Nella sua luce variabile
Nella sua luminosit.
DISCUSSIONE SUGLI SCOPI DELLA GUERRA
(Scritto nel 1940.)
Il Primo Ministro sembra riluttante; per il sollievo di molti, a
discutere sugli scopi della guerra. Si lotta per esistere.
Personalmente, non mi vergogno all'idea della mera lotta per
l'esistenza. Non facciamo niente di strano se lottiamo
semplicemente perch non vogliamo essere sterminati o resi
schiavi. Le mchant animal, quand on l'attaque il se dfend.
L'etica non viene messa in questione, e se siamo abbastanza
stolti da soccombere, non avremo la fortuna di trarre vantaggio
dal nostro errore.
Se lottiamo per esistere, non affermiamo per questo di essere
migliori dei nostri nemici. Tuttavia, nel momento in cui diciamo
di lottare per il potere, o per continuare a esercitarlo,
introduciamo delle complicazioni; e se siamo cos avventati da

affermare che abbiamo delle qualit che i nostri nemici non


hanno e che devono essere preservate, allora abbiamo fatto
un'affermazione difficile da giustificare. Quindi ci sono dei motivi
per semplificare i nostri scopi il pi possibile.
Non c' alcuna ragione per cui l'abilit nel guidare un paese alla
vittoria debba implicare l'abilit a discutere gli scopi della guerra,
e potrebbe essere importante non forzare il Primo Ministro a fare
qualcosa che non rientra nel suo carattere. Tuttavia, noi che
abbiamo meno responsabilit dirette, possiamo fare con profitto
ci che Churchill ha paura di fare. Possiamo prendere in
considerazione la possibilit di essere sostenitori di valori
importanti, e se lo pensiamo tentiamo di riflettere su questi
valori. E se compaiono nella discussione le parole democrazia
e libert, possiamo cercare di capire che cosa significhino
queste parole.
Vorrei che si accettasse come assioma il fatto che, se siamo
migliori dei nostri nemici, siamo solo leggermente migliori.
Qualche anno dopo la guerra, anche questa cauta affermazione
sembrer presuntuosa. A mio avviso, inutile pensare che la
natura umana sia fondamentalmente diversa in Germania e in
Inghilterra, anche se questa considerazione, lo ammetto, mi
lascia il gravoso compito di spiegare le diversit di
comportamento nei due paesi. Credo che queste diversit
possano essere spiegate senza dover presupporre che vi siano
delle differenze fondamentali. Si potrebbe dire che il
comportamento diverso qui e l, e dopo tutto non forse il
comportamento ci che importa? Ebbene s, ma bisogna
distinguere tra comportamento e comportamento globale. Il
comportamento una cosa, il comportamento globale un'altra. Il
comportamento globale include la responsabilit storica; esso
prende anche in considerazione l'ampliamento della motivazione
di base dovuto all'identificazione inconscia con il nemico; inoltre
prende in considerazione la capacit dell'individuo di ottenere
gratificazioni in relazione a delle idee, forse crudeli e aggressive,
e di trovare sollievo quando vengono poste in atto idee
intollerabili che minacciano di diventare coscienti - cio quando
la responsabilit condivisa con gli altri membri del gruppo.

Per dirlo in parole semplici, possiamo sentirci buoni e


comportarci bene, ma abbiamo bisogno di un metro di
riferimento per essere consapevoli di questo.
L'unico strumento che ci d la misura della bont la cattiveria,
e il comportamento globale include quest'ultima, anche se il
nemico a essere cattivo.
In questo momento siamo nella posizione apparentemente
fortunata di chi ha un nemico che dice: Sono cattivo e ho
l'intenzione di esserlo, il che ci fa sentire buoni. Se il nostro
comportamento pu essere considerato buono, non affatto
scontato che possiamo conseguentemente eludere la
responsabilit che abbiamo nei confronti dell'atteggiamento dei
tedeschi e dell'uso che i tedeschi fanno delle particolari qualit di
Hitler. Infatti, una tale compiacenza porterebbe a un pericolo
reale e immediato, dal momento che l'affermazione del nemico
onesta proprio dove la nostra disonesta. Questa , secondo
me, una delle ragioni della sua forza nel piegare gli oppositori
dall'interno. Egli li induce a una posizione di rettitudine che si
spezza perch falsa.
Dimentichiamo facilmente il fatto che, ogni volta che c' una
guerra, essa ha un peso che si ripercuote sulla politica interna.
La pace un fenomeno molto difficile da mantenere in modo
naturale per pi di un certo numero di anni, e sarebbe possibile
dimostrare che conflitti e tensioni interne si stavano gi
manifestando nella struttura politica quando la minaccia esterna
arrivata e ha arrecato sollievo (ci non significa che la guerra
stata programmata, come alcuni dicono, per prevenire la
rivoluzione).
In altre parole la natura umana che nella sua espressione
collettiva detta struttura sociale, non semplice; e non sar di
alcun aiuto per il sociologo negare la forza dell'avidit e
dell'aggressivit con cui ogni individuo ha da fare i conti di fronte
a se stesso se vuole apparire civilizzato. Il modo pi facile che
l'individuo ha per vedere i propri aspetti spiacevoli quello di
vederli negli altri. Il modo pi difficile quello di vedere che
tutta l'avidit, l'aggressione e la falsit esistenti nel mondo
"potrebbero essere connesse con la propria" responsabilit,

anche se in effetti non lo sono. La stessa cosa vale per lo stato


come per l'individuo.
Se vogliamo che la nostra educazione ne tragga vantaggio, gli
eventi dell'ultima decade sono stati abbastanza clamorosi da
servire da insegnamento. Un insegnamento importante venuto
da Mussolini che disse subito, prima che Hitler entrasse in scena,
che l'unico possesso giustificabile quello sostenuto dalla forza.
Non dobbiamo discutere gli aspetti etici di questa affermazione;
dobbiamo solo notare che chiunque sia pronto ad agire, perfino
a parlare, partendo da questo principio, costringe
conseguentemente gli altri ad agire in base allo stesso principio.
Mussolini ha fatto s che l'Inghilterra, la Francia, l'Olanda e il
Belgio assumessero una posizione falsa poich dichiararono il
diritto ai loro territori come se lo avesse ordinato Dio; stato
sostenuto che, nel costringerci a riconsiderare la validit della
nostra posizione e la bont della lotta per mantenerla, Mussolini
ci ha fatto del bene, anche se le sue parole avessero costituito
un bluff.
Se accettiamo l'idea che noi siamo fondamentalmente simili ai
nostri nemici, il nostro compito molto semplificato. Possiamo
allora, senza alcun timore, prendere in esame la nostra natura,
la nostra avidit e la nostra abilit nell'ingannarci; e se,
malgrado tutto, scopriremo che stiamo difendendo qualcosa di
prezioso per il mondo, ci troveremo nella posizione di poter
considerare questa cosa in modo proporzionato.
Non possiamo dimenticare che se facciamo del bene grazie al
potere che abbiamo, ci non significa che possiamo esercitare il
potere senza risvegliare delle gelosie. Un nemico pu essere
geloso di noi, non solo a causa di ci che possediamo, ma anche
a causa dell'opportunit che il nostro potere ci d per ben
governare e per diffondere buoni principi, o almeno per
controllare le forze che potrebbero causare disordine.
In altre parole, se ci rendiamo consapevoli dell'importanza
dell'avidit nelle relazioni umane troveremo pi dell'avidit, o
troveremo che l'avidit una forma primitiva di amore.
Troveremo anche che l'impulso a raggiungere il potere pu
nascere dalla paura del caos e della mancanza di controllo.

Che cosa allora possiamo addurre come ulteriore possibile


giustificazione a una lotta che innanzitutto una lotta per la
vita? Vi infatti soltanto un modo per sostenere l'affermazione
per cui siamo migliori dei nostri nemici senza cadere in
un'interminabile discussione sul significato della parola
migliore. Questa affermazione pu essere sostenuta se siamo
in grado di dimostrare che il nostro scopo quello di
raggiungere uno stadio dello sviluppo emozionale pi maturo di
quello che i nostri nemici hanno raggiunto. Se, per esempio,
potessimo dimostrare che i nazisti si stanno comportando come
adolescenti o preadolescenti, mentre noi ci stiamo comportando
da adulti, allora avremmo un buon argomento. Per amor di
discussione dir che l'atteggiamento di Mussolini per cui si lotta
per il potere (se vero, e non soltanto a parole)
relativamente maturo, mentre l'atteggiamento per cui voi
amate e vi fidate ciecamente del vostro capo normale solo
per il ragazzo immaturo o per il preadolescente. Di conseguenza,
Mussolini ci ha sfidato a comportarci da adulti, mentre i nazisti ci
hanno sfidato da adolescenti e non possono capirci perch non
possono vedere la loro immaturit.
Con buone probabilit noi possiamo asserire che i nazisti sono
dei preadolescenti fiduciosi e che noi stiamo lottando per essere
degli adulti. Stiamo tentando di sentirci liberi e anche di essere
liberi; di essere disposti a lottare senza essere bellicosi, e di
essere dei guerrieri interessati all'arte della pace. Se questo ci
che affermiamo, dobbiamo essere preparati a sostenerlo e a
capire il significato delle nostre parole.
Normalmente si d per scontato che tutti amiamo la libert e
che siamo disposti a lottare e a morire per essa. Pochi
riconoscono che questa affermazione non vera e che
pericolosa, e tuttavia questi pochi, mi sembra, non capiscono la
loro affermazione .
La verit probabilmente che noi amiamo l'idea di libert e
ammiriamo quelli che si sentono liberi, ma allo stesso tempo ne
abbiamo paura e tendiamo talvolta a essere preda del desiderio
di essere controllati. La difficolt a capire questo consiste nel
fatto che ci che cosciente non affatto identico a ci che

inconscio. I sentimenti e le fantasie inconsce rendono illogico il


comportamento cosciente. Inoltre, vi una forte discrepanza tra
ci che ci piace quando proviamo una forte emozione e ci che
ci piace quando non la proviamo.
Gli ostacoli all'esercizio e al piacere della libert sono
principalmente di due tipi. In primo luogo, il piacere della libert
riguarda soltanto gli intervalli che si susseguono ai periodi di
eccitazione corporea. Vi poca gratificazione corporea e
nessuna gratificazione intensa da trarre dalla libert, mentre le
idee di crudelt e di schiavit sono notoriamente associate
all'eccitazione corporea e alle esperienze sensuali - anche al di
fuori della perversione in cui queste cose sono messe in atto
come sostituti dell'esperienza sessuale. Quindi, coloro che
amano la libert devono aspettarsi di sentire periodicamente il
potere seduttivo dell'idea di schiavit e di controllo. Pu non
essere elegante menzionare i piaceri corporei segreti e i pensieri
che li accompagnano, ma lo straordinario numero di parentesi
senza libert che la storia registra non possono essere spiegati
con una cospirazione di silenzio e di diniego.
In secondo luogo, l'esperienza della libert stanca, e ogni tanto
coloro che sono liberi aspirano a esser sollevati dalla
responsabilit, e gradiscono il dispotismo. C' un noto aneddoto
su una scuola moderna in cui un alunno dice: Per piacere,
"dobbiamo" fare quello che vogliamo oggi?. In questo
aneddoto implicita una risposta del tipo: Oggi ti dir ci che
devi fare, perch sei un bambino e sei troppo giovane per
assumere la piena responsabilit delle tue azioni e dei tuoi
pensieri. Ma se un adulto che fa la domanda, allora
potremmo dire: Sissignore, lo deve fare. Questa libert!. E
probabilmente costui disposto a fare uno sforzo per esercitare
la propria libert e anche a goderne, purch ogni tanto possa
prendersi una vacanza.
Anche in questo caso, per sentirci liberi, dobbiamo avere un
modello da confrontare. Come possiamo avere consapevolezza
della libert se non contrapponendovi la sua mancanza? La
schiavit dei neri africani ci ha dato, e tuttora ci d, una falsa
sicurezza della nostra libert; e il riemergere del tema della

schiavit nei nostri libri, nei nostri film e nelle nostre canzoni in
gran parte un modo per avere la consapevolezza della nostra
libert.
La nostra civilt non ha ancora afferrato il problema della libert
al di fuori della schiavit dei neri e, come ovvio,
dell'emancipazione degli schiavi. Forse la Germania stata meno
coinvolta di noi o dell'America in queste due esperienze, che
sono poi una sola per quanto riguarda il comportamento globale.
Se cos fosse, ci costituirebbe un'enorme differenza per la
padronanza individuale da parte dei tedeschi della crudelt
personale e della loro urgenza di dominio, facendo s che
abbiano un maggior bisogno di mettere in atto nell'esperienza di
oggi la crudelt e la schiavit che gli americani hanno messo in
atto - e continuano a farlo durante la schiavit dei neri e la loro
grande emancipazione.
La libert fonte di tensione sulla personalit globale
dell'individuo; l'uomo libero non si sente affatto sollevato dalle
idee persecutorie che pu aver avuto. Egli non ha nessuna
scusante logica per i suoi sentimenti collerici e aggressivi, salvo
l'insaziabilit della sua stessa avidit. E non ha nessuno che gli
dia o gli neghi il permesso di fare ci che vuole fare - in altre
parole, che lo salvi dalla severa tirannia della sua coscienza. Non
c' da meravigliarsi che la gente tema non solo la libert, ma
anche l'idea e la concessione della libert.
L'essere comandato arreca all'uomo grande sollievo e richiede
soltanto che egli renda onore all'eroe che se ne prende l'incarico.
In questo momento lasciamo che Churchill e altri del suo
Gabinetto dicano in modo assai presuntuoso quel che dobbiamo
fare, il che pu essere spiegato soltanto se si suppone che siamo
tutti veramente stanchi della libert e bisognosi di un momento
di schiavit. Nel commercio, per esempio, sono state inventate
delle leggi e dei regolamenti che sono al di l della
comprensione del piccolo commerciante. Questi, allora, prima si
irrita, poi si insospettisce, e un certo numero dei migliori fra essi
sono gradualmente costretti a cedere oppure hanno un
esaurimento fisico o mentale. Lo stesso si pu dire di vari altri
settori. Non c' dubbio che tutto ci ha valore a causa della

crudelt e della stupidit, che gli esseri umani collocano al


secondo posto subito dopo la libert. Collegando la libert con la
pace e la schiavit con la guerra e con lo sforzo bellico, abbiamo
raggiunto un felice equilibrio nelle cose, che per dipende dal
fatto che qualcuno intraprenda una guerra contro di noi. Sembra
che, se stimolati a lottare ogni venti o trent'anni, noi possiamo
essere capaci di godere della democrazia e dell'esperienza di
libert.
E' piuttosto raro incontrare un individuo che e che si sente
libero, che pu essere responsabile delle sue azioni e dei suoi
pensieri senza essere troppo frustrante nei confronti di se
stesso, cio senza manifestare inibizioni delle proprie emozioni.
Sia l'inibizione che la sregolatezza sono facili da ottenere
cedendo le responsabilit a un capo idealizzato o a un principio;
ma il risultato di questo l'impoverimento della personalit.
Essendo la libert qualcosa a cui si deve costringere coloro che
sono capaci di sostenerla, necessario che ci sia un leader che
possa valutarla e mostrare alla gente che vale la pena lottare e
morire per essa; ci si ripete in tutte le generazioni. I martiri di
Tolpuddle hanno ottenuto la libert per la loro generazione, non
per i sindacalisti di tutti i tempi. L'amore della libert in se stessa
non genera libert. E il fatto che gli uomini in schiavit amino
l'idea della libert non significa che ameranno la libert quando
saranno liberi. Ne sono paralizzati al primo assaggio, e hanno
paura di ci che possono fare con essa. Poi scendono a patti, il
che significa che fino a un certo punto desistono.
E' difficile sentirsi liberi, e non meno difficile dare la libert agli
altri. La guerra non solo ci concede un sollievo temporaneo dalla
tensione di essere liberi, ma d ai dittatori la loro piccola
opportunit. Abbiamo dittatori un po' ovunque, ed essi fanno
spesso delle ottime cose, che non avrebbero mai potuto essere
fatte con l'approvazione del parlamento. Una volta raggiunto il
consenso sugli scopi, l'esecuzione meramente una questione di
efficienza. Saranno questi uomini pienamente gratificati alla fine
della guerra e quindi sufficientemente contenti da mettersi da
parte per permettere che sorga l'alba di una nuova democrazia?

