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• Numero 6 – Maggio 2008 •

Dal paradiso di Cantor


al purgatorio di Russell
di Domenico Lenzi

Georg Cantor Georg Cantor morì nel 1918 in un ospedale psi-


chiatrico di Halle (Germania), città presso la cui
università era stato professore ordinario a partire
dal 1879. Le sue facoltà mentali erano state intac-
cate sia a causa dalle perplessità che i suoi risulta-
ti avevano suscitato nel mondo matematico, sia
per la scoperta dell’Antinomia di Russell (di cui
ci occuperemo più in là) e di altre ancora, che
sembravano compromettere irrimediabilmente
molti dei risultati da lui conseguiti.
Certamente anche i suoi inutili tentativi di dimo-
strare l’ipotesi del continuo – secondo cui non
Bertrand Russell esistono cardinalità intermedie tra quella dei nu-
meri naturali e quella dei numeri reali (in propo-
sito si veda [5]) – contribuirono a fiaccarne lo
spirito. Ma – forse ancor più delle motivazioni
già ricordate – un tarlo ben più pernicioso era pe-
• Cantor e Russell: cenni biografici netrato a poco a poco nella sua mente, favorito
dalla scoperta che Cantor stesso aveva fatto di

G eorg Cantor nacque il 3 marzo 1845 a San


Pietroburgo. Suo padre Waldemar era un af-
fermato commerciante di origine danese, che a San
un’antinomia che aggrediva direttamente al “cuo-
re” la sua teoria: la cosiddetta Antinomie der Al-
lmenge (l’antinomia della classe totale, o dell’insie-
Pietroburgo svolse anche l’attività di mediatore me di tutti gli insiemi). Una contraddizione che
presso la borsa valori; sua madre, Maria Anna Cantor non divulgò, forse nella speranza di trova-
Böhm, era una valente musicista russa che trasmi- re egli stesso un “antidoto”.
se al figlio la passione per la musica.
Quando il ragazzo aveva circa 11 anni il padre – Bertrand Russell – molto più giovane di Cantor
per problemi di salute, dovuti ai freddi inverni – nacque il 18 maggio 1872 a Ravenscroft, nel
russi – si trasferì con tutta la famiglia in Germa- Galles (Gran Bretagna). Egli morì il 2 febbraio
nia, vivendo prima a Wiesbaden, dove Georg fre- 1970 a Penrhyndeudraeth, nel Galles.
quentò gli studi classici, quindi a Francoforte. In una prima fase dei suoi studi di matematica
Cantor padre avrebbe voluto che il figlio diven- Russell cercò di ricondurre questa disciplina alla
tasse ingegnere e solo nel 1862 acconsentì a che il logica, e nella sua “Introduzione alla Filosofia del-
giovane si dedicasse completamente agli studi di la Matematica” (si veda [10]) scrisse: “La mate-
matematica. Tuttavia l’anno successivo Georg do- matica e la logica dal punto di vista storico sono sta-
vette lasciare l’università di Zurigo a causa della te due discipline completamente distinte. Comun-
morte del genitore. Trasferitosi presso l’università que tutte e due si sono sviluppate nell’età moderna:
di Berlino, nel 1867 egli conseguì il dottorato e la logica diventando sempre più matematica e la
nel 1869 divenne libero docente con lavori sulla matematica sempre più logica. La conseguenza è che
teoria dei numeri. Nel 1872 ottenne il primo in- ora è completamente impossibile tracciare tra le due
carico come professore universitario. discipline una linea di demarcazione; sostanzial-

