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Guida all’attività di vigilanza del Collegio sindacale

di Massimiliano Desalvi e Elisabetta Conte*

L’informativa semestrale che devono rendere


gli amministratori delegati

La riforma del diritto societario attuata con il D.Lgs. n.6/03 ha voluto implementare e
rafforzare gli obblighi di informativa sulla condizione economica e finanziaria delle
società di capitali. In particolare, il Legislatore della riforma ha inteso sottolineare la
necessità di creare flussi informativi corretti sia all’interno della società, verso i soci e
l’organo di controllo, sia all’esterno, verso il mercato e i terzi in generale.
La trasparenza dell’attività gestionale è stata perseguita attraverso due importanti
modifiche normative:
 da una parte il Legislatore ha aumentato la richiesta di dati e informazioni da riportare
in bilancio, soprattutto per quanto riguarda la nota integrativa (art.2427 c.c.);
 dall’altra ha richiesto, solo per le Spa e le Sapa, particolari comunicazioni infrannuali
sull’andamento della gestione da parte dei soggetti che maggiormente si occupano
della stessa, ossia gli amministratori delegati (art.2381 c.c.).
Il quinto comma dell’art.2381 c.c. infatti dispone: “gli organi delegati ... riferiscono al
Consiglio di Amministrazione e al Collegio sindacale, con la periodicità fissata dallo
statuto e in ogni caso almeno ogni sei mesi, sul generale andamento della gestione e
sulla sua prevedibile evoluzione nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro
dimensioni o caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate”.
Il Legislatore, attraverso il nuovo art.2381 c.c., ha inteso disciplinare un aspetto
importante della comunicazione societaria nella consapevolezza che non possono
esservi flussi informativi corretti né all’interno né all’esterno della società se
l’informazione non circola regolarmente all’interno del Consiglio di Amministrazione,
organo investito della gestione societaria31.
Il nuovo adempimento introdotto dalla riforma, tuttavia, porta con sé alcune
problematiche interpretative relative in particolare alla forma che tali comunicazioni
devono assumere, agli organi obbligati a predisporle ed a riceverle, alla periodicità
con la quale devono essere predisposte ed al loro contenuto.

La forma
Per quel che riguarda la forma delle comunicazioni, la norma utilizza l’espressione
generica “gli organi delegati riferiscono”, quasi a voler rendere sufficiente la semplice
comunicazione orale fornita dagli amministratori delegati.
Una tale impostazione sembra essere confermata anche dal fatto che quando il
Legislatore ha voluto prescrivere un documento formale in forma scritta lo ha fatto
specificamente richiedendo una “relazione” e non limitandosi a generiche formule di
riferimento32.

*
Avvocati
31
G. M.Zamperetti, “Il dovere di informazione endoconsiliare degli amministratori di Spa”, in Le società, n.12/05.
32
Si veda ad esempio l’art.2428, co.3, c.c. che impone agli amministratori di trasmettere al Collegio sindacale una relazione
sull’andamento della gestione.

Bilancio, vigilanza e controlli 32 settembre 2010


Tuttavia, oltre il tenore letterale della norma, si pone un problema di esaustività di una
comunicazione orale all’interno di un’impresa di dimensioni medio-grandi o in
presenza di operazioni societarie particolarmente complesse. In questi casi, attesa la
complessità dell’organizzazione gestionale, sembra apparire necessaria la forma
scritta per garantire il diritto d’informazione e per rendere consultabile e verificabile la
correttezza della stessa anche in un momento successivo a quello in cui
l’informazione viene fornita.

I soggetti
I soggetti obbligati a predisporre le comunicazioni infrannuali sono gli organi delegati,
quindi comitato esecutivo o amministratori delegati.

Sorge spontaneo chiedersi se l’obbligo imposto dall’art.2381 co.5 c.c.


permanga anche in assenza di organi delegati e se ricada sul Consiglio di
Amministrazione o sull’amministratore unico.