Ci hanno detto che abbiamo intrapreso questa guerra per la


libert e credo fermamente che alcuni dei nostri capi possano
raggiungere questo nobile obiettivo. Stiamo cedendo tanto della
nostra libert quanto Churchill giudica sia necessario. Speriamo
che ci siano coloro che potranno sentirsi liberi e tollerare la
libert degli altri quando la battaglia sar vinta.
La democrazia l'esercizio della libert, e il governo
parlamentare il tentativo di rendere possibile la libert
attraverso la disponibilit di alcuni individui a tollerare che le loro
opinioni siano disattese, se non ricevono voti a sufficienza.
Questa disponibilit a rinunciare al proprio punto di vista, se non
si pu avere il sostegno della maggioranza, una notevole
realizzazione umana che comporta molta tensione e molto
dolore. Questo possibile solo se la gratificazione segue a una
periodica e illogica liberazione dal capo. La permanenza del re
illogicamente mantenuta per dare stabilit. Infatti, la divisione
del potere tra il re e il primo ministro l'elemento essenziale
della democrazia. La variazione americana su questo tema
consente la permanenza di un uomo al potere per un periodo
limitato di tempo.
E' veramente angoscioso per me vedere come in questo
momento solenne si parli di democrazia come se questa
significasse soltanto che lo stato serve il popolo invece che il
popolo serve lo stato. L'aspetto certamente essenziale della
democrazia che non solo il popolo elegge ma anche che si
libera dei capi, e se ne assume la responsabilit. I sentimenti
giustificano il cambiamento, malgrado il fatto che la logica e il
ragionamento sono soggetti a privare questi sentimenti della
loro genuinit. I do not love thee, Dr Tell, The reason why I
cannot tell..." (1).
Fortunatamente, essendo la natura umana quella che , ci sar
presto o tardi una ragione per giustificare l'allontanamento
anche del capo pi amato e fidato; ma il motivo primario che
sotteso alla destituzione di un uomo politico soggettivo, e deve
essere cercato nei sentimenti inconsci; perci, se i politici
rimangono troppo a lungo, si manifesta una serie di fenomeni

racchiusi attorno alla rabbia non espressa e all'aggressivit non


gratificata.
Una delle gravi minacce alla democrazia degli ultimi anni deriva
dalla tendenza dei politici a sottrarsi alla vecchiaia, a morire in
carica, invece di subire la sconfitta decretata dal parlamento.
Morire non sufficiente. Un buon parlamentare, dicono,
qualcuno che sa battersi con forza e sa aspettarsi i colpi. Che
fortuna stata per la democrazia che Churchill sia succeduto a
Chamberlain con una procedura parlamentare e non a causa
della nostra paura dell'attacco nemico, come sarebbe apparso se
la destituzione di Chamberlain fosse stata rinviata di un paio di
giorni!
A mio avviso, il contributo principale che Lloyd George ha dato
alla politica degli ultimi vent'anni stato di svolgere il ruolo del
capo ucciso, mentre tutti gli altri vecchi stavano cercando di
evitare di essere uccisi ritirandosi senza essere stati sconfitti.
Lloyd George doveva essere conservato come morto; qualche
volta egli probabilmente si sentiva sprecato, mentre possibile
vedere come, al contrario, stesse aiutando a preservare la
democrazia dalla sequela di sbagli causati dalla paura che i
politici avevano di un allontanamento anche illogico.
Il clamore popolare contro la terza rielezione nelle elezioni
presidenziali americane ha fatto echeggiare lo stesso
sentimento. Preservare Roosevelt avrebbe potuto veramente
significare la decadenza della democrazia negli Stati Uniti, poich
egli doveva ritirarsi la volta successiva, e per questo nessun
presidente pu essere sacrificato, illogicamente deposto, per
almeno otto anni. Il risultato deve essere un rafforzamento della
tendenza alla guerra o alla rivoluzione, o alla dittatura.
I nazisti, che evidentemente provano piacere nel ricevere ordini,
non hanno bisogno di sentirsi responsabili della scelta del capo,
e sono incapaci di destituirlo, poich riguardo a questo sono dei
preadolescenti. Possiamo dichiarare che nella vita democratica il
nostro obiettivo la libert, se vogliamo una condivisione
matura delle responsabilit, specialmente della responsabilit
per il parricidio illogico reso da noi possibile attraverso il distacco
dalla figura paterna. Ma non dobbiamo sorprenderci quando gli

altri ci indicano il nostro fallimento nel raggiungere la libert.


Possiamo soltanto dichiarare che questo il nostro scopo, o che,
come nazione, qualche volta lo raggiungiamo per brevi periodi di
tempo, fra una guerra e l'altra. In realt la libert personale, il
sentimento di libert, privilegio di pochi, di pochi uomini e
donne di grande valore e di ogni tempo, che non
necessariamente raggiungono la celebrit.
Quando dobbiamo formulare un'affermazione sugli obiettivi della
guerra, possiamo essere sicuri solo di una cosa: per
sopravvivere dobbiamo essere disposti a morire. Affermiamo
anche che speriamo di essere pi che disposti a lottare perch
cerchiamo di praticare la libert - che pu portare grande dignit
all'animale uomo. Se pensiamo di saper sostenere la maturit
dello sviluppo pi dei nostri nemici, possiamo facilmente
richiamare la simpatia dell'umanit, ma non per questo possiamo
evitare di essere disposti a lottare e a morire, se fosse
necessario.
Il nostro primo scopo quello di vincere la guerra. Supponiamo
di vincerla; prima dovremo affrontare il difficile compito di
ristabilire la nostra stessa libert, il nostro sistema parlamentare
e il nostro modo di vita democratico, incluso il meccanismo di
destituzione illogica dei politici. Questo il nostro secondo
obiettivo di guerra. Il nostro terzo scopo quello di cercare o
quantomeno di accettare di buon grado elementi maturi dei
paesi nemici. E' da sperare che molti tedeschi e italiani, che ora
manifestano una mentalit di sfida adolescenziale, saranno
capaci di compiere dei passi in avanti verso la maturit - cio
possiamo sperare che molti di loro siano ora attratti all'indietro
verso l'adolescenza o la preadolescenza, piuttosto che fissati in
uno stadio immaturo dello sviluppo a causa di una personale
incapacit di maturare. Perch, soltanto se il popolo tedesco
sar maturo, noi potremo dar loro un'utile idea di libert.
A mio avviso, si pu dire anche qualcos'altro a proposito della
vittoria, che il primo scopo della guerra. In questa guerra, in
particolare, vincere significa richiamare l'attenzione sui bluff
della propaganda. Il nostro compito quello di sottoporre a una
prova di forza tutto ci che ci viene lanciato contro a parole. E'

per questo motivo che tutti coloro che difendono la propaganda,


anche quando essa dalla nostra parte, sollevano in noi pi
sospetti che ammirazione. Ci pu essere uno spazio per la
propaganda come parte della macchina della guerra, ma in
questa guerra importante avere una vittoria militare, non una
vittoria morale.
Le migliori speranze in un periodo di pace stanno nel fatto che la
guerra dovrebbe finire nel momento in cui cessa la lotta. Se i
vincitori hanno stabilito la supremazia delle armi, i vinti devono
poter ancora camminare a testa alta. Lottare e perdere non
peggio, per l'anima, che lottare e vincere.
Si potrebbe tentare di essere ancora pi chiari dicendo che, se
vince la Germania, la vittoria deve essere attribuita alla sua
superiorit nella lotta, e non nelle pose esteriori; e se vinciamo
noi, come abbiamo speranza e fiducia di poter fare, anche
questa vittoria deve essere dovuta alla nostra superiorit nella
lotta.
Tuttavia, se viene raggiunta una pace artificiosa prima che la
supremazia delle armi sia stabilita al di l di ogni dubbio, allora il
vecchio problema della colpa insito nella guerra si ripresenter e
la pace che tutti speriamo di conoscere sar di nuovo guastata.
Non sorprendente che si parli cos poco del valore della guerra,
dal momento che ne conosciamo tanto bene gli orrori. E'
certamente possibile che la lotta attuale fra i tedeschi e gli
inglesi possa favorire gradualmente la maturit da entrambe le
parti. Il nostro obiettivo quello di raggiungere un punto di
saturazione in cui ci sia un grado di soddisfazione militare, e di
rispetto reciproco fra i combattenti, come non potr mai essere
raggiunto fra i propagandisti e neppure fra i non propagandisti
e, temo, neanche fra i pacifisti. Un nuovo periodo di pace,
basato sul rispetto reciproco fra uomini maturi che hanno lottato
fra di loro, pu essere ritrovato; un periodo che forse pu durare
un altro paio di decadi finch una nuova generazione crescer e
cercher nuovamente di trarre sollievo dai propri problemi a
modo suo. L'attribuzione della colpa della guerra non ha senso in
questo schema, perch tutti la condividono, poich essere

pacifici significa non combattere, a meno che la pace non sia


ottenuta attraverso la lotta e il rischio personale di morire.
IL MURO DI BERLINO
(Scritto nel novembre del 1969.)
Il muro di Berlino l'esempio pi eclatante di un fenomeno che
pu essere osservato ovunque, ma che acquista un significato
particolare a causa del fatto che il mondo ora diventato un
solo luogo e la razza umana ha raggiunto una sorta di unit.
Vi sono sicuramente molti modi di osservare questo fenomeno
da un punto di vista politico e non possibile per una sola
persona inquadrare globalmente il problema. Ma dal punto di
vista psicoanalitico, tuttavia, mi sembra che alcune cose devono
essere dette. Voglio sviluppare due di queste cose come temi
separati.
La prima riguarda lo sviluppo dell'unit dell'individuo. Non utile
osservare lo stato clinico di un essere umano in un momento
specifico. E' molto pi utile studiare invece lo sviluppo di
quell'individuo in relazione all'ambiente, e ci include uno studio
delle caratteristiche dell'ambiente e l'effetto di questo sullo
sviluppo dell'individuo. I processi maturativi innati nell'individuo
sono potenziali e hanno bisogno, per la loro realizzazione, di un
ambiente facilitante di un certo tipo e grado, e ci sono delle
importanti variazioni nell'ambiente sociale a seconda del luogo e
del tempo. E' necessario presupporre che il mondo, divenuto
un'unit in termini sociologici, non pu essere migliore degli
individui che lo compongono. Si pu fare il diagramma di un
individuo, e la sovrapposizione di un miliardo di questi
diagrammi rappresenta la somma globale del contributo degli
individui che compongono il mondo, e nello stesso tempo
rappresenta il diagramma sociologico del mondo. Qui c' una
complicazione, in quanto solo una parte degli individui raggiunge
nello sviluppo emozionale ci che pu essere chiamato stato di
unit. In realt, probabile che il concetto di individuo sia un

concetto moderno e che, salvo alcune eccezioni, fino ad alcuni


secoli fa non vi siano state delle persone intere. Oggi fin
troppo facile dare per scontato che l'individuo come unit sia la
base di tutto ci che umano e che qualsiasi individuo, che non
abbia raggiunto la propria integrazione sotto forma di qualcosa
che pu essere chiamato unit, non ha raggiunto la linea di base
sulla quale la maturit pu appoggiarsi, qualunque significato si
dia alla parola maturit.
Il mondo, quindi, deve contenere un certo numero di individui
che non possono raggiungere l'integrazione in una unit e che
non possono quindi contribuire, tranne che in modo distruttivo,
all'integrazione dell'umanit. Per portare avanti l'argomento
necessario mettere da parte questa complicazione e guardare al
mondo sociologico come una sovrapposizione di milioni di
individui integrati gli uni con gli altri. E' necessario supporre che
non si possa trovare nel mondo niente di meglio di ci che pu
essere raggiunto dall'individuo.
Quando studiamo i bambini in via di sviluppo in tutti i gruppi e in
tutte le parti del mondo, osserviamo che l'integrazione
dell'individuo in un'unit non significa che esso abbia raggiunto
la pace. Ci che l'individuo ha raggiunto un S che pu
contenere conflitti di tutti i tipi, che appartengono agli istinti e ai
bisogni sottili della mente, e anche ai conflitti ambientali inerenti
al suo "milieu". Il diagramma dell'essere umano pi sano
possibile potrebbe essere immaginato come una sfera o, pi
semplicemente, come un cerchio, e sarebbe subito necessario
tracciare una linea centrale. L'individuo sano capace di
contenere tutti i conflitti che emergono da dentro e da fuori di
s, e malgrado vi sia sempre e necessariamente una guerra
reale o una guerra potenziale lungo la linea centrale, a ogni lato
della linea si organizzano (attraverso le forze integrative che
appartengono allo sviluppo umano) raggruppamenti di elementi
benigni e di altri persecutori.
Nella realt psichica interna che sto descrivendo non vi sempre
guerra, semplicemente a causa della linea e della segregazione
degli elementi benigni e persecutori. Vi l'aiuto proveniente dal
fatto che gli elementi benigni, cos come quelli persecutori,

possono essere esportati o proiettati. In questo modo gli esseri


umani stanno sempre inventando Dio e organizzando
l'eliminazione dei prodotti pericolosi o da scartare.
Clinicamente, se si osserva il modo in cui l'essere umano
gestisce questi problemi, vi sono due estremi. A un estremo
tutta la conflittualit dell'individuo concentrata nella realt
psichica personale. Tutta la responsabilit viene assunta. A
causa del pericolo contenuto in qualsiasi cambiamento, il
controllo viene automaticamente innescato. L'umore quindi
depresso. All'altro estremo la guerra potenziale all'interno della
realt psichica non pu essere tollerata, e l'individuo ne cerca
una rappresentazione nella societ, sia in quella locale che in un
contesto pi vasto e, infine, nel mondo in cui viviamo inteso
come societ unificata. In questo modo non solo vi sempre
conflitto nel "milieu" sociale, ma il conflitto viene anche creato e
mantenuto dagli individui che compongono la societ; e gli
individui soffrono non solo per i conflitti del mondo che li
circonda, ma provano sollievo dal conflitto esterno ad essi,
perch esso porta sollievo al loro conflitto interno - cio alla
realt psichica interna.
Gli idealisti si esprimono spesso come se fossero individui che
non posseggono la linea centrale del diagramma, individui fatti
cio soltanto di forze benigne da utilizzare per scopi buoni.
Tuttavia, nella pratica, coloro che studiano queste questioni
hanno osservato che, se l'individuo libero da forze cattive o
persecutorie, ci significa semplicemente che una specie di
meccanismo di capro espiatorio in azione, e che l'individuo sta
avendo sollievo da una persecuzione reale, allucinatoria,
immaginata o provocata.
Allo stesso modo impossibile concepire qualcuno che sia
totalmente cattivo, qualunque sia il significato di questa
parola; vale a dire qualcuno che abbia dentro di s soltanto
elementi persecutori. Ci si pu imbattere in questa condizione in
psicopatologia, laddove, in alcuni casi di suicidio, l'individuo fa in
modo di prendere dentro di s tutto il male e di farla finita dopo
aver esportato o proiettato all'esterno ci che sentiva avere di
buono (viene alla mente la conclusione della biografia di Philip

