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MASSIMO MONTANARI- STORIA MEDIEVALE

Capitolo 1. La metamorfosi del mondo romano e la fine dell'Inpero in Occidente (secoli III-V)
I due secoli che precedettero la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476, deposizione di Romolo
Augustolo) sono stati definiti rivoluzione tardo-romana, distinguibile in 4 fasi:
a)la prima met del III secolo fu ancora un'et di pace e splendore: l'Impero comprendeva tutti i paesi
affacciati sul Mediterraneo, a ovest si estendeva fino all'Europa occidentale e la Britannia e a est verso
la Mesopotamia; comprendeva una popolazione di 50 milioni di abitanti, governata da un'oligarchia
aristocratica, che ormai aveva perso la sua originaria identit militare.
Ormai le guerre intraprese dall'impero erano solo difensive e di conseguenza venivano meno i proventi
derivanti dalle conquiste. Gi nel II sec i costi per mantenere l'impero divennero maggiori rispetto alle
entrate fiscali.
b) nella seconda met del III secolo le strutture militari che servivano a contenere la pressione alle
frontiere cedettero, e la minaccia dei Barbari si concretizz, contraendo anche l'economia. (Roma
venne cinta dalle mura aureliane)
c)nel IV secolo l'emergenza militare determin una serie di riforme amministrative e politiche
(cristianizzazione dell'impero, insediamento dei popoli barbari entro i confini dell'impero). In
particolare venne riorganizzato l'esercito, operazione che raddoppi la spesa dello stato, colmata con
una maggiore pressione fiscale che a sua volta richiedeva un'espansione dell'apparato burocratico. La
risposta a tali necessit fu esclusivamente politica, si cre infatti una macchina statale basata su una
politica accentrata e una pesante burocratizzazione (modello per i futuri stati nazionali). Inoltre le
nuove necessit belliche comportarono l'esclusione dell'aristocrazia senatoria dai comandi, preferendo
invece i militari di carriera che provenivano dai ceti meno elevati, creando cos una societ di uomini
nuovi, figli di liberti e pastori, che vennero ad occupare i vertici politica dello stato (ampliato grazie a
riforme amministrative quali la scomparsa della distinzione tra ordine equestre e senatorio e la
separazione delle carriere tra ufficiali civili e militari. In questo quadr influ anche molto il ruolo
politico che Costantino diede ai vescovi cristiani, che assunsero un ruolo di guida della societ). La
pressione fiscale per sostenere il costoso impero tardo romano contribu a ampliare il divario tra ricchi
e poveri. Ci avvenne anche per le citt: la concentrazione delle ricchezze nei grandi centri urbani
comport il declino dei centri minori e la conseguente riduzione delle citt, che comport a sua volta un
processo di localizzazione dell'aristocrazia nei grandi centri.
d)Oriente e Occidente: In questo clima di esaltazione delle realt locali and maturando la distinzione
tra Oriente e Occidente (ufficialmente divisi dalla riforma costituzionale di Diocleziano che introdusse
il decentramento politico, catalizzata poi da Costantino che nel 330 spost la capitale a Bisanzio,
rinominata Costantinopoli, e conferendo pari dignit ai vescovi di Roma e di Costantinopoli). Nelle
provincie orientali il commercio e la produzione avevano un ruolo pi importante nell'economia
complessiva, tanto che in Oriente non si verific quel divario tra ricchi e poveri e tra centri maggiori e
minori che invece andava crescendo in Occidente:in Oriente le esigenze dell'impero erano supportate
da una crescita economica. La risposta che oriente e occidente diedero alla minaccia barbarica fu
differente: in oriente l'antibarbarismo port all'epurazione degli elementi germanici dalle truppe, mentre
in Occidente l'ascesa alle alte cariche militari di soldati germanici aument le concessioni alle
popolazioni barbariche della possibilit di stanziarsi entro i confini dell'impero. Sebbene la deposizione
di Romolo Augustolo (476) ad opera di Odoacre abbia perso il valore di cesura periodizzante (caduta
dell'Impero) fu un fatto sintomatico, poich Odoacre non pretese il titolo imperiale: questo segnala la
mancanza di volont di assimilazione dei popoli barbarici.

Interpretazione del cambiamento: la fase finale dell'impero romano venne sempre considerato un
periodo di cambiamento, positivo o negativo a seconda delle interpretazioni. Gibbon ('700) vedeva
un'affinit tra il II secolo e la sua epoca, momenti di massimo splendore della civilt antica e moderna,
cos come vedeva un'affinit nel loro declino. Egli individu nel cristianesimo la causa della fine
dell'impero. Nell'800 invece, mantenendo la connotazione negativa della fase di cambiamento , la causa
della caduta dell'impero romano venne vista nelle invasioni barbariche (influenza dei movimenti
nazionalisti). Con lo sviluppo delle scienze economiche gli storici avanzarono valutazioni di tale
natura: secondo Marx la caduta dell'impero deve essere imputata alla trasformazione di una struttura
sociale basata sulla schiavit in una basata sul servaggio e rapporti feudali.

Capitolo 2 Il cristianesimo: le chiese episcopali e il monachesimo delle origini (secoli IV-VI)


Il cristianesimo fu inizialmente una delle numerose religioni salvifiche che si diffusero nelle classi
aristocratiche romane; il suo successo tra i ceti urbani e la sua organizzazione gerarchica fecero s che
questo acquisisse un ruolo centrale nella conservazione delle struttura amministrative, sociali e culturali
della compagine imperiale al momento della sua dissoluzione. Cristianizzazione il termine usato per
definire il processo che condusse a una fede comune le cittadinanze e le popolazioni rurali del territorio
romano, oltre a quelle barbariche che vivevano ai confini imperiali. Tale processo segu due strade
principali: a) la via istituzionale, incentrata su chiese urbane dominate dall'aristocrazia e da una
gerarchia sacerdotale rigidamente strutturata, promotrice di un'evangelizzazione delle campagne
intorno a chiese battesimali; b) una via individuale, la scelta monastica e l'organizzazione di una vita
comunitaria nei cenobi e nei monasteri. I monaci furono i protagonisti dell'evangelizzazione delle
popolazioni rurali. La catechesi fu un processo di acculturazione profonda e di integrazioni tra le
popolazioni dell'impero e le nuove etnie che vi stanziarono: creava infatti un universo culturale, nonch
un linguaggio comune alle diverse realt.
Chiesa, citt e diocesi: la crisi delle aristocrazie cittadine si accompagn al declino dei culti classici,
derivante dalla crescente necessit di attribuire all'individuo un valore indipendente dalla sua
appartenenza al gruppo dirigente. Ci favor il grande successo delle religioni salvifiche (culto di Iside
e Mitra). Tra il I e il III sec si organizzarono le prime comunit cristiane: il gruppo sacerdotale era
strutturato gerarchicamente in diaconi e preti e aveva a capo un vescovo, figura carismatica dotata di
autorevolezza personale e religiosa. Con L'editto di Milano del 313 l'imperatore Costantino concesse ai
cristiani libert di culto e nel 380 l'imperatore Teodosio con l'editto di Tassalonica impose a tutti i
cittadini dell'impero la professione della religione cristiana. Inizialmente il cristianesimo veniva
praticato prevalentemente dal ceto aristocratico, che viveva di rendita e si dedicava spesso alla
speculazione filosofica: talo sostrato sociale aveva conferito grande autorevolezza alle gerarchie
ecclesiastiche.
Vescovi cittadini e pievi rurali: dalle citt part (V sec) un'opera di evangelizzazione delle campagne.
La diocesi, ossia il territorio sottoposto all'autorit del vescovo, corrispondeva al territorio
tradizionalmente soggetto alla citt nell'organizzazione amministrativa di et imperiale. L'opera di
evangelizzazione fu un processo antropologico, ossia di reciproco scambio tra le culture diverse. Dal
punto di vista territoriale l'organizzazione amministrativa romana influenz lo sviluppo delle diverse
sedi episcopali: pi contenute ma numerose nel centro sud, dove vi era una fitta rete di citt, dotate di
piccoli territori, mentre meno numerose ma pi ampie al nord. L'organizzazione amministrativa
imperiale influenz anche le funzioni di coordinamento che alcune sedi episcopali avevano su altre: i
vescovi delle diocesi che facevano capo alle grandi metropoli del mondo romano (Costantinopoli,
Alessandria, Roma, Ravenna, Aquileia e Milano) ottennero una naturale supremazia sui vescovi delle
citt vicine (venivano chiamate diocesi metropolite). Un prestigio particolare era connesso alla sede
episcopale romana, sia per il ruolo della citt sia per la figura del vescovo di Roma, reputato successore
di Pietro.
I monasteri e le campagne: il monachesimo un fenomeno che si svilupp dal III secolo, inizialmente
nelle aree orientali dell'impero. Esso si presenta come una scelta individuale di rifiuto del mondo e di
ricerca della redenzione attraverso la penitenza e l'ascesi. Con l'affermazione del cristianesimo come
religione di stato, il monachesimo inizi a diffondersi anche in Occidente, attraverso un'elaborazione
dottrinaria che tendeva a condannare l'eccessivo individualismo, temperando tale scelta con
l'introduzione di regole di vita comunitaria. I primi gruppi monastici nacquero in Gallia occidentale per
opera di Martino e nel corso del V secolo proliferarono nella regione. In italia le prime esperienze
monastiche coinvolsero l'aristocrazia romana alla fine del IV secolo: decisiva fu l'azione di Girolamo,
originario della Dalmazia e appartenente alla classe senatoria, dopo aver studiato a Roma si convert al
cristianesimo e visse a lungo come eremita nel deserto siriano. Tornato a Roma divenne la guida
spirituale di molti esponenti dell'aristocrazia. Nel 529 Benedetto da Norcia fond il monastero di
Montecassino: la comunit venne organizzata in base alla Regola che prevedeva la coesistenza nella
vita dei monaci di ore destinate alla preghiera e di ore destinate al lavoro. Un'altra area europea in cui si
diffuse rapidamente il monachesimo fu l'Irlanda: l'isola non era mai stata assoggettata all'impero
romana e non conosceva fenomeni di urbanizzazione. Era abitata da trib a capo delle quali vi erano i
druidi, sacerdoti del culto celtico. Grazie a tale conformazione sociale il monachesimo si afferm con
maggiore facilit rispetto all'organizzazione episcopale: la forma di culto che ne deriv fu di stampo
fortemente ascetico e rigoroso. Da qui nacque un'opera di evangelizzazione da parte dei monaci
irlandesi, che imposero Regole pi rigide di quella benedettina in Europa continentale e in Italia. Le pi
famose tra queste fondazioni furono opera dell'abate San Colombano (Bobbio).
La conversione dei Barbari: ad opera dei monaci missionari, attraverso una meditata strategia. Si
iniziava con la conversione delle aristocrazie politico militari o, se esisteva, del re, personalit di
riferimento per la popolazione, dal punto di vista culturale e tradizionale. Le popolazioni barbariche
risultarono particolarmente feconde per il messaggio salvifico del cristianesimo e le elites militari
compresero subito l'utilit del cristianesimo per rafforzare la loro preminenza sociale ed economica.
Intraprendere una carriera ecclesiastica comportava l'assimilazione della cultura latina e classica da
parte delle popolazioni barbariche, ma lo scambio non fu univoco: vennero introdotti nella dottrina
cristiana valori tradizionali germanici, come la violenza e la forza (esaltazione del lato eroico e
combattivo della religione, dei martiri: il monaco prese il nome di miles dei). Durante il IV secolo le
popolazioni germaniche furono convertire al culto cristiano secondo la forma ariana: questa corrente
prende il nome dal sacerdote di Alessandria Ario, che sosteneva che Cristo non aveva lo stesso grado di
divinit di Dio padre. L'arianesimo venne condannato nel concilio di Nicea (325), ma ebbe comunque
grande diffusione nelle popolazioni germaniche, tanto da divenire un simbolo di identit etnica, pi che
una scelta teologica.
Questioni dottrinali:la molteplicit delle sedi episcopali ebbe come diretta conseguenza una grande
variet nelle forme di culto e nelle interpretazioni dottrinali, che a loro volta implicavano divergenze
dogmatiche volte all'affermazione dell'identit locali delle diverse sedi. Il problema centrale fu quello
posto dalla Trinit, infatti la molteplicit delle persone divine entrava in contrasto con la tradizione
filosofica classica che concepiva l'Essere come Uno per definizione. Il dibattito dottrinale si concentr
quindi sulla definizione della natura della figura storica di Cristo: durante il concilio di Nicea (325),
importante perch fu la prima volta che un'asemblea di vescovi venne convocata dall'imperatore
Costantino, preannunciando l'ortodossia politica, ossia la compenetrazione tra cristianesimo e potere
civile, venne condannato definitivamente l'arianesimo. Nella parte orientale dell'impero le sedi
ecclesiastiche di pi antica tradizione erano quelle di Alessandria e Antiochia: le scuole teologiche di
queste citt elaborarono differenti dottrine sulla natura di Cristo. Ad Antiochia si valorizzava sopratutto
la natura umana di Cristo (nestorianesimo) mentre ad Alessandria si esaltava l'elemento divino
(monofisismo). Durante il Concilio di Calcedonia (451) si tent una soluzione di compromesso tra le
due torie, ribadendo la doppia natura del figlio di Dio, ma a causa di un editto successivo, venne
emarginato il monofisismo alessandrino. La questione scoppi in modo violento durante il regno di
Giustiniano: l'imperatore aveva il progetto di riportare i paesi mediterranei sotto l'autorit imperiale e
volle quindi assicurarsi la fedelt di Siria ed Egitto. Giustiniano eman quindi l'editto dei Tre Capitoli
(544) con il quale veniva condannato il nestorianesimo. Tale editto provoc una profonda frattura nella
chiesa cristiana: i vescovi occidentali guidati da Vigilio vescovo di Roma si rifiutarono di accogliere il
nuovo editto; Vigilio fu arrestato, trasferito a Costantinopoli e costretto a ratificare l'editto ma gli altri
vescovi della penisola italiana, guidati dai vescovi di Milano e Aquileia si rifiutarono di ratificare
l'editto (scisma dei Tre Capitoli). Il tentativo di Giustiniano fu quindi quello di dare autorevolezza alle
sedi episcopali di Roma e Costantinopoli per ritrovare attraverso i dogmi di fede unitaria una coesione
sociale e politica, tentativo che ebbe successo in Occidente, dove il prestigio della sede romana si
afferm sulle altre.

Capitolo 3 Le invasioni e i regni romano-barbarici


I popoli che erano vissuti ai confini dell'impero romano migrarono al suo interno in seguito all'irruzione
di nuove popolazioni provenienti dall'eurasia. La situazione ai confini dell'impero nell'et tardoantica
era di conflittualit endemica tra le popolazioni locali e i Barbari, espressioni con cui venivano
designati popoli assai diversi tra loro, una galassia di popolazioni dall'identit etnica fluida, in
costruzione (queste trib lentamente si costruirono come popoli, in base al processo storico definito
eterogenesi, il ridefinirsi di identit etniche in base ad elementi di natura culturale.
L'irruzione dei barbari nei territori dell'impero: i rapporti tra barbari e romani furono intensi sin dal II
secolo, dal III secolo molti guerrieri barbari vennero assoldati nell'esercito romano. Questo delicato
equilibrio entr in crisi a partire dal IV secolo, con l'indebolimento politico ed economico dell'impero:
alcune popolazioni barbariche si stanziarono entro i confini dell'impero, consapevoli dell'indebolimento
delle difese militari romane. Inoltre i Barbari stanziati lungo i limes, spinti alle spalle da altre
popolazioni che da Oriente si spostavano verso Occidente a causa dell'irruzione degli Unni, dei
guerriglieri nomadi provenienti dall'Asia centrale. Tali spostamenti coinvolsero soprattutto i Goti, nome
con cui venivano accomunate delle trib nomadi che dal III secolo si stanziarono in vari territori dal
Danubio al mar Nero (Visigoti, Goti occidentali- Ostrogoti, Goti orientali). Le devastazioni nelle
regioni imperiali dei balcani meridionali ad opera dei Visigoti mise in crisi i rapporti tra Barbari e
romani, tanto che l'imperatore fu costretto ad affrontarli in battaglia, e venne sconfitto e ucciso
(Adrianopoli 378). Gli imperatori, presero atto di non poterli bloccare militarmente, adattarono una
politica pragmatica, basata sui sistemi della hospitalitas (concessione delle terre di una data regione alle
popolazioni barbariche che dichiaravano fedelt all'impero, fornendo un appoggio militare per
rimanendo indipendenti) e della foederatio (alleanza in cambio di compenso). Tale tentativo di
inquadrare le popolazioni barbariche nell'impero non ebbe successo: dopo essersi dichiarati federati
degl'imperatori d'Oriente, per far valere le proprie posizioni iniziarono a compiere devastanti
incursioni, la pi drammatica a Roma nel 410 ad opera di re Alarico. Dopo la sua morte si ritirarono
dall'Italia per stanziarsi nella Gallia meridionale, dove gi erano migrate altre popolazioni barbariche
(Vandali, Alani, Svevi, Burgundi). Inoltre i Visigoti si scontrarono con Franchi e Allemanni, federati
dell'impero a cui erano affidati i confini reniani. Vandali, Alani e Svivi furono costretti da questi a
oltrepassare i Pirenei e stanziarsi nella penisola iberica, cos come i Visigoti che essendo militarmente
pi forti degli altri popoli, stabilirono il dominio sulla Spagna.
Negli stessi anni la Britannia, abbandonata dalle legioni romane, fu devastata dalle scorribande dai
Pitti. I Britanni allarmati favorirono lo sbarco delle popolazioni germaniche (Juti, Angli e Sassoni) con
cui avevano gi precedentemente avuto contatti, che si rivel fatale.
Attorno al 450 le regioni dell'Europa centrale subirono le incursioni degli Unni, che ormai si erano
spinti alle porte dell'impero (sotto la guida di Attila scesero in Italia fermandosi poco prima di Roma,
grazie a Papa Leone I). quando nel 476 l'ultimo imperatore d'occidente Romolo Augustolo fu deposto,
la maggior parte dell'impero era nelle amni dei Barbari. Odoacre era infatti sostenuto da una compagine
militare multietnica. Tuttavia gli imperatori d'oriente non si rassegnarono alla perdita dell'impero e
pensando di poter recuperare l'Italia con il sistema della foederatio, favorirono l'irruzione in Italia degli
Ostrogoti guidati da Teodorico. Alla fine del V secolo nella parte occidentali dell'impero si erano
instaurati dei regni definiti romano barbarici, per sottolineare il fatto che fossero caratterizzati da
un'originale fusione tra la tradizione politico-istituzionale romana e l'organizzazione sociale dei popoli
barbari.
Caratteristiche comuni dei regni romano-barbarici: nei territori conquistati i Barbari erano in netta
minoranza rispetto alla popolazione residente, creando quindi un problema di convivenza, risolto
attraverso il mantenimento delle tradizioni giuridiche e amministrative precedenti integrate a quelle
della tradizione barbarica ( vennero addirittura redatte raccolte di leggi scritte nei vari regni, chiamate
leges: il fatto che i sovranoi barbarici usassero uno strumento tipico della tradizione giuridica romana
quale la codificazione scritta, in lingua latina, un'attestazione dell'incontro culturale tra Barbari e
Romani. Infatti la gestione diretta dell'amministrazione rimase in mano alla popolazione romana,
mentre la gestione militare divenne monopolio dei barbari. Il potere regio doveva essere riconosciuto
da tutti ed era di tipo sacrale, un potere assoluto di costringere, giudicare e punire. Fu proprio la
creazione di gruppi attorno ai re, gruppi basati sull'uso delle armi e lealt personali, che distinse i regni
romano-barbarici da quelli tardo-antichi. Prima l'uomo libero era quello che aveva la cittadinanza, i
pieni diritti, ora solo il guerriero libero.
Franchi, Anglosassoni e Ostrogoti: I Franchi nel v secolo si erano gi stanziati lungo le rive del Meno e
a nord del Reno. Questi erano un eterogeneo gruppo di trib, raggruppati sotto un nome generico.
Federati dai romani nel 430, essi trovar0ono per la prima volta coesione sotto il regno di Clodoveo,
discendente di Meroveo, capostipite dei Merovingi. Oltre a imporsi sugli altri capi franchi, Clodoveo
riusc a espandere i suoi domini verso ovest. Egli inoltre comprese l'importanza di stabilire contatti con
l'episcopato e la chiesa di Roma, si fece infatti battezzare, presentando i franchi come popolo di Dio,
fedele difensore della chiesa. Nel 510 Clodoveo fece redigere la lex Salica, che raccoglieva le norme
consuetudinarie franche. Alla sua morte il regno fu spartito tra gli eredi, divenendo cos una serie di
territori instabili e conflittuali.
Gli Anglosassoni diedero vita nella Britannia meridionale a una serie di regni regionali, costringendo le
popolazioni britanniche a ritirarsi nelle regioni occidentali. Dopo un lungo periodo di conflittualit,
trovarono un periodo di relativa unit sotto la guida del re del Wessex. L'invasione anglosassone, dal
punto di vista religioso, comport una paganizzazione della Britannia. Solo sotto la guida del monaco
Agostino verso la fine del Vi secolo fu avviata un'opera di rievangelizzazione, culminata con il
battesimo del re del Kent e la fondazione della sede vescovile di Canterbury.
Gli Ostrogoti, giunti in Italia per volont Bizantina, cercarono di dar vita a un regno autonomo sotto la
guida di Teodorico, re dalla doppia accezione. D aun lato tipicamente barbarico, essendo re in virt
della vittoria militare su Odoacre, dall'altro mantenne il titolo ricevuto dai Bizantini prima
dell'invasione della penisola. Tale ambiguit si rifletteva nell'organizzazione del regno, in cui l'ambito
amministrativo era delegato a funzionari romani, quello militare e giuridico a funzionari goti. Fece
costruire la capitale del suo regno a Ravenna. Il delicato equilibro tra goti e romani entr in crisi alla
fine del regno di Teodorico, la cui morte diede il pretesto a Giustiniano per inviare le sue truppe in
Italia, iniziando cos il conflitto trentennale destinato a concludersi con la sconfitta dei goti.
Pi duraturo fu il regno dei Visigoti in Spagna, dove riuscirono a integrarsi efficacemente con la
tradizione gallo romana ispanica, mantenendo l'eredit politica-amministrativa romana. Re Alarico
promulg un codice ispirato largamente al diritto romano. Dal punto di vista religioso per mantennero
a lungo il credo ariano, ma la differenza di credo non intacc i rapporti tra le due popolazioni. Il loro
regno dur fino all'incursione degli islamici nel 711.
i Vandali invece, stanziatisi in nord Africa, avviarono un difficile scontro con la popolazione locale,
attuando forti persecuzioni contro i cristiani non-ariani. Quando i Bizantini attaccarono il regno (533),
non incontrarono resistenza nella popolazione in modo che il generale di Giustiniano riusc ad abbattere
facilmente l'unico regno romano-barbarico dell'Africa settentrionale.

