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Il video ha per oggetto gli Specchi Esseni, una teorizzazione sui rapporti umani risalente a più di 2000

anni fa espressa in documenti rivenuti nei pressi del Mar Morto nel dopoguerra.

Tra gli studiosi di questa documentazione (tra cui I Rotoli del mar Morto) il geologoGregg Braden (ne parla
nel Best Seller La Matrix Divina) ha colto l’importanza del concetto di “altro” in quanto nostro specchio,
nostro riflesso esterno della dimensione interna.

A onor di cronaca, gli Esseni erano un popolo che viveva in Palestina dedito ad una spiritualità molto vicina
a quella professata da Gesù Cristo, celibi e vegetarianivagavano per il deserto da soli o in compagnia,
proponendo una visione nuova rispetto alla religione di Mosè.

Qualcuno ritiene che Gesù Cristo fosse un esseno, qualcun altro pensa che il Cristo pur non essendolo,
conoscesse perfettamente le usanze e la cultura dei maestri esseni.

Ad ogni modo la lezione contenuta negli specchi esseni è essenziale per comprendere quanto
il giudizio rechi in sè una separazione e con questa una lacerazione, un piccolo dolore, un
allontanamento dal Tutto.

Secondo questa idea tutto ci parla di noi. Il mondo esterno è un’enciclopedia ricca di informazioni su di noi e
sui nostri rapporti sociali.

Gli specchi esseni ci forniscono la chiave per interpretare i segni all’esterno e decodificarli per crescere ed
evolvere in armonia e pace.

I rapporti umani andrebbero letti per ciò che hanno da comunicarci; andrebbe pertanto analizzata la
relazione in se stessa, più che i contenuti veicolati da questa.

Ogni rapporto con gli altri (nella vasta galleria degli individui conosciuti, sconosciuti e cari) contiene
un’universo di informazioni preziosissimo su noi stessi e sul modo di intendere il Mondo.

Volendo banalizzare con un linguaggio da test pseudo-psicologico potremmo allora dire: “dimmi chi ti
circonda e ti dirò chi sei”.

Prima di entrare nel merito dei 7 specchi esseni, basterà ricordare che siamo tutti gli individui di tutte le
epoche e di tutti i luoghi, siamo tutte le vite che abbiamo vissuto e che abbiamo scelto di non vivere, siamo
la strada ed il selciato, l’aria che respiriamo dai polmoni ed i polmoni stessi, la goccia di pioggia che bagna
il vestito, il vestito stesso e la nuvola sul nostro capo, l’involucro esterno, il contenuto e tutto il pacco
assieme.

Ammesso ciò..come posso mai criticare il cielo, la nuvola, mio fratello se..

a) Sono sempre io (quel cielo..quella nuova..quel fratello..).

b) Va sempre bene qualsiasi cosa accada perchè è in quella direzione che si sta dispiegando la bellezza
variegata della mia vita tempestata di avventure tutte utili e benefiche per la mia evoluzione.

Tornando agli specchi esseni e precisando che ci riflettiamo in più “stagni” simultaneamente, ecco cosa
hanno da dirci le persone che incontriamo e che ci sono intorno.

1) Il primo specchio esseno ci informa su cosa stiamo inviando al mondoesterno nel momento presente.

Se vediamo tutto intorno gente irata e frustrata forse questi rappresentano il riflesso della nostra rabbia e
frustrazione.

Se incontriamo persone liete e radiose forse sono lo specchio del nostro animo raggiante e luminoso.

2) Il secondo specchio esseno ci comunica cosa stiamo giudicando in questo momento. Se siamo
circondati da persone che ci irritano per un preciso comportamento, esse potranno rappresentare ciò che
stiamo criticando in quel preciso istante.
Se ad esempio mi provoca fastidio il frastuono di una famiglia vociferante e rumorosa forse è quello l’ambito
su cui devo lavorare per far scomparire il giudizio.

3) Il terzo specchio ci dice a cosa stiamo rinunciando in questa fase della nostra vita per poter vivere altre
esperienze. Questo specchio è rappresentato da individui con i quali sentiamo una strana alchimia,
un’attrazione magnetica che anela all’interezza.

4) Il quarto specchio esseno ci mostra noi stessi con le nostre dipendenze. Se vediamo intorno gente che
soffre per amore forse ciò rispecchia una nostra dipendenza affettiva, ad esempio.

5) Il quinto specchio è forse il più affascinante. Attraverso il rapporto con i nostri genitori è possibile
vedere come ci rapportiamo al principio femmineo e mascolino della divinità.

