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CAPITOLO 1 LE SOCIETA 1.

. IL SISTEMA LEGISLATIVO Le societ sono organizzazioni di persone e di mezzi create dallautonomia privata per lesercizio in comune di unattivit produttiva. Sono le strutture tipiche previste dallordinamento per lesercizio in forma associativa dellattivit di impresa (impresa collettiva). Il legislatore prevede vari tipi di societ fra le quali le parti posso scegliere il tipo societario pi rispondente alle loro specifiche esigenze operative. I tipi previsti sono:
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Societ di persone: o societ semplice; o societ in nome collettivo; o societ in accomandita semplice; Societ di capitali: o societ per azioni; o societ in accomandita per azioni; o societ a responsabilit limitata; Societ cooperativa; Mutue assicuratrici.

Il diritto comunitario prevede: societ europea; societ cooperativa europea.


A. LA NOZIONE DI SOCIETA

2. IL CONTRATTO DI SOCIETA Anche se il legislatore prevede vari tipi di societ,ma ununica nozione di CONTRATTO DI SOCIET, previsto dallart. 2247: Con il contratto di societ due o pi persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attivit economica allo scopo di dividerne gli utili. Lart. 2247 ha il compito di fissare i caratteri minimi comuni del fenomeno societario, cio i caratteri che un ente associativo di diritto privato deve necessariamente presentare per poter essere qualificato come societ e che perci devono essere presenti in tutti i tipi di societ. Le societ sono, in base allart. 2247, degli enti associativi a base contrattuale, in quanto nascono dallaccordo di due o pi parti per costituire e regolare fra loro un rapporto giuridico a contenuto patrimoniale, art. 1321. Sotto il profilo contrattuale, le societ possono essere inquadrate nella categoria dei contratti associativi o con comunione di scopo. Questi contratti si caratterizzano e si differenziano rispetto ai contratti di scambio, in quanto, nei contratti associativi lavvenimento che soddisfa linteresse di tutti i contraenti unico, cio lesercizio in comune dellattivit economica che forma oggetto del contratto mentre, nei contratti di scambio lavvenimento che soddisfa linteresse di una delle parti diverso dallavvenimento che soddisfa linteresse dellaltra parte. Da ci derivano alcuni caratteri strutturali dei contratti associativi e del contratto di societ:
a. Nei contratti associativi, le prestazioni di ciascuna parte (i conferimenti) possono anche essere di diversa natura e di diverso ammontare; infatti essi non devono rispondere a un rapporto di corrispettivit con unaltra controprestazione. Tutte le prestazioni hanno uno scopo comune, lesercizio dellattivit, e tutte trovano il loro corrispettivo nella partecipazione ai risultati dellattivit comune.

b. Il contratto associativo un contratto potenzialmente plurilaterale ed aperto, cio pu essere stipulato da pi parti e da un numero illimitato di parti. c. Il contratto associativo un contratto di organizzazione di una futura attivit. Ne consegue che il contratto di societ non esaurisce la sua funzione con lesecuzione delle prestazioni (i conferimenti) in quanto fissa le basi organizzative della futura attivit comune e predetermina le modalit di partecipazione individuale allattivit del gruppo ed ai risultati della stessa. Speciale disciplina prevista per i contratti associativi:la nullit, lannullabilit, la risoluzione che colpiscono il vincolo di una delle parti non comportano la nullit, lannullabilit o la risoluzione dellintero contratto, salvo che la partecipazione venuta meno debba considerarsi essenziale.

3. I CONFERIMENTI Le societ sono enti associativi che si caratterizzano per la contemporanea presenza di tre elementi: a. i conferimenti dei soci; b. lesercizio in comune di unattivit economica, scopo-mezzo; c. lo scopo di divisione degli utili, scopo-fine. La contemporanea presenza di tali elementi consente di distinguere le societ dagli altri fenomeni associativi (associazione in partecipazione, comunione, consorzi). I conferimenti sono le prestazioni cui le parti del contratto di societ si obbligano. Essi costituiscono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della societ, detto capitale di rischio, per lo svolgimento dellattivit di impresa. Col conferimento ogni socio destina stabilmente (per tutta la durata della societ) parte della propria ricchezza personale allattivit comune e si espone al rischio di impresa, cio a rischiare di non ricevere nessuna enumerazione se non ci sono utili, o di perdere, in tutto o in parte, quanto apportato se la societ subisce perdite. Diversi, da socio a socio, possono essere sia loggetto sia lammontare del conferimento. In riguardo alloggetto dei conferimenti, lart. 2247 stabilisce genericamente che essi possono essere costituiti da beni e da servizi: denaro, beni in natura trasmessi in propriet o in godimento, prestazioni di attivit lavorativa, ecc. Cio, pu costituire oggetto di conferimento ogni entit suscettibile di valutazione economica che le parti ritengono utile o necessaria per lo svolgimento della comune attivit di impresa. In realt, questo principio va coordinato con la disciplina dei singoli tipi societari. Trova riscontro solo nelle societ di persone e, dopo la riforma del 2003, nella srl. Ma, per le societ per azioni e nelle societ cooperative per azioni, lart. 2342, 5 comma, stabilisce espressamente che non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni dopera o di servizi. 4. PATRIMONIO SOCIALE E CAPITALE SOCIALE Il patrimonio sociale il complesso dei rapporti giuridici attivi e passivi che fanno capo alla societ. Esso, inizialmente, costituito dai conferimenti eseguiti o promessi dai soci, successivamente subisce continue variazioni qualitative o quantitative in relazione alle vicende economiche della societ. La consistenza del patrimonio sociale accertata periodicamente attraverso la redazione del bilancio di esercizio. La differenza fra attivit e passivit detta patrimonio netto. Il patrimonio sociale costituisce la garanzia generica principale od esclusiva dei creditori della societ:
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sar garanzia principale, se per le obbligazioni sociali rispondono anche i soci con il proprio patrimonio. sar garanzia esclusiva, se per le obbligazioni sociali risponde solo la societ col proprio patrimonio.

Il capitale sociale nominale , invece, la cifra che esprime il valore in danaro dei conferimenti quale risulta dalla valutazione compiuta nellatto costitutivo della societ. Indica, quindi, il valore delle attivit patrimoniali che i soci si sono impegnati a non distrarre dallattivit di impresa e che perci non possono liberamente ripartirsi per tutta la durata della societ. I soci potranno ripartirsi solo la parte di patrimonio netto che supera lammontare del capitale sociale. Il capitale sociale nominale rimane immutato nel corso della vita della societ fin quando, con modifica dellatto costitutivo, non se ne decide laumento o la riduzione. quindi un valore storico. Il capitale sociale una quota del patrimonio netto non distribuibile fra i soci e perci assoggettata ad un vincolo di stabile destinazione allattivit sociale, funzione vincolistica. Infatti, il valore del capitale sociale iscritto in bilancio insieme alle passivit. La funzione vincolistica del capitale sociale si risolve per i creditori in una garanzia patrimoniale supplementare, in quanto potranno soddisfare i loro crediti su un attivo patrimoniale eccedente le passivit (passivit che devono corrispondere almeno al valore del capitale sociale). Il capitale sociale nominale ha poi una funzione organizzativa, cio un termine di riferimento per accertare periodicamente se la societ ha conseguito utili o ha subito perdite. Questo ruolo organizzativo pi accentuato nelle societ di capitali, in quanto in esse, il capitale sociale funge da base di misurazione di alcune fondamentali situazioni soggettive dei soci, sia di carattere amministrativo (diritto di voto), sia di carattere patrimoniale (diritto agli utili ed alla quota di liquidazione). Infatti, tali diritti spettano a ciascun socio in misura proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritto. In conclusione : il capitale sociale s una cifra numerica, ma anche un termine di riferimento per un ordinato e corretto svolgimento della vita sociale. 5. LESERCIZIO IN COMUNE DI ATTIVITA ECONOMICA Il secondo elemento delle societ lesercizio in comune di unattivit economica, detto scopo-mezzo del contratto di societ. Con il termine Oggetto sociale si definisce la specifica attivit economica che i soci si propongono di svolgere. Tale attivit deve essere predeterminata nellatto costitutivo della societ ed modificabile nel corso della vita della stessa solo con losservanza delle norme che regolano le modificazioni dellatto costitutivo. In tutte le societ loggetto sociale deve consistere nello svolgimento di unattivit (cio una serie coordinata di atti) e di unattivit economica, o meglio di unattivit produttiva, cio unattivit a contenuto patrimoniale, condotta con metodo economico e finalizzata alla produzione o allo scambio di beni o servizi. Essenziale per aversi societ che lattivit produttiva sia esercitata in comune. Perch unattivit economica possa definirsi comune a pi soggetti necessario che essa sia preordinata alla realizzazione di un risultato unitario e comune. Cio di un risultato giuridicamente imputabile al gruppo in quanto tale, in modo che tutti i soci sia partecipi del risultato positivo o negativo della stessa attivit. Inoltre, necessario che i singoli atti di impresa siano prodotti secondo modalit che ne consentano limputazione al gruppo unitariamente considerato. necessario che chi agisce nei rapporti esterni sia abilitato ad agire per conto del gruppo ed agisca in nome dello stesso, rendendo cos palese tale sua posizione. Il carattere comune dellattivit consente una distinzione fra societ e associazione in partecipazione. Contratto questultimo con il quale lassociante attribuisce allassociato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o pi affari verso il corrispettivo di un determinato apporto, art. 2549. Nellassociazione in partecipazione lattivit in impresa resta propria ed esclusiva dellassociante; i singoli atti di impresa possono e debbono essere

posti in essere solo in suo nome e a lui sono giuridicamente imputabili, anche se compiuti dallassociato. 6. SOCIETA E IMPRESA. LE SOCIETA OCCASIONALI Lattivit delle societ presenta di regola tutti i caratteri propri dellattivit di impresa, art. 2082, cio unattivit produttiva esercitata in modo professionale ed organizzato. Quindi, alle societ applicabile la disciplina dellattivit di impresa, perci se lattivit esercitata unattivit commerciale, la societ esposta al fallimento. Ma, la societ pu essere utilizzata anche per lesercizio di attivit produttiva a carattere non imprenditoriale. Esempi ne sono le societ occasionali e le societ fra professionisti. SOCIET OCCASIONALI: Lart. 2247 richiede che lattivit delle societ abbia carattere produttivo, ma non fa cenno al requisito della professionalit richiesto dallart. 2082 per lacquisto della qualit di imprenditore. Perci, legittimo ritenere che lesercizio in comune di unattivit non professionale, occasionale, sufficiente per dar vita ad una societ, ma nel contempo non da vita ad unimpresa per difetto del requisito della professionalit. Alle societ occasionali applicabile la disciplina del tipo di societ prescelto, ma non la disciplina dellimpresa. In particolare, se lattivit commerciale, la societ occasionale sottratta al fallimento. Non si ha n societ n impresa quando due persone realizzano insieme un affare che si risolve nel compimento di un solo atto economico o anche pi atti non coordinati da un disegno unitario. In tal caso difetta il requisito fondamentale dellattivit, serie di atti coordinati, essenziale per aversi sia societ, sia impresa. Sia ha sia societ sia impresa quando due persone decidono di compiere insieme un singolo affare complesso, cio un affare che implica il compimento di operazioni numerose e lutilizzo di un apparato produttivo idoneo ad escludere il carattere occasionale e non coordinato dei singoli atti economici. Lammissibilit di societ senza impresa resta circoscritta alle ipotesi in cui si sia in presenza di esercizio in comune di attivit oggettivamente non duratura, cio di un attivit che si esaurisce nel compimento di pochi atti elementari coordinati, che non richiedono la predisposizione di alcun apparato produttivo oggettivamente apprezzabile. 7. LE SOCIETA FRA PROFESSIONISTI Lattivit dei professionisti intellettuali attivit economica, cio unattivit produttiva di servizi intellettuali. Una societ fra professionisti per lesercizio in comune della loro attivit darebbe perci vita ad unulteriore ipotesi di societ senza impresa. Anche se la nozione di societ, art. 2247, parla di attivit economica e non di attivit di impresa. Dalle norme del codice civile emerge con chiarezza il carattere rigorosamente personale dellattivit del professionista intellettuale. Lart. 2232 gli impone di eseguire personalmente lincarico assunto e, se si avvale di sostituti e ausiliari, questultimi devono operare sotto la direzione e responsabilit del professionista. La legge n. 1815 del 23/11/1939, allart. 1, stabilisce che i professionisti che si associano per lesercizio della professione debbono usare nella denominazione del loro ufficio e nei rapporti con i terzi, esclusivamente la dizione di studio tecnico, legale, commerciale, contabile, amministrativo o tributario, seguito dal nome e cognome, coi titoli professionali, dei singoli associati. Levoluzione delle professioni intellettuali e le soluzioni permissive attuate nel resto dEuropa, ha sollecitato anche in Italia un intervento legislativo, volto a delineare una specifica disciplina delle societ fra professionisti idonea a garantire il rispetto dei principi cardine fissati dal codice per le professioni intellettuali. Dopo diversi progetti, nel 1997 si ebbe un intervento parziale ma non risolutivo. Lart. 24 della legge n. 266/1997 ha

abrogato lart. 2 ella legge 1815/1939 ed ha conferito al Ministero della giustizia il potere di fissare con proprio decreto i requisiti per lesercizio in forma societaria delle attivit intellettuali dellart. 11. Ma, nel maggio 1998, a seguito dei forti contrasti, il governo ha rinunciato ad emanare il regolamento sulle societ fra professionisti ed ha affidato la definizione della relativa disciplina ad una legge delega. Con la sola eccezione della societ fra avvocati introdotta dal d.lgs. n. 96/2001. La societ fra professionisti non va confusa col fenomeno dellassunzione congiunta di un incarico da parte di pi professionisti. In tal caso non si ha societ in quanto ogni professionista si impegna, nei confronti del cliente, ad eseguire personalmente una propria prestazione intellettuale, sia pure coordinata con quella di un collega. Si hanno quindi, distinte attivit professionali coordinate e non ununica attivit esercitata in comune. La societ fra professionisti va distinta anche dalla cosiddetta societ di mezzi fra professionisti, cio quella societ costituita da professionisti per lacquisto e la gestione in comune di beni strumentali allesercizio individuale delle rispettive professioni. Le societ di mezzi sono perfettamente lecite e sono certamente titolari di un impresa commerciale in quanto svolgono attivit di impresa (produzione di servizi) e non attivit intellettuale. Poi, vi sono le societ di servizi che offrono sul mercato un prodotto complessivo, per la cui realizzazione sono necessarie anche prestazioni professionali dei soci o dei terzi. Prestazioni che hanno carattere strumentale e servente rispetto al servizio offerto dalla societ. Esempio di tali societ costituito dalle societ di ingegneria (societ di progettazione industriale) o societ di engineering, la cui attivit non si esaurisce nella semplice progettazione di opere di ingegneria, ma comprende anche altre prestazioni, quali le relative ricerche di fattibilit ed il reperimento di fondi (consulting engineering), fino alla realizzazione e la vendita degli impianti e delle attrezzature industriali progettate (commercial engineering). Queste societ hanno spesso alle loro dipendenze decine di professionisti e hanno dimensioni gigantesche. Fra le societ di servizi imprenditoriali rientrano anche le societ di elaborazione elettronica dei dati contabili e le societ di revisione contabile. Le vere e proprie societ fra professionisti possono essere considerate le societ fra professionisti intellettuali che hanno come oggetto unico ed esclusivo lesercizio in comune dellattivit professionale agli stessi riservata per legge. Gli incarichi professionali sono assunti dalla societ ed la societ che giuridicamente si obbliga ad eseguire le relative prestazioni professionali, sia pure attraverso i propri soci a loro volta obbligati verso la comune societ a prestare la propria attivit intellettuale. Si ammette che per le professioni non protette la forma societaria pu essere utilizzata senza limitazioni e quindi che possano essere utilizzate anche le societ di capitali. Chi svolge una professione non protetta potr operare con i propri clienti secondo modelli giuridici diversi da quelli inderogabilmente fissati per le professioni protette. La loro prestazione non giuridicamente qualificabile come prestazione dopera intellettuale, quindi non sar un professionista intellettuale ma un produttore di servizi e, di conseguenza, acquister la qualit di imprenditore commerciale. Quindi, chi esercita una professione non protetta potr scegliere qualsiasi forma societaria, non essendo vincolato al rispetto dellart. 2232. Ma cos facendo, vengono posti fuori dalla categoria dei professionisti intellettuali e lattivit da loro svolta non sar qualificata come esercizio di una professione intellettuale. Si avr una comune societ per lesercizio di attivit imprenditoriale, che una societ
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Art. 1. Le persone che, munite dei necessari titoli di studio di abilitazione professionale, ovvero autorizzate all'esercizio di specifiche attivit in forza di particolari disposizioni di legge, si associano per l'esercizio delle professioni o delle altre attivit per cui sono abilitate o autorizzate, debbono usare, nella denominazione del loro ufficio e nei rapporti coi terzi, esclusivamente la dizione di <<studio tecnico, legale, commerciale, contabile, amministrativo o tributario>>, seguita dal nome e cognome, coi titoli professionali dei singoli associati. L'esercizio associato delle professioni o delle altre attivit, ai sensi del comma precedente, deve essere notificato all'organizzazione sindacale da cui sono rappresentati i singoli associati.

commerciale. In conclusione, nelle professioni non protette si avr una societ senza impresa. Per le professioni protette (per il loro esercizio serve liscrizione in appositi albi professionali) quando non si esclude la possibilit del loro esercizio in forma societaria, si tende per lo pi ad ammettere solo lutilizzo delle societ di persone, in rispetto alle condizioni fissate dallart. 1 della legge 1815/1939, visto che tale strutture societarie non compromettono la personalit della prestazione professionale. La giurisprudenza invece nega la liceit di tali societ, qualunque sia il tipo societario scelto, in quanto in contrasto sia con la legge 1815/1939, sia con il codice civile, sempre al fine di tutelare il carattere personale delle prestazioni professionali, il cui rispetto resta precluso dallesercizio in comune di tali attivit. Il Campobasso daccordo con il negare lammissibilit della forma societaria per le professioni intellettuali, in quanto lesercizio in comune di unattivit spersonalizza la prestazione professionale e impedisce che le stesse possano essere giuridicamente riferite ai soci professionisti che le hanno eseguite effettivamente ed altera il regime della responsabilit professionale. Lunica deroga al divieto di costituzione di societ fra professionisti la societ tra avvocati. 7.1 LA SOCIETA TRA AVVOCATI La societ tra avvocati stata introdotta dal d.lgs. n. 96 del 02/02/2001, con cui stata data attuazione alla direttiva Ce n. 98/5, volta a facilitare il libero esercizio della professione di avvocato nellambito dellUnione Europea. La societ fra avvocati ha per oggetto esclusivo lesercizio in comune dellattivit professionale dei propri soci, art. 17, cio lattivit di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio. La societ pu anche acquistare beni e diritti strumentali allesercizio della professione e compiere qualsiasi attivit diretta allo scopo. La societ fra avvocati regolata dalle norme della societ in nome collettivo, ove non diversamente previsto dalla relativa disciplina speciale, art. 16.In particolare, si prevede che tutti i soci devono essere in possesso del titolo di avvocato e che non sia consentita la partecipazione ad altra societ tra avvocati, art. 21. Il socio che stato cancellato o radiato dallalbo escluso di diritto dalla societ, mentre causa di esclusione facoltativa la sospensione dallalbo, art. 21, 4 comma. La societ tra avvocati agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome e dal titolo professionale di tutti i soci ovvero di uno o pi soci, seguito dalla locuzione ed altri; deve contenere lindicazione in forma abbreviata di societ tra professionisti, s.t.p. , art. 18. Inoltre, nella ragione sociale conservato il nome dellex socio, art. 18, 2 comma. Per la costituzione della societ fra avvocati vale la stessa disciplina dettata per la snc, ma la societ fra professionisti iscritta in una sezione speciale del registro delle imprese relativa alle societ fra professionisti e liscrizione ha solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicit notizia, art. 16, 2 comma. Inoltre, ad essa si applicano le norme professionali e deontologiche che disciplinano la professione di avvocato, art. 16, 4 comma.

Le cause di invalidit della stp sono quelle previste dalla disciplina generale dei contratti, mentre per gli effetti dettata una disciplina speciale, che pi vicina alla disciplina delle spa. Infatti: a) La dichiarazione di nullit o la pronuncia di annullamento non pregiudica lefficacia degli atti compiuti in nome della societ. b) Resta ferma la responsabilit personale dei soci per le obbligazioni anteriori. c) La sentenza di nullit o di annullamento nomina uno o pi liquidatori, dando avvio al procedimento di liquidazione della societ che porter allestinzione della societ dopo aver soddisfatto i creditori sociali e ripartito fra i soci leventuale residuo attivo di liquidazione.

d) Linvalidit non pu essere pronunciata se la causa di essa stata eliminata per effetto di una modifica dellatto costitutivo iscritta nel registro delle imprese. La societ fra avvocati non soggetta a fallimento in quanto non svolge attivit di impresa. La societ fra avvocati assoggettata ad una peculiare disciplina volta a conciliare lesercizio in forma societaria della professione forense con il rispetto del principio della personalit della prestazione e di quello della diretta responsabilit del professionista nei confronti del cliente. Infatti, lamministrazione della societ non pu essere affidata a terzi, art. 23, e lincarico professionale conferito alla societ pu essere eseguito solo da uno o pi soci in possesso degli specifici requisiti prescritti per lesercizio della professione richiesta, art. 24.Inoltre, riconosciuto e tutelato il diritto del cliente di scegliere il proprio difensore. In difetto di scelta, la societ deve comunicare per iscritto al cliente il nome del socio o di soci incaricati, prima dellinizio dellesecuzione del mandato. Per le obbligazioni sociali non derivanti dallattivit professionale si applica la disciplina della snc. Delle obbligazioni derivanti dallattivit professionale svolta da uno o pi soci sono responsabili illimitatamente e solidalmente tutti i soci qualora la societ ometta di comunicare il nome dellavvocato incaricato, prima dellesecuzione del mandato. Mentre dettata una disciplina specifica per la responsabilit professionale, art. 26. Infatti, solo il socio o i soci incaricati, e non tutti i soci, sono personalmente e illimitatamente responsabili per lattivit professionale svolta in esecuzione dell incarico. Con essi risponde la societ con il suo patrimonio. 8. LO SCOPO-FINE DELLE SOCIETA Lultimo elemento caratterizzante le societ costituito dallo scopo perseguito dalle parti, cd scopo-fine del contratto di societ. In base allo scopo perseguibile le societ possono essere distinte in tre categorie: - Societ lucrative; - Societ mutualistiche; - Societ consortili. Lart. 2247 enuncia solo uno di questi fini, che lo scopo di divisione degli utili. Infatti, una societ pu essere costituita per svolgere attivit di impresa con terzi allo scopo di conseguire utili, lucro oggettivo, destinati ad essere successivamente divisi fra i soci, lucro soggettivo. Tale scopo detto scopo di lucro o di profitto, ed lo scopo tipico delle societ di persone e di capitali, che sono definite societ lucrative. Le societ cooperative, art. 2511, invece sono societ che per legge hanno uno scopo mutualistico, cio hanno lo scopo di fornire direttamente ai soci beni, servizi od occasioni di lavoro a condizioni pi vantaggiose di quelle che i soci stessi otterrebbero sul mercato e non la divisione di utili. La societ cooperativa deve operare con metodo economico e per la realizzazione di uno scopo economico dei soci (che un vantaggio patrimoniale diretto, che pu consistere o un risparmio di spesa o una maggiore renumerazione del lavoro prestato dai soci nella cooperativa). Non perci una societ istituzionalmente preordinata per la realizzazione di uno scopo di lucro in senso proprio. Altro scopo delle societ pu essere la realizzazione di uno scopo consortile. Una societ consortile, art. 2615-ter, tenuta ad operare con metodo economico e per la realizzazione di uno scopo economico dei soci, consistente in un particolare vantaggio patrimoniale degli imprenditori consorziati, come la sopportazione di minori costi o la realizzazione di maggiori guadagni nelle rispettive imprese. Le societ consortile non

devono necessariamente perseguire uno scopo di lucro. Salve le eccezioni previste da leggi speciali, le societ sono enti associativi che operano con metodo economico e per la realizzazione di un risultato economico a favore esclusivo dei soci. La societ si caratterizza per listituzionale destinazione ai suoi membri, autodestinazione, dei variabili benefici patrimoniali conseguibili attraverso lesercizio della comune attivit di impresa. 9. SOCIETA ED ASSOCIAZIONI. LIMPRESA SOCIALE Le differenza fra societ ed associazioni risiedono nella natura dellattivit esercitatile e nello scopo-fine perseguibile. Infatti: a) diversamente che per le associazioni, lattivit delle societ unattivit produttiva condotta con metodo lucrativo o quanto meno economico; b) lo scopo-fine della societ uno scopo economico (lucrativo, consortile, mutualistico), e i benefici sono destinati ai propri membri e non a terzi. Mentre le associazioni sono enti con scopo ideale o altruistico. Ne consegue che un gruppo associativo da qualificare come associazione e non come societ quando svolge attivit produttiva con metodo economico, cio quando produce beni o servizi che vengono erogati gratuitamente o a prezzo politico, oppure quando lattivit produttiva condotta con metodo economico ma gli utili conseguiti sono istituzionalmente destinati a scopi di beneficenza o altruistici. In conclusione: la linea di confine fra societ ed associazioni risiede nellauto/destinazione ai membri del gruppo per le societ, o nelletero/destinazione dei risultati economici dellattivit nelle associazioni. Nelle associazioni incompatibile lo scopo lucrativo in senso soggettivo, non lo svolgimento di attivit di impresa n la realizzazione di utili, lucro oggettivo, attraverso tale attivit. Oggi, forte la tendenza dei gruppi associativi con scopo ideale a servirsi del pi comodo ed agibile strumento della societ per azioni, ricorrendo allespediente di dichiarare nellatto costitutivo unattivit economica ed uno scopo lucrativo che poi in fatto non vengono perseguiti. Queste forme di utilizzazione anomala dellistituto societario non possono essere considerate legittime se non nei casi espressamente previsti dalla legge. Una parte della dottrina sostiene che le societ di capitali sarebbero diventate delle strutture organizzative casualmente neutre e quindi legittimamente utilizzabili dall autonomia privata per la realizzazione di un qualsiasi scopo lecito: lucrativo, economico ed ideale. Ma tale tesi non condivisibile. Infatti, il sistema del codice civile non offre dati che consentono di affermare la derogabilit statutaria dello scopo di lucro o economico, per le societ di capitali. Non decisiva la circostanza che lart. 2332 non elenca fra le cause di nullit della societ per azioni la mancanza dello scopo di lucro. Inoltre, lespresso riconoscimento legislativo delle societ consortile se dimostra che le societ di capitali possono essere utilizzate anche per uno scopo economico non lucrativo, non dimostra che si possono usare tale societ per scopi non economici, ideali. Nella legislazione speciale si rinvengono numerosi casi di societ istituzionalmente senza scopo di lucro oggettivo e/o soggettivo. In passato infatti vi erano molte spa, a partecipazione pubblica, che per legge dovevano perseguire scopi esclusivamente pubblici e incompatibili con la causa lucrativa o economica. Anche se oggi tale fenomeno si ridimensionato nella legislazione speciale non mancano casi di societ per azioni che per legge non devono perseguire o possono non perseguire uno scopo di lucro. Esempi ne sono le spa per la gestione dei fondi mutualistici per la promozione o lo sviluppo della cooperazione, spa per la gestione di mercati regolamentati di strumenti finanziari. indubbio se fra le societ di diritto speciale senza scopo di lucro possono ricomprendervi anche le societ sportive professionistiche regolate dalla legge n. 91 del 23/03/1981. Tale legge imponeva e impone ai gruppi associativi che operano nel settore dello sport professionistico di adottare la forma della spa o della srl. Al

fine di incentivare la raccolta di capitale di rischio fra il pubblico stata abrogata la norma che vietava la distribuzione di utili fra i soci, anche se lattuale disciplina si limita a stabilire che latto costitutivo deve prevedere che una quota parte degli utili, non inferiore al 10%, sia destinata a scuole giovanili di addestramento e formazione tecnica-sportiva, art. 10.3.

Una vistosa deroga al principio di lucrativit delle societ prevista dalla nuova disciplina sullimpresa sociale, emanata in attuazione della legge delega n.118/2005.Si definiscono imprese sociali, tutte le organizzazioni private che esercitano senza scopo di lucro e in via stabile e principale attivit di impresa al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilit sociale. Tali sono i beni o servizi che ricadono in alcuni settori tassativamente fissati dalla legge: assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria, educazione, istruzione e formazione, anche extra-scolastica, tutela dellambiente e turismo sociale, ricerca e cultura, ecc. Le finalit di interesse generale realizzate dalle imprese sociali vengono favorite dal legislatore da due privilegi sul piano civilistico: quello di potersi organizzare non solo in forma di associazione, bens di poter usufruire di qualsiasi forma di organizzazione privata. Pu essere usato qualsiasi tipo societario, ma se viene usato il tipo societario fatto divieto di distribuire utili; - quello di limitare a certe condizioni la responsabilit patrimoniale dei soci anche quando il tipo societario prescelto dovesse prevedere la responsabilit personale ed illimitata di costoro per i debiti sociali, come nella snc. Le imprese sociali sono soggette alla vigilanza del Ministero del Lavoro, che pu revocare la qualifica di impresa sociale se vengono meno le condizioni per il riconoscimento o se vi sono violazioni della relativa disciplina. Ne consegue la cancellazione dellimpresa dal registro e lobbligo di devolvere il patrimonio ad enti non lucrativi determinati nello statuto. Il che rende manifesto il carattere eccezionale della disciplina dellimpresa sociale. Comunque, resta vero che non sono poche le societ di diritto sociale senza scopo di lucro, ma esse non avvalorano lidea del tramonto dello scopo lucrativo. Le relative previsioni legislative devono essere considerate come norme eccezionali ed in quanto tali da esse non consentito desumere che sia legittima la costituzione di societ di capitali dichiaratamente senza scopo di lucro, al di fuori dei casi previsti per legge.
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In conclusione : le societ, perci, sono e restano strutture associative fruibili solo per il perseguimento di uno scopo di lucro o quanto meno economico, ma non per il perseguimento di scopi ideali. 10. SOCIETA E COMUNIONE Dopo aver enunciato la nozione di societ, lart. 2248 stabilisce che: la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento di una o pi cose regolata dalle norme del titolo VII del libro III, cio dalle norme in tema di comunione non da quelle sulle societ. La societ un contratto che ha per oggetto lesercizio in comune di unattivit economica, produttiva. La comunione, invece, una situazione giuridica che sorge quando la propriet o altro diritto reale spetta in comunione a pi persone, art. 1100. Ed una situazione giuridica che, anche se ha origine contrattuale, ha per oggetto il semplice godimento della cosa comune, secondo la sua normale e naturale destinazione economica, art. 1102.1 art. 2248. Nei due istituti sono diversi sia il rapporto beni-attivit sia i poteri di cui l organizzazione di gruppo investita. Nella societ i beni comuni, cio il patrimonio sociale, hanno funzione servente rispetto allattivit di impresa, in quanto sono un mezzo per lo svolgimento dellattivit.

Nella comunione, invece, il rapporto beni-attivit si inverte, in quanto lattivit che svolge funzione servente rispetto ai beni. Lattivit un mezzo per assicurare la conservazione della cosa comune e consentirne il migliore godimento individuale da parte dei comproprietari. Ed entro tali limiti sono rigorosamente circoscritti i poteri dellorganizzazione dei comproprietari. Il diverso rapporto beni-attivit ha come conseguenza un diverso regime patrimoniale dei beni in societ rispetto a quello dei beni in comunione. I beni facenti parte di un patrimonio sociale sono affetti da un vincolo di stabile destinazione, per la durata della societ, allo svolgimento dellattivit di impresa; vincolo che opera sia nei rapporti fra i soci che nei confronti dei terzi. Tale vincolo nella comunione assente. Per realizzare tale vincolo di destinazione il legislatore ha usato diverse tecniche nelle societ di persone e nelle societ di capitali, ma vi sono dei principi comuni: a) il singolo socio non pu liberamente servirsi delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei allo svolgimento dellattivit di impresa programmata, ex art. 2256; b) il singolo socio non pu provocare a sua discrezione lo scioglimento anticipato della societ e la conseguente divisione del patrimonio sociale, ex art. 2272 e 2484; c) i creditori personali dei soci non possono soddisfarsi direttamente sul patrimonio della societ, art. 2270; esso aggredibile solo dai creditori sociali, cio la societ gode di autonomia patrimoniale. Nella comunione, invece: a) ciascun comproprietario pu liberamente servirsi della cosa comune, purch non ne alteri la naturale destinazione e non impedisca agli altri comproprietari di farne parimenti uso secondo il loro diritto, art. 1102; b) ciascun comproprietario pu in ogni momento chiedere lo scioglimento della comunione, art. 1111, ponendo fine alla comunione; c) i creditori personali dei singoli comproprietari possono liberamente aggredire anche la cosa comune per soddisfare il proprio credito, art. 599, 1 comma e art. 600, 1 comma, c.p.c. Quindi, nella comunione manca un vincolo di destinazione sia nei rapporti interni che nei rapporti esterni. La comunione non gode di autonomia patrimoniale. Lesigenza di assicurare stabilit e solidit patrimoniale allattivit di impresa esercitata in forma societaria legittima la profonda alterazione del regime patrimoniale della comunione che si riscontra nelle societ. Stabilendo che la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento regolata dalle norme della comunione e non da quelle delle societ, il legislatore ha voluto fissare il principio che il regime patrimoniale delle societ applicabile solo quando i beni sono destinati allo svolgimento di unattivit di impresa. Solo tale destinazione legittima la formazione di un patrimonio comune, indivisibile su iniziativa unilaterale (vincolo di destinazione) ed insensibile alle pretese dei rispettivi creditori personali (autonomia patrimoniale). Quando invece, lo scopo perseguito solo quello di godere i beni messi in comune, la disciplina applicabile quella della comunione. In base a questa distinzione, lart. 2248 deve essere letto nel senso che sono vietate le societ di mero godimento. Esse sono un abuso dellistituto societario ed un abuso a danno dei creditori personali dei comproprietari. 11. SOCIETA E COMUNIONE DI IMPRESA Perch una comunione si trasformi in societ necessario e sufficiente che i comproprietari si servano dei beni per lesercizio di una comune attivit di impresa. Ma, per dar vita ad una societ lart. 2247 richiede un accordo delle parti anche in merito ai conferimenti e, tale accordo, non c qualora i comproprietari si limitino ad utilizzare lazienda comune in una

comune attivit di impresa. Tale obiezione porterebbe ad ammettere che possibile lesercizio di unimpresa collettiva, fermo restando lapplicazione del regime patrimoniale della comunione per i beni utilizzati, cio ammissibile una impresa collettiva priva di autonomia patrimoniale. Tale fenomeno detto comunione di impresa. E di comunione di impresa e non di societ bisogna parlare ogni volta che unazienda in comunione venga utilizzata dai comproprietari per lesercizio in comune di attivit di impresa, senza precisi accordi in merito al conferimento in societ dei relativi beni. Ma tale obiezione sono prive di fondamento, perch una societ pu essere conclusa anche con fatti concludenti, detta societ di fatto, e per fatti concludenti pu avvenire anche il conferimento, quando un atto scritto non sia richiesto dalla natura dei beni conferiti. Non vi dubbio che leffettivo esercizio di attivit di impresa da parte dei comproprietari di unazienda oggettivamente apprezzabile come non equivoco atto di destinazione societaria dei relativi beni. Quindi, i comproprietari hanno voluto, per fatti concludenti, modificare la condizione giuridica dei beni comuni passando dalla comunione (mancanza di autonomia patrimoniale) alla societ di fatto (formazione di un patrimonio autonomo).

12. LIMPRESA CONIUGALE Una figura speciale di comunione di impresa, cio unimpresa collettiva senza autonomia patrimoniale, stata per legge introdotta dalla riforma di famiglia del 1975. In base allart. 177, lett. d), formano oggetto della comunione legale fra coniugi anche le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio, detta azienda o impresa coniugale. Limpresa coniugale unimpresa collettiva e nulla vieta ai coniugi di costituire una societ per il relativo esercizio. Nel silenzio applicabile il regime della comunione familiare, sia per quanto riguarda la gestione dellimpresa comune, sia per quanto riguarda il regime patrimoniale. Lapplicazione della disciplina della comunione familiare comporta che i creditori di impresa potranno soddisfarsi su tutti i beni della comunione, ma alla pari con gli altri creditori della comunione e senza avere alcun diritto di preferenza rispetto ai creditori della comunione sui beni aziendali, art. 186. Inoltre, i creditori dimpresa possono aggredire il patrimonio personale di ciascun coniuge, ma solo se i beni della comunione non sono sufficienti a soddisfare i debiti gravanti sulla stessa, art. 190. I creditori personali del singolo coniuge possono soddisfarsi direttamente anche sui beni della comunione legale e, quindi, anche sui beni aziendali. Tale diritto per loro riconosciuto solo fino al valore corrispondente alla quota del coniuge loro debitore e purch i beni personali di questo non siano sufficienti a soddisfarli, art. 189, 2 comma. Infine, prevista una disciplina speciale per lo scioglimento della comunione aziendale, art. 191, diversa da quella della societ. Nel caso di impresa coniugale si in presenza di unimpresa collettiva il cui esercizio non d vita alla formazione di un patrimonio autonomo e il cui regime non quello n della comunione, n quello della societ di fatto. B. TIPI DI SOCIETA 13. NOZIONE. CLASSIFICAZIONI Lattivit delle societ, come lattivit di ogni gruppo associativo, solleva dei problemi di disciplina riguardo: - Allordinamento interno della societ, - Ai rapporti tra societ e terzi. Il legislatore ha risolto questi problemi prevedendo vari tipi di societ, che possono essere tuttavia aggregati in categorie omogenee sulla base di alcuni criteri.

Una prima distinzione quella basata sullo scopo istituzionale perseguibile, che divide le societ in: - Societ cooperative e Societ mutualistiche, - Societ lucrative. Una seconda distinzione, nellambito delle societ lucrative, quella basata sulla natura dellattivit esercitatile: la societ semplice, art. 2249, che pu esercitare solo attivit non commerciale; per esse solo di recente all iscrizione nel registro delle imprese stata attribuita funzione di pubblicit legale, art. 2 dlgs. 228/2001; - le altre societ possono svolgere sia attivit commerciale che attivit non commerciale e indipendentemente dallattivit svolta, sono soggette alliscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicit legale. Esse sono dette societ commerciali. Altra distinzione quella fra: societ con personalit giuridica, sono le societ di capitali e le societ cooperative; societ senza personalit giuridica, sono le societ di persone. -

Nelle societ di capitali, che ha personalit giuridica:


a) prevista, ed inderogabile, unorganizzazione di tipo corporativo, cio unorganizzazione basata sulla necessaria presenza di una pluralit di organi, assemblea, organo di gestione e organo di controllo), ciascuno con proprie funzioni e competenze; b) il funzionamento degli organi sociali dominato dal principio maggioritario. In particolare, lassemblea delibera a maggioranza anche le modifiche dellatto costitutivo e le maggioranze assembleari sono calcolate in base alla partecipazione al capitale sociale e non per teste; c) il singolo socio in quanto tale non ha alcun potere diretto di amministrazione e di controllo; ha solo il diritto di voto, proporzionato alla quota di capitale sociale sottoscritto. Ci d rilievo ai mezzi apportati e non alle persone, perci la partecipazione sociale di regola liberamente trasferibile.

Nelle societ di persone, che non hanno personalit giuridica: a) non prevista unorganizzazione di tipo corporativo basata sulla presenza di una pluralit di organi; b) lattivit della societ si fonda su un modello organizzativo che riconosce ad ogni socio a responsabilit illimitata il potere di amministrare la societ, art. 2257, e richiede il consenso di tutti i soci per le modificazioni dellatto costitutivo, art. 2252; c) il singolo socio a responsabilit illimitata investito del potere di amministrazione e di rappresentanza della societ e ci indipendentemente dallammontare del capitale conferito e dalla consistenza del suo patrimonio personale. Ne consegue che la partecipazione sociale di regola trasferibile solo col consenso degli altri soci. Ultimo criterio di distinzione quello basato sul regime di responsabilit per le obbligazioni sociali. Sotto tale profilo, vi sono: societ in cui per le obbligazioni sociali rispondono sia il patrimonio sociale sia i singoli soci personalmente ed illimitatamente, in modo inderogabile per le snc, o con possibilit di deroga pattizia per i soli soci non amministratori per la ss; societ nelle quali coesistono istituzionalmente soci a responsabilit illimitata e soci a responsabilit limitata, come nelle sas e sapa;

societ nelle quali per le obbligazioni sociali risponde solo la societ con il suo patrimonio, spa, srl, societ cooperative.

14. PERSONALITA GIURIDICA ED AUTONOMIA PATRIMONIALE DELLE SOCIETA Personalit giuridica ed autonomia patrimoniale sono due diverse tecniche legislative per creare le condizioni di diritto privato pi propizie per la diffusione e lo sviluppo delle imprese societarie. Condizioni che risiedono nella previsione di: unadeguata tutela dei creditori delle imprese societarie, che prevedono un trattamento preferenziale rispetto ai creditori personali dei soci, - e incentivi giuridici che facciano scegliere il modello societario, in quanto vi una separazione fra patrimonio personale dei soci e patrimonio della societ. Questi due obiettivi sono conseguiti nelle societ di capitali e nelle societ cooperative in modo diretto e lineare con il riconoscimento della personalit giuridica, in quanto queste societ sono per legge formalmente distinti dalle persone dei soci e gode di una perfetta autonomia patrimoniale. Ne consegue che i creditori personali dei soci non potranno soddisfarsi sul patrimonio sociale in quanto questo appartiene a un soggetto diverso dai soci. Anche se vi sono dei limiti alla personalit giuridica: sono responsabili personalmente lunico azionista e lunico quotista della srl, i soci accomandatari della sapa. 15. LA SOGGETTIVITA DELLE SOCIETA DI PERSONE Alle societ di persone, il legislatore ha negato la personalit giuridica, ma ha soddisfatto le esigenze di tutela dei creditori sociali e di incentivazione dei soci con specifiche disposizioni che rendono il patrimonio delle societ autonomo rispetto a quello dei soci. Infatti, nelle societ di persone:
a) i creditori personali dei soci non possono aggredire il patrimonio della societ per soddisfarsi. Finch dura la societ, possono far valere i loro crediti solo sugli utili spettanti al loro socio debitore e compiere atti conservativi sulla quota che spetta al socio in sede di liquidazione della societ, art. 2270; b) i creditori della societ non possono aggredire direttamente il patrimonio personale dei soci illimitatamente responsabili. Prima necessario che tentino di soddisfarsi sul patrimonio sociale e solo dopo aver infruttuosamente escusso (beneficio di escussione) il patrimonio sociale potranno agire nei confronti dei soci. Poich alle societ di persone non stata riconosciuta la personalit giuridica si sostiene che nelle stesse i beni sociali devono essere considerati beni in compropriet, sia pure speciale e modificata, dei soci. Inoltre si ritiene che, le obbligazioni sociali devono essere qualificate come obbligazioni proprie dei soci e che la responsabilit personale ed illimitata degli stessi si atteggia come responsabilit per debito proprio. Infine, i soci sono dei coimprenditori in quanto ad essi direttamente imputabile lattivit di impresa, e quindi sono esposti al fallimento personale in caso di fallimento della societ, art. 147 legge fallimentare.

Sul piano sostanziale cos, dato che tutte le societ e non solo quelle di persone si risolvono sostanzialmente nelle persone dei soci. Sul piano giuridico-formale numerosi dati legislativi testimoniano che un fenomeno di unificazione soggettiva presente anche nelle societ di persone. Infatti, lart. 2266 stabilisce che la societ acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza e sta in giudizio nella persona dei medesimi. Quindi, la societ che diventa titolare dei diritti e delle obbligazioni relative, al pari di qualsiasi altro soggetto di diritto.

A rafforzare questa tesi vi lart. 2659 che stabilisce che la trascrizione degli acquisti immobiliari effettuata, anche per le societ di persone, al nome della societ. Lo stesso vale per liscrizione di ipoteca. Quindi: a) anche nelle societ di persone i beni sociali non sono beni in compropriet speciale fra i soci, ma in propriet della societ; b) le obbligazioni sociali non sono obbligazioni personali dei soci ma obbligazioni della societ, cui si aggiunge a titolo di garanzia la responsabilit di tutti o di alcuni di essi; c) la responsabilit personale dei soci non qualificabile come responsabilit per debito proprio; d) imprenditore la societ non il gruppo di soci, coimprenditori, anche se il fallimento della societ determina automaticamente il fallimento dei soci illimitatamente responsabili. 16. TIPI DI SOCIETA ED AUTONOMIA PRIVATA I soggetti che costituiscono una societ possono liberamente scegliere: - fra tutti i tipi di societ previsti se lattivit da esercitare non commerciale; - fra tutti i tipi di societ, tranne la societ semplice se lattivit commerciale. Altre leggi speciali prevedono altri limiti nella scelta del tipo di societ per particolari categorie di imprese commerciali. La scelta di un determinato tipo non tuttavia condizione essenziale per la valida costituzione di una societ. Infatti, lart. 2249, 2 comma, stabilisce che nel caso di attivit non commerciale, si applica la disciplina della ss, a meno che i soci abbiano voluto costituire la societ secondo un altro tipo. Quindi, se lattivit non commerciale la scelta del tipo necessaria solo se i soci vogliono scegliere un tipo di societ diverso dalla societ semplice. Anche quando lattivit commerciale non necessaria unesplicita scelta del tipo. Infatti, il silenzio delle parti si interpreta, per esclusione, come implicita opzione per il regime della snc. Infatti, accertato che sussiste laccordo delle parti sui requisiti fissati dallart. 2247, il contratto di societ perfetto. E se lattivit commerciale, la disciplina applicabile non pu essere che quella della snc, in quanto solo per tale tipo di societ commerciale non sono richieste ulteriori specificazioni contrattuali, come richiesto per la sas e per le societ di capitali. La ss si esclude visto che lattivit commerciale. La ss e la snc sono i regimi residuali dellattivit commerciale, rispettivamente per lattivit non commerciale e lattivit commerciale, se i soci non hanno manifestato una diversa scelta. Una volta scelto il tipo di societ, le parti con apposite clausole contrattuali, possono disegnare un assetto organizzativo della loro societ parzialmente diverso da quello risultante dalla disciplina legale del tipo prescelto. Infatti, i modelli organizzativi fissati dal legislatore per i singoli tipi di societ non sono rigidi e consentono un parziale adattamento alle esigenze del caso concreto. Ma, necessario che le clausole a tal fine introdotte nellatto costitutivo, dette clausole atipiche, non siano incompatibili con la disciplina del tipo di societ prescelto, cio non contengano pattuizioni che violino aspetti della disciplina legale inderogabili. I limiti che lautonomia privata incontra nellinserimento di clausole atipiche non sono sempre agevoli da definire. In via generale, non sono derogabili i regimi di responsabilit per le obbligazioni sociali, visto che coinvolgono terzi soggetti. Pi spazio riconosciuto nelle societ di persone per quanto riguarda lordinamento interno della societ, mentre rigido il regime delle spa. Se una clausola incompatibile col tipo societario prescelto, la sanzione sar di regola la nullit della clausola stessa, in applicazione dellart. 1419, e non la nullit dellintero

contratto di societ (nullit parziaria). La nullit della clausola atipica comporter lautomatica applicazione della corrispondente disciplina legale derogata. inammissibile la creazione di un tipo societario del tutto inconsueto e stravagante, che non corrisponde a uno dei modelli legislativamente previsti, dette societ atipiche. Tale principio si desume dallart. 2249, 1 comma, e trova giustificazione nel fatto che il contratto di societ destinato a produrre effetti non solo fra le parti ma anche nei confronti dei terzi. La sanzione per chi contravviene sar la nullit della societ atipica e la sua eliminazione dal mercato. Dalle clausole atipiche si distinguono i patti parasociali, cio quegli accordi fra i soci, stipulati al di fuori dellatto costitutivo destinati a regolare il loro comportamento nella societ o verso la societ. A differenza delle clausole dellatto costitutivo, che vincolano tutti i soci presenti e futuri, i patti parasociali hanno di regola efficacia meramente obbligatoria, cio vincolano solo gli attuali soci contraenti e non anche i soci futuri, a meno che questi vi aderiscano espressamente. Inoltre, la loro eventuale invalidit non incide sulla validit della societ e degli atti societari su cui si riflettono. Infine, la loro violazione espone solo allobbligo del risarcimento del danno nei confronti degli altri soci e non coinvolge anche la posizione nella societ degli inadempienti. 17. CONTRATTO DI SOCIETA ED ORGANIZZAZIONE La societ un contratto, ma anche una forma di organizzazione giuridica di una futura attivit economica. Da un atto di autonomia privata che d vita ad una societ (societ contratto) nasce unorganizzazione di persone e di mezzi (societ organizzazione) destinata a dare attuazione al contratto di societ, attraverso la produzione di una serie indefinita di nuovi atti giuridici in cui si concretizza lesercizio della comune attivit. Il contratto di societ d luogo a situazioni di carattere strumentale, in quanto finalizzate allesercizio della comune attivit programmata ed alla partecipazione ai risultati economici della stessa. Con la stipula del contratto di societ le parti contraenti diventano membri della struttura organizzativa creata, acquistano la qualit di soci e diventano titolari di una serie di situazioni soggettive attive e passive, di diversa natura, distinguibili in due categorie:
a) situazioni di natura amministrativa, aventi ad oggetto la partecipazione individuale allattivit comune (diritto di voto, potere di amministrazione); b) situazioni di natura patrimoniale, aventi ad oggetto la partecipazione individuale ai risultati dellattivit comune, durante la vita della societ ed al momento dello scioglimento della stessa (diritto agli utili e alla quota di liquidazione, partecipazione alle perdite). I diritti di cui ciascun socio gode, detti diritti sociali, vanno inseriti e valutati nellambito dellorganizzazione creata con il contratto di societ. Linserimento del singolo in un gruppo organizzato giustifica la subordinazione degli interessi individuali al comune interesse di gruppo, nei punti in cui lordinamento rimette alla maggioranza dei soci la definizione delle scelte relative allattuazione del contratto sociale. Ma, la subordinazione del singolo alle decisioni del gruppo non senza limiti, in quanto lorganizzazione societaria pur sempre unorganizzazione strumentale per la migliore attuazione del contratto di societ, in cui si fissano le basi della partecipazione di ciascun socio allattivit comune ed ai risultati della stessa. Ne consegue che il sacrificio delle posizioni individuali deve sempre trovare fondamento e giustificazione nellesigenza di una migliore realizzazione del risultato finale di comune interesse. In ogni caso, il potere della maggioranza non pu legittimamente alterare le reciproche posizioni individuali dei soci fissate nel contratto stesso. legittimo i sacrificio del singolo socio per linteresse di tutti. Lespressa qualificazione legislativa della societ come contratto giustifica ed impone lapplicazione di alcuni principi come argine ai possibili comportamenti abusivi della maggioranza in tutte le societ: a) principio dellesecuzione del contratto secondo correttezza e buona fede; b) principio parit trattamento fra i soci.

CAPITOLO 2 - LA SOCIETA SEMPLICE. LA SOCIETA IN NOME COLLETTIVO

1. LE SOCIETA DI PERSONE Sono societ di persone:


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la societ semplice, che pu esercitare solo attivit non commerciale. il regime residuale dellattivit societaria non commerciale, destinato a trovare applicazione ove non risulti che le parti hanno voluto costituire la societ secondo uno degli altri tipi previsti; la societ in nome collettivo, che pu esercitare sia attivit commerciale che attivit non commerciale. Nella snc tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e non ammesso patto contrario. La snc il regime residuale dellattivit societaria commerciale; una specifica opzione per questo tipo di societ necessaria solo se lattivit da esercitare non commerciale; la societ in accomandita semplice, si caratterizza per la presenza di due categorie di soci: o i soci accomandatari che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali; o i soci accomandanti che rispondono limitatamente alla quota conferita. un tipo di societ che deve essere scelto specificatamente dalle parti.

La societ semplice ha un particolare rilievo normativo, in quanto la sua disciplina si applica anche alla snc e alla sas per i rinvii del legislatore, art. 2293,art. 2315. Il codice circoscrive lutilizzabilit della ss al settore delle attivit non commerciali e ci ha comportato che essa poteva essere legittimamente impiegata solo per le imprese agricole. Ma, in pratica, le attivit agricole preferiscono dar vita a societ diverse dalla ss. A. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA 2. LATTO COSTITUTIVO. FORMA E CONTENUTO Secondo lart. 2251, nella societ semplice: il contratto non soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti. Inoltre, non sono dettate disposizioni specifiche per quanto riguarda il contenuto dellatto costitutivo. In base al codice del 1942 la ss non era assoggettata alla iscrizione nel registro delle imprese, ma con la riforma del 1993 stata introdotta anche per le ss, art. 8, 4 comma legge 580/1993 (oggi art. 2 dpr 558/1999). Liscrizione avviene nella sezione speciale ed in origine aveva solo funzione di certificazione anagrafica e di pubblicit notizia, mentre oggi lart. 2 d.lgs 228/2001 ha attribuito alliscrizione delle attivit agricole, funzione di pubblicit legale con efficacia dichiarativa ex art. 2193. Quindi, tutte le ss sono soggette alliscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicit legale. La costituzione della ss resta improntata alla massima semplicit formale e sostanziale, anche perch la registrazione non incide n sullesistenza n sulla disciplina della societ. Il contratto di ss pu essere concluso anche verbalmente o pu risultare da comportamenti concludenti (societ di fatto). Invece, per latto costitutivo della snc sono dettate regole di forma, art. 2296 e regole di contenuto, art. 2295. Entrambe sono prescritte solo ai fini delliscrizione della societ nel registro delle imprese, iscrizione che condizione di regolarit della societ, ma non condizione di esistenza della stessa. Infatti, lomessa iscrizione incide solo sulla disciplina della snc. Ci comporta che i rapporti tra societ e terzi sotto alcuni aspetti sono regolati dalla disciplina della ss, art. 2297. Da qui la distinzione fra snc regolare e snc irregolare. regolare la snc che iscritta nel registro delle imprese ed integralmente disciplinata dalle norme della snc. irregolare la snc non iscritta nel registro delle imprese, perch le parti non hanno provveduto a redigere latto costitutivo (societ di fatto) o perch, pur avendolo redatto, non hanno provveduto alla registrazione dello stesso. In entrambi i casi la disciplina applicabile quella della collettiva

irregolare. Perci, solo ai fini della registrazione e della regolarit della societ, latto costitutivo della snc deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata. Inoltre, deve contenere:
1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio, la cittadinanza dei soci; 2) la ragione sociale, costituita dal nome di uno o pi soci con lindicazione del rapporto sociale, art. 2292.1; 3) i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della societ; 4) la sede della societ e le eventuali sedi secondarie; 5) l'oggetto sociale; 6) i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione; 7) le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera; 8) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle perdite; 9) la durata della societ.

