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Insieme all’oreficeria, nell’arte longobarda si sviluppa anche una forte produzione di armi, presenti nei corredi

funebri maschili: gli scudi da parata sono dischi di legno ricoperti di


cuoio, dove vengono applicate decorazioni in bronzo realizzate con
disegno dinamico e scattante, come si riscontra nei frammenti dello
SCUDO DI STABIO, del VII secolo, adesso conservate a Berna.

Ben presto i Longobardi divennero un popolo sedentario, e, influenzati dai latini, diventano cristiani. Questo
fu un successo di papa Gregorio Magno, che convertì anglosassoni (con la famosa frase “non sono angli,
ma angeli”) e Longobardi, facendo leva su Teodolinda, moglie di Agilulfo (re dal 591 al 615), regalandole
oggetti prodotti a Roma e oggi conservati nel museo del Tesoro di Monza, come…
LA LEGATURA DELL’EVANGELARIO

• Regalata da Gregorio Magno a Teodolinda in occasione


del battesimo del figlio nel 603
• L’Evangelario è una raccolta di Vangeli
• È tutto d’oro, tempestato di pietre, perle e cammei
• Sotto i bracci della croce c’è scritto che è un dono del
papa alla regina Teodolinda
• NON E’ UN ESEMPIO DI OREFICERIA LONGOBARDA,
MA UN DONO FATTO AI LONGOBARDI
infatti è troppo ordinata e non sovraccaricata
come gli esempi dell’oreficeria longobarda.

Gregorio Magno regala a Teodolinda anche la…


CORONA FERREA
• La leggenda vuole che quel ferro che intercorre nella parte interiore della corona è ricavato fondendo
un chiodo usato per crocifiggere Gesù
• È piccola piccola, infatti gli studiosi dicono che è una corona da appendere in chiesa
• Raffinata lavorazione
gemme incastonate, fiori stilizzati a sbalzo e smalti
• È un prodotto dell’età tardoantica
• Fu donata alla basilica di S. Giovanni di Monza da Teodolinda
• Forse è stata la corona di Costantino.
LA GALLINA CON I PULCINI
• È una sculturina tutta d’oro
• Sono i simboli dell’ecclesia  tutti i popoli sono pulcini e Gregorio Magno, con questo dono a
Teodolinda, dice che si sarebbe occupato anche del popolo longobardo.

I Longobardi erano abili anche nell’arte armaiola, soprattutto negli scudi e negli elmi al quale doveva
appartenere anche la…
LAMINA CELEBRANTE IL TRIONFO DI AGILULFO
• Inizio VII secolo
• Conservato al Museo del Bargello a Firenze
• Forse riferibile ad un sontuoso elmo da parata
• Rude espressività:
a prima vista sembra un prodotto di origine longobarda
guardando invece lo schema compositivo e le due vittorie
alate ai lati del re, è notevole il tentativo di mescolare la carica sintetica dell’arte longobarda con i
modelli classici
• Il re è seduto in trono con le vittorie alate e il suo seguito
ha la barba, e con una mano benedice e con l’altra stringe la spada
• È assistito da due guerrieri con armature e scudi borchiati
• Volti dalle espressioni mostruose
• Modellato tondeggiante e senso plastico
• Minuta descrizione delle vesti
• Le Vittorie aprono il corteo ai vinti che vanno a congratularsi con re Agilulfo
• Scena organizzata seguendo un ordine simmetrico con effetti di corrispondenza
• Le figure mancano di un piano di appoggio e sembrano sgambettare nel vuoto
• Non ricerca effetti di profondità, ma si vuole decorare l’intera superficie.

LA CROCE DI GISULFO
• Del VII secolo
• Particolare perché nell’oreficeria longobarda cominciano ad apparire
nuove figure
• La novità più importante è L’IMAGO CHRISTI, un volto umano barbuto
sbalzato al centro della croce o anche replicato nei bracci, come nella
Croce di Gisulfo  qui addirittura si ripete 8 volte con forte stilizzazione
espressiva.

Nel VII secolo ci sono anche altre popolazioni…


GLI IRLANDESI E LA MINITATURA INSULARE
L’Irlanda ha avuto importanza artistica nel VII secolo, periodo in cui si formano i monasteri. Il monastero era
circondato da mura, come un castello, e all’interno c’erano alcune casette. Gli alti campanili cilindrici, con le
campane, scandivano i ritmi della vita dei monaci, i quali avevano il permesso di spostarsi da un monastero
all’altro o di partire in missione per tutta l’Europa e costruire ancora monasteri (il più famoso missionario è
San Colombano). Per prima, andarono in Inghilterra.

Le arti dei monasteri erano la metallotecnica, la lavorazione della pietra e soprattutto della miniatura, che
appunto si chiama MINIATURA INSULARE, dai tratti simili alle croci celtiche irlandesi, con INTRECCI E
GEOEMETRIE.
INTRECCI

ORDINATI SERPENTIFORMI
Chiari e ripetitivi, simili anche Intrecci totalmente caotici con
nell’arte mediterranea grovigli di animali simili alle fibule
germaniche

Imitato dai plutei Insomma, nel realizzare le loro


delle chiese miniature, amavano gli intrecci ricchi
italiane, piatti, di particolari, soprattutto le lettere e
bidimensionali e nei codici miniati
con la fettuccia
tripartita

Anche nelle navi dei


vichinghi si notano giochi di
intrecci con animali e grovigli

Questo perché il VII secolo


ha avuto una grande unione
di popoli, una
“globalizzazione artistica”
dove tutto si fonde.

Dal 625 al 774 Pavia diventa la nuova capitale del Regno Longobardo: gli edifici costruiti tra VII e VIII sono
stati in gran parte distrutti o modificati, ma attraverso ricostruzioni grafiche e i resti
possiamo riconoscere le caratteristiche di un’arte evoluta in senso anticlassico.
CHIESA DI SANTA MARIA IN PERTICA
• Fondata nel 677
• Pianta ottagonale con deambulatorio anulare e un giro interno di sei colonne
• Da qui partiva un altissimo corpo centrale.

CHIESA DI SANT’EUSEBIO
• Fu inizialmente costruita come cattedrale ariana da Rotari
• VII secolo
• È il fulcro della conversione al cattolicesimo dei longobardi, promossa da
Teodolinda
• Della vecchia costruzione rimangono solo i capitelli della cripta,
esempi importanti perché ci fanno capire che la nuova arte si rifà
ancora una volta all’oreficeria piuttosto che ai modelli antichi
• I capitelli hanno forme senza precedenti e, molto
probabilmente, erano decorati con pietre colorate o paste vitree
• Uno di questi è diviso in un reticolo di campi chiusi triangolari ricorda
lo schema delle fibule alveolate
• Un secondo capitello sembra decorato con grandi foglie d’acqua, ispirato
alla fibula “a cicala”  modello orientale diffuso nell’oreficeria barbarica
europea.

