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AMLIE NOTHOMB Attentato traduzione di Biancamaria Bruno *************** Titolo originale: Attentat ditions albin michel s.a.

., 1997 delledizione italiana voland s.r.l. roma, 1998 Tutti i diritti riservati Dello stesso autore Voland ha gi pubblicato: Igiene dellassassino Sabotaggio damore Le Catilinarie Ritorno a Pompei Mercurio Stupore e tremori Metafisica dei tubi Cosmetica del nemico Dizionario dei nomi propri Di prossima pubblicazione: Anticrista Prima edizione: aprile 1999 isbn 88-86586-46-9 *************** La prima volta che mi sono guardato allo specchio, mi venuto da ridere: non cred evo di essere io. Adesso, quando vedo il mio riflesso, rido: so che sono io. Tan ta bruttezza ha qualcosa di buffo. Il mio soprannome arrivato molto presto. Dove vo avere sei anni quando un ragazzino mi grid, in cortile: Quasimodo! Pazzi di gioi a, i bambini ripresero in coro: Quasimodo! Quasimodo! Eppure nessuno di loro aveva mai sentito parlare di Victor Hugo. Ma il nome Quas imodo era cos azzeccato che bastava sentirlo per capire. Non sono mai pi stato chiamato in altro modo. Nessuno dovrebbe essere autorizzato a parlare della bellezza, solo i mostri. Son o lessere umano pi brutto che io abbia mai incontrato: ritengo dunque di avere que sto diritto. un tale privilegio che non rimpiango il mio destino. E poi c una volutt a essere mostruosi. Per esempio nessuno prova pi piacere di me a passeggiare per strada. Scruto il volto dei passanti alla ricerca dellistante mag ico in cui entrer nel loro raggio visivo: adoro le loro reazioni, adoro il terror e delluno, il moto di disgusto dellaltro, adoro quello che distoglie lo sguardo pe r il fastidio, adoro la fascinazione infantile di chi non riesce a staccarmi gli occhi di dosso. Vorrei gridare loro: E mi vedete solo la faccia! Se poteste contemplare il mio co rpo, allora s che vi farei effetto! C qualcosa di indigesto riguardo alla bellezza: tutti si trovano daccordo nel dire che laspetto esteriore ha poca importanza, lanima che conta, eccetera. Siamo alle solite, si continua a esaltare lapparenza e a ignorare gli aborti della mia speci e. Cos le persone mentono. Mi chiedo se ne sono consapevoli. questo che mi irrita: li

dea che mentano senza saperlo. Ho voglia di gridar loro in faccia: Giocate agli spiriti puri se vi fa piacere. A Vermate anche che non giudicate la gente dallaspetto, se vi diverte. Ma almeno no n credeteci! Il mio viso somiglia a un orecchio. concavo, con assurdi rigonfiamenti delle car tilagini che, nel migliore dei casi, corrispondono alle zone in cui ci si aspett a di trovare un naso o unarcata sopracciliare ma che, il pi delle volte, non corri spondono ad alcun rilievo facciale conosciuto. Al posto degli occhi, dispongo di due occhielli flosci, sempre sul punto di supp urare. Il bianco dei globi oculari iniettato di sangue, come quello dei cattivi nella letteratura maoista. Vi galleggiano pupille grigiastre, simili a pesci mor ti. La mia zazzera evoca quei tappetini sintetici che hanno laria sporca anche quando sono lavati di fresco. Mi raserei volentieri il cranio se non fosse ricoperto d i eczema. Per quel poco di piet che provavo per il vicinato, pensai di farmi crescere barba e baY. Lasciai perdere: non mi avrebbero coperto abbastanza. In verit, per esser e presentabile, la barba avrebbe dovuto crescermi anche sulla fronte e sul naso. Quanto alla mia espressione, se ne ho una, rimando a Hugo quando parla del gobbo di Notre Dame: La smorfia era il suo volto Mi chiamo Epiphane Otos. Otos come gli ascensori, con i quali non ho nulla a che fare. Sono nato il giorno della festa dei Re Magi; i miei genitori, non riuscen do a decidere tra Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, hanno dunque scelto il nome che ritenevano la somma dei tre. Ormai sono adulto, e la gente ritiene opportuno rispettarmi. Il che non toglie c he soffrano le pene dellinferno a chiamarmi Epiphane. Sono magro, cosa non spiacevole in un uomo. Ma la mia magrezza orrenda. Il Cristo sulla croce ha un certo portamento, con quel ventre scavato e le costo le in vista. La maggior parte degli uomini scarni somigliano a biciclette, il ch e non male. Io ricordo piuttosto un copertone bucato. Ho troppa pelle, come i cani Sharpei. La mia ossatura misera e la mia povera carne fluttuano dentro questo strano rive stimento che, mal riempito, pu solo spenzolare. Ho tentato di portare vestiti aderenti che potessero svolgere il ruolo al quale la mia epidermide aveva rinunciato: era atroce. Come fossero cuscinetti, il mio involucro floscio si ripiegava su se stesso, e avevo laria al tempo stesso gracil e e grassa. Mi vesto dunque con abiti troppo larghi: cos sembro scheletrico, e la cosa non mi ripugna. I ben intenzionati vogliono darmi consigli: Lei dovrebbe mangiare di pi. Perch? Volete che la mia bruttezza occupi pi spazio? Non amo che ci si occupi di me. C qualcosa di indigesto a proposito di Quasimodo: i lettori non possono che amarlo , il disgraziato cos orribile, provano piet per lui, una vittima nata. Quando si innamora di Esmeralda, viene voglia di gridare alla bella: Amalo! cos in difeso! Non fermarti al suo aspetto esteriore! Tutto questo molto carino, ma perch aspettarsi pi giustizia da parte di Esmeralda che da Quasimodo? Non si forse fermato anche lui allaspetto esteriore della creat ura? lui che dovrebbe mostrarci la superiorit della bellezza interiore rispetto a lla bellezza visibile, innamorandosi magari di una vecchia sdentata: allora s che sarebbe credibile. Leletta del suo cuore invece una superba zingara della quale fin troppo facile in namorarsi. E vorrebbero convincerci che quel gobbo ha unanima pura? Per conto mio, affermo che ce lha bassa e corrotta. So di cosa parlo: Quasimodo s ono io.

Lacne mi ha risparmiato il viso ma, come uninvasione di cavallette, si concentrata sulla parte superiore della schiena. Eccolo, il mio miracolo, la mia intima felicit, loggetto del mio incomprensibile d iletto: porto tutto lorrore del mondo sulle scapole. Esse sono solo pustole rosse e gialle. Anche un cieco resterebbe disgustato se ci passasse sopra una mano: i l contatto granuloso e vischioso ancora peggiore della loro vista. Questa piaga dEgitto si abbattuta su di me quando avevo sedici anni, let delle prin cipesse delle favole. Disgustata, mia madre mi port dal dermatologo: Questo ragazzo ha la lebbra! No, signora, acne. Non vero. Io lacne lho avuta, non era mica cos. Lei ha avuto lacne comune. Suo figlio soffre della forma pi grave della malattia. Passer, con ladolescenza? Non detto. Abbiamo a che fare con una patologia delle pi misteriose. Dipende dallalimentazione? Il ragazzo mangia troppo: cioccolato, soprattutto. Da tempo la medicina non crede pi a queste sciocchezze, signora. Stizzita, mia madre decise di aYdarsi al proprio buon senso per curarmi. Mi cost rinse a una dieta senza grassi, cosa che ebbe come unica conseguenza quella di f armi dimagrire tanto, e cos rapidamente, che la pelle mi si stacc dalla carcassa, per non pi rinsaldarcisi. in seguito a questo che somiglio a uno Sharpei. La mia acne, che non aspettava altro, ne approfitt per prosperare. In termini vul canologici, si potrebbe dire che le mie pustole entrarono in piena attivit: quand o le strizzavo con le dita, sentivo sotto la pelle uneffervescenza formicolante. Mia madre, che mi amava sempre meno, mostr il fenomeno al dermatologo: E di questo, dottore, che ne dice? gli url in faccia con lorgoglio stupefacente di chi esibisce unaberrazione della cui esistenza era legittimo dubitare. Come soverchiato da un siffatto errore della natura, il poveruomo sospir: Signora, tutto quello che possiamo sperare che la malattia non si estenda. Fortuna nella disgrazia, il male si limit alle spalle. Ne fui felice: se il viso fosse stato colpito, non avrei pi potuto uscire di casa. Trovo inoltre che leffetto sia molto pi riuscito. Se lo sfogo avesse ricoperto lint era carcassa, sarebbe stato meno impressionante. Allo stesso modo, se il corpo u mano contasse venticinque sessi invece di uno, perderebbe molto del suo potere e rotico. Quello che affascina sono le isole. Le mie scapole sono unoasi di pura atrocit. Le contemplo in uno specchio e lo spet tacolo mi fa godere. Ci passo le dita: la mia volutt cresce in proporzione. Entro nel cuore dellindicibile; divento il ricettacolo di una forza pi grande di me; le mie reni sono sferzate di piacere cosa succederebbe, maledizione, cosa succeder ebbe se questa fosse la mano di Ethel e non la mia?

Naturalmente, c Ethel. Se c Quasimodo, c Esmeralda. cos. Niente Epiphane senza Eth Giuro che non mi sono detto: sono luomo pi brutto del mondo e dunque amer la pi bella tra le belle, tanto per restare nei grandi classici. successo mio malgrado. Avevo visto un annuncio sul giornale: Casting: cercasi uomo brutto per film darte. La sobriet del testo mi era piaciuta, di quelluomo non si precisava n la razza n let esiderate. Brutto e basta. La cosa mi stuzzicava. Nessun altro aggettivo. Lallusion e al film darte mi lasci perplesso: non era un pleonasmo? Un istante dopo, pensavo c he poteva esserlo, ma non lo era. Molti lungometraggi e cortometraggi potevano a ttestarlo. Mi recai nel luogo indicato. No, signore. Giriamo un film darte, non un film dellorrore mi disse una signora. Non sapevo che i casting servissero a insultare le persone. per sfogarsi che fa questo mestiere, signora? Mi avvicinai a lei per romperle la faccia. Non feci in tempo. La sua guardia del corpo mi mise a tappeto. Persi conoscenza. Una fata era inginocchiata vicino a me e mi accarezzava la mano. Quelle carogne lhanno sfigurata, mormorava una voce discesa dal cielo. Ancora pi di l che di qua, giudicai onesto precisare:

No, signorina, ero cos anche prima. Le parlavo senza paura perch era la creazione del mio deliquio. Io avevo inventat o quella bellezza, come dimostrava il suo strano aspetto: la sua testa era cinta da una sorta di rudimentale diadema di metallo, che inalberava corna di toro. N ella lunga tunica nera e pagana, il suo corpo era un segreto. Ammirai la mia opera. Lavevo fatta io, ne possedevo dunque tutti i diritti. Solle vai il braccio e sfiorai il viso dellangelo. I suoi tratti non esprimevano n disgu sto n piet, solo unimperiosa dolcezza. Le corna di uro esaltavano la sua superbia. Visto che era una mia creatura, le intimai: E ora, dir i versi di Baudelaire: Sono bella e comando che per amor mio tu non ami che il bello. Sono langelo custode, la Musa e la Madonna. Lei sorrise. Con le dita sfioravo la pelle bianca da altezza porfirogenita. Era mia. Ero in estasi. Fu allora che un uomo grid: Ethel! Non era la mia voce. Ethel! Quella fata non era mia. Il regista la chiamava perch passasse al trucco. Ethel era la giovane protagonist a del film. Mi sollev con una forza straordinaria. Venga con me. Forse la truccatrice potr rimetterla in sesto. Esitai fino allo studio, accasciato sulla spalla del mio angelo custode. nel film? domand la truccatrice. No. Quelli del casting lo hanno trattato come un cane. Lui ha reagito e allora Gr ard gli ha spaccato la faccia. Guarda la tempia. Mi sedetti davanti allo specchio e constatai che un lato della fronte mi sanguin ava: stranamente, ero meno brutto cos o piuttosto, grazie alla ferita, la mia bru ttezza appariva meno impressionante. La cosa mi donava e fui felice allidea che l a giovane mi avesse scoperto in quello stato. La truccatrice and a prendere lalcol a 90 gradi. Attenzione, devo disinfettare. Le far male. Lanciai un grido di dolore. Vidi Ethel serrare i denti per empatia con la mia sofferenza e ne fui violenteme nte turbato. Lavata del sangue, la ferita divenne visibile: netta come una branchia, collegav a il sopracciglio sinistro ai capelli. Mi ci voleva, dissi divertito. Spero che non gliela faccia passare liscia, si indign lattrice. E perch? Senza Grard io non lavrei conosciuta. Non raccolse la mia dichiarazione. Se non gliene dice quattro, quelli continueranno a pensare che a loro tutto perm esso. Non gli metti un cerotto, Marguerite? No, meglio che la ferita respiri. Ora le spenneller un po di mercurocromo. Mi disp iace, non sar piacevole. Le sante donne mi parlavano come se quella linea rossa fosse lunico orrore della mia faccia. Benedissi la collera che le accecava. Marguerite fu generosa col mercurocromo. Nervaliano, mormorai: Rossa ho ancora la fronte del bacio della Dama.... Mi ricordai allora che lultima parola di quel son etto era fata e tacqui, nellassurdo timore di svelare il mio segreto. Ethel mi sostitu sulla poltrona del trucco. Deplorai che il mio corpo sempre fred do non le avesse riscaldato il posto: mi percorre unemozione quasi erotica quando , in metropolitana, mi siedo in un posto che una donna ha appena lasciato e che le sue natiche hanno intiepidito. Finsi uno stato di shock. Lei permette che mi sieda un momento? balbettai, crollando su una sedia. Ma certo, mi rispose dolcemente.

Mi chiami Epiphane. Non capii se aveva sentito. Sprofondai nella contemplazione del trucco, momento damore tra le due donne. Ethel, con tutta la fiducia del mondo, offriva il suo vi so adorabile a Marguerite. Questa si chinava su di lei, solenne, consapevole del limportanza del dono. Gli prodigava le sue cure gelose, lo carezzava in mille mod i, gli uni pi delicati degli altri. Listante supremo fu quando la pittrice disse alla tela: Chiudi gli occhi. Ora le chiedeva di darsi a lei a occhi chiusi. Lattrice obbed e io scoprii le sue palpebre meravigliose. Su quegli schermi vergini lartista tracci segni astratti, o forse caratteri di una calligrafia esoterica. Il trucco un culto misterico pensai ammirato. Poi venne il momento del rossetto, di unoscenit cos radiosa che mi stupii di essere ammesso a uno spettacolo simile. Se quelle donne fossero state oneste, mi avreb bero buttato fuori. In verit, avevano dimenticato la mia presenza; questa omissio ne fu per me il massimo del favore: Quasimodo ammesso nel cuore nel gineceo. Ecco fatto disse Marguerite al termine di quel momento di grazia. perfetto sorrise la giovane, felice della sua immagine nello specchio. Entr un brutto ceffo e si arrabbi: Che roba questa? Non avete capito niente! Giriamo un film darte! Il mio trucco arte, protest la ragazza. Macch. Lhai imbellita. Non lho imbellita, ho esaltato la sua bellezza. Se volevi una racchia, non dovevi scegliere Ethel. Non hai capito niente rugg il tipo. Bene. Allora veditela tu. Lo screanzato, che poi era il regista, si avvicin alla giovane protagonista e le imbratt il viso. Quel giorno imparai che la bellezza era ormai considerata incomp atibile con larte. Amo la mia storia perch banale. Un pidocchio che si innamora di una creatura di s ogno: talmente ridicolo. Il meglio o il peggio che lei come, lei chi? ma lei, no ! fa lattrice. Si chiama accumulare le convenzioni. Esmeralda una zingara, cosa c he implica, tra laltro, che sia attrice di commedia. A dire la verit, la ragazza di cui ci si innamora diventa subito, che lei lo vogl ia o meno, unattrice. Anche e soprattutto se non corrisponde al vostro sentimento , e mille volte di pi se non al corrente della vostra passione. Questultimo caso raro e sublime. Io lho vissuto. Finch ho avuto lintelligenza di tac ere la mia follia, ho conosciuto le delizie di un amore ascetico: essere lo spet tatore insospettabile della mia attrice che dava il meglio del suo talento solo con me. La vedevo recitare a sua insaputa la pi grande delle parti: lei era quell a che ispira lamore eterno. Nulla appaga quanto lascesi. Se non avessi provato il bisogno pi primario, quello di parlare, non ci sarebbero stati problemi. Lei mi aveva visto martire della bruttezza, io lavevo vista martire dellarte: cera di che creare un legame. Che cavolo vuole quello l? domand il regista che si accorse in quel momento della mia presenza. Si era presentato per il casting e quello stronzo di Grard lo ha conciato per le feste, rispose Ethel con aria di sfida. Non lo ha preso? Peccato, mi sarebbe piaciuto nella parte dellimbalsamatore. Tutta qui, la tua reazione? E che gli abbiano spaccato la faccia, lo trovi norma le? Parlavano di me, a un palmo da me, alla terza persona. Si commette spesso questa indelicatezza nei miei confronti: il mio aspetto fa di me un terzo per eccellen za. Vuole fare del cinema, quel tipo? Chiediglielo.

Vuole veramente recitare nel mio film? No. Il cinema non la tenta? Mi tentava, eccome! Che domanda idiota! Se non mi avesse attratto, non sarei ven uto! Se non ci fosse stata Ethel, avrei risposto di s. Ma lei ascoltava e io vole vo fare la parte delleroe ferito nella sua dignit. Quindi risposi: No. Perch venuto, allora? Per vedere. Bene. Ho altro da fare. Andiamo. Se ne andarono. Mi dispiacque che non avesse insistito: la mia parte di vittima ammirevole era durata poco. Li seguii sul set. Non tardai a rallegrarmi del mio rifiuto: chi avrebbe potuto credere che il cinema fosse un mestiere tanto fastidioso? Per due ore non feci a ltro che sentire la parola Stop! Non per passare a unaltra scena, ma per rifare ogn i volta lo stesso pezzo della storia. Era una scocciatura. Il regista, che si chiamava Pierre, trovava in ogni sequenz a qualche difetto che sembrava il solo a vedere: sfuggente! Oppure: contorto! O anche, quando era a corto di ispirazione: Non vale niente! La troupe era disperata. Mi domandavo cosa aspettassero a piantarlo in asso. Allinizio, per, ero entusiasta. Lo studio riproduceva unarena impressionista con om bre dipinte e cadaveri al posto degli spettatori. Ethel recitava il ruolo princi pale, quello di un giovane toro impazzito che si innamora del matador e gli espr ime i suoi sentimenti trapassandogli il ventre con le corna. Trovavo lidea magnifica e ricca di senso: Tutti uccidono coloro che amano ha scritt o Oscar Wilde, uno dei miei santi patroni. Aspettavo il momento in cui avrei vis to la giovane, le corna in resta, scagliarsi verso colui che avrei voluto essere io, per infilzarlo, sollevarlo da terra, portarlo al galoppo sopra la testa. Sp eravo che il sangue della vittima colasse sul volto delluro che avrebbe tirato fu ori la lingua per leccarlo. Con ogni evidenza, il regista non condivideva alcuno dei miei punti di vista est etici. Gettai unocchiata alla sceneggiatura che circolava. Sembrava il documento di un congresso di veterinari. Ho la tendenza a essere stupido. Giudicai opportuno comunicare a Pierre la mia o pinione, tra uno stop! e laltro. Mi squadr dalla testa ai piedi e torn alle proprie o ccupazioni senza degnarmi di una parola. In due ore di riprese, ebbi diritto a un solo embrione di sequenza: uno zombie a priva la porta al toro sublime che entrava nellarena. La scena, che doveva durare quattro secondi, non era la pi importante del film, a giudicare dalla banalit del la struttura. Nessuno aveva laria di capire per quale ragione il tiranno si ostin asse a rifarla. Non avevo pi dubbi sulla natura angelica di Ethel: non una volta il suo viso lasc i trapelare la minima traccia di stizza o di impazienza. Cera una sola persona l de ntro che non si trovasse sullorlo di una crisi di nervi: lei. Il regista fin per gridare: Basta! Inutile insistere, oggi non ci state con la testa. Pensai che la folla lo avrebbe lapidato. E invece mi sbagliavo, il suo atteggiam ento odioso gli valeva il rispetto pi sincero. Che artista! sentii mormorare. Che imbecille! disse la giovane attrice a Marguerite che la struccava. Le due ragazze si scambiarono un risolino di complicit. Se cos che la pensate, intervenni, perch lavorate con lui? Lei ancora qui? Ho assistito alle riprese. Perch non si licenzia? Lei alz le spalle Un contratto un contratto. Ho la tendenza a comportarmi bene. E perch ha accettato, allinizio?

Il soggetto mi piaceva. Ero entusiasta allidea di fare il toro. Era diverso dai r uoli ridicoli di giovane donna moderna. Pierre un cineasta molto stimato nellambi ente. Non mi aspettavo una buffonata del genere. Benedissi di nuovo quello che mi aveva rotto la faccia. Senza di lui, le due cre ature avrebbero avuto il diritto di chiedermi perch non me ne andavo. La mia cond izione di vittima del loro stesso boia mi valeva sguardi seducenti. Vorrei essere ancora l. Era un anno fa. Faccio fatica a crederlo: mi sono capitat e pi cose in questo ultimo anno di vita che nei ventinove che lhanno preceduto. Ricordo di aver detto: Il suo viso un meraviglioso palinsesto, ricoperto prima dai belletti di Margueri te e poi dallimbrattatura del regista. E lo strucco somiglia a un lavoro da arche ologo. Che eloquenza e che sensibilit! Non ci siamo abituate, qui. Oggi penso che mi prendesse in giro, ma nellebbrezza in cui mi trovavo, credevo a ogni sua parola. Lei mi aiutava: in tutta la vita, nessuno mi aveva mai parlato con tanta dolcezza. Era come se per lei non esistesse la deformit che mi accompa gnava dalla nascita. Nei suoi diari intimi, Baudelaire osserva che la volutt unica e suprema dellamore r isiede nella certezza di fare il male. Avevo sempre considerato questa frase come una teoria interessante, che mi riguardava tanto quanto la fisica quantistica o la deriva dei continenti. Neanche per un istante avevo immaginato che mi sarei potuto innamorare. Non ci a vevo mai neppure pensato: non era stabilito, fin dalla preistoria dei sospiri, c he i brutti non avevano parte in quel gioco? La sera dellincontro con Ethel, lespressione di Baudelaire mi torn in mente e per l a prima volta mi domandai se corrispondeva a un desiderio profondamente nascosto . Fu allora che mi resi conto di un fatto sorprendente: non avevo la pi pallida i dea di cosa avessi voglia. Mi mancavano anni di preparazione mentale, gli anni c he gli adolescenti passano a forgiare e rimasticare i loro ideali in materia di sublime o di porcherie. La mia copia era vergine. In fondo, la bruttezza mi aveva conservato di una fres chezza estrema: era tutto da inventare. Non avevo pi ventinove anni, ma undici. Mi misi al lavoro con lardore del neofita. Consultai numerose fonti: lenciclopedia , il mio sesso, Sade, il dizionario medico, La Certosa di Parma, i raggi X, la m ia dentizione, Hieronymus Bosch, Pierre Lous, gli annunci del giornale, le linee della mano. Meditai su Bataille: Lerotismo laccettazione della vita fin nella morte. Ci doveva e ssere del vero, ma cosa? Tentai di dimostrarlo per iscritto come in matematica. Il risultato fu di uneleganza innegabile. Visto che queste attivit non mi chiarivano le idee, decisi di calarmi nei ricordi . Mi allungavo per terra, braccia e gambe incrociate, occhi chiusi, e sprofondav o in me stesso. Le palpebre mi facevano da schermo cinematografico. Vi vidi proi ettate immagini talmente ridicole che fui tentato di interrompere subito lesperim ento. Mi confortavo pensando che lerotismo era necessariamente grottesco: niente deside rio senza trasgressione, e quale trasgressione pi piacevole di quella al buon gus to? Continuai a guardare il mio film interiore. A poco a poco, ebbi limpressione di r iconoscere la sequenza. Cerano dei romani al circo, e alcuni cristiani gettati in pasto ai leoni. Ebbi ben presto la certezza di non aver ricavato queste scene d a qualche polpettone hollywoodiano, ma di averle create io. Quando? Doveva esser e stato molto tempo prima: i colori avevano la forza dellinfanzia. La memoria mi si abbatt addosso come un fulmine: avevo undici anni. Sdraiato sul letto, mi pascevo di Quo vadis?, lettura altamente spettacolare. Era formidabile . Cera la giovane e bella Licia, principessa cristiana, venduta a un patrizio rom ano giovane, bello, brutale e idiota, che la voleva come schiava. Ma quel latino imbecille si innamorava della vergine e preferiva conquistare il suo cuore piut tosto che violentarla. Non faceva per i conti con il proselitismo connaturato nel

