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Le origini della lingua italiana documenti

ISCRIZIONE DI S.CLEMENTE

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Avvertenza

Il testo
La basilica di San Clemente a Roma dedicata a papa Clemente I, sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano, nel rione Monti. Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a san Clemente. In uno degli affreschi raccontata la leggenda miracolistica del prefetto Sisinnio, il quale, arrabbiato a causa della conversione della propria moglie Teodora, la segu con alcuni soldati; quando la trov in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente, ordin il suo arresto, ma Dio non lo permise accecando Sisinnio e i soldati. Il prefetto rest cieco fino al suo ritorno a casa. Nella parte inferiore dell'affresco, ci sono le pi antiche espressioni murali espresse in una lingua intermedia fra il latino e il volgare.(1) Liscrizione (XI secolo, cio intorno al 1100), primo esempio in cui il volgare italiano appare usato con intento artistico, posta nell'aula della basilica. Rappresenta il patrizio Sisinnio nellatto di ordinare ai suoi servi (Gosmario, Albertello e Carboncello) di legare e trascinare san Clemente il quale, nel frattempo, si trasformato in una colonna di marmo. Si tratta di un frammento della Passio Sancti Clementis. Si leggono, a mo di fumetto, queste espressioni (la cui attribuzione ai singoli personaggi fortemente discussa). Questa la proposta pi condivisa: Sisinium: Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite Falite dereto colo palo, Carvoncelle! San Clemente: Duritiam cordis vestris, saxa trahere meruistis. Traduzione: Sisinnio: Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo Clemente: A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare un sasso [o sassi]. La prima parte tutta in volgare, con chiare influenze romanesche. Da notare che "de le" e "co lo" sono gi preposizioni articolate. La seconda parte sembra scritta in latino, ma vi sono varie stranezze; "duritiam", ad esempio, un accusativo, ma dovrebbe essere un ablativo: un chiaro segnale che ormai, per i parlanti, le desinenze dei casi hanno perso senso. Inoltre loriginale "trahere" ormai diventato "traere". probabile che il linguaggio violento, offensivo (Fili de le pute) e la stessa scelta della lingua volgare rientrino nella volont di far apparire comici e grotteschi il pagano Sisinnio e i suoi servi. NOTE 1)Lingua volgare era un'espressione con la quale, nel Medioevo ed in Europa occidentale si indicava la lingua parlata dal popolo (in latino vulgus), la quale, con il passare dei secoli, si era distaccata notevolmente dal latino classico e si era differenziata geograficamente. Dal "volgare" parlato nei diversi paesi si sono evolute le attuali lingue romanze.La lingua volgare non ha una data di nascita precisa, tuttavia dal sec.VIII in poi si possono trovare numerosi documenti che comprovano la necessit, per chi volesse essere compreso al di fuori della cerchia dei chierici, di adoperare, anche per iscritto, la lingua volgare.L'inizio del processo di disgregazione del latino classico si pu collocare tra il III e il IV sec.d.C. In questa fase si parla piuttosto di latino volgare: vi sono modificazioni lessicali e grammaticali (ad esempio la caduta di alcune desinenze) ma la sintassi e la struttura delle frasi sono ancora latine.Dall'VIII sec. si hanno le prime testimonianze di una lingua che si differenzia nettamente dal latino: i primi scritti in volgare italiano pervenuti fino a noi sono l'Indovinello veronese, scritto verso l'anno 800 (che una parte degli studiosi considera per ancora un esempio di latino volgare) e i Placiti cassinesi, del 960 circa.

[Sisinium:] Fili de le pute, traite! Gosmari, Albertel traite! Falite dereto co lo palo, Carvoncelle!
Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo

[Sanctus Clemens:] Duritiam cordis vestris [in saxa conversa est, et cum saxa deos aestimatis] saxa traere meruistis.
A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare un sasso [o sassi].

Analisi linguistica
Livello lessicale, sintattico, stilistico
1

Fili: Figli. Va letto come litaliano figli, in quanto la pronuncia del gruppo li gi nel latino volgare del III sec. d.C. era gli, anche se la grafia del latino non forniva nessun mezzo per indicare tale gruppo.
2 de

le pute: lett. delle puttane; la forma de le costituisce una preposizione articolata. tirate ( limperativo del verbo latino trahere). vocativo che conserva la desinenza latina in -i.