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mente le due sono in realtà una disciplina sola. La che la contraddizione è solo apparente, distinguen-
differenza che intercorre tra esse è simile alla diffe- do tra il concetto di “incluso in …” e quello di
renza che intercorre tra un uomo e un ragazzo: la “avente potenza [quantità di elementi; n.d.r.] mi-
logica è la gioventù della matematica come la mate- nore di…”, che siamo abituati (e solo abituati,
matica è la maturità della logica”. non obbligati!) a identificare, perché essi significa-
Per quel che riguarda gli aspetti filosofici Russell no la stessa cosa nel caso finito. Perciò il risultato
partì da posizioni idealistiche, ma a poco a poco fondamentale: “una parte di un insieme infinito
andò assumendo posizioni pragmatistiche. Nel- può avere lo stesso numero cardinale di elementi
l’evoluzione del suo pensiero ebbe notevole in- dell’intero insieme […] non è in alcun modo anti-
flusso il filosofo Georges E. Moore, suo compa- nomica (contraddittoria), ma soltanto paradossa-
gno di studi; come fu riconosciuto dallo stesso le, cioè “non credibile”, perché in contrasto con in-
Russell, che nella prima edizione (1903) dei suoi veterate abitudini di pensiero […]».
The Principles of Mathematics scrisse (si veda Però va sottolineato che il risultato conseguito da
[8]): “La mia posizione sulle questioni fondamenta- Cantor nascondeva in sé un virus mortale: la ma-
li della filosofia deriva in tutti i suoi aspetti es- tematica, sbocciando a nuova vita, con la “magi-
senziali da G. E. Moore”. ca pozione” che il grande matematico le aveva
propinata aveva ingerito un virus pernicioso. An-
che in questo caso, come in molti altri, si potreb-
• Nuova linfa vitale per la matematica be parlare di Eros e Tanatos, amore e morte: l’amo-
re, inteso come nuova linfa vitale per la matema-
In un lavoro del dicembre del 1873, ma l’artico- tica, pareva indissolubilmente avvinto – come di-
lo fu pubblicato l’anno successivo, Georg Cantor rebbe Freud – a un destino che poteva risultare
evidenziò l’esistenza di diversi tipi di infinito. In- mortale.
fatti egli provò che, considerato un insieme S, Infatti, l’antinomia evidenziata da Cantor risiede-
nell’insieme ℘(S) dei suoi sottinsiemi ci sono più va nel fatto che, considerata la classe totale Θ –
elementi che in S stesso (in un senso noto a mol- cioè l’insieme di tutti gli insiemi (cosa del tutto na-
ti, ma che richiameremo più in là); ritrovando co- turale per quei tempi) – si aveva che ℘Θ) era un
sì una proprietà che per gli insiemi finiti è ovvia, sottinsieme di Θ, onde ℘Θ) non poteva avere
poiché è facile verificare che se un insieme finito più elementi di Θ. Nel contempo – secondo il ri-
possiede n elementi, allora l’insieme dei suoi sot- sultato che Cantor aveva conseguito nel 1873 –
tinsiemi possiede 2n elementi. ℘Θ) doveva avere più elementi di Θ; donde l’as-
Col suo risultato Cantor mostrava un’analogia tra surdo.
insiemi finiti e insiemi infiniti che appariva sor- Come si è detto in precedenza, Cantor non divul-
prendente a causa di varie situazioni paradossali gò la contraddizione da lui trovata, ma si limitò a
riguardanti gli insiemi infiniti, che evidenziavano segnalarla a David Hilbert in una lettera del
come questi ultimi avessero comportamenti dif- 1896.
formi rispetto agli insiemi finiti. Infatti già nel Anche l’antinomia di Russell, di cui parleremo
1638 Galileo Galilei – nei suoi “Discorsi e dimo- fra poco, è intimamente legata alla scoperta di
strazioni matematiche” intorno a due nuove Cantor del 1873. Ciò in forza di un teorema del-
scienze, (Giornata Prima) – scriveva in relazione la teoria dei grafi che presenteremo in Appendice.
ai numeri naturali: […] ogni quadrato ha la sua In seguito alla rivelazione di quest’altra antino-
radice, ogni radice il suo quadrato, né quadrato al- mia Gottlob Frege – fondatore della moderna lo-
cuno ha più d’una sola radice, né radice alcuna più gica matematica, che con i suoi Grundgesetze der
d’un quadrato solo. […] Io non veggo che ad altra Arithmetik stava cercando di derivare logicamen-
decisione si possa venire, che a dire […] gli attribu- te le leggi dell’aritmetica a partire da un sistema
ti di eguale maggiore e minore non aver luogo ne di assiomi – cadde nello sconforto più cupo. Egli
gl’infiniti […]. si apprestava a pubblicare il secondo volume del-
Tuttavia – come Lucio Lombardo-Radice [6, p. la sua opera, quando ricevette una lettera da par-
52] scrive – « […] Georg Cantor, invece, dimostra te di Bertrand Russell, in cui si evidenziava che la