La libert di forma per la costituzione della societ di persone incontra un limite quando sono richieste forme speciali dalla natura dei beni conferiti, art. 2251. Quando il conferimento ha per oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari richiesta la forma scritta a pena di nullit, art. 1350. tuttavia opinione diffusa che la forma scritta richiesta solo per la validit del conferimento immobiliare e non per la validit del contratto di societ. In mancanza, perci, sar nullo solo il vincolo del socio conferente e nullit della societ si avr solo se la partecipazione di quel socio essenziale, art. 1420. 3. SOCIETA DI FATTO. SOCIETA OCCULTA Per la costituzione di una societ di persone non necessario latto scritto, infatti il contratto di societ pu perfezionarsi anche con fatti concludenti. In tal caso si parla di societ di fatto. Essa regolata dalle norme della ss se lattivit esercitata non commerciale, o dalle norme della snc irregolare se lattivit commerciale, con la conseguenza che tutti i soci risponderanno personalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali. Una societ di fatto che esercita attivit commerciale esposta al fallimento come ogni altro imprenditore. Di conseguenza falliranno anche tutti i soci, palesi ed occulti, art 147 legge fallimentare, non essendo necessaria lesteriorizzazione della qualit di socio ai terzi. Dalla societ di fatto va distinta la societ occulta, cio la societ costituita con lespressa e concorde volont dei soci di non rilevarne lesistenza allesterno. Essa pu essere una societ di fatto, ma pu risultare anche da un atto scritto tenuto segreto dai soci. Ci che la caratterizza il dato che, per comune accordo, lattivit di impresa deve essere svolta ed svolta per conto della societ, ma senza spenderne il nome. La societ esiste nei rapporti interni fra i soci, ma non viene esteriorizzata. Nei rapporti esterni limpresa si presenta come impresa individuale di uno dei soci o di un terzo, che operano spendendo il proprio nome.Lo scopo per cui non viene esteriorizzata la societ quello di limitare la responsabilit nei confronti dei terzi al patrimonio del solo gestore, evitando che ne rispondano anche la societ e gli altri soci. Tramite la societ occulta i soci mirano a conseguire tali benefici segretamente e pertanto al di fuori di ogni regola e controllo. La giurisprudenza prima e la riforma del diritto fallimentare del 2005, d.lgs 5/2006, ha disposto che qualora dopo la dichiarazione di fallimento di un imprenditore individuale risulti

che l'impresa riferibile ad una societ di cui il fallito socio illimitatamente responsabile, si applica agli altri soci illimitatamente responsabili la regola del fallimento del socio occulto. In breve, la legge tratta allo stesso modo il socio occulto di societ palese e la societ occulta. In entrambi i casi ritiene non necessaria lesteriorizzazione e sufficiente la prova dellesistenza del contratto di societ nei rapporti interni. Ma socio occulto di societ palese e societ occulta sono fattispecie fra loro diverse: Nella fattispecie socio occulto di societ palese lattivit di impresa svolta in nome della societ e ad essa imputabile in tutti i suoi effetti. La responsabilit di impresa della societ fuori contestazione e la partecipazione alla societ titolo sufficiente a fondare la responsabilit ed il fallimento sia dei soci palesi sia di quelli occulti. Nella fattispecie societ occulta, invece, lattivit di impresa non svolta in nome della societ, e quindi gli atti di impresa non sono ad essa formalmente imputabili. Chi opera con i terzi agisce in nome proprio, sia pur negli interessi e per conto di una societ di cui socio, quindi agisce come mandatario senza rappresentanza della societ occulta. Quindi gli atti sono a lui imputabili, art. 1705. 4. LA SOCIETA APPARENTE Secondo la giurisprudenza, una societ, ancorch non esistente nei rapporti tra i presunti soci, deve considerarsi esistente allesterno quando due o pi persone operino in modo da ingenerare nei terzi la ragionevole opinione che essi agiscono come soci e quindi da determinare in essi lincolpevole affidamento circa lesistenza effettiva della societ. Questa societ detta societ apparente. Quindi i soci apparenti non possono eccepire linesistenza della societ e la societ apparente assoggettata a fallimento come una societ di fatto realmente esistente. Ma questa forma di societ ha suscitato vivaci reazioni critiche in dottrina. Il principio dellapparenza pu determinare la responsabilit dellapparente socio nei confronti dei terzi di buona fede che hanno fatto ragionevole affidamento sui suoi comportamenti esterni. Non mai il fallimento della societ apparente, dato che al fallimento partecipano tutti i creditori, anche quelli che con il presunto socio non hanno trattato e che perci non possono aver fatto affidamento alcuno sulla sua responsabilit. 5. LA PARTECIPAZIONE DEGLI INCAPACI La partecipazione ad una societ di persone richiede la capacit di agire ed atto eccedente lordinaria amministrazione. La partecipazione degli incapaci ad una snc equiparata allesercizio individuale di unimpresa commerciale. Infatti, in base allart. 2294, la partecipazione di un incapace alla societ in nome collettivo subordinata in ogni caso all'osservanza delle disposizioni degli artt. 320, 371, 397, 424 e 425. Perci: il minore, linterdetto e linabilitato non possono partecipare ex novo ad una snc, con lautorizzazione del tribunale possono solo conservare la partecipazione che ad essi provenga per donazione o successione. In caso di interdizione o di inabilitazione sopravvenuta, il tribunale pu solo autorizzare la continuazione della partecipazione, semprech gli altri soci non deliberi lesclusione del socio interdetto o inabilitato, art. 2286; il minore emancipato pu anche partecipare alla costituzione di una snc o aderirvi successivamente, con lautorizzazione del tribunale; - il beneficiario dellamministrazione di sostegno pu partecipare alla costituzione di una snc o aderirvi successivamente senza autorizzazione, salvo che sia disposto diversamente nel decreto di nomina dellamministratore di sostegno o con successivo decreto del giudice tutelare. Tale disciplina trova applicazione anche per la snc che non esercita attivit commerciale. Ma non si applica per analogia alla partecipazione di incapaci alla ss dato che le norme in tema di imprenditore individuale richiamate sono riferite solo agli imprenditori commerciali.
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6. PARTECIPAZIONE DI SOCIETA IN SOCIETA DI PERSONE Una societ di capitali pu partecipare alla costituzione di una societ di persone o diventarne socio, ma con alcune cautele, stabilite dallart. 2361: a) lassunzione di partecipazioni comportanti responsabilit illimitata deve essere deliberata dallassemblea; b) gli amministratori devono dare specifiche informazioni nella nota integrativa del bilancio su tali partecipazioni; c) se tutti i soci illimitatamente responsabili di una snc oppure di una sas sono societ di capitali, il bilancio della societ di persone deve essere redatto secondo le norme della societ per azioni e, secondo tali presupposti deve redigersi anche il bilancio consolidato. Inoltre, la nuova disciplina ammette anche che una societ di capitali sia amministratore di una societ di persone. Una societ di persone pu partecipare alla costituzione di una societ di persone o diventarne socio sia a responsabilit illimitata, sia come socio a responsabilit limitata (nella sas). 7. LINVALIDITA DELLA SOCIETA Il codice non detta alcuna disposizione specifica per quanto riguarda linvalidit del contratto costitutivo di una societ di persone. Perci, valgono le cause di nullit, e le cause di annullabilit, previste dalla disciplina generale dei contratti. Quindi, si avr nullit, art. 1418 , quando il contratto : - contrario a norme imperative, - quando loggetto impossibile o illecito, - quando illecito il motivo comune determinante. Si avr annullabilit, art. 1425, in caso di incapacit delle parti o di consenso viziato per errore, violenza o dolo. Bisogna distinguere fra: cause di invalidit che colpiscono direttamente solo la singola partecipazione. Linvalidit della singola partecipazione determiner invalidit dellintero contratto di societ solo quando la partecipazione viziata essenziale per il conseguimento delloggetto sociale. In caso contrario, il contratto resta valido e produttivo di effetti per gli altri soci; - cause di invalidit che colpiscono originariamente ed immediatamente lintero contratto di societ. La dichiarazione di nullit o di annullamento non solleva problemi particolari se lattivit della societ non ancora iniziata, baster solo definire i rapporti fra le parti contraenti. In particolare, la sentenza che accerta la nullit produrr effetto ex tunc: le parti sono liberate dallobbligo di eseguire i conferimenti promessi ed hanno diritto alla restituzione di quelli eventualmente eseguiti. Per le societ di capitali, art. 2332, la dichiarazione di nullit di una spa non pregiudica lefficacia degli atti compiuti in nome della societ dopo liscrizione nel registro delle imprese. Inoltre, non libera i soci dallobbligo di eseguire i conferimenti ancora dovuti. Ma, la nullit non pu essere pi dichiarata se la causa di essa stata eliminata per effetto di una modificazione dellatto costitutivo. opinione diffusa che tale disciplina per non si applica alle societ di persone, visto che lart. 2332 trova fondamento nella personalit giuridica delle societ di capitali e nelleffetto costitutivo delliscrizione nel registro delle imprese. Ma, lart. 2332 una norma eccezionale rispetto alla disciplina della nullit dei contratti. Ci non toglie che tuttavia esso possa essere considerato espressione di un principio contrapposto e cio, le cause di invalidit di una societ che ha iniziato la propria attivit, legittimano leliminazione della stessa per il futuro, ma non rendono improduttiva di effetti, fra le parti e per i terzi, lattivit in fatto svolta prima dellaccertamento giudiziale dellinvalidit. Tale principio vale per tutti i gruppi associativi con attivit esterna.
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In breve, la retroattivit della nullit del contratto cede il posto ad altro principio generale quando dal contratto nasce una struttura organizzativa destinata ad operare con i terzi e che ha in effetti operato con i terzi. Quindi, lart. 2332 applicabile anche alle societ di persone. Fermo restando che le cause di invalidit delle societ di persone sono quelle previste dalla disciplina generale dei contratti, la sentenza di nullit intervenuta dopo linizio dellattivit operer come semplice causa di scioglimento della societ. Perci: restano in vita tutti gli atti precedentemente posti in essere in nome della societ; i soci non sono liberati dallobbligo di eseguire i conferimenti promessi; resta ferma lautonomia patrimoniale della societ e la responsabilit personale dei soci per le obbligazioni sociali; - con la sentenza di nullit si apre il procedimento di liquidazione della societ, che porter allestinzione della stessa dopo aver soddisfatto i creditori sociali e ripartito fra i soci leventuale residuo attivo di liquidazione. Infine, lart. 2332.5 prevede la sanatoria della nullit, attraverso leliminazione della causa di nullit con una modificazione dellatto costitutivo. La relativa deliberazione dovr essere adottata col consenso di tutti i soci.

B. LORDINAMENTO PATRIMONIALE 8. I CONFERIMENTI Lobbligo di conferimento, che essenziale per lacquisto della qualit di socio, oltre ad essere fissato dalla nozione generale di societ, ribadito per la societ di persone dallart. 2253, 1 comma che stabilisce che il socio obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale. La determinazione del conferimento dovuto da ciascun socio non condizione essenziale per la valida costituzione delle societ di persone. Nel caso in cui latto costitutivo non prevede nulla, supplisce la legge. Infatti: nel silenzio del contratto si presume che tutti i conferimenti devono essere eseguiti in danaro, art. 2342; - se i conferimenti non sono determinati si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti uguali tra loro, quanto necessario per il conseguimento delloggetto sociale, art. 2253. Nelle societ di persone pu essere conferita ogni entit (bene o servizio) suscettibile di valutazione economica ed utile per il conseguimento delloggetto sociale. Quindi, ogni prestazione di dare, fare e non fare. Il conferimento pu consistere, oltre a singoli beni, anche dal trasferimento in propriet o in godimento di unazienda, dalla prestazione di garanzie a favore della societ.Il conferimento non pu consistere nella semplice responsabilit personale ed illimitata per le obbligazioni sociali, in quanto la responsabilit personale effetto legale dellacquisto della qualit di socio, acquisto che presuppone un conferimento. 9. LA DISCIPLINA DEI CONFERIMENTI Il codice detta una specifica disciplina per alcuni tipi di conferimenti diversi dal danaro:
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per il conferimento di beni in propriet, lart. 2254 prevede che la garanzia dovuta dal socio e il passaggio dei rischi sono regolati dalle norme sulla vendita; quindi, il socio tenuto alla garanzia per eviazione e per vizi. Su di esso grava il rischio del perimento per caso fortuito della cosa conferita fin quando la propriet non sia passata alla societ, cio fino alla stipulazione del contratto di societ;

leventuale perimento della cosa, prima del passaggio di propriet alla societ, pu essere causa di esclusione del socio; per il conferimento di beni in godimento, il rischio resta a carico del socio che le ha conferite. Questi, potr essere escluso dalla societ qualora la cosa perisca o il godimento diventi impossibile per causa non imputabile agli amministratori. Il rischio del caso fortuito incombe sul conferente. La garanzia per il godimento poi regolata con rinvio alle norme sulla locazione. Il bene conferito in godimento resta di propriet del socio e la societ potr goderne ma non disporne. Il socio avr diritto alla restituzione del bene al termine della societ nello stato in cui si trova. Tuttavia, se il bene perito o stato deteriorato per causa non imputabile alla societ, il socio ha diritto al risarcimento dei danni a carico del patrimonio sociale, salva lazione contro gli amministratori;

per il conferimento di crediti, lart. 2255 dispone che il socio che ha conferito un credito risponde della insolvenza del debitore, nei limiti indicati dall'art. 1267 per il caso di assunzione convenzionale della garanzia. Perci, in caso di insolvenza del debitore ceduto, il socio risponder ex lege nei confronti della societ nei limiti del valore assegnato al suo conferimento e dovr rimborsare le spese e gli interessi. In caso contrario, potr essere escluso dalla societ.

10. IL SOCIO DOPERA Nelle societ di persone il conferimento pu essere costituito anche dallobbligo del socio di prestare la propria attivit lavorativa a favore della societ. Esso chiamato socio dopera o di industria. Il socio dopera non un lavoratore subordinato e non ha diritto al trattamento salariale e previdenziale come i lavoratori subordinati. Il compenso per il suo lavoro rappresentato dalla partecipazione ai guadagni della societ. Il socio dopera corre il rischio di lavorare invano se lesercizio dellattivit si chiude senza utili, cos come il socio che ha apportato capitale rischia di non ricevere utili per luso sociale del suo denaro. In sede di liquidazione il socio dopera parteciper solo alla ripartizione delleventuale attivo che residua dopo il rimborso del valore nominale del conferimento ai soci che hanno apportato capitali. Non ha diritto, per, salvo diversa pattuizione, al rimborso del valore del suo apporto. Nulla vieta che anche ai soci dopera sia riconosciuto in modo pattizzio il diritto alla restituzione del valore dellapporto. In mancanza di pattuizioni, la parte spettante al socio che ha conferito la propria opera, e fissata dal giudice secondo equit, art. 2263. 11. PATRIMONIO SOCIALE E CAPITALE SOCIALE I conferimenti dei soci formano il patrimonio iniziale della societ, di cui la societ ne diventa proprietaria. Secondo lart. 2256, i soci non possono servirsi delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quello della societ. La violazione di tale divieto espone il socio al risarcimento del danno ed allesclusione della societ. Il divieto derogabile col consenso di tutti gli altri soci. La nozione di capitale sociale del tutto assente nella disciplina della ss. Ci si spiega col fatto che la ss, in quanto destinata a esercitare unattivit non commerciale, non obbligata alla tenuta delle scritture contabili ed alla redazione annuale del bilancio. Mentre nella snc vi una disciplina in merito al patrimonio sociale. Lart. 2295, n.6, prescrive che latto costitutivo indichi non solo i conferimenti dei soci, ma anche il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione. Ci consente di determinare lammontare globale del capitale sociale nominale. Diversamente da quanto previsto per le societ di capitali, non dettata alcuna disciplina

per la valutazione dei conferimenti diversi dal danaro; valutazione che perci rimessa alla libert delle parti. In dottrina dibattuta la questione se sia obbligatorio sottoporre a valutazione ed imputare a capitale tutti i conferimenti, oppure se tale esigenza sussista solo per i conferimenti che attribuiscono al socio il diritto al loro rimborso allo scioglimento della societ, detti conferimenti di capitale, e non per i conferimenti che tale diritto non attribuiscono, detti conferimenti di patrimonio (conferimento dopera, beni in godimento). Unindicazione in questultimo senso emerge almeno per i conferimenti dopera, dal fatto che lart. 2295 n. 7, ne prevede una separata indicazione nellatto costitutivo e non prescrive la loro valutazione. Lart. 2303 vieta la ripartizione fra i soci di utili non realmente conseguiti, cio di utili fittizi. Inoltre, se si verifica una perdita del capitale sociale, non pu farsi luogo alla ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente. La riduzione del capitale sociale per perdite consiste nelladeguare la cifra del capitale sociale nominale alla consistenza attuale del patrimonio netto ed sempre facoltativa nella snc. Lart. 2306 vieta agli amministratori di rimborsare ai soci i conferimenti eseguiti o di liberarli dallobbligo di ulteriori versamenti in assenza di una specifica deliberazione di riduzione del capitale sociale, adottata secondo quanto previsto nellatto costitutivo e iscritto nel registro delle imprese. Ma la riduzione del capitale sociale pu pregiudicare i diritti dei creditori sociali. Ad essi riconosciuto il diritto di opporsi alla riduzione del capitale. Infatti, stabilito che la delibera di riduzione pu essere eseguita solo dopo che siano decorsi 3 mesi dalliscrizione nel registro delle imprese e a condizione che entro tale periodo nessuno dei creditori sociali, anteriori alliscrizione, abbia fatto opposizione. Nonostante lopposizione, il tribunale pu disporre che la riduzione abbia ugualmente luogo, previa prestazione da parte della societ di unidonea garanzia a favore dei creditori opponenti. 12. LA PARTECIPAZIONE DEI SOCI AGLI UTILI E ALLE PERDITE Tutti i soci hanno diritto di partecipare agli utili e partecipano alle perdite della gestione sociale. Essi godono tuttavia della massima libert nella determinazione della parte spettante a ciascuno, e non necessario che la ripartizione sia proporzionata ai conferimenti. Unico limite posto allautonomia privata rappresentato dal divieto di patto leonino. Lart. 2265 stabilisce che nullo il patto con il quale uno o pi soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite. Inoltre, sono nulli i criteri di ripartizione congegnati in modo tale da determinare la sostanziale esclusione di uno o pi soci dalla partecipazione agli utili o alle perdite. Sono nulli anche i patti parasociali, cio quei patti fra i soci che non risultano dallatto costitutivo e che violano lart. 2265. Per annullare tali patti necessario che essi siano privi di una propria giustificazione causale fra le parti stipulanti e quindi sono un negozio in frode alla legge. In merito alla ripartizione degli utili lart. 2263 stabilisce che: 1. se il contratto nulla dispone, le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti; 2. se il valore dei conferimenti non stato determinato, le parti si presumono uguali; 3. se determinata soltanto la parte di ciascuno nei guadagni, si presume che esso partecipi alle perdite nella stessa misura, e viceversa; 4. se la parte spettante al socio dopera non determinata dal contratto, fissata dal giudice secondo equit, art. 2263.

La determinazione della parte di ciascun socio negli utili e nelle perdite pu essere anche demandata ad un terzo, che operer come arbitratore, art. 2264. Nella ss il diritto del socio di percepire la sua parte di utili nasce con lapprovazione del rendiconto, art. 2262. Nella snc tale norma va coordinata con lobbligo di tenere le scritture contabili, art. 2302. Quindi, il documento destinato allaccertamento degli utili e delle perdite il bilancio desercizio redatto con losservanza dei criteri stabiliti per la spa. Il bilancio deve essere predisposto dai soci amministratori e deve essere approvato da tutti i soci, compresi i soci amministratori che lhanno predisposto. Nella societ di persone, in mancanza di specifica clausola abilitante dellatto costitutivo, la maggioranza dei soci non pu legittimamente deliberare la non distribuzione degli utili accertati ed il conseguente reinvestimento nella societ. A tal fine sar necessario il consenso di tutti i soci. Le perdite incidono direttamente sul valore della singola partecipazione sociale riducendolo proporzionalmente, con la conseguenza che, in sede di liquidazione della societ, il socio si vedr rimborsare una somma inferiore al valore originario del capitale conferito. Daltro canto, solo allatto di scioglimento della societ i liquidatori possono richiedere ai soci illimitatamente responsabili le somme necessarie per il pagamento dei debiti sociali, in proporzione della parte di ciascuno nelle perdite, art. 2280. Prima dello scioglimento della societ, le perdite accertate hanno un rilevo solo indiretto. Cio, impediscono la distribuzione degli utili successivamente conseguiti, fin quando il capitale non sia stato reintegrato o ridotto in misura corrispondente. Inoltre, possono condurre allo scioglimento della societ per sopravvenuta impossibilit di conseguimento delloggetto sociale, art. 2272, n.2. 13. LA RESPONSABILITA DEI SOCI PER LE OBBLIGAZIONI SOCIALI. Nella ss e nella snc, delle obbligazioni sociali risponde, innanzitutto, la societ col suo patrimonio, art. 2267. Nella ss, la responsabilit personale di tutti i soci parzialmente derogabile. Lart. 2267 dispone infatti che, nella ss, per le obbligazioni sociali rispondono inoltre personalmente e solidalmente i soci che hanno agito in nome e per conto della societ e, salvo patto contrario, gli altri soci. Quindi, per i soci senza rappresentanza, la responsabilit personale pu essere limitata o esclusa da un apposito patto sociale. Patto che opponibile ai terzi solo se portato a loro conoscenza con mezzi idonei. In mancanza, la limitazione della responsabilit o lesclusione della solidariet sono opponibili solo a coloro che ne hanno avuto effettiva conoscenza. In nessun caso comunque pu essere esclusa la responsabilit di tutti i soci. Nella snc, la responsabilit illimitata e solidale di tutti i soci inderogabile. Leventuale patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi, art. 2291. In entrambe le societ la responsabilit per le obbligazioni sociali precedentemente contratte estesa anche ai nuovi soci. Infatti, secondo lart. 2269, chi entra a far parte di una societ gi costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della qualit di socio. Inoltre, lo scioglimento parziale del rapporto sociale per morte, recesso o esclusione, nonch per cessione della quota non fa venir meno la responsabilit personale per le obbligazioni sociali anteriori al verificarsi di tali eventi. Infatti, lex socio o gli eredi del socio defunto, sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento, art. 2290. Il socio uscente non sar responsabile per le obbligazioni sorte successivamente allo scioglimento del rapporto sociale.

Nella ss e nella snc irregolare, sar per necessario che lo stesso sia stato portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, altrimenti lo scioglimento del rapporto non opponibile ai terzi che lo hanno senza colpa ignorato. Quindi, verso i terzi che hanno fatto affidamento incolpevole sulla persistente qualit di socio, lex socio risponder anche per le obbligazioni sorte dopo lo scioglimento del rapporto sociale. Nella snc regolare, lopponibilit ai terzi delle cause di scioglimento del rapporto sociale resta soggetta al regime di pubblicit legale delle modificazioni dellatto costitutivo, art. 2300. Perci, intervenuta liscrizione nel registro delle imprese dello scioglimento del rapporto, la cessazione della responsabilit personale per le obbligazioni successive sar opponibile anche ai terzi che labbiano in fatto ignorato. Inoltre, dalla data di iscrizione decorre il termine annuale entro cui lex socio pu essere dichiarato fallito a seguito del fallimento della societ, art. 147, 2 comma, legge fallimentare. 14. RESPONSABILITA DELLA SOCIETA E RESPONSABILITA DEI SOCI Nella ss e nella snc, i creditori sociali possono soddisfarsi su pi patrimoni: il patrimonio sociale ed il patrimonio dei singoli soci illimitatamente responsabili. Ma, i soci sono responsabili in via sussidiaria rispetto alla societ in quanto godono del beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale, art. 2268 e art. 2304. I creditori sociali sono tenuti a tentare di soddisfarsi sul patrimonio della societ prima di poter aggredire il patrimonio personale dei soci. Ma, il beneficio di preventiva escussione opera in modo diverso nella ss e nella snc. Nella ss, il creditore sociale pu rivolgersi direttamente al singolo socio illimitatamente responsabile e sar questi a dover invocare la preventiva escussione del patrimonio sociale indicando, i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi, art. 2268. Il beneficio di escussione opera quindi in via di eccezione ed il socio sar tenuto a pagare ove non provi che nel patrimonio sociale esistono beni non solo sufficienti, ma prontamente ed agevolmente aggredibili dal creditore istante. Questa disciplina ispirata dal fatto che nella ss non esiste un bilancio da cui i creditori possano attingere informazioni sul patrimonio sociale. Ci spiega perch essa si applica anche alla snc irregolare. Nella snc regolare, il beneficio di escussione opera automaticamente, anche se la societ in liquidazione, art. 2304. Ricorrendo le condizioni di poter agire nei confronti dei soci, il creditore sociale potr chiedere a ciascuno di essi il pagamento integrale del proprio credito, dato che i soci sono obbligati in solido fra loro. Il socio che ha pagato, potr a sua volta esercitare azione di regresso verso gli altri soci, secondo la misura di partecipazione di ciascuno nelle perdite. Ma, prima dovr agire nei confronti della societ stessa per lintero debito. Quindi, il fatto che i soci sono responsabili in via sussidiaria rispetto alla societ conferma che sul piano formale debitore principale la societ, mentre i soci sono giuridicamente trattati come garanti delle obbligazioni sociali. Nella pratica, i creditori sociali pi forti si fanno rilasciare dai soci specifiche garanzie personali, per sottrarsi alle lungaggini della preventiva escussione del patrimonio sociale in caso di inadempimento. 15. I CREDITORI PERSONALI DEL SOCIO Il patrimonio della societ insensibile alle obbligazioni personali dei soci ed intangibile da parte dei creditori di questultimi. Il creditore personale del socio non pu aggredire direttamente il patrimonio sociale per soddisfarsi. Inoltre, se esso nel contempo debitore della societ non potr compensare questo suo debito con il credito che vanta a titolo personale verso il socio, art. 2271. Il creditore sociale per soddisfare il proprio credito, sia nella ss che nella snc, potr:

far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al socio suo debitore; compiere atti conservativi sulla quota allo stesso spettante nella liquidazione della societ, art. 2270. Nella ss e nella snc irregolare, il creditore particolare del socio pu chiedere anche la liquidazione della quota del suo debitore, ma dovr provare che gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, art. 2270 e art. 2297. La richiesta opera come causa di esclusione di diritto del socio, art. 2288. La quota dovr essere liquidata entro 3 mesi dalla domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento anticipato della societ. In tal caso, il creditore istante dovr attendere il compimento della liquidazione della societ per soddisfarsi sulla quota di liquidazione spettante al suo debitore. Nella snc regolare, secondo lart. 2305, il creditore particolare del socio, finch dura la societ, non pu chiedere la liquidazione della quota del socio debitore, neppure se prova che gli altri beni dello stesso siano insufficienti a soddisfarlo. Tale regola vale fino alla scadenza della societ fissata nellatto costitutivo. I soci possono prorogare la durata della societ con una specifica decisione o continuando di fatto lattivit sociale, ma tale decisione non pu pregiudicare i creditori particolari dei soci. Lart. 2307 distingue due ipotesi:
1. se la proroga espressa ed iscritta nel registro delle imprese , il creditore particolare pu opporsi giudizialmente alla proroga entro 3 mesi dalliscrizione della delibera. Se lopposizione accolta, la societ deve liquidare a suo favore la quota del socio debitore, entro 3 mesi dalla notifica della sentenza di accoglimento dellopposizione; 2. se la proroga tacita, si applica la disciplina determinata dallart. 2270 per la ss: il creditore personale potr chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota dimostrando linsufficienza degli altri beni del socio suo debitore.

C. LATTIVITA SOCIALE 16. MODELLO LEGALE E MODELLI STATUTARI La disciplina dellattivit sociale nella ss e nella snc si caratterizza per lampio spazio lasciato allautonomia negoziale. Il legislatore prevede un modello di organizzazione, modello legale, fondato sulla distinzione amministrazionemodificazioni dellatto costitutivo e basato su dei principi: ogni socio illimitatamente responsabile investito del potere di amministrazione, art. 2257, e di rappresentanza, art. 2266, della societ; per contro, necessario il consenso di tutti i soci per le modificazioni del contratto sociale, art. 2252. Tali principi hanno carattere dispositivo e trovano applicazione solo se i soci non hanno pattuito diversamente nellatto costitutivo. Infatti, i soci sono liberi di modellare il funzionamento della societ nel modo che ritengono pi opportuno, modelli statutari. 17. LAMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA Lamministrazione della societ lattivit di gestione dellimpresa sociale. Il potere di amministrare il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nelloggetto sociale. Secondo il modello legale ogni socio illimitatamente responsabile (quindi, nella snc ogni socio) amministratore della societ, art. 2257. Tuttavia, latto costitutivo pu prevedere che lamministrazione sia riservata solo ad alcuni soci, distinguendo fra soci amministratori e soci non amministratori. Quando lamministrazione della societ spetta a pi soci ed il -

contratto sociale nulla dispone in merito, trova applicazione il modello legale dellart. 2257, amministrazione disgiunta. Ciascun socio amministratore investito del potere di intraprendere da solo tutte le operazioni che rientrano nelloggetto sociale, senza essere tenuto a richiedere il consenso o il parere degli altri soci amministratori, n ad informarli preventivamente delle operazioni progettate. tuttavia, il potere di iniziativa individuale temperato dal diritto di opposizione riconosciuto a ciascuno degli altri soci amministratori. Lopposizione deve essere esercitata prima che loperazione sia stata compiuta e, paralizza il potere decisorio del singolo amministratore in ordine alloperazione contestata. La soluzione del conflitto fra i soci amministratori in merito alloperazione contestata rimessa alla collettivit dei soci, amministratori e non. Sulla fondatezza dellopposizione decide la maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili. Quindi, una maggioranza per quote di interesse e non per teste. In alternativa, latto costitutivo pu stabilire che la decisione sul contrasto tra gli amministratori venga deferita ad uno o pi terzi, in qualit di arbitratori, art. 3 d.lgs. 5/2003. In tal caso, latto costitutivo pu prevedere che larbitratore possa dare indicazioni vincolanti e che le decisioni rese siano reclamabili davanti ad un collegio, determinandone termini e modalit. In mancanza, la decisione dellarbitratore comunque impugnabile nelle forme previste per larbitraggio secondo lart. 1349, 2 comma, cio solo in caso di mala fede dellarbitratore. Lamministrazione disgiunta offre sia dei vantaggi, come la rapidit delle decisioni, che degli svantaggi, operazioni non proficue. Perci, il legislatore prevede un modello alternativo di amministrazione che privilegia lesigenza di maggiore ponderazione nelle decisioni, lamministrazione congiuntiva, art. 2258. Lamministrazione congiuntiva, deve essere espressamente convenuta dai soci nellatto costitutivo o con modificazione dello stesso, dato che nel silenzio delle parti la regola lamministrazione disgiunta. Con lamministrazione congiuntiva necessario il consenso di tutti i soci amministratori per il compimento delle operazioni sociali. Latto costitutivo pu tuttavia prevedere che per lamministrazione o per determinati atti sia necessario il consenso della maggioranza dei soci amministratori. Lamministrazione congiuntiva pu atteggiarsi sia come amministrazione allunanimit sia come amministrazione a maggioranza, ovvero allunanimit per determinati atti e a maggioranza per altri. Tuttavia se i soci non specificano nulla, la regola quella dellunanimit. La rigidit dellamministrazione congiuntiva temperata dal riconoscimento ai singoli amministratori del potere di agire individualmente quando vi sia urgenza di evitare un danno alla societ, art. 2258.3. Lamministrazione disgiuntiva e amministrazione congiuntiva possono essere fra loro combinate. 18. AMMINISTRAZIONE E RAPPRESENTANZA Fra le funzioni degli amministratori vi anche quella di rappresentanza della societ, detta potere di firma. Il potere di rappresentanza il potere di agire nei confronti dei terzi in nome della societ, dando luogo allacquisto di diritti e allassunzione di obbligazioni da parte della stessa, art. 2266. Il potere di rappresentanza riguarda lattivit amministrativa esterna, la fase di attuazione con i terzi delle operazioni sociali. Dal potere di rappresentanza, si distingue il potere di gestione, che il potere di decidere il compimento degli atti sociali. Esso riguarda lattivit amministrativa interna, la fase decisoria delle operazioni sociali. Secondo il modello legale, vi coincidenza fra potere gestorio e potere di rappresentanza. In mancanza di diversa disposizione dellatto costitutivo, la rappresentanza della societ spetta a ciascun socio amministratore, disgiuntamente o congiuntivamente a seconda che in un modo o nellaltro sia stata conformata lamministrazione.

Nel caso di amministrazione disgiunta, ogni amministratore pu decidere da solo e pu stipulare da solo atti in nome della societ, firma disgiunta. Nel caso di amministrazione congiuntiva, invece, fermo restando che le decisioni possono essere adottate allunanimit o a maggioranza, tutti i soci amministratori devono partecipare alla stipulazione dellatto, firma congiunta. Inoltre, secondo il modello legale, sia il potere di gestione che il potere di rappresentanza si estendono a tutti gli atti che rientrano nelloggetto sociale, senza distinzione alcuna fra atti di ordinaria e atti di straordinaria amministrazione. La rappresentanza inoltre non solo sostanziale, ma anche processuale, art. 2266: la societ pu agire (rappresentanza processuale attiva) e pu essere convenuta in giudizio (rappresentanza processuale passiva) in persona dei soci amministratori che ne hanno la rappresentanza. Latto costitutivo pu prevedere una diversa regolamentazione del potere di gestione e del potere di rappresentanza, modello statutario. Ad esempio, pu riservare la rappresentanza legale della societ solo ad alcuni soci amministratori, dando luogo ad una dissociazione soggettiva fra potere di gestione e potere di rappresentanza. Pu stabilire per la rappresentanza modalit di esercizio diverse da quelle valevoli per il potere di gestione. Infine, latto costitutivo pu prevedere limitazioni al potere di rappresentanza del singolo amministratore. Pu prevedere la firma congiunta per alcuni atti e la firma disgiunta per altri atti. Le limitazioni al potere di rappresentanza degli amministratori non sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel registro delle imprese o se non si provi che i terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza, art. 2298. Nella snc irregolare lomessa registrazione fa s che i patti modificativi del potere di rappresentanza non sono opponibili ai terzi, a meno che non si provi che questi ne erano a conoscenza. Per le ss, la situazione pi complessa. Non essendo previsto un regime di pubblicit legale lart. 2266.3 , rinvia alla disciplina di diritto comune, art. 1396. Bisogna distinguere fra:
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limitazioni originarie, sono sempre opponibili ai terzi, sicch sono i terzi che devono accertare se il socio che agisce in nome della societ ha effettivamente il potere di rappresentanza; limitazioni successive, e estinzione del potere di rappresentanza, devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei ed in mancanza sono loro opponibili solo se la societ prova che le conoscevano.

19. I SOCI AMMINISTRATORI Latto costitutivo pu riservare lamministrazione solo ad alcuni soci, dando luogo alla distinzione fra soci amministratori e soci non amministratori. In tal caso, i soci investiti dellamministrazione possono essere nominati direttamente nellatto costitutivo, oppure, nellatto costitutivo, si pu rinviare la nomina degli amministratori con atto separato. La distinzione fra amministratori nominati nellatto costitutivo e amministratori nominati con atto separato acquista rilievo ai fini della revoca della facolt di amministrare, art. 2259. La revoca dellamministratore nominato nel contratto sociale comporta una modifica dello stesso. Perci, deve essere decisa dagli altri soci allunanimit, se non convenuto diversamente, art. 2252. Inoltre, se lamministratore nominato nellatto, la revoca non ha effetto se non ricorre una giusta causa. Invece, se nominato con atto separato, lamministratore revocabile secondo le norme del mandato. Quindi,

revocabile anche senza giusta causa, salvo il diritto al risarcimento dei danni, art. 1725. La revoca potr essere chiesta giudizialmente da ciascun socio. Il rapporto di amministrazione costituisce rapporto autonomo e distinto dal rapporto sociale, come emerge dal fatto che si pu essere soci senza essere amministratori e si pu cessare di essere amministratori pur conservando la qualit di socio. Per quanto riguarda i diritti e gli obblighi degli amministratori, lart. 2260 stabilisce che essi sono regolati dalle norme sul mandato. Ma, il rapporto di amministrazione non un rapporto di mandato, perci agli amministratori non applicabile direttamente tutta la disciplina del mandato, non essendo lamministratore un imprenditore. Dai poteri degli amministratori, cio poter compiere tutti gli atti che rientrano nelloggetto sociale, restano esclusi solo gli atti che comportano modificazione del contratto sociale. Numerosi ed articolati sono poi i doveri specifici degli amministratori. Nella snc, essi devono: tenere le scritture contabili e redigere il bilancio di esercizio, art. 2302; provvedere agli adempimenti pubblicitari connessi alliscrizione nel registro delle imprese. Infine, sono previste delle sanzioni penali, anche in caso di fallimento della societ. I numerosi obblighi sono sintetizzabili nel dovere generale di amministrare la societ con la diligenza del mandatario. Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la societ, con conseguente obbligo di risarcire i danni arrecati alla stessa. Tuttavia, la responsabilit non si estende a quegli amministratori che dimostrino di essere esenti da colpa, art. 2260. Nel contempo, lamministratore incorre in responsabilit anche nei confronti dei singoli soci, per i danni arrecati agli stessi in via diretta ed immediata. Quindi, il rapporto di amministrazione non risolvibile nel rapporto di mandato. I soci amministratori avranno diritto ad un compenso per il loro ufficio, sia se nominati nellatto costitutivo, sia se nominati con atto separato. 20. I SOCI NON AMMINISTRATORI Quando lamministrazione della societ riservata soltanto ad alcuni soci, il legislatore riconosce ai soci esclusi dallamministrazione ampi poteri di informazione e di controllo, art. 2261. Ogni socio non amministratore ha: 1. il diritto di avere dagli amministratori notizie dello svolgimento degli affari sociali; 2. il diritto di consultare i documenti relativi allamministrazione; 3. il diritto di ottenere il rendiconto degli affari sociali quando gli affari per cui fu costituita la societ sono stati compiuti, ovvero, se la societ dura pi di un anno, al termine di ogni anno, salvo che il contratto stabilisca un termine diverso. questione controversa se i soci non amministratori possono impartire direttive vincolanti ai soci amministratori in merito alla condotta degli affari sociali. Secondo lart. 2257.2, i soci non amministratori non possono opporsi alle iniziative dei soci amministratori, quindi essi non potranno nemmeno impartire direttive vincolanti, tranne nel caso vi sia un unico socio amministratore nominato con atto separato (e quindi revocabile senza giusta causa). 21. IL PROBLEMA DELLAMMINISTRATORE ESTRANEO Per la sas non possibile che amministratore della societ sia un terzo non socio, art. 2318, 2 comma. La figura dellamministratore estraneo si ammette per la snc, con eccezione per la societ fra avvocati. Infatti, nella snc tutti i soci (amministratori e non) sono sempre e comunque illimitatamente e personalmente responsabili nei confronti dei creditori sociali, -

quindi la posizione dei terzi creditori della societ non compromessa dalla clausola statutaria che riservi lamministrazione ad un terzo estraneo. Il terzo amministratore gestisce pur sempre limpresa sociale nellinteresse esclusivo dei soci, quindi revocabile anche se designato nellatto costitutivo ed tenuto a rispettare le direttive che provengono dai soci. La posizione del terzo amministratore pu essere assimilata a quella di un mandatario generale o di un institore, sia pure con poteri estesi al compimento di tutti gli atti che rientrano nelloggetto sociale. La nomina di un amministratore terzo non priva i soci del potere di direzione, che deve ritenersi legittimo in quanto non altera il principio della responsabilit illimitata per le obbligazioni sociali. 22. IL DIVIETO DI CONCORRENZA Lart. 2301 stabilisce a carico dei soci di una snc, ma non per la ss, lobbligo di non esercitare per conto proprio o altrui unattivit concorrente con quella della societ, ed inoltre di non partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra societ concorrente. Il divieto non impedisce per al socio di partecipare come socio limitatamente responsabile in altra societ concorrente. N gli impedisce lo svolgimento di altra attivit di impresa, o della stessa attivit della societ, quando debba escludersi lesistenza di un rapporto concorrenziale. La violazione del divieto espone il socio al risarcimento del danno nei confronti della societ e legittima gli altri soci a deciderne lesclusione. Il divieto pu essere rimosso dagli altri soci ed il consenso si presume se la situazione concorrenziale preesisteva al contratto sociale e gli altri soci ne erano a conoscenza. 23. LE MODIFICAZIONI DELLATTO COSTITUTIVO Nella ss e nella snc il contratto sociale pu essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, se non convenuto diversamente, art. 2252. Fra le modificazioni del contratto sociale rientrano anche i mutamenti nella composizione dei soci. Per il rapporto fiduciario, intuitu personae, che intercorre fra i soci, il consenso di tutti gli altri soci necessario per il trasferimento della quota sociale sia fra vivi che a causa di morte. In mancanza, il trasferimento per atto fra vivi ed la costituzione di diritti reali sulla quota sono improduttivi di effetti per la societ e gli altri soci. Il consenso al trasferimento della quota pu essere dato anche preventivamente, attraverso una clausola nellatto costitutivo che stabilisce la libera trasferibilit fra vivi della quota e/o la continuazione della societ con gli eredi del socio defunto. Oppure, pu risultare anche da comportamenti concludenti.

Nella snc le modificazioni dellatto costitutivo sono soggette a pubblicit legale e finch non sono state iscritte nel registro delle imprese non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza. Ma, la modificazione perfetta e produttiva di effetti indipendentemente dalliscrizione. Nella snc irregolare, le modificazioni dellatto costitutivo devono essere invece portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei e non sono opponibili a coloro che le abbiano senza colpa ignorate. Per la ss vale lo stesso regime, anche se con la recente previsione delliscrizione nel registro delle imprese con efficacia di pubblicit legale, art. 2 d.lgs. 228/2001, porta a ritenere che per la ss vale il regime della snc. Se la regola per le modifiche dellatto costitutivo lunanimit, lart. 2252 consente che possa essere convenuto diversamente. Infatti, frequente la modificabilit a maggioranza dellatto costitutivo. In dottrina, si esclude per che la maggioranza possa modificare le basi essenziali della societ. Inoltre, le modificazioni dellatto costitutivo rimesse alla maggioranza debbano

essere specificamente determinate, perci sono invalide le clausole dellatto costitutivo che rimette alla maggioranza tali modificazioni. Fine di tale previsione quello di impedire possibili abusi della maggioranza, anche se non sono condivisibili, visto che pur sempre la volont di tutti i soci che determina lassoggettamento del singolo alle decisioni della maggioranza. Tale rilievo rafforzato dalla riforma delle societ del 2003, con la quale disposto che, salvo diversa disposizione dellatto costitutivo, le decisioni riguardanti la trasformazione, la fusione e la scissione sono approvate nelle societ di persone a maggioranza, calcolata secondo le quote di partecipazione degli utili, salvo il diritto di recesso del socio dissenziente. I poteri modificativi della maggioranza trovano per dei limiti nellobbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede ed il rispetto della parit di trattamento fra i soci. 24. METODO COLLEGIALE E PRINCIPIO MAGGIORITARIO Il consenso di tutti i soci espressamente richiesto dal legislatore per le modifiche dellatto costitutivo, art. 2252. Il principio maggioritario invece enunciato per la soluzione dei conflitti fra soci amministratori in regime di amministrazione disgiunta: sullopposizione decide la maggioranza dei soci calcolata per quote di interesse, art. 2257.1. Mentre, lesclusione di un socio calcolata per teste, art. 2287. Ma vi sono molte norme che prevedono una decisone dei soci, ma non specificano se la stessa debba essere adottata a maggioranza o allunanimit. Lart. 2252 esprime il principio che il consenso di tutti i soci necessario quando la decisione tocca le basi organizzative della societ. Perci lunanimit sar necessaria: per per per per per la revoca del socio amministratore nominato nellatto costitutivo (art. 2259), il consenso al singolo socio di usare i beni sociali per fini extrasociali (art. 2256), lesonero dallobbligo di non concorrenza (art. 2301), il cambio del metodo di amministrazione, la trasformazione, tranne il caso previsto dallart. 2500-ter.

Mentre, la maggioranza trover applicazione quando si tratta di decisioni che attengono alla gestione dellimpresa comune: nomina e revoca degli amministratori per atto separato, approvazione del bilancio, ecc. La disciplina della societ di persone pone un altro problema: se le deliberazioni sociali debbano essere adottate osservando il metodo collegiale o assembleare, ovvero possano essere adottate nella pi assoluta libert di forme ove latto nulla preveda al riguardo. Il legislatore non dispone nulla in merito. La dottrina e la giurisprudenza sono dell opinione che il metodo assembleare sia superfluo nelle societ di persone. Per le decisioni allunanimit basterebbe laccordo di tutti i soci comunque raggiunto. Per quelle a maggioranza non sarebbe necessario neppure consultare tutti i soci, sicch le decisioni potrebbero essere prese dalla maggioranza anche allinsaputa dei soci di minoranza, visto che le societ di persone non hanno personalit giuridica e al fine di agevolare la rapidit delle decisioni. Ma vi una parte della dottrina che contraria a tale opinione, contestando che nel nostro ordinamento il metodo collegiale presente in tutti i gruppi associativi di diritto privato, con o senza personalit giuridica. Inoltre un metodo che consente decisioni pi ponderate attraverso il confronto delle diverse opinioni. In base allattuale disciplina del 2003, art. 2479.3, latto costitutivo pu escludere limpiego del metodo collegiale, tranne che per alcune decisioni di particolare rilievo. Infatti, la disciplina della srl ribadisce che:

in mancanza di diversa disposizione dellatto costitutivo le deliberazioni dei soci vanno adottate con metodo collegiale; - ciascun socio ha diritto di partecipare anche alle decisioni assunte con metodo collegiale, sicch non consentito alla maggioranza prendere decisioni allinsaputa della minoranza. Perci, tutti i soci hanno diritto di essere preventivamente informati delle decisioni da adottare. Anche nelle societ di persone i soci sono tenuti a rispettare un metodo assembleare, almeno per le decisioni di maggior rilievo, ovvero per le modificazioni dellatto costitutivo o con il compimento di operazioni che modificano loggetto sociale. D. SCIOGLIMENTO DEL SINGOLO RAPPORTO SOCIALLE 25. SCIOGLIMENTO DEL SINGOLO RAPPORTO E SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA Il singolo socio pu cessare di far parte della societ per morte, recesso o esclusione. Il venir meno di uno o pi soci non determina in alcun caso lo scioglimento della societ, ma solo la necessit di definire i rapporti patrimoniali fra i soci rimasti ed il socio uscente o i suoi eredi, attraverso la liquidazione della quota sociale. Poi, sta ai soci superstiti decidere se porre fine alla societ o continuarla. Questa disciplina si ispira al principio di conservazione della societ. Tale principio opera anche quando rimane un solo socio. Infatti, la societ si scioglie solo se la pluralit dei soci non si ricostituisce entro 6 mesi, art. 2272, n.4. 26. LA MORTE DEL SOCIO La morte del socio produce come effetto ex lege lo scioglimento del rapporto fra tale socio e la societ, con il conseguente obbligo per i soci superstiti di liquidare la quota del socio defunto ai suoi eredi entro 6 mesi, artt. 2284 e 2289. Quindi, i soci superstiti non sono tenuti a subire il subingresso in societ degli eredi del defunto. Lart. 2284 concede ai soci superstiti altre due possibilit: essi possono decidere lo scioglimento anticipato della societ. In tal caso gli eredi del socio defunto non hanno pi diritto alla liquidazione della quota entro i 6 mesi, ma devono attendere la liquidazione della societ per partecipare alla divisione dellattivo che residua dopo lestinzione dei debiti sociali; - essi possono decidere di continuare la societ con gli eredi del defunto, ma in tal caso necessario il consenso unanime di tutti i soci superstiti e degli eredi. Tale decisioni devono essere prese entro 6 mesi dai soci superstiti e gli eredi non hanno alcuno strumento giuridico per rimuovere lo stato di incertezza e costringere i soci ad una decisione anticipata.
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Lart. 2284 fa salve le diverse disposizioni del contratto sociale, lasciando ai soci ampia libert. Le clausole pi diffuse nella pratica sono:
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la clausola si consolidazione, con la quale si stabilisce che la quota del socio defunto rester acquisita agli altri soci, mentre agli eredi sar liquidato solo il suo valore; la clausola di continuazione con gli eredi, con la quale i soci manifestano in via preventiva il consenso al trasferimento della quota mortis causa; tale clausola si distingue in tre gruppi: o la clausola vincola solo i soci superstiti, mentre gli eredi sono liberi di scegliere se aderire alla societ o richiedere la liquidazione della quota, detta clausola di continuazione facoltativa; o la clausola prevede anche lobbligo degli eredi di entrare in societ, con la conseguenza che essi saranno tenuti a risarcire i danni ai soci superstiti ove non prestino il loro consenso; detta clausola di continuazione obbligatoria;

la clausola prevede lautomatico subingresso degli eredi in societ; detta clausola di successione. Queste due ultime clausole limitano la libert di decisione degli eredi.
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27. IL RECESSO Il recesso lo scioglimento del rapporto sociale per volont del socio, art. 2285. Se la societ a tempo indeterminato o contratta per tutta la vita di uno dei soci, ogni socio pu recedere liberamente. Il recesso dovr essere comunicato a tutti gli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi, art. 2285.3 ed ha effetto decorso tale termine. Nella snc, in caso di proroga tacita della societ, il socio ha diritto di recesso, art. 2307. Se la societ a tempo determinato, il recesso ammesso per legge solo se sussiste giusta causa, art. 2285.1 comma, cio se il recesso una reazione ad un illegittimo comportamento degli altri soci tale da incrinare la reciproca fiducia. Anche la volont di recedere per giusta causa deve essere portata a conoscenza degli altri soci, ma in tal caso il recesso ha effetto immediato. Il contratto sociale pu prevedere altre ipotesi di recesso oltre quelle stabilite per legge, specificandone le modalit di esercizio, detto recesso convenzionale. 28. LESCLUSIONE Lultima delle cause di scioglimento parziale del rapporto sociale costituita dall esclusione del socio della societ. Essa pu aver luogo di diritto oppure facoltativa, cio rimessa alla decisione degli altri soci. escluso di diritto, art. 2288: a) il socio che sia dichiarato fallito; lesclusione opera dal giorno stesso della dichiarazione di fallimento; b) il socio il cui creditore particolare abbia ottenuto la liquidazione della quota, nei casi consentiti per legge; lesclusione opera solo quando la liquidazione sia avvenuta effettivamente. Lesclusione facoltativa, art. 2286, pu avvenire per:
a) gravi inadempienze degli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale, come il mancato conferimento di quanto promesso o il comportamento ostruzionistico del socio; b) interdizione, inabilitazione del socio; c) sopravvenuta impossibilit di esecuzione del conferimento per causa non imputabile agli amministratori.

Lesclusione deliberata dalla maggioranza dei soci calcolata per teste, art. 2287. La deliberazione, motivata, deve essere comunicata al socio escluso ed ha effetto decorsi 30 giorni dalla data di comunicazione. Entro tale termine il socio pu fare opposizione davanti al tribunale, il quale pu sospendere lesecuzione della delibera. Se la societ formata da soli due soci, lesclusione di uno di essi pronunciata direttamente dal tribunale su domanda dellaltro, art. 2287, 3 comma, e diventa operante quando la sentenza sia passata in giudicato. 29. LA LIQUIDAZIONE DELLA QUOTA In tutti i casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto alla liquidazione della quota sociale. O meglio, hanno diritto soltanto ad una somma di danaro che rappresenti il valore della quota, art. 2289. Ci significa che il socio non ha diritto alla restituzione dei beni conferiti in propriet o in godimento finch dura la societ.

Il valore della quota determinato in base alla situazione patrimoniale della societ nel giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, tenendo conto delle operazioni in corso. La situazione patrimoniale della societ va determinata attribuendo ai beni il loro valore effettivo, nonch tenendo conto del valore di avviamento dellazienda sociale, degli utili e delle perdite delle operazioni in corso. Il pagamento della quota spettante al socio deve essere effettuato entro 6 mesi dal giorno in cui si verificato lo scioglimento del rapporto, art. 2289, e se richiesto dal creditore particolare deve essere fatto entro tre mesi dalla richiesta, art. 2270. Il socio uscente o gli eredi del socio defunto sono responsabili delle obbligazioni sociali contratte prima dello scioglimento del rapporto. D. SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA 30. LE CAUSE DI SCIOGLIMENTO Le cause di scioglimento della ss, valide anche per la snc, sono fissate dallart. 2272 e sono:
a) per il decorso del termine fissato nellatto costitutivo; tuttavia prevista una proroga della durata della societ, sia espressa, sia tacita. Secondo lart. 2273, la societ tacitamente prorogata a tempo indeterminato quando, decorso il tempo per cui fu contratta, i soci continuano a compiere le operazioni sociali; b) per il conseguimento dell'oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilit di conseguirlo; fra le cause che rendono impossibile il conseguimento delloggetto sociale la giurisprudenza ricomprende anche gli ostacoli al funzionamento della societ determinati dallinsanabile discordia fra i soci; c) per la volont di tutti i soci; salvo che latto preveda che lo scioglimento possa essere deliberato a maggioranza; d) quando viene a mancare la pluralit dei soci, se nel termine di sei mesi questa non ricostituita; e) per le altre cause previste dal contratto sociale. Nella snc sono cause specifiche il fallimento della societ e la liquidazione coatta amministrativa, art. 2308. Tutte le cause di scioglimento operano automaticamente, di diritto, per il solo fatto che si sono verificate. Ogni socio pu agire giudizialmente per il loro accertamento e gli effetti dello scioglimento decorrono in ogni caso da quando la causa si verificata, non da quando accertata.

31. LA SOCIETA IN STATO DI LIQUIDAZIONE Quando si verifica una causa di scioglimento la societ entra automaticamente in stato di liquidazione e nella snc tale situazione deve essere espressamente indicata negli atti e nella corrispondenza, art. 2250.3. La societ per non si estingue immediatamente. Infatti, prima si deve provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali ed alla distribuzione fra i soci delleventuale residuo attivo. Tuttavia, si producono alcuni effetti preliminari. Lulteriore attivit della societ deve tendere solo alla definizione dei rapporti in corso, perci i poteri degli amministratori sono limitati al compimento degli affari urgenti, art. 2274 e i liquidatori che subentrano non possono intraprendere nuove operazioni e rispondono personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi in violazione ditale divieto, art. 2279. Tuttavia, i soci possono ratificare o autorizzare gli atti non urgenti compiuti dai soci amministratori o le nuove operazione intraprese dai liquidatori, rimuovendo i limiti legali posti ai loro poteri. Per i soci, sorge il diritto alla nomina dei liquidatori, art. 2275 ed il diritto alla liquidazione della quota, una volta estinti i debiti sociali, art. 2282. Resta fermo lobbligo dei soci ad eseguire i conferimenti ancora dovuti, sia pure nei limiti in cui i fondi disponibili risultino insufficienti per il pagamento dei debiti sociali, art. 2280. I creditori sociali non possono pi ottenere la liquidazione della quota del socio loro debitore, ma dovranno attendere la liquidazione per rivalersi sulla quota di liquidazione del loro debitore. Lo stato di liquidazione pu

essere revocato dai soci con il conseguente ritorno della societ alla normale attivit di gestione. Con la revoca della liquidazione si avr continuazione della stessa societ e non la costituzione di una nuova societ. La decisione di revoca deve essere adottata allunanimit. 32. IL PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE Ferma restando la necessit del procedimento di liquidazione, le modalit dello stesso, oltre a essere previste dal codice civile, possono essere liberamente determinate dai soci nel contratto sociale o al momento dello scioglimento, art. 2275. Il procedimento di liquidazione inizia con la nomina di uno o pi liquidatori, e richiede il consenso di tutti i soci, se non pattuito diversamente nellatto costitutivo. In caso di disaccordo fra i soci, i liquidatori sono nominati dal presidente del tribunale. La revoca dei liquidatori pu discendere dalla volont di tutti i soci ed in ogni caso dal tribunale per giusta causa, su domanda di uno o pi soci, art. 2275. Nella snc, e oggi anche nella ss, sia la nomina che la revoca dei liquidatori devono essere iscritte nel registro delle imprese, art. 2309. Nella snc irregolare, la nomina e la revoca devono essere portate a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. Con laccettazione della nomina, i liquidatori prendono il posto degli amministratori. Questultimi devono consegnare ai liquidatori i beni e i documenti sociali e presentare loro il resoconto della gestione del periodo successivo allultimo bilancio. Gli amministratori e i liquidatori devono redigere insieme linventario, detto bilancio di apertura della liquidazione, dal quale risulta lattivo e il passivo del patrimonio sociale. I compiti dei liquidatori sono quelli di convertire in danaro i beni sociali, pagare i creditori, ripartire fra i soci leventuale residuo attivo. Quindi, sono investiti del potere di compiere tutti gli atti necessari per la liquidazione. Ad essi inoltre compete la rappresentanza legale della societ, anche in giudizio, art. 2278. Sui liquidatori incombono due divieti:
1. non possono intraprendere nuove operazioni, cio operazioni che non sono in rapporto con lattivit di liquidazione. Se violano tale divieto, essi rispondono personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi, art. 2279, nei confronti dei terzi; 2. non possono ripartire fra i soci, neppure parzialmente, i beni sociali finch i creditori sociali non siano pagati o non siano state accantonate le somme necessarie per pagarli, art. 2280. La violazione di questo divieto espone i liquidatori a responsabilit civile nei confronti dei creditori sociali ed anche sanzionata penalmente. Per il resto gli obblighi e le responsabilit dei liquidatori sono regolati dalle norme stabilite per gli amministratori, art. 2276. Estinti tutti i debiti sociali la liquidazione si avvia alla fine con la definizione dei rapporti fra i soci. I liquidatori devono restituire ai soci i beni conferiti in godimento nello stato in cui si trovano. E se tali beni sono deteriorati o periti per causa imputabile agli amministratori, i soci hanno diritto al risarcimento dei danni a carico del patrimonio sociale, salva lazione di responsabilit contro gli amministratori. Il saldo attivo di liquidazione destinato innanzitutto al rimborso del valore nominale dei conferimenti, determinato secondo la valutazione fattane in contratto o secondo il valore che essi avevano al momento in cui furono eseguiti. Leventuale eccedenza poi ripartita fra tutti i soci in proporzione della partecipazione di ciascuno nei guadagni, art. 2282.

Nella ss, non prevista nessuna regola per la chiusura del procedimento di liquidazione Nella snc, i liquidatori devono redigere il bilancio finale di liquidazione ed il piano di riparto.