Un’immagine di Dio severo e giudicante ad esempio potrebbe essere stata tradotta con l’idea di un genitore
autoritario ed arcigno.

Un Dio buono e benevolo potrebbe essere il riflesso di un rapporto con i genitori basato sull’altruismo e sul
sostegno di questi nei confronti del figlio.

6) Il sesto specchio, chiamato l’oscura notte dell’anima ci mostra la nostra vera essenza. Quando siamo
soli, nudi, inermi, spogliati da ogni sovrastruttura, emerge tutta la nostra forza ed è lì che comprendiamo il
potenziale della forza interiore.

7) Il settimo specchio è il più impercettibile e lo ritroviamo in ogni rapporto in cui la vita ci mostra che
tutte le esperienze sono perfette così come sono..che tutto è giusto così come si svolge…e che c’è solo
armonia.

E adesso quale immagine ti rimandano i tuoi specchi?

Chi sono gli Esseni?


Chiamati anche nazareni – Nazareth era un loro presidio molto importante – è il popolo da cui discende Gesù Cristo e
che si presume vivesse vicino a Masada. Gli esseni eranocontadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle proprietà
delle erbe, dei cristalli e del colore con i quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto.

Detenevano quindi un’antica conoscenza, tramandata da Atlantide, portata in Palestinada Mosè e dal suo popolo (gli
esseni) e divulgata successivamente in Europa dagli egizi.Medici e guaritori, con leggi e tradizioni ortodosse,
imponevano a chi desiderava entrare nella loro comunità delle iniziazioni che duravano fino a sette anni.

La loro era una stirpe reale, proveniente da una razza e cultura diversa da quella deirabbini e farisei del Tempio
di Gerusalemme. Convinti vegetariani, non facevano sacrifici a Dio e dedicavano molto del proprio tempo a
ringraziarlo, attraverso le preghiere che rivolgevano agli Angeli, a cui erano particolarmente devoti.

Si dice che si alzassero all’alba e andassero nei boschi a chiamare le energie angeliche, con le quali si intrattenevano in
modo molto naturale. Abbandonate le vanità del mondo, si erano ritirati ad una vita semplice che consentiva di
avvicinarsi allo spirito per viverlo nellamateria come successivamente Gesù il Cristo (cristhos = “sapere“) ci ha
ampiamente raccomandato.

Si dice che il loro nome abbia una radice ebraica hasidim (“Pii”); altri sostengono che esseni derivi
dall’aramaico asya (“medico”). Ciò che di “ufficiale” si sa di loro ci viene tramandato dagli scritti
di Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe, Filone Alessandrino e dai Rotoli di Qumran ritrovati a Qumran, vicino al mar
Morto, intorno al 1947. Questi antichi rotoli, decodificati dall’ebraico antico e dall’aramaico, sono stati solo parzialmente
divulgati. Perché non lo sono stati interamente? Cosa contenevano di così pericoloso?

La spiritualità Essena
Molti dei loro insegnanti spirituali sono presenti in numerose religioni. In particolare,
l’aspetto esoterico dell’insegnamento esseno era rappresentato dall’albero della vita e dalle comunioni essene con gli
angeli di cui troviamo traccia nel libro Il Vangelo Essenodella Pace dove gli angeli vengono chiamati energie
elettromagnetiche della luce, dell’aria, della terra, dell’acqua e del sé.

L’esperienza essena si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, negli insegnamenti deiVeda e nel buddismo, dove il
“sacro albero dell’illuminazione” non è altro che l’albero della vita. In Occidente contribuirono alla ricerca spirituale
dello gnosticismo, della Cabalae del Cristianesimo.

Uno tra i principali argomenti di studio della comunità essena riguardava il tema dellaresurrezione del corpo che
trovava il suo fondamento nella convinzione che ci sarebbe stato un tempo (il nostro) in cui il corpo sarebbe risorto
a nuova vita; un tempo in cui l’uomo avrebbe sconfitto la morte e i “figli della luce” (come gli esseni si definivano)
avrebbero vissuto nella Luce.

Il pensiero esseno sosteneva anche che l’essere umano, in accordo con il proprio Dio interiore, custodisce un
“progetto dell’anima” e che, aiutato dai propri angeli custodi, dalleguide e dai maestri, arriva sulla Terra per imparare
ciò che si è prefisso, acquisendointegrità ed esperienza per crescere nella consapevolezza di essere di luce.

L’uomo ha quindi il suo destino di predestinazione e poco può fare per cambiarlo; può agevolarlo o ritardarlo, ma è solo
una questione di tempo. Concetti quali “la vita dell’anima” e “la coscienza dopo la morte fisica” erano ampiamente
insegnati nelle loro scuole di saggezza e nello studio dei simboli come l’albero della vita.