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quinta legge enunciata da Frege nel volume I (del sta situazione da una lettera del signor Bertrand
1893) conduceva a una contraddizione. Russell. [...] Il signor Russell ha scoperto una
Era il 1902, e i matematici dell’epoca intravvide- contraddizione che ora esporrò. Nessuno vorrà asse-
ro l’inferno; anche se David Hilbert ebbe a dire: rire, della classe degli uomini, che essa è un uomo.
Nessuno potrà cacciarci dal Paradiso che Cantor ha Abbiamo qui una classe che non appartiene a se stes-
creato. Tuttavia, niente sarebbe stato più come sa. Dico infatti che qualcosa appartiene a una classe
prima. Di fronte alla matematica – caduta dal suo se questo qualcosa cade sotto un concetto, la cui
piedistallo di dea delle scienze – si apriva il pur- estensione 2 è proprio la classe stessa. Fissiamo ora il
gatorio della quotidianità umana, che però essa concetto: classe che non appartiene a se stessa!
ha affrontato con estrema dignità, lungo un per- L’estensione di questo concetto, ammesso che se
corso denso di accidenti e pericoli vari, ma anche ne possa parlare, è, per quanto detto, la classe del-
di risultati significativi ed entusiasmanti. le classi che non appartengono a se stesse. Vogliamo
chiamarla brevemente la classe K. Chiediamoci ora
se questa classe K appartenga a se stessa! Supponiamo
• L’antinomia di Russell in primo luogo che essa appartenga a se stessa. Se
qualcosa appartiene a una classe, cade sotto il concet-
Anche l’antinomia di Russell derivò da un uso to la cui estensione è la classe in esame, di conseguen-
troppo disinvolto dei concetti insiemistici, che un za, se la nostra classe appartiene a se stessa, allora è
po’ ingenuamente aveva portato a considerare una classe che non appartiene a se stessa. La nostra
l’insieme K costituito dagli insiemi A individuati prima supposizione conduce quindi a una contrad-
dalla proprietà di non appartenersi (A ∉ A). Or- dizione. Supponiamo, in secondo luogo, che la nostra
bene, dovendo valere per lo stesso K una e una classe K non appartenga a se stessa: in questo caso es-
sola delle seguenti eventualità: sa cade sotto il concetto di cui essa stessa rappresenta
l’estensione, quindi appartiene a se stessa: qui abbia-
1) K ∈ K, 2) K ∉ K, mo di nuovo una contraddizione! [...]».

nell’eventualità K ∈ K – appartenendo K a se stes- Però a nostro avviso quella contraddizione fu so-