Hesseltine: egli ha messo fuori il gatto, ha chiuso la porta e ha


aperto il gas). E' da notare che nello stato depressivo, che
parte della struttura della personalit normale e dell'individuo
psichiatricamente sano, si riesce a tollerare lo stato di guerra
potenziale. E' come se ci fosse un muro di Berlino, o ci che a
Belfast viene chiamata la linea militare di pace. Queste sono
questioni temporanee che saranno forse dimenticate quando
questo lavoro trover dei lettori, perch vi potr essere un
esempio migliore di linea divisoria che, nella peggiore delle
ipotesi, rinvier il conflitto, e nella migliore manterr lontane, per
lunghi periodi di tempo, le forze che vi si oppongono, cos che le
persone possano giocare e portare avanti l'arte della pace
Quest'ultima dipende dalla temporanea efficacia della linea che
divide le forze opposte; la quiete che si instaura fra i periodi in
cui il muro cessa di segregare il bene dal male.
In tutto il mondo c', sullo sfondo, una questione politica; e la
soluzione temporanea di questa questione, che riguarda la
guerra o la guerra civile, alla base degli episodi di pace e delle
realizzazioni culturali. L'idea che vi siano particolari condizioni
che fanno di un'isola (se non troppo grande) un luogo dove si
pu trovare la pace, grosso modo la stessa cosa. In altre
parole, se una comunit non anche un'isola, allora ha delle
frontiere e presso queste frontiere vi uno stato di tensione. Il
comportamento di coloro che si trovano ai due lati della frontiera
determina la qualit della vita di ognuno di loro, e anche qui
subito chiaro che il tollerare l'antagonismo senza negarlo agisce
in senso positivo; nello stesso tempo la tolleranza
dell'antagonismo la cosa pi difficile in politica: pi facile
diventare forti e spingere la frontiera un poco oltre, oppure
passare sulla testa degli altri e dominare il gruppo sociale
contiguo, in modo tale che non ci sia libert per questo gruppo
ma solo per quello pi grande e pi forte che lo ha conquistato.
Questa una riflessione sul tipo di cosa cui l'individuo va
incontro quando l'infatuazione nei confronti di un leader o di
un'idea gli d la certezza assoluta del valore dell'azione e lo
trasforma in un dittatore senza incertezze n ipocondrie n
depressione, ma solo con l'impulso a mantenere il dominio sugli

altri. Questo il dominio del bene sul male, anche se la


definizione del bene e del male spetta al dittatore e non pu
costituire argomento di discussione fra gli individui che
compongono il gruppo, e non viene quindi costantemente
sottoposta a revisione quanto al suo significato. Fino a un certo
punto si potrebbe dire che la dittatura si infrange perch il rigido
significato del bene e del male diventa progressivamente
insopportabile, e la gente comincia a desiderare di rischiare la
vita per la causa della spontaneit e dell'originalit.
Queste argomentazioni possono essere subito applicate a
qualunque piccolo problema ci si ponga; per esempio, dal
momento che il muro dell'Irlanda del Nord fra il cattolicesimo e
il protestantesimo, non c' spazio per un sano agnostico. Tutti
oggi in Irlanda del Nord devono essere cattolici o protestanti,
sebbene persino il significato di queste parole non sia soggetto a
discussione, essendo determinato da radici storiche che
attribuiscono al cattolicesimo e al protestantesimo un significato
locale, specifico dell'Irlanda del Nord. Da un certo punto di vista
si pu dire che l'Irlanda del Nord il muro di Berlino tra Irlanda
e Inghilterra. Se l'Irlanda includesse anche l'Irlanda del Nord,
allora il muro scivolerebbe nel mare che separa le due isole. In
realt c' un piccolo dubbio: esso forse diventerebbe come una
linea irregolare, a dividere le popolazioni di Glasgow, di Liverpool
e di altre zone dell'ovest di quest'isola, portando a
un'esacerbazione della tensione fra cattolici e protestanti anche
a Londra.
In questo momento a Londra, come in generale in Inghilterra, il
monocolore rigido del protestantesimo permette di tollerare il
cattolicesimo. Nello stesso modo, si tollera il protestantesimo
nella cattolica Irlanda del Nord, perch il cattolicesimo viene
accettato come si accetta il clima. Lo scontro avviene quando si
incontrano due diversi climi di opinione.
Non difficile sostenere questi argomenti per altri paesi, anche
se, in ogni caso, tutto ci che viene enunciato in forma breve
necessariamente povero di verit, perch la verit complessa e
dunque radicata nella storia e assai stimolante. Tuttavia, a scopo

esplicativo, si pu esercitare l'immaginazione sfruttando la


propria conoscenza di alcuni fatti.
Il denominatore comune di tutti questi problemi lo stato di
guerra potenziale che esiste fra le fazioni che compaiono in
coppia. Questo tema, che quello che mi interessa mentre
scrivo, riguarda il punto d'incontro fra le fazioni e
l'organizzazione nel luogo in cui le frontiere si incontrano o si
incontrerebbero se esistesse una terra di nessuno fra le due
frontiere. Gran parte di ci che chiamiamo civilt diventa
impossibile da realizzare quanto pi ci avviciniamo alla barriera
doganale, tanto che noi, che viaggiamo con il passaporto, ci
meravigliamo della facilit con la quale il contadino ara il suo
campo attraversando le frontiere molte volte al giorno, senza
farci caso, mentre se noi lo seguissimo ci sparerebbero addosso.
Nelle zone in cui il contadino non pu giocare con le frontiere
in questo modo noi riconosciamo lo stato di guerra potenziale, e
allora sappiamo che l non possiamo cercare l'arte della pace e il
gioco creativo. E' interessante fare il paragone fra i ricchi sviluppi
che sono derivati dall'esistenza della frontiera tra Inghilterra e
Scozia, malgrado vi siano pochi segnali che indicano dove
comincia l'Inghilterra e dove finisce la Scozia. E' divertente
notare il graduale cambiamento di accento e di enfasi della
storiografia, che ha un colore diverso un po' pi a nord o un po'
pi a sud. Indubbiamente la strettezza geografica di questa
parte dell'isola, a sud di Edimburgo, ci aiuta a farci sentire in
Scozia quando siamo in Scozia senza che nessuno ce lo abbia
detto.
La frontiera fra l'Inghilterra e il Galles deve essere vista in
termini di geografia e di ubicazione montuosa. La linea di
demarcazione fra Berlino Est e Berlino Ovest un muro eretto
dall'uomo che deve essere orrendo, perch non ci pu essere
collegamento tra la parola bellezza e la consapevolezza che in
questo posto, esattamente in questo punto, se non ci fosse il
muro ci sarebbe la guerra. Il lato positivo del muro di Berlino
consiste tuttavia nel riconoscere che la natura umana non
capace di costituirsi come unit se non in termini di umori
depressi e di presa di coscienza del conflitto insito nella realt

psichica interna dell'individuo, e anche di una disponibilit a


rinviare la risoluzione del conflitto e di tollerare il disagio
provocato da questa disposizione d'animo. Naturalmente, in
termini di tempo, possiamo osservare che vi un'alternanza fra
la risoluzione del conflitto, che significa guerra o conquista, e la
tolleranza dello stato di tensione, che significa accettazione del
muro di Berlino o di un suo equivalente.
Questa la psicosi maniaco-depressiva in termini temporali e
sociologici, che la stessa cosa della psicosi maniaco-depressiva
in termini di alternanza umorale nell'individuo, e che, a sua
volta, la stessa cosa dell'umore depresso della persona integra,
che accetta il fatto che vi possa essere un conflitto all'interno
della realt psichica personale.
LA LIBERTA'
(Risultato della fusione di due lavori scritti intorno al 1969.)
Vi spazio in questo contesto per una formulazione sul
significato del termine libert. Non far alcun tentativo di
scorrere la vasta letteratura sull'argomento, n quella
psicoanalitica n quella al di fuori della psicoanalisi. Tuttavia,
non possibile sottrarsi alla responsabilit di formulare una
nuova veduta dell'idea di libert alla luce dei concetti di salute e
di creativit di cui mi sto interessando.
Ho gi introdotto il concetto di libert facendo riferimento ai
fattori ambientali che distruggono o vanificano la creativit di un
individuo, provocando in esso un stato di disperazione (1). Mi
riferisco al concetto di libert espresso in termini di crudelt e
mancanza di libert inerenti sia alla costrizione fisica che
all'annientamento dell'esistenziale dell'individuo attraverso la
tirannia, come avviene nei regimi dittatoriali. Ho anche
sottolineato che questo tipo di dominazione pu avere luogo
anche in famiglia e non soltanto nella pi vasta scena politica.

E' noto che in ogni epoca le persone forti hanno provato la


sensazione della libert, e l'hanno persino intensificata quando si
trovavano costrette fisicamente.
Altrove ho citato la nota frase: Qualche muro non fa una
prigione n le sbarre di ferro fanno una gabbia. Per un
individuo che ha il senso della salute mentale, il concetto di
libert non totalmente dipendente dalle caratteristiche
dell'ambiente. In realt possibile che le persone si sentano
spaventate dalla libert quando essa viene loro restituita dopo
che stata sottratta. Lo si visto nella scena politica dell'ultima
met del secolo, quando tanti paesi hanno finalmente raggiunto
la libert e non hanno saputo cosa farsene.
In un libro che non si interessa principalmente di politica
necessario studiare il senso di libert che riguarda la salute
mentale dell'individuo. Coloro che entrano in contatto con la
teoria psicoanalitica per la prima volta sentono frequentemente
che, malgrado sia molto interessante, vi in essa un aspetto che
causa spavento. Il fatto stesso che ci possa essere una teoria
dello sviluppo emozionale dell'individuo in relazione all'ambiente,
e che questa teoria possa estendersi alla spiegazione dei disturbi
dello sviluppo e degli stati di malattia, causa disagio in molti.
Quando si fa una conferenza per un gruppo di studenti sullo
sviluppo emozionale del bambino e sulla dinamica dei disturbi
mentali e di quelli psicosomatici, ci si aspetta sempre una
domanda pressante riguardante il determinismo. E' certamente
vero che non c' alcuna teoria degli stati emozionali, della
salute, dei disturbi della personalit e delle bizzarrie del
comportamento dell'individuo senza che ci sia un assunto
deterministico di base. Non utile che il conferenziere tenti di
indugiare in aree in qualche modo al di fuori del determinismo.
Lo studio della personalit, specificamente associato con il lavoro
di Freud, che ha portato l'uomo a un immenso progresso nel suo
tentativo di comprendere se stesso, un'estensione della base
teorica della biologia, che a sua volta un'estensione di quella
della biochimica, della chimica e della fisica.
Non esiste una linea retta nella formulazione teorica
dell'universo, se si comincia dalla teoria della pulsazione delle

stelle e si finisce con quella dei disturbi psichici e della salute


mentale dell'individuo, includendovi la creativit o il modo
creativo di considerare il mondo, che la principale attestazione
che l'uomo vivo e che quella cosa viva l'uomo.
E' ovviamente molto difficile per alcuni individui, forse per tutti,
accettare il determinismo come un dato fondamentale, ed
esistono molte vie di uscita che consentono di evitare di
accettarlo. Tutte le volte che si prende in considerazione una di
queste vie di uscita, si spera in qualche modo che quella strada
non sia chiusa. Per esempio, se si considera la percezione extrasensoriale, vi appare contemporaneamente sia un tentativo di
dimostrare che essa esiste, sia l'ambivalenza riguardo ai risultati
di questa dimostrazione; poich, se si dimostra che esiste, viene
bloccata un'altra scappatoia dal determinismo e il risultato un
altro esempio di gretto materialismo. Il materialismo non
simpatico n in alcun senso piacevole, ma al tempo stesso non
possiamo dire che siamo tutti desiderosi di trovare una via di
uscita dal determinismo.
Chi si occupa di psicologia dinamica e incontra ripetutamente
questa obiezione alle sue formulazioni da parte degli studenti,
sconcertati dall'implicito determinismo che esse contengono, si
rende presto conto che questo problema non preoccupa tutti gli
studenti allo stesso modo. Infatti, la maggioranza delle persone
non si preoccupa di capire, fin dove si pu capire, che vi una
base deterministica nella vita. L'argomento diventa a un tratto di
importanza vitale per lo studente, o pu diventarlo per chiunque
durante un certo periodo di tempo, ma il fatto che quasi
sempre le persone si sentono libere di scegliere. E' questo
sentirsi liberi di scegliere e capaci di creare dal nulla che rende
irrilevante la teoria deterministica: noi ci sentiamo generalmente
liberi. Il determinismo semplicemente un aspetto della vita che
talvolta pu causare disagio.
Tuttavia, non possiamo ignorare che gran parte delle persone,
uomini, donne e bambini, si sentono intensamente disturbati da
qualcosa, e ci assume evidentemente l'aspetto di una rivolta
contro il determinismo. Dobbiamo quindi prendere seriamente in
considerazione questa paura. Il sentimento di libert contrasta

cos vivamente con quello di mancanza di libert che lo studio di


questo contrasto diventa obbligatorio.
C' una cosa semplice che si pu dire a proposito di questo
complesso argomento, cio che il disturbo mentale di per s
viene sentito come una specie di prigione; inoltre, una persona
malata mentalmente a volte pu sentirsi pi costretta dalla
malattia che non una persona che stia veramente in prigione. E'
necessario trovare un modo per capire ci che il malato intende
dire quando parla di mancanza di libert. Vi un modo di
considerare questo problema che appartiene alle ben note teorie
emerse dalla pratica psicoanalitica. E' necessario ricordare che,
mentre la teoria psicoanalitica ha ancora molto da imparare per
quanto riguarda la salute, ci sono molte cose che essa conosce a
proposito della malattia. Mentre si analizza questo problema,
utile formulare ci che si intende per salute e ci che si intende
per malattia mentale dal punto di vista delle difese che si
organizzano nella personalit umana. Queste difese assumono
varie forme, e sono state descritte in tutta la loro complessit da
vari studiosi di psicoanalisi. Le difese costituiscono una parte
essenziale della struttura della personalit umana, e senza
l'organizzazione difensiva vi solo il caos, e l'organizzazione di
difese contro il caos.
Il concetto pi utile da considerare a questo punto che nello
stato di salute psichica vi "flessibilit" dell'organizzazione
difensiva, mentre nella malattia le difese sono relativamente
rigide. Nella salute mentale, per esempio, si pu rintracciare il
senso dell'umorismo come parte della capacit di giocare, che
costituisce come uno spazio nell'area dell'organizzazione
difensiva. Questo spazio conferisce senso di libert sia al
soggetto sia a quelli che sono o vorrebbero essere coinvolti
emotivamente da lui. Nel caso pi estremo di malattia mentale
non c' alcuno spazio nell'area dell'organizzazione difensiva,
tanto che il soggetto irritato dalla propria stabilit nella
malattia. E' questa rigidit delle difese che fa s che il soggetto si
lamenti della mancanza di libert. Questo un argomento molto
diverso da quello filosofico del determinismo, perch le
alternative fra libert e mancanza di libert appartengono alla

stessa natura umana, e questi problemi hanno un'importanza


costante nella vita di ciascuno. Essi sono particolarmente
importanti nella vita del lattante e del bambino piccolo, e quindi
nella vita dei genitori. Questi oscillano di continuo fra
adattamento ed educazione, nella speranza di dare al bambino
quella libert di impulsi che rende la vita vera e degna di essere
vissuta,
e
che
conduce
all'alternativa
rappresentata
dall'educazione e dal bisogno dei genitori di riprendere la loro
vita privata, anche a costo dei gesti impulsivi del bambino e delle
sue richieste imperiose di esprimersi.
In questo momento, nella nostra cultura, stiamo raccogliendo i
frutti di un periodo in cui sono stati fatti tutti gli sforzi per dare
ai bambini, in ogni situazione, le basi del senso di libert di
esistere a pieno diritto, e alcuni dei risultati di questi sforzi sono
causa di disagio quando il bambino raggiunge l'adolescenza. Si
pu osservare una tendenza della societ a reagire in modo tale
che coloro che hanno la responsabilit della cura degli
adolescenti difficili tendono a interrogarsi sulla validit delle
teorie che hanno portato tutta una generazione a tentare di dare
ai bambini un buon inizio. In altre parole, la societ indotta
dagli amanti della libert ad adottare misure rigide che possono
eventualmente trasformarsi in forme dittatoriali. Questo il
pericolo. Troviamo qui enormi problemi di gestione e una grande
sfida alla teoria che la spina dorsale del nostro lavoro.
LA MINACCIA ALLA LIBERTA'.
Le considerazioni sul concetto di libert inducono quindi
all'esame della minaccia alla libert. Tale minaccia certamente
esiste, e l'unico momento giusto per indagare su di essa prima
che la libert sia perduta. Poich una questione di economia
interna dell'individuo, la libert non pu essere distrutta
facilmente; vale a dire che se la libert viene considerata in
termini di flessibilit piuttosto che di rigidit dell'organizzazione
difensiva, allora si ha a che fare con la salute dell'individuo e non
con la cura. Tuttavia, nessuno indipendente dall'ambiente, e vi
sono condizioni ambientali che distruggono il sentimento di
libert anche in coloro che potrebbero goderne. Una minaccia

