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IL

SISTEMA FILOSOFICO LEOPARDIANO

Si a lungo negato che il pensiero di Leopardi avesse rilevanza filosofica: gli


mancherebbero la sistematicit, la coerenza e loriginalit. Solo dopo la seconda
guerra mondiale le riserve sono cadute: la sottovalutazione ottocentesca e primo
novecentesca dipendevano dalla prevalenza di tendenze filosofiche antitetiche al
pensiero leopardiano come lIdealismo romantico e il Positivismo di secondo Ottocento
che non potevano accettare n la sfiducia di Leopardi nellidea di progresso n il suo
radicale pessimismo. Si aggiunga che il materialismo leopardiano dava molto fastidio
sia alla cultura cattolica (fortissima in Italia) sia alla tradizione idealista.
Leopardi parla spesso del suo sistema e definisce teorie alcune sue impostanti
riflessioni. Ci che manca di sistematicit e pu definirsi aperto il metodo di
indagine leopardiano, ma per espressa volont del pensatore che rifiuta un uso
specialistico della filosofia e individua la tendenza alla speculazione quale bisogno
esistenziale e sociale, in una parola come bisogno antropologico.
Non pensa cio in quanto filosofo, ma in quanto essere umano e in quanto essere
sociale.
Due criteri-guida dirigono le riflessioni leopardiane: la ricerca del vero esistenziale
dellio e del vero sociale dei molti. Le leggi del sistema devono, per esser vere,
restare valide tanto davanti ai requisiti della propria esperienza individuale quanto
davanti a quelli di ogni altra esperienza; devono cio avere valore sia soggettivo che
oggettivo.
1817-18: pessimismo storico. Rousseau. Illuminismo settecentesco. Linfelicit
umana non dipende dalla natura che unentit positiva e benefica, non perch
assegna alluomo una condizione felice, ma perch produce solide e generose
illusioni che rendono luomo capace di virt e di grandezza. La civilt umana e il
progresso, per, hanno distrutto le illusioni che abbellivano la vita e la rendevano
sopportabile e ha svelato alluomo larido vero della sua condizione infelice sulla terra.
Luomo non era veramente felice sulla terra, ma le illusioni lo proteggevano dal
rendersene conto e potevano fargli credere che la felicit fosse comunque
raggiungibile. La civilt ha abbandonato luomo ad uninfelicit sempre pi
consapevole e insopportabile.
In questa fase del pensiero leopardiano linfelicit non un dato costitutivo ed
esistenziale ma un dato storico: gli antichi, gli uomini primitivi, i Greci e i Romani
erano ancora capaci di grandi illusioni, mentre i moderni le hanno perdute quasi
completamente. Vi sono per i moderni dei margini di recupero delle grandi illusioni
degli antichi attraverso lazione e leroismo, il rischio e il disprezzo della vita in nome
di una sfida al destino. Lispirazione civile di alcune canzoni di questo periodo (dal
1818 fino al 1822-23) testimonia la fiducia nella recuperabilit dei grandi valori del
mondo antico.
1819-1823: abbandono del cattolicesimo; fallimento dei moti liberali del 1821 =
sfiducia nel valore dellimpegno civile e nella sua praticabilit ed efficacia nel
presente. Leopardi abbraccia definitivamente il sensismo illuministico e acquisisce un

punto di vista rigorosamente materialistico ispirato al meccanicismo settecentesco: le


