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78473758783758450938450934589

40751098750487817085463415442
68151413545343841212842855868
0
0 Analisi
0 Matematica

0
0
3
Secondo le lezioni di M.Vignati e G. Molteni
48570284570284570938475029485
76024750984670329840287606827
60248670478476087205760576027
06706702756987987602875098709
48750566879567098780750976850
48576660988858760576089376073
40568708760857068206770675070
00765867984769376938769857695
76937697593769370485098257417
18415387529853214552269858652
45525128542555152587086859676
76769769756454565678985678678
65446866769768568587656576575
AA. 2014/2015
G. Giacchi

revisione a cura di F. Chiesa e P. Sirignano

Capitolo 1 Spazi funzionali e Successioni di funzioni


In questo capitolo ci occuperemo di studiare le successioni di funzioni. Per farlo introdurremo il concetto di
Spazio Funzionale come spazio normato. Uno spazio funzionale un insieme di funzioni che pu essere
visto come spazio topologico e/o come uno spazio vettoriale.
Def. Sia X uno spazio vettoriale. La funzione :
, che gode delle seguenti propriet
1.
,
,
2.
, =
= ,
3.
, =
, ,
4.
,
, +
,
, ,
detta metrica o distanza su X.
Se su X definita una distanza, allora X detto spazio metrico.
Un qualunque insieme di punti uno spazio metrico con la seguente nozione di distanza (metrica discreta):
,

={

Su un insieme possibile definire diverse distanze.


Esempi di spazi metrici sono e o lusuale defi izio e di o

(metrica euclidea)

|
=

a:

Altre metriche in questi due insiemi sono:

: = |
=

(metrica del tassista)

(metrica lagrangiana)

: = ma {|
= ,,

|}

Sia ora E . Lo spazio delle funzioni E , definite su E ed ivi continue, uno spazio vettoriale, ove la

funzione nulla lo zero dello spazio e per ogni

E , la funzione opposta .

Li sieme E delle funzioni continue e limitate in E uno spazio metrico ove definita la metrica:
|
, sup|

(metrica dellest e o supe io e).

possibile generalizzare la metrica lagrangiana al caso di funzioni in


,

ma|
E

= ma|
=

| + ma|
E

|+

Def. Sia X un insieme. Una norma su X una funzione :


1.

2. =
=
3. = | |
,

4.
+
+
,

E (E deve essere compatto):

+ ma|
E

tale che:

In particolare, in E definita la norma di una funzione nel modo seguente:


,E sup |
|
E

(norma infinito di una funzione).

Def. Sia X un insieme. Una topologia su X un sottoinsieme


1.

2.
ove ogni
=
3.
ove ogni
=
Gli elementi di T sono detti aperti.

tale che:

Uno spazio metrico automaticamente uno spazio topologico ove gli aperti sono le palle (intorni circolari)
centrate in ogni punto di X.
In E , un intorno di raggio R definito nel modo seguente:
{
E :
,

< }

Def. Sia (X,d) uno spazio metrico. Una successione a valori in X una funzione :
.
Indicheremo con
=
la legge con cui definita una successione e con { } indicheremo
i diffe e te e te e i
odo dipe de te dal o testo la su essio e stessa o li
agi e di attraverso
.
Al tendere di

alli fi ito, i alo i di u a su essio e posso o o e ge e ad u pu to

Def. Diremo che {

per

Per dire che la successione {

Il valore

} converge al valore . Cio che


> = , : >
,
detto valore limite della successione e, se esiste, unico.

Una successione {

per la quale cio

} per la quale:
>

+, e scriveremo
lim
= lim

lim

: ,

>

<

<

di X.

si dice di Cauchy.
Diremo che (X,d) spazio metrico completo, se ogni successione a valori in esso di Cauchy converge.
Si ha, in particolare, che ogni successione convergente di Cauchy. Questo implica che se una successione
non di Cauchy, allora non converge. Questo un criterio che possibile utilizzare per dimostrare la non
convergenza di alcune successioni.
Ma in uno spazio metrico ogni successione di Cauchy diventa convergente. Quindi la condizione di Cauchy
di e ta suffi ie te pe di ost a e lesiste za di u li ite.
Questo implica che in uno spazio metrico completo possibile ricorrere a successioni di Cauchy per
dimostrare la convergenza di successioni senza conoscere a priori il valore limite.

Successioni di funzioni

Def. Una successione di funzioni{ } una successione i cui termini generali sono funzioni
X, d , ove X, d un qualunque spazio metrico.

:E

In particolare noi studieremo successioni di funzioni i cui termini generali sono successioni a valori in .

Tutto i he di e o do a i poi igua da su essio i a alo i eali o o plessi, i isultati so o a aloghi


con opportune modifi he . Qui di, sal o e ezio i, o ette e o il a alo i eali elle defi izio i, ei
teo e i e, i sosta za, dappe tutto
naturale associare ad una successione di funzioni e ad un punto
E la successione numerica {
} una successione a valori reali e pu essere, quindi
dei valori di ogni in . La successione {
convergente ad un certo valore o divergere a +.

altres naturale, se per ogni E,

, g azie allu i it del li ite, suppo e lesiste za di u a


funzione : E
(nel nostro caso prenderemo come (X,d) lo spazio ,
) che associa
ad ogni E il risultato del limite
= lim +
= .
Def. Sia { } una successione di funzioni. Diremo che la { }converge puntualmente in E se esiste una
funzione, detta funzione limite, : E
tale che:

In tal caso scriveremo:

E, > , = ,
lim

: >

<

Se (X,d) = ,
, allora la definizione sopra scritta pu essere migliorata applicando
come nozione di distanza quella introdotta nel paragrafo precedente:

E, > , = ,

: >

|<

Esempio 1: La successione
=

converge puntualmente alla funzione limite

>
(sul semiasse positivo delle ascisse).

Esempio 2: La successione

Infatti fissato

Ma

={

< < , si ha

definita in
={
lim

<

<
=

= lim =

e quindi

, ] converge puntualmente alla funzione

lim

= lim

In altre parole, siccome tutte le funzioni della successione passano per


, come in figura, allora
= questo implica, come visto sopra, che in quel punto il limite successionale di queste funzioni,
al variare di 1.

Esempio 3: La successione

converge puntualmente alla funzione

lasse eale o il sig ifi ato he da e o poi al te


converge uniformemente in ).

i e

o e ge za u ifo

= | | su tutto

e , uesta su essio e

(successivamente introdurremo la nozione di convergenza uniforme. Per ora, saltate questa parentesi,
senza per dimenticarla, nel senso che successivamente ricordate questo esempio, perch uno di quei
casi in cui la convergenza uniforme di funzioni derivabili in un certo punto guardate il disegno; il punto
lo igi e i uesto aso ad una funzione ivi non derivabile).

Esempio 4: La successione

Esempio 5: La successione

={

nel semiasse positivo delle ascisse:

=
=

={

Esempio 6: La successione

converge puntualmente alla funzione

, = ,,

<

in [ , + .

converge puntualmente alla funzione

< converge puntualmente alla funzione nulla

Ora vogliamo indagare sulle propriet che vengono ereditate dalla funzione limite:
Domanda 1: Se , limitata, anche lo ?
La risposta no. Si prenda come contro esempio lese pio .
Domanda 2: Se , continua in un intervallo, anche lo ?
La risposta no. i p e da o e o t o ese pio lese pio .
Domanda 3: Se , derivabile su un intervallo, anche lo ?
La risposta no. Si prenda come contro ese pio lese pio , i ui og i fu zio e della su essio e
de i a ile ello igi e, e t e il alo e assoluto di o lo .

Domanda 4: Se , ammette un limite per


E, anche lo ammette? Se s, qual la relazione tra
i due?

La risposta no. i p e da o e o t o ese pio lese pio , i ui


, mentre
.
Domanda 5: Se ,

integrabile, anche

lo ? Se s, vero che lim

La risposta no i e t a i i asi. Nellese pio


ost ata u a su essio e ostituita da fu zio i i g afi i
delle quali sono formati da una quantit non numerabile di zeri e
+ punti isolati. Sono, cio, tutte
funzioni nulle con una quantit di finita di punti di discontinuit di prima specie e quindi sono tutte funzioni
integrabili secondo Riemann, con integrale nullo.
La funzione p, ciononostante, ha un grafico costituito da una quantit non numerabile di punti isolati ( una
sorta di funzione di Dirichlet) e quindi non integrabile secondo Riemann.
Inoltre, se le sono tutte riemann integrabili e anche f lo , allora non detto che il limite degli integrali
sia li teg ale della fu zio e li ite: si prenda o e o t o ese pio lese pio . Pe og i n:
+

I sosta za, la sola o e ge za pu tuale o ga a tis e le edita iet di al u e p op iet asila i delle
fu zio i della alisi.
Basta, in realt, modificare leggermente la definizione di convergenza per ottenere qualcosa di pi efficace.
Basta, in vero, rendere indipendente da x. La definizione che staremo per dare sar soggetta a successive
modifiche e raffinamenti:
Def: Sia { } una successione di funzioni. Diremo che la { }converge uniformemente in E se converge
puntualmente in E con un che non dipende da . Cio se
|<

E, > , = : > |

La prima modifica che applicheremo alla definizione la seguente: essendo = , affermare che la
defi izio e suddetta alga
E alli izio i utile, i ua to x viene nominato per la prima volta alla
|
|
fi e:

< . Pe ta to odifi he e o la iga della defi izio e el segue te odo:


Osserviamo che se

> , =

: >

E si ha|

|<

converge uniformemente a f , a maggior ragione converge anche puntualmente. Cio:

Non vale il viceversa (o altrimenti avremmo ottenuto una definizione inutile, in quanto sarebbe equivalente
a quella precedente e non ci direbbe nulla di nuovo.
Affermare inoltre che converge uniformemente a f, graficamente, significa ammettere che fissato >
esiste un indice =
dal quale in poi tutti i grafici delle funzioni stanno in un intorno di di
ampiezza :

Osserviamo infine che una successione converge uniformemente a f se


> , =

: >

E si ha|

|<

Ma questo non pu essere un criterio per identificare quali successioni convergono uniformemente e quali
| < , poich essa deve valere
no, perch si dovrebbero valutare infiniti valori di |

E.
|
|
Cio, dovremmo, al variare di E calcolare tutti i valori numerici

e verificare che essi
siano pi piccoli di un fissato.
| sia minore di
Ma, stando a questa considerazione, ci baster verificare che il pi grande dei |

| < valga per il sup di |


|.
uell , cio basta e avanza che la diseguaglianza |

Si ottiene quindi che una successione di funzioni converge uniformemente a f se


> , =

: >

sup|
E

|<

| sempre un numero reale, essendo E lo spazio delle


In E la quantit sup E |

funzioni continue e limitate a valori reali definite su E.


Inoltre, abbiamo gi definito la norma infinito di una funzione. Per definizione essa :
,E = sup|

E quindi:

Def: Sia { } una successione di funzioni. Diremo che la { }converge uniformemente in E se:
> , =

Nessu a delle su essio i degli ese pi dall al


=

Esempio 7: La successione

sup |

={

, ]

Esempio 8: La successione

o e ge u ifo

definita in

Ma la convergenza non uniforme. Infatti:

: >

,E <

e e te alla fu zio e li ite i di ata.

, ] converge puntualmente alla funzione


<

| = sup |
, ]

<
=

|=

definita in converge puntualmente in alla funzione:

La convergenza anche uniforme, infatti:

sup |
[ ,+

|=

sup

[ ,+

sup

[ ,+

|=

sup

[ ,+

Si ha quindi che ,E
per il teorema dei carabinieri (criterio del confronto) in [ , + . Per la
disparit della funzione f, questa diseguaglianza vale in modo analogo nel semiasse negativo delle ascisse.
Qui di la o e ge za u ifo e i tutto lasse eale.
=

Esempio 9: La successione

converge puntualmente alla funzione

>

>

Si ha, per:

sup

,+

E ui di o

o e ge u ifo

|=

sup

,+

( = )

sup

,+

e e te su tutto lasse eale.

Tuttavia:
sup
Poich |

[ ,+

= , > .

|=

Lo stesso discorso vale sugli intervalli del tipo , ] < . I so


a, es lude do lo igi e dalli sie e
di o e ge za si ottie e u a o e ge za u ifo e ota e he lo igi e u pu to di dis o ti uit pe la

10

funzione limite. Quindi abbiamo tagliato quella parte del dominio che impediva la convergenza uniforme.
Notare proprio che la parte di dominio in questione un intorno del punto di non continuit!)
+

= ln

Esempio 10: La successione

in [ , + converge puntualmente alla funzione limite


sup

. La convergenza uniforme se e solo se

|ln

[ ,+

in modo indipendente da x.

Per determinare il sup in questione possibile ricorrere alla derivata della funzione nel modulo:

Quindi:

>

Quindi le funzioni ln
quindi il

Cio, per la positivit dei denominatori:

>

>

>

sono sempre positive, decrescenti e quindi il suo modulo sempre decrescente e

sup
Quindi la con e ge za u ifo

[ ,+

|ln

+
|=

= ln

e su tutto lasse eale.

Ma le successioni di funzioni per le quali noto il limite sono veramente poche. La condizione di Cauchy per
le successioni, riadattata, pu aiutarci a determinare se o no una successione converge uniformemente.
Def. Sia { } una successione di funzioni. Diremo che la { } di Cauchy in E se:
>

: ,

>

,E <

dotato della metrica euclidea uno spazio metrico completo (in realt uno Spazio di Banach, poich
oltre che essere completo, in esso definita una norma). Vediamo che anche lo spazio delle funzioni E
uno spazio di Banach, secondo il seguente
Teorema (Weierstrass): Una successione di funzioni { } converge uniformemente in E
Dimostrazione:

Siano quindi ,

11

ivi di Cauchy.

) Sia { } convergente uniformemente in E. Allora esiste una funzione limite f tale che
> , =

: >

> . Per entrambi gli indici si ha

,E <

,E < . Inoltre:

,E

Quindi { } di Cauchy.

,E +

) Sia { } di Cauchy in E. Allora,


|

,E =

E fissato si ha
|

,E +

sup|

,E <

|<

Quindi fissato E, {
} una successione numerica a valori reali ed di Cauchy. Quindi
convergente in E , essendo uno spazio metrico completo. Sia
il valore limite di tale successione.
Ora, questo accade per ogni
E e quindi
puntualmente per definizione. Dimostriamo che la
convergenza pure uniforme: fissiamo ancora E:

Il lm

| = lim |
+


lm

,E non dipende da x. Quindi la diseguaglianza

Vale in particolare per il sup:

sup|


lm

,E

,E

lm

,E

Inoltre, in questa diseguaglianza vale per , > arbitrari. Per ipotesi, infine, { } di Cauchy e questo
comporta che, per , > , dalla condizione di Cauchy:

E dal teorema di permanenza del segno:


lm
+

E quindi, rileggendo le diseguaglianze ottenute:


sup|
E

Da cui la convergenza uniforme.

|=

,E <

,E <

,E


lm
+

,E <

Ora vediamo come la convergenza uniforme garantisce molti dei risultati a cui volevamo arrivare:
Teorema: Una successione di funzioni { } limitate che converge uniformemente in E, converge ad una
funzione ivi limitata.
Dimostrazione:
Fissato > , t o o l per cui > si abbia

Si ha:

12

,E = +

,E

,E < .

