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GIACOMO LEOPARDI

Recanati 1798 - Napoli 1837

Lo sfondo storico
La Rivoluzione francese
LImpero napoleonico
La Restaurazione
LItalia divisa in stati,
alcuni sotto la
dominazione austriaca
Movimenti liberali e
patriottici
Linfanzia
Adelaide Antici e conte Monaldo
10 fratelli (Carlo, Paolina, e gli altri)
Ambiente familiare severo e povero daffetti
10 anni: senza necessit di maestro
Gli amatissimi fratelli
Permesso di usare biblioteca paterna (circa 15.000
volumi)
Tra il 1809-1816 7 anni di studio matto e
disperatissimo -> cultura vasta.
14 anni: sa il greco, il latino, lebraico, il francese,
laramaico
Vastit di conoscenze (tragedie e saggi, Storia
dellastronomia)
Isolamento e derisione
Primo amore: Gertrude Cassi (Diario del primo amore)
17-18 anni: dallerudizione al bello
(Orazio, Virgilio, Omero, Dante, Alfieri, Foscolo)
1816: conversione letteraria: dallerudizione alla
poesia
LUOGHI LEOPARDIANI
La giovent

1817: inizia corrispondenza con


Pietro Giordani (Qui tutto
morte, Sono come una canna
secca)
- Inizia a scrivere lo Zibaldone
(fino al 1832)
1818: conosce Pietro Giordani
1819: conversione filosofica: dal
bello al vero (dalla poesia alla
filosofia) Linfinito
- tentata fuga e intercettazione
Fin da fanciullo, il poeta amava guardare il cielo "attraverso una
finestra, una porta, una casa passatoia" (cio attraverso il
corridoio fra due case); nella poesia "L'Infinito" il poeta ha
trovato le ragioni di questa preferenza: infatti, "da una veduta
ristretta e confinata" nasce il desiderio dell'infinito, perch allora
in luogo della vista lavora l'immaginazione ed il fantastico
sottentra al reale. L'anima si immagina quello che non vede, ci
che quella siepe, quella torre gli nasconde e va errando in uno
spazio immaginario e si figura cose che non potrebbe, se la sua
vista si estendesse dappertutto, perch il reale escluderebbe
l'immaginario.
La matura giovinezza

1820: La sera del d di festa


1819-21: I piccoli Idilli
1822: a Roma (circa un anno)
Le canzoni filosofiche: Ultimo canto di Saffo
ritorno nella gabbia dorata, al caro sepolcro
1823- 24: Le operette morali (il silenzio
poetico)
1825-26: Milano e Bologna (Stella e Cicerone)
Rifiuto collaborazione Antologia di Firenze
dopo 15 mesi ritorno a Recanati
1827-28: Bologna, Firenze (Ranieri e Manzoni)
1828: A Silvia
Via da Recanati

Dalla solitudine e dallabbandono le sue pi grandi


poesie (Recanati)
Il passero solitario, Le ricordanze, La quiete
dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Il
canto notturno di un pastore errante nellAsia
1830: invito amici di Toscana
Pubblicazione Canti
a Firenze vita di societ
Amore per Fanny Targioni Tozzetti (Il ciclo di Aspasia)
La sua ultima citt
Antonio Ranieri
1833: a Napoli con
Ranieri
1835: edizione
editore Saverio
Starita
1836: La ginestra, o
fiore del deserto
Il pessimismo leopardiano
Il pessimismo di Leopardi ha radici, oltre che nella sua difficile
vicenda esistenziale, nel razionalismo illuministico che volle porre
nella ragione ogni verit della vita. L'ipersensibilit del poeta unita
all'idealismo causa damarissime disillusioni, convincendolo
troppo presto che la realt la morte di tutto ci che l'intelletto
sogna ed il sentimento idealizza.

Inizialmente il pessimismo personale, in seguito, agli esordi


della sua attivit, il poeta crede che gli ideali ormai perduti abbiano
illuminato la vita degli antichi e che soltanto la corruzione del
tempo abbia svuotato gli uomini dogni ideale. Da tale concezione
viene il rimpianto per le et antiche. Ben presto per il contrasto tra
ideali e realt, tra aspirazioni e limiti imposti dalla vita, porta il
poeta a concludere che l'infelicit non conseguenza del
progresso, bens stato naturale di ogni essere vivente e che la
natura nemica dell'uomo.
Afferma che si insegna alluomo che la morte
prematura un bene, ma egli la teme, la vita fragile
cosa e pi che dono disgrazia, ma l'uomo teme la
morte. La virt morale pi preziosa della bellezza,
ma un'anima sublime in un corpo sgraziato derisa e
misconosciuta (Ultimo canto di Saffo).

