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Stefano Servodidio 10/01/11

VB

Produzione scritta di Italiano


Leopardi: la vita, una vaga illusione

Saggio breve Ambito: Letterario Tema: Le Illusioni in Leopardi grigia, grottesca realt. Sar solo con gli anni che questo velo, come gi successo al poeta, si lacerer, esponendoli, ormai adulti, alla scioccante consapevolezza del vero. Questo manto intessuto dalla Natura stessa ed ha come fibre le illusioni. di queste (le illusioni) scrive Leopardi nello Zibaldone stata loro (agli uomini) liberalissima, e bisogna considerarle come cose arbitrarie in natura, che poteva ben farcene senza. la Natura si comporta dunque verso gli uomini come una madre benevola: avrebbe potuto lasciarli alla merc della crudele realt, e invece ha preferito proteggerli,

L uomo vive unesistenza vuota, destinata al travaglio e al labor quotidiano. Tutto il vivere immerso nella Noia, e i fugaci piaceri non sono sufficienti a lenirne la sofferenza. Per Leopardi, la condizione infelice delluomo concreta, reale, eppure inizialmente gli sfugge: infatti lindividuo si rende perfettamente conto della propria miserevole condizione solo dopo una lunga e dura esperienza di vita; ai bambini, ai giovani nascosta la verit, v come un velo che ricopre il mondo con i suoi ricami colorati e sottrae alla vista la

rifornendoli abbondantemente di illusioni. grazie a queste che si pu godere la gioia e la spensieratezza della fanciullezza, sviluppare in s il coraggio, la fede assoluta in un ideale che creano gli eroi. Le illusioni si sviluppano sulla base dellimmaginazione e consistono principalmente in sogni, aspirazioni, ideali che, agli occhi del giovane o del primitivo, prendono forma nella realt; nella maggior parte dei casi quella che si sviluppa lillusione del piacere, essendo la felicit la meta pi agognata dalluomo; in altre situazioni si possono formare le illusioni di gloria, che spingono gli uomini a compiere le gesta pi estreme; oppure altre e altre ancora, di tutte le forme e dimensioni; tutte sono per accomunate dallessere in sostanza fittizie e dunque estremamente effimere: basta infatti un pizzico di buonsenso per sciogliere quellingenuit tipica della giovinezza e dissolvere con essa ogni traccia delle illusioni. qui che si sviluppa il dramma del poeta; non v pi nulla che si frapponga fra lui e il mondo reale, non gli resta che constare disperatamente il

dato di fatto,la cruda realt: /Tu dormi: io questo ciel, che s benigno/ Appare in vista, a salutar maffaccio,/ E lantica natura onnipossente,/ Che mi fece allaffanno. A te la speme /Nego, mi disse, anche la speme; e daltro/ Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto./ Mentre la dolce fanciulla, a cui si rivolge Leopardi, dorme quieta, lui attanagliato da una consapevolezza che non gli lascia prender sonno: che la natura, non pi quella madre amorevole che un tempo credeva, ma una crudele matrigna che ordisce le sue sventure, non lo ha destinato ad altro che alla sofferenza, privandolo perfino della speranza. E tuttavia Leopardi ricorda che non stato sempre cos: nei tempi antichi gli uomini erano pi vicini alle illusioni, e dunque pi protetti: in esse trascorrevano quasi tutta la loro vita, giungendo alla consapevolezza solo nella tarda vecchiaia; il sostegno delle illusioni consentiva loro non solo di vivere una vita pi spensierata, ma anche di crescere pi forti, moralmente e fisicamente, di compiere imprese gloriose e incredibili.

Nellepoca moderna invece luomo divenuto debole, abbruttito, in preda ai vizi; forza e virt sono scomparse, non vi sono pi eroi, ma solo condottieri spietati e assetati di potere. Che cos che ha causato una cos triste evoluzione? Leopardi risponde: il Progresso. Luomo, nella sua smania di conoscere, di sapere, ha sacrificato sullaltare della scienza quellunica, preziosa risorsa che dava senso alla sua esistenza. Le illusioni sono andate in pezzi, luomo ha finalmente in mano la Verit, e solo ora scopre che non avrebbe mai desiderato conoscerla. Al poeta non rimane dunque altra risorsa che il ricordo (o forse il rimpianto) di quelle dolci epoche, come la giovinezza, nelle quali era ancora forte linflusso delle illusioni, per

ritrovare un barlume di quella felicit che lo animava nella sua ingenuit di bambino. osservate che forse la massima parte delle immagini e sensazioni indefinite che noi proviamo pure dopo la fanciullezza e nel resto della vita, non sono altro che una rimembranza della fanciullezza, si riferiscono a lei, dipendono e derivano da lei, sono come un influsso e una conseguenza di lei. Cos il poeta trova nella rimembranza uno spunto del piacere giovanile che lenisce il continuo trascinarsi verso il fine ultimo, la morte; come lo zucchero che, posto nella coppa di veleno, addolcisce lultimo sorso del condannato.

Destinazione: La Stampa, sezione culturale