,E + ,E < +

Poich entrambe le quantit sommate lo sono.


A he lesiste za del li ite ga a tita:
Teorema del doppio limite: Sia { } una successione di funzioni che converge uniformemente in E. Sia
E. Se
lim
=

Allora
1) { }
2) lim
3) lim +

= lim

Dimostrazione: 1) Se { } converge uniformemente allora di Cauchy e viceversa. Segue che


, > vale:
|

Passando al limite:

lim |

Quindi > : , > si ha |


valori reali, convergente.
2) e 3) Sia { }
Da

Ponendo
|

E quindi

= +

Pur di prendere x vicino ad

, <

|=|

|<

| < , cio { } di Cauchy, ed essendo una successione a

e facendo tendere

|=|

E,

si ha:

|+|

|+|

, <

|
|

|+|

+ +|

|+|

|<

Un corollario a questo teorema riguarda la continuit della funzione limite:

Corollario: Se

uniformemente in E, se ogni

continua in

E, allora f continua in

Il teorema del doppio limite, in sostanza, garantisce la veridicit della seguente uguaglianza, a patto di
avere a che fare con una successione uniformemente convergente:
lim lim
+

13

= lim lim

Questo discorso vale anche per derivate e integrali, in un certo senso, come affermano i seguenti teoremi:
Teorema di passaggio al limite sotto il segno di integrale:
Sia { } una successione di funzioni che converge uniformemente in E. Se ,
e inoltre vale:
lim
+

Dimostrazione (caso in cui ogni

continua inE

E allora

[ , ]):

Se fosse continua, per il corollario precedente, anche lo sarebbe. Quindi, per il teorema
fondamentale del calcolo integrale anche sarebbe Riemann integrabile.
Inoltre:

|
Ma |

| = | [

,E e quindi:
|

,E

Tende a 0 per uniformit della convergenza.

|=

| |

,E |

|=

,E

Pe le de i ate tutto u po pi o pli ato:


Teorema di passaggio al limite sotto il segno di derivata:
Sia { } una successione di funzioni definite in intervallo aperto reale. Se ,
derivabile in E e:
} converge;
i)
Esiste un
E in cui la successione a valori reali {
ii)
Esiste una funzione : E tale che { }
uniformemente in ogni compatto contenuto in
E;
Allora: : E derivabile e tale che:
a)
uniformemente in ogni compatto [ , ] di E
b)
=

E
c)
Dimostrazione (caso in cui ogni inE [ , ]):
Nel caso in cui ogni derivata sia continua, poich per ipotesi la convergenza delle
g sarebbe continua. Allora definiamo la funzione

Essa derivabile e la sua derivata g. Inoltre:

14

|=|

a g uniforme, anche

Poich

+
|

si ha:

|=|

A questo punto usiamo la diseguaglianza triangolare:

=|

Ma |

| + | [

| + |

=|

] |

,E

| pe lipotesi i e

Quindi |

|+

,E

per il criterio del confronto.

,E

| + |

| + | |

|+

,E |

| |

|=

|=

pe lipotesi ii . Qui di

|+

,E

Osse ia o he uestulti o teo e a di e so dagli alt i p e ede ti. I fatti, t a le sue ipotesi o ie t a
la convergenza uniforme di a f, che invece la tesi, quanto pi rientra la convergenza uniforme della
su essio e delle de i ate. I olt e lipotesi i
u iale ella di ost azio e a he ella di ost azio e
generale) poich senza di essa non ci ha un punto in cui centrare la funzione limite. Se eliminassimo tale
ipotesi, infatti, ci sarebbero non pochi guai e il teorema perderebbe di significato. Infatti, la successione:
=

tale che
in tutto , e converge quindi uniformemente alla funzione
. Ma la funzione f non
converge proprio a niente!
Segue il teorema di Ascoli Arzel, utilizzato successivamente per la dimostrazione del Teorema di Peano.
Def. Siano

:[ , ]

[ , ] (funzioni continue a valori reali definite in [a,b]).

La successione { } si dice equilimitata se esiste un M tale che ,


successione { } si dice equicontinua se >
|

Vale il seguente teorema:

>

|<

[ , ] si ha |

, , : | | <

si ha

Teorema di Ascoli Arzel:


Da ogni famiglia { } [ , ] equicontinua ed equilimitata possibile estrarre una sottosuccessione
{ } che converge uniformemente in [a,b].

15

Concludiamo questo capitolo con prima con un teorema conclusivo che mette in relazioni gli insiemi delle
funzioni
, con A compatto, con quanto stato detto sugli spazi completi:
Teorema: ia A,d spazio et i o su A i sie e o patto. Li sie e delle funzioni derivabili k volte con
continuit:
completo nella metrica lagrangiana:
,

= ma|

Tali spazi sono detti spazi di Lagrange.

C i fi e u i te essa te teo e a do uto a Weie st ass he i ost a o e li sie e dei poli o i de so


alli te o dello spazio delle fu zio i o ti ue sui o patti i a alisi ie e ip eso la go e to, he i
questo corso non credo vedrete. Tuttavia, bene citarlo):
Teo e a di o ve ge za di Weie st ass:
Ogni funzione : [ , ]
Dimostrazione:

limite uniforme di una successione di polinomi.

Applicando ad la si ilitudi e che porta li tervallo [ , ] elli tervallo [ , ] e che fa coincidere


=
= otteniamo una funzione (che con abuso di notazione chiameremo ancora) : [ , ]
tale che
=
= . Dimostrare la tesi per questa nuova funzione non restrittivo perch le
similitudini mandano polinomi in polinomi e quindi applicando la similitudine inversa di quella utilizzata per
modificare ai polinomi ottenuti nella dimostrazione si scrive una successione di polinomi che converger
uniformemente a in [ , ].
Prolunghiamo per continuit la funzione

al di fuori di [ , ].

facendola valere

Definiamo una successione di polinomi

Ove le

sono costanti reali scelte affinch

16

Si ha quindi

Quindi

( )

<

Pertanto, per

< :

Ne segue che la successione di polinomi

| |

converge uniformemente alla funzione nulla se

Definiamo allora la successione di polinomi


=

Che a discapito delle apparenze una successione di polinomi. Infatti posto

Ricordando che

nulla al di fuori di [ , ] si ha:

Che o ia e te u poli o io elli og ita .

=
Osservando che
=
=

[
]
E ricordando che continua in , si ha anche che ammette massimo
definizione di continuit, fissato > esiste un > tale che
|

pur di prendere | | < .

= +

= ma[

| |

si ha

, ]|

| e per

|<

Quindi
|

| [

+ | [

| = |

Da cui la convergenza uniforme.

17

| + | [
|

| + |

| + |

| = | [

| + | [

| + |

| + |

|=

Capitolo 2 Serie di funzioni


Ci o upia o o a delle ui ale te pe le su essio i di fu zio i delle se ie u e i he:
Data una successione { }, possibile definire le somme parziali di tale successione in modo induttivo:

Oppure in modo pi naturale, definiamo la somma parziale n-esima della successione { }la funzione:
=
=

La successione delle somme parziali, { } , a sua volta una successione di funzioni che pu convergere o
o. e tale su essio e o e ge pu tual e te, allo a defi ito loggetto:
Def. Sia { } una successione di funzioni e sia {
limite successionale

} la successione delle somme parziali relativa. Se esiste il

lim

= lim

La funzione limite cos ottenuta detta serie di funzioni e si indica pi brevemente:


+

Nel caso delle serie di funzioni possiamo introdurre un nuovo tipo di convergenza, gi noto nel caso delle
successioni numeriche:
Def. Siano

funzioni. La serie

converge assolutamente in E se converge la serie


+

|
=

E chiaramente la convergenza assoluta implica la convergenza semplice.


Per stabilire la convergenza semplice o assoluta di una serie di funzioni occorre fissare
e verificare
+
+
che la serie =
o la serie = |
| converge. Quindi si fa variare x in E e si verifica in quale
insieme si ha convergenza.

18

Una diversa velocit di convergenza al variare di x in E non influisce sulla convergenza semplice o sulla
convergenza assoluta di una serie di funzioni.
Def. Sia una serie di funzioni, si dice che essa converge uniformemente in E alla somma
converge uniformemente in E la successione delle somme parziali.

se

Tutti i teoremi applicabili alle successioni di funzioni che convergono uniformemente sono banalmente
applicabili alle serie, essendo le serie, difatti, successioni di somme parziali.
Quindi:
Teorema del doppio limite (serie):
Sia
lim

[ , ]. Se la serie converge uniformemente a S in [a,b] e se esistono i limiti


, allora la serie converge al valore L ed :
+

lim

= lim

Corollario:

La somma di una serie uniformemente convergente di funzioni continue una funzione continua.
Teorema del passaggio della serie sotto il segno di integrale:
Sia { }una successione di funzioni - integrabili in (a,b). Se
[ , ] e:

= (

uniformemente, allora
+

Teorema del passaggio della serie sotto il segno di derivata:

Sia { }una successione di funzioni : ,


derivabili. Se
i)
Esiste un punto
, in cui la serie
converge;
uniformemente in ogni compatto contenuto in (a,b);
ii)
La serie delle derivate
Allora:
1.
uniformemente;
2.
derivabile in (a,b) e

=
=

Possiamo anche rivedere la definizione di convergenza secondo Cauchy per le serie:


Ricordiamo che se { } una successione di funzioni, essa di Cauchy in E se:
>

19

: ,

>

,E <

Quindi, se come successione prendessimo la successione delle somme parziali della serie, si ottiene:
{

} di Cauchy in E se:

Cio se

e ,

, >

= ,

> :

: ,

|
Supponendo

>

(cio se esiste

|
=

Def.

>

tale che

|<

+ ):

|<

|=|

|<

= +

di Cauchy in E se:

, >

= ,

: > , >

E fa ile pe e i e ad u a defi izio e utilizza do la o

|<

= +

a i fi ito.

Cos come per i teoremi precedenti, la convergenza secondo Cauchy delle serie di funzioni ci garantisce un
risultato gratuito (nel senso che viene ereditato in modo naturale dal discorso sulle successioni di funzioni),
che il seguente:
Teorema:

converge puntualmente in E

Teorema:

, >

= ,

: > , >

converge uniformemente in E
>

: > , >

|<

= +

= +

,E

<

U a o segue za di uesto teo e a la aloga o side azio e he ie e fatta pe le serie numeriche.


Enunciamo entrambi i teoremi per notare la somiglianza:

20

Teorema (serie numeriche):


Se la serie numerica

converge assolutamente in un insieme E, allora


lim |
+

Teorema (serie di funzioni):


Se la serie di funzioni

converge uniformemente in E, allora


lim =
+

Dimostrazione:
Dal teorema precedente

>

Da

+
= +

converge uniformemente in E
=

,E < , posto

Cio, per definizione:

|=

>

: > , >

= +

,E

si ottiene:

: >

= +

,E

<

,E <

lim = lim =

Questulti a o dizio e
olto utile pe di ost a e la o o e ge za delle se ie di fu zio i. I fatti, se
si ha che non pu convergere. Questa condizione non sufficiente in quanto per ottenerla
abbiamo posto = , ci siamo cio messi in un caso particolare e non generale.
Ci servono dei criteri, quindi, che garantiscano la convergenza uniforme delle serie di funzioni. A tal
proposito diamo una definizione che si riveler ben presto provvidenziale per raggiungere il nostro
obiettivo:

Def. La serie di funzioni


|
|

converge.

converge totalmente in E se esiste una successione numerica {


che maggiorino ogni |

In questo caso ci occorre determinare degli


pi piccoli possibile e che
converga.
Poich

21

sup|

| = ,

} tale che

|, che allo stesso tempo siano i

Quindi ponendo
Propriet:

= , si ottiene:

, < +

converge totalmente in E

Fortunatamente vale il seguente criterio dovuto a Weierstrass, che permette di dimostrare la convergenza
uniforme di una serie a partire dalla convergenza totale:
Teorema di Weierstrass:
Se la serie

converge totalmente in E allora la serie in questione converge assolutamente in E.

Dimostrazione:

Fissato > la convergenza totale di in E equivale alla convergenza della serie numerica ,
delle norme infinito. Quindi , soddisfa la convergenza di Cauchy:
=

, <

: > , >

= +

Poich
+

= +

Si ottiene:

>

= +

: > , >

= +

Che la tesi.

<

Riassu e do ua to detto fi o a:
Convergenza totale
Convergenza assoluta

Convergenza uniforme

Convergenza puntuale
Notiamo che le implicazioni inverse non sono vere.
Esempio 1: La serie +
converge assolutamente (e puntualmente) in [0,1), ma non converge
=
uniformemente (e quindi non converge totalmente) in [0,1) essendo ,
.

22

Esempio 2: La serie +
=

converge uniformemente, ma non assolutamente ( una serie di funzioni

che anche una serie numerica.

Esempio 3: La serie
+

= |

[ , +

Definita in [ , + , converge uniformemente alla funzione

pe h ale luguaglia za do uta al fatto he og i e


serie in questione non converge totalmente, poich

E +
=

[ , +

[ , +

= . La convergenza assoluta, proprio

o della sommatoria gi positivo di suo), ma la

,[ ,+

diverge.

Quindi nemmeno convergenza assoluta + convergenza uniforme implica convergenza totale.

Serie di potenze

Def. Una serie di funzioni detta serie di potenze se si presenta nella forma:
+

Dove gli sono coefficienti reali (o complessi noi parleremo del caso reale, ma il caso complesso del
tutto analogo) e il centro della serie.
A meno di una permutazione, si pu riscrivere la serie come:
+

Ci i te essa dete

i a e li sie e E di o e ge za e le p op iet della se ie.

I a zitutto otia o he li sie e di o e ge za


almeno in . Infatti,
+

23

. Infatti, la serie +
=

converge

= +
=

Do a i poi o side e e o la se ie t aslata


= con somma
= .

. Essa, per quanto appena detto, converge in

La convergenza nel centro una condizione minimale, ma possibile che una serie di potenze converga in
un insieme pi ampio. In particolare, se la serie converge in un punto , allora sicuramente converge in
tutto li te allo ape to e t ato el e tro e che ha come estremo quel punto, come affermato dal
teorema:
Teorema:
Se la serie di potenze
converge in allo a o e ge assoluta e te al e o elli te allo
||; || . Inoltre, la convergenza totale in ogni compatto contenuto in quelli te allo.
Dimostrazione:
Per ipotesi

Converge. Quindi la successione


tende a 0 per
costante M tale da maggiorare ogni valore assoluto:
|

Ma allora:

La serie

Converge se e solo se | | < , cio in ||, || .

| |
| |

Sia ora

|=|

+. Pertanto limitata. Quindi esiste una

| |

| |

un compatto di ||, || . Siccome un compatto, esiste una costante

rapporto | |, che prima era <1, ora risulti | | <

<

tale che il

Quindi si ha:

E poich

E poich +
=

24

,
,

converge, si ha che la serie di partenza totalmente convergente nel compatto .