CHIESA DI SAN MICHELE DELLA PUSTERLA

Nelle decorazioni dei


plutei si trovano
grovigli e ruote grandi
e piccole, le grandi
sono fatte da grappoli
d’uva e le piccole da rose simbolo eucaristico del vino.
Al centro c’è un albero da cui sorgono teste di animali, con corpo ittiforme e ali: sembrano leoni marini.
Prende ispirazione dai motivi persiani dell’epoca sasanide, che ebbero molto successo. INFLUSSO
PERSIANO, NON TIPICO LONGOBARDO. Forme geometriche dai colori scuri.

La disfatta di Desiderio a opera dei Carolingi nel 774 denota una meno brusca e repentina
svolta culturale: nella corte di Carlo Magno lavorano maestri visigoti, sassoni e longobardi 
l’arte carolingia diventa piena di stili diversi. Un esempio di questa “multiculturalità” è il
MONASTERO DI SAN SALVATORE di Brescia, fondato da Desiderio ma rinnovato
nel IX secolo.

A differenza della Langobardia Maior, i ducati del sud hanno più vita, rimanendo autonomi fino all’arrivo dei
Normanni, nel secolo IX. La loro storia si intreccia presto con le grandi signorie monastiche e i potenti centri
di culto.

SCULTURA E ARCHITETTURA LONGOBARDA – I LONGOBARDI A CIVIDALE


La discesa in Italia dei Longobardi parte dalla conquista di Forum Julii, rinominata CIVIDALE quando diventò
il primo ducato longobardo sotto il potere di Gisulfo; anche la sede vescovile si spostò da Aquileia a Cividale,
diventando la capitale del ducato.

All’inizio del VIII secolo tutto il regno longobardo ha un rinnovato interesse nei confronti dei modelli classici,
soprattutto durante il dominio del re Liutprando. Un esempio è…
L’ALTARE DEL DUCA RATCHIS
• Del VIII secolo (730 – 740 circa)
• È un blocco di pietra d’Istria scolpito sulle quattro facce laterali
• Il lato frontale si chiama PALIOTTO o ANTEPENDIO
• Dentro ci sono le reliquie
• Adesso è importante abbellire gli altari, fino al 1100
• Sulle facce sono rappresentateLA VISITAZIONE, CRISTO IN
MAESTA’ E L’ADORAZIONE DEI MAGI
• Presenta una deformazione anatomica delle figure
• Lontano da ogni forma di naturalismo  infantile
• Sembra un monumentale cofanetto d’avorio
• Volti astratti e schematici, tutti simili tra di loro
• Siamo nei “secoli bui”.

BATTISTERO DI CALLISTO (Museo cristiano di Cividale)


• Fu eretto dal patriarca Callisto all’inizio del VIII secolo
• Commissionato dal duca Sigbaldo
• Formalmente è simile all’altare di Ratchis ma vuole sottolineare la struttura
architettonica dell’opera
• La decorazione a traforo (tra cui appare anche l’albero della vita con i cerchi) segue
la forma ottagonale della vasca
• Sugli archivolti si svolge una sequenza di raffigurazioni simboliche  pavoni e grifoni
alla fonte, leoni e agnelli  allusivi al sacramento battesimale
Ci sono grifoni e uccelli che beccano l’uva
• Nel basamento ci sono due lastre a bassorilievo, forse prodotte dalla stessa bottega che ha fatto
l’altare di Ratchis
• Per decorare la croce è stata usata la fettuccia tripartita.

TEMPIETTO DI SANTA MARIA IN VALLE


È il monumento di epoca longobarda più interessante di Cividale, ed è impropriamente
chiamato Tempietto Longobardo. Era un sacello, adesso fa parte di un monastero di
benedettine.
• Sorto attorno alla metà del VIII secolo come cappella
palatina
• Architettura che non ha subito particolari variazioni
aula quadrata con presbiterio a tre campate
• È l’unica con la volta a crociera nell’abside
• Nell’interno rimangono frammenti dell’ornamentazione e
degli affreschi del lato ovest (originariamente parete
d’ingresso)
ricche cornici con intrecci di tralci di vite e grappoli d’uva
inquadrano 6 statue di sante, alte circa 2 metri, che si rivolgono alla finestra come
se adorassero la luce; sembrano le Vergini di Sant’Apollinare
Nuovo di Ravenna
SI PERDE L’USO DEL MARMO E DELLA SCULTURA PRIVILEGIANDO LO
STUCCO
• Forse gli artisti vengono da bisanzio
• Ci sono anche pitture andate distrutte perché eseguite a secco e a strati
gli strati più superficiali con il tempo si sono staccati, e sono rimasti i colori
verde oliva, rossastro e la biacca
la lunetta con rappresentato CRISTO TRA GLI ARCANGELI MICHELE E
GABRIELE e le figure di alcuni martiri
• NON HA NULLA DI LONGOBARDO, MA E’ PIU’ VICINA AI BIZANTINI.

6. Accenni all’arte islamica; pittura e mosaico a Roma e a Bisanzio fra VII e IX secolo; l’iconoclastia (S.
Agnese, S. Maria Antiqua a Roma; mosaici di S. Sofia di Costantinopoli tra 787 e 815; affreschi di
Castelseprio; S. Prassede a Roma).

L’ARTE ISLAMICA
L’arte islamica dialoga con quelle di altre popolazioni, per la volontà di far apparire l’Islam al pari del
cristianesimo. Gli arabi si rifanno anche all’arte greco-bizantina e non vogliono sciuparla.
Dopo svilupperanno forme nuove che a loro volta ispireranno le future repubbliche marinare.

