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GIUSEPPE MAZZOCCHI

Universit ilei Piemonte Orientale (Vercellt)

A proposito della nuova Grammatica spagnola di


Manuel Carrera Daz

La Grammatica spagnola di Manuel Carrera Daz (Roma, Laterza, 1996)


ha tutte le qualit per essere a lungo uno strumento di studio e consultazione
per ispanisti pi o meno in erba, e in generale per tutti coloro che devono, per
le pi diverse ragioni professionali, servirsi dello spagnolo come strumento di
comunicazione. La dichiarazione della quarta di copertina ("colma un vuoto
storico") non - una volta tanto iperbolica; e il libro era anche atteso, se gi
nel 1994 la signorina Morreale ne annunciava la preparazione in questi termini: "si lamenta la mancanza di grammatiche spagnole di taglio moderno destinate a parlanti italiani; per gli ispanofoni ha fornito un utile avvio Manuel
Carrera Daz, Curso de lengua italiana. I Parte terica, II Parte Prctica, Barcelona, Ariel, 1984; il Carrera attende ora all'inversione del metodo stesso, dedicata agli italofoni" '. La Grammatica di Carrera, italianista dell'Universit di
Siviglia che si gi occupato in pi occasioni di linguistica contrastiva italospagnola, presenta infatti caratteristiche peculiari che la distinguono da ogni
prodotto consimile. In particolare, credo, bisogna sottolineare la decisa scelta
di campo che presenta: il libro infatti una descrizione rigorosa e completa
dello spagnolo d'oggi, in una prospettiva eminentemente contrastiva rispetto
all'italiano, e non include quindi esercizi, dialoghi, letture, nomenclature.
Una grammatica, dunque, che non vuole essere lo strumento unico di apprendimento della lingua, che non si pone in dialogo o in alternativa con alcuna
metodica dell'insegnamento dello spagnolo; ma che da - a chi ne ha bisogno,
quando ne ha bisogno, nella misura in cui ne ha bisogno - un quadro preciso
e dettagliato dello spagnolo contemporaneo. L'esperienza della stesura del pre-

Margherita Morreale, Un contributo italiano recente allo studio della lingua spagnola,
Roma, Consejera de Educacin. Embajada de Espaa en Roma, 1994, p. 23.

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cedente Curso di italiano ha sicuramente giovato all'autore, che gi in quell'occasione dava prova, nel confronto tra le due lingue sorelle, di una non comune
capacit di approfondimento, e di uno sforzo inedito per non lasciare nulla in
ombra o senza spiegazione sotto la speciosa illusione della "somiglianz". In
diverse occasioni gli schemi e gli esempi elaborati per il Curso, "il cui versante
contrastivo stato ampiamente sfruttato in questa grammatica spagnola" (p.
Vili), sono evidentemente alla base della trattazione della Grammatica.
In quest'ottica, quindi, possiamo tralasciare ogni oziosa preoccupazione
glottodidattica sullo spazio che nell'insegnamento di L2 deve essere riservato
alla teoria grammaticale2, solo segnalando l'eccellente e veramente analitico
indice, in cui si registrano termini grammaticali, ma anche i vocaboli trattati
in un'ottica grammaticale.
Passando ad esaminare alcune scelte operate dall'autore, bisogna rimarcare in primo luogo la ridotta teoricit dell'esposizione: questioni molto dibattute dai linguisti (ad esempio la natura modale del condizionale, p. 324; o la
struttura interrogativa, p. 506) sono accennate, ma per scelta di praticit si rimane normalmente legati alla nomenclatura classificatoria tradizionale; allo
stesso criterio di praticit risponde l'assenza - salvo sporadiche eccezioni - di
riferimenti bibliografici: "Per non appesantire ulteriormente la non lieve mole
di questo volume, abbiamo preferito omettere un dettagliato elenco della bibliografa consultata o consigliata, limitandoci a citare, nelle poche note, le
opere a cui si fatto riferimento esplicito nel testo o rispetto alle quali si hanno concreti debiti puntuali" (p. Vili). Potrebbe essere utile, in una prossima
edizione, aggiungere in appendice una bibliografia ragionata di riferimento
sugli strumenti indispensabili per lo studio della grammatica spagnola.
La variet di spagnolo presa a campione quella castigliana (pp. 5-6), ma
questo non esclude frequenti riferimenti alle variet regionali (cos ad esempio, nel capitolo 45 sui diminutivi, o nel capitolo 12 sui tempi passati dell' indicativo) e allo spagnolo americano, non senza distinzioni fra gli usi delle varie
repubbliche.
Il taglio sincronico deciso, anche se non mancano talora squarci sul
2

Che l'autore, giustamente, non demonizzi l'insegnamento teorico della grammatica


emerge da quanto dichiara con condivisibile scetticismo - nella Premessa: "Nel volubile
mondo delle metodologie dell'apprendimento linguistico, pare ormai indubbio - o almeno lo
pare in questo momento - che in uno studente adulto la lingua madre giochi un ruolo decisivo
nel processo di acquisizione di altre lingue" (p. VII).

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passato (ad esempio sull'uso di ser come ausiliare della forma attiva, p. 140; o
sul carattere culto del superlativo assoluto sintetico, p. 470). Ci si chiede se
questi ultimi non potrebbero essere pi frequenti, visto il livello non elementare dell'opera. Talvolta, la spiegazione - essenziale - di grammatica storica
permetterebbe di cogliere le ragioni dell' uso attuale: cos, ad esempio, per le
forme cantas, tenes del voseo (che vengono definite semplicemente "alterate",
p. 32); per il plurale di quien (pp. 497-498); per se lo = glielo (p. 277, dove si
dice, in modo un po' oscuro, che "Nonostante l'identit formale, questo se
non ha niente a che vedere con il se riflessivo: , ripetiamo, una semplice variante combinatoria del pronome complemento di termine le (alla stessa maniera in cui in italiano ce una variante di et)"); per il congiuntivo vamos (p.
489, che come esortativo sincope di vayamos, non "presente indicativo, che
si pu adoperare anche in senso imperativo"3). La spiegazione sincronica di
certe irregolarit verbali risulta piuttosto meccanicistica, poich non scaturisce
dalla fonetica storica: "In certi casi, alla variazione vocalica si aggiunge una trasformazione consonantica (una -b- diventa -p-, e una -n- diventa -s-n (p. 149,
per spiegare le forme supe e puse). Dire che l'articolo el usato per agua o hambre la "forma maschile" (p. 54), pu indurre a considerare assurdo il funzionamento della concordanza in spagnolo. Che Tarento sia "adattamento della
forma italiana sdrucciola 'Taranto'" (p. 17) almeno discutibile: si ha, piuttosto, la fedelt al lat. TARENTUM.
La distribuzione della materia non segue rigidamente la successione canonica delle parti del discorso, ma finalizzata a rendere possibile anche uno
studio metodico e continuativo del libro. Cos lo studio morfologico e
sintattico-funzionale dei tempi verbali e dei vari modi svolto in parallelo al
resto, e distribuito lungo tutto il volume; gli usi principali delle preposizoni
sono esaminati in appositi schemi sparsi qua e l nel volume ed avulsi dalla
trattazione generale (il che, in qualche misura, sacrifica l'analisi di una parte
del discorso cos delicata e complessa), e in generale la materia si organizza quanto a scansione ed ampiezza degli spazi occupati - a seconda della problematicit contrastiva che di volta in volta assume. Il criterio di organizzazione
del materiale saggiamente flessibile, e muove ora da criteri funzionali (cap.
13, La funzione temporale, cap. 38, L'interrogazione e l'esclamazione), ora dal