le vergini cristiane: Vinicio [cos si chiamava il romano idiota], sar tua se ti con vertirai alla mia religione. Fu in quel periodo che Nerone, nella sua squisita fantasia, bruci Roma per scrive re un poema. Dopo, indic i cristiani come colpevoli e li perseguit in massa per la gioia del popolo: era un imperatore che aveva il senso della politica. Dopo pagine e pagine di crocifissioni e di pasti di leoni, arrivava la scena mad re. Nerone, abile gaudente, si era riservato il meglio per il finale: un toro fu rioso irrompeva nellarena con la giovane Licia nuda legata sul dorso, i lunghi ca pelli sparsi. Idea eccellente quella di lasciare a un uro infuriato una bella pr incipessa cristiana, vergine fino ai denti. Le corde con cui era stata legata allanimale non erano strette bene, in modo che il toro potesse prima o poi staccarla da s e calpestarla, trapassarla, farle tutt o quello con cui i tori hanno labitudine di sollazzare le pulzelle ignude. Ero in estasi allidea di quello che stava per succedere. Fu allora che lo scritto re polacco dal nome impronunciabile demol la scena pi ben preparata della storia d el desiderio: Vinicio, lo stupido romano innamorato, si gettava nellarena e ascol tava solo il suo coraggio, che perdeva cos una bella occasione per tacere. Mettev a k.o. luro come se si fosse trattato di un barboncino, salvava Licia tra la foll a acclamante e si convertiva al cristianesimo. I miei undici anni in piena erezione ne furono indignati. Gettai a terra quel li bro disonesto e, in preda a una disperazione furibonda, nascosi la testa sotto i l cuscino. Avvenne il miracolo. Il genio dellinfanzia annull quelle peripezie idiote e mi tra sform in toro furioso, saltellante per larena. Licia nuda legata al mio dorso. Sento le sue natiche virginali e le sue reni di arcangelo. Quel contatto mi fa impazzire, mi metto a scalciare, a saltare, a cor rere. A forza di agitarmi, il corpo di Licia ruota di centottanta gradi. I suoi seni puntuti si incollano alle mie scapole, il ventre e il sesso sono dilaniati dalla mia schiena sporgente. Sono un uro e tutto questo mi strazia il cervello. Furente, decido che la creatura cadr. Sono tutto balzi e sobbalzi, mi impenno, mi scateno. Le corde si allentano, Lici a scivola a terra, trattenuta a me solo per un piede. Galoppo trascinandola come il cadavere che sar ben presto. Le gambe aperte svelano alla folla una verginit c he non ne ha ancora per molto. La principessa soffre di questa indecenza e io ne godo. Soffri, Licia? Bene, questo niente, comparato a quello che ti aspetta. Co s imparerai a essere una pulzella cristiana nuda, in un romanzo polacco ad uso de gli adolescenti. Con unultima scalciata atletica, riesco a staccare da me la giovane che effettua un volo planato e atterra dieci metri pi in l. Il popolo romano non respira pi. Mi avvicino alla preda e contemplo il suo bel didietro. La rivolto con lo zoccolo e adoro la paura che sgorga dai suoi begli occhi, adoro il fremito dei suoi seni intatti. Il peggio che tu sei daccordo, Licia. E tutti sono daccordo su questo punto: che g usto ci sarebbe a essere una giovane vergine cristiana se non nellessere sventrat a da un toro collerico? Sarebbe un insulto per te fidanzarti con quelluomo ideale , convertito dalle tue cure. Immagina la banalit dei vostri scialbi imenei, la co mpostezza grottesca del suo viso quando ti prender. No. Non sei per lui, sei troppo in gamba per questo. Sei per me. Lhai fatto appos ta, che tu ne sia o meno consapevole: perch altrimenti ti saresti preservata con tanta cura e tanti sforzi, se non per essere devastata? C una legge nelluniverso: t utto quello che troppo puro deve essere sporcato, tutto ci che sacro deve essere profanato. Mettiti nei panni del profanatore: che gusto ci sarebbe a profanare c i che non sacro? Ci hai pensato di certo, serbandoti cos bianca. Non c nulla di pi cristiano di una vergine martire, non c nulla di pi pagano di un to o furioso: per questo il popolo cos contento. Non tanto per i soldi, perch lo spet tacolo gratuito, quanto per il suo odio, per la sua naturale propensione a detes tare i gigli e le salamandre. Secondo Omero, la fronte del toro il simbolo della stupidit. Ha ragione. Amo esse re un uro perch amo essere stupido. Ed in virt della mia stupidit che ti danno a me con tanta gioia, se fossi stato la volpe astuta, non mi avrebbero offerto un do

no simile. Lo vedi che essere stupidi un bene? Non pi tempo di avere paura, tempo di soffrire. AVondo le corna nel tuo ventre li scio: una sensazione favolosa. Una volta infilzata, ti isso sopra la testa. La g ente strepita e tu gridi. Sono leroe del giorno. Passeggio con te come copricapo: alla mia sinistra, le tue gambe, alla mia destra, le tue braccia, il volto in d eliquio, i capelli che spazzano il suolo. Molto fiero di me, faccio un giro di p ista per raccogliere gli applausi del pubblico. Quando questi diversivi non bast ano pi alla mia ebbrezza, passo alle cose serie. Le mie corna sono in te ma non t i hanno trapassato: mi impenno a pi riprese in modo da infilzarti per bene. Ogni volta che ripiombo a terra, mi sento pi dentro di te. Arriva infine ci che do veva arrivare: uno scricchiolio, e le mie corna hanno sfondato il ventre, escono fuori dalla schiena e dalle reni, le punte sono allaria. La gente le vede e mi a cclama a gran voce. Sono contento. Mi metto a saltare come un pazzo per manifestare il mio trionfo. Ora il tuo sang ue mi cola sulla fronte e sul collo. Arriva alle narici, il suo odore mi infiamm a. Mi sgocciola fino in bocca, lo lecco, ha il sapore del vino novello, mi ubria ca. Ti sento gemere. Mi piace. A forza di muovermi, un velo rosso mi ricopre gli occhi: il tuo sangue che mi ac ceca. Non vedo pi niente e questo mi irrita; corro senza sapere dove, vado pi volt e a cozzare contro i muri dellarena, ti deve far male. Stufo della guerra, piego la testa verso il suolo: scivoli dalle mie corna lungo la testa, la tua pelle mi asciuga gli occhi e mi rende la vista. Sei a terra, respiri ancora. Contemplo il tuo ventre lacerato dalle mie cure: ma gnifico. Il tuo volto livido ha unespressione esaltata, prossima al sorriso: sape vo che ti sarebbe piaciuto, Licia. Ora sei veramente mia. E visto che sei mia, faccio di te quello che voglio. Vengo a bere il sangue tiep ido del tuo ventre, rivelando cos che, davanti alle vergini, i tori cessano di es sere vegetariani. Poi, tra il popolo romano che acclama, calpesto il tuo corpo fino a renderlo irr iconoscibile. uno sfogo delizioso. Lascio intatto il viso aYnch le sue espression i siano leggibili: ci che mi interessa come si comporta la tua anima. Nei bravi m aterialisti non c sadismo, c solo negli ultraspiritualisti della mia specie. Ci vuol e carattere per essere boia. La scena mirabile: la poltiglia informe del tuo corpo somiglia ormai a un frutto spappolato, e sopra questa marmellata ci sono il tuo collo perfetto e il tuo vo lto al colmo della grazia. I tuoi occhi bevono il cielo, a meno che non sia il c ontrario. Non sei mai stata tanto bella: martellare la tua carcassa con gli zocc oli ha fatto risalire tutto il tuo splendore verso la testa, come se si trattass e di un tubo di dentifricio. Cos, grazie a me, ti dato di essere perfettamente idealizzata. Avvicino il mio or ecchio di uro alla tua bocca e spio il tuo ultimo respiro. Lo sento esalarsi, pi delicato di una musica da camera e nello stesso istante, tu e io moriamo di piac ere. Chi vuol fare langelo fa la bestia. Io ho fatto la bestia, e come tale ho conosciut o la volutt dellangelo. Nel frattempo, ho undici anni, tiro via il cuscino che mi ero schiacciato sulla testa e mi alzo, ansimando di diletto. Il mio cervello stato spazzato via, come un edificio sotto leffetto di unesplosione nucleare. Ho goduto tanto che devo esse re diventato bello: vado a verificare allo specchio. Guardo il mio riflesso e scoppio a ridere: non sono mai stato tanto brutto. Che mi vengano ancora a parlare della bellezza interiore di Quasimodo! Tornai ad avere ventinove anni. Mi resi conto che era stata linfanzia ad avere pe r me il ruolo delladolescenza: a tredici anni avevo messo il mio sesso in soYtta. Dopo, non se nera pi parlato. Perch? Di preciso non lo so. Il mio fisico ha di cer to avuto una parte enorme in questa censura. al tempo stesso facile e diYcile da capire. Ho conosciuto parecchi uomini orribi li che avevano una vita sessuale: scopavano con donne brutte oppure andavano a p uttane.

Per me il problema che fin dalla prima giovinezza ho provato unattrazione esclusi va per le bellezze assolute. per questo, credo, che allet di tredici anni ho conge dato il mio arnese: la lucidit mi era brutalmente piombata addosso. Con le vergin i serafiche non avevo nessuna possibilit. A sedici anni, lacne si abbatt sulle mie scapole come una conferma teologica: ero il rifiuto della creazione. Poi la mia pelle cominci a penzolare ed entrai nella fase comica della mia bruttezza, che era diventata troppo ridicola per essere ri spettabile. Da allora, la mia sessualit si espressa solo attraverso due attivit: la masturbazi one e lo spavento. Lonanismo corrispondeva al versante mistico e tenebroso della mia personalit. In compenso, quando avevo bisogno di emozioni erotiche pi sociali, andavo a spasso e osservavo le reazioni della gente che mi vedeva: offrivo in t utta oscenit la mia bruttezza, ne facevo un linguaggio. Gli sguardi disgustati de i passanti mi davano lillusione di un contatto, limponderabile sensazione di tocca re. Quello che pi desideravo era lo sgomento delle belle ragazze. Ma era arduo entrar e nel loro raggio visivo: la maggior parte di esse contemplavano solo il proprio riflesso nelle vetrine. Altre preferivano ammirare la loro immagine negli occhi della gente: con quelle vivevo grandi momenti. I loro sguardi distratti cercavano le mie pupille per vol ersi pi bene, e sussultavano di orrore quando appariva loro linfamia dello specchi o. Adoravo tutto ci. La mia perplessit fu senza limiti quando, un anno fa, Ethel ebbe per me occhi ami chevoli, privi del rifiuto a cui ero abituato. Era come se lei non si fosse acco rta dello scandalo che incarnavo. Fosse stata solo sublime lavrei gi amata, perch nessuna bellezza mi era mai piaciuta a quel punto. Ma a questo si sommava il miracolo della sua cecit, che mi rendeva pazzo di lei. La reminiscenza del mio orgasmo infantile fin di offuscarmi la ragione: il toro c he Ethel doveva recitare al cinema era senza dubbio il simbolo del nostro destin o comune. Mi fu facile guadagnare lamicizia dellattrice. Nulla le sembrava strano: n il mio a spetto, n la mia presenza ricorrente sul set, n le domande che le facevo. Avrebbe potuto comunque seccarsi della mia indiscrezione: Sei innamorata in questo momento? No. Perch? Nessuno mi ispira. Ti manca? No. Lamore porta solo noie. Mi dispiaceva questo darsi del tu che lei mi aveva proposto quasi subito, e che la regola nel mondo dello spettacolo. Hai avuto noie con gli uomini, in passato? Molte. E quando non avevo noie, avevo noia, che non meglio. Ah certo dicevo con aria vissuta, quando non avevo conosciuto n la noia n le noie di cui parlava. E tu? Sei innamorato? Non aveva coscienza alcuna della sua incongruit. Era come chiedere a un paraplegi co se ballava il tango. Per me, calma piatta, come per te, rispondevo con indifferenza. Un giorno non potei trattenermi dal chiederle una cosa che mi ossessionava: Perch sei gentile con me? Perch sono una ragazza gentile, mi rispose, limpida. Era la verit e questo non mi andava a genio per niente. Come avere presa sulla bo nt? Come provocarla? Il pi delle volte le parlavo di cose che non mi interessavano affatto. Lo scopo d el gioco era guardarla, questo costituiva loccupazione pi piacevole che avessi mai conosciuto. La pi profonda delle sue gentilezze era che lei si lasciava contempl are e anche fare i complimenti: molto generoso da parte sua.

Come sei bella! non potevo trattenermi dal dirle ogni tanto. Sorrideva, come se le facesse piacere. Questa reazione mi sconvolse al punto che mi sentii autorizzato a dirlo anche ad altre belle donne. Cosa che mi valse sguardi offesi, smorfie di fastidio e fras i gradevoli del tipo: Che razza di stronzo!. A una che mi aveva appena rimbrottato, domandai: Ma insomma! Le ho parlato con galanteria, senza traccia di oscenit, senza secondi fini. Perch mi aggredisce? Come se non lo sapesse! perch sono brutto? Forse la bruttezza mi impedisce di avere buon gusto? Ma no, la bruttezza non centra! Perch, allora? Dire a una donna che bella, darle della stupida. Restai un attimo a bocca aperta prima di replicare: Allora vero che siete stupide, lei me lo conferma. Beccai uno schiaffo. Mi confidai con Ethel: Se ti tratto da bella, ti senti trattata da idiota? No, perch? Le raccontai come le altre ragazze accoglievano i miei complimenti. Rise e poi c omment: Vedi, non sono le sole a essere stupide. Sento spesso ragazze poco avvenenti dir e: Non basta essere belle! Io non mi sono mai comportata come se bastasse essere b ella, mentre loro si comportano come se bastasse essere brutte! Almeno il loro atteggiamento comprensibile: sono gelose. Non solo questo. Il problema pi grave: la verit che la bellezza non amata. Io amo la bellezza. Tu sei speciale. Tutti amano la bellezza. Ti assicuro che non vero. Cominciai a seccarmi: Non mi dirai che avresti preferito essere brutta! Calmati. No. Non voglio dire questo. diYcile da capire e ancora pi diYcile da spi egare. Posso solo dirti che ho vissuto mille situazioni che me lo hanno dimostra to: la bellezza non amata. E la bruttezza, pensi che sia amata, quella? le domandai incollerito. Non ho mai detto questo. No, credo che la gente ami ci che non n bello n brutto. Non riuscivo pi ad assistere alle riprese del film. Mi irritava troppo. La povera Ethel, truccata da quellimbecille di regista, secondo lui doveva pure sfiorare i l matador con le corna, invece di infilzarlo come avrebbe dovuto: be, era pi di qu anto potessi sopportare. Ogni due giorni, andavo a prendere la giovane attrice alluscita degli studi. Mi a ccoglieva sempre con un sorriso: Epiphane! Eccoti! Sembrava che la mandassi in estasi. Quasi svenivo dalla gioia. La portavo a bere qualcosa. Lei mi raccontava le nuove psicosi di Pierre e levoluzione del lungome traggio. Concludeva sempre cos: Sar il film peggiore della storia del cinema. Verso le otto la riaccompagnavo a casa. Avrei voluto restare con lei pi a lungo, ma non volevo dare limpressione di cercare di sedurla. Lo sai che prima di te nessuno mi chiamava Epiphane? Come ti chiamavano? Quasimodo. Perch? Sei gobbo? Fai il campanaro? No. Sono brutto. Ebbe una risata sincera che mi incant. Non cerc stupidamente di negare: No, non sei brutto, cosa che mi avrebbe fatto saltare i nervi. Poi mi disse: Mi piace il tuo nome. Ti somiglia. Brutto anche lui?

No. strano. Io sono strano, allora? In che senso? Ci mise un po a rispondere: Non dici mai cose offensive o idiote. E questo strano? Molto strano. Mi venne voglia di baciarle i piedi. Non mi era mai stata detta una cosa tanto p iacevole. La notte, nel mio letto, mi accorsi che quel frammento di conversazion e non smetteva di tornarmi alla mente. Come una musica adorata, riavvolgevo il n astro. Il bello sempre strano dice Baudelaire. Certo, la logica non mi autorizzava a inve rtire la frase: ci che strano non sempre bello. Ma il solo fatto di venire associ ato alla propriet principale del bello, cio la stranezza, mi portava al culmine de llebbrezza. Conobbi la mia prima insonnia per eccesso damore. Accadeva al tempo in cui finivo di dissipare la mia eredit greca. Avevo avuto uno zio, non pi greco di voi o di me, ma che aveva accumulato una fortuna considerev ole in oscure circostanze elleniche. Quando mor, una cascata di dracme mi piomb su lla testa. Nonostante le tasse da pagare, mi rest di che vivere tranquillo per qu alche stagione. Quando mi raggiunse questo gruzzolo inatteso, la mia prima tentazione fu la chir urgia estetica. Avrebbe voluto dire spendere tutto in un colpo solo, certo; bast ava per un rapido sguardo allo specchio per rendersi conto che non sarebbe stato un capriccio. Virgilio si mise in mezzo: Timeo Danaos et dona ferentes. Bisognava riconoscere che lorigine greca di questa manna celeste la rendeva sospetta: ci si poteva legg ere un avvertimento degli di dellOlimpo. Mi contemplai nudo nello specchio grande. Il problema era fin troppo evidente: n on cera nulla che non bisognasse cambiare. Una faccia normale su quel corpo mostr uoso sarebbe stata fuori luogo, e avrebbe esaltato il suo impatto teratogeno. In virt di una logica identica, una fisiologia armoniosa avrebbe reso il mio viso a ncora pi immondo. La mia bruttezza, per quanto estrema, aveva qualcosa di equilib rato nella sua distribuzione. Insomma, loperazione doveva essere totale o niente. Ora, uno pu pure odiarsi dalla testa ai piedi, ma ci non toglie che si esiti ad abbandonare il proprio intero i nvolucro. Avevo bene o male abitato quella pelle per ventanni, questo creava un l egame tra me e lei. Se non mi restava pi nulla di originario, quel corpo avrebbe potuto considerarsi comunque mio? Eliminare anche uno dei suoi difetti non equiv aleva forse alla mia morte? Non ne facevo una questione morale, ma un problema metafisico: fino a che grado di metamorfosi si resta se stessi? La sola certezza che abbiamo di fronte alla m orte la scomparsa dellinvolucro carnale. Che siano il bisturi o i vermi a incaric arsene, forse non fa differenza. Era un rischio tremendo. E se mi fossi reso conto, allindomani delloperazione che, per aver rinunciato al mio corpo, avevo assassinato Epiphane Otos? Lo spiritual ista che mi ostinavo a essere temeva di trovarsi ad affrontare una prova tanto r adiosa quanto la supremazia della materia sullo spirito. A tali preoccupazioni ontologiche si sommavano considerazioni pi banali: avevo le mie abitudini. La mia bruttezza era comoda come un paio di pantofole, e questo per la semplice ragione che era fatta apposta per la mia anima, come le scarpe p er i piedi. Si torna sempre alle vecchie ciabatte, anche se sono diventate impre sentabili. Ci si sta cos bene. Qui si fermava la metafora calzaturiera. Perch se le scarpe vecchie si possono na scondere in fondo allarmadio, non si pu conservare nello sgabuzzino il proprio vec chio aspetto. E se la mia anima si fosse ritrovata mal calzata fino alla morte? Cera in me, poi, un che di fatalista a trattenermi, a meno che non si trattasse d i pigrizia dissimulata. Ci in qualche modo conciliava avvilimento e disinvoltura: Questa disgrazia il mio destino. Dunque ineluttabile: bisogna sottomettersi alla volont degli di. Visto che non ne sfuggir in alcun modo, tanto vale alzare le mie

orribili spalle e vivere nellindifferenza dellaccettazione. Fu cos che rinunciai alloperazione di plastica. I poveri chirurghi non sanno che c osa si sono persi. Non ho mai rimpianto questa decisione. Leconomia che ne risult mi permise di non lavorare per anni. Un giorno Ethel mi chiese quale fosse la mia occupazione. Senza rifletterci, le risposi che cercavo un impiego. Poco tempo dopo, in effetti, mi accorsi di avere quasi dissipato leredit e che avrei dovuto presto cercarmi un lavoro. Quale? Ecco il punto. Non avevo alcuna formazione, alcuna qualit, talento alcuno. Avevo solo ambizioni amorose. Non ero di quelli che hanno bisogno di un impiego per essere equilibrati: lozio mi calzava come un guanto. Dopo il liceo, avevo frequentato da turista corsi di non so cosa: non mento, non sono mai riuscito a capire di cosa parlassero gli insegnanti. Peggio, qualunque fosse il tema degli incontri, avevo limpressione di ascoltare sempre lo stesso b labla. Un sapere cos indifferenziato mi parve sospetto e soprattutto barboso: me ne stancai come ci si stanca della pasta in bianco. Poi era arrivata leredit di mio zio. Mi stabilii in una prodigiosa inazione. La le ttura e il cinema divennero lessenziale delluso del mio tempo. Se avessi dovuto co nfezionarmi quel documento autopubblicitario che porta il nome pomposo di curric ulum vitae, sarebbe stato breve: Epiphane Otos nato nel 1967 esperienze: letture, sale oscure. I datori di lavoro avrebbero fatto a coltellate per avermi! Soprattutto dopo ave rmi visto in faccia. Avevo fortuna, i tempi erano fatti per i fannulloni della mia specie. I superdot ati carichi di lauree spaventavano; i laboriosi che avevano accumulato esperienz e professionali erano chiaramente indesiderati. Io avevo un iter universitario v ergine e una bella assenza di precedenti in campo lavorativo: avevano dunque il diritto di sottopagarmi. In verit, le porte si sarebbero spalancate davanti a me, se non fossi stato tanto brutto. Feci un colloquio per lassunzione in una grande societ finanziaria. Lincarico per i l quale mi presentavo era quello di responsabile della posta: si trattava di per correre ledificio in lungo e in largo con un carrettino pieno di lettere e di con segnare a ciascuno le sue. Ero il solo a essere andato a offrire i propri servig i per questa carica, nobile e brillante. Ci nondimeno, mi fu rifiutata. Ebbi laudacia di domandare perch non volessero saperne di me. Pensiamo che non sia qualificato per quel posto risposero. Non richiede alcuna qualifica. Non possiamo permetterci di assumere qualcuno che non svolger le sue mansioni. E cosa vi fa pensare che non le svolger? Silenzio imbarazzato. Uno di loro trov qualcosa da dire: Lei ha ventinove anni e nessuna esperienza professionale. Tanto meglio per voi. Questo vi permetter di pagarmi di meno. Non questo il punto. Le pare normale, alla sua et, non aver mai lavorato? Non volevo parlare delleredit. Mi occupo di mia madre anziana (menzogna: era morta dieci anni prima). Dov il prob lema? Lei sar sicuramente pi diYcile da formare di qualcuno che abbia cominciato molto g iovane. Scoppiai a ridere: Di quale formazione sta parlando? Si tratta di distribuire la posta, no? Perch vuole quel posto, signor Otos? Perch devo guadagnarmi da vivere. Deve capire che noi non possiamo assumere qualcuno il cui scopo dichiarato sia q uello di guadagnarsi da vivere. Abbiamo bisogno di gente che abbia un ideale. Ci vuole un ideale per distribuire la posta? Niente cinismi con noi, signor Otos.