Pittura e mosaico a Roma


A Roma è presente l’influsso di Costantinopoli. Si vede in…
SANTA MARIA ANTIQUA, Roma
• Vicina al Foro romano
• Qui si concentra l’attenzione dei bizantini a Roma
• È stata riscoperta nei primi anni del ‘900
• Presenta un ciclo di affreschi suddivisi in 4 fasi d’intervento pittorico
• L’abside della chiesa si può definire “parete palinsesto”  si denotano infatti
tutte e 4 le fasi della decorazione:
LA PRIMA FASE l’immagine più antica è la “Madonna col Bambino tra
due angeli” dipinta subito dopo la conquista bizantina. Sottolinea il cambio di
funzione del palazzo, perché ora è destinato al corpo di guardia. Caratteri di
origine costantinopolitana.
LA SECONDA FASE con l’ “Annunciazione”, si ha la mano di un artista più raffinato, che ha senso
degli effetti di luce, col suo modi fuso e sfumato di dare il colore. Anni ’50 del VII secolo. In questo
periodo l’edificio diventa chiesa palatina.
LA TERZA FASE risale attorno all’anno 650 e ne rimane traccia sulla “parete palinsesto” con le figure
dei santi Basilio e Giovanni e numerosi affreschi votivi lungo le pareti.
LA QUARTA FASE coincide con il pontificato di Giovanni VII e un ampio ciclo
decorativo nel presbiterio. Evidenti i riferimenti all’arte bizantina: siamo nel VIII secolo.
C’è l’immagine della “Crocifissione” con uso semplice ed efficace del colore, e la
lunga veste indossata da Cristo sottolinea la sua divinità piuttosto che la sua carnale
umanità.
L’arte di Roma è, insomma, influenzata da Bisanzio.

A Roma si manifesta la presenza di circoli culturali e di artisti orientali, ma sta piano piano svanendosi;
riemergono motivi dell’arte classica e la produzione artistica a Roma del VII e del VIII secolo ha caratteri
molto eterogenei. Un esempio è…
BASILICA DI SANT’AGNESE, Roma
• Il mosaico absidale presenta figure quasi immateriali  sintesi simbolica
• Al centro c’è Sant’Agnese
• Accanto a lei il papa committente che tiene in mano il modellino
della chiesa; in testa ha l’aureola quadrata, vuol dire che era vivo
al momento della realizzazione dell’opera
• È una delle prime chiese ad avere il matroneo
• Le figure galleggiano in un mare d’oro
• I volti sono maschere bidimensionali
• Il mosaico ha sofferto di vari interventi: i frammenti sono stati
trovati in tutto il mondo, anche a Firenze.

A Roma c’è poi un ritorno alla tradizione paleocristiane e antica dopo l’incoronazione di Carlo Magno. I primi
esempi vengono dall’architettura, come il ritorno allo schema spaziale delle
basiliche paleocristiane e della basilica vaticana. Un esempio del IX secolo è
la…
CHIESA DI SANTA PRASSEDE, Roma
• Ricompare il transetto e rinasce il mosaico, abbandonato da quasi un
secolo
• Fatta costruire da papa Pasquale I si sa perché un libro parla di
quante cose ha fatto questo papa a Roma)
• Presenta importanti mosaici
nell’arco trionfale
nell’abside
nel sacello di San Zenone
• Mosaici col ritorno al gusto raffinato e ricco di colore
• Accostamenti nuovi ed efficaci
• Forme ridotte all’essenziale
sfruttate per ricavare campiture cromatiche
effetti di espressiva vitalità – vivaci e bellissimi
• Richiama l’antichità classica
• Il sacello di San Zenone ha colonne antiche, riciclate come l’architrave
• Chiesa erede di Roma
• Appare anche il papa e un disegno con il suo nome e i 24 vegliardi dell’apocalisse.

I MOSAICI DI SANTA SOFIA A COSTANTINOPOLI TRA 787 E 815


• I mosaici sono emersi dopo accurati restauri erano coperti da pitture a olio della metà dell’’800
quando era una moschea
• Mosaico con qualità cromatiche e luminoso
• Eseguito in tempi diversi, anche dall’epoca giustinianea:
con motivi geometrici e floreali, stelle e girali su un fondo
dorato
sono anche del IX secolo
scioltezza pittorica delle forme, effetto spaziale,
naturalezza negli incarnati e nei volti grazie all’uso delle
pietre naturali, naturalezza delle espressioni dei volti
• In particolare, la DECORAZIONE ABSIDALE con L’ARCANGELO GABRIELE 787 – 815

L’ICONOCLASTIA distruzione delle icone


Siamo nel VIII – IX secolo. L’iconoclastia è stata una politica dell’impero bizantino e ha portato a feroci guerre
civili tra frazioni teologiche. La teologia era molto importante nella politica.
C’erano due tifoserie:
1- Azzurri
2- Verdi
E avevano a che fare con le corse dei cavalli all’ippodromo. A queste due tifoserie erano associate le due
teologie dei…
MONOFISITI & NESTORIANI
 
Appartenere a una delle due squadre
Dicevano che Dicevano che Gesù ha significava appartenere a una delle
Gesù ha una sola due persone diverse, due teologie
natura spirituale uomo & Dio nella stessa
persona

Per la chiesa tutte e due le teologie erano


eretiche

I bizantini per sostenere la loro indipendenza ne fecero strumento, così da allontanarsi dalla Chiesa.
Nell’VIII secolo i monofisiti non volevano rappresentare Gesù in un’icona, perché la divinità non è una figura
umana, e neanche le figure del Vangelo vanno rappresentate.
Questo si avvicina molto all’Islam, perché anche i musulmani la pensano così. I monofisiti erano molto diffusi
in Armenia, e dato che molti imperatori erano di origine armena, per non far ribellare il popolo adottarono una
politica filomonofisita, distruggendo le icone, in quanto venerare era superstizione. Ecco quindi l’iconoclastia,
che durò dal 730 al 787, poi ebbe una pausa, per poi riprendere dall’815 alla metà del IX secolo.
Il culto delle icone era forte tra donne e monaci, infatti il ristabilimento delle icone fu a opera dell’imperatrice
Irene.