Per meglio conoscere la grande esperienza spirituale tramandata dagli esseni, occorre risalire al tempo del faraone
egizio Amhenotep IV o Akhenaton della XVIII dinastia, che impose il culto monoteistico del disco solare Aton. Venuto
sulla Terra con il preciso compito di divulgare alcune conoscenze sull’unico dio Aton, Akenathon si dedicò alla
preparazione di un popolo che successivamente avrebbe per primo prodotto uncambiamento nella coscienza, iscritto
nel DNA delle generazioni successive e che si sarebbe risvegliato a tempo debito. Il popolo in questione erano gli
esseni, portati successivamente in Palestina da Mosè, che alcuni sostengono essere stato Akenaton stesso.

L’eredità spirituale degli Esseni


Un bellissimo colloquio fra Carlos Castaneda e Don Juan suo maestro dice: “Un improvviso colpo di vento mi colpì,
facendomi bruciare gli occhi.” Guardai il punto in questione e vidi che tutto era normale. “Non riesco a vedere niente”
dissi. “L’hai appena sentito” – rispose lui – “Cosa? Il vento?”. “Non solo il vento”, disse lui, “Ti può sembrare il vento,
perché il vento è la sola cosa che conosci”.

Gregg Braden, famoso geologo e spiritualista americano, dice che noi siamo coloro che “camminano tra i mondi”, i
pionieri, ovvero coloro che hanno un piede nella vecchia concezione del mondo e un altro nel nuovo risveglio che
conduce a ricordare chi siamo veramente. Si sta ristabilendo il contatto con gli angeli, con quelle energie
elettromagnetiche che sono perfettamente consapevoli e vive intorno a noi.

Riflettete: che cosa sta succedendo? Quante sono le cose che non conosciamo? Le nostre convinzioni tradizionali e i
nostri condizionamenti si stanno sgretolando per lasciar spazio a nuovi modi di essere e di pensare,
ad emozioni capaci di risvegliare in noi quelle parti addormentate da molto tempo.

A questo proposito gli esseni ci hanno tramandato una “tecnologia” che ci permette di velocizzare questo processo
di trasformazione, rendendolo al tempo stesso piùarmonioso e gentile. Si tratta di una “tecnologia interiore“, arrivata
a noi grazie al prezioso lavoro di Gregg Braden, nota come I Sette Specchi Esseni dei rapporti umani e
dellacompassione.
Applicare questa tecnologia alla propria vita implica un cambiamento nelle emozioni e il raggiungimento della serenità e
della quiete; tutto il mondo intorno a noi cambierà, perché ciò che noi siamo nel presente cambierà. L’uomo crea infatti
la propria realtà attraverso ipensieri e le emozioni; intervenire su pensieri ed emozioni può quindi cambiare il
mondo intero.

Alcuni potrebbero obiettare che si tratta di un concetto semplicistico e incapace di modificare realtà devastanti, quali
la fame nel mondo e le guerre in atto in vari Paesi. Ma tutto inizia dal primo mattone; se il primo passo è un atto di pace
e di comprensione di ciò che si è nel presente, tutti i rapporti umani ne avranno un beneficio e chi sta di fronte cesserà
di essere il nemico.

Di seguito riportiamo la “tecnologia” relativa ai Sette Specchi e alcuni passaggi tratti dalla videoconferenza Camminare
tra i Mondi di Gregg Braden.

I sette specchi Esseni


Gli antichi esseni identificarono, forse meglio di chiunque altro, il ruolo dei rapporti umanidefinendoli in sette categorie:
sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe sperimentato nel corso della
propria vita di relazione. Gli esseni hanno definito queste categorie “specchi“, ricordandoci che, in ogni momento della
vita, la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dallinguaggio di coloro che ci circondano.

Il primo Specchio Esseno riguarda la nostra presenza nel momento presente. Il mistero è incentrato su cosa noi
inviamo, nel presente, alle persone che ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui
e modelli di comportamento in cui dominano la rabbia o la paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi. Potrebbe
invece trattarsi di gioia, estasie felicità perché ciò che vediamo nel primo specchio è l’immagine di quello che noi siamo
nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

Il secondo Specchio Esseno ha una qualità simile alla precedente, ma è un po’ più sottile, anziché riflettere ciò che
siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento
vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel
momento, allora chiedetevi: “Mi stanno mostrando me stesso nel presente?”. Se potete onestamente rispondervi con un
no, c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente. La rabbia,
l’astio o la gioia che voi state giudicando.