prolungata pu certamente minare la salute mentale di chiunque


e, come ho tentato di dimostrare, l'essenza della crudelt
consiste nel distruggere all'interno dell'individuo quell'elemento
di speranza che rende significativi gli impulsi, i1 pensiero e la
vita creativa.
Se si d per scontato che c' un pericolo che minaccia la libert,
allora si deve dire prima di tutto che il pericolo proviene dal fatto
che coloro che sono liberi, sia internamente che nel loro ambito
sociale, sono soggetti a dare per scontata la libert. Ci
corrisponde alla necessit di dire ai genitori che si prendono cura
dei loro figli in modo soddisfacente che quello che stanno
facendo ha importanza nella misura in cui ci piacevole o
almeno soddisfacente. Se tutto va bene essi lo danno per
scontato, e non si rendono conto che stanno ponendo le basi
della salute mentale di una nuova generazione. I genitori sono
facilmente messi da parte o spinti indietro da chiunque abbia
una teoria, cio da chiunque abbia una convinzione da
diffondere o una religione alla quale convertire gli altri. Sono
sempre le cose naturali che vengono alterate, proprio come una
nuova autostrada viene costruita nell'isolamento della
campagna, nel luogo in cui si sarebbe potuta trovare la serenit.
La serenit non sa come lottare per se stessa, ma l'ansia di
spingere le cose sulla strada del progresso sembra contenerne
tutta la dinamica. Questa l'idea contenuta nella frase di John
Maynard Keynes: Il prezzo della libert l'eterna vigilanza,
che stata adottata come motto del "New Statesman".
La libert quindi minacciata, cos come tutti i fenomeni
naturali, semplicemente perch non ha la spinta della
propaganda; i fenomeni naturali potrebbero essere calpestati e a
quel punto sarebbe troppo tardi. Possiamo per intervenire in
una certa misura indicando alle persone libere il valore e il
significato della libert, arrivando fino al punto di attirare la loro
attenzione sul fatto indubitabile che il sentirsi liberi che pu
provocare quelle restrizioni che fanno amare la libert. Mi
riferisco ovviamente alle restrizioni legate all'ambiente, ma il
valore della libert interiore ha un limite che ho descritto in

termini di flessibilit dell'organizzazione difensiva - se pu essere


vissuta consapevolmente - in circostanze persecutorie.
Su questa base sar interessante, se non utile, prendere in
considerazione altri motivi per cui vi una minaccia a tutto ci
che naturale. Suggerisco che ci che si vuole descrivere come
naturale, nel caso degli individui e della personalit umana,
riguarda la salute. In altre parole, la maggioranza delle persone
relativamente felice e gode della salute senza esserne
consapevole, e talvolta senza neppure sapere che ce l'ha.
Tuttavia, ci sono sempre alcune persone nella comunit la cui
vita dominata da un certo grado di disturbi mentali, o da un
senso d'infelicit di cui non conoscono la causa, o dalla
mancanza di certezze per cui valga la pena vivere e voler
continuare a essere vivi. Ho cercato di riassumere tutto questo
dicendo che essi soffrono a causa della rigidit delle loro difese.
Non sempre ci si accorge che c' qualcosa che va pi a fondo
della distinzione in classi, del contrasto fra i ricchi e i poveri,
anche se i problemi connessi a questi due aspetti producono
risultati cos impressionanti da dominare facilmente la scena.
Quando lo psichiatra o lo psicoanalista prende in considerazione
il mondo, egli non pu fare a meno di vedere il terribile
contrasto fra coloro che sono liberi di godersi la vita e di vivere
creativamente e quelli che non lo sono perch sono
continuamente minacciati dall'angoscia della catastrofe, o da un
disturbo del comportamento che pu essere compreso soltanto
se si conosce la situazione globale. In altre parole, per coloro ai
quali la libert oltre un certo limite fa difetto, a causa delle
influenze dell'ambiente o forse di una tara ereditaria, la salute
pu essere vista solo da lontano senza poter essere raggiunta, e
coloro che invece l'hanno raggiunta dovrebbero esserne distrutti.
La quantit di risentimento accumulata in quest'area
terrificante e corrisponde al senso di colpa che prova chi sta
bene proprio perch sta bene. In questo senso, le persone che
stanno bene sono quelle che hanno e i malati sono quelli che
non hanno. Quelli che stanno bene si organizzano
febbrilmente per aiutare i malati, gli infelici, quelli che non si
realizzano e quelli che vanno incontro al suicidio; proprio come

nel campo economico quelli che hanno abbastanza soldi hanno


bisogno di essere caritatevoli, come per tenere a bada il flusso di
risentimento che pu essere riversato da parte degli altri membri
della comunit che sono privi del cibo o del denaro sufficiente
per dar loro la libert di muoversi e forse di trovare qualcosa per
cui valga la pena di vivere.
E' impossibile considerare il mondo contemporaneamente da
differenti punti di vista, e malgrado i contrasti economici e quelli
psichici abbiano molte affinit, in quest'occasione possiamo
richiamare l'attenzione su un solo aspetto della divisione di
classi: quello che riguarda la salute o la malattia psichica. Lo
stesso argomento potrebbe essere trattato dal punto di vista
dell'educazione, della bellezza fisica o del quoziente intellettivo.
Ora sufficiente attirare l'attenzione sui malintesi che si
verificano necessariamente tra coloro che stanno bene e coloro
di cui, in senso psichiatrico, non si pu dire la stessa cosa. Con
quale facilit coloro che stanno bene sviluppano una specie di
presunzione che naturalmente provoca in coloro che non stanno
bene un odio ancora pi intenso!
Mi viene in mente un amico, una persona corretta, rispettata
nella vita privata, che aveva molto successo nella carriera di
medico. Era un individuo piuttosto depresso. Ricordo una
discussione sulla salute, in cui egli sorprese un gruppo di
colleghi, tutti totalmente impegnati nell'eliminazione delle
malattie, iniziando il suo contributo con le parole: Trovo la
salute qualcosa di disgustoso!. Lo diceva sul serio. Egli
(mobilitando il proprio senso dell'umorismo) continu
descrivendo il modo in cui un amico, con il quale abitava quando
era studente, si alzava presto la mattina, faceva il bagno freddo,
faceva la ginnastica e cominciava la giornata tutto pieno di gioia;
lui, al contrario, rimaneva a letto in preda alla depressione e
incapace di alzarsi e di esistere, salvo che facendo leva sulla
paura delle conseguenze.
E' necessario addentrarsi nella teoria dei disturbi psichici, per
valutare a pieno il risentimento che il malato prova nei confronti
di coloro che stanno abbastanza bene e che non sono prigionieri
di rigide difese o di sintomi patologici. Sembra sempre strano

quando uno psicoanalista mette in rilievo il fattore ambientale.


Sono stati gli psicoanalisti che, soli fra tanti, hanno richiamato
l'attenzione sui conflitti interni all'individuo come fattori di base
per le psiconevrosi e per i disturbi mentali. Questo contributo
della psicoanalisi stato di immenso valore e attraverso di esso
stato possibile far curare gli individui da persone altamente
qualificate, invece di far ricadere la colpa esclusivamente
sull'ambiente. E' pi piacevole per gli individui sentire che la
malattia appartiene loro, ed essi si sentono sollevati nel
verificare che l'analista sta cercando le radici della malattia in
loro stessi. Questa ricerca, fino a un certo punto, riesce bene. E'
importante per che l'analista sia correttamente scelto e che
abbia familiarit con l'uso della tecnica; anche utile che abbia
una certa esperienza del lavoro analitico. Il fattore ambientale,
comunque, non mai completamente eliminato.
Nella ricerca dei fattori eziologici della malattia, gli psicoanalisti
stessi hanno scoperto che necessario tornare indietro fino agli
aspetti primari dell'interazione del neonato o del bambino piccolo
con l'ambiente. Ci che Heinz Hartmann chiama ambiente
mediamente prevedibile (2) la stessa cosa che io ho chiamato
madre normalmente devota; altri hanno usato termini simili
per descrivere l'ambiente facilitante, che deve avere determinate
qualit affinch i processi maturativi del singolo bambino si
compiano ed egli diventi una persona reale, nel senso di sentirsi
reale in un mondo reale.
Senza trascurare l'enorme importanza della ricerca delle origini
del disagio nella storia personale dell'individuo e nella sua realt
interna, si reso necessario ammettere, e persino sostenere,
l'importanza dell'ambiente per l'eziologia del disturbo mentale. In
altre parole, se l'ambiente sufficientemente buono, il singolo
neonato, bambino piccolo, bambino in sviluppo o adolescente
che sia, ha la possibilit di crescere secondo il proprio potenziale
innato.
D'altro canto, quando il contributo ambientale non
sufficientemente buono, l'individuo, in modo pi o meno
marcato, non capace di raggiungere la piena realizzazione del
proprio potenziale. Per ogni caso individuale c' quindi una reale

distinzione da fare tra coloro che hanno e coloro che non


hanno in termini psichici, e l'importanza del ruolo svolto dal
risentimento pu essere osservata in questo tipo di distinzione.
Sto suggerendo che, seppure vi siano altri importanti aspetti
delle differenze di classe che tendono a generare risentimento,
quello descritto sopra potrebbe rivelarsi il pi significativo. E' un
fatto che molti individui che si sono distinti fra gli altri, che
hanno trasformato il mondo e che hanno contribuito in modo
molto significativo al suo progresso, sono stati ci che sono stati
pagando un alto prezzo, come se si fossero trovati sulla linea di
confine tra coloro che hanno e coloro che non hanno.
Possiamo vedere come essi abbiano dato dei contributi
eccezionali traendoli dalla loro infelicit, e come siano stati
dominati da un senso di minaccia interiore. Ci non altera per il
fatto che vi sono due estremi in quest'area: coloro che hanno la
possibilit di realizzare se stessi e coloro che, a causa delle
carenze ambientali vissute nei primi stadi di vita, non lo possono
fare. Bisogna aspettarsi che questi ultimi provino risentimento
per l'esistenza dei primi. Gli infelici tenteranno di distruggere la
felicit. Coloro che sono imprigionati nella rigidit delle proprie
difese tenteranno di distruggere la libert. Coloro che non
possono godere del proprio corpo pienamente tenteranno di
interferire con il godimento corporeo, anche nel caso dei figli che
amano. Coloro che non possono amare tenteranno di
distruggere la semplicit di un rapporto naturale attraverso il
cinismo; e (al di l di questa linea di demarcazione) coloro che
sono troppo malati per vendicarsi, e che passano la vita negli
ospedali per malati di mente, faranno s che i sani si sentano
colpevoli di essere sani e liberi di vivere nella societ e di
partecipare alla politica locale o mondiale.
Ci sono molti modi per descrivere ci verso cui sto richiamando
l'attenzione, vale a dire il pericolo per la libert generato dalla
libert stessa. Coloro che stanno sufficientemente bene e sono
sufficientemente liberi devono esser capaci di tollerare il trionfo
che proprio del loro stare bene. Tuttavia, niente se non la
fortuna ha dato loro l'opportunit di essere sani.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL SIGNIFICATO DELLA PAROLA


DEMOCRAZIA
(Scritto per "Human Relations", giugno 1950.)
In primo luogo vorrei dire che mi rendo conto di affrontare un
argomento che al di fuori della mia disciplina. Sociologi e
studiosi di scienze politiche potrebbero a tutta prima risentirsi di
questa intrusione. Tuttavia, mi sembra utile che i ricercatori
oltrepassino di tanto in tanto i confini del proprio campo di
studio, purch si rendano conto (come mi rendo conto io) che le
loro osservazioni risulteranno inevitabilmente ingenue a coloro
che sono al corrente della letteratura specialistica e che hanno
consuetudine con un linguaggio tecnico ignorato dalla persona
estranea.
La parola democrazia, che ha grande importanza nella nostra
epoca, viene impiegata con un'infinit di significati diversi.
Eccone alcuni:
1. un sistema sociale in cui il popolo governa;
2. un sistema sociale in cui il capo viene eletto dal popolo;
3. un sistema sociale in cui il popolo sceglie il proprio governo;
4. un sistema sociale in cui il governo garantisce al popolo
libert di: (a) pensiero e opinione; (b) iniziativa;
5. un sistema sociale che, godendo di un periodo favorevole,
pu permettersi di accordare ai cittadini libert di azione.
E' possibile studiare:
1. l'etimologia del termine;
2. la storia delle istituzioni sociali (greche, romane eccetera);
3. l'uso che viene fatto oggi della parola democrazia da parte
dei vari paesi e delle varie culture (Gran Bretagna, Stati Uniti,
Russia eccetera);
4. l'abuso del termine democrazia da parte di dittatori e altri
(inganni nei confronti del popolo eccetera).

In ogni discussione relativa a un termine, quale quello di


democrazia, ovviamente di primaria importanza raggiungere
una definizione adeguata al tipo specifico di discussione.
- Psicologia dell'uso del termine.
Si pu studiare l'uso di questo termine da un punto di vista
psicologico? Noi accettiamo e ci sono consueti studi psicologici
effettuati su altri termini difficili quali mente normale,
personalit sana, individuo bene adattato alla societ, e ci
aspettiamo che tali studi dimostrino la loro validit nella misura
in cui danno ai fattori emozionali inconsci tutta la loro
importanza. Uno dei compiti della psicologia quello di studiare
e di presentare le idee latenti presenti nell'uso di tali concetti,
non limitando l'attenzione al significato manifesto o conscio.
Facciamo il tentativo di iniziare uno studio psicologico.
- Definizione operativa del termine.
Ci sembra di poter individuare un importante significato latente
in questo termine, e precisamente questo: che una societ
democratica una societ matura, vale a dire che possiede
una qualit affine a quella che caratterizza la maturit
individuale dei membri sani che la costituiscono.
Democrazia viene qui definita pertanto come una societ bene
adattata ai propri singoli membri sani. Questa definizione in
linea con il punto di vista espresso da R. E. Money-Kyrle (1).
Per lo psicologo importante il modo in cui le persone
adoperano questo termine. Uno studio psicologico giustificato
se nel termine implicito l'elemento di "maturit". Vorrei
ricordare qui che in qualunque uso del termine possibile
trovare implicita l'idea di maturit o di relativa maturit, pur
essendo difficile, come ognuno potr ammettere, definire questi
termini adeguatamente.
- Salute mentale.