…Torniamo in Italia…
…Dove il mosaico della fine dell’VIII secolo è imitato nella…
CHIESETTA DI SANTA MARIA FORIS PORTAS A CASTELSEPRIO (Varese)
• Sorge su un’altura, ed è l’unica sopravvissuta alla distruzione e
all’abbandono della città lombarda
• Preceduta da un atrio
nella sua parete, nel XVII secolo fu aperto un grande
fornice
• Di difficile datazione, probabilmente è del secondo quarto del IV
secolo
• Doveva avere aspetto sontuoso
tutta intonacata e decorata con affreschi
pavimenti di intarsi marmorei
• All’
int
er
no
, la

navata è breve
da qui tre arconi si immettono nelle ampie absidi illuminate da finestre
all’esterno, gli arconi sono rafforzati da contrafforti
• Il principale affresco è sull’abside centrale, riscoperto nel 1846, narra dell’INFANZIA DI CRISTO, su
due registri i riquadri sono separate da sottili
bande
dall’alto ci sono l’ANNUNCIAZIONE, la
VISITAZIONE, la PROVA DELLE ACQUE
AMARE, il SOGNO DI GIUSEPPE e l’ANDATA
A BETLEMME

in basso ci sono L’ADORAZIONE DEI MAGI,


la NATIVITA’, l’ANNUNCIO AI PASTORI, la PRESENTAZIONE AL
TEMPIO
• Sulla controfacciata dell’arco trionfale ci sono due angeli in volo con in
mano lo scettro e il globo adorano l’Etimasia
• Sopra le finestre ci sono tre tondi, ed è rimasto
solo quello centrale con CRISTO CHE
BENEDICE
al di sotto c’è una decorazione fatta di
ghirlande + ancora uno zoccolo a finte nicchie
da cui spuntano uccellini
• Nel vano centrale c’è un trono con sopra un libro chiuso
• Gli avvenimenti sacri partono dai VANGELI CANONICI e APOCRIFI
illustrano il dogma della reincarnazione
• Gli elementi simbolici sottolineano la doppia natura di Cristo
• Gli affreschi sono di alta qualità
tutto diverso da quel che c’era in Italia ed è difficile confrontarli con altre opere
la pittura è di tipo bozzettistica – arte classica in stile pompeiano
il colore è annacquato, le pitture sono lievi, ci sono pochi toni cromatici al fine di ottenere un effetto
atmosferico di soffusa luminosità
• Complesso di elementi paesaggistici e architettonici dove personaggi e oggetti si stagliano
• Gesti, espressioni e pose esprimono il contenuto drammatico delle scene
• Il pittore ha una formazione costantinopolitana ipotesi di un pittore greco, forse emigrato quando è
incominciata l’iconoclastia.
Vi sono varie ipotesi riguardo l'effettiva datazione dei dipinti, sappiamo però che sono antecedenti il 948
perché è stata trovata un iscrizione su di essi che cita Alderico, l'arcivescovo di Milano.
Partendo dal presupposto che il "Maestro di Castelserpio" mostra una formazione orientale
(costantinopoliana) tre sono le ipotesi:
1) Gli affreschi vengono collocati tra il VII e l'VIII secolo, in un momento anteriore all'iconoclastia, sotto
l'imperatore Eraclio. Le officine praticavano uno stile tendente al classicheggiante.
2) Gli affreschi vengono paragonati con lo stile aulico testimoniato dai libri miniati tra la fine del IX e X
secolo.
3) Gli affreschi vengono paragonati alla scioltezza del Salterio di Utrech, ben visibile nel modo di
rappresentare il nimbo cruciforme di Cristo e alcuni particolari della veste degli Angeli. Gli studiosi si sono
orientati quindi tra VIII e il IX sec., verificabile anche confrontando il ciclo absidale di S. Sofia a
Costantinopoli, in quanto si ritrovano le stesso gusto e la naturalezza del movimento e per l'espressione
dei volti .
7. Architettura e miniatura carolingie d’oltralpe; età di Carlo Magno e Carlo il Calvo; importanza delle abbazie
benedettine (statuetta equestre di Carlo Magno al Louvre; Cappella Palatina di Aquisgrana; Torhalle di
Lorsch; Westwerk di Corvey; pianta di S. Gallo; salterio di Utrecht; Vangeli di Ebbone; Bibbie di Carlo il
Calvo)

LA RINASCENZA CAROLINGIA
Tra il VIII e il IX secolo,Carlo Magno dette un svolta decisiva all'assetto politico europeo, costituendo un
vasto impero di grande valore culturale, che richiama l'antica Roma: il Sacro Romano Impero. Carlo Magno,
imperatore dei Franchi, si proponeva come erede legittimo di Costantino e ribadiva nello stesso tempo il forte
legame con la Chiesa.

La renovatio (termine usato per indicare la rinascita politica e culturale) è la fonte di cui si serve Carlo Magno
e i suoi successori per dare una forma unitaria a un insieme di aree geografiche e di gruppi etnici estremamente
diversi tra loro.
Il sovrano carolingio si assume il compito di restaurare l’Impero affermando la validità dai un potere unico fondato
sulla legge cristiana e romana; in più, di fronte a Bisanzio, eredita la sovranità che era stata romana e occidentale.

Diventa quindi necessaria un’alleanza con la chiesa perché costituisce lo strumento base per attuare
le riforme amministrative e istituzionali, diffondendole capillarmente; inoltre, alla chiesa è affidata la
conservazione del sapere antico. La dinastia Carolingia lega a sé l’ordine benedettino, favorendo
l’autorità e l’attività delle grandi abbazie.

Si cerca di riorganizzare anche la struttura economica, con la coniazione di monete in cui il profilo
dell’imperatore viene ripreso dai modelli tardo-antichi (MONETA CON EFFIGIE DI CARLO MAGNO
– profilo dell’Imperatore [recto] – chiesa stilizzata [verso], IX secolo); viene formata una classe di
funzionari imperiali; vengono istituite alcune scuole all’interno del palazzo e presso i conventi,
inoltre si rimodella anche le forme di scrittura (grafia) su esempi classici (ISIDORO DI
SIVIGLIA, Etimologie, fine VIII secolo).

La tradizione antica era sopravvissuta entro realtà diverse:


• La tradizione irlandese e anglosassone si accosta ai modelli romani, frutto di una prima
rinascita umanistica nell'alto medioevo.
• L'antico che si poteva desumere dai modelli dell'Oriente Mediterraneo, si riscontravano
dei caratteri legati soprattutto al periodo ellenistico.
• L'impero Carolingio trae la sua universalità dal fatto che si sviluppa all'interno della corte e nella
grandissima quantità di obbiettivi culturali e artistici raggiunti attraverso tale sintesi.

Nei 46 anni di regno, Carlo Magno fa costruire:


- 75 palazzi
- 7 cattedrali
- 232 monasteri.
Gli edifici presi a modello sono quelli dell’antica Roma costantiniana. Infatti, negli edifici imperiali il modello antico
rimaneva per ragioni logiche e politiche anche seppur notevolmente modificato; nella progettazione invece dei
grandi complessi monastici, i costruttori carolingi rispondevano alle necessità funzionali delle abbazie.

IL PALAZZO REALE DI AQUISGRANA


Aquisgrana è l'odierna Aachen, questo edificio evocava la residenza papale presso San Giovanni.
• Composto da una grande aula absidata, ornta da mosaici, simile al triclinio lateranense.
• E' ancora conservata la cappella palatina, a pianta centrale, di forma poligonale e coperta da una
cupola.

