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ORIGINI ROMANZE

1. Il campo di indagine
L'evoluzione linguistica che porta dal latino alle lingue romanze, giunge nel corso dell'alto
medioevo (dalla caduta dell'Impero Romano, 476, al 1000): si riorganizzano nuove unit
linguistiche. Nell'Europa occidentale si vengono formando anche nuove tradizioni letterarie.
Queste nuove lingue e letterature costituiscono il nucleo essenziale delle attuali lingue e letterature
nazionali romanze di queste regioni: portoghese, spagnolo, francese e italiano.
I pi antichi testi conservati, scritti in volgare romanzo, risalgono al 700-800. L'epoca in cui si
configurano le tradizioni letterarie delle varie regioni della Romnia, quando cio le lingue romanze
appaiono con autentici capolavori, risale al 1100.

1.1 Problemi di fondo: oggetti e ricostruzione storica


Per la ricerca storica e storico-linguistica, ci sono vari percorsi di indagine: da un lato troviamo dei
dati, degli oggetti, che hanno una loro concretezza anche in termini di materiali (testi concreti). Per
le fasi pi antiche disponiamo di errori, storpiature, di singole parole, individuabili in testi ancora
latini; per questo motivo si tratta di innovazioni classificabili come romanismi entro contesti
conservativi; pi tardi compaiono frammenti testuali pi chiaramente volgari e quindi testi
romanzi integri e coerenti; a partire dai secoli X-XI si trovano veri e propri testi letterari i romanzi
(religiosi, morali, profani ecc.), diversificati per forme (strutture narrativo-didattiche e liriche).
Ciascuno di questi testi sfruttato in qualit di documento, come fonte di informazioni. Oggetti di
studio sono quindi nel nostro caso i testi. Dall'altra parte abbiamo una materia di studio diversa, la
configurazione e ricostruzione di un processo linguistico e storico-culturale. I percorsi verso
le origini romanze saranno quindi due: uno descrittivo, che analizza i dati di fatto e quindi oggetti
che consentono di stabilire certezze (testi); l'altro ricostruttivo, in forma di ipotesi storico-critica.
I documenti devono essere valutati in base a riferimenti spaziali e temporali. Un singolo testo,
anche di dimensione ridotta purch limpido e minimamente strutturato, vale come prova
dell'esistenza e base della conoscenza della variet linguistica che in esso si riflette.
Diversa invece la situazione delle letterature: fino al XII sec, per l'area gallo-romanza e fino al
XIII sec. per quella iberica e italiana, la documentazione non molta: da un singolo testo letterario
non si pu dedurre automaticamente l'esistenza di una letteratura cui esso appartenga.

1.2 Prospettive e punti di vista


L'epoca di cui ci occupiamo problematica essendo una fase di transizione nella quale assumono
importanza i fattori di contatto e di mediazione.

1.3 Nodi problematici: definizioni


Diasistema
E un sistema linguistico di livello superiore, che riunisce due o pi sistemi omogenei tra i quali ci
siano somiglianze parziali sul piano fonetico, morfologico, lessicale (dialetto). La definizione di
diasistema linguistico prende le mosse da quella di ogni lingua come sistema, ossia come insieme
di regole o principi che governano la comunicazione linguistica all'interno di una comunit di
parlanti e che definiscono quindi la grammatica della lingua e garantiscono l'intercomprensione.
Testo
Il testo un enunciato scritto autonomo e autosufficiente. Per tutta la fase anteriore al XX secolo
non abbiamo per la dimensione orale, che delle trascrizioni; solo a partire dall'apparizione dei primi
atlanti linguistici (XIX-XX sec.), disponiamo di trascrizioni criticamente controllate e attendibili. Per
testo si intendono anche frammenti di minima estensione, singole parole. Il testo quindi non deve

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essere per forza compiuto e completo. I testi antichi ci sono pervenuti attraverso varie modalit:
incisioni su pareti ed epigrafi, appunti e prove di penna, anche brevi ecc. Si tratta sempre di
manufatti, realizzati sulla base di competenza scrittoria. Un oggetto testuale ha tre dimensioni, una
linguistica (per cui illustra lo stato di una lingua), una letteraria (per cui sinscrive in un sistema
letterario), una in quanto oggetto scritto (per cui partecipa ad una tradizione scrittoria che ha le
proprie specificit).
Documento/Monumento
Con il termine documento intendiamo tutto ci che serve a documentare, a fornire mezzi o
materiale informativo in un determinato campo di ricerca. Quindi i documenti nel nostro caso sono
da intendersi come tutti i dati di partenza delle nostre ricerche (dati linguistici e testuali prima di
tutto), di qualsiasi estensione o qualit essi siano. I documenti sono il risultato di un processo di
conservazione volontario o comunque non completamente casuale; essi sono da valutare
prendendo in esame sia i testi o frammenti testuali, sia i supporti materiali che li hanno conservati
(libri prima di tutto) e le modalit di trascrizione, integrando anche considerazioni di tipo
paleografico o codicologico. In questo caso abbiamo a che fare con monumenti, depositari di una
memoria: tali sono i testi letterari ad esempio. I monumenti sono testi letterari che sono stati
volontariamente conservati. La distinzione fra documento e monumento stata introdotta la Paul
Zumthor, il quale ritiene preferibile adottare un altro criterio e distinzione tra monumenti linguistici
(I Giuramenti di Strasburgo) e documenti (qualsiasi frase di comunicazione corrente). Se si
considera la totalit degli atti linguistici possibili, risulta comunque dallo scritto, il testo, pi
monumento che documento. In generale si distinguer in ogni comunit linguistica: 1) uno
stato di lingua primario, documentario, con funzione essenzialmente comunicativa; 2)
uno stato secondario, monumentario, che si estende in rapporto al primo, ma a questo
irriducibile.
Orale/scritto
Lo scritto non individua in maniera univoca una realizzazione orale; pi grafie possono
corrispondere ad uno stesso suono e pi suoni possono essere rappresentati sotto la stessa
grafia. Queste corrispondenze si trovano anche in sistemi ben regolamentati come quelli odierni
(ad esempio la diversa pronuncia delle vocali nei vari dialetti italiani). Il termine scripta individua
l'insieme delle tradizioni grafico-scrittorie vigenti in un determinato ambito o territorio, che regolano
la trascrizione di testi volgari in assenza di altre norme. Il concetto di scripta stato elaborato a
fronte di fasi avanzate nello sviluppo delle realt volgari, caratterizzate da quantit apprezzabili di
testi. Possiamo farci un'idea dei fenomeni di formazione dei volgari, come strumenti di
comunicazione d'uso quotidiano e letterario, solo attraverso insorgenze scrittorie (tracce o spie). I
pi antichi testi sono classificabili come di frontiera, in quanto effettivamente vincolati a pi
componenti, ma anche perch determinano la transizione dei volgari nel medium, fino a quel
momento estraneo, della scrittura. Inoltre va segnalata l'importanza assoluta dell'oralit nella
civilt medievale, anche in molteplici aspetti della trasmissione di opere che noi classifichiamo
come letterarie. Nel medioevo, solo a partire dal XIV sec. si diffonde la realt di un pubblico che
legge; di norma testi scritti in volgare si cantavano o recitavano ad alta voce, non erano destinati
ad essere letti individualmente, ma ascoltati da un pubblico come ad esempio i piccoli gruppi di
ascoltatori, dame, cavalieri, famiglie ecc. Per questo motivo si configura una differenza sostanziale
rispetto alla situazione moderna, nella quale il rapporto tra autore e pubblico mediato pressoch
sempre alla lettura individuale.
Con l'invenzione della stampa le cose cominciano a cambiare: l'affermazione della tipografia e la
diffusione su scala industriale della produzione libraria introducono un rapporto del lettore con il
testo, non del tutto nuovo, ma precedentemente appartenente a figure intellettuali; si hanno a

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disposizione testi scritti confezionati e non pi allestiti per uso personale; nascono delle vere e
proprie biblioteche personali.
Tutto ci pone in risalto la necessit di operare una distinzione all'interno delle forme di
comunicazione non scritta tra ci che pu essere classificato come parlato, ossia
comunicazione corrente, poco formalizzata, quotidiana, e forme di oralit invece controllate e
pi strutturate. La distinzione tra oralit e scrittura sembra attraversare tutta la societ medievale
ed essa serve a focalizzare due poli di una dialettica i cui termini verranno riformulati solo nella
transizione verso ci che chiamiamo Basso Medioevo e poi Et moderna (XVI sec.).
Letteratura/letterariet
Per letteratura intendiamo linsieme delle forme scritte che costituiscono in tradizione scritta la
cultura di una societ. Questa definizione riguarda tutto ci che conservato e quindi esclude una
serie di forme orali andate perdute. I termini letterario e letterariet designano specifiche funzioni
del linguaggio e della scrittura intesa come creazione dei testi. L'esistenza di una vera e propria
coscienza letteraria propria delle realt sviluppate, mature, consolidate.
Latino/volgare
Per descrivere questa distinzione, determinante chiarire la differenza tra lingua alta (totalmente
grammaticalizzata) e lingua bassa (non formalizzata). Il latino era la lingua di cultura
dell'Occidente medievale e cristiano, ossia di un insieme di territori bassissimi, linguisticamente
non uniformi data la presenza di parlate neolatine, germaniche, slave. Al latino venne a lungo
riconosciuto uno statuto che solo alcuni volgari conquistarono nel corso dei secoli: l'italiano come
lingua della societ di corte del Rinascimento, poi sostituito dal francese e oggi dall'inglese. Tra il
XII e XIII sec. si affermano tradizioni volgari nei generi pi importanti della tradizione letteraria
(narrativa in prosa, in versi, lirica ecc.) e questo determina una vittoria del volgare sul latino. Il
volgare riesce a distruggere il monopolio del latino anche in ambito teologico, filosofico,
scientifico e giuridico. In questo quadro di contatti reciproci e di aspirazione dell'espressione
volgare verso i livelli pi alti della ricerca intellettuale va inserito il Convivio di Dante, progettato
come vasta enciclopedia morale, destinata ai laici che non conoscono sufficientemente il latino: il
trattato composto in volgare e, attraverso le canzoni dottrinarie di cui era previsto il commento,
risulta legato ad alcuni degli aspetti pi rilevanti della cultura letteraria romanza, soprattutto quella
che si era venuta configurando in Italia, con un'assoluta centralit della lirica di tradizione colta.
La stampa, incrementando a dismisura la circolazione e la possibilit di fruizione di libri scritti e
quindi accrescendo il pubblico potenziale di lettori, contribu in maniera determinante anche alla
definitiva regolarizzazione delle lingue e all'affermazione di norme nazionali. Il processo di
affermazione ed espansione delle lingue moderne sar comunque lento e graduale. Il latino nella
prima et moderna si riduce ad ambiti eruditi, letterari. Ancora oggi sono utilizzati i termini latini
(nomi dei dinosauri) e questo ci fa capire quanto l'eredit latina sia stata forte in ambito scientifico.
Anche nel 500, secolo che vede l'affermazione definitiva dei volgari romanzi, il latino ha ancora
funzione di strumento culturale e intellettuale.
Autore/autorit/tradizione
L'autore uno speciale creatore, poeta, modello; l'autorit il potere di commissione e
persuasione di un filosofo, di un poeta o di un oratore. Gli autori sono esempi e modelli stilistici,
oggetto di imitazione. Solo ad essi attribuita l'autorit e quindi il potere di persuasione.
Nel Medioevo, la paternit autoriale, non era scontata; ci si traduce nella frequente omissione del
nome dell'autore quando questo non sia un autore molto prestigioso. In campo romanzo, tutti i pi
antichi testi sono anonimi e moltissimi nelle epoche successive, come conseguenza anche della
condizione pi incerta del volgare rispetto al latino, ma forse pi decisamente di fattori legati alle
tradizioni e ai generi. La situazione evolve nel tempo: la concezione della paternit autoriale si
afferma progressivamente, in condizioni mature. I primi nomi di autori volgari oggi noti con

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sicurezza, sono di trovatori provenzali. La coscienza autoriale si sviluppa dopo l'affermazione di
una tradizione letteraria. La condizione di anonimato quindi legata ad opere considerate basse
(come le fabliaux francesi), diverse dalla scrittura drammaturgica considerata alta. Nella lirica
cortese dei trovatori provenzali invece, i nomi degli autori sono generalmente tramandati. Alla fine
del secolo XIII, prendendo le mosse da questa tradizione e da questa distinta percezione
dell'individualit dell'autore lirico, Dante riannoda con una incomparabile profondit dottrinaria e
straordinaria prospettiva di visione storica, le fila della riflessione circa la condizione dello scrittore
di cose volgari (Vita Nova, De vulgari eloquentia) e opera un salto qualitativo epocale, reclamando
in particolare per primo per i vulgares eloquentes la pienezza di condizione autoriale attraverso
l'acquisizione ad essi della qualificazione di poeti, sino ad allora riservata alla sola produzione in
lingua latina.
Lo statuto e la presentazione dei testi
I testi, antichi e moderni, vengono di norma presentati al lettore in un formato editoriale
fondamentalmente indifferenziato se non per tipologie (dai romanzi, alle poesie, alle lettere, alle
raccolte di documenti e di leggi ecc.) e rispetta una serie di convenzioni correnti: allineamenti,
margini, punteggiatura ecc. Questa per noi una presentazione in forma familiare. C' una
differenza tra i testi come oggi li leggiamo a stampa e come ci sono stati conservati da trascrizioni
antiche: i testi anteriori all'et moderna derivano da trascrizioni manoscritte; nel tempo si
modificano le convenzioni scrittorie e le modalit di confezione di libri, dai manoscritti alle varie
epoche della stampa sino alle tecniche digitali. Esiste un problema generale di corrispondenza o
conformit alla volont dell'autore dei testi oggi noti e correnti, in quanto trasmessi inizialmente e
conservatici attraverso non originali, ma copie di qualit ed esattezza non garantita; problema che
certamente pi grave per i testi antichi ma che si presenta tuttavia anche per quelli moderni:
-mancano gli autografi per tutti testi pi antichi (i primi conservati per la letteratura italiana sono di
Petrarca e Boccaccio);
-fino all'invenzione della stampa la trasmissione delle opere stata affidata agli incerti della copia
manoscritta;
-in ogni epoca e in ogni modalit di diffusione va sempre considerata l'eventualit di
modificazioni di varia entit contrarie e comunque indipendenti dalla volont dell'autore.
Problema ancora diverso quello dei testi di carattere tradizionale e popolare, ai quali non
applicabile la nozione di autore individuale e che vanno affrontati con particolari avvertenze e
cautele, viste innanzitutto le peculiari modalit di conservazione e trasmissione. In ogni processo di
trasmissione si presentano inevitabilmente errori di trascrizione i quali, presentando un testo,
devono essere individuati e se possibile eliminati.
Come critica del testo intendiamo l'insieme di tecniche e operazioni finalizzate ad offrire ai lettori
un'edizione critica di un testo che cerchi di riprodurre le intenzioni dell'autore, sempre in rapporto
alla qualit dei dati disponibili, che dipende ovviamente dalla loro trasmissione. Si pone in opera un
procedimento di verifica e fissazione del testo in esame che parte dall'esame e dal confronto
di tutte le testimonianze ritenute utili e significative oggi disponibili. Tale operazione necessaria
anche nel caso in cui si disponga di una copia redatta sotto il controllo dell'autore e da lui
autorizzata o anche di un autografo (testo originale). I successivi passaggi che scandiscono
l'operazione di definizione del testo critico, sono: procedere prima di tutto ad un censimento
delle varie copie del testo esaminato; le copie vengono definite testimoni o relatori del testo,
linsieme dei testimoni (che non potranno mai essere identici soprattutto e ricopiati a mano) forma
la tradizione del testo. Stabilito l'elenco dei testimoni si passa ad una loro analisi comparativa
finalizzata ad eliminare reperti inutili. Si utilizzano a questo fine criteri di valutazione di ordine
filologico (modalit e aspetti della trasmissione dei testi) e allo stesso tempo con altri di ordine
linguistico, letterario e storico-culturale, riferiti sia all'epoca e all'ambiente nel quale possiamo

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collocare il testo (norma linguistica, varianti dialettali, diversificazione, costrizioni formali
dettate dai generi letterari, coerenza interna ecc.) sia anche al singolo autore, ci che si indica
spesso con la definizione latina di usus scribendi. La metodologia di studio di un testo si divide
dunque in varie fasi: 1) eliminare reperti inutili; 2) distribuire i testimoni di un testo in un albero
genealogico laddove possibile, il quale avr al suo apice in testo originale dell'autore; 3)
accompagnare la critica dalle varianti, cio tutte le altre lezioni alternative a quella scelta.
L'obiettivo posto dalla critica quello di isolare e se possibile eliminare eventuali errori e quindi di
far s che il testo si avvicini il pi possibile a quella che era la sua stesura originaria, tenendo
sempre presente che l'originale dell'autore normalmente non attingibile e che, anche
qualora le condizioni lo consentono, la ricostruzione condotta con metodi formali o a
giungere a riguardare se mai l'archetipo (ossia un capostipite dell'intera tradizione non pi
identificabile con l'originale a causa di errori o alterazioni gi in esso presenti e poi trasmessi a tutti
discendenti), non l'originale. Questa metodologia indicata vale anche per i testi moderni:
innanzitutto una verifica sempre opportuna per l'individuazione di eventuali errori tipografici;
quando si dispone di ulteriori copie dell'autore, posteriori alle stampe e non pi giunte alla luce, in
cui l'autore abbia introdotto correzioni e varianti, si procede con la stessa metodologia dello studio
dei testi antichi.
Il testo romanzo dei primi secoli viene spesso profondamente modificato nel corso della sua
trasmissione, quindi dopo essere stato ultimato dal suo creatore e senza il suo intervento; i
cambiamenti possono riguardare gli assetti linguistici e i contenuti. Gli interventi possono a volte
essere tangibili gi a livello di manoscritti, come ad esempio il caso del manoscritto A del St.
Alexis, profondamente ritoccato e in qualche passo quasi riscritto da un secondo copista che
interviene erodendo la prima trascrizione.

2. Il problema delle Origini romanze


Il termine origini romanze individua il processo di formazione di nuovi sistemi linguistici e di
tradizioni letterarie. Essa riunisce in s due macro-fenomeni da collocare in epoca alto-
medievale:
1) la formazione e stabilizzazione delle parlate romanze e in particolare il delinearsi delle
variet linguistiche romanze che costituiscono la base delle lingue letterarie medievali e
successivamente delle lingue nazionali e ufficiali del mondo moderno e contemporaneo: il toscano
dell'italiano; il franciano ossia il dialetto dellIle-de-France, per il francese; il castigliano per lo
spagnolo; i dialetti del Portogallo centro-settentrionale per il portoghese;
2) la formazione e affermazione delle letterature volgari, cio di tradizioni di composizione in
volgare di testi.
Le lingue romanze, quali sistemi linguistici regionali distinti dal latino e tra di loro, esistono
dall'inizio del IX sec. ossia dall'et carolingia; le letterature romanze, come sistemi organizzati di
tradizioni linguistico-letterarie impiantate in forma strutturata e continuativa nelle varie regioni della
Romnia, esistono dall'inizio del XII sec. per l'area gallo-romanza e dall'inizio del XIII sec. per
l'area iberica e per quella italiana. Possiamo indicare due fasi, da collocare intorno all'anno 1100 e
intorno all'anno 1200, quali momenti di affermazione di tradizioni letterarie volgari rispettivamente
in area gallo-romanza e nelle due distinte aree iberica e italiana;
3) l'insieme delle attestazioni scritte e delle tradizioni di scrittura, abbracciando
nell'espressione una variet di fenomeni legati ad aspetti tecnici e materiali, dalle forme grafiche
alle tradizioni manoscritte di testi romanzi e alle tipologie di manoscritti che esse coinvolgono.
La creazione di tradizioni scrittorie romanze implica:

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3a) la formazione di sistemi ortografici specifici per la trascrizione del volgare (in quanto
contrapposto al latino) e dei vari volgari, differenziati anche sotto questo aspetto per tradizioni
geografiche.
E poi da chiarire che per tutta l'et medievale la circolazione dei testi avviene secondo modalit
diverse da quelle attuali e in generale definite, al livello sociale e culturale, da fattori quali:
3b) la presenza di forme diffuse di trasmissione orale, affidate ad esecutori professionisti, i
giullari.
3b2) la civilt della copia manoscritta (la stampa a caratteri mobili si diffonde a partire dalla
seconda met del XV sec.). Gli aspetti 3b1 e 3b2 insistono su un dato di base che li accomuna:
l'assenza di strumenti meccanici di riproduzione delle opere e dei prodotti librari.
4) la supremazia culturale del latino sul volgare.

2.1 Lingue e letterature: latino e volgari


Lo sviluppo delle lingue e lo sviluppo delle letterature sono tra loro differenti e si svolgono secondo
modalit e cronologie diverse l'una dall'altra. evidente che l'affermazione delle parlate
romanze, avvertita al livello di coscienza linguistica e confermata dei primi documenti
scritti, precede di molto l'apparizione dei primi testi letterari romanzi. Inoltre, c' un'ulteriore
differenziazione cronologica sia per le lingue che per le letterature: in entrambi i campi c' una
differenza cronologica tra l'epoca dei fenomeni (parlati o scritti) e la loro documentazione.
Non da mettere da parte la presenza egemonica del latino a livello culturale: il latino opera contro
lapparizione nello scritto dei volgari. Il sistema linguistico e letterario latino quindi assume nei
confronti del volgare, una posizione contraddittoria: si oppone e funge da ostacolo ma anche da
modello. Una piena affermazione del volgare nelle tradizioni scritte si verifica solo nel basso
medioevo, per imporsi in maniera pi netta a partire dallet della stampa e dellUmanesimo, ossia
a grandi linee dai primi decenni del XVI sec., contemporaneamente alla normalizzazione dei
sistemi ortografici e all'inizio della riflessione grammaticale sulle lingue. Un aspetto delle Origini
romanze di particolare rilievo quello del momento di passaggio allo scritto, ossia riconquista da
parte dei volgari e di ci che si scrive in volgare di una propria dimensione autonoma e specifica.
Per la tradizione scrittoria dei testi romanzi, essa si afferma prima di tutto in ambito monastico, con
accordi in ambito giuridico come ad esempio i giuramenti di Strasburgo.

2.2 Letterature romanze: una scelta necessaria?


Questo snodo essenziale di una tradizionalit letteraria ha in s un aspetto particolare, quello cio
del possibile carattere non necessario e anzi volontario dell'adozione del volgare da
parte degli scrittori medievali: essi avrebbero potuto continuare ad usare come strumento
espressivo quello ancora corrente nei medesimi ambiti di scrittura, ossia il latino. Nel mondo
romanzo medievale i capiscuola si sono distaccati dalla tradizione letteraria latina, adottando le
lingue volgari e creando da queste un complesso innovativo di testi, forme, generi, capace di
costruire rapidamente diverse tradizioni scrittorie. La scelta di adottare le lingue volgari non
dipesa solo dagli autori, ma da una compartecipazione di autori e pubblico ad una stessa sfera
comunicativa. Scrittori e pubblico hanno quindi condiviso una lingua e con essa una cultura
volgare costituita da valori, temi, miti, forme espressive. E vero che a un certo momento si
manifest unopzione articolata in favore della scrittura in volgare. Tuttavia questa scelta cosciente
fu in sostanza una scelta storicamente obbligata, cos come fu obbligata quella per il volgare
nella comunicazione, ad un tempo pratica e strutturata della predicazione, sancita dal Concilio di
Tours dellanno 813. Entrambi gli orientamenti furono conseguenza di una rottura nel sistema
comunicativo avvertita ormai con nettezza in et carolingia, che impediva la continuazione di

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soluzioni stilistiche e soprattutto linguistiche di compromesso, e che vedeva per al tempo stesso i
nuovi testi romanzi come i continuatori ideali di questi prodotti dell'et anteriore.