Basti rimandare a Ramn Menndez Pidal, Manual de gramtica histrica espaola,


Madrid, Espasa-Calpe, 198217, 116.5.

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bisogno di utilizzare su certi problemi ingrandimenti maggiori di quelli sinora


impiegati nelle opere consimili, ahim tutte scolastiche nel senso deteriore del
termine (cap. 30, Le perifrasi con l'infinito; cap. 39, II periodo ipotetico). Del resto molte problematiche corrispondenze tra le due lingue - le "equivalenze
spagnole del costrutto italiano DA+INFINITO" (pp. 374-376), quelle di ne e
ci (pp. 297-302), o l'uso italiano di j&re+infinito (pp. 271-274) ad esempio superano la partizione tradizionale, e richiedono la pratica elasticit di cui
l'autore da prova4.
A chi presenta un'opera di questa natura, dopo averla letta con l'attenzione che ha potuto e dopo averne fatto il manuale di riferimento per i propri
studenti, si richiede, oltre la lode dovuta, l'apporto critico al miglioramento
futuro. Gi Pasquali, si licei me componete magnis, recensendo una grammatica
di italiano per italofoni scriveva: "Ho detto fin qui soltanto bene di questo libro; ne dir d'ora in poi male, com' dovere professionale di ogni recensore,
qualunque sia l'opera recensita. Ma quelle che a me paiono lacune o pecche,
sono tutte tali che possono e debbono in edizioni venture essere colmate o
corrette" 5 .

Ecco quindi un mazzetto di schede su questioni di dettaglio o generali,


che costituiscono una serie di proposte di discussione (prima che di eventuale
correzione); poca cosa, se si tengono presenti le 650 pagine del volume, pagine
in cui, per di pi, le parole si usano solo se servono. Il lettore sapr distinguere
da s dove la questione di tipo espositivo e didattico, o dove di sostanza;
dove l'intervento che si propone circoscritto, o dove (molto pi di rado) esso
suppone un ripensamento pi ampio.
P. 41. L'espressione "Espor tu bien"6 non pare riconducibile alla "causa o
finalit", essendo semmai una tipica espressione di vantaggio.
P. 43. Estar para non si usa solo in frasi negative nel senso di 'non essere
in condizione di', come sostiene Carrera, ma anche, sebbene pi raramente, in

Talora, nel caso del z+infnito ad esempio, al di l dell'innegabile efficacia degli


esempi, si vorrebbe una maggiore profondit di analisi, che, individuando gli assai diversi valori del costrutto, permettesse al lettore di orientarsi con pi consapevolezza.
5
Giorgio Pasquali, Pagine stravaganti, Firenze, Sansoni, I, 1968, p. 258 (lo scritto del
1934).
6
Do in corsivo gli esempi che traggo letteralmente dalla Grammatica.

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frasi affermative7, nel senso di 'essere nella predisposizione per': "Hoy estoy
para penas solamente" (Miguel Hernndez), "Hoy estoy para matarle", "estar
para el arrastre".
P. 47. Carrera non ammette l'uso di ser con l'aggettivo beo, a meno che
l'aggettivo non sia sostantivato dall'articolo ('Antonio es un loco"); e tuttavia
l'uso lo consente, anche se maggioritario estar ("Un primo suyo es loco y lo
fue un hermano de su madre" 8 ).
P. 55. Fra i casi in cui il nome del giorno della settimana non ha l'articolo non si registra il pi comune, la dipendenza da ser. "Hoy es martes".
P. 57. Non si avverte che "i nomi di luogo esteso" sono articolati quando
sono aggettivati o specificati.
P. 59. Non esatto dire che "Dopo la preposizione con davanti a un
nome di oggetto materiale nei complementi di caratterizzazione o strumento
si omette l'articolo determinativo"; negli esempi addotti si ha oggetto materiale solo in "Elgato con botas", ma non in "Habla con acento espaoF e in "Este
nombre se escribe con mayscula".
P. 60 (e 106). Si registra una singolare caratteristica del castigliano quale
l'omissione dell'articolo "davanti a certi nomi indicanti in genere servizi pubblici: voy a Correos (vado alla Posta), voy a Telgrafos (vado alla Posta), voy a
Trfico (vado alla Motorizzazione)". Non convince per la spiegazione offerta:
"ci dovuto al fatto che stato soppresso il sintagma 'a la oficina de' davanti
al nome (l'espressione completa sarebbe voy a la oficina de Correos), e la soppressione si trascinata dietro il relativo articolo" (p. 106). In realt, credo che
la spiegazione sia un'altra: l'omissione dell'articolo (e non solo nelle indicazioni di luogo) serve a sottolineare l'aspetto istituzionale del sostantivo, equiparato in questo modo a un nome proprio. E cos come il nome proprio di un'azienda non si articola mai ("Trabaja en Iberia"), un "ir a Correos" sottolinea il
carattere istituzionale del sostantivo comune. Si spiega cos la duplicit d'uso
tra "Los correos estn al lado de la Plaza Mayor" o "Correos est al lado de la
Plaza Mayor"; entrambe le forme sono corrette, anche se nel primo caso si evidenzia la fisicit di un edificio, nel secondo (dove anche il numero grammati7

Ricardo Navas Ruiz-Concha Moreno, Ser y estar. La voz pasiva, Salamanca, Publicaciones del Colegio de Espaa, 1984, p. 23.
8
Mara Moliner, Diccionario de uso del espaol, Madrid, Gredos, 19982, II, p. 210. Cf.
anche Ricardo Navas Ruiz, Ser y estar. Estudio sobre el sistema atributivo del espaol, Salamanca,
Universidad de Salamanca, 1963, p. 176.