STATUETTA EQUESTRE DI CARLO MAGNO


• 860 – 870
• Oggi si trova al museo del Louvre
• Nonostante le sue ridotte proporzioni riecheggia felicemente i monumenti equestri
dell'antichità classica (infatti è simile alla statua di Marco Aurelio al Campidoglio)
• Carlo Magno fece portare nel suo palazzo ad Aquisgrana il monumento equestre
di Teodorico da Ravenna, riadattandola a sé adesso non ne rimane niente, e la
statuetta del Louvre forse ci fa capire com’era
• Lo scettro oggi perduto e la corona alludono alla sua regalità
• La spada e il cavallo alludono alle sue capacità di condottiero
• Questa statuetta, insieme alle transenne e alle porte della cappella palatina di Aquisgrana,
testimonia l'alta qualità delle fonderie carolingie, per le quali l'antichità costituisce una costante fonte
di ispirazione.

LA CAPPELLA PALATINA DI CARLO MAGNO, Aquisgrana (odierna Aachen)


• Venne costruita tra 786 e 805 dal maestro Odo da Metz, sotto il controllo di
Eginardo, il sovrintendente alle
fabbriche e alle imprese artistiche
• Ha subito notevoli modifiche, con
aggiunte di oggetti sacri, ma la forma è
rimasta uguale all’origine
• Forma ottagonale valore simbolico
del Sacro Romano impero (ripresa
dell’antico attraverso apporti originali dei nuovi popoli europei +
modello per l’architettura successiva)
• Ingresso preceduto da un quadriportico, come le basiliche
costantiniane
• Ha un corpo sporgente tra due torri
• Da fuori, si forma una nicchia dove l’imperatore si presentava ai
sudditi
• All’interno, in corrispondenza della tribuna, era collocato un trono
• Struttura derivata da modelli tardo antichi come San Lorenzo a
Milano e San Vitale a Ravenna, con in + caratteri orientali
lo spazio centrale è delimitato dal pilastri cruciformi (+
pulvini) che sorreggono la cupola, circondato da un
deambulatorio a due piani
• Decorato da marmi che Carlo Magno ha fatto portare direttamente da Roma e Ravenna
• La cupola raffigura Cristo in trono con vesti purpuree e circondato dai Vegliardi
dell’Apocalisse: analogia tra Gesù e l’Imperatore, figura del salvatore sulla Terra
• Le porte e le transenne bronzee sono ispirate alla cultura antica gli
elementi lineari e decorativi degli acanti e dei girali vegetali sono ridotti al minimo.

LA TORHALLE DI LORSCH
• Torhalle significa porta d’ingresso
• Allude all’arco di Costantino  infatti è molto anticheggiante
• Eretta tra il 760-790
• Si trova al centro della del grande cortile antistante l'abbazia (lo
hanno fatto capire gli studi archeologici)
• Ha nonostante le piccole dimensioni un carattere monumentale
ESTERNO
• Nella parte inferiore si apre una loggia 3 fornici con semicolonne
sormontate da capitelli composti
• Nel mezzo un’architrave con motivi vegetali
• Al piano superiore ci sono 10 esili paraste ioniche scanalate che
reggono una cornice ad angolo
qua, all’INTERNO, si trova un’aula che serviva all'imperatore come
sala del trono e spazio per le cerimonie. La sala è affrescata con finte
architetture simili all'esterno.
• IL PARAMENTO è composto da pietre rosse e bianche disposte a comporre motivi geometrici
influsso bizantino; le decorazioni a rombi riprendono le murature romane
• Nelle due appendici laterali sono contenute le scale a chiocciola per salire all’aula.

IL WESTWERK DELL’ABBAZIA DI CORVEY


• Il Westwerk (corpo occidentale/opera ad est) è un edificio a più piani
aggiunto all'ingresso della chiesa, l'abbazia di Corvey ne è un esempio ancora integro.
• Venne progettato probabilmente ai tempi di Carlo Magno, quando la fondazione del complesso
monastico sanciva la cristianizzazione e la definitiva conquista dei territori sassoni
• Fu costruito solo tra 855 e 873
• Le due torri hanno la scala a chiocciola per poter accedere ai 6 piani, da dove si vede l’altare
maggiore
• Pianta quadrata
• Al piano terreno c’è un basso atrio a volte, sorretto da colonne
C’è anche una zona di passaggio che lo raccorda alla navata della chiesa
• I due piani superiori presentano una grande sala al centro circondata da
gallerie
• La massa muraria è spessa, e le membrature architettoniche sono ridotte
prende l’aspetto di un bastione difensivo
si conservano anche le reliquie di santi e martiri  chiesa inespugnabile al
diavolo e ai nemici dell’impero e della fede
• Era praticamente la parte più significativa della chiesa dal punto di vista
politico-religioso
• Facciata monumentale come elemento autonomo e coerente con il resto dell’edificio
• Dentro era completamente decorato con affreschi
poteva avere luogo la liturgia del Salvatore e le cerimonie dell’Imperatore
al centro della grande sala c’era il trono
nelle tribune c’erano i cori che cantavano gli inni sacri.

LA PIANTA DI SAN GALLO


• Progetto planimetrico eseguito tra 816 e 830 per l’abate di San Gallo,
Gozberto (forse 810)
• Fatto fare dal vescovo di Basilea e poi donato a San Gallo
• È un piano per la rifondazione di quella casa benedettina in queste
piccole città monastiche venivano amministrati territori e patrimoni
immensi, essendo uno dei maggior sostegni economici dell'impero.
• Progetto enorme e pieno di edifici, anche se ancora non si sa la
funzione della pianta
• Chiesa è il cardine di tutto il complesso
struttura con absidi
contrapposte,
probabilmente per il culto
delle reliquie
3 navate con matroneo per vedere
l’altare maggiore
caratteristiche delle chiese carolingie
 duplice orientamento
• Non si sa perché non sia mai stata
realizzata
quella che c’è ora è del 1700
molto probabilmente ci volevano
troppi soldi per realizzarla
• Attorno alla chiesa gli edifici si dispongono
secondo una griglia regolare  come le
nuove città di Carlo Magno
le celle dei monaci (con il refettorio)
disposte intorno al chiostro
a nord l’abitazione dell’abate e la scuola
le foresterie per i pellegrini, infermeria, cimitero e masseria.