Capitolo 4- L'impero romano d'Oriente (secoli VI-IX): il Vi secolo fu profondamente segnato dal
programma politico dell'imperatore Giustiniano, che si era proposto di ricondurre l'impero all'unit
riconquistando i territori della parte occidentale, in particolare i territori sul Mediterraneo. Inizialmente
l'azione di Giustiniano venne diretta contro i Vandali nell'Africa settentrionale, poi contro i Visigoti
della Spagna meridionale e infine contro gli Ostrogoti nella penisola italiana (la campagna pi lunga e
onerosa in termini economici. La guerra greco gotica dur infatti quasi vent'anni e segn per la penisola
italiana il vero crollo della civilt antica. Durante il regno ostrogoto di Teodorico la convivenza tra
romani e goti fu pacifica (vedi prima) ma con la sua morte i rapporti si incrinarono. Dapprima la classe
senatoria romana e i Goti fecero fronte comune davanti all'attacco imperiale. La conquista della
penisola part da sud e dopo la presa di Napoli, i bizantini arrivarono fino alla capitale Ravenna e i Goti
furono costretti a ritirarsi sl di l del Po e la classe senatoria si arrese all'avanzata bizantina, cos i Goti
rimasero soli a fronteggiare l'attacco imperiale. Fu per questo motivo che il re Totila non cerc la
collaborazione della classe senatoria, operando anche una rivoluzione sociale. In tal modo Totila riusc
in breve tempo a riconquistare la maggior parte della penisola, ma durante una battaglia i Goti furono
sconfitti e il restesso perse la vita. Nel 553 l'intera penisola era assoggettata a Bisanzio, cos come tutti i
territori che si affacciavano sul mediterraneo.
La codificazione del diritto romano il sistema romano prevedeva che assieme alle leggi emanate
dall'autorit pubblica avevano valore normativo anche le elaborazioni tecniche dei giuristi, creando un
sistema giuridico estremamente complesso che poggiava sull'elaborazione delle norme,
sull'interpretazione teorica della loro applicazione e sulla concretezza dell'esercito della giurisdizione.
Tale sistema funzionava solo in virt dell'unit culturale, conservata e alimentata dalle scuole di diritto;
una volta venuta meno tale unit, la prassi della giustizia impose una semplificazione del sistema. Nel
V secolo l'imperatore Teodosio riordin per la prima volta la legislazione dell'impero e fece raccogliere
in un codice, ordinato per materie, tutte le leggi emanate da lui e sai suoi predecessori, tuttavia la
compilazione non comprendeva la normativa giurisprudenziale. Le scuole di diritto della zona orientale
dell'impero diedero indirizzi innovativi rispetto al diritto romano classico. Tuttavia Giustiniano
intervenne con mano autoritaria e tolse a tali scuole il riconoscimento imperiale, privilegiando soltanto
i giuristi impegnati in un'opera di recupero archeologico del diritto romano classico. S tal gruppo di
giuristi l'imperatore affid il compito di codificare il patrimonio giuridico dell'et repubblicana (sia la
legislazione che la norma giurisprudenziale): il Corpus iuris civilis, costituito da quattro parti. Tale
iniziativa consegn alla posteriorit una raccolta che consentiva di conservare memoria di ci che era
stato il diritto romano.
La riforma amministrativa: al termine della guerra gotica in Italia venne introdotta la legislazione
giustinianea (Pragmatica Sanctio). Anche a livello amministrativo, il modello fu quello del tardo
impero: le prefetture erano le maggiori circoscrizioni dello stato, queste erano divise in diocesi
(funzione prevalentemente fiscale), a loro volta divise in provinciae, unit territoriali primarie.
L'applicazione della riforma avvenne in modo esaustivo: la riforma, pur continuando a distinguere
l'amministrazione civile da quella militare, non riusc a ricostituire una classe senatoria, poich gli
elementi gotici erano ormai profondamente inseriti nella societ. Anche la restaurazione
dell'insegnamento scolastico pubblico fall, poich ormai questo campo era coperto dai monasteri, cos
come la giustizia processuale fu sostituita dalla pi rapida ed economica giustizia arbitraria (sempre pi
spesso gli arbitri erano i vescovi).
L'impero dopo Giustiniano: il programma di restaurazione di Giustiniano sembr avere successo fino
alla sua morte, ma i precari equilibri si ruppero presto: la condizione finanziaria era assai precaria (non
riuscivano a pagare regolarmente le truppe mercenarie, inoltre le grandi distanze geografiche e quindi
culturali che separavano le zone dell'impero rendevano difficili degli interventi a livello centrale, a ci
si aggiunse la pressione sui confini delle varie popolazioni barbariche. La rivolta militare del 602 che
termin con l'uccisione dell'imperatore Maurizio, allent il controllo sulle frontiere a nord-est,
permettendo a Slavi e Avari di stanziarsi nella penisola balcanica, mentre i persiani avanzavano in Asia
Minore. Il nuovo imperatore Eraclio (610-41) raccolse l'esercito e sferr un grande attacco contro i
Persiani, abbandonando per i territori spagnoli e la penisola balcanica, tanto che Slavi e Avari
arrivarono ad assediare Costantinopoli; la citt tuttavia resistette all'attacco e la guerra con i persiani si
concluse con una vittoria imperiale. Una volta riunito l'impero, si present il problema religioso (le
provinvie orientali erano di fede monofisista), che l'imperatore Eraclio tent di risolvere attraverso
l'introduzione di una nuova dottrina di mediazione, il monotelismo, che superava il problema della
natura di Cristo centrando l'attenzione sulla unica volont del figlio di Dio, fallendo. Il tentativo fall
anche e soprattutto perch Siria e Palestina erano state occupate dagli Arabi, sancendo la fine del
dominio imperiale sul mediterraneo.
I territori bizantini in Italia: nel 568 i Longobardi giunsero in Italia, ma non riuscirono mai ad avere il
dominio completo sulla penisola. L'Istria, la laguna veneta, la Romagna, le Marche, Umbria e Lazio,
Napoli, il Salento, la calabria e la Sicilia rimasero di dominio bizantino. Il controllo amministrativo
delle regione venne affidato a un funzionario imperiale, l'esarca, che risiedeva a Ravenna e esercitava il
suo potere su tutti i domini italiani, ad esclusione della Sicilia che era controllata direttamente da
Bisanzio. Le aree bizantine mantennero quindi l'organizzazione romana, con alcuni cambiamenti: le
necessit difensive imposero che il potere militare venisse esercitato anche da funzionari civili (contro
il principio della separazione del potere civile e militare), inoltre la difficolt nei collegamenti tra le
diverse provincie italiane comport una regionalizzazione delle aristocrazie, tanto che il dominio
dell'esarca sulle provincie rimase di natura teorica, poich presto i vari ducati si resero indipendenti,
relegando l'autorit imperiale a un valore solo nominale. In particolare nel ducato romano l'autorit del
pontefice entr in concorrenza con il dominio bizantino, in particolare quando nel VIII secolo i
pontefici strinsero un'alleanza formale con i franchi.
La Sicilia venne conquistata dagli Arabi durante il IX secolo, da qui gli arabi si spinsero nela penisola,
conquistando Bari, poi riconquistata dagli imperiali. La conflittualit endemica e l'arrivo delle truppe
mercenarie normanne segnarono la definitiva scomparsa del dominio bizantino in Italia, anche se la sua
influenza cultura perdur nei secoli.
Capitolo 5 I Longobardi e le due Italie
I Longobardi sono uno dei popoli germanici che pi interessarono gli storici per la loro struttura sociale
e per il modo in cui fondarono un nuovo regno in Italia. Valicate le Alpi nel 568, conquistarono gran
parte delle regioni settentrionali della penisola e alcuni importanti territori del centro sud, dando vita a
un regno che dur circa due secoli.
L'origine dei Longobardi: come tutte le popolazioni barbariche anche i longobardi non erano
caratterizzati da una identit etnico-biologica comune, bens culturale, essi formavano una comunit
fondata sul fatto che credevano di avere un'ascendenza comune. Durante il conflitto tra Ostrogoti e
Bizantini, i Longobardi si inserrono nel conflitto, arrivando per la prima volta in Italia: al momento
della loro migrazione quindi i Longobardi avevano gi avuto rapporti con i bizantini.
L'organizzazione sociale dei Longobardi prima della migrazione in Italia: questi erano innanzittutto un
popolo in armi, un popolo-esercito guidato da un'aristocrazia di cavalieri e da un re che trovavano
legittimit nell'attivit bellica. Il re longobardo era privo di quel carattere sacrale che caratterizzava le
altre popolazioni germaniche. Il re era scelta da un'assemblea di uomini liberi, gli arimanni, che si
distinguevano giuridicamente dai servi, a cui erano affidati i lavori nei campi e la pastorizia. Tra liberi e
servi esisteva uno strato giuridico mediano e ambiguo, di persone limitate nel loro agire da vincoli di
ordine giuridico, ma che mantenevano una certa autonomia economica. La cellula organizzativa
fondamentale della societ longobarda era la fara, un raggruppamento familiare con funzioni di unit
militare. Vi era anche uno strato sociale intermediario tra re e uomini liberi, i duchi, ossia i capi
supremi delle singole fare. Dal punto di vista religioso i Longobardi erano cristiani di fede ariana, ma la
cristianizzazione era superficiale e limitata ai ceti dirigenti., mentre gran parte dle popolo seguiva i
culti religiosi di tradizione germanica.
Lo stanziamento dei Longobardi in Italia: giunti in Italia dal Friuli, i Longobardi conquistarono presto
importanti citt settentrionali, senza incontrare particolare resistenza da parte dei Bizantini, poich
questi erano impegnati su altri fronti (Persiani e Avari). La prima fase dell'offensiva longobarda si
concluse con la presa di Pavia (572), che divenne la capitale del nuovo regno longobardo. I primi anni
del regno furono anni di conflittualit interna tra duchi e sovrani (soprattutto dopo la morte di Re
Alboino, crisi della regalit longobarda). In questo periodo, durante una sorta di guerra di bande, i
duchi guidarono i loro guerrieri verso ovest, conquistando Torino ed Asti, e verso l'Italia centrale,
dando vita agli insediamenti di Spoleto e Benevento.
Inizialmente lo stanziamento dei longobardi ebbe un impatto violento sulla societ italica: la classe
senatoria venne esclusa dal potere e il clero si oppose fortemente al dominio, proponendosi come
difensore della societ romana. Ben presto per anche i Longobardi riuscirono ad integrarsi con la
popolazione dando vita a una societ multietnica e culturalmente mista.
L'estrema frammentazione del regno longobarda lo rendeva facile preda di un contrattacco bizantino,
per questo motivo i duchi decisero di eleggere un nuovo sovrano: la scelta cadde su Autari e per
rafforzare il suo potere i duchi gli cedettero la met dei loro beni, che vennero a costituire la base del
fisco regio. Con Autari iniziava un processo di rafforzamento del potere regio (una prima assunzione di
coscienza territoriale, del concetto di stato). Autari cerc di legittimare il suo regno avvicinandosi sia
alla societ romana che alle tradizioni longobarde: spos infatti Teodolinda, figlia del duca di Baviera,
discendente di una stirpe regia longobarda. Morto Autari, Agigulfo divenne re continuando l'opera del
suo predecessore: un'importante innovazione fu l'avvicinamento al clero capitolino, voluta da
Teodolinda, di fede cattolica. In tale contesto va vista anche la fondazione del monastero di Bobbio, la
prima delle lunghe fondazioni monastiche che caratterizzarono la politica dei sovrani longobardi.
Il consolidamento del regno (VII sec): la concezione territoriale del regno provoc la trasformazione
die duchi in funzionari regi, istituendo una rete di distretti pubblici (ducati) incentrati attorno a citt
strategicamente importanti, spesso lungo le vie di comunicazione (Treviso, Verona, Trento, Brescia,
Bergamo, Ivrea, Torino, Lucca); un ruolo particolare fu giocato dai ducati di Spoleto e Benevento, che
spesso condussero una politica autonoma nei rapporti con Bisanzio. Nella loro amministrazione i duchi
potevano essere affiancati da funzionari minori, i centenarii, che pian piano assunsero il ruolo di capo
villaggio e, in ambito rurale, vennero ad affiancare i gastaldi, coloro che gestivano i terreni agricoli per
conto dell'autorit regia. Sempre in ambito rurale avevano grande importanza i villaggi fortificati: le
citt quindi, seppur rilevanti, non erano l'unico fulcro dell'organizzazione politico-militare dei
Longobardi. Pavia, sede della corte regia, divenne sempre pi importante, in quanto sede degli uffici
amministrativi. Il potere regio eman anche un codice di leggi: nel 643, per volont del re Rotari fu
compilata la prima raccolta scritta, in lingua latina, delle leggi e delle usanze dei Longobardi (vita
civile, rapporti patrimoniali e disciplina militare). Uno dei principali scopi dell'editto era la proibizione
della faida, ossia della giustizia privata, che venne sostituita da forme di mediazione pubblica garantite
dal re e consistenti in ammende pecuniarie; il codice prevedeva sanzioni diverse a seconda dello status
sociale, fatto che ci fa comprendere che si stava avviando un processo di stratificazione sociale.
L'espansione del regno longobardo e l'origine del potere temporale dei papi: Re Lituprando tent di
consolidare il regno attraverso un'intensa attivit legislativa e amministrativa; fece partire anche una
nuova fase di espansione territoriale finalizzata alla conquista dell'Esarcato e di altri territori di
controllo bizantino. Si spinsero fino al ducato di Roma, dove conquistarono l'importante castello di
Sutri, liberato poi nel 728, dopo le pressanti richieste papali, episodio letto successivamente come l'atto
costitutivo del potere temporale dei papi. Infatti in quel secolo la chiesa romana si stava
progressivamente sganciando dall'influenza imperiale. Qualche anno pi tardi fu redatto in ambienti
papali la cosiddetta donazione di Costantino, secondo cui l'imperatore Costantino guarito da papa
Silvestro da una malattia, per riconoscenza avrebbe donato alla Chiesa di Roma i territori occidentali
dell'impero.
La fine del regno Longobardo: nel 751re Astolfo, riprendendo il progetto di espansione, prese Ravenna,
ma questa scelta provoc un'alleanza tra la Chiesa di Roma e i Franchi (la nuova stirpe dei Pipinidi), lo
stesso Papa Stefano II chiese l'intervento in Italia dei Franchi, i quali guidati da Pipino il Breve
riconquistarono i territori della chiesa di Roma occupati dai Longobardi. L'ultimo re dei Longobardi,
Desiderio tent di rompere questa alleanza, promuovendo un'unione matrimoniale tra Franchi e
Longobardi (figlio di Pipino, Carlo futuro magno e una figlia di Desiderio, che verr ricordata da
Manzoni come Ermengalda. Ma il papa, temendo una riconquista di Ravenna da parte dei Longobardi,
chiam in aiuto il re franco, che ripudiata la moglie sconfisse pi volte l'esercito longobardo,
conquistando Pavia. Cos dopo due secoli i Longobardi persero la guida del regno che fu assunta da
Carlo. Inserito nei domini franchi, il regnum langobardorum mantenne sempre uno status particolare.
Solo i longobardi di Benevento mantennero il loro regno, resistendo alle invasioni dell'esercito franco,
fino alla conquista da parte dei Normanni.

Capitolo 6 - L'impero arabo-islamico (secoli VII-X)


Nei primi decenni del VII secolo, nella penisola arabica si costitu un nuovo impero che estinse quello
persiano e mutil gravemente quello bizantino. Questa fase di espansione ebbe inizio con
l'affermazione di un nuovo monoteismo predicato da Maometto, che riusc a convogliare nello stesso
progetto religioso e politico tutte le trib che abitavano la penisola araba (alla sua morte nel 632 tutta la
penisola era convertita).
La nascita dell'Islam in Arabia: all'epoca di Maometto la penisola arabica era urbanizzata nella zona
mediterranea e nelle regioni meridionali confinanti; la popolazione viveva organizzata in clan tribali,
sostanzialmente praticando l'allevamento e il commercio lungo le piste che collegavano le oasi. Per gli
imperi confinanti era un territorio difficile da controllare: Bizantini e Persiani cercarono di creare una
serie di stati cuscinetto costituiti da trib confederate, ma dal VI secolo i due imperi tentarono di
controllare direttamente l'Arabia, piano non realizzato, dal momento che dal 540 bizantini e Persiani si
trovarono a fronteggiarsi in una lunga guerra. Intanto la citt di La Mecca mantenne un ruolo di
attrazione a livello commerciale: la citt era dominata dal clan dei Qurayshiti, ogni anno si teneva una
fiera durante la quale ogni conflitto era sospeso. La citt era anche un importante polo religioso:
pellegrini arrivavano da tutta la penisola per visitare la Ka'ba, un santuario religioso che raccoglieva i
culti pi disparati. Quando la Mecca divent l'unico centro attrattivo della penisola, la politica del clan
qurayshita che prevedeva il rispetto paritario delle varie religioni fu messa in discussione, nonostante
questa fosse alla base della fortuna economica della citt: la popolazione araba infatti si stava
avvicinando ai culti monoteisti, resi familiari dai contatti con l'impero romano e persiano, nonch dalla
penetrazione ebrea. A Maometto, mercante nato nel 570, il monoteismo sembrava incompatibile con la
politica di rispetto di tutti i culti. Secondo il Corano, i Detti del Profeta e alcune biografie postume, le
rivelazioni avute da Maometto iniziarono intorno al 610 ed ebbero come oggetto la necessit di
abbandonare i culti precedenti, tanto il paganesimo quanto le diatribe sui diversi monoteismi, in primis
il cristianesimo, arretrandosi a quell'unico Dio che secondo Maometto aveva avuto sempre dei fedeli,
come Abramo, Mes, Ges. Questo dio, Allah era padrone del mondo, onnipossente, non generato e
non generante, non conoscibile e non rappresentabile. L'atto di rinuncia al politeismo si espresse nella
professione di fede all'Islam: non esiste altro Dio all'infuori di Allah e Maometto il suo profeta, atto
che pi tardi assumer il valore di primo pilastro della fede, accanto al quale verranno accostati altri
quattro doveri: le preghiere quotidiane, la santificazione attraverso il mese di digiuno (Ramadan), il
pellegrinaggio alla Mecca e l'elemosina ai poveri.
A causa della radicalit del suo messaggio, Maometto fu denunciato: a causa di questa ostilit degli
ambienti cittadini, lui e i suoi fedeli dovettero cercare appoggio nell'oasi agricola di Medina: nel 622
Maometto i suoi fedeli si trasferirono a Medina (egira), fondando una nuova comunit (Umma). Il 622
fu stabilito come anno di inizio del calendario mussulmano. A Medina il profeta medi le contese
locali, estinse la comunit ebraica e si difese dagli attacchi meccani: dopo otto anni di conflitti e di
lavoro diplomatico, la Mecca cedette e la maggior parte delle trib non ancora convertite abbracciarono
l'Islam.
I primi quattro califfi (632-660): Maometto non aveva indicato alcuna modalit di successione: si
crearono cos due correnti. Secondo i sostenitori dell'ortodossia il comportamento del profeta doveva
essere un riferimento dei problemi da affrontare, quindi il califfo 8successore dell'inviato di Dio)
doveva essere un semplice sostituto incaricato di perpetuare il pensiero di Maometto; secondo altri
invece l'ispirazione divina sopravviveva nei familiari di Maometto, in particolare nel cugino e genero
Al. I contrasto tra queste due interpretazioni si accese al termine del periodo dei quattro califfo ben
guida: la costruzione di quello che sarebbe diventato in pochi anni un grande impero inizi con le
campagne condotte dal primo califfo, Abu Bakr, suocero del profeta, che combatt le trib che si
opponevano alla successione. Tali spedizioni provocarono movimenti migratori di popolazioni che si
spingevano verso la Siria e l'Iraq: le reazioni bizantine a tali migrazioni e scorrerie dei clan arabi
favorirono un'unione militare , che tra il 635 e il 645 riusc a conquistare centri strategici in Asia
Minore e del nord Africa. Per spiegare la rapidit di questa espansione gli storici danno diverse ragioni:
l'alto grado di organizzazione dell'esercito arabo, la debolezza degli imperi confinanti, le divisioni
interne delle popolazioni del mediterraneo che rendevano preferibile il dominio di un potere esterno e
neutrale come quello arabo.
Le conquiste furono improntate al principio di separazione sancito dal secondo califfo, Omar (644-56),
secondo il quale gli arabi dovevano costituire un'lite militare cui era impedito di possedere terre,
mentre le altre popolazioni producevano e pagavano le imposte. L'afflusso di ricchezze sconvolse la
societ araba, acuendo i conflitti nati alla morte di Maometto; sulla natura della successione si scaten
una grande lotta, in particolare sulla natura del califfato. I kharigiti vedevano l'esperienza di Maometto
come un atto divino a s e proponevano la libera elezione del califfo, mentre all'estremo opposto gli
sciiti sostenevano l'elezione al califfato dei soli discendenti di Al, il quarto califfo. Tra queste due
tendenze ebbero la meglio i sunniti, ossia i sostenitori dell'ortodossia islamica, che ritenevano possibile
conciliare gli insegnamenti del profeta con il consenso della comunit, attribuendo al califfo una natura
esclusivamente politica. La lotta politica ebbe il suo culmine con l'assassinio di Al (riferimento degli
sciiti) e a vittoria di un aristocratico meccano della dinastia omanyyade, sostenuto dai sunniti, aprendo
la strada alla creazione di impero imperniato sul potere centrale.
L'impero omayyade (661-750): la dinastia stabil la propria corte a Damasco. In questo primo periodo
di regno, oltre all'opposizione dei partiti, si aggiunsero le ribellioni delle province e processi di
trasformazione dell'impianto originario delle conquiste, in particolare un processo di integrazione tra
conquistati e conquistatori. La stratificazione sociale si fece pi complessa, anche per l'afflusso di
numerosi immigrati dalle zone di confine convertitisi all'Islam. In particolare lo sfaldarsi
dell'aristocrazia tradizionale favor un processo di accentramento del potere, nonch il superamento del
principio di separazione sancito dai primi califfi e si rilanciarono le conquiste, questa volta attraverso
attacchi pianificati in regioni remore, spesso con l'aiuto delle popolazioni locali (l'impero islamico si
affacci sul mediterraneo, in Spagna tra il 711 e il 715, regione che serv da base per l'espansione verso
la Francia del sud, dove le truppe arabe furono arrestate a Poitiers da Carlo Martello nel 732).
Durante il califfato di Omar II si ebbero le riforme pi radicali: l'abolizione dello status separato degli
Arabi e la costituzione di un sistema di appartenenza politica fondato sull'uguaglianza dei mussulmani
(in particolare a livello fiscale). La morte di Omar e le riforme da lui introdotte fecero riesploder ei
conflitti interni: gli sciiti volevano la ripresa del califfato da parte di un discendente di Al, mentre i
gruppi kharigiti sostenevano la necessit di un califfato eletto dal popolo. La guida dell'opposizione alla
dinastia regnate fu assunta, attraverso una complicata strategia diplomatica degli sciiti, dagli Abbasidi,
una dinastia discendente da uno zio del profeta, i quali vinsero, inaugurando una nuova fase
dell'impero.
L'impero abbaside (750-945):la rivolta che port alla guida dell'impero la dinastia abbaside fu sostenuta
dai persiani convertiti all'Islam e nel lungo periodo port alla costituzione di un nuovo organismo
politico, impegnato in particolare nel consolidamento dell'amministrazione centrale secondo il modello
persiano. L'evento principale fu la fondazione di una nuova capitale, Baghdad, sul fiume Tigri, dove in
pochi anni nacque un agglomerato urbano molto sviluppato, tanto che in pochi anni divenne la citt pi
grande del mondo. I califfi del primo secolo di regno condussero numerose riforme: innanzitutto
costituirono un apparato burocratico distinto in tre rami: cancelleria, esattoria fiscale e amministrazione
delle spese militari, in particolare viene ridefinita la figura del wazir, in origine un semplice
collaboratore del califfo, divenne un capo dell'amministrazione dotato del compito di controllare la
burocrazia, nominare i funzionari provinciali e sedere in alcuni tribunali. Un'altra caratteristica
dell'impero abbaside fu la fine delle conquiste, fatto che permise di promuovere politiche autonome
nelle zone decentrate dell'impero: fu cos che l'emirato di Cordova consolid la sua presenza nelle citt
andaluse e prese a muovere la flotta verso oriente; nello stesso quadro gli Aghlabiti che regnavano nel
Nordafrica, promossero scorrerie piratesche nell'Italia meridionale, avviando spedizioni di conquista
nella Sicilia bizantina. In oriente la fine delle conquiste militari rese possibile ritirare la maggior parte
degli uomini dal servizio militare, limitando la presenza degli eserciti ai confini bizantini.
All'inizio del IX secolo, la presenza di sempre pi forti autorit locali che non accettavano il controllo
califfale determin una svolta nel reclutamento dell'esercito, sempre pi gremito di schiavi turchi.
Inoltre la moltiplicazione degli uffici determin un forte aumento del potere dei wazir, in grado ora di
formare clientele potentissime e di dividere in fazioni il centro dell'impero. Queste istanze furono
raccolte dagli sciiti che promossero movimenti di natura autonomistica: tra il IX e il X secolo una serie
di dinastie locali inizi a sottrarsi al potere centrale, fregiandosi del titolo di califfo.

Capitolo 7 I Franchi e l'Europa carolingia (secolo VI-IX)


Il giorno di Natale dell'anno '800 Carlo Magno re dei Franchi fu incoronato imperatore da papa Leone
III, ratificando l'esistenza di un nuovo grande impero che si estendeva dalla Catalogna all'Italia
centrale, riunendo gran parte della cristianit occidentale.
Dai Merovingi ai Carolingi: dopo la morte di Clodoveo (511), il regni franco fu attraversato da una
forte conflittualit interna. Il defunto sovrano suddivise il regno tra i suoi quattro figli, secondo le
norme consuetudinarie dei franchi, ma la frantumazione nominale non port ad una frantumazione
effettiva, poich il regno franco, da un punto di vista ideale, fu sempre considerato come unitario. In
questo periodo i Franchi riuscirono a conquistare nuovi territori, quali la Borgogna, la Provenza,
estendendo il loro dominio su tutta la Gallia. La presenza di poteri locali forti, nati attorno alle
principali citt, favori il consolidamento attorno ai sovrani e ai potenti di reti di fedeli, pronte a prestare
servizio militare in caso di conflitto. Inoltre l'inurbamento dell'aristocrazia franca port ad una
progressiva integrazione con l'aristocrazia gallo-romana, rappresentata in particolare dai vescovi, che
assunsero un ruolo determinante nella trasmissione al regno franco di pratiche di potere e di strutture
amministrative di tradizione romana.
Tale assetto entr in crisi nella seconda met del Vi secolo: i due eredi di Clotario I, che si spartirono i
due principali regni regionali che formavano il regno dei Franchi, avviarono un lungo periodo di
conflittualit, nella quale emerse come protagonista una donna, Brunilde, vedova di uno dei due
sovrani, che alla morte del marito Sigiberto assunse la guida del regno di Austrasia, giocando un ruolo
decisivo nella lotta intestina che lacerava i Merovingi. Alla fine ebbe la meglio il ramo merovingio
legato alla Neustria: Clotario II rafforz l'organizzazione politico-amministrativa del regno
consolidando la sua articolazione in tre regni regionali (Austrasia, Neustria e Burgundia), inoltre diede
nuovo vigore alla carica di maggiordomo di palazzo, che da questo momento inizi a designare i tre
principali funzionari regi posti a capo dei tre regni. In questo contesto emersero personalit legate
all'aristocrazia austrasiana, quali Arnolfo e Pipino il Vecchio, il primo vescovo di Metz, il secondo
maggiordomo di Austrasia. Essi erano tra i personaggi pi influenti del regno e il matrimonio tra la
figlia di Pipino e il figlio di Arnolfo permise di unificare gli interessi delle due famiglie, che iniziarono
un'ascesa rapidissima, dando vita alla dinastia denominata Carolingia. Gli esponenti di questa famiglia
riuscirono a render ereditaria la carica di maggiordomo, consentendo loro di disporre del patrimonio
fondiario dei re e di usarlo per crearsi clientele, arrivando a svuotare progressivamente le prerogative
dei sovrani merovingi. Nel secolo VIII Carlo il Martello (piccolo Marte, per sottolineare le sue doti
militari), condusse l'esercito franco alla vittoria di Poitiers (732) contro una spedizione militare
islamica, segnando un punto di non ritorno tra Carolingi e Merovingi, che culmin con la drammatica
deposizione di Childerico III ad opera del figlio di Carlo il Martello, Pipino il Breve (751). per sancire
il suo diritto a guidare il popolo dei Franchi, Pipino si fece consacrare con l'olio santo da Bonifacio, u
monaco sassone, in modo da sancire un legame tra i Carolingi e la chiesa di Roma. Inoltre per
rafforzare la posizione nel regno, i Carolingi iniziarono un'opera denigratoria nei confronti dei
Merovingi.
Da Pipino il Breve a Carlo Magno: l'ascesa al potere dei Carolingi corrispose con la ripresa
dell'espansione militare. Innanzitutto Pipino organizz due spedizioni militari in Italia contro i
Longobardi, in difesa del papato. Successivamente avvi campagne militari ad est del Reno (contro i
Sassoni) e in Gallia meridionale. Anche Pipino alla sua morte mantenne la consuetudine di dividere il
suo regno tra i due suoi eredi (Carlo, successivamente denominato Magno e Carlomanno), aprendo
l'ennesima crisi dinastica, che per si risolse con la morte precoce del secondo. Egli riprese l'espansione
militare al di fuori del tradizionale regnum francorum, avviando una guerra trentennale contro i Sassoni
(este del Reno), conquistando parte della Germania meridionale e iniziando anche ad espandersi verso
occidente. Sulla via del ritorno da una spedizione in Spagna, l'esercito di Carlo Magno conobbe una
serie di sconfitte. Sul passo di Roncisvalle, nel 778, i montanari baschi sconfissero la retrovia
dell'esercito franco (la battaglia narrata nella Chanson de Roland). Un altra importante conquista fu
quella dell'Italia longobarda, inserita nei domini franchi ma mantenendo la propria denominazione e le
proprie strutture politico-amministrative: come negli altri territori conquistati, anche in Italia i Franchi
cercarono di porre sotto il loro diretto controllo i luoghi del potere civile, militare e religioso, attraverso
una politica di alleanza con i ceti dominanti gi esistenti. La conquista del regno longobardo fu
importante per Carlo Magno anche dal punto di vista ideologico, poich permetteva di completare il
processo di legittimazione del potere iniziato dal padre: il principale alleato di questa politica doveva
essere la chiesa di Roma, la quale in quegli anni stava tentando di costruire una definitiva supremazia s
altre sedi episcopali di antica tradizione (Costantinopoli, Ravenna, Milano). Difendendo il papa contro i
Longobardi Carlo Magno si presentava come il re cristiano difensore della chiesa di Roma, ruolo
formalizzato dall'incoronazione ad imperatore nell'anno 800 (papa Leone III, sentendosi minacciato
fisicamente dai suoi oppositori, si rec in una sede del regno franco, riportato poi a Roma sotto scorta
militare dello stesso Carlo magno. L'anno 800 non segna la nascita di un impero in accezione antica,
ma l'incoronazione papale sanciva il nuovo ruolo di Carlo Magno all'interno dell'Europa cristiana, che
egli aveva unificato con la forza. Dopo l'800 il sovrano non continu l'espansione territoriale, ma si
dedic al rafforzamento dei domini gi conquistati. Non bisogna dimenticare che l'assegnazione del
titolo di imperator a Carlo Magno rafforzava il ruolo del papa come autorit suprema della cristianit,
indebolendo quella dell'impero bizantino.
Una corte, tante corti: nel regno franco non c'era una capitale, i sovrani erano itineranti e si spostavano
di localit in localit, risiedendo in palazzi costruiti con i fondi del fisco regio. Alla fine dell'VIII secolo
Carlo Magno elesse a propria residenza principale la citt di Aquisgrana, dove fece costruire numerosi
edifici. Nel palatium regium operavano diversi funzionari: eliminata perch ricordava troppo l'origine
del potere Carolingio la carica di maggiordomo, la gestione dell'amministrazione centrale era affidata a
un laico e a un ecclesiastico, il conte palatino e l'arcicappellano. Il primo esercitava l'alta giustizia e
coordinava altri funzionari, mentre il secondo era il responsabile dei numerosi ecclesiastici che
vivevano a corte e gestiva la cancelleria regia, l'organo che emetteva i capitolari. Per rendere questi
leggibili in tutto il regno si uniform il modello di scrittura, mediante l'elaborazione della cosiddetta
carolina, i cui caratteri semplici e lineari sono alla base dell'odierno minuscolo. Per conferire un'unit
sul piano culturale a suo regno, Carlo Magno chiam a corte alcuni dei maggiori intellettuali della sua
epoca, che formarono la scuola palatina, dando vita a quella che comunemente viene definita rinascita
carolingia.
Dopo Carlo Magno: carlo Magno rimase fedele alla tradizionale concezione patrimoniale dello stato,
suddividendo i territori del regno tra i suoi tre figli maschi: nell'806, con la Divisio imperii, decise che
darebbe stato smembrato in tre nuclei, tuttavia acausa della prematura scomparsa di due dei tre eredi,
alla morte di Carlo (814), la guida dell'impero fu assunta da Ludovico il Pio, che modific l'ideologia e
l'organizzazione stessa dell'impero, accentuandone i caratteri cristiani e sacrali, favorendo inoltre un
generale ricambio degli uomini di corte. Ludovico nel 817 promulg una disposizione ricordata come
Ordinatio imperii, in cui stabiliva che alla sua morte il territorio imperiale fosse diviso tra i suoi tre
figli, Ludovico, Pipino e Lotario. La disposizione sembrava ricalcare l'ordinanza del padre, ma in realt
sottraeva il regno d'Italia al giovane Bernado, figlio di suo fratello Pipino. Questa politica di
rinnovamento arriv al suo culmine con la cosiddetta Constitutio romana dell'824, che per la prima
volta in modo esplicito, vincolava la consacrazione papale a un precedente giuramento di fedelt
all'imperatore, rafforzando la compenetrazione tra poteri pubblici e l'ambito ecclesiastico. La seconda
fase del segno di Ludovico il Pio fu caratterizzata da un periodo di forte conflittualit interna causato
dal cambiamento delle disposizioni di successione, in quanto era nato nel frattempo un altro figlio,
Carlo. Nell'841, morto Ludovico il Pio e il secondo figlio Pipino, il contrasto si acu: in una
drammatica battaglia, conclusasi senza vincitori, si scontrarono gli eserciti di Carlo soprannominato il
Calvo, che ormai controllava tutta la Francia occidentale, e di Ludovico detto il Germanico, che
controllava la Francia orientale e di Lotario. Re d'Italia. L'anno successivo a Strasburgo Carlo e
Ludovico si giurarono reciproca fedelt davanti ai rispettivi eserciti. Nel 843 i tre fratelli trovarono
finalmente un accordo a Verdun: a Ludovico fu riconosciuta a supremazia sui territori a est del Reno, a
Carlo il Calvo quelli a ovest di una linea immaginaria costituita dal corso del Rodano e del Mosa, a
Lotario l'ampia fascia intermedia ch dal Mare del Nord separava la Francia orientale da quella
occidentale, e il regno d'Italia, che da questo momento in poi fu abbinato anche al titolo imperiale. I tre
regni diventarono autonomi seppur coordinati da un coordinamento centrale. Quando per Ludovico II,
ultimo figlio di Lotario mor senza eredi, il potere imperiale risultava fortemente indebolito. Quando
l'inetto sovrano Carlo il Grosos fu deposto nel 887, l'impero carolingio, cos com'era conosciuto
all'epoca di Carlo Magno, aveva gi cessato di esistere da tempo.