so – esso godrebbe della proprietà tipica dei suoi pravvalutata. E forse lo stesso Frege, se non fosse
elementi; cioè: K ∉ K. Il che è in contraddizione stato colto dal “panico”, avrebbe potuto tampo-
con la premessa K ∈ K, che perciò è assurda. nare almeno in parte la falla che si era aperta nel-
Esclusa l’eventualità 1), resta in piedi l’altra: K ∉ la teoria degli insiemi. Infatti si può presumere
K; che perciò risulta essere un teorema. Tuttavia che il dubbio di Frege (espresso dalla locuzione
K ∉ K esprime per K il verificarsi della proprietà ammesso che se ne possa parlare) si riferisse non
di cui godono gli elementi di K, il che assicura tanto al concetto considerato, quanto alla sua
l’ulteriore teorema K ∈ K. Perciò l’antinomia è estensione, e quindi alla classe K che avrebbe po-
data dai due teoremi – entrambi dimostrati! – K tuto far parte di quell’estensione. Perciò, non es-
∉ K e K ∈ K. sendo perfettamente individuabile quel K, perde-
va senso la possibilità che esso – come disse Frege
Ma ecco come Frege descrisse l’antinomia che – cadesse sotto il concetto di appartenere (oppu-
Russell gli aveva segnalato (si veda [2], Nota fina- re no) a se stesso.
le, p. 58 1): «[...] A uno scrittore di scienza ben po- A conforto della nostra posizione citiamo quanto
co può giungere più sgradito del fatto che, dopo aver L. Lombardo-Radice scrive in [6] (nota a pie’ di
completato un lavoro, venga scosso uno dei fonda- pag. 55): [...] le antinomie che si presentano in ma-
menti della sua costruzione. Sono stato messo in que- tematica debbono essere considerate dimostrazioni

1 Il passo che segue è originariamente contenuto in un’appendice al testo di G. Frege: Grundgesetze der Arithmetik, vol. II (1902).
2 Per estensione di un concetto riferito a individui (concreti o astratti), presi singolarmente, si intende la “collezione” degli oggetti per i qua-
li quel concetto risulta verificato.