Il bilancio, sottoscritto dai liquidatori, ed il piano di riparto vanno comunicati ai soci tramite raccomandata e si intendono approvati se non sono impugnati dai soci entro 2 mesi dalla comunicazione. In caso di impugnazione giudiziale i liquidatori possono chiedere che la liquidazione sia esaminata separatamente dalla divisione, art. 2311. Con lapprovazione del bilancio, i liquidatori sono liberati di fronte ai soci. 33. LESTINZIONE DELLA SOCIETA Nella snc irregolare, la chiusura del procedimento di liquidazione determina lestinzione della societ, semprech la relativa disciplina sia stata rispettata e i creditori sociali siano soddisfatti. In mancanza, la societ ancora esistente. Nella snc regolare, e nella ss, secondo lart. 2312, approvato il bilancio finale di liquidazione i liquidatori devono chiedere la cancellazione della societ dal registro delle imprese. Inoltre, i liquidatori devono depositare le scritture contabili e i documenti che non spettano ai singoli soci presso la persona designata dalla maggioranza, per essere conservati 10 anni. La cancellazione pu anche essere disposta dufficio, quando lufficio rilevi delle circostanze sintomatiche dellassenza di attivit sociale, come lirreperibilit presso la sede legale, il mancato compimento di atti di gestione per tre anni consecutivi, mancanza del codice fiscale, mancata ricostituzione della pluralit dei soci entro 6 mesi, art. 3 dpr 247/2004.Latto della cancellazione dal registro delle imprese condizione necessaria per lestinzione della societ. I creditori non soddisfatti, secondo lart. 2312, possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il mancato pagamento dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi. 34. IL FALLIMENTO DELLA SOCIETA La versione originaria dellart. 10 legge fallimentare disponeva che limprenditore poteva essere dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione dellimpresa. Il termine annuale decorreva dalleffettiva cessazione dellattivit dimpresa, principio di effettivit, e non dalla cancellazione dal registro. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale tale art. 10 legge fallimentare, nella parte in cui non prevedeva che il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento della societ decorresse dalla cancellazione della societ stessa dal registro delle imprese. Lattuale d.lgs. n. 5/2006 ha adeguato il diritto fallimentare alle indicazioni della Corte Costituzionale. Infatti, il nuovo art. 10 dispone che gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l'insolvenza si e' manifestata anteriormente alla medesima o entro l'anno successivo. In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, e' fatta salva la facolt di dimostrare il momento dell'effettiva cessazione dell'attivit da cui decorre il termine del primo comma. Il nuovo art. 147.2, estende la regola dellart. 10 anche al fallimento in estensione dei soci illimitatamente responsabili. La norma stabilisce infatti che il fallimento della societ non produce anche il fallimento del socio, decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilit illimitata, anche in caso di trasformazione, fusione o scissione, se sono state osservate le formalit per rendere noti ai terzi i fatti indicati. Le nuove regole chiariscono che le societ irregolari possono essere dichiarati fallite senza limiti di tempo dopo la cessazione dellattivit di impresa. CAPITOLO 3 - LA SOCIETA IN ACCOMANDITA SEMPLICE 1. NOZIONE E CARATTERI DISTINTIVI La sas una societ di persone che si differenzia dalla snc per la presenza di due categorie di soci:

i soci accomandatari, che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali; ad essi compete lamministrazione della societ; - i soci accomandanti, che rispondo limitatamente alla quota conferita e sono esclusi dallamministrazione della societ. Essi sono obbligati solo nei confronti della societ ad eseguire i conferimenti promessi, mentre i creditori sociali non hanno azione diretta nei loro confronti, neppure nei limiti del conferimento. La disciplina della sas modellata su quella della snc, sia pure con gli adattamenti imposti dalla presenza di due categorie di soci con diversi poteri e con diverse responsabilit per le obbligazioni sociali. Nellambito delle societ di persone, la sas risponde alla specifica funzione economica di consentire laggregazione di soggetti che intendono gestire personalmente gli affari sociali assumendo responsabilit illimitata e di soggetti che intendono finanziare lattivit dei primi con rischio e con poteri limitati, pur assumendo la veste di socio. Quindi, dando vita a un patrimonio comune e ad un impresa collettiva da esercitarsi in comune, anche se non in parit. La sas lunico tipo di societ di persone che consente lesercizio in comune di unimpresa commerciale con limitazione del rischio e non esposizione a fallimento personale dei soci accomandanti. Quindi, la sas potrebbe essere usata, dai soci accomandanti per cumulare vantaggi delle societ di persone (esercizio diretto e personale dellimpresa) e delle societ di capitali (beneficio della responsabilit limitata), servendosi di un socio accomandante compiacente e nullatenente. La disciplina della sas deve perci cercare un punto di equilibrio fra due esigenze:
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lesigenza dominante di evitare un uso anomalo e distorto di tale tipo di societ, con la previsione di alcuni divieti a carico dei soci accomandanti e alcune sanzioni patrimoniali per la loro violazione; lesigenza di non estraniare del tutto i soci accomandanti dallattivit della societ, sia pure nei limiti imposti dalla riserva dellamministrazione agli accomandatari.

2. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA. LA RAGIONE SOCIALE Per la costituzione della sas valgono le stesse regole della snc. Latto costitutivo dovr indicare distintamente quali sono i soci accomandatari e quali sono i soci accomandanti, art. 2316. Latto costitutivo della sas soggetto ad iscrizione nel registro delle imprese, ma lomessa registrazione comporta solo lirregolarit della societ. A differenza della snc, la ragione sociale, art. 2314, della sas deve essere formata col nome di almeno uno dei soci accomandatari e con lindicazione del tipo sociale. Non pu essere inserito il nome di uno dei soci accomandanti, al fine di evitare che i terzi facciano affidamento sulla responsabilit personale di tali soci. Laccomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale, risponde nei confronti dei terzi illimitatamente e solidalmente con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali. Cio, il socio accomandante perde il beneficio della responsabilit limitata per tutte le obbligazioni sociali e nei confronti di qualsiasi creditore sociale. Non diventa per un socio accomandatario e quindi non acquista il diritto di partecipare allamministrazione della societ. La partecipazione di incapaci in veste di accomandatari soggetta alla disciplina dettata dallart. 2294 per la snc. Ma tale disciplina non si applica se lincapace partecipa in veste di socio accomandante. Nessuna disposizione specifica dettata per i conferimenti dei soci, quindi si applica la stessa disciplina delle altre societ di persone. 3. I SOCI ACCOMANDANTI E LAMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA In base allart. 2315, alle sas si applica la disciplina della snc, anche se vi sono delle differenze per quanto riguarda lamministrazione della societ. Lart. 2318 pone il principio

che i soci accomandatari hanno gli stessi diritti e gli stessi obblighi dei soci della collettiva e che lamministrazione della societ pu essere conferita soltanto ai soci accomandatari. Dallamministrazione sono esclusi i soci accomandanti, anche se ad essi sono riconosciuti per legge, o per contratto, alcuni diritti e poteri di carattere amministrativo. I soci accomandanti hanno il diritto di concorrere con gli accomandatari alla nomina e alla revoca degli amministratori , quando latto costitutivo prevede la designazione degli stessi con atto separato. Infatti, per la nomina e la revoca dellamministratore necessario il consenso di tutti i soci accomandatari e lapprovazione di tanti soci accomandanti che rappresentino la maggioranza del capitale da essi sottoscritto, art. 2319. Inoltre, anche il socio accomandante potr richiedere giudizialmente la revoca per giusta causa degli amministratori, secondo quanto previsto dallart. 2259.2. Questa sar lunico modo nel caso in cui vi sia un solo socio accomandatario e perci un solo amministratore. 4. IL DIVIETO DI IMMISTIONE Il contenuto del divieto di immistione degli accomandanti nella gestione della societ e le sanzioni per la violazione dello stesso sono fissati dallart. 2320, 1 comma: i soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, n trattare o concludere affari in nome della societ, se non in forza di procura speciale per singoli affari. Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilit illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e pu essere escluso a norma dell'art. 2286, cio con decisione a maggioranza degli altri soci. Quindi, allaccomandante preclusa sia la partecipazione allamministrazione interna della societ, sia la possibilit di agire per la societ nei rapporti esterni. Per quanto riguarda la partecipazione allattivit interna dellimpresa comune, il divieto di ingerenza nellamministrazione temperato dallart. 2320:
a) possono prestare la loro opera, manuale o intellettuale, allinterno della societ sotto la direzione degli amministratori; b) possono, se latto costitutivo lo prevede, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni, nonch compiere atti di ispezioni e di controllo, nei limiti imposti dal generale divieto di ingerenza nellamministrazione. Per quanto riguarda i poteri di controllo, gli accomandanti hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l'esattezza, consultando i libri e gli altri documenti della societ. Inoltre, hanno diritto di concorrere allapprovazione del bilancio.

Per quanto riguarda la partecipazione allattivit esterna dei soci accomandanti, essi possono trattare o concludere affari in nome della societ, sia pure in forza di una procura speciale per singoli affari e quindi in modo tale da restare sempre assoggettati alle direttive degli amministratori. Laccomandante che viola il divieto di immistione si espone ad una sanzione patrimoniale particolarmente grave e non proporzionata allinfrazione commessa. Egli infatti risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente per tutte le obbligazioni sociali, presente, passate e future, che a qualsiasi titolo siano imputabili alla societ. Quindi, in caso di fallimento della societ, anche il socio accomandante sar automaticamente dichiarato fallito al pari degli accomandatari. Laccomandante che viola il divieto di immistione perde il beneficio della responsabilit limitata solo nei confronti dei terzi. Se ne deduce che per le somme pagate ai creditori sociali, egli avr azione di regresso per lintero non solo verso la societ ma anche verso gli accomandatari. Viceversa, gli accomandatari non hanno azione di regresso verso laccomandante che ha violato il divieto di immistione, salva lazione di risarcimento dei danni arrecati alla societ.

Rispetto alle obbligazioni nate dallatto di immistione di un accomandante, la societ resta obbligata solo se laccomandante ha agito in base a regolare procura o se il suo operato stato successivamente ratificato dagli amministratori. In caso contrario, responsabile verso il terzo sar laccomandante che ha compiuto latto, cos come previsto per il rappresentante senza poteri, art. 1398. Ovviamente, laccomandante non avr azione di rivalsa n verso al societ n verso gli accomandatari. Laccomandante che ha violato il divieto di immistione esposto anche allulteriore sanzione dellesclusione della societ, tranne se latto di ingerenza sia stato autorizzato o ratificato dagli amministratori. 5. IL TRASFERIMENTO DELLA PARTECIPAZIONE SOCIALE Il trasferimento della partecipazione sociale varia a seconda che si tratti di soci accomandanti o di soci accomandatari. Per i soci accomandatari vale la stessa disciplina prevista per la snc. Se latto costitutivo non dispone diversamente, il trasferimento per atto fra vivi della quota degli accomandatari pu avvenire solo col consenso di tutti gli altri soci. Per il trasferimento mortis causa necessario anche il consenso degli eredi. Per i soci accomandanti il trasferimento mortis causa della quota libera, mentre per il trasferimento per atti fra vivi necessario il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale sociale, salvo diversa disposizione dellatto costitutivo. 6. LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA La duplice categoria di soci che caratterizza la sas deve permanere per tutta la vita della societ. Infatti, tale societ si scioglie, oltre per le cause previste per la snc, anche quando rimangono solo soci accomandanti o solo soci accomandatari, semprech nel termine di sei mesi non sia stato sostituito il socio che venuto meno, art. 2323. Durante i sei mesi, lattivit continua normalmente se sono venuti meno i soci accomandanti. Se invece, sono mancati i soci accomandatari, gli accomandanti devono nominare un amministratore provvisorio, che pu essere anche un socio accomandante, i cui poteri sono per legge limitati al compimento degli atti di ordinaria amministrazione. Lamministratore provvisorio non assume la qualit di accomandatario e non risponder illimitatamente per le obbligazioni sociali salvo che non siano atti di straordinaria amministrazione. Passati i sei mesi, senza che siano integrati i soci venuti meno e senza che si dia inizio al procedimento di liquidazione, la sas si trasforma in una societ collettiva irregolare , semprech restino almeno due soci. Per il procedimento di liquidazione e per lestinzione della societ valgono le stesse regole della snc. Tuttavia, cancellata la societ dal registro delle imprese, i creditori insoddisfatti potranno far valere i loro crediti nei confronti dei soci accomandanti solo nei limiti della loro quota di liquidazione, dato che essi non erano illimitatamente responsabili, art. 2324. 7. LA SOCIETA IN ACCOMANDITA IRREGOLARE irregolare la sas il cui atto costitutivo non stato iscritto nel registro delle imprese. Come per la snc, lomessa registrazione non impedisce la nascita della societ. Nellaccomandita irregolare i soci accomandanti rispondono limitatamente alla loro quota, salvo che abbiano partecipato alle operazioni sociali, art. 2317.2. Per quanto riguarda il divieto di immistione nella accomandita irregolare ha carattere assoluto, infatti nemmeno una procura speciale per singoli affari esonera laccomandante da responsabilit illimitata verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali. Per il resto vale la stessa disciplina della snc irregolare: a) i creditori sociali possono agire direttamente nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e, come per la ss, su di essi incombe lonere di chiedere la preventiva escussione del patrimonio sociale indicando i beni sui quali i creditori possono agevolmente soddisfarsi, art. 2268. Cio viene meno il beneficio di escussione, art. 2304;

b) i creditori particolari del socio possono chiedere in tempo la liquidazione della quota del loro debitore, provando che gli altri beni di questi siano insufficienti a soddisfarli, art. 2270. Questa possibilit preclusa quando la societ regolare, art. 2307; c) ciascun socio che agisce per la societ abbia la rappresentanza sociale anche in giudizio, art. 2297, 2 comma. CAPITOLO 4 - LA SOCIETA PER AZIONI La societ per azioni forma con la societ in accomandita per azioni e con la societ a responsabilit limitata la categoria della societ di capitali. Ed una societ di capitali nella quale: A) per l'obbligazioni sociali risponde soltanto la societ col suo patrimonio ( art. 2325, 1 comma), autonomia patrimoniale; B) la partecipazione sociale rappresentata da azioni ( art. 2346, 1 comma, nuovo testo). Il primo dato differenzia la societ per azioni dalla societ in accomandita per azioni, nella quale vi una categoria di soci responsabili solidamente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, anche se le quote di partecipazione sociale sono rappresentate da azioni. Il secondo dato differenza la societ per azioni dalla societ a responsabilit limitata, in cui le quote di partecipazione non sono rappresentate da azioni. La societ per azioni la societ pi importante per la sua ampia diffusione, e perch la forma prescelta dalle imprese di media e grande dimensione a capitale sia privato sia pubblico. I suoi caratteri essenziali sono: La societ per azioni, in quanto societ dotata di personalit giuridica, dotata di piena e perfetta autonomia patrimoniale. RESPONSABILIT LIMITATA DEI SOCI. I soci e tutti i soci non assumono alcuna responsabilit personale per le obbligazioni sociali; di queste risponde soltanto la societ col suo patrimonio (art. 2325, 1 comma). I creditori della societ per azioni possono quindi fare affidamento solo sul patrimonio sociale per soddisfarsi. Tuttavia il legislatore predispone alcune forme di tutela: un capitale sociale minimo per la costituzione della societ e una disciplina specifica per la riduzione del capitale sociale. ORGANIZZAZIONE CORPORATIVA. La responsabilit illimitata dei soci trova contrappeso nell'organizzazione di tipo corporativo della societ per azioni: cio in unorganizzazione basata sulla necessaria presenza di tre distinti organi: assemblea, amministratori e collegio sindacale. Il singolo socio in quanto tale non ha alcun potere diretto di amministrazione e di controllo; ha solo il diritto di voto. Il funzionamento dell'assemblea poi dominato dal principio maggioritario e il peso di ogni socio in assemblea proporzionato alla quota di capitale sottoscritto ed al numero di azioni possedute. QUOTE DI PARTECIPAZIONE RAPPRESENTATE DA AZIONI. Dato caratterizzante che le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da partecipazioni- tipo omogenee e standardizzate. Infatti, le azioni sono partecipazioni sociali di uguale valore e conferiscono ai loro possessori uguali diritti, (art. 2348, 1 comma).

PERSONALIT GIURIDICA.

2.S OCIETA PER AZIONI E TIPOLOGIA DELLA REALTA La societ per azioni il tipo di societ elettivo della grande impresa, in quanto vi una limitazione del rischio individuale dei soci e la possibilit di pronta mobilitazione dellinvestimento. Vi la compartecipazione di un ristretto numero di soci, che assumono l'iniziativa economica

e sono animati da spirito imprenditoriale (c.d. azionisti imprenditori), con una grande massa di piccoli azionisti animati dal solo intento di investire fruttuosamente il proprio risparmio (c.d. azionisti risparmiatori) e rassicurati dalla possibilit di pronto disinvestimento. Tuttavia, nella realt la spa scelta anche da societ con pochi soci o di dimensioni modeste. Lutilizzo della spa per esigenze economiche diverse determina un diverso atteggiarsi degli interessi in gioco e finisce col sollevare problemi di disciplina diversi. Nella societ a ristretta base azionaria e che non fanno appello al mercato per finanziarsi, i problemi riguardano la tutela dei soci di minoranza e dei creditori, di fronte ad abusi dei soci che detengono la maggioranza del capitale e degli amministratori. L'omogeneit della compagine azionaria e la partecipazione attiva dei soci alle assemblee assicurano l'effettiva operativit del principio cardine su cui si fonda il corretto funzionamento della societ per azioni: chi ha pi conferito e pi rischia ha pi potere, ma proprio perch pi rischia pensabile che il potere sia esercitato in modo oculato. 3.LEVOLUZIONE DELLA DISCIPLINA La disciplina della societ per azioni ha subito dal 1942 numerosi interventi legislativi sotto la spinta di una duplice esigenza: a) quella di dare risposta ai problemi che il codice del 1942 non aveva saputo, voluto o potuto risolvere; b) quella di dare attuazione alle numerose direttive emanate dalla comunit economiche europea per l'armonizzazione della disciplina azionaria delle societ di capitali. Il movimento di riforma iniziato nel 1974 e poi proseguito fino a sfociare nel 1998 e successivamente nel 2003 nella riforma della disciplina delle societ di capitali non quotate e nel 2005 nella legge sulla tutela del risparmio. Le novit sono: A) stato posto un freno al proliferare di minisociet per azioni con capitale del tutto irrisorio. Fenomeno questo determinato dal fatto che il codice del 1942 fissava in un milione di lire il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione e l'inflazione monetaria aveva reso del tutto irrisoria tale somma. Il capitale sociale minimo per la costruzione della societ per azioni stato portato a 200 milioni di lire nel 1977 ed elevato oggi a 120 mila euro. ( Diecimila euro per le srl). B) si preso atto che la disciplina dettata dal codice del 1942 inidonea ad assicurare il corretto funzionamento delle societ per azioni che fanno appello sistematico al pubblico risparmio. E con una serie di interventi legislativi si dettata una specifica disciplina per le societ con azioni quotate in borsa. Un primo intervento si avuto nel 1974: vi stata la possibilit di emettere una particolare categoria di azioni ( le azioni di risparmio) prive del diritto di voto e privilegiate sotto il profilo patrimoniale; certificazione dei bilanci da parte di un'autonoma societ di revisione; e istituzione di un organo pubblico di controllo diretto a garantire la completezza e la veridicit dell'informazione societaria, la Consob. Un secondo intervento riformatore si poi avuto nel 1998: l'obiettivo di incentivare l'afflusso del risparmio gestito verso le societ quotate, nonch di valorizzare il ruolo attivo degli investitori istituzionali come correttivo del prepotere dei gruppi di comando minoritaria,

costituisce il motivo ispiratore di fondo della riforma culminata nel testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (Tuf) emanato con il d.lgs. 24-2-1998, n. 58, che ha mandato in pensione la previgente normativa in materia. C) l'esigenza di modernizzare la disciplina delle societ per azioni non quotate e delle altre societ di capitali ha portato da ultimo ad una riforma organica del disciplina generale delle societ di capitali (d.lgs.17-1-2003, n.6). Obiettivo di fondo della riforma quello di semplificare la disciplina delle societ di capitali e di ampliare lo spazio riconosciuto l'autonomia statuaria al fine di favorire la crescita e la competitivit delle imprese italiane anche su mercati internazionali dei capitali. 4. Societ per azioni e modelli societari La disciplina delle societ per azioni si compone di: a)regole valide per tutte le spa b)disposizioni riferite alle sole societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischi (societ chiuse) c) norme applicabili alle sole le societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le quali pertanto si applicano sia alle societ non quotate con azionariato diffuso, sia alle societ quotate. Tre modelli di spa: societ chiuse, societ che fa appello al mercato del capitale di rischio, societ quotata A. LA COSTITUZIONE 5.IL PROCEDIMENTO La costituzione della societ per azioni si articola attualmente in due fasi essenziali: a) stipulazione dell'atto costitutivo per atto pubblico; b) iscrizione dell'atto costitutivo nel registro delle imprese. Solo con l'iscrizione nel registro delle imprese la societ per azioni acquista la personalit giuridica ( art. 2331, 1 comma) e viene ad esistenza. stata soppressa la fase intermediaria dellomologazione dellatto costitutivo da parte dellautorit giudiziaria, controlli oggi svolti dal notaio che redige latto costitutivo. 6.LA STIPULAZIONE DELLATTO COSTITUTIVO La stipulazione dell'atto costitutivo pu a sua volta avvenire secondo due diversi procedimenti: A) stipulazione ( o costituzione) simultanea, dove l'atto costitutivo stipulato immediatamente da coloro che assumono liniziativa per la costituzione della societ ( soci fondatori). E tali soci sottoscrivono integralmente il capitale sociale iniziale. B) stipulazione ( o costituzione) per pubblica sottoscrizione (artt.2333-2336), dove si arriva alla stipulazione dell'atto costitutivo al termine di una complesso procedimento che consente la raccolta fra il pubblico del capitale iniziale sulla base di un programma predisposto da coloro che assumono l'iniziativa ( promotori). La costituzione per pubblica costituzione si articola in quattro fasi:
1. i promotori predispongono un programma della costituenda societ, il quale deve

indicare loggetto e il capitale, le principali disposizioni dellatto costitutivo, leventuale partecipazione dei promotori agli utili e il termine in cui latto costitutivo deve essere stipulato. Il programma, con le firme autenticate dei promotori, deve essere depositato presso un notaio prima di essere reso pubblico; 2. si apre la fase delle adesioni al programma con le sottoscrizioni delle azioni, che deve risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata. Una volta sottoscritto integralmente il capitale sociale, i promotori assegnano un termine ai sottoscrittori, non superiore ai 30 giorni, per il versamento del 25% del capitale sottoscritto. 3. completato il versamento del 25 % del capitale sottoscritto, i promotori convocano lassemblea dei sottoscrittori che: a. accerta lesistenza delle condizioni richieste per la costituzione della societ; b. delibera sul contenuto dellatto costitutivo e dello statuto, che non sia gi stato fissato nel programma; c. delibera sulla riserva agli utili fatta a favore dei promotori, che non deve superare il 10% e per un periodo non superiore ai 5 anni; d. nomina i primi amministratori e i primi sindaci. Lassemblea validamente costituita con la presenza di met dei sottoscrittori e ciascun sottoscrittore ha diritto ad un solo voto quale che sia lammontare del capitale sottoscritto. Le delibere sono valide se votate dalla maggioranza dei presenti e per modificare le condizioni stabilite dal programma, necessario il consenso di tutti i sottoscrittori. 4. infine, si arriva alla stipulazione dellatto costitutivo, a cui provvedono i partecipanti allassemblea, anche in rappresentanza degli assenti. I promotori sono solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni assunte per la costituzione della societ. Obbligazioni che essi potranno riversare sulla societ solo se sono state necessarie per la costituzione o siano state approvate dallassemblea. Sui promotori incombe il rischi dellinsuccesso delloperazione. Sia i promotori sia coloro per conto dei quali essi hanno eventualmente agito, sono responsabili verso la societ e verso i terzi: 1) per lintegrale sottoscrizione del capitale sociale e per i versamenti richiesti per la costituzione della societ; 2) per lesistenza dei conferimenti in natura; 3) per la veridicit delle comunicazioni da essi fatte al pubblico per la costituzione della societ. Infine consentito ai promotori di riservarsi una partecipazione agli utili della societ, indipendentemente dalla loro qualit di soci. 7. LATTO COSTITUTIVO. FORMA E CONTENUTO La societ per azioni pu essere costituita per contratto o per atto unilaterale ( art. 2328), nel caso in cui si abbia un solo socio fondatore. L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico a pena di nullit della societ. L'atto costitutivo deve indicare (art. 2328): a) le generalit dei soci e degli eventuali promotori, nonch il numero delle azioni assegnate a ciascuno di essi; b) la denominazione e il comune ove sono poste la sede della societ e le eventuali sedi secondarie. La sede sociale luogo dove risiedono l'organo amministrativo degli uffici direttivi della societ; c) l'oggetto sociale, vale a dire il tipo di attivit economica che la societ si propone di svolgere. d) l'ammontare del capitale sottoscritto e versato; e) il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalit di emissione e circolazione; f) il valore attribuito ai crediti e beni conferiti in natura, sempre che vi siano conferimenti di tale tipo; g) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti;

h) i benefici eventualmente accordati ai promotori o soci fondatori. Per i promotori l'unico beneficio pu essere costituito da una partecipazione agli utili che non pu superare complessivamente il 10% degli utili netti risultanti dal bilancio e non pu avere una durata superiore a cinque anni (art. 2340). I soci fondatori possono invece riservarsi anche altri benefici (art. 2341); i) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra essi hanno la rappresentanza della societ; l) il numero dei componenti del collegio sindacale; m) la nomina dei primi amministratori e sindaci e, quando previsto, del soggetto che dovr esercitare il controllo contabile; n) l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della societ. Ad esempio: spese notarili; o) la durata della societ. Si pu stabilire che la societ sia a tempo indeterminato; in tal caso, se le azioni non sono quotate, i soci possono recedere decorso un periodo di tempo, massimo un anno, e con un preavviso di 180 giorni. L'omissione di una o pi di tali indicazioni legittima il rifiuto del notaio di stipulare l'atto costitutivo. Di solito si procede alla redazione di due documenti: latto costitutivo e lo statuto. Latto costitutivo contiene la manifestazione di volont di costituire la societ ed i dati fondamentali della struttura organizzativa. Lo statuto, contiene le norme legali e convenzionali di funzionamento della societ. Anche se forma oggetto di atto separato, lo statuto si considera parte integrante dell'atto costitutivo (art. 2328, 3 comma). Ne consegue che anche lo statuto deve essere redatto per atto pubblico a pena di nullit. I dati richiesti dallart. 2328, possono essere indicati indistintamente nelluno o nellaltro. 8.LE CONDIZIONI PER LA COSTITUZIONE A partire dal primo gennaio 2004 la societ per azioni deve costituirsi con capitale non inferiore a 120 mila euro ( art. 2327 ), salvo i casi in cui leggi speciali impongono un capitale minimo pi elevato. Ad esempio: societ bancarie e finanziarie. Per procedere alla costituzione della societ per azioni poi necessario ( art. 2329 ): 1) che sia sottoscritto per intero il capitale sociale; 2) che siano rispettate le disposizioni relative ai conferimenti; ed in particolare che sia versato presso la banca il 25% dei conferimenti in denaro o, nel caso di costituzione per atto unilaterale, il loro intero ammontare; 3) che sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste delle leggi speciali per la costituzione della societ. I conferimenti in denaro devono essere versati prima della stipula dell'atto costitutivo. Tutte le condizioni per la costituzione devono preesistere alla redazione dellatto costitutivo da parte del notaio. Fanno eccezione alcune autorizzazioni che per legge devono essere rilasciate successivamente alla stipula dellatto costitutivo. 9. GLI EFFETTI DELLA STIPULAZIONE DELLATTO COSTITUTIVO La stipulazione dellatto costitutivo non di per s

sufficiente per la costituzione della societ per azioni. Produce tuttavia una serie di effetti immediati e preliminari. I contraenti restano vincolati dalla dichiarazione di costituire la societ e non possono ritirare il loro consenso, se validamente espresso, fin quando non risulti che alla costituzione della societ non si pu addivenire per fatti estranei alla loro volont. I sottoscrittori hanno diritto di rientrare in possesso delle somme versate se la societ non iscritta nel registro delle imprese, entro 90 giorni dalla stipulazione dellatto costitutivo o dal successivo rilascio delle prescritte autorizzazioni. Decorso tale termine latto costitutivo perde la sua efficacia. Con la stipulazione dellatto sorge lobbligo per il notaio che lha ricevuto di depositarlo presso lufficio del registro delle imprese. 10. L'ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE Il notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo deve depositarlo, entro 20 giorni, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione stabilita la sede della societ, allegando all'atto costitutivo i documenti che comprovano l'osservanza delle condizioni richieste per la costituzione. Se non provvede, l'obbligo incombe sugli amministratori nominati nell'atto costitutivo. Nell'inerzia di entrambi, punita con sanzione amministrativa pecuniaria ( art. 2330, nuovo testo), ogni socio pu provvedervi a spese della societ ( art. 2330 ). In passato, la seconda fase del procedimento di costituzione : il giudizio di omologazione da parte del tribunale competente, che doveva verificare l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per la costituzione della societ. In base l'attuale disciplina spetta al notaio che ha ricevuto l'atto costitutivo di verificare l'adempimento delle condizioni stabilite dalla legge per la costituzione ( art. 2436, 1 comma).Il notaio dovr svolgere un controllo di legalit, volto ad accertare la conformit alla legge della costituenda societ. Potr e dovr rifiutare di chiedere l'iscrizione nel registro delle imprese se l'atto costitutivo e lo statuto contengono clausole contrastanti con l'ordine pubblico o col buon costume. Se tale controllo ha invece esito positivo, il notaio riceve l'atto costitutivo e richiede l'iscrizione della societ nel registro delle imprese. L'ufficio del registro delle imprese prima di procedere l'iscrizione pu e deve verificare solo la regolarit formale della documentazione ricevuta ( art. 2330, 3 comma). Con l'iscrizione nel registro delle imprese la societ acquista la personalit giuridica e viene ad esistenza ( art. 2331, 1 comma).L'accollo da parte della societ non fa venir meno la responsabilit verso i terzi dei soggetti agenti (art. 2331, 3 comma). 11. LE OPERAZIONI COMPIUTE PRIMA DELLISCRIZIONE Pu verificarsi che tra la stipulazione dellatto costitutivo e liscrizione nel registro delle imprese vengano compiute operazioni in nome della costituenda societ, perch necessarie per lo stesso procedimento di costituzione. La riforma del 2003 ha stabilito che per le operazioni compiute in nome della societ prima delliscrizione sono illimitatamente e solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito, art. 2331. Sono altres solidalmente e illimitatamente responsabili il socio unico fondatore, e in caso di pluralit di soci fondatori, coloro che hanno autorizzato o consentito il compimento delloperazione. Prima dell'iscrizione nel registro delle imprese vietata l'emissione delle azioni ed essi non possono formare oggetto di sollecitazione all'investimento. La societ resta automaticamente vincolata solo se le operazioni compiute in suo nome erano necessarie per la costituzione, e purch latto costitutivo abbia previsto che tale spese siano a carico della societ. La societ libera di accollarsi o meno spese non necessarie per la costituzione. Ma necessario che la societ, dopo liscrizione, approvi loperazione . Nel caso in cui la costituzione della societ non vada a buon fine, lart. 2338, stabilisce che i promotori non hanno alcuna rivalsa verso i sottoscrittori delle azioni per le spese sostenute per la

costituzione. 12.LA NULLITA DELLA SOCIETA PER AZIONI Il procedimento di costituzione della societ per azioni ed in particolare l'atto costitutivo possono presentare vizi e anomalie. Prima della registrazione vi solo contratto di societ; un atto di autonomia privata che per il momento destinato a produrre effetti solo fra le parti contraenti. Tale contratto pu essere dichiarato nullo o annullato nei casi e con gli effetti previsti dalla disciplina generale dei contratti (art. 1418 ss. c.c.). La situazione muta invece radicalmente dopo l'iscrizione della societ nel registro delle imprese. Se prima esisteva solo contratto invalido o procedimento viziato, dopo esiste invece una societ, sia pure invalidamente riconosciuta. Cause di nullit: intervenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la societ per azioni pu essere dichiarata nulla solo in tre casi tassativamente elencati: 1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico; 2) illiceit dell'oggetto sociale, in base allattivit specificata nellatto costitutivo e non sullattivit realmente svolta dalla societ; 3) mancanza dell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della societ, o i conferimenti, l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale. Non costituiscono pi cause di nullit della societ: la mancanza dell'atto costitutivo; l'incapacit di tutti i soggetti fondatori; la mancanza della pluralit dei fondatori; il mancato versamento iniziale dei conferimenti in danaro. La dichiarazione di nullit di un contratto ha effetto retroattivo e travolge in linea di principio tutti gli effetti prodotti. Invece, la dichiarazione di nullit della societ per azioni "non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della societ dopo l'iscrizione nel registro delle imprese" ( art. 2332, 2 comma). La dichiarazione di nullit non tocca minimamente l'attivit svolta. Opera solo per il futuro ed opera come semplice causa di scioglimento della societ, che si differenzia dalle caso di scioglimento della societ valida solo perch i liquidatori sono nominati direttamente dal tribunale con la sentenza che dichiara la nullit ( art. 2332, 4 comma) ed il cui dispositivo deve essere iscritto nel registro delle imprese. Per il resto trova applicazione il normale procedimento di liquidazione della societ per azioni. Mentre la nullit di un contratto insanabile (art. 1423), la nullit della societ iscritta "non pu essere dichiarata quando la causa di essa stata eliminata e di tale eliminazione stata data pubblicit con iscrizione nel registro delle imprese" (art. 2332, 5 comma), prima che sia intervenuta la sentenza dichiarativa della nullit. Quindi, la nullit della societ sanabile con una semplice modifica dellatto costitutivo deliberata a maggioranza dallassemblea straordinaria per sanare lilliceit delloggetto sociale. L'azione di nullit imprescrittibile ( art. 1422). La nullit pu essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e pu essere rilevata dufficio dal giudice (art. 1421). B. SOCIETA PER AZIONI UNIPERSONALE. PATRIMONI DESTINATI. 13.LA SOCIETA PER AZIONI UNIPERSONALE Il codice del 1942 vietava la costituzione di una societ per azioni da parte di una singola persona e sanciva la nullit della societ in mancanza di pluralit di soci fondatori. Stabiliva inoltre la responsabilit illimitata del socio nelle cui mani si concentravano tutte le azioni nel corso della vita della societ, in caso di insolvenza di quest'ultima ( art. 2362 ). Identici principi erano dettati anche per le societ a responsabilit limitata (s.r.l.). La riforma del 2003 ha provveduto a ridefinire anche la disciplina della s r l unipersonale.

Infatti, in base all'attuale disciplina: a) consentita la costituzione della societ per azioni con atto unilaterale di un unico socio fondatore ( art. 2328, 1 comma); b) anche nella societ per azioni unipersonale per l'obbligazioni sociali di regola risponde solo la societ col proprio patrimonio, salvo altri casi eccezionali. L'unico socio fondatore risponde in solido con coloro che hanno agito, per le operazioni compiute in nome della societ prima dell'iscrizione nel registro delle imprese ( art. 2331, 2 comma). Sia in sede di costituzione della societ, sia in sede di aumento del capitale sociale, l'unico socio tenuto infatti a versare integralmente, al momento della sottoscrizione, i conferimenti in danaro. Se viene meno la pluralit dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni ( art. 2342, 2 e 4 comma). Per consentire ai terzi di conoscere agevolmente se la societ unipersonale, negli atti e nella corrispondenza della societ deve essere indicato se questa ha unico socio. Per consentire l'agevole identificazione dell'unico socio, i dati anagrafici dello stesso, devono essere iscritti nel registro delle imprese a cura degli amministratori ( art. 2362 ). Lomissione di tale pubblicit impedisce che operi per lunico socio il beneficio della responsabilit limitata. Una particolare disciplina stata introdotta per assicurare maggiore trasparenza ai rapporti che intercorrono fra societ ed unico socio. Si stabilisce infatti che i contratti fra societ ed unico socio e operazioni a favore dello stesso sono opponibili ai creditori della societ solo se risultano dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione o da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento (art. 2362, 5 comma). Per quanto riguarda il regime di responsabilit per le obbligazioni sociali, oggi per la societ per azioni unipersonale vale la regola opposta rispetto a quella dettata dal codice del 1942: l'unico socio non incorre in responsabilit illimitata per le obbligazioni sociali. Sono tuttavia previste due eccezioni ( art. 2325, 2 comma ) che comportano, in caso di insolvenza della societ, la responsabilit illimitata dell'unico socio per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui tutte le azioni sono allo stesso appartenute: A) l'unico socio risponde illimitatamente quando non sia osservata la disciplina dell'integrale liberazione dei conferimenti; B) l'unico socio risponde inoltre fino a quando non sia stata attuata la specifica pubblicit dettata per la Spa unipersonale dall'art. 2362. In entrambi i casi la responsabilit illimitata dellunico azionista ha carattere sussidiario, in quanto pu essere fatta valere dai creditori solo in caso di insolvenza della societ. La responsabilit illimitata viene meno per le obbligazioni sociali sorte dopo che i conferimenti sono stati eseguiti o dopo che la pubblicit stata effettuata. Con la riforma del 2003 sono stati soppressi gli altri due casi di perdita del beneficio della responsabilit limitata previsti dalla disciplina del 1993: unico socio che sia una persona giuridica ed unico socio che sia socio unico di altra societ di capitali. 14. I PATRIMONI DESTINATI La creazione di societ unipersonali consente di limitare il rischio di impresa attraverso la moltiplicazione formale dei soggetti cui i relativi diritti e le relative obbligazioni sono imputabili. La riforma del 2003 offre alle societ per azioni una nuova tecnica per limitare il rischio di impresa: quella dei patrimoni destinati ad uno specifico affare ( art. 2447 -bis2447-decies).

Una tecnica che consente di evitare la moltiplicazione formale delle societ e relativi costi; e permette di raggiungere risultati sostanzialmente identici operando direttamente sul patrimonio dell'impresa societaria. L'attuale disciplina offre due modelli di patrimoni destinati: a) la societ per azioni pu costituire uno pi patrimoni ciascuno dei quali destinato in via esclusiva ad uno specifico affare, sia pure entro i limiti del 10% del proprio patrimonio netto e purch non si tratti di affari attinenti ad attivit riservate in base leggi speciali, detti patrimoni destinati operativi; b) la societ pu inoltre stipulare con terzi un contratto di finanziamento di uno specifico affare, pattuendo che al rimborso totale o parziale del finanziamento siano destinati i provenienti dell'affare stesso o parte di essi, finanziamento destinato. 15. PATRIMONI DESTINATI OPERATIVI La costituzione di un patrimonio destinato avviene con apposita deliberazione adottata dal consiglio di amministrazione della societ maggioranza assoluta dei componenti. La delibera costitutiva deve contenere una serie di dati volti a consentire l'identificazione dell'affare, dei beni ed i rapporti giuridici compresi nel patrimonio destinato. La deliberazione deve essere verbalizzata da un notaio ed soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese ( art. 2447 -quater). Diventa per produttiva di effetti solo dopo che siano decorsi due mesi dall'iscrizione. Decorso tale termine si producono gli effetti della separazione patrimoniale ( art. 2447-quinquies). Perch la separazione patrimoniale operi necessario che gli atti compiuti in relazione allo specifico affare rechino espressa menzione del vincolo di destinazione. In mancanza ne risponde la societ con il suo patrimonio generale. Il vincolo di destinazione riguardante beni immobili o mobili registrati deve essere trascritto nei rispettivi registri. Per i patrimoni destinati devono essere tenuti libri e scritture contabili separati e, nel bilancio della societ dovranno essere distintamente indicati beni e rapporti di ciascun patrimonio. Realizzato laffare gli amministratori redigono un rendiconto finale che deve essere depositato presso ufficio del registro delle imprese. Se permangono creditori insoddisfatti questi possono chiedere la liquidazione del patrimonio destinato. Se, invece, non vi sono creditori che chiedono la liquidazione, cessa il vincolo di destinazione e i beni e i rapporti del patrimonio destinato confluiscono in quello generale. 16. I FINANZIAMENTI DESTINATI Il contratto di finanziamento di uno specifico affare deve indicare gli elementi essenziali dell'operazione, che consentono di individuarne lo specifico oggetto, le modalit ed i tempi di realizzazione, nonch i costi e i ricavi previsti. Inoltre, deve specificare i beni strumentali necessari per la realizzazione e il relativo piano finanziario indicando la parte coperta dal finanziamento e quella a carico della societ. Dovr indicare anche le eventuali garanzie che quest'ultima offre per il rimborso, per solo di una parte, del finanziamento. necessario tuttavia che copia del contratto sia stata iscritta nel registro delle imprese.Il finanziamento viene rimborsato dai proventi generati dallaffare nel tempo massimo indicato dal contratto. Decorso tale periodo, nulla pi dovuto al finanziatore. Il patrimonio separato formato dai proventi dellaffare, dai relativi frutti e dagli investimenti. Adempiuti i requisiti pubblicitari e contabili, i creditori della societ non possono pi esercitare azioni sui beni oggetto di separazione patrimoniale. Quindi, possono solo esercitare sugli stessi azioni conservative sino al rimborso del finanziamento o alla scadenza del termine massimo fissato in contratto. C. I CONFERIMENTI

17. CONFERIMENTI E CAPITALE SOCIALE I conferimenti costituiscono i contributi dei soci alla formazione del patrimonio iniziale della societ; la loro funzione essenziale quella di dotare la societ del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento dell'attivit di impresa (c.d. funzione produttiva dei conferimenti). Il valore in danaro del complesso dei conferimenti promossi dai soci costituisce il capitale sociale nominale da societ. La disciplina ispirata da una duplice finalit: a) quella di garantire che i conferimenti promossi dei soci vengano effettivamente acquisiti dalla societ; b) quella ulteriore di garantire che il valore assegnato dei soci conferimenti sia veritiero. Ne consegue che ai soci debba essere assegnato un numero di azioni proporzionale alla quota del capitale sottoscritto e per un valore non superiore a quello del suo conferimento. Ci che necessario e sufficiente che il valore globale delle azioni non sia inferiore al capitale sottoscritto, ma non necessario che la ripartizione delle azioni tra i soci sia proporzionale al conferimento di ciascuno. 18.I CONFERIMENTI IN DANARO Nella societ per azioni i conferimenti devono essere effettuati in danaro se nell'atto costitutivo non stabilito diversamente ( art. 2342, 1 comma). E' disposto l'obbligo di versamento immediato presso una banca di almeno il 25% dei conferimenti in denaro o dell'intero ammontare se si tratta di societ unipersonale ( art. 2342, 2 comma). Costituita la societ, gli amministratori sono liberi di chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti. N sono tenuti a rispettare eventuali termini stabiliti nell'atto costitutivo. Le azioni non interamente liberate sono trasferibili, ma devono essere necessariamente nominative e dal titolo deve risultare i versamenti ancora dovuti. In caso di trasferimento delle azioni lobbligo di versamento dei conferimenti residui grava sia sul socio attuale che sul socio alienante. La responsabilit dell'alienante per limitata nel tempo ed ha carattere sussidiario. Permane infatti solo per il periodo di tre anni dall'iscrizione del trasferimento del libro dei soci.Il socio in mora nei versamenti non pu esercitare il diritto di voto. La societ pu avvalersi di una procedura di vendita coattiva delle azioni del socio moroso, previa pubblicazione di una diffida sulla Gazzetta Ufficiale. Se la vendita coattiva non ha esito, gli amministratori possono escludere il socio della societ, trattenendo i conferimenti gi versati e salvo il risarcimento dei maggiori danni. Le azioni del socio escluso entrano a far parte del patrimonio della societ e questa pu ancora tentare di rimetterle in circolazione entro l'esercizio. se anche questa possibilit vana, la societ deve annullare le azioni rimaste invendute e ridurre il capitale sociale. 19.I CONFERIMENTI DIVERSI DAL DANARO Non ogni entit economica diversa dal denaro pu essere conferita in societ per azioni o pu formare oggetto di conferimento imputabile al capitale sociale. espressamente stabilito "che non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi" ( art. 2342, 5 comma), in quanto difficile dare una valutazione oggettiva ed attendibile di tali prestazioni. Perci, le prestazioni dopera possono formare oggetto solo di prestazioni accessorie distinte dai conferimenti. Limitazioni sono poi state introdotte anche per quanto riguarda i conferimenti dei beni in natura e dei crediti, ai quali si applicano comunque principi gi esposti per le societ di persone quanto alla garanzia cui tenuto il socio conferente ed al passaggio dei rischi. Il terzo comma dell'attuale art. 2342 dispone che " le azioni corrispondenti a tali conferimenti devono essere interamente liberate al

momento della sottoscrizione ". Il socio deve porre in essere tutti gli atti necessari affinch la societ acquisti la titolarit e la piena disponibilit del bene conferito, una volta che sia venuta ad esistenza con il completamento del procedimento di costituzione. invece da ritenersi ammissibile il conferimento di diritti di godimento, dato che la societ acquista col consenso del conferente l'effettiva disponibilit del bene ed in grado di trarne tutte le utilit. Funzione primaria dei conferimenti quella di dotare la societ dei mezzi utili per lo svolgimento dell'attivit produttiva, non invece anche quella di formare un patrimonio aggredibile dai creditori (c.d. funzione di garanzia). 20. LA VALUTAZIONE I conferimenti diversi dal denaro devono formare oggetto di uno specifico procedimento di valutazione regolato dall'art. 2343 ( parzialmente modificato della riforma del 2003), per garantire una valutazione oggettiva e veritiera di tali conferimenti e per evitare che agli stessi venga attribuito un valore nominale superiore a quella reale. Il procedimento di valutazione si articola in pi fasi. Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare una relazione giurata di stima di un esperto designato dal tribunale. La stima deve contenere una serie di indicazioni e in particolare deve attestare che " il loro valore almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell'eventuale sovrapprezzo". La relazione deve essere legata all'atto costitutivo e depositata presso l'ufficio del registro delle imprese. Il valore assegnato in base alla relazione di stima ha carattere provvisorio. Entro sei mesi dalla costruzione della societ, gli amministratori devono controllare le valutazioni contenute nella relazione di stima e devono, eventualmente, procedere alla revisione della stima. Nel frattempo le azioni corrispondenti sono inalienabili. Se dalla revisione risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti inferiore di oltre un quinto rispetto a quello per cui avvenne il conferimento, la societ deve ridurre proporzionalmente il capitale sociale e annullare le azioni scoperte. Il socio, per non vedere ridurre la propria partecipazione, potr versare la differenza in danaro oppure potr recedere dalla societ. In caso di recesso, il socio avr diritto alla restituzione del bene in natura, qualora sia possibile. I risultati della revisione devono essere comunicati al socio . 21. GLI ACQUISTI POTENZIALMENTE PERICOLOSI L'obbligo di assoggettare a stima i conferimenti in natura poteva essere in passato eluso attraverso un semplice espediente. Chi intendeva conferire un bene in natura figura nell'atto costitutivo con un socio che si era obbligato a conferire denaro; appena costituita la societ vendeva alla stessa il bene, per un importo corrispondente alla somma dovuta a titolo di conferimento, con la conseguenza che il suo debito di apporto si estingueva per compensazione. Questo pericolo per oggi neutralizzato dall'art. 2343 - bis. In base a tale disposizione, l'acquisto da parte della societ di beni o crediti dai promotori, dai fondatori, dei soci attuali o dagli amministratori necessitano della preventiva autorizzazione dell'assemblea ordinaria e l'alienante deve presentare una relazione giurata di stima di un esperto designato dal tribunale quando: a) il corrispettivo pattuito pari o superiore al decimo del capitale sociale; b) l'acquisto compiuto nei due anni dalla iscrizione della societ nel registro delle imprese. Sono tuttavia esenti da tale disciplina " gli acquisti che siano effettuati in condizioni normali nell'ambito delle operazioni correnti della societ". 22.LE PRESTAZIONI ACCESSORIE

Oltre all'obbligo di conferimenti, l'atto costitutivo pu prevedere l'obbligo dei soci di eseguire prestazioni accessorie non consistenti in denaro, determinandone anche contenuto, durata, modalit e compenso ( art. 2345 ). Le prestazioni accessorie costituiscono un utile strumento per vincolare stabilmente soci ad effettuare a favore della societ prestazioni che non possono formare oggetto di conferimento. Le azioni con prestazioni accessorie devono essere nominate e non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori, dato che il trasferimento delle azioni comporta anche il trasferimento in testa all'acquirente dell'obbligo di esecuzione delle prestazioni accessorie. Salvo diversa clausola statuarie, tali obblighi possono essere modificati con il consenso di tutti soci. CAPITOLO 5 - LE AZIONI Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nella societ per azioni. Sono quote di partecipazione omogenee e standardizzate, liberamente trasferibili e di regola rappresentate da documenti (titoli azionari) che circolano secondo la disciplina dei titoli di credito. Nella societ per azioni il capitale sociale sottoscritto diviso in un numero predeterminato di parti di identico ammontare, ciascuna delle quali costituisce unazione ed attribuisce identici diritti nella societ e verso la societ. La singola azione rappresenta l'unit minima di partecipazione al capitale sociale e l'unit di misura dei diritti sociali. perci indivisibile. Se pi soggetti diventano titolari di ununica azione devono nominare un rappresentante comune per l'esercizio dei diritti verso la societ ( art. 2347 ). Uguaglianza di valore e di diritti, indivisibilit, autonomia e circolazione in forma cartolare sono i caratteri tipizzati le azioni. A. AZIONI E CAPITALE SOCIALE 2. IL VALORE DELLE AZIONI Le azioni devono essere tutte di eguale valore ( art. 2348, 1 comma); devono cio tutte rappresentare una identica frazione del capitale sociale nominale. E si definisce valore nominale delle azioni la parte del capitale sociale da ciascuna rappresentata espressa in cifra monetaria. Non consentito emettere contemporaneamente azioni con e senza valore nominale ( art. 2346, 2 comma). Nelle azioni senza valore nominale lo statuto deve indicare non solo il capitale sottoscritto ma anche il valore nominale di ogni azione e il numero complessivo delle azioni emesse, fermo restando che anche azioni senza valore nominale sono frazioni uguali del capitale sociale. In tal caso la partecipazione al capitale del singolo azionista sar espressa in una percentuale del numero complessivo delle azioni emesse. Per tutte le azioni ( con e senza valore nominale) vale la regola che in nessun caso il valore complessivo dei conferimenti pu essere inferiore all'ammontare globale del capitale sociale ( art. 2346, 5 comma). Le azioni possono essere emesse per somma superiore al valore nominale (emissione con sovrapprezzo). L'emissione con sovrapprezzo obbligatoria quando venga escluso o limitato il diritto di opzione degli azionisti sulle azioni di nuova emissione ( art. 2441, 6 comma) e il valore reale delle azioni sia superiore a quello nominale. Il valore di emissione delle azioni va infatti tenuto distinto dal valore reale Diverso delle stesse, che si ottiene dividendo il patrimonio netto della societ per il numero di azioni. (c.d. valore di bilancio). ancora il valore di mercato delle azioni, che risulta giornalmente dei listini ufficiali quando le azioni sono ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato ( borsa valori). Esso indica il prezzo di scambio delle azioni in quel determinato giorno. L'andamento delle

quotazioni di borsa esprime il valore effettivo delle azioni meglio del valore di bilancio. 3. LINDIVISIBILITA DELLE AZIONI Lazione lunit minima di partecipazione e ad essa corrisponde un complesso unitario e non frazionabile di diritti e poteri sociali. Le azioni sono perci indivisibili (art. 2347). Se pi soggetti diventano titolari di ununica azione si instaura fra gli stessi una situazione di compropriet indivisa. Lart. 2347 stabilisce che i diritti dei comproprietari verso la societ devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato in base agli artt. 1105 e 1106. Se il rappresentante non stato nominato, le comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla societ a uno dei comproprietari sono efficaci nei confronti di tutti. Lesercizio dei diritti sociali precluso ove non si provveda alla nomina del rappresentante. In ogni caso, i comproprietari rispondono solidalmente verso la societ delle obbligazioni da essa derivanti e quindi per il versamento dei conferimenti ancora dovuti. 4. FRAZIONAMENTO E RAGGRUPPAMENTO DI AZIONI Nelle azioni con indicazione del valore nominale lindivisibilit delle azioni non impedisce che la societ, con delibera di modifica dellatto costitutivo, possa frazionare le azioni, riducendone il valore nominale (ad esempio si pu deliberare di sostituire ogni azione da dieci euro con dieci azioni da un euro). possibile anche loperazione inversa, ossia il raggruppamento delle azioni attraverso laumento del loro valore nominale. Il raggruppamento con resti legittimo quando conseguenza di altra operazione necessaria (ad esempio riduzione del capitale sociale per perdite con discesa del valore nominale a cifra frazionaria) o che sarebbe impedita o gravemente ostacolata qualora non si desse luogo alla formazione di resti (es. fusione). Invalidit della delibera si avr pertanto solo quando il raggruppamento risulta predisposto al solo fine di pregiudicare i singoli azionisti. Non si pongono questi problemi se la societ ha emesso azioni senza indicazione del valore nominale.

B. LA PARTECIPAZIONE AZIONARIA 5.LUGUAGLIANZA DEI DIRITTI Ogni azione costituisce una partecipazione sociale ed attribuisce al suo titolare un complesso unitario di diritti e poteri di natura amministrativa (esempio diritto di voto ed intervento nelle assemblee), di natura patrimoniale (diritto agli utili), ed anche a contenuto complesso amministrativo e patrimoniale (diritto dopzione,recesso). Due peculiari caratteristiche del rapporto di partecipazione sono: eguaglianza dei diritti e autonomia delle azioni. Le azioni, infatti, " conferiscono ai loro possessori uguali diritti" ( art. 2348.1). Si tratta di uguaglianza relativa e non assoluta e inoltre di eguaglianza oggettiva e non soggettiva. L' uguaglianza relativa in quanto possibile creare " categorie di azioni fornite di diritti diversi" ( art. 2348.2), ma luguaglianza deve essere rispettata nellambito della stessa categoria. L' uguaglianza poi oggettiva e non soggettiva. Uguali sono i diritti che ogni azione attribuisce, non i diritti di cui ciascun azionista globalmente dispone, dovendosi al

riguardo tener conto anche del numero delle azioni di cui ciascuno titolare. Dalla posizione soggettiva dellazione, i diritti sociali possono essere distinti in tre categorie diverse:
1. diritti indipendenti dal numero di azioni possedute (es. diritto di denuncia al

collegio sindacale);
2. diritti che competono solo se si possiede una determinata percentuale di

capitale sociale (diritto a chiedere lassemblea; il diritto di ottenere che il collegio sindacali indaghi sui fatti denunciati);
3. diritti che spettano ad ogni azionista in proporzione del numero delle azioni

possedute (diritto di voto; diritto agli utili ed alla quota di liquidazione). Ed proprio con riferimento a questi diritti che si coglie la situazione di disuguaglianza soggettiva degli azionisti. Disuguaglianze soggettive perfettamente legittime e giuste, perch su di esse si fonda l'ordinato funzionamento di un organismo economico a base capitalistica. In esse si esprime infatti l'essenza del principio cardine delle societ di capitali: chi ha una maggiore partecipazione al capitale e pi rischia, ha pi potere e pu imporre, nel rispetto della legalit, la propria volont alla minoranza. Quando entrano in gioco interessi pubblici di particolare rilevanza, il legislatore introduce (o consente lintroduzione statutaria di) deroghe al principio capitalistico, con il riconoscimento allo Stato o ad enti pubblici di poteri societari svincolanti dallammontare della partecipazione azionaria o addirittura dalla qualit stessa di azionista. 6. UNITA ED AUTONOMIA DELLE PARTECIPAZIONI AZIONARIE Lazionista pu sottoscrivere od acquistare pi azioni ed in tal caso diventa titolare di una pluralit di partecipazioni azionarie. E questo il principio dellautonomia delle azioni. Lazionista pu,cos, disporre in modo autonomo e separato delle azioni possedute (anche allinterno della societ). Lazionista potr esercitare il voto per alcune azioni e non per altre,oppure potr votare con alcune personalmente e con altre tramite rappresentanti. Voto divergente: voto espresso con alcune azioni a favore ed altre contro la stessa delibera. Un esercizio necessariamente unitario invece inevitabile per quei diritti che spettano allazionista in quanto tale, indipendentemente dal numero di azioni possedute. E da escludersi che il socio possa intervenire in assemblea solo per una parte delle azioni da lui posseduto.