Capitolo 8 Conti e vassalli, feudi e comitati


Tra il VII e VIII secolo, nel regno franco, si realizzarono nuove ed efficaci forme istituzionali,
accomunate nella storiografia dall'aggettivo feudale : forme di organizzazione sociale, di persone
legate da rapporti di fedelt personale; forme di organizzazione politica, ossia l'attribuzione a fedeli
delle cariche pubbliche; forme di organizzazione economica, ossia il sistema curtense e lo sfruttamento
economico dei feudi.
I rapporti vassallatico-beneficiari: durante il regno di Carlo il Martello (716-41) vennero formalizzati i
rapporti vassallatico-beneficiari. L'esercito franco si fondava su gruppi di uomini liberi armati, legati
tra loro da complesse relazioni (dalla parentela allargata a rapporti di fedelt personale), mentre la
Gallia, regione in cui i Franchi si stanziarono dal V secolo, era segnata dalla cultura politica del mondo
romano, in cui il reclutamento tanto dell'esercito quanto della classe dirigente, si basava sul rapporto
dei singoli individui con una realt astratta, la res pubblica. L'incontro tra questi due modelli gener un
processo di reciproca acculturazione, in cui da un lato divennero pi importanti le relazioni clientelari
nella selezione dei ceti dominanti (legati ancora alla tradizione romana), dall'altro si sent la necessit
di codificare e rendere pi chiari i rapporti personali, arrivando cos alla codificazione formale dei
rapporti vassallatico-beneficiari.
Questo un rapporto stretto liberamente tra due persone, una delle quali si impegna alla fedelt,
entrando cos nella clientela del potente, il quale si impegnava al mantenimento, direttamente nella
propria casa o indirettamente, concedendogli fonti di reddito come terre o altri beni. L'oggetto di tali
concessioni fu chiamato con il termine latino beneficium, al quale si sovrappose un altro termine di
origine germanica, feudum. Tale tipo di rapporti caratterizzava la societ franca a ogni livello, a catena.
In sistema cos organizzato tendeva a creare una ristretta aristocrazia estremamente potente sia nei
confronti del sovrano che nei confronti dei fedeli, emarginando dall'esercito e dalla vita pubblica quegli
uomini che seppur liberi non possedevano abbastanza terre da crearsi una cerchia di fedeli. Lo stesso
sistema economico caratteristico della societ franca, il sistema curtense, basato sulle grandi aziende
agricole dette corti, tendeva ad inglobare la piccola propriet e ad assoggettare i piccoli proprietari,
uomini liberi, al rango di dipendenti del grande proprietario, che spesso esercitava anche cariche
pubbliche.
L'organizzazione amministrativa dell'impero carolingio: nel momento della sua massima espansione
l'impero carolingio comprendeva diversi territori assoggettati a questo, nei quali venne introdotto un
sistema amministrativo che, pur salvaguardando in parte le caratteristiche regionali, tendeva ad
uniformare i territori soggetti al potere franco. Vennero pertanto disegnate all'interno dei diversi regni
delle circoscrizioni pubbliche dette comitati, al cui interno un funzionario regio detto conte
amministrava la giustizia, guidava l'esercito, esigeva tasse e imposte e faceva svolgere i servizi
pubblici. Nelle zone di confine invece furono istituite le marche, territori pi ampi coordinati da un
marchese, in cui era particolarmente importante l'organizzazione militare. I ducati invece erano territori
caratterizzati da una forte identit nazionale, assoggettati da poco e inglobati in maniera non
completamente stabile nell'impero, come la Bretagna e la Baviera. Tali territori erano assegnati a
personaggi, conti e marchesi, legati al sovrano da un rapporto vassallatico-beneficiario, che implicava
fedelt e assoggettamento personale al re. Il sovrano per non poteva scegliere liberamente gli uomini
da innalzare a tali cariche, doveva infatti ricorrere a personalit che godevano di prestigio, di ampie
propriet e di una nutrita schiera di fedeli nei singoli territori. Tuttavia si comprende la pericolosit di
tale autonomia e potere dei fedeli al sovrano, per tale motivo gli venne affiancata una complessa e
parallela rete di controllo, formata dai missi dominici. Questi erano funzionari gi esistenti ai tempi dei
merovingi, ma nel 802 Carlo Magno ne riformul il ruolo, rendendoli il fulcro dell'ordinamento
imperiale. I missi, nominati direttamente dal sovrano, appartenevano all'alta aristocrazia del regno
(erano sia laici che ecclesiastici) e avevano vari compiti, ma il loro impegno principale fu appunto
quello di vigilare sui funzionari pubblici locali. Erano anche i portavoce dell'autorit imperiale e
diffondevano sul territorio i capitolari. La gerarchia ecclesiastica era centrale in questa organizzazione,
ogni vescovo divenne missus della propria diocesi (ci implica che le nomine dei vescovi dovevano
subire l'influenza regia).
L'istituto dell'immunit. Verso l'affermazione dei poteri locali: un altro strumento di controllo era
l'istituto dell'immunit, ossia la concessione formale del sovrano a taluni proprietari (specialmente
ecclesiastici) di una particolare prerogativa che rendeva le loro propriet immuni dall'esercizio del
potere regio da parte dei funzionari pubblici preposti al territorio (isole nel territorio nelle quali il conte
o il marchese non potevano riscuotere tasse, reclutare l'esercito e amministrare la giustizia). Tale
istituzione determinava un pieno inserimento delle alte gerarchie ecclesiastiche nella compagine
politico-amministrativa dell'impero. La compresenza di cos numerosi centri di potere nel regno
carolingio fu possibile fino a quando il potere imperiale era nelle mani di personalit autorevoli e
carismatiche, che riuscivano a mantenere efficiente la rete di rapporti personali che legava i grandi del
regno al sovrano. Era tuttavia estremamente fragile: il potere infatti si framment presto su scala locale,
in mano a quei funzionari pubblici che si comportavano sempre di pi come dei signori.

Capitolo 9 Economia e paesaggi (secoli V-X)


Tra il 500 e il 1000 una grande trasformazione economica attravers l'Europa. Nonostante la scarsit di
fonti disponibili, gli storici concordano su due cause: il declino demografico (tra il 200 e il 600, la
popolazione inizia a crescere solo nel 700) e l'impoverimento materiale complessivo.
Il dibattito sulla fine dell'economia antica: lo storico belga Pirenne tent di risolvere il dilemma del
mutamento economico inserendo un terzo elemento tra il contributo germanico e quello romano, ossi
l'Islam. In una sua opera del 1937 egli afferma che i Germani non avevano portato che mutamenti di
facciata senza modificare la struttura economica romana (commercio e navigazione a lunga distanza,
monetazione e vita urbana erano proseguiti), solo le invasioni arabe, che fecero del mediterraneo il
lago musulmano, avevano isolato l'Europa dall'Oriente, spostando verso nord il baricentro della vita
politica, costituendo quel mondo impiegato sulla terra e sull'autosufficienza, che avrebbe caratterizzato
l'Occidente fino al XI secolo. Questa tesi venne osteggiata da altri storici del '900, che vedevano invece
una forte continuit e sostenevano la tesi del cambiamento graduale. L'intera questione si ridefinita
negli anni '50 del '900, a partire dalle tesi dell'antropologo-economo Polanyi: egli not che gli storici,
analizzando il passato, commettevano l'anacronismo di adattare le leggi economiche della domanda e
dell'offerta, del costo e del profitto all'economia antica. Studiando le epoche anteriori invece bisogna
porsi da un diverso punto di vista, dando la priorit ai condizionamenti dell'economia da parte delle
istituzioni: la circolazione di beni e risorse non avviene in base alle leggi del mercato, ma per il tramite
di decisioni politiche. Da questa tesi nascono immagini diverse del commercio e della classe
mercantile, collegate all'espansione della spesa pubblica dell'impero. Fu questo infatti ad incentivare le
condizioni per meccanismi di scambio essenziali alla propria espansione politica (vie di comunicazioni,
navi, corporazioni, citt).
L'economia statale della tarda antichit: nel 500 le propriet fondiarie non erano pi lavorate da schiavi
mantenuti dal padrone, ma si era diffusa la pratica della conduzione indiretta, ossia la concessione di
lotti di terreno a famiglie di contadini, tenuti al pagamento di un affitto in denaro o in natura. Alcune
porzioni erano affidate a famiglie di schiavi che lavoravano con l'obbligo di risiedervi ed erano tenuti al
versamento di una parte del raccolto e alla prestazione di servizi sulle terre che il padrone continuava a
tenere in gestione diretta. Altre porzioni erano affidare a liberi coltivatori chiamati coloni che
originariamente non erano obbligati a risiedere sulla terra; poi, dopo l'inizio delle invasioni vennero
costretti a risiedere nella terra, in modo che non potessero sfuggire al pagamento delle imposte (la
condizione di coloni e quella di schiavi tese cos ad assimilarsi). Le terre cos lavorate rendevano ai
proprietari e ai lavoratori un surplus, una quantit di risorse superiore a quella necessaria per
sopravvivere, della quale met veniva assorbita dalla fiscalit imperiale, impiegata per sopperire alle
sempre crescenti spese militari per la difesa, per i contadini il peso delle tasse era addirittura superiore a
quello degli affitti, cos' che il loro reddito superava di poco quello necessario per la sussistenza.
Tuttavia questo piccolo guadagno poteva alimentare un commercio non di lusso. Per i proprietari
invece le eccedenze erano naturalmente maggiori ed essi potevano immetterle sul mercato, ricavando
ancora pi ricchezza. Con questo denaro i proprietari pagavano le tasse e riuscivano anche ad investire
nei beni di lusso e nel commercio privato, incrementando a loro volta le attivit artigianali delle citt.
Fine del sistema fiscale romano. Un nuovo paesaggio urbano e rurale: la fine dell'impero provoc in
Occidente una profonda modificazione delle strutture produttive. Gi nel V secolo la presenza dei
Barbari entro le frontiere aveva ridotto l'area di prelevamento fiscale, provocando la necessit di
aumentare le tasse e favorendo l'evasione, mentre nel secolo successivo le tasse imperiali cessarono. La
prima conseguenza fu la contrazione degli scambi in moneta: pe ri proprietari terrieri che investivano
nel commercio privato aumentarono i costi di attivit, che la presenza di infrastrutture statali aveva
finora tenuto bassi. Inoltre con lo spegnersi della funzione fiscale venne meno anche la possibilit per i
proprietari di vendere le eccedenze agli ufficiali che risiedevano nelle citt per riscuotere le tasse. Fu
cos che le citt subirono una notevole flessione demografica, si ridussero di estesione e assunsero un
aspetto rurale. Nelle campagne i proprietari di terre smisero di intervenire nelle proprie terre e nella
conduzione delle proprie aziende, non disponendo pi di un mercato su cui riversare le eccedenze
produttive, con la conseguenza dell'abbandono di molte terre coltivate.
Terre e boschi i boschi, che in et romana si erano ridotti notevolmente, cominciarono a dilatarsi, anche
a causa dei cambiamenti climatici (pi caldo e umido). Crebbe quindi l'importanza dell'economia
forestale: nei boschi si praticava l'allevamento, si cacciavano animali selvatici, si raccoglievano frutti
spontanei, si ricavava il legname (fondamentale per la produzione di energia termica e per la
fabbricazione di case e attrezzi. In conseguenza a questo sfruttamento dell'ambiente l'alimentazione
della popolazione contadina fu caratterizzata da un notevole consumo di carne.
Dal punto di vista agricolo, la resa delle coltivazioni diminu sensibilmente: la scarsit delle rese e la
necessit di sacrificare gran parte del raccolto per la nuova semina era compensata in qualche modo
dalla pastorizia e dallo sfruttamento dei boschi. L'abbandono delle terre e la crescita dell'incolto is
accompagn al declino demografico: solo la bassa pressione demografica consent agli uomini di
sopravvivere e, in seguito, moltiplicarsi in una situazione produttiva assai fragile.
Fine della schiavit? Tesi di Bloch: quando il mantenimento degli schivi divenne antieconomico e
padroni scelsero di accasarli, dotarli di una casa, famiglia e di una terra, cambiando di fatto il lor status
sociale, avvicinandolo a quello dei coloni liberi che lavoravano alle dipendenze dei padroni. Questa
nuova condizione sociale intermedia tra schiavit e libert venne definita servaggio.
Lo sviluppo di una nuova domanda economica: la cessazione del prelievo fondiario statale romano,
altre a provocare fenomeni di regressione, mise in circolazione, sul lungo periodo, una maggiore
quantit di ricchezze, contribuendo alla nascita di na nuova domanda economica diversa rispetto a
quella della tarda antichit, domanda scaturita e organizzata principalmente dalle aristocrazie locali.
Prima dell'et carolingia questa domanda non di concretizz in un sistema coerente: esistevano infatti
diverse forme coesistenti di propriet, quella pubblica (duchi, re), privata (laici ed ecclesiastici), piccola
propriet dei liberi, propriet collettiva delle comunit di villaggio. Il segnale di un passaggio a un
sistema economico nuovo costituito dall'aumento e dalla fissazione delle prestazioni di corves,
contadini che lavorano le terre gestite direttamente dal padrone.
Il sistema curtense: basato sulla compresenza di due elementi: la bipartizione delle aziende in un settore
a conduzione diretta, la riserva dominico o padronale, e uno a conduzione indiretta, formato da piccole
aziende familiari contadine (mansi). In secondo luogo vi era uno stretto legame tra queste due parti,
rappresentato dall'obbligo per i contadini di prestare corves sulle terre del dominico, a integrazione del
lavoro degli schiavi che vi risiedevano stabilmente, a totale carico del padrone che forniva loro alloggio
e vitto. Questo sistema si venne afissare in primis nelle corti regie tra la Loira e il Reno. Dal momento
che non tutte le aziende producevano tutte le merci necessarie alla sussistenza, si venne ad intensificare
lo scambio delle eccedenze, sia all'interno delle grandi corti, sia all'esterno (scambi che contribuirono
alla presenza di mercanti provenienti dalla Sassonia e dalla Frisia, probabilmente contadini arricchiti).
In Italia il sistema curtense si afferm solo dopo la conquista franca del 774 e a partire dal secolo VIII,
le corves erano presenti in tutte le cortes. A questo sistema si accompagn la ridistribuzione delle
eccedenze e dunque una maggiore presenza dell'economia di scambio, che in Italia assunse caratteri
particolari, come l'imposizione ai contadini di censi consistenti nella fornitura di prodotti artigianali. Il
movimento di merci e prodotti anche qui era determinato dalla specializzazione di alcune cortes e
dunque dalla necessit di importare ci che non producevano. A partire dal X secolo pes la presenza
dei castelli e soprattutto quella delle citt di tradizione romana, che si affermarono come centri di
mercato e di produzione di ricchezza da investire nella terra. La redditivit del sistema curtense spinse i
proprietari a investire in opere di dissodamento, di bonifica, di colonizzazione, la costruzione di
strutture complesse e tecnologicamente avanzate (mulini ad acqua, fabbriche di birra) unitamente alla
tendenza alla riduzione complessiva della riserva a vantaggio dei mansi. Fu in questo modo che tra il
IX e il X secolo poterono svilupparsi all'interno delle cortes e nel contesto di una rete regionale di
aziende fondiarie, un nuovo artigianato, una nuova industria e un nuovo mercato. L'affermazione del
sistema curtense gett le basi per una ripresa economica capace di sopravvivere al quadro politico
carolingio.

La citt (secoli IV-X)


La citt vescovile la struttura politico-amministrativa dell'impero romano aveva concepito le citt come
centri di coordinamento del territorio. Nei territori da loro conquistati, i Romani provvidero a fondare o
ristrutturare centri di insediamento in base ad un progetto preciso e costante: le citt vennero costruite
lengo vie consolari e strutturate geometricamente sull'incrocio di due assi principali, il cardine eil
decumano. All'incrocio tra le due vie nasceva il forum, la piazza principale, sulla quale si affacciavano
gli edifici pubblici: il paltium, la residenza imperiale, il praetorium, sede dell'amministrazione locale, la
curia municioale, sede del senato locale e il grande mercato pubblico coperto. Nelle citt affluiva il
surplus produttivo dei rispettivi territori, che in parte era venduto in citt e in parte entrava nel flusso
commerciale che connetteva tra loro i centri urbani dell'impero. A crisi dell'economia imperiale colp
innanzitutto le citt: la loro popolazione si contrasse in maniera vistosa ma la rete urbana resistette. A
scomparire furono piuttosto i centri piccoli, i villaggi disposti sulle vie di comunicazione che
cllegavano le citt. Le grandi citt sopravvissero solo grazie a profondi cambiamenti dell'impianto
urbano e della sua organizzazione, un cambiamento insieme funzionale e materiale. Elemento centrale
di questa trasformazione fu la presenza del vescovo in citt. Le citt vennero ristrutturate in base alle
rinnovate esigenze: il polo aggregativo divenne la cattedrale e gli edifici ad essa collegati, cinti
generalmente da mura che serravano la parte dell'abitato che si scelse di salvare, un'area sopraelevata o
protetta da corsi d'acqua. Dell'impianto romano furono conservate solo le parti che potevano essere
adattate alle nuove esigenze: la piazza, nel caso vi fosse la cattedrale. La nozione di spazio pubblico
tese a scomparire.
Continuit e cambiamento: il dibattito storiogafico : dall'evoluzione della tesi di Pirenne (vedi prima),
si afferma che dal VII secolo le citt decaddero a semplici centri di insediamento protetti da mura. Solo
dopo la ripresa del commercio su ampie tratte , accanto al centro fortificato vescovile, sarebbe nato il
borgo grazie all'insediamento stabile di mercanti. Questa teoria sostanzialmente accettabile per i
centri delle Fiandre e dell'Europa del Nord, dove l'urbanizzazione romana era stata assente. Nella
penisola italiana e nella Francia meridionale lo sviluppo dei centri urbani non si caratterizza solo sulla
funzione commerciale, anche sulla funzione amministrativa, politica, religiosa e culturale.
Istituzioni e poteri fra citt e campagna: in Italia, nelle zone dominate dai Longobardi l'organizzazione
del territorio di impianto romano sub considerevoli modifiche: i ducati non sempre ebbero come centro
una citt e spesso non ricalcavano i confini antichi dei territori assoggettati a una data citt. Spesos i
centri territoriali di grande importanza si affermarono nelle campagne. Molto pi legato alla tradizione
romana fu invece l'ordinamento territoriale della Romania, le aree non conquistate dei Longobardi, in
cui i centri urbani conservarono le prerogative di controllo del territorio che avevano avuto in et
romana. La conquista carolingia del regno dei Longobardi determin una rinnovata importanza nel
ruolo delle citt ( questo periodo venne chiamato primo rinascimento, in quanto per la prima volta si
intese richiamarsi ideologicamente al mondo classico per ammantare di autorevolezza antica un potere
dalle caratteristiche nuove). Tale valorizzazione delle citt si concretizz sia dal punto di vista
dell'impianto urbanistico, sia nella funzione giurisdizionale.
Mercato e commercio urbano anche la funzione commerciale ed economica delle citt si mantenne. La
citt rimase sempre il riferimento privilegiato del suo territorio, per ridistribuire le eccedenze
produttive. Nonostante l'espansione islamica, i rapporti tra Bisanzio e i porti adriatici rimasero in vita, e
con essi la rete commerciale che attraverso la pianura padana conduceva le merci orientali sino al cuore
dell'impero carolingio. Ovviamente si nota una diminuzione qualitativa e quantitativa dei traffici. La
funzione commerciale appare particolarmente importante nelle citt dell'Italia meridionale, situate
prevalentemente lungo le coste (Napoli, Taranto, Otranto, Gaeta, Amalfi, Salerno, Bari) che durante il
periodo longobardo rimasero sotto la formale autorit di Bisanzio mantennero aperte le vie
commerciali con l'Oriente. In tali centri oltre al commercio era notevole l'attivit manifatturiera (tessile,
artigianato artistico e costruzioni navali).
Nei centri urbani intanto andava crescendo l'autorit del vescovo, che iniziarono anche a controllare le
principali vie della citt e dei suoi porti fluviali, nodi strategici del trasporto su lunghe tratte. I vescovi
tesero infatti a legittimare il loro diritto di ricavare proventi connessi ai pedaggi e alle tasse. Il controllo
episcopale sui traffici e sul commercio significava, anche in modo istituzionalmente indiretto, la
possibilit di arricchimento della citt nel suo insieme e dei suoi ceti dominanti.
I cittadini: per sussistere alle necessit amministrative e di controllo del mercato urbano si venne a
creare na realt sociale articolata e complessa. L'attivit giurisdizionale dei vescovi era sostenuta da
giudici e notai, inoltre nelle citt risiedevano mercanti e artigiani, ma anche proprietari fondiari che
viveno di rendita. Non vi fu mai una rigida distinzione tra il ceto mercantile, quello artigiano e quello
dei proprietari terrieri.

Capitolo 11 Alfabetismo e cultura scritta (secoli V-XI) vedi libro pag. 89

Capitolo 12 Le seconde invasioni e la ristrutturazione del territorio europeo (secoli IX-XI)


In questi secoli l'Europa fu teatro di nuove ondate migratorie che modificarono profondamente gli
assetti sociali politici e territoriali. Si tratta di incursioni di popoli differenti che diedero vita a
stanziamenti stabili.
Una lenta espansione: gli Slavi popolazione che emerse nel VI secolo, durante le invasioni barbariche,
per poi scomparire del tutto dalla documentazione. Riapparsi nel VIII secolo, quando orami avevano
preso il controllo di gran parte del territorio degli Urali, estendendosi fino all'Europa centrale.
Sappiamo ben poco sulle origini degli Slavi, sappiamo per che essi si caratterizzarono inizialmente
per il fatto di essere una popolazione sedentaria, dedita all'agricoltura e all'allevamento, coinvolta nelle
migrazioni a causa dell'irruzione nei propri territori di origine degli Unni. La societ slava era
organizzata in piccole trib o comunit di villaggio, prive di coordinamento centrale, mancanza che
favori l'espansione a irraggiamento lungo il corso di alcuni fiumi. Dal IX secolo iniziarono a delinearsi
tre principali gruppi di popolazioni: gli Slavi orientali (Russi e Ucraini); gli Slavi occidentali (Polacchi,
Serbi, Cechi, Slovacchi); gli Slavi meridionali (Sloveni, Croati, Serbi) che approfittarono della
debolezza dell'impero bizantino per stanziarsi nei territori balcanici (gli Slavi si erano insediati in tutta
l'Europa dell'Est). Il processo che port alla creazione di forme politiche stabili fu molto lento, perch
la popolazione si scontr spesos con i due imperi confinanti, quello bizantino e quello franco. Proprio
per ricondurre gli Slavi all'interno di alleanze, sia i Franchi sia i Bizantini favorirono l'invio in Europa
orientale di missionari cristiani (in particolare fu importante la missione di Cirillo e Metodio, i quali
tradussero la Bibbia in paleoslavo, elaborando un nuovo alfabeto, il cirillico, derivato da quello greco
tale da poter riprodurre i fonemi della lingua slava). Serbi,Bulgari e Slavi Orientali furono attirati nella
sfera d'influenza di Bisanzio, mentre Croati, Sloveni, Cechi, Slovacchi vennero cristianizzati dai
Franchi, distinzione che pes maggiormente a partire dal XI secolo, quando la chiesa di Costantinopoli,
in seguito allo scisma del 1054, si stacc da quella di Roma.
I cavalieri delle steppe: gli Ungari: apparvero improvvisamente in Occidente nel IX secolo e per circa
cento anni furono protagonisti di spedizioni militari veloci quanto devastanti. Probabilmente erano
originari delle pianure intorno agli Urali settentrionali e a partire dal Vi secolo si spostarono a sud, dove
diedero vita ad un'organizzazione sociale ed economica seminomade. A causa di scontri con altre
popolazioni locali, durante il IX secolo gli Ungari si spostarono verso Occidente, stanziandosi nei
territori che avevano formato la provincia romana della Pannonia, l'odierna Ungheria. Durante questa
prima fase si ebbero i primi scontri con gli eserciti occidentali, che rimasero colpiti dal loro metodo di
combattimento efficace, basato sulla cavalleria e su veloci spostamenti e improvvise imboscate. A
causa di tali doti, gli Ungari vennero ripetutamente chiamati in aiuto dei carolingi: in questo contesto si
collocano le numerose spedizioni militari che ebbero il culmine con l'assedio e l'incendio di Pavia nel
924.
Spesso le invasioni ungare sono state messe in rapporto con il fenomeno dell'incastellamento
(soprattutto in Italia), e in effetti avvenne nei medesimi decenni, ma la storiografia moderna ha
avvallato l'ipotesi che tale fenomeno sia pi riconducibile all'affermazione di poteri locali forti che ad
esigenze di difesa.
Nonostante le fonti storiografiche diano un'immagine feroce e primitiva degli Ungari, quando giunsero
in Europa essi erano tutt'altro che arretrati, come dimostrano le loro tecniche di combattimento, che
ebbero un ruolo importante nello sviluppo della cavalleria occidentale. In particolare ne fece uso il re di
Germania Enrico I, che nel 933 riusc ad ottenere una prima vittoria sugli Ungari, preludio di quella del
955 da parte di Ottone I presso Augusta. Da quel momento gli Ungari mitigarono la loro aggressivit e
cercarono di instaurare rapporti pacifici con i sovrani occidentali. Tale strategia culmin con il
battesimo di re Stefano I e con il conseguente inserimento degli Ungari nell'orbita d'influenza della
chiesa romana. A tale processo si accompagn un radicale cambiamento di stile di vita della
popolazioni, da nomadi allevatori divennero una popolazione dedita all'agricoltura, sedentaria.
I Saraceni: nome con il quale le fonti occidentali designavano gli Arabi. Durante il periodo abbaside
non avvenne un'espansione sistematica come nei primi decenni della storia dell'Islam, ma si ebbero
numerose incursioni e atti di pirateria dovuti all'iniziativa di singoli gruppi: in questo quadro troviamo
quindi la conquista della Sicilia iniziata nel 827, la quale divenne uno dei principali avamposti dai quali
partivano incursioni mirate all'acquisizione di bottino o di nuovi territori (in particolare nelle zone
costiere, come Taranto e Bari in Italia o Saint-Tropez in Provenza ma anche nell'arco alpino, dove i
principali obiettivi erano le grandi abbazie, che custodivano ricchezze di enorme valore). Particolare
clamore suscit il saccheggio di Roma nel 846, che spinse l'imperatore Lotario I a intraprendere una
lunga e fallimentare spedizione contro i Saraceni dell'Italia meridionale. La mancanza di un centro
coordinatore dei Saraceni rese particolarmente difficile organizzare una difesa.
Gli uomini del nord: una popolazione che riusc a indebolire i Saraceni, attraverso scorrerie ed
incursioni, furono i Normanni, denominazione generica (uomini del nord) che designava popolazioni
originarie della penisola scandinava che, a partire dal IX secolo, furono protagoniste di conquiste
territoriali destinate a incidere profondamente nella storia di importanti regioni europee. L'espansione
normanna si propag a raggiera, lungo diverse direttrici, favorita dall'ubicazione delle regioni di
partenza e dall'uso di particolari imbarcazioni che dal mare riuscivano a risalire il coros dei fiumi. Dalla
Norvegia partirono coloro che si diressero verso occidente dando vita a stanziamenti lungo le coste
della Scozia, delle isole Shetland, dell'Irlanda, della Francia settentrionale, dell'Islanda e della
Groenlandia; dalla Danimarca partirono coloro che si stanziarono lungo le coste meridionali del Mare
del Nord e quelle orientali dell'Inghilterra; dalla Svezia coloro che, risalendo i fiumi, arrivarono fino a
Bisanzio.
Assai importante fu lo stanziamento normanno nelle coste settentrionali della Gallia, che assunse infatti
il nome di Normandia. Dopo duri contrasti con i Franchi in et carolingia, i Normanni riuscirono a far
riconoscere la legittimit del loro insediamento nel 911 dal re Carlo il Semplice, che assegn al loro
capo il titolo ducale. Il ducato di Normandia assunse un ruolo molto importante nell'Europa post
carolingia e fu il luogo da cui, nel Xi secolo, partirono importanti spedizioni, volte all'acquisizione
nuovi territori in cui stabilire un controllo duraturo: in particolare nell'Italia meridionale, dove agli inizi
del XI secolo alcuni condottieri normanni furono assoldati da signori bizantini e longobardi in lotta tra
loro. Ben presto essi riuscirono a condurre una politica autonoma, in particolare Roberto il Guiscardo,
della famiglia degli Altavilla, stabil la propria supremazia sugli altri capi normanni e tra il 1050 e il
1080 circa, avvi la conquista di gran parte dell'Italia meridionale, ponendo fine al dominio arabo in
Sicilia e a quello longobardo. Altrettanto importante fu la conquista del regno di Inghilterra da parte del
Duca di Normandia Guglielmo. Questi, nella battaglia di Hastings del 1066, pose fine al dominio
anglo-sassone.

Il trionfo dei poteri locali nelle campagne e nelle citt (secoli X-XI)
Feudalesimo: parola che non si trova nelle fonti coeve alla nascita del fenomeno, ma venne coniato nel
'700 in ambito Illuministico. Nell'ultimo secolo e mezzo vennero date tre definizioni fondamentali del
fenomeno: Marx, identifica il feudalesimo con un particolare modo di produzione; Bloch, che defin
societ feudale l'intera civilt europea dei secoli X-XIII; una definizione prettamente giuridica, legata
alle norme che regolavano le relazioni vassallatico-beneficiarie.
La parola feudo trae origine dal germanico e significava gregge ma ben presto assunse lo stesos
significato del tardo latino beneficium, uno degli elementi imprescindibili del legame vassallatico-
beneficiario, ossia la concessione patrimoniale che il senior faceva al vassallo in cambio di un servizio
reso (a causa della stretta connessione tra servizio e beneficio la storiografia ha spesos sovrapposto
erroneamente le due nozioni, facendo intendere che il feudo fosse l'ambito territoriale in cui il vassallo
svolgeva il servizio e non il compenso a lui dovuto per il servizio reso).
La storiografia contemporanea distingue quattro fasi dei rapporti vassallatico-beneficiario:
1) secoli VIII-IX in tutto l'impero carolingio si diffondono i rapporti vassallatico-beneficiari, un
sistema che rende oggetto di diritto pubblico i rapporti clientelari fra sovrano e i suoi
funzionari;
2) fine IX- X secolo: dopo la dissoluzione dell'impero carolingio venne meno il coordinamento
regio e la grande aristocrazia patrimonializza la carica di ufficiale pubblico in un determinato
territorio assieme al beneficio connesso all'incarico, diventando quindi dinasti nell'ambito del
loro territorio e continuando a gestire il potere il base al sistema vassallatico-beneficiario.
3) XI prima met XII secolo: massima frammentazione del potere pubblico su scala locale,
definita di ordinamento signorile. Cellula base di questa organizzazione il castello, con il
territorio pi o meno ampio che ogni singola fortificazione riesce a controllare:
4) Seconda met del XII in poi: i poteri signorili vengono progressivamente coordinati all'interno
di nuove compagini territoriali e i signori locali assoggettati a regni mediante nuovi strumenti
giuridici, che vengono a costituire il diritto feudale, un formale sistema di deleghe
ricomponibile secondo una struttura gerarchica (si pu infatti parlare di piramide feudale).