LA PITTURA MONUMENATARIA
La pittura monumentale è legata alla committenza imperiale, molto vicina al gusto della corte, ma è
andata quasi del tutto perduta.
L'area geografica che conserva le più cospicue testimonianze della pittura carolingia è la parte centro
orientale dell'arco alpino, grazie al fatto che la zona è isolata, alla presenza di insediamenti monastici e
alle numerose vie di collegamento con le regioni adriatiche e la Lombardia, alla Baviera e alla Renania,
che hanno influenzato la pittura. Alcuni esempi sono…
La cripta di Saint-Germain d'Auxerre
• Affreschi che risalgono tra 841 e 857
• Spazio della cripta esaltato da un’intelaiatura decorativa di finti elementi
architettonici classicheggianti, entro cui sono inquadrati gli episodi narrativi.
• Il pittore si concentra soprattutto sulla
dinamicità della scena, cercando di esaltare
il movimento e la mimica facciale dei
personaggi.
• Contrariamente alla tradizione ellenistico –
romana, si adotta una visione sintetica dello
spazio.
Questo è ben visibile nella Lapidazione di Santo Stefano in cui lo
sfondo è indeterminato, e i singoli elementi appaiano incongruenti sia
per dimensione che per spazio.

LA MINIATURA E LA COMMITTENZA IMPERIALE


L'attività dei miniatore raggiunge sotto i sovrani carolingi risultati di grande importanza e qualità. I codici
sono molto importanti perché sottolineano l'intento e la volontà di fondare l'autorità imperiale su
scritture, basate sulla legge cristiana e romana; inoltre forniscono anche un recupero del sapere antico.
Lo stile decorativo legato alla committenza imperiale rappresenta una svolta rispetto a quello
praticato nel VIII secolo negli scriptoria monastici continentali.

L'esempio più celebre di quest'ultima categoria è il:


SALTERIO MS. 18 della Bibliothèque Municipale di Amiens
Manoscritto confezionato all'inizio dell'800 presso l'abbazia di Corbie, si denotano
influenze greco-orientali, longobarde, romane, anglosassoni e franche.
Il maestro del salterio cerca una sintesi ornata di testo e decorazione. Le iniziali
popolate da personaggi e mostri fantastici derivano da motivi persiani, mentre gli
intrecci calligrafici continuano ad essere ripresi dai centri periferici.

Proprio nel grande scriptorium di Corbie Carlo Magno reclutò i decoratori del primo codice da lui
ordinato:
Evangelario (Vangeli di Godescalco)
Conservato a Parigi, nella Bibliothèque Nazionale; preparato entro il 783 sotto la direzione
di Godescalco.
Gli elementi iconografici e figurativi (tavole canoniche, le miniature a piena pagina, gli
evangelisti) riprendono caratteri bizantini e ravennati, mentre certi motivi a intreccio e a
volute non sembrano essere delle maestranze formatesi a Corbie. Es. L’EVANGELISTA LUCA.

VANGELI DI LORSCH
Viene espressa una nuova cultura figurativa imperiale nei primi anni del IX secolo
(conservati presso la Biblioteca Apostolica Vaticana). Es. L’EVANGELISTA GIOVANNI.
Nelle miniature che illustrano questi manoscritti si intravede uno stile tendente al
bizantino che si coniuga con degli elementi ripresi dall'antico. Anche delle
incorniciature di archi su colonne sono elementi tipici della tradizione italiana. Nelle
parti decorative si notano dei motivi derivati da cammei, monete e oreficerie, oggetti
risalenti a dei saccheggi o a scambi tra Roma e Bisanzio e che ora erano affluiti nelle
mani dell'impero.
Grazie alla committenza di Luduvico il Pio (figlio di Carlo Magno), si denota che un secondo gruppo
di manoscritti si ispirano a caratteri antichi cercando di penetrarne i caratteri stilistici.
Evangeli detti l'Incoronazione
Conservati a Vienna nel Kunstistorisches Museum, risalgono all'inizio del IX secolo. Es.
L’EVANGELISTA MATTEO.
Questi vangeli imitano i modi pittorici ellenistici sopravvissuti in Oriente: le figure degli
evangelisti sono atteggiati come dei filosofi antichi seduti su troni classicheggianti
entro un ampio paesaggio.

I VANGELI DI EBBONE
Ebbene era un arcivescovo, familiare e consigliere di Ludovico il Pio. Questi vangeli
prendono il suo nome, miniati forse a Reims prima dell'823. Es. L’EVANGELISTA
MATTEO .
Vengono riprodotte figurette di letterati, cacciatori, scalpellini desunte da miniature e
avori orientali.

In questo caso i caratteri di questo nuovo stile diventano peculiari, e si riscontrano


anche nel…
SALTERIO DI UTRECHT
Realizzati tra 820 e 830. Insieme a Ebbone, sono gli esempi più
straordinaria dell’arte carolingia. La tensione è espressiva ed emotiva,
e il segno grafico è dinamico e virtuoso.

La Bibbia di Carlo il Calvo (IX sec)


E' una grande impresa, l'illustrazione della Bibbia, affrontata nell'officina di San Martino a Tours, dove per
volere di Carlo Magno era stato istituito un centro di esegesi biblica.
La Prima Bibbia di Carlo il Calvo è conservata oggi presso la Bibliothèque
Nationale di Parigi. Fu eseguito da un grande artista a contatto con la corrente di Reims
ma attivo anche a Tours. Le scene storiche che corredano il codice si organizzano su una
fascia continua, ordinati in episodi. I paesaggi e gli ambienti sono riprodotti con molta
attenzione. Es. PAGINA CON SCENE DELLA VITA DI SAN GIROLAMO.

Con la fine delle committenze imperiali dovute a una continua lotta dinastica, vengono
così a mancare i presupposti di un linguaggio figurativo strettamente legato alle esigenze
culturali e ideologiche della dinastia carolingia.

Riprende anche nell'ambiente di corte la tradizione insulare, tendenzialmente aniconica.


La Seconda Bibbia di Carlo il Calvo
Composta per l'imperatore presso l'abbazia di Saint-Amand verso l'870, probabilmente
da un artista irlandese. È ornata solo da grandi iniziali composte con grande armonia e
proporzionalità grafica; si continua sempre a ricalcare i modelli del secolo precedente.
Es. INCIPIT.

SCULTURA E ORIFICERIA
La ricchezza accumulata dai sovrani carolingi fece aumentare le donazioni alle basiliche romane, alle
cattedrali e alle abbazie, e quindi incrementarono le produzioni di suppellettili destinati al culto.
Soprattutto sono le produzioni di avorio e le oreficerie che permettano di studiare meglio la produzione
carolingia nel campo delle arti santuarie.
Le grandi placche di avorio formavano polittici o talvolta venivano incastrate nelle legature dei libri
liturgici entro una cornice di filigrane, gemme e smalti.