7.LE CATEGORIE SPECIALI DI AZIONI Sono categorie speciali di azioni quelle fornite di diritti diversi da quelli tipici previsti dalla disciplina legale. Le azioni speciali si contrappongono perci alle azioni ordinarie. Esse possono essere create con lo statuto o con la successiva modificazione dello stesso. Se esistono diverse categorie di azioni, le deliberazioni dell'assemblea che pregiudicano i diritti di una di esse devono essere approvate anche dall'assemblea speciale della categoria interessata. Alle assemblee speciali si applica la disciplina delle assemblee straordinarie (art. 2376 ). Se, invece, le azioni

speciali sono quotate si applica la disciplina dellorganizzazione degli azionisti di risparmio. La previsione normativa tutela gli azionisti di categoria come gruppo e non individualmente. I diritti speciali di categoria si atteggiano come diritti di gruppo e non come diritti individuali. La valutazione dell'interesse di tutti gli azionisti quella degli interessi di categoria prevalgono perci sulla volont individuale e rendono legittimo, nell'interesse comune, il sacrificio dei diritti speciali originariamente attribuiti ad una determinata categoria di soci. La delibera dellassemblea di categoria poi necessaria solo se vengono pregiudicati i diritti di una determinata categoria di azioni, non quanto con delibera assembleare vengono pregiudicati i diritti di tutti gli azionisti. 8.IL CONTENUTO DELLA PARTECIPAZIONE AZIONARIA Alcune categorie di azioni speciali sono espressamente previste e regolate dal legislatore. La societ gode tuttavia di ampia autonomia nel modellare il contenuto della partecipazione azionaria, anche se con alcuni limiti. Fra i limiti espressi permane, dopo la riforma del 2003, il divieto di emettere azioni a voto plurimo ( art. 2351.4) azioni cio che attribuiscono ciascuna pi di un voto. Con la riforma del 2003 tutte le societ possono emettere azioni senza diritto di voto, in passato consentite solo per le societ quotate ( azioni di risparmio) a partire dal 1974. Nel contempo sono scomparse le azioni privilegiate a voto limitato e si consente a tutte le societ: a) la creazione di azioni " con diritto di voto limitato a particolari argomenti" (approvazione del bilancio); b) di azioni " con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative (azioni senza voto). L'azione senza voto, a voto limitato e a voto condizionato non possono tuttavia superare complessivamente la met del capitale sociale, in modo da evitare una eccessiva concentrazione di potere nelle mani degli azionisti a voto pieno. Alle societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio inoltre consentita anche di prevedere che : A) il diritto di voto sia limitato ad una misura massima (ad esempio: fino al 10% del capitale posseduto ogni azione attribuisce un voto, mentre per leccedenza non riconosciuto diritto di voto); B) si introdotto il c.d. voto scalare ( fino al 10% del capitale posseduto ogni azione attribuisce un voto, dal 10 al 20 un voto ogni due azioni ecc). Con l'attuale disciplina caduto per le societ non quotate il principio che il voto pu essere escluso o limitato solo se le relative azioni sono assistite da privilegi patrimoniali. Resta invece fermo il principio che possono essere emesse azioni privilegiate anche senza limitazione dei diritti amministrativi (art. 2350 ). Le azioni privilegiate sono azioni che attribuiscono ai loro titolari un diritto di preferenza nella distribuzione degli utili e/o nel rimborso del capitale al momento dello scioglimento della societ. Col solo limite del divieto di patto leonino ( art. 2265 ), la societ perci libera di articolare come preferisce il contenuto patrimoniale di tali azioni.

altres consentita l'emissione di azioni fornite diritti patrimoniali correlati ai risultati dellattivit sociale di un determinato settore, anche quando non si danno vita a patrimoni separati destinati solo ad uno specifico affare. Lo statuto deve tuttavia stabilire " i criteri di individuazione dei costi e ricavi imputabili al settore, le modalit di rendicontazione, i diritti attribuiti a tali azioni, nonch le eventuali condizioni e modalit di conversione in azioni di altra categoria" ( art. 2350, 2 comma). In ogni caso, ai possessori di azioni correlate non possono essere corrisposti dividendi in misura superiore agli utili risultanti dal bilancio generale della societ. 9. LE AZIONI DI RISPARMIO Le azioni di risparmio costituiscono, insieme alle azioni privilegiate a voto limitato previste dalla disciplina previgente, la risposta ad un'esigenza unitaria: quella di incentivare l'investimento in azioni offrendo ai risparmiatori titoli meglio rispondenti ai loro specifici interessi. Titoli cio che tengano conto del disinteresse degli stessi per l'esercizio dei diritti amministrativi e del preminente rilievo attribuito invece al contenuto patrimoniale e alla redditivit dei titoli azionari. Nelle azioni di risparmio i diritti amministrativi sono drasticamente ridimensionati, ossia sono prive del diritto di voto. Quindi, devono essere privilegiate sotto laspetto patrimoniale. A differenza delle altre azioni possono essere emesse al portatore, quindi essere anonime. Le azioni di risparmio possono essere emesse solo da societ le cui azioni ordinarie sono quotati in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell'unione europea. Le azioni risparmio sono prive del diritto di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie. Di esse perci non si tiene conto per il calcolo dei relativi quorum costitutivi o deliberativi. da escludersi oggi che agli azionisti di risparmio possa essere riconosciuto il diritto di intervento in assemblea e il diritto di impugnare le delibere assembleari invalide. Le azioni di risparmio erano azioni privilegiate sotto il profilo patrimoniale, ma con la riforma del 1998 infatti stato cancellato la rigida disciplina legislativa dei privilegi patrimoniali. L'attuale disciplina si limita infatti a stabilire che le azioni di risparmio sono " dotate di particolari privilegi di natura patrimoniale" e che l'atto costitutivo " determina il contenuto del privilegio, le condizioni, i limiti, le modalit e i termini per il suo esercizio" (art. 145, 2 comma). La disciplina delle azioni di risparmio poi completata dalla previsione di unorganizzazione di gruppo per la tutela degli interessi comuni. Diritto dopzione: in caso di aumento del capitale sociale a pagamento, i possessori di azioni di risparmio hanno diritto di ricevere azioni di risparmio della stessa categoria ovvero, in mancanza o per la differenza, nellordine, azioni di risparmio di altra categoria, azioni privilegiate o azioni ordinarie. L'organizzazione si articola nell'assemblea speciale e nel rappresentante comune. L'assemblea delibera sugli oggetti di interesse comune e in particolare sull'approvazione delle delibere dell'assemblea della societ che pregiudicano i diritti degli azionisti di risparmio e sulla transazione delle controversie con la societ. Delibera, inoltre, sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune e sullazione di responsabilit nei suoi confronti e infine, sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul relativo rendiconto. Il rappresentante comune provvede allesecuzione delle deliberazioni dellassemblea e tutela gli interessi comuni degli azionisti di risparmio nei confronti della societ. Gli

riconosciuto il diritto di visionare il libro soci, il libro delle adunanze dellassemblea generale, il diritto di assistere alle assemblea della societ e di impugnare le delibere. In ogni caso, il rappresentante comune deve essere informato sulle operazioni societarie che possono influenzare landamento delle quotazioni delle azioni di risparmio. 10. LE AZIONI A FAVORE DEI PRESTATORI DI LAVORO Linteressamento dei lavoratori alla gestione e risultati della societ favorito sotto pi profili dal legislatore. procedimento: gli utili sono imputati a capitale e la societ emette speciali categorie di azioni che vengono assegnate gratuitamente ai prestatori di lavoro. Per tali azioni la societ pu stabilire " norme particolari riguardo alla forma, al modo di trasferimento e ai diritti spettanti agli azionisti. La societ pu poi escludere o limitare il diritto di opzioni degli azionisti sulle azioni a pagamento di nuova emissione, per offrire le stesse in sottoscrizione ai dipendenti della societ o di societ controllate o controllanti. La societ pu infine assegnare, con delibera dellassemblea straordinaria, ai propri dipendenti o ai dipendenti di societ controllate strumenti finanziari partecipativi diversi dalle azioni. Nelle societ ad azionariato diffuso si stanno affermando i piani di compensi basati su azioni o strumenti finanziari a favore di amministratori e altri dirigenti. Le nuove norme impongono che tali piani di compensi siano approvati dallassemblea straordinaria. I contenuti del piano devono essere resi pubblici almeno 15 giorni prima della loro esecuzione e comunicati alla Consob e alle societ di gestione del mercato. 11. LE AZIONI DI GODIMENTO Le azioni di godimento (2353) costituiscono una categoria di azioni speciali la cui funzione quella di assicurare la parit di trattamento degli azionisti in occasione della riduzione reale del capitale sociale (2445) attuata mediante sorteggio ed annullamento di un certo numero di azioni dietro rimborso del solo valore nominale delle azioni stesse. Poich il valore reale delle azioni pu essere notevolmente superiore a quello nominale, agli azionisti rimborsati vengono rilasciati speciali titoli detti azioni di godimento. I titolari di tali azioni partecipano alla ripartizione degli utili solo dopo che sia stato corrisposto alle altre azioni un dividendo pari allinteresse legale sul valore nominale. Inoltre, partecipano alla liquidazione dellattivo solo dopo che le altre azioni siano state rimborsate nel loro valore nominale. Le azioni di godimento non danno diritto di voto, diritto di intervento nellassemblea e di impugnare le delibere assembleari invalide. 12. AZIONI E STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI L'emissione degli strumenti finanziari partecipativi stata prevista dalla riforma del 2003, anche al fine di consentire l'acquisizione da parte di soci o di terzi di apporti patrimoniali che non possono formare oggetto di conferimento e che perci non sono imputabili al capitale sociale, quali le prestazione di opera o di servizi ( art. 2346, 6 comma), nonch come alternativa alle azioni a favore dei prestatori di lavoro ( art. 2349, 2 comma). A differenza delle azioni, gli strumenti finanziari partecipativi non sono parti del capitale sociale. Gli L'art. 2349 consente l'assegnazione straordinaria di utili ai dipendenti delle societ o di societ controllate da attuarsi mediante un articolato

strumenti finanziari partecipativi non attribuiscono perci la qualit di azionista e presentano ampia elasticit per quanto riguarda i diritti propri delle azioni che possono essere loro riconosciuti. Essi possono essere forniti solo di diritti patrimoniali o dei diritti amministrativi, con esclusione per del diritto di voto nell'assemblea generale degli azionisti. Lo statuto disciplina " modalit e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione". C. LA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI 13. I TITOLI AZIONARI I titoli azionari sono i documenti che rappresentano le quote di partecipazione nelle societ per azioni non quotate, n diffuse fra il pubblico, e ne consentono il trasferimento secondo le regole proprie dei titoli di credito. La loro emissione nelle societ non quotate non essenziale, infatti lo statuto pu escludere l'emissione dei titoli azionari (art. 2346, 1 c). In tal caso, la qualit di socio provata dall'iscrizione nel libro dei soci, e il trasferimento delle azioni resta assoggettato alla disciplina della cessione del contratto in quanto applicabile ed ha effetto nei confronti delle societ dal momento dell'iscrizione nel libro dei soci ( art. 2355, 1 comma). Qualora emessi, i certificati azionari devono indicare: 1. la denominazione e la sede della societ; 2. la data dellatto costitutivo e della sua iscrizione, lufficio del registro in cui depositato; 3. il loro valore nominale, il numero complessivo delle azioni emesse, lammontare del capitale sociale; 4. lammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate; 5. i diritti e gli obblighi ad esse inerenti. Le azioni devono essere sottoscritte da uno degli amministratori. Le stesse regole seguono gli eventuali certificati provvisori rilasciati ai soci in attesa dellemissione dei titoli definitivi. I certificati provvisori devono essere ritirati dalla societ al momento del rilascio dei titoli definitivi. Ai titoli azionari collegato un foglio cedole, costituito da un certo numero di tagliandi contrassegnati dalla denominazione della societ e numerati progressivamente. Le cedole consentono di esercitare i diritti che maturano durante la vita della societ, senza necessit di esibire il titolo azionario. sufficiente distaccare e consegnare alla societ la cedola. Le cedole sono di regola al portatore e possono formare oggetto di autonoma circolazione una volta distaccate dal titolo principale, acquisendo cos la natura di titoli di credito. 14. AZIONI E TITOLI DI CREDITO Ai titoli azionari deve essere riconosciuta la natura di titoli di credito. Le azioni rientrano nella categoria dei titoli di credito causali. Sono cio titoli di credito che possono essere emessi solo in base ad un determinato rapporto causale e che si caratterizzano per la parziale sensibilit del rapporto documentato dal titolo alle eccezioni desumibili da disciplina legale del rapporto societario. Le azioni sono trattate come titoli di credito circa la circolazione e le modalit di esercizio dei diritti sociali. I titoli azionari sono un veicolo necessario per il trasferimento della partecipazione sociale e pertanto applicabile il

principio dellautonomia in sede di circolazione dei titoli di credito, art. 1994 : chi acquista in buona fede il possesso del titolo azionario non soggetto a rivendicazione, cio diventa proprietario del titolo. Il possessore del titolo azionario, che si legittima nelle forme prescritte dalla legge, pu esercitare i diritti sociali senza essere tenuto a provare la propriet del titolo e la qualit di socio. 15. AZIONI NOMINATIVE E AZIONI AL PORTARE Le azioni possono essere nominative o al portatore a scelta dell'azionista (art. 2354, 1 comma). Ci significa concedere il beneficio dell'anonimato all'investimento azionario, rendere quest'ultimo fiscalmente competitivo rispetto ad altre forme di investimento. Il sistema vigente perci il seguente: tutte le azioni devono essere nominative, salvo le azioni di risparmio e quelle emesse dalle sicav che, purch interamente liberate, possono essere nominative o al portatore a scelta dell'azionista. 16. LA LEGGE DI CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo ( art. 2355, 2 comma). Il possessore del titolo legittimato allesercizio dei relativi diritti in base alla semplice presentazione del titolo alla societ. Per le azioni nominative invece dettata una specifica disciplina, che in larga parte riprende e sviluppa la disciplina generale dei titoli di credito nominativi dettata dal codice (artt. 2021-2027).Le azioni nominative devono essere intestate al nome di una persona fisica o giuridica e lintestazione deve risultare anche dal libro dei soci. Per il trasferimento dei titoli azionari perci necessario il mutamento della doppia intestazione sul titolo e sul libro dei soci e quindi la necessaria cooperazione della societ emittente. La doppia annotazione pu avvenire secondo due tipi di procedure: - il transfer,richiesto sia dallalienante ( il quale deve esibire il titolo e provare la propria identit nonch la propria capacit di disporre) sia dallacquirente (il quale deve esibire il titolo e dimostrare il suo diritto, mediante atto con firma autenticata o atto pubblico), cio il cambiamento contestuale delle due intestazioni, sul titolo e sul libro soci, a cura della societ emittente; questa risulta essere pi onerosa. - il trasferimento mediante girata, sul titolo a cura dellalienante e sul libro soci a cura della societ. La girata deve contenere la data, il nome del giratario; deve essere sottoscritta dal girante e dal giratario se si tratta di azioni non liberate. La girata deve essere autenticata da un notaio, da un agente di cambio, da una banca a ci autorizzata, o da una sim. La preventiva annotazione nel libro dei soci non pi necessaria in quanto, Il giratario che si dimostra possessore in base ad una serie continua di girate legittimato ad esercitare tutti i diritti sociali. Resta tuttavia lobbligo della societ di aggiornare il libro soci. Nel trasferimento tramite girata, liscrizione nel libro dei soci non ha pi efficacia legittimante, ma solo informativa. Nel contempo la societ obbligata a comunicare annualmente allAgenzia delle entrate i nominativi degli azionisti che hanno riscosso dividendi o partecipato alle assemblee.

Molto pi semplice la circolazione delle azioni al portatore, esse non sono intestate ad alcuna persona (titoli a legittimazione reale); il trasferimento avviene mediante semplice consegna del titolo allacquirente). Il possessore del titolo legittimato allesercizio dei relativi diritti in base alla semplice presentazione del titolo alla societ 17. LE AZIONI DEMATERIALIZZATE La circolazione delle azioni si fonda sul trasferimento materiale dei titoli e comporta, per le azioni nominative, il compimento delle complesse formalit connesse alla duplice annotazione. Da qui lesigenza di semplificare il mercato dei titoli quotati in borsa attraverso ladozione di meccanismi di circolazione svincolati dal trasferimento materiale del documento e basati su semplici registrazioni contabili. A tale finalit risponde nel nostro ordinamento il sistema di gestione accentrata di strumenti finanziari, che ha le seguenti caratteristiche essenziali: il sistema gestito da apposite spa a statuto speciale che operano sotto il controllo della Consob e della Banca dItalia; le categorie di soggetti e gli strumenti finanziari ammessi alla gestione accentrata sono determinati dalla Consob con proprio regolamento; le modalit di funzionamento del sistema di gestione accentrata varia a seconda che gli strumenti finanziari siano o meno rappresentati da titoli, in base alla dematerializzazione introdotta dal d.lgs. 213/1998. Infatti, in base a tale decreto dal 5 ottobre 1998 non possono pi essere rappresentati da titoli e sono immessi nel sistema in regime di dematerializzazione due tipi di strumenti (DEMATERIALIZZAZIONE OBBLIGATORIA):

quelli negoziati o destinati alla negoziazione nei mercati regolamentati italiani; quelli diffusi fra il pubblico in misura rilevante, secondo i criteri della Consob.
VOLONTARIA).

Gli altri strumenti che non hanno tali caratteristiche sono liberi di dematerializzare o meno, specificandolo nello statuto (DEMATERIALIZZAZIONE Quindi, nel sistema di gestione Il sistema di gestione accentrata non dematerializzata si fonda sul deposito dei titoli azionari presso la societ di gestione (Monte Titoli s.p.a.), e ladesione facoltativa per ogni azionista. Questi pu depositare i propri titoli presso un intermediario autorizzato con un contratto di deposito titoli in amministrazione, che autorizza lintermediario a subdepositarli presso la societ di gestione accentrata. Si determinano due tipi di rapporto di deposito fra loro collegati. Il deposito in gestione accentrata consente di sostituire la circolazione documentale dei titoli depositati con una circolazione fondata su semplice scritture contabili, che producono leffetto proprio del trasferimento secondo la disciplina legislativa dei titoli di credito. Lesercizio dei relativi diritti svincolato dallesibizione dei titoli custoditi dalla societ di gestione accentrata. Questa infatti legittimata a compiere tutte le operazioni inerenti alla gestione dei titoli, secondo le regole fissate dalla Consob, quali i diritti patrimoniali. Sono invece riservati ai titolari delle azioni i diritti amministrativi, sulla base di una certificazione non trasferibile rilasciata dallintermediario sulla base delle proprie scritture contabili e contenenti accentrata coesistono due sistemi: dematerializzata e non dematerializzata.

lindicazione del diritto sociale esercitabile. Le certificazioni hanno la sola funzione di legittimare allesercizio dei diritti amministrativi in esse menzionati e sono nulli gli atti di disposizione delle stesse. La gestione accentrata di strumenti finanziari rappresentati da titoli, consente di sostituire la tradizionale circolazione documentale delle azioni con una circolazione fondata su registrazioni contabili (dematerializzazione della circolazione), ma non comporta la soppressione materiale dei titoli (dematerializzazione totale). Una vera e propria dematerializzazione con conseguente soppressione del documento cartaceo stata introdotta del d.lgs 213/1998 . Oggi le azioni negoziate nei mercati regolamentati italiani o diffuse fra il pubblico in modo rilevante non possono pi essere rappresentate dai titoli (dematerializzazione obbligatoria). Lemissione ed il trasferimento delle azione de materializzate avviene esclusivamente attraverso il sistema di gestione accentrata, con registrazioni contabili poste in essere secondo modalit analoghe a quelle sopra esposte. Per le nuove emissioni de materializzate lemittente si limita a comunicare alla societ di gestione accentrata prescelta lammontare globale dellemissione, il suo frazionamento e gli intermediari ai quali accreditare le azioni emesse. La societ di gestione accentrata apre un conto per ogni emittente. Il trasferimento delle azioni de materializzate pu essere fatto dai soli titolari solo tramite gli intermediari autorizzati. Una volta concluso il trasferimento con la registrazione da parte della societ di gestione, gli intermediari dovranno a loro volta registrare lo stesso nel conto del proprio cliente. Colui che ha ottenuto la registrazione in suo favore, in base a titolo idoneo e in buona fede, non soggetto a pretese o azioni da parte dei precedenti titolari; ed ha inoltre la legittimazione piena ed esclusiva ad esercitare i relativi diritti. Lintermediario esercita in nome e per conto del titolare del conto i diritti patrimoniali relativi alle azioni de materializzate. I diritti amministrativi sono esercitati dal titolare del conto. 18. I VINCOLI SULLE AZIONI Le azioni possono essere costituite in usufrutto o impegno e possono inoltre formare oggetto di misure cautelari ed esecutive. La costituzione in usufrutto o in pegno delle azioni nominative avviene mediante annotazione del relativo vincolo sul titolo e nel libro soci, a cura della societ emittente. Salvo convenzione contraria, il diritto di voto compete al creditore pignoratizio o all'usufruttuario. Essi dovranno comunque esercitarlo in modo da non ledere gli interessi del socio, esponendo si altrimenti al risarcimento dei danni nei suoi confronti. Nel caso di sequestro delle azioni il voto esercitato dal custode. Gli altri diritti amministrativi spettano invece disgiuntamente sia al socio sia al creditore pignoratizio o all'usufruttuario. In caso di sequestro sono invece esercitati dal custode, salvo che dal provvedimento del giudice non risulti diversamente ( art. 2352, 6 comma). Il diritto di opzione spetta invece al socio l'attuale disciplina stabilisce che solo ad esso sono attribuite le nuove azioni sottoscritte. Il socio deve tuttavia provvedere almeno tre giorni prima della scadenza al versamento delle somme necessarie per l'esercizio del diritto di opzione. In mancanza, gli altri soci possono offrire di acquistarlo. In caso di aumento gratuito del capitale, il pegno, l'usufrutto o il sequestro si estendono alle azioni di nuova emissione. In caso di versamento delle somme dovute sulle azioni non liberate si ha : in caso di pegno, il socio che deve provvedere al versamento; in caso di usufrutto invece l'usufruttuario che deve provvedere al versamento, salvo il suo diritto alla restituzione di tale somma al

termine dell'usufrutto. 19. I LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE DELLE AZIONI Le azioni sono in via di principio liberamente trasferibili. La libera trasferibilit tuttavia esclusa o limitata per legge in determinate ipotesi: a) le azioni liberate con conferimenti diversi dal denaro non possono essere alienate prima del controllo della valutazione ( art. 2343, 3 comma); b) le azioni con prestazioni accessorie non sono trasferibili senza il consenso del consiglio di amministrazione ( art. 2345, 2 comma). Oltre ai limiti legali, vi sono i limiti convenzionali, cio quei limiti determinati da accordi fra i soci. Questi, poi vanno distinti a seconda che risultino dallatto costitutivo (limiti statutari) o da accordi distinti (patti parasociali). I limiti alla circolazione delle azioni risultanti da patti parasociali vengono definiti sindacati di blocco ed hanno lo scopo di evitare l'ingresso in societ di terzi non graditi. I sindacati di blocco vincolano solo le parti contraenti. Le clausole statutarie finalizzate a limitare la circolazione delle azioni possono assumere le formulazioni pi varie: le pi diffuse sono tuttavia: 1) la clausola di prelazione, la clausola che impone al socio, che intende vendere azioni, di offrirle preventivamente agli altri soci e di preferirli ai terzi a parit di condizioni. La clausola quindi consente di impedire l'ingresso in societ di soci non graditi; 2) le clausole di gradimento, esse possono essere a loro volta distinte in due sottocategorie: a) clausole che richiedono il possesso di determinati requisiti da parte dell'acquirente (ad es. cittadinanza italiana, appartenenza a delle categorie professionali); b) clausole che subordinano il trasferimento delle azioni a consenso di un organo sociale, quasi sempre costituito dal consiglio di amministrazione. 3) le clausole di riscatto: l'introduzione di clausole statutarie che prevedono potere di riscatto delle azioni da parte della societ o dei soci al verificarsi di determinati eventi (art. 2437 sexies). Ad esempio: in caso di morte dell'azionista al fine di evitare che subentrino gli eredi, di mancata esecuzione delle prestazioni accessorie cui il socio si obbligato. Le clausole statutarie limitative della circolazione possono essere introdotte o rimosse nel corso della vita della societ con delibera dell'assemblea straordinaria. Se lo statuto non dispone diversamente, riconosciuto diritto di recesso ai soci che non hanno concorso all'approvazione della delibera(art. 2437, 2 comma, lett.b). D. LE OPERAZIONI DELLA SOCIET SULLE PROPRIE AZIONI Le operazioni della societ per azioni sulle proprie azioni e in particolare la loro sottoscrizione e compravendita sono operazioni particolarmente pericolose sotto pi profili. Pericolose per l'integrit del capitale sociale, per il corretto funzionamento dell'organizzazione societaria, per il mercato dei titoli. Per tutti questi motivi le operazioni della societ sulle proprie azioni sono considerate con estremo sfavore dal legislatore e sono in linea di principio vietate: questa la linea fissata dal codice del 1942 e ribadita dalla

riforma del 2003. Due sono le situazioni attualmente regolate: a) LA SOTTOSCRIZIONE: In nessun caso la societ pu sottoscrivere proprie azioni. Il divieto ha carattere assoluto e soffre una sola a parziale deroga, per lesercizio del diritto di opzione sulle azioni proprie detenute dalla societ. Il divieto opera sia in sede di costituzione della societ sia in sede di aumento del capitale sociale. Colpisce inoltre tanto la sottoscrizione diretta, compiuta cio in nome della societ, quanto la sottoscrizione indiretta, compiuta cio da terzi in nome proprio ma per conto della societ. La sanzione per la violazione del divieto di auto-sottoscrizione non la nullit della sottoscrizione, ma le azioni si intendono sottoscritte e devono essere liberate dai soggetti che materialmente hanno violato il divieto. In caso di sottoscrizione diretta, le azioni si intendono sottoscritte e devono essere liberate dai promotori e dei soci fondatori. Nel caso di sottoscrizione indiretta, invece il terzo che ha sottoscritto le azioni ed lui obbligato ad eseguire i conferimenti, senza possibilit di rivalsa sulla societ. b) ACQUISTO DELLE PROPRIE AZIONI : Operazione questa che pu dar luogo ad una riduzione del capitale reale senza l'osservanza della relativa disciplina(art. 2245). Tuttavia lacquisto di azione proprie pu costituire una proficua forma di investimento delle eccedenze patrimoniali disponibili della societ, inoltre se la societ quotata in borsa, lacquisto e la vendita di azioni proprie un mezzo per stabilizzare le quotazioni. Eccezion fatta per le Sicav lacquisto di azioni proprie consentito dietro il rispetto di quattro condizioni: 1. le somme impiegate nellacquisto non possono eccedere lammontare degli utili distribuibili e le riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato. In caso contrario, si viola il vincolo di indisponibilit del patrimonio netto; 2. le azioni da acquistare devono essere interamente liberate; 3. lacquisto deve essere autorizzato dallassemblea ordinaria; 4. il valore nominale delle azioni acquistate non pu eccedere un decimo del capitale sociale, tenuto conto delle azioni possedute dalle societ controllate. Gli acquisti compiuti senza losservanza di tali condizioni restano validi, ma gli amministratori sono esposti a sanzioni penali e le azioni devono essere vendute entro un anno dal loro acquisto. In mancanza, la societ deve annullarle con corrispondente riduzione del capitale sociale. Sono previsti alcuni casi speciali di acquisto, ossia: quando lacquisto avviene in esecuzione di una delibera assembleare di riduzione del capitale sociale, da attuarsi mediante riscatto ed annullamento delle azioni; quando lacquisto finalizzato al rimborso di un socio recedente e non stato possibile collocare le azioni presso gli altri soci o sul mercato; quando lacquisto avviene a titolo gratuito (se sono azioni interamente liberate), per effetto di successione universale, fusione o scissione, in caso di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della societ. I diritti sociali relativi alle azioni proprie sono sterilizzati. Il diritto di voto e gli altri diritti amministrativi sono sospesi. Il diritto agli utili e il diritto di opzione spettano

proporzionalmente alle altre azioni. Con la riforma del 2003 tale divieto stato parzialmente temperato. Infatti, lassemblea pu autorizzare lesercizio totale o parziale del diritto di opzione, a condizione che le azioni sottoscritte siano subito ed interamente liberate. Opportune disposizioni assicurano la corretta rilevazione in bilancio delle azioni proprie possedute ed unadeguata informazione sulle relative operazioni compiute dalla societ. 22. ALTRE OPERAZIONI Alla societ vietato concedere prestiti o fornire garanzie di qualsiasi tipo a favore di soci o di terzi per la sottoscrizione o lacquisto di azioni proprie. Inoltre, la societ non pu accettare azioni proprie in garanzia. Non specificata la sanzione in caso di violazione dei divieti posti dallart. 2358, quindi trovano applicazione i principi di diritto comune: i relativi contratti saranno nulli. CAPITOLO 6 - LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI. I GRUPPI DI SOCIETA A. LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI 1. L'INFORMAZIONE SULLE PARTECIPAZIONI RILEVANTI Nel libro dei soci le azioni sono iscritte al nome dell'intestatario formale, sicch i relativi dati non permettono di conoscere anche i possessi azionari indiretti degli azionisti. Inoltre, l'iscrizione nel libro dei soci necessaria solo in occasione dell'esercizio dei diritti sociali, perci pare libero non riflettere la reale composizione della compagine azionaria. L'attuale disciplina prevede lobbligo di comunicazione alla societ partecipata e alla Consob per: A) tutti coloro che partecipano in una societ con azioni quotate in misura superiore al 2% del capitale di questa; B) le sole societ per azioni quotate che partecipano, direttamente o indirettamente, in societ con azioni non quotate o in societ a responsabilit limitata in misura superiore al 10% del capitale di queste. Sono invece determinate dalla Consob con proprio regolamento le variazioni delle partecipazioni rilevanti che comportano lobbligo di successive comunicazioni. Lattuale normativa regolamentare differenzia a seconda che si tratti di partecipazioni in societ quotate o partecipazioni detenute da societ quotate. Le comunicazioni servono anche per reprimere il fenomeno delle partecipazioni incrociate, ma la funzione principale quella di rendere note le reali posizioni di potere dei maggiori azionisti. Per il calcolo delle percentuali si tiene conto solo del capitale rappresentato da azioni o quote con diritto di voto e solo delle azioni o quote che direttamente o indirettamente attribuiscono il diritto di voto. Quindi, non si tiene conto delle azioni di risparmio possedute. La Consob determina contenuto, modalit e termini per l'inoltro delle comunicazioni, nonch per l'informazione del pubblico, con regole che oggi sono sensibilmente diverse per le partecipazioni in societ quotate e per quelle in societ non quotate. Diverse sono anche le sanzioni previste per la violazione degli obblighi di comunicazione. Sono stabilite sanzioni pecuniarie ( art. 193 Tuf), mentre mantenuta ferma per le sole partecipazioni in societ quotate l'ulteriore sanzione della sospensione del voto inerente alle azioni per le quali sia stata omessa la comunicazione ( art. 120, 5 comma).

Esonerato dalle comunicazioni prescritte il Ministero delleconomia per le partecipazioni detenute tramite societ controllate. La Consob pu esentare, su richiesta, le societ italiane con azioni quotato solo in mercati regolamentati di altri paesi dellUE. Qualora la societ ammetta ugualmente il socio a votare, la relativa deliberazione assembleare impugnabile a norma dell'art. 2377 c.c., qualora il voto di quel socio sia stato determinante per la formazione della maggioranza. Una disciplina che ricalca quella dettata per le partecipazioni in societ quotate prevista attualmente per le partecipazioni rilevanti da chiunque possedute in: a) societ bancarie; b) societ di intermediazione mobiliare, societ di gestione del risparmio e societ di investimento a capitale variabile; c) societ di assicurazione. In questi casi, oltre alla societ partecipata, le partecipazioni vanno comunicate alla Banca dItalia e alla Consob. Per le societ non quotate vi lobbligo di pubblicare annualmente, mediante iscrizione nel registro delle imprese, lelenco di tutti i soci alla data di approvazione del bilancio, con lindicazione delle azioni possedute, dei soggetti diversi dai soci titolari di diritti o beneficiari di vincoli sulle azioni, nonch delle annotazioni fatte nel libro soci a partire dalla data di approvazione del bilancio dellesercizio precedente. 2. L'ACQUISTO
DI PARTECIPAZIONI RILEVANTI SOCIET QUOTATE

Chiunque intenda acquistare una partecipazione di controllo in una societ con azioni quotate deve osservare specifiche regole di comportamento. L'idea ispiratrice della legge del 1992 che il passaggio di propriet di pacchetti azionari di controllo di societ quotate deve avvenire con la massima trasparenza e con modalit che consentano a tutti gli azionisti di partecipare al premio di maggioranza che l'operazione pu comportare. Per realizzare tali obiettivi sono stati introdotti due principi: 1) il lancio di una offerta pubblica di acquisto (opa) obbligatorio quando trasferito il pacchetto di controllo di una societ quotata; 2) l'opa, sia essa obbligatoria o volontaria, deve svolgersi nel rispetto di determinate regole di comportamento volte a tutelare i destinatari dell'offerta e il regolare funzionamento del mercato. La riforma del 1998 ha radicalmente modificato la disciplina dellopa obbligatoria. Lopa obbligatoria in due casi: lopa successiva totalitaria e lopa residuale. L'opa successiva totalitaria consente agli azionisti di minoranza di uscire dalla societ quotata a seguito del mutamento dell'azionista di controllo. infatti tenuto a promuovere un'offerta pubblica di acquisto sulla totalit delle azioni ordinarie ancora in circolazione chiunque, in seguito ad acquisti a titolo oneroso, venga a detenere, direttamente o indirettamente, una partecipazione superiore al 30% delle azioni ordinarie di una societ con azioni quotate che attribuiscono diritto di voto nelle deliberazioni assembleari riguardanti nomina o revoca o responsabilit degli amministratori o del consiglio di sorveglianza. fissato per legge anche il prezzo minimo che deve essere

offerto (media aritmetica fra il prezzo medio ponderato di mercato degli ultimi dodici mesi e quello pi elevato pattuito nello stesso periodo dallofferente per acquisti fuori borsa di azioni della medesima categoria): il prezzo da pagare agli azionisti di minoranza che aderiscono all'opa quindi pi basso di quello corrisposto per l'acquisto della partecipazione di controllo. Una partecipazione che non supera il 30% pu essere oggi acquistata liberamente, sul mercato o a trattativa privata, senza esporre lobbligo di lancia lopa, anche se idonea ad assicurare il controllo fatto. Inoltre, lobbligo di lanciare lopa per contro sussiste anche quando la percentuale del 30% superata sommando gli acquisti effettuati da pi soggetti fra loro legati da determinati rapporti, che lasciano presumere unazione concertata. Superata la soglia del 30% questi soggetti sono obbligati solidalmente a lanciare lopa totalitaria anche se gli acquisti a titolo oneroso sono stati effettuati da uno solo di essi. L'opa preventiva pu stavolta essere totale o parziale (art.170Tuf; deve avere per oggetto almeno il 60% delle azioni ordinarie. L'esonero dall'opa successiva totalitaria essere autorizzato dalla Consob) . L'opa preventiva diretta a conseguire tutte le azioni ordinarie non soggetta a condizioni e l'offerente pu fissare liberamente prezzo di acquisto. In questo caso la Consob ha il compito di definire con proprio regolamento quando sussiste lobbligo di lanciare lopa successiva in alcuni casi particolari: 1. acquisto indiretto di una partecipazione superiore al 30% in una societ quotata; 2. acquisti effettuati da chi deteneva gi pi del 30%, senza per disporre della maggioranza dei voti nellassemblea ordinaria. Chi intende acquisire il controllo di una societ quotata pu sottrarsi dallobbligo di promuovere lopa successiva totalitaria, lanciando una opa preventiva che lo porti a detenere una partecipazione superiore al 30%. Lopa preventiva pu essere totale o parziale. Lopa preventiva diretta ad acquisire tutte le azioni quotate che attribuiscono diritto di voto nelle deliberazioni assembleari riguardanti nomina, revoca o responsabilit degli amministratori o del consiglio di sorveglianza non soggetta a condizioni e lofferente pu liberamente determinare il prezzo di acquisto. Lopa preventiva parziale, che deve avere ad oggetto almeno il 60% delle stesse azioni, ha una disciplina pi articolata. Lesonero dallopa successiva deve essere autorizzata dalla Consob e richiede che: lofferente non deve aver acquistato nellanno precedente partecipazioni nella societ bersaglio superiori all 1%; lofferta deve essere approvata dagli azionisti di minoranza della societ bersaglio, secondo modalit stabilite dalla Consob. Comunque lofferente sar obbligato a promuovere lopa successiva se nellanno successivo alla chiusura dellopa preventiva acquisti altre azioni della societ bersaglio superiori all 1%, o nel caso di fusione o scissione. Sar la Consob a disciplinare eventuali altri casi. Un altro caso di opa obbligatoria l'opa residuale ( art. 108 ): la sua funzione quella di consentire agli azionisti di minoranza luscita dalla societ ad un prezzo equo quando la stessa ormai saldamente in pugno di un predeterminato gruppo di controllo, sicch il regolare andamento delle negoziazioni pregiudicato dalla mancanza di un adeguato flottante (azioni diffuse tra il pubblico). perci previsto che chiunque venga a detenere pi del 90% delle azioni ordinarie tenuto a lanciare un'opa sulla totalit delle azioni con diritto

di voto ancora in circolazione, al prezzo fissato dalla Consob, se non ripristina entro 120 giorni un flottante sufficiente ad assicurare un regolare andamento delle negoziazioni. Chi viene a detenere in seguito al lancio di un'opa totalitaria pi del 98% delle azioni con diritto di voto ha diritto di acquistare coattivamente le azioni residue, entro 4 mesi, ad un prezzo fissato da un esperto nominato dal presidente del tribunale ( art. 111 ). cos tutelato chi ha conseguito con un'opa il controllo quasi totalitario. La violazione dell'obbligo di promuovere un'opa colpita con sanzioni particolarmente dissuasive ( art. 110 ): a) il diritto di voto inerente all'intera partecipazione detenuta non pu essere esercitato; b) le azioni eccedenti le percentuali del 30 e del 90% devono essere alienate entro 12 mesi. Sono previste anche sanzioni pecuniarie ( art. 192 ). 3.LE OFFERTE PUBBLICHE DI ACQUISTO E SCAMBIO disciplinato anche lo svolgimento delle offerte pubbliche di acquisto e di scambio, al fine di garantire la massima trasparenza dell'operazione e la parit di trattamento dei destinatari dell'offerta. L'opa, anche volontaria, utilizzata quasi esclusivamente per l'acquisto di azioni quotate. L'offerta pubblica di acquisto o di scambio una proposta irrevocabile rivolta a parit di condizioni a tutti i titolari di prodotti finanziari che ne formano oggetto. Ogni clausola contraria nulla ( art. 103, 1 comma). L'offerta pu essere aumentata o modificata durante la pendenza dell'operazione; l'offerta si svolge sotto il costante controllo della Consob. La Consob pu inoltre sospendere o dichiarare decaduta l'offerta in caso di violazione della relativa disciplina legislativa e regolamentare in tema di opa. Lofferta pubblica si articola in tre fasi: La fase preparatoria. I soggetti che intendono lanciare un'offerta pubblica, volontaria o obbligatoria, devono darne preventiva comunicazione alla Consob allegando la scheda di adesione e il documento di offerta destinato alla pubblicazione. Tale documento deve contenere le informazioni necessarie per consentire ai destinatari di pervenire ad un fondato giudizio sull'offerta. Dopo 15 giorni tale documento di offerta reso pubblico ed trasmesso alla societ bersaglio. Questultima obbligata a diffondere un comunicato contenente ogni dato utile per lapprezzamento dellofferta ed una valutazione motivata degli amministratori sullofferta stessa. Il comunicato preventivamente trasmesso alla Consob. Si apre cos la fase delle adesioni all'offerta . Le adesioni sono irrevocabili e possono essere raccolte, tramite sottoscrizione di unapposita scheda, dellofferente, dagli intermediari indicati nel documento di offerta. Alla scadenza del termine, l'offerta diventa irrevocabile se stato raggiunto il quantitativo minimo specificato nel documento di offerta. Lattuale disciplina fissa il principio secondo cui le operazioni devono svolgersi con correttezza e trasparenza. Gli amministratori della societ bersaglio devono astenersi dal compiere atti od operazioni che possono contrastare con gli obiettivi dellofferta (passivit rule). Fra le tecniche di difesa consentita vi il lancio di unopa concorrente da parte di eventuali alleati della societ bersaglio. La disciplina dellopa concorrente e dei rialzi demandata alla Consob, anche se la legge stabilisce che il numero dei rialzi non pu essere

limitato. Dopo la pubblicazione di unopa concorrente o di un rilancio, le adesioni alle altre offerte sono revocabili. Lattuale disciplina non prevede nulla per il caso in cui alla scadenza del termine le adesioni siano inferiori o superiori al quantitativo di titoli richiesto, sicch ogni determinazione rimesso al documento di offerta pubblicato dallofferente. 4. LIMITI ALLASSUNZIONE DI PARTECIPAZIONI RILEVANTI Lassunzione di partecipazioni rilevanti in una spa o da parte di una spa in via di principio libera, anche se vi sono delle limitazioni. Alcune riguardano lassunzione di partecipazioni in societ che operano in particolari settori da chiunque detenute. Altre riguardano lassunzione di partecipazioni rilevanti da parte di una societ di capitali e le partecipazioni incrociate. Lacquisizione di azioni o quote di societ bancarie o assicurative, da chiunque effettuato deve essere preventivamente autorizzato dalla Banca dItalia e dallAutorit garante della concorrenza e del mercato, quando comporta una partecipazione superiore al 5% del capitale con diritto di voto o, comunque, il controllo della banca stessa. E fatto divieto ai soggetti che svolgono in misura rilevante attivit dimpresa in settori diversi da quello bancario e finanziario, di possedere partecipazioni superiori al 15% del capitale della banca o che,comunque,comportano il controllo della banca stessa. La violazione di tale disposizione espone a sanzioni penali e comporta la sospensione dal diritto di voto. In caso di inosservanza, le deliberazioni assembleari sono impugnabili. Lacquisizione a qualsiasi titolo di azioni da chiunque effettuato deve essere preventivamente autorizzato dallIsvap quando comporta una partecipazione, superiore al 5% del capitale con diritto di voto o ,comunque, il controllo di una societ di assicurazione. Fra i limiti allassunzione di partecipazioni rilevanti rientrano le clausole statutarie che fissano limiti massimi agli azionisti, vietando che essi detengano un numero di azioni superiore ad una determinata percentuale del capitale sociale. La possibilit di introdurre a maggioranza clausole statutarie che fissano un tetto massimo al possesso azionario dei soci comunque espressamente prevista per la societ controllate dallo Stato. Il superamento del massimo statutario, 5% del capitale per le societ operanti nel settore dei servizi pubblici, comporta il divieto di esercitare il diritto di voto. 5.LE PARTECIPAZIONI MODIFICATIVE DELLOGGETTO SOCIALE. LE PARTECIPAZIONI A RESPONSABILITA LIMITATA Un limite di carattere generale allassunzione di partecipazioni da parte sella spa e delle societ di capitali posto dallart. 2361: lassunzione di partecipazioni in altre imprese, anche se prevista genericamente nello statuto, non consentita, se per la misura o per loggetto della partecipazione ne risulta sostanzialmente modificato loggetto sociale determinato nellatto costitutivo. Il divieto riguarda lassunzione di partecipazioni di qualsiasi tipo e risponde alla finalit di impedire che loggetto sociale fissato nellatto costitutivo sia modificato dagli amministratori della societ (ovvero modificato senza losservanza delle procedure previste) e precludendo lesercizio del diritto di recesso dalla societ in tal caso riconosciuto ai soci assenti o dissenzienti. Tale divieto non operante quando lattivit principale o esclusiva della societ consiste proprio nellassunzione di

partecipazioni in altre imprese. Per le altre societ (societ operative) non vi un divieto assoluto. E consentito lacquisto di partecipazioni che per la misura e oggetto non comportino una modifica sostanziale del tipo di attivit stabilito nellatto costitutivo. Lassunzione di partecipazioni in altre imprese deve essere deliberato dallassemblea quando comporta la responsabilit illimitata per le obbligazioni della partecipata. Gli amministratori che violano il disposto dellart. 2361 sono esposti ad azioni di responsabilit latto di assunzione della partecipazione risulta inefficace. 6.LE PARTECIPAZIONI RECIPROCHE Le partecipazioni reciproche fra societ di capitali danno luogo a pericoli di carattere patrimoniale o e amministrativo non diversi da quelli visti per la sottoscrizione e l'acquisto di azioni proprie. Pericoli che diventano particolarmente accentuati quando fra le due societ intercorre un rapporto di controllo. Questi pericoli sono di tutta evidenza nel caso di sottoscrizione reciproca del capitale. Se due societ si costituiscono o aumentano capitale sociale sottoscrivendo l'una capitale dell'altra, si ha infatti una moltiplicazione illusoria di ricchezza. Aumenta cio il capitale sociale nominale delle due societ, senza che si incrementi di una sola lira il rispettivo capitale reale. In nessun caso la societ controllata pu sottoscrivere un aumento di capitale deliberato dalla controllante, sia direttamente, sia avvalendosi di terzi. Identiche sono inoltre le sanzioni. Le azioni sono imputate agli amministratori della societ controllata che non dimostrino di essere esenti da colpa, ovvero al terzo che ha sottoscritto le azioni in nome proprio, ma per conto della controllata. L'attuale disciplina pu essere cos sintetizzata: a) l'acquisto reciproco di azioni possibile senza alcun limite quando fra le due societ intercorre un rapporto di controllo e nessuna delle due quotata in borsa; b) se l'incrocio realizzato fra societ controllante e sue controllate, l'acquisto da parte della societ controllata, anche tramite societ fiduciaria o interposta persona, considerato come effettuato dalla controllante stessa. limitazioni:
1) le somme impiegate nell'acquisto non possono eccedere l'ammontare degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato o della societ controllata; 2) possono essere acquistate solo azioni interamente liberate; 3) l'acquisto deve essere autorizzato dall'assemblea ordinaria della controllata e deve contenere le stesse specificazioni richieste per l'acquisto di proprie azioni; 4) il valore nominale delle azioni acquistate non pu eccedere il 10% del capitale della societ controllante; 5) la societ controllata non pu esercitare il diritto di voto nelle assemblee della controllante.

perci assoggettato alle seguenti

Le azioni o quote acquistate in violazione di tali condizioni devono essere alienate entro un anno dal loro acquisto ( art. 2359-ter, 1 comma). La societ controllante deve procedere senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale sociale. La societ controllata ha diritto per al rimborso del valore delle azioni annullate, determinato

secondo i criteri stabiliti nella disciplina del diritto di recesso. c) diversa da quella fin qui esposta invece la disciplina degli incroci azionari che trova applicazione quando una o entrambe le societ protagoniste dell'incrocio abbiano azioni quotate in borsa, ma fra le stesse non intercorre rapporto di controllo. In tal caso sono previsti solo limiti quantitativi agli incroci azionari; limiti che coincidono con le percentuali che fanno scattare l'obbligo di comunicazione delle partecipazioni rilevanti alla societ partecipata e alla Consob; perci: A) se entrambe le societ sono quotate, l'incrocio non pu superare il tetto del 2% del capitale con diritto di voto; B) se una sola delle societ quotata, la societ quotata pu arrivare fino al 10% del capitale della societ non quotata, fermo restando il tetto del 2% per quest'ultima. Qualora la partecipazione incrociata ecceda da entrambi i lati, le percentuali massime consentite, la societ che ha superato il limite successivamente: - non pu esercitare il diritto di voto per le azioni o quote possedute in eccedenza rispetto alla percentuale consentita; deve alienare l'eccedenza entro 12 mesi; - in caso di mancata alienazione, la sospensione del diritto di voto si estende all'intera partecipazione e quindi anche alla parte che pu essere legittimamente posseduta. Qualora il voto venga ugualmente esercitato, la delibera adottata con voto determinante di tali azioni sono annullabili e l'impugnazione pu essere proposta anche dalla Consob. In sostanza, questa disciplina si preoccupa essenzialmente di frenare gli abusi di carattere amministrativo degli incroci azionari. B. I GRUPPI DI SOCIETA 7.IL FENOMENO DI GRUPPO. I PROBLEMI Le societ per azioni sono libere di sottoscrivere o acquistare azioni o quote di altre societ di capitali. E l'assunzione di partecipazioni lo strumento principale attraverso il quale si realizza il fenomeno del gruppo di societ. Il gruppo di societ una aggregazione di imprese societarie formalmente autonome e indipendenti l'una dall'altra, ma assoggettate tutte ad una direzione unitaria. Tutte sono infatti sotto l'influenza dominante di un'unica societ. Nei gruppi ad un'unica impresa sotto il profilo economico corrispondono pi imprese sotto il profilo giuridico. Il gruppo di societ l'assetto organizzativo tipico assunto dalle imprese di grande e grandissima dimensione per comminare i vantaggi dell'unit economica con quelli offerti dall'articolazione in pi strutture formalmente distinte e autonome. Tali gruppi si distinguono in: A) gruppi a catena: la societ A ( capogruppo) controlla e dirige la societ B, che a sua volta controlla dirige la societ C e cos via. B) gruppi stellari o a raggiera: la capogruppo A controlla e dirige contestualmente tutte le altre societ.

La presenza di aggregazioni societarie sollecita una specifica disciplina diretta a soddisfare un triplice ordine di esigenze: a) assicurare una adeguata informazione sui collegamenti di gruppo, sui rapporti finanziari e commerciali fra le societ del gruppo; b) evitare che eventuali intrecci di partecipazioni alterino l'integrit patrimoniale delle societ coinvolte ed il corretto funzionamento degli organi decisionali della capogruppo; c) evitare che le scelte operative delle singole societ del gruppo pregiudichino le aspettative di quanti fanno affidamento esclusivamente sulla consistenza patrimoniale e sui risultati economici di quella determinata societ. 8. SOCIETA CONTROLLATE E DIREZIONE UNITARIA societ controllata la societ che si trova sotto l'influenza dominante di altra societ, che perci in grado di indirizzarne l'attivit nel senso da essa voluto(art. 2359 c.c.). l controllo societario pu assumere diverse forme: a) controllata la societ in cui un'altra societ dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria: cio, dispone di pi della met delle azioni con diritto di voto nelle assemblee ordinarie; b) societ controllata inoltre la societ in cui una societ dispone dei voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria; c) si considerano controllate, le societ che sono sotto l'influenza dominante di una societ in virt di particolari vincoli contrattuali con essa. Ai fini del solo controllo azionario si computano poi anche " i voti spettanti a societ controllate, a societ fiduciarie e a persona interposta", con esclusione per " dei voti spettanti per conto di terzi", quali i voti per delega ( art. 2359, 2 comma). Il controllo azionario pu quindi essere non solo diretto ma anche indiretto: ad esempio, se A controlla B che a sua volta controlla C, quest'ultima societ si considera controllata indirettamente da A. Dalle societ controllate vanno potuto distinte le societ collegate. Si considerano infatti collegate " le societ sulle quali un'altra societ esercita un'influenza notevole", ma non dominante. 9.LA DISCIPLINA DEI GRUPPI In presenza di un gruppo di controllo societario si rendono applicabili al fenomeno di gruppo sia le norme, introdotte prima della riforma del 2003, che regolano i rapporti fra societ controllante e societ controllate, sia le ulteriori disposizioni introdotte della riforma del 2003 dedicate alle societ o enti che esercitano attivit di direzione e di coordinamento di altre societ. In base all'attuale disciplina infatti istituita un'apposita sezione del registro delle imprese nella quale sono iscritti i soggetti che esercitano attivit di direzione e coordinamento e le societ alla stessa sottoposte. Queste ultime sono inoltre tenute ad indicare negli atti e nella corrispondenza la soggezione all'altrui attivit di controllo e coordinamento. In sede di redazione del bilancio di esercizio scattano specifici obblighi di informazione contabile sia a carico della societ controllante che della societ controllata, volti ad evidenziare i reciproci rapporti di partecipazione e gli effetti dellattivit di direzione

e coordinamento sulla societ controllata. La societ controllante dovr allegare al suo bilancio copia del bilancio delle societ controllate e delle societ collegate. stato poi inserito il Bilancio consolidato di gruppo (artt.25-43 d.lgs 127/1991): consente di conoscere la situazione patrimoniale, finanziaria e economica del gruppo considerato unitariamente, attraverso l'eliminazione delle operazioni intercorse fra le societ del gruppo. Sistema informativo migliorato e arricchito con la riforma del 1998, quando la controllante una societ quotata. 10.LA TUTELA DEI SOCI E DEI CREDITORI DELLE SOCIETA CONTROLLATE Passi avanti sono stati compiuti con la riforma del 2003 anche per quanto riguarda la tutela degli azionisti esterni e dei creditori delle societ controllate contro possibili abusi della controllante, che induca le prime al compimento di atti vantaggiosi per il gruppo unitariamente considerato, ma pregiudizievoli per il proprio patrimonio. Il gruppo di societ non d vita ad unattivit di impresa giuridicamente unitaria, imputabile alla societ capogruppo o congiuntamente a tutte le societ facenti parte del gruppo. Lindipendenza formale esclude che la capogruppo sia responsabile per le obbligazioni assunte dalle controllate in attuazione della politica di gruppo. Con la disciplina della Spa e della Srl unipersonale introdotto dalla riforma del 2003, la responsabilit diretta della capogruppo per le obbligazioni assunte dalle societ figlia resta esclusa anche quando la prima unico socio delle seconde. L'indipendenza formale comporta per che la capogruppo non pu legittimamente imporre alle societ figlie il compimento di atti che contrastino con gli interessi delle stesse separatamente considerate. L'art. 2497-ter stabilisce infatti che " le decisioni delle societ soggette all'attivit di direzione e coordinamento, quando da questa influenzate, debbono essere analiticamente motivate e recare puntuale indicazione delle ragioni e degli interessi la cui valutazione ha inciso sulla decisione". Una specifica disciplina poi dettata per i finanziamenti concessi alle societ controllate dalla capogruppo o da altri soggetti alla stessa sottoposti ( art. 2497-quinquies), al fine di evitare che un eccessivo indebitamento danneggi gli altri territori sociali. Se la societ finanziata fallisce entro un anno dal rimborso, la somma riscossa deve essere restituita. La societ capogruppo tenuta a indennizzare direttamente azionisti e creditori delle societ controllate per i danni dagli stessi subiti per il fatto che la propria societ si attenuta alle direttive di gruppo lesive del proprio patrimonio. Le societ o gli enti che violano i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle societ soggette alla loro attivit di direzione e coordinamento " sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditivit e al valore della partecipazione sociale, nonch nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all'integrit del patrimonio sociale" ( art. 2497, 1 comma). L'azione esercitata dai soci e dei creditori sociali azione diretta e non surrogatoria di quelle che eventualmente spetta alla societ controllata, sicch il risarcimento dei danni spetta direttamente ai primi e non alla seconda. Poich il danno subito dai soci o dei creditori della societ controllata pur sempre un riflesso del danno subito da quest'ultima, l'azione di risarcimento danni nei confronti della capogruppo esperibile solo se essi non sono stati soddisfatti dalla societ controllata ( art. 2497, 3 comma). Il danno va valutato considerando il risultato complessivo dell'attivit di direzione e di coordinamento e quindi i vantaggi compensativi che possono derivare dall'appartenenza ad un gruppo. Ulteriore significativa novit della riforma del 2003 il

riconoscimento del diritto di recesso ai soci di una societ soggetta ad attivit di direzione e di coordinamento in presenza di eventi riguardanti la societ capogruppo. Il diritto di recesso infatti riconosciuto ai soci di una societ non quotata che entra a far parte di gruppo o ne esce, se " ne deriva una alterazione delle condizioni di rischio dell'investimento e non venga promossa un'offerta pubblica di acquisto" che consenta al socio di alienare la propria partecipazione. 11. IL GRUPPO INSOLVENTE. Lattuale disciplina dellamministrazione straordinaria prevede che, dichiarata insolvente e sottoposta ad amministrazione straordinaria una societ facente parte di un gruppo, alla stessa procedura siano sottoposte tutte le imprese facenti parte dello stesso gruppo che si trovino in stato di insolvenza. Ci anche se per questultime non ricorrano i requisiti richiesti per lammissione allamministrazione straordinaria, purch le stesse presentino concrete prospettive di recupero dellequilibrio economico o risulti opportuna la gestione unitaria dellinsolvenza nellambito del gruppo. Lomogeneit delle procedure non incide per sulla reciproca autonomia patrimoniale delle societ del gruppo, anche se ricorre lo stato di insolvenza. sempre necessario un distinto accertamento dello stato di insolvenza delle singole societ del gruppo. Inoltre, luniformit delle procedure non comporta confusione dei patrimoni; ciascuna societ insolvente risponde solo delle proprie obbligazioni e non vi responsabilit della capogruppo nei confronti dei creditori delle societ figlie. Sono per previste delle norme specifiche volte ad assicurare la reintegrazione del patrimonio delle societ figlie ed a consentire il ristoro degli eventuali danni dalle stesse subite per effetto della politica unitaria di gruppo. In tale direzione fissato lallungamento dei termini per lesercizio delle azioni revocatorie fallimentari nei confronti degli atti posti in essere con altre imprese del gruppo, anche se non insolventi. Il termine di un anno anteriore alla dichiarazione di insolvenza portato a cinque anni e quello di sei mesi portato a tre anni. Inoltre, il commissario giudiziale, il commissario straordinario e il curatore di unimpresa del gruppo dichiarata insolvente possono proporre la denuncia al tribunale per gravi irregolarit nei confronti degli amministratori e sindaci di altre societ del gruppo non assoggettate alla procedura.Inoltre, in caso di direzione unitaria del gruppo "gli amministratori delle societ che hanno abusato di tale direzione rispondono in solido con gli amministratori della societ dichiarata insolvente dei danni da questi cagionati alla societ stessa (art. 90 d.lgs. 270/1999, e gi l'art. 3, 10 comma, legge 95/1979). Gli amministratori delle societ dominanti sono perci coinvolti nella responsabilit degli amministratori delle societ dominate, per i danni da questi ultimi cagionati alla prova societ per il fatto di aver stupidamente dato attuazione alle direttive di gruppo. 10.LE LETTERE DI PATRONAGE Lautonomia patrimoniale delle societ di gruppo comporta che una societ capogruppo non pu essere chiamata a rispondere dei debiti contratti dalle controllate. Se non ricorrono gli estremi dellabuso di attivit di direzione e coordinamento, i creditori delle societ controllate potranno agire nei confronti della capogruppo solo se dispongono di uno specifico titolo giuridico. Ad es. delle garanzie da parte della capogruppo. Fra le possibili fonti di responsabilit della capogruppo vanno ricomprese le c.d. lettere di patronage, che sono

delle dichiarazioni della capogruppo, normalmente rilasciate a banche, per favorire il finanziamento delle societ controllate. Il contenuto di tale lettere non omogeneo, e il valore giuridico di tale lettere varier in base a quello che c scritto. Lettere deboli: formulazione di dichiarazioni generiche in merito alla solvibilit del gruppo. Lettere forti: contenuto pi impegnativo; ad esempio la capogruppo afferma che eserciter tutta la sua influenza affinch la controllata faccia onore alle proprie obbligazioni ed eventualmente si impegna anche a fornire alla stessa i mezzi finanziari necessari. CAPITOLO 7 - L'ASSEMBLEA 1. GLI ORGANI DELLA S.P.A La societ per azioni si caratterizza per la presenza di tre distinti organi: 1) l'assemblea dei soci, organo con funzioni esclusivamente deliberative le cui competenze sono per legge (artt. 2364 - 2365 ) circoscritte alle decisioni di maggior rilievo della vita sociale; 2) l'organo amministrativo, cui devoluta la gestione dell'impresa sociale e che nello svolgimento di tale funzione ha per legge ampi poteri decisionali. Gli amministratori hanno inoltre la rappresentanza legale della societ e ad essi spetta il compito di dare attuazione alle deliberazioni dell'assemblea; 3) l'organo di controllo interno, con funzioni di controllo sull'amministrazione della societ. Per quanto riguarda l'amministrazione e il controllo, il codice civile del 1942 prevedeva un unico sistema basato sulla presenza di due organi: a) l'organo amministrativo; b) il collegio sindacale, che inizialmente svolgeva anche funzioni di controllo contabile. La riforma del 2003 ha tuttavia affiancato al sistema tradizionale di amministrazione e di controllo, altri due sistemi alternativi: A) il sistema dualistico, di ispirazione tedesca. Con tale sistema amministrazione e controllo sono esercitati da un consiglio di sorveglianza, di nomina assembleare, e da un consiglio di gestione, nominato direttamente dal consiglio di sorveglianza. B) il sistema monistico, di ispirazione anglosassone. Con tale sistema l'amministrazione e il controllo sono esercitate rispettivamente dal consiglio di amministrazione, nominato dall'assemblea, ed un comitato per il controllo sulla gestione costituito al suo interno ed i cui componenti devono essere dotati di particolari requisiti di indipendenza e professionalit. Anche per le societ che adottano il sistema dualistico o monistico previsto il controllo contabile esterno. 2. NOZIONI E DISTINZIONI L'assemblea l'organo composto dai soci; la sua funzione quella di formare la volont della societ nelle materie riservate alla sua competenza dalla legge o dall'atto costitutivo.

un organo collegiale che decide secondo il principio maggioritario. La volont espressa dai soci riuniti in assemblea vincola tutti i soci, anche assenti i dissenzienti. A seconda dell'oggetto delle deliberazioni, l'assemblea si distingue in ordinaria e straordinaria. In seguito alla riforma del 2003, le competenze dell'assemblea ordinaria varia a seconda del sistema di amministrazione di controllo adottato. Nelle societ che adottano il sistema tradizionale o monistico, l'assemblea in sede ordinaria:
1) approva il bilancio; 2) nomina e revoca gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale; 3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci; 4) delibere sulla responsabilit degli amministratori e dei sindaci; 5) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell'assemblea; 6) approva l'eventuale regolamento dei lavori assembleari.