La storiografia moderna, con una considerazione negativa del fenomeno, definito infatti anarchia, tende
a attribuire la causa di tale fenomeno non tanto alla debolezza del potere regio, quanto allo spontaneo
sviluppo di poteri che di fatto i proprietari terrieri potevano esercitare sui loro uomini, poteri che con il
venir meno dell'autorit pubblica divennero di fatto indipendenti.
Duby (seconda met del '900) elabor la cosiddetta teoria mutazionista, che ha trovato riscontro in
numerosi studi specifici a carattere regionale. Tale teoria si concentra su un periodo specifico (fine del
X e la prima met del successivo), epoca di una rivoluzione signorile in cui sarebbe venuta meno
l'effettiva capacit di controllo dei funzionari regi sui loro territori.
La frammentazione dell'impero carolingio: l'autonomia crescente delle aristocrazie europee aveva
trovato un riconoscimento ufficiale nel Capitolare di Quierzy, disposizione emanata dall'imperatore
Carlo il Calvo il 14 giugno del 877, mentre si apprestava a partire per una spedizione militare in Italia
contro i Saraceni. La disposizione prevedeva che gli incarichi funzionariali o i benefici concessi ai
vassalli, eventualmente rimasti vacanti durante l'assenza dell'imperatore, non fossero assegnati ad altri
in attesa del ritorno dalla spedizione dei figli di quei vassalli. Fino a quel momento alla morte del
vassallo il beneficio, e la carica a questo connessa, tornava al senior che poteva disporne come voleva.
Nella prassi per le cariche e il beneficio erano spesso riconfermati all'erede del defunto. Con il
capitolare di Quierzy l'alta aristocrazia ebbe la legittimazione dell'ereditariet dei benefici e delle
cariche maggiori. Inoltre, nel momento in cui l'autorit imperiale rimase vacante o in mano di uomini
che non riuscivano ad esercitare il potere reale, si consolid il principio di ereditariet dei benefici e
degli incarichi dell'aristocrazia.
Da quel momento la legittimit del potere si bas sulla concreta e materiale possibilit di essere in
grado di esercitarlo: occorreva quindi disporre di risorse economiche e di un congruo seguito di fedeli
armati. Pertanto, nei territori soggetti all'alta aristocrazia dell'impero carolingio, i discendenti degli
antichi funzionari non erano gli unici in grado di esercitare effettivamente il potere, vi erano altri
proprietari laici o ecclesiastici in uno stesso territorio che, grazie alla loro posizione economica
potevano emulare, nello stile di vita e nell'esercizio del potere, i discendenti delle famiglia comitali.
Tali gruppi ottennero dai rappresentanti del potere pubblico la concessione dell'immunit nell'ambito
delle proprie propriet: si vennero cos a creare delle isole di giurisdizione autonoma dagli altri centri di
potere dello stesso territorio. Su questa frammentazione del potere pubblico cerc di incidere
l'imperatore Corrado II (XI secolo), emanando nel 1037 la disposizione chiamata Constitutio de feudis,
testo che stabiliva l'ereditariet dei benefici minori concessi dall'alta aristocrazia ai propri vassalli,
precisando che nessun vassallo poteva essere privato del proprio beneficio se non per una giusta causa,
giudicata da un tribunale di pari. Questa disposizione mirava a ricondurre l'insieme dei detentori di
poteri signorili in un ambito di fedelt unitaria al re. Di fatto per la disposizione non sort effetti
rilevanti.
L'incastellamento: motivo probabile di questo fenomeno fu la progressiva perdita di autorevolezza da
parte degli esponenti della dinastia carolingia, non pi in grado di difendere il territorio dagli attacchi
ungari e saraceni, che gener una diffusa sensazione di incertezza. Avvenne quindi che qualunque
grande proprietario terrieri in grado di allestire una fortificazione cerc di realizzarla, recintando
un'area anche solo con mezzi di fortuna. Si chiusero cos molti centri dominicali delle grande aziende
curtensi, sia laiche che ecclesiastiche e i piccoli proprietari e coltivatori liberi, che lavoravano alle
dipendenze indirette del grande proprietario, iniziarono a spostare le loro residenze all'interno delle
fortificazioni. Il fenomeno dell'incastellamento contribu quindi all'affievolirsi delle differenze sociali
tra i coltivatori, accomunati dalla necessit di protezione da parte del signore, il quale assunse
progressivamente nei confronti dei residenti nel castrum prerogative che oltrepassavano la sfera
patrimoniale e diventavano di schietta natura pubblica. I grandi proprietari utilizzarono quindi il timore
diffuso per consolidare le rispettive posizioni di potere: l'incastellamento divent un mezzo per
estendere l'autorit del proprietario a tutti i residenti dell'area in cui si trovava la grande propriet.
L'incastellamento apport profonde modifiche al paesaggio: scomparvero le abitazioni che nelle
campagne sorgevano direttamente sui poderi e l'insediamento divenne pi accentrato, a ridosso delle
mura dei castelli si trovavano le coltivazioni di maggior pregio (orti e vigneti), contornate da campi, poi
da pascoli e infine dai boschi. L'Europa assunse cos una nuova fisionomia, di carattere militare.
Signoria fondiaria, signoria territoriale: sono le due forme principali si signoria
-Fondiaria: insieme dei poteri che un grande proprietario si trovava a esercitare sui lavoratori di
condizione servile e sui coloni liberi che lavoravano le sue terre. Oltre a riscuotere canoni in natura e
denaro, egli esercitava altre prerogative: i coltivatori gli dovevano diversi donativi fissati dalla
consuetudine, erano assoggettati all'obbligo delle corves, dovevano ricorrere alla iustitia dominica.
Era una forma di potere di natura pubblica.
-Territoriale: come la signoria fondiaria era strettamente connessa alla grande propriet e a sistema di
produzione curtense, ma legata al fenomeno dell'incastellamento. Si tratta infatti dell'esercizio di una
serie di prerogative analoghe a quelle delle signoria fondiaria, ma applicate anche a soggetti non legati
ad alcun vincolo patrimoniale al proprietario del castello, ma imposte anche all'insieme degli abitanti di
un determinato insediamento. Nel castello il signore poteva reclutare manodopera per la manutenzione
del castello, si arrogava il diritto di poter esercitare la giustizia, riscuoteva le tasse dovute al potere
pubblico e una taglia, un versamento in denaro dovuto dall'intera comunit come riconoscimento della
funzione di protezione esercitata dal signore. Inoltre egli stabiliva un monopolio sulla vendita di generi
indispensabili come il sale e su servizi collettivi (molitura dei cereali, cottura del pane, pascolo, uso
delle acque e sfruttamento dei boschi).
Signoria fondiaria e territoriale vennero create a posteriori dalla storiografia, ci significa che all'epoca
le persone non erano consapevoli di vivere assoggettati all'una piuttosto che all'altra. Vi erano anche
situazioni ibride, che creavano spesso microconflittualit: accadeva infatti che abitanti economicamente
soggetti a un signore vivessero vicino ad altri che coltivavano le terre di un diverso proprietario,
fiscalmente lontano ma che poteva rivendicare i poteri connessi alla signoria fondiaria, cos' che una
stessa persona poteva essere soggetta a pi signori, che potevano anche entrare in conflitto tra di loro.
Inoltre i diritti signorili erano assimilati nella prassi ai diritti di propriet, il che significa che una
castello alla morte del signore poteva essere frazionato in diverse parti, a seconda del numero di eredi:
con la propriet si frazionavano anche i diritti signorili.
Le citt e i vescovi: l'ambito di giurisdizione di ogni singola sede episcopale e quindi del vescovo
rivestiva l'area territoriale della diocesi. La figura del vescovo fu, sin dalle origini, espressione dei ceti
dominanti locali: egli raccoglieva intorno a s le istanze della cittadinanza, che usava riunirsi
periodicamente negli spazi prossimi alla cattedrale per discuter dei problemi comuni. Nelle citt il
vescovo aveva il primato nono solo spirituale ma anche civile: durante l'impero carolingio i vescovi
erano stati nominati missi dominici, inoltre, l'impero aveva dato la concessione alle chiese episcopali e
alle loro pertinenze patrimoniale del diritto all'immunit. Con a dissoluzione dell'impero carolingio i
vescovi mantennero il loro ruolo in ambito cittadino, e in occasione delle seconde invasioni si
assunsero direttamente la prerogativa di provvedere alla difesa urbana, innalzando le mura delle citt.
Durante il X secolo molte sedi episcopali del nord Italia ottennero dal potere regio il riconoscimento
ufficiale del loro ruolo in ambito urbano, la cosiddetta districtio, ossia l'autorit di costringere,
obbligare, l'essenza del potere pubblico. Era una costatazione di fatto, ma legittimava i vescovi ad
assumere parti del potere pubblico, in quanto gli venne concessa la giurisdizione sull'area della citt
murata e su una ristretta fascia che la circondava.

Capitolo 14 Impero e regni nell'et post-carolingia (secolo X)


Dopo la deposizione di Carlo il Grosso, il potere effettivo dei re di Francia si ridusse a un'area molto
limitata intorno a Parigi e di conseguenza il titolo regio venne conteso tra gli ultimi eredi carolingi e i
conti di Parigi, della dinastia dei Robertingi che, nel 987, riuscirono a impossessarsi stabilmente del
titolo regio, nella persona di Ugo Capeto, considerato il vero fondatore della Francia (infatti la dinastia
venne a chiamarsi Capetingia). Tuttavia il regno di Francia di questo periodo era assai indeterminato
dal punto di vista territoriale e politico-amministrativo: infatti il re governava sui soli territori che
riusciva a controllare direttamente: ci che lo contraddistingueva dagli altri signori territoriali, spesso a
capo di ampi domini regionali (Bretagna, Normandia, Aquitania, Tolosa) era la sua autorit di ordine
morale e religioso. Inoltre all'interno di quella che era stata la Gallia, dopo l'887 si costituirono oltre a
quello di Francia altri due regni a carattere regionale, quello di Provenza e di Borgogna: il primo fu
presto assorbito dal secondo, che svolse un ruolo importante nella regione dell'alto Rodano, dove
passavano importanti vie di comunicazione tra i territori alpini. Le storie dei regni di Borgogna e
Provenza si intrecciarono con quelle d'Italia e Germania, mentre il regno di Francia intraprese uno
sviluppo indipendente da quello degli altri regni eredi dell'impero carolingio.
Il regno italico: mantenne grosso modo la stessa estensione del regno langobardorum, mentre l'Italia del
centro-sud si trovava sotto domini diversi: longobardo nell'attuale Campania, arabo in Sicilia e
bizantino nelle restanti regioni. In assenza di un erede diretto dei Carolingi e di una codificazione del
principio di successione, la guida del regno fu contesa tra i rappresentati delle principali famiglie
dell'aristocrazia (questo proliferare di poteri fu definito anarchia politica, Tabacco, un apparente
ossimoro che in realt voleva mettere in evidenza come i diversi interessi privati che caratterizzano i
singoli poteri locali fossero inseriti in una cornice di legittimit data dall'idea di stato). Si apr quindi
una lunga fase di conflittualit per la guida del regno, protagonisti di questa fase furono quattro
famiglia, i duchi di Spoleto, di Toscana, di Ivrea e del Friuli, che erano riusciti a rendere dinastiche le
cariche pubbliche ricoperte in et carolingia costituendosi una solida base patrimoniale e clientelare.
Schierati in due fronti contrapposti (centro contro nord) essi coinvolsero nei loro conflitti anche i
sovrani dei territori limitrofi, i duchi di Carinzia, i re di Borgogna e di Provenza. Tra il 888 e il 924 a
contendersi il regno furono il marchese del Friuli Berengario I e diversi personaggi della casata
spolentina, ma nessuna delle due parti riusc a prevalere in maniera definitiva e da tale situazione
deriv la ricerca di appoggi esterni: inizialmente intervenne il re di Borgogna Rodolfo, che tenne il
titolo di re d'Italia dal 924-26; successivamente quello di Ugo re di Provenza, che tenne il regno per
vent'anni (926-46) attuando una politica violenta nei confronti dell'alta aristocrazia italica di origine
carolingia, favorendo invece l'emergere di una nuova aristocrazia. Ugo lasci il regno italico nelle mani
del debole figlio Lotario, che mor presto (950); il titolo regio pass allora nelle mani dei marchesi di
Ivrea, nella figura di Berengario II, il quale cerc di rafforzare il suo potere conferendo ai suoi fedeli
cariche importanti e attraverso l'umiliazione degli avversari: in particolare colpisce la vicenda di
Adelaide, vedova di Lotario, che venne rinchiusa in una fortezza. Uno dei principali vassalli di Lotario,
Alberto Atto (capostipite della famiglia Canossa) liber Adelaide sollecitando anche l'intervento del re
di Germania Ottone I, il quale, giunto a Pavia, spos Adelaide, a testimonianza della politica
matrimoniale come fonte di legittimazione del potere: da questo momento le vicende del regno italico
si legarono con quelle della Germania.
Il regno teutonico e l'incoronazione imperiale di Ottone I: il regno dei Franchi orientali viene
comunemente definito, in et post-carolingia, regno teutonico. Nell'887 i grandi del regno elessero re
un esponente della dinastia carolingia, Arnolfo di Carinzia. La sua morte, avvenuta nel 899, e la minore
et del suo successore Ludovico il Fanciullo, aprirono una nuova crisi dinastica, che port allo scontro
tra le principali famiglie dell'aristocrazia. Ci che caratterizzava il regno teutonico era la presenza di
ampi ducati regionali, eredi di entit politiche precarolingie (ducari di Baviera, Svevia e Sassonia) o di
ambiti politici carolingi (ducati di Lotaringia e Franconia): questi, pur mantenendo una denominazione
che rimandava a realt amministrative precedenti, formano in realt dei regni autonomi. Il re di
Germania, che veniva eletto dai grandi del regno e apparteneva sempre alle stirpi ducali, aveva
soprattutto un ruolo simbolico, di giudice supremo e guida militare. L'elezione di Enrico I di Sassonia )
919) viene letta dalla storiografia nazionalista come la fondazione della Germania: l'efficacia della sua
azione politica, volta a creare un regno unitario e coeso, fu cos forte da far s che, alla sua morte,
venisse eletto come successore il suo stesso figlio, Ottone I. questi, nel suo lungo regno (936-973),
riusc a rafforzare l'autorit regia e riempire nuovamente di significato il titolo imperiale. Egli ottenne
tali obiettivi agendo in modo consapevole sia dalla sua incoronazione, avvenuta ad Aquisgrana con una
grande cerimonia che riprendeva la tradizione carolingia. Egli ag in modo molto innovativo sul piano
politico, cercando di stabilire nuovi legami con i grandi del regno, laici ed ecclesiastici. Egli dovette far
fronte a una realt istituzionale priva di una rete amministrativa in grado di legare il centro del regno
alla periferia; inoltre i conti e duchi non erano pi dei funzionari regi, ma dei veri e propri signori che
esercitavano autonomamente la propria sovranit. Anche i signori ecclesiastici, che furono spesso
integrati da Ottone della gestione del potere (sistema della chiesa imperiale), erano personaggi in grado
di trarre il massimo profitto dalla loro condizione e dalla fedelt verso il sovrano. Pertanto il potere di
Ottone viveva della rinuncia alle forme di potere statuale presenti in et carolingia (amministrazione,
legiferazione, esercizio della giustizia) a vantaggio della capacit di mediare tra i vari gruppi di potere e
di scegliere di volta in volta alleati e strategie d'affermazione. Questa politica trovava una sua
legittimazione nel ruolo sacrale del re, ripreso e rilanciato dagli Ottoni, che furono sempre molto attenti
alla comunicazione simbolica. Grazie a questa compenetrazione tra pragmatismo politico e immagine
sacrale del potere regio, Ottone I riusc a ridare vigore all'idea di impero, inserendosi nell'intricata lotta
per la corona italica (vedi prima, matrimonio con Adelaide ecc) e cercando di risolvere definitivamente
il problema delle incursioni degli Ungari, che riusc a sconfiggere nel 955. in tal modo Ottone I avvi
una rinascita dell'impero destinata a segnare i secoli successivi: il richiamo alla tradizione carolingia, a
quella imperiale romana e bizantina riguard soprattutto gli aspetti simbolici del potere (abito, scettro,
corona, cerimoniali di corte) che ribadivano il nesso tra le idee di regno e sacerdozio, unite nella figura
dell'imperatore (fondamentale in quest'ottica era il rito della sacra unzione, che dava all'imperatore il
ruolo di protettore della cristianit e della chiesa di Roma). Richiamandosi a questa funzione Ottone I
promulg il Privilegium Othonis, con il quale riconosceva le propriet e i diritti della chiesa di
Roma,ma al tempo stesso, rifacendosi alla Constitutio romana di Ludovico il Pio dell'824, ribadiva il
principio che il papa, una volta eletto dal clero e dal popolo di Roma, dovesse prestare giuramento
all'imperatore, ponendo cos le basi di una conflittualit tra Chiesa e impero. Il nuovo impero ottoniano
fu spesso definito sacro romano impero.
L'impero dagli Ottoni ai Salii: conquistati il regno italico e la corona imperiale, Ottone I cerc di
rafforzare la propria posizione in Italia a danno dei domini bizantini e del Meridione, progetto
espansionistico che fall. Fu quindi avviata un'azione diplomatica che avrebbe potuto portare al
riconoscimento dell'autorit di Ottone da parte degli imperatori bizantini, con i quali intendeva stabilire
unioni matrimoniali. L'imperatore bizantino Giovanni Zimisce, politicamente debole perch era asceso
al trono dopo l'assassinio del suo predecessore, concesse in sposa la nipote, Teofno, al figlio di Ottone,
anch'esso chiamato Ottone, la quale port una ventata bizantina che diede i propri frutti soprattutto
dopo il Mille, con Ottone III. Tuttavia il progetto di Ottone I di acquisire l'Italia meridionale attraverso
il matrimonio si rivel fallimentare, in quanto la sposa del figlio era la nipote e non la figlia
dell'imperatore, e l'imperatore stesso era un usurpatore: infatti dopo la morte del padre Ottone II
comprese che da parte bizantina non vi era alcuna intenzione di attuare i patti stabiliti. Allo morte di
Giovanni Zimisce sal al trono un esponente della dinastia spodestata, che rinneg le scelte del
predecessore. Inoltre Ottone II dovette far fronte alla minaccia saracena, contro i quali avvi una
spedizione fallimentare: la sua precoce morte, nel 983, blocc ogni progetto e determin una situazione
di grave crisi, dal momento che suo figlio, Ottone III era ancora un bambino. La madre e la nonna
(Adelaide) di Ottone III riuscirono tuttavia a garantirgli la successione ai titoli paterni, che egli acquis
nel 996. Ottone III cerc di trasformare in realt il modello di regalit elaborato dagli intellettuali della
sua corte, come Gerberto di Aurillac, suo precettore, che fece eleggere papa nel 999, con il nome di
Silvestro II (richiamandosi simbolicamente a Silvestro I, quello della donazione di Costantino). Il
progetto di Ottone III e di Silvestro II era fortemente ideologico, infatti il sovrano non cur
pragmaticamente i rapporti con i grandi aristocratici dell'impero, ritenendo che la sua autorit fosse
garantita dalla sacralit del suo titolo. Tuttavia la rinascita dell0imepro vagheggiata da Ottone III si
scontr con una realt caratterizzata da poteri locali forti e violenti: cacciato da Roma, dovete rifugiarsi
in un monastero, dove nel 1001 mor senza eredi, provocando cos la riapertura della lotta per la
successione al titolo imperiale. Dopo molto contrasti fu eletto re di Germania Enrico II, duca di
Baviera, che oltre ad essere uno dei grandi del regno vantava una parentela con la casata di Sassonia.
Egli rinunci definitivamente al sogno imperiale romano degli ottoni, dedicandosi invece al
rafforzamento della propria autorit nei confronti dei poteri locali. Tuttavia egli non riusc a mantenere
il potere nelle mani della propria famiglia. Morot senza figli, fu eletto Corrado II (1024-39), duca di
Franconia, appartenente alla famiglia dei Salii, che riusc a mantenere la corona per quattro generazioni
(1125), nonstante i conflitti con i poteri locali e con il papato.

Capitolo 15 continuit e trasformazioni


I terrori del Mille: come fecero notare Bloch e Focillon, quando l'anno Mille scocc quasi nessuno ci
fece caso: i sistemi di datazione erano ancora molto diversi da una localit all'altra e spesso gli anni non
si contavano secondo l'era cristiana e l'idea che il millennio potesse coincidere con eventi apocalittici
era nota solo ai frequentatori di dotte e ristrette cerchie e non costituiva una leggenda popolare. La
leggenda nasce in realt in ambito rinascimentale. La tesi che l'anno Mille fosse vissuto con terrore
ebbe grande successo e fu ripresa sa storici, letterati e poeti in et romantica, poi cominci ad essere
contestata grazie alla filologia scientifica.
Continuit e discontinuit dell'economia. L'espansione agraria l'anno Mille si pone a met di una curva
ascendente che dalla fine del VIII secolo conduce fino alla met del XIV: lungo il corso di questi sei
secoli la densit della popolazione aument enormemente. Tra le cause di questa crescita gli storici
hanno annoverato diverse spiegazioni: la ripresa dei commerci, le innovazioni tecnologiche, il
miglioramento dell'alimentazione, lo stimolo alla produzione provocato dalla domanda aristocratica,
ma ormai sempre pi attestata la tesi che la crescita, lunga e graduale, della popolazione sia un
semplice fenomeno fisiologico, una normale curva che ci si poteva attendere in quelle condizioni. La
crescente pressione demografica costrinse tuttavia a ricercare una quantit maggiore di risorse,
sollecitando sia l'incremento della produzione, sia una rinnovata attivit commerciale. Nuove energie
intensificarono la possibilit di sfruttamento delle fonti energetiche (si perfezion il mulino ad acqua,
nasce il giogo frontale die bovini e il collare del cavallo, due nuovi modi per attaccare l'animale
all'aratro che, insieme alla ferratura, permisero di sfruttare la forza dell'animale in agricoltura. Da qui
nasce anche un nuovo tipo di aratro, in metallo e munito di vassoio per rivoltare la terra, e si diffuse la
rotazione triennale). In questo periodo si misero quindi le basi per la grande rivoluzione tecnologica del
XI-XII secolo. L'elemento decisivo per aumentare la produzione fu l'allargamento degli spazi coltivati:
inizi cos un vasto fenomeno di occupazione di terre, di dissodamenti e di colonizzazione di nuovi
terreni (i signori cercavano di crearsi nuovi spazi di ricchezza e potere, attirando nuoca popolazione
con la promessa dell'esenzione fiscale: nascevano cos le villenuove e i borghi franchi). Tra la fine del
XI secolo e l'inizio di quello successivo si cominciarono a ricavare nuovi terreni dall'acqua: nelle
Fiandre si crearono i polders facendo asciugare gli acquitrini della costa e sottraendoli tramite dighe
all'invasione delle acque marine, cos come nella pianura padana si bonificarono paludi e si
irreggimentarono i corsi d'acqua.
I grandi proprietari cambiarono l'amministrazione delle curtis: la riserva dominica inizi ad essere
intaccata, frazionata e concessa a contadini di varia natura giuridica: a questo fenomeno si accompagna
la riduzione degli schiavi agricoli alloggiati nella riserva. I contadini, alleggeriti dalle corves, si
trovano a godere di una maggiore disponibilit del proprio lavoro, riuscendo cos ad ottimizzare le loro
rendite. I proprietari invece intervennero attivamente nella programmazione economica, sollecitando le
innovazioni e patrocinando il processo di colonizzazione, amministrando il sovrappi prodotto,
contribuendo sia alla domanda sia all'offerta di beni e incrementando la formazione di artigianato e
commercio.
La mutazione feudale: si intende l'idea secondo cui intorno al Mille si realizz un'importante mutazione
politica in Europa: la nascita di una forma di controllo politica denominata signoria di banno,
esercitata dai grandi proprietari capaci di attorniarsi di clientele vassallatiche, di tenere a bada i rustici e
di costruire fortezze come strumento di difesa e dominio.
Fra politica ed econimia: l'anno Mille come sintomo Tesi di Wickham: alla fine del secolo VIII si passo
da un sistema sociale a base contadina a un sistema sociale orientato in senso aristocratico. Prima della
trasformazione la societ era povera perch i contadini, non stimolati dai prelievi, si tenevano sulla
soglia dell'autosufficienza r gli aristocratici, avendo a disposizione solo una rendita fndiaria bassa, non
riuscivano ad incentivare n artigianato n i commerci. Quando le nuove lites iniziarono ad intervenire
attivamente della conduzione delle terre, le rendite fondiarie aumentarono e con esse il resto della
produzione, l'artigianato e il commercio. Su questa esperienza comune si innestarono le diverse vicende
politiche dell'et post-carolingia.

Capitolo 16 - Il nuovo monachesimo e la riforma della chiesa (secoli X-XII)


Nell'et dell'affermazione dei poteri locali si diffuse maggiormente l'integrazione dei vescovi nella
gestione del potere; nei medesimi anni si afferm il sistema delle chiese private, ossia la fondazione da
parte di famiglie eminenti di chiese poste direttamente sotto il loro controllo. Tale rafforzameto delle
chiese locali coincise con l'indebolimento del papato e il riemergere di un potere imperiale forte, che
tendeva a controllare l'episcopato. Si sent quindi l'esigenza di riorganizzare la chiesa e di ripristinare
l'autorit morale e politica del papa.
Verso la riforma della chiesa: durante il XI secolo si afferm un'organizzazione centralizzata della
chiesa, basata sul modello monarchico. Un importante contributo a tale rinnovamento venne dal mondo
monastico, nel quale si sent l'esigenza di ridare un prestigio e una credibilit morale alla chiesa: tale
riforma non contestava le ricchezze e i beni ecclesiastici ma si proponeva di estendere a tutta la chiesa
il modello monastico, basato sulla preghiera e la purezza del corpo. Portavoce di queste posizioni
furono i monaci di Cluny, abbazia della Borgogna, fondata nel 910 da Guglielmo duca d'Aquitania, che
nasceva quindi come monastero privato, motivo per cui riusc ad acquisire forte autonomia (immunit
concessa dallo stesso Guglielmo e esenzione papale dalla dipendenza dalla diocesi). L'abbazia di Cluny
raggiunse grande notoriet anche per il modello di vita monastica che riusc ad elaborare, fondato sulla
specializzazione liturgica: i monaci di questa comunit erano presentati come una sorta di angeli che
con le loro preghiere stabilivano un rapporto privilegiato con l'aldil. Per tale motivo l'abbazia divenne
presto una delle pi ricche d'Europa, grazie alle donazioni dei potenti che speravano nelle preghiere dei
monaci per salvare la propria anima. Inoltre, sottraendosi al controllo vescovile e sottoponendosi
invece direttamente a quello papale, la comunit cre una rete di priorati.
In Italia intanto nascevano diverse comunit monastiche che rifiutavano la trasformazione di molte
abbazie in centri di potere e intendevano ritornare agli ideali del primo monachesimo. Figura centrale
in questo processo fu quella di Romualdo da Ravenna che fond nell'Italia centrale alcuni eremi,
comunit monastiche che garantivano ampi spazi di isolamento e ascesi individuale. Il monachesimo di
ispirazione eremitica si diffuse anche in Francia, in polemica con lo sfarzo che caratterizzava Cluny e i
suoi priorati ( a Granoble nasce l'ordine dei certosini, monaci che pur vivendo in grandi abazie dette
certose, passavano la maggior parte del loro tempo in preghiera.
A partire dai movimenti riformatori monastici si diffusero istanze critiche nei confronti del clero, che
contestavano usanze diffuse quali la simonia e il nicolaismo. Con il primo termine, di derivazione dal
personaggio biblico di Simon Mago, che tent di comprare da Pietro il dono delle guarigioni, si
indicava l'acquisto delle cariche ecclesiastiche, pratica assai diffusa. Con il secondo termine, che deriva
dal nome di un Diacono che appare nell'Apocalisse di Giovanno, si indicavano i favorevoli al
concubinato e al matrimonio degli ecclesiastici. Tali movimenti che avevano l'obiettivo di moralizzare
la chiesa fecero ben presto breccia nelle frange riformatrici della gerarchia ecclesiastica, essendo infatti
importanti strumenti dottrinali per rafforzare il ruolo del papa, riproposto con forza come l'unica
autorit che potesse conferire legittimamente le dignit ecclesiastiche. L'accusa di Simonia venne
lanciata innanzitutto contro i vescovi nominato dall'imperatore, ponendo cos le basi per una nuova
conflittualit con l'impero.
Accanto ai movimenti riformatori si diffusero movimenti di ispirazione pauperistica che predicavano
un'ideale evangelico di povert, di rinuncia ai beni secolari e il ritorno alla chiesa delle origini. In
particolare prospettavano una riforma radicale della chiesa che avrebbe dovuto abbandonare il suo
coinvolgimento nelle questioni temporali; presenti soprattutto in ambito cittadino, questi contestavano
in particolare l'alto clero locale.
La ridefinizione del papato per diversi anni alcune influenti famiglie romane monopolizzarono
l'elezione papale; fu cos che questa ritorn sotto il controllo imperiale. Il contrasto tra le famiglie
romane assunse anche toni violenti e port alla contemporanea presenza di tre papi che si accusavano
di simonia vicendevolmente, situazione che determin l'intervento dell'imperatore Enrico III.
Convocato un concilio a Sutri, egli fece deporre tutti i papi e nomin un vescovo tedesco, estraneo agli
ambienti romani, Clemente II, tentando di applicare anche a Roma il modello di controllo che aveva
avviato in Germania. Il sistema della chiesa imperiale si fondava su un'attenta selezione, anche morale,
dei futuri vescovi, in quanto il potere regio dipendeva direttamente dalla loro affidabilit. Tra i papi
designati da Enrico III, colui che lasci la traccia pi duratura fu Leone IX che tent di dare vigore alla
carica pontificia scontrandosi anche con il patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario, riguardo al
controllo delle chiese locali nell'Italia meridionale. A partire da questo conflitto si giunse alla rottura
definitiva tra la chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, con uno scisma (1054) ancora oggi non
ricomposto. Con la morte di Leone IX e di Enrico III si apr un periodo di vuoto di potere caratterizzato
da forti conflittualit tra le famiglie dell'aristocrazia romana. Una nuova svolta si ebbe con l'elezione di
Niccol II, sostenuto dai riformatori e dalla famiglia Canossa-Lorena, che riprese la politica
antisimoniaca e volle fissare nuove regole per l'elezione pontificia, promulgando nel 1059 il Decretum
in electione papae nel quale si stabiliva che il diritto di scegliere il papa spettava esclusivamente ai
cardinali, successivamente si dovevano interpellare i cardinali preti e infine il clero e la popolazione
romana, che davano la loro approvazione. Per quanto riguarda l'assenso dell'imperatore furono
elaborate norme ambigue, che furono causa di nuove conflittualit. Alla morte di Niccol II venne
eletto Alessandro II, non riconosciuto dalla corte imperiale, che gli contrappose Onorio II, rendendo
chiaro che attorno all'elezione papale si giocavano equilibri pi ampi.
Enrico IV, Gregorio VII e la lotta per le investiture: contrasto tra chiesa e impero che caratterizz il XI
secolo, riguardante la possibilit per gli imperatori di eleggere i vescovi e, pi ampiamente, la
legittimazione del potere imperiale. Con l'elezione ad imperatore di Enrico IV e la nomina papale di
Gregorio VII (1073) inizi una forte conflittualit tra le due entit. In particolare si pose un problema di
legittimit sull'elezione di Gregorio VII, osteggiata dall'arcivescovo di Ravenna. Tuttavia la forza del
progetto riformatore del papa riusc ad appianare, in un primo momento, le divergenze: egli infatti
proponeva un modello organizzativo della chiesa di stampo monarchico, ponendo l'accento sulla
desacralizzazione della carica imperiale, motivi che furono all'origine di una forte conflittualit.
Il papa invi in Germania dei legati e, cercando di ricondurre a proprio vantaggio il malumore di alcuni
grandi del regno, ma l'intromissione dei legati provoc la reazione dei vescovi tedeschi, che si
schierarono con l'imperatore scatenando una serie di delegittimazioni tra papa e imperatore. Per dare
fondamento dottrinale al primato papale, Gregorio VII promulg il Dictus papae, un insieme di 27
proposizioni che ridefinivano i ruoli e le funzioni del papato, ratificando ufficialmente la nuova
struttura verticistica della chiesa che culminava nella figura del papa. A fronte dell'opera di
delegittimazione operata dal pontefice, Enrico VII convoc nel 1076 un concilio di vescovi a Worms
che dichiar deposto Gregorio VII, il quale a sua volta scomunic l'imperatore. Gli oppositori interni
dell'imperatore approfittarono della scomunica per indebolire il suo potere. In questo contesto si ricorda
il famoso episodio di Canossa, durante il quale l'imperatore dovette venire a patti con il papa. Nel 1077
Enrico IV si rec a Canossa, dove la contessa Matilde ospitava il papa. L'imperatore, in veste da
penitente, dovette aspettare tre giorni e tre notti prima di essere ammesso al cospetto del papa, costretto
per a ritirare la scomunica. Rilegittimato del suo potere, l'imperatore riprese la precedente politica con
maggior vigore e, approfittando dell'indebolimento militare del papa, convoc a Bressanone una sinodo
di vescovi filoimperiali che elesse papa l'arcivescovo di Ravenna, Clemente III. L'anno seguente
l'imperatore occup Roma e insedi Clemente III, mentre Gregorio VII fu portato in salvo da Roberto il
Guiscardo a Salerno, dove mor l'anno successivo. Dopo la morte di Gregorio VII i suoi successori
cercarono di applicare una politica pi flessibile, tentando di distinguere nella figura dei vescovi il
potere religioso da quello temporale. Nel 1122 la lotta per le investiture fu risolta con il concordato di
Worms, sottoscritto dall'imperatore Enrico V e il papa Callisto II, nel quale si conveniva che l'elezione
dei vescovi doveva essere fatta ovunque nel rispetto dei canoni ma che in Germania era ammessa la
presenza dell'imperatore, che poteva investire i vescovi di funzioni e beni temporali. Dalle vicende del
conflitto tra papato e impero deriv un modello di chiesa monarchico, gerarchicamente strutturato in
modo verticistico.