Pe ta to li sie e di o e ge za di u a se ie di pote ze se p e u i te allo simmetrico del tipo


; (in generale
; + ).
Cosa succeda in = impossibile da decidersi a priori:
Esempio 4: La serie

La serie

converge in , , ma non in

= .

converge in , , e inoltre converge in 1 essendo

convergente per il criterio di

Leibniz per le serie numeriche a segni alterni. Essa, inoltre, non converge in 1, poich la serie
armonica, che diverge. Quindi essa converge in [ , .
La serie

converge in [ , ].

Quindi abbiamo stabilito che ad una serie di potenze possibile associare un valore
che determina
la piezza delli te allo di o e ge za di u a se ie di pote ze. O e o, defi e do sup .
Abbiamo definito il cosiddetto raggio di convergenza della serie (si noti che nel campo complesso si ha che
il aggio di o e ge za il aggio di u dis o e t ato ello igi e .
Possiamo allora riformulare il teorema precedente come segue:

Teorema:
[ , +] sicch:
Ad ogni serie di potenze
possibile associare un raggio di convergenza
Se = la serie converge solo in = ;
Se < < + la serie converge in ; senza poter dir nulla sulla convergenza degli estremi,
a priori, e la convergenza totale nei compatti di ; .
Se = + la serie converge
con convergenza totale negli intervalli chiusi e limitati.

La definizione del prodotto secondo Cauchy deriva in effetti dal calcolo del prodotto delle serie di potenze
ed definita:
+

Ove i coefficienti

sono calcolati nel modo seguente:

Dalle propriet algebriche delle serie numeriche e da quanto affermato nel teorema precedente, ci
+
aspettiamo che detti e i raggi delle due serie +
rispettivamente, dette:
=
=
+

:=
=

25

=
=

Le funzioni somma, deve essere:


+

E che i raggi di convergenza di entrambe le serie siano:


min{ , }

Ora resta il problema di determinare il raggio di convergenza.


Ci aspettiamo che esso dipenda in qualche modo dai coefficienti
della serie. Ci aspettiamo che pi
pi oli so o i oeffi ie ti, aggio e sia il aggio di o ergenza. In effetti possibile calcolare il raggio
grazie a due criteri:
Criterio di Cauchy Hadamard (o criterio della radice per serie di potenze):
Sia

una serie di potenze. Se esiste


|
lm
+

Allora

Dimostrazione:
Fissato , si ha che la serie
serie numeriche.

converge se |
| | |

Quindi, per convergere, < < e quindi

26

|=

| | <

= .

|<

per il criterio della radice applicato alle

| | <

Analogamente:
C ite io di dAle
Sia

e t o criterio del rapporto per serie di potenze):

una serie di potenze. Se esiste


+

lim |
+

Allora

|=

Inoltre, se entrambi i criteri sono applicabili, il valore ottenuto per

lo stesso.

Passiamo ora allo studio della regolarit delle serie di potenze.


Tanto per intenderci, cominciamo ad enunciare il seguente:
Teorema:
Sia
una serie di potenze convergente in ,

alla funzione somma


+

Allora la funzione f continua in ,

Dimostrazione:
La o ti uit elli te allo , si pu dimostrare considerando un generico
, e
verificando la continuit di f in .
Poich
, che aperto, esiste un qualche > tale che [ ; + ] , .
Per il teorema sul raggio di conve ge za, si ha he la se ie o e ge total e te sulli te allo
[ ; + ] poich esso un compatto contenuto in , .
Quindi la serie converge uniformemente in tale compatto.
Pertanto, essendo
continuo in ( un monomio), per il teorema di continuit della serie
uniformemente convergente, si ha che anche f continua in .
Pe la it a iet di si ha la tesi.

Supponiamo ora di sapere a priori che la serie converge, oltre che in , , anche in almeno uno dei due
estremi. Cominciamo con dimostrare la trasformazione di Abel, che ci permetter di dimostrare un
teorema dalle interessanti conseguenze:
Trasformazione di Abel (o formula di Sommazione per parti)
Sia
= {
=

Allora

27

Dimostrazione:
Si ha
=

= (

per la definizione di A.

Riscalando gli indici sulla seconda sommatoria

Ma

e quindi possiamo modificare il punto di partenza della seconda sommatoria:

=
=

+
=

Grazie a questa identit dimostriamo il Teorema di Abel:


Teorema di Abel:
Sia
= +
una serie di potenze con raggio di convergenza < +. Sia S convergente
=
puntualmente in = (indifferentemente = ).
Allora S converge uniformemente nei compatti contenuti in , ] (analogamente in [ , ).

Dimostrazione:
1. Supponiamo = (se basta applicare una dilatazione ai coefficienti affinch risulti un
raggio unitario)
2. Supponiamo che la serie converga con
= (se
allora baster traslare la serie
sottraendovi il valore
).
Dilatazioni e traslazioni non incidono sulla convergenza della serie, pertanto queste supposizioni sono del
tutto lecite.
una serie con = e
=
= . Definiamo le
Pertanto la serie di potenze
= +
=
somme parziali della serie:
=
=

28

Per la formula di sommazione per parti si ha:

Ove

sono definiti come

={
Sia ora

|+|

<|

|+|

|=|

| + |
=

|+

|
=

+
+

]|

|=|

]+

|+|

|+|

| + |

|+ |

]=

= .

]|

||

|<

[ , ] (solo per togliere il modulo). In questo

= e quindi, lim
|
|< .
>

Senza ledere la generalit del discorso supponiamo


intervallo
<
se > e quindi:
|

Per ipotesi
= +
= +
= lim
=
=
Poich vale quel limite, per definizione, > >
Poniamo allora > > e si ottiene:

valutiamo:

<

Quindi abbiamo dimostrato la convergenza uniforme della successione delle somme parziali in [0,1], come
conseguenza della convergenza secondo Cauchy.
Esempio 5: Possiamo considerare la seguente serie numerica come limite di una serie di potenze:
+

Poich la convergenza di +
=

=
=

lim

uniforme in , , e la serie converge in

= . Possiamo quindi

affermare che possibile applicare il teorema del doppio limite (poich la serie converge uniformemente,
per esempio in [-1,0]) in = .

29

Pertanto:
+

Essendo +
=

= ln
+

Quindi:

lim

= (

= ( + +

ln =
=

in (-1,1), si ha:

Il motivo per cui +


=

) = lim

= ln

) = lim ln

= ln

sar dimostrato pi avanti.

Derivabilit delle serie e serie derivate

Def. Data una serie di potenze +


=
delle singole funzioni, al variare di n:

si definisce la sua serie derivata come la serie delle derivate

=
=

Come ci si aspetterebbe, se la serie +


identifica una funzione f (nel senso che
=
+

allora
= =
+
.
+
Inoltre i raggi di convergenza delle due serie sono gli stessi:

+
=

Teorema: Sia +
una serie di potenze convergente alla funzione
con raggio di convergenza .
=
Sia +
+
la
serie
derivata
ad
essa
associata.
Sia
il
raggio
+
=
Allora:
1. Le due serie hanno lo stesso raggio di convergenza;
2. La serie derivabile in , e
= +
+
;
+
=
+
+
3. La serie integrabile in , e
= = +
in , .

Dimostrazione:

1. La serie derivata ancora una serie di potenze del tipo +


=
Per il criterio di Cauchy Hadamard si ha:
|

30

|=[

] =

ove

( +

=
+

+
+

Poich

si ha:
|
lm
+

E quindi il raggio di convergenza lo stesso.

| =
lm

convergente in , . Converge quindi totalmente nei compatti contenuti in , . Ivi


possibile portare il segno di derivata nella sommatoria, e quindi si ha la tesi.
3. Per lo stesso motivo, possibile portare il segno di integrale sotto la sommatoria e ottenere
lulti a tesi.

2.

Osserviamo che se vale il precedente teorema,


, poich la serie derivata convergente anche
lei in , e quindi ivi continua. Ma essendo a sua volta una serie di potenze convergente in , , si
avr , , e sar anche , e os ia
Insomma, si ha che
, e la derivata k esima di in , si calcola derivando la serie
termine a termine:
+

=
Ponendo

si ottiene:

=
=

Questa serie sommatoria di infiniti elementi di cui tutti sono nulli eccetto quando
= !

E quindi, riassumendo:
Teorema: Se
= +
=
i potenze convergente in ,

una serie d
allora
,
+

La serie in questione detta serie di Taylor centrata in

= :

Chiaramente, tornando al caso generale in cui il centro della serie un punto qualunque, si ottiene
semplicemente che se la serie di potenze
= +

converge in
, + , allora
=

, + e d in particolare:
+

31

Lo stesso teorema afferma anche che se due serie di potenze convergono alla stessa funzione somma nel
medesimo intervallo allora, poich i loro coefficienti dipendono dalle derivate della funzione somma (che
sono le stesse per entrambe le serie), le due serie hanno gli stessi coefficienti, ergo sono la stessa serie.
(Date
e
serie di potenze convergenti a in ,
=
). In realt sufficiente
he li sieme dei punti in cui le due serie coincidono abbia un punto di accumulazione affinch le due serie
abbiano gli stessi coefficienti.
Esempio 6: Sappiamo che la somma:

Se poi

il lim

e quindi:

Quindi:
ln

la funzione

Inoltre, con la sostituzione

lim

Con la sostituzione:

Integrando:

derivabile infinite volte e allo stesso tempo integrabile. Si ha, perci:


+

= (
=

si ha:
+

si ha:

=
=

32

Integrando nuovamente ambo i termini:

ln

Serie di Taylor

Mettia o i o a ellotti a di ole a i a e ad u isultato he i pe etta di sta ili e uali fu zio i sia o
esprimibili in serie di potenze. Il teorema precedente afferma che se una serie di potente converge ad una
funzione in un intervallo , allora tale serie , . Questo significa che se una funzione non
in un punto, allora in quel punto essa non esprimibile come serie di potenze.

Tuttavia, non vero nemmeno che se una funzione


di potenze:
={

Esempio 7: La funzione

la rappresenta, questa sarebbe la serie:

= . Quindi se ci fosse una serie che

allora automaticamente esprimibile in serie

La serie di potenze in questione la funzione nulla, mentre f si a


s i e e o e se ie di pote ze i u i to o dello igi e.
Def. Sia :

. Se esiste un intorno
+

=
Allora f si dice analitica in

in cui

ulla solo ello igi e. Qui di f non si pu

Enunciamo infine un teorema che garantisce la possibilit di esprimere una funzione come serie di potenze
in un intorno opportune di un punto:
Teorema:
Siano
,

>

Allora f analitica in

ed

=
=

. Se esistono

<

e
,

tali che:
+

Dimostrazione:
Se

33

, +
tale che:

la fo

ula di Ta lo o

esto se o do Lag a ge ga a tis e lesiste za di u pu to

Passando ai valori assoluti:


|
Quindi

E quindi:

+
|

34

|=

|
Essendo

si ha |

|<

!
!

e quindi <

<

| =

|
e quindi

Capitolo 3 Funzioni implicite


Consideriamo una funzione :
delle uazio e

Ove

. Siamo interessati alla descrizione del luogo delle soluzione


,

Cominciamo da un caso facile: = = . In questo caso, data :


des i e e li sie e dei pu ti del pia o tali he

Def. Sia :

. Una funzione :

( ,

tale che

( ,

una fu zio e defi ita i pli ita e te dalle uazio e


implicita).
Notia o he ge e al e te pot e
richiesto.

, vogliamo trovare e

(o, pi semplicemente, funzione

e o esiste e i fi ite i pli ite he soddisfa o u e uazio e del tipo

Esempio 1: il luogo dei punti del piano tali che

rappresentato nel seguente grafico:

Chiaramente questo non il grafico di una funzione, ma esistono almeno quattro funzioni che descrivono in
parte questo grafico come funzione di x:
=

35

=| |

= | |

Ma esistono anche le loro equivalenti in funzione di y:

=| |

= | |

E os ia

i pu tutta ia utilizza e e ge e alizza e il Teo e a degli ze i pe ga a ti e esiste za e u i it delli pli ita


globalmente:
Teorema di esistenza e unicit globali:
Sia : [ , ] [ , ]
i)
ii)

,
,

Allora ! : [ , ]

continua. Se:

, <
[ , ]
monotona strettamente
[ , ] implicita.

[ , ]

Dimostrazione:
Fissato
[ , ], poich F continua, la restrizione di F alla retta
[c,d] (indipendentemente dalla scelta del punto ).

continua in

Notiamo che la restrizione


=
, una funzione reale di variabile reale, per la quale vale il
corollario del teorema degli zeri (Analisi 1), una volta soddisfatte le ipotesi
1)
<
2) f monotona strettamente.
Tali ipotesi sono garantite (e equivalenti) alle ipotesi i) e ii) del teorema. Pertanto unico il punto
[ , ]
[ , ][ , ]
=
!
,
,
= .
Questo vale per ogni iniziale.
La funzione : [ , ]

[ , ] che associa ad

Le ipotesi di uesto teo e a so o i


o side asse lipotesi

36

li pli ita e ata.

ealt i de oli ili se al posto he o side a e lipotesi i , si

lim

lim

<

possi ile i olt e sostitui e lipotesi di o ti uit di o lipotesi di o ti uit di tutte le est izio i f e
sostitui e lipotesi di o oto ia o lipotesi i ui la de i ata pa ziale
si mantenga di segno costante
(in tal caso si deve supporre
).
Osse ia o he uesto teo e a utile pe ga a ti e lesiste za e lu i it a li ello glo ale,
nulla sulla regolarit della funzione implicita.

a o di e

Perveniamo dunque ad un risultato di esistenza e unicit locali. Questo teorema dovuto ad Ulisse Dini e ci
d i fo azio i sulla egola it delli pli ita.
Teorema del Dini (caso scalare):
Sia e sia : . Sia
. Supponiamo di aver trovato un punto
li pli ita si a ulli:

,
=
E in cui sia non nulla una delle due derivate parziali (supponiamo
):

Esistono due intorni aperti

=
( ,

Inoltre

di

con
ed ! :

di

in cui

tale che

( ,

( ,

Dimostrazione:
Poich
, le derivate parziali
e
sono continue in e, quindi, essendo
,
[ , ] [ , ].
esiste tutto un rettangolo [ , ] [ , ] tale che
, ,

In tal caso, la derivata prima


, ha segno costante (essendo essa continua e mai nulla non pu che
essere sempre positiva o sempre negativa. In caso contrario sarebbe discontinua). Supponiamo
, > in [ , ] [ , ]. In tal caso
,

<

<

Sempre per la continuit delle derivate, esiste un intervallo [ , ] [ ,


,

<

<

[ , ]

] tale che

Detti = , e = , , per il teorema di esistenza unicit globali, in


, ! :
soddisfa le tesi del teorema.

che

Inoltre, essendo
un compatto, per il teorema di Weierstrass, ed essendo le derivate parziali di ivi
continue, le derivate parziali di sono anche limitate in
. Ne segue che esistono , > per le

37

quali le derivate sono limitate superiormente e inferiormente. In particolare:

|
Ora, sia

pezza do li

e sia >

tale che +
, . Per definizione di , si ha:
( + , + ( ,
e e to lu go le due direzioni parallele agli assi, si ha:
[ ( + , +

( + , ] +
[ ( + ,

( , ]

Per il teorema di Lagrange applicato ai due incrementi (che sono funzioni reali di variabile reale), si ha che
esistono due punti tra + , e tra e + tali che:
( + , +

( + ,

( + ,

( ,

+ ,

( +

( ,

Dalle relazioni inquadrate, possiamo giungere a tutte le conclusioni del teorema.