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cale - singolare per un soggetto morfologicamente plurale - sottolinea che di


un'istituzione unica si tratta) la disponibilit di certi servizi. In banca ci si pu
sentir dire "Pase usted por Caja" (la sezione funzionale dell'organismo), ma,
sempre articolato, "Pase por la caja tres" (la fisicit di uno sportello). La differenza di articolazione tra "El libro lo ha publicado el Ministerio de Defensa" e
"El libro lo ha publicado Defensa" evidenzia che nel primo caso il carattere
istituzionale dell'espressione fuor di dubbio, mentre nel secondo dev'essere
l'omissione dell'articolo a rimarcarla. Cos spiego la non omissione in un'istituzione come "Gobierno Civil" ("Tiene un cuado en el Gobierno Civil").
Non condivido, perci, neppure la spiegazione secondo cui "come in italiano,
pu mancare l'articolo anche nei casi in cui il nome si riferisce a una realt con
cui il parlante ha una notevole familiarit. Un docente di una facolt o scuola
abituato a frequentare per ragioni burocratiche la segreteria dell'istituto, dir
probabilmente voy a secretara (vado in segreteria), mentre il padre di uno studente dir sicuramente [ = seguramente?] voy a la secretara" (pp. 106-107).
Come la messa a fuoco delle due situazioni lascia intendere, appunto la percezione del sostantivo come istituzione e non come luogo a spiegare la differenza.
P. 67. "Non si usa mai l'articolo indeterminativo davanti all'aggettivo
otro". In realt anche quand' pronome otro non ammette l'articolo indeterminativo (come si indica correttamente a p. 359). L'omissione dell'articolo indeterminativo "nelle espressioni delle ore, davanti a cuarto", non ha luogo per
"Falta un cuarto para...". Non si registra cierto a proposito dell'omissione dell'articolo indeterminativo; e a p. 354 la precisazione "pu essere preceduto
dall'articolo indeterminativo" risulta poco chiara.
P. 69. Nello studio del secondo campo (ese/codesto) dei dimostrativi Carrera lascia intendere giustamente che esso in italiano moribondo: "Le forme
proprie dei tre campi si mantengono saldamente nella lingua, diversamente da
quanto successo in italiano, dove quelle del secondo campo (codesto) non si
adoperano pi nella lingua standard usuale". L'affermazione suppone ormai
decaduto il prestigio dell'uso toscano, posizione su cui concordano sia Carrera9, sia tutti gli studiosi dell'italiano d'oggi, ma non sempre i professionisti
9

Nel suo Manual de gramtica italiana (Barcelona, Ariel, 1997), versione abbreviata del
Curso gi ricordato, Carrera, a proposito del sistema fonetico, osserva: "Tradicionalmente se
propona corno norma el modelo florentino, secularmente arropado por un justo prestigio literario. Pero hoy este sistema se nos antoja casi tan regional como cualquiera de los otros, y con

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dell'insegnamento dell'italiano come L2. Se si pensa, in particolare, all'estendersi di uno standard nazionale che trova la sua nuova fiorentinit a Milano ed
stato individuato con decisione a partire dagli anni Ottanta 10 , fa piacere che
Carrera, appunto, dimostri anche altrove di tenere come norma quella settentrionale, ad esempio quando confronta le due lingue sulla differenza tra passato prossimo e passato remoto (p. 152). Ma, tornando all'uso di ese, bisognerebbe evidenziare maggiormente che la coincidenza con codesto solo parziale.
Se, come vero, "Le forme del secondo campo [ese] si usano principalmente
per far riferimento a ci che materialmente pi vicino all'ascoltatore che al
parlante [ = codesto], a ci che non presente in quel momento concreto o al
testo del discorso attribuibile all'interlocutore o ad una terza persona" (p. 69),
non ha riscontro nell'italiano codesto, ma (se l'uso regionale non mi tradisce)
in quello, l'uso di ese per "aludir a lo que no est presente" n .
P. 96. Dei verbi che mutano in i la e del tema c' un elenco che ne include solo alcuni; una lista parziale delle possibili terminazioni per quelli che seguono il modello di pedir a p. 147, e solo a p. 539 compare di queste ultime
l'elenco completo. Analogamente, per i verbi in -acer, -ecer, -ocer, ucir non si
va al di l dell'indicazione dei pi comuni alle pp. 97 e 427, e solo a p. 28 si
evidenzia il criterio di appartenenza alla classe. Non tutti gli irregolari assoluti
vengono trattati in tutte le forme irregolari. La scelta di non esaustivit si pu
forse giustificare per esigenze didattiche di gradualit, ma nelle prossime edizioni, se non lascer posto ad una sistematicit maggiore, dovrebbe implicare
un dizionarietto-appendice sui verbi irregolari, che potrebbe utilmente registrare anche tutti i dittongati.
P. 101. Il criterio di scelta tra haber ( = esserci) ed estar quando precedono il soggetto cos enunciato: "E quando "esserci", anzich esprimere la nozione di esistenza, si usa esplicitamente con il significato di presenza / assenza

mayores dificultades de asimilacin por parte de un hispanohablante. Por ello, propondremos


en esta gramtica la adopcin de un modelo compuesto, basado fundamentalmente en las hablas septentrionales, el cual, si bien no coincide con una variedad regional concreta, tampoco
ser rechazado por ningn interlocutor italiano, con el que, desde luego, quedarn aseguradas
perfectamente las posibilidades de comprensin e intercomunicacin" (p. 13).
10
Si veda, in particolare, la monografia di N. Galli de' Paratesi, Lingua toscana in bocca
ambrosiana, Bologna, II Mulino, 1984.
11
Real Academia Espaola, Esbozo de una nueva gramtica de la lengua espaola, Madrid, Espasa-Calpe, 1973, 2.6.2.