2.3 Letterature e culture: eredit classiche e novit medievali, colto e popolare


La questione dell'origine delle letterature volgari e della relazione tra esse e la letteratura latina
antica e medievale, non ha una dimensione solo letteraria; abbiamo invece a che fare con
tradizioni letterarie ancora nella fase di prima definizione; il processo avviene in stretto
rapporto con l'affermazione di sistemi linguistici delle lingue neo-latine, che cominciano ad
assumere uno statuto ben definito anche nella coscienza dei parlanti solo intorno al IX sec.
Conviene pertanto riproporre il discorso sul piano delle culture entro le quali inquadrare la
questione delle origini letterarie romanze. A fronte di questi sistemi culturali e letterari in via di
formazione possiamo scorgere:
-la tradizione culturale latina e specialmente latino-cristiana a cui fa capo tutta la produzione
scritta e che definisce il livello pi alto della produzione culturale e intellettuale del tempo. quindi
inevitabile che elementi di provenienza latina, classica e medievale, risultino presenti in testi
profani dato che, tutti i pi antichi testi letterari, invariabilmente d'ispirazione religiosa, sono stati
modellati entro la tradizione latino-cristiana e utilizzano tratti ripresi da scritture latine;
-la tradizione profana e volgare, cui si devono aspetti tipici delle letterature romanze: temi e
motivi legati alle figure del guerriero, del Cavaliere, della dama, alla cortesia, all'amore,
allavventura, ecc.
Nel campo letterario-culturale legato ai volgari, lindividuazioni di questi due poli principali, da un
lato l'eredit latina e latino-cristiana, dall'altro gli elementi di novit del mondo post-romano o post-
imperiale, permette di focalizzare le due chiavi di lettura che sono state proposte da varie
scuole di pensiero per interpretare il fenomeno delle origini delle letterature romanze:
-da un lato una trafila colta, clericale, mediolatina: l'attenzione rivolta in prima battuta verso
una letterariet colta;
-dall'altro lato una linea popolare: si privilegiano gli aspetti folclorici, le forme legate a espressioni
orali e i nuclei tematici connessi con culture basse.
Nel primo caso si attribuisce rilevanza primaria agli aspetti formali della scrittura, di eredit
letteraria e quindi alla qualit complessiva della composizione, alla letterariet nel senso pi
ristretto e rigoroso del termine, che conferisce valore e dignit al prodotto testuale.
Nel secondo caso si valorizzano gli aspetti tematici e culturali.
L'alto medioevo il periodo per noi decisivo, dove preferibile non introdurre distinzioni rigide
tra livelli e sistemi di cultura contrapposti, bens pensare in termini di cultura corrente definita
come unificante della societ. Sul piano dell'espressione, la tradizione dei testi letterari romanzi
accompagnata dall'affermazione di una nuova retorica, riguardante versi, forme metriche, tecniche
di costruzione epica e narrativa, ma anche sistemi lessicali organizzati in campi semantici che
legano il versante formale e stilistico con quello dei valori. Una tradizione testuale latina e una
volgare coesistono e si influenzano: una soprattutto scritta, l'altra soprattutto orale. Il problema di
fondo che conosciamo solo testi scritti, quindi abbiamo necessariamente una visuale distorta
della realt che qui ci interessa e soprattutto della fase di prime origini: della comunicazione in
lingua volgare in generale, conosciamo soltanto ci che stato conservato in forma scritta ad
opera di professionisti della scrittura latina. Possiamo per capire che la cultura latina mostra di
subire una pressione crescente da parte di una cultura volgare in corso di apparizione, in cerca di
strade di affermazione. Il fatto che questo fondo romanzo sia legato pi immediatamente alla

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dimensione dell'oralit e che quindi a noi sfugga in gran parte per tutta la fase pi antica alto-
medievale non significa che esso non esista.

3.Tarda Antichit e Alto Medioevo


L'inizio del medioevo legato alle invasioni barbariche, a causa di un autentico e repentino
collasso dell'Impero, che si dissolve in Occidente lasciando posto ai regni Romano-barbarici. Il
fenomeno molto complesso, ci confrontiamo con un processo graduale di disgregamento e
ricomposizione.

3.1 Il quadro storico di riferimento


Una crisi del sistema imperiale romano si sviluppa gi nel III sec d.C. e con Diocleziano, alla fine
dello stesso secolo III, si ha l'ufficializzazione della separazione in due parti, occidentale e
orientale, dotate di relativa indipendenza politica, amministrativa e militare. Questa divisione
sancisce la differenza tra un Occidente culturalmente e linguisticamente latino e un Oriente greco.
La separazione non immediata: consistenti comunit latine si manterranno sino al VI sec. in
diverse citt importanti del Mediterraneo orientale e fino all'epoca di Giustiniano la cancelleria
imperiale conserv l'abitudine della scrittura in latino, come fattore anche simbolico di continuit
col passato. Tuttavia nelle regioni orientali il greco prevalse in maniera rapida assorbendo
completamente le identit latine. Alla fine del IV sec. e poi soprattutto nel V sec. d.C. in Occidente
l'unit politica si disgrega, a seguito innanzitutto delle invasioni e dell'insediamento di popolazioni
barbare, soprattutto di stirpe germanica. Ne consegue l'indebolimento del centro. A ci segue la
formazione di una serie di regni, ossia di organismi politico-amministrativi, fondati su nuclei di
popolazioni germaniche. Inizialmente questi regni furono dipendenti dall'autorit imperiale.
Le conseguenze di questa crisi politico-istituzionale, economica e sociale furono gravissime anche
sul piano culturale e linguistico:
-mancava ununit politica, un centro; vengono duramente colpite anche le citt, da sempre
elemento cardine della penetrazione romana e del sistema di controllo del territorio; la percentuale
di popolazione residente nelle citt, diminuisce in maniera drastica;
-le invasioni con i loro aspetti pi brutali e le guerre che si susseguono, causano danni gravissimi
all'istruzione e ai patrimoni librari;
-appaiono nuovi diritti, fondati sulle tradizioni etniche delle nuove popolazioni, prima alleate, poi
indipendenti nei nuovi organismi statali, ci produce forti distinzioni linguistiche e culturali anche
all'interno degli stessi paesi.
Un'ulteriore modificazione degli assetti territoriali si produce tra il VI e il VIII sec.:
-le divisioni del dominio franco nellet pre-carolingia e carolingia;
-gli sconvolgimenti prodotti nella Penisola Iberica dall'invasione arabo-berbera del 711, con la
conseguente ridefinizione della presenza cristiana in una serie di regni e principati nel settentrione
della penisola;
-le suddivisioni interne allItalia a seguito dell'invasione longobarda e dell'insediamento di un
regno longobardo nel nord destinato a durare sino all'et carolingia, di ducati longobardi nel centro
e, contrapposti ad essi, di territori controllati da bizantini.
Il regno di Francia si forma a seguito del rapido collasso dell'unit imperiale voluta da Carlo
Magno. Gi sotto i primi sovrani di stirpe carolingia si manifesta una relativa e poi sempre pi
grave debolezza delle istituzioni centrali, regie, rispetto ai grandi feudatari.

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Un nuovo scenario aperto alla conquista normanna dell'Inghilterra da parte di Guglielmo il
conquistatore; lingua e cultura francese sono riversate in Inghilterra attraverso le istituzioni
dimpianto normanno-continentale e l'aristocrazia, cui sono assegnati in gran parte i feudi e sono
attribuiti ruoli di controllo nelle istituzioni ecclesiastiche, monasteri e vescovati; al contrario, il
contatto che si stabilisce col mondo celtico all'origine di alcune delle pi grandi invenzioni
letterarie del secolo XII (Art, i cavalieri della tavola rotonda, il santo Graal, Tristano e Isotta).
Le regioni pi occidentali delle terre dell'impero germanico sono una zona di contatto, connotata
da caratteri variabili, ma sempre ibridi.
Con la Prima Crociata, culminata con la conquista di Gerusalemme nel 1099, si form un gruppo di
Stati cristiani nell'oriente mediterraneo. La loro esistenza signific la presenza di volgari romanzi, e
principalmente del francese, in quello che si usa oggi indicare come Oriente latino.
Nella Penisola Iberica, il principati cristiani sopravvissuti nell'estremo Nord all'invasione araba del
711, consolidano la loro posizione dando vita a veri e propri stati spesso in conflitto tra di loro.
L'isolamento politico e culturale di questi regni rispetto al resto dell'Europa cristiana marcato, con
l'eccezione della Catalogna, estremo lembo di un'Europa carolingia e post-carolingia fortemente
integrato. Dall'inizio dellXI secolo si manifesta la Reconquista a danno dei musulmani, che
controllavano pi della met della penisola; acquisizioni importanti avvengono tra lXI e il XII sec.
ma il XIII sec a vedere il crollo definitivo della potenza araba.
Per quanto riguarda l'Italia: allalta frammentazione del Nord e di parte del centro, dove si
comincia a delineare l'importanza della societ comunale e delle citt (attorno alle quali si
andranno definendo le realt linguistiche e culturali poi attestate a partire dal XII sec.), fanno da
contraltare alcuni importanti principati laici ed ecclesiastici del centro, e soprattutto il grande stato
normanno del sud. La divisione e la frammentazione dei poteri conseguono alla scienza di
un'autorit centrale non solo formale il Regnum Italiae tra X e XI sec.

3.2 Fra tarda antichit e medioevo: fattori di continuit, fattori di cambiamento


La fase che si usa definire tra Tarda Antichit e Alto Medioevo, molto importante dal punto di
vista storico, ma anche dal punto di vista della storia linguistica dell'Occidente, dal momento che
tra V e VI sec. che conviene collocare il momento di prima crisi della latinit come sistema
linguistico unitario e come insieme culturale. La fine del Mondo antico si ha con il declino e poi il
crollo dell'Impero romano e della Romanit. La cesura tra Mondo antico e medioevo non
nettissima e la trasformazione si produce in un lasso di tempo relativamente lungo.
In questa fase di passaggio per si manifestano alcuni fattori di continuit:
l'integrazione tra invasori e romani si realizza ovunque nel medio-lungo periodo. Oltre alle
differenze culturali, sociali e linguistiche, un ostacolo rilevante, superato nel tempo, dato dalle
diversit religiose.
La Chiesa si afferma definitivamente come fattore di ordinamento e consolidamento sul piano
amministrativo e su quello della pratica religiosa; soprattutto il riconoscimento della sede del
Papato port con s il mantenimento non solo e forse non tanto di una centralit romana, ma
soprattutto di un'idea di centro. Sopravvivono infine, in tono minore rispetto al passato imperiale,
la scuola e le strutture amministrative di gestione del potere.
Alle spalle della Chiesa come istituzione e anche del mantenimento del latino come lingua
unificante dell'Occidente sta, una realt innovativa: il cristianesimo: una delle religioni rivelate,
ha dunque a suo fondamento un corpus testuale, le Sacre Scritture. La Bibbia, eccettuate alcune
presenze del testo greco quasi esclusivamente molto antiche, circolate in Occidente in latino e in
varie versioni tra le quali destinata ad affermarsi quella detta Vulgata, redatta dal San Gerolamo
alla fine del IV sec. Non solo la Bibbia un testo scritto, che va letto e compreso innanzitutto a

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livello letterale, da cui discende la necessit di una preparazione grammaticale di base in latino,
ma un testo difficile, che necessita di interpretazione.
Tra i padri della Chiesa, in Occidente, ha importanza determinante Sant'Agostino (354-430 d.C.),
vescovo di Ipponia in Algeria, non solo per la rilevanza intrinseca dei suoi scritti per gli aspetti
dottrinari (De Trinitate, De civitate Dei, Confessiones), ma soprattutto come principale promotore di
un'opera di mediazione a tutto campo la tradizione classico-pagana e tradizione cristiana. Nel
progetto di Agostino, il sistema di istruzione antico, fondato sulle arti dette liberali, gi finalizzato
alla formazione del cittadino delle classi dirigenti romane, viene riconvertito e riorientato in senso
cristiano, finalizzato alla formazione di un sacerdote; l'insieme dell'istruzione comincia anche ad
assumere l'assetto che sar poi tipico del medioevo, con l'articolazione su tre discipline a formare il
cosiddetto trivium di base (grammatica, retorica, dialettica), cui seguivano le quattro del
quadrivium (geometria, aritmetica, astronomia, musica). Nel De doctrina christiana Agostino
materializza la figura del nuovo intellettuale cristiano attraverso l'immagine degli ebrei in fuga
dall'Egitto con le ricchezze che potevano portare con s di l del Mar Rosso e verso la terra
promessa: non tutto, ma ci che si pu trasportare in questa grande operazione di traghettamento
culturale dal paganesimo al cristianesimo, tutto ci che compatibile con l'insegnamento di Cristo.
Con l'epoca di Sant'Agostino entriamo nella fase di decisiva transizione tra il libro antico, in forma
di rotolo di papiro delicato e altamente deperibile, e il libro medievale, in forma di codice, con fogli
in pergamena riuniti in fascicoli e rilegato in maniera simile al libro moderno.
Il modello agostiniano si impone rapidamente e fonde ci che per noi il medioevo cristiano
occidentale nella tradizione delle lettere latine. Esso sostanzialmente adottato a base
dell'organizzazione dei monasteri di regola benedettina e l realizzato, soprattutto dal VII sec. in
avanti, nella duplice pratica dello studio e della trascrizione dei codici: nella fase delicata di
trapasso, le istituzioni monastiche assolsero il compito di conservare e proteggere una parte
significativa del patrimonio letterario del mondo latino ( questa una caratteristica distintiva del
monachesimo occidentale rispetto a quello orientale). Sempre il modello agostiniano conferisce
un'impronta a ci che chiamiamo Medio Evo: modello basilare, quello agostiniano,
eventualmente adattato alle nuove condizioni che si venivano presentando nelle societ post-
antiche attraverso varie risistemazioni progettuali e interpretazioni distinte.
Nei paesi arabi si presenta una situazione che a prima vista ha diversi tratti in comune con quella
della Romnia medievale: una sola comunit araba, con un solo libro sacro in arabo, con una sola
lingua alta e scritta, ma con numerosi dialetti nazionali. La differenza che nei paesi arabi ci
sono comunque stati moderni e c' un sistema scolastico capillare; i dialetti guadagnano spazio
nelle forme artistiche orali, ma continuano a restare sostanzialmente fuori dalla letteratura. Questo
pu essere causato da vari fattori: al momento in cui Maometto scrisse il Corano, l'arabo era una
lingua di una comunit ristretta; di fatto non aveva una letteratura scritta, mentre esistevano generi
poetici affidati esclusivamente alla memoria; infine, quella araba era allora una societ molto
semplice e poco articolata, legata al mondo della pastorizia nomade e alle attivit mercantili.
Inserendosi in questo contesto, il Corano, che creava dal nulla la letteratura araba con un testo
sacro, si impose come unico punto di riferimento linguistico-letterario, impedendo di fatto qualsiasi
evoluzione innovativa nella lingua letteraria ufficiale. Inoltre durante l'espansione larabo, lingua del
Corano e del Profeta, fu fattore di unificazione e d'identit religiosa. A differenza del mondo arabo,
in quello latino, questa lingua preesiste al cristianesimo; si tratta di una realt linguistico-culturale
che viene s gradualmente cristianizzata, con effetti anche traumatici, ma la cui esistenza non
viene mai messa seriamente in discussione. Di conseguenza, la traduzione latina della Bibbia, si
inserisce in un contesto linguistico-letterario articolato, cui corrisponde la pluralit di livelli e registri
stilistici richiesta da una societ complessa ed evoluta, che tra l'altro fa ampio e variegato uso della
comunicazione scritta. Quindi da un lato la Bibbia non viene affatto ad assumere il ruolo di unico e

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necessariamente stabile punto di riferimento linguistico-letterario che proprio del Corano nella
societ arabo-islamica; dall'altro, la volont di garantire la comprensione, adeguandosi alla lingua
corrente o quantomeno tenendone conto, orienta sin dalle fasi pi antiche l'opera degli scrittori
cristiani e in particolare quella dei traduttori biblici. La formulazione di lingua romana rustica con la
quale il volgare viene per la prima volta identificato esplicitamente come lingua diversa da latino (in
un deliberato del Concilio di Tours dell813) e quelle che ne derivano costruite intorno all'idea di
romanit (lingue romanze) sottolineano la continuit romana nella riconosciuta diversit idiomatica.

3.3 La dimensione linguistica nell'eredit culturale latina classica e cristiana


Due aspetti sono da mettere in evidenza come risultati dell'eredit cristiano-latina:
a) la presenza del latino come elemento unificante al livello sia culturale che linguistico su
scala europea. La pratica di comunicazione scritta e orale in latino e diffusa e radicata in
tutti paesi della cristianit occidentale. Trasmesso inizialmente dalle istituzioni religiose e
come lingua del cristianesimo romano, il latino si mantenne come lingua di cultura, del
diritto, della scienza, della filosofia, anche oltre la frattura segnata dalla Riforma nel secolo
XVI.
b) la presenza di modalit di scrittura nell'alfabeto latino e nelle scritture che lo mettono in
pratica, le quali continuano oggi 1) nel maiuscolo la scrittura capitale epigrafica latina,
2) nel minuscolo il sistema della scrittura che designiamo come minuscola carolina,
3) nel corsivo una stilizzazione caratteristica di centri umanistici italiani della fine del XV sec
e l'inizio del XVI sec.
Per questi motivi non errato dire che il latino ha operato per lungo tempo come una sorta di
superstrato linguistico-culturale dell'Europa occidentale e dei suoi prolungamenti extra-europei.
Per altro verso, in epoca tardo-antica si registra una crisi evidente del latino come modello
linguistico unificante in senso verticale (ossia gerarchico) della societ. Il fenomeno pu
essere osservato da pi punti di vista. Innanzitutto non vi pi una modalit stilisticamente e
grammaticalmente definita cui sia attribuita una posizione di predominio socio-culturale al vertice di
un complesso di variazioni diastratiche.
Assieme al declino generale della cultura e del modello culturale classico che era stato proprio del
mondo Romano, va posto in risalto almeno un secondo aspetto decisivo: la dissoluzione dei
centri e l'affermazione di tendenze localistiche. Un sintomo quasi emblematico della crisi del
modello culturale romano nel rovesciamento dei valori associati ai termini di unrbanitas e
rusticitas. Le differenze sostanziali nell'organizzazione del territorio e nell'incidenza delle societ
urbane che si producono nell'et tardo-antica, finiscono col riflettersi su questo sistema e col
mettere in discussione il modello ad un tempo centralista ed elevato della urbanitas. Cambia anche
gradualmente, ma alla fine in maniera decisiva il sistema linguistico tardo latino. Ancora in et
imperiale esso appare costituito da un complesso di variet regionali, articolate internamente e
differenziate tra loro per aspetti di pronuncia e probabilmente anche per uno spettro ancora limitato
di scelte lessicali, le quali per riconoscevano la predominanza assoluta di una norma centrale e
coincidente con la variet patrizia di Roma. Il riconoscimento dell'esistenza delle lingue romanze,
all'inizio del IX sec. avviene attraverso l'accettazione dell'esistenza della rusticitas linguistica come
realt davvero differente e della quale occorre tener conto.

3.4 Letteratura
La vittoria religiosa del cristianesimo seguita dal suo trionfo letterario: la letteratura ormai solo
cristiana. Il che significa la cancellazione di un genere strettamente profano: la poesia satirica o
erotica. I generi eliminati rinasceranno solo con le letterature dopo l'anno 1000. Ma questo

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impoverimento compensato dallo sviluppo di nuove forme che affondano le proprie radici nel III e
IV sec tra le quali conoscono un successo crescente i racconti che narrano la vita di un santo.
Poesie religiose e vite di santi in versi, destinate ad essere declamate e pi spesso cantate in
occasione delle festivit e nei luoghi di pellegrinaggio, prodotto dell'attivit di predicazione, sono i
pi antichi testi letterari romanzi conservati, espressione di una tradizione latina ed ecclesiastica
che si espande, in et post-carolingia, superando la barriera tra latino e volgari. Le agiografie (vite
dei santi) costituiscono un caso specialmente interessante. Questo genere letterario tipicamente
latino-cristiano, legato al culto dei santi locali e a pratiche devozionali, si prestava ad essere
utilizzato in situazioni comunicative che richiedevano una piena e facile comprensione da parte dei
fedeli del testo fissato e come consacrato nella tradizione rituale. La scelta di rivolgersi ai fedeli
secondo i dettami del sermo humilis, ossia dello stile basso, aveva gi portato ad un
sovvertimento sostanziale dell'assetto stilistico-formale del testo letterario. Gradualmente si
affaccia un ulteriore termine a definire lo stile adatto per rivolgersi ai fedeli o costruiti: sermo
rusticus, ovvero linguaggio dei contadini. Tutto questo avviene all'interno di una realt di
comunicazione linguistica percepita ancora nei secoli VI e VII come latina; il sistema tardo-latino
per appare soprattutto in Gallia in rapida degradazione a questa altezza cronologica: in effetti, per
pi di un aspetto quello della fine VI e inizio VIII sec da individuare come il momento decisivo di
transizione tra i due sistemi linguistici, quello latino antico e quelli non pi latini delle lingue
romanze emergenti.

4. Le lingue romanze: cronologia, ipotesi e modelli


Le lingua scritta non che una modalit di rappresentazione e di fissazione su un supporto stabile
della forma predominante di comunicazione, che quella orale. Non un caso che la fase di crisi
e di evoluzione verso i volgari coincida con un passaggio critico nella storia della cultura latina, a
cominciare dall'istruzione di base, e di eclisse di un modello culturale costruito su chiare gerarchie,
di impianto centralista e classista. La dimensione orale dunque quella essenziale. Quella latina
doveva essere una realt nient'affatto statica, ma diversificata e dinamica, esistevano
differenziazioni non solo diastratiche ma anche diatopiche. Tutti questi fattori entrano in gioco nella
fase di rottura del sistema. La transizione dal latino ai volgari romanzi si pu ritenere accertata nel
momento in cui un modello di analisi in termini di diversificazioni diastratica e diatopica si riveli ai
nostri occhi insufficiente ad illustrare la realt dei fenomeni. Il passaggio pu essere scandito
secondo tre tappe successive: la prima consiste nella nascita della nuova oralit: evento che si
verifica quando la struttura della lingua parlata cessa di essere latina per diventare romanza; la
seconda costituita dalla presa di coscienza di questa metamorfosi ed alla cui esistenza di una
scrittura e di un oralit che non coincidono pi; la terza sopraggiunge quando la nuova oralit
consacrata da una nuova forma di scrittura, la cui natura rivela che si tratta di un cambiamento
radicale. Questi stadi sono cos riformulabili in forma schematica:
1) evoluzione dei sistemi linguistici: il latino classico vale come punto di riferimento ideale,
occorre prendere le mosse dal latino parlato tardo, un dato gi internamente complesso; le
nuove lingue si sviluppano in divergenza da questo, con differenziazioni pi o meno
accentuate, ma comunque alla lunga sensibili, cio avvertibile da parte dei parlanti;
2) presa di coscienza dell'evoluzione avvenuta e della diversit dei sistemi in due tempi:
innanzitutto percezione della diversit in ogni regione tra latino e parlata volgare e
sensibilit alla reciproca distinzione dei volgari; la coscienza della rottura dell'unit latina si
genera nelle varie regioni in momenti diversi, a seconda della rapidit e della profondit
dell'innovazione linguistica, ossia a seconda dell'intensit dello scarto linguistico;
3) elaborazione e utilizzazione di un sistema di trasferimento nello scritto della nuova
oralit romanza.