Un’opinione autorevole ritiene che, in ottemperanza alla ratio della norma, questa
articolata e periodica informazione non possa venire meno per il solo fatto che
all’interno della società non vi siano organi delegati. Tale assunto si fonda sulla
necessità di assicurare un’adeguata tutela del diritto d’informazione dei Sindaci,
ragion per cui in assenza di delegati l’obbligo d’informativa periodica, secondo la
citata dottrina, ricade sull’intero Consiglio o sull’amministratore unico33.
A nostro parere, tale tesi non sembra essere del tutto condivisibile atteso che il tenore
letterale della norma sembra escludere un onere specifico a carico dell’organo
amministrativo in generale; inoltre, il diritto dei Sindaci ad essere informati sembra
essere già soddisfatto dall’art.2403 bis, co.2 c.c. senza che quindi sia necessaria
un’interpretazione estensiva dell’art. 2381 c.c.

La frequenza
L’articolo 2381 c.c. dispone che gli organi delegati riferiscono con la periodicità fissata
dallo statuto e, in ogni caso, almeno ogni sei mesi.

Sul punto si pone un dubbio circa la frequenza delle comunicazioni: devono


essere due annuali o è sufficiente una sola comunicazione stante che la
seconda viene assorbita dalla relazione annuale sulla gestione allegata al
bilancio di esercizio?

Occorre sottolineare, in ogni caso, che la comunicazione infrannuale e la relazione


annuale sulla gestione sono predisposte da soggetti diversi e hanno scopi diversi:
mentre la prima è necessaria in corso di anno per disporre di dati e notizie
sull’andamento della gestione e sulla presenza di particolari operazioni che incidono
sull’assetto societario ed è predisposta dall’organo delegato, la seconda è relativa alle
condizioni dell’impresa così come risultanti dal bilancio finale di esercizio ed è
predisposta dall’organo amministrativo.
Perciò una prima interpretazione porterebbe a giudicare necessarie, in ogni caso, due
comunicazioni infrannuali anche se la seconda si sovrapporrebbe con la relazione
sulla gestione allegata al bilancio.

33
S. Guidantoni, “La riforma societaria e i nuovi obblighi di informativa: le comunicazioni infrannuali”, in Le Società, n.11/04; A. Crespi,
“Note minime sulla posizione di garanzia dell’amministratore delegante nella riforma introdotta dal D.Lgs. n.6/03”, in Riv. Soc. 2009,
06, pag.1419.

Bilancio, vigilanza e controlli 33 settembre 2010


Tuttavia, l’articolo 2428, co.3, c.c. prevede per le società quotate nei mercati
regolamentati una sola relazione sulla gestione da presentarsi entro tre mesi dalla
fine del primo semestre: sembrerebbe così eccessivo imporre a società di dimensioni
minori obblighi informativi più consistenti di quelli previsti per le società quotate.
Pertanto si può concludere che:

l’organo amministrativo delegato deve predisporre almeno una comunicazione


infrannuale, salvo diversa disposizione dello statuto, sull’andamento della società
durante il primo semestre e sull’evoluzione prevista.

Se, tuttavia, la società predispone il bilancio di esercizio in forma abbreviata, non


essendo redatta la relazione sulla gestione ex art.2428 c.c., si ritiene che siano
necessarie due comunicazioni infrannuali relative ad ogni semestre dell’anno sociale34.

Il contenuto delle comunicazioni infrannuali


Come abbiamo già avuto modo di osservare, il quinto comma dell’art.2381 c.c.
dispone che:

“gli organi delegati...riferiscono... sul generale andamento della gestione e sulla


sua prevedibile evoluzione nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro
dimensioni o caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate”.