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o di ubicazione o localizzazione spaziale, il verbo corrispettivo spagnolo non


pi haber, ma estar". In realt in "hay hombres en el patio" si esprime lo stesso
concetto di presenza/assenza o ubicazione che si ha in "estn los hombres en el
patio". Deve quindi essere introdotto il concetto dell'indefnitezza/defnitezza
(non impressionistico, ma determinato dalle marche grammaticali: sostantivo
comune non articolato vs nome proprio; articolo indeterminativo, aggettivo
indefinito, numerale non articolato vs articolo determinativo12). Non ha perci senso parlare di una omissione dell'articolo indeterminativo "con il verbo
impersonale hay" (p. 58): l'uovo dell'articolo viene prima della gallina del verbo, e alla frase di Carrera "En nuestra clase hay pupitres" pu corrispondere
"En nuestra clase estn los pupitres" se per il parlante la cosa non generica
ma determinata.
P. 116. Si registra la locuzione por entre, cos come a p. 346 quella a por,
ma manca uno studio sistematico del cumulo prepositivo (pi frequente in
spagnolo che in italiano); bisognerebbe almeno registrare la locuzione para con
tra gli usi di para.
Pp. 128-129. Nella descrizione dell'accentazione delle parole contenenti
dittonghi, sarebbe didatticamente opportuno offrire una definizione di dittongo e di trittongo. Quest'ultimo concetto renderebbe superflua la farraginosa spiegazione seguente: "Se abbiamo le vocali -/- o -- toniche seguite da un
dittongo e -s, l'accento obbligatorio: decais (dicevate), parecais (sembravate)" (p. 129).
P. 142. L'elenco (molto selettivo) dei verbi con doppio participio passato
richiede alcune precisazioni. Fredo non ha praticamente uso, e anche nella coniugazione verbale si impiega frito. Confuso participio forte di confundir, ma
come aggettivo si impiega pure confundido (per altro, con distinzione semantica netta).
P. 159. fuorviante la spiegazione sulla differenza d'uso tra desde e desde
hace: "Quando la narrazione cronologica costituita semplicemente da un avverbio o sostantivo non preceduto da un numerale ordinale, anzich una
quantificazione abbiamo una localizzazione temporale, e allora si usa desde";
come spiegare allora la quantificazione senza numerale in "desde hace (mu12

Statisticamente insignificante il mancato rispetto di questa regola: ne registra qualche


caso Manuel Seco, Diccionario de dudas y dificultades de la lengua espaola, Madrid, Aguilar,
19653, p. 234.

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cho) tiempo"? Distinguere tra durata {desde hace) e inizio {desde) dell'azione
pu essere didatticamente pi produttivo.
P. 164. Sobremesa, facendo cosi torto ad una gloriosa tradizione che resiste tenacemente in provincia, ridotto a "termine fondamentalmente televisivo e radiofonico equivalente a 'pomeriggio'".
P. 174. Non si contempla l'uso di siquiera per ni siquiera in frase negativa, frequente specialmente dopo il verbo.
Pp. 179-182. L'esposizione delle funzioni dell'imperfetto indicativo pu
esemplificare come talora un grande pregio dell'opera (la sua precisione) possa
tralignare in un'eccessiva minuziosit. Non mi sembrano infatti individuabili
come funzioni esclusive dell'imperfetto T'ironia o censura" (p. 180 "ya saba
yo que la cosa iba a terminar asf), la "spiegazione o scusa" (p. 181 "Lo siento,
pero yo no saba la verdad"), la contrariet (p. 181 "Hoy que tena sueo, no me
dejan dormir"). Ho anche qualche perplessit sul "valore modale di 'suggerimento'" dell'imperfetto, che si estrinsecherebbe "quando il parlante vuole
proporre o suggerire, in maniera attenuata, un'idea": "Podamos salir a dar una
vuelta = Potremmo uscire a fare una passeggiata". Qui opera, credo, con il valore imperfettivo del tempo {podamos &pudimos) l'uso come condizionale apparente degli indicativi passati di poder e deber13, uso che la Grammatica non
registra: si veda anche l'infelice traduzione italiana di "Yapodas habrmelo dicho" in "potevi avermelo detto" (p. 321).
P. 183. Per il trapassato prossimo si osserva che "tutti gli usi [...] coincidono in entrambe le lingue, per cui sufficiente il semplice trasferimento di
essi"; in realt l'italiano abusa di questo tempo (anche quando non sia in gioco
la necessit di esprimere l'anteriorit rispetto a un passato), mentre lo spagnolo lo impiega parcamente (come, in generale, tende fortemente a limitare l'uso
di tutti i tempi composti).
Pp. 186-188. Nella spiegazione dell'uso dell'avversativa sino pu essere
utile introdurre la simmetria sinolbens.
P. 196. "Le forme mi, tu e su non si accordano di solito con il genere della cosa posseduta": in realt non mai possibile la distinzione di genere.
P. 198. Si indica l'uso della forma tonica del possessivo posposto al so13

"El pretrito imperfecto de indicativo de los verbos deber, poder o tener que, seguido de un infinitivo simple o compuesto, se puede emplear en lenguaje coloquial en substitucin del potencial, para expresar vacilantemente una opinin respecto a la conveniencia o
procedencia de una cosa" (Mara Moliner, op. cit., II, p. 1472).

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stantivo se quest'ultimo preceduto da un numerale, e si esemplifica con "Ha