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Il secondo e il terzo momento sono collocati nel secolo IX, in et carolingia e post-carolingia,
almeno per la Gallia, dove i processi innovativi sembrano aver subito un'accelerazione
considerevole rispetto alla Penisola Iberica e all'Italia. Il primo momento invece, la nascita della
nuova oralit, oggetto di discussione. Le ipotesi in certo modo pi tradizionali tendono ad
anticipare la formazione delle parlate neolatine collocandola in epoca tardo-antica, i latini che al
contrario tendono a posticiparla. Si sono di conseguenza formulate delle domande: a che epoca si
cominciato a parlare volgare? a che epoca si cessato di parlare latino? Per rispondere alle
questioni sarebbe opportuna una definizione di ci che si intende con il termine latino e volgare.

4.1 Quattro modelli ipotetici


Del passaggio tra latino e parlate romanze si sono date interpretazioni divergenti, sia per quanto
riguarda la cronologia, sia per quanto riguarda aspetti sostanziali, specialmente rispetto al rapporto
con latino, scritto e parlato. Per raffigurare il percorso che conduce da un sistema ancora
chiaramente latino all'inizio dell'et imperiale, alle manifestazioni delle lingue romanze a partire dal
VIII sec in poi, si analizzano quattro schemi grafici proposti da altrettanti studiosi. In tutti e quattro
gli schemi, i processi in atto sono raffigurati graficamente attraverso linee continue, in particolare
per ci che riguarda la lingua parlata; questa societ comune ribadisce l'impossibilit di stabilire
un punto di confine netto all'interno dell'evoluzione linguistica tra una realt ancora latina e
una neo-latina. Lo schema di Arrigo Castellani (tavola 1 pag.114), l'unico a cercare di dare conto
del duplice fenomeno di differenziazione dal latino e di differenziazione reciproca che caratterizza
le origini delle lingue romanze e si articola per questo su due tavole. Nella seconda illustrato il
processo di differenziazione territoriale del latino in epoca imperiale e di divergenza tra le varie
parlate romanze, che acquisiscono gradualmente reciproca indipendenza sulla base delle diversit
afflitte. Come eventi notevoli sono indicati l'Editto di Caracalla, che estese la cittadinanza romana a
tutti i sudditi liberi dell'impero, la riorganizzazione dell'Impero da parte di Diocleziano, infine le
invasioni germaniche. Nella prima tavola schematizzata la transizione tra il latino e ogni lingua o
parlata romanza. Il latino scritto assunto come punto di riferimento costante nella prima linea in
alto; l'evoluzione individuata nel solo ambito del parlato. La cronologia assoluta proposta da
Castellani suggerisce che la definizione di parlate ormai romanze debba essere collocata all'incirca
nel V sec, alla fine dellImpero, in stretta consequenzialit rispetto alle invasioni germaniche.
Gli altri tre schemi analizzano il solo aspetto di distinzione dal latino all'interno di una sola regione
ipotetica, avendo come punto di riferimento soprattutto l'area gallo-romanza. Il secondo schema
(tavola 2 pag. 115 di Robert Pulgram), abbastanza simile alla prima tavola di Castellani anche
se:
-non illustra l'articolazione interna al latino parlato e ne semplifica drasticamente la visualizzazione,
supponendo implicitamente l'esistenza di una norma orale alta prossima allo scritto e ad essa in
definitiva riducibile;
-cerca di dare conto di un'evoluzione anche della norma scritta attraverso l'adozione di una linea
spezzata inclinata con due punti critici, l'uno all'inizio del secolo III, e un secondo in et carolingia,
intorno all'anno 800, in corrispondenza della riforma carolingia, che promuove una ripresa del
livello stilistico del latino scritto e l'inizio di una fase indicata come mediolatina;
-segnala infine l'inizio di una tradizione scritta delle lingue romanze in coincidenza con la riforma
carolingia e col cambio di orientamento della linea indicante il livello dello scritto.
In questo schema l'apparizione di sistemi linguistici chiaramente romanzi collocata in fase alto-
medievale, allincirca tra fine VII e VIII sec dopo una fase classificata come protoromanza.
Anche il terzo schema (tavola 3 pag. 116 di Roger Wright) non individua l'articolazione interna al
sistema latino. La semplificazione serve in questo caso a evidenziare l'aspetto saliente di questa
interpretazione, distintiva rispetto alle ipotesi di impianto pi tradizionale delle tavole 1 e 2, ossia la

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presenza di uno sviluppo parallelo e relativamente indipendente del sistema orale e di quello
scritto: secondo l'autore di questo schema il latino scritto tardo-antico, e dell'epoca romano-riflette
solo parzialmente unoralit ancora latina in evoluzione. Un sistema inteso come unitario sino
all'et carolingia si sdoppia a partire da questo momento, producendo due sistemi forniti entrambi
di un versante orale e scritto.
L'ultimo schema (tavola 4 pag. 117 di Walter Bershin) il pi complesso in quanto introduce una
serie di ulteriori elementi di confronto sul versante latino: l'altezza stilistica del latino letterario, gli
spettri di variazione diastatica, la quantit della produzione letteraria conservata. L'evoluzione del
latino volgare tiene conto di una serie di diversit interne, ossia di variazioni, ed caratterizzata
dall'inserimento di un ulteriore elemento grafico lineare concernente l'evoluzione del latino volgare
scritto, col quale si intende indicare l'insieme della documentazione rimastaci che ci permette di
conoscere i livelli meno formalizzati di lingua.
Per la trasformazione dal latino alle lingue romanze, non detto che vi sia una medesima
cronologia assoluta per tutti territori romanzi, anzi verosimile il contrario, ossia che tempi e
velocit siano state distinte, anche in maniera accentuata; non detto che nel medesimo territorio
il processo evolutivo si sia sviluppato sempre in forma lineare e regolare, anzi del tutto verosimile
che si siano alternate fasi di accelerazione e fase di stasi, ossia di consolidamento dei sistemi;
verosimile che in zone isolate, come la Sardegna, i sistemi si siano riorganizzati abbastanza
precocemente, su basi comunque arcaiche, quindi ricche di tratti conservativi; se si accorda
l'importanza all'aspetto di reciproca distinzione delle lingue romanze, non possibile collocare la
loro origine neppure nella prima fase successiva alla disgregazione dellImpero.
Tutto ci considerato, il periodo che va dalla met del VII secolo alla met dellVIII secolo
che deve essere riconosciuto come quello in cui si situa la fase di maggiore e decisiva
accelerazione nella definizione di nuovi sistemi, a seguito della pi profonda crisi del
sistema latino che attestata dalla documentazione del secolo VII. La comunicazione in latino
era ancora presente all'inizio del VII secolo, mentre i chiari segni di rottura giungono dalla seconda
met del secolo VIII. Ci significa che entro questo termine basso (intorno al 760-770) devono
essersi prodotti tali fenomeni da rendere ormai impossibile per gli abitanti romanizzati del paese,
illetterati o minimamente istruiti, la comprensione, senza un'opportuna esplicazione di sostegno,
della recitazione orale di testi scritti, ossia di testi latini. Questa datazione si limita per ora alla
Gallia; verosimile, sulla base della documentazione disponibile, che i processi per l'Italia e per la
Penisola Iberica siano stati pi lenti e la cronologia complessiva risulti ritardata di un secolo o pi.

4.2 La rinascita carolingia e l'apparizione delle lingue romanze


Pare che il momento critico dell'evoluzione tra sistemi linguistici diversi, e di passaggio dal latino
volgare romanzo, debba essere situato almeno per la Gallia tra VII e VIII secolo (650-750). La
riorganizzazione della Chiesa franca e della cancelleria regia a partire proprio dalla met del
secolo VIII, innesca un processo di reazione sempre pi forte al progressivo adattamento alla
lingua parlata. La Rinascita carolingia uno dei momenti decisivi della storia della cultura
occidentale, epoca di riscoperta dei classici, copiati e conservati in grandi biblioteche di fondazioni
monastiche, e di rinnovato impulso creativo in letteratura e nelle arti figurative. Della rinascita
carolingia sono importanti soprattutto le scelte sul versante linguistico e letterario. La riforma
carolingia del latino e con essa la rifondazione classicista della cultura letteraria e delle sue
espressioni partecipe di un grande progetto che innanzitutto politico e mira all'edificazione di
un'Europa cristiana occidentale, romano-germanica e dal baricentro tendenzialmente
settentrionale e non pi mediterraneo, che si fonda su una serie di fattori unitari, sia nei valori ideali
sia anche in strumenti pratici e operativi, a partire sin dalla struttura dell'amministrazione:
l'uniformit del latino e l'uniformit della scrittura contribuiscono a garantire la relativa coesione

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dell insieme. Si svilupp una nuova attivit letteraria alta, in versi e in prosa: varie forme di
poesia sacra, specie dargomento biblico, trattatistica religiosa, storiografica. Suo ambito di
diffusione fu in primo luogo la rete di monasteri dei territori centrali dell'Impero. Gli effetti della
Rinascita sono sostanziali e durevoli: mentre fino al secolo VIII le opere pi significative della
letteratura latino-cristiana conservata provengono dall'Italia, dalla Spagna, dalla Gran Bretagna, a
partire da questo momento si consolida la preminenza di una zona corrispondente al cuore franco-
germanico dell'Impero. Questa nuova produzione letteraria, rinnovata sensibilmente nella
linguistica, alle spalle delle origini letterarie romanze e in particolare dei resti dell'area gallo-
romanza; il pi antico testo romanzo conservato, i Giuramenti di Strasburgo (anno 842), compare
in un'opera cronistica che per tutti i suoi caratteri da interpretare come un tipico prodotto dell'et
carolingia; quasi simbolicamente, la Cantilena di SantEulalia, la pi antica poesia francese
conservata, segue un modello metrico-musicale innovativo ideato in abito latino; in generale tutti i
pi significativi testi letterari romanzi dei secoli X-XI mostrano di essere stati elaborati in ambienti
ricchi di letteratura latina e quindi anche di tecnica compositiva e la curata su modelli latini. Sul
piano linguistico la Riforma carolingia si attua attraverso un'estesa ed energica restaurazione della
norma linguistica antica; rifiuta gli imbarbarimenti del primo medioevo nella lingua scritta, specie
quelli di provenienza merovingica, e di conseguenza anche qualsiasi compromesso con l'oralit
delle terre romanze. Con la riforma carolingia si arresta un'evoluzione normativa, il latino parlato
viene ancorato allo scritto, di quest'ultimo si d un'interpretazione che tende ad essere fonetica.
Dal punto di vista del volgo, ossia degli ascoltatori di quelle agiografie e di quei sermoni, divenuti
quasi di colpo non pi comprensibili, si allenta il rapporto psicologico con il latino, viene meno la
coscienza di una continuit, si afferma quella della discontinuit, quindi della diversit tra i
sistemi linguistici.

4.3 Il Concilio di Tours


Il riconoscimento di questa diversit tra il latino e la lingua corrente di fatto non pu che giungere
da una testimonianza di cultura alta, interna alla tradizione latina e anzi dal centro stesso del
nuovo mondo culturale carolingio. Il primo dei documenti che scandiscono in qualche modo con
sicurezza le tappe dell'evoluzione, fornendo dei riferimenti cronologici precisi, una deliberazione
del Concilio di Tours dell'anno 813, nella quale si scorge la prima manifestazione esplicita, da
parte della gerarchia ecclesiastica, della presa di coscienza dell'irriducibilit dei sistemi
linguistici correnti e quindi dell'esistenza accanto al latino di una vera e propria lingua
parlata dal volgo, che possiamo definire come lingua romanza. Nel Concilio di Tours si riunirono
vescovi provenienti da varie regioni dell'Impero carolingio, sia da quelle occidentali,
linguisticamente latine e ormai romanze, sia da quelle orientali, germaniche. Le deliberazioni del
Concilio abbracciano un arco anche di questioni rispondendo a preoccupazioni di ordine pratico,
organizzativo, pastorale e dottrinale (vedi pag 125). Le prescrizioni del concilio sono delicate e
pensando sia alla massa dei livelli sia anche al basso clero, che dobbiamo pensare non fosse o
non fosse ancora raggiunto dall'azione riformatrice nell'istruzione; in ogni caso, pensando a tutti
coloro che entro una gerarchia culturale carolingia potevano essere ugualmente considerati come
illitterati. Laccoglimento tra le prescrizioni ecclesiastiche di quelle d'ordine linguistico del Concilio
di Tours segnarono effettivamente una svolta nella pratica pastorale della Chiesa occidentale e
l'inizio di una tendenza innovatrice i cui ultimi sviluppi entro la chiesa cattolica si sono avuti poco
prima di quarant'anni fa col Concilio Vaticano II (1962-65), che prescrisse l'estensione dei volgari
alla liturgia e alle letture. L'indicazione cronologica che estraiamo dalle deliberazioni del Concilio di
Tours valida per la Gallia, soprattutto per quella settentrionale. Che si pu dire dell'apparizione
di una simile coscienza linguistica di opposizione tra latino e lingua parlata nelle altre
regioni della Romnia? Per l'Italia occorre scendere di circa un secolo, fino al Panegirico

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dell'imperatore Berengario I, composto in esametri latini tra il 916 e il 922. Sebbene in queste
testimonianze figuri sempre come elemento decisivo un aspetto di comparazione tra pi di due
realt linguistiche, quelli fin qui presentati sono tutti sguardi che possiamo considerare come interni
al mondo romanzo. Ma abbiamo almeno una testimonianza esterna e ci illustra quale potesse
essere la percezione della realt linguistica dell'Europa carolingia. Il poligrafo arabo Ibn Hurdabdih
inserisce gi nella prima redazione del suo Kitab al-masalik wa l-mamalik (Libro delle strade e dei
regni), ultimata a Bagdhad nell'anno 846, la menzione dei viaggi degli ebrei radaniti, mercanti
poliglotti in grado di parlare una molteplicit di lingue; di queste fornisce un elenco dettagliato,
entro il quale riconosciamo l'arabo, il persiano, il greco, il franco, l'andaluso, che non pu
designare una variet di arabo dialettale della regione, infine lo slavo. La menzione dell'andaluso e
del franco come lingue correnti si riferiscono al lingue parlate, ossia volgari romanzi,
rispettivamente proprie dei territori iberici dominati dagli arabi e dell'area della Francia attuale.

5. Tipologia dei primi documenti delle lingue romanze


I fenomeni innovativi tra il sistema linguistico latino e i sistemi volgari si collocano nella dimensione
del parlato; lo scritto tendenzialmente conservativo ne pu riflettere alcuni aspetti, cosa che
effettivamente avviene in alcune tipologie di testi. grazie a questi testi che si pu comprendere la
fase di transizione e cercare riscontro all'ipotesi formulabile. L'opposizione tra oralit e scrittura
interviene qui su pi fronti: innanzitutto la non tutta dimensione orale riportabile ad un livello
basso, mentre a sua volta il livello formale degli iscritti pu presentare differenziazioni anche
notevoli. Per la ricostruzione dei processi linguistici necessario classificare qualitativamente
linsieme di fonti, tipicamente testi, delle pi svariate estensioni:
a) testi latini e contesti latini che presentano singole unit innovative;
b) testi che documentano il lento passato verso autonome manifestazioni scritte di
un'espressione orale ormai prossima al potersi dire romanza;
c) testi ormai chiaramente romanzi.

5.1 Documenti latini bassi


Singoli elementi romanzi si insinuano in testi latini e, in generale, il sistema linguistico latino-
medievale. Troviamo testi che sono vicini alla realt del tempo; in primo luogo le leggi e documenti,
che spesso adottano i termini correnti. Le innovazioni ci appaiono in questi casi per lo pi sotto
forma di singoli elementi lessicali. Il lessico debole e pi permeabile; si tratta in sostanza di un
fenomeno di acquisizioni di neologismi (parola di recente ideazione).

5.2 Testi vicini all'espressione volgare


Nei testi riconducibili a questa seconda tipologia traspaiono soluzioni coerenti, che fanno intuire dei
modelli di oralit che preannunciano il volgare. Accanto a questi testi che non presentano riassetti
significativi del sistema grammaticale, ne incontriamo altri nei quali le modificazioni
morfosintattiche e stilistiche acquistano peso e finiscono con l'incidere profondamente sulla
fisionomia linguistica degli iscritti; ci accade anche in testi giuridici ed per soprattutto
caratteristico di quelli a agiografici, destinati ad essere compresi dal volgo e pertanto composti in
modalit di latino rustico. Per queste tipologie testuali Avalle ha introdotto nell'uso le
classificazioni di latino circa romanum ossia di latino che imita il volgare, per la lingua che in
essi si manifesta e di testi composti iuxta rusticitatem(in maniera conforme a, secondo la
maniera della rusticit) per il complesso delle scelte formali e contenutistiche.

5.3 Antichi testi romanzi


Un'altra suddivisione di testi romanzi :
- i pi antichi testi romanzi, con formulazione generica, ossia le pi antiche attestazioni dell'uso
nello scritto di modalit linguistiche coerenti che possano dirsi romanze;
- i pi antichi testi letterari romanzi, nei quali, in aggiunta alla manifestazione di una volont
classificabile come monumentaria, si riconosce la messa in opera di una volont espressiva e
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formale legata precisamente allo strumento del volgare e che pero va oltre la dimensione
puramente linguistica per giungere ad una pi completa definizione dell'autonoma dimensione
letteraria.
Quello che importa ribadire la sostanziale diversit dei tempi che descrivono la tradizione e
l'evoluzione di sistemi letterari veri e propri rispetto alla cronologia di pi antichi testi romanzi. Una
capacit creativa e di invenzione si manifesta con certezza in maniera prepotente nei testi romanzi
solo a partire dalla fine del secolo XI, sulla base di una nuova sensibilit legata al volgare; in
realt solo a partire dagli anni intorno al 1100 che possiamo parlare pieno titolo di
letterature romanze. A fronte di ci, per evidente che gi nei due secoli anteriori all'anno
1100 possibile individuare nella regione gallo-romanza una serie di testi che si
distanziano nettamente dagli altri antichi documenti linguistici romanzi per l'intensit della
tensione formale e creativa, per la qualit di scrittura che ne risulta e per l'impegno
complessivo che li anima. Dei testi nei quali si esplica una vera e propria letterariet tipicamente
romanza e indirizzate, attraverso l'uso esclusivo del volgare, ad un pubblico anche laico, destinato
a divenire nel corso del tempo fattore del tutto decisivo. Si tratta di componimenti in versi,
concepiti per il canto o la declamazione. A questi soli testi si riserver dunque la definizione di
testi letterari. Accanto a questo nucleo innovativo di antichi testi letterari romanzi, si collocano
tradizioni scrittorie di considerevole importanza linguistica e culturale come quella testimoniata
dall'uso esteso del volgare negli atti giuridici e redatti in Linguadoca (e in minor misura in
Catalogna) a partire dalla fine del secolo XI, mentre strumenti giuridici, pubblici per lo pi ed
eccezionalmente privati, redatti in volgare compagno sia nel XII sec. nellItalia centrale, sia
soprattutto in Sardegna, gi dalla fine dellXI sec.
I nuovi testi letterari romanzi acquisiscono rapidamente carattere di compiutezza ossia di piena
finitezza formale (e quindi con strutture di esordio e di conclusione). Esempi eloquenti di questi
tratti condizionati esterni sono il contesto-contenitore latino dei Giuramenti di Strasburgo e dei
Placiti campani, ovvero la specifica situazione storica e non solo genericamente comunicativa nella
quale vanno collocati il grassetto della Catacomba di Commodilla e anche gli stessi Giuramenti.

6. Antichi testi romanzi


Il pi antico testo volgare conservato, e di una certa estensione, sono i giuramenti di Strasburgo; il
pi antico testo letterario invece La sequenza di SantEulalia. I giuramenti, sicuramente datati
all'anno 842, e la sequenza, assegnatile agli anni 880-90, sono sensibilmente anteriori sia a diversi
documenti italiani qui presentati (placiti campani) sia alle attestazioni iberiche. Rispetto a molti
degli altri testi, i giuramenti sono contraddistinti da un sicuro carattere monumentario, che li
distanzia dalla condizione incerta dei graffiti e iscrizioni romane; rispetto ai placiti, i giuramenti si
distaccano per la superiore complessit del dettato e per la stessa esplicita qualificazione
dell'introduce all'interno della cronaca latina di Nithard; in particolare, proprio in quanto frutto di un
intervento letterario che differisce per grado e qualit dagli altri testi antichi qui presentati, i
giuramenti di Strasburgo si pongono come antefatto diretto della sequenza di SantEulalia; rispetto
a questa di giuramenti fungono da introduzione espositiva e da termine di confronto ravvicinato,
permettendo di meglio valutare i caratteri ormai totalmente autonomi del volgare nellEulalia; nella
sequenza di SantEulalia la lingua francese viene utilizzata per la prima volta, e con grande
anticipo sulle altre attestazioni, con una funzione espressiva guidata da una chiave di anzianit
letteraria.

6.1 Glosse e glossari


Si tratta non di testi organi veri e propri, ma di glosse, ossia di spiegazioni. In generale, le glosse
sono parte integrante della pi ampia e articolata opera di esplicazione, illustrazione e commento
di testi, sviluppata sistematicamente in latino per la Bibbia, ma anche, in seguito, in ambiente
universitario e sempre il latino, in primo luogo per trattati teologici, giuridici e medici, e applicata tra
laltro al commento della Commedia dantesca.
Qui si tratta di glosse di tipo lessicale, che documentano l'evoluzione del vocabolario in epoca alto-
medievale. Le troviamo di disposte accanto ai testi, nel margine o nello spazio interlineare, l dove
era opportuno spiegare e interpretare le singole parole ed espressioni o anche passi pi estesi.
Talora le glosse compaiono radunate e classificate in glossari, ossia in repertori sistematici di

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ampiezza variabile. Tra i glossari di spiccato interesse romanzo se ne segnalano due: il glossario
di Monza, di origine alto-italiana, attribuibile ai primi decenni del secolo X; ha per caratteristica di
essere greco-latino e quindi spesso nei fatti greco-romanzo. Il glossario di Kassel, pi antico,
viene compilato nel secolo IX da una scrivente di lingua madre tedesca, pi precisamente un
bavarese, il quale operava sotto dettatura e non attraverso trascrizione o ricompilazione di
materiali preesistenti. Questo glossario sembra essere il frutto di una sorta di inchiesta giuridica
condotta da una scrivente di lingua madre germanica verso uno o pi parlanti romani, interrogati
su varie parole ed espressioni di uso quotidiano, trascritte in una veste spesso marcata da tratti di
grafico/fonetici germanici con l'accompagnamento di traduzione in tedesco.