Il terzo Specchio Esseno è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché è percepibile ogni volta che ci troviamo
alla presenza di un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi e, in quel momento, sentiamo che accade qualcosa
di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica,
la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa è successo in quell’attimo? Attraverso la saggezza del terzo specchio
ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi per
poter sopravvivere alle esperienze della vita. Queste “parti di noi” possono venir perse più o meno consapevolmente,
o portate via da coloro che esercitano un potere su di noi. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo
inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con lui, ponetevi una domanda: che cos’ha questa persona che io
ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto, perché in realtà riconoscerete
questa “sensazione di familiarità” quasi verso chiunque incontriate. Vedrete cioè delle parti di voi stessi in tutti. Questo
è il terzo mistero dei rapporti umani.

Il quarto Specchio Esseno è una qualità un po’ diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare
dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per
accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi e creano dipendenza. Il quarto mistero dei rapporti umani ci
permette diosservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso esse rinunciamo lentamente
proprio alle cose cui teniamo di più, le cediamo, le lasciamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e
compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina. Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili; si
pensi all’esercizio di controllo in ambito aziendale e in famiglia, alla dipendenza dal sesso e dalpossedere o
generare denaro e abbondanza. Quando una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che
il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al
modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze, forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle
persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza. Il tratto positivo di questo modello è
che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza dover arrivare agli estremi e perdendo tutto. Possiamo riconoscerlo,
guarirlo e ritrovare la nostra interezza ad ogni step.

Il quinto Specchio Esseno è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere meglio, e con maggiore
profondità degli altri, la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che
ci mostra i nostri genitori e l’interazione che intratteniamo con loro. Attraverso esso ci viene chiesto di ammettere la
possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le credenze e leaspettative che nutriamo nei confronti
del rapporto più sacro che ci sia dato di conoscere sulla Terra: il rapporto che intercorre fra noi, la nostra Madre e il
nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo
concepiamo. La relazione con i nostri genitori può quindi svelarci il nostro rapporto con ildivino. Per esempio, se ci
sentiamo continuamente giudicati o se viviamo in una condizione per cui “non è mai abbastanza”, è altamente probabile
che il rapporto con i nostri genitori rifletta la seguente verità: siamo noi che, grazie alla percezione che abbiamo della
nostra persona e del Creatore, crediamo di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che da noi
ci si aspettava.

Il sesto Specchio Esseno ha un nome abbastanza infausto; gli antichi lo chiamarono infatti l’oscura notte dell’anima.
Ma attenzione, lo specchio in sé non è necessariamente sinistro come il nome che porta. Attraverso un’oscura notte
dell’anima ci viene infatti ricordato che la vita e la natura tendono verso l’equilibrio e che ci vuole un essere magistrale
per bilanciare quell’equilibrio. Nel momento in cui affrontiamo le più grandi sfide della vita, possiamo star certi che esse
divengono possibili solo dopo aver accumulato gli strumenti necessari per superarle con grazia e facilità; perché è
quello il solo modo per superarle. Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti, non ci troveremo mai nelle
situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità. Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della
vita, quelle che ci vengono imposte dai rapporti umani e forse dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere
concepite come delle grandi opportunità, che ci consentono di saggiare la nostra abilità, anziché come dei test da
superare o fallire. E’ proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell’anima che vediamo noi stessi nudi, forse per la
prima volta, senza l’emozione, ilsentimento ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per
proteggerci. Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia e
che tale fiducia può essere accordata anche a noi, mentre stiamo vivendo la vita. La notte oscura dell’anima
rappresenta l’opportunità di perdere tutto ciò che ci è sempre stato caro nella vita. Confrontandoci con la nudità di
quelniente, mentre ci arrampichiamo fuori dall’abisso di ciò che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova
luce, possiamo però esprimere i nostri più alti livelli di maestria.

Il settimo Specchio Esseno dalla prospettiva degli antichi era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. E’
quello che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascunaesperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per
sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi
da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni
di nessun genere. Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando
misuriamo i nostri risultati facendo uso di un metro esterno. Ma a quel punto sorge la seguente domanda: “A quale
modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?” Nella prospettiva di questo specchio ci
viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto – sia perfetto
così com’è. Dalla forma e peso del nostro corpo, ai risultati personali in ambito accademico, aziendale o sportivo. Ci
renderemo conto insieme che, in effetti, questo è vero e che un risultato può essere sottoposto agiudizio solo quando
viene paragonato ad un riferimento esterno. Il settimo specchio ci invita quindi a permetterci di essere il solo punto di
riferimento per i risultati che raggiungiamo.