L'uomo destinato a non godere dalcun bene, si


dispera, afflitto da un tedio mortale che lo spinge al
suicidio, dal quale lo trattengono la paura della morte
e la superstizione religiosa.
L'uomo destinato a non sapere perch sia nato,
viva, soffra, dove vada (Canto notturno di un pastore
errante nell'Asia) e tale forzata cecit uccide l'anima
umana.
La posizione filosofica del Leopardi consiste nel
drammatico sviluppo della constatazione
dell'infelicit umana che non trova sbocco
nella Fede.

Il pensiero di Leopardi sul pessimismo si basa


su due presupposti:

1.Luomo non pu conoscere la verit


(scetticismo).
2.La realt coincide con la Natura (senza
idealit o provvidenzialit), ed moto eterno e
meccanico (materialismo, illuminismo) .
Fasi del pessimismo leopardiano
Dolore personale
La vita stata spietata con Leopardi (esperienza personale), ma altri possono
essere felici.

Dolore storico
La vita dolore, il male nella razionalit. La Natura benigna ha creato
luomo come creatura semplice che, nella sua ignoranza, trova piacere nelle
illusioni. Gli uomini, con la ragione, fugarono le illusioni e scoprirono la verit,
quindi il male ed il dolore, uscendo cos dalla loro infanzia felice. La storia
della civilt la scoperta dellinfelice condizione umana (gli uomini primitivi
furono felici: il tragico destino umano nasce dal contrasto tra la provvida
Natura, che vuol celare la dolorosa verit agli uomini, e la Ragione, che tale
verit scopre nel momento dellesperienza personale del dolore). Lorigine
dellinfelicit umana nella contraddizione tra il desiderio di felicit e
limpossibilit di conseguirla. Non la natura, bens la societ nemica
delluomo che si consola del male quando lo riconosce necessario, luomo
superiore non si rassegna, piuttosto si uccide, non maledicendo la vita, bens
lasciandola con rimpianto (Saffo).
Dolore cosmico - Pessimismo universale

Se luomo creatura della Natura, evidente la


contraddizione fra tale affermazione e la reale condizione
umana che spiegata affermando che in ci sta la
perfidia della natura stessa (Natura matrigna). Non
infelice la societ adulta, ma ogni societ, in ogni tempo.
Linfelicit non retaggio solo delluomo, bens di tutte le
creature. Il dolore fatale alluomo che dotato di
intelligenza e quindi avverte il tedio ed il senso della
morte. Pur su tali posizioni, Leopardi sogna unazione
concorde di tutti gli uomini, uniti dalla solidariet, per
tentare di vincere la Natura ostile (Ginestra). Rifiuta il
suicidio (che in precedenza aveva considerato lecito),
poich lo considera una diserzione da tale disperata
battaglia.
Il giardino della sofferenza. Lo Zibaldone 1826

Entrate in un giardino di piante, derbe, di fiori. Sia pur quanto


volete ridente. Sia nella pi mite stagione dellanno. Voi non
potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate
del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali in istato di
souffrance, qual individuo pi, qual meno. L quella rosa offesa
dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. L
quel giglio succhiato crudelmente da unape, nelle sue parti pi
sensibili, pi vitali. Il dolce miele non si fabbrica dalle industriose,
pazienti, buone, virtuose api senza indicibili tormenti di quelle
fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri fiorellini.
Quellalbero infestato da un formicaio, quellaltro da bruchi, da
mosche, da lumache, da zanzare; questo ferito nella scorza e
cruciato dallaria o dal sole che penetra nella piaga; quello
offeso nel tronco, o nelle radici; quellaltro ha pi foglie secche;
questaltro roso, morsicato nei fiori; quello trafitto,
punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa
troppo fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido, troppo
secco). In verit questa vita trista e infelice, ogni giardino
quasi un vasto ospitale (luogo ben pi deplorabile che un
cimitero), e se questi esseri sentissero, certo che il non essere,
Leopardi ed il suicidio
Pur giudicando ragionevole il suicidio, inteso come liberazione dalla
sofferenza, ritiene che l'uccidersi sia atto inumano, poich non tiene
conto del dolore altrui e sebbene sia proprio del sapiente non lasciarsi
vincere dalla piet, tale forza d'animo deve essere usata per sopportare
la triste condizione umana; usarla per rinunciare alla vita ed alla
compagnia delle persone care un abuso, non soffrire al pensiero di
lasciare nel dolore le persone care indegno del saggio. Il suicidio
un atto degoismo, poich il suicida cerca solo la propria utilit,
disprezzando l'intero genere umano ed agisce come un disertore, che
abbandona i compagni impegnati in una lotta impari contro la natura
nemica (La ginestra).

Il problema della legittimit del suicidio, tormenta Leopardi fin dalla crisi
esistenziale del 1819, ed ancora nel 1822 (Ultimo canto di Saffo), egli
sostiene la tesi della legittimit del suicidio, ma gi in quello stesso anno
si notano le prime affermazioni sul dovere di subire il destino con animo
forte.