Sommando le due righe del terzo riquadro e ricordando la relazione nel secondo riquadro:
( + , +

Da cui:

( ,

+ ,

( +

( +
( ,
+ ,

a zitutto la lips hitzia it delli plicita , dal primo riquadro:


( ,
+ ,

| + | = |

Da cui segue la continuit di .

Dal quarto riquadro, per


, si ha che
+
, si ha laderivabilit:

( ,

| ||

||

e quindi, dato che continua e quindi che

( ,

( ,

Inoltre, poich le derivate parziali di sono continue, si ha che che data dal loro rapporto (nel quale il
denominatore non nullo), continua.

38

Notiamo che il Teorema del Dini pu essere riformulato qualora sia

Teorema del Dini (caso scalare)#2:


Sia e sia : . Sia
. Supponiamo di aver trovato un punto
li pli ita si a ulli:

,
=
E in cui sia non nulla la derivata parziale:

Esistono due intorni aperti di

, =

Inoltre

con
ed !

di

in cui

tale che

,
,

Notiamo che le ipotesi dei due casi del Teorema del Dini differiscono per la derivata parziale che non si
an ulla. Posso o esse e ui di u ite sotto lu i a ipotesi he sia il
,
. A quel punto, una delle
due de i ate pa ziali se zalt o o ulla e quindi possibile giungere ad una delle due conclusioni.
Il Teo e a del Di i pu esse e iletto i hia e di espli itazio e u a a ia ile ispetto allalt a. I fatti, el
p i o Teo e a del Di i, la tesi affe a he, pa te do dalle uazio e
, = possibile esplicitare
tale equazione rispetto alla variabile , e t e il se o do Teo e a affe a lo stesso, pe pe lalt a
variabile.
Ci o sig ifi a, pe , he sia o i g ado di s i e e lesp essio e delli pli ita:
Esempio 2: Le uazio e

+
,

si annulla nel punto

, ,e

Dal teo e a di esiste za e u i it glo ali segue he esiste u u i a i pli ita del tipo =
che descrive
il luogo degli ze i delle uazio e. Pe il teo e a del Di i sia o anche in grado di calcolarne la derivata
prima. Ma non possibile esplicitare x in funzione di y attraverso la somma di un numero finito di
o posizio i di fu zio i ele e ta i. Cio o possi ile isola e le due a ia ili i lati opposti dell=.
Osservia o he ualo a i i te essasse al ola e la de i ata delli pli ita i u si golo pu to i ui
defi ita se za i o e e al teo e a del Di i, pi age ole, se zalt o, utilizza e la defi izio e di i pli ita.
Infatti, se
, suppo ia o li pli ita esse e ella fo a = , allora si ha:
Per continuit di , poi h
. Quindi:
( ,

39

( ,

=:

ale uellide tit, de e esse e la de i ata di

nulla in tutti i punti del tipo

= (

),(

) |

( ,

( ,

( ,

Da cui segue la relazione ottenuta come tesi del Teorema del Dini.
Inoltre, qualora
, poich la derivata prima di si ottiene come rapporto delle due derivate di ,
a loro volta derivabili con continuit, si ottiene che anche sar derivabile con continuit e quindi .
Iterando il procedimento, si giunge alla tesi del seguente teorema:
Teorema di regolarit della funzione implicita:
Sia :
,

,
=

. Sia

tale che:

Allora valgono le tesi del Teorema del Dini (ovviamente) e inoltre detta li pli ita se za spe ifi a e
quale variabile espliciti in funzione di quale),
ove definita.

Con un ragionamento analogo a quello antecedente al Teorema di regolarit, se siamo interessati al calcolo
della de i ata se o da i u pu to delli pli ita pe ese pio = , possiamo derivare nuovamente
la relazione
( ,

E ottenere

Da cui:

E cos via.

( ,

E quindi:

Poich

si ha:

(
+

+
+

Il calcolo delle derivate successive, con questo metodo, risulta lungo e dispersivo, in quanto i conti, dopo la
derivata seconda, diventano veramente pesanti.
La formula per il calcolo di ci dice anche qualcosa di pi interessante. Si ha (consideriamo il caso relativo
al primo enunciato del Teorema del Dini):

=
=
( ,

40

Una volta determinati i punti in cui la derivata prima si annulla, possiamo cercare di individuarne la
natura. Infatti, sia tale che
= . Allora:

( ,

( ,

A questo punto possiamo affermare che, se numeratore e denominatore fossero concordi si avrebbe un
punto di massimo, viceversa un minimo.
Riassumendo:
{

( ,

( ,

( ,

( ,

( ,

>

( ,

<

Caso vettoriale

uesto aso, le uazio e delli pli ita sa del tipo:


,

Ovvero un sistema di equazioni del tipo:

,,
,
,

,,
,,

,,

,
,

,,

,
,

,,
,,

=
=

,,

Vogliamo capire quando possibile ricondurre questa equazione ad un sistema di m equazioni in n


incognite. Vogliamo cio esplicitare m variabili in funzione di n variabili:
,
{
Def. Sia :

,,

=
=

,
,

. Una funzione : U
{

( , (

( , (

,,
,,

,,

tale che

)=

una fu zio e defi ita i pli ita e te dalle uazio e


implicita).

41

,,

(o, pi semplicemente, funzione

Immaginiamo ora di avere a che fare con una funzione


cui

differenziabile , di conoscere un punto


,

si annulla e scriviamo lo sviluppo di Taylor di tale funzione centrato in

,
,

Ma

e ui di le uazio e

Lo Jacobiamo di

+
,

la matrice

) + ((

) + (

)) =

E pu essere visto come giustapposizione delle due matrici = ( |


=

Il prodotto

Assume la forma:

si pu riscrivere:

, dove:

E ui di, sostitue do el i uad o, dopo a e t as u ato lo-piccolo (si dice linea rizzare):

Da cui:

42

(
,

,
,

in

Segue il
Teorema del Dini (caso vettoriale):
Sia + e sia : . Sia
i

ui li pli ita si a

differenziabile in aperto. Supponiamo di aver trovato un punto

ulli:

E in cui sia invertibile la matrice

det

Esistono due intorni aperti

( , (

)=

di

Inoltre differenziabile in

di

con
ed ! :

tale che

ed :
=

Valgono osservazioni del tutto analoghe a quelle per il caso monodimensionale.


possiamo enunciare un teorema di invertibilit a livello locale. Dimostreremo inoltre
Se :
che il Teorema del Dini e il Teorema di Invertibilit Locale si equivalgono:
Teorema di invertibilit locale:
di classe e sia
tale che (
invertibile in tutto un intorno di
Sia :
contenuto in . Allora esistono un aperto contenente e un intorno aperto di (
ed u u i a
funzione
:
di classe tale che
= e
= .

Dimostrazione:
Sia

in un intorno del punto

, (

Inoltre:

43

, (

, inoltre si ha:

, (

= (

Quindi:

, (

E poich

det

di

Per il teorema del Dini applicato alla funzione , si ottiene che esiste un intorno
le uazio e

( = pu essere scritta come funzione del tipo


le in funzione delle . Abbiamo quindi invertito la funzione .
I fi e, pe il Teo e a del Di i, li e sa pu e .
O a, i effetti, dete

i a e li sie e delle soluzio i delle uazio e

equivale a determinare la contro immagine di ( ,

, cio possibile esplicitare

della funzione

nel quale

in un intorno del punto

( ,

).

In sostanza, non solo il teorema del Dini implica il Teorema di Invertibilit Locale, ma vale anche
li pli azio e i e sa.
Infatti, se valgono le ipotesi del teorema di invertibilit locale ed esiste un punto
,

det

, poich:

Si ha che pure det

in cui

Quindi per il teorema precedente esistono due intorni aperti di

di ( ,

che si

corrispondono bi univocamente e con differenziale primo continuo attraverso la funzione . La contro


li sie e delle soluzio i delle uazio e

immagine di ( ,

Per ogni

si ha

funzione

( ,

( ,

= .

io la p oiezio e sullasse ), cio S il grafico della

che poich

lo . Questa la tesi del teorema del Dini:

Esempio 3: La funzione
,

Da \{ , } a valori in \{ , } tale che:

44

=(

E
det (

)=

=(
+

)
,

Quindi ha Jacobiano non nullo in tutti i punti in cui definita, ma non invertibile, poich non iniettiva.
Tuttavia, per ogni suo punto, esiste un intorno in cui essa localmente invertibile.
Ne segue che

Concludiamo questo capitolo con un teorema che conseguenza del teorema di invertibilit locale:
Teorema della mappa aperta:
Sia aperto di e sia :
una funzione derivabile con derivate continue. Se det (
allora
un aperto in .

Dimostrazione:
Sia
. Esiste certamente un punto controimmagine di . Poich det (
si ha che la
mappa localmente invertibile in un intorno aperto di contenuto in
. Abbiamo cio verificato
che
un aperto, perch ogni suo punto interno.

45

Capitolo 4 Ottimizzazione vincolata


Siano e due funzioni dotate di derivate parziali in aperto di e
,
Siamo interessati alla ricerca degli estremi di lungo la curva
, = .
Pertanto occorrer supporre che
, = in un insieme non banale di punti.
Questo p o le a do i io dellotti izzazio e i olata.
Li sie e
={ ,
:
, = }
detto cammino.

Cominciamo da un caso semplice:

Caso 1

Se Z il sostegno di una curva regolare semplice : [ , ]


={

In questo caso, determinare gli estremi di


variabile reale

in Z significa determinare gli estremi della funzione reale di

= (

Per la regolarit di

ipotizzata, se un punto

estremante per

Cio

=(

di equazioni parametriche:

[ , ]

allora deve essere:

Per significato di prodotto interno in uno spazio vettoriale euclideo, geometricamente si ha che il vettore
gradiente di e il vettore derivata sono perpendicolari nel punto estremante.

Caso 2

Z non sostegno di una curva regolare semplice, ma tuttavia esprimibile esplicitando una variabile
rispetto ad un'altra.
Infatti, se in un punto
,
si ha che
,
, e
,
= allora possibile applicare
il teorema del Dini e garanti e lesiste za e lu i it di u i pli ita del tipo =
o =
in un
intorno opportuno del punto
,
.

Se, per esempio,


dalle uazio e
E se

allo a esiste u u i a fu zio e

in un opportuno intorno di

estremante relativo della funzione ( ,

46

. Posta

definita implicitamente

= ( ,

allora la derivata
,

Ove

,
,

Da cui, deve essere nulla:


,
Da ui luguaglia za, poi h

O equivalentemente

Quindi, si ottiene il sistema:

,
,

,
,

=:

,
,

,
,

=:

,
,

{
Quindi il punto

,
,

=
=
,

,
,

un punto critico per la funzione


, ,

,
,

=
=
, =

La variabile detta moltiplicatore di Lagrange.

In generale, risolvendo il sistema:

,
,

Si ottiene come soluzione il punto


, ,
punto stazionario per lungo il vincolo espresso
dalle uazio e
, = . Chiaramente, cos come per le funzioni reali di variabile reale, non garantito
che tale punto stazionario sia un massimo o un minimo.
Pertanto, una volta risolto il sistema, occorrer verificare che effettivamente
,
.
Il metodo esposto prende il nome di metodo di Lagrange.

47

e che

Si ha dunque il seguente risultato:


Teorema (dei moltiplicatori di Lagrange caso scalare):
Siano ,
,

, se
,
, esiste un

{ ,
:
,
tale che la terna

= } un estremante relativo vincolato per , e


, ,
soluzione del sistema:

,
,

=
=
, =

,
,

Se poi
,

<
>

un massimo
un minimo

Dia o le u iato del teo e a dei moltiplicatori anche per il caso tridimensionale e per il caso vettoriale:
Teorema (dei moltiplicatori di Lagrange caso tridimensionale):
{ , ,
, se
, ,
:
, , = } un estremante relativo vincolato per
, ,
, allora esiste un
tale che la quaterna
, , ,
soluzione del sistema:

Siano ,
,e

, ,
, ,
, ,

=
=
=
, ,

, ,
, ,
, ,

Teorema (dei moltiplicatori di Lagrange caso vettoriale):


; ,
. Con:
Siano : +
, : +
E

,
Con
Se

allora esistono:

48

.
,

,,

= } un estremante relativo vincolato per , e

tale che il vettore

,,

soluzione del sistema:

,
,

Cio:
Ovvero:

49

,
,

,
,

=
=

+
+

,
,

,
,

Capitolo 5 Equazioni differenziali ordinarie


U e uazio e diffe e ziale u e uazio e i
elle uazio e i sie e alle sue de i ate.

ui la a ia ile da t o a e u a fu zio e

che compare

U e uazio e diffe e ziale, io , u a s ittu a del tipo:


,

,,

Con : +
. U e uazio e diffe e ziale di uesto tipo detta ordinaria, mentre le equazioni
differenziali la cui incognita una funzione di pi variabili reali sono dette equazioni differenziali alle
derivate parziali.
Do a i poi, pe

e it, s i e e o

( , ,

,,

Sottintendendo che ogni


calcolata nello stesso punto. Il numero naturale
delle uazio e diffe e ziale.
Esempio 1: Sia :
, i te allo. Le uazio e
soluzio e li sie e delle p i iti e di f in :

detto ordine

u e uazio e diffe e ziale he ha o e

Esempio 2: Le equazioni differenziali appaiono ovunque nel mondo scientifico. Per esempio, il Modello di
Malthus per la crescita di una popolazione, tiene in considerazione alcuni parametri legati tra loro da
u e uazio e diffe e ziale.
Infatti, sia:

Nel modello di Malthus, A e M sono costanti, per cui il tasso di variazione del numero di individui nella
popolazione costante e la sua percentuale indicata dalla differenza .
Pe ta to, a ia o he la elo it di es ita della popolazio e allista te t data da:

Questa u e uazio e diffe e ziale la ui soluzio e , o e ed e o poi:

50

Dove K una costante che dipende, se vogliamo, dal numero iniziale di individui della specie. Se al tempo
si avesse
=
allora si avrebbe he lu i a soluzio e delle uazio e di e te e e:

I alt e pa ole, le uazio e diffe e ziale


=

di K, tutte nella forma


=
, mentre il sistema
A

ette u u i a soluzio e.