In termini psichiatrici, normale o sano pu essere definito un


individuo che maturo; il quale cio, in base alla sua et e al
suo gruppo sociale, ha raggiunto un grado adeguato di sviluppo
emozionale. (In questo contesto si presume la maturit fisica.)
Sanit psichiatrica pertanto un termine che non ha un
significato ben stabilito. Allo stesso modo non ha
necessariamente un significato ben preciso il termine
democratico. Nell'uso di una comunit pu designare "il pi
maturo piuttosto che il meno maturo nella struttura di quella
societ". In questa maniera ci si pu aspettare che il significato
consolidato della parola sia differente in Gran Bretagna, negli
Stati Uniti e nell'Unione Sovietica, e che tuttavia il termine
conservi il suo valore perch implica il riconoscimento della
maturit come stato di salute.
Come si pu studiare lo sviluppo emozionale della societ? Un
tale studio deve essere rapportato assai da vicino allo studio
dell'individuo, e i due studi devono avere luogo
simultaneamente.
IL MECCANISMO DELLA DEMOCRAZIA.
Dobbiamo tentare di specificare i caratteri unanimemente
riconosciuti del meccanismo della democrazia. Tale meccanismo
deve esistere per l'"elezione" dei capi per mezzo del libero voto a
scrutinio strettamente segreto. Il meccanismo deve esistere
perch il popolo si possa liberare dei capi per mezzo dello
scrutinio segreto. Il meccanismo deve esistere per l'"illogica"
elezione e destituzione dei capi.
L'essenza del meccanismo democratico il voto libero (scrutinio
segreto), il cui aspetto essenziale quello di garantire al popolo
la libert di esprimere i sentimenti profondi, "prescindendo dai
pensieri consci" (2).
Nell'esercizio del voto segreto, l'individuo si assume l'intera
responsabilit delle sue azioni quando sufficientemente sano
per poterlo fare. Il voto esprime l'esito di un conflitto interiore,
poich la scena esterna stata interiorizzata e portata cos ad
associarsi al gioco reciproco delle forze presenti nel mondo
interiore dell'individuo. Ci significa che la decisione circa il

modo di votare l'espressione della soluzione del suo conflitto


interiore. Il processo sembra svolgersi pressappoco cos: la
scena esteriore, con le sue molteplici implicazioni sociali e
politiche, personalizzata dall'individuo, nel senso che egli
gradualmente si identifica con tutti i partiti in competizione. Ci
significa che egli percepisce la scena esterna in termini di
conflitto interiore, e lascia che, temporaneamente, il suo
conflitto interiore venga animato nei termini della scena politica
esterna. Questo processo di alternanze richiede impegno e
tempo, e fa parte del meccanismo della democrazia prevedere
un periodo di preparazione: una votazione improvvisa
causerebbe un acuto senso di frustrazione nell'elettorato. Il
mondo interiore di ciascun votante deve diventare per un certo
periodo di tempo un'arena politica. Se esistono dubbi circa la
segretezza dello scrutinio, l'individuo, per quanto sano, pu
esprimere, attraverso il voto, le sue reazioni.
- Meccanismo della democrazia imposta.
Si potrebbe prendere una comunit e imporvi l'organizzazione
che propria della democrazia, ma questo non significherebbe
creare una democrazia. Sarebbe necessario qualcuno per tenere
in vita il meccanismo (lo scrutinio segreto eccetera) e anche per
forzare il popolo ad accettarne i risultati.
TENDENZA INNATA ALLA DEMOCRAZIA.
Una democrazia il conseguimento, in una certa epoca, di una
societ con dei limiti, ad esempio di una societ che ha dei
confini naturali. Di una vera democrazia (secondo l'odierna
accezione della parola) si potrebbe dire: "in questa societ, in
questo momento, vi una sufficiente maturit nello sviluppo
emozionale di un numero sufficientemente grande di individui
che vi sono compresi perch possa esistere una innata (3)
tendenza verso la formazione, la riformazione e il mantenimento
della macchina democratica". Sarebbe importante sapere quale
percentuale di individui maturi sia necessaria perch ci sia
un'innata tendenza democratica. In altre parole: quale

percentuale di individui antisociali pu essere contenuta in una


societ senza che si perda la tendenza democratica innata?
- Supposizione.
La seconda guerra mondiale, e in particolare il piano di
evacuazione, avendo aumentato il numero dei bambini
antisociali in Gran Bretagna da, diciamo, x per cento a 5x per
cento, potrebbe avere facilmente influito sul sistema educativo,
in modo tale che l'orientamento educativo fosse rivolto verso il
5x per cento di bambini antisociali che avevano bisogno di
metodi dittatoriali, e ignorava il 100 meno 5x per cento dei
bambini che non erano antisociali. Un decennio pi tardi questo
problema avrebbe potuto essere espresso in questo modo: ogni
volta che la societ pu far fronte a un x per cento di criminali
mettendoli in prigione, 5x per cento di essi tenderebbero a
imporre un generale riorientamento verso i criminali.
- Identificazione immatura con la societ.
In ogni momento, in una societ, se vi un numero x di
individui che mostrano una mancanza di senso sociale
sviluppando una tendenza antisociale, vi una quantit z di
individui che reagiscono alla loro insicurezza interiore con la
tendenza opposta: l'identificazione con l'autorit. Ci non sano,
immaturo, perch non l'identificazione con l'autorit che
promuove la scoperta del S. E' come una cornice senza quadro,
pura forma senza spontaneit. Questa una tendenza
filosociale che antindividuale (in favore della societ ma
contraria all'individuo). Le persone che si sviluppano in questo
modo si possono definire antisociali latenti.
Gli antisociali latenti non sono persone complete pi di quanto
lo siano gli antisociali manifesti, poich ciascuno di essi ha
bisogno di trovare e di controllare al di fuori dal S la forza
conflittuale nel mondo esterno. Al contrario, la persona sana,
che soggetta alla depressione, in grado di scoprire l'intero
conflitto all'interno del S non meno di quanto veda l'intero

conflitto al di fuori del S, nella realt esterna (condivisa).


Quando persone sane si incontrano, ognuna porta il contributo
di un intero mondo, perch ognuna porta una persona integra.
Gli antisociali latenti forniscono materiale umano per un tipo di
governo che immaturo dal punto di vista sociologico. Inoltre,
in una societ, questo elemento accresce grandemente il
pericolo che proviene dagli elementi apertamente antisociali, in
particolare perch le persone ordinarie lasciano, senza opporsi,
che quelli che hanno la smania di comandare raggiungano
posizioni-chiave. Una volta arrivati in tali posizioni, i capi
immaturi raccolgono immediatamente intorno a s quelle
persone apertamente antisociali, che li accettano di buon grado
(i capi immaturi anti-individuo) come i loro naturali maestri.
(Falsa risoluzione della scissione.)
- Gli indeterminati.
Tuttavia, non sempre cos semplice, poich, se in una
comunit vi sono (x + z) per cento di individui antisociali, falso
affermare che il 100 meno (x + z) per cento siano sociali. Vi
sono infatti coloro che sono in una posizione indeterminata. Si
potrebbe dire:
Antisociali: x per cento
Indeterminati: y per cento
Filo-sociali ma anti-individuali: z per cento
Individui sani capaci di un contributo sociale: 100 meno (x + y
+ z) per cento
------Totale: 100 per cento
L'intero carico della democrazia cade sul 100 meno (x + y + z)
per cento di individui che vanno maturando come individui e che
stanno gradualmente diventando capaci di aggiungere un senso
sociale al proprio ben fondato sviluppo personale.
Che percentuale oggi il 100 meno (x + y + z) per cento, per
esempio, in Gran Bretagna? Forse una percentuale molto

bassa, diciamo il 30 per cento. Forse, se c' il 30 per cento di


persone mature, anche il 20 per cento di indeterminate saranno
sufficientemente influenzate da poter essere conteggiate come
mature, portando cos il totale al 50 per cento. Se, tuttavia, la
percentuale delle persone mature dovesse scendere al 20, ci si
deve aspettare un'ampia discesa nella percentuale degli individui
indeterminati capaci di agire in maniera matura. Se il 30 per
cento di maturit in una comunit si porta appresso il 20 per
cento di individui indeterminati, per un totale del 50 per cento,
forse il 20 per cento di maturit in una comunit raccoglie
soltanto il 10 per cento di indeterminati, per un totale del 30 per
cento.
Mentre il 50 per cento totale potrebbe rappresentare una
tendenza democratica innata, per propositi pratici il 30 per cento
non potrebbe essere considerato sufficiente per evitare di essere
sommerso dall'insieme degli antisociali (antisociali latenti e
antisociali manifesti) e dagli indeterminati, che vi sarebbero
indotti a causa della loro debolezza o della loro paura ad
associarsi con i sociali. Ne seguirebbe una tendenza
antidemocratica, una tendenza verso una forma dittatoriale
caratterizzata, in un primo tempo, da un appoggio febbrile alla
facciata democratica (funzione di inganno a termine).
Un segno di questa tendenza sono l'istituto correzionale, la
dittatura localizzata, la palestra per i capi immaturi dal punto di
vista personale, che sono antisociali alla rovescia (sono per la
societ ma contro l'individuo). L'istituto correzionale
pericolosamente simile sia alla prigione sia all'ospedale
psichiatrico di una societ sana e, per questa ragione, i medici
dei criminali e quelli dei malati di mente devono stare
continuamente in guardia per non trovarsi a venire usati come
complici della tendenza antidemocratica senza che, almeno agli
inizi, ne siano consapevoli. C' sempre, infatti, una zona di
confine in cui non chiara la distinzione tra il trattamento
correzionale dell'oppositore politico o ideologico e la terapia della
persona malata. (Qui viene in luce il rischio sociale dei metodi di
terapia fisica del paziente psichicamente non sano rispetto alla
vera psicoterapia o anche all'accettazione di uno stato di

malattia. In psicoterapia, il paziente una persona in rapporto


paritario con il medico, e ha il diritto di essere ammalato e anche
di rivendicare la propria salute mentale e la totale responsabilit
delle sue opinioni personali, politiche e ideologiche.)
CREAZIONE DEL FATTORE DEMOCRATICO INNATO.
Se la democrazia maturit, e maturit sanit, e se la sanit
desiderabile, allora noi vorremmo vedere se qualcosa pu essere
fatto per favorirla. Certamente non sar di alcun aiuto imporre il
meccanismo democratico in un paese.
Dobbiamo riandare al gruppo del 100 meno (x +y + z) di
individui. Tutto dipende da loro. I membri di questo gruppo
possono dare impulso alla ricerca. Non mi sembra che si possa,
in qualsiasi momento, fare qualcosa per accrescere la quantit di
tale fattore democratico innato, paragonabile per importanza a
quanto gi stato fatto (o non fatto) dai genitori e dalle famiglie
degli individui quando questi erano infanti o bambini o
adolescenti.
Possiamo, tuttavia, cercare di evitare di compromettere il futuro.
Possiamo cercare di evitare di intervenire nelle famiglie che
possono cavarsela e che ci riescono, in quel momento, con i
propri bambini e ragazzi. "Queste famiglie normalmente buone"
forniscono il solo ambiente in cui il fattore democratico innato
possa essere creato (4). Questa, in verit, una modesta
asserzione positiva, ma vi una sorprendente complessit nella
sua applicazione.
- Fattori che si oppongono al funzionamento della famiglia
normalmente buona.
1. E' molto difficile per la gente riconoscere che l'essenza della
democrazia si basa totalmente sull'uomo e sulla donna di ogni
giorno e sulla famiglia media, del tutto comune.
2. Anche se un governo saggio d ai genitori la libert di
mandare avanti le loro famiglie secondo il loro punto di vista,
non sicuro che i burocrati che mettono in pratica norme
ufficiali rispettino la posizione dei genitori.

3. I genitori nella norma devono ricevere aiuto. Essi hanno


bisogno di tutto ci che pu offrire la scienza rispetto alla salute
fisica, alla prevenzione e al trattamento della malattia fisica:
vogliono anche avere informazioni sulla maniera di allevare i
bambini e ricevere aiuto quando i loro bambini hanno malattie
psicologiche o problemi di comportamento. Ma, se chiedono una
tale assistenza, possono stare sicuri che non verranno eliminate
le loro responsabilit? Se ci succede, cessano di essere i
creatori del fattore democratico innato.
4. Molti genitori non sono genitori normalmente buoni. Sono casi
patologici, oppure sono immaturi, o sono antisociali in senso
lato, e sono sociali solo in un senso limitativo; o sono in
disaccordo o separati o non sono sposati, o sono in un rapporto
instabile e cos via: questi genitori ricevono attenzioni dalla
societ, a causa dei loro difetti. La questione : pu la societ
accorgersi che non si deve permettere che l'atteggiamento verso
queste connotazioni patologiche modifichi l'atteggiamento della
societ verso le famiglie normalmente sane nei limiti della
norma?
5. In ogni caso, il tentativo dei genitori di provvedere i loro figli
di una famiglia in cui questi possano maturare come individui e
ciascuno possa gradualmente raggiungere la capacit di
identificarsi con i genitori e in seguito con raggruppamenti pi
vasti, comincia fin dalla nascita, allorch la madre trova un
accordo con il proprio bambino. Il padre riveste una funzione
protettiva che renda la madre libera di dedicarsi al suo bambino.
Il posto della famiglia stato per lungo tempo riconosciuto, e
negli ultimi anni molto stato rivelato dagli psicologi su come
una famiglia stabile non solo metta i bambini in condizioni di
scoprire se stessi e di scoprirsi l'un l'altro, ma anche di come
metta in grado di iniziare a qualificarsi come membri della
societ in senso pi ampio.
6. Questa questione degli ostacoli inerenti al primitivo rapporto
madre-bambino, tuttavia, necessita di qualche considerazione.
Nella nostra societ, in quest'epoca, si interferisce sempre di pi,
e vi un rischio anche maggiore per il fatto che alcuni psicologi
sostengono che, all'inizio, sono soltanto le cure fisiche che

contano. Ci pu soltanto significare che, nella fantasia inconscia


della gente, le idee pi sgradevoli si raccolgono intorno al
rapporto madre-bambino. L'ansia nei confronti dell'inconscio
rappresentata in pratica dai seguenti punti:
7. Troppa importanza viene data dai medici e anche dagli
psicologi ai processi fisici e alla salute.
8. Varie teorie secondo cui l'allattamento al seno sbagliato, il
bambino deve essere educato appena nato, i bambini non
devono essere tenuti in braccio dalle loro madri eccetera; e, in
negativo, che l'allattamento al seno "debba" essere
instaurato, che non si debba impartire alcuna sorta di
educazione, che non si dovrebbe mai fare piangere i bambini
eccetera.
9. Impedimenti al desiderio della madre di stare con il suo
bambino nei primi giorni e alla sua prima presentazione della
realt esterna al bambino. Questa, dopo tutto, la base della
capacit che avr questo individuo di stabilire rapporti con la
sempre pi ampia realt esterna, e se l'immenso contributo della
madre, "per mezzo del suo essere affezionata" al bambino viene
sciupato o non pu avere luogo, non vi speranza che
l'individuo possa passare alla fine nel gruppo 100 meno (x + y +
z), gruppo che, da solo, genera il fattore democratico innato.
SVILUPPO DI TEMI SUSSIDIARI: LA SCELTA DELLE PERSONE.
Un'altra parte essenziale del meccanismo democratico consiste
nel fatto che una "persona" che viene eletta. Vi un'enorme
differenza tra: 1) il voto a una persona; 2) il voto a un partito
con una tendenza consolidata; 3) il sostegno a un principio ben
definito per mezzo del voto.
1. L'elezione di una persona presuppone che gli elettori credano
in se stessi come persone, e pertanto credano nelle persone che
nominano o per le quali votano. La persona eletta ha
l'opportunit di agire come persona. Come persona completa
(sana) essa ha l'intero conflitto in s, il che le permette di farsi
un'idea, sia pure personale, delle situazioni esterne nel loro
insieme. Pu essere, naturalmente, che egli appartenga a un

partito che sia conosciuto per una certa tendenza politica. Egli
pu, tuttavia, adattarsi in modo sensibile alle condizioni in
continua modificazione; e se, in realt, modifica la sua tendenza
dominante, si pu candidare per essere rieletto.
2. L'elezione di un partito o di una tendenza di gruppo
relativamente meno matura. Non richiede da parte degli elettori
la fiducia in un essere umano. Per persone immature, tuttavia,
il solo procedimento logico, precisamente perch una persona
immatura non pu concepire o credere in un individuo
veramente maturo. Il risultato del voto per un partito o per una
tendenza, per una cosa e non per una persona, lo stabilire un
modo di vedere rigido, poco adatto per reazioni sottili. Questa
"cosa" che viene eletta non pu essere amata o odiata, e va
bene per individui che hanno un senso di se stessi scarsamente
sviluppato. Si potrebbe dire che un sistema elettorale meno
democratico, cio meno maturo (in termini di sviluppo
emozionale dell'individuo), quando l'accento posto sul voto per
il principio e per il partito e non sul voto per la persona.
3. Assai pi lontano da qualsiasi cosa associata alla parola
democrazia il voto su di un tema specifico.
Vi poca maturit in un referendum (pur potendolo armonizzare
con un sistema maturo in occasioni eccezionali). Come esempio
del modo in cui un referendum inutile, si pu citare il voto per
la pace, tra le due guerre mondiali, in Gran Bretagna. Alla gente
veniva chiesto di rispondere a una domanda in particolare: Sei
a favore della pace o della guerra?. Una gran parte delle
persone si astennero dal voto perch sapevano che la domanda
era mal posta. Tra coloro che votarono, un gran numero mise un
segno alla parole pace, fermo restando il fatto che, quando le
circostanze si modificarono, essi furono in favore della guerra
allorch questa arriv, e presero parte al conflitto. La questione
che in questo tipo di domanda c' posto solo per l'espressione
del desiderio conscio. Non vi rapporto tra il mettere il proprio
segno accanto alla parola pace in una tale votazione e il
votare per una persona che desidera veramente la pace, purch
il non combattere non sia una pigra rinuncia a ideali e
responsabilit o un tradimento degli amici.