La comunicazione infrannuale deve perciò contenere valutazioni su:


1. il generale andamento della gestione, in particolare sull’attività svolta nel
precedente periodo infrannuale;
2. la prevedibile evoluzione della gestione e le prospettive dell’impresa;
3. le operazioni di maggior rilievo effettuate anche dalle controllate.
Quanto al punto sub 1. il generale andamento della gestione indica la situazione
economica complessiva dell’impresa sociale ed è strettamente correlata al dato
contabile, in particolare ai ricavi, ai costi e agli investimenti.

i ricavi i costi gli investimenti


T T T
devono essere analizzati
T T T
devono essere analizzati devono essere analizzati osser- devono essere
mediante il loro ammontare vando gli stessi sia per natura analizzati concen-
per ogni data combinazione propria che per destinazione e trandosi sulle
prezzo-quantità (per verifi- aree funzionali, in modo da ragioni degli stes-
care la capacità di informare gli amministratori e i si e i tempi di
sfruttamento della produt- Sindaci dei livelli di consumo nelle recupero dei
tività dell’impresa); varie fasi aziendali. capitali investiti35.

Per quel che riguarda il punto sub 2. la prevedibile evoluzione della gestione implica
una valutazione ipotetica della situazione, fondata su eventuali piani di sviluppo e
budget anche se non necessariamente vincolata a elementi numerici attuali
(eventualmente potrà essere ancorata ad ipotesi ed aspettative per gli eventi futuri).

34
A. Crespi, “Note minime sulla posizione di garanzia dell’amministratore delegante nella riforma introdotta dal D.Lgs. n. 6/2003”, in
Riv. Soc. 2009, 06, pag.1419.
35
Si veda sul punto: G. Alpa e V. Mariconda, Codice civile commentato, Milano, 2005, 1218 e, per un’analisi completa del contenuto,
S. Guidantoni, op.cit.

Bilancio, vigilanza e controlli 34 settembre 2010


Gli organi delegati dovranno perciò relazionare circa la prevedibile evoluzione
dell’attività gestionale cercando di basare la propria analisi su sviluppi connessi a un
determinato complesso di circostanze di fatto e, come già osservato, ad eventuali
piani e/o prospetti precedentemente predisposti.
Infine, con riguardo alle operazioni di maggior rilievo effettuate per dimensioni e
caratteristiche, sub 3., la rilevanza delle stesse non può essere stabilita solo in base
ad un parametro economico finanziario ma deve tener conto soprattutto dei possibili
risvolti per l’impresa.
Si deve osservare che l’espressione utilizzata dal Legislatore nell’art.2381 c.c.
riprende quella contenuta nella Comunicazione Consob 20 febbraio 1997, che
raccomanda agli organi delegati un’apposita e puntuale informazione:

“qualora le operazioni poste in essere assumano un’incidenza rilevante sulla


situazione economica patrimoniale della società ovvero presentino elementi di
criticità”36.

Tali informazioni devono essere fornite anche per le operazioni compiute dalle società
controllate: l’obiettivo è quello di tenere sotto controllo l’intero gruppo societario per
avere un quadro completo della gestione societaria intesa in senso lato e non limitata
alla singola società del gruppo.

La diligenza e la responsabilità degli amministratori delegati


Gli amministratori delegati, al pari di ogni singolo amministratore appartenente al
Consiglio o amministratore unico, devono adempiere i doveri imposti loro dalla legge
o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro
specifiche competenze come richiesto dall’art.2392, co.1, c.c.. Tale principio trova
applicazione anche con riferimento ai doveri informativi sopra elencati.
Gli amministratori delegati sono responsabili verso la società dei danni causati
dall’inosservanza di tali doveri e sono perciò sottoponibili all’azione di responsabilità
sociale proposta dalla società o dai soci ex artt. 2393 e 2393 bis c.c..
Si ritengono, inoltre, applicabili:

l’art.2395 c.c. nonché l’art.2394 c.c.


T T
che regola l’azione diretta dei soci e dei terzi che regola l’azione di risarcimento
per il risarcimento dei danni personalmente dei creditori sociali per
subiti a causa della condotta pregiudizievole l’impoverimento del patrimonio
degli amministratori delegati sociale causato dai delegati37.