Esempio 3: I

soddisfatta da infinite funzioni, al variare

hi i a, le uazio e

Detta legge del decadimento radioattivo, dove


la ua tit di ate ia p ese te allista te t, e
una costante che dipende dal materiale, indica la velocit di decadimento di una sostanza, ed
u e uazio e diffe e ziale del tutto si ile a uella dellese pio p e ede te.
Esempio 4: Le uazio e dei

oti di Ne to

>

u e uazio e del tipo:

= ( ,

Dove t il tempo e
la posizio e ellista te . Sappiamo che e rappresentano rispettivamente la
elo it e la ele azio e allista te e he u
oto u i o a e te dete i ato io le uazio e
differenziale ammette una e u a sola soluzio e se aggiu gia o alle uazio e la posizio e i iziale e la
velocit iniziale. Cio, il sistema

Ha u u i a soluzio e.

e, pe ese pio, le uazio e p oposta della fo


gravi, la soluzione del sistema assume la forma:

Esempio 5: Il moto di un corpo di massa


=
differenziali:

51

, ,
=
=

= , equazione del moto di caduta libera dei

e =

, ove
+

, risolve il sistema di tre equazioni

Ponendo posizione e velocit iniziali a ciascuna delle equazioni, si possono ricavare, per esempio, le leggi di
Keplero.
Ora cominciamo a studiare nel dettaglio il p o le a dellesiste za delle soluzio i e lu i it.
Def: U e uazio e diffe e ziale ( , ,

= ( , ,,
tale che
( , ,

,,

,,

si dice in forma normale se esiste

= ( , ,

,,

Con : +
.
Se la non dipende esplicitamente dalla variabile , le uazio e diffe e ziale si di e autonoma.
Def. Si dice soluzione (o integrale generale delle uazio e
( , ,

Una funzione =
, ,,
( ,

definita e differenziabile
e:
( ,

,,

volte in tale che

,,

Def. U e uazio e diffe e ziale si di e lineare se nella forma

Dove le :
sono dette coefficienti e la :
detta termine noto.
e il te i e oto ullo, allo a le uazio e diffe e ziale li ea e si di e omogenea.
In generale, possibile avere a che fare con dei sistemi di equazioni differenziali. Un sistema sempre
riconducibile (lo vedremo pi avanti) ad una forma del tipo:

{
Dove le

52

e le

=
=

,
,

,
,

,,
,,

,,

sono le funzioni incognite.

U siste a di e uazio i diffe e ziali so e il p e ede te pu esse e is itto o e u u i a e uazio e


vettoriale ponendo:

,,

con :

Def. Una soluzione del sistema

una funzione

,,

=(

, diffe e zia ile elli te allo , tale che

( ,

,,

):

U e uazio e diffe e ziale di o di e n pu essere ricondotta ad un sistema di n equazioni differenziali del

primo ordine, ponendo = , = , = , ,


= , da cui:

=
=

=
, , ,,
{ =
Pertanto non sar riduttivo studiare solo il caso delle equazioni di ordine 1.

Problemi di Cauchy

U e uazio e diffe e ziale a ui si danno delle condizioni iniziali detta Problema di Cauchy. Con
esattezza, u p o le a di Cau h he oi olge u e uazio e diffe e ziale di o di e n deve avere n
condizioni iniziali.
I tuiti a e te, pe isol e e u e uazio e diffe e ziale di o di e n occo e i teg a e n volte. Il che
dar luogo alla presenza di n osta ti a it a ie ella soluzio e delle uazio e ge e ale i e o le osta ti
derivano da come e perch differiscono le soluzioni generali). Per eliminare le n costanti sar necessario
imporre n condizioni iniziali (o altre condizioni anche in numero minore) che elimineranno le costanti,
rendendo unica la soluzione.
Esempio 6: Le uazio e diffe e ziale
costante reale.
Il problema di Cauchy

risolta da tutte (e sole) le funzioni

Sar pertanto risolto solo da quella funzione del tipo


= .

53

=
=

tale che

con C

= . Perci

Esempio 7: Il sistema

Non un problema di Cauchy, poich:


1. Non ci sono 4 condizioni;
2. Lu i a o dizio e p ese te o
soddisfatto da y.

u a

lim

o dizio e i iziale ,

a u li ite he de e esse e

Le uazio e diffe e ziale ha o e soluzio i:


=

Al variare di , ,
.
Perch valga il limite, devono essere =
=
E quindi la soluzione del sistema la funzione
Ma dete i a e ua do u e uazio e a
u i he tuttaltro discorso.

cos

= e
= .

=
.

ette o o soluzio i e do e esse si t o i o e ua do esse so o

Teorema di esistenza e unicit locali

otto oppo tu e ipotesi, tutta ia, possi ile ga a ti e lesiste za e lu i it a li ello lo ale della soluzio e
di un problema di Cauchy.
Def. Siano e . La funzione =
, , :
si dice Lipschitziana in
uniformemente rispetto a se esiste una costante > tale che

(cio Lipschitziana rispetto alla variabile

Def. Se ogni punto di esiste un intorno in cui =


, localmente Lipschitziana in
uniformemente rispetto a , allora si dice localmente Lipschitziana in uniformemente rispetto a .
In questo caso, pu dipe de e dalli to o. O e o se > tale che
, ,
si abbia

Se Lipschitziana in uniformemente rispetto a


Lipschitziana in uniformemente rispetto a .

in ogni compatto di allora localmente

Abbiamo un teorema di facile dimostrazione (si ricorre al teorema del valor medio di Lagrange) che fornisce
un facile criterio di verifica per la Lipschitzianit uniforme di in :

54

Teorema: Se

continua in e anche ogni derivata

uniformemente rispetto a .

lo , allora

localmente Lipschitziana in

A questo punto enunciamo una serie di risultati che ci permetteranno successivamente di dimostrare il
Teorema di Cauchy di esistenza e unicit locali della soluzione di un problema di Cauchy.
Innanzitutto:
Def. Sia , spazio metrico. Una funzione :
si dice contrazione se Lipschitziana con costante di
Lipschitz < < , cio se esiste un < < tale che
,

Def. Un punto
tale che =
una funzione con la retta = ).

detto punto fisso per f (i punti fissi sono quindi le intersezioni di

Teorema di Banach Caccioppoli (o Teorema delle contrazioni):


Sia

spazio metrico completo, allora ogni contrazione :

ammette uno e un solo punto fisso.

Dimostrazione:
Di ost ia o p i a lu i it del pu to fisso e poi lesiste za.
Sia :
, con , spazio metrico. Sia f una contrazione con costante
Siano ,
punti fissi per f:
Da
=
=

{
Cio
Ma

>

= (

= (

e quindi deve essere


,

+
+

= (
,

=
.

Si ottiene una successione crescente di disuguaglianze che, al passo n dar:

55

< .

Di ost ia o lesiste za di al e o u pu to fisso:


Costruiamo una successione che converge al punto fisso: sia
Consideriamo la successione + =
.
Si ha
Ma ancora,

<

Sia quindi

>

, valutiamo, usando la disuguaglianza triangolare:


,

Per
+
convergente in .

=
,

e quindi, poich lo spazio metrico

completo, si ha che la successione

Sia
{

Un problema di Cauchy. Abbiamo gi visto che studiare il caso delle equazioni di ordine 1 non riduttivo,
poi h ad u e uazio e di o di e n possiamo sempre associare un sistema di equazioni di ordine 1.
I t odu ia o o a lope ato e integrale di Volterra, un operatore

( ,

Esso agisce sullo spazio delle funzioni a valori nello spazio delle funzioni .
Ri o dia o he li teg ale di u etto e il etto e degli i teg ali
Sia ora

in un opportuno intorno di

=[
=

( ,

+ ]. Allora si ha

Poich
, e deve essere continua in affinch esista almeno una soluzione al problema di Cauchy,
possibile integrare a sinistra e a destra come segue:

( ,

Cio

Quindi se

56

( ,

risolve il problema di Cauchy, allora

( ,

pu to fisso pe lope ato e i teg ale di Volte a.

Inoltre, se
integrale), da

isol e le uazio e i teg ale di Volte a, poi h

Si ha

E quindi risolve il problema di Cauchy.


Abbiamo cio dimostrato:

( ,

( ,

continua (e quindi ammette

( ,

Teo e a di e uivale za o le uazio e i teg ale di Volte a :


Sia
{

Un problema di Cauchy con continua in tutte le sue variabili e localmente Lipschitziana in


uniformemente rispetto a .
Allora, una funzione
integrale di Volterra:

he soluzio e del p o le a di Cau h , soddisfa a he le uazio e


=

( ,

Viceversa, se

soluzio e delle uazio e i teg ale di Volte a, allo a


soluzione per problema di Cauchy.

ed

Perch tutto ci?


Pe h o a i asta di ost a e he le uazio e i teg ale di Volte a u a o t azio e i u oppo tu o
intorno del punto
,
. Cos facendo, poich ogni contrazione ammette un solo punto fisso e una

soluzio e del p o le a di Cau h u pu to fisso pe le uazio e i teg ale di Volte a, pe il Teo e a di


Banach Ca ioppoli, si ottie e la tesi dellu i it del pu to fisso pe le uazio e i teg ale di Volte a, io
lesiste za di u a sola fu zio e he isol e il P o le a di Cau h . Pea o di ost he la sola o ti uit di

suffi ie te a ga a ti e lesiste za di ual he soluzio e,


momento, enunciamo il:

a o lu i it, o e ed e o poi. Per il

Teorema di Cauchy (di esistenza unicit locali):


Sia : +
, con aperto. Se
1)
continua in ;
2) f (localmente) Lipschitziana in uniformemente rispetto a ;
Allora
Cauchy

57

esiste un

>

tale che esiste una funzione :

che risolve il problema di

{
Tale

unica, nel senso che ogni altra soluzione in

del Problema di Cauchy coincide con .

Dimostrazione:
Sia

lope ato e integrale di Volterra.

:=

( ,

Utilizzia o le ui ale za o le uazio e i teg ale di Volte a, e o e i sia o p oposti p i a di


enunciare il teorema, cerchiamo un opportuno in cui esso risulti una contrazione. Questo significa che
dobbiamo cercare uno spazio metrico completo tale che
(cio che se
) e in cui

possibile applicare il teorema di Banach Caccioppoli.


Siano , > tali che il cilindro {
contenuto in .
Sia

lo spazio delle funzioni continue in un certo


={

:|

} sia interamente

(ancora da determinare) il cui grafico contenuto in :

Con la metrica Lagrangiana, questo spazio metrico completo (lo abbiamo dimostrato).
Ora dobbiamo solo scegliere il adatto che soddisfi:
1.
2.

sia una contrazione in ;


allora

Innanzitutto, se

continua in

. Sia dunque

= ma
,

Per ogni

E quindi perch

( ,

58

| ( ,

deve essere

. Sia quindi

Siccome (localmente) Lipshitziana in


al compatto . Siano ,
.

uniformemente rispetto a , esiste una costante

<

relativa

E ui di si ha he lope ato e i teg ale di Volte a u a o t azio e se

<

Pertanto, ponendo:
min { , } e < , in lope ato e i teg ale di Volte a u a o t azio e, pe
cui ammette un unico punto fisso, per cui la soluzione del problema di Cauchy unica.
Notia o he lipotesi di Lips hitzia it ispetto alla a ia ile
sufficiente che sia

che la sua derivata rispetto a

non restrittiva pi di tanto poich

siano continue in un compatto.

possibile ricostruire ricorsivamente la soluzione del problema di Cauchy nel modo seguente:
=

,,

( ,

(metodo delle approssimazioni successive).


No se e e
e o di ost a e lasserto, perch la definizione ricorsiva data esattamente la stessa di
uella fo ita pe di ost a e lesiste za del pu to fisso el teo e a di Ba a h Caccioppoli. Infatti, se
una contrazione, allora la successione degli { } definita da
+ =
convergente al punto fisso.
In questo caso abbiamo definito la successione come
+ =
Corollario (del teorema di Banach Caccioppoli):

Sia :
con , spazio metrico completo. Se esiste una iterata
una contrazione, allora ha un unico punto fisso.

volte, che

Dimostrazione:
Poich
una contrazione, per il Teorema di Banach Caccioppoli esiste un unico punto fisso
per .
Poich
+

Posto

E quindi anche
punto fisso per
Banach Caccioppoli, deve essere

59

(
= (

= (
=

a ui di, pe lu i it del pu to fisso do uta al teo e a di

Quindi

punto fisso per .


=

Cerchiamo altri punti fissi per . Sia

Per cui

allora

= (

Grazie a questo corollario del Teorema di Banach Caccioppoli, per induzione possibile dimostrare, con
le stesse notazioni del Teorema di Cauchy, che

Ma

Ed quindi possibile trovare un


senza dover ipotizzare

per cui la costante che moltiplica

definitivamente <

anche

< . Pe il o olla io p e ede te, il pu to fisso dellope ato e i teg ale di Volte a

ancora unico e quindi si perviene alla tesi del Teorema di esistenza e unicit locali ponendo

min { ,

Esistenza e unicit di soluzioni globali

Dato il problema di Cauchy


{
Con :

, continua in e localmente Lipschitziana in

uniformemente rispetto a , il Teorema di

Cauchy garantisce che, per

esiste u u i a : [

+ ]

< min { ,

soluzione del problema di Cauchy.

Cionondimeno, riformulando il problema di Cauchy:

60

Per lo stesso Teorema esistono


esiste u u i a : [

|e

che coincide con

= min { ,

}tale che

laddove si intersecano i due

intervalli e .
Ma ui di a ia o esteso la soluzio e alli te allo [ ;
+
o u este sio e a si ist a .
Ci si domanda fino a quando possibile estendere la soluzione.

Se

molto piccolo e questo implica che

(cio se la funzione cresce molto velocemente), il termine

] (in modo analogo si procede

al procedere di k in
+=
< , la funzione soluzione cresce sempre pi velocemente (a
modi asintoto) e quindi non possibile trovare un rettangolo sufficientemente alto che la racchiuda tutta.
Questo o po ta li possi ilit di supe a e e ui di li possi ilit di estendere la soluzione oltre
li te allo
[ , + ].
Passiamo alla dimostrazione di un teorema di esistenza e unicit in un intervallo prefissato [ ,

Teorema di esistenza e unicit globali


Sia
,
con :
.
Se in S valgono le ipotesi per del teorema di Cauchy e se inoltre:
Esistono due costanti ,
tali che

(cio ha una crescita al pi lineare).