La stessa obiezione valida per la maggior parte dei sondaggi


Gallup e per altri questionari, per quanto si ponga grande
attenzione per evitare proprio questo inconveniente. In ogni
caso, un voto su di un punto specifico un surrogato assai
mediocre del voto in favore di una persona, la quale, una volta
eletta, gode di un certo periodo di tempo per esercitare il proprio
discernimento. Il referendum non ha nulla a che fare con la
democrazia.
LA TENDENZA DEMOCRATICA: RIASSUNTO.
1. Il pi valido sostegno viene dato in maniera negativa
mediante una non-interferenza organizzata nel rapporto di una
madre normalmente buona con il suo bambino e mediante una
non-interferenza in una famiglia normalmente buona.
2. Per un sostegno pi intelligente, ancora di questo tipo
negativo, si rende necessario un gran numero di ricerche sullo
sviluppo emozionale del neonato e del bambino, nonch sulla
psicologia della madre che prodiga le prime cure e sulla funzione
del padre nei diversi stadi.
3. L'esistenza di questo studio mostra di credere nel valore
dell'educazione per il processo democratico, che naturalmente
pu essere dato solo se vi comprensione e solo a individui
emozionalmente maturi e quindi sani.
4. Un altro importante contributo in negativo consiste nell'evitare
tentativi di impiantare organizzazioni democratiche in tutte le
comunit sociali. Il risultato pu solo essere l'insuccesso e un
regresso nel cammino verso un vero sviluppo democratico.
L'azione utile da fare invece quella di appoggiare gli individui
che sono emozionalmente maturi, per quanto pochi essi siano, e
di lasciare che il tempo faccia il resto.
PERSONA: UOMO O DONNA?
Il punto che si deve prendere in considerazione se al posto
della parola persona possa esserci uomo o donna.
Il fatto che i capi politici di quasi tutti i paesi sono uomini,
anche se le donne sono sempre pi impiegate in posizioni di
responsabilit. Si pu presumere che uomini e donne abbiano

una uguale capacit; e, viceversa, non sarebbe possibile dire che


soltanto gli uomini siano adatti come capi di governo in base alle
loro capacit intellettive o emozionali riguardo la massima
posizione politica. Tuttavia, questo non elimina il problema. E'
compito dello psicologo richiamare l'attenzione sui fattori
inconsci che vengono facilmente lasciati fuori dal conto, perfino
in serie discussioni su questa sorta di argomenti.
Ci che deve essere considerato il sentimento popolare
inconscio nei rapporti di quell'uomo - o di quella donna - che
viene eletto nella posizione di capo politico. Se vi una
differenza, nell'immaginario, tra un uomo o una donna, questo
non pu essere ignorato, n pu essere accantonato dicendo
che le fantasie non devono contare perch sono solo fantasie.
Nel lavoro psicoanalitico e in ogni sorta di lavoro affine, si
constata che tutti gli individui (uomini o donne) hanno in s una
certa paura della donna (5). Alcuni individui hanno questa paura
in maniera pi spiccata di altri, ma si pu dire che essa sia
universale. Ci assai differente dal dire che un individuo ha
paura di una donna in particolare. Questa paura della donna
un importante fattore nella struttura della societ ed
responsabile del fatto che in ben poche societ la donna tira le
redini politiche. E' anche responsabile della immensa crudelt
usata alle donne, la quale presente nei costumi accettati in
quasi tutte le societ.
La radice di questa paura della donna nota. Essa in rapporto
con il fatto che, nella storia remota di ogni individuo sano e
maturo che stato capace di trovare se stesso, vi un debito
verso una donna - la donna che stata affezionata a
quell'individuo quando lui era un infante e il cui affetto stato
assolutamente essenziale per il suo sviluppo.
La dipendenza originaria non viene ricordata e il debito pertanto
non viene riconosciuto, se si eccettua il fatto che la paura della
donna rappresenta il primo stadio di questo riconoscimento.
Le fondamenta della sanit mentale dell'individuo vengono poste
all'inizio, quando la madre semplicemente devota al suo
bambino, e quando esso doppiamente dipendente perch
completamente inconsapevole della dipendenza. Non vi alcun

rapporto con il padre che abbia tale qualit, e per questa


ragione un uomo che, in senso politico, sulla vetta pu essere
apprezzato dal gruppo molto pi obiettivamente di quanto lo sia
una donna in una posizione simile.
Le donne spesso affermano che se le donne fossero al governo
non ci sarebbero guerre. Vi sono ragioni per cui questa
asserzione pu essere messa in dubbio, ma anche se
l'asserzione fosse giustificata non significa necessariamente che
uomini e donne sopporterebbero di vedere, in via di principio, le
donne al punto pi elevato del potere politico. (La corona, per il
fatto di essere al di fuori o al di l della politica, non toccata da
queste considerazioni.)
Come conseguenza di questa considerazione si pu prendere in
esame la psicologia del dittatore, che al polo opposto di tutto
ci che la parola democrazia pu significare. ("Una delle radici
della necessit di essere un dittatore pu essere l'impulso ad
affrontare la paura della donna con il richiuderla e con l'agire in
sua vece".) La curiosa abitudine del dittatore di chiedere non
solo assoluta obbedienza e assoluta dipendenza ma anche
amore, si pu far risalire a questa origine. Inoltre, la tendenza
di gruppi di persone ad accettare o anche a cercare di essere
"realmente" dominati deriva dalla paura di essere dominati da
"una donna immaginaria". Questa paura porta a cercare, e
anche ad accogliere di buon grado, il dominio, da parte di un
essere umano noto, in particolare di un essere umano che si
preso la responsabilit di personificare e pertanto di limitare le
qualit magiche della donna immaginaria illimitatamente
potente, alla quale si deve un grande debito. Il dittatore pu
essere cacciato e alla fine dovr morire: ma la figura della donna
della primaria fantasia inconscia non ha limiti alla sua esistenza o
al suo potere.
RAPPORTO BAMBINO-GENITORI.
La struttura democratica comporta il provvedere i governanti
eletti di un certo grado di stabilit; essi possono andare avanti
finch riescono a far fronte al loro compito senza alienarsi
l'appoggio degli elettori. In questa maniera il popolo ottiene una

stabilit che non potrebbe mantenere per mezzo del voto diretto
su ogni questione, posto che questo fosse possibile. L'aspetto
psicologico , in questo caso, che esiste nella storia di ogni
individuo il rapporto genitori-bambino. Per quanto in un sistema
democratico maturo gli elettori siano presumibilmente esseri
umani maturi, non si pu presumere che non vi sia posto per un
residuo del rapporto genitori-bambino, con i suoi ovvi vantaggi.
In qualche misura, nell'elezione democratica, persone mature
eleggono temporaneamente figure genitoriali, il che significa
che, fino a un certo punto, gli elettori rimangono bambini. Anche
i genitori temporaneamente eletti, coloro che reggono il
sistema politico democratico, sono essi stessi bambini al di fuori
del loro lavoro politico professionale. Se, alla guida della loro
auto, superano il limite di velocit, essi sono esposti alla giustizia
come ogni altro comune cittadino, poich guidare l'auto non
parte della loro attivit di governanti. Come capi politici, e solo
come tali, essi sono temporaneamente figure genitoriali, e dopo
essere stati deposti in una successiva elezione ritornano a essere
bambini. E' come se andasse bene giocare il gioco dei genitori e
figli, perch le cose in questo modo funzionano meglio; in altre
parole, poich vi sono vantaggi nel rapporto genitore-figlio,
qualcosa viene mantenuto; ma, perch questo sia possibile, c'
bisogno che un numero sufficientemente grande di individui sia
abbastanza cresciuto da non essere turbato nel giocare a fare i
bambini. Nello stesso modo si pensa che sia difficile per queste
persone, che stanno giocando ai genitori, non avere loro stessi
dei genitori. Nel gioco si pensa generalmente che dovrebbe
esserci un'altra camera dei rappresentanti verso cui i governanti
che vengono direttamente eletti dal popolo si sentano
responsabili; in Inghilterra questa funzione appartiene alla
Camera dei Lord, che in larga misura composta da coloro che
hanno un titolo ereditario, e in minore misura da coloro che si
sono guadagnati una posizione per il fatto di eccellere nei diversi
rami del lavoro al servizio della comunit. Ancora una volta, i
genitori dei genitori sono persone, e sono capaci di rendere
contributi positivi in quanto persone, ed giusto che si amino o
si odino o si rispettino o si disprezzino. Non vi pu essere nulla

che possa sostituire in una societ le persone che la formano e


quelle che stanno al vertice, nel momento in cui quella societ
viene valutata secondo le sue qualit di maturit emozionale.
E ancora, continuando a studiare l'organizzazione sociale in Gran
Bretagna, si pu vedere che i Lord sono bambini in rapporto alla
Corona. Qui, in ogni caso, ci imbattiamo ancora una volta in una
persona che occupa quella determinata posizione per motivi
ereditari e anche mantenendosi l'affetto del popolo per mezzo
della sua personalit e delle sue azioni. E' certamente d'aiuto il
monarca regnante che porta le cose ancora un poco pi in l e
con grande semplicit e sincerit proclama la sua fede in Dio.
Qui si raggiungono elementi in mutuo rapporto quali quella della
divinit che muore e del monarca eterno.
CONFINE GEOGRAFICO DI UNA DEMOCRAZIA.
Per lo sviluppo di una democrazia, nel senso di struttura sociale
matura, sembra che debbano essere necessari confini geografici
naturali. Ovviamente, fino a poco tempo fa e persino adesso, il
fatto che la Gran Bretagna sia rivolta verso il mare (ad eccezione
dei suoi rapporti con l'Irlanda) stato importante per la maturit
della nostra struttura sociale.
La Svizzera ha (soluzione meno soddisfacente) confini montani.
L'America, fino a poco tempo fa, aveva il vantaggio di un "west"
che offriva illimitate possibilit di sfruttamento. Ci significava
che gli Stati Uniti, uniti da vincoli positivi, non avevano bisogno,
anche recentemente, di cominciare a soffrire pienamente per le
lotte interne di una comunit chiusa, unita dall'odio non meno di
quanto lo fosse dall'amore.
Uno stato che non abbia frontiere naturali non pu godere di un
attivo adattamento ai suoi vicini. In un certo senso, la paura
"semplifica" la situazione emozionale, perch molti degli
indeterminati (y) e alcuni dei meno gravi antisociali (x)
acquistano la capacit di identificarsi con lo stato sulla base di
una reazione concorde a una minaccia persecutoria esterna.
Questa semplificazione lesiva, tuttavia, dello sviluppo verso la
maturit, che una cosa difficile, e che implica il pieno
riconoscimento del conflitto essenziale e il non cercare alcuna via

di uscita e alcun raggiro (difese). In ogni caso la base di una


societ l'intera personalit umana, e la personalit ha un
limite. Il diagramma di una persona sana un circolo (sfera),
cos che tutto ci che non S pu essere descritto come
interno o esterno a questa persona. Non possibile per le
persone andare pi lontano, nel costruire una societ, di quanto
siano andati nel cammino del proprio sviluppo personale.
Per queste ragioni noi guardiamo con sospetto l'uso di termini
come cittadinanza del mondo. Forse solo alcune donne e
alcuni uomini veramente grandi e piuttosto avanti negli anni
arrivano cos lontani nel proprio sviluppo da poter pensare in
termini cos ampi.
Se il mondo intero fosse la nostra societ, allora avrebbe
bisogno di essere a volte in uno stato d'animo depresso (come
una persona, talvolta, deve inevitabilmente essere), e dovrebbe
essere in grado di riconoscere il conflitto essenziale entro se
stesso. Il concetto di una societ globale porta con s l'idea del
suicidio del mondo, non meno dell'idea della felicit del mondo.
Per queste ragioni noi ci aspettiamo che i protagonisti dello Stato
mondiale siano individui nel periodo maniacale di una psicosi
maniaco-depressiva.
EDUCAZIONE IN SAPERE DEMOCRATICO.
Tale tendenza democratica cos come esiste pu essere
rafforzata da uno studio della psicologia della maturit sia
sociale che individuale. I risultati di tale studio devono essere
dati in una lingua comprensibile per le democrazie esistenti e per
individui sani di ogni parte del mondo, in modo tale che essi
possano divenire "intelligentemente coscienti di se stessi". Senza
essere autocoscienti non possono sapere cosa attaccare e cosa
difendere, n possono riconoscere i pericoli cui va incontro la
democrazia quando essi si presentano. Il prezzo della libert
una continua vigilanza da parte di chi? Da parte di quei due o tre
individui tolti dal gruppo dei 100 meno (x + y + z) per cento di
individui maturi. Gli altri sono occupati a essere semplicemente
dei genitori normalmente buoni e a passare ai propri figli il
compito di maturare e di essere adulti.

DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA.