Siete voi i cinici. Mi rifiutate un impiego con i pretesti pi inverosimili. Se al meno mi diceste la vera ragione! Quale sarebbe, secondo lei, la vera ragione? mi chiese uno di loro con aria peda gogica. Non penserete mica che io proceda a unautocritica! Voglio che uno di voi tre abbi a il coraggio di parlarmi con sincerit e di dirmi il motivo del rifiuto. Silenzio. Siete consapevoli del fatto che non dicendomi nulla siete di una crudelt consider evole? Se non osate neppure nominare il mio problema, vuol dire che molto grave. Di quale problema parla, signor Otos? Se fate finta di non vederlo ancora peggio. Silenzio. Lasciatemi indovinare. Se vi sfuggisse la parola, avrei il diritto di farvi caus a. cos? per questo che tacete? Non capiamo di cosa parli. Mi figuro lo scandalo: Candidatura rifiutata a causa di fisico ingrato. lei che lo dice. Noi non abbiamo detto niente. Mi alzai per andarmene. Al momento di uscire, mi girai per concedermi una piccol a vendetta: Il nome Otos non vi dice nulla? Gli ascensori? S. parente? S, mentii, e gli ascensori del vostro edificio sono Otos. Sorrisi e me ne andai. Speravo con tutto il cuore che in futuro non avrebbero pi preso lascensore senza temere un castigo tecnologico da parte del mio parente olt raggiato. Poi venne lidea geniale. Io e il mio fisico avevamo un conto in sospeso: lui era stato la palla al piede di ventinove anni della mia vita. Mi doveva un risarcime nto. Il mio progetto era tanto pi formidabile perch necessitava della cooperazione dell a mia amata. Glielo esposi: Sei matto mi disse. Forse. Ma non trovi che sarebbe morale? Il tuo scopo essere morale o trovare un lavoro? Le due cose non sono mai state cos conciliabili come nelle mie intenzioni. Solo c he se non mi aiuti non avr nessuna possibilit. Ci sono altre ragazze carine sulla faccia della terra. Perch dovresti rifiutare? Detesto lambiente delle modelle. Ragione di pi perch tu mi dia una mano. Fin per accettare. Alcuni giorni dopo io ed Ethel eravamo seduti nella sala dattesa dellagenzia Prosly te. Intorno a noi sedevano creature dalle gambe lunghe e dallo sguardo vuoto. La mia era evidentemente la pi bella: su mia richiesta, indossava le corna di toro ch e avevano scatenato la mia passione. Sorrideva, cosa che sarebbe bastata a disti nguerla da tutte le altre che aspettavano, se non ci fosse stata una differenza ancor pi notevole: era la sola che esistesse. Proslyte era lagenzia di modelle pi celebre del mondo; era quella che aveva recluta to le top model pi in vista degli ultimi cinque anni: Francesca Vernienko, Melba Momotaro, Antigone Spring, Amy Mac Donaldova. Non cera grande citt delluniverso che non avesse la sua succursale Proslyte. Cos, anc he le ragazze del villaggio pi sperduto potevano, se non tentare la fortuna, alme no sognare. Le giovani donne sedute intorno a noi nella sala dattesa non erano brutte. In ver it, quel che mi colp di pi era la loro somiglianza: non si trattava tanto di una si militudine fisica, quanto di unidentit di espressione. Avevano tutte laria di aver passato la vita ad annoiarsi, cosa che probabilmente era vera.

Ethel spiccava. Anche solo dal punto di vista della bellezza canonica, lei gi le superava. Non mi arrischierei a elencare gli altri suoi primati. Li si pu riassum ere in una frase: Ethel non sembrava avere la minima ambizione di essere recluta ta da Proslyte. I responsabili dellagenzia dovettero accorgersene, perch lei fu la prima a essere convocata: non volevano che se la squagliasse. Nessuno dubit della mia qualit di a gente perch mi permisero di accompagnarla nelluYcio dei responsabili. Cerano due uomini e una donna. Scrutarono prima la mia amata dalla testa ai piedi : avevano unaria costernata, come se si trattasse di una racchiona. Non sei molto alta, grugn uno dei tre barbari. Mi chiedevo a che titolo le dessero del tu. Un metro e settantatr, rispose la bella. Al limite, disse la signora. Meno male che sei molto magra. Segu una serie di domande sul suo peso, le sue misure: tutto questo mi sembrava c os pornografico che mi tappai le orecchie con palpebre immaginarie. Mi avrebbe di sgustato scoprire, in presenza di quei tre macellai, quale fosse la circonferenz a del seno della mia amata. Anche lei lo ignorava. E quando compri un reggiseno, come fai? Non lo porto. Le presero le misure con un metro da sarto. Ribollivo di rabbia a vederla toccar e da quegli individui. Lesame provoc disapprovazione: Sei magra, non hai seno. Non piace pi. Ero orripilato: senza di me, Ethel non avrebbe mai dovuto subire un tale affront o. Lei aveva per laria di divertirsi molto, cosa che sconcertava i tre balordi. Ci fu un momento in cui fui a un pelo dallo scoppiare. Bisogner cambiarti il nome. Ethel terribile, volgare. Non potei allora trattenermi dallintervenire: vero. Amy o Melba fa molto pi fine. Mi fulminarono con lo sguardo, ma non si parl pi di cambiare nome alla mia egeria. In compenso, si affront il tema di gonfiarle le labbra con il silicone. A queste parole, lattrice si alz e annunci, con un sorriso da madonna: Bene. Davvero non capisco perch sono venuta. Dopo un istante di panico, reagirono alla velocit del suono: No, no. Non hai capito. Vai bene. Molto bene. Le labbra non le toccheremo, siamo daccordo. Hai una bocca, una bocca vera. Non come quelle troie che aspettavano di l con te. Le chiesero se aveva gi unesperienza professionale. Lei raccont della sua carriera cinematografica, del film in cui aveva il ruolo principale. I tre barbari andaro no in estasi: Sei anche unartista! La gente adora le ragazze con personalit. Grazie alle tue corna da toro, ho capito subito che eri unica. Il loro entusiasmo favoriva i miei piani. Le cose andavano ancor meglio del prev isto. Godevo allidea della mia vendetta. In ogni caso, sei la prima che si presenta senza book. Che faccia tosta! Normalmente, le modelle in fine di carriera si riciclano nel cinema. Per te il c ontrario. Ethel abbass la testa con aria interdetta. No. Non lascio il cinema. Tu sogni, bella mia. Non si pu essere allo stesso tempo top model e attrice. Non un part-time, te ne accorgerai. Vi credo sulla parola. per questo che non ho nessuna voglia di diventare una mod ella. Scoppiarono a ridere. Sei straordinaria! Sembra che ci sia un malinteso. Non sono io che voglio lavorare per voi. il sign ore qui presente, disse indicandomi. Ci fu un silenzio stomacato. Lei continu: Avete forse pensato che il signore fosse il mio agente. Sono io a essere il suo. Ho cercato di dirvelo ma non era facile: non la finivate mai di farmi domande. La signora cerc di correre ai ripari:

Il signore fotografo, vero? C un errore. noi non assumiamo fotografi. Il mio cliente non fotografo continu la giovane attrice. un modello. Non risero. Questo scherzo non divertente. Fuori! Presi la parola con gravit: Non uno scherzo. Si mai guardato allo specchio, signore? Crede che sarei venuto qui se non conoscessi la configurazione dei miei lineamen ti? per provocare che si presentato, allora? Anche. In verit, potrei mettere questa provocazione al vostro servizio, se ne ave ste il coraggio. Ma signore, siamo seri! Lei si rende conto benissimo che non potr mai fare il mod ello. Potrei essere un modello di un genere nuovo: potrei fare da repellente. Questa fesseria gi stata fatta. Qualche anno fa stata organizzata una sfilata di donne obese. Ethel intervenne: tuttaltra cosa. Le ho viste, quelle donnone: erano belle, lisce, affascinanti, ge nerose. Il gioco aveva lo scopo di dimostrare che una cicciona poteva avere un b ellaspetto. Il mio caso completamente diverso. Non si tratter di sparare slogan del tipo: Ugl y is beautiful. Guardatemi, anche dedicandomi tutte le vostre cure non potrete c orreggere lirreparabile. Si tratta di mostrarmi esattamente come sono. Signore, non si va a una sfilata di moda per rabbrividire dorrore. E daltronde lorr ore diventato banale. In verit non c nulla che lo sia altrettanto. Non al mio tasso di concentrazione. Guardatemi, almeno. Siate franchi, avete mai visto niente di pi brutto? Non sar mica vanitoso! Ne avrei ben donde. E poi non mi avete visto nudo sogghignai con voce sadica. Dun tratto ebbi coscienza di possedere unarma di pressione eYcace. Le crediamo sulla parola, signore. Il problema che una sfilata di moda serve a v endere vestiti, non a disgustare la gente. Ma su! Il vostro scopo di mettervi in bella mostra. E con me, nessuna possibilit di passare inosservati. Ha lintenzione di insegnarci il mestiere? Ho lintenzione di insegnarvi il mio: il mio mestiere consiste nellessere brutto. S ar il primo a fare da repellente in modo professionale. Ma non saremo noi i suoi datori di lavoro. Pensateci bene, prima di mandarmi via. Ho un fisico eccezionale che produrr due e ffetti prodigiosi: il primo uno shock emotivo senza precedenti che permetter alle vostre sfilate di non sprofondare nelloblio; il secondo consister nel moltiplicar e per dieci la bellezza delle ragazze alle quali mi accompagner. Non mi avreste trovata cos bella se non fossi stata accanto a Epiphane, sorrise l a mia amata. Ethel troppo modesta, incalzai. Una cosa per certa: lestetica obbedisce alle re e della mistica. Nulla esalta tanto lestremo splendore quanto lestrema bruttezza. Visto che non c modo di definire lAssoluto, bisogna esprimerlo con il suo contrario : ci che si chiama teologia negativa. Lo spirito umano soffre di una carenza inte llettuale fondamentale: per fargli comprendere il valore di una cosa, bisogna pr ivarlo di quella cosa. Lassenza gli parla una lingua nota; la presenza arabo, per lui. E voi andatelo a raccontare ai creatori di moda, signore. Li far impazzire. Eccome! Per loro, io sono laffare del secolo. Sanno bene che c un problema: i loro clienti hanno locchio satollo quanto uno stomaco occidentale. Per arrivare a colp irli, bisogna rincarare la dose in modo sempre pi assurdo, nel senso del minimali smo o delleccesso, che poi uguale. Come restituire la verginit a questo spettatore sovralimentato? Ci vuole una purga: sar io. Sar il vomitorium dello sguardo. Non solo dello sguardo: pi la guardo, pi ho la nausea, soggiunse la signora. Ecco, ve lo dicevo. Lei ha visto tutto, pi nulla la turba, ma io riesco a farla s

tar male. Immagini una sfilata in cui io circoli tra le modelle: come un ritmo i gnobile, scandirei la loro bellezza la cui necessit apparirebbe finalmente nella sua luce pi perfetta. Pi il sacro viene svelato, pi diventa triviale: io sono lantid oto supremo contro questo fenomeno. Lei e i suoi simili avete profanato la belle zza per decenni, ma vi baster mostrare una sola volta il mio orrore per restituir le la sua purezza originaria. quel che si chiama un sacrificio, mormor Ethel. Esattamente. E il povero sguardo delluomo ha proprio bisogno di un sacrificio! mi infiammai. Sapete che cosa mi fate venire in mente, tutti e due? Una setta! disse uno di lo ro. Gi. La vestale dalle corna di toro e il guru repellente che predica la redenzione , comment laltro. Risi. Ragione di pi per assumermi. Il vostro scopo fare soldi, no? Le sette rendono ben e. Se questo pu tranquillizzarvi, sappiate che io non credo in niente, se non nel la bellezza. Ho fede in essa come il primo cristiano ha fede in Dio. Ho tutte le ragioni di dubitarne perch sembra che essa mi abbia dimenticato, e questa privaz ione cos forte da produrre leffetto inverso: sono il campione della fede, quello c he si chiama un martire, cio un testimone privilegiato. Sapete cosa vuol dire cre dere nella bellezza? Vuol dire credere che essa salver il mondo. Noi crediamo invece che lei farnetichi. Ragione di pi. Voi esibite continuamente la follia come suprema virt. Il tale stil ista formidabile perch suonato, tale film osannato perch demenziale. Per una avete di fronte un vero pazzo, non avrete lincongruenza di lasciarvelo scappare! Essere pazzi non basta; bisogna che la sua follia sia interessante. Che altro volete? Sono aZitto da hieronymus-boschismo, chiamato anche paranoia c atartica! Anche Ethel mi guardava spaventata. La mia trovata funzionava. La sicurezza dei miei tre esaminatori sembrava vacillare. La signora disse: vero che avete tutti e due laria di uscire da un quadro di Hieronymus Bosch. Aveva abboccato cos bene che la seguii passo passo: Brava! Gli occhi le si sono aperti e lei ha visto la pura bellezza, agile e pall ida, la vergine dai lunghi capelli sauri accompagnata dal suo contrario, io, il mostro irsuto, il cui volto non ha pi nulla di umano perch ha cessato di rifletter e la presenza di Dio. Il problema che fate effetto quando siete insieme. E la signorina non sembra dis posta a lavorare per noi. Non sono lunica della mia specie intervenne Ethel, che non sapeva pi quello che di ceva. Andr bene qualsiasi bella ragazza che abbia unaria un po antica o virginale. Le fui grato di perorare la mia causa uscendosene con una idiozia del genere: in verit, la sua grazia era insuperabile quanto la mia deformit. I tre reclutatori sembravano perplessi. Si ritirarono nella stanza accanto per t enere consiglio. Ne profittai per baciare la mano della mia amata che dava liber o sfogo allilarit: Mi hai fregata con il tuo hieronymus-boschismo! Lespressione di Dal. La mia innovazione stata farne una patologia. Se non ti prendono sono dei fessi. Anche se mi prendono sono dei fessi. A te hanno dato del tu e ti hanno chiamato b ella mia, a me hanno dato del lei e mi hanno chiamato signore. Hanno pi rispetto per la bruttezza che per la bellezza. Hanno cominciato a darti della signorina quan do hanno capito che eri la mia socia. Mi dispiace che tu debba subire la loro vo lgarit per colpa mia. Sapessi quanto me ne importa! A me s. I tre sgherri rientrarono, si sedettero e dichiararono: Congratulazioni, signor Otos! Ci resta solo da espletare le formalit. Sospirai di sollievo pi che di gioia. Ethel non si era disturbata inutilmente, vi sto che aveva assistito al mio trionfo. La vendetta poteva cominciare.

La mia fortuna era fatta. Trascinarono i miei sessanta chili per il mondo. Il nome Quasimodo mi tornava addosso come un boomerang, anche se non mi aveva ma i lasciato. Non bisognava limitare la mia celebrit con un nome come Epiphane. E p oi, soprattutto, non bisognava lasciare a qualcun altro il privilegio onomastico di un mito del genere. Perch cercarono di imitarmi. Il mio successo era appena scoppiato e gi uscivano da lle tane orde di bruttoni. Non avevo paura: sapevo di essere il peggiore. Avevo scoperto il mestiere di repellente e lo esercitavo con unarte che sarebbe stato i mpossibile usurparmi. Non bastava mostrarsi: dovevo anche crearmi un personaggio. In quel campo ero im battibile. Mi chiedevano spesso quale era stato il mio percorso. Le mie risposte variavano secondo lumore, linterlocutore e la mia crescente attitudine alla fabul azione: Quando mia madre vide quantero brutto, mi gett nella spazzatura. Un netturbino car itatevole mi ripesc. Il buon uomo non era istruito e mi chiam Cassonetto, dal luog o in cui mi aveva trovato. Allet della ragione, divenni suscettibile e non sopport ai pi di essere chiamato in quel modo. Fuggii e fui rapito da un gruppo di avvent urieri che mi fecero girare per le fiere: nessuna attrazione aveva pi successo di me. Oppure: Mia madre era straniera. Nel 1963 si era meritata il titolo molto ambito di Miss Peloponneso. Era una donna di grande bellezza. Durante una tourne europea incont r un manager dai denti aguzzi che volle farla concorrere allelezione di Miss Casin che si svolgeva a Montecarlo. Non solo non vinse il titolo, ma si becc unindigesti one spettacolare dopo aver mangiato un piatto monegasco. Mor tra sofferenze lente e atroci: per mesi, le sue budella si liberarono di tutto ci che contenevano, co mpreso un embrione prematuro di cui vi lascio indovinare lidentit, brutto come la diarrea che lo aveva generato. Il padre non si fece mai vivo. Oppure: I miei genitori erano fratello e sorella, come i loro genitori. Nella mia famigl ia, siamo affetti da cretinismo alpino da generazioni. Questa consanguineit si fe rmer con me, perfino mia sorella mi trova troppo brutto. Oppure: Avete presente il film Elephant Man, la donna incinta traumatizzata da un elefan te che mette al mondo un mostro il cui aspetto ricorda il pachiderma? Cos success o a me, con la sola differenza che mia madre era otorinolaringoiatra. A forza di auscultare tante cavit auricolari, si presa una psicosi legata a questa parte de l corpo. Ha finito per partorire un bambino il cui volto riproduceva quellossessi one fatale: io. Mi divertivo un sacco. Divenni per la bruttezza ci che il sumo per lobesit: un campione, un eroe mitologic o. Cos come le giapponesi pi belle desiderano i sumotori, allo stesso modo io ero continuamente circondato da un areopago di creature di sogno. Molto presto, le sfilate dove non apparivo andarono deserte: le trovavano scialb e, noiose, senza attrattive. Quando uno stilista otteneva la mia partecipazione, mi faceva uscire ogni dieci minuti in una tenuta inedita che metteva in risalto le mie disgrazie. In questo, non riconosco loro grandi meriti: non ci vuole alc un talento per rivelare gli abusi che la natura si permessa sulla mia persona. Uno di loro voleva disegnarmi un abito con una falsa gobba. Mi opposi con furore , troppo facile. Visto che insisteva, finii per dirgli che anchio portavo una mal edizione sulle mie spalle: sollevai la camicia e svelai lacne. Non lo avevano avv ertito: fu colto da una nausea magnifica. Neanche gli stilisti pi aggressivi ebbero il coraggio di esibire linfezione delle mie spalle. Dovevo scioccare, non servire da emetico. In compenso, sfruttarono i l mio eccesso di pelle: Quasimodo, luomo-sharpei si diceva, come Tarzan, luomo-scimm ia. Ebbi diritto a magliette in lattice che modellavano le mie pieghe, o a mises trasparenti che le esaltavano. Nella mia rassegna stampa, che presto raggiunse le dimensioni dei Miserabili, cer

ano articoli dai titoli evocatori: Il napalm della bruttezza, Errare umano, per dispiacerti meglio, bimba mia, o ancora Laberrazione fatta uomo. Avevo questo in comune con le principesse monegasche: era inconcepibile dedicarmi un articolo se nza decorarlo con una o pi fotografie della mia persona. Nel mio caso, la differe nza stava nel fatto che gli scatti non erano mai traditori: erano tutti riusciti perch in quelle foto facevo invariabilmente schifo. Io che non avevo mai lasciato la mia citt natale cominciai a viaggiare di continu o, ammesso che possano definirsi viaggi quei raid che collegavano un areoporto a un altro e lhotel a quattro stelle al salone delle feste. cos che vinsi qualche s commessa: andare a Ginevra senza vedere il lago Lemano, a New York senza notare la Statua della Libert, a Singapore senza accorgermi che il mio pullover a collo alto non era adatto al clima equatoriale, e perfino impresa che rester ineguaglia ta nonch inspiegabile nel Lussemburgo senza vedere un lussemburghese. Se, in definitiva, non notavo granch, non mancavo mai di essere notato. La mia fa ccia non tard a diventare famosa quanto quella di Melba, di Amy e delle altre Cin dy che fungevano da egerie per i tre quarti dellumanit. Facevo da spalla a quelle creature ma, visto il mio crescente successo, cominciai a domandarmi se non foss ero loro a fare da spalla a me. Gli uomini dicevano di invidiarmi: Lei vive accanto alle ragazze pi belle e pi inac cessibili del pianeta. Come vorrei essere al suo posto!. Non sapevano cosa diceva no. Innanzi tutto, nessuno di loro avrebbe accettato di pagarne il prezzo, cio es sere brutto come uno scorfano. E poi, quello che trovavo desolante, vivendo acca nto alle ragazze pi belle e pi inaccessibili del pianeta, era scoprire che non erano poi cos belle e soprattutto che non erano inaccessibili. Anzi, erano accessibili fino alla disperazione. Si trattava di un fenomeno analogo a quello della passione delle belle giappones i per i sumotori? Le top model sottoponevano la mia persona a vere e proprie mol estie sessuali. Dietro le quinte delle sfilate, era normale che le ragazze si spogliassero davan ti a me senza ombra di pudore. Ma esageravano. Partendo dal principio che le ave vo gi viste nude, mi si mostravano con i pretesti pi stupidi: Quasimodo, guarda il mio tatuaggio! Ce lhai sulla pancia. indispensabile buttarmi le tette in piena faccia? Le conosci a memoria, ipocrita! Ragione di pi per nascondermele. Perch, ti turbano? No, mi stancano. Guarda guarda, il mio repellente mi respinge. In realt, ero linaccessibile del quale avevano fatto la posta in gioco: vinceva la scommessa chi veniva a letto con me per prima. La pi sfacciata, Francesca Vernienko, arriv a invitarmi a cena una sera che, stanc o di difendermi in eterno, non avevo avuto la battuta pronta. Era a Montreal ma la logica del cosmopolitismo volle che lei scegliesse un ristorante giapponese. Francesca era una bruna polposa tutta fiera di avere un padre russo e una madre italiana. Aveva, come tutte le sue consorelle, alcuni lati molto simpatici. Era, ahim, un po incline allalcol e questo, il meno che si possa dire, non le giovava a ffatto. Mi ricordo una serata di gala a Johannesburg quando, sbronza di gin, Fra ncesca ripeteva convulsamente: Mi piacciono i fiori, non mi piacciono gli alberi. Quando rotol sotto un tavolo, quattro ore dopo, mugolava: Mi piacciono gli alberi, non mi piacciono i fiori. La sera della nostra cena a due era sobria, almeno allinizio. La cucina giappones e di Montreal era impeccabile, al punto che, invece di presentarci porzioni nipp oniche, ci venne servita in razioni da boscaioli del Qubec: i sushi erano grossi come muYns. Impediscimi di bere troppo sak mi disse Francesca. Hai paura di lanciarti di nuovo in discorsi botanici? Ho soprattutto paura di pisciare sulla sedia. Lultima volta mi successo. Il sak di uretico. Molto invitante come tentativo di seduzione pensai. Francesca non perse tempo:

C una donna nella tua vita? Riflettei: Ethel era nella mia vita? Non lavevo mai toccata. A partire da quale p unto legittimo ritenere che una donna sia nella tua vita? Del resto, Ethel era u na donna? No, era lAngelo custode, la Musa e la Madonna di cui parlava Baudelaire. Da quando lavoravo nel mondo della moda, la parola donna mi sembrava oscena. E p oi Ethel non sarebbe mai stata nella mia vita: era la mia vita. Finii dunque per r ispondere: No. Ce ne hai messo di tempo! Preferisci gli uomini? Scoppiai a ridere. Pensi che abbia un fisico da gay? Hai un fisico n da gay n da etero, mio povero Quasimodo. Allora perch vuoi venire a letto con me? Ebbe un riso agricolo. Voglio vincere una scommessa. Ma su, Francesca. Non c nessuno da stupire, qui. Sei sola con me, puoi permetterti di essere sincera. Non trovi che sia idiota, la vostra scommessa? No. Andare a letto con qualcuno che vi ripugna, solo per il gusto dellimpresa, pazzes co, no? Non solo per limpresa. soprattutto perch ci ripugni. Ci sono cose che disgustano a l punto che si finisce per morirne dalla voglia. Ne ho parlato con le altre raga zze, tutte abbiamo provato la stessa cosa. Comincia nellinfanzia, con lattrazione che si prova per i cani schiacciati in mezzo alla strada. Pare che non ci sia ni ente di malsano in questo. quel che si chiama attrazione-repulsione, ed normale. Gi. Be, allora vi toccher esercitare la vostra normalit su qualcun altro. Perch? Qual il tuo problema? Il mio problema? Non sono certo io ad avere un problema, Francesca. Le quattro top model pi pagate del mondo si offrono a te e tu le rifiuti: io lo c hiamo avere un problema. Una ragazza che trova inconcepibile che non la si desideri, per me ninfomania na rcisistica. Tu non ci desideri? No. Come pu essere? Non sei il mio tipo. Qual il tuo tipo? Le racchione? Le ragazze che ti somigliano? No. Il mio tipo la bellezza sublime. E che cos che hai davanti, bastardo? Una pianta superba che non il mio tipo. Cosa mi manca? Il sublime. Razza di cafone, ti sei mai guardato allo specchio? Non questo il punto. Sono innamorato pazzo. Si addolc di botto. Dovevi dirlo subito. Perch mi hai mentito, quando ti ho chiesto se cera una donna nella tua vita? Non avevo voglia di parlarti di lei. Che cosha pi di me? domand ridendo. Corna da toro. Sei masochista? No, esteta. Si leva le corna, quando andate a letto? Non sono mai andato a letto con lei. Caspita, quanto sei decadente! Ridacchiai. Non lho n toccata n baciata. Ti ha rifiutato? Non le ho detto che lamo. Perch?