6.1.1 Il Glossario di Reichenau


E contenuto in un manoscritto del secolo X, proveniente dalla biblioteca dellAbbazia benedettina
di Reichenau, sul lago di Costanza. Si tratta di una considerevole raccolta di 5.000 lemmi
accompagnati dalle relative esplicazione, suddivisa in due sezioni: la parte sostanziale della
raccolta costituita da un glossario biblico, ossia unelencazioni di parole difficili incontrate nelle
Sacre Scritture; dopo il glossario biblico c' un piccolo glossario alfabetico composto secondo
criteri simili a precedente e dedicato a spiegare in termini di gatti, oltre che dalla Bibbia, anche da
scritti religiosi di vario tipo, specialmente agiografie.
Nelle glosse in chiave romanza, si trovano lemmi isolati, in genere sostantivi e il pi delle volte le
parole conservano i tratti latini per quanto riguarda la morfologia, mentre la grafia non registra
nessuna evoluzione di carattere sostanziale. Per la valutazione del glossario ovviamente dato
essenziale quello della sua datazione e localizzazione.

6.1.2 Le Glosse Silensi


Le glosse Silensi prendono il nome dal monaco di Santo Domingo de Silos. Il manoscritto contiene
principalmente una raccolta di sermoni; le glosse concernono per solo l'ultima delle opere
trascritte. Dall'aspetto delle glosse, attribuibile ai primissimi anni del secolo XI, apparso chiaro
che il copista trascriveva da un esemplare gi glossato.

6.1.3 Le Glosse Emilianensi


Indichiamo con un Glosse Emilianensi un insieme di annotazioni esplicative composte da una sola
mano e contenenti volgarismi in misura variabile. Si tratta di un codice alto medievale proveniente
dal monastero di San Milln, che conserva testi latini di carattere religioso. Il manoscritto venne
compilato a cavallo tre secoli IX e X, le esplicazioni sono del secolo XI, probabilmente di poco
posteriore alle Glosse Silensi. Le glosse, accompagnate da segni di richiamo al termine latino
glossato, talora formano vivere le proprie frasi.

6.2.1 Dall'Italia
Tra i documenti pi significativi ricordiamo: la postilla amiatina (Monte Amiata, 1087: postilla di
due righe che il notaio Rainerio aggiunse alla fine di un atto del gennaio 1087 e nella quale si
crede di riconoscere tre versi uniti da assonanza -u), l'iscrizione di San Clemente (Roma, XI-XII
sec.: una serie di didascalie che illustrano, con battute pronunciate da due o pi personaggi, una
scena del martirio di San Clemente, affrescata nell'omonima basilica romana), le testimonianze di
Travale (Volterra, 1158: frasi in volgare inserite in atti del giudice Balduino e relative a una
controversia circa la propriet di alcuni casolari del contado volterrano).

6.2.1.1 Lindovinello veronese


E la prima di due frasi inserite da due distinte mani molto simili nella competenza grafica in uno
spazio libero presente in un prezioso codice di origine iberica, portato in Italia gi all'inizio del
secolo VIII, all'epoca delle invasioni arabe. L'intervento di due scriventi stato datato
recentemente alla seconda met del secolo VIII, intorno a 780 circa, e interpretato come una molto
probabile prova di abilit calligrafica da parte di due diversi scribi, di pari ed elevata bravura; il
livello di competenza grafica di due scriventi presuppone per entrambi una formazione specifica
assai accurata e quindi un livello di istruzione certamente elevato. Corrisponde ad un indovinello
che cela attraverso metafore l'attivit dello scrivere. L'esatta identificazione linguistica
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dellindovinello estremamente controversa e tuttora oggi di dibattito. Comunque si part il testo, la
componente latina ancora forte e la si avverte in diverse grafie: pratalia, soprattutto (-t-
intervocalica, gruppo li-), ma anche le terminazioni in aba, -eba degli imperfetti (ancora con b-);
il sintagma neutro alba pratalia risponde ancora del resto a una morfologia latina. Tra i tratti pi
notevoli, indubbia l'assenza di articolo. Elementi innovativi sono la dita delle marche di caso nei
sostantivi e nei sostantivi e negli aggettivi e di persona nei predicati verbali (scomparsa della T).

6.2.1.2 Liscrizioni della Catacomba di Commodilla


E un'iscrizione in lettere capitali, graffita in verticale su una parete della Catacomba di
Commodilla, a Roma e databile alla prima met del secolo XI. (vedi esempio pag 157).
Si tratta di un ammonimento rivolto agli officianti per ricordare di non pronunciare ad alta voce delle
parti segreti delle orazioni. A differenza dell'Indovinello veronese, l'articolo pari qui utilizzato in
maniera simile all'uso moderno ma con assetto fonetico ancora latino: ille; sono invece del
romanesco antico, che ha tratti assai pi meridionali di quello moderno contemporaneo, la forma
dicere e la presenza della velare sorda in secrita; l'imperativo ha la forma moderna romanza
italiana con NON + infinito (il latino classico avrebbe richiesto una costruzione con NE +
congiuntivo).

6.2.1.3 Formule volgari dei Placiti campani


Con questo nome si indicano congiuntamente quattro formule testimoniali, ossia di
testimonianza giurata, e stesse in volgare, tra loro molto simili; formule di limitata estensione,
ma perfettamente compiute e provviste di uno statuto sintattico coerente e minimamente
complesso. Queste quattro formule compaiono ciascuna all'interno di altrettanti documenti
latini degli anni 960-963, provenienti da localit a tutte in provincia di Caserta, a quel tempo
sottoposta all'influenza dell'abbazia di Montecassino. i documenti contengono sentenze, dette
appunto placiti, emesse da tre giudici a proposito di terreni contesi tra fondazioni monastiche e
signori laici del luogo. Esse si inscrivono in un disegno politico istituzionale sviluppato in quei
decenni dallabbazia di Montecassino, da cui dipendono gli altri monasteri quei coinvolti; l'obiettivo
era il consolidamento delle propriet delle fondazioni monastiche, in contrapposizione alla nobilt
laica. Le formule volgari costituiscono il cuore del documento: i giuramenti, eventualmente ripetuti,
con varianti al pi minime, se i testimoni sono pi di uno, garantiscono la verit dei fatti e
garantiscono il fondamento giuridico della sentenza. in assoluto rilevante dei personaggi che
testimoniano non sono affatto degli illetterati, ma chierici e notai: l'impiego del volgare nelle formule
non legato individualmente alle loro persone e sembra piuttosto riflettere un uso che privilegiata
l'evidenza comunicativa. La natura dei testi, alla loro collocazione geografica, ha permesso di
delineare i contorni di un'Italia centro-meridionale longobardo-cassinate, estesa appunto tra il
ducato di Spoleto, pi a nord, e a sud il ducato di Benevento e il principato di Capua. Quest'area
appare legata ad una serie di importanti fondazioni monastiche benedettine, tra cui primeggia
labbazia di Montecassino con la rete di monasteri che ad essa faceva capo: un'area relativamente
unitaria, contrapposta dall'alta frammentazione dell'Italia settentrionale.
La componente latina irriconoscibile a livello morfosintattico nelle espressioni di possesso
costruite con parte, dove si avverte anche la presenza di una patina grafica latina di superficie; altri
latinismi sono tebe e bobe, rispettivamente da TIBI e VOBIS. Tratti distintivi dellarea italiana sono
la conservazione generalizzata delle vocali finali latine, la presenza di geminate, e i plurali senza
-s. Tra gli elementi tipici della regione e comuni ad altri dialetti meridionali italiani si indicano il
betacismo (uso di B al posto di V), l'assenza di dittongazione spontanea (contene) e anche
metafonetica (foro) e la coniugazione ko < QUOD.
Un aspetto puntuale sul quale conviene soffermarsi, per l'importanza circa la metodologia di
indagine e la rilevanza delle conclusioni, quello delle forme verbali sao che compaiono in
apertura della prima, seconda e quarta formula, combinandosi nella seconda e quarta con le grafie
-cc della coniugazione cco, che secondo ogni evidenza segnano un raddoppiamento
fonosintattico.

6.2.1.4 Il conto navale pisano


E un elenco di spese sostenute per l'allestimento di navi. Si tratta della prima documentazione
scritta di una certa estensione nella quale sia utilizzata alla variet Toscana. Il testo ricco di
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tecnicismi anche altamente specializzati: restaiolo l'artigiano che fabbrica corde; marmuto e il
velaio; ispornaio il costruttore di speroni per galee da guerra ecc.
L'appartenenza al toscano garantita dai seguenti tratti:
-la conservazione sistematica delle vocali di uscita latine;
-la conservazione di geminate;
-la conservazione di occlusive intervocaliche (amico, icaricatura);
-i plurali senza s;
-la preposizione di e la forma del prefisso dis-, la preposizione in;
-l'evoluzione del suffisso latino ARIUM(M) come aio e di ERIU(M) come (i)eio (ispornaio,
matieia);
-infine, un tratto dell'antico pisano e pistoiese la conservazione di au davanti al l.

6.2.1.5 La formula di confessione umbra


Alla fine del manoscritto B 63 della biblioteca Vallicelliana di Roma, proveniente dal monastero di
SantEutizio di Norcia, di formato piccolo e attribuibile agli ultimi anni XI, lo stesso copista
principale del codice ha aggiunto una formula di confezione, nota come Formula di confessione
umbra dal luogo di origine e per i tratti dialettali che la caratterizzano. Si tratta di un testo liturgico-
devozionale. I suoi connotati linguistici sono ancora quelli di un testo di transizione, nel quale molti
elementi volgari sono inseriti all'interno di un'ossatura testuale di impianto ancora in gran parte
latino. Oltre a caratteri genericamente italiani, ossia si centro meridionali, possiamo riconoscere
anche tratti specifici dei dialetti diversi dal toscano, in particolare dellumbro. La base italiana si
individua in fenomeni gi rilevati nella carta pisana; conservazioni delle vocali in uscita e delle
geminate, plurali senza -s. Quali fenomeni specifici di area umbra si segnalano: nel trattamento
delle vocali toniche la presenza di metafonesi (modificazione del suono di una vocale per l'influsso
di un'altra vocale), ma non di dittongamento metafonetico.

6.2.2 Dalla penisola iberica: la Noticia de kesos castigliana


Si tratta di una lista di formaggi consumati nel convento di San Justo y Pastor. Il documento,
databile probabilmente verso il 980, ha carattere pratico e attesta un uso ormai corrente del
volgare per registrazioni a scopo utilitario. Non deve disturbare l'uso del K per indicare la velare
sorda: ci troviamo evidentemente ancora in una fase di riorganizzazione del sistema grafico latino
e di definizione della modalit di indicazione di occlusive velari. Altra avvertibile irregolarit
riguarda la notazione delle labiali: in APATE, SOPRINO la P deve rappresentare una B, ma
certamente corrisponde una P in PUSERON; APATE per abate una grafia ipercorretta che
tradisce l'indecisione grafica e fonetica intorno alle occlusive e fricative labiali.

6.2.3 Dalla Penisola Iberica: la Noticia de fiadores portoghese


E il pi antico testo conosciuto scritto in portoghese, datato 1175. Si tratta di unannotazione
conservata in una pergamena del monastero di S.Cristovao de Rio Tinto, riportante un elenco di
personaggi che si impegnano a fornire una garanzia di denaro; la tipologia si colloca a met strada
tra la maggiore formalit delle forme pi tipicamente giuridiche, ben attestate a quest'altezza
cronologica in aria occitanica, e le scritture di carattere pratico come la carta navale pisana o la
noticia de kesos. Gli elementi volgari sono qui ancora minimi, i primi documenti portoghesi di una
certa complessit sono dell'inizio del XIII sec.

6.2.4 Dai Grigioni


In uno spazio bianco del manoscritto, contenente il De offiis di Cicerone, assieme ad alcuni versetti
dei Vangeli, compare una brevissima annotazione in volgare romanzo alpino, l'unica cos antica
per questa regione. La postilla (vedi pag. 167), interpretata concordemente con una semplice
prova di penna, ovviamente per noi enigmatica; l'interpretazione pi probabile fa riferimento al
detto grigionese aver voglia di far qualcosa. Tra i tratti linguistici notevoli, la presenza di una
forma certamente plurale, come MUSCHA, sprovvista di s morfematica.

6.3 I Giuramenti di Strasburgo


Con questo testo, biologico degli altri esaminati, si registra un salto di qualit rispetto da un lato
alla documentazione di incerta classificazione dal latino volgare, dallaltro all insieme di testi presi
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in esame, costituito dalle prime apparizioni di scritture volgari, occasionali, poco strutturate, di
ridotta estensione; al contrario, lampiezza, l'alta organizzazione, la sicura intenzionalit della
conservazione storica conferiscono ai Giuramenti una posizione di preminenza assoluta.
Col nome di Giuramenti di Strasburgo si designa una duplice formula di giuramento in lingue
volgari, in romanzo e in germanico, contenuta nella Storia dei figli di Ludovico il Pio, scritta da
Nithard, letterato e grande signore, egli stesso nipote di Carlo Magno, abate laico della grande
abbazia di St. Riquier, morto in battaglia nel 844. La Historia di Nithard conservata da un solo
manoscritto, compilato tra X e XI sec, il giorno all'anno 1000 dunque, transitato per labbazia di St.
Medard a Soissons ma forse proveniente dalla stessa abbazia di St. Riquier dove
presumibilmente si conservava l'originale autografo di Nithard. La Historia narra le vicende del
conflitto che oppose alla morte del padre (840) e tre figli di Ludovico il pio:Lotario, Ludovico il
germanico e Carlo il calvo. La guerra fu decisa dall'alleanza tra Ludovico e Carlo, che port al
trattato di Verdun (843) col quale l'Impero carolingio venne diviso in maniera definitiva in due
componenti, una occidentale romanza assegnata a Carlo e una orientale germanica assegnata a
Ludovico, separate lungo tutto l'asse Nord-sud del Mare del Nord al Mediterraneo da una sottile
striscia di territorio rimasta sotto la sovranit di Lotario. Passaggio essenziale verso il trattato di
Verdun fu un incontro, avvenuto a Strasburgo il 14 febbraio 842, tra i due fratelli Carlo e
Ludovico e i rispettivi seguiti ed eserciti, nel corso del quale vennero scambiati impegni di
fedelt; i due sovrani giurarono ciascuno nella lingua dell'altro e quindi fedeli ed eserciti ripeterono
ciascuno nella propria lingua il medesimo giuramento. Il fatto decisivo che Nithard abbia deciso
di riportare il testo nelle due relazioni volgari, contravvenendo in maniera flagrante alla
convenzione letteraria e storiografica dell'utilizzazione di un'unica lingua nella narrazione,
attraverso la quale far anche parlare ed eventualmente dialogare personaggi. La scelta di Nithard
intende presumibilmente sottolineare l'importanza dell'avvenimento, anche attraverso la
componente linguistica. In effetti l'impegno a giurare nella propria lingua indica lo sviluppo di una
identit etnico-linguistica che potremmo cominciare a classificare come nazionale.
Le ragioni dell'importanza attribuita ai giuramenti nell'ambito della linguistica storica romanza sono
evidenti: nella cronaca si esplicita che il doppio giuramento volgare venne pronunciato in lingua
romana; la precisione assoluta nella datazione cronotopica conferisce al reperto un'evidenza
simbolica cui pu essere comparata solo quella dei placiti campani; l'ampiezza, la solennit e la
complessit del dettato dimostrano una acquisita coscienza delle possibilit espressive della lingua
corrente. Tutto ci da sempre indotto gli studiosi a vedere nei giuramenti di Strasburgo l'atto
ufficiale di nascita delle lingue romanze come strumento espressivo evoluto.
La valutazione si lega problema della matrice linguistica identificata alla base del testo dei
giuramenti nella redazione romanza (quella germanica classificabile come francone renano).
Non sorprende, soprattutto dato il tipo di testo, che si avverta l'influsso di una tradizione latina di
cancelleria, dalla quale sono derivate le formule giuridiche che scandiscono il dettato e strutture
congiuntive come in o quid. Tale impronta avvertibile anche nell'ordine delle parole, che tende ad
essere fedele all'assetto latino, e in aspetti conservativi come la resistenza all'introduzione di
articoli. L'impronta latina da interpretare come il risultato di una ben incomprensibile volont di
conferire al testo del giuramento in volgare una solennit formale adatta all'occasione e che
evidentemente non era associata, nella sensibilit del tempo, alla semplice e piana espressione di
lingua romana. probabile che anche l'assetto grafico sia debitore a tradizioni ortografiche pre-
caroline, ossia relative a latino scorretto, che erano state proprie della cancelleria merovingica, e
che vengono estese qui al volgare sulla base dell'opposizione alle regole del latino carolingio
riformato, sulla base di quelle che potremmo definire come un'analogia culturale. In altri aspetti
dell'assetto grafico scorgiamo indubitabili tratti omogenei che sono invece riconducibili a una
cultura grafica volgare e che, ci fanno intravedere una lingua ormai decisamente gallo-romanza.
Innanzitutto dove non si presentano nessi consonantici che complessi la caduta delle vocali in
uscita avvertibile in amur < AMOREM, christian < CHRISTIANUM, coscche la lingua tende ad
assumere la caratteristica impronta ossitona che propria delle variet gallo-romanze. La A-
sembrerebbe stabile in posizione sia tonica, sia finale; questo mantenimento stato interpretato
come fattore tipizzante a livello dialettologico e utilizzato per localizzazioni al limite dell'area
francese, ma in alternativa si pu pensare a resistenze specifiche del sistema grafico. del resto
notevole la conservazione di alcune vocali in uscita in forma latina, con -o e non con -e, sempre
dopo nessi consonantici. Esempi molto chiari di avvenute lenizioni consonantiche sono poblo <
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POPULUM, savir < SAPERE, sagrament < SACRAMENTUM. L'evoluzione in [jt] del nesso CT-
latino visibile in dreit < DIRECTUM, pleid < PLACITUM. Caratteristica dell'area gallo-romanza
l'evoluzione che si riscontra in pois < POSSIO, con anticipazioni della semiconsonante. Da rilevare
infine quanto ai segni veri e propri l'introduzione della z- in fazet < FACIAT, come notazione di
una affricata dentale sorda [ts], spirantizzatasi in epoca post-medievale.
Un appunto su uno di questi fenomeni, le oscillazioni nella rappresentazione delle vocali in uscita
di appoggio, ossia quelle che compaiono dopo un nesso di muta+ liquida: sembra si possa
concludere che le diverse soluzioni (o, i, a, e) non debbano essere intese come immagini di
pronunce divergenti, ma che al contrario proprio nell'incoerenza facciano intravedere il passaggio
alla soluzione poi tipica delle parlate oitaniche.
La morfologia nominale mostra bene il sistema bicasuale gallo-romanzo, con forme distinte per le
funzioni di soggetto e di complemento: in particolare si rilevano forme di soggetto singolare con -s
desinenziale, contrapposte ad altre senza -s, e pronomi soggetto come il e qui. I nuovi futuri
romanzi, derivati dalla grammaticalizzazione della perifrasi con l'indicativo del verbo HABERE,
compaiono in salvarai, prindrai. Le desinenze di queste forme di futuro presenta l'uscita
ai < -HABEO, con intacco della consonante prodotto dalla semiconsonante tardo-latina,
successivo indebolimento del gruppo in posizione intervocalica sino al grado di semiconsonante [j]
e caduta della vocale finale latina. Un tratto notevole della sintassi l'introduzione di
un'espressione con om/on, in cui om < HOMO conferisce una valenza impersonale, tuttora
conservata in francese con la forma adattata on, possibile anche in catalano e abbastanza
largamente attestata in altre lingue in epoca antica.