Con l'attuale disciplina sembra invece essere venuta meno la possibilit degli amministratori di sottoporre, di propria iniziativa, all'assemblea operazioni attinenti alla gestione sociale. Pi ristrette sono le competenze dell'assemblea ordinaria delle societ che optano per il sistema dualistico, dato che in tal caso il consiglio di sorveglianza che nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione, promuove l'azione di responsabilit nei loro confronti e approva il bilancio di esercizio. L'assemblea ordinaria invece:
a) nomina e revoca i consiglieri sorveglianza; b) determina il compenso ad essi spettante; c) delibera sulla responsabilit dei consiglieri di sorveglianza; d) delibera sulla distribuzione degli utili; e) nomina il revisore.

L'assemblea in sede straordinaria a sua volta delibera: A) sulle modifiche dello statuto; B) sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori; C) su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza ( art. 2365, 1 comma). L'assemblea unica e generale se la societ ha emesso solo azioni ordinarie. E quando invece sono state emesse diverse categorie di azioni, o strumenti finanziari, all'assemblea generale si affiancano l'assemblea speciale di categoria. 3.IL PROCEDIMENTO ASSEMBLEARE

La convocazione dell'assemblea di regola decisa dall'organo amministrativo, i quali possono disporre la stessa ogni qual volta lo ritengano opportuno. tuttavia obbligatoria in una serie di casi: A) devono convocare l'assemblea ordinaria almeno una volta all'anno, entro il termine stabilito dallo statuto, e che comunque non pu essere superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio. B) devono convocare senza ritardo l'assemblea quando ne sia stata fatta richiesta da tanti soci che rappresentano almeno il 10% del capitale sociale o la minor percentuale prevista dallo statuto e nella domanda siano indicati gli argomenti da trattare. Se gli amministratori oppure in loro vece i sindaci non provvedono, la convocazione dell'assemblea ordinata con decreto dal tribunale. Tale disciplina ricalca quella del 1998 per le societ quotate al fine di rafforzare la posizione degli azionisti di minoranza attivi. La convocazione dell'assemblea deve poi essere disposta dal collegio sindacale ogni qualvolta sia obbligatoria e gli amministratori non vi abbiano provveduto e quando vengono a mancare tutti gli amministratori o lamministratore unico. L'assemblea convocata nel comune dove ha sede la societ, se lo statuto non dispone diversamente ( art. 2363). La convocazione disposta mediante avviso da pubblicare nella gazzetta ufficiale della repubblica, almeno 15 giorni prima di quello fissato per l'adunanza. Tale modalit pu essere sostituita dalla pubblicazione su almeno un quotidiano indicato dallo statuto. Lo statuto di una societ non quotata pu consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci almeno otto giorni prima, con mezzi idonei a comprovare lavvenuto ricevimento (fax, raccomandata a.r., e-mail). Lavviso deve contenere lindicazione del giorno, ora e luogo delladunanza, nonch lelenco delle materie da trattare, detto ordine del giorno. Nello stesso avviso pu essere stabilito il giorno della seconda convocazione, che deve essere diverso dal giorno stabilito per la prima convocazione. In mancanza, la seconda convocazione deve avvenire entro 30 giorni dalla prima. Lo.d.g. delimita la competenza dellassemblea e impedisce che si possa deliberare su argomenti ulteriori e diversi. Sono tuttavia consentite le delibere strettamente consequenziali ed accessorie rispetto a quelle indicate nello.d.g. La convocazione preventiva serve per rendere noto a tutti i legittimati ad intervenire e permette di conoscere gli argomenti che saranno trattati. Pur in assenza di convocazione, lassemblea regolarmente costituita quando rappresentato l'intero capitale sociale e partecipa all'assemblea la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo. Agli assenti deve tuttavia essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte: questa la c.d. assemblea totalitaria. Essa pu deliberare su qualsiasi argomento, ma la sua competenza instabile e precaria. Infatti, ciascuno degli intervenuti pu opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato, impedendo cos che si arrivi a deliberare su quel punto.

4. COSTITUTZIONE DELLASSEMBLEA. VALIDITA DELLE DELIBERAZIONI Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere rappresentato in assemblea perch questa sia regolarmente costituita e possa

iniziare i lavori. Si definisce invece quorum deliberativo la parte del capitale sociale che si deve esprimere a favore di una determinata deliberazione perch questa sia approvata. L'attuale disciplina ( art. 2368, 3 comma) stabilisce che nel computo del quorum costitutivo non si tiene conto delle azioni istituzionalmente senza diritto di voto, mentre si tiene conto delle azioni per le quali il voto sia occasionalmente sospeso. La disciplina del quorum costitutivo e deliberativo comunque diversa per l'assemblea ordinaria e straordinaria:
l'assemblea ordinaria in prima convocazione regolarmente costituita con la presenza

di tanti soci che rappresentino almeno la met del capitale sociale con diritto di voto. Essa delibera col voto favorevole della met pi una (maggioranza assoluta) delle azioni che hanno preso parte alla votazione per quella determinata delibera. Nessun quorum costitutivo richiesto per l'assemblea ordinaria di seconda convocazione, che pu perci validamente deliberare qualunque sia la parte del capitale rappresentata in assemblea.
La disciplina delle assemblee straordinarie diversa a seconda che la societ faccia o

meno ricorso al mercato del capitale di rischio. o Per l'assemblea straordinaria delle societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la disciplina previgente rimasta immutata per quanto riguarda la prima convocazione. Non infatti espressamente previsto un quorum costitutivo. In prima convocazione l'assemblea straordinaria delibera con voto favorevole di tanti soci che rappresentano pi della met del capitale. Per la seconda convocazione, la riforma del 2003 ha introdotto una differenziazione fra quorum costitutivo e quorum deliberativo. L'assemblea straordinaria di seconda convocazione infatti regolarmente costituita con la partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea (art. 2369, 3 comma). o Per le societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la disciplina dell'assemblea straordinaria invece stata pi volte modificata a partire dal 1974 e prevede, a partire dal 1998, una differenziazione fra quorum costitutivo e quorum deliberativo, volta a contemperare la facilit deliberativa del gruppo di comando con la tutela delle minoranze. In base all'attuale disciplina, il quorum costitutivo minimo almeno la met del capitale sociale in prima convocazione e pi di un terzo in seconda convocazione. Per quanto riguarda i quorum deliberativi invece stabilito che l'assemblea straordinaria delibera sia in prima che in seconda convocazione, con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea. Seconda novit la soppressione a partire dal 1998 di tutte le maggioranze rafforzate in precedenza e richieste per delibere di particolare importanza, con la sola eccezione dell'esclusione del diritto di opzione. Lo statuto pu

modificare solo in aumento le maggioranze previste per l'assemblea ordinaria di prima convocazione e quelle dell'assemblea straordinaria, nonch stabilire norme speciali per la nomina alle cariche sociali. consentito che lo statuto preveda convocazioni ulteriori sia dell'assemblea ordinaria che di quella straordinaria; convocazione ai quali si applicano le disposizioni della seconda convocazione. (Schema pag. 321) 5. SVOLGIMENTO DELLASSEMBLEA. VERBALIZZAZIONE Lassemblea presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza da quella eletta con il voto della maggioranza dei presenti. Il presidente assistito da un segretario, designato allo stesso modo. Tuttavia la presenza del segretario non necessaria se il verbale redatto da un notaio. La funzione del presidente quella di dirigere i lavori dellassemblea, assicurando che la stessa si svolga in modo ordinato e nel rispetto delle norme che ne regolano lattivit. Il presidente ha ampi poteri ordinatori e decisori sullo svolgimento dei lavori assembleari. Egli dichiara aperta e chiusa lassemblea, pone in discussione gli argomenti dello.d.g., regola gli interventi e modera il dibattito, mette in votazione le diverse proposte e proclama i risultati. Lassemblea non potr sovrapporsi al presidente, ma potr revocarlo per giusta causa qualora egli eserciti le proprie funzioni in modo arbitrario e in conflitto di interessi. Gli amministratori sono tenuti a fornire informazioni ulteriori rispetto a quelle dovute per legge allassemblea, solo nei limiti in cui ci sia necessario per consentire agli azionisti lesercizio consapevole del voto. Non essendo stabilito nulla a proposito, il modo di procedere alla votazione liberamente stabilito di volta in volta. Le delibere assembleari devono constare da verbale, sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio. I verbali devono essere trascritti nellapposito registro delle adunanze e delle deliberazione dellassemblea, tenuto a cura degli amministratori. Il verbale deve indicare la data dellassemblea, lidentit dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno; deve indicare le modalit e il risultato delle votazioni e deve consentire, in allegato, lidentificazione dei soci favorevoli e di quelli contrari o astenuti. La Consob inoltre prevede ulteriori requisiti in caso di verbali di societ quotate. Il verbale deve essere redatto senza ritardo dallassemblea, anche se non contestuale. 6. IL DIRITTO DI INTERVENTO. IL DIRITTO DI VOTO Possono intervenire in assemblea gli azionisti con diritto di voto (art.2370, 1 comma), nonch i soggetti che pur non essendo soci hanno diritto di voto, come l'usufruttuario o il creditore pignoratizio( art. 2352 ). In base all'attuale disciplina il diritto di intervento non compete invece agli azionisti senza diritto di voto, eccezion fatta per il socio che ha dato le proprie azioni in pegno o in usufrutto. stata anche semplificata la disciplina dell'intervento in assemblea (art.2370): non pi necessario il preventivo deposito delle azioni presso la sede della societ o presso le banche indicate nell'avviso di convocazione ed venuto meno il divieto di ritiro dei titoli prima che l'assemblea abbia avuto luogo. Preventivo deposito e divieto di ritiro anticipato possono essere per previsti dallo statuto, che ne fissa anche il termine entro il quale il deposito deve avvenire; termine che per le societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non pu superare i due giorni non festivi. Lo statuto pu inoltre consentire l'intervento l'assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o l'espressione del voto per corrispondenza. E chi esprime il voto per corrispondenza si considera intervenuto all'assemblea (art.2370, 4 comma); tale tipo di voto viene regolato dallo statuto.

7. LA RAPPRESENTANZA IN ASSEMBLEA Gli azionisti possono partecipare all'assemblea sia personalmente sia a mezzo di rappresentante. La partecipazione a mezzo rappresentante oggi regolata da due diverse discipline: una applicabile a tutte le societ per azioni (art. 2372 c.c.); l'altra, introdotto nel 1998, applicabile in alternativa alla prima solo alle societ con azioni quotate. L'istituto della rappresentanza in assemblea consente la partecipazione indiretta dei piccoli azionisti alla vita della societ e agevola il raggiungimento delle maggioranze assembleari nelle societ con diffuso assenteismo dei soci. E' per istituto che pu prestarsi ad abusi: attraverso il rastrellamento delle deleghe il gruppo minoritario di comando della societ e/o gli amministratori possono rafforzare le proprie posizioni di potere a spese dei piccoli azionisti in occasione di assemblee che si preannunciano particolarmente combattute. Proprio per evitare ci il legislatore interviene una prima volta nel 1974, scegliendo la via di introdurre una serie di limitazioni volte ad ostacolare la raccolta delle deleghe: la delega deve essere conferita per iscritto e deve contenere il nome del rappresentante che pu farsi sostituire solo da altra persona indicata nella delega stessa. Le societ o di enti possono delegare solo un proprio dipendente o collaboratore. La delega sempre revocabile. Con la riforma del 2003 stata invece circoscritta alle sole societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la regola secondo cui la rappresentanza pu essere conferita solo per singole assemblee. Con la riforma del 1998 stato invece soppresso il divieto di rappresentanza per le banche ( introdotto nel 1974). Con la riforma del 1974 sono stati infine introdotte limitazioni, tuttora vigenti, anche per quanto riguarda il numero dei soci: non pi di 20, o se si tratta di societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio non pi di 50, 100 o 200 soci, a seconda che il capitale della societ non superi 5 milioni di euro, non superi i 25 milioni o infine superi quest'ultima cifra. La riforma del 1998 ha introdotto per le sole societ con azioni quotate gli istituti della " sollecitazione" e della " raccolta delle deleghe": istituti per i quali non operano le limitazioni soggettive e quantitative. La sollecitazione la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolta a tutti gli azionisti da parte di uno o pi soggetti (committente), che richiedono ladesione a specifiche proposte di voto. Il committente deve gi possedere almeno l' 1% delle azioni con diritto di voto da almeno sei mesi. Inoltre per effettuare la sollecitazione deve necessariamente rivolgersi ad un intermediario professionale ( banche, imprese di investimento), che effettuer la sollecitazione per suo conto, mediante la fusione di un prospetto e di un modulo di delega. Diversa dalla sollecitazione la raccolta di deleghe, che risponde allo scopo di agevolare l'esercizio indiretto del voto da parte di piccoli azionisti gi organizzati in associazione per la difesa dei comuni interessi. La raccolta di deleghe infatti la richiesta di conferimento di deleghe effettuata da associazione di azionisti esclusivamente nei confronti dei propri associati. Lassociazione deve essere formata da almeno 50 persone fisiche, ciascuna delle quali deve possedere una quantit di azioni non superiore allo 0,1% del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto. Lassociazione esercita la raccolta mediante il solo modulo di delega fra gli associati e non tenuta a chiedere ladesione a specifiche proposte di voto. In ogni caso le informazioni contenute nel prospetto o nel modulo di delega devono essere idonee a consentire allazionista di assumere una decisione consapevole. La delega pu essere conferita solo per singole assemblee gi convocate e non pu essere

rilasciata in bianco ma deve indicare il nome del delegato e la data e la sottoscrizione del delegatario. Le deleghe di voto rilasciate a seguito di sollecitazione o raccolta devono contenere le istruzioni di voto e sono revocabili, mediante dichiarazione espressa portata a conoscenza dellintermediario o dellassociazione, fino al giorno precedente lassemblea. La violazione della disciplina in tema di sollecitazione e di raccolta delle deleghe espone a sanzioni amministrative pecuniarie. Nella sollecitazione, il voto per delega esercitato dal commettente o dallintermediario che ha effettuato la sollecitazione. Nella raccolta, la delega rilasciata ai legali rappresentanti dellassociazioni i quali dovranno attenersi alle indicazioni espresse da ciascun associato nel modulo di delega. 8. LIMITI ALLESERCIZIO DEL VOTO. IL CONFLITTO DI INTERESSI. Con l'esercizio del diritto di voto il socio concorre alla formazione della volont sociale in proporzione del numero di azioni possedute e la maggioranza esplica il potere di operare le scelte discrezionali, necessarie o utili per l'attuazione del contratto sociale. L'esercizio del diritto di voto in via di principio rimesso all'apprezzamento discrezionale del socio, il quale deve per esercitarlo in modo da non arrecare un danno al patrimonio della societ. Le deliberazioni assembleari regolarmente adottate sono annullabili solo se la maggioranza si sia ispirata esclusivamente ad interessi extra sociali, con danno per la societ. Versa in un conflitto di interessi l'azionista che in una determinata delibera ha un interesse personale contrastante con l'interesse della societ. Ad esempio, l'assemblea chiamata a deliberare sull'acquisto di un immobile di propriet del socio, o sul compenso al socio amministratore, o ancora sulla concessione di fideiussione a favore di altra societ composta dagli stessi soci. In base a tale situazione il socio, art. 2373 , libero di votare o di astenersi, ma se vota la delibera approvata con il suo voto determinante impugnabile a norma dell'art. 2377 qualora possa recare danno alla societ. La delibera adottata col voto del socio in conflitto di interessi annullabile se ricorrano due condizioni: a) che il suo voto sia stato determinante ( prova di resistenza); b) che la delibera possa danneggiare la societ ( danno potenziale). Due ipotesi tipiche di conflitto di interessi sono previste dall'articolo 2373.2: A) vieta ai soci amministratori di votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilit; B) vieta, nel sistema dualistico, ai soci componenti del consiglio di gestione di votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca, o la responsabilit dei consiglieri di sorveglianza. La disciplina del conflitto di interessi consente di reprimere gli abusi della maggioranza a danno del patrimonio sociale. Si pu verificare il caso in cui una delibera sia adottata dalla maggioranza per danneggiare non la societ, ma i soci di minoranza. In questo caso lart. 2373 non invocabile, dato che la societ non subisce alcun danno patrimoniale ne attuale ne potenziale. Ma, la dottrina e la giurisprudenza tende ad applicare in materia il principio della correttezza e buona fede nellattuazione del contratto, art. 1375. Si perviene cos ad affermare lannullabilit della delibera quando la stessa sia ispirata dal solo scopo di danneggiare singoli soci. Identici principi saranno validi per i casi in cui sia la minoranza ad

abusare del diritto di voto o altri diritti. In tali casi, per, oltre allannullamento della delibera, la societ potr chiedere anche il risarcimento del danno. 9.I SINDACATI DI VOTO I sindacati di voto sono accordi ( patti parasociali) con i quali alcuni soci si impegnano a concordare preventivamente il modo in cui votare in assemblea. I sindacati di voto possono avere carattere occasionale o permanente. In questo secondo caso, possono essere a tempo determinato o a tempo indeterminato, nonch riguardare tutte le delibere assembleari o soltanto quella di determinato tipo. Si pu stabilire che il modo come votare sar deciso all'unanimit o a maggioranza dei soci sindacati. I vantaggi dei sindacati di voto sono evidenti: essi danno un indirizzo unitario all'azione dei soci sindacati se questi vengono a costituire il gruppo di comando, il patto di sindacato consente di dare stabilit di indirizzo alla condotta della societ. L'accordo di sindacato consente una migliore difesa dei comuni interessi quando stipulato fra soci di minoranza. I pericoli dei sindacati di voto sono altrettanto evidenti: i sindacati di comando cristallizzano il gruppo di controllo, soprattutto se stipulati a lungo termine o a tempo determinato e combinati con un sindacato di blocco delle azioni. Con i sindacati di comando il procedimento assembleare finisce con l'essere rispettato solo formalmente, dato che in fatto le decisioni vengono prese prima e fuori dall'assemblea. Se il sindacato decide a maggioranza, anche il principio maggioritario finisce col ricevere ossequio solo formale. Con i sindacati di voto formalmente nulla cambia nel funzionamento dell'assemblea; sostanzialmente invece il procedimento assembleare pu essere pi o meno gravemente alterato a seconda di come il sindacato strutturato. Il sindacato di voto, come patto parasociale, produttivo di effetti solo fra le parti e non nei confronti della societ. Perci il voto dell'assemblea resta valido anche se espresso in violazione degli accordi di sindacato. La presenza di un sindacato di voto pu riflettersi sulla validit delle delibere solo quando uno o pi sindacati versino in conflitto di interesse con la societ. La presenza di sindacati di voto a maggioranza non altera le regole procedimentali e perci strettamente formali di formazione della volont sociale. pur sempre lassemblea che assume le delibere secondo la legge. Altro il profilo su cui incidono i sindacati di voto ( a maggioranza o all'unanimit): quello dell'esatta individuazione dei reali centri di potere delle societ che si concorrono a determinare, attraverso la concentrazione e l'indirizzo unitario dei voti. Nelle societ non quotate non solo i sindacati di voto, ma anche gli altri patti stipulati al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della societ (ad es. sindacali di blocco), non possono avere durata superiore a cinque anni, ma sono rinnovabili alla scadenza. Inoltre, possono essere stipulate anche a tempo determinato, ma in tal caso ciascun contraente pu recedere con un preavviso di sei mesi (art.2341-bis). Per la societ non quotate i limiti di durata non si applicano ai patti strumentali ad accordi di collaborazione della produzione e dello scambio di beni e servizi a quelli relativi a societ interamente possedute dai partecipanti all'accordo ( art. 2341-bis, 3 comma). I patti parasociali sono inoltre soggetti ad un particolare regime di pubblicit. Nelle societ non quotate che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio i patti parasociali devono essere comunicati alla societ e dichiarati in apertura di assemblea. La dichiarazione deve essere trascritta nel verbale di assemblea che deve essere depositato

presso l'ufficio del registro delle imprese. L'omessa dichiarazione sanzionata con la sospensione del diritto di voto delle azioni cui si riferisce il patto parasociale. Nelle societ quotate, invece, i sindacati di voto e gli altri patti parasociali previsti dall'art. 122 Tuf, devono essere comunicati alla Consob, pubblicati per estratto sulla stampa quotidiana e depositati presso il registro delle imprese del luogo dove la societ ha sede legale entro i brevi termini fissati per legge. La violazione di tali obblighi comporta la nullit dei patti e la sospensione del diritto di voto relativo alle azioni sindacate. Nessuna forma di pubblicit invece prevista per i patti parasociali riguardanti societ non quotate che non fanno appello al mercato del capitale di rischio. 10. LE DELIBERAZIONI ASSEMBLEARI INVALIDE L'invalidit delle delibere assembleari pu essere determinata dalla violazione delle norme che regolano il procedimento assembleare o dei vizi che riguardano il contenuto della delibera. Anche per le deliberazioni assembleari opera la distinzione fra nullit e annullabilit proprie della disciplina dei contratti. Il codice del 1942 privilegia la stabilit delle delibere assembleari. La nullit si presentava infatti come sanzione eccezionale prevista solo per le delibere aventi oggetto impossibile o illecito. I vizi di procedimento davano vita sempre e soltanto alla annullabilit della delibera e non ha alla pi grave sanzione della nullit. Decorso il termine di tre mesi concesso per l'impugnativa la delibera non era pi contestabile per vizi procedimentali anche gravi. Questo per era il diritto descritto dal codice del 1942, ben altro invece il diritto vivente: non potendosi contestare le cause di nullit prevista dall'art. 2379, si era girato l'ostacolo introducendo accanto alle delibere nulle e annullabili una terza categoria del tutto ignorata dal codice del 1942: quella delle delibere inesistenti. Tali erano considerate le delibere che presentavano vizi di procedimento talmente gravi da precludere la possibilit stessa di qualificare l'atto come delibera assembleare. In tal caso si deve parlare di delibera inesistente per mancanza dei requisiti minimi essenziali di una delibera assembleare. E per una delibera inesistente la sanzione non poteva essere che la nullit radicale. Si arrivava cos ad estendere la sanzione della nullit anche alle delibere che presentavano solo vizi di procedimento. La riforma del 2003 introduce una disciplina, il cui obiettivo di fondo quello di porre fine alla categoria giurisprudenziale delle delibere inesistenti riconducendo le categorie della nullit o dell'annullabilit a tutti i possibili vizi delle delibere assembleari (c.d. principio di tassativit delle cause di invalidit). Delibere annullabili (artt.2377-2378): l'attuale disciplina ribadisce il principio che l'annullabilit costituisce la regola per le delibere assembleari invalide. Infatti sono semplicemente annullabili tutte " le deliberazioni che non sono prese in conformit della legge o dello statuto " (art.2377, 2 co), mentre la pi grave sanzione della nullit scatter solo nei tre casi tassativamente indicati nell'art. 2379 c.c. Possono dar vita solo ad annullabilit della delibera: a)la partecipazione all'assemblea di persone non legittimate, ma solo se tale partecipazione sia stata determinante per la regolare costituzione dell'assemblea (c.d. prova di resistenza);

b) l'invalidit dei singoli voti o il loro errato conteggio, ma solo se determinanti per il raggiungimento della maggioranza; c) l'incompletezza o inesattezza del verbale, ma solo quando impediscono l'accertamento del contenuto, degli effetti, e della validit della delibera (art.2377, 4 comma). Per le delibere annullabili dettata poi una disciplina specifica profondamente diversa da quella prevista per le delibere nulle. L'impugnativa pu essere infatti proposta solo dai soci espressamente previsti da legge., e cio: soci assenti, dissenzienti o astenuti, amministratori, consiglio di sorveglianza, consiglio sindacale. Legittimato all'impugnativa anche il rappresentante comune degli azionisti di risparmio. La legittimazione di impugnativa non compete quindi i soci che abbiano votato a favore della delibera, n ai terzi qualificati come creditori sociali. L'impugnativa o l'adozione di risarcimento danni devono essere proposte entro un breve termine di decadenza: 90 giorni dalla data della deliberazione o, se questa soggetta ad iscrizione o al solo deposito nel registro delle imprese, tre mesi dall'iscrizione dal deposito. L'azione di annullamento proposta davanti al tribunale del luogo dove la societ ha la sede. Non pi necessario il deposito nella cancelleria del tribunale di almeno un'azione, ma i soci impugnati devono dimostrare di essere possessori del prescritto numero di azioni. Quindi, limpugnativa preclusa allazionista che pur avendo votato contro la delibera, nel frattempo non pi in possesso delle proprie azioni. Sono inoltre predisposti accorgimenti al fine di evitare che impugnative pretestuose possano danneggiare la societ. Il tribunale pu disporre in ogni momento che i soci opponenti prestino idonea garanzia per l'eventuale risarcimento danni. Inoltre, la proposizione dell'azione non sospende di per s l'esecuzione della delibera. La sospensione pu esser tuttavia disposta su richiesta dell'impugnante, previa comparazione fra danno alla societ e danno del ricorrente, e dopo aver sentito amministratori e sindaci. L'annullamento ha effetto per tutti i soci e obbliga gli amministratori a prendere provvedimenti conseguenti sotto la propria responsabilit. Restano per in ogni caso salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera. Infine, l'annullamento non pu aver luogo se la delibera sostituita con altra presa in conformit alla legge o dell'atto costitutivo o stata revocata dall'assemblea. Restano salvi i diritti acquistati dai terzi sulla base della deliberazione sostituita ( art. 2377, 8 comma). 11. LE DELIBERAZIONI NULLE I casi di nullit delle delibere assembleari sono state cresciuti rispetto alla disciplina previgente, al fine di esorcizzare la categoria giurisprudenziale delle delibere inesistenti quindi con l'obiettivo ultimo di circoscrivere l'ambito di operativit delle sanzioni rispetto al previgente diritto vivente. La delibera nulla solo nei tre casi tassativamente indicati nell'art. 2379. Sono nulle le delibere il cui oggetto impossibile o illecito; vale a dire contrario a norme imperative, all'ordine pubblico al buon costume. Ad esempio, si delibera di non redigere il bilancio di esercizio o di sopprimere il collegio sindacale. Nullit si ha tuttavia anche quando la delibera ha oggetto lecito ma contenuto illecito. Per l'attuale disciplina la delibera assembleare altres nulla nei casi di: a) mancata convocazione dell'assemblea. Si precisa per che:

1) la convocazione non si considera mancante e non si ha nullit della delibera "nel caso di irregolarit dell'avviso, se questo proviene da un componente dell'organo amministrativo o di controllo della societ ed idoneo a consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere tempestivamente avvertiti della convocazione e della data dell'assemblea" ( art. 2379, 3 comma). 2) l'azione di nullit non pu essere esercitata da chi, anche successivamente, abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell'assemblea (art.2379-bis, 1 comma). b) mancanza del verbale. Si precisa che: 1) il verbale non si considera mancante " se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto sottoscritto dal presidente dell'assemblea o dal presidente del consiglio d'amministrazione o del consiglio di sorveglianza e dal segretario o dal notaio" ( art. 2379, 3 comma); 2) la nullit per mancanza del verbale sanata con effetto retroattivo mediante verbalizzazione eseguita prima dell'assemblea successiva. Resta fermo il principio che la nullit delle delibere assembleari pu essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse e pu essere rilevata anche d'ufficio dal giudice. A differenza dell'azione di nullit di diritto comune, non soggetta a prescrizione o a termini di decadenza, possono invece essere impugnate senza limiti di tempo solo le delibere che modificano l'oggetto sociale prevedendo attivit illecite o impossibili. In tutti gli altri casi introdotto un termine di decadenza di tre anni. Per i casi di nullit delle delibere riguardanti laumento o riduzione del capitale sociale, emissione di obbligazione, lazione di nullit soggetta al termine di decadenza di 180 giorni. In mancanza di convocazione, il termine di 90 giorni dallapprovazione del bilancio nel corso del quale la delibera stata eseguita. Specificamente disciplinata poi l'invalidit delle delibere di approvazione del bilancio, non pi impugnabile dopo l'approvazione del bilancio successivo e della delibera di trasformazione. CAPITOLO 8 LAMMINISTRAZIONE 1. I SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E DI CONTROLLO La riforma del 2003 ha previsto tre sistemi di amministrazione e controllo: a) il sistema tradizionale, basato sulla presenza di due organi entrambi di nomina assembleare: l'organo amministrativo e il collegio sindacale; b) il sistema dualistico, prevede la presenza di un consiglio di sorveglianza di nomina assembleare e di un consiglio di gestione, nominato dal consiglio di sorveglianza; c) il sistema monistico, nel quale l'amministrazione ed il controllo sono esercitate rispettivamente dal consiglio di amministrazione e da un comitato per il controllo sulla gestione costituito al suo interno. Anche per le societ che adottano il sistema dualistico o monistico poi previsto il controllo contabile esterno.

2. STRUTTURA E FUNZIONI DELLORGANO AMMINISTRATIVO Nel sistema tradizionale, la societ per azioni pu avere sia un amministratore unico sia una pluralit di amministratori, che formano il consiglio di amministrazione. Inoltre, il consiglio di amministrazione pu essere articolato al suo interno con la creazione di uno o pi organi delegati che danno luogo alle figure del comitato esecutivo e degli amministratori delegati ( art. 2381 ). Gli amministratori sono l'organo cui affidata in via esclusiva la gestione dell'impresa sociale e ad essi spetta compiere tutte le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale ( art. 2380-bis). Le loro funzioni sono: a) gli amministratori deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della societ che non siano riservati dalla legge all'assemblea. questo il c.d. potere gestorio degli amministratori; b) gli amministratori hanno la rappresentanza generale della societ. Hanno cio il potere di manifestare all'esterno la volont sociale ponendo in essere i singoli atti giuridici in cui si concretizza l'attivit sociale (potere di rappresentanza); c) gli amministratori danno impulso all'attivit dell'assemblea: la convocano e ne fissano l'ordine del giorno. Danno altres attuazione alle delibere della stessa ed hanno il poteredovere di impugnare quelle che violino la legge o latto costitutivo. d) gli amministratori devono curare la tenuta dei libri e delle scritture contabili della societ, in particolare devono redigere il progetto di bilancio da sottoporre ad approvazione dellassemblea e una volta approvato lo devono iscrivere nel registro delle imprese; e) gli amministratori devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per la societ, o quanto meno eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. Di tutte queste funzioni gli amministratori sono investiti per legge e non per mandato dei soci. E si tratta di funzioni che essi esercitano in posizione di formale autonomia rispetto all'assemblea. Infine, tali funzioni sono inderogabili da parte dellautonomia privata. 3. IL RAPPORTO ASSEMBLEA AMMINISTRATORI Nel sistema tradizionale, la ripartizione di competenze fra assemblea e amministratori in merito alla gestione dellimpresa sociale risulta dal coordinamento di due disposizioni: - lart. 2364, n.5 che dispone : l'assemblea ordinaria delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell'assemblea, nonch sulle autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori, ferma in ogni caso la responsabilit di questi per gli atti compiuti; - lart. 2380-bis che dispone : 2380-bis. (Amministrazione della societ). La gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale. La competenza gestoria dellassemblea ha perci carattere delimitato e specifico: sussiste solo per gli atti espressamente previsti dalla legge (nomina e revoca amministratori e sindaci, approvazione bilancio, distribuzione dividendi, ecc.). La competenza gestoria degli amministratori ha invece carattere generale: sussiste per tutti gli atti di impresa che non

siano riservati allassemblea e si pongono come mezzo per il conseguimento delloggetto sociale. Gli amministratori sono quindi investiti, una volta nominati, di ampi poteri decisionali: poteri propri e non derivati dallassemblea, esercitabili in piena autonomia rispetto allassemblea stessa. patrimonio sociale in violazione dei doveri di legge. La posizione degli amministratori, inoltre, non assimilabile a quella dei mandatari, perci essi non sono tenuti a conformarsi alle istruzioni del mandante (assemblea). Perci n lassemblea non pu impartire direttive vincolanti agli amministratori circa il compimento di atti di esercizio dellimpresa sociale, n gli amministratori devono sottoporre alla preventiva approvazione dellassemblea le loro iniziative. Lo statuto pu prevedere solo che lassemblea sia chiamata ad autorizzare atti di gestione di competenza degli amministratori . Lautorizzazione dellassemblea non esonera gli amministratori da responsabilit penale e civile verso i creditori e verso la societ stessa. 4. NOMINA. CESSAZIONE DELLA CARICA. I primi amministratori sono nominati nell'atto costitutivo. Successivamente la loro nomina compete all'assemblea ordinaria. La legge o lo statuto possono tuttavia riservare la nomina di uno o pi amministratori allo stato o ad enti pubblici. Il numero degli amministratori fissato nello statuto. Gli amministratori possono essere soci o non soci ( art. 2380 ). Gli amministratori di societ quotate devono possedere, tutti, a pena di decadenza, i requisiti di onorabilit fissati per i sindaci con regolamento del Ministero per la Giustizia. Non possono essere nominati amministratori l'interdetto, l'inabilitato, il fallito o chi stato condannato ad una pena che comporta l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacit ad esercitare uffici direttivi(art. 2382). Le cause di incompatibilit comportano solo che l'interessato tenuto ad optare fra l'uno e l'altro ufficio; non rendono perci invalida la delibera di nomina. La nomina degli amministratori non pu essere fatta per un periodo superiore a tre esercizi. Sono cause di cessazione dall'ufficio prima della scadenza del termine:
a) la revoca da parte dell'assemblea, che pu essere deliberata liberamente in ogni tempo, salvo il diritto degli amministratori al risarcimento dei danni se non sussiste una giusta causa; b) la rinuncia ( dimissioni) da parte degli amministratori; c) la decadenza dall'ufficio, ove sopravvenga una delle cause di ineleggibilit; d) la morte.

Essi e solo

essi sono responsabili civilmente, verso la societ e i creditori sociali, dei danni arrecati al

La cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto solo dal momento in cui l'organo amministrativo stato ricostituito. Gli amministratori scaduti perci rimangono in carica fino all'accettazione della nomina da parte dei nuovi amministratori (prorogatio). Le dimissioni dell'amministratore hanno effetto immediato se rimane in carica la maggioranza degli amministratori. In caso contrario, le dimissioni hanno effetto solo dal momento in cui la maggioranza del consiglio si ricostituita in seguito all'accettazione dei nuovi amministratori. Nel caso della sostituzione degli amministratori mancanti ( art. 2386), sono previste tre

ipotesi: A) se rimane in carica pi della met degli amministratori nominati dall'assemblea, i superstiti provvedono a sostituire provvisoriamente quelli venuti meno, con delibera consiliare approvata dal collegio sindacale (c.d. cooptazione); B) se viene a mancare pi della met degli amministratori nominati dall'assemblea non si d luogo alla cooptazione. I superstiti devono convocare l'assemblea perch provveda alla sostituzione dei mancanti ed i nuovi amministratori cos nominati scadono con quelli in carica all'atto della nomina; C) si infine vengono a cessare tutti gli amministratori o l'amministratore unico, il collegio sindacale deve convocare con urgenza l'assemblea per la ricostituzione dell'organo amministrativo. L'attuale disciplina riconosce la validit delle clausole statutarie che prevedono una cessazione di tutti gli amministratori e la conseguente ricostruzione dell'intero collegio da parte dell'assemblea a seguito della cessazione di alcuni amministratori ( clausole simul stabunt simul cadent). La nomina e la cessazione della carica degli amministratori soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese. Alliscrizione della nomina devono provvedere i nuovi amministratori entra 30 giorni dalla notizia della loro nomina. Alliscrizione della cessazione deve provvedere il consiglio sindacale sempre entro 30 giorni. 5. COMPENSO. DIVIETI Gli amministratori hanno diritto ad un compenso per la loro attivit ( art. 2389 ). Questo pu consistere anche in una partecipazione agli utili della societ o all'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione (c.d. stock options). Modalit e misura del compenso sono determinati dall'atto costitutivo o dall'assemblea all'atto della nomina. Per gli amministratori investiti di particolari cariche, la remunerazione invece stabilita dallo stesso consiglio d'amministrazione. Se lo statuto lo prevede, l'assemblea pu fissare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolare carica. Per evitare situazioni di antagonismo con la societ e di potenziale conflitto di interessi, gli amministratori di societ per azioni non possono assumere la qualit di soci a responsabilit illimitata in societ concorrenti, n essere amministratori e direttori generali in societ concorrenti, salva l'autorizzazione dell'assemblea ( art. 2390 ). L'inosservanza del divieto espone l'amministratore alla revoca dall'ufficio per giusta causa e al risarcimento degli eventuali danni arrecati alla societ. Specifici obblighi di informazione sui possessi azionari degli amministratori sono stabiliti per le societ con azioni quotate in borsa. Agli stessi fatto divieto di acquistare, vendere e compiere altre operazioni su strumenti finanziari della societ, anche per interposta persona, sfruttando informazioni privilegiate ottenute in ragione del loro ufficio. La violazione di tale divieto espone a sanzioni penali. 6. IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE La societ per azioni pu avere sia l'amministratore unico, sia una pluralit di amministratori. L'amministratore unico riunisce in s ed esercita

individualmente tutte le funzioni proprie dellorgano amministrativo. Quando invece l'amministrazione affidata a pi persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione, retto da un presidente scelto dallo stesso consiglio fra i suoi membri, qualora non sia gi stato nominato dall'assemblea ( art. 2380-bis, 5 comma). In tal caso l'attivit deliberativa esercitata collegialmente e le relative decisioni devono essere adottate in apposite riunioni alle quali devono assistere i sindaci ( art. 2405). La rappresentanza della societ funzione individuale degli amministratori designati dallatto costitutivo o dallassemblea allatto della nomina. Se ci sono pi amministratori con rappresentanza il relativo potere esercitato disgiuntamente o congiuntamente e non collegialmente. La funzione di vigilanza spetta al consiglio collegialmente e al singolo amministratore. Cio ogni amministratore pu esaminare e controllare i documenti sociali, pu compiere atti di ispezione, ecc. Gli amministratori per, che rivelino irregolarit, non possono adottare individualmente gli eventuali provvedimenti che si rendano necessari, dato che si richiede una delibera collegiale. L'attuale disciplina stabilisce che, se lo statuto non prevede diversamente, il consiglio di amministrazione convocato dal presidente dello stesso, il quale fissa anche l'ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinch tutti gli amministratori siano adeguatamente informati sulle materie iscritte all'ordine del giorno ( art. 2381, 1 comma). Per la validit delle deliberazioni del consiglio di amministrazione necessaria la presenza della maggioranza degli amministratori in carica; le deliberazioni sono approvate se riportano il voto favorevole della maggioranza assoluta dei presenti ( voto per teste), sempre che lo statuto non richieda diversamente. Non ammesso il voto per rappresentanza. Nulla previsto per la verbalizzazione delle delibere consiliari. solo stabilito che il verbale sia redatto per atto pubblico nei casi di delibere su materie di competenza assembleare. previsto la tenuta di un apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni del c.d.a. La riforma del 2003 ha modificato la disciplina dell'invalidit della deliberazione del consiglio di amministrazione, la cui impugnazione in passato era consentita in un solo caso: delibera adottata con voto determinante di un amministratore in conflitto di interessi ( ex art. 2391 ). L'attuale disciplina ha optato per ampliare la categoria delle delibere consiliari annullabili, mentre non sono previste cause di nullit delle stesse. 2388.4 , prevede che possono essere impugnate tutte le delibere del consiglio di amministrazione che non sono prese in conformit della legge o dello statuto. L'impugnativa pu essere proposta dagli amministratori assenti o dissenzienti e dal consiglio sindacale entro 90 giorni dalla data della deliberazione. Quando la delibera consiliare leda direttamente un diritto soggettivo del socio questi avr diritto di agire giudizialmente per far annullare la delibera. L'annullamento delle delibere consiliari non pregiudica i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione delle stesse. Il conflitto di interessi degli amministratori disciplinato all'art. 2391 : l'amministratore che in una determinata operazione ha un interesse non necessariamente in conflitto con quello della societ: a) deve darne notizia agli amministratori e al collegio sindacale precisandone " la natura, i termini, l'origine e la portata; L'art.

b) se si tratta di amministratore delegato, deve inoltre astenersi dal compiere l'operazione investendo della stessa l'organo collegiale competente; c) in entrambi i casi il consiglio d'amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni della convenienza per la societ dell'operazione. Limpugnazione pu essere proposta entro 90 giorni dalla data della delibera, dal collegio sindacale, dagli amministratori assenti o dissenzienti nonch dagli stessi amministratori che hanno votato a favore. I contratti conclusi dallamministratore unico in conflitto di interessi sono annullabili su richiesta della societ in base alla disciplina generale della rappresentanza, salva la buona fede del terzo contraente. La societ pu agire contro lamministratore per il risarcimento del danno derivante dalla sua azione o omissione. Lamministratore risponde anche dei danni derivanti alla societ dallutilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunit daffari appresi nellesercizio del suo incarico. Quindi, lamministratore non pu approfittare della propria posizione per conseguire vantaggi a danno della societ. Maggiore cautele sono previste per le societ quotate. 7. COMITATO ESECUTIVO. AMMINISTRATORI DELEGATI Nelle societ per azioni di maggiore dimensione frequente un'articolazione interna del consiglio di amministrazione per rendere pi razionale ed efficiente la gestione corrente dell'impresa sociale. Se l'atto costitutivo o l'assemblea lo consentono, il consiglio d'amministrazione pu delegare le proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo ovvero ad uno o pi amministratori delegati ( art. 2381 ). Il comitato esecutivo un organo collegiale; le sue decisioni sono adottate in riunioni alle quali devono assistere i sindaci ( art. 2405). Le relative delibere devono risultare da un apposito libro delle adunanze. Gli amministratori delegati sono invece organi unipersonali. Se vi sono pi amministratori delegati, essi agiscono disgiuntamente o congiuntamente, a seconda di quanto stabilito dallo statuto o dall'atto di nomina. Agli amministratori delegati di regola affidata la rappresentanza della societ. poi possibile la coesistenza di un comitato esecutivo e di uno o pi amministratori delegati con competenze ripartite. I membri del comitato esecutivo e gli amministratori delegati sono designati dallo stesso consiglio di amministrazione, che determina l'ambito della delega. In base all'attuale disciplina non possono esser tuttavia delegati: a) la redazione del bilancio di esercizio; b) la facolt di aumentare il capitale sociale e di emettere obbligazioni convertibili per delega; c) gli adempimenti posti a carico degli amministratori in caso di riduzione obbligatoria del capitale sociale per perdite; d) la redazione del progetto di fusione o di scissione. Con la concessione della delega gran parte della gestione della societ svolta dagli organi

delegati, nelle cui mani si concentra il potere decisionale. E ci determina una modifica del regime di responsabilit degli amministratori. La delega determina una competenza concorrente del consiglio e degli organi delegati. Infatti, il consiglio pu avocare a s operazioni rientranti nella delega e resta in posizione sovraordinata rispetto al comitato esecutivo ed agli amministratori delegati. L'attuale disciplina puntualizza le funzioni proprie degli organi delegati e definisce i rapporti tra gli stessi e gli altri componenti del consiglio di amministrazione, al fine di favorire la circolazione delle informazioni sulla gestione fra i diversi componenti del consiglio e la partecipazione attiva alla gestione anche degli amministratori privi di delega. Si stabilisce infatti che gli organi delegati: A) curano che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile della societ sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa; B) riferiscono periodicamente al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale sul generale andamento della gestione e sulla prevedibile evoluzione, nonch sulle operazioni di maggiore rilievo. Per consentire un'effettiva partecipazione di tutti i consiglieri alla gestione della societ si dispone che tutti gli amministratori devono agire informati e che ciascuno pu chiedere agli organi delegati che siano fornite in consiglio informazioni relative alla gestione della societ ( art. 2385, 6 comma). consiglio di amministrazione il potere-dovere di: - valutare, sulla base delle informazioni ricevute, l'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile della societ; - esaminare i piani strategici, industriali e finanziari della societ; - valutare, sulla base della relazione degli organi delegati, il generale andamento della gestione. 8. LA RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETA Fra le funzioni di cui gli amministratori sono per legge investiti vi quella di rappresentanza della societ. In presenza di un consiglio di amministrazione, gli amministratori investiti del potere di rappresentanza devono essere indicati nello statuto o nellatto di nomina. Se pi sono gli amministratori con rappresentanza, deve essere specificato se essi hanno il potere di agire disgiuntamente a o congiuntamente. Di regola, la rappresentanza della societ attribuita, disgiuntamente o congiuntamente, al presidente del consiglio di amministrazione e/o ad uno o pi amministratori delegati. In base allattuale disciplina il potere di rappresentanza degli amministratori generale e non pi circoscritto agli atti che rientrano nell'oggetto sociale. Essi hanno inoltre la rappresentanza processuale, attiva e passiva, della societ. Il potere di rappresentanza, che il potere di agire nei confronti dei terzi in nome della gestione, va tenuto distinto dal potere di gestione, che riguarda invece la fase dellattivit amministrativa interna alla societ. La societ pu avvalersi, oltre che degli amministratori, anche di altri rappresentanti, L'attuale disciplina attribuisce al

nominati dallassemblea o dagli stessi amministratori. Come ad esempio, i direttori generali (che fanno parte dellorganizzazione interna della societ), sia di procuratori esterni generali o per singoli affari. In questi casi avremo delle forme di rappresentanza negoziale, rette dai principi di diritto comune o dalle norme speciali in tema di rappresentanza commerciale. La rappresentanza organica degli amministratori di spa retta da due principi cardine: inopponibile ai terzi di buona fede la mancanza di potere rappresentativo dovuta ad invalidit dellatto di nomina; infatti, una volta intervenuta liscrizione nel registro delle imprese dellatto di nomina, le cause di nullit e di annullabilit della nomina degli amministratori con rappresentanza non sono opponibili ai terzi, salvo che la societ provi che i terzi ne erano a conoscenza. In mancanza, la societ resta vincolata dagli atti compiuti dagli amministratori invalidamente nominati; la societ inoltre resta vincolata verso i terzi anche se gli amministratori hanno violato eventuali limitazioni volontarie poste ai loro poteri di rappresentanza. Le limitazioni al potere che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti, non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano agito intenzionalmente a danno della societ (art. 2384, 2 comma). Con l'attuale disciplina non stata riprodotta la disposizione che precludeva alla societ di opporre ai terzi di buona fede l'estraneit all'oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della societ; degli atti cio che non rientravano nell'attivit di impresa determinata dallo statuto (c.d. atti ultra vires). Restano invece opponibili ai terzi i limiti legali del potere di rappresentanza degli amministratori. Ad esempio nel caso in cui lamministratore stipuli un contratto in conflitto di interessi con la societ. Il contratto sar annullabile su richiesta della societ, se il conflitto di interessi era conosciuto o riconoscibile dai terzi (art. 1394). 9. LA RESPONSABILITA DEGLI AMMINISTRATORI VERSO LA SOCIETA Gli amministratori sono responsabili civilmente del loro operato in tre direzioni: 1) verso la societ (artt. 2392-2393 ); 2) verso i creditori sociali ( art. 2394 ); 3) verso i singoli soci o terzi ( art. 2395 ). In base all'attuale disciplina, gli amministratori incorrono in responsabilit verso la societ e sono tenuti al risarcimento dei danni dalla stessa subiti quando non adempiono ai doveri ad essi imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dellincarico e dalle loro specifiche competenze. Gli amministratori non sono invece responsabili per i risultati negativi della gestione che non siano imputabile a difetto di normale diligenza della condotta degli affari sociali o nell' adempimento degli specifici obblighi posti a loro carico. Se gli amministratori sono pi, essi sono responsabili solidalmente. Ciascuno pu essere quindi costretto dalla societ a risarcirle l'intero danno subito. La responsabilit degli amministratori comunque responsabilit per colpa e non responsabilit oggettiva. Infatti, la responsabilit per gli atti e le omissione degli amministratori non si estende a quello tra essi che sia immune da colpa, purch:

a) abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione; b) del suo dissenso dia immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale. L'esercizio dell'azione di responsabilit contro gli amministratori deve essere deliberato dall'assemblea ordinaria, anche se la societ in liquidazione, ovvero dal collegio sindacale a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. La deliberazione dell'azione di responsabilit comporta la revoca automatica dall'ufficio degli amministratori contro cui proposta solo se la delibera approvata con voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. Se non si raggiunge tale percentuale del capitale sociale sar invece necessario una distinta ed espressa delibera di revoca. Che lazione sociale di responsabilit debba essere deliberata dallassemblea tutela poco le minoranze azionarie, visto che la relativa decisione in sostanza nelle mani del gruppo di comando che ha nominato gli amministratori e che perci decider di agire in giudizio contro gli stessi solo ove si rompa il relativo rapporto fiduciario. Nel caso la societ cada in dissesto ed dichiarata fallita o assoggettata a liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria, la legittimazione a promuovere l'azione sociale di responsabilit compete al curatore fallimentare, al commissario liquidatore, al commissario straordinario ( art. 2394-bis). Una tutela limitata e indiretta delle minoranze per prevista anche quando la societ in bonis. La societ infatti pu rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilit o pervenire ad una transazione con gli amministratori. necessario che entrambe le decisioni siano deliberate dallassemblea e non vi sia il voto contrario di una minoranza qualificata. Una tutela pi energica delle minoranze stata introdotta dalla riforma del 1998 per le sole societ con azioni quotate (art. 129 Tuf) e poi estesa a tutte le spa dalla riforma del 2003. In base all'art. 2393-bis, l'azione sociale di responsabilit contro gli amministratori pu essere promossa anche dagli azionisti di minoranza. L'azione promossa dalla minoranza, tramite un rappresentante comune, diretta a reintegrare il patrimonio sociale, e non a risarcire il danno eventualmente subito dai soggetti agenti. Perci la societ deve essere chiamata in giudizio. 10. LA RESPONSABILITA VERSO I CREDITORI SOCIALI Oltre che nei confronti della societ, gli amministratori sono responsabili anche verso i creditori sociali ( art. 2394 ): a) gli amministratori sono responsabili verso i creditori sociali solo "per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrit del patrimonio sociale"; b) l'azione pu essere proposta dai creditori solo quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. Quanto corrisposto dagli amministratori a titolo di risarcimento danni non spetter alla societ, ma direttamente ai creditori fino alla concorrenza del loro credito. Fra l'azione sociale di responsabilit e quella concessa ai creditori vi sono comunque

indubbie differenze: infatti, il danno subito dai creditori non che un effetto riflesso del danno che gli amministratori hanno arrecato al patrimonio sociale rendendolo insufficiente a soddisfare i primi. Consegue che se l'azione risarcitoria stata esperita dalla societ e il relativo patrimonio stato reintegrato, i creditori non potranno pi esercitare l'azione di loro spettanza dato che gli amministratori sono ovviamente tenuti a risarcire una sola volta il danno. Anche la transazione intervenuta con la societ paralizza l'azione dei creditori sociali; invece, la rinuncia all'azione da parte della societ non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. Lazione dei creditori si prescrive in 5 anni, al pari dellazione sociale. E preferibile la tesi dellazione diretta ed autonoma, poich: a) diversamente da quanto previsto per lazione surrogatoria, i creditori sociali che agiscono contro gli amministratori non sono tenuti a citare in giudizio anche la societ; b) la sospensione della prescrizione dellazione sociale, finch gli amministratori restano in carica, non opera per lazione dei creditori sociali. 11. LA RESPONSABILITA VERSO SINGOLI SOCI O TERZI Lazione di responsabilit della societ ed i creditori sociali " non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori " (art. 2395 ). Perch il singolo socio o il terzo possano chiedere agli amministratori il risarcimento dei danni devono ricorre due presupposti: a) il compimento da parte degli amministratori di un atto illecito nell'esercizio del loro ufficio; b) la produzione di un danno diretto al patrimonio del singolo socio o del singolo terzo; di un danno cio che non sia semplice riflesso del danno eventualmente subito dal patrimonio sociale. Caso classico di danno diretto quello degli amministratori che con un falso bilancio inducono i soci o terzi a sottoscrivere l'aumento di capitale a prezzo eccessivo. Il socio o il terzo che agiscono in responsabilit contro gli amministratori devono provare che esiste un nesso causale diretto fra il danno subito e lillecito degli amministratori, vale a dire che solo la condotta illecita di questultimi li ha indotti a compiere latto da cui loro derivato un danno. Spetter al socio o al terzo provare anche il dolo o la colpa degli amministratori. Lazione pu essere esercitata entro 5 anni dal compimento dellatto che ha pregiudicato il socio o il terzo. 12. I DIRETTORI GENERALI I direttori generali sono dirigenti che svolgono attivit di alta gestione dell'impresa sociale. Dirigenti cio che sono al vertice della gerarchia dei lavoratori subordinati dell'impresa ed operano in rapporto diretto con gli amministratori. Essi sono perci investiti di ampi poteri decisionali nella gestione dell'impresa. Inoltre, se nominati dall'assemblea o per disposizione dell'atto costitutivo, agli stessi si applicano le norme che regolano la responsabilit civile degli amministratori, in relazione ai compiti loro affidati ( art. 2396 ). Inoltre, i direttori generali sono assimilati agli amministratori in numerose norme penali e fallimentari. Il codice si astiene dal definire la figura del direttore generale. La