Le placche venivano intagliate negli scriptoria, che preparavano i manoscritti che ne riprendevano anche lo stile.

Coperta dell'Evangelario di Lorsch


Risale all' 810 circa, comprende delle immagini di Cristo in gloria tra due arcangeli, la
storia dei Magi (in basso), e la croce retta da angeli-Vittorie.
Si possono notare delle analogie con i prototipi ravennati del Vi sec. come la cattedra di
Massimiliano.
Coperta di un Salterio decorata con scene della vita di cristo
Risale al tempo di Carlo il Calvo (870 circa) dove viene illustrata la scena di un Salmo, si distingue
l'impronta della scuola di Reims, viene ripreso anche lo stile narrativo del Salterio di Utrecht.
Flabello di Tournus
Risalente alla metà del IX sec.,oggi conservato al Museo del Bargello di Firenze. Eseguito a
Tours, nelle officine delle grandi Bibbie.
Si nota un gusto molto più classicheggiante nelle decorazioni,
collocandosi nelle officine delle grandi Bibbie.
Serviva ad allontanare gli insetti dall'altare durante le celebrazioni
eucaristiche, e quindi considerato un oggetto liturgico. Costituito da tre
parti:
- il manico
- l'astuccio
- il ventaglio.
CIBORIO DI ARNOLFO, 870 circa
Segno nervoso e spezzato, movimento repentino, pieghe fitte e sottili  elementi
destinati a ritrovare nell’oro sbalzato la loro espressione ideale, perché è una
superficie dove la luce giuzza in modo instabile e fremente.

8. Arte carolingia in Italia; la Milano dell’arcivescovo Angilberto e i suoi riflessi in Lombardia; ducato
longobardo di Benevento (Altare di Sant’Ambrogio, sacello di San Satiro a Milano; S. Salvatore a
Brescia; pitture murali di Saturno, Malles e Müstair in Val Venosta; S. Sofia di Benevento; S. Vincenzo
al Volturno)

L’ITALIA TRA L’ETA’ LONGOBARDA E L’ETA’ CAROLINGIA


L’espansione dell’impero carolingio dal punto di vista culturale è artistica è avvenuta in maniera
graduale; al loro arrivo in Italia, i sovrani franchi trovarono corti già latinizzate e un diffuso interesse
per l’arte dell’antichità. Continuarono così le stesse tradizioni, e le maestranze di pittori e stuccatori
erano le stesse: c’era coerenza nel progettare la rinascita dell’antico, cosa che i Longobardi non erano
mai stati capaci di fare. Anche in Italia il potere carolingio si fonda su vescovi e abati; l’esempio meglio
conservato in questo senso è…
IL SACELLO DI SAN SATIRO
• Costruito intorno all’876 dal vescovo Ansperto – datazione certa
• Le masse murarie si articolano in nicchie grandi e piccoli  elementi tipici
dell’architettura termale tardo-antica.

La diffusione di tipologie architettoniche e pittoriche greche e


orientali dell'aria del adriatica fino a Milano segue il percorso delle nuove vie di
comunicazione che il dominio carolingio ha contribuito ad espandere attraverso la
pianura padana.
L'influsso bizantino attraversa Venezia (inizia ad avere sempre più
importanza politica ed economica) per poi attraversare l'Italia del Nord in
ondate successive in più secoli.
Le ultime resistenze longobarde rimangono al Centro e al Sud .
L'interesse per l'epoca Costantiniana lampante per la ripresa dell'antico schema basilicale, è vivo a
Roma al tempo di Leone III (795-816) o di Pasquale I (871-824).
La rinascita anticheggiante nelle zone dell'Urbe non vede l'influenza degli edifici nordici.

SAN ZENO DI BARDOLINO


Monastero dipendente dall'omonima abbazia benedettina veronese,
risale alla metà IX secolo. Viene ripresa la tipologia della cupola su
colonne e i capitelli imitano quelli di ordine ionico, anche se riducendo
gli elementi a decorazione grafica.

CHIESA DI SAN SALVATORE DI SPOLETO


Risalente al IX sec., dopo il suo restauro viene trovata una straordinaria
coerenza classicista, soprattutto dal punto di vista della struttura architettonica
con il ricorso all'ordine corinzio e a colonne e semicolonne del presbiterio.
Anche le decorazioni rimandano ai motivi romani come per esempio al tempietto
del Clitumno dell'VIII sec.
LA MILANO DEL VESCOVO ANGILBERTO
Un grande centro dell’età carolingia è Milano. Il vescovo franco ANGILBERTO II fa compiere una grande
ristrutturazione nella CHIESA DI SANT’AMBROGIO; segue un programma politico e religioso mirante
alla riorganizzazione della città e del territorio.
• All'antica chiesa risalente al IV e V secolo viene aggiunta una grande abside centrale preceduta da
un ambiente voltato a botte
• Il catino dell'abside maggiore è decorato da un grande mosaico che rappresenta il Redentore
in trono tra i martiri milanesi Protasio e Gervasio e con ai lati gli arcangeli Michele e Gabriele,
vi sono rappresentati anche alcuni episodi della vita di sant’Ambrogio
• Il ciborio viene completato da quattro fastigi timpanati e successivamente riceveranno il
rivestimanrto in stucco (nel X sec.)
• Sotto il ciborio si colloca l'altare d'oro.
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L’ALTARE DI SANT’AMBROGIO
• IX secolo
• l'altare ha la forma di un sarcofago antico, anche se non ha la
funzione di contenere le reliquie dei
santi: il vero sarcofago è collocato
sotto l'altare, visibile attraverso una
finestrella aperta nel lato posteriore
della cassa.

La FACCIATA ANTERIORE (rivolta verso lo spettatore) è divisa in tre parti:



La parte centrale : è inscritta
una croce con al centro il
Pantocratore in trono e nei
quattro bracci i simboli degli
evangelisti; negli spazi
angolari gli apostoli si
raggruppano a tre a tre per
adorare la Teofania.
• Le parti laterali: sono divisi in
ciascuno in sei riquadri che
rappresentano le STORIE DI
CRISTO, e si leggono dal basso verso l'alto e dall'esterno verso l'interno, prima su quello sinistro e
poi su quello destro.