Ci si deve porre la domanda: esiste una democrazia in tempo di
guerra? La risposta non semplicemente un s. In effetti vi sono
ragioni per cui, in tempo di guerra, vi dovrebbe essere un
annuncio di sospensione temporanea della democrazia a causa
della guerra.
E' chiaro che individui maturi sani, i quali formano nel loro
insieme una democrazia, dovrebbero essere in grado di andare
in guerra (a) per creare un luogo per crescere; (b) per difendere
ci a cui stato attribuito valore, di cui si gi in possesso
eccetera; e (c) per lottare contro tendenze antidemocratiche
finch esistono persone disposte ad appoggiare tale tendenza
con la lotta.
Tuttavia, e solo di rado, le cose vanno in questa maniera.
Secondo la descrizione sopraddetta, una comunit non mai
composta dal 100 per cento di individui sani maturi.
Non appena la guerra si avvicina, vi un riordinamento dei
gruppi, cos che, al momento in cui si combatte, non sono tutti
quelli sani che fanno la guerra.
Se prendiamo i nostri quattro gruppi:
1. Molti degli antisociali, insieme con i paranoici non gravi, si
sentono meglio quando si trovano realmente in guerra, e sono
contenti della reale minaccia di persecuzione. Essi si ritrovano
una tendenza filosociale attraverso una lotta attiva.
2. Tra gli indeterminati, molti si buttano l dove vi da fare,
usando forse la cruda realt della guerra per maturare come
altrimenti non avrebbero mai saputo fare.
3. Tra gli antisociali latenti, probabilmente alcuni trovano
opportunit per la loro sete interiore di dominio, nelle varie
posizioni-chiave che la guerra viene a creare.
4. Gli individui maturi, sani, non si manifestano necessariamente
tanto quanto gli altri. Non sono altrettanto sicuri quanto gli altri
che il nemico sia cattivo. Essi hanno in genere dei dubbi. Hanno
anche un maggior impegno positivo nella cultura universale, nei
fatti estetici e nell'amicizia, e non riescono facilmente a

persuadersi che la guerra sia necessaria; paragonandoli ai quasiparanoici, essi sono lenti a prendere il fucile e a tirare il grilletto.
In effetti, non riescono ad arrivare al fronte, anche se poi
quando vi arrivano rappresentano un fattore di tranquillit e
sono pi facilmente adattabili alle avversit.
Vi sono infine alcuni individui sani in tempo di pace che
diventano antisociali in guerra (obiettori di coscienza), non per
codardia, ma per un autentico dubbio personale, proprio come
gli antisociali del tempo di pace tendono a trovarsi impegnati in
azioni coraggiose in guerra.
Per queste e altre ragioni, quando una societ democratica in
guerra, l'intero gruppo che in guerra, e sarebbe difficile
trovare un esempio di una guerra condotta solo da coloro che
nella comunit rappresentano in tempo di pace il fattore
democratico innato.
Pu essere che, quando una guerra ha disturbato una
democrazia, sia meglio dire che la democrazia finita, e coloro
che amano quel genere di vita dovranno ricominciare a
combattere all'interno del gruppo per ristabilire il meccanismo
democratico, dopo la fine del conflitto con l'esterno.
Questo un grosso argomento, e merita l'attenzione di gente
dalla mente aperta.
CONCLUSIONI.
1. L'uso della parola democrazia pu venire studiato
psicologicamente sulla base delle sue implicazioni nei riguardi
della maturit.
2. N la democrazia n la maturit possono essere imposte in
una societ.
3. La democrazia il conseguimento di una societ limitata a un
certo periodo di tempo.
4. Il fattore democratico innato in una comunit deriva dal
funzionamento della famiglia normalmente buona.
5. La pi importate attivit capace di sostenere la tendenza
democratica un'attivit negativa: evitare di porre impedimenti
alla famiglia normalmente buona. Lo studio delle scienze

psicologiche ed educative, per quanto si sa, fornisce un ulteriore


aiuto.
6. Vi uno speciale significato nell'affetto che una madre
normalmente buona ha per il proprio bambino, poich la
capacit per un'eventuale maturit emozionale si basa sulla
risposta a questo affetto. Interferenze di massa in una societ
diminuirebbero rapidamente ed efficacemente il potenziale
democratico di quella societ, cos come diminuirebbe la
ricchezza della sua cultura.
IL RUOLO DELLA MONARCHIA
(Scritto nel 1970.)
Mi propongo di prendere in considerazione il concetto di
monarchia in Gran Bretagna. Devo fare questo senza una
conoscenza specifica della letteratura specializzata e senza
alcuna specializzazione in storia, ma potrei trovare una scusa
valida nel fatto che siamo abituati a convivere con la storia e che
siamo informati costantemente su questo argomento attraverso
la televisione, la stampa popolare e le nostre conversazioni con i
tassisti e con gli amici del caff. Mi trovo ad abitare piuttosto
vicino alla bandiera che sta su Buckingham Palace e che indica,
a seconda che sia ammainata oppure spiegata, la presenza o
l'assenza della Regina; ma ognuno, in questo paese e in
quest'epoca, si pone costantemente una domanda essenziale:
Dio ha salvato la Regina?. Dietro questa domanda c' il detto
popolare Il re morto, lunga vita al re!, che assai
significativo, perch sottintende che la monarchia sopravvive
comunque alla morte del monarca. Questo il punto cruciale
della questione.
Va osservato che, malgrado io non sia eccessivamente sensibile
al fascino della monarchia e della famiglia reale, tuttavia prendo
seriamente in considerazione l'esistenza della monarchia, perch
penso che senza di essa vivere in Gran Bretagna sarebbe molto
diverso; in questo contesto non si tratta di chiedersi se esista

un'alternativa valida alla monarchia. Lascio da parte anche ogni


forma di giudizio sulla persona del re o della regina attuali.
Prima di prendere in considerazione la monarchia e il suo posto
nella comunit, naturale porsi la domanda: cosa dice la gente
quando, interpellata, le viene chiesto di esprimere un'opinione
personale? Di sicuro, la maggior parte delle persone presenta
due aspetti distinti: un aspetto emotivo e uno discorsivo.
L'aspetto discorsivo quello che viene espresso nel gioco
chiamato conversazione. La verbalizzazione ci d la possibilit di
esplorare ampiamente varie possibilit e, nel discutere, possiamo
sostenere allo stesso tempo punti di vista opposti oppure
possiamo discutere per il solo piacere di farlo. In questo tipo di
manifestazione delle nostre opinioni, che ha grande valore,
anche vero che la maggior parte delle persone ignora la grande
complicazione dovuta alle motivazioni inconsce. L'inconscio viene
considerato un fastidio, o qualcosa che guasta il divertimento.
L'inconscio, per la gente, appartiene alla psicoanalisi e alla cura
delle persone malate. Diciamo al bar ci che pensiamo di sapere
e facciamo delle razionalizzazioni che passano per ragioni. Non
dobbiamo essere troppo seri, altrimenti ci troviamo ad essere
amorosi o belligeranti prima di avere il tempo per dire Jack
Robinson (1). Tuttavia, le conversazioni serie sono un segno di
civilt, e coloro che conversano devono essere invitati a parlare
per lasciare spazio all'inconscio. La sfera affettiva, essendo una
risposta globale, include l'inconscio; ma le persone come unit
globale non possono rendere d'un tratto giustizia ai loro affetti.
Nell'atteggiamento verbale nei confronti del posto che la
monarchia ha nella nostra cultura, troviamo che tutta la
questione della monarchia viene generalmente considerata una
favola. Pu darsi che la favola sia sentita come piacevole,
propiziatoria della felicit, e arricchente per la vita quotidiana.
Oppure pu darsi che essa sia considerata come un fuga dalla
realt che attenua la nostra determinazione ad affrontare
storture dell'economia, l'iniquit del mercato immobiliare, la
solitudine degli anziani, la vulnerabilit dei portatori di handicap,
a intervenire sulle situazioni di disagio, di squallore, di povert o
sul dramma delle persecuzioni fondate sul pregiudizio. La parola

fuga racchiude tutto questo atteggiamento, e in base a ci la


favola gi condannata.
La parola sentimentale corrisponde a tutto questo, ed
propria dell'atteggiamento di coloro che non si svegliano mai del
tutto, che non vedono il tremendo disagio delle borgate e che si
sono gi ritirati nella finzione.
Coloro che parlano di fuga disprezzano i sentimentali. Questi
non sanno esattamente cosa fare con le cose che non quadrano,
finch non si ritrovano sconcertati, coinvolti in una situazione
politica, forse in una rivoluzione, che per loro non significa nulla.
L'USO INCONSCIO DELLA MONARCHIA.
L'assunto sotteso in ci che sto discutendo qui in se stesso
difficile da capire o da dare per scontato. Esso conduce
direttamente
all'esistenza
dell'individuo
e
all'aspetto
fondamentale della relazione oggettuale. L'assioma : "ci che
buono viene costantemente distrutto". Esso implica il concetto di
intenzione inconscia. La verit insita in questo in qualche modo
simile a quella contenuta nel detto: La bellezza sta nell'occhio
di chi guarda (2).
Questo uno dei fatti della vita. Appare evidente nel nostro inno
nazionale: Dio salvi il Re e la Regina!. Salvarlo da cosa? E'
troppo facile dire che lo si salva dai nemici, anche se viene resa
giustizia a questa idea nell'ultimo verso dell'inno. (I loro trucchi
disonesti assai buffo, ma sappiamo che non questo il
nocciolo della questione.) Ci che gli uomini non possono
lasciare in pace ci che buono. Essi devono poter prendere
ci che buono e distruggerlo.
SOPRAVVIVERE A PRESCINDERE DALLA PRESERVAZIONE.
Potremmo porci una domanda pertinente: perch esistono cose
buone se, proprio in quanto esistono e sono buone, sospingono
e a volte inducono le persone a distruggerle? C' una risposta,
che richiama le stesse qualit implicite nelle cose buone, vale a
dire che esse "possono sopravvivere". La sopravvivenza pu
attuarsi proprio a causa della possibilit che hanno le cose
buone di essere costantemente distrutte. Dopo essere stata

distrutta, la cosa buona pu essere amata, valorizzata e quasi


adorata in un modo nuovo. Essa ha superato la prova del suo
uso spietato e di essere stata l'oggetto dei nostri impulsi e delle
nostre idee pi primitive senza che noi pensassimo a
proteggerla.
La monarchia messa costantemente alla prova. Essa pu
sopravvivere, grazie ai suoi sostenitori, a delle fasi di difficolt
ma, alla fine, tutto dipende dai monarchi, che si trovano a
occupare il trono senza averlo scelto.
E' a questo punto che viene chiamato in causa il principio di
eredit. Il re (o la regina) non occupa tale posto per scelta
personale, o a causa del voto politico, o per meriti propri, ma
perch lo ha ereditato. Da questo punto di vista, quasi un
miracolo se la monarchia sopravvissuta nel nostro paese per
oltre mille anni. Ci sono stati momenti di precariet, altri in cui
non vi erano eredi, altri ancora in cui degli individui, che non
erano amati o che non erano amabili, si sono trovati ad
occupare, volenti o nolenti, la posizione di monarca, e c' stata
la morte dei re. Ma la caduta della monarchia un fenomeno
raro, tanto vero che ci viene subito in mente Cromwell, che ha
forse aiutato il paese a capire che un buon dittatore pu essere
peggio di un cattivo re.
Ci sono due considerazioni importanti da fare, che emergono dal
fatto che una cosa buona sopravvissuta malgrado gli attacchi
di cui stata fatta oggetto da parte di una vasta gamma di
sentimenti; queste considerazioni riguardano l'inibizione degli
impulsi e il rinvio del momento della verit.
Una di queste considerazioni riguarda gli individui che vi sono
coinvolti in un qualsiasi momento. La sopravvivenza della cosa
(in questo caso la monarchia) la valorizza e fa s che gli individui
di tutte le specie e di tutte le et siano in grado di capire che il
desiderio di distruggere non ha a che vedere con l'ira - esso ha a
che fare con una sorta di amore primitivo, e la distruzione
avviene nella fantasia inconscia, o nel sogno del dormiente. E'
nella realt psichica interna personale che ha luogo la
distruzione. Nello stato di veglia, la sopravvivenza dell'oggetto,
qualunque esso sia, porta un senso di sollievo, e un nuovo

sentimento di fiducia. Ora, chiaro che le cose possono


sopravvivere "a causa delle loro propriet", malgrado il nostro
sogno, malgrado la trama distruttiva della nostra fantasia
inconscia. Ora il mondo comincia a esistere come un luogo che
ne ha pieno diritto; non come luogo da temere, da compiacere,
in cui ci si pu perdere o con il quale si pu trattare soltanto
attraverso il sogno ad occhi aperti o l'indulgere alla fantasia, ma
un luogo in cui si pu vivere.
Gran parte della violenza che esiste nel mondo proviene dal
tentativo di compiere una distruzione che non di per s
distruttiva, eccetto quando l'oggetto sopravvive o quando viene
provocato fino alla ritorsione. La sopravvivenza delle cose
fondamentali quindi un valore grande e profondo per
l'individuo, e la monarchia nel nostro paese una di esse. La
realt diventa pi reale, e l'impulso individuale all'esplorazione
primitiva diventa meno pericoloso.
L'altra considerazione riguarda la politica. In un paese non molto
grande, che ha una storia e che sia eventualmente un'isola
(nessuna frontiera, salvo il mare stesso), possibile mantenere
una forma dualistica, un sistema politico, cio, che ha un
governo soggetto a essere rovesciato periodicamente e una
monarchia indistruttibile (Il Re morto, lunga vita al Re).
E' cosa ovvia, eppure ogni tanto necessario ribadire che il
funzionamento del sistema democratico parlamentare (in
contrapposizione con l'idea di dittatura) dipende dalla
sopravvivenza della monarchia e, di pari passo, la sopravvivenza
della monarchia dipende dal sentimento per cui il popolo pu
rovesciare un governo tramite l'elezione di un nuovo parlamento
o pu liberarsi di un primo ministro. E' evidente che, in questo
contesto, la destituzione di un governo o di un primo ministro
deve essere basata sul sentimento cos come viene espresso nel
voto segreto, e non su un questionario (Gallup o altro), che non
corrisponde all'espressione del sentimento profondo, della
motivazione inconscia o di tendenze che sembrano illogiche.
Il liberarsi di una figura politica o di un partito implica qualcosa
di meno immediato, vale a dire l'elezione di un capo politico
alternativo. Nel caso della monarchia, ci risolto in anticipo. In

questo modo, una monarchia pu far emergere un sentimento di


stabilit in un paese in cui la scena politica , come deve essere
periodicamente, in stato di agitazione.
IL RUOLO DELLA PERSONA CHE OCCCUPA LA POSIZIONE DI
MONARCA.
Fortunatamente, vero che la sopravvivenza della monarchia
non dipende dalla psicologia, dalla comprensione logica o da un
discorso intelligente pronunciato da un filosofo o da un leader
religioso. In definitiva, la sua sopravvivenza dipende dall'uomo o
dalla donna che occupano la posizione di monarca. Sarebbe
interessante esplorare la teoria che si potrebbe costruire attorno
a questi fenomeni altamente significativi.
Siamo tutti consapevoli del fatto che la monarchia, sebbene sia
fondata su mille anni di storia, potrebbe essere distrutta in un
giorno. Potrebbe essere distrutta da una falsa teoria o da un
giornalismo irresponsabile. Potrebbe essere ridicolizzata fino alla
sua scomparsa, da coloro che vedono in essa soltanto una
favola, un balletto o un'opera teatrale, mentre in realt stanno
osservando un aspetto della vita stessa. Questo aspetto della
vita deve essere definito in modo chiaro, perch in genere non
viene riservata ad esso una discussione ragionata. Esso
concerne l'area intermedia nella quale hanno luogo i passaggi
transitori dal sonno alla veglia e dalla veglia al sonno; il luogo
del gioco e dell'esperienza culturale, il luogo degli oggetti e dei
fenomeni transizionali, tutte dimostrazioni della salute mentale
individuale (3).
Sorprendentemente, sebbene la teoria della personalit umana e
dell'esistenza vengano descritte principalmente dal punto di vista
delle alternanze tra il sogno e la realt, autentica o scissa,
dell'individuo, quando guardiamo senza paraocchi vediamo che
la parte principale della vita degli adulti, degli adolescenti, dei
bambini e dei lattanti si svolge all'interno di quest'area
intermedia. La civilt stessa pu essere descritta da questa
visuale.
Il miglior modo di studiare quest'area quello di soffermarsi sui
bambini piccoli mentre sono accuditi dai genitori, nella famiglia.