telefoneado un amigo tuyo"; sarebbe opportuno introdurre la distinzione tra articolo indeterminativo e numerale.
Pp. 201-202. La possibilit di scelta tra le due forme (atona e tonica) del
possessivo in dipendenza dal verbo ser mal esemplificata con la coppia "Este
es mi libro - Este libro es mio"; equivalente alla prima frase sarebbe "Este es el libro mo", mentre la seconda vede una diversa distribuzione sintattica dei materiali lingustici che fa del possessivo non un aggettivo ma un pronome.
P. 214. Alle "formazioni colloquiali" quinceaero e cuarentn, vanno aggiunte anche (fra le pi usuali) veinteaero, cincuentn, sesentn.
P. 229. L'estensione geografica del lesmo pi ampia di quanto appaia
dall'indicazione "Madrid e province limitrofe".
P. 230. Si segnalano alcuni casi in cui "l'equivalenza non si stabilisce tra
lo spagnolo = lo italiano, ma tra lo spagnolo = ne italiano". Gli esempi addotti
richiederebbero una pi approfondita analisi. Sono infatti i seguenti: "Gracias
por tu regalo. Te lo agradezco mucho" (con agradecer la cosa per cui si ringrazia
costituisce sempre il complemento oggetto); "Necesitas este libro? - No, no lo
necesito" (anche qui il verbo in spagnolo transitivo rispetto alla locuzione intransitiva italiana "aver bisogno di"); e infine, "Tienes dinero?No, no lo tengo"
(frase da assimilare a quelle - p. 298 - in cui il ne italiano fa riferimento a una
quantit indeterminata). La transitivit del verbo spagnolo per spiegare l'uso
di lo (spagnolo) in luogo di ne (italiano) per altro evidenziata a p. 299, dove
si sottolinea che il pronome complemento oggetto compare in questi casi
"quando al verbo italiano di costruzione indiretta [ne] corrisponde in spagnolo uno di costruzione diretta". Qui ritorna il gi visto agradecer, ma insieme a
rogar e dudar, che sono transitivi, appunto, solo con il tuttofare lo (sull'ampiezza d'uso di quest'ultimo si vedano le note delle pp. 230-231).
P. 235. Per illustrare il fatto "che in spagnolo non esiste una forma parallela al ne italiano, certi complementi oggetto non vengono ripresi da nessun
pronome quando compaiono dislocati a sinistra per motivi di messa in rilievo", si danno due esempi: l'ineccepibile "Yo ostras no como porque me hacen dao" ("Io ostriche non ne mangio, perch mi fanno male"); e il discutibile
"Ellos libros tienen cantidad" ("Loro di libri ne hanno tanti"). Nel secondo caso
parrebbe pi corretto parlare, per lo spagnolo, di anacoluto, come dimostra
anche il fatto che libros non pu essere spostato dopo il verbo, mentre ostras
del primo esempio s.

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P. 259. Asomar dato come verbo solo transitivo, mentre ha anche il valore intransitivo del riflessivo asomarse ("Asoman las primeras hojas de los rboles"14).
Pp. 261-262. Non mi convince la distinzione tra caerse ("per indicare che
la caduta stata involontaria e fortuita") e caer ("quando la caduta frutto di
un movimento volontario e provocato"). La precisazione di Maria Moliner mi
sembra pi utile per guidare uno straniero all'interno della particolare predisposizione del castigliano per i verbi riflessivi: "Se usa exclusivamente caer y
no caerse, cuando no existe un momento preciso de desprendimiento o no
se piensa en l, o se piensa especialmente en el movimiento durante la cada o
en el sitio en que la cada termina [...]. En casi todos los casos en que no se dan
esas circunstancias, pueden usarse indistintamente ambas formas, aunque es
ms frecuente el empleo de la pronominal" 15.
P. 265. Nell'esemplificazione dei verbi riflessivi in spagnolo ma non in
italiano, sembra inutile la registrazione delle coppie "convertirse/diventare", e
"derrumbarse/'crollare", visto che i verbi non hanno n la stessa base etimologica (come nel precedente "adherirse/'aderire"), n parallelismo di formazione
(come, per il caso inverso dei riflessivi in italiano ma non in spagnolo,
"enfermar/ammalassi" p. 266).
P. 308. "[Ahora] seguito dall'avverbio ya equivale all'italiano "ormai":
(24) Ahora ya no hay nada que hacer = Ormai non c' pi niente da fare". In
realt, sia ahora sia ya possono da soli equivalere a ormai, e nell'esempio citato
ahora potrebbe benissimo essere reso con ora, adesso. Il valore avversativo
("ma") della locuzione ahora que in frasi come "Sobre este asunto puedes decir lo
que quieras, ahora que yo no te voy a creer" richiede di essere studiato pi in dettaglio: non ci si trova infatti dinanzi alla locuzione temporale ahora que (v. infra), e lo dimostra anche la realizzazione fonosintattica, che richiede una forte
pausa tra le due componenti; si ha semmai l'avverbio ahora, con il valore avversativo che anche dell'italiano ora, e un que con valore eminentemente
causale: dimostra l'ipotesi il fatto che le due componenti possono essere separate da un elemento rafforzatore della prima {bien), e che ahora potrebbe anche essere omesso. Fonte probabile dell'errore il Diccionario de uso di Maria
Moliner, dove compaiono sullo stesso piano un ahora que (ma sar meglio

14
15

Maria Moliner, op. cit., I, p. 275.


Ibidem, I, p. 453, con esempi molto convincenti.

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scrivere ahora, que) con valore avversativo ("Es verdad lo que dices; ahora, que
eso no es todo"), e l'uso con certi verbi di pensiero cui si far ora cenno. Il nesso ahora que studiato anche nel suo valore temporale ("quando, proprio ora
che"): "Ahora que tengo coche, no me gusta conducir= Ora che ho la macchina,
non mi piace guidare"; ma non chiaro dire che "con verbi di pensiero, una
marca del discorso che annuncia l'esposizione di un'idea". Nell'esempio addotto ('lAhora que me acuerdo, me he dejado las llaves en la otra chaqueta") il
verbo acordarse che, semmai, introduce l'esposizione di un fatto. Qui si ha forse il parziale fraintendimento di quanto nota appunto Maria Moliner: "Se
emplea [ahora que] con verbos como ocurrirse o acordarse en frases que
inician la exposicin del pensamiento que se ocurre o se recuerda"16.
P. 310. Aun: molto incompleto dire che solo congiunzione concessiva; i suoi valori sono tutti registrati correttamene a p. 127.
Pp. 330-331. "Si usa il condizionale composto in italiano, e non in spagnolo [...] per far riferimento ad un'azione o circostanza la cui realizzazione sarebbe possibile nel futuro, ma anche per qualsivoglia motivo vista come ormai irrealizzabile. In spagnolo si usa in questo caso il condizionale semplice:
(27) Hoy ira de buena gana al cine, pero no me encuentro muy bien = Oggi sarei
andato volentieri al cinema, ma non mi sento molto bene; (28) Me gustara salir maana con vosotros, porque s que me divertira = Mi sarebbe piaciuto uscire
domani con voi, perch so che mi sarei divertito". L'italiano ammette anche il
condizionale semplice (nel secondo esempio, per consecutio, anche nella dipendente); e del resto lo spagnolo consente anche il condizionale composto.
P. 331. Non escluderei il condizionale passato nelle dipendenti da tempo
storico anche quando "l'azione imperfettiva". Il tipo trionfante "Nos dijeron
que vendran a las ocho" non ha soppiantato "Nos dijeron que habran venido".
Pp. 333-335. Non si ha una spiegazione chiara ed univoca della differenza d'uso dei pronomi indefiniti alguien (nadie) e alguno {ninguno), non parendomi sufficiente, nel suo meccanicismo, quella data a p. 335 che tra l'altro si
esclude la serie negativa: "l'equivalenza italiana alguno = qualcuno [...] si verifica quando il pronome ha un referente esplicito precedentemente citato (se
manca questo referente, allora abbiamo l'equivalenza qualcuno = alguien

16

Ibidem, I, p. 100.