La costruzione delle monarchie feudali (secoli XI-XII)


In questo processo comune a molte signorie europee ebbe molto peso il ruolo delle relazioni
vassallatico-beneficiarie, infatti le nuove monarchie se ne servirono per mantenere la propria
superiorit rispetto ai principi e ai signori locali, in modo da costituire una struttura politica gerarchica
che aveva al proprio vertice il sovrano.
L'uso politico dei rapporti feudali da parte delle monarchie: durante il XI secolo, con il consolidamento
dell'aspetto territoriale dei poteri politici, il principio di unificazione dei popoli non era pi la sola
relazione personale del re con il popolo, ma anche il fatto che tali societ vivessero in uno spazio
determinato, un territorio.
Le monarchie provvidero a differenziarsi dai signori locali in due modi distinti: rivendicando titoli,
carismi e funzioni superiori da quelle delle aristocrazie signorili e instaurando con lo stesso gruppo
relazioni vassallatico-beneficiarie da cui apparisse chiaramente la loro posizione di preminenza.
L'affermazione della supremazia del sovrano avvenne attraverso diverse vie: la rivendicazione della
natura sacra del loro potere, attraverso l'adozione della consuetudine di complesse liturgie di
incoronazione, spesso accompagnate dall'unzione da parte delle autorit ecclesiastiche, l'uso di
appellativi aulici e del collegamento a precedenti esperienze legittimanti. La riformulazione dei legami
vassallatici avvenne nel momento in cui la gestione del potere era nel suo momento di massima
frammentazione, alla quale si erano adeguate le relazioni feudali, con una notevole riduzione del carico
di obblighi a cui era tenuto il vassallo (in particolare era venuto meno l'obbligo del servizio armato, di
conseguenza il beneficio era divenuto di natura prettamente patrimoniale, ereditario). Dalla fine del XI
secolo i principi territoriali iniziarono a restaurare le propria autorit sui vassalli: imposero di prestare
un omaggio ligio, che in caso di conflitto era considerato superiore a tutti gli omaggi prestati e
iniziarono a fare ricorso al feudo di ripresa, pratica con la quale il vassallo cedeva loro un bene che
veniva tuttavia immediatamente riconosciuto in feudo allo stesso vassallo, in modo che il signore
ottenesse il riconoscimento formale della propria supremazia. Inoltre i re iniziarono ad amministrare
direttamente i territori senza doverli concedere in feudo, attraverso ufficiali e fecero scrivere i diritti e i
doveri del vassalli, iniziando un processo di ripresa dello studio del diritto scritto. Stabilirono inoltre
che i sudditi dovevano rivolgersi al tribunale regio in caso di delitti particolarmente gravi.
La monarchia normanna in Inghilterra: con la battaglia di Hastingd del 1066, Guglielmo duca di
Normandia conquist l'Inghilterra. Prima della conquista la societ locale era organizzata in tun (mod
town), insediamenti rurali i cui abitanti partecipavano alle Hundreds, corti giudiziali locali, a loro volta
raggruppate nelle shires, circoscrizioni regionali comandate dall'earl, in cui lo sherif riscuoteva le
imposte regie. I Normanni smantellarono il potere degli earls e impiantarono una fitta maglia di
castelli, posti su unit fondiarie, i manors, che Guglielmo concesse in cambio dell'omaggio feudale.
Inoltre la corona fece in modo che i manors di un unico detentore fossero distanti tra loro, in modo da
evitare accorpamenti territoriali. Inoltre provvide a censire i manors nel Domesday Book (1086), che
divenne la base dell'imposizione dei tributi e si afferm anche dal punto di vista simbolico quale segno
del controllo esercitato dal re. Dell'organizzazione politica precedente si mantennero i tribunali delle
centene e gli shires; gli sherifs, assimilati ai visconti normanni, continuarono ad esistere e aloro fu dato
l'appalto di custodire i castelli regi e i manors, oltre alla funzione esattoriale, ottenendo un cospicuo
vantaggio economico. Durante il lungo regno di Enrico II (1154-89) primo re della famiglia dei
Plantageneti, si cerc di ridurre il margine di potere acquisito dalla grande nobilt, recuperando i diritti
regi, facendo distruggere numerose fortezze e migliorando l'amministrazione. In particolare stabil che i
baroni potessero pagare un'imposta che li esentava dalla prestazione del servizio militare, facendo s
che questi si occupassero anche dell'amministrazione e della giustizia, aprendo la partecipazione ai
baroni nei tribunali locali. Enrico II cerc di sottometter alla giustizia regia anche il clero a scapito del
privilegio dell'immunit. Con le Assise di Claredon, una sorta di elenco dei diritti rivendicati dalla
corona, defin in termini larghissimi la potest giudiziaria del re ma Thomas Becket, arcivescovo di
Canterbury, si oppose, innescando un conflitto con il sovrano che nel 1170 gli cost la vita: l'omicidio
di Becket scaten una vasta reazione e costrinse lo stesos re a fare penitenza inchinandosi sulla sua
tomba, atto formale di sottomissione a cui seguirono diverse concessioni alla chiesa. Tuttavia la
giurisdizione regia ne usc rafforzata: questa divenne il centro di un sistema, poi definito common law,
in cui le varie giurisdizione particolari potevano essere private di cause che venivano invece sottoposte
al re. Alla morte di Enrico II esisteva dunque in Inghilterra un potere politico forte e organizzato, con al
proprio vertice il re. Questa efficiente macchina statale cominci a vacillare dopo la morte del
successore di Enrico, Riccardo Cuor di Leone. Nel corso del regno di Giovanni senza terra (1199-1216)
la corona perdette la maggior parte dei suoi possedimenti oltre Manica, di pertinenza del ducato di
Normandia, territori che avevano ostacolato l'espansione del regno di Francia. Anche all'interno del
regno gli equilibri si ruppero:si riaffacciarono le pretese della chiesa e dei baroni e si espresse la
crescente politica delle citt mercantili, Londra in particolare. La coalizzazione di queste forze port
alla scrittura della Magna Charta (1215), un documento che voleva limitare l'eccessiva autorit che il
potere regio aveva assunto nel regno di Enrico II e tornava a riconoscere le prerogative di citt, chiese e
nobili all'interno del sistema dominato dalla corona.
I Capetingi in Francia: i primi cinque sovrani della dinastia capetingia esercitarono il proprio potere su
una ristretta fascia posta tra la Loira e la Senna, dominio che era costituito da un sistema di principati.
Luigi VI (1108-37) rivolse la sua azione a reprimere l'indipendenza dei signori di banno, che all'intenro
del demanio regio si erano ormai completamente appropriati delle prerogative pubbliche e imponevano
tasse a chiese e a mercanti. In quest'epoca il principato dei Capetingi non fu l'unico principato francese
a rafforzarsi ai danni dei signori di castello: si tratta di un elemento chiavo per comprendere li progressi
futuri della monarchia francese. I territori che questa avrebbe acquisito per vie dinastiche a partire dal
XII secolo erano strutture politicamente stabili grazie alle politiche di accentramento gi compiute al
loro interno dai principi prima della conquista regia. Da una questione di diritto feudale inizi lo
scontro dei sovrani francesi con i pi potenti dei loro vicini, i Plantageneti, signori del Maine,
Normandia e re d'Inghilterra, che limitavano a Ovest l'espansione del regno di Francia. Nel 1150
Goffredo Plantageneto invest suo figlio Enrico del ducato senza chiedere il permesso al re Luigi VII, il
quale, interpretando l'atto come un'ostile affermazione d'indipendenza, minacci la guerra e riusc ad
ottenere l'omaggio da parte del giovane Enrico, che pochi mesi pi tardi eredit tutti i domini
divenendo principe. Nel 1152 la moglie di Luigi VII divorzi e spos Enrico, portando in dote
l'Aquitania e due anni dopo Enrico divenne re d'Inghilterra, accrescendo molto il potere dei
Plantageneti. La guerra, apertasi con il divorzio di Luigi. Prosegu fino al 1177 quando una pace sanc
il riconoscimento del rapporto vassallatico e il mantenimento dello status quo territoriale. Il regno di
luigi VII fece registrare una notevole crescita dell'autorit regia, attraverso un processo di
razionalizzazione amministrativa e istituzionale, in cui cardine fu la formalizzazione dei rapporti
vassallatici: l'imposizione regia dell'omaggio ligio e l'affermazione del tribunale regio come
riferimento. Tale formalizzazione prosegu con il regno di Filippo Augusto (1180-1223), caratterizzato
dall'espansione territoriale e dalla centralizzazione politica e amministrativa. Il re spos Isabella di Hai
naut, che port in dote la ricca regione dell'Artois e prosegu le conquiste militari ai danni dei
Plantageneti e con la morte di Enrico II, Filippo riusc a strappare tutti i domini al di qua della Manica
ai suoi eredi. Su questo territorio formato da unit politiche differenti Filippo Augusto intensific il
controllo attraverso un doppio ordine di funzionari: i balivi che controllavano i beni posseduto dalla
corona in signoria, mentre delle altre entit politiche si occupavano i prevosti, funzionari itineranti
addetti alla riscossione delle imposte, alla raccolta degli omaggi prestati da signori e comunit,
all'amministrazione della giustizia regia. Le truppe di tutti i signori feudali furono costrette a rendere
omaggio al re e venne meno il principio, ammesso fino ad allora, secondo cui il vassallo del mio
vassallo non il mio vassallo: in virt di questa forzatura istituzionale, le relazioni feudali
cominciarono ad assumere l'aspetto di una piramide gerarchica.
La monarchia normanna in Italia meridionale: quando i Normanni giunsero nel mezzogiorno (fine del
XI secolo) le tensioni politiche e l'accentuarsi dei particolarismi favorirono il loro radicamento nel
territorio e l'insediamento dei poteri locali. La nascita delle due potenze locali a guida normanna di
Anversa e Melfi conclude la prima fase dell'insediamento normanno, legata alla loro attivit di
mercenari. Dopo che Leone IX tent di sconfiggere i Normanni fallendo, i suoi successori scesero a
patti con loro, stipulando un concordato con due capi, Riccardo d'Anversa e Guiscardo di Altavilla,
divenuto signore di parte delle Puglie: in cambio della sottomissione feudale al papato i due ricevettero
rispettivamente il principato di Capua e il ducato di Puglia Calabria e Sicilia. Tale concessione, nella
strategia del papato, serviva ad ostacolare i suoi avversari, i bizantini e i musulmani, mentre a
Guiscardo serviva a ribadire e legittimare il suo potere di fatto sulle regioni (unione dell'elemento
feudale con quello spirituale). La conquista della Sicilia ai musulmani, ad opera del fratello di
Riccardo, Ruggero, si svolse senza problemi e si concluse nel XI secolo. Al sostanziale mantenimento
dell'amministrazione islamica e dei suoi funzionari, fece riscontro la completa ridefinizione delle
circoscrizioni ecclesiastiche. La nomina dei titolari della diocesi fu il principale strumento di
affermazione dei Normanni. Con la morte dei due fratelli d'Altavilla i destini della Sicilia e del
continente vennero a divergere: la Sicilia mantenne la propria coesione durante l'interegno dei figli di
Ruggero, mentre il continente si disgreg, lasciando cos la possibilit a Ruggero II di Sicilia di
assumere il controllo nei domini continentali, unificando per la prima volta i poteri dei Normanni ,
facendosi ungere dal vescovo di Salerno e prestando omaggio al papa per il ducato di Puglia, Calabria e
Sicilia (1128). subito dopo ottenne dall'antipapa Anacleto II non solo la conferma dei diritti sui ducati,
ma anche dignit e il titolo di re per i propri eredi, che simboleggiavano la superiorit assoluta rispetto
ai poteri esistenti nel nuovo regno. Inoltre nel 1120 Ruggero promulg una serie di ordinamenti volti ad
estendere il controllo del re sulle giurisdizioni particolari: questo gruppo ancora forte venne controllato
attraverso la divisione della curia feudale in competenze specializzate e un censimento dei feudatari e
dei loro obblighi. Tuttavia fu una costruzione fragile, come dimostra la crisi apertasi alla morte di
Ruggero II (1154), al quale sucedettero il figlio Guglielmo I e il figlio di questi Guglielmo II; in
mancanza di eredi diretti la corona pass a Costanza, figlia superstite di Ruggero che, sposando
l'imperatore Enrico VI port il regno di Sicilia nella casa di Svevia.
I regni iberici e la reconquista: processo mediante il quale alcuni piccoli regni cristiani del nord
riuscirono a conquistare vasti territori in mano ai mussulmani(X-IV). Alla base di ci vi fu la generale
crisi del mondo musulmano: il califfato iberico era diviso in tante signorie territoriali, alcuni di
emanazione dello sceicco, altri sorti spontaneamente, controllati dai berberi. La morte del califfo Al-
Mansur (1002) e la rinascita di sentimenti religiosi nella penisola (Asturie e Leon, Navarra,
Barcellona), favorito dall'introduzione della riforma clunicense (pellegrinaggio a Santiago). Nel XI
secolo dal regno di Navarra si separ la contea di Castiglia e estese la propria egemonia su Navarra,
Asturia e Leon; dall'unione di alcuni principati franchi nacque l'Aragona (dal XI secolo comprende
anche la contea di Barcellona). Nel 1086 il califfato venne conquistato dalla dinastia berbera degli
Almoravidi, che ne consolid le strutture politiche; intanto l'avanzata cristiana aveva raggiunto le
regioni centrali della Spagna musulmana, pi urbanizzate e densamente popolate, e quindi difficili da
conquistare. A frenare l'avanzata musulmana aveva contribuito l'evoluzione interna dei regno di
Castiglia-Leon, dominato da un'aristocrazia inizialmente relativamente povera, che nel corso del XII
secolo si era arricchita, accresciuta di potenza e minacciava la stessa corona. Si manifestava quindi la
necessit di riscrivere le relazioni tra regno e baroni. Nel regno di Castiglia e Leon, Alfonso VI fu il
primo a cercare la sacralizzazione del potere monarchico: nel 1085 conquist Toledo (strateticamente
decisiva) e si proclam imperatore di tutta la Spagna, ottenendo il riconoscimento del re di Aragona;
egli assunse inoltre il titolo di imperatore delle due religioni per manifestare la libert di culto
concessa ai mussulmani, ma fu solo con il suo successore Alfonso VII (1126-57) che la monarchia
castigliana provvide a riorganizzare le strutture feudali imponendo prestazioni collettive e legando i
benefici dei vassalli alla prestazione dell'omaggio al re. Intanto in Catalogna il re Raimondo Berenguer
aveva fatto redigere un codice di leggi che faceva derivare dal conte l'autorit degli altri signori. Sia in
Castiglia sia in Aragona alla fine del XII secolo il problema legato al ruolo delle componenti politiche
del regno trov spazio nei parlamenti, le grandi assemblee rappresentative in cui si era evoluta la curia
feudale del re.

Capitolo 18 - Societ contadina e origine degli ordinamenti comunali (secoli XI-XII)


Come nacquero i comuni? Tra la fine del XI e gli inizi del XII secolo nacquero all'interno delle societ
urbane ordinamenti e magistrature tendenzialmente indipendenti, che miravano all'autogoverno delle
citt. In Italia la progressiva frammentazione del potere pubblico si accompagn all'acquisizione di
fatto da parte dei vescovi dell'intera gamma dei poteri pubblici all'interno delle citt. Ma questi non era
l'unica forza della citt: nelle comunit cittadine assunse importanza un insieme di persone che
contribu all'effettivo governo nella concretezza dell'amministrazione e nella scelta dei suoi vertici
politici. Il vescovo veniva eletto dall'insieme dei canonici e dai maggiorenti cittadini.
Milano e gli ordines della societ cittadina: nella prima met del Xi secolo il vescovo Ariberto
d'Intimiano era espressione del gruppo sociale dei capitnei, i grandi signori stretti da legami
vassalatico-beneficiari con la chiesa vescovile, i quali avevano a loro volta stretto legami simili con
altri soggetti, i valvassores, i quali, durante gli anni Trenta, avevano acceso un duro conflitto per
l'ereditariet dei loro benefici. L'arcivescovo si schier con i capitnei e gli esponenti della nobilt
minore, in un primo momento, ne uscirono sconfitti; tuttavia l'intervento dell'imperatore Corrado II
complic il quadro. Questi infatti, attraverso una disposizione legislativa, voleva garantire ai
valvassores la trasmissione ereditaria dei benefici. Questa disposizione non garant all'imperatore il
controllo effettivo di Milano: quando infatti decise di processare l'arcivescovo milanese e pose sotto
assedio la citt, si trov a dover fronteggiare la difesa compatta dell'intera cittadinanza, decisa a fare
fronte comune rispetto a un potere esterno che intendesse aggredirne l'indipendenza (e vinsero).
La partizione della societ cittadina in ordines, ossia strati caratterizzati da una diversa condizione
giuridica tipica di Milano in quel periodo, non costituisce un modello esportabile nelle altri citt centro
settentrionali, nelle quali troviamo solamente la distinzione tra miles e populus.
I comuni cittadini nella lotta per le investiture: nel Xi secolo l'azione politica degli imperatori della
dinastia salica e la riforma della chiesa determinarono una profonda crisi dell'equilibrio interno delle
citt italiane poich entrambe le istituzioni pretendevano di sottoporre al proprio controllo la nomina
dei vescovi cittadini e di contrarre il clero alle strette relazioni parentali e sociali che ne facevano
l'espressione pi autentica della realt cittadina. Unitamente, parte della cittadinanza esprimeva la
propria insofferenza al dominio dei tradizionali ceti dominanti attraverso fenomeni di reazione alle
abitudini mondane dei chierici. A partire dalla seconda met del XI secolo, sia il potere imperiale sia
l'autorit papale imposero alle citt vescovi estranei alla societ locale, nel tentativo di avviare un
processo di riforma del clero urbano. La prima reazione delle comunit cittadine fu la formazione di
due opposti schieramenti, l'uno, costituito dal ceto dominante urbano e volto alla conservazione delle
autonomie locali, l'altro, composto n prevalenza dagli esclusi dal regime precedente, favorevole ai
cambiamenti proposti dalla riforma. Negli ultimi anni del XI secolo le citt italiane furono dilaniate da
violente lotte intestine.
Le prime istituzioni comunali: da questa situazione di conflitto riconducibile allo scontro della lotta per
le investiture emerse nella citt una volont di pacificazione sociale, da cui prese avvio un nuovo
sistema politico, l'ordinamento comunale. I cittadini si distaccarono dalla figura del vescovo,
sostituendo la tradizionale riunione spontanea dei cittadini davanti alla cattedrale con assemblee non
elettive, gli arenghi, che elessero come rappresentati dei consoli, che costituivano una magistratura
collegiale (da due a ventiquattro membri) che fu posta a guida del comune.
Si usa datare l'esperienza comunale nelle diverse citt dal momento in cui nella documentazione
appaiono agire i consoli; altri storici invece sostengono che si possa parlare di comune semplicemente
quando la cittadinanza agisce in modo autonomo (anticipando la vicenda al X secolo), altri studiosi
invece negano che si possa considerare comunale una citt quando i consoli paiono agire ancora sotto
la protezione e la direzione vescovile.
Basi culturali e ideologiche del movimento comunale: le discussioni storiografiche sui consolati sono
estranee alla percezione dei contemporanei, i quali consideravano il momento fondante della loro
autonomia quando incominciarono a conservare la documentazione relativa ai loro diritti patrimoniali e
giurisdizionali, momento in cui venne meno la cosiddetta egemonia ecclesiastica della produzione e
conservazione della documentazione scritta. Il ricorso a forme contrattuali, l'esigenza di fissare in
forma scritta i tempi e i modi delle conquiste del nuovo organismo cittadino procedettero di pari passo
con la riscoperta del diritto romano come strumento alla base della convivenza civile (si ravvisa anche
dall'adozione di nomi e istituzioni che richiamano alla romanit repubblicana: consoles per definire i
magistrati, partizione amministrativa in regiones, la definizione giuridica della cittadinanza in base al
principio di residenza entro la cinta urbana).
La conquista del contado: il fattore che discrimina la storia delle citt comunali del centro nord da
quella delle altre regioni europee fu la capacit di proiettarsi al di fuori delle mura alla conquista di un
territorio, il quale coincideva spesso con quello della diocesi cittadina, ossia il territorium civitatis, la
vasta area su cui la citt antica aveva esercitato una centrale funzione di coordinamento. Tale processo
di conquista fu spesso rapido ed estremamente violento. Gran parte dei poteri signorili del territorio
dovettero venire a patti con le citt e molti aristocratici che risiedevano nelle campagne scelsero di
spostarsi nelle citt, partecipando alle nuove forme di azione politica. Il controllo del contado costituiva
un obiettivo imprescindibile soprattutto dal punto di vista economico, poich il sostentamento materiale
delle citt dipendeva dalla capacit delle classi dominanti di garantire un regolare approvvigionamento,
risultato ottenuto attraverso l'assoggettamento politico e fiscale delle comunit del contado, che
prevedeva la corresponsione di derrate alimentari e con provvedimenti che tutelavano la propriet
cittadina e ne favorivano l'incremento. Questo processo provoc un cambiamento nell'organizzazione
del lavoro nelle campagne: per i possessori urbani il rendimento della terra era ci che li spingeva ad
investire il loro denaro nella propriet fondiaria. Essi si sostituirono a una propriet aristocratica che
identificava invece nel possesso fondiario la base per l'esercizio dei poteri signorili e di controllo
personale degli uomini. Specchio di questo cambiamento furono le operazioni di affrancamento dei
servi messe in atto da alcuni governi cittadini che perseguivano il triplice scopo di sottrarre
manovalanza alle clientele aristocratiche, aumentare l'introito fiscale (in quanto liberi erano tassabili) e
favorire la circolazione di manodopera a profitto nelle attivit manifatturiere urbane. Altra conseguenza
fu la trasformazione dei rapporti di lavoro: i contratti agrari che prima prevedevano una durata vitalizia
ed ereditaria e canoni di tipo parziario (legati all'effettiva produttivit della terra) in seguito
cominciarono ad essere stipulati per periodi pi brevi e contemplarono canoni fissi. Dal XII secolo la
legislazione urbana intervenne a regolamentare i modi della produzione agricola sia per motivi di
pubblico interesse, sia per interesse di classe.
La specificit del fenomeno: citt europee e dell'Italia meridionale: lo sviluppo demografico e
commerciale erano stati fenomeni comuni a tutte le citt occidentali ma gli sviluppi istituzionali che
coinvolsero le citt dell'Italia settentrionale non ebbe riscontri altrove. Nelle citt europee la
popolazione delle citt avevano un'origine sociale molto pi omogenea: si trattava di artigiani e
mercanti che reinvestivano i loro proventi nella propriet fondiaria e non avevano legami vassallatico-
beneficiari con l'aristocrazia delle terre circostanti.
In Francia le cittadinanze lottarono per ottenere dal re o dal signore territoriale il riconoscimento di uno
statuto giuridico privilegiato: si crearono cos i comuni, dove l'autogoverno cittadino veniva
ufficialmente riconosciuto con un diploma regio e le citt di franchigia dove venivano concessi stretti
margini di autonomia, mentre il governo della citt rimaneva d competenza di funzionari regi.
Le citt tedesche rimasero a lungo soggette al potere dei vescovi e sottoposte al governo delle dinastie
ducali; tuttavia si svilupparono forme assembleari che riunivano le articolare componenti della
cittadinanza, senza per ottenere mai forme di indipendenza politica.
Una vicenda analoga coinvolse le citt dell'Italia meridionale, che vennero progressivamente
assoggettate al dominio normanno e non riuscirono a sviluppare istituzioni autonome.