6.4 Il pi antico testo letterario francese: la Sequenza o Santilena di Santa Eulalia


Si tratta di un codice pergamenaceo di 143 fogli, assegnabile al IX sec. e proveniente dal fondo
librario del monastero benedettino di Saint-Amand, sul confine franco-belga. Il codice contiene la
traduzione latina dei sermoni teologici di San Gregorio di Nazianzo.
Alla fine del codice vennero operate alcune aggiunte di testi brevi, quelli che qui interessano, da
parte di tre diverse mani tutte attribuibili su base paleografica alla fine dello stesso secolo IX. Si
tratta in tutto di quattro componimenti: sul fronte venne trascritta una sequenza latina dedicata a
Santa Eulalia (Cantica virginis Eulalie). Sul retro della stessa carta venne in seguito trascritta la
sequenza volgare di Santa Eulalia, che ricalca l'assetto metrico del testo latino. Nello spazio
ancora disponibile in fondo il medesimo amanuense cui si deve lEulalia inizia la trascrizione del
Rithmus teutonicus de piae memoriae Hluduuico Rege filio Hluduuici aeque regis (ritmo
germanico su re Ludovico di pia memoria, figlio di Ludovico anchegli re). Sempre sui medesimi
fogli e immediatamente a seguito del testo germanico, un terzo scrittore aggiunse un'altra
sequenza latina d'argomento sempre religioso ma non pi connessa con la martire Eulalia.
altamente significativo che i due testi volgari, lEulalia e il Rithmus teutonicus, l'uno romanzo e
l'altro tedesco, siano trascritti dalla stessa mano e siano stati conservati congiuntamente in un
codice proveniente da una regione di confine fra i due domini linguistici.
Il Rithmus venne composto per onorare il re dei franchi Ludovico, vincitore della battaglia di
Saucourt dell881 e morto poi l'anno seguente: dunque databile tra i due avvenimenti, mentre
l'intitolazione piae memoriae presente nel manoscritto ci garantisce che la trascrizione posteriore
alla morte. All'inizio del IX sec. da ricondurre anche la duplice sequenza, latina in volgare, su
Santa Eulalia, martire spagnola del secolo III: infatti il culto della Santa si diffuse dopo la
scoperta del suo presunto sepolcro, avvenuta nel 878 Barcellona.
La sequenza un tipo di componimento della tradizione latina alto-medievale, concepito a partire
da una base musicale costituita da coppie di unit simmetriche ripetute, cui corrispondono nel
testo letterario altrettante coppie di serie sillabiche, classificabili come versicoli. La sequenza alla
base di alcune rielaborazioni formali in campo romanzo, ma nella sua tipizzazione originaria una
forma pressoch esclusiva della tradizione latina. Si pu affermare che lEulalia, primo testo
letterario romanzo, fa uso di una forma precipuamente latina, non desueta, ma di stringente
attualit.
La sequenza di Santa Eulalia composta in 14 periodi ritmici di lunghezza diseguale, ciascuno dei
quali costituito di due unit pari tra loro per computo sillabico, legate da assonanza e stesso
simmetriche o perlomeno correlate sintatticamente quanto a sviluppo testuale. La struttura ricalca
in gran parte quella della sequenza latina. Le due sequenze sono diversissime dal punto di vista
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del contenuto e della struttura poetica: la sequenza latina ha un'intonazione lirica e un andamento
quasi elegiaico nel ricordo della martire, canta il valore della testimonianza di fede per il credente,
attinge a un lessico pi ricercato; la sequenza volgare ha al contrario assetto decisamente
narrativo e descrivere la funzione esemplare del suo martirio. Si possono immaginare funzioni
diverse e anche pubblici in parte distinti per le due sequenze: quella volgare, pensata forse per i
rustici, poteva avere destinazione pi ampia rispetto a quella, pi elitaria per lingua e taglio
complessivo, della prosa latina.
A pochissimi decenni di distanza dai giuramenti di Strasburgo, la lingua dellEulalia si presenta
considerevolmente pi nitida. Il testo esemplificate bene diverse caratteristiche linguistiche
dell'area gallo-romanza settentrionale e anche delle variet orientali, con aspetti problematici di un
certo rilievo, non pi, per, col grado di opacit cos nettamente avvertibile nei giuramenti. C' la
presenza di alcuni tratti ortografici conservativi nei confronti del sistema latino, in sostanza dei veri
e propri debiti mantenuti a traverso la pratica dello scritto, talora conservatisi sino ai giorni
nostri:pulcella, bellezour, polle, perdesse, getteremt,, domnizelle, auuisset.
Quanto alle principali isoglosse del francese e quindi ai tratti che identificano la regione linguistica
oitanica entro la pi complessiva e articolata area gallo-romanza, si segnala in primo luogo il
peculiare trattamento di -A- tonica libera, che, attraverso un dittonga mento /ae/, passa a // e
quando preceduta da fonema palatale, a /ie/. Ne consegue che l'antico francese i due esiti di A-
latina libera, preceduta o meno da palatale, non rimano fra loro: uno dei fenomeni evolutivi della
A- latina propri dell'area francese descritti in quella che si definisce legge di Bartsch. Questo
esito contrappone il francese a provenzale e franco-provenzale.
E altrettanto evidente la riduzione di /a/ finale a /e/, poi progressivamente indebolita, contro la
conservazione del fonema in provenzale e nelle altre variet romanze; in franco-provenzale -A
conservata solo quando finale assoluta, altrimenti evolve in e e, se finale assoluta e preceduto da
fonema palatale, in -i. Esempi nella Santa Eulalia sono: elle, enorme, nonque, morte.
E documentato con precisione anche il dittongamento delle vocali in posizione tonica e in sillaba
libera:
-di E breve: ciel
-di I breve E lunga: sostendreiet
-di O breve: buona
-di O lunga U breve: bellezour
In alcuni casi il dittongamento non si produce (raneiet, lei, melz).
Lenizione delle occlusive interevocaliche: presentede, auuisset e in particolare della velare sorda
interna /a/ in preier e della sonora in regiel, con apparente probabile palatalizzazione: le grafie
risultanti in questi casi sono tra quelle che maggiormente concorrono a definire un'impressione di
grande arcaicit della lingua.
Quali tratti differenziati rispetto al provenzale si segnalano riduzione del dittongo latino AU- >
o, le evoluzioni di G+E/I, il trattamento della A- tonica e atona.
Nella morfologia verbale si segnalano i perfetti forti:auret, pouret, voldret e una prima
attestazione di condizionale:sostendreiet, con la funzione specifica di futuro nel passato.
Entro una sintassi ormai volgare da notare come tratto caratteristico dellEulalia l'assenza di
articolo in alcuni sintagmi che parrebbero invece richiederlo.
Tratti regionali valloni, cio esattamente della regione in cui si trovano Valenciennes e il
monastero di St. Amand, sono riconducibili in:
-vocalizzazione di /B/ davanti a /I/:DIAULE
-passaggio /en/>/an/ in posizione iniziale atona: RANEIET
-riduzione o mancato sviluppo dei dittonghi
-presenza di un elemento epentetico anti-iatico: SOUUE
-desinenza di prima persona plurale in am anzich in on/-ons: ORAM
-grafia zs- per un probabile grado intermedio tra quelli di fricativa dentale sorda e di fricativa
palatale sorda (ossia tra /s/ e // in posizione intervocalica: LAZSIER
-conservazione di uno stadio arcaico di evoluzione nei perfetti latini in UI: AURET < HABUERAT,
col dittongo au- nel quale la semivocali.alla bilabiale latina indebolita
-mancato inserimento della e prostetica davanti a parola iniziante per s complicata (ossia con un
nesso di sibil,+con. occlus.): SPEDE < SPATHA

23
Tuttavia non mancano dati contraddittori. NellEulalia si individuano due fenomeni o gruppi di
fenomeni non riducibili all'area dialettale vallone:
-esito di /ka-/iniziale:chielt < CALET, chief < CAPUT, tenendo presenti i casi di pronuncia velare
indubbia come chi (<QUI), corps, eskoltet; sono possibili due spiegazioni: o il trattamento della
velare iniziale dipende da influssi di tipo piccardo, dove, come in normanno, la consonante si
mantiene, oppure si tratta di un problema di resa grafica, per cui diversi grafemi, alcuni
conservativi, altri innovativi, concorrono ad indicare delle pronunce ormai di tipo affricato;
-presenza di una consonante epentetica (consiste nellaggiunta di una vocale o di una sillaba
allinterno di una parola) di transizione, un'occlusiva dentale sorda [d], in sequenze di nasale+
vibrante (sostendreiet) e di laterale+ vibrante (voldrent, voldret) causate dall'evoluzione fonetica;
questo tratto non n piccardo n vallone; si pu pensare ad un influsso linguistico originario di
area centrale o champenoise, ma anche ad un primo esempio di interferenze tra originale e copia
in ambito romanzo.

6.5 Bilancio
Innanzitutto opportuno ribadire la priorit cronologica dell'area gallo-romanza, immediatamente
percepibile attraverso l'accostamento dei complessi Giuramenti di Strasburgo a uno qualsiasi dei
pi antichi reperti di altre aree. Non certo un caso che quella gallo-romanza, specie nella sua
porzione settentrionale, sia la regione pi fortemente innovativa entro la Romnia antica e
costituisca anche il nucleo centrale della Rinascita carolingia.
I pi antichi testi romanzi complessi sono rappresentati da formule di giuramento. Il Giuramenti di
Strasburgo e quelli campano-cassinese sono forniti di una propria autonomia e provvisti anche di
caratteri funzionali/formali precisi che derivano da una tradizione giuridico-cancelleresca; sono
legati a condizioni peculiari, dalle quali dipendono in maniera determinante: senza la presenza dei
rispettivi testi-contenitore latini, la cronaca di Nithard e le sentenze dei giudici campani, le formule
volgari non potevano esistere. Queste antiche documentazioni di uso del volgare, racchiudono
diversi aspetti essenziali della fase delle origini ed in particolare del processo che si sviluppa tra le
prime attestazioni romanze e l'affermazione di tradizioni scrittori vere e proprie. Questo processo si
costruisce intorno a due parametri: la formalit dell'impianto testuale e la sua stretta funzionalit
rispetto a finalit espressive complesse, da cui dipendono organizzazioni testuali rigorose.
Nell'assetto dei componimenti, anche come si sono tramandati dai manoscritti del tempo, ci
corrisponde tra l'altro al conseguimento di un carattere di finitezza e compiutezza, ossia alla
presenza di un inizio e di una fine. Tutti questi aspetti trovano una prima realizzazione gi nei pi
antichi testi letterari romanzi conservati. Il primo di essi, la Sequenza di Santa Eulalia, compare gi
alla fine di quello stesso secolo IX che abbiamo visto aprirsi sotto il regno della Riforma carolingia
e del riconoscimento dei volgari sancito dal Concilio di Tours. La compiutezza dellEulalia, quale
organismo testuale, ammirevole; nel manoscritto di Valenciennes la disposizione nella pagina
accurata e sicura perfettamente coerente con la costruzione formale. L'avvio della letteratura in
area francese, dentro il contesto culturale post-carolingio, sembra delinearsi con grande forza e
chiarezza, nella sequenza ravvicinata Giuramenti di Strasburgo-Sequenza di Santa Eulalia.
LEulalia adotta una veste formale, metrica, tipicamente latina. Servir almeno un secolo, il X,
perch si comincino a definire le prime soluzioni espressive pi propriamente romanze e un altro
ancora, lXI, perch queste presenze si consolidino, venendo a costituire la base di un sistema
letterario volgare che si manifesta in tutta la sua forza innovativa a cavallo tra XI e XII sec., ossia
intorno all'anno 1100.

7. Le origini delle letterature romanze


I testi citati costituiscono solo le lontane premesse delle letterature romanze medievali; si tratta
infatti dei primi passi di tradizioni scrittorie che dimostrano chiaramente lavvenuto distacco dal
latino. Un percorso lungo separa queste prime prove dalle vere e proprie letterature romanze del
Medioevo: come si pi volte richiamato, questo passaggio uno degli aspetti nodali delle Origini
letterarie romanze.

24
7.1 Tempi, fasi, tipologie testuali
Due tappe scandiscono il percorso di formazione di vere e proprie tradizioni letterarie
nell'Occidente romanzo:
-la prima fino all'anno 1000, fatto ancora di apparizioni isolate;
-la seconda che si sviluppa sull'arco del secolo XI per l'area gallo-romanza e dei secoli XI e XII per
quella iberica e italiana; durante questa seconda fase:a) nell'area gallo-romanza le documentazioni
di carattere letterario si infittiscono e conseguono anche un grado notevolissimo di compiutezza
formale, giungendo ad annoverare testi letterari di primo livello in Iberia e in Italia a fronte di
documentazioni ancora del tutto episodiche, si cominciano a delineare le condizioni e le premesse
concrete per lo sviluppo di una produzione letteraria autonoma, cosa che accadr dalla fine del
secolo XII e poi nel XIII.
Linsieme di testi gallo-romanzi anteriori al XII secolo di assoluta rilevanza. Si tratta comunque di
presenze in qualche misura insufficienti, che lasciano un senso dincompletezza. Questi
componimenti dei secoli X e XI, si concentrano difatti in generi dispirazione religiosa; si tratta
perlopi di testi destinati ad essere cantati. Manca invece completamente i generi profani: la lirica
amorosa, le canzoni di gesta, i romanzi d'avventure. Eppure questi generi, la lirica, le canzoni di
gesta e il romanzo appaiono di colpo ma perfettamente formati per lingua, stile, forme
metriche, strutture testuali complessive nei rispettivi generi, negli anni a cavallo tra XI e XII secolo,
intorno all'anno 1100. Per la lirica e l'epica abbiamo a che fare con opere che costituiscono punti
di riferimento essenziali per scuole letterarie che da l si dipartono. Di qualche decennio anteriori,
scaglionati lungo il secolo XI, sono i testi religiosi volgari, di carattere agiografico. Infine,
intorno al 1100, sono documentati alcuni testi lirici religiosi che appaiono quasi come un
contraltare della prima lirica cortese amorosa profana sviluppatasi nella Francia centro-
occidentale. Da dove vengono i testi profani che vediamo apparire cos all'improvviso e in forma
non certo definitiva ma di sicuro compiuta intorno all'anno 1100? Come valutare la loro comparsa
improvvisa e grosso modo contemporanea? Qual il rapporto con i poemetti agiografici e
complessivamente con la produzione religiosa in volgare che li precede di qualche decennio con le
sue prime apparizioni? Come valutare e spiegare la precocit e la conseguente preminenza
dell'area gallo-romanza? Su questi interrogativi si aperto il dibattito circa le origini delle
letterature romanze.
Occorre ricordare che ci troviamo in una fase anteriore all'insediamento stabile dei volgari nella
tradizione letteraria scritta. Gli elementi pi interessanti di discussione sono in buona parte
costituiti da aspetti e prodotti sia della letteratura latina, sia delle arti figurative, ossia prodotti di
tradizioni che erano in grado di assicurare almeno la possibilit della conservazione.
in particolare, la letteratura latina opera a due livelli: come tradizione letteraria consolidata, cui
possiamo ragionevolmente attribuire la funzione di modello, ma anche come tradizione aperta a
temi che apparivano legati alla cultura corrente e specificamente recettiva di innovazioni formali,
metriche innanzitutto, legate nativamente alle lingue volgari.

7.2 Letteratura latina medievale e nascita delle tradizioni volgari


L'arco cronologico che qui ci interessa, disteso su un periodo che va dal secolo IX al XII,
corrisponde con la stagione forse pi importante e produttiva, sia sul piano qualitativo che
quantitativo, della letteratura latina medievale, compresa tra l'et carolingia (XI sec.) quella
ottoniana (X-XI sec.) e la cosiddetta Rinascita del XII secolo.
Lepoca tra IX e XI-XII secolo vede innanzitutto la riscoperta dei classici non solo come referenti
grammaticali, ma anche per la loro qualit letteraria, la riorganizzazione di biblioteche, lavvio di
una prassi di studio, commento e interpretazione dei testi condotta con mezzi sempre pi
approfonditi ed estesa alle Scritture Sacre e patristiche degli auctores antichi e a tenta proprio
anche alle qualit formali di questi. Si precisano col tempo anche nuovi profili intellettuali: accanto
a figure pi tradizionali di scrittori di formazione ecclesiastica ne compaiono altre classificabili
pi tipicamente come letterati (poeti e prosatori); agli studiosi formatisi in monastero e a coloro
che erano legati alle poche cancellerie alto-medievali, si vengono affiancando quelli attivi nelle
scuole cattedrali, nelle cancellerie, che si sviluppano fortemente soprattutto dopo il XII secolo, poi
nelle universit. Sul piano delle tipologie testuali, diverse dalle forme latine coltivate nei secoli
IX-XI sono utili per comprendere tipi romanzi che compaiono successivamente e per contribuire a
spiegarne la genesi. Oltre a generi gi attestati, come le agiografie, vanno menzionate la grande
25
produzione di poesia ritmica, la poesia musicale, che vede l'adozione di innovazioni metriche che
preannunciano in particolare i ritornelli della tradizione romanza, lapparizione di prime forme
teatrali strutturate. Pi tardi compaiono raccolte di narrazioni in prosa, spesso nella specifica
funzione di repertori di racconti destinati all'attivit dei predicatori. Anche questa minima
indicazione di forme a vario titolo pertinenti alla sfera romanza fa a avvertire uno spostamento
dell'equilibrio interno del repertorio: da una dominanza di forme e tipologie legate alla predicazione
e alla devozione, si va verso un'incidenza apprezzabile di forme pi controllate, anche
maggiormente connotate in senso individuale, portatrici in ogni modo di una qualit formale
superiore, a aspetto quest'ultimo che appare come davvero decisivo.

7.3 Testi mediolatini come tracce possibili di tradizioni volgari


Entro la Romnia e nei vicini territori tedeschi, alcuni testi latini dei secoli X-XI e poi anche del XII
paiono echeggiare temi e forme peculiari della letteratura romanza.
Un caso notevole quello della cosiddetta Cantilena di San Farone. Ancora pi importante per
la Nota Emilianensis: un breve testo latino rinvenuto in un manoscritto castigliano proveniente
dal monastero di San Milln, nella Rioja, nel quale uno scrivente della seconda met del
secolo XI, probabilmente verso il 1070, riporta il latino lo schema narrativo di un racconto di
carattere epico relativo ad una spedizione in Spagna da parte di Carlo Magno, conclusa con una
battaglia al Passo di Roncisvalle nella quale muore l'eroe Rolando. La trama corrisponde bene
all'assetto generale della Chanson de Roland francese, di cui si conserva una redazione
attribuibile agli anni 1070-1090 circa. Si tratta poco pi che di un appunto, vergato in scrittura molto
posta e inserito con grande attenzione, in maniera studiata, in uno spazio disponibile nel codice.
L'intenzionalit della conservazione in questo caso indubbia. Nell'elenco dei grandi signori che
attorniano Carlo Magno compaiono, accanto ai protagonisti del Roland, anche personaggi che non
figurano affatto nella Chanson francese conservata e che sono invece protagonisti di altre canzoni
o di interi cicli di canzoni.
La pi antica versione conservata della Chanson de Roland trasmessa da un manoscritto
anglonormanno della seconda met del XII secolo (1170-1180), ma, sulla base di una serie di
allusioni interne a luoghi ed avvenimenti, l'epoca di composizione del poema ritenuta
generalmente da riportare alla fine del secolo XI, ossia allincirca a un secolo prima del codice che
la conserva e grosso nodo alla stessa et della Nota emilianense. A fronte di questa
retrodatazione l'importanza di quest'ultima potrebbe apparire assai sminuita, quasi trascurabile: c'
pi un intero poema, qual lutilit di un riassunto latino, per giunta con sistematico? Non cos,
perch occorre sempre ricordare la differenza ontologica tra i fatti, in questo caso la Nota, e le
ipotesi: l'esistenza della Nota un dato oggettivo, positivo, che in qualche modo ncora a un
riferimento sicuro la storia del Roland e le stesse ipotesi della critica.
Il Frammento dellAia trasmesso, in completo dell'inizio, da un manoscritto che ha le
dimensioni tipiche di un quaderno piccolo, databile all'inizio del secolo XI e assegnabile su basi
paleografica alla Francia settentrionale. il frutto di un esercizio scolastico, consistente nella
prosificazione di un poema epico latino in esametri che descrive l'assalto a una citt fortificata con
scene d'assedio e battaglia nelle quali compaiono Carlo Magno e personaggi che saranno
protagonisti del complesso di canzoni di gesta francesi imperniato su Guglielmo dOrange.
A queste testimonianze di area romanza se ne possono contare due di area tedesca, il Waltharius
e il Ruodlieb, rispettivamente del secolo X e del secolo XI, entrambi di origine monastica. Il
primo una rielaborazione in forma epica di impianto virgiliano di temi che compaiono nell'antico
frammento di Hildebrandslied e successivamente nel Waldhere e nel Nibelungslied conservato, il
secondo un abbozzo di poema epico-cavalleresco nel quale si comincia scorgere una certa
impronta cortese.
In campo lirico, varie poesie latine dallXI secolo in poi dimostrano la progressiva affermazione di
una vena amorosa, sostanzialmente diversa dall'antica lirica erotica classica e per comparabile
solo parzialmente anche con la lirica cortese romanza che si afferma a partire dal secolo XII.
Col nome di Carmina Cantabrigensia si designa una collezione di poesia lirica della met del
secolo XI, redatta sulla base di interessi prevalentemente musicali. Il manoscritto di fattura inglese
(Canterbury), ma la confezione dell'antologia di nuovo riporta ad un'area germanica renana,
bench i testi siano poi di provenienza svariata e almeno in parte risalenti al secolo precedente.
Accanto a diverse composizioni religiose, figurano nella selezione alcune poesie profane, tra cui
26
spiccano due componimenti celebri e di grande eleganza, Iam dulcis amica venito, un invito
all'incontro amoroso, e evis exsurgit zephyrus, canto d'amore in voce di donna aperto da un
esordio primaverile.
Un certo interesse hanno anche i Carmina dell'anonimo innamorato di Ripoll: un monaco
sconosciuto, probabilmente di origine francese, verso la met del secolo XII inser in un
manoscritto dellabbazia catalana di Ripoll una collezione di poesie amorose latine, semplici
nell'assetto e dai tratti popolareggianti.
Nel corso del XII sec. si delinea unulteriore corrente di produzione mediolatina che si dimostra
dipendente per temi e per forme dalla letteratura profana romanza del tempo: si ricordino almeno il
poemetto noto come Concilio di Remiremont, il trattato De Amore di Andrea Cappellano (Francia
settentrionale). Mentre per i secoli anteriori al XII non abbiamo che tracce discontinue e non del
tutto coerenti di produzione letteraria romanza, per il XII sec. ci troviamo di fronte ad una
produzione volgare che s di origine ancora solo gallo-romanza e che per dimostra di aver
goduto di diffusione realmente europea e che si configura con caratteri di potente originalit
innovativa.

7.4 Testimonianze iconografiche


A quelle di carattere letterario, si aggiungono testimonianze indirette, allusioni, riferimenti in opere
storiche e documenti. Particolarmente notevoli sono le testimonianze iconografiche, tra le quali se
ne segnalano tre italiane, di specialissima rilevanza sia per l'epoca sia per le tradizioni letterarie cui
si riferiscono.
A Nepi (Viterbo), un'iscrizione del 1131 utilizza il nome di Gano, protagonista negativo della
Chanson de Roland, come paradigma della figura del traditore.
A Verona, una delle statue che decorano il portale centrale della chiesa di San Zeno, del 1160
circa, raffigura Roland: attestazione precoce della fortuna della leggenda rolandiana in una regione
dalla quale giungono, circa un secolo dopo, due importanti rimaneggiamenti in franco-veneto della
chanson antica, uno dei quali molto vicino al testo anglonormanno di Oxford.
Ancora pi notevole la seconda raffigurazione. Sull'archivolto del portale laterale settentrionale
del Duomo di Modena, databile alla prima met del XII secolo (1120-1130), sono raffigurati alcuni
personaggi della leggenda arturiana: Arturo, Galvano e altri cavalieri si dirigono verso un castello,
formato da una torre centrale in pietra circondata da un fossato e da torri in legno, nel quale
Mardoc si rinchiusa Winlogee (Ginevra) e si preparano ad assalire da due lati la fortificazione,
difesa da Burnaltus e Carrado. Con questo bassorilievo siamo prima della decisiva formalizzazione
letteraria, in latino, della leggenda arturiana, la Historia regum Britanniae di Goffredo di
Montmouth, con la quale viene ripreso e totalmente reinventato il personaggio di Art. Siamo
Modena, lungo la via Emilia e dunque tappa importante lungo la strada che conduceva dalla
Francia verso Roma e i domini normanni di recente acquisizione nell'Italia del sud, che tra l'altro
comprendevano una delle pi importanti mete di pellegrinaggio medievali, il santuario di San
Michele al Gargano. I riscontri circa l'esistenza di questo asse sono numerosi: a Otranto, nel
mosaico absidale della cattedrale troviamo un'altra antiche raffigurazioni di Art. A Modena
dunque, nel momento del rifacimento del Duomo da parte di uno dei pi significativi artisti del
tempo, si decise di inserire come elemento decorativo emblematico un momento di leggenda
esotica, il tutto ancora prima che nelle regioni di origine della leggenda stessa si giungesse
a una sua messa in forma letteraria.
Larchivolto di Modena una dimostrazione eccezionale dell'esistenza a quel momento di
vie lungo le quali per l'Occidente medievale si diffondevano leggende e storie, tra le quali
vediamo comparire anche alcuni dei capitoli fondanti della letteratura medievale.
Le stesse vie ci testimoniano, attraverso ricerche onomastiche, la diffusione in larga parte
d'Europa, a partire dalla seconda met del secolo XI, di nomi di personaggi importanti dell'epica
francese: emblematico da tutti il caso delle coppie di fratelli battezzati come Rolando e Olivieri, dal
nome degli eroi di quella che per noi la Chanson de Roland. chiaro che a partire dalla met
del secolo XI cominciano a presentarsi condizioni favorevoli all'accoglienza e all'elaborazione
autonoma di spunti, di temi, di storie, che probabilmente avevano anche avuto una vita antica
presso varie genti, come parte del loro patrimonio culturale tradizionale: cos certamente lo spunto
storico-narrativo relativo ad Art, cos anche la storia di Roland e le varie tradizioni di et carolingia
e post-carolingia che rifluiscono nelle canzoni di gesta del secolo XII.
27
7.5 Ipotesi a confronto sul tema delle origini delle letterature romanze
Sono stati formulati due schemi generali dinterpretazione della genesi delle letterature romanze e
si sono individuati i seguenti modelli di origini letterarie romanze:

-un modello dotto e religioso o clericale, con riferimento agli ambienti scolastici e monastici e
attribuzione di valore formativo alle prove di letteratura religiosa conservata presso i secoli X-XI,
elaborate a partire da esempi latini e poi utilizzate a loro volta come modelli e punti di riferimento
per componimenti profani;

-un modello popolare, del tutto opposto al primo, del quale ribalta cronologia e rapporti; esalta la
funzione della tradizione popolare, dunque della memoria e dell'oralit, come veicolo di
trasmissione dei nuclei tematici e dei componimenti stessi.