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Pp. 341 e 355. Non si spiega la differenza tra cada e todo riferiti a sostantivo singolare, e non la si pu dedurre neppure confrontando quanto si dice a
proposito di todo usato al singolare (p. 341 "L'espressione ha, in questo caso, e
nonostante le apparenze, un senso universale e plurale") e la spiegazione su
cada (p. 355 "spesso il valore distribuzionale legato a 'ciascuno' acquista un
senso globale; e allora equivale a 'ogni' o 'tutti'").
P. 343. Agli aggettivi e agli avverbi bisognerebbe aggiungere anche i participi dove si illustra l'uso di muy vs mucho; analogamente per tan vs tanto (pp.
349 e 596).
P. 356. Mismo, se posposto al nome in funzione enfatica, pu essere
usato avverbialmente ed allora invariabile ("Vi los sucesos desde mi casa mismo"), ma anche come aggettivo ("Todos los corredores saldrn de la plaza misma" 17), ipotesi esclusa da Carrera che scrive: "In questa funzione enfatica pu
comparire dopo il nome (sempre al maschile singolare): Naci en Pars mismo
(o anche Naci en el mismo Pars) = nato nella stessa Parigi". Nelle espressioni
di luogo e di tempo l'uso avverbiale pu essere favorito, naturalmente, oltre
che dal valore accentuatamente avverbiale delle locuzioni spazio-temporali
("Podemos ir a Santander cuando quieras, en Navidades mismo")18. E
l'espressione prima citata "desde mi casa mismo" appunto un'espressione di
luogo. Sarebbe inaccettabile "Es una novela de la Pardo Bazn mismo"
P. 356-357. L'uso antienfatico di mismo per indicare una scelta casuale
("Que venga un nio cualquiera. Antonio mismo") si ha anche, contrariamente a quanto suggerisce Carrera con l'anteposizione dell'aggettivo al sostantivo
("el mismo Antonio"); e, se posposto, mismo non necessariamente avverbiale, ma ammette anche la concordanza di genere e numero. La Moliner non
esclude infatti il tipo "Que venga una nia cualquiera. Antonia misma", e ammette anzi l'uso avverbiale solo per avverbi ed espressioni spazio-temporali:
"Tambin en esta acepcin tiene [ = puede tener] mismo carcter adverbial,
es decir, es invariable, no slo cuando se aplica a un adverbio, sino tambin
cuando se aplica a un nombre de tiempo o de lugar, siempre, en este caso, pospuesto al nombre: Podemos reunimos en mi casa mismo".
P. 405. La perifrasi "darle (a uno) por" non serve solo "per indicare che
qualcuno inizia a ripetere un'azione in maniera immotivata e capricciosa, o al-

17
18

Maria Moliner, op. cit., II, p. 360.


Nella spiegazione del fenomeno coincido con Manuel Seco, op. cit., p. 234.

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meno senza una ragione apparente"; pu infatti avere un accentuato valore


puntuale: "Le dio por matar a su suegra".
P. 407. Non emerge che l'uso di llegar (all'indicativo presente) rf+infnito
nella protasi dell'irrealt si riferisce al passato: "Si lo llego a saber no vengo = Se
lo vengo a sapere non vengo".
P. 415. Fra i numerosi casi di costruzione participiale assoluta non ammessa dallo spagnolo, con disimmetria rispetto all'italiano, si registrano anche
"alcuni verbi transitivi seguiti da un complemento oggetto" e si esemplifica
con "Giovanni, prese le valige, si avvi verso il treno" per cui non si ritiene
possibile la corrispondenza "Juan, cogidas las maletas, se dirigi hacia el tren".
Mi chiedo: anche se la costruzione participiale fosse collocata in inizio assoluto
di periodo?
P. 419- Si allude - come possibile equivalenza di un participio presente
italiano - ai participi passati con valore attivo (nell'esempio divertida = divertente); sarebbe utile elencare i principali.
Pp. 431-432. Non si indica il que tra gli antecedenti di un congiuntivo
che esprima augurio (come ojal o asi); "que os divirtis", "que ganis la Liga".
Pp. 456-457. Si indica come unica possibilit, il congiuntivo piuccheperfetto: a) "nelle completive che dipendono da un verbo principale di opinione
o supposizione (non necessariamente al passato), quando questa viene presentata come irreale nel passato: (41) Creo que hubieras tenido xito = Credo che
avresti avuto successo [...]; b) nelle interrogative indirette che si riferiscono ad
un'eventualit nel passato: (43) Nos preguntbamos qu hubieras hecho t = Ci
chiedevamo che cosa avresti fatto tu". In entrambi i casi per ammesso anche il condizionale.
P. 461. Bien "pu enfatizzare il contenuto di un verbo posteriore" ("Bien
se ve que no eres de aquf), ma anche di un verbo anteriore ("Se ve bien...").
P. 481. Il tipo sintattico comparativo "Tiene ms dinero del que puede
gastar", con de invece di que a introdurre il secondo termine di paragone, va
accostato ai casi in cui "la comparacin se establece no entre dos cosas por razn de su cantidad o un nmero, sino directamente de una cosa con una cantidad o nmero"19, e in particolare alle espressioni con i numerali ("El paseo

19

Mara Moliner, op. cit., II, p. 1503.