Ho formulato nel modo pi chiaro possibile l'idea che la


caratteristica
dell'area
dei
fenomeni
transizionali
sia
l'"accettazione del paradosso" che collega la realt esterna con
l'esperienza interna. Questo il paradosso che non deve essere
mai risolto. A proposito del bambino che tiene in mano un pezzo
di stoffa o un orsacchiotto, che essenziale per il suo senso di
sicurezza e di felicit, e che un simbolo sempre disponibile
della madre o di un elemento materno (o paterno), non ci
poniamo mai la stimolante domanda: lo hai creato tu questo
oggetto, oppure era qualcosa che era gi l? La "risposta" non
significativa, sebbene la "domanda" lo sia.
Per quanto riguarda la monarchia, l'uomo o la donna che si
trovino a occupare la posizione di monarca rappresentano il
sogno di tutti, "eppure" essi sono un uomo o una donna reale,
con tutte le loro caratteristiche umane.
Solo se siamo lontani da questa donna, la Regina, possiamo
permetterci di sognarla e di collocarla nell'area del mito. Se le
siamo molto vicini, presumibilmente potremo notare come sia
difficile mantenere il sogno. Per milioni di persone, e io sono fra
queste, questa donna sta mettendo in atto il mio sogno, mentre
allo stesso tempo ella un essere umano che potrei vedere nella
sua auto mentre aspetto un taxi, oppure sbucar fuori da
Buckingham Palace per partecipare a qualche funzione che
parte del ruolo che le stato assegnato dal destino e nel quale
mantenuta dalla maggior parte di noi. Mentre sto imprecando
per il ritardo dei mezzi di trasporto che mi far ritardare al mio
appuntamento, sono consapevole del fatto che abbiamo bisogno
di formalit, di deferenza e degli strumenti del sogno ad occhi
aperti. E' probabile che la donna che anche la Regina detesti
talvolta queste cose, ma "noi non lo sappiamo", perch non
abbiamo mai accesso ai risvolti privati della vita di questa
particolare persona, e questo il modo per mantenere il suo
significato di sogno. Senza di esso, ella non altro che una
vicina di casa.
Ovviamente, cercheremo di toglierle i veli. Ci divertiamo a
leggere aneddoti sulla regina Vittoria e ci inventiamo delle storie
sentimentali anche piccanti, ma in mezzo a tutto questo c' una

donna (o un uomo), che ha o non ha la capacit di sopravvivere,


di esistere senza poter fare a meno di reagire alla provocazione
o alla seduzione, finch, alla sua morte, un successore indicato
in via ereditaria si assumer questa terribile responsabilit. Ed
una responsabilit terribile, perch irreale nella sua dura
realt, perch dove c' vita ci pu essere la morte, perch nei
momenti cruciali c' l'isolamento e un grado di solitudine
ineguagliabile.
Mentre prendiamo in considerazione quest'area intermedia nella
quale giochiamo e siamo creativi, il paradosso deve essere
tollerato, non risolto. Per chiarire questo punto, potremmo
esaminare i dipinti di soggetto monarchico. Essi, che hanno un
inestimabile valore, sono stati collezionati dalla Regina e dai suoi
antenati attraverso i secoli, e le appartengono. Tuttavia, allo
stesso tempo essi appartengono alla nazione - a ciascuno di noi
- perch la Regina la nostra regina, ed la personificazione del
nostro sogno. Se immaginiamo di poter liquidare la monarchia,
possiamo anche immaginare immediatamente che questa
collezione di cose bellissime possa diventare una lista di beni di
consumo elencati in un catalogo, e allora avremo perso tutto per
darlo a una persona qualunque che abbia in un dato momento
sterline o dollari da spendere.
Per come stanno le cose, la Regina rappresenta noi in quanto
proprietari, e non dobbiamo affatto pensare a ci in termini di
denaro liquido.
SOMMARIO.
La sopravvivenza della monarchia dipende quindi dalle sue
qualit intrinseche; dalla sua collocazione nella disputa politica e
nelle battaglie elettorali, che sono largamente condotte in forma
verbale; dalla sua dipendenza dal nostro sogno personale e dal
nostro inconscio potenziale; dalla sua dipendenza da ci che la
donna (o l'uomo) che occupa la posizione di monarca in effetti ,
dalla natura della famiglia reale e dai fatti della vita e della
morte per incidente o per malattia; dalla generale salute mentale
della comunit, compresa quella parte non troppo grande di
persone che sono risentite a causa della deprivazione, o malate

a causa delle privazioni subite nel corso dei loro primi rapporti;
dai fattori geografici; e cos via.
Sarebbe sbagliato pensare che noi preserviamo ci che sentiamo
come buono. In definitiva, la capacit di sopravvivenza del
monarca che regola la questione. In questo momento sembra
che siamo fortunati. Possiamo apprezzare profondamente
l'angoscia che accompagna il grande onore e il privilegio di
regnare in questo paese, che non troppo grande, circondato
dal mare, e a cui, una volta, stata dedicata una canzone che si
intitola: Una piccola, bella, salda piccola isola.
CONCLUSIONI.
La mia tesi che non si tratta di salvare la monarchia. Si tratta
del contrario. La continuit della monarchia una delle
indicazioni del fatto che esistono, qui e ora, le condizioni per cui
il sistema politico pu essere caratterizzato dalla democrazia
(che il riflesso delle cose di una famiglia in una pi ampia
cornice sociale), e per cui la comparsa di una dittatura buona o
cattiva (e ognuna di queste caratteristiche si basa sulla paura)
per ora improbabile. In queste condizioni, gli individui, se sono
sufficientemente maturi, possono sviluppare un senso della vita,
possono realizzare parte del loro potenziale, e possono giocare.
NOTE.
INTRODUZIONE.
(1). Eliot Th. S., "Quattro quartetti". Trad. it. Garzanti, Milano
1973.
(2). Ho preferito privilegiare, nella traduzione, il significato di
somma. Tuttavia, in Winnicott contenuto, com' ovvio, anche il
riferimento al "sum" latino: io sono.
(3). Gaddini, E. "Scritti, 1953-1985". Raffaello Cortina Editore,
Milano 1989.
(4). Winnicott. D. W. Lettere. Trad. it. Raffaello Cortina Editore,
Milano 1988.

PARTE PRIMA.
CAP. "IL CONCETTO DI INDIVIDUO SANO".
(1). Alcuni autori sostengono, come si pu notare nel testo di
Balint "Problems of Human Pleasure and Behaviour" (1953),
preso in considerazione da Khan, che gran parte del piacere
legato a un'esperienza artistica deriva dalla situazione di
vicinanza allo stato di non integrazione a cui l'opera dell'artista
pu, in tutta sicurezza, condurre il fruitore. Cos, quando le
capacit dell'artista sono potenzialmente elevate, un fallimento
che intervenga quasi sul punto del raggiungimento del risultato
finale pu causare intenso dolore poich conduce il fruitore al
limite della disintegrazione, o del ricordo di questa,
abbandonandolo l. Comprendere l'arte significa camminare sulla
lama di un rasoio perch la perfezione estremamente vicina al
doloroso fallimento. Questa esperienza deve essere considerata
parte della salute.
(2). Compare qui un'ulteriore complicazione: l'intelletto, o la
parte della mente che pu distaccarsi, e pu essere sfruttata a
scapito di una vita sana. Un buon intelletto certamente
qualcosa di magnifico, tipico degli esseri umani, ma non deve
essere considerato necessariamente troppo legato all'idea di
salute. Lo studio della collocazione dell'intelletto in relazione
all'area che stiamo prendendo in considerazione una questione
importante, che, per, sarebbe fuori luogo esaminare in questo
contesto.
(3). Viene da pensare all'espressione della Madonna del Parto
di Monterchi, di Piero della Francesca, in cui Winnicott, allorch
la vide attraverso le riproduzioni, riconobbe la "preoccupazione
materna primaria" da lui descritta, che viene da alcuni vista
come tristezza o depressione. [N.d.C.]
(4). Loos, A. "I signori preferiscono le bionde". Trad. it. Sellerio,
Palermo 1983.
(5). Plaut, F. Reflections about not being able to imagine.
"Journal of Analytic Psychology", 2, 1966.

CAP. "SUM, IO SONO".


(1). Sar re chi operer correttamente / Chi non lo far, non
sar.
CAP. "IL VALORE DELLA DEPRESSIONE".
(1). Winnicott, D. W. Pediatria e psichiatria e Oggetti
transizionali e fenomeni transizionali. In: "Dalla pediatria alla
psicoanalisi". Trad. it. Martinelli, Firenze 1975; Balint, M. Three
areas of the mind. "Int. J. Psycho-Anal.", 39, 1958; Milner, M.
Aspects of the symbolism of the comprehension of the hot-self.
"Int. J. Psycho-Anal", 33, 1952; Hoffer, W. The mutual
influences in the development of the Ego and Id. "The
Psychoanalytic Study of the Child", 7, 1952.
(2). Winnicott, D. W. L'osservazione dei bambini piccoli in una
situazione prefissata e Le forme cliniche del transfert. In: "Dalla
pediatria alla psicoanalisi". Trad. it. Martinelli, Firenze 1975;
Winnicott, D. W. La psicoanalisi e il senso di colpa. In: "Sviluppo
affettivo e ambiente". Trad. it. Armando, Roma 1970.
CAP. "LA DELINQUENZA COME SEGNO DI SPERANZA".
(1). Winnicott ha cercato di chiarire la propria idea con l'esempio
degli inizi di un colloquio con un ragazzo che gli era stato portato
per furto. Questo ragazzo si stava dondolando su una sedia che
era posta in un angolo della stanza per un genitore. Suo padre si
stava comportando molto bene, come se lo stesse facendo per il
figlio, mentre il ragazzo stava sfruttando la situazione e
facendosene carico. Qualsiasi tentativo di far s che il ragazzo si
comportasse bene avrebbe escluso la possibilit di utilizzare l'ora
in modo produttivo. A poco a poco, il ragazzo cominci a
interessarsi a un gioco; il padre pot andare in sala d'aspetto,
dopodich vi fu una comunicazione pi approfondita fra il
ragazzo e il terapeuta. Alla fine dell'ora, il ragazzo aveva potuto
ricordare e descrivere con pienezza di sentimenti il difficile
momento in cui, anni addietro, non era riuscito a sopportare
l'angoscia di sentirsi abbandonato in ospedale.
Questa descrizione aveva lo scopo di illustrare il modo in cui, per
un certo tempo, la persona che svolge la psicoterapia deve

abbandonare tutto ci che utile nella gestione del gruppo,


anche se, ovviamente, alla fine del tempo assegnato ci deve
essere un ritorno all'atteggiamento generale che rende possibile
il funzionamento del gruppo. Winnicott ha ripetuto che non era
sicuro che nei gruppi Borstal fosse possibile combinare la
gestione generale con il lavoro individuale, anche con uno o due
ragazzi alla volta. Cionondimeno, egli ebbe l'impressione che si
poteva ottenere qualche vantaggio anche solo col tentativo di
descrivere le difficolt e le possibili gratificazioni.
CAP. "VARI TIPI DI PSICOTERAPIA".
(1). Balint, M. "La regressione". Trad. it. Raffaello Cortina
Editore, Milano 1983.
(2). Il "casework" un metodo di intervento sul caso individuale
diffuso nei paesi anglosassoni e affidato agli assistenti sociali. E'
originario degli Stati Uniti dove gli assistenti sociali ricevono una
formazione universitaria e hanno la possibilit di specializzarsi e
diventare "psychiatric social workers". [N.d.R.]
PARTE SECONDA.
CAP. "IL BAMBINO NEL GRUPPO FAMILIARE".
(1). Questa espressione presa in prestito da Heinz Hartmann
(vedi Hartmann, H. "Psicologia dell'Io e problema
dell'adattamento". Trad. it. Boringhieri, Torino 1978).
CAP. "L'IMMATURITA' DELL'ADOLESCENTE".
(1). Gilbert Murray (1866-1950), illustre grecista e uomo politico
inglese, fu uno dei promotori della Lega delle Nazioni.
Caldeggiava ideali internazionalistici e l'idea dell'uomo come
cittadino del mondo. [N.d.C.]
(2). Joanna Field (Milner, M.), "A Life of One's Own", Chatto e
Windus, London 1934; Penguin Books, Harmondsworth 1952.
(3). Bowlby, J. "Attaccamento e perdita". Trad. it. Boringhieri,
Torino 1975-1983, 3 voll.

(4). Pediatra degli anni '30, noto per un atteggiamento


terapeutico e pedagogico particolarmente rigido e intransigente.
[N.d.C.]
(5). Opie, I, Opie, P. (Eds) "The Oxforl Dictionary of Nursery
Rhymes". Oxford University Press. Oxford 1951.
PARTE TERZA.
CAP.
"QUANTO
COSTA
TRASCURARE
LA
RICERCA
PSICOANALITICA".
(1). Il "Children Act" sanciva norme relative alla separazione.
[N.d.C.]
CAP. "QUESTO FEMMINISMO".
(1). Usanza primitiva in cui, quando nasce un bambino, il padre
lo porta nel proprio letto e se ne prende cura, oppure si
sottopone a un digiuno per purificarsi. [N.d.T.]
CAP. "LA PILLOLA E LA LUNA".
(1). 25 aprile 1963. Si veda anche Winnicott, D. W.
Adolescenza: il dibattersi nella bonaccia. Trad. it. in: "La
famiglia e lo sviluppo dell'individuo". Armando, Roma 1968.
[Nota dei curatori dell'edizione inglese]
(2). L'usanza, presso le trib del Nuovo Galles del Sud, di
mangiare il primogenito riferita da J. G. Frazer in "Il ramo
d'oro". Boringhieri, Torino 1965. [Nota dei curatori dell'edizione
inglese]
(3) . Traduzione di Lina Unali.
CAP. "DISCUSSIONE SUGLI SCOPI DELLA GUERRA".
(1). Io non vi amo, dottor Tell / E la ragione non posso dirla...
CAP. "LA LIBERTA'".
(1). Winnicott D. W. La creativit e le sue origini. Trad. it. in:
"Gioco e realt". Armando, Roma 1974.
(2).
Hartmann,
H.
"Psicologia
dell'Io
e
problema
dell'adattamento". Trad. it. Boringhieri Torino 1978.

CAP. "ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL SIGNIFICATO DELLA


PAROLA DEMOCRAZIA".
(1). Vedi Mental Health Congress, "Bulletin", 1958.
(2). A questo riguardo il sistema proporzionale
antidemocratico, anche quando segreto, perch interferisce
con il libero esprimersi dei "sentimenti", ed valido solo in
condizioni determinate, quando individui intelligenti di un certo
livello culturale si prefiggono un'indagine sulle opinioni "consce".
(3). Con la parola innata intendo comunicare la seguente
idea: le tendenze naturali nella natura umana (ereditarie)
germogliano e fioriscono nel sistema di vita democratico
(maturit sociale), ma questo pu avvenire soltanto per mezzo
del sano sviluppo emozionale degli individui, soltanto una parte
degli individui in un gruppo sociale avr avuto la ventura di
evolversi fino alla maturit, e pertanto soltanto per mezzo loro
che la tendenza innata (ricevuta in eredit) del gruppo verso la
maturit sociale pu essere messa a frutto.
(4). La famiglia normalmente buona qualcosa che sfugge
all'indagine statistica. Non ha valore di novit, non
spettacolare e non produce quegli uomini e quelle donne i cui
nomi sono pubblicamente noti. La mia supposizione, basata sulle
storie di 20 mila casi raccolti personalmente lungo un periodo di
25 anni, che nella comunit in cui lavoro la famiglia
normalmente buona sia comune, perfino consueta.
(5). Sarebbe fuor di luogo discutere questo in dettaglio, ma
l'idea si pu avere nel migliore dei modi se la si avvicina
gradualmente: (a) paura dei genitori nella primissima infanzia;
(b) paura di una figura combinata, una donna con potenza di
uomo compresa nei suoi poteri (strega); (c) paura della madre
che ha potere assoluto, all'inizio dell'esistenza del bambino, di
dare o di non dare, gli elementi essenziali per un primo stabilirsi
del s come individuo. [Vedi anche Winnicott, D. W. The
mother's Contribution to Society. In: "The Child and the Family:
First Relationship". Tavistock, London; Winnicott, D. W.
Foreword. In: "The Child, the Family and the Outside World".

Penguin Books, Harmondsworth, 1964.] [Nota dei curatori


dell'edizione inglese]
CAP. "IL RUOLO DELLA MONARCHIA".
(1). Personaggio di un romanzo del diciottesimo secolo, la cui
prerogativa era l'estrema fuggevolezza: non era ancora arrivato
in un posto che gi se ne andava, ancor prima che fosse
possibile annunciarne il nome. L'immagine di Jack Robinson
come sinonimo di estrema fuggevolezza diventata in seguito di
uso colloquiale. [N.d.C.]
(2). La formulazione pi completa di queste idee si trova nel
saggio L'uso di un oggetto e l'entrare in rapporto attraverso
identificazioni, in Winnicott, D. W. "Gioco e realt". Trad. it.
Armando, Roma 1974.
(3). Vedi Winnicott. D. W. "Gioco e realt". cit.