Tale previsione di responsabilità opera, a nostro avviso, non solo dal lato c.d. “attivo”
(amministratori delegati) ma anche dal lato c.d. “passivo” e, quindi, con riferimento
all’onere di vigilanza gravante anche sugli altri amministratori. Il dovere di agire
secondo diligenza impone quindi ad ogni amministratore, anche a quelli privi di
delega, di chiedere agli organi delegati di informarli circa le operazioni sociali.
La riforma societaria del 2003 ha, infatti, introdotto una responsabilità solidale degli
amministratori, anche privi di delega, che, venuti a conoscenza di fatti pregiudizievoli,
non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o
attenuarne le conseguenze dannose.

36
Raccomandazioni Consob in materia di controlli societari n. DAC/RM/97001574 consultabile on line su www.consob.it.
37
V. Buonocore, “Adeguatezza, precauzione, gestione e responsabilità:chiose sull’art. 2381, commi terzo e quinto, del codice civile”,
in Giur. Comm. 2006, 01.

Bilancio, vigilanza e controlli 35 settembre 2010


Tale responsabilità in vigilando è enunciata dal nuovo art.2392, co.2 c.c., così come
modificato dalla riforma, che afferma specificamente la responsabilità solidale del
consiglio delegante con il soggetto delegato, anche in virtù dell’inciso “fermo quanto
disposto dal comma terzo dell’art. 2381 c.c.”. Il dovere di informarsi e intervenire per
impedire eventi dannosi compete infatti ad ogni amministratore anche se privo di
deleghe: egli deve comunque vigilare sull’operato degli amministratori delegati e
verificare la corrispondenza delle informazioni ricevute con la reale situazione societaria.
Si ritiene che potrebbero sottrarsi ad eventuali responsabilità quegli amministratori
che, privi di deleghe, ed esenti da colpe, rilevino la mancata informativa di cui
all’art.2381 c.c. Tale rilievo potrebbe essere compiuto, ad esempio, mediante una
comunicazione scritta agli altri amministratori e al Collegio sindacale o, in analogia
con quanto disposto dall’art.2392, co.3 c.c., mediante apposita annotazione sul libro
delle adunanze del Consiglio.

Applicabilità della disciplina alle società a responsabilità limitata


Nel caso della società a responsabilità limitata, la legge delega al governo per la
riforma del diritto societario (L. n.366/01) ha inteso lasciare ampia autonomia ai soci
ai fini della scelta dei modelli di organizzazione.
Tale proposito è stato attuato attraverso una scarna regolamentazione delle Srl
rispetto alle Spa (con numerosi rinvii a quest’ultime ma sempre espressi) e una
maggiore rilevanza dell’autonomia statuaria riguardo alle strutture organizzative e ai
procedimenti decisionali della società.
In ottemperanza al principio della libertà decisionale dei soci non vi è alcun rinvio alla
disciplina degli amministratori delle Spa.
In particolare, per quel che interessa, non si rinvia affatto all’art.2381 c.c.: la ratio
appare quella di lasciare ai soci ampia libertà nell’istituire la governance ritenuta più
appropriata38. Occorre in ogni caso sottolineare che:

la legge non regola l’istituto delle deleghe nelle Srl e neanche lo vieta:
come indicato da autorevole dottrina, l’atto costitutivo può quindi in ogni
caso consentire al Consiglio di Amministrazione di delegare le proprie
funzioni ad uno o più componenti.

Ciò comunque sembrerebbe non in linea con le indicazioni del Legislatore della
riforma che ha inteso riservare il modello della Srl a imprese di modeste dimensioni e
piccole compagini sociali, per le quali “la delega delle funzioni del Consiglio di
Amministrazione appare del tutto incongrua”39.

38
Sul punto si veda: A. Ghini, “Deleghe del consiglio di amministrazione ai singoli componenti”, in Le Società n.6/05, pag.709.
39
Così: V. Salafia, “Gli organi delegati nell’amministrazione della Spa”, in Le società n.11/04, pag.1325.

Bilancio, vigilanza e controlli 36 settembre 2010