Preferisco che lo ignori. Glielo dirai un giorno? Spero di no. Non farai mai lamore con lei, se ho ben capito. Hai ben capito. Be, ma allora chi ti impedisce di venire a letto con me? Ero sbalordito. una ragione per venire a letto con te? S. La tua logica mi sfugge. Bisogna pure che tu vada a letto con qualcuna, no? No. Perch? Tutti scopano. Io no. Lo hai mai fatto, comunque? No. Sputacchi lo zenzero candito. Cosa! Sei vergine? S. A ventinove anni? Lami da quanto tempo, questa ragazza? Sei mesi. E prima di lei amavi qualcunaltra? No. Chi ti impediva di scopare, prima? Non saprei. Le ragazze non ne volevano sapere di te? Non lo so, non ci ho mai provato. E non ti sei mai concesso una puttana? Neanche. la religione che te lo impedisce? Non ho religione. Ma bisogna fare qualcosa, Quasimodo! Non puoi mica restare vergine. Perch? Bisogna almeno che tu sappia di che cosa ti privi! il pi grande piacere della vit a. Lo penso anchio. Se cos, perch ti trattieni? Mi aspetto troppo. Hai ragione. E sarai appagato! Non credo. Perch? Per mille ragioni. Prima di tutto perch sono esteta. Non devi fare altro che andare a letto con la tua bellezza fatale. Non detto che ti rifiuter. Come pu un esteta tollerare di mescolare un corpo orrendo con uno sublime? Magari sconcertante sul piano estetico, ma sotto il profilo erotico eccitante da morire. Come potrebbe un mistico tollerare che limpuro si mescoli col puro? Perch oltretutto sei un mistico! disse scoppiando a ridere. Ogni passione ha la sua sede nel corpo umano: lamore stringe il cuore, il desider io torce le budella, la collera decuplica la forza delle braccia. La malvagit pur a prende alle mascelle: sentii le mie gonfiarsi sotto la pressione del dolore. Vuoi che ti mostri un segreto? domandai con voce roca. S s, fece lei, battendo le mani come una bambina. Non hai paura? chiesi, mentre gi cominciavo a godere. Gli ultimi bastioni del mio buon gusto mi urlavano che un ristorante giapponese non era il luogo appropriato per la mia dimostrazione. Mi alzai, mi levai la giacca, mi liberai del pullover a collo alto e mi girai di modo che Francesca potesse avere una visione panoramica sulle mie scapole. Quan do la sentii gridare dorrore, una specie di orgasmo mi percorse le reni.

Svenne. Tutti i clienti vennero a vedere. Presto il ristorante fu soltanto grida . Due solidi camerieri in kimomo mi buttarono fuori e poi mi lanciarono i vestiti. Ero contento come un ragazzino sporco. Visto che sono un gentleman, mandai a Francesca cinquanta rose gialle con questo biglietto: Perdonami. stato pi forte di me. Quando mi si parla della mia verginit, ho la tendenza a perdere la testa. Che questo resti tra noi. La brava ragazza mi telefon dalla sua camera dhotel: Non parliamone pi, daccordo. Ma tutto questo conferma la leggenda secondo la quale la castit aggrava lacne. Dovresti spararti una cartuccia, vecchio mio, non fossalt ro che per curarti. Ok. Sei sempre candidata? Mi riattacc in faccia. Quando non ero in tourne, dedicavo tutto il tempo a Ethel. Era estasiata del mio successo. Ci che lei chiamava la nostra amicizia era fissa sul sereno. La nostra collaborazione al tempo della faccenda Proslyte aveva creato tra noi una complici t illimitata. Le raccontavo le mie avventure con lorgoglio di un cavaliere cortese . La dama dei miei pensieri disprezzava lambiente della moda e non mancava mai di approvarmi. Sei lunica specie di terrorista che ammiro mi disse un giorno. Cosa hai contro le modelle? Non ho niente contro le ragazze in quanto individui. Detesto invece tutto il sis tema, che un insulto alla bellezza. Alludi ai quattrini che guadagnano? Non quello che mi colpisce di pi. Detesto lautorit con cui ci vogliono inculcare la norma del bello. Se la bellezza smette di essere soggettiva, non vale pi nulla. Era ancor pi idealista di me. Ladoravo. Nel frattempo, il famoso film darte era al montaggio. Il problema era trovargli u n titolo. Tutti suggerivano qualcosa. Anche io: Perch non Il toro per le corna? No disse il regista scuotendo la testa. Troppo allusivo. In odio alla bellezza propose la mia amata. stupido, rifiut Pierre. Come, stupido? intervenni. Lespressione di Mishima. stupido, Mishima sbott il grande artista, molto contento di s. Il giorno dopo venimmo a sapere che aveva intitolato il suo film La condizione u mana un tropismo evanescente. Pronunciava tropizmo. Cos era riuscito nellimpresa di concentrare in sette parole un titolo ridicolo, una frase pretenziosa, unaffermaz ione vuota di senso e un errore di francese. Nessuno cap perch avesse scelto quel titolo che, grazie alla sua stessa inanit, sar ebbe stato adatto a qualunque opera delluniverso, come dire che non era adatto a nessuna. Forse per questo il nostro cineasta ne andava cos fiero. Una mattina mi svegliai con un po di temperatura. La febbre ha sempre avuto per m e un carattere sacro; ci ritrovo le caratteristiche della trance mistica: ebolli zione interiore, visioni, torpore, anoressia, discorsi incoerenti. Ero cos conten to del mio malanno che telefonai subito al mio amore per farmi ammirare. Arrivo mi disse prima ancora che potessi enunciarle le virt purificatrici del mio rialzo di temperatura. Prevedendo che mi sarei riaddormentato, andai ad aprire la porta di casa, poi ri piombai a letto, inerte. Una fata era inginocchiata vicino a me e mi carezzava la mano: era quello che av evo sentito il primo giorno della mia passione. Chi altri era, lamata per eccelle nza, se non quellangelo che veniva a chinarsi su di voi e a sussurrarvi dolcezze imperiose? Sei matto, Epiphane. Dormi lasciando la porta aperta. Era per te. E i ladri? Non ci pensi? Mi avrebbero visto. Sarebbero scappati lanciando grida dorrore. La mia bruttezza

pi eYcace di un cane furioso. Tu deliri. la febbre. Ho portato laspirina. No, non voglio guarire. La mia malattia sacra, voglio conservarla. Ah, ecco, appunto. Questo delirio, caro mio. And a mettere una compressa in un bicchiere dacqua. Nel frattempo, il mio cervello fantasticava: Ho la febbre, quindi posso dire tutto quello che voglio. O ci cred er, o attribuir tutto al mio malanno. Non rischio niente. Torn con laspirina e mi sollev la nuca per aiutarmi a bere. Era delizioso, conoscev o pochi sapori che valessero quello dellacido acetilsalicilico. Non dovresti sentire un medico? No. la mia anima che malata. Ci non toglie che tu possa andare dal dottore. Soltanto tu puoi curarmi. Sei la causa e il rimedio. Ho bisogno di te come il de serto ha bisogno dellacqua. Quando piove sul Sahara, il suolo si riveste allistant e di un tappeto di fiori incantevoli. Piovi su di me e mi vedrai fiorire. Ho cre ato per te questo imperativo che non esiste. Piovi! Piovi su di me, Ethel! Povero Epiphane, non sai quel che dici. A proposito di pioggia: non ne hai alcun bisogno. Sei sudato. Il letto sembra una zuppiera. A giudicare dallodore, non st ai affatto bene. Puzzo? il minimo che si possa dire. Le parole mi rimasero in gola. Non puoi mica fare una dichiarazione damore quando puzzi. Mi abbandonai dunque ai deliri pi classici: spiegai alla mia amata che er o un cono che cercava di trasformarsi in cilindro, che il tram mi rotolava sopra , che il quadrato della mia ipotenusa era uguale alla somma dei miei angoli rett i, che ero un dromedario e che sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna, come ave va rilevato un poeta buon osservatore. La meravigliosa mi ascoltava con pazienza arcangelica. Non fossaltro che per ques to, valeva la pena di essere malati. La mattina dopo, la trovai addormentata sul divano. La salute mi era tornata, e con essa lodorato: ero infastidito dalla mia stessa puzza. Mi andai a chiudere nel bagno, spaventato allidea che la mia amata dovesse subire un tanfo del genere. La malattia mi aveva fatto dimagrire e la pelle mi pendeva pi che mai. Non mi ero mai sentito tanto pietoso e ridicolo. E per la prima volt a in vita mia, mi misi a piangere su me stesso. Ci fu un tempo in cui essere vergine a ventinove anni costituiva un atto di fede . Oggi, tutti ci vedono soltanto una patologia inconfessabile dovuta a seri dist urbi della personalit. Sono mistico o suonato? Lo ignoro. La sola cosa di cui sono sicuro, che ho scelt o la mia verginit. Certo, se non avessi avuto questo corpo, senza dubbio non sare i pi vergine. Ma anche con questo fisico potrei avere una vita sessuale. Moralmen te, andare con le puttane non mi avrebbe creato alcun problema. Perch allora non lho fatto? Credo che dipenda dal mio lato Eugnie Grandet: le mie illusioni sono per me tutto loro del mondo. Ciascuno si crea ci di cui manca, la mia bruttezza aveva bisogno di un ideale in cemento armato per essere sopportabile. Mi sono inventato una vi sione del sesso che me lo rende inaccessibile: il Graal. Ho sicuramente ragione. Per qualche eletto, fare lamore deve essere lassoluto, lesp erienza suprema, il bene sovrano. Ma quando si ha per corpo una caricatura come la mia, latto sessuale deve somigliare a un brulichio di larve, a uno scuotimento di carni molli. Immaginarmi nel ventre di una donna mi fa sobbalzare. Il pi bel dono che un essere della mia specie possa offrire al sesso lastensione p ura e semplice. La mia vita da vedette mi fece anche prendere un numero considerevole di treni. il mezzo di trasporto pi pedagogico che conosca: non sono mai salito su un treno senza imparare qualcosa, sia dalla bocca di viaggiatori in vena di confidenze, s ia dalle mie osservazioni personali. finito, il tempo prestigioso dei vagoni-ristoranti. Oggi i treni vengono conside rati aerei. In prima classe, una hostess viene a proporvi il pasto. Due menu a s

celta. Ho sempre rifiutato questa cosa con orrore. Non si poteva dire altrettanto dei m iei vicini che, il pi delle volte, accettavano con aria contenta, come se quel pa sto fosse una ricompensa. Una vaga tradizione si era conservata: la cucina ferro viaria restava superiore a quella degli aerei. Fegato doca e altre leccornie face vano parte del viaggio. Con i miei occhi in gelatina nessuno mai riuscito a stabilire che cosa guardasse ro osservavo di sbieco le persone che mangiavano. Le loro facce, lungi dallesprim ere il diletto o almeno la soddisfazione, trasudavano disgusto. Se fossero state costrette a masticare rifiuti, non avrebbero avuto atteggiamento diverso. Non d ipendeva per dalla qualit delle vivande. No. Era chiaro che detestavano mangiare. Inizialmente credevo che fosse la mia presenza a impedire loro di prenderci gust o. Ma no, perch viaggiavo in incognito: cappello calcato fin sugli occhi, sciarpa a coprire il resto. Nessuno avrebbe potuto capire che ero io: sembravo raffredd ato. Era un mistero: quegli individui non amavano mangiare eppure mangiavano. Perch? P er fame? Nelle nostre societ sovralimentate, nessuno ha fame. Allora perch? Nessun o li costringeva. Arrivai a questa conclusione: la gente si abbuffava per masoch ismo. Questa constatazione mi precipit in un abisso di perplessit. Il masochismo aveva d unque un ruolo tanto rilevante anche nei comportamenti umani pi elementari? A pen sarci bene, il mio stesso successo non ne era la prova? La mia bruttezza era tal e che non mi si poteva guardare senza soffrire, eppure mi pagavano a peso doro pe rch mi esibissi. Versavano fortune perch procurassi dolore alle folle. Sconcertato dalla mia scoperta, non ebbi pace finch non invitai la mia amata al s uo ristorante preferito. Quando la servirono, la guardai con unattenzione terribi le. Capii immediatamente che lei era leccezione. Tu mangi con piacere! Per forza. delizioso. Sei la sola. Guardati intorno. Quel tizio l, davanti al suo astice. Hai visto che smorfie quando si mette il boccone in bocca? Quello un caso limite, ma guarda g li altri. C una parola per definire laria che hanno: hanno laria aZitta. Il peggio che vero rise lei. La gente paga per venire qua. Non costretta. La sofferenza, oggi, si compra. Il nostro mondo governato dal masochismo. Non esageri un po? Casomai il contrario. Il mio successo ne una prova schiacciante. Non sei il solo ad avere successo. Le stanghe con cui lavori non hanno avuto bis ogno di alcun masochismo planetario per trionfare. Il loro caso particolare: si scelgono belle ragazze e si portano alle stelle. In linea di principio, non ho nulla in contrario, successo in tutti i tempi. Ma og gi non si tratta di onorare la bellezza n di offrire alle folle uno spettacolo gr adevole. Si tratta di trapanarci il cervello con messaggi del tipo: Vi conviene t rovare questo o quello di vostro gusto. Altrimenti, statevene zitti! Il bello, ch e un tempo serviva a creare una comunione tra gli uomini nellammirazione, serve a escludere. Di fronte a un totalitarismo del genere, invece di ribellarsi, la ge nte ubbidiente ed entusiasta. Applaude, ne vuole ancora. Io questo lo chiamo mas ochismo. Forse. Il risultato che, per sentirsi a proprio agio nel mondo attuale, meglio essere m asochisti. Ci non toglie che ci siano comunque alcuni irriducibili: tu e io, per esempio. Noi non proviamo nessun godimento a soffrire. Siamo per cos dire invalid i. Be, dovremmo chiedere unindennit. Ricordo quella donna, vista in una stazione: senza essere brutta quanto me, il c he sarebbe stato impossibile, era per orrenda. Lei non cercava di dissimularlo e sembrava indifferente al proprio aspetto. Era rivoltante, dalla testa ai piedi. La scrutavo costernato quando un particolare mi colp: la signora portava lo smalt o alle unghie. Color vinaccia e applicato ad arte. Restai perplesso: quello smalto, in s grazioso, non aveva alcuna speranza di abbe

llire le brutte dita di quella donna che, daltronde, era vestita senza nessuna ri cercatezza. In quel particolare, per, aveva messo una gran cura. Non si poteva di re che avesse cercato di sistemarsi: prima di tutto non ci aveva provato, e poi er a insistemabile. Cosa cera dietro quello smalto cos elegante? In seguito mi sono accorto di fenomeni analoghi in quasi tutte le donne brutte. Non ho trovato spiegazione. Questa assurda civetteria delle brutte ha qualcosa d i confortante. Non ho rintracciato alcun paradosso equivalente negli uomini brutti, a cominciar e da me. In termini generali, il maschio orribile meno comico da guardare della femmina repellente: questultima indossa spesso abiti a fiori grandi, occhiali da diva e scarpe sfavillanti. La sua biancheria da sogno. Salvo casi eccezionali, n on ha barba e non pu dunque dissimulare verruche o grugno sotto un velo di peli. La donna brutta straziante e comica; luomo brutto sinistro e grigiastro. Si tratta comunque di risposte diverse a una stessa domanda terribile: come coll ocare la propria anima in un corpo ributtante? Come vivere questo genere di impo stura? Io me la sono cavata con una certa dignit. Ma gli altri? Li ho osservati molto. Sono al tempo stesso ammirato e indignato nel costatare c he la maggior parte di loro accetta la propria sorte. Molto spesso si sposano tr a loro. Non so farmene una ragione: come se moltiplicassero per due la loro brut tezza. Hanno intenzione di mettere al mondo i loro ritratti? Non provano, come provo io, una inestinguibile sete di bellezza? Ne abbiamo biso gno pi di qualsiasi altro essere umano, noi che ne siamo stati privati dalla nasc ita. Se al mondo ci fosse giustizia, verremmo sposati duYcio a Veneri o ad Apolli , per avere, a contatto con il loro splendore, la possibilit di lavarci. Il Natale non era pi molto lontano quando ricevetti una proposta di nuovo genere. Si trattava di essere uno dei dodici giurati allelezione di Miss International. La consacrazione doveva avere luogo allinizio di gennaio, in Giappone, nella citt adina di Kanazawa. Telefonai al mio agente: Dimmi francamente, non ti sembra una trovata di cattivo gusto che io sia arbitro in un premio di bellezza? Lidea mi pare eccellente, invece. Il bruttone affascinato dallestetica... ottimo p er la tua immagine. Non molto convinto, ne parlai alla mia amata. Non c niente di peggio che questi concorsi di bellezza mi disse. Quelle povere rag azze quasi nude che sorridono, in fila, davanti a vecchi ignobili... Ho capito. Non ci vado. Ma no, vacci! Vai in quella fogna a seminare il dubbio. C bisogno di un terrorista della tua specie. Mi accompagni? A fare che? A vedere il Giappone. Ti invito. Sei gentile, ma non posso. Perch? Sono innamorata. Pugnalata gelida al petto. Di chi? domandai. Non lo conosci. Tutta eccitata, mi spieg che lui si chiamava Xavier (nome che mi parve detestabil e) e che era bello. Ma guarda! Pensavo che tu fossi al di sopra di simili considerazioni fisiche rin ghiai io. Non della vera bellezza. E che cosa fa nella vita il tuo bellone? un genio. Fa il pittore. Lasciami indovinare: ti far il ritratto nuda, no? Vacci piano. Ancora non si nemmeno accorto della mia esistenza. Che fesso! Aiutami, ti prego.

Lei amava un altro e per di pi voleva che la aiutassi. Era il colmo. Vuoi che vada a dichiarargli tutta la tua passione al posto tuo? No. Voglio che mi accompagni al suo vernissage. Detesto i vernissage. Anchio. Come detestavo le agenzie per modelle. Il che non ha impedito che ti acco mpagnassi per darti una mano. E va bene. In cosa la mia presenza favorir i tuoi piani? Ovunque tu vada, non notano che te. Al tuo braccio, non passer inosservata. Ti rendi conto che vuoi utilizzare la mia bruttezza per rimorchiare? Non ho intenzione di rimorchiare. Sono innamorata, voglio che mi veda. Spiegami come fai a innamorarti di un pittore tanto idiota da non notarti. Rise. Trattami da cretina, se vuoi. tanto di quel tempo che non mi innamoro. Era vero: erano dodici mesi che mi consumavo per lei, e non si era vista ombra d i uomo. Certo, lei non mi raccontava tutto: potevo immaginarmi qualche avventura di una notte, ma niente di pi importante. Mi sembrava ormai normale che lei mi appartenesse. Avrei fatto meglio a preoccup armi di questa situazione, se fosse stata una farfallona, non avrei avuto da tem ere la catastrofe attuale: Ethel innamorata, forse per davvero. Che asino ero stato! Avrei dovuto mettere a profitto quegli undici mesi insperat i, non dico per rivelarle le seduzioni della mia personalit, ma almeno disgustarl a senza eccezione degli uomini. Avrei dovuto parlarle della fatuit grottesca alla quale nessun maschio deroga mai, della volgarit in cui anche i pi gentili finisco no sempre per sprofondare. Avrei dovuto insomma mostrarle tutta la loro bruttezz a, perch gli uomini sono brutti, anche se si vede meno che nel mio caso. E invece, che cosa avevo fatto? Niente. Avevo sprecato il tempo, mi ero abbandon ato alla mia inclinazione naturale e fatale, la contemplazione beata ed estatica della mia amata. Lavrei pagata. Venne il vernissage. Come al solito, ritrovai le molteplici ragioni che avevo di odiare quel genere di cerimonia: i commenti ridicoli, le facce falsamente diver tite, linanit dei discorsi mondani, le verit sinistre celate dietro quegli atteggia menti. Quel vernissage era il pi detestabile della mia carriera. Naturalmente, colei che ero venuto ad aiutare era in ritardo. una legge di natura pensai la donna innamora ta in ritardo. doppiamente irritante per me: prima di tutto perch sono solo e poi perch, per me, lei non mai stata in ritardo. Capisco fin troppo bene che cosa si gnifica. Allo stesso tempo, mi dicevo che la puntualit la cortesia dei re e trovav o singolare che le donne esprimano il loro amore attraverso la scortesia: Con me, almeno, lei sempre stata cortese. Magra consolazione. Cercavo con gli occhi loggetto della sua passione. Arriv in ritardo anche lui, e t uttavia prima di lei. Non sapevo come fosse fatto eppure, appena entr, seppi che era lui. Ostentava una sicurezza e una disinvoltura formidabili: quando quelluomo entrava in una banca, in un museo, in un ristorante, la gente lo doveva prender e per il proprietario della banca, del museo, del ristorante. In quella serata odiosa, aveva laria di essere il proprietario della galleria dart e. La gente gli si affoll intorno per tributargli le insulsaggini che poco differ ivano da quelle che pronunciava prima dellarrivo del maestro. Ero straziato: come poteva una ragazza rara come Ethel essere innamorata di quel coso? Ero in malaf ede, certo; quel tipo era bello, il suo sorriso mostrava denti sani. La mia amat a era normale, aveva dunque voglia di un bellanimale con una buona dentizione. Finalmente la ritardataria arriv. Indossava un vestito sauro intonato ai suoi cap elli sciolti; con grazia disarmante, si lanci su di me, senza avere il coraggio d i guardare nessuno. Lui c? mi domand abbracciandomi. S. A dieci metri da te, vicino al bar. Mi ha visto? Non lo so. Vuoi che ti presenti? No no, per carit! Vuoi che ti veda, s o no?