Allora la soluzione del problema di Cauchy

{
definita in [ ,

Dimostrazione:

e sia {

Sia

Baster dimostrare che fissato

].

in modo tale che

}.

sempre possibile trovare un , eventualmente

dipendente da
,
, in modo che = min { , } si mantenga maggiore o uguale di una quantit
fissata . In questo caso si otterrebbe che muovendosi da con passi lunghi si raggiungerebbe in
un numero finito di passi (analogamente per ).
Sia dunque

tale che . Se

allora, per un certo

e quindi +

Usa do lipotesi di es ita al pi li ea e di

Se la diseguaglianza valida

61


si ha

>

+
+

ancora da determinare,
+ .

allora possibile passare al max:

M = ma
,

Quindi si ottiene

Scegliendo

si ha

Perci
= min { ,

Che siccome non dipende dal punto iniziale

+
min { ,

}=

conclude la dimostrazione del teorema.

Dipendenza delle soluzioni dai dati iniziali e da eventuali parametri

Nella vita reale, raramente possibile misurare perfettamente i dati di un problema. Si pensi, per esempio,
ad un esperimento di fisica in cui occorre misurare la velocit di un corpo. Poich si ricorrer a degli
strumenti per misurare lo spazio e il tempo percorso e trascorso (un metro e un cronometro, per esempio),
sar decisamente impossibile, dato che ogni strumento di misura ha una sensibilit, non commettere un
certo errore di misurazione sui dati.
Ad una variazione dei dati iniziali, inoltre, segue inevitabilmente una variazione della soluzione, cio una
propagazione degli errori. Ci chiediamo quanto sensibile la soluzione ad un errore sui dati iniziali.
Mettiamoci nel caso sufficientemente generale delle equazioni vettoriali di ordine 1. Potremo dimostrare il
teorema che veramente ci interessa, partendo dal Lemma di Gronwall:
Lemma di Gronwall:
Siano intervallo, sia
Se
Allora

. Siano , :

due funzioni non negative e continue in . Sia

+ |

Dimostrazione:
Sia
. Poniamo

= + |

Si ha

62

|
|

+ |

Ma per ipotesi

e due fu zio i so o u a
> , si ha:

Se

<

baster porre

e quindi

i o e dellalt a, li teg ale p ese a le disuguaglia ze e ui di, poi h

|=

ln

e ripetere il ragionamento.

Grazie al precedente lemma possiamo dimostrare il Teorema seguente:


Teorema: Sia :

, sia

e siano ,

>

tali che il cilindro

={ ,
: | |
,
, continua
} sia interamente contenuto in . Sia =
in , sia essa localmente lipschitziana in uniformemente rispetto a con costante di Lipschitz .
Sia

Siano

= ma
,

Allora per |

con

| < min { , , } si ha

.
|
e( ,


Cio le soluzioni dei problemi di Cauchy con dati iniziali ( ,
soluzione del problema di Cauchy.

sono molto vicine alla reale

Dimostrazione:
Si ha

Ne segue che

+ [

+ |

La tesi segue dal Lemma di Gronwall considerando

= .

Grazie a questi risultati possibile dimostrare il Teorema di Peano che si occupa della sola esistenza di
soluzioni di un problema di Cauchy.

63

Teorema (di Peano)


Sia : +
continua. Allora esiste un

ammette almeno una soluzione in

= min { , } ove

uguale ampiezza:

[ ,

tale che il problema di Cauchy:

+ ].

Dimostrazione:
Di ost ia o lasse to pe il se i i te allo [ ,
Sia
,
e sia = { ,
: | |
Posto

>

+ ].

} .

ipa tia o li te allo [ ,

+ ] = [
=

+ ] in

]=
=

sottointervalli di

E definiamo una successione di funzioni che, grazie al teorema di Ascoli Arzel, dimostreremo
convergere in uniformemente in .
Sia quindi:

=
Notiamo che le
avendo fissato
Si ha anche per

se:

( ,

( ))

sono ben definite, in quanto il valore in


in , , possibile calcolarla in tutto .
, :

Supponendo vero ci anche per


( ,

=
,

Qui di o u a aloga diseguaglia za si ha:

Segue la corretta definizione di

in .

, allora:

=[

( ,

se:

con >

dipende dai valori assunti in

( ))

in

con:
,

Inoltre sono continue in e la successione { } equilimitata. Infatti, si ha:

64

, quindi

Ed equicontinua, poich fissati

Anzi ogni

( ,

( ))

lipschitziana in .

Segue che, per il teorema di Ascoli Arzel, poich la successione definita su un compatto, ed
} che converge uniformemente in a

equicontinua, nonch equilimitata, esiste una sottosuccessione{


una funzione .

poich la convergenza uniforme e tutte le funzioni della successione sono lipschitziane.

Inoltre, poich la convergenza uniforme allora:

uniformemente rispetto a .

Ora f continua su compatto, quindi uniformemente continua, allora la funzione composta:


( ,

( ))

( ,

) per

+ uniformemente

Data la convergenza uniforme, allora:


lim

= lim

( ,

))

lim

( ,

))

Ovvero:
=

( ,

Che esse do le uazio e i teg ale di Volte a, e ui ale te ad u a soluzio e del P o le a di Cau h .
Esempio 8:
Il problema di Cauchy

Ha almeno tre soluzioni su tutto . Infatti:


= ,

= {(

{
)

<

=
=
,

Risolvono tutte e tre il problema di Cauchy.


La pe dita dellu i it delle soluzio i do uto al fatto he

65

= { (

, .

<

Equazioni lineari di ordine n

U e uazio e diffe e ziale li ea e di ordine


+

Cio

Ci p opo ia o di dete
Laddove
per
:

u e uazio e diffe e ziale ella fo

i a e li sie e delle soluzio i delle uazio e diffe e ziale li ea e ge e i a.

possi ile is i e e le uazio e diffe e ziale i fo

=
=

I a zitutto otia o he alle uazio e diffe e ziale


une uazio e o oge ea, io u e uazio e del tipo

ale di ide do og i te

i e

possibile associare

a o

Sia il massimo intervallo di continuit dei coefficienti

Notiamo che se
e
sono soluzioni in delle uazio e diffe e ziale o oge ea, allo a og i lo o
o i azio e li ea e lo . I fatti, defi e do lope ato e
:

+
=

Otteniamo
(

= (

+ (

Se poi ,

so o soluzio i dellequazione differenziale non omogenea, allora la loro differenzia


u a soluzio e dello oge ea asso iata. I fatti:
(

66

= (

In generale:
Teo e i sulle soluzio i di u e uazio e diffe e ziale li ea e di o dine n
1.
, se , , sono soluzioni delle uazio e diffe e ziale o oge ea i
combinazione lineare lo .
2.

, lu i a soluzio e i

la funzione identicamente nulla.

, allora ogni loro

del problema di Cauchy

+
=
= =

Ci p opo ia o o a di des i e e esatta e te li sie e delle soluzio i delle uazio e diffe e ziale o
omogenea. A tal proposito, immaginiamo che esse dipendano in generale da parametri. In che modo?
Di ost ia o he lo spazio delle soluzio i dello oge ea asso iata u o spazio etto iale di o di e n
dimostrando che generato da funzioni , , .
A tal proposito introduciamo la matrice Wronksiana di , , , come la matrice
=
Il suo determinante,

(detto brevemente wronksiano) una funzione :

e:

Teorema sul wronksiano:


Se , , so o i teg ali pa ti ola i dello oge ea asso iata, allo a
1. Esiste un punto
tale che
=
, , sono linearmente dipendenti;
2. Esiste un punto
tale che

, , sono linearmente indipendenti.


Dimostrazione 1:

Sia =
Se

,,
=
sistema

Ammette una soluzione =

,,

. Quindi la funzione
=

tale che
=
= =
= e isol e lo oge ea asso iata. Qui di, pe il Teo e a
precedente (punto 2), essa la funzione nulla. Cio

67

Viceversa, se

Derivando

volte si ottiene il sistema

Ha una soluzione non banale e quindi


Dimostrazione 2:

Sia
. Allora risultano , , linearmente indipendenti. Altrimenti, per il punto precedente,
esisterebbe un valore
tale che
= , o t addi e do lipotesi del o ksia o o ullo.
Viceversa, se le , , sono linearmente indipendenti, allora deve essere

per il punto
1.
Da questo teorema segue immediatamente che
Corollario:
Se

so o i teg ali pa ti ola i delle uazio e o oge ea asso iata, allo a

oppure

Ora dobbiamo dimostrare che ogni equazione lineare omogenea di ordine n ammette sempre n integrali
li ea e te dipe de ti e he og i i teg ale delle uazio e o o oge ea si esp i e o e so
at au a
ualu ue o i azio e li ea e degli i teg ali dello oge ea e di u a ualu ue soluzio e della o
omogenea:
=

Teorema di esistenza di n integrali indipendenti

Sia [ , ] intervallo, una qualunque equazione differenziale lineare omogenea di ordine n ammette sempre
n integrali linearmente indipendenti.
Dimostrazione:
Sia
[ , ]. Sia la matrice di identit .
= , , esiste una e una sola soluzione del problema di Cauchy

=
= ,
Ove

se

se = .

Allora si ha che
= det =
Per il teorema sul wronksiano, allora,

68

[ , ] e le

,,

sono linearmente indipendenti.

Teorema di unicit della n-upla di costanti


Siano , , n i teg ali pa ti ola i e li ea e te i dipe de ti delle uazio e li ea e o oge ea i [ , ].
Allo a li teg ale ge e ale dello oge ea asso iata dato
=

Dimostrazione:
Dobbiamo dimostrare che
[ , ] esistano n costanti tali che
lu i a soluzio e del p o le a di Cau h

Il sistema

Dove

,,

=
=

, pe li dipe de za li ea e delle

La funzione
=

soluzio e del P o le a di Cau h . Da ui lasse to.

,,

ette u u i a soluzio e

,,
+

A ia o ui di di ost ato he li sie e delle fu zio i he isol o o lo oge ea asso iata u o spazio
vettoriale di ordine generato dalle funzioni , , .
Pe losse azio e i iziale he i i o da he la diffe e za t a og i soluzio e delle uazione differenziale non
o oge ea u a soluzio e dello oge ea asso iata, giu gia o alla o lusio e he li teg ale ge e ale
delle uazio e diffe e ziale li ea e
=

Ove

una qualunque soluzione della non omogenea.

69

Capitolo 6 Metodi risolutivi per alcune equazioni


differenziali ordinarie

Equazioni differenziali lineari del primo ordine

Co side ia o le uazio e diffe e ziale

e e hia o di dete

i a e li sie e delle soluzio i.

Esempio 1: Determinare tutte e sole le funzioni tali che

Poich

u a ua tit se p e positi a, t a lalt o , si ottie e:

Notiamo che moltiplicando ambo i membri per

= (

Possiamo integrare ambo i membri rispetto alla variabile :


(

E quindi
=

+ )

In generale, il termine
detto fattore integrante ed quel fattore per cui si moltiplicano ambo i
e
ii
odo tale da i o du si ad u a de i ata di u a fu zio e p odotto a si ist a delluguale.
E i ge e ale, il fatto e i teg a te delle uazio e diffe e ziale
=
una qualsiasi primitiva di
.

la funzione

Quindi, moltiplicando tutto per il fattore integrante:

70

+ )

dove

Equazioni differenziali lineari omogenee di ordine n a coefficienti costanti

Con equazione lineare omogenea di ordine n a coefficienti costanti i te dia o u e uazio e diffe e ziale
del tipo

Ove ogni

una costante numerica.

Dete i ia o li sie e delle soluzio i di uesta e uazio e diffe e ziale cercando dapprima una generica
soluzio e delle uazio e, he hia e e o
, cercando tale soluzione tra le funzioni del tipo :

Se =
troviamo:

isol e le uazio e diffe e ziale, allo a, esse do

Raccogliendo il termine

la sua derivata k-esima,

e semplificandolo (si pu fare, dato che sempre strettamente positivo):


+

Il polinomio di grado n elli og ita , he asso iato alle uazio e diffe e ziale, detto polinomio
caratteristico e pe ette di la o a e o le uazio e diffe e ziale agio a do su u e uazio e poli o iale.
Gli zeri del polinomio caratteristico sono gli esponenti che rendono
omogenea.
Pe il teo e a fo da e tale dellalge a, le uazio e
Ammette

soluzio e delle uazio e li ea e

radici complesse coniugate contate con le loro molteplicit.

Distinguiamo allora due casi: reale e non reale:

1. Se un numero reale ed soluzione di


+ + +
+
= con molteplicit
, allora dar luogo a ge e ato i dello spazio delle soluzio i delle uazio e diffe e ziale.
Queste funzioni sono costruite nel modo seguente:

Notiamo che se

per ogni

Teorema: Le funzioni

,,

allora

,,

cos trovate sono linearmente indipendenti.

Dimostrazione: Consideriamo una generica combinazione lineare nulla delle

+ +
=

Dividendo tutto per

si ottiene

71

,,

Derivando ambo i termini


Dividendo tutto per

Dividendo per
ottiene

Essendo

e derivando ancora si ottiene

e derivando a o a, e ite a do il p o edi e to, all esi a de i azio e si

Ripetendo il ragionamento per , ,


io og i olta di ide do pe tutti i te i i t a e il se o do,,
l esimo e derivando, si ottiene che anche le altre costanti devono essere nulle.
Ma quindi la combinazione lineare nulla delle , ,
uella a ale, da ui li dipe de za.
2. Se non un numero reale ed soluzio e delle uazio e

= ,

allo a pe il teo e a fo da e tale dellalge a a he uno zero del polinomio caratteristico.


Sia quindi

+ sin

]+

[cos

, si ha la soluzione

In modo analogo, a =
si associa
[cos sin ].
Allora, una qualunque combinazione lineare tra le due soluzioni:
[cos

[cos

sin

soluzio e pa ti ola e dello oge ea asso iata, fa e do u po di o ti:


[

cos

+ sin

].

Scegliendo opportune costanti possibile ottenere una combinazione lineare a coefficienti reali.
In particolare la soluzione = + del polinomio caratteristico d luogo, insieme alla sua
coniugata, a due funzioni:
sin e
cos .

Pertanto, se e sono zeri del polinomio caratteristico, entrambe di molteplicit

cos

sin

cos
sin

,,

,,

, allora

cos

sin

Sono
fu zio i li ea e te i dipe de ti elli sie e dei ge e ato i dello spazio delle soluzio i
delle uazio e li ea e a oeffi ie ti osta ti o oge ea.