LA FACCIATA POSTERIORE (rivolta verso l'abside, visibile solamente dal clero) si riprende la solita
tripartizione della parte anteriore:
• La parte centrale: è
occupata dagli sportelli
che chiudano la finestrella
della bara, decorati con 4
tondi che raffigurano gli
arcangeli Michele e
Gabriele e delle scene di
Sant'Ambrogio
(Ambrogio che
incorona Angiliberto e
gli dà l’altare e
Ambrogio che incorona Vuolvino che ha fatto l’altare)
• Le parti laterali: divise sempre in 6 riquadri, contengono le storie di sant'Ambrogio e si leggono
sempre partendo dal basso da sinistra a destra in sequenza continua per tutta l'ampiezza
dell'altare.
Questa parte è a opera dell’artista Vuolvino, ed è eccezionale il fatto che si sia autoritratto accanto al
vescovo  giustificabile solo con la dignità monastica che sicuramente ricopriva. Il linguaggio figurativo
è austero ed essenziale, i personaggi sono solo quelli indispensabili al racconto ma affermano con
decisione la loro presenza plastica, con panneggio delle vesti fasciante. Il ritmo della storia fluisce dis
cena in scena come un avvincente racconto.
I LATI DELL'ALTARE: sono spartiti da un'intelaiatura geometrica; contengono al centro una grande croce
gemmata circondata da angeli adoranti e immagini di santi entro clipei o
prosternati davanti alla croce.
I maestri delle storie cristologiche hanno attinto a molti fonti:
• Il modo di organizzare le scene, spesso utilizzando partiti
architettonici simili a quelli di Mustair, rimanda a quelli tardo antichi,
elementi che vanno a formare il nuovo stile narrativo carolingio, giunto
a perfezione con il Salterio di Utrecht.
• l vivo movimento dei personaggi e la organizzazione spaziale della
scena rimanda lo stile di Reims.
Tuttavia elementi grotteschi e fisionomie stravolte si possono trovare nella Cacciata, mentre effetti
naturalistici si possono trovare nella rappresentazione della rocce e della capanna nella Guarigione
del Cieco, i quali avranno avuto un influenza da parte della miniatura costantinopoliana; infatti, la
compresenza di tutti questi elementi induce a credere che gli artisti delle storie cristologiche siano
Lombardi o almeno attivi in Lombardia infatti è per questa ragione che poteva avvenire una
congruenza con la tradizione figurativa tra la tradizione tardo antica dell'arte carolingia e la tradizione
dell'arte costantinopoliana.

CHIESA DI SAN SALVATORE, Brescia


• Conservata in stato pietoso
• Sembra di età longobarda  l’edificio di quest’età è stato ritrovato sotto l’attuale
• Fu ricostruita in età carolingia
• Negli affreschi c’è una frase frammentaria che parla di re Desiderio, di età longobarda
• Sotto gli archi ci sono decorazioni in stucco molto rovinate a causa dei continui
rimaneggiamenti
• Somigliano agli stucchi del tempietto longobardo di Cividale
• Gli affreschi permettono di capire com’era la pittura murale a Milano in età carolingia  tecnica
a strati, e le aggiunte fatte a secco tendono a cascare.

LA PITTURA MONUMENTALE
È andata perduta quasi del tutto; sono rari gli esempi superstiti, e l’area geografica che meglio conserva la
pittura dell’epoca imperiale è la parte centro-orientale dell’arco alpino, per il maggiore isolamento della zona,
al confine tra nord e sud dell’impero (Alto Adige – Val Venosta).
SAN PROCLO (o propolo) DI NATURNO
• È in una località sperduta
• Il santo affrescato è San Propolo o San Paolo
• Linearismo esasperato e sintesi degli elementi figurativi
• Volto umoristico
• Linguaggio agli antipodi della tradizione classica
• Viene dalla miniatura irlandese
• Fa pensare anche alla scultura longobarda  con le teste a pera
• Es. FUGA DI SAN PROCLO DA VERONA, IX secolo
SAN BENEDETTO DI MALLES
• Chiesa con navata unica a tre absidi
• Sotto la navata c’è un affresco per i committenti  conte della Repsia e l’Abate, che
all’epoca era in vita e tiene in mano il modellino della chiesa (sono molto idealizzati)
• Ci sono anche alcuni stucchi  molti sono andati perduti, ed erano tutti colorati
• I tratti sono contadineschi e rozzi perché tutto era tra le montagne
• Il pittore era italiano
• Es. RITRATTO DEL FEUDATARIO FONDATORE DELLA CHIESA, IX secolo

SAN GIOVANNI A MÜSTAIR


• Chiesa con grande aula triabsidata e fiancheggiata da navate
• Era completamente decorata intorno agli anni ’30 del IX secolo 
con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento
• La stesura pittorica è rapida
• Pochi colori e campiture sovrapposte  pittura a secco, infatti molti strati sono caduti
• La biacca dava lumeggiatura e brio vitale – lumeggiature chiare
• Simile a San Vincenzo in Volturno.
• Es. GUARIGIONE DELL’EMORROISSA, 830 circa.

I LONGOBARDI NEL SUD ITALIA


I ducati longobardi del sud rimarranno autonomi più a lungo, fino all’avvento dei normanni dell’XI secolo; la
loro storia si intreccia con quella dei potenti centri di culto e delle ricchissime signorie monastiche.
Il centro monastico legato alla dominazione longobarda è…
SAN VINCENZO IN VOLTURNO (Molise)
• Fondato nel VIII secolo
• La cripta conserva un importante ciclo di affreschi:
in relazione con la scuola di pittura e miniatura beneventana, aperta anche agli
artisti longobardi
stesura luminosa dei colori
vibranti lumeggiature
manifestano rapporti con il Nord Italia
• Gli affreschi sono stati commissionati dall’abate Epifanio
• Le figure ritrovate nel refettorio sono invece simili allo stile dell’età carolingia
• Es. SANTE (particolare della decorazione della cripta), secondo quarto del IX
secolo.

SANTA SOFIA A BENEVENTO


• Complesso molto importante, costruzione principale dei ducati
longobardi
• Fondata da Arechi II nel 760
• Pianta centrale a forma di stella con tre absidi
imprevedibile varietà di scorci
dinamismo architettonico
slanciato corpo centrale
articolazione dei volumi come nei modelli bizantini
•Vigorosi affreschi, un esempio è la toga
dell’AR CANGELO GABRIELE nell’ANNUNCIAZIONE A
ZACCARIA + la VISITAZIONE

Altre opere nel beneventano si riscontrano nella Grotta di San Michele


a Olevano sul Tusciano (es. affresco del BATTESIMO DI CRISTO,
del IX secolo).