nomina di direttori generali non spoglia gli amministratori dei relativi poteri di gestione e di rappresentanza ed anzi i direttori sono in posizione subordinata rispetto agli amministratori. Nelle societ quotate, i direttori generali sono destinatari di specifici obblighi: sono chiamati ad attestare che gli atti e le comunicazioni della societ previste dalla legge o diffuse al mercato sono conformi al vero. Analoga funzione di certificazione essi svolgono a riguardo ai documenti contabili. I direttori generali sono parificati agli amministratori sotto il profilo delle responsabilit penali. Inoltre, se nominati dallassemblea o dallo statuto, agli stessi si applicano le norme che regolano la responsabilit degli amministratori. 13.GLI AMMINISTRATORI DI FATTO Amministratore di fatto il soggetto, privo della veste formale di amministratore per la mancanza di nomina assembleare, che in fatto si ingerisce nella direzione dellimpresa sociale. Gli amministratori di fatto sono equiparati agli amministratori legalmente nominati per lapplicazione delle norme penali in tema di responsabilit. invece dubbia lestensione agli amministratori di fatto della responsabilit civile dettata per gli amministratori. La legge d conferma con riferimento alla srl, quando amministratore di fatto un socio, ma solo in presenza di comportamenti dolosi. (art. 2476, 7 comma). Parte della dottrina ritiene che si applichi anche nella spa, assimilando la figura dellamministratore di fatto a quella dei direttori generali. CAPITOLO 9 - IL COLLEGIO SINDACALE. CONTROLLO CONTABILE 1. PREMESSA Il collegio sindacale l'organo di controllo interno della societ per azioni, con funzione di vigilanza sull'amministrazione della societ. La disciplina del collegio sindacale ha subito profonde modifiche del 1942 ad oggi: con la riforma del 1974 stato introdotto per le societ quotate un controllo contabile esterno da parte di una societ di revisione, dando per vita ad una sovrapposizione di funzioni col collegio sindacale che si rilevata scarsamente funzionale. Norme volte a migliorare la professionalit e l'efficienza del collegio sindacale sono addotte dal d.lgs. 27-1-1992, n. 88, che ha istituito un apposito registro dei revisori contabili. La riforma del 1998 ha modificato la disciplina del collegio sindacale delle societ con azioni quotate e ha affrancato tale organo dalle funzione di controllo contabile, che perci sono ora affidate in via esclusiva alla societ di revisione. Con una riforma del 2003 anche nelle altre societ per azioni il controllo contabile stato sottratto al collegio sindacale ed stato attribuito ad un revisore contabile o ad una societ di revisione. 2.COMPOSIZIONE.NOMINA.CESSAZIONE. Il collegio sindacale delle societ con azioni non quotate si compone di tre o cinque membri effettivi, soci o non soci, secondo quanto stabilito nello statuto. Devono inoltre essere nominati due membri supplenti ( art. 2397 ). Il collegio sindacale delle societ non quotate ha una struttura semirigida. Fermo restando il numero minimo di tre sindaci effettivi e di due supplenti, l'atto costitutivo delle societ quotate pu oggi determinare liberamente il numero dei sindaci (art. 148 Tuf). I primi sindaci sono nominati nell'atto costitutivo; successivamente essi sono nominati dall'assemblea ordinaria. I sindaci sono di regola nominati dallo stesso organo che nomina agli amministratori. La situazione tuttavia mutata per le sole societ quotate con la riforma

del 1998. L'atto costitutivo di tali societ deve prevedere che almeno un membro effettivo sia eletto dalla minoranza. Nelle societ con azioni non quotate, in seguito alla riforma del 2003, almeno un sindaco effettivo ed uno supplente devono essere scelti fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili. Lattuale disciplina prevede che tutti i sindaci devono possedere requisiti di professionalit, anche se la legge consente una composizione diversificata del collegio in modo da avere un organo in cui siano presenti le necessarie competenze tecniche (contabile, giuridica e amministrativa) per lassolvimento della funzione di controllo. Per le societ quotate i requisiti di onorabilit e di professionalit sono invece fissati con regolamento del ministro della giustizia, che prevede anche la nomina di sindaci non iscritti nel registro dei revisori contabili. Nel registro dei revisori possono iscriversi persone fisiche in possesso di specifici requisiti professionalit e onorabilit, che abbiano superato un apposito esame di ammissione e, societ di persone o capitali che abbiano per oggetto esclusivo la revisione o lorganizzazione contabile di imprese e rispondano a certi requisiti. Per assicurare l'indipendenza dei sindaci sono previste cause di ineleggibilit ulteriori rispetto a quelle dettate per gli amministratori; secondo l'art. 2399 non possono esser nominati sindaci: a) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori, nonch degli amministratori di societ facenti parte dello stesso gruppo; b) coloro che sono legati alla societ o a societ facenti parte dello stesso gruppo " da un rapporto di lavoro o da una rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l'indipendenza". Valgono poi per i sindaci le stesse cause di incompatibilit viste per gli amministratori. Il compenso dei sindaci deve essere predeterminato ed invariabile in corso di carica. La retribuzione annuale dei sindaci, se non stabilita nello statuto, determinata dallassemblea o dallatto della nomina per lintero periodo di carica. I sindaci restano in carica per tre esercizi e sono rieleggibili. I sindaci scaduti restano in carica fino alla nomina dei nuovi. Costituiscono causa di cessazione dellufficio prima della scadenza del termine la morte, la revoca, la rinuncia e la decadenza dallufficio. L'assemblea pu revocarli solo se sussiste una giusta causa; la delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale ( art. 2400 ), al fine di verificare se ricorre giusta causa. Costituiscono cause di decadenza dallufficio il sopraggiungere di una delle cause di ineleggibilit, nonch la sospensione o cancellazione dal registro dei revisori. Decade dallufficio il sindaco che, senza giustificato motivo, non assiste o disserta, durante un esercizio sociale, due riunioni del cda, del comitato esecutivo o del collegio sindacale. In caso di morte, di rinuncia o decadenza di un sindaco, subentrano automaticamente i supplenti in ordine di et. La nomina, cessazione dei sindaci deve essere iscritta, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese entro 30 giorni. 3.IL CONTROLLO SULLAMMINISTRAZIONE Funzione primaria del collegio sindacale quella di controllo. In base all'attuale disciplina, il controllo del collegio sindacale ha per oggetto l'amministrazione della societ globalmente

intesa e si estende a tutte le attivit sociale, al fine di assicurare che la stessa venga svolta nel rispetto della legge.Il collegio sindacale vigila " sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo contabile adottato dalla societ e sul suo concreto funzionamento" ( art. 2403, 1 comma e 149 Tuf). Il collegio sindacale non svolge pi il controllo contabile sulle societ, oggi affidato ad un revisore contabile o ad una societ di revisione. La vigilanza del collegio sindacale esercitata nei confronti degli amministratori quanto organo investito della gestione della societ, ma riguarda anche lattivit dell'assemblea e comunque pu estendersi in ogni direzione. Da qui il potere-dovere dei sindaci di intervenire alle riunioni dell'assemblea, del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo, nonch di impugnare le relative delibere. Il controllo del collegio sindacale sull'amministrazione un controllo di carattere globale e sintetico, le cui modalit di esercizio sono rimesse alla discrezionalit tecnica del collegio. I sindaci hanno il poteredovere di procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione e di controllo, nonch di chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a societ controllate, sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari. Il collegio sindacale pu inoltre convocare l'assemblea " qualora nell'espletamento del suo incarico ravvisi fatti censurabili di rilevante gravit e vi sia urgente necessit di provvedere " ( art. 2406,2 comma). compiuto gravi irregolarit nella gestione. 4. IL CONTROLLO CONTABILE. ALTRE FUNZIONI Il collegio sindacata oggi tenuto a vigilare solo sulladeguatezza ed affidabilit del sistema amministrativo contabile. Nelle societ non quotate, il suo consenso per tuttora necessario per liscrizione allattivo di alcune voci di bilancio. Nelle societ che non fanno appello al mercato del capitale di rischio e che non sono tenute alla redazione del bilancio consolidato, lo statuto pu prevedere che anche il controllo contabile sia esercitato dal collegio sindacale (caso in cui lintero collegio sindacale viene sostituito da revisori contabili iscritti nellapposito registro). consiglio di amministrazione degli amministratori investiti di particolari cariche. I sindaci sono chiamati a svolgere funzione amministrativa quando vengono meno tutti gli amministratori. 5. IL FUNZIONAMENTO DEL COLLEGIO SINDACALE Nelle societ non quotate il presidente del collegio sindacale nominato dall'assemblea ( art. 2398 ). Nelle societ quotate invece l'atto costitutivo a fissare i criteri di nomina dello stesso. Il collegio sindacale deve riunirsi almeno ogni 90 giorni e l'attuale disciplina prevede che le riunioni possono svolgersi anche con mezzi telematici, se lo statuto lo consente ( art. 2404, 1 comma). Il collegio sindacale regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci e delibera a maggioranza assoluta dei presenti. Delle riunioni deve essere redatto processo verbale, sottoscritto da tutti gli intervenuti, che viene trascritto nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale. I sindaci possono avvalersi di dipendenti e di ausiliari per lo svolgimento di specifiche operazioni di ispezione e di controllo. L'attivit di controllo del Il collegio sindacale deve esprimere il proprio parere sulla determinazione da parte del Il collegio pu inoltre promuovere il controllo giudiziario sulla gestione, se ha fondato sospetto che gli amministratori abbiano

collegio sindacale pu poi essere sollecitata dai soci ( art. 2408). Ogni socio pu denunziare al collegio sindacale fatti che ritiene censurabili. Il collegio sindacale per obbligato solo a tenerne conto nella relazione annuale dell'assemblea. Doveri specifici e pi intensi sono invece poste a carico del collegio sindacale quando la denuncia provenga da tanti soci che rappresentano il 5% del capitale sociale o la minore percentuale prevista dallo statuto. In tal caso il collegio sindacale " deve indagare senza ritardo sui fatti denunziati, presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all'assemblea", convocando indebitamente la medesima qualora ravvisi fatti censurabili di rilevante gravit ( art. 2408, 2 comma). 6. LA RESPONSABILITA DEI SINDACI I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalit e la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico( art. 2407 ). I sindaci sono responsabili, anche penalmente, della verit delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio. L'obbligo di risarcimento dei danni grava esclusivamente sui sindaci e qualora il danno sia imputabile solo al mancato o negligente adempimento dei loro doveri. Ad esempio, uno pi sindaci hanno violato il segreto dufficio. I sindaci sono responsabili in solido con gli amministratori per i fatti e le omissioni di questi ultimi, qualora il danno non si sarebbe prodotto se i sindaci avessero vigilato in conformit degli obblighi della loro carica. L'azione di responsabilit concessa disciplinata dalle stesse norme dettate per l'azione di responsabilit contro gli amministratori. B. IL CONTROLLO CONTABILE 7. IL SISTEMA Con la riforma del 2003 si completato il processo di separazione del controllo sullamministrazione dal controllo contabile, originariamente entrambi affidati al collegio sindacale. L'affidamento del controllo contabile ad un revisore esterno stato avviato nel 1974; a tale disciplina si affiancata con la riforma del 2003, quella del controllo contabile applicabile a tutte le altre societ per azioni. Oggi coesistono tre discipline parzialmente diverse: a) nelle societ che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il controllo contabile esercitato da un revisore contabile che sia persona fisica o da una societ di revisione iscritti in un apposito registro dei revisori contabili; b) nelle societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, diverse dalle societ quotate, il controllo contabile invece pu essere esercitato solo da una societ di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili; c) nelle societ con azioni quotate lattivit di revisione contabile riservata alle societ di revisione iscritte in un apposito albo speciale, tenuto dalla Consob. 8. IL CONTROLLO CONTABILE Nelle societ non quotate, sottoposte a controllo contabile, il soggetto al quale demandato il relativo controllo nominato per la prima volta nell'atto costitutivo. Successivamente l'incarico conferito dall'assemblea, la quale determina il corrispettivo spettante al revisore o alla societ di revisione per l'intera durata dell'incarico ( art. 2409- quater, 1 comma). Non

possono essere incaricati del controllo contabile, e se incaricati decadono dall'ufficio, i sindaci della societ o di societ facenti parte dello stesso gruppo. Nelle societ quotate, l'incarico conferito, previo parere del collegio sindacale, dall'assemblea in occasione dell'approvazione del bilancio. L'incarico di controllo o di revisione contabile ha durata di tre esercizi e nelle societ quotate pu essere rinnovato per non pi di due volte. La stabilit dell'incarico e l'indipendenza della societ di revisione sono poi garantite anche dalla disciplina della revoca. Nelle societ assoggettate al controllo contabile, l'incarico pu essere revocato dall'assemblea solo per giusta causa e sentito il parere del collegio sindacale. Le delibere di conferimento dell'incarico e di revoca sono soggette ad iscrizione nel registro delle imprese. 9. LA REVISIONE CONTABILE OBBLIGATORIA Lattivit di revisione contabile obbligatoria riservata alle societ di revisione iscritte nellalbo speciale tenuto a cura della Consob. Queste societ di revisione sono societ di persone o di capitali il cui oggetto sociale deve essere limitato allorganizzazione e revisione contabile di aziende. Esse devono rispondere ad una serie di requisiti volti a garantire la professionalit della maggioranza dei soci e degli amministratori, nonch lonorabilit di tutti gli amministratori. Liscrizione nellalbo speciale delle societ di revisione che rispondono ai requisiti fissati per legge effettuata dalla Consob, previo accertamento del requisito di idoneit tecnica. La Consob vigila sullattivit di tali societ e ne verifica periodicamente lindipendenza e lidoneit tecnica. Inoltre, pu raccomandare principi e criteri da adottare per la revisione contabile. Quando accerta gravi irregolarit la Consob pu irrogare anche sanzioni amministrative pecuniarie ed adottare provvedimenti temporanei. La recente riforma del 2005 sulla tutela del risparmio ha compiuto significativi progressi per meglio tutelare lindipendenza e loggettivit del controllo contabile. Le nuove norme rafforzano lattivit di vigilanza della Consob. In base allattuale disciplina la societ obbligata alla revisione che sceglie la societ di revisione, con deliberazione dellassemblea ordinaria in occasione dellapprovazione del bilancio, previo parere obbligatorio del collegio sindacale. La deliberazione deve essere poi trasmessa alla Consob, che entro 20 giorni dal ricevimento pu vietarne lesecuzione. Si tratta di un vero e proprio controllo di merito, predisposto per evitare che lincarico di revisione venga affidato ad una societ non idonea a svolgere le funzioni. Il compenso spettante alla societ di revisione determinato dallassemblea contestualmente al conferimento dellincarico. La legge 266/2005, art. 160, comma 1-ter, vieta alla societ di revisione, e a tutti i soggetti che fanno parte della sua rete, nonch ai soci, componenti degli organi amministrativi e di controllo, ai dipendenti della societ di revisione, di prestare alla societ oggetto di revisione una serie di servizi indicati dalla legge o fissati dalla Consob con regolamento. Insomma, sono vietati tutti i principali servizi non audit conosciuti dalla prassi (tenuta dei libri contabili, gestione del controllo interno, formazione e gestione del personale, consulenza finanziaria o giuridica, ecc.). La revisione contabile non pu essere esercitata da coloro che sono stati amministratori, sindaci o direttori generali o dirigenti presso la societ che ha conferito lincarico, se non sono trascorsi almeno 3 anni dalla cessazione di tali incarichi o rapporti di lavoro. Coloro che hanno preso parte alla revisione del bilancio di una societ, ovvero sono stati soci o hanno ricoperto cariche sociali nella societ di revisione, non possono prestare lavoro autonomo o subordinato, ricoprire cariche sociali presso la societ che ha conferito lincarico, se non sono trascorsi almeno 3 anni dalla cessazione del rapporto con la societ di revisione.

La legge fissa che lincarico di revisione ha la durata di sei esercizi, ed rinnovabile una sola volta. In caso di rinnovo la societ di revisione deve comunque sostituire il responsabile della revisione. Al termine del secondo mandato deve essere incaricata una nuova societ di revisione, non potendo quella vecchia essere nuovamente incaricata prima che siano trascorsi 3 anni (periodo di raffreddamento). Lassemblea ordinaria della societ pu revocare lincarico prima della scadenza del mandato solo se ricorre giusta causa e previo parere dellorgano di controllo e deve conferire, contestualmente, lincarico ad unaltra societ di revisione. La revoca deve essere trasmessa alla Consob che pu entro 20 giorni vietarne lesecuzione qualora rilevi la mancanza di giusta causa. La stessa Consob pu disporre la revoca dufficio dallincarico, quando rilevi lesistenza di una causa di incompatibilit o gravi irregolarit nello svolgimento del loro incarico. Le delibere di conferimento dellincarico e di revoca dello stesso, nonch i relativi provvedimenti della Consob, sono depositati presso il registro delle imprese. 10. FUNZIONI E RESPONSABILITA DEI REVISORI DEI CONTI Lattivit di controllo contabile regolata dal codice civile, dal tuf secondo i principi comuni. Funzione principale del revisore quella di controllare la regolare tenuta delle scritture contabili e di esprimere un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato. In relazione al giudizio sul bilancio, la societ deve esporre analiticamente i motivi della propria decisione. Il giudizio espresso dalla societ di revisione lascia impregiudicato il potere dellassemblea di approvare o meno il bilancio, che potr essere approvato anche se il giudizio negativo. Il revisore ha diritto di ottenere dagli amministratori documenti e notizie utili per la revisione e pu procedere autonomamente ad accertamenti, ispezioni o controlli. Il revisore contabile documenta lattivit svolta in un apposito libro, tenuto presso al sede della societ o in un luogo diverso stabilito dallo statuto. Il revisore contabile, al pari del collegio sindacale, deve adempiere i propri doveri con diligenza professionale; responsabile della verit delle sue attestazioni e deve conservare il segreti su fatti e documenti di cui ha conoscenza per ragioni del suo ufficio. Trova applicazione la disciplina dellazione di responsabilit dettata per i sindaci. Lazione si prescrive in 5 anni dalla cessazione dellincarico. CAPITOLO 10 - I SISTEMI ALTERNATIVI 1. IL SISTEMA DUALISTICO Due sono i sistemi alternativi introdotti dalla riforma del 2003: sistemi che trovano applicazione solo se espressamente adottati in sede di costituzione della societ o con modifica dello statuto ( art. 2380, 2 comma). Il sistema dualistico prevede la presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza. Il controllo contabile poi affidato ad un revisore contabile o ad una societ di revisione. Il consiglio di gestione svolge le funzioni proprie del consiglio di amministrazione del sistema tradizionale. Al consiglio di sorveglianza sono attribuite sia le funzioni di controllo propri del collegio sindacale, sia le funzione di indirizzo della gestione che nel sistema tradizionale sono proprie dell'assemblea dei soci, come la nomina e la revoca dei componenti del consiglio di gestione. La presenza del consiglio di sorveglianza riduce le competenze dellassemblea ordinaria. Infatti, lassemblea nomina e revoca i componenti del consiglio di sorveglianza, determina il loro compenso e delibera in ordine allazione di responsabilit nei loro confronti e nomina il revisore. Ma, perde la competenza

di nomina e revoca degli amministratori, la competenza per lapprovazione del bilancio. Il sistema dualistico determina quindi un pi accentuato distacco fra azionisti ed organo gestorio della societ. un modello adatto per societ con azionatario Due sono diffuso e privo di uno stabile nucleo di azionisti imprenditori. gestione. 2.IL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA I componenti del consiglio di sorveglianza possono essere soci o non soci. Il loro numero, non inferiore a 3, fissata dallo statuto ( art. 2409-duodecies). I primi componenti sono nominati nell'atto costitutivo. Successivamente la loro nomina compete all'assemblea ordinaria. La legge prevede requisiti di professionalit, onorabilit e indipendenza dei consiglieri di sorveglianza, estendendo ad essi parte delle regole previste per i sindaci. Nelle societ che non sono quotate: almeno un componente effettivo del consiglio di sorveglianza deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili; non possono essere eletti i componenti del consiglio di gestione, n coloro che sono legati alla societ o a societ dello stesso gruppo da un rapporto di lavoro, di consulenza o di prestazione dopera retribuita che ne compromettano lindipendenza; trovano applicazione le cause di ineleggibilit e decadenza previste dallart. 2382 per gli amministratori e sindaci. Nelle societ quotate e in quelle con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico, i consiglieri di sorveglianza devono ulteriormente rispettare i limiti al cumulo di incarichi determinati con regolamento dalla Consob. Nelle sole societ quotate i consiglieri di sorveglianza devono essere in possesso dei requisiti di professionalit ed onorabilit (inoltre applicate cause di ineleggibilit dei sindaci art.148). I componenti del consiglio di sorveglianza restano in carica tre esercizi e sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo. Il loro compenso annuale e deve essere predeterminato ed invariabile in corso di carica, stabilito dallassemblea. Sono inoltre revocabili dallassemblea anche se non ricorre una giusta causa. La nomina e la cessazione dallufficio dei consiglieri di sorveglianza devono essere iscritte, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese entro 30 giorni. 3. COMPETENZE E FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA Il consiglio di sorveglianza esercita le funzioni proprie del collegio sindacale nel sistema tradizionale, con conseguente applicabilit di larga parte della disciplina per quest'ultimo dettata ( art. 2409-quaterdecies). In particolare presenta la denunzia al tribunale ex art. 2409; riferisce per iscritto almeno una volta all'anno all'assemblea sull'attivit di vigilanza svolta, sulle omissioni e sui fatti censurabili rilevati. Al consiglio di sorveglianza inoltre attribuita larga parte delle funzioni dell'assemblea ordinaria: a) nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione e ne determina il compenso; b) approva il bilancio di esercizio e il bilancio consolidato;

gli organi in cui si articola tale sistema: il consiglio di sorveglianza; il consiglio di

c) promuove lesercizio dell'azione di responsabilit nei confronti dei componenti del consiglio di gestione. Il presidente del consiglio di sorveglianza eletto dall'assemblea e i suoi poteri sono determinati dallo statuto ( art. 2409-duodecies, 8 e 9 co). I componenti del comitato di sorveglianza devono adempiere i loro doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico. Sono solidalmente responsabili con i componenti del consiglio di gestione per i fatti e le omissioni di questi quando i danni non si sarebbero prodotti se essi avessero vigilato in conformit dei doveri della loro carica. 4. IL CONSIGLIO DI GESTIONE Le funzioni del consiglio di gestione coincidono con quella del consiglio d'amministrazione del sistema tradizionale ( art. 2409-novies). Il consiglio di gestione costituito da un numero di componenti non inferiore a 2. I primi componenti sono nominati nell'atto costitutivo. Successivamente la loro nomina compete al consiglio di sorveglianza, che ne determina anche il numero nei limiti stabiliti dallo statuto. I consiglieri di gestione non possono esser nominati consiglieri di sorveglianza; essi sono revocabili ad nutum dal consiglio di sorveglianza. Come nel sistema tradizionale, i componenti del consiglio di gestione restano in carica per non pi di tre esercizi, ma sono rieleggibili. Non trova applicazione il meccanismo della cooptazione. Se dunque, nel corso dellesercizio vengono a mancare uno o pi componenti del consiglio di gestione, il consiglio di sorveglianza provvede senza indugio alla loro sostituzione. Il consiglio di gestione pu delegare proprie attribuzioni ad uno o pi dei suoi componenti. Lazione di responsabilit nei confronti del consiglio di gestione pu essere promossa anche dal consiglio di sorveglianza. 5.IL SISTEMA MONISTICO Il sistema monistico si caratterizza per la soppressione del collegio sindacale. L'amministrazione e il controllo sono fatti esercitare dal consiglio di amministrazione e da un comitato per il controllo della gestione, costituite al suo interno che svolge le funzioni del collegio sindacale ( art. 2409-sexiesdecies). Il controllo contabile poi affidato ad un revisore contabile o ad una societ di revisione. I componenti del comitato per il controllo sulla gestione sono infatti nominati dallo stesso consiglio di amministrazione, fra i consiglieri in possesso dei requisiti di indipendenza, onorabilit e professionalit. Si chiede inoltre che essi non siano membri del comitato esecutivo e che non svolgano funzioni gestorie, neppure in societ controllanti o controllate. Almeno uno dei componenti deve essere scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili. Il consiglio di amministrazione determina anche il numero dei componenti del comitato per il controllo della gestione. Il comitato elegge al suo interno il presidente ed opera con l'osservanza delle norme di funzionamento dettate per il collegio sindacale. In particolare, deve riunirsi ogni 90 giorni. Il comitato per il controllo sulla gestione svolge le stesse funzioni del collegio sindacale: vigila sulladeguatezza della struttura organizzativa della societ, del sistema di controllo interno e del sistema amministrativo e contabile, nonch sullidoneit a rappresentare adeguatamente i fatti di gestione. I suoi componenti devono assistere alle assemblee, alle adunanze del cda e del comitato esecutivo. Il comitato per il controllo sulla

gestione documenta lattivit svolta in un apposito libro. Il punto debole di questo sistema consiste nel fatto che i controllori sono direttamente nominati dai controllati, siedono insieme a questi ultimi e votano nel consiglio di amministrazione. La funzionalit del sistema si gioca tutta sulla effettiva " indipendenza" dei chiamati alla funzione di controllori. CAPITOLO 11 - CONTROLLI ESTERNI 1. IL SISTEMA Accanto al controllo interno del collegio sindacale ed al controllo contabile affidato ad un revisore esterno l'ordinamento prevede un articolato sistema di controlli esterni sulle societ per azioni. Controlli che sono diretti a tutelare anche interessi ulteriori e diversi rispetto a quelli tradizionali dei soci di minoranza e dei creditori sociali. Comune a tutte le societ per azioni infatti solo il controllo esterno sulla gestione esercitato dall'autorit giudiziaria in presenza di situazioni patologiche che ne alterano il corretto funzionamento. Controlli esterni di diversa natura sono introdotti per la societ che svolgono particolare attivit dalla relativa legislazione speciale. Per esempio, le societ quotate in borsa sono soggette al controllo della Consob, o societ bancarie sono soggette al controllo della Banca dItalia, ecc. 2. IL CONTROLLO GIUDIZIARIO SULLA GESTIONE Il controllo giudiziario sulla gestione delle societ per azioni ( art. 2409 c.c.) una forma di intervento dell'autorit giudiziaria nella vita delle societ volta a ripristinare la legalit dell'amministrazione delle stesse. La relativa disciplina ha subito significative modifiche con la riforma del '98 e con quella del 2003: ad iniziare dalla situazione societaria che legittima l'intervento del tribunale in precedenza individuata nel " fondato sospetto di gravi irregolarit nell'adempimento dei doveri degli amministratori e dei sindaci". In base all'attuale disciplina invece il procedimento pu essere attuato se vi fondato sospetto che gli amministratori abbiano compiuto gravi irregolarit nella gestione che possano arrecare danno alla societ. Le gravi irregolarit possono essere denunziate: A) dai soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale; B) in tutte societ l'iniziativa pu essere assunta anche dal collegio sindacale o dal corrispondente organo di controllo nei sistemi alternativi; C) nelle sole societ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l'iniziativa pu essere assunta anche dal pubblico ministero nonch dalla Consob. Il tribunale non pu invece procedere di ufficio. I soggetti legittimati sono tenuti a provare leffettiva esistenza delle gravi irregolarit. sufficiente che essi dimostrino lesistenza di un fondato sospetto. potenzialmente dannose e non siano rimosse. 3. IL PROCEDIMENTO Il procedimento attivato con la denunzia si articola in due fasi. Una prima fase, di carattere istruttorio, diretta ad accertare l'esistenza delle irregolarit e Condizione necessaria e sufficiente affinch il procedimento inizi che le irregolarit denunziate sussistano, che siano

a individuare i provvedimenti da adottare per rimuoverle. A tal fine il tribunale deve sentire in camera di consiglio gli amministratori e sindaci. Pu inoltre fare eseguire l'ispezione dell'amministrazione della societ da parte di un consulente nominato dal Tribunale. Le spese relative sono a carico dei soci richiedenti. Il gruppo di comando della societ pu evitare l'ispezione ed ottenere dal tribunale la sospensione del procedimento per un periodo determinato se l'assemblea sostituisce amministratori e sindaci con soggetti " di adeguata professionalit, che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistano e per eliminarle". questo pu scegliere fra due strade: - il tribunale pu disporre gli opportuni provvedimenti cautelari per evitare il ripetersi di irregolarit e nel contempo convocare lassemblea della societ per le deliberazioni conseguenti. Deliberazioni che lassemblea libera di adottare o meno; - nei casi pi gravi, il tribunale revoca gli amministratori, a volte anche i sindaci, e nomina un amministratore giudiziario. I poteri e la durata in carica dell'amministratore giudiziario sono determinati dal tribunale con decreto di nomina. Lamministratore giudiziario ha la qualifica di pubblico ufficiale per quanto attiene alle sue funzioni. Il suo compenso, a carico della societ, determinato dal tribunale. Pu essere revocato dal tribunale. Al termine del suo ufficio deve rendere al tribunale il conto della propria gestione. L'amministratore giudiziario ha la rappresentanza della societ, anche processuale, ma non pu compiere atti eccedenti l'ordinaria amministrazione senza l'autorizzazione del presidente del tribunale. Prima della scadenza del suo incarico, lamministratore giudiziario, deve convocare lassemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci. Oppure, pu proporre allassemblea la messa in liquidazione della societ o la sua sottoposizione ad una procedura concorsuale. Ma lassemblea libera nel decidere in proposito. 4. LA CONSOB La Consob ( commissione nazionale per le societ e la borsa) un organo pubblico di vigilanza sul mercato dei capitali; attualmente la Consob una persona giuridica di diritto pubblico, che gode di piena autonomia nei limiti stabiliti dalla legge. Essa ha sede in Roma ed una sede secondaria operativa a Milano. La commissione ha autonomi poteri normativi e regolamentari nelle materie ad essa riservati per legge. Le sue deliberazioni sono adottate collegialmente, salvo i casi di urgenza previsti per legge e, non ammessa delega permanente di funzioni ai commissari. Il presidente sovrintende allattivit istruttoria e cura lesecuzione delle delibere. La Consob e le altre autorit di vigilanza del mercato finanziario (banca ditalia, isvap) collaborano fra loro al fine di agevolare le rispettive funzioni e non possono opporsi reciprocamente il segreto dufficio. Allo stesso fine, la Consob collabora anche con le autorit europee e dei vari stati membri o extracomunitari. Nata come organo di controllo della borsa e delle societ che in borsa collocano i propri titoli, la Consob progressivamente divenuto organo di controllo dell'intero mercato mobiliare. Infatti, la Consob vigila, insieme alla Banca dItalia, sugli intermediari mobiliari, col fine di Se questi risultano insufficienti alleliminazione delle violazioni denunziate ed accertate dal tribunale,

garantire la trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli stessi. Vigila sui mercati regolamentati al fine di assicurare la trasparenza, lordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori. Vigila, infine, su tutti gli emittenti strumenti finanziari diffusi fra il pubblico avendo riguardo alla tutela degli investitori, nonch alla efficienza e trasparenza del mercato del controllo societario e del mercato di capitali. 5.AMMISSIONI DELLE AZIONI ALLE QUOTAZIONI DI BORSA. La privatizzazione della borsa valori realizzata nel 1997, in attuazione al d.lgs. 415/1996, ha modificato la disciplina in tema di ammissione delle azioni alle quotazioni, sospensione e revoca. Le relative competenze, in precedenza attribuite alla Consob, sono state trasferite alla societ di gestione della borsa, Borsa italiana spa, sotto la vigilanza della Consob. In base allattuale disciplina le condizioni di ammissione, esclusione e sospensione delle azioni dalle negoziazioni sono determinate dal regolamento di mercato deliberato dallassemblea ordinaria della societ di gestione della borsa. La Consob, a sua volta, autorizza lesercizio dei mercati regolamentati previo accertamento che il regolamento assicuri la trasparenza del mercato, lordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori. Lammissione avviene esclusivamente su domanda della societ interessata previa deliberazione dellorgano competente, cio dallassemblea dei soci. La societ di gestione delibera entro due mesi dalla domanda e comunica allemittente la decisione di ammissione o rigetto della domanda. Contestualmente comunica alla Consob la propria decisione. Linizio delle negoziazioni deve comunque essere preceduto dalla pubblicazione di un apposito prospetto di quotazione contenente le informazioni necessarie affinch gli investitori possano formarsi un giudizio sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dellattivit dellemittente, nonch sui prodotti finanziari e sui relativi diritti. Contenuto e modalit di pubblicazione del prospetto determinato dalla Consob con proprio regolamento. La societ di gestione del mercato dispone anche la sospensione o la revoca della quotazione, dandone immediata comunicazione alla Consob. La Consob pu entro 5 giorni vietare lesecuzione dei provvedimenti di esclusione, ovvero ordinare la revoca della sospensione. La sospensione disposta qualora non temporaneamente garantita la regolarit del mercato o se lo richiede la tutela degli investitori. La sospensione pu durare al massimo 18 mesi, dopo di che la societ di gestione della borsa delibera lesclusione della sospensione se sono venuti meno i motivi della sospensione. La societ pu chiedere, con deliberazione dellassemblea straordinaria, lesclusione dalla negoziazione se ottiene lammissione in altro mercato regolamentato, purch sia garantita una tutela equivalente degli investitori. 6.CONSOB E INFORMAZIONE SOCIETARIA La Consob svolge un ruolo centrale per assicurare una adeguata e veritiera informazione sul mercato mobiliare sugli eventi di rilievo che riguardano la vita delle societ che fanno appello al pubblico risparmio, in modo da consentire agli investitori scelte pi consapevoli. In base allattuale disciplina sono assoggettati ad obblighi informativi nei confronti del

pubblico: tutti gli emittenti strumenti finanziari quotati e i soggetti che li controllano; gli emittenti strumenti finanziari non quotati in mercati italiani, ma diffusi fra il pubblico in misura rilevante. Due sono i principi cardine dell'attuale disciplina: a) tutte le societ con azioni e obbligazioni diffuse fra il pubblico devono tempestivamente informare il pubblico, secondo le modalit stabilite dalla Consob, di qualsiasi fatto, riguardante anche l'attivit delle societ controllate, la cui conoscenza pu influire sensibilmente sul prezzo degli strumenti finanziari ( art. 114 Tuf); b) la Consob pu richiedere che siano resi pubblici notizie e documenti necessari per l'informazione del pubblico e provvedervi direttamente. La Consob ha prescritto specifici obblighi di informazione preventiva del pubblico per una seria operazione straordinaria: acquisto e cessione di pacchetti azionari, acquisto e vendita di azioni proprie, fusioni, scissioni. Ha inoltre prescritto che siano messi tempestivamente a disposizione del pubblico documenti contabili periodici: bilancio di esercizio e relazione semestrale degli amministratori. La Consob poi investita di ampi poteri di indagine di intervento al fine di vigilare sulla correttezza dell'informazione fornita al pubblico. CAPITOLO 12 - I LIBRI SOCIALI . IL BILANCIO 1.I LIBRI SOCIALI OBBLIGATORI Oltre i libri e le scritture contabili previsti per limprenditore commerciale, la spa deve tenere anche i libri sociali indicati nellart. 2421 e destinati a documentare i profili essenziali dellorganizzazione e della vita sociale. I libri obbligatori sono:

1. il libro soci, in questo libro devono essere indicati il numero delle azioni emesse, il

cognome ed il nome dei relativi possessori delle azioni nominative, i trasferimenti ed i vincoli ad essi relative, nonch i versamenti eseguiti. Sono inoltre annotati gli annullamenti dei titoli azionari, lammortamento e il rilascio di duplicati;
2.

il libro delle obbligazioni, in esso sono indicati lammontare delle obbligazioni emesse e di quelle estinte, il cognome e nome dei titolari di obbligazioni nominative, nonch i trasferimenti e i vincoli ad esse relative;

3. il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, nel quale vanno trascritti

anche i verbali redatti per atto pubblico; 4. il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione; 5. il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale; 6. il libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo; 7. il libro delle adunanze e delle deliberazioni dellassemblea degli obbligazionisti;
8. il libro degli strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico affare.

I soci ed il rappresentante comune degli azionisti di risparmio hanno il diritto di esaminare solo il libro dei soci e quello delle adunanze e delle deliberazioni dellassemblea e possono

ottenerne degli estratti. invece precluso lesame degli altri libri sociali e delle scritture contabili della societ. Il rappresentante comune degli obbligazionisti ha diritto di esaminare ed ottenere estratti del libro delle obbligazioni e di quello delle adunanze e deliberazioni dellassemblea dei soci. Identico diritto riconosciuto ai singoli obbligazionisti per il libro delle adunanze e delle deliberazioni della loro assemblea (2422.2). diritto di esaminare ed ottenere estratti solo dellultimo libro. 2. IL BILANCIO DESERCIZIO La societ per azioni deve redigere annualmente il bilancio di esercizio questultimo il documento contabile che rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria della societ alla fine di ciascun esercizio, nonch il risultato economico dell'esercizio stesso ( cio, gli utili conseguiti o le perdite subite nell'esercizio). Esso costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa. Deve inoltre essere corredato dalla relazione sulla gestione degli amministratori, nonch la relazione del collegio sindacale e delle revisore contabile. Funzione essenziale del bilancio quindi quella di accertare periodicamente la situazione del patrimonio ( aspetto statico) e la redditivit ( aspetto dinamico) della societ. Il bilancio di esercizio costituisce per i soci il solo strumento legale di informazione contabile sull'andamento degli affari sociali; e costituisce per i creditori sociali il mezzo per conoscere la consistenza del patrimonio della societ. Il bilancio di esercizio delle societ di capitali ha inoltre rilievo anche per l'applicazione della normativa tributaria in quanto costituisce per il fisco il termine di riferimento per la tassazione periodica del reddito della societ (Ires). Il Regolamento CE 19-72002, n.1606 e il d.lgs 28/2/2005 n.38 hanno disposto che a partire dal 2005 alcune societ siano obbligate, ed altre abbiano la facolt di redigere i propri bilanci in base ai principi contabili internazionali. I principi contabili internazionali divengono giuridicamente vincolanti solo in seguito alla loro adozione da parte della Commissione europea. Limpiego di tali principi obbligatorio per la redazione dei bilanci di esercizio e consolidato delle societ con azioni od altri strumenti finanziari quotati, o diffusi tra il pubblico in misura rilevante. E obbligatorio per le societ che esercitano particolari attivit: banche, societ assicurative, societ di intermediazione finanziari e mobiliare. Ladozione non invece consentita alle societ che possono redigere il bilancio in forma abbreviata. Per tutte le altre spa ladozione facoltativa. 3.PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA DISCIPLINA DEL BILANCIO I principi cardine che dominano la redazione del bilancio sono quelli della chiarezza e della rappresentazione veritiera e corretta: "il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico dell'esercizio (art. 2423.2). Analogamente, tali principi cardine sono il fondamento dei libri contabili internazionali. Perci obbligatorio fornire le informazioni ulteriori necessarie, se quelle richieste da specifiche disposizioni di legge o dei principi contabili internazionali non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta. Inoltre, le specifiche disposizioni di legge o dei principi contabili internazionali non devono essere applicate se la loro applicazione Il rappresentante comune dei possessori di strumenti finanziari partecipativi e i singoli possessori hanno infine

incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta. Gli amministratori sono tenuti a motivare le deroghe nella nota integrativa e ad indicarne linfluenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico Ulteriori principi sono: A) la valutazione delle voci di bilancio deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva di continuazione dell'attivit. Si deve altres tenere conto "della funzione economica dell'elemento dell'attivo o del passivo considerato" al fine di far prevalere quest'ultima in caso di contrasto con i criteri formali di iscrizione in bilancio (c.d. principio di prevalenza della sostanza sulla forma). B) nella redazione del bilancio si deve tener conto delle entrate e delle uscite di competenza dell'esercizio indipendentemente dalla data dell'incasso del pagamento. Il bilancio di esercizio cio un bilancio di competenza e non di cassa. C) i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all'altro, se non in casi eccezionali e con lobbligo degli amministratori di motivare la deroga nella nota integrativa e di illustrarne linfluenza (continuit). 4. LA STRUTTURA DEL BILANCIO REDATTOSECONDO LA DISCIPLINA DEL CODICE CIVILE. Il bilancio di esercizio si articola in tre parti: lo stato patrimoniale, il conto economico e la nota integrativa. Deve essere,inoltre, corredato dalla relazione sulla gestione degli amministratori, nonch da relazioni del collegio sindacale e del revisore contabile. In applicazione del principio di chiarezza, sono indicate dettagliatamente le voci che devono figurare nello stato patrimoniale e nel conto economico. Inoltre, sono dettate alcune regole generali che devono essere applicate nella redazione ti tali documenti: a) le singole voci devono essere inserite nello stato patrimoniale e nel conto economico secondo l'ordine tassativo fissato per la legge. Gli amministratori non possono perci scegliere liberamente l'ordine di esposizione n modificarlo da un esercizio all'altro; b) le voci sono organizzate in grandi categorie omogenee a loro volta articolate in sottocategorie, in voci (numeri arabi) ed in alcuni casi anche sottovoci (lettere minuscole); c) per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico deve essere indicato l'importo della voce corrispondente dell'esercizio precedente, al fine di consentire il confronto con i bilanci precedenti; d) vietato il compenso di partite ( art. 2423-ter, 6 comma): cio la somma algebrica di attivit e passivit; ovvero di costi e ricavi, che per legge devono essere iscritti distintamente. Il bilancio deve essere redatto in unit di euro, senza cifre decimali. La nota integrativa non pu essere redatta in migliaia di euro. Alle societ che non superano determinate dimensioni consentita la redazione di un bilancio in forma abbreviata, nel quale ridotto il numero delle voci dello stato patrimoniale e del conto economico, nonch delle indicazioni richieste nella nota integrativa. Pu essere omessa la redazione della relazione sulla

gestione, qualora la nota integrativa contenga le informazioni richieste. Lo stato patrimoniale rappresenta in modo sintetico la composizione quantitativa e qualitativa del patrimonio della societ e la sua situazione finanziaria nel giorno della chiusura dell'esercizio. Consente inoltre l'immediata conoscenza del patrimonio netto della societ. Lo stato patrimoniale deve essere redatto nella forma a colonne ( art. 2424 ). Le voci dell'attivo sono aggregate in quattro grandi categorie: A) crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte gi chiamata; B) immobilizzazioni, che comprendono gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente dalla societ e che in base l'attuale disciplina devono contenere separata indicazione di quelle concesse in locazione finanziaria; B-I) immobilizzazioni immateriali ( articolate in sette voci), quali i costi di impianto e di ampliamento (B-I-1), i diritti di brevetto industriale (B-I-3) e l'avviamento (B-I-5) . B-II) immobilizzazioni materiali ( articolate in cinque voci) quali i terreni e i fabbricati (B-II-1), le attrezzature industriali e commerciali (B-II-3). B-III) immobilizzazioni finanziarie, che comprendono partecipazioni azionarie e altri titoli e le azioni proprie. C) attivo circolante, a sua volta distinto in: C-II) rimanenze ( articolate in cinque voci), quali le rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo (C-I-1), di prodotti in corso di lavorazione (C-I-2) e di prodotti finiti e merci (C-I-4 ter). C-III) attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni, fra le quali vanno inserite le partecipazioni, le azioni proprie e gli altri titoli di cui si prevede l'alienazione in tempi brevi. C-IV) disponibilit liquide ( distinte in tre voci), quali i depositi bancari e il denaro in cassa. D) ratei e risconti ( attivi), con separata indicazione del disaggio su prestiti. I ratei attivi sono provenienti di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi. I risconti attivi sono invece i costi sostenuti nell'esercizio, ma di competenza di esercizi successivi. Passando al passivo dello stato patrimoniale: A) patrimonio netto, composto dal capitale sociale nominale (A-I) e dai diversi tipi di riserve, distinte a seconda della fonte (insieme degli importi del capitale e delle riserve, degli utili portati a nuovo e degli utili di esercizio risultanti dal conto economico ecc). B) fondi per rischi ed oneri. Si tratta di accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti certi e probabili. C) trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato. L'importo del relativo fondo va

calcolato in base agli anni di servizio maturati ( art. 2120 ) . D) debiti, distinti oggi in ben 14 voci per consentire una dettagliata informazione quantitativa e qualitativa sull'inadempimento della societ. E) ratei e risconti ( passivi), con separata indicazione dell'aggio sui prestiti. I ratei passivi sono costi di competenza dell'esercizio che saranno effettivamente sopportati negli esercizi successivi. I risconti passivi sono invece provenienti percepiti nell'esercizio, ma di competenza di esercizi successivi. In calce allo stato patrimoniale devono infine essere iscritti i conti d'ordine: la loro funzione quella di informare sull'esistenza di rischi ed impegni futuri, che non incidono attualmente sulla consistenza del patrimonio sociale. Mentre lo stato patrimoniale rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria della societ al termine dell'esercizio, il conto economico espone il risultato economico dell'esercizio attraverso la rappresentazione dei costi e degli oneri sostenuti, nonch dei ricavi e degli altri provenienti conseguiti nell'esercizio. Il conto economico deve essere redatto in forma espositiva scalare ( art. 2425), con esposizione cio in unica sequenza prefissata dei componenti positivi e negativi di reddito. Il conto economico articolato in cinque sezioni scalari: 1) valore della produzione, vanno indicati e sommati i ricavi di competenza dell'esercizio dell'attivit produttiva tipica e le variazioni delle relative rimanenze di magazzino. Dal totale cos ottenuto si sottraggono 2) i costi della produzione, fra cui sono compresi gli ammortamenti, le svalutazioni e gli accantonamenti. 3) vanno iscritti assommati algebricamente i provenienti e oneri finanziari. 4) vanno iscritte sommate algebricamente le rettifiche di valore di attivit finanziarie. 5) manoscritti e sommati algebricamente i provvedimenti ed oneri straordinari. La somma algebrica dei diversi dotali parziali cos ottenuti costituisce il risultato globale di esercizio. Si tiene cos l'utile o la perdita di esercizio che va riportato nello stato patrimoniale. Oltre lo stato patrimoniale e il conto economico, gli amministratori devono redigere due ulteriori documenti: 1) la nota integrativa ( art. 2427), che costituisce parte integrante del bilancio. Essa illustra e specifica le voci dello stato patrimoniale e del conto economico; fornisce una serie di informazioni integrative sulla situazione patrimoniale e finanziaria, sul risultato economico di esercizio, sulle azioni e sugli strumenti finanziari emessi dalla societ e sulle operazioni di locazione finanziaria. Nella nota integrativa vanno elencate le partecipazioni in societ controllate e collegate. 2) la relazione sulla gestione ( art. 2428 ), un allegato esterno al bilancio; essa deve

illustrare la situazione della societ e l'andamento della gestione "nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato". 5. LA STRUTTURA DEL BILANCIO REDATTO SECONDO I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI Il bilancio di esercizio redatto secondo i principi contabili internazionali ha struttura pi articolata rispetto a quanto previsto dal cc poich, oltre allo stato patrimoniale, al conto economico e alle note di bilancio, esso si compone di altri due documenti: un prospetto delle variazioni del patrimonio netto ; un rendiconto finanziario. Viene assegnata una pi complessa funzione al bilancio da parte dei principi contabili internazionali: quella di rappresentare non solo la situazione del patrimonio e della redditivit della societ, ma anche i flussi di cassa; ovvero viene accertata di quanta liquidit ha potuto disporre la societ nel corso dellesercizio, come stata procurata e come stata impiegata. I principi contabili internazionali non prescrivono rigidi schemi di bilancio, limitandosi ad elencare le informazioni minime. Per quanto riguarda lo stato patrimoniale, si debbono indicare: 1)immobili, impianti, macchinari 2)investimenti immobiliari 3) attivit immateriali 7) rimanenze 8) crediti commerciali e altri crediti 9) disponibilit liquide e mezzi equivalenti

4) attivit finanziare che non rientrano in altre voci specifiche - 10) debiti commerciali e altri debiti 5) partecipazioni contabilizzate con il metodo del patrimonio netto 11) accantonamenti 6) attivit biologiche 12) passivit finanziare e non rientranti in altre voci specifiche 13) crediti e debiti per imposte 14) capitale nominale e riserve Per quanto concerne il conto economico lo IAS prevede: a) ricavi ; b)oneri finanziari ; c) oneri fiscali ; d) utili o perdite delle attivit operative cessate, al netto delle imposte; e) utile o perdita. Nel conto economico devono essere di regola rappresentati tutti gli incrementi e le perdite patrimoniali verificatisi nellesercizio. Allo scopo di evidenziare le modificazioni totali del patrimonio nellesercizio, i principi contabili internazionali impongo perci la redazione di un ulteriore documento: il prospetto delle variazioni del patrimonio netto. Il prospetto indica lutile o le perdite imputati direttamente a singole voci del patrimonio netto; somma gli importi precedenti, ottenendo gli utili o le perdite totali del periodo. In esso deve poi essere illustrato in che modo tali utili e perdite abbiano modificato le voci del patrimonio netto nel corso dellesercizio. Il prospetto indica,infine, per ciascuna voce del patrimonio netto, le svalutazioni o rivalutazioni conseguenti a cambiamenti dei principi contabili o a correzioni degli errori contabili rilevati nei bilanci precedenti. Il rendiconto finanziario espone in modo sintetico gli incassi e i pagamenti (cash flows) effettuati dalla societ durante lesercizio. Tali flussi di cassa devono essere raggruppati in tre classi:

a) flussi di cassa relativi allesercizio dellattivit produttiva principale dellimpresa (b) flussi di cassa relativi alla realizzazione o smobilitazione di investimenti . c)flussi di cassa derivanti dalle operazioni con cui la societ si procura nuovo capitale o nuovi finanziamenti. Le note al bilancio assolvono la medesima funzione della nota integrativa prevista dalla disciplina nazionale. 6. I CRITERI DI VALUTAZIONE NEL CODICE CIVILE La redazione del bilancio di esercizio comporta per molti cespiti patrimoniali il compimento di una serie di stime da parte degli amministratori, volte a determinarne il valore da iscrivere in bilancio, sia perch i valori neri in assoluto spesso non esistono, sia perch il valore di molti cespiti varia nel tempo in relazione a molteplici fattori. Il legislatore per un verso fissa principi generali da osservare nella valutazione: quella della prudenza e quello della continuit dei criteri di valutazione. Per altro verso determina dettagliatamente ( art. 2426 ) i criteri cui gli amministratori devono attenersi nelle valutazioni dei diversi cespiti. Le immobilizzazioni di ogni tipo sono iscritte in bilancio al costo storico: vale a dire al costo di acquisto o di produzione nel quale vanno computati anche i costi accessori. Il valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali, la cui utilizzazione limitata nel tempo, deve essere inoltre sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla residua possibilit di utilizzazione del bene. Se il costo storico criterio base di valutazione delle immobilizzazioni, regole particolari sono tuttavia dettate per alcune di esse: a) le immobilizzazioni finanziarie costituite da partecipazioni in imprese controllate e collegate, anzich al costo, possono essere valutate col metodo del patrimonio netto: cio iscrivendo in bilancio un importo pari alla corrispondente quota, opportunamente rettificata, del patrimonio netto della societ partecipata risultante dall'ultimo bilancio della stessa ( art. 2426, n. 4); b) i costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicit possono essere iscritti nell'attivo, solo se hanno un utilit pluriennale. Inoltre, devono essere ammortizzati in un periodo non superiore ai 5 anni; c) l'avviamento pu essere iscritto nell'attivo solo se acquistato a titolo oneroso e nei limiti del costo per esso sostenuto. I crediti devono essere sempre valutati secondo il valore di prudente realizzo. I cespiti dell'attivo circolante diversi dai crediti devono essere iscritti al costo di acquisto o di produzione ovvero, se minori, al valore realizzato desumibile dall'andamento del mercato. L'attuale disciplina stabilisce anche i criteri di iscrizione in bilancio delle attivit e passivit. Al riguardo sono dettati criteri diversi a seconda che si tratti di attivit e passivit non costituenti immobilizzazioni ovvero di attivit che costituiscono immobilizzazioni. Le prime vanno iscritte al tasso di cambio in vigore alla data di chiusura dell'esercizio e la differenza rispetto al cambio del giorno di compimento dell'operazione dar luogo alla formazione di

utili o perdite su cambi da imputare al conto economico.

Le

immobilizzazioni in valuta devono invece essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto (cambio storico) o a quello inferiore alla chiusura dell'esercizio se la riduzione giudicata durevole. evitare che gli amministratori sopravvalutino i relativi cespiti patrimoniali. La rivalutazione monetaria possibile solo in presenza di leggi speciali, periodicamente emanate, che ne fissano criteri e modalit.
[7. I CRITERI DI VALUTAZIONE DEI PRINCIPI CONTABILI IN TERNAZIONALI (PAGINA 468)]

I criteri di

valutazione fin qui esposti sono costantemente ispirati dal principio di prudenza e mirano ad

8. IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL BILANCIO Il bilancio di esercizio un atto della societ alla cui redazione cooperano nel sistema tradizionale di amministrazione e controllo tutti e tre gli organi sociali: amministratori, collegio sindacale e assemblee, nonch il soggetto incaricato del controllo contabile. Nelle societ che adottano il sistema dualistico il bilancio invece predisposto dal consiglio di gestione ed approvato dal consiglio di sorveglianza. Il procedimento di formazione del bilancio cadenzato dall'art. 2364, 2 comma. In base a tale norma, l'assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta all'anno, entro il termine stabilito dallo statuto o comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale. Gli amministratori redigono progetto di bilancio e tale funzione non delegabile al comitato esecutivo o agli amministratori delegati. Il progetto di bilancio e relativi allegati deve restare depositato in copia nella sede della societ durante i 15 giorni che precedono l'assemblea e affinch sia approvato. I soci possono prenderne visione. La legge non specifica quali poteri abbia l'assemblea in merito al bilancio. Essa pu certamente approvarlo o respingerlo. Approvazione del bilancio non implica comunque liberazione degli amministratori, direttori generali e sindaci ( art. 2434 ). Entro 30 giorni dallapprovazione, la copia del bilancio, corredata dalle relazioni e dal verbale di approvazione dellassemblea o del consiglio di sorveglianza, deve essere depositata a cura degli amministratori presso lufficio del registro delle imprese o spedita al medesimo ufficio a mezzo raccomandata. della gestione 9.INVALIDITA DELLA DELIBERA DI APPROVAZIONE Il bilancio di esercizio pu presentare vizi ed irregolarit che riguardano il procedimento di formazione dello stesso (es. omesso deposito nella sede sociale). In tal caso la relativa delibera assembleare di approvazione di regola annullabile. E nulla in caso di mancanza di convocazione o del verbale. Il bilancio di esercizio pu presentare irregolarit che riguardano il suo contenuto, perch redatto violando i principi di chiarezza, verit, correttezza. La delibera di approvazione di un bilancio non chiaro e non preciso ha oggetto illecito, in quanto adottata in contrasto con norme imperative inderogabili dettate a tutela di un interesse generale. Non si ha nullit della delibera quando i vizi di chiarezza sono marginali e non compromettono la precisa rappresentazione della situazione patrimoniale e del risultato economico di esercizio. Nelle societ con azioni quotate in borsa gli amministratori devono redigere anche una relazione semestrale sullandamento

Le azioni di annullabilit e nullit previste dagli articoli 2377 e 2379 non possono essere pi esercitate dopo che stato approvato il bilancio dellesercizio successivo. E impedita limpugnazione da parte del singolo azionista anche per cause di nullit della delibera di approvazione del bilancio. Limpugnativa per mancata conformit del bilancio alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione pu essere infatti proposto in ogni caso anche dalla Consob (Isvap per societ assicurative), nel termine di sei mesi dal deposito del bilancio presso lufficio del registro delle imprese. 10.UTILI.RISERVE.DIVIDENDI. L'assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili ai soci. Nel sistema dualistico a tal fine provvede l'assemblea convocata dal consiglio di sorveglianza ( art. 2433, 1 comma). Non tutti gli utili sono per distribuibili fra i soci sotto forma di dividendi. E ci per la presenza di alcuni vincoli di destinazione imposti dalla legge. Se negli esercizi precedenti si verificata una perdita del capitale sociale, non si possono ripartire gli utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente. Dagli utili netti annuali, non assorbiti da perdite precedenti, deve essere poi dedotta una somma corrispondente almeno al 5% degli stessi per costituire una riserva ( riserva legale). La riserva legale costituisce un accantonamento contabile di utili imposto per legge a salvaguardia dell'integrit del capitale sociale; per evitare cio che eventuali perdite degli esercizi futuri colpisca direttamente il capitale sociale riducendola. Essa si risolve in una forma di autofinanziamento obbligatorio della societ. Funzione e caratteri non diversi dalla riserva legale presenta la riserva statutaria. La differenza consiste nel fatto che la sua costituzione imposta dallo statuto, che stabilisce anche la quota parte degli utili di esercizio da destinare alla stessa. Sono infine riserve facoltative, quelle discrezionalmente disposte dall'assemblea ordinaria che approva il bilancio. Gli utili di cui l'assemblea che approva il bilancio pu disporre a favore dei soci sono costituiti: a) dagli utili distribuibili di esercizio; b) dagli utili accertati e non distribuiti negli esercizi precedenti. Diversamente da quanto visto per le societ di persone, nella societ per azione l' approvazione del bilancio di esercizio non determina di per s l'insorgere di un diritto individuale degli azionisti all'immediata assegnazione della propria parte di utili. Gli azionisti non sono tuttavia obbligati a restituire dividendi riscossi per utili non realmente esistenti quando: A) erano in buona fede al momento della riscossione; B) i dividendi sono stati distribuiti in base ad un bilancio regolarmente approvato; C) dal bilancio risultano utili netti corrispondenti. Non sono esposti a ripetizione gli azionisti che senza colpa ignoravano il carattere fittizio degli utili assegnati e riscossi. La distribuzione di acconti dividendo consentita solo alle spa il cui bilancio assoggettato per legge al controllo da parte di societ di revisione iscritte nellalbo speciale.