S. No. Non subito. Pensi che valga la pena di ridursi in questo stato? Si vede che non sei mai stato innamorato. Era proprio lei a dirmelo! Perch mi hai lasciato appeso qui da solo per tre quarti dora? Ero impazzita. Nessun vestito mi andava. Ho finito per infilarmi questo vecchio. Sto bene? E lo chiedeva a me! Sei sublime. Lui non ti merita. Grazie. Francamente, che cosa ci trovi? Ma guardalo! magnifico. E che artista! Ammettilo: le sue tele mozzano il fiato. Le ho guardate mentre ti aspettavo. Non mi hanno detto assolutamente niente. Son o frigido alla pittura moderna. Ho voglia di una coppa di champagne, ma lui vicino al bar. Come si fa? Allimprovviso esasperato, lafferrai per il braccio e la trascinai al cospetto di X avier. Caro artista, le andrebbe di offrire una coppa di champagne a questa ragazza che ammira il suo talento? Certo. Posso offrirne una anche a lei? Sono molto onorato della sua presenza al mio vernissage. La considero un grande anarchico. Formidabile. Lho notata subito, ma non osavo venire a parlarle. Visto che si avvicinato lei, le confido un mio sogno: mi piacerebbe ritrarla. Me? Unidea bizzarra! Dovrebbe piuttosto ritrarre Ethel, che unattrice eccezionale. Certo, certo. Ma prima lei. Sono molto occupato. Devo partire per il Giappone. Capisco. Mi adatter ai suoi tempi. Posso domandare a lei, nel quale ammiro lartist a totale, che cosa pensa delle mie croste? La mia amata mi guard con aria supplichevole. Irritato, risposi: Non bisogna pormi domande del genere. Sono frigido. Frigido docchio? No, frigido alla pittura. Basta che mi si metta davanti una tela qualsiasi, anch e geniale, e io non sento niente, assolutamente niente. Mentivo per Ethel, perch la mia frigidit si limitava alla pittura moderna. prodigioso quello che mi racconta. Nessuno mi ha mai detto niente di pi bello sui miei quadri. Come sono felice di provocare in lei questo nulla assoluto! Lostrogota! Si appropriava della mia frigidit, ne faceva una reazione esclusiva al la sua arte. Lo trovai un po esagerato; mi apprestavo a esprimergli il mio modo d i pensare quando Ethel si intromise. Si era appesa al mio braccio come se fossi stata la sua unica possibilit di meritare lattenzione del maestro. Patetica, attac c scusandosi della sua poca indifferenza nei confronti dei suoi quadri, poi descr isse i pi minuti fremiti che la sua opera suscitava in lei. Era sontuosa di imbar azzo ed emozione; al posto di Xavier sarei morto di gioia e damore: lui stava esa minando, attraverso il vestito, quello che la scriteriata aveva da offrirgli. Perle ai porci ringhiai tra i denti. Avrei voluto afferrare il bellone per i revers della giacca, scuoterlo e gridarg li: In ginocchio! In ginocchio quando la madonna ti parla! Disgustato, lo vidi pre ndere lagendina e appuntarsi le coordinate dellangelo. E tu, stupida che non sei al tro, come puoi tremare cos? Lui vede solo il tuo culo, la cosa salta agli occhi. Spiegami come pu una musa sacra invaghirsi di un otre tronfio di soddisfazione. I o sar anche brutto da urlare, ma mi trovo centomila volte pi seducente di questo m onumento di fatuit. Ero di umore esecrabile quando il fortunato eletto si rivolse di nuovo a me con aria complice (Dopo questo intermezzo di cui lei comprende la natura, ho bisogno di ritrovare un vero interlocutore.) Mi chiese una cosa che non sentii, preso come ro dalle mie ruminazioni furibonde e da quel postulato dingiustizia assoluta cont ro il quale impossibile lottare. Un silenzio inquisitore mi signific che si era i n attesa della mia risposta. Presi la parola a caso, lasciando uscire dalla bocc a, come bava, le prime parole che mi vennero in mente: pornografia. La pornografia ha di eccellente che una spiegazione globale dei nos

tri tempi. Cos la pornografia? una risposta allanoressia generalizzata che stiamo v ivendo. Non abbiamo pi fame di niente e non a torto, perch non si capisce bene di che cosa potremmo avere voglia. I nostri occhi e le nostre orecchie sono ancor p i sazi dei nostri stomaci. La pornografia ci che riesce a suscitare un simulacro d i desiderio in coloro che hanno avuto troppo di tutto. Per questo, oggi, larte do minante la pornografia: la sola che riesca ad attrarre lattenzione, suscitando un falso appetito. E noi in che modo reagiamo? Io ho scelto una forma di ascesi, v ale a dire la frigidit confessa. Non ho voglia di niente perch non sento niente. P erch il pubblico ha una responsabilit in questa pornografia: se non avesse tanto s imulato lorgasmo, gli artisti non continuerebbero a fare finta di credere di farg li piacere. Alla fine della mia sparata, mi resi conto che Ethel e Xavier mi guardavano con la pi profonda perplessit. Immaginai che la mia risposta non avesse avuto nulla a che fare con la domanda che mi era stata rivolta. Annoiato, puntai sulla rapidit, lhappening: presi bruscamente congedo e uscii trascinando la mia amata. Come ti venuto di lanciarti in una discussione filosofica sulla pornografia? Che cosa mi aveva chiesto? Ci proponeva di andare con lui a mangiare ostriche al ristorante. Qualche giorno dopo, la bella mi chiamava al telefono, fuori di s. Indovina con chi vado a cena, stasera? Con il nostro grande pittore. S. Mi ha appena telefonato. Sono cos felice! E lo devo a te, tutto questo. Non ha fatto altro che parlarmi di te. Accidenti che classe. Avresti dovuto chiedergli se non era con me che aveva vogl ia di cenare. Ne ha certamente voglia. Ma ha detto che era rimasto abbagliato dal tuo modo cos fine e strampalato di rifiutare il suo invito: ti ammira! di bocca buona. Al contrario! disse, offesa. Sei soprattutto tu a essere di bocca buona, se vuoi il mio parere. Un momento. Perch dovrebbe piacerti? Non sei omosessuale, che io sappia. Non lo giudico in quanto oggetto sessuale. come essere umano che non mi piace. Ti prego, non rovinare tutto. Sono cos felice! Perch andrai a letto con lui? Coshai? Non mi hai mai parlato cos. Perch sei cos ipocrita? Sbavi allidea che ti scopi. Nessuno ti obbliga a essere volgare. Ma non capisci che se quel tipo ti invita a cena unicamente per questo? Che ne sai? Credi che sia per la tua conversazione? Sempre pi carino. Cerca di capirmi: la tua conversazione squisita, ma lui se ne frega. Al vernissa ge, non sentiva una parola di quello che dicevi. Ti spogliava con gli occhi, si leccava i baY. Sono abbastanza grande da difendermi da sola. Il giorno dopo mi telefon dalla sua nuvola. Si dichiar pronta a morire di beatitud ine. Xavier era il pi meraviglioso degli uomini. Ci sei andata a letto ? domandai con voce glaciale. Riso imbarazzato. S. Siamo innamorati. magnifico. Mi ha detto cose cos belle. Sono pazza di lui. Sentirla sparare sciocchezze del genere mi mand in bestia. Le augurai tanta felic it e riattaccai il pi velocemente possibile. Subito dopo, telefonai agli organizzatori dellelezione di Miss International. Dis si che accettavo di essere membro della giuria. Se ne rallegrarono. Domandai se cera modo di partire per il Giappone immediatamente. Ma siamo alla fine di dicembre. Non laspettano prima del 10 gennaio. Mi pagher la stanza dalbergo. Non questo il punto. Kanazawa una cittadina a nord di Honshu, dove non succede n iente. Che far laggi da solo?

Ho sempre sognato di fare leremita in Giappone. Anzi, non ci sarebbe modo di orga nizzare il concorso ancora pi lontano? In Tasmania? Era chiaro che li sconvolgevo. Finii per accettare di partire il 9 gennaio. Era il 28 dicembre. Che incubo! Passare da un anno allaltro mi era sempre sembrato un dramma. Questa volta sarebbe stato ancora peggio: il 1996 era stato lanno crucia le della mia misera esistenza, quello che mi aveva visto innamorarmi pazzamente e, in via accessoria, diventare famoso. E ora bisognava lasciare quel millesimo adorabile per viverne uno che non presagiva nulla di buono. Il colmo dellorrore, naturalmente, era che Ethel mi avrebbe chiamato tutti i gior ni per tenermi aggiornato. Avrebbe pianto e io lavrei dovuta consolare. Sarebbe s tata felice e io avrei dovuto condividere la sua odiosa allegria. Oh no! Cercavo di ragionare. In che cosa tutto questo avrebbe potuto danneggiarmi? Lei non era alla sua prima storia damore. La verginit laveva perduta da tempo. Sarebbe stata solo unaltra passata, al termine della quale la mia amata si sarebbe ritrov ata un po ammaccata, certo, ma tuttavia immutata. Avrei avuto il diritto di essere geloso solo se avessi concepito il progetto di confessarle il mio amore e di ispirargliene altrettanto. Questa non era mai stat a la mia intenzione. Avrei dovuto essere pazzo, e non ero pazzo. Pensavo anche che non avrei pi avuto con Ethel quelle lunghe conversazioni scombi nate, in cui affrontavo gli argomenti pi diversi e durante le quali lei mi appart eneva. Ora, vedendola, si sarebbe parlato di amore, del suo amore. Mi avrebbe ra ccontato i fatti e i gesti anche pi insignificanti del divino Xavier, me li avreb be analizzati e mi avrebbe spiegato in che senso erano miracolosi, eccezionali, eccetera eccetera. Non che la mia amata fosse stupida: era normale. Questa prospettiva mi deprimeva tanto che richiamai gli organizzatori dellelezion e di Miss International per chiedere di prenotarmi un biglietto di sola andata e non di andata e ritorno: Voglio passare la vita a Kanazawa. Amo quel posto. Ma se non ci mai stato! Appunto. per questo che amo quella citt. Mi spiegarono che, comunque, mi avrebbero prenotato un biglietto di andata e rit orno. Costava meno. Sar libero di non utilizzare il biglietto di ritorno. Ma molto diYcile ottenere i l permesso di soggiorno in Giappone. Riattaccai, detestando questo mondo in cui lesilio dei cuori infranti non pi possi bile. Gli ultimi giorni del 1996 furono unabiezione. La mia amata nuotava in una felici t rivoltante e mi metteva al corrente dei minimi dettagli. Lungi da me lidea di gi udicarla: era in quella fase ipnotica degli esordi amorosi in cui la debolezza s embra sublime e lindecenza trionfa. Se solo non fossi stato il suo migliore amico ! Daltronde, non sapevo che quello fosse il mio titolo. Prima lei non mi nominava, io non avevo ai suoi occhi una collocazione determinata oppure, se ne occupavo u na, lei non me laveva mai precisata. Era molto meglio: i sogni pi insensati restav ano permessi. Fu sicuramente a causa di Xavier. Immagino la scena: lui che doveva aver chiesto la natura esatta dei nostri rapporti, e lei a me. Ethel aveva di sicuro riflett uto prima di rispondere: Epiphane il mio miglior amico. Dichiarazione che aveva il duplice merito di giustificare la nostra reciproca tenerezza (cosa di cui avrei fatto a meno) e di far rimbalzare su di lei lammirazione che il bellone nutriva nei miei confronti. Il 29 dicembre ebbi diritto a questa dichiarazione non prevista: Ethel mi aveva appena raccontato estaticamente che il grande artista non portava biancheria alc una. Mai, capisci, mai! ripugnante. No! favoloso. Perch me lo vieni a dire, Ethel? La cosa non mi riguarda. Il telefono rest muto qualche secondo prima di rispondermi:

perch sei il mio miglior amico. Aveva pronunciato la frase orribile con solennit. Se non fossi stato tanto cavall eresco, le avrei detto chiaro e tondo che non sapevo che farmene della sua amici zia, soprattutto se questo doveva condannarmi a non ignorare nulla dellintimit del mio rivale. Qualcosa per mi ha sempre impedito di essere volgare verso la madonn a e assunsi latteggiamento che lei si aspettava. Mi lasci di sasso dissi con voce sconvolta. Lo sospettavi, no? incalz lei con tenerezza atroce. Veramente no risposi, e non mentivo. Sei cieco! perch sei troppo umile. Sei incapace di immaginare lentusiasmo che susc iti. Al contrario. perch sono troppo vanitoso. Pensavo che tu mi amassi follemente, di ssi ringhiando. Scoppi a ridere: Sei meraviglioso! Era chiaro: quando un uomo troppo brutto dichiara la sua passione a una donna tr oppo bella, pu essere solo uno scherzo. Accidenti, se sono fortunata! Ho lamante pi favoloso e lamico pi sensazionale della terra! Roba che grida vendetta al cielo sibilai perfidamente. Me ne rendo conto. Spero che questo eccesso di felicit non annunci una tragedia. Certo che lannuncia. La tragedia che parto il 9 gennaio per il Giappone, senza di te. Quanto ti mancher! A chi parlerai delle mutande del tuo giovane dio? Fece finta di niente. Il 9 gennaio? Perfetto! Cos potrai assistere alla prima del film. Il tropismo evanescente? S. Ci sar una serata di gala il 7 gennaio. Vieni ad aiutarmi a fare il tifo per qu el polpettone. Immagino che verr anche Xavier. S, mormor lei. Cera uno spettro nella sua voce. Ebbi allimprovviso piet di lei e formulai a tutto volume il contrario della sua paura: Ammesso che nel frattempo tu non labbia mollato. Ebbe un riso bizzarro. Avevo visto giusto. Il giorno dopo mi chiam di nuovo. No, Ethel, ne ho abbastanza delle tue telefonate. Voglio vederti. Da quando stai con Xavier, mi abbeveri della tua voce e mi privi della tua presenza. Sono il t uo miglior amico, ho dei diritti: esigo di vederti. Arrivo. Prima, mi facevo bello per lei: mi vestivo bene, mi tiravo a lucido. Ora ero scora ggiato; non mi lavai, mi tenni addosso la vecchia vestaglia e, colmo dellinelegan za, lasciai accesa la televisione. Entr, sublime e pallida. Hai un brutto aspetto. Non ho dormito disse. Restammo qualche istante inebetiti davanti alla tv. La pubblicit di pannolini fem minili straordinariamente assorbenti ci trasse dal nostro torpore. La mia amata spense il televisore. Quando vedo queste cose, mi vergogno di essere donna. Scoppi in singhiozzi. Scriver a questi assorbenti. Li avvertir che la loro pubblicit ti fa piangere dissi . Patetica, rise tra le lacrime. Ebbi diritto al racconto del dramma. Il giorno pr ima, aveva chiesto al bellone se lavrebbe accompagnata al prima del film; le avev a risposto che era contro i suoi princpi dare il suo assenso con tanto anticipo. Ma ti rendi conto? Lo chiama con tanto anticipo! Detto in altri termini, significa che non sicuro di stare ancora con me tra una settimana. Pensai che quel tipo era un cafone, oltre che un imbecille: perch in fondo, anche se avesse avuto in programma di lasciare la mia amata prima del 7, che cosa gli

sarebbe costato accettare una proposta che, in caso di rottura, sarebbe stata a nnullata ipso facto? Che diavolo ci faceva lei con quellessere volgare? Fui quasi sul punto di chiederglielo. E invece, la compassione e la stupidit mi ispirarono questo commento: Ma su, Ethel, tu farnetichi! Non voleva dire una cosa del genere. La passione ti confonde. Che cosa voleva dire, allora? Be, quello che ha detto. Non ama fare progetti. il tipo duomo che vuole vivere all a giornata. Non mi ci raccapezzavo: non solo difendevo il mio rivale, ma andavo anche a spar gere spaventosi luoghi comuni. In che cosa ci gli impedisce di accompagnarmi alla prima di un film in cui ho una delle parti principali? mi chiese lei a giusto titolo. un artista. Non gli piace sentirsi oppresso dagli impegni, dalle date. Ma che mi racconti? La data del suo vernissage laveva fissata eccome, e ai suoi a ppuntamenti non manca mai. quello che dicevo. egocentrico, come tutti gli artisti. Pensi che sia una giustificazione? No. Solo che se lami devi accettare i suoi difetti. Mi guard pietrificata. per solidariet maschile che dici sciocchezze del genere per difenderlo? Avevo voluto consolarla: raccolsi la mia ricompensa. Io, accusato di essere soli dale con quel bellone, nel nome della virilit! Era troppo. Senti, cerco di essere gentile. Non ti chiedo di essere gentile, ti chiedo di aiutarmi a vederci chiaro. Questo presuppone che ci sia un mistero. Non ce n. Credi che mi ami? Credi che io sia lindividuo pi qualificato per rispondere a questa domanda? a lui che devi farla. Non posso. A te stessa, allora. Ho perduto il senno. Tu sei obiettivo. E conosci tutti i particolari della nostr a storia. No. ridicolo. Basta con conversazioni del genere. La cosa non mi riguarda. I singhiozzi di lei, che si erano interrotti, ripresero alla grande. Vedere pian gere la donna che si ama, vederla piangere per un altro! Era al di sopra delle m ie forze. Cedetti alla vigliaccheria e strinsi Ethel tra le braccia. S, lui ti ama! Si vede a occhio nudo. Avesse voluto il cielo che capisse chi era quel lui! Davvero lo pensi? mi chiese con voce strozzata. Ne sono sicuro. La strinsi tanto da soffocarla. Mi si offriva lopportunit di dichiararle la mia pa ssione, in maniera dissimulata, certo, ma divinamente liberatrice. Lasciai fluir e il contenuto della mia anima; bastava parlare di s alla terza persona, come Giu lio Cesare. Visto che io un altro, questa nuova coniugazione non mi poneva probl ema alcuno. Ti ama, ti ama da star male, ebbro della tua bellezza, ne ha pi bisogno che di be re e di mangiare, non pensa che a te, non vive che per te, felice solo quando ti stringe tra le braccia, e quando lontano da te ha limpressione che una palla di cannone gli abbia sfondato il torace. Avrei potuto continuare a lungo. Era cos facile: bastava aprire la bocca e lascia r passare una muta di parole che chiedevano solo di uscire. Udii la voce estatica di colei che stringevo: Come fai a sapere tutte queste cose? Perch saltano agli occhi. Agli occhi e ai timpani! Rest raggomitolata tra le mie braccia, sconvolta di ebetudine, ed era opera mia. Dimmi ancora... dimmi ancora cose che saltano agli occhi. cos bello. Ne voleva ancora! Ne avrebbe avuto ancora. Sciolsi di nuovi i cani: combattuto tra due bisogni contraddittori: quello di gettarsi ai tuoi piedi per

adorarti e confessarti tutto il suo amore, e quello di ferirti, di farti male pe r lottare contro ci che tu gli ispiri. Il suo amore si inginocchia e al tempo ste sso lui sfodera gli artigli. per questo che tu lo torturi e lo ossessioni in som mo grado. Improvvisamente colto dallidea che parlavo in nome di un altro, tacqui. Tanto meg lio, perch stavo per oltrepassare il mio margine di manovra. Tra le mie braccia, Ethel era stordita. Come mi ama! mormor. Che cieca che sono! Oh s! Usc dalle mie braccia e mi lasci vuoto. Ho sempre saputo che eri un mago disse. Non si ha una faccia come la tua se non si radicalmente diversi dagli altri. Tu vedi le persone attraverso. Hai incontra to Xavier una volta sola e hai capito chi era. Hai sentito cosa provava per me. Non immaginava nemmeno quanto erano vere le sue parole. Aveva dunque dimenticato ci che le avevo confidato a proposito del bellone, lindomani del vernissage? Invi dio la capacit di amnesia volontaria di certe persone. Neanche gli struzzi sono c os ciechi. Allungata sul divano, la mia amata era al settimo cielo. Non sono mai stata tanto felice in vita mia. E sono stato io a metterti nelle condizioni di esserlo. Quello che dorme con te non ti fa godere quanto me. Gloria alle parole, gloria alle mie parole che ti sc opano meglio del sesso del mio rivale! Senza di te, Epiphane, la vita lavrei soltanto sfiorata. Ti ricordi in che stato ero quando sono arrivata qui? E lo vedi come sto adesso? a te che lo devo. Sei m olto pi che il mio miglior amico: sei un fratello. Questa mi piaceva. Con un fratello, almeno, lincesto diventava possibile. La mia gioia fu di breve durata. Ethel corse a raggiungere il suo amante. Un alt ro avrebbe beneficiato degli ardori che avevo attizzato in lei. Margaritas ante porcos. Seppellii gli ultimi due giorni del 1996 davanti alla televisione, per non dover li vivere. Cerano programmi atroci: ci ammannivano le compilations degli eventi d ellanno. Cadaveri di bambine, rifugiati zairesi che morivano a migliaia, scandali sordidi: bisognava essere pazzi per guardare quelle cose. Finii per capire che lo ero diventato. Avevo ricevuto duemila inviti per la notte di San Silvestro; li avevo rifiutati tutti, sostenendo di averne accettati altri. Volevo essere solo per offrirmi un regalo che sognavo fin dallinfanzia: i tappi p er le orecchie. Il pomeriggio del 31 dicembre andai in farmacia a comprarli. Res tai meravigliato dalla bellezza della scatola, dal mistero dei suoi geroglifici. Tornato a casa, laprii: ce nera abbastanza per assordire un reggimento. Giunta lora, ne spogliai due del loro involucro protettivo e scoprii delle pallin e di pasta di mandorla colorate di rosa. Rispettai alla lettera le indicazioni du so, le scaldai tra le dita e le arrotolai a cilindro. Poi le guardai come il dis perato contempla la pistola: quando si uomo-orecchio, mettersi i tappi vuol dire suicidarsi. Con fare solenne, le infilai nei condotti uditivi. Un miracolo si produsse: il m ondo intorno a me scomparve, divenni lunica realt esistente. Allinizio, la sensazio ne era sgradevole; dieci minuti dopo, non cera pi traccia di quel vago dolore. Cera solo la mia solitudine fastosa ed eremitica. Andai a letto con La certosa di Parma, uno dei miei libri preferiti. Molto prest o mi resi conto che ero incapace di leggere: i rumori del mio corpo coprivano la voce dellamato testo. In verit, la mia anatomia produceva tanti di quei decibel c he sarebbe stato impossibile dirigere la mia attenzione verso un oggetto esterno . Ero murato in me stesso. Era una sensazione straordinaria: spegnevo la luce per goderne di pi, blindavo la mia sordit sommandovi la cecit. Il velo divenne sudario. Ero stato sepolto vivo. Ero nella mia tomba. Uneccitazione favolosa si impossess del mio spirito: analizzavo appassionato il fr acasso del mio stomaco, la cadenza della circolazione sanguigna e di altri suoni incomprensibili, insoliti come porte che sbattono. Il cuore mi batteva come una

bomba a orologeria. Mi sembr di non aver mai vissuto nulla di interessante quant o questa carcerazione volontaria. A un tratto mi domandai angosciato se i tappi avevano ucciso Ethel nel mio cerve llo: ma no, potevo scorgerla attraverso gli interstizi della mia cella, come Fab rice in prigione intravedeva Cllia. Decisamente, non mancava niente nel mio nuovo soggiorno. Non riuscii ad analizzare pi a lungo i lussuosi enigmi di questOlimpo perch il torp ore non tard a ricoprirmi di piombo. Io, insonne patentato, mi addormentavo, mi i nabissavo in profondit sconosciute. Le palline di cera rosa mi avevano otturato c os bene che ero ostruito, impermeabile alluniverso. Non sapevo che il coma fosse c os voluttuoso. Ci restai per dodici ore. Al mio risveglio, cera stata la catastrofe: non eravamo pi nel 1996. Quanto appare pi bello lo sposo defunto del ragazzino che crede di averlo soppiantato! Il 1997 credeva di essere giovane, era solo inconsistente. Aprii le tende per vedere i suoi occhi: non aveva neanche sguardo. Le strade era no vuote, i rari passanti portavano il lutto per colui di cui il mondo sar vedovo per sempre. Il disgusto per il primo gennaio lo avevo provato ogni anno, ma questa volta era molto peggio. Il 1996 era stato da ogni punto di vista un annus horribilis ma p er me, e solo per me, avrebbe per sempre avuto i lineamenti della mia amata. Sul fronte telefonico, la situazione era preoccupante; nulla pi diYcile da affron tare che un avversario privo di talento: il nemico non ne aveva alcuno. Linviata di guerra mi chiamava sempre pi spesso. Mi raccontava certi discorsi del bellone: non si trattava tanto di volgarit, quanto di insulsaggini la cui interpretazione dava adito alla volgarit. Il nostro Xavier non aveva la stoffa di un Costals: ne ssuna genialit nelle sue indelicatezze, di cui nessuna voluta o consapevole. Tutt e portavano il segno di uno spirito grossolano e incapace di riguardi, tipico di chi non si mai dovuto dar da fare per piacere, tipico anche di un essere estran eo allamore. A me, in compenso, servivano ricche scorte di finezza per riuscire a dare un sen so a discorsi che ne erano privi e, in caso contrario, a giustificarli. Avevo spesso limpressione di essere un traduttore che fosse anche professore di b uone maniere; non era raro che la mia amata mi chiedesse come il grande artista avesse potuto dirle questa o quella cosa spiacevole. Assumevo allora il tono di chi sa come va il mondo, e rispondevo: Si fa cos. Lei mi ammirava: Tu capisci cos bene la vita di societ. Io, invece, si direbbe che vengo da unisola deserta. Ignorava forse che il mio fisico mi aveva imprigionato s u unisola deserta per ventanni? Era vero per che questa disgrazia mi aveva permesso di vedere chiaro nei rapporti umani. Non c nulla come lessere profondamente indesi derabile per sapere fino a che punto la gente se ne frega di te. Ethel, bella co me una vergine di Hieronymus Bosch, non era al corrente dellindifferenza totale c he luomo prova verso il suo simile. La sua bont la isolava ancora di pi. La prima del film si avvicinava: lattrice dove va incontrare qualche giornalista. Bisognava vedere con quale generosit Ethel par lava di quellopera che sapevo quanto in realt lei detestasse. Si entusiasmava per il talento del cineasta e definiva unimmensa fortuna il fatto di aver lavorato co n lui. Se fosse stata pagata in conformit, lavrei sospettata di mentire per intere sse, quando mentiva per gentilezza pura e semplice, perch non aveva nulla da guad agnarci e anzi molto da perderci, era compromettente cantare le lodi di un polpe ttone del genere. Quanto a me, ero impaziente di fuggire la sua storia damore. Avevo ricevuto il bi glietto daereo per il Giappone e lo contemplavo deliziato. La sera del 7 gennaio il bellone accondiscese ad accompagnare la sua amante alla prima di La condizione umana un tropismo evanescente. Ebbi dunque modo di rived erlo. Si gett su di me come per far credere che fossimo i migliori amici del mond o. Portava occhiali neri e si stup che io ne fossi sprovvisto. Per me ci vorrebbe un passamontagna gli risposi con tono beffardo.