La nascita della cavalleria e l'invenzione delle crociate (secoli XI-XIII)


La cavalleria: un nuovo protagonista della storia europea?
Bloch: Lega l'origine della cavalleria allo sviluppo del cristianesimo: distingue tra una prima et
feudale legata all'importanza dell'omaggio (giuramento) e una seconda et(dal XI sec), legata invece al
beneficio (beni). L'affermazione del feudalesimo ha portato a circoscrivere nell'organizzazione sociale
coloro che si occupavano di armi in un lite formata dai signori e i vassalli. Questo processo di
specializzazione viene attestato dalla comparsa di una cerimonia simbolica (aboudement) che ha fatto
s che dal XII secolo i cavalieri si percepissero come un gruppo sociale distinto, dal quale si sarebbe
sviluppata una nuova classe basata su uno statuto giuridico, la nobilt. In passato l'aggettivo nobile
designava genericamente gli appartenenti ai ceti dirigenti, con riferimento alla loro ascendenza
familiare: Boch propone di chiamare nobilt di fatto o aristocrazia questo primo tipo di nobilt, e di
chiamare nobilt di diritto la nuova classe sociale, giuridicamente definita sviluppatasi con
l'affermazione della cavalleria.
Duby: a partire da uno studio dettagliato di una regione francese, egli si convinse che dalla seconda
met del X secolo il termine miles aveva iniziato ad assumere un nuovo significato, indicando sia i
guerrieri che i signori di castello. Poco dopo il titolo di cavaliere si estese e divenne il titolo distintivo
di tutto il ceto aristocratico , cristallizzandosi intorno al mestiere delle armi e ai privilegi sul piano
giuridico che questo comportava.
Flori: sostiene che la cavalleria non costitu n un ordine n una classe fino al XIII secolo, ma che era
una professione esercitata da persone di ceto sociale diversificato. Nel '200 si assiste invece a una
graduale chiusura della cavalleria: al contrario di quello che afferma Bloch, Flori non crede che la
cavalleria si trasform in nobilt ma, al contrario, fu la nobilt a monopolizzare gradualmente la
cavalleria.
I primi cavalieri: intorno al Mille la diffusione delle signorie di banno aveva reso necessario un numero
crescente di specialisti della guerra: questi furono originariamente i milites, spesso di umili origini. Nel
corso dell'XI secolo il mestiere del cavaliere venne sempre pi specializzandosi e la tipologia di
combattimenti in cui i cavalieri erano coinvolti determin lo sviluppo di nuove tecniche di
combattimento, basate sullo scontro individuale, e quindi di armi, come per esempio la lancia (ma
anche armatura, elmi, scudi). In tal modo l'armatura del cavaliere divenne sempre pi costosa. Inoltre le
spettacolari azioni di guerra determinarono il successo e il prestigio personale dei cavalieri (si pensi
anche alla pratica dei tornei). Il crescente costo delle armi e il prestigio furono due fattori della graduale
chiusura della cavalleria in un lite, composta di persone d'alto rango. Un'altro fattore fu l'affermazione
in ambito nobiliare di una struttura familiare di tipo verticale, che privilegiava i primogeniti, a causa
dello sviluppo delle signorie di banno (non si poteva dividere il gi piccolo territorio tra gli eredi). I
cadetti delle famiglie nobili quindi, privi di beni personali, cercavano di guadagnarsi la sicurezza
economica attraverso il mestiere delle armi: i cavalieri non ancora affermati si univano a compagnie
che si spostavano di corte in corte, partecipando a combattimenti e tornei, il cui principale fine era
quello di costituire una base economica e di sposarsi. Per disciplinare il comportamento di queste
compagnie di cavalieri, su ispirazione di ambiti ecclesiastici riformatori si diffuse il movimento della
pace di Dio: vista l'incapacit dei signori di disciplinare il territorio, i vescovi con l'appoggio dei
signori locali fecero giurare ai cavalieri di astenersi da violenze ingiustificate, cercando di definire un
modello etico al quale il cavaliere doveva attenersi (doveva essere un difensore dei deboli, delle donne
e dei bambini). La cornice ideologica di questa concezione della cavalleria fu un modello di societ
tripartita in un insieme organico di tre ordini: oratores (pregano per la salvezza dell'anima di tutti),
bellatores (combattono per la difesa della comunit) e laboratores (lavorano per il sostentamento
comune) che insieme agiscono per l'unico fine della difesa e propagazione della cristianit.
Cavalieri e pellegrini:l'invenzione della crociata: una della manifestazioni del rinnovamento della
chiesa fu la crescente diffusione della pratica dei pellegrinaggi a Roma, Gerusalemme e Santiago de
Compostela (durante la reconquista era stato fondato il culto di san Giacomo, secondo la leggenda uno
dei primi evangelizzatori della penisola). Durante la reconquista quindi il pellegrinaggio favor l'arrivo
di migliaia di cristiani in una zona dove si combatteva contro i mussulmani; inoltre l'appoggio diretto
alla reconquista di papa Alessandro II che, attraverso una bolla, concesse l'indulgenza a tutti coloro che
partecipavano alla lotta contro i Mori, sanc in maniera definitiva l'idea di difendere con le armi
l'espansione della chiesa cristiana. A questo contesto va collegato l'appello che papa Urbano II fece
durante un concilio tenutosi in Francia nel 1095, che chiedeva la pacificazione ai nobili e cavalieri
cristiani che da decenni si contrapponevano in lotte fratricide. Per espiare i loro peccati il papa li esort
a intraprendere un pellegrinaggio armato verso Gerusalemme, occupata dai Turchi. Sulla base di fonti e
testi successivi si voluto vedere che Urbano II avesse bandito la prima crociata, con l'idea precisa di
sostenere una spedizione militare volta alla conquista di Gerusalemme. Tuttavia si visto come il
concetto di crociata venne in realt elaborato nel Duecento, per indicare spedizioni militari avviate per
espandere militarmente la cristianit e per reprimere i nemici della chiesa, gli eretici. Quelle che noi
chiamiamo crociate in realt comprendevano una serie frammentaria di attivit religiose e civili prive di
una coerenza ideologica, episodi determinati da cause religiose, politiche, economiche di volta in volta
diverse, a cui solo tardivamente venne conferita una presunta unit.
In armi verso la Terrasanta: l'appelle di Urbano II non fu mosso n dalla richiesta dell'imperatore di
Bisanzio contro il pericolo turco, n da una presunta oppressione dei mussulmani sui pellegrini
cristiani: il pontefice voleva ricondurre l'azione dei ceti eminenti e dei cavalieri nell'alveo dell'etica
cristiana. L'invito a un pellegrinaggio verso la Terrasanta fu accolto con fervore dai ceti popolari, ai
quali si affiancarono un gruppo di cavalieri poveri, animati da una miscela di sentimenti religiosi e
desideri di rivalsa sociale. Nacque cos la cosiddetta crociata popolare, costituita da gruppi di
pellegrini, armati e non, e da predicatori itineranti. Dopo aver percorso la penisola balcanica i pellegrini
giunsero in Anatolia, dove si scontrarono militarmente contro i Turchi con esito disastroso. Intanto
Urbano II era riuscito a coinvolgere nell'impresa alcuni esponenti dell'aristocrazia francese e normanna:
partita nel 1096 la spedizione arriv a Gerusalemme e nel 1099, dopo massacri e sanguinose battaglie,
Gerusalemme fu conquistata. Qui si formarono diversi regni, il pi importante fu quello di
Gerusalemme, affidato a Goffredo di Buglione. Il ceto dirigente di questi regni era formato dai nobili e
dai cavalieri che avevano partecipato alla crociata e l'organizzazione politica si basava su legami
feudali. In questi regni crociati ebbe grande importanza la fondazione di ordini religiosi istituiti per
difendere i luoghi sacri e per ospitare e proteggere i pellegrini (i Templari, Ospedalieri di san Giovanni,
l'ordine Teutonico), ordini composti da monaci guerrieri votati a difendere i luoghi della cristianit con
le armi.
La Terrasanta non era importante solo per il suo valore simbolico, ma anche a livello commerciale,
essendo un avamposto per i commerci con l'Oriente: nelle citt costiere degli stati crociati si stabilirono
i mercanti europei, soprattutto provenienti da Venezia, Genova, Pisa e Amalfi che cercarono di
sviluppare nuove reti commerciali. Essendo diversi gli intenti che spingevano i vari componenti della
societ degli stati crociati, questi furono caratterizzati da una forte conflittualit interna, di cui
approfittarono le popolazioni mussulmane. Quando l'esercito mussulmano conquist la citt di Edessa,
posta vicino a un importante rete commerciale, nel regno di Francia Luigi VII si fece promotore di una
nuova spedizione in Terrasanta e riusc a coinvolgere anche il papa Eugenio III e l'imperatore Corrado
III. Questa seconda crociata (1147-48) fall a causa dei contrasti tra i due sovrani che guidavano la
spedizione e dei difficili rapporti con l'impero bizantino. Nel frattempo la conflittualit tra gli stati
crociati cresceva, e questi non seppero far fronte al nuovo attacco dei mussulmani, proveniente
dall'Egitto dove si era rafforzato il regno di un condottiero di origine curda noto alle cronache
occidentali come Saladino. Gerusalemme fu conquistata nel 1187. l'evento suscit una forte
impressione in Occidente e sollecit una nuova spedizione in Terrasanta, la terza crociata (1189-92)
guidata dall'imperatore Federico Barbarossa, il re di Francia Filippo Augusto, il re d'Inghilterra
Riccardo Cuor di Leone. Anche in questo caso non vi fu un reale coordinamento tra azione e sovrani. Il
risultato fu disastroso, Gerusalemme rimase in mano mussulmana, mentre gli occidentali mantennero
solamente alcuni territori costieri.
Le molte crociate del XIII secolo: i tre episodi sopra descritti non sono riconducibili ad un unico
disegno ma iniziarono ad essere rappresentati come una concatenazione di eventi nel XIII secolo, sotto
il pontificato di Innocenzio III, che fece dell'idea di crociata un tema di approfondimento dottrinale:
essa venne definita come un tentativo di ricondurre alla cristianit tutti i territori che un tempo le erano
appartenuti (quindi anche l'impero bizantino, diviso dallo scisma). La quarta crociata (1202-04):
sovrapposizione di istanze papali, progetti militari guidati dall'interesse economico, soprattutto di
Venezia, che fece si che l'obiettivo della crociata mut: essi volevano sottrarre Costantinopoli ai
cristiani (quelli nati dallo scisma), che venne brutalmente saccheggiata. Lo stesso Innocenzo III indisse
una crociata contro una popolazione considerata eretica della Francia meridionale, i catari. Il conte di
Tolosa prese le loro difese e quindi la crociata fu scatenata contro entrambi. Il desiderio papale di
controllare la cristianit si fuse a quello del re di Francia di estendere effettivamente il suo potere in
tutti i territori del regno.
Crociate del nord: per sottomettere i popoli pagani del nord, i Balti, i Livoni e i Lettoni, spedizioni
militari condotte da specialisti, i cavalieri dell'ordine Teutonico, che crearono uno stato crociato nell'est
della Germania.
Innocenzo III si fece promotore anche della quinta crociata (1217-21) alla quale tuttavia non presero
parte i principali sovrani occidentali; l'obiettivo era questa volta l'Egitto, am i contrasti interni
all'esecito determinarono il fallimento anche di questa crociata.
Pi fortunata fu la spedizione condotta dall'imperatore Federico II, che nel momento in cui part (1228)
era appena stato scomunicato da papa Gregorio IX. Federico riusc ad ottenere Gerusalemme dopo una
lunga trattativa con il sultano Al-Kamil, durante la quale furono trovate soluzioni di compromesso, che
per non furono accolte favorevolmente dal papa, e cos Gerusalemme fin dopo poco nelle mani dei
mussulmani.
Le ultime due crociate verso il Medio Oriente (1248-54 e 1270) ebbero un unico protagonista, re Luigi
IX di Francia che, mosso da una profonda e inquieta religiosit, si pose alla guida di due spedizioni,
entrambe fallimentari e con la sua morte, il progetto di riconquista di Gerusalemme fu definitivamente
abbandonato.

Capitolo 20 L'impero bizantino e l'est europeo (secoli VII- XV)


Il restringimento territoriale: durante l'espansione islamica del VII secolo, l'impero bizantino perse gran
parte dei suoi territori (Siria, Mesopotamia, Armenia, Egitto e altre provincie africane), nonch il
dominio sul mare (isole di Cipro, Creta e Rodi). Gli Arabi condussero il loro attacco fino a
Costantinopoli, dove per vennero respinti definitivamente nel 678. intanto a nord-est premevano sulle
frontiere bizantine le popolazioni seminomadi degli Slavi e dei Bulgari: dopo primi stanziamenti nelle
aree della penisola balcanica, i Bulgari fondarono all'interno del territorio imperiale uno stato
indipendente riconosciuto da Bisanzio nel 681.
Il riassetto amministrativo: le strutture amministrative dell'impero vennero ridisegnate: la base
dell'organizzazione dello stato divenne il thema (territori di frontiera) affiato alla guida di un
funzionario, lo stratego, che concentrava nella sua persona poteri militari e civili (viene meno la
tradizione della divisione delle funzioni amministrative e militari di origine romana). Una delle finalit
principali del nuovo ordinamento era quella di favorire lo stanziamento stabile dei soldati, concedendo
loro terre a trasmissione ereditaria in cambio dell'obbligo al servizio militare; questi erano anche
esentati dalle tasse e stipendiati per il servizio militare, e vennero dunque a formare un esercito
nazionale, estremamente efficacie per la difesa del territorio imperiale. Vennero inoltre favorite la
piccola propriet contadina e le comunit di villaggio rurali che divennero l'unit di base per
l'amministrazione e l'esazione fiscale, a scapito del ruolo tradizionale delle citt e delle autonomie
municipali, abolite definitivamente dall'imperatore Leone VI (886-912).
l'amministrazione centrale dell'impero venne radicalmente riformata: vennero creati quattro grandi
ministeri preposti all'esercito, alle finanze, agli affari imperiali e alle comunicazioni. Una spia dei
cambiamenti in atto fu l'abbandono del altino, sostituito dal greco. Anche il diritto giustinianeo venne
progressivamente sostituito da consuetudini di origine orientale.
Per quanto riguarda le modalit di successione imperiale, l'ideologia bizantina non prevedeva la
successione ereditaria al trono, ma gli imperatori fecero in modo di mantenere la carica in ambito
familiare. Fino al IX secolo la via per accedere all'elezione imperiale fu la carriera militare, mentre dal
X secolo prevalse il concetto dinastico; parallelamente, nella societ civile, si distinse una nuova
aristocrazia che aveva le proprie basi nell'esercizio delle armi e nella propriet fondiaria.
La controversia iconoclasta: l'impero bizantino del VIII secolo era profondamente diverso da quello
che era stato l'impero romano d'oriente, dal punto di vista territoriale, amministrativo e culturale. Aveva
infatit frontiere ristrette, un'economia basata sull'agricoltura e un impianto amministrativo basato su
centri rurali; l'unico baluardo di un'identit collettiva, il cristianesimo, aveva subito pesanti scossoni.
Ci aiuta a spiegare come un controversia di carattere religioso (se si dovesse o meno venerare Dio
attraverso la riproduzione pittorica delle loro immagini) riuscisse a travagliare la vita politica
dell'impero per ottant'anni. Gli iconoclasti (distrutturi di immagini) negavano che il divino fosse
rappresentabile (influenze delle religioni monoteiste, Islam e ebraismo) mentre gli iconoduli (adoratori
di immagini) ritenevano invece che proprio l'incarnazione di Cristo rendesse legittima la sua
rappresentazione pittorica. La controversia divenne affare politico nel 726, quando l'imperatore eman
un decreto che vietava il culti delle immagini in tutto l'impero (alcuni creodno che questo decreto fosse
un aperto attacco agli ordini monastici, estremamente ricchi e autonomi dal potere imperiale, altri
invece sostengono che egli volesse accogliere istanze spirituali delle aree pi a contatto con i
mussulmani e gli ebrei). In tal modo l'impero si ristruttur in un riassetto geopolitico e ideologico
nuovo, che lasciava ai margini le aree occidentali come la Grecia e le regioni bizantine in Italia.
Quando il pericolo arabo alle frontiere venne meno, si risolse anche la lotta iconoclasta. Nel 843 il
culto delle immagini venne riabilitato.
Il periodo d'oro: sotto la dinastia Macedone (867-1057) l'impero bizantino visse le positive
conseguenze della riorganizzazione territoriale, politica, amministrativa e ideologica che ne aveva
segnato le vicende dei secoli VII e VIII. Alla notevole floridezza economica corrisposero una grande
rinascita culturale e una nuova fase espansionistica ( a est contro gli Arabi, a ovest contro i Bulgari, poi
l'Armenia, il regno di Bulgaria nel 1014; riconquistarono anche Bari e ampia parte del territorio
peninsulare (Calabria, Lucania e Puglia); nell'Egeo riconquistarono Creta, determinando la fine
dell'egemonia araba sulla navigazione e la ripresa degli scambi commerciali).
La nuova politica di espansione determin una ridefinizione degli assetti amministrativi: l'esercito
inizi ad essere stipendiato e reclutato tra professionisti stipendiati, mentre le alte cariche rimanevano
nelle mani di funzionari molto vicini all'imperatore. La fioritura economica e culturale fece recuperare
un ruolo importante alle citt, ma la classe produttiva rimase assoggettata a forti vincoli da parte dello
stato, che regolava i prezzi, le modalit di produzione, di acquisto e vendita dei prodotti. Questi vincoli
in un primo periodo sostennero una crescita ordinata, ma sul lungo periodo si trasform in un fattore di
debolezza, soprattutto davanti all'ascesa di potenze mercantili spregiudicate, come Venezia.
La rinascita culturale di Bisanzio si riflette in molto ambiti: venne prodotta una nuova raccolta di leggi.
Si assiste anche a un fenomeno di cardinale importanza, ossia la bizantinizzazione delle popolazioni
slave, processo che si incardin sulla conversione al cristianesimo ma anche su un bagaglio culturale
che portava con se un'idea di stato, nuove forme di governo e un nuovo diritto.
Il distacco dell'impero bizantino dall'occidente divenne chiaro con la frattura fra la chiesa orientale e
quella occidentale: il conflitto nacque su diverse questioni, sia di carattere dottrinale che politico. Lo
scisma si verific nel 1054, con la reciproca scomunica del papa e del vescovo di Costantinopoli (il
principale motivo di contrasto rimase, insieme a questioni dottrinali, l'adesione della chiesa ortodossa a
una struttura organizzativa di tipo orizzontale (e non verticale come quella romana), fondata
sull'autonomia delle chiese locali e su un governo assembleare costituito dai vescovi.
Il mercato mediterraneo e le crociate: durante il XI secolo l'attivit commerciale dell'occidente si
rivolse verso oriente per opera di gruppi mercantili delle citt costiere italiane (Amalfi, Venezia,
Genova e Pisa), citt che condussero una politica estremamente aggressiva nei confronti dei
mussulmani, che vennero cacciati dalla Corsica e dalla Sardegna da Genova e Pisa, che si garantirono
libera e sicura navigazione commerciale.
Intanto i Normanni, dopo aver conquistato Bari (1071) avevano condotto un attacco per via marittima
alla penisola balcanica; Venezia venne chiamata in aiuto dalla flotta bizantina, in cambio della
possibilit di attraccare esente da dazi e imposte in tutti i porti bizantini (dal 1126 anche Cipro e Creta),
situazione che cre il completo monopolio veneziano sulle rotte degli scambi con l'Oriente.
Il riflesso della nuova situazione economica sullo stato bizantino fu drammatico, sia dal punto di vista
economico che territoriale. Gli imperatori della dinastia dei Comneni tentarono di arginare il
restringimento territoriale dell'impero, ma ai nemici tradizionali si aggiunsero i crociati, i quali, nel
corso della quarta crociata, furono dirottati dai veneziani nella conquista di Costantinopoli, che venne
assediata, presa e saccheggiata.
L'impero latino d'oriente: dopo la conquista di Costantinopoli l'impero fu diviso in diveris principati
feudali: l'impero latino di Costantinopoli, il principato di Acaia e il regno di Tessalonica, mentre i
veneziani assunsero il controllo dei principali centri mercantili. Quanto restava delle classi dominanti
bizantine si organizz in tre formazioni politiche: l'impero di Nicea, il regno di Trebisonda e il
despotato di Epiro. A Nicea matur un progetto di riconquista del frantumato territorio imperiale e la
difesa dell'ortodossia costitu il collante ideologico del progetto. Costantinopoli fu ripresa nel 1216 e
sotto la dinastia dei Palelogi mut anche la compagine amministrativa dello stato, nella quale la
grande aristocrazia fondiaria aveva sempre pi peso, ma il commercio e la finanza rimasero in mano ai
veneziani e ai genovesi. Nella prima met del XIV i Turchi ottomani conquistarono la maggior parte
dei territori soggetti ai bizantini; restavano indipendenti solo Costantinopoli, il despotato di Mist e iu
regno di Trebisonda. Nel 1453 anche la capitale venne conquistata dal sultano Maometto II, sancendo
cos la fine dell'impero bizantino.

Capitolo 21 Il rinnovamento culturale (secolo XII)


Nuovi modi di scrivere e leggere: la crescita economica iniziata in et carolingia scaten il bisogno di
affidare per mezzo di scrittura diritti, transizioni e soluzioni di conflitti e fece emergere la necessit di
creare differenze tra i gruppi di nuova formazione. Inoltre la ricomposizione politico-territoriale ebbe la
conseguenza di creare gruppi di funzionari che impiegavano la scrittura per scopi burocratici. Nacquero
cos nuovi sedi di trasmissione del sapere e un nuovo pubblico, interessato a nuovi generi letterari. Dal
XII alla crescita quantitativa delle persone alfabetizzate e al connesso allargamento del ceto degli
intellettuali si affianc una svolta qualitativa. Dal XII secolo il libro divenne uno strumento fatto per
essere letto e usato, non pi solo decorativo. Si moltiplicarono quindi gli apparati testuali (intitolazioni,
distinzioni in capitoli, paragrafi, note marginali, indici e richiami).
La nascita delle universit: nel XII secolo con il termine universitas si designava qualsiasi comunit
organizzata e dotata di proprio statuto giuridico. Esse furono originariamente caratterizzate dalla
spontaneit: a Bologna per esempio l'iniziativa part dagli studenti, in massima parte laici, che s
riunivano in societ al fine di pagare un maestro che leggesse e spiegasse loro il corpus legislativo
romano. A Parigi invece l'iniziativa part dai professori di teologia, per la maggior parte chierici,
provenienti dalle principali scuole cittadine, preoccupati per l'ingombrante presenta del cancelliere
dell'arcivescovo, unico depositario del potere di conferire diplomi validi per insegnare. Le universit,
una volta divenute importanti sedi di trasmissione del sapere, dovettero affrontare i tentativi egemonici
dei poteri vicini. Nel 1158 Fedrico Barbarossa rilasci agli studenti di Bologna il privilegio di non
essere giudicati dai tribunali locali ma da quelli presieduti dai vescovi e dai loro maestri; lo stesso
venne fatto per Parigi da Filippo Augusto nel 1200. ancora pi rilevanti furono gli interventi pontifici:
nel 1219 Onorio III riconobbe il diritto di sciopero contro l'amministrazione cittadina agli studenti di
diritto dell'universit di Bologna e l'emigrazione in altre sedi, ma afferm anche che l'arcidiacono di
Bologna era l'unico che aveva il diritto di rilasciare licenze di insegnamento. A Parigi la migrazione
degli studenti nel 1229 diede vita ad un conflitto in cui intervenne il pontefice Gregorio IX che
ridisegn l'organizzazione universitaria affermandone l'autonomia rispetto al cancelliere, alle autorit
civili e agli ordini mendicanti. Nel 1224, per iniziativa di Federico II di Svevia nacque l'universit di
Napoli.
L'organizzazione scolastica del sapere: vedi libro pag 189
Recupero dei testi greci: molti testi greci non erano stati tradotti in latino e la mancanza di questi testi
fondamentali per il canone scientifico e filosofico occidentale si fece sentire a partire dal VI secolo.
Due modi di tradurre in latino le opere della tradizione greca: traduzione dall'arabo, dall0ebraico e dalle
altre lingue orientali e traduzione diretta dal greco. Il confronto tra le due tradizioni rese evidente che i
testi forniti dalle prime erano poco attendibili, tuttavia il tramite della cultura araba si rivel
fondamentale, in quanto i commentatori mussulmani avevano arricchito la tradizione scientifica
classica, utilizzandola per scopi speculativi e pratici.
La scrittura delle lingue volgari: tra il XI e il XIII secolo mut il significato della contrapposizione tra
litterati e illitterati: prima rimandava a due sfere completamente separate, la prima composta dai
chierici in grado di utilizzare il latino e la scrittura, la seconda formata da quanto non conoscevano il
latino e non padroneggiavano la scrittura. Dopo il XII il termine litteratus inizi ad indicare la
superiorit culturale acquisita da quanti, clerici e laici, sapevano leggere e scrivere in latino. A
quest'epoca risalgono le prime tracce della scrittura di testi volgari. Nelle culture sassoni e germanici
questo processo avvenne prima rispetto a quei paesi, come Francia, Italia e penisola iberica in cui la
lingua parlata e quella scritta dei chierici avevano la medesima origine: la continuit tra il volgare e la
lingua della chiesa ritard il processo di codificazione della lingua nazionale. Alla fine del XI secolo
furono scritti in Francia alcuni canti religiosi in volgare, nel XII secolo compaiono la Chanson de
Roland e le prime rime trobadorico di Guglielmo IX d'Aquitania. In Italia i primi ritmi religiosi in
volgari sono del XII secolo, i primi poemetti didattico-morali dei primi del '200, poco dopo appare il
Cantico delle Creature.
Con la riforma della chiesa monaci e preti tentavano di lanciare un ponte verso al societ urbana e
rurale mentre la formazione di corti signorili avevano innalzato al vertice della societ un laicato
militare incapace di scriver in latino ma bisognoso di manifestare i propri valori. Inoltre nelle citt
emergevano diverse figure alfabetizzati per statuto professionale (dottori di diritto, giudici, notai) che
iniziarono a esprimere istanze e valori differenti da quelle tradizionali, che avrebbero pesato molto sulla
nascita di nuove esperienze culturali e di nuove letterature.
Capitolo 22 L'impero e la dinastia sveva (secoli XII XIII)
I regni dei tre sovrani svevi (Federico I, Enrico VI e Federico II) sono legate dal comune tentativo di
definire giuridicamente, attraverso il recupero del diritto romano e la formalizzazione del diritto
feudale, gli ambiti legittimi di azione del potere imperiale.
Un regno elettivo e universale: nel regno germanico non si era affermato il principio dell'ereditariet e
della trasmissione dinastica del titolo regio, infatti ogni nomina al titolo doveva essere soggetta
all'approvazione dell'assemblea dei principi. Inoltre al regno germanico era connessa la dignit
imperiale, a sua volta strettamente legata all'unzione pontificia e conferiva un valore di tipo universale
e sacrale al potere del sovrano germanico.
Quando nel 1125 mor l'ultimo erede della dinastia salica, venne eletto Lotario di Supplimburgo, della
dinastia di Baviera, nonostante il sovrano morente avesse designato come successore un esponente
della famiglia Hohenstaufen, i principi di Svevia. Analogamente alla morte di Lotario, in luogo del
genero Enrico di Baviera, i principi tedeschi scelsero Corrado III di Hohenstaufen, ribadendo la loro
autorit nella scelta del sovrano e negando l'ereditariet automatica del titolo. Grazie alla buona
condotta matrimoniale di Corrado III, alla sua morte venne eletto re il duca di Svevia Federico, la cui
madre Giuditta apparteneva alla casa di Baviera, l'altra principale dinastia che mirava al trono
germanico.
La politica italiana di Federico I: nel 1154 Federico I giunse per la prima volta in Italia, spinto dalle
richieste di aiuto del papa e di alcune piccole citt lombarde, entrambi minacciati dall'espansionismo
delle maggiori citt, pi ricche e forti, prima fra tutte Milano. Arrivato nella penisola, l'imperatore riun
un'assemblea che condann Milano per aver mosso guerra alle citt vicine e si rec a Roma, dove
sostenne il papa nel conflitto con il comune cittadino. Nel 1158 Federico I convoc a Roncaglia una
dieta (assemblea pubblica) nel corso della quale, con la collaborazione dei giuristi italiani, eman un
decreto, nel quale si definivano le prerogative dell'autorit regia: controllo delle vie di comunicazione,
esercizio della giustizia, riscossione delle imposte, autorit di battere moneta e diritto di muovere
guerra. Insieme eman la Constitutio pacis, con la quale proibiva le leghe tra le citt comunali e le
guerre fra privati, rivendicando solo al potere imperiale il diritto di pace e di guerra. Inoltre l'imperatore
riordin l'intreccio di poteri signorili del territorio, garantendo la continuit di potere di coloro che gi
lo detenevano, imponendo per il riconoscimento della sia autorit superiore, attraverso la formale
sottoscrizione di un rapporto feudale.
Milano non si assoggett all'autorit imperiale e venne attaccata e sconfitta dall'esercito di Federico, al
quale si unirono i comuni di Cremona, Lodi e Como; le mura della citt furono abbattute e fu inviato un
funzionario imperiale che doveva far rispettare quanto sancito a Roncaglia. Tuttavia l'esercizio delle
prerogative regie si tradusse in una forte pressione fiscale, che spinse i comuni ad unirsi nella
cosiddetta lega lombarda, che pot contare sull'appoggio di papa Alessandro III, determinato ad
ostacolare la forte presenza imperiale sulla penisola. Dopo una lunga serie di battaglie, lo scontro
decisivo avvenne a Legnano nel 1176, dove l'esercito imperiale fu sconfitto. l'anno successivo,
Federico fu costretto a firmare con il papa la pace di Venezia, mentre il conflitto con i comuni si risolse
con la pace di Costanza: i comuni avevano la possibilit di esercizio sulle prerogative regie in cambio
di un riconoscimento formale dell'autorit imperiale (questo testo venne considerato dai contemporanei
il primo riconoscimento ufficiale della legittimit del governi cittadini).
Nel 1190 Federico I, detto Barbarossa, mor annegato nel tentativo di guadare un fiume dell'Anatolia,
mentre prendeva parte alla terza crociata.
L'unione con il regno normanno: Una delle mosse pi significative del regno di Federico I fu di
carattere matrimoniale: suo figlio Enrico IV spos infatti la figlia del re Normanno Ruggero, Costanza
d'Altavilla, permettendo ad Enrico di inserirsi nelle lotte per la successione al regno di Sicilia, quando
alla morte di Guglielmo II (1189) l'assenza di eredi legittimi provoc la designazione di diversi
candidati. Nel 1194 Enrico fu incoronato re di Sicilia ma mor tre anni dopo, cos come la moglie
Costanza. Rimase allora erede del regno il loro unico figlio Federico, che nel 1198 aveva appena
quattro anni. La madre, per garantire la successione al regno, ne aveva affidato la tutela al pontefice
Innocenzo III e nel 1208 Federico venne incoronato re di Sicilia.
Nello stesso momento Innocenzo III si fece arbitro della contesa che si era aperta per la successione
imperiale: ancora una volta a contendersi il regno erano un rappresentante della dinastia di Baviera
(Ottone di Brunswick) e uno della dinastia Sveva: con il determinante appoggio papale Ottone fu
incoronato ma, poco dopo, si rese indipendente dalla protezione del papa e rivendic all'impero la
sovranit dei territori su cui Innocenzo III stava consolidando l'autorit temporale della chiesa. Tale
atteggiamento ne determin la scomunica, seguita dall'appoggio del papa a una nuova cnadidatura
sveva, quella del giovane Federico II. Incoronato re di Germania nel 1212 dopo essersi solennemente
impegnato a non riunire mai le corone di Germania e Sicilia. Nel 1214, dopo uno scontro armato tra
Ottone da Brunswick, appoggiato dall'esercito di Giovanni Senza Terra e l'esercito di Federico,
appoggiato a sua volta dall'esercito del re di Francia Filippo Augusto: la vittoria sul campo di battaglia
consacr Federico II nuovo re di Germania, re di Sicilia e, dal 1220, imperatore.
Federico II: durante il viaggio che port Federico II dalla Sicilia alla Germania, egli fu vittima di
numerosi attentati personali. La travagliata vicenda della sua nomina mostra chiaramente come in
Germania non si fosse ancora affermato il principio di successione dinastica e quanto fossero limitate
nella concretezza le prerogative del re. Infatti nei principati tedeschi il potere dei principi non poteva
essere ostacolato dal re, in quanto vigeva ancora la consuetudine che prevedeva che il vassallo del
mio vassallo non mio vassallo. Federico II cerc di riordinare questa situazione: nel 1212 riconobbe
al re di Boemia una completa indipendenza giurisdizionale e nel 1213 eman un privilegio, la bolla
d'oro, con la quale rinunciava ai diritti che il concordato di Worms gli aveva attribuito in merito alle
elezioni vescovili. Nel 1220 strinse un accordo con i principi tedeschi che, in cambio di fedelt al re,
legittimava l'esercizio da parte dei principi delle prerogative regie (battere moneta, riscuotere dazi e
costruire fortezze); limit inoltre le prerogative del sovrano riguardo alle fondazioni di citt.
Nel 1220, dopo la solenne incoronazione imperiale a Roma, Federico si diresse verso il regno di Sicilia,
dove la lunga assenza di un'autorit centrale aveva lasciato spazio alle dominazioni locali dei signori.
L'azione politica del sovrano qui fu radicalmente opposta da quella che aveva praticato in Germania:
egli rivendic a s tutti i diritti regi usurpati negli ultimi trent'anni, ordin la demolizione dei castelli
costruiti da privati sulle loro terre e si appropri di quelli edificati su suolo pubblico e ribad la
soggezione delle comunit urbane al governo centrale, ottenendo il pieno controllo sui governi cittadini
autonomi. Nel 1224 Federico condusse importanti battaglie contro i mussulmani in Sicilia, che vennero
definitivamente sconfitti e deportati a Lucera; da essi il sovrano trasse le truppe per l'esercito e uno
speciale corpo di arcieri.
Punti di forza della politica di Federico furono la promozione di un commercio di stato, il controllo del
territorio attraverso una fitta rete di castelli e la formazione di un efficiente apparato amministrativo
indipendente dall'esercizio della milizia (fond anche uno studium a Napoli, la prima universit regia,
volta a garantire la formazione di un grupo di specialisti del diritto e del governo da impiegare alle
dipendenze del sovrano) nel 1231 a Melfi vennero raccolte e strutturate in modo organico l'insieme di
leggi emanate da Federico, fatto che testimonia la volont del re di riappropriarsi delle sue prerogative,
di riorganizzare l'esercizio della giustizia in base a una precisa rete di circoscrizioni, di istituire un
apparato finanziario volto alla gestione del patrimonio demaniale e a riscuotere dazi. Solo il clero nel
regno godeva di una totale autonomia e immunit. Inoltre Federico II era un uomo di notevole cultura
personale: fu autore di un celebre trattato sulla falconeria, nella corte palermitana si circond di poeti,
giuristi, filosofi e scienziati; durante il suo regn si afferm anche la suola siciliana.
Tra il 1235-37 l'imperatore torn in Germania in seguito alla ribellione del figlio suo erede al trono, che
fece arrestare e continu a condurre una politica di segno opposto a quella perseguita in Italia e eman
la costituzione di pace imperiale, un testo in cui erano ordinati tutti i principi del diritto del regno.
L'ultima fase della vita di Federico fu impegnata da contrasto che lo oppose ai comuni dell'Italia centro
settentrionale, che si erano ricostituiti nelle lega lombarda sotto la guida di Milano. L'esordio del
conflitto fu favorevole all'imperatore ma i comuni della lega ottennero l'aiuto del pontefice Gregorio IX
che scomunic l'imperatore e scaten contro di lui una violenta campagna diffamatoria.
Gli ultimi Svevi: Nel 1250 Federico mor nei pressi di Lucera e con la sua morte termin anche la
concezione di potere imperiale capace di coordinare l'intera fascia centrale europea, ma non termin
invece il conflitto che nell'Italia centro-settentrionale aveva contrapposto le citt favorevoli all'impero a
quelle a lui ostili. Inoltre alla morte di Federico si riaccese il problema della successione alle corone di
Sicilia e Germania: l'imperatore aveva disposto che l'unico successore fosse suo figlio Corrado,
escludendo gli altri e venendo meno all'accordo con il pontefice sull'unione dei due regno. Corrado
mor poco dopo e il figlio Corradino, di appena dieci anni, sal al trono sotto tutela. Approfittando della
situazione un altro figlio di Federico II, Manfredi, si impadron del regno nel 1258. il conflitto tra gli
Svevi consent al papato di affidare il regno di Sicilia a una dinastia fedele, che potesse coordinar ele
forze guelfe dell'Italia centro-settentrionale. Pertanto, in qualit di signore feudale del regno di Sicilia,
il papa chiam alla guida del regno Carlo d'Angi, fratello del re di Francia. Nel 1266 a Benevento
Carlo sconfisse Manfredi e l'ultimo esponente degli Svevi, Corradino, appoggiato dai maggiori
esponenti del ghibellinismo italiano, cerc di riconquistare il regno ma fu sconfitto nel 1268.