La distribuzione di acconti dividendo sottoposta ad una serie di condizioni per evitare che vengano distribuiti utili solo sperati e difficilmente recuperabili dagli azionisti dopo lapprovazione del bilancio di esercizio: deve essere prevista dallo statuto; pu essere deliberata dagli amministratori solo dopo un giudizio positivo della societ di revisione; non consentita quando dallultimo bilancio approvato risultano perdite; la misura dellacconto non pu superare la minor somma fra limporto degli utili conseguiti falla chiusura dellesercizio precedente e quello delle riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato. La distribuzione deve essere deliberata dagli amministratori sulla base di un prospetto contabile e di una relazione dai quali risulti che la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della societ consente la distribuzione stessa. Su tali documenti va chiesto il parere del soggetto incaricato del controllo contabile. Gli acconti dividendo non sono ripetibili se i soci che li hanno riscossi in buona fede, anche se sia successivamente accertata l'esistenza degli utili di periodo risultanti dal prospetto. 11.GLI ACCONTI DIVIDENDO Solo con la chiusura dellesercizio sociale e con lapprovazione del relativo bilancio possibile sapere se vi sono utili distribuibili ai soci sotto forma di dividendi. La distribuzione di acconti dividendo non consentita a tutte le spa, ma solo a quelle il cui bilancio assoggettato per legge al controllo da parte di societ di revisione iscritte nellalbo speciale. La distribuzione di acconti dividendo da parte di tali societ sottoposta ad una serie di condizioni per evitare che vengano distribuiti utili solo sperati e difficilmente recuperabili dagli azionisti dopo lapprovazione del bilancio di esercizio: 1) deve essere prevista dallo statuto 2) pu essere deliberata dagli amministratori solo dopo il rilascio da parte delle societ di revisione di un giudizio positivo sul bilancio dellesercizio precedente e lapprovazione dello stesso 3) non consentita quando dallultimo bilancio approvato risultano perdite. 4) la misura dellacconto non po superare la minor somma fra limporto degli utili conseguiti dalla chiusura dellesercizio precedente e quello delle riserve disponibili risultanti dallultimo bilancio approvato. La distribuzione di tali acconti deliberata dagli amministratori sulla base di un prospetto contabile e di una relazione, dai quali risulti che la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della societ consente la distribuzione della stessa. Gli acconti dividendo erogati rispettando queste disposizioni non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede, anche se sia successivamente accertata linesistenza degli utili di periodo risultanti dal prospetto. Sanzioni penali sono previste a carico degli amministratori che violino la disciplina esposta.

12. IL BILANCIO CONSOLIDATO DI GRUPPO Il bilancio consolidato un bilancio redatto dalla capogruppo in aggiunta al proprio bilancio di esercizio. In esso rappresentata la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica del gruppo considerato nella sua unit. Il bilancio consolidato costituisce un utile strumento di informazione sulla situazione globale del gruppo. Non incide invece sulla determinazione dell'utile distribuibile. L'obbligo di redazione del bilancio consolidato di gruppo stato introdotto dal d.lgs. 9-4-1991 n. 127 (artt. 25-43 ). Il bilancio consolidato deve essere redatto dalla societ di capitali che controlla altre imprese e dalle societ cooperative che controllano societ di capitali ( art. 25 ). Le imprese da considerare ai fini del consolidamento sono solo quelle controllate tramite il possesso di partecipazioni. Sono esonerati dall'obbligo di redigere il bilancio consolidato i gruppi di minore dimensione, purch nessuna delle imprese del gruppo sia una societ con azioni quotate. Il bilancio consolidato redatto dagli amministratori della capogruppo ed ha la stessa struttura del bilancio di esercizio. Si articola perci nello stato patrimoniale, nel conto economico e nella nota integrativa (artt. 38 e 39 ). Deve inoltre essere corredato da una relazione degli amministratori sulla situazione complessiva delle imprese comprese nel consolidamento(art. 40). Non sono inserite nel bilancio consolidato: a) le partecipazioni della controllante in imprese incluse nel consolidamento e la corrispondente frazione del patrimonio netto (capitale e riserve) di queste. b) i crediti e debiti fra le imprese incluse nel consolidamento. c) i provenienti e gli oneri relativi ad operazioni effettuate fra le stesse. d) gli utili e le perdite conseguenti. Il bilancio consolidato, a differenza di quello di esercizio, non assoggettato ad approvazione da parte dell'assemblea. Esso costituisce perci, nel sistema tradizionale e monistico, atto degli amministratori. Nel sistema dualistico invece, il bilancio consolidato approvato dal consiglio di sorveglianza. del consiglio di amministrazione. 13.LINFORMAZIONE CONTABILE SULLE SOCIETA OFF-SHORE La legge sulla tutela del risparmio (28-12-05 n.262) ha introdotto nuovi obblighi contabili a carico delle societ italiani quotate o emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in misura rilevante, le quali controllino o siano controllate, o collegate a societ aventi sede in Stati che non garantiscano la trasparenza societaria (dopo il caso Parmalat per esempio). La societ italiana controllante la societ estera off - shore deve allegare al proprio bilancio di esercizio o consolidato il bilancio della controllata, redatto secondo i principi contabili internazionali o secondo la disciplina italiana. Il bilancio della societ estera deve essere sottoscritto dagli amministratori, dal direttore generale e dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili della societ controllante italiana. Deve inoltre essere sottoposto a revisione dalla medesima societ incaricata dalla revisione delle controllante italiana. Gli amministratori della controllante italiana devono allegare una specifica relazione sui rapporti intercorrenti con la controllata Perci nei confronti del bilancio consolidato si applica la disciplina relativa allinvalidit delle delibere

off shore. Se invece la societ italiana ad essere sottoposta al controllo da una societ estera richiesto solo che la controllata italiana alleghi al proprio bilancio la relazione degli amministratori. Se con la societ estera sussiste un mero collegamento, la societ italiana tenuta solo ad allegare al bilancio la relazione degli amministratori redatta con forme ed oggetto analogo a quello previsto in caso di controllata estera. CAPITOLO 13 - LE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO 1.NOZIONE Costituisce modificazione dello statuto di una societ per azioni ogni mutamento del contenuto oggettivo del contratto sociale; mutamento che pu consistere sia nell'inserimento di nuove clausole, sia nella modificazione o soppressione di clausole preesistenti. Possono esservi delle modificazioni soggettive o oggettive (statutarie). 2. IL PROCEDIMENTO Le modificazioni statutarie rientrano nella competenza dell'assemblea dei soci in sede straordinaria ( art. 2365 ). La delibera adottata con le maggioranze previste in via generale per l'assemblea straordinaria o nelle societ non quotate, con quelle pi elevate stabilite per talune modifiche di particolare rilievo: cambiamento dell'oggetto sociale, trasformazione, scioglimento anticipato, emissione di azioni privilegiate. Per le societ quotate sono inoltre previsti specifici obblighi informativi nei confronti della Consob e del pubblico. Le delibere modificative dello statuto erano originariamente soggette ad omologazione da parte del Tribunale. La soppressione del controllo giudiziario sullo statuto ed il conseguente affidamento al notaio non hanno fatto venire meno del tutto il controllo giudiziario ma lo hanno reso facoltativo ed eventuale. Infatti, in base allattuale disciplina il notaio che verifica ladempimento delle condizioni stabilite dalla legge e, entro 30 giorni, ne richiede liscrizione nel registro delle imprese contestualmente al deposito. La deliberazione non produce effetti se non dopo liscrizione e quindi non pu essere eseguita prima della stessa. Vi sono casi in sui lefficacia della delibera condizionata o differita; es. nel caso della delibera che pregiudica i diritti speciali riconosciuti a determinate categorie di azioni, la cui efficacia subordinata allapprovazione dellassemblea di categoria. Per rendere pi agevole la conoscenza del contenuto dello statuto dopo ogni modificazione dello stesso ne deve essere depositato nel registro delle imprese il testo integrale, nella sua redazione aggiornata. 3. IL DIRITTO DI RECESSO L'applicazione del principio maggioritario anche per la modificazione dello statuto fa si che nella societ per azioni la minoranza non pu impedire modifiche dell'assetto societario. In presenza di delibere modificative di particolare gravit, la minoranza inoltre direttamente tutelata dalla previsione di maggioranze pi elevate e dal riconoscimento del diritto di recesso dalla societ ( art. 2437 ss. c.c.). Diritto quest'ultimo la cui disciplina stata profondamente modificata con la riforma del 2003: sono stati infatti vistosamente ampliati i casi in cui il diritto di recesso concesso. Mentre la previgente disciplina prevedeva tre sole clausole di recesso (cambiamento dell'oggetto sociale, trasformazione e trasferimento della

sede sociale all'estero), l'attuale disciplina amplia notevolmente le stesse (art.2437), che possono essere oggi distinte in cause di recesso inderogabili, derogabili dallo statuto e cause statutarie. A queste vanno poi aggiunte specifiche cause di recesso previste per le societ che fanno parte di un gruppo (le societ non quotate). Le cause inderogabili di recesso sono indicate dallart. 2437, 1 comma. Il diritto di recesso pu essere esercitato dai soci che non hanno concorso alle delibere riguardanti: la modifica dell'oggetto sociale, la trasformazione della societ, il trasferimento della sede sociale allestero, la revoca dello stato di liquidazione, leliminazione di una o pi cause di recesso derogabili o previste dallo statuto, la modificazione dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso, la modificazione dello statuto concernenti il diritto di voto o di partecipazione (diritti patrimoniali). In tutti questi casi il diritto di recesso non pu essere soppresso dallo statuto, ed nullo ogni patto volto ad escluderlo o a rendere pi gravoso lesercizio. Le cause derogabili di recesso sono previste dallart. 2347, 2 comma. Il diritto di recesso spetta ancora, salvo diversa previsione dello statuto, ai soci che non hanno concorso all approvazione delle delibere riguardanti: la proroga del termine di durata della societ, lintroduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni.

In questo caso il recesso non pu essere esercitato solo per parte delle azioni. Un' ultima causa di recesso riguarda le societ a tempo indeterminato che non sono quotate in un mercato regolamentato. Per evitare che i soci restino prigionieri della societ, in tal caso tutti soci possono recedere liberamente con un preavviso di centottanta giorni, allungabile dallo statuto fino ad un anno ( art. 2437, 3 comma). Il diritto di recesso deve essere esercitato dal socio mediante comunicazione con lettera raccomandata alla societ entro breve termine: 15 giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della delibera che lo legittima; termine portato a 30 giorni dalla conoscenza da parte del socio, se il fatto che legittima il recesso non una delibera ( art. 2437-bis, 1 comma). Le azioni per le quali esercitato il diritto di recesso non possono essere cedute e devono essere depositate presso la sede della societ. Questultima pu sottrarsi al rimborso delle azioni se entro 90 giorni successivi al recesso, revoca la delibera che lo legittima o delibera lo scioglimento della societ. L'attuale disciplina modifica radicalmente il criterio di determinazione del valore delle azioni da rimborsare. infatti abbandonata per le societ non quotate la prudenziale determinazione in proporzione del patrimonio sociale risultante dal bilancio di quest'ultimo esercizio. Nelle societ non quotate il valore delle azioni da rimborsare determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e il revisore contabile, tenuto conto della consistenza del patrimonio sociale e delle sue prospettive reddituali, nonch delleventuale valore di mercato delle azioni. I soci hanno diritto di conoscere la determinazione del valore di rimborso nei 15 giorni precedenti la data

fissata per l'assemblea. In caso di contestazione il valore di liquidazione determinato entro 90 giorni dall'esercizio del recesso da un esperto nominato dal tribunale. Nelle societ con azioni quotate il valore di liquidazione delle stesse invece determinato facendo esclusivo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la convocazione dell'assemblea. L'attuale disciplina detta un'articolata disciplina del procedimento di liquidazione delle azioni del socio recedente ( art. 2437quater), al fine di evitare che l'ampliamento delle cause di recesso e la pi equa determinazione del valore di rimborso compromettano l'integrit del capitale sociale e la tutela dei creditori sociali. Le azioni del socio che recede devono essere innanzitutto offerte in opzione agli altri soci in proporzione al numero delle azioni possedute. Per la parte non acquistata dai soci possono essere collocate sul mercato. In caso di mancato collocamento presso i soci o presso terzi, le azioni vengono rimborsate mediante acquisto da parte della societ, rispettando il limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili. capitale sociale o lo scioglimento della societ. 4. LE MODIFICAZIONI DEL CAPITALE SOCIALE Una specifica disciplina dettata per la modificazione dello statuto relativa capitale sociale: aumento e diminuzione ( artt. 2438-2447 ). L'aumento del capitale sociale pu essere reale ( o a pagamento) oppure semplicemente nominale ( o gratuito). Nel primo caso si ha un aumento del capitale sociale nominale e del patrimonio della societ per effetto di nuovi conferimenti. Nel secondo caso si incrementa solo il capitale nominale, mentre il patrimonio della societ resta invariato. 5. L'AUMENTOREALE DEL CAPITALE SOC IALE Con l'aumento reale del capitale sociale, la societ intende procurarsi nuovi mezzi finanziari a titolo di capitale di rischio: nuovi conferimenti. L'aumento reale da perci luogo all'emissione di nuove azioni a pagamento. Competente a deliberare l'aumento di capitali l'assemblea straordinaria dei soci. Lo statuto o una successiva modifica dello stesso possono per attribuire agli amministratori la facolt di aumentare in una o pi volte il capitale sociale. Tuttavia: a) deve essere predeterminato l'ammontare massimo entro cui gli amministratori possono aumentare il capitale sociale; b) la delega pu essere concessa per un periodo massimo di cinque anni (art.2443). La delega per rinnovabile. Con la tecnica dellaumento per delega, la manifestazione di volont della societ di procedere allaumento del capitale costituita dalla delibera del cda. Perci, il verbale della delibera del consiglio di amministrazione di aumento del capitale sociale deve essere redatto da un notaio e la delibera soggetta al controllo di legalit dello stesso notaio ed eventualmente ad omologazione del tribunale nonch ad iscrizione nel registro delle imprese. Per quanto riguarda la sottoscrizione dell'aumento del capitale sociale, la deliberazione di aumento deve fissare il termine entro il quale le sottoscrizioni devono essere raccolte, non inferiore a 30 giorni dalla pubblicazione dellofferta. In assenza di utili e riserve disponibili deve essere convocata lassemblea straordinaria per deliberare la riduzione del

Nel caso in cui laumento del capitale non sia integralmente sottoscritto, il capitale sar aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte soltanto se la deliberazione di aumento lo abbia espressamente previsto. In mancanza di tale previsione laumento di capitale inscindibile e la sottoscrizione non vincola n i sottoscrittori n la societ. I sottoscrittori saranno liberati dallobbligo di conferimento e hanno diritto al rimborso di quanto versato. Avvenuta la sottoscrizione delle nuove azioni, entro 30 giorni gli amministratori devono depositare per liscrizione nel registro delle imprese unattestazione che laumento del capitale stato eseguito. Per i conferimenti in sede di aumento di capitale vale la stessa disciplina dei conferimento al momento di costituzione della societ. In particolare vale la regola che i conferimenti dei sottoscrittori delle nuove azioni non possono essere complessivamente inferiori allaumento di capitale deliberato. Tuttavia il versamento del 25% dei conferimenti in danaro, deve essere effettuato direttamente alla societ. Se le azioni sono emesse con soprapprezzo, questo deve essere integralmente versato allatto della sottoscrizione. Si verifica talvolta che i soci versino alla societ somme a titolo di conferimento, denominate versamenti in conto capitale o a copertura di perdite al fine di sopperire alle esigenze di capitale di rischio e/o di costituire un fondo destinato a ripianare eventuali perdite. Tali apporti incrementano il patrimonio della societ senza modificare il capitale sociale restando sottratti alla disciplina dei conferimenti. I SOCI NON POSSONO PRETENDERE LA RESTITUZIONE DI TALI VERSAMENTI 5.IL DIRITTO DOPZIONE Il diritto di opzione il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione dell'aumento del capitale sociale a pagamento. Il diritto di opzione consente di mantenere inalterata la proporzione in cui ciascun socio partecipa al capitale e al patrimonio sociale. Serve quindi a mantenere inalterata la proporzione in cui ciascun socio partecipa, a mantenere inalterato il valore reale della partecipazione azionaria in presenza di riserve accumulate. Il diritto di opzione ha un proprio valore economico, che l'azionista pu monetizzare cedendolo a terzi qualora non voglia o non possa concorrere all'aumento del capitale sociale. Il diritto di opzione non tuttavia un diritto intangibile dell'azionista. Esso pu essere sacrificato quando lo specifico interesse della societ esige. Attualmente il diritto di opzione ha per oggetto le azioni di nuova emissione di qualsiasi categoria e le obbligazioni convertibili in azioni emesse da societ. Esso attribuito a ciascun azionista in proporzione del numero di azioni gi possedute. Gli amministratori non sono liberi di collocare a loro piacimento le azioni che siano rimaste inoptate. Infatti: a) se le azioni non sono quotate in borsa, coloro che hanno esercitato il diritto di opzione hanno diritto di prelazione nella sottoscrizione delle azioni non optate, b) se le azioni sono quotate sui mercati regolamentati, i diritti di opzione residui devono essere offerti in borsa dagli amministratori, per conto della societ e il ricavato va a beneficio della societ. Il diritto di opzione degli azionisti in tutto o in parte sacrificabile in presenza di situazioni soggettive rispondenti ad un concreto interesse della societ: 1) il diritto di opzione escluso per legge quando le azioni devono essere liberate mediante

conferimenti in natura; linteresse della societ a procurarsi da terzi un bene a titolo di conferimento per legge valutato prevalente rispetto allinteresse del singolo socio alla sottoscrizione dellaumento; 2) il diritto di opzione pu essere escluso o limitato con la delibera di aumento del capitale " quando l'interesse della societ lo esige" (art.2441, 5 comma); 3) il diritto di opzione pu essere escluso, con delibera dell'assemblea straordinaria, quando le azioni devono essere offerte in sottoscrizione ai dipendenti della societ, anche dipendenti di societ controllanti o controllate. Nei casi di esclusione del diritto di opzioni di cui ai numeri 1 e 2, obbligatoria l'emissione delle nuove azioni con sovrapprezzo. La delibera di aumento del capitale " determina il prezzo di emissione delle azioni in base al valore del patrimonio netto, tenendo conto per le azioni quotate in borsa, anche dell'andamento delle quotazioni nell'ultimo semestre" (art. 2441, 6 co).Il diritto di opzione non si considera per escluso o limitato quando le azioni di nuova emissione sono sottoscritte da banche o da altri soggetti autorizzati al collocamento di strumenti finanziari (ad es. Sim), con obbligo di offrirle successivamente agli azionisti rispettando la disciplina del diritto di opzione. La societ pu ricorrere anche allemissione di appositi buoni di opzione, detti warrant, che attribuiscono al titolare il diritto di sottoscrivere le azioni di nuova emissione a condizioni predeterminate; devono essere emessi rispettando la disciplina del diritto dopzione. 7. L'AUMENTO NOMINALE DEL CAPITALE SOCIALE L'aumento nominale ( o gratuito) del capitale sociale operazione che non da luogo a nuovi conferimenti e non determina perci alcun incremento del patrimonio sociale. L'aumento nominale infatti posta in essere dall'assemblea straordinaria " imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili" ( art. 2442, 1 comma). L'aumento quindi realizzato utilizzando valori gi esistenti nel patrimonio della societ, come riserve facoltative, riserve statutarie, riserva da sovrapprezzo azioni, fondi speciali. L'aumento nominale del capitale sociale pu essere attuato o aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione o mediante l'emissione di nuove azioni. L'aumento deve essere attuato in modo da non alterare le preesistenti posizioni reciproche degli azionisti. 8. LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE. LA RIDUZIONE REALE Anche la riduzione del capitale sociale pu essere reale o nominale, a seconda che la riduzione dia luogo o meno ad un corrispondente rimborso ai soci del valore dei conferimenti; sia o meno accompagnata da una contestuale riduzione del patrimonio sociale ( art. 2445 ). riduzione reale la riduzione del capitale sociale disciplinata dallart. 2445. riduzione nominale la riduzione del capitale sociale per perdite. La riduzione reale del capitale circondata da una serie di cautele sostanziali e procedimentali ( art. 2445 ), in quanto operazione potenzialmente pericolosa per i creditori sociali e per i soci di minoranza: riduce la consistenza del patrimonio sociale e pu pregiudicare lo svolgimento dell'attivit di impresa ove la riduzione si riveli infondata. Il capitale sociale non pu essere ridotto al di sotto del minimo legale di 120 mila euro. Sono poi previste particolari cautele procedimentali. L' avviso di convocazione dell'assemblea deve indicare le ragioni e le modalit della riduzione, in modo che i soci siano

informati. La delibera, adottata con le normali maggioranze previste per la modifica dello statuto, pu essere eseguita solo dopo 90 giorni dalliscrizione nel registro delle imprese. Entro tale termine, i creditori sociali possono fare opposizione alla delibera di riduzione, dato che la riduzione pu pregiudicare i loro diritti. Lopposizione sospende lesecuzione della delibera fino allesito del giudizio stesso. La riduzione reale pu aver luogo mediante liberazione dei soci dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti, o mediante rimborso agli stessi del capitale. La societ pu anche procedere all' acquisto ed al successivo annullamento di proprie azioni. Le modalit di riduzione prescelte devono comunque assicurare la parit di trattamento degli azionisti (Ad Esempio: estrazione a sorte ed annullamento di un certo numero di azioni dietro rimborso del solo valore nominale delle azioni stesse; in questo caso agli azionisti rimborsati vengono rilasciati speciali titoli denominati azioni di godimento, dato che il valore reale delle azioni pu essere notevolmente superiore a quello nominale 9.LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE PER PERDITE Il patrimonio netto della societ ( o capitale reale) pu scendere, per effetto di perdite, al di sotto del capitale sociale nominale. La riduzione del capitale sociale per perdite consiste nell'adeguare la cifra del capitale sociale nominale all'attuale minor valore del capitale reale. E' quindi una riduzione puramente nominale. La societ non obbligata a ridurre il capitale sociale fino a quando la perdita dello stesso non sia superiore ad un terzo. Anche se non obbligata, la societ pu tuttavia ugualmente ridurre il capitale per perdite per poter distribuire gli utili successivamente conseguiti; distribuzione altrimenti vietata fin quando le perdite non siano state colmate ( art. 2433, 3 comma). La riduzione facoltativa per perdite segue la disciplina generale della modificazione dell'atto costitutivo. Se la societ ha emesso obbligazioni, tale riduzione pu essere disposta solo rispettando il limite legale all'emissione di obbligazioni ( art. 2413, 1 comma). La riduzione del capitale sociale diventa invece obbligatoria quando il capitale diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite. La disciplina diversa a seconda che il capitale si sia o meno ridotto sotto il minimo legale. Se il minimo legale non stato intaccato ( art. 2446 ), gli amministratori o nel caso di loro inerzia il collegio sindacale, devono convocare senza indugio l'assemblea straordinaria e sottoporle una relazione sulla situazione patrimoniale aggiornata della societ. La situazione patrimoniale e le osservazioni devono restare depositate nella sede della societ durante gli otto giorni che precedono l'assemblea. L'assemblea cos convocata prende gli opportuni provvedimenti. Non quindi tenuta a decidere l'immediata riduzione del capitale sociale e pu anche limitarsi ad un semplice rinvio a nuovo delle perdite. Se le azioni emesse dalla societ sono senza valore nominale, lo statuto pu prevedere che la riduzione sia deliberata dal consiglio di amministrazione (art. 2446, 3 comma) . Se il capitale scende sotto il minimo legale, lassemblea convocata senza indugio dagli amministratori o dal collegio sindacale, deve necessariamente deliberare o la riduzione del capitale sociale ed il contemporaneo aumento ad una cifra non inferiore al minimo legale o la trasformazione della societ. Se lassemblea non adotta tali provvedimenti la societ si scioglie ed entra in stato di liquidazione. Lart. 2447 applicabile anche in caso di perdita integrale del capitale sociale. La maggioranza potr evitare la messa in liquidazione della societ deliberando la riduzione a

zero del capitale sociale e la contestuale reintegrazione dello stesso, con il riconoscimento agli azionisti del diritto di opzione. CAPITOLO 14 - LE OBBLIGAZIONI 1. NOZIONE E TIPOLOGIA La societ per azioni pu emettere obbligazioni, che costituiscono il tipico e tradizionale strumento per la raccolta di capitale di prestito fra il pubblico. Le obbligazioni sono titoli di credito che rappresentano frazioni di uguale valore nominale e con uguali diritti di un'unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo. Mentre l'azione attribuisce la qualit di socio e di compartecipe ai risultati dell'attivit di impresa l'obbligazione attribuisce invece la qualit di creditore della societ. L'obbligazionista, diversamente dall'azionista, ha perci diritto ad una remunerazione periodica fissa ( interessi); ha inoltre diritto al rimborso del valore nominale del capitale prestato alla scadenza pattuita. L'azionista, per contro, ha diritto al rimborso del suo apporto solo in sede di liquidazione della societ. La quota di liquidazione dell'azionista pu essere uguale, superiore o inferiore al valore nominale del conferimento eseguito. Differenza tra obbligazioni e strumenti finanziari partecipativi; le obbligazioni sono titoli di massa, in quanto rappresentano frazioni standardizzate di ununica operazione economica; attribuiscono il diritto al rimborso di una somma di denaro. Gli strumenti finanziari rappresentano una categoria residuale atta a ricomprendere tutti gli strumenti finanziari emessi dalla societ non altrimenti qualificati e disciplinati dalla legge. Gli strumenti finanziari possono condizionare il diritto al rimborso del capitale, allandamento della gestione, o escluderlo del tutto. 2. TIPI SPECIALI DI OBBLIGAZIONI Fra i tipi speciali di obbligazioni possono essere ricordate: a) le obbligazioni partecipanti, in cui la remunerazione periodica del capitale commisurata agli utili di bilancio della societ emittente; b) le obbligazioni indicizzate (o strutturate), la cui emissione da parte della Spa espressamente consentita dalla riforma del 2003 ( art. 2411 ). Tali obbligazioni mirano a neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria e ad adeguare il rendimento dei titoli all'andamento del mercato finanziario. c) le obbligazioni convertibili in azioni, che attribuiscono all'obbligazionista la facolt di trasformare il proprio credito in una partecipazione azionaria della societ emittente o di altra societ alla prima collegata; d) le obbligazioni con warrant ( o con diritto di opzione su azioni), che attribuiscono all'obbligazionista il diritto di sottoscrivere o acquistare azioni della societ emittente o di altra societ. e) le obbligazioni subordinate, nelle quali il diritto degli obbligazionisti al pagamento degli interessi e al rimborso del capitale subordinato all'integrale soddisfacimento degli altri creditori.

3. I LIMITI ALLEMISSIONE DI OBBLIGAZIONI Il codice civile del 1942 poneva un limite all'emissione di obbligazioni da parte delle societ per azioni, stabilendo che le stesse non potevano essere emesse per somma eccedente il capitale versato ed esistente risultante dall'ultimo bilancio approvato. La riforma del 2003 ha abbandonato definitivamente l'idea che il limite all'emissione di obbligazioni abbia funzione di garanzia e concepisce lo stesso come una tecnica volta ad evitare che gli azionisti ricorrono al mercato del capitale di credito in misura eccessiva rispetto al capitale di rischio apportato. In base all'attuale disciplina la societ per azioni pu infatti emettere obbligazioni per somma complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato. I sindaci attestano il rispetto di tale limite ( art. 2412, 1 comma). La societ pu emettere obbligazioni per un ammontare superiore al limite fissato in via generale quando : a) le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori istituzionali soggetti a vigilanza prudenziale; b) le obbligazioni sono garantiti da ipoteca di primo grado su immobili di propriet della societ, sino a due terzi del valore di questi; c) ricorrono particolari ragioni che interessano l'economia nazionale e la societ autorizzata con provvedimento dell'autorit governativa a superare il limite. Per le societ con azioni negoziate in mercati regolamentati ogni limite stato soppresso dalla riforma del 2003; per le altre societ, la legge si preoccupa di garantire che il rapporto fra capitale pi riserve ed obbligazioni, fissato dall'art. 2412, permanga per tutta la durata del prestito obbligazionario ( art. 2413 ). La societ che ha emesso obbligazioni non pu infatti ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve se il limite del primo comma dell'art. 2412 non risulta pi rispettato per le obbligazioni che restano in circolazione. 4. LE OBBLIGAZIONI EMESSE ALLESTERO (PAG. 524 - 525) 5.IL PROCEDIMENTO DI EMISSIONE Con l'attuale disciplina l'emissione di obbligazioni cessa di essere materia di competenza dell'assemblea straordinaria; infatti, l'emissione di obbligazioni deliberata dagli amministratori ( art. 2410 ). La delibera di emissione deve tuttavia risultare dal verbale redatto da un notaio, ed soggetta a controllo di legalit; essa pu essere eseguita solo dopo l'iscrizione (art. 2410, 2 comma). Alla sottoscrizione secondo il bando di emissione segue il rilascio dei titoli, che possono essere nominativi o al portatore e devono contenere le indicazioni stabilite dallart. 2414. il prezzo di emissione delle obbligazioni pu essere anche inferiore al valore nominale, salvo che per le obbligazioni convertibili. Lammontare delle obbligazioni emesse deve risultare da un apposito libro delle obbligazioni. In tale libro devono essere annotate anche lammontare delle obbligazioni via via estinte nonch i dati dei titolari di obbligazioni nominative, i trasferimenti ed i relativi vincoli. 6. LE OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI IN AZIONI

L'art. 2420-bis, regola le obbligazioni convertibili in azioni della stessa societ di futura emissione (procedimento diretto). Sono queste obbligazioni che attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa societ utilizzando come riferimento le somme gi versate al momento dell'acquisto delle obbligazioni. Chi esercita il diritto di conversione cessa perci di essere obbligazionista e diventa azionista della societ. Le obbligazioni convertibili devono essere offerte in opzione agli azionisti e ai possessori di obbligazioni convertibili precedentemente emesse. A tal fine: - la delibera di emissione delle obbligazioni convertibili non pu essere adottata se il capitale sociale precedentemente sottoscritto non stato interamente versato; - le obbligazioni convertibili non possono essere emesse per somma complessivamente inferiore al loro valore nominale. Competente a deliberare l'emissione di obbligazioni convertibili l'assemblea straordinaria. La legge si preoccupa di conciliare, durante il periodo concesso per la conversione, la libert di decisione della societ con l'esigenza di tutelare i possessori di tali obbligazioni di fronte ad operazioni societarie che possono vistosamente alterare il valore del diritto di conversione; sono tre al riguardo le regole fissate: 1) in caso di aumenti del capitale sociale a pagamento e di nuove emissioni di obbligazioni convertibili, il diritto di opzione sugli stessi spetta anche ai possessori di obbligazioni convertibili. Si permette cos agli obbligazionisti di mantenere inalterata la proporzione della loro futura partecipazione azionaria; 2) in caso di aumento gratuito del capitale o di riduzione dello stesso per perdite, il rapporto di cambio automaticamente modificato in proporzione alla misura dell'aumento o della riduzione del capitale; 3) la societ non pu deliberare la riduzione volontaria del capitale sociale, la fusione con altra societ, la scissione o la modificazione delle disposizioni dello statuto concernenti la ripartizione degli utili, fin quando non siano scaduti i termini fissati per la conversione. Il divieto non ha per carattere assoluto. Infatti, pu essere superato concedendo agli obbligazionisti la facolt di conversione anticipata. Non disciplinato invece il procedimento indiretto di emissione, che si ha quando le obbligazioni emesse da una societ sono convertibili con le azioni di altra societ. 7. LORGANIZZAZIONE DEGLI OBBLIGAZIONISTI I prestiti obbligazionari emessi da una societ per azioni si caratterizzano rispetto a quelli dello stato e degli enti pubblici per la previsione dell'organizzazione del gruppo degli obbligazionisti volta a tutelare gli interessi degli stessi verso la societ ed articolata in due organi: l'assemblea e il rappresentante comune (artt. 2415-2418 ). L'assemblea degli obbligazionisti delibera: a) sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune; b) sulle modificazioni delle condizioni del prestito; c) sulle proposte di amministrazione controllata e di concordato preventivo e fallimentare;

d) sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sul relativo rendiconto; e) sugli altri oggetti di interesse comune degli obbligazionisti( art. 2415 ). L'assemblea convocata dagli amministratori della societ o dal rappresentante comune degli obbligazionisti. All'assemblea possono assistere amministratori e sindaci. La convocazione obbligatoria quando ne fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentano un ventesimo dei titoli emessi e non estinti. Per le delibere di modificazione delle condizioni del prestito necessario il voto favorevole degli obbligazionisti che rappresentano la met delle obbligazioni emesse e non estinte. Le deliberazione dellassemblea degli obbligazionisti sono iscritte nel registro delle imprese a cura del notaio che ha redatto il verbale. L'art. 2416 estende alle delibere dell'assemblea degli obbligazionisti l'intera disciplina dettata per le delibere assembleari nulle e annullabili. Il rappresentante comune degli obbligazionisti nominato dall'assemblea degli obbligazionisti. Il rappresentante comune dura in carica per un periodo non superiore a tre anni ed rieleggibile. Egli tutela gli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti della societ e dei terzi ( art. 2418 ). In particolare: A) esegue le deliberazioni dell'assemblea degli obbligazionisti; B) assiste alle operazioni per l'estinzione a sorteggio delle obbligazioni; C) ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti; D) ha il diritto di assistere alle assemblee dei soci; E) ha il diritto di esaminare il libro degli obbligazionisti. Lorganizzazione di gruppo non priva il singolo obbligazionista di tutelare i propri diritti nei confronti della societ. Sono precluse solo quelle azioni individuali il cui accoglimento potrebbero contrastare con le azioni promosse dallorganizzazione per la tutela degli interessi comuni di gruppo. CAPITOLO 15 - LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA PER AZIONI 1. LE CAUSE DI SCIOGLIMENTO Lo scioglimento della societ per azioni disciplinato agli artt. 2484-2496 c.c. La societ per azioni si scioglie ed entra in stato di liquidazione col verificarsi di una delle seguenti cause ( art. 2484 ): 1) il decorso del termine di durata fissato nell'atto costitutivo; termine che pu essere prorogato prima della scadenza con delibera dellassemblea straordinaria. Per le societ che non fanno appello al mercato del capitale di rischi richiesta la maggioranza rafforzata di pi di un terzo del capitale sociale anche in seconda convocazione. 2) il conseguimento dell'oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilit di conseguirlo,

sempre che quest'ultima abbia carattere assoluto e definitivo. Tale causa di scioglimento non opera se l'assemblea delibera le opportune modifiche statutarie; 3) l'impossibilit di funzionamento o la continuata inattivit dell'assemblea; necessario che la paralisi dellorgano assembleare precluda ladozione di delibere necessarie per il funzionamento della societ. 4) la riduzione del capitale ( per perdite) al di sotto del minimo legale, salvo che l'assemblea deliberi la riduzione e il contemporaneo aumento del capitale ad una cifra superiore al minimo legale, oppure la trasformazione della societ; 5) la delibera dell'assemblea straordinaria di scioglimento della societ in seguito al recesso di uno o pi soci ( art. 2437 ), ovvero all'impossibilit di provvedere al rimborso delle relative azioni; 6) la deliberazione dell'assemblea ( straordinaria) di scioglimento anticipato, per la quale nelle societ che non fanno appello al mercato del capitale di rischio richiesta la maggioranza forzata di pi di un terzo del capitale sociale anche in seconda convocazione ( art. 2369, 5 comma); 7) le altre cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto per le quali lo statuto deve determinare la competenza a deciderle o accettarle e ad effettuare i prescritti adempimenti pubblicitari; 8) la sentenza che dichiara la nullit della societ. Verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori devono procedere senza indugio al suo accertamento e alliscrizione presso il registro delle imprese della relativa dichiarazione o deliberazione assembleare che dispone lo scioglimento. In caso di omissione da parte degli amministratori, il tribunale, su istanza dei soci o dei sindaci, accerta il verificarsi della causa di scioglimento con decreto soggetto ad iscrizione nel registro delle imprese. Alla denominazione della societ dovr essere aggiunta lindicazione che si tratta di societ in liquidazione. Con la riforma del 2003 gli effetti connessi al verificarsi di una causa di scioglimento decorrono dalliscrizione nel registro della dichiarazione di accertamento del cda o della delibera assembleare che dispone lo scioglimento. In caso di ritardo o di omissione nellaccertamento e nelliscrizione, gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili per i danni subiti dalla societ, dai creditori sociali e dai terzi. 2.LA SOCIETA IN STATO DI LIQUIDAZIONE Il verificarsi di una causa di scioglimento non determina l'immediata estinzione della societ: si deve prima provvedere, attraverso il procedimento di liquidazione, al pagamento dei creditori sociali e alla ripartizione fra i soci dell'eventuale residuo attivo. Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori ma devono convocare l'assemblea per le deliberazioni relative alla liquidazione. Sono inoltre responsabili della conservazione dei beni sociali fin quando li abbiano consegnati ai liquidatori. Infine, vedono limitati i loro poteri. Infatti, per il semplice verificarsi di una casa di scioglimento gli amministratori conservano il potere di gestire la societ " ai soli fini della conservazione

dell'integrit e del valore del patrimonio sociale" ( art. 2486, 1 comma) in attesa di farne consegna ai liquidatori. Con la riforma del 2003 stata infine espressamente disciplinata la revoca dello stato di liquidazione; la relativa decisione circondata da una serie di cautele. La societ pu in ogni momento revocare lo stato di liquidazione e tornare ad una fase di normale esercizio, ma nelle societ che fanno appello al mercato del capitale di rischio richiesta la maggioranza rafforzata di un terzo del capitale sociale anche in seconda convocazione. Inoltre, ai soci che non hanno concorso alla deliberazione riconosciuto il diritto di recesso. Anche i creditori sociali sono tutelati. La revoca ha effetto solo dopo 60 giorni dalliscrizione nel registro delle imprese, termine entro il quale i creditori sociali anteriori alliscrizione possono proporre opposizione. 3.IL PROCEDIMENTO I LIQUIDAZIONE. Il procedimento di liquidazione si apre con la nomina di uno pi liquidatori. I liquidatori sono nominati dall'assemblea straordinaria ( art. 2487 ). Nell'inerzia dell'assemblea, i liquidatori sono nominati dal tribunale, su istanza dei singoli soci o amministratori ovvero dei sindaci ( art. 2487, 2 comma). I liquidatori restano in carica per tutta la durata del procedimento di liquidazione. Essi possono essere revocati dall'assemblea con le maggioranze prescritte dall'assemblea straordinaria. Se sussiste giusta causa, sono revocabili anche dal tribunale, su istanza dei soci, dei sindaci o del pubblico ministero. I provvedimenti di nomina e di revoca dei liquidatori sono soggetti a iscrizione nel registro delle imprese ( art. 2487-bis). Con l'iscrizione della nomina dei liquidatori, gli amministratori cessano dalla carica e devono consegnare ai liquidatori i libri sociali. Poteri, doveri e responsabilit dei liquidatori sono modellati su quelli degli amministratori ( art. 2489 ); pertanto: a) i liquidatori devono adempiere ai loro doveri con la diligenza e la professionalit richieste dalla natura dell'incarico; b) i liquidatori devono prendere in consegna dagli amministratori i beni e i documenti sociali, nonch redigere con gli stessi l'inventario del patrimonio sociale; c) i liquidatori possono compiere " tutti gli atti utili per la liquidazione della societ" ( art. 2489, 1 comma). L'attivit dei liquidatori deve essere diretta al pagamento dei creditori sociali. Essi non possono perci ripartire fra i soci beni della societ fin quando non siano pagati tutti i creditori noti o non siano state accantonate le somme necessarie per pagarli. La disciplina odierna consente tuttavia la distribuzione ai soci di acconti durante la liquidazione. Se i fondi disponibili risultano insufficienti, i liquidatori possono chiedere proporzionalmente ai soci i versamenti ancora dovuti sulle azioni non interamente liberate. Se la liquidazione si protrae oltre lanno i liquidatori devono redigere il bilancio e sottoporlo allapprovazione dellassemblea con le scadenze previste per il bilancio di esercizio delle societ. Completata la liquidazione del patrimonio sociale con la conversione in danaro dell'attivo, i liquidatori devono redigere il bilancio finale di liquidazione ,indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione dellattivo (art. 2492 ). Il bilancio finale di

liquidazione deve essere approvato dai singoli soci e non dalla assemblea. Il bilancio, sottoscritto dai liquidatori ed accompagnato dalla relazione dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione contabile, depositato presso lufficio del registro delle imprese e si intende approvato se, entro 90 giorni dal deposito, nessun socio abbia proposto reclamo davanti al tribunale in contraddittorio con i liquidatori. Lapprovazione (espressa o tacita) del bilancio finale di liquidazione libera i liquidatori di fronti ai soci per lattivit svolta. Le somme non riscosse dai soci, entro 3 mesi dalliscrizione dellavvenuto deposito del bilancio sono depositate dai liquidatori presso una banca. Compiuta la liquidazione, i libri della societ sono depositati presso lufficio del registro delle imprese. 4. LESTINZIONE DELLA SOCIETA Il procedimento di liquidazione si chiude con la cancellazione della societ sdal registro delle imprese. annuale di liquidazione. Intervenuta la cancellazione dal registro, i creditori sociali rimasti insoddisfatti possono far valere i loro diritti: nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da queste riscosse in base al bilancio finale di liquidazione; nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento dipeso da colpa di questi. La cancellazione dal registro delle imprese segna lestinzione della spa, anche quando vi siano creditori insoddisfatti. I creditori possono chiedere il fallimento della societ entro un anno dalla cancellazione della stessa dal registro. CAP. 16 - LA SOCIETA IN ACCOMANDITA PER AZIONI 1. CARATTERI DISTINTIVI La societ in accomandita per azioni (artt. 2452-2461 ) un tipo di societ che, come laccomandita semplice, si caratterizza per la presenza di due categorie istituzionale di soci: a) i soci accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e sono per legge amministratori della societ; b) i soci accomandanti, che sono obbligati verso la societ nei limiti della quota di capitale sottoscritto. Questo tipo di societ si caratterizza per il fatto che le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni. Alla societ in accomandita per azioni sono applicabili le norme relative alla societ per azioni. diritto amministratori. 2.LAZIONISTA ACCOMANDATARIO Lazionista accomandatario risponde illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali. Non si pu essere soci accomandatari se non si amministratori e si cessa di essere accomandatari e responsabili se si cessa di essere amministratori. Infatti, nellaccomandita per azioni: Essa una societ per azioni modificata dalla presenza di soci a responsabilit illimitata (gli accomandatari) i quali sono di La cancellazione disposta di ufficio quando per oltre tre anni consecutivi non viene depositato il bilancio

A) i soci indicati nell'atto costitutivo come accomandatari sono tutti di diritto amministratori della societ ( art. 2455 ); B) il socio accomandatario che cessa dall'ufficio di amministratore non risponde per le obbligazioni della societ sorte posteriormente all'iscrizione nel registro delle imprese della cessazione dall'ufficio ( art. 2461 ); C) il nuovo amministratore assume la qualit di socio accomandatario dal momento dell'accettazione della nomina ( art. 2457 ). Nel accomandita per azioni, diversamente da quanto avviene nell'accomandita semplice, vi quindi piena coincidenza fra accomandatari e amministratori e l'accomandatarioamministratore risponde illimitatamente per le sole obbligazioni sorte nel periodo in cui ha rivestito la carica di amministratore. 3. COSTITUZIONE . CONFERIMENTI . AZIONI L' atto costitutivo deve indicare quali sono i soci accomandatari. E invece superflua la nomina nellatto costitutivo. La denominazione sociale deve essere costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con lindicazione di societ per accomandita per azioni. Nessuna disposizione specifica dettata per le azioni intestate agli accomandatari. Sono azioni uguali a tutte le altre, senza nessun diritto speciale. Chi acquista le azioni da una accomandatario diventa socio, ma non amministratore; perci assume la posizione di semplice azionista accomandante. Le azioni dei soci accomandatari sono liberamente trasferibili e non necessario il consenso degli altri accomandatari. Lacquirente non succede alla carica di amministratore dellalienante. Anche le azioni dellaccomandita per azioni possono essere ammesse alle quotazioni di borsa e trover in tal caso applicazione la specifica disciplina prevista per le societ quotate. 4.GLI ORGANI SOCIALI Come per le spa lorganizzazione interna della sapa si fonda sulla necessaria presenza di tre organi: assemblea, amministratori e collegio sindacale. Allassemblea si applicano le regole di funzionamento dettate per la spa. Norme particolari valgono tuttavia per l'adozione di talune delibere assembleari: a) gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle deliberazioni di nomina e revoca dei sindaci; b) le modificazioni dell'atto costitutivo non solo devono essere deliberate dall'assemblea straordinaria con le consuete maggioranze, ma devono inoltre essere approvate da tutti soci accomandatari ( art. 2460 ); c) la nomina e la revoca degli amministratori competenza dellassemblea straordinaria. I soci accomandatari, designati nellatto costitutivo, sono di diritto amministratori ed il loro ufficio ha carattere permanente, se latto costitutivo non dispone diversamente. Gli accomandatari amministratori non sono tuttavia inamovibili. Essi possono essere revocati

anche se non ricorre giusta causa; la revoca deve essere per deliberata con le maggioranze prescritte per le deliberazioni dell'assemblea straordinaria ( art. 2456 ). Gli amministratori sono soggetti agli stessi obblighi degli amministratori della spa. Essi pertanto,oltre ad essere personalmente e solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali, sono tenuti al risarcimento del danno per violazione degli obblighi a loro imposti dalla legge o dallatto costitutivo, verso la societ, verso i soci e verso i creditori sociali o terzi direttamente danneggiati. Per il collegio sindacale l'unica deviazione dalla disciplina della societ per azioni consiste nel divieto per gli accomandatari di votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina e la revoca dei sindaci ( art. 2459 ). Nellaccomandita per azioni quotate in borsa, il divieto esteso anche al conferimento ed alla revoca dellincarico alla societ di revisione. 5.LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA Per la societ in accomandita per azioni prevista una causa di scioglimento tipica ed ulteriore rispetto a quelle dettate per la societ per azioni. La societ si scioglie in caso di cessazione dalla carica di tutti gli amministratori, se nel termine di sei mesi non si provveduto alla loro sostituzione ed i sostituti non hanno accettato la carica. Per questo periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio, i cui poteri sono circoscritti agli atti di ordinaria amministrazione. quindi causa di scioglimento dell'accomandita per azioni il venir meno di tutti gli accomandatari e la conseguente impossibilit di funzionamento dell'organo amministrativo protratta per sei mesi. Fra le cause di scioglimento non invece previsto il venir meno di tutti i soci accomandanti. Per il resto lo scioglimento della sapa segue la disciplina della spa, salvo alcune peculiarit derivanti dalla presenza di soci a responsabilit illimitata. Infatti, se il patrimonio sar insufficiente al pagamento dei creditori, i liquidatori potranno richiedere agli accomandatari le somme necessarie, nei limiti della loro responsabilit e della loro partecipazione alle perdite. Dopo la cancellazione della societ, i creditori rimasti insoddisfatti potranno far valere i loro diritti nei confronti degli accomandatari ed anche dei liquidatori, se il mancato pagamento dipeso da loro. Potranno agire nei confronti degli accomandanti solo nei limiti della quota di liquidazione dagli stessi riscossa. CAP. 17 - LA SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA 1.CARATTERI DISTINTIVI La societ a responsabilit limitata ( artt. 2462-2483 ) una societ di capitali nella quale: a) per l'obbligazioni sociali risponde soltanto la societ col suo patrimonio (art. 2462, 1 comma); b) le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni e non posso inoltre costituire oggetto di sollecitazione all'investimento ( art. 2468, 1 comma). Con la riforma del 2003 sostanzialmente caduto il divieto per le societ a responsabilit limitata di emettere obbligazioni e quindi di emettere titoli di credito di massa anche per la raccolta di capitale di credito. L'attuale disciplina consente infatti alle s r l di emettere titoli di credito, ma vieta la collocazione diretta degli stessi presso il pubblico dei risparmiatori. Nella srl consentito adottare statutariamente anche soluzioni organizzative proprie delle

societ di persone. L'obiettivo di fondo quello di accentuare il distacco della s r l dalla Spa e di farne un modello societario particolarmente elastico, che consenta di valorizzare profili di carattere personale presenti soprattutto nelle piccole e medie imprese. 2. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIE. LA SRL UNIPERSONALE La costituzione della societ a responsabilit limitata richiamata all'art. 2463, 3 comma: a) non ammessa la stipulazione per pubblica sottoscrizione; b)il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione di 10 mila euro; c) la denominazione sociale pu essere liberamente formata come nella societ per azioni, ma devo ovviamente contenere l'indicazione di societ a responsabilit limitata; d) anche la societ a responsabilit limitata pu essere costituita a tempo indeterminato. In tal caso, ogni socio pu recedere dando un preavviso di 180 giorni, che latto costitutivo pu allungare fino a un anno. Il contenuto dellatto costitutivo lo stesso di quello della spa, salvo lindicazione delle singole quote invece delle azioni. Nel 1993 fu introdotta la possibilit per la srl di essere costituita da un singolo socio, con il mantenimento della responsabilit limitata per le obbligazioni sociali. Tale disciplina stata modificata dalla riforma del 2003 ed ora coincide con la disciplina della spa unipersonale. 3. ICONFERIMENTI. LE ALTRE FORME DI FINANZIAMENTO L'attuale principio base quello che anche nella societ a responsabilit limitata " possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica" ( art. 2464, 2 comma). Il versamento presso la banca del 25% dei conferimenti in danaro e dell'intero sovrapprezzo pu essere sostituita dalla stipula di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria ( art. 2464, 4 comma). consentito il conferimento di prestazioni dopera Per i o servizi, vietato nella spa, purch lintero valore assegnato a tale conferimento sia garantito da una polizza assicurativa o una fideiussione bancaria. conferimenti in natura non necessario che lesperto chiamato a fare la valutazione sia designato dal tribunale, ma sufficiente che sia un esperto di una societ di revisione. Disciplinata anche la posizione del socio moroso ( art. 2466 ), con disciplina applicabile anche quando siano scadute o divengano inefficaci la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria rilasciata dal socio; inoltre, il socio moroso non pu partecipare alle decisioni dei soci. La societ potr vendere coattivamente le quote del socio moroso, dandola in opzione prima agli altri soci. Se non si vendono il capitale sar diminuito in misura corrispondente. Altra significativa novit della riforma del 2003 l'introduzione di una specifica disciplina dei finanziamenti dei soci volta a porre un freno delle societ sottocapitalizzate che operano con ingenti finanziamenti a titolo di capitale di prestito da parte dei soci. L'art. 2467 stabilisce che il rimborso dei finanziamenti dei soci alla societ postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori. Ne consegue che gli amministratori non possono rimborsare i finanziamenti dei soci quando il rimborso metta a repentaglio il soddisfacimento degli altri creditori. Inoltre, la somma rimborsata deve essere restituita alla societ se il

rimborso avvenuto nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento della stessa. Identica disciplina applicabile ai finanziamenti concessi da societ capogruppo alle societ controllate. 4.I TITOLI DI DEBITO Con l'attuale disciplina infine caduto il divieto per le societ a responsabilit limitata di emettere obbligazioni. O meglio latto costitutivo pu prevedere lemissione di titoli di debito,peraltro sottratti alla disciplina propria delle obbligazioni di spa. Lemissione di titoli di debito consentita solo se prevista nellatto costitutivo. E latto costitutivo a stabilire se la competenza ad emettere titoli di debito spetta ai soci o agli amministrato determinando gli eventuali limiti, le modalit e le maggioranze necessarie. La decisione di emissione iscritta nel registro delle imprese. Pu anche prevedere che condizioni e modalit di rimborso possano essere modificate con il consenso della maggioranza dei possessori dei titoli. Il taglio minimo dei titoli non pu tuttavia essere inferiore ai 50'000 euro. Ampia la libert concessa allautonomia statutaria nella determinazione del contenuto dei titoli di debito. Tali titoli sono emessi a fronte di un apporto a titolo di prestito. Latto costitutivo prevede lemissione come titoli di massa (come frazioni di uguale valore nominale e con uguali diritti di ununitaria operazione di finanziamento) e la loro circolazione secondo la disciplina dei titoli di credito. Potr essere prevista anche lemissione come titoli individuali e potr essere esclusa la destinazione di titoli alla circolazione. Possono essere sottoscritti solo da investito tir professionali soggetti a vigilanza prudenziale; investitori per i quali prescritto il rispetto di idonei requisiti di solidit patrimoniale stabiliti dalle competenti autorit di vigilanza. 5. LE QUOTAZIONI SOCIALI Nella societ per azioni il capitale sociale nominale diviso in parti omogenee e standardizzate che prescindono dalle persone dei soci e dal loro numero. Nella societ a responsabilit limitata invece il capitale diviso secondo un criterio personale, dato che in tale societ le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni. Il capitale della societ responsabilit limitata perci diviso in parti in base al numero dei soci: il numero iniziale delle quote corrispondente al numero dei soci che partecipano alla costituzione della societ e ciascun socio diventa titolare di un'unica quota di partecipazione. Mentre le azioni sono necessariamente di egual valore, le quote possono essere di diverso ammontare e lo sono inizialmente, se diverso l'ammontare del capitale sottoscritto da ciascun socio. Mentre le azioni attribuiscono uguali i diritti, le quote possono essere anche sotto tale profilo le una diversa dalle altre. Infatti la regola base che i diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta e che le partecipazioni dei soci sono determinate in misura proporzionale al conferimento ( art. 2468, 2 comma). La quota di societ a responsabilit limitata resta unica ed esprime in modo unitario la posizione di quel determinato socio nella societ. Lacquisto di altre quote non rende il socio titolare di pi quote distinte; determina solo un incremento quantitativo delloriginaria ed unica quota. La quota divisibile (anche se tale divisione pu essere esclusa nellatto costitutivo). Se la I titoli di debito non possono essere collocati direttamente presso il pubblico dei risparmiatori.