Si sganasci dal ridere e and in estasi per il mio spirito. Mi accorsi che mi dava de l tu. La cosa mi parve odiosa. Decisi di non contraccambiare. Non hai paura che ti riconoscano? Alzai le spalle. Mi riconoscano pure. Il problema loro, non mio. Me ne frego. Hai ragione, in fondo. Basta fregarsene. Faccio come te. Si lev gli occhiali neri. Ma, con sua grande perplessit, nessuno lo riconobbe per tutta la serata. Con la tremarella, Ethel era magnifica. Era la sola che sembrasse angosciata: il regista guardava i futuri spettatori con disprezzo, con laria di pensare che il pubblico era un male necessario. Meno male che non ti ho ingaggiato, mi disse. Quando ti ho conosciuto, non eri n essuno. Ora sei una star internazionale. Se ti avessi dato una parte nel mio fil m, lavrebbero presa per una roba commerciale. Sarebbero andati a vederlo anche gl i zotici peggiori. Aveva se non altro il pregio della sincerit. Xavier si sedette alla destra della mia amata e io alla sua sinistra. La proiezi one cominci; la giovane protagonista si aggrapp alle nostre mani. Il grande artist a ritrasse la sua, laria infastidita. Io invece ne approfittai per tenere prigion iero il palmo di Ethel. Quanto dura il film? le sussurrai allorecchio. Due ore e tre quarti. Orrore pensai. Nel corso della mia vita di spettatore, mi sono sciroppato bei polpettoni, e tut to per vedere unattrice che mi piaceva. Per quanto brutta possa essere una sceneg giatura, non mi annoio mai quando vedo una bella ragazza. Mi concentro su di lei , non guardo altro. Nel caso specifico, Il tropismo evanescente aveva un argomento con i fiocchi per sedurmi: due ore e tre quarti dimmagini della mia madonna, il paradiso. Non fu c os. In primo luogo, su centosessantacinque minuti, ce nerano solo cinquanta in cui si vedesse leroina: voleva dire centoquindici minuti di troppo. Quasi due ore da sc artare, era molto. E poi, nei cinquanta minuti di Ethel, ce nerano appena dieci in cui fosse riconos cibile; per gli altri quaranta, il regista laveva truccata al punto di sfigurarla , come se fosse stato infastidito dalla sua bellezza. Ridicolo, avrebbe fatto me glio a scegliere direttamente unattrice brutta. Infine, i dieci minuti nei quali il cineasta non era stato capace di dissimulare la grazia della mia amata soffrivano di un grave problema di montaggio; domanda i allorecchio della mia vicina se il montatore avesse qualche tic cronico. Mi ris pose che la montatrice aveva il morbo di Parkinson e questa era la ragione per c ui il regista laveva scelta. Mi misi a ridere molto forte: la gente si gir indigna ta perch era una scena particolarmente tragica; il bellone trov la mia reazione pi uttosto sofisticata e mi imit. Grazie a me, rest sveglio qualche istante. Il resto del tempo, dorm come uno zotic o: lo si sentiva russare in tutta la sala. Ethel sembrava rattristata. Fedele al mio personaggio, le mormorai: Non te la prendere. Il film noioso, non colpa sua. vero, il film noioso, ripet lei con una smorfia. Lo era, in verit. La sceneggiatura era unassenza di sceneggiatura; lautore aveva te ntato di dissimularlo dietro scene astruse e spacconate narrative, in maniera ch e lo spettatore ingenuo si sentisse tanto stupido da non capire la finezza dellin treccio. I dialoghi per fortuna erano rari, perch erano di una nullit uguagliata solo dal l oro tono pretenzioso. La musica aveva qualcosa di stranamente adescatore, che mi sarebbe piaciuto se a vesse avuto a che fare con il film. Se uno vuol essere barboso, tanto vale esser lo fino in fondo: lopera pu allora essere definita ascetica, cosa nobile. Ma gli s trombazzamenti che lo accompagnavano davano al Tropismo evanescente unaria ammicc ante che annullava le ultime possibilit di considerazione concepibili al suo rigu

ardo. La cosa pi grave per erano le immagini. Che un cineasta non voglia ottenere il bel lo, lo capisco. Che voglia ottenere ripugnanza, volgarit, eccesso, oscurit, pure l o capisco. Che voglia ottenere il nulla, latipico, il senza qualit, il senza stile, il grado zero: ancora lo capisco. Che non voglia ottenere nulla, non lo capisco. Non pi logico, se non vuole ottenere nulla, non girare il film? Per il genere di immagini della sua opera, una videocamera da compleanni sarebbe andata benissimo. In linea di principio, questo genere di semplicit non mi dispi ace. Ma allora, perch non usare una videocamera? Gli sarebbe costato meno e sareb be stato simpatico. E poi, perch quelle ombre dipinte, quegli scenari lambiccati, quelle ottanta riprese per ogni scena, quei mezzi stupefacenti, se era per arri vare a immagini tanto insignificanti? Da qualunque punto di vista lo si considerasse, il film era insostenibile. Non m i disgust, tuttavia, per ragioni che riguardavano solo me. Cera la scena del toro, che aveva coinciso con la mia scoperta di Ethel: anche se lautore laveva sbagliat a in pieno, mi sconvolse. Strinsi la mano della mia amata come se fosse una svol ta capitale nella storia del cinema. Mi sorrise. Cerano anche momenti in cui, nonostante gli sforzi del maestro, la sua bellezza b ucava lo schermo. Le luci del film erano cos pallide che anche nella scena della corrida, che avrebbe dovuto svolgersi in unarena di Siviglia, sembrava di essere in una sala operatoria. Nessuno viene bene sotto quella specie di tubo al neon. Per il viso della giovane protagonista possedeva una sua propria luce interiore c he copriva quella dei proiettori: trovava il modo di risplendere anche in mezzo a tante atrocit, come aureolata di uno splendore autonomo, al modo di una vergine di Memling. Questi istanti di grazia furono folgoranti. Mai pi di qualche secondo, ma ai miei occhi il polpettone intero ne traeva giustificazione. Centosessantacinque minut i vuoti e sgradevoli per dieci secondi di splendore: erano le proporzioni dellesi stenza umana, settantanni di vita per una settimana di estasi. Senza alcun dubbio lintenzione dellautore non era stata quella di riprodurre quest o contrasto. Conservai comunque il mio diritto a non tener conto delle sue istru zioni e a estrarre la mia opera dalla sua. Cos, La condizione umana un tropismo e vanescente scaten in me un certo entusiasmo. Quando la proiezione fin, applaudii energicamente. Fui il solo. Adoro la tua lettura dellopera, mi disse Xavier, svegliato dalla mia ovazione. Ci fu nella sala un silenzio penetrante. Ethel mi lanci uno sguardo smarrito. Non osava volgersi verso il bellone. Intorno a noi, le persone si alzavano, stanche. Il film aveva stinto su di loro; erano vuote e brutte. Tentai di analizzare le loro reazioni; mi accorsi che que llaria disincantata dissimulava unangoscia senza nome: non sapevano se dovevano ap prezzare o meno quello che avevano appena visto perch il regista godeva di grande considerazione tra i cinefili. Avevano il terrore di sbagliarsi, di esprimere u nopinione opposta a quella che avrebbero dovuto avere. Lessenziale era non pronunc iare una frase irrecuperabile. Cos, quando la critica si fosse pronunciata, qualc he settimana dopo, non sarebbero stati compromessi. Nel dubbio, sempre stato pi pericoloso ammirare un artista che avere riserve su d i lui. Non soltanto questione di coraggio: ci vuole in s molta sostanza per esser e capaci di apprezzare un artista, e a maggior ragione per decidere senza aiuto di nessuno se apprezzabile. E la maggior parte degli individui contiene poca o nes suna sostanza. Per questo ci sono tanti fan e cos pochi ammiratori, tanti detratt ori e cos pochi interlocutori. Quella sera non ci furono miracoli: il pubblico vergine non ebbe talento. Allinfu ori di me, che proclamai il mio entusiasmo, e di Xavier che espresse forte e chi ara la sua condanna, nessuno emise qualcosa che ricordasse un parere. Pensai ric onfortato che il regista e i suoi spettatori si equivalevano in nullit. La gente se ne and rapidamente per mascherare il panico causato dalla propria ass enza di opinioni. Nella sala restarono la troupe al completo, lamante della mia a mata e io. Strinsi la mano del cineasta, riuscendo a elogiarlo senza mentire: Congratulazioni. molto meglio di quanto non mi aspettassi. C una visione del mondo nella tua opera: hai stabilito la tua personale ripartizione tra il bello e il

brutto, la pesantezza e la grazia. La tua proporzione pessimistica, sono daccordo . Il tuo film lascia sfuggire folgorazioni di senso e di splendore che scompaion o subito, come nella vita. Il titolo cos giustificato: s, i nostri tropismi sono e vanescenti. Gi disse Pierre, con laria di fregarsene. Bravo sorrise Ethel abbracciandolo. Il pubblico mi ha confermato la validit del film continu Pierre. Avete visto? Era k.o., neutralizzato. Proprio quel che volevo. Bene. Si mangia? sbadigli il bellone. Ci precipitammo sui pasticcini. Nulla fa venire pi fame di un film vuoto. Sei il re dei bugiardi, mi disse la giovane protagonista. Che ipocrita, vecchio mio! ridacchi il suo amante. Non ho mentito protestai. Durante la proiezione mi hai sussurrato che era noioso rispose lei. Era pallosissimo! rincar il bastardo. Le due cose non sono in contraddizione assicurai io. Uninterpretazione del mondo spesso noiosa, a immagine del mondo stesso. E chi se ne frega! se ne usc il pittore. Al cinema come a teatro, non c cosa peggi re della noia. Certo. Per non era sempre noioso dissi, pensando agli istanti in cui appariva la bella. Ma di, una rottura senza interruzioni! dichiar il delicato personaggio, incapace d i concepire che ci avrebbe potuto ferire la sua amante. E lei che ne sa? ribattei. Ha dormito tutto il tempo. Ne ho visto abbastanza per sapere che non valeva niente dallinizio alla fine. Ha cominciato a russare alla fine dei titoli di testa. Non ha voce in capitolo. Non ha visto certe scene in cui Ethel era bella da mozzare il fiato. Non si va al cinema per vedere le belle ragazze. Qui non si tratta di belle ragazze, si tratta della sua amante. Non ho bisogno di andarmi a rompere le scatole al cinema per vederla. il suo lavoro di attrice che si presume lei dovesse venire a vedere. Al suo vern issage, lei trovava normale che ci interessassimo alla sua opera. Ebbene, io avr ei trovato normale che lei si interessasse alla sua interpretazione. Me lo aveva detto anche Ethel che il film sarebbe stato una rottura! Ci non toglie che lei ci abbia lavorato anima e corpo. Da dove tiri fuori queste cazzate, vecchio mio? Non sono il suo vecchio e non abbiamo badato ai maiali insieme, che io sappia. A proposito di maiali, hai veramente un carattere da porco, mi disse il bellone. Non c porco peggiore di colui che si ignora ribattei. Ma cazzo, si pu sapere che ti ho fatto? A me niente. Ti rendi conto che me ne stai dicendo di tutti i colori per il film pi brutto del mondo? Pensi che ne valga la pena? Non il film pi brutto del mondo. Ognuno ha i suoi gusti, no? Tu hai il diritto di trovarlo bello, io ho il diritt o di non trovarlo bello. Lei non aveva il diritto di non guardare il film. Be, Ethel, andiamocene. Il tuo amichetto ci sta facendo una scenata. La trascin per il braccio. La madonna volse verso di me occhi disperati. Prima ch e raggiungessero la porta, ebbi il tempo di gridare: Non sono lamichetto di Ethel! La coppia scomparve nelloscurit. Tornai a casa, ebbro di rabbia. Ce lavevo con il mondo intero: con la mia amata, perch era innamorata di quellimbecille soddisfatto; con Xavier, per essere cos inde gno della mia amata; con il cineasta, per essere una nullit; con il pubblico, che non aveva avuto neanche il coraggio di non farsi piacere il film; e con me stes so, soprattutto con me stesso, per essermi tanto infiammato in nome di una porca ta del genere, quando cerano ragioni di gran lunga migliori per rimbrottare il ga glioffo. Passai la notte a piangere di rabbia.

Il giorno dopo era l8 gennaio, vigilia della mia partenza per Kanazawa. Il telefono squill. Sapevo chi era. Aveva una voce mesta. Non ho intenzione di scusarmi le dissi risentito. Non te lo chiedo. Avevi ragione. Lo disprezzo. Voglio rompere. Lo spazio di un istante, mi sentii ribollire di gioia. Fu di breve durata perch c ontinu: Se solo non fossi innamorata di lui! Ma se mi hai appena detto che lo disprezzi, che vuoi rompere! Ci non toglie che lo ami. Passer. Ci vorr tempo. Mi conosco. Soffrir, soffrir molto. Il mio cuore ne fu dilaniato. Lei prosegu: E poi dovr trovare il coraggio di lasciarlo. Lo troverai! Lo trover se mi aiuti, Epiphane. Avr bisogno di te. Ma... io parto domani per il Giappone. Come? Me lero dimenticato. Oh no, non possibile. Senza di te sar mille volte peggi o. Cominci a piangere. Ero lusingato e sconvolto: Annullo il viaggio! No. Eri cos contento di andare in Giappone. Ti proibisco di annullare il viaggio. Tu sei pi importante del Sol Levante. Rimango. Non se ne parla. Quando rientri? Il 12. Tre giorni senza di te... posso farcela. Mi dispiacerebbe da morire se non andas si per causa mia. Ti ordino di andare. Tre giorni fa era lEpifania: mio onomastico e compleanno. Visto che non mi hai fa tto gli auguri n per luno n per laltro, ti chiedo, a titolo di risarcimento, di sott rarmi al tuo ordine. Sento che se ti lascio sola farai qualche idiozia. Che idiozia vuoi che commetta? Sono la persona meno incline al suicidio di quest o mondo. Non pensavo a questo. No, ho paura che tu non rompa, ecco. Tu stessa temi di non averne la forza. Aspetter il tuo ritorno per farlo. No! Se lasci passare quattro giorni, non romperai mai. Lo far. Non lo sopporto pi. Lui lo sa che stai per lasciarlo? Se si preoccupasse di me, lo saprebbe. Se ne frega di quello che posso pensare. Spero che non dimenticherai le tue radiose parole di oggi. Nessun rischio. Ma dimmi un po: incredibile quanto ci tieni a questa rottura. Epp ure, fino a poco tempo fa, alla mia pi piccola critica, prendevi le difese di Xav ier. Ieri sera credo di avere scoperto il suo vero volto. Anche io. Non avrei mai dovuto invitarlo alla prima. Al contrario! Avresti preferito continuare a cullarti nellillusione? S. Piangeva ancora. Le sue lacrime erano molto silenziose; bisognava essere un uomo -orecchio per sentirle da un capo allaltro del filo. Cos singhiozza la neve quando si scioglie. Vieni con me a Kanazawa. No. molto bello, laggi. Non ne dubito. Non potrei partire. Se prendessi quellaereo con te sarebbe una men zogna: tutta me stessa resterebbe qui. Non lo sai che in amore la miglior difesa la fuga? Non sono ancora al punto di dovermi difendere. Hai detto ancora: vuol dire che ci arriverai presto. Come posso partire e lasciart i sola se ti so minacciata? Minacciata dal dolore, punto. Non sar la prima volta che soffro. Non rischio altr

o. Mi piacerebbe potertelo risparmiare. Epiphane, tu sei mio fratello, ma soffrir lo stesso, anche se rimani. Parti, allo ra. Pongo una condizione formale. Accordata. Oggi ti compri un fax. Prego? Ci andremo insieme, se vuoi. Ti aiuter a installarlo. Perch vuoi che abbia un fax? Per poter comunicare con te in qualunque momento. Il telefono, soprattutto sulle lunghe distanze, avvelena le confidenze. Andiamo? Bisogna vivere con il proprio tempo. Nel Medioevo non sarei partito per andare c os lontano senza rinchiudere la mia amata nella sua torre e in una cintura di cas tit; nel xix secolo le avrei comprato una camicia di forza. Oggi, nel nome della stupida libert individuale, non si pu pi ricorrere a sistemi cos saggi e sicuri. Se si vuole controllare la gente a distanza, bisogna bombardarla di telecomunicazio ni. Comprammo un fax di marca nipponica, naturalmente. Lo installai da lei. Puoi garantirmi che Xavier non vedr i miei messaggi? Nessun pericolo. Non ha mai accettato di passare una notte o un momento da me. H a sempre detto di trovare spaventoso il mio appartamento. Ecco la sua proverbiale delicatezza che riaYora. Non la fece ridere. Il momento delladdio fu incredibilmente solenne. La strinsi tra le braccia: Si direbbe che vai in guerra, mi disse. Sei tu che vai in guerra. Il 9 gennaio compresi cosa significasse lespressione partire con la morte nel cuor e. Io che avevo tanto aspettato quella partenza, al punto di cercare di anticipar la, avrei dato non so cosa per restare. Non era la prima volta che volavo lontano. Eppure si sarebbe detto che era la pr ima volta in vita mia che partivo. Non avevo mai provato una sensazione simile: avevo un groppo allo stomaco, crepavo di paura senza sapere perch. Paul Bowles sc rive che il vero viaggiatore colui che non certo di tornare: senza dubbio quello era il mio primo vero viaggio. Era assurdo: sapevo che sarei rientrato il 12, avevo in mano il biglietto di rit orno, e tuttavia non riuscivo a crederci. Avevo la convinzione strana e inelimin abile che sarei morto. Non di morire un po come dice il proverbio; di morire per davvero. Non avevo alcuna idea precisa su come sarebbe avvenuto questo decesso: collisione ad alta quota, influenza asiatica, omicidio per mano di un yakuza, te rremoto del secolo o dirottamento. La coscienza di quanto fosse ridicola la mia angoscia non cambiava niente. Un nastro invisibile mi annodava a questo continente, come quello delle partenze di una volta a bordo dei grandi piroscafi, il nastro che legava gli emigranti a lla famiglia sconsolata e che si dipanava fino a rompersi, reciso dalla sadica P arca delle separazioni, e che ricadeva in mare a galleggiare, atroce detrito del cuore. Lasciavo Ethel nel momento in cui aveva di me il pi gran bisogno: era abietto. Se la dama dei miei pensieri non me lavesse ordinato, non avrei mai ceduto. Come ch iedere al giardiniere innamorato della sua rosa di lasciare il paese in periodo di siccit. Mi sembrava tra laltro che fosse il solo momento in cui avrei avuto la possibilit di parlarle della mia passione: in quellistante, Ethel era vulnerabile in sommo g rado, forse era al punto in cui non avrebbe visto la mia bruttezza. Unoccasione d el genere non si sarebbe probabilmente ripresentata. La rosa che muore di sete h a bisogno del giardiniere, ma il giardiniere ha ancor pi bisogno della rosa che m uore di sete: senza la sete del suo fiore, lui non esisterebbe.

Al mio ritorno da Kanazawa, la sete del fiore si sarebbe certamente estinta. Eth el era una giovane donna piena di salute: le sue ferite si sarebbero cicatrizzat e, se la sarebbe cavata senza di me. A questo pensiero rivoltante, un progetto v ergognoso mi spunt in un angolo della mente: avrei coltivato a distanza la sua ma lattia per raccoglierne il frutto al mio ritorno. Questa ignominia si rendeva indispensabile: la meravigliosa idiota era infatti c apace di non ricordare il suo desiderio di rompere, e di risprofondare quindi ne lla storia con il bellimbusto. Era stata unidea geniale quella di installarle il fax: mi sarei adoperato per far s che non dimenticasse le sue eccellenti risoluzi oni. Laereo decoll, il nastro si recise. Incollato al mio obl, guardai ci che lasciavo. T utto era Ethel: gli hangar dellareoporto, le strade, la terra triste di gennaio, le fabbriche, tutto era Ethel. Oltre le nuvole, lEuropa non si vedeva pi. Liberato dal suolo, iniziai a scrivere i fax che avrei inviato alla mia amata appena arrivato. aereo, 9/1/97 Cara Ethel, siamo appena decollati e gi ti sto scrivendo: ti avevo avvertita, non ti moller un attimo. In questi pochi giorni star con te forse ancor pi di quanto non lo sia st ato ieri o laltroieri. In questo Boeing c uno schermo che ogni quarto dora indica dove siamo: si vede una carta geografica e il nostro apparecchio che ci va a spasso sopra come un giocat tolo. In questo momento stiamo sorvolando la Germania; poi sar la Polonia, la Rus sia, la Siberia, il Mar del Giappone e finalmente Tokyo. la prima volta che un viaggio mi fa tanto effetto: la lista di luoghi che ti ho appena elencato mi sconvolge quanto altrettanti miti. Se mi apprestassi ad attra versarli su una slitta trainata da una muta di cani, non sarei pi emozionato. Di solito, i viaggi in aereo sono per me formalit noiose e astratte: oggi, sento ani ma e corpo la realt di questo volo, e ci mi d le vertigini. Deve essere lidea della tua sofferenza a sprofondarmi in questo stato di ipereste sia. Per solidariet con il tuo spirito, il mio ha perduto le sue difese immunitar ie. Mi hai detto che sono tuo fratello: non sai fino a che punto sia vero. Non f accio che pensarti. Avrei voluto non partire e restarti vicino; hai deciso diver samente. Cos lancio le mie parole al tuo inseguimento. Per quanto riguarda me, di uneYcacia spaventosa: basta che ti scriva per sentire la tua presenza. La mia stilografica ti evoca ed eccoti qui. Mi chiedo come facc iano i prestigiatori a stupire la gente: cosa sono i loro giochi di prestigio a confronto dellirrefutabile magia della scrittura? E per te? Funziona? Lo senti che sei con me? Se ancora non cos, lo sar tra una doz zina di ore, ammesso che laereo non vada a schiantarsi da qualche parte. La hostess ha distribuito i vassoi del pranzo: nel menu, tanto per fare una cosa nuova, cera cartone in salsa di cartone. Non lho toccato. Intorno a me, le person e divorano ingordamente quella roba. Hanno laria di trovarla uno schifo. Lo credo bene, lo . Ma allora perch mangiano quella schifezza? Non capisco come ragioni qu esto genere di individui, e penso che tu e io non ne facciamo parte. Noi siamo della razza di coloro che vogliono il meglio e rifiutano il resto: abb iamo probabilmente poche possibilit di ottenere ci che desideriamo. Ma questo null a cambia al nostro desiderio. Aspiriamo al sublime e tanto peggio per quelli che ci trovano idioti. Tu aspiri al sublime attraverso il tuo amore, e Xavier trova che sia una stupida ggine: lo vedi quale abisso ti separa da lui? fiero di avere i piedi nel fango; lui della razza di quelli che mangiano il pranzo precotto per la semplice ragion e che commestibile, che solido, che ne hanno diritto e che bisognerebbe essere f essi per non prendere ci cui si ha diritto. Capisci dove voglio arrivare? per questo che Xavier ti ha presa: perch eri commes tibile, perch ti offrivi, perch tanto gli bastava per credersi degno di te, perch b isognerebbe essere fessi per non prendere ci che si offre. Non ti paragono neppur e un istante a questo cibo insipido, lui che associo a quei divoratori ripugnant i. So di ferirti. Non questo il mio intento; per parlare come il bruto che non s