La prima ipotesi decisamente letteraria, in quanto fa riferimento ad un duplice, strutturale


intervento della tradizione colta e per lappunto scritta. Ad essa associata la funzione di modello
che opera al livello sia nella composizione lingua volgare in ambienti colti, sia nella stessa
trasmissione dei testi; le letterature romanze vengono viste come uno sviluppo del movimento che
comincia con la Rinascita carolingia e delle evoluzioni nel sistema culturale latino a partire dalla
fine del secolo XI.
La seconda ipotesi, al contrario, prescinde in sostanza dalla letteratura, in quanto tende a
svincolare la fase di genesi della componente colta, letteraria e scritta, la quale interverrebbe
appunto solo nelle fasi finali e avrebbe cos funzione proporzionalmente poco rilevante, non
decisiva, e comporterebbe, attraverso la messa in forma grazie alla mediazione con il livello
letterario alto, un certo grado almeno potenziale di distorsione della tradizione pre-letteraria
volgare.
La gente del medioevo ha raccontato, cantato, ballato; l'ha fatto con testi che dobbiamo
immaginare legati alla lingua corrente e provvisti di unalmeno rudimentale o minimali struttura
metrica e il cui contenuto pu essere facilmente immaginato: stagioni, feste, rituali, credenze, miti
dascendenza pagana ma anche cristiana, amore, imprese, guerre, eventi memorabili e cos via.
Circa la loro esistenza, fanno fede sufficienti le ricorrenti ammonizioni ecclesiastiche (condanne
che si riferiranno in questi casi a canti amorosi o legati a tradizioni folk loriche). Quanto a contenuti
e assetti testuali di questi componimenti, lecito dire molto poco e in particolare bisogna astenersi
dal derivare deduzioni stringenti da apparizioni in epoche successive di composizioni di livello
basso, le quali molto probabilmente sono il risultato di una revisione formale attraverso il contatto
con un livello cosciente e altamente stilizzato di scrittura alta. D'altra parte deve essere data per
scontata la presenza di un fondo tematico di tipo tradizionale, possibilmente associato a proprie
modalit espressive, quindi a forme; questa componente di fondo classificabile se vogliamo
come popolare, avendo ben chiaro che non si tratta assolutamente di una dimensione circoscritta
alle sole classi inferiori;

-quale esempio dei frequenti riferimenti a condanne di giullari e di cantilenae importante la


settima di liberazione del Concilio di Tours dell'anno 813 (pag 209-10). Questi giullari erano
portatori di un'espressione orale non necessariamente solo volgare: entro certi limiti e in ambienti
pi colti o linguisticamente pi conservati, come l'Italia per esempio, il latino poteva ancora essere
utilizzato, magari all'occorrenza storpiato e adattato all'uso locale, avendo dalla sua l'immenso
vantaggio dato dall'essere strumento pratico e largamente condiviso di comunicazione, per
definizione sovrannazionale.

-sin qui ci troviamo all'interno di una dimensione probabilmente solo orale e a questa riportano
anche le notizie circa giullari e simili; invece i resti antichi conservati hanno un'indubbia
componente letteraria in senso proprio, che non pu essere considerato solo come il risultato di
un'ultima messa in forma finale. Si tratta di strutture complesse fortemente coese, a partire dalle
quali non lecito estrapolare forme testuali originarie a minore o nullo contenuto di letterariet;
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-il confine tra dotto e colto, da un lato, e tradizionale e popolare, dall'altro cio anche tra scritto e
orale, in larga misura artificioso; le due realt sono a contatto e la stessa ragion d'essere di
tipologie testuali conservate da epoca abbastanza precoce anche in veste romanza, come
lagiografia e liriche religiose legate a particolari ricorrenze, dimostra l'interscambio tra le due
dimensioni, anche a livello di esecuzione e di messa in scena. Si pu escludere che, soprattutto
nella fase pi antica, anche testi volgari di carattere pi colto e di impronta pi letteraria, quindi pi
prossimi alla dimensione latina, dipendano in qualche misura da influenze e mediazioni rispetto ad
una tradizione volgare pi bassa;

-il carattere estremamente curato, finito e al tempo stesso fortemente innovativo che riconosciamo
in molti testi letterari romanzi della fase pi antica, soprattutto in area gallo-romanza, fa pensare
che l'aspetto formale, nel senso pi lato, sia decisivo appunto per l'apparizione e il consolidamento
in tradizione autonoma delle nuove espressioni letterarie romanze. I volgari giungono a
conquistare uno spazio entro un generale sistema di distribuzione e gerarchizzazione della cultura
del mondo medievale, dunque riescono a costituirsi in tradizioni letterarie in senso proprio e quindi
anche a guadagnarsi con relativa stabilit un ruolo e una dimensione nella documentazione scritta.

Consegue a tutto ci che il percorso di apparizione delle letterature romanze medievali


soprattutto un processo di definizione formale, che va seguito su entrambi i piani
dell'espressione (metrica, versificazione, figure ecc.) e dei contenuti (valori, sensibilit, tipi
umani, ruoli e personaggi ecc.), del resto strettamente intrecciati tra loro nei concreti risultati
testuali. I testi letterari romanzi delle origini e in generale le nostre letterature romanze sono
comunque dei prodotti di mediazione e sintesi, nei quali si presentano di volta in volta pi o
meno accentuati i caratteri tradizionali di fondo, reinterpretati in misura minore o maggiore a
confronto con la tradizione di scrittura che ne modella la configurazione testuale.
Ci che peculiare dell'epoca delle origini neolatine il continuo confronto interno alla lingua
latina e le lingue che ne discendono, tra la cultura latina e le culture volgari che tendono a
emanciparsi dell'egemonia della prima, pur non riuscendo a svincolarsi dal debito un funzionale
contratto con essa e anzi a pi riprese ricercando l'emulazione e il rafforzamento del rapporto.
L'influsso della letteratura latino sulle figure volgari non si arresta o attenua in un modo a partire
dall'altezza cronologica entro la quale si arrestata la campionatura dei contatti, ossia dallo snodo
tra XI e XII secolo. Il rapporto con le lettere latine e mediolatine resta fortissimo, innanzitutto
a partire da tutta la produzione intellettuale pi complessa (filosofia e teologia, scienze,
medicina, diritto e politica) e da tutte le scritture legate a temi religiosi.
E tuttavia avvertibile una divaricazione essenziale, la cui portata pu essere ben apprezzata
considerando quella che forse la pi nota raccolta di lirica mediolatina, la collezione dei Carmina
Burana, cos denominata dal convento bavarese di Benediktbeuern, da dove proviene il
manoscritto, il Codex Buranus. Si tratta di una silloge in s abbastanza tarda, compilata nel XIII
secolo, con materiali per in buona parte della met e seconda met del precedente
Il XII secolo segna effettivamente una svolta nei rapporti reciproci tra tradizioni latine e tradizioni
volgari, che vede il delinearsi della supremazia delle seconde negli ambiti che noi consideriamo pi
strettamente letterari. Questa inversione di tendenze ha come centro l'area gallo-romanza ed
preannunciata da un considerevole numero di testi attribuibili ai due secoli precedenti, il X e lXI.

8. I pi antichi testi letterari romanzi


Quello che segue in catalogo delle opere letterarie romanze pervenute anteriori al XII secolo;
diversi testi, sebbene trasmessi da manoscritti del XII secolo, sono per ritenuti composti nel
secolo precedente, come ad esempio il St. Alexis e della S.te Foy.
Con l'unica eccezione delle controverse xarajat arabo-andaluse, tutti gli altri testi di carattere
letterario provengono dall'area gallo-romanza, che appare nettamente precoce rispetto a quella
iberica e italiana per quantit e qualit dei prodotti. Di conseguenza, l'area gallo-romanza occupa
una posizione cruciale di preminenza rispetto al complesso delle letterature romanze
medievali e svolge una funzione di modello e orientamento, della quale si hanno prove
evidenti negli influssi decisivi che testi gallo-romanzi esercitano sulle prime opere letterarie di altre

29
regioni della Romnia. Ci vale per l'elaborazione non solo di forme e di registri espressivi, ma
anche di temi, di valori, di modelli umani e comportamentali.
In favore di questo sviluppo cos macroscopicamente anticipato dell'area gallo-romanza possono
aver giocato fattori interni, linguistico-culturali, ed esterni, storico-sociale di e anche istituzionali: pi
rapida evoluzione dei sistemi linguistici e precoce presa di coscienza della diversit dei sistemi;
sviluppo di una prestazione specifica ai problemi della comunicazione anche strutturata in ambito
quantomeno religioso; relativa omogeneit degli assetti territoriali e dei poteri, in contrasto con la
pi elevata frantumazione caratteristica di Italia e Iberia; coincidenza con alcune delle regioni
culturalmente pi sviluppate dell'et post-carolingia e quindi con i centri di produzione letteraria
latina dei secoli X-XI. Non infine da sottovalutare l'importanza di contatti con aree produttive
anche in campo volgare; si pensi alle zone germaniche occidentali e soprattutto l'Inghilterra
anglosassone, luogo privilegiato dincontro a seguito della conquista normanna del 1066 e
l'insediamento di una nuova classe dirigente linguisticamente francese.

8.1 Catalogo dei testi letterari romanzi anteriori al XII secolo

A. IN LINGUA DOIL

8.1.1 Sequenza di SantEulalia, anno 880 circa, 29 diversi disposti in 14 periodi di due versi
ciascuno, con l'ultimo irrelato (privo connessione o relazione con altri elementi) in una struttura di
sequenza; marcati elementi dialettali valloni di base, con pochi ma evidenti tratti estranei, alcuni
probabilmente piccardi e altri franciani. Il manoscritto proviene dal monastero di St. Amand, presso
Valenciennes, probabile luogo di composizione della sequenza stessa e oggi a Valenciennes.

8.1.2 Sermone su Giona o sermone di Valenciennes, testo latino-francese con le due lingue
alternate, composto nel pieno X secolo, tra il 937 e il 952, conservato in un codice ora a
Valenciennes; il testo consta complessivamente di 37 ampie righe di scrittura e proviene dalla
medesima regione dellEulalia. l'unico dei testi qui considerati a non essere in versi e lo statuto
letterario appare in certo modo discutibile. Spicca in maniera evidente il carattere romanzo della
maggioranza delle parole espresse in chiaro, contratti anche molto ben definiti.

8.1.3 Vie de Saint Lger, 240 octosyllabes in strofe di sei versi assonanzati a coppie; suo vallone,
trascritto nel Poitou, con sovrapposizioni di tratti linguistici di questa regione. un testo inserito
nellXI secolo con parecchi altri testi in spazi bianchi di un manoscritto del secolo X contenente un
Liber Glossarum. Il codice forse proviene da stretto di St. Maixent, presso Poitiers, dove
potrebbero essere state effettuate queste aggiunte.

8.1.4 Passion, 516 octosyllabes in 129 strofette di quattro versi assonanzati a due a due. Testo
originario della fascia meridionale dell'area oitanica; il manoscritto che lo tramanda e di sicura
provenienza pittavina ed il medesimo che conserva anche il St. Lger. Il testo noto
correntemente come Passione di Clermont dal luogo di attuale conservazione.

8.1.5 Sponsus (XI secolo), dramma religioso bilingue incentrato sulla parabola evangelica delle
vergini sagge e delle vergini folli; sezioni latine si alternano a sezioni volgari, queste ultime su
strofe di 3 dcasyllabes rimati con refrain; opinione comune che le sezioni romanze siano state
interpolate in una base preesistente monolingue, con funzioni di esplicazione e parafrasi di
corrispondenti parti del testo latino, che non esclude alcuni ulteriori sviluppi indipendenti. Lo
Sponsus conservato in un manoscritto composito della fine dellXI secolo o dell'inizio del XII,
proveniente dallabbazia di San marziale a Limoges. Il dialetto originario del testo riconducibile al
sud ovest dell'area oitanica, ossia al Poitou, ma la copia dovuta ad uno scrivente dell'estremo
Nord dell'area occitanica.

8.1.6 Tropo Quant li solleiz converset en leon (fine XI secolo), 24 strofe di 3 versi. Il tropo era
destinato ad essere cantato in occasione della festa dell'Assunzione, prima delloffertorium Ave
Maria. Originarie delle regioni dell'ovest, copiato probabilmente in territorio un po' pi meridionale,
ossia nella valle della Loira. La datazione entro il secolo XI in questo caso non assicurata, dal
30
momento che il manoscritto relatore da assegnare al primo quarto del XII. Si inserito
comunque il tropo nel catalogo per una duplice ragione. Innanzitutto esso rappresenta una
categoria di testi religiosi, inni e preghiere, che attestata con pi di un prodotto a partire dall'inizio
del XII secolo e con origini anche settentrionali. Cos per esempio lEpistola farcita per la festa di
santo Stefano, componimento latino/volgare destinato ad essere cantato in occasione della
festivit del salto e riconducibile ad una tipologia testuale di lingua mista qui gi incontrata con lo
Sponsus.

8.1.7 Vie de Saint Alexis o Chanson de Saint Alexis, (pag. 222) testo dellXI secolo, 1040 circa;
la lingua comunque antica e corrisponde a uno stadio anteriore a quella utilizzata nella Chanson
de Roland conservata e la datazione alla met o entro il terzo quarto del secolo XI appare assai
probabile. Testo su strofe di 5 dcasyllabes, legati da assonanza: nella redazione del manoscritto
pi antico, il poemetto conta 625 versi.
Il testo dellAlexis volgare venne originariamente composto sul continente, in area linguistica della
Francia settentrionale. La diffusione antica del poemetto documentata soprattutto nella regione
anglo-normanna: discusso se vi sia stata una vera propria revisione e ristrutturazione in area
normanna, forse nel monastero di Le Bec, ovvero se le diverse copie anglo-normanne pervenute,
appartenenti a diversi rami della tradizione, siano da identificare come tracce indipendenti di una
generica ampia fortuna del testo. Il testo del prologo ingrossa si legge nel suo manoscritto pi
antico.

8.1.8 Chanson de sainte Catherine, fine XI secolo, 1050-1070 circa, ossia contemporanea della
redazione primitiva del Saint Alexis. Manoscritto anglonormanno del secolo XIII. L'autore sembra
provenire da Rouen e opera forse in Inghilterra, nei primissimi anni a ridosso della conquista
normanna. Il poema venne integralmente riscritto dalla monaca inglese Clemence de Barking
nell'ultimo quarto del XII secolo come Vie de Sainte Catherine, in distici (strofa formata da una
coppia di versi) di ottosillabi.

B. IN LINGUA DOC

8.1.9 Formule augurali per la guarigione delle ferite ritrovate da Bernard Bischoff nel margine di
un manoscritto del secolo IX/X, dove sono state inserite, assieme ad un'altra simile il latino, da una
mano assegnabile alla met o alla seconda met del secolo X. In entrambi i testi e perch di dire la
presenza di tradizione ortografica latina; tra gli elementi linguistici significativi in chiave romanza
da notare l'assenza dell'articolo.

8.1.10 Frammento di sei versi noto come Passione di Augsburg appartenente ad una
composizione drammatica di natura o intonazione profetica, con notazione musicale per il canto;
provenienza dalla Francia orientale un nord orientale, causa di almeno possibili distorsioni a
seguito della sovrapposizione di una patina linguistica settentrionale sul fondo occitanico;
manoscritto de X secolo. Senza addentrarsi in ipotesi di ricostruzione, si noteranno un assetto
metrico su una base di octosyllabes e la presenza di un apparente refrain, elemento che indirizza
verso le canzoni da ballo, attestate anche in ambito clericale.

8.1.11 Alba religiosa bilingue o Alba di Fleury componimento su tre strofe in latino, ciascuna
delle quali seguita da refrain costante in volgare; quest'ultimo difficilmente decifrabile sia nel
dettato che nell'assetto linguistico di base. L'Alba venne copiata nel X secolo nel monastero di
Fleury-sur-Loire. Il testo vi compare aggiunto sul verso del penultimo foglio del manoscritto, che
contiene testi religiosi e monastici.
31
8.1.12 Boeci (XI secolo), frammento iniziale di 225 versi di un poemetto narrativo-didattico sulla
vita del filosofo tardo-romano Severino Boezio, vissuto nel secolo VI e autore del trattato La
consolazione della filosofia, fatto giustiziare dal re ostrogoto Teodorico e per questo interpretato
dalla tradizione medievale come martire cristiano; testo lasse brevi di dcasyllabes rimati,
concepito per il canto individuale. Originale in limosino, trascritto nellabbazia di Saint-Martial a
Limoges entro il secolo XI.

8.1.13 Canzone mariana bilingue In hoc anni circulo mei amic e mei fiel (XI secolo); 19
strofe di tre heptasyllabes monorimi ciascuna, alternate tra latino e volgari, con le ultime tre in
volgare; ciascuna strofa seguita da un verso di clausola, di fatto equivalente di un refrain,
costante dopo le strofe latine, minimamente variato in quelle volgari.

8.1.14 Versus Sanctae Mariae (XI secolo), preghiera alla Vergine di 12 strofe di quattro
hexasyllabes a rime maschili, su schema rimico a a b b.

8.1.15 Tropo noto come Tu autem dall'inciso latino che richiama il Ps. 101 13 Tu Autem.
Domine, in Aeternum permane set momoriale tuum in generationem et generationem.

8.1.16 Due minimi testi lirici della seconda met del secolo XI, di contenuto amoroso e
entrambi di una sola strofa e accompagnati da notazione musicale rinvenuti da Bernhard Bischoff
alla fine di un manoscritto di Terenzio confezionato all'inizio del secolo XI e proveniente dalla
regione del Reno; qui uno scrivente tedesco, molto probabilmente renano, della seconda met
dello stesso XI secolo ci ha conservato sottoforma di appunto su un foglio di guardia del codice,
questa prima apparizione della lirica romanza profana: il secondo testo forse meglio classificabile
come di contenuto satirico; il primo testo di indubbio contenuto amoroso. Esso molto
probabilmente occitanico in origine, ma deve essere giunto nelle mani del copista tedesco
attraverso regioni pi settentrionali, transito gli che gli ha lasciato come traccia sensibile
l'adattamento in -er delle rime originariamente in ar, l'evoluzione presumibilmente in affricata
palatale /t/ nella forma imbracher.

8.1.17 Chanson de Sainte Foi (seconda met del XI, 1060 circa). Testo di 593 octosyllabes in
lasse assonanzate, destinato al canto, originario della regione ocitaica al limite meridionale del
Masiccio Centrale; la chanson copiata agli inizi del XII secolo in un manoscritto proveniente
dallabbazia di Fleury-sur-Loire, senza modificazioni significative dell'assetto linguistico primitivo. Il
manoscritto nel suo stato originale si presentava come una raccolta organica destinata a usi
paraliturgici e con la significativa presenza musicale, comprendente testi in latino e in volgare.

C. IN FRANCOPROVENZALE

8.1.18 Frammento di un Roman dAlexandre ossia di una traduzione della Storia latina di Curzio
Rufo, ad opera di un Albric de Pisancon; il frammento conservato in un manoscritto databile
all'inizio del secolo XII e consta di 105 octosyllabes, distribuiti in 15 lasse di misura abbastanza
costante, oscillante intorno ai 6-8 versi ciascuna, in un solo caso 10, legati perlopi da rima e in tre
casi da assonanza.

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D. MOZARABO

8.1.19 xarajat romanze, ossia allincirca refrains romanzi, tuttavia dincerta decifrazione anche in
conseguenza della scrittura in caratteri arabi che si trovano inseriti in canzoni arabe appartenenti al
genere delle muwassahat, composte in Andalusia nella seconda met dellXI e nel XII secolo: in
tutto gli inserti romanzi identificati con ragionevolezza sono 68. La muwassahat si articola
normalmente in un corpo in arabo classico, che prevede l'inserzione strutturale in ogni strofa di
clausole di chiusura in arabo volgare, ossia nella lingua corrente, assimilabili in certo modo ai
nostri ritornelli. In un certo numero di muwassahat di origine andalusa composta da poeti si arabi
sia ebrei in luogo della clausola in arabo volgare se ne incontra una nel volgare romanzo della
regione, il romanzo andaluso comunemente indicato come mozarabo. La decifrazione linguistica
dei testi, prima ancora della loro interpretazione, resa difficoltosa dalla trascrizione che, secondo
le norme degli alfabeti arabo ed ebraico, non indica le vocali, allora pronunciate mentalmente dal
lettore e oggi reintegrate dagli studiosi moderni attraverso molteplici difficolt e con risultati incerti,
tant' che, per la base linguistica romanza oltre al mondo arabo si pensato anche ad altre variet
peninsulari.

8.2 Precisazioni metriche


Con la sola eccezione del Sermone di Valenciennes, tutti gli altri testi delle origini sono in versi e
l'impressione generale che la presenza di un'organizzazione metrica, via via sempre pi
precisa e con crescenti caratteri romanzi, in allontanamento da modelli latini del tempo,
pienamente rispettati solo nellEulalia, e quindi di una forma percepibile ed elevata, sia una
caratteristica qualificante disistima nell'apparizione di primi testi letterari romanzi. E pertanto
opportuno abbozzare i contorni di questa acquisita formalit attraverso alcune definizioni degli
aspetti mterici incontrastati nei testi sopra presentati.

Strofa: unica metrica costituita di un numero fisso di versi (al minimo due nel distico) monometrici
o polimetrici; in campo romanzo la strofa caratteristica della poesia lirica, dove compare
soprattutto le realizzazioni complesse, destinate sempre in origine ad essere accompagnate dal
canto (da cui appunto il nome di lirica), secondo una melodia ripetuta di norma di strofa in strofa
con le sessioni di forme particolari, i discordi, costruiti su articolazioni pi libere, non strofiche; ma
forme minime e standardizzare di strofa, in particolare il couplet doctosyllabes (distico di
ottosillabi) nella letteratura francese e la quartina di alessandrini in varie tradizioni nazionali
(francese, spagnola, italiana) vennero largamente utilizzate per la letteratura in versi d'argomento
narrativo e didattico; cos poi lottava di endecasillabi detta anche ottava rima, che compare per la
prima volta nel Filostrato di Boccaccio ed poi lirica della narrativa italiana in versi dalla met del
300 in poi, utilizzata sia nei cantari sia nei poemi cavallereschi in versi.
lassa: unica metrica costituita da un numero variabile di versi monometrici. Forma tipica della
letteratura medievale gallo-romanza e specificatamente delle canzoni epiche (chanson de geste) e
di alcune canzoni agiografiche, essa venne utilizzata anche in ambito iberico e antico italiano.
Metri tipici delle canzoni gallo-romanze in lasse sono il dcasyllabe (equivalente ad un
endecasillabo italiano) e l'alessandrino.
rima: due versi rimano tra loro quando tra di essi vi sia identit perfetta, sia nelle vocali che nelle
consonanti, a partire dall'ultimo accento di ciascuno; la rima la sezione finale di un verso, a
partire dall'ultimo accento, quello che nella tradizione romanza medievale e post-medievale
identifica i tipi di versi.
assonanza: identit tra le sole vocali, in condizioni analoghe a quelle che definiscono la rima.