Capitolo 23 I comuni italiani (secoli XII- XIV)


Con la Pace di Costanza del 1183 l'impero riconobbe la legittimit dei governi autonomi delle citt
italiane; l'impero e le signorie locali cessarono di essere le strutture di inquadramento dei territori e
cedettero il passo ai regimi cittadini, disposti in reti di alleanze che, con il tempo, si sarebbero
trasformate in vaste coordinazioni politiche (nel 1350 intorno ai comuni si erano sviluppati dei grandi
stati territoriali).
I nuovi conflitti sociali e l'istituto del podest: la crescita economica che accompagn la nascita delle
monarchie europee, in Italia prese corpo attorno alle citt comunali, dove in assenza di una corte e di un
re, la maggior parte della cittadinanza benefici della crescita. Tale sviluppo favor l'immigrazione in
citt di componenti della societ rurale: ovunque la crescita demografica urbana testimoniata dalla
costruzione di tre cerchie di mura concentriche. La societ divenne quindi pi ricca e complessa, ma
cneh meno stabile. Nel XIII secolo entr in crisi il sistema basato sul consolato, che si traduceva di
fatto in una sorta di accordo tra le famiglie ricche della citt, che alternavano i propri membri alla
carica di console. Le decisioni prese dai consoli dovevano talvolta essera ratificate dal parlamento,
l'assemblea generale dei cittadini, che tuttavia si limitava ad approvare per acclamazione. Inoltre,
l'affluenza di famiglie ricche provenienti dalla campagna ampli il vertice sociale della citt e resero
sempre pi difficile trovare accordi in merito alle politiche da adottare, facendo s che il ceto consolare
si dividesse in fazioni. Le tensioni derivanti dalle guerre contro l'impero spinse i cittadini a intervenire
aul sistema politico, sperimentando diverse esperienze. In quasi tutte le citt si crearono nuovi consigli
pi larghi del consolato, formati attraverso elezioni e dotati di potere decisionale. Altri conferirono il
potere supremo a una sola persona per tempi limitati, designato con il termine generico di podest. Nei
primi decenni del '200 tutte le citt si trovarono a convergere verso il medesimo sistema: l'affidamento
della massima magistratura cittadina per un periodo limitato a una sola persona, un forestiero affinch
fosse al di sopra delle parti. Una volta scelto il podest firmava con il comune un contratto: tra i suoi
compiti vi erano la presidenza del consiglio comunale, la direzione dei tribunali cittadini, la conduzione
dell'esercito in guerra e il mantenimento dell'ordine interno. Al temrine del proprio incarico il podest
era sottoposto a un processo amministrativo che stabiliva se aveva esercitato correttamente le sue
funzioni: solo in caso affermativo gli veniva versato il salario. Il podest era quindi un professionista
della politica. Assieme a questo sistema di governo altri elementi si affermarono al fine di assicurare la
trasparenza del governo e la sua separazione dagli interessi privati.
I primi podest furono soprattutto milanesi e cremonesi, ossia cittadini di quelle citt che dominavano i
principali sistemi di alleanze in cui l'Italia era divisa; questo sistema di governo infatti costitu un
sistema messo in atto dalle citt-leader per controllare gli alleati meno potenti. In seguito, quando si
andavano cristallizzandosi i fronti guelfo e ghibellino, si cominci a scegliere il podest all'interno dle
proprio schieramento.
Il conflitto sociale:popolo e parti la crescita della popolazione favor l'inasprirsi dei rapporti tra
l'aristocrazia e i ceti popolari (mercanti, banchieri, artigiani) che erano esclusi dalla partecipazione
politica. Quando il gruppo dei cavalieri (che godeva di largi benefici) si ampli, i popolari
incominciarono a rivendicare una pi equa ripartizione delle imposte e la possibilit di accedere ai
consigli. Alla met del '200 i popolari avevano raggiunto importanti traguardi: erano entrati nel
consiglio del comune e avevano consolidato la loro presenza politica unificando in un organismo
generale, la societ del popolo, le proprie associazioni particolari (corporative e territoriali). Le societ
del popolo avevano un proprio consiglio generale e un collegio pi ristretto, ed erano presiedute da una
magistratura di vertice speculare a quella del podest, il capitano del popolo, anch'esso forestiero. In
alcune citt si arriv al punto che le societ del popolo divennero il vero e unico centro della politica
cittadina. Verso la fine del secolo si emanarono le cosiddette norme antimagnatizie, un insieme di leggi
che prevedevano una protezione particolare per i magistrati e i membri delle societ del popolo,
punendo con gravi pene coloro che li avessero offesi, chiamati magnati (tendenzialmente i cittadini pi
ricchi).
Anche i discendenti degli antichi cavalieri e i nuovi ricchi iniziarono ad organizzarsi: nascono societ
di milites, associazioni i cui membri si giuravano reciproca fedelt e dedicavano le proprie energie a
contrastare le rivendicazioni del popolo. Dopo la morte di Federico II le aristocrazie urbane si
organizzarono in partes, associazioni che avevano l'obiettivo di mantenere la propria citt all'interno di
una delle alleanze cittadine che si erano formate, anti-imperiali (guelfe) e filo-imperiali(ghibelline).
Quando una parte trionfava provvedeva all'esclusione dalla citt dei nemici della parte avversa.
La caratteristica pi significativa dell'Italia centro-settentrionale di questo periodo sembra la
spontaneit delle vicende politiche (la nascita spontanea di movimenti sociali come il popolo o le
partes).
La trasformazione delle istituzioni cittadine nel Trecento e l'eredit del comune un tratto comune nelle
citt italiane verso la fine del '200 fu il conferimento straordinario di importanti funzioni politiche a
membri dell'aristocrazia cittadina: talvolta la delega pass attraverso il prolungamento della carica di
podest (Milano), oppure la citt confer il titolo di signore per un periodo limitato e con poteri definiti
(Firenze e Piacenza). All'inizio del '300 le cose cominciarono a cambiare: i signori che dominavano le
citt cercarono di legittimare il proprio potere attraverso l'acquisizione del titolo di vicario concesso
dall'imperatore. Con il passare del tempo alcuni signori cominciarono a trasmettere la loro carica ai
figli. Altrove congiure di palazzo e colpi di stato favorirono il passaggio a un governo monarchico.
In generale negli anni '30 del XIV secolo si provvide a progettare una coerente riscrittura dell'assetto
istituzionale delle citt: le varie istituzioni sorte spontaneamente furono disposte in ordine gerarchico.
L'assestamento di una nuova aristocrazia destinata a durare e il crescere della distanza tra questo vertice
e il resto della societ favorirono la stabilizzazione dell'assetto politico esistente.
Tuttavia l'eredit dell'esperienza comunale fu fondamentale per la formazione degli stati territoriali: per
esempio l'impulso dei comuni nella produzione e conservazione di scritture documentarie, che favor la
nascita di un apparato burocratico-amministrativo di cui nessun regime successivo pot pi fare a
meno.

Capitolo 24 Il consolidamento dei regni europei (secolo XIII)


Gli stati monarchici del Duecento:l'affermazione dello stato monarchico ebbe luogo l dove, attraverso
l'uso dei rapporti feudali, alcuni sovrani erano riusciti a costruire una nuova base per il loro potere
(Francia, Inghilterra e penisola iberica).
Tratti che accomunano gli stati in questo processo: espansione territoriale, i sovrani tentarono di
ricondurre sotto il loro dominio i territori del loro dominio che erano controllati dai signori feudali e di
conquistare anche nuovi territori. Tale espansione necessitava di una riorganizzazione degli eserciti
regi, nei quali assunsero un ruolo molto rilevante le milizie mercenarie; inoltre, il crescente costo delle
spedizioni militari spinse i sovrani a introdurre nuove forme di prelievo fiscale che per essere efficaci
richiedevano una rete amministrativa che collegasse il centro alla periferia. Il rafforzamento del potere
regio caus spesso forme di conflittualit tra nobili e il re in alcuni casi, in altri comport il
riconoscimento dei poteri di fatto attraverso soluzioni di compromesso. Inoltre i sovrani dovettero
confrontarsi con il potere crescente dei ceti urbani.
Il regno di Francia: re Luigi VIII (1223-26), durante la crociata contro gli albigesi, avvi una graduale
espansione territoriale del regno di Francia verso sud, in territori tradizionalmente autonomi: il re riusc
a ricondurre sotto il proprio controllo la Linguadoca. Luigi VIII provvide al consolidamento della
monarchia anche sul piano ideologico, richiamandosi al passato e proponendo i Capetingi come gli
eredi diretti dei Carolingi. Il figlio e successore del re, luigi IX, mosso da una profonda religiosit e
promotore di due sfortunate crociate, prosegu il tentativo di consolidamento iniziato dal padre, dando
enfasi, nella figura del re, alle componenti sacre della regalit (religione regia). La sua azione non si
ferm sul piano ideologico, ma provvide a un rilancio amministrativo e militare del regno: durante il
suo regno si consolid l'acquisizione dei domini francesi dei Plantageneti avvenuta nel 1259 con la
pace di Parigi e se ne aggiunse un altro, il regno di Sicilia conquistato dal fratello del re Carlo d'Angi
che, dopo un accordo con il papato, sconfisse gli eredi di Federico II. A livello amministrativo istitu le
inchieste: egli invi in tutto il regno degli inquirenti con il compito di registrare gli abusi fatti dai
funzionari pubblici e dare una sorta di rimborso a chi li aveva patiti; egli inquadrava questa operazione
come una sorta di purificazione dei peccati compiuti in nome del re. Inoltre, sul piano amministrativo,
il re abol i duelli giudiziari, introdusse l'obbligo per tutti i vassalli di giurare fedelt non solo al loro
signore ma anche al re; venne inoltre rafforzato il ruolo della corte regia, il cuore dell'amministrazione
statale e si avvi un processo di unificazione delle diverse tradizioni normative e giuridiche del regno.
Gli immediati successori di Luigi IX ebbero il compito di consolidare le sue conquiste, in una
situazione in cui l'impero risultava sempre pi in declino. In particolare Filippo IV, contrapponendosi a
papa Bonifacio VIII, port direttamente sotto il controllo francese il papato, trasferendo la sede
apostolica da Roma ad Avignone. Questo fu l'esito di una politica dei sovrani francesi del XIII secolo i
quali, nel processo di rafforzamento della monarchia, cercarono di limitare l'autonomia della
giurisdizione ecclesiastica, entrando spesso in conflitto con la chiesa di Roma. Nacque cos in Francia
una sorta di chiesa nazionale (la cosiddetta chiesa gallicana) che riconosceva il magistero papale e il
suo primato in ambito di fede ma era contemporaneamente considerata uno dei corpi dello stato.
Il regno d'Inghilterra: nel corso del '200 i sovrani inglesi dovettero affrontare un lungo periodo di
conflittualit durante il quale dovettero confrontarsi con l'alta nobilt, la piccola nobilt rurale (gentry)
e la borghesia cittadina. In particolare Enrico III (1216-72) fu costretto a effettuare concessioni che
limitavano notevolmente il potere regio: nel 1258 concedette le cosiddette Provvisioni di Oxford che
imponevano il controllo dei baroni sulla politica regia. La gentry reag al crescente potere baronale,
infatti i decenni successivi furono caratterizzati da una conflittualit endemica, che si concluse durante
la battaglia di Eversham, che vide la vittoria del sovrano.
Il periodo di temporanea pace interna and di pari passo con il rafforzamento dell'organizzazione
amministrativa e dei rapporti vassallatici: la prima importante conseguenza fu il rapido incremento
delle entrate fiscali che permisero al nuovo re Edoardo I (1272.1302) di avviare imprese militari volte
alla conquista dell'intera isola. Dopo aver annesso il Galles nel 1285, egli intervenne nella crisi
dinastica del regno di Scozia. Invasa la Scozia, il sovrano dovette sedare una rivolta dell'aristocrazia
terriera.
I regni iberici: durante il XII secolo nella penisola iberica si erano affermati quattro regni cristiani
(Portogallo, Castiglia, Aragona e Navarra) che con il sostegno ideologico della chiesa romana e con il
sostegno militare di molti cavalieri di altre regioni europee, avevano intrapreso spedizioni militari volte
a minare il potere mussulmano sulla penisola. Durante il XIII secolo questo processo conobbe
un'ulteriore accelerazione: nel 1212 l'esercito musulmano fu sconfitto presso Tolosa. Gli anni
successivi a questa conquista furono segnati da ulteriori conquiste a favore del regno di Castiglia che
nel giro di pochi decenni arriv a comprendere Cordova e Siviglia, mentre il regno di Aragona, che
comprendeva anche la Catalogna, rafforz le sue posizioni sulla costa mediterranea (Valencia e
Baleari); intanto il Portogallo consolid le proprie posizioni sulla costa atlantica. Il regno di Navarra,
schiacciato dai regni di Castiglia e Aragona, non riusc ad allargarsi mentre ai mussulmani rimaneva
solo il regno di Granada.
Regno di Castiglia: era costituito dalle grandi pianure interne della penisola, regione nella quale i
Castigliani promossero nuovi insediameni urbani, tramite la concessione di terre e carte di franchigia,
mentre nelle vaste aree rurali la scarsit di uomini favor l'emergere di grandi propriet signorili, che
spesso entrarono in collisione con la volont dei sovrani castigliani di dare coesione istituzionale e
amministrativa al regno. La convocazione di parlamenti fece trovare al potere regio e signorile nuove
forme di controllo reciproco. L'economia del regno era di tipo agrario e si basava sul latifondo.
Regno di Aragona: era costituito da una serie di regioni di tradizione eterogenea, in cui era presente una
nobilt fortemente radicata nel territorio. La sovranit dei re aragonesi si basava su un giuramento tra il
re i gruppi sociali eminenti nel regno, finalizzato al mantenimento e al rispetto delle norme
consuetudinarie. Per questo carattere del regno, le cortes assunsero un ruolo centrale nel controllo da
parte della nobilt delle disposizioni regie. L'economia del regno era di tipo commerciale, legata ai
grandi traffici marittimi sul Mediterraneo. Nel 1282 gli Aragonesi intervennero nella crisi che si era
aperta nel regno di Sicilia contro Carlo d'Angi (rivolta dei vespri siciliani, scoppiata da un episodio
tra giovani siciliani e soldati francesi che avrebbero molestato una nobildonna di Palermo). Questo
episodio diede il pretesto agli aragonesi per intervenire in Sicilia dove, dopo vent'anni di scontri, fu
riconosciuto il loro potere (1302).

Capitolo 25 Papato universale e stato della chiesa (secoli XII XIV)


L'elezione del papa e il cardinalato: il decreto che nel 1059 aveva stabilito una procedura per l'elezione
dei cardinali (cardinali vescovi, cardinali preti e infine acclamazione del clero e del popolo) aveva dato
luogo a nuovi scontri , che si risolse solo nel terzo concilio lateranense (1179) durante il quale papa
Alessandro III introdusse la possibilit per tutti i cardinali (vescovi, preti e diaconi)di partecipare
all'assemblea per eleggere il papa e che l'elezione sarebbe stata valida solo in caso di maggioranza dei
due terzi: tale riforma afferm l'idea secondo cui l'elezione del papa non doveva essere soggetta n
all'influenza dell'impero n a quella del popolo di Roma. Durante il pontificato di Gregorio X (1271-
76), per evitare che il periodo di vacanza della sede papale venisse prolungato eccessivamente dai
cardinali per differenti motivi, venne istituito il conclave: tutti i cardinali elettori sarebbero stati
costretti a risiedere in uno spazio chiuso a chiave nel quale nessun altro avrebbe avuto accesso; con il
prolungarsi dell'elezione avrebbero visto progressivamente ridursi il cibo a loro disposizione e non
avrebbero potuto godere delle entrate normalmente dovute al papa.
Compiti dei cardinali: erano i principali collaboratori del papa, lo assistevano nel concistoro, il pi
importante consiglio della curia romana nel quale si emettevano le sentenze relative alle pi importanti
questioni spirituali e temporali. Inoltre i cardinali firmavano le lettere e i privilegi emessi dal papa e
formavano commissioni che dibattevano le cause indirizzate alla curia romana, sulle quali il papa
emetteva il proprio giudizio.
Per diventare cardinale occorreva la nomina papale; durante il XIV il numero di cardinali si ridusse
notevolmente, con il risultato dell'accrescimento del potere personale dei singoli cardinali. Si
comprende come le nomine cardinalizie fossero un importante strumento nelle mani dei pontefici.
Durante il XII secolo i cardinali furono prettamente italiani, mentre nel '200 aumentarono i francesi.
Lo stato pontificio: la riforma della chiesa, facendo crescere i poteri del papa, fu la premessa
indispensabile per la creazione dello stato della chiesa. Alla crescita del poter pontificio si opponevano
i baroni, i signori territoriali del Lazio e i comuni cittadini, mentre dall'esterno la minaccia arrivava dai
Normanni. Dalla met del XII secolo torn a farsi sentire in Italia anche la presenza dell'impero. Per
difendersi da queste minacce il papato rinsald i legami diplomatici con le altre forze anti-imperiali,
soprattutto i comuni del nord Italia. Dopo il conflitto con Federico I, Alessandro III riusc ad ottenere le
concessioni delle regale (pace di Venezia 1177). tuttavia la congiunzione delle corone di Germania e
Sicilia che si realizz con Enrico VI, che stringeva lo stato pontificio a nord e a sud, sembr arrestarne
lo sviluppo, ma con la precoce morte dell'imperatore, l'opera di allargamento pot riprendere.
La prima fase di questa espansione fi condotta da Innocenzo III, che present l'operazione come una
ricostruzione dell'antico ordine. Innocenzo si fece giurare fedelt dai nobili del Lazio, delle Marche e
dell'Umbria e, approfittando della crisi di successione apertasi nell'impero, si fece riconoscere gli
acquisti territoriali dai deboli pretendenti alla corona (Ottone IV prima e Federico II poi). Al termine
del pontificato di Innocenzo III, lo stato pontificio era articolato in quattro provincie maggiori a cui si
aggiunsero, nel corso del XIII secolo, altre circoscrizioni minori. I cardinali presidiavano i parlamenti
locali, a cui partecipavano signori territoriali e rappresentati delle citt.
Lo stato pontificio avevano una funzione strategica importante: esso separava le due regioni che nella
prima met del XIII secolo si trovavano sotto l'influenza imperiale. Dopo la morte di Federico II papa
Urbano IV(francese), sentendosi accerchiato, sollecit il fratello del re di Francia Carlo d'Angi a
intervenire in Sicilia al fine di cacciare gli ultimi eredi della dinasti sveva (Manfredi e Corradino).
Dopo averli sconfitti Carlo si sciolse dalla tutela papale, iniziando lui stesso a condizionare la politica
papale. Durante il dominio angioino il papa dispose di un efficace esercito che gli consent di rafforzare
il territorio e di estenderlo fino alla Romagna (1278). tuttavia l'espansione territoriale non rimosse gli
strutturali fattori di debolezza che emersero, in particolare, sotto il pontificato di Bonifacio VIII: lo
stato pontificio infatti non disponeva n di una dinastia che ne tutelasse la continuit nel tempo, n
dell'appoggio di ampi strati sociali cointeressati all'espansione dello stato.
Le relazioni con le chiese locali e l'universalit del papato
l'apparato burocratico-amministrativo: a partire dalla riforma il papa aveva rivendicato funzioni di
coordinamento delle strutture ecclesiastiche; inoltre l'affermarsi della figura del papa come vertice
supremo della cristianit significava riscuotere tasse da tutta Europa ma soprattutto, sul piano
ideologico, elaborare una figura di sovranit assoluta che sarebbe diventata da modello ai poteri laici.
Finanziariamente al papa spettavano i tributi che i sudditi gli dovevano come sovrano, quelli che
riscuoteva in quanto signore territoriale, le decime locali (versamenti obbligatori dei proprietari alle
chiese locali e ai monasteri) e le decime ecclesiastiche (dai titolari dei benefici). Venne quindi a crearsi
un sistema fiscale complesso, nel quale un collettore generale delegava la riscossione a subcollettori, i
quali depositavano gli introiti presso le sedi vescovili. A loro volta gli introiti confluivano nella camera
apostolica il cui capo, il camerlengo, si occupava di registrarli, custodirli e reimpiegarli.
In '200 segn anche un momento di crescita del potere del papato, che inizi a controllare direttamente
le chiese locali e estese il suo controllo in ambiti che tradizionalmente erano affidati all'autonomia dei
vescovi. Parallelamente si sviluppava e veniva approfondito il diritto canonico. Tali sviluppi
provocarono l'istituzione di nuove figure come i giudici delegati, incaricati di istituire processi su
delega papale. Inoltre i pontefici acquisirono sempre pi poteri nel controllo dei benefici, ossia delle
rendite assegnate a chi riceveva incarichi ecclesiastici. L'ambito d'azione dei pontefici si estese anche
nell'ambito pi strettamente spirituale, mediante una pi stretta disciplina dei fenomeni di religiosit
spontanea e del culto della santit. Il largo numero di documenti e lettere rese necessario di distinguere
la cancelleria dalla camera apostolica.
La peculiarit del potere papale risiedeva nel fatto che il papa, oltre ad avere il potere temporale, come
gli altri sovrani suoi contemporanei, era detentore anche del potere spirituale: da questa idea derivano
le tesi di Innocenzo III che sosteneva che il potere spirituale dei papi era superiore a quello temporale e
che in caso di necessit il papa avrebbe dovuto sostituirsi agli altri sovrani. Innocenzo IV precis l'idea
affermando il diritto papale di scegliere tra i vari candidati all'impero; fu tuttavia con Bonifacio VIII
che questa idea di superiorit raggiunse il suo punto massimo, quando riscrisse l'intera gerarchia dei
poteri ponendone al vertice il papato.
Il papato ad Avignone: l'azione di Bonifacio VIII si inserisce nel quadro di una politica volta a
rilanciare la centralit di Roma e la figura stessa del papa in un momento in cui le voci di protesta per
un ritorno ai valori del Vangelo si facevano sempre pi imponenti. Per canalizzare queste spinte, il
pontefice stabil il primo giubileo (1300), con il quale concesse l'indulgenza a chiunque avesse visitato
Roma in stato di grazia, cio confessato e comunicato.
Non ebbero lo stesso successo invece altre iniziative politiche di Bonifacio, volte soprattutto contro la
corona francese che nella riorganizzazione fiscale del regno, aveva sottoposto a tassazione anche il
clero. Il re di Francia Filippo il Bello rispose con una campagna di discredito e con l'organizzazione di
una spedizione ad Anagni, in quel momento sede della curia, che avrebbe dovuto prelevare il papa e
portarlo davanti a una corte francese, imputato del reato di lesa maest. L'operazione non riusc ma,
dopo la morte di Bonifacio (1303) e il breve pontificato del suo successore, il re riusc a far eleggere
papa un suo candidato, il vescovo di Bordeaux, che sal al soglio pontificio con il nome di Clemente V
(1305-14) e decret nel 1309, il trasferimento della curia ad Avignone. In questo periodo avignonese
l'organizzazione della curia, libera dai conflitti delle famiglie baronali romane, fu perfezionata in senso
statale: attorno al palazzo di Avignone si intensific l'attivit finanziaria dei banchieri italiani e le
chiese locali vennero private delle poche autonomie che gli rimanevano. Inoltre i papi francesi
contribuirono in politica estera a creare un asse guelfo che estendesse la sua sfera d'influenza in tutta
europa. Solo nel 1378, alla fine del periodo avignonese, si apr un nuovo conflitto interno al collegio
cardinalizio, per la prima volta dopo anni spaccato al punto da eleggere due papi diversi.