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tiene ms de 2 kilmetros de largo", "No tiene ms de veinte aos"20) che


Carrera ignora, cos come ignora le espressioni eccettuative ("No tiene ms
que veinte aos") da contrastare con le precedenti.
P. 494. "se l'antecedente umano, davanti a que [relativo] pu comparire la preposizione a (fatto normale in spagnolo, come sappiamo, con i complementi oggetto personali o personificati) e l'articolo"; da aggiungere che consentito anche il semplice que, ma senza preposizione.
P. 497. Come possibili antecedenti del relativo que si indicano anche "un
aggettivo" ("No puedes imaginar lo diablicas que eran") o "un avverbio" (" Ya
te cont lo bien que nos trataron"); in entrambi i casi, tuttavia, precede un lo
sostantivante21.
P. 508. "Il pronome interrogativo qu pu essere seguito da un sostantivo che restringe l'ambito informativo della domanda: "qu coche tienes? = Che
macchina hai?"). Sar pi sicuro definirlo, nonostante l'etimologia, un aggettivo riferito al sostantivo che segue.
P. 532. Si classifica fra gli pseudo periodi ipotetici ("5/ t escribes bien, yo
soy Cervantes", "Si los franceses son europeos los espaoles no lo son menos'', "El
tren llegar a las siete, si es que llega"...) anche il tipo "Mira si ser rico que en su

garaje tiene cinco coches", che ha invece le sembianze dell'interrogativa indiretta, come dimostra anche l'ammissibilit del futuro indicativo 22 che il si condizionale di norma rifiuta.
P. 540. "Curiosamente, alcuni gerundi ammettono il suffisso diminutivo
-ito: callandito, corriendito". Va precisato, che ci avviene con la funzione intensiva (e non riduttiva) che assume il suffisso -ito con gli aggettivi (come si
precisa, troppo enpassant, a p. 603).
P. 559. A proposito di uno impersonale si omette di chiarire il valore
uno=yo che questo pronome indefinito spesso assume, portando a frasi solo
apparentemente impersonali.
P. 588. A proposito della struttura relativa causale de tanto que+yevbo, si
nota "Se nella subordinata c' un complemento oggetto, tanto si pu accorda-

20

Ibidem.
Come precisa Maria Moliner (op. cit., II, p. 825): "El antecedente de que puede ser
tambin un adjetivo o un adverbio precedido de lo".
22
Che si pone per altro, come succede normalmente per il futuro, in alternativa al presente: "Mira si tiene [o tendr] dinero, que..." (ibidem, II, p. 1079).
21

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re con esso: (56) De tanta cerveza que bebes se te va a dilatar la barriga = A furia
di bere birra, ti si dilater la pancia". Ma in realt l'accordo grammaticale necessario anche quando nella subordinata c' un soggetto: "De tanta cerveza
que entra en tu casa...".
P. 595. Per il costrutto como para+'mnito/corno para que+\eibo di modo
finito parlerei di struttura consecutiva piuttosto che di " adeguamento a una
finalit".
Come si sar colto dalle citazioni sin qui riportate, ogni affermazione della Grammatica esemplificata, e ogni esempio accompagnato dalla corrispondente traduzione italiana. Bisogna allora precisare che tutti gli esempi mirano a riflettere la lingua d'uso attuale, intesa come norma standard del parlato peninsulare. La scelta, che pu certamente essere difesa con buoni argomenti, non fa dimenticare la possibilit non realizzata di ricorrere, specie per
la sintassi verbale, alla lingua scritta, letteraria ma non solo. Pare poi fuori luogo, in un'opera destinata ad adulti, il rifiuto sistematico del pornolalico. A p.
382 si rileva per ir il fatto che "Come il verbo omologo italiano, interviene, soprattutto all'imperativo, in svariate espressioni che manifestano il rifiuto verso
una persona e il desiderio di vederla lontana", ma si esemplifica solo con il sofi
"Vete a paseo!1; a p. 393 di acabar si dice che in vari paesi latinoamericani "ha
un significato che rientra nella sfera sessuale", ma non lo si specifica; la lista
delle interiezioni improprie delle pp. 523-524 non ne registra nessuna men
che corretta sulle labbra di una chica TELVA: manca persino quella derivata
da CUNNUS.
Per quanto riguarda la traduzione italiana degli esempi, fuori discussione che la stessa ha una funzione didattica essenziale perch consente ai destinatari del libro di lavorare immediatamente in un'ottica contrastiva. Proprio
per il valore di quest'aspetto dell'opera, raccolgo qui alcune osservazioni e proposte di miglioramento, che si possono raggruppare attorno a due nodi: a) la
tendenza dell'autore a differenziare pi del necessario l'italiano rispetto allo
spagnolo; b) l'errore o la perfettibilit nella versione italiana.
Per quanto riguarda il primo aspetto, si vedano i passi seguenti:
P. 406. "Se la frase negativa si perde [in acabar de] il valore di anteriorit ed equivale approssimativamente allo schema italiano NON RIUSCIRE A,
NON+INFINITO+DEL TUTTO: (18) No acabo de entenderlo bien =

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riesco a capirlo bene"; forse varrebbe la pena di sottolineare che, se pure di impiego ridotto (oggi quasi solo nei giri "Non finisce di piacermi, non finisce di
convincermi") anche l'italiano presenta la stessa perifrasi23.
P. 407. La perifrasi llegar a resa come "arrivare al punto di, riuscire a",
ma "pu anche enfatizzare il carattere di un evento, ed equivale allora a verbo
+persino: "Lleg a pedirme che [sic] le hiciera yo el trabajo = Mi chiese persino di
fargli io il lavoro"; anche in quest'accezione l'italiano ammette "arrivare a/al
punto di".
P. 417. "dar+por+participio: indica che l'azione espressa dal verbo vista
come compiuta, ed equivale approssimativamente a "ritenere" o "considerare"
+participio: (30) Los nufragos han sido dados por desaparecidos = I naufraghi
sono stati considerati dispersi". Perch, semplicemente, non tradurre "I naufraghi sono stati dati per dispersi", in modo da sottolineare la coincidenza tra
le due lingue?
P. 462. "Allo stesso modo, il costrutto italiano in cui 'bene', posposto al
verbo, equivale a 'molto' non ha esatto corrispettivo in spagnolo: (68) Marta
guadagna bene = Marta gana un buen sueldo". Accetterei, invece, "Gana
bien"24.
P. 519. A proposito degli usi di cmo esclamativo, si nota che "a volte
l'enfasi si sposta sulla quantit: (84) "Cmo nieva! = Quanto nevica!"; ma anche in italiano si potrebbe avere "Come nevica!" (cos come in spagnolo
"Cunto nieva!").
P. 588. "De tanta cerveza que bebes se te va a dilatar la barriga = A furia di
bere birra ti si dilater la pancia" (propongo "Con tutta la birra che bevi...").
Gli errori di traduzione (o i miglioramenti possibili di una traduzione accettabile) sono i seguenti:
P. 43. "Estuvo de alcalde hasta que se celebraron las elecciones = Fece il sindaco fino a quando si fecero le elezioni". Tradurrei "fece da sindaco" (con il

23

Salvatore Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, Torino, UTET, V, 1968,

p. 1045.
24

Maria Moliner (pp. cit., II, p. 1577), registra "Si se lo pagaban bien, hara eso y mucho ms".