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dcasyllabes: in italiano meglio traducibile con decenario piuttosto che con decasillabo per evitare
confusioni sulla misura: verso caratterizzato e individuato da un accento dominante in decima
sede, che identifica la rima con l'assonanza; il dcasyllabes epico prevede inoltre un secondo
accento, d'importanza quasi pari al primo, collocato sempre in quarta sede e individuante una
cesura interna; la struttura nei due casi e dunque stabilmente o 4+6 oppure 6+4. Nella misura
prosodica complessiva il dcasyllabe epico strettamente comparabile all'endecasillabo della
tradizione italiana per pi simile al dcasyllabe lirico della tradizione provenzale. Il dcasyllabe
nella tradizione francese il verso tipico della canzone di gesta del secolo XII, poi affiancato e in
parte sostituito dall'alessandrino.
octosyllabe: in italiano ottosillabo mai equivalente al novenario: verso individuato da un accento
dominante in ottava sede. Nella tradizione gallo-romanza e in particolare come elemento
costitutivo del distico di octosyllabes questo il metro caratteristico dei generi versificati
d'argomento narrativo e didattico destinati alla lettura: nelle canzoni di gesta fa la sua comparsa
solo nell'antica canzone di Gormont e Isembart, ma caratteristico di un buon numero di antichi
poemetti, a cominciare dal St. Leger.
alessandrino: verso lungo, corrispondenti a un dodcasyllabe cesurato al mezzo e costituito
dunque di due unit simmetriche, ciascuna caratterizzata da un accento strutturale in sesta sede,
dopo la quale pu o no essere presente un'ulteriore sillaba atona, corrispondente di norma alla
finale di una parola piana. L'alessandrino venne cos chiamato a partire dal testo che lo impose nel
gusto del pubblico, un Roman dAlexandre, ossia una rielaborazione della storia leggendaria di
Alessandro Magno composta verso la fine del secolo XII. Organizzato in strofette di quattro versi,
dette appunto quartine di alessandrini, questo verso fu un metro importante della poesia
soprattutto didattica francese e spagnola, con esempi notevoli anche in Italia, in particolare come
soluzione metrica di diga della poesia didattica settentrionale.
tropo: dal greco tropos direzione, maniera, stile, termine passato a indicare nella retorica antica
il traslato, ossia uno dei fenomeni di deviazioni e traslazione di significato, una figura di pensiero
che organizza sensi figurati. Conservando quel significato nella tradizione retorica, il termine tropo
ne assunse un altro nella tradizione metrico-musicale mediolatina, indicando ampliamenti
particolari di elementi preesistenti; si trattava quindi di sviluppi anche autonomi ma costruiti sempre
a partire da un elemento dato e quindi non in tutto liberi, in forma in fondo non dissimile sul piano
concettuale da quel che saranno in seguito alle variazioni.
versus/verso: con questo nome sono designate diverse composizioni del repertorio dellabbazia
di San Marziale a Limoges, attribuibili alla fine dellXI e al XII secolo e caratterizzate dall'originalit
e libert nella costruzione, a differenza di quanto avviene per i tropi. I versus della scuola aquitana
hanno forma strofica, passata in eredit alla forma del vers nella pi antica tradizione trobadorica
provenzale, poi rielaborata intorno alla met del secolo XII in quella di canzone, fondamento a sua
volta della lirica d'arte romantica del medioevo.

8.3.1 Dimensioni dei testi


E innanzitutto evidente che questi componimenti acquistano nel corso del tempo una dimensione
via via maggiore: anche lasciando di lato la cantilena di Santa Eulalia, che alla struttura molto
particolare di sequenza, passiamo dai 245 versi del St. Leger ai 516 della Passion, ai 593 della
S.te Foy, ai 625 del St. Alexis. La Chanson de Roland, di cui conosciamo una versione forse
attribuibile alla fine del secolo XI e rimaneggiata all'inizio del successivo, conta pi di 4000 versi.

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8.3.2 Connotati culturali di origine: tradizioni monastiche
L'ambito di origine dei testi sempre religioso e pi precisamente monastico; non compaiono
invece centri di cultura che pure dal secolo XI cominciano ad avere una specifica rilevanza, come
le scuole che si definiscono cattedrali ossia associate a una sede vescovile, dunque di fatto a citt.

8.3.3 Tradizione manoscritta


Con la sola eccezione del St. Alexis, tutti questi componimenti sono in testimonianza unica, ossia
sono trasmessi da un solo manoscritto. La maggiorparte pare essere rimasta legata a luogo di
composizione: in questi casi non possiamo supporre un'effettiva circolazione dei testi. Altri
componimenti invece sono trascritti in codici esemplati in luogo diverso e talora anche lontani da
quello dove videro presumibilmente la luce. Il fatto che in uno stesso manoscritto siano stati riuniti
testi differenti quanto a origine fa intuire un processo di circolazione delle opere e di loro raccolta in
centri interessati a queste tipologie testuali, fenomeno che potrebbe essere stato ben pi esteso di
quanto ricostruibile sulla base della documentazione conservata. aspetto indubbiamente
notevole la trascrizione di alcuni testi fuori dall'area romanza, da affiancare all'apparizione
dellEulalia in una zona e in un manoscritto di confine e da porre in relazione con l'alta percentuale
di testi provenienti dalle zone orientali del dominio gallo-romanzo. Questi contatti e percorsi si
stabiliscono anche a cavallo tra latino e volgare. Nell'elaborazione della leggenda religiosa, il St.
Alexis francese deriva ovviamente da modelli agiografici latini, ma ne influenza a sua volta. Ancora
pi singolare il caso dell'antico St. Leger, che deriva da una vita latina radicata in territorio
pittavino, l dove il santo era specialmente venerato; il poemetto romanzo venne composto in zona
piccarda e ritorno per nella regione d'origine della leggenda, finendo scritto in un manoscritto
localizzabile tra Poitou e Limosino e il segnando cos un doppio percorso di andata e il ritorno
dell'asse sud ovest-nord est dentro l'area oitanica. Opportuno distinguere due piani. Da un lato
abbiamo una geografia precisa, culturalmente definita dai manoscritti conservati e dei centri
monastici cui possono quasi tutti essere ricondotti; una geografia reale, ma anche molto
lacunosa, a causa proprio della parzialit della documentazione. Accanto a questa per giusto
considerare anche una geografia dai connotati assai meno netti, suggerita da alcuni percorsi di
diffusione che possono essere delineati almeno in via di ipotesi. In particolare, a proposito di
diversi di questi testi gallo-romanzi, in genere legati al canto e all'esecuzione pubblica, dalla
Passion sino alla canzone di gesta di Girart de Roussillon, della met del secolo XII, stata
discussa la localizzazione con proposte che rivolgevano a un capo o all'altro dell'area di
transizione il cosiddetto croissant (ossia quella regione che contorna a nord la regione occitanica
nell'area del Massiccio Centrale), formulate a partire da dati linguistici contraddittori; questo fatto
un indizio della potenziale mobilit dei gesti, ossia della possibilit di semplicissimi adattamenti
operati tra modalit linguistiche tra loro simili, neppure necessariamente coincidenti con quella
originaria del testo.

8.3.4 Geografia culturale della tradizione


Le geografia che possiamo delineare contraddistinta da centri religiosi di cultura, in primo luogo i
monasteri. Circa il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, il caso del St. Alexis per tanti aspetti
emblematico. L'inno latino Pater Deus ingenite, composto a Roma verso il 1070, si configura
come un adattamento della leggenda sacra a partire da uno schema coincidente con quello della
chanson volgare e divergente dalle varie vitae latine del Santo, conosciute a loro volta, a quanto
risulta, soprattutto a cominciare dall'inizio dello stesso secolo XI e con Roma come centro
apparente di radiazione. Il St. Alexis esce dai monasteri. Verso la met del secolo XII la fortuna
della Francia orientale assicurata dal ruolo che le viene assegnato nell'episodio della
conversione di Pietro Valdo il quale secondo un cronista del tempo avrebbe deciso di abbracciare

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la vita religiosa, fondando il movimento riformatore che da lui prese il nome, dopo essere rimasto
colpito nell'ascoltare la vita del Santo, la recitata e verosimilmente in volgare, da un giullare sulla
piazza del mercato di Lione.

8.3.5 Tipologie di manoscritti


Si individuano pi tipologie significative di manoscritti. Tutti i testi qui elencati sono ospitati in
manoscritti latini. Troviamo innanzi tutto testi romanzi chiaramente inseriti su un supporto
ascrivibile disponibile che funge da semplice appoggio, senza un chiaro progetto di
conservazione nel tempo. In questi casi si pu a pieno diritto parlare di scritture avventizie indotte
da una volont di conservazione innanzitutto personale dei testi coinvolti; non a caso si tratta di
trascrizioni informali, si tratta di testi brevi, con basso grado di complessit. Abbiamo poi testi
anche questi inseriti in spazi bianchi di manoscritti latini preesistenti, per secondo modalit tali da
far pensare alla sicura intenzionalit della trascrizione in termini di cosciente volont di
conservazione nel tempo dell'oggetto testuale. I parametri rilevanti per questa valutazione
sono: la disposizione complessiva del testo, l'accuratezza della scrittura, la tensione delle partizioni
del testo, a cominciare dalla distribuzione di iniziali di testo e di stoffa. Si pu parlare in questo
caso di testi romanzi ospitati entro manoscritti latini. I testi da collocare in questo gruppo sono
lEulalia, il St. Leger, la Passion, il Boeci, il Roman dAlexandre dAlberic.
Compaiono in fine testi romanzi integrati originariamente all'interno di manoscritti latini
ovvero concepiti secondo un progetto unitario. In questi casi la modalit trascrizione dei testi
romanzi totalmente allineata a quella dei testi latini pur ancora preponderanti nell'economia
complessiva di codici interessati; e si gratta in tutti i casi di manoscritti latini di atto o anche
altissimo livello.

8.3.6 Preistoria: pratiche liturgiche


E possibile che a monte di questi testi ve ne fossero altri analoghi. Per esempio una testimonianza
dell'inizio del secolo XI quella cronista Bernardo dAngers relativa ai pellegrinaggi a Conques
legati alla devozione per Santa Fede che avevano luogo in quel tempo: durante i festeggiamenti e
anche dentro la Chiesa i pellegrini intonavano delle cantilene rustiche; si tratta di componimenti di
forma ovviamente non precisabile e per certamente di argomento religioso e che su questa base
il testimone giudica benevolmente come espressione della simplicitas, ignorantia e fragilitas dei
pellegrini. La testimonianza di specialissima rilevanza, considerato che Coques si trova ai limiti
della regione nella quale pu essere collocata, su base dialettologica, l'origine della Chanson de
S.te Foy.

8.3.7 Forme metriche e storia letteraria


Dei due tipi di versiche ricorrono negli antichi testi agiografici, il dcasyllabe il metro dominante
delle canzoni di gesta, loctosyllabe della poesia didattica e narrativa oitanica, destinata a dilagare
dalla met del secolo XIIin poi. Sia per il dcasyllabeche per loctosyllabe sono stati additati
antecedenti pi o meno diretti in tipi di verso attestati in precedenza nellinnografia religiosa
mediolatina. Un secondo aspetto che richiede attestazioni quello dei modelli di organizzazione
del raggruppamento dei versi, in breve delle forme storiche. Con leccezione dellEulalia, a tutti
testi di dimensioni apprezzabili sono in strofe o in lasse comunque brevi. Lopinione corrente circa
il due modelli di organizzazione strofica che la lassa sia un derivato della strofa, gi attestata in
ambito mediolatino, e che in particolare la successiva strofa epica del Roland discenda dalla strofa
di cinque versi di dcasyllabe del St. Alexis.
E possibile riconoscere laffinit retorico-compositivacomplessiva che lega due gruppi di opere: da
un lato soprattutto i pi tardi e complessi dei poemetti agiografici e in primo luogo il St. Alexis,

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dallaltro le canzoni di gesta, a cominciare con la Chanson de Roland. Speciale e particolarmente
stretto il rapporto che intercorre tra Alexis e Roland. Oltre alla tecnica di costruzione del
decasillabo, simile anche larticolazione metrico-narrativa che simpernia assai spesso su
gruppi di strofe di impostazione simmetrica, costruiti specialmente per gruppi di tre unit,
con effetti di rallentamento dellazione e di potenziamento o intensificazione delle emozioni.
Vi quindi unaffinit formale specifica abbastanza stringente che implica, al di l della semplice
coerenza cronologica, unaffinit sostanziale di ambienti e di pubblico e configura una condizione
di contatto dinamico tra i due generi dellagiografia volgare e dellepica. Alexis e Roland sono due
realizzazioni riconducibili ai diversi indirizzi di una medesima arte compositiva e radicate nella
medesima cultura letteraria, bench poi diversissime nellispirazione e nel sistema di valori
portanti, quando ci si aspetterebbe da un testo agiografico-ascetico e unepica, certamente
cristiana, ma dai tratti guerrieri e laici.

8.3.8 Geografia e storia della letteratura: Nord e sud in area gallo-romanza


Tra i testi versificati gallo-romanzi, un carattere nettamente settentrionale evidente solo
nellEulalia e nel St. Leger. Diversi testi vengono da zone di transizione (Poitou, regione franco-
provenzale) o presentano tratti ibridi o problematici, anche interpretati come elementi originari cui
si sono sovrapposte successive stratificazioni linguistiche, connesse a possibili revisioni sostanziali
(cos anche nel caso del St. Alexis). Si comincia a percepire unopposizione nella distribuzione di
tipi testuali che vede una predominanza della lingua doil (nord della Francia) nei generi narrativi,
cui fa da contrappeso unanteriorit e predominanza della lingua doc (sud della Francia) nella lirica
colta. Il complesso della letteratura romanza medievale si costituir nella sua articolazione di forme
e generi a partire da due punti di riferimento costituiti nellambito oitanico per tutta la narrativa e per
alcune espressioni liriche di tipo basso e di contenuto folklorico-tradizionale e nellambito
occitanico per la lirica colta o darte di matrice cortese.
La distinzione tra le due tradizioni si riflette e in qualche modo genera la bipartizione funzionale
iberica negli usi delle lingue letterarie, che vede il galego-portoghese come lingua trans-nazionale
di una lirica che si costituisse in tradizione a partire dal corpus testuale dei trovatori provenzali e
tuttavia con una cospicua anomalia di carattere almeno in apparenza almeno colto e pi
tradizionale, costituito dallimportante corpus di canzoni di donna, le cantigas de amigo, individuate
anche da propri tratti formali esclusivi, che trovano a loro volta alcune corrispondenze in ambito
francese.

8.3.9 Assenza del centro e predominanza della periferia in area oitanica


Allinterno dellarea oitanica (lingua doil=nord della Francia), si delinea con sufficiente precisione
una caratteristica di fondo della distribuzione geografica della produzione e circolazione dei testi
letterari, destinata a permanere fino al XIII secolo inoltrato. I primi centri di cultura volgare francese
sono relativamente periferici nei confronti della capitale. Da una parte la Piccardia-Vallonia
(regione della Francia settentrionale), dallaltra il Poitou (zona posta fra la Loira e la Gironda). A
queste due aree si aggiunge a partire dalla fine dellXI secolo quella anglo-normanna (regione
Nord-Ovest della Francia), che svolge una funzione determinante sino al terzo quarto del XII
secolo, affiancata, dalla met dello stesso XII secolo, da altre aree non centrali, come la
Champagne e la Lorena, che si aggiungono sullasse orientale alla regione piccardo-vallone. E se
vero che primi testi di origine centrale appaiono alla fine del XII secolo, Parigi non comincer a
rivestire un ruolo di un qualche rilievo come capitale anche delle lettere volgari che dallepoca di
San Luigi, alla met del XIII secolo, quando entreranno potentemente in gioco la corte gi,
luniversit e anche la scuola musicale di Notre Dame quali nuovi poli culturali di riferimento,
destinati a dominare il panorama delle lettere francesi gi a partire dalla fine del secolo.

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In area occitanica (lingua doc=sud della Francia), dove non vi una capitale e non vi neppure
una zona che possa agire da vero e proprio centro geografico di attrazione e dove esistono invece
pi centri regionali, la preminenza iniziale dellarea limosina (Limoges) da spiegare con la
presenza di centri di cultura religiosa importanti, tra i quali si segnala funzione primaria in questa
fase pi antica il monastero di San Marziale a Limoges.

8.3.10 Tra preistoria e storia: lapparizione della tematica cortese


Tra i due testi di lirica amorosa individuati da Bischoff (8.1.16), ci sono da fare delle osservazioni:
innanzitutto la discrepanza linguistica di base essenziale: il copista annota il testo estraneo che
lha colpito. Secondariamente, lo spazio del codice utilizzato questa volta davvero marginale,
indizio da un lato delloccasionalit e fortunosit della conversazione, dallaltro della sostanziale
marginalit, da intendere come stranezza linguistica ma anche come diversit culturale di fondo
della materia lirica dei due frammenti rispetto allambiente nel quale vennero colti.

8.3.11 Tra preistoria e storia: singolarit del frammento di Roman dAlexandre


Il poema di Albric (18) da considerare il capostipite delle successive numerose rielaborazioni
gallo-romanze della leggenda di Alessandro ed probabile che anche alla loro fortuna si debba
imputare leclisse quasi totale della redazione pi antica. Il poema di Albric si colloca in una
posizione cruciale di snodo tra generi diversi e anche tra intere tradizioni distinte della letteratura
gallo-romanza delle origini. Largomento del poema sviluppato successivamente in opere che
classifichiamo abitualmente come romanzi. La sua forma prossima a quella dei poemi agiografici
del secolo XI e non lontana da quella dellepica pi antica. Latteggiamento dellautore induce a
collocare poemetto in ambiente colto, quantomeno scolastico, coerente con largomento, ed per
significativa la seriet del volgare e la giustificazione che egli ne d (vv.7-8). La lingua infine, non
omogenea, ma composita, come accade per diversi altri testi del dominio francoprovenzale e del
Delfinato e presenta la mescolanza di tratti di origini differenti anche a livello di lingua letteraria.
Difatti troviamo fenomeni linguistici settentrionali accanto ad altri meridionali. La lingua
dellAlexandre pone cos a contatto entro lo stesso testo le due tradizioni linguistico-letterarie che
si andavano allora delineando; pi ancora che la possibilit di una concreta configurazione del
piano dialettologico in una zona effettivamente di transizione, cosa che peraltro possibile
attraverso lindividuazione del territorio franco-provenzale come presumibile aria di origine del
poemetto, appare significativa la scelta dellautore di utilizzare contemporaneamente elementi
caratterizzanti di entrambe le tradizioni in linguistico-letterarie emergenti dellarea gallo-romanza,
che evidentemente doveva alloggiare suoi occhi aveva assunto fisionomie tanto significative, di
certo non sul piano linguistico-dialettologico, bens su quello linguistico-letterario. E con lopera di
Albric siamo intorno allanno 1100.

8.2.12 La Chanson de Saint Alexis come punto di svolta nelle origini romanze
Lapparizione del St. Alexis (7) corrisponde a una svolta sostanziale. La leggenda delluomo di Dio,
di alti natali e che rinuncia per del tutto al proprio rango e alla propria famiglia per una vita
solitaria di mendicante che lo conduce sin dentro la casa paterna, indubbiamente in s
particolarmente toccante e dovette dare voce a una serie di inquietudini e di nuove sensibilit che
si affacciavano nel mondo occidentale dopo il 1000. Essa interpretata in volgare in un testo di
considerevole qualit letteraria che occupa una posizione nodale nello sviluppo delle forme
romanze. Il poemetto godette di durevole fortuna nel tempo e la sua persistenza confermata dal
numero consistente di testimoni di diversa provenienza che ce lo hanno trasmesso. I manoscritti
sono scaglionati sullarco di oltre un secolo e mezzo e sono originali sia dellInghilterra normanna
sia del continente. la dimostrazione della presenza di una tradizione culturale e letteraria

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romanza ormai fortemente stabilita. Il manoscritto siglato L nella tradizione del St. Alexis presenta
per la prima volta un testo romanzo inserito in posizione di grande evidenza entro un manoscritto
monastico di altissimo livello qualitativo e come parte cospicua di un progetto organico
complessivo, che lo vede affiancato da un lato a una raffigurazione pittorica della vita di Cristo,
composta da decine di illustrazioni a piena pagina, dallaltro a una sezione formata da salmi e da
una collezione di cantica e inni: il poemetto volgare con varie cos dallaltro, in posizione non
subordinata, a fianco di uno dei massimi esempi di scrittura sacra in latino. Inoltre con il
manoscritto A della fine del XII secolo, incontriamo uno dei massimi esempi integralmente
conservati di manoscritti romanzi, ossia di libri progettati e realizzati per accogliere solo
testi volgari, tra laltro in questo caso legati tra loro da elementi a pensarli di coerenza.
Dato emblematico circa il momento di svolta nei rapporti tra letteratura latina e letterature volgari
la dipendenza dellinno latino Pater Deus ingenite da una versione romanza della vita del Santo
che non doveva essere molto differente da quella conservata; ci che per noi pi importa che si
ha qui una prima dimostrazione evidente dellinfluenza diretta di un comportamento romanzo dai
tratti strutturati su un componimento latino, quindi di uninfluenza tra le due letterature che
comincia ad essere tardi vilmente il biunivoca.