72

Tirando le somme: una volta ricavato il polinomio caratteristico, dette , ,


soluzioni distinte reali,
con molteplicit , , , e
,,
soluzioni complesse e non reali, con + = e
molteplicit rispettivamente , , , , , li sie e delle soluzio i delle uazio e li ea e o oge ea
dato dalle combinazioni lineari delle funzioni:

sin

sin

,
,

,,

,
,

sin

,,

,,
,,

sin

sin

,,
,,

sin

Equazioni differenziali lineari a coefficienti costanti non omogenee

Affrontiamo due metodi per risolvere equazioni differenziali a coefficienti costanti non omogenee:
+

appia o al ola e li sie e delle soluzio i


pa ti ola e delle uazio e o o oge ea e so
-

dello oge ea asso iata. Ci asta t o a e u a soluzio e


a la a
.

Metodo 1

Se
=
sin
oppure
=
cos
(ove
un polinomio di grado m) , allora
u a soluzio e delle uazio e diffe e ziale o o oge ea si pu i a a e se pli e e te e sa ella fo a
[

cos

Ove la molteplicit algebrica del numero complesso +


el poli o io a atte isti o delle uazio e
differenziale omogenea, mentre
e
sono polinomi dello stesso grado di
.
Una volta impostata la funzione

cos

Ca didata soluzio e delle uazio e diffe e ziale, asta po e


=

E ricavare

, ,,

,,

odo tale he sia isolta le uazio e diffe e ziale.

Attenzione: questo metodo funziona solo per equazioni differenziali lineari.

73

Metodo 2(variazione delle costanti arbitrarie)

Chiamiamo
=
+ +
la ge e i a soluzio e dello oge ea asso iata. O a o o e
trattare le , , costanti come fossero funzioni a se stanti e cerchiamo una soluzione particolare
delle uazio e diffe e ziale o o oge ea po e do
=

Derivando volte la e imponendo e imponendo le


libert che si creano man mano che si deriva):

+
+

+
+

(imposte solo per semplificare i conti delle derivate di

condizioni (che andranno a riempire i gradi di

=
=

).

Le derivate risultano, a questo punto:

=
=

+
+ +
+

(cio le condizioni imposte ci hanno permesso di derivare

come se le

fossero costanti.

Derivando nuovamente si ottiene:

E imponendo che

essa a siste a o le o dizio i p e ede ti:

+
+

+
+

,,

Che ha come incognite le derivate prime delle funzioni


le funzioni che inserite in
=

=
=

= ( , ,

74

soddisfi le uazio e differenziale si ottiene:

Questulti a o dizio e,

Si ottiene il sistema

. Integrando ogni derivata prima si ricavano

Restituiscono una soluzione particolare della non omogenea.

Equazioni di Bernoulli

U e uazio e di Be oulli u e uazio e diffe e ziale della fo

Ponendo

si ottiene:

Risol e do le uazio e diffe e ziale e i a a do

E ui di le uazio e diffe e ziale di e ta

, . Supponendo anche

I casi = , sono banali. Quindi supponiamo


per :

a:

possiamo dividere tutto

si a i a alla soluzio e delle uazio e diffe e ziale.

Equazioni di Riccati

U e uazio e di Ri ati u e uazio e del tipo

Notiamo che se

allo a le uazio e u a Be oulli.

Per questo tipo di equazioni differenziali non esiste un metodo generale di risoluzione, ma una volta
dete i ata u a pa ti ola e soluzio e delle uazio e di pa te za sia o i g ado di i a a e tutte le
soluzioni.
Se

la soluzione particolare trovata, allora ponendo

+ si ottiene:

Qui di, sostitue do elle uazio e differenziale e facendo due conti:

Equazioni di Eulero

= [

] +

Sono equazioni della forma


+

Dove le
sono costanti. Ci si riconduce al caso delle equazioni differenziali a coefficienti costanti ponendo
= se cerchiamo soluzioni nel semipiano > e = se invece le vogliamo cercare in < .

75

> , ponendo

Cerchiamo le soluzioni nel semipiano


= ln
, da cui:

=
=

, cio = ln

ln

ln

. Ponendo

, si ha

e os ia sostitue do i fi e, si ottie e u e uazio e a oeffi ie ti osta ti del tipo:

odo a alogo si p o ede pe

< .

i o e e essa io dete i a e li sie e delle soluzio i dello oge ea asso iata, al fi e di t o a e tutte
le soluzioni della non omogenea, come abbiamo gi visto (nel caso > ) occorre porre
= ,
tornando alla variabile , la soluzio e dello oge ea asso iata a e ata t a le fu zio i del tipo :
=

ln

To a do ui di alle uazio e i iziale ella a ia ile , e hia o li teg ale ge e ale dello oge ea

come una funzione nella forma

Infatti, derivando k volte


si ottiene

+
e quindi sostituendo ci
elle uazio e diffe e ziale i si it o a o u te i e
che pu essere raccolto ed eventualmente
se plifi ato pe poi isol e e u e uazio e poli o iale elli og ita N he de e esse e eguagliata a pe
isol e e le uazio e:

!+

!+

]=

Per il teorema fondamentale dellalge a si pu fa e u dis o so a alogo a ua to detto pe le e uazio i a


coefficienti costanti e si perviene che lo spazio n-di e sio ale delle soluzio i dello oge ea asso iata
generato dalle n funzioni (usando termini analoghi al caso delle lineari a coefficienti costanti):

sin
sin

76

, ln

, ln
, ln
, ln
, ln
, ln

, , ln

, , ln
, , ln
sin
, , ln
sin

, , ln
, , ln

sin

sin

Equazioni a variabili separabili del primo ordine

U e uazio e a a ia ili sepa a ili si p ese ta ella fo

Laddove

possibile dividere tutto per

e ottenere:
=

Da ui, e ide zia do la osta te da ui dipe de li fi it delle soluzio i:

e le uazio e diffe e ziale ha a he delle condizioni iniziali, cio si ha un problema di Cauchy, allora non
isog o di fa t oppi o ti pe dete i a e la osta te. Basta i teg a e fi da su ito elli te allo
[ , ].

E ui di, i seguito alla sostituzio e, li te allo di i teg azio e delli teg ale si ist o di e ta:

77

Capitolo 7 Curve in e forme differenziali


Una curva in una funzione : [ , ]

detta sostegno.

Def. Una curva si dice chiusa se

o ti ua. Li

Una curva si dice semplice se non ha auto-intersezioni, cio se


[ , ].
=
,
[ , ] e

Una curva si dice regolare se


essere
= .
La regolarit di

=(

Se

Il vettore

la regolarit della curva. Per esempio, se la funzione

oppure

anche chiuse, allora devono

che definisce la curva

u e o fi ito di pa tizio i delli te allo

la parametrizzazione della curva.

), allora

= ,

[ , ] e se

derivabile con continuit a tratti, allora la curva a t atti i u


[ , ]) ed nei punti di raccordo.
In termini spicci,

[ , ]

agi e di [ , ] attraverso :

=(

) e in generale

il vettore tangente alla curva in un suo punto ed detto vettore velocit, mentre il vettore

indica la concavit della curva in un punto e la sua accelerazione.

Le curve nel piano, cio le :

hanno come sostegno il grafico di una curva parametrizzata da .

Notia o i olt e, ellese pio delle u e pia e, he se u a fu zio e

allora il suo grafico il


grafico di una curva regolare, poich, per esempio, la parametrizzazione banale
=( ,

=( ,

Lunghezza di una curva

Come possiamo determinare la lunghezza di un arco di curva?

78

Gua da do il diseg o sop a, si effettua u a pa tizio e delli te allo su ui essa defi ita e si so
a o le
lunghezze dei segmenti in figura. Ci si aspetta che il sup al variare della partizione restituisca la lunghezza
della o. Questa lidea di fo do.
Sia quindi { =

Posta

=(

,,

<

<

<

= } una partizione di [ , ] in

sottointervalli.

, la quantit

<

Rappresenta la lunghezza della corda che unisce (


,

= (
=

a (

i ottie e u app ossi azio e della lu ghezza della u a.


Definiamo la lunghezza di :

Se

Teorema di rettificabilit:
[ , ]. Se
Sia : [ , ] ,

Se a tratti, basta suddividere


intervalli.

sen in [ , ]

79

. Sommando

= sup

rettificabile.

rettificabile, allora

negli intervalli in cui e sommare gli integrali sui singoli

continua, allora la lunghezza del suo grafico (ossia del sostegno della curva
) data da:

Esempio 1: La lunghezza della curva

come

una quantit finita, si dice che

Corollario:
Se : [ , ]
=( ,

= +[
=

, sen

]
[ , ], la lunghezza del grafico della funzione

non rettificabile. Infatti, essa interseca


lasse

negli infiniti punti di [ , ] che sono


=

nella forma

. La lunghezza

della o di u a si u a e te pi g a de
della somma delle lunghezze dei segmentini
che collegano perpendicolarmente ogni
estremo di allasse . Consideriamo uno di
questi segmentini (figura sotto).

la lunghezza del segmento che unisce gli estremanti relativi di


allasse

(gli estremanti sono i punti del tipo


+
+

e quindi le loro immagini sono

Quindi la lunghezza di un singolo segmento


La
+

+
+

+
+

+
+

+
+

Ma la serie armonica diverge e quindi diverge anche


Cambiare parametrizzazione non cambia alcune propriet di una curva. Definiamo una relazione di
equivalenza tra curve. Sostanzialmente vogliamo che due curve siano equivalenti se hanno lo stesso
sostegno. Cio
Def. Due parametrizzazioni : [ , ] e : [ , ]
diffeomorfismo (funzione con inversa ) : [ , ]
=

80

sono equivalenti ( ) se esiste un


[ , ] tale che

+
+

Fortunatamente, questa relazione di equivalenza conserva la maggior parte delle propriet sopra
enunciate, quali la semplicit, la chiusura e la regolarit.
Inoltre
Teorema: Siano

due parametrizzazioni equivalenti della stessa curva. Allora

Dimostrazione:

Posto

Poich

otteniamo

In realt, portando fuori


anche vero che se <

= ( (

dalla norma, ci sarebbe da mettere il valore assoluto.


allora significa che

Orientazione di una curva

Date due curve equivalenti

diremo che esse sono equiorientate se il diffeomorfismo che le

corrisponde ha derivata sempre positiva (usando gli stessi termini del paragrafo precedente
Infatti, ricordiamo che essendo
contrario, dato che

un diffeomorfismo non pu essere che

invertibile e la sua inversa derivabile con continuit,

ui di si a e e he li e sa o de i a ile o o ti uit . Qui di, poi h


derivabile e la derivata continua, deve essere > o < .

> ).

per qualche (in caso


(

, e

e poich

Quindi abbiamo ripartito le classi di equivalenza rispetto alla relazione definita nel precedente paragrafo in
due sottoclassi di equivalenza:
[ ]

[
[

]
]

I simboli + e sono del tutto arbitrari. Per esempio, possiamo pensare a [ + ] o e li sie e delle u ve
equivalenti a
o la sua stessa o ie tazio e, oppu e o e li sie e delle fu zio i e ui ale ti a con

orientazione da destra a sinistra.


Li t oduzio e dello ie tazio e i fa api e he le pa a et izzazio i i pe etto o di studia e u a u a
non solo dal punto di vista analitico del sostegno, ma anche dal punto di vista del senso di percorrenza e

81

della velocit di percorrenza.


Una parametrizzazione, cio, ci dice con che velocit tangenziale, con che accelerazione, e con che verso di
percorrenza, viene percorsa una curva.

Una volta definito il senso della scrittura

]
, che puramente arbitrario, ci sar pi comodo scrivere
[ ]
[

Ora dobbiamo trovare un rappresentante adeguato per la classe di equivalenza di .


A tal proposito defi ia o lascissa curvilinea come una funzione : [ , ]
=

= ,

Sostanzialmente una sorta di contachilometri. Infatti


regolare

Quindi se

conseguenza esiste una

= =

>

> .

Chiamando

Poich

e lo ie tazio e di

con

( (

)=

=
=

E quindi

82

e quindi un diffeomorfismo e quindi invertibile. Di

Ma mentre rappresenta la velocit di percorrenza, no. Infatti

tale che

= (

Abbiamo quindi costruito una

[ ,

( (

=
=

stata conservata, visto che

Questo si traduce nel fatto che si esprime in "

contachilometri.

Def. Sia :
su come

[ , ]

" a riprova del fatto che la funzione


. Defi ia o lintegrale curvilineo di

regolare o regolare a tratti. Sia :

Li teg ale u ili eo i a ia te ispetto al a


Perci possiamo generalizzare e scrivere

io di pa a et izzazio i e a he ispetto allo ie tazio e.

Con classe di equivalenza di . Notiamo anche che la definizione data ha senso. Infatti, per quanto detto
prima

Questo i teg ale app ese ta la ea della supe fi ie ellipe spazio elati a alla est izio e della fu zio e
agi e segue te, he po ta u ese pio i
alla curva , o e ost a li

Notiamo che se (

83

allo a li teg ale

restituisce la lunghezza della curva . Infatti:

Cenni sulla dualit

Da un spazione vettoriale. Una funzione lineare :


detta funzionale lineare.
} detto spazio duale su .
Li sie e dei fu zio ali li ea i
={ :

a sua volta uno spazio vettoriale e se dim = < alloradim


= .
Per individuare
possiamo sfruttare il fatto che e
so o iso o fi e dete
{ , , } di att a e so liso o fis o.
Costruiamo {

La mappa

,,

} base di

i a e li

isomorfismo non canonico tra

costituita da funzionali lineari in modo tale che

agi e della ase

Se in definita una forma bilineare , non degenere (cio una , :


tale che
possi ile e de e a o i o liso o fis o io e de lo i dipe de te dalla s elta
( ,
della base).
Infatti,

fissato,

, un funzionale lineare su , cio

. Quindi ad ogni vettore

di possibile associare un funzionale lineare dato dal prodotto interno tra quel vettore e un qualsiasi
altro vettore di . Non solo:
Teorema di Riesz:

!
tale che (

Forme differenziali

=( ,

Per quanto detto sopra


e possia o defi i e liso o fis o he asso ia alla ase a o i a di
una base di
nel modo seguente: = , ,
Ove

il funzionale lineare tale che

Come lavora questo


sui vettori di ?
Sia
, possiamo scrivere questo vettore come combinazione lineare dei vettori della base canonica:
=

Perci

84

applicato a
(

si pu calcolare nel modo seguente:


(
=

)=
=

Tutti gli addendi sono nulli tranne il - esimo ove


(

e quindi

Quindi ,
una forma bilineare che associa ad ogni vettore di la proiezione di quel vettore sul esimo asse (cio restituisce la - esima componente del vettore).
un aperto di . Una funzione :

Def. Sia

che associa ad un vettore

detta campo vettoriale su A.

Quindi

la funzione

il vettore

lavora nel modo seguente:


(

,,

Quindi assegnare un campo vettoriale significa assegnare funzioni che associano ad un punto dello spazio
- dimensionale un vettore - dimensionale. In potremmo visualizzare un campo vettoriale, per
esempio, nel modo seguente:
Se continua in A, allora il campo vettoriale si
dice continuo.