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per assurdo, e precisamente dimostrazioni dell’assur- de che contemporaneamente A possa essere equi-
dità di una delle ipotesi costituenti la premessa del potente anche a B. Perciò in quest’altro caso si di-
ragionamento che conduce all’antinomia [...] ce che A ha meno elementi di B non solo quando
Più in là daremo qualche cenno su come si cercò A è equipotente a un sottinsieme A' di B, onde si
di ovviare all’inconveniente determinato dalla scrive ancora |A| < |B|, ma in aggiunta si richiede
scoperta dell’antinomia di Russell. che A e B non siano equipotenti. E solo in tal ca-
so si scrive |A| < |B.
Sulla base di quanto detto si ritrovano per gli in-
• Qualche utile richiamo siemi infiniti varie proprietà già note per gli insie-
mi finiti.
Ricordiamo che due insiemi non vuoti A e B si Come è già stato anticipato, Cantor provò che
dicono equipotenti 3 – e si scrive |A| = |B| – quan- per ogni insieme S si ha |S| < |℘(S)|. Ma come si
do esiste una funzione biiettiva f : A → B. dimostra ciò? Escluso il caso banale S = ∅, si con-
È chiaro che la nozione di equipotenza trova la sua sideri la funzione f : S → ℘(S) che associa a ogni
giustificazione nel fatto che quando A e B sono in- elemento x ∈S il singoletto {x}. Chiaramente f as-
finiti – per cui non c’è la possibilità di effettuare socia a elementi diversi di S singoletti diversi, on-
un confronto “quantitativo” tra i due attraverso de essa è iniettiva; tuttavia ci sono elementi di
un conteggio – allora si ricorre a quello che nel ca- ℘(S), come l’insieme vuoto, che f non riesce a
so finito è un surrogato del contare da parte di chi “raggiungere”; cioè, f non è suriettiva e quindi
contare non sa (o non vuole) che cerca di decide- non è nemmeno biiettiva.
re se A e B hanno la stessa quantità di elementi, Ma può riuscirci un’altra funzione? La risposta è
tentando di realizzare dei collegamenti “a uno a NO! Poiché una funzione g di S in ℘(S) non è
uno” tra gli elementi di A e quelli di B, in modo mai suriettiva. Infatti consideriamo l’insieme K ∈
da impegnare gli elementi di entrambi gli insiemi; ℘(S) costituito dagli elementi x ∈ S per i quali
cioè, cercando di realizzare una funzione biiettiva risulta x ∉ g(x). Ebbene, se g fosse suriettiva, al-
di A su B. Tuttavia, qualora non si possa dire che lora dovrebbe esserci un elemento k ∈ S tale che
due insiemi A e B sono equipotenti, è lecito do- g(k) = K, onde dovrebbe verificarsi una e una so-
mandarsi se ci sia una modalità che traduca l’idea la delle seguenti eventualità: i) k ∈ g(k) = K, ii) k
intuitiva per la quale A abbia un numero di ele- ∉ g(k) = K.
menti minore o eguale a quello di B. L’eventualità i), poiché k ∈ K, impone che k go-
Quando A e B sono finiti, si può ottenere la ri- da della proprietà di cui godono gli elementi di
sposta ancora contando i loro elementi. Ma una K, onde k ∉ g(k) = K; il che è assurdo. D’altro
risposta la si può dare anche nel caso in cui non canto l’eventualità ii), poiché k ∉ g(k), ci dice che
si sappia o non si voglia contare. Infatti basta che k gode della proprietà di cui godono gli elementi
A sia equipotente a un sottinsieme A' di B. In tal di K, onde k ∈ K = g(k); il che è ancora assurdo.
caso si scrive |A| < |B|. Se A' ≠ B, poiché si è nel Perciò g non può essere suriettiva.
caso di insiemi finiti, allora risulta che A possiede Si noti la somiglianza che c’è tra questa dimostra-
meno elementi di B, e si scrive |A| < |B. zione e il ragionamento che condusse all’Antino-
Questa modalità la si può trasportare soltanto in mia di Russell. Per chi volesse approfondire il di-
parte agli insiemi infiniti. Infatti è bene tener pre- scorso, in Appendice vedremo che c’è più che una
sente che nel caso infinito il problema sta nel fat- somiglianza tra i due fatti, dato che – come ab-
to che, come è già stato osservato, l’essere A equi- biamo già anticipato – entrambi discendono da
potente a un sottinsieme proprio di B non esclu- uno stesso teorema di teoria dei grafi.