ono, ti faccio del male, ma per il tuo bene. Mi angoscio allidea che tu possa cambiare parere. Sei dolce e incline alla compas sione, basterebbe che Xavier ti lanciasse unocchiata languida e tu lo perdonerest i. Mi rendo conto di non sapere neanche fin dove si sia spinto, la sera della pr ima; ignoro quali cattiverie abbia potuto dire dopo che mi avete mollato. Forse dopo non ti ha detto niente di peggio, cosa che non cambia nulla alla situazione . Eppure, il peggio deve essere arrivato. La prova che tu, cos poco avara di confid enze negli ultimi tempi, non mi hai raccontato niente. Penserai: questo, il suo f ax di consolazione? Ma sadismo puro! Ethel, preferirei mille volte dirti cose gen tili. Sento per che hai soprattutto bisogno di essere scossa. Il colmo sarebbe ch e tu soffrissi senza arrivare a nulla. Se non rompi, allora il tuo dolore sar sta to sterile. In questo momento, sei leroinomane che ha deciso di smettere di bucar si. I primi giorni sono atroci, soffri come una disperata. Se tieni duro ne usci rai, se non liberata, almeno fortificata contro la droga. Se molli, avrai vissut o linferno per niente. La mia metafora non gratuita; quel tipo uno stupefacente. La prima volta ti ha p rocurato un piacere folgorante che in seguito ha continuato a diminuire, fino a scomparire. Credi di amarlo e invece provi per lui solo una dipendenza. un senti mento miserabile, a immagine di colui che lo ispira. S, lo so, ti ho parlato bene di lui negli ultimi giorni: mi sbagliavo. Sai meglio di me quanto seduttore. Pu re io mi sono lasciato prendere dal suo gioco, anche perch con me si era lanciato in una vera e propria campagna di conquista. Ero lusingato. Alla prima, ci ha mostrato il suo vero volto. Hai notato quanto la sua qualit pi i ncontestabile si fosse offuscata? Non era pi neanche bello, ma solo comune e volg are. Un grugno da piccolo borghese scontento perch il programma della televisione non gli piaceva. Mi sono interrotto un lungo istante per guardare fuori dallobl: non cera niente da vedere e questo era interessante. Nulla di cui meravigliarsi, sorvoliamo la Polo nia. Alfred Jarry scrisse questa didascalia per Ubu: La storia si svolge in Polon ia, cio in nessun luogo. Come mi piacerebbe vivere in Polonia! In aereo stanno proiettando un film americano. Non so cosa sia (non voglio saper lo), vedo soltanto che lattrice principale, insulsa come un piatto di pasta scott a, indossa un vestito di kleenex. Non mento: un tessuto che ha la consistenza e il colore rosato del kleenex. Viene voglia di soYarcisi il naso dentro. Me ne in tendo, da quando sono nella moda. Non ha laria, per, di essere un film comico. Sem brerebbe una storia damore. Anche senza cuYe, disgustoso. Eppure, intorno a me, la gente si messa le cuYe e si tuffata in questo capolavor o cinematografico. Nessuno ha laria entusiasta, e lo credo bene. Ci non toglie che guardino. la versione spettacolo del pranzo precotto. Sono sicuro che Xavier fa rebbe come loro. Il tropismo evanescente non era abbastanza bello per lui, ma il piatto di pasta scotta vestito di kleenex se lo sarebbe fatto fuori tutto. Ora ti lascio riprendere fiato. Mi sono portato dietro la Critica della ragion p ura. Capirai bene che ardo dalla voglia di rileggerlo. Sinceramente tuo, Epiphane Non mi ero portato la Critica della ragion pura. Avevo bisogno di rileggermi e d i riflettere. Il nulla, dal finestrino, era invitante. Mi sentivo il contrario d el paesaggio: denso come un uovo. Squisita pienezza dello strazio amoroso, che p rendevo per sofferenza, quando avrei dovuto godere della tensione che mi animava . In verit, non fui capace di alcuna riflessione: ci vuole un minimo di vuoto in s p er riuscire a traslocare le idee e a trovar loro un buon posto. Ero troppo pieno . Ignoro quante ore sono rimasto sprofondato in questo pantano interiore. La scrittura dunque non serviva solo a mettermi in presenza di Ethel, ma anche a mettermi in presenza di me stesso. Scrissi un altro fax. aereo, 10/1/1997 Cara Ethel,

ho finito la Critica della ragion pura. Un buon libro, te lo consiglio. Non ti s tupire della mia strana calligrafia, non guardo quello che scrivo: ho gli occhi incollati allobl. Sorvoliamo la Siberia da pi di unora e non sono riuscito a vedere nulla. Intendiamoci bene, non ha niente a che fare con il nulla polacco. Qui non il nulla: c un mondo al di sotto dellaereo, ma c da giurare che luomo non ci abbia i messo piede. Invano cercheresti qualcosa che somigli a una strada, a una casa o anche a un sentiero. Nullaltro che colline boscose e innevate, a perdita docchio . Per, a sentire Solzenicyn e compagni, degli esseri umani ci sono stati. I gulag er ano sotto terra? Oppure la neve che dissimula la traccia delluomo. No, impossibil e; ho sorvolato la Polonia e la Russia, anchesse coperte di neve, e strade e abit azioni si distinguevano ancora meglio. A maggior ragione visto che siamo al 10 g ennaio: il candido mantello non caduto ieri. Qui, invece, ha proprio laria di ess ere vergine. incredibile. Osservo la posizione dellapparecchio sullo schermo: lenorme Siberia appena allinizi o, ne abbiamo per cinque ore almeno. Ricomincer a scriverti appena avvisto una pa rvenza di civilt. Unora dopo: sempre il nulla. Mi sembra che avrei dovuto se non altro vedere qualc he rotaia: dov la famosa Transiberiana? In fondo, questa situazione mi incanta; i critici hanno dato del contaballe a Cendrars: per loro La prosa della transiberi ana sarebbe un puro fantasma di adolescente, perch la fuga verso est non avrebbe mai avuto luogo. Posso controbattere: evidente, cari imbecilli occhialuti, che C endrars non ha mai viaggiato sulla Transiberiana! Lo credo bene, quel treno non esiste. Invece di dare del bugiardo al poeta, non sarebbe meglio ammirarlo per a ver scritto uno dei pi bei testi del mondo, dedicato a una linea ferroviaria ines istente? A forza di guardare dallobl, finisco per sentirmi Cendrars in fuga dallEuropa con u na ragazza in mente: lui con una puttana sifilitica che chiama la piccola Jehann e di Francia, io con te. Allinizio della poesia, si ha limpressione che lei lo acc ompagni davvero. A poco a poco, si capisce che lei unidea. Anche tu, che non hai niente della puttana sifilitica, mi accompagni con il pensiero e questa evocazio ne cos forte che, talvolta, ci sei sul serio. Unora dopo: sempre il nulla. Quante migliaia di chilometri ho sorvolato senza ved ere la minima traccia umana? Io che ho langoscia della sovrappopolazione planetar ia, non posso che rallegrarmi di un tale spettacolo. Il paesaggio di una monoton ia stupefacente; le colline regolarmente spopolate sono la visione pi confortante del mondo. C di che ritrovare la propria fede nellApocalisse: quanto ci ignora la Terra! Come sar nobile e calma quando noi saremo scomparsi! Unora dopo: sempre il nulla. Vincer la scommessa. Se i miei ricordi scolastici son o esatti, il fiume Amur dovrebbe scorrere da queste parti. Tutto questo pieno di senso: lAmur non ha scelto come letto una regione sovrappopolata come il Banglad esh o il Belgio, ha eletto il territorio meno frequentato. LAmur non ha scelto co me letto una zona calda o temperata, si diletta l dove i ghiacci hanno reso la vi ta se non impossibile, quanto meno diYcile e faticosa. Tra i paesi freddi, ha op tato per il meno ospitale, di modo che la sua neve resti vergine. Quando si dice Siberia nessuno ha voglia di sorridere, una parola che evoca prigionia e morte. L a gente normale non ha voglia di esplorare la Siberia: bisogna essere matti per voler andare a vedere dove scorre il fiume Amur. E poi, non significativo che lAmur sia un fiume, e non una montagna, una palude, una pianura o un altopiano? Il fiume non , per eccellenza, ci che scorre, ci che no n cessa di fluttuare? Lamore non il sentimento pi eracliteo che esista? Non ci si bagna mai due volte nello stesso amore. Il fiume ci che collega la terra al mare, lo stabile allinstabile, il noto allignot o. Il fiume ci che raccoglie i ruscelli dei dintorni, cos come lamore collega tra l oro le inclinazioni di portata inferiore per formare un fiotto torrenziale. Il f iume ci che di volta in volta calmo e navigabile e poi precipita nella cascata, o meglio, nella caduta.

Lanalogia pi sorprendente che il fiume inesauribile. In periodi di siccit, si impov erisce e d quasi limpressione di essere scomparso: c sempre, per. Comprendo gli antic hi che avevano deificato i fiumi, da bambino restavo incantato di fronte alla lo ro facolt di ricrearsi allinfinito. Mi chiedevo da dove venisse tutta quellacqua e dove avesse lintenzione di andare: il mare non avrebbe finito per traboccare? Son o rimasto molto male quando ho saputo della condensazione, della falda freatica e delle altre spiegazioni di quel mistero. C anche gente che ti spiega lamore a bot te di ormoni e di istinto di riproduzione. Dovrei smetterla di parlarti damore: nel tuo stato, forse non la cosa migliore. Da ltronde, che te ne frega se la Siberia esiste? Unora dopo: Thalassa! Thalassa! Vedo il mare del Giappone. Ma quel che mi sembra cento volte pi straordinario che ho visto una strada: una stupidissima strada dri tta che porta a una specie di hangar vicino alla costa. la prima traccia umana c he vedo da migliaia e migliaia di chilometri. Non hai idea delleffetto che fa. Quaranta minuti dopo: terra! Ecco lImpero del Sol Levante. Se la prima volta in v ita mia che ho limpressione di viaggiare, probabilmente a causa del prestigio del la mia destinazione: nel mio immaginario, non c nulla di pi lontano, di pi fuori dal mondo, come direbbe Baudelaire, del Giappone. irrazionale, lo so. Devo essere vit tima di innumerevoli luoghi comuni, se ho di questo paese una tale mitologia. No n ho daltronde alcun desiderio di riprenderli in esame, ho al contrario lintenzion e di confermarli attraverso losservazione, a rischio di falsarla. Oggi, tutti vog liono distruggere i miti: lo trovo volgare e stupido. tanto pi facile distruggere una leggenda che costruirne una e quando uno lha distrutta, mi chiedo che cosa c i ha guadagnato. Io invece lo so che cosa si perde. sempre il mio lato alla Eugni e Grandet. Come a darmi ragione, ecco sorgere allobl il monte Fuji. Che visione! Cade a strap iombo sulle nuvole, bianco e perfetto: corrisponde punto per punto allidea che me ne ero fatto. Evviva i luoghi comuni! aereo tokyo-kanazawa, stesso giorno Sono andato dallaeroporto internazionale di Narita allareoporto nazionale di Haned a dove ho armato un putiferio per mandarti i fax. Non ha funzionato. Mi sono fat to passare per un capo di Stato ma mi hanno riconosciuto: non sapevo che il mio muso fosse cos famoso. Cercavano di chiamarmi Quasimodo, ma dicevano Kajimoto. Abbi amo avuto problemi di comprensione: io non capivo il loro inglese e non so se lo ro capissero il mio. Dai nostri scambi, risultava chiaro che soltanto il persona le dellaeroporto aveva accesso ai fax. A parte questo, il Giappone che ho visto tra i due aeroporti non corrispondeva a lle mie fantasticherie ingenue: decido allora che non ho visto niente. In compen so, dopo il decollo dellaereo, scorgo di nuovo cose di mio gradimento: montagne i nnevate e deserte, nuvole armoniose, e sempre il monte Fuji che decisamente una bella invenzione, perch lo si vede da qualunque parte del paese. Forse un ologram ma. Kanazawa la citt nipponica pi innevata: per via di una corrente, subisce i venti e il clima di Vladivostok. Il che dimostra che questo viaggio mi riporta sempre a lla Siberia. Nulla da fare, bella mia: ritorniamo sempre al fiume Amur. Fa molto Carta del Tenero. Atterriamo. A presto. Sinceramente tuo, Epiphane Un taxi mi condusse al lussuoso hotel della giuria per lelezione di Miss Internat ional. La mia prima preoccupazione fu quella di mandare i fax, ordinai che mi fo ssero consegnati i messaggi di conferma. Era essenziale che il mio bombardamento arrivasse a destinazione. Appena sistemato nella mia stanza, ricominciai a scrivere: dovevo alimentare il mio fuoco. hotel di kanazawa, stesso giorno

Cara Ethel, ti ho appena mandato una montagna di fax. Non pensare per di esserti liberata di me. Gli organizzatori ci lasciano a piede libero fino a domani: immagino che gli altri giurati ne approfittino per dormire o per visitare la citt. Io invece ho d eciso di darti il tormento. Penserai che sono un idiota, che farei meglio ad andare a vedere Kanazawa. Sappi che visito, a modo mio: per me, restare chiuso nella mia stanza dalbergo a scriv ere pagine e pagine alla mia amica del cuore non la maniera peggiore di conoscer e una citt. Comunque sia, credo di avere gi visto lessenziale di questo luogo duran te il tragitto dallaeroporto allalbergo: la neve. Non ne avevo mai vista tanta: me tri, pacchi di neve. Non avevano mentito. Vedere tanta neve in riva al mare gi di per s poco banale. Ma la cosa pi straordina ria sono gli alberi: semplici pini marittimi, piuttosto gracili, che non sarebbe ro mai capaci di sopportare il peso di tutta quella massa bianca. I giapponesi, che amano torturare la natura quando in buona salute, amano anche soccorrerla qu ando in diYcolt: ogni albero munito, a mo di sostegno, di un gigantesco palo dalla cui cima si diparte una rete di corde che vanno a dare manforte a ciascun ramo e gli impediscono di crollare. Cos, il peso della neve sostenuto dal palo. Il ris ultato singolare: i pini armati in questo modo somigliano a voliere. bello. Semb ra che sia lemblema di Kanazawa. Comincio a sentirmi stanco. dallEuropa che non dormo. Sai perch non oso cedere all a fatica? Perch mi ritengo responsabile del tuo comportamento. Finch star sveglio e ti scriver, non potrai fare idiozie. Mi considero la Sherazade del fax. La mia stanza fantastica. Soprattutto il bagno, ermetico come un poema di Mallar m. Quando ci si siede sulla tazza, la tavoletta si scalda; tirando la catena si r iceve un getto dacqua nel didietro. La vasca cos grande che potrei invitarci gli a mici, se ne avessi. Ci sono almeno quaranta interruttori sottotitolati di ideogr ammi: vorrei accenderli per capire a cosa servono, per non oso per paura che sia il sedile a espulsione o il hara-kiri automatico. vero, ti racconto fesserie: sono sfinito. Vado alla reception a mandare questo f ax e poi salgo a dormire un po. Fai la brava. Sinceramente tuo, Epiphane

hotel di kanazawa, 11/1/97 Cara Ethel, dormire un po!: alla faccia! La mia piccola siesta durata fino a mezzanotte. Mi sono svegliato stravolto. Quanto tempo perso! Mi sono vestito da palombaro e sono and ato a passeggio, sapessi! Le notti folli di Kanazawa... Per strada, non un cane, il silenzio pi profondo. Cera da credere che fossero tutti morti. Le montagne di neve rafforzano questa impressione. Ho camminato fino in riva al mare: la notte era cos nera che non vedevo lacqua. In lontananza, le luci di qualche battello diretto a Vladivostok: questa idea mi h a sconvolto. incredibile il potere evocativo di una parola. Dove mi trovavo, non cera niente da vedere. Ma basta che contempli il nulla dellorizzonte mormorando Si beria e fremo di emozione. Non ho resistito a lungo: il freddo era insopportabile. Sono rientrato passando per i vecchi quartieri della citt: nulla era pi bello dei tetti nipponici sepolti dalla neve che attutiva il rumore dei miei passi al punto di convincermi della m ia assenza. Non fossaltro che per questa passeggiata notturna, valeva la pena ven ire in Giappone. Sono cos stanco che non riesco pi a stare seduto. Dovrebbero sostenermi con un pal o e le corde, come il pino locale. Questo fax aspetter domani mattina per partire . Dormo. Sinceramente tuo, Epiphane stanza dalbergo, 11/1/97 Cara Ethel, sono le ventitr. Hai avuto diritto a una lunga tregua dai miei fax. Quanto a me,

ho passato la giornata pi irritante della mia vita. Alle dieci di mattina, ho incontrato gli altri undici giurati, ciascuno di nazio nalit diversa. Niente di speciale da dire su di loro, a parte che ho fatto amiciz ia con una simpatica ambasciatrice europea. Tutti e due ci chiedevamo come fossi mo stati scelti per questa giuria, nella quale figurano anche un dentista peruvi ano, un restauratore del Togo e il nunzio papale: mi pare che gli organizzatori abbiano seguito strani criteri di selezione. soprattutto per la scelta delle ragazze che i loro criteri di selezione sono diY cili da capire: cerano trentacinque miss, tra i diciassette e i ventitr anni. Per la gran parte, veramente orrende. Mi aspettavo che le signorine fossero pallide e insignificanti, non rivoltanti. Se almeno fossero state di una bruttezza inter essante! Non sar mica capitato allelezione di Miss Repellente? Avrei creduto a una presa in giro se non ci fosse stata, nel mucchio, qualche cr eatura graziosa. Cinque ragazze meritavano tale nome: erano, se non belle, almen o molto gradevoli da guardare. La loro presenza ha finito per complicare le cose . Avevo messo gli occhi su Miss Libano, che corrispondeva allidea che mi sono fatto di Sherazade. Lambasciatrice europea condivideva la mia opinione. Per lintera giornata, ci siamo goduti discorsi interminabili sulla Vera Bellezza c he quella dellanima, discorsi quanto meno comici in bocca a gente che seleziona le miss in funzione delle loro misure. Le signorine si sono presentate a noi in gruppo, e poi a una a una: di ciascuna, si precisava il piatto preferito, il particolare talento, le ambizioni. Sono ri masto sconvolto nellapprendere che Miss Uruguay adora le lasagne, che Miss Ucrain a ha un dono per le danze folcloristiche e che Miss Papuasia-Nuova Guinea aspira a (cito) riuscire nella vita. La cosa peggiore era il tono amorevole delle patronesse che commentavano con gli organizzatori il pedigree di cotanta giovent. Ci detto, le donzelle sembravano in cantate che si parlasse di loro con voci smielate. In verit, a parte lambasciatric e e io, tutti apparivano soddisfatti, in particolare il nunzio papale che quasi andava in deliquio. Tra i giurati cera anche una signora anziana piuttosto ingrugnata. Non avevo affe rrato bene chi fosse. Ho finito per capire che si trattava di Miss International 1960. Ho calcolato che aveva sessantanni al massimo, ne dimostrava venti di pi. S embrava la strega di Biancaneve. Ogni volta che una candidata veniva definita ca rina, lei esclamava: Da giovane, io ero meglio. Era bizzarra e sinistra. Una delle concorrenti, Miss Brasile, pi delle altre mi gettava nella costernazion e. Di una volgarit nauseante, non beffarda e spiritosa al modo di una puttana di porta Saint Martin, no; la volgarit leziosa di una squillo al suo primo ballo. la pi racchia ho mormorato allorecchio della mia amica ambasciatrice. Lei mi ha approvato senza riserve. Non insister sul lato osceno dellelezione: quando si va a un concorso di bellezza, si sa cosa bisogna aspettarsi. Non far lingenuo. Ma stato cento volte pi straziant e di quello che mi aspettavo. Se avessero mostrato senza ipocrisia il loro cinis mo, non mi sarei scandalizzato tanto. Quando si vende carne, tanto vale non nasc ondere che si macellai. Mi sembra di aver assistito a un atto di prostituzione m ascherato da vendita di beneficenza. Sul finire del pomeriggio, abbiamo votato. Non avevo cambiato parere quanto alla piccola libanese. Alla domanda: Quale ambizione ha nella vita? aveva risposto: Vin cere un concorso di bellezza. Lavevo trovato molto giusto. Gli organizzatori hanno proceduto allo spoglio e poi sono venuti ad annunciarne lesito in gran pompa. Il loro sorriso andava da un orecchio allaltro. Hanno cominc iato col dire che approvavano al cento per cento la scelta della giuria, a quel punto ho cominciato a temere il peggio. Avevo ragione: ha vinto la brasiliana. Io e lambasciatrice eravamo disgustati. Abbiamo cercato di indagare tra i giurati : avevano votato tutti per Miss Brasile. Abbiamo domandato perch e ci hanno rispo sto: Perch una brava ragazza sana con un bel sorriso. Ci avrebbero dovuto avvertire che si trattava dellelezione di Miss Baden Powell, ho detto alla mia amica. Dopo fanfare e applausi, Miss International 1960 stata invitata a fare un discor

so. Ha accettato con evidente piacere, approfittando delloccasione per precisare che anche lei aveva votato per Miss Brasile; dopo aver motivato la sua scelta, h a non di meno sottolineato che lei da giovane era meglio. stato il momento migli ore della serata. seguito un banchetto presieduto da Miss International 1997, ancora rossa per la sorpresa. Alla sua destra, lorganizzatore-capo. A sinistra, il nunzio papale. Pre ferisco ignorare cosa succedeva sotto il tavolo. Me ne sono andato prima della f ine, non ne potevo pi. Mi piacerebbe sapere in virt di quale ironia beffarda il pa ese pi raYnato del pianeta serva da teatro allevento mondano pi volgare dellanno. Rientro domani sera. Vado alla reception a mandarti il fax e poi dormo. Sinceramente tuo, Epiphane Non dormii, destino volle che passassi la notte pi grottesca della mia esistenza. Mi misi a letto pensando a Ethel. A poco a poco, mi resi conto che nella stanza cera un calore terribile. Mi alzai per regolare il climatizzatore ma non trovai li nterruttore giusto. Telefonai alla reception perch mi venissero ad aiutare: mi sp iegarono gentilmente che le camere non disponevano di riscaldamento autonomo e c he era dunque impossibile abbassare la temperatura della mia. Proposi allora di abbassare il termostato dellintero hotel. Mi risposero, sempre con estrema cortes ia, che disgraziatamente gli altri clienti erano molto contenti di tanto tepore. Come possono essere contenti di questa sauna? La notte scorsa, signore, la temperatura era identica e le andava bene. Ero sfinito. La stanchezza fa venire freddo. Forse il signore dovrebbe prendere un sonnifero. Ho cercato di aprire la finestra ma non ci sono riuscito. Potrebbe mandarmi qual cuno che lo faccia? Impossibile, signore. Le finestre sono bloccate. Kanazawa una citt spazzata dai v enti della Siberia e... Lo so, lo so. Ma insomma, ci sar pure una soluzione! Crepo di caldo. Siamo desolati, signore. Sfiorammo lincidente diplomatico: pi mi arrabbiavo, pi il portiere prendeva un tono costernato. Allimprovviso mi folgor lidea che, se insistevo, la tradizione avrebbe costretto il disgraziato a commettere il seppuku davanti a me per salvare lonore del suo hotel. Abbandonai la partita e riagganciai. Mi misi di nuovo a letto pensando che se cento clienti sopportavano quel calore, ne sarei stato capace anche io. Dieci minuti dopo, soffocavo. Mi feci una docci a gelata che ebbe il solo effetto di mandarmi il sangue in ebollizione. Tentai i l metodo mentale, mi concentrai su concetti freddi: sorbetti, Polo Nord, nevi et erne, blizzard, film di Bresson, eccetera. EYcacia zero. Folle di rabbia, mi lanciai sulla finestra. Tirai la maniglia come un forsennato . Nessun risultato. Il mio furore cresceva di momento in momento. Finii per mett ere i piedi sul davanzale, in modo da moltiplicare lenergia della trazione con il peso del corpo. Urlai parole che evocavano lo stupro coniugale. Lira aveva evidentemente decuplicato le mie forze, perch la finestra si apr di bott o, gettandomi sul tappeto. Ero sbalordito. Lalito della Siberia ci mise solo un istante a contaminare la stanza. La mia esta si di fronte a quella boccata di aria pura svan ancora pi in fretta. Corsi a rifug iarmi a letto, rabbrividivo senza remissione. Tentai di richiudere la finestra: era impossibile. Il vento che si infilava mi impediva perfino di smuovere il vet ro. Mi misi pullover, cappotto, guanti, sciarpa e calze di lana. Mi alitavo addosso, nascondendo la testa sotto le coperte. Avevo comunque limpressione di essere in frigorifero. Il bagno avrebbe potuto essere una soluzione se non avessi lasciato la porta ape rta: ci faceva freddo come in camera. Pensai di riempire la vasca di acqua bolle nte e di passarci la notte, ma rischiavo di affogare se mi addormentavo: mi avev ano raccontato vari incidenti di questo tipo. E non potevo morire senza aver riv isto la mia amata. Tentai di nuovo con il metodo psicologico pensando allequatore, alla metropolitan