Lavoro di un campo lungo una curva

Def. Sia quindi :

A. Si chiama Lavoro di

continuo e sia : [ , ]
lungo

e si indica con

Ove il versore tangente alla curva e

una curva regolare il cui sostegno sia contenuto in


li teg ale:

( ,

la coordinata curvilinea.

e segue he possi ile al ola e espli ita e te li teg ale suddetto: poi h
(

85

)=

E poich
=

Otteniamo

= ( ,

Ma
(

=
=

Da cui

),,

=
=

Alt e p op iet del la o o so o: li a ia za ispetto a curve equivalenti a

con la sua stessa orientazione.

Inoltre, se le due curve sono equivalenti, ma hanno orientazioni opposte, allora

Esempio 1: Sia
{

,
,

:
:

( ,

= ( ,

un campo vettoriale e siano

due curve in

=[

Si ha
,

, =

] =

Osserviamo che:
Inoltre

il triangolo percorso in senso orario:

Esempio 2: Consideriamo una massa


nel punto
.

86

posta ello igi e degli assi a tesia i di e una massa

posta

Sia


che si muove in un campo gravitazionale dovuto alla

In sostanza siamo in presenza di una massa


presenza di una massa
ello igi e.
Supponiamo che la massa si muova lungo la curva
=

da un punto iniziale

e calcoliamo il lavoro che il campo vettoriale compie su

E osserviamo che

, =

he li teg a da a

iata di segno.

, = (

ad un punto finale

,
+

, ]=

, )

Ne segue che:
,
,

Osserviamo che

, se

e hanno gli stessi estremi. Inoltre, se

= , cio se la curva

hiusa, allo a li teg ale ullo. Li teg ale lu go u a u a hiusa detto circuitazione e si indica col
simbolo . Quindi si ha, in questo caso
=

Ad ogni campo vettoriale possibile associare un funzionale lineare in modo biunivoco, come sappiamo,
perch uno spazio vettoriale isomorfo al suo duale.

Campo vettoriale
(

Funzionale lineare
:

=
=

Def.La detta forma differenziale lineare. Definiamo integrale di una forma differenziale :

continua lungo una curva : [ , ] egola e, li teg ale

Quindi abbiamo definito una forma

87

tale che

Un modo per costruire forme differenziali consiste nel derivare rispetto a tutte le sue variabili una funzione
:
differenziabile. La funzione differenziale primo
( , =

allora

e quindi la forma differenziale


continua.
Ma non tutte le forme differenziali derivano da una funzione differenziabile.
Osserviamo che:
Inoltre

il triangolo percorso in senso orario:


,

posta ello igi e degli assi a tesia i di e una massa

Esempio 2: Consideriamo una massa


nel punto
.
Sia


che si muove in un campo gravitazionale dovuto alla
da un punto iniziale

e calcoliamo il lavoro che il campo vettoriale compie su

E osserviamo che

, =

he li teg a da a

iata di seg o.

posta

In sostanza siamo in presenza di una massa


presenza di una massa
ello igine.
Supponiamo che la massa si muova lungo la curva
=

)
,

, = (

ad un punto finale

,
+

, ]=

, )

Ne segue che:
,
Osserviamo che

hiusa, allo a li teg ale

88

=
, se

e hanno gli stessi estremi. Inoltre, se

= , cio se la curva

ullo. Li teg ale lu go u a u a hiusa detto circuitazione e si indica col

simbolo . Quindi si ha, in questo caso

Ad ogni campo vettoriale possibile associare un funzionale lineare in modo biunivoco, come sappiamo,
perch uno spazio vettoriale isomorfo al suo duale.

Campo vettoriale
(

Funzionale lineare
:

=
=

Def.La detta forma differenziale lineare. Definiamo integrale di una forma differenziale :

continua lungo una curva : [ , ] egola e, li teg ale

Quindi abbiamo definito una forma

tale che

Un modo per costruire forme differenziali consiste nel derivare rispetto a tutte le sue variabili una funzione
:
differenziabile. La funzione differenziale primo
( , =

Se

allora

e quindi la forma differenziale


continua.
Ma non tutte le forme differenziali derivano da una funzione differenziabile.
Esempio 3: La forma differenziale
,

non il differenziale primo di alcuna funzione f. Infatti, se cos non fosse, esisterebbe una
che

Ma ueste due esp essio i pe


Def. Una forma differenziale :

89

,
,

=
=

+
+

non possono valere allo stesso tempo. Quindi

non esiste.

si dice esattain A se esiste una funzione :

tale

differenziabile tale che:

si dice primitiva di in A.

Una tale

Se primitiva di in A allora tutte le + ( costante reale) sono ancora primitive in A. Inoltre, se A


un connesso, continua e tutte le derivate direzionali della forma differenziale esatta sono nulle, allora
tutte e sole le primitive sono funzioni costa ti. Questo la alogo del teo e a e u iato pe le p i iti e
delle funzioni reali di variabile reale (se A intervallo (= connesso) , f continua e = allora tutte e sole
le primitive di f sono costanti).
Da questi due risultati si evince un analogo del teo e a di u i it della p i iti a:
Teorema di caratterizzazione delle primitive:
Sia :

una forma differenziale esatta e continua in un aperto connesso . Allora tutte e


sole le primitive di differiscono per una costante arbitraria.
Def. Se esatta in A allora il campo vettoriale associato detto conservativo e una sua primitiva detta
potenziale.
I alt i te i i, u e ui ale za t a te i ologie:
Campo vettoriale
Forma differenziale
Conservativo
Esatta
Potenziale
Primitiva
Lesattezza dipe de pesa te e te dalli sie e A.

Esempio 4: La forma differenziale

esatta in
No

, + o in ,

esatta pe i u

ualu

+
+
+
e ha come primitive
=
,

ue i to o dello igi e, poi h se os o fosse, allo a le p i iti e


o

sarebbero come sopra, ma la funzione

una forma differenziale esatta in A, e : [ , ]

Se

orientata il cui sostegno contenuto in A, allora, posti

=
=

defi ita sullasse .


una curva regolare (al pi regolare a tratti),
=

=
=

Cio, il lavoro compiuto dal campo relativo alla forma differenziale


cammino, ma solo dai due punti iniziale e finale. Pertanto, se

90

lungo

=
da

non dipende dal

esatta i A, li teg ale

dipende solo da

e . Inoltre se

anche chiusa,

+(

)=
q
Basta spezza e la
curva in due curve: quella
da p a q e quella da q a p.

Qui di lesattezza di i pli a li dipe de za dallesp essio e espli ita della u a el al olo di u la o o e
la nullit di ogni circuitazione.
Vale anche il viceversa:

Teorema di caratterizzazione delle forme differenziali esatte


Sia un aperto connesso di e :
,

esatta in A

= :[ , ]

e che unisce

a ;

regolare e chiusa (al pi regolare a tratti)

Dimostrazione: Abbiamo gi dimostrato che le implicazioni dirette. Mostriamo ora le implicazioni inverse.
1. Dimostriamo che
,

= :[ , ]

e che unisce

regolare (al pi regolare a tratti)

a .

Sia
. Poich ogni connesso connesso archi in , per ogni altro punto
curva che li collega.
Siano allora , due curve regolari e orientabili che collegano a .
Indichiamo con

la curva

curva percorsa da

percorsa da

esiste sempre una

e con

a .

la

Chiaramente sar

Pertanto ci manca da dimostrare che una delle ultime due implicazioni implica la prima.
Dimostriamo che esatta in A
Sia fissato

91

in A, poich A connesso,

esiste la curva

e che unisce

a .

. quindi lecito definire la funzione

Poich A aperto, = , , sempre possibile


scegliere un > tale che il punto + sia contenuto
+

in A e quindi possiamo calcolare

Dobbiamo dimostrare che e che il suo differenziale


proprio .Scriviamo quindi =
+ +
in

La differenziabilit di

A allora ci baster dimostrare che

seguir dalla continuit delle derivate direzionali.

Parametrizziamo il segmento [ , + ] come

Possiamo pensare che la curva usata per calcolare


Allora:
+

Segue quindi:

Facendo tendere

sia la curva

[ , ] tale che

= (

E quindi

Per il teorema della media integrale, esiste un

, per continuit di ogni


+

)(

Def. Una forma differenziale tale che

detta chiusa.

92

unita al segmento .

Osservazione: Se

ed esatta deduciamo 1. che esiste :

. Per Cauchy - Schwarz si ha allora, detta = (


+
(

)=

segue che

tale che
+ (

e 2. tale

Cos o e pe le fo e diffe e ziali esatte u a t asposizio e di te minologia tra campi vettoriali e


forme differenziali chiuse: un campo vettoriale la cui forma differenziale associata chiusa detto
irrotazionale.
Chia a e te esatta i pli a hiusa pe

ua to detto ellosse azio e p e ede te. Il i e e sa o

e o.

Infatti, la forma differenziale


,

chiusa in \{ , } ma ivi non esatta. Infatti, la circuitazione lungo la circonferenza centrata


ello igi e o aggio si pu al ola e o e:

sen

+ cos

Voglia o t o a e delle o dizio i pe le uali possi ile i e ti e li pli azio e.


Def. Un insieme A si dice stellato se esiste
contenuto in A. Il punto detto centro.
Chiamare

centro sensato, perch da

tale che

il segmento [ , ] interamente

possi ile gua da e og i alt o pu to di A i

odo di etto e

raggiungerlo in linea retta.


Insieme convessi sono stellati, per esempio, ma non tutti gli insiemi stellati sono convessi.
Pe ese pio, li sie e dei pu ti i te i del cardioide un insieme stellato con infiniti centri (uno dei quali
potrebbe essere il punto A in figura), ma non convesso.

Lemma di Poicar:
Sia un aperto stellato di una

93

forma differenziale chiusa in A esatta in A.

Dimostrazione:
Sia = (

chiusa in A. Poich A uno stellato, ammette un centro. Sia esso .

il segmento [ , ] contenuto in A e pu essere parametrizzato come

Cerchiamo dunque una primitiva di in A.


La nostra candidata primitiva la funzione

Dimostriamo che = , , si
(

ha

=
=

[ , ]

Poich:

si ottiene

Derivando a sinistra e a destra rispetto alla variabile


(

)(

)(

Teorema: Sia , spazio metrico, = [ , ] intervallo con


spazio di Banach, continua in .
Se
esiste li teg ale ge e alizzato
In Y, detto
:

tale che

[ , + e un intorno

<

+. Sia :

esista e sia continua in , aperto di . Sia


,

tali che

di

allora

. Se esiste

Allora possibile portare sotto segno di integrale la derivata:


=

Poich

=
=

)(

) (

=
=

94

) (
) (

+
+

=
(

( +

(
(

+
=

Si ha:

)
)

)(

)=

=
=

)(

+
=

)=

(
(

) (

),

La tesi di questo teorema, tuttavia, vale anche se

=[

)] =

non stellato.

Def. Un insieme si dice semplicemente connesso se ogni curva chiusa in esso contenuta omotopa ad un
punto, cio se esiste una deformazione continua che manda tale curva in un punto (punto== funzione
costante).
Vale il seguente risultato:
Teorema:
Sia A un aperto connesso di e :
Allora

una forma differenziale

chiusa in A.

un invariante omotopico.
Da cui il seguente e immediato corollario:
Corollario:
e A se pli e e te o

esso u

chiusa anche esatta.

Dimostrazione: Una curva chiusa contraibile ad un punto in un insieme semplicemente connesso e


ui di li teg ale di i uitazio e di u pu to ullo e poi h esso u i a ia te o otopi o, a he pe
una curva chiusa vale la nullit di tale integrale.

Ogni insieme stellato semplicemente connesso (contraendo ogni curva chiusa nel centro) e quindi vale il
lemma di Poincar.

95

Equazioni differenziali esatte

Sia un aperto di e

continue in . Consideria o le uazio e diffe e ziale:

, :

E sia:

,
,

=
,

Un problema di Cauchy, ad essa associato, co

,
,

Per la continuit delle funzioni e , il teorema di Peano afferma che esiste almeno una soluzione in un
intorno sufficientemente piccolo del punto iniziale.
Supponiamo ,
differenziale:

. I tal aso possia o asso ia e allle uazio e diffe e ziale la fo

E uestulti a u a fo

a diffe e ziale

di classe

Se
=
allora la forma differenziale chiusa e, poich un intorno di
esatta. Quindi esiste una primitiva
, tale che:
Sia

una soluzione del problema di Cauchy, allora:


( ,

Che nullo sostituendo a


Viceversa sia

tale che:

Allora, poich

Ovvero

( ,

( ,

96

+ ( ,

la condizione imposta da problema di Cauchy.


=

, segue

( ,

+ ( ,

, da cui:

risolve il problema di Cauchy.

Si ha dunque:

Vale du

( ,

risolve il PC

ue le ui ale za f a siste i:

( ,

( ,

( ,

stellato, anche

{
costante, ricaviamo (

Poich

=
= .

,
,

=
=

Qui di i u i to o ape to di ( , , u a soluzio e delle uazio e diffe e ziale


ogni primitiva ; viceversa ogni curva di livello, di una qualsiasi primitivia
differenziale.

u a u a di li ello pe
, ispetta le uazio e

Invece una soluzione del problema di Cauchy , data una qualsiasi primitiva , la curva di livello passante
per ( , ; viceversa la curva di livello, di una qualsiasi primitiva, passante per ( ,
soluzione del
problema di Cauchy.
tudia e le soluzio e di u e uazio e differenziale esatta equivale a studiare le curve di livello
con che varia.

= ,

Invece una soluzione del problema di Cauchy sar una determinata curva di livello per ogni primitiva ,
quindi scegliendo la primitiva tale che ( ,
= , otteniamo che le soluzioni sono tutte e sole le
implicite definite da:
{

=
=

Questa p i iti a si u a e te esiste dato he u a soluzio e delle uazio e diffe e ziale


connesso, dunque tutte le primitive differiscono per una costante.

defi ita i u

Si scopre che si tratta di risolvere un problema di funzioni implicite, dove per ipotesi applicabile il
=
,
e

Teorema del Dini, essendo:


, quindi segue lu i it della
( ,
soluzione.
Proposizione:
Sia aperto e
Se

, :

. Se esiste un intorno

allo a esiste u u i a fu zio e

{
In

Nel caso in cui non sia esatta, ovvero se:

tale che

tale che:

si pu dimostrare che esiste sempre un fattore integrante

97

,
,

e:

non nullo, tale che:


= (prodotto, non composizione) sia chiusa in
quindi esiste una primitiva di tale che = .

Con un ragionamento analogo al precedente, poch: =


livello di , ispetta le uazio e diffe e ziale:

,
,

Ovvero soluzione del problema di Cauchy e viceversa.

98

,
,

. Quindi esatta e

= , si ottiene che una curva di