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Introduzione

“Gli uomini saranno dei gli uni per gli altri”

“A mano a mano che il cielo si spopola, il sacro rifluisce sulla terra; isola
l’individuo da tutti i beni terrestri; scava, tra lui e il quaggiù, un baratro
più profondo dell’antico aldilà. La superficie della terra sulla quale
abitano gli altri diviene un paradiso inaccessibile.”

René Girard scopre nella sua opera di critica letteraria che sviluppa nella prima fase
del suo pensiero negli anni ’60, un desiderio che lungi dall’essere l’elemento
spontaneo di una quasi divinizzazione della soggettività di memoria romantica, si
rivela l’origine di una indigenza nella natura umana da cui gli uomini sembrano
rifuggire per poi meglio ricadervi. Alla menzogna romantica di un desiderio
spontaneo si sostituisce una verità “romanzesca” in cui la natura del desiderio si
rivela come imitazione.
Un desiderio che è sempre l’imitazione del desiderio di un altro a cui la nostra vanità
ci consegna facendocelo assumere come modello.
Da un capo all’altro della grande letteratura Girard privilegia la linea romanzesca;
che va da Cervantes a Dostoevskij attraverso Flaubert, Stendhal e Proust il “desiderio
secondo l’altro” nelle sue molteplici trasformazioni costituisce il principio della sua
unità; esso costituisce l’elemento portante di una grammatica generativa in cui la
psicologia degli eroi romanzeschi trova la sua genesi. Si tratta di una legge di
trasformazione che determina il carattere del personaggio romanzesco e il suo modo
di rapportarsi al suo mondo: dalla imitazione serena e gioiosa di Don Chisciotte del
suo idolo Amadigi di Gaule, sino ai personaggi ossessionati dalla rivalità, in cui
l’odio e il risentimento dilagano incontenibili, tipici del romanzo dostoevskiano,

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passando per le varie fasi del desiderio mimetico come il bovarismo di Flaubert, la
vanità stendhaliana e lo snobismo risentito di un Proust.
Il destino del desiderio è per Girard quello di produrre il proprio scacco ponendosi
alla testa del corteo di quelli che, per Stendhal, sono i “sentimenti moderni”:
l’invidia, la gelosia e l’odio impotente. L’esito di questa funesta evoluzione è per
Girard il double-bind mimetico; un doppio legame del soggetto con il suo modello
nei termini di un sentimento ambivalente di venerazione e di odio profondo.
Il percorso che porta l’individuo dal disagio esistenziale alla costituzione di una
personalità psicotica con tutte le sue forme patologiche è per Girard senza soluzione
di continuità; non c’è differenza di essenza, è lo stesso desiderio che trascina il
soggetto sempre più vicino al sole che illumina gli oggetti del suo desiderio, e verso
l’esito catastrofico di tale fascinazione irresistibile.
Cercheremo di illustrare i termini di questo desiderio e le sue leggi di trasformazione;
dalla “mediazione esterna” alla “mediazione interna” che porta il soggetto all’urto
con il modello divenuto ormai ostacolo.
Una volta acquisita familiarità con il “desiderio mimetico triangolare” o “desiderio
secondo l’altro” ripercorreremo l’analisi critica di Girard circa il fenomeno del
“narcisismo”, quale viene elaborato da Freud, al fine di mostrare che la condizione di
possibilità di tale fenomeno che per lo psicoanalista rappresenta la massima
autonomia del desiderio, è fornita, invece, da un uso strategico del desiderio secondo
l’altro.
Una volta corroborata l’esistenza dell’elemento che potrebbe fondare una
“psicologia interdividuale”, seguiremo Girard nella sua decostruzione del complesso
di Edipo. Vedremo che ciò evidenzierà, per Girard, i punti di debolezza nella
psicoanalisi rendendo categorie come quelle di inconscio, o elementi quali
l’identificazione, il desiderio parricida, quello incestuoso e la loro conseguente
rimozione, prive di una giustificazione all’interno del complesso di Edipo quale
Freud lo delinea.

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Vedremo anche che per Girard le dinamiche che articolano gli elementi del
complesso di Edipo freudiano possono essere ridotte alle leggi di trasformazione del
desiderio mimetico triangolare, dalla “mediazione esterna” alla “mediazione interna”.
Quelle che in Freud appaiono differenze qualitative si riveleranno, nell’ottica
girardiana, come differenze quantitative o di intensità.
Cercheremo anche di mettere a fuoco il punto e l’elemento che producono la svolta
del desiderio verso il patologico: cui Girard più volte accenna, senza però portarlo a
quell’evidenza che forse la rilevanza di tale punto richiederebbe.
L’analisi si articolerà quindi in un chiarimento preliminare del “desiderio mimetico
triangolare” quale Girard ce lo presenta nel suo percorso evolutivo all’interno del
romanzo moderno; nell’analisi del fenomeno del “narcisismo” illustrato da Freud
sulla scorta della nozione di “desiderio secondo l’altro”; nella decostruzione del
complesso di Edipo e della sua riduzione al “desiderio mimetico triangolare”, operata
da Girard; infine in una chiarificazione di ciò che Girard intende per “platonismo” in
Freud.