Capitolo 26 Eresie e ordini mendicanti (secoli XII XIV)


La crescita del potere temporale del papato caus forti disagi all'interno della cristianit occidentale,
che nell'azione dei pontefici vedeva dimenticati gli ideali evangelici. La risposta del potere
ecclesiastico alle correnti religiosi generate da tale disagio furono due: alcuni movimenti furono
ricondotti in seno alla chiesa, altri condannati sul piano teologico e giudiziario come eresie.
Le prime eresie (XI e XII secolo): all'inizio del XI secolo uno scoppio improvviso di predicazioni
eterodosse scosse la Francia meridionale e gli uomini della chiesa le rilegarono nella sfera del
demoniaco, della follia e della marginalit. marginali erano anche i protagonisti, di estrazione
estremamente umile. Comuni agli episodi ereticali di questi anni sono il ricorso a pratiche ascetiche di
purificazione, il rifiuto della mediazione ecclesiastica e dei sacramenti, la lettura integrale della Bibbia
che assicurava un contatto diretto con Dio. Queste spinte latentemente religiose si sovrapponevano a un
pi esplicito processo di contestazione delle strutture ecclesiastiche ufficiali da parte delle popolazioni
urbane: molti laici infatti si erano levati contro la corruzione del clero, la ricchezza delle cattedrali e la
prepotenza politica die vescovi. Si trattava di una rivolta morale nei confronti della chiesa e non di un
rifiuto della dottrina cristiana. Molti movimenti evangelici infatti non avevano elaborato alcuna dottrina
estranea a i dettami cristiani, ma vennero comunque definiti ereticali dalla chiesa. Per esempio alla fine
del XII secolo Valdo, un mercante lionese che dopo aver rinunciato ai suoi beni visse in povert
predicando il Vangelo, venne condannato come eretico e scomunicato, non per la scelta di vivere in
povert ma a causa della presunzione di predicare nonostante il divieto delle gerarchie ecclesiastiche.
Nascita e sviluppo dell'eresia catara: il catarismo era basato su presupposti dottrinali fortemente in
contrasto con la dottrina cristiana: professavano una religione di stampo dualistico, che credeva cio
nell'esistenza di due principi eterni, il bene e il male, che si affrontano in una lotta incessante. Quando
venne individuata l'eresia catara si era gi diffusa in tutti gli strati sociali, organizzata in chiese con
strutture ricalcate su quelle cattoliche, guidata da una gerarchia di vescovi che svolgevano un'intensa
opera pastorale. Secondo i dettami di questa dottrina, la lotta tra bene e male coinvolgeva tutti e la sola
via di salvezza era liberarsi della materia attraverso una continua opera di purificazione. Ci spiega la
severit dei riti riservati ai perfetti, la fascia superiore della gerarchia catara che aveva ricevuto il
consolamento, una sorta di battesimo nel quale si riceveva lo spirito santo.
La promessa della liberazione dal male, il fascino dell'anti-chiesa e l'esempio folgorante dei perfetti
favorirono la diffusione del catarismo nelle regioni pi culturalmente evolute del tempo, soprattutto in
Italia settentrionale. L'ampia base sociale di questa eresia assicur loro un rilievo politico altrove
impensabile: i catari occuparono le magistrature pubbliche e si opposero violentemente alle
disposizioni pontificie. I pontefici tentarono di punire l'eresia catare sempre pi duramente finch nel
1208 papa Innocenzo III band una crociata contro i catari di Albi e della contea di Tolosa, nella Francia
meridionale, che provoc il massacro della popolazione. Anche Federico II condann l'eresia catara
come reato capitale nelle leggi del 1220.
La risposta della chiesa: gli ordini mendicanti l'esigenza di riappropriarsi del primato nella predicazione
e nel proselitismo, soprattutto tra le masse urbane fece s che, durante il pontificato di Innocenzo III,
due movimenti vennero accettati nell'ortodossia religiosa, i domenicani e i francescani.
Domenicani: Domenico era un sacerdote castigliano che decise di dedicarsi alla conversione degli
eretici della Francia meridionale, proponendo attraverso la predicazione un ideale di cristianit
ortodossa fondato su una solida cultura teologica e su una vita ascetica esemplare. Egli organizz
dapprima una comunit itinerante, costituita da sacerdoti suoi seguaci e nel 1213 si stabil a Tolosa,
dove ottenne per il suo ordine l'approvazione vescovile e nel 1216 quella del pontefice Onorio III. Da
quel momento i frati predicatori poterono espandersi in tutto il territorio europeo. Questi seguivano la
regola agostiniana, la stessa adottata dai canonici regolari, alla quale fu aggiunto l'obbligo di povert
non solo personale, ma anche di tutto l'ordine. Nel 1221 i domenicani tennero a Bologna un capitolo
generale, che diede un definitivo assetto organizzativo all'ordine, suddiviso in provincie.
Francescani: Francesco nacque ad Assisi nel 1182 da una famiglia di ricchi mercanti; a vent'anni si
associ come eremita alla comunit benedettina ma, dopo tre anni di eremitaggio, ritorn alla vita
associata, dedicandosi in piena povert alla predicazioni itinerante. Attorno alla sua figura si strinsero
un gruppo di seguaci, i cosiddetti confratelli minori. Inizialmente osteggiati dalla chiesa, con la salita al
soglio pontificio di Onorio III i francescani cominciarono a godere delle simpatie degli ambienti
romani e in breve tempo la confraternita crebbe notevolmente e inizi la sua espansione in Francia,
Germania, Spagna e Ungheria. Francesco era contrario all'istituzionalizzazione del movimento ma si
decise a stendere una regola che, eliminati agli aspetti pi radicali della sua predicazione, potesse
essere approvata a Roma. Nel 1226 Francesco mor e dopo soli due anno venne fatto santo. Dopo la sua
morte l'ordine si divise in correnti diverse, alcune delle quali si trovarono spesso in bilico sul crinale
dell'eresia, mentr ei francescani pi moderati trovarono un pieno inquadramento nella chiesa cattolica.
Gli ordini mendicanti, domenicani e francescani, furono protagonisti della vita cittadina sia per l'attivit
di predicazione sia per la nascita di conventi posti ai margini delle citt, che promuovevano un
associazionismo religioso favorevole alla pacificazione sociale. Tuttavia il grande successo degli ordini
mendicanti cre attriti con il clero tradizionale e la querelle tra i due cleri si allarg anche agli ambiti
culturali e speculativi.
Il tribunale dell'inquisizione: agli ordini mendicanti fu affidato il compito di presiedere la santa
inquisizione, un tribunale dipendente dal papa, con poteri giurisdizionali speciali in materia di fede. Tra
il 1268-80 una grande ondata di processi port alla distruzione di importanti comunit ereticali. Sul
piano politico l'eresia era difficile da gestire: l0egemonia sulle citt guelfe e sui comuni dell'Italia
settentrionale degli angioini aveva favorito un conformismo religioso che confondeva eresia e
opposizione politica, infatti nel '300 i grandi nemici del papato (ghibellini) furono combattuti con
l'accusa di eresia.
Le eresia del '300: apostolici, seguaci di Segarelli, che con le sue predicazioni caus la dura repressione
della chiesa. La sua opera fu continuata da Dolcino da Novara, un frate, che riorganizz il movimento
con intenti pi spiccatamente politici. Dolcino infatti si alle con i signori ghibellini, combatt la chiesa
sul campo e per quattro anni tenne testa alle forze papali, fino alla sconfitto con l'esercito crociato
mossogli contro da Clemente V. durante la fine del '300 e il '400, le eresie assunsero spesso un esplicito
significato di rivolta sociale e di opposizione politica alla potenza della chiesa di Roma.

Capitolo 27 Crisi e nuovi equilibri (secolo XIV)


Prima della crisi: lo sviluppo economico del '200: il '200 segna un momento positivo per l'economia
europea, soprattutto nella produzione di manufatti e nei commerci su larga scala, sostenuti dalla nuova
stabilit politica e dal ripristino di condizioni sicure lunghe le vie carovaniere. La produzione di tessuti
ebbe un notevole incremento quantitativo e qualitativo, grazie anche all'impiego di nuovi macchinari
(telaio a pedali orizzontale). L'intensificazione dei commerci stimol la produzione di nuova moneta,
inizialmente d'argento e poi d'oro. Inoltre l'ampliamento dei commerci spinse molti mercanti a costruire
compagnie volte a sostenere imprese commerciali. Nascono anche le nuove attivit creditizie,
specializzate nello scambio di moneta e nel prestito (banchi). Lo sviluppo economico provoc
importanti flussi migratori verso le aree produttive, soprattutto urbane. Il processo di inurbamento port
contemporaneamente a un calo della manodopera rurale e alla crescita del fabbisogno alimentare delle
citt. Negli ultimi decenni del '200 quindi la crescita della popolazione urbana e la messa a coltura di
terre marginali per ovviare al fabbisogno alimentare delle citt posero le premesse per la crisi che
scoppi nel secolo successivo.
Il ritorno della carestia e della peste: in tutta Europa, tra il 1313 e il 1317, una serie di cattivi raccolti
port a gravi carestie. Rispetto alle passate carestia, la congiura negativa era aggravata dalla penuria
generalizzata che riduceva al minimo le capacit compensative del mercato, in particolare nelle citt,
dove recentemente la popolazione rurale era immigrata, la condizione divenne insostenibile. Anche le
campagne furono duramente colpite: molti coltivatori furono coinvolti dalla crisi, dando vita a nuovi
flussi migratori verso le citt. Dopo molti decenni di prosperit, in Europa si moriva ancora di fame.
Tuttavia gli eventi meteorologici furono una concausa di una crisi strutturale che aveva la sua
principale origine negli scompensi generati dall'evoluzione economica e demografica degli ultimi
decenni del '200. Ad aggravare la situazione arriv la peste nera, che dal 1348, nel giro di pochi mesi,
dilani l'Europa. Si tratta di una tremenda malattia infettiva che nella sua forma bubbonica ha un
altissimo tasso di mortalit. La diffusione della peste fu improvvisa e rapidissima: oggi noi sappiamo
che la malattia si diffonde attraverso un bacillo, trasmesso tramite la puntura di pulci parassite del ratto
nero, probabilmente trasportato dall'Asia minore dalle carovane prima e dalle navi genovesi poi.
Tuttavia i contemporanei interpretarono l'arrivo della malattia come una punizione divina e come
manifestazione del maligno, tanto che in alcune zone d'Europa furono intraprese spedizioni punitive
contro i presunti nemici della cristianit, in particolare le comunit ebraiche.
La peste e il dibattito storiografico sulla crisi del '300:
Malthus: Dal momento che la popolazione tende a crescere in progressione geometrica (1,2,4,8,16),
mentre i mezzi di sostentamento crescono in maniera aritmetica (1,2,3,4), la causa primaria fu la
prolificit dei ceti pi bassi. L'aumento ciclico della miseria quindi sarebbe salutare in quanto,
impedendo ai poveri di fare figli e alzando il loro indice di mortalit, provocherebbe un riequilibrio del
rapporto risorse/popolazione a vantaggio della collettivit.
Interpretazioni neomalthusiane: Abel e Postan leggono la crisi del '300 e la catastrofe demografica
causata dalla peste come un avvenimento positivo per la storia economica europea. Nella sua versione
depressionista questa teoria legge la crisi come iniziata in precedenza e arrivata al suo culmine nel '300.
la concentrazione delle ricchezze in mano ad un gruppo ristretto di persone permise di reinvestire i
capitali sia in attivit produttive che in attivit artistiche e culturali (spiegando cos la prolificit
culturale del periodo di crisi, altrimenti inspiegabile).
Marx: secondo lui i trends demografici devono essere spiegati a partire dalle strutture economiche,
Marx individua quattro modi di produzione fondamentali, che caratterizzano quattro epoche storiche:
asiatico, schiavistico, feudale e capitalistico. La crisi del '300 si inserirebbe nel periodo di transizione
tra il modo feudale e quello capitalistico.
Oggi gli storici concordano sul fatto che le carestie e la peste del 1348 vanno inserite in un pi ampio
processo di trasformazione economica e sociale, su come il processo si debba interpretare, le posizioni
rimangono discordi.
Verso una nuova organizzazione sociale: le campagne i primi effetti della crisi e dell'epidemia furono
l'abbandono delle terre marginali a bassa redditivit e la diminuzione del numero di contadini, fatto che
and di pari pasos con l'aumento della pastorizia, in particolare quella ovina e con la riorganizzazione
dei coltivi, cui, venuta meno la richiesta di cereali, iniziarono ad affermarsi nuove culture specializzate,
come il riso, il lino e il gelso. Questi fenomeni portarono al cambiamento degli habitat e delle modalit
di lavoro dei contadini: in Italia settentrionale per esempio, il crollo demografico produsse una
razionalizzazione della gestione fondiaria e un aumento degli investimenti produttivi. Capitale fu la
possibilit di rinnovare i patti agrari. Per esempio in Toscana e in Emilia i proprietari iniziarono ad
accorpare i loro beni fondiari strutturandoli in poderi, aziende compatte dotate di una casa colonica e
delle infrastrutture necessarie al lavoro. Questi poderi venivano ceduti a famiglie di contadini con
contratti a breve durata che prevedevano una serie di investimenti da parte del proprietario in cambio
della miglioria dei terreni e della consegna di met del raccolto. Questi contratti furono chiamati di
mezzadria. In altre regioni europee la riorganizzazione della produzione provoc nuove forme di
oppressione, che a loro volta diedero luogo a moti e a rivolte: per esempio quella che scoppi a Parigi
nel 1358, denominata jacquerie (il nome jaque era assai diffuso tra i contadini). La rivolta era volta a
dare voce alle istanze dei contadini e a contrastare una crescente oppressione nelle campagne e fu
repressa con estrema durezza. Miglior esito invece ebbe la rivolta scoppiata in Inghilterra nel 1381,
quando i contadini e i salariati urbani insorsero contro l'aumento della tassa che ogni singola persona
doveva versare al re per le spese militari della guerra dei cent'anni. Grazie all'appoggio che i rivoltosi
ottennero dal clero, fu trovata una soluzione di compromesso.
Manifatture e commerci: gli artigiani che svolgevano tutte le fasi di lavorazione del loro prodotto
divennero minoritari rispetto a un nuovo sistema basato sulla divisione del lavoro e sull'impiego di
operai salariati, spesso urbani, che non avevano alcuna rappresentanza nelle associazioni di mestiere.
Queste associazioni si erano appunto costituite al fine di tutelare gli interessi di persone che operavano
nel medesimo settore produttivo e ben presto assunsero una sorta di monopolio sul proprio settore,
dandosi strumenti di autogoverno e regole valide per tutti coloro che ne facevano parte. Le arti
accoglievano i proprietari delle botteghe e i loro collaboratori, ma non i lavoratori salariati, ai quali non
era neanche consentito di formare corporazioni. Privi di tutele, i lavoratori salariati furono protagonisti
di numerose rivolte urbane: per esempio il tumulto dei ciompi (1378) a Firenze, quanod gli operai
dell'industria tessile cercarono di rivendicare maggiori salari e la possibilit di essere istituzionalmente
rappresentati. Come molte altre la rivolta dei ciompi fu repressa duramente.
Le nuove esigenze commerciali portarono a un parallelo sviluppo delle attivit creditizie: oltre che i
mercanti, anche i sovrani ricorsero all'aiuto di banchieri, soprattutto fiorentini ( a caus delle insolvenze
dei sovrani europei tra il 1343-43 vi fu il primo crollo bancario europeo, che port al fallimento delle
principali banche fiorentine dell'epoca e, a causa di una sorta di reazione a catena, anche di numerose
compagnie mercantili. Si provvide quindi ad una ristrutturazione del sistema bancario: per evitare
l'effetto domino, si decise di dotare le varie filiali di indipendenza amministrativa e finanziaria, cos che
il fallimento di una non portasse al crollo dell'intera impresa.

Capitolo 28 Gli stati regionali in Italia (secoli XIV-XV)


Dalla fine del '200 a met '400 i piccoli comuni e le signorie territoriali italiane lasciarono il posto a
cinque stati regionali che si dividevano tutta la penisola. Il risultato fu l'esito di una lunga serie di
guerre, al termine delle quali i poteri pi forti inglobarono i pi deboli.
Guelfi e ghibellini: alla fine del '200 si assiste all'inquadramento dei conflitti locali in due schieramenti,
i guelfi e i ghibellini, favorevoli rispettivamente alla chiesa e all'impero. Questi fronti attrassero
progressivamente nella loro orbita le citt e il gruppi che all'interno di queste si scontravano,
collegando cos realt fino a quel momento scollegate. In tal modo grandi eventi di politica
internazionale ebbero immediate ripercussioni in ogni luogo.
Nel regno meridionale, in seguito alla rivolta dei Vespri siciliani, il regno si divise in due: le regioni
continentali rimasero in mano agli Angi, storici alleati del papato, mentre la Sicilia fu conquistata
dagli Aragonesi, che si trovarono a gravitare nello schieramento ghibellino, che non avendo una figura
di riferimento all'interno dell'impero, trovarono la propria ragion d'essere nell'opposizione all'asse
creatosi tra papato e sovrani angioini. Dopo essere stato incoronato imperatore, Enrico VII fu coinvolto
nello schieramento ghibellino, capeggiato dai Visconti e dagli Scaligeri. I privilegi imperiali a loro
concessi gli permisero di estendere la propria influenza oltre i confini del contado cittadino. Tale
espansione provoc la reazione del papa Giovanni XXII, che non riusc per a bloccare la prevalenza
dei signori ghibellini. I Visconti a Milano assunsero il controllo di gran parte della Lombardia, gli
scaligeri sulle citt venete, mentre una lega di citt toscane ghibelline guidate da Pisa si impose su
Firenze e sui Guelfi. Spinti da questi successi i comuni ghibellini sollecitarono una spedizione italiana
dell'imperatore Ludovico il Bavaro, che tuttavia serv solamente a consolidare le posizioni ghibelline,
senza imporre in Italia la stabile presenza imperiale.
I nuovi stati terrotoriali: guerra finanza e burocrazia: l'ampliamento di scala dei conflitti port gli
eserciti cittadini a combattere a grande distanza dalle citt di origine, motivo per cui cess il sistema di
leva generale e fece scaturire invece il bisogno di truppe mercenarie, che a sua volta comport un
aumento delle spese militari. A ci si aggiunse la necessit di ampliare il numero degli ufficiali, della
burocrazia e dell'apparato. A tal fine furono istituiti sistemi di prelievo fiscale e redistribuzione delle
risorse. Si afferm in particolare la pratica del debito pubblico, secondo cui i cittadini investivano in
titoli statali, che davano diritto alla riscossione di un interesse e potevano essere scambiati. Con la
crescita della ricchezza si diffuse anche il fenomeno della venalit delle cariche, ossia della vendita di
cariche pubbliche che davano diritto a rendite economiche. Si svilupp anche una nuova burocrazia
centralizzata che aveva il compito di prelevare e redistribuire le risorse, nonch di smistare
informazioni. Molti sovrani crearono anche universit nei propri domini, al fine di formare i loro stessi
funzionari.
Dal comune cittadine allo stato regionale
Milano: gi nel '200 fece i primi passi verso la signoria, quando i Della Torre guidarono lo
schieramento popolare monopolizzando la carica di anziano del popolo. I Visconti invece si fecero
nominare dall'imperatore vicari imperiali, mentre nel 1395 Gian Galeazzo Visconti ottenne
dall'imperatore il titolo di principe e duca. La citt aveva da sempre un contado vasto e intratteneva
rapporti privilegiati con i comuni vicini, rapporti che nel corso del '300 assunsero la forma di
soggezione.
Firenze: mantenne a lungo forme di partecipazione allargata tipiche dell'esperienza comunale. Solo
dopo la rivolta dei ciompi si cominci a limitare a un numero ristretto di famiglie l'accesso alle
istituzioni di vertice. Qualche tempo prima Firenze aveva cominciato a conquistare il proprio contado,
ma dal XIII secolo inizi ad egemonizzare in maniera indiretta le citt circostanti, nelle quali inviava i
propri podest e chiedeva forme di contribuzione economica e militare. Tipico del governo fiorentino
fu la ridefinizione o il frazionamento dei contadi o addirittura l'annullamento di ogni potere della citt
sottomessa (Pisa).
Venezia: durante il XIII secolo si era andata cristallizzando una classe di governo ristretta e compatta
che trov la propria espressione istituzionale nel Maggior Consiglio. L'accesso a questo collegio fu
limitato a coloro che ne avessero fatto parte negli ultimi quattro anni e coloro che fossero stati cooptati
dal consiglio stesso. Venezia, diversamente da Firenze, nel corso del '200 non mise in atto alcuna
strategia per la conquista del contado.
I regni meridionali: divisione apertasi nel 1282 con i Vespri e conquista della Sicilia da parte del re
d'Aragona Pietro III e nel 1442 conquista di Napoli da parte di Alfonso V.
Sicilia: nel 1296 i baroni si intromisero nella contesa tra i successori al trono di Pietro determinando
l'ascesa al trono di Federico III, facendo s che la corona passasse a un ramo parallelo della casa
aragonese. I signori locali nel corso del tempo si organizzarono in fazioni (catalani e latini) che
tendevano a dividersi gli uffici e combattere per il controllo delle risorse provenienti dalle citt
demaniali.
Napoli: la debolezza della corona fu aggravata dopo la morte di Roberto d'Angi (1343)
dall'indebitamento dei monarchi con i banchieri fiorentini, base dell'alleanza guelfo-angioina e dalle
lotte dinastiche tra i vari rami della casa angioina. Intanto i poteri locali minacciavano l'egemonia della
corona e il conflitto dinastico ne favoriva l'organizzazione in fazioni: il re dovette ricorrere alla
convocazione di assemblee rappresentative della nobilt e delle citt.
Lo stato pontificio: l'abbandono del progetto teocratico universale spinse i pontefici a coltivare la
propria vocazione di stato regionale. Durante la permanenza dei papi ad Avignone, nello stato
pontificio si erano sviluppati poteri signorili, mentre Roma, privata delle entrate della curia pontificia,
aveva visto crescere il malcontento che consent l'avventura di Cola di Rienzo, un notaio che nel 1347
occup il Campidoglio presentandosi come tribuno garante di una rinnovata grandezza imperiale, per
poi finire vittima di una congiura aristocratica che ne decret la morte nel 1354.
A queste istanze il papato avignonese rispose inviando a Roma il legato Albornoz, che provvide ad un
energico riordinamento dello stato cercando di costringere i signori locali al riconoscimento
dell'autorit papale e instaurando un sistema di fortificazioni.
Dalla guerra all'equilibrio: dopo la conquista dei territori pi piccoli da parte di quelli pi grandi,
scoppi il conflitto tra queste ultime: scoppiata a met del '300, essa prese la forma di una lotta tra la
potenza pi forte, quella dei Visconti, e le altre, confederate in leghe antiviscontee. L'espansione
viscontea raggiunse il suo culmine con Gian Galeazzo (1385-1402), che riusc a conquistare Verona e
Padova, Pisa , Siena, Perugia, Spoleto e Bologna. La morte di Galeazzo e la crisi di successione furono
il motivo scatenante dell'espansione di Venezia e Firenze, che nel giro di 25 anni arrivarono ad
estendersi su enormi territori. Firenze conquist Arezzo e Pisa, sua rivale storica e citt molto ricca
mentre Venezia, motivata dalle minacce della concorrenza genovese sul Mediterraneo e dalla necessit
di investire in terraferma gli enormi profitti ricavati dal commercio, inizi a prendere possesso delle
citt e dei contadi gi sottomessi, mentre all'inizio del '400 assoggett Brescia e Bergamo.
Il regno di Napoli: al termine della reggenza di Giovanna I (1381) si apr una crisi di successione, i cui
protagonisti furono Carlo di Durazzo, appoggiato dal papa, e Luigi d'Angi, appoggiato dalla stessa
Giovanna. La lotta tra i due spr il campo alla conquista del regno da parte del re d'Aragona (1442).
una sorta di crisi di successione si apr anche nello stato pontificio: nel 1378 la curia venne trasferita
nuovamente a Roma, ma si apr nel collegio cardinalizio una divisione tra i cardinali francesi che
volevano riportare la curia a Avignone e quanti, eleggendo Urbano VI, optavano per la sede romana. Da
questa divisione, seguita dall'elezione di un secondo papa filofrancese, Clemente VII, prese origine lo
scisma d'Occidente, che per pi di trent'anni avrebbe visto l'Europa dividersi nella fedelt a due diversi
papi. Il concilio di Pisa, che doveva sanare la situazione, ebbe il paradossale effetto di portare
all'elezione di un terzo papa, solo nel 1417 il concilio di Costanza riusc ad imporre Martino V come
unico pontefice. Una volta sanato lo scisma, i papi cominciarono a radicare il loro potere temporale sul
territorio, in particolare regolando i rapporti con le grandi citt.
Solo con Filippo Maria (1412-47) lo stato visconteo si risollev e avvi una politica di recupero dei
territori perduti. Quanto nel 1450 fu acclamato duca Francesco Sforza, egli si trov a governare un
territorio che pur andando dalla Svizzera alla Liguria era lontano dalle dimensioni di fine '300.
Il ridimensionamento della forza espansiva di alcuni stati regionali spinsero verso la ricerca di un
compromesso che garantisse il mantenimento degli equilibri raggiunti. Durante la pace di Lodi nel
1454 vennero fissati i confini di ogni singolo stato: l'Italia settentrionale era suddivisa tra Milano e
Venezia a cui si affiancarono territori minori (ducato di Savoia, marchesati di Saluzzo e Monferrato,
repubblica di Genova e le signorie di Mantova e Ferrara). Al centro restavano Firenze, la piccola Siena
e lo stato pontificio, mentre i regni meridionali rimasero unificati sotto gli aragonesi.
Capitolo 29 Verso la formazione degli stati nazionali ( secoli XIV XV)
Tendenze comuni: presenza al loro interno di poteri eterogenei e contraddittori; ascesa di nuove elites
sociali, ricorrenti crisi economiche; crisi dinastiche; motivi che portarono ad elaborare nuovi strumenti
per controllare in modo diretto il territorio. Centrale era l'idea che il re dovesse essere il garante della
pace e garantire l'ordine pubblico. Per soddisfare questa esigenza fu istituita una rete amministrativa di
funzionari detti ufficiali, dei dipendenti del re che ricevevano un salario in cambio della prestazione.
Queste nuove forme amministrative prevedevano l'istituzione di organi centrali e di organi di raccordo
periferici, che a loro volta presupponevano l'effettivo controllo del territorio (attraverso la creazione di
corpi armati stabili) e un'ampia disponibilit finanziaria(introduzione di nuove imposte, dirette e
indirette). Il rafforzamento del potere regio innesc nuove conflittualit con coloro che venivano privati
di alcuni ambiti di potere, uno strumento che permise ai sovrani di mediare con questi furono le
assemblee rappresentative, che assunsero un ruolo centrale nei rapporti tra sovrani e societ. Questo fu
un passo decisivo per la costruzione di una coscienza unitaria che trasformasse un regno in un paese,
ossia una comunit caratterizzata da interessi condivisi.
Francia: rafforzamento degli apparati amministrativi locali e centrali, creando una fitta rete di ufficiali,
incaricati di garantire il funzionamento della fiscalit (mappatura delle possibili entrate fiscali,
redazione di catasti, introduzione di imposte dirette che colpivano i nuclei famigliari in modo uguale,
motivo scatenante di moti sociali sia in citt che in campagna). Il rafforzamento dell'autorit regia entr
spesso in conflitto con i poteri locali: la risposta fu un tentativo di integrazione nella nuova
organizzazione del regno (per esempio la prima convocazione degli stati generali del 1302, un
assemblea in cui erano rappresentati i tre principali ordini del regno, clero, nobilt ed lites urbane).
Solo nel XV secolo, alla fine della guerra dei cent'anni, il potere monarchico francese conobbe un
rafforzamento decisivo: i lunghi anni di guerra avevano favorito la creazione di un sentire comune.
Inghilterra: durante il '300 si assiste alla definitiva affermazione del parlamento: gi la Magna Charta
aveva conferito un ruolo essenziale all'assemblea dei rappresentanti di nobilt e clero, ma solo con il
regno di Edoardo I (1272-1307) il parlamento cominci ad essere convocato con regolarit. Verso la
met del XIV secolo si afferm un modello bicamerale del parlamento, suddiviso in camera dei lord e
camera dei comuni (media e piccola nobilt, gentry). Si cre cos un sistema politico bilanciato, in cui i
re disponevano di una struttura amministrativa ampia e radicata e in cui i gruppi sociali erano
rappresentati nei loro diversi interessi. Questo sistema permise alla monarchia inglese di superare le
difficolt legate alle insurrezioni popolari scoppiate per l'eccessivo carico fiscale dovuto dalla guerra
dei cent'anni, e della guerra delle due rose.
La guerra dei cent'anni: vedi libro
il rafforzamento del potere regio francese rendeva sempre pi inacettabile la presenza di interessi e
diritti dei sovrani ingleis sul suolo francese. Nel 1328 re Carlo IV (fr) muore senza eredi ed Edoardo III
(ingh) rivendica il diritto di succedergli per parentela, ma il regno venne affidato a Filippo IV e
Edoardo invase la Francia (edoardo oltre a voler mantenere i suoi possedimenti in Francia voleva
controllare le Fiandre, regione strategica per il commercio della lana inglese). Inizialmente l'esercito
inglese sbaragli quello francese (ancora legato alla cavalleria pesante) ma i conflitti sociali scoppiati
in Inghilterra fecero frenare l'avanzata inglese. La ripresa degli scontri si ebbe all'inizio del '400, con
una nuova crisi dinastica causata dalla malattia di Carlo VI (Fr): gli inglesi ottennero importanti vittorie
conquistando gran parte della Francia nord-occidentale. Le vicende della guerra furono sconvolte da
una giovane contadina della Lorena, Giovanna d'Arco, mossa da una religiosit visionaria e dal
lealismo verso il re di Francia, si mise a capo di alcuni contingenti militari e riusc a liberare la citt di
Orleans dall'assedio inglese. Catturata dai duchi di Borgogna che erano alleati con gli inglesi, Giovanna
fu condannata e bruciata al rogo per stregoneria nel 1431. con una serie di vittorie decisive il re di
Francia Carlo VII riusc a porre fine al conflitto.
Impero: declino delle pretese universalistiche, otere e ruolo imperiali gi ridimensionate durante il
ventennio di interregno successivo alla morte di Federico II, durante i quali in Italia e in Germania si
erano affermati poteri locali autonomi e svincolati dall'autorit regia. L'ambito d'influenza imperiale si
restrinse al solo territorio tedesco; per svincolare l'elezione imperiale dall'approvazione papale, venne
emanata la bolla d'oro, una costituzione che assegn ai sette grandi principi territoriali tedeschi il
privilegio di eleggere il re di Germania, a cui sarebbe stato collegato il titolo imperiale senza dover
ottenere anche la corona italiana. Il processo di rafforzamento dei poteri in Germania non riguard
l'impero ma i singoli stati territoriali che lo componevano: essi si diedero solide rappresentanze (potere
diretto o assemblee parlamentari) e tramite il divieto di fare guerra in lunghi periodi molti signori
riuscirono a debellare la conflittualit endemica e a rafforzare la propria posizione dal punto di vista
militare e politico. Se i signori erano i garanti della pace interna al loro territorio, l'imperatore doveva
garantire invece una pace superiore, tra i singoli stati.
In questo periodo solo due stati si affermarono al di fuori dell'ambito imperiale: la confederazione
svizzera e il principato religioso dell'Ordine teutonico.
I regni nordici: vedi libro pag 264
I regni della penisola iberica: quattro regni cattolici: Aragona, Castiglia, Navarra e Portogallo, sviluppi
politici ed economici diversi, caratterizzati tutti da instabilit politica e crisi dinastiche. Solo nel '400
furono poste le basi per un regno nazionale, con il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando
d'Aragona. Il collante tra i due regni fu trovato nella fede religiosa, infatti i sovrani sostennero la lotta
contro l'eresia, la persecuzione degli ebrei e la ripresa della reconquista, che nel 1492 port alla caduta
di Granada. Intanto le forze economiche congiunte dei due regni diedero nuovo impulso all'espansione
economica (spedizione marittime al di fuori del mediterraneo, alla ricerca di nuove rotte commerciali
verso oriente).