3 Per convenzione, l’insieme vuoto è considerato equipotente solo a se stesso.

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• Alcuni tentativi per superare segnata di “individui”, di “oggetti” che non ab-
l’Antinomia di Russell biano la caratteristica di essere delle collezioni (o
per i quali si prescinda da tale qualità). C’è poi un
Come si è visto, nello svolgere il ragionamento primo tipo di insiemi – diremmo noi, quelli di un
che conduce all’Antinomia di Russell si parte fissato istante i successivo all’istante zero – che so-
proprio dall’insieme K di tutti gli insiemi che no collezioni costituite da quegli individui; quin-
non si appartengono. Perciò come conclusione si di c’è un secondo tipo di insiemi, costituiti da al-
ha che non si può parlare di K come insieme; on- meno un insieme del primo tipo ed eventual-
de non si può parlare nemmeno dell’insieme Θ di mente da individui; e così via. Tuttavia l’imposta-
tutti gli insiemi, poiché in tal caso K rientrerebbe zione Russelliana, anche se significativa e corret-
in gioco come sottoinsieme di Θ. Tuttavia ciò ta, fu considerata piuttosto limitativa.
non garantisce che così si escludano altre con- Un’altra sistemazione fu elaborata successivamen-
traddizioni; perciò è necessario porre una limita- te da J. Von Neumann con la teoria delle classi.
zione nell’attribuire “l’etichetta blu” di insieme, Qui ne parliamo fugacemente, cercando di darne
precisando in quale contesto e sotto quali condi- un’idea.
zioni una “collezione di cose”, concrete o astratte, In un primo approccio intuitivo, in questa teoria
possa essere considerata un insieme. Per esempio, si considera una specie di contenitore ideale T al
si dovrebbe evitare di parlare di insiemi “in evo- cui interno ci sono delle collezioni chiamate clas-
luzione”, i cui elementi non siano “perfettamente si. In particolare, una certa classe è detta insieme
esistenti” nel momento in cui li si considera. In quando essa appartiene a una di quelle classi.
definitiva, non si deve confondere un concetto – Ci sono poi assiomi limitativi, il cui scopo è quel-
“aperto” a inserimenti concreti futuri, come il lo di evitare dei “virus” che possano determinare
concetto di uomo – con quella che è la sua “esten- delle antinomie.
sione” attuale; cioè, le “cose”, gli oggetti, le perso- Ma c’è anche un modo più astratto di parlare di
ne che a un certo istante soddisfano a quel con- questa teoria, e quindi meno legato a considera-
cetto. Perciò, ad esempio, si può parlare dell’in- zioni di carattere intuitivo, che potrebbero risul-
sieme dei numeri primi, anche se non li si cono- tare ingannevoli. Infatti quel contenitore T lo si
sce tutti. Infatti per la “collezione” dei numeri na- può intendere come la collezione dei vertici di un
turali, che si considera prefissata, abbiamo un cri- grafo orientato; il che equivale a considerare su T
terio per decidere se un suo qualsiasi elemento sia una relazione binaria 5. Quei vertici sono detti
primo oppure no. classi; mentre sono detti insiemi – ma noi per ra-
Inoltre non può “preesistere” a se stesso un insie- gioni evocative li chiameremo vertici-insiemi –
me Ci che “nasca” a un certo istante i poiché esso quei vertici da cui partano collegamenti orienta-
è costituito da elementi già “nati” in precedenza. ti: gli archi, secondo la terminologia della teoria
In definitiva Ci, proprio perché nasce all’istante i, dei grafi.
non può appartenersi, poiché a esso appartengo- È chiaro che gli archi del grafo considerato deb-
no esclusivamente insiemi “nati prima” di lui 4. bono determinare dei collegamenti che ricordino
Ed è in questo senso – a nostro avviso – che lo la relazione di appartenenza, una volta che un
stesso Russell (insieme ad A. N. Whitehead (si vertice v lo si sia “identificato” con la collezione
veda [9], pag. 37) tentò di superare la sua antino- dei vertici che lo “raggiungono” (diremo anche
mia attraverso la teoria dei tipi, dove il termine “che gli appartengono”).
“tipo” si riferisce a un livello di aggregazione di Naturalmente, occorre che siano soddisfatte certe
elementi, ma potrebbe anche riferirsi ad un certo condizioni (assiomi). Qui ne presentiamo soltan-
istante zero. Infatti si parte da una collezione as- to alcune, che mostrano come l’Antinomia di

4 Anche se è forse impossibile “fissare” un istante di tempo “globale”, non c’è dubbio che il concetto di contemporaneità sia del tutto vali-
do, nonostante la mancanza di un “orologio universale” a cui riferirlo.
5 Si noti l’analogia con l’impostazione per la geometria che Hilbert propose in chiave esclusivamente deduttiva, prescindendo dal signi-

ficato intuitivo dei termini usati. E allora quei termini potrebbero anche essere interpretati – diceva Hilbert – come tavoli, sedie, boccali
di birra.