a nellora di punta, al caminetto, alleruzione del Vesuvio, ai film pornografici. N on risolsi niente, ma mi venne in mente il piacere solitario: forse avrei potuto riscaldarmi facendo della mia mano una donna. Ahim, avevo notato che questa prat ica aveva un effetto identico a quello di un bicchiere di vodka: molto caldo per dieci minuti e dopo ancora pi freddo. A ci si sommava un fenomeno stupidamente romantico: da quando ero innamorato, que sta sorta di godimento autonomo mi deprimeva. Mai avrei osato telefonare alla reception per chiedere unaltra stanza, mi sarei v isto costretto a confessare lo stupro della finestra, cosa di cui non ero fiero. Non sono solo gli asiatici ad aver paura di perdere la faccia. Contavo di andar mene il giorno dopo senza una parola di spiegazione e lasciare che fosse il pers onale dellalbergo a costatare i danni. No, non cera alcuna soluzione. Ero condannato a trasformarmi in un blocco di ghia ccio. La sofferenza non tard a farsi insostenibile. Stufo della lotta, rinunciai a dormire; mi vestii normalmente e scesi al bar del piano terra. Quando gli passai davanti, il portiere mi guard con aria confusa: Il signore non riesce a dormire? Il signore ha sempre troppo caldo? Non grave, non ho sonno, risposi per evitare che si suicidasse. In realt, ero morto di stanchezza. Al barman ordinai un caff per svegliarmi. Visto che non mi aveva reso pi arzillo, ne ordinai un secondo, poi un terzo e cos di se guito. Allottavo, cominciai a uscire dal torpore. Cinque minuti dopo, deliravo. Sbronzo di caffeina, il mio cervello mi teneva discorsi a paragone dei quali Linn o alla gioia evocava una marcia funebre. Ero luomo pi felice della terra: Il Mondo mi appartiene. La mia bruttezza lo domina per leternit e il mio amore allaltezza de llorrore che essa suscita. Ethel! Ti amo! Che godimento, amarti! La bellezza frag ile, non dura. La mia bruttezza invece solida e aYdabile. Povera Ethel, devo pro teggerti! Ti dir che ti amo: piangerai di gioia! Risalii a tutta velocit nella mia stanza polare per cercare di che scrivere. Ridi scesi al bar e buttai gi un fax alla dismisura della mia ebbrezza. Avevo la vitto ria in punta di penna. kanazawa, 12/1/97 Ethel, pensavo di non scriverti pi, prima di rincontrarci questa sera. Mi sbagliavo. Il mio stato mentale, in questo istante, potrebbe essere definito bizzarro; mi s embra per di essere, per la prima volta in vita mia, normale. Sono le tre del mat tino, non ho dormito un momento nonostante la stanchezza. Ethel, ti ricordi quel giorno di fine dicembre quando sei venuta da me, disperat a, e io ti ho parlato della passione che Xavier nutriva per te? Ti ho stretta tr a le braccia e ti ho detto frasi consolatrici: Lui ti ama, vive solo per te e cos v ia. Non credo che tu abbia potuto dimenticarlo, e io tanto meno: la sola volta i n cui ti ho detto la verit. Visto che hai finalmente smesso di essere cieca riguardo a quellindividuo che non ti merita, non potresti spingere il tuo intuito fino a discernere chi era chi q uel lui che ti ha dichiarato la sua fiamma? Non possiedi forse tutti gli elementi? Cosa pensi di un uomo che non pu lasciarti tre giorni senza bombardarti di fax? Se non fossi stato cos brutto, avresti capi to da tempo, e io non avrei tardato tanto a dirtelo. Ma ero vittima della sindro me di Cyrano de Bergerac, anche se lui, paragonato a me, bello come il sole. Vedi, stanotte ho capito una cosa fondamentale: la mia brutta faccia un dono del cielo. Nessuno mai stato tanto fortunato. Se non fossi stato cos orrendo, non av rei provato per te un amore cos magnifico. La parola abusata: ti ho amata, fin da l primo istante, al massimo grado. Tu sei la pi bella e io il pi orribile al mondo: la prova che siamo destinati luno allaltra. Nessuno quanto me ha bisogno della redenzione della tua bellezza, nessu no quanto te ha bisogno dellignominia della mia bruttezza. Senza te io sono un ri fiuto torturato dal proprio fango, senza di me tu sei un angelo vittima della su a stessa purezza. Tu sei la grazia e, in quanto tale, sei alla merc del primo venuto. Io sono la di sgrazia e, in virt di questo, nessuno disposto a dissetarmi. Mi va bene: io ho av

uto sete soltanto di te. La Terra popolata solo di Xavier, pi o meno gradevoli da guardare ma che hanno in comune il fatto di essere pagani: non credono in te, oh sola religione rivelata . Io ho fede in te e traggo dal tuo culto una forza ignota ai mortali. Non hai idea, amore mio, della forza che mi viene da te! Marx non era marxista, Ges non era cristiano ed Ethel non ethelica: nellordine delle cose. Io invece sono ethelico, giusta fusione di etilico e di etereo: non c nessun gioco di parole, nu llaltro che la mia devozione. La devozione non centra con la dedizione: io non sono dedito a te, io sono un tuo devoto. A tua insaputa, la tua divinit ha eletto me e tu mi sei consacrata come la Vergine consacrata allazzurro, come Dio appartiene a colui che crede in Lui. Basta con la teologia. Ti amo al punto di essere solo te. Dicevi che sono tuo fr atello: non avevi torto, perch la tua bellezza e la mia bruttezza sono consanguin ee, perch la tua grazia sorella della mia disgrazia. Siamo gemelli, amore mio. Ci somigliamo come il bene somiglia al male, come lange lo somiglia alla bestia. Se il mio corpo si unisse al tuo, non potremmo pi dissal darci. Ed quel che voglio. Ti mando subito questo fax. Noterai che non lho iniziato con Cara Ethel: ormai, sei tanto di pi. Noterai anche che non concluder con Sinceramente tuo, perch il mio amore per te non inciampi in nessun avverbio. Tuo, Epiphane Chiesi che il fax fosse trasmesso immediatamente. Il portiere mi guard come se fo ssi impazzito, aveva ragione. Erano le sei del mattino in Giappone e dunque le q uattordici da Ethel: tra qualche secondo avrebbe saputo. Questo pensiero mi dava le vertigini. Risplendevo di un orgoglio incomprensibile. Salii in camera a preparare i bagagli. Aperta la porta rimasi di sasso: la neve aveva invaso linterno della stanza e tappezzava i muri e i mobili di uno strato d i ghiaccio come nel film Il dottor Zivago. Mi parve il massimo del romanticismo. Nel bagno mi aspettava una sorpresa ancora pi singolare: lacqua del cesso si era c ongelata. Si doveva rompere il ghiaccio per fare i propri bisogni. Chiusi la mia valigia refrigerata e scesi. Il portiere mi porse i foglietti che confermavano che il mio ultimo fax era andato a buon fine. Allimprovviso, mi sent ii molto meno fiero. Un taxi mi condusse allareoporto di Kanazawa. Il sole si alz e quel luogo banale m i ricord che ero in Giappone e che non avevo per cos dire visto niente. Allo stess o tempo, pensai che era il contrario: mai paese aveva esercitato su di me uninflu enza pi determinante. Era stato qui che, per la prima volta in vita mia, mi ero s entito autorizzato a dichiarare il mio segreto. Cominciai a chiedermi se la mia iniziativa fosse stata cos ammirevole: la mia dichiarazione damore non era stata m olto semplicemente unoperazione kamikaze? E poi, passato il trionfo di ci che mi e ra sembrato coraggio, mi restava qualcosa, a parte la costernazione di aver trad ito il pi prezioso dei miei silenzi? Il mio cervello smaltiva la sbornia. Gli effetti della caffeina si ribaltavano: sentivo un torpido miscuglio di angoscia e stanchezza. Quando laereo decoll, il mi o stomaco scese di vari piani. Non ebbi neanche la forza di guardare dallobl. A Tokyo, fu necessario cambiare aeroporto, e ci volle un tempo infinito. Le form alit diedero il colpo di grazia al mio morale. Salii sul Boeing augurandomi che e splodesse e che non ci fossero superstiti. Il volo di ritorno fu una tortura interminabile. La rotazione terrestre non ci e ra favorevole, questa volta, tanto che il viaggio dur due ore di pi. Bella fortuna . Le mie condizioni di spirito erano tanto pietose quanto erano state buone allan data. Pi ci avvicinavamo allEuropa, pi ero orripilato dalla mia confessione. Sorvolavamo probabilmente gli Urali quando commisi la sciocchezza di rileggere i l famoso fax: lo scopo era quello di convincermi che le mie dichiarazioni non er ano state cos gravi. Ahim, alla rilettura fui costretto ad ammettere levidenza: il mio testo era ancora peggio di quanto non ricordassi. Era spaventoso. Se soltanto avessi potuto dormire! La notte in bianco mi aveva sfinito, ma ogni

volta che il sonno stava per impadronirsi di me, la convinzione di avere perduto Ethel per sempre mi risvegliava. Stufo di combattere, finii per chiedere allhostess due aspirine: lacido acetilsali cilico ha su di me un effetto ipnotico. Mi addormentai. Unora prima dellarrivo, fu i svegliato da rumori cavernosi: era la mia vicina che ruttava. Lamabile signora mi spieg senza il minimo imbarazzo che il suo piacere pi grande, in aereo, era que llo di bere la gazzosa: la pressione, diversa da quella della terraferma, le sca tenava rigurgiti incredibili. Costernato, compresi che ero il tipo duomo cui le donne ruttano in faccia. La mia amata si era probabilmente sbellicata dal ridere, alla lettura del mio fax. Sfortuna volle che il Boeing non si schiantasse. Di ritorno a casa, dovetti rimettere lora, in tutti i sensi. Era domenica 12 genn aio, ore diciannove, ero luomo pi ripugnante della terra e dovevo assumermi la res ponsabilit dei miei scritti. Composi il numero di telefono di Ethel come si preme sul grilletto di una pistol a puntata alla propria tempia. Sono io. Buonasera mi rispose una voce atona. Hai ricevuto il mio fax di stamattina? domandai stupidamente. S. Silenzio. Non ho voglia di parlarti, Epiphane. Non per telefono, comunque. Vengo da te? Non ho voglia di vederti. Non possibile! Dobbiamo parlarne. Non sono dello stesso parere. E allora? Devo rivolgermi a te come se non ti avessi mai scritto quel fax? Non saprei. Aveva una voce monocorde e spenta, come quella di uno zombie. Approfittai di que lla che scambiai per debolezza: Arrivo. Una mezzora dopo, ero da lei. Apr la porta senza guardarmi. Era vestita con elegan za estrema: non doveva essere per me. per Xavier che ti sei fatta bella? Non ho voglia di parlartene. Di cosa hai voglia di parlarmi? Di niente. Non hai niente da dirmi? Esatto. Bugiarda. Ce lhai a morte con me. Hai voglia di gettarmi in faccia tutta la rabbi a che hai in corpo. Sei vanitoso. Non sono il tuo migliore amico? Come potresti esserlo ancora? Ben detto. Non ho mai avuto voglia di essere il tuo miglior amico. Me lo dovevi dire il primo giorno. questo che mi rimproveri? Puoi avercela con qualcuno per essere stato riservato? Riservato? Vuoi dire falso, bugiardo, traditore! Lo vedi che avevo ragione? Sei arrabbiata con me. No. La rabbia vicina allamore. Quello che tu mi ispiri il disgusto. Non c nulla di disgustoso nel mio atteggiamento. Io ti amo e tu no. Non colpa di n essuno. Ti ho nascosto a lungo il mio amore perch lo sapevo senza speranza. Ho co mmesso lidiozia di confessartelo. chiaro che ho avuto torto. Non credi che la tua reazione sia un castigo suYciente? No. E io che ti credevo lessere pi gentile del mondo. Ci siamo. Dillo subito che colpa mia. Ti ho appena detto che non colpa di nessuno. una storia triste. Perch bisognerebb e accusare qualcuno?

Il telefono squill. Era Xavier. Per quel poco che riuscii a sentire, annullava il loro appuntamento per la sera. Ne fui contento. La mia amata aveva il viso disf atto. Sempre delicato, il ragazzo! Ha molti difetti. Ci non toglie che, paragonato a te, sia un santo. Non esageriamo. Credi che sia una ragione suYciente per non mollarlo? La cosa non ti riguarda. Per settimane mi hai raccontato i particolari pi intimi e ora la cosa non mi rigu arda? Sapessi quanto me ne dispiace! E io, non credi che abbia sofferto ascoltando le tue confidenze interminabili? Te la puoi prendere solo con te stesso. Se mi avessi detto la verit fin dallinizio , non ti avrei mai raccontato niente. Se avessi avuto un minimo di acutezza, avresti potuto capire questa verit senza b isogno che te la rivelassi. Avevi a tua disposizione tre miliardi di indizi per mettermi a nudo. di nuovo colpa mia sorrise sorniona. Quelluscita mi mand su tutte le furie. Sei solo unidiota. Sprechi la vita appresso a quellimbecille che ti tortura a temp o indeterminato e a me, che commetto solo il crimine di amarti, mi tratti come u n cane. Si alz e and a prendere uno specchio che mi porse. Pensi che ignori quanto sono brutto? Si direbbe. Sei ignobile. Rise. Certo. Sono io lignobile. Riesci a immaginare quello che ho potuto soffrire, quello che ancora soffro? Ma fammi il piacere! Nel tuo fax, scrivi che il tuo brutto muso un dono del ciel o. La notte scorsa ero matto da legare. Se sapessi come mi dispiace... Povero martire. Ma come! Prendi in giro un povero disgraziato come me? Non ci capisco pi niente. Hai il cuore pi duro e insensibile che abbia mai visto. Scoppi a ridere. Non c dubbio. Ti riassumo la situazione. Epiphane luomo pi brutto della terra. na cos ed chiaro che non colpa sua, non c rimedio. Epiphane cresce e si innamora. Di c hi? Di una ragazza che, secondo lui, la pi bella del pianeta. Non ha fortuna: la ragazza, che si chiama Ethel, non lo corrisponde. Perch? Perch una creatura superf iciale, incapace di vedere le qualit sublimi dellanima del ragazzo. Che essere ott uso, questa Ethel! Dovrebbe saperlo che non bisogna fermarsi alle apparenze! Sol o con il cuore si vede bene, bla bla bla. Povero Epiphane tradito nel suo amore puro! Ah, se soltanto gli fosse capitata una ragazza dallanimo elevato, in grado di vedere la sua bellezza attraverso la bruttezza! Nulla di nuovo sotto il sole: era gi capitato a quel disgraziato di Quasimodo. Quel mostro da compatire, quell a vittima nata, che prova solo i sentimenti pi nobili. Parlava e i suoi occhi lanciavano lampi. Non lavevo mai vista cos. Continu: Guarda caso, per, quando il nostro Quasimodo-Epiphane si innamora, non di una rag azza brutta dallanimo mirabile della quale potrebbe scoprire i tesori nascosti e che sarebbe felice della loro congiunzione spirituale. No. Il nostro eroe non ce rca niente del genere, anzi disdegna le ragazze dal fisico poco attraente. A sentire te, sarei un criminale. quello che penso. La furberia un crimine. Il signore dallanima bella che si dichi ara campione della bellezza interiore, che gioca al martire del suo aspetto, che mette sotto accusa la nostra societ superficiale, quel signore vorrebbe essere a mato per le sue qualit invisibili. E a me, per quali qualit invisibili mi ami? Non ne sei priva. Oso crederlo. Ma non per quelle virt che tu sei crollato ai miei piedi. E tu che ne sai? Che malafede! Se non fai che parlarmi della mia bellezza!

Ci non toglie che ti riconosca mille altri meriti. Ti prego! Lipocrisia ha i suoi limiti. Prima di me, hai amato? Mai. Allora ancora pi grave. Il primo amore fatale. Come speri di essere credibile con tutti i tuoi bei discorsi sulla guerra alle apparenze, quando hai aspettato di incontrare quella che tu trovi la pi bella del mondo per innamorarti? La cosa peg giore che mi fai passare per una stronza. Ma lo stronzo sei tu! Esigi da me una grandezza danimo di cui saresti incapace. Ti aspetti che sia cieca al tuo fisico, e fai la vittima perch io non ci sto. Ma allora, se fossi stata brutta come te, non mi avresti neanche guardata! innegabile. C una pecca nel mio comportamento. Sono incoerente, non un crimine. E invece un crimine, nel caso specifico. spaventoso ricevere una lettera damore c os bella da qualcuno che non si pu amare. Finalmente una parola gentile! Non una parola gentile, una parola di disgusto. Avrei dato lanima per ricevere un a lettera del genere, ma non da te. Il tuo Xavier sarebbe incapace di scrivertela, se a lui che pensi. Lo so. E so anche che sei il solo capace di un amore simile. Non capisco. Un secondo fa, mi insultavi, dicevi che ti amo per i motivi peggior i, e ora dici che il mio amore ineguagliabile. Non c contraddizione, purtroppo. Il tuo amore affonda le sue radici nel letame: fo rse per questo i suoi fiori sono cos belli. Ed per questo che mi ripugna. Se la t ua dichiarazione damore non mi avesse sconvolta, lavrei trovata pietosa. E non lho trovata pietosa, lho trovata disgustosa. Come si fa a non rimanere disgustati sco prendo che lunico uomo al mondo che potrebbe amarmi come io sogno un mostro dallas petto repellente? Le tue parole mi appagano e mi gettano nella disperazione. C poco da essere appagati, Epiphane. Sapere che quelle parole ti hanno colpito gi magnifico. Colpito? Non hai capito niente. Mi hanno stravolto. Alla fine del fax, parli di fare lamore con me. Ma per essere capace di venire a letto con te, dovrei essere completamente matta. Si pu essere puri e matti allo stesso tempo. Come me. Non c niente di puro in te. Va bene, ammettiamolo. Non c niente di puro in me. Non posso sperare nulla, nonost ante tutto? Nulla, nulla! Ma visto che le mie parole ti piacciono, potremmo vivere un amore per iscritto. Sei pazzo. Niente pi fisico delle parole. Non insistere, Epiphane. Niente possibi le tra te e me. Avrei voluto non incontrarti mai. Silenzio. Tentai il tutto per tutto: No. Rimane tra te e me un legame che ignori. Quale? Le corna. Hai conservato il diadema del film? Il travestimento da toro? S. Puoi regalarmelo? Non puoi neanche immaginare il valore che ha per me. A condizione che tu sparisca dalla mia vita. Lo giuro. And a cercarle e poi me le diede. Non ti sapevo tanto feticista. Eri di una bellezza impareggiabile, con queste corna sulla testa. Sfiorai la loro estremit con un dito che subito sanguin. Attenzione, sono pericolose. Quando facevo la parte del toro, ho rischiato mille volte di sventrare per davvero il matador. Non me lo avrebbe dovuto dire. Era provocazione. Non provi neanche pi tenerezza per me, Ethel? Mi guard con tristezza. Mi piacerebbe provare tenerezza per te, Epiphane. Mi piacerebbe essere abbastanz a perversa o folle per essere capace di corrispondere al tuo amore. Se ti avessi amato, credo che sarei stata felice alla follia. Ora mi ritrovo a maledirmi per

non essere capace di amarti. E maledico te per avermi fatto intravvedere un amo re cos bello. Nulla sar mai possibile tra te e me. S. E cosa? domand con un sorriso disilluso. Un bacio daddio. Quante storie! sorrise. Sar il pi gran momento della mia vita. Ethel aveva ritrovato la sua dolcezza. Mi si avvicin. Aprii le braccia e le richi usi su di lei. Mi sentii pieno come non lero mai stato. Chiuse gli occhi per non vedere la mia bocca baciare la sua. Non vide neppure le mie mani afferrare il diadema da toro e affondarle le corna nelle reni. Lanci un grido. Mormorai, con la voce pi amorevole del mondo: Lo vedi? Tutto possibile tra te e me. E per leternit. Attualmente, sono recluso per omicidio. Viste le lungaggini della giustizia, il processo si terr solo tra un anno. Mi dichiarer colpevole e faranno di me ci che vo rranno. Per me uguale. Ho tutto il tempo per scrivere e rileggermi. Ho soprattutto tempo per pensare a Ethel. Non mi vergogno di averla uccisa. La fortuna dalla mia: mi giudicano tanto pericoloso da tenermi a distanza, in ce lla di isolamento. in galera che Julien scopre la pienezza dellamore con Madame de Rnal, in gattabuia che Fabrice finisce per possedere Cllia. Stendhal ha ragione: a condizione di es sere al sicuro dagli importuni, la prigione un luogo erotico. Qui, la mia bruttezza ha cessato di essere un problema: non c nessuno che la veda, nessuno che me la rifletta. Mi finalmente concesso di essere solo con la mia am ata. Le sono diventato indispensabile: lei non niente senza di me. Chi altri pu r enderle la vita con il ricordo? Chi altri, adesso, pu appagare il suo bisogno di esistere? Se Orfeo avesse ucciso Euridice, forse sarebbe riuscito a strapparla a gli Inferi. Non esiste amore impossibile. ************* Amlie Nothomb Edizioni Voland www.amelienothomb.com Igiene dellassassino Al premio Nobel per la letteratura Prtextat Tach restano solo due mesi di vita. G iornalisti di tutto il mondo vogliono intervistare lo scrittore che una feroce m isantropia tiene isolato da anni. Solo una donna riesce a portare a termine linte rvista e a condurre un gioco che si trasforma presto in un duello senza respiro. Le Catilinarie Una coppia va a vivere in campagna realizzando il proprio desiderio di solitudin e, che si trasforma in tortura quando i due maturi innamorati scoprono nel vicin o di casa un insopportabile seccatore. Lapparizione dellenorme moglie sar la causa indiretta dellinatteso finale. Sabotaggio damore La scoperta di una citt, Pechino, e di un mondo, la Cina, da parte di una bimba. E nello stesso tempo la scoperta di sentimenti essenziali , come lodio, lastuzia, leroismo, lamore, lindifferenza. Giunta a Pechino con il padr e diplomatico la piccola protagonista viene coinvolta in una guerra per bande fra bambini di differenti nazioni. Lintuizione di come il nemico sia indispensabile n ei rapporti umani raccontata dallautrice con la crudelt e la grazia di sempre. Attentato Il protagonista un uomo afflitto da una bruttezza senza speranza. Cosaltro gli ri mane se non venerare una donna i cui tratti sono la perfezione assoluta? Moderna favola dellamore impossibile, la Bella e la Bestia di Amlie Nothomb sono riscatta

ti da un umorismo spietato che racconta una societ attenta solo alle apparenze. Ritorno a Pompei Un dialogo serrato e scintillante di ironia fra una scrittrice rompiscatole di o ggi e Celsius, abitante del futuro. Unantiutopia tagliente che prende lavvio da un evento storico lontano nel tempo, o forse appena avvenuto: leruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e la distruzione di Pompei. Mercurio Unisola. Il capitano e la sua pupilla abitano in un castello da dove sono stati e liminati tutti gli specchi, perch la giovane Hazel non veda il proprio viso. prig ioniera? Linfermiera Franoise, chiamata a curare la fanciulla, scopre gli elementi di un mistero. Doppio finale a sorpresa... Metafisica dei tubi Unautobiografia scanzonata e irriverente dei primissimi anni di vita dellautrice. La scoperta del gusto, del peccato, della potenza e della fascinazione della par ola impegna il tubo-Amlie, apparentemente inerte: Vivere rifiutare. Chi accetta og ni cosa non pi vivo dellorifizio del lavandino. Stupore e tremori La giovane Amlie al suo primo impiego alla Yumimoto, una delle aziende pi grandi de lluniverso. Suo diretto superiore Fubuki Mori, donna imperturbabile che prova piac ere nellumiliare la sottoposta. Inizia cos la vertiginosa caduta di Amlie, presto d eclassata a guardiana delle toilette. Ma la discesa agli inferi resa meno amara dalla contemplazione della bella e orgogliosa Fubuki... Cosmetica del nemico Tutto comincia nella sala dattesa di un aeroporto, dove un passeggero legge per i ngannare lattesa. Ma lui la vittima designata, suYciente parlargli per far scatta re la trappola. Tutto finisce nella sala dattesa di un aeroporto. Un giallo? Fors e. Certamente unindagine sulla doppiezza delluomo e sulla sua cecit, condotta in di aloghi mozzafiato. Dizionario dei nomi propri Nata in prigione da unuxoricida, Plectrude desidera ardentemente diventare baller ina, solo un rovinoso incidente riuscir a impedirle per sempre di danzare. Tra lam ore del suo principe azzurro e un misterioso omicidio, la protagonista si muove in una favola moderna dalle sfumature noir. *************** In redazione Carla Arduini e Katia Colantoni Studio grafico Alberto Lecaldano Desktop publishing Cristina Cosi Stampa Graffiti 00186 Roma, via del Ges 62 A cura di Roberto Iacobelli Finito di stampare nel maggio 2004 edizioni voland 00184 Roma, via del Boschetto 129 tel. 0647 823 674 fax 0647 881 064 www.voland.it e-mail: volandedizioni@yahoo.it

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