divisione vietata o non possibile e la quota diviene di propriet comune di pi persone, si applica la disciplina generale dellamministrazione dei beni in compropriet. Ulteriore differenza delle quote rispetto alle azioni, che le prime non possono essere rappresentate da titoli di credito n possono costituire oggetto di sollecitazione all'investimento. Leventuale certificato di quota rilascia dalla societ costituisce semplice documento probatorio della qualit di socio e della misura della partecipazione sociale. Anche la quota ha un proprio valore patrimoniale oggettivo, determinato dalla frazione del patrimonio sociale rappresentata ( viene assimilata ai bene immateriali ). 6.LE VICENDE ED IL TRASFERIMENTO DELLE QUOTE SOCIALI Le quote della societ sono per legge liberamente trasferibili, per atto fra vivi e per successione mortis causa. Latto costitutivo pu non solo limitare ma anche escludere del tutto il trasferimento delle quote. Pu inoltre subordinare il trasferimento al gradimento di organi sociali, di soci o di terzi. Il trasferimento della quota valida ed efficace fra le parti per effetto del semplice consenso. per produttivo di effetti nei confronti della societ solo dal momento in cui iscritto nel libro dei soci. Specifiche disposizioni sono poi dettate per assicurare la trasparenza nella cessione delle quote e la conoscenza dell'effettiva composizione della compagine societaria al fine di prevenire e reprimere operazioni di riciclaggio di danaro provenienti da reati. I trasferimenti per atto fra vivi devono risultare da scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio, il quale entro 30 giorni deve depositarla per l'iscrizione nel registro delle imprese nella cui circoscrizione stabilita la sede della societ. Il trasferimento deve essere annotato nel libro dei soci. Con la successiva iscrizione nel libro dei soci il trasferimento diventa efficace nei confronti della societ. E se la quota alienata con successivi contratti a pi persone, prevale chi per primo effettua liscrizione nel registro delle imprese purch sia in buona fede. Le stesse regole valgono per i trasferimenti mortis causa. versamenti ancora dovuti, per il periodo di tre anni dal trasferimento. La quota pu essere oggetto di pegno, usufrutto e sequestro. In tal caso, vale la disciplina prevista per le spa. La quota pu inoltre formare oggetto di espropriazione da parte dei creditori personali del socio, con conseguente vendita forzata o assegnazione della stessa al creditore procedente. Ci avviene anche in caso di fallimento del socio. Qualora per la partecipazione non sia liberamente trasferibile, la vendita priva di effetto se la societ presenta entro 10 giorni un altro acquirente che offra lo stesso prezzo. Si consente ai soci di impedire lingresso di soggetti non graditi nella compagine societaria. Alla societ a responsabilit limitata vietato in modo assoluto lacquisto di proprie quote. In nessun caso la societ pu accettare in garanzia proprie quote. 7.RECESSO ED ESCLUSIONE E riconosciuta ampia autonomia allatto costitutivo nello stabilire quando il socio pu recedere e le relative modalit. Il recesso inderogabilmente riconosciuto per legge in una serie di casi: Se la quota trasferita non interamente liberata, lalienante risponde in solido con lacquirente per i

a) se la societ a tempo indeterminato ogni socio pu recedere con un preavviso di almeno sei mesi; b) se la societ a tempo determinato possono recedere i soci che non hanno consentito: - al cambiamento dell'oggetto sociale o del tipo di societ, - alla sua fusione o scissione, - alla revoca dello stato di liquidazione, - al trasferimento della sede allestero, - alleliminazione di una o pi cause di recesso previste dallatto costitutivo, - al compimento di operazioni che comportano una modifica delloggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti dei singoli soci, - il diritto di recesso riconosciuto al socio contrario all'aumento del capitale sociale con esclusione del diritto di opzione ( art. 2481-bis). I soci che recedono hanno diritto alla liquidazione della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. La quota del socio recedente deve essere prima offerta in opzione agli altri soci. Se non vi sono acquirenti si procede al rimborso attingendo dalle riserve disponibili, o in mancanza riducendo il capitale sociale. Se la riduzione non possibile, perch i creditori si oppongono la societ si scioglie. Come nelle societ di persone, nella srl latto costitutivo pu prevedere specifiche cause di esclusione del socio per giusta casa. 8. GLI ORGANI SOCIALI. LE DECISIONI DEI SOCI L'assemblea dei soci degradata da organo essenziale ad organo solo eventuale per una serie di decisione dei soci. Lart. 2479, 2 comma, stabilisce che sono rimesse inderogabilmente alla decisione dei soci: 1. lapprovazione del bilancio e la distribuzione degli utili; 2. la nomina degli amministratori, se prevista nellatto costitutivo; 3. la nomina dei sindaci, presidente collegio sindacale e revisore; 4. modifiche dellatto costitutivo; 5. decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione delloggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti dei singoli soci. L'atto costitutivo pu tuttavia prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso le decisioni sono adottate col voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la met del capitale sociale. assembleare. Alcune Esse sono: le modificazioni dellatto costitutivo, le decisioni che decisione particolarmente importanti devono comunque essere adottate con il metodo comportano una sostanziale modifica delloggetto sociale o una rilevante modifica dei diritti dei soci, nonch la riduzione del capitale per perdite obbligatoria. La deliberazione assembleare necessaria quando ne sia fatta richiesta da uno o pi amministratori o dai

soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale. Se latto costitutivo non determina i modi di convocazione, lassemblea convocata dagli amministratori con lettera raccomandata spedita ai soci almeno 8 giorni prima delladunanza. Possono intervenire in assemblea tutti i soci che risultano iscritti nel libro dei soci, anche se liscrizione avvenuta il giorno stesso delladunanza. Il voto dei soci vale in misura proporzionale alla partecipazione. Lassemblea costituita con la presenza di tanti soci che rappresentano almeno la met del capitala sociale e delibera a maggioranza assoluta del capitale intervenuto. Per le modificazioni dellatto costitutivo e per le decisioni che comportano una sostanziale modifica delloggetto sociale necessario il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la met del capitale sociale. 9.LINVALIDITA DELLE DECISIONI DEI SOCI Parzialmente autonoma anche la disciplina dellinvalidit delle decisioni dei soci (art. 2479 - ter). Vi sono tre regimi di invalidit: una pu essere fatta valere solo da alcuni soggetti, entro breve termine, e non opponibile ai terzi in buona fede (annullabilit); uninvalidit conseguente da pi gravi vizi sostanziali o procedimentali, che pu essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, ma entro tre anni; una sola causa di invalidit che pu essere fatta valere da chiunque senza limiti di tempo. Regola generale: le decisioni prese non in conformit della legge o dellatto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito, anche individualmente, nonch da ciascun amministratore del collegio sindacale entro 90 giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci. Il procedimento dimpugnazione regolato dalla disciplina prevista per le spa. Lannullamento della decisione ha effetto nei confronti di tutti i soci ed obbliga gli amministratori a prendere i conseguenti provvedimenti. Lannullamento non pu aver luogo se la decisione impugnata sostituita con altra presa in conformit della legge e dellatto costitutivo. La sostituzione sana retroattivamente la decisione invalida e fa salvi i diritti acquistati dai terzi. La convalida della decisione favorita dalla legge anche nel corso del giudizio dimpugnazione. Con riguardo alle decisioni assunte con metodo assembleare vengono richiamate le due specifiche forme di convalida per la mancanza di convocazione e di verbale. Perci: la mancata convocazione non pu essere fatta valere da chi anche successivamente abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dellassemblea; la mancanza del verbale pu essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima dellassemblea successiva. Possono invece essere impugnate da chiunque vi abbia interesse, ma nel termine di tre anni, le decisione aventi oggetto impossibile o illecito e quelle prese in assenza assoluta dinformazione. prevedendo attivit impossibili o illecite. 10.AMMINISTARAZIONE E CONTROLLI L'amministrazione affidata a uno o pi soci, nominati con decisione dei soci, che restano in carica a tempo indeterminato ( art. 2475, 1 comma). Quando l'amministrazione affidata a pi persone queste costituiscono il collegio di amministrazione. L'atto costitutivo pu prevedere che gli amministratori operino non gi collegialmente, bens disgiuntamente o congiuntamente come nelle societ di persone. Profili di accentuata singolarit rispetto alla societ per azioni presenta infine la disciplina Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano loggetto sociale

della azione di responsabilit ( art. 2476 ): a) affermata la responsabilit degli amministratori verso la societ e verso i singoli soci o terzi direttamente danneggiati, non si fa menzione della responsabilit verso i creditori sociali; b) responsabili solidalmente con gli amministratori sono anche " i soci che hanno eccezionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la societ, i soci o terzi" ( art. 2476, 7 comma) . c) l'azione sociale di responsabilit contro gli amministratori pu essere promossa anche dal singolo socio, il quale pu altres chiedere la revoca degli amministratori in caso di gravi irregolarit nella gestione della societ. d)pi elevati sono i quorum necessari per approvare o impedire la rinuncia o la transazione da parte della societ, essendo necessario il consenso della maggioranza dei due terzi del capitale e che non si oppongano tanti soci che rappresentano il 10% del capitale. Latto costitutivo pu prevedere la nomina di un collegio sindacale o di un revisore determinandone competenze e poteri. Nella srl la nomina del collegio sindacale obbligatoria solo se il capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per la spa (120000 euro) o se non ricorrono le condizioni stabilite per la redazione del bilancio di esercizio in forma abbreviata; lo stesso collegio sindacale ad eseguire il controllo contabile. sociali e i documenti relativi all'amministrazione. 11. BILANCIO. MODIFICAZIONI DELLATTO COSTITUTIVO. SCIOGLIMENTO Il bilancio viene predisposto dallorgano amministrativo, approvato dai soci, ed infine depositato entro 30 giorni nel registro delle imprese, insieme con lelenco dei soci e degli altri titolari di diritti sulle partecipazioni sociali. La decisione dei soci che approva il bilancio, decide anche sulla distribuzione degli utili. Le modificazioni dellatto costitutivo sono di competenza inderogabile dellassemblea, la quale deve deliberare con il voto favorevole di tanti soci che rappresentano almeno la met del capitale sociale. Tale modificazione diviene efficace solo a seguito delliscrizione della stessa nel registro delle imprese. Sono autonomamente disciplinate le variazioni del capitale sociale (pag. 575 577) Lo scioglimento della societ oggi disciplinato unitariamente per tutte le societ di capitali. CAP. 18 - LE SOCIETA COOPERATIVE 1.IL SISTEMA LEGISLATIVO In base all'attuale disciplina le societ cooperative sono societ a capitale variabile che si caratterizzano per lo specifico scopo perseguito nello svolgimento dell'attivit di impresa: lo scopo mutualistico ( art. 2511 ). Dispone l'art. 45, 1 comma, della costituzione che " la repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualit e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce Ogni socio non amministratore ha diritto di avere dagli amministratori notizia dello svolgimento degli affari sociali, di consultare libri

l'incremento con i mezzi pi idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalit". dalla c.d. legge Basevi. Numerose erano e restano poi le leggi speciali volte ad incentivare particolari manifestazioni del fenomeno cooperativo: alcune delineano un particolare statuto per le cooperative che operano in determinati settori produttivi, e questo, ad esempio, il caso delle cooperative di credito articolate nelle due grandi categorie delle banche di credito cooperativo e delle banche popolari. Altre leggi speciali fissano particolari requisiti e riconoscono particolari agevolazioni creditizie e tributarie per le cooperative che perseguono specifici fini sociali. La riforma delle cooperative del 2003 introduce la distinzione fra " societ cooperative a mutualit prevalente"e altre societ cooperative dando cos luogo ad una bipartizione delle societ cooperative. 2.LE SOCIETA CON SCOPO MUTUALISTICO Le societ cooperative si distinguono dagli altri tipi societ per lo scopo economico perseguito: identico allo scopo-mezzo delle societ cooperative e delle societ lucrative: esercizio in comune di una determinata attivit economica. Diverso invece lo scopo-fine: nelle societ lucrative, la produzione di utili ( lucro oggettivo) da distribuire fra i soci (lucro soggettivo); nelle societ cooperative, lo scopo mutualistico. Lo scopo prevalente dell'attivit di impresa delle societ cooperative consiste " nel fornire beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente a membri dell'organizzazione a condizioni pi vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato". Nelle cooperative di consumo vi una tendenziale coincidenza fra i soci e i soggetti che usufruiscono dei beni o servizi prodotti dall'impresa sociale. Nelle cooperative di produzione e di lavoro, invece, i fattori produttivi necessari per l'attivit di impresa sono tendenzialmente forniti dagli stessi soci. Si pensi alle cooperative di trasformazione di vendita dei prodotti agricoli. L'attivit di impresa delle societ cooperative si caratterizza per la cosiddetta " gestione di servizio" a favore dei soci. Anche i soci di una cooperativa mirano a realizzare un risultato economico ed un proprio vantaggio patrimoniale, attraverso lo svolgimento di attivit di impresa. 3.SCOPO MUTUALISTICO E SCOPO LUCRATIVO Le societ cooperative sono caratterizzate da uno scopo prevalentemente ma non esclusivamente mutualistico. Esse possono svolgere anche attivit con terzi, possono cio fornire anche a terzi le medesime prestazioni che formano oggetto della gestione a favore dei soci. E l'attivit con i terzi di regola finalizzata alla produzione di utili, pu essere cio attivit oggettivamente lucrativa. Nelle cooperative, lo scopo mutualistico pu coesistere con un'attivit con terzi produttiva di utili. Incompatibile con lo scopo mutualistico e resta per l'integrale distribuzione ai soci degli utili prodotti dalla cooperativa. I dati caratterizzanti lo scopo mutualistico ed il profilo causale delle societ cooperative sono l'esercizio di attivit di impresa tendenzialmente orientata verso il soddisfacimento di preesistenti bisogni economici dei soci e con limitata ripartizione fra i soci stessi degli utili eventualmente prodotti. La disciplina generale delle societ cooperative dettate dal codice civile del 1942 era infatti integrata e completata in pi punti

4.LE COOPERATIVE E MUTUALITA PREVALENTE L'attuale disciplina generale delle societ cooperative si basa sulla distinzione fra societ cooperative a mutualit prevalente e altre societ cooperative. Le prime godono di tutte le agevolazioni previste per le societ cooperative, le seconde invece non godono delle agevolazioni di carattere tributario. Elementi caratterizzanti le cooperative a mutualit prevalente sono: a) la presenza nello statuto di clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve ai soci cooperatori ( art. 2514 ); b) la circostanza che la loro attivit deve essere svolta prevalentemente a favore dei soci ( cooperative di consumo), ovvero deve utilizzare prevalentemente prestazioni lavorative dei soci ( cooperative di lavoro) o beni e servizi dagli stessi apportati ( cooperative di produzione e lavoro). Perdono la qualifica di cooperative a mutualit prevalente societ che per due esercizi non rispettino tali condizioni ( art. 2545-octies). Le societ cooperative a mutualit prevalente sono tenute ad iscriversi nellapposito albo delle societ cooperative, tenuto a cura del ministero delle attivit produttive. L'atto costitutivo deve stabilire le regole per lo svolgimento dell'attivit mutualistica con i soci e dei relativi rapporti deve essere rispettato il principio di parit di trattamento. L'atto costitutivo deve inoltre stabilire se la societ pu svolgere la propria attivit anche con terzi. 5. I CARATTERI STRUTTURALI Non poche sono le novit introdotte col codice del 1942 per orientare l'attivit sociale verso il perseguimento dello scopo mutualistico e per impedire che la stessa sia infatti indirizzata verso finalit prevalentemente educative e speculative: a) previsto un numero minimo di soci per la costituzione e la sopravvivenza della societ. Nel contempo si ritiene che i soci cooperatori siano in possesso di specifici requisiti soggettivi; b) sono fissati limiti massimi alla quota di partecipazione di ciascun socio e alla percentuale di utili agli stessi distribuibili; c) le variazioni del numero delle persone dei soci e le conseguenti variazioni del capitale sociale non comportano modificazioni dell'atto costitutivo; d) ogni socio cooperatore persona fisica ha in assemblea un solo voto, qualunque sia il valore della sua quota o il numero delle sue azioni. cos capovolta la regola di funzionamento propri delle societ di capitali ( numero di voti proporzionato al numero delle azioni) ed introdotto il principio "una testa-un voto". Principio che sottolinea il rilievo della persona dei soci anche nel funzionamento della societ e nell'indirizzo dell'attivit comune; e) le societ cooperative sono sottoposte a vigilanza dell'autorit governativa al fine di assicurarne il regolare funzionamento amministrativo e contabile. 6. LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA

Per procedere alla costituzione di una societ cooperativa necessario che i soci siano almeno 9 ( art. 2522, 1 comma). Sono tuttavia sufficienti tre soci persone fisiche se la societ vuole adottare norme della societ a responsabilit limitata. La societ si scioglie e deve essere posta in liquidazione se il numero dei soci scende al di sotto del minimo e non lo ha reintegrato nel termine massimo di un anno. La partecipazione ad una societ cooperativa inoltre subordinata al possesso dei requisiti soggettivi volti ad assicurare che esso svolga attivit coerente e/o non incompatibile con quella che costituisce l'oggetto sociale della cooperativa. La disciplina attuale fissa come regola generale che non possono in ogni caso essere soci quanti esercitano in proprio imprese identiche o affini a quella cooperativa ( art. 2527, 2 comma). Tali requisiti per non sono richiesti per i soci sovventori. Il procedimento di costituzione ricalca quello previsto per la societ per azioni. Le indicazioni dell'atto costitutivo da redigere per atto pubblico, in buona parte coincide con quelle stabilite per la societ di azioni. tuttavia necessario inserire: a) l'indicazione specifica dell'oggetto sociale, con riferimento ai requisiti e agli interessi dei soci; b) i requisiti e le condizioni per l'ammissione di nuovi soci e il modo e il tempo in cui devono essere eseguiti i conferimenti. c) le condizioni per l'eventuale recesso e per l'esclusione dei soci; d) le regole per la ripartizione degli utili e i criteri per la ripartizione dei ristorni. Per accentuare il profilo mutualistico e assicurare la parit di trattamento dei soci, l'attuale disciplina prevede infine che lo svolgimento dell'attivit mutualistica della societ e soci pu essere disciplinato da appositi regolamenti. Tali regolamenti, quando non costituiscono parte integrante dell'atto costitutivo, sono predisposti dagli amministratori e approvati dall'assemblea straordinaria ( art. 2521.5). La denominazione sociale della societ cooperativa pu essere formata liberamente, ma deve contenere lindicazione di societ cooperativa. Le cooperative a mutualit prevalente devono indicate negli atti e nella corrispondenza il numero di iscrizione presso lapposito albo. Latto costitutivo sottoposto a controllo di legalit da parte del notaio rogante e, su richiesta dello stesso, iscritto nel registro delle imprese. Con liscrizione nel registro delle imprese la societ cooperativa acquista personalit giuridica. Le cooperative che intendono godere dei benefici fiscali e delle altre agevolazioni sono tenute alliscrizione nel nuovo Albo delle societ cooperative. Le cause di invalidit delle societ cooperative sono quelle previste in via generale dalla disciplina dei contratti. 7. I CONFERIMENTI. LA RESPONSABILITA PER I SOCI Per i conferimenti in danaro non per richiesto, n necessario, il versamento iniziale del 25% presso un istituto di credito. Con la riforma del 2003, nelle societ cooperative per le obbligazioni sociali risponde solo la societ con il suo patrimonio (2518). Il socio che non esegue in tutto o in parte i conferimento dovuti pu essere escluso dalla societ. Inoltre, se cessa di far parte della societ risponde verso la

stessa per una anno dal giorno in cui il recesso,lesclusione o la cessione della quota si verificata. E se entro un anno dallo scioglimento del rapporto si manifesta linsolvenza della societ, il socio uscente tenuto a restituire alla stessa quanto ricevuto per la liquidazione della quota o per il rimborso delle azioni (2536) 8.LE QUOTE. LE AZIONI Nelle cooperative la partecipazione sociale pu essere rappresentata da quote o da azioni, secondo quanto stabilito dall'atto costitutivo. Nessun socio persona fisica pu avere una quota superiore a 100 mila euro; nelle cooperative con pi di 500 soci l'atto costitutivo pu tuttavia elevare tale limite fino al 2% del capitale sociale ( art. 2525, 3 comma). Le quote o le azioni dei soci cooperatori non possono essere cedute, con effetto verso la societ, senza l'autorizzazione degli amministratori, il cui provvedimento deve essere comunicata al socio entro 60 giorni dalla richiesta. Il silenzio vale assenso. Il provvedimento che nega lautorizzazione deve essere motivato e contro lo stesso il socio pu proporre opposizione al tribunale. L'atto costitutivo pu anche vietare del tutto la cessione sia delle quote sia delle azioni salvo in questo caso il diritto del socio di recedere dalla societ con preavviso di tre mesi purch siano decorsi due anni dal suo ingresso in societ. L'atto costitutivo pu autorizzare gli amministratori ad acquistare e rimborsare quote o azioni della societ con l'osservanza di un duplice limite. Il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento della societ deve essere superiore ad un quarto; l'acquisto o il rimborso deve essere effettuato nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio regolamentare approvato. Nelle societ cooperative non opera il divieto di concedere prestiti o garanzie per la sottoscrizione o lacquisto di proprie azioni, n quello di accettare azioni proprie in garanzia. Le quote e le azioni dei soci cooperatori non possono essere cedute con effetto verso la societ, senza lautorizzazione degli amministratori, il cui provvedimento deve essere comunicato al socio entro 60 giorni dalla richiesta. Il silenzio vale assenso. Lautorizzazione in ogni caso non potr essere validamente concessa qualora lacquirente non possegga i requisiti soggettivi fissati per legge o dallatto costitutivo. 9.LE NUOVE FORME DI FINANZIAMENTO La previsione dei limiti massimi alla partecipazione di ciascun socio e di limiti alla libera circolazione delle azioni, sommati ai limiti posti per la distribuzione degli utili, frapponevano in passato vistosi ostacoli. Ostacoli che erano solo in parte superati con il diffuso ricorso a finanziamenti a titolo di prestito dei soci. Significativa innovazione al riguardo sono state introdotte dalla legge 31-1-1992, n. 59. Sono stati elevati limiti massimi della partecipazione di ciascun socio; nel contempo sono state consentite nuove e pi incentivanti forme di raccolta del capitale di rischio con la previsione della figura dei soci sovventori e delle azioni di partecipazione cooperativa. La figura dei soci sovventori, in passato prevista solo per le mutue assicuratrici, consente la raccolta di capitale di rischio anche fra soggetti sprovvisti degli specifici requisiti soggettivi richiesti per partecipare all'attivit mutualistica. I conferimenti dei soci sovventori sono rappresentate da azioni (o quote) nominative liberamente trasferibili. Sono poi introdotte regole volte ad evitare che i soci sovventori prendano il sopravvento nella

gestione della societ. Le azioni di partecipazione cooperativa costituiscono una particolare categoria di azioni. Possono essere emesse per un ammontare non superiore al valore delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio certificato. Le azioni di partecipazione cooperativa possono essere emesse al portatore, se interamente liberate. Sono quindi liberamente trasferibili e godono dell'anonimato. Esse sono privilegiate sotto il profilo patrimoniale in quanto: a) assicurano ex lege una partecipazione agli utili maggioritaria del 2% rispetto a quella delle quote o delle azioni dei soci cooperatori; b) hanno diritto di prelazione nel rimborso del capitale per l'intero valore nominale, in sede di scioglimento della societ, c) le perdite incidono sulla stessa solo per la parte che eccede il valore nominale complessivo delle altre azioni o quote. Alle societ cooperative stata di recente consentita anche l'emissione di obbligazioni per la raccolta di capitale di prestito. La riforma del 2003 ha consentito a tutte le societ cooperative l'emissione di strumenti finanziari secondo la disciplina prevista per le societ per azioni ( art. 2526 ). Le cooperative che hanno optato per la disciplina della Srl possono offrire strumenti finanziari privi di diritti di amministrazione " solo ad investitori qualificati". 10. GLI ORGANI SOCIALI. LASSEMBLEA Gli organi delle societ cooperative sono disciplinate dalle norme della societ per azioni e sono gli stessi della societ per azioni ed identico il riparto di funzioni. Alcune significative deviazioni sono tuttavia introdotte nella disciplina dell'assemblea (artt. 2538-2540 ). Innanzitutto, il voto di ciascun socio operatore l'assemblea del tutto svincolato dall'ammontare della partecipazione sociale. Per i soci persone fisiche trova rigida applicazione il principio " una testa-un voto": ogni socio persona fisica infatti ha diritto ad un solo voto, qualunque sia il valore della quota e il numero delle azioni possedute. Solo ai soci persone giuridiche possono esser attribuiti pi voti, ma non oltre a 5. Ai soci sovventori possono essere invece attribuiti pi voti, ma essi non devono superare in ogni caso un terzo dei voti spettate a tutti i soci. L'attuale disciplina consente poi che nelle cooperative consortili (nelle quali i soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso lintegrazione delle rispettive imprese o di taluni fasi di esse) il diritto di voto sia attribuito in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico. Valgono inoltre le seguenti regole: a) hanno diritto di voto solo coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi; b) il socio pu farsi rappresentante nellassemblea solo da un altro socio; c) il modo pu essere dato anche per corrispondenza mediante altri mezzi di telecomunicazione, se l'atto costitutivo consente. Alcune differenze si hanno anche per il procedimento assembleare: i quorum costitutivi e deliberativi vanno ovviamente calcolati secondo il numero dei voti spettanti per teste ai soci

e non in base all'ammontare della loro partecipazione al capitale. L'innovazione pi significativa per costituito dalla possibilit di una formazione progressiva della volont assembleare attraverso il meccanismo delle assemblee separate. In base all'attuale disciplina le assemblee separate sono per obbligatorie quando la societ ha pi di 3 mila soci e svolge la propria attivit in pi province. Le assemblee separate deliberano sulle stesse materie che formeranno oggetto dell'assemblea generale ed eleggono dei socidelegati che parteciperanno a quest'ultima. L'assemblea generale costituita dai delegati designati dalle assemblee separate e delibera definitivamente sulle materie all'ordine del giorno. 11. AMMINISTRAZIONE. CONTROLLI. COLLEGIO DEI PROBIVIRI Se adottato il sistema dualistico, i possessori di strumenti finanziari non possono eleggere pi di un terzo dei componenti del consiglio di sorveglianza del consiglio di gestione. Se invece adottato il sistema monistico, agli amministratori eletti dai possessori di strumenti finanziari e non possono essere attribuite deleghe operative; negli stessi possono far parte del comitato esecutivo. Quanto al sistema tradizionale, con l'attuale disciplina caduta la regola che tutti gli amministratori debbano essere soci cooperatori. Oggi sufficiente che sola maggioranza degli amministratori sia tra soci cooperatori ovvero tra le persone designate dai soci cooperatori persone giuridiche ( art. 2542 ). Quanto poi al collegio sindacale la nomina dello stesso obbligatoria solo quando la cooperativa ha un capitale non inferiore a quello minimo della societ per azioni, quando sono superati i limiti per la redazione del bilancio in forma abbreviata e quando la societ ha emesso strumenti finanziari partecipativi ( art. 2543 ). Per la nomina del collegio sindacale, lo statuto pu attribuire il diritto di voto proporzionalmente alle quote o azioni possedute ovvero in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico. prassi consolidata la previsione degli statuti delle cooperative di un ulteriore organo sociale: il collegio dei probiviri. A tale organo affidata la risoluzione di eventuali controversie tra soci o fra soci e societ, riguardanti il rapporto sociale una gestione mutualistica. Si tratta di un organo per che non sempre da garanzie di imparzialit. Con l'attuale disciplina anche le societ cooperative sono assoggettate al controllo giudiziario sulla gestione previsto dall'art. 2409 per le societ per azioni. 12.LA VIGILANZA GOVERNATIVA Le societ cooperative sono sottoposte al controllo dell'autorit governativa, al fine di assicurare il regolare funzionamento amministrativo e contabile delle stesse e il rispetto delle condizioni richieste per la concessione delle agevolazioni tributarie e creditizie. Eccezion fatta per alcune categorie di cooperative, la vigilanza spetta al ministro del lavoro ed esercita tramite ispezioni ordinarie ed ispezioni straordinarie. Nell'attivit di vigilanza il ministero si avvale anche delle "associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo". In caso di irregolare funzionamento della societ, l'autorit governativa pu revocare amministratori e sindaci ed affidare la gestione della cooperativa ad un commissario governativo. Inoltre l'autorit governativa pu disporre lo scioglimento della cooperativa se non in grado di raggiungere gli scopi per cui stata costituita. 13. BILANCIO. UTILI. RISTORNI

La formazione del bilancio di esercizio della societ cooperative integralmente assoggettata alla disciplina dettata per la societ per azioni. Le cooperative di maggior dimensione devono sottoporre il bilancio a revisione obbligatoria da parte di una societ di revisione. Per rafforzare la consistenza del patrimonio sociale, la percentuale degli utili netti annuali da destinare a riserva legale 6 volte pi elevata rispetto la societ per azioni: il 30%, anzich il 5%. La legge 59/1992 ha poi introdotto l'obbligo di destinare il 3% degli utili netti annuali ad appositi "fondi mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione ". Si tratta in sostanza di una forma di auto contribuzione obbligatoria, finalizzata alla promozione e al finanziamento di nuove imprese. Infine sono posti limiti alla distribuzione fra soci degli utili residui: al riguardo l'attuale disciplina introduce una netta distinzione fra societ cooperativa a mutualit prevalente e altre societ cooperative. Per queste ultime sufficiente che l'atto costitutivo fissi la percentuale massima dei dividendi che possono essere ripartiti tra i soci sovventori. Disciplina pi restrittiva invece prevista per le societ cooperative a mutualit prevalente (art. 2514 ): in base all'attuale disciplina che sostanzialmente ricalca quella prevista dalla legge Basevi, gli statuti di tale societ devono prevedere: 1) il divieto di distribuire dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni fruttiferi postali ; 2) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore al 2% rispetto al limite massimo; 3) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori; 4) l'obbligo di devolvere in caso di scioglimento della societ l'intero patrimonio sociale ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. In tutte le societ cooperative per rafforzare la consistenza patrimoniale della societ possono essere distribuiti dividendi, solo se il rapporto tra patrimonio netto e complessivo indebitamento della societ superiore ad un quarto. Dagli utili (in remunerazione del capitale) vanno tenuti distinti i ristorni: questi costituiscono il rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni e servizi acquistati dalla cooperativa (cooperativa di consumo) a prezzo di mercato, ovvero l'integrazione della retribuzione corrisposta dalla cooperativa per le prestazioni del socio (cooperative di produzione e di lavoro). Costituiscono quindi uno degli strumenti tecnici per attribuire ai soci cooperatori un vantaggio mutualistico derivante da rapporti di scambio intrattenuti con la cooperativa. Possono essere distribuiti anche mediante aumento gratuito del capitale sociale ovvero mediante l'emissione di strumenti finanziari. 14.VARIAZIONE DEI SOCI E DEL CAPITALE SOCIALE Le societ cooperative sono societ a capitale variabile. Il capitale sociale non determinato in un ammontare prestabilito. La variazione del numero delle persone dei soci non comporta modificazione dell'atto costitutivo ( art. 2524). Il che non esclude per che anche nelle cooperative l'ingresso di nuovo soci possa avvenire attraverso una modifica dell'atto costitutivo. estremamente semplificato il procedimento per l'ammissione di nuovi soci, non

dovendosi di volta procedere ad una modifica dell'atto costitutivo (c.d. "porta aperta"). Lammissione infatti deliberata dagli amministratori e le delibere di ammissione annotata dagli stessi amministratori nel libro dei soci. Il nuovo socio deve alzare, oltre l'importo delle quote o delle azioni sottoscritte, anche un sovrapprezzo determinato dall'assemblea in sede di approvazione del bilancio proposto degli amministratori. Nella societ cooperative costituiscono cause di riduzione del numero dei soci e del capitale, il recesso ( art. 2532 ), l'esclusione ( art. 2533 ) e la morte( art. 2534 ) del socio. Il recesso ammesso per legge: a) quando l'atto costitutivo vieta la cessione delle quote o delle azioni; b) nei casi previsti per la societ per azioni. La dichiarazione di recesso ha effetto per quanto riguarda il rapporto sociale dalla comunicazione del provvedimento di accoglimento della domanda. Per quanto riguarda invece i rapporti mutualistici ha effetto con la chiusura dell'esercizio sociale in corso. Pu essere invece disposta dalla societ in caso di: mancato pagamento delle quote o delle azioni, nei casi previsti per la societ di persone, per gravi inadempienze del socio. Quando non ha luogo di diritto, l'esclusione deve essere deliberata dagli amministratori o dall'assemblea. In caso di morte del socio, il rapporto sociale si scioglie, salvo che l'atto costitutivo disponga la continuazione della societ con gli eredi. 15.LO SCIOGLIMENTO DELLA SOCIETA Valgono per le societ cooperative le cause di scioglimento previste per le societ di capitali, con la sola differenza che solo la perdita totale del capitale causa di scioglimento ( art. 2545-duodecies). Sono poi cause specifiche di scioglimento: a) la riduzione dei soci al di sotto del numero minimo di 9 (o 3), se questo non reintegrato entro un anno; b) la liquidazione coatta amministrativa disposta dall'autorit governativa. Per il procedimento di liquidazione, l'unica peculiarit costituita dal fatto che, in caso di irregolarit o di eccessivo ritardo nello svolgimento dell'eliminazione, l'autorit governativa pu sostituire liquidatori o pu chiederne la sostituzione al tribunale. 16. I CONSORZI DI COOPERATIVE Essi sono forme di organizzazione collettiva cui le societ cooperative ricorrono per raggiungere un maggior grado di efficienza e di competitivit sul mercato. La legge Bavesi ne prevede diverse categorie: a) Consorzi di cooperative per lesercizio in comune di attivit economica b) Consorzi di cooperative ammissibili ai pubblici appalti. c) Consorzi fra societ cooperative per il coordinamento della produzione e degli scambi. I primi due tipi di consorzi sono vere e proprie societ cooperative composte da cooperative. Il terzo tipo riguarda consorzi fra imprenditori. 17.IL GRUPPO COOPERATIVO PARITETICO Anche le societ cooperative possono dar vita a organizzazioni di gruppo. diffuso nella

pratica che il gruppo cooperativo trovi fondamento in un accordo contrattuale, inquadrabile nello schema del consorzio fra imprenditori (art. 2602 c.c.), volto a dar vita ad una strategia imprenditoriale comune e unitario. La legge fissa il contenuto minimo del relativo contratto richiedendo che siano indicate: la durata, la cooperativa o le cooperative cui affidata la direzione del gruppo e dei relativi poteri nonch " i criteri di compensazione e l'equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivanti da attivit comune ". Ogni cooperativa pu recedere dal contratto senza oneri di alcun tipo qualora le condizioni dello scambio risultino pregiudizievoli per i propri soci. Il contratto deve essere depositata in forma scritta presso l'albo delle societ cooperative. 18. LE MUTUE ASSICURATRICI Le mutue assicuratrici o societ di mutua assicurazione (artt. 2546-2548) sono societ cooperative caratterizzate dalla stretta indipendenza che per legge esiste fra la qualit di socio e le qualit di assicurato: " non si pu acquistare la qualit di socio, se non assicurandosi presso la societ " e viceversa " si perda la qualit di socio con l'estinguersi dell'assicurazione " ( art. 2546, 3 comma). Questo principio differenzia nettamente le mutue assicuratrici rispetto alle comuni cooperative di assicurazione. In queste ultime si pu essere assicurati senza diventare soci e il socio ha diritto alle prestazioni assicurative solo se ed in quanto stipula un distinto autonomo contratto di assicurazione con la societ. Nelle mutue assicuratrici, le due posizioni socio e assicurato nascono e restano fra loro strettamente collegate. Per l'obbligazioni sociali risponde solo la societ col proprio patrimonio. I soci assicurati sono obbligati verso la societ al pagamento di " contributi ", che costituiscono al contempo conferimento e premio di assicurazione. Il patrimonio sociale, formato con i contributi dei soci assicurati, pu essere insufficiente per l'esercizio dell'attivit assicurativa. Per superare questo ostacolo l'atto costitutivo pu prevedere la costituzione di fondi di garanzia per il pagamento dell'indennit, mediante speciali conferimenti da parte dei soci assicurati o di terzi. Nelle mutue assicuratrici possono coesistere due categorie di soci: - soci assicurati - soci sovventori: si limitano a conferire il capitale necessario per l'attivit della societ senza essere assicurati. Sono nominati amministratori, ma la maggioranza degli amministratori deve essere costituita da soci assicurati. CAP. 19 TRASFORMAZIONE. FUSIONE E SCISSIONE A. LA TRASFORMAZIONE 1. NOZIONI E LIMITI La riforma del 2003 ha profondamente modificato l'ambito di operativit e la disciplina della trasformazione: la trasformazione era nel sistema del codice del 1942 un istituto tipicamente societario. Questa linea di tendenza stata recepita dall'attuale disciplina con la distinzione fra trasformazione omogenea ( fra societ) e trasformazione eterogenea ( da societ di capitali in altri enti o viceversa). La trasformazione omogenea cambiamento del tipo di societ; il passaggio da un tipo ad un altro tipo di societ. Ad esempio, una societ in nome collettivo assuma la veste giuridica della societ per azioni o viceversa. Con la

trasformazione dellassetto organizzativo della societ non si ha per estinzione della societ preesistente e nascita di una nuova societ; la stessa societ che continua a vivere in una rinnovata veste giuridica e che " conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell'ente che ha effettuato la trasformazione" ( art. 2498, 1 comma). Rientrano nella trasformazione omogenea la trasformazione di societ di persone in societ di capitali e viceversa, in breve, il passaggio dall'uno all'altro tipo nell'ambito delle societ lucrative. Per quanto riguarda ci che comporta il mutamento dello scopo economico della societ era e resta espressamente vietata la trasformazione di una societ cooperativa a mutualit prevalente in societ lucrativa, " anche se tale trasformazione sia deliberata all' unanimit ". Con la riforma del 2003 stata invece consentita la trasformazione delle altre societ cooperative in societ lucrative o consorzi, la trasformazione di societ di capitali ( ma non di persone) in societ cooperative. 2. LA TRASFORMAZIONE OMOGENA: IL PROCEDIMENTO E TRASFORMAZIONE La trasformazione omogenea deve essere deliberata secondo le modalit previste dell'atto costitutivo e con l'osservanza delle relative maggioranze. Al fine di favorire la trasformazione delle societ di persone in societ di capitali, lattuale disciplina non richiede pi il consenso di tutti soci. Se l'atto costitutivo non dispone diversamente, sufficiente il consenso a maggioranza dei soci determinata secondo la partecipazione attribuita a ciascuna negli utili. Al socio che non ha concorso alla decisione per riconosciuto diritto di recesso. Per le societ di capitali invece necessaria una delibera dell'assemblea straordinaria da adottare nelle societ per azioni non quotate con la maggioranza forzata. comunque richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilit illimitata. I soci che non hanno concorso alla deliberazione hanno diritto di recesso. Nella trasformazione di societ cooperative, diverse da quelle a mutualit prevalente, in societ di persone o di capitali invece richiesto il voto favorevole di almeno la met dei soci, elevata due terzi quando i soci sono meno di 50. La delibera di trasformazione fissa le basi organizzative della societ nella nuova veste giuridica. Deve perci rispondere ai requisiti di forma e di contenuto previsti per l'atto costitutivo del tipo di societ prescelto. Devono inoltre essere rispettate le ulteriori regole previste dalla costituzione della societ che risulta dalla trasformazione. Alla delibera di trasformazione deve essere allegata una relazione giurata di stima del patrimonio sociale. La delibera di trasformazione in societ di capitali soggetta a controllo di legittimit da parte del notaio che ha redatto il verbale e ad iscrizione nel registro delle imprese. Ogni socio ha diritto all'assegnazione di un numero di azioni o quote proporzionali alla sua partecipazione, mentre regole specifiche sono dettate per l'assegnazione alle socio d'opera (art. 2500quater). Per quanto riguarda infine le societ cooperative diverse da quella a mutualit prevalente, l'attuale disciplina ne consente la trasformazione in societ lucrative. Impone per di devolvere ai fondi mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione il valore effettivo del patrimonio esistente alla data della trasformazione. 3.LA RESPONSABILITA DEI SOCI La trasformazione pu comportare un mutamento del regime di responsabilit dei soci. Se in seguito alla trasformazione i socio assumono responsabilit illimitata per le obbligazioni sociali, l'attuale disciplina dispone che comunque richiesto il consenso dei soci che

assumono responsabilit illimitata. Per favorire la trasformazione, per introdotta una disciplina che agevola la liberazione dei soci. infatti stabilito che: a) il consenso dei creditori alla trasformazione vale come consenso alla liberazione di tutti soci a responsabilit illimitata; b) il consenso alla trasformazione si presume, se ai singoli creditori stata comunicata per raccomandata la delibera di trasformazione ed essi non hanno negato espressamente la loro adesione, nel termine di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. Il silenzio vale quindi consenso. 4. LA TRASFORMAZIONE ETEROGENEA L'attuale disciplina regolante la trasformazione eterogenea e pi esattamente la trasformazione eterogenea da parte di una societ di capitali o che da vita ad una societ di capitali. Non invece disciplinata la trasformazione eterogenea di societ di persone o in societ di persone. Una societ di capitali pu trasformarsi in " consorzi, societ consortili, societ cooperative, comunione di azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni" ( art. 2500-septies). Pi articolata la disciplina della trasformazione eterogenea in societ di capitali ( art. 2500-octies) prevista per " i consorzi, le societ consortili, le comunioni di aziende, le associazioni riconosciute e fondazioni " (ma non per le associazioni riconosciute e le cooperative). Nei consorzi la trasformazione deve essere deliberata a maggioranza assoluta dei consorziati. Nelle comunioni di azienda da tutti i partecipanti alla comunione. Nelle societ consortili e nelle associazioni con le maggioranze richieste per lo scioglimento anticipato. B. LA FUSIONE 5. NOZIONE .DISTINZIONI La fusione l'unificazione di due o pi societ in una sola. Essa pu essere realizzata in due diversi modi: a) con la costituzione di una nuova societ, che prende il posto di tutte le societ che si fondano ( fusione in senso stretto); b) mediante assorbimento in una societ preesistente di una o pi altre societ ( fusione per incorporazione). La disciplina della fusione era stata gi radicalmente riformata nel 1991 dando attuazione alla terza e sesta direttiva Cee in materia societaria, e successivamente nel 2003. La fusione pu aver luogo sia fra societ dello stesso tipo ( fusione omogenea), sia fra societ di tipo diverso ( fusione eterogenea). La fusione fra societ eterogenee comporta anche la trasformazione di una o pi delle societ che si fondono. Per le fusioni eterogenee valgono perci gli stessi limiti esposti per la trasformazione. La partecipazione alla fusione non consentita alle societ che si trovano in stato di liquidazione, mentre con la riforma del 2003 caduto il divieto per le societ sottoposte a procedura concorsuale. La fusione uno strumento di concentrazione delle imprese societarie che consente di ampliarne la

dimensione e la competitivit sul mercato in questa prospettiva agevolata sotto diversi profili dalla legislazione tributaria. La fusione inoltre un istituto che d luogo ad una concentrazione giuridica e non solo economica. La fusione determina perci la riduzione ad unit dei patrimoni delle singole societ e la confluenza dei rispettivi soci in unica struttura organizzativa che continua lattivit di tutte le societ preesistenti. La societ incorporante o che risulta dalla fusione " assumono diritti e gli obblighi delle societ partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuale, anteriori alla fusione".

6. IL PROGETTO DI FUSIONE Il procedimento di fusione si articola in tre fasi essenziali: il progetto di fusione, la delibera di fusione e l'atto di fusione. Il progetto di fusione deve avere identico contenuto per tutte le societ partecipanti alla fusione e dallo stesso devono risultare, fra le altre, le seguenti indicazioni: a) il tipo, la denominazione o ragione sociale, la sede delle societ partecipanti alla fusione. b) l'atto costitutivo della nuova societ risultante dalla fusione o di quella incorporante. c) il rapporto di cambio delle azioni o quote; vale a dire il rapporto in base al quale saranno assegnate ai soci delle societ che si estinguono le azioni o quote della societ incorporante o della nuova societ. Il progetto di fusione deve essere iscritto nel registro delle imprese del luogo ove hanno sede le societ partecipanti alla fusione. La documentazione informativa non si esaurisce per nel progetto di fusione in quanto prescritta la redazione preventiva di altri tre documenti: 1) la situazione patrimoniale ( art. 2501-quater); 2) la relazione degli amministratori ( art. 2501-quinquies); 3) la relazione degli esperti ( art. 2501- sexies). Gli amministratori di ciascuna delle societ partecipanti alla fusione devono redigere una situazione patrimoniale aggiornata della propria societ, con l'osservanza delle norme sul bilancio di esercizio. Si tratta di un vero e proprio bilancio di esercizio infrannuale (c.d. bilancio di fusione), la cui funzione prevalente quella di fornire ai creditori sociali informazione aggiornate per il consapevole esercizio del diritto di opposizione alla fusione. Gli amministratori delle societ partecipanti alla fusione devono redigere una relazione la quale illustri e giustifichi il progetto di fusione e in particolare il rapporto di cambio, in modo da mettere i soci in condizione di verificare i metodi di valutazione utilizzati dagli amministratori nella determinazione del rapporto di cambio. inoltre prescritto che per ciascuna societ partecipante alla fusione uno o pi esperti devono redigere una relazione sulla congruit del rapporto di cambio ed esprimere un parere sull'adeguatezza del metodo o dei metodi seguiti dagli amministratori. Per le societ quotate esperte scelto fra le societ di revisione ( art. 2501-sexies). Il progetto di fusione, le relazioni degli amministratori e degli esperti, le situazioni patrimoniali di tutte le societ

partecipanti alla fusione, i bilanci degli ultimi tre esercizi delle stesse, devono restare depositati in copia nelle sedi di ciascuna delle societ partecipanti alla fusione durante i 30 giorni che precedono l'assemblea e finch la fusione sia deliberata. 7. LE FUSIONI SEMPLIFICATE Nel caso in cui una societ deve incorporarne unaltra di cui possiede (anche indirettamente) tutte le quote o azioni, con la recente riforma, la fusione avviene in genere senza emissione di nuove quote o azioni. In base allattuale disciplina, latto costitutivo o lo statuto pu prevedere che la fusione sia decisa con deliberazione dei rispettivi organi amministrativi, se non si oppongono i soci della societ incorporante che rappresentino almeno il 5% del capitale. Vi sono delle regole speciali anche nel caso in cui lincorporante possiede almeno il 90% del capitale della societ da incorporare. Si consente di omettere la relazione degli esperti qualora venga concesso agli altri soci della societ incorporata il diritto di far acquistare le loro azioni o quote dalla societ incorporante per un corrispettivo determinato alla stregua dei criteri previsti per il recesso. 8. LA FUSIONE A SEGUITO DI ACQUISIZIONE CON INDEBITAMENTO Si tratta delle fusioni realizzate nellambito di un c.d. leveraged buy-out, particolare tecnica per lacquisto del controllo di una societ, di origine statunitense. Chi intende acquisire il controllo della societ costituisce unapposita spa con modesto capitale sociale, che ottiene un cospicuo prestito utilizzato nellacquisto delle azioni della societ bersaglio. Conseguito il controllo di questultima, viene deliberata la fusione per incorporazione della stessa nella societ acquirente ed il finanziamento da questa ottenuto rimborsato con gli utili futuri della societ bersaglio incorporata e/o con la vendita di parte delle attivit della stessa. Nel leveraged buy out la restituzione del prestito concesso alla societ acquirente sostanzialmente garantita dal patrimonio della societ bersaglio. 9. LA DELIBERA DI FUSIONE La fusione viene decisa da ciascuna delle societ che vi partecipano "mediante l'approvazione del relativo progetto" ( art. 2502). L'attuale disciplina consente tuttavia che la decisione di fusione possa apportare al progetto le modifiche che non incidono sui diritti dei soci o dei terzi. Nelle societ di capitali la fusione deve essere invece deliberata dall'assemblea straordinaria con le normali maggioranze. Le delibere di fusione delle singole societ devono essere iscritte nel registro delle imprese, previo controllo di legalit da parte del notaio verbalizzante se la societ risultante dalla fusione una societ di capitali. 10. LA TUTELA DEI CREDITORI SOCIALI La fusione pu essere attuata solo dopo che siano trascorsi 60 giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese dell'ultima delibera delle societ che vi partecipano. Entro tale termine, a ciascun creditore anteriore la pubblicazione del progetto di fusione pu proporre opposizione alla fusione. L'opposizione sospende l'attuazione della fusione fino all'esito del relativo giudizio. Se alla fusione partecipano societ con soci a responsabilit illimitata e la societ risultante dalla fusione una societ di capitali resta ferma la responsabilit personale dei soci delle prime per le obbligazioni anteriori alla

fusione. 11. L'ATTO DI FUSIONE Il procedimento di fusione si conclude con la stipulazione dell'atto di fusione ( art. 2504 ). L'atto di fusione deve essere sempre redatto per atto pubblico, anche se la societ incorporante o la nuova societ risultante dalla fusione una societ di persone. L'atto di fusione deve essere iscritto nel registro delle imprese dei luoghi ove posta la sede di tutte le societ partecipanti alla fusione e di quello della societ risultante dalla fusione. Dall'ultima iscrizione nel registro delle imprese decorrono gli effetti della fusione. Si produce perci l'unificazione soggettiva patrimoniale delle diverse societ. La societ risultante dalla fusione assume tutti i diritti e gli obblighi di quelle partecipanti, che si estinguono. 12. LINVALIDITA DELLA FUSIONE Il complesso procedimento che porta alla fusione pu presentare vizi o anomalie pi o meno gravi, che possono riguardare una o pi delle fasi fin qui esposte (es: il progetto di fusione non contiene le indicazioni minime prescritte per legge o non stato pubblicato). Questo problema risolto oggi dallarticolo 2504-quater. Una volta eseguite le iscrizioni dellatto di fusione prescritte per legge ( e prodottisi i relativi effetti), linvalidit dellatto di fusione non pu essere pi pronunciata ( e ci senza eccezione alcuna). Resta salvo solo il diritto al risarcimento dei danni eventualmente spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione, che potranno perci a tal fine agire nei confronti degli amministratori delle societ partecipanti alla fusione e/o della societ risultante dalla stessa. Anche dopo che la fusione stata attuata, resta possibile la dichiarazione di nullit della societ, nei casi e con gli effetti a suo tempo esposti. Il che significa che le conseguenze saranno in ogni caso la messa in liquidazione della societ nulla risultante dalla fusione; non mai un ritorno alla situazione anteriore C. LA SCISSIONE 13. NOZIONE. FORME Con la scissione il patrimonio di una societ scomposta ed assegnato in tutto o in parte ad altre societ, con contestuale assegnazione ai soci della prima di azioni o quote delle societ beneficiarie del trasferimento patrimoniale . Con la scissione si ha la suddivisione di un unico patrimonio sociale e di un'unica compagine societaria in pi societ. Nella scissione infatti le azioni o quote delle societ beneficiarie del trasferimento patrimoniale sono acquistate direttamente dai soci della societ che si scinde. La scissione non era regolata dal codice del 1942, ma la situazione per cambiata nel 1991. La scissione pu assumere forme diverse. Pu essere innanzitutto totale o parziale: - nella scissione totale, l'intero patrimonio della societ che si scinde trasferita in pi societ. La prima societ perci si estingue senza che per si abbia liquidazione della stessa, dato che l'attivit continua tramite le societ beneficiarie della scissione che assumono diritti e gli obblighi corrispondenti alla quota di patrimonio loro trasferita. - nella scissione parziale, invece, solo parte del patrimonio della societ che si scinde viene trasferito ad una o pi altre societ. La societ scissa resta perci in vita sia pure con un

patrimonio ridotto e continua lattivit parallelamente alle societ beneficiarie, di cui entrano a far parte i soci della prima. Beneficiarie della scissione possono essere: A) societ di nuova costituzione, che nascono per gemmazione dalla societ che si scinde (c.d. scissione in senso stretto); B) una o pi societ preesistenti (c.d. scissione per incorporazione), che vedono nel contempo incrementati il loro patrimonio e la compagine sociale per l'ingresso dei soci della societ scissa. 11. IL PROCEDIMENTO Il procedimento di scissione ricalca quello dettato per la fusione. Gli amministratori della societ partecipante alla scissione devono redigere un unitario progetto di scissione, sottoposto alla stessa pubblicit prevista per il progetto di fusione. Oltre alle indicazioni stabilite per quest'ultimo, il progetto di scissione deve contenere: a) l'esatta descrizione degli elementi patrimoniali; b) i criteri di distribuzione ai soci delle azioni o quote delle societ beneficiarie. Nella scissione totale, le attivit di incerta attribuzione sono ripartite fra la societ beneficiarie in proporzione della quota di patrimonio netto trasferita a ciascuna di esse. Delle passivit di dubbia imputazione ne rispondono invece in solido tutte le societ beneficiarie. Nella scissione parziale, le relative attivit restano in testa alla societ trasferente. Delle passivit ne rispondono in solido sia questa sia le societ beneficiarie. Per la situazione patrimoniale, la relazione degli amministratori e quella degli esperti, integralmente richiamata la disciplina della fusione. Rinvio alla disciplina della fusione si ha anche per le altre fasi del procedimento di scissione: delibera di scissione, pubblicit, e opposizione dei creditori e stipula dell'atto di scissione. La scissione diventa efficace a partire dalla data in cui stata eseguita l'ultima iscrizione dell'atto di scissione nel registro delle imprese in cui sono iscritte le societ beneficiarie. A partire da tale momento ciascuna delle societ beneficiarie assume diritti e gli obblighi della societ scissa, che le sono state attribuiti nell'atto di scissione. "Ciascuna societ solidamente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato rimasto, dei debiti della societ scissa non soddisfatti dalla societ cui fanno carico "( art. 2506-quater, 3 comma). Tutte le altre societ coinvolte nella scissione sono garanti in via sussidiaria di quella cui il debito stato trasferito, sia pure nei limiti specificati dalla norma. CAPITOLO 20.LA SOCIETA EUROPEA La societ europea un nuovo tipo societario predisposto dallUnione Europea, insieme alla societ cooperativa europea. La disciplina base della s.e. dettata dal regolamento comunitario 8-10-2001 n. 2157, direttamente applicabile in tutti gli stati membri. Per le materie non dettate dal regolamento comunitario si fa riferimento alle disposizioni di ciascun stato ed, in mancanza, delle norme in tema di spa. La s.e. con sede in Italia disciplinata dalle norme del regolamento comunitario 8-10-2001 n. 2157, dal d.lgs. n. 188/2005 in

materia di lavoratori, dalle norme in tema di spa e dallo statuto della societ. Tramite la costituzione di una s.e., societ di capitali di paesi diversi possono dare vita ad una impresa di dimensioni comunitarie. Caratteristica della s.e. la facilit di trasferimento della sede da uno stato allaltro, senza bisogno di liquidare la societ nel paese di costituzione e poi ricostituirla nel nuovo stato. LA COSTITUZIONE La s.e. una spa, dotata di personalit giuridica e autonomia patrimoniale. Il capitale minimo come per le spa in Italia di 120.000 euro. La s.e. pu essere costituita solo in 5 casi, tassativamente previsti dal legislatore comunitario:
1. quando si fondano spa soggette alla legge di stati diversi. consentita sia la fusione per incorporazione che la fusione con costituzione di una nuova societ. Nella fase preliminare della fusione ciascuna societ partecipante deve osservare la disciplina in materia dello stato di appartenenza; latto di fusione, invece, stipulato in base alla legge dello stato in cui la s.e. avr sede. Il regolamento, tuttavia, fissa alcune regole comuni: individua il contenuto del progetto di fusione; richiede la relazione sulla congruit del rapporto di cambio da parte di un esperto; richiede una certificazione redatta da un organo giurisdizionale o un notaio che attesti il regolare adempimento in ciascun stato interessato dagli atti e delle formalit preliminari alla fusione. 2. quando due o pi spa o srl promuovono la costituzione di una s.e. holding al fine di sottoporsi ad una direzione unitaria. per necessario che almeno due societ promotrici appartengono a stati diversi. 3. quando due o pi enti, anche non societ, di stati diversi costituiscono una s.e. affiliata, cio controllata in comune. 4. quando una s.e. affiliata viene costituita per atto unilaterale da parte di unaltra s.e. 5. quando nasce dalla trasformazione di una spa costituita secondo le leggi di uno stato membro, purch questultima controlli da almeno due anni una societ soggetta alla legge di un altro ordinamento comunitario. Il procedimento si conclude con liscrizione della societ in un registro, che per le s.e. con sede in Italia il registro delle imprese. Liscrizione determina lacquisto della personalit giuridica da parte della societ. Per le operazioni compiute prima delliscrizione a nome della societ ne rispondono solidalmente ed illimitatamente coloro che le hanno poste in essere, salvo patto contrario. Il regolamento non prevede nulla in merito ai conferimenti, quindi sono disciplinati dagli ordinamento comunitari.

LASSEMBLEA La struttura interna della s.e. si caratterizza per la necessaria presenza dellassemblea dei soci. Lamministrazione pu essere organizzata secondo il sistema dualistico o il sistema monistico. Il sistema dualistico prevede la presenza di un organo di direzione, che esercita le funzioni gestorie e un organo di vigilanza che esercita il controllo. Il sistema monistico prevede solo lorgano di amministrazione. Competenze, organizzazione, svolgimento e procedure di voto sono regolate dalle norme in tema di spa dello stato in cui la s.e. ha sede, salvo poche regole previste dal regolamento comunitario. Questultimo prevede che lassemblea deve tenersi almeno una volta lanno entro 6 mesi dalla chiusura dellesercizio. La legge nazionale stabilisce a chi spetta convocare lassemblea, ma il regolamento stabilisce che lorgano di direzione e di vigilanza o il solo organo di amministrazione possono convocarla in qualsiasi momento. Riconosce il diritto di convocare lassemblea o di integrare lo.d.g. agli azionisti che rappresentino almeno il 10% del capitale.

Le deliberazioni vengono prese a maggioranza semplice, ma per le modificazioni dello statuto necessaria la maggioranza di almeno i due terzi dei voti. LA GESTIONE Il sistema dualistico prevede la presenza di un organo di vigilanza e di un organo di direzione. I componenti dellorgano di vigilanza sono nominati dallassemblea generale. Una parte di essa per pu essere nominata dai lavoratori della societ, se lo prevedono gli accordi per il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione. Lorgano di vigilanza esercita il controllo sulla gestione. A tal fine viene informato almeno ogni tre mesi dallorgano di direzione sullandamento degli affari sociali e sugli avvenimenti che possono avere ripercussioni sulla situazione della s.e. Lorgano di direzione gestisce la societ sotto la propria responsabilit. Tuttavia lo statuto pu prevedere che alcune operazioni debbano essere preventivamente autorizzata dallorgano di vigilanza. I componenti dellorgano di direzione sono nominati e revocati dallorgano di vigilanza. Tuttavia la legge dello stato in cui ha sede la s.e. pu consentire tale competenza allassemblea. Il sistema monistico prevede solo un organo di amministrazione a cui attribuita la gestione della s.e. I suoi componenti sono nominati e revocati dallassemblea. Il regolamento non impone la costituzione di un comitato per il controllo della gestione in caso di sistema monistico. Ma in Italia sar necessario costituirlo. I componenti degli organi restano in carica per il periodo stabilito dallo statuto della s.e. che non pu superare i 6 anni e sono rieleggibili. Non possono essere nominati i soggetti che la legge dello stato della sede considera non eleggibili per il corrispondente organo di una spa. La responsabilit dei componenti gli organi disciplinata dalle corrispondenti disposizioni in tema di spa dello stato in cui ha sede la s.e. La disciplina delle spa richiamata anche in materia di bilanci, per la sua redazione, controllo e pubblicit.