idee dipendono dalle sensazioni, il corpo luomo; il corpo pensa materia
pensante.
Teoria del piacere (1820): linfelicit data dal contrasto insanabile tra il bisogno
dellindividuo di essere felice e limpossibilit del soddisfacimento oggettivo di tale
bisogno. Luomo aspira naturalmente al piacere, ma il piacere desiderato sempre
superiore, per intensit e durata, al piacere effettivamente conseguito e conseguibile.
Il desiderio anzi in se stesso illimitato e perci destinato comunque a non essere
soddisfatto.
Pessimismo cosmico. Ora la responsabilit dellinfelicit umana da Leopardi fatta
ricadere per intero sulla natura, che determina la tendenza umana al piacere e
infonde negli uomini il bisogno di felicit, senza poter poi in alcun modo soddisfare tale
bisogno; e anzi facendo della vita umana un insieme di delusioni, di sofferenze e di
noia, con lunico scopo di procedere verso la morte. Non sono pi le condizioni storiche
la causa dellinfelicit, bens le condizioni esistenziali delluomo.
E il pessimismo cosmico: la vita stessa nella sua organizzazione universale ad
essere orientata esclusivamente alla perpetuazione dellesistenza, senza che il
desiderio di piacere degli individui venga tenuto in alcun conto. Il giudizio sulla civilt
ora ambivalente: da un lato essa larma attraverso la quale luomo ha smascherato
la verit della propria condizione, recuperando cos, se non la possibilit di essere
felice, almeno la dignit della coscienza. Ci vero per solo per quelle fasi della
storia e per quelle forme di pensiero che non hanno esitato a cercare di comprendere
coraggiosamente e senza mistificazioni la verit della condizione delluomo sulla terra.
Di qui unesaltazione del razionalismo europeo che va dal Rinascimento al Settecento,
culminando nellIlluminismo; e una condanna di ogni forma di religione (e del
Cristianesimo), e in particolare del Medioevo (elemento non secondario di distanza
rispetto ai romantici). Le tendenze prevalenti durante la Restaurazione rappresentano
per Leopardi un doppio regresso: la fiducia nel progresso come processo inevitabile e
la ripresa religiosa spiritualistica convergono nel vanificare gli effetti positivi
dellIlluminismo.
Daltra parte la civilt, sottraendo luomo al dominio delle forze naturali e delle
illusioni, lo ha reso pi egoista e pi fragile, pi inautentico: le societ moderne
vedono una lotta disperata di tutti contro tutti che Leopardi rappresenta nei termini
ereditati dalla riflessione politica di Hobbes e di Machiavelli.
1823-1827: approdo provvisorio; saggezza distaccata e scettica ispirata dal pensiero
greco ellenistico (Epitteto). Rinuncia alla scrittura poetica. Operette morali attraverso
le quali Leopardi colpisce con larma del sarcasmo le illusioni dei suoi contemporanei.
1827-1837: A partire dal Dialogo di Plotino e di Porfirio delle Operette (1827) si assiste
ad una valorizzazione del momento sociale dellesperienza umana. Ci consente
anche di dare una risposta definitiva alla questione del suicidio affrontata
frequentemente da Leopardi: esso costituisce una vilt ed un errore perch provoca
dolore nei superstiti, rendendo loro pi insopportabile la vita. Lo sforzo degli esseri
umani deve essere invece rivolto a soccorrersi scambievolmente, facendo fronte
comune contro la nemica Natura. Da questa intensa piet per il genere umano deriva
la possibilit di ricostruire una morale fondata non su astrazioni, ma sul sentimento
della fraternit sociale. Alla civilt, cio alluomo compete di conquistare la

coscienza del vero; e il vero coincide con il riconoscere il male della condizione umana.
Compiere questa denuncia un dovere sociale.
A questo punto il pensiero leopardiano assume i connotati di un progetto di civilt.
Sulla coscienza del vero, infatti, deve basarsi un nuovo modo di vivere da parte degli
uomini: consapevoli del male comune e del nemico comune (la Natura), essi devono
allearsi per ridurre il pi possibile il dolore di tutti gli uomini e accrescere la felicit
consentita dal loro stato fisico-biologico.
Promuovendo lintera umanit a soggetto di questa lotta contro i limiti naturali,
Leopardi trasferisce a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna, i valori del titanismo
alfieriano, nati quale opposizione aristocratica di un eroe singolo alla massa del volgo.
Sta qui innanzitutto la democraticit del pensiero leopardiano ultimo. Ed su questa
base concettuale che si muovono tanto la ricerca artistica degli ultimi anni (con al
centro i Paralipomeni e La ginestra), quanto limpegno intellettuale e civile tra la
Firenze dei cattolici moderati e la Napoli degli spiritualisti.