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conforto esplicito dello Zingarelli25) proprio per sottolineare il "riferimento a


un lavoro o impiego, visto generalmente come provvisorio".
P. 67. "Dme medio kilo de tomates = Mi dia un mezzo chilo di pomodori". Anche in italiano sarebbe normale l'omissione dell'articolo indeterminativo davanti a mezzo in questa frase; l'articolo assume una funzione di approssimazione.
P. 168. Bueno, "se si adopera come risposta a una domanda, equivale a
'magari': (22) Tomamos el caf? - Bueno = Prendiamo il caff? - Magari". Pi
che con magari (che n come ottativo n come dubitativo pu essere equivalente di bueno) proporrei "ma s", o, eventualmente "dai".
P. 192. "Encima de que llega siempre tarde, quiere que le aumenten el sueldo = Pur arrivando sempre in ritardo, pretende che gli venga aumentato lo stipendio". Trattandosi dell'esemplificazione degli "avverbi aggiuntivi" pi che
la traduzione come concessiva, sembrerebbe consigliabile quella con "oltre al
fatto che".
P. 203. "Mi capitn = signor capitano", "mi coronel= Signor colonnello".
I regolamenti militari italiani hanno abolito da alcuni anni l'uso di signor davanti al grado nell'uso appellativo da parte dell'inferiore.
P. 266. Per lo spagnolo divorciarse si propone la doppia corrispondenza
divorziare!divorziarsi, ma la seconda non esiste.
P. 398. "Esos problemas lo traen de cabeza = Questi problemi lo tengono
crucciato". Qui (ma potrebbe tradirmi il mio italiano regionale) si ha una non
corrispondenza di registro vistosa fra le due lingue; propongo: "lo fanno uscire
di testa".
P. 456. "Habran estado all hasta que hubiramos querido = Sarebbero restati l finch avremmo voluto"; "avessimo voluto", e non il condizionale,
come in "Me dijo que cada vez que lo viera, lo saludara = Mi disse di salutarlo
ogni volta che l'avrei visto" (p. 584).
P. 494. "Aqu hay un lquido que tiene color rojo = Qui c' un liquido che
ha il colore rosso". Va omesso l'articolo prima di "colore".
P. 583. "Nada ms entrar cerr la puerta = Subito dopo [essere] entrato
chiuse la porta". "Subito dopo" non pu reggere il participio; si potrebbe tradurre anche con "appena"+participio.

25

Nicola Zingarelli (Vocabolario della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 199612, p.


1183) distingue tra "fare il sindaco" e "fare da sindaco".

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P. 588. "De cansado que estoy no me puedo mover = Per quanto sono stanco, non posso muovermi" ("Da tanto sono stanco..."). La traduzione proposta
verrebbe quasi sicuramente interpretata da un italofono come concessiva, soprattutto perch collocata in inizio di periodo.
P. 603. Mesilla, pi che 'tavolino', 'comodino', e l'esempio andrebbe
aggiunto ai casi registrati di lessicalizzazione prodotta dal suffisso (p. 604).
P. 605. Lentejuela tradotto "lustrino, pezzo di lam"; la seconda proposta, forestierismo per forestierismo, poteva essere paillette, anche perch di
lam esistono solo fili.
A tratti la forma italiana della trattazione un po' faticosa. Alcuni (pochi)
ispanismi sono filtrati alla spiegazione teorica. Echi pi o meno evidenti della
lingua materna dell'autore si possono notare nelle seguenti espressioni: "[preposizione con] Valore concessivo, precedendo un infinito" (p. 139; e p. 207 " [la
preposizione de] precedendo un infinito, pu originare schemi dal valore condizionale"), "alcuni scrittori, in rari casi, pretendono di conferire un tocco volutamente arcaicizzante" (p. 140), "il costrutto specialmente frequente" (p. 299; e
p. 373: "Specialmente interessante il caso delle proposizioni infinitive"); "Alcuni linguisti, non completamente a torto, escludono segn dall'elenco delle
preposizioni, per le seguenti - tra altre - ragioni" (p. 411); "participio collegato" (p. 413; direi "congiunto"); "la congiunzione che si prepone ad un imperativo quando il comando non si rivolge direttamente alla persona che riguarda"
(p. 440); "Dal punto di vista fonetico, le frasi interrogative si caratterizzano per
essere enunciate con un'intonazione particolare" (p. 512).
Per le future edizioni segnalo anche i pochi refusi: p. 293 ha,cia {hacia),
pp. 362 e 442 che {que), p. 379 d {do), p. 440 cuando {cundo), p. 533 tu {tu),
p. 583 dire {dire). A p. 440 ci si riferisce a un esempio costruito sul verbo contar che non riportato. Inoltre, manca sistematicamente l'accento grafico sulle
maiuscole, per i problemi tecnici che anche l'autore lascia intendere: "Teoricamente obbligatorio mettere l'accento grafico, se necessario secondo le regole,
anche sulle maiuscole: AFRICA. Ci non sempre materialmente possibile"
(p. 130). Sembravano superati i tempi in cui un ispanista che stampava in Italia doveva dire: "El curioso lector suplir, aqu y en el texto, el acento grfico
en la /, que no se ha podido imponer al tipgrafo" 26. Sicuramente un grande
editore come Laterza trover modo di rimediare in futuro.
26

Margherita Morreale, Apuntes bibliogrficos para el estudio del tema "Dante en Espaa "

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132

Giuseppe Mazzocchi

"Mi pare di potermi fermare qui: la recensione si sciolta verso la fine in


tante osservazioni marginali, come capita quando si legge un libro di tal genere e tanto ricco. Una grammatica pratica non pu nascer perfetta; ma la ricchezza arra di perfettibilit ogniqualvolta l'impostazione, come qui, buona" 27, dir anzi eccellente.

hasta el S. XVII", "Annali del corso di Lingue e Letterature straniere della Universit di Bari",
Vili, 1967, p. 41 dell'estratto.
27
Giorgio Pasquali, op. cit., p. 266.

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