3 traite:

4 Gosmari: 5 Albertel: 6

nome di origine barbarica.

Falite dereto: dal latino fac illi te de retro (lett: fai a lui te di dietro), con caduta della sillaba iniziale di illi (e successiva caduta della c davanti a l); cade anche la seconda r di retro.
7

colo: con lo; preposizione articolata, dal latino cum illum, con caduta delle m finali di entrambe le parole e della sillaba iniziale di illum, nonch trasformazione della vocale finale u in o.
8 Carvoncelle: 9 Duritia(m): 10 vestri(s):

nome proprio di origine latina, ma in uso nel dialetto di Roma.

si tratta di un accusativo che per ha valore di ablativo causale.

la grafia con la consonante s errata rispetto alla norma latina

Liscrizione presenta due registri linguistici ben definiti e contrapposti. Il pagano Sisinnio si rivolge ai servi in un linguaggio triviale, di tono plebeo (li apostrofa infatti come fili de le pute), ed usa il volgare. San Clemente, che sottolinea il significato morale del miracolo, si esprime invece in latino, anche se la grafia della lingua risulta errata rispetto alla norma classica. I tratti che caratterizzano come volgare la lingua di Sisinnio sono: - la caduta delle consonanti tipiche delle desinenze latine dei casi; lespressione colo palo deriva, ad esempio, da cum illum palum (il latino tardo, infatti, aveva sostituito lablativo con laccusativo; ci spiega anche la forma Sisinnium in luogo del regolare Sisinnius); - la trasformazione della u finale latina in o (per cui si ha collo palo); - la presenza, in luogo delle desinenze, di preposizioni che indicano la funzione grammaticale dei nomi (es. de le pute: il latino avrebbe avuto il genitivo plurale); - il passaggio di rb ad rv nel nome proprio Carvoncelle, tipico del dialetto romanesco. Permangono invece elementi latini nelle desinenze del vocativo nei nomi Gosmari e Carvoncelle. Il discorso di San Clemente presenta, come si detto, alcuni errori rispetto alla norma classica. Lablativo causale duritia diviene duritiam (sempre a causa del diffondersi indiscriminato dellaccusativo in luogo di tutti gli altri casi). Il genitivo vestri diventa vestris (forse per analogia con il sostantivo cordis, che segue invece regolarmente la terza declinazione).

Livello tematico La scelta di far parlare il pagano in volgare scelta ovviamente anacronistica: laffresco dellXI secolo rappresenta una scena ambientata mille anni prima, quando le variet linguistiche erano ben diverse ha uno scopo ben preciso: serve a sottolineare la durezza dellanimo di Sisinnio, contrapposta alla santit di Clemente. Sisinnio, uomo dal cuore di sasso, nel dipinto ritratto con la mano alzata in segno di comando, in atteggiamento energico e rude. Inoltre, egli si comporta da sciocco: sprona i suoi servi a trascinare un pesante carico, senza accorgersi che si tratta di una colonna e non del santo. Un autore moderno, probabilmente, avrebbe caratterizzato un personaggio del genere mettendogli in bocca espressioni dialettali. Ma il volgare, al tempo di questa iscrizione, era percepito appunto come un dialetto: ossia come una variet linguistica minore, priva di autonoma dignit e quindi adeguata a personaggi di rango sociale (e morale) inferiore. Liscrizione testimonia dunque dello scarso prestigio sociale rivestito dal volgare: esso poteva prestarsi a dar voce a personaggi bassi e comici, ma non aveva ancora raggiunto una autonoma dignit espressiva e letteraria.

SITOLOGIA
Voce di Wikipedia www.luzappy.eu/testi_volgare/iscr_clemente.htm www.pubblicascuola.it/Pagine/B17.html

BIBLIOGRAFIA
L'iscrizione di S.Clemente
si pu leggere a stampa in:

Crestomazia italiana dei primi secoli ed. E. Monaci/F. Arese, Roma/Napoli 1955
ed in:

Storia della lingua italiana ed. B. Migliorini, Firenze 1960

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novembre 2010