9. Le letterature romanze medievali

9.1 Penisola iberica e Italia


Due coordinate cronologiche importanti sono gli anni 1100 e 1200, ossia gli inizi del XII e del XIII
secolo. Abbiamo visto come intorno al 1100 nelle diverse regioni dellarea linguistica gallo-
romanza si cominciano a definire centri e tradizioni di unattivit letteraria in volgare in via di rapida
affermazione. I segnali sono sensibili gi dalla fine del secolo XI: si pensi anche solo ad un inizio
della forza della Nota Emilianense e si detto come la composizione e la prima fortuna della
Chanson de St. Alexis, a cavallo tra XI e XII secolo, segni per varie ragioni un punto di svolta nella
vicenda delle origini delle romanze. Unulteriore svolta si registra a circa un secolo di distanza,
intorno al 1200 o poco oltre, in coincidenza del passaggio tra XII e XIII secolo. La svolta,
accertabile anche sulla base della documentazione conservata e non pi solo ipotizzabile sulla
base di indizi e tracce spesso infide o deboli, concerne pressoch contemporaneamente la
Penisola iberica e lItalia.
Nella Penisola Iberica constatiamo sia lavvio di una tradizione lirica autoctona di lingua
galego-portoghese sia la composizione del capostipite della letteratura castigliana medievale, il
Poema de Mio Cid, poema epico in tre cantares nel quale sono revocate le imprese di Rodrigo
Diaz de Bivar, eroe della Riconquista.
Si delinea rapidamente la prevalenza castigliana:le varit linguistiche pi prossime, il leonese e
lasturiano, vengono cancellate rapidamente da panorama letterario, mentre laragonese relegato
ad un ruolo del tutto marginale. La pi antica cantiga galego-portoghese databile del 1196: si
tratta di un testo satirico a sfondo politico composto da Joan Sorez de Pavia Ora riunisce
lesercito il signore di Navarra. La tradizione lirica galego-portoghesesi estende dallultimo scorcio
del secolo XII fino al XIV inoltrato, con caratteri assai forti di continuit interna negli aspetti formali
e tematici. Sua caratteristica essenziale ladozione, come elemento costitutivo posto a propria
base e fondamento, di una sola lingua poetica a matrice innanzitutto galega e poi tintasi di tratti
portoghesi nel corso della sua evoluzione e soprattutto ad opera dei trovatori pi tardi di origine
appunto lusitana. La corte di Toledo del re di Castiglia e Leon Alfonso X, riconosciuta come
massimo centro promotore di una tradizione di prosa castigliana di alto livello: Alfonso fu egli
stesso poeta profano in galego e adott questa lingua per la monumentale raccolta di canti in
onore della Vergine Maria da lui promossa e nella cui realizzazione intervenne di certo

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direttamente. Per quanto riguarda lambito pi propriamente castigliano e il Poema de Mio Cid,
tutte le indagini pi recenti convergono nellassegnare agli ultimissimi anni del secolo XII o ai
primissimi del XIII il poema cos come conservato nel manoscritto unico. Rodrigo Diaz detto
appunto il Cid, era un vassallo scacciato da Alfonso VI di Castiglia e Leon nel 1081 e da allora
protagonista di una serie di spedizioni fuori dai confini del regno, prima contro il Conte di
Barcellona, poi contro gli arabi, ai quali riusc a strappare persino la grande citt di Valencia.
Rodrigo Diaz personifica i caratteri di un tipo, etico e umano, propriamente castigliano: per ogni
famiglia nobile ma non appartenente allalta aristocrazia, valoroso ma anche insofferente e
protagonista cos di una ribellione contro il proprio re, di conseguenza espulso e bandito dal regno
ma capace di conquistare la dignit e il favore del sovrano grazie alle proprie imprese e di
difendere poi lonore delle proprie figlie umiliate da mariti invidiosi provenienti da una famiglia della
pi alta nobilt. Dopo il Cid e ormai dentro il secolo XIII seguiamo i primi passi di una letteratura
castigliana ancora in cerca anche di un proprio canone formale, destinato a definire intorno alle
figure di Gonzalo de Berceo e poi soprattutto di Alfonso X.
In Italia, i primi testi letterari cominciano ad apparire dopo lanno 1100, passi lungo il corso del
secolo e con una concentrazione significativa negli ultimi decenni. innanzitutto conservato un
brevissimo frammento della met del secolo XII noto come Pianto della Vergine di Montecassino,
costituito da tre versi introdotti da una didascalia in latino. Si tratta della sezione conclusiva di un
testo drammaturgico in latino, uno di quei componimenti che si soliti indicare col nome generico
di sacre rappresentazioni. I tre versi volgari compaiono anche in un pi ampio Pianto della Vergine
trasmesso da tre manoscritti sensibilmente posteriori, stagionati tra la fine del XIII e la met del
XIV secolo. Si ha dunque l'impressione che tre versi inseriti alla fine del dramma latino siano stati
estratti da un componimento volgare e gi esistente a quell'epoca. Il dato appare concorde con
quanto cui pi volte rilevato circa il rapporto di dipendenza tra cultura latina e cultura volgare nella
fase di gestazione delle tradizioni romanze: il testo latino che fornisce il contenitore che pu
cogliere e preservare nello scritto, in forma digitazione, un testo volgare dallo statuto ancora
non precisato, per altro collocato nella posizione massimamente evidente di clausola finale.
Restando in Italia, a fianco del Pianto sono da ricordare alcuni altri componimenti di tematica
religiosa provenienti sempre dall'area mediana che vedeva ancora i monasteri benedettini, a
cominciare da quello di Montecassino, i centri culturali fondamentali: il Ritmo cassinese, il Ritmo su
SantAlessio marchigiano, primo adattamento nella penisola della leggenda sacra tanto importante
nella letteratura gallo-romanzo delle origini. Si affaccia anche una produzione profana, di tematica
politica e civile, ispirata dai conflitti che travagliano il mondo comunale e attraverso i quali si
comincia a intravedere l'intersezione tra elementi cortesi e feudatari, dai connotati galloromanzi, e
membri di cultura cittadina. Il pi antico testo poetico della Toscana centrale, il Ritmo Laurenziano,
un posto poco prima del 1200, con ogni probabilit tra il 1188 e il 1197, prese dalla medesima cifra
complessiva, adattata per a un componimento giullaresco leggero e scherzoso.
E noto a tutti che l'avvio di una vera e propria letteratura nazionale in Italia in vario modo
segnato dall'inizio del XIII secolo. Il Cantico delle creature di San Francesco, riprendendo effetti
di tradizione mediana e innovando per in maniera del tutto originale sul fronte dell'assetto
disuguale, apre una stagione durante la quale si pu realmente misurare la spinta creativa della
letteratura in Italia. La Scuola poetica siciliana costituitasi attorno a Federico II, inaugura una
tradizione lirica intorno alla quale, a partire dalla mediazione Toscana, prima anche pisana poi pi
precisamente fiorentina, si stabilisce tra XIII e XIV secolo la base stessa della lingua letteraria
italiana.

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9.2 Cronologia assoluta e relativa
Riassumiamo il quadro cronologico globale dei rapporti tra letterature romanze e tradizioni
manoscritte:
-sotto l'etichetta di Francia, tutta la regione gallo-romanza, quindi sia l'area oitanica che quella
occitanica;
-sotto l'etichetta di Spagna, le varie aree iberiche, Catalogna compresa, con lavvertenza questa
volta che la quantit di testi portoghesi medievali minima sino ad una data assai avanzata e che
parimenti minima e la quantit di manoscritti medievali conservati (degli schema pag 271).
In sostanza, quanto detto circa la cronologia dei testi trova riscontro nelle tradizioni manoscritte, e
sono un'importante spia della natura e qualit dei sistemi culturali. I manoscritti francesi conservati
del secolo XII sono relativamente numerosi. Al contrario il numero di manoscritti duecenteschi
italiani ancora ristrettissimo (i tre grandi canzonieri antichi della lirica delle origini, i primi codici
della poesia didattica settentrionale, il Laudario di Cortona, alcune raccolte di testi didattici in prosa
di provenienza toscana: la maggior parte di questi manoscritti da ricondurre all'ultimo scorcio del
secolo). Analogamente, in pochi codici duecenteschi di origine spagnola sono pressoch tutti da
associare a un luogo e a una situazione particolarissima, ossia alla corte castigliana di Alfonso X,
che fu al tempo stesso grande centro culturale e grande officina vittoria, ossia luogo sia di
compilazione sia di trascrizione delle opere.
Dopo lanno 1300 si registra unulteriore svolta per tanti aspetti decisiva in tutta la Romnia
letteraria e di segno diverso: mentre si attenua la centralit francese e viene meno del tutto o quasi
del tutto il punto di riferimento rappresentato dalla lirica cortese provenzale, si delineano varie
tradizioni nazionali, che appaiono ormai saldamente costituite e provviste ciascuna di loro i tratti
caratterizzanti e distintivi. Anzi, mentre la Guerra dei cent'anni (1340-1450) causa di una
profonda crisi materiale e culturale della Francia, il Trecento vede l'autentica esplosione della
letteratura volgare italiana e, soprattutto, l'aumento esponenziale, del numero dei codici
conservati, rappresentativi di tutti i generi della cultura scritta.

9.3 Modalit e tempi


Entro il processo dinsiemi di sviluppo delle letterature romanze tra XI-XII e XIV secolo opportuno
soffermarsi su due aspetti di portata complessiva: i passaggi che portano alla costituzione di una
civilt letteraria volgare e al consolidamento di una sua specifica memoria, e diversit nei tempi e
nelle velocit tra le aree (vedi schema pag 273):
La presenza di tracce non limitata alla sola fase pi antica. Anche in momenti successivi
continuiamo a imbattersi in prestazioni saltuarie, in genere precarie e non canoniche, anzi per lo
pi occasionali al livello di modalit di trascrizione, che si documentano, accanto alla pi o meno
larga diffusione di testi della letteratura alta, provvisti di propri canali e modi canonici di
trasmissione e persistenza, la presenza di filoni di produzione in genere di tipo basso, ancora
fortemente legati alla dimensione dell'oralit. Queste tracce, raramente o che eccezionalmente
condensatesi in macchie comunque non persistenti, sono l'unica dimostrazione di esistenza di
testi, forme e tradizioni e spesso hanno corrispondenti nei modi della letteratura alta; si tratta di
presenze non esattamente quantificabili e quantificabili, che tuttavia arricchiscono, in termini di
articolazione diastratica, il panorama della produzione basso-medievale.
Quanto ai tempi che scandiscono la prima fase d'avvio, anche un primo sguardo che abbracci
l'insieme dell'area romana accoglie le differenze macroscopiche: il ritardo di un secolo di
Penisola Iberica e Italia rispetto alla Francia e poi, stringendo la focale sul solo XII secolo, la
povert e assoluta sporadicit delle attestazioni iberiche e italiane a fronte dell'ampiezza e
della ricchezza anche assoluta, in termini qualitativi, della produzione letteraria gallo-romanza,
attraverso la quale si definisce a pieno titolo una letteratura, non pi solo rappresentata da isolati

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monumenti, per considerevoli che siano, come accade ancora per il secolo XI, ma articolata e
distesa su un sistema di generi e tipologie.
Una funzione e posizione centrale dell'area gallo-romanza nei suoi due versanti diversi e per tanti
aspetti complementari avvertibile nell'irradiamento di testi e nella diffusione di elementi costitutivi
decisivi: temi (i nuovi personaggi e i nuovi paesaggi e terreni d'azione della letteratura romanza del
secolo XII), generi (le canzoni di gesta, il romanzo, la lirica cortese, ecc.), forme (modelli sfrofici,
metri, ma anche aspetti stilistici e di tecnica compositiva e poi l'affermazione della prosa narrativa
e didattica). Inoltre, nel XIII e XIV secolo la letteratura francese, specie nei generi narrativi, circola
largamente nell'Italia centro-settentrionale. L'importanza della presenza su tale che stimol la
composizione di opere originali in francese, ma anche in lingua ibrida, ottenuta mescolando con
diverse percentuali e densit francese e dialetti dell'area padano-veneta, dando vita a un filone in
realt poco coeso, se non nel dato secolo. Per l'assenza iberica e italiana dalla fase pi antica di
avvio delle tradizioni letterarie volgari, che pare riflettere un effettivo ritardo, oltre che corrispondere
a una maggiore precocit dell'area gallo-romanza, si sono proposte spiegazioni che fanno
riferimento:
a) per l'Iberia alla situazione ancora precaria dei territori cristiani e alla debolezza del tessuto
culturale-letterario;
b) per l'Italia, prima all'arretratezza e staticit della situazione alto-medievale, poi
all'evoluzione innovativa e creativa della produzione latina che si indirizza in citt importanti
dell'Italia centro-settentrionale, gravitanti intorno a Bologna e alla sua universit.

9.4 Il XII secolo: l'affermazione della letteratura in volgare


Ritorniamo allora sul XII secolo nell'area gallo-romanza: per la letteratura in lingua volgare
questo un secolo non pi di formazione, ma di affermazione. Il cambiamento rispetto al periodo
precedente e sostanziale: per lXI secolo occorre parlare ancora a tutti gli effetti di origini, ossia di
una fase di preparazione della quale rimane un certo numero di testimonianze di impronta
religiosa, gi rilevanti di per s e che si permettono anche, assieme alle grazie indirette fornite da
testi il mediolatini, di abbozzare una preistoria ipotetica, formale e tematica, di alcuni generi
profani. Dopo l'anno 1100 dobbiamo parlare invece di piena manifestazione di una letteratura
romanza variegata nei temi e nelle forme e nella quale campeggiano nuovi generi profani,
cui ormai da attribuire una funzione autenticamente trainante, anche sulla base di fattori di
qualitativa novit.
Nellepica campeggiano eroi cristiani, per lo pi cavalieri di nobile stirpe, spesso investiti i feudi, il
lotta contro nemici di religione diversa, di norma musulmani, ma anche pagani sassoni come ad
esempio nella Chanson des Saisnes. Si manifesta qui la sensibilit della civilt feudale tra assetti
alto-medievali e realt contemporanee. L'andamento corale e la destinazione delle opere e, non
solo nella fase pi antica, quello della declamazione pubblica sulla base di una linea melodica; i
personaggi sono eroi simbolici, nei quali il pubblico pu riconoscere i propri campioni.
Nella narrativa cortese si afferma un tipo umano simile al precedente, ma diverso: i protagonisti
sono di nuovo nobili cavalieri ma il loro campo d'azione non pi quello di gravi scontri collettivi tra
nazioni, civilt e religioni, come nell'epica, ma quello dell'avventura individuale di ricerca,
scoperta e riconquista: di un ruolo sociale, di una condizione, di una donna, spesso ereditiera di un
feudo e di un titolo. Si affaccia lamore come potente stimolo dell'azione umana, talora
assolutamente incontrollabile. I protagonisti sono dunque in primo luogo gli individui: su questa
linea l'intera tematica dell'avventura cavalleresca in origine del tutto profana pu venire
sottoposta a revisioni che la cristianizzano nel profondo. Si delinea un certo gusto per l'esotico, di
sicuro alimentato dalle Crociate e di ingenerare nell'interesse dell'oriente, documentato gi a
partire dal secolo XII attraverso il frammento francoprovenzale di Albric. Prendono cos corpo tre

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nuclei essenziali, ciascuno provvisto di propri connotati: il romanzo storico e antico; le storie di
Tristano; le storie di re Art e del Graal. Tutti questi cicli verranno sottoposti in misura maggiore o
minore nel corso del duecento ad operazioni di risistemazione, connesse con l'affermazione della
scrittura in prosa e al gusto per ampie complicazioni cicliche di carattere sistematico.
Laccentuazione individuale della narrativa cortese riprende e sviluppa in chiave narrativa e quello
che il nucleo essenziale della lirica cortese, creazione esclusiva del sud della Francia e di poeti
detti trovatori legati al peculiare tessuto sociale di questa regione, caratterizzata da un'alta
frammentazione dei poteri territoriali. Nel suo pi completo e decisivo sviluppo, a partire dalla
seconda met del secolo, la lirica dei trovatori acquisisce valenza e statura europea, imponendosi
come punto di riferimento ad un tempo di una nuova sensibilit cortese. Una delle ragioni
determinanti dell'affermazione europea della lirica cortese trobadorica, proprio il conseguimento
di un'espressione formalmente compiuta e quindi l'affermazione testuale, letteraria, di una nuova
soggettivit che si manifesta unicamente attraverso l'assunzione di una centralit della prima
persona e del punto di vista soggettivo e individuare che ad essa associato. Oggetto dell'amore
e una donna collocata in una posizione di dominanza, rispetto alla quale lamante trovatore accetta
una condizione di subalternit e sottomissione, nella speranza che fedelt e perseveranza gli
permettano di colpire l'anno della donna. Questo nuovo io laico e questa nuova sensibilit si
impongono nella lirica cortese come forma modellate anche a livello grammaticale dell'intero
discorso amoroso e quindi di una nuova sensibilit e di una nuova modalit di percezione
dell'individuo; dal sistema dei segnali testuali si costruisce una visione dell'esistenza che
innovativa rispetto ai modelli trado-antichi e alto-medievali, di estrazione classica, cristiana o
barbarica. Si affaccia in fine con alcune prime prove la letteratura di tipo didattico, cui
riconduciamo diversi trattati informativi, anche di contenuto eminentemente pratico. La strada
aperta dalle prime scritture didattiche all'inizio del XII secolo porta a quella graduale estensione del
campo d'azione del volgare a scapito del latino che si segnalata pi volte come uno dei grandi
temi sui quali possibile costruire una periodizzazione di riferimento tra medioevo e Et moderna.

9.5 Novit del XII secolo


si affermano attraverso testi nuovi ideali e nuovi tipi umani, nel complesso si definisce una nuova
cultura, componente centrale di quella che si suol definire Rinascita del XII secolo. Le nuove
espressioni letterarie volgari manifestano una cultura non pi solo religiosa ma anche laica
che attraverso quei resti che appare ormai evidente e organizzata in forme e modi di
comportamento del tutto svincolati da qualsiasi connessione con la rusticitas e che anzi si presenta
come antitetica alla componente tradizionale e corrente, aspirando coscientemente una condizione
elitaria. I testi romanzi innovativi riflettono un cambiamento in corso e in parte almeno lo guidano,
contribuendo a definire un sistema di valori che stabilisce una discontinuit sensibile con l'epoca
precedente. Lapparizione delle letterature romanze volgari un fenomeno di tale vastit e
importanza da farci intuire la profondit del cambiamento in atto nella spiritualit di una parte
considerevole della societ medievale. Due dei testi pi notevoli di questa prima stagione della
letteratura francese sono la Chanson de Saint Alexis e lYvain di Chrtien, una canzone
agiografica dedicata al santo eremita e asceta e un romanzo costruito intorno alle avventure di un
Cavaliere (trame pag 281). L'aspetto da sottolineare si trova nell'apertura delle due storie, in
entrambi testi si pu individuare un elemento comune a base dell'azione: labbandono per scelta
del protagonista di un luogo chiuso e protetto, provvisto di chiare valenze simboliche rispetto alle
scelte di base dell'esistenza, la casa paterna la sera delle nozze e quindi alla vigilia della
costituzione di una nuova famiglia dei perpetui l'ordine e assuma l'eredit; la corte e il suo giardino
dove il giovane cavaliere gi affermato che potrebbe semplicemente attendere il proprio
momento; questo per intraprendere una ricerca comunque nelle due diversissime maniere in cui

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viene portata avanti la ricerca di se stessi, della propria vita umana individuale. L'elemento
tematico basilare comune tra St. Alexis e Yvain ci fa intravedere quelle che dovevano essere
pensioni effettive nella spiritualit e nella stessa vita sociale del tempo; la storia di Alessio non
una consueta vita di Santo e il successo che le arrise tra XI e XII secolo dimostra chiaramente la
corrispondenza con una sensibilit in via di cambiamento e con le domande nuove che essa
poneva. Un un ulteriore elemento di novit di sistema da mettere in evidenza concerne i centri
della vita intellettuale e della produzione letteraria. Aspetto determinante della nuova
letteratura del XII e poi del XIII secolo l'apparizione di nuovi centri di produzione, di nuovi punti di
riferimento in una geografia culturale volgare i cui confini tendono a superare quelli linguistici della
romanza. Per l'epica, e pi antico almeno in alcuni presupposti di fondo spesso difficile
individuare centri e luoghi di produzione: il peculiare rapporto col pubblico che implicito nellepica
suggerisce che gli ambienti di creazione e diffusione dovrebbero essere stati in buona parte
comparabili con quelli dell'antica agiografia (non monasteri, mete di pellegrinaggi, tappe di d e
commerciali, anche citt). E certo invece che le varie forme della letteratura che definiamo cortese
devono essere ricondotte a corti nobiliari soprattutto grandi corti per la narrativa del nord, almeno
nella fase iniziale, soprattutto piccole corti della lirica del sud.

9.6 Prospettive
-geografia e storia: a partire dalla svolta tra XII e XIII secolo, compaiono sulla scena nuove aree e
prendono corpo nuove tradizioni in Italia e nella Penisola iberica. Anche l dove si era registrato
alla prima affermazione delle tradizioni letterarie romanze la geografia non stabile: mentre si
annuncia un primo declino dell'area occitanica e della tradizione pi propriamente trobadorica, si
affievolisce il rilievo dell'area anglo-normanna. In Inghilterra si mantiene l'abitudine alla scrittura
letteraria in francese, l'isola perde per quei caratteri di centro propulsivo e le tematiche celtiche e
di preminenza per la precoce attenzione alla conservazione dei testi in forma scritta consolidata e
sono tratti strutturanti della storia letteraria del secolo XII. Parallelamente si afferma la preminenza
della regione centrale francese e di Parigi come capitale e il centro culturale d'importanza europea,
grazie soprattutto alla sua Universit; non pi dell'Inghilterra ma dalla Francia settentrionale, con
Parigi in posizione sempre pi marcatamente predominante dalla fine del 200, che proviene la
grande maggioranza dei manoscritti volgari conservati del XIII secolo;
-generi: rispetto al quadro tipologico dei componimenti pi antichi, il panorama delle tipologie
testuali riscontrabile nelle tradizioni romanze del basso medioevo si amplia considerevolmente,
anche a seguito dell'adozione estesa della rossa; tra le innovazioni pi significative, oltre al
panorama nutritissimo di volgarizzamento si segnalano almeno la didattica religiosa e profana e lo
sviluppo della narrativa profana con caratteri non pi solo cavallereschi e cortesi e strutturata su
un'ampia variet tematica e formale, che prevede accanto al romanzo, anche forme delle righe
preannunciano il racconto e la novella italiana;
-forme: in particolare intorno alla distinzione tra versi e prosa che ha carattere strutturale quanto
se non pi di quella tra lirica e forme narrative e didattiche in versi e epica. Infatti tutta la
produzione di significativa del secolo XII in versi, la prosa si affaccia nella scrittura letteraria
con le prime applicazioni, ma ancora strutturalmente limitata all'tipologie formali delle ristrette,
oltre che all'importante tradizione documentaria e giuridica del sud occitanico. Proprio dalla fine del
secolo XII la prosa si afferma nella storiografia e nelle forme narrative ampie come il nuovo e
potente strumento espressivo legato a principi e estetici differenti da quelli che avevano generato e
animato le scritture in versi. La prosa destinata a conquistare progressivamente i settori pi
disparati attraverso tipologie testuali via via pi differenziate, in particolare su versanti delle
scritture didattiche e scientifiche, religiose e morali, giungendo a restringere in maniera abbastanza
netta l'uso dei versi. Questa dialettica tra prosa e verso costituisce unulteriore chiave di lettura del

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confronto continuo volgare e latino che si riarticola in termini nuovi sul terreno della prosa: si
volgare si era affacciato nello scritto in forme testuali complesse attraverso la mediazione formale
indispensabile del verso e quindi di forme metriche, lo sviluppo della prosa permesso da un
nuovo grado di coscienza e attribuisce ormai a volgare piena maturit espressiva. Come si pi
volte avvertito, il confronto tra versi e prosa non si decida fatto subito, si prolunga per tutto il
medioevo, per chiaro che la svolta di fine XII secolo ha carattere nel complesso decisivo. Le
radici di quest'espansione su pi piani si possono ravvisare nel XII secolo, anche per esempio
nell'apparizione della prosa in quelli letterari speciali che sono i sermoni, diretti a tutti e quindi
programmaticamente e sotto ogni aspetto riformulati in rusticam romanam linguam. Anche sotto
questo profilo, e in sostanza sotto ogni punto di vista, la letteratura gallo-romanza del secolo XII si
conferma come un grande repertorio comune di forme e termini, poi sviluppati successivamente e
con specifiche originalit individuali nelle scuole letterarie nazionali: in certo modo e ribadito che la
centralit francese si manterr inalterata per tutto il secolo XIII (mentre il ruolo del sud occitanico
comincia a declinare precocemente gi con l'inizio dello stesso secolo), il XII secolo gallo-romanzo
costituisce un momento di grande letteratura europea occidentale.

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