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Russell venga superata. La successiva Appendice è dedicata a un appro-


fondimento sul legame, in termini di teoria dei
a) Non ci sono vertici distinti che siano raggiun-
grafi, tra il teorema di Cantor di cui ci siamo oc-
ti esattamente dagli stessi vertici-insiemi (As-
cupati e l’Antinomia di Russell.
sioma di Estensionalità).
b) per ogni collezione c di vertici-insiemi esiste APPENDICE: il paradiso di Cantor e il purgatorio
un vertice (classe) w “raggiunto” esclusiva- di Russell in un risultato di teoria dei grafi
mente dai vertici-insiemi che compongono Sia S{} l’insieme dei singoletti {x} degli elementi
(formano) c 6. di un insieme non vuoto S. Poiché S e S{} sono
equipotenti, ovviamente il fatto che non ci sia al-
c) In particolare, se la predetta collezione c è for- cuna funzione suriettiva di S in ℘(S) può essere
mata da vertici che raggiungono (non necessa- provato anche mostrando che non c’è alcuna fun-
riamente da soli) uno stesso vertice-insieme zione suriettiva di S{} su ℘(S). Noi vedremo che
w’, anche il vertice w che corrisponde a c de- ciò segue dal successivo Teorema 1, che in un ca-
ve essere un vertice-insieme. so particolare ci dà anche l’Antinomia di Russell.
A tal fine, sia K l’insieme dei vertici di un grafo
Tra l’altro l’assioma b) assicura che dato un verti- orientato. Quindi conveniamo di scrivere u →
ce (classe) v e una collezione c costituita da alcu- w quando c’è un arco che va dal vertice u al ver-
ni vertici-insiemi che “raggiungono” v (che “ap- tice w (u raggiunge w); in caso contrario scrivia-
partengono” a v), allora esiste una classe w rag- mo u  → w.
giunta esattamente dai vertici che appartengono a Ora, fissato un elemento w ∈K, ci ripromettiamo
c. Perciò si dice che w è una sottoclasse di v (o che di considerare una funzione g di un sottoinsieme
v è una sovraclasse di w). K0 di K in K, tale che si verifichino entrambe le
seguenti condizioni:
NOTA BENE. Grazie all’assioma b) possiamo consi-
i) per qualche elemento x0 ∈K0 risulti w = g(x0);
derare la classe k costituita dai vertici-insiemi di
T che non si appartengono. Allora la precedente ii) un elemento x ∈K0 raggiunge w (x → w) se e
argomentazione che porta all’Antinomia di Rus- solo se x non raggiunge g(x) (x  → g(x)) .
sell diventa una dimostrazione per assurdo del
fatto che k non è un vertice-insieme. Ne conse- Ebbene, una tale funzione non può esistere, per il
gue, per l’assioma c), che nemmeno la classe tota- semplice fatto che la i) e la ii) – come vedremo –
le t di tutti i vertici-insiemi può essere un vertice- sono in contrasto tra loro. Un lettore poco con-
insieme. vinto di quest’affermazione potrebbe tentare di
Facciamo notare che, qualora si aggiunga l’ulte- iniziare a costruirsela “artigianalmente” quella
riore condizione/assioma che un vertice-insieme funzione, anche per assimilare meglio il senso del
non possa appartenersi, allora k risulta coinciden- discorso. Perciò in qualche modo dovrebbe trova-
te con la classe totale t. re un elemento x0 a cui attribuire w come imma-
gine tramite la costruenda funzione g.
Per maggiori dettagli sulla teoria delle classi si rin-
Ma un elemento del genere non esiste. Infatti, x0
via a [6], pagg. 55-64, dove si trovano anche va-
non può trovarsi tra gli elementi che raggiungono
rie interessanti indicazioni bibliografiche. Per al-
w (x0 → w) dato che in tal caso la ii) impone che
tri aspetti e considerazioni sul tema degli insiemi
sia x0  → g(x0) = w; il che è assurdo. D’altro can-
infiniti si possono consultare [3] e [4] (oltre al già
to, x0 non può trovarsi nemmeno tra gli elementi
citato [5]).
che non raggiungono w (x0  → w), dato che in

6 Per il precedente Assioma di Estensionalità, questo w è unico.

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tal caso la ii) impone che sia x0 → g(x0) = w; il che A questo punto si potrebbe sospettare che sia la
è assurdo. teoria dei grafi che porta a quell’antinomia. Ma
Quanto è stato detto assicura il seguente ciò è “altamente improbabile”, poiché le conside-
razioni svolte hanno carattere astratto, onde
TEOREMA Data una funzione g di un sottoinsieme
1. eventuali contraddizioni dovrebbero derivare da
K0 di K in K, sia w un vertice tale che risulti: errori di tipo logico (termine che qui usiamo in
senso lato). Però il precedente Corollario 2 è “ve-
(j) per ogni x ∈K0: x → w ↔ x  → g(x).
ro in sé”. Infatti, chi abbia dimestichezza col cal-
colo dei predicati può rendersi conto che in un
Allora w non può appartenere a g(K0). ■
linguaggio del primo ordine quel corollario si
esprime con la seguente formula logicamente va-
NOTA BENE. Nel teorema precedente poniamo K =
lida (cioè vera in ogni interpretazione, secondo la
℘(S) e K0 = S{}; inoltre “u → w” significhi “u è
teoria della quantificazione), essendo ε una lette-
incluso in w”. Allora quel teorema ci dice che
ra predicativa binaria: (∀x2)(Ex1) ∼((x1 ε x2) ≡
l’insieme w che include tutti e soli i singoletti {x}
∼(x1 ε x1)).
che non sono inclusi nella loro immagine g{x}
non può appartenere a g(K0) (cioè, essere imma-
Bibliografia
gine di un singoletto); onde g non è una funzio-
[1] Beth E.W., I fondamenti logici della matema-
ne suriettiva (il che fa ritrovare la dimostrazione
tica, Feltrinelli, Milano (1963).
della seconda parte del terorema di Cantor). ■
[2] Frege G. I principi dell’aritmetica. Inserito in
Letture di Logica (a cura di C. Mangione ed M.
Quando K0 = K e g è la funzione identica su K,
Franchella), Ambrosiana-Zanichelli (1993).
la proprietà (j) diventa la seguente:
[3] Leonesi S., Toffalori C., Tordini S., Matema-
(j’) per ogni x ∈K: x → w ↔ x  → x. tica, miracoli e paradossi, Lettera Matematica Pri-
stem, n. 46 (2002).
Perciò dal Teorema 1 si ricava immediatamente [4] Leonesi S., Toffalori C., Tordini S., La mate-
che il predetto elemento w – dovendo essere w matica dell’infinito, Lettera Matematica Pristem,
∈K = g(K) – non può esistere. Quindi si ha il se- n. 48 (2003).
guente [5] Leonesi S., Toffalori C., Il problema del conti-
nuo, Archimede, 2, (2003).
COROLLARIO Non c’è alcun vertice w che sia rag-
2. [6] Lombardo-Radice L. Istituzioni di algebra
giunto da tutti e soli i vertici x che non raggiunga- astratta, Feltrinelli, Milano (1973).
no se stessi. ■ [7] Mendelson E. Introduzione alla logica mate-
matica. Boringhieri, Torino (1972).
NOTA BENE. In particolare, K sia l’insieme di tutti gli [8] Russell B., The principles of mathematics.
insiemi che non appartengono a se stessi; inoltre “u http://fair-use.org/bertrand-russell/the-princi-
→ w” significhi “u ∈w”. Perciò nessun insieme w ples-of-mathematics/preface.
che sta in K (w ∈K) ha come elementi (è raggiun- [9] Russell B., Whitehead A. N., Principia Ma-
to da) tutti e soli gli elementi di K che non si ap- thematica. Cambridge Univ. Press, London
partengono; onde, proprio per come K è definito, (1980; 1ª ediz. 1910).
si ha K ∉K. Ma per quest’ultima ragione deve aver- [10] Russell B., Introduzione alla Filosofia della
si K ∈K. Il che ci dà l’Antinomia di Russell. ■ Matematica. Longanesi (2004).

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