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Statuto Società a responsabilità limitata

Indice
TITOLO I

DENOMINAZIONE, SEDE, OGGETTO, DURATA.

• Articolo 1 - Denominazione
• Articolo 2 – Sede sociale e domicilio dei soci
• Articolo 3 – Oggetto sociale  
• Articolo 4 – Durata della società

TITOLO II

CAPITALE, QUOTE DI PARTECIPAZIONE E FINANZIAMENTI DEI SOCI

• Articolo 5 – Capitale sociale


• Articolo 6 – Finanziamenti dei soci alla società
• Articolo 7 – Titoli di debito
• Articolo 8 – Quote di partecipazione al capitale sociale  
• Articolo 9 – Trasferimento delle quote di partecipazione
• Articolo 10 – Clausola di consolidazione nel caso di morte di un socio
• Articolo 11 – Recesso del socio
• Articolo 12 – Esclusione del socio

TITOLO III

DECISIONI E ASSEMBLEA DEI SOCI

• Articolo 13 – Decisioni dei soci – competenze


• Articolo 14 – Decisioni dei soci – modalità
• Articolo 15 – Decisione dei soci mediante consultazione scritta  
• Articolo 16 – Decisioni dei soci mediante consenso scritto
• Articolo 17 – Assemblea dei soci – convocazione
 
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• Articolo 18 – Assemblea dei soci – luogo di convocazione


• Articolo 19 – Assemblea dei soci – rappresentanza
• Articolo 20 – Assemblea dei soci – presidenza
• Articolo 21 – Assemblea dei soci – intervento in assemblea
• Articolo 22 – Decisioni dei soci – quorum
• Articolo 23 – Assemblea dei soci – verbalizzazione

TITOLO IV  

ORGANO AMMINISTRATIVO, RAPPRESENTANZA SOCIALE, CONTROLLO


LEGALE DEI CONTI E AZIONE DI RESPONSABILITA'

• Articolo 24 - Amministrazione della società


• Articolo 25 – Amministrazione affidata congiuntamente o disgiuntamente
• Articolo 26 – Adunanza collegiale del consiglio di amministrazione
• Articolo 27 – Decisioni del consiglio di amministrazione adottate mediante consenso
scritto o consultazione espressa per iscritto
• Articolo 28 – Amministratore unico
• Articolo 29 – Poteri dell’organo amministrativo
• Articolo 30 – Amministratori delegati, comitato esecutivo, direttori e procuratori
• Articolo 31 – Rappresentanza sociale
• Articolo 32 – Controllo legale dei conti e controllo contabile
• Articolo 33 – Azione di responsabilità

TITOLO V

ESERCIZI SOCIALI E BILANCIO

• Articolo 34 – Esercizi sociali, bilancio e utili

TITOLO VI

SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE

• Articolo 35 – Scioglimento e liquidazione

 
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TITOLO VII

CLAUSOLA COMPROMISSORIA E FORO COMPETENTE

• Articolo 36 – Clausola compromissoria


• Articolo 37 – Foro competente

TITOLO VII

NORME FINALI

• Articolo 38 – Legge applicabile


• Articolo 39 – Comunicazioni
• Articolo 40 – Computo dei termini

 
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TITOLO I - DENOMINAZIONE, SEDE, OGGETTO, DURATA.

ARTICOLO 1
DENOMINAZIONE

E’ costituita la società a responsabilità limitata denominata: "_____ s.r.l.".

Note
L’unica prescrizione legislativa è che la ragione sociale indichi espressamente il tipo
di società e perciò contenga l’indicazione anche in forma abbreviata di società a
responsabilità limitata art. 2463, comma 2.

ARTICOLO 2
SEDE SOCIALE E DOMICILIO DEI SOCI

La società ha sede nel Comune di______, all’indirizzo risultante presso il competente registro delle
Imprese. E’ facoltà dell’organo amministrativo istituire filiali, succursali o altre unità locali operative
ovvero trasferire la sede sociale nell’ambito del citato Comune. L’istituzione di sedi secondarie e il
trasferimento della sede sociale in un Comune diverso spettano ai soci.

Note
Importante novità è rappresentata dalla non più necessaria rilevanza statutaria
dell’indirizzo della sede sociale (e delle eventuali sedi secondarie), essendo a tal fine
sufficiente indicarne il Comune di ubicazione. Ciò comporta che i cambiamenti della
sede sociale nell’ambito dello stesso comune non rappresentano più modificazioni
dell’atto costitutivo da verbalizzarsi con atto notarile bensì, meri atti gestionali, che
potranno essere realizzati con semplice decisione dell’organo amministrativo.
Rimane immutata, invece la disciplina per lo spostamento della sede sociale in un
diverso comune:decisione dei soci ricevuta da Notaio. Allo scopo di evitare
l’insorgere di contestazioni, si ritiene comunque opportuno individuare l’organo
competente per tali spostamenti. Naturalmente, il terzo che voglia sincerarsi
dell’effettiva ubicazione della sede sociale non è privo di adeguati strumenti in
quanto l’art. 111 ter disp. att. trans. C.C. prescrive l’obbligo di comunicare al
registro delle Imprese l’indirizzo, comprensivo di via e di numero civico, della sede
della società tanto in sede di prima iscrizione quanto nel caso di successiva
modificazione.

 
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Il domicilio dei soci, per tutti i rapporti con la società, si intende a tutti gli effetti quello risultante dal
libro soci; è onere del socio comunicare il cambiamento del proprio domicilio. In mancanza
dell’indicazione del domicilio nel libro dei soci si fa riferimento alla residenza anagrafica.

ARTICOLO 3
OGGETTO SOCIALE

La società ha per oggetto:________.

Note
Occorre precisare l’attività che costituisce l’oggetto sociale, indicando in modo
analitico gli specifici settori nei quali la società si impegna. La sua indicazione non
può essere generica od onnicomprensiva, ciò equivarrebbe a lasciarla indeterminata,
rendendo di fatto inoperanti quelle norme dettate per tutelare i soci di fronte ad
un’eccessiva alterazione del rischio del loro investimento connesso al mutamento
dell’attività svolta dalla società (si pensi ad esempio al diritto di recesso del socio di
cui agli art. 2437, comma 1 lettera a) e 2473). Qualora perciò lo statuto comprenda un
novero eccessivamente ampio di attività previste come oggetto sociale, la società sarà
tenuta a modificarlo individuando in modo specifico l’attività da svolgere.

La società può assumere e concedere agenzie, commissioni, rappresentanze e mandati, nonché


compiere tutte le operazioni commerciali (anche di import-export), finanziarie, mobiliari ed immobiliari,
necessarie o utili per il raggiungimento degli scopi sociali.

La società può altresì assumere interessenze e partecipazioni in altre società o imprese di qualunque
natura aventi oggetto analogo, affine o connesso al proprio, rilasciare fideiussioni e altre garanzie in
genere, anche reali.

Note
Nell’articolo statutario relativo all’oggetto sociale, oltre all’attività destinata a
divenire il core business della società, si è da tempo affermata la prassi di far seguire
a tale attività primaria il cosiddetto "oggetto sociale secondario", intendendosi con
questa espressione l’indicazione di una serie di attività strumentali al conseguimento
dell’oggetto sociale principale.

Si è soliti inserire negli statuti la possibilità di consentire alla società di "assumere


interessenze e partecipazioni in altre società aventi oggetto affine o analogo "di

 
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prestare garanzie di ogni tipo", di compiere "attività finanziaria" e così via. Ai sensi
del vigente T.U. in materia bancaria e creditizia (D.Lgs. n. 385 dell’1 settembre 1993)
l’esercizio di attività d’impresa nel settore finanziario è sottoposto ad una specifica
regolamentazione: per cui è necessario sottolineare che per sfuggire all’applicazione
di tale disciplina sarà opportuno precisare, come non ha mancato di ricordare anche
la giurisprudenza, che il compimento di tali attività avverrà in via secondaria e non
prevalente, al solo fine del perseguimento dell’oggetto sociale primario e con espressa
esclusione di ogni esercizio nei confronti del pubblico.

Tutte tali attività potranno essere svolte in via non esclusiva o prevalente, non nei confronti
del pubblico e nel rispetto delle vigenti norme di legge in materia di attività riservate, in
particolare viene esclusa ogni attività che rientri nelle prerogative che necessitino dell' iscrizione
ad Albi professionali, Collegi e Ordini e ogni attività finanziaria vietata dalla legge, per tempo
vigente, in materia ed in particolare ai sensi di quanto disposto dall'art. 113 del D.L 1 settembre
1993 n. 385. La società si inibisce l'attività di raccolta di risparmio tra il pubblico e le attività
previste dal D.L. 415/96.

ARTICOLO 4
DURATA DELLA SOCIETA’

La durata della società è fissata fino al ____________.

in alternativa:

La durata della società è indeterminata. Il socio che intende recedere dalla società ai sensi
dell'articolo 2473, comma 2, del codice civile, deve comunicare la dichiarazione di recesso con un
preavviso di _____ (minimo sei mesi, massimo un anno).

Note
La precedente normativa richiedeva l’indicazione della durata della società e la
dottrina riteneva inammissibile una società a responsabilità limitata a tempo
indeterminato. La riforma ha abolito ogni indicazione circa la durata della società ed
ha espressamente ammesso una società a tempo indeterminato. In tal caso la legge
riconosce a ciascun socio il diritto di recesso da esercitarsi in ogni momento con un
preavviso di almeno 6 mesi. L’unica facoltà concessa ai soci è di prevedere un periodo
di preavviso di durata maggiore, ma comunque mai superiore ad un anno.

in alternativa:

 
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La durata della società è fissata fino al ____________, prorogabile di quinquennio in quinquennio


qualora sei mesi prima della scadenza originariamente fissata o di quella di eventuali proroghe uno dei
soci non dia disdetta agli altri a mezzo lettera raccomandata.

Note
Prima della riforma si riteneva illegittima la clausola di proroga tacita della durata, in
quanto avrebbe consentito la costituzione di una società di capitale a tempo
indeterminato. Dopo la riforma, essendo ammessa una società a tempo indeterminato,
è ammissibile anche la clausola che preveda una proroga tacita.

TITOLO II - CAPITALE, QUOTE DI PARTECIPAZIONE E FINANZIAMENTI DEI SOCI

ARTICOLO 5
CAPITALE SOCIALE

Il capitale sociale è di euro ___________ed è diviso in quote ai sensi dell’articolo 2468 del codice
civile.

opzionale

Ogni quota deve essere di valore nominale pari ad € 1 (un euro) od a un suo multiplo; qualora la
quota divenga per qualsiasi causa espressa in decimali di euro, si fa luogo all’arrotondamento all’unità
superiore o inferiore di euro a seconda che, rispettivamente, il valore da arrotondare sia superiore o
inferiore ai cinquanta centesimi di euro; a tale arrotondamento non si fa luogo ove esso incida sul
computo delle maggioranze oppure ove comunque sfavorisca sostanzialmente un soggetto rispetto
all’altro.

Note
Le quote, diversamente da quanto previsto in passato, possono essere stabilite non più in

 
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misura pari ad € 1 (un euro) od a un suo multiplo: è quindi possibile eliminare dallo
statuto la clausola che prevedeva tale obbligo.

L’ammontare minimo del capitale è di 10.000 euro; il capitale deve essere interamente versato
all’atto della costituzione qualora si tratti di S.r.l. con un unico socio. Le quote possono essere espresse
anche in decimali di euro.

Note
Il capitale sociale, poiché esprime l’ammontare complessivo di tutti i conferimenti dei soci,
quale si enuncia dall’atto costitutivo, deve essere integralmente sottoscritto. L’atto
costitutivo dovrà indicare l’ammontare del capitale versato.

I) AUMENTO DI CAPITALE

In deroga all'articolo 2470, comma 2, del codice civile, può farsi luogo all'iscrizione nel libro dei
soci anche anteriormente al deposito presso il Registro Imprese dell'atto di trasferimento o comunque
dell'atto dal quale consegue una modificazione della compagine sociale, ove ad esso partecipino tutti i
soci (sia quelli uscenti sia quelli entranti) e tutti i componenti dell'organo amministrativo.

Note
Relativamente all’iscrizione nel libro dei soci delle mutazioni che avvengono nella
compagine sociale (trasferimenti di quote per atto tra vivi, aumenti e ricostituzioni del
capitale sociale con ingresso di nuovi soci, morte del socio, ecc.) il novellato art. 2470 del
Codice Civile introduce esplicitamente nelle S.r.l. la stessa normativa (prima applicata
solo per analogia in mancanza di una norma espressa) prevista per le S.p.a.

Tuttavia, vista l’ampiezza dell’autonomia statuaria che il legislatore della riforma ha


previsto per le S.r.l., negli statuti societari potrà essere inserita una clausola, così come
quella sopra indicata, nella quale si prevede che si potrà procedere all’iscrizione nel libro
dei soci anche anteriormente al deposito presso il registro delle imprese dell’atto di
trasferimento o comunque dell’atto dal quale consegue una modificazione della compagine
sociale, ove ad esso partecipino tutti i soci (sia quelli uscenti sia quelli entranti) e tutti i
componenti dell’organo amministrativo.

 
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La decisione di aumento del capitale sociale può essere effettuata anche mediante conferimenti non
in denaro e ciò in deroga al disposto dell'articolo 2464 del codice civile.

In caso di conferimento avente ad oggetto una prestazione d’opera o di servizi da parte di un socio a
favore della società, la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria prestate a supporto di detto
conferimento possono in qualsiasi momento essere sostituite con il versamento a titolo di cauzione a
favore della società del corrispondente importo in danaro.

Note
La clausola statutaria precisa, così come consente il comma 6 dell’art.2464, di prevedere
che la polizza o la fideiussione, prestate a garanzia del conferimento di una prestazione
d’opera o di servizi, siano sostituite da un versamento in denaro presso la società.

Ai soci spetta il diritto di sottoscrivere le quote emesse in sede di aumento del capitale sociale in
proporzione alla percentuale di capitale da ciascuno di essi rispettivamente posseduta alla data in cui la
sottoscrizione è effettuata; i soci della società emittente possono decidere che le quote emesse in sede di
aumento del capitale sociale siano attribuite ai sottoscrittori in misura non proporzionale ai conferimenti
nel capitale sociale dagli stessi effettuati.

Note
L’art. 2481 – bis attribuisce ai soci il diritto di opzione sulle quote di nuova emissione.

Il diritto di sottoscrivere le quote di nuova emissione in sede di aumento del capitale sociale deve
essere esercitato dai soci entro 30 (trenta) giorni (oppure un termine superiore) dal ricevimento della
comunicazione inviata dalla società a ciascun socio recante l’avviso di offerta in opzione delle nuove
quote, salvo che la decisione dei soci di aumentare il capitale sociale non stabilisca un termine maggiore
di 30 (trenta) giorni (o del termine maggiore di cui sopra) per l’esercizio del diritto di opzione predetto.

Coloro che esercitano il diritto di sottoscrivere le quote di nuova emissione in sede di aumento del
capitale sociale, purché ne facciano contestuale richiesta, hanno diritto di prelazione nella sottoscrizione
delle quote non optate dagli altri soci, a meno che la decisione di aumento del capitale sociale non lo
escluda; se l’aumento di capitale non viene per intero sottoscritto dai soci, sia per opzione che per

 
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prelazione delle quote inoptate, l’organo amministrativo può eseguirne il collocamento presso terzi
estranei alla compagine sociale, a meno che la decisione di aumento del capitale sociale non lo escluda.

I soci possono decidere (inserire maggioranza necessaria) che la sottoscrizione delle quote emesse
in sede di aumento del capitale sociale sia riservata (opzionale: nel caso che l’interesse della società lo
esiga) a terzi estranei alla compagine sociale; in tal caso spetta ai soci dissenzienti il diritto di recesso di
cui all'articolo 2473 del codice civile.

Note
Con una tale previsione, i soci possono decidere, in sede di aumento del capitale sociale, di
escludere il diritto di opzione loro attribuito sulle quote di nuova emissione, in modo da
riservare la sottoscrizione dell’aumento a favore dei soggetti terzi. Pertanto, in tal caso i
soci dissenzienti possono recedere dalla società.

Il diritto di sottoscrivere le quote di nuova emissione in sede di aumento del capitale sociale non
spetta per quelle quote di nuova emissione che, secondo la decisione dei soci di aumento del capitale,
devono essere liberate mediante conferimenti in natura; in tal caso spetta ai soci dissenzienti il diritto di
recesso di cui all'articolo 2473 del codice civile.

Note
La fattispecie del conferimento in natura non è prevista dalla nuova normativa dell’aumento
di capitale sociale delle S.r.l.. La norma statutaria serve pertanto a precisare, a scanso di
equivoci, che il diritto di recesso compete anche per il caso di esclusione del diritto di
opzione a seguito di conferimento in natura.

Nella fattispecie di cui all'articolo 2466, comma 2, del codice civile, in mancanza di offerte per
l'acquisto, la quota può (oppure: non può) essere venduta all'incanto.

All’organo amministrativo spetta, fino alla data del _________, di aumentare il capitale sociale, in
una o più volte, e non oltre il limite di € ________

oppure:

in misura non superiore al ____ per cento dell'ammontare del capitale sociale che risulta versato alla
data della decisione dell'organo amministrativo, senza (oppure): con la facoltà di escludere (in tutto o in

 
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parte) il diritto dei soci di sottoscrivere le quote di nuova emissione e senza (oppure) con la facoltà di
attribuire ai soci partecipazioni determinate in misura non proporzionale ai conferimenti.

Note
Nello statuto può essere prevista la delega all’organo amministrativo circa la possibilità di
aumentare il capitale sociale.

II) LA RIDUZIONE DEL CAPITALE

In caso di riduzione del capitale sociale per perdite, può essere omesso, motivando le ragioni
di tale omissione nel verbale dell’ assemblea, il preventivo deposito presso la sede sociale della
relazione e delle osservazioni di cui all'articolo 2482 bis, comma 2, del codice civile.

ARTICOLO 6
FINANZIAMENTI DEI SOCI ALLA SOCIETA’

I finanziamenti con diritto a restituzione della somma versata possono essere effettuati dai soci,
anche non in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al capitale sociale, con le modalità e i
limiti di cui alla normativa vigente in materia fiscale e di raccolta del risparmio.

oppure:

I finanziamenti con diritto a restituzione della somma versata possono essere effettuati a favore della
società esclusivamente dai soci, anche non in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al
capitale sociale, che risultino iscritti nel libro dei soci da almeno 3 (tre) mesi e che detengano una
partecipazione al capitale pari almeno al 2 (due) per cento dell’ammontare del capitale nominale, quale
risulta dall’ultimo bilancio approvato (o comunque nei limiti e con le modalità che siano imposti dalla
normativa in vigore).

Salvo diversa determinazione, i versamenti effettuati dai soci a favore della società devono
considerarsi infruttiferi.

Per il rimborso dei finanziamenti dei soci si applica l'articolo 2467 del codice civile.

Note
In materia di finanziamenti il novellato art. 2467 ha previsto la postergazione del credito di

 
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restituzione del finanziamento rispetto a quello degli altri crediti, qualunque sia la forma
con cui i finanziamenti sono stati concessi. Inoltre , il rimborso ai soci fatto nell’anno
precedente la dichiarazione di fallimento della società deve essere restituito.
Si ritiene opportuno, inserire nelle norme di funzionamento una clausola in cui, per motivi
fiscali, si pattuisce la gratuità e la proporzionalità dei conferimenti.

ARTICOLO 7
TITOLI DI DEBITO

La società può emettere titoli di debito al portatore o nominativi con decisione dell’ organo
amministrativo adottata con il voto favorevole dei 2/3 (o altra percentuale) degli amministratori.

in alternativa

La società può emettere titoli di debito al portatore o nominativi con decisione dell'assemblea dei
soci adottata con il voto favorevole dei soci che rappresentino i 2/3 (o altra percentuale) del capitale
sociale.

segue

I titoli di debito possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali soggetti a


vigilanza prudenziale a norma delle leggi speciali. In caso di successiva circolazione dei titoli si
applica l'articolo 2483, comma 2 del Codice Civile.

La deliberazione di emissione dei titoli di debito deve essere in ogni caso verbalizzata da
notaio ed iscritta a cura degli amministratori nel registro delle imprese.

opzionale

La società può emettere titoli di debito per somma complessivamente non eccedente il capitale
sociale, la riserva legale e le riserve disponibili.

opzionale

Non può essere decisa l'emissione dei titoli di debito prima che siano trascorsi cinque anni
(o altra data) dalla costituzione della società.

La decisione di emissione dei titoli di debito deve indicare:

 
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a) il valore nominale di ciascun titolo;

b) il rendimento dei titoli o i criteri per la sua determinazione

c) il modo e i tempi di pagamento degli interessi e di rimborso dei titoli;

d) se il diritto dei sottoscrittori alla restituzione del capitale ed agli interessi sia, in tutto o in
parte, subordinato alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società;

e) se i tempi e l’entità del pagamento degli interessi possano variare in dipendenza di


parametri oggettivi anche relativi all’andamento economico della società.

I titoli di debito devono indicare:

1) la denominazione, l'oggetto e la sede della società, con l'indicazione dell'ufficio del


registro delle imprese presso il quale la società è iscritta;

2) il capitale sociale e le riserve esistenti al momento dell’emissione;

3) la data della deliberazione di emissione e della sua iscrizione nel Registro delle Imprese;

4) l'ammontare complessivo dell’emissione, il valore nominale di ciascun titolo, i diritti con


essi attribuiti, il rendimento o i criteri per la sua determinazione e il modo di pagamento e di
rimborso, l’eventuale subordinazione dei diritti dei sottoscrittori a quelli di altri creditori della
società;

5) le eventuali garanzie da cui sono assistiti;

6) se emessi al portatore, l'investitore professionale che ha sottoscritto i titoli stessi.

I possessori dei titoli di debito si riuniscono in assemblea al fine di deliberare in ordine:

a) alla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;

b) alle modificazioni delle condizioni del prestito;

c) alla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul
rendiconto relativo;

d) agli altri oggetti d'interesse comune dei possessori dei titoli di debito.

 
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L'assemblea dei possessori di titoli di debito è convocata dagli amministratori o dal rappresentante
comune dei possessori dei titoli di debito, quando lo ritengono necessario, o quando ne è fatta richiesta
da tanti possessori di titoli di debito che rappresentino il ventesimo dei titoli emessi e non estinti. Nel
caso di emissione di titoli di debito al portatore l'assemblea è convocata mediante avviso pubblicato,
almeno quindici giorni prima del giorno fissato per la riunione, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana, recante l'indicazione del giorno, del luogo e dell'ora dell'adunanza e l'elenco della materie da
trattare.

Si applicano all'assemblea dei possessori di titoli di debito le disposizioni relative all'assemblea dei
soci recate dal presente statuto e dal codice civile in materia di società a responsabilità limitata. La
società, per i titoli di debito da essa eventualmente posseduti, non può partecipare alle deliberazioni
dell'assemblea dei possessori di titoli di debito. All'assemblea dei possessori di titoli di debito possono
assistere gli amministratori e i sindaci.

Le deliberazioni dell'assemblea dei possessori dei titoli di debito sono verbalizzate su apposito libro,
numerato e vidimato prima di esser posto in uso e tenuto con le stesse modalità con cui sono tenuti gli
altri libri sociali.

Il rappresentante comune può essere scelto al di fuori dei possessori dei titoli di debito; possono
essere nominate anche le persone giuridiche autorizzate all’esercizio dei servizi di investimento nonché
le società fiduciarie. Non possono essere nominati rappresentanti comuni dei possessori dei titoli di
debito e, se nominati, decadono dall'ufficio, gli amministratori, i sindaci, i dipendenti della società
debitrice e coloro che si trovano nelle condizioni indicate nell'articolo 2399 del codice civile. Il
rappresentante comune dura in carica per un periodo non superiore ad un triennio e può essere rieletto.
L'assemblea dei possessori dei titoli di debito ne fissa il compenso. Il rappresentante comune deve
provvedere all'esecuzione delle deliberazioni dell'assemblea dei possessori dei titoli di debito e tutelare
gli interessi comuni di questi nei rapporti con la società e assistere alle operazioni di sorteggio dei titoli
di debito. Egli ha diritto di assistere all'assemblea dei soci.

Note
L’art. 2483, con norma completamente innovativa sul piano sistematico, consente alle
società a responsabilità limitata di emettere titoli di debito. Tali titoli debbono essere
sottoscritti solo da "investitori professionali (soggetti a vigilanza prudenziale a norma delle
leggi speciali).  

La possibilità di emettere titoli di debito è condizionata ad una esplicita previsione


statutaria in tal senso, che può derivare anche da una successiva modificazione dei patti
sociali. Dal punto di vista della tecnica redazionale, la clausola deve essere formulata
secondo i parametri indicati dalla legge:

 
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occorre indicare se la competenza spetti agli amministratori o ai soci;

è possibile ma non necessario prevede limiti all’emissione;

occorre stabilire le modalità e le maggioranze necessarie per la decisione.

ARTICOLO 8
QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE SOCIALE

Le partecipazioni dei soci sono determinate in misura proporzionale al conferimento

Note
Una delle novità più importanti della riforma è quella che consente di derogare al
rapporto proporzionale fra misura del conferimento e partecipazione al capitale sociale.
Prima dell’entrata in vigore dell’art. 2468 secondo comma, nuovo testo, la misura della
partecipazione al capitale sociale di ogni socio non poteva essere superiore al valore del
conferimento da quel medesimo socio apportato. Se ad esempio, in sede di costituzione fra
due persone di una srl con 10.000,00 euro di capitale sociale, ognuna di esse apportava un
conferimento di valore pari a Euro 5.000,00, si venivano a creare necessariamente due
partecipazioni di pari valore, rappresentative, ciascuna, del 50% del capitale sociale.
Alla stregua della nuova norma del secondo comma dell’art.2468 c.c., i patti sociali
dovranno essere redatti tenendo presente le seguenti regole:

a) nel silenzio dei patti sociali vale la regola della proporzionalità della partecipazione al
conferimento, che può essere ribadita con la clausola sopra descritta;
b) in alternativa i soci possono stabilire diverse partecipazioni, non proporzionali ai
conferimenti effettuati. In tal caso si dovrà inserire la clausola sotto indicata.

Le quote di partecipazione al capitale sociale possono essere assegnate ai soci in misura non
proporzionale ai conferimenti da essi effettuati nel capitale sociale.

I diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta.

Note

 
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Uno degli ambiti più innovativi, ed anche più problematici, dell’intera riforma in materia
di S.r.l., è rappresentato dalla disciplina dei diritti dei soci.

Il secondo comma dell’art.2468, nella sua prima parte, ribadisce la regola per la quale "i
diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno
posseduta", ma al contempo fa "salvo quanto disposto dal terzo comma". Tale comma,
consente che "l’atto costitutivo preveda l’attribuzione a singoli soci di particolari diritti
riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione di utili. Dunque nel silenzio
dell’atto costitutivo, i diritti sociali (di voto, agli utili, alla sottoscrizione dell’aumento del
capitale, ecc.., spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione (la quale, può
non essere proporzionale al conferimento).

E' consentita l'attribuzione a singoli soci di "particolari diritti" relativi all'amministrazione


della società o alla distribuzione degli utili; salvo il disposto dell'articolo 2473, comma 1, i
particolari diritti attribuiti a singoli soci possono essere modificati solo con decisione unanime
dei soci

oppure

con decisione presa dai soci che rappresentino i 2/3 - o altra percentuale - del capitale
sociale.

Note
La clausola statuaria recepisce la facoltà prevista dall’articolo 2468, comma 3, che consente di
attribuire un particolare rilievo alla persona del socio di S.r.l. attraverso il riconoscimento
individuale di speciali diritti riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione degli
utili;vediamo alcuni esempi:

al socio Tizio è riconosciuto il diritto di nominare uno o più componenti dell’organo


amministrativo;

al socio Caio spetta il potere di autorizzare il compimento di tutte le operazioni decise dagli
amministratori di valore superiore a € 100.000;

al socio Sempronio spetta, in sede di distribuzione degli utili, una quota pari al___per cento
degli utili distribuibili, oltre alla quota, proporzionale alla propria quota di partecipazione,
sul residuo importo degli utili distribuibili.

Il comma 4 dell’articolo 2468 consente poi di stabilire che per la modifica dei diritti attribuiti ai soci
non sia necessaria l’unanimità dei consensi dei soci, bensì sia sufficiente un voto favorevole espresso
dai soci rappresentanti la maggioranza del capitale sociale; peraltro, in presenza di una siffatta
clausola, l’articolo 2473, comma 1, riconosce ai soci dissenzienti dalle decisioni che modificano in

 
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modo rilevante tali diritti la facoltà di esercitare il diritto di recesso dalla società.

(elencazione dei particolari diritti vigenti al momento in cui questo statuto viene approvato)

Il trasferimento delle quote di partecipazione per atto tra vivi da parte del socio cui siano attribuiti i
"particolari diritti" di cui al comma 2 comporta (oppure: non comporta) l'attribuzione al soggetto
acquirente degli stessi diritti già spettanti in capo al socio alienante; in caso di successione mortis causa,
sia a titolo universale che a titolo particolare, detti particolari diritti si estinguono

oppure

non si estinguono ma si trasmettono a chi succede nella titolarità della quota partecipazione già
spettante al defunto.

Note
Una volta attribuiti diritti particolari a singoli soci, sorge il problema della sorte di tali diritti in caso
di cessione della partecipazione da parte del socio che ne è titolare. Pertanto l’inserimento di una
apposita clausola è assolutamente opportuna: la legge infatti non prevede se gli speciali diritti
attribuiti al singolo socio circolino insieme alla quota, e dunque se si trasferiscano in capo al terzo
acquirente della partecipazione ( o al successore mortis causa) oppure no. Spetta pertanto ai soci
decidere, in sede di stipulazione dell’atto costitutivo, l’estinzione o meno del particolare diritto
nell’ipotesi di trasferimento delle quote.

Occorre tuttavia tenere presente che l’introduzione di una clausola di “intrasferibilità”,

 
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traducendosi in un limite assoluto alla circolazione della partecipazione, legittima in ogni momento
il recesso del socio ai sensi dell’art. 2469 secondo comma, con applicazione integrale delle regole di
liquidazione imposte dall’art. 2473 per ogni caso di recesso legale.

I particolari diritti attribuiti al singolo socio possono consistere per esempio:

a) nel diritto di nomina di componenti dell’organo amministrativo;

b) nel diritto di "veto" su determinate operazioni decise dall’organo amministrativo;

c) nel diritto, in sede di distribuzione degli utili, alla percezione di una quota pari al ____ per cento
degli utili distribuibili, oltre alla quota, proporzionale alla propria quota di partecipazione, sul
residuo importo degli utili distribuibili.

La norma di riferimento consente di evitare l’applicazione del principio di unanimità per le


modificazioni dei diritti particolari.

ARTICOLO 9
TRASFERIMENTO DELLE QUOTE DI PARTECIPAZIONE

Note
In assenza di diversa previsione statutaria, le partecipazioni sociali sono liberamente trasferibili sia
per atto tra vivi, sia per successione ereditaria (art.2469). Dopo aver fissato il principio della libera
trasferibilità della partecipazione, l’art. 2469 disciplina l’ipotesi in cui i patti sociali pongano limiti
alla circolazione delle partecipazioni. La disciplina è imperniata sul principio della massima
apertura all’autonomia privata, e pertanto consente espressamente di porre limiti assoluti al
trasferimento delle partecipazioni sociali. In altri termini, i soci potranno liberamente regolamentare
la circolazione delle partecipazioni sociali, introducendo non solo le tradizionali clausole di
prelazione, ma anche clausole di intrasferibilità assoluta o clausole di mero gradimento. Il secondo
comma dell’art. 2469, infatti, legittima apertamente l’inserzione nei patti sociali di clausole di
intrasferibilità o di soggezione dell’ingresso di nuovi soci al gradimento arbitrario degli organi
sociali, di singoli soci o anche di terzi.

Prima opzione: divieto assoluto di trasferimento

E' vietato il trasferimento per atto tra vivi delle quote di partecipazione al capitale sociale e dei diritti
di sottoscrizione e di prelazione.

Note
L’articolo 2469 attribuisce ai soci la più ampia libertà nell’introdurre quelle regole, confacenti alle

 
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loro esigenze, destinate a disciplinare la circolazione delle quote tanti per atto tra vivi quanto per
successione a causa di morte. Al lato estremo delle facoltà concesse ai soci, si colloca dunque la
previsione di una clausola di intrasferibilità assoluta delle quote, quando l’esigenza sia appunto
quella di impedire l’ingresso in società di nuovi soci.

Per "trasferimento" si intende qualsiasi negozio, a titolo oneroso o gratuito, concernente o la piena
proprietà o la nuda proprietà o l’usufrutto di detti quote o diritti (ivi compresi, in via esemplificativa, la
compravendita, la donazione, la permuta, il conferimento in società, la costituzione di rendita, la dazione
in pagamento, la cessione "in blocco", "forzata" o "coattiva", il trasferimento che intervenga nell'ambito
di cessione o conferimento d'azienda, fusione e scissione) in forza del quale si consegua, in via diretta o
indiretta, il risultato del mutamento di titolarità di detti quote o diritti. E’ altresì vietata la costituzione del
diritto di pegno.

Note
Questa clausola statuaria chiarisce quali atti di natura traslativa siano da considerarsi non
consentiti ai sensi di quanto disposto dal primo comma; la precisazione è assolutamente opportuna
per evitare contestazioni e incertezze future.

Il diritto di recesso previsto dall’articolo 2473, comma 2, per il caso di clausole recanti previsioni di
intrasferibilità di partecipazioni, può essere esercitato solo decorsi ventiquattro mesi dalla costituzione
della società o dalla sottoscrizione della partecipazione.

Note
In presenza di una clausola di intrasferibilità, il comma 2 dell’articolo 2469 riconosce a ciascun
socio il diritto di recedere dalla società; la norma consente poi ai soci di stabilire un termine, non
superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione,
prima del quale il recesso non può essere esercitato.

In caso di morte di un socio, si estinguono le quote e i diritti di cui al comma 1 del presente articolo e
a chi succede al socio defunto spetta la liquidazione del valore della quota già spettante al defunto stesso,
determinato con gli stessi criteri di valutazione della quota del socio recedente.

 
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Note
Con questa clausola si regolamenta la sorte della partecipazione sociale in caso di morte di un socio,
quando lo statuto prevede la non trasmissibilità della quota sociale anche per trasferimenti mortis
causa. In tal caso, la partecipazione del socio defunto si estingue e agli eredi del socio sarà
rimborsato il valore della quota sociale con le modalità e le procedure che il Codice civile (o lo
statuto) prevedono per il recesso del socio.

seconda opzione: diritto di prelazione

In caso di trasferimento di quote di partecipazione al capitale sociale e dei diritti di sottoscrizione e


di prelazione, per atto tra vivi, spetta agli altri soci il diritto di prelazione, precisandosi che:

a) per "trasferimento" si intende qualsiasi negozio, a titolo oneroso o gratuito, concernente o


la piena proprietà o la nuda proprietà o l’usufrutto di dette quote o diritti (ivi compresi, in via
esemplificativa, la compravendita, la donazione, la permuta, il conferimento in società, la
costituzione di rendita, la dazione in pagamento, la cessione "in blocco", "forzata" o "coattiva",
il trasferimento che intervenga nell'ambito di cessione o conferimento d'azienda, fusione e
scissione), in forza del quale si consegua, in via diretta o indiretta, il risultato del mutamento di
titolarità di detti quote o diritti;

b) in caso di costituzione del diritto di pegno, il diritto di voto deve permanere in capo al
datore di pegno che è obbligato pertanto a mantenerlo in capo a sé e non può trasferirlo al
soggetto che riceve il pegno, al quale la società non riconosce il diritto di voto;

c) il diritto di prelazione compete agli altri soci anche nel caso in cui venga ceduta la
partecipazione di controllo della società socia della presente società o avvenga un qualsiasi altro
mutamento in detta partecipazione di controllo (come ad esempio per effetto di fusione,
scissione, conferimento) che determini il subentro di un nuovo soggetto nella titolarità di detto
controllo; in tal caso, l’organo amministrativo della società socia (o suoi aventi causa) è
obbligato ad offrire agli altri soci della presente società l’acquisto delle quote o dei diritti di sua
titolarità della presente società entro 60 giorni dal giorno in cui sono avvenuti la cessione o i
mutamenti di cui sopra; in caso di inadempimento di quest’obbligo di offerta, la società socia (o
suoi aventi causa) è obbligata al pagamento di una penale pari al doppio del valore della quota o
dei diritti di cui avrebbe dovuto esser fatta offerta.

Note
Se l’esigenza dei soci non è tanto quella di "bloccare" la circolazione delle
partecipazioni sociali (attraverso l’introduzione di una clausola che vieti in modo
assoluto la trasferibilità delle stesse), bensì è quella di consentire una potenziale
circolazione delle quote, al tempo stesso riconoscendo ai soci un poter di controllo
sull’entrata in società di soggetti estranei alla compagine sociale, ecco che allora la

 
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clausola statuaria opportuna è quella di prelazione che appunto consente ai soci di


essere preferiti, a parità di condizioni, ai terzi nella circolazione per atto tra vivi della
partecipazione sociale, in tal modo evitandosi l’ingresso in società di soggetti terzi. La
clausola qui proposta intende "coprire" ogni possibile casistica di trasferimento,
diretto o indiretto, di partecipazioni: e quindi si va dal caso della cessione di
partecipazione mediante "semplice" compravendita alle ipotesi di circolazione
indiretta delle partecipazioni societarie mediante operazioni sul capitale sociale della
società socia della S.r.l. nel cui statuto vi sia questa clausola di prelazione.

E’ escluso il diritto di prelazione nei trasferimenti che avvengano a favore di altri soci, nonché del
coniuge, dei parenti dell’alienante entro il terzo grado e dei suoi affini entro il secondo grado. E' pure
escluso il diritto di prelazione nel caso di trasferimenti tra fiduciante e società fiduciaria e viceversa, ove
la società fiduciaria esibisca la scritturazione del proprio registro delle intestazioni fiduciarie dalla quale
risulti il mandato fiduciario ed accetti espressamente l'osservanza delle norme statutarie in tema di diritto
di prelazione; è invece soggetta a prelazione la sostituzione del fiduciante senza sostituzione della società
fiduciaria.

Note
L’inserimento di questa clausola, che esclude il diritto di prelazione quando il trasferimento è a
favore di altri soci oppure dei parenti del socio alienante, dovrà essere valutato dai soci caso per
caso. Piuttosto, se i soci decidono di prevedere la prelazione anche per la cessione della quota a un
socio della società stessa, occorre inserire una clausola che regoli il concorso proporzionale nel
diritto di prelazione sia del soggetto verso il quale il trasferimento è ipotizzato sia degli altri soci.
Occorre poi valutare, nel caso che il socio della Srl sia una società, se l’esclusione dalla prelazione
vada estesa anche ai trasferimenti che avvengano nell’ambito di un insieme di società facenti parte
del medesimo "gruppo".

Si noti anche il temperamento che la disciplina della prelazione subisce per il caso in cui al capitale
sociale partecipi una società fiduciaria, in modo da rendere non prelazionabili dagli altri soci i
trasferimenti tra sfiduciante e fiduciaria e viceversa, senza peraltro consentire che, tramite manovre
"invisibili" (e cioè sostituendosi il mandato di un soggetto alla fiduciaria con il mandato di un altro
soggetto) possa con ciò venire elusa la disciplina del diritto di prelazione degli altri soci

Il diritto di prelazione non può esercitarsi parzialmente e cioè deve esercitarsi solo per l’intero
oggetto dei negozi traslativi di cui al primo comma. Nel caso di proposta di vendita congiunta da parte di
più soci, il diritto di prelazione degli altri soci non deve necessariamente avere ad oggetto il complesso
della proposta congiunta ma può riguardare solo le quote o i diritti di ciascuno dei proponenti.
 
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Note
Con questa clausola si impedisce al socio di esercitare la prelazione solo per una parte di ciò
che viene proposto in vendita dal socio alienante, al fine di consentire a questo ultimo di
realizzare per intero il valore dell’oggetto della sua proposta di vendita. Si pensi al socio
Tizio, titolare del 49%, che si trovi a dover effettuare la prelazione della quota offerta in
vendita dal socio Caio, titolare del 51% : la clausola impedisce che Tizio prelazioni solo il
2% che gli sarebbe sufficiente per arrivare al 51%. Viceversa, se la proposta di vendita ha ad
oggetto le partecipazioni di più soci, la clausola prevede che ben può in questo caso
esercitarsi la prelazione solamente con riguardo alla quota del socio alienante e non
dell’altro, senza "costringere" chi intende esercitare la prelazione a dover acquistare le
partecipazioni poste in vendita da una pluralità di soci.

Se sussiste concorso tra più richiedenti, ciascuno di essi effettua l’acquisto per un valore
proporzionale alla quota di partecipazione al capitale sociale già di propria titolarità e quindi si accresce
in capo a chi esercita la prelazione il diritto di prelazione che altri soci non esercitino; chi esercita la
prelazione può tuttavia, all’atto dell’esercizio del diritto di prelazione, dichiarare di non voler beneficiare
di detto accrescimento; e se, per effetto di detta rinuncia all’ accrescimento, quanto è oggetto della
proposta di trasferimento non sia per intero prelazionato, si rientra nella previsione del primo periodo del
comma precedente.

Note
La clausola statutaria regola il caso del concorso di più soci, titolari del diritto di prelazione,
nell’acquisto della partecipazione dal socio alienante. Viene anche regolato a favore di chi
esercita la prelazione l’accrescimento dei diritti di prelazione non esercitati dagli altri soci,
salvo che vi sia un’espressa rinuncia da parte del socio prelazionario all’estensione del suo
acquisto anche ad altre porzioni della quota sociale oggetto della proposta di vendita. Nel
qual caso, se risulti prelazionata solo una parte della partecipazione sociale, si applicherà il
disposto del comma precedente.

Il socio (d'ora innanzi "proponente") che intende effettuare il trasferimento (d'ora innanzi "la
proposta") mediante atto a titolo oneroso e con corrispettivo fungibile, deve prima farne offerta, alle
stesse condizioni, agli altri soci tramite l’organo amministrativo, al quale deve comunicare l’entità di
quanto è oggetto di trasferimento, il prezzo richiesto, le condizioni di pagamento, le esatte generalità del
terzo potenziale acquirente e i termini temporali di stipula dell’atto traslativo.

 
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Note
Per consentire ai soci di valutare se ritengono opportuno esercitare o meno la prelazione,
occorre che agli stessi siano comunicati i termini precisi della proposta di vendita, in
particolare con riguardo al prezzo richiesto dal socio alienante e alle esatte generalità del
terzo potenziale acquirente.

Entro il termine di 15 (quindici) giorni dalla data di ricevimento della predetta comunicazione,
l’organo amministrativo deve dare notizia della proposta di alienazione a tutti i soci iscritti nel libro dei
soci alla predetta data, assegnando agli stessi un termine di 20 (venti) giorni, dal ricevimento della
comunicazione, per l’esercizio del diritto di prelazione.

Note
Con questa clausola e con quella di cui al successivo punto si disciplina la procedura per
l’esercizio della prelazione da parte dei soci

Entro questo ultimo termine, i soci, a pena di decadenza, devono comunicare al proponente e
all’organo amministrativo la propria volontà di esercitare la prelazione; il ricevimento di tale
comunicazione da parte dell’organo amministrativo costituisce il momento di perfezionamento del
negozio traslativo, e cioè intendendosi la proposta del proponente una proposta contrattuale ai sensi
dell’articolo 1326 codice civile e l’organo amministrativo il domiciliatario del proponente medesimo per
le comunicazioni inerenti l’accettazione di detta proposta.

Note
La clausola statutaria stabilisce che l’accettazione da parte dei soci della proposta a loro
inviata dagli amministratori è sufficiente per ritenere senz’altro perfezionato il trasferimento
della quota.

Qualora il prezzo proposto dal proponente sia ritenuto eccessivo da alcuno degli altri soci, questi può
nominare un proprio arbitratore (dando di ciò notizia all’organo amministrativo entro il termine di 20 -
venti - giorni dal ricevimento della notizia della proposta di alienazione); nel medesimo termine anche il
proponente deve essere invitato a procedere alla nomina del proprio arbitratore. I due arbitratori così
nominati a loro volta scelgono un terzo arbitratore, con funzioni di presidente; in caso di mancata
 
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nomina dell’arbitratore da parte dei soggetti che vi sono tenuti, la nomina è effettuata dal Presidente del
Tribunale ove la società ha la propria sede legale.

Note
Con questa clausola statutaria si riconosce ai soci la possibilità di contestare il prezzo
proposto dal socio alienante ove sia ritenuto eccessivo; è dunque previsto il ricorso ad un
arbitratore che con equo apprezzamento deve stabilire il prezzo di vendita della quota di
partecipazione.

Il collegio di arbitraggio, che deve giudicare con "equo apprezzamento", è nominato per determinare
il prezzo di quanto è oggetto del proposto negozio traslativo; tale prezzo va determinato con riferimento
esclusivo al valore effettivo della società alla data in cui l’organo amministrativo ha ricevuto la proposta
del proponente l'alienazione.

La decisione del collegio di arbitraggio circa l’ammontare del corrispettivo di quanto è oggetto del
proposto negozio traslativo deve essere notificata all’organo amministrativo e al proponente (l’avviso di
ricevimento della raccomandata spedita a quest’ultimo deve essere recapitato, per conoscenza, all’
organo amministrativo della società, per i fini di cui oltre, una volta che esso sia ritornato al mittente
collegio di arbitraggio), precisandosi che:

a) ove il prezzo proposto dal proponente sia maggiore del valore stabilito dal collegio di
arbitraggio, la proposta si intende fatta per il prezzo pari al valore stabilito dal collegio di
arbitraggio;

b) ove il prezzo proposto dal proponente sia minore del valore stabilito dal collegio di
arbitraggio, la proposta si intende fatta per il prezzo proposto dal proponente.

Il proponente, ricevuta la comunicazione della decisione del collegio di arbitraggio, può decidere di
revocare la propria proposta. Nel caso in cui intenda revocare tale proposta, egli deve darne
comunicazione all’organo amministrativo della società entro il termine di 15 (quindici) giorni dal giorno
di ricevimento della anzidetta comunicazione da parte del collegio di arbitraggio, a pena di decadenza
dalla facoltà di revoca.

Sia in caso di revoca della proposta, sia in caso di conferma della proposta oppure in mancanza di
qualsiasi comunicazione da parte del proponente (una volta che, in quest’ultimo caso, siano decorsi i 15 -
quindici - giorni come sopra concessigli per revocare la sua proposta e si sia verificata pertanto la
decadenza dalla facoltà di revoca), l’organo amministrativo deve darne comunicazione (unitamente alla

 
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decisione del collegio di arbitraggio) ai soci che hanno investito il collegio di arbitraggio della decisione
di determinare il prezzo di vendita.

I soci destinatari della comunicazione di cui al comma precedente (fatta eccezione per il caso di
intervenuta revoca della proposta) possono esercitare la prelazione dandone comunicazione al
proponente e all’organo amministrativo della società entro il termine di 15 (quindici) giorni da quello di
ricevimento della comunicazione di cui al comma precedente, a pena di decadenza; il ricevimento di tale
comunicazione da parte dell’ organo amministrativo costituisce il momento di perfezionamento del
negozio traslativo, e cioè intendendosi la proposta del proponente una proposta contrattuale ai sensi
dell’articolo 1326 codice civile e l’organo amministrativo il domiciliatario del proponente medesimo per
le comunicazioni inerenti l’accettazione di detta proposta.

Note
La clausola statutaria precisa che l’accettazione da parte dei soci della proposta a loro volta
inviata dagli amministratori è sufficiente per ritenere senz’altro perfezionato il trasferimento
della quota.

Qualora vi siano soci che intendano esercitare la prelazione senza adire il collegio di arbitraggio per
la determinazione del prezzo, mentre altri soci nominino come sopra il proprio arbitratore, si fa
comunque luogo per tutti alla procedura di arbitraggio.

Note
Con tale clausola statutaria, il cui inserimento è opportuno per dirimere contrasti derivanti da
comportamenti dei soci non univoci, viene stabilito che la determinazione del prezzo di vendita
da parte dell’arbitratore riguarda tutti i soci della società, pur se solo alcuni soci ne abbiano
richiesto l’intervento.

Ove si tratti di trasferimento per atto tra vivi a titolo gratuito o a titolo oneroso con corrispettivo
infungibile, agli altri soci spetta il diritto di prelazione, disciplinato con le medesime modalità descritte
nei commi che precedono, ove applicabili, con l’unica particolarità che il prelazionante dovrà
corrispondere al donatario o al cedente a titolo oneroso una somma in valuta legale di valore nominale
pari al valore effettivo di ciò per cui è stato esercitato il diritto di prelazione (tale valore effettivo è da
determinarsi a cura del collegio di arbitraggio di cui sopra, con riferimento al valore effettivo della
società alla data di ricevimento, da parte dell'organo amministrativo, della comunicazione da parte del
socio contenente la volontà di esercitare la prelazione).

 
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Note
Qui si regola l’operatività del diritto di prelazione quando la cessione della quota avvenga
tramite un atto a titolo gratuito (ad esempio, una donazione) o a titolo oneroso ma con
corrispettivo infungibile (ad esempio, l’acquirente della quota si obbliga ad effettuare, a titolo
di corrispettivo dell’acquisto, una prestazione personale in favore del venditore). Non
prevedere nulla – come normalmente capita – per queste evenienze, significa esporsi
all’eventualità che, ove vi siano trasmissioni di quote per donazione o per atto oneroso con
corrispettivo infungibile, il diritto di prelazione degli altri soci non scatta e pertanto i consoci
del cedente debbono "subire" l’ingresso in società degli aventi causa del donante o del cedente.
Ebbene, nella clausola in commento si prevede che, in tali casi, il socio che esercita la
prelazione è tenuto a corrispondere al donatario o all’acquirente della quota una somma di
denaro pari al valore effettivo della partecipazione sociale, così come determinato
dall’arbitratore: in sostanza, il patrimonio del cessionario non ne esce diminuito
quantitativamente, ma solo qualitativamente, in quanto il valore della quota viene sostituito dal
valore del denaro di corrispondente entità.

In caso di esercizio della prelazione, la stipula dell’atto traslativo e il pagamento del corrispettivo
dovuto devono avvenire nei medesimi termini indicati nella proposta di alienazione formulata dal socio
proponente. Nel caso di termini già scaduti, a causa dell’espletamento delle procedure che precedono,
detta stipula e detto pagamento devono avvenire nei 15 (quindici) giorni successivi a quello in cui
l’alienazione si è perfezionata.

Note
La clausola statutaria regola i tempi per la stipulazione dell’atto di cessione della quota sociale
nel caso di esercizio della prelazione e per il conseguente pagamento del corrispettivo al socio
alienante, privilegiando le regole temporali contenute nella proposta di alienazione formulata
dal cedente ma prevedendo una normativa, sostitutiva per il caso in cui non possano rispettare
dette regole. L’esplicita disciplina di questa fattispecie è opportuna, in quanto essa evita che si
creino dubbi in ordine ai tempi da rispettare e che si determinino conseguenti dissidi tra i soci.

Nel caso che nessuno dei soci eserciti il diritto di prelazione con le descritte modalità, il socio che
intende procedere al trasferimento può liberamente effettuare l’atto traslativo entro i termini indicati
nella sua proposta di alienazione; se detti termini sono scaduti a causa dell’espletamento della procedura
che precede, essi sono prorogati di 30 giorni a far tempo dal giorno in cui è scaduto il termine per gli altri
soci per esercitare il diritto di prelazione. Ove l’atto traslativo non avvenga nei termini che precedono, il
socio che intendere effettuare il trasferimento deve ripetere tutta la procedura di cui sopra.

 
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Note
Se nessun socio esercita dunque il diritto di prelazione per l’acquisto della quota del socio
alienante, questi è libero di concludere il contratto con il terzo indicato nella proposta di
vendita; peraltro, se il socio non conclude la vendita entro i termini previsti, la clausola
stabilisce che, ove intenda nuovamente trasferire a terzi la sua partecipazione, egli sia tenuto a
ripetere l’intera procedura sopra descritta. In altri termini, la clausola impedisce che i diritti
dei soci aventi facoltà di prelazione vengano defraudati con una proroga sine die dei tempi di
stipula dell’atto traslativo tra il proponente e i terzi: infatti, i soci aventi diritto a prelazione
potrebbero oggi non avere interesse o non avere le risorse finanziarie necessarie per esercitare
la prelazione, mentre domani quell’interesse potrebbe invero risorgere e le risorse finanziarie
essere invero disponibili.

Per i casi in cui debba come sopra procedersi alla determinazione del valore effettivo della società,
esso è computato tenendosi in considerazione la redditività della società, il valore attuale dei suoi beni
materiali ed immateriali e di ogni altra circostanza e condizione che siano normalmente tenute in
considerazione nella tecnica valutativa delle partecipazioni societarie, ivi compresa la circostanza che,
ove si tratti di valutare una quota di partecipazione da cui derivi il controllo della società, al suo valore è
da aggiungere anche quello che viene comunemente definito quale "premio di maggioranza"; nel calcolo
del valore della società occorre computare pure quello che deriva dall’ avviamento della società, da
determinarsi in misura pari alla media, ridotta alla metà, tra l’ammontare totale del fatturato degli ultimi
tre esercizi e l’ammontare totale degli utili conseguiti negli ultimi tre esercizi. Nel caso in cui la società
non abbia ancora avuto tre esercizi non si computerà alcun valore di avviamento. La sussistenza dei tre
esercizi va valutata con riguardo alla data dell’atto costitutivo della società, ed è cioè ininfluente che, nel
corso degli ultimi 3 (tre) anni, sia avvenuta una qualsiasi trasformazione della forma societaria.

Note
La clausola statutaria è finalizzata alla anticipata risoluzione di ogni controversia che si possa
verificare in tema di valutazione delle partecipazioni oggetto di prelazione, e individua
pertanto i criteri che l’arbitratore è tenuto a considerare nella determinazione del valore della
partecipazione sociale proposta in vendita, che consistono:

nella redditività che la società produce;

nel valore attuale dei beni materiali ed immateriali;

nel cosiddetto "premio di maggioranza", che deve essere considerato quando si tratta di
una partecipazione di controllo della società;

nell’avviamento, quando la Srl abbia almeno tre anni di vita (che si calcolano dalla data

 
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della costituzione della Sr, pur se nel triennio la società abbia mutato "l’abito"
societario).

Le spese del collegio di arbitraggio sono a carico per metà del socio che intende trasferire la propria
partecipazione e per metà a carico di coloro che esercitano la prelazione; qualora tuttavia dall’arbitraggio
emerga che il valore della partecipazione stimata sia inferiore di oltre il 20 per cento al prezzo richiesto
dal proponente, l’intero costo dell’arbitraggio grava sul proponente.

Note
Anche qui la clausola mira a "sanzionare" il socio alienante quando esageri nella
determinazione del prezzo della partecipazione sociale, al fine dunque di disincentivare questi
comportamenti; pertanto, se il prezzo proposto superi del 20% (ma questa percentuale è
ovviamente una ipotesi liberamente modificabile ove una diversa percentuale sia ritenuta
maggiormente consona per il caso concreto) il valore determinato dall’arbitratore, gli oneri
economici per l’intervento dello stesso vengono posti interamente a carico del socio alienante.
Invece, se la valutazione dell’arbitratore riconosce la congruità del prezzo fissato dal socio
proponente l’alienazione, non vi è nulla da sanzionare ed è sancita la ripartizione del costo
dell’arbitraggio tra il socio alienante e soci prelazionari.

Il trasferimento che intervenga in violazione del diritto di prelazione di cui al presente articolo si
considera inefficace nei confronti della società e dei soci cosicchè la società non può iscrivere l'avente
causa nel libro dei soci e questi non può esercitare alcun diritto connesso alla titolarità dei diritti e delle
quote acquisiti in violazione e, in particolare, il diritto agli utili, il diritto di voto e il diritto di ripartizione
del patrimonio sociale in sede di liquidazione della società.

Note
Con questa clausola si stabilisce che, nel caso in cui il socio alieni a terzi la sua partecipazione
sociale in violazione dell’obbligo di preferenza accordato ai soci dal presente articolo, l’acquisto del
terzo risulta inefficace nei confronti della società; vale adire che è come se non esistesse e dunque
per il terzo acquirente è pregiudicata la sua iscrizione nel libro dei soci e, di conseguenza, non è
abilitato all’esercizio dei normali diritti che competono a un socio (il diritto di intervenire in
assemblea, il diritto di votare, il diritto di percepire gli utili, eccetera.

 
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Terza opzione: clausola di mero gradimento

Note
Nel caso in cui si voglia inserire nei patti sociali una clausola di gradimento mero o discrezionale
si ricade nell’ipotesi contemplata nel secondo comma dell’art. 2469, di trasferimento subordinato
al "gradimento di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti", da cui
sorge senza dubbio il diritto di recesso per ogni socio.

Nel caso in cui non vi sia diritto di prelazione per gli altri soci, il trasferimento di quote di
partecipazione al capitale sociale e dei diritti di sottoscrizione e di prelazione di cui all'articolo 5 del
presente statuto per atto tra vivi è comunque subordinato al gradimento espresso dall'organo
amministrativo della società

in alternativa:

all’espressione del gradimento possono essere deputati i soci o anche soggetti terzi: attenzione che
se l'espressione del gradimento è riservata ai soci si tratta di escludere il socio che cede dal computo
della maggioranza necessaria al gradimento.

Note
Se i soci delle S.r.l. intendono riservarsi la facoltà di verificare che i terzi acquirenti di una
partecipazione siano in possesso di determinati e peculiari requisiti soggettivi oppure vogliono
poter precludere a soggetti sgraditi l’ingresso in società, senza peraltro motivarne le ragioni,
la clausola opportuna è quella cosiddetta di gradimento, che l’articolo 2469, comma 2,
consente di confezionare sia come clausola che subordina il rilascio del gradimento al terzo al
rispetto di precisate condizioni, la cui sussistenza è necessaria per dare corso alla cessione (ed
è questa la fattispecie disciplinata dal presente articolo) sia come placet immotivato rilasciato
a insindacabile giudizio dell’organo competente (cosiddetto gradimento mero, normato al
successivo articolo), fermo restando che la clausola di gradimento mero consente a ciascuno
dei soci il diritto di recesso dalla società. L’organo o il soggetto cui i soci possono delegare
l’espressione del gradimento può essere individuato tra i seguenti: l’organo amministrativo; il
collegio sindacale o il revisore di cui all’articolo 2477, ove sia nominato; i soci o l’assemblea
dei soci; un terzo estraneo alla compagine sociale.

Le condizioni e i limiti che devono sussistere per l'espressione del gradimento di cui al comma 1
sono i seguenti: (elencare i motivi in base ai quali il gradimento può essere negato e che vanno
esplicitati dall'organo deputato al gradimento in cui tale gradimento non sia concesso).

 
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Note
Per il rilascio del gradimento occorre che siano rispettate, nel caso di trasferimento della quota,
quelle condizioni e quei limiti che lo statuto prevede per l’ingresso in società di soggetti terzi; ad
esempio, lo statuto può subordinare il rilascio del gradimento:

al possesso di specifiche professionalità e competenze in capo al terzo potenziale acquirente


(ad esempio, l’iscrizione a un albo professionale);

al mancato esercizio da parte del terzo acquirente di un’attività concorrente con quella
sociale,

in caso di società che si avvalgono delle prestazioni lavorative dei soci, all’effettiva capacità
dei terzi potenziali soci di prestare una certa opera che risulti utile per il
raggiungimento degli scopi sociali.

Non sono sottoposti a giudizio di gradimento i trasferimenti che avvengano a favore di altri soci,
nonchè del coniuge, dei parenti dell’alienante entro il terzo grado e dei suoi affini entro il secondo grado
(indicare eventuali altri gradi o limitazioni).E' pure escluso il giudizio di gradimento nel caso di
trasferimenti tra fiduciante e società fiduciaria e viceversa, ove la società fiduciaria esibisca la
scritturazione del proprio registro delle intestazioni fiduciarie dalla quale risulti il mandato fiduciario ed
accetti espressamente l'osservanza delle norme statutarie in tema di diritto di gradimento e di prelazione;
è invece soggetta a giudizio di gradimento la sostituzione del fiduciante senza sostituzione della società
fiduciaria.

Note
L’inserimento di questa clausola, che esclude il giudizio di gradimento quando il trasferimento
è a favore di altri soci oppure dei parenti del socio alienante, dovrà essere valutato dai soci
caso per caso. Inoltre, così come già si è visto analizzando l’articolo del presente statuto che
regola il diritto di prelazione, la disciplina del gradimento subisce un temperamento per il caso
in cui al capitale sociale partecipi una società fiduciaria, in modo da non assoggettare al
gradimento i trasferimenti tra sfiduciante e fiduciaria e viceversa.

Il socio che intende effettuare il trasferimento deve comunicare la propria intenzione all’organo
amministrativo (e/o a chi sia tenuto ad esprimere il gradimento), al quale deve illustrare l’entità di
quanto è oggetto di alienazione, il prezzo richiesto, le condizioni di pagamento, le esatte generalità del
terzo potenziale acquirente e i termini temporali di stipula dell’atto traslativo.

 
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Note
Con questa clausola e con quella di cui al successivo comma 5 si disciplina la procedura per
l’espressione del gradimento da parte dell’organo competente.

Entro il termine di 15 (quindici) giorni dalla data di ricevimento della predetta comunicazione,
l’organo amministrativo (o chi sia tenuto ad esprimere il gradimento: se sono i soci ad esprimere il
gradimento occorre precisare la maggioranza necessaria per la decisione e che, nel computo del
quorum, non si tiene conto del socio trasferente) deve comunicare al socio alienante e al terzo potenziale
acquirente la propria decisione in merito al gradimento nel trasferimento della partecipazione; se il
gradimento non viene concesso, occorre inoltre corredare detta decisione con l’illustrazione delle ragioni
per le quali il gradimento è stato negato. In mancanza di risposta entro detto termine, il gradimento si
intende concesso (oppure, negato).

Note
La clausola statutaria pone a carico dell’organo tenuto ad esprimere il gradimento l’onero
di motivare adeguatamente le ragioni che hanno portato l’espressione di una valutazione
negativa all’ingresso in società del terzo potenziale acquirente, in relazione ai limiti e alle
condizioni previsti nello statuto. Così, ad esempio, se l’oggetto sociale prevede l’attività di
restauro di quadri ed affreschi artistici, potrà negarsi l’accesso alla società al "semplice"
imbianchino, il cui curriculum non evidenzi esperienze lavorative analoghe a quelle richieste
per lo svolgimento dell’attività sociale da parte dei soci stessi. Di volta in volta, poi, i soci
possono decidere l’inserimento della disposizione sul cosiddetto "silenzio-assenso" o
"silenzio-rifiuto" : e cioè possono stabilire che la mancata pronuncia dell’organo entro il
termine previsto valga come espressione positiva oppure negativa del gradimento.

opzionale

Se il gradimento viene negato, al socio alienante compete il diritto di recesso, da esercitarsi ai sensi
dell'articolo 2473 del codice civile e dell' articolo 11 del presente statuto.

Note
I soci, caso per caso, possono decidere di inserire nello statuto un diritto di recesso a favore
del socio alienante nel caso in cui il gradimento sia negato; in alternativa, può essere prevista
una clausola che preveda un obbligo di presentazione da parte della società di un altro
acquirente in luogo di quello "sgradito". La previsione di un diritto di recesso del socio se il

 
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gradimento è negato dovrà essere attentamente considerata dai soci in sede di stipulazione
dell’atto costitutivo; come è noto, infatti, l’esercizio del recesso può avere un impatto negativo
sulla vita societaria.

opzionale: clausola di gradimento alla francese

Il trasferimento delle partecipazioni sociali sarà efficace nei confronti della società e potrà essere
iscritto nel Libro dei soci solo se saranno osservate le seguenti procedure. Qualora un socio intenda
cedere a qualsiasi titolo, in tutto o in parte, la propria partecipazione ad un soggetto estraneo alla
compagine sociale, l’acquisto da parte di quest’ultimo dovrà essere preventivamente assoggettato al
gradimento espresso con decisione dai soci.

A tal fine colui che intende alienare, in tutto o in parte, la propria partecipazione, dovrà darne
comunicazione alla società e agli altri soci con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, indicando il
nome dell’acquirente, il prezzo e le altre condizioni pattuite per l’alienazione. Entro giorni ____ dal
ricevimento della comunicazione di cui sopra da parte della società, gli altri soci dovranno esprimere il
gradimento con decisione assunta con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino il ___% del
capitale sociale, non tenendosi conto nel computo della partecipazione di colui che intende alienare.

Qualora il gradimento sia negato, i soci dovranno indicare, entro il termine sopra indicato, il nome di
altro soggetto disponibile ad acquistare, a parità di prezzo e condizioni, la partecipazione oggetto di
alienazione entro giorni ___. In caso di mancato rispetto dei termini o delle modalità sopra indicate, o
qualora non sia possibile reperire un terzo disponibile ad acquistare, la partecipazione potrà essere
liberamente alienata al soggetto indicato nella comunicazione di alienazione.

Note
La clausola di gradimento con indicazione di un terzo acquirente, detta anche alla "francese", è
quella che meglio si presta a conciliare gli interessi da un lato della compagine sociale ad evitare
l’ingresso di terzi estranei e dall’altro del socio alienante entro un margine di tempo prefissato,a
parità di prezzo e condizioni.

Si coniugano dunque nello stesso patto i tratti, garantisti per il socio alienante, della clausola di
prelazione con quelli, vantaggiosi per la compagine sociale, della clausola di gradimento.

Il valore aggiunto di tale patto per la compagine sociale consiste nella possibilità di non dover
cercare al proprio interno chi sia disponibile ad acquistare partecipazioni per evitare l’ingresso in
società di un terzo non gradito, secondo i meccanismi ordinari della clausola di prelazione
tradizionale. Non per nulla, sovente accade che la clausola di gradimento alla francese sia abbinata,

 
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come succedanea, alla clausola di prelazione ordinaria.

Alla luce delle considerazioni descrittive esposte e dei principi enucleati nel corso della presente
sezione, tale clausola non legittima l’esercizio del diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2469
secondo comma.

ARTICOLO 10
CLAUSOLA DI CONSOLIDAZIONE NEL CASO DI MORTE DI UN SOCIO

In caso di morte di un socio, i soci superstiti possono, con decisione unanime

oppure

con decisione presa con il voto favorevole dei soci che rappresentino i 2/3 (o altra percentuale del
capitale sociale), che deve essere adottata (ad esempio) entro 60 (sessanta) giorni dal decesso del socio,
stabilire che la quota di partecipazione al capitale sociale e i diritti di sottoscrizione e di prelazione si
accrescano automaticamente agli altri soci, i quali, in tal caso, devono liquidare agli eredi del socio
defunto il valore della quota già spettante al defunto stesso, determinato con le stesse modalità prescritte
per la valutazione della quota di partecipazione del socio recedente.

Il diritto di recesso previsto dall’articolo 2473 del codice civile può essere esercitato solo decorsi 24
mesi dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione.

Note
A completamento della gamma delle possibili clausole statutarie regolanti la circolazione
per atto tra vivi delle quote sociali, si prevede una duplice alternativa anche per la sorte
della partecipazione sociale in seguito alla morte di un socio. I soci con l’introduzione
nello statuto della clausola sopra descritta, sono infatti in grado di decidere:

la devoluzione della quota del socio defunto a i suoi eredi, sancendo in tal modo il
loro subingersso in società (salvo che essi rinuncino all’eredità del loro dante
causa); oppure, in alternativa:

la consolidazione e l’accrescimento della partecipazione del socio defunto in capo ai


soci superstiti in proporzione alla quota di partecipazione al capitale sociale di
ciascun socio, con la liquidazione del valore di tale partecipazione a favore degli
eredi da parte dei soci superstiti di valutare l’opportunità o meno del subingresso
in società di soggetti estranei (gli eredi del defunto), attraverso un meccanismo
analogo a quello già visto in presenza della clausola di gradimento. Infine,

 
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trattandosi di clausola che introduce "condizioni o limiti che nel caso concreto
impediscono il trasferimento a causa di morte", così come prevede l’articolo
2469, comma 2, è riconosciuto a ciascun socio il diritto di recesso , una volta che
sia trascorso il lasso di tempo indicato nello statuto stesso (che non può essere
superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della
partecipazione).

Nel caso di subentro di più eredi o legatari nella quota del defunto, costoro nominano un
rappresentante comune e si applicano gli articoli 1105 e 1106 del codice civile.

Note
Se più sono gli eredi che subentrano nella quota del socio defunto, occorre procedere alla
nomina di un rappresentante comune per l’esercizio dei diritti sociali.

ARTICOLO 11
RECESSO DEL SOCIO

Il diritto di recesso compete al socio che non ha consentito al cambiamento dell'oggetto


sociale o del tipo di società, alla fusione o scissione della società, alla revoca dello stato di
liquidazione, al trasferimento della sede all'estero, alla eliminazione di una o più cause di
recesso previste dall'atto costitutivo, al compimento di operazioni che comportino una
sostanziale modificazione dell'oggetto della società determinato nell'atto costitutivo o una
rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell'art. 2468, quarto comma, c.c. ed
in tutti gli altri casi previsti dalla legge e dal presente statuto.

Note
La riforma riscrive del tutto la disciplina in tema di recesso del socio della società, così per la Srl
come per la S.p.a., prevedendo nuove cause che giustificano il recesso, nuove procedure per la
valutazione delle quote da rimborsare e nuove procedure per la liquidazione del socio recedente. La
disciplina del recesso nella S.r.l. si presenta inoltre, a differenza di quella della Spa, ridotta
all’essenziale e, di conseguenza molto più ampia risulta l’autonomia dei soci nella introduzione delle
regole integrative della normativa codicistica. La clausola statutaria, sfruttando l’opportunità
riconosciuta dall’articolo 2473, prevede, accanto alle clausole legali di recesso, la possibilità di
introdurre ulteriori cause legittimanti il recesso; la restante parte della disciplina, contenuta nei
successivi commi, è invece sostanzialmente modellata su quella della S.p.a..

Rispetto alla disciplina previgente, che fissava poche e tassative cause di recesso, la novità più

 
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rilevante della riforma in materia consiste nell’ampliamento astrattamente indefinito delle cause di
recesso attuato secondo le diverse direttrici:

ampliamento delle numero delle cause legali di recesso;

riconoscimento del massimo spazio disponibile all’autonomia privata nel determinare


liberamente nuove e diverse cause di recesso;

Alla luce del dato normativo possono identificarsi due diverse tipologie di recesso:

cause di recesso c.d. legali ( o di diritto,), non derogabili dall’autonomia privata, costituite da
ipotesi tassativamente previste dalla legge in numerose disposizioni;

cause di recesso convenzionali (o facoltative), liberamente determinate nell’atto costitutivo dei


soci.

Il socio che intende recedere deve comunicare la sua intenzione all'organo amministrativo mediante
lettera raccomandata spedita entro 15 giorni (o altro termine) dall'iscrizione nel Registro delle Imprese
della decisione che lo legittima o dalla trascrizione della decisione nel libro dei soci o degli
amministratori oppure dalla conoscenza del fatto che legittima il recesso del socio. A tal fine l’organo
amministrativo deve tempestivamente comunicare ai soci i fatti che possono dar luogo per i soci stessi al
diritto di recesso.

Note
Circa le modalità di esercizio del diritto di recesso, occorre evidenziare che il legislatore non ha
proposto alcuna disciplina legale, nemmeno con valore suppletivo

Ne deriva che:

la definizione integrale delle modalità di esercizio del diritto di recesso è rimessa ai patti sociali,
come si evince dall’art.2473 primo comma, inciso iniziale;

la disciplina pattizia del recesso vale anche per le ipotesi legali di recesso, dal momento che il
legislatore non ha disposto altrimenti.

La dottrina ritiene che debbano applicarsi in via analogica le norme dettate per l’esercizio del diritto
di recesso in materia di S.p.a.

Non possiamo tuttavia nascondere come qualsiasi soluzione interpretativa lasci spazio a motivi di
dissenso o ad opinioni discordanti che potrebbero accendere contenziosi significatici nell’ambito

 
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della società.

Ne deriva, come logico corollario, la assoluta opportunità che i patti sociali si occupino della
definizione delle modalità di recesso, anche qualora non si intenda introdurre alcuna clausola di
recesso di natura convenzionale.

Secondo la lettura oggi offerta dalla dottrina, i temi di cui dovrà occuparsi la clausola che disciplina
le modalità di recesso sono i seguenti:

Modalità e forma della comunicazione;

Termini per l’esercizio del diritto di recesso od eventuale preavviso;

Criteri di valutazione della partecipazione (eventuale);

Modalità e termini di liquidazione della partecipazione (eventuale).

Il metodo della comunicazione mediante raccomandata A/R, mutuato dalla disciplina in materia
dettata nella S.p.a., appare senza dubbio il più pratico ed efficace per garantire le esigenze
probatorie connesse alla manifestazione di volontà ed alla data di spedizione e di ricevimento della
medesima.

segue

In detta raccomandata devono essere elencati:

a )le generalità del socio recedente;

b)il domicilio eletto dal recedente per le comunicazioni inerenti al procedimento;

c)il valore nominale delle quote di partecipazione al capitale sociale per le quali il diritto di
recesso viene esercitato.

Note
Con questa clausola viene precisato il contenuto della comunicazione che il socio recedente è
tenuto a fare all’organo amministrativo quando abbia deciso di uscire dalla compagine sociale.

Va notato che questa clausola consente, così come è possibile per le S.p.a., un recesso limitato
a solo parte delle quote di titolarità del recedente.

 
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Il recesso si intende esercitato nel giorno in cui la lettera raccomandata giunge all’indirizzo della
sede legale della società.

Note
La clausola statutaria individua il termine a decorrere dal quale il socio si deve intendere
fuoriuscito dalla società; a seguito dell’esercizio del diritto di recesso; a partire da tale
momento prende dunque avvio la procedura tesa a definire il valore della quota al fine del suo
rimborso del socio deceduto.

Le partecipazioni per le quali è effettuato il diritto di recesso sono inalienabili.

Note
Una tale obbligatoria disposizione è contenuta nel secondo comma dell’articolo 2437-bis in materia
di S.p.a.; spetta dunque ai soci valutare se inserirla o meno nello Statuto della S.r.l.. Non paiono
infatti esservi dubbi sulla sua estensibilità analogica anche allo Statuto di S.r.l., pur in assenza di
una norma di carattere generale che legittimi il rinvio alle disposizioni riguardanti il recesso del
socio dalla S.p.a.. Proprio il generale clima di flessibilità e adattabilità della nuova normativa della
S.r.l. consente ai soci di confezionare regole conformi alle loro esigenze, tra le quali può trovare
certamente spazio anche quella che prevede l’inalienabilità delle quote una volta che sia emersa la
volontà di un socio di recedere. Ove dunque lo statuto contenga una siffatta previsione, viene inibito
al socio recedente di fuoriuscire subito dalla compagine sociale, attraverso la cessione a terzi della
propria partecipazione; occorrerà infatti attendere il completamento della procedura prevista dal
codice civile e dallo statuto.

opzionale:

aggiungere eventuali criteri di valorizzazione delle quote del recedente, tenendo conto che:

a) l'articolo 2473, comma 3 afferma:

<< I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria
partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo
conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di
disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal
tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal
caso il primo comma dell’articolo 1349>>.

 
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b) Lo statuto può stabilire criteri diversi di determinazione del valore di liquidazione,


indicando gli elementi dell’attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati
rispetto ai valori risultanti dal bilancio, unitamente ai criteri di rettifica, nonché altri elementi
suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione.

c) I soci hanno diritto a conoscere la determinazione del valore di cui al secondo comma
del presente articolo nei quindici giorni precedenti alla data fissata per l’assemblea; ciascun
socio ha diritto di prenderne visione e di ottenerne copia a proprie spese.

d) In caso di contestazione da proporre contestualmente alla dichiarazione di recesso il


valore di liquidazione è determinato entro novanta giorni dall’esercizio del diritto di recesso
tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese,
su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo comma dell’articolo 1349>>.

Uno dei fattori di debolezza dell’istituto del recesso prima della riforma era rappresentato dai criteri
legali di determinazione dell’ammontare del rimborso, i quali imponevano di liquidare la quota del
socio receduto in proporzione al patrimonio sociale risultante dall’ultimo bilancio approvato. Il
nuovo atteggiamento assunto dal legislatore al riguardo si manifesta compiutamente nell’art.2473
c.c. che nel terzo comma, a tal fine stabilisce in primo luogo che la misura della liquidazione deve
essere quantificata tenendo conto del valore proporzionale alla quota di partecipazione del
recedente, del patrimonio sociale, e in secondo luogo che il patrimonio sociale deve essere valutato
tenendo conto del suo valore di mercato.

Secondo la dottrina, quest’ultima indicazione, essendo costituito il patrimonio, nello specifico, da


un’azienda, comporta che la determinazione del valore di mercato di detto patrimonio non può non
tener conto anche dell’avviamento.

La questione che si può porre al momento della redazione dei patti sociali attiene alla derogabilità
del criterio di valutazione indicato dalla legge.

Si ritiene al proposito che sia necessario distinguere fra cause di recesso legali e cause di recesso
facoltative.

In ordine alle prime, si ritiene che non possa derogarsi statutariamente al criterio legale di
determinazione del valore di liquidazione, dal momento che ogni diverso criterio che
volgesse nel senso di devalorizzare la partecipazione in sede di recesso potrebbe tradursi in
un impedimento di fatto all’esercizio del diritto (per mancanza di convenienza) e urterebbe
contro la volontà del legislatore, fissata in norme imperative, di consegnare uno strumento
efficace nelle mani del socio non consenziente a determinate decisioni della maggioranza o
di fronte a determinate situazioni.

Dunque non può considerarsi legittima la clausola che escluda, per esempio, l’avviamento,
oppure rinvii al valore risultante dall’ultimo bilancio approvato, oppure stabilisca che il

 
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rimborso deve avvenire al valore nominale o a valori contabili e non di mercato.

Per coerenza, il ragionamento si muove in direzione opposta nel caso in cui si affronti il tema
rispetto a cause convenzionali di recesso.

Poiché queste ultime sono frutto dell’autonomia privata, e potrebbero anche non esservi, nulla
impedisce che i medesimi contraenti scelgano criteri alternativi di determinazione del valore
della quota di liquidazione, al limite anche penalizzanti.

Ricevuta la dichiarazione scritta di recesso e determinato il valore di liquidazione della


partecipazione, gli amministratori devono darne notizia senza indugio agli altri soci fissando loro un
termine congruo, ma in ogni caso non superiore a giorni quindici, per manifestare la propria
disponibilità, mediante raccomandata A/R spedita alla società, ad acquistare la quota di partecipazione
del socio receduto ex art. 2473 c.c., o, eventualmente, per individuare concordemente un terzo
acquirente.

Note
L’art. 2473 quarto comma stabilisce cinque modalità di rimborso della quota al socio receduto, e
cioè:

acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente fra loro;

acquisto da parte di un terzo concordemente individuato da parte dei soci;

rimborso mediante riserve disponibili (e conseguente accrescimento proporzionale della quota


agli altri soci);

riduzione del capitale ex art.2482 c.c.;

liquidazione della società.

L’ordine imposto dalla legge fra le modalità di liquidazione della partecipazione, evidenzia che la
stessa mira a conseguire un duplice fine:

tutelare i creditori sociali;

evitare di alterare i rapporti di forza fra i soci.

Evidenziati i principi, si può passare all’esame delle diverse tecniche di liquidazione e alla verifica

 
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degli spazi concessi all’autonomia privata per derogare alle regole legali.

Il rimborso della partecipazione deve essere effettuato entro centoottanta giorni dalla
dichiarazione (art.2473 quarto comma). In ordine alla possibilità di derogare a tale
termine, anche differendolo, la dottrina è certamente favorevole in caso di cause di recesso
volontarie.

Molti dubbi sussistono per quanto riguarda analoga possibilità rispetto alle cause legali di
recesso; se l’abbreviazione del termine è sempre possibile, in quanto si traduce in un
vantaggio per il recedente, ragioni di cautela consigliano in questa fase di non differire i
termini con i patti che potrebbero essere interpretati come ostativi in fatto dell’esercizio di
un diritto legale.

L’art.2473 quarto comma consente, innanzitutto, di attuare il rimborso della partecipazione del
socio "mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro
partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato dai soci medesimi".

Tale norma comporta un obbligo di informazione a carico dell’organo amministrativo, il quale non
potrà procedere alla liquidazione della quota senza aver preventivamente informato gli altri soci
dell’avvenuto recesso e del valore stabilito per il rimborso, concedendo ai medesimi soci un congruo
lasso di tempo per decidere se procedere all’acquisto proporzionale o all’indicazione del terzo
acquirente.

ARTICOLO 12
ESCLUSIONE DEL SOCIO

Il socio può essere escluso dalla società al verificarsi delle seguenti circostanze, da intendersi quali
fattispecie di giusta causa:

(elencare) ....

Note
Se la S.r.l. è diventata nei fatti un "società di persone a responsabilità limitata", come afferma la
stessa relazione governativa di accompagnamento alla riforma del diritto societario, con questa
disposizione se ne ha una decisa conferma. Finora, infatti, l’esclusione di un socio dalla società era
un tabù per le società di capitali; solo ai soci di una società di persone era infatti permesso di
decidere, al verificarsi di determinati eventi, la fuoriuscita di un socio dalla compagine sociale. Tale
facoltà viene ora attribuita anche ai soci della Srl (ma non della Spa); in virtù dell’accentuato
carattere personalistico che la stessa Srl ha ormai assunto, che giustifica la previsione statutaria di
specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio.

L’art.2473 bis c.c, nella sua estrema laconicità ed in ragione dell’ampio margine di delega concesso

 
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all’autonomia privata, pone all’operatore tre ordini di questioni:

la determinazione delle cause di esclusione;

la definizione del procedimento di esclusione;

l’individuazione delle modalità di liquidazione della partecipazione del socio escluso.

Con riferimento alle cause di esclusione, la norma citata rimette la definizione delle medesime
all’autonomia privata, limitandosi a dettare il criterio informatore.

Infatti, "l’atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio"
(2473 bis).

L’autonomia statutaria incontra un duplice limite:

deve trattarsi di cause di esclusione specifiche;

l’esclusione deve essere in ogni caso giustificata da una giusta causa:

In altri termini l’esclusione dalla società è legittima non sulla base di un generico principio di giusta
causa, bensì in ragione di una causa specifica, quindi individuata e circoscritta.

Ne deriva che:

l’atto costitutivo non può limitarsi a prevedere la possibilità che un organo sociale deliberi
l’esclusione in maniera generica, ma deve indicare motivi specifici: devono quindi
considerarsi illegittime le clausole che prevedano l’esclusione del socio che abbia tenuto
una condotta riprovevole, che fomenti dissidi, che abbia tenuto un atteggiamento
ostruzionistico in sede assembleare;

in sede di redazione dei patti sociali è necessario identificare puntualmente quali fatti o eventi
possano assurgere a giusta causa di esclusione.

L’elaborazione teorica più recente in materia di esclusione societaria ritiene che i tratti unificanti le
diverse ipotesi legali di esclusione siano rappresentati dalla loro attinenza alle persone del socio e
dalla loro rilevanza organizzativa, ovvero dall’idoneità ad incidere in modo pregiudizievole sulle
modalità di svolgimento e sugli esiti dell’attività comune. In altri termini, l’esclusione sarebbe un
mezzo di tutela volto a consentire l’estromissione dal gruppo di quel membro dal quale possa
provenire un ostacolo o un pregiudizio all’attività comune, assicurando al contempo la
conservazione e la continuità dell’attività medesima. Individuata la ratio dell’istituto nel sistema
generale dei contratti associativi, si possono definire i criteri guida per elaborare nella maniera più
opportuna le specifiche ipotesi di esclusione del socio di S.r.l.. In sintesi, i riferimenti cui attenersi
sono due:

 
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devono avere attinenza con la persona del socio;

devono avere rilievo organizzativo, nel senso che il prodursi di quella causa specifica può
costituire un pregiudizio per l’efficiente svolgersi dell’attività sociale.

Muovendo da tale prospettiva possono ritenersi specifiche e dotate di "giusta causa" le seguenti
ipotesi:

cause di esclusione previste dalla legge per le società di persone, quali l’interdizione o
l’inabilitazione del socio, o il suo fallimento;

la condanna per specifici reati (e non condanne penali tout court);

l’esercizio di attività concorrente con quella della società;

la cancellazione da un albo professionale, qualora l’iscrizione al medesimo da parte dei soci o


di quel socio sia funzionale all’esercizio dell’attività sociale;

l’impossibilità ad adempiere ad una prestazione d’opera o di servizi cui il socio si sia obbligato
sia ai sensi dell’art.2464 sia a titolo di conferimento a patrimonio.

A titolo di esempio si potrebbero indicare come possibili cause di esclusione:

l’impossibilità di eseguire la prestazione lavorativa o di servizi per il socio che ha effettuato un


tale conferimento;

la dichiarazione di interdizione o inabilitazione;

il fallimento del socio.

L'esclusione del socio è decisa dall'assemblea dei soci con il voto favorevole dei soci che
rappresentino il ___ per cento del capitale sociale, non computandosi la quota di partecipazione del socio
della cui esclusione si tratta.

oppure

L'esclusione del socio è decisa dall'organo amministrativo della società.

Note
Molto scarna è la disciplina che l’articolo 2473-bis prevede per escludere un socio dalla società;

 
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diventa allora inevitabile, al fine di riempire statutariamente il vuoto normativo, rifarsi alle regole
codicistiche dettate in tema di società di persone.

Nella clausola proposta, così come sancisce l’articolo 2287 in materia di società semplice, si
attribuisce ai soci la competenza a decidere se escludere o meno il socio dalla società al verificarsi
di un dato evento, che lo statuto assume come giusta causa legittimante l’esclusione del socio;
peraltro, vista l’ampia autonomia che è riconosciuta ai soci, gli stessi potranno anche stabilire che
competente a pronunciarsi sull’esclusione sia, in luogo dei soci stessi, l’organo amministrativo.

L'esclusione è tempestivamente comunicata al socio escluso e ha effetto a far tempo dal primo
giorno del secondo mese successivo alla spedizione della comunicazione; entro il medesimo termine il
socio escluso può ricorrere al collegio arbitrale di cui al presente statuto; in caso di ricorso, sono sospesi
gli effetti della decisione di esclusione fino alla decisione del collegio arbitrale.

Note
Con questa clausola, da un lato, si rende la decisione di esclusione non immediatamente efficace (ma
solo dopo un dato lasso di tempo) e, d’altro lato, si assoggetta detta decisione a un arbitrato ove
l’escluso dissenta sui motivi che la supportano. Infine, in caso di arbitrato, gli effetti della decisione
di esclusione vengono sospesi fino all’esito dell’arbitrato stesso.

Dalla spedizione della comunicazione di esclusione, fatta salva la sospensione degli effetti,
decorrono i termini di cui all'articolo 2473 per il rimborso della partecipazione al socio escluso; ai sensi
dell'articolo 2473 bis non può farsi luogo al rimborso mediante riduzione del capitale sociale.

Note
La procedura per la liquidazione del valore della quota al socio escluso è quella che l’articolo 2473
prevede per il recesso del socio dalla società a responsabilità limitata, come stabilisce l’articolo
2473-bis; unico limite che la norma introduce è il ricorso alla riduzione del capitale sociale per
procedere al rimborso del valore della partecipazione al socio. Pertanto, nel caso in cui non ci siano
soci o terzi disposti ad acquistare la quota del socio escluso e nemmeno riserve tali da consentire il
rimborso del valore della quota al recedente, non si potrà procedere a una riduzione del capitale
sociale per liquidare il socio escluso; in nome della salvaguardia dell’integrità del capitale sociale,
resta così pregiudicata la decisione (dei soci o degli amministratori) volta all’esclusione di un socio
dalla compagine sociale.

 
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Qualora la società sia composta da due soli soci, la ricorrenza di una causa di esclusione per uno dei
soci deve essere accertata attivando la procedura di arbitrato di cui al presente statuto.

Note
La clausola proposta richiama il disposto dell’articolo 2287, comma 3, in tema di società di persone;
spetta dunque all’arbitratore, ove la Srl si componga di due soli soci, stabilire se la richiesta di
esclusione di un socio presentata dall’altro sia fondata oppure no.

TITOLO III - DECISIONI E ASSEMBLEA DEI SOCI

ARTICOLO 13
DECISIONI DEI SOCI - COMPETENZE

Ai sensi dell’art. 2463, n. 7) e dell’articolo 2479 del codice civile sono di competenza dei soci:

a) gli argomenti ad essi riservati ai sensi dell'art. 2479 del c.c.;

b) le decisioni sugli argomenti che uno o più amministratori sottopongono alla loro
approvazione;

c) le decisioni sugli argomenti per i quali i soci che rappresentano un terzo del capitale
sociale richiedano l'adozione di una decisione dei soci;

opzionale

d)) le decisioni di trasferimento della sede sociale nell’ambito dello stesso Comune;

Note
La materia delle decisioni e dell’assemblea dei soci nella Srl risulta tra le più incise della riforma del
diritto societario; finalmente, a differenza invece di ciò che aveva stabilito il codice civile del 1942,
la Srl si dota ora di un proprio corpo di norme, non più pedissequamente appiattite sulla disciplina
della Spa, ma che risultano del tutto svincolate ed autonome rispetto a questa, oltre che costellate di

 
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novità di primissimo rilievo e assoluta originalità per il nostro ordinamento (basti pensare ai nuovi
sistemi, che più oltre vengono illustrati, dell’adozione delle decisioni mediante il consenso espresso
per iscritto oppure mediante la consultazione scritta). La nuova disciplina si segnala inoltre, ed è
questo un dato ormai costante nell’analisi della nuova normativa, per la sua assoluta flessibilità al
variare delle esigenze e delle aspettative dei soci stessi. Così, in sede di stipulazione dell’atto
costitutivo, i soci sono chiamati a definire quali decisioni siano riservate alla loro competenza e
quali, di conseguenza, spettino agli amministratori, con ciò definendo i rispettivi ruoli
nell’assunzione delle decisioni strategiche per l’amministrazione sociale. Nella società a stretta base
sociale, ove si voglia mantenere da parte dei soci il controllo su determinate operazioni, lo scenario è
dunque quello che vede i soci accentrare su di sé il compimento delle scelte rilevanti, relegando gli
amministratori al ruolo di meri esecutori delle stesse; a differenza, invece, della Srl a base sociale
ampia, ove sarà riservata solo alla governance la gestione dell’impresa sociale mentre ai soci
spetteranno gli atti generali di indirizzo e di controllo sull’ operato dell’organo amministrativo.
Piuttosto, quando si scelga la strada di individuare gli atti la cui decisione compete ai soci in base
alla loro "natura" è ovviamente indispensabile elencarli con previsioni precise ed esaurienti.

Deve altresì ritenersi legittima una clausola statutaria con la quale i soci si riservino la competenza
generale in merito agli atti di gestione, capovolgendo il tradizionale modello legale che vede gli
amministratori titolari pressoché esclusivi del potere gestorio. Occorre opportunamente precisare
che la devoluzione ai soci della totalità delle decisioni amministrative sarà però consentita con il
rispetto dei due limiti: il primo limite lo si evince dall’art.2475, ultimo comma, che riserva, in modo
inderogabile agli amministratori la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione e di
scissione.

Il secondo limite, non è di natura contenutistica, ma riguarda piuttosto le modalità di attuazione


della volontà sociale. L’art.2475-bis prevede che "gli amministratori hanno la rappresentanza legale
della società", hanno cioè il potere di manifestare all’esterno la volontà dei soci, ponendo in essere i
singoli atti giuridici in cui si concretizza l’attività sociale: da ciò ne consegue che, anche nell’ipotesi
in cui l’atto costitutivo rimetta ogni competenza gestoria ai soci, sarà comunque imprescindibile la
nomina di un amministratore – rappresentante.

Non deve essere autorizzato da decisione dei soci, ai sensi dell’art. 2465 del codice civile, l’acquisto
da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di
crediti dei soci fondatori, dei soci e degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società.

Nota
La clausola così redatta, sfruttando la possibilità offerta dalla norma di riferimento, serve ad
evitare la necessità di una decisione dei soci.

 
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ARTICOLO 14
DECISIONI DEI SOCI - MODALITA'

Prima opzione: metodo assembleare esclusivo

Le decisioni dei soci sono sempre adottate mediante deliberazione assembleare assunta ai sensi
dell'articolo 2479 bis del codice civile e di quanto disposto dal presente statuto.

Note
"Non tutto ciò che è nuovo per forza deve interessarci": questo potranno pensare i soci, tanto
quelli di una nuova srl quanto quelli di una società già costituita all’entrata in vigore della
riforma, al cospetto dell’articolo 2379, comma 3 (vale a dire dei nuovi sistemi del consenso
espresso per iscritto e della consultazione scritta); con ciò preferendo rimanere saldamente
ancorati "all’antico". Ed è proprio questo carattere che costituisce – molto probabilmente – la
"forza" della riforma: che non mira a imporre soluzioni predefinite bensì si lascia permeare dalle
esigenze dei soci stessi, cui la riforma offre un ampio ventaglio di opportunità alternative. Così,
come è previsto nella clausola proposta e come si verificherà ove lo statuto sul punto prevederà,
nulla vieta che i soci preferiscano affidarsi esclusivamente al sistema tradizionale per
l’assunzione delle decisioni, che poggia sui meccanismi collaudati e garantisti della riunione
assembleare.

Seconda opzione: metodo assembleare "ristretto" concorrente con quello non collegiale

I soci esprimono le proprie decisioni mediante consultazione scritta o consenso espresso per iscritto,
fatta eccezione per le decisioni per le quali l'articolo 2479, comma 4, prevede la obbligatorietà della
decisione assembleare.

 
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Note
Il nuovo testo del comma 4 dell’articolo 2479 segna il tramonto del principio della collegialità,
prima assolutamente imperativo ed inderogabile, per l’assunzione delle deliberazioni dei soci; la
prima considerazione da cui partire è proprio quella sul diverso tenore letterale che il legislatore ha
utilizzato. Non si parla più, infatti, di "deliberazioni" bensì di "decisioni dei soci" (o degli
amministratori), ciò a significare senza ombra di dubbio che la novità che rileva e che viene
esternata per la formazione di una determinata decisione è quella dei singoli soci individualmente
considerati; e non già quella di un organo collegiale "diverso" e "sovraordinato" rispetto ai soci
stessi. Il carattere personale ed individuale si concretizza poi, oltre che nel dato lessicale, nei due
sistemi operativi che vengono introdotti per l’assunzione delle decisioni dei soci e che sono destinati
a soppiantare il sistema tradizionale assembleare. Non più ordini del giorno, convocazioni scritte di
assemblee, verifiche di quorum, discussioni, verbalizzazioni e quant’altro impegneranno i soci per il
compimento di una scelta gestionale loro spettante, ma la snellezza e la rapidità, pur nel rispetto
delle esigenze di documentazione e trasparenza, caratterizzeranno d’ora in poi l’assunzione delle
decisioni dei soci. Peraltro, spetta ai soci in sede di costituzione della Srl decidere fino a che punto
spingersi; puntualizzando cioè se i nuovi sistemi del consenso espresso per iscritto o della
consultazione scritta dovranno riguardare l’assunzione di tutte le decisioni dei soci (come nella
clausola proposta), fatta esclusione per quelle modificative dell’atto costitutivo, dell’oggetto sociale
o dei diritti dei soci, per le quali è obbligatoria la riunione collegiale assembleare, oppure dovranno
applicarsi a singoli predefiniti argomenti, facendo invece sopravvivere per le restanti decisioni il
sistema assembleare.

Terza opzione: metodo assembleare "esteso" concorrente con quello non collegiale

I soci esprimono le proprie decisioni mediante consultazione scritta o consenso espresso per iscritto,
fatta eccezione per le seguenti decisioni:

a) Quelle per le quali l'articolo 2479, comma 4, prevede la obbligatorietà della decisione
assembleare;

b) ….. (elencare altre materie attratte alla competenza assembleare)

Note
Con la clausola statutaria proposta si mira a far convivere il vecchio ed il nuovo; da un lato si dà
spazio all’introduzione dei nuovi sistemi (del consenso espresso per iscritto e della consultazione
scritta) per l’assunzione di determinate decisioni, che presumibilmente dovranno essere quelle che
hanno una minore rilevanza strategica e per le quali sono maggiori le esigenze di rapidità per la loro
assunzione. Dall’altro lato, invece, si conserva in capo all’assemblea l’assunzione delle decisioni
individuate dai soci nell’atto costitutivo, oltre che per le decisioni di cui al comma 5 dell’articolo
2479. Ed è agevole immaginare che la concentrazione di competenze in capo all’assemblea sarà
tanto maggiore quanto più ampia sarà la compagine sociale e quanto più la gestione sociale sarà

 
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affidata a soggetti diversi dai soci stessi.

ARTICOLO 15
DECISIONI DEI SOCI MEDIANTE CONSULTAZIONE SCRITTA

Note
La deroga al principio assembleare è consentita solo a seguito di un’espressa previsione contenuta
nell’atto costitutivo o nelle norme di funzionamento che autorizzano la consultazione scritta o
l’espressione del consenso per iscritto. Il legislatore pone due forme di decisione, la cui differenza è
molto sfumata. Probabilmente la consultazione scritta consiste nel distribuire a tutti i soci l’esatto
argomento all’ordine del giorno, al quale ciascuno può rispondere sì o no, mentre il consenso per
iscritto si può configurare quando l’iniziativa della decisione proviene dal socio.

Ogni qualvolta si adotti il metodo della decisione mediante consultazione scritta, il socio che intende
consultare gli altri soci e proporre loro una data decisione formula detta proposta in forma scritta su
qualsiasi supporto (cartaceo o magnetico), recante l'oggetto della proposta decisione e le sue ragioni, e
con l’apposizione della sottoscrizione sia in forma originale sia in forma digitale.

La consultazione degli altri soci avviene mediante trasmissione di detta proposta attraverso qualsiasi
sistema di comunicazione, compresi il telefax e la posta elettronica; la trasmissione, oltre che ai
componenti dell'organo amministrativo e, se nominati, ai sindaci, al revisore contabile e al
rappresentante comune dei possessori dei titoli di debito, deve essere diretta a tutti i soci, i quali, se
intendono esprimere voto favorevole, di astensione o contrario, devono comunicare (con ogni sistema di
comunicazione, compresi il telefax e la posta elettronica) al socio proponente e alla società la loro
volontà espressa in forma scritta, su qualsiasi supporto (cartaceo o magnetico) e con l’apposizione della
sottoscrizione sia in forma originale sia in forma digitale, entro il termine indicato nella proposta; la
mancanza di detta comunicazione nel termine prescritto va intesa come espressione di voto contrario.

Se la proposta di decisione è approvata, la decisione così formata deve essere comunicata a tutti i
soci (con qualsiasi sistema di comunicazione, compresi il telefax e la posta elettronica), ai componenti
dell'organo amministrativo e, se nominati, ai sindaci, al revisore contabile e al rappresentante comune dei
possessori dei titoli di debito, e deve essere trascritta tempestivamente a cura dell’organo amministrativo
nel libro delle decisioni dei soci ai sensi dell'articolo 2478 indicando:

a)la data in cui la decisione deve intendersi formata;

 
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b)l’identità dei votanti e il capitale rappresentato da ciascuno;

c)l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti;

d) su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti alla decisione adottata.

Note
Potrebbe essere utile prevedere la verbalizzazione delle risultanze della consultazione scritta o del
consenso per iscritto,da riportare nel libro delle decisioni dei soci.

Il documento contenente la proposta di decisione inviato a tutti i soci e i documenti pervenuti alla
società e recanti l’espressione della volontà dei soci vanno conservati in allegato al libro stesso.

ARTICOLO 16
DECISIONI DEI SOCI MEDIANTE CONSENSO SCRITTO

Ove si adotti il metodo della decisione mediante consenso dei soci espresso per iscritto, la decisione
si intende formata qualora presso la sede sociale pervenga (con qualsiasi sistema di comunicazione,
compresi il telefax e la posta elettronica) il consenso ad una data decisione espresso in forma scritta (su
qualsiasi supporto, cartaceo o magnetico, e con l’apposizione della sottoscrizione sia in forma originale
sia in forma digitale) da tanti soci quanti ne occorre per formare la maggioranza richiesta.

Per la formazione della maggioranza richiesta si tiene conto dei consensi pervenuti alla società nello
spazio di dieci giorni e pertanto non si possono sommare tra di loro consensi pervenuti in spazi temporali
maggiori di dieci giorni.

Se si raggiunge un numero di consensi tale da formarsi la maggioranza richiesta, la decisione così


formata deve essere comunicata a tutti i soci (con qualsiasi sistema di comunicazione, ivi compresi il
telefax e la posta elettronica), ai componenti dell'organo amministrativo e, se nominati, ai sindaci, al
revisore contabile e al rappresentante comune dei possessori dei titoli di debito, e trascritta
tempestivamente a cura dell’organo amministrativo nel libro delle decisioni dei soci ai sensi dell'articolo
2478 indicando:

a)la data in cui la decisione deve intendersi formata;

b)l’identità dei votanti e il capitale rappresentato da ciascuno;

 
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c)l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti;

d)su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti alla decisione adottata.

Note
Potrebbe essere utile prevedere la verbalizzazione delle risultanze della consultazione scritta o del
consenso per iscritto,da riportare nel libro delle decisioni dei soci.

I documenti pervenuti alla società e recanti l’espressione della volontà dei soci vanno conservati in
allegato al libro stesso.

In ogni caso dai documenti sottoscritti dai soci deve risultare con chiarezza l'argomento oggetto della
decisione ed il consenso alla stessa.

ARTICOLO 17
ASSEMBLEA DEI SOCI – CONVOCAZIONE

L’assemblea è convocata mediante avviso spedito ai soci e da essi ricevuto almeno 8 giorni prima
del giorno fissato per l'assemblea.

L’avviso può essere redatto su qualsiasi supporto (cartaceo o magnetico) e può essere spedito con
qualsiasi sistema di comunicazione (compresi il telefax e la posta elettronica).

Alternativo:

Le assemblee, saranno convocate, dall'Amministratore Unico o dagli amministratori ogni


qualvolta lo reputino opportuno, alternativamente a loro scelta con uno dei seguenti mezzi da
inviarsi almeno otto giorni prima di quello fissato per l'adunanza:

- a mezzo lettera raccomandata, spedita ai soci al domicilio risultante dal libro dei soci;

- a mezzo posta elettronica con avviso da inviarsi all'indirizzo di posta elettronica notificato alla
società ed annotato nel libro soci. A tale fine il presidente dell'assemblea verificherà mediante
elenco fornitogli dal fornitore di accessi Internet (Provider) che tutti i soci abbiano ricevuto
l'avviso;

- a mezzo fax da inviarsi al numero di fax notificato alla società ed annotato nel libro soci.
 
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Note
L’art. 2484 testo ante riforma, attribuiva il potere di convocazione dell’assemblea all’amministratore
unico o al consiglio di amministrazione, ritenendo altresì che in presenza di un organo collegiale,
non fosse legittima la convocazione disposta dal singolo amministratore in assenza di una previa
deliberazione dell’intero consiglio.

La mancata riproposizione di tale norma, l’assenza di una disciplina ad hoc e l’ammissibilità di un


sistema di amministrazione plurima disgiuntiva, portano a concludere che siano legittime, con
l’entrata in vigore della riforma, clausole statutarie che indichino quali soggetti legittimati ciascun
amministratore, una minoranza qualificata di soci ed anche ciascun socio.

Quanto alle modalità della convocazione, in mancanza di una diversa previsione contenuta nel
contratto sociale, essa deve essere effettuata mediante lettera raccomandata spedita ai soci almeno
otto giorni prima dell’ adunanza nel domicilio risultante dal libro dei soci; ma l’atto costitutivo può
contemplare qualsiasi altra modalità, purché risulti in grado di assicurare la tempestiva
informazione in merito agli argomenti da trattare.

Sarà pertanto possibile prevedere la convocazione mediante fax, e-mail, telegramma o sms, e
comunque mediante tutte quelle che consentano di verificare la recezione. Quanto a tale aspetto è
bene considerare, però, che se con il fax, la raccomandata e il telegramma, può essere materialmente
conservata la prova documentale dell’invio della convocazione, altrettanto non si può dire per l’sms
e in alcuni casi per la e-mail. Quindi, anche sotto il profilo di eventuali impugnative della delibera,
tale aspetto va valutato con attenzione da parte dei soci, i quali probabilmente vorranno ammettere
con libertà qualsiasi forma di convocazione nel caso di società familiare o comunque a ristretta base
sociale, mentre preferiranno adottare i metodi tradizionali nel caso si S.r.l. di grandi dimensioni.

Il termine di convocazione potrà essere anche diverso da quello normativamente previsto, purché
comunque idoneo a consentire la partecipazione dei soci alla riunione.

Pare che il requisito della tempestività ed effettività dell’informazione debba essere rispettato anche
nel caso in cui venga semplicemente riproposta la disciplina legale, ciò significa che anche nel caso
in cui la convocazione sia stata spedita otto giorni prima dell’adunanza, ma non sia giunta ai soci
con congruo anticipo, sia consentito agli stessi di provare che il tempo loro concesso per la materiale
partecipazione all’assemblea non è stato sufficiente.

Al fine di evitare questioni in merito potrebbe essere opportuno prevedere statutariamente che il
termine di otto giorni previsto dal legislatore sia riferito non alla spedizione della raccomandata,
bensì al ricevimento della stessa da parte del socio, riproducendo in sostanza il disposto del nuovo
terzo comma dell’art.2366 dettato in materia di S.p.a.

ARTICOLO 18
ASSEMBLEA DEI SOCI - LUOGO DI CONVOCAZIONE

 
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L’assemblea può essere convocata sia presso la sede sociale sia altrove, purchè in Italia, ovvero
_______ (negli Stati membri dell’Unione Europea e negli Stati Uniti d’America).

Nota
E’ confermato il principio per il quale l’assemblea si riunisce presso la sede sociale , restando
nell’autonomia dei soci prevedere che la convocazione possa avvenire in altri luoghi. E’ possibile
che nelle norme di funzionamento non sia contenuta alcuna indicazione circa il luogo di riunione
dell’assemblea. In tal caso l’assemblea deve essere convocata nella sede della società, cioè nel
comune dove ha sede la società.

ARTICOLO 19
ASSEMBLEA DEI SOCI - RAPPRESENTANZA

Prima opzione: divieto di rappresentanza

I soci non possono farsi rappresentare in assemblea.

Seconda opzione: rappresentanza dei soci

La rappresentanza in assemblea deve essere conferita con delega scritta, consegnata al delegato
anche via telefax o via posta elettronica con firma digitale.

opzionale

La delega non può essere conferita che per una sola assemblea e non può essere rilasciata in bianco.

opzionale

La delega non può essere conferita agli amministratori, ai membri dell'organo di controllo e ai
dipendenti della società né alle società da essa controllate o ai membri degli organi amministrativi o di
controllo o ai dipendenti di queste.

opzionale

Il rappresentante non può rappresentare in assemblea più di n.___ soci.

 
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opzionale

Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato come sostituto nella
delega.

Note
L’art. 2479-bis dispone che il socio possa farsi rappresentare in assemblea e che la relativa
documentazione sia conservata dalla società; anche per tale aspetto è lasciato ampio spazio
all’autonomia contrattuale.

I soci potranno statutariamente ribadire la previsione normativa che consente il rilascio della delega
o, per contro, sopprimere la facoltà del socio di farsi rappresentare in assemblea.

ARTICOLO 20
ASSEMBLEA DEI SOCI - PRESIDENZA

La presidenza dell’assemblea spetta all’amministratore unico o al presidente del consiglio di


amministrazione oppure, in mancanza, da quella designata dai soci a maggioranza semplice del capitale
presente.

Note
Il quarto comma dell’articolo 2479-bis stabilisce che "l’assemblea è presieduta dalla persona
indicata nell’atto costitutivo, o in mancanza, da quella designata dagli intervenuti.

E’ opportuno quindi, individuare con una clausola ad Hoc, il soggetto deputato a presiedere
l’assemblea, prevedendo altresì, una regola di chiusura per l’ipotesi in cui il soggetto
individuato da statuto non sia in grado di ricoprire il ruolo assegnatogli.

Il presidente dell’assemblea è assistito da un segretario designato dall’assemblea a maggioranza


semplice del capitale presente.

Note
L’art. 2479 tace riguardo alla necessità che il presidente sia assistito da un segretario: il silenzio del
legislatore probabilmente non è ascrivibile ad una svista, ma pare piuttosto in linea con la maggiore
semplicità che caratterizza l’assemblea nella s.r.l. Il legislatore non ha quindi riprodotto la figura del
segretario che aiuta il presidente nella redazione del verbale e lo sottoscrive con lui. Tale figura può

 
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essere imposta dalle norme di funzionamento.

Ove prescritto dalla legge e pure in ogni caso l'organo amministrativo lo ritenga opportuno, le
funzioni di segretario sono attribuite ad un notaio designato dall'organo amministrativo medesimo.

Il presidente dell’assemblea verifica la regolarità della costituzione dell’assemblea, accerta l’identità


e la legittimazione dei presenti, regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni.

Note
La norma prosegue specificando quali siano i poteri e i doveri del Presidente, più precisamente si
statuisce che a lui spetti di verificare la regolarità della costituzione e la legittimazione dei presenti,
di regolare lo svolgimento dell’assemblea e di accertare i risultati delle votazioni.

ARTICOLO 21
ASSEMBLEA DEI SOCI - INTERVENTO IN ASSEMBLEA

Possono intervenire all’assemblea tutti coloro che risultano iscritti nel libro dei soci.

L’assemblea può svolgersi anche con gli intervenuti dislocati in più luoghi, contigui o distanti, audio
e video collegati , a condizione che siano rispettati il metodo collegiale e i principi di buona fede e di
parità di trattamento dei soci. In tal caso, è necessario che:

a)sia consentito al presidente dell’assemblea, anche a mezzo del proprio ufficio di


presidenza, di accertare inequivocabilmente l’identità e la legittimazione degli intervenuti,
regolare lo svolgimento dell’adunanza, constatare e proclamare i risultati della votazione;

b)sia consentito al soggetto verbalizzante di percepire adeguatamente gli eventi assembleari


oggetto di verbalizzazione;

c)sia consentito agli intervenuti di partecipare in tempo reale alla discussione e alla
votazione simultanea sugli argomenti all’ordine del giorno;

 
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d)ove non si tratti di assemblea totalitaria, vengano indicati nell'avviso di convocazione i


luoghi audio/video collegati a cura della società, nei quali gli intervenuti potranno affluire,
dovendosi ritenere svolta la riunione nel luogo ove saranno presenti il presidente e il soggetto
verbalizzante.

Note
In merito allo svolgimento dell’assemblea, ovvero l’intervento, la discussione e la votazione, il
legislatore nulla dice, rinviandone la regolamentazione all’autonomia statutaria.

Ciò considerato devono senz’altro ritenersi ammissibili clausole che consentano l’intervento in
assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o l’espressione del voto per corrispondenza. Tali
facoltà sono espressamente previste dal legislatore all’art. 2370 dettato in materia di società per
azioni, e non possono non ritenersi del pari lecite nelle srl. L’assemblea in video conferenza è
consentita sempre che le modalità del suo svolgimento siano tali da garantire il rispetto del metodo
collegiale e dei principi di buona fede e di parità di trattamento dei soci. In concreto la formulazione
della clausola in questione dovrà contenere tutte quelle previsioni che l’orientamento più recente
ritiene necessarie al fine di soddisfare i principi sopra enunciati.

ARTICOLO 22
DECISIONI DEI SOCI - QUORUM

Note
Nella nuova disciplina della S.r.l. non si distingue più tra assemblea ordinaria e straordinaria, si
parla genericamente di assemblea con la previsione di quorum più elevati per deliberazioni
particolarmente delicate per la vita sociale.

Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’assemblea è regolarmente costituita con la presenza
di tanti soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale (quorum costitutivo) e delibera
con il voto favorevole della maggioranza assoluta del capitale presente o rappresentato in assemblea
(quorum deliberativo). In concreto per assumere una delibera, non sarà più necessario il voto
favorevole dei soci che rappresentino la maggioranza del capitale sociale (50% + 1), ma sarà
sufficiente la metà (25% + 1).

E’ bene ricordare che l’autonomia statutaria in materia è talmente ampia, che paiono altresì da
ritenersi lecite le clausole statutarie che prevedano il consenso unanime dei soci per l’adozione di
qualsiasi decisione rimessa alla loro competenza.

 
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Prima opzione: clausola da inserire quando il metodo assembleare sia concorrente con quello non
collegiale (consultazione scritta, consenso scritto)

Le decisioni assembleari sono adottate con il voto favorevole dei soci che rappresentino almeno i
_____del capitale sociale. Le modalità di espressione del voto, fermo restando che deve in ogni caso
trattarsi di una modalità che consenta l'individuazione di coloro che esprimano voti contrari oppure che
si astengano, sono decise dall'assemblea.

Le decisioni dei soci mediante consenso scritto o consultazione espressa per iscritto sono adottate
con il voto favorevole dei soci che rappresentino almeno i _____ del capitale sociale.

La trasformazione della società in società di persone, la fusione e la scissione della società e


l’emissione di titoli di debito sono deliberate dall'assemblea con il voto favorevole dei soci che
rappresentino i _____ del capitale sociale, fermo restando che è comunque richiesto il consenso dei soci
che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata.

L'assemblea delibera in seconda convocazione

- con il voto favorevole dei soci che rappresentino i _____ del capitale sociale, per le
decisioni di cui al comma 1 del presente articolo;

- con il voto favorevole dei soci che rappresentino i _____ del capitale sociale, per le
decisioni di cui al comma 3 del presente articolo.

Ai fini della totalitarietà dell’assemblea, di cui all'articolo 2479 bis, comma 5, del codice civile,
occorre che gli amministratori (e, se nominati, i sindaci) assenti all’adunanza rilascino una dichiarazione
scritta, da conservarsi agli atti della società, da cui risulti che essi sono informati della riunione
assembleare. Le decisioni dell’assemblea sono tempestivamente comunicate agli amministratori e ai
sindaci che sono rimasti assenti nonchè, se nominati, al revisore contabile e al rappresentante comune dei
possessori dei titoli di debito.

Nota
Si ritiene opportuno inserire una clausola che obbliga gli amministratori e i sindaci assenti a
dichiarare per iscritto di essere informati dell’assemblea totalitaria.

Seconda opzione: clausola da inserire in caso di metodo assembleare "esclusivo"

 
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1. L'assemblea è costituita con la presenza dei soci che rappresentino almeno la metà del capitale
sociale

oppure

dei soci che rappresentino il ___ per cento del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta (o
altra percentuale) dei presenti; l’assemblea delibera invece con il voto favorevole dei soci che
rappresentino i 2/3 (o altra percentuale) del capitale sociale per le decisioni:

a) inerenti le modificazioni dello statuto;

b) relative ad operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell’ oggetto


sociale;

c) relative ad operazioni che comportino una rilevante modificazione dei diritti dei soci;

d) richieste all’assemblea da uno o più amministratori o dai soci che rappresentino almeno
un terzo del capitale sociale.

2. La trasformazione della società in società di persone, la fusione e la scissione della società e


l’emissione di titoli di debito sono deliberate dall'assemblea con il voto favorevole dei soci che
rappresentino i 4/5 (o altra percentuale) del capitale sociale, fermo restando che è comunque richiesto il
consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata.

Opzione

assemblea di seconda convocazione

L'assemblea delibera in seconda convocazione:

a) a maggioranza assoluta dei presenti (o altra percentuale), indipendentemente dalla parte


di capitale sociale intervenuta in assemblea, per le decisioni di cui al comma 1 del presente
articolo;

b) con il voto favorevole dei soci che rappresentino la maggioranza (o altra percentuale) del
capitale sociale, per le decisioni di cui al comma 2 del presente articolo.

Ai fini della totalitarietà dell’assemblea, di cui all'articolo 2479 bis, comma 5, del codice civile,
occorre che gli amministratori (e, se nominati, i sindaci) assenti all’adunanza rilascino una dichiarazione
(redatta su qualsiasi supporto, cartaceo o magnetico, e spedita alla società con qualsiasi sistema di
comunicazione, compresi il telefax e la posta elettronica), da conservarsi agli atti della società, da cui

 
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risulti che essi sono informati della riunione assembleare. Le decisioni dell’assemblea sono
tempestivamente comunicate agli amministratori e ai sindaci che sono rimasti assenti.

Nota
Si ritiene opportuno inserire una clausola che obbliga gli amministratori e i sindaci assenti a
dichiarare per iscritto di essere informati dell’assemblea totalitaria.

ARTICOLO 23
ASSEMBLEA DEI SOCI - VERBALIZZAZIONE

Le decisioni dell'assemblea dei soci devono constare da verbale redatto senza ritardo e sottoscritto
dal presidente e dal segretario o dal notaio.

Il verbale deve indicare almeno:

a) la data dell’assemblea;

b) anche in allegato, l’identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno;

c) le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire, anche per allegato,


l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti.

Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti all’ordine
del giorno.

Il verbale dell'assemblea, anche se per atto pubblico, deve essere redatto senza ritardo, nei tempi
necessari per la rapida esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione e deve essere trascritto
tempestivamente a cura dell’organo amministrativo nel libro delle decisioni dei soci ai sensi dell'articolo
2478.

Note
Non è stata dettata in materia di S.r.l. un’apposita norma che preveda e disciplini il verbale delle
assemblee. La sua necessità la si desume però dall’ultima parte del quarto comma dell’art.2479-bis,
in cui si richiede che il "verbale" dia conto degli esiti degli accertamenti eseguiti dal Presidente.
In materia di S.p.a., il legislatore ha disciplinato in modo assai più dettagliato la fattispecie e per tale
tipo sociale l’opzione è inequivocabile per l’analiticità del verbale: in questo senso depone l’art.2375
che richiede che dal verbale risulti l’identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno,
le modalità ed il risultato delle votazioni e che lo stesso consenta, anche per allegato,
l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Dall’analisi dei dati normativi si

 
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potrebbe ritenere che la stessa soluzione non sia stata adottata anche per le S.r.l.: il fatto che la
norma si limiti a richiedere che il verbale dia conto solo degli esiti degli accertamenti eseguiti dal
presidente, legittima l’impressione che sia statascelta, coerentemente all’intento di dettare una
disciplina meno complessa, la strada del verbale sintetico.

Tale impostazione, seppur confortata dal dato testuale, non può non fare i conti con il più recente e
consolidato orientamento giurisprudenziale che richiede anche per il tipo S.r.l. il verbale analitico,
ritenendo che l’indicazione dell’identità dei partecipanti e del capitale rappresentato da ciascuno
nonché dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti, essendo strettamente connessa la facoltà di
identificare i soggetti legittimati all’impugnativa del verbale, faccia parte del contenuto essenziale
dello stesso. Tutto ciò considerato, pare opportuna l’introduzione di una clausola che disciplini il
contenuto del verbale sulla falsa riga di quanto previsto in materia di S.p.a.. Sempre riguardo alla
verbalizzazione, occorre domandarsi se sia legittimo un verbale redatto non contestualmente allo
svolgimento dell’assemblea.

In materia di società per azioni, l’art.2375 dispone all’ultimo comma che "il verbale deve essere
redatto senza ritardo, nei tempi necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito e di
pubblicazione". Tale previsione ricalca proprio l’orientamento giurisprudenziale oggi prevalente che
ammette il verbale non contestuale. Occorre valutare se tale precetto sia estensibile alla S.r.l. Su tale
aspetto non vi è ancora unanimità di vedute tra i primi commentatori della riforma.

Secondo alcuni la risposta deve essere negativa e ciò in quanto le ragioni addotte a sostegno della
legittimità del verbale redatto in un momento successivo all’assemblea, mal si prestano ad essere
spese per le S.r.l.. Se è vero che un’assemblea di società per azioni, a maggior ragione se quotata,
può raggiungere un grado di complessità, sia per il numero degli interventi che per le questioni
oggetto di discussione, tale per cui sembra ragionevole concedere, dopo la conclusione della
riunione, un certo lasso di tempo al verbalizzante per redigere con maggior precisione e completezza,
non altrettanto si può dire per la S.r.l..

Molti autori, per contro, ritengono che la norma dettata in materia di società per azioni possa essere
estesa alla società a responsabilità limitata, ricorrendo un’assoluta identità di ratio tra le due
fattispecie. Laddove ritenessimo di seguire quest’ultima interpretazione, potremmo inserire nello
statuto una clausola del seguente tenore: "Il verbale deve essere redatto senza ritardo, nei tempi
necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione".

TITOLO IV - ORGANO AMMINISTRATIVO, RAPPRESENTANZA SOCIALE, CONTROLLO LEGALE


DEI CONTI E AZIONE DI RESPONSABILITA'

ARTICOLO 24
AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA’

 
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Note
La piena comprensione delle norme che regolano l’amministrazione della società a responsabilità
limitata del nuovo diritto societario finalizzata alla redazione dei relativi patti sociali, non può
prescindere dal criterio direttivo posto dalla legge delega del 3 Ottobre 2001 n.366 la quale ha
testualmente sancito quanto segue: "prevedere la libertà di forme organizzative nel rispetto del
principio di certezza nei rapporti con i terzi" e "riconoscere ampia autonomia statutaria riguardo
alle strutture organizzative, ai procedimenti decisionali della società ed agli strumenti di tutela dei
soci con particolare riferimento alle azioni di responsabilità".

L’attuazione di tali criteri direttivi da parte del D.Lgs 17 gennaio 2003 n.6 si è concretizzata nella
redazione di una nuova ed autonoma disciplina "Dell’Amministrazione della società e dei controlli"
contenuta nella Sezione III del Capo VII del Titolo V del c.c., agli articoli 2475 e ss.; disciplina che,
ad una prima lettura, appare esaustiva.

In realtà, tale apparente esaustività va innanzitutto integrata con altre disposizioni contenute nei
restanti campi dedicati alle S.r.l. e che comunque necessitano di una composizione interpretativa che
si rende assolutamente preliminare al presente lavoro.

Dette norme sono le seguenti:

Art.2463, comma 2, Costituzione :

"[…] L’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e deve indicare:

n.7) le norme relative al funzionamento della società, indicando quelle concernenti l’amministrazione
e la rappresentanza;

n.8) le persone cui è affidata l’amministrazione e gli eventuali soggetti incaricati del controllo
contabile;
[…]

Art.2468,comma 3, Quote di partecipazione"

Resta salva la possibilità che l’atto costitutivo preveda l’attribuzione ai singoli soci di particolari
diritti riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione di utili".

Art.2475 comma 1, Amministrazione della società

"Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’amministrazione della società è affidata ad uno o
più soci nominati con decisione dei soci presa ai sensi dell’art.2479".

Art.2479 Decisione dei soci"

[…]
In ogni caso sono riservate alla competenza dei soci:

 
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[…];
n.2) la nomina, se prevista dall’atto costitutivo, degli amministratori".

Dalla composizione interpretativa di dette norme si può affermare che, in diretta esecuzione della
legge delega, il principio dell’autonomia statutaria trova nel campo dell’amministrazione
un’amplissima applicazione, ponendo al centro della determinazione delle regole di funzionamento
dell’organo amministrativo la stessa volontà statutaria e la decisione dei soci, il tutto testimoniato
dalle predette norme con le espressioni "l’atto costitutivo deve contenere….le norme relative al
funzionamento della società…" oppure "salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo".
Le ampie possibilità lasciate all’autonomia statutaria rendono pertanto particolarmente delicato il
lavoro di stesura della clausole statutarie stesse; nella consapevolezza che le parti del contratto
societario potranno realmente ideare un assetto giuridico perfettamente consono alle loro specifiche
esigenze, assetto che potrà strutturarsi all’interno della forbice ideale composta da una struttura che
potremmo definire "forte" con organi ben definiti in compiti e funzioni al pari di una società per
azioni (organo amministrativo, assemblea dei soci e organo di controllo) fino a raggiungere un
modello organizzativo che potremmo definire "debole" somile a quello delle società di persone dove
la figura del socio può corrispondere alla figura dell’amministratore e di conseguenza del legale
rappresentante e dove il concetto di organo è sfumato fino alla sua inesistenza.
Prima di analizzare pertanto le possibili strutture organizzative della S.r.l. alla luce dei principi
predetti, non ci si può esimere dall’individuare comunque i limiti alla predetta autonomia
contrattuale, limiti che la disciplina codicistica novellata evidenzia, seppure in maniera razionale, e
che vanno pertanto perfettamente conosciuti in quanto cosituiranno i limiti entro i quali muovere
liberamente l’autonomia statutaria stessa.

La società può essere alternativamente amministrata:

a) da un amministratore unico;

b) da un consiglio di amministrazione, composto da un minimo di ___ ad un massimo di ___


membri, i cui componenti possono operare, a seconda di quanto previsto all'atto della nomina
con le maggioranze previste per le modificazioni dell'atto costitutivo:

b.1 - con metodo collegiale;

b.2 - con metodo disgiuntivo, secondo quanto previsto dall'articolo 25 del presente statuto;

b.3 - con metodo congiuntivo, secondo quanto previsto dall'articolo 25 del presente statuto.

Con precisazione che, anche nell'ipotesi della scelta dei metodi di cui ai punti b.2 e b.3, la
redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione o scissione, nonché le decisioni di
aumento del capitale ai sensi dell’articolo 2481 del codice civile sono in ogni caso di
competenza del consiglio di amministrazione.

 
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Note
Secondo il disposto del comma 3 dell’art.2475 e muovendosi nell’ambito dei limiti inderogabili sopra
individuati si possono individuare i seguenti possibili modelli organizzativi di amministrazione della
società a responsabilità limitata:

1. amministrazione affidata ad un unico socio, sia esso socio o non socio;


2. amministrazione affidata a più soggetti, siano essi so ci o non soci che potrà attuarsi nei
seguenti modi:

a) consiglio di amministrazione (gestione plurima collegiale);

b) più amministratori con poteri disgiunti (gestione plurima disgiunta);

c) più amministratori con poteri congiunti (gestione plurima congiunta).

L’autonomia statutaria può agire pertanto nell’ambito dei modelli predetti combinandoli anche tra
loro (art.2463 n.7 c.c.) con un unico altro importante limite disposto dall’art.2475 ultimo comma
c.c.: la redazione del progetto di bilancio, e dei progetti di fusione o scissione nonché le decisioni di
aumentare il capitale in virtù della delega prevista dall’art.2481 c.c., sono di competenza esclusiva
"dell’organo amministrativo".

La nomina degli amministratori e la scelta del sistema di amministrazione compete ai soci ai


sensi dell'articolo 2479 del codice civile.

L’amministrazione della società può essere affidata anche a soggetti che non siano soci.

Non possono essere nominati amministratori e se nominati decadono dall'ufficio coloro che si
trovano nelle condizioni previste dall'articolo 2382 del codice civile.

Gli amministratori durano in carica per il periodo fissato dall'atto costitutivo o all'atto della nomina;
in mancanza di fissazione di termine, essi durano in carica fino a revoca o a dimissioni.

La revoca può essere deliberata, anche in assenza di giusta causa, sia in caso di nomina dell’organo
amministrativo a tempo indeterminato sia in caso di nomina a tempo determinato; in caso di revoca,
nulla è dovuto all’amministratore revocato a titolo di risarcimento del danno in mancanza della giusta
causa di revoca intendendosi l’assunzione dell’incarico di amministrazione nella presente società come
accettazione della presente clausola e pertanto come rinuncia al risarcimento del danno.

Il consiglio di amministrazione elegge tra i suoi membri il presidente a maggioranza assoluta dei
suoi componenti, a meno che la funzione di presidenza sia attribuita ad uno degli amministratori all'atto
della loro nomina; con la medesima maggioranza possono essere nominati anche uno o più vice
presidenti cui sono attribuiti i poteri di sostituzione del presidente in caso di sua assenza o impedimento,
secondo le modalità stabilite all’atto della loro nomina. Il presidente del consiglio di amministrazione
 
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verifica la regolarità della costituzione del consiglio, accerta l’identità e la legittimazione dei presenti,
regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni.

Gli amministratori sono rieleggibili.

Se per qualsiasi motivo cessa dalla carica la maggioranza dei consiglieri (oppure, anche uno solo dei
consiglieri), l’intero consiglio decade e deve essere promossa la decisione dei soci per la sua integrale
sostituzione. Nel frattempo il consiglio decaduto o gli altri amministratori decaduti potranno compiere
solo atti di ordinaria amministrazione.

Agli amministratori spetta il rimborso delle spese sopportate per ragioni del loro ufficio.

Nell'atto costitutivo o con decisione dei soci, per ogni esercizio, può altresì essere assegnato un
compenso agli amministratori; agli stessi può inoltre essere attribuita un’indennità di cessazione di carica
(anche mediante accantonamenti periodici e pure con sistemi assicurativi o previdenziali), il tutto anche
sotto forma di attribuzione di una percentuale di partecipazione agli utili. In mancanza di determinazione
del compenso, si intende che gli amministratori vi abbiano rinunciato.

Si applica agli amministratori il divieto di concorrenza di cui all’articolo 2390 del codice civile.

ARTICOLO 25
AMMINISTRAZIONE AFFIDATA CONGIUNTAMENTE O DISGIUNTAMENTE

Ove in sede di nomina sia previsto che l'amministrazione della società sia effettuata ai sensi dei punti
b.2 e b.3 del comma 1 dell'articolo 24 del presente statuto, i componenti del consiglio di
amministrazione, salvo per quanto disposto dall'articolo 2475, comma 5, del codice civile, agiscono:

a) (ad esempio) in via tra loro disgiunta per le operazioni di ordinaria amministrazione;

b) (ad esempio) in via fra loro congiunta per le operazioni di straordinaria amministrazione e
comunque per tutte le operazioni di valore superiore a _____euro.

In caso di decisione adottabile disgiuntamente, ciascun amministratore può opporsi all'operazione


che un altro amministratore voglia compiere; tale opposizione deve avvenire prima che l'operazione sia
compiuta; i soci, con il voto favorevole del _____ per cento del capitale sociale, decidono
sull'opposizione.

Per le operazioni da compiersi congiuntamente, occorre il consenso unanime, manifestato per


iscritto, di tutti gli amministratori.

 
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In alternativa

Per le operazioni da compiersi congiuntamente, occorre il consenso di almeno due (ad esempio)
amministratori.

ARTICOLO 26
ADUNANZA COLLEGIALE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il consiglio d’amministrazione si raduna, sia nella sede sociale, sia altrove, purché in Italia, negli
Stati membri dell’ Unione Europea e ______, tutte le volte che il presidente lo giudichi necessario o
quando ne sia fatta richiesta scritta da almeno un terzo dei suoi membri.

Il consiglio viene convocato dal presidente con avviso da spedirsi almeno 7 (sette) giorni prima
dell’adunanza a ciascun amministratore, nonché ai sindaci effettivi, se nominati e, nei casi di urgenza,
con telegramma, telefax o posta elettronica da spedirsi almeno 3 (tre) giorni prima.

Il consiglio di amministrazione è comunque validamente costituito e atto a deliberare qualora, anche


in assenza delle suddette formalità, siano presenti tutti i membri del consiglio stesso e tutti i componenti
del collegio sindacale, se nominato, fermo restando il diritto di ciascuno degli intervenuti di opporsi alla
discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficiente informato.

Le adunanze del consiglio di amministrazione possono svolgersi anche con gli intervenuti dislocati
in più luoghi, contigui o distanti, audio-video o anche solo audio collegati, a condizione che siano
rispettati il metodo collegiale e i principi di buona fede e di parità di trattamento dei consiglieri. In tal
caso, è necessario che:

a) sia consentito al presidente di accertare inequivocabilmente l’identità e la legittimazione


degli intervenuti, regolare lo svolgimento dell’adunanza, constatare e proclamare i risultati della
votazione;

b) sia consentito al soggetto verbalizzante di percepire adeguatamente gli eventi oggetto di


verbalizzazione;

c) sia consentito agli intervenuti di scambiarsi documentazione e comunque di partecipare in


tempo reale alla discussione e alla votazione simultanea sugli argomenti all’ordine del giorno;

d) a meno che si tratti di adunanza totalitaria, vengano indicati nell'avviso di convocazione i


luoghi audio/video collegati a cura della società, nei quali gli intervenuti potranno affluire,
dovendosi ritenere svolta la riunione nel luogo ove saranno presenti il presidente e il soggetto
verbalizzante.
 
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Per la validità delle deliberazioni del consiglio si richiede la presenza della maggioranza dei suoi
membri in carica.

Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti dei presenti. In caso di parità di voti,
prevale il voto del presidente, purché il consiglio di amministrazione sia composto da più di due membri.
Le modalità di espressione del voto, fermo restando che deve in ogni caso trattarsi di una modalità che
consenta l'individuazione di coloro che esprimano voti contrari oppure che si astengano, sono decise a
maggioranza assoluta di voti dei presenti.

In caso di conflitto d'interessi, per il calcolo della maggioranza necessaria ad adottare la decisione
per la quale sussiste detto conflitto, si sottrae dal numero dei presenti all'adunanza il numero di coloro
che si trovano in situazione di conflitto d'interessi.

Il voto non può essere dato per rappresentanza.

Il verbale delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione deve essere
tempestivamente redatto ed è sottoscritto dal presidente e dal segretario.

Il verbale deve indicare:

a) la data dell’adunanza;

b) l’identità dei partecipanti (anche in allegato);

c) le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire (anche per allegato)


l’identificazione dei favorevoli, degli astenuti o dei dissenzienti;

d) su richiesta degli amministratori, le loro dichiarazioni pertinenti all’ordine del giorno.

Ove prescritto dalla legge, e in ogni caso l'organo amministrativo lo ritenga opportuno, le funzioni di
segretario sono attribuite ad un notaio designato dall'organo amministrativo medesimo.

ARTICOLO 27
DECISIONI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE ADOTTATE MEDIANTE CONSENSO SCRITTO
O CONSULTAZIONE ESPRESSA PER ISCRITTO

Solo qualora sia in carica un consiglio di amministrazione (e quindi esclusa l’amministrazione svolta
in forma congiunta o disgiunta) i membri del consiglio di amministrazione esprimono le proprie
decisioni mediante consultazione scritta o consenso espresso per iscritto.

 
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Nota
Con questa clausola statutaria si abilitano, sfruttando la possibilità offerta dalla norma di
riferimento, decisioni consiliari assunte al di fuori di un contesto collegiale.

Tuttavia non è possibile adottare le decisioni mediante consultazione scritta o consenso espresso per
iscritto nelle seguenti ipotesi:

 qualora uno o più amministratori richiedano espressamente il metodo collegiale;


 si tratti di materia riguardante:

- la redazione progetto bilancio;

- la redazione del progetto di fusione;

- la redazione del progetto di scissione;

- la delibera di aumento del capitale sociale delegato al consiglio di amministrazione.

In tali casi da documenti sottoscritti dagli amministratori devono risultare con chiarezza l’argomento
oggetto della decisione ed il consenso alla stessa.

Ogni qualvolta si adotti il metodo della decisione mediante consultazione scritta, l'amministratore
che intende consultare gli altri soci e proporre loro una data decisione formula detta proposta in forma
scritta su qualsiasi supporto (cartaceo o magnetico), recante l'oggetto della proposta decisione e le sue
ragioni, e con l’apposizione della sottoscrizione sia in forma originale sia in forma digitale.

La trasmissione della proposta di decisione può avvenire con ogni sistema di comunicazione, ivi
compresi il telefax e la posta elettronica e deve essere diretta, oltre che ai sindaci e al revisore contabile,
se nominati, a tutti i componenti dell'organo amministrativo i quali, se intendono esprimere voto
favorevole, di astensione o contrario, devono comunicare (con qualsiasi sistema, ivi compresi il telefax e
la posta elettronica) al proponente e alla società la loro volontà in forma scritta (su qualsiasi supporto,
cartaceo o magnetico, e con l’apposizione della sottoscrizione sia in forma originale sia in forma
digitale) entro il termine indicato nella proposta; la mancanza di detta comunicazione nel termine
prescritto va intesa come espressione di voto contrario.

Se la proposta di decisione è approvata, detta decisione deve essere comunicata a tutti gli
amministratori e, se nominati, ai sindaci e al revisore contabile, e deve essere trascritta tempestivamente

 
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a cura dell’organo amministrativo nel libro delle decisioni dell’organo amministrativo ai sensi
dell'articolo 2478 indicando:

a) la data in cui la decisione deve intendersi formata;

b) l’identità dei votanti;

c) l’identificazione dei favorevoli, degli astenuti o dei dissenzienti;

d) su richiesta degli amministratori, le loro dichiarazioni pertinenti alla decisione adottata.

Il documento contenente la proposta di decisione inviato a tutti gli amministratori e i documenti


pervenuti alla società recanti l’espressione della volontà degli amministratori vanno conservati in
allegato al libro stesso.

Ove si adotti il metodo della decisione mediante consenso degli amministratori espresso per iscritto,
la decisione si intende formata qualora presso la sede sociale pervenga (con qualsiasi sistema di
comunicazione ivi compresi il telefax e la posta elettronica) il consenso ad una data decisione espresso in
forma scritta (su qualsiasi supporto, cartaceo o magnetico, e con l’apposizione della sottoscrizione sia in
forma originale sia in forma digitale) da tanti soci quanti ne occorre per formare la maggioranza
richiesta.

Per la formazione della maggioranza richiesta si tiene conto dei consensi pervenuti alla società nello
spazio di dieci giorni e pertanto non si possono sommare tra di loro consensi pervenuti in spazi temporali
maggiori di dieci giorni.

Se si raggiunge un numero di consensi tale da formarsi la maggioranza richiesta, la decisione deve


essere comunicata a tutti gli amministratori (con qualsiasi sistema di comunicazione, ivi compresi il
telefax e la posta elettronica) e, se nominati, ai sindaci e al revisore contabile, e deve essere trascritta
tempestivamente a cura dell’organo amministrativo nel libro delle decisioni degli amministratori ai sensi
dell'articolo 2478 indicando:

a) la data in cui la decisione deve intendersi formata;

b) l’identità dei votanti;

c) l’identificazione dei favorevoli, degli astenuti o dei dissenzienti;

d) su richiesta degli amministratori, le loro dichiarazioni pertinenti alla decisione adottata.

 
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Il documento contenente la comunicazione della decisione inviato a tutti gli amministratori e i


documenti pervenuti alla società e recanti l’espressione della volontà degli amministratori vanno
conservati in allegato al libro stesso.

Le decisioni sono prese con il voto favorevole della maggioranza

opzionale

degli amministratori in carica

opzionale

in caso di parità prevale il voto del presidente del consiglio di amministrazione, qualora il consiglio
di amministrazione sia composto da più di due membri.

ARTICOLO 28
AMMINISTRATORE UNICO

Quando l’amministrazione della società è affidata all’amministratore unico, questi riunisce in sè tutti
i poteri e le facoltà del consiglio di amministrazione e del suo presidente.

Note
Dall’espressione dizione dell’art. 2475, 3 comma C.C., si deduce la possibilità, tra l’altro ovvia (in
quanto già presente nell’attuale normativa), che la S.r.l. possa essere amministrata da un solo
soggetto, sia esso socio o non socio.

A tale fine si può redigere la seguente clausola, nell’eventualità in cui ci sia una scelta precisa e
determinata dei soci di voler lasciare la gestione amministrativa della società sempre e comunque ad
un solo soggetto, scelta che pertanto viene effettuata dai soci in sede di redazione ed approvazione
dell’atto costitutivo e il cui cambiamento implicherebbe una modificazione statutaria da effettuarsi
nei modi e nei termini che le sono propri.

ARTICOLO 29
POTERI DELL'ORGANO AMMINISTRATIVO

L'organo amministrativo gestisce l'impresa sociale e compie tutte le operazioni necessarie per il
raggiungimento dell'oggetto sociale, fatta eccezione:

 
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a) per le decisioni sulle materie riservate ai soci dall'articolo 2479 del codice civile;

b) per le decisioni sulle materie riservate ai soci dal presente statuto.

L’esecuzione delle operazioni la cui decisione sia riservata dalla legge o dallo statuto ai soci è
comunque di competenza dell'organo amministrativo.

La decisione di fusione della società ai sensi degli artt. 2505 e 2505 bis del codice civile, è adottata
dall'organo amministrativo, con deliberazione risultante da atto pubblico.

Note
Lo statuto può consentire che la decisione di fusione per incorporazione di una società in un’altra
che possiede tutte le azioni o le quote della prima o che possiede almeno il novanta per cento delle
loro azioni o quote sia decisa dall’organo amministrativo.

ARTICOLO 30
AMMINISTRATORI DELEGATI, COMITATO ESECUTIVO, DIRETTORI E PROCURATORI

Il consiglio di amministrazione può nominare tra i suoi membri uno o più amministratori delegati o
un comitato esecutivo, fissando le relative attribuzioni e la retribuzione. Non sono delegabili le materie
elencate nell'articolo 2381, comma 4, del codice civile.

Il consiglio di amministrazione può nominare direttori e procuratori speciali per determinati atti o
per categorie di atti.

Note
Il silenzio del legislatore in merito alla figura dell’amministratore delegato nelle società a
responsabilità limitata (mentre l’art.2381 c.c. novellato ha espressamente previsto questa figura nelle
società per azioni) nonché le possibilità che l’art.2475 c.c. ha concesso in merito all’operare
disgiuntivo degli amministratori, hanno fatto sorgere qualche dubbi nei primi interpreti in merito
alla possibilità/opportunità di prevedere la figura dell’amministratore delegato anche nelle società a
responsabilità limitata.

Questa figura si caratterizza infatti innanzitutto per innestare all’interno di un Consiglio di


Amministrazione (e quindi di una forma amministrativa plurima collegiale) trovando invece nelle
forme di amministrazione plurime disgiunte un’incompatibilità giuridica e contestuale.

L’amministratore delegato mutua infatti i propri poteri dell’organo collegiale il quale, come
espressamente sancisce l’art.2381 c.c., 2 comma in materia di società per azioni, "può delegare

 
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proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo composto da alcuno dei suoi componenti o ad uno o più
dei suoi componenti".

Il silenzio del legislatore in merito alla figura in oggetto per le società a responsabilità limitata e le
ampie possibilità lasciate all’autonomia statutaria in merito alle modalità organizzative
dell’amministrazione (come più volte rilevato), portano a ritenere la piena legittimità di tale figura
anche nella società in oggetto, seppure essa dovrà trovare una espressa disciplina statutaria .

ARTICOLO 31
RAPPRESENTANZA SOCIALE

Note
Si è già avuto modo di affermare che uno dei principi che sottendono alla materia in oggetto è la
corrispondenza tra il potere gestorio (attività per così dire "interna") ed il potere di rappresentanza
(attività per così dire "esterna").

L’art.2463 n.7 prevede comunque che l’atto costitutivo stabilirà quali tra gli amministratori hanno la
rappresentanza della società ed in quale modo essi la devono esercitare nel caso in cui la
rappresentanza sia affidata a più amministratori. La dottrina ha avuto modo di affermare che, se
l’atto costitutivo nulla dice, la rappresentanza va di pari passo con il potere interno di gestione della
società: ad esempio la rappresentanza sarà congiunta se la gestione sarà plurima congiuntiva,
oppure disgiuntiva se la rappresentanza sarà plurima disgiuntiva.

Nel caso in cui vi sia il consiglio di amministrazione, continua la medesima dottrina, si riproporrà il
problema che già si pone nel diritto vigente quando lo statuto tace sul potere di rappresentanza: si
fronteggiano le due dottrine che sostengono l’una la rappresentanza congiuntiva, l’altra la
rappresentanza disgiuntiva dei membri del consiglio.

Anche la disciplina novellata della rappresentanza nelle società a responsabilità limitata non risolve
la suddetta questione.

L’art.2475 – bis novellato stabilisce infatti il principio generale che "gli amministratori hanno la
rappresentanza generale della società" ma nulla prevede in merito al suo concreto esercizio.
L’espressa previsione statutaria è pertanto assolutamente opportuna.

La rappresentanza della società di fronte ai terzi e anche in giudizio (senza alcuna limitazione) spetta
_____

Prima alternativa

 
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……… indistintamente a tutti gli amministratori della società, i quali agiscono:

a) nel caso di sistema di amministrazione collegiale;

a.1) a tutti gli amministratori, previa deliberazione del consiglio di amministrazione, in via
tra loro disgiunta;

a.2) agli amministratori delegati, nell'ambito dei poteri loro conferiti;

b) nel caso di sistema di amministrazione non collegiale:

b.1) in via disgiunta l’uno dall’altro, nelle materie in cui detti membri del consiglio di
amministrazione possano operare, a seconda di quanto stabilito all'atto della nomina o nel
presente statuto, con metodo disgiuntivo;

b.2 ) in via congiunta l’uno con gli altri oppure l’uno con taluno degli altri, a seconda di
quanto stabilito all'atto della nomina o nel presente statuto, nelle materie in cui detti membri del
consiglio di amministrazione possano operare con metodo congiuntivo;

seconda alternativa

………indistintamente a tutti gli amministratori della società, i quali agiscono:

a) nel caso di sistema di amministrazione collegiale:

a.1) al presidente del consiglio di amministrazione, previa deliberazione del consiglio di


amministrazione;

a.2) nell’ambito dei poteri loro conferiti, agli amministratori delegati;

b) nel caso di sistema di amministrazione non collegiale:

b.1) a ciascun membro del consiglio di amministratore in via disgiunta da altri, nelle materie
in cui detto membro del consiglio di amministrazione possa operare, a seconda di quanto
stabilito all'atto della nomina o nel presente statuto, con metodo disgiuntivo;

b.2) ai membri del consiglio di amministrazione in via congiunta l’uno con gli altri oppure
l’uno con taluno degli altri, a seconda di quanto stabilito all'atto della nomina o nel presente
statuto, nelle materie in cui detti membri del consiglio di amministrazione possano operare con
metodo congiuntivo.

 
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L’organo amministrativo può deliberare che l’uso della firma sociale sia conferito, per determinati
atti o categorie di atti, a dipendenti della società ed eventualmente a terzi, sia congiuntamente che
disgiuntamente.

ARTICOLO 32
CONTROLLO LEGALE DEI CONTI E CONTROLLO CONTABILE

Note
Il legislatore della riforma attribuisce ai soci la facoltà di prevedere la nomina di un organo di
controllo (collegio sindacale o revisore).

Saranno pertanto le norme di funzionamento a prevede, eventualmente come obbligatoria, la nomina


del collegio sindacale, anche il capitale è inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni.
Trattandosi di una nomina facoltativa, le competenze e i poteri dell’organo, devono essere stabilite
nelle norme di funzionamento. Queste possono anche operare un richiamo generico alle norme in
materia di società per azioni.

Quando obbligatorio per legge, l’assemblea nomina il collegio sindacale ai sensi dell'articolo 2477
del codice civile.

Quando la nomina del collegio sindacale non è obbligatoria ai sensi dell’articolo 2477 del codice
civile, con decisione dei soci può essere nominato un collegio sindacale, composto di tre membri
effettivi

opzionale

di cui uno con la qualifica di Revisore Contabile e di due supplenti

opzionale

di cui uno con la qualifica di Revisore Contabile, o un revisore iscritto nel Registro istituito presso il
Ministero della Giustizia.

Il collegio sindacale o il revisore nominati ai sensi del comma 2 vigilano sull'osservanza della legge
e dello statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e possono:

a) compiere atti di ispezione e di controllo;

 
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b) chiedere notizie agli amministratori sull'andamento della gestione sociale o su determinati


affari;

c) ... (aggiungere eventuali altri compiti)

In caso di nomina del Collegio Sindacale o del Revisore di cui al comma 2, ad essi si applicano, ove
nel presente statuto non vi sia un'espressa disciplina in materia, le norme di cui agli artt. 2397 e seguenti
del codice civile.

Il collegio sindacale viene convocato dal presidente con avviso da spedirsi almeno 8 (otto) giorni
prima dell’adunanza a ciascun sindaco e, nei casi di urgenza, con telegramma, telex o posta elettronica
da spedirsi almeno 3 (tre) giorni prima.

Il collegio sindacale è comunque validamente costituito e atto a deliberare qualora, anche in assenza
delle suddette formalità, siano presenti tutti i membri del collegio stesso.

Le adunanze del collegio sindacale possono svolgersi anche con gli intervenuti dislocati in più
luoghi, contigui o distanti, audio-video o anche solo audio collegati, a condizione che siano rispettati il
metodo collegiale e i principi di buona fede e di parità di trattamento dei consiglieri. In tal caso, è
necessario che:

a) sia consentito al presidente di accertare inequivocabilmente l’identità e la legittimazione


degli intervenuti e regolare lo svolgimento dell’ adunanza;

b) sia consentito agli intervenuti di scambiarsi documentazione e comunque di partecipare in


tempo reale alla discussione e alla votazione simultanea sugli argomenti all’ordine del giorno;

c) vengano indicati nell'avviso di convocazione i luoghi audio/video collegati a cura della


società, nei quali gli intervenuti potranno affluire, dovendosi ritenere svolta la riunione nel
luogo ove sarà presente il presidente.

ARTICOLO 33
AZIONE DI RESPONSABILITA'

L’azione di responsabilità contro gli amministratori non può essere oggetto di rinuncia o di
transazione da parte della società.

In alternativa:

 
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L’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o di transazione
da parte della società ma solo ove vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno (ad
esempio) i due terzi del capitale sociale e purché non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il
dieci per cento del capitale sociale.

Note
La scelta tra le varie possibili opzioni dipenderà dalla particolarità del caso concreto e dagli effettivi
interessi in gioco. L’art. 2476 comma 5 infatti dispone (con norma derogabile) che la rinuncia o la
transazione possono essere decise purchè vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante
almeno i due terzi del capitale sociale e purchè non si oppongono tanti soci che rappresentano
almeno il decimo del capitale sociale.

TITOLO V - ESERCIZI SOCIALI E BILANCIO

ARTICOLO 34
ESERCIZI SOCIALI, BILANCIO E UTILI

Note
L’esercizio sociale è l’arco temporale entro il quale, a scadenze costanti e ripetute nel tempo, deve
essere valutato l’andamento della società. La durata di un anno dell’esercizio sociale, usualmente
adottata dalle società, deriva dalla considerazione che, se è vero che l’assemblea deve essere
convocata almeno una volta all’anno per l’approvazione del bilancio, necessariamente l’esercizio
sociale non può avere una durata maggiore di dodici mesi. In sede di costituzione della società si
procederà ad indicare, la data di chiusura del primo esercizio: normalmente esso sarà il giorno di
chiusura dell’esercizio ordinario, ma con riferimento specifico all’anno di costituzione.

Gli esercizi sociali si chiudono al 31 (trentuno) dicembre di ogni anno.

Il bilancio deve essere approvato entro centottanta giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale nel
caso che la società sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato e quando lo richiedono particolari
esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società, da esplicitarsi a cura dell'organo
amministrativo nella relazione di cui all'articolo 2428 del codice civile.

 
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Note
Si noti che potrebbe essere errato scrivere "quattro mesi", come era il termine prima della
riforma, in quanto potrebbe essere maggiore dei "centoventi giorni" previsti dal
legislatore.

Gli utili netti risultanti dal bilancio, sono ripartiti come segue:

a) il 5 (cinque) per cento al fondo di riserva legale, fino a che non sia raggiunto il quinto del
capitale sociale;

b) il residuo ai soci, in proporzione alle quote di capitale sociale rispettivamente possedute,


salvo diversa deliberazione dell’assemblea in sede di approvazione del bilancio cui tali utili netti
si riferiscono.

TITOLO VI - SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE

ARTICOLO 35
SCIOGLIMENTO E LIQUIDAZIONE

La società si intende sciolta, oltre che nei casi previsti dalla legge, anche nel caso in cui si verifichi
_____ (esempio: la morte di un socio; il fallimento di un socio; ...), il cui accadimento è da rilevare a
cura dell’organo amministrativo, il quale deve in tal caso curare pure i conseguenti adempimenti
pubblicitari.

In ogni caso diverso da quello in cui sulla nomina dei liquidatori intervenga una decisione dei soci,
in caso di scioglimento della società l’organo di liquidazione è composto da coloro che in quel momento
compongono l’organo amministrativo.

In ogni caso diverso da quello in cui sulle modalità della liquidazione intervenga una decisione dei
soci, le regole di funzionamento dell’organo di liquidazione e la relativa rappresentanza della società
sono disciplinate dalle medesime regole vigenti per l’organo amministrativo anteriormente al verificarsi
della causa di scioglimento della società, con la precisazione che gli amministratori hanno il solo potere
di compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società.

Note
Nello statuto possono essere disciplinate modalità di liquidazione in deroga alla disciplina di

 
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dèfault prevista nel codice civile.

TITOLO VII – CLAUSOLA COMPROMISSORIA E FORO COMPETENTE

ARTICOLO 36
CLAUSOLA COMPROMISSORIA

Qualunque controversia (fatta eccezione per quelle nelle quali la legge richiede l’intervento
obbligatorio del pubblico ministero) sorga fra i soci o fra i soci e la società, l’organo amministrativo e
l’organo di liquidazione o i membri di tali organi, ancorché solo fra alcuni di tali soggetti od organi, in
dipendenza di affari sociali e della interpretazione o esecuzione del presente statuto e che possa formare
oggetto di compromesso, è deferita al giudizio di un arbitro che giudica ritualmente e secondo diritto.

L’arbitro è nominato dal Presidente del Tribunale ove la società ha la sua sede legale.

ARTICOLO 37
FORO COMPETENTE

Per qualunque controversia sorga in dipendenza di affari sociali e della interpretazione o esecuzione
del presente statuto e che non sia sottoponibile ad arbitrato è competente il foro del luogo ove la società
ha la propria sede legale.

TITOLO VII - NORME FINALI

ARTICOLO 38
LEGGE APPLICABILE

Al presente statuto si applica la legge italiana.

ARTICOLO 39
COMUNICAZIONI

Tutte le comunicazioni da effettuarsi ai sensi del presente statuto si fanno, ove non diversamente
disposto, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento spedita al domicilio del destinatario,
che coincide con la sua residenza o la sua sede legale ove non sia stato eletto un domicilio speciale.
 
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Le comunicazioni effettuabili mediante posta elettronica o telefax vanno effettuate all’indirizzo di


posta elettronica o al numero telefonico ufficialmente depositati presso la sede della società e risultanti
dai libri sociali, utilizzandosi all'uopo:

a) il libro dei soci, per l'indirizzo di posta elettronica e il numero telefonico dei soci;

b) il libro dei verbali del consiglio di amministrazione, per l'indirizzo di posta elettronica e il
numero telefonico dei componenti dell'organo amministrativo e dell'organo di liquidazione;

c) il libro dei verbali del collegio sindacale per l'indirizzo di posta elettronica e il numero
telefonico dei sindaci e del revisore contabile;

d) il libro dei verbali dei possessori di titoli di debito, per l'indirizzo di posta elettronica e il
numero telefonico dei possessori di titoli di debito e per il loro rappresentante comune.

Le comunicazioni effettuate con posta elettronica devono essere munite di firma digitale.

Ad ogni comunicazione inviata via telefax deve seguire senza indugio, e comunque non oltre dieci
giorni, la trasmissione del documento originale, che va conservato unitamente al documento risultante
dalla trasmissione via telefax.

Tutte le comunicazioni per le quali non vi sia prova dell'avvenuta loro ricezione da parte del
rispettivo destinatario si considerano validamente effettuate solo ove il destinatario dia atto di averle
effettivamente ricevute.

ARTICOLO 40
COMPUTO DEI TERMINI

Tutti i termini previsti dal presente statuto vanno computati con riferimento al concetto di "giorni
liberi", con ciò intendendosi che non si considera , al fine del valido decorso del termine prescritto, né il
giorno